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Indice generale

Prefazione
Prefazione XIII

11 Gli
Gli inquinanti
inquinanti atmosferici
atmosferici 1
1.1 Composizione dell'atmosfera
dell”atmosfera 1
1.2 Scale spaziali e temporali dei processi
atmosferici 3
1.3 Inquinamento a scala urbana e regionale 6
1.3.1 Il monossido di carbonio 6
1.3.2 Gli ossidi di azoto 9
1.3.3 Gli ossidi di zolfo 12
1.3.4 Il particolato 15
1.3.5 L'ozono
L”ozono troposferico e i composti organici volatili 20
1.3.6 Riferimenti normativi 23
1.4 Acidi cazione
Acidificazione ed eutro zzazione
eutrofizzazione 24
1.4.1 Descrizione del fenomeno 32
1.4.2 Riferimenti normativi 34
1.5 Ozono stratosferico 36
1.5.1 Dinamiche di formazione
formazione e distruzione 38
1.5.2 Gas che contribuiscono alla distruzione dell'ozono
dell”ozono 41
1.5.3 Riferimenti normativi 43
1.6 E etto
Effetto serra 44
1.6.1 I principali gas serra 47
1.6.2 Riferimenti normativi 50
1.7 Le agenzie ambientali 52
1.7.1 L'Agenzia
LyAgenzia Europea (EEA) 52
1.7.2 L'Agenzia
L7Agenzia Nazionale (ANPA) 53
1.7.3 Le Agenzie Regionali (ARPA)
(ARPA) 54
22 Fenomeni
Fenomeni di
di trasporto
trasporto e
e trasformazioni
trasformazioni chimiche
chimiche 57
57
2.1 Il trasporto e la di usione
diffusione 57
2.1.1 L'equazione
Lyequazione di erenziale
differenziale di di usione
diffusione 57
2.2 La deposizione 63
2.2.1 La deposizione secca 63
2.2.2
2.2.2 La
La deposizione
deposizione umida
umida 65
2.2.3 La deposizione occulta 65
2.3 Fondamenti di chimica dell'atmosfera
dell°atmosfera 67
2.3.1 Composti inorganici 69
VIII
VIII Indice generale

2.3.2 Composti organici 72


2.4 Soluzioni dell'equazione
dell7equazione di di usione
diffusione 76
2.4.1 Soluzioni analitiche 76
2.4.2 Le soluzioni numeriche 77
3 Il
Il ruolo
ruolo della
della meteorologia
meteorologia 81
81
3.1 Cenni alla sica
fisica dello strato limite planetario 81
3.2 Fenomeni locali 89
3.3 Modellistica meteorologica 94
3.3.1 Modelli diagnostici 95
3.3.2 Modelli Prognostici 96
3.3.3 Modelli di turbolenza 98
3.3.4 Disponibilit
Disponibilita a dei dati 99
4 II modelli
modelli di
di qualit
a dell'aria
qualità dell,aria 101
101
4.1 Criteri per la scelta del modello 101
4.2 Modelli deterministici 104
4.2.1 I modelli euleriani 104
4.2.2 Modelli fotochimici a griglia 107
4.2.3 I modelli lagrangiani 114
4.3 Modelli stocastici 129
4.4 Un sistema esperto di supporto alla scelta dei modelli 130
4.4.1 Il sistema FRAME 131
4.5 Database modellistici in Web 133
4.5.1 MDS: il catalogo europeo 133
4.5.2 Altri siti web
Web 135
4.6 Esercitazione 135
4.6.1 Modelli per scenari industriali ee urbani 136
5 Modelli
Modelli gaussiani
gaussiani 139
139
5.1 Modelli stazionari 139
5.1.1 Formulazione e condizioni di applicabilit a
applicabilità 139
5.1.2 Determinazione dei coeÆcienti
coeflicienti di dispersione 141
5.1.3 Altezza e ettiva
effettiva della sorgente 146
5.1.4 Estensioni del modello gaussiano 153
5.1.5 Il modello climatologico 162
5.1.6 Codici disponibili 163
5.2 Modelli a pu
pullì 165
5.2.1 Formulazione generale 165
5.2.2 Codici disponibili 168
5.3 Esercitazione 168
5.3.1 Il modello APC-2 169
5.3.2 Descrizione e installazione del Software 172
5.3.3 Esecuzione ed analisi di simulazioni 173
Indice generale IX
IX

66 Preprocessori
Preprocessori emissivi
emissivi e
e meteorologici
meteorologici 185
185
6.1 Le sorgenti emissive 186
6.2 Inventari delle emissioni 187
6.2.1 Caratteristiche 187
6.2.2 Metodologie 188
6.2.3 L'inventario
Lvinventario CORINAIR 189
6.3 Il modello delle emissioni POEM 191
6.3.1 Metodologia 191
6.4 Il modello meteorologico CALMET 197
6.4.1 Ricostruzione del campo di vento 198
6.4.2 De nizione
Definizione dei parametri di turbolenza 199
6.4.3 Calcolo del campo di temperatura 200
6.5 Esercitazione 202
6.5.1 Il codice CALMET 202
6.5.2 Esecuzione e analisi delle simulazioni 205
77 Modelli
Modelli fotochimici
fotochimici 211
211
7.1 Il modello fotochimico CALGRID 212
7.1.1 I moduli di trasporto 213
7.1.2 Il modulo chimico 217
7.2 Analisi di episodi a scala urbana e regionale 226
7.2.1
7.2.1 Il
Il dominio
dominio di
di calcolo
calcolo 226
226
7.2.2 Selezione dell'episodio
de11“episodio 227
7.2.3 Predisposizione degli input 230
7.2.4 Simulazione del caso base 237
7.3 Applicazioni di CALGRID 239
88 Valutazione
Valutazione di
di strategie
strategie di
di risanamento
risanamento 245
245
8.1 Le emissioni da traÆco
traflico 246
8.1.1 Carburanti 247
8.1.2 Tecnologie di controllo delle emissioni 251
8.1.3 Strategie di riduzione delle emissioni urbane 253
8.1.4 Normativa europea 256
8.2 Caratterizzazione fotochimica di un'area
un7area 258
8.3 Ipotesi di scenari emissivi alternativi 261
8.3.1 Interventi tecnologici in applicazione alle norme
norme europee
europee 261
8.3.2 Interventi sul trasporto
trasporto pubblico 263
99 Modelli
Modelli per
per previsioni
previsioni in
in tempo
tempo reale
reale 269
269
9.1 Modelli grey-box
grey-boa: 270
9.1.1 Modelli Autoregressivi con ingressi ARX 270
9.1.2 Modelli ciclostazionari 271
9.1.3 Modelli con categorie 273
9.1.4 Modelli ciclostazionari con categorie 274
9.1.5 Software per l'identi cazione
liidentificazione dei modelli
modelli ARX 275
9.2 Modelli neuro-fuzzy 276
9.2.1 I sistemi in logica fuzzy 276
X
X Indice generale

9.2.2 Le reti neurali 280


9.2.3 Le reti neuro-fuzzy 283
9.3 Valutazione dell'aÆdabilit a previsionale
dell”ai°ridabilità 286
9.4 Esempi di applicazione a casi reali 287
9.4.1 Previsioni in prossimit
prossimitàa di una centrale termoelettrica 287
9.4.2 Previsione della concentrazione giornaliera di SOS022 a Milano 291
9.4.3
9.4.3 Previsioni
Previsioni di
di concentrazioni
concentrazioni orarie
orarie di
di NO
N022 a
a Brescia
Brescia 295
295
9.5 Esercitazione 299
10
10 Un
Un centro
centro di
di controllo
controllo della
della qualit
a dell'aria
qualità de117aria 303
303
10.1 Sistemi di Supporto alle Decisioni 303
10.2 Un sistema di controllo di emissioni industriali 304
10.3 Sistemi di previsione e allarme urbani 307
10.3.1 Valutazione delle previsioni 311
10.3.2 Uno schema di previsione a doppio anello per llozono
l'ozono 312
10.3.3 Applicazione alla citt a di Brescia
città 313
10.4 Valutazione di normative di controllo delle emissioni 325
10.5 Progetto di una rete di monitoraggio 335
10.5.1 MONET: un sistema di supporto alle decisioni 337
10.5.2 Esercitazione: localizzazione di una rete nell”area
nell'area di Piacenza 343
A
A Richiami
Richiami di
di carattere
carattere generale
generale sui
sui processi
processi stocastici
stocastici discreti
discreti 347
347
A.1 Normalizzazione e standardizzazione 349
A.2 Processi e modelli ARMA (p,q) 351
A.2.1 Processo autoregressivo di ordine p o AR(p)
AR(p) 352
A.2.2 Processo a media mobile di ordine q o MA(q)MA(q) 355
A.2.3 Processi autoregressivi di ordine p, a media mobile di ordine q
o ARMA (p,q) 359
A.2.4 Il problema della stima dei parametri 361
A.3 Test diagnostici 366
A.3.1 Test Anderson 366
A.3.2 Test di Student 367
A.3.3 Test del periodogramma cumulato 367
A.4 Modelli a scatola nera di processi stazionari 368
A.4.1 Modelli ARMAX (p,q,r)(p,q,r) 370
A.4.2 Modelli TFM 374
A.5 Modelli a scatola nera di processi non stazionari 375
A.5.1 Modelli lineari ARIMA 375
A.5.2 Modelli stagionali 377
B
B Analisi
Analisi di
di causalit
a
causalità 379
379
B.1 De nizioni
Definizioni di causalit
a
causalità 379
B.2 Rassegna di metodologie di analisi della causalit
a
causalità 382
B.2.1 Relazioni di causalit a
causalità 382
B.2.2 Metodologia di Pierce e Haugh 383
B.2.3 Metodologia di Sims 384
B.2.4 Metodologia di Geweke 385
Indice generale XI
XI

B.2.5 Teoremi riassuntivi per la caratterizzazione del rapporto di


causalit
a
causalità 386
B.3 L'analisi
L”analisi di causalit
a proposta: un'integrazione
causalità unlintegrazione alla metodologia di Pierce
e Haugh 387
Bibliogra a
Bibliografia 391
391
XII
XII Capitolo 0

.
Prefazione

Questo testo si propone di fornire al lettore, studente o professionista nel settore


ambientale, le basi metodologiche e applicative che gli consentano di impostare cor-
rettamente e trattare operativamente problematiche di controllo e gestione dell'in- dell”in-
quinamento atmosferico. Nasce dall'esperienza,
dalllesperienza, ormai più piu che decennale, maturata
nelljambito di corsi di modellistica e controllo ambientale tenuti presso il Politecnico
nell'ambito
di Milano e l'Universit
llUniversita a degli Studi di Brescia e rivolti a studenti di ingegneria am-
bientale, elettronica e informatica, ad allievi di dottorato e a laureati che frequentano
corsi di formazione permanente.
Scopo degli autori non eè certo quello di coprire l'ampiol”ampio spettro delle tematiche
attinenti al settore, ma pi u realisticamente di trattare in modo mirato alcuni degli
più
argomenti attualmente di maggiore interesse e potenzialitàpotenzialita applicative, sia in casi
ormai piuttosto ben consolidati, che in altri ancora in parte sulla frontiera della
ricerca. Anche se non si eè ritenuto opportuno entrare nel dettaglio dei complessi
meccanismi della di usione
diffusione di un inquinante che sono trattati in testi specialistici
di chimica, sica
fisica dell'atmosfera
dell”atmosfera o uidodinamica
fluidodinamica (peraltro richiamati nei riferimenti
bibliogra ci),
bibliografici), la presentazione dei diversi modelli e dei rispettivi scenari di applica-
bilit
a eè stata corredata da richiami essenziali alle nozioni teoriche e metodologiche
bilità
che ne costituiscono i fondamenti.
A partire poi dall'accresciuto
dall”accresciuto interesse del mondo politico verso le tematiche
dell'inquinamento
delllinquinamento atmosferico e di conseguenza all'emanazionealllemanazione di leggi e decreti
per la tutela della salute dei cittadini e dello stato dell'ambiente,
dell”ambiente, gli autori hanno
posto particolare attenzione ad ancorare la schematizzazione e l'impostazione Pimpostazione della
trattazione modellistica alle normative vigenti in ambito nazionale e internazionale,internazionale,
tenendo presente l'esigenza
Pesigenza sempre pi piùu condivisa di un controllo sanitario della qua-
lit
a dell'aria
lita dell”aria e di sistemi di informazione distribuita, aÆdabili affidabili e di semplice accesso
ai cittadini, anche grazie alle moderne tecnologie delle telecomunicazioni.
telecomunicazioni. Diventa
allora non solo auspicabile, ma essenziale e quali cante
qualificante per un'amministrazione
un”amministrazione pub-
blica aÆancare
affiancare alla strumentazione per il monitoraggio della situazione ambientale
sistemi informativi avanzati, che consentano sia di e ettuare effettuare previsioni di episodi
critici in tempo reale a scopi preventivi che di valutare a priori l'impatto l”impatto ambien-
tale di nuove attivit a industriali o insediamenti urbani, nonché
attivita nonche l'eÆcacia
Fei-licacia di strategie
d'intervento.
d”intervento.
Problema comune ai tecnici che devono rispondere rispondere operativamente a queste
esigenze, eè comprendere quale sia il ruolo che ii modelli matematici possono effet- e et-
tivamente giocare, quale ne sia l'aÆdabilit a e la reale
l”aflidabilita reale possibilita
possibilita di utilizzo ee im-
im-
plementazione operativa nei casi reali. Non esistono infatti infatti modelli
modelli "universali",
“universali”,
adatti a tutte le problematiche poste da una corretta gestione della qualit qualitaa dell'aria,
dell”aria,
poich
poichée lo spettro delle situazioni da fronteggiare può puo essere anche molto ampio, al
pari degli obiettivi da perseguire. Per questo la scelta del modello più piu appropriato
XIV
XIV Capitolo 0

va ponderata e ettuando
effettuando analisi articolate e ben impostate con l”intento l'intento di caratte-
rizzare lo scenario che interessa prendere in esame (ad es. i particolari inquinanti, inquinanti,
le loro caratteristiche chimiche, gli indicatori ambientali ad essi correlati, la risolu-
zione temporale richiesta, le caratteristiche del dominio e gli strumenti di calcolo
e ettivamente
effettivamente disponibili).
Questo testo si propone quindi di rispondere ad un esigenza di inquadramento e
sintesi dell'attuale
dell”attuale livello di conoscenza nelle tematiche trattate,trattate, in maniera tale da
consentire un approccio quali cato
qualificato e realistico all'utilizzo
all”utilizzo dei modelli e l”acquisizione
l'acquisizione
da parte degli addetti ai lavori
lavori,, siano essi studenti che tecnici e professionisti, di un
linguaggio comune indispensabile per trattare problematiche complesse come quelle
ambientali, interagendo necessariamente con competenze diversi cate diversificate e complemen-
tari (ad es. chimica, meteorologica, informatica, amministrativa ecc), ecc.), a partire da
di erenti
differenti livelli di formazione e approfondimento. Tra i numerosi esempi di applica-
zione, particolare attenzione eè stata posta all'illustrazione
all”illustrazione di alcune fasi dello studio
condotto nell'iter
nell”iter di messa a punto di un piano di risanamento della qualit qualitàa dell'aria
dellyaria
in Lombardia. I modelli vengono utilizzati ad un un primo livello di complessit
complessità a per la
la
valutazione e la scelta delle politiche di intervento da adottare per giungere al ri-
spetto degli standard di qualit
qualitaa dell'aria
dell“aria previsti dalla normativa.
normativa. Successivamente
gli stessi strumenti vengono integrati in un sistema più piu complesso interfacciato
tnterƒacctato con
basi di dati regionali (archivi di misure, inventari di emissione, dati cartogra ci) cartografici) e
strumenti di elaborazione gra cagrafica e statistica. Un sistema di supporto alle decisioni
di questo tipo consente di controllare lo stato di qualit qualitaa dell'aria
delljaria su scala metro-
politana e regionale in modo rapido e flessibile essibile e, allo stesso tempo, di valutare la
sostenibilit
sostenibilità a di politiche d'intervento
d”intervento future, l'e etto
l”effetto di evoluzioni tecnologiche in
atto, l'impatto
ljimpatto di nuovi impianti o interventi di tipo territoriale.
territoriale.
Numerosi sono anche i richiami alla letteratura scienti ca, particolarmente ricca
scientifica, particolarmente
di proposte metodologiche e studi applicativi e ettuati effettuati in aree urbane e industriali;
inoltre vengono riportati indirizzi di siti sttz' WEB ritenuti di particolare
WEB ritenuti particolare interesse per ilil
lettore. Al testo eè allegato un CD contenente alcuni pacchettzI pacchetti software e data base base,,
che consentono al lettore di eseguire al proprio Personal Computer con modalita modalita
interattiva le esercitazioni proposte al termine dei diversi capitoli, oltre che di uti-
lizzare gli stessi strumenti per approfondirne lo studio ed effettuare e ettuare analisi di suo
interesse.
Gli autori desiderano ringraziare di cuore i colleghi e gli studenti che hanno
condiviso la passione per la ricerca scienti ca
scientifica nel settore ambientale e la pazienza
nella analisi dei problemi reali presi in esame, con l”intento
l'intento di "forgiare" le metodo-
“forgiare” le
logie modellistiche fino
no a calarle nei diversi ambiti applicativi. Un grazie particolare
in ne
infine agli amici Giuseppe Brusasca, Giorgio Guariso, Davide Bergoli e Veronica
Gabusi per il generoso aiuto nella fase di redazione e revisione del testo e delle eser-
citazioni.
Giovanna Finzi, Guido Pirovano, Marialuisa Volta
1
Gli inquinanti atmosferici

1.1 Composizione dell'atmosfera


dell”atmosfera

L'atmosfera
L”atmosfera eè sostanzialmente composta da idrogeno, ossigeno e gas nobili. Sebbene
le concentrazioni dei gas siano pressoch
pressochée costanti, l'atmosfera
l”atmosfera 
èe in realt
a un sistema
realtà
dinamico in continua evoluzione grazie alle interazioni con la vegetazione, gli oceani,
gli organismi viventi. I gas sono prodotti dalle attivit a biologiche, dalle esalazioni
attività esalazioni
vulcaniche, dalle attivit a antropiche e dai processi chimici che si innescano in at-
attivita
mosfera. Sono invece rimossi dall'atmosfera
dall”atmosfera quando sono coinvolti in processi fisici sici
e chimici e di deposizione. I gas pi
piùu rilevanti ee la
la natura
natura dei cicli che li interessano
interessano
sono elencati nella tabella seguente [1].

Gas
Gas Simbolo
Simbolo ppm
ppm ciclo
ciclo
Azoto N
N22 780840 biologico e microbiologico
Ossigeno O
O22 209460 biologico e microbiologico
Argo Ar 9340 nessuno
nessuno
Biossido di carbonio CO
CO22 355 antropogenico e biogenico
Neon Ne 18 nessuno
nessuno
Elio
Elio He
He 5.2
5.2 sico-chimico
fisico-chimico
Metano CH
CH44 1.72 biogenico e chimico
Cripto Kr 1.1 nessuno
Idrogeno H
H22 0.58 biogenico e chimico
Xeno Xe 0.09
Ozono O
033 10
10_22 - 1010*11 chimico
Ammoniaca NH
NH33 10
1074 - 10
4
10733 biogenico e chimico
Biossido di zolfo SO
SO22 10
10_5 - 10
5
10_44 antropogenico, biogenico e
chimico
Tabella 1.1
Tabella 1.1 I gas nell'atmosfera
nell”atmosfera

L'aria definita contaminata quando contiene composti di origine naturale


L7aria viene de nita
e/o antropica che, per le loro caratteristiche o per la quantit
a in cui sono presenti,
quantità
2
2 Capitolo 1

possono essere in grado di produrre danni anche gravi agli esseri viventi, alla vegeta-
zione e ai manufatti esposti alla sua azione. La condizione di inquinamento implica
quindi una variazione signi cativa
significativa nelle concentrazioni dei componenti minori in at-
mosfera. Agli inquinanti di origine naturale, si aggiungono sostanze derivanti da
attivit
attivitàa umane che, essendo concentrate in piccole aree, urbane e industriali, pos-
sono dar luogo a preoccupanti peggioramenti della qualit qualità a dell'aria,
dell”aria, aggravati dal
veri carsi
verificarsi di condizioni meteorologiche che favoriscono llaccumulo l'accumulo di inquinanti.
inquinanti.
dell”atmosfera naturale 
La composizione chimica dell'atmosfera e`e determinata dai processi me-
teorologici e da un bilancio dinamico fra complicate sequenze di reazioni chimiche,
siche
fisiche e biologiche interconnesse le une con le altre:  èe l'insieme
l”insieme di queste tras-
formazioni e dei fenomeni autodepurativi
autodepumtz'm naturali dell'atmosfera,
dell“atmosfera, unitamente alla
distribuzione spaziale ed alla variazione temporale dei parametri meteorologici, che
determinano la concentrazione degli inquinanti e conseguentemente la qualit qualitàa locale
dell'aria.
delllaria.
Molte delle reazioni in atmosfera avvengono a temperatura ambiente o, se ri-
chiedono un'elevata
unjelevata energia di attivazione, vengono iniziate fotochimicamente.
fotochimicamente. A
causa della natura fortemente ossidante dell'atmosfera
dellyatmosfera della Terra, le principali rea-
zioni sono rappresentate dall' ossidazione di gas presenti in bassi stati di ossidazione.
dallyossz'dazione
L'atmosfera
L”atmosfera tuttavia non  termodinamico, poich
e in equilibrio chimico termodinamico, poichée sono co-
stantemente attivi molti processi che in uenzano
influenzano le concentrazioni dei componenti
principali.
Nelle passate ere geologiche la composizione dell'atmosfera
dellflatmosfera era diversa dall'at-dalllat-
tuale: a quest'ultima
quest7ultima si  eè giunti attraverso numerosissimi processi di trasformazione
e di scambio chimici, sici
fisici e biologici che avvengono tra l'atmosfera
l”atmosfera e le altre geos-
fere idrosfera, litosfera e biosfera. Nell'ultimo
Nellyultimo secolo, con lo sviluppo della civilt a
civiltà
industriale, l'uomo
l7uomo ha accelerato enormemente, rispetto ai tempi geologici, geologici, questi
processi e ne ha messo in atto di nuovi. La continua crescita delle emissioni e in
grado di interferire con il complesso sistema atmosferico, provocando cambiamenti
nella capacit
capacità a ossidante dell'atmosfera
dell”atmosfera e portando le concentrazioni di sostanze tos-
siche verso livelli inaccettabili, tali da risultare dannosi per l'ambiente Pambiente e la salute
umana.
L'interazione
L7interazione fra la biosfera e l'atmosfera,
l”atmosfera, e in particolare l'impatto
l”impatto degli inqui-
nanti emessi su quelli che sono i naturali processi di produzione e rimozione, può puo
effetti di isteresi
poi portare a e etti isteresí cos
così che la richiesta riduzione delle emissioni per in-
vertire il trend potrebbe essere molto pi u gravosa di quanto non sia stato l'aumento
più llaumento
iniziale di emissioni che ha lo ha innescato. Alcuni esempi esempi di evidenze sperimentali
attribuibili all'aumento
all“aumento delle emissioni sono:

0 Il crescente numero di episodi con elevate concentrazioni di ozono e altri ossi-


danti fotochimici in aree urbane e in quelle adiacenti;
o l'apprezzabile
llapprezzabile crescita durante gli ultimi 100 anni dei valori di fondo
fondo dell'ozono
dell”ozono
troposferico in Europa e nell'emisfero
nell”emisfero nord;

o la persistente acidit
a (pH sempre pi
acidità piùu bassi)
bassi) delle piogge
piogge nonostante
nonostante le riduzioni
riduzioni
drastiche di contenuto di zolfo nei combustibili;
ø il numero crescente di episodi di iperattivit
a algare nei
iperattività nei mari
mari europei.
europei.
In questi processi hanno un ruolo importante:
Gli inquinanti atmosferici 3
3

ø le elevate concentrazioni di prodotti corrosivi e tossici, quali gli acidi minerali e


organici i nitrati organici,
organici7 i perossidi organici ecc.;
ecc.;
0 l'eccessiva
l”eccessiva deposizione di nutrienti, dei quali un'apprezzabile
un”apprezzabile frazione  eè prodotta
nei processi foto-ossidativi in atmosfera;
0 la forte presenza di ossidi di azoto (NO,
(N0, NO
N02)2 ) e di prodotti quali l”acido
l'acido nitrico
(HNO
(HN03) 3 ) uniti alla riduzione delle emissioni di sostanze a carattere alcalino;

0 la presenza di specie ossidanti, come l'Ol”033 (che può


puo raggiungere concentrazioni
elevate soprattutto di giorno)
giorno) e le specie radicaliche, cio
cioèe composti chimici molto
reattivi con almeno un elettrone spaiato. Di questi i più piu importanti nelle ore
diurne sono il radicale ossidrile OH , il radicale idroperossile HO
0H~, 2 , i radicali
H02-7
alchile R , alcossi RO
R-, R0,, alchilperossido RO 2  ed in ne
R02- l'ossigeno atomico O
infine rossigeno ,
0-,
mentre di notte riveste maggiore importanza il radicale nitrato NO 3;
N03;
o i composti organici volatili VOC:
V00: cio
cioèe idrocarburi (alcani, alcheni,
alcheni7 alchini, aro-
matici) e rispettivi derivati ossigenati, alogenati, solforati e azotati;
ola radiazione luminosa che d a luogo a reazioni fotochimiche, principalmente di
da
fotodissociazione, relative sia ai composti inorganici che organici.
In tabella 1.2 eè mostrato un quadro d'insieme
d”insieme di alcuni tra i principali inquinanti
atmosferici con le loro rispettive fonti,
fonti7 quantit
quantitaa e tempi di permanenza in atmosfera.

1.2
1.2 Scale
Scale spaziali
spaziali e
e temporali
temporali dei
dei processi
processi
atmosferici
atmosferici
L'atmosfera
L atmOSIera pu o essere
puO eSSere paragonata
paragonata a a un
Un reattore
reattore chimico
CrllmlCO nel
rlel quale
quale 1i composti
COrIlpOSÈl sono
SOrlO
introdotti,
lrlÈrOClOlllll, rimossi
rlmOSSl ed
ed evolvono
eVOlVOnO su
SU scale
SCale spaziali
SpaZlall e
e temporali molto diverse.
temporall mOlIJO lerSe. ln In l'lgllra
gura
1.1
Li sono rappresentatl i1 range
SOrlO rappresentati Tangã di
(11 variabilit
a spaziale
Varlablllta SpaZlale e temporale delle
e EempOrEìle delle dinamiche
(llnamlcrle
atmosferiche.
m

Scale
Scale spaziali
spaziali Si possono grossolanamente distinguere le
le seguenti categorie spa-
ziali:
0 lala microscala
microscala riguarda
riguarda i1 fenomeni
fenomeni che
che hanno
hanno una
una azione limitata aa poche
azione limitata poche decine
decine
di metri;
0 la scala
la scala urbana
urbana oo locale
locale interessa
interessa aree
aree metropolitane e/o industriali
metropolitane e/o industriali con
con un
un raggio
raggio
dii-
10-50 km;
m;
0 la mesoscala o scala regionale e`e caratteristica di fenomeni che interessano aree
da alcune decine ad alcune centinaia di chilometri;
o la scala
scala sinottica
smottica descrive le dinamiche caratteristiche di scale che vanno dalle
centinaia alle migliaia di chilometri;
chilomem'L
o la scala globale comprende scale oltre i 55000
000 km.
La tabella 1.3 descrive pi
u in dettaglio la scala di diversi fenomeni chimici che
più
si svolgono in atmosfera.
4
4
Capitolo 1

w-v :NQMUQTHOH magow UJUMQUWOQOHHQN miomwwwam-H UJUMQQWOQOHGg-N OQEUH-L 05005 :U INEHUQ


Gas Principali fonti antropogeniche Emissioni antropogeniche Tempo medio di perma-
(106 ton/anno)
Aofliwìfioa moi
nenza in atmosfera
E msn-.È 8885?.
OO :U @:ofimsnäou ßãwmobfi :Bflmsmãou «U om: -05 ooo Não» 622
CO uso di combustibili fossili, combustione di bio- 700/2 000 Mesi
masse @wmßã
NOO @:oÉš-wåowww ßãwmow :Bflmsnãoo :U om: 2 com m GEN 03
CO2 uso di combustibili fossili, deforestazione  5 500 100 anni
CH4 risaie, allevamenti, discariche, produzione di 300-400/550 10 anni
«mo áãsšåß @šë nåëãš ëåëå :U âmäåšm 3 Eš
:Bfimssãoo Emmâ
combustibili fossili
âOZ Enßwsnšou :o om: mv wcofiwsnãou “Emwå -05 om-omÉm-om E310
NOx uso di combustibili fossili, combustione di bio- 20-30/30-50 Giorni
masse @wmßã

N2 O
ONZ
Fertilizzanti azotati, deforestazione, combu-
ššoä Gcmäfiiå
nmøoEÈmäo-ãw -spãou
6/25mmš
170 anni
Gsm o:
stione di biomasse wmmßãoß :o 255m
NOm wiåšom “Ewmom :Efimssãoo :o om: 32-02 com-QÉ wcßãšow ß Epowm mm
SO2 uso di combustibili fossili, fonderie 100-130/ 150-200 Da giorni a settimane
CFC
UMD
Bombolette spray, refrigeranti, materiali e-
mfiåoßäom câäã šcfiäwãå :Eääã -w H Z
1 Da 60 a 100 anni
QQH ß ow ßQ 5%
spansi iššw

Tabella 1.2 Origine, emissioni annue (in milioni di tonnellate) e tempi medi di residenza in atmosfera dei piu importanti gas presenti
3?n BEEN EomwwÉ-ã dEmEO Né ma E215 w Amg-ßzwnnop su EEE mv :55 mNãEê E Éåmoãä Em “ww Eøwfioacb www Eãww-a
in traccia in atmosfera [2]
E fummoëå E Éuußfi E
Gli inquinanti atmosferici 5
5

Scala urbana
Scala urbana Scala
Scala regionale
regionale Scala
Scala sinottica
sinottica
I Microscala
Microscala | oo locale
locale oo mesoscala
mesoscala l ee globale
globale
.
l
I
l
¬ i
l

100 r ~ Specie vita


Specie aa vita
y l lunga ..CFC51
lunga
` N20 I
lo yr - ` . CH4 1
Tempo di
1- Tempo trasporto
k. .CHJCCI 1
di trasporto
2 l yr - iiiiiiiif *LBL i i / inter-emisferico
inter-emisferico
Scala temporale

â f Specie vita
Speciedaa vita Q CO \
media
â 1 me la .Aerosols 1 Tempo di
H- Tempo trasporto
di trasporto
*É 1 Trop OK l intra-emisferico
intra-emisferico
à 2 |
å | day - NOX..H;O; ` Tempo
H- Tempo
ICJ Hi» .DMS di rimescolamento
di rimescolamento
. 1 locale
locale
1 h _ i ALCSPLX _____ /
vita \
Specie aa vita
/Specie
breve
breve
l 00 i .Cl-[3021
° HoI I
1 o N01 |
| 5 \. OH! 1 / 1 1 1 1 1
1 m 10 m 100 rn 1 km 10 km 100 km 1000 km 10.000 km

Scala spaziale
Scala spaziale

Figura 1.1
Figura 1.1 Variabilit
a spaziale e temporale degli inquinanti
Variabilita inquinanti in
in atmosfera [1]
[1]

Processo
Processo scala
scala (km)
(km)
inquinamento urbano 1-100
inquinamento regionale 10-1 000
deposizione e piogge acide 100-2 000
inquinanti tossici 0.1-100
assottigliamento dell'ozono
delllozono stratosferico 1 000-40 000
incremento dei gas serra 1 000-40 000
interazioni aerosol-clima 100-40 000
trasporto troposferico e processi di ossidazione 1-40 000
interazione stratosfera-troposfera 0.1-100
trasporto stratosferico e processi di ossidazione 1-40 000
Tabella 1.3
Tabella 1.3 Gas in atmosfera e scale spaziali interessate.
interessate.

Scale
Scale temporali
temporali definisce tempo di
Si de nisce dz' vita di una specie l'intervallo
l”intervallo medio nel nel
quale
quale una
Una molecola
molecola di(11 quella
quella specie
Speele rimane
I'lmane inln atmosfera
atmoSIera prima
prlma che Che sia rimossa at-
Sla rlmOSSa at-
traverso
traVerSo processi
proCeSSI sici
115101 e
e trasformazioni
traSIOI'maZlOIll chimiche.
Chlmlle. ll Il tempo
tempo di vita pu
(11 Vlta puo o variare
Varlare da
(1a
pochi
poCnl centesimi
CenteSlml di
(11 secondo
Secondo perper i1 radicali
faCllCall piu attivi,
plll attl, a a diversi
lerSl anniannl per
pel" le
le specie
SpeCIe piu
plll
stabili.
stabill. Le
Le molecole
mOleCOle conC011 vita
Vlta media
medla molto
molto breve
breve subiscono
SUDISCOIIO processi
pToCeSSI di trasporto aa
C11 trasporto
scala
Scala spaziale
SpaZlale limitata,
llmltata, mentre
mentre lele specie
SpeCIe pi u stabili
plll Stablll sono
Sono convolte
COIIVOlte ln in Ienomel'll
fenomeni aa scala
SCala
globale.
6
6 Capitolo 1

1.3
1.3 Inquinamento
Inquinamento a
a scala
scala urbana
urbana e
e regionale
regionale
La presenza di un'elevata
un”elevata densit
densitàa di attivita antropiche ed emissive in un ambiente
attività
dalle
dalle caratteristiche
caratteristiche dispersive
dispersive atmosferiche
atmosferiche non pronunciate, pu
non pronunciate, puoo generare variazioni
generare variazioni
signi cative
signilicative della
della qualita dell'aria
qualita dell aria in
in ambito
ambito locale.
locale. Tipici
lipici esempi
esempi di infrastrutture
di infrastrutture
in
in cui
cui sono
sono rilevabili
rilevabili criticit
a ambientali
criticita ambientali sono
sono le
le aree urbane, le
aree urbane, le reti
reti stradali
stradali ee ii poli
poli
industriali.
industriali. Le
Le conseguenze
conseguenze di di un'alterazione
un alterazione della
della qualit
a dell'aria
qualita dell aria sono possibili
sono possibili
rischi
ma per la salute, danni alla vegetazione e a ecosistemi.

1.3.1
1.3.1 Il
Il monossido
monossido di
di carbonio
carbonio

Il monossido di carbonio eè un composto inodore, incolore e insapore; èe gassoso a


192ÆC ; non eè apprezzabilmente solubile in acqua, ed ha
temperature superiori a -192°C;
un peso pari al 96,5% del peso dell'aria.
delliaria. La formazione di ossidi di carbonio può
puo
avvenire secondo i seguenti processi:
0 Combustione
Combustione incompleta
incompleta di
di carbonio
carbonio o
o di
di composti
composti contenenti
contenenti carbo-
carbo-
nio
nio Le reazioni coinvolte nella combustione del carbonio sono essenzialmente
essenzialmente le
le
seguenti:
220+ O22 !
C +O -> 2 CO
200
CO + O2 !
22CO+O2 CO2
-> 22002
La prima reazione eè molto pi
piùu veloce (circa 10 volte)
volte) della seconda. Si avra
avra
quindi CO presente o come prodotto intermedio, o come prodotto finale,
nale, qualora
l'O2
l”O2 non sia suÆciente
sufficiente o suÆcientemente
sufficientemente miscelato con il combustibile.

0 Reazione
Reazione a
a elevata
elevata temperatura
temperatura tra
tra CO
CO2 e
e composti
composti contenenti
contenenti car-
2 car-
bonio
bonio Negli altoforni viene prodotto, secondo la reazione

CO
CO22 +
+CC! CO
-› 2200
il CO necessario come agente riducente dei minerali contenenti ossido di ferro
per la produzione della ghisa. Parte del CO cos
così prodotto può
puo sfuggire nell”at-
nell'at-
mosfera e agire da inquinante.
0 Dissociazione
Dissociazione ad
ad elevate
elevate temperature
temperature di
di CO
CO2 in
in CO
CO e
e O
O Nelle combu-
2
stioni ad alte temperature l'equilibrio:
l”equilibrio:

Co22 $
CO e CO
co+o+O (1.1)
(1.1)
si sposta a destra; ad esempio a 1745 ÆC l'1%
1745°C 1,1% della CO
CO22 prodotta dalla combu-
940Æ C se ne dissocia il 5%. Se i fumi
stione si dissocia in CO e O, mentre a 11940°C
vengono poi bruscamente ra reddati,
raffreddati, l'equilibrio non riesce
l”equilibrio non riesce a spostarsi verso
sinistra tanto rapidamente, cos
cosi la CO
CO22 rimane dissociata.

Sorgenti
Sorgenti Le emissioni nazionali di CO per il
il 1994 sono state stimate in 9 230 910
tonnellate [3]. La distribuzione percentuale calcolata per sorgenti èe riportata in
tabella 1.4.
Gli inquinanti atmosferici 7
7

Settore
Settore emissivo
emissivo CO
CO
Trasporto su strada 63%
Trattamento dei ri uti
rifiuti 17%
Altre forme di trasporto 7%
Processi di produzione 5%
Combustione nell'industria
nell”industria manufatturiera 4%
Impianti di combustione non industriale 3%
Altri processi 1%
Tabella 1.4
Tabella 1.4 Emissioni italiane di CO stimate per il 1994

La sorgente pi
piùu importante e`e costituita dai mezzi di trasporto;
trasporto; fra questi gli
autoveicoli a benzina sono risultati essere i maggiori inquinanti. Le emissioni di
monossido di carbonio dai motori
motori,, dipendono da:
o il rapporto aria-combustibile: pi u eè ricca la miscela, pi
più u CO viene emesso;
più
si spiega cos
così perch
perchée il motore diesel, che utilizza miscele molto povere,
povere, ha
emissioni di CO molto ridotte;
ø temperatura dell'acqua
dellyacqua di ra reddamento
raffreddamento del motore;
motore;
o caratteristiche tecniche della camera di combustione;
o stato di usura del motore;
o condizione di marcia: al diminuire della velocit
velocitaa di marcia
marcia lele emissioni di CO
aumentano raggiungendo valori massimi col motore al minimo. minimo.
Le emissioni industriali di CO sono dovute essenzialmente
essenzialmente ai processi di produ-
produ-
zione della ghisa e dell' acciaio. Tali processi consistono nell'arrichimento
dellyacciaz'o. nell”arrichimento dei minerali
in impianti di sinterizzazione (che ne migliora le propriet
proprietaa chimiche e fisiche),
siche), nella
produzione della ghisa in altoforno e nell'attivit a di fonderia.
nell”attivita fonderia. L'emissione
L7emissione di CO
nelle raÆnerie
mfiìnem'e di petrolio  eè dovuta in gran parte al processo di rigenerazione dei
catalizzatori usati nei processi di trasformazione del petrolio.
petrolio. Tra i processi impiega-
ti (cracking, reforming, isomerizzazione, alchilazione e polimerizzazione),
polimerizzazione), ilil primo
primo èe
quello che necessita una pi u frequente riattivazione del catalizzatore, costituendo cos
più cosi
la maggior fonte di emissione di CO. Le industrie del legno ee della carta producono
soprattutto inquinamento idrico, per o emettono anche CO durante la distillazione
però
per il recupero sia di prodotti chimici pregiati che di energia calori ca
calorifica dal liquido
nero che si forma nel processo di trattamento del legno. legno. Altre emissioni di CO ven-
gono da forni usati per rigenerare la calce dal carbonato di calcio. Si hanno poi le
emissioni di CO dovute alla combustione in impianti fissi ssi con l'impiego
17impiego di carbone,
olio combustibile, legno, mentre la combustione di gas naturale produce emissioni di
CO in quantitativi pressoch
pressochèe trascurabili.
Per un bilancio pi u corretto bisognerebbe considerare anche le
più le emissioni dovute
a processi geo sici
geofisici e biologici come attivit a vulcaniche, emissioni naturali di gas,
attivita
scariche elettriche nel corso di temporali, metabolismo delle meduse meduse nei mari,
mari, ger-
ger-
minazione di semi e sviluppo di piante, produzione di metano, metano, mama tali
tali quantitativi
sono del tutto trascurabili nell'aria
nell“aria sovrastante le zone urbane, rispetto all'apporto
all7apporto
di CO delle attivit
attivitaa umane.
8
8 Capitolo 1

Rimozioni
Rimozioni naturali
naturali Le emissioni complessive di CO e il lungo tempo di persi-
stenza nell'aria
nell”aria sarebbero suÆcienti
suflicienti a raddoppiare ogni 4-5 anni la concentrazione
nell'ambiente
nell”ambiente atmosferico mondiale. Ma poich poichee ci
o non si veri ca
ciò verifica si  èe ipotizzata
la capacit
capacitaa di alcuni microorganismi
microorganismi,, comunemente presenti nel suolo, di rimuovere
molto rapidamente l'ossido
llossido di carbonio presente nell”atmosfera;
nell'atmosfera; pare che tale tipo di
rimozione sia preponderante rispetto all'adsorbimento
all”adsorbimento da parte delle piante e all'os- alllos-
sidazione che subisce il CO nell'atmosfera
nell”atmosfera in presenza di ossigeno. Una grossolana
stima ha portato a dire che il suolo degli Stati Uniti avrebbe la capacit capacità a di eliminare
dall'atmosfera
dalllatmosfera per adsorbimento del terreno, grazie alla presenza di quei microrga-
nismi, piu di cinque volte la quantit
più quantita a di CO emessa dagli USA. In realt realtàa invece la
concentrazione di CO nell'atmosfera
nelllatmosfera continua ad aumentare. Infatti bisogna consi-
derare che il CO viene soprattutto prodotto dai motori delle autovetture in zone
urbane, dove il terreno e`e asfaltato e quindi inadatto all'adsorbimento
all”adsorbimento di CO.
Si pu
puòo quindi concludere che l'inquinamento
liinquinamento di ossidi di carbonio  èe un inquina-
mento tipicamente urbano
urbano;; la sua concentrazione nelllaria
nell'aria èe determinata soprattutto
dal grado di emissione del gas nell'atmosfera
nelllatmosfera da parte delle autovetture, dal grado
di rimozione del terreno, che nella citt a eè molto basso, e,
citta e, come per ogni inquinante
atmosferico, dal grado di dispersione nell'atmosfera.
nell“atmosfera. La concentrazione di ossido di
carbonio segue con risposta quasi immediata gli incrementi del traÆco traffico orario.

E etti
Effetti dell'ossido
dell”ossido di
di carbonio
carbonio
E etti
Efietti sulle piante e sui materiali La presenza di CO in atmosfera porta alla dimi-
sulla piante
nuizione della capacit a dei batteri di fissare
capacità ssare l'azoto
l”azoto nelle radici delle piante. Perch
Perchée
il CO possa danneggiare le piante, deve per peròo raggiungere concentrazioni superiori
ai 100 ppm per lunghi periodi (mesi), ma le condizioni attuali sono ben ben lontane
lontane da
questi livelli. Non si sono riscontrati particolari e etti
effetti nocivi del CO sui materiali.
E etti
E'fietti sugli uomini E  ben noto che inalazioni d'aria
È d“aria ad alta concentrazione di CO
(superiore a 100 ppm) possono portare alla morte, ma l'inquinante
l“inquinante non raggiunge
nell'atmosfera
nelllatmosfera concentrazioni cos
cosi elevate. L'e etto
L”effetto tossico del CO sul corpo consiste
nella riduzione della capacit a del sangue di trasportare ossigeno.
capacita ossigeno. Infatti avviene una
reazione tra l'ossido
l”ossido di carbonio e l'emoglobina
l”emoglobina (Hb)
(Hb) che porta alla formazione del
carbossiemoglobina ) in luogo della formazione di O
composto COHb ((carbossiemoglobina) 2 Hb (
OgHb ossiemo-
(ossiemo-
globina
globina)) che ha il compito di trasportare ossigeno dai polmoni alle cellule del corpo.
Gli e etti
effetti conseguenti alla formazione della COHb sono essenzialmente due:

o riduzione del trasporto d'ossigeno;


dlossigeno;

0 spostamento a sinistra della curva di dissociazione dell'emoglobina


delllemoglobina nel sangue;
ci
o signi ca
ciò significa che, a parita di concentrazione di ossigeno, l”OQHb
parità l'O2 Hb risulta meno
dissociabile in presenza di COHb.
Gli e etti
effetti sull'uomo
sull”uomo sono proporzionali alla percentuale di emoglobina legata sotto
forma di COHb (vedi tabella 1.5). A sua volta il tasso di COHb nel sangue èe di-
rettamente legato alla concentrazione di CO nelllaria.
nell'aria. Per una
una data concentrazione
costante di CO nell'aria,
nell”aria, il tasso di COHb nel sangue raggiunger
raggiungeràa un valore di equi-
librio dopo 4-12 ore (vedi tabella 1.6). Il valore di equilibrio
equilibrio può
puo essere
essere approssimato
dalla seguente relazione:
%
%COHb : 16  [[concentrazione
COHb nel sangue = 00.16- nell0aria in ppm]
concentrazione di CO nell/aria ppm] + 00.5
: 5 (1.2)
(1.2)
Gli inquinanti atmosferici 9
9

Il termine costante 0.5 eè la stima della normale percentuale di fondo di COHb nel
sangue dei non fumatori, essa aumenta con l'aumentare l”aumentare del numero di sigarette
abitualmente fumate in un giorno, fino no a quintuplicarsi nei forti fumatori (2 o pi u
più
pacchetti al giorno con aspirazione). Il tempo necessario al raggiungimento dell'equi-
dell”equi-
librio e`e funzione dell'attivita sica.
dell”attività fisica. Variazioni positive di CO nell'atmosfera
nell”atmosfera portano
ad incrementi di COHb nel sangue, mentre variazioni negative a decrementi; ne segue
che gli e etti
effetti da inalazione di CO in quantit
quantitaa non eccessive sono reversibili.

COHb
COHb (%)
(%) E etti
Effetti riscontrati
riscontrati
meno di 1.0 nessun e etto
effetto apparente
da 1.0 a 2.0 segni di e etto
effetto sul comportamento
da 2.0 a 5.0 e etti
effetti sul sistema nervoso centrale; menomazione nella di-
scriminazione degli intervalli di tempo, acutezza visiva, lu-
cidit
a e altre funzioni psicomotorie
cidità
da 5.0 a 10.0 mutamenti nella funziona cardiaca e polmonare
da 10.0 a 80.0 emicrania, a aticamento,
affaticamento, sonnolenza, coma, difetti respira-
tori, morte
Tabella 1.5
Tabella 1.5 E etti
Effetti della concentrazione di COHb nel
nel sangue
sangue

CO
CO nell'aria
nelllaria (ppm)
(ppm) COHb
COHb nel
nel sangue
sangue
10 2.1
20 3.7
30 5.3
50 8.5
70 11.7
Tabella 1.6
Tabella 1.6 Valori di equilibrio COHb nel sangue -- CO nell”aria
nell'aria

1.3.2
1.3.2 Gli
Gli ossidi
ossidi di
di azoto
azoto

In termini di inquinamento atmosferico gli ossidi di azoto (sotto forma forma gassosa)
gassosa) che
destano piu preoccupazione sono l'NO
più lyNO e l'NO
lyNOg.2 . Tali prodotti giungono dalla reazione
di due gas (N(N22 e O2 ) comunemente presenti nelljaria
O2) nell'aria nelle
nelle percentuali di circa 80%
e 20% rispettivamente. I due gas reagiscono però pero solo ad elevate temperature (pi u
(più
di
di 1210 ÆC) formando
1210°C) formando monossido
monossido di
di azoto,
azoto, il il quale ossidandosi aa sua
quale ossidandosi volta forma
sua volta forma
biossido di azoto secondo le seguenti reazioni:
N 2 O2 $
N202 (_) 2 NO
2NO

2QNO O2 $
NO + 2202 <-› 2 NO2
2NOg
10
10 Capitolo 1

Ne consegue che le combustioni, superando facilmente i 1210ÆC, hanno come reazioni


1210°C,
collaterali le due riportate sopra. La quantit
a di NO prodotta dipende dai seguenti
quantita
fattori:
0 temperatura di combustione,
ø tempo di permanenza a tale temperatura dei gas in combustione,
0 quantit
a di ossigeno libero contenuto nella fiamma.
quantita amma.
Nella tabella 1.7 viene indicata la dipendenza della formazione di NO dalla
temperatura e il tempo occorrente per formare 500 ppm di NO a quella temperatura.
temperatura.

ÆC]
Temperatura [[OC] NO [ppm]
[ppm] Tempo [s]
[s]
27 1.1 10-10
10 10 --
527 0.77 -
1 316 550 1 370
1 538 1 380 162
1 760 22600
600 1.10
1 980 44150
150 0.117
Tabella 1.7
Tabella 1.7 Dipendenza della formazione di NO dalla temperatura.
temperatura. La terza
terza colonna
colonna
indica il tempo
tempo per la formazione di 500 ppm di NO
NO

Tali valori sono stati rilevati in laboratorio utilizzando un miscuglio


miscuglio di gas conte-
nente per il 75% N N22 e per il 3% O 2 , considerando che l'ossigeno
02, nell'aria reagisce per
Possigeno nell”aria
la maggior parte con le sostanze sottoposte alla combustione. Diminuendo l'eccesso lyeccesso
d'aria
d7aria e quindi di ossigeno, nella miscela di combustibile di un motore di unyauto- un'auto-
mobile si assiste ad una minor emissione di NO x , ma purtroppo ad un conseguente
N02,
incremento di CO. Durante il ra reddamento
raffreddamento dei fumi,
fumi, qualora avvenga lentamente,
lentamente,
eè possibile che l'NO
l”NO si dissoci nuovamente in N N22 e O 2 ; ma in genere nei processi
02;
di combustione il ra reddamento
raffreddamento  eè molto veloce, cos
così che parte dell'NO
dell”N0 prodot-
to rimane nel miscuglio a temperature pi u basse. La produzione di NO
più N022 invece,
aumentando col diminuire della temperatura, avviene prevalentemente durante il
ra reddamento.
raffreddamento. Essa inoltre  e`e direttamente proporzionale:
0 alla concentrazione di O2,
O2,

0 al quadrato della concentrazione di NO.


Cos, poich
Così, poichée durante il ra reddamento
raffreddamento la concentrazione di O 022 aumenta mentre
quella di NO diminuisce, l'e etto
lyelfetto globale porta ad una limitata produzione di NO N02, 2,
stimata essere pari al 10% dell'NO
dell”NO presente nei fumi.
fumi. Altri quantitativi di NO si
convertono in NON022 una volta giunti in atmosfera per
per il verificarsi
veri carsi del ciclo fotolitico
fotolitico
degli ossidi di azoto.

Ciclo
Ciclo fotolitico
fotolitico Tale fenomeno
fenomeno eè una conseguenza diretta della interazione tra
tra
luce solare e NO 2 . Le fasi
N02. fasi del ciclo sono:
Gli inquinanti atmosferici 11
11

 NO
N022 assorbe energia dal sole sotto forma di luce ultravioletta;
ultravioletta;
ø l'energia
l”energia assorbita scinde le molecole di NON022 in molecole di NO e atomi di
ossigeno O;
0; l'ossigeno
lyossigeno atomico prodotto 
èe molto reattivo;

 gli atomi di ossigeno atomico reagiscono con l'ossigeno


l”ossigeno atmosferico (O 2 ) per
(02)
produrre ozono (O 3 ), un inquinante secondario;
(03),

0 l'ozono
l”ozono reagisce con l'NO
17N0 per dare NO
N022 e O
022 e il ciclo si chiude.

Se
Se il
il ciclo
ciclo avvenisse
avvenisse e ettivamente
effettivamente cos, l'NO
cosi, l”N022 si
si convertirebbe in NO
convertirebbe in per convertirsi
NO per convertirsi
nuovamente in NO N022 senza modi che
modifiche nelle concentrazioni dei due composti a regime.
Ma gli idrocarburi presenti nell'atmosfera
nell”atmosfera interferiscono nel ciclo permettendo che
l'NO
l”N0 si converta pi u rapidamente in NO
più N022 di quanto l'NO
17N022 venga dissociato in NO e
O,
0, con un conseguente accumulo di NO N022 e di ozono (si veda il paragrafo 2.3).

Sorgenti
Sorgenti La fonte
fonte principale di NONOacx 
eè l'azione
Fazione batterica che ne
ne produce un quan-
titativo di un ordine superiore a quello di origine antropico. Quest'ultimo pero ha
Questaultimo però
la caratteristica di essere presente in alte concentrazioni in aree limitate.
limitate. Infatti si
eè riscontrato che nelle citt a la concentrazione di NO
citta NOIx 
èe 10 100 volte maggiore che
10-100
nelle aree extraurbane dove agisce soprattutto l'azione batterica. Le emissioni di
Fazione batterica.
NO
N022 stimate per l'Italia tonnellate. La distribuzione
l”Italia nel 1994 sono pari a 2 157 334 tonnellate.
percentuale calcolata per tipologia di sorgenti èe riportata in tabella 1.8.

Settore
Settore emissivo
emissivo NO
N022
Trasporto su strada 49%
Combustione per la produzione di energia e industrie di trasformazione 21%
Altre forme di trasporto 14%
Combustione nell'industria
nell”industria manufatturiera 11%
Impianti di combustione non industriale 3%
Trattamento dei ri uti
rifiuti 1%
Processi di produzione 1%
Tabella 1.8
Tabella 1.8 Emissioni italiane di NO
N022 stimate per il
il 1994

La maggior fonte di inquinamento da NO NOacx sono quindi i trasporti


trasporti.. In particolare
i motori diesel producono pi u ossidi di azoto dei motori a benzina, poiché
più poiche utilizzano
miscele molto povere in termini di rapporto aria-combustibile. Molto elevata e`e anche
l”emissione dovuta a combustione in impianti fissi,
l'emissione ssi, specialmente impianti termoelet-
trici. I processi industriali che non contemplano combustioni, come le fabbrichefabbriche di
acido nitrico, producono quantit
quantitaa relativamente piccole
piccole di NO
NOI,x , che influiscono
in uiscono per
peròo
signi cativamente
significativamente sull'ambiente
sull”ambiente in quanto sono altamente concentrate ee localizzate.

