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Lo sguardo di Foucault

Book · January 2007

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Michele Cometa
Università degli Studi di Palermo
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Universale Meltemi
37

xxx/xxx
a cura di
Michele Cometa e Salvo Vaccaro

Lo sguardo di Foucault

Copyright © 2007 Meltemi editore srl, Roma

È vietata la riproduzione, anche parziale,


con qualsiasi mezzo effettuata compresa la fotocopia,
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Indice

p. 7 Vedere o sapere
Daniel Defert

17 Parresia visuale? Foucault e la verità dello sguardo


Martin Jay

37 Modi dell’ékphrasis in Foucault


Michele Cometa

61 Michel Foucault filosofo dell’urbanismo


Stefano Catucci

85 Oltre la biopolitica. Sulla ricezione di un concetto


foucaultiano
Thomas Lemke

109 Sorveglianza, sicurezza, spazio


Stuart Elden

135 Lo sguardo prensivo. Per una zoopolitica dei sensi in


Foucault
Salvo Vaccaro

147 Bibliografia

163 Gli autori


Vedere o sapere
Daniel Defert

Affrontare il lavoro di Foucault muovendo dall’im-


portanza data allo sguardo non significa situarsi in primo
luogo all’interno di una problematica fenomenologica – la
fenomenologia francese più che Husserl – o magari voler
costruire il loro rapporto, oppure privilegiare probabil-
mente una lettura estetica di Foucault? Ad ogni modo
l’importanza data da Foucault alla spazializzazione del
pensiero non mi sembra poter essere confusa con la no-
zione di sguardo, né questa con la nozione di percezione,
Gérard Lebrun, filosofo contemporaneo e amico di Fou-
cault, ha scritto (1989, pp. 33-52) che Le parole e le cose
va letto come il contrappunto della fenomenologia, non
tanto una forma di aggressione quanto il saggio di un me-
todo nuovo. In Le parole e le cose Foucault si interroga se
esista un luogo in cui appare ciò che vogliono dire le pa-
role e ciò che vogliono dire le cose. Non si può contesta-
re che tale frase ha per obiettivo l’affermazione inaugura-
le di Merleau-Ponty, secondo il quale

nel silenzio della coscienza originaria si vede apparire non


soltanto ciò che vogliono dire le parole, ma anche ciò che vo-
gliono dire le cose, il nucleo di significato primario attorno
al quale si organizzano gli atti di denominazione e di espres-
sione (…). Io mi protendo verso un mondo e percepisco un
mondo (1945, pp. 24-25).
 DANIEL DEFERT VEDERE O SAPERE 

Una archeologia dello sguardo medico, sottotitolo della Il poema intitolato La veduta descrive infatti una foto-
Nascita della clinica, si contrappone punto dopo punto al- grafia incastonata nella lente di un portapenne di madre-
la Fenomenologia della percezione. Ma per affrontare que- perla bianca macchiato di inchiostro rosso; la materialità
sta contrapposizione, in un omaggio a Palermo desidere- linguistica o scritturale è allora originaria rispetto alla vi-
rei iniziare il mio saggio con una rilettura del testo di Ray- sta, e l’occhio che guarda non è così preso nello spazio os-
mond Roussel, La veduta. La sua lettura fu per Foucault servato: non c’è rapporto immediato del mio corpo col
la scoperta di Roussel: “sin dalle prime righe vi ho perce- mondo, come in una descrizione fenomenologica (Rous-
pito una prosa estremamente bella e stranamente vicina a sel 1904).
quella di Robbe-Grillet (…) soprattutto Il voyeur”1. È a Al fondo della lente incrostata nel portapenne, l’occhio
partire da questo poema, centoquindici pagine in ales- scopre per primo una spiaggia à la Boudin, poi scene di
sandrini, che Foucault scrive il suo Raymond Roussel qua- vita mondana a bordo di uno yacht: è noto che Roussel ne
si contemporaneamente alla Nascita della clinica, di cui possedeva uno sul quale fece il giro del mondo senza apri-
amava dire che era lo stesso libro. re le tendine. Ci sono adulti, bambini, balie, marinai. Il sec-
Intendo pertanto utilizzare in questa sede La veduta chiello da spiaggia in metallo dei bambini è a sua volta di-
come chiave interpretativa di Nascita della critica, quindi pinto presentando en abyme un nuovo paesaggio dipinto
vorrei condividere un po’ il mio privilegio di aver seguito che Roussel descrive, insieme a ciò che c’è dietro il sec-
i corsi di Foucault al Collège de France e di collaborare og- chiello, alla maniera di un quadro cubista. La madre di un
gi alla loro edizione, concludendo con la lezione del 9 di- bambino, “santa ispirata in estasi”, è lei stessa “fedelmente
cembre 1970 dal titolo La volontà di sapere, che annuncia tratta da amati personaggi di alcuni vecchi quadri”.
il suo progetto di insegnamento, in cui si contrappongono Il poema La veduta non si apre su “cose viste”, ma su
due morfologie della conoscenza che hanno strutturato la “cose sapute” (p. 35), cose ben sapute tanto dall’autore,
storia della filosofia: la prima, che muoveva precisamente quanto dai suoi personaggi il cui sguardo perso nell’igno-
dalla sensazione e che da Aristotele, ma già in Platone, ha to “s’illumina davanti ai rilievi seducenti che va rimugi-
dominato la metafisica occidentale; e la seconda, che Fou- nando”. Il poema, conclude Roussel, è “l’exhalaison / des
cault faceva risalire a Nietzsche e nella quale collocava de- sentiments vécus de toute une saison / qui pour moi sort
cisamente se stesso, in cui si privilegia la materialità pole- avec puissance de la vue / grâce à l’intensité subitement
mica del discorso, quella del “dire la verità”. accrue / du souvenir vivace et latente d’un été / déjà mort
Di Roussel, Foucault aveva studiato il procedimento di (…)”.
costruzione di “alcuni dei suoi libri”, quei libri che si pre- La lente è quindi un processo narrativo al pari di un ca-
sentano come racconti fantastici in alessandrini, costruiti leidoscopio o di una lanterna magica, il visibile non si dà
su uno stupefacente orizzonte (béance) aperto dal rilievo allo sguardo ma al linguaggio: è il visibile, non il visto, che
saussuriano per il quale ci sono meno parole che cose, me- si offre all’infinito, il visibile ossia un mondo già noto del-
no suoni che parole, e che pertanto la polisemia, lo sdop- lo sguardo, “mondo del linguaggio assoluto”, scrive Fou-
piamento e il raddoppiamento di suoni, di parole, di fra- cault (1963c, p. 123).
si permettono al pari dei rebus di dire con quasi la stessa Il portapenne è un procedimento, una macchina che
materialità linguistica cose radicalmente differenti. fa vedere la riproduzione delle cose, inserita in uno stru-
 DANIEL DEFERT VEDERE O SAPERE 

mento di scrittura, su un fondo di morte: le cose non so- XVIII secolo lo spazio del patologico, quella spazializza-
no possibili che attraverso il linguaggio. Parlare signifi- zione che consente di riconoscere, visualizzare, pensare e
ca dare a vedere e la prossimità della morte sdoppia il rappresentare la malattia, non è lo spazio del corpo uma-
mondo. no, ma una sorta di quadro botanico in cui vengono clas-
Quale è l’interrogativo principale di Nascita della cli- sificate le malattie per somiglianza in famiglie, generi e spe-
nica? Non in quale esperienza percettiva, bensì in quale cie. Quadro botanico e ideale delle malattie che può in-
struttura discorsiva ha visto nascere la clinica, che ha do- segnarsi nell’appartamento dei docenti di medicina, sen-
minato la medicina scientifica del XIX secolo. Per troppo za alcuna necessità del letto del malato.
tempo la famosa ingiunzione di Bichat “aprite qualche A questa medicina di specie, medicina classificatrice di
cadavere” è stata confusa con un atto fondativo e con un una frazione di corpo medico, inizia a contrapporsi una
progresso mitico dello sguardo medico, come se la medi- medicina delle epidemie. Da Ippocrate e sino a Pasteur,
cina – scrive Foucault alludendo senza dubbio a L’origine che introduce il concetto di contagio, dicasi epidemia ogni
della geometria2 – fosse stata uno sguardo costante del malattia che colpisce nel medesimo tempo con fattori co-
medico sul malato, accanto al letto, “storia naturale e im- stanti un gran numero di persone. Non ci sono quindi dif-
memore”. Ma la medicina scientifica non ha trovato nel- ferenze di natura, ma di misura, tra una malattia indivi-
la clinica la propria possibilità di origine. duale e un fenomeno epidemico. Una epidemia è una
La nascita della clinica moderna nel XIX secolo è deri- strutturazione della percezione: sono presi in considera-
vata, da un lato, da un incremento di potenza politica del- zione il luogo, l’aria, il momento, la medicina delle epide-
lo sguardo medico, e dall’altro dal crollo di una struttura mie è una percezione globale di un fenomeno unico che
del vigente discorso medico, in particolare nel contesto si dispiega nello spazio della società.
della rivoluzione francese. Questo incremento di potenza Così si forma una nuova coscienza medica su scala di
politica dello sguardo medico comincia nel XVIII secolo, uno Stato che presenta una nuova codificazione, un con-
ben prima della rivoluzione, sia presso gli economisti che trollo, un vincolo, una centralizzazione dell’informazione:
nei medici, con una critica sociale degli istituti di carità, da qui l’origine della Società reale di medicina, nata in
conventi e ospedali dove si concentrano la povertà, la ma- Francia nel 1778, che preannuncia indagini in ogni pro-
lattia e l’oziosità monastica. vincia su uomini e animali. Si forma un nuovo corpo di me-
Nel 1791 Menuret propone di destinare le rendite ec- dici e chirurghi che esercitano un controllo sulla totalità
clesiastiche ai medici e di aumentare le cure a domicilio, dei praticanti. Emergono una coscienza politica della sa-
in quanto la promiscuità negli ospedali intorbida la verità lute, una nuova spazializzazione istituzionale, un codice
naturale delle malattie. Giacché una malattia è pensata nel percettivo, un apparato di controllo, uno stile inedito di
quadro dell’allora medicina di specie come una specie na- totalizzazione del sapere medico.
turale che il malato può perturbare con la sua età, il suo Si tratta di uno sguardo medico: una disciplina collet-
carattere, il suo stile di vita, oppure con i farmaci e la pro- tiva nel duplice senso del termine disciplina, una semio-
miscuità negli ospedali. La malattia è sia una specie natu- logia, una codificazione nuova, un nuovo protocollo, non
rale che ideale. La piena identità del malato è più un osta- una percezione in senso stretto con la significazione an-
colo che un sostegno dello sguardo medico. Giacché nel tropologica di corpo proprio individuale, di limite, di pun-
 DANIEL DEFERT VEDERE O SAPERE 

to di vista; piuttosto si tratta di uno stile di totalizzazione ne al letto del malato, diventa la forma di una nuova
del sapere medio che comporta nuove pratiche, nuovi di- coerenza del sapere medico.
scorsi, nuove regole. “L’esperienza medica, nella sua struttura e nei suoi due
La conoscenza fisiologica, che sino ad allora era rima- aspetti di manifestazione e di acquisizione, ha ora un sog-
sta ai margini, va a installarsi al centro di questa inedita ri- getto collettivo; essa non è più divisa tra colui che sa e co-
flessione medica in maniera prolungata sino a Claude Ber- lui che ignora” (Foucault 1963a, p. 130). Lo sguardo del-
nard. La rivoluzione francese, nazionalizzando i beni del l’osservatore sperimentato e dell’apprendista naif an-
clero tra cui gli ospedali, sopprimendo le corporazioni, tra dranno codificati insieme nel medesimo atto di ricono-
cui quelle dei medici e dei chirurghi, nonché le facoltà, mo- scimento e nel medesimo discorso presso il letto del ma-
difica lo spazio sociale in cui si dispiega nel giro di alcuni lato. La pratica ospedaliera diviene la forma generale del-
anni una medicalizzazione militante della società. la pedagogia medica, il che separa la clinica dal contesto
In questa medicina dello spazio sociale la struttura di- teorico precedente; non ci sono più essenze patologiche,
scorsiva della medicina di specie sparisce rapidamente. La nella malattia tutto diventa fenomeno di per sé, ovvero sin-
nuova spazializzazione dello sguardo medico e la vecchia tomo. “Bisogna per quanto possibile, rendere la scienza
spazializzazione del discorso medico entrano in contrad- oculare” (pp. 106-107)3.
dizione. Ciò che si dà attraverso la nuova disciplina indi- Non è solo lo sguardo a mutare, ma la struttura di ciò
viduale e collettiva dello sguardo medico non è restitui- che va visto; uno stesso logos traversa lo sguardo e le co-
bile con la parola della medicina classificatrice: vedere e se percepite. “Aprite qualche cadavere: vedrete tosto
dire obbediscono ormai a due regimi di spazializzazione. scomparire l’oscurità che la sola osservazione non aveva
Lo sguardo medico politicamente istituito non è un di- potuto dissipare” (p. 169). Il visibile è enunciabile, è il po-
scorso teso a organizzare le proprie condizioni di eserci- stulato di Condillac. Si tratta non di un progresso della per-
zio. Non esiste modello per la formazione degli oggetti, cezione medica, ma di una ristrutturazione completa del-
dei concetti, delle percezioni mediche. Questo modello la medicina con la creazione tra l’anno III e l’anno X della
coerente e unitario nascerà dalla necessità di una nuova rivoluzione francese di nuove scuole di medicina. Foucault
formazione dei medici. ci espone una modificazione del sapere e del modo d’es-
L’abolizione degli ospedali e delle corporazioni, da sere di ciò che è da conoscere.
una parte, e dall’altra l’emergenza delle guerre rivolu- Come in La veduta, si tratta innanzitutto di cose sapu-
zionarie con i feriti, con la morte sul campo di 600 me- te prima di essere viste. Si capisce meglio come all’ar-
dici in 18 mesi, la proliferazione di ciarlatani, guaritori e cheologia dello sguardo del 1963 si perviene nel 1969 a una
mediconzoli che si autonominano dottori, inducono a archeologia del sapere. A partire dal 1970 Foucault si in-
partire dal Direttorio a una riorganizzazione della for- teressa meno alla descrizione delle pratiche discorsive,
mazione e a un controllo della qualifica professionale. bensì al movimento della loro trasformazione anonima, po-
L’ospedale destinato ormai ai comuni diviene luogo di limorfa e polemica, in sintesi alla loro genealogia. È quel
formazione con il povero degente che offre il proprio cor- che annuncia nel suo corso del 1970, dal titolo La volontà
po all’analisi e alla didattica del medico in cambio di cu- di sapere4. Si tratta del suo primo corso al Collège de Fran-
re gratuite. La clinica, cioè l’osservazione e la formazio- ce dove per quattordici anni Foucault esplorò dei percorsi
 DANIEL DEFERT VEDERE O SAPERE 

di ricerca relativamente autonomi, quanto a contenuti, rio. In esso il rapporto alla verità non si determina sotto
ritmo, contesti di esposizione, metodo di scrittura, dai li- la forma immediata e universale della constatazione. La ve-
bri che pubblica. rità giudiziaria ha regole specifiche di determinazione: la
La volontà di sapere – titolo sia del corso inaugurale nel verità non si constata, si giudica. Nella testimonianza la pa-
1970, sia del primo volume della Storia della sessualità, dal rola è il sostituto della presenza.
contenuto molto diverso – affronta due sistemi di discor- Nel periodo greco arcaico, esisteva una alternativa al
so veridico. Foucault contrappone due forme di cono- giuramento: l’ordalia. Se lo status del testimone – schia-
scenza di cui rintraccia il modello teorico, il primo in Ari- vo, bambino, donna – non autorizza la giustizia a racco-
stotele, il secondo in Nietzsche, ma ogni forma di cono- gliere il suo giuramento, lo si sottopone all’ordalia ovve-
scenza è in primo luogo una volontà di verità, e ogni vo- ro al metodo di verità attraverso il supplizio. Il martire cri-
lontà di verità è forma di esclusione, di separazione (par- stiano ha prolungato il rapporto della verità con il sup-
tage) del vero e del falso. Alla luce del discorso vero sot- plizio. L’anatomo-patologia non evoca, dice Foucault, un
to cui si ordina la storia della filosofia occidentale è pos- supplizio post mortem?
sibile illuminare una storia della volontà di verità. Il primo rapporto della follia con la ragione non è sta-
Aristotele costruisce la rappresentazione della cono- to un rapporto di constatazione, ma un rapporto di sfi-
scenza muovendo da casi particolari, in effetti a partire da da, di ordalia. Questo modello giudiziario è, secondo
sensazioni: ogni sensazione dà piacere, prova che esiste per Foucault, il modello nietzscheano della verità. Per Nietz-
natura un desiderio di conoscenza. L’uomo trova il mas- sche, la volontà di sapere non rinvia a una facoltà o a un
simo del piacere, senza rapporto alla sua utilità, nella per- piacere, ma a un interesse o a un evento posto prima del-
cezione visiva – sensazione a distanza – poiché la visione la conoscenza. La conoscenza viene dissociata dai po-
dà più conoscenza di ogni altro senso. Aristotele ne ren- stulati della metafisica occidentale: non un sapere preli-
de conto nel De anima: la vista dà accesso a qualità speci- minare legato a una sensazione, bensì lotta, odio, istin-
fiche quali la luce, il colore, il numero, l’unità, alla stasi, to, illusione, menzogna. La verità è un evento, prodotta
al movimento. La vista libera la differenza singolare. come effetto. Dietro il sapere, c’è tutt’altra cosa che il sa-
Anche gli animali hanno sensazioni, ma solo l’uomo ha pere, e men che mai un soggetto portatore di verità: la ve-
conoscenze; la soddisfazione maggiore proviene da sen- rità stessa passa attraverso una molteplicità di eventi che
sazioni inutili alla vita. Attraverso la percezione Aristote- la costituiscono.
le instaura il legame tra piacere, conoscenza e verità. La vi- Da Platone ad Aristotele, la volontà di conoscere non
sta gli permette di pensare il passaggio della sensazione a si fonda che sul pre-contenuto (préalable) della cono-
una modalità di conoscenza ultima, la contemplazione, scenza stessa, il che ricorda il mito platoniano della me-
che ha dominato la metafisica occidentale, in quanto il mo- moria. Il desiderio di sapere si enuncia nel piacere della
vimento che va dalla sensazione alla sapienza è già filoso- sensazione.
fia. La differenza su tal punto tra Platone e Aristotele non Di contro, il modello giudiziario mostra il conflitto
è radicale. nella parola, il gioco della parola e della verità, non della
A questa morfologia del sapere, Foucault contrappo- sensazione e della verità. Per Nietzsche, non c’è cono-
ne un altro modello che rintraccia nel discorso giudizia- scenza preliminare che avrebbe la forma della sensazione.
 DANIEL DEFERT

