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IL DONO INESTIMABILE

Le chiavi della teologia


della vita consacrata
KAZIMIERZ WÓJTOWICZ

IL DONO INESTIMABILE

Le chiavi della teologia


della vita consacrata

Traduzione dal polacco


Sr. Pascale-Dominique Nau, op
Titolo originale:
Bezcenny dar: Hasłowy Zarys teologii życia konsekrowanego
Cracovia, Wydawnictwo ALLELUJA 2001

2ª edizione italiana:
© 2019, Sr. Pascale-Dominique Nau, Roma.
ISBN: 9781702470438
All rights reserved.
Prefazione
Una chiamata personale: Ispirazioni e percorsi
Questo libro è un’iniziativa della Commissione Episcopale per
gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica 1, che
per molti anni è stata instancabilmente presie duta da Mons.
Edward Eugene Samsel († 2003), vescovo della Diocesi di Elk,
Polonia. Quando, a suo tempo, si rivolse a me con la richiesta di
scrivere un manuale di teologia della vita consacrata, non capivo
ancora l’ampiezza e la resistenza del materiale, che può essere
considerato solo con il dovuto rispetto e con umiltà.
Avvicinandomi al progetto con tale atteggiamento, ho deciso di
seguire la via dell’Esortazione post-sinodale Vita consecrata
(25.03.1996) e presentare la vita consacrata come un mosaico. Di
conseguenza, a partire di parole chiave specifiche che ripresentano
molti degli elementi più importanti della realtà “indagata”, ho
cercato di presentarne un’immagine chiara (e colorata). Ho
organizzato gli articoli nella chiave della ecclesiologia
contemporanea, utilizzando la triplice identità della Chiesa come
mistero, comunione e missione. Natural mente, questo schema
corrisponde alle regole di un manuale solo nella misura in cui si
tratta di “una raccolta d’informazioni fondamentale, presentata in
modo chiaro e trasparente”.

1
La Komisja Episkopatu ds. Instytutów Życia Konsekrowanego i
Stowarzyszeń Życia Apostolskiego è un organismo della Conferenza
Episcopale Polacca [ndlt].
Essendo Padre della Risurrezione, sono pienamente impegna to
nella vita consacrata e quindi non ero sempre in grado di rimanere
fuori ai suoi confini; è, dunque, facile identificare la persona che
scrive questi testi, che è l’epitome di un autore. Ho però sempre
cercato di guardare il tema da lontano, per coglierlo come un tutto,
senza perdere di vista i dettagli.
Ho scritto questo libro con gratitudine verso tutti coloro che mi
hanno aiutato a scoprire il dono delle vocazioni, accompagnato
sulla strada verso i voti e l’altare, insegnato ad amare e a
comprendere la vita consacrata, e mi hanno aiutato a riconoscere in
essa il rifletto del mistero della Trinità, il segno della fraternità e il
servizio dell’amore. Dico tutto questo al passato, ma mi rendo
conto CHE – grazie a Dio – è ancora realtà oggi.
Questa traccia non sarebbe stata possibile senza la pressione
costante (segnata spesso da incontri formali) da diverse entità
ecclesiastiche e religiose. Inoltre, gli amici mi hanno dato il loro
sostegno, in particolare p. Bernard Hylla 2 , che tirava continua
mente “pietre-parole chiavi”, legge il dattiloscritto, controllando
tutti i riferimenti, e prese cura del lavoro editoriale finale. Ultimo
ma non meno importante, la casa editrice ALLELUJA si affrettò ad
aiutare.
Mettendo adesso questo libro nelle mani dei lettori3, spero che
raggiunga non solo le persone consacrate più giovane, che ci

2
Dal 2010, Superiore General dei Padri della Risurrezione [ndlt].
3
Oggi, in Polonia, ci sono ufficialmente 225 Istituti di vita consacrata, che
rappresentano tutte le sue forme; tra questi, ci sono 60 congregazioni maschili
e 165 femminili, con quasi 40.000 religiosi, uomini e donne, dei quali circa
1.000 appartenenti a istituti secolari (statistiche della rivista KAI, edizione
speciale: Kościół 1998).
6
possono trovare aiuto e orientazione, ma anche coloro che hanno
lavorato già “dalle prime ore del mattino”, in modo che essi
possono incontrare uno spirito di comunione. Cosi, questo modesto
libro – sempre a portata di mano – può davvero diventare un
manuale ricercato.

Le fonti primarie: Documenti


Il presente lavoro ha lo scopo non solo di essere il tipo di
“continua riflessione” chiesta da Vita consecrata (13), ma anche un
tentativo di organizzare e strutturare le tematiche relative alla vita
consacrata. Come ci si aspetterebbe, le fonti fondamentali di questo
lavoro sono i documenti “ufficiali” emanati dalla Chiesa negli
ultimi decenni:

• il capitolo sesto della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen


gentium (1964)4,
• il Decreto sul rinnovamento della vita religiosa Perfectae caritatis
(1965)5,
• il Motu Proprio Ecclesiae Sanctae, che ha stabilito le norme per
l’attuazione di quattro decreti conciliari, compreso il Perfectae
caritatis (1966),
• l’Esortazione apostolica sul rinnovamento della vita religiosa
secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, Testificatio
evangelica (1971),
• le linee direttrici per le relazioni tra i Vescovi ei religiosi nella
Chiesa Mutuae relationes (1978),

4
D’ora in poi: LG.
5
D’ora in poi: PC.
7
• il Documento: Religiosi e promozione umana Optiones
evangelicae (1980),
• il documento: La dimensione contemplativa della vita religiosa
Dimensio contemplativa (1980),
• l’istruzione: Elementi essenziali negli istituti dediti alle opere di
apostolato Elementi essenziali (1983)
• l’Esortazione apostolica sulla consacrazione religiosa nella luce
del mistero della Redenzione Redemptionis donum (1984),
• l’istruzione: Indicazioni sulla formazione negli istituti religiosi
Potissimum Institutioni (1990),
• l’istruzione: Vita fraterna in comunità Congregavit nos in unum
Christi Amor (1994)6,
• L’esortazione post-sinodale sulla vita consacrata e la sua missione
nella Chiesa e nel mondo Vita Consecrata (1996), e i documenti
della II Plenaria del Sinodo polacco (1991-1999)7.

La storia del rinnovamento: un tentativo di periodizzazione


Questi documenti spianarono la strada per un rinnovamento
“continuo” della vita consacrata. In questa prospettiva, il ritorno
alle fonti e gli sforzi costanti per rimanere fedeli al carisma della
vocazione si trovano in prima linea. Infatti, i mezzi di tal
rinnovamento sono8:

• la conversione continua, come modo affidabile ed efficace,


• la rinascita spirituale (personale e comunitaria), nella vita di
preghiera,

6
D’ora in poi: CNU.
7
D’ora in poi: VC.
8
Cfr. P. Liszka, Charyzmatyczna moc życia zakonnego (Wroclaw, 1966)
p. 17.
8
• l’impegno coraggioso al servizio degli altri,
• il miglioramento delle relazioni fraterne nella comunità,
• la promozione dell’attività apostolica,
• la cura per il processo di formazione,
• e un costante rapporto con la Chiesa universale.

Tre documenti chiavi sono chiaramente pietre miliari sul


cammino di questo rinnovamento: gli atti del Concilio Vaticano II
(1965), il Codice di Diritto Canonico (1983)9 e l’esortazione Vita
consecrata (1996). Infatti, questi documenti motivano non solo il
rinnovamento nel suo complesso ma anche definiscono i suoi
confini cronologici 10 . A quei momenti particolari, anche grandi
processi di cambiamento interno erano in corso, sotto la guida
specialmente dei Capitoli Generali. Essi avevano il compito di
applicare lo spirito del rinnovamento alle proprie strutture e,
soprattutto, alla loro legislazione – le nuove costitu zioni sono il
frutto del loro lavoro. Negli ultimi tempi, un certo grado di stabilità
giuridica è stato raggiunto, ma il clima a cavallo del secolo ha dato
luogo a molte nuove sfide e minacce, la più grande delle quali è la
secolarizzazione che si è assestando ovunque come polvere.

9
D’ora in poi: CIC.
10
In una presentazione più dettagliata di questa periodizzazione, potremmo
distinguere i seguenti periodi: aggiornamento conciliare (1963-1968),
scoperta del fondatore (1969-1975), promozione umana (1976-1980),
indicatori giuridici (1981-1983), indagine sulle fonti (1984-1993), movimenti
sinodici (1994-1996) e, infine, ulteriori riflessioni e rinnovamento continuo
(a partire dal 1997).
9
Lo sviluppo della teologia della vita consacrata
La vita consacrata è sempre stata accompagnata da una
riflessione teologica. Fin dall’inizio, questa è consistita in uno
sforzo per ascoltare la Parola di Dio e capirla nel contesto d’una
particolare esperienza storica. Non appena il Concilio Vaticano II
aveva spalancato le finestre della Chiesa, tutta la forza di queste
esperienze cominciò a entrare. Un tempo era venuto per la
comparsa di nuove correnti e questioni urgenti. Prima, però, i
documenti del Vaticano II sono stati studiati e la loro traduzione
teorica e pratica elaborata. L’attuale riflessione sulla natura
carismatica e sulle forme di vita consacrata è apparsa immediata
mente. I seguenti documenti della Chiesa hanno dato ai teologi tutta
una serie di nuovi argomenti su cui lavorare:

Sanctae Ecclesiae (1966) – la dignità e i diritti delle persone


consacrate,
Venite seorsum (1969) – il valore de la clausura,
Testificatio evangelica (1971) – il significato e il valore della
comunità consacrata
Evangelia nuntiandi (1975) – missione ed evangelizzazione
Mutuae relationes (1978) – il carisma di fondazione e le relazioni
ecclesiali
Optiones evangelicae (1980) – la promozione umana e il problema
della fedeltà
Dimensio contemplativa (1980) – la vita contemplativa
Redemptionis donum (1984) – vocazione, consacrazione, alleanza
Ad Omnes personas consecratas (1988) – il ruolo di Maria
Potissimum institutioni (1990) – le direttive sulla formazione
Redemptoris Missio (1990) – la vocazione missionaria

10
Congregavit nos in unum Christi Amor (1994) – la vita fraterna in
comunità
Vita consecrata (1996) – la missione della vita consacrata nella
Chiesa e nel mondo.

Naturalmente, non tutto il lavoro su questi temi è stato fatto con


lo stesso zelo e impegno. Non tutti hanno la stessa popolarità. Molti
problemi, ancora oggi trascurati, attendano di essere elaborati.
Nonostante le mancanze e, dall’altro lato, l’esistenza di una
pluralità di modelli, trend e tendenze, non siamo esentati dallo
sforzo di sistematizzare una teologia della vita consacrata, in cui
particolari temi andranno a posto in modo coerente e completo.
Ora, questo piccolo libro rappresenta proprio questo tipo di
tentativo di presentare una visione organizzata del vasto campo
della vita consacrata.

Sistematizzare le forme della vita consacrata


Vita consecrata parla, “con gratitudine verso lo Spirito”,
dell’“abbondanza delle forme storiche di vita consacrata” (5) e si
felicita della creazione di “nuove forme di vita consacrata” (62).
Eppure, quando cerchiamo di sistematizzare questa molteplicità di
forme, anche se abbiamo una legislazione che organizza la vita, noi
religiosi non possiamo evitare di avere l’impressione che si tratta di
una selva impenetrabile11. In ogni caso, è veramente difficile fare
una sistematizzazione precisa a causa della diversità delle forme di

11
Proprio con questo obiettivo, VC raccomanda la creazione di una
Commissione per affrontare le questioni relative a nuove forme di vita
consacrata (62), e anche una commissione speciale per gli istituti misti (61).
11
vita consacrata: qui non possiamo servirci della tavola periodica
degli elementi di Mendeleev come modello per la loro
classificazione.
Perfectae Caritatis parla delle seguenti classificazioni d’istituti
religiosi: istituti contemplativi (7), istituti apostolici (8), istituti
monastici (9), istituti conventuali-apostolici (9), istituti non
clericali (10) e istituti misti (in parte clericale e in parte non-
clericale) (15)12. Inoltre, sono menzionati anche gli Istituti Secolari
(11).
Secondo il Codice di Diritto Canonico (can. 573-746), ci sono
due modi di vivere i consigli evangelici: in Istituti di Vita Consa
crata e nelle Società di Vita Apostolica. I primieri sono separati di
nuovo in due tipi: istituti religiosi e istituti secolari. A questi si
“aggiungono” le Società di vita apostolica 13 . Sembra che –
contrariamente ad alcune opinioni –non si può negare ai membri di
queste società (in particolare quelli che “assumono i consigli
evangelici con qualche vincolo definito dalle costituzioni” can.
731, § 2) lo status di persone consacrate. Dopotutto, questi due
modi di vivere i consigli evangelici sono due modi di vita
consacrata, in cui le associazioni mettono maggiormente l’accento
sull’apostolato o la missione. In ogni caso, secondo la definizione
della vita consacrata nel Codice di Diritto Canonico14, la forma di

12
Questa tipologia riguarda solo gli istituti religiosi, e non dice nulla circa le
società di vita apostolica.
13
Una classificazione simile appare nell’Annuario Pontificio, che separa
anche gli istituti religiosi in due gruppi distinti: Ordini e Congregazioni
religiose; inoltre, le seguenti categorie sono indicate tra gli Ordini: canonici
regolari, ordini monastici, mendicanti, e Chierici Regolari. Nel Medioevo,
c’era anche una categoria separata di ordini militari.
14
Cfr. CIC, can. 573, § 1-2.
12
vita praticata da membri delle Società di vita apostolica trova bene
il suo posto anche qui. Vita consecrata sembra condividere questo
punto di vista, poiché include le società tra le forme di vita
consacrata, mettendole tra le istituzioni secolari e le nuove forme
di vita consacrata (cfr. 10-12). D’altra parte, logicamente, “la
peculiarità della loro consacrazione le distingue dagli Istituti
religiosi e dagli Istituti secolari”
(11).
Le diverse forme di vita consacrata possono essere classificati
anche secondo una varietà di criteri15: quello della sequela di Cristo
come quelli dei voti, di approvazione, di esenzione, di genere e
d’amministrazione interna. Inoltre, possono certamente essere
classificati in vari modi (ad esempio, in ordine cronologico,
alfabetico, secondo il numero dei membri, del tipo di apostolato,
ecc.). Sia come sia, questo grande albero con i suoi numerosi rami
– il lavoro dell’attività incessante dello Spirito Santo – non può
essere completamente tagliato in pezzi e con trassegnato secondo
norme sistematiche, perché lo Spirito “soffia dove vuole” (Gv 3,8)
e continua “nel corso dei secoli [a dispiegare] le ricchezze della
pratica dei consigli evangelici attraverso i molteplici carismi ” (VC
5).

15
Cfr. Daniluk M., Encyklopedia instytutów życia konsekrowanego i
stowarzyszeń życia apostolskiego (Lublin, 2000), Annesso II.
13
14
Introduzione
16
L’icona del dono: Odor sanctitatis
Dono è associato con regalare, con il suo donatore e con la
gratuità. Se cerchiamo questa parola sul web, ancora altre
associazioni appaiono, per esempio: dare, evento, e anche
l’economia e la solidarietà 16 . Sembra che tutte queste parole –
anche se appartengono a famiglie che non sono “genealogica
mente” collegate – formano il vasto campo semantico della parola
dono. Ma, soprattutto, dobbiamo ricordare che l’economia della
salvezza è la donazione del Donatore che si offre alle persone per
la loro realizzazione. In questo modo, ogni dono di Dio è un evento
in cui Dio manifesta la sua solidarietà con l’uomo, un evento che,
ricevendolo deve anche coltivare, con la prospettiva dell’eternità.
La parola dono appare 88 volte in Vita consecrata, e 43 volte si
riferisce alla vita consacrata. Nella Bibbia, compare 297 volte.
Secondo le Scritture, ogni buona dotazione, “ogni dono perfetto
viene dall’alto e discende dal Padre della luce” (Gc 1,17)17. Il dono
più grande di Dio è Gesù Cristo, in Lui, il Padre si rivela a noi e ci
offre il suo amore. In una parte della sfera di quest’amore, c’è il
dono della vita consacrata, che Cristo ha incorporato nella Chiesa
per arricchire e abbellirla. Quindi, la presenza di persone consacrate
nella Chiesa è un fatto storico. Il Concilio Vaticano II ha già
sottolineato questo fatto, e Vita consecrata dice semplicemente che
“la vita consacrata si pone nel cuore stesso della Chiesa come
elemento decisivo per la sua missione” e “essa non è una realtà
isolata e marginale”, è “dono prezioso e necessario” (3) che unisce

16
In polacco dono si dice “dar”, una radice che si trova alla base di tutti i
termini citati [ndlt].
17
Cfr. Tb 4,19.
17
nell’amore tutte le persone consacrate e incita tutta la Chiesa di
essere grata. “Questo significa che la vita consacrata, presente fin
dagli inizi, non potrà mai mancare alla Chiesa come un suo
elemento irrinunciabile e qualificante” (29).
Vita consecrata, nella sua conclusione, ricorda l’icona eloquente
dell’unzione a Betania18. Quando Maria unse i piedi di Gesù con
olio puro e costoso, l’evangelista non ha mancato di sottolineare
che “tutta la casa si riempì del profumo dell’un guento”. E a Giuda,
che si lamentava su questa perdita, l’Unto risposò brevemente:
“Lasciala fare”. Il gesto di questa donna è la prova del grande amore
e di una generosità senza limiti, mentre l’olio simboleggia la stessa
vita consacrata con il suo ruolo, che è quello di versare se stesso
con generosità e di riempire la casa di Dio, la Chiesa, con il suo
piacevole aroma.
Questo profumo gradevole è stato chiamato: sanctitatis odor.

Il mistero della Consacrazione


La consacrazione consiste nell’offerta di oggetti, luoghi e
persone a Dio, per uno speciale atto religioso. La struttura
dell’offerta ha due aspetti: l’esclusione dall’uso secolare e la
destinazione a una funzione sacra. Notiamo innanzitutto che
comunemente il termine “consacrazione” è utilizzato oggi solo
quando si parla di persone, mentre per gli oggetti si utilizza la
parola “dedicazione”. Rispettivamente al “fattore della consa
crazione”, una distinzione può essere fatta tra la consacrazione

18
Cfr. Gv 12,1-8.
18
fondamentale o battesimale, e la sacramentale e “votata”, cioè la
consacrazione religiosa.
Un’altra causa efficiente di ogni consacrazione è l’Incarnazione
del Figlio di Dio, che si è realizzato quando la Seconda Persona
della Santissima Trinità ha preso la natura umana, quando, per
l’opera dello Spirito Santo, è “venuta nella carne umana”. Così, la
nostra umanità come tale ha già acquisito uno splendore divino, e
per mezzo del Battesimo si è indisso lubilmente associato al mistero
della morte e risurrezione di Gesù Cristo. Questo sacramento,
stabilendo un’unione interna con Cristo (mandato nel mondo dal
Padre per la salvezza dell’umanità), consacra la persona a Dio, la
eleva a essere “figlio di Dio”, e incorpora anche tutti battezzati
insieme in una sola famiglia: la Chiesa 19 , dove non ci sono più
stranieri e gente senza tetto, ma tutti sono concittadini dei santi e
membri della famiglia di Dio (cfr. Ef 2,19) – in altre parole,
partecipante nella vita della Santissima Trinità. In base a questa
consacrazione, l’intera comunità cristiana diventa – come san
Pietro ha detto: “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione
santa, il popolo di Dio” (1 P 2,9).
Quindi, i cristiani, individualmente e come comunità di
battezzati, sono in linea di principio separati dal mondo, anche se
sono solidamente radicati nella realtà terrena, e consacrati, cioè
dedicati all’adorazione di Dio, dedicati a lodarlo. Attraverso questa
consacrazione, una persona è consacrata in modo tale che diventa
la proprietà di Dio e ha un ruolo nella tripla funzione profetica,

19
Lo Spirito Santo costituisce i battezzati come figli di Dio e, allo stesso
tempo, li rende membri del Corpo di Cristo (cfr. Giovanni Paolo II,
Esortazione apostolica Christifideles laici, 11).
19
sacerdotale e regale. Il sacramento del Battesimo è pertanto la
consacrazione cristiana fondamentale, su cui si basano tutte le altre
consacrazioni.
La Cresima e l’Ordinazione sacerdotale sono consacrazioni
sacramentali. La Cresima – complemento del Battesimo – con
ferma e rafforza, con la potenza dei doni speciali dello Spirito
Santo, la consacrazione fondamentale. Con la loro ordinazione, i
sacerdoti sono più specificamente separati dal mondo (mediante il
celibato) e ricevano l’autorità20 particolarmente collegata al culto;
pertanto, diventano non solo consacrati ma anche consacranti: nella
Santa Messa, consacrano il pane e il vino – e questa consacrazione
ha una dimensione speciale perché impedisce non solo l’uso
secolare di queste cose e li dedica al culto di Dio, ma anche
trasforma la loro sostanza nel Corpo e nel Sangue di Cristo.

La consacrazione religiosa: Un dono speciale


La tradizione della Chiesa riconosce la professione dei consigli
evangelici, assunti volontariamente con voti pubblici di castità,
povertà e obbedienza, come un approfondimento singolare e
fecondo della consacrazione ricevuta nel Battesimo 21 . Questo
approfondimento si svolge principalmente nei settori della unione
interiore con Cristo (stabilito dal Battesimo), dove lo Spirito Santo

20
Soprattutto per la celebrazione della Santa Messa, il perdono dei peccati e
l’amministrazione degli altri sacramenti, come pure per guidare la comunità
dei fedeli.
21
Nel Medio Evo, la vita secondo i consigli evangelici era considerata come
un martirio incruento, e alcuni autori addirittura affermano che, a causa della
sua durata nel tempo, essa aveva maggior valore del sanguinoso martirio.
20
dà alle persone scelte un dono speciale che le rende capaci di
presentare tutta la loro esistenza a Cristo, nel più alto grado di
conformità con lui. Questo dono di assimilazione comporta l’impe-
gno irrevocabile di imitare Cristo, cioè che implica non solo
seguirlo con tutto il cuore e amarlo sopra ogni cosa, ma anche di
riprodurre, per quanto possibile, lo stile di vita che Egli scelse per
sé sulla terra, vivendo nella verginità, povertà e l’obbedienza al
Padre.
I voti, come un fattore di consacrazione, “liberano” la persona
dalla vita ordinaria nei suoi punti centrali (la sessualità, la proprietà
e il controllo). La separano del mondo sulla base – elevata al rango
di un obbligo giuridico – di una rinuncia volontaria dell’amore
umano (purezza), dei beni (povertà) e della libertà (obbedienza).
Questa rinuncia esprime la disponi bilità per la disposizione, totale
e irrevocabile, a Dio, per il Suo uso: con questa intenzione, di essere
usato da Lui per il lavoro in vista della salvezza di tutti gli altri.
Quindi, la consacrazione “votata” dedica la persona al servizio
speciale, permanente ed esclusiva di Dio, e, nell’ordine dei segni,
ricorda il legame indissolubile di Cristo con la Chiesa e annuncia la
futura gloria celeste e perfezione.
Così, la consacrazione religiosa comporta tre elementi
essenziali:

• da parte di Dio: “un particolare dono di Dio non concesso a tutti…


uno specifico dono dello Spirito Santo” (VC 30), una grazia
speciale, con la quale siamo chiamati a una più stretta unione con
Lui;
• da parte della persona umana: avendo sperimentato Dio e il Suo
amore, in obbedienza alla chiamata del Padre e dei spunti dello

21
Spirito Santo, rinunciamo a tutto e scegliamo di seguire Cristo in
un modo speziale, irrevocabilmente dandogli tutta la nostra vita e
l’amore di un cuore indiviso (cfr. VC 1), separandoci così,
mediante i voti, da tutto ciò che è incompatibile con quest’amore;
• da parte delle autorità ecclesiastiche: essi danno a tali forme di vita
il riconoscimento legale e l’“approvazione” con il sigillo del
Pescatore.