Rimozioni
Rimozioni naturali
naturali Il tempo di permanenza medio degli ossidi di azoto in at-
mosfera eè molto breve: circa tre giorni per l'NO
l”N022 e circa quattro per lO.
l'NO. Questo
fa pensare che possano intervenire meccanismi di rimozione naturali, che eliminino
gli ossidi di azoto dall'atmosfera
dalliatmosfera trasformandoli in acido nitrico (HNO
(HN03),3 ), il quale
12
12 Capitolo 1

poi precipita sotto forma di nitrati o con la pioggia o con la polvere. Tuttora per peròo
non sono ben chiari i processi che permettono una trasformazione cos così veloce degli
ossidi di azoto. Si eè ipotizzato per questo l'intervento
l”intervento dell'ozono
dell”ozono nelle reazioni,
reazioni, come
possibile causa di accelerazione della trasformazione.
trasformazione.

E etti
Efl'etti degli
degli ossidi
ossidi di
di azoto
azoto
E etti
Efietti sulle piante
piante La maggior parte dei dati disponibili si riferisce oggi ad espe-
rimenti controllati in laboratorio. Da essi si rileva che piante di cotone e di fagiolo
sottoposte a fumigazione con NO N022 (1 ppm)
ppm) per 48 ore mostrano macchie sulle foglie
per leggera necrosi; se invece sono sottoposte a fumigazione con NO (10 ppm),
diminuiscono la velocit a di fotosintesi (misurata in base all'assorbimento
velocità all”assorbimento di CO 2 ).
002).
E etti
Efietti sugli uomini L'NOL7N022 pare essere circa quattro volte più
piu tossico dell'NO,
dell”N0, ma
entrambi rappresentano potenziali pericoli per la salute umana in quanto l”N0 l'NO èe
in grado di ossidarsi facilmente
facilmente in NO
N022 una volta nell'atmosfera.
nell7atmosfera. Sono stati svolti
numerosi esperimenti su animali per indagare gli effetti
e etti acuti di tossicità
tossicita da NO
N0 e
NO
N022 e si 
eè osservato che:
ø l'NO,
17N0, in concentrazione di 2500 ppm per 12 minuti, ha portato le cavie a convul-
sioni e paralisi del sistema nervoso centrale;
o l'NO
l02, 2 , in concentrazioni di 100 ppm, ha interferito sulle vie di respirazione
portando ad edemi polmonari e a conseguente morte.
Per le piccole dosi si sa che concentrazioni tra 1 e 3 ppm permettono all'olfatto
allyolfatto di
accusare la presenza dell'NO
dell”N022 per il suo odore pungente, mentre concentrazioni di
13 ppm di NON022 portano ad irritazioni delle mucose degli occhi e del naso. Non ci
sono pero dati a suÆcienza
però suflicienza per conoscere gli e etti
effetti sull'uomo
sull”uomo delle concentrazioni
oggi presenti nell'atmosfera.
nellyatmosfera. Si pupuòo per
peròo supporre che il maggior pericolo derivante
dalla loro presenza risieda nel loro coinvolgimento nella formazione di ossidanti fo-
tochimici, i pi
u pericolosi componenti dello smog.
più
E etti
E'fietti sui materiali Gli e etti
effetti degli ossidi di azoto sui materiali sono dovuti es-
senzialmente alla loro acidi cazione
acidificazione una volta giunti nell”atmosfera
nell'atmosfera (formazione di
acido nitrico), che ha portato a casi di sbiadimento di tessuti colorati, perdita di
resistenza delle fibre
bre tessili, e corrosione di leghe al nichel e ottone.
ottone.

1.3.3
1.3.3 Gli
Gli ossidi
ossidi di
di zolfo
zolfo

Dalla combustione dei diversi materiali contenenti zolfo vengono prodotti partico-
lari tipi di ossidi di questo elemento: l'anidride
l”anidride solforosa o biossido di zolfo (SO
(802)2)
e l'anidride
l”anidride solforica (SO 3 ). Lo zolfo pu
(803). puòo inoltre essere immesso in atmosfera come
H 2 S, H
H2S, 2 SO3 e H
H2803 2 SO4 (oltre a diversi altri solfati). II due composti SO
H2SO4 ed SO
S022 ed 5033 (in-
dicati con il termine generale di SO 502) x ) sono i principali imputati dell'inquinamento
dellainquinamento
atmosferico da ossidi da zolfo e presentano queste caratteristiche: assenza di co-
lore, odore pungente, il fatto che l'SO l“SO22 non brucia nell'aria
nell”aria ed elevata reattivit a
reattività
dell'SO
dellaSOg.3 . Il meccanismo sempli cato
semplificato della formazione
formazione degli SO
SO96x 
eè rappresentato dai
due equilibri:
S+O O22 $
<-› SO
SO22 (1.3)
(1.3)
Gli inquinanti atmosferici 13
13

SO2 +
22802 022 $
+ O (_) 2SO3
2503 (1.4)
(1.4)

La quantit
quantità a di SO
8033 generalmente prodotta  eè sempre molto modesta,
modesta, anche al variare
della velocit
velocitàa della reazione 1.4. Infatti alle elevate temperature tale velocit a eè alta,
velocità
l'equilibrio
l”equilibrio viene raggiunto rapidamente e quindi la concentrazione di SO 8033 nella
miscela risultante e`e bassa; viceversa alle basse temperature la reazione eè pi u lenta
più
e la quantit
quantità a prodotta nella miscela in equilibrio maggiore;
maggiore; in realt
realtàa la reazione
eè cos
così lenta che le condizioni di equilibrio non vengono mai raggiunte,
raggiunte, per cui la
concentrazione di SO 8033 tende comunque a rimanere bassa. Inoltre l”803l'SO3 gassosa può puo
essere presente nell'aria
nellyaria solo se la concentrazione di vapore èe bassa. In caso contrario
infatti accade che l'SO 3 , combinandosi con il vapore d'acqua,
17803, d7acqua, porta alla formazione
di goccioline di acido solforico
solƒom'co,, secondo la seguente reazione:

SO 3 + H2 O ! H2 SO4
SOg+H20->HQSO4 (1.5)
(15)

E questo il motivo per cui normalmente in atmosfera eè più


È piu facile trovare H 2 SO4
H2804
che SO 3 . La quantit
803. quantità a di acido solforico non eè dovuta unicamente alla produzione
primaria di SO 803;3 ; infatti una volta in atmosfera 1,802 l'SO2 èe parzialmente convertita
in SO8033 e quindi in H 2 SO4 da processi fotolitici
H2804 fotolitici e catalitici. Questa conversione èe
in uenzata
influenzata da numerosi fattori, fra fra i quali l'umidit
llumiditàa dell'aria,
delljaria, l'intensita, la durata e
liintensità,
la distribuzione spettrale della luce solare,
solare7 la presenza in maggiori o minori quantit quantitàa
di materie catalizzatrici, assorbenti e alcaline. E  questo il motivo per cui, alla luce
È
del giorno e a bassa umidit a, sono molto importanti per ljossidazione
umidità7 l'ossidazione le reazioni
fotochimiche
fotochimiche che
che coinvolgono
coinvolgono SO
80272 , NO
N022 e e idrocarburi
idrocarburi (dato
(dato l'e etto
l“effetto catalitico
catalitico degli
degli
ossidi di azoto sull'ossidazione
sull”ossidazione dell'SO 2 ). Di notte invece, in condizioni di umidità,
dell”802). umidita,
nebbia o pioggia, l'SO178022 viene assorbita dalle goccioline di acqua alcalina presenti in
atmosfera e reagisce con essa con conseguente formazione, a velocit velocitàa apprezzabili, di
solfati come il solfato di calcio e di ammonio. L' aerosol o mistura che cos
L7aerosol cosi si forma
eè frequentemente associata a scarsa visibilit a.
visibilità.

Fonti
Fonti di
di inquinamento
inquinamento da
da SO
80,cx Lo zolfo presente
presente globalmente in atmosfera
proviene per circa due terzi da fonti naturali (tipicamente i vulcani)
vulcani) e per la restante
parte
parte dall'attivit
a dell'uomo.
dall”attività dell”uomo. Le
Le emissioni
emissioni nazionali
nazionali di
di SO per ilil 1994
8022 per 1994 sono
sono state
state
stimate in 3 671 901 tonnellate [3]. La distribuzione percentuale calcolata per sorgenti
eè riportata in tabella 1.9.

Settore
Settore emissivo
emissivo SO
8022
Natura 61%
Combustione per la produzione di energia e industrie di trasformazione 20%
Combustione nell'industria
nell”industria manufatturiera 11%
Processi di produzione 3%
Trasporto su strada 2%
Impianti di combustione non industriale 2%
Altre forme di trasporto 1%
Tabella 1.9
Tabella Emissioni italiane di SO stimate per il 1994
1.9 Emissioni italiane di 8022 stimate per il 1994
14
14 Capitolo 1

I maggiori imputati dell'inquinamento


dell”inquinamento da SO SOgox di produzione antropica sono
gli impianti di combustione fissi;
ssi; una parte infatti proviene dalla combustione di
carbone e la restante dall'uso
dall”uso di olii combustibili (lo zolfo  eè infatti presente come
impurit
impurità a nei combustibili fossili, carbone e petrolio, data la sua resistenza al processo
di fossilizzazione dei materiali originari). Il traÆco
traffico non  e`e dunque la fonte principale
dell'inquinamento
delllinquinamento da SO SO96x e anzi vi contribuisce in piccola parte.
parte. Per quanto riguarda
la distribuzione delle emissioni dovute a fonte fissa, ssa, il primo posto e occupato dalle
centrali elettriche, seguite dagli impianti industriali, fra i quali i pi u importanti sono
più
le fonderie, le raÆnerie
raffinerie di petrolio, gli impianti di acido solforico e gli impianti per
la conversione del carbon fossile in coke. Il contributo delle fondem'e fonderie èe poi doppio,
essendo molti dei metalli utili (rame, zinco, piombo, mercurio, ecc.) ecc.) presenti in
natura sotto forma di solfuri nei minerali. L'SOUSOQ2  èe infatti
infatti un sottoprodotto abituale
nelle normali operazioni metallurgiche dato che, essendo lo zolfo un7impurità un'impurita non
desiderata nei metalli, e pi
piùu facile ed economico eliminarlo dai minerali piuttosto che
dal metallo finito.
nito. Per questo la maggior parte dei minerali di zolfo viene concentrata
e quindi arrostita in presenza di aria con conseguente passaggio di SO SO22 in atmosfera
in una certa quantit a.
quantità.

E etti
Effetti degli
degli ossidi
ossidi di
di zolfo
zolfo
Sulle piante
piante La gravit
gravitàa dei danni arrecati alle piante dipende dalle concentrazioni
di SO
S022 e dalla durata di esposizione. Per brevi esposizioni ad alte concentrazioni si
sono rilevati danni acuti, caratterizzati da zone di necrosi delle foglie, foglie, le quali scolo-
riscono e si seccano assumendo una tinta avorio-marrone. Questa fenomenologia e in
relazione alla capacit
capacità a delle piante di trasformare l'SO178022 assorbita in H 2 SO4 e solfati,
HQSO4
che si depositano sulle regioni apicali o ai margini delle foglie; foglie; questi si aggiungono
a quelli assorbiti dalle radici per cui, a concentrazioni suÆcientemente
suflicientemente alte, si mani-
festano sintomi cronici con caduta di foglie. A causa di esposizioni prolungate, prolungate, ma
a concentrazioni pi u basse, si hanno invece danni cronici, caratterizzati da graduale
più
ingiallimento delle foglie, dovuto ad un blocco nel meccanismo di formazione della
cloro lla.
clorofilla. Un'altra
Un7altra causa di formazione di macchie sulle foglie  e la presenza di vapo-
ri di acido solforico, che si posano sulle foglie gi a bagnate da bruma o da rugiada.
già
L'SO
USOQ2 sembra inoltre interferire negativamente anche sullo sviluppo e produttivit produttività a
delle piante. Si pu
puòo notare in ne
infine che, a seconda della specie, la reattivit
reattivitàa delle piante
varia grandemente e che in alcune aree urbane si raggiungono concentrazioni di SO SOQ2
abbastanza alte da provocare danneggiamento alle piante più piu sensibili per durate di
esposizione di circa 8-10 ore.
Sull'uomo
Sulljuomo I primi segnali della presenza di SO S022 (gas colorato e pungente)
pungente) sono
avvertiti ad una concentrazione di circa 0.3 ppm, oltre la quale l'odore l”odore comincia a
raggiungere il limite di tollerabilità.
tollerabilita. L'SO
USOQ2  eè molto solubile nei passaggi nasali, per
cui i suoi e etti
effetti irritanti sono per lo pi u ristretti al tratto superiore dell'apparato
più dell7apparato
respiratorio. Una concentrazione di 1.6 ppm per qualche minuto pu puòo già
gia produrre
bronco-costrizione. Gli e etti
effetti irritanti riguardano quindi le vievie respiratorie
respiratorie (aumento
di resistenza al passaggio dell'aria
dellyaria durante la respirazione), gli gli occhi
occhi ed
ed in una
una certa
misura anche il sistema nervoso. I danni maggiori all'apparato
all”apparato respiratorio sembrano
comunque derivare dalla combinazione con i particolati sospesi nell'aria, nell”aria, che possono
possono
raggiungere il tratto
tratto pi u profondo, vale a dire ii polmoni.
più polmoni. I soggetti più piu esposti
esposti a
questi e etti
effetti nocivi sono gli anziani e coloro che già gia so rono
soffrono di malattie croniche
alle vie respiratorie, mentre non vi sono prove di una relazione diretta fra esposizione
Gli inquinanti atmosferici 15
15

continua a SO S022 (alle concentrazioni normali presenti nell'aria


nell”aria ambiente)
ambiente) e malattie
respiratorie in persone sane. Inoltre sono rari i casi preoccupanti di esposizione SO S022
in quanto il gas eè cos
cosi irritante che gia a concentrazioni basse funziona esso stesso
gia
da allarme.
Sui materiali I materiali che sono maggiormente danneggiati dall'SO dall”SOg2 sono le ver-
nici, i metalli e i materiali da costruzione. Per le vernici si ha che il loro tempo
di essiccamento ed indurimento aumenta dopo esposizione ad SO 2 , per cui alcune
S02,
pellicole di vernici diventano pi u molli ed altre pi
più u fragili se essiccate in presenza
più
di SO 2 , fatto questo che in uisce
S02, influisce sulla loro durata. Nei metalli invece la velocita velocita di
corrosione viene accelerata notevolmente in ambienti inquinati da SO S02, 2 , quali sono
le zone industriali e quelle con emissioni dovute all'uso all”uso di combustibile per il riscal-
damento. Conferma di questo e`e che la velocitvelocitaa di corrosione si presenta pi piùu alta in
autunno e inverno, quando appunto gli inquinanti sotto forma di particelle e di ani-
dride solforosa sono pi piùu concentrati. I metalli più piu attaccati sono il ferro,
ferro, l”acciaio
l'acciaio e
lo zinco. Ma i danni maggiori causati dagli SO SO96x sono quelli dovuti all'acido
all7acido solforico
prodotto dalla reazione dell'SOdellySOg3 con il vapor d'acqua
diacqua atmosferico. I materiali da
costruzione (e specialmente quelli contenenti carbonati come il calcare, il marmo,
l'ardesia
ljardesia da tetto e la malta)
malta) vengono attaccati dalle alte concentrazioni di acido
solforico con conseguente conversione dei carbonati in solfati. Poich Poichèe questi sono so-
lubili in acqua e quindi asportabili dalla pioggia ne consegue una diminuzione della
resistenza meccanica del materiale. La reazione che avviene eè la seguente:
CaCO
Cacog3 + + H 2 SO4 !
HQSO4 _) CaSO
CCLSO44 ++ CO
0022 + + H 2O
HÈO (1.6)
(1.6)

Sulla super cie


superficie dei muri si formano poi macchie di solfato di calcio due volte pi u
più
voluminose di quelle del carbonato del materiale dal quale esso era stato formato, per
cui tale materiale appare alterato. Anche alcune fibre bre tessili, quali le fibre
bre vegetali,
perdono resistenza, mentre il cuoio, avendo una forte aÆnit a per l'SO
affinità PSOQ, 2 , si altera e si
disintegra.
disintegra. La La carta
carta in ne
infine assorbe
assorbe SO 2 , si
S02, si ossida
ossida aaH 2 SO4 e
H2SO4 e si
si scolorisce,
scolorisce, diventando
diventando
rigida e fragile.

1.3.4 Il particolato
Con la terminologia aerosol atmosferici si intende l'insieme
l”insieme delle particelle la cui
dimensione pupuòo variare da pochi angstr
_ om a qualche centinaia di micron ((nm).
àngström m).
L'insieme
L7insieme complessivo delle particelle presenti in atmosfera prende il nome di PTS
(Particolato Totale Sospeso). Particelle di diametro inferiore a 2.5 ,um m (generalmente
indicate con la sigla PM2.5)
PM2.5) sono dette particolato fine ne particles),
ne ((fine particles ), quelle di
dimensione superiore genericamente polveri ((coursecoarse partícles).
particles ). Si de nisce
definisce inoltre la
classe PM10 che rappresenta la porzione di particolato con diametro inferiore ai 10
,um
m e sulla quale si eè concentrata l'attenzione
Pattenzione sia in termini scienti ci
scientifici che legislativi.
Il particolato ne
fine pu
puòo essere ulteriormente diviso in due classi granulometriche [1]:
o La classe di particelle con diametro compreso tra 0.005 e 0.1 ,um m èe la
la pi
u nu-
più
merosa, ma al tempo stesso contribuisce sulla massa totale solo per una piccola
frazione. Le particelle sono prodotte per condensazione di vapori vapori prodotti du-
rante la combustione, dalla aggregazione di specie in atmosfera;
o le particelle con diametro compreso tra 0.1 e 2.5 ,um m sono in genere prodotte
per coagulazione di particelle a diametro minore e per condensazione di vapori.
16
16 Capitolo 1

Gli aerosol sono generati,


generati7 trasformati e rimossi da diversi meccanismi chimico- sici,
chimico-fisici7
caratterizzati da quattro principali proprieta delle particelle:
0 la composizione chimica,
o la dimensione delle particelle,
ø la pressione di saturazione,
ø la tensione super ciale.
superficiale.

I fenomeni che interessano le particelle no


fino a modi carne
modificarne granulometria e ca-
ratteristiche chimico- siche
chimico-fisiche sono schematizzati in figura
gura 1.2.

Conversione chimica
Conversione chimica
Vapore
Vapore di gas
di gas in
in vapori
vapori
a bassa volatilità
Condensazione
Vapore
a bassa
Particelle volatilità
primarie
primarie i
Nucleazione
Coagulazione
Coagulazione omogenea
omogenea
Polveri trasportate
Polveri trasportate
Catene Accrescimento t dal vento
del nucleo +
+
per condensazione
per condensazione i Emissioni
Emissioni
+
+
| Aerosol marini
Gocce +
+
| Vulcani
+
+
Particelle di
Particelle di
Coagulazione
Coagulazione origine vegetale
origine vegetale

agulazione
Co
Dilava- Sedi-
mento
mento mentazione

0.001 0.01 0.1 l l() 100


Diametro delle particelle, µm
pm

__ Particolato fine _-l-_- Particolato __-

Figura 1.2
Figura 1.2 Principali sorgenti, processi di trasformazione
trasformazione e rimozione
rimozione delgli aerosol.
Figura tratta da [4]
[4]

Per nucleazione
nacleazz'one si intende il processo di formazione
formazione di particelle allo stato solido
processo di condensazione com-
a partire da specie gassose (reazioni chimiche). Il processo
porta il passaggio di specie dalla fase gas allo stato condensato (solido o liquido).
liquido).
Con il termine coagulazione si indica il fenomeno per cui due particelle allo stato
condensato si urtano originando una nuova particella.
Gli inquinanti atmosferici 17
17

Fonti
Fonti di
di inquinamento
inquinamento da
da particolati
particolati Occorre innanzi tutto osservare che i
particolati presenti in atmosfera provengono in buona parte anche da processi na-
turali, quali le eruzioni vulcaniche e l'azione
llazione del vento sulla polvere e sul terreno,
processi che solo raramente provocano inquinamento da particolati (a meno di fe-
nomeni di concentrazione locale elevata). La causa principale eè infatti da ricercarsi
nelle attivit
a dell'uomo,
attivita dellluomo, tipicamente l'industria
l”industria delle costruzioni (particelle di pol-
vere),
Vere), le fonderie (ceneri volatili) e i processi di combustione incompleta (fumi). Per
quanto riguarda gli impianti fissi,
ssi, il maggior contributo e fornito dalle centrali ter-
moelettriche, mentre, tra i processi industriali, quelli metallurgici occupano il primo
posto nella emissione di polveri inquinanti, seguiti dalle industrie di lavorazione delle
pietre e del cemento; emissioni di rilievo sono dovute all'industria
all”industria della lavorazione
e stoccaggio del grano. Il traÆco
trafIico urbano contribuisce all'inquinamento
all”inquinamento dell'aria
dell”aria da
particolati sia a causa della combustione, sia attraverso la lenta polverizzazione della
gomma dei pneumatici e dell'asfalto.
dellyasfalto. Il diametro delle particelle in sospensione  èe
indicativamente correlato alla fonte di provenienza [5] [5] come indicato in taballa 1.10.

Diametro
Diametro Provenienza
Provenienza
> 10 ,um
m processi meccanici (es. erosione del vento, macina-
zione e di usione),
diffusione), polverizzazione di materiali da
parte di veicoli e pedoni;
m e 10
tra 1Lam m
10/im provenienza da particolari tipi
tipi di terreno,
terreno, da polveri
polveri
e prodotti di combustione di determinate industrie e
da sali marini in
in determinate localita;
localita;
tra 0.1 m e 11,um
0.1pm m combustione ed aerosol fotochimici;
fotochimici;
< 0.1 ,um
m particelle non sempre identificabili
identi cabili chimicamente,
originate apparentemente quasi del tutto da processi
di combustione.
Tabella 1.10
Tabella 1.10 Dimensioni ed emissioni di particolato.

Da ultimo eè importante notare che, sempre in relazione alle dimensioni delle par-
ticelle, sono stati e ettuati
effettuati studi sui tempi di permanenza nell”aria
nell'aria e sul meccanismo
di rimozione dei particolati da parte delle piogge. Questo meccanismo,
meccanismo, noto con il
termine washout
washout,,  eè eÆcace
efficace per le particelle di dimensioni non inferiori a circa 2m.
2,um.
Le goccioline cos
così formatesi cadendo inglobano anche altre particelle, ingrandendosi
man mano che scendono ai livelli pi u bassi.
più

E etti
Effetti dei
dei particolati
particolati
E etti
E'fiettz' sulle piante
piante Le ricerche nora
finora e ettuate
effettuate riguardano solo effetti
e etti da polveri
speci che.  stato ad esempio possibile rilevare che le polveri di forni
specifiche. E
È forni per
per cemento,
mescolandosi con nebbia leggera o pioggia, formano
formano una
una spessa crosta sulla super cie
superficie
superiore delle foglie che puo essere rimossa solo con forza,
può forza, non
non essendo suÆciente il
sufficiente il
lavaggio con acqua [5]. Tale incrostazione, facendo da scudo alla luce solare, interfe-
risce con la fotosintesi e sconvolge il processo di scambio della CO
COg2 con l'atmosfera,
17atmosfera,
oltre a inibire lo sviluppo della pianta. Inoltre il danneggiamento della foglia per
18
18 Capitolo 1

abrasione meccanica rende le piante pi u suscettibili agli attacchi da parte di in-
più
setti. Non ultimo eè da rilevare il danno indiretto arrecato agli animali che usano le
piante come alimento, poich
poichée i particolati depositatisi sulle piante possono contenere
componenti chimici dannosi.
Sull'uomo
Sullluomo Il sistema maggiormente attaccato dagli inquinanti particolati  e l'appa-
Pappa-
rato respiratorio e il fattore di maggior rilievo per lo studio degli e etti effetti 
e proba-
bilmente la dimensione delle particelle, in quanto da essa dipende l”estensione
l'estensione della
penetrazione nelle vie respiratorie. Prima di raggiungere i polmoni, i particolati de-
vono oltrepassare delle barriere naturali, predisposte dall'apparato
dall”apparato respiratorio. Tali
barriere sono innanzi tutto costituite dai peli delle narici, i quali agiscono da filtro ltro
per le particelle piu grosse; quelle pi
più u piccole sono invece fermate dalle mucose (a
più
cui le particelle aderiscono) che rivestono l'apparato
Papparato respiratorio. In alcune parti si
hanno inoltre dei minuti peli (ciglia) che durante la respirazione ondeggiano avanti e
indietro fra le mucose convogliando le particelle verso la gola,gola, dove vengono inghiot-
tite [5]. Alcuni particolati sono eÆcacemente
efficacemente bloccati dalle dimensioni e dalla forma
dei canali attraverso i quali passa l'aria.
llaria. Si pu
o ritenere che le particelle con diame-
può
tro superiore a 5  m siano fermate e depositate nel naso e nella gola;
,um gola; le particelle
di diametro compreso fra 0.5 e 5.0  m sfuggono all'azione
,um alllazione delle ciglia e giungono
a depositarsi nei bronchioli. Anche queste vengono per la maggior parte rimosse
nello spazio di circa due ore. Il pericolo eè invece rappresentato dall'insieme
dall”insieme di parti-
celle che raggiungono gli alveoli, dai quali vengono eliminate in modo meno rapido
e completo, dando luogo ad un possibile assorbimento nel sangue con conseguente
intossicazione. Il materiale che permane nei polmoni pu o:
può:

0 avere un'intrinseca tossicita, a causa delle sue caratteristiche fisiche


unyintrinseca tossicità, siche o chimiche,
o interferire con l'eliminazione
l”eliminazione di altri materiali pi
u pericolosi,
più pericolosi,
ø causare fenomeni di assorbimento o adsorbimento sulle particelle,
particelle, per cui posso-
no essere convogliate molecole di gas irritanti nei polmoni (ad esempio il carbone
sotto forma di fuliggine pu
o incorporare per adsorbimento molte molecole di gas
può
sulla sua super cie).
superficie).

Come sopra accennato si hanno diversi particolati tossici i cui effetti e etti sulla salute
sono tuttora oggetto di studio. Ad eccezione dell'aerosol dell”aerosol di acido solforico,  `ee diÆ-
diffi-
cile trovare nell'atmosfera
nell”atmosfera particolati intrinsecamente tossici ad alte concentrazioni.
L'interesse
L7interesse  eè volto quindi a individuare e caratterizzare particelle tossiche, quali ad
esempio alcuni metalli presenti nell'aria nell”aria in tracce ed in continuo aumento a causa
delle attivit
attivitaa umane (tab. 1.11). Esempi interessanti di particolati aerostrasportati
sono il berillio e l'Tormento,
amianto, aggiunti all'elenco
alllelenco degli "inquinanti
” inquinanti atmosferici perico-
losi"
losi” nel 1971 dalla Agenzia di Protezione dell'Ambiente
dell”Ambiente statunitense (EPA) (EPA) come
richiamo ad un maggior controllo delle emissioni. Infatti anche una leggera sovraes-
posizione a tali elementi pu può o costituire un pericolo per la la salute.
Il berillio ed i suoi composti (quelli solubili come il BeSO BeSO44 ed il il BeCl
BeClQ)2 ) provoca-
no in ammazione
infiammazione acuta dei polmoni. I composti insolubili insolubili ed
ed ilil berillio metallico
provocano invece la "berilliosi",
77berilliosi”, malattia polmonare cronica che consiste in in un
un ab-
bassamento della resistenza alle malattie polmonari come la pleuremia e l'edema Pedema
polmonare. Per quanto riguarda l'amianto, l°amìanto, si puòpuo dire che questo elemento, un un
silicato minerale broso,
fibroso, pu
può o permanere a lungo nelllatmosfera
nell'atmosfera provocando gravi
Gli inquinanti atmosferici 19
19

Elemento
Elemento Fonti
Fonti
Nichel Nafta, oli residui, carbone, fumo di tabacco, sostanze chi-
miche e catalizzatori, acciaio e leghe non ferrose
Berillio Carbone, industria elettrica nucleare
Boro Carbone, agenti pulenti, medicinali, manifattura del vetro,
altre industrie
Germanio Carbone
Arsenico Carbone, petrolio, detersivi, insetticidi, ganghe
Selenio Carbone, zolfo
Ittrio Carbone, petrolio
Mercurio Carbone, batterie elettriche, altre industrie
Vanadio Petrolio (Venezuela, Iran), prodotti chimici e catalizzatori,
acciaio e leghe non ferrose
Cadmio Carbone, estrazione zinco, condotte d'acqua
d”acqua e tubi, fumi di
tabacco
Antimonio Industria
Piombo Gas di scarico autoveicoli (a benzina super)
super)
Tabella 1.11
Tabella 1.11 Metalli potenzialmente pericolosi per
per la
la salute
salute anche in tracce

inconvenienti ai polmoni. Le fibre bre infatti, essendo molto


molto fragili,
fragili, si suddividono fa-
fa-
cilmente in sottili brille
fibrille (100 000 di esse peserebbero un grammo)
grammo) che possono
possono cos
così
essere aerotrasportate senza diÆcolt
difficoltaa e costituire un pericolo per gli abitanti di luo-
ghi ubicati presso fonti di polveri di amianto. Queste possibili fonti sono legate alle
pratiche di costruzioni di edi ci
edifici per quel che riguarda l'uso
l”uso di materiale antincendio
a base di amianto; costituiscono quindi un potenziale pericolo anche per gli indivi-
dui che vivono e lavorano in ambienti nei quali sono presenti tali materiali.
materiali. I danni
maggiori finora
nora riscontrati sono subiti dagli addetti ai lavori, i quali risultano i pi u
più
esposti al rischio di cancro al polmone.

Sui materiali I danni sui materiali sono legati soprattutto alla composizione chi-
mica e allo stato sico
fisico dell'inquinante.
dell”inquinante. Un primo tipo tipo di danno indiretto `ee causato
dall'annerimento
dall”annerimento dei materiali, dovuto alla sedimentazione dei particolati; la puli-
tura necessaria indebolisce il materiale (sempre che ancor prima le particelle non
siano anche di per s sèe corrosive o veicolino sostanze corrosive adsorbite o absorbite).
Gli edi ci
edifici (case, monumenti, strutture, ecc.) ecc.) vengono sporcati e danneggiati da
particelle solitamente catramose, collose ed acide, le quali aderiscono alle super ci superfici
fungendo da serbatoi di acidi per la corrosione (fatto questo che si verifica veri ca soprat-
tutto in citt
a, dove vengono usate grandi quantit
citta, quantitaa di carbone ed olii a base di zolfo).
zolfo).
Anche le super ci
superfici con verniciature fresche o gi a asciutte subiscono l'attacco
gia Pattacco dei
particolati; ne sono un esempio le condizioni delle auto parcheggiate nei nei pressi
pressi di
impianti industriali o in aree urbane fortemente inquinate. In In aria asciutta e pulita
pulita
i metalli resistono bene alla corrosione che per peròo aumenta in in velocit
a all'aumentare
velocita all”aumentare
dell'umidita. Poich
dell”umidita. Poichèe i particolati fungono da nuclei
nuclei di condensazione per
per le goccio-
line d'acqua
diacqua nelle quali si dissolvono molti dei gas assorbiti dai particolati stessi,
si ha che la corrosione risulta accelerata (specie in presenza di composti contenenti
zolfo). Questo fatto spiega perchperchèe diversi esperimenti hanno evidenziato che le ve-
20
20 Capitolo 1

locit
a di corrosione dei metalli pi
locita u elevate si hanno nell'atmosfera
più nell”atmosfera di zone urbane e
industriali.

1.3.5
1.3.5 L'ozono
L”ozono troposferico
troposferico e
e ii composti
composti organici volatili
organici volatili

L'atmosfera
L7atmosfera pu
puòo essere considerata come un ambiente ossidante dinamico, nel quale
composti ridotti dell'azoto,
dellyazoto dello zolfo e del carbonio (NO, NO
N02,2 , SO2 , VOC)
S02, V00) ven-
gono trasformati, attraverso lunghe catene di reazione, in prodotti ossidati come
CO 2 , HNO
002, HNO33 e H 2 SO4 . All'interno
H2SO4. Alliinterno di questa camera di reazione svolgono un ruolo
importante:
0 gli ossidi di azoto (principalmente NO e NO 2 ) che si formano dalla reazione
N02)
tra l'ossigeno
liossigeno e l'azoto
lyazoto presenti nell'aria
nellyaria a causa delle alte temperature che si
raggiungono nei processi di combustione;
o ozono, che pu
gli ossidanti: in particolare l'lyozono, o raggiungere elevati livelli di concen-
può
trazione, soprattutto di giorno, e le specie radicaliche, composti chimici molto
reattivi, con almeno un elettrone spaiato.
ø i composti organici volatili : alcani, alcheni, alchini, aromatici e i rispettivi
derivati ossigenati, alogenati, solforati e azotati; il termine composti organici
Volatile Organic
volatili ((Volatilc Organic Compounds
Compounds,, VOC)
V00) indica l'insieme
l”insieme degli organici at-
mosferici allo stato gassoso, esclusi CO
00 e CO
002. 2 . I VOC
V00 antropogenici e biogenici
in atmosfera sono diverse centinaia, vengono quindi spesso trattati per famiglie
caratterizzate da simili propriet
proprietàa chimico- siche x2.3).
chimico-fisiche ((§2.3).
Un ruolo fondamentale svolgono le reazioni fotochimiche, generalmente di fo-
todissociazione, sia nella chimica inorganica (per esempio la dissociazione dell'NO dell”NO22
e dell'NO
dell”NO3),3 ), che in quella organica (per esempio la dissociazione della formaldeide,
HCHO).
HOHO). In particolari condizioni emissive e meteorologiche (intense emissioni V00 VOC
e NO
NOI,x , forte irraggiamento e scarsa circolazione), il complesso di trasformazioni
descritto pu
può o produrre alte concentrazioni di inquinanti secondari e di ozono in par-
fotochimico, o smog ƒotochi-
ticolare. Tale fenomeno prende il nome di inquinamento fotochimico, fotochi-
mico
mico,, e pu
puòo essere de nito
definito come il complesso delle trasformazioni degli ossidi di azoto
e dell'ozono,
dell”ozono, in presenza di composti organici in grado di modi care
modificare il naturale equi-
librio tra O 033 e NO
NOw,x , facendo aumentare la concentrazione di ozono e contribuendo
alla formazione di sostanze, come ad esempio i PAN (Perossi-Acetil-Nitrati), nocive
alla salute dell'uomo
dell”uomo e degli ecosistemi. L'inquinamento
L7inquinamento secondario, generalmente
trae origine in contesti fortemente antropizzati (ad esempio le grandi aree urbane) urbane)
dove eè facile riscontrare forti emissioni di composti organici e dell'azoto.
dell”azoto. Condizioni
tipiche di sviluppo del fenomeno sono le situazioni estive anticicloniche caratteriz-
zate da stagnazione e forte irraggiamento. In queste situazioni i meccanismi sopra
descritti possono portare in poco tempo allo sviluppo di forti forti concentrazioni di in-
quinanti. Tali composti, inoltre, a causa del loro loro carattere secondario possono
possono dar
luogo ad alte concentrazioni e fenomeni di accumulo anche a notevoli
notevoli distanze ( no
(fino a
centinaia di chilometri)
chilometri) dalle zone di emissioni (ad esempio inin aree rurali ee remote).
Per tale motivo l'inquinamento
l7inquinamento secondario viene considerato anche un fenomeno di
mesoscala (o addirittura transfrontaliero). Per una trattazione pi piùu dettagliata del
fenomeno sotto questi aspetti si faccia riferimento al capitolo x§2.3.2.3.
Gli inquinanti atmosferici 21
21

Fonti
Fonti di
di inquinamento
inquinamento da
da VOC
VOC Le emissioni nazionali di composti organici,
escluso il metano, per il 1994 sono state stimate in 22784 784 801 tonnellate [3]. La
distribuzione percentuale calcolata per sorgenti èe riportata in tabella 1.12.

Settore
Settore emissivo
emissivo NMVOC
NMVOC
Trasporto su strada 39%
Uso di solventi 20%
Agricoltura e foreste 20%
Altre forme di trasporto 8%
Estrazione e distribuzione di combustibili fossili e energia geotermica 5%
Trattamento dei ri uti
rifiuti 4%
Processi di produzione 4%
Impianti di combustione non industriale 1%
Tabella 1.12
Tabella 1.12 Emissioni italiane di composti organici volatili non metanici
metanici stimate
stimate per il
1994

La presenza di composti organici nell'aria


nell“aria 
èe dovuta in parte a processi di origine
naturale (processi biologici di decomposizione di materia organica sulla super cie
superficie
terrestre, fotolisi delle piante, attivit a geotermica, processi in atto in giacimenti di
attività
carbone, gas naturale e petrolio e a processi spontanei di combustione). Per quan-
to riguarda invece le emissioni dovute alle attivit a dell'uomo,
attivita dell”uomo, la fonte principale
di inquinamento sono i mezzimezzt` di trasporto
trasporto,, fra i quali i veicoli a benzina hanno il
peso piu rilevante. I due meccanismi principali tramite i quali le auto immettono
più
idrocarburi nell'aria
nell”aria sono l'evaporazione
l”evaporazione della benzina (complessa miscela di idro-
carburi semplici con aggiunta di additivi non idrocarburici quali il piombo, molto
volatile nell'aria)
nell”aria) e le emissioni di carburante incombusto nei gas di scarico. Se non
eè presente un sistema di controllo degli scarichi, si eè stimato che per l'automobile
Pautomobile il
60% degli idrocarburi proviene dai gas di scarico, il 20% sfugge dal carter, il 10%
da evaporazione nel carburatore e un altro 10% da evaporazione dal serbatoio del
carburante. La seconda importante fonte d'inquinamento
d7inquinamento  èe costituita dai processi
industriali nelle fasi di produzione, lavorazione, immagazzinamento, trasporto e uti-
lizzo di vernici e solventi
solventi..

E etti
Effetti degli
degli idrocarburi
idrocarburi e
e degli
degli ossidanti
ossidanti fotochimici
fotochimici
E etti
Efiettt sulle piante
piante Tali e etti
effetti sono stati fra i primi ad essere rilevati e, e, mentre
dall'inizio
dall”inizio era stato individuato solo l'ozono
l”ozono come causa principale, attualmente si
sta scoprendo anche l'importanza
llimportanza dei PAN [6]. Per quanto riguarda l'ozono, l7ozono, il suo
e etto
effetto nocivo eè rilevabile da macchie bianche oo piccoli puntipunti (necrosi di gruppi
gruppi di
cellule) sulla super cie
superficie superiore delle foglie
foglie e dall'apparizione
dall”apparizione di bruciature alle e- e-
stremit
stremitàa dei germogli; si noti che le piante pi
piùu ricche
ricche di zuccheri sono le
le più
piu resistenti
resistenti
all'ozono.
all”ozono. La famiglia dei PAN, in particolare il perossiacetilnitrato, causa invece
sulla super cie
superficie inferiore delle foglie
foglie (specie le più
piu giovani)
giovani) una colorazione traslucida
traslucida
e bronzea. In alcuni casi il tessuto della foglia muore. Generalmente i PAN non
danneggiano le piante se esse non sono state esposte in precedenza alla luce e i livelli
22
22 Capitolo 1

di danneggiamento possono essere molto diversi a seconda delle ore di esposizione


e della concentrazione (ad esempio per 5 ore con 0.01 ppm vengono danneggiate le
piante pi piùu sensibili). Fra gli idrocarburi, in ne,
infine, l'etilene
l”etilene (C 2 H4 ) sembra essere il solo
(C2H4)
a provocare e etti effetti negativi (inibizione dello sviluppo, cambiamento del colore delle
foglie, morte dei fiori)
ori) per concentrazioni ambiente di circa 1 ppm. Altri idrocarburi,
quali l'acetilene
l”acetilene e il propilene, hanno invece dato e etti effetti tossici solo per concentrazioni
da 60 a 500 volte pi u alte di quelle dell'etilene.
più dell”etilene.
E etti
Efiettí sull'uomo
sull homo Fino ad ora non sono stati rilevati particolari e etti effetti diretti no-
civi degli idrocarburi sull'uomo.
sull”uomo. Da ricerche effettuate
e ettuate con idrocarburi aciclici ed
aliciclici non si sono registrati e etti effetti per livelli inferiori a 500 ppm. Gli idrocarbu-
ri aromatici (ad esempio il benzene) costituiscono invece una minaccia pi u seria a
più
causa dei loro vapori che sono molto pi u irritanti per le mucose e la cui inalazione
più
pu
può o essere dannosa per l'apparato
lyapparato respiratorio (e etti
(effetti rilevabili per concentrazioni
superiori a 25 ppm). A proposito del metano e dell'acetilene, dell”acetilene, si pu
puòo dire che so-
no degli as ssianti,
asfissianti, mentre certi composti organici derivati degli idrocarburi (quali
i fenoli
fenoli inalati o assorbiti dalla pelle) possono provocare disturbi digestivi, ecces- ecces-
siva salivazione, disordini del sistema nervoso ed eruzioni cutanee [1]. [1] Si eè inoltre
riscontrata una relazione fra idrocarburi policiclici (IPA) (IPA) quali il benzopirene e in-
cidenza del cancro ai polmoni. Per quanto riguarda invece gli ossidanti fotochimici, fotochimici,
poich
poichèe vengono inalati con l'aria llaria che si respira, il loro e etto
effetto si osserva sui normali
processi respiratori (oltre ad una certa irritazione degli occhi caratteristica dell'espo- dellyespo-
sizione a questi composti). L'ozono, Lyozono, caratterizzato dall'assenza
dall”assenza di colore e dall'odore
dallyodore
pungente, comporta una casistica molto complessa di e etti: effetti: la sua presenza  e ri-
conosciuta ad una concentrazione di circa 0.02 o 0.05 ppm, oltre la quale comincia
l'irritazione
llirritazione al naso e alla gola; ad un valore di 0.1 ppm si manifesta manifesta secchezza delle
fauci e un'esposizione
un7esposizione da 1 a 3 ppm per un periodo di 2 ore produce estremo a ati- affati-
camento e mancanza di coordinazione in soggetti sensibili. Al limite un'esposizione un7esposizione
a 9 ppm in uguali periodi di tempo ha causato edema polmonare nella maggior parte
dei soggetti. Per le concentrazioni di ozono presenti nell”atmosfera nell'atmosfera resta comunque
un ampio margine di salvaguardia per la salute dell'uomo. dellluomo. Da ultimo, i PAN non
dovrebbero presentare alcun riconosciuto pericolo per la salute alle concentrazioni
rilevate nell'ambiente
nell”ambiente atmosferico; sono stati comunque messi in relazione soprat-
tutto con le irritazioni degli occhi e dell'apparato
dell”apparato respiratorio per concentrazioni di
circa 0.5 ppm.
E etti
Efiettz' suism' materiali L'ossidante
L”ossidante di maggior interesse nelle ricerche in questo settore
eè l'ozono;
llozono; la gomma e le bre fibre tessili sono materiali soggetti ad alterazione chimica
per esposizioni a quantit
quantita a molto piccole di ozono. Gli effetti e etti prodotti sono di due
tipi: il primo eè dovuto alla rottura della catena degli atomi di carbonio (per cui il
materiale diventa pi piùu uido
fluido e perde resistenza alla tensione),
tensione), mentre il secondo causa
una minore elasticit a ed una maggiore fragilit
elasticità fragilitàa per la formazione di nuovi legami
fra catene di carbonio parallele. Per quel che riguarda la gomma, si e`e rilevato che
l'attacco
llattacco dell'ozono
dell”ozono dipende dallo stato di tensione a cui essa si trova. trova. Ad esempio per
uno sforzo di appena il 2 o 3% rispetto al carico di rottura e per una una concentrazione
di 0.01 0.02 ppm si ha formazione
0.01-0.02 formazione di screpolature. I danni sono rilevanti nella
fabbricazione dei pneumatici dato il continuo stato di tensione tensione (trazione ee flessione)
essione) a
cui si trovano sottoposti. Proprio per impedire l'attacco l”attacco dell'ozono,
dell”ozono, con conseguente
fessurazione, si usano particolari additivi antiozonanti (peraltro costosi e sempre
meno eÆcaciefficaci al passare del tempo). L'attacco
Llattacco dell'ozono
delljozono riguarda anche le fibre bre
tessili, in relazione a fattori come luce e umidit umidità, a, che sembrano elementi necessari
Gli inquinanti atmosferici 23
23

perch
perchée abbia luogo un'apprezzabile
un”apprezzabile alterazione della resistenza delle fibre.
bre. Gli effetti
e etti
dannosi sono risentiti in modo via via piu intenso, nell”ordine,
più nell'ordine, da cotone, acetato,
nailon, poliestere.

1.3.6
1.3.6 Riferimenti
Riferimenti normativi
normativi

Per quanto riguarda gli inquinanti che concorrono a de nire


definire la qualit
a dell'aria
qualita dellyaria a
livello locale i principali riferimenti normativi sono costituiti da direttive europee e
conseguenti recepimenti
recepimentz' a livello nazionale.
La normativa individua nel corso degli anni una serie di composti inquinanti
e su questi stabilisce degli standard di qualit a , generalmente sotto forma di soglie
qualità
di superamento o livelli massimi, relativamente sia al lungo periodo che ad episodi
critici in alcuni casi distinti per popolazione umana ed ed ecosistemi. In particolare
particolare
vengono introdotte le seguenti de nizioni:
definizioni:

Valori
Valori limite
limite di
di qualit
a dell'aria:
qualità dell,aria: limiti massimi di accettabilit
a delle concentra-
accettabilità
zioni e limiti massimi di esposizione relativi ad inquinanti nell'ambiente
nell”ambiente esterno
(DPR 203 del 24/5/88).
Valori
Valori guida
guida di
di qualit
a dell'aria:
qualità dell”aria: limiti delle concentrazioni e limiti
limiti di esposi-
zione relativi ad inquinamenti nell'ambiente
nellyambiente esterno destinati alla prevenzione
a lungo termine in materia di salute e protezione dell'ambiente
dell”ambiente e a costituire
parametri di riferimento per l'istituzione
lyistituzione di zone speci che
specifiche di protezione am-
bientale per le quali eè necessaria una particolare tutela della qualita dell'aria
qualita dell7aria
(DPR 203 del 24/5/88).
Obiettivi
Obiettivi di
di qualit
a: individuano il valore medio annuale di riferimento
qualità: riferimento da rag-
giungere e rispettare a partire da una determinata data (DM del 25/11/94).
così come i livelli di
Questi standard, cos protezione per la salute e per gli ecosiste-
dl' protezione
mi, vengono generalmente de niti
definiti attraverso indicatori di lungo periodo (medie
annuali, esposizioni accumulate,...) e quindi individuano le condizioni medie
di non pericolosita dei diversi composti inquinanti che possono essere presenti
pericolosità
in atmosfera. Come evidenziato nelle de nizioni
definizioni stesse, alcuni di questi stan-
dard non rappresentano vincoli immediati da rispettare, quanto condizioni di
riferimento a cui tendere.
tendere.
Stato
Stato di
di attenzione:
attenzione: una situazione di inquinamento atmosferico che, se persi-
stente, determina il rischio che si raggiunga lo stato di allarme (DM 15/04/94).
Stato
Stato di
di allarme:
allarme: una situazione di inquinamento atmosferico suscettibile di de-
terminare una condizione di rischio ambientale e sanitario (DM 15/04/94).
Livelli
Livelli di
di attenzione
attenzione e
e allarme:
allarme: le concentrazioni di inquinanti
inquinanti atmosferici che
determinano lo stato di attenzione e lo stato di allarme (DM 15/04/94). I livelli
di attenzione e di allarme fanno riferimento ad indicatori
indicatori di breve
breve periodo
periodo (me-
die orarie o giornaliere) e vengono utilizzati per
per identificare
identi care situazioni critiche di
carattere episodico. I documenti forniscono, inoltre, le linee di indirizzo relativa-
mente alle tecniche di monitoraggio, archiviazione e scambio delle informazioni
misurate.
24
24 Capitolo 1

Per una migliore comprensione del signi catosignificato degli standard proposti dalla nor-
mativa, di seguito vengono richiamate brevemente le de nizionidefinizioni dei principali indici
statistici utilizzati. Gli indici statistici vengono solitamente calcolati su un campione
di misure e ettuate
effettuate da una o pi u stazioni lungo una certo intervallo temporale:
più temporale: 1
giorno, 1 anno, 1 semestre,... Le misure hanno quasi sempre passo orario (biorario
in alcuni casi). Le misure dovrebbero essere sempre analizzate in modo da eliminare
eventuali valori di picco anomali e valori troppo prossimi alla soglia strumentale.
In ne
Infine occorrerebbe sempre veri care
verificare la numerosit
numerositaa del campione (generalmente, i
campioni dovrebbero contenere almeno il 70-80 % di dati validi). validi). Considerando un
generico
generico campione
campione di di N
N misure x1 ,x2 ,...xN ee M
misure X1,X2,...xN M classi
classi contigue
contigue c 1, c
cl, 2 ,..cM di
c2,..cM valori,
di valori,
si de nisce
definisce la funzione discreta distribuzione di frequenza come:
Ni
ffii =
I _ (1.7)
(1-7)
N
dove N
N,-i rappresenta il numero di misure che cadono nella classe i-esima (i=1,M);
(i:1,M);
mentre si de nisce
definisce distribuzione di frequenza cumulata la funzione:
funzione:
Nc
NCii
fc
ƒcii = NN (1.8)
(1-8)
dove Nc
Ncl-i rappresenta il numero di misure il cui valore 
eè inferiore all'estremo
alljestremo super-
iore della classe i-esima (i = 1,M).
LM). Nelle figure
gure 1.3 e 1.4, a titolo
titolo di esempio,
esempio, sono
rappresentate la distribuzione in frequenza e la distribuzione di frequenza cumulata
di un campione di misure orarie di ozono. La normativa poi utilizza, nella de nizione
definizione
degli standard, alcuni indici statistici tra cui:
0 la media o media aritmetica, calcolata come:
PN
=1 x
Ma:
Ma=
iN
Zfíi "vii (1.9)
(1.9)
N
o Il percentile x-esimo che eè de nito
definito come il valore misurato che non vieneviene supe-
rato con frequenza pari a x% X% o, in altri termini, il valore misurato con frequenza
cumulata pari a X%. x%. Ad esempio la mediana o 50 50°Æ percentile,
percentile, rappresenta il va-
lore misurato che non viene superato con frequenza pari al 50%. Analogamente
95°Æ ed il 98
il 95 98°Æ percentile. In gura
figura 1.4  50OÆ e del 95
eè riportata la posizione del 50 95°Æ
percentile del campione.
In tabella 1.13 e`e riportato l'elenco
l”elenco delle normative in vigore. Nelle tabelle dalla
1.14 alla 1.24 eè poi riportato l'elenco
l”elenco degli indicatori di qualit
a dell'aria
qualita dell7aria proposti
dalle normative stesse. La notazione (*) (*) indica standard di qualit
qualitaa proposti in
ambito europeo, ma non ancora recepiti dalla normativa nazionale o la cui entrata
in vigore eè di erita
differita nel tempo.