Qui giocano l’istinto, l’interesse, la volontà di potenza, la Parresia visuale? Foucault e la verità dello sguardo
lotta, che non sono legati originariamente alla verità. Es- Martin Jay
sa è un effetto: la volontà di sapere non è data nella forma
di una curiosità o di una soggettività fondatrice, bensì il
soggetto è prodotto dalla volontà di sapere. La verità è pro-
dotta come un evento. E gli eventi discorsivi non costi- Il compito del “dire il vero” è un lavoro in-
tuiscono un testo, ma la storia. finito: rispettarlo nella sua complessità è un
obbligo da cui nessun potere può astenersi.
In conclusione, direi che in Foucault mi colpisce non Salvo imporre il silenzio della servitù.
tanto una problematica dello sguardo, quanto una pro- Michel Foucault
blematica del visibile nonché dell’articolazione conflit-
tuale del visibile e dell’enunciabile. A una fenomenologia
della percezione, soggettiva come in Merleau-Ponty o og-
gettivante come in Sartre, e quasi ermeneutica nell’Origine La famosa affermazione di Cézanne “Io Vi devo la ve-
della geometria di Husserl, Foucault ha costantemente rità in pittura, e Ve la darò” – in una lettera indirizzata a
contrapposto una storia della strutturazione del visibile, un amico nel 1905 – fu ripresa per la prima volta dallo sto-
una storia semiologica, epistemologica e politica. È pos- rico dell’arte francese Hubert Damisch, nel suo testo Ot-
sibile andarla a verificare pure nei suoi scritti di ordine to tesi pro (o contra?) una semiologia della pittura (1977),
estetico. e nello stesso anno divenne occasione di una più ampia
Così, a Palermo, non saprei altro che indurvi a rileggere discussione nell’opera di Jacques Derrida, La verità in pit-
La veduta di Roussel, nella Palermo dove Roussel ha po- tura (1978). In quell’opera Derrida metteva in discussio-
sto fine a ogni parola con un gesto tanto enigmatico che ne la distinzione tra il dipinto e la cornice, l’ergon e il pa-
affascinava Foucault: non si è mai saputo se Roussel, tro- rergon, che aveva permesso a filosofi come Kant di indi-
vato morto dietro la porta della sua stanza d’hotel, col viduare un regno dell’arte autonomo e indifferente, di-
braccio proteso verso la serratura, intendesse aprire o stinto da tutti i discorsi e le istituzioni circostanti. Derri-
chiudere la porta. da, al contrario, insisteva sul fatto che la cornice è sem-
pre permeabile e permette al mondo esterno di invadere
(traduzione di Salvo Vaccaro) l’opera d’arte. Le escrescenze apparentemente ornamen-
tali, come le colonne di un edificio o gli abiti di una sta-
tua, non possono essere distaccate completamente dal-
1
l’oggetto stesso. Infatti, le nozioni di base del valore arti-
Testimonianza verbale di Michel Foucault.
2
Husserl 1939, con una Introduzione di Jacques Derrida. stico – la bellezza, la sublimità o la forma – provengono,
3
Si tratta di una citazione dal testo di Petit 1806. per così dire, dall’esterno. Non si potrebbe mai giungere
4
Foucault, La volonté de savoir, Cours au Collège de France 1970-71, ine- alla verità di un dipinto semplicemente guardando al-
dito. Cfr. Foucault 1989.
l’interno del quadro.
Allo stesso modo, il dibattito tra Meyer Schapiro e
Martin Heidegger su quale sia stato il modello effettivo del
 MARTIN JAY PARRESIA VISUALE? FOUCAULT E LA VERITÀ DELLO SGUARDO 

quadro di Van Gogh Scarpe con lacci – un dibattito che vi- La relazione fra visualità e veridicità ha una lunga
de il critico americano accusare Heidegger di proiettare storia. In ambiti giuridici, il testimone oculare spesso
sull’opera le proprie riserve filosofiche, visto che le con- prevale sul semplice sentito dire, e la stessa parola “evi-
siderò un paio di scarpe di contadino piuttosto che quel- denza”, come è stato spesso sottolineato, deriva dalla
le dello stesso artista – resta una questione aperta. Derri- parola latina videre, “vedere”. Sia metaforicamente che
da, a sua volta, cercò di screditare la dichiarazione di Scha- letterariamente, molti filosofi, idealisti ed empiristi, han-
piro secondo la quale egli avrebbe corretto l’attribuzione no privilegiato nella loro ricerca della verità, criteri di il-
di Heidegger, dimostrandogli che la sua stessa argomen- luminazione, illuminismo, trasparenza, chiarezza e pre-
tazione non era disinteressata, e che era impossibile sape- cisione. La teoria, che ha origine dalla parola greca theo-
re per certo ciò che il dipinto rappresentava. Questo di- ria, è stata spesso messa in relazione all’esperienza visuale
mostrerebbe che la verità di un dipinto non può essere sta- del guardare una rappresentazione teatrale. Di tutti i
bilita nemmeno al di fuori di esso. sensi, quello legato alla visione è sembrato il più disin-
Un terzo esempio preso in considerazione da Derrida teressato perché è più distante da ciò che percepisce. E
riguardava lo stato della scrittura nei dipinti di Valerio tuttavia sappiamo che l’egemonia dell’occhio è diventa-
Adami, che integrano esempi letterari di scrittura nelle sue ta un tema di cui si diffida continuamente in diversi con-
tele: firme, lettere, addirittura testi presi da Glas dello testi discorsivi. In un libro pubblicato una dozzina di an-
stesso Derrida, che sono però difficili da decifrare in ter- ni fa (Jay 1993a), avevo tentato di individuare una varietà
mini esclusivamente formali, semiotici o mimetici. In que- di critiche a ciò che può essere chiamato l’ocularocentri-
sto caso la promessa di Cézanne di dire il vero era molto smo di buona parte del pensiero occidentale. In tal sen-
difficile da rispettare, perché l’indecidibilità radicale mi- so, Michel Foucault ha avuto un ruolo fondamentale,
nava qualsiasi ricerca precisa di autenticità in pittura, sia insieme a Guy Debord nel contrastare il controllo sociale
dentro che fuori la cornice. che chiamiamo “spettacolo” e “sorveglianza”. Il mio te-
Non c’è motivo di addentrarci nella complessa argo- sto fu ben accolto e la parte più ampia, dedicata all’in-
mentazione di Derrida. L’ho introdotta solo come pre- dagine francese sul primato del visuale, fu largamente ac-
messa alla questione su cui voglio soffermarmi in questa cettata. Ma se una parte del mio discorso causò una cer-
sede, che riguarda più esattamente la relazione, nell’ope- ta resistenza, questa fu senz’altro quella relativa alla mia
ra di Michel Foucault, tra la verità e l’esperienza visuale idea di considerare Foucault un caso esemplare di que-
tout court, dunque un’esperienza che va al di là della pit- sta tesi di fondo. In effetti, già prima della pubblicazio-
tura. C’è da chiedersi se in Foucault vi fosse, come in Der- ne del libro, una precedente versione di questa mia tesi
rida, la stessa profonda diffidenza sulla capacità dell’oc- era stata contestata da John Rajchman (1988), in un sag-
chio di verificare dichiarazioni di verità o di concepire as- gio che solleva una serie di problemi che ho poi cercato
serzioni accertabili sulla verità. Quale è stata la sua impli- di argomentare nel mio testo. Dopo la sua uscita, la mia
cita risposta all’affermazione di Cézanne, secondo la qua- scelta di includere Foucault in questo modello più am-
le l’obbligo del pittore è quello di raccontare la verità sul- pio, fu contestata, in modo più sfumato, da David Mi-
la tela? E cosa significa per la verità visuale, essere “rac- chael Levin (1999b) e da Thomas Flynn (2005), ma so-
contata”? prattutto da Gary Shapiro (2003) in un suo studio inte-
 MARTIN JAY PARRESIA VISUALE? FOUCAULT E LA VERITÀ DELLO SGUARDO 

ramente dedicato alla dialettica del vedere e del dire in tura, è attento alle differenti e spesso conflittuali prati-
Nietzsche e Foucault. Flynn (2005) riassumeva la loro co- che del visuale” (p. 294). Shapiro rintraccia in una gam-
mune obiezione affermando che “se è vero che Foucault ma più ampia di pittori – Manet, Kandinsky, Klee, Ma-
si è unito a molti dei suoi contemporanei francesi nel con- gritte, Warhol, Michals e Fromanger – alcune alternati-
testare un’epistemologia visuale da Cartesio ai fenome- ve all’inquietante regime scopico fondato sulla sorve-
nologi, lo ha fatto attraverso un metodo che appare es- glianza e sul Panopticon. Foucault, osserva Shapiro, tro-
so stesso sospettosamente visuale” (p. 85). Per contesta- va piacere nella pittura, la cui materialità provoca in lui
re le mie considerazioni, Shapiro (2003) riprese le tesi un amore superiore perfino a quello che lo lega alla let-
dell’amico di Foucault, Gilles Deleuze, sostenendo che teratura. Al pari di Nietzsche e Lyotard, riconosce il
Foucault ruolo vitale che le immagini hanno sull’inconscio che,
con buona pace di Lacan, non è totalmente strutturato
ha sostituito la congiunzione binaria di visibilità e discorsi- come un linguaggio.
vità con l’estetica trascendentale dello spazio e del tempo del Non sono interessato, in questa sede, a valutare quan-
XIX secolo (…). Né il visibile né l’enunciabile (contraria-
to sia accurata la caratterizzazione della mia posizione da
mente all’estetica trascendentale di Kant) rappresentereb- parte di Shapiro, anche se mi interessa precisare che ho ci-
bero un dato eterno; ciascuna modalità sarebbe soggetta ad
un’analisi storica – o, per utilizzare un’espressione di Fou-
tato e reso nota la tesi di Rajchman, secondo la quale per
cault, archeologica – che rivelerebbe la sua specificità in Foucault vedere era “un’arte che cerca di vedere ciò che
contesti diversi. La visione non sarebbe messa in dubbio o nel nostro sguardo è impensato, e di sperimentare nuovi
denigrata in senso generale; piuttosto, ogni situazione si modi di vedere ancora occulti” (Jay 1993a, p. 414).
aprirebbe ad un’analisi visuale (p. 10). Sono d’accordo sul fatto che, nonostante Foucault la-
mentasse di essere intrappolato nell’“impero dell’occhio”,
In tutti questi casi, piuttosto che dubitare sempre egli comprese i limiti del potere di questo impero. In ogni
dell’egemonia dell’occhio in ogni sua manifestazione, analisi del potere, incluso quello dell’occhio di dominare
Foucault discriminava i regimi scopici, o almeno le pra- ciò che esso vede, Foucault si rende conto, dopo tutto, del-
tiche del visuale, considerando alcuni più positivi di al- l’inevitabilità della resistenza. Ma non si tratta mai di una
tri. Pertanto non è corretta l’idea che l’analisi dello resistenza in grado di far crollare completamente il pote-
sguardo medico o l’evocazione del Panopticon di re egemonico prevalente, bensì solo di prevenire la sua
Bentham, in quanto tipici esempi dell’ordine moderno completa realizzazione. Nel caso del regime scopico mo-
di sorveglianza disciplinare, possano essere applicati al- derno, esistevano pratiche visuali alternative che avrebbero
la visualità in generale. Pur ammettendo che Foucault anche potuto essere alimentate, ma comunque non sa-
leggeva il Panopticon come “l’analisi di un ‘occhio dia- rebbero mai state in grado di ripristinare la completa in-
bolico’ trasposto in architettura”, Shapiro sostiene che nocenza dell’occhio.
egli non abbia “argomenti per dimostrare che la visio- In questa sede mi interessa capire in che modo Foucault
ne sia generalmente pericolosa; egli è un archeologo del intendesse la relazione fra tali pratiche alternative, che
visuale, attento al carattere differente dei vari regimi Shapiro e altri studiosi hanno definito benigne o addirit-
della visione. Ed entro lo spazio di una certa epoca o cul- tura emancipate, e la questione della verità. La “volontà
 MARTIN JAY PARRESIA VISUALE? FOUCAULT E LA VERITÀ DELLO SGUARDO 

di verità”, e il suo rapporto con la “volontà di potenza”, Foucault insisteva sul fatto che la grande conquista di
era senza dubbio uno dei costanti interessi di Foucault, e Bataille fosse quella di avere destabilizzato la specula-
si è spesso pensato che egli avesse seguito Nietzsche in zione filosofica della verità basata su un soggetto pro-
quella sua forte critica alle pretese di verità della filosofia dotto dalla fantasia di una pura visione immateriale, met-
tradizionale. Nell’ambito delle sue lezioni al Collège de tendo al suo posto un occhio violentemente enucleato, un
France nel 1970 riguardo La storia dei sistemi del pensie- occhio rivoltato che non può più vedere. Il risultato era
ro, Foucault sottolineò l’importanza della dimensione vi- liberare la filosofia dalla sua dipendenza da metafore di
suale delle tradizionali pretese di verità, ad esempio nella chiarezza, trasparenza e precisione. Secondo il commento
Metafisica di Aristotele: di Foucault a Bataille noi non siamo di fronte alla fine del-
la filosofia, ma a una “filosofia che non può riprendere
La percezione visiva, come sensazione a distanza di oggetti la parola, né riprendersi in essa se non sui bordi dei suoi
multipli, dati simultaneamente e non in rapporto imme- limiti: in un metalinguaggio purificato o nello spessore
diato con l’utilità del corpo, manifesta nella soddisfazio- delle parole rinchiuse sulla loro notte, sulla loro verità cie-
ne da essa indotta il legame tra conoscenza, piacere e ve- ca” (p. 64).
rità. Il medesimo rapporto si ritrova trasposto all’altro
Poiché la verità era cieca, non avrebbe potuto, pertanto,
estremo nella felicità della contemplazione teorica (Fou-
cault 1971, p. 16). riflettere un mondo di realtà esterne e rappresentarlo in
modo adeguato. Infatti, la questione della verità rispetto
Nietzsche, al contrario, aveva capito che l’interesse al mondo esterno andava rifiutata perché irrilevante. Co-
egoista viene prima della conoscenza, e i bisogni corporali me Foucault dichiarò in un’intervista,
precedono le dichiarazioni di verità basate sulla percezio-
il problema non [è] di fare delle divisioni fra ciò che, in un
ne visuale.
discorso, dipende dalla scientificità e dalla verità e ciò che
Ancor prima, nel 1963, nel suo apprezzamento di Ba- dipenderebbe da altro, ma di vedere storicamente come si
taille nel saggio Prefazione alla trasgressione, Foucault ave- producano gli effetti di verità all’interno di discorsi che non
va messo in rapporto la tradizione della filosofia specula- sono in sé né veri né falsi (1977, p. 12).
tiva, o “filosofia della riflessione” come lui stesso la defi-
nisce, e il soggetto creato attraverso il privilegio della vi- In altre parole, Foucault era meno interessato a stabi-
sione: lire trascendentali procedure di verifica che a esaminare
specifici sistemi discorsivi storici che rappresentavano le
Dietro all’intero occhio che vede, c’è un occhio più sottile, fonti delle stesse procedure.
così discreto, ma così agile che in verità il suo onnipotente Mettendo da parte l’ovvia metaquestione su come Fou-
sguardo consuma il globo bianco della sua carne; e dietro
questo, ce n’è uno nuovo, poi altri ancora, sempre più sot-
cault voleva si considerassero le sue idee su queste tra-
tili e che ben presto non hanno più per sostanza che la pu- sformazioni storiche – se come utili finzioni o come de-
ra trasparenza di uno sguardo. Esso raggiunge il centro d’im- scrizioni attente ai cambiamenti reali – va detto che egli ha
materialità dove nascono e si intrecciano le forme non tan- sempre insistito sul fatto che ogni asserzione di verità va
gibili del vero; questo cuore delle cose che ne è il soggetto contestualizzata nel discorso da cui trae origine. O, per dir-
sovrano (p. 67). la in altri termini, la questione riguardava la priorità di as-
 MARTIN JAY PARRESIA VISUALE? FOUCAULT E LA VERITÀ DELLO SGUARDO 

serzioni di validità, ossia in che modo si stabilisce il con- verità manifesta di ciò che si può vedere da soli per appren-
senso intersoggettivo su asserzioni di realtà, se il giudizio dere in modo definitivo quella verità. Così, posso essere im-
del consenso corrisponda o meno allo stato del mondo. morale e tuttavia conoscere la verità (…). Questa trasfor-
Relativamente al problema della visualità e veridicità, mazione rende possibile l’istituzionalizzazione della scienza
si possono sollevare due grandi interrogativi. Il primo moderna (Foucault 1982b, p. 280).
consiste nel chiedersi se Foucault considerasse alcuni re-
gimi discorsivi volti a identificare la conoscenza determi- Quell’istituzionalizzazione venne realizzata con la crea-
nata visivamente – l’evidenza degli occhi o delle loro esten- zione nel 1660 della Royal Society di Londra (ufficializzata
sioni prostetiche – come fonte privilegiata di una cono- solo due anni dopo), il cui motto era nullius in verba, “nel-
scenza valida. E se così, come li valutava? Erano sempre le parole di nessuno”1.
da contestare o da affermare? Il secondo consiste, invece, Non è un caso che, nello stesso periodo in cui pro-
nel chiedersi se Foucault abbia mai creduto che la visua- nunciava questi discorsi, Foucault teneva le sue confe-
lità potesse aggirare la discorsività fornendo una base per renze a Berkeley, che divennero note come fearless spee-
una verità che non fosse semplicemente effetto di uno ch, in cui sviluppava un’analisi della nozione greca di
specifico regime discorsivo. E se così, questa è mai sfug- parresia o franchezza nel “dire la verità” (1985, p. 5). Seb-
gita all’attrazione gravitazionale dell’ambito di potere in bene Foucault non avesse mai revisionato il testo di que-
cui era immersa? ste lezioni prima di morire, queste ci rivelano molto su-
Le risposte a questi primi interrogativi non sono diffi- gli argomenti in questione. Il parresiastes è colui che di-
cili da individuare. Foucault ha interpretato la transizio- ce il vero, o più precisamente colui che “dice tutto ciò egli
ne alla modernità precisamente in termini di cambiamen- ha in mente”, non nasconde nulla, ma “aprendo com-
to epocale dalla verità intesa come funzione di un corret- pletamente il cuore e la mente agli altri attraverso il suo
to modo di vivere – morale, auto-controllato, persino asce- discorso” (p. 4).
tico – a una verità come il manifestarsi del mondo ester- Poiché chi parla desidera esporre il suo credo più sin-
no sui sensi, in modo particolare sulla vista. Come Foucault cero, non importa a quale costo sociale, il parresiastes è
ha detto nella Postfazione al libro di Hubert Dreyfus e Paul qualcuno che vuole correre un rischio, vuole dire la verità
Rabinow, Michael Foucault: Beyond Structuralism and Her- di fronte al potere, senza tenere conto delle conseguenze.
meneutics (1982), l’ipotesi di un nesso tra accesso alla ve- Foucault, infatti, sostiene che c’è sempre una differenza in
rità e vita ascetica, che risale ai greci, durò solo fino alla termini di potere tra chi parla e chi ascolta. Così Foucault
rivoluzione scientifica della prima modernità. Fu Cartesio riassume la propria tesi:
a romperlo allorché affermò che
la parresia è una specie di attività verbale in cui il parlante
per accedere alla verità, è sufficiente essere un soggetto qual- ha uno specifico rapporto con la verità attraverso la fran-
siasi capace di vedere ciò che è evidente. L’evidenza è sosti- chezza, una certa relazione con la propria vita attraverso il
tuita all’ascesi nel punto in cui la relazione con sé interseca pericolo, un certo tipo di relazione con se stesso e con gli al-
la relazione con gli altri e con il mondo. La relazione con sé tri attraverso la critica (autocritica o critica di altre persone),
non ha più bisogno di essere ascetica per entrare in rappor- e uno specifico rapporto con la legge morale attraverso la li-
to con la verità. È sufficiente che la relazione con sé riveli la bertà e il dovere. Più precisamente, la parresia è un’attività
 MARTIN JAY PARRESIA VISUALE? FOUCAULT E LA VERITÀ DELLO SGUARDO 

verbale in cui un parlante esprime la propria personale re- prezzo il soggetto può dire la verità su se stesso?” (1983,
lazione con la verità, e rischia la propria vita perché ricono- p. 314). L’interesse che lo muoveva era chiaramente per-
sce che dire la verità è un dovere per aiutare altre persone sonale, essendo egli intellettuale militante. Come ha notato
(o se stesso) a vivere meglio (p. 9). Didier Eribon (1989), uno dei suoi più attenti biografi,
Foucault intuisce che “se si vuole essere credibili, se si vuo-
Il resto delle conferenze di Foucault ripercorre la le essere efficaci, bisogna come prima cosa conoscere e so-
fortuna di questo concetto nella politica, nella letteratura prattutto dire la verità. Il vero dire la verità, la veridicità de-
e nella filosofia greca. La sua tesi fondamentale è che ve essere il principio fondatore di un giornalismo impe-
questo concetto migrò da una dimensione pubblica, co-
gnato” (pp. 299-300).
me guida per i bravi cittadini della democrazia atenie-
In Discorso e verità, Foucault fa ancora una volta la di-
se, a una più personale, come strategia per modellare una
stinzione, che ho già citato a proposito della Postfazione
buona vita. Integrando esercizi ascetici – ascetico nel
al libro di Dreyfus e Rabinow (1982), tra le nozioni carte-
senso pre-cristiano di qualsiasi esercizio pratico – l’ul-
tima versione conduce a ciò che Foucault definisce una siane di verità basate su idee chiare e distinte di un mon-
“estetica del sé”, le cui implicazioni furono approfondite do esterno e la tradizione parresiastes, che fa dichiarazio-
negli ultimi lavori sulla storia della sessualità, La vo- ni di validità attraverso qualità personali:
lontà di sapere (1976a), L’uso dei piaceri (1984a) e La cu-
da Cartesio in poi, la coincidenza fra opinione e verità è ot-
ra di sé (1984b).
tenuta entro una certa esperienza mentale evidenziale. Per i
L’attenzione alla questione della verità gli permise di greci, invece, la coincidenza tra opinione e verità non ha luo-
operare una distinzione cruciale tra ciò che egli definisce go in un’esperienza mentale, ma in un’attività verbale, se-
nella filosofia occidentale la tradizione di una “analitica gnatamente nella parresia. Sembra dunque che la parresia, in
della verità” e una tradizione “critica” (1996, p. 112). questo senso greco, non possa più ricorrere entro la nostra
Mentre la prima riguardava le dichiarazioni veritiere sul moderna cornice epistemologica (1996, pp. 5-6).
mondo, l’altra si soffermava sulla pratica del dire-il-vero,
della “véridiction”. L’implicazione di tutto questo, suggerirei, è che c’è una
In tutta la sua opera Foucault ha sperato di scrivere una rottura radicale tra un regime di verità basato su un’evi-
genealogia del dire-il-vero, delle dichiarazioni vere, piut- denza degli occhi che si suppone sia disinteressata, e una
tosto che un’analitica del vero, ovvero delle dichiarazioni evidenza basata sulla sincerità del parlante. Nella moder-
veritiere sulla realtà. Come lui stesso cerca di spiegare in na era scientifica, Foucault (1969) denuncia con aperta ri-
una delle sue ultime interviste, “mentre gli storici delle provazione il fatto che
scienze, in Francia, si interessavano essenzialmente al pro-
blema della costituzione di un oggetto scientifico, la que- lo spazio dell’esperienza sembra identificarsi col dominio del-
stione che io mi ponevo era un’altra: come accade che il lo sguardo attento, della vigilanza empirica aperta all’evi-
soggetto umano faccia di se stesso un oggetto per un sa- denza dei soli contenuti visibili. L’occhio diventa il deposi-
pere possibile, attraverso quali forme di razionalità, attra- tario e la fonte della chiarezza; ha il potere di portare alla lu-
verso quali condizioni storiche e, infine, a che prezzo? La ce una verità che accoglie solo nella misura in cui le ha da-
mia domanda fondamentale è, se vogliamo, questa: a che to vita; aprendosi, apre il vero d’una prima apertura (p. 7).
 MARTIN JAY PARRESIA VISUALE? FOUCAULT E LA VERITÀ DELLO SGUARDO 