In questa sezione della consacrazione, troviamo anche la


consacrazione delle vergini, che esiste nella Chiesa fin dai tempi
antichi 22 . Si tratta d’una promessa pubblica con che le donne si
dedicano esclusivamente e per tutta la vita al culto di Dio, con il
voto di castità, e assumano la vita verginale, rinunciando totalmente
al matrimonio, al fine di osservare la verginità fisica e spirituale per
motivi altruistici e per l’amore soprannaturale di Dio. La vita
virginale, come forma di vita consacrata, è stretta mente collegata
con la Chiesa locale; ogni vergine consacrata – dal Vescovo
diocesano – si sposa con una diocesi particolare e la serve: prima di
tutto, attraverso la preghiera e la testimo nianza. Vergine
consacrate, 23 sono quindi icone uniche della Chiesa-Sposa, che
nella prossima vita esprimerà pienamente il suo amore per Cristo.
Lo stesso vale per gli eremiti, che “con l’interiore ed esteriore
separazione dal mondo testimoniano la provvisorietà del tempo
presente, col digiuno e la penitenza attestano che non di solo pane
vive l’uomo, ma della Parola di Dio” (VC 7). Appartengono anche
al mondo consacrato essi che, per voti o altri vincoli sacri,

22
La prima citazione risalga alla seconda metà del 4° secolo e riguarda
Marcellina, la sorella di San Ambrogio, la cui consacrazione è avvenuta nella
Basilica di San Pietro, a Roma, alla presenza di Papa Liberio I.
23
Oggi in Polonia, le vergine consacrate sono poche.
22
promettano pubblicamente, nella presenza del Vescovo, a praticare
i tre consigli evangelici e, quindi, dedicano la loro vita alla gloria
di Dio e alla salvezza del mondo24. Il loro modo di vita nel deserto
è un segno costante di essere soli con il Signore.

Laici consacrati: Nel Cuore del Mondo


Un’altra forma di consacrazione è quella dei membri delle
Istituti Secolari 25 : loro, vivendo nel mondo ed esercitando un
apostolato di presenza, aspirano alla carità perfetta e a contribuire
alla santificazione del mondo “nel mondo e per il mondo”. La
combinazione di questi due desideri: dedicazione a Dio e presenza
nel mondo non è una illustrazione moderna del classico
contradictio in adiectio o d’una cosa impossibile 26 , né un
compromesso selettivo o fatto a metà, nel senso di offrire la candela
a Dio, dando il suo stoppino al mondo27. La loro è una vera e piena
professione dei consigli evangelici. In questo modo, la persona è
totalmente per Dio e totalmente per il mondo, in una comunità
riconosciuta dalla Chiesa28.

24
Cfr. CIC, can. 603.
25
La Polonia ha 17 istituti indigene e 13 istituti di origine straniera.
26
Infatti, come H. U. von Balthasar osserva, in queste comunità di laici, tutto
il paradosso cristiano è molto visibile, e in essi raggiunge la sua espressione
più chiara (cfr. W Pełni wiary [Cracovia, 1991] p. 429).
27
Questo è un noto proverbio polacco: “Panu Bogu świeczkę a światu
ogarek” [ndlt].
28
Il 2 febbraio 1947, il Papa Pio XII promulgò la Costituzione apostolica
Provida Mater Ecclesia, che ha riconosciuto la possibilità di praticare i
consigli evangelici e la piena consacrazione nello stato laico, senza la vita
comune e senza un abbigliamento particolare.
23
L’osservanza dei consigli evangelici è assunta con un voto
privato, un giuramento, un pegno o una promessa. La legge non
impone loro di vivere “pienamente” la vita comune, anche se a volte
effettivamente lo fanno e molto s’investono in esso.
Così, anche se appartengono totalmente a Dio e sono completa
mente consacrati al suo servizio, la loro attività nella vita ordinaria
del mondo contribuisce in molti modi – per l’azione dello Spirito
Santo – a ravvivare lo spirito del Vangelo nelle realtà temporali (cfr.
VC 10). Ogni giorno, camminano lungo la sottile linea di confine
tra il regno di Dio e quello di questo mondo.
La Chiesa, approvando questo stile di vita, si aspetta da loro
grande determinazione e chiara fedeltà al carisma proprio dei laici
consacrati: “quello di operare la sintesi di fede e vita, di Vangelo e
storia umana, di integrale dedizione alla gloria di Dio e di
incondizionata disponibilità a servire la pienezza della vita dei
fratelli e delle sorelle, in questo mondo29”.

Persone consacrate e vita consacrata


Da quanto è stato detto sopra, ne consegue che, in linea di
principio, ogni cristiano è consacrato (dal Battesimo e dalla
Cresima). Alcune persone sono state onorate con una consacrazione
supplementare, attraverso i voti o altri vincoli sacri (promessa,
voto, pegno o incorporazione) riconosciuti e sanzionati dalla
Chiesa. Questi legami sacri li associano più strettamente con Dio
(mediante il perseguimento della carità perfetta, con l’aiuto dei

29
Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti del Simposio Internazionale
sulla Provida Mater Ecclesia, Roma, 1 Febbraio 1997.
24
consigli evangelici) e con altre persone (riuniti in una comunità
approvata dalla Chiesa). Ancora altri ricevono ancora un’altra
consacrazione con l’Ordine Sacro. Questi ultimi sono in realtà
consacrati più volte: ad esempio, un sacerdote religioso si può
“legittimare” con tre consacrazioni: battesimale, sacramentali e
“votate”. Anche se tutti i cristiani sono persone consacrate (in senso
lato), il titolo di “persona consacrata” è il terminus technicus
applicato (in senso proprio) solo a chi è membri degli istituti di vita
consacrata, delle cosiddette società di vita apostolica o di istituti
secolari; questo titolo è dato anche alle vergini e vedove che sono
consacrati a Dio, così come a uomini e donne eremiti (VC 7). Anche
se il termine è formalmente delimitato, è ancora molto ampio e
comprende una grande comunità di persone.
Lo stesso vale per il concetto di “vita consacrata”, che può essere
definito come un insieme di manifestazioni della vita e delle attività
delle persone consacrate (che vivono nelle comunità riconosciute
dalla Chiesa), in determinate condizioni, a un momento preciso e in
una determinata area. Questa definizione abbraccia la ricchezza e
la diversità dei carismi, spiritualità, istituzioni e apostolato dei
diversi Ordini religiosi, Congregazioni, Associazioni e Istituti. Una
parte significativa di questa vita è rappresentato dal monachesimo,
che ha le seguenti caratteristiche distintive: la professione dei
consigli evangelici, una legislazione adeguata, la vita comune, la
separazione dal mondo e la testimonianza pubblica di Cristo e della
Chiesa.
Il diritto canonico dà anche una descrizione della vita
consacrata: “La vita consacrata mediante la professione dei consigli
evangelici è una forma stabile di vita con la quale i fedeli, seguendo
Cristo più da vicino per l’azione dello Spirito Santo, si danno
25
totalmente a Dio amato sopra ogni cosa. In tal modo, dedicandosi
con nuovo e speciale titolo al suo onore, alla edificazione della
Chiesa e alla salvezza del mondo, sono in grado di tendere alla
perfezione della carità nel servizio del Regno di Dio e, divenuti
nella Chiesa segno luminoso, preannunciano la gloria celeste30”. In
questa definizione legale, possiamo identificare quattro
caratteristiche della vita consacrata: stabilità, osservazione dei
consigli evangelici, seguendo Cristo più da vicino, e il culto a Dio
così come i lavori per la salvezza degli uomini.

Vita religiosa
La vita religiosa è una forma particolare di vita consacrata.
Questa forma esiste all’interno delle strutture legate agli istituti
religiosi, che, a loro volta, sono – nel termine legale – comunità
degli antichi Ordini e Congregazioni religiose 31 . Gli elementi
essenziali della vita religiosa sono: la consacrazione di persone per
voti pubblici, la comunità fraterna, la missione di testimonianza, e
la separazione dal mondo mediante la clausura. Tutti questi
elementi costituiscono la particolarità religiosa di questo modo di
vita. Si tratta di una caratteristica di istituti religiosi, comparabile
alla laicità che caratterizza gli Istituti Secolari.
La vita religiosa è un segno della Chiesa, che per la sua natura è
una comunità. E’ anche un segno dell’unione di Cristo con la
Chiesa e della Chiesa con Cristo. Queste caratteristiche tendono a

30
CIC, can. 573, § 1.
31
Il termine è una conseguenza logica dell’osservanza speciale di voti
solenni, che ha condotto alla parità legislativa di Ordini e Congregazioni.
26
intensificare l’imitazione di Cristo nella triplice dimensione
carismatica: spirituale-personale, missionario-apostolica e
fraterno-comunitaria. Naturalmente, ogni tipo di vita religiosa,
nonostante la diversa distribuzione degli accenti sui suoi particolari
elementi, ha fondamentalmente una dimensione contemplativa e
una dimensione apostolica che insieme “assicurano” che una
spiritualità religiosa sia permeata di spirito apostolico e l’attività
apostolica animata dallo spirito religioso32.

La triade ecclesiologica: mistero, comunione e missione


Per ripresentare la teologia della vita consacrata in tutte le sue
dimensioni, abbiamo bisogno di ricordare l’insegnamento del
Concilio e considerare la Chiesa come mistero, comunione e
missione. La Chiesa è mistero, perché l’amore e la vita del Padre,
del Figlio e dello Spirito sono dati gratuitamente ai battezzati, ed
essi sono chiamati a vivere nella comunione di Dio e anche
esprimerla e condividerla con gli altri 33 . È precisamente nella
Chiesa, come mistero della comunione trinitaria, che si rivela
l’“identità” specifica della vita consacrata.
La Chiesa è comunità, perché Gesù Cristo – chiamando gli
apostoli e discepoli, uomini e donne – li ha riuniti per formare il
nuovo popolo di Dio; poi, quando lui li ha lasciati, lo Spirito Santo
ha fatto della comunità una realtà visibile, che dal primo momento
della sua esistenza è una fraternità in comunione, di un solo cuore
e di una sola mente. Pertanto, la comunità di vita consacrata è un
chiaro segno e l’espressione perfetta della comunione della Chiesa,

32
Cfr. CIC, can. 675, § 1.
33
Cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione post-sinodale Christifideles laici, 8.
27
e i membri della comunità dovrebbero essere veri esperti di
comunione, che vivono la sua spiritualità e prendono cura della sua
crescita (VC 46 e 51).
L’ecclesiologia di comunione è quindi un criterio importante per
definire l’identità caratteristica della vita consacrata, la sua
vocazione e la sua missione.
La Chiesa è missione, perché il Signore Gesù personalmente era
già consacrato dal Padre e mandato nel mondo; poi nel Cenacolo,
lo Spirito Santo unse la comunità degli Apostoli e li inviò ad
evangelizzare il mondo intero. Allo stesso modo, le persone
consacrate sono dedicate e inviate nel mondo per imitarne
l’esempio di Gesù e continuare la sua missione. In questo senso,
l’identità della vita consacrata si esprime nel fatto che è una
missione, così come tutta la vita di Gesù (cfr. VC 72).
Questi tre aspetti del profilo della Chiesa sono anche un modo
metodologico di guardare alle sue diverse parti, tra cui la vita
consacrata. Solo allora, l’ecclesiologia, come lo studio della
Chiesa, dà senza paura “ospitalità scientifica” alla teologia della
vita consacrata. Inoltre, questa teologia è per sua natura una
“teologia inginocchiata”, che, con stupore e gratitudine, umiltà,
pazienza e timore di Dio, offre la sua riflessione sulla realtà, che, in
questo caso, è espressione d’un amore e d’una elezione speciale.

La teologia della vita consacrata: Pars ecclesiologiae


Oggi la teologia è uno dei campi scientifici più frammentati. Se
siamo d’accordo che la teologia della vita consacrata è una delle
scienze teologiche e fa parte dell’ecclesiologia, ora abbiamo

28
bisogno di informarci sulle sue fonti e dei metodi, nonché sul
materiale e la soggetto formale.
Le fonti di questo studio sono 34 : Ecclesia, Scriptura et vitæ
consecratae memoria. La Chiesa e il suo insegnamento
costituiscono una fonte essenziale e primaria della vita con sacrata,
che vive e opera nella Chiesa e per la Chiesa. Pertanto, la Chiesa la
interpreta e regola, e, infine, stabilisce la sua forma35. La persona
consacrata, invece, non ha il diritto di opporre resistenza contro la
Chiesa, quando vuole modellare chiaramente in lui l’immagine e la
somiglianza di Cristo.
La seconda fonte di vita consacrata, come scienza, è la Sacra
Scrittura: infatti, i consigli evangelici sono profondamente radi cati
nelle parole e gli atti di Gesù Cristo (VC 1). La Sacra Scrittura, la
Parola ispirata, anzi ha un solo obiettivo: portare l’uomo ad amare
pienamente Dio e il prossimo. Pertanto, la persona consacrata ama
la Bibbia, contempla la parola di Dio e la interpreta in conformità
con il Magistero Ecclesiae.
La terza fonte di riflessione teologica della vita consacrata è la
sua “memoria”: questa non è composta solo della storia di tutti i
carismi della vita consacrata; conserva non solo la storia della
spiritualità consacrata, della tradizione trasmessa di generazione in
generazione, come una cronaca di comunità e un elenco di opere
apostoliche, ma anche registra tutte le aspirazioni, ispirazioni e
azioni dello Spirito Santo, che è il datore di tutti i doni (tra cui
quella della vita consacrata come tale!), come pure i segni dei tempi

34
Cfr. Antoni J. Nowak, Teologia życia konsekrowanego, “Via consecrata”
1 (2000), p. 13-22.
35
Cfr. LG 43.
29
che devono essere costantemente riveduti. Vita consecrata
ripetutamente (v. 36, 52, 72, 73, 7981, 97) chiede la fedeltà alla
memoria carismatica, perché la fedeltà al carisma è essenzialmente
la fedeltà allo Spirito Santo, e perché precisa mente conduce
all’amore disinteressato per tutte le persone.
Il metodo è una strutturata riflessione teologica e storica. La
riflessione teologica, che si occupa della rivelazione di Dio,
comprende ciò che è già ben conosciuto e l’assiologia che stimola
l’ulteriore sviluppo, le conseguente riflessione, e il confronto con
le altre aree di conoscenza. Il fatto che questa riflessione avviene
nella fede, non diminuisce il suo carattere scientifico e non
diminuisce la sua precisione critica. Per penetrare la memoria della
vita consacrata, si utilizza naturalmente un metodo storico
sistematico.
Tutte le discipline teologiche hanno fondamentalmente quasi la
stessa materia, ma i loro oggetti formali sono diversi. La questione
del soggetto della teologia della vita consacrata è Dio nel mistero
della Trinità (il cui amore porta le persone a seguire le orme di
Cristo e a essere conformate alla sua immagine dallo Spirito Santo)
e quelli eletti (che vivono in comunità, consacrati da voti e inviati
in missione), così come l’ambiente in cui le persone consacrate
vivono e lavorano (cioè, la vita consacrata nel suo complesso).
L’oggetto formale è un aspetto particolare o la dimensione del
materiale indagato – già stato sottolineato in parentesi nella frase
precedente. Dunque, il riferimento è, in generale, a Dio, che per
mezzo di Cristo e nello Spirito Santo consacra ogni realtà,
compreso le persone mediante la professione dei consigli
evangelici.

30
In breve, la teologia della vita consacrata è un tentativo di
penetrare con l’intelletto, la mente e il cuore, l’essenza della vita
consacrata; come scienza, serve lo sviluppo e consolidamento del
mistero, della comunione e della missione della vita consacrata
nello spazio e nel tempo. Alla luce di ciò che abbiamo appena visto,
possiamo definire la teologia della vita consacrata come uno studio
teologico che, in base delle fonti (Ecclesia, Scriptura et vitæ
consecratæ memoria), offre una riflessione scientifica sul carisma
della vita consacrata nella Chiesa, nelle sue tre dimensioni.

31
I
La vita consacrata come mistero
33
Segno e strumento: Sacramento
Nella Chiesa, la vita consacrata come “Mistero” sostiene e
sviluppa la consapevolezza della chiamata universale alla santità e
la struttura sacramentale del popolo di Dio. Se tutta la Chiesa è in
Cristo - per così dire - un sacramento, cioè segno e strumento
dell’intima unione con Dio, la sua parte più particolare e sacra è “il
segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto
il genere umano 36 ”. Allora, insieme con tutta la Chiesa, la vita
consacrata è in certo senso (e questo è il suo primo obiettivo)
sacramento della più stretta unione – mediante i voti – delle persone
con Dio e il sacramento di unità – per la vita fraterna in comunità –
del genere umano: e così si riferisce a Dio e alla gente.
Come sacramento, la vita consacrata è strumento di Cristo e il
dono con cui egli “svela e insieme realizza il mistero dell’amore di
Dio verso l’uomo37”. La vita consacrata, che nelle sue diverse forme
è un segno dell’amore di Dio, cerca di esprimere questo amore nel
linguaggio del suo tempo.

La vocazione: Dono e Mistero


L’orientamento particolare della vita consacrata – a Dio, alla
gente e al mondo –implica anche vedere ogni vocazione nella
Chiesa (come dono e mistero) nella sua relazione con la Santissima
Trinità, nonché in rapporto al mondo e alla Chiesa. In ogni
vocazione, Dio Padre sceglie e educa chi è chiamato per la vita,

36
LG 1.
37
Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel Mondo
contemporaneo Gaudium et spes, 45.
34
mentre il Figlio li chiama a seguirlo, e lo Spirito lui rende capace di
testimoniare38.
Nella vocazione alla vita consacrata, l’iniziativa di Dio Padre si
rivela attraverso l’intensa attrazione di ogni persona eletta, motivata
dalla potenza di un amore speciale; avendo sperimentato il suo
amore incondizionato, “la persona avverte di dover rispondere con
la dedizione incondizionata della sua vita, consacrando tutto,
presente e futuro, nelle sue mani” (VC 17). Il Figlio chiede a questi
discepoli di lasciare tutto e di seguirlo ovunque egli vada, pur
rimanendo profondamente uniti a lui, e – imitando il suo modo di
vita “più da vicino” – di conformarsi a Lui totalmente (cfr. VC 14).
Lo Spirito Santo rende possibile che la voce di Dio raggiunga
l’uomo; il suo potere conduce gradualmente la persona chiamata
alla piena configurazione a Cristo, e anche “unisce” coloro che sono
scelti in una comunità consacrata per servire gli altri, mostrando
loro – in conformità con il carisma di ogni istituto – attività speciale
che rispondono alle necessità della Chiesa e del mondo (cfr. VC
19).

Riflesso cristologico: Lo sguardo dell’Amore


Ogni vocazione alla vita consacrata ha anche un chiaro riflesso
cristologico, simile a quello che si irradia dalle icone che mostrano
Gesù chiamando gli apostoli. Questo era il suo primo atto di libera
scelta, subito dopo aver pregato Gesù, chiamandoli, chiese loro di

38
Cfr. Pontificia Opera delle Vocazioni Sacerdotali, Nuove vocazioni per una
nuova Europa (In Verbo tuo…) Documento finale del Congresso sulle
Vocazioni al Sacerdozio e alla Vita Consacrata in Europa, Roma, 5-10
maggio 1997, 16-18.
35
lasciare tutto, anche le loro famiglie – con lo scopo di essere
totalmente al suo servizio e per il regno di Dio. Il Vangelo dice che
non tutti coloro che vogliono essere tra i discepoli di Gesù saranno
ammisi; e, inversamente, non tutti coloro che sono invitati hanno la
forza necessaria e il coraggio di accettare i rischi di questa strada39.
Nello sguardo amorevole di Gesù sul giovane ricco è possibile
di riconoscere lo splendore dell’amore eterno e infinito del Padre.
Una persona toccata da questo amore deve abbandonare tutto e
seguirlo. Lui o lei vuole identificarsi con Gesù e assumere il suo
modo di vita; vuole morire con Lui ed essere sepolto, per risorgere
a una vita e una esistenza nuova. Questa è precisamente la base
comune di tutte le vocazioni dei cristiani, il programma condiviso
da tutti gli eletti, in ogni epoca. Tuttavia, coloro che sono chiamati
a compartire l’esperienza di verginità, povertà e obbedienza di
Cristo, devono avere una determinazione molto determinata per
conformarsi totalmente a Lui: Egli è il prototipo di ogni perfezione
(cfr. VC 18).

La chiamata alla santità: uno stimolo ulteriore


Una cinquantina di anni fa, la Costituzione dogmatica sulla
Chiesa, Lumen gentium, ha ricordato che, in forza del Battesimo,
tutti i cristiani sono chiamati alla santità, e che ogni battezzato ha il
dovere di mantenere e sviluppare il dono della santità ricevuto
mediante la fede e il Battesimo. Possono farlo seguendo Cristo,

39
Cfr. Mc 3,13; Lc 6,12; Mt 8,22; At 9,15; Mc 6,7; Mt 10,5; Mc 5,19, Mc
10,17.
36
portando la loro croce e accettando con fede tutte le prove come la
volontà di Dio, mentre compiono i doveri del loro stato di vita.
Sulla base di questa comune vocazione, coloro che sono
chiamati a seguire Cristo in modo “speciale” si sforzano di
riprodurre in sé stessi – per quanto possibile – la forma di vita che
il Figlio di Dio ha scelto quando è venuto al mondo 40. Nel corso
della sua vita, Gesù diede se stesso totalmente al Padre e sottopose
il suo volere completamente alla Sua volontà, nella rinuncia di sé,
vivendo solo per Dio, affinché Egli sia tutto in tutti.
La professione dei consigli evangelici, che includono l’invito
alla conversione, rappresenta un supporto speciale e un modello per
riprodurre lo stile di vita di Gesù. La Chiesa ha sempre considerato
i voti di castità, povertà e obbedienza come “una via privilegiata
verso la santità. Le stesse espressioni con cui la qualifica – scuola
del servizio del Signore, scuola di amore e di santità, via o stato di
perfezione – indicano sia l’efficacia e la ricchezza dei mezzi propri
di questa forma di vita evangelica, sia il particolare impegno di
coloro che la abbracciano” (VC 35). Non c’è dubbio che il
fondamento di questa vocazione è l’amore, il carisma di amore, di
cui San Paolo ha parlato così chiaramente, quando ha indicato una
via migliore di tutte (1 Cor 12,31).
Questa aspirazione delle persone consacrate alla santità è anche
collegata con il compito onorevole di ricordare, promuovere e
rafforzare il desiderio di ogni cristiano verso la perfezione: “È
necessario, pertanto, suscitare in ogni fedele un vero anelito alla
santità, un desiderio forte di conversione 41 ”. La vita consacrata

40
LG 44.
41
Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Tertio millennio adveniente, 42.
37
come tale “fa continuamente emergere nella coscienza del Popolo
di Dio l’esigenza di rispondere con la santità della vita all’amore di
Dio riversato nei cuori dallo Spirito Santo” (VC 33). Se, “quanto
alla significazione della santità della Chiesa, un’oggettiva
eccellenza è da riconoscere alla vita consacrata” (VC 32), le
persone consacrate devono adempiere nella Chiesa la funzione
difficile e autorevole di guide-santi.

Lo stato di perfezione: Un privilegio o un brevetto?


Oggi c’è più di una definizione della “perfezione”, e la vita
consacrata non è certo l’unica via verso la santità; in fatti, come
termine giuridico la parola è stata abbandonata. Anche se, nella
tradizione della Chiesa, la via dei consigli evangelici è molto
venerata, ciò non significa che sia di migliore qualità morale
rispetto, ad esempio, alla santità dei sacerdoti o a quella dei laici.
Invece, la venerazione è di tipo ontologico e deriva dall’accetta-
zione dello stile di vita evangelico, che più si avvicina al modo in
cui Gesù ha vissuto. Coloro che abbracciano questo stile di vita
camminano verso la perfezione della carità, mediante la loro totale
dedizione a Dio e al Suo servizio.
In conformità con il piano del Signore, nella missione della
globale Chiesa, ci sono tre stati di vita cristiana, che sono costitutivi
del Popolo di Dio: i fedeli laici, coloro che sono ordinati e le
persone consacrate. Sono tutte realtà sociologiche, determinate da
parole e azioni di Gesù, e tutte godono di doni speciali ricevuti dallo
Spirito Santo; tuttavia, tra queste, lo stato consacrato è la categoria
più carismatica, la forma più profonda di associazione con l’azione

38
della Terza Persona e la forma arricchita dalla varietà di doni più
grande (cfr. VC 19)
Nella parola stato, possiamo sentire qualcosa di solidità,
costanza, fermezza, stabilità e determinazione. Infatti, la vita consa-
crata è un modo di vita costante, uno stato permanente che
appartiene all’essenza della Chiesa. Naturalmente, persone
consacrate si sforzano di vivere la perfezione cristiana (osservando
comandamenti di Dio e praticando diligentemente i tre consigli
evangelici), ma oggi nessuno in questo gruppo avrebbe l’audacia di
rivendicare la radicalità evangelica per se stesso e di dichiarare che
solo lui ha l’unico brevetto sulla santità.