1.4
1.4 Acidi cazione
Acidifìcazione ed
ed eutro zzazione
eutrofizzazione

I fenomeni
fenomeni di acidi cazione
acidificazione consistono nell'abbassamento
nell”abbassamento del pH delle acque super-
ciali
ficiali e dei suoli, a causa dell'apporto
dell“apporto di sostanze acidi canti
acidificanti dovuto soprattutto a
Gli inquinanti atmosferici 25
25

0.04

0.04 _ à

0.03
relativa]

0.03 e

0.02
[fre qu enza

0.02

0.01 ,

0.01 ,

0.00
O 61218243036424854606672788490

[ppb]

Figura 1.3
Figura 1.3 Distribuzione in frequenza
frequenza di un campione di misure di ozono

100%
90% ,
80% f
cum ula ta]

70%
60% f
-
50%
40%
[freq uenza

30% f
-
20% f
10% f
0% 1 . . 1
0 20 x5° 40 60 x°5 80 100
[Ppb]

Figura 1.4
Figura 1.4 Frequenza cumulata di un campione di misure
misure di ozono
26
26 Capitolo 1

Nome Anno Riferimento Contenuto


Direttiva 1992 - UE Linee guida per il monitoraggio
quadro 92/72 1996 dell'ambiente
dell”ambiente atmosferico e il mi-
sulla Q.A.
QA. glioramento della Q.A.
QA.
(direttiva
\ozono")
“ozono”) - Di-
rettiva 96/62
Direttiva 1999 UE Valori limite per la protezione
1999/30 della salute umana e degli ecosi-
stemi per concentrazioni di SO 2,
802,
NO
N02,x , PM10
PMlO e piombo
Nuova diretti- in via di UE Valori limite per la protezione
va de nizione
definizione della salute umana e degli ecosi-
stemi per concentrazioni di ozo-
no, CO
C0 e benzene
DCPM 1983 Italia Valori limite per
per le concentrazio-
28/3/83 ni di ozono, VOC, CO, C0, F, Pb
DPR 203/88 1988 Italia Valori limite e guida per concen-
trazioni di NO 2 , SO
N02, S022 e PTS
DM 25/11/94
25 / 11 /94 1994 Italia Soglie di attenzione e allarme per
NO
N02,2 , SO 2 , PTS, CO.
802, C0. Obiettivi
di qualit
qualitàa per PM10,
PMlO, Benzene e
IPA
DM 16/5/96 1996 Italia Sistema di sorveglianza per ozo-
no. De nizione
Definizione delle soglie di at-
tenzione e allarme e dei livelli di
protezione della salute e della ve-
getazione per ozono.
Tabella 1.13
Tabella 1.13 Normativa della qualit
a dell'aria
qualità in Italia
delllaria in Italia ee nella
nella Comunit
a Europea
Comunità

precipitazioni secche ed umide. La presenza in atmosfera di composti acidi canti acidificanti  `ee
legata principalmente alla trasformazione di ossidi di azoto e di zolfo, zolfo, ammoniaca e
composti organici (per i quali eè rilevante il contributo emissivo antropico)
antropico) rilasciati
in aria sotto varie forme. L'acidi cazione
L”acidificazione comporta effetti
e etti dannosi su ecosistemi
sensibili (dalla suscettibilita di questi a subire danni da altre cause, fino
suscettibilità no ad arrivare
alla totale invivibilita dell'habitat
invivibilità dellyhabitat stesso) e materiali (manufatti di pregio storico o
artistico).
In particolare l'acidi cazione
l”acidificazione ([7]) pu
puòo produrre danni ai laghi soprattutto quelli
poveri di nutrienti e con scarsa capacit
capacitàa tamponante (a bassa alcalinit a oo in
alcalinita in generale
con fondi
fondi non in grado di rilasciare basi cationiche tamponanti).
tamponanti). Nei laghi,
laghi, inoltre,
inoltre,
gli e etti
effetti negativi dell'aumento
dellyaumento di acidit
aciditàa possono essere intensificati
intensi cati dalla presenza
presenza
di ioni di alluminio, rilasciati dal fondo
fondo a causa della diminuzione del pH, ee tossici tossici
per molte forme viventi. Sui terreni ricoperti di foreste l'acidi cazione
l”acidificazione provoca il
rilascio di ioni metallici e rende pi u diÆcoltoso
più difiicoltoso l'acquisizione
l“acquisizione da parte della pianta
pianta
di nutrienti fondamentali
fondamentali come il calcio, il magnesio ed ed ilil potassio. Tutto questo
_ Indicatore
@.Hofiwufiäfl
2013/ EEE
_ Limite [g/m3]
Tš\wi_ wfiamfl
om
Indice
wumüim _
ßcßmöš
_ Rif.Legisl.
Amwwmflfiwm
MED ww\mom
_ Note
wuoz
wcoßšzbwö Bßššß mšww @:Uwä
Valore limite 80 mediana DPR 203/88 Distribuzione annuale delle medie
-
omm Owa 25cp giornaliere (1 aprile - 31 marzo)
222:o S 21^? Hm QNÈE
250 98Æ percentile
-
omfi Éãëwã @Èmmšwm 3 owwmš 95050 1m -E5
130 mediana Semestre freddo (1 ottobre - 31 mar-
AON
2013/ @2s owòw EEE -Ewšåå MED wwmimom
zo)
@:ošsåšö 235mm @:ww @:UQE
Valore guida 40-60 media aritmeti- DPR 203/1988 Distribuzione annuale delle medie
-
02-02
ca
wo
22g 0%a giornaliere (1 aprile - 31 marzo)
@Hwnßãoã S @:Éß Hm Aoäßš
100-150 valore medio
giornaliero
2212:o
@šoßßoä ë 0:25 Qnm ßëwš Qäào «H5 mEO omša -Ewšm wåo> ww :v EQ @Èäasm :o: mm
Livello di protezione 350 media oraria Dir. CEE 99/30 Da non superare piu di 24 volte all'an-
TAV 23mm E ÈQ ÈQ -Ep mv wiwšš mou cãššä. .oc
per per la salute (*) no. Attualmente con margine di tol-
Fiìwì omá É mNcãE
leranza di 150 [g/m3 ]
ma EEE-212:o -swiss w£o> m su EQ määasm :o: mQ
125 media giornalie- Da non superare piu di 3 volte all'an-
É oc
59/5 mv 22%;o ow
ra
Bmššfi 4235 w iQ Emo omšm
no
Livelli di protezione 20 media annuale e Dir CEE 99/30
degli ecosistemi (*)
Eöäãoom :w TAV
invernale
Bfišwìx
mv ßswom @:ošãfiß ma fiëwš -@:mšoü EQ «aafimm :Uomñm Gšß :U wsošwoamw fizww -om
Soglia di attenzione 125 media giornalie- DM 25.11.94 Episodi acuti di esposizione della po-
Q wcoßfiog
ra polazione
mv ßzwom EEE? omm Ewwš -@:ßãoä
Soglia di allarme 250 media giornalie-
É
ra
Tabella 1.14 Indicatori per le concentrazioni di SO2 in Italia e nella Comunita Europea
dimm-QP vHÀ E Eošmbswnšou 2 ÈQ Eoäuëfi E “Om 215 w EE; ÈESEOU awaoäm
Gli inquinanti atmosferici
27
27
28
28
Indicatore Limite [g/m3] Indice Rif.Legisl. Note
_ 288n 81:5 _ 8%v _ _mšìì .vmvwåäm _ 202 _
22€/ Ema: com owm 25:8v mmm! wwmìmom @cošsåšwô Eãšcm omwmv @mvmvš
Valore limite 200 98Æ percentile DPR 203/1988 Distribuzione annuale delle medie
orarie amavo

Valore guida
2013/ @3s
50 om
mmm medianaßcßmvwš
2550v omo
135 98Æ percentile
Capitolo 1

Livello di protezione
25m53 mv 0:35
200
com
media oraria
amavo wmvwã
Dir. CEE 99/30
.mm EMO omšm
Da non superare piu di 18 volte all'an-
-cßšm wmo> mm mv Em @Éväzm :o: fiQ
per la salute(*)
Aiwvšßm E EQ
no. Attualmente con margine di tol-
-m5 mv «viwäš nov Bcäšmšå .oc
leranza del 50 % â om Emv mäßäm
40
ov
media annuale
wmvwã wmüšvš

Livelli
-2o
di
mv
prote-
59mm 30
om
media annuale
wmßššß ßmvmvš
zione degli ecosistemi
mšmvbmmonvw mwwmv EEE
(NOx )(*)
Sìozv
Soglia di attenzione
mv mmwom @øošømvfim
200
com
media oraria
amavo @mvwš
DM 25.11.94
2G 231mm
Episodi acuti di esposizione della po-
mvomãm -om @:wmv @cošmommmv mv 6:v
polazione
wcofiflom

Soglia di allarme
mv ßmwom wšämß
400
cow
media oraria
2520 ßmvwã

Tabella 1.15 Indicatori per le concentrazioni di NO2 in Italia e nella Comunita Europea
mmwnmhv mHÀ ioumhvmëm 2 .6m Eomähëooøou mv NOZ mmm: o ßmßå Hm moaoämm mfinøaoo

Indicatore Limite [g/m3] Indice Rif.Legisl. Note


225%5 _ 81:5 _ ršìš @åvš _ .vwvwåäm _ Boz _
22€/ @vmnm ooodw fimgo wmvwš 35m wwwwm
Valore limite 40,000
ooovom media oraria
So w :m ßmvwã DPCM 28.3.83
10,000 media su 8 ore
Livello di protezione
@:ošvoì mv 0:35
10,000
ooovom
media su 8 ore
@.vo w :m ßmvwš
In discussione
@coñmšmmv :H
Con margine di tolleranza all'entrata
Éßšãšw mëãwzop mv mvšmäš øoO
per la salute(*)
OLBEmm E EQ
in vigore di 6000 [g/m3 ]
Fšìì ooow mv 20mm, E

Soglia di attenzione
mv ßmwom wmoããfiß
15,000
©00v
media oraria
ßmvwš ßmãö
DM 25.11.94
EQ «@.mmøvm
Episodi acuti di esposizione della po-
mvomñm -oa ßmwmv mmošwoaww mv Gava
polazione
wcomämva

Soglia di allarme
mv @mwom EEE?
30,000
ooovom
media oraria
amavo wmvwã

Tabella 1.16 Indicatori per le concentrazioni di CO in Italia e nella Comunita Europea


ammo-NB wfiá äa iopßumzm mv Eoãßšnwocou 2 OO gmoämm ÈEDEOO ßmwø w mmgm E
.E8515
Indicatore
wpoamummvflm Limite [g/m3] Indice Rif.Legisl. Note
207m
81:5 ršìì 81:5
com ßfluwã m 5m 950 ÉOmQ mwämwm
Valore limite
255 2018/ 200 media su 3 ore DPCM 28.3.83 Da adottarsi a cura delle Autorita
511314 @:mvw fa: ß 12:30:: :Q
competenti solo in aree e periodi cor-
:ov mvoimš w mg: E omom mcmšääov
rispondenti a superamenti di ozono
omoNo mv Eãšfmšsw ß mswwcoåm

Tabella 1.17 Indicatori per le concentrazioni di idrocarburi non metanici in Italia e nella Comunita Europea
@ma bHÀ mv 505112525: 2 :un Eoäumvfi E .32:53: :e: .ìššuošë :wmoämm ÈEEHÉU :ma: m :msm

Indicatore Limite [g/m3] Indice Rif.Legisl. Note


wpofiwummvflm _ 81:5 _ ršìì 81:5 _ :28.5.15 _ wuoz _
Valore limite
21:: @:omcø 150
om: media aritmeti-
:mvä: -mwãfiä DPR 203/1988
wwmimom mEQ Calcolato sulla distribuzione annuale
2:25: :comënmämv :zzm 220210
oom ca :o
@:Éwuäm Omm delle medie giornaliere
25% mvävmßãomm @mvwš
300 95Æ percentile
Soglia di attenzione
:105128: mv 1:m 150
omm media giornalie-
@mvmvã -@mßšoâ DM 25.11.94
EQ «mmmmm Episodi acuti di esposizione della po-
mv 5:0: mvowãm -om ßmwmv @1258w
ra ß: polazione
2552015

Soglia di allarme
811mm: mv mmwom 300
com media giornalie-
-wmxãomw :mvwš
ra :1

Tabella 1.18 Indicatori per le concentrazioni di PTS in Italia e nella Comunita Europea
mmwnmffi wHÀ Eopmumvfi :ma 2 EomNãÉooøoo am mv mmm: o ßmgm :m ÈESEOO daßoämm

Indicatore Limite [g/m3] Indice Rif.Legisl. Note


888115 _ 81:5 _ 81:5 _ ršìì .E8515 _ 802 _ _
mv 025220 €298 o: 2111:: 918: EQ wammwm :820210 8:8 912: 2501: 1:2:
Obiettivo di qualita 40 media annuale DM 25.11.94 Calcolata come media mobile della
media giornaliera
Éwmmšömm mmvmvš

Livello di protezione
255295 mv 0:25 50
om media su 24 ore
@:o 1m :w :mvä: Dir CEE 99/30
:Ö omäm mms Da non superare piu di 35 volte all'an-
-1:1v 259/ mm :v 115 @:ßävasw :o: :Q
per la salute(*)
Aißšmm E :ma no e successivamente non piu di 7
ß mv EQ :o: Bššmìmwwuäm w o:
da 40 a 20
om m o: :mv media annuale
2111:: :mvwã
Gli inquinanti atmosferici

Tabella 1.19 Indicatori per le concentrazioni di PM10 in Italia e nella Comunita Europea
ammo-NB mHá omënm mv Eoãßšnwocou 2 :ma Eofiömäm i ßwmoämm ÈESÉOO :ma: w :mmm
29
29
30
30
Indicatore Limite [g/m3] Indice Rif.Legisl. Note
Såããã 81:5 Fšìì @åÉ .Ewåäm Boz
Èzßåo mv QÈÈQBO oH 295mm ßmöš 2G wmàfimm ÈEOUÈO @ãou Ewwã 2505 ßzww
Obiettivo di qualita 10 media annuale DM 25.11.94 Calcolata come media mobile della
media giornaliera
Ewwš smãoâ
Livello di protezione
0:25 mv wcoãßoa 5
m media annuale
magnum Ewwš In discussione
5 95625m Con margine di tolleranza all'entrata
:oO gšäwzoa mv wšwäš ßäbãšm
Capitolo 1

per la salute(*)
E EQ AVLBEmm
in vigore di 5 [g/m3 ]
E m :v Eowg Fcåwì

Tabella 1.20 Indicatori per le concentrazioni di benzene in Italia e nella Comunita Europea
mimo-NB oNá Èoãmånwocou 2 Em Eofiöflufi su E EEÉÈ ßwmoäm wfiøøšoO msm: w ßzßå

Indicatore Limite [g/m3] Indice Rif.Legisl. Note


Såãäfi 21:5 ršìš gi: ._ååqš Boz
Obiettivo di qualita 0.001 media annuale DM 25.11.94 Calcolata come media mobile della
@ëßã :O Éšßo 50.0 åë åãš 2m 3:3 E2028 ëš ga: 2505 2%
media giornaliera
EEE Éwzmšoü

Tabella 1.21
mimo-NH Hmà iopßoëfi 2 5m Eošãëwoøou :u «RE E Èfimšnäöyššmì asma w dadi
Indicatori per le concentrazioni di IPA (Benzo( )Pirene) in Italia e nella Comunita Europea ÈESEOO ßwmoäm

Indicatore Limite [g/m3] Indice Rif.Legisl. Note


288€: 81:5 rãìì 8:2: .Emåäm 202
21:5 EBSØ m Emsøsm Ewwã mm.m.wm ÉOLQ
Valore Limite 2 media annuale DPCM 28.3.83
Livello di protezione
@:oämšoa É 0:25 0.5 md media annuale
wšsiš Efiwã Dir CEE 99/30
omša HHO iQ Con margine di tolleranza all'entrata
:oO É wšwäã Èfišãšm mëgåg
per la salute(*)
E “ma OLBEßm
in vigore di 0.5 [g/m3 ]
Semi, i :V md Fnåwš

Tabella 1.22 Indicatori per le concentrazioni di piombo in Italia e nella Comunita Europea
mãwmmß NNÀ iopmuflufi 2 .5a Eošãëwoøoo :u ÈÉQÃ E “Sms w @2d ÉÉSEOO mmaoääm

Indicatore Limite [g/m3] Indice Rif. Legisl. Note


228%5 81:5 ršìì «ÈÉ .É .Ewå Boz
Valore Limite 20 media giornalie- DPCM 28.3.83
22€ Beš â ãš: -åãäa wwwwm 295
ßh
ra
10 E
media mensileEwwš @2235

Tabella 1.23 Indicatori per le concentrazioni di uoro in Italia e nella Comunita Europea
mimo-NF mflá iopßumwfi Ea 2 Eofißšiwonou :u Eoäì E ßzw: m dadi ÉÉSÉOO @waoääm
Indicatore Limite [g/m3] Indice Rif. legisl. Note
_ 0028005 _ _ 00503 0:55 8:5 .0002 .05 0002 _
Valore Limite
05050: 00000> 200
com media oraria
000000 00005 DPCM
0>00n0n0
mmmflmwm da non superare piu di una volta al
00 0000 00000006 00000 00
0605
00 0:00, 005
28.3.1983 mese
Livello di protezione
0:03: 00 0000600000 110
o: media mobile
00005 0000005 DM 16.5.96
00.0.00 0>0Q Calcolata ogni ora oppure per gli in-
-000 :w 000 05000 000 0500 000000000
per la salute sulle 8 ore tervalli 0-8, 8-16, 12-20, 16-24
220m 00 000 000 0 0:00 6-00 006-60 5-0 0-0 Ešš
Livelli di protezione
0:0>0¬0 00 000600000 200
com media oraria
000000 00005
della vegetazione
0006050w0> 0:00
65
m0
media giornalie-
00005 -000000000w
ra 00
Soglia di attenzione
0000600050 00 000wom 180
ow: media oraria
000000 00005 DM 16.5.96
00.0.00 0>0Q Episodi acuti di esposizione della po-
-00 0:00 0000660060 00 0500 000600m0
polazione
000060000

Soglia di allarme
0500:0 00 000w0m 360
owm media oraria
000000 00005
Obiettivo di salvaguar-
0000000006 00 000050000 120
om: media mobile
0000005 00005 in discussione
5 0000650600 Fino al 2010 ammesso un numero
050 00 000m 0660550 50 000550
dia della popolazione
000 0:00 00006000000
sulle 8 ore
000 w 0:06
massimo di 20 giorni di superamen-
056605 om 00 5000m 00 0005000006
(*) to
É B
0 002g 00 050 00 2000 .0503 000:
Obiettivo di protezione AOT40 da mag- in discussione
00006600600 000
00 .0503 08 0
6 000 [g/m3  h] Fino al 2010 il valore e 17 000 [g/m3 
0000600000 00 0000500000 -00a 00v 0500.
della vegetazione (*)
TL 0000605000000 0:00 gio a luglio
0:05: 0 000N
h] (mediato su 5 anni)
A500 m 06 05000050 T0
Soglia di attenzione (*)
OL 0000600050 00 000w0m
180
om:
media oraria
000000 00005
in discussione
5 000066000600

Soglia di allarme (*)


FL 0500:0 00 000w0m
240
000
media oraria
000000 00005
in discussione
00006600600 5
-000m0206 00 0250600 o owHO< 00 05:20: 0000505000000 050w000¬6 0500 0506D
Obiettivo di salvaguar- 0 AOT60 da EMEP Usato come surrogato dell'obiettivo
dia della popolazione
00006000000 0:00 000
aprile a set-
0 000000
-006
di salvaguardia della popolazione
00006000000 0:00 000000m0>006 00
tembre 0000500
0000605000 00 02500000 T0 .05\w1_ ooo om 00 000-040 060000 0:00 000000w0>00m
Obiettivo di protezione 20 000 [g/m3  h] AOT40 da Salvaguardia delle foreste
della vegetazione
00006050w0> 0:00
aprile a set-
-506 0 0:000
tembre 0000500`

Tabella 1.24 Principali indicatori di inquinamento secondario da ozono in vigore in Italia ed in discussione nella Comunita Europea.
«NH 0200-05 :000000000 05060 00 00000000006 050505005 00 000500005 5 .00000050 05005500 0:05 00006600600 000 00 0:05: 5 000w0>
Gli inquinanti atmosferici

L'AOT40 e de nito come Accumulate exposure Over a Threshold of 40 ppb e rappresenta l'integrale nel tempo della
0:00 00500 0000 000035000 0506000000 0 000 00 x0 0000000šìu 0 000g 00000000 0000050006 0500 00050000 0I 0050/012:
di erenza fra le concentrazioni orarie di ozono e la soglia di 40 ppb, calcolato per le sole concentrazioni superiori a 40
ov 0 000000006 0000600500500 0006 00 000 000000000 5000 30 00 000w06 00 0 000060 00 000000 0506005000000 00 0000 050000000
ppb. Generalmente si calcola solo sulle ore di luce. Analogamente si de nisce l'AOT60.
.own-0.0000 006050000 6 05050w00000< .0000 00 000 0:06 0006 0000000 6 050500000000 .0000
31
31
32
32 Capitolo 1

genera un generale indebolimento della pianta che Che risulta piu facilmente attaccabile
più
da parassiti ed agenti atmosferici. Inoltre le sostanze acidi canti,
acidificanti, in particolare i
composti dello zolfo, possono provocare danni ai materiali (erosione, scolorimento,
indebolimento, modi ca
modifica delle proprieta ottiche)
proprieta ottiche) quali le pietre dei palazzi o i metalli.
metalli.
L'apporto
L7apporto all'interno
allvinterno di un ecosistema di composti azotati, sia in forma acida che
basica, pu eutro zzazione. Per eutro z-
o, inoltre, favorire lo sviluppo di fenomeni di eutrofizzazione.
può, eatrofiz-
zazione si intende un eccesso di apporto di sostanze nutrienti. Il contributo di queste
sostanze all'interno
all7interno di un habitat pu o avvenire anche attraverso il comparto atmo-
può
sferico. Tra le sostanze emesse in atmosfera da attivit a antropiche quelle coinvolte
attivita
in processi di eutro zzazione
eutrofizzazione sono gli ossidi di azoto e l”arnmoniaca.
l'ammoniaca. L'eutro zza-
L”eutrofizza-
zione provoca uno sviluppo squilibrato di alcune specie rispetto ad altre, causando
un detrimento dell'equilibrio
dell7equilibrio complessivo.

1.4.1
1.4.1 Descrizione
Descrizione del
del fenomeno
fenomeno

Di seguito vengono descritti i principali meccanismi chimico- sici


chimico-fisici che danno origine
ai fenomeni di acidi cazione.
acidificazione. Per una trattazione piùpiu completa si rimanda ad es. a
[1]. La trasformazione delle sostanze emesse in acidi, pu puòo veri carsi
verificarsi in diversi modi
e pu
puòo dar luogo ad acidi in fase gas (HNO 3 , HCl, CH
(HNOB, 3 COOH, ...), in fase aereosol
CHgCOOH,
(solfati, nitrati, ...) e in fase liquida
liquida.. La rimozione di questi composti prendeprende ilil
nome, nel complesso, di deposizione acida e pu puòo avvenire sia per deposizione secca
che umida. La deposizione secca e legata alle caratteristiche della super cie
superficie terrestre
(in particolare dell'eventuale
dell7eventuale vegetazione), della turbolenza e, nel caso di particolato,
delle particelle. Per ci o che riguarda la deposizione umida si può
ciò puo distinguere tra le
modalitaa di rimozione ([8]):
seguenti modalit
0 per nucleazione nucleation scavenging
nucleazione ((nucleation ): quando inquinanti presenti in forma
scaoenging):
aerosol fungono da nuclei di condensazione per la formazione di gocce allo stato
liquido o solido all'interno
all”interno delle nuvole;

0 per assorbimento in-cloud scavenging


assorbimento ((in-cloud scaoenging o rainout ): quando inquinanti in forma
rainout):
gassosa vengono assorbiti in fase liquida all'interno
all”interno delle gocce, dando luogo
eventualmente anche a meccanismi di reazione;
0 per precipitazione below-cloud scavenging;
precipitazione ((below-cloud precipitation scavenging
scaoenging; precipitation scaoenging o wa-
shout idrometeore ) producendo
): quando gocce liquide o solide precipitano ((idrometeore)
shout):
un dilavamento della nuvola e della colonna di atmosfera incontrata;
0 per deposizione cloudwater deposition; fog
deposizione ((cloudwater fog deposition ): avviene quando nu-
deposition):
vole particolarmente basse (ad esempio in montagna, oppure nebbie)nebbie) si trovano
in prossimit
a della super cie
prossimità superficie terrestre; in questo caso si ha rimozione per depo-
sizione anche in assenza di precipitazione vera e propria.
Il contributo principale alle deposizioni acide di origine
origine antropica èe fornito
fornito dagli
acidi nitrico e solforico nelle forme gas, liquido e aerosol. Un contributo minore ee
dovuto all'acido
all”acido cloridrico (legato principalmente alla combustione delle plastiche)
plastiche)
e agli acidi organici (per lo piu formico e acetico). Accanto ai composti acidi canti
più acidificanti
sono presenti anche sostanze basiche come l'ammoniaca
l“ammoniaca NH NH33 (in larga misura di
origine antropica)
antropica) e alcuni cationi originati dall'erosione
dall“erosione dei terreni e dal ricircolo
Gli inquinanti atmosferici 33
33

delle polveri (ad es CaCa2+).


2+
). Le sostanze basiche hanno un effetto
e etto tampone e contri-
buiscono a diminuire l'acidit a complessiva del sistema.
l”acidita
Lo zolfo eè emesso in atmosfera essenzialmente sotto forma di biossido di zolfo
SO 2 . Il composto si pu
S02. puòo trasformare attraverso reazioni omogenee o eterogenee
nelle fasi gas/liquido/aerosol.
gas/ liquido/ aerosol. Il meccanismo di ossidazione in fase gas èe regolato
principalmente dalla reazione con lo ione ossidrile OH :
OH-:

SO2 + OH  +M ! HOSO2  +M
SOg+OH-+M->HOS02-+M (1.10)
(1.10)
dove M eè una generica molecola d'aria,
d”aria, seguita dalle reazioni:

HOSOZ2 ' +
HOSO O2 !
+02 H022 ' +
_) HO SO3
+503
SO
5033 + H2 O + M !
+H20+M _) H 2 SO4 +
H2SO4 M
+M

d”acqua producono acido solforico


che in presenza di vapore d'acqua solfom'co e un radicale ossidrile
HO 2 . L'H
HOg-. 2 SO4 cos
L7HQSO4 così formato tende molto rapidamente a condensarsi in forma aero-
sol. In questa forma pu o essere rimosso per deposizione secca o fungere da nucleo
può
di condensazione all'interno
allyinterno delle nuvole favorendo la formazione di gocce. Una
parte del biossido di zolfo, in funzione della sua concentrazione in aria e del pH,
pu
puòo essere assorbito direttamente in fase liquida. L'ossidazione
L”ossidazione dell'SO
de1178022 in acqua èe
legato essenzialmente alla presenza di perossido d'idrogeno
d”idrogeno H 2 O2 e, in misura mi-
H202
nore, di altri composti come ozono, radicali inorganici e ossidi d'azoto.
d”azoto. La reazione
predominante eè quella dello ione HSO
HSO;3 (che nasce dall'idrolisi
dall”idrolisi del biossido di zolfo)
zolfo)
che viene trasformato dal perossido d'idrogeno
dlidrogeno in un primo composto intermedio e
successivamente in acido solforico:
HSO
HSO;3 + H2 O2 $
+H202 (_) SO2 OOH
SOQOOH_ + H
+ 2O
H20

SOQOOH_
SO 2 OOH +H H+ !
+
-› H
H2SO4
2 SO4 (1.11)
(1.11)
Una volta formatosi, l'H 2 SO4 pu
l”HQSO4 o essere rimosso attraverso i processi sopra descritti.
può
La produzione di acido nitrico e legata alle trasformazioni degli ossidi d'azoto
d7azoto
emessi in atmosfera. L'azoto
L7azoto viene emesso essenzialmente sotto forma di NO. Molto
rapidamente l'azione
Fazione ossidante dell'ozono
dellyozono e dei radicali organici ed inorganici, porta
alla formazione di NO
N02.2 . Esempi di queste reazioni sono:

NO + O3 ! NO2 + O2
NO+03_>N02+02

NO + HO2  ! NO2 + OH 
NO~I~HOZ~->]\/vOg-l-OH`
NO + RO2  ! NO2 + RO
NO+R02'_>N02+RO'

dove RO
R02-2  rappresenta un generico radicale organico, nato dall'ossidazione
dall”ossidazione di un
composto organico,
organico7 ad esempio attraverso reazione con OH . Una volta formato
OH-.
il biossido di azoto pu o intervenire in diversi meccanismi reattivi; di particolare
può
interesse per la formazione dell'acido
delllacido nitrico  OH-::
e`e la reazione con OH
NO2 + OH  +M ! HNO3 + M
NOQ+OH'+M->HN03+M

Questa reazione eè generalmente piu veloce della corrispondente ossidazione


più ossidazione del bios-
sido di zolfo e pu
puòo produrre signi cative
significative concentrazioni di HNO
HNOg,3 , particolarmente
in presenza di attivita fotochimìca.
attivita fotochimica. Un altro percorso reattivo, legato alla chimica
del radicale NO
N033 (presente solo di notte a causa della rapida fotolisi),  eè costituito
34
34 Capitolo 1

dalle seguenti reazioni:


NO 2 +O
N02+0 33 ! NO3 +
_)NO3 +02 O2
NO
N033 + NO N022 !
_> N 2 O5
N205
N O
N205
2 5 + H O
H20(acq)
2 (acq ) !_) 2 HNO
2HNO3(v)
3(acq )

Una volta formato, l'acido


l”acido nitrico viene rapidamente assorbito in fase liquida dove si
dissocia molto velocemente in ioni (acido forte).forte). A di erenza
differenza degli ossidi di zolfo,
zolfo, le
reazioni di ossidazione dell'azoto
dell”azoto in fase liquida contribuiscono in modo trascurabile
alla formazione di HNO HNOg, 3 , per cui si puo a ermare
può affermare che i processi dominanti nella
formazione dell'acido
dell”acido nitrico sono quelli in fase gassosa omogenea ed eterogenea.
Un ultimo composto che svolge un ruolo importante nel bilancio dell'acidi - delllacidifi-
ammoniaca NH
cazione e l'Fammom'aca NH3. 3 . Si tratta di un composto di origine sia naturale che
antropogenica. Emesso in forma gassosa viene facilmente assorbito in fase liquida
(soprattutto a pH bassi)
bassi) dove, un volta idrolizzato, si dissocia quasi completamente
nello ione ammonio, secondo le reazioni d'equilibrio:
d”equilibrio:

NH
NH3 3 + H2 O $
+HQO (_) NH
NH33 H 2O
HQO

NH33 - H
NH 2O $
H20 NH,+
e NH +
4 + OH_
OH
I fenomeni di acidi cazione
acidificazione ed eutro zzazione hanno origine
eutrofizzazione hanno origine principalmente
principalmente nelle
nelle
emissioni di ossidi d'azoto,
d“azoto, di zolfo e ammoniaca. La scala temporale dei meccani-
smi chimico- sici
chimico-fisici coinvolti e le caratteristiche delle sorgenti emissive pi u importanti
più
(ovvero i camini legati ai processi di combustione)
combustione) caratterizzano il problema come
tipicamente transfrontaliero
transfrontaliero,, anche se non va sicuramente trascurato il contributo
fornito, sotto forma di composti gassosi, all'inquinamento
allyinquinamento di scala locale sia in corri-
spondenza di sorgenti di use
diffuse (traÆco
(traffico e riscaldamento)
riscaldamento) che, in particolari condizioni,
di sorgenti puntuali.

1.4.2
1.4.2 Riferimenti
Riferimenti normativi
normativi

I principali documenti di carattere internazionale inerenti il problema dell'acidi -


dell”acidifi-
cazione e dell'eutro zzazione, protocolli de niti
dell”eutrofizzazione, sono costituiti dai protocolli definiti e sottoscritti in
ambito UNECE (vedi tabella 1.25). I protocolli discendono dalla convenzione di
Ginevra del 1979 e si pongono come nalit a generale la risoluzione del problema
finalità
dell'inquinamento
delllinquinamento transfrontaliero legato sia ai fenomeni di acidi cazione
acidificazione ed eutro-
zzazione,
fizzazione, ma anche alle problematiche dell'inquinamento
dell”inquinamento secondario e, negli anni
pi
piùu recenti, del trasporto di sostanze tossiche e nocive (composti organici persistenti,
persistenti,
particolato, metalli).
Il protocollo di Helsinki rappresenta la prima forma di accordo operativa nata
a seguito della convenzione di Ginevra. Obiettivo dell'accordo
dell”accordo  èe la riduzione delle
emissioni annuali nazionali di ossidi di zolfo di un un valore pari ad almeno ilil 30%,
utilizzando come base di calcolo la stima al 1980.
L”obiettivo del successivo protocollo di So a
L'obiettivo Sofia 
eè la
la riduzione
riduzione delle emissioni
emissioni di
ossidi di azoto. Pi u precisamente il protocollo prevede una prima riduzione
Più riduzione delle
emissioni per limitare il trend positivo e successivamente la de nizione
definizione di una politica
politica
rispetto del carico critico
di riduzione delle emissioni che abbia come obiettivo il rispetto critico.. Per
carico critico si intende, in questo caso, la massima esposizione ad un inquinante che
Gli inquinanti atmosferici 35
35

Nome
Nome protocollo
protocollo Anno
Anno Contenuto
Contenuto
Helsinki 1985 Riduzione emissioni di SO
SO96x
So a
Sofia 1988 Riduzione emissioni di NO
NOQCx
Ginevra 1991 Riduzione emissioni di VOC
Oslo 1994 Ulteriore riduzione delle emissioni di SO
SO96x
Gothenburg 1999 Riduzione emissioni di NO
NOw,x , VOC, SO
SO,lcx e NH
NH33
Tabella 1.25
Tabella 1.25 Protocolli inerenti le tematiche
tematiche di acidi cazione
acidificazione ed eutro zzazione
eutrofizzazione

un sistema naturale pu puòo sopportare in una certa unita unita di tempo (1 anno solitamente)
solitamente)
senza venire danneggiato.
Il protocollo di Ginevra
Ginevra del 1991  eè esplicitamente indirizzato alla risoluzione
del problema dell'inquinamento
dell”inquinamento secondario. Lo strumento principale di intervento
eè la riduzione delle emissioni di composti organici volatili (VOC) (VOC) che insieme agli
ossidi d'azoto
d”azoto costituiscono i principali precursori dell'ozono dell”ozono e degli altri inquinanti
secondari. Anche in questo caso, il protocollo prevede una prima riduzione delle
emissioni su scala nazionale (del 30% rispetto ai valori del 1988-90 entro il 1999) 1999) e
successivamente la de nizione
definizione di politiche di ulteriori riduzione aventi come obiet-
tivo il rispetto dei livelli critici
critici.. In questo contesto il livello critico viene de nito definito
come la concentrazione in atmosfera, relativa ad un certo tempo di esposizione, al di
sotto della quale non si registrano e ettieffetti negativi sui sistemi naturali e sulla salute.
Anche il protocollo di Ginevra identi ca
identifica una serie di azioni di carattere conoscitivo,
simili a quelle di So a
Sofia (studio degli e etti {livelli critici{;
effetti ilivelli criticif; monitoraggio e modella-
zione dei fenomeni, inventari delle emissioni, de nizione definizione e analisi di strategie). In
particolare viene sottolineata l'importanza
llimportanza del diverso ruolo giocato dai composti
organici (espresso in termini di potenziale di produzione di composti fotochimici) fotochimici)
e della possibile interazione con altre problematiche (tossicit a, persistenza, contri-
(tossicità,
buto alla riduzione di ozono stratosferico). Analogamente il protocollo esprime la
necessit
necessitaa di de nire
definire opportuni standard di emissione e suggerisce un ampio spettro
di possibilita di riduzione sia per le sorgenti fisse
possibilita sse che per quelle mobili.
mobili.
Il protocollo di Oslo
Oslo del 1994 tratta ancora il problema della riduzione di emis-
sioni di composti dello zolfo. Ma a di erenza
differenza del precedente del 1985 ee analogamente
al documento sulla riduzione di composti dell'azoto, dell”azoto, il protocollo pone come riferi-
menti il rispetto sia dei livelli massimi nazionali che del carico critico critico,, che in questo
caso rappresenta il quantitativo massimo di zolfo depositato che un ambiente èe in
grado di sopportare. In aggiunta il documento introduce anche il concetto di livello
critico, de nito
definito come il valore di concentrazione in atmosfera, relativa ad un certo
tempo di esposizione, al di sotto del quale non si registrano effetti e etti negativi sui sistemi
naturali e sulla salute.
Il protocollo pi
più Gothenburg, 1999)
u recente ((Gothenburg, 1999)  èe strutturato in maniera simile ai
precedenti, ma presenta come sostanziale novit a, il tentativo di a rontare
novità, affrontare in maniera
organica e non distinta, le tematiche acidi cazione,
acidificazione, eutro zzazione
eutrofizzazione e inquinamento
secondario. Inoltre il documento introduce aggiornamenti e precisazioni sia per
quanto riguarda le de nizioni
definizioni di carichi e livelli critici che relativamente ai livelli di
riduzione delle emissioni di NO NOw, x , SO x , NH
SOI, NH33 e VOC e alle metodologie
metodologie per per realizzarli.
realizzarli.
La normativa europea ed italiana oltre a recepire le indicazioni relative al control-
lo e alla riduzione delle emissioni, nel corso degli anni ha definito alcuni indicatori
ha de nito indicatori,,
36
36 Capitolo 1

sotto forma di livelli massimi accettabili di concentrazione o esposizione,


esposizione, al fine
ne di
permettere di valutare l'impatto,
l7impatto, non tanto delle deposizioni, quanto dei precursori
gassosi sui sistemi naturali e sulla salute. I due principali composti monitorati sono
ilil biossido
biossido d'azoto
d7azoto NO
N022 ee il
il biossido
biossido di
di zolfo
zolfo SO2 . In
SOg. In tabella
tabella 1.26
1.26 sono riportati ii
sono riportati
riferimenti dei principali testi di legge europei.

Nome
Nome Anno
Anno Riferimento
Riferimento Contenuto
Contenuto
Direttiva 1999/32 1999 UE Riduzione del tenore di zolfo
in combustibili liquidi
Direttiva LCP de nizione
definizione UE Limiti alle emissioni da gran-
di impianti di combustione
Direttiva NEC de nizione
definizione UE Limiti alle emissioni di SO 2,
802,
NO
NOw,x , VOC e NH
NH33
Tabella 1.26
Tabella 1.26 Riferimenti normativi europei relativi
relativi a problematiche
problematiche transfrontaliere
transfrontaliere

1.5
1.5 Ozono
Ozono stratosferico
stratosferico

La stratosfera si estende al di sopra della troposfera,


troposfera, a quote che vanno dai 9-
15 km a circa 40-50 km; uno strato sottile, detto tropopausa tropopausa,, (caratterizzato da
una temperatura costante, pari a -50°C) -50Æ C) impedisce il rimescolamento dell'aria
dell”aria tra
troposfera e stratosfera; in quest'ultima
questlultima la temperatura dell'aria
delljaria tende ad aumentare
con la quota.
Nella stratosfera a quote comprese fra circa 20 km (zone polari e alte latitudini)
latitudini)
e 50 km (zone intertropicali e basse latitudini)
latitudini) esiste una elevata concentrazione di
ozono in una fascia denominata ozonosfera
ozonosƒem,, in grado di assorbire una quota rilevante
della radiazione ultravioletta proveniente dal sole. L'eventuale
Ljeventuale aumento di tale ra-
diazione UV-B (290-315 nm) risulta nocivo per la salute umana (aumento del cancro
cutaneo, di malattie degli occhi e del sistema immunitario), per gli animali e per gli
organismi acquatici, per la vegetazione (piante terrestri e acquatiche), con rilevanti
e etti
effetti negativi sui cicli biogeochimici e sui materiali.
L'ozono
L”ozono viene prodotto nella stratosfera sia per l'azione
Fazione delle radiazioni solari
ultraviolette che per concomitanti condizioni favorevoli di tipo fisico sico e chimico- sico.
chimico-fisico.
La quantit
quantitaa totale di O033 integrato dalla super cie
superficie terrestre all'atmosfera
all”atmosfera  èe espressa
unitaa Dobson (DU)
in unit (DU),; tale unit
unitaa misura lo spessore (in centinaia di millimetri)
millimetri) che
la colonna d'ozono
d”ozono dovrebbe occupare per valori standard di temperatura e pressione
(273 K e 1 atm). I valori globali della colonna d'ozono
d”ozono variano tra 290 e 310 DU.
La principale causa di variazione dell'ozono
dellyozono stratosferico  èe legata
legata all'attivit
all”attivitaa solare
ed in particolare alle macchie solari, alle variazioni del vento
vento solare ee soprattutto alle
variazioni del usso
flusso solare incidente sull'alta
sull”alta atmosfera terrestre; altre cause sono
legate ad anomalie meteorologiche ed alle interazioni energetiche tra tra stratosfera e
troposfera. Un ulteriore fenomeno presenta oscillazioni quasi biennali ed eè dovuto
all'alternanza
all”alternanza di venti da est e da ovest nella stratosfera alle latitudini equatoriali,
equatoriali,
con periodicit
periodicitàa comprese tra 24 e 30 mesi che in uenzano
influenzano il trasporto atmosferico.
Gli inquinanti atmosferici 37
37

STHATGSPHEHE

THGPDSF'HERE

_' 1EJD 1-50

Figura 1.5
Figura 1.5 Circa il 90% dell'ozono
dell°ozono stratosferico si trova
trova nella
nella stratosfera, dove raggiunge
raggiunge
la massima concentrazione tra i 19 e 23 km km circa.
circa. La temperatura
temperatura dell'aria,
dellyaria,
dopo una rapida
rapida diminuzione con l'altezza
17altezza nella troposfera, aumenta nella
nella
stratosfera in quanto l'ozono
l”ozono assorbe le radiazioni [9].
[9]

Queste cause naturali non spiegano per peròo la diminuzione marcata di ozono stratosfe-
rico osservata negli ultimi decenni (a partire dal 1979): sono state misurate,misurate, tramite
strumenti di terra e via satellite, perdite di ozono fino no al 60% nella stratosfera antar-
tica durante la primavera dell'emisfero
dell”emisfero sud (settembre-ottobre), e del 20-25% nelle
regioni polari artiche da gennaio a marzo [10]. E' Ej stata riconosciuta, in seguito a
studi e ricerche internazionali finalizzate
nalizzate alla comprensione del fenomeno, l”impor- l'impor-
tanza di cause legate alle attivit a umane ed in particolare alle emissioni di composti
attivita
artificiali quali gli idrocarburi alogenati
chimici arti ciali alogenati,, tra i quali i più
piu dannosi per l”ozono
l'ozono
stratosferico sono quelli clorurati e fluorurati
uorurati (Cloro uorocarburi
(Clorofluorocarburi CFC)CFC) [10]. Una
volta emessi in atmosfera, i CFC subiscono processi chimici di fotodissociazione con
liberazione di radicali liberi contenenti cloro e uoro,fluoro, i quali attraverso i processi
di di usione
diffusione atmosferica e di trasporto raggiungono la stratosfera, dove avvengono
altri processi chimici e fotochimici complessi di distruzione dell'ozono.
dell”ozono. Le maggio-
ri emissioni di questi composti chimici provengono dai paesi più piu industrializzati,
principalmente nell'emisfero
nellyemisfero nord della terra. Oltre ai CFC, esistono altre cause
secondarie, ma non meno importanti, quali le emissioni derivanti dal carbonio (CO,
CO
CO22 e CH 4 ), le emissioni derivanti dall'azoto
CH4), dall”azoto (in particolare N 2 O) e le emissioni
N20)
dei composti organici volatili parzialmente o interamente alogenati. Tra le emissioni
che in futuro potrebbero avere una certa rilevanza, vi sono anche quelle relative alle
emissioni degli aerei che volano a quote stratosferiche [11].
Un altro fenomeno importante, che in uenza
influenza sia la distribuzione dell'ozono
dell”ozono stra-
tosferico che la concentrazione di quello troposferico,
troposferico, riguarda gli scambi che possono
veri carsi
verificarsi tra troposfera e stratosfera per l'esistenza
resistenza di punti di rottura nella tropo-
pausa. L'abbassamento
L”abbassamento della quota della stratosfera provoca un un riscaldamento della
sua parte bassa e trasferimenti di ozono verso gli strati inferiori.
inferiori. Infatti,
Infatti, tracce
tracce di
vapor acqueo (abbondantemente presente nella troposfera) possono penetrare nel-
troposfera) possono nel-
la stratosfera, mentre aria stratosferica ricca d'ozono
d”ozono pu
può o essere
essere trasportata
trasportata verso
la troposfera, soprattutto alle medie latitudini. Ad esempio, esempio, si osservano concen-
trazioni di ozono troposferico superiori alla media, media, nelle zone a latitudini medie
caratterizzate da basse pressioni e da altezze ridotte della tropopausa [12].
38
38 Capitolo 1

1.5.1
1.5.1 Dinamiche
Dinamiche di
di formazione
formazione e
e distruzione
distruzione

La formazione dell'ozono
dellyozono avviene nella stratosfera ad altezze superiori ai 30 km circa:
d”onda <
quando un fotone di radiazione ultravioletta (di lunghezza d'onda /\< 242nm),
242nm)7 avente
 , colpisce una molecola di ossigeno in seguito ad una reazione fotochimica,
energia hhu,
vengono liberati atomi della sostanza stessa secondo il seguente schema:
02+fwao+o
O 2 + h ! O + O (1.12)
(1.12)
Successivamente questi atomi si combinano con altre molecole di ossigeno formando
ozono:
O + O2 + M ! O3 + M
O+OQ+M-›03+M (1.13)
(1.13)
(dove M indica una molecola di ossigeno O Og2 o azoto N 2 , che assorbe l”energia
N2, l'energia emessa
nella reazione). Nella stratosfera alta, dove la pressione
pressione ee quindi [M]
[M] èe molto bassa,
bassa,
il tempo caratteristico di reazione eè pari a circa 100 s; mentre nella bassa stratosfera,
[M] eè maggiore e quindi il tempo corrispondente èe inferiore.
inferiore. Quindi, la produzione
di ossigeno atomico eè favorita alle alte altitudini, mentre O 033 a quelle basse.
basse. L'ozono
Lyozono
cos
così formatosi assorbe la radiazione ultravioletta proveniente dal Sole (con lunghezze
d'onda
d“onda comprese tra 240 e 320 nm) e si scompone in questo modo: modo:
o33 +
O + h
hu !
aOo22 +
+Oo (1.14)
(1.14)
L'atomo
L7atomo di ossigeno liberato si unisce ad un'altraunlaltra molecola di ossigeno e forma nuo-
vamente ozono, il quale a sua volta, assorbendo radiazione, può puo scomporsi di nuovo.
Questo meccanismo per la produzione dell'ozono dell”ozono nella stratosfera  eè stato studiato e
proposto da Chapman [13].
La velocit
velocitàa di formazione dell'ozono
dell”ozono ( gura
(figura 1.6)
1.6) èe funzione della latitudine,
dell'altitudine
dell”altitudine e della stagione e pu può o essere calcolata in base alla velocita
velocita di fotolisi
dell'O 2 . La produzione dell'ozono
dell”Og. dell”ozono  eè massima all'equatore
all”equatore e aumenta con l”altitudine7
l'altitudine,
per la dipendenza dell'intensit a solare e dell'angolo
dellyintensità dell”angolo zenitale dalla latitudine. Le
regioni di concentrazione massima dell'ozono
delllozono ( gura
(figura 1.7) non coincidono però
1.7) non pero con le
le
zone di maggiore produzione, a causa del ruolo del trasporto orizzontale e verticale
nella ridistribuzione delle masse d'ariad7aria stratosferiche. Il tempo di residenza dell'O dell”Og3
risulta essere superiore al tempo impiegato per il trasporto (l'ordine (l”ordine dei tempi di
trasporto dall'equatore
dall”equatore ai poli  eè di 3-4 mesi). In particolare, ad altitudini inferiori
ai 20 km all'equatore no a 40 km ai poli, il tempo di
all7equatore e fino dt vita
m'ta èe tale da consentire il
trasporto dell'O
de117033 intatto.
I processi di formazione e dissociazione si ripetono più piu volte fino
no a quando
l'ozono
l”ozono incontra un atomo di ossigeno e reagisce con esso formando due molecole
stabili:
O
033 + O !
+ O _) O + O
022 + 022 (1.15)
(1.15)

Questa reazione di distruzione a livello troposferico non èe abbastanza veloce da equi-
librare quella di formazione,
formazione, mentre nella stratosfera la trasformazione dell'ozono
dell”ozono in
due molecole di ossigeno eè accelerata dall'esistenza
dall”esistenza di alcuni cicli catalitici favoriti
favoriti
dalla presenza di radicali altamente reattivi (X)(X) che possono
possono dar luogo
luogo alla distru-
zione dell'ozono.
delljozono. I radicali liberi X (H, OH, NO, Cl o Br) definiti catalizzatori
Br) sono de niti catalizzatori,,
in quanto non vengono \consumati"
“consumati” nel processo. In questo modo un atomo di s-
pecie X, prima che intervenga qualche processo che lo rende inerte, eè in grado di
Gli inquinanti atmosferici 39
39
pnl-"- I..¬-_
a
I..

mlII-nnš
O

5x10°
3x106
O
b.)
Altitudine, km
km

1x10°

u-
5
Altitudine,

3x10

\D f-iiilliiiliriilirulii
5
o
N

1x10
1x104
2
1x10
10 1x19I
118-4
10`6
0 i i l i i ` i i l 1 i l 1 l l i
90° N 60° 30° 0° 30° 60°

o
S

O
Primavera
Primavera Autunno
Autunno
Latitudine
Figura 1.6
Figura 1.6 Velocit
a medie di formazione dell'ozono
Velocità delllozono dalla fotolisi
fotolisi dell'O
de117022
crn-33 ss-l]
[molecola cm 1
[1]
] [1]

eliminare centinaia di migliaia di molecole di ozono,


ozono, secondo la
la seguente reazione:
X + O3 !
X+03 XO + O2
_)XO-l-Og

XO + O ! X + O2
XO+O->X+O2

Bilancio netto: O
033 +
+0O!
-› O
022 + O2
+02

L'importanza
L7importanza di un ciclo catalitico, corrispondente ad una dato composto X, dipende
dalla concentrazione di X e dalla velocita delle reazioni nel ciclo stesso (in genere la
velocita
seconda reazione risulta essere piu lenta). Di seguito viene descritto uno dei prin-
più
cipali meccanismi di distruzione dell'ozono ozone depletion
delllozono stratosferico ((ozone ), dovuto
depletz'on),
alla presenza in atmosfera di composti clorati.

Ciclo
Ciclo ClO
CIOgox Nel 1974 Molina e Rowland [14]
[14] hanno scoperto che i cloro uorocarbu-
clorofluorocarbu-
ri (CFC), prodotti e utilizzati in diverse applicazioni tecnologiche
tecnologiche (dai refrigeratori
refrigeratori
agli spray), non hanno alcun prodotto nale sink ) troposferico ee permangono
finale ((smk) permangono in
atmosfera no
fino a di ondersi
diffondersi verso l'alto
l”alto nella stratosfera, dove i potenti raggi
raggi UV
li fotolizzano. Le reazioni di fotolisi
fotolisi rilasciano un un atomo di Cl; si riportano, come
esempio, le reazioni per CFCl
CFClg3 (CFC-11)
(CPC-11) e CF 2 Cl2 (CFC-12):
CF2012 (OFC-12):
CF
CFCl3 hu !
Cl3 + h -› CF Cl2 + Cl
CFClg
40
40 Capitolo 1

50 V
Altitudine, km
Altitudine, km

' 0.5 q
0 i L 1 1 m 1 i 1 i L
90° N 60° 30° 0° 30° 60° 90° S

Primavera Autunno
Latitudine

12
Figura 1.7
Figura 1.7 Distribuzione delle concentrazioni medie di ozono (in unit
a di [10
unità [1012 molecole
molecole
eni-3])
cm 3
]) in funzione della quota [1]
[l]

CF 2 Cl2 +
CFQClg hl/ !
+ h _) CF2 Cl +
CFQCI + Cl
Cl

I CFC si fotodissociano per lunghezze d'onda


d”onda comprese tra 185 e 210 nm. nm. La massima
perdita di CCl
CClg3 avviene a 23 km, mentre per CF 2 Cl2 nell'intervallo
CF2012 nell”intervallo tra 25 e 35
km. La maggior dissociazione si veri ca
verifica ai tropici.
tropici. L'atomo
Llatomo di cloro  èe fortemente
fortemente
reattivo verso l'O
17033 e si instaura un rapido ciclo di distruzione che coinvolge il radicale
monossido di cloro (ClO):
Cl
0l+03+ O3 ! ClO + O2
->0l0+02
ClO
0l0 + O 0! -> Cl + O 022
Bilancio: O 0 !
033 + O -› O022 + O022
Nell'alta
Nelllalta stratosfera, il tempo caratteristico di reazione del Cl  eè di circa 1 secondo,
mentre per il ClO eè approssimativamente di 1 minuto.minuto. Le principali specie di cloro
organico (CCl y ) presenti in stratosfera e corrispondenti al 95% del totale risultano
(CCly)
dalla somma di numerosi composti:
001yy =
CCl : CF0112012 + CF
2 Cl2 + 0F013
Cl3 ++ CF
0F0120F201(0F0
Cl2 CF2 Cl(CF C _ 113) 113) ++ CCl
00144
++ CH0H30013
3 CCl3 ++ CF 2 HCl (CF C _ 22)
0F2H01(0F0 22) + 011301
+ CH 3 Cl
Gli inquinanti atmosferici 41
41

Analogamente il cloro inorganico (Cly ) eè cos


(Cly) così composto:
Cl : Cl + 22Cl2
Clyy = Cl2 + ClO
CIO + OClO + 2201202
Cl2 O2
+ HOCl + HCl + BrCl
+HOCl BT'CZ + ClONO
CZONOQ2
La rimozione di una specie reattiva pu puòo essere permanente se il prodotto viene
trasportato dalla stratosfera alla troposfera, dove èe rimosso dall'atmosfera.
dall”atmosfera. Una
specie pu
puòo anche essere temporaneamente rimossa dai cicli catalitici e mantenuta in
una specie \riserva"
“riserva” non reattiva, che non viene rimossa dall'atmosfera
dall”atmosfera (ad es. HCl
e ClONO
CION022 nella bassa stratosfera, alle medie latitudini). L'esistenza
L7esistenza di tali specie 
èe
fondamentale nei cicli di distruzione dell'ozono; gura 1.8 si riporta un esempio
delllozono; in figura
per il ciclo ClO
CIOgcx [1].

Figura 1.8
Figura 1.8 Rappresentazione schematica e sempli cata
semplificata del ciclo di distruzione dell'ozono
delliozono
dovuto a ClOx.
ClOw.