Una recente ricerca – e mi riferisco in modo partico- sovrana del vero: la maestosa violenza della luce, che è per
lare all’opera del sociologo della scienza Steven Shapin se stessa il suo proprio regno, chiude il reame recinto, oscu-
(1994) – ha dimostrato che questa idea di una totale rot- ro, dei saperi privilegiati ed instaura l’impero senza mura di-
tura tra i regimi scientifici di verità premoderni e quelli visorie dello sguardo (Foucault 1969, p. 53).
moderni è, in effetti, esagerata. Analizzando il regime di-
scorsivo che supporta la comunità scientifica nell’In- Per dissipare ogni dubbio sul fatto che egli collegasse
ghilterra del XVII secolo, rappresentata dal chimico Ro- l’egemonia dell’occhio alla violenza, persino in contesti
bert Boyle, Shapin dimostra come esso si basasse fonda- non politici, aggiunge che:
mentalmente sulla fiducia nelle virtù del parlar franco di
lo sguardo del clinico diviene l’equivalente funzionale del
particolari individui, nella fattispecie gentiluomini di fe- fuoco delle combustioni chimiche; proprio attraverso di es-
de cristiana, la cui parola era considerata onesta e disin- so la purezza essenziale dei fenomeni può sprigionarsi; è l’a-
teressata. Sebbene l’ideologia della nuova scienza con- gente separatore delle verità (...). Lo sguardo clinico è uno
testasse l’autorità e diffidasse del testuale in favore di una sguardo che brucia le cose fino alla loro estrema verità (p.
diretta testimonianza dei sensi, essa rispettava in pratica 141).
anche la conversazione civile di coloro che erano dotati
di un capitale culturale da investire nel gioco linguistico A questo punto possiamo rispondere alla prima serie
della scienza. In altre parole, la prima forma di fiducia di domande – e cioè: Foucault sapeva che alcuni tipi di re-
sulla parresia sopravviveva ancora in quell’epoca in cui gimi discorsivi individuano una conoscenza visivamente
Foucault pensava fosse stata sostituita da una conoscen- definita, come l’evidenza degli occhi o le loro estensioni
za disincarnata e disinteressata fondata esclusivamente prostetiche, in quanto fonte privilegiata di sapere valido?
sull’inattaccabile testimonianza dei sensi e degli stru- e se così, come li valutava?
menti. Il nullius in verba fu un ideale mai completamen- Sì, Foucault individuò alcuni regimi discorsivi che pri-
te realizzato. È chiaro che Foucault mostrava scarso in- vilegiavano la visualità quale fonte della verità, quelli, ad
teresse per quest’ultimo concetto, specialmente quando esempio, rappresentati da Aristotele e da Cartesio. L’epi-
privilegiava l’evidenza visuale, così come sospettava del- steme scientifica moderna si basava sulla testimonianza dei
la sorveglianza panoptica e dello sguardo scientifico, di sensi, soprattutto della vista, piuttosto che sulla veridicità
cui si occupa in altri contesti. Come già notato, egli ri- dei testimoni. Se egli avesse o meno ragione nel fare que-
nunciò a perseguire una storia dell’“analitica della ve- sta identificazione, soprattutto dopo avere appreso le le-
rità”, preferendo l’esame critico di un fondamento che zioni di Shapin, è un’altra questione, ma che ne fosse un
legittimi il parlar franco. sostenitore non può essere dubitato. Quando poi arrivò a
Che ci sia una dimensione politica dietro tutto ciò è evi- valutare la moderna episteme scientifica, non esitò a con-
dente dalla sua nota osservazione in La nascita della clini- siderare la questione profondamente problematica, sia dal
ca sulla rivoluzione francese: punto di vista epistemologico che politico. Questi giudi-
zi, è bene dirlo, non equivalgono a denigrare la visione in
Il tema ideologico che orienta tutte le riforme di struttura dal quanto tale, bensì solo la sua mobilitazione in uno speci-
1789 sino a Termidoro anno secondo è quello della libertà fico regime discorsivo. Anche se questo regime fosse sta-
 MARTIN JAY PARRESIA VISUALE? FOUCAULT E LA VERITÀ DELLO SGUARDO 

to dominante per buona parte della storia occidentale, sa- tenderebbe la fenomenologia) una esperienza originaria li-
rebbe sbagliato concludere che Foucault non ritenesse bera e selvaggia, ciò è dovuto al fatto che il Vedere e il Par-
nessun’altra alternativa possibile. lare sono già sempre completamente presi in rapporti di
Questo ci conduce alla seconda questione fondamen- potere, che essi presuppongono e attualizzano” (Deleuze
tale: lo stesso Foucault ha mai considerato che la visualità 1986, pp. 111-112). In altre parole, noi viviamo in un
potesse in qualche modo aggirare la discorsività e fornire mondo di “Luce e Linguaggio, due vasti ambiti di este-
una base per una verità che non fosse semplicemente ef- riorità in cui si dispongono rispettivamente le visibilità e
fetto di uno specifico regime discorsivo? E se così, questa gli enunciati” (pp. 159-160). In quanto esterni al nostro ap-
è mai sfuggita all’attrazione gravitazionale esercitata dal po- parato percettivo biologico, essi mediano sempre qualsia-
tere in cui era immersa? si esperienza visuale pura, precludendo il recupero di un
A questo punto dobbiamo prendere in esame i modi “occhio innocente”.
alternativi di esperienza visuale e verificare se è possibi- Questi ambiti, inoltre, non sono mai riconciliabili in
le dire che questi incoraggiano un tipo di racconto del- un sistema unificato, un’episteme totalitaria senza alcu-
la verità – parresia visuale – o forse, meglio dire, un’esi- na tensione interna; ne consegue che i regimi discorsivi
bizione di verità. Nella sua simpatetica analisi su Fou- possono essere tacitamente contestati e perfino esplici-
cault, Gilles Deleuze nota che l’ostilità dell’amico verso tamente rifiutati dalla loro controparte visuale e vice-
la fenomenologia dimostra come egli abbia intuito il pri- versa. Nella maggior parte della letteratura su Foucault
mato dei sistemi discorsivi sulle diverse modalità di vi- (compresa la mia), che analizza la sua diffidenza verso il
sualità o percezione. Ma aggiunge che per Foucault, “il visuale, l’orientamento di questa reciproca contesa è a fa-
primato degli enunciati non impedirà mai l’irriducibilità vore del linguaggio che sovverte il visuale. Così, ad esem-
storica del visibile, anzi, proprio al contrario: l’enuncia- pio, Michel de Certeau (1987c) afferma che in Sorve-
to ha un primato solo in quanto il visibile ha le sue pro- gliare e punire Foucault presenta tre figure ottiche do-
prie leggi, una sua autonomia che lo mette in rapporto minanti – i tableaux descrittivi, i tableaux analitici e i ta-
con il dominante, con l’autonomia dell’enunciato” (De- bleaux figurativi – nel tentativo di mostrare come fun-
leuze 1986, p. 72). Mentre il discorso è caratterizzato dal- ziona la macchinazione della normalizzazione e della di-
la “spontaneità”, che implica l’azione e la volontà uma- sciplina nella modernità. Sebbene apparentemente chia-
na, il visibile è determinato dalla “ricettività”, che sug- re, trasparenti e auto-evidenti, queste figure ottiche so-
gerisce un certo grado di passività. no state, in effetti, sovvertite dal modo in cui Foucault
Commentando questa affermazione, Gary Shapiro le presentava:
(2003, p. 250) sostiene che “Deleuze offre una lettura
Lo spazio ottico è l’ambito di una trasformazione dovuta al
piuttosto kantiana del loro rapporto, in cui l’enunciato gio- suo riutilizzo retorico. Esso diviene una interna facciata
ca il ruolo del concetto e il visibile quello dell’intuizione”. (façade), lo stratagemma retorico di una narrazione. Mentre
Ma fino a quando l’intuizione implica qualcosa di imme- il libro analizza la trasformazione delle ideologie dell’Illu-
diato e di precedente alla costruzione culturale, questa minismo attraverso un dispositivo panottico la sua scrittura
interpretazione mi sembra discutibile. Come rileva De- sovverte le nostre concezioni contemporanee valendosi del-
leuze, “se al di sotto del sapere non c’è (come invece pre- le tecniche retoriche della narrazione (p. 164).
 MARTIN JAY PARRESIA VISUALE? FOUCAULT E LA VERITÀ DELLO SGUARDO 

Il discorso, la narrazione, si oppongono alla forza del Ma se Manet disconnette l’occhio dal contenuto della
potere egemonico del regime di sorveglianza rappresentato visione e introduce l’indicidibilità dell’ergon e del parergon
dall’infernale macchinario di Bentham. Per dirla in altri all’interno dello spazio perturbante della tela modernista,
termini, il racconto della verità attraverso il racconto del- è possibile affermare che così facendo ci offre una varietà
la storia vince sul potere illusorio e manipolativo dello di parresia visuali, di esibizioni di verità piuttosto che di
sguardo. racconti di verità?
Gary Shapiro, a ragione, ha attirato l’attenzione sui È chiaro che Foucault, e qui sono d’accordo con Sha-
modi in cui Foucault mobilita pratiche scopiche sovversi- piro, avrebbe voluto che la sua analisi di Manet smantel-
ve per destabilizzare i regimi egemonici sia del discorso che lasse il problematico e perfino ideologico – per usare il vo-
della visibilità, anche se lo fa prendendo in considerazio- cabolario della critica ideologica sulla quale Foucault ave-
ne differenti testi dell’opera di Foucault. va qualche dubbio – regime scopico di quello che ho al-
Shapiro pone in contrasto, ad esempio, l’opera in- trove definito il “prospettivismo cartesiano” (Jay 1993b,
compiuta sul pittore Manet, interrotta nel 1968, con la ce- pp. 114-133). Ma si tratta davvero della distruzione di un
lebre descrizione del Panopticon in Sorvegliare e punire, falso sistema per difenderne uno più vero – in termini di
scritta più o meno nello stesso periodo. In un paragrafo del verità in quanto adeguamento epistemologico a un mon-
suo libro dal titolo Imposte e specchi: Manet chiude la fi- do reale, o di verità in quanto funzione di un legittimo nar-
nestra del Panopticon, Shapiro (2003, p. 310) scrive: ratore di verità? I dipinti di Manet sono in grado di giun-
gere a ciò che Cézanne promise al suo amico, la verità in
Nel Panopticon lo sguardo è mobile e si fissa su ogni indivi-
pittura?
duo; è un uno sguardo fluttuante e funzionale che non ha bi-
sogno di apparire come lo sguardo di qualcuno in partico- L’esame di Foucault dell’opera di René Magritte, Que-
lare. In Manet gli sguardi non incontrano un oggetto, una sto non è una pipa, ci offre qualche ulteriore prova da far
persona, anche se ne vediamo la fonte. Ciò che vediamo, al- risalire a tale questione. In questo breve ma significativo
lora, è un occhio disconnesso da un contenuto visivo. testo, ancora oggi molto discusso, Foucault definisce il
quadro di Magritte un “calligramma disfatto”, in opposi-
Enfatizzando la tela piatta rispetto all’ideale di una fi- zione al tradizionale desiderio del calligramma che consi-
nestra aperta sul mondo, Manet farebbe dunque crollare ste nel combinare parole e immagini per raggiungere un
il tradizionale regime visuale della prospettiva dominante significato unico e isotropico. Anche se esiste una certa ten-
nella pittura occidentale. Rifacendosi chiaramente all’a- sione, l’immagine e il testo non sono in senso stretto in con-
nalisi di Derrida in La verità in pittura, cui abbiamo fatto traddizione, perché la contraddizione qui è solo fra due as-
precedentemente riferimento, Shapiro descrive la con- serzioni linguistiche. Inoltre, l’immagine della pipa sopra
clusione di Foucault nel seguente modo: “Manet, dunque, le parole “ceci n’est pas une pipe” non può contraddire
ha portato la cornice dentro la tela; il parergon è diventa- le parole perché ciò che la tela mostra non è una pipa rea-
to l’ergon. E la funzione della cornice non è più quella di le, ma solo il suo disegno.
rendere visibile un interno, come nel Panopticon, ma di
produrre un spazio perturbante in cui le figure sono so- Ciò che confonde – conclude Foucault (1988, p. 24) – è la
spese fra la vita e la morte” (p. 312). necessità inevitabile di riferire il testo al disegno (come ci in-
 MARTIN JAY PARRESIA VISUALE? FOUCAULT E LA VERITÀ DELLO SGUARDO 

vitano a fare il pronome dimostrativo, il senso della parola la verità con quello alternativo dell’esibizione della verità
pipa, la verosimiglianza dell’immagine) e l’impossibilità di de- corrispondente alla parresia che Foucault ammirava tan-
finire il piano che permetterebbe di dire che l’asserzione è to nei greci e che cercò di emulare attraverso la sua stes-
vera, falsa, contraddittoria. sa attività di intellettuale pubblico.
Gary Shapiro (2003, p. 369) potrebbe avere ragione
Non siamo più nel regno di una pittura basata sulla quando dice che
somiglianza con gli oggetti del mondo esterno visti at-
traverso una tela che fa da finestra – Foucault dice “sia- l’iconofilia di Foucault è parte di un progetto più ampio
mo alla massima distanza dal trompe l’œil” (p. 63) – e volto a rintracciare delle modalità di godimento “dei corpi
dunque ci siamo lasciati alle spalle l’episteme visivamente e dei piaceri”, nonostante i regimi disciplinari ai quali sono
privilegiata che è associata al prospettivismo cartesiano. stati assoggettati, perfino i regimi disciplinari socialmente sta-
Quella di Magritte chiaramente non è una pittura basa- biliti del gusto e della critica.
ta sulla rappresentazione mimetica di un mondo ogget-
tivo posto al di là di una finestra. Ma non siamo nemmeno Ma il mero godimento del piacere del corpo non equi-
all’interno di un regime scopico alternativo da conside- vale alla pratica dell’ascesi – nel senso ampio foucaultia-
rare come l’equivalente visuale della parresia, poiché Ma- no di auto-costituzione estetica – che sottolinea la co-
gritte qui propone una serie di similitudini senza alcun raggiosa volontà del parresiastes di dire la verità di fron-
correlativo oggettivo. “La somiglianza si dispone secon- te al potere. Shapiro stesso riconosce inavvertitamente
do il modello che è incaricata di proporre e di fare rico- questa differenza quando prende le difese di Foucault da
noscere; la similitudine fa circolare il simulacro come quei critici che lo accusano di avere frainteso Las Meni-
rapporto indefinito e reversibile tra il similare e il simi- nas di Velázquez in Le parole e le cose, denunciando so-
lare” (p. 64). Ciò che apprendiamo da un dipinto di Ma- prattutto chi pensa che egli “volesse ‘aver ragione’ resti-
gritte, invece, è il gioco infinito di cambiamenti e meta- tuendoci la verità in pittura con le parole” (p. 247). Al
morfosi che non rappresentano niente al di fuori di se contrario, lo sforzo di Foucault è teso a negare la possi-
stessi, e che rivelano un calligramma decomposto senza bilità di non dire mai e precisamente l’equivalente di ciò
alcuna speranza di mettere insieme il discorso e la figu- che vediamo.
ra in un tutto significativo. Ci sono modi, a mio avviso, in cui la resistenza al po-
Ciò che Manet e Magritte fanno – come molti altri pit- tere può assumere delle forme visuali, ma questi sono de-
tori che Foucault ammirava, da Andy Warhol a Gérard finiti da Foucault in termini piuttosto negativi come ele-
Fromanger – consiste nell’indebolire la pretesa di dire la menti di disturbo nella visualità egemonica di un’era, co-
verità tipica della tradizione egemonica della pittura oc- me, ad esempio, la sfida di Manet al prospettivismo pit-
cidentale basata sulla mimesi, sulla somiglianza e sulla torico. Raramente essi traducono in positivo espressioni di
rappresentazione. Come dice lo stesso Foucault ancora una un altro ordine visuale che si avvicina ad una verità fon-
volta in Questo non è una pipa, questi pittori dimostrano data su una forma di vita, una pratica critica i cui effetti
“l’impossibilità di definire il piano che permetterebbe di sono valutati da Foucault sia teoricamente che nella sua
dire che l’asserzione è vera, falsa, contraddittoria”. Ciò che stessa esperienza personale, in quanto intellettuale profon-
invece non fanno, in definitiva, è sostituire il racconto del- damente impegnato. Questa limitazione del visuale alla
 MARTIN JAY

mera distruzione delle visualità egemoniche non equivale Modi dell’ékphrasis in Foucault
necessariamente alla denigrazione di tutta l’esperienza vi- Michele Cometa
suale, ma è lontana dal postulare un’alternativa comple-
tamente sana, poiché non c’è veridicità dell’occhio, né
percezione intuitiva del mondo attraverso l’immediatezza
dei sensi.
In breve, non c’è parresia visuale per Foucault, il qua-
le come Derrida, avrebbe avvertito Cézanne che l’obbli-
go di dire all’amico la verità in pittura sarebbe rimasto un
debito mai estinto.

(traduzione di Federica Mazzara)


1. Visual culture

1
Quale che sia il significato che si vuole attribuire al-
Il motto derivava dai versi di Orazio: “... nullius addictus iurare in verba
magistri, quo me cumque rapit tempestas, deferor hospes” (Epistole, I 1 14). le immagini e alla visualità nell’opera di Foucault – sia
che lo si voglia interpretare sullo sfondo della striscian-
te iconofobia dell’ermeneutica francese contemporanea,
o se ne voglia, per converso, esaltare l’iconofilia – è in-
dubbio che la sua esperienza intellettuale sta alla base
della “visual culture” contemporanea, o più esattamen-
te di quel pictorial turn, per dirla con W. J. T. Mitchell,
che ha caratterizzato gli studi visuali – dalla tradiziona-
le storia dell’arte alla realtà virtuale – nel secondo No-
vecento1.
Foucault è indiscutibilmente uno dei padri della “visual
culture” contemporanea, sia perché a lui si devono alcu-
ni dei concetti fondamentali di questa tradizione di studi
– non da ultimo quello di “sguardo” che pure informa que-
sto colloquio – sia perché, con l’evoluzione della filologia
foucaultiana si è sempre più approfondito il rapporto che
l’autore stesso aveva con le immagini, con la visualità e con
le arti figurative nel suo complesso. Del resto è evidente a
tutti che la “visual culture” contemporanea deve a Fou-
cault nozioni strategiche su ogni piano del proprio statu-
to disciplinare:
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

- dalla questione della “rappresentazione classica” – che della teoria dell’immagine e della visualità del tardo No-
ha letteralmente riscritto le sorti della storia e della criti- vecento – dalla Alpers a Stoichita, da Mitchell a Crary, da
ca d’arte tardonovecentesca (si pensi alla “riscoperta” cri- Preziosi a Holly, da Jay a Brandt, hanno infatti dovuto fa-
tica de Las Meninas, a “small cottage industry” come l’ha re i conti con queste icone – e con molte altre immagini
ironicamente definita Martin Jay); più o meno segrete – e, ovviamente, con i problemi solle-
- all’indagine sui “dispositivi della visione”, si pensi al vati da Foucault.
Panopticon, con le sue infinite implicazioni architettoniche Per chi conosce questo panorama non sarà difficile
e sociali; comprendere il luogo preciso in cui la riflessione di Fou-
- alla nozione di “regime scopico” – resa popolare da cault si è fatta cruciale per noi, contribuendo a dipanare
Martin Jay (1993b) e da Jonathan Crary (1990) – che, an- le nebbie della secolare tradizione dell’ut pictura poësis,
te litteram, è costantemente presente nei grandi affreschi quella forma di pensiero – forse tipicamente occidentale
foucaultiani; – che entra in scena quando un’immagine viene evocata in
- alla teoria del “gaze” con cui Foucault risponde ai suoi un testo, sia pure a fini scopertamente epistemologici co-
più stretti contemporanei, da Sartre a Lacan e a Barthes; me nel caso di Foucault.
- al tema infine – questo specificatamente foucaultia- È la grande questione dell’ékphrasis, della “rappre-
no – della “materialità della pittura” su cui si concentra sentazione verbale di una rappresentazione visuale” (Krie-
quel piccolo capolavoro che sono le lezioni su Manet (Fou- ger 1991), la questione cruciale del rapporto agonale tra
cault 2004c). visibile e dicibile (Cometa 2004, pp. 7-20).
Anche sul piano della mera “critica d’arte” e dell’“este- Già nella Nascita della clinica (1963a), quando non
tica”, Foucault ha aperto molte strade che la sua prema- parla dell’esperienza artistica ma di quella medica, nello
tura scomparsa ha richiuso brutalmente. Mi riferisco alle straordinario capitolo sullo sguardo clinico, Foucault cer-
note su Wahrol, sugli iperrealisti, e anche alle lezioni sul ca di decostruire la grande illusione occidentale di una tra-
Quattrocento italiano tenute in Tunisia. Uno dei meriti di duzione immediata dal visibile al dicibile, dal sintomo al-
Daniel Defert2 è stato proprio quello di attirare più volte la diagnosi:
l’attenzione su questi scritti “mai-scritti” e sugli altri, oc-
al di sopra di tutti questi sforzi del pensiero clinico per de-
casionali ma non per questo meno decisivi per la “visual finire i suoi metodi e le sue norme scientifiche, plana il gran-
culture” contemporanea, raccolti nei Dits et écrits. de mito d’un puro sguardo che sarebbe puro Linguaggio:
Ancor più decisiva, per l’ampio e differenziato spettro Occhio che parlerebbe (…) quest’occhio che parla sarebbe
di ricezioni che ha prodotto, è la scelta di alcune icone che il servitore delle cose e il maestro della verità (p. ???).
hanno attraversato gli studi di “visual culture” del tardo
Novecento (dalla storia dell’arte alla semiotica della pub- Il condizionale di Foucault chiarisce già all’inizio
blicità). Se Aby Warburg ha imposto il Déjeuner sur l’her- della sua ricerca che né il linguaggio né la visione pos-
be di Manet a tutta la storia dell’arte novecentesca, a Fou- sono attingere alla verità e che entrambi, semmai, sono
cault si devono icone come le già citate Meninas di Veláz- catturate in una costruzione discorsiva di cui Foucault
quez, il Bar aux Folies-Bergère e Olympia di Manet, e Ce- si sforza, per tutta una vita, di individuare le leggi ge-
ci n’est pas une pipe di Magritte. Tutti i principali classici nealogiche.
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

