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22. Il teorema di Pitagora sulla sfera

Diciamo subito che il teorema di Pitagora nella sua formulazione


classica non è più valido nella geometria sulla sfera. Basta tener
presente l'esistenza di triangoli rettangoli equilateri (vedi figura
a fianco); per un triangolo di questo tipo, indicando con a, b e c la
lunghezza dei lati e tenendo presente che a = b = c, si ha

a2 + b2 > c2

Ha però senso chiedersi se sia possibile determinare, nel caso di


un qualsiasi triangolo rettangolo sferico, una relazione che leghi
l'ipotenusa ai due cateti. Una relazione, cioè, analoga al teorema di
Pitagora euclideo.

Affronteremo la questione nel modo più semplice possibile e tuttavia il paragrafo sarà più tecnico dei
precedenti perché dovremo utilizzare un po' di trigonometria, qualche nozione sui vettori e un po'
d'analisi.

Consideriamo un sistema di
riferimento cartesiano xyz, una sfera
di raggio r con il centro O nell'origine e
un qualsiasi triangolo rettangolo sulla
sfera. Mediante un'opportuna
isometria (vedi paragrafo 21)
possiamo sempre disporre il triangolo
in modo che abbia il vertice A nel
punto di coordinate (r, 0, 0) e il lato
AC sul piano xy come si vede nella
figura a fianco (il triangolo è
rettangolo in C).

Triangoli rettangoli sferici

Osservate la figura a fianco: abbiamo indicato con α, β e γ gli angoli al centro individuati rispettivamente
dai lati (archi) BC, AC e AB (non dimenticate che ciascun arco appartiene ad una circonferenza massima di
centro O).
Triangoli rettangoli sferici:
angoli al centro

Dovreste ricordare che la lunghezza s


di un arco di circonferenza a cui
corrisponde un angolo al centro di
misura α radianti può determinarsi
mediante la proporzione

s : 2π r = α : 2π

da cui segue

s=αr

Quindi nel nostro caso si ha

a=αr
b=βr (1)
c=γr

Se la sfera avesse raggio unitario si


avrebbe semplicemente a = α, b = β,
c = γ.

Ora ci servono le coordinate cartesiane dei punti A e B. Le coordinate di A le conosciamo. Determiniamo


quelle di B. Qui entra in gioco in modo decisivo il fatto che il triangolo ABC sia rettangolo in C. In questo
caso infatti la proiezione ortogonale H del punto B sul piano xy cade sul segmento OC e quindi l'angolo
BOH è uguale all'angolo α (vedi la prima delle figure seguenti); non sarebbe così se il triangolo non fosse
rettangolo in C (vedi la seconda delle figure seguenti).

Osservando la figura a fianco e tenendo


presente che OH = r cos α vi rendete conto
che le coordinate del punto B sono

(r cos α cos β,
r cos α sin β,
r sin α )

Triangoli rettangoli sferici (sfera invisibile)

Bene, siamo a un passo dal nostro obiettivo. Abbiamo espresso le coordinate dei vertici A e B del nostro
triangolo in funzione di α, di β e naturalmente di r (cioè, tenendo conto delle equazioni (1), in funzione dei
lati a e b e di r). Ora siamo anche in grado di determinare l'angolo γ: utilizzeremo il prodotto scalare (dot
product) di due vettori.
Ricordiamo la nozione di prodotto scalare. Nella figura
a fianco vedi i due vettori A e B applicati nell'origine
degli assi e di estremi A e B. Puoi pensare ad un
vettore come a una freccia dall'origine all'estremo;
ogni vettore è quindi individuato dal suo estremo. Puoi
dunque identificare punti (estremi) e vettori applicati
nell'origine. Il prodotto scalare AB è il numero reale
che si ottiene operando sulle coordinate degli estremi
in questo modo

a1b1 + a2b2 + a3b3

Un importante teorema mette in relazione il prodotto


scalare AB di due vettori con l'angolo (convesso) α da
essi individuato (0 ≤ α ≤ π, vedi figura); si ha infatti

AB = |A||B|cos α

e quindi

cos α = AB/(|A||B|)

dove il simbolo |A| indica il modulo del vettore A cioè

|A|= √(a12 + a22 + a32)

Bene, riferisciti ora alla figura a fianco. Possiamo esprimere il coseno dell'angolo γ mediante il prodotto
scalare dei vettori A e B di cui conosciamo le coordinate degli estremi. Si ha

cos γ = AB/(|A||B|) =
= r2 cos α cos β / r2 =
cos α cos β

tenendo presente che

|A| = r
|B| = r

(A e B sono punti della superficie sferica).