1.5.2
1.5.2 Gas
Gas che
che contribuiscono
contribuiscono alla
alla distruzione
distruzione dell'ozono
dellaozono

I gas che hanno un ruolo signi cativo


significativo nella produzione di radicali liberi di azoto,
azoto7
cloro, bromo e idrogeno coinvolti nella distruzione catalitica dell'ozono
dell”ozono stratosferico
e nelle perturbazioni del bilancio radiativo e del clima, sono divisi in due classi, a
seconda che la distruzione chimica avvenga prevalentemente (o esclusivamente)
esclusivamente) nella
stratosfera (con tempi di residenza lunghi) o nella troposfera (con tempi di residenza
brevi). I tempi di
dz' residenza atmosferici dei gas si determinano dividendo il contenuto
atmosferico per la velocit a di rimozione del gas stesso in atmosfera.
velocita
42
42 Capitolo 1

Per confrontare la potenzialit


potenzialitàa di distruzione dell'ozono
dell”ozono da parte dei vari gas, in
termini quantitativi, si pu
o utilizzare un indice riconosciuto a livello internazionale
può
Ozone Depletion Potenzial
((Ozone Potenzial,, ODP), che fornisce la diminuzione stimata della colonna
di ozono calcolata per una emissione costante di un dato composto in atmosfera,
rapportata alla diminuzione causata dalla stessa massa emessa dal gas assunto come
riferimento (CFC-11).
(OFC-11). I valori di tale indicatore per le principali sostanze nocive allo
strato dell'ozono
dell”ozono sono riportati in tabella 1.27:

Gruppo
Gruppo Specie
Specie Nome
Nome industriale
industriale ODP
ODP
CFC CCl 2 F2
CClZFg CFC-12
OFC-12 1.0
CCl 3F
CClgF CFC-11
OFC-11 1.0
CCl 2 FCClF2
CClgFCCn CFC-113 0.8
Halons CBrClF
CBrClF22 H-1211 3.0
BrF
BrF33 H-1301 10.0
CBr 2 F2
CBI`2F2 H-1202
H-1202 6.0
6.0
Clorocarburi
Clorocarburi CCl
CCL;4 Tetracloruro
Tetracloruro di
di carbonio
carbonio 1.1
1.1
CH 3 CCl3
CHgCClg Cloroformio di metile 0.1
Bromocarburi CH 3 Br
CHgBr Bromuro di metile
metile 0.7
HCFC CHClF
CHClF22 HCFC-22 0.05
CH 3 CCl2 F
CHgCCl2F HCFC-141b 0.1
CH 3 CClF2
CHgCClF2 HCFC-142b 0.06
HFC << 0.001
<<0.001
Tabella 1.27
Tabella 1.27 delliindice ODP per i principali ozone depletion gas [15]
Stima dell'indice [15]

I gas con tempi di residenza lunghi si dividono in cinque sottoclassi: CFC, cloro-
bromocarburi che includono halons, composti del uoro fluoro (SF
(SFG,6 , CF 4 , ecc.), composti
CF4,
perclorinati (CCl 4 ) e varie specie signi cative
(0014) significative (N 2 O, HF, HCl, ecc.).
(N20, ecc.). I CFCOFC sono
prevalentemente usati negli impianti di refrigerazione, come propellente nelle comuni
bombolette spray, nell'industria
nell”industria elettronica, per la preparazione di vernici e solventi,
nella produzione di alcune plastiche ed in alcuni processi industriali. La presenza di
bromo in atmosfera ha acquistato importanza in questi ultimi anni per il crescente
aumento della sua concentrazione e per l'elevata eÆcienza di distruzione dell'ozono.
l”elevata efficienza dellyozono.
Quantitativi notevoli di halons con lunghi tempi di residenza (H-1211 e H-1301) H-1301)
sono presenti nei sistemi anti-incendio fissi ssi e portatili, con emissioni che potrebbero
quindi proseguire per decenni. Il fluoruro
uoruro di idrogeno (HF) l”ultimo sink inorganico
(HF) èe l'ultimo
per gli atomi di uoro
fluoro stratosferico risultanti dalla fotodissociazione di gas organici
uoro trasportati nella stratosfera;
contenenti fluoro stratosfera; infatti la rapida crescita negli ultimi
due decenni eè consistente con i dati di produzione di tale gas, gas, proveniente dalla
decomposizione dei CFC OFC antropogenici (non vi sono signi cative
significative sorgenti naturali
stabilitaa nella stratosfera, risulta essere un ottimo tracciante del
di HF). Per la sua stabilit
trasporto e delle dinamiche sia verticali sia lungo la latitudine.
Le sottoclassi dei gas con breve tempo di residenza includono composti del cloro
fluoro (HCFC e HFC), cloroformio di metile (CH
e uoro (CHgCClg),
3 CCl3 ), composti del bromo (ad
es. bromuro di metile CH 3 Br), altri alocarburi (composti iodici)
CHgBr), iodici) e altri composti in
Gli inquinanti atmosferici 43
43

relazione con l'ozono


lyozono (CH
(CH44 e CO 2 ). Gli idrocloro uorocarburi
C02). idroclorofluorocarburi (HCFC)
(HCFC) e gli idro-
uorocarburi
fiuorocarburi (HFC)
(HFC) sono attualmente necessari per alcune nuove applicazioni nella
refrigerazione e nel condizionamento, per la manutenzione di apparecchiature gia gia
installate, per alcuni isolanti termici rigidi e schiume di sicurezza per autoveicoli,
oltre che per diversi importanti usi, come la sterilizzazione e la pulizia di precisione.
Gli HCFC posseggono un potenziale di distruzione dell'ozonodell”ozono a lungo termine rela-
tivamente basso, ma in ogni caso, vista la loro maggiore reattivit a, contribuiscono
reattività,
nel breve periodo ad aumentare il carico atmosferico di cloro; inoltre, come i CFC,
molti di questi composti sono considerati importanti gas serra (vedi paragrafo 1.6).
Il bromuro di metile e`e una sostanza chimica con elevate capacit
capacitaa distruttive della
fascia di ozono: contribuisce per un terzo all'accumulo
alllaccumulo in atmosfera del bromo, che
possiede una eÆcienza
eflicienza di distruzione dell'ozono
dell”ozono di 40 volte superiore a quella del
cloro. Sono identi cate
identificate tre principali sorgenti antropiche delle emissioni di questo
composto: gli usi agricoli (suoli e fumigazione di prodotti), la combustione di bio-
masse, i gas di scarico delle automobili che utilizzano benzina con piombo. A queste
si aggiunge la sorgente naturale rappresentata dall'oceano,
dallloceano, che emette tra 60 e 160
migliaia di tonnellate l'anno.
lyanno.

1.5.3
1.5.3 Riferimenti
Riferimenti normativi
normativi

Le Nazioni Unite
Unlte hanno organizzato nel 1982 un primo incontro tra esperti legali
l”elaborazione di una Convenzione
e tecnici per l'elaborazione Convenzione Quadro Globale per la Protezione
Globale per
dello Strato dell'Ozono
dell'Ozono.. Il WMO (World Meteorological Organization)
Organization) si èe occupato
della redazione di un dettagliato rapporto scienti co.
scientifico. Dopo tre anni di negoziati
coordinati dall'UNEP
dall”UNEP (United Nations Environment Program), tale convenzione  èe
stata adottata a Vienna
Vienna nel Marzo 1985. L'obiettivo
Llobiettivo della Convenzione  èe quello di
fornire indicazioni di cooperazione e coordinamento a livello livello internazionale, per la la
de nizione
definizione di politiche e provvedimenti atti a proteggere la salute umana ee l'ambientePambiente
dagli e etti
effetti negativi diretti e indiretti di una modi cazione e ettiva o probabile dello
modificazione effettiva
strato dell'ozono.
dell”ozono. Sono stati identi cati
identificati e provati scienti camente
scientificamente due principali
problemi legati allo stato dell'ozono
dellyozono stratosferico:
0 le modi cazioni
modificazioni dello strato dell'ozono
dell”ozono comportano un cambiamento dell'in- dell7in-
tensit
tensitaa della radiazione ultravioletta solare UV-B che raggiunge la super cie superficie
terrestre; ne conseguono e etti
effetti sulla salute delle popolazioni, sugli organismi,
organismi,
sugli ecosistemi naturali e sui materiali;
0 le modi cazioni
modificazioni della ripartizione verticale dell'ozono
dell”ozono e le relative variazioni
della struttura termica dell'atmosfera
de117atmosfera provocano conseguenze meteorologiche e
climatiche.
Il Protocollo di
dl Montreal (1987) propone misure concrete in attuazione alla Conven-
zione di Vienna. Questo documento contiene un calendario completo per regolare regolare
e controllare la produzione, il consumo e l'import/export
l”import/eXport di sostanze chimiche che
danneggiano
danneggiano l'ozono
lyozono stratosferico.
stratosferico. Sono
Sono de nite
definite le
le prime misure di
prime misure di regolamentazione
regolamentazione
(art.2) per i cloro uorocarburi
clorofluorocarburi (CFC-11,
(OFC-11, CFC-12, CFC-113,
OFC-113, CFC-114
CPC-114 e CFC-115)
CPC-115)
e gli halons (halon 1211, halon 1301, halon 2402) 2402) ee speci cati
specificati i livelli
livelli limite di
produzione e consumo rispetto al 1986 (in %) %) e i tempi di attuazione di tali ridu-
zioni per i Paesi rmatari.
firmatari. E richiesto ad ogni Paese di fornire
fornire dati statistici sulla
44
44 Capitolo 1

produzione annua, sulle importazioni ed esportazioni delle sostanze regolamentate,


sui quantitativi distrutti per mezzo di tecnologie approvate dalle Parti. In risposta
all'acquisizione
all”acquisizione di questi nuovi dati e osservazioni, i Paesi partecipanti al Protocol-
lo di Montreal hanno deciso di ride nire
ridefinire e rinforzare (in quantita, tempi e moda-
quantita,
lit
a) le restrizioni sui composti chimici critici e includere nuove sostanze, adottando
lita)
successivi emendamenti. Il Consiglio
Consiglio dell'Unione
dell7Um`0ne Europea riporta nel Regolamento
CEE
CEE 3093/94 i programmi di eliminazione progressiva delle sostanze che riducono
lo strato dell'ozono,
dell7ozono, quindi le misure di controllo e regolamentazione delle attivit
attivitàa
di produzione, importazione, esportazione, fornitura, uso e recupero di tali composti
chimici, le disposizioni economiche e di gestione, allo scopo di adottare provvedi-
menti a livello comunitario per l'adempimento
l”adempimento degli obblighi derivanti dal secondo
emendamento (Copenaghen, 1992) al Protocollo di Montreal.
La normativa
normativa Italiana
Italiana di base per la protezione della fascia dell'ozono
dell”ozono stratosferico
si basa sulle leggi n.277/88 e n.393/88 che riguardano rispettivamente la ratifica rati ca e
l'esecuzione
ljesecuzione della Convenzione di Vienna e del Protocollo di Montreal. Inoltre  eè in
vigore anche la Legge n. 549/93,
549 / 93, che stabilisce un calendario di riduzione e di messa
al bando dei CFC e degli altri composti alogenati potenzialmente nocivi per la fascia
dell'ozono
delljozono stratosferico. Risultano in neinfine in vigore a livello nazionale le disposizioni
del Regolamento CEE n.3952/92 (precedente al n.3093/94). Tale legge prevede:
o l'abolizione
laabolizione del segreto industriale per le informazioni relative alla produzione
e all'utilizzazione
all*utilizzazione di tutte le sostanze ozono distruttive; le imprese
imprese devono co-
municare all'ANPA
all”ANPA i dati relativi all'ubicazione
alllubicazione degli stabilimenti, le
le sostanze
lesive utilizzate e i quantitativi prodotti o immessi sul mercato dal 1986 (art.5);
o l'istituzione
lfiistituzione di un sistema di smaltimento e di riciclo
riciclo di queste sostanze attra-
verso il conferimento a centri di raccolta autorizzati, di un deposito cauzionale
e l'obbligo
l”obbligo per i rivenditori di accettare la restituzione dei prodotti usati, la
de nizione
definizione di accordi di programma con le le imprese
imprese del settore;
ø l'esecuzione
l”esecuzione a livello nazionale di adeguate osservazioni dell'ozono
dell”ozono stratosferico
e della radiazione ultravioletta al suolo e redazione di una relazione annuale.

1.6
1.6 E etto
Effetto serra
serra

influenzato dai bilanci energetici di lungo termine della terra e


Il clima terrestre e`e in uenzato
dell'atmosfera.
dell”atmosfera. Le radiazioni solari (luminose e ultraviolette)
ultraviolette) assorbite dalla super -
superfi-
cie terrestre e dall'atmosfera
dall7atmosfera sono bilanciate da un quantitativo di energia riemessa
dal sistema terra f{ atmosfera verso lo spazio, in forma di radiazioni infrarosse. La
temperatura media terrestre, stimata con un semplice modello di equilibrio che consi-
dera l'energia
l”energia solare entrante ed uscente rispetto alla super cie terrestre, varia tra
superficie terrestre,
i 15 e 18 Æ C, mentre la temperatura dell'atmosfera
18°C, dell”atmosfera  -23Æ C. La radiazione
eè di circa -23°C.
solare incidente sulla super cie
superficie terrestre (per unita
unita di super cie)
superficie)  eè pari
pari a circa 343
Wm
Wm72; 2
; una frazione di quest'energia
questyenergia entrante  èe riflessa
ri essa verso lo lo spazio; tale feno-
feno-
meno di ri essione definita albedo R
riflessione globale media eè de nita RP.p . L'albedo
L”albedo èe determinata dalla
presenza delle nubi, dalle particelle di aerosol atmosferico e dalla riflessione ri essione della
super cie
superficie terrestre stessa. La frazione restante (1-R (l-Rp) p ) di radiazioni ad alta frequen-
za eè assorbita dal sistema terra - atmosfera. Per R p =0.3 si valuta una radiazione
Rp:0.3
Gli inquinanti atmosferici 45
45

incidente pari a 240 Wm Wm72, 2


, equivalente, in termini di media globale e annuale, alla
radiazione infrarossa emessa dal sistema terra - atmosfera verso lo spazio. D'altra Dyaltra
parte la stima del flusso
usso radiativo infrarosso emesso dalla super ciesuperficie terrestre risul-
ta pari a 390 Wm Wm_22 e eccede quindi sostanzialmente il flusso usso radiativo uscente al
di sopra dell'atmosfera.
delllatmosfera. Infatti l'atmosfera
l”atmosfera regola al suo interno il quantitativo di
radiazione solare che e ettivamente
effettivamente raggiunge la super cie
superficie terrestre e,
e, allo stesso
tempo, la quantit
quantitàa di radiazione terrestre riemessa verso lo spazio [1].
I pi
u importanti componenti atmosferici che
più Che contribuiscono a questo fenomeno
sono l'anidride
Panidride carbonica (CO(002),2 ), il metano (CH 4 ), il protossido di azoto (N
(CH4), (N22 O),
0), il
vapor d'acqua
djacqua e le nubi, presenti naturalmente in atmosfera, che, in parte assorbono
i raggi infrarossi provenienti dalla super cie
superficie terrestre e in parte li riemettono verso la
super cie
superficie stessa. Poich
Poichée si trovano a temperature inferiori (tra i23 {30Æ C) rispetto
{23 e i30°C)
a quelle della super cie
superficie terrestre, essi emettono radiazioni infrarosse a intensità intensita
minori di quelle che avrebbero alla temperatura media super ciale; superficiale; quindi se si
considera il bilancio energetico netto, tali gas assorbono notevoli quantitativi di
energia. Questo fenomeno di e etto effetto serra naturale ha permesso di raggiungere una
temperatura media super ciale
superficiale adatta alla vita e agli ecosistemi naturali attuali. Le
concentrazioni atmosferiche di tali gas serra sono però pero fortemente aumentate, negli
ultimi due secoli ( gura
(figura 1.9), a causa delle emissioni da attivit a antropiche, come
attivita
illustrato nella tabella 1.28.

Inquinante
Inquinante Concentrazioni
Concentrazioni Concentrazioni
Concentrazioni Variazione
Variazione Tempi
Tempi di
di
pre-
pre- nel
nel 1994
1994 %
% annua
annua residenza
residenza
industriali
industriali atmosferici
atmosferici
(anni)
(anni)
CO
0022 280 358 0.40% 50-200
CH
CH44 700 11720
720 0.60% 12
N 2O
N20 275 312 0.25% 120
CFC-11
OFC-11 0 268 - 50
HCFC-22 0 110 5% 12
HFC 0O 0 - 1 5 - 265
SF
SFÖ`6 0O 0.032 - 3 000
CF
CF44 0O 72 2% 50 000
OOO
Tabella 1.28
Tabella 1.28 Andamenti delle concentrazioni in atmosfera dei principali
principali gas
gas serra
serra [16].
[16].
Le concentrazioni di CO
0022 sono espresse in
in ppmv;
ppmv; quelle di CH 4, N
CH4, 2 O e SF
N20 SF66
in
in ppbv;
ppbv; quelle
quelle di
di CFC-11
CFC-ll ee HCFC-22
HCFC-22 inin pptv
pptv

Ad essi si aggiungono altri gas serra, di origine esclusivamente antropica, quali,


i cloro uorocarburi
clorofluorocarburi (CFC), gli idrocloro uorocarburi
idroclorofluorocarburi (HCFC), gli idrofluorocarburi
idro uorocarburi
(HFC), i per uorocarburi
perfluorocarburi (PFC)
(PFC) e l'esa uoruro
liesafluoruro di zolfo (SF
(SFG).
6 ). Si osserva anche
un generale aumento dell'ozono
dell”ozono troposferico (O 3 ) causato dalle emissioni di ossidi
(03)
di azoto (NO x ) e composti organici volatili diversi dal metano (COVNM). Gli ae-
(N01)
rosol e l'ozono
llozono stratosferico, pur essendo composti naturali, in uenzano
influenzano il bilancio
termico terrestre in modo signi cativo.
significativo. Per quanto riguarda la determinazione e la
quanti cazione
quantificazione degli e etti
effetti sul clima, non eè ancora possibile provare con certezza che
46
46 Capitolo 1

380
(a) 300
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360 - A 047 àE ,I ' 4 öo _
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260 l l l l J l 1 l L l l

800 1000 1200 1400 1600 1800 2000


Year

Figura 1.9
Figura 1.9 Andamento delle concentrazioni di CO
C022 negli ultimi 2 secoli

l'aumento
l”aumento di temperatura media mondiale osservato (0,6 ÆC nell'ultimo
(0,60C nell”ultimo secolo)
secolo) èe cau-
sato dall'aumento
dall”aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera. Le attuali ricerche
del Working Group I dell'IPCC
dell”IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) Change) [16][16]
riconoscono comunque il ruolo determinante dell'attivit
dell”attivitaa umana nei processi di mu-
tamento del clima e del riscaldamento globale, a causa dell'aumento
dell”aumento delle emissioni
antropiche e del relativo incremento delle concentrazioni atmosferiche dei principali
gas serra.
Vi sono anche altri fenomeni che contribuiscono a spiegare la tendenza al riscalda-
mento, frafra i quali alcuni meccanismi naturali come il grado grado di attivit
attivitaa vulcanica,
vulcanica,
la diversa distribuzione delle temperature degli oceani o una variabilità
variabilita casuale del
sistema climatico stesso.
Nel processo di valutazione quantitativa dei diversi contributi possono essere utili
strumenti modellistici. I modelli di circolazione generale atmosfera - oceano permet-
tono di ricostruire l'andamento
Pandamento delle temperature medie globali con scarti sempre
meno rilevanti e tenendo conto anche del contributo refrigerante degli aerosol e della
ciclicit
ciclicitaa legata alle macchie solari. I modelli climatici
climatici,, tenendo conto dell'incremento
dell7incremento
dei gas serra e degli aerosol, prevedono un aumento nella temperatura super ciale superficiale
Æ -3.5ÆC per il 2100 e un
media globale di circa 11°-3.5°C un associato aumento del livellolivello del
mare di circa 15-95 cm.
Il riscaldamento globale potr a determinare modi che
potra modifiche signi cative
significative nei cicli cli-
matici con l'intensi cazione
l7intensificazione dei fenomeni estremi (forti precipitazioni,
precipitazioni, eventi
eventi alluvio-
Gli inquinanti atmosferici 47
47

nali, periodi di siccit


a), alterazioni degli ecosistemi terrestri e acquatici, e etti
siccità), effetti sulla
degradazione e aridi cazione
aridificazione dei suoli, modi cazioni
modificazioni delle produzioni agricole, cam-
biamenti dei cicli idrici e dei relativi sistemi di gestione.
gestione. Sebbene si sia a conoscenza
della rilevante in uenza
influenza del clima sui sistemi naturali, socio-economici e sulla salute
umana in termini qualitativi, la quanti cazione
quantificazione degli impatti dovuti ai cambiamenti
climatici su un qualsiasi sistema risulta tuttora assai complessa e imprecisa a causa
delle molteplici interazioni e retroazioni non lineari e addittive dei vari sistemi e/ e/oo
processi critici coinvolti, nonch
nonchée per l'in uenza
l”influenza di ulteriori fattori climatici e non
climatici.

1.6.1 I principali gas serra


Alcuni indici ambientali signi cativi
significativi e universalmente adottati per valutare il poten-
ziale di impatto sull'e etto
sull”effetto serra di ogni gas sono il potere radiativo e il potenziale
di riscaldamento globale (GWP).
potere radiativo medio globale fornisce una stima di primo ordine della poten-
Il potere
ziale importanza climatica dei vari fattori
fattori di in uenza.
influenza. I contributi dei singoli gas gas
serra (gas ben miscelati e areosol troposferici)
troposferici) al potere radiativo globale variano
a seconda delle tipologie delle sorgenti e dei meccanismi di di usione diffusione in atmosfe-
ra; quindi, un confronto tra tali indici non fornisce una visione completa dei loro
possibili impatti sul clima.
Il Global
Global Warming
Warming Potenzial (GWP) (GWP)  eè il rapporto tra il contributo all'e etto
all”effetto
serra risultante dall'emissione
dall7emissione di 1 kg di un gas e un”uguale
un'uguale quantit
quantitaa emessa di
biossido di carbonio (CO(COQ)2 ) in condizioni stazionarie; pu
puòo essere calcolata su orizzonti
temporali diversi. In altri termini il GWP si pu puòo de nire
definire come il potere radiativo
cumulativo a partire dal presente e su un orizzonte dato, causato dall'emissione
dall”emissione di
una massa di gas ed espresso in funzione di quella di un gas di riferimento (CO 2 ).
(COQ).
In tabella 1.29 e`e riportato il valore del potere radiativo (misurato in Wm Wm_2) 2
) e del
GWP per i principali gas-serra.

Composti Wm /ppbv
Wm72/ppbv
2
Wm
Wm722 20 anni 100 anni 500 anni
CO
C022 1.8 '105
1.8 105 1.56
1.56 11 11 11
CH
CH44 3.7 '104
104 0.47 56 21 6.5
N 2O
N20 3.7 '103
103 0.14 280 310 170
CFC-11
OFC-11 (CCl 3 F)
(CClgF) 0.22 0.06 55000
000 4 000
4000 11400
400
CFC-12
OFC-12 (CCl 2 F2 )
(CClgFg) 0.28 0.14 77900
900 88500
500 44200
200
HCFC-22 (CHClF
(CHCn) 2) 0.19 0.02 4 300 1 700 520
HFC-134a (CH 2 FCF3 )
(CI-12170173) 0.17 3 400 1 300 420
420
SF
SFG6 0.64 0.002 16 300 23 900 34 900
CF
CF44 0.10 0.007 4 400
4400 6 500 10 000
Tabella 1.29
Tabella 1.29 Valore del potere radiativo
radiativo (per unit
a di concentrazione e complessivo)
unità complessivo) e del
GWP (su tre diversi orizzonti temporali)
temporali) per i principali gas serra
48
48 Capitolo 1

Il contributo di un certo gas all'e etto


allyeffetto serra dipende dalle caratteristiche se-
guenti:
o la lunghezze d'onda
d”onda delle radiazioni assorbite,

0 la concentrazione in atmosfera,
0 la sua capacit
a di assorbimento.
capacità

Nella letteratura scienti ca


scientifica e normativa si esprime la diversa capacit a di incidere
capacita
sull'e etto
sullleffetto serra da parte dei diversi gas, considerando il suo contributo equivalente in
termini di anidride carbonica. Per il calcolo della CO C022 equivalente per ogni sostanza
iz' si utilizza la relazione:
CO 2 eqi =
002611,' :EE,i 
>k f
f,i (1.16)
(1.16)
dove:
EE,i quantit
quantita dell7emissione i in kg,
a dell'emissione
ff,i fattore del potenziale di e etto dellyemissione z'i su di un orizzonte temporale
effetto serra dell'emissione
pre ssato.
prefissato.

I principali gas serra, in ordine crescente di potere potere radiativo


radiativo ee di importanza
importanza per per i
potenziali impatti sul clima, sono H 2 O, CO
H20, 2, O
C02, troposferico, CH
033 troposferico, CH4,4, N 2 O, CFC-11
N20,
e CFC-12; altri gas che in uenzano
influenzano il sistema climatico sono O 033 stratosferico e gli
aerosol presenti nella troposfera e stratosfera.
Vapor
Vapor acqueo (H (H22 O)
O) Il vapor d'acquad“acqua stratosferico  èe un gas serra diretto e un
composto critico della chimica dell'ozonodell”ozono (e etto indiretto). Se ne prevede una
(effetto indiretto).
crescita a causa di un aumento delle concentrazioni di CH CH4,4 , oltre che di aumenti delle
temperature nella tropopausa, che favoriscono l'ingresso l”ingresso del vapore nella stratosfera
[16].
Biossido di carbonio (CO (CO2) 2) Le concentrazioni di CO C022 sono aumentate quasi del
30% in 200 anni, passando da circa 280 ppmv nel tardo secolo diciottesimo (va-
lore pre-industriale) a 358 ppmv nel 1994, con una velocit velocita a media di crescita degli
ultimi anni pari a circa 1,5 ppmv/anno. Le emissioni cumulative di CO C022 dall'era
dall”era
pre-industriale sono state stimate approssimativamente pari a 230 Gt di carbonio
[17], che rappresentano circa il 30% dell'attuale
dell”attuale quantitativo di CO C022 presente in at-
mosfera. I diversi contributi alle perturbazioni del bilancio del carbonio atmosferico
sono stati stimati con riferimento all'anno
all”anno 1980 (tabella 1.30)1.30) e sono divisi in sorgenti
e sink
sink..
Le principali sorgenti antropogeniche sono costituite dall'utilizzo
dall”utilizzo di combustibili
fossili e dalla produzione di cemento. La deforestazione (in particolare nelle regioni
tropicali)
tropicali) e le variazioni d'uso
dluso del suolo possono portare a signi cativi significativi scambi di
CO
C022 tra la biosfera e l'atmosfera.
l”atmosfera. I principali serbatoi di carbonio sono costituiti
dall'atmosfera
dall”atmosfera stessa e dalla biosfera terrestre, inclusi ii suoli, gli oceani e le le riserve
riserve
di combustibili fossili. A partire dalla valutazione dell'aumentodell”aumento del quantitativo di
CO
C022 in atmosfera, che pu può o essere stimata con un alto grado grado di aÆdabilit a, mentre
affidabilità,
minor accuratezza hanno le stime dei contributi delle altre sorgenti ee sink sínk,, si rileva
rileva
nel ciclo globale della CO
C02, 2 , cos
così come  eè attualmente conosciuto, la mancanza di un
sink in grado di assorbire 1.4  i 1.5 GtC/anno. Llidentificazione di tale sink
GtC / anno. L'identi cazione smk eè uno
dei principali obiettivi di ricerca scienti ca
scientifica sul ciclo della CO C022 ee sull'e etto
sullleffetto serra.
Gli inquinanti atmosferici 49
49

Sorgenti CO
C022 GtC/anno
Emissioni dalla combustione di combustibili fossili e produzione 5.5 
j: 0.5
di cemento
Emissioni nette da cambiamenti d'uso
d”uso del suolo 1.6 
:i: 1.0
Emissioni antropogeniche totali 7.1 ill1.1
Sink GtC/anno
GtC /anno
Depositi nell'atmosfera
nell7atmosfera 3.3 
:i: 0.2
Assorbimenti
Assorbinienti nell'oceano
nell”oceano 2.0 
2.0 :i: 0.8
0.8
Assorbimenti da foreste nell'Emisfero
nell”Emisfero Nord 0.5 
:i: 0.5

Bilancio
Bilancio netto
netto 1.3 
1.3 :l: 1.5
1.5

Tabella 1.30
Tabella 1.30 Principali sink e sorgenti di CO
C022

Metano (CH4)
(CH4) Il metano atmosferico eè aumentato dall'inizio
dall”inizio del diciannovesimo
secolo, in modo non uniforme negli anni, fino no ai livelli attuali di 1721 ppbv (i pi piùu
alti mai osservati). Le misurazioni degli isotopi di carbonio indicano che il 20%
delle emissioni totali annuali sono attribuibili alla produzione e utilizzo dei com-
bustibili fossili; a queste si aggiungono le emissioni di origine agricola (combustione
di biomasse, coltivazione di riso e allevamenti di ruminanti)
ruminanti) rilevanti nelle regioni
tropicali. In totale
totale le emissioni antropogeniche sono responsabili del 60-80% circa
delle emissioni totali,
totali, mentre le emissioni naturali da zone
zone umide (paludi ee tundre,
tundre,
principalmente nei tropici e nelle zone boreali) contribuiscono per il 20%. Si noti che,
nell'atmosfera
nelljatmosfera attuale, una molecola aggiunta di CH CH44 assorbe radiazioni infrarosse
con un'eÆcienza
un”eflicienza 25 volte superiore a quella di una molecola aggiunta di CO C022 [18]
[18]
Questo fenomeno pu o essere parzialmente spiegato dal fatto che i livelli di CO
può C022 sono
circa 200 volte maggiori e la capacit a di assorbimento di molte molecole èe ridotta o
capacita
saturata.
Protossido
Protossído di azoto o ossido nitroso (N (N22 O)
O) L'ossido
L”ossido nitroso  èe un gas serra impor-
tante in quanto ha un tempo di vita molto lungo (di circa 120 anni) anni) e un potere
radiativo per molecola pari a 200 volte quello della CO CO2.2 . Le concentrazioni atmos-
feriche sono state stimate pari a 312 ppbv nel 1994; le velocitavelocita di crescita hanno
variabilit
a decennali e notevolmente inferiori rispetto a quelle del metano. Le prin-
variabilità
cipali fonti di emissioni antropogeniche sono dovute al settore agricolo (combustione
di biomasse, coltivazione dei suoli, specialmente con uso intensivo di fertilizzanti)
fertilizzanti)
e a processi industriali, quali la produzione di acidi adipici e nitrici. Le emissio-
ni naturali in atmosfera sono dovute principalmente all'attivit
all”attivitaa microbica nel suolo
e nell'acqua,
nell”acqua, all'interno
all”interno del ciclo dell'azoto.
delllazoto. Le sorgenti naturali non sono esatta-
mente quanti cate,
quantificate, ma probabilmente il loro contributo  eè doppio rispetto a quello
antropogenico.
Composti
Composti alogenati:
alogenatz': CFC,
OFC, HCFC, HFC, perfluorocarburz'
per uorocarburi ed esa uoruro
esafluoruro di zolfo (F6)
(F6)
Gli alocarburi sono composti del carbonio contenenti fluoro, uoro, cloro, bromo e iodio;
molti sono gas serra signi cativi,
significativi, la cui principale o
o unica
unica sorgente sono le
le attivit
a
attivita
umane. Gli alocarburi che contengono cloro (CFC e HCFC) HCFC) e bromo (halons)
(halons) assor-
bono radiazioni infrarosse (riscaldamento diretto), ma provocano anche la riduzione
dello strato dell'ozono
dell”ozono stratosferico nella bassa stratosfera (ra reddamento
(raffreddamento indiretto
50
50 Capitolo 1

in quanto l'ozono
llozono  eè un gas serra importante). I livelli degli idroclorofluorocarburi
idrocloro uorocarburi
(HCFC) e degli idro uorocarburi
idrofluorocarburi (HFC) continuano a crescere poichépoiche sono utilizzati
come sostituti dei CFC nei sistemi di refrigerazione; i loro valori di GWP sono infe-
riori a quelli dei CFC, ma sono alti rispetto a quelli della CO C02.2 . I per uorocarburi
perfluorocarburi
e l'esa uoruro
llesafluoruro di zolfo (SF 6 ) vengono rimossi molto lentamente dall'atmosfera
(SFÖ) dalllatmosfera con
tempi stimati maggiori di 1000 anni. Le loro attuali concentrazioni e poteri radiativi
associati sono bassi, ma potrebbero diventare signi cativi
significativi nel futuro se le emissioni
continuano [16].
Aerosol troposferici e stratosferici Gli aerosol comprendono polveri e particelle
contenenti diverse specie chimiche, prodotte da processi di origine naturale (tempeste
di polvere, attivit
attivitaa vulcanica) e umana (combustione di biomasse e combustibili fos-
sili). Essi contribuiscono al fenomeno visibile della foschia e possono provocare la
diminuzione dell'intensit a della radiazione solare al suolo. Nell'atmosfera,
delllintensita Nelllatrnosfera, gli aerosol
in uenzano
influenzano il bilancio radiativo terrestre, producendo un un e etto
effetto climatico netto di
ra reddamento
raffreddamento (potere radiativo negativo), tramite:
tramite:
o la dispersione e l'assorbimento
llassorbimento della radiazione (e etto
(effetto diretto);

o la modi cazione
modificazione delle propriet
proprietaa ottiche atmosferiche, in termini di quantitivi e
tempi di vita delle nubi (e etto
(effetto indiretto).

Il potere radiativo degli aerosol dipende dalle loro dimensioni, dalla composizione
chimica delle particelle e dalla distribuzione spaziale; tali fattori sono noti per gli
aerosol stratosferici, mentre rimangono incerti per quelli troposferici [16].

1.6.2
1.6.2 Riferimenti
Riferimenti normativi
normativi

Documenti
Documenti internazionali
internazionali Tra i documenti di rilevanza
rilevanza internazionale
internazionale adottati
alla Conferenza
Conferenza delle Nazioni Unite
Unite sull'ambiente
sulllambiente e sviluppo (UNCED) tenutasi a
Rio nel 1992, due sono di particolare interesse per il problema dell'e etto
dellleffetto serra:

Agenda 21
21:: programma di azione che identi ca
identifica gli obiettivi dello sviluppo sosteni-
bile e de nisce
definisce gli interventi necessari in diverse aree di programma e attuazione
(tra cui atmosfera, suoli, acque, scienza ee tecnologie).
tecnologie).
Convenzione
Convenzione Quadro
Quadro sui
sai Cambiamenti
Cambiamenti Climatici:
Climatici: de nisce principi, gli impegni
definisce i principi,
e le disposizioni attuative per il conseguimento dell'obiettivo
delllobiettivo primario identi-
cato
ficato dalla Convenzione, riportato nell'art.2:
nell”art.2: \stabilizzare,
“stabilizzare, in conformit
conformitàa alle
pertinenti disposizioni della Convenzione, le concentrazioni di gas serra nelllat-
nell'at-
mosfera ad un livello che impedisca interferenze antropogeniche pericolose con il
sistema climatico. Questo livello deve essere raggiunto in tempi tali da consen-
tire agli ecosistemi di adattarsi naturalmente ai cambiamenti climatici, evitare
rischi per la produzione alimentare e permettere il proseguimento dello sviluppo
economico in modo sostenibile". guida della Convenzione Quadro
sostenibile”. Il principio guida
sui
sai Cambiamenti
Cambiamenti Climatici
Climatici consiste nella salvaguardia del sistema climatico per per
le generazioni presenti e future, sulla base dell'equit a e in funzione delle respon-
delllequita
sabilit
a comuni, se pur di erenziate,
sabilita differenziate, e delle rispettive capacit a dei Paesi (in
capacita
termini di strutture economiche e risorse, condizioni attuali, impostazioni).
impostazioni). Le
Gli inquinanti atmosferici 51
51

Parti hanno il diritto di operare per uno sviluppo sostenibile e devono promuo-
verlo attraverso l'adozione
lladozione di politiche e misure eÆcaci,
efficaci, in modo da assicurare
l'accesso
Paccesso alle risorse necessarie e da garantire benefici
bene ci globali al minor costo
possibile (art.3).

Il successivo Protocollo di Kyoto eè un atto esecutivo della III Conferenza delle
Parti (1997)
(1997) contenente le decisioni sull'attuazione
sulllattuazione operativa di alcuni impegni de -
defi-
niti dalla Convenzione UNCED di Rio, nella direzione delle problematiche dei cam-
biamenti climatici e dello sviluppo sostenibile. Il protocollo entrerà
entrera in vigore quando
sar
saraa rati cato
ratificato da 55 paesi che contribuivano nel 1990 ad almeno il 55% delle emis-
sioni di CO
C022 dei paesi industrializzati. L'obiettivo
L”obiettivo del documento  eè quello di de nire
definire
le linee di indirizzo delle politiche e le misure attuative da adottare da parte dei
Paesi firmatari
rmatari (art.2), la quanti cazione
quantificazione dei limiti di emissione tra 2008 e 2012 per
ogni paese e l'individuazione
llindividuazione delle modalit
modalitaa concrete di cooperazione per il raggiun-
gimento di tali riduzioni.

Normativa
Normativa europea
europea ed
ed italiana
italiana Nel panorama della normativa europea ed ita-
liana numerosi sono i documenti che trattano tematiche inerenti alla problematica
dell'inquinamento
delllinquinamento da anidride carbonica e da altri gas serra nei vari settori pro-
duttivi e di attivit a. La comunit
attivita. comunità a europea ha redatto nel 1998 due importanti
Comunicazioni
Comunicazioni riguardanti rispettivamente i cambiamenti climatici ((Com Com 98/353
98/353))
e il problema trasporti - CO Com 98/204
C022 ((Com ). La prima Comunicazione propone le
98/204).
linee di sviluppo delle politiche e delle misure europee per Pattuazione
l'attuazione del Protocol-
lo di Kyoto, con particolare riferimento a energia, trasporti, agricoltura, industria,
ricerca scienti ca
scientifica e sviluppo di nuove tecnologie. La seconda de nisce
definisce le misure di
riduzione delle emissioni del settore trasporti, relative alle tecnologie di costruzione
degli autoveicoli, organizzazione delle diverse modalit
modalita a di trasporto e promozione
delle forme a minori emissioni. Altri documenti di riferimento sono il Libro Bianco
fonti rinnovabili del 1997 e il Programma Quadro
sulle fonti per la ricerca e lo sviluppo
Quadro per
sostenibile nel periodo 1998-2002.
In Italia, dai primi anni '90,
790, la legislazione si 
èe occupata della de nizione
definizione delle li-li-
nee guida e di provvedimenti per la riduzione delle emissioni inquinanti da impianti
industriali e in campo energetico. La Legge n.128/98
n.128 / 98 prevede l'incentivo
17incentivo ed il so-
stegno all'uso
all”uso delle energie rinnovabili per la riduzione delle emissioni di CO C02;2 ; le
Delibere CIPE del 1997 e 1998, concernenti le tematiche discusse alla Convenzione
Quadro dei Cambiamenti Climatici, indicano i programmi per il contenimento delle
emissioni di gas serra da predisporre secondo il criterio della massima eÆcienzaefficienza am-
bientale ed economica. A questi provvedimenti legislativilegislativi si aÆancano numerosi
affiancano numerosi
piani e programmi attuativi di vario livello (da nazionale a comunale), con partico-
lare attenzione al sistema energetico.
Di particolare interesse eè la Delibera CIPE
CIPE n.137 del 1998
1998,, per l”attuazione
l'attuazione del Pro-
tocollo di Kyoto, che esplicita le linee guida per le politiche e le misure nazionali
di riduzione delle emissioni di gas serra e quanti ca
quantifica gli obiettivi di riduzione delle
emissioni per diversi settori.
52
52 Capitolo 1

1.7
1.7 Le
Le agenzie
agenzie ambientali
ambientali

1.7.1 L'Agenzia
L7Agenzia Europea (EEA)

Finalit
a L'Agenzia
Finalità L7Agenzia Europea per l'Ambiente Environmental European Agency
l”Ambiente ((Environmental Agency,,
EEA), fondata a Copenhagen, e stata istituita nel 1990 con un Council Regulation
dell'Unione
dell”Unione Europea (1210/90). Lo scopo principale dell'Agenzia,
delllAgenzia, come speci cato
specificato
nell'Art.2
nelllArt.2 del Regolamento del 12 ottobre 1990,  èe quello di \realizzare
“realizzare i propositi di
protezione e sviluppo dell'ambiente
dellyambiente impostati dal Trattato e da successivi programmi
d'azione,
d”azione, dovendo essa stessa sostenere gli Stati Membri con:

o valide informazioni a livello europeo, che fungano da base per le misure di


protezione ambientale,
o l'accertamento
liaccertamento dei risultati degli interventi,

o la di usione
diffusione periodica al pubblico delle informazioni sulla salute dell'ambiente,
dell7ambiente,

o il necessario supporto tecnico e scienti co.


scientifico.

Aree
Aree di
di lavoro
lavoro I principali settori di attivit
a dell'Agenzia
attivita dell“Agenzia devono includere tutti
tutti
gli elementi utili alla descrizione dello stato presente ee futuro
futuro dell'ambiente,
dellyambiente, in base
ai seguenti punti di vista:
o la qualit
a dell'ambiente,
qualita dellyambiente,

ø le pressioni sull'ambiente,
sull”ambiente,

ø la sensibilit
a dell'ambiente.
sensibilità dell”ambiente.

L'Agenzia
L°Agenzia deve fornire informazioni che possano
possano essere
essere direttamente utilizzate
utilizzate
nell'elaborazione
nell”elaborazione delle politiche ambientali dell'organizzazione. Viene data priorità
dell”organizzazione. Viene priorita
alle seguenti aree di lavoro:
0 qualit
a dell'aria
qualita dell7aria e emissioni atmosferiche,

 qualit
a delle acque, inquinanti e risorse,
qualita

 stato del suolo, della i'lora


ora e della fauna,
 uso del territorio e risorse naturali,
 controllo degli sprechi,
o inquinamento
inquinamento acustico,
acustico,

 sostanze chimiche pericolose per l'ambiente,


l”ambiente,

o protezione delle coste.


Devono inoltre essere monitorati i fenomeni transfrontalieri, multinazionali e
globali. Le attivita dell'Agenzia
attivita dellyAgenzia non devono, in ne,
infine, coincidere con quelle di altre
istituzioni.
Gli inquinanti atmosferici 53
53

La
La rete
rete EIONET
EIONET Uno dei compiti pi
u importanti della EEA eè il coordinamento
più
diffusione della rete informativa European Environmental Information and Ob-
e la di usione Ob-
servation
seruation Network (EIONET). A tale scopo opera una Commissione, che coordina
i centri del settore presenti nei paesi dell'Unione
dell”Unione Europea con gli ETC ((EuropeanEuropean
Topic
Topic Centers
Centers).). Questi ultimi lavorano per conto della EEA con i paesi e con la
Commissione e a rontano
affrontano speci che
specifiche problematiche ambientali.
Nel 1993 L'Unione
L7Unione Europea ha demandato alla EEA il compito di raccogliere
ed organizzare informazioni indicative sullo stato di salute dell'ambiente
dell”ambiente in Europa,
al ne
fine di predisporre eventuali piani di risanamento e prevenzione. La EEA, alla
fine del 1994, ha dato vita allo European Topic
ne Topic Center
Center on Air QualityQuality (ETC-AQ),
il cui compito eè quello di supportare l'EEA
1”EEA ogni qualvolta i sui lavori coinvolgano il
problema della qualit
qualitaa dell'aria.
delliaria.
La necessit
necessitaa di operare sulla base di informazioni aggregate e complementari
rende fondamentale il ruolo di interfaccia attiva tra sistema informativo e utenza
assunto dall'Agenzia
dall7Agenzia Europea. I dati non possono, infatti,
infatti, essere utili se prima non
vengono eÆcacemente
efficacemente selezionati, riuniti e organizzati alla luce del tipo di utenza
prevista. Il lavoro di raccolta, analisi e aggiornamento dei dati non èe centralizzato
nell'Agenzia
nellgenzia Europea, ma viene realizzato da centri di monitoraggio
monitoraggio nazionali ee da
altri organismi dell'EIONET.
delliEIONET. L'EEA
L“EEA valuta i dati finali
nali ee lili di onde
diffonde all'utenza.
all7utenza. Essa
ha inoltre il dovere di assicurare la pipiùu vasta e completa di usione
diffusione di queste conclu-
sioni attraverso periodici bollettini sullo stato dell'ambiente.
dell”ambiente. L'agenzia
L”agenzia europea èe
accessibile attraverso il sito web:Web: http://www.eea.eu.int/.
http://WWW.eea.eu.int/.

1.7.2 L'Agenzia
L7Agenzìa Nazionale (ANPA)

Finalit
a L'Agenzia
Finalità L7Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente,
dell”Ambiente, come evidenzia-
evidenzia-
to nella presentazione riportata sul sito web
Web http://www.sinanet.anpa.it/,
http://WWW.sinanet.anpa.it/7 eè una
struttura tecnico-scienti ca
tecnico-scientifica avente personalit
a giuridica, sottoposta alla vigilanza
personalita
del Ministro dell'Ambiente
dell”Ambiente e al controllo della Corte dei Conti. All'ANPA
All”ANPA (istitui-
ta con legge n.61 del 21/1/94, a supporto dell'attivit
dell”attivitaa del Governo)
Governo) sono aÆdati
affidati
importanti compiti connessi alla protezione dell'ambiente:
dell”ambiente:

0 collaborare con le Istituzioni, in particolare con il Ministero dell'Ambiente,


dell”Ambiente,
anche nella stesura di normative ambientali e nell”applicazione
nell'applicazione dei controlli;
ø gestire i dati ambientali, di ondere
diffondere l'informazione
l”informazione e sostenere la formazione in
tale ambito; promuovere la ricerca per contribuire al miglioramento dell'am-
dell”am-
biente;
0 garantire la sicurezza nucleare e la radioprotezione.
A queste funzioni
funzioni si aggiungono le Direttive del Ministro dell'Ambiente
dell”Ambiente (nota
del 12/1/199)
12/ 1 / 199) riguardanti il supporto tecnico nella programmazione eded attuazione
delle iniziative previste dalla L.13/10/1997, n.344:
o sviluppo della progettazione di interventi mirati;
ø promozione di figure
gure professionali attraverso attivit
a formative
attivita formative speci che;
specifiche;

o promozione di tecnologie
tecnologie pulite e dello sviluppo della sostenibilit
a urbana;
sostenibilità
54
54 Capitolo 1

ø attivit
attivitàa di supporto per l'elaborazione
l”elaborazione normativa con particolare riguardo ai
ri uti
rifiuti (norme tecniche previste dal D. Lgs. N.22/97),
N.22 /97), alle radiazioni ionizzanti
(norme attuative del D.Lgs. n.230/95), legge n.413/97.

Programmi
Programmi di
di attivit
a L'ANPA
attività L7ANPA ha posto, tra le priorit
a del Programma trien-
priorità
nale 1998-2000, la realizzazione del Sistema Nazionale conoscitivo e dei control-
li ambientali (SINAnet), la cui architettura complessiva eè stata disegnata avendo
come riferimento il sistema europeo EIONET. Il Dipartimento Stato dell'ambiente,
dellyambiente,
controlli e sistemi informativi ha la responsabilit
a della gestione e dello sviluppo del
responsabilità
SINAnet. Accanto a questa l'ANPA
lyANPA promuove diverse altre attivit a tra cui:
attività

0 formulazione di pareri e proposte ad autorit


a amministrative centrali
autorità Centrali e perife-
riche;

0 cooperazione con le organizzazioni internazionali, con l'agenzia


Pagenzia europea per
l'ambiente
liambiente e con Eurostat;

ø promozione della ricerca e della di usione


diffusione di tecnologie ecocompatibili, di pro-
dotti e sistemi a ridotto impatto ambientale e supporto tecnico al comitato
Ecolabel-Ecoaudit (D.M.
(D.l\/l. 413/95);

o controllo di fattori chimici, fisici


sici e biologici di inquinamento acustico, dell'aria,
dell”aria,
delle acque e del suolo;

0 supporto agli organi preposti alla valutazione e prevenzione dei rischi industriali;

0 realizzazione
realizzazione di
di studi
studi ee di
di attivit
a di
attività di supporto
supporto alla
alla valutazione
valutazione di impatto am-
di impatto am-
bientale;

0 e ettuazione
effettuazione di controlli sulle attivit
a connesse all'uso
attività paci co dell'energia
all”uso pacifico dell”energia nu-
cleare.

1.7.3 Le Agenzie Regionali (ARPA)


(ARPA)

Finalit
Finalità a Le ARPA, istituite in attuazione del d.l.- 4 dicembre 1993, n. 496, 'Dispo-
7Dispo-
sizioni urgenti sulla riorganizzazione dei controlli ambientali e istituzione dell'Agen-
dell7Agen-
zia nazionale per la protezione dell'ambiente'
delllambiente7 convertito, con modi cazioni,
modificazioni, dalla
legge 21 gennaio 1994,-n. 61, sono organismi regionali che, sulla base degli indi-
rizzi della programmazione regionale, svolgono attivit a tecnico-scienti ca
attività tecnico-scientifica a favore
favore
di Regione, Province, Comuni e Comunit
Comunità a montane
montane ed altri enti
enti pubblici ai fini
ni
dell'espletamento
dell”espletamento delle funzioni
funzioni loro attribuite nel campo della prevenzione
prevenzione ee tutela
tutela
ambientale. L'ARPA fornisce inoltre supporto tecnico-scienti co
DARPA fornisce tecnico-scientifico alle ASL per l'es-
lyes-
pletamento delle attivit
attivitaa connesse alle funzioni di prevenzione collettiva, proprie dei
servizio sanitario regionale, nelle materie individuate ee secondo le modalit
modalitàa previste
previste
dalla legge.
Gli inquinanti atmosferici 55
55

Attivit
a Le Agenzie regionali per l'ambiente
Attività l”ambiente sono chiamate a svolgere le seguenti
attivit
a tecnico-scientifiche:
attività tecnico-scienti che:
1. supporto tecnico-scienti co
tecnico-scientifico ai livelli istituzionali competenti nelle materie iden-
ti cate
tificate dal testo di legge;

2. controllo ambientale e segnalazione alle autorit


a competenti delle violazioni in
autorità
materia ambientale;
3. informazione ambientale;
@WFW

4. promozione della ricerca e di usione


diffusione delle innovazioni;
innovazioni;
5. promozione dell'educazione
dell”educazione e della formazione ambientale;

6. altre attivit
a connesse alla tute la dell'ambiente.
attività dell”ambiente.

Le principali attivit a di supporto tecnico-scienti co


attività tecnico-scientifico consistono nella formula-
zione alle autorit
a amministrative competenti di proposte e pareri concernenti:
autorità

 i limiti di accettabilit
a delle sostanze e degli agenti inquinanti nei diversi com-
accettabilità
parti;
 l'uso
l”uso razionale delle risorse naturali e delle fonti di energia;
energia;
 le metodologie per il rilevamento dello stato dell'ambiente
delljambiente e per il controllo dei
fenomeni di inquinamento e dei fattori di rischio,
rischio, ilil risanamento ee ilil recupero
recupero
dell'ambiente
dell”ambiente e delle aree naturali protette;

 l'attivit
a di supporto tecnico-scienti co
l”attività tecnico-scientifico agli organi preposti alla valutazione e
alla prevenzione dei rischi di incidenti rilevanti connessi ad attivit
a produttive.
attività produttive.
Per quanto concerne le attivit a di controllo ambientale
attività ambientale,, le ARPA vengono chia-
mate a svolgere tali funzioni
 nei controlli dei fattori sici,
fisici, chimici e biologici di inquinamento acustico, dell'aria,
dell”aria,
dell'acqua,
dell”acqua, del suolo e del sottosuolo;

 nell'analisi
nell”analisi e nel controllo dei fattori
fattori fisici
sici connessi a fenomeni,
fenomeni, eventi
eventi o situazioni
di rischio geologico, idrogeologico e sismico;
 nei controlli ambientali delle attivita connesse all'uso
attività all”uso paci co
pacifico dell'energia
dell7energia nu-
cleare e nei controlli in materia di protezione dalle radiazioni;
radiazioni;
 nei controlli fitosanitari,
tosanitari, per quanto concerne gli effetti
e etti di inquinamento di uso
diffuso
derivanti dall'uso
dallyuso di pesticidi.

a di informazione ambientale consistono:


Diversamente le attivit
attività

 nella raccolta sistematica, anche informatizzata, e nella


nella integrale pubblicazione
di tutti i dati sulla situazione ambientale regionale, anche disaggregata per per
ambiti territoriali speci ci;
specifici;

 nella realizzazione del sistema informativo e di monitoraggio ambientale in


in ac-
cordo con i servizi tecnici nazionali e il sistema informativo regionale;
regionale;
56
56 Capitolo 1

ø nell'acquisizione,
nell”acquisizione, elaborazione e di usione
diffusione di informazioni e previsioni sullo stato
delle variabili meteoclimatiche e sul loro impatto sull'ambiente
sull”ambiente e sulle attivita
attivita
agricole, industriali e civili, in coordinamento con gli altri enti ed organismi
competenti in materia, al fine
ne di evitare duplicazioni.
Le attivit promozione della ricerca e di di usione
a di promozione
attivita difiusione delle innovazioni sono
volte, tra le altre, alla promozione e di usione
diffusione di tecnologie ecologicamente compa-
tibili, di prodotti e sistemi di produzione a ridotto impatto ambientale, alla promo-
zione dello sviluppo delle produzioni agricole ecocompatibili.
Infine le ARPA promuovono attivit
In ne a educative e di formazione
attività formazione ambientale tra-
mite:
. la veri ca
verifica e promozione di programmi di divulgazione, formazione ed aggiorna-
mento professionale in materia ambientale;
o la promozione degli strumenti di ecoaudit ed ecolabel e delle relative attivit
a
attivita
informative rivolte a cittadini, consumatori e imprese;
imprese;
o l'elaborazione
l”elaborazione e di usione
diffusione di modelli di comunicazione del rischio alla popola-
zione in collaborazione con gli organi competenti.
In ne,
Infine, le ARPA cooperano con l'Agenzia
lyAgenzia nazionale per la protezione dell'am-
dell”am-
biente, l'Agenzia
llAgenzia europea dell'ambiente
dell”ambiente le altre agenzie regionali per l”ambiente,
l'ambiente, con
particolare riferimento alle tematiche di rilevanza interregionale, ed altri enti, istitu-
zioni ed organizzazioni nazionali ed estere, operanti nel settore, nonché
nonche con l'istituto
l”istituto
statistico delle comunit
a europee EUROSTAT.
comunità
2
Fenomeni di trasporto e trasformazioni
chimiche

L'approccio
L7approccio classico alla modellizzazione matematica della realtarealta fisica
sica si basa sull'uti-
sullluti-
lizzo di leggi che descrivono il comportamento del sistema in in studio oo di sue sotto-
parti.
part1. Tali
Iali leggi si esprimono generalmente nella imposizione
imposizione di condizioni di equi-
librio di forze agenti su parti
part1 in nitesime
inhniteslme del sistema o o di conservazione di talune
talune
grandezze, come la massa [19]. Le equazioni che cos cosi si ricavano, valide
valide per ogni
ogni
innnitesima del sistema, sono tipicamente equazioni di erenziali
sottoparte in nitesima dlfierenzlalí alle de-
rivate parziali
parziali (PDE). Classici esempi sono le equazioni di De Saint Venant della
scienza delle costruzioni o le equazioni di Navier Stokes della fluidodinamica.
uidodinamica. Uno
dei capitoli fondamentali della Fisica Matematica tratta speci camente
specificamente dello studio
delle propriet
proprieta a di queste equazioni e delle loro soluzioni.
uidodinamica eè uno dei campi di più
In generale la fluldodlnamlca piu vasta utilizzazione di tale
tipo di approccio: conseguentemente, appare naturale pensare che esso sia applica-
bile anche nel settore della modellistica atmosferica e in particolare nella modellisti-
ca dell'inquinamento.
dell”inquinamento. Essendo caratterizzato dalla descrizione puntuale del legame
causa e etto,
effetto, esso si mostra particolamente opportuno in situazioni di notevole va-
riabilit
a spaziale e temporale della meteorologia e del campo di emissione.
riabilità emissione.
In questo capitolo, verr a illustrato come sia possibile, almeno in linea di princi-
verrà
pio, applicare tale schema alla modellistica dell'inquinamento,
dell”inquinamento, ponendo attenzione
alla costruzione del modello e alle numerose problematiche connesse al suo utilizzo. utilizzo.

