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Giuseppe Flavio storico al tempo di Gesù

Le Bibbie
e Giuseppe
Di Étienne
Nodet
École biblique
et archéologique
française
di Gerusalemme

G iuseppe, malgrado i suoi difetti, è un testimone inestimabile


della storia della Giudea. Lo è anche per la storia della formazione
della Bibbia e per l’insieme delle tradizioni periferiche che essa ha raccolto.
L’inventario è lungi dall’essere completo.
Si considerava profeta, e volle agire per il suo popolo, che spesso lo giudicò
Giuseppe Flavio,
in un capolettera severamente. Si vedeva come Geremia, incompreso dai suoi contemporanei,
decorato, è qui
rappresentato come e come Daniele, smarrito e confuso in una corte straniera. Le sue opere,
uno scrivano
medioevale.
Le Antichità Giudaiche,
conservate e protette in biblioteche pubbliche, non sono state certamente
Giuseppe Flavio,
secolo XII,
mai rimaneggiate. Esse sono servite come opere di riferimento,
ms. 774(4)/1632,
f. 1v, Chantilly, e sembra proprio che i redattori di Luca-Atti le abbiano qualche volta
Museo Condé.
© Lauros Giraudon consultate, almeno in modo indiretto.
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Giuseppe Flavio storico al tempo di Gesù

a storia della formazione letteraria, gi separato dall’opera principale, è stupefacente,

L
della trasmissione scritta e delle tra- perché è pressoché interamente dedicato ai po-
duzioni antiche della Bibbia è molto chi mesi passati in Galilea nel 67, quando era in-
complessa, ma anche affascinante, caricato di organizzare la difesa contro un immi-
perché si tratta sempre di reinterpre- nente attacco romano. Egli ha già raccontato tut-
tazioni. Nel primo secolo, la raccol- to nella Guerra giudaica, la sua prima opera.
ta delle Scritture esisteva sotto varie Nell’Autobiografia, insiste sul suo sforzo per su-
forme, e tutte hanno lasciato tracce nel Nuovo perare le divisioni tra fazioni ebraiche e si impe-
Testamento. Nelle Antichità giudaiche, la sua gna a confutare gli attacchi di un altro storico,
opera maggiore, in venti libri, Giuseppe parla da Giusto di Tiberiade. Egli conclude il suo raccon-
Roma e desidera affermare l’antichità della sua to nel punto in cui si impone un serio impegno
nazione. Per fare questo, inizia da Adamo, poi contro i Romani, e rinvia alla Guerra. Il risulta-
parafrasa a lungo la Bibbia, che, per i periodi re- to è un insieme di piccoli eventi locali, in una re-
centi, completa con altre fonti, sino ai suoi tem- gione sperduta, più di venticinque anni dopo i
pi. Egli conosce l’esistenza della traduzione gre- fatti. In compenso, se ci si ricorda che la Galilea
ca del Pentateuco, detta dei Settanta. Afferma era una regione essenziale per i farisei, che que-
tuttavia di aver tradotto tutto dall’ebraico; pre- sti stessi farisei, di origine babilonese, costitui-
tende anche di essere stato il primo a farlo per i vano la parte più antica e più popolare, e che
libri storici, da Giosuè ad Ester. Giuseppe teneva a proporsi come un dirigente
La sua testimonianza è datata con certezza (93 d. dei farisei nel mondo romano, bisogna conclu-
C.). Il problema è sapere che credibilità attri- dere che la sua appendice, che è una perorazione
buirle. pro domo sua, è strettamente ad uso degli Ebrei.