Tenendo conto delle equazioni (1) si ha quindi

cos(c/r) = cos(a/r) cos(b/r)

e questa è la relazione che cercavamo.

Ecco dunque il teorema di Pitagora nella sua


versione sferica

Teorema Su una sfera di raggio r, per un triangolo


rettangolo i cui cateti siano lunghi a e b e
l'ipotenusa sia lunga c (vedi la seconda figura del
paragrafo) si ha

cos(c/r) = cos(a/r) cos(b/r)


Domanda Nella figura a fianco vedete, su una sfera di
raggio unitario, un triangolo rettangolo isoscele ABC,
rettangolo in C, i cui cateti misurano π/4 (quindi gli angoli al
centro AOC e BOC sono di 45°). Sapete trovare la lunghezza
dell'ipotenusa?

[Soluzione. Si ha:

cos c = cos(π/4) cos(π/4) = 1/2

Quindi

c = arccos(1/2) = π/3) ]

Vogliamo ora renderci conto che la relazione trovata per i triangoli rettangoli sferici si riduce al classico
teorema di Pitagora per il piano quando il raggio della sfera tende all'infinito (ferme restando le lunghezze
dei lati). Che debba essere così lo si intuisce; pensate ad esempio ad un piccolo lago sulla superficie
terrestre: è indistinguibile da una regione piana dato il grande raggio della Terra.

Ora però la questione diventa interessante perché se nella relazione

cos(c/r) = cos(a/r) cos(b/r)

facciamo tendere r all'infinito otteniamo l'identità 1 = 1·1 che non ci fornisce alcuna indicazione utile.
Dobbiamo utilizzare uno strumento matematico più fine, più sensibile di quanto non sia un semplice
passaggio al limite. Questo strumento è il polinomio di Taylor. Se non sapete cosa siano serie di Taylor e
polinomi di Taylor tenete presente quanto segue. La funzione cos x può essere approssimata molto bene
in un intorno di x=0 mediante il polinomio 1-x2/2; questo è proprio il polinomio di Taylor del secondo
ordine, cioè di secondo grado, relativo alla funzione cos x e si determina mediante un semplice algoritmo
che mette in gioco le derivate della funzione (ad esempio Derive calcola in modo automatico i polinomi di
Taylor di qualsiasi ordine e per qualsiasi funzione più volte derivabile). La situazione è chiaramente
illustrata mediante i grafici della figura a fianco. In un intorno di x=0, cioè per valori di x "vicini" a zero, il
grafico del polinomio di secondo grado, una parabola, è praticamente sovrapposto al grafico di cos x;
possiamo quindi sostituire, in questo intorno, il polinomio alla funzione. Allora si ha

cos(c/r) ≈ 1 - c2/(2r2)
cos(a/r) ≈ 1 - a2/(2r2)
cos(b/r) ≈ 1 - b2/(2r2)

(nota che al crescere di r gli argomenti c/r,


a/r, b/r tendono a zero e dunque tanto più
grande è r, tanto migliore è
l'approssimazione). La nostra relazione allora
diventa

1 - c2/(2r2) ≈ [1 - a2/(2r2)] [1 -
b2/(2r2)]

Sviluppando

1 - c2/(2r2) ≈ 1 - b2/(2r2) - a2/(2r2) +


a2b2/(4r4)

Sottraendo 1 e moltiplicando per -2r2

c2 ≈ b2 + a2 - a2b2/(2r2)

Ci siamo. Quando r tende all'infinito il termine a2b2/(2r2) tende a zero e l'uguaglianza approssimata tende
all'uguaglianza esatta; perciò, al limite

c2 = a2 + b2

E questo è il teorema di Pitagora.