2.1 Il trasporto e la di usione


diffusione

2.1.1 L'equazione di erenziale di di usione


La formalizzazione
formalizzazione analitica del fenomeno della dispersione di un un inquinante in at-
mosfera procede dall'applicazione
dall”applicazione del principio di conservazione della massa. Si
infinitesimo dxdydz
assume che in un volumetto in nitesimo l'intervallo temporale dt
dardydz,, durante l”intervallo dt,,
l'incremento
llincremento di massa di inquinante e quindi la media C
la sua concentrazione media (x;y;z;t)
C(:v,y,z,t)
eguagli l'apporto
l”apporto netto derivato dagli ingressi esterni e dall'eventuale
dall”eventuale contributo di
una sorgente inquinante S o di un fattore rimozione R
fattore di rimozione R.. Il bilancio globale
globale risulta
risulta
58
58 Capitolo 2

pertanto espresso da:


ÆC
60 (x;y;z;t
x z t)
-_Lå;i¢wwu=rr+S+R
Æt
dxdydz = Fn + S + R or
(2.1)

dove:
dove
C (x;y;z;t)
C(m,y,z,t) nell”intervallo temporale dt
concentrazione media nell'intervallo
FFnn infinitesimo dxdydz
usso netto entrante nel volume in nitesimo
flusso datdydz
S sorgente di inquinante
R rimozione di inquinante
Si osserva che la descrizione dell'evoluzione sica del fenomeno e riferita ad un si-
stema sso di coordinate, con approccio Euleriano.
A causa dei fenomeni vorticosi (turbolenza ) e delle condizioni meteorologiche
variabili, il moto e, a rigore, sempre vario in quanto, in ogni punto, la situazione
si presenta diversa istante per istante, in dipendenza dal vortice in transito nelle
vicinanze.
_ Tuttavia, se si fa riferimento alla media in un periodo di tempo T di
durata maggiore rispetto alla scala temporale delle fiuttazìoni
uttazioni turbolente, ma minore
rispetto alla scala delle variazioni di velocit
a media del vento, si può
velocità puo distinguere una
componente media yv ed una componente fluttante v0 , sovrapposta al moto di base
uttante v',
ed a media nulla. Si puòpuo cos
così scomporre la velocità l'asse a:x e in
velocita del vento (lungo Passe
modo analogo lungo y e zz)) come segue:
x = vx + vx
vw=ä+%' 0 02
(2.2)

V
dove: R TT T
RT
v_z=%f0
vx = T1 0 vvwdt e åfo 0
x dt T 0 vvm'dt=0
x dt = 0
1

Essendo la concentrazione direttamente influenzata


in uenzata dalla velocit
a del vento, ne con-
velocità
segue che anche C ((x,y,z,t)
x;y;z;t) risulta essere somma di una componente media Q C e di
uttante C
una fluttante C'.0 . Sebbene le componenti medie delle velocit a del vento siano di
preminente importanza per quanto concerne gli aspetti globali del moto, le compo-
nenti uttanti non sono peraltro prive di e etto: se le prime sono responsabili del
trasporto dell'inquinante, le seconde sono invece responsabili della sua di usione.

Il trasporto Il usso netto entrante nel volume in nitesimo dxdydz dovuto alla
sola componente media della velocita del vento e per de nizione:
Z Z
F0 = C  (v  dS ) (m
(2.3)
V

S
superficie dS dell'elemento
dove il segno meno e`e dovuto al verso della normale alla super cie dellyelemento
in nitesimo,
infinitesimo, assunto positivo se uscente.
vx e
Riferendosi al caso bidimensionale e sviluppando in serie di Taylor le funzioni yw
vz si pu
yz puòo scrivere:

_$<_ + dx;z_)) =
:U_z<_
@v
9:,,2_)) + 6x_z ((_
81) x
x;z_))dx
dx
dx2 @
8211v x
+ 2 M2
2 2
vx (xac+d5r,z v x(x;z _w ( ;z ) (2.4)
2 @x Wâ Qå
.23,2 dx+_
@x 2

con x   x + dx e
cong§a§g+dme
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 59
59

@vz
2 822 (m)
dz @ 22 vz
(2.5)
d 22

z ã + dl) = 21z (Là)


vflzß
( x;z + dz ) = v ( x;z ) + 882;
@z (Lad
( x;z ) z
dz +
+ i â E (x; )
2 @z 2
Z
(2.5)

con z   z + dz .
cong§ß§ã+dz.
Del tutto analoghe sono le espressioni di: C CQ (x + dx;z
dwg)) e C (x;z + dz
C(g,å dz)) necessarie per
esplicitare i diversi contributi di massa entrante ed uscente dall'elemento
dall”elemento di volume
in nitesimo.
infinitesimo.
Il flusso
usso medio entrante, o portata di massa, relativo alla componente del tra-
sporto, in termini di integrale di super cie
superficie relativo all'elemento
all”elemento di volume in nitesi-
infinitesi-
mo in figura
gura 2.1, si pu
o esprimere come:
può
Z Z
FFI0 = _// C *y-
v  dS =C
dS = C(£,ã)yw C(g+
x;z)dz - C
(x;z )v x ((£,ã)dz (x + dx;z )v x ((ã+
dw,ã)gx dmjãwz
x + dx;z +
)dz +
S
C (x;z )v z (x;z )dx
C(z,ã)yz(z,z)d w-C (x;z + dz
(XM dada;
)vz (x;z + dz
dz)yz(z,z )dx

yz x,g+dz)
C@,g+dz)

YxQßã) yx x+dx,g)

CQÃ) C(›_c+dx,g)

Qfiã)
MM)
Cüfiã)
X

Figura 2.1
Figura 2.1 Bilancio di massa per un volume in nitesimo
infinitesimo

Ricordando le equazioni 2.4, 2.5 e considerando solo i termini del primo ordine,
si ottiene:  
@ (Cvx ) @Ö(CQZ)
(Cv )
FI0 = - cw)
F 8x + ôz z dxdz dwdz (2.6)
(2.6)
@x @z
Nell'ipotesi uido incomprimibile
Nelllipotesi di fluido incomprz'mz'bz'le,, vale l'equazione
l”equazione di continuit
a che si traduce
continuità
nell'equazione:
ne117equazione:
@v
ôv x @v
ôv
div _w + _zz =
d ` (v ) =
: :0 (2.7)
2.7
ww) @x
ôw + @zôz ( )
Per la condizione 2.7 di campo di vento a divergenza nulla
nulla,, generalmente
generalmente assunta
nelle applicazioni pratiche, la 2.6 si riduce, nel caso bidimensionale, alla:
60
60 Capitolo 2

 
ôC
@C âC
@C
F0 = v dxdz
vx + _yz] (2.8)
(2.8)
âz z
I _ _ _

F _ @x QI @z
[8.27

Si noti che in questa prima componente del trasporto di massa compare la sola
componente media della velocita ((gwyz),
velocità F'0 verr
v x ;vz ); il contributo F a chiamato trasporto.
verrà trasporto.

La di usione turbolenta La componente uttuante (vx0 ;vz0 ) del vettore velo-


cita, responsabile della di usione turbolenta, puo essere ottenuta dalla teoria della
lunghezza di mescolamento, una delle vie piu semplici per risolvere il problema del-
_
la chiusura della turbolenza ; tale problema eè legato al fatto che nelle equazioni di
_
bilancio di massa e di energia, scritte per esteso, nella formulazione delle variabi-
li stocastiche CC,, v x , vny,
vw, y , vUZz compare un numero maggiore di incognite rispetto al
numero di equazioni.
Si consideri un campo fluido uido bidimensionale, il cui moto di base sia, in prima
approssimazione, parallelo all'asse xx,, ed abbia una distribuzione non uniforme delle
velocit
velocità vx , del tipo indicato in figura
a medie yw, gura 2.2.

ZA

MM) é
Yx(Z) â gli
MH!) ß

x
Figura 2.2
Figura 2.2 Pro lo
Profilo di
di velocit
velocità lunghezza `É di
a ee lunghezza di mescolamento
mescolamento

Prendendo in esame una particella soggetta a fluttuazioni


uttuazioni di velocit 0
velocitàa vo;x0 e vU'z,
z , si
suppone che essa esaurisca il suo movimento trasversale in un percorso di lunghezza
`Z,, partendo dal livello z e portandosi ad un livello inferiore di velocita vx (z - E),
velocita ym(z `), con
una quantit
quantitàa di moto superiore a quella del livello di destinazione. La di erenza
differenza di
velocit a, in seguito ad una espansione in serie di Taylor in un intorno del punto di
velocità,
ordinata zz,, sara data da:
sarà
 
dv x
AU;x0 =:rm
v vx (z ) -w-ß) :ddjjl
vx (z `) = `
dz z (2.9)
(2.9)
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 61
61

Se, invece, la particella si porta ad un livello superiore di velocita vx ((zz + É),


velocita gx `), la
di erenza
differenza risulta:  
dv
Av; I w) - W + ß) = -@ ( dz
dr)
vx00 = v x(z ) vx (z + `) = `
Z z~
dv,x
(2.10) (2-10)
Av;x0 e v
differenze v
Se ora le di erenze Av;x00 vengono riguardate come le istantanee fluttuazioni
uttuazioni
trasversali della velocita nello strato di livello zz,, potra
velocita potr
a porsi:
porsi:

v; I §<|Av;|+|m; > :ß dg
1 dv
vx0 = (jvx0 j + jvx00 j) = ` d x (2.11)
(2.11)
2 dz
La lunghezza `, detta lunghezza di mescolamento, rappresenta quindi il percorso
trasversale che una particella deve compiere perche la di erenza fra la sua velocita
originaria e quella del livello a cui e destinata sia eguale alla uttuazione media della
velocita di base nella direzione x. L'ipotesi va completata con quella che le velocita
di uttuazione longitudinali vx0 e quelle trasversali vz0 abbiano lo stesso ordine di
grandezza (ipotesi fondata su considerazioni dinamiche) e siano correlate mediante
un coeÆciente r. Dalla 2.11 deriva che lo sforzo tangenziale xz 0 indotto nel uido
di densita % dalle uttuazioni di velocita, e esprimibile come:
0
xz dv dv dv
= vx0 vz0 = r`2 x  x = " x (2.12)
(2.12)
% dz dz dz
dove ", in analogia con il coeÆciente di viscosita molecolare  , viene chiamato coef-
ciente di viscosita turbolenta cinematica (eddy viscosity ) e nel moto turbolento e
dominante rispetto allo stesso  .
Per il calcolo dello scambio turbolento legato alle componenti uttuanti del
vettore velocita e della concentrazione, tramite i loro prodotti vx0 C 0 , vz0 C 0 , ci si basa
sul modello della lunghezza di mescolamento appena esposto, assumendo, sempre
nel caso bidimensionale, analogamente alla 2.12:
@C @C
vx0 C 0 = Kxx vz0 C 0 = Kzz (2.13)
(2.13)
@x @z
dove Kxx e Kzz sono chiamati coeÆcienti di di usione turbolenta (eddy di usivity ) e
rappresentano gli elementi diagonali del tensore della di usione turbolenta Kij , che
viene assunto e ettivamente diagonale. Si puo pertanto scrivere il secondo contributo
al bilancio di massa relativo al volume in nitesimo:
Z Z
F 00 = (Kjj rC )  dS (2.14)
(2.14)
S
che nel caso bidimensionale si riconduce alla:
@C @C
F 00 = Kxx(x;z ) (x;z )dz Kxx (x + dx;z ) (x + dx;z )dz +
@x @x
@C @C
+Kzz (x;z ) (x;z )dx Kzz (x;z + dz ) (x;z + dz )dx =
@z @z
    
@ @C @ @C
= Kxx + Kzz dxdz (2.15)
(2.15)
@x @x @z @z
La 2.15 esprime pertanto la portata di massa inquinante netta, entrante nel volume
in nitesimo a causa del processo di di usione turbolenta.
62
62 Capitolo 2

La di usione molecolare Un terzo processo contribuisce al trasporto di inqui-


nante e consiste nella di usione
diffusione molecolare che viene spiegata analiticamente dalla
legge di Fick che, similmente alla di usione turbolenta, implica un flusso
diffusione turbolenta, usso propor-
coefliciente D di di usione
zionale, mediante il coeÆciente diffusione molecolare, al gradiente di concen-
trazione. In termini di bilancio di massa, in maniera del tutto analoga alla 2.14,
si pu
puòo esprimere il contributo netto entrante nell'elemento in nitesimo, dovuto alla
nell”elemento infinitesimo,
di usione
diffusione molecolare in termini di: Z Z
F”I000 =
F :D//vC-ds
D rC  dS (2.16)
(2.16)
SS
dove si eè assunto per semplicita costante sul dominio di integrazione il coeÆciente
semplicità coefficiente
D
D,, il quale tuttavia in generale dipender
dipenderàa dalle caratteristiche puntuali del mezzo in
cui il processo di di usione
diffusione ha luogo. La 2.16, nel caso bidimensionale, similmente
alla 2.15, si riconduce alla:  
000 = D _@820
2
C @820
2
C
FF'” + _2 dxdz (2.17)
2.17
@x
[8:622 @z
8,22 ( )
Considerando gli apporti interni all'elemento
allyelemento in nitesimo
infinitesimo dovuti ad un fattore sor-
gente S e ad un fattore di rimozione R e tenendo conto delle 2.3, 2.14, 2.16, con le
loro espressioni esplicite 2.6, 2.15, 2.17, l'equazione indefinita di bilancio di massa
l7equazione inde nita massa,,
nella sua forma completa risulta:
@C
88% =
@t
r(vc) + r  (K  rC ) + DC + R + S
:_V(yc)+V-(K-VC)+DAC+R+S (2.18)
(2.18)

In termini sempli cati


semplificati si pu
puòo asserire che l'equazione
17equazione 2.18 eè applicabile alla descri-
zione di quelle situazioni in cui la scala di tempo e spazio della concentrazione media
risulti grande rispetto alle scale temporale e spaziale della turbolenza atmosferica ed
i processi di reazione chimica siano suÆcientemente lenti da avere scala temporale
sufficientemente lenti temporale
grande rispetto a quella della turbolenza [1].
Nella pratica, si introducono delle ipotesi sempli cative
semplíficatz've,, allo scopo di rendere
possibile Pintegrazione
l'integrazione dell'equazione
dell,equazione 2.18:

0 Di usione
Diffusione molecolare trascurabile rispetto alla turbolenza.
turbolenza.
o Componente verticale della velocita vz = 0). Tale ipotesi
velocita del vento trascurabile ((vz
non eè ammissibile, ad esempio, per situazioni di brezza marina o in presenza di
morfologie complesse.
o CoeÆcienti diffusivitàa turbolenta trasversale K
Coefficienti di di usivit xx e K
Km Kyy xe
yy indipendenti da a;
yy,, mentre K zz dipende anche dalla coordinata verticale zz.. In alcune applicazioni
KZZ
KKm xx e K yy vengono trascurati.
Kyy

o Termine di rimozione trascurabile


trascurabile se llinquinante
l'inquinante eè inerte oo poco
poco reattivo.
reattivo.
Assumendo queste ipotesi, la 2.18 si sempli ca
semplifica come segue:
  
50 60 60 +Kwfl+
Kxx 520
ÆC ÆC ÆC Æ2 C Æ620
2
C Æö ÆC
60 +
E _ *Jia-1%
Æt
= vx
Æx
vy +
Æy Æx
2
KyyW
+ Kyy
Æy
2
+
+ (g
Æz (Kz
Kzz 5))
Æz
S (x;y;z;tt)) (2.19)
+S(w,y,z, (2-19)
x2.4) tratteremo il problema della individuazione di una soluzione
Nel seguito ((€324)
della 2.19, accennando alle soluzioni analitiche e alle tecniche di calcolo numerico.
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 63
63

2.2
2.2 La
La deposizione
deposizione
A completamento dell'illustrazione
dell”illustrazione del ciclo di evoluzione degli inquinanti in atmos-
fera si introducono i fenomeni di deposizione [20]. Tali processi sono di particolare
interesse per lo studio dei fenomeni di trasporto a breve o lunga distanza e spesso
assumono i connotati di traccianti per l'individuazione
llindividuazione di casi di inquinamento.
inquinamento.

2.2.1 La deposizione secca


Con il termine deposizione secca si intendono tutti i processi tramite i quali gas e
particelle presenti in atmosfera sono trasferiti alla super cie terrestre, sia sugli og-
superficie terrestre,
getti (edi ci
(edifici ad altri manufatti) che sugli esseri viventi (vegetazione, animali, uomo).
uomo).
L'aggettivo
L7aggettivo secco si riferisce solo ai meccanismi che determinano il trasporto di gas e
particelle alla super cie
superficie e, non alla natura della super cie
superficie stessa. I processi responsa-
bili della deposizione secca dipendono da una molteplicità
molteplicita di fattori:
fattori: concentrazione
dei microinquinanti in atmosfera, condizioni metereologiche su piccola e grande scala,
caratteristiche delle super cie
superficie ricettrice. Le diÆcolt
difficoltàa di interpretazione dei processi
sici
fisici che determinano la deposizione secca e le diÆcolt
difficoltàa nelle misure sperimentali
dirette sono le ragioni principali per cui questo fenomeno e`e tuttora oggetto di ap-
profondimenti. Oltre a ci o, mentre in letteratura si trovano moltissimi dati e studi
ciò,
riguardanti i bilanci della deposizione umida, le informazioni su quella secca sono
meno ricche. La deposizione umida infatti, essendo un fenomeno
fenomeno associato ad eventi
eventi
di precipitazione, eè relativamente semplice da misurare, il che non vale per quella
secca, che eè un fenomeno continuo, sempre operante.
Il concetto pi
u intuitivo e comunemente usato nel descrivere la deposizione secca
più
di un determinato microinquinante, sia esso gassoso e particolato, eè la velocita di
velocità
deposizione
deposizione v
Udd de nita
definita come:
come:
F
vUd = _ (2.20)
2.20
d cc(z)
(z ) ( )
dove:
F usso di inquinante rimosso per unit
flusso unitaa di super cie
superficie gm 2 sec 1]
[[gm_gsec_1]
cc(z)
(z ) concentrazione di inquinante in prossimit
prossimitàa del suolo gm 3]
[[gmf3]
vUdd velocit
velocitaa di deposizione ms 1 ]
[[ms_1]
La deposizione secca di gas e particolato atmosferici avviene in due distinte fasi:fasi:
la prima eè il trasferimento dei microinquinanti ad una super cie,
superficie, mentre la
la secon-
da eè la ritenzione dei microinquinanti su tale super cie.
superficie. Per quanto concerne il
trasferimento
trasferimento,, esso pu
puòo essere in uenzato
influenzato dai seguenti fattori:
fattori:
0 e etti
efietti aerodinamici
aerodinamici:: sono responsabili del trasporto di gas e particelle in prossi-
mit
a della super cie;
mità superficie; tale trasporto avviene attraverso ii moti
moti turbolenti dell'at-
dell”at-
mosfera. In generale eè funzione della velocita del vento
velocita vento in
in particolare
particolare della
turbolenza atmosferica,
atmosferica ma dipende fortemente anche dalle caratteristiche delle
sostanza depositante (diametro e peso della particella)
particella) e della super cie
superficie (geo-
metria).
64
64 Capitolo 2

ø E etti foretici : si dividono in termoforesi (in presenza di un gradiente termico,


Efiettí ƒoreticí:
la particella si muove verso la regione a temperatura più piu bassa), di usiofore-
dz'fiusíofore-
si (il moto della particella e in uenzato
infiuenzato da gradienti di concentrazione, dovuti
a disomogeneit
disomogeneità a del mezzo) ed elettroforesi
elettroforesz' (moto causato dalle forze elettro-
statiche associate alle particelle o dalla presenza di campi elettrici nel mezzornezzo
atmosferico).
0 E etti
Effetti regolati dalla teoria dello strato quasi-laminare
quasi-laminare:: nelle immediate vici-
nanze della super cie < 11mm),
superficie ricettrice ((< mm), divengono importanti le forze viscose
ed il trasferimento attraverso lo strato quasi-laminare e`e regolato da processi mo-
lecolari e non piu di origine turbolenta. Il trasferimento di un gas avviene attra-
più
verso la di usione
diffusione molecolare, mentre quello di piccole particelle ((d d < 00.: 1Lum)
m)
per di usione
diffusione browniana.
broWniana. Per particelle con diametri maggiori diventa impor-
tante l'impatto
l”impatto inerziale.

A proposito della ritenzione, la cattura di un microinquinante da parte di una super - superfi-


cie pu
puoo essere controllata da molteplici processi: per esempio un gas puo puo disciogliersi
nell'acqua
nell acqua di oceani, laghi o super ci
superfici umide inin genere; oppure
oppure puo
puo essere assorbito
da particelle del terreno o da cristalli di neve; pupuoo inoltre essere coinvolto in reazioni
chimiche
cliimicne con la super cie
superficie stessa o penetrare negli stomi delle foglie.foglie. Nel caso dei
gas, insomma, la cattura dipende prevalentemente dalle proprietaproprieta chimico-biologiche
delle super ci
superfici (reattivit
(reattivita a chimica,
cnimica, stato siologico
nsiologico nel caso della vegetazione, presen-
za di umidit a, pH).
umidita, pl-l). Le particelle depositate sulle super ci
superfici possono essere risospese
nell'atmosfera
nell atmosfera e di seguito ridepositate. Il usso netto di particelle nell
ll flusso nell'atmosfera
atmosfera
e quindi il risultato di un ciclo complesso il cui esito finale nale e una ridistribuzione
del particolato atmosferico. Il fenomeni di risospensione dipendono dalle dimensioni
delle particelle oltre che
clie da parametri meteorologici quali velocit
velocitaa del vento e umidit
umiditaa
relativa.
m.

La
La resistenza
resistenza alla
alla deposizione
deposizione Per capire l'importanza
llimportanza relativa di tutti proces-
si descritti e con quale peso concorrono rispettivamente a determinare la velocit a
velocita
di deposizione globale
gloloale di un microinquinante, e opportuno introdurre il concetto
di resistenza alla deposizione
aeposmone,, espressa come l'inverso
linverso della velocit
a di deposizione
velocita
precedentemente de nita:
definita:
1
rTd:_
d=
vUdd
La resistenza totale
totale alla deposizione,
deposizione che ha quindi le sm 1 ], èe comu-
le dimensioni di [[smfll
nemente espressa come la somma delle resistenze che caratterizzano ciascun stadio
del trasferimento:
rrd:ra+rb+rs:raria+rs
d = ra + rb + rs = raria + rs
dove:
rrdd =
: resistenza totale
rraa =
: resistenza al trasporto
rn,b = resistenza al trasporto attraverso lo strato quasi-laminare
rrss = resistenza alla ritenzione da parte della super cie
superficie
rTama
aria = resistenza totale al trasporto attraverso il mezzo atmosferico
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 65
65

Il modello di resistenza eè in taluni casi limitante e limitato dal fatto che esistono pro-
cessi che non sono convenientemente esempli cati
esernplificati dal concetto di resistenza,
resistenza, come
ad esempio la sedimentazione gravitazionale delle particelle. L'analogia
L”analogia con la re-
sistenza elettrica, tuttavia, rappresenta un approccio molto usato per la descrizione
della deposizione secca ed e`e alla base di numerosi modelli che descrivono il fenomeno.
fenomeno.

2.2.2 La deposizione umida


Il termine deposizione umida comprende tutti i processi per mezzo dei quali i conta-
minanti atmosferici sono trasportati sul suolo in una delle varie forme di precipi-
tazioni
tazioni (pioggia,
(pioggia, neve,
neve, nebbia).
nebbia). La
La deposizione
deposizione umidaumida perci
perciòo riguarda
riguarda l'interazione
llinterazione
degli inquinanti con l'acqua
lyacqua atmosferica e comprende le reazioni chimiche in fase ac-
quosa, oltre al processo di precipitazione stesso. Si distinguono principalmente due
processi nella deposizione umida: il rainout mmout,, col quale, all'interno
all”interno delle nuvole, la
particella inquinante opera come nucleo di condensazione per le goccioline d'acqua, d7acqua
ed il washout
Hil washout,, con cui il dilavamento degli inquinanti avviene sotto la nuvola, per
l'impatto della precipitazione con le sostanze presenti
limpatto presenti nell”atmosfera.
nell'atmosfera. Questo effetto
e etto
dipende dalle dimensioni delle goccioline, dal pH della pioggia e dalla concentrazione
delle specie inquinanti. Nel caso degli areosol o dei gas altamente solubili, in cui il
dilavamento per impatto con le precipitazioni  eè un processo irreversibile, il fenomeno
pu
puòo essere descritto da una diminuzione esponenziale nel tempo, secondo un rateo
di rimozione che dipende dal tipo tipo di inquinante e pu`o puo essere legato all'intensit
alllintensita a ed al
tipo di precipitazione. Detta cio cioee Q (t) la quantit
Q(t) quantita a di inquinante all'istante tt,, dopo
un intervallo dt si avr
avra:a:
Q (t + dt
Q(t :Q
dt)) = (t) exp llw(t)dt
Q(t) w (t)dt
dove llw(t)
w (t) eè il coeÆciente
coefficiente di washout e pu puòo essere espresso in termini dell'intensit
delllintensitaa
di precipitazione, P (t) (espressa in [[mm/hl):
P(t) mm=h]):
a
lIwa)
w (t) =
: lIwoPd)a
w0 P (t)
dove lZwo
w0 eè una costante che dipende dal tipo di inquinante ed a un esponente che in
letteratura varia tra 00.75 : 75 e 1. Alternativamente spesso si adotta un coeÆciente coefficiente WWrr
washout ratio
((washout ratio)) che esprime il rapporto tra le concentrazioni in acqua ed in aria: in
questo caso il flusso
usso di deposizione umida eè dato da:
F,r =
F =WW,P(t)o
r P (t)C

2.2.3 La deposizione occulta


La rimozione di inquinanti dall'atmosfera
dalllatmosfera viene usualmente de nita
definita in termini di
deposizione secca e umida. Esiste
bsiste per
o un ulteriore meccanismo
pero meccanismo che puo
puo qualitativa-
mente de nirsi
delinirsi "intermedio"
intermedio tra le due: la deposizione dovuta a goccioline di nube o
nebbia, altrimento detto deposizione occulta
occulta.. Questo fenomeno
fenomeno ha
ha le
le caratteristiche
della deposizione umida, in quanto nubi e nebbie sono costituite da goccioline
goccioline di
acqua liquida. A di erenza
dirlerenza degli elementi di precipitazione (gocce di pioggia, nocchi
occhi
di neve, chicchi di grandine), la cui deposizione ee provocata
provocata essenzialmente
essenzialmente da sedi-
mentazione gravitazionale, le goccioline di nube e nebbia, avendo dimensioni molto
66
66 Capitolo 2

pi
più : 50 - 50 m
u piccole (intervallo 00.50 pm circa), sono più piu soggette a meccanismi di depo-
sizione turbolenta, in analogia con la rimozione secca. A tutt”oggi tutt'oggi il fenomeno della
deposizione occulta trova scarsi riferimenti bibliogra ci
bibliografici e, nonostante esso sia stato
individuato fin n dagli anni '50,
750, solo recentemente  e stato valutato in tutta la sua im-
portanza. Particolarmente rilevante per l'inquinamento
p_ortanza. l”inquinamento ambientale  eè la deposizione
di prodotti acidi canti
acidificanti dovuta a goccioline di nube o nebbia. nebbia.
In genere si pensa alle nubi come a sistemi atmosferici che possono generare
precipitazioni. Spesso
bpesso per
pero o nubi cosiddette non preclpztantz
precipitanti intercettano la super cie
superficie
terrestre:
terrestre: questo fenomeno ee tipico
questo fenomeno tipico di
di aree
aree didi montagna
montagna o o di
di zone
zone caratterizzate
caratterizzate
da
da alta frequenza di
alta frequenza di nebbia.
nebbia. In ln questi
questi casi
casi le goccioline che
le goccioline clie costituiscono
costituiscono le le nubi
nubi
oo le
le nebbie
nebbie (per
(per semplicit
semplicita a descrittiva
descrittiva assimilate
assimilate a nubi al
a nubi al suolo),
suolo), sisi depositano,
depositario,
per
per turbolenza
turbolenza oo per
per sedimentazione
sedimentazione gravitazionale,
gravitazionale, sulle
sulle super ci esposte: suolo,
superfici esposte: suolo,
vegetazione, manufatti. Gli Uli inquinanti incorporati nelle goccioline vengono quindi
a contatto con le super ci,
superfici, con le quali possono poi interagire.
interagire. llIl bilancio della
deposizione
deposizione occulta
Occulta di
di un inquinante iz sar
un inquinante saraa composto
Composto di di due termini: ilil primo
due termini: primo che
che
riguarda il volume di acqua (goccioline) depositata per unita unita di tempo e di super cie
superficie
dell inquinante zi nelle goccioline depositate:
ed il secondo relativo alla concentrazione dell'inquinante
ddii = ddH2OCi
H2 O ci
dove:

ddH20
H2 O lm 2h]
volume di acqua depositata [[lmf2h]
ccii dell”inquinante i - esimo nelle goccioline [[gl-1]
concentrazione dell'inquinante gl 1]
dd,-i quantit
quantitaa totale di inquinante i - esimo rimossa per deposizione occulta
[lym_2hl
gm 2 h]
Il termine ddH
Il termine O non
H2 O non 
eè determinabile
determinabile direttamente, ma occorre
direttamente, ma occorre calcolarlo
calcolarlo cono-
cono-
scendo la distribuzione dimensionale delle goccioline. Una ulteriore complicazione
deriva dal fatto che la concentrazione ccii pu
puòo non essere costante in goccioline di
diverse dimensioni. Il termine ddHQO
H2 O si pu
o ulteriormente scindere in due componenti,
può

ddH2O I LW
H2 O = LWCC ' vUdH2O
dH2 O
dove:
LCW Liquid Water
((Liquid Water Content
Content)) 
eè il contenuto di acqua liquida nella nube o
nebbia, sommatoria dei volumi delle singole goccioline sospese in aria
per unit lm 3h]
unitaa di volume [[lmfgh]
vUdHZO
dH2 O mm 1 ].
eè la velocit di deposizione delle goccioline [[mmil]
I termini essenziali che concorrono a determinare la deposizione occulta sono
quindi:
o contenuto di acqua liquida nella nube/nebbia;
nube / nebbia;

o velocit
a di deposizione delle goccioline (che può
velocità puo essere
essere anche intuitivamente
de nita
definita eÆcienza
efficienza di deposizione;)

o concentrazione di inquinanti nelle goccioline;


o frequenza
frequenza di
di nubi
nubi ee nebbie.
nebbie.
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 67
67

2.3
2.3 Fondamenti
Fondamenti di
di chimica
chimica dell'atmosfera
dell”atmosfera

L'atmosfera
L7atmosfera  eè sede di numerose e complesse reazioni chimico- sichechimico-fisiche che ne deter-
minano la composizione chimica. Gli inquinanti immessi nell”atmosfera inquinanti
nell'atmosfera ((inquinanti
primari ), reagiscono immediatamente tra loro e con i costituenti naturali dell'aria,
primari), dell”aria,
trasformandosi in altre sostanze che vengono chiamate inquinanti secondari secondari.. L'in-
Liin-
sieme delle trasformazioni e dei fenomeni autodepurativi dell'atmosfera, dell”atmosfera, unitamente
alla distribuzione spaziale ed alla variazione temporale dei parametri meteorologi-
ci, determinano la concentrazione degli inquinanti e conseguentemente la qualit qualita a
locale dell'aria.
dell7aria. L'atmosfera
Liatmosfera non eè quindi in equilibrio chimico termodinamico [2],
poich
poichée sono costantemente attivi molti processi che in uenzano influenzano le concentrazioni dei
componenti principali (ossigeno e biossido di carbonio).
Molte delle reazioni in atmosfera avvengono a temperatura ambiente o, se ri-
chiedono un'elevata
unielevata energia di attivazione, vengono iniziate fotochimicamente.fotochimicamente. Le
principali reazioni sono rappresentate dall' ossidazione di gas, a causa della natura
dall”0$sidazi0ne
fortemente ossidante dell'atmosfera
dell”atmosfera della Terra. Un componente atmosferico im-
portante, ma caratterizzato da notevole variabilit variabilitàa nelle concentrazioni, eè l'Pacqua. acqua.
L'acqua
L7acqua atmosferica costituisce una frazione molto piccola di tutta quella disponi-
bile per il ciclo idrologico, ma i suoi e etti effetti sull'atmosfera
sull”atmosfera sono rilevanti;
rilevanti; èe presente
presente
in tutte le sue tre fasi fasi (vapore, liquido e solido)
solido) ed  èe responsabile diretta di molti
fenomeni climatici, generalmente individuati come idrometeore (nubi, nebbie, piog- piog-
gia, neve, grandine, rugiada, brina) che costituiscono uno dei mezzi di rimozione
(deposizioni umide) delle specie chimiche presenti.
La troposfera contiene i 3/4 della massa d'aria diaria totale e quasi tutto il vapor
d'acqua.
d7acqua. Essa  e`e la sede principale delle idrometeore ed e la zona pi piùu studiata dell'at-
dell”at-
mosfera per l'importanza
l”importanza dei fenomeni che avvengono al suo interno e per gli intensi
scambi di energia e materia che ha con le altre geosfere: geosfere: l'inquinamento
l”inquinamento atmosferico
praticamente interessa solo questa regione. L'attuale L”attuale composizione dell'atmosfera
dell”atmosfera
rappresenta la condizione di equilibrio dinamico dei vari tipi di trasformazioni che
coinvolgono le diverse sostanze naturali di cui sono costituite le geosfere. Queste
condizioni sono state raggiunte dopo miliardi di anni e probabilmente sono stabili
da alcuni milioni di anni. Nel corso dell'ultimo
dell”ultimo secolo l'uomo
l”uomo ha ha accelerato enorme-
mente alcuni stadi di questi cicli e ne ha messo in atto di nuovi nelle zone in cui
vive ed in cui lavora. Se comunque si dividono le sostanze suscettibili di reazioni
chimiche in atmosfera in due gruppi (il primo comprendente ii principali costituenti
naturali dell'aria
dell”aria ed il secondo tutti gli inquinanti
inquinanti), ), il rapporto tra le concentrazioni
delle rispettive sostanze eè molto elevato ed eè compreso tra 10 1044 e 10 106.
6
.
Grande importanza hanno i fattori fattori cinetici che influenzano
in uenzano indirettamente, ma
signi cativamente,
significativamente, le condizioni di equilibrio termodinamico.
termodinamico. Infatti Infatti se le le sostanze
iniziali sono tali da poter partecipare a pi piùu reazioni simultanee e formare formare diverse serie
di prodotti, i processi pi u veloci consumano rapidamente più
più piu sostanze reagenti, le
sottraggono ad altre reazioni pi u lente o ne abbassano la concentrazione, riducendo
più
cos
così ulteriormente la velocit a dei processi meno rapidi.
velocita rapidi. Questa in uenza
influenza si accentua
se ci si trova in presenza di reazioni a catena, tipiche della chimica dell'atmosfera. dell7atmosfera.
La situazione eè complicata dal fatto fatto che una regione dell'atmosfera
dell”atmosfera non non pu
puòo rite-
rite-
nersi con nata,
confinata, ma sottoposta a ussi flussi non costanti, in entrata e in uscita, uscita, di sostanze
inquinanti; questi flussi ussi sono determinati sia dall'e etto
dall“effetto di gravita,
gravita, sia dall'azione
dall”azione di
varie idrometeore, sia dal mescolamento provocato da correnti d'aria. diaria. Le condizioni
68
68 Capitolo 2

ambientali (tipo, numero e localizzazione delle sorgenti degli inquinanti e carat-


teristiche meteorologiche) sono quindi parametri fondamentali nel determinare le
concentrazioni di equilibrio degli inquinanti presenti in una certa regione dell'at- dell”at-
mosfera. Di conseguenza uno studio basato sui risultati sperimentali raccolti in una
determinata regione ha valore semplicemente locale e pu puòo costituire solo una guida
per l'esame
Pesame di altre zone. Risulta pi u pro cuo
più proficuo lo studio del singolo processo chimico
in funzione di tutte le variabili da cui eè in uenzato,
influenzato, anche se  e`e particolarmente dif-
cile
ficile estendere i risultati ottenuti al complesso insieme di reazioni che si produce in
un'atmosfera.
un7atmosfera.
Nel seguito vengono illustrati alcuni tra i principali meccanismi di produzione
e trasformazione degli inquinanti. L'atmosfera
L7atmosfera èe un ambiente ossidante dinamico,
in cui composti ridotti di azoto, zolfo, carbonio (NO, (N0, SO 2 , CO,
802, VOC) vengono
C0, VOC)
trasformati, attraverso lunghe catene di reazione in fase omogenea ed eterogenea
gassosa e liquida, in prodotti ossidati come NO N02,2 , HNO
HN03,3, H 2 SO4 , e CO
H2SO4, 2 , etc. In
C02,
questi processi hanno un ruolo importante:
o gli ossidi di azoto (NO,
(N0, NO2 );
N02);

ø gli ossidanti (principalmente l'lyozono,


ozono, che pu
puòo raggiungere concentrazioni elevate
soprattutto di giorno) e le specie radicaliche
radicaliche,, cio
cioèe composti chimici molto reattivi
con almeno un elettrone spaiato. Di questi i più piu importanti di giorno sono il
radicale ossidrile (OH ), il radicale perossido (HO
(0H-), 2 ), i radicali alchile (R
(H02-), ),
(R),
alcossi (RO ), alchilperossido (RO
(R0), 2 ) ed infine
(R02) in ne l'ossigeno
l“ossigeno atomico (O),
(0), mentre
di notte riveste maggiore importanza il radicale nitrato (NO 3 );
(N03),

0 i composti organici volatili (VOC): cio


cioèe idrocarburi (alcani, alcheni, alchini,
aromatici)
aromatici) e rispettivi derivati ossigenati, alogenati, solforati e azotati;

0 la radiazione luminosa che d


daa luogo a reazioni fotochimiche, principalmente
di fotodissociazione. Queste ultime sono relative sia ai composti inorganici
(dissociazione di NO
N022 ed NO 3 ), sia organici (dissociazione di formaldeide);
N03),
0 l'acqua.
l”acqua.

Lo stato dell'arte
dellyarte della chimica dei composti inorganici O x , HO
0m, H0gcx e NO
N01,x e i
composti organici volatili eè sintetizzato in una recente review a cura di Atkinson
[21].
Particolare attenzione verr
verraa data allo smog fotochimico;
fotochimico; esso costituisce una
manifestazione dell'inquinamento
dell”inquinamento atmosferico in ambiente urbano e suburbano [2].
Il termine si riferisce ad una miscela di inquinanti (fra i quali predominano gli ossidi
di azoto, l'ozono,
l”ozono, il monossido di carbonio, le aldeidi e gli idrocarburi)
idrocarburi) che si forma
nella bassa atmosfera per interazione della luce solare con le emissioni derivanti dalle
attivit
attivitaa umane. Molti dei processi quindi sono innescati dalla luce solare, che fornisce
l'energia
Fenergia di attivazione per numerose reazioni chimiche. Conseguentemente lo smog
fotochimico assume massima intensit
intensità a nelle ore intorno
intorno a mezzogiorno
mezzogiorno e nel
nel periodo
periodo
estivo. Poich
Poichée quasi tutte le reazioni chiave che riguardano
riguardano tale fenomeno
fenomeno avvengono
in fase gassosa, l'analisi
l”analisi che segue sar
saràa limitata a questo ambito, trascurando quindi
la fase acquosa ed eterogenea (cio(cioèe chimica delle nubi,
nubi, nebbie,
nebbie, aerosol).
 opportuno ricordare che l'espressione
E l“espressione smog fotochimico
fotochimico eè stata coniata per
analogia con lo smog ((smoke
smoke + ƒog)fog ) convenzionale che interessa
interessa anch'esso
anch7esso le aree
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 69
69

urbane, prevalentemente nella stagione invernale; quest'ultimo


questlultimo 
èe costituito essen-
zialmente da anidride solforosa, composti parzialmente combusti e particolato car-
bonioso.

2.3.1 Composti inorganici


Ossigeno
Ossigeno atomico
atomico ed
ed ozono
ozono In un'atmosfera
un”atmosfera inquinata, nella quale esistono
condizioni favorevoli per la formazione di smog fotochimico, si riscontra la presenza
di ossigeno atomico sia allo stato fondamentale, O( P), sia allo stato eccitato, O(
O(3P),
3
D).
O(1D).
1

L'ossigeno
L”ossigeno atomico allo stato fondamentale  eè formato dalla fotolisi del biossido di
azoto e dell'O 3 , quello allo stato eccitato 
dell”03, eè prodotto dalla dissociazione dell'O
de117033 per
e etto
effetto della radiazione ultravioletta.
L'ossigeno
L”ossigeno allo stato eccitato pu
puòo convertirsi ad ossigeno allo stato fondamentale
per mezzo di un catalizzatore oppure, reagendo con H 2 O, può
H2O, puo dar luogo al radicale
OH~ secondo le reazioni
OH
O(1D)
O (1 D) + M _›!O+M
O(1D)
O ( D) + H
1
H20 ! 220H-
2 O _› OH 
dove M rappresenta un generico catalizzatore, come una molecola di gas presente
nell'aria.
nelllaria.
L'ossigeno
Lyossigeno allo stato fondamentale reagisce invece con le molecole di ossigeno
O + O2 + M ! O3 + M
O+Og+M_>Og+M (2.21)
(2.21)

Negli strati dell'atmosfera


dell”atmosfera compresi tra 15-30 km di altezza l'ossigeno
Possigeno monoato-
mico, estremamente reattivo, si ricombina per formare molecole bi-tri-atomiche
O 2 + h !O+O
Og+hl/_>O+O
O + O + M ! O2 + M
O+O+M_>02+M
O + O2 + M ! O3 + M
0+02+M_>03+M
O 3 + h ! O2 + O
03+hy_>02+0
dove h
hl/ 
eè l'energia
l”energia della radiazione solare.
A causa dei moti di rimescolamento che si producono in atmosfera, la molecola
di O
033 si trova anche negli strati piu bassi di essa, come suo costituente normale.

Composti
Composti dell'azoto
dell”az0to La chimica inorganica 
eè caratterizzata dalle reazioni dei
composti gassosi dell'azoto
dell”azoto in atmosfera che sono N 2 O (protossido di azoto), NO,
N20
NO
N02,2 , HNO
HN022 (acido nitroso), HNO
HN033 (acido nitrico)
nitrico) ed NH
NH33 (ammoniaca). La chimica
dei composti dell'azoto
dellyazoto eè complicata dall'elevato
dall”elevato numero di stati di ossidazione che
questo elemento presenta. D'altra
D”altra parte non eè corretto considerare i singoli composti
separatamente, in quanto essi si trasformano facilmente
facilmente uno
uno nell”altro
nell'altro ad opera
opera di
processi ossidoriduttivi.
Il protossido di azoto, come componente naturale dell'atmosfera, ha una
dell”atmosfera, ha una concen-
trazione che si aggira su valori pari a 0.5-1.0 ppm. ppm. Per la sua elevata stabilit a non
stabilita
ha una importanza rilevante nelle reazioni chimiche che si svolgono nella parte pi u
più
bassa dell'atmosfera.
delllatmosfera.
70
70 Capitolo 2

Tra i composti citati la specie antropogenica maggiore eè il monossido di azoto


che, reagendo con O 3 , viene ossidato ad NO
03,7 N022 generando il ciclo fotolitico dell'azoto
dell”azoto
riassunto dalle reazioni:
NO 2 + h ! NO + O per
NO2+h1/_>NO+O 0;259 nm <  < 430 nm
per0,259nm<}\<430nm
O + O2 + M ! O3 + M
O+OQ+M_>03+M
NO + O3 ! NO2 + O2
NO+03_>N02+02

: âc .
dove À =
Queste tre reazioni sono molto veloci rispetto alle altre che avvengono in at-
mosfera per cui il ciclo pu
o essere considerato sempre all'equilibrio.
può all”equilibrio. Si pu
puòo ricavare
quindi l'espressione
Pespressione della concentrazione di O
033 in termini di NO ed NO N022

K1 [NO2 ]
O3 ] =
[[03] w (2.22)
(2.22)
K3slNOl
[NO]
dove con K K11 e K
K33 sono indicate le costanti cinetiche della prima e della terza reazione
rispettivamente.
Se non ci fossero reazioni collaterali, il ciclo fotolitico dell'azoto
dell”azoto avrebbe un
e etto
effetto complessivo nullo e le concentrazioni di NO ed NO N02, 2 , una volta raggiunto
l'equilibrio,
laequilibrio, non subirebbero variazioni. In realt a esistono altri gruppi di reazioni
realta
che coinvolgono composti azotati ed i radicali. Ne eè un esempio la reazione di
formazione del radicale OH OH- il quale, una volta prodotto,
prodotto, eè in grado
grado di innescare
reazioni importanti quali
NO + OH  _›
NO+OH~ ! HNO
HNO22
NO
N022 +
+OH-  !
OH _› HNO
HNO33

ed inoltre
OH  + O3
OH'+03 ! HO  + O
_)H02'+02
2 2 (2.23)
(2.23)

llll radicale
radicale perossido
perossido HO 2 
H02- eè in
in grado
grado di
di ossidare gli NO
ossidare gli N022 secondo le reazioni
secondo le reazioni
HO 2  + NO
H02'+ ! NO2 + OH 
NO _)NOg-l-OH
H O22 - +
HO +NO2 ! HNO
NO2 _› 4;
H N O4, acido perossinitrico
perossinitrico
A basse concentrazioni di NO
N0acx le reazioni di ossidazione del radicale perossido di-
ventano competitive con la seguente reazione che ha l'e etto
17eífetto di rimuoverlo

H022 ° +
HO + HO 2  _)
HOg' !H 2 O2 +
H202 + O
022 (2.24)
(2.24)

Altre reazioni di cui tener conto sono quelle in cui interviene


interviene ilil CO
00 che, analoga-
mente a tutti i VOC, OH-
V00, subisce la reazione di ossidazione da parte del radicale OH

OH - + CO _›
! HO
HO22 - + CO2 ; in presenza di ossigeno
+002, (2.25)
(2.25)
L'ossidazione
L”ossidazione del CO comporta quindi la formazione
formazione di CO
0022 e di radicali perossidi
HO 2 .
H02-.
Di giorno l'ossidazione
l”ossidazione dei composti in atmosfera avviene soprattutto per mezzo
delllattacco del radicale ossidrile; diversamente, durante la notte
dell'attacco notte,, venendo questo a
mancare, la chimica eè caratterizzata dalla presenza del radicale NO
N03.3.
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 71
71

NO + NO3 ! 2NO2
NO 2 + O3 ! NO3 + O2
N02+03_>N03+02

In presenza di ossidi di azoto tale radicale viene rimosso dando luogo in particolare
aa N 2 O5
N205

NO2 + NO3 + M ! N2 O5 + M
N02+N03+M(_>N205+M

Quest'ultimo
Quest”ultimo composto agisce da serbatoio per il radicale nitrato e ne limita la
concentrazione in aria con un equilibrio molto sensibile alla temperatura;
temperatura; viene poi
rimosso a seguito di reazioni con acqua nelle fasi vapore e liquida, dando luogo
rispettivamente ad acido nitrico e nuovamente alla formazione di NO
N033

N 2 O5 + H
N205 ! 22HN03,
2 Ovap _›
H2Omp HNO3 ; molto lenta
N 2 O5 + H
NzOö H2Oliq ! 22H+
2 Oliq _› H + 22N03_,
+
NO3 ; molto rapida.
rapida.
Altra fonte
fonte di HNO
HN033 
eè il seguente processo:
NO
N033 + HO2  _)
+HO2 ! HNO
HNO33 + O2
+02

definitiva, la chimica inorganica diurna 


Quindi, in de nitiva, eè regolata dal ciclo NO-NO
N0-N02- 2-
O
033 e dall'azione
dall”azione dei radicali ossidrili e perossidi,
perossidi, con un e etto
effetto netto complessivo
di trasformazione degli NO N006x in acidi (soprattutto HNO
HN03).3 ). In presenza di CO00 si ha
produzione del radicale HO H022 il quale pu
puòo ossidare NO ad NON02, 2 , rigenerando i radicali
OH
0H-,, senza consumare O033 la cui concentrazione quindi aumenta per la relazione
(2.22). Come si vedr
vedràa in seguito, questo fenomeno chiave dello smog fotochimico
viene ulteriormente accentuato con i composti organici attraverso i perossidi RO R02.2.
La chimica notturna
notturna  eè regolata dal radicale NO
N033 ee dalla specie tampone
tampone N 2 5.
O
N205.

Composti dello zolfo Il principale composto èe l”anidride


l'anidride solforosa (SO 2 ) che 
(802) èe un
tipico prodotto di combustione di composti fossili.
fossili. In corrispondenza delle sorgenti,
a causa delle elevate temperature che ne accelerano la cinetica e per la presenza di
ossidazione dell'SO
catalizzatori nelle ceneri volatili, si ha l'llossz'dazione dell”8022 a SO e, in presenza
8033 e,
di acqua, formazione di acido solforico sotto forma di goccioline sospese. Lontano
dal luogo di emissione, tale processo di ossidazione procede con una velocità velocita estre-
mamente bassa. Possono poi esistere sostanze ridotte, emesse principalmente da
sorgenti naturali, che svolgono un ruolo importante nell'atmosfera
nell”atmosfera marina e contri-
buiscono all'acidi cazione
alllacidificazione delle piogge. Tra i composti ridotti ci sono il solfuro di
carbonile (COS),
(008), l'acido
l7acido sol drico
solfidrico (H 2 S), il solfuro di carbonio (CS
(H28), 2 ). L'acido
(082). L7acido sol-
drico,
fidrico, bench
benchée non sia consumato in presenza di reazioni fotochimiche,
fotochimiche, non sembra
accumularsi in atmosfera; esso reagisce con diversi composti metallici per dare sol-
furi che sono soggetti ad ossidazione, specialmente nelle ore diurne per effetto e etto di
composti fotochimicamente attivi. La principale reazione di ossidazione dell'SO dell”8022  èe

22502
SO2 + OH- _›
+ OH ! 22503
SO3 (2.26)
(2.26)
che in fase gassosa eè inibita dalla mancanza di catalizzatori adeguati. Diversamente
eè molto favorita la reazione con OH 0H- che 
eè il maggiore ossidante di SO
8022 in fase
omogenea acquosa
72
72 Capitolo 2

SO
S022 + OH  _›
+OH- ! HOSO
HOSO2- 2 

HOS022 ' +
HOSO + O ! HO
022 _) HO22 ' +SO3
+503
SO
SOg3 + H
H2O !H
2 O _> 2 SO 4;
H2SO4, acido solforico
Il
Il radicale
radicale HO
HO22 pu
puòo reagire
reagire formando
formando H2 O2 che,
H2O2 che, insieme
insieme all'O3, 
all”Og, ee ilil maggiore ossi-
maggiore ossi-
dante
dante di
di SO
SO22 in fase acquosa.
in fase acquosa.

2.3.2 Composti organici


L'atmosfera
L7atrnosfera inquinata eè caratterizzata dalla presenza di un elevato numero di specie
organiche derivanti da emissioni antropiche e di origine naturale. La maggior parte
delle sostanze organiche si ossida lentamente quando e`e a contatto con l'atmosfera.
Patmosfera. Il
meccanismo comune di formazione coinvolge reazioni a catena: inizialmente avviene
la rimozione di un atomo di idrogeno dalla molecola di un idrocarburo,
idrocarburo7 con forma-
zione di un radicale; successivamente si ha l'addizione
l”addizione di ossigeno al radicale,
radicale, con
formazione di un radicale perossidico, il quale a sua volta pupuòo rimuovere un atomo
di idrogeno da un'altra
un”altra molecola di idrocarburo e far procedere la catena.
I composti organici in atmosfera sono diverse centinaia, per cui la trattazione
che segue sara necessariamente ristretta al comportamento delle principali famiglie
sara
di composti organici.