‘‘ Nel I secolo, la raccolta delle Scritture esisteva sotto varie forme,


e tutte hanno lasciato tracce nel Nuovo Testamento
Per chi scriveva Giuseppe? ”
Egli inoltre si preoccupa di esporre la sua genea-
logia sacerdotale di alto rango, la sua notevole
precocità intellettuale e le sue eccellenti relazio-
Nel prologo delle Antichità, Giuseppe dà l’im-
pressione di rivolgersi ai Greci desiderosi di infor- ni con il potere. In altri termini, si presenta come
marsi; lo ripete anche altrove. Vi sono tuttavia molto qualificato per istruire i suoi compatrioti.
buoni indizi che si tratti di una copertura, e che si Quando parafrasa l’Esodo, Giuseppe indica co-
rivolga soprattutto agli Ebrei di lingua greca. me, ai suoi tempi, si continui a praticare il rito
Il racconto delle Antichità è pesante, particola- dell’agnello per fratrie, senza alcun legame col
reggiato ed abbastanza provinciale; la Giudea Tempio. Un passaggio del Talmud indica – con
entra nella grande storia soltanto con Erode il uno pseudonimo – che egli aveva voluto instau-
Grande. Per di più la sua fonte principale è la rare il rito dell’agnello pasquale a Roma, contra-
Bibbia, che non può essere un punto di riferi- riamente all’astensione prescritta dalla tradizio-
mento autorevole per i Gentili. La prova ne è ne rabbinica, per cui se fosse stato meno potente
fornita dall’ultima opera, Contro Apione, scritta e meno sapiente sarebbe stato scomunicato. Si
poco dopo (cf l’articolo di P. Bilde, pp. 14-17). instaura dunque una lotta, tra Giuseppe e i mae-
È l’opera di un polemista, brillante, colto, pieno stri della scuola di Yabne-Iamnia, per appro-
di verve, che si rivolge con veemenza ai Greci, i priarsi dell’eredità farisaica. Giuseppe, che ave-
quali rimproveravano agli Ebrei la loro idolatria, va raccontato che il Dio di Gerusalemme era
la loro misantropia e la loro «estrazione» recen- stanco della Giudea e desiderava raggiungere il
te. A proposito di quest’ultimo punto, mostra Campidoglio, si proponeva come un rifondatore
l’antichità della sua nazione citando non solo la che si appoggiava su Roma, pur fondandosi su
Bibbia, ma una lunga serie di testimonianze di un sacerdozio legittimo.
noti storici greci; sottolinea la superiorità del
giudaismo sulla filosofia, e insiste sull’unità e
la filantropia del suo popolo. Questi aspetti man- Che cosa si sa di un canone
cano completamente nelle Antichità, opera del biblico all’epoca di Giuseppe?
tutto priva di una dimensione apologetica.
Nella conclusione delle Antichità, Giuseppe di- ● L’Ecclesiastico (Siracide), libro deuteroca-
mostra familiarità con la letteratura greca e la su- nonico, era stato tradotto in greco dal nipote del-
periorità della sapienza ebraica, che anche i suoi l’autore, verso il 132 a.C. L’autore spiega nel
compatrioti gli riconoscono. Poi, in appendice, prologo di aver trovato in Egitto – verosimil-
annuncia un racconto della sua vita. Questo, og- mente ad Alessandria – l’opera del nonno in