Al rapporto tra dicibile e visibile del resto Foucault magini, metafore, paragoni, ciò che si sta dicendo: il luogo
aveva dedicato un precocissimo saggio apparso nel 1967 in cui queste figure splendono non è quello dispiegato da-
con il titolo Le parole e l’immagine3, dedicato a uno dei gli occhi, ma è quello definito dalle successioni della sintas-
padri dell’iconologia novecentesca, Ervin Panofsky, di cui si (1966a, p. 23).
all’epoca erano apparse due traduzioni francesi. È un
testo che meriterebbe ulteriori approfondimenti per la Tonalità lessinghiane – se si esclude la metafora tutta
sua complessità, non a caso sempre più evidenziata dal- visiva delle “figure che splendono”, argomentazioni che
la critica. Esso è in un certo senso la Urzelle di una teo- oppongono il “coesistente” della pittura al “successivo”
ria che viene sviluppata per tutta una vita. Non si di- della scrittura. E tuttavia – sono parole sue – Foucault in-
mentichi però che il “neofita… entusiasta”4, come ama tende mantenersi “nell’infinito di questo compito” (p.
schernirsi Foucault, ha alle sue spalle già la descrizione 24), prossimo alla pittura e alla scrittura, al visibile e al di-
de Les Suivantes (1965)5, ripubblicata ne Le parole e le cibile. Appaesarsi in questo “linguaggio grigio, anonimo
cose (1966a, pp. 17-30). (…) meticoloso e ripetitivo” (ib.) per “accendere” il chia-
Con Panofsky Foucault scopre la “vita delle forme”, rore dell’immagine.
quella peculiare “organica” che produce la migrazione L’ékphrasis di Foucault è una retorica scaltra, per nul-
delle figure e la loro risemantizzazione nel tempo: così la appiattita sull’ottimismo dell’ut pictura poësis; essa sa che
come i “temi” attraversano i testi, i “motivi plastici” at- le due arti, semmai, sono sorellastre, sempre disposte a
traversano i corpi della figurazione: “Il discorso e la figu- strapparsi il primato l’un l’altra. Anzi è proprio l’ékphra-
ra hanno ognuno il loro modo d’essere; ma intrattengono sis a svelare l’eterna menzogna o utopia di una perfetta
dei rapporti complessi e intricati. È il loro funzionamen- coincidenza di visibile e dicibile. Senza di essa, semmai, ri-
to reciproco che si tratta di descrivere”6. marrebbe l’eterno mutismo e splendore dell’immagine e
Per Foucault dunque l’ékphrasis – che opta per il ver- l’incessante mormorio della parola.
bale si badi bene –, è sempre “descrizione di una batta- Chi cercasse in Foucault le sicurezze dell’ékphrasis clas-
glia”, agonale confronto tra dicibile e visibile nel dicibile, sica sarà totalmente deluso. Essa è per lui piuttosto una
reciproco “funzionamento”, dispositivo diremmo oggi, “terra di nessuno” che si definisce per differenza, in que-
con Foucault. sto sì una forma laica di teologia negativa di quelle che tan-
to affascinavano Foucault e con lui Barthes, Calvino e di
Egli è del resto perfettamente consapevole della so-
recente pure Eco; nello spazio intermedio tra visibile e di-
stanziale impossibilità dell’ékphrasis se non altro nel cele-
cibile è possibile abitare, purché si sappia che il fonda-
bre passo dell’interpretazione di Las Meninas in cui pe-
mento di quello che si dice è altrove e può emergere per
rentoriamente afferma:
contrasto solo sullo sfondo di ciò che si vede, mentre il fon-
il rapporto tra linguaggio a pittura è un rapporto infinito. damento di quello che si vede riluce tra le trame di ciò che
Non che la parola sia imperfetta e, di fronte al visibile, in una si dice.
carenza che si sforzerebbe invano di colmare. Essi sono ir- La riflessione più lucida su questa “terra di nessuno”
riducibili l’uno a l’altra: vanamente si cercherà di dire ciò che Foucault la nasconde tra le pieghe del suo saggio su Ma-
si vede; ciò che si vede non sta mai in ciò che si dice; altret- gritte quando a proposito della distanza fisica tra il dise-
tanto vanamente si cercherà di far vedere, a mezzo di im- gno della pipa e il disegno della scritta dice: “Ed è anco-
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

ra poco dire che c’è un vuoto o una lacuna: si tratta piut- classica (1961). Persino Sorvegliare e punire (1975) si apre
tosto di un’assenza di spazio, di una cancellazione del con un’immagine che questa volta non ha referenti pitto-
“luogo comune” tra i segni della scrittura e le linee delle rici – si tratta infatti dello squartamento di Robert-François
immagini” (1988, p. 37). Damiens – ma che sembra nutrirsi dell’immaginario pit-
Per comprendere fino in fondo questa tesi – che ci torico del supplizio e che comunque si presenta nella sua
piace parafrasare prendendo in prestito dal suo amico Ro- compattezza come un’ipotiposi classica in cui Foucault, fa-
land Barthes (1982) – i concetti reciproci e interdipendenti cendo parlare le fonti, si compiace dell’evidenza e dell’i-
di ovvio e ottuso, sarà utile una ricognizione precisa delle casticità della descrizione.
sue ékphrasis che non si possono comprendere a partire È chiara la funzione retorica di queste straordinarie
dalle questioni teoriche, ma, al contrario, dalla forma spe- descrizioni, come è evidente il dispiegarsi in queste oc-
cifica della sua scrittura. casioni di quel “pensiero pittorico/pitturale” (pensée
picturale) come l’ha recentemente definito Stefano Ca-
tucci (2004) così caratteristico per Foucault, pensiero
2. L’angelo con la spada di fuoco pittorico che costituisce la “strategia narrativa” propria
dell’autore. Si tratta di “immagini-diagrammi” che isti-
Foucault, infatti, non si interroga solo sullo statuto teo- tuiscono il testo, lo fondano, come ebbe a dire acuta-
rico dell’arte antica e moderna. Né si limita a inserire le mente, Michel de Certeau (2006b). Esse sono lo sfondo
pratiche artistiche nelle proprie ricostruzioni genealogiche. ottuso – diremmo noi – su cui può risaltare icastica-
L’arte non è mai, semplicemente, ancilla della filosofia, oc- mente l’ovvio del testo.
casione per dispiegare la complessità delle sue interpreta- Tuttavia è necessario completare queste considerazio-
zioni o, per completare, sul piano specifico di questa pra- ni tenendo conto anche di un aspetto spesso trascurato e
tica discorsiva, i “quadri” sociali che Foucault intende di- che invece è decisivo per la struttura argomentativa dei te-
pingere. Ai fenomeni artistici Foucault è interessato anche sti ricordati. L’angelo della descrizione non apre solo la
per il “potere” che le immagini esercitano sul lettore e per porta del paradiso. La chiude anche.
il “piacere” che essi suscitano. Queste ékphrasis magistrali non stanno solo negli inci-
Fiumi di inchiostro sono stati versati sui dipinti che pit delle opere, ma svolgono anche una funzione di cor-
Foucault pone – davvero come l’angelo con la spada di nice (Gary Shapiro, 2003, pp. 247 sgg., ha giustamente par-
fuoco sulla soglia del paradiso (un’immagine cara a Wal- lato di “frame”!) sulla quale mette conto riflettere.
ter Benjamin, come sappiamo) – all’inizio di alcune delle Las Meninas tornano infatti puntualmente alla fine de
sue opere più importanti. Atti di potere – essi istituisco- Le parole e le cose, nel paragrafo Il posto del re quando
no infatti il discorso – e atti di piacere nel contempo, per- Foucault (1966a, p. 332), per sua esplicita ammissione, si
ché gli danno, letteralmente, corpo. avvia alla conclusione del suo studio e apre il libro al suo
Celeberrimo è il caso della discussione de Las Meninas ideale proseguimento: “qui infatti si conclude il discorso
nell’incipit de Le parole e le cose (1966a), o delle incisioni – scrive Foucault – e inizia forse la ripresa del lavoro”. So-
della Nave dei folli di Sebastian Brant e i folli quadri di Bo- no le pagine in cui entra in scena il protagonista ultimo
sch e Breughel nell’incipit della Storia della follia nell’età della rappresentazione, il “colpo di scena finale”, l’Uomo.
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

E la sua probabile disparizione dallo spazio della rap- to sufficiente segnalare il loro “posto” all’interno della
presentazione. struttura argomentativa di questi studi foucaultiani. Po-
Altrettanto cruciale – e con tonalità altrettanto melan- sizione, come abbiamo visto, tutt’altro che ingenua o ir-
coniche – è la descrizione che già concludeva la Storia del- riflessa. Esse aprono e chiudono il “discorso”, rappre-
la follia che, com’è noto, si apriva con il richiamo a Bosch, sentano – nella prospettiva agonale che abbiamo più so-
Bouts, Brueghel e Brant, le cui immagini erano state ad- pra ricordato – proprio il limite “ottuso” che delimita la
domesticate dal “discorso” della follia, e si chiudeva con narrazione all’inizio e alla fine, che la incornicia tra un
l’emergenza di nuove immagini, altrettanto difficili da ad- nulla e un altro nulla.
domesticare nella testualità, che riaprono la trattazione e
la espongono a nuove ricerche. Ancora una volta, nell’ex-
plicit del libro, Foucault colloca delle immagini e scrive: 3. Descrizioni
“Rimandiamo a un altro studio l’esplorazione dettagliata
di queste antinomie (…)” (1961, p. 594). Nelle considerazioni che seguono intendo proporre
Sono immagini di Goya. Della fase più cupa e dispe- una lettura delle descrizioni foucaultiane che s’interroghi
rata del già disperato Goya; le immagini che il pittore di- anche sulla loro sostanza linguistica e sul loro ductus ar-
pinge sulle pareti della cosiddetta Quinta del sordo tra il gomentativo, ponendo in secondo piano – certo appena
1820 e il 1823 (Bozal 2005, vol II, pp. 221 sgg.). per un momento – le implicazioni teoriche che da esse si
Sono immagini che – a molti secoli di distanza dalla Na- dipartono. In questa sede ci interessa infatti rivendicare il
ve dei folli e dalle sue variazioni pittoriche – si dimostrano ruolo di Foucault nella storia tutta particolare dell’ékph-
ancora una volta impenetrabili testualmente. Con esse en- rasis come genere letterario. Non il perché delle sue de-
tra in crisi proprio il modello discorsivo ricostruito da Fou- scrizioni – argomento che mette in discussione lo statuto
cault nel suo libro, l’itinerario che va “da Esquirol a Brous- stesso della rappresentazione in Occidente – ma il come
sais fino a Janet, Bleuler e Freud” (Foucault 1963, p. 594). della descrizione, le modalità della sua ékphrasis in rap-
Quel discorso della follia, nel doppio senso del genitivo, che porto alla tradizione. Argomento tutt’altro che marginale
Goya non condivide più. Anche in questo caso – con bril- e non solo per la posizione che queste descrizioni assu-
lante anacronismo archeologico – Foucault usa Goya con- mono nella sua “narrazione” e a diverse altezze tempora-
tro la tradizione psichiatrica e contro lo stesso Freud. Nel- li, come abbiamo ricordato.
le immagini di Goya entra in scena infatti una follia “altra”, Solo di recente – e proprio grazie alla descrizione epo-
quella che può “abolire, nell’uomo, l’uomo e il mondo” (p. cale de Las Meninas – la teoria dell’ékphrasis e di tutte le
596). Una follia che risuona fino al XX secolo nell’esperienza forme a essa connesse di ipotiposi, descrizione, enargheia,
di Artaud e Van Gogh, una follia – come sappiamo – che evidentia che la tradizione retorica ha veicolato sino a noi,
non “s’insinua negli interstizi dell’opera” (p. 602), ma se- ha riconquistato un posto nella teoria letteraria.
gnala proprio l’assenza d’opera, cui Foucault dedica le ul- Lo dobbiamo a Foucault.
time strazianti considerazioni del libro. Negli ultimi decenni del secolo scorso sono infatti ap-
Torneremo sui modi specifici delle descrizioni di parse alcune opere decisive sull’ékphrasis come quelle di
Goya, sulle modalità di queste ékphrasis. Per adesso è sta- Svetlana Alpers (1976; 1983), W. J. T. Mitchell (1986;
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

1994), al già citato Murray Krieger e James A. W. Hef- gura”, la piena aderenza di parola e immagine, la “tauto-
fernan (1993). Molti di questi studi riconoscono a Fou- logia” tout court:
cault un ruolo centrale nel pictorial turn contemporaneo,
ma trascurano del tutto il suo ruolo nella storia del- In quanto segno – scrive Foucault (1973a, p. 27) – la lette-
l’ékphrasis. Solo la Alpers, in un altrettanto epocale sag- ra permette di fissare le parole, in quanto linea, essa permette
gio su Las Meninas (1997) riconosce l’“accurata osser- di raffigurare la cosa. Perciò il calligramma si propone di can-
cellare ludicamente le più antiche opposizioni della nostra
vazione” e la forte “motivazione a guardare” che il sag-
civiltà alfabetica: mostrare e nominare; raffigurare e dire; ri-
gio foucaultiano ha imposto ai contemporanei, mentre produrre e articolare; imitare e significare; guardare e leggere.
Michel de Certeau (1987b, p. 126) ha subito ammesso
il carattere eminentemente “visuale” dell’opera di Fou- È ciò che ho chiamato l’utopia dell’ékphrasis. Ma an-
cault e il suo “style optique”. Un tardivo, ma non certo che la trappola mortale in cui l’Occidente è costantemen-
meno importante riconoscimento – oltre al già citato stu- te ricaduto. Giacché noi vediamo la “pioggia scrosciante”
dio di Catucci – viene inaspettatamente da Umberto (si noti la sinestesia!) della celebre lirica di Apollinaire so-
Eco che in uno straordinario saggio sull’ipotiposi inti- lo quando non leggiamo il testo. Il calligramma “dice le
tolato Les semaphores sous la pluie (2002) – apparso tra stesse cose due volte” (p. 30), ma mai contemporanea-
i saggi letterari nel 1996 e ripubblicato sul web nel 20027 mente. Se lo guardiamo esso è muto, se lo leggiamo esso
(un saggio, si badi bene, che si sofferma anche sulla scompare alla vista. “Il calligramma – scrive Foucault –
produzione poetica dello stesso autore) – parla di Fou- non dice e non rappresenta mai nello stesso momento;
cault come di un diretto discendente di Filostrato e Cal- quella stessa cosa che si vede e che si legge è taciuta nella
listrato, com’è noto i due classici dell’ékphrasis occi- visione, nascosta nella lettura” (p. 32).
dentale. Il calligramma ha cercato di essere, per riprendere la
Cercheremo di ribadire questa centralità studiando le metafora barthiana, l’ovvio e l’ottuso insieme. Foucault sa
modalità specifiche di questa scrittura. che questa è stata l’eterna illusione dell’ékphrasis e tutta-
Abbiamo già visto come l’approccio alla descrizione via all’ékphrasis non si sottrae mai nella sua opera. A essa
delle immagini in Foucault sia tutt’altro che ingenuo. Egli dedica invece pagine esemplari, affatto ingenue.
conosce benissimo l’abisso che separa l’immagine dal te- Consapevole della tradizione moderna della descrizio-
sto. Lo dice nella maniera più chiara proprio quando par- ne delle immagini – da Winckelmann e Diderot sino a Ro-
la dell’utopia somma dell’ékphrasis di tutti i tempi, il cal- land Barthes – Foucault sa però che nel moderno l’arte si
ligramma, quella forma del tutto speciale di perfetta ade- è resa imprendibile, perché l’opera d’arte ha rinunciato al
renza tra testo e immagine, che oggi noi chiamiamo “ico- suo statuto eccezionale, si è sempre più confusa con il
nismo”8 e che Foucault pone alla base della sua interpre- quotidiano, ha perso aura, sacralità, autorevolezza. Que-
tazione di Magritte. Ceci n’est pas une pipe è per Foucault sto complica enormemente il compito dell’ékphrasis. Se
il “calligramma dissolto”, il calligramma negato, proprio l’opera d’arte è ormai cosa tra le cose, all’ékphrasis si so-
l’incarnazione del suo fallimento. Nel calligramma la poe- stituisce l’ipotiposi, la mera descrizione – vivida quanto si
sia occidentale, dal carmen figuratum ad Apollinaire, ave- vuole – delle cose di natura. Dell’arte, semmai, non rima-
va cercato di trovare una sintesi perfetta tra “lettera” e “fi- ne che il riverbero sullo sguardo dello spettatore. Così
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

Foucault, pur tenendo conto di tutte le modalità di de- pagina Foucault c’impone di percorrere: quello tra la te-
scrizione sperimentate dalla tradizione settecentesca (Di- la rovesciata, lo sguardo del pittore, gli strumenti della
derot, Heinse, Winckelmann)9, e recuperando, in extremis pittura, le tele appese sul fondo, lo specchio, la porta
si potrebbe dire, forme antichissime della tradizione oc- aperta, gli altri quadri appesi tra le finestre, le finestre
cidentale, soprattutto greca, è costretto ad andare oltre a stesse, una “conchiglia elicoidale” (p. 25) che acuta-
sperimentare nuove forme. mente Foucault definisce “l’intero ciclo della rappre-
Il Settecento ha mobilitato – com’è noto – un ampio sentazione” (ib.), una veduta di tutti i momenti dell’at-
ventaglio di possibilità di descrizione, laddove innanzitutto to del dipingere, dai pennelli alle cornici, dalla luce al-
centrale fu la nozione di “dinamizzazione/temporalizza- le superfici. Ma a Foucault non basta: egli dinamizza il
zione delle immagini”. Il modello pigmalionico10 di una vi- nostro occhio imponendoci delle griglie rigorose nella
vificazione delle figure aveva fatto sì che la descrizione si lettura della drammaturgia degli sguardi che anima i
avvalesse di formule ben riconoscibili e per certi versi personaggi; ci costringe a disegnare con lo sguardo una
standardizzate. Si pensi alla tradizionale dinamizzazione grande X, quella che s’incrocia sugli occhi dell’infanta
delle immagini che trasforma un quadro in una scena tea- Margherita. Siamo costretti a guardare seguendo questa
trale, facendogli riconquistare la temporalità perduta e al- superimposizione del narratore. L’ékphrasis impone li-
lo stesso tempo inaugurando un dialogo con lo spettato- nee di lettura, irreggimenta il nostro sguardo.
re nel tempo, o alla “dinamizzazione dello sguardo del- Foucault ha tuttavia un’altra opzione rispetto a quelle
l’osservatore nell’immagine”, come nel caso di Diderot classiche della dinamizzazione delle figure e degli sguar-
che letteralmente vaga all’interno dei paesaggi di Vernet di del fruitore all’interno del quadro. Nella sua descrizio-
quando vuole descriverli. ne gli sguardi entrano del quadro e vengono appunto ir-
Sono tecniche su cui si regge la descrizione del ca- reggimentati, mentre lo spettatore reale, noi, ne restiamo
polavoro di Velázquez: “Indietreggiando un po’, il pit- eternamente esclusi, anzi rischiamo di dissolverci al mar-
tore si è posto di fianco all’opera cui lavora (…). Pos- gine del quadro nella sovrapposizione di pittore-modello-
siamo vederlo adesso, in un istante di sosta, nel centro spettatore.
neutro di questa oscillazione” (1966a, p. 17). Tutto ac- Non a caso Defert (2004, p. 73) ha insistito molto sul-
cade sotto i nostri occhi. Laocoonte viene sbranato qui, la complementarietà dell’ékphrasis di Las Meninas e quel-
adesso. Las Meninas ci guardano, ora, e noi restituiamo la del Bar aux Folies-Bergère. Quest’ultima tela “sposta” ad-
gli sguardi. Sono sguardi che si muovono, che ci “affer- dirittura il corpo dello spettatore, lo costringe a gettare
rano”, che ci “costringono ad entrare nel suo quadro” sguardi diversi nel tempo e nello spazio in una sorta di se-
(p. 19), sguardi che “tracciano” triangoli, disegnano li- quenza cinematografica in cui a muoversi non è l’imma-
nee curve nell’aria. Anche la luce si muove, penetra dal- gine ma lo spettatore appunto (De Duve 2004). Del resto
la finestra, illumina la tela rovesciata, “percorre la stan- le lezioni su Manet ci dimostrano con limpida chiarezza
za da destra a sinistra” (ib.) e anch’essa ci “trascina”. Né che ormai l’ékphrasis deve riferirsi ai “margini” del qua-
il nostro sguardo è immobile o passivo; come in Dide- dro, alla sua periferia, a quelle “proprietà materiali” del-
rot esso è costretto a muoversi all’interno del quadro, l’immagine che escludono qualunque fiducia nell’imma-
percorrerlo, come nel circuito che in una straordinaria gine stessa e si rivolgono ad altro. Nel caso di Manet, ap-
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