Idrocarburi differenze di reattivit


Idrocarburi Gli idrocarburi hanno notevoli di erenze a : non
reattività: non parteci-
pano tutti in ugual modo ai processi fotochimici che causano l'accumulo
l”accumulo di ossidanti.
ossidanti.
Si passa dalla trascurabile reattivit
a del metano e degli alcani a quella molto elevata
reattività
degli alcheni. Per questo si distinguono diverse famiglie [22]:
0 Gruppo degli alcani
alcani..
Gli alcani (RH) sono anche detti idrocarburi saturi ed hanno la formula ridotta
C n H2n+2 . In questa classe rientrano le maggiori emissioni antropogeniche di
OnH2n+2.
idrocarburi. Essi reagiscono principalmente di giorno con OHOH- e molto
molto limitata-
limitata-
mente di notte con NO
N03. 3 . Le reazioni inducono formazione
formazione di un radicale
radicale alchile
R- che reagisce con O
R 022 formando ROR02-2

RH + NO3 ! R  +HNO3
RH+N03%R-+HN03
RH + OH  ! R  +H2 O
RH+OH'_>R°+H2O
R  + O2 _)ROQ
R'+02 ! RO2 
e quindi
RO 2  + NO ! NO2 + RO 
RO2-+NO_>NO2+RO-

che, grazie alla successiva fotodissociazione


fotodissociazione di NO
N02,2 , causa indirettamente un un
aumento delle concentrazioni di O 3.
Og.
Il radicale RO 2  reagisce principalmente con NO producendo NO
R02- N022 ed RO , rapi-
RO-7
damente ossidato da O O27
2 , generando un nuovo composto organico ed un radicale
HO
HO2-2  che reagisce ossidando NO ad NO N022 e rigenerando OH . Il ciclo fotoltttco
OH-. fotolitico
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 73
73

dell'azoto
delliazoto in presenza di composti organici ( gura
(figura 2.3)
2.3) non porta ad alcuna pro-
duzione netta di ossidante, dal momento che per ogni molecola di NO
N022 prodotta
ne eè rimossa una di ozono.

mmm
radiazione solare

O33
O No2
mmm
radiazione \ HCHO
solare M W mia-zio ne
radiazione
I"zo\\ l/oz solare

\ 7,,,wH20
HNOf-ñãz-OH No Hoz Hoz

01
No o,
Ho,,,RO2 0
RooHÀ"

O3
mmm
radiazione solare

Figura 2.3
Figura 2.3 Ciclo fotolitico dell'azoto
delllazoto in presenza di idrocarburi [23].

Ogni
Ogni altra
altra reazione
reazione che
che trasforma
trasforma il il monossido
monossido di di azoto in NO
azoto in N022 comporta
comporta lala
produzione netta di una molecola di O 03.
3 . Quindi durante l'ossidazione
Possidazione degli
idrocarburi, la riconversione dell'NO
delllNO in NON022 pu puòo essere e ettuata
effettuata dai radicali
perossidici prodotti soprattutto in seguito all'iniziale
allliniziale reazione del radicale OH 0H-
con gli idrocarburi stessi, come evidenziato dalle reazioni precedenti.
precedenti. Possono
poi svilupparsi altre reazioni regolate dal radicale RO R0-.. Infatti esso pu
puòo reagire
con l'ossigeno
l”ossigeno producendo HO 2 , la cui reazione con NO
H02-, N0 rigenera il radicale
OH
0H-::
RO - + O
O22 !
_› HO 
HO22 ~ + aldeidi
aldeídí o
0 chetoni
chetom'

HO 2  + NO ! NO2  + OH 
HO2-+NO_›NO2-+OH-

In quest'ultima
questlultima reazione si trasforma anche una
una seconda molecola
molecola di NO
N0 in NO
N022
e conseguentemente pu o essere prodotta un'altra
può un”altra molecola di O 3.
03.
I tipici episodi di smog ƒotochz'mico
fotochimico sono provocati dai processi fotochimici che
coinvolgono i composti organici e gli ossidi di azoto, che devovo essere presenti in
atmosfera in concentrazioni abbastanza elevate, quali possono esssere raggiunte
74
74 Capitolo 2

durante i periodi di scarsa circolazione ed in presenza di forte insolazione.


insolazione. In
queste condizioni l'atmosfera
lyatmosfera diviene un ambiente fortemente ossidante: si ha
formazione di O 3 , di perossidi organici e di ossidi di azoto. La concentrazione
03,
di tutti questi ossidanti segue un andamento ciclico nel corso della giornata con
un massimo nelle ore diurne ed un valore trascurabile di notte. La formazione
di sostanze irritanti, tra le quali l'ozono,
l”ozono, 
èe legata anche al rapporto tra il tenore
di VOC
V00 ed il tenore di NO x.
N03.

0 Gruppo degli alcheni


alcheni..
Hanno
Hanno la la forma
forma C n H2n ed
0,,H2n ed hanno
hanno almeno un doppio
almeno un doppio legame tra atomi
legame tra atomi di
di car-
car-
bonio. Un signi cativo
significativo contributo alla loro presenza in atmosfera e dato dalle
emissioni naturali (alcheni biogenici). Il tasso di reazione col radicale OH 0H- `ee
maggiore che nel caso degli alcani. Essi possono facilmente reagire anche con
O 3 , NO
03, N033 ed O02.2 . Per alcheni con pi
u di tre atomi di carbonio la reazione con il
più
0H- porta alla rottura del doppio legame C=C
radicale OH 0:0 con conseguente forma-
zione di aldeidi e chetoni. La reazione tra O 033 ed alcheni procede per addizione
dell'ozono
delljozono al doppio legame ole nico
olefinico che porta alla rapida decomposizione della
molecola cos
così formata:
formata:
ALKE + O
O33 ! CRIG* + composti organici semplici
_› CRIG

dove con la notazione CRIG0RIG* sono indicati dei biradicali altamente reattivi.
reattivi.
I biradicali reagiscono velocemente, stabilizzandosi o scomponendosi in nuovi
prodotti. Originati
0riginati i prodotti pi
u semplici (aldeidi), la catena prosegue secondo
più
i passi prima illustrati.
0 Gruppo degli alchini
alchini..
Essi sono idrocarburi in cui eè presente almeno un triplo legame fra gli atomi
di carbonio che li rende in grado di reagire con OH 0H~,, NO,
N0, O3 . La reazione
03.
con il radicale OH , l'unica
0H-, l”unica importante in atmosfera, procede
procede per
per addizione del
radicale al triplo legame C C.
050.

Composti
Composti aromatici
aromatici Sono composti molto resistenti agli agenti ossidanti
ossidanti e rea-
rea-
giscono quasi solo con OH
0H-.. La reazione pu
o essere sia di sottrazione di un atomo
può
di idrogeno da un gruppo sostitutivo del carbonio, sia di aggiunta del radicale OH0H-
all'anello.
all”anello. La catena reattiva prosegue poi nei modi gi
giaa illustrati.
illustrati.

Aldeidi
Aldeidi e
e chetoni
chetoni Le aldeidi ed i chetoni sono immessi nelle atmosfere urbane
dagli scarichi degli autoveicoli e dai camini di impianti di incenerimento o di centrali
termiche. Possono anche essere prodotti dalla ossidazione di altri idrocarburi.
I chetoni hanno un gruppo C=O 0:0 e provengono soprattutto dalla ossidazione
di altri composti organici. Il principale processo di rimozione avviene con OH 0H-.. II
composti appartenenti alla famiglia
famiglia delle aldeidi hanno
hanno ilil gruppo sostitutivo CHO
0H0
e sono i composti piu reattivi della chimica organica atmosferica. Signi cativo
Significativo eè ilil
contributo antropogenico principalmente dovuto al traffico
traÆco e ai combustibili fossili.
fossili.
Sono composti prodotti in quasi tutte le reazioni che coinvolgono composti organici
in atmosfera
RO - + O
022 !
_› HO
H022 + aldeidi + altri composti
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 75
75

L'aldeide
L”aldeide piu semplice eè la formaldeide (HCHO)
più (HCHO) coinvolta principalmente in due
processi di rimozione:
0 fotodegradazione
HCHO + h ! H  + HCO
HCHO+h1/_›H~+HCO~

0 ossidazione
ossidazione

HCHO + OH  _>HCO-+
HCHO+OH~ ! HCO  + H 2O
H2O

ed
ed inoltre
inoltre

H  + O2 ! HO2 
H'+O2_›H02

HCO  + O2 ! HO2  + CO
HCO-+O2_>HO2-+CO

Quindi, in forma sintetica, in presenza di ossigeno si ha:


HCHO + h ! 22HO2-+
HCHO+hI/_› HO2  + CO
HCHO + OH  _›HO2-+
HCHO+OH' ! HO2  + CO + H2 O
CO+H2O

II prodotto di queste reazioni eè il radicale perossido con conseguente aumento della
concentrazione di O 3 . Anche le aldeidi pi
03. piùu complesse (acetaldeide - CH 3 CHO, pro-
CH30H0,
pionaldeide - CH 3 CH2 CHO, ecc.) reagiscono col radicale OH
0H30H2CH07 0H- o si fotodissociano.
fotodissociano.
Ad esempio
CH OH- _>
3 CHO + OH
CHgCHO ! CH 3 COO2 ~ + H
CHgCOO2 2O
H2O
CH 3 CHO + h
CHgCHO ! CH
hz/ _› HO22 - + CO
3 O2 + HO
CH302

Gli RO
R022 prodotti reagiscono poi con NO

NO
NO + RO2  _)
+R02' ! NO
N022 + RO
+RO

R0- a sua volta pu


Il radicale RO puòo reagire, soprattutto con O 2 , formando nuovi composti
02,
organici (radicali e formaldeide)
formaldeide) che ripetono il processo.
processo. Da notare il fatto che
il radicale acetilperossido (CH 3 COO2 ) pu
(0H30002-) o reagire con NO
può N022 producendo i PAN
perossiacetilnitrati )
((perossíacetílnítmtí)
CH 3 COO2 - + NO
CHgCOO2 N022 !
_› CH 3 COO2 NO2
CHSCOO2NO2

I PAN formatisi
formatisi possono dissociarsi termicamente
CH 3 COO2 NO2
CHgCOO2NO2 !
_› CH 
3 COO2 ~ + NO
CHgCOO2 N022

e sono quindi un importante serbatoio di NO N022 e di radicali perossidi.


perossidi. D'inverno
D”inverno i
PAN subiscono fenomeni di trasporto a lungo raggio prima di dissociarsi. I PAN
non sono gli unici nitrati organici presenti in atmosfera: esistono anche i perossipro-
perossipro-
(PPN) che nascono dalla dissociazione della propionaldeide.
pionilnitrati (PPN) propionaldeide.
76
76 Capitolo 2

Alcoli
Alcoli ed
ed eteri
eteri I derivati organici dell'acqua
dell7acqua possono essere formati attraverso la
sostituzione di uno o di entrambi gli atomi di idrogeno con gruppi alchilici. Quando
viene sostituito un solo idrogeno si hanno gli alcoli (ROH); (ROH): quando entrambi gli
atomi di idrogeno vengono sostituiti con dei gruppi alchilici ne risultano gli eteri
(ROR).
Gli alcoli in generale sono composti in cui èe presente almeno un gruppo OH. I
maggiori rappresentanti in atmosfera sono l'alcol
l”alcol metilico (CH 3 OH) e l”alcol
(CHgOH) l'alcol etilico
(CH 3 CH2 OH). Possono essere monovalenti o polivalenti in funzione del numero di
(CHgCHQOH).
gruppi OH presenti. L'unico
L7unico processo di rimozione  èe l”ossidazione OH-..
l'ossidazione col radicale OH
Gli eteri sono composti ossigenati dalla struttura R-O-R. Principalmente in
atmosfera ci sono dimetil-etere e metil-t-bentil-etere. Sono rimossi quasi solo da
ossidazione con OH . I meccanismi reattivi sono analoghi a quelli gia descritti per
OH-.
altre specie organiche. A seguito dell'ossidazione
dellyossidazione si ha la produzione del radicale
alchile che,
che7 ossidandosi,
ossidandosi7 produce il radicale perossido.
perossido. Quest'ultimo
Quest”ultimo pu
puòo ossidare
NO ad NON02,2 , generando HO
HOQ-2  ed un nuovo composto organico.

2.4 Soluzioni dell'equazione di di usione


2.4.1
2.4.1 Soluzioni
Soluzioni analitiche
analitiche

L'equazione
L”equazione 2.19 eè una equazione di erenziale
differenziale parziale (PDE)
(PDE) lineare e del secon-
di usione ) e uno iperbolico
do ordine. Vi si riconoscono un termine parabolico ((difiusione)
trasporto ). L'eventuale
((trasporto). L”eventuale introduzione di termini relativi a reazioni chimiche dell'in-
dell”in-
quinante, in generale polinomíalí
polinomiali del secondo grado, rende liequazione
l'equazione quasi-lineare.
quasi-lineare.
Si intende cercare una soluzione in senso classico, ovvero una funzione
C = C (x;y;z;t)
C = C(x7y7z7t)

tale che, sostituita nella 2.19, la soddis


soddisfi identicamente, assieme alle condizioni in-
iziali e al contorno [24].
L'integrale
L7integrale particolare di una PDE viene individuato a partire da quello generale
mediante la precisazione di un numero di funzioni pari all'ordine
all“ordine della equazione
integranda. Per la 2.19 si danno generalmente:
0 Le condizioni iniziali
iniziali:: valori della concentrazione dell'inquinante
dell”inquinante su tutto il
dominio

Q,, per t=0


t:0
C ((Im/,2; 0) jlo

x; y; z ; 0) (2-27)
(2.27)
0 Le condizioni al contorno
contorno:: esse precisano l'andamento
liandamento della funzione concentra-
zione sulla frontiera l¬ del dominio di integrazione. Si pu
puòo ad esempio pensare
di imporre su l¬
C (x; y; z ; t) j (2.28)
oppure
@C
ÖC
(x; y; z ; t) j (2.29)
@w
(dove w indica una delle coordinate spaziali), dando luogo rispettivamente ai
problemi di Dirichlet e di Neumann
Neumann..
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 77
77

In generale non sono reperibili soluzioni analitiche della 2.19, relative a generiche
disposizioni delle sorgenti, e a valori qualsiasi dei coeÆcienti
coeflicienti e delle condizioni al
contorno. Quando anche disponibili, tali soluzioni possono essere di non agevole
valutazione.
Sotto condizioni particolarmente restrittive e nell”ipotesi
nell'ipotesi che
@C
âC
ôt = _ 0 (2.30)
(2.30)
@t
o nel 1953 il modello gaussiano
Sutton ricav
ricavò gaussiano,, (si veda il capitolo 5) adatto per il
calcolo delle concentrazioni in condizioni stazionarie.
Si noti che, perch
perchèe abbia senso parlare di soluzione,  eè fondamentale prima di-
mostrare che essa esiste ed e`e unica. A tale proposito, per le PDE del tipo della 2.19,
quando manchi il termine di sorgente S, vale un teorema di monotonia, da cui si
pu
puòo far discendere l'unicit
a. Quando invece, come nella 2.19, il termine S sia pre-
lyunicita.
sente, si pu
o ancora mostrare che la soluzione esiste ed eè unica, a patto di precisare
può
opportunamente lo spazio funzionale in cui essa va cercata [25],[26].
[25],[26]

2.4.2 Le soluzioni numeriche


La
La prima
prima implementazione
implementazione di di un
un modello
modello numerico
numerico dell'equazione
delllequazione di trasporto-
di trasporto-
di usione,
ditfusione, applicata
applicata adad unun caso
caso reale
reale caratterizzato
caratterizzato da piu di
da piu una sorgente
di una sorgente didi in-
in-
quinante,
quinante,  ee da
da attribuirsi
attribuirsi aa Randerson
Handerson nel nel 1970
l970 [27]
[27] che la integro
che la integro con uno schema
con uno schema
alle di erenze
dillerenze hnite nite di tipo
tipo esplicito, per descrivere la dispersione di SO SU?2 nell'area
nell area
urbana di Nashville, Tennessee
lennessee [27].
]2 (]. Il
ll principale limite dello schema di Randerson
Handerson
e l'uniformit
lunitormita griglia ) spaziale nella direzione verticale, con
a della discretizzazione ((grzglza)
conseguenti problemi computazionali e limitazione eccessiva (60 m) sull'altezza
(bU m) sull altezza della
regione di integrazione.
Una seconda signi cativa
significativa applicazione di un modello deterministico riguard riguardo o la
dispersione
dispersione di di SO
SU?2 nella
nella citta di
citta di Chicago
Uhicago [28].
]2ë5]. In
ln quel
quel caso
caso sisi svilupp
sviluppoo uno
uno schema
schema
alle di erenze nite di tipo
dil'lerenze linite tipo implicito per i termini dell'equazione
dell equazione che coinvolgevano
la coordinata verticale z, mentre per gli altri termini termini si scelse unouno schema di tipotipo e-
e-
splicito. Ne conseguiva una griglia spaziale orizzontale che, limitata da condizioni di
stabilit
stabilita,a, risultava uniforme, con conseguente appesantimento dei calcoli numerici.
La letteratura presenta altre numerose tecniche tecniche di integrazione
integrazione numerica dell'e-
dell e-
quazione di di usione.
diffusione. Per una panoramica di tali tecniche si rimanda a [29], [30].
Nel seguito saranno esposte le caratteristiche di alcuni tipici schemi numerici
alle
alle di erenze nite ee tecniche
dzjjerenze jimte tecniche didi splitting
splzttmg,, con particolare attenzione
con particolare attenzione alle
alle condizioni
condizioni
che
che debbono
debbono essere essere rispettate
rispettate per
per garantire
garantire la la stabilit
a della
stabilita della soluzione numerica.
soluzione numerica.

Soluzione
Soluzione dell'equazione
dellaequazione alle
alle di erenze nite Per sempli care
differenze finite le notazioni
semplificare le notazioni
si indichi con C n
i;j;m il valore della concentrazione media nel punto, della griglia
Cl-Tfjm
spazio ix, jAy,
temporale, di coordinate ((iAx,
spazio-temporale, jy, mAz;
mz ; nt ). Una approssimazione alle
nAt).
@C @ 22 C
di erenze finite delle derivate spaziali _ ee _
differenze nite , conduce, ad esempio,
esempio, alle seguenti
@t
Öt @x
3x22 7
equazioni:
78
78 Capitolo 2

8Cnn _ C
@C n+1 - C
Cn+1 C”n t
At @
820
2
C
= + ( ) ; nt  
g ((nn + 1)
nntt (2.31)
(2.31)
â,
@t T t 2 @t2 (00; nnt 5 a
Q-W
 
@820,-
2
Ci _ C
Cm Ci + C
i+1 - 22C, CH
i 1 x
nf2 @840
4
C @840
4
C _
= + ( ) + ( 2 ) ;
@x
8m22 _ x
Ax22 + 24 @x 1
83644 (ß1)+ w @x4 (ß2) 7

ix
iAa: S ßl S ((ii + 1)
1 x ;
1)A:U, ((ii 1) x
- 1) Aa: S 
ßg2 É ix
íAw  (2.32)
(2.32)

8C @C
@C 8C @C
8C @ C @820
820 C 2 2
con analoghe approssimazioni per , , , , . La 2.31 èe detta equa-
@x @y @z @y2 @z 2
85177811782781/27822'
differenze in avanti nel tempo
zione alle di erenze tempo,, mentre la 2.32  èe detta centrata nello
nella spazio
spazio..
Le approssimazioni delle derivate parziali, del tipo di quelle qui introdotte, conduco-
no ad equazioni alle di erenze nite che, una volta risolte, forniscono la soluzione nu-
differenze finite
nell7 incognita C
merica approssimata, nell' (x;y;z ; tt).). Una famiglia di approssimazioni alle
G(a:,y,z;
@C
80 @820
2
C
di erenze
differenze nite, diffusiva della 2.19 ((E =
finite, per risolvere la sola componente di usiva _ w), ),
@t @x 2

risulta nel seguente schema:


Ogm
Ci
n+1
- CCrin =Z #,,(Cåìf
(Cin+1
+1
- 220.-"“
Cin + + C0511)
+1 n
i )
+1
1
+
t
At x
Arg2
n Cin + C n
+ <1 _ #a)) (< Cife -
+ (1 +1 220,"
x
A3722
i 1)
Cgil)
(2.33)
(2.33)

dove #19 eè un parametro che soddisfa 0O  19 


S # S 1 e dove l'errore
Terrore di approssimazione 
èe
proporzionale ai fattori Att e  x2 .
AXA.

ø Se # =0, lo schema dell'equazione


19:0, eè detto esplicito
dell”equazione 2.33  esplicito,, dato che i valori della
soluzione numerica approssimata sono conosciuti al tempo tn:nAt tn =nt ed i valori
t =(n+1)t possono essere calcolati, conoscendo i
approssimati al tempo tn+1:(n+1)At
n+1

valori precedenti, in maniera esplicita dalla 2.33.


0 Se #19:1,
=1, ci si riconduce alla soluzione di un sistema di equazioni lineari che, una
volta risolto, fornisce i valori incogniti al tempo t”+1
tn+1 e l'approssimazione
l”approssimazione alle
di erenze eè detta implicita
differenze  implicita..

0 Se # =1/2,
19:1 differenze, detto di Crank Nicol-
/ 2, si ottiene un particolare schema alle di erenze,
son che possiede la prerogativa di avere un errore di troncamento della derivata
parziale @8C/8t
C/@ t proporzionale a tAt22 e non a  t, come negli altri casi. Questo
At,
metodo risulta ancora di tipo implicito.
In generale i metodi impliciti richiedono, rispetto a quelli espliciti,
espliciti, uno sforzo compu-
tazionale notevole, legato alla soluzione di sistemi lineari
lineari di ordine
ordine elevato
elevato (propor-
zionale al numero di punti della griglia spaziale), ad ogni
ogni passo temporale;
temporale; in
in realtà
realta
gli schemi utilizzati risultano in sistemi di tipo
tipo generalmente
generalmente tridiagonale, per la la
cui soluzione si pu
puoo ricorrere a tecniche sempli cate
semplificate che riducono
riducono la, pur
pur notevole,
complessit
complessitàa del calcolo.
Il concetto di stabilita della soluzione numerica gioca un ruolo molto impor-
stabilità
tante nella scelta del metodo numerico di discretizzazione. Nel calcolo numerico si
considera stabile una soluzione numerica in cui gli errori, di qualunque natura essi
Fenomeni di trasporto
trasporto e trasformazioni chimiche 79
79

siano (di troncamento o di approssimazione), non vengono ampli cati amplificati nel procedere
delle iterazioni. Tipicamente le tecniche esplicite richiedono che gli intervalli di dis-
cretizzazione  t,x,y,z rispettino dei vincoli di disuguaglianza, per mantenere
At,Ax,Ay,Az
la stabilit
stabilita. dell”equazione 2.33, ottenuta ponendo #
a. La forma esplicita dell'equazione =0 èe stabile
19:0
verifica la condizione 
se si veri ca t<x2 /2. La discretizzazione secondo il metodo di
At<Ax2/2.
Crank Nicolson eè invece incondizionatamente stabile ed e anche per questo moti-
Crank-Nicolson
vo che viene spesso utilizzata per esplicitare la componente diffusiva dell'equazione dell”equazione
2.19. L'incondizionata
Llincondizionata stabilit a, per una qualsiasi scelta degli incrementi spaziali e
stabilità,
temporali eè,, in generale, una caratteristica delle tecniche implicite.
alllordine di approssimazione della dis-
In ogni caso permangono gli errori dovuti all'ordine
cretizzazione
cretizzazíone delle derivate parziali, del tipo espresso dalle 2.31, 2.32. Consideriamo,
infatti lo schema alle di erenze
differenze di tipo esplicito utilizzabile, in una approssimazione
del primo ordine, per rappresentare la componente avvettiva dello scambio di inqui-
nante @ôc/ôt:-vx(z)Öc/ÖX,
c/@ t= vx(z)@ c/@ x, scritta, per semplicit
semplicitàa nelle variabili xm,, tt,, fissato
ssato il livello
zzzmAz:
= mz : A
nfl+1 n.n tt ne _ n
Ci;j;m
mlm = Ci;j;m
+1 I
_ v
vmm _Axw (Ci;j;m Cii-il
'I 1;j;m )) (2.34)
2.4
(3)
Iulm x mlm

La condizione di dz' Courant


Courant per garantire la stabilit
a numerica richiede che venga
stabilita
rispettata la disuguaglianza:
t
At
m _
vm Ax < 11 ( 2. 35)
(2.35)
x
con evidenti limitazioni sulla scelta del passo temporale t
At ee conseguente appesan-
timento dei calcoli.
L'equazione 2.34 e`e una approssimazione al primo ordine dell'equazione:
@C
ÖC @C
ÖC v @820
2
C
= vm + m (x vm t) 2 (2.36)
@t @x 2 @x
in cui eè evidenziata una componente di di usione
dz'fiusione numerica introdotta arti -
artifi-
cialmente per il fatto che ad ogni passo di integrazione le particelle di inquinante
sono trasportate in una posizione che dista x
Ax - vm t
vm At dal punto piu prossimo della
più
maglia spaziale pre ssata.
prefissata. Tale di usione
diffusione numerica 
èe proporzionale al coeÆciente
coefficiente
pseudo di usivo :
pseudo-dz'fiusívo:
vm
: Uímmx
P= (x _ Umm)
vm t) (2.37)
(2.37)
2
che si annulla per:
vUmAt
m t = x
Ax (2.38)
(2.38)

e, qualora non venga rispettata la 2.38 pupuòo essere preponderante rispetto all'e ettivo
alFeffettivo
coeÆciente
coefliciente di di usione
diffusione turbolenta.
Poich
Poichée la velocit
velocita funzione della coordinata verticale, vvm
a del vento eè una funzione non
m non
risulta costante e, tenendo conto della 2.35, la condizione 2.38 può puo essere al limite
soddisfatta solo per altezze in cui la velocit a del vento
velocita vento sia massima. D'altra parte,
D”altra parte,
per ridurre la di usione
diffusione numerica, il coeÆciente
coefiiciente P dovrebbe annullarsi al livello della
sorgente di inquinante ((m m = ms ), dove il gradiente di concentrazione èe massimo e
ms),
dove non necessariamente la velocit
velocitaa del vento risulta massima.
massima.
80
80 Capitolo 2

Il problema numerico eè evidente e sono stati sviluppati diversi metodi per risol-
verlo; ad essi si rimanda alle letteratura, per approfondimenti si vedano ad esempio
[31]7 [32], [33], [34].
[31], [34]-

Tecniche
Tecniche di di splitting
splitting Per ridurre i problemi computazionali (in termini di ri-
sorse e tempo di calcolo) in cui si incorre per la soluzione numerica adottando, con
garanzia di stabilit a, metodi impliciti, sono state sviluppate tecniche di splitting
stabilita, splíttmg..
In sostanza l'equazione
17equazione di erenziale
differenziale alle derivate parziali nelle quattro dimensioni
spazio
spazio-temporali x,y,z ,t) viene separata, grazie alla sua linearit
temporali ((w,y,z,t) a, in tre equazioni
linearità,
di erenziali
differenziali in due dimensioni, che sono risolte in successione ad ogni passo tempo-
fractional step
rale ((fractz'onal step)) [35]. Se ciascuna equazione viene risolta, con metodo implicito
od esplicito, rispettando le condizioni di stabilit a, anche la soluzione complessiva ri-
stabilità,
sulta stabile, con notevole risparmio di memoria e di tempo di calcolo. La soluzione,
ad esempio, della componente di usiva diffusiva dell'equazione
dell”equazione 2.19, nelle tre dimensioni spa-
ziali con lo schema implicito ((19# = 1) della 2.33, in un dominio costituito da N N33 punti
di una griglia spaziale, comporta la soluzione di un un sistema lineare che si riconduce,
usando il metodo di Gauss, ad un numero di equazioni proporzionale a (N (N2)2) N
2 2
N3:
3
=
N7.. Con una tecnica di splitting
N 7
splittmg il numero di equazioni da risolvere  e proporzionale
a 2N
2N3,3
, con evidenti vantaggi, rispetto allo schema puramente implicito. implicito.
Diverse combinazioni di schemi impliciti ed espliciti possono prestarsi alla so-
luzione delle equazioni in cui viene suddivisa la 2.19 in seguito allo splitting splittz'ng della
stessa. La scelta di metodi espliciti per rappresentare almeno alcune componenti
della 2.19 comporta, come gi a accennato, la scelta di una griglia spaziale uniforme,
gia uniforme,
essendo limitata dalle condizioni di stabilit a, ed èe giusti cabile
stabilita, giustificabile nel caso di distribu-
zione uniforme delle sorgenti di inquinamento.
3

w
Il ruolo della meteorologia

3.1
3.1 Cenni
Cenni alla
alla sica
fisica dello
dello strato
strato limite
limite planetario
planetario

La porzione di atmosfera nella quale avvengono i principali fenomeni di inquinamen-


to prende il nome di Strato Limite Planetario ((Planetary
Planetary Boundary
Boandary Layer
Layer,, PBL)
PBL) e si
de nisce
definisce come la parte di atmosfera i cui moti sono influenzati
in uenzati dalla presenza della
super cie
superficie terrestre, oltre che dal gradiente orizzontale di pressione e dalla forza di
Coriolis [36]. All'interno
All”interno del PBL la struttura del campo di moto del fluido uido atmo›
atmo-
sferico presenta una notevole variabilità
variabilita spazio-temporale e risulta molto complesso
descrivefla in termini quantitativi.
descriverla quantitativi Generalmente
_ si schematizza il moto del uido
_
attraverso una componente di trasporto, che tiene conto delle caratteristiche medie
_
del campo di moto, ed un termine di dispersione turbolenta, che tiene conto delle
oscillazioni
_. attorno al valore medio. L'e etto
Lieffetto di trasporto, che influenza
in uenza soprattut-
to i moti orizzontali, viene quanti cato
quantificato attraverso la conoscenza della struttura del
campo di vento medio (in termini di direzione e velocit a). La dispersione turbo-
velocità).
lenta, invece, in uenza principalmente le caratteristiche dei moti verticali del uido
atmosferico ed e generata dal riscaldamento della super cie terrestre (turbolenza di
tipo convettivo) e dalla presenza di rilievi e rugosita (turbolenza meccanica). Per
pilotare correttamente i modelli di dispersione e`e necessario quanti care
quantificare in qualche
modo l'e etto
lieffetto di questi due fenomeni.
fenomeni. Il contributo del trasporto viene stimato
ricostruendo il campo di vento
vento,, mentre la turbolenza viene descritta attraverso dei
coeÆcienti
coeficicienti di dispersione lungo le tre direzioni. In alcuni casi  e`e possibile descrivere
tali fenomeni direttamente sulla base delle misure disponibili, ma, generalmente oc-
corre utilizzare appositi processori. Prima di descrivere in modo più piu dettagliato i
processori meteorologici (vedi paragrafo 6.4), èe opportuno de nire
definire alcune grandezze.
grandezze.
Alcune di queste possono essere misurate, mentre altre devono essere stimate.

Caratteristiche
Caratteristiche della della super cie
superficie In generale,
generale, dell'area
delliarea che si
si intende
intende studiare,
studiare,
occorre conoscere l”orografia,
l'orogra a, la tipologia di copertura del suolo e una serie di para-
geo sici. I principali sono: la rugosit
metri geofisici. a super ciale,
ragosita superficiale, la ri essivit
rifiessivitaa della super -
superfi-
albedo ), il rapporto tra flusso
cie terrestre ((albedo), rapporto di
usso di calore sensibile e latente ((rapporto
Bowen
Bowen), umidita del suolo, il coeÆciente
), l'Fumidità coefficiente di assorbimento dell'energia
dellyenergia radiante
radiante,, il
coefficiente di copertura fogliare
coeÆciente fogliare (LAI), il gradiente di temperatura nel terreno.
terreno. Le
informazioni sull'orogra a
sulliorografia e sull'uso
sulliuso del suolo possono
possono essere
essere ricavate
ricavate da carte tema-
tema-
82
82 Capitolo 3

tiche oppure, preferibilmente, da database informatizzati. Per un corretto utilizzo di


tali dati occorre veri care
verificare che il grado di dettaglio con cui vengono forniti sia compa-
tibile con la scala spaziale con cui opererano i modelli. Le informazioni sui parametri
geo sici
geofisici sono pi u diÆcilmente
più difficilmente reperibili e generalmente vengono de nite
definite in funzione
della tipologia di copertura del suolo sulla base di valori di letteratura. UWeperö
Occorre pero
precisare
precisare che,
che, soprattutto
soprattutto nelle
nelle applicazioni
applicazioni meno
meno complesse, il numero
complesse, il numero didi informa-
informa-
zioni
zioni necessarie
necessarie diminuisce
diminuisce notevolmente
notevolmente e e si
si riduce
riduce generalmente
generalmente all'orogra a
all orografia ee alla
alla
copertura
m del suolo (vedi ad esempio hppt://edcdaac.usgs.gov/dataproducts.html).

Bilancio
Bilancio energetico
energetico L'energia
L7energia radiante proveniente dal sole interagisce in diversi
modi con l'atmosfera
Patmosfera e la super cie terrestre. In figura
superficie terrestre. gura 3.1 èe riportato uno schema
sempli cato
semplificato del bilancio energetico. Uno dei termini più piu rappresentativi ai fini
ni della
descrizione delle caratteristiche dei moti atmosferici ed in particolare della turbolenza
di origine convettiva, eè costituito dal flusso usso di calore sensibile (Q h ). Q
(Qh). Qhh rappresenta
la quantit
quantita a di calore che la super cie
superficie cede all'atmosfera
all”atmosfera attraverso un processo di
convezione. Talelale energia  e in grado di riscaldare l'aria
l aria dando luogo
luogo a moti
moti ascendenti
ee discendenti
discendenti il il cui
cui e etto
effetto ee rendere
rendere pi u eÆciente
piu efficiente ilil rimescolamento
rimescolamento dell'atmosfera
dell atmosfera
lungo
lungo lala verticale.
verticale. Illl usso
flusso didi calore
calore sensibile
sensibile  ee generalmente positivo durante
generalmente positivo durante lele
ore
ore diurne
diurne e e negativo
negativo di di notte,
notte, perch
perchee la
la super cie
superficie si ra redda cedendo
si raffredda energia
cedendo energia
sotto
sotto forma
forma radiante.
radiante. Inln questo
questo caso
caso si
si osserva
osserva un ra reddamento degli
un raffreddamento degli strati
strati bassi
bassi
dell'atmosfera
dell atmosfera e un conseguente e etto effetto di smorzamento della turbolenza. ll Il flusso
usso di
calore sensibile e de nito
definito come:
Q %cp u 
Qhh = -Qcpu*@* (3.1)
(3.1)
%Q = densit
a dell'aria
densità dell”aria
ccIDp =
: calore speci co
specifico a P costante
uu* = velocita d'attrito
velocita d7attrito
Q* =: temperatura di scala

e pu
o essere ricavato direttamente dalla sua de nizione
può definizione determinando u*u e 
Q* (meto-
do del pro lo)
profilo) attraverso la teoria di similarit
a [36]. Oppure Q
similarita Qhh pu
puòo essere calcolato
a partire dall'equazione
dall”equazione di bilancio energetico (metodo del bilancio)
bilancio) che de nisce
definisce la
radiazione netta come somma algebrica di:
R
RTLn = Q
Qhh + Q
Q1l + Q
Qgg (3.2)
(32)
R
Rnn = radiazione netta
Q
Q1l = usso
flusso di calore latente
Q
Qgg = usso
flusso di calore verso il terreno
La stessa equazione, leggermente pi
piùu complicata, può
puo essere espressa anche i termini
di radiazione totale incidente. Anche da quest'ultima
quest7ultima 
eè poi possibile ricavare Q h.
Qh.
Il termine di radiazione pu
puòo essere misurato oppure stimato in funzione della posi-
zione geogra ca
geografica e del periodo dell'anno.
dell”anno. Diversamente i termini che de niscono
definiscono le
equazioni di bilancio sono calcolati in funzione della nuvolosità
nuvolosita e di alcuni parametri
geo sici
geofisici (albedo, rapporto di Bowen,. . . ).
)

Pro lo
Profilo verticale
verticale di temperatura Fornisce indicazioni sulla capacit
di temperatura a dispersiva
capacità
dell'atmosfera,
delliatmosfera, particolarmente lungo la componente verticale.
verticale. In atmosfera, una
Il ruolo
Il ruolo della meteorologia 83
83

Onde corte
Onde corte Onde lunghe
Onde lunghe

Dal sole
Dal sole Persa
Persa
"Albedo" Verso
verso
100%
100% +796 +296 = 34% lo
Persa verso
Persa lo spazio
verso lo spazio =
= lo spazio
spazio =
= 6%
6% = 66%
Riflessa verso lo spazio: 25%

4 (dalla terra
(dalla terra ee dall'atmosfera)
dall’atmosfera)
ëgå

dall’atmosfera verso
le:

lo spazio: 60%
lo sp a verso
uvo

s sg

7%
Rif

Irradiata
rat
.2.92 'o'
50%alle n

azio:
E "à E

2%
ta

Rifratt
da à E g-
12
ta d

lla terra:
%

ll’a
Persa 22
tta

Persa
ri
dalla g
a:
rce

dalla
Assorbimento
Assorbimento atmo-
atmo-
Inte

.m atmosfera = 2% : 19% sfera = 106% 60% 114% 10% 23%w= 19%

da
4 i _ _
in atmosfera = 2% sfera =

l’atmosfera, attraverso evaporazione


Rifratta o ° g

Flusso di calore, dalla terra verso


>

Flusso di calore, dalla terra verso


Assorbita dalle nuvole: 2% Q É 'm
Assorbita dalla terra: 19%

*ß a, Emè” \° g m > Eo

Irradiata dall’amosfera
o .i a

verso l’amosfer: 114%


Irradiata direttamente

convezione e turbolenza
verso la terra: 106%
Diffus

A E gE g a
a I: g “ñ <0
mgs

l’atmosfera, attraverso
e ass

Irradiata dalla terra


_. Ea: w-- oo v- m0 52 .-a, gw

verso lo spazio: 6%

(vapore acqueo)
»
w E '-.. '-
-- :x w
-- >o

-
. a EQ m a 2 a U m se 2 o

-
a attra
orbita

Assorblta
Assorbita g “a”, a *= t ì 7; fà ì zz g Q
17%
dell'aria: 17% 5 -- a m 2 U o u N' , w
Rifra rra: 5%

dell’aria:
_. `° w U a «w E E › mm w â
la te

<¬°
verso

E2 Eg .E ,N g Q a? šm ~=
dalla

¬ .E o E m -u-o m 2 *o E
tta v

m
-- 4 'u w U 3 gL ,,,Lv
> ßU Emmv-
QN v-U
4 m¬ N wh E > mt
terra:

- >a, v- > U 5
le nuv

w : -h
erso

i \e
a mo - > U '5: mo
o »_° »-
w
'o m o m o
o; g E E
23%
ole

\ o E u. s

-
- Persa
Persa
^ss°"°""e"'°
Assorbimento
della terra
della terra
= 23% + 19% + 5%=47% dalla
dalla =s% -1oe% “14% + 1o%+23%-47%
terra
terra

Figura 3.1
Figura 3.1 Schema sempli cato
semplificato del bilancio energetico sulla
sulla superficie
super cie terrestre
terrestre [37]
[37]

particella elementare d'aria


d”aria si muove verticalmente in modo adiabatico. Si può
puo
dimostrare che il suo gradiente di temperatura eè [38]:
ÆT
__È_C gg  Æo C m i11 ]]
= =p_o.0
= 0098
: 0098 [[Cm
_ 6T_ m
(3.3)
(3-3)
Æz Cp
T = Temperatura della particella d'aria
dlaria
OOQNH

z =
: Altezza dal suolo a cui si trova la particella
g =
: Accelerazione di gravita
gravita
Cpp =
: Calore speci co,
specifico, per unit
a di massa, dell'aria
unità de117aria a pressione costante

Le caratteristiche del moto della particella Verranno


verranno in uenzate
influenzate dalla struttura ver-
ticale del pro lo
profilo di temperatura dell'atmosfera.
dell7atmosfera. Si vengono a determinare le seguenti
situazioni:
o atmosfera instabile:
instabile: il gradiente termico
termico dell'atmosfera
dell”atrnosfera èe minore
minore di quello adia-
batico. Questa condizione e`e determinata dai moti convettivi innescati dal ri-
scaldamento del terreno nel periodo diurno. Ogni eventuale moto iniziale di
particelle d'aria
d”aria verr
a ampli cato
verrà amplificato sia verso l'alto
l”alto che verso il basso:
basso: infatti a
seguito di un moto casuale verso Palto
l'alto dovuto ad un7espansione
un'espansione adiabatica la
particella viene a trovarsi ad una temperatura maggiore dell'aria
dell”aria a quella quo-
ta, mentre con un moto casuale verso il basso si trova ad una temperatura
inferiore. In queste condizioni il rimescolamento dell'aria
dell”aria èe favorito,
favorito, per cui
gli inquinanti eventualmente presenti in atmosfera vengono
vengono dispersi in in volumi
volumi
d'aria
d”aria molto grandi (1 -2 km in verticale). Questa situazione  èe generalmente
accompagnata da venti di debole intensità,
intensita, per cui gli inquinanti tendono s sì a
84
84 Capitolo 3

disperdersi lungo la verticale ma anche molto vicino alla sorgente. Le condi-


zioni instabili possono essere particolarmente critiche per grosse emissioni in
quota (ad esempio da camini industriali o di produzione dell'energia), perche la
dell”energia), perché
forte diluizione verticale accompagnata dallo scarsa dispersione orizzontale può
puo
portare alte concentrazioni al suolo nei pressi della sorgente.
ø atmosfera neutra: il gradiente termico `ee quello adiabatico; si ha in tal caso una
situazione di equilibrio indi erente
indifferente per tutti gli spostamenti della particella; la
dispersione verticale di inquinanti e`e quindi sostanzialmente determinata dalla
turbolenza meccanica presente in atmosfera.
0 atmosfera stabile: il gradiente termico dell'atmosfera
delllatmosfera èe maggiore di quello adia-
batico; in tal caso i moti verticali della particella verranno sempre smorzati, per
cui la dispersione verticale degli inquinanti sar a molto bassa.
sara

o inversione termica: la temperatura aumenta con la quota; èe una situazione ge-
nerata dal ra reddamento
raffreddamento notturno della terra che cede calore all'atmosfera
all”atmosfera per
irraggiamento. L'altezza
L”altezza di questo strato  eè generalmente limitato a 100-200
metri. La dispersione di inquinanti emessi vicinovicino al suolo èe inibita
inibita dalla forte
forte
stabilit
a verticale, mentre quelli emessi al di sopra dello strato di inversione,
stabilita
di ondono
diffondono in
in quota.
quota. InIn particolari
particolari condizioni
condizioni (nebbia,
(nebbia, subsidenza)
subsidenza) si si pu
puòo pre-
pre-
sentare anche il caso di inversioni
inversiom' in quota
quota;; in questo caso la disomogeneit
disomogeneità a
termica rappresenta una barriera per la di usione
diffusione verso l'alto
l”alto degli inquinanti
emessi al di sotto di questo strato.
Le condizioni di stabilit a atmosferica, quelle di inversione in particolare, possono
stabilità
risultare molto critiche in presenza di signi cative
significative emissioni al suolo (ad esempio
quelle dovute al traÆco
traflico o al riscaldamento nei grossi centri urbani), perché
perche l”assenza
l'assenza
di dispersione verticale favorisce l'accumulo
l”accumulo degli inquinanti in prossimità
prossimita del suolo,
con conseguente aumento delle concentrazioni rilevate. rilevate. In figura
gura 3.2 èe schematizza-
to l'e etto
l”effetto della struttura termica dell'atmosfera
delllatmosfera sulla dispersione verticale di una
sorgente in quota. Il pro lo
profilo verticale di temperatura pu puòo essere misurato, ad esem-
pio, attraverso radiosondaggi ( no(fino a quote di circa 7 000 - 10
7000 000 m, con cadenza di
10000
6 - 12 ore)
ore) oppure attraverso apparecchiature più piu so sticate,
sofisticate, come i RASS ( no (fino a
quote non superiori ai 1 500-2 000 m, rn, ma con cadenza oraria o semioraria e con un
migliore risoluzione verticale). Spesso eè comodo usare, al posto della T, la tempe-
ratura potenziale #19 che rappresenta la temperatura assunta dalla particella d'aria, d”aria,
qualora venga portata adiabaticamente ad una pressione di riferimento di 1 000 hPa,
de nita
definita da:
  k 1)=k
1 000 ((k-1)/k
#19 =
: T ($> (3.4)
(34)
p
dove:
T = temperatura reale della particella d'aria
d7aria
p = pressione reale della particella d'aria
daaria
k Cp/CV
= Cp/Cv
Cp,Cv =
: calori speci ci
specifici della massa elementare di aria a pressione e volume costanti.
Il ruolo
Il ruolo della meteorologia 85
85

l”espressione della #
Manipolando analiticamente l'espressione 19 per ricavarne il gradiente in fun-
zione della quota,
quota7 si ottiene:

Æ#=Æz
619/62 = ÆT=Æz
öT/ôz + 7 (3.5)
(3.5)
Per cui una classi cazione
classificazione del tipo di atmosfera può
puo essere effettuato
e ettuato come segue:
Æ#=Æz
åü/ôz > 0 Atmosfera stabile
Æ#=Æz
åü/ôz =: 0 Atmosfera neutra
Æ#=Æz
619/52 < 0O Atmosfera instabile

Altezza
Altezza dello
dello strato
strato di rimescolamento Pu
di rimescolamento Puòo essere de nita
definita come l'altezza
Paltezza dello
strato adiacente alla super cie
superficie all'interno
all”interno del quale un composto, introdotto a livel-
lo del suolo, viene disperso verticalmente per turbolenza meccanica o convettiva in
un tempo pari a circa un'ora
un”ora [39]. L'altezza mixing
L”altezza dello strato di rimescolamento ((missing
height
height,, MH)
MH) costituisce un elemento molto importante ai fini ni della valutazione del-
la qualit
qualitaa dell'aria
dell”aria perch
perchée permette di quanti care
quantificare le dimensioni della porzione di
atmosfera in uenzata
influenzata dalla presenza di composti inquinanti,
inquinanti, generalmente emessi
in prossimit
prossimità a del suolo. MH presenta un caratteristico andamento giorno-notte.
giorno notte.
Solitamente, durante le ore diurne l”altezza
l'altezza dello strato di rimescolamento tende a
crescere per e etto
effetto della turbolenza (in particolare quella convettiva), che si svi- svi›
luppa in presenza della radiazione solare. Dopo il tramonto, invece, si osserva una
rapida diminuzione di MH in concomitanza con lo sviluppo di condizioni stabili.
L'altezza
Lyaltezza dello strato di rimescolamento non viene misurata direttamente, ma può puo
essere ricavata sulla base delle misure di profili
pro li verticali di vento o temperatura, o
stimata tramite opportuni algoritmi. Le parametrizzazioni distinguono fra MH di
origine convettiva o meccanica. Nel primo caso si utilizzano algoritmi iterativi basati
sul usso di calore sensibile e sul gradiente termico verticale, mentre nel secondo le
formule sono funzione principalmente della velocita di attrito ux..
A

Variabili
_ di scala Sono parametri che permettono di caratterizzare in termini
quantitativi le caratteristiche della turbolenza all'interno del Mixing
Mising Layer nelle di-
verse condizioni di dispersione (stabile, neutra, convettiva). _ Ricordiamo, ad esempio,
friction velocity ), w (_
ui: (_* convective scale velocity ) e la lunghezza di Monin-Obukhov
(L), de nita come il rapporto fra la turbolenza di origine meccanica e quella di ori-
gine convettiva:
u3 T %aCp
L=
kgQh
(3.6)
(3.6)

u = velocita di attrito (friction velocity )


g = accelerazione di gravita
Qh = usso di calore sensibile al suolo
T = temperatura dell'aria [K]
K = costante di Von Karman ( 0.4)
%a = densita dell'aria
Cp = calore speci co a pressione costante.
86
86 Capitolo 3

ATflDs FEM uvs TABIL:

,J
ATHosFERA Nauru

AT/'rosfiš'kA STM/LE

mms/aio": AL sono

A \ ci t . .
WVEES/o/vl iN QLXITA

MW X
-W

Figura 3.2
Figura 3.2 E etti
Effetti della struttura termica
termica dell'atmosfera sulla
sulla dispersione verticale
verticale di una
una
sorgente in quota.

H
H0h0 determina il segno di L ed 
Q eè positivo generalmente di giorno (L <0), quando la
(L<O)7
terra riceve calore per irraggiamento che cede, in parte, all'atmosfera
allflatmosfera per convezione;
ussi termici (L 1
eè nullo in assenza di flussi ioo)) ed eè negativo (L >0) solitamente di notte
(L>O)
quando la terra, cedendo calore per irraggiamento, diminuisce la sua temperatura
ra reddando
raffreddando anche gli strati atmosferici prossimi al suolo (e quindi si ha cessione di
calore dall'atmosfera
dall”atmosfera alla terra). Per un maggior dettaglio si rimanda a [1] [1] e [36].

Classe di stabilita La classe di stabilita èe un indicatore qualitativo delPinten-


stabilitàJ dell'inten-
sit
a della turbolenza atmosferica. La classi cazione
sità u comune, detta di Pasquill-
classificazione pi
più Pasquz'll-
Il ruolo
Il ruolo della meteorologia 87
87

Gi ord
Gifiord,, considera sei possibili condizioni, da fortemente instabile (A) a fortemente
stabile (F). La classe di stabilit
stabilitàa può
puo essere attribuita dall'analisi
dall”analisi del gradiente ver-
ticale della temperatura, come riportato in tabella 3.1, dove le categorie A,B,C si
riferiscono ad un gradiente superadiabatico, la categoria D ad un gradiente adiaba-
tico, le categorie E,F ad un gradiente subadiabatico. Altri metodi di calcolo fanno
uso della deviazione standard della direzione del vento o di parametrizzazioni empi-
riche [40] basate sulla rugosit
rugositàa super ciale
superficiale e la lunghezza di Monin-Obukhov (vedi
g.3.3).
fig.3.3).

Categorie di stabilit
stabilitaa Gradiente di temperatura [[OÆ C m
m_1]
1
]
A < -0.019
B -0.0019  + -0.017
C -0.017 + -0.015
D -0.015 + -0.005
E -0.005 + 0.015
F > 0.015

Tabella 3.1
Tabella 3.1 Categorie di stabilit
a in base al gradiente verticale di temperatura
stabilità temperatura
I
'
I'l'l']
I
I'I'I'Ir
O
N

l v

4o- l l i i l 1
-.|2 _.IO 'OB '06 '04 _.02 0 .02 .O4 .06 .08
l/L (m"l

Figura 3.3
Figura 3.3 Relazione fra la classe di stabilita, la rugosita
stabilita7 rugosita super ciale
superficiale (z 0 ) ee la
(zo) la lunghezza
lunghezza
di Monin-Obukhov (L) (L)

In ne
Infine la classe di stabilit
a pu
stabilita o essere ricavata attraverso appositi algoritmi sulla
può
base dell'intensit a del vento,
dell”intensita vento7 della radiazione solare e della copertura nuvolosa.
nuvolosa. EAd
esempio nelle figure
gure 3.4 e 3.5 eè riportato il calcolo della classe di stabilit
a contenuto
stabilità
all'interno del modello CALMET, che verr verraa illustrato nel
nel capitolo 6. L'algoritmo
L”algoritmo
88
88 Capitolo 3

prevede, in primo luogo, il calcolo di un indice di insolazione


insolazíone sulla base dell'altezza
dellyaltezza
del sole e della copertura nuvolosa e successivamente la de nizione
definizione della classe di
stabilit
a sulla base del valore dell'indice
stabilità delllindice e dell'intensit
a del vento.
dell”intensità

Copertura nuvolosa e altezza delle nuvole


0 5 6-9 lO
Basse Medie Alte Basse Medie Alte
H < l5 4 4 4 4 3 4 4
6
â 2 l5 - 30 5 4 4 5 3 4 4
E 3
'5 _.- 30 - 60 6 4 5 6 3 4 5
É
H > 60 7 5 6 7 3 5 6
10
0-4 5-9
Notte Basse Medie e Alte
1 2 3 2

Figura 3.4
Figura 3.4 Calcolo dell'indice
delliindice di insolazione. Si noti che lflindice
l'indice di copertura nuvolosa `ee
espresso in decimi. Alla condizione di cielo sereno
sereno corrisponde
corrisponde ilil valore
valore 0 e al
cielo completamente coperto il valore 10

Classi di velocità del vento [nodi]


0-1 1-2 2-3 3-4 4-5 5-6 6-7 7-8 8-9 9-10 10-11 >11
g 1 F F F F F F E E E E D D
.â 2 F F F E B B D D D D D D
“_å 3 D D D D D D D D D D D D
.É 4 C C C D D D D D D D D D
É 5 B B B C C C C C C D D D
å 6 A B B B B B B C C C C D
5 7 A A A A A B B B B C C C

Figura 3.5
Figura 3.5 Calcolo della classe di stabilita secondo la
stabilità la classificazione
classi cazione Pasquill-Gi ord,
Pasquill-Gifford,
utilizzando l'algoritmo
l7algoritmo contenuto nel modello
modello CALMET.
CALMET.