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ebraico. Egli richiama la divisione in tre parti (167-164 a.C.), la biblioteca sacra era ancor in-
della Bibbia in «Legge, Profeti e altri libri degli stabile. Si dice che Neemia, e poi Giuda, fonda-
antichi» e dice che le traduzioni greche presen- rono una biblioteca, che comprendeva i libri
tano differenze notevoli rispetto all’originale. concernenti «i re, gli scritti dei profeti e di Da-
● La Lettera di Aristea a Filocrate, opera che vide, e le lettere dei re in materia di offerte»; il
Giuseppe conosce e cita, racconta come il re To- nome di Mosè è notoriamente assente. Durante
lomeo II Filadelfo (282-246 a.C.) fece tradurre la crisi stessa, si racconta come Antioco Epifane
in greco il Pentateuco da sei sapienti di ciascuna perseguitò «la nostra nazione» e i suoi due tem-
delle dodici tribù di Israele (di qui l’abbrevia- pli, Garizim e Gerusalemme; il Deuteronomio,
zione «Settanta»); essi lavorarono in modo in- che prescrive un santuario rigorosamente unico,
dipendente, e il risultato fu unanime e perfetto. benché non lo nomini, è dunque privo di auto-
Particolare importante, l’impresa era stata sol- rità. Più tardi, verso il 150, Gionata, il primo
Giuseppe Flavio inizia il lecitata da Demetrio, il bibliotecario, che soste- sommo sacerdote asmoneo, lascia trapelare in
suo racconto delle neva di avere soltanto esemplari di cattiva qua- una lettera agli Spartani che Onia, il sommo sa-
Antichità con Adamo lità, il che potrebbe concordare con la testimo- cerdote di prima della crisi, non possedeva i libri
ed Eva nel Paradiso, poi nianza del nipote, non fosse che per la data. In sacri; egli cita un pezzo annesso in cui si afferma
parafrasa la Bibbia. Le realtà la Lettera, sconosciuta all’alessandrino che «Ebrei e Spartani sono fratelli, e che appar-
Antichità giudaiche,
Filone, deve essere considerata leggendaria: es- tengono alla razza di Abramo»; questi Spartani,
miniatura di Jean de
sa non ha altro scopo che collegare la traduzio- come Onia, hanno collegamenti egizi, ma la Ge-
Berry. Circa 1465, ms.
247, f. 3. Parigi,
ne all’autorità del fondatore della biblioteca di nesi pare che sia mal conosciuta.
Biblioteca Nazionale di Alessandria, che si specializzò presto nella pro- ● Giuseppe segnala, verso il 140 a.C., ad Ales-
Francia, Dipartimento tezione delle opere antiche. sandria, un acuto conflitto tra Ebrei e Samarita-
dei manoscritti. ● I libri dei Maccabei indicano che, nel mo- ni: essi si appellano all’arbitrato del re per de-
© BNF mento della crisi provocata dall’ellenizzazione terminare, sulla base delle Scritture, chi ha l’u-
nico e vero tempio. Dunque, in quest’epoca, il
Deuteronomio è attivo; d’altra parte, se ci si at-
tiene al Pentateuco, è evidente che i Samaritani
hanno la meglio, e si sente l’imbarazzo di Giu-
seppe, che li odia. In ogni caso, l’episodio po-
trebbe fornire un buon contesto all’impresa dei
«Settanta», gradita da tutte le tribù.
● Ancora Alessandria. Una generazione prima
di Giuseppe, Filone commenta a lungo il Penta-
teuco, ma le sue conoscenze della successiva
storia israelitica sembrano sommarie, il che in-
duce a dubitare che la possedesse in greco: per
lui, Davide è soltanto un poeta (allusione ai Sal-
mi), Salomone un sapiente (Proverbi); non si
parla di esilio, ma soltanto di migrazioni degli
Israeliti al di fuori della metropoli (Gerusalem-
me) per diffondere nel mondo la legge di Mosè,
che è l’unica che può permettere di superare le
guerre, dal momento che è di origine divina.
Tutto questo indica come al tempo di Giuseppe
la situazione del canone biblico fosse ancora as-
sai fluida. Egli stesso, mentre critica la futilità
dei libri dei Greci, troppo numerosi e incoeren-
ti, afferma che i libri ebraici si raccomandano
per la loro esattezza e il loro numero limitato,
ventidue in tutto: cinque di Mosè, tredici Profe-
ti e quattro di precetti e di inni. Egli non scende
in ulteriori particolari, e certamente non può
farlo, perché questo numero, che corrisponde
all’alfabeto ebraico, rappresenta una totalità
simbolica; esso è in seguito conservato, presso
Origene ed Eusebio, per designare l’attuale
Bibbia ebraica, ma comporta quanto meno l’ar-
tificio di considerare i dodici profeti minori co-
me un libro solo.
Per Giuseppe, lo storico è profeta, e viceversa, il 

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 che non è nella cultura greca. Egli confessa in- la conclusione è chiara: come lui stesso sostiene,
volontariamente una certa vaghezza nell’esatta è dall’ebraico, e non dal greco, che parafrasa.
lista dei libri, poiché riconosce che i profeti più Egli non ha mai visto la Settanta, sotto nessuna
recenti godono di minore autorità; cita i libri sto- forma. Inoltre alcuni particolari mostrano come
rici, i grandi profeti (Is, Ger, Ez, Dn) e Giona; la sua Bibbia fosse un esemplare di biblioteca
ignora Giuditta e Tobia, ma parafrasa il I libro venerabile e usato, dotato ai margini di glosse
dei Maccabei, di cui non si sa bene se sia inclu- che fornivano varianti o spiegazioni. È probabi-
so o no nella sua lista. Segnaliamo una curiosità: le che questo esemplare fosse quello che Tito
il suo libro di Giosuè presenta curiose parentele aveva preso al Tempio nel 70 e portato a Roma
con la versione samaritana, molto breve e che con il resto dell’arredo per il culto.
non è mai stata presa molto sul serio, perché è In conclusione, la posizione di Giuseppe, in quan-
soltanto la prima parte di una Cronaca piuttosto to testimone ben datato di un testo biblico, è no-
leggendaria, pazientemente copiata al Cairo e tevole; la sua parafrasi ellenistica è evidentemen-
poi a Nablus secolo dopo secolo, e allungata… te analoga al targum delle sinagoghe (parafrasi
sino alla campagna in Egitto di Napoleone. popolare in aramaico), ma si sarebbe preferita
Sino alla scoperta dei testi di Qumrân era in una traduzione fedele. Quanto alla sua afferma-
realtà accettato – a partire da Origene – che l’at- zione di essere il primo a tradurre i libri storici,
tuale Bibbia ebraica fosse di un’antichità imme- bisogna considerarla vera, ma nel senso preciso
morabile, e che l’antica traduzione greca (la Set- di una traduzione ufficiale completa, collocata in
tanta in senso ampio) ne fosse una parafrasi piut- una biblioteca pubblica con la funzione di un’en-
tosto libera, conosciuta sotto parecchie forme. La ciclopedia in uso. Non possiamo dire nulla di
parafrasi di Giuseppe era allora considerata co- eventuali traduzioni, parziali o private, anteriori.
me un ricamo attorno ad una di queste forme. Le traduzioni greche complete che noi conoscia-
Le cose cominciarono a precisarsi quando si in- mo, «lucianee» o altre, sono numerose, ma si può