punto, al “supporto”; al recto e al verso della tela, alla lu- quaestio dell’ambiguità materiale del quadro (Tafel-
ce esterna che su di essa si proietta e che noi, con il nostro gemälde vs Fenstergemälde) per leggerla come un’im-
sguardo in un certo senso proiettiamo sulla tela. magine che fonda e sfonda la soglia tra il divino e l’u-
Di questa periferia, forse solo di questa, ormai si può mano, lo spazio in cui Maria e il Cristo ad-vengono agli
fare ékphrasis. umani, presentandosi in chiesa attraverso l’abside. Qua-
Per il narratore si tratta di descrivere il proprio incon- dro che è, nel suo supporto, anche rivelazione. Non sia-
tro con il quadro, con la materialità del quadro e non con mo molto lontani dai fremiti delle avanguardie che Fou-
ciò che vi è rappresentato. La storia non riguarda più gli cault intravede già nelle esperienze di Manet. (Ci sia
sguardi, né le immagini, coinvolge e mobilita semmai i consentito – solo di sfuggita – anche far notare il fatto
corpi che si muovono intorno al quadro: una sorta di “di- che questa insistenza sulla materialità dell’immagine,
namizzazione del corpo del fruitore” intorno alla tela, es- che in quanto tale sfugge alla logica della mera rappre-
senziale nel Novecento se solo pensiamo alle materializ- sentazione, è forse sostenuta dalla teologia dell’icona
zazioni e spazializzazioni delle immagini nelle installazio- che certamente influenza Dostoevskij e Heidegger e che
ni moderne. sarebbe non del tutto impudico applicare, magari solo
Del resto l’avevano ben capito autori decisivi per Fou- da un punto di vista storico-filosofico, allo stesso Fou-
cault. Basti citare – senza poter qui approfondire – il Do- cault. Ma questo è un altro discorso.)
stoevskij dei Demoni che descrivendo un’icona dell’ékph- Concentriamoci ancora sulle altre modalità dell’ékph-
rasis sette-ottocentesca come la Madonna Sistina, sa che or- rasis foucaultiana. Moderna e antichissima, a un tempo, co-
mai il senso di quell’opera, alle soglie dell’Impressionismo me abbiamo ricordato. Antichissima se si pensa che Fou-
e dell’Espressionismo, non è più dato dal soggetto reli- cault fa costantemente ricorso alla tecnica retorica della
gioso, ma dalla sua consistenza materiale (Cometa 2004, “prosopopea” e dell’“integrazione sinestetica”. Ad esem-
pp. 132 sgg.). Ed è per questo che per lui si tratta di de- pio, quando nel libro su Magritte dà costantemente “vo-
scrivere non la Madonna ma “quel vile schiavo,… quel fe- ce” alle immagini, le fa letteralmente parlare.
tido e corrotto servo che per primo si arrampicherà sulla Dapprima, al margine del quadro Les deux mysteries,
scala con le forbici in mano e straccerà il divino volto del tarda variazione di Ceci n’est pas une pipe, egli introduce
grande ideale, in nome dell’uguaglianza, dell’invidia e... la figura di un impacciato maestro che a voce alta si con-
della digestione” (Dostoevskij 1871-72, p. 348). Una for- traddice proprio indicando il dipinto “alla lavagna” (la
ma “perversa” di ricezione, ma pur sempre un investi- deissi è pure forma tradizionale dell’ékphrasis, anzi ne ha
mento di senso ai margini del quadro. Forse l’unico pos- costituito storicamente il limite estremo, l’entropia). Ci tro-
sibile per ridare valore a un’icona che si è ormai degrada- viamo dinnanzi a una scena eminentemente teatrale:
ta nella società di massa, come dimostrano le innumere-
Le negazioni si moltiplicano, la voce si imbroglia e soffo-
voli riproduzioni ai limiti del kitsch, ma anche la trascri- ca; il maestro confuso, abbassa l’indice teso, volta le spal-
zione blasfema che ne fa Andy Wahrol attribuendogli un le alla lavagna, osserva gli alunni che si torcono dalle risa-
valore di 6,99 dollari. te e non si rende conto che essi ridono così forte perché so-
Non diversamente Heidegger, nel suo dimenticato pra la lavagna e sopra il maestro che farfuglia le sue smen-
saggio sulla Sistina (1983), partirà proprio dalla vexata tite si è appena alzato un vapore che ha preso forma a po-
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

co a poco, e che ora disegna con molta precisione una pi- tutto il saggio su Magritte è anche, in fin dei conti, una ri-
pa (…) (Foucault 1973a, p. 39). flessione sul “questo” (ceci), un pronome dimostrativo
della deissi di cui Magritte, e con lui Foucault, registrano
L’immagine classicamente si anima, il fumetto della pi- la crisi definitiva, in una sfida epocale alle potenzialità
pa s’invola sotto i nostri occhi, la voce del maestro scolo- dell’ékphrasis.
ra mentre s’inaspriscono le grida degli alunni. Un’inte- Il ricorso alla prosopopea e a tutte le forme di integra-
grazione sinestetica come mai ve ne furono. Poi, secondo zione sinestetica, per quanto “inattuale”, ovviamente si
la tecnica della prosopopea, si leva una polifonia straor- spiega. Esso costituisce ancora una volta l’antefatto della
dinaria: parla la Pipa in basso, le risponde l’enorme Pipa scesa in campo dell’osservatore/spettatore che non rima-
sospesa nel vuoto, poi entra in scena l’Enunciato in per- ne più passivo ricettore, manipolato dalle emissioni del-
sona e parla di ciò che è scritto, infine parla il Quadro-La- l’immagine o del supporto materiale, ma deve fare “espe-
vagna che denuncia il fallimento di ogni rappresentazio- rienza” dell’immagine in prima persona, con tutti i sensi
ne: “Sette discorsi in un solo enunciato” (p. 73), scrive e i sentimenti. È il caso delle fotografie di Duane Michals
Foucault, necessari per distruggere una rappresentazione cui Foucault dedica un piccolo e simpatetico capolavoro
che si vuole basare sulla somiglianza. (1982c). Si tratta di una forma classica di ékphrasis che de-
Un’ulteriore forma di integrazione sinestetica sono in- finiamo “integrazione ermeneutica”.
fine le “esortazioni/istruzioni al lettore” da parte del nar- Anche Umberto Eco nel già citato saggio (2002, p.
ratore, là dove la deissi diviene in qualche modo guida 208) sull’ipotiposi la individua come una delle forme tra-
esplicita dello sguardo dell’osservatore nei meandri del- dizionali e la definisce “descrizione con richiamo ad espe-
l’immagine. Foucault fa largo uso di questa modalità re- rienze personali e culturali del destinatario”. Si tratta in fin
torica. I suoi testi sono – si potrebbe dire winckelman- dei conti dell’attivazione verbale di “ciò che l’autore sa”,
nianamente – costellati di istruzioni per il lettore come di “ciò che egli anticipa nella descrizione” rispetto alla nar-
“Guardate”, “Considerate”, “Vedete”, alle quali vanno razione nel suo complesso, e di “ciò che egli associa al-
aggiunte tutta una serie di domande retoriche (al lettore?) l’immagine”.
con funzione descrittiva, come nel caso del quadro di Nella descrizione di Las Meninas il narratore fa, ad
Magritte: esempio, ipotesi sul passato e sul futuro dei personaggi
coinvolti nel quadro, ci offre i possibili sviluppi narrativi
Caduta imminente? Crollo del cavalletto, della cornice, del- che dinamizzano il dipinto, aprendolo temporalmente
la tela o del pannello, del disegno, del testo? Legno spezza- nelle due direzioni. Esemplare è il caso di Josè Nieto y
to, figure in frantumi, lettere separate le une dalle altre fino Velázquez, il doppio del pittore, che compare sulla por-
al punto che le parole, forse, non potranno più ricostituirsi ta in fondo:
– tutto questo guazzabuglio per terra, mentre lassù la gros-
sa pipa, sensa misura né riferimento, persisterà nella sua im- Su questo sfondo vicino e illimitato a un tempo, un uomo si
mobile inaccessibilità di pallone aerostatico? (p. 19). stacca nella sua alta figura; è di profilo; con una mano trat-
tiene il peso di un tendaggio; i suoi piedi sono posti su gra-
Vi è, per altro, un livello secondo nelle deissi di Fou- dini diversi; ha il ginocchio piegato. Forse entrerà nella stan-
cault che non va trascurato. Non si dimentichi infatti che za; forse si limiterà a spiare ciò che in essa accade, contento
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

di sorprendere senza essere osservato. Non diversamente manger o a Maximilian Defert – Foucault, proprio per sot-
dallo specchio egli fissa il rovescio della scena; e, al pari del- tolineare il carattere esperienziale di quelle costruzioni di
lo specchio, non gli presta attenzione alcuna. Non si sa don- immagini faccia ricorso alla tecnica retorica della “dina-
de viene; si può supporre che seguendo malcerti corridoi ab- mizzazione del processo compositivo dell’immagine” se-
bia aggirato la stanza ove i personaggi sono riuniti e in cui
lavora il pittore; anch’egli forse era, poco fa, sul davanti del-
condo una formula che risale allo scudo di Achille di
la scena nella regione invisibile che contemplano tutti gli oc- Omero e che si estende sino a Heinse il quale, per descri-
chi del quadro (Foucault 1967, p. 24). vere i “movimenti” dei quadri di Rubens, applica una va-
riante dello scudo di Achille ricostruendo la sequenza del-
Noi sappiamo che, se i reali fossero davvero davanti al la composizione (genesi) dell’immagine nelle mani del pit-
quadro, Josè Nieto, summiller de cortina, dovrebbe stare tore. Ogni fotografia di Michals, come ogni immagine di
con loro, precederli, sollevare le tende. Fromanger e Defert, viene infatti ricostruita sotto gli oc-
Né mancano in Foucault quelle forme di “integrazio- chi del lettore, alludendo al processo compositivo, alla
ne ermeneutica” che Umberto Eco (2002, p. 208) ha de- sua artificialità.
finito “descrizioni con richiamo ad esperienze percettive Anche sul fronte della mera “denotazione” Foucault
del destinatario”. Non quello che lo spettatore sa, dunque, applica a 360 gradi le tecniche tradizionali dell’ékphrasis,
o può sapere, ma ciò che effettivamente esperisce sul pia- sia quando marca gli oggetti sulla tela con i loro nomi
no della sensibilità e della percezione visiva al contatto con propri (esemplare il caso di Las Meninas anche se lì deci-
l’immagine. Nel bellissimo saggio sulla pittura-fotografia de di rinunciare a essi dopo averli pronunciati), sia quan-
di Duane Michals Foucault (1994c, p. 244) scrive: do, nel più tardo saggio su Magritte, si rende conto che an-
che la forma più elementare di ékphrasis, la mera denota-
Non sono in grado di parlare delle foto di Duane Michals, zione – che spesso si traduce in un’elencazione di nomi –
dei loro processi, della loro plasticità. Esse mi attirano co- non è più possibile, perché i titoli delle opere di Magritte
me esperienza. Esperienze che non sono fatte che da lui; ma hanno perso ogni nesso con il referente e spalancano piut-
che… scivolano verso di me – e, io penso, verso chiunque le tosto lo spazio di un’inquietudine.
guardi –, suscitando piaceri, inquietudini, modi di vedere,
sensazioni che ho già avuto o che io prevedo di dover pro-
Magritte procede semmai per “dissociazioni” tra nome
vare un giorno, e dunque mi domando continuamente se so- e figura, una prassi che ha implicazioni semantiche ma an-
no sensazioni mie o sue, pur sapendo che le devo a Duane che implicazioni retoriche, giacché anche in questo caso
Michals. all’ékphrasis non resta che descrivere lo spazio, anzi l’abisso
che si è spalancato tra immagine e testo. Persino le dida-
Tutto il saggio su Michals è costruito sulla ripetizione scalie delle foto di Duane Michals non denotano nulla, so-
di esperienze che il fotografo ha fatto al momento dello no come un “soffio” che fa navigare l’immagine in altri ma-
scatto o della messa in posa. Sono esperienze non mera- ri, pensieri che la spingono al largo, discorsi immemoria-
mente visive, ma che coinvolgono tutti i sensi, non esclu- li che affiorano nella mente del fotografo e possono tra-
sa ovviamente la sessualità. È significativo che proprio in smettersi agli altri per vie misteriose.
questo saggio – come spesso negli scritti sugli artisti mo- Come si vede nessuna delle tecniche tradizionali del-
derni a lui più cari, come quelli dedicati a Gérard Fro- l’ékphrasis antica e moderna è estranea alle descrizioni di
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

Foucault, dalla “dinamizzazione” all’“integrazione”, dal- lizzare le famose pinturas negras, una galleria di cupi ca-
la “prosopopea” alla “associazione” di immagini. pricci che Foucault “espone” nel suo testo.
E a proposito di quella forma peculiare di “integra- Cosa ci dicono quelle pitture? Cosa ci dicono di diverso
zione” che è l’“associazione di immagini” ci sia consen- rispetto alla storia della follia così come l’ha delineata
tito, in conclusione, ritornare a quel vortice ékphrastico Foucault nel suo studio poderoso? È una follia certo com-
che si trova nelle ultime epocali pagine della Storia del- pletamente diversa da quella dipinta dallo stesso Goya
la follia. In queste pagine si intrecciano perfettamente i nel Cortile dei folli (1812-14) un dipinto che con tutta
percorsi che abbiamo delineato nella nostra analisi: da un probabilità si riferisce all’ospedale di Nuestra Señora de
lato la funzione retorica delle ékphrasis nel testo di Fou- Gracia di Saragoza, dove si misero in pratica le dottrine
cault, dall’altro la retorica specifica, le modalità di tali de- di Philippe Pinel? Con il solito intuito storiografico e una
scrizioni. profonda conoscenza della pittura di Goya, Foucault in-
L’assunto iniziale dello studio sulla follia avrebbe do- dica questa relazione. Ma non gli interessa la follia gioio-
vuto scongiurare una ripresa delle immagini. Foucault in- sa e in fin dei conti liberata del Cortile dei folli. Un’altra è
fatti spiega che le immagini della follia, esemplificate nei la sequenza che preme ai margini del libro. Che esplode
quadri di Bosch, Breughel e Bouts, vengono storicamen- attraverso un’èkphrasis di molteplici immagini.
te superate dai discorsi della follia nella tradizione psi- Si tratta di una descrizione parecchio compatta: solo
chiatrica francese ed europea. Su questo “superamento” due pagine per ben 8 immagini di Goya, più alcune cifra-
Foucault (1961, p. 45) sembra essere apodittico: te e non nominate come l’inquietante Disperate ridiculo
(1813-23) (“Quale albero sostiene il ramo su cui stridono
Da una parte Bosch, Brueghel, Thierry Bouts, Dürer e tut- le streghe?”) (p. 596). Tra di esse Foucault evoca ancora
to il silenzio delle immagini. È nello spazio della pura visio-
una volta Le tentazioni di Sant’Antonio (1505-1506) di
ne che la follia dispiega i suoi poteri (…) dall’altro, con
Brandt, con Erasmo, con tutta la tradizione umanistica, la fol- Bosch che aveva visto al Museo Nacional de Arte Antiga
lia è accolta nell’universo del discorso. Essa viene raffinata, di Lisbona e la Dulle Griet (1562) di Breughel del Museo
sottilizzata, ma anche disarmata. Mayer van den Bergh di Anversa. Dunque le immagini
principali dell’incipit del libro integrate da quelle di Goya.
Ma, allora, si dirà, perché dopo più di cinquecento pa- Si può capire la scelta di Foucault. Essa si basa ancora una
gine dedicate alla “verbalizzazione” della follia, alla sua ela- volta – come sappiamo da un’intervista inedita citata da
borazione discorsiva nelle forme della clinica e della so- Defert – sull’esperienza fondamentale della visita al Pra-
cietà, Foucault sente il bisogno di citare, in una serratissi- do dove le pinturas negras sono esposte dal 1873. È una
ma sequenza associativa, alcuni dipinti di Goya? sequenza impressionante che Foucault arricchisce con
Cosa emerge in queste immagini nonostante la “chiac- un’immagine dei Capricci, la celeberrima Il sonno della
chera” durata alcuni secoli? E perché proprio Goya? ragione produce mostri (1797) e con l’enigmatica litogra-
Si tratta, come sappiamo, di un Goya effettivamente fia dell’Idiota (1824-28) che costituisce quasi il testamen-
escluso dalla parola, ormai sordo, un pittore che si è fat- to spirituale di Goya.
to simbolico strumento della “pura immagine”, che si iso- Qui con una sapienza mai più superata in seguito Fou-
la nella sua casa di campagna, la Quinta del sordo, per rea- cault applica quella peculiare retorica della descrizione che
 MICHELE COMETA MODI DELL’ÉKPHRASIS IN FOUCAULT 

si nutre dell’associazione/giustapposizione delle immagi- taud, come Van Gogh. Alla fine del libro Foucault esibi-
ni, una tecnica che nella tradizione critica novecentesca si sce un atlante di immagini.
è inverata innanzitutto negli atlanti delle immagini (Bil- La sequenza di Goya, la giustapposizione delle sue im-
deraltlas) concepiti da storici dell’arte e della cultura co- magini, prova – se ancora ce ne fosse bisogno – che il vi-
me Aby Warburg e da artisti come Gerhard Richter11. Ma sibile e il dicibile in Foucault entrano in competizione
è un genere non estraneo anche ai diretti interlocutori di con l’invisibile e l’indicibile. In questo senso Foucault
Foucault a cominciare dal Bataille di Le lacrime di Eros porta a compimento l’opera di Merleau-Ponty12 che ne co-
(1961). Non è questo il luogo per discutere le virtualità co- stituisce lo sfondo polemico e nel contempo l’humus, co-
municative di queste giustapposizioni che – come nel Ber- me molti interpreti da Jay a Shapiro hanno opportuna-
ger di Ways of Seeing (1972) – pretendono in sostanza di mente ribadito. Nel saggio sulla fotografia di Duane Mi-
emancipare le immagini dal discorso verbale. La serrata se- chals, prendendo spunto dagli ectoplasmi che costellano
quenza, l’archivio/galleria che Foucault espone in queste le sue foto, Foucault sostiene che “certe composizioni
pagine lascia pensare a un atlante personale, così come un mettono insieme l’evanescenza del visibile e l’apparizione
atlante personalissimo è quello messo insieme con le foto dell’invisibile” (1994c, p. 246).
di Duane Michals. Solo che per Foucault non sono in gioco solo i limiti del
Le immagini parlano per giustapposizione: e questo visibile e la sua straordinaria potenza nel mostrarci l’invi-
Foucault lo sa benissimo. Il Goya del Cortile dei Folli – sibile. Anche sul fronte del dicibile Foucault opera lo stes-
lo abbiamo visto – risponde ancora alla logica di Pinel. so sfondamento. Non a caso quando parla della follia di
Ben diverso è il Goya della Quinta del Sordo che incide Artaud e di Van Gogh, la stessa follia di Goya, sa che è la
sulle quattro pareti della casa di campagna un’“altra fine d’ogni “opera”, d’ogni scrittura e d’ogni pittura. Quel
follia”, una follia affatto diversa, non solo da quella di “fondo oscuro” non può essere nè detto né visualizzato,
Pinel, ma anche da quella di Bosch e Breughel. Una fol- può solo emergere lì dove parola e immagini si scontrano.
lia che non viene dal mondo e non abita il mondo, una Per questo l’ékphrasis è essenziale, pur nella sua indecidi-
“notte” della ragione che non lascia intravedere alcuna bile tragicità.
Nel suo campo di battaglia qualcosa comunque si ri-
ragione: “La follia – scrive Foucault in una chiusa che
vela. L’ovvio e l’ottuso conflagrano rovinosamente e in
ricorda da vicino altre conclusioni, come quella di Le pa-
questa rovina si manifestano.
role e le cose – è diventata la possibilità di abolire, nel-
Certo si tratta di un campo di battaglia.
l’uomo, l’uomo e il mondo” (Foucault 1963, p. 596). Per
Nella sua polvere il volto di sabbia dell’uomo rischia ad
questo la visione dell’Idiota – che tanta letteratura ave- ogni momento di venir cancellato.
va potuto interpretare come profetica – è in Goya, co-
me in Foucault “l’ultimo soprassalto dell’ultimo mo-
rente” (p. 597).
Alla follia addomesticata della psichiatria Goya oppo- 1
Per una storia del “pictorial turn” e dello sviluppo disciplinare della “vi-
ne una follia altra, inaddomesticabile, inquietante, per- sual culture” cfr. adesso Dikovitskaya 2005.
2
Cfr. il fondamentale saggio Defert 2004.
turbante, dis-umana. E per farlo deve opporre di nuovo 3
Ora Foucault 1994b.
l’immagine alle parole. Foucault gli è solidale. Come Ar- 4
P. ???.
 MICHELE COMETA

5
6
Pp. ???. Michel Foucault filosofo dell’urbanismo
P. ???.
7
U. Eco, Les sémaphores sous la pluie: Stefano Catucci
http://www.golemindispensabile.it/Puntata18/articolo.asp?id=919&num=1
8&sez=263&tipo=&mpp=&ed=&as = 2002).
8
Per un abbozzo di sistematica dei rapporti tra testo e immagine rimando
al mio Cometa 2005.
9
Per le quali mi permetto di rimandare ancora al mio Cometa 2005, passim.
10
Cfr. sul tema di Pigmalione almeno il recente studio di Stoichita 2006,
nonché Rueda 1998.
11
Cfr. sulla forma dell’atlante postwarburghiano Flach, Münz-Koenen,
Streisand, a cura, 2005 e Coles, a cura, 1999.
12
Le pagine su Goya rappresentano anche un dialogo a distanza con un al-
tro grande interprete francese, André Malraux, anche lui ossessionato dalla
pittura tragica dello spagnolo.