Una pianta da molti rami: La varietà delle vocazioni


Nella concezione del Signore, i tre gruppi principali di vocazioni
– alla vita secolare, al ministero ordinato e alla vita consacrata – si
intrecciano, e tutti e tre contribuiscono alla costruzione della Chiesa
come comunione organica, con molte forme diverse, carismi e
missioni. Nonostante queste diverse categorie di vocazioni, “mani-
festazione dell’unico mistero di Cristo, i laici hanno come
caratteristica peculiare, anche se non esclusiva, la secolarità, i
pastori la ministerialità, i consacrati la speciale conformazione a
Cristo vergine, povero, obbediente” (VC 31).
Questa “speciale conformazione” è una caratteristica comune di
tutti i tipi di vita consacrata. Tuttavia, per l’azione dello Spirito
Santo, molte varietà di cellule vivono nel tessuto consacrato della
Chiesa, e ognuno di loro ha la sua particolare forma e svolge
funzioni specifiche. Questo spiega anche perché ci sono diverse
vocazioni nell’ambito della vita consacrata, per esempio la

39
chiamata alla vita monastica, per una vita dedicata interamente alla
contemplazione, o per l’esercizio di un servizio apostolico; la
vocazione si realizza vissuta in istituti religiosi, nelle società di vita
apostolica o in istituti secolari. I membri di quest’ultimo gruppo
vivono la loro consacrazione nel mondo, attraverso la pratica dei
consigli evangelici nelle sfere secolari: vogliono “attraverso la
professione dei consigli evangelici nel contesto delle strutture
temporali, essere così lievito di sapienza e testimoni di grazia
all’interno della vita culturale, economica e politica” (VC 10).
Queste vocazioni – ciascuna secondo il suo particolare carisma
– ripresentano Cristo che prega sul monte, o proclama il Vangelo,
guarisce, conduce i peccatori alla conversione, insegna, prende cura
dei poveri e degli affamati, benedice i bambini e fa del bene a tutti 42.
Così, la vita consacrata, che riflette lo stile di vita di Cristo, presenta
aspetti caratteristici della sua missione nelle vocazioni distinte ma
complementari.
Vita consecrata paragona questa diversità di forme di vita
consacrata a “una pianta dai molti rami, che affonda le sue radici
nel Vangelo e produce frutti copiosi in ogni stagione della Chiesa”
(5). Naturalmente, vari rami (comunità), moriranno. La storia ci
insegna che la “durata della vita” abituale è di circa 200 anni.
Tuttavia, la pianta stessa (la vita consacrata come tale) non potrà
mai sparire dal panorama della Chiesa.

42
Cfr. LG 46.
40
La Trasfigurazione: L’Icona della consacrazione
Quando cerchiamo il fondamento della consacrazione nel
Vangelo, dobbiamo, come Vita consecrata, n. 14 ci indica, fissare
lo sguardo sul volto raggiante di Cristo nel mistero della
Trasfigurazione. Tre discepoli scelti hanno potuto godere, per un
momento, d’una straordinaria intimità con Gesù, avvolto nella luce
divina, insieme con Mosè ed Elia, “catturati nell’orizzonte
dell’eternità”; ma sono subito riportati alla vita ordinaria,
quotidiana, dove vedono “solo Gesù” e sentono la chiamata a
tornare giù a valle. Oggi la contemplazione del suo volto
trasfigurato, come allora sul monte Tabor, continua a rafforzare la
nostra fede, in preparazione per la croce e con la promessa della
gloria della Risurrezione.
Questa esperienza è condivisa da tutti i cristiani, ma in modo
particolare da coloro che sono chiamati alla vita consacrata, perché
sono un segno e una profezia per la Chiesa e per il mondo mediante
la professione dei consigli evangelici. Il loro impegno totale e
incondizionato ricorda le parole di Pietro nel brano del Vangelo che
abbiamo appena evocato: Signore, è bello per noi stare qui (Mt
17,4). Come quei tre Apostoli, anche noi, come persone consacrate,
sappiamo per esperienza che la nostra vita non è sempre raggiante
con l’esclamazione di gioia. Eppure, la nostra vita è sempre
“toccata” da Cristo, che ci incoraggia continuamente: Alzatevi e
non abbiate paura! (Mt 17,7). Questo incoraggiamento è
naturalmente rivolto a tutti i cristiani, anche se, a quanto pare, in
particolare a coloro che sono chiamati a lasciare tutto e quindi
anche di rischiare tutto per Cristo. Queste parole sono di valore più
grande quando dobbiamo camminare “in salita”, mentre vediamo
sotto di noi il “dramma sull’asfalto”.

41
La chiave di rinuncia: La professione dei consigli evangelici
Una parte essenziale della vita consacrata è la professione dei
consigli evangelici povertà, castità e obbedienza, i voti 43 fatti alla
presenza della Chiesa. Ci sono due motivi principali per i voti:
prima di tutto, tolgano i ostacoli incontrati sulla strada verso
l’amore perfetto di Dio e del prossimo, che San Giovanni indica
nella triplice concupiscenza della carne, degli occhi e della superbia
della vita (cfr. 1 Gv 2,16). Il secondo motivo è il desiderio di una
consacrazione più totale a Dio, per vivere solo per Lui e per
abbracciare del tutto la sua volontà. Così, i voti non sono una sorta
di dono per il Signore Gesù, promesse fatte al buon Padre, o
un’attribuzione imprecisato di cose migliori, ma piuttosto sono il
dono volontario di sé, che incluse anche l’essenza stessa della
persona umana e il bene più prezioso: “queste forze di amore,
questo bisogno di possedere e questa libertà di regolare la propria
vita 44”, infatti, i voti ci rendono liberi di lavorare per Dio. Perciò
alcuni confrontano i voti religiosi ad ali: anche se pesano un po’,
senza di loro non si poteva volare verso l’alto.
Anche se tutti i battezzati sono chiamati a vivere in castità (in
conformità con il loro stato di vita), in obbedienza a Dio e alla
Chiesa, e di vivere con ragionevole distacco dai beni materiali, il
Battesimo per sé non obbliga nessuno al celibato, a smettere di
possedere le cose e ad abbracciare la forma specifica di obbedienza
indicato dai consigli evangelici (VC 30). Tutto ciò implica
necessariamente una vocazione speciale e un dono particolare dello

43
Il primo esempio dei tre voti in una professione religiosa si trova nella
regola dei canonici parigini dell’Abbazia di St. Genevieve, nel 1148.
44
Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelica testificatio, 7.
42
Spirito Santo che permette a una persona di vivere questi consigli e
svolgere la sua missione.
I consigli evangelici sono innanzitutto un dono della Santissima
Trinità. Di conseguenza, la vita in accordo con essi riflette in
qualche modo la vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nel
loro amore e impegno reciproco. In questo senso, la vita consacrata
è “una delle tracce concrete che la Trinità lascia nella storia, perché
gli uomini possano avvertire il fascino e la nostalgia della bellezza
divina” (VC 20).
In uno speciale atto di religione – cioè la professione religiosa –
, noi dichiariamo pubblicamente che siamo fragili “vasi di creta”,
ma anche promettiamo solennemente di diventare “cristalli
trasparenti” che permetteranno al nascosto “tesoro” di Cristo di
risplendere. I voti presuppongono la conoscenza previa di ciò che è
in gioco, la capacità di giudizio, una scelta prudente e un atto libero
della nostra volontà, che ci permette di professare i consigli
evangelici, ad amare e cercare prima di tutto Dio, che ci ha amato
per primo.

La castità consacrata: Il mistero dell’integrità


La base principale della castità consacrata si trova negli esempi
di Gesù, di sua Madre, Maria, e del loro protettore, Giuseppe, cosi
come dalla maggior parte dei primi seguaci, discepoli e apostoli.
Infatti, l’intero Nuovo Testamento è riempito dall’atmosfera della
verginità, da Gesù fino a Giovanni, il suo discepolo prediletto. Il
clima neo-testamentario della verginità “per il regno dei cieli” è
sempre stato la fonte e l’ispirazione che porta le persone a prendere
la via della castità consacrata.

43
La Chiesa loda Dio per il prezioso dono della castità consacrata,
che ci aiuta a più facilmente dedicarci a Dio con cuore indiviso.
Questo dono costituisce non solo la base per il dovere di preservare
la virtù della castità (a livello fisico, spirituale e morale), ma
implica anche la rinuncia al matrimonio e alla famiglia per
dedicarsi meglio e più direttamente all’amore, al culto e al servizio
di Dio45. Rinunciando, con il voto di castità, tutta la realtà legate al
matrimonio e alla famiglia significa rinunciare non solo agli atti
fisici e al piacere del rapporto sessuale, ma anche alle attività
corporali e spirituali e alla gioia dell’amore coniugale e genitoriale.
Per questo motivo, la castità perfetta è giustamente considerata
come l’“ingresso” di tutta la vita consacrata.
La castità consacrata ci libera dalle preoccupazioni della vita
familiare, cioè, le responsabilità condivise dei coniugi, l’educa-
zione dei figli, lo sviluppo della comunità famigliare, la gestione di
una casa, la ricerca di beni materiali e di lavoro professionale. Nella
nostra vita terrena, abbiamo una sola preoccupazione: piacere a Dio
e mantenere il nostro cuore, con i suoi sentimenti più profondi,
indiviso.
Come segno la castità votata mostra al mondo la dimensione
trascendente ed escatologica della Chiesa. Porta in sé l’attesa
fervida della risurrezione “già vicina” e annuncia la stretta relazione
con Dio, nel “matrimonio” unico, che sarà la fonte della nostra
felicità nel “secolo futuro” (cfr. VC 26). Così, vivendo in castità
perfetta, è già possibile ora di diventare la sposa di Cristo. Per

45
Cfr. LG 42.
44
raggiungere questo obiettivo, è anche necessario uno stretto
rapporto con Maria, la madre verginale dell’amore cristiano46.

Povertà consacrata: Il mistero della kenosis


Gesù – vivendo personalmente in povertà e avendo raggiunto al
distacco totale – dichiara nella prima delle Beatitudini: “Beati voi
poveri, perché vostro è il regno di Dio… ma guai a voi, ricchi,
perché avete già la vostra consolazione” (Lc 6,20.24). Poi, ha
messo in guardia circa il pericolo di ricchezza, consigliando di
accumulare tesori in cielo, per evitare di essere eccessivamente
preoccupati per le necessità terrene, e ha promesso una ricompensa
centupla a chi avrebbe volontariamente – per il Suo amore –
abbandonato le loro case, posti di lavoro e famiglie (cfr. Mt 19,27-
30). Quando Egli diede agli apostoli la missione di predicare il
Vangelo, ordinò loro di non possedere nulla, ma a vivere dal loro
ministero. Ha chiesto agli altri discepoli di utilizzare i loro beni,
senza essere attaccati a loro e di condividere generosamente con i
bisognosi.
I primi cristiani hanno abbracciato la povertà volontaria, come
un modo di seguire Cristo, solo dopo la fine delle persecuzioni. Nel
mondo di oggi, dove una ricca minoranza sta diventando sempre
più ricca e la maggioranza dei poveri sta cadendo in una povertà
sempre più profonda, la Chiesa sottolinea il valore della povertà
consacrata come un segno che indica che non dobbiamo usare i beni
terreni abusivamente, che questi beni non sono la fonte della felicità
dell’uomo, e che la persona umana è chiamata a mete più alte.

46
Cfr. CIC, can. 663, § 4.
45
Questo è il tipo di povertà che le persone chiamate a seguire Cristo
nella vita consacrata devono abbracciare. Allo stesso tempo, la
nostra povertà si concreta anche dall’atto giuridico con voti o
promesse.
Il primo aspetto della povertà votata è la rinuncia alle
possessioni, il rifiuto (sia da singoli e dei gruppi) di tutta profusione
dei beni di questo mondo. Abbandonando queste cose, affidiamo a
Dio il nostro diritto naturale e istintivo alla proprietà: facciamo – in
modo definitivo – il dono totale di ciò che abbiamo e anche del
desiderio di possedere. Ciò presuppone la convinzione solida che il
Padre si prenderà cura di tutte le nostre esigenze future. Un altro
aspetto del voto di povertà è la dipendenza dai superiori per l’uso
dei beni materiali, quando una regola stabilisce che l’uso personale
dei beni della comunità è subordinato al bene comune e alla vita
della comunità.

Obbedienza consacrata: Il mistero di sommissione


Le Sacre Scritture riconoscono all’obbedienza un ruolo centrale
nell’opera della salvezza, come rimedio al peccato e alla
disobbedienza d’orgoglio, e fa comprendere che è per l’umanità
l’unica via di ritornare al piano di Dio. Il messaggio biblico
sull’obbedienza indica prima di tutto che siamo liberi di decidere
personalmente ad agire in conformità con il piano di Dio, che noi
riconosciamo nella sua parola e nella nostra coscienza. La sommis-
sione a questo piano – quando ci impegniamo in esso con creatività
e umiltà – trasforma la nostra vita al servizio di Dio.
Cristo era costantemente obbediente al Padre, direttamente o
indirettamente – per la sommissione verso i suoi genitori, gli eventi,

46
le istituzioni, le Scritture ispirate e le autorità terrene. Dice di sé:
Non sono venuto per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che
mi ha mandato (Gv 6,38). Paolo lo chiama il Nuovo Adamo e dice
di lui che umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e
alla morte di croce (Fil 2,8). Maria viveva nello stesso spirito come
suo figlio. Lei si chiamava la serva del Signore (Lc 1,38). A Cana
di Galilea, incoraggia gli altri a obbedire: Fate quello che vi dirà
(Gv 2,5).
Sin dagli albori della Chiesa dei cristiani ferventi hanno cercato
di imitare l’obbedienza di Cristo più pienamente, sforzandosi di
fare la volontà di Dio in ogni aspetto della loro vita. A poco a poco
la pratica della virtù si è legata sempre più strettamente al voto
corrispondente e alla vita consacrata. Nel passato, un esempio di
obbedienza è stato dato, la cosiddetta “obbedienza cieca”, che era
la sommissione totale (senza ma) al superiore e al suo punto di
vista, con riguardo all’esercizio delle sue funzioni di rappresentante
di Dio, con la grazia dello stato, permettendogli di giudicare e
coordinare le cose nel modo migliore.
Per noi, l’obbedienza è prima di tutto la via verso Dio. Con il
voto di obbedienza abbiamo definitivamente rinunciato alla nostra
volontà e, attraverso la fede, identifichiamo la legittima autorità
ecclesiastica con la volontà di Dio. Quando viviamo il voto di
obbedienza, diamo a Dio il cuore della nostra umanità, cioè la
nostra volontà, che è alla base delle nostre azioni. Questo
atteggiamento permette a Dio di trasformarci in cocostruttori
perfettamente sensibili del suo Regno.

47
Sequela Christi: Seguire le sue orme
Sequela Christi significa seguire Cristo come modello e unica
via che conduce al Padre. Cristo – come uomo vivente e concreto –
è quindi la misura, il modello, la norma e il criterio ultimo della
condotta umana. Questo ideale ascetico si riferisce al personale
incoraggiamento di Gesù a “camminare sulle sue orme” e a
“seguirlo”. Proprio questo modello è diventato la radice della
“pianta consacrata”, con i suoi numerosi rami, che porta frutti
abbondanti in ogni epoca della Chiesa. In realtà, il desiderio di
seguire più da vicino Cristo casto, povero e obbediente al Padre
portò all’apparizione delle prime forme di vita consacrata nella
storia della Chiesa.
Vita consecrata parla di seguire Cristo in modo particolare (1),
imitando il Verbo Incarnato (6), imitando da vicino la sua stessa
forma di vita (14), imitandolo “più da vicino” (72), affidandosi e
dedicati a lui senza condizione (15), in sottomissione a Cristo per
tutta la vita (16), configurando la nostra vita a quella del Figlio di
Dio sulla terra (16), lottando per una conformità sempre maggiore
a Cristo (37), rimanendo intimamente uniti a Lui e camminando
dietro di lui ovunque vada (18), per essere un vero segno di Cristo
nel mondo (25), sviluppando una gioiosa comunione con Lui e
imparando dal suo generoso servizio di Dio e del prossimo (36), in
una comunità di seguaci di Cristo (52), e, infine, parla della natura
radicale della imitazione di Cristo (84), ma anche di una imitazione
radicale di Maria, in conformità con il carattere della nostra
vocazione
(28).
Così, come persone consacrate, mostriamo al mondo la
comunità divina dell’amore solo quando veramente seguiamo

48
Cristo (anzi, questa è la norma fondamentale della vita religiosa)47,
unendoci a lui e diventando come lui. I nostri sforzi in questo senso
sono effettivamente sostenuti dalla preghiera e dall’ascetismo.
Senza queste pratiche è difficile rimanere fedele alla propria
vocazione e seguire Gesù sulla via della Croce (VC 38).

L’abito: segno non paramento…


Alla fine del quarto secolo, i monaci cominciarono a
differenziarsi dai laici indossando un abbigliamento distintivo. Le
sue varie parti, il taglio e il colore variano48 secondo le condizioni
climatiche e locali. Nel corso dei secoli, l’abito ha subito molti
cambiamenti, ma è sempre stata caratteristica di uno status speciale
e il simbolo della rottura con il mondo, un ricordo del vestito
battesimale, simili alle vesti degli angeli, un segno della filiazione
divina (cappa), così come un simbolo di vigilanza e prontezza al
combattimento spirituale (cintura o corda). Oggi, l’abito fatto in
conformità con le norme di ciascun diritto è espressione d’iden-
tificazione con una comunità specifica, “quale segno della loro
consacrazione e testimonianza di povertà 49 ”, una testimonianza
silenziosa, e una sorta d’incoraggiamento al pentimento significato
dal cambiamento di abbigliamento mondano alla veste spirituale.

47
Cfr. PC 2.
48
In questo contesto, le donne consacrate si distinguono per la loro
immaginazione e la fantasia, introducendo forme e parti dell’abito religioso
più elaborate. Solo il Consiglio ha messo fine a questa sofisticazione
incontrollata, chiedendo che l’abito “sia semplice e modesto, povero e nello
stesso tempo decoroso, come pure rispondente alle esigenze della salute e
adatto sia ai tempi e ai luoghi, sia alle necessità dell’apostolato” (PC 17).
49
Cfr. CIC, can. 669, § 1.
49
Di fronte alla crescente e diffusa tendenza a voler eliminare
l’abito dalla vita pubblica, la Chiesa indica ancora una volta il
significato dell’abito e, dando leggi e ordinanze pertinenti rispetto
a questo, chiede con insistenza che sia utilizzata. Vita consecrata
raccomanda vivamente d’“indossare l’abbigliamento adeguato” o –
come richiesto da importanti apostoliche considerazioni – “vestiti
normali” con un “simbolo idoneo”, indicando la consacrazione
(25). Ci sono anche altri motivi per portare l’abito, come la povertà,
il risparmio di tempo, la protezione e la mortificazione.
Naturalmente, l’abito in sé non è un valore assoluto, ma non
dobbiamo sottovalutare il suo potere come un segno che indica i
valori trascendenti ed escatologici. Pertanto, indossato in spirito di
fede e d’amore, può realizzare una funzione missionaria efficace:
come un segno apostolico. E questo è così, anche se si tratta di un
segno di contraddizione che costringe ciascuno a prendere una
posizione “pro o contro”.

Non è qui, è lì: Familiare escatologia


L’escatologia ha a che fare con il destino ultimo dell’uomo e del
mondo: ci insegna che la storia del singolo così come quella di tutta
l’umanità va verso una sorta di limite, e che, una volta che questo
limite è attraversato, la vita temporale dell’uomo sarà trasformata
in un’esistenza completamente diversa. Questa trasformazione è
associata con la seconda venuta del Signore. Così, mentre la “forma
di questo mondo passa”, la vita consacrata appare come un araldo
della realtà futura: la risurrezione e il Regno dei cieli. E’ così
soprattutto a causa del voto di castità, che è sempre stato visto come
un presagio della forma finale del mondo. Proprio per questo, fin

50
dall’antichità, l’ordine delle vergini è stato riconosciuto come una
speciale immagine escatologica della Sposa celeste e del mondo
futuro (VC 7), e la vita consacrata in generale “anticipa, nella
misura possibile nel tempo e secondo i vari carismi, la perfezione
escatologica” (VC 16).
Questa percezione delle cose finale influenza i nostri atteggia-
menti e dà forma al mondo delle nostre emozioni. Vivendo con il
desiderio di incontrare Cristo, aspettiamo con attenzione e con
ardore la Sua venuta. Nell’attesa del Signore, dobbiamo ricordare
che non abbiamo la nostra patria e la nostra città eterna qui sulla
terra. Camminando verso la patria celeste, ci impegniamo nel
nostro lavoro e la nostra missione, affinché il Regno di Dio “si
renda già presente ora attraverso l’instaurazione dello spirito delle
Beatitudini” (VC 27).

Più che il perfetto prototipo: Madre


Tutta la tradizione della vita religiosa50 porta la convinzione che
la presenza di Maria è essenziale per la vita spirituale di ogni
persona così come per la coesione, l’unità e il progresso di tutta la
comunità. Perciò, tutti i documenti della Chiesa sulla vita religiosa51
e molti discorsi pontificali pongono continuamente davanti agli
occhi di noi tutti consacrati, uomini e donne, l’esempio di Maria,

50
Alcuni Istituti già dichiarano direttamente, nei loro nomi, il loro legame
con Maria: figlie, servi, piccoli servi, apostoli, ecc. di Maria.
51
Nel 1988, in occasione dell’Anno Mariano, Giovanni Paolo II promulgò
anche una Lettera Apostolica speciale per tutte le persone consacrate, in cui,
tra le altre cose, le ha incoraggiato a parlare “con Maria”, del mistero della
vocazione, del mistero della consacrazione e del mistero dell’apostolato
appropriato.
51
che dovrebbe essere seguita, perché “tra tutte le persone consacrate
senza riserva a Dio, Ella è la prima. Ella – la Vergine di Nazareth –
è anche la più pienamente consacrata a Dio, consacrata nel modo
più perfetto52”.
Questo è esattamente come Vita consecrata la descrive: lei è la
prima discepola di Gesù, che si è messo totalmente al servizio del
piano di Dio (18), un esempio sublime di perfetta consacrazione e
modello dell’accoglienza della grazia da parte della creatura umana
(28), come Madre di persone consacrate, a titolo del tutto speciale
(28), l’immagine di amore verginale e fecondo (34), e l’immagine
della Chiesa-Sposa, senza macchia né ruga (112).
Come persone consacrate – nascoste nel cuore di Maria e
protette sotto il suo mantello – cerchiamo anche di riservare un
posto adeguato per lei nei nostri cuori e nelle nostre comunità, nelle
nostre preghiere e nei ministeri, nella nostra vita ascetica e nella
nostra religiosità, nelle nostre pratiche e le nostre opere. Ci
sforziamo continuamente di approfondire il nostro rapporto con la
Madre di Dio e la Madre della Chiesa.