‘‘ Giuseppe non ha mai visto, sotto nessuna forma, la Settanta;


la sua Bibbia ebraica era un esemplare di biblioteca, venerabile ed usato
tuì, un secolo fa, che per i libri storici la sua fon-
te biblica aveva notevoli parentele con il testo
rivisitato e pubblicato dal prete Luciano di An-
credere che siano state fatte dopo di lui, e che ta-
lora egli sia stato consultato per passi delicati.

tiochia, nel IV secolo, denominato «recensione
lucianea». Sembrava dunque che ci fosse stata Quale tipo di testo usava?
una Bibbia greca conosciuta da Giuseppe e uti-
lizzata da Luciano, di dove il concetto di «re- Mostreremo soltanto un esempio delle conse-
censione protolucianea», che induce a ritenere guenze di queste conclusioni, a proposito del li-
che, nel I secolo, la o le traduzioni della Bibbia bro di Ester. Nella Bibbia ebraica attuale, il testo
avessero già una storia complessa. è breve, e non comporta alcuna allusione a Dio.
I frammenti biblici di Qumrân, per la maggior Giuseppe, come le diverse forme della Settanta,
parte in ebraico, hanno riproposto, da cin- ha un testo più lungo, che contiene alcune pre-
quant’anni, la questione: ai tempi di Giuseppe ghiere. Con un doppio fine: il racconto di Ester
la Bibbia ebraica aveva parecchie forme, netta- narra di una persecuzione, seguita da una libera-
mente distinte. Per i libri di Samuele, dal testo zione immediata, senza allusioni ad una migra-
particolarmente difficile, si scoprì che la versio- zione nella terra promessa; la festa di Purim com-
ne di Qumrân ha un’antichità di tutto rispetto, memora l’evento. È il contrario dell’Esodo, in cui
perché rappresenta molto bene la fonte dei pas- la liberazione è seguita da una migrazione, com-
si paralleli di 1 Cronache; inoltre, ha significati- memorata dalla Pasqua. Ora, la tradizione rabbi-
vi contatti con Giuseppe, contro tutte le altre te- nica, che è di origine farisaica babilonese, ma an-
stimonianze. La fonte biblica di Giuseppe di- che galilaica, conosce un trattato, intitolato «il ro-
venta allora difficile da collocare. tolo» (megila), sulla pubblica lettura della Scrit-
Se si considerano le cose sotto un altro aspetto, tura; si tratta all’inizio di Ester, e poi, per analo-
esse diventano più semplici. Il sistema di Giu- gia, del Pentateuco. Stupisce, ma è conforme al-
seppe per trascrivere i nomi propri non è quello l’antica importanza di Purim in Babilonia. Tutta-
della Settanta; egli commette piccoli errori che via, il fattore Galilea (o terra d’Israele) ha avuto
si spiegano male sul testo greco, ma facilmente un suo peso, insieme all’estrema importanza del-
su quello ebraico, per la confusione di lettere si- la terra promessa, e taluni passi mostrano una de-
mili o di omonimi. Non è questo il luogo per ad- cisione di promuovere la Pasqua al di sopra del
dentrarsi in discussioni di carattere tecnico, ma sabato e di degradare Purim al disotto. È neces-

