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Cari fratelli e sorelle, il Vangelo di oggi ci presenta il racconto di Lazzaro ed Epulone, un povero che

non ha di che sfamarsi e un ricco che fa festa ogni giorno. Gesù ci fa notare come cambia la loro
condizione dopo la morte. Da questo episodio possiamo imparare tante cose:
Non tutto finisce dopo la morte – Tante volte si sente parlare della morte come se fosse la fine di
tutto e poi ci fosse il nulla. Noi sappiamo che non è così, ma al contrario la nostra esistenza verrà
trasformata e sarà definitiva, per tutta l’eternità. Dobbiamo fare quindi molta attenzione, perché
non è il nulla, non è il vuoto, ma al contrario la nostra condizione dopo la morte sarà la più
importante perché non avrà mai fine.
Esiste il giudizio definitivo di Dio – Nella vita di tutti i giorni, vediamo che molte cose sono storte,
ingiuste. Verrà un giorno in cui Dio metterà a posto tutte le cose, anche quelle che riguardano noi
e sarà Dio a decidere del nostro destino. E come giudicherà Dio? Dio giudicherà tenendo in
considerazione le nostre azioni, le volte che gli siamo stati fedeli, che abbiamo compiuto la sua
volontà. Terrà conto dei peccati e di tutti gli atti di carità che abbiamo fatto verso i fratelli, anche il
più piccolo, si ricorderà anche del bicchiere d’acqua dato in suo nome. Per questo giudicherà
veramente in modo giusto. Dio infatti è onnisciente, sa tutto, e quindi terrà in considerazione di
tutto. Giudicherà in modo tanto giusto che nessuno potrà porgli alcuna obiezione. Per tutto
questo dobbiamo fare attenzione alla nostra vita, perché quello che facciamo oggi avrà
ripercussioni nell’eternità.
Paradiso e inferno –Alla fine ci sarà solo l’Inferno o il Paradiso. Il Purgatorio infatti è un tempo di
penitenza e purificazione, quindi trascorso quel tempo, l’anima, anche grazie alle preghiere e alle
penitenze dei vivi, andrà perfettamente purificata in paradiso. Rimarranno quindi il Paradiso e
l’inferno. Il primo, premio per i giusti, il secondo, punizione per i dannati. Non ci saranno altre
possibilità, non ci sarà cambiamento. Sarà o la gioia eterna o l’eterno dolore. Descrive bene questo
il Dante Alighieri, riportando la scritta presente sulla porta dell’Inferno: “Per me si va ne la città
dolente,/ per me si va ne l'etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente./ Giustizia mosse il mio alto
fattore;/ fecemi la divina podestate,/ la somma sapïenza e 'l primo amore./ Dinanzi a me non fuor cose
create/ se non etterne, e io etterna duro./ Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate/”1

Tutto questo riguarda la nostra anima; la nostra non quella di un altro! Non c’è affare più importante, né
cosa più urgente. Questo dovrebbe essere il nostro primo pensiero perché tutto passerà, le gioie e i dolori,
la salute e le malattie, quello che non passerà mai sarà il nostro destino dopo questa vita, perché non avrà
mai fine.

Riecheggia allora nelle nostre orecchie il grido di Giovanni Paolo II ad Agrigento: “Nel nome di
questo Cristo, crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via verità e vita, lo dico ai
responsabili, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”2
Chiediamo proprio alla Vergine Maria la grazia della conversione. Sia lodato Gesù Cristo!

1
Dante, Inferno, III
2
Giovanni Paolo II, 9 maggio 1993, Agrigento