Confessio Trinitatis: Un mistero che tutto abbraccia


Il rapporto multiforme della vita consacrata con la Santissima
Trinità rivela il suo carattere trinitario e cristologico. Queste
dimensioni appaiono anche nel modo in cui i consigli evangelici
sono vissuti:

52
Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Redemptionis donum, 17.
52
• nella castità, che ripresenta l’intera dedicazione del cuore a Dio,
c’è un riflesso del reciproco amore senza limiti delle Persone
divine nel mistero della Trinità;
• nella povertà, che professa che Dio solo è la vera ricchezza
dell’uomo ed esprime la totale donazione di sé, paragonabile a
quella di ciascuno della Divina Persona agli altri;
• nell’obbedienza che – come in Cristo – si nutre della volontà del
Padre ed è espressione di dipendenza filiale così come di
devozione reciproca in armonia d’amore tra le tre Persone divine
(VC 21).

La vita consacrata diventa così una proclamazione e un segno


della Santissima Trinità, che nella Chiesa è considerata come
modello e fonte di tutte le forme di vita cristiana.
Allo stesso modo, la vita fraterna in comunità è un segno
speciale della comunione trinitaria nell’amore e rappresenta una
confessione di fede nella Santa Trinità – confessio Trinitatis. Essa
confessa il Padre (che unisce tutti in una sola famiglia), il Figlio
(che raduna e unisce i redenti) e lo Spirito Santo (principio di unità).
La vita comunitaria attesta che la partecipazione alla comunione
trinitaria può cambiare i rapporti umani, portare alla vera
condivisione delle ricchezze materiali e spirituali, all’unità e alla
riconciliazione, e all’esperienza della presenza misteriosa del
Signore risorto53.
Il carisma e la spiritualità di un determinato istituto hanno anche
un orientamento trinitario. Esse ci permettono appunto di essere
aperti alla volontà del Padre nel processo di continua conversione,
ci invitano a diventare radicalmente conformi a Cristo, nella sua
scuola di servizio e generosità, in una comunione intima e gioiosa

53
Cfr. CIC, can. 602; vede anche VC 41 e 42.
53
con Lui, infine, invitano tutti i membri dell’Istituto a lasciarsi
guidare dallo Spirito Santo nei loro viaggi spirituali personali, così
come nella loro vita comunitaria e nel loro lavoro apostolico (cfr.
VC 36).

Il Carisma: Un dono per gli altri


Un carisma è generalmente un dono speciale dello Spirito Santo,
dato a un membro particolare della comunità cristiana per il bene
di tutti. Il bene comune è un aspetto importante che distingue il
carisma da altre grazie, che non hanno necessariamente uno scopo
sociale. Un carisma non è mai dato o imposto dall’uomo, non è
previsto dalle strutture della Chiesa, né ottenuto tramite un
sacramento. Tuttavia, i carismi possono essere aspettati sempre e
ovunque, perché appartengono all’essenza della Chiesa54.
Inoltre, poiché la vita consacrata “è un dono di Dio Padre alla
sua Chiesa per mezzo dello Spirito” (VC 1), possiamo parlare del
carisma della vita consacrata. Dopotutto, il dono della vita
consacrata – con tutta la sua diversità dei carismi e istituzioni –
rappresenta una risorsa eccezionale per la comunità ecclesiale che
la ispira ogni giorno a santificare la propria vita, a crescere nella
fraternità e a sviluppare la missione. L’azione costante dello Spirito
Santo, nel corso dei secoli, aumenta la sua ricchezza sempre
conferendo diversi carismi ai nuovi fondatori e fondatrici. Essi
“hanno scelto Cristo nella radicalità evangelica e nel servizio
fraterno” (VC 5). L’obiettivo delle loro famiglie spirituali è di

54
San Paolo, in 1 Cor, parla in particolare della questione dei carismi: egli
sottolinea fortemente che i doni dello Spirito devono essere utilizzati per il
beneficio di tutti e servono l’intera comunità.
54
imitare la loro santità. La fedeltà al carisma fondazionale e al
patrimonio spirituale trasformato dal carisma è uno degli elementi
che determinano la crescita nella santità (cfr. VC 36-37).

Il carisma di fondazione: un dono inestimabile


Un carisma fondazionale è un dono dello Spirito Santo, che
rende una persona capace di fondare una comunità di vita
consacrata nella Chiesa. Questo dono favorisce anche la santità
nella Chiesa e la aiuta a rispondere alle sfide dei tempi 55. Questo
tipo di carisma è caratterizzato dai seguenti elementi principali 56: 1)
un modo speciale di percepire e sperimentare Gesù, sottolineando
un aspetto particolare del suo mistero, 2) un modo specifico di
conformarsi a Cristo, attraverso una pratica del consigli evangelici
che accentua alcune delle loro dimensioni; 3) metodi speciali
d’azione, con un ambiente e uno scopo di lavoro particolare così
come con gli obiettivi specifici, all’interno di un determinato
contesto storico che influenza la scelta dei mezzi per realizzare un
disegno determinato; e 4) una forma specifica di vita comune che
tenga in considerazione le esigenze attuali del apostolato.
Inoltre, un vero e proprio carisma fondazionale “porta con se
una certa carica di genuina novità nella vita spirituale della chiesa
e di particolare operosa intraprendenza, che nell’ambiente può forse
apparire incomoda e può anche sollevare delle difficoltà57”.

55
Cfr. Messaggio del IX Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, 5.
56
Cfr. Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari e
Congregazione per i Vescovi, le direttive per le relazioni tra i Vescovi ei
Religiosi nella Chiesa Mutuae Relationes, 11 e 51.
57
Vedi anche n. 12.
55
Questo dono non solo ha un carattere personale (in quanto è
offerto a una persona specifica, di produrre in lui o lei la
corrispondente capacità di stabilire una nuova comunità di vita
consacrata), ma anche una dimensione comunitaria (perché si
estende a più persone della generazione fondatrice), e ecclesiale
(proprio perché si inserisce nella Chiesa attraverso il suo sviluppo
dinamico). Naturalmente, una persona che è anche uno dei fonda-
tori ha, oltre al carisma fondazionale, molti altri doni personali,
come ogni essere umano, che non sono trasferibili, ma influiscono
fortemente sul profilo della sua comunità.
Una caratteristica sorprendente di ogni fondatore o fondatrice di
un Ordine è una straordinaria sensibilità alle necessità della Chiesa,
come pure le ferite degli altri e della società. Questa sensibilità li
ha spinti ad affrettarsi per aiutare in ogni bisogno e in ogni tempo.
Erano come “le guardie sulle mura della Città di Dio, guardando
fuori per vedere se ci potrebbe essere un fuoco da qualche parte”.
Alcuni hanno percepito il bisogno bruciante di raggiungere nel
campo della missione ad gentes, altri lo vedevano nel campo
dell’educazione dei giovani, altri ancora hanno riconosciuto la
necessità di aiutare i malati, e altri ancora lo hanno percepito
nell’ambito dei mass media. Tutti sono stati caratterizzati per la loro
generosità, il loro altruismo e il loro amore per la croce di Cristo.
Nuove forme di vita evangelica sono inoltre caratterizzate –
come tendenza generale – da “un’intensa aspirazione alla vita
comunitaria, alla povertà e alla preghiera” (VC 62). La Chiesa,
felice di vedere questi nuovi carismi e le fondazioni che rispondono
alle esigenze di oggi, fa ancora lo sforzo di discernere con
precisione questi carismi, in modo che, su questo percorso, segni
falsi non li portano fuori strada.

56
In questo senso, Vita consecrata indica la dimensione trinitaria
come criterio dei carismi di fondazione. In ogni carisma, c’è un
triplice orientamento: al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo (36).

Il carisma dell’Istituto: Un dono dinamico


Il carisma di un istituto è un dono dello Spirito Santo, che
consente a successive generazioni di membri di leggere fedelmente
e attualizzare l’ispirazione evangelica originale di un carisma
fondatore. Si tratta di una sorta di “codice genetico evangelico” che
aiuta la comunità a rimanere (per la potenza dello Spirito Santo) in
contatto con il fondatore e a rigenerarsi costantemente. Quel dono
è uno degli indicatori dell’identità di un istituto – è portato,
arricchito e sviluppato da tutta la comunità. Ogni suo membro
contribuisce alla ricchezza dei doni personali, che dovrebbero
essere usati correttamente. In questa prospettiva, ogni nuova
vocazione è un successivo sviluppo nel tempo, un arricchimento del
carisma originario, un’iniezione di sangue fresco per la vita
spirituale, e una nuova possibilità per il carisma dell’istituto.
In questo carisma si scontrano due ordini: quello carismatico e
quello istituzionale. Il carisma della vita consacrata come tale nella
Chiesa è immutabile e perenne, mentre le forme istituzionali
possono variare e nessuno ha un brevetto per l’eternità. Di conse-
guenza, alcuni autori individuano quattro diversi stadi di sviluppo
nella storia di un istituto: 1° il periodo iniziale (che dura 10-30
anni), 2° il periodo di rapida crescita, 3° il periodo di stabilizzazione
(circa 120-150 anni) e 4° il periodo di decadenza. Insieme, queste
quattro fasi coprono circa 200 anni, ma come la storia dei vecchi

57
ordini monastici ci mostra, queste fasi possono periodicamente
ripetersi.
Il carisma di un istituto non è quindi una realtà statica, bensì
dinamica: si caratterizza per l’evoluzione e il movimento. Lo
sviluppo va in due direzioni principali: ad intra e ad extra. La prima
sostiene la fedele sequela di Cristo e il desiderio di essere uniti con
lui. La seconda pone l’accento sull’apertura allo Spirito Santo e la
partecipazione attiva nella storia del mondo. Infatti, lo sviluppo e
la rigenerazione sono autentici unicamente se l’istituto si muove
armoniosamente in entrambe le direzioni. Allora, l’intera vita delle
persone consacrate è “pervasa dallo spirito apostolico e tutta
l’azione apostolica sia compenetrata di contemplazione” (VC 9).
“Senza la costante tensione a questa unità – il Papa mette in guardia
–, il pericolo del collasso interiore, del disorientamento, dello
scoraggiamento è continuamente in agguato” (VC 74).

58
II
La vita consacrata
come comunità
60
L’iconostasi della Comunità
Una dei pilastri caratteristici della vita consacrata è la vita
comune. La comunità non è solo il risultato di sforzi umani, ma è
soprattutto un dono dello Spirito Santo, che fa della Comunità una
parte della Chiesa. In realtà, la Chiesa, fin dal primo momento della
sua esistenza, appare come fraternità e comunione nell’unità. Il
vincolo di comunione è l’amore che riunisce tutti i membri del
Corpo di Cristo e il Corpo con la sua Testa.
Vita consecrata, evocando alcune icone di vita comunitaria,
indica esempi che dovrebbero essere usati per ispirare le nostre
comunità consacrate. La prima icona è quella della Trinità, in cui
comunione la comunità umana basata sulla fede e sull’amore
fraterno partecipa. La vita comunitaria può testimoniare della
potenza della grazia che fluisce dalla partecipazione alla vita
misteriosa delle tre Persone divine: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Questa grazia – essendo il fondamento soprannaturale per
migliorare ogni sfera delle relazioni umane – può creare una nuova
solidarietà che porta la riconciliazione, distruggendo i meccanismi
contrari all’unità che sono presenti nel cuore dell’uomo e nei
rapporti sociali. Eppure, questa verità deve essere collocata nella
prospettiva del fatto che la grazia non esclude gli aspetti della
natura: gratia supponit naturam. Ma la nostra natura umana è
profondamente ferita e lacerata.
L’immagine della Trinità riflette anche la verità che una
comunità di vita consacrata – nonostante le sue strutture visibili e
la sua presenza materiale – sempre rimane essenzialmente un
mistero di comunione per la vita del mondo (cfr. VC 41).
La seconda icona in cui la comunità di vita consacrata trova il
suo prototipo è la comunità dei discepoli che seguivano Gesù. Egli

61
chiamò ciascuno personalmente a vivere in comunione con Lui e
con gli altri discepoli, per condividere la sua vita e il suo destino58.
Così, ha fatto un quadro vivace della famiglia umana radunata
nell’unità, la cui anima è l’amore di Dio e del prossimo. Infine,
durante l’Ultima Cena, dando l’umile esempio di servizio, ha
invertito il rapporto di potere e dominazione. Poi, ha dato ai suoi
discepoli il comandamento dell’amore reciproco, e ha lasciato loro
l’esempio. La vita di questa comunità, e in particolare l’esperienza
di unione con Cristo vissuta dai Dodici, è diventato l’esempio
(apostolica vivendi forma), che sempre ha ispirato la vita
consacrata quando ha cercato di risvegliare il suo fervore originario
e riprendere con nuovo vigore evangelico il suo viaggio attraverso
la storia (cfr. VC 41).
Un’altra icona, la più grande, da cui ogni comunità di vita
consacrata vuole trarre ispirazione, è la comunità di Gerusalemme.
I primi cristiani si riunivano, subito dopo l’Ascensione, per pregare
con una sola voce e perseverare nella fraterna comunione, avendo
tutte le cose in comune. Così, essi formarono una comunità in cui
tutti veramente avevano una sola mente e un solo cuore 59 . Le
comunità religiose cercano sempre di raggiungere questo ideale
impareggiabile di comunione nell’amore, così mostrando al mondo
che la fraternità è possibile, che il servizio reciproco e lo scambio
di doni sono possibili.
Vita consecrata contiene anche una fervida doppia esortazione
di seguire l’esempio dei primi cristiani di Gerusalemme (assiduo ad
accettare l’insegnamento degli Apostoli, pregando e celebrando

58
Cfr. Mc 3,13-15.
59
Cfr. At 1,14; 2,44; 4,32.
62
insieme l’Eucaristia, e condividendo i beni della natura e della
grazia) e di lasciarsi guidare nella vita dalla legge di amore
incondizionato per l’altro (cfr. VC 45). Oggi, questi “mezzi”
continuano a garantire la salute, la fecondità e la permanenza della
comunità religiosa (koinonia).
Per completare l’“iconostasi”, abbiamo anche bisogno di
aggiungere qui l’immagine storica della comunità fondatrice (e
questa è la quarta immagine), alla quale, nel contesto della
rinnovazione continua, le generazioni successive ritornano
volentieri. L’immagine concentra la nostra attenzione sulle
caratteristiche – coronate da successo – del percorso del fondatore
e della sua generazione.
Se ogni comunità consacrata, contemplando questa iconostasi,
era disposta a incarnare gli ideali nella sua vita, il volto di tutta la
Chiesa sarebbe molto diverso: brillerebbe dello splendore del
comandamento nuovo.

Schola Amoris: Carità fraterna


Le icone cui sopra indicano che la comunità religiosa non è
semplicemente costruita su simpatie e altri sentimenti umani. Il
Consiglio parla di uno spirito comunitario, di una comunità radicata
nello Spirito Santo, che riversa l’amore di Cristo nei nostri cuori 60.
Per le persone consacrate, che si uniscano nella potenza di
quest’amore, “diventa un’esigenza interiore porre tutto in comune:
beni materiali ed esperienze spirituali, talenti e ispirazioni, così

60
Cfr. PC 15; in questo contesto, va ricordata l’esortazione di San Paolo:
Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a
vicenda! (Rom 12,10).
63
come ideali apostolici e servizio caritativo” (VC 42). Senza questo
amore – incondizionato e reciproco, che perdona e servibile – una
vera comunità non può esistere.
Giovanni Paolo II, parlando di questo amore, sottolinea la
necessità di manifestarlo agli altri: “Per questa luce, con la quale
dovete ‘risplendere davanti agli uomini’, è importante tra voi la
testimonianza della reciproca carità, legata allo spirito fraterno di
ogni Comunità 61 ”. L’amore fraterno – come ogni amore per il
prossimo – vuole ciò che è bene per gli altri e fa il bene. I segni
della sua autenticità sono la reciproca accettazione, la benevolenza,
la gioiosa semplicità, la sincerità e la fiducia reciproca, così come
un atteggiamento creativo, la capacità di dialogo, lo spirito di
sacrificio e di ascesi; qui, si potrebbe ricordare tutti gli attributi di
amore descritto da San Paul nella sua Prima Lettera ai Corinzi
(13,1-13). Questo amore è “logica di vita e fonte di gioia” (VC 51).
Questo è appunto il nuovo tipo di rapporto avviato con
l’Incarnazione, che poi ardentemente ha assunto la forma della vita
consacrata.
L’amore fraterno senza condizione62 è quindi un dono che esige
che impariamo pazientemente a conoscere l’altra persona; significa
accettare (senza la concessione d’ulteriori contratti) le debolezze, i
problemi e le difficoltà, in una lotta senza compromessi per
superare la nostra spontaneità eccessiva e la volatilità dei nostri
desideri. Tutti noi – nonostante le opposte tendenze di tempe-
ramento e carattere –, dopo aver sentito la stessa chiamata per
creare la communio e con la stessa idea e finalità, desideriamo la

61
Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Redemptionis donum, 15.
62
Dal greco = philadelphia.
64
comunità “filadelfica”, e quindi cerchiamo di creare armonia tra il
bisogno di solitudine e il desiderio di compagnia. Infatti, mentre
lavoriamo per realizzare questa integrazione, delle distorsioni (a
volte divertenti, altre volte gravi) possono apparire nella vita della
comunità a causa delle conseguenze di vizi umani e in particolari
momenti della vita. Molto spesso queste distorsioni derivano dalla
ricerca egoista degli individui che desiderano il loro vantaggio
personale a scapito della vita comuna.

Una Scuola di sintonia: Sentire cum Ecclesia


La comunità radicata nello Spirito Santo appare in se stessa
come una realtà spirituale, uno spazio teologico, dove le persone
consacrate possono sperimentare la mistica presenza del Signore
risorto (cfr. VC 42). In questo spazio si deve inserire anche tutta la
Chiesa (universale e particolare) – come Corpo mistico di Cristo. Il
senso di comunione ecclesiale, che è sempre presente con il
fondatore, si trasforma in una spiritualità di comunione e forma il
modo particolare di pensare, parlare e agire delle generazioni
successive. Così (generalmente), le comunità internazionali di vita
consacrata sono il “segno di un dialogo sempre possibile e di una
comunione capace di armonizzare le diversità” (VC 51).
Una spiritualità di comunione è una sorta di scuola superiore,
dove impariamo a vivere nella Chiesa e a sentire con la Chiesa
(sentire cum Ecclesia). Questa scuola insegna i legami con i pastori,
in particolare con il Santo Padre e il vescovo locale, nonché con il
clero diocesano, con altri istituti e associazioni, e anche con i laici.
L’insegnamento sviluppa costantemente un dialogo – animato
dall’amore – su diversi livelli, tra superiori e vescovi, e anche

65
costruisce strutture63 adeguate per il dialogo e la cooperazione (VC
46-56) – ma, naturalmente, ciò non esclude i contatti e la condi-
visione abituali ai “livelli più bassi”.
Con riferimento alle forme storiche di diversi Ordini secolari e
terzi, in questi ultimi anni sono apparse nuove forme di comunione
e di collaborazione con i laici. Ciò riguarda in particolare i
movimenti e associazioni ecclesiali così come diversi tipi di
volontariato. Inoltre, ogni comunità di vita consacrata ha sempre
avuto, e continua ad avere, un (grande o più piccolo) “seguito” di
laici, che condividono la sua spiritualità e missione. Vita consecrata
osserva, per quanto riguarda la partecipazione dei laici in carismi
religiosi: “La partecipazione dei laici non raramente porta inattesi
e fecondi approfondimenti di alcuni aspetti del carisma, ridestan-
done un’interpretazione più spirituale e spingendo a trarne
indicazioni per nuovi dinamismi apostolici” (55).

Preghiera: Una voce dicentes


La preghiera comune è un elemento permanente fondamentale
nella spiritualità di una comunità, come la fonte di comunione, e
rafforza l’unità. Pertanto, la vita di una comunità religiosa è
organizzata all’interno di un ritmo determinato di ore dedicate al
tempo adeguato per la preghiera. Negli ultimi anni, le famiglie
religiose hanno riscoperto la liturgia delle ore e approfondito il loro

63
Tali strutture in Polonia, a livello nazionale sono: La Commissione
episcopale polacca per gli Istituti di vita consacrata e le Società di Vita
Apostolica, la Commissione congiunta dei Vescovi e dei Superiori Maggiori,
la Conferenza dei Superiori Maggiori, la Conferenza delle Superiore
Maggiore delle Congregazioni femminili, la Conferenza dei Superiori dei
monasteri e la Conferenza Nazionale dei Secolare.
66
rapporto con la Parola di Dio e la preghiera della Chiesa. La
preghiera comunitaria è stata arricchita con un buon numero di
nuove forme di espressione e di partecipazione. Molte comunità
hanno trovato specialmente fruttuose la pratica collettiva della
lectio divina e la riflessione sulla parola di Dio, così come la
condivisione delle proprie esperienze di fede e delle preoccupazioni
apostoliche64.

Non c’è dubbio che la preghiera comune è viva quando è


costantemente unita alla preghiera personale, alla presenza di Dio,
nel silenzio di adorazione. Questo silenzio permette a Dio di parlare
quando e come vuole, e aiuta le persone consacrate a comprendere
la sua parola (cfr. VC 38). In pratica, ciò implica compiere
fedelmente tutti gli esercizi spirituali e la costanza nel ritmo delle
diverse forme di preghiera. La fedeltà e la perseveranza – crediamo
– aiuterà anche a superare, in un modo saggio e creativo, molte
difficoltà che stiamo affrontando oggi. Progressivamente questo
atteggiamento crea in noi lo spirito di preghiera, che fa di tutta la
nostra vita in una realtà soprannaturale.
Aggiungiamo che la cima della nostra preghiera comune e la
fondazione della comunità in generale è per noi l’Eucaristia:
“Cuore della vita ecclesiale, essa lo è anche della vita consacrata…
L’Eucaristia sta per sua natura al centro della vita consacrata,
personale e comunitaria. Essa è viatico quotidiano e fonte della
spiritualità del singolo e dell’Istituto” (VC 95). Profondamente
collegata con l’Eucaristia è il sacramento della riconciliazione,
attraverso il quale Dio ci permette di rinnovare ripetutamente il
nostro rapporto con Lui e con i nostri fratelli e sorelle.

64
Cfr. CNU 16.
67
I Voti: Un tributo alla comunità
La vocazione alla vita consacrata si rivolge non solo
personalmente a chi è chiamato, ma contemporaneamente anche,
come una sorta di duplicato, a una comunità specifica – in altre
parole, si tratta non solo di una via di santità individuale, ma anche
della partecipazione con gli altri nella vita quotidiana comune, nella
convivenza fraterna, in cui tutti si uniscono insieme come una
famiglia speciale in Cristo. Come persone consacrate, siamo quindi
chiamati non solo a entrare in comunione con Cristo, ma anche a
unirci l’uno con l’altro o a imitare Cristo, casto, povero e
obbediente in comunità e fratellanza. La vita comunitaria è una
parte così importante della nostra vita quotidiana che alcuni l’hanno
addirittura considerata come un quarto consiglio evangelico. In
realtà, la comunità fornisce alcune condizioni per la pratica dei tre
consigli evangelici. In questo contesto, i tradizionali consigli
evangelici acquistano una dimensione comunitaria: i voti sono il
nostro tributo alla comunità, e la vita comune, nella dipendenza
verso la persona che rappresenta Cristo e guida il gruppo, ci dà una
sorta di conforto psicologico attraverso la stabilità e ci aiuta nel
quotidiano a crescere nell’amore.
In questo senso, la castità consacrata esprime la volontà di
amare, con indivisa carità, Dio e tutto ciò che a Lui appartiene.
Grazie a una comunità dove c’è un vero amore fraterno, la carità
crescerà più forte e più facilmente penetra la nostra vita. La povertà
(proprietà comune e condivisione dei beni) era, fin dall’inizio, la
base economica di ogni comunità religiosa. D’altra parte, “la
povertà in spirito” (umiltà, semplicità, altruismo, abnegazione,
rispetto per gli altri, solidarietà e la volontà di servire e aiutare)
unisce ogni comunità fraterna dall’interno.

68
L’obbedienza sottomette, in amore, la nostra volontà a quella di Dio
e ci unisce in una famiglia spirituale, destinata a compiere una
missione particolare nella Chiesa e nel mondo, hic et nunc. Ciò
richiede non solo l’azione coerente e comunitaria, ma implica
anche guardare con la tranquillità della fede verso i superiori, che
stanno aprendo la strada, animano l’azione, dirigono il lavoro e
garantiscono che la missione è conforme al carisma65.

Il superiore: Signore e maestro o un servitore?


