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Tra L' Alchimia Interna e quella Esterna: Terza Posizione

I Destra e Sinistra Alchemica

All' interno della vasta compagine di appassionati di Alchimia vi sono


numerose correnti, scuole, opinioni, e via discorrendo.

Ma, osservando il Parlamento Alchemico a debita distanza, ci sono


sostanzialmente due grandi partiti: il primo, che, sulla scia dell' influenza
Junghiana (ma anche di quella del Baron Evola, di Mircea Eliade, della
Scuola Kremmerziana, e di moltissimi altri), vede nel linguaggio dei testi
alchemici una metafora per un lavoro spirituale, psicologico, o iniziatico.

Per costoro, pur nelle numerosissime sfumature e i dovutissimi distinguo, l'


alchimia ha il suo centro nell' Uomo e nel suo perfezionamento interiore.
Questo partito, sebbene abbia tracce rinvenibili sino dalla piu' remota
antichita', e' essenzialmente moderno, e trova antesignani in alcuni autori del
periodo successivo a Paracelso (primo fra tutti, forse il piu' grande, Jakob
Boheme).

Diciamo, per usare una metafora, che sono la Sinistra Alchemica.

I secondi, meno numerosi, ma anche in sostanziale aumento (in ispecie per il


risorgere di un vivo interesse nella medicina spagirica) sono coloro che
amano “trafficare con le mani”, il celebrato laboratorio. Per loro, testi alla
mano (va detto en passant che questo gruppo e' generalmente, ma non
sempre, piu' adusato alla lettura accorta dei testi classici), l' Alchimia e'
autentico lavoro sulla materia esterna (antimonio, cinabro, miele, bismuto,
ognuno ha la sua), per la creazione della Pietra dei Filosofi e della Medicina
Cattolica.

Sono la Destra Alchemica.

Il secondo gruppo deve moltissimo al cosiddetto Rinascimento Ermetico


Parigino, cominciato con il tardo secolo decimonono e giunto alla sua
apoteosi con I celebri libri del misterioso Fulcanelli. In realta', in alcuni
ordini massonici o para-massonici, insegnamenti operativi di laboratorio
erano presentati a candidati scelti anche nei due secoli precedenti (agli
interessati rimando la lettura degli scritti alchemici e massonici di Paolo
Lucarelli, specialmente il suo studio sull ' Arco Reale).

Tra destra e sinistra, con rare, rarissime (e fortunate) eccezioni, non corrono
buone acque. Alla meno peggio coabitano negli stessi forum, si scambiano
frecciatine al vetriolo (tanto per rimanere in tema), e piu' spesso si ignorano.

Il motivo per cui prendo la penna e vergo queste righe e' il seguente: io mi
trovo a disagio nelle due ale del parlamento alchemico. Di piu': credo, anzi
sono certo, che questa contrapposizione sia posticcia, e persino nociva.

II Elixir Esterno ed Interno: Dal Jin Dan ad Ali Puli

Facciamo un passo indietro e spostiamoci in Cina (non che non ci siano


riferimenti di grande interesse anche a casa nostra, ma l' Impero di Mezzo,
grazie alla sua continuita storica, ha mantenuto una memoria piu' dettagliata):
qui sono effettivamente esistite due scuole alchemiche, o meglio due vie: Wai
Dan (Elixir Esterno) e Nei Dan (Elixir Interno).

Sembrerebbe, a detta degli esperti (tra cui va citato l' italiano Fabrizio
Pregadio) che la tradizione Wai Dan preceda quella Nei Dan. Il che non e'
sorprendente: in Occidente e' avvenuto qualcosa di simile, difficile trovare un
testo esplicitamente “interno” prima del tardo rinascimento.

Ma andiamo a vedere cosa si intenda per Nei Dan. Uno dei suoi testi
paradigmatici e' il Mistero del Fiore D' Oro, tradotto dal Whilhelm, un
sinologo amico di Jung, e pubblicato nelle Mediterranee dal Baron Evola. La
traduzione in questione era molto poco filologica, e poteva dare adito a
supporre che l' ipotesi “metaforica” della Sinistra Alchemica fosse corretta
sic et simpliciter.