1. Il riferimento alla città compare due volte già nel-


la pagina d’apertura di Storia della follia (1961). Si par-
la dell’espulsione della lebbra “ai margini della comu-
nità, alle porte della città”, e dell’istituzione di nuove
“città maledette”, i lebbrosari, che si moltiplicano sul
territorio europeo fino a raggiungere la cifra di circa di-
ciannovemila al termine dell’epoca delle Crociate (Fou-
cault 1961, p. 11). D’altra parte l’immagine della cinta
muraria e delle porte, ovvero della possibilità di chiudere
e aprire la città, regolando gli accessi e le ammissioni, vie-
ne richiamata lungo tutta la prima parte del libro per de-
signare le tecniche di esclusione con le quali, lungo un
arco di tempo che va molto al di là del Medioevo, le so-
cietà europee hanno definito e protetto la propria iden-
tità. Il bordo oltre il quale l’alterità viene isolata, fissa-
ta e relegata somiglia molto, e non solo per metafora, a
una cinta muraria che con la sua solidità divide il den-
tro dal fuori, il lecito dall’illecito, ma anche il vero dal
falso, se si amplia il sistema degli interdetti a quello de-
scritto nell’Ordine del discorso (1970). Eppure, nono-
stante la sua presenza autorale, e nonostante le continue
apparizioni nei lavori successivi a Storia della follia, l’im-
portanza del tema urbano in Foucault non è ancora sta-
ta messa sufficientemente in rilievo dagli studi critici.
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

Certo, nella maggior parte dei casi si tratta di un moti- saggio dall’età classica alla modernità e di collocarla, an-
vo che compare soltanto sullo sfondo e che, all’appa- cora una volta, in parallelo con quelle studiate da Fou-
renza, costituisce solo una variante di quella grammati- cault in Le parole e le cose (1966a). Anche in questo ca-
ca dello spazio la cui funzione egli tentò di chiarire in so si tratta pur sempre di indicazioni frammentarie, non
un’intervista del 1976: di analisi compiutamente sviluppate. Ma se davvero la
“cassetta degli attrezzi” che Foucault ci ha lasciato può
metaforizzare le trasformazioni del discorso a mezzo di un permetterci di pensare con lui, ogni possibile indizio,
vocabolario temporale conduce necessariamente all’utiliz- specie se corposo, si rivela utile a comporre il quadro di
zazione del modello della coscienza individuale, con la sua una comprensione del nostro presente.
temporalità propria. Cercare di decifrare, al contrario, at-
traverso metafore spaziali, strategiche, permette di cogliere
i punti in cui i discorsi si trasformano attraverso e a partire 2. L’emergere della città come luogo non esclusivo,
da rapporti potere” (Foucault 1976b, p. 162). ma privilegiato per l’analisi dei mutamenti delle pratiche
di governo, appare già chiara quando si prendono in esa-
E tuttavia, nel pensiero di Foucault la città non co- me alcuni degli scritti più noti di Michel Foucault. Ogni
stituisce esclusivamente un esempio fra gli altri, né so- lettore di Sorvegliare e punire, per esempio, ricorda co-
lo una metafora spaziale il cui significato possa essere me la situazione d’emergenza della “città appestata” ab-
semplicemente assimilato a quello di altre. A mano a ma- bia fornito il modello descrittivo del primo insorgere del
no che il problema del potere viene portato al centro del- sistema disciplinare, inteso come un “blocco” perché an-
la sua ricerca, il problema della città mostra invece di oc- cora appoggiato al ruolo dell’autorità sovrana, mentre il
cupare un ruolo sempre più specifico, con tutte le rela- Panopticon di Jeremy Bentham rappresentava ai suoi
zioni che essa incarna e con le tecniche di governo che occhi “il diagramma del potere moderno” proprio per-
richiede. ché emblema di un passaggio ulteriore, quello che tra-
A permettere di osservare più da vicino l’interesse sforma lo stato d’eccezione in automatismo, in proce-
nutrito da Foucault per il tema urbano sono oggi so- dura quotidiana di funzionamento della macchina so-
prattutto i testi dei corsi tenuti al Collège de France ne- ciale. I testi dei corsi al Collège de France, però, non
gli anni immediatamente successivi alla pubblicazione prendono in considerazione soltanto esempi, modelli,
di Sorvegliare e punire (1975). Le pagine di Bisogna di- diagrammi ispirati al governo della città o a macchine ar-
fendere la società (1997), e più ancora quelle di Sicurez- chitettoniche. A delinearsi, semmai, è una prospettiva
za, territorio, popolazione (2004a), offrono infatti ele- nella quale la città si trova al centro delle preoccupazioni
menti sufficienti per delineare una sorta di “filosofia del- sociali dalle quali emerge la dimensione biopolitica e che
l’urbanismo” che costeggia in parallelo, e passo per pas- determinano il rapporto che questa intrattiene, di volta
so, le diagnosi di Foucault sulle trasformazioni dei siste- in volta, con il sistema delle discipline. Foucault chiama
mi di potere dal Medioevo all’età moderna e fino all’av- “biopolitica”, com’è noto, quella trasformazione delle
vento della società di massa. Attraverso le indicazioni che relazioni di potere che ai meccanismi della sorveglianza
provengono da quei testi è possibile anche individuare la associa e fa subentrare un principio di regolazione dei
frattura epistemologica subita dall’architettura nel pas- fenomeni di massa che prende in carico l’uomo non più
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

come “corpo utile”, ma come “essere vivente”. Se le di- al cuore dei differenti esempi dei meccanismi di sicurezza sta,
scipline ritagliano dalla molteplicità una unità artificia- io credo, il problema della città. E se è vero che l’abbozzo
le, l’individuo, sottoposta a un addestramento continuo di una tecnologia estremamente complessa come quella del-
che ha come criterio di riferimento la sua “normalizza- le sicurezze appare verso la metà del XVIII sec., credo sia nel-
la misura in cui la città poneva dei problemi economici e po-
zione”, la biopolitica agisce piuttosto attraverso mecca-
litici, dei problemi di tecnica di governo che erano nuovi e
nismi di sicurezza che investono i “processi specifici specifici al tempo stesso (2004a, p. ??).
della vita, come la nascita, la morte, la procreazione, la
malattia” (Foucault 1997, p. 209). E se le discipline so- Problemi “nuovi” e “specifici”, dunque, che impon-
no una forma di “anatomia politica” che ha di mira i cor- gono di pensare la città in modo diverso da quanto era
pi individuali da educare, la biopolitica ha come unità stato fatto sino ad allora, di collocarla sotto un’altra sca-
di misura la popolazione, concetto biologico e politico la di priorità la quale, a sua volta, comporterà una serie
che ha iniziato a delinearsi alla metà del XVIII secolo e di mutamenti anche sul piano percettivo, estetico e pro-
la cui comparsa ha lentamente spostato il baricentro gettuale. Nessuno di questi ordini di problemi è estraneo
delle relazioni di potere fino a collocarlo su coordinate al gioco di un potere che si riorganizza cercando di fun-
che sono ancora in gran parte le nostre. zionalizzare a proprio vantaggio le tecniche che già tro-
Negli anni nei quali ha lavorato sulla nozione di “bio- va sul campo. Dal rapporto che i diversi saperi speciali-
politica” – più o meno dal 1976, ovvero da Bisogna di- stici legati alla città intrattengono con le tecnologie del-
fendere la società e da La volontà di sapere, al 1979, an- la biopolitica emergerà, così, anche il nuovo ruolo asse-
no del corso su La nascita della biopolitica –, Foucault gnato all’architettura e all’urbanistica nel passaggio fra il
ha proposto diverse ricostruzioni cronologiche del pas- XIX e il XX secolo.
saggio dal sistema disciplinare a questa nuova riorga-
nizzazione delle relazioni di potere, indicando perio- 3. Nella lezione inaugurale del corso Sicurezza, territo-
dizzazioni sensibilmente differenti riguardo non solo la rio, popolazione, l’11 gennaio 1978, Foucault prende in esa-
loro successione, ma anche il loro reciproco articolarsi me tre casi esemplari che individuano il modo in cui lo spa-
in un insieme di pratiche nel quale compaiono contem- zio urbano è stato problematizzato nell’epoca compresa fra
poraneamente, sia pure con pesi diversi1. Al di là delle il sistema di ancien régime all’insorgere delle preoccupa-
varianti che il suo disegno storico assume, e al di là del- zioni biopolitiche.
le importanti ripercussioni che comportano per la com- Il primo esempio proviene da un trattato pubblicato
prensione della biopolitica come tale, possiamo consi- ad Amsterdam nel 1682 da Alexandre Le Maître: La
derare un punto fermo il giudizio espresso da Foucault Métropolitée. Il sottotitolo, molto dettagliato, indica che
circa le motivazioni che hanno richiesto lo sviluppo di lo scritto si rivolge al modo in cui concepire il ruolo di
una logica della sicurezza fondamentalmente distinta da una capitale, il suo uso attivo e passivo, l’unione delle sue
quella della sorveglianza, anche se tutt’altro che incom- parti e l’“anatomia” di queste, le sue funzioni commer-
patibile con essa. Nella lezione del 25 gennaio 1978 ta- ciali e così via. Presupposto di una simile “teoria della
li motivazioni vengono immediatamente ricondotte al te- capitale” è la suddivisione delle componenti sociali del-
ma urbano: lo Stato in tre ordini distinti: contadini, artigiani e “ter-
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

zo ordine”, che Le Maître chiama anche “terzo Stato”, gare “l’efficacia politica della sovranità a una distribu-
costituito dal sovrano e dagli ufficiali di corte a suo ser- zione spaziale”: un “buon sovrano” sarà ben collocato
vizio. Estendendo per analogia questa ripartizione, si all’interno di un territorio, e d’altra parte “un territorio
può concepire sia la relazione gerarchica fra i tre ordi- ben sorvegliato al livello della sua obbedienza al sovra-
ni, visti come i diversi piani di un edificio, sia la com- no è quello che possiede una buona disposizione spa-
posizione stessa del territorio di uno Stato, che vedrà col- ziale” (2004a, pp. 15-16). Il sogno di Le Maître, l’a-
locati nelle campagne i contadini, nei piccoli centri, in spetto utopistico del suo progetto, è perciò quello di uno
prevalenza, gli artigiani, e nella capitale la parte diri- Stato ben “capitalizzato”, cioè ben regolato attorno al-
gente, les gens de tête, come scrive Le Maître, alla qua- la sua capitale, e che riassuma nel corpo della sua città
le si aggiungeranno solo i commercianti, gli operai o gli più rappresentativa i connotati politici, territoriali ed
stessi artigiani strettamente necessari al suo sostenta- economici dominanti.
mento. Per essere adeguata al ruolo che ricoprono i suoi
abitanti, la capitale deve rispondere a una serie di para- 4. Il secondo esempio preso in considerazione da
metri che Foucault riporta nella sua esposizione. Una ca- Foucault riguarda le città di nuova fondazione nate, nel
pitale dev’essere anzitutto raggiungibile con la stessa corso del XVIII secolo, in molte regioni dell’Europa del
facilità da ogni parte del territorio statale, e dunque de- Nord, le stesse da cui si sono irradiate le teorie politiche
ve collocarsi il più possibile al centro dei suoi confini. più influenti dell’epoca: un arco geografico che va dal-
In secondo luogo essa deve dare visibilità a virtù civiche la Francia alla Svezia passando per l’Olanda e copren-
come l’onestà, al senso del rango e alla gloria dello Sta- do l’intera fascia baltica. Fra tutte, Foucault ne sceglie
to: altrimenti detto, deve soddisfare una funzione este- una che si trova in Francia, ai confini della Touraine e
tica e simbolica che ne fa non soltanto il “cuore politi- del Poitou, e che ha per nome “Richelieu”. Anche que-
co” del territorio statale, ma anche l’“ornamento”. La ca- sta è, come le altre, una “città artificiale”, cioè costrui-
pitale, inoltre, deve diffondere su tutto il territorio le leg- ta dal nulla seguendo il tipico schema del campo roma-
gi e i valori morali dello Stato, deve costituire un ri- no, lo stesso che in Sorvegliare e punire era servito come
chiamo per i commerci, anche grazie all’apertura verso punto di riferimento per illustrare le procedure di qua-
prodotti esteri, ed è la sede naturale per le istituzioni drillage con le quali opera il sistema disciplinare e uti-
scientifiche, perché è da qui che il sapere e la verità po- lizzato anzitutto in ambito militare. Tra la fine del XVII
tranno essere diffuse in tutto lo Stato. e l’inizio del XVIII secolo, “in particolare nei paesi pro-
Se il trattato di Le Maître è esemplare, agli occhi di testanti – da cui l’importanza di tutto questo nell’Euro-
Foucault, è perché svolge “una riflessione sulla città pa del Nord – vengono rimesse in vigore, contempora-
concepita essenzialmente in termini di sovranità”, o me- neamente, la forma del campo romano e gli esercizi, la
glio ancora nei termini della relazione fra “sovranità e suddivisione delle truppe, i controlli collettivi e indivi-
territorio” attraverso la quale soltanto cominciano ad af- duali, nella grande opera di disciplinamento dell’eser-
facciarsi questioni che riguardano “funzioni propria- cito” (p. 17). Che le città di nuova fondazione vengano
mente urbane” di tipo economico, morale, amministra- progettate su questa base di riferimento comporta, se-
tivo. Il sogno di Le Maître, prosegue Foucault, è di le- condo Foucault, un evidente cambiamento di rotta nel-
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

la maniera di pensare il tema urbano. All’epoca di Le di uno spazio chiuso e ben regolamentato, sono appun-
Maître la città veniva concepita a partire da una unità più to le prestazioni tipiche di un sistema disciplinare ap-
grande, il territorio, e a partire da quella analogia tra i plicato alla riflessione sulla città.
rapporti gerarchici dei diversi ordini sociali e la struttura
di un edificio che permetteva di vedere un parallelismo Nel caso di Le Maître e della sua Métropolitée –, conclude
fra il “macrocosmo” dello Stato territoriale e il “micro- Foucault –, si trattava insomma di “capitalizzare” un terri-
cosmo” della sua capitale. Le città di nuova fondazione torio. [A Richelieu] si tratta invece di architettare (architec-
turer) uno spazio. La disciplina è dell’ordine della costru-
che recano in sé l’impronta del campo romano sono
zione (bâtiment) – costruzione nel senso ampio del termine
pensate, invece, a partire da un’unità più piccola, “una (p. 19).
figura geometrica che è anche una sorta di modulo ar-
chitettonico, ovvero il quadrato o il rettangolo, a sua vol- 5. Ultimo esempio passato in rassegna nella stessa le-
ta suddiviso tramite croci in altri quadrati o rettangoli” zione è quello del piano di riorganizzazione della città di
più piccoli ancora (p. 18). Nantes approvato dalla municipalità nel 1755. Il model-
In queste nuove città domina, in generale, un prin- lo utilizzato per questo piano, precisa Foucault, è di de-
cipio di simmetria. D’altra parte, è un’oculata gestione rivazione inglese, dato che lo sviluppo commerciale del-
delle asimmetrie a distinguere le singole zone delle città la città aveva intensificato i suoi rapporti con l’Inghilterra.
e ad assegnarle a diverse funzioni, rispettando le esi- Lo stesso firmatario del progetto, Vigné de Vigny, si pre-
genze di densità e di traffico in quelle adibite ai com- senta d’altra parte come “architetto del Re e della Società
merci, nonché le differenze sociali in quelle destinate al- di Londra” nonché “intendente degli edifici del duca
l’abitazione. A Richelieu, per esempio, non tutti i ret- d’Orléans”. Il piano non si basa sull’idea di ricostruire in-
tangoli nei quali la città è ripartita sono di eguale di- teramente la città, né su quella di darle una forma sim-
mensione. A partire dall’arteria che la attraversa al cen- bolica che corrisponda alle sue funzioni. Il procedimen-
tro, corrispondente all’antico decumano, vi sono ret- to, semmai, è quello di tener conto di un certo numero
tangoli più piccoli, e dunque strade più fitte, nella zona di dati concreti esistenti e di organizzarli, appunto, per
centrale dei mercati, mentre a mano a mano che ci si al- massimizzarne i benefici e ridurre al minimo gli incon-
lontana verso l’esterno della città le dimensioni cresco- venienti o i rischi che ne derivano. In primo luogo, Vi-
no, le vie si diradano, lasciando posto agli uffici pubblici, gné de Vigny propone di creare assi stradali abbastanza
alle case per i meno abbienti e alle residenze più fasto- ampi per assicurare l’igiene e l’areazione, rendendo fa-
se. Questo semplice schema, osserva Foucault, rispec- cile l’intervento sulla sporcizia ed evitare l’accumulo dei
chia esattamente il modo in cui le discipline trattano lo rifiuti, dunque l’insorgere dei miasmi. Inoltre, ridise-
spazio per organizzare le molteplicità: suddiviso in ba- gnare gli assi stradali doveva permettere di intensificare
se a un rigoroso criterio gerarchico, lo spazio viene mi- gli scambi commerciali e di favorire la circolazione dal-
nuziosamente analizzato e ripartito tanto secondo le l’interno all’esterno della città e viceversa, garantendo al
funzioni che deve assicurare, quanto secondo il tipo di tempo stesso un buon livello di sorveglianza sugli acces-
relazioni di potere che deve comunicare. Costruire una si a un centro urbano ormai non più protetto da cinte mu-
città da zero, come se sorgesse nel vuoto, darle la forma rarie. Infine, il piano di Nantes indica alcune linee per lo
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

sviluppo ulteriore della città, la cui crescita viene proiet- sufficientemente sicuri in un luogo che dovranno pur
tata, in fasi successive, sulle due sponde della Loira, co- sempre condividere con dei criminali? Se la disciplina
struendo prima su un lato poi su un altro, e realizzando lavora in uno spazio vuoto, artificiale, e ne immagina
ponti di collegamento fra le nuove aree, per rispondere un’organizzazione perfettamente ordinata e funzionale, le
via via alle esigenze determinate da un prevedibile au- tecnologie biopolitiche della sicurezza operano con po-
mento della popolazione, ma tenendo il più possibile tenzialità positive e negative, cercando forme di regola-
compatto il tessuto urbano. zione che ne permettano la convivenza. Soprattutto, que-
Quest’ultimo aspetto riflette, evidentemente, una ste tecnologie guardano verso il futuro, concepiscono la
preoccupazione di tipo disciplinare, perché tenere com- città come un organismo vivente e in divenire, sono im-
patta una città, e non allungarla – per esempio – soltan- perniate attorno alla gestione di eventi che si presentano
to su una riva del fiume, significa non voler perdere i come serie aperte, dunque stimabili solo in termini di
vantaggi del quadrillage. Ma nonostante il peso esercita- probabilità statistica: quanti veicoli circoleranno, quanti
to dall’impianto disciplinare, il piano di Nantes presenta passanti, quanti rifiuti giaceranno non raccolti, quanti
aspetti che Foucault ritiene indicativi di una nuova ma- abitanti ci saranno, quanti fuorilegge ecc.
niera di problematizzare la città, direttamente legata al- Per riassumere, spiega Foucault, si può dire che
l’avvento delle tecnologie della sicurezza. I dati materia-
li sui quali poggia il progetto, infatti, non riguardano so- la sovranità capitalizza un territorio ponendo essenzial-
lo la conformazione esistente della città, ma il ruolo del- mente il problema della sede del governo, la disciplina ar-
la popolazione, le sue condizioni di vita nel presente e in chitetta uno spazio e si pone come problema principale
un prevedibile futuro. La città, in questa prospettiva, non una distribuzione gerarchica e funzionale degli elementi,
la sicurezza cerca di organizzare un ambiente in funzione
viene pensata in base a un punto di perfezione funziona-
di eventi o di serie di eventi, o di elementi, possibili, serie
le, ma in rapporto a un massimo di efficacia che dovrà es- che bisogna regolarizzare all’interno di un quadro multi-
sere sempre rinegoziato con i rischi inestirpabili dalla vi- valente e trasformabile. Lo spazio proprio alla sicurezza
ta urbana. A differenza dello spazio disciplinare – peri- rinvia dunque (...) al temporale e all’aleatorio, un tempo-
metrato, chiuso e rigidamente ripartito in elementi fun- rale e un aleatorio che occorre inscrivere in uno spazio da-
zionali –, lo spazio della città biopolitica viene pensato co- to (p. 22).
me un’entità flessibile, aperta, polifunzionale. Le strade,
per esempio, dovranno essere igieniche, ma saranno an- 6. Le analisi di Foucault che qui sono state riassunte
che il luogo del traffico, dei commerci, come pure dei fur- autorizzano, in prima istanza, una serie di conclusioni in-
ti, della criminalità e di tutto ciò che si può prevedere vi terne al suo pensiero, perché utili a fissarne alcuni aspet-
accada. I dati che un buon progetto di sicurezza deve te- ti. Anche se non viene affrontato direttamente nelle ope-
nere in conto, allora, riguardano un problema di equili- re maggiori, e solo marginalmente in un corso al Collè-
brio: quale tasso di criminalità può essere sopportato da ge de France, il problema della città rappresenta ai suoi
una città, posto che la criminalità, come tale, non potrà occhi, con tutta evidenza, uno dei cardini centrali del-
mai essere del tutto eliminata, e che tipo di protezione l’esperienza moderna. Nelle epoche precedenti, la con-
dev’essere fornita ai cittadini affinché questi si sentano cezione della città era condizionata da elementi di una
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