Nella vita consacrata, l’autorità (superiori 66 a vari livelli) è
sempre stato di grande importanza, non solo per il funzionamento
della comunità, ma anche per la vita spirituale dei suoi membri e il
compimento della missione. Infatti, la comunità non è mai stata un
anonimo gruppo di persone; sin dall’inizio, ha avuto guide che per
essa si sentivano responsabile, e che – come esorta l’Apostolo67 –
dovrebbero essere stimate, rispettate e amate. Nelle strutture della
vita consacrata c’è una distinzione – rispetto alla varietà di com-
petenze – tra superiori maggiori e minori 68. Tutte queste diverse
categorie servono l’istituto, e loro mandati sono limitati dalla
legislazione. Oggi, nella vita consacrata, nessuno di questi uffici si
svolga per tutta la vita.

65
Cfr. CNU 44.
66
Ci sono diversi titoli: Abate, Badessa, Padre Generale, Madre Generale,
Visitatore Provinciale Padre, Madre Ispettore Provinciale, Ministro, Priore,
Priora, Rettore, Direttore, Guardiano, Superiore.
67
Vi preghiamo poi, fratelli, di aver riguardo per quelli che faticano tra di
voi, che vi sono preposti nel Signore e vi ammoniscono; trattateli con molto
rispetto e carità, a motivo del loro lavoro! (1 Ts 5,12-13).
68
Cfr. CIC, can. 620.
69
Nonostante – date la molteplicità di tipi di comunità e la varietà
delle missioni – i diversi concetti, modelli e metodi di governo, è
possibile individuare i più importanti punti di riferimento comuni:

• l’autorità, secondo il Vangelo, è sempre un servizio: come servo


dei servi di Dio veglia pazientemente sullo sviluppo spirituale dei
persone, forma l’aspetto di comunione fraterna e l’adempimento
della missione;
• è un potere spirituale che, convinto del primato dei valori
spirituali – sia nella vita personale e nella costruzione di vita
comunitaria – promuove questi valori;
• questa autorità è la fonte di unità: come la chiave di volta – nel
contesto della cura animarum – unisce tutti in una famiglia, in
modo che il convento non è solo un posto dove stare, un gruppo
di attori singoli dove ciascuno dei quali conduce la propria vita,
ma una fraternità dove si sostengano reciprocamente;
• questa autorità ha l’ultima parola e garantisce l’attuazione delle
decisioni: il processo decisionale può naturalmente coinvolgere
anche altri (in particolare il consiglio), perché il discernimento
comunitario è un fattore molto importante69.

In conclusione, va notato che l’autorità consacrata è necessaria


proprio per rafforzare i fratelli e la comunione fraterna, per animare
i ministeri e consentire la realizzazione del voto di obbedienza. Di
conseguenza, la persona che esercita questa autorità, “non può
abdicare al suo compito di primo responsabile della comunità” (VC
43).

69
Cfr. CNU 47-53.
70
Consigliocrazia o pedocrazia?:
Qual è il ruolo del consiglio?
Per aiutare il superiore, da un lato, e per frenare i suoi
improvvisati, aspirazioni autocratici, dall’altro, il diritto comune
prescrive che ogni superiore avrà un consiglio70, che la legislazione
definisce chiaramente – così risulta della regolazione – come una
entità stabile e efficiente, fissando anche la forma di partecipazione
e la responsabilità della comunità nei processi decisionali e
nell’esercizio prudente del potere.
Il consiglio è un gruppo composto da un piccolo numero di
persone consacrate. Il diritto proprio di ogni istituto determina chi
e come eleggere o nominare i consiglieri 71 . Questa legislazione
chiarisce anche la natura del consiglio di amministrazione, il
numero dei suoi membri, la durata del loro mandato, e le norme del
funzionamento del consiglio con le sue competenze. Bisogno
notare che, per i grandi atti specifici, il superiore deve, in
conformità con la legge, ottenere il consenso del consiglio, o
almeno chiedere la sua opinione. Il consiglio – dopo una
deliberazione e l’esplicitazione della sua opinione – esprime la
propria volontà con una votazione, segreta o pubblica.
Anche se il potere dei superiori si esercita congiuntamente con
il consiglio, questo potere ha un carattere personale e, come è già
stato detto, il superiore non può rinunciare il suo potere, perché è
personalmente responsabile per le decisioni e la gestione della
comunità consacrata. Questo sistema di governo ci protegge

70
Cfr. CIC, can. 627, § 1.
71
Consiglieri sono chiamati anche consulenti, consultori, confidenti,
definitori, assistenti, ecc.
71
dall’autocrazia di “leader”, dalla pedocrazia di “dilettanti” e dalla
consigliocrazia di “assessori”.

Roma locuta: La Congregazione romana


Il Papa essendo il superiore supremo nella Chiesa, la sua autorità
è di solito esercitata dai competenti enti che gli assistono all’interno
delle strutture della Curia romana. Le questioni nel campo della vita
consacrata sono trattate da una Congregazione specifica, creato
nella seconda metà del 16° secolo. Nel corso della storia, questa
Congregazione ha avuto diversi aggettivi nel suo nome: Sacra
Congregazione per le Consultazioni di Regolari; Sacra Congreg-
azione dei Religiosi; Sacra Congregazione per i Religiosi e gli
Istituti Secolari; Congregazione per gli Istituti religiosi e secolari;
e dal 1988: Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le
Società di vita Apostolica72. Nel 1985, quando l’aggettivo “Sacra”
è stato rimosso dai loro nomi, tutte le Congregazioni sono state
“desacralizzate”.
Le competenze della Congregazione comprendono questioni
riguardanti l’approvazione degli istituti religiosi, l’analisi delle
relazioni di Superiori Generali, la gestione e la disciplina, la
formazione e le conferenze dei Superiori Maggiori. La sua autorità
è esercitata dalla promulgazione di diversi tipi di documenti:
decreti, istruzioni, dichiarazioni, lettere, note, risoluzioni e rescritti.
Il più famoso documento negli ultimi anni è l’Istruzione
Congregavit nos in unum Christi amor (2 febbraio 1994), dedicato

72
Dal 2011, S.E. Cardinale João Braz de Aviz è Prefetto della
Congregazione.
72
alla vita fraterna nelle comunità religiose. I documenti di questa
Congregazione sono sempre approvati dal Santo Padre e pubblicati
con la sua permissione.

Conferenze, Sindacati, Federazioni, Congressi e Comitati:


Le Unioni dei Superiori Maggiori
Non solo i membri dei vari istituti si uniscono volentieri in uno
spirito di amicizia e di cooperazione (in settori come la pastorale,
la formazione e l’apostolato), ma i Superiori Maggiori hanno anche
stabilito adeguate strutture di coordinamento73, a livello nazionale,
continentale e internazionale. Queste strutture, che “hanno per
scopo principale la promozione della vita consacrata inserita nella
compagine della missione ecclesiale” (VC 53), “possono molto
contribuire a far conseguire meglio il fine proprio dei singoli
istituti, a promuovere una più efficace collaborazione per il bene
della Chiesa, a distribuire più razionalmente gli operai
dell’Evangelo in un determinato territorio, nonché a trattare le
questioni che i religiosi hanno in comune e a stabilire una conve-
niente opera di coordinamento e di collaborazione con le
conferenze episcopali per quanto riguarda l’esercizio
dell’apostolato17”.
Alcuni dei sindacati erano già stabiliti prima del Concilio
Vaticano II: l’Unione Internazionale dei Superiori Generali (USG,
1957) e l’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG,
1965). In Polonia, la Conferenza dei Superiori Maggiori ha una

73
La luce verde su questa strada è stata data dal Congresso generale degli
Stati di perfezione, tenutosi a Roma dal 29 novembre al 8 dicembre, 1950 17
PC 23.
73
lunga tradizione: la sua origine si trova nel Contratto dei Superiori
Maggiori e Congregazioni maschili (1948) o l’accordo delle
Superiore Maggiori e Congregazioni femminili (1951); la Con-
ferenza Nazionale degli Istituti Secolari è stata istituita solo nel
1995. Naturalmente, gli statuti di tutte queste entità sono stati
approvati dalla Santa Sede, e loro funzionano attraverso riunioni
plenarie, consultazioni e comitati.
Giovanni Paolo II ha incoraggiato le Conferenze di mantenere
un “contatto frequente e regolare” con la Congregazione per gli
Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, e un
dialogo “in un clima di reciproca fiducia ed apertura” con le
Conferenze episcopali, nella speranza che queste “gli organismi di
collegamento e di comunione si riveleranno particolarmente utili
per trovare soluzioni che evitino incomprensioni e tensioni sul
piano sia teorico che pratico” (VC 53).

Legislazione: Norme Necessarie


Cristo ha certamente obbligato la sua Chiesa – incluso la vita
consacrata – a stabilire leggi. Inoltre, egli ha dichiarato che
qualunque cosa i suoi superiori legherebbero sopra la terra sarà
legato nei cieli, e chi ascolta i Superiori della Chiesa, ascolta Cristo
stesso 74 . La visione della Chiesa comunità-ameba (con
innumerevoli forme) non corrisponde alle intenzioni del suo divino
Fondatore, riportate nel Vangelo. In quasi tutti i livelli, la Chiesa è
destinata a “creare tale ordine nella società ecclesiale che,
assegnando il primato all’amore, alla grazia e al carisma, rende più

74
Cfr. Mt 16,19; 18,18; Lc 10,16.
74
agevole contemporaneamente il loro organico sviluppo nella vita
sia della società ecclesiale, sia anche delle singole persone che ad
essa appartengono 75 ”. Le norme principali a tale riguardo sono
definite nel Codice di Diritto Canonico, che dedica 173 canoni (nn.
573-746) alla vita consacrata, nella terza parte del libro II,
intitolato: Il Popolo di Dio.
La legislazione di ogni istituto religioso ha i suoi dettagli
particolari – cioè un insieme di norme, redatte da autorità
dell’Istituto (di solito i capitoli). Le parti più importanti della
normativa sono le Regole e Costituzioni. La Regola – sviluppata
dal bisogno d’ordinare – è una raccolta più storica delle prescrizioni
più necessarie e delle linee guida per governare la vita della
comunità consacrata. I Superiori hanno la responsabilità di spiegare
e d’applicare il “spirito delle regole”. Il Consiglio ha ricordato che
la regola suprema di tutte le istituzioni è la norma fondamentale
della vita religiosa il seguire Cristo76, “qualificata da uno specifico
carisma autenticato dalla Chiesa” (VC 37).
Le Costituzioni, approvate dall’autorità ecclesiastica compe-
tente, costituiscono il codice fondamentale di una particolare
normativa, che comprende77:

• la mente e disegni dei fondatori per quanto riguarda la natura, la


finalità, lo spirito e il carattere di un istituto (spiritualità);
• le sane tradizioni (patrimonio) dell’Istituto;

75
Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Sacræ disciplinæ leges
(25.01.1983).
76
Cfr. PC 2a.
77
Cfr. CIC, can. 587 and 578.
75
• le norme fondamentali riguardanti la gestione dell’Istituto e la
disciplina dei suoi membri;
• una descrizione della natura dei capitoli, la loro composizione, le
competenze, le funzioni e la frequenza;
• le regole per l’ammissione dei candidati e la loro formazione;
• una descrizione ordinata dell’oggetto dei voti e della missione.

Su un livello più basso, la legislazione è inoltre composta da


statuti, direttori, consuetudinari, rituali, decreti e risoluzioni dei
Capitoli, e le dispense fornite dai superiori.

Il Capitolo: Un’autorità straordinaria


Il capitolo, la cui funzione è limitata a tempi indicati, riunisce i
superiori e delegati appositamente eletti, elegge le autorità compe-
tenti, si occupa di questioni più gravi e prende decisioni vincolanti
che interessano tutto l’Istituto (nel caso del Capitolo Generale) o di
una Provincia (Capitolo provinciale). Ogni capitolo è un organo
collegiale, investito di un’autorità straordinaria, ma questa autorità
non sospende quella del superiore e del suo Consiglio. Ogni
capitolo, celebrato in un’atmosfera di fede, valuta la fedeltà
dell’Istituto per la missione e il carisma, approfondisce la consa-
pevolezza della collegialità e corresponsabilità, stimola l’unità
delle menti e dei cuori, e prepara un programma di sviluppo
spirituale e di lavoro apostolico per i prossimi anni. I Superiori sono
responsabili per l’attuazione di tutte le decisioni del capitolo.

76
Capitoli locali (di casa), in cui tutti i membri di una casa
partecipano, stanno diventando sempre più popolari 78 . Questi
capitoli possono prendere decisioni che superano la competenza del
consiglio di casa, come definito dalla sua propria legislazione.

Pecunia olet: Economi


Ogni comunità consacrata – come persona legale – può
acquistare, possedere, amministrare e alienare beni temporali.
Tuttavia, le comunità devono evitare “ogni apparenza di lusso, di
eccessivo guadagno e di accumulazione di beni79”. In generale, ogni
comunità possiede alcuni bene. Gli economi80 sono responsabili di
questo bene comune “sotto la direzione del rispettivo Superiore81”.
Spetta a loro amministrarlo e controllarlo, e anche preparare
relazioni e richiedere spiegazioni pertinenti. Molti istituti hanno
comitati associati agli economi a vari livelli: questi comitati li
aiutano con i loro consigli e supporto professionale.
Il primo dovere di un economo fedele è quello di essere un
“maestro di casa buono e diligente”. I suoi compiti principali vi
sono: prendere cura dei beni affidati, proteggere la proprietà, fare
inventari, registrando proventi e oneri (con prove documentali) così
come le attività di gestione, pianificare il bilancio, e preparare le
relazioni. Va da sé che l’economo può contribuire molto per la
creazione di un ambiente tranquillo e gioioso in una comunità.

78
Autorizzato al can. 632.
79
Ibid., can. 634, § 2.
80
A volte chiamato anche procuratore, amministratore o ministro.
81
Cfr. CIC, can. 636, § 1.
77
Per la validità di alcuni atti di gestione (specialmente gestione
straordinaria, che comprende, per esempio, l’acquisto o la vendita
di beni stabili) è richiesto non solo il consenso del superiore e del
consiglio, ma anche il permesso del Superiore Generale o della
Santa Sede.
Mentre amministriamo saggiamente e prudentemente i nostri
beni temporali, siamo anche impegnati a dare testimonianza
collettiva di amore e povertà; inoltre, dobbiamo, nella misura delle
nostre possibilità, destinare una parte dei nostri beni per sostenere
le necessità della Chiesa e dei poveri82.

Quelli nati prima: il momento propizio


Un posto importante nella fraternità è occupato dagli anziani e
malati, che appartengono alla categoria evangelica dei più piccoli e
ultimi, ai quali dobbiamo prestare più attenzione. Si può dire che
sono membri di “cura speziale”. Tuttavia, la loro presenza ha un
ruolo molto positivo. I fratelli e le sorelle anziani che non perdono
d’animo di fronte a malattie, cattive condizioni di salute e i limiti
della loro età, ma conservano lo spirito della giovinezza, vivendo
con gioia, amore e speranza, sono un sostegno prezioso per i
giovani. D’altra parte, i giovani che prendono cura dei malati
confermano così l’autenticità della loro testimonianza e della loro
missione evangelica. Questa simbiosi (e l’assistenza agli anziani) è
infatti una caratteristica distintiva della civiltà dell’amore e uno dei
segni della qualità evangelica di una comunità.

82
Cfr. PC 13.
78
Inoltre, non escludiamo mai i malati e gli anziani una volta per
tutte dal servizio della comunità. Anche se non si sono preparati per
la vecchiaia e sono rimasti attivi per quanto possibile, “essi hanno
certamente molto da dare in saggezza ed esperienza alla comunità,
se questa sa stare loro vicino con attenzione e capacità di ascolto”
(VC 44). Poiché l’essenza della missione della vita consacrata non
è tanto nell’azione quanto nella qualità della testimonianza del
nostro impegno totale a Dio, “a ciascuno è richiesto non tanto il
successo, quanto l’impegno della fedeltà” (VC 63) – proprio gli
anziani hanno molte opportunità per mostrare la fedeltà: per-
severando nella preghiera, nella solitudine e accettando con
pazienza la loro condizione, disposti a servire di direttori spirituali,
confessori e guide nella preghiera83.

In principio era il fratello


All’inizio della vita consacrata – così dice la storia – ci erano
fratelli e solo fratelli. I sacerdoti venuto dopo (in un primo momento
solo per “uso personale”), e nel corso degli anni gli istituti clericali
si sono sviluppati, dove i fratelli, anche se svolgono un ruolo attivo
attraverso servizi in collaborazione con il ministero dei sacerdoti –
sono formalmente membri di seconda categoria. Tuttavia, il nome
di “fratello” indica il nucleo della spiritualità religioso: essere il
fratello di Cristo – il primogenito tra molti fratelli –, essendo un
fratello nella comunità e fratello di ogni persona. Perciò, i fratelli,
indipendentemente dal numero o tipo di talenti che hanno ricevuto,
vivendo quotidianamente la fraternità con Cristo e tra di noi,

83
Cfr. CNU 68.
79
umilmente ricordano “agli stessi religiosi sacerdoti la fondamentale
dimensione della fraternità in Cristo, da vivere fra di loro e con ogni
uomo e donna” (VC 6).
In Istituti di fratelli84, essi svolgono vari servizi utili (alcuni dei
quali potrebbero essere classificati come servizi ecclesiali), nelle
loro comunità e oltre. Hanno il merito considerevole (e non solo
storico) soprattutto nei settori dell’educazione, della formazione,
della sanità e delle opere di misericordia. “Perciò va ammirata e
lodata la loro testimonianza di fede cristiana, di dedizione e di
sacrificio, mentre c’è da auspicare che l’aiuto dei benefattori –
come è stato nella migliore tradizione cristiana – e le sovvenzioni
disposte nella moderna legislazione sociale permettano loro sempre
più di aver cura dei poveri85”.

La venerabile istituzione del monachesimo


“La veneranda istituzione della vita monastica86” – anche lei,
proprio come il fratello, era lì in principio ed è, inoltre, per sua
stessa natura, il segno più grande ed espressivo della dimensione
comunitaria della vita consacrata. Questa forma di vita all’interno
delle “mura del chiostro”, con stabilità di fatto e di diritto, richiede
incontri frequenti per vari esercizi e pratiche. San Basilio già
sosteneva che l’uomo non è un animal monasticum solitario ma
piuttosto destinato a vivere in koinonia, cioè in una comunità

84
In Polonia, per esempio: i Fratelli delle Scuole Cristiane, Fratelli
Ospedalieri di San Giovanni di Dio, i Fratelli Albertine e Fratelli del Cuore
di Gesù.
85
Giovanni Paolo II, Catechesi, Roma, 22 Febbraio 1995.
86
PC 9.
80
cenobitica. Nella tradizione dei monaci orientali, coloro che,
“portando la croce” anche “portano lo Spirito”, sono veramente un
popolo spirituale (cfr. VC 6).
Il compito principale dei monaci è l’umile ma sublime servizio
di Dio, che si espressa nella dedicazione totale al culto di Dio
“all’interno delle mura del monastero”, così come alla realizzazione
di opere d’apostolato o di carità cristiana. In ogni caso, il Consiglio
ha voluto che “siano come altrettanti centri viventi di edificazione
del popolo cristiano87”. Vita consecrata definisce il loro ruolo come
“segno di comunione, un’accogliente dimora per coloro che
cercano Dio e le cose dello spirito, scuole di fede e veri laboratori
di studio, di dialogo e di cultura per l’edificazione della vita
ecclesiale” (VC 6).
La preghiera comunitaria e personale “costituisce l’espressione
e la sorgente prima dell’unità della comunità monastica, che ha il
suo fondamento nell’unità della fede. Da ogni monaco si esige un
autentico sguardo di fede su di sé e sulla comunità: grazie ad esso
ciascuno porta i fratelli e si sente portato da essi – non solo da quelli
con cui vive, ma anche da quelli che lo hanno preceduto ed hanno
dato alla comunità la sua inconfondibile fisionomia, con le sue
ricchezze e i suoi limiti88”.

87
Ibid.
88
Giovanni Paolo II, Messaggio all’Abate di Subiaco in occasione della festa
di S. Benedetto, Patrono d’Europa (07/07/1999) 6.
81
Il genio delle donne nell’abito
Le donne consacrate 89 costituiscono, rispetto agli uomini, la
maggior parte del mondo consacrato90. Fin dall’inizio del cristiane-
simo una multiforme serie di “ancelle del Signore” continua e
rinnova la bellissima esperienza delle donne che seguivano Gesù,
servendo Lui e i Suoi discepoli. In queste donne che seguono Gesù,
possiamo riconoscere le tipiche caratteristiche dello spirito
femminile: la dedizione, la dolcezza, il sacrificio, l’amore sponsale
e un senso di maternità spirituale. Questo probabilmente spiega
perché Vita consecrata sottolinea che “le donne consacrate sono
chiamate in modo tutto speciale ad essere, attraverso la loro
dedizione vissuta in pienezza e con gioia, un segno della tenerezza
di Dio verso il genere umano ed una testimonianza particolare del
mistero della Chiesa che è vergine, sposa e madre” (57). Le sorelle
rispondono a questa particolare vocazione nella misura delle loro
capacità personali e in conformità con i loro carismi particolari.
Tutti sanno che la Chiesa dipende in gran parte sul contributo
specifico di donne consacrate, adeguatamente formate, per
promuovere l’educazione morale, familiare e sociale. Inoltre, le
donne sono chiamate a partecipare nel campo della riflessione
teologica, culturale e spirituale con il loro genio autentico. Una
grande varietà di nuove aree apostoliche sono aperte a loro: l’evan-
gelizzazione, nel lavoro dell’educazione, i mass media, la
formazione dei futuri sacerdoti e di persone consacrate, l’anima-
zione delle comunità cristiane, la direzione spirituale, la difesa dei
valori fondamentali della vita e della pace. Tra i loro compiti

89
Esse si chiamano comunemente con nomi diversi: monache, sorelle, madri
o ai loro nomi “propri”: orsoline, domenicani, carmelitani, ecc.
90
In Polonia il rapporto è di 3/1, e nel mondo di 4/1.
82
principali, per oggi e domani, sono quelli di smussare la lama del
femminismo aggressivo91 e di prendere la cura per la formazione
integrale della donna nel nostro tempo (cfr.
VC 58).

In uno spazio chiuso: Unum necessarium


Anche se tutte le suore sono chiamate a essere donne di
preghiera, con una vita ricca di preghiera, le monache di clausura e
le donne nelle istituzioni dedicate interamente alla contemplazione
dedicano la maggior parte di tempo alla preghiera e alla
contemplazione. Con la scelta di una rigorosa clausura, hanno
rinunciato radicalmente non solo alle cose, ma anche allo spazio, ai
contatti e a molti beni materiale. Dopo aver scelto, come Maria di
Betania, “la parte migliore” (Lc 10,42), nella solitudine e nel
silenzio, ascoltano la Parola di Dio e cercano di vivere in
conformità con essa. Vivendo nella clausura, la monaca rimane
costantemente nel “santuario” del suo cuore, dove è in comunione
con Dio. Ogni giorno sperimenta che questo santuario, ricevuto
come dono e scelto come una risposta volontaria d’amore, è un
luogo di comunione spirituale con Dio e con i suoi fratelli e sorelle.
Le monache di clausura si rendono conto che la limitazione dello
spazio e dei contatti crea le condizioni favorevoli per vivere
intensamente i valori del Vangelo (cfr. VC 59).