Ai valori diurni dell'indice


delllindice di insolazione (4-7) corrispondono classi crescenti di
instabilit
a, mentre ai valori notturni (1-3)
instabilità, (1-3) corrispondono le classi stabili. In parti-
colari le condizioni di maggiore instabilit a si hanno in presenza di forte radiazione e
instabilità
bassa velocita del vento, cos
velocità così come di notte le condizioni di intensa stabilita si verifi-
stabilità veri -
cano in condizioni sempre di bassa intensità
intensita del vento e cielo sereno. _
Diversamente,
_
le situazioni di copertura nuvolosa o vento forte sono caratterizzate sia di giorno che
_
di notte dalla condizione di neutralita.

Campo di vento EÈ descritto attraverso le funzioni u(X,y,z,t),


u(x,y,z,t), v(x,y,z,t)
v(X,y,z,t) e w(x,y,z,t)
w(x,y,z,t)
che de niscono
definiscono l'andamento
Pandamento nello spazio e nel tempo del vettore della velocità
velocita media
del vento. La struttura del campo di vento dipende da diversi fattori, tra cui: le
Il ruolo
Il ruolo della meteorologia 89
89

caratteristiche della circolazione di grande scala, l'orogra a,


l”orografia, la rugosità
rugosita super ciale,
superficiale,
la presenza di particolari disomogeneit
disomogeneitàa (interfaccia terra-mare, montagna-pianura),
l'intensit
Pintensitàa della turbolenza, la
1a presenza di ostacoli (ad esempio edifici).
edi ci). Ovviamente
il peso di ciascun fattore dipende dalla speci ca
specifica applicazione (scala spaziale, tipo
di dominio e di episodio,. . . ). Informazioni puntuali sulla struttura del campo di
vento possono essere ricavate da misure effettuate
e ettuate da stazioni al suolo (generalmente
con cadenza oraria o trioraria)
trioraria) o attraverso rilievi di pro lo
profilo verticale (solitamente
con frequenza pari a 6 O 12 ore>._
frequenza pari a 6 o 12 ore). Generalmente le misure, e ettuate sia al suolo
che
_ lungo il pro lo, non permettono di descrivere in modo completo la struttura
del
_ campo di vento su un eventuale dominio di calcolo, se non che in condizioni di
particolare
_. omogeneita. Per questo motivo sono stati sviluppati specifici
speci ci processori
(vedi capitolo 6) in grado di integrare le misure stimando opportunamente l”effettol'e etto
dei fattori sopra descritti.

3.2 Fenomeni locali


L'esistenza
L”esistenza di complessita e disomogeneit
complessità disomogeneità a del terreno pu o indurre lo sviluppo di
può
dinamiche di carattere generalmente locale, o al più piu di mesoscala, che possono so-
vrapporsi, spesso diventando predominanti, alla struttura generale della circolazione.
Frequentemente, inoltre, tali situazioni in uenzano
influenzano in modo signi cativo
significativo la disper-
sione degli inquinanti e quindi richiedono una modellazione speci ca
specifica per poter essere
studiati in maniera opportuna. Di seguito vengono riportati alcuni esempi di feno-
meni dovuti proprio a particolari con gurazioni
configurazioni del terreno.
terreno.

Brezza
Brezza monte-valle
monte-valle La presenza di rilievi all'interno all“interno di un dominio può puo avere
caratteristiche di erenti
differenti [41]. La forma più piu semplice a cui ci si può puo ricondurre èe
quella di una singola collina o di una singola valle valle.. Un grado di schematizzazione
pi
u complesso pu
più puòo prevedere la presenza di pi più u valli o0 colline disposte in modo pi uo
più
meno regolare. In ne
Infine la forma più piu articolata eè quella del cosiddetto terreno comples-
so generico, che può
puo essere de nito
definito come un sistema eterogeneo di creste e valli, con
cime di quote di erenti
differenti e versanti di pendenze e orientamenti generici. generici. In
_ generale,
la presenza di terreno complesso induce signi cative modi cazioni nella struttura dei
campi
_. meteorologici. I rilievi, comportandosi come ostacoli, producono interazioni
di tipo meccanico modificando
modi cando la struttura del flusso usso (incanalamenti nelle valli, sca-
valcamenti o aggiramenti delle colline,. . . ); inoltre possono generare modificazioni modi cazioni
di origine termica, perché
perche a causa della inclinazioni dei pendii le superfici super ci del ter-
reno, e conseguentemente l'atmosfera,
Patmosfera, vengono scaldate dal sole in modo diverso.
Un tipico esempio eè costituito dal fenomeno della brezza monte-valle
monte-valle.. Consideriamo
per semplicit
semplicitàa un sistema costituito da una pianura ed una singola valle in assenza
di signi cative
significative forzanti sinottiche (ad esempio una situazione anticiclonica estiva).
Durante il giorno l'aria
lyaria nella valle si scalda maggiormente perché, perche, a parità
parita di su-
per cie
perficie irradiata, la valle contiene un minore volume d'aria d”aria rispetto alla pianura.
pianura.
Questo provoca lo sviluppo di un gradiente orizzontale di pressione fra la pianura
e la valle e un conseguente flusso usso in ingresso, parallelo all'asse valley
all”asse della valle ((valley
wind
wind).). Allo stesso modo all'interno
allfinterno della valle si sviluppa un gradiente di pressione
orizzontale trasversale dovuto al diverso riscaldamento dell'aria dell”aria vicino ai versanti
90
90 Capitolo 3

rispetto a quella alla stessa quota nel centro della valle. Questo fenomeno insieme
alla necessit
a di compensare il flusso
necessità usso entrante nella valle produce i cosiddetti venti di
upslope winds
pendio che durante il giorno risalgono dal fondovalle verso la cresta ((upslope ).
winds).
Di notte la situazione si inverte, poich
poichée l”aria
l'aria nella valle si raffredda
ra redda pi
piùu rapidamente.
Di conseguenza si sviluppano i venti in uscita, paralleli all'asse mountain
all“asse della valle ((mountain
winds downslope winds
winds)) e i venti che discendono i pendii ((downslope winds). ). La figura
gura 3.6 riporta un
dettagliata schematizzazione del fenomeno.

(u) Giorno
(a) Giorno

.nm-m
m didi ritorno 1 7
Lume dell'mmšmne
Flusso
cumuu šuna C57 › v
Limite dell’inversione
v
Cumuli sulla
linea di cresta
_ ,i

, À v _ l
' ~ 5

Brezze “Upslopes”
(venti anabatici)
Subsmno
Substrato
Brezza di valle 8 mm eum)
convettivo

(b) Notte
(b) Nm* Breme di
Brezze m drenaggio
ilremggm
"DW .hmpey
“Downslopes”
(venn catabatici)
(venti cumbulici» **********/\

Flusso di ritorno

Brezza di
Brezza monte
di monte

Figura 3.6
Figura 3.6 Parte sinistra: composizione della brezza di giorno
giorno ee di notte.
notte. Parte destra:
destra:
successione temporale dall'alba
dall”alba al momento della completa rottura
rottura dello strato
di inversione e conseguente formazione di uno
uno strato neutro rimescolato
rimescolato nel
nel
centro della valle [41]

Brezza terra-mare Lo sviluppo della brezza terra-mare [41] [41] e legato alle diverse
caratteristiche termiche dell'acqua
dell”acqua e del terreno. Consideriamo anche in questo caso
una condizione di circolazione priva di forzanti sinottiche (vedi figura gura 3.7). Durante
il giorno, in presenza di radiazione solare, la super cie
superficie terrestre si scalda piùpiu ra-
pidamente rispetto all'acqua
all,acqua cedendo, per convezione, maggiori quantita
quantita di calore
all'atmosfera
all,atmosfera sovrastante, che aumenta la sua temperatura e si espande maggior-
mente, rispetto a quella presente sul mare. Di conseguenza si instaura un gradiente
orizzontale di pressione che genera un flusso usso dal mare verso la terra in prossimità
prossimita
della super cie
superficie compensato da un flusso usso opposto in quota. Dopo il tramonto, grazie
alla maggiore capacit
capacitàa termica dell'acqua, l'atmosfera sopra il mare tende a raf-
dell7acqua, Patmosfera
freddarsi piu lentamente rispetto a quella sulla terra,
più terra, conseguentemente i flussi
ussi si
invertono. Lo stesso tipo di circolazione si pu puòo sviluppare in prossimità
prossimita di laghi,
anche di piccole dimensioni. Un'altra
Un,a1tra conseguenza della disomogeneit
disomogeneità a termica delle
due super ci
superfici 
èe la genesi di due diversi gradienti di temperatura e quindi di diverse
condizioni di turbolenza.
turbolenza. Durante il giorno sopra il mare permangono condizioni
Il ruolo
Il ruolo della meteorologia 91
91

Thermal
neutre o stabili, mentre sulla costa si sviluppano condizioni convettive ((Thermal
Internal Boundary Layer
Layer,, TIBL). Come si può
puo osservare dalla figura
gura 3.8, questa si-
tuazione pu
o avere e etti
può effetti particolarmente negativi, ad esempio,
esempio, nel caso di emissioni
in quota che vengono trasportate molto concentrate verso l'interno
l”interno per poi essere
rapidamente disperse dalla turbolenza presente nel TIBL.

lai Giorno
(a) Giorno

Flusso
Flusso \
moi no
dr ritorno
di Atmosfera
\ Atmosfera
\| terrestre
terrestre
Atmosfera sul mare (o sul lago)
spa-sms
Spessore
da mm
del flusso
are
Brezza di mare (o di lago) di m
za
brez
della
nte
Fro

un Notte
(a) Neue
Flusso di ritorno

Almmfem sul
Atmosfera ¬ul mare
mura
m sul
(o sul lago)
lngm `
Atmosfera terrestre
spam-e
Spessore
del rum
del flusso
Brezza di terra

Figura 3.7
Figura 3.7 Sviluppo della brezza di mare (giorno)
(giorno) e di terra (notte)
(notte) [41]
[41]

Isola
Isola di
di calore
calore Un fenomeno meteorologico tipico delle aree urbane, che può
puo pro-
durre conseguenze negative sulla qualit
qualitaa dell'aria,
dell”aria, e`e la cosiddetta "isola
” isola di calore",
calore”,
ovvero lo sviluppo di una cappa che trattiene al suo interno tutti i fumi emessi dai
camini, con un conseguente continuo rimescolamento dell'atmosfera dell”atmosfera urbana e ac-
cumulo delle sostanze inquinanti. Questo fenomeno, illustrato in figura gura 3.9, deriva
dal fatto che l'aria
l”aria che sovrasta l'area
Parea urbana si scalda maggiormente rispetto a
quella delle zone circostanti. Tale di erenza
differenza  èe dovuta sia alle caratteristiche delle
super ci
superfici (strade ed edi ci)
edifici) che al contributo di calore dovuto speci catamente
specificatamente alle
attivit
a antropiche. L'estensione
attivita Llestensione e gli e etti
effetti dell'isola
dell”isola di calore dipendono dalla
stagione, dalla posizione della citt a e dalle sue caratteristiche. In
città In particolare [41],
in giornate con presenza di regime anticiclonico in quota ee forte forte stabilita al suolo,
stabilità
il calore prodotto dagli edi ci
edifici contrasta l'inversione
l”inversione termica verticale caratteristi-
ca della campagna circostante, senza per o riuscire a spezzarla completamente. Si
però
instaura cos
così sulla citta una cupola di aria la cui altezza massima corrisponde alla
citta
zona piu densamente edi cata.
più edificata. Nelle aree urbane, dove  eè prevalente lflinquinamento
l'inquinamento
conseguente a emissioni da riscaldamento domestico e da traffico traÆco autoveicolare,
autoveicolare tale
92
92 Capitolo 3

TIBL
/ ,
/r `
/
V/
\ /
s, /
/ _ /
,'
/7/ .
/
/
/
› . //
Flusso
Flusso / v
stabile
stabile //
dal
dal mare
mare ì / Strato
Strato superfici ale "\\
superficiale
rimescol ato
rimescolato "

Mare Costa

Figura 3.8
Figura 3.8 E etto
Effetto delle diverse condizioni di turbolenza
turbolenza all'interfaccia
alllinterfaccia terra-mare sulla
sulla
dispersione di un pennacchio in quota [42]
[42]

fenomeno pupuòo avere conseguenze piuttosto pericolose, particolarmente nella stagione


autunno-invernale, quando si instaurano i fenomeni di elevata stabilit
stabilitaa atmosferica e
di inversione termica ora illustrati. Diversamente, in condizioni di vento,
vento, la presenza
dell'isola
dell”isola di calore e dell'area
dell7area urbana in generale modificano
modi cano la struttura dello strato
limite, dando origine al cosiddetto Urban
Urban Boundary
Boandary Layer e ad un pennacchio urba-
no fortemente rimescolato, che viene trasportato sottovento alla citt a, come descritto
citta,
in gura
figura 3.10.

Canyon
Canyon Urbano
Urbano Il termine canyon stradale si riferisce ad una strada relativa-
mente stretta, chiusa tra edi ci
edifici che sono disposti su entrambi i lati in modo conti-
nuo. La presenza di strade circondate da alti edi ci, puo indurre modi cazioni
edifici, può modificazioni nella
struttura della circolazione. In particolare, quando il vento spira trasversalmente
rispetto all'asse
all”asse della strada, la cavita generata dagli edifici
cavità edi ci favorisce lo sviluppo di
una circolazione elicoidale [43]. Come illustrato in figura
gura 3.11, questa situazione può
puo
portare all'accumulo
all”accumulo di forti concentrazioni di inquinanti in corrispondenza di punti
ricettori nei pressi degli edi ci
edifici posti lungo il lato sopravento. La presenza del canyon
induce lo sviluppo di un usso
fiusso di ritorno attraverso la strada, vicino al suolo, che
veicola nei punti ricettore una componente emissiva entrante dall'esterno,
dallaesterno, sopravento
alla strada e proveniente da sorgenti distanti, che va a sommarsi a quella dipendente
dalle emissioni generate all'interno
allyinterno della strada, con conseguente accumulo.
Il ruolo
Il ruolo della meteorologia 93
93

Temperatura urbana

Temperatura rurale

arca urbana Campagna

Figura 3.9
Figura 3.9 Il fenomeno
fenomeno dell'isola
delliisola di calore

(a) Giorno

(b) Notte

Figura 3.10
Figura 3.10 Sviluppo dell'isola
delliisola di calore e del pennacchio urbano di giorno (a) (a) e di
notte (b). In figura
gura eè rappresentato anche il pro lo
profilo verticale di temperatura
potenziale [41]
94
94 Capitolo 3

Vento
\\ livello tetti

-¬ K”
Concentrazione

La! o
sopravento Lato
sottovento

Edificio
Edificio Edificio
Edificio
Vortice Recettore
principale

/
/

,1
o
L l

41
/

Figura 3.11
Figura 3.11 Schema della di usione
diffusione in un canyon urbano

3.3 Modellistica meteorologica


I modelli meteorologici permettono di ricostruire llevoluzíone
l'evoluzione spazio-temporale delle
variabili che descrivono il fluido uido atmosferico. I modelli possono essere utilizzati
sia in fase previsionale, per valutare l'evoluzione
llevoluzione delle condizioni meteorologiche
weather forecast),
((weather forecast ), che come preprocessori di modelli di dispersione.
dispersione.-L'applicazione
di modelli di qualita dell'aria, infatti, richiede spesso una conoscenza della struttura
meteorologica dell'area in esame che le misure non sono in grado di fornire ne come
grado di dettaglio, ne come tipologia di variabili monitorate.. In In funzione
funzione della scala
spaziale di applicazione i modelli meteorologici possono essere distinti in:
ø modelli a scala globale
globale:: hanno come dominio di calcolo Pintero
l'intero pianeta e rico-
struiscono la circolazione di grande scala;
o modelli
modelli' ad area limitata (LAM)
(LAMj:: operano su scale dell'ordine
dell”ordine delle migliaia di
chilometri;
0 modelli
_ di scala regionale e locale : operano su scale spaziali dell'ordine
dell”ordine delle
decine/centinaia di chilometri e permettono di ricostruire le influenze
in uenze locali del
usso
flusso atmosferico (e etti
(effetti dell'orogra a,
delllorografia, presenza di interfacce eterogenee,...).
eterogenee,...).
Questi ultimi, vengono generalmente applicati come preprocessori di modelli di qua-
lit
a dell'aria.
lità dell”aria. Eventualmente essi possono utilizzare uscite di modelli di scala mag-
giore per la de nizione
definizione della circolazione di grande scala (condizioni al contorno o
campo di background
background). ).
Il ruolo
Il ruolo della meteorologia 95
95

Per quanto riguarda la ricostruzione dei campi di vento i modelli meteorolo-


gici possono essere distinti in due famiglie: modelli diagnostici e prognostici;
prognostici ; per
approfondimenti si faccia riferimento ad esempio a [41], [44].

3.3.1 Modelli diagnostici


I modelli pi
più diffusi, appartenenti a questa categoria, sono i cosiddetti modelli mass-
u di usi,
consistent
consístent.. Si tratta di modelli statici che non contengono al loro interno equazioni
particolari che riproducano la fisica sica dei fenomeni, fatta eccezione per lflequazione
l'equazione di
conservazione della massa (da cui il nome). Fondamentalmente sono costituiti da al-
goritmi in grado di interpolare, con tecniche pi u o meno raffinate,
più raÆnate, le misure sul domi-
nio di calcolo. In generale tali modelli operano in coordinate terrain-following
terra'in-ƒollowíng ( gura
(figura
3.12) e ricostruiscono il campo di vento attraverso due passi ((analisi analisi oggettiva ). In
oggettiva).
primo luogo, le misure vengono interpolate sulla griglia di calcolo. Successivamente
il campo ottenuto viene \aggiustato"
“aggiustato” in modo tale che in ogni cella sia rispettata
l'ipotesi
Pipotesi di divergenza nulla (che discende dall'assunzione
dall,assunzione di fluido
uido incomprimibile).
Le tecniche di interpolazione delle misure possono operare su base bidimensionale o
tridimensionale, pesare le misure sull'inverso
sull7inverso del quadrato della distanza o attraverso
espressioni più
piu complesse e de nire
definire diversi criteri con cui inserire o meno una misu-
ra nell'interpolazione. aggiustamento ) pu
nell”interpolazione. Anche il calcolo della divergenza ((aggiustamento) puòo essere
e ettuato
effettuato attraverso tecniche diverse, ad esempio dando più piu peso alla modi ca
modifica del
campo orizzontale rispetto a quello verticale o viceversa.
viceversa. Alcuni modelli contengono
algoritmi che permettono di correggere ulteriormente la struttura del campo di ven-
to, soprattutto in prossimit
prossimità a del suolo, sulla base di alcuni fenomeni locali (barriere,
valli, laghi).
I modelli diagnostici richiedono informazioni relative all'orogra a
all”orografia ee ai principali
parametri geo sici
geofisici (ad esempio la rugosit
rugosita a super ciale)
superficiale) e misure di vento al suolo e
lungo il pro lo
profilo verticale alla frequenza
frequenza temporale richiesta. In alcuni casi le misure misure
possono essere integrate attraverso l'output
l7output di modelli che operano su scale maggiori.
In questo caso occorre veri care
verificare che l'integrazione
liintegrazione delle due tipologie di informazioni
avvenga in modo corretto.
I modelli mass-consistent sono largamente applicati sia come preprocessori di
modelli di qualit
qualitaa dell'aria
dell”aria che come ausilio per modelli prognostici (vedi par. suc-
cessivo). Sono modelli piuttosto semplici, che non richiedono eccessive risorse di
calcolo (PC e workstation)
Workstation) e senza particolari limitazioni teoriche,
teoriche, le cui prestazioni,
pero, sono fortemente condizionate dalla rappresentatività
però, rappresentativita delle misure utilizzate.
Inoltre eè opportuno che non vengano utilizzati in condizioni di terreno particolar-
mente complesso con gradienti superiori ai 45°. 45Æ . Fino ad oggi sono stati i modelli pi u
più
utilizzati per studi sulla qualit
qualita a dell'aria.
dell”aria.
Esempi di modelli
modelli diagnostici sono:
. ooNDoR [45]
CONDOR [45]
. M1NERvE[46]
MINERVE [46]
° _
CALMET [47]
. WINDs [48]
WINDS [48]
96
96 Capitolo 3

(4*
\\\\\\ \
III...
I)

Figura 3.12
Figura 3.12 coordinate terrain
Esempio di dominio di calcolo in coordinate following con limite
termm following limite
top ) variabile
superiore ((top)

3.3.2 Modelli Prognostici


I modelli prognostici permettono di descrivere l'evoluzione
l“evoluzione dei fenomeni atmosferi-
ci, su tutto il dominio tridimensionale considerato, attraverso l”integrazione
l'integrazione di un
sistema di equazioni di erenziali,
differenziali, costituito dalle seguenti componenti:

ø equazione di conservazione della massa;


massa;
0 equazione di conservazione della quantit
a di moto;
quantità

0 equazioni di conservazione dell'energia


dell7energia cinetica turbolenta;
turbolenta;
ø equazione di conservazione dell'umidita;
dell”umidità,;

0 equazione di conservazione del calore;


Quindi, i modelli prognostici permettono di ricostruire contemporaneamente
non solo il campo di vento, ma anche quello di temperatura e llandamento l'andamento di a1-
al-
cune variabili da cui poi eè possibile ricavare facilmente informazioni sulla turbolenza.
turbolenza.
Questi modelli, basandosi sull'integrazione
sull”integrazione di equazioni di erenziali
differenziali nel tempo e nel-
lo spazio e non sulla rielaborazione diretta di misure, possono essere utilizzati anche
in fase previsionale (ad esempio permettono di valutare ljevoluzione
l'evoluzione con 1 o 2 giorni
giorni
di anticipo di un episodio critico). Inoltre, contenendo gia gia al loro interno le
le equazioni
che descrivono i fenomeni, sono teoricamente meno vincolati alla rappresentativit a
rappresentatività
delle misure. Si tratta, comunque, di modelli più piu so sticati
sofisticati rispetto a quelli diag-
nostici e che richiedono maggiori risorse di calcolo, diverse tipologie di dati di input
(ad esempio una ricostruzione pi u raÆnata
più raflinata delle caratteristiche della super cie)
superficie) e
Il ruolo
Il ruolo della meteorologia 97
97

una buona conoscenza dei fenomeni meteorologici per poter essere applicati corretta-
mente. I diversi modelli si possono distinguere in funzione di alcune caratteristiche;
di seguito vengono riportate le pi
u signi cative.
più significative.

Approssimazione
Approssimazìone nell'implementazione
nell,ìmplementazione delle
delle equazioni
equazioni Per poterne consen-
tire l'integrazione,
l”integrazione, le equazioni devono essere opportunamente sempli cate
semplificate attraver-
so alcune ipotesi. Le pi llapprossimazione idrostatica e quella di Boussi-
u note sono l'approssimazione
più Boussz'-
nesq
nesq.. La prima ipotizza l'incomprimibilit
llincomprimibilità a dell'aria,
dell”aria, mentre la seconda suppone che
temperatura, pressione e densit a possano essere considerate all'equilibrio,
densità all”equilibrio, eccetto
che per una piccola variazione dovuta al moto, il che porta a considerare variazioni
della densit a solo lungo la verticale. L'approssimazione
densità L”approssimazione idrostatica fornisce notevoli
sempli cazioni
semplificazioni in fase computazionale ed  eè quindi largamente utilizzata.
utilizzata. Il limite
di questa ipotesi eè che, a rigore, non pu puòo essere considerata valida su terreni par-
ticolarmente complessi (con pendenze superiori al 20-30 20-30OÆ [49]). Di conseguenza in
questi casi sarebbe opportuno utilizzare modelli non-idrostatici.
non-idrostatici. Ad esempio, in
molte aree italiane (in prossimit
prossimità a delle Alpi o degli Appennini), l'applicazione
l”applicazione di
modelli diagnostici o prognostici di tipo idrostatico richiede particolare attenzione,
perch
perché,e, come noto, si tratta di aree montuose e con forti pendenze. In questo caso si
pu
puòo cercare di ridurre le pendenze aumentando la scala spaziale. Va altres altresì ricorda-
to che, soprattutto in passato, l'utilizzo
lautilizzo di modelli non idrostatici richiedeva sforzi
computazionali eccessivi e, quindi, l'utilizzo
l“utilizzo di modelli pi u semplici era scelta obbli-
più
gata. Un altro elemento che permette di introdurre sempli cazioni
semplificazioni nelle equazioni
eè la scala di applicazione del modello (regionale, mesoscala, locale. . . )) in funzione
della quale alcuni fenomeni possono essere considerati trascurabili o meno. Alcuni
modelli implementano set diversi di equazioni in modo da poter essere applicati su
scale diverse ed in condizioni di erenti.
differenti.

Parametrizzazione
Parametrizzazìone di di fenomeni
fenomeni non
non descritti
descritti dalle
dalle equazioni
equazioni I principali
processi non descritti esplicitamente riguardano le nuvole, la precipitazione e i flussi
ussi
super ciali.
superficiali. I modelli possono implementare algoritmi che trattano questi processi
e che si distinguono in funzione della quantita e della tipologia di informazioni che
quantità
utilizzano.

Sistema
Sistema didi coordinate
coordinate Generalmente vengono utilizzati sistemi terrain-following
termín-ƒollowmg
con limite superiore fisso
sso o variabile (in coordinate spaziali o di pressione), perch
perchée
permettono una migliore integrazione delle equazioni di erenziali.
differenziali. Ma in condizioni
di forte pendenza i sistemi terrain-following
termín-ƒollowz'ng non sono applicabili; in tal caso si fa
allora uso di coordinate cartesiane, introducendo opportunamente gli ostacoli.
ostacoli.

Condizioni
Condizioni al
al contorno
contorno e
e iniziali
iniziali Dato che ii modelli prognostici
prognostici si basano
sull'integrazione
sull”integrazione di equazioni di erenziali,
differenziali, il loro
loro utilizzo
utilizzo eè strettamente vincolato
vincolato
alla de nizione
definizione di opportune condizioni iniziali ed al contorno. Tali informazioni dif-
cilmente
ficilmente possono essere ricavate, col dettaglio necessario ad un modello, solo sulla
base delle informazioni misurate. Ad esempio le condizioni iniziali (costituite da
campi 3D di variabili meteorologiche) possono
possono essere
essere ricavate
ricavate integrando, ad esem-
pio con modelli diagnostici, misure ed output di modelli di scala maggiore. Anche
98
98 Capitolo 3

le condizioni al contorno (che vanno fornite ad ogni passo temporale)


temporale) possono essere
ricavate da simulazioni con modelli che operano su scala maggiore, oppure diretta-
nesting ) e ettuate
mente attraverso simulazioni innestate ((nestz'ng) effettuate dallo stesso modello.
modello. Le
misure e le uscite di altri modelli possono essere utilizzate, oltre che come condi-
zione al contorno, anche per forzare il modello prognostico ad assumere certi valori
in porzioni speci che
specifiche del dominio in istanti temporali assegnati. Questa operazione
prende il nome di FDDA ((FourFour Dimension Data Assimilation
Assimilation)) e richiede opportune
tecniche di interpolazione. In ambito italiano, ad esempio, un modello prognostico
potrebbe essere applicato su un dominio pari alla pianura padana con condizioni al
contorno ricavate da modelli a scala limitata o a scala globale. Su questo dominio
potrebbero essere innestata una simulazione su aree regionali e successivamente po-
trebbero essere introdotti ulteriori nesting su aree di tipo locale. In questo modo
sarebbe possibile ricostruire in modo dettagliato la circolazione su particolari aree
di interesse, considerando, comunque, il contributo dei fenomeni di scala maggiore.
Esempi di modelli prognostici idrostatici sono:
° _
CSUMM [50]
. HERMES [51]
HERMES [51]
° _
MM4 [52]
. URBMET/TVM [53]
URBMET/TVM [53]
Mentre tra i modelli non idrostatici possono essere citati:
o ADREA
ADREA [54]

o MEMO
MEMO [55]

° MM5
I [56]
o RAMS
RAMS [57]

o TVMnh
TVMnh [58]
[58]

3.3.3 Modelli di turbolenza


Oltre alla assegnazione del flusso
usso atmosferico, i modelli di dispersione necessitano
di informazioni che permettano di quanti care
quantificare la dispersione turbolenta.
turbolenta. La tipo-
logia di parametri utilizzati dipende dal tipo di modello di dispersione (gaussiano,
(gaussiano7
a particelle, euleriano). In alcuni casi tali parametri possono essere ricavati da mi-
sure, ma generalmente vengono calcolati sulla base di variabili meteorologiche a loro
volta stimate (variabili di scala dello strato di rimescolamento quali L, u*, u , W*,.
w ,. . ..,,
energia cinetica turbolenta,. . . ).
) Quando si applicano modelli di tipo diagnostico
per la ricostruzione del campo di vento, le variazioni di turbolenza vengono ricavate
attraverso appositi algoritmi che utilizzano misure al suolo e di profilopro lo di vento e
temperatura e informazioni sulle caratteristiche geofisiche
geo siche del terreno (Albedo, rap-
porto di Bowen, rugosità
rugosita super ciale).
superficiale). Accanto a questi algoritmi, ne esistono altri
che permettono di stimare l'altezza
l”altezza dello strato di rimescolamento di origine mec-
canica e convettiva e la classe di stabilit a, a partire da misure e ettuate
stabilita, effettuate al suolo e
Il ruolo
Il ruolo della meteorologia 99
99

lungo il pro lo
profilo e dati sulle caratteristiche della super cie.
superficie. Utilizzando dei modelli
eddy viscosity
prognostici, invece, alcuni di questi parametri ((eddy uiscosity,, energia cinetica turbo-
lenta, dissipazione,. . ..)) sono ricavati direttamente dall'integrazione
dall”integrazione delle equazioni
del modello. Sulla base di questi eè poi possibili ricavare i coeÆcienti
coefficienti di dispersione
da utilizzare nei modelli di qualit a dell'aria.
qualità delllaria. Per maggiori informazioni sui modelli
di turbolenza si pu
puòo fare riferimento a [59], [39], [60].

3.3.4 Disponibilit
a dei dati
Disponibilità

Le misure meteorologiche in Italia sono gestite da diversi enti pubblici e privati.


A livello mondiale esiste una rete di stazioni di misura, al suolo e di profilo, pro lo, il
cui referente italiano e`e il Servizio Meteorologico dell'Aeronautica
dell7Aeronautica Militare (SMAM).
La rete raccoglie (in contemporanea su tutto il pianeta, ogni 3 ore, a partire dalle
0.00 di Greenwich)
Greenwich) misure al suolo di diversi parametri,
parametri, tra i quali: velocita
velocita del
vento, temperatura, pressione, precipitazione, umiditàumidita relativa,
relativa, copertura nuvolosa,
radiazione solare e altezza della base delle nuvole. I profili pro li verticali vengono rea-
lizzati con lo stesso criterio, ma generalmente hanno frequenza pari a 6/12 ore. ore. I
sondaggi contengono, tra gli altri, dati di velocita
velocita del vento,
vento, temperatura,
temperatura, umidit
umiditàa
e pressione. SMAM distribuisce anche i dati prodotti dal modello di scala glo-
European Centre
bale ECMWF ((European for Medium Range Weather
Centre for Weather Forecast
Forecast)) di Reading
(UK). Misure al suolo vengono raccolte anche dalle stazioni delle reti provinciali
e da altri organismi nazionali come l'UÆciol ,Ufiicio Centrale
Centrale di Ecologia Agraria (UCEA,
http: / /WWW.politicheagricole.it/UCEA) e il Servizio Idrogra co
http://www.politicheagricole.it/UCEA) Idrografico e Mareogra co
Mareografico Na-
zionale (SIMN, http://www.dstn.it/simn).
http: / /WWW.dstn.it /simn). Misure radar sono raccolte da una rete
che copre buona parte del Nord Italia, mentre misure di pro lo profilo sono e ettuate
effettuate
dall'ENEL
dall”ENEL in prossimit
prossimità a di alcuni impianti di produzione dell'energia elettrica. La
dell”energia elettrica.
strumentazione eè costituita da SODAR ((Sound Sound Detecting And Ranging
Ranging)) e RASS
Radio Acoustic Sounding System
((Radio System)) che forniscono misure, anche con passo orario,
orario, di
velocit
velocita a del vento e temperatura.
100
4
I modelli di qualit
a dell'aria
qualità delllaria

4.1 Criteri per la scelta del modello


Per poter scegliere in modo corretto gli strumenti modellistici da utilizzare, occorre in
primo luogo de nire
definire attraverso criteri oggettivi le caratteristiche del problema che si
intende a rontare.
aflrontare. In gura 4.1 sono schematizzate le parole
ln figura parole chiave che guidano alla
scelta del modello. Tale scelta si e ettua nell'ambito delle famiglie di modelli il cui
effettua nelllambito
campo di applicabilit
applicabilitàa comprende la tipologia di problema in esame e nel rispetto di
alcuni vincoli, quali: il budget, le risorse di calcolo disponibili, l'e ettiva disponibilita
lleffettiva disponibilità
dei dati di input, il grado di complessit
complessità a e la conseguente competenza necessaria per
poterlo applicare correttamente. Le limitazioni imposte dai vincoli vanno comunque
valutate attentamente per evitare di scegliere uno strumento modellistico adeguato
al problema, ma che non può puo essere utilizzato in modo corretto ed efliciente.
eÆciente.
Le principali caratteristiche che concorrono alla de nizione
definizione del problema sono
le seguenti:
Scala spaziale: si distingue in microscala
mlcroscala (100 m - 1 km), scala locale (10-100(lO-100 km),
mesoscala (100-1000 km), scala regionale (1000-5000 km) km) e scala globale (che copre
tutta la super cie terrestre); appare evidente che con il termine regionale s'intende
superficie terrestre); slintende
un'area
un”area pi u vasta delle nostre regioni amministrative, poiché
più poiche si fa riferimento in ge-
nerale alle dimensioni regionali statunitensi.
Scala
_: temporale: si distingue fra applicazioni di breve periodo o short-term (ore -
giorni) per episodi critici, oppure di lungo periodo oo long-term (mesi -{
per lo studio di episodi
anni) per la valutazione degli effetti
e etti di esposizione accumulata (applicazioni di tipo
climatologico).
climatologico) .
Dominio
_: in ordine di complessit complessitàa crescente si può puo distinguere fra terreno piano
terreno con singolo rilievo, terreno con pi piùu rilievi, valle isolata, generico terreno
complesso
complesso.. Inoltre il dominio può puo essere di tipo urbano o ruralerurale,, oppure essere ca-
ratterizzato dalla presenza di particolari morfologie (ad es. siti costieri).
Inquinante
_: pu puòo essere costituito da gasgas,, aerosol o particolato.
particolato. Può
Puo essere inerte o
reattivo
reattl'uo.. Nel secondo caso occorre distinguere fra: fra: reazioni in fase omogenea gassosa,
reazioni inin fase
fase eterogenea,
eterogenea, idrolisi
idrolisi e reazioni
reazioni in fase
fase acquosa, reazioni ee processi
processi che
coinvolgono aerosol e particolato. Inoltre llinquinante
l'inquinante può
puo essere soggetto a processi
di deposizione secca o umida.
Meteorologia
_:: l'e etto lleffetto della meteorologia sulla dispersione degli inquinanti in at-
102
102 Capitolo 4

/ ,,›f""'6efinìzione dello scenari;""\\


Scala
1,/ temporale `\\
/XI Scala Dominio \\\

i, spaziale `¦
L( Dinamica 1.'
Il
"
,I
`\

lnquinante Sorgenti l/
i_\\ \
,l//l

\`\\ Meteorologia

Vincoli

Scelta del
lVlodello

Figura 4.1
Figura 4.1 Insieme dei criteri che concorrono alla scelta
scelta del modello.

mosfera può
puo essere ricondotto essenzialmente a due fenomeni: il trasporto ad opera
del campo di vento e la di usione
dz'fiusz'one turbolenta
turbolenta.. Tali fenomeni possono avere carat-
teristiche di omogeneità
omogeneita e stazionariet a, oppure presentare un7evoluzione
stazionarieta, un'evoluzione spazio-
temporale. L'eterogeneit
L7eterogeneitàa nella struttura del campo di vento può puo essere indotta
dall'orogra a
dall”orografia o dalla presenza di particolari sistemi di circolazione (ad. es brezze
di terra e di mare oppure brezze di monte e di valle). La dispersione turbolenta7turbolenta,
invece, risulta
risulta in uenzata turbolenza meccanica
influenzata dalla struttura del campo di moto ((turbolenza meccanica))
e dagli scambi di calore con la super cie turbolenza convettiva
superficie ((turbolenza ). _
convettz'va). Quindi, l'eventuale
variabilit
_ a della turbolenza e legata principalmente al campo di vento, all'andamento
del
_ bilancio radiativo e alle caratteristiche geo siche del terreno (rugosita super -
ciale,
__ albedo. . . ). Inoltre ulteriori elementi di eterogeneita possono essere indotti
dalla
_ presenza di particolari condizioni di circolazione (ad es. strati di inversione
termica), oppure avere origine antropica (ad es. isola di calore).. In condizioni molto
sempli cate
semplificate (ad es. terreno piano ed omogeneo)
omogeneo) le caratteristiche dispersive possono
essere descritte sulla base di semplici parametrizzazioni. In condizioni più piu complesse,
invece, la ricostruzione dei campi meteorologici richiede liutilizzo
l'utilizzo di modelli veri e
propri (processori meteorologici). Per approfondimenti si veda il capitolo 3.
Sorgenti
Sorgenti emissive
emissive::
Sorgenti puntuali singole o multiple : solitamente vengono utilizzate per rappresen-
tare le emissioni dei camini degli impianti industriali. I principali composti coinvolti
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 103
103

nelle emissioni da impianti industriali sono: il biossido di zolfo, il biossido d'azo- d7azo-
to, le polveri, il monossido di carbonio; inoltre in funzione del processo produttivo
possono essere presenti emissioni di: metalli pesanti, fluoro, uoro, cloro, acido cloridrico
e sol drico,
solfidrico, composti organici volatili (aldeidi, idrocarburi policiclici aromatici,. . . ).
Per caratterizzare una sorgente puntuale occorre conoscere, oltre ai flussi ussi di massa
degli inquinanti emessi, le principali caratteristiche del camino: posizione,
posizione, altezza,
diametro, temperatura e velocit
velocitàa di uscita dei fumi.
fumi.
Sorgenti lineari : vengono utilizzate per schematizzare le emissioni da traffico traÆco sui
tratti stradali. Tra gli inquinanti emessi da questa tipologia di sorgenti i principali
sono: gli ossidi d'azoto,
d7azoto, il monossido di carbonio, i composti organici volatili non
metanici e il particolato. Per poter stimare i quantitativi di emissioni attribuibili al
traÆco
traffico vengono utilizzati appositi algoritmi che necessitano di diverse informazioni.
informazioni.
Tra le principali ricordiamo: la struttura della rete viaria, la dimensione e la compo-
sizione del parco circolante (suddivisa in termini di tipologia di veicolo, cilindrata,
et
a, tipo di combustibile utilizzato)
età, utilizzato) le caratteristiche della circolazione (regimi di
marcia, velocit a media dei veicoli,. . ..)) e i fattori d'emissione
velocità d7emissione dei vari composti presi
in considerazione.
Sorgenti areali e volumetriche : vengono utilizzate per rappresentare emissioni di
sorgenti distribuite in modo abbastanza continuo sul territorio.territorio. Tipici esempi di
sorgenti areali sono un'area
uniarea industriale, fonti di riscaldamento domestico, il trafli- traÆ-
co in un quartiere urbano e le zone agricole. I composti emessi variano a seconda
della tipologia di sorgente e possono essere costituiti da: ossidi d'azoto,d”azoto, monossido
di carbonio, biossido di zolfo, particolato, composti organici volatili, ammoniaca.
La stima delle emissioni pupuòo essere e ettuata
effettuata con metodologie di erenti,
differenti, in funzione
delle informazioni disponibili, generalmente disaggregando col dettaglio richiesto richiesto dal
problema le informazioni contenute in appositi inventari delle emissioni.
emissioni.
Regime
-si : si distingue fra condizioni stazionarie quando i fenomeni da riprodurre
possono essere considerati costanti nel tempo e, invece, condizioni evolutive quando
esiste variabilit
variabilitàa in funzione del tempo.
Una volta descritto il problema secondo i criteri esposti eè possibile procedere al-
la ricerca e all'individuazione
all individuazione del modello pi u adeguato. Ad esempio, la valutazione
piu valutazione
del rispetto o meno degli standard di qualit qualitaa dell'aria
dell aria da parte di un inceneritore
localizzato in prossimit
prossimitaa di rilievi montuosi pu o essere considerato un
puo un problema di
scala
scala locale
locale in
in terreno
terreno complesso.
complesso. Si tratta di
bi tratta di uno
uno studio
studio che
che richiede un'applicazione
richiede un applicazione
di tipo long-term
di tipo long-term,, con
con modelli
modelli inin grado
grado didi considerare
considerare le emissioni di
le emissioni una sorgente
di una sorgente didi
tipo
tipo puntuale
puntuale e e riprodurre
riprodurre situazioni
situazioni didi dispersioni
dispersioni inin condizioni
condizioni non
non omogenee
omogenee (ad (ad
es. con sviluppo di brezze monte-valle). Diversamente, la valutazione del rischio di
situazioni critiche indotte da un incrocio stradale urbano urbano sulle aree circostanti co-
stituisce un'applicazione
un applicazione di tipotipo short-term
short-term per modelli di microscala
microscala urbana.
urbana. Essa
bssa
richiede l'utilizzo
l utilizzo di modelli in grado di ricostruire emissioni
emissioni di tipo
tipo lineare ee di ripro-
durre condizioni dispersive non omogenee come quelle che si sviluppano in presenza presenza
di agglomerati urbani. Esempihisempi di tipiche applicazioni di mesoscala possono possono essere
la valutazione degli e etti di strategie di riduzione delle emissioni
metti emissioni sullo sviluppo di
episodi di inquinamento fotochimico
fotochimico estivi o di situazioni critiche invernali causate
da alte concentrazioni di inquinanti primari. Per questo tipo tipo di applicazioni sono
necessari modelli che considerano condizioni evolutive, in grado di riprodurre tutte
le tipologie di sorgenti, che trattino inquinanti reattivi e che possano gestire domini
di tipo complesso e situazioni meteorologiche non omogenee. omogenee.
104
104 Capitolo 4

4.2 Modelli deterministici


I modelli matematici per la valutazione dell'inquinamento
dell“inquinamento atmosferico di tipo de-
terministico si propongono di ricostruire in maniera quantitativa i fenomeni che
determinano l'evoluzione
l”evoluzione spazio-temporale della concentrazione degli inquinanti in
atmosfera. Storicamente si e`e proceduto a rontando
affrontando dapprima problemi sempli cati
semplificati
(sorgenti isolate, condizioni omogenee e stazionarie,. . ..)) per passare poi a contesti
sempre pi
piùu articolati. Conseguentemente sono stati sviluppati modelli diversi, in
grado di poter essere applicati in situazioni di complessit
complessitàa crescente. In termini
generali i modelli deterministici si possono suddividere in due classi, in funzione del
diverso modo di osservare e descrivere le proprieta
proprieta di un fiuido
uido in fiuidodinamica.
uidodinamica.
classificazione distingue i modelli euleriani
Questa prima classi cazione euleriam' da quelli lagrangiani
lagmngz'anz' ( g.
(fig.
4.2).

MODELLI DETERMINISTICI

EULERIANI LAGRANGIANI

Analitici A box A griglia A traiettoria A particelle

Figura 4.2
Figura 4.2 Classi cazione
Classificazione dei modelli matematici per lo
lo studio
studio degli inquinanti.
inquinanti.

Nei paragra
paragrafi successivi verranno descritte le principali tipologie di modelli ap-
partenenti alle due categorie. Per un'ulteriore
un”ulteriore rassegna di codici disponibili si può
puo
fare riferimento a [61].

4.2.1
4.2.1 II modelli
modelli euleriani
euleriani

I modelli euleriani
eulem'am' fanno riferimento ad un sistema di coordinate fisse; sse; sono basati
sull'integrazione
sull”integrazione dell'equazione
dell”equazione di erenziale
differenziale di di usione
diffusione che viene
viene ricavata
ricavata dal bi-
lancio di massa esteso ad un volumetto d'aria in nitesimo sotto determinate ipotesi
d7aria infinitesimo
( uido incomprimibile, di usivit
(fluido incomprimibile, a molecolare
diffusivita molecolare trascurabile
trascurabile rispetto alla turbolenza,
turbolenza,
coeÆciente
coefficiente di di usivit a turbolenta orizzontale costante lungo le coordinate Xx e y).
diffusività y).
In questo ambito,
ambito7 si possono evidenziare:

Modelli analitici (Gaussiani e a Pu ) Il modello gaussiano gaussz'ano appartiene alla


famiglia dei modelli analitici, cos
così chiamati perché
perche basati sull'integrazione,
sull”integrazione, in condi-
zioni sempli cate,
semplificate, dell'equazione
dell”equazione generale di trasporto e di usione.
diffusione. Sono modelli
in grado di descrivere l'andamento
l”andamento al suolo della concentrazione sottovento ad una
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 10
105

01
sorgente continua puntiforme. Le ipotesi sotto cui viene risolta l'equazione di di u-
sione sono: stazionarieta ed omogeneita delle condizioni meteorologiche, velocita del
vento non nulla, assenza di trasformazioni chimiche e fenomeni di rimozione, terreno
piatto. Nei modelli gaussiani si suppone che il pennacchio venga trasportato secon-
do la direzione del vento e di uso nelle direzioni trasversali. L'e etto di trasporto e
quanti cato attraverso la velocita del vento. La dispersione e descritta per mezzo di
coeÆcienti empirici che esprimono il grado di apertura del pennacchio in funzione
della stabilita atmosferica e della distanza sottovento alla sorgente. Inoltre si ipo-
tizza che la sorgente sia posta non alla bocca del camino, ma ad un'altezza e ettiva
H+H dove H e l'altezza sica del camino e H rappresenta il cosiddetto sovrain-
nalzamento dovuto all'eventuale spinta cinetica e/o di galleggiamento che possono
É

E
å
avere i fumi all'uscita. Tale termine e ricavato attraverso formule empiriche, sulla
ë

8
E

w
,_.

U'
š<

o
8”
C
Ci'
<
CP

CP
CP

,_.
(I)

CI
›-s

99

99

›-s

99
›_

I:
,_g
CD
CD

CD
CD

(D

(D

CD
7
I:

'U›-
fumi. I modelli a pu rappresen-
base della meteorologia e delle caratteristiche dei fumi.
tano un'estensione dei modelli gaussiani e permettono di ricostruire la dispersioni di
inquinanti emessi in condizioni non omogenee e non stazionarie. Per una trattazione

m
m
ø

ø
o
c

H.
H

H
H

N
"U

1-*
1-*
s:
f'D

CD
pi
u completa dei modelli analitici si rimanda al capitolo 5.
più

Modelli a Box Nei modelli a box [49], il dominio d'indaginedlindagine èe suddiviso in una o
pi
piùu celle all'interno
alllinterno delle quali gli inquinanti si considerano perfettamente miscela-
ti. Dal punto di vista teorico questo equivale ad assumere coeÆcienti
coefficienti di di usione
diffusione
in niti
infiniti che provocano una propagazione istantanea dell'inquinante
dell”inquinante immesso nel box
considerato. L'inquinante
L7inquinante presente nel box proviene da sorgenti interne 0 o da contri-
buti esterni trasportati dal vento o uisce
fluisce attraverso la sommit
sommità a in conseguenza delle
variazioni di altezza del box stesso (generalmente coincidente con l'altezza l”altezza dello s-
trato di rimescolamento dell'atmosfera).
dell”atmosfera).
In termini matematici, l'equazione
l”equazione di continuita che descrive ilil fenomeno
continuità fenomeno haha la forma
forma
(vedi anche gura
figura 4.3):
@C
ÖC @h
ôh @h
8h
Xh = XQa + hu(Cb C ) + X (Ca C ) se
Xhã-XQa+hU(Cb_C)+Xã(Ca_C) Se ã>0>0
@t @t @t
@C
ÖC I @h
8h
Xh at = XQ
XQaa + hu (C b _ C
hu(C1j ›
C)) se
.se ôt 
_ <_ 0O (4 . 1)
(4.1)
@t @t
dove:
dove:

X eè l'ampiezza
Pampiezza del box lungo la direzione del vento;
QQaa e`e l'emissione
17emissione per unit
unitàa di area;
h l'altezza
l”altezza dello strato di rimescolamento (coincidente con l”altezza
l'altezza del box);
Q*

CC la concentrazione all'interno
all”interno del box;
Cb
Gb la concentrazione di fondo trasportata nel box dal vento;
Ca
Ca la concentrazione a quote superiori ad hh..
Nelle 4.1 non compare la larghezza del box Y ) poich
box ((Y) poichèe moltiplica tutti ii termini
dell'equazione.
dell”equazione. L'equazione
Lyequazione rappresenta la variazione nell'unit a di tempo della massa
nell”unità
del composto C contenuta nel box che èe pari alla somma del contributo di generazione
(termine di sorgente = : X Qa),
Qa), di trasporto (dovuto al vento = h u (C (Cl,b {- C)
0))) e di
variazione di volume del box (conseguente alla variazione dello spessore h e pari al
prodotto X (Ca
(Ca - C)
C) @h/ @t ). Quando Paltezza
8h/ôt). l'altezza dello strato rimescolato diminuisce,
la variazione di volume del box non in uisce
influisce sulla concentrazione all'interno,
alllinterno, per cui
106
106 Capitolo 4

Ca

C --›
b C BOX vento
_› h
vento I

Suolo Q” Y

Figura 4.3
Figura 4.3 Schema di un modello a Box [49]
[49]

il termine pu
o essere trascurato. Nell'ipotesi
può Nell”ipotesi ancor più
piu sempli cata
semplificata che le grandezze
siano stazionarie e la concentrazione di fondo CCl,b sia nulla le 4.1
4.1 si riducono a:
C = huC z XQa
XQa
(4.2)
(4.2)
hu
In questo modo
rnodo le variabili meteorologiche che vengono prese in considerazione
sono solo la velocit
velocitaa del vento (u) e l'altezza
llaltezza di rimescolamento (h).
D'altra
D”altra parte,
parte7 nella formulazione del modello a box e`e possibile anche tenere conto
di eventuali termini di trasformazione chimica e di rimozione dovuta a fenomeni di
deposizione. In questo caso l'espressione
l”espressione del modello diventa:
@C
Xh
Xhôô_(tJ = XQa + RXh vd CX + hu(Cb -C)+
:XQa+RXh-UdCX+hu(Cb C) +
@t
@h
8h @h
8h
+X (Ca C ) se
+Xã(Ca-C) ã>0>0
@t @t
@C @h
Xh
Xhä = : XQ
XQaa + RXh - vdX
d CX + hu (Cb - C
hu(Cb C)) se % 50 (4.3)
(4.3)
@t @t
dove:
R e`e il termine di trasformazione chimica, espresso come massa
massa per unita
unita di tempo
tempo
e volume;
vUdd la velocit
a di deposizione.
velocita

Esistono anche modelli chiamati multibox


multíboa: in cui l”area
l'area di studio èe coperta da pi u
più
box contigui comunicanti tra loro. In ciascun box la concentrazione dell'inquinante
dell7inquinante
eè uniformemente distribuita ed il usso
flusso orizzontale di uscita da un un boxbom eè quello di
entrata al box contiguo [62].
I modelli a box costituiscono un approccio matematico
matematico semplice poichpoichee schema-
tizzano grossolanamente la struttura spaziale dei fenomeni e possono essere adatti
per descrivere l'evoluzione
17evoluzione di un insieme di sorgenti complesse in domini omogenei da
un punto di vista dispersivo,
dispersivo7 ad esempio in un'area
un“area urbana. In alcuni casi i modelli
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 107
107

a box contengono al loro interno schemi chimici pi u o meno complessi (ad esempio la
più
chimica dell'ozono
dell”ozono e dei composti organici). In questo caso i modelli possono essere
applicati, ad esempio, per valutazioni preliminari sulla caratteristiche chimiche della
miscela di inquinanti emessi, per stimare gli andamenti medi sul lungo periodo di
inquinanti secondari (come l'ozono),
llozono), per determinare almeno qualitativamente gli
e etti
effetti di politiche d'intervento
d7intervento sulle emissioni.

Modelli
Modelli a
a griglia
griglia Nei modelli a griglia il dominio di calcolo 
eè suddiviso in un
grigliato tridimensionale, in cui la dimensione orizzontale delle celle èe generalmente di
qualche chilometro, mentre quella verticale dipende dal numero di strati considerati
(variabile da alcune decine di metri in prossimità
prossimita del suolo, fino
no ad alcune centinaia
o migliaia di metri in quota). Esistono limiti pratici e teorici nella scelta della
dimensione minima della cella del grigliato. Infatti, aumentando il numero di celle
si moltiplicano i tempi di calcolo e di acquisizione dei dati iniziali, necessari per
speci care
specilicare le informazioni relative alle emissioni ee alla meteorologia richieste dal
modello per ogni cella della griglia. Il modelli a griglia
griglia si basano sulla soluzione
dell'equazione
dell equazione didi di usione
diflusione atmosferica
atmosferica ottenuta generalmente tramite
ottenuta generalmente tramite tecniche
tecniche alle
alle
di erenze nite.
differenze finite.