episteme che semplicemente le veniva applicata, trovan- un’indecisione teorica. Il caso della città, da questo pun-
do nel modo di immaginare la vita urbana nient’altro che to di vista, non solo pone in risalto la coesistenza di mo-
la variante di un sistema più generale. Con l’avvento del- tivi disciplinari e sicuritari nel corso della storia europea,
la biopolitica, invece, la questione della città si trova ma mostra anche, e con molta chiarezza, come la disci-
proiettata al cuore di una nuova episteme della quale plina abbia a lungo condizionato l’applicazione stessa
rappresenta non solo una delle possibili espressioni di su- dei dispositivi biopolitici, per esempio sovrapponendo-
perficie, ma una componente costitutiva e strategica. La si a essi come a una serie di dati di realtà si sovrappone,
“filosofia dell’urbanismo” alla quale ho fatto cenno con- superandoli, un’utopia. Naturalmente è l’utopia dell’or-
sisterebbe perciò, in Foucault, in una sorta di doppio mo- dine, ovvero quel modello militare della società che nel
vimento. Da un lato vengono individuate le tappe stori- pensiero europeo, come si afferma in Sorvegliare e puni-
che che collocano le trasformazioni dei saperi urbani in re, ha avuto la meglio sul modello filosofico che guarda-
un preciso parallelismo con quelle di altri campi episte- va, piuttosto, all’ideale di una società giusta. Architettu-
mici, per esempio l’economia, la biologia e la linguisti- ra e urbanistica hanno pensato edifici e città che erano
ca2. Dall’altro le diverse maniere di pensare la città di- disciplinari e biopolitiche al tempo stesso, e nelle quali
ventano modelli esemplari per indagare i mutamenti su- l’elemento dirimente era il diverso peso attribuito ai due
biti in Occidente dai sistemi di potere lungo una fase di principi, tanto che i singoli spazi potevano essere con-
gestazione dell’attualità. cepiti secondo un progetto “a dominanza disciplinare”
Proprio quest’ultimo aspetto permette, d’altra parte, o a “dominanza biopolitica”.
di uscire dall’ambito ristretto di una lettura del pensie- Una questione di accenti, dunque, ma non solo. Le vi-
ro di Foucault, o se si vuole di una “filologia foucaultia- cende dell’architettura e dell’urbanistica indicano come le
na”, per approdare a una dimensione più vasta. Nessun tappe dei mutamenti storici possano essere reversibili,
ambito di studio permette infatti di individuare non so- portando i principi più antichi – ivi compreso quello ter-
lo le trasformazioni, ma anche le forme di persistenza de- ritoriale – a prevalere sui più recenti. Ma indicano anche
gli a priori storici, quanto le vicende dell’architettura e come il confine tra sorveglianza e sicurezza sia estrema-
dell’urbanistica nel corso del XIX e del XX secolo. Fou- mente sottile, e come intorno a questa linea, a seconda del
cault ha sempre ammonito a non pensare le disconti- modo in cui la si percorre o la si guarda, venga messo in
nuità storiche da lui descritte come momenti di un’evo- gioco il progetto non tanto di un edificio o di una città, ma
luzione storica lineare. Eppure non c’è dubbio che nel delle forme di vita delle quali edifici e città disegnano
passaggio da un’episteme all’altra, o da una fase genea- l’habitat concreto.
logica all’altra, si sia tentati di cogliere una serie di mu-
tamenti irreversibili, qualcosa che cancella per sempre il 7. A questo proposito, l’esempio preso esplicitamen-
passato sostituendolo con principi del tutto nuovi. Il sin- te in considerazione da Foucault, in una lezione del cor-
golare intreccio temporale con il quale viene presentato so del 1976 intitolato Bisogna difendere la società, riguar-
il passaggio dal sistema disciplinare alla biopolitica, per da il modo in cui, nel XIX secolo, è stata concepita l’im-
esempio, viene considerato anche dai critici più accorti magine della città ideale e, come sua traduzione proget-
come una questione “irrisolta”, sulla quale peserebbe tuale, la forma della città operaia. È questo, infatti, il ca-
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

so che meglio di altri permette di verificare come i di- Questa lunga citazione segnala alcuni elementi che
spositivi disciplinari e quelli biopolitici tendano ad arti- concorrono a definire il “manifesto” di un’architettura e
colarsi gli uni sugli altri: di un’urbanistica di tipo sicuritario, biopolitico, e al tem-
po stesso il tipo di relazione che essa intrattiene con un
è possibile osservare molto agevolmente come la città ope- programma di tipo disciplinare. Già qualche anno prima,
raia articoli, in qualche modo intersecandoli perpendicolar- nel 1973, nel corso di un’intervista Foucault aveva rivol-
mente, dei meccanismi disciplinari di controllo sul corpo, sui to lo sguardo verso il tipo di comportamento indotto dal
corpi, grazie alla sua reticolazione, tramite la sua stessa sud- sistema di affitto delle abitazioni popolari, in particolare
divisione, attraverso la distribuzione localizzata delle fami-
glie (ciascuna in una casa) e degli individui (ciascuno in una prendendo in considerazione quelle che in Francia ven-
stanza). gono chiamate H. L. M. (Habitations à Loyer Moderé): “le
persone che vi abitano sono costrette a mantenere un li-
In Sorvegliare e punire, uscito appena un anno prima, vello di vita che non corrisponde alle loro possibilità fi-
Foucault aveva parlato di come il sistema disciplinare agi- nanziarie. Oggi, in Francia, per far quadrare i conti di
sca tramite una suddivisione analitica degli spazi. Nel ca- queste persone bisogna ricorrere all’assistenza sociale”, a
so della città operaia ritroviamo letteralmente alcuni dei riprova del fatto che la concezione della città, il suo dise-
meccanismi analitici già emersi e descritti in quel libro: gno e il suo mantimento da parte dell’amministrazione
“suddivisione della popolazione, sottomissione degli in- pubblica, siano ormai determinate da quella “funzione
dividui alla visibilità, normalizzazione dei comportamen- terapeutica” che è caratteristica, appunto, della tecnolo-
ti”. Quello che ne deriva, prosegue Foucault nella lezio- gia biopolitica: “oggi il mondo sta evolvendo verso un
ne del 17 marzo 1976, è “una specie di controllo polizie- modello ospedaliero, mentre il governo acquista una fun-
sco spontaneo esercitato anche attraverso la stessa dispo- zione terapeutica”3.
sizione spaziale della città”. Contemporaneamente, nel Accanto all’impronta biopolitica, tuttavia, non solo
disegno ideale ed effettivo della città operaia troviamo convivono, ma addirittura predominano, specie quando
vengono associati a una spinta utopica, gli aspetti di un
tutta una serie di meccanismi che sono, al contrario, dei programma disciplinare che si ritrova nella meticolosa e di-
meccanismi regolatori, i quali riguardano la popolazione in rigistica assegnazione agli individui e alle famiglie di spa-
quanto tale e che consentono o addirittura inducono deter- zi che corrispondono anche a un preciso regime di visibi-
minati comportamenti. Ad esempio quelli del risparmio, lità. Ne è testimonianza, secondo Foucault, l’idea fourie-
strettamente connessi al problema dell’alloggio, all’affitto rista del falansterio e il suo sviluppo da parte di Godin, il
dell’abitazione ed eventualmente al suo acquisto. Si tratta
cui impianto costituisce una sintesi paradossale di filan-
inoltre di meccanismi collegati ai sistemi di assicurazione sul-
le malattie o sulla vecchiaia; alle regole di igiene destinate a tropia e ultradisciplina (1982d, p. 61).
garantire la longevità ottimale della popolazione; alle pres-
sioni che la stessa organizzazione della città esercita sulla ses- 8. Schematizzando, e anzi estremizzando fin quasi al-
sualità, dunque sulla procreazione; oppure alle pressioni la provocazione gli argomenti di Foucault, si può dire che
sull’igiene delle famiglie; alle cure destinate ai bambini; alla se tipico della disciplina è architettare da zero uno spazio,
scolarità (1997, pp. 216-217). mentre tipico delle tecnologie biopolitiche è il tentativo di
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

regolarizzare situazioni di fatto proiettandole verso le se- produrre il biologico dell’uomo, e farlo al meglio, se per
rie aperte dei loro sviluppi futuri, il programma discipli- loro tramite si vuole perseguire quella “gioia di vivere”
nare tende a prevalere ogni volta che l’urbanistica viene che rappresenta il fine utopico di ogni civiltà (pp. 57-58).
pensata in base a un preciso sistema architettonico, men- Già in Verso un’architettura (1923) Le Corbusier aveva
tre gli aspetti sicuritari ottengono maggior peso ogni vol- descritto con chiarezza la duplice funzione, politica e te-
ta che il progetto di architettura viene compreso a parti- rapeutica, della sua architettura: introducendo il Ma-
re da un problema urbanistico. nuale dell’abitazione, in quel libro, a titolo d’esempio
A sostegno di questa tesi si potrebbe citare il testo egli suggeriva che i suoi principi fossero adottati dalla “le-
fondatore dell’urbanistica moderna, la Teoria generale ga contro l’alcolismo” e dalla “lega per il ripopolamen-
dell’urbanizzazione di Ildefonso Cerdà (1867), nel qua- to”, individuando in questo modo, al di là dello stile
le la città è considerata non come un insieme di case, iperbolico che gli è proprio, le questioni relative alla sa-
strade, infrastrutture, ma come un organismo “di per- lute e alla natalità come fattori essenziali per il progetto
sone, di cose, di interessi di ogni genere, di mille ele- architettonico (p. 95). Poco più di vent’anni dopo, guar-
menti diversi” che concorrono a definire “l’organismo dando ai grattacieli di New York, Le Corbusier rafforza
e la vita” di una città, ovvero ciò che “anima la sua par- ulteriormente la sua intuizione originaria e fa dell’archi-
te materiale”: né più né meno che il problema biopoli- tettura, qui ancora strettamente interrelata con la di-
tico della popolazione riconosciuto come elemento co- mensione dell’organismo urbano, una delle tecniche bio-
stitutivo, rispetto al quale le forme del progetto di ar- politiche per antonomasia.
chitettura sfilano in secondo piano4. Come contropro- “Nella conquista dell’altezza –, scrive Le Corbusier
va, d’altra parte, e per limitarci a un solo caso, ma esem- (1946, p. 24) –, è implicita la soluzione di alcuni dei mag-
plare, si potrebbero prendere il pensiero teorico e l’o- giori problemi dell’urbanistica moderna: la possibilità di
pera di Le Corbusier, per il quale, com’è noto, architet- ristabilire le condizioni di natura (sole, spazio, verde); la se-
tura e urbanistica devono essere pensate insieme, ma parazione del pedone dall’automobile”, altrimenti fonte di
precisamente a partire da quell’attività inventiva, poeti- rischio per la vita di quest’ultimo, nonché “la formazione
ca, e dunque rigorosamente progettuale, che egli iden- di attrezzature definite come prolungamenti dell’abitazio-
tifica con un’architettura la cui funzione ideativa si esten- ne, capaci di aprire nuovi orizzonti alla puericoltura e al-
de ben oltre i limiti della costruzione per investire il l’eugenetica e di offrire nuovi modi di vita sia ai giovani
senso della socialità globalmente intesa. che agli adulti.
Se anche ci si sofferma su un solo testo di Le Corbu- Il termine “eugenetica”, usato senza imbarazzo nel
sier, per esempio Maniera di pensare l’urbanistica (1946), 1946 – ma Le Corbusier iniziò a scrivere il suo libro sul-
si può constatare quanto le preoccupazioni di tipo schiet- la ricostruzione postbellica nel 1943 –, produce disagio
tamente biopolitico fossero al centro delle sue riflessio- a chi legge. La questione di fondo, però, viene inqua-
ni. Architettura e urbanistica, spiega Le Corbusier, de- drata con eccezionale chiarezza: l’architettura, come
vono non solo rispondere a “necessità biologiche” che, matrice di un sistema di potere terapeutico, agisce sul-
“imposte da abitudini millenarie”, sono entrate a far par- le condizioni di sicurezza biologiche della popolazione
te della natura umana come tale, ma devono addirittura e ne determina il miglioramento selettivo sulla base di
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

un programma di ottimizzazione del progetto che in- senzialmente dall’esigenza di lasciare il più possibile car-
clude non solo i suoi aspetti tecnici, ma anche la defini- ta bianca allo sforzo organizzativo-disciplinare di un pro-
zione di nuove forme di vita. Cosa siano d’altra parte i getto d’architettura esteso su scala urbana. “Ordine e pu-
“prolungamenti dell’abitazione” ai quali fa riferimento lizia” figurano al primo punto fra le “condizioni positi-
viene specificato qualche pagina dopo. Sono “di due ve da instaurare” nell’ambiente urbano dell’età indu-
ordini”, spiega Le Corbusier: “puramente materiale in- striale, proprio come il “disordine tumultuoso” è al pri-
nanzitutto: l’approvigionamento, i servizi domestici, il mo posto delle “condizioni negative” esistenti (p. 101).
servizio sanitario, la cura e il miglioramento fisico del Ed è sufficiente una breve incursione in un altro testo di
corpo; d’ordine più particolarmente spirituale poi: il ni- Le Corbusier, Urbanistica, per vedere formulata la logi-
do, la scuola materna, la scuola elementare, la scuola per ca di una comunità urbana rifondata da zero sulla base
apprendisti” e così via (pp. 58-59). di singolo progetto architettonico-urbanistico, quello de-
Il programma biopolitico dell’urbanistica corbusiana, gli immeubles-villages, edifici giganti che contengono,
d’altra parte, è sostenuto su un’idea del progetto archi- oltre alle abitazioni, anche un ampio numero di servizi e
tettonico indubbiamente coerente, ma molto più sbilan- di ambienti per il lavoro: quando li si progetta e li si co-
ciato in senso disciplinare. Per Le Corbusier, in altri ter- struisce, “lo si fa in vista di costituire una comunità la cui
mini, l’architettura può adempiere al suo compito bio- gestione porterà a sua volta alla conquista della libertà
politico solo operando al modo di una disciplina che grazie all’ordine”.
prescrive funzioni e doveri. Già il riferimento al “mac-
chinismo”, per quanto egli l’abbia attenuato dopo la se- 9. La tensione fra i motivi disciplinari e biopolitici si
conda guerra mondiale, va in questa direzione: una “mac- rispecchia anche nei progetti di Le Corbusier: per un
china per abitare” è precisamente ciò che concepisce l’a- verso pensati in vista dell’abbattimento della tradizionale
bitare stesso come un’operazione tecnica della quale è separazione fra spazio interno e spazio esterno, spazio
possibile ottenere – o anche solo pensare – condizioni di della casa e spazio della città o della natura; per un al-
funzionamento ottimale. Più in generale, però, è il con- tro, invece, tutt’altro che aperti e flessibili, ma anzi ri-
tinuo riferimento a un principio d’ordine, anch’esso da gidi e prescrittivi per quel che riguarda le loro modalità
ottimizzare, a reintrodurre nel suo pensiero una domi- d’uso. L’idea stessa che forme di vita e funzionamento
nanza disciplinare molto accentuata. L’analisi degli spa- di edifici e città debbano tendere a uno stato ottimale –
zi urbani, delle distanze fra luogo d’abitazione e luogo di corrispondente alla “biologia” dell’architettura, alla per-
lavoro, degli spostamenti legati alle attività quotidiane o fezione del legame sociale e al conseguimento della fe-
al tempo libero, non costituisce per lui una base esisten- licità individuale (1946, p. 84) – mostra quanto il prin-
te da sottoporre a iniziative leggere, di regolazione, ma cipio disciplinare sia stato capace di assorbire e piegare
la rappresentazione di un dissesto sul quale occorre in- ai propri fini ogni preoccupazione biopolitica. E d’altra
tervenire in modo consistente, ridisegnando quasi da ze- parte, proprio l’aspetto disciplinare del programma cor-
ro le città contemporanee. Anche l’insistenza sulla sta- busiano, con la sua istanza utopica di rendere ordinate
talizzazione della proprietà fondiaria, tema molto diffu- le forme di vita umane in base a un progetto di archi-
so nella cultura urbanistica d’inizio secolo, è motivato es- tettura integrato con il pensiero dello spazio urbano,
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

cioè con quello che Cerdà definiva la “vita” della po- qualcosa di pesante sulle funzioni che investe, ma sia in es-
polazione, è alla base del successo e della diffusione che se sottilmente presente per accrescerne l’efficacia” (p.
la sua impronta ha avuto nell’architettura del secondo 225). Ma nella vicenda dell’architettura e dell’urbanistica
Novecento. Un esempio, in questo senso, può venire moderna, il ritorno all’immagine di un blocco disciplina-
dall’Italia, da Roma, dalla grande unità d’abitazione re si ha ogni volta che la gestione della città viene pensa-
pensata e costruita negli anni Settanta da Mario Fio- ta in base a una situazione di emergenza, cosicché anche
rentino, Corviale, nella quale la prevalenza di aspetti i motivi della sicurezza, quando vengono ricondotti allo
disciplinari e la rigorosa ripartizione funzionale degli stato d’eccezione dell’incombenza di un pericolo morta-
spazi, resa ancor più rigida dall’allora diffusissimo si- le per la convivenza civile, tornano a essere sottoposti al
stema di costruzione a setti portanti, non solo è eviden- centralismo di un’autorità politica che riattiva, con le sue
te, ma è alla base di tutti i problemi che ne hanno fatto dinamiche, le categorie territoriali dell’antico principio di
un emblema del disagio urbano5. sovranità.
Con il prevalere del desiderio d’ordine, d’altra parte, La compatibilità di questa forma più arcaica del pote-
torna a farsi sentire anche un’esigenza persino più arcai- re disciplinare con le strategie biopolitiche del potere mo-
ca del sistema moderno delle discipline, vale a dire il prin- derno è resa oggi particolarmente evidente dalle reazioni
cipio sovrano-territoriale al quale sembrava si fosse dato dei sistemi democratici occidentali al pericolo rappresen-
commiato dopo l’avvento del macchinismo panottico. Co- tato dalla strategia terroristica dell’“urbicidio”6, così com’è
me si è ricordato, in Sorvegliare e punire Foucault aveva de- stata resa evidente dal modo in cui i regimi totalitari del
scritto l’intreccio fra potere disciplinare e potere sovrano Novecento hanno reso costante il riferimento a uno stato
ricorrendo, ancora una volta, all’esempio di una città, o d’eccezione7. Più in generale, però, proprio le vicende
meglio del governo di una città assediata dalla peste. Pri- dell’architettura e dell’urbanistica novecentesca eviden-
mo banco di prova dell’incasellamento disciplinare, il con- ziano quanto la progettazione di edifici, quartieri e città a
trollo della città appestata costituisce una “situazione d’ec- dominanza disciplinare abbia avuto come conseguenza il
cezione”, un’emergenza di fronte alla quale, come “con- sistematico ricorso a un principio di sovranità territoriale
tro un male straordinario”, il potere si erge rendendosi che, nei casi più “leggeri”, si è espresso nel bisogno co-
“ovunque presente e visibile”, costruendo “per un certo stante di intervenire sulla “gestione” di intere realtà urbane
tempo ciò che è contemporaneamente la controcittà e la mai capaci di raggiungere un livello di funzionamento au-
società perfetta”. L’insieme delle pratiche disciplinari, in tomatico e anche per questo divenute ingovernabili: dagli
questo caso, si presenta come un “blocco” rigido il cui fun- immeubles-villages alle grandi periferie delle metropoli
zionamento è garantito dalla strettissima dipendenza con occidentali, è questo uno dei caratteri salienti che hanno
un potere centrale costantemente vigile e onnipresente prodotto il risorgere, in anni recenti, di categorie appa-
(Foucault 1975, p. 223). Un secolo e mezzo dopo, scrive rentemente obsolete come quella delle “classi pericolose”
Foucault, lo “stabilimento panoptico” supererà la forma (Castel 2003).
del blocco disciplinare disseminando e automatizzando l’e-
sercizio del potere, in modo che questo non appaia più ag- 10. In conclusione, le osservazioni di Foucault sul te-
giunto “dall’esterno, come una costrizione rigida o come ma della città permettono di estrapolare lo schema di
 STEFANO CATUCCI MICHEL FOUCAULT FILOSOFO DELL’URBANISMO 