91
Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza (pp. 237-238), ha
notato che nella nostra epoca “stia rinascendo l’autentica teologia della
donna. Viene riscoperta la sua bellezza spirituale, il suo particolare genio;
stanno ridefinendosi le basi per il consolidamento della sua posizione nella
vita non soltanto familiare, ma anche sociale e culturale.”
83
In questo modo, i monasteri, potenti basi di preghiera, ricordano
le città evangeliche in cima alle colline o le luci sui candelabri (cfr.
Mt 5,14-15). La comunità monastica e ognuna di queste persone
rappresentano grandi “centri di preghiera, sui quali si appoggia la
vita della Chiesa nelle sue diverse dimensioni. Queste persone
spesso vivono nascoste, in un chiostro, dietro il cancello del
convento, e da là sostengono il mondo con le loro preghiere92”.
La loro è una missione speciale: l’esclusivo servizio della
preghiera nella Chiesa e per la Chiesa. In realtà, ogni preghiera –
anche la più “teocentrica” – è apostolica, perché è elevata a Dio da
un membro (una parte) della comunità ecclesiale. Proprio come un
cristiano, nel Battesimo (e ancor più radicalmente con la
professione dei consigli evangelici), deviene in qualche modo
“ecclesiale”, la preghiera di ogni “essere della Chiesa” comporta
(specialmente nella vita completamente centrata sulla
contemplazione) una dimensione veramente missionaria.
Inoltre, come l’ha osservato Giovanni Paolo II: “la preghiera è
il modo più semplice di rendere Dio e il Suo amore redentore
presente nel mondo. Allora, pregando per certe intenzioni,
diventiamo consapevoli del fatto che Dio, nel suo amore, ha
affidato a tutti e agli individui; ha affidato ogni uomo a ciascuno e
tutti a tutti”93.

92
Giovanni Paolo II, Catechesi, Roma, 15 Marzo 1995, in: Giovanni Paolo
II, Zakonnicy i życie konsekrowane we wspólnocie chrześcijańskiej
(Pallotinum, 1998), p. 107.
93
Cfr. Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza (Mondadori,
2004), p. 16.
84
Affinché non vengano a mancare:
La promozione delle vocazioni
Nuove vocazioni sono un fattore indispensabile per ringiovanire
ogni comunità consacrata, che, alla lunga, decide se un determinato
istituto esiste o no. Quindi, non è sorprendente che la Chiesa, in
generale e in ciascuna delle sue entità, cerca le vocazioni; si sforza
di risvegliare e di promuoverle, con costanza prega per loro in
giorni particolari94 (e non solo allora); li circonda ogni giorno con
la sua amorevole cura e guida spirituale. Tutti questi “sforzi” sono
una parte della cura pastorale delle vocazioni, che generalmente
non risparmia le risorse umane, spirituali o materiali.
La cura pastorale per le vocazioni s’ispira ai seguenti principi95:
• Il processo ha tre fasi principali: la proclamazione, la proposta e il
discernimento, ciascuna di queste fasi ha i propri obiettivi, mezzi
e metodi;
• si tratta di un’attività indipendente, ma sta in stretta relazione con
la cura pastorale ordinaria e della gioventù;
• si rivolge non solo a coloro che sono “vicini”, ma anche a coloro
che sono “lontani”;
• la “regola d’oro” è l’invito di Cristo: Venite e vedrete (cfr. VC 64);
• l’intera comunità partecipa, in misura maggiore o minore (i
responsabili sono solo gli animatori);
• diversi tipi di competenze secolare sono coinvolti per aiutare nel
cammino di discernimento;

94
Precisamente: la Settimana nazionale delle Vocazioni, che inizia la 4°
domenica dopo Pasqua, la Giornata della vita consacrata, che si celebra il 2
febbraio, e il primo giovedì di ogni mese.
95
Cfr. Il Signore mi donò dei fratelli: La Cura Pastorale delle Vocazioni dei
Frati Minori verso il futuro, Assisi, 2000, p. 10-11.
85
• questo ministero è esercitato in unione e collaborazione con la
Chiesa locale.

Sapendo che la famiglia cristiana è la culla delle vocazioni,


dedichiamole la dovuta attenzione pastorale. Tuttavia, anche se la
culla è davvero preziosa, è un buon ambiente solo all’inizio; poi
lascia poco spazio per lo sviluppo. Ecco perché vogliamo che tutta
la Chiesa sia impegnata (attraverso strutture e spontaneamente)
nella cura pastorale per le vocazioni96, in modo che ogni tipo di
ministero pastorale crea un’atmosfera professionale che trasmette
“il fascino della persona del Signore Gesù e la bellezza del totale
dono di sé alla causa del Vangelo” (VC 64).
Siamo consapevoli che la migliore promozione delle vocazioni
è una coraggiosa testimonianza personale di una vita totalmente
dedicata a Dio e agli altri, tra cui la testimonianza dei giovani ai
giovani. Niente potrà meglio convincere un giovane a entrare nel
percorso di consacrazione che la gioia e l’entusiasmo di quelli che
sono stati chiamati, che il loro amore appassionato per Cristo, la
comunità fraterna, lo zelo nel servizio divino, il loro grande tatto e
la cura piena di benevolenza per la persona umana97.

96
Sarebbe certamente l’ideale se ogni Diocesi aveva una struttura comune
per il coordinamento della pastorale delle vocazioni della diocesi e gli istituti,
come suggerisce il VC 64.
97
Cfr. Sessione plenaria polacca, Kapłaństwo i życie konsekrowane jako
wspólnota życia i posługi z Chrystusem [Sacerdozio e vita consacrata come
vita comune e servizio con Cristo], 43-54.
86
Formazione delle vocazioni: grazia dopo grazia
La comunità è l’ambiente naturale per il graduale sviluppo
personale e per la formazione delle coscienze delle generazioni
successive che sono chiamate. La formazione delle vocazioni è un
processo educativo dinamico, svolto nelle istituzioni appropriate
della vita consacrata98, sotto la responsabilità di una persona esperta
e competente. Questa persona – un fratello o sorella maggiore –
aiuta il giovane a riconoscere la chiamata speciale di Dio, a
rispondere positivamente e a imparare a prendere cura personal-
mente del suo sviluppo. Per rendere quest’aiuto quanto più efficace
possibile, le forze migliori della comunità sono impegnate nel
lavoro di formazione: persone mature, saggie, prudente e paziente,
e con una influenza positiva su quelli in formazione.
Nella cura per la propria vocazione, o nell’autoformazione,
l’attività principale consiste nell’aprire l’intero spazio della propria
vita allo Spirito Santo e a impegnarsi generosamente nel processo
di trasformazione, accettando con fede l’aiuto dei formatori (cfr.
VC 65). Lo strumento essenziale, per un aiuto sistematico, è “il
colloquio personale, da tenersi con regolarità e con una certa fre-
quenza, come consuetudine di insostituibile e collaudata efficacia”
(VC 66).
Cerchiamo di rendere la formazione integrale, in modo che essa
riguarda tutta la persona, con i diversi aspetti della sua identità, le
sue azioni e intenzioni. Parliamo dunque di diverse dimensioni di
formazione: umana, spirituale, religiosa, intellettuale, comunitaria,
professionale, apostolica, pastorale e culturale. Tutti questi aspetti
contribuiscono allo sviluppo integrale della persona e favoriscono

98
Questi sono: il postulato, il noviziato, voti temporanei, il seminario.
87
la sua piena autorealizzazione in Cristo, attraverso l’acquisizione a
titolo definitivo degli ideali e dei valori del Vangelo, in conformità
con il carisma del fondatore.

Affinché lo spirito di sacrificio non si spenga: Infuocando il


carisma
Come è già stato ricordato, la formazione è un processo
importante e continuo, grazie al quale ci convertiamo
costantemente alla Parola di Dio nella profondità della nostra
esistenza e, allo stesso tempo, impariamo l’arte di cercare i segni di
Dio nella realtà terrena (cfr. VC 68). Ci convertiamo e impariamo
durante tutta la nostra vita, perché in ogni momento sperimentiamo
problemi con fedeltà alla nostra vocazione, e non siamo mai com-
pletamente formati e maturi. Vita consecrata ne parla chiaramente
e con precisione: “Nessuno può esimersi dall’applicarsi alla propria
crescita umana e religiosa; così come nessuno può presumere di sé
e gestire la propria vita con autosufficienza. Nessuna fase della vita
può considerarsi tanto sicura e fervorosa da escludere l’opportunità
di specifiche attenzioni per garantire la perseveranza nella fedeltà,
così come non esiste età che possa vedere esaurita la maturazione
della persona” (69).
Un programma di formazione permanente, così come il processo
di rinnovamento, dovrebbe coprire tutti gli aspetti e le fasi della
vita, in modo che il fuoco del carisma e lo spirito di sacrificio non
se spengono mai. Qui, è importante, da un lato, tenere conto del
principio delle molteplici dimensioni della formazione e, dall’altro,
la considerazione di alcune fasi importanti della vita umana (che
“nella dinamica della fedeltà” vengono e passano):

88
• Il periodo iniziale: il primo anno dopo la formazione iniziale,
passaggio dalla dipendenza all’azione indipendente;
• Mezza età: fine della prima decade, un tempo di ricerca per i
valori specifici ed essenziali della vita consacrata di fronte alla
paura di cadere nella routine e nella banalizzazione;
• Maturità: i prossimi 20 anni, il rischio di individualismo o di
chiudersi in se stessi, la difficoltà di mantenere la disciplina, il
consolidamento di atteggiamenti;
• L’età avanzata: l’escatologia si trova proprio dietro la porta;
graduale rassegnazione, malattia e forzata inattività;
• Il momento della partenza: tempo di unione con l’ultima ora
della Passione del Signore, l’ultimo atto del misterioso processo
di formazione (cfr. VC 70).

Necessariamente si deve aggiungere che, in ciascuna di queste


fasi, situazioni di crisi possono essere provocate da una varietà di
fattori, sia esterno che di natura più personale. Ogni crisi è una sfida
per la formazione permanente, per il suo programma e i suoi
direttori, e soprattutto è un test importante per coloro che sono
direttamente toccati dall’esperienza.
In conclusione, dobbiamo notare che la formazione si situa nel
cuore di ogni comunità come elemento decisivo per il futuro della
vita consacrata. La formazione, infatti, è profondamente collegata
con il nostro carisma, la spiritualità, la comunità e la missione.
Pertanto, siamo felici di investire nella nostra formazione, perché
porta la più grande percentuale del capitale e la più grande speranza.

89
90
III
La vita consacrata
come missione
92
Spulciando le parole: Che cosa significano?
Quando diciamo “missione”, molte parole vengono in mente,
per esempio: apostolato, invio, ministero, servizio, obbligazione,
comando, ordine, lavoro, impegno, ruolo, ecc. Tutti questi concetti
appartengono allo stesso campo semantico. I dizionari indicano che
un “apostolato” è l’azione intrapresa per promuovere la fede
cristiana, e la “missione” è un alto compito dato; una “carica” è la
responsabilità affidata alle mani di qualcun altro per determinate
materie; un “dovere” è una necessità morale; un “comando” pone
l’obbligo per qualcuno di fare qualcosa; un “ordine” è una direttiva
verbale o scritta che deve essere seguito, un “compito” implica che
qualcuno è designato a fare qualcosa; una “obbligazione” è
l’assoluta necessità di fare qualcosa che è stato richiesto, un “ruolo”
(a essere giocato) è la partecipazione e l’importanza di una persona
in un progetto. In questo contesto, la missione è un alto compito
apostolico che Cristo ha affidato a coloro che lo accettano come
obbligo morale non negoziabile a effettuare immediatamente.
Quelli nella vita consacrata non hanno altra scelta che di essere
missionario. Si tratta di un imperativo, radicato nella loro
configurazione a Cristo99.
Per noi, questo dovere deriva direttamente dalla professione dei
consigli evangelici, che uniscono uomini e donne alla Chiesa in
modo speciale, impegnandoli a dedicare la loro vita al servizio di
Dio più dei laici che s’impegnano nel Suo servizio. La Chiesa, dopo
aver ricevuto la nostra professione, ha anche il diritto di richiedere
di noi un impegno più profondo per la sua missione, cioè la

99
Cfr. Messaggio del IX Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, 6.
93
dedizione totale alla missione di Cristo. “Di qui deriva il dovere di
lavorare, secondo le forze e la forma della propria vocazione, sia
con la preghiera, sia anche con l’attività effettiva 100 ”. In
conseguenza, la vita consacrata è una missione, come era tutta la
vita di Gesù (cfr. VC 72). Ancor più: c’è una dimensione
missionaria nel cuore di ogni forma di vita consacrata (cfr. VC 25).

Il segreto della missione


La nostra missione è un mistero dell’amore di Dio, e proprio per
questo non si può comprendere pienamente. Quando Gesù chiama
uomini e donne a seguire Lui, Egli fa capire loro che li chiama a
stabilire il Regno. Egli associa strettamente la missione affidata e
la richiesta di lasciare tutto per seguirlo101. Si aspetta questo da suoi
apostoli, ma anche da coloro che, in tutta la storia della Chiesa,
continuano la sua missione sulla via dei consigli evangelici: Egli
chiede l’impegno di tutta la persona, di tutto la sua forza (senza
alcuna compensazione), per il bene del Suo regno.
Cristo è per eccellenza la prima persona consacrata e il primo
inviato. La sua passione, morte e risurrezione sono il fattore
essenziale della nostra salvezza. Pochissimi di noi sono chiamati a
imitarlo nella sua Passione. Tuttavia, Cristo realizza anche altre
attività salvifiche: ha insegnato, guarito, perdonato i peccati e ha
formato la sua Chiesa. Ognuno di noi, con i nostri talenti e carismi,

100
LG 44; il Decreto sulla missione pastorale dei vescovi nella chiesa
Christus Dominus (n. 33) aggiunge che questo compito deve essere realizzata
“con zelo e diligenza”; inoltre, incoraggia opere di penitenza e “opere attive
d’apostolato”.
101
Gli Apostoli, come leggiamo nel Vangelo di S. Luca (18,28) hanno dovuto
lasciare quello che avevano fatto ed i sui beni “personali”.
94
in armonia costruttiva con la missione della sua comunità, partecipa
in qualche modo nel ministero di Gesù. Il nostro particolare lavoro
diventerà sempre più efficace nella misura in cui crescono la nostra
santità personale, la fratellanza nelle nostre comunità e il nostro
impegno profondo in quello che facciamo.

Indirizzo di ritorno: Cura te ipsum


Poiché l’efficacia della nostra cooperazione nella missione di
Gesù dipende della misura in cui ci diamo esclusivamente al Padre,
afferrati da Cristo e animati dallo Spirito, è chiaro che siamo in
realtà i primi beneficiari della nostra missione. Di conseguenza, noi
realizziamo la nostra prima missione verso noi stessi, cercando di
aprire i nostri cuori alla grazia di Dio (cfr. VC 25) e di crescere
nell’amore di Dio e del prossimo.
Questa missione, che riguarda in primo luogo il nostro benessere
spirituale, non è qualcosa di secondario nella nostra vita. Questa è
la misura fondamentale per amare il nostro prossimo come noi
stessi; è la forma fondamentale di amore di sé, vale a dire il
tentativo di cedere tutta la nostra vita a Dio e di sacrificare tutto ciò
che siamo e ciò che abbiamo, eliminando così gli ostacoli che ci
impediscono di diventare un vero segno di Cristo nel mondo (cfr.
VC 25). Essendo un segno di Cristo significa: lasciarsi leggere
come un quinto Vangelo; portare il messaggio di speranza, di pace
e di gioia; rendere visibile Gesù casto, povero e obbediente;
indicare la strada da seguire; essere l’immagine di comunione
fraterna; ricordare i valori e le benedizioni del Vangelo; essere
attenti al primato della vita interiore; chiamare al pentimento, alla
dedizione e al sacrificio; e annunciare l’arrivo della terra nuova e

95
dei cieli nuovi. Così, in questa “auto-missione” si tratta principal-
mente della qualità del segno, della sua visibilità, chiarezza ed
espressività.

Testimonianza personale: La missione più importante


Un segno così chiaro ed espressivo ha il valore di una testi-
monianza personale. Vita consecrata, dando maggiore importanza
a questo valore rispetto alle opere esterne dell’apostolato, insiste
sul fatto che questa è la missione più importante e afferma che “la
missionarietà è insita nel cuore stesso di ogni forma di vita
consacrata” (VC 25). Il merito principale di questo valore risiede
nella manifestazione di Cristo nel mondo. Ancora una volta,
dobbiamo applicare la regola verificata: più diventiamo simili a
Cristo, più Lo rendiamo presente e attivo nel mondo per la salvezza
e la riconciliazione del genere umano.
In questa prospettiva, è anche possibile vedere quanto sono
importanti per una testimonianza autentica i voti, una sana e
profonda spiritualità, la fraternità, la vita sacramentale, la pratica
della preghiera, lo spirito di ascetismo, la fedeltà e la vigilanza 102.
Tutto questo vivifica e rafforza la testimonianza di una vita che
vuole essere totalmente dedicata a Dio e alla gente, all’esempio del
Signore Gesù, che per amore per l’umanità si è fatto servo.
Imitandolo, nella misura delle nostre possibilità, diventiamo in
certo modo “un prolungamento della sua umanità” (VC 76). Ora,
quanto più viviamo di Cristo, tanto meglio possiamo servirlo negli

102
CIC sottolinea che questa testimonianza dovrebbe essere alimentata dalla
preghiera e dalla penitenza (can. 673).
96
altri, nei diversi campi dell’apostolato, anche dove il rischio è
maggiore.

Servire: In Universo Mundo


Con la nostra consacrazione, abbiamo ricevuto la missione di
servire Dio e l’uomo. Al fine di compiere bene il nostro servizio,
dobbiamo essere aperti a Dio e al mondo: dobbiamo, quindi, fare il
più profondamente possibile l’esperienza di Dio e discernere con
precisione - con l’aiuto dello Spirito Santo – i segni del nostro
tempo e le sue sfide. Come persone consacrate all’obbedienza, ci
siamo abituati a cercare la volontà e il disegno di Dio in tutte le
cose; ci sembra che questa predilezione a volte ci aiuta a
riconoscere i disegni della Provvidenza e a capire precetti di Dio.
Cerchiamo poi di servire in questo spirito, lavorando con zelo
secondo il carisma originale e, allo stesso tempo, in risposta alle
esigenze del momento.
Di conseguenza, applicando ai bisogni del mondo intero103 (che
ci muovono profondamente, e che noi abbracciamo con la preghiera
sincera) l’indicazione del carisma fondante e le norme della nostra
legislazione interna, possiamo – in qualche modo contribuire anche
allo sviluppo di nuovi programmi di evangelizzazione. Lo facciamo
con la convinzione che lo Spirito Santo può dare una risposta
soddisfacente anche alle questioni più difficili; noi crediamo che

103
Come comunità internazionale, siamo presenti in molti paesi e regioni del
mondo: in conseguenza anche condividiamo in certo modo i loro problemi e
difficoltà, l’esperienza della globalizzazione della miseria e della povertà, e
assistiamo al confronto tra due civiltà: della vita e della morte.
97
Egli sia in grado di aiutare efficacemente nelle situazioni più
pesanti (cfr. VC 73)104.

L’unicità della missione consacrata


Siamo consacrati nella Chiesa e per la Chiesa: come la sua parte
consacrata, partecipiamo alla missione salvifica di Gesù. Tale
partecipazione si esprime principalmente attraverso la contem-
plazione e la preghiera: questo è il primo e fondamentale dovere di
tutti i religiosi105. Infatti, è la Chiesa che ci invia in missione, che è
in realtà organicamente legata alla vita secondo i consigli
evangelici e porta all’unione contemplativa con Dio. Il Dio della
nostra contemplazione è lo stesso Dio che dà l’ispirazione e ci invia
in missione. In altre parole, l’apostolato deriva dai voti, e dalle
attività apostoliche derive l’unione solida e intima con Gesù 106 .
Questa simbiosi tra la contemplazione e l’attività apostolica porta
frutti benedetti.
Invece, la missione dei membri degli Istituti secolari è molto
diversa: la loro attività apostolica è allo stesso tempo l’espressione
e la realizzazione della loro consacrazione. Partecipano alla
missione della Chiesa nel mondo e per il mondo, con la loro testi-
monianza di vita cristiana e di fedeltà alla loro consacrazione,
prendendo parte all’organizzazione dagli affari secolari in maniera
divina, e penetrano il mondo con la forza (come il lievito) del

104
Ricordiamo anche il principio generale di ogni opera apostolica:
dobbiamo confidare in Dio come se tutto dipendesse da Lui, ma anche
lavorare senza sosta, come se tutto dipendesse da noi.
105
Cfr. CIC, can. 663, § 1.
106
Ibid., can. 675.
98
Vangelo. Inoltre si sforzano di servire la comunità ecclesiale, in
conformità con il proprio carisma secolare e i loro doni personali.
Proprio per questo, non indossarono vestiti distintivi, di solito non
vivono in una comunità, e la contemplazione non è il loro primo e
più importante dovere.
Le Società di vita apostolica hanno un orientamento simile.
Naturalmente, la loro missione si svolge nel loro modo di vivere la
vita fraterna in comunità, eppure, il loro compito primario non è la
contemplazione ma l’apostolato, compiuto in conformità con lo
scopo delle loro Costituzioni.
Dobbiamo aggiungere che anche gli istituti contemplativi
svolgono un ministero apostolico nella Chiesa. Infatti, la preghiera
è un servizio a tutta la Chiesa. Esso reca “frutti abbondantissimi di
santità”, e contribuisce a una “segreta fecondità apostolica 107 ”.
Allora, qualunque sia il tipo di missione che abbiamo ricevuto,
ognuno di noi cerca di riconoscerci il riflesso del regno dei cieli e
la sfida del Vangelo.

Dialogo: Il nome della carità


Le persone consacrate svolgono la loro missione in comunione
e in dialogo con altri settori della Chiesa. Questa collaborazione –
nelle sfere di discernimento, di pianificazione e di azione –
contribuisce a una maggiore efficienza nella missione. In realtà, i
singoli individui non sono in grado di fornire risposte conclusive
alle molteplici sfide del mondo contemporaneo. Al contrario,
dibattiti, consultazioni, negoziazioni, e in particolare il dialogo e la

107
PC 7.
99
comunione, sono fonti di arricchimento reciproco che ci aiutano a
vedere i problemi in modo realistico e ci permettono di affrontarli
con una maggiore speranza di successo (cfr. VC 74).
La Chiesa, apprezzando la cura per il dialogo nella vita fraterna,
ha invitato a impegnarsi soprattutto nel dialogo ecumenico con le
altre religioni, in un “dialogo di amicizia e di amore”, un “dialogo
di vita” e un “dialogo delle opere” (cfr. VC 100102). Nell’esercizio
di dialogare ci aiuta anche una sana spiritualità dell’azione, cioè lo
sforzo costante per assicurare una stretta unione tra contemplazione
e azione. Quando questo non è il caso, vi è il rischio di collasso
interno, di confusione e di scoraggiamento.

L’Icona della lavanda dei piedi: L’amore sino alla fine


Se l’amore (per Dio e per il prossimo) è “l’anima di ogni
missione”, l’anima della vita consacrata – essendo una “vita
d’amore oblativo, di concreto e generoso servizio” (VC 75) – ha
risorse abbondanti. Seguendo le orme di Gesù, che amando suoi
che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv 13,1), contempliamo
l’icona che lo mostra nel cenacolo lavando i piedi ai suoi discepoli.
Nel riflesso di questa immagine vediamo la profondità dell’amore
di Dio e l’ispirazione per il nostro servizio alla gente. Infatti, “la
vita consacrata, almeno nei periodi migliori della sua lunga storia,
s’è caratterizzata per questo «lavare i piedi», ossia per il servizio
specialmente ai più poveri e ai più bisognosi” (VC 75).
Con questo amore amiamo la Chiesa (quella universale come
quella particolare) in cui viviamo. Con questo amore ci impegnia-
mo, nella misura delle nostre capacità, nel ministero per i malati e i
sofferenti, gli infermi e i bisognosi, le persone sole e perdute, i

100
disabili e abbandonati, i disoccupati e i poveri, gli anziani e i
bambini, i tossicodipendenti e i morenti, gli indesiderati ed emar-
ginati della società. La nostra missione significa essenzialmente
“rendere utile la propria vita, impiegarla alle opere di carità, alla
preghiera, al servizio dei fratelli, ad un’attività, insomma, intensa,
feconda di egregie iniziative108”.
Prendiamo cura, con attenzione speciale, di tutti i “piccoli e
ultimi”, perché i nostri fondatori si distinguevano per la loro
sensibilità straordinaria alla povertà e alle esigenze degli altri come
pure della società. Ci hanno insegnato questo ministero. La loro
sensibilità li fece correre ad aiutare in ogni difficoltà e a realizzare
lavori (spesso brillanti). Erano come i vigili del fuoco, pronti a
spegnere i più piccoli focolai d’incendio109. Infatti, nel mondo tali
focolai d’incendio mai mancano.
Il servizio ai poveri e la cura per i malati (e in generale tutte le
opere di carità, organizzate e spontanee) costituiscono l’azione
della missione, e allo stesso tempo garantiscono l’autenticità della
vita consacrata e ci spingono ad una continua conversione110.