4.2.2 Modelli fotochimici a griglia


Struttura
Struttura e e formulazione
formulazione Una categoria molto importante di modelli a griglia griglia
eè costituita dai modelli fotochz'mi'ci
fotochimici che sono stati sviluppati in seguito alla crescente
importanza che gli episodi di smog fotochimico
fotochimico hanno assunto in in questi ultimi decen-
ni. Tali modelli sono prevalentemente di tipo euleriano eulerlano a griglia e, e, oltre a simulare
i fenomeni di trasporto e di usione
diffusione degli inquinanti, integrano reazioni chimiche in
fase gassosa e i fenomeni di deposizione secca; modelli di particolare complessit complessitàa
trattano anche la dinamica delle nubi (chimica in tase fase eterogenea liquida)
liquida) e degli
aerosol e la deposizione umida. Il principali elementi che caratterizzano ii modelli
fotochimici
totochimici riguardano il modo in cui vengono simulati il il trasporto, la la dispersione,
la trasformazione e la rimozione degli inquinanti. Dai dati in ingresso ee dalla loro loro
sempli cazione
semplilicazione ed
ed elaborazione
elaborazione dipende
dipende lala buona
buona riuscita
riuscita dell'analisi modellistica.
dell analisi modellistica.
Per simulare il trasporto
trasporto degli inquinanti  ee indispensabile unauna corretta ricostru-
zione del campo di vento. Per l-'er quanto riguarda la dispersione
dispersione turbolenta
turbolenta,, sono state
sviluppate numerose teorie che descrivono tale processo processo mediante
mediante parametrizzazio-
parametrizzazio-
ni
ni opportune. Anche ii meccanismi
opportune. Anche meccanismi chimici
clnmzcz svolgono
svolgono unun ruolo fondamentale nella
ruolo fondamentale nella
trattazione
trattazione degli
degli inquinanti
inquinanti e e possono
possono essere:
essere:

0 espliciti
espliciti:: coinvolgono alcune centinaia di reazioni, ma sono troppo onerosi per
essere incorporati in modelli tridimensionali di qualit
a dell'aria;
qualità dell”aria;

o ridotti
ridotti:: vengono considerate generalmente meno di un centinaio di reazioni,
con una descrizione approssimata della chimica reale.
reale. Per la
la chimica organica
si puo avere un approccio a molecola riunita in
può in cui gli
gli organici sono raggruppati
in base alle caratteristiche chimiche (alcani, alcheni, aromatici,. ._.)
. ) mediante
l'introduzione ttizia, oppure un approccio a struttura riunita
llintroduzione di una specie fittizia, riunita,, in
cui essi sono raggruppati in base alle caratteristiche di struttura e reattività.
reattivita.
108
108 Capitolo 4

La chimica inorganica viene trattata invece in forma esplicita.  importante


esplicita. E
È
quindi valutare la sensibilit a dei livelli di inquinamento previsti dal modello7
sensibilità modello, in
relazione all'incertezza
all”incertezza associata al fattore di suddivisione dei composti organici
utilizzato.
processi di rimozione in maniera altamente parame-
Molti modelli trattano i processi
trizzata ed empirica. Comunemente per la deposizione secca si assume che il grado
di rimozione dell'inquinante
dell”inquinante sia proporzionale alla sua concentrazione in prossimit prossimità a
del suolo attraverso un valore di velocit a di deposizione (vedi paragrafo 2.2). Le
velocità
deposizioni umide e la chimica in fase acquosa sono invece più piu diÆcili
difficili da trattare
ma, sebbene gli episodi in cui si riscontrano le più piu alte concentrazioni di ozono
abbiano solitamente luogo in assenza di precipitazioni, possono assumere un ruolo
importante, ad esempio nella simulazione degli episodi invernali.
invernali.
implementazione numerica
Un altro fattore che caratterizza i modelli e l'Pz'mplementazione numerica.. Nel
caso di modelli fotochimici a griglia essa prevede la risoluzione di equazioni di e- diffe-
renziali alle derivate parziali dipendenti dal tempo.
tempo. Tali equazioni
equazioni vengono risolterisolte
numericamente tramite il metodo della separazione ((splittmg),splitting ), che consiste nel ri-
solvere separatamente i termini delle equazioni relativi ad avvezione, di usione diffusione e
cinetica delle reazioni chimiche. Queste ultime sono di diÆcile difficile risoluzione perch
perchée
danno luogo ad un sistema di equazioni di erenziali
differenziali che descrivono fenomeni i qua-
li avvengono a velocit
velocitàa che di eriscono
differiscono di molti ordini di grandezza a causa della
diversa reattivit
reattivitàa dei composti chimici presenti in atmosfera.
Per tale motivo nei modelli a griglia si fa spesso l'assunzione
l”assunzione sempli catrice
semplificatrice
che le specie fortemente reattive siano in realt a sempre all'equilibrio:
realtà alllequilibrio: si ottengono
quindi, per queste specie, equazioni algebriche non lineari al posto di equazioni
di erenziali;
differenziali; le
le concentrazioni
concentrazioni cos
così calcolate
calcolate vengono
vengono poi
poi introdotte nelle equazioni
introdotte nelle equazioni
di erenziali
differenziali per le specie non stazionarie (\metodo
(“metodo dell'approssimazione
delllapprossimazione di stato stato
quasi stazionario" Pseudo Steady State Approximation
stazionario77 o PSSA ((Pseudo Approwímatíon». )).
Nella sua formulazione pi piùu generale, un modello euleriano èe costituito da un
sistema di N (dove N eè il numero delle specie chimiche considerate)
considerate) equazioni dif-
ferenziali che esprimono, coerentemente alla 2.1, la variazione nell'unit nell”unità a di tempo
della concentrazione della specie C in un volumetto in nitesimo:
infinitesimo:

@C
ôt _
@t
= m_
@C
80 @C
80 @820
2
C @820
2
C
vx vy + Kxx 2 + Kyy 2 [[Axy]
-Uwôí-Uyíyd-KzzW-l-Kyyw AXY ]
@x @y @x @y
 
@C
ôC @8 @C
ôC
vUzã
z + Kzz
+ â (Kzzã) + E (x;y;z;t) + D(x;y;z;t)+ [AZ ]
@z @z @z + E(wvyvzat) + D($›yvzat)+ [AZ]
+ S (x;y;z;t) + R
+S(w,y,z,t) (x;y;z;t) [[AC]
R(x,y,z,t) AC ] (4.4)
(4.4)
dove accanto ai termini, gi a noti, di avvezione e di usione
già diffusione troviamo le quantit a
quantità
E(x,y,z,t)
E(X,y,z,t) e D(x,y,z,t)
D(X,y,z,t) che esprimo il contributo delle emissioni
emissioni ee la rimozione dovuta
alla deposizione (quindi D < 0) 0) e le quantita S(x,y,z,t)
quantità S(X,y,z,t) e R(x,y,z,t)
R(X,y,z,t) che esprimo il
contributo e la rimozione (quindi R < 0) della specie c dovuti alle reazioni chimiche.
Una possibile tecnica di splitting
splittmg prevede che la concentrazione C n+1 si ottenga
C“+1
dalla sequenza di integrazioni (tutte di passo  t) delle diverse parti dell'equazione
At) dell7equazione
4.4 secondo il seguente schema (vedi gura
figura 4.4):
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 109
109

cn n
¦ ¦ Xy ¦
to t t+At

l
| l l
to t t+At

¦ ¦y AC i
CX Z Cn+l

to t r+At
Figura 4.4
Figura 4.4 splitting )
Schema di integrazione ((splíttmg)

C n+1 = A n
Cn+1 c Az Axy C
ACAZAWC" (4.5)
(4.5)

dove AXY Xy,, AZ


Z e AACC rappresentano degli operatori che descrivono rispettiva-
mente l'e etto:
l”effetto: del trasporto e della di usione
diffusione orizzontale (A XY ); del trasporto
(Axy),
e della di usione
diffusione verticale, delle emissioni e delle deposizione (A Z ); delle reazioni
(AZ);
chimiche (A C ).
(AC).
L'integrazione
L7integrazione delle N equazioni di erenziali
differenziali richiede, inoltre, che vengano for- for-
niti opportuni valori di concentrazione iniziale (IC) (IC) ed al contorno (BC). Le IC do-
vrebbero essere costituite dai valori misurati in corrispondenza dell'istante dell”istante iniziale
della simulazione, in ogni cella del dominio e per ogni specie chimica considerata.
Naturalmente non e mai possibile disporre di misure cos così dettagliate, soprattutto in
quota, per cui, generalmente, le IC vengono estrapolate su tutto il dominio a partire
dalle misure disponibili. L'uso
L7uso di IC imprecise può puo introdurre errori signi cativi
significativi
nella prima parte della simulazione. L'e ettoL”effetto di tali
tali errori sulla concentrazione va
man mano smorzandosi, poich poichèe diventa prevalente l'e etto
l”effetto delle emissioni e delle
condizioni al contorno. Per limitare l'e etto
l”effetto delle condizioni iniziali solitamente si
preferisce iniziare la simulazione in anticipo in modo che l'eventuale in uenza non
l”eventuale influenza
riguardi il periodo d'interesse
d7interesse dello studio.
studio` Le condizioni al contorno sono costi-
tuite dai valori di concentrazione C i (0,y,z,t), C
C,(0,y,z,t), i (xf ,y,z,t), C
Ci(xƒ,y,z,t), i (x,0,z,t) e C
Ci(X,0,z,t) i (x,yf ,z,t)
Ci(x,yƒ,z,t)
e dovrebbero essere de nite
definite sulla base di valori misurati,
misurati, ma in pratica tali valori
non sono mai disponibili con il grado di dettaglio spaziale e temporale richiesto dai
modelli. Anche in questo caso, quindi, occorre utilizzare
utilizzare tecniche
tecniche di estrapolazione e
far ricorso a valori di letteratura. Ma a di erenza
differenza delle IC,
IC, le
le BC in uenzano
infiuenzano i valori
di concentrazione lungo tutto il corso della simulazione. In particolare tale in uenza infiuenza
eè tanto maggiore quanto eè pi u signi cativo
più l'apporto di inquinante dovuto al bordo
significativo Papporto
rispetto a quello derivato dalle emissioni. Per limitare l'e ettol,effetto delle BC si può puo allora
cercare di estendere opportunamente il dominio in modo che il bordo vada a cadere
in corrispondenza di zone poco inquinate. Un'altraUnlaltra tecnica per ridurre l”effetto
l'e etto di BC
110
110 Capitolo 4

arbitrarie eè il cosiddetto nesting


nestirig che consiste nell7utilizzare
nell'utilizzare i risultati di simulazioni
su domini di dimensioni maggiori per ricavare le BC sul dominio d'interesse.
d”interesse.

Input
Input necessari
necessari In linea generale gli input richiesti dai modelli fotochimici sono
i seguenti:
0 parametri meteorologici
parametri mixing height
meteorologici:: altezza di rimescolamento ((miring ), parame-
height),
tri che descrivono lo stato termodinamico dell'atmosfera
dell”atmosfera (classi di stabilita,
stabilità,
lunghezza di Monin-Obukhov, ecc.), velocit a e direzione del vento,
velocità vento, radiazione
solare, temperatura, pressione, umidita relativa;
umidità

0 parametri geo sici


parametri geofisici:: orogra a,
orografia, rugosit
a super ciale,
rugosità superficiale, uso del suolo, indice di co-
pertura fogliare;

0 parametri emissivi
parametri emissii/i:: sorgenti di emissione stazionarie di tipo puntuale e areale,
sorgenti di emissione mobili;

ø parametri chimici
parametri chimici:: tipologie di composti (in particolare relativamente ai com-
posti organici), costanti di reazione, parametri meccanicistici;
meccanicistici;

0 parametri sperimentali
parametri sperimentali:: condizioni iniziali e al contorno, dati di qualit
a dell'aria
qualità delliaria
per la validazione.
La complessit
complessità a ed il grado di dettaglio spazio-temporale richiesto rendono spesso
la de nizione
definizione delle informazioni di input uno degli aspetti pi u critici nell'applicazione
più nell”applicazione
dei modelli a griglia e costituiscono una delle principali fonti di errore. In particolare
le fonti di incertezza possono riguardare i parametri meteorologici, principalmente
per quanto concerne le componenti della velocità velocita del vento (incertezza nelle misure
disponibili, inadeguato numero delle misure stesse, non rappresentativit
rappresentatività a dei punti
di misura o approssimazioni associate alle tecniche di analisi del campo di vento per
predisporre gli input del modello). Incertezze esistono relativamente
relativamente alle fonti
fonti di
emissione, nella stima dei fattori di emissione relativi alle fonti stazionarie e mobili,
ed ai processi di rimozione. E È bene inoltre tenere presente l“incertezza
l'incertezza associata alla
suddivisione delle specie organiche nei di erenti
differenti composti considerati dal meccanis-
mo chimico. Si possono avere in ne infine incertezze anche relativamente alle condizioni
iniziali e al contorno, a causa dell'inadeguata
dell”inadeguata caratterizzazione spaziale del campo
di concentrazione osservato. Va inoltre precisato che generalmente la de nizione definizione
dell'input
delljinput per questa categoria di modelli non pu puo o essere
essere basato solo su dati ee mi-mi-
sure standard, ma richiede l'utilizzo
l utilizzo di appositi preprocessori
preprocessori in grado di dettagliare
opportunamente le informazioni dal punto di vista vista spaziale, temporale
temporale ee chimico. ln In
gura
tigura 4.5 e riportato un diagramma che descrive il flusso usso delle informazioni ee_dei dei
processori necessari per l'applicazione
liapplicazione di un modello fotochimico
fotochimico a griglia.
In tabella 4.1, invece, sono riportate delle stime di incertezza relative
relative alle varia-
bili di ingresso nei modelli fotochimici: dove possibile,
possibile, le stime sono state ottenute
ottenute
da informazioni quantitative (ad es., es.7 per la velocit
velocitàa e direzione del vento,
vento, altezza
dello strato di rimescolamento,
rimescolamento7 concentrazione dei VOC e degli NOX ). Le altre
X).
stime sono il risultato di valutazioni raccolte fra esperti di settore [63].
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 111
111

INVENTARIO

`Ii
OUTPUT MODELLO EMISSiONi FATTORI DI
DATI METEO DISAGGREGAZiONE
SCALA GLOBALE LOCALI / /
PAZIAL

i Processore
.
Processore
Em
4/
PROFiLi
TEMPORALI

/Ii
Meteorologlco PRoFiLi
SPECIAZiONE

líPN.
CONDiZIONi
NI iALI

Vi/\
_ _› I . . I. . Processore
nlzla Izzazlone `\ chimico
K EMlssioNi

l
g Trasporto e diffusione
ll

Processore
BC PARAMETRI
Emissioni I MODULO
CHIMICO

\ _ .
Chlmica 4/
CONDIZ AL
Il

coNToRNo
Deposizione
\
Mode/1°
fo foehimic
o a grigli
a
/ \
a*

I.k

DEPOSIZIONE

Figura 4.5
Figura 4.5 Diagramma di flusso
usso dell'applicazione
delliapplicazione di un modello fotochimico.
fotochimico.

Modelli
Modelli disponibili
disponibili I primi modelli di trasporto
trasporto ee chimica atmosferica sono stati
sviluppati intorno agli anni `70
L70 e possono essere cos
così classi cati
classificati [64]:

0 i modelli di prima
prima generazione trattano la chimica in modo semplice (sono in-
cluse poche reazioni del primo ordine) e non sono inclusi processi di deposizione
secca;
0 i modelli di seconda generazione includono meccanismi pi
u complessi, processi
più
di deposizione secca e, in alcuni casi, anche umida;
umida;
0 i modelli di terza generazione che si stanno sviluppando in questi ultimi anni
per colmare le lacune dei precedenti, costituiscono il tentativo di riprodurre le
interazioni esistenti tra fenomeni chimici, processi di deposizione e aspetti me-
teorologici, che, per problemi prevalentemente di ordine computazionale, erano
sempre stati trattati separatamente.
Nonostante recenti ulteriori miglioramenti, i modelli
modelli di chimica ee trasporto han-
no ancora una scarsa capacit
a nel trattare
capacità trattare in modo dettagliato queste interazioni; ilil
raggiungimento di questo obiettivo eè proprio uno degli scopi principali della ricerca
attuale nel campo dei modelli di qualit
qualitaa dell'aria.
delllaria.
112
112 Capitolo 4

Variabile
Variabile di
di ingresso
ingresso Incertezza
Incertezza
Direzione del vento 20 Æ-50Æ
200-50O
Velocit
Velocitàa del vento 0.5-1m/s
0.5-1m/ s
Sorgenti di emissione 10-50%
Altezza strato rimescolamento 50-70%
Concentrazioni NO NO36x 6%
Concentrazioni VOC 20-60%
Emissione NONOgcx 10-20%
Emissione VOC 20-30%

Tabella 4.1
Tabella 4.1 Stima delle incertezze attribuibili alle variabili di ingresso nei
nei modelli
fotochimica.
fotochimica.

I modelli di prima
prima generazione
generazione,, quasi tutti di tipo euleriano, sono stati svi-
luppati prevalentemente per lo studio dell'inquinamento
dell“inquinamento su scala urbana o regionale.
regionale.
Il primo modello a griglia eè stato sviluppato da Reynolds per per studiare problemi
problemi di
inquinamento atmosferico a Los Angeles. E  stato finalizzato
È nalizzato speci catamente
specificatamente alla
previsione dei livelli urbani di ozono e vi sono inclusi i processi di emissione, di tra-
sporto e la chimica dei composti in fase gassosa. Le specie trattate sono undici e le
reazioni simulate quindici; per sei specie (NO, NO N02,2, O3 , idrocarburi reattivi e non)
03, non)
viene operato il semplice trasporto, mentre per il calcolo delle altre specie viene ap-
Pseudo Steady State Approximation
plicato il metodo PSSA ((Pseudo Approximatz'on). ). Tale metodo consente
di integrare numericamente le equazioni cinetiche che esprimono in termini dinamici
l'insieme
ljinsieme delle reazioni chimiche: le equazioni di erenziali
differenziali che regolano
regolano la
la dinami-
ca delle specie stazionarie vengono trasformate in equazioni algebriche di equilibrio
(imponendo pertanto dC/dt dC /dt =
: 0) mentre vengono integrate numericamente solo le
equazioni di erenziali
differenziali relative alle specie attive. Le concentrazioni delle specie sta-
zionarie vengono quindi calcolate dalle altre mediante semplici equazioni algebriche.
La deposizione secca e i processi di formazione delle nuvole non sono inclusi in tale
prima generazione si ricordano:
modello. Tra i modelli di prima

o STEM I (Sulfur Transport Eulerian Model): èe un modello


modello sviluppato da Car-
michael e Peters, per studiare gli episodi estivi di inquinamento da ossidi di
zolfo. L'anidride
L7anidride solforosa ed i solfati sono trattati come specie semplicemente
trasportate e la deposizione secca viene simulata usando un modello resistivo
molto semplice. Il modello considera inoltre la conversione in fase eterogenea
del biossido di zolfo in solfati.

0 ROM (Regional Oxidant Model): e`e stato ideato per analizzare i processi chimici
e fisici
sici che sono responsabili della produzione e distruzione dell'ozono
dell7ozono su scale
di 1000 km o con tempi di viaggio di diversi giorni.
giorni. Nel modello
modello sono descritti ilil
trasporto orizzontale, la variazione del vento e della turbolenza, gli gli e etti
effetti della
presenza delle nuvole sui ratei di trasformazione delle reazioni fotochimiche
fotochimiche ee sul
trasporto verticale, i movimenti verticali a mesoscala
mesoscala per
per effetto
e etto dell'orogra a
delljorografia ed
i flussi
ussi a larga scala, gli e etti
effetti del suolo sulla avvezione, di usione
diffusione e deposizione
secca, i processi chimici a piccola scala e laemissione
l'emissione di specie biogeniche e
antropogeniche.
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 113
113

I limiti nello sviluppo delle applicazioni di tali modelli derivano principalmente


dalle scarse possibilita computazionali inizialmente esistenti. E
possibilita  presente, inoltre, una
È
forte dipendenza dalla scarsit a dei dati di ingresso ai modelli, strettamente legati
scarsità
all'inventario
all”inventario delle emissioni delle specie in esame, e di quelli di confronto per la
validazione degli stessi.
I modelli di seconda
seconda generazione
generazione sono in grado di avvalersi di informazioni
meteorologiche fornite da modelli meteorologici a mesoscala, che vengono utilizza-
ti per calcolare campi di vento, temperatura, umidit
umiditàa e turbolenza, necessari per
valutare le trasformazioni degli inquinanti. Tra questi, possono essere menzionati:
o UAM (Urban Airshed Model): eè uno dei pi u importanti modelli a scala urbana.
più
Esso nasce come estensione del lavoro di Reynolds, e il fatto che sia stato scritto
in Fortran-IV costituisce, oggi, una limitazione dal punto di vista informatico.
informatico.
Gli autori sono numerosi per via delle molte versioni utilizzate e tra essi ricor-
diamo Seinfeld, Seigneur e Tesche. Il codice eè stato completato dell'EPA
dell7EPA nel
corso degli anni `80
L80 ed il manuale d'uso
diuso 
eè stato pubblicato sempre dall'EPA
dallPA nel
1990. UAM (nella versione IV)IV) eè distribuito gratuitamente dell'EPA
dell7EPA ed eè il solo
codice uÆcialmente
ufficialmente approvato per uso normativo, per l'attendibilit a riscontrata
l”attendibilita
in un numero suÆciente
sufficiente di applicazioni. Per quanto riguarda i fenomeni trattati,
eè opportuno rilevare l'assenza
lyassenza di reazioni chimiche in fase acquosa, del tratta-
mento delle nubi e della deposizione umida; èe invece trattata la composizione
chimica degli aerosol.
o CALGRID (CALifornia GRIDded model): eè stato scritto su richiesta del Cali-
fornia Air Resources Board (CARB)
(CARB) nel 1987, in collaborazione da Greg Car-
michael e da un gruppo della Sigma Research. Questo modello verra pi
verra u appro-
più
fonditamente descritto nel seguito del testo (capitolo 7).
ø ADOM (Acid Deposition & Oxidant
OXidant Model): e stato messo a punto su richiesta
dell'Ontario
dell”Ontario Ministry of the Environment in Canada, dalla ditta ENSR. Per
la sua stesura l'autore
17autore principale del codice, Akula Venkatram, ha collaborato
inizialmente con Yamartino e Scire. Informazioni tecniche su ADOM sono ab-
bastanza diÆcili
difficili da ottenere. Sono stati pubblicati i risultati dello studio, ma
pochi dettagli sul funzionamento del modello; il motivo ufficiale
uÆciale ée la protezione
commerciale del codice. Questo eè un modello molto completo per quanto ri-
guarda la trattazione della chimica in fase acquosa e delle nubi e contiene anche
la trattazione chimica degli aerosol.
0 RADM (Regional Acid Deposition Model): eè stato realizzato intorno al 1987
e l'autore
l”autore principale eè Julius Chang. Si tratta di un codice molto completo
[65]
[65] intorno al quale lavorano diversi gruppi di ricerca, operanti anche in Euro-
pa. E molto probabile che in futuro RADM venga uÆcialmente
È ufficialmente raccomandato
dall'EPA
dall”EPA al pari di UAM. Il modello tratta, oltre la chimica in fasefase omogenea
gassosa, anche quella in fase acquosa; contiene una trattazione
trattazione dettagliata della
dinamica delle nuvole, e quindi della deposizione umida accanto a quella secca,
mentre non viene trattata la chimica degli aerosol.
o EURAD (EURopean Acid Deposition model): eè una versione europea di RADM.
Il modello EURAD ha avuto uno sviluppo autonomo degli algoritmi di traspor-
to, di usione,
diffusione, dinamica nuvolosa e deposizione [66], mentre ha mantenuto gli
114
114 Capitolo 4

algoritmi di RADM per la trattazione della chimica [65] [65] [67]. Considera un gri-
gliato variabile e sono in fase di studio algoritmi che permettano di migliorare
la trattazione del trasporto, delle reazioni chimiche delle nuvole e del ruolo degli
aerosol. Il modello e`e gi
a stato utilizzato per applicazioni su scala europea [68]
gia [68]
[69]
[69] con passi di griglia da 8 no
fino ad 80 km.

o STEM II: e`e l'evoluzione


llevoluzione di STEM I, che limitava la propria analisi alla tras-
formazione di specie chimiche in fase gassosa. Gli aspetti in esso trattati sono:
l'emissione
llemissione degli inquinanti da sorgenti puntuali ed areali, il trasporto per avve-
zione, convezione e di usione
diffusione turbolenta, campi di vento variabili nello spazio e
nel tempo, precipitazioni e processi di formazione delle nuvole, andamento gior-
naliero dello strato di rimescolamento, trasformazioni chimiche in fase gassosa
ed acquosa, rimozione degli inquinanti con velocita
velocita di deposizione parametriz-
zate in funzione delle condizioni meteorologiche [70].
Per quanto riguarda i modelli di terza
terza generazione
generazione (un acronimo spesso usato
eè TGM, che sta per Third Generation Models), ancora in fase evolutiva, non esiste
uno stato dell'arte
delllarte compiuto. Le principali linee di sviluppo riguardano l'interazione
llinterazione
tra la chimica e la dinamica dell'atmosfera;
dell”atmosfera; l'approccio definito on-
llapproccio utilizzato viene de nito
line
line.. Quando invece le componenti meteorologiche e chimiche sono disaccoppiate si
parla di approccio o -line
off-line.. Le caratteristiche essenziali dei modelli di terza genera-
zione sono:
- una risoluzione di griglia pi u fine
più ne rispetto ai precedenti modelli;
modelli;
- il trattamento simultaneo di pi u specie chimiche;
più
- tempi di simulazione variabili dai mesi agli anni.
Le applicazioni piu importanti sono mirate all'analisi
più all”analisi dell'impatto
dell”impatto regionale e
globale delle emissioni degli inquinanti di natura antropogenica, all'analisi
all”analisi delle in-
terazioni tra i processi meteorologici e di chimica atmosferica, e all'analisi
all”analisi dei cicli
bio-geo-chimici. Nella tabella 4.2 sono riassunte le le diverse caratteristiche dei model-
li di trasporto e chimica atmosferica della prima e della seconda generazione.
generazione. Per
un'ulteriore
un°ulteriore rassegna si rimanda anche a [71].

4.2.3 I modelli lagrangiani


Nei modelli lagrangiani si considera un sistema di riferimento mobile che segue gli
spostamenti delle masse d'aria
dlaria di cui si vuole riprodurre il comportamento. Tra essi
si possono distinguere modelli a traiettoria o a particelle.
particelle. Nei modelli a traiettoria
viene simulata l”evoluzione
l'evoluzione di una colonna d'aria
dlaria che si muove sotto Fazione
l'azione della
componente media di velocità
velocita del vento (per ipotesi orizzontale e uniforme con la
quota), mentre nei modelli a particelle si simula l'emissione
llemissione degli inquinanti con la
generazione di un certo numero di particelle emesse ad ogni nuovo passo temporale:
temporale: il
campo di concentrazione ad ogni passo eè ricostruito valutando il numero di particelle
contenute in un certo volume di spazio.

Modelli
Modelli a
a box
box lagrangiani
lagrangiani I modelli a box di tipo euleriano descritti nel para-
grafo precedente non hanno nessuna risoluzione spaziale lungo llorizzontale7
l'orizzontale, perch
perchée
assumono che l'intero
l”intero dominio sia completamente miscelato. Nel caso in cui questa
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 115
115

Caratteristiche
Caratteristiche Prima
Prima generazione
generazione Seconda
Seconda generazione
generazione
Chimica in fase meccanismi di 10-35 rea- meccanismi di 50-100
gassosa zioni; chimica di SO
SOJCx o reazioni con chimica di
HC / NO
NOacx HC/NO x /O3 /SOx ;
HC/NOx/O3/SOQC; alcune
sorgenti biogeniche
Chimica in fase non
non inclusa
inclusa approssimazioni del primo or-
eterogenea
eterogenea dine; alcuni processi di equi-
librio di aerosol
Deposizioni secche non incluse, valori singoli parametrizzate con variazioni
o alcune parametrizzazio- nel tempo e nello spazio
ni
Deposizioni umide non incluse 10-40 reazioni in fase acquo-
sa; moduli limitati per nu-
bi/precipitazioni
Input meteorologici campi generalmente osser- campi osservati e alcuni mo-
vati dellizzati
Sistema di griglia dipendente dal dominio dipendente dal dominio
Schemi
Schemi numerici
numerici schemi dispersivi e non schemi conservativi della
sempre conservativi della massa e dispersione ridotta
massa
massa

Tabella 4.2
Tabella 4.2 Caratteristiche dei modelli euleriani della prima e seconda generazione [64].
[64].

ipotesi risulti poco realistica si pu


puòo decidere di operare secondo un approccio di ti-
po lagrangiano [1], ovvero de nendo
definendo un box di dimensioni orizzontali molto piccole
che si muova in accordo con il vento presente nel bacino di studio ( gura (figura 4.6). La
dimensione verticale del box viene generalmente posta uguale all'altezza
all”altezza dello strato
di rimescolamento. In questo modo èe possibile simulare il movimento di una colonna
d'aria
d”aria all'interno
all”interno del dominio la
1a cui concentrazione di specie inquinanti  èe dovuta alle
emissioni incontrate lungo il percorso, a processi di trasformazione chimica ed even-
talmente didi deposizione.
tualmente deposizione. L'ipotesi
_ sempli catrice piu signi cativa assunta da questi
modelli e che la dispersione orizzontale sia nulla, ovvero che non vi sia scambio con
l'aria
_ circostante. Il modello a box lagrangiano pu puòo essere sostanzialmente assunto
simile ad un punto che si muove all'interno
alllinterno del dominio in funzione del campo di
vento, per cui nota la posizione iniziale e la struttura del campo èe possibile ricavare
ad ogni istante la posizione s(t)
s(t) del box. Analogamente al modello euleriano, anche
nel caso del box lagrangiano èe possibile scrivere llequazione
l'equazione di bilancio che èe identica
alle 4.3, fatta eccezione per il termine di avvezione, che eè assente:

@C
ÖC @h
6h @h
ôh
Xh = XQa + RXh vd CX + X (Ca C ) se
Xhã_XQa+RXh-dX+Xã(Ca-C) ã>0>0
@t @t @t
@C @h
Xh XQa +
Xii??? = XQ0L RXh vdX
+RXh- d CX se % 20 (4.6)
(4.6)
@t @t
Tutti i termini hanno lo stesso signi cato
significato che nelle 4.3, con la di erenza
differenza che
alcuni, Q
Q0La in particolare, sono funzione della posizione s(t) del box.
116
116 Capitolo 4

Figura 4.6
Figura 4.6 Rappresentazione di un modello a box lagrangiano.

Modelli
_ a particelle I modelli a particelle, uno dei pi
u recenti ed avanzati stru-
più
menti numerici per la simulazione al calcolatore di sistemi dinamici [72], sono parti-
colarmente adatti a simulare i moti in un fiuido uido turbolento.
turbolento. L'uso
L”uso di questi modelli
nel campo della di usione
diffusione di inquinanti in atmosfera sembra essere, almeno poten-
zialmente, di notevole utilit a. L'interesse
utilità. Lyinteresse suscitato da questo tipo di approccio può puo
essere attribuito sia alla sua semplicit
semplicitàa concettuale che alla capacit
capacitaa di modellare
convenientemente situazioni reali anche complesse ((shear shear verticali di vento,
vento, inver-
sioni di temperatura in quota, evoluzioni temporali, calma di vento, ecc.) ecc.) avendo
la possibilit
a di utilizzare direttamente le misure fornite da strumenti meteorologici.
possibilita
In particolare le potenzialit
potenzialitàa messe a disposizione dalla strumentazione di Remote
Sensing (pro li
(profili verticali di vento, temperatura e turbolenza in tutto lo strato limite
planetario, in continuo e con buona risoluzione spazio temporale) possono essere
spazio-temporale)
sfruttate in pieno e facilmente da questi modelli.
modelli.
Il vantaggio sostanziale rispetto ad altri modelli èe la possibilità
possibilita di evitare parame-
trizzazioni della turbolenza,
turbolenza, come le classi di stabilit a per i modelli
stabilita modelli gaussiani
gaussiani (Cap.
5) o le diverse formule per l”introduzione
l'introduzione dei coeÆcienti
coefficienti di di usione
diffusione nei modelli
euleriani a griglia.

Formulazione Nei modelli a particelle la dispersione degli inquinanti


inquinanti viene ricos-
ricos-
truita schematizzando l'emissione
lyemissione attraverso un insieme
insieme di unit
unitaa di piccolissime di-
mensioni di massa nota. L'evoluzione
L”evoluzione della concentrazione dell'inquinante
dell”inquinante viene
ricostruita all'interno
allyinterno di un dominio tridimensionale. Il Il moto delle particelle
particelle emesse
emesse
dalle sorgenti èe de nito
definito attraverso due componenti: il trasporto dovuto al campo di
vento e la turbolenza dovuta alle fluttuazioni
uttuazioni dello stesso attorno al valore medio.
medio.
Quindi per la singola particella l'equazione
l”equazione di moto
moto pu`o
puo essere
essere scritta come:
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 117
117

@X
ÖX)4i 0
=Ui (t) + U
U¢(t) i (t)
Uš(t) con i = x;y;z
w,y,z (4.7)
(4.7)
@t
Öt
U rappresenta la componente media del vento, mentre U' U7 la componente sto-
castica dovuta alla turbolenza. Il termine U', U7, in condizioni di turbolenza omogenea,
omogenea,
quantificato attraverso le equazioni del moto browniano
viene quanti cato browm'ano che descrivono il feno-
meno della di usione
diffusione turbolenta di una particella attraverso un fluido.
uido. L'equazione
L7equazione
ha la forma:
forma:
@U 0i
ôU'i
= U 0 i (t) + 17
I -ßU'¢(t) con iz' = x;y;z
: :17,y,z (4.8)
(4.8)
@t
ôt
Il signi cato
significato dell'equazione
de11”equazione  e`e che la variazione nel tempo della velocita
velocita U'
U7 èe
viscosita) e ad un termine stocastico 17
dovuta ad un termine di attrito (legato alla viscosità)
che genera accelerazioni (o decelerazioni) casuali e che quanti ca l'e etto dei vortici
quantifica laeffetto
turbolenti. 1] rappresenta un rumore bianco con distribuzione gaussiana e media
nulla, la cui varianza eè legata all'intensit
all7intensita a della turbolenza. ßfl1 rappresenta il
tempo di scala durante il quale la velocit a rimane correlata. L'equazione,
velocita L”equazione, detta di
Langevin,
Langevin7 rappresenta in pratica un processo autoregressivo di ordine 1, AR(1) AR(1) (vedi
Appendice A).
Quando si vuole applicare l'equazione
l”equazione di Langevin alla descrizione della dif-
fusione turbolenta in atmosfera, occorre sostituire il tempo lagrangiano di scala, scala7
LIU,, al tempo di scala
TLw ßfl.
1
. Il tempo lagrangiano
lagrangz'ano costituisce una misura della vita
media dei vortici turbolenti ed eè de nito
definito come segue (si consideri, ad esempio,
esempio, la
componente verticale): Z 1
Ta, = /Ooogwd
TLw = %w ( )d
0
(4.9)
(4.9)

essendo %gw(†)
w ( ) la funzione di autocorrelazione della velocità.
velocita w della particella.
particella.
Questa autocorrelazione eè una misura della persistenza della velocit a della particella
velocita
ed eè a sua volta de nita
definita come:
E [w(t)w(t + 7')])]
E[w(t)w(t
%Qww ((7517-)
t; ) =: E[w2(t)] (4.10)
(4.10)
E [w2 (t)]
In condizioni stazionarie questa funzione eè indipendente da t e %gww (t,
(t) ) =
: %Qw(T).
w ( ).
Misure della funzione di autocorrelazione in condizioni di turbolenza omogeneaomogenea e
[73] hanno permesso di stabilire che %
considerazioni teoriche [73] w ( ) pu
gw(7') puòo essere
essere appros-
simata con un pro lo
profilo esponenziale:  

%91m): exp (â)
w ( ) = exp (4.11)
(4.11)
TLw
In questo modo, dopo opportuni passaggi eè possibile integrare numericamente
l'equazione
l”equazione 4.8 e ricavare (si consideri sempre la componente verticale)
verticale) come espres-
sione del termine stocastico:
w (t + t
w(t At)) = %w(t)
w w(t) + 
Au (4.12)
(4.12)
Ap rappresenta un rumore bianco con varianza:

04,) 0..,(1
w (1 - %gšuP (4.13)
1
 =  w) (4.13)
2 2

dove aww rappresenta la varianza del termine w.


W.
Utilizzando espressioni analoghe anche per le altre due componenti della velocita7
velocita,
118
118 Capitolo 4

ad ogni passo temporale  t, la parte turbolenta della velocità


At, velocita viene determinata
attraverso il seguente schema:
0 (t + t
uu'(t 0
) = %Qui/(t)
u u (t) + u
00 (t + t )u (1 - %gi)
1
At): u”(t At)0u(1 u)

[op-l
2 2

0 (t + t
vU'(t 0
) = %QUI/(t) 00 (t + t
v v (t) + v11”(t )v (1 - %gi)
1
At): At)av(1 v)

[op-l
2 2

w 0 (t + t 0
) = %yum/(t)
w w (t) + w
00 (t + t )w (1 - %gfu)
1
w'(t At): w”(t At)0w(1 w) (4.14)
2 2
(4.14)

N|›-
dove:
dove:

u",
u”, v"v” e w" W” componenti casuali della velocita, generate estraendo in modo random
velocita,
da una distribuzione normale standarizzata,
%gu,
u , %guv e %@W
w funzioni di autocorrelazione,
ou,,
u v UU e 
oww scarti quadratici medi delle tre componenti del vento.

Le equazioni 4.14 sono riferite ad un sistema mobile di coordinate con l'asse


lyasse u
che punta nella direzione del vento medio e l'asse
ljasse y perpendicolare a tale direzione
( gura
(figura 4.7).

Figura 4.7
Figura 4.7 I sistemi di riferimento (x,y,z)
(x7y7z) e (u,v,w).
(u,v,W).

Tale scelta e`e dovuta al fatto che le statistiche della turbolenza del vento sono
solitamente fornite in questo tipo di sistema di riferimento. Ad ogni passo passo tem-
tem-
porale  Att le componenti u',u”7 v'
v7 e w'
W7 vengono proiettate, in base
base alla direzione del
vento medio,
medio7 nel sistema di riferimento sso
fisso delle equazioni
equazioni 4.7. Lo schema descritto
dall'insieme
dall”insieme delle equazioni 4.7 e 4.14 si applica correttamente alla simulazione di
inquinanti in condizioni di turbolenza
turbolenza omogenea, condizioni ciocioèe in
in cui ilil vento
vento me-
me-
dio, le sue fluttuazioni
uttuazioni ed i tempi lagrangiani sono costanti nello spazio e nel tempo. tempo.
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 119
119

Di usione
Dlfinslone in
ln condizioni di
dl turbolenza non omogenea Diversi autori [74], [75], [76]
[76] e
[77]
[77] hanno mostrato che lo schema de nito definito dalle equazioni 4.7 e 4.14 non  eè in grado
di simulare correttamente la dispersione in atmosfera in condizioni di turbolenza non
omogenea, ovvero in presenza di varianze o?i2 e tempi lagrangiani T Li (i =
TL,- : u, v, w)w)
funzioni delle coordinate spaziali, in particolare di quella verticale.
In condizioni di questo tipo si osservano infatti accumuli di particelle nelle
u bassi valori di ou.w che non corrispondono a quanto èe possibile osservare
regioni con pi
più
sperimentalmente ed in contraddizione con il secondo principio della termodinamica.
termodinamica.
Per evitare tali accumuli occorre introdurre nella terza equazione della 4.14 un altro
termine, la cosiddetta velocit a di
velocità dz' drift
dm'ft.. Con l'introduzione
llintroduzione di questo termine, indicato
con d, la suddetta equazione diventa:
w 0 (t + t 0
At)) = %own/(t)
w w (t) + w
00 (t + t )w (1 - %pìfi
1
w'(t w”(t At)ow(1 w) + d (4.15)
(4.15)
2 2

La necessit
necessitàa di introdurre il termine d eè stata dimostrata analiticamente ([78]
([78]
e [76]), ma gigiaa precedenti considerazioni empiriche avevano portato a legare il ter-
mine di drift
drlft,, attraverso formulazioni pi
u o meno complesse, con il gradiente della
più
oww ([74], [77]). D'altra
D”altra parte il problema si evidenzia anche simulando la disper-
sione di una distribuzione uniforme, in verticale, di particelle in un campo con ou,w
variabile con la quota. Infatti, le particelle che si muovono in una regione a oww pi u
più
alta tendono a spostarsi pi u rapidamente e dunque a rimanere nella loro zona un
più
tempo inferiore a quelle che si trovano in regioni a ou,w piu bassa, creando quindi un
più
accumulo, come mostrato in figura gura 4.8. Un tale comportamento non ha riscontro
nella realt
realtaa fisica,
sica, in quanto nella situazione sopra descritta, a fronte di accumuli
disequilibrati di particelle, si verrebbe a creare un gradiente di pressione in grado
di riportare la distribuzione ad essere uniforme. Proprio per tenere
tenere conto di questa
forza si deve aggiungere il termine
termine d; in gura
figura 4.8 si vede come, grazie
grazie a questa
aggiunta, la distribuzione rimane uniforme anche con ilil passare del tempo.
tempo.

Di usione
Dlfiuslone in condizioni convettive Una ulteriore modi ca modifica  èe necessaria per simulare
con il modello a particelle de nito
definito dalle equazioni 4.7 e 4.14 la di usione
diffusione in condizioni
fortemente instabili. Quando si eè in presenza di condizioni convettive accadono dei
fenomeni che in uenzano
influenzano pesantemente il moto delle particelle disperse in atmosfera.
A causa del diverso comportamento termico del suolo si hanno zone pi u riscaldate
più
di altre, che, in caso di vento non troppo forte, danno luogo al rilascio di bolle che
llalto e creano delle celle convettive
salgono verso l'alto convettive.. D'altra
D”altra parte, per la legge di
continuit
continuità,a, ci sar
saraa un moto discendente che mantiene la velocit velocitaa media verticale su
tutto lo strato convettivo uguale a zero. Si hanno cos cosi zone in cui si rilevano moti
ascensionali e zone in cui si hanno moti discendenti ( gura (figura 4.9). Le misure [79], [80],
[81]
[81] hanno mostrato che i moti ascendenti hanno velocit velocitaa media in modulo maggiore
dei moti discendenti e quindi, per rispettare la continuit continuità,a, i primi (pi
(piùu intensi)
intensi)
devono avere un'estensione
un7estensione pipiùu limitata degli altri.
altri. Questo porta a concludere che
la distribuzione delle velocit
velocitaa verticali [82]
[82] non èe simmetrica e presenta quindi una
skewness
skcwncss diversa da zero (vedi figura gura 4.10).
Pertanto eè necessario apportare un'ulteriore
unyulteriore modi ca
modifica ai modelli
modelli a particelle in
uno dei due modi seguenti:
i)
i) si pu
puòo introdurre l'e etto
lieffetto delle celle convettive nella parte deterministica del mo-
dello;
ii) si pu
puòo modi care
modificare la forzante casuale nell'equazione
nelllequazione di Langevin con l”uso l'uso di mo-
120
120 Capitolo 4

0.89 -
I
Y

"0
IÈFT

,a
IN

Figura 4.8
Figura 4.8 Risultato di una simulazione (rilascio con distribuzione uniforme di particelle
in verticale tra 0 e 200 metri) e ettuata senza drift
effettuata con un modello a particelle senza dm'ƒt
alto) e con drift
(in alto) dm'ƒt (in basso).La linea tratteggiata nella figura
gura in alto mostra
l'andamento
llandamento (decrescente con la quota)quota) di  w . Le linee continue mostrano
am. mostrano
le distribuzioni verticali di particelle. N:
N: numero di particelle Z:Z: altezza dal
suolo.
suoloA
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 121
121

Figura 4.9
Figura 4.9 Fenomeno delle celle convettive.

1¬¬1ìvwrltiniuiíruu

1.0- z/h- _
0.75
:a 08- 0.5 "
i 0.25
3 os~
-
I
Q

0.4'- '-

O.2- _*

oil iliiiiliiliiiililiii
-l 0 l 2
u/w,

Figura 4.10
Figura 4.10 Distribuzione
Distribuzione delle
delle velocit
a verticali
velocità verticali a
a diversi
diversi livelli
livelli dello
dello strato
strato convettivo
convettivo
h.
hA
122
122 Capitolo 4

menti di ordine superiore al secondo diversi da zero per la componente verticale del
vento.
vento.
La prima soluzione porta a modi care
modificare la 4.7 nel seguente modo [83]:
zz(t
(t + t
At)) = zZU)
(t) + [( w(t) + w
[(w(t) w0 (t)]t
up (t)) + w'(t)]At
wup(t)) (4.16)
(4.16)
per i moti ascendenti e
zZ(t At)) = zZ(t)
(t + t (t) + [([(w(t) wdw(t))
w(t) + w 0 (t)]t
w'(t)]At
dw (t)) + w (4.17)
(4.17)
per quelli discendenti.
In altre parole ad ogni traiettoria viene aggiunta una velocita
velocita verticale positiva
o negativa con la condizione che la velocit
velocitaa media verticale sia nulla su tutte le
traiettorie generate. Le misure atmosferiche citate in precedenza mostrano che la
velocit
velocitaa media ascendente e discendente delle celle convettive èe proporzionale alla
velocit
velocitàa convettiva di scala w
W* [84] de nita
definita come:
 1
gg è3
w
w* = hH0
: [íhHO] (4.18)
(4.18)
T
con
h =
: altezza dello strato convettivo
H
HOo =
: usso
flusso di valore sensibile al suolo
g =
: accelerazione di gravita
gravita
T =
: temperature dell'aria
dell”aria

In particolare w up 
wuiD E 00.: 6611)*
= w e w up 
wup E -0.
= 0: 44111,..
w .
Per mantenere il moto medio nullo occorre perci perciòo che il numero delle particelle NNu,D
up
nei moti ascensionali (che hanno velocit aw
velocità Wupup in modulo maggiore)
maggiore) sia minore di quel-
lo nei moti discendenti N dw e precisamente: N
Ndw : N
dw =
Ndw up (wup =wdw ). Naturalmente
Nup(wup/wdw).
puo accadere che una particella sia up ma in un certo 
può AT T abbia una pseudovelocita
pseudovelocita
tale da farla muovere verso il basso. Questo pu puòo succedere, ad esempio, se la sua  aww
eè molto elevata e da luogo ad una forte componente casuale della velocita
da velocita verso il
basso. E
È stato dimostrato, che questo meccanismo eè in grado di riprodurre le distri-
buzioni asimmetriche della velocit a verticale del vento e di simulare correttamente
velocità
la dispersione all'interno
allyinterno di uno strato convettivo.
La seconda alternativa prevede che, per riprodurre l'asimmetricit a della distri-
l”asimmetricita
buzione di velocita verticale evidenziata in figura
velocita gura 4.10, si debbano utilizzare ingressi
stocastici con momenti di ordine superiore al secondo diversi da zero; zero; principalmente
si deve poter inserire negli schemi numerici il profilo pro lo verticale della skewness per
per la
la
componente verticale del vento.
Campo
Campo di applicazione ed estensioni Per poter ricostruire il moto delle particelle
e quindi necessario conoscere in ogni punto del dominio di calcolo la struttura del
campo di vento e le caratteristiche della turbolenza. Quindi anche questi modelli
generalmente necessitano, per poter essere applicati, di preprocessori
preprocessori meteorologici.
Ad ogni passo temporale la concentrazione di inquinante
inquinante viene
viene calcolata suddividen-
do in celle il dominio di calcolo e contando il numero di particelle contenuto. AÆnch
Afiinchèe
le concentrazioni siano ritenute accettabili, occorre che il numero di particelle per
cella sia tale da non avere forti instabilita passando da una cella a quella adiacente,
instabilità
se non nel caso in cui ci si trovi sul bordo del pennacchio.
II modelli
modelli di qualit
a dell'aria
qualità dell”aria 123
123

I modelli a particelle sono in grado di riprodurre le emissioni di qualsiasi tipo di


sorgente (puntuale, lineare e areale). Inoltre possono essere utilizzati su domini
complessi e discontinui e in presenza di qualsiasi condizione meteorologica. Oltre
agli schemi numerici presentati nel paragrafo precedente per la simulazione del tra-
sporto e della di usione,
diffusione, i modelli a particelle possono facilmente tenere conto anche
di fenomeni quali il decadimento chimico, la deposizione, l”assorbimento
l'assorbimento e la riso-
spensione al suolo di un inquinante. E  bene chiarire, però,
È pero, che a tale scopo non
vengono
Vengono utilizzati metodi tipici dei modelli a particelle, bensì
bens formule probabilisti-
che a decadimento esponenziale. Ad esempio, per il decadimento chimico, possono
essere disattivate e dunque rimosse ad ogni intervallo temporale un certo numero di
particelle di inquinante. La probabilit
probabilitàa che ogni particella
 ha di essere rimossa 
e:
è:
T
P=
: 1 - exp
ewp (_ AT) (4.19)
(4.19)
Tc
TC
dove T Tcc 
eè la scala temporale della rimozione per reazione chimica che deve essere
inserita in input al modello. E  anche possibile inserire algoritmi per tenere conto del
È
sovrainnalzamento termico del pennacchio. In particolare occorrerà occorrera aggiungere alle
4.16, 4.17 il contributo dovuto alla spinta ascensionale dei fumi valutato per ogni
particella alla quota a cui si trova; in questo modo si pu puòo tenere conto delle varia-
zioni verticali di vento e stabilit a atmosferica e delle loro evoluzioni temporali con
stabilità
semplici formule di plumeplume rise dinamico. Generando un solo insieme di particelle
all'istante
all”istante t = : 0 e spostandole nei successivi intervalli senza emetterne di nuove, nuove, èe
possibile simulare l'emissione pu , cio
l”emissione di un singolo pufi, cioèe di un rilascio istantaneo.
istantaneo. Il mo-
dello eè anche in grado di riprodurre un pennacchio (emissione continua)continua) generando
ad ogni intervallo temporale un nuovo insieme di particelle e continuando contem-
poraneamente a spostare quelle emesse in precedenza; pi u in generale si pu
più puòo pensare
di simulare una sequenza temporale qualsiasi di emissione.
emissione.
Il modello non ha limitazioni teoriche riguardo alla variabilità
variabilita dei fenomeni
coinvolti e pupuòo quindi operare con risoluzioni spaziali e temporali molto piccole;
questo pupuòo pero implicare un notevole dispendio di risorse di calcolo. Per ques-
però
to motivo, oltre che per la loro diÆcolt a concettuale, i modelli a particelle stanno
difficoltà
diventando solo ora strumenti di uso comune. Per lo stesso motivo, generalmente
vengono utilizzati per applicazioni di breve periodo, anche se non presentano limi-
tazioni concettuali per applicazioni di tipo climatologico.
Modelli disponibili Tra i modelli a particelle pi
u importanti e reperibili troviamo:
più troviamo:
ø ARCO: eè un modello lagrangiano a particelle [85]. Opera su di un grigliato tri-
dimensionale terrain following
following (rispetto ad una versione precedente che operava
in coordinate cartesiane), che permette di gestire in modo pi u appropriato la
più
componente di trasporto dovuta al campo di vento. Al modello vanno forniti in
ingresso, oltre al campo di vento, i parametri descrittivi della turbolenza come
l`altezza
l“altezza dello strato rimescolato e la lunghezza di Monin-Obukhov. PuPuòo essere
applicato su terreno complesso, in condizioni non stazionarie. Riproduce l”evo-
l'evo-
luzione della concentrazione di inquinanti nonnon reattivi emessi da una sorgente
puntuale in condizioni meteorologiche qualsiasi. Solitamente viene utilizzato
per applicazioni di breve periodo.
o SPRAY: eè un modello in grado di ricostruire campi di concentrazione di sos-
tanze aeriformi su terreno complesso determinati da emissioni calde o neutre,
neutre,
124
124 Capitolo 4

con geometria puntiforme, lineare, areale o volumetriche [86], [87], [88]. Con
SPRAY e possibile simulare in modo realistico condizioni
Condizioni diÆcili
difficili da riprodurre
con modelli tradizionali (calma di vento, inversione con la quota, impatto su
orogra a,
orografia, presenza di discontinuit a terra-mare o citt
discontinuità a-campagna). Le simula-
citta-campagna).
zioni possono coprire domini con scale variabili da quella locale (1 km) km) fino
no alla
mesoscala (centinaia di chilometri). Il codice, a partire dai dati di emissione,
land-use ) e da campi tridimensionali di
dalle caratteristiche del tipo di suolo ((land-use)
vento, consente di de nire
definire i campi di turbolenza su tutto il dominio e disper-
dere le particelle da cui si ottengono i campi tridimensionali di concentrazione.
SPRAY utilizza campi di vento tridimensionali ottenuti da un codice esterno al
package: il requisito minimo per una corretta riproduzione del fenomeno èe che
il campo di moto rispetti la conservazione della massa.
massa. Pu
Puòo essere utilizzato
sia per studi di episodi di inquinamento in situazioni complesse che all'inter-
all°inter-
no di nodi di controllo in tempo reale dell'impatto
dell”impatto atmosferico di più piu sorgenti
inquinanti.
o LADM:
LADlVI: eè un modello [89] che simula la dispersione di inquinanti emessi da sor-
genti discrete su distanze variabili da poche centinaia di metri fino no a qualche
centinaio di chilometri. E È applicabile su terreno complesso, in condizioni non
stazionarie e non omogenee (cicli giorno-notte, condizioni di brezza). Il model-
lo generalmente viene utilizzato per riprodurre le emissioniemissioni di grosse
grosse sorgenti
puntuali (impianti di produzione di energia, raÆnerie,.
raffinerie,. . . ), ma
ma pu
puòo anche ges-
tire sorgenti di tipo areale. LADM eè costituito da un modello meteorologico e
da un modello a particelle. Il modello meteorologico contiene le equazioni di
moto, l'equazione
l”equazione di continuit
continuitàa nell'ipotesi
nellyipotesi di fluido