una “filosofia dell’urbanismo” i cui tratti, oltre che con- Sono, piuttosto, un contributo a una diagnosi dell’attua-
fermare con nuovi esempi alcune delle sue intuizioni, lità, alla comprensione di “ciò che sta succedendo adesso”,
mostrano la problematica stratificazione delle relazioni di dunque a quell’esigenza pressante di lavorare a un’“onto-
potere che caratterizzano le nostre società. Lette con il suo logia del presente” che rappresentava, per Foucault, il
sguardo, d’altra parte, architettura e urbanistica non so- senso stesso di una riflessione critica.
lo si collocano all’interno di un quadro di trasformazio-
ni epistemologiche all’interno delle quali, almeno in un
periodo decisivo come il passaggio dal XVIII al XIX seco-
1
lo, esse hanno svolto una funzione strategica. Più anco- Per una dettagliata ricostruzione del problema cfr. Esposito 2004, pp. 16 sgg.
2
La legittimità di questo parallelo, che riattualizza oltretutto il valore as-
ra, architettura e urbanistica testimoniano, con i loro svi- segnato da Foucault alle indagini di Le parole e le cose ben oltre la data di sca-
luppi, la “lunga durata” di forme del potere la cui persi- denza del suo progetto di un’archeologia del sapere, è esplicitamente suggeri-
stenza non è confinata solo a situazioni di emergenza, ma ta in Foucault 2005a, p. 81.
3
Foucault 1973; una traduzione italiana è apparsa su «il manifesto», 7 lu-
è parte integrante della quotidianità in cui viviamo. For- glio 2005, p. 14.
se è possibile affermare che ad architetti e urbanisti è 4
Cfr. a questo proposito Cavalletti 2005, pp. 21 sgg.
5
toccato il compito di affrontare continuamente stati d’ec- Sul tema, mi permetto di rinviare al mio Catucci 2006.
6
Cfr. Shaw 1997, pp. 67-75, ora anche in inglese sul sito personale del-
cezione che si sono prodotti, nel corso del Novecento, in l’autore (www.martinshaw.org).
uno strato ben più profondo della politica. E che lo svi- 7
Cfr. su questo Foucault 1997, pp. 206 sgg., nonché Agamben 2003.
luppo delle metropoli contemporanee, con la crisi dei si-
stemi abitativi tradizionali, abbia posto architettura e ur-
banistica di fronte alla tentazione di fornire soluzioni glo-
bali, spesso pensate come un idealistico rilancio delle
utopie di un ordine impossibile. Per tornare a Le Cor-
busier, non si può ignorare che Verso un’architettura è una
risposta alla frattura epocale rappresentata dalla grande
guerra, così come Maniera di pensare l’urbanistica è una
risposta all’incipiente ricostruzione europea. Che la rico-
struzione abbia poi prodotto, nei fatti, quella che W. G.
Sebald (1999) ha definito una intensiva omogeneizzazio-
ne degli spazi urbani non è, da questo punto di vista, che
una conseguenza della relazione fra lo “stato d’eccezio-
ne” della vita metropolitana e la vocazione utopica di
un’architettura ordinatrice.
Gli appunti che si possono trarre dalle riflessioni di
Foucault sul tema urbano, perciò, non riguardano solo la
ricostruzione di una “archeologia dell’architettura” mo-
derna – compito che è comunque possibile e auspicabile.
Oltre la biopolitica. Sulla ricezione di un concet-
to foucaultiano
Thomas Lemke

Solo dopo che avremo saputo in che cosa


consiste propriamente il regime di governo
chiamato liberalismo, potremo allora com-
prendere che cosa è la biopolitica.
Michel Foucault

Il termine biopolitica ha riscosso notevole interesse


negli ultimi anni (Mietzsch 2002; Gerhardt 2002; Geyer,
a cura, 2001); esso funge da cifra universale in cui rac-
chiudere gli sviluppi della ricerca bioscientifica e delle in-
novazioni biotecnologiche mentre definisce un ampio am-
bito in cui si usa riunire riflessioni di natura etica, propo-
ste politiche e interessi economici (Nancy 2003, p. 89). Il
concetto di biopolitica sviluppato da Michel Foucault, a
cui ci riferiamo, prende le distanze da questo termine in-
centrato sulla tecnologia.
Secondo tale prospettiva teoretica le biotecnologie, co-
me anche le scienze biologiche, non costituiscono il pun-
to di partenza di tale riflessione, sono considerate, piut-
tosto, elementi di una razionalità e di una tecnologia po-
litica e sociale all’interno delle quali assumono forma e si-
gnificato. La biopolitica rinvia dunque a un lungo processo
storico, precedente ai recenti progressi scientifici e tec-
nologici, che non va separato dalla nascita del moderno
Stato assistenziale e dall’introduzione delle “società pre-
videnziali” (Ewald 1991; 1993). Come nel caso della bio-
politica in generale, anche la ricezione legata al termine
foucaultiano è in aumento negli ultimi anni, soprattutto in
termini quantitativi, sviluppandosi in differenti direzioni
e secondo varie interpretazioni. Prima di procedere all’e-
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

same dei vari sviluppi di tale ricezione, è necessario defi- zare i rapporti di potere principalmente in forma di “pre-
nire brevemente il concetto di biopolitica nell’opera di lievo”, ovvero come sottrazione di beni, prodotti, servizi
Foucault. ecc. Caratteristica di questa tecnologia di potere sarebbe,
dunque, il fatto di poter disporre, in casi estremi, persi-
no della vita dei sudditi. Questo diritto sovrano “di vita
1. Contesto originario e variabili di significato in Foucault e di morte” simboleggia il limite estremo di un potere che
funzionava sostanzialmente nei termini di un diritto d’ac-
Il termine biopolitica appare già durante gli anni Ven- cesso. Secondo la tesi di Foucault, a partire dal XVII se-
ti negli scritti di alcuni teorici politici tedeschi, i quali colo, il potere sovrano sarebbe stato superato da una
considerano lo Stato secondo una prospettiva organici- nuova forma di potere, che amministra, assicura, svilup-
stica o naturalistica1. Nonostante tali tentativi teoretici pa e gestisce la vita:
fossero stati discreditati dopo la fine del dominio nazio-
nalsocialista, durante la metà degli anni Sessanta il con- il “prelievo” tende a non esserne più la forma principale, ma
cetto di biopolitica visse una interessante fase di rinasci- solo un elemento fra altri che hanno funzioni d’incitazione,
di rafforzamento, di controllo, di sorveglianza, di maggio-
ta. Proprio in questo periodo nacque, nell’ambito delle
razione e di organizzazione delle forze che sottomette: un po-
scienze politiche anglo-americane, un nuovo campo di ri- tere destinato a produrre delle forze, a farle crescere e ad or-
cerca denominato appunto biopolitics. Assunto principale dinarle piuttosto che a bloccarle, a piegarle o a distruggerle
di tale approccio teorico è che ogni agire politico sia (1976a, p. 120).
fondato su leggi biologiche strutturali, di cui gli studi so-
ciologici dovrebbero tenere conto. L’analisi delle strut- La sovranità diventa parte di un potere sulla vita che
ture e dei processi politici richiederebbe, in tal senso, un ha poco a che fare con i soggetti giuridici, bensì con gli
confronto diretto con i risultati ottenuti nell’ambito del- esseri viventi. Foucault distingue due “elementi di svi-
la biologia comportamentale, della socio-biologia, e del- luppo della tecnologia politica della vita”, che “non so-
la teoria dell’evoluzione (Carmen 1997; Somit, Peterson, no antitetici; costituiscono piuttosto due poli di svilup-
1998; Flohr 1998). po legati da tutto un fascio intermedio di relazioni”: il di-
Il termine biopolitica, introdotto da Foucault durante sciplinamento del corpo individuale da lato e la regola-
le sue lezioni al Collège de France nel 1976 e in La volontà zione della popolazione dall’altro (p. 123). La tecnica di-
di sapere, segna un’esplicita rottura nei confronti di tali sciplinare, esistente già nel XVII secolo, mira al control-
studi che tentavano di ricondurre la natura della politica lo e all’addestramento dell’individuo. Questa “anatomia
a determinanti biologiche o a costanti antropologiche politica del corpo umano” (ib.) considera l’individuo
fondamentali (Foucault 1976a; 1997). Al contrario, egli ri- una macchina assai complessa, persegue l’obiettivo di
costruisce quel processo storico in cui la vita compare, in potenziare le capacità e le forze di questa macchina-uo-
fondo, quale elemento politico, ovvero, quale oggetto di mo integrandole poi nei sistemi di produzione e di do-
strategie politiche. Foucault procede definendo in termini minio politico. Di contro, durante la seconda metà del
analitici e storici i diversi meccanismi di potere. La so- XVIII secolo, si sviluppò una tecnologia di potere alter-
vranità, a suo giudizio, si determina dal fatto di organiz- nativa, rivolta non più al corpo individuale, bensì al cor-
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

po collettivo della popolazione. Non più addestramen- In che modo si distingue analiticamente e storicamente
to e disciplina, ma regolazione e controllo ne costitui- da altre epoche e da altre forme politiche? I due estre-
scono gli strumenti principali. “Per mezzo dell’equilibrio mi di tale questione sono esaminati nei contributi più im-
globale, piuttosto che attraverso l’addestramento indivi- portanti del dibattito, vale a dire negli scritti di Giorgio
duale, tale tecnologia ha di mira qualcosa come una Agamben (1995; 2003) e nei lavori di Michael Hardt e
omeostasi: la sicurezza dell’insieme in relazione ai suoi Antonio Negri (2001; 2004). La seconda linea interpre-
pericoli interni” (1997, p. 215). tativa trova origine negli studi di sociologia scientifica e
Foucault vede nella combinazione tra la regolamenta- tecnica, di storia della scienza, di sociologia medica, di
zione disciplinare e la regolazione della politica demogra- antropologia culturale, ma anche nelle teorie femmini-
fica la premessa determinante per l’avvento del capitalismo ste e nei Gender Studies. Si interessa della sostanza del-
e la costituzione dello Stato nazionale moderno. Ciò ren- la vita; se in seguito alle innovazioni apportate dalle
derebbe possibile creare dei soggetti economicamente scienze biologiche il corpo umano è considerato non
produttivi e militarmente utili. In tal senso, è impossibile più un substrato organico, quanto un software moleco-
separare la “nascita della biopolitica” dalla creazione del lare, che è possibile leggere e riscrivere, allora l’interro-
capitalismo (cfr. 1977b, in particolare p. 222). All’interno gativo intorno alla biopolitica va posto in maniera dif-
di questa costellazione biopolitica, il razzismo moderno ferente: qual è il significato della vita all’interno di que-
gioca un ruolo fondamentale; introduce una linea di con- sta costellazione tecnico-politica?
fine tra “ciò che deve vivere e ciò che deve morire”, co-
stituendo una tabella analitica in cui vengono distinte raz-
ze buone e cattive, superiori e inferiori, in ascesa o in de- 3. Vita nuda o moltitudine vitale? Modus politico
clino, permettendo, quindi una gerarchizzazione e una
frammentazione del sociale2. Maggiore ampiezza esplicativa raggiunge il concetto
della biopolitica nei lavori del filosofo italiano Giorgio
Agamben, il quale muove dal presupposto che ogni po-
2. Due linee interpretative litica, sin dall’antichità, vada definita come “biopolitica”.
A sostegno della sua tesi, egli ricorre anche agli scritti di
Il concetto foucaultiano di biopolitica è stato recepito Carl Schmitt, Walter Benjamin, Hannah Arendt, Martin
in molti modi diversi. In maniera assai abbreviata e sche- Heidegger e Georges Bataille. Secondo Agamben, la
matica, possiamo individuare due linee interpretative differenza principale dell’agire politico non va cercata
principali. Entrambe fanno riferimento a lacune e defi- nei termini contrapposti amico/nemico, bensì nello spa-
cit della concezione foucaultiana, per svilupparne poi ul- zio che separa la nuda vita (zoé), dall’esistenza politica
teriormente il concetto. La prima, proveniente da am- (bíos), ovvero l’esistenza naturale e quella giuridica di
bito filosofico e teorico sociale ma anche da quello del- ogni uomo. Egli sostiene nella sua tesi che la costituzione
la sociologia generale e della teoria politica, è incentra- del potere sovrano presuppone la produzione di un cor-
ta sulla questione riguardante il modus politico: come po biopolitico. L’introduzione della legge è inscindibi-
funziona la biopolitica e quali forze di resistenza attiva? le dall’esclusione della “nuda vita”, l’assunzione all’in-
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

terno di una comunità politica è possibile soltanto at- vece il fatto di non aver saputo riconoscere la trasfor-
traverso l’esclusione degli individui a cui è negato lo mazione avvenuta nel passaggio dalla biopolitica mo-
stato di soggetto giuridico3. derna a quella post-moderna (Negri 1998). Diversa-
Per Agamben, il presente è l’estremo catastrofico di mente da Agamben, la biopolitica non rinvia, secondo
una tradizione politica che trova origine nell’antichità Hardt e Negri, alla sovrapposizione tra regola ed ecce-
greca e che conduce, infine, ai campi di sterminio na- zione, quanto piuttosto alla dissoluzione dei confini tra
zionalsocialisti. Nel libro Homo Sacer, così come negli economia e politica, riproduzione e produzione. In tal
scritti successivi, Agamben definisce il Campo (Lager) co- senso la biopolitica segnerebbe una nuova tappa del ca-
me “paradigma biopolitico del moderno” (Agamben pitalismo. Nella loro tesi sostengono che la creazione
1995, p. 129), poiché proprio in questo caso il limite tra della “vita” non sarebbe limitata all’ambito della ripro-
regola ed eccezione si confonde. Il riferimento al Lager duzione e sottomessa al processo lavorativo; al contra-
non intende riportare in luce passati orrori, bensì “luo- rio la “vita” determinerebbe adesso la produzione stes-
ghi in stato d’eccezione”4 attuali, nei quali diritto e fat- sa. Con il termine biopolitica essi definiscono la costi-
to, regola ed eccezione si sovrappongono in maniera in- tuzione di rapporti politici che comprendono in fondo
distinguibile; spazi nei quali non s’incontrano soggetti l’intera esistenza del singolo e preparano il terreno a un
giuridici ma “nuda vita” e lo stato d’eccezione è reso per- nuovo soggetto rivoluzionario: una massa creativa e vi-
manente. Quali esempi Agamben riporta, oltre ai pri- tale, la “moltitudine” (multitude). L’ordine biopolitico
gionieri dei campi di sterminio, apolidi, profughi, e pa- ricostruito da Hardt e Negri prevede al contempo le
zienti in stato di coma. In effetti, l’interesse di Agamben condizioni materiali delle forme di una cooperazione
è rivolto, più che alla vita, alla sua “nudità”. Al centro del- associativa, che sarebbe in grado di superare i vincoli dei
le sue riflessioni, non troviamo tanto la disciplina, l’ad- rapporti di produzione del capitalismo:
destramento, la disposizione normativa della vita, quan-
to piuttosto la morte come attuazione e materializzazio- L’impero genera un potenziale rivoluzionario assai più gran-
de di quello creato dai moderni regimi di potere, poiché ci
ne di un limite. Per Agamben la biopolitica è dunque so- mostra, accanto alla macchina di comando, un’alternativa ef-
prattutto “tanatopolitica” (p. 135)5. fettiva: l’insieme degli sfruttati e dei sottomessi, una molti-
Giungono a considerazioni completamente diverse a tudine che è direttamente, e senza alcuna mediazione, con-
proposito della biopolitica lo studioso di letteratura tro l’impero (Hardt, Negri 2001, p. 364).
americano Michael Hardt e il filosofo italiano Antonio
Negri nel loro libro intitolato Impero. Entrambi tenta- La biopolitica è un’abbreviazione, che all’interno del-
no di conferire una accezione positiva al concetto di l’argomentazione del libro definisce una serie di fratture
biopolitica riallacciandosi alle tesi del neo-operaismo e sconfinamenti. Proprio in tale molteplice dissolvimento
italiano, alle teorie post-strutturaliste e marxiste come delle linee di confine consisterebbe secondo Hardt e Ne-
anche al “vitalismo” di Deleuze. Se la critica di Agam- gri il passaggio dalla Modernità al Postmoderno, dall’im-
ben a Foucault concerne l’idea che la biopolitica mo- perialismo all’impero. Su tale diagnosi si fonda la pro-
derna continua ad appoggiarsi sulle solide fondamenta spettiva dell’immanenza che si trova alla base dell’analisi
di un potere sovrano antico, Hardt e Negri criticano in- proposta dai due autori. Se l’economia e la politica, la
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

produzione sociale e la legittimazione ideologica tendono Tra queste due opposte letture della biopolitica si tro-
a coincidere, allora non esiste alcun punto di vista ester- vano una serie di tentativi teoretici intenti a cogliere la
no, relativo alla vita o piuttosto alla verità, che possa es- nascita di nuove forme di politica, nelle quali, come nel
sere contrapposto all’impero. L’impero crea il mondo in caso di Agamben e di Hardt e Negri, le questioni relati-
cui vivere: ve all’identità collettiva e individuale, come anche i pro-
blemi legati all’etica e al modo di vivere, hanno un ruo-
il bio-potere è una forma di potere che regola il sociale dal- lo centrale, senza però che queste si tramutino nell’im-
l’interno, inseguendolo, interpretandolo, assorbendolo e magine rivoluzionaria di una moltitudine vitale o che si
riarticolandolo. Il potere può imporre un comando effetti- lascino ridurre allo stato di “nuda vita”. Più importante
vo sulla vita della popolazione solo nel momento in cui di- è per questi autori cogliere sul piano descrittivo i cam-
viene una funzione vitale e integrale che ogni individuo com-
prende in sé e riattiva volontariamente (p. 39)6. biamenti sociali8. Ne è un esempio il lavoro del sociolo-
go britannico Nikolas Rose. Il suo concetto di “etopoli-
Anche se, secondo la teoria di Hardt e Negri, l’intera tica” (ethopolitics) mette a fuoco quelle questioni “vita-
società si risolve nel capitale, i due autori collegano tale dia- li”, in cui il corpo e la salute rivestono un ruolo fonda-
gnosi infausta a una promessa rivoluzionaria. Se il biopo- mentale nella costituzione e nel rinnovamento degli at-
tere rappresenta il potere sulla vita, allora proprio questa tori politici. All’interno delle sempre maggiori possibilità
vita costituisce il terreno in cui si sviluppano forze d’op- d’intervento, date dallo sviluppo biotecnologico e bio-
posizione e forme di resistenza. La biopolitica non si op- medico, si sviluppano nuovi diritti e doveri morali fino-
pone soltanto al biopotere, ma ne costituisce il presup- ra sconosciuti che giustificano, secondo Rose, la nascita
posto ontologico. Il biopotere reagisce a una forza vitale di una nuova forma di politica:
e creativa, esterna, che tenta di formare e regolare senza
però riuscire a farne parte. In tale prospettiva, la biopoli- Per etopolitica intendo i modi in cui questi aspetti dell’esi-
stenza umana, individuale e collettiva – sentimenti, valori,
tica si legherebbe a una nuova ontologia del corpo e del- convenzioni – sono giunti al punto di provvedere il “me-
le sue energie. Simili riflessioni trovano sostegno nella va- dium” all’interno del quale l’autogoverno dell’individuo au-
lutazione foucaultiana dell’ambito conflittuale della bio- tonomo può essere collegato agli imperativi di buon gover-
politica: no. Nell’etopolitica, la vita stessa, così come è vissuta nelle
sue manifestazioni quotidiane, è l’oggetto di una decisione
Contro questo potere (...) le forze che resistono si sono ap- (Rose 2000, p. 53)9.
poggiate proprio su quello che esso investe – cioè sulla vita
e sull’uomo in quanto essere vivente (...). Quel che si riven-
dica e serve da obiettivo è la vita, intesa come bisogni fon-
4. Politica-molecolare, politica-antropologica, tanato-po-
damentali, essenza concreta dell’uomo, realizzazione delle
sue virtualità, pienezza del possibile. Poco importa che si trat- litica: la sostanza della vita
ti o no di utopie; abbiamo a che fare qui con un processo rea-
le di lotta; la vita come oggetto politico è stata in un certo La seconda linea tracciata dalla ricezione legata al con-
qual modo presa alla lettera e capovolta contro il sistema che cetto foucaultiano di biopolitica si riallaccia alle nuove
cominciava a controllarla (Foucault 1976a, p. 128)7. scoperte scientifiche e analizza lo sviluppo delle tecnolo-
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

gie che permettono di intervenire sulla “vita in sé” (Frank- Questa strumentalizzazione della vita non va separata
lin 2000). Punto d’avvio è l’osservazione che l’idea di una dalla sua capitalizzazione. Non più considerata fornitrice
comune origine naturale di tutti gli esseri viventi tende a di materia prima per la produzione, la “natura”, nell’era
essere sostituita dall’immagine di una pluralità artificiale della diversità genetica, diviene fonte e creatrice di valo-
di esseri viventi, più artefatti tecnici che non esseri natu- ri. La riproduzione e la trasformazione dei processi vitali
rali. La ridefinizione della vita come testo, operata dalla può realizzare un “valore biologico” (biovalