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Guerra nel Mediterraneo

Dalla Cap Anamur a Frontex e ai nuovi campi europei


Un audio documentario di Roman Herzog
Dopo che la Cap Anamur nell’estate del 2004 aveva salvato la vita di 37 profughi naufragati nel mare
Mediterraneo, il capitano Stefan Schmid ed il dirigente dell’organizzazione umanitaria Elias Bierdel
sono stati accusati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina per caso aggravante. Dal
novembre 2006 si sta processando ad Agrigento in Sicilia, senza che il pubblico si rende conto, che
con questo processo è in gioco il futuro del agire delle organizzazioni umanitarie in Europa. Ma il
cosiddetto “caso” Cap Anamur fu utilizzato non soltanto per intimidire l’azione umanitaria. L’allora
ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu e il suo omologo tedesco Otto Schily presentavano i loro piani
per la costruzione di campi nei paesi nordafricani, frenando così gli immigranti. Si nascondeva, però,
il fatto che questi campi extraeuropei oltre i confini, nell’est e nel sud dell’Europa, erano già esistenti.
Dal 1998 la Comunità Europea sta lavorando in collaborazione col UNHCR e OIM in questo progetto a
lungo termine, che fa parte di tutta una strategia d’esternalizzazione delle domande d’assistenza e
d’asilo, caricandole sui paesi confinanti all’Europa. Per raggiungere questa meta qualsiasi mezzo
sembra legittimo per i politici europei, anche la collaborazione aperta con dittature e la loro
attestazione come stati di primo asilo. In questa forma soltanto in Libia, oltre 60 mila immigranti e
profughi sono prigionieri nei campi finanziati anche dalla Comunità Europea. Ma di asilo nei paesi
nordafricani non se ne parla, si parla invece di torture, persecuzioni e deportazioni. Migliaia sono le
vittime di questo nuovo regime europeo per la gestione dell’asilo politico, che la Comunità Europea
non sembra più disposta ad offrire. Si preferisce invece l’immigrazione legale di lavoratori
specializzati, promovendo così il brain drain nei pesi del sud, ma anche l’ingresso dei cosiddetti
clandestini, per fornire l’enorme mercato europeo di lavoratori illegali, che coltivano ad esempio le
campagne e lavorano come nuovi schiavi per stipendi ridicoli, mantenendo competitiva in questa
forma l’economia europea.
In più dalla primavera 2007, l’agenzia per il controllo delle frontiere europee FRONTEX ha iniziato il
suo lavoro di pattugliamento e respingimento dei migranti nell’alto mare in collaborazione con gli stati
confinanti, per costringere i migranti con mezzi militari a cambiare ruota. Da allora le cifre dei morti
annegati si sono raddoppiati. Per attivisti di Amnesty International e di altre organizzazioni umanitarie
non c’è dubbio, la Comunità Europea ha aperto unilateralmente la guerra ai profughi del mondo. In
questo documentario si fa ascoltare con molteplici interviste originali oltre documenti ufficiali e segreti
questa guerra, e si mette in evidenza che cosa significa questo nuovo regime per gli Europei e per i
profughi. Fra altro parlano per la prima volta alti capi militari sulle forme concrete dell’agire delle forze
militari di Frontex.
Con le voci del profugo Eritreo Michele Grmay, di Mussie Zerai della Associazione Habeshia, dei
giornalisti Gabriele del Grande e Fabrizio Gatti, di Stefan Schmidt e Elias Bierdel della Cap Anamur,
del procuratore Ignazio De Francisci, di Judith Gleitze e Conny Gunßer di Pro Asyl, Julia Duchrow di
Amnesty International, dei giuristi Fulvio Vassallo ed Elda Turco, Jürgen Humburg e Laura Boldrini
dell’UNHCR, del politologo Christopher Nsoh, del comandante del Comando centrale della Guardia di
Finanza Saverio Manozzi e del direttore generale di Frontex Ilkka Laitinen.
Il documentario ha una durata di 80 minuti.

Roman Herzog (* 1968) autore e documentarista


dopo gli studi ed il dottorato in scienze politiche a Berlino e Buenos Aires ed il volontariato preso il
quotidiano Pagina/12 a Buenos Aires ha lavorato come ricercatore scientifico alle università di Berlino
ed Amburgo così come collaboratore per varie istituzioni non-universitarie, case editrici e giornali. Dal
1998 lavora principalmente come documentarista per la radio pubblica tedesca (ARD) e ha elaborato
oltre venti Feature e documentari di lunga durata, tra cui su Michel Foucault, Giorgio Agamben e Dario
Fo. I suoi programmi radiofonici in lingua italiana, «Trinacria Nera» sul polo petrolchimico di Priolo
(SR) e «Porta d’Europa» su Lampedusa e i profughi, dal 2005 sono stati trasmessi da diverse radio di
tutta Europa e sono stati rappresentati in varie città in Italia e Germania. Nel 2006 ha dato vita
assieme al radioautore romano Andrea Giuseppini al primo forum internazionale di audio
documentaristi indipendenti in Italia, Audiodoc. Nell’anno 2006 gli fu assegnato la «Menzione speciale
della giuria» nel Concorso Italiano «Anello Debole» per il documentario «Porta d’Europa».