108
Paolo VI, Omelia nella Casa di cura “Regina Apostolorum” di Albano, 22
Agosto 1963.
109
Giovanni Paolo II, in un discorso tenuto a Kielce, il 3 giugno 1991,
indicato quattro punti infuocati in Polonia: le vittime della tossicodipendenza,
Aids, madri singole con figli, e le difficoltà dei giovani.
110
“La guida delle anime sia vicino a ciascuno con la compassione e sia più
di tutti dedito alla contemplazione, per assumere in sé, con le sue viscere di
misericordia, la debolezza degli altri, e insieme, per andare oltre se stesso
nell’aspirazione delle realtà invisibili, con l’altezza della contemplazione”
(Gregorio Magno, Regola pastorale II, 5).
101
La Missione Ad gentes: Missionari nel senso più stretto
La Chiesa, evangelizzata ed evangelizzatrice, vuole che il “zelo
per l’evangelizzazione scaturisca da una vera santità di vita, e che
la predicazione, alimentata dalla preghiera e soprattutto dall’amore
all’Eucaristia111”. Questo è davvero il lavoro essenziale e incessante
della Chiesa, che compie costantemente il comandamento di Cristo:
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni (Mt 28,19). Questo
lavoro missionario è rivolto alla folla sempre crescente di coloro
che non conoscono Cristo.
Fin dall’inizio, la vita consacrata112 è stata caratterizzata da un
enorme carica missionaria e ha inviato i suoi missionari a tutti i
popoli negli angoli più remoti della terra. La consapevolezza che
tante persone non conoscono la piena manifestazione di Dio li
spinge a partecipare all’attività missionaria della Chiesa. Le
prossime generazioni di missionari, con nuovo entusiasmo e
motivazioni, in piedi davanti al Signore, hanno dichiarato la loro
disponibilità: Mandami, Signore, dove vuoi.
Il primo compito dei missionari è l’annuncio del Vangelo, che
mira alla conversione, “cioè all’adesione piena e sincera a Cristo e
al suo Vangelo mediante la fede” 113 . Tuttavia, l’annuncio del
Vangelo può essere efficace solo se è corredata da un processo
d’inculturazione e dal dialogo interreligioso. Ciò richiede una seria

111
Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 76.
112
E non solo quelli Istituti che hanno introdotto l’ordine missionario di Gesù
in loro carisma e si caratterizzano per la grande carica missionaria (SVD,
OMI, SDB, C.Ss.R., SMA, SCJ, CSSp, CM, MSF); questi erano però in grado
di costruire l’intera base: dalla preghiera, attraverso l’informazione,
l’interesse dell’opinione pubblica, ai centri di assistenza materiale.
113
Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptoris missio, 46.
102
preparazione personale, un’ottima conoscenza della teologia e la
capacità d’insegnare.
Questo rapporto è “profittabile” per entrambe le parti: ricevendo
un nuovo modello culturale, il genio del popolo missionario può
andare oltre i propri limiti, sulle strade in ogni parte del mondo; le
persone consacrate, che arrivano a un nuovo posto, trovano
l’opportunità per uno sviluppo e possono essere arricchite da un
nuovo stile di vita e di ministero. Molti dei nostri predecessori
sapevano immergersi nelle profondità del loro tempo, ma in un
modo che ha aperto nuove strade per le loro generazioni (cfr. VC
77-80).

Contatto con altre culture: Inculturazione


L’ambito di attività missionaria comprende anche il processo
d’inculturazione, che consiste nel stabilire un dialogo fecondo con
le altre culture; tale dialogo deve essere preceduto dal lavoro
paziente di studio e la comprensione della cultura, nonché
dall’esplorazione coraggiosa dei suoi valori trascendenti e di segni
di Dio in essa. Questa esplorazione ha un potere riflessivo ed è
anche utile per i missionari stessi: “i valori scoperti nelle diverse
civiltà possono spingerli, infatti, ad accrescere il proprio impegno
di contemplazione e di preghiera, a praticare più intensamente la
condivisione comunitaria e l’ospitalità, a coltivare con maggiore
diligenza l’attenzione alla persona ed il rispetto per la natura” (VC
79). Questo fecondo rapporto spesso può dare origine a nuovi stili
di vita e approcci pastorali che arricchiscono l’intero istituto.
Le persone consacrate sono particolarmente ben disposte a
impegnarsi nel complesso processo d’inculturazione: infatti, se

103
l’autentica inculturazione ha da fare con la presenza di Cristo tra
noi, chi, se non noi – abituati a lasciare la casa della nostra famiglia,
al distacco dai beni materiali, e alla rinuncia a molti aspetti della
cultura – è in grado di vivere “con amore e umiltà” tra sconosciuti,
facendoli i suoi? Abitando fra loro, diventiamo “all’interno di una
cultura fermento evangelico capace di purificarla e farla evolvere”
(VC 80). Spesso, quindi, nasce una proposta culturale innovativa,
una sorta di vero e proprio modello culturale.

La Nuova Evangelizzazione: La sfida del nostro tempo


La nuova evangelizzazione è la ri-evangelizzazione delle
“vecchie” regioni cristiane, dove lo splendore della Buona Notizia
si è spento, perché hanno abbandonato le verità cristiane, e la
coscienza è anestetizzata e i confini morali sfocati. L’idea della
nuova evangelizzazione è venuta da Giovanni Paolo II e lui l’ha
ripetutamente incoraggiata114. I Padri sinodali di 1994 hanno anche
notato nel loro messaggio che la vita consacrata è particolarmente
preparata per giocare un ruolo da protagonista in questo compito
provvidenziale della nuova evangelizzazione (cfr. VIII). La nuova
evangelizzazione non significa predicare un “nuovo” Vangelo;
implica solo un nuovo slancio e nuovo entusiasmo, nuovi metodi e
nuove modalità per annunciare il Vangelo e un nuovo approccio
alle nuove situazioni115.

114
Già nel 1979, durante il suo pellegrinaggio in Polonia, Giovanni Paolo II
ha ricordato, a Gniezno, la chiamata a evangelizzare che deve sempre risuona
e richiede continuamente nuova azione.
115
Cfr. II Plenaria del Sinodo polacco, Potrzeba i zadania nowej
ewangelizacji na przełomie II i III tysiąclecia chrześcijaństwa [Esigenze e
compiti della nuova evangelizzazione a cavallo del 2° al 3° Millenni], 17.
104
La nuova evangelizzazione si rivolge principalmente a coloro
che hanno già incontrato la fede cristiana, e il Vangelo non è loro
sconosciuto. La nuova evangelizzazione è destinata a portare ad un
rinnovato, a un incontro permanente, più profondo con il Vangelo
e con Gesù Cristo. Ciò avverrà solo se non vi sia alcuna spaccatura
tra ciò che siamo e ciò che predichiamo, e se, sempre fedeli al
nostro carisma fondazionale, cooperiamo con altri evangelisti e
siamo pienamente consapevoli del significato teologico delle sfide
del nostro tempo, che sono oggi una fonte di ansia per il cuore
dell’uomo e dei suoi bisogni brucianti (cfr. VC 81).

Il ministero pastorale: Sacerdoti religiosi


La missione della vita consacrata appartiene integralmente alla
diocesi, sotto la responsabilità pastorale del vescovo. Tutte le
persone consacrate vivono in una determinata Chiesa particolare,
dove apportano la ricchezza della loro consacrazione, della loro vita
fraterna e il loro carisma. In una diocesi, c’è un bisogno particolare
di sacerdoti religiosi. Infatti, essi “in una certa misura appartengono
al clero della diocesi”, e non soltanto coloro coinvolti direttamente
nel ministero. Tuttavia, tutte le altre persone consacrate (uomini e
donne) “appartengono in modo particolare alla famiglia
diocesana116”.
La forma più popolare di pastorale parrocchiale, che comprende
l’amministrazione dei sacramenti, la predicazione, l’istruzione
catechistica, il sostegno d’opere caritative e sociali, e la cura per la
partecipazione dei laici alla missione della Chiesa. Nel ministero

116
Concilio Vaticano II, Christus Dominus, 34.
105
parrocchiale, cerchiamo di esprimere in modo speciale la dimen-
sione apostolica del nostro carisma: mediante il modo in cui
conduciamo la parrocchia, la scelta dei metodi e mezzi specifici,
facendo conoscere la storia, la spiritualità e le opere dell’istituto, da
speciali preghiere e devozioni, e organizzando comunità specifiche.
Di conseguenza, quando impegnati nel ministero parrocchiale,
preferiamo quelle parrocchie che ci permettono di vivere in
comunità e di esprimere il nostro carisma117. Lo stesso vale per le
comunità religiose femminili intensamente coinvolte nella vita
pastorale della parrocchia. Questo impegno sarà fruttuoso nella
misura in cui la comunità religiosa sarà presente nell’apostolato con
il suo carattere carismatico118.
Sebbene la maggior parte dei sacerdoti religiosi ora lavora nelle
parrocchie, la riduzione della presenza di istituti nel ministero
parrocchiale, una mancanza di stimoli o del desiderio da parte loro
di accettare la ricchezza della propria spiritualità e del loro
ministero carismatico, potrebbero notevolmente impoverire la vita
consacrata e anche le Chiese particolari 119 . Proprio per questo
motivo, i sacerdoti religiosi nelle diocesi offrono una varietà di altri
servizi specializzati nel campo dell’evangelizzazione, come ritiri
parrocchiali, missioni, l’apostolato tra gli immigrati, la presenza nel

117
Il modus vivendi tra il religioso e Vescovi è stato formulato - non solo a
livello di principi generali, ma principalmente sotto forma di standard - nel
documento Mutuæ Relationes (14.05.1978) già citato, pubblicato dalla
Congregazione per i Religiosi e Istituti Secolari e Congregazione per i
Vescovi.
118
Ibid., 49-50.
119
Cfr. IX Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi,
Instrumentum laboris: “La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e
nel mondo”, 40 e CIC, can 681.
106
mondo dei media, e l’impatto sulla trasmissione e sulla creazione
della cultura.
Vita consecrata avverte: “Una diocesi che restasse senza vita
consacrata, oltre a perdere tanti doni spirituali, appropriati luoghi
di ricerca di Dio, specifiche attività apostoliche e metodologie
pastorali, rischierebbe di trovarsi grandemente indebolita in quello
spirito missionario” (48). In realtà, gli Istituti di Vita Consacrata
semplicemente con la loro presenza incitano la Chiesa locale di
essere più attenta ai problemi della Chiesa universale.

Il gigante svegliato: La cooperazione con i laici


Lo sviluppo della missione della vita consacrata dipende in gran
parte della benevolenza delle persone e dell’ambiente in cui si
svolge la missione. In generale, tutte le comunità coltivano un
collegamento intenso con i laici: noi non solo facciamo ogni sforzo
per creare le migliori relazioni possibili con i benefattori e colla-
boratori, ma anche cerchiamo di costruire intorno a noi un cerchio
più stretto di laici amici, affascinati dalla nostra spiritualità e
coinvolti nei nostri ministeri. Quindi, quasi ogni “pianeta
consacrato” è circondata da alcune “lune secolari”, alcuni piccoli e
altri grande, risplendenti di luce carismatica. Per garantire che
queste luci non si spengano, è necessario prendere cura non solo
della nostra identità ma anche della formazione integrale dei laici120.
Questa consiste nella “formazione della vita spirituale e apostolica,

120
“I religiosi devono aiutare i fedeli laici nella loro formazione. A loro volta,
gli stessi fedeli laici possono e devono aiutare i sacerdoti e i religiosi nel loro
cammino spirituale e pastorale” (Giovanni Paolo II, Esortazione post-
sinodale Christifieles laici, 61).
107
di un’approfondita conoscenza della dottrina cristiana e, allo stesso
tempo, dello sviluppo delle virtù umane, d’atteggiamenti familiari
e civici, nonché nel miglioramento delle competenze
professionali121”.
Alla luce del principio di complementarità delle vocazioni e dei
carismi nella Chiesa, è chiaro che stiamo cercando il contatto e
promoviamo attivamente l’interazione con i laici; li accogliamo
nella comunità e li coinvolgiamo in diversi modi nella nostra
spiritualità e nel lavoro apostolico. Così s’intensificano la coopera-
zione e il nostro scambio di doni. Naturalmente, anche la più stretta
cooperazione possibile dovrebbe avvenire in un clima di rispetto
delle diverse vocazioni e degli stili di vita. Tale cooperazione, a
livello della missione, “può far brillare la forza illuminante del
Vangelo nelle situazioni più oscure dell’esistenza umana” (VC 56).
Alcuni anni fa si diceva che il laicato è un gigante addormentato
da svegliare cautamente. Oggi, il gigante svegliato sta rivelando la
sua forza e abilità. Non abbiamo paura di questo gigante: al
contrario, con creatività e prudentemente lo includiamo nelle nostre
opere e ministeri, con l’aspettativa di un nuovo dinamismo
spirituale e apostolico.

L’opportunità per il futuro: Lavoro con i giovani


L’educazione, il lavoro con i giovani e l’impegno nel campo
della formazione sono sempre stati una parte importante della
missione della Chiesa. All’interno della Chiesa, le persone

121
II Seconda Plenaria del Sinodo polacco, Sól ziemi. Powołanie i
posłannictwo świeckich [Sale della terra: Vocazione e missione dei laici], 14.
108
consacrate – grazie alla loro consacrazione speciale, l’esperienza
personale e la ricca tradizione educativa – sono particolarmente
preparate a partecipare in questa missione con il loro compito
particolare nella vita e nel lavoro del proprio istituto. Un lavoro
veramente proficuo in questo campo è stato fatto soprattutto da
istituti ai quali lo Spirito Santo ha dato il carisma che è un riflesso
dell’amore di Gesù per giovani e bambini.
Il campo di lavoro specifico di questa missione è la scuola
cattolica122, dove molti di noi dispensano la nostra forza e talento.
Come ci impegniamo in attività educative e formative, cerchiamo
– coinvolgendo i laici – di creare l’ambiente appropriato, permeato
di spirito di fede, di libertà e di amore, dove i giovani possono
crescere e svilupparsi integralmente. In questa maniera – guardando
da una prospettiva diversa – il nostro lavoro può contribuire a
eliminare in grandi aree “quella grave forma di miseria che è la
mancanza di formazione culturale e religiosa” (VC 97).
Anche se molte istituzioni dedicate all’educazione dei giovani
sono state fondate in un momento in cui le circostanze storiche e
ambientali richiedevano questo tipo di lavoro, la missione di
educazione e formazione è sempre attuale e risponde a un bisogno,
e ciò vuole dire che è necessario adattare le forme e i mezzi,
arricchendoli con nuove persone, risorse e iniziative.
Non nascondiamo però il fatto che lavoriamo volentieri con i
giovani e per loro anche con la speranza di, lungo il camino, rendere
questi “ricchi giovani” attenti alla voce del Signore. Infatti,

122
In Europa, i Salesiani gestiscono 998 scuole di ogni ordine e grado, e in
Polonia (febbraio 2001), 4 scuole elementari, 15 scuole secondarie, quattro
scuole professionali, 3 scuole secondarie e due scuole superiori.
109
crediamo che in molti di loro giaccia, addormentata, un’autentica
vocazione; solo bisogno svegliarla.

Presenza nel campo della cultura


Se la cultura è definita come “tutto il materiale e spirituale del
patrimonio dell’umanità”, essa comprende la scienza, la letteratura,
l’arte, e tutti i beni materiali, così come tutta la produzione econo-
mica, tecnica e industriale. La vita consacrata non ha mai evitato la
cultura: al contrario, l’ha creata, sostenuta e trasmessa. Nel corso
della storia, “Molte persone consacrate hanno promosso la cultura,
e spesso hanno investigato e difeso le culture autoctone” (VC 98).
Oggi, si ricerca specialmente promotori di una cultura permeata con
i valori del Vangelo e quelli che sono in grado di impegnarsi nel
dialogo tra cultura e fede. L’obiettivo è di costruire un legame tra
cultura, cioè i “creatori, artisti, umili servi della bellezza”, e la
Chiesa, in tal modo che la comunicazione “produca frutti secondo
le parole di Norwid veramente profetiche: «La bellezza è per
incantare il lavoro – il lavoro, per risorgere» 123 ” e diventa
un’alleanza permanente.
Oltre alla missione suddetta ad extra, il Papa auspica lo sviluppo
“anche all’interno della vita consacrata […] di rinnovato amore per
l’impegno culturale, di dedizione allo studio come mezzo per la
formazione integrale e come percorso ascetico” e come “espres-
sione del mai appagato desiderio di conoscere più a fondo Dio” (VC
98). Questo ministero nel campo della cultura ad intra forma

123
Giovanni Paolo II, Liturgia della Parola con il mondo della cultura e
dell’arte a Varsavia, 13 giugno 1987, 7.
110
persone capaci di contemplazione e di preghiera, di dialogo e
partecipazione, di prudente critiche e responsabilità, di valutazione
critica e di visione profetica.

Nel mondo delle comunicazioni sociali


E’ interessante che, da un lato, la Chiesa metta in guardia i
consacrati (e non solo loro!) d’utilizzare il necessario discer-
nimento ed evitare ciò che è dannoso per la loro vocazione e può
minacciare la virtù della castità124, ma, d’altra parte, invita loro di
essere presenti in modo creativo sui media (cfr. VC 99). Infatti, è
una cosa di trarre un beneficio dai media e un altro di lavorare
insieme per permearle all’intero “da spirito umano e cristiano125”.
Siamo quindi giustamente resi consapevoli dei rischi connessi con
l’utilizzazione imprudente e distorta dei mezzi di comunicazione di
massa, in particolare la televisione quando “diventa l’unica forma
di ricreazione, ostacola e a volte impedisce il rapporto tra le
persone, limita la comunicazione fraterna, e anzi può danneggiare
la stessa vita consacrata126”. Poi, siamo giustamente incoraggiati a
considerare cosa possiamo fare personalmente in questo senso per
diventare destinatari più critici e saggi, e tecnici più esperti. Infatti,
“in essi la Chiesa vede prima di tutto un enorme potenziale assopito
di evangelizzazione e cerca i modi per sfruttarlo nell’attività
apostolica127”.

124
Cfr. CIC, can. 666.
125
Ibid., can. 822, par. 2.
126
Cfr. CNU 34.
127
Giovanni Paolo II, Discorso al terzo gruppo di Vescovi polacchi in visita
ad limina, 14 febbraio 1998, 5.
111
A tal fine, le persone che lavorano in questo campo “sono tenute
ad acquisire una seria conoscenza del linguaggio proprio di tali
mezzi, per parlare in modo efficace di Cristo all’uomo d’oggi,
interpretandone «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce», e
contribuire così all’edificazione di una società in cui tutti si sentano
fratelli e sorelle in cammino verso Dio” (VC 99). Gli altri devono
testimoniare la caducità delle cose visibile e insegnare come
valutare correttamente i programmi dal punto di vista etico e, allo
stesso tempo, formare sane abitudini nell’uso dei mezzi di
comunicazione. La formazione religiosa dei lavoratori nei mezzi di
comunicazione e la cooperazione (nella misura delle forze, risorse
e persone) nella realizzazione di progetti comuni in vari settori dei
media è anche una zona da sviluppare.
Uno dei settori importanti è la printmedia: l’apostolato della
parola stampata è spesso un elemento di punta della missione di
molte istituzioni128. Case editrici, librerie, riviste e pubblicazione di
libri sono un’espressione del nostro desiderio di unirsi per
promuovere la parola apostolica stampata, che di fronte al
progredire della “civiltà dell’immagine” svolge un ruolo
insostituibile nello sviluppo morale e intellettuale della persona
umana129.

128
Questo è il caso, per esempio, dei Lazzaristi, SVD, Pallottini, sacerdoti
gesuiti, i Maristi e Claretiani.
129
Cfr. II Seconda Plenaria del Sinodo polacco, Sól ziemi. Ewangelizacja
kultury i środków społecznego przekazu [Sale della terra: l’evangelizza zione
della cultura e dei mezzi di comunicazione sociale], 86.
112
Portavoce del Signore: Omnis Propheta
Partecipando alla missione di Cristo, compiamo un ruolo
profetico e, allo stesso tempo, attraverso la testimonianza del
primato di Dio e dei valori evangelici, riveliamo al mondo “la futura
resurrezione e la gloria del regno celeste130”. C’è stato un tempo in
cui, imitando l’esempio del profeta Elia, le persone consacrate
parlavano con forza nel nome di Dio. Inoltre, la vita fraterna
nell’amore è anche una profezia evidente nella società, perché
rappresenta il vero volto della Chiesa e mostra concretamente i
frutti del comandamento dell’amore.
L’efficacia di questa “profezia” richiede una coerenza radicale
tra ciò che proclamiamo e la nostra vita. Siamo buoni profeti solo
se le nostre profezie hanno la loro origine in Dio, nell’amicizia con
Lui, e sono basate sull’ascolto attento delle sue parole in situazioni
storiche diverse. Siamo portavoce di Dio solo se noi predichiamo
la sua parola nella nostra vita, verbo et exemplo. Diamo una
testimonianza profetica soltanto se la nostra testimonianza è chiara
e trasparente, sostenuta dalla fedeltà al carisma. La nostra missione
è profetica soltanto se siamo in grado di valutare costantemente le
nostre azioni alla luce della Parola di Dio (VC 84-85).
Ora, grazie alla nostra fedeltà allo spirito dei fondatori e al
carattere radicale delle nostre scelte, abbiamo “messo in canzone la
notazione musicale del Vangelo 131 ”. In questo modo, siamo
essenzialmente portavoce cantanti di Dio.

130
LG 44.
131
Cfr. Messaggio del X Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, 22.
113
I Voti: Balsamo sulle ferite
Nel contesto della missione profetica, la nostra professione di
castità, povertà e obbedienza può anche svolgere un ruolo
importante come segno: infatti, essa non rappresenta una sorta di
alienazione delle nostre vite, ma piuttosto il loro ordinamento in
conformità con la Verità e l’Amore. Da un punto di vista
antropologico, la scelta dei consigli evangelici di certo modo impo-
verisce l’uomo, ma anche lo arricchisce. Anche se i valori legati
alla sessualità, al desiderio di disporre d’un bene materiale e
d’essere in grado di decidere sul proprio destino personale, sono di
per sé buoni, giacché derivano dalla natura, perché la natura è
indebolita dal peccato originale, queste tendenze possono rivelarsi
(in modo ridicolo, e in contrasto con le norme etiche) come
concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia
della vita. Queste tre grandi ferite, inferte nella nostra condizione
all’inizio della storia umana, non sono mai completamente guarite.
Così, vivendo in conformità con i consigli evangelici e cercando
la nostra santificazione personale, mostriamo – in questo contesto
– al mondo un tipo di “terapia spirituale”, e i voti stessi appaiono
come il “balsamo sulle ferite”: sulle nostre e su quelle degli altri.
Questo balsamo è anche un richiamo a non sottovalutare le vecchie
ferite.

Grandi sfide per il mondo


Oggi, la missione della vita consacrata deve affrontare tre grandi
sfide del mondo moderno, a cui vogliamo rispondere con tre segni
profetici distinti nella forma dei consigli evangelici. Questa
testimonianza, a sua volta, rivolge al mondo una triplice sfida per

114
la cultura contemporanea colpita dalla crisi e dimostra alla gente
modelli che possono cambiare la loro vita.
Così, alla provocazione della cultura edonistica che spinge
soprattutto i giovani a diventare schiavi dei loro sensi e istinti, la
vita consacrata risponde con gioia praticando la castità, convocando
gli altri all’autocontrollo e alla disciplina, che è essenziale per
trovare in se stessi l’immagine di Dio, che è stata oscurata dal
peccato. Alla sfida dell’avidità materialistica al possesso, che
ignora i deboli e non conosce moderazione, le persone consacrate
rispondono con la povertà professata, giunta a una attività specifica
al servizio dei poveri. Questa testimonianza, ispirata dall’opzione
preferenziale per i poveri, invita le persone alla solidarietà e alla
misericordia. La provocazione di una libertà senza verità o norme
morali, che porta con sé l’enormità dell’ingiustizia e della violenza,
incontra la sua resistenza nell’obbedienza consacrata, che mostra
all’esempio di Cristo che non c’è contraddizione tra obbedienza e
libertà (cfr. VC 88-91).