Non e' cosi'. Certo, qui si parla di evoluzione dell' uomo, della creazione di
Corpi Sottili, ma va anche ricordato che, tranne in alcune variazioni piuttosto
tardive (ad esempio I commentari di Liu Yiming , 1734–1821), della
cosiddetta setta del Cancello Del Dragone) le trasformazioni hanno una base
materiale: si parla di tre essenze, San Bao ( o Tre Tesori), Jing, Qi e Shen (a
un dipresso l'equivalente della ben nota triade alchemica Sale, Mercurio,
Zolfo), e anche della loro locazione nel Corpo Umano .

Non solo, I termini usati sono anche la base della Medicina Tradizionale
Cinese, mostrando una volta ancora la vicinanza tra Alchimia e Medicina (in
occidente la loro prossimita' e' altrettanto ovvia: basti pensare al Grassot, allo
Sgobbis, sino al grande omeopata Hanhemann).

Vale anche la pena di ricordare che, nella lunghissima storia dell' alchimia
cinese, sono documentati casi di personaggi che furono praticanti e maestri di
entrambi percorsi (un esempio tra tutti il leggendario Zhang San Feng, un
monaco a cui e' attribuita la creazione del TaiJiQuan, o Tachichuan).

Torniamo in occidente: alcuni anni orsono lessi, grazie a una dritta di un


Fratello della Via Esterna, le Lettere di Ali Puli.

E' un autore che raccomando a tutti, per la profondita' abissale del suo
messaggio. Ma anche per un'altra ragione: in Ali Puli (il nome orientale
nasconde un Adepto di casa nostra) si trovano espliciti parallelismi tra la
digestione nel corpo umano, vista non solo come mero processo chimico, ma
come atto genuinamente alchemico, e certe operazioni di distillazione che
avvengono nel chiuso del laboratorio. Ma lasciamo la parola all' Adepto:
Affinché possa darvi ulteriore motivo di meditazione, ora descriverò
brevemente alcuni dei principali organi del corpo umano e le loro funzioni e
ciò che può apprendersi da ciascuno di loro a proposito della vera
preparazione della Medicina Universale, a tutto sufficiente.

I denti sono le macine mediante le quali vengono ridotte le sostanze


grossolane: fare attenzione a ciò!

Lo stomaco è il tino o forno in cui, mediante l'azione dell'essenza del fuoco,


si cuoce il cibo, prima per formare una sostanza viscosa, tramite la
digestione e la decomposizione: poi, a mezzo del dissolvimento, è ridotto in
uno spirito salino, o chilo, il prodotto del cibo.

Il sale grossolano è portato alla vescica, il residuo solforoso (feci) va


all'intestino, la parte mercuriaie superflua alla bocca (e qui sta il Nodo
Gordiano, che non può essere eliminato in alcun altro modo se non con la
spada di Alessandro e cosi via, ciascuno al suo sbocco purificatore. Le vene
lattiche sono i filtri, che separano il chilo ed anche gli altri elementi nutritivi
dal chilo. La funzione dei polmoni è di cambiare tutti i principi in ARIA
poiché nell'aria tutti i solidi diventano fluidi, perché l'Aria attira in sé e poi
riemette da sé.