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sario trarre la conclusione che l’Ester ebraico è risaico; dall’altra parte, vuole essere al di sopra
stato abbreviato nell’ambiente rabbinico. È uno di ogni partito e si sforza di non perdere nulla,
dei numerosi indizi che la Bibbia ebraica attuale, anche se le sue fonti sono contraddittorie, il che
promossa a partire da Origene e Girolamo al ran- lo porta spesso a soluzioni redazionali maldestre.
go di hebraica veritas, è in realtà un’edizione rab- Ad esempio, lo Shema Israel prescrive: «Te li le-
binica, accurata, ma tardiva. gherai [questi precetti] alla mano come un segno,
ti saranno come un pendaglio tra gli occhi (Set-
tanta: “davanti ai tuoi occhi”)». Si tratta dei filat-
Come l’interpretava? teri, e Giuseppe spiega: «Essi scriveranno anche
sulle loro porte i maggiori benefici che hanno ri-
Giuseppe eccelle solo nello stile di corte e nei di- cevuto da Dio, e ciascuno dovrà portarli in modo
scorsi che, secondo l’uso greco, fa pronunciare ai visibile sulle braccia; e tutto ciò che può attesta-
principali protagonisti. Questo si adatta molto re la potenza di Dio […], essi ne porteranno la
male alla Bibbia, e la sua parafrasi è convenzio- memoria scritta sulla testa e sulle braccia […]».
nale e moralizzatrice. Egli ha letto il trattato di Giuseppe giustappone due costumi sull’uso di
Filone sulla creazione, ed ha cercato di farsi un questi filatteri: per l’uno, che si ritrova nella tra-
nome sullo stesso terreno filosofico, ma questo dizione rabbinica e a Qumrân, essi vanno messi
L’arrivo di Tito in
alto disegno, proclamato con forza, si è presto sulla fronte e ad un braccio; per l’altra, attestata
Giudea su ordine di
sgonfiato, e non ha superato le prime pagine del- dalla Settanta e da Filone, non vi è nulla sulla
Nerone. Le Antichità
giudaiche. XV secolo,
la creazione. In compenso, al di fuori del testo fronte. Questo scarto tra la Bibbia e tradizioni pa-
ms. 1061, f. 155. biblico stesso, Giuseppe è testimone di ogni ge- rallele assume una misura notevole a proposito di
Chantilly, Museo nere di usi e interpretazioni. Egli sembra aver Abramo. Giuseppe inizia seguendo la Genesi e
Condé. avuto due principi: da un lato riferire tutto alla narrando la migrazione di Abramo come risposta
© Dagli Orti Bibbia, che è atteggiamento più sadduceo che fa- ad una chiamata di Dio. Più oltre, tuttavia, affer-
ma qualche cosa di diverso che non è più legato
alla sua fonte: in occasione del sogno di Giacob-
be a Betel, Jhwh si presenta: «Io sono il Dio di
Abramo tuo padre e il Dio di Isacco»; ma Giu-
seppe parafrasa liberamente: «Io stesso ho con-
dotto Abramo sin qui, quando egli era cacciato
dalla sua famiglia». La versione slavonica della
Guerra fornisce una forma estrema di questa tra-
dizione: «Abramo, antenato della nostra razza, si
ritirò dal suo paese perché aveva fatto un torto a
suo fratello nella divisione dei loro domini. E at-
traverso ciò in cui aveva peccato, fu punito. Ma in
seguito, per la sua obbedienza, Dio gli donò la
Terra promessa». Più avanti nella Guerra, Giu-
seppe presenta uno strano florilegio in cui Abra-
mo rifiuta di vendicarsi con le armi del faraone
Necao che gli ha rapito la moglie Sara; egli è co-
sì trasportato all’epoca di Giosia, che morì a Me-
ghiddo. Concludiamo con un caso che ha conse-
guenze per il Nuovo Testamento. Nel prologo di
Luca, Giovanni Battista, figlio di una donna ste-
rile, è istituito come nazir (consacrato) perma-
nente e indicato come precursore di Cristo, figlio
di Davide. Sullo sfondo appare il racconto della
nascita di Samuele, figlio di una donna sterile,
consacrato come nazir permanente e destinato
più tardi ad ungere Davide come re. Il parallelo è
rotto nella Bibbia ebraica masoretica (Samuele
non è nazir), poco sottolineato nella Settanta, ma
chiarissimo presso Giuseppe e in un frammento
di Qumrân che gli è apparentato. ■

Da leggere
 E. NODET, Essai sur les origines du judaïsme,
Éd. du Cerf, Parigi 1992.

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