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I NUOVI BALCANI: UNA SCIA DI SANGUE

• LA STORIA: DUEMILA ANNI DI CONQUISTE, FUGHE E PULIZIE ETNICHE

Quando le legioni romane cominciarono a conquistare la zona dei Balcani centrali, incontrarono
popoli che parlavano una serie di dialetti (l’attuale albanese); questa zona, chiamata Dardania,
comprendeva l’odierno Kosovo, parte della Serbia, Albania e Macedonia. I romani non fecero fatica
a sottomettere questi popoli.
I serbi arrivarono più tardi dalla Lusazia, e si stanziarono, con l’approvazione dell’Impero, a nord
della regione kosovara. Impiegarono cinquecento anni per assicurarsi il pieno dominio di quella
zona, espandendosi sempre più a sud, scontrandosi con i popoli già presenti.
Lo Stato serbo fu proclamato nel XII secolo e durò sino a metà del Quattrocento, poi cadde nel
sangue davanti all’avanzata ottomana: nella prima grande battaglia contro i turchi, combattuta da
centomila uomini il 28 giugno 1389, la Serbia subì una disfatta, ma ci volle una seconda sconfitta,
59 anni più tardi, perché i turchi potessero celebrare il loro trionfo.
Quest’ultimi dispensavano privilegi sulla base di religione, etnia e lingua; gli albanesi e gli altri
gruppi che optarono per l’Islam, si assicurarono un trattamento migliore rispetto ai serbi cristiano-
ortodossi che furono sottomessi per oltre quattro secoli. Inoltre furono affidate alle minoranze la
sicurezza e l’esercito, perché gli altri avrebbero potuto dimostrarsi inaffidabili. Con lo sgretolarsi
dell’Impero Ottomano, si risollevarono le rivendicazioni indipendentiste degli slavi: dal XII secolo
in poi la storia aveva regalato loro soltanto disastri e voglia di rivalsa contro i popoli albanesi.
In seguito all’indipendenza della Serbia (1878) migliaia di profughi albanesi si riunirono nel
Kosovo. Furono anni drammatici di vendette e di pulizia etnica tentata dai turchi ai danni dei serbi.
Quando nel 1912 crollò l’impero turco questa zona fu conquistata dai militari slavi e decine di
migliaia di musulmani fuggirono verso sud.
Nel 1915 l’Austria-ungheria e la Bulgaria conquistarono il Kosovo, accolti dagli albanesi come
liberatori. Ma nel 1918 i serbi ripresero il controllo sullo Stato e dodicimila kosovari furono
massacrati. Nel 1940 la resistenza salutava i fascisti e nazisti come liberatori e aderì con entusiasmo
alla divisione albanese delle SS. Era l’occasione buone per riprendere a massacrare i serbi.
Tornata la pace, una pace relativa, la sinistra e gli slavi ripresero il controllo del Kosovo che,
conservata la maggioranza albanese ottenne un regime di autonomia nella federazione jugoslava.
Alla morte del maresciallo Tito, nel 1980, il nazionalismo trovò però il modo di riaffermarsi. Il
governo del post comunista serbo Milosevic cancello ogni prospettiva di autonomia e ogni
ambizione politica dei kosovari. Il panserbismo, movimento nazionalista aspirante all’unità del
popolo serbo, generò nel Kosovo l’ultimo ( per ora) giro di pulizia etnica ai danni dei kosovari.
Nel 1999 il Kosovo divenne un protettorato ONU a seguito dei bombardamenti NATO, e 100 mila
serbi abbandonarono il paese. A Pristina fu insediato un governo e un parlamento provvisori. Il
Paese è sempre stato strettamente legato a Belgrado, sino alle elezioni del 2007, quando l’ex
miliziano Tachi ha cominciato la marcia verso l’indipendenza.