Il fegato prepara la sostanza del chilo a ricevere un colore solforoso. Il


cuore, che di per sé è del tutto inerte, batte e imparo tisce all'esca del chilo la
scintilla della vita animale, per mezzo della quale lo spirito igneo di vita
nell'umore radicale diventa sangue, che è una rugiada celeste, un'acquea
rugiada ignea universale che sostenta il microcosmo, proprio come l'oro
potabile nella sua costituzione, che sostenta l'intero corpo mediante il suo
caldo umido essenziale. Di per sé semplice, questa sostanza permea l'intera
costituzione. Cosi, la vera essenza degli organi sta in questo fluido acqueo in
cui risiede l'elemento del FUOCO che gli dà moto. Questa rugiada celeste si
trasmuta, in ciascun ed ogni organo, in una forma specifica: da questi organi
va nei reni e da li ai due fuochi centrali spermatici in cui si produce il seme.
Questi sono creati come opere d'Arte, dall'Archeo (13), in tutte le forme
animali. Cosi nei reni il rosso diventa di nuovo bianco e viene impartita in
esso una forza e vieni moltiplicativa e un umore viscoso. Dai reni passa ai
tini e attraverso uno sbocco nel grembo della madre. L'intestino è il
ricettacolo delle impurità, che sono le sostanze infiammabili del fuoco
centrale caldo. La sede dell'eiezione (dello sperma) è un punto di raccolta
per il fuoco centrale freddo.

Analogia e niente piu'? Val la pena di ricordare quello che Schwaller de


Lubicz, alias AOR, disse: ogni Neter, ogni agente ermetico, vive anche nel
Corpo Umano. Attraverso la sua agnizione interna lo possiamo riconoscere
anche di fuori. Vale, io credo, anche il contrario: se siamo capaci di
riconoscere il Neter di fuori, percependolo in actu nel divenire della Materia
nelle fiale, nei crogiuoli, o anche semplicemente osservando la Natura all'
opera in una camminata nei boschi, lo identificheremo anche di dentro (ai
lettori anglofoni rimando la lettura piacevolissima della biografia di Aor da
parte del suo ultimo allievo, Andre Vandenbroeck).

Mi rendo conto di avere appena sfiorato l'argomento, ma, per brevita', credo
sia tempo di un sunto e una proposta
III Il Corpo come Laboratorio e il Laboratorio come Corpo

Aforisma 84
-Qualsiasi arte è inconcepibile senza una materia: perciò la nozione di
alchimia "spirituale " o puramente "psicologica" è aberrante, poiché
misconosce la funzione primaria dell'alchimia: liberare lo spirito grazie alla
materia, liberando la stessa materia grazie allo spirito.-
(René Alleau, voce Alchimie, in Enciclopedia Universalis, p. 674)
Queste parole stupende valgono dovunque. La Materia e' assolutamente
imprescindibile, per una semplice ragione: senza la Materia, senza la sua
inerzia, non si lavora. Senza il Lavoro, stiamo semplicemende sognando.
ACQUA REGIA
Mirco Mannucci

Dopo il breve excursus della sezione precedente, credo sia tempo di


enunciare alcuni principi della Terza Posizione Alchemica:

1 Non esiste Alchimia senza Lavoro sulla Materia. Va pero' precisato cosa si
intenda qui per Materia: una sostanza caotica su cui si possa agire. Si
potrebbe anche dire che l' alchimia non e' affatto “spirituale” nel senso
convenzionale del termine, al contrario KEMI celebra la Materia, vista da
una prospettiva non riduzionistica. Gli alchimisti sono materialisti, ma la loro
materia e' spirituale da sempre, una materia animata, piu' prossima a quella
dei presocratici che a quella dei materialisti settecenteschi. In questo
paradosso si gioca la sfida alchemica.

Il Lavoro Alchemico consiste nell' aiutare la Natura a portare gli enti a


perfezione.

Il Lavoro consiste in tre stadi, che non sono necessariamente in successione


lineare: Orare, Legere, Laborare

I tre stadi avvengono in tre luoghi a loro dedicati: Oratorium, Lectorium,


Laboratorium.

Orare non significa ovviamente recitare il Rosario o una Sura Coranica,


anche se queste sono opzioni valide. Orare e' l' atto consapevole di ristabilire
una connessione diretta con il Sacro, con le correnti cosmiche senza le quali
siamo solo ciechi e sordi. Il Liber Mutus nel suo citatissimo aforisma mette
Orare nell' incipit, a eterno monito: prima prega, poi forse troverai.

Legere e' atto alchemico in senso proprio: e' lettura integrale, confronto di
sorgenti sparse, scontro con l'apparente incomprensibilita' dei documenti, con
lo scopo di rintracciare una mappa, fosse pure incompleta, parziale. Non e'
possibile operare senza scontrarsi con I koan dei “buoni testi” , a cui
l'alchimista torna e ritorna giorno dopo giorno.

Il Laboratorium e' lo spazio preposto al Lavoro sulla Materia. Spazio sacro


per antonomasia, il Tempio in cui l'alchimista entra consapevole dei rischi e
delle inaudite possibilita', con rispetto e reverenza.

Nel caso della Via Interna, tale Laboratorium e' il Corpo Umano, visto come
una Fabbrica Alchemica che richiede alcune riparazioni.

Nella Via Esterna, il Laboratorium e' il laboratorio tout court, quello dei
matracci, dei fornelli, dei palloni. Ma, per legge di enantiomorfia, tale
laboratorio e', per l' alchimista operativo, come una estensione del suo proprio
Corpo.

I risultati del Lavoro sono sempre sia esterni che interni: cosi come il
riconoscimento di processi alchemici interni porta al ri-conoscimento di
processi analoghi nel cosiddetto mondo esterno, il contrario ha il medesimo
valore.

Come ricordava Canseliet, la Via Alchemica e' una Metafisica Sperimentale.


Tale assioma vale sia in Via Interna che in Via Esterna. Conoscere, in ultima
analisi, e' conoscere per esperienza diretta, nel confronto con la Materia

Le due strade non sono affatto inconciliabili: esistono alchimisti operativi che
le praticano simultaneamente.

Ci sono anche strade miste, che partono da sostanze prodotte dal Laboratorio
Interno, ovvero il Corpo Umano, e proseguono in quello Esterno (ad esempio
lavori su fluidi umani, come l' urina).

Ci sono anche altre strade , che fabbricano certe sostanze nel Laboratorio
Esterno e le somministrano all' Operatore, per aiutarlo nel suo lavoro interno
(e' il caso di certe tinture che riparano organi critici per il lavoro Interno,
come ad esempio il sistema dei reni)

Entrambi I percorsi sottendono una comune weltanschaung, che potremmo


nomare propriamente la Grande Dottrina Alchemica. Tale Dottrina e', in un
certo senso, una mappa: la sua comprensione apre le chiavi all' operativita'.

Mi rivolgo ora ai Fratelli e alle Sorelle delle due ali del Parlamento: il tempo
e' venuto per un confronto, per una disamina del proprio operare e vivere
l'esperienza di praticanti dell' Arte Nostra, senza paraocchi.

Sono certo che, pur nelle grandi difficolta', il risultato potrebbe essere grande,
grandissimo. La posta in gioco e': possiamo ora, dopo millenni, dissotterrare
la Dottrina Comune? Possiamo finalmente vedere, dall' alto della montagna
ermetica, le varie operativita', interne ed esterne, umide e secche, come un
grande affresco che la Natura ha concesso ai mortali nella sua infinita
munificenza?

Suggerisco, senza pretendere di pilotare il dialogo che auspico, la lettura


corale di alcuni classici che, credo, possono a buon diritto essere dei manuali
teorici e pratici per entrambe le ali del parlamento alchemico. Un solo titolo:
Lux Obnubilata, del Marchese Santinelli
Mi si consenta una ultima notula: e' mia profonda convinzione che, all'
origine di Kemi, nel remoto Egitto, in Mesopotamia, nell' estremo est
asiatico, ed anche nell' Europa arcaica, tale Dottrina si manifesto' nella sua
pienezza ai grandi veggenti. Da questa rivelazione iniziale, come tanti rivoli
di un fiume occulto, sorsero le comunita' alchemiche, isole sparse di un vasto
arcipelago.

Ora, nell' Epoca Nera, nella disintegrazione inevitabile di tutte le tradizioni,


nella emersione in superficie di testi tenuti segreti per secoli, siamo chiamati
a un nuovo Lavoro: ricostruire la Dottrina come guida per il mondo a venire.

BIBLIOGRAFIA

·Ali Puli, Lettere, Edizioni Mediterranee, curato da Fernando Picchi

La citazione nella seconda sezione sull' alchimia della digestione viene dalle
Lettere. A coloro che hanno dei trascorsi Gurdjieffiani ricordo il celebre “
diagramma del cibo”, dove il mistico greco-armeno mostra in dettagli la serie
di trasformazioni che avvengono nell' apparato digestivo. Qui ci sarebbe
molto da dire, ma per il momento mi limitero' a questo: nella digestione I
prodotti sono portati a differenti densita', si passa dallo stato solido, si
continua a quello liquido, sino a quello gassoso. A un certo punto la
descrizione puramente chimica del processo digestivo si arresta. Cosa
avviene dopo? Si entra in sfere che, dal punto di vista della scienza
contemporanea, non sono materiali.

·Baron Evola Il Simbolismo Ermetico, Edizioni Mediterranee

Il testo di Evola, pur nei suoi numerosi limiti, e' consigliatissimo. A patto che
il lettore, dopo averlo digerito, decida di entrare in prima persona nel mondo
affascinante e sconcertante dei classici: Della Riviera, Filalete, Lullo,
Paracelso, solo per citarne alcuni.
·Andre Vandenbroeck Al KEMI, Lindisfarne Press, 1990

Schwaller de Lubicz e' arcinoto come grande egittologo eretico, e anche come
ermetista di primo piano. Ma in questa biografia, scritta dal suo allievo
Vandenbroeck, il velo si alza, e si scopre un altro Schwaller, il cui nome e'
AOR. Chi e' AOR? Un alchimista operativo, di laboratorio, e anche un
grandissimo studioso della Dottrina Alchemica. Le pagine centrali del libro,
dove AOR e Andre discutono la Dottrina, sono oro colato.

·Fabrizio Pregadio Taoist Internal Alchemy, Golden Elixir Press, 2019

Pregadio e' forse il migliore esperto accademico vivente di Jin Dan, ovvero
dell' Alchimia Cinese. Le sue traduzioni sono filologicamente perfette, ed
anche il suo apparato critico-storico e' utilissimo a chi si addentra nel mondo
magico degli adepti daoisti.

·Mutus Liber, edizione italiana di Massimo Marra, in linea:

http://www.massimomarra.net/1089/Altus-Isaac-Baulot-Mutus-Liber-1677-
Con-una-nota-biobibliografica-introduttiva-di-Massimo-Marra

Il Mutus Liber e' muto di nome e di fatto: consiste infatti di una serie di
tavole in cui L' Alchimista e la sua Compagna intrapprendono l' Opera.
Consiglio il commentario di Canseliet agli audaci lettori di questo
grandissimo testo della Tradizione Alchemica.

Mirco Mannucci, Lege, Relege, in Alchemical Traditions: From Antiquity to


the Avant-Garde, Hadean Pty Ltd; 1st edition (August 22, 2013)

Un mio breve studio sul significato della Lettura attenta dei testi.

Paolo Lucarelli Scritti Alchemici e Massonici, Edizioni Mimesi, 2013

Il Lucarelli, grande esponente della Destra Alchemica italiana, allievo di


Canseliet, e anche eminente studioso della Massoneria, ha vergato numerosi
scritti (qui raccolti dal suo studente Gratianus) in cui esanima le connessioni
tra alcuni rituali alti della Massoneria e la pratica alchemica di laboratorio.
Contorverso e tranciante, a tratti, ma sempre stimolante.

Rene Alleau Aspects de l'Alchimie traditionnelle, Parigi, Éditions de Minuit,


1953,

Il testo di Alleau e' un buon sommario dell' Alchimia. Non un punto di arrivo,
ma un buon libro per incominciare il cammino.

Crassellame (alias Marchese Santinelli) Lux Obnubilata, Edizioni


Mediterranee, curato da Stefano Andreani, 1980

La Lux e' uno dei pochissimi classici di importanza assoluta. Da leggere,


rileggere, e meditare a fondo. Vale anche la pena di cercare i vari commentari
alla Lux, ad esempio quello di Reghini,

Mirco A. Mannucci