Preoccupazione per lo sviluppo: Homo orans


La vita consacrata è rafforzata dalla preghiera e dai Sacramenti.
La comunità consacrata e ciascuno dei suoi membri sono – per
vocazione – la voce e l’espressione della Chiesa in preghiera. Il
Concilio ce lo ha ricordato quando ha detto che dobbiamo
“coltivare con assiduità lo spirito di preghiera e la preghiera stessa,
attingendoli dalle fonti genuine della spiritualità cristiana” e che la
vita in comune “perseveri nella preghiera e nella comunione di uno
stesso spirito, nutrita della dottrina del Vangelo, della santa liturgia

115
e soprattutto dell’eucaristia132”. La storia attesta che la fedeltà alla
preghiera o il suo abbandono sono segni della vitalità o della
decadenza della vita consacrata. Affinché tutta la nostra vita possa
diventare un olocausto offerto a Dio in unione con il sacrificio di
Cristo, cerchiamo di riservare una parte del tempo (non sempre
sufficiente) per la preghiera nelle sue varie forme ed espressioni,
pregando insieme e individualmente.
Infatti, il primo servizio che la Chiesa ci chiede è il ministero
della preghiera, nel senso di culto, della supplica e della coopera-
zione nell’opera di santificazione. Solo quando incontriamo Dio
nella preghiera, possiamo lasciarlo e poi – sulle strade dell’apos-
tolato –incontrarlo negli altri. La preghiera e la missione insieme
creano un sistema circolare: la missione viene da Dio, ma va
all’uomo, per dargli Dio, e, poi, si ritorna a Dio, portando a Lui
quest’uomo.
La liturgia (Eucaristia e la Liturgia delle ore), come fonte e
culmine, è anche la nostra realtà quotidiana, in cui e per cui
viviamo. L’Eucaristia soprattutto è il cuore della nostra vita (cfr.
VC 95). Pertanto, al centro delle nostre comunità c’è la cappella
domestica o l’oratorio, dove tutti i giorni possiamo andare per
incontrare Cristo e adorarlo presente nel Santissimo Sacramento. In
questa comunione silenziosa con lui, si crea e cresce questa intimità
interiore, fatta di fede, di speranza e d’amore.
L’ascolto della Parola di Dio è un altro modo di prendere cura
dello sviluppo della vita spirituale, perché rafforza il rapporto con
Dio e con la Sua volontà; è il sostegno e la fonte d’energia vitale
per la Chiesa; è la forza della fede, il nutrimento dell’anima, la

132
Cfr. PC 6 e 15.
116
sorgente pura e perenne della vita spirituale 133 . Inoltre, la nostra
vita, chiamata per eccellenza vita evangelica, aspira a riprodurre il
Vangelo nella sua pienezza, con tutta la sua radicalità. Pertanto, il
Consiglio ci chiede d’avere “quotidianamente in mano la sacra
Scrittura, affinché dalla lettura e dalla meditazione dei libri sacri
impariamo la sovreminente scienza di Gesù Cristo134”.
Naturalmente, lo sviluppo della vita spirituale è influenzato
anche dal sacramento della riconciliazione, al quale cerchiamo
d’accostarci “con frequenza 135 ”, perché attraverso di essa “si
accresce la retta conoscenza di se stesso, si sviluppa la cristiana […]
si procura la salutare direzione delle coscienza e si aumenta la
grazia136”. A questi mezzi ci aggiungano altre preghiere e pratiche
devozionali: il quotidiano esame di coscienza, direzione spirituale
regolare, la meditazione, il rosario, la lettura spirituale, ritiri e
giornate di raccoglimento.

La spiritualità come risposta


In Vita consecrata troviamo una definizione precisa di
spiritualità consacrata: questa è una forma particolare di relazione
con Dio e con l’ambiente, caratterizzata da specifici tipi di attività
della vita spirituale che dimostrano e mettono l’accento su un
aspetto particolare del mistero di Cristo. La Chiesa vuole che diamo
non solo la priorità alla vita spirituale, ma chiede anche che ogni

133
Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla divina
Rivelazione Dei Verbum, 21.
134
PC 6.
135
Cfr. CIC, can. 664.
136
Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, Decreto Dum
canonicarum legum (8 Dicembre 1970), 2.
117
comunità sia una “scuola di vera spiritualità evangelica” (VC 93).
Al fine di avere qualcosa da insegnare, questa scuola deve
soddisfare tre condizioni:

• trarre forza dalle fonti 137 di una spiritualità sana e profonda, e


prendere cura dello sviluppo della sua vita spirituale, ciò che
significa tendere ardentemente alla santità;
• seguire il percorso di una sempre maggiore fedeltà e rafforzare la
comunione con Cristo, coltivando assiduamente la vita secondo lo
Spirito Santo;
• permanere nell’unità delle menti e dei cuori, e creare un ambiente
favorevole alla vita fraterna, e dunque avere il coraggio di
costruire legami speciali di fratellanza.

Questa scuola non solo insegna, ma anche attrae nuovi


“avannotti” tra le giovani generazioni. A volte, come una vibrante
testimonianza, può ispirare la gente del nostro tempo (cfr. VC 93).
La sana spiritualità della vita consacrata, con tutte le sue
componenti, è anche un segno profetico, soprattutto per coloro che
sono alla ricerca del sacro e hanno la nostalgia di Dio. Queste
persone sono naturalmente aperte a diverse forme di pratiche
ascetiche e devozionali. Se cerchiamo di sviluppare in noi l’uomo
interiore, che è coinvolto nel presente ma anche aperto alla
trascendenza, possiamo mostrare a coloro che cercano e hanno il
desiderio, dove l’inquieto cuore umano può trovare riposo e dove il
loro desiderio può essere soddisfatto.

137
Tra queste fonti sono la Parola di Dio, la liturgia, – specialmente
l’Eucaristia e la Liturgia delle ore –, e il sacramento della riconciliazione (cfr.
VC 94-95).
118
Pertanto, vorremmo dare sostegno e orientazione spirituale a
tutte le persone che si rivolgono a noi. Vogliamo anche che ognuno
dei nostri conventi sia “un eloquente segno di comunione,
un’accogliente dimora per coloro che cercano Dio e le cose dello
spirito, scuole di fede e veri laboratori di studio, di dialogo e di
cultura per l’edificazione della vita ecclesiale e della stessa città
terrena, in attesa di quella celeste” (VC 6).

119
120
Conclusione
Cosa ci si aspetta di persone consacrate
L’opinione pubblica (o meglio: il senso dei fedeli) è alla ricerca
di persone consacrate: fratelli e sorelle in umanità, padri e madri del
cristianesimo, maestri e maestre di vita spirituale 138 . La loro
saggezza, onestà, prudenza, dolcezza, modestia, umiltà, gioia,
rispetto e gentilezza verso ogni persona, la loro pazienza e capacità
di ascolto, spirito di sacrificio e disponibilità, cultura personale e
libertà da dipendenze sono molto apprezzati. Al contrario, le
persone sono colpite dalla cattiveria, dal disprezzo verso gli altri,
dall’egocentrismo e dalla sensualità, dal legalismo gelido,
dall’impegno “tiepido” nel ministero, dalla fuga della comunità,
dalla ricerca esasperata del successo, e da uno stile di vita lussuoso.
L’ideale è la persona devota e orante nella vita quotidiana,
radicata nel carisma del suo Istituto, distaccata dai beni materiali,
aperta ai problemi dei poveri e dei deboli, dei bambini e dei giovani,
e vivendo secondo quanto crede e insegna. Da lei la Chiesa si
aspetta139,

138
Cfr. II Seconda Plenaria del Sinodo polacco, Kapłaństwo i życie
konsekrowane jako wspólnota życia i posługi z Chrystusem [Sacerdozio e vita
consacrata come vita comune e servizio con Cristo], 34-41.
139
Ibid., 94.
• che irradi la spiritualità contemplativa, pur essendo ecumenica e
aperta a nuove esplorazioni;
• che sia disposta a prendere come direttore spirituale un sacerdote
diocesano e laici cattolici;
• fedeltà al carisma evangelico, ma anche che sia pronta a scoprire
nuove dimensioni per la creazione di scuole e centri educativi, e a
lavorare con i media, ecc.;
• fedeltà al carisma di cura per i deboli e le persone moralmente
perdute, ed disposta a esplorare nuove aree di confusione e
miseria, ricercando allo stesso tempo nuove forme di cura e
assistenza.

Nello stesso spirito, Giovanni Paolo II afferma che lo sforzo di


essere fedele è il dovere più importante nella vita consacrata, e che
non si può assolutamente permettere che diventi una vera sconfitta,
“che non sta nel declino numerico, ma nel venir meno dell’adesione
spirituale al Signore e alla propria vocazione e missione.
Perseverando fedelmente in essa, si confessa invece, con grande
efficacia anche di fronte al mondo, la propria ferma fiducia nel
Signore della storia, nelle cui mani sono i tempi e i destini delle
persone, delle istituzioni, dei popoli” (VC 63).

Prospettive future: Accomodata Renovatio


Pensando al futuro della vita consacrata, dobbiamo richiamare
qui (ancora una volta) le affermazioni solenni della Chiesa, che
questa “è dono prezioso e necessario anche per il presente e per il
futuro del Popolo di Dio” (VC 3), una “parte integrante della vita
della Chiesa” (VC 3) che “non potrà mai mancare alla Chiesa come
un suo elemento irrinunciabile e qualificante” (VC 29). In tutte
queste affermazioni, possiamo percepire l’eco delle parole di Gesù

122
a Pietro: su questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte
dell’inferno non la potranno vincere (Mt 16,18).
Tuttavia, i cambiamenti sociali contemporanei destabilizzano
ogni tipo di ordine e svalutano tutti i valori; oggi quasi tutte le
fondazioni vacillano. Cercando una base sicura, dobbiamo tornare
al “rinnovamento adattato”, che comprende sia il continuo ritorno
alle fonti e lo spirito originale, e il loro adeguamento alle mutate
condizioni del nostro tempo140. Per questo motivo, Vita consecrata
sottolinea, da un lato, la necessità di fedeltà all’ispirazione dei
fondatori, al carisma fondante e al patrimonio spirituale (36),
incoraggiando dall’altro una “creativa fedeltà”, che consiste nel
rispondere a “i segni dei tempi emergenti nel mondo di oggi” (37).
Questa posizione richiede non solo ripensare le regole e le
Costituzioni, ma anche la ricerca – in questo stesso spirito – di
forme adeguate di testimonianza, adattate alle esigenze del
momento, ma senza allontanarsi dall’ispirazione originale. In
qualche modo, lungo il percorso, le loro raccomandazioni dovranno
essere approfondite e la missione rafforzata, ma sempre in umile
obbedienza alle sollecitazioni di Dio e il discernimento della
Chiesa.

Vita Consacrata: Semper reformanda


La garanzia del futuro della vita consacrata è la sua capacità di
continuo rinnovamento spirituale. Avanzare sul sentiero del
rinnovamento implica essere sempre in movimento, con la volontà
di seguire Cristo e animato dal desiderio di tendere alla santità. Il

140
Cfr. PC 2.
123
costante rinnovamento si basa su uno stile di vita adeguato,
autentico nelle sue motivazioni soprannaturali, fedele alle sue
esigenze ascetiche e ricco di una varietà di aspetti tra loro
complementari. Questo semper reformanda fondamentale è
realizzato dal rafforzamento dell’unità e del servizio alla Chiesa,
secondo il carisma particolare e le nuove necessità della Chiesa e
del mondo. L’unità con il Papa e con i Vescovi garantisce
l’autenticità del rinnovamento. In questo continuo processo di
riforma e di rinnovamento, il ministero dell’autorità e del governo
ha un compito speciale: i capitoli come cartelli stradale, e i superiori
come promotori del rinnovamento spirituale e apostolico.
Naturalmente, ogni persona consacrata è personalmente respon-
sabile davanti a Dio per la sua vocazione e la realizzazione della
missione nello spirito di fedeltà.
Infatti, per sua natura, ogni rinnovamento nella Chiesa implica
una maggiore fedeltà 141 . La vera fedeltà richiede una piena
valutazione del dono della vita consacrata e della vocazione
personale. Siamo chiamati a rendere grazie per questo dono: la
migliore forma di riconoscenza è l’atteggiamento di una “conver-
sione” costante. Quattro grandi fedeltà influenzano la capacità della
vita consacrata, come di tutta la Chiesa, a rinnovare se stessa
continuamente dal di dentro e a riformare le sue strutture:

• fedeltà all’uomo e al tempo presente,


• fedeltà a Cristo e al Vangelo,

141
Cfr. Concilio Vaticano II, Decreto sull’ecumenismo Unitatis
redintegratio, 6.
124
• fedeltà alla Chiesa e la sua missione nel mondo,
• fedeltà alla vita religiosa e al carisma dell’istituto142.

Leggendo i “segni dei tempi”


Al fine di compiere la nostra missione nella Chiesa e nel mondo,
dobbiamo sempre esaminare i segni dei tempi e interpretarli alla
luce del Vangelo. Da un lato, “dobbiamo quindi riconoscere e
comprendere il mondo in cui viviamo, le sue spiegazioni, le sue
aspirazioni e la sua indole spesso drammatiche 143 ” e, dall’altro,
bisogna educare noi stessi a cercare la volontà di Dio in tutte le
cose, perché solo queste persone “sanno raccogliere fedelmente [le
sollecitazioni divine] e poi tradurle coraggiosamente in scelte
coerenti sia col carisma originario che con le esigenze della
situazione storica concreta” (VC 73).
Come ogni periodo della storia, la nostra epoca postmoderna è
un tempo in cui sono nascosti i veri segni della presenza di Dio e le
Sue intenzioni144. La lettura di questi segni richiede non solo l’uso
di conoscenze e della saggezza della fede, ma anche l’apertura
umile e fiduciosa allo Spirito Santo, che ci permette di rispondere
adeguatamente a sempre nuove esigenze e paure. Infatti, “non
raramente lo Spirito di Dio, che «soffia dove vuole» (Gv 3,8),
suscita nell’esperienza umana universale, nonostante le sue
molteplici contraddizioni, segni della sua presenza 145”. La nostra

142
Cfr. Congregazione per gli Istituti religiosi e secolari, Documento
Optiones evangelicae, 13.
143
Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo Gaudium et spes, 4.
144
Ibid., 11.
145
Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte, 56.
125
missione è quella di leggerli bene, per capirli veramente,
“annunciarli sui tetti” e rispondervi generosamente. Da questo
precisamente dipende il futuro della vita consacrata.

Preoccupazione comune
La questione dello sviluppo della vita consacrata non è solo il
problema delle istituzioni e dei religiosi stessi. E’ una questione che
riguarda tutta la Chiesa. “La Chiesa intera trova nelle sue mani
questo grande dono e in atteggiamento di gratitudine si dedica a
promuoverlo con la stima, la preghiera, l’invito esplicito ad
accoglierlo” (VC 105). Perciò, l’Esortazione Vita consecrata si
rivolge non solo alle persone consacrate, ma anche ai Vescovi, al
clero e a tutti i fedeli. Infatti, il Papa sottolinea quanto sia impor-
tante che “Vescovi, presbiteri e diaconi, convinti dell’eccellenza
evangelica di questo genere di vita, lavorino per scoprire e
sostenere i germi di vocazione con la predicazione, il discernimento
e un saggio accompagnamento spirituale”, e “a tutti i fedeli si
chiede una costante preghiera per le persone consacrate, perché il
loro fervore e la loro capacità d’amare aumentino continuamente,
contribuendo a diffondere nell’odierna società il buon profumo di
Cristo” (VC 105).
Giacché l’intera comunità cristiana è responsabile della vita
consacrata, per l’accoglienza e il sostegno di nuove vocazioni, alla
fine della Vita consecrata Giovanni Paolo II ha aggiunto un appello
urgente ai giovani (“aderite prontamente al progetto di Dio su di
voi, se Egli vi invita a cercare la santità nella vita consacrata” -
106), alle famiglie (“Coltivate il desiderio di dare al Signore
qualcuno dei vostri figli per la crescita dell’amore di Dio nel

126
mondo” - 107), a tutti gli uomini e donne (“Cercate le vie che
conducono al Dio vivo e vero anche nei percorsi tracciati dalla vita
consacrata” - 108), e, infine, alle persone consacrate stesse
(“Vivete pienamente la vostra dedizione a Dio, per non lasciar
mancare a questo mondo un raggio della divina bellezza che
illumini il cammino dell’esistenza umana” - 109). Anche oggi, “c’è
bisogno infatti di chi presenti il volto paterno di Dio e il volto
materno della Chiesa, di chi metta in gioco la propria vita, perché
altri abbiano vita e speranza” (VC 105).

Guardando al futuro: Messaggeri di speranza


Guardando al futuro, evidentemente non possiamo dimenticare
la nostra storia, che a volte è stata così ricca e gloriosa. Tuttavia,
non possiamo vivere esclusivamente con la nostra storia e nel
presente, perché lo Spirito Santo ci guida verso un futuro scono-
sciuto. Chi sa se non vuole che noi facciamo grandi opere? Pertanto,
dobbiamo essere preparati come “vergini sagge” per andare
incontro allo Sposo, e abbiamo bisogno del coraggio di Pietro per
lanciarci nelle “acque profonde”, quando il Maestro ci chiama.
Quando si va in acque profonde, uscendo sulla strada, contiamo
fortemente sull’aiuto di Cristo, e crediamo che, proprio come lui
una volta ha portato le singole comunità di consacrati alla vita, Egli
li porterà anche attraverso le temporale e tempeste di oggi. Di
conseguenza, dobbiamo avere una “visione penetrante” di fede, al
fine di vedere la Sua presenza “e soprattutto un cuore grande per
diventarne noi stessi strumenti 146 ”. Cerchiamo la sua presenza e

146
Ibid., 58.
127
guardiamo il suo volto, contemplando nel suo volto “il nostro tesoro
e gioia”; adoriamo il suo riflesso nel nostro carisma e, avvicinan-
doci al volto del Cristo risorto, confessiamo come Pietro, “con
comprensibile trepidazione, il [nostro] amore: «Tu sai che io ti
amo»147”.
“Il nostro passo, all’inizio di questo nuovo secolo, deve farsi più
spedito nel ripercorrere le strade del mondo148” perché, dopotutto,
siamo i messaggeri privilegiati di una grande speranza; portiamo un
dono prezioso che il nostro mondo aspetta. Abbiamo la Beata
Vergine Maria con noi, come guida affidabile sul nostro cammino.
Cosa potremmo temere?!

Christo redivivo laus et gloria!

147
Ibid., 28.
148
Ibid., 58.
128
Indice
Prefazione ................................................................................ 5
Una chiamata personale: Ispirazioni e percorsi ........................ 5
Le fonti primarie: Documenti ................................................... 7
La storia del rinnovamento: un tentativo di periodizzazione ... 8
Lo sviluppo della teologia della vita consacrata .................... 10
Sistematizzare le forme della vita consacrata ......................... 11

Introduzione .......................................................................... 15
L’icona del dono: Odor sanctitatis ......................................... 17
Il mistero della Consacrazione ............................................... 18
La consacrazione religiosa: Un dono speciale ....................... 20
Laici consacrati: Nel Cuore del Mondo ................................. 23
Persone consacrate e vita consacrata ...................................... 24
Vita religiosa .......................................................................... 26
La triade ecclesiologica: mistero, comunione e missione ...... 27
La teologia della vita consacrata: Pars ecclesiologiae ............ 28

I La vita consacrata come mistero ...................................... 32


Segno e strumento: Sacramento ............................................. 34
La vocazione: Dono e Mistero ............................................... 34
Riflesso cristologico: Lo sguardo dell’Amore ....................... 35
La chiamata alla santità: uno stimolo ulteriore ...................... 36
Lo stato di perfezione: Un privilegio o un brevetto? .............. 38
Una pianta da molti rami: La varietà delle vocazioni ............ 39
La Trasfigurazione: L’Icona della consacrazione .................. 41
La chiave di rinuncia:
La professione dei consigli evangelici .............................. 42

129
La castità consacrata: Il mistero dell’integrità ....................... 43
Povertà consacrata: Il mistero della kenosis ........................... 45
Obbedienza consacrata: Il mistero di sommissione ............... 46
Sequela Christi: Seguire le sue orme ...................................... 48
L’abito: segno non paramento… ............................................ 49
Non è qui, è lì: Familiare escatologia ..................................... 50
Più che il perfetto prototipo: Madre ....................................... 51
Confessio Trinitatis: Un mistero che tutto abbraccia ............. 52
Il Carisma: Un dono per gli altri ............................................ 54
Il carisma di fondazione: un dono inestimabile ...................... 55
Il carisma dell’Istituto: Un dono dinamico ............................. 57

II La vita consacrata come comunità ................................. 59


L’iconostasi della Comunità ................................................... 61
Schola Amoris: Carità fraterna ............................................... 63
Una Scuola di sintonia: Sentire cum Ecclesia ........................ 65
Preghiera: Una voce dicentes ................................................. 66
I Voti: Un tributo alla comunità ............................................. 68
Il superiore: Signore e maestro o un servitore? ...................... 69
Consigliocrazia o pedocrazia?: Qual è il ruolo del consiglio? 71
Roma locuta: La Congregazione romana ............................... 72
Conferenze, Sindacati, Federazioni, Congressi e Comitati: Le
Unioni dei Superiori Maggiori .......................................... 73
Legislazione: Norme Necessarie ............................................ 74
Il Capitolo: Un’autorità straordinaria ..................................... 76
Pecunia olet: Economi ............................................................ 77
Quelli nati prima: il momento propizio .................................. 78
In principio era il fratello ....................................................... 79
La venerabile istituzione del monachesimo ........................... 80
Il genio delle donne nell’abito ................................................ 82
130
In uno spazio chiuso: Unum necessarium .............................. 83
Affinché non vengano a mancare:
La promozione delle vocazioni ......................................... 85
Formazione delle vocazioni: grazia dopo grazia .................... 87
Affinché lo spirito di sacrificio non si spenga:
Infuocando il carisma ........................................................ 88

III La vita consacrata come missione ................................. 91


Spulciando le parole: Che cosa significano? .......................... 93
Il segreto della missione ......................................................... 94
Indirizzo di ritorno: Cura te ipsum ......................................... 95
Testimonianza personale: La missione più importante .......... 96
Servire: In Universo Mundo ................................................... 97
L’unicità della missione consacrata ....................................... 98
Dialogo: Il nome della carità .................................................. 99
L’Icona della lavanda dei piedi: L’amore sino alla fine ....... 100
La Missione Ad gentes: Missionari nel senso più stretto ..... 102
Contatto con altre culture: Inculturazione ............................ 103
La Nuova Evangelizzazione: La sfida del nostro tempo ...... 104
Il ministero pastorale: Sacerdoti religiosi ............................. 105
Il gigante svegliato: La cooperazione con i laici .................. 107
L’opportunità per il futuro: Lavoro con i giovani ................ 108
Presenza nel campo della cultura ......................................... 110
Nel mondo delle comunicazioni sociali ............................... 111
Portavoce del Signore: Omnis Propheta ............................... 113
I Voti: Balsamo sulle ferite .................................................. 114
Grandi sfide per il mondo ..................................................... 114
Preoccupazione per lo sviluppo: Homo orans ...................... 115
La spiritualità come risposta ................................................. 117

131
Conclusione ......................................................................... 121
Cosa ci si aspetta di persone consacrate ............................... 121
Prospettive future: Accomodata Renovatio .......................... 122
Vita Consacrata: Semper reformanda ................................... 123
Leggendo i “segni dei tempi” ............................................... 125
Preoccupazione comune ....................................................... 126
Guardando al futuro: Messaggeri di speranza ...................... 127

Indice ................................................................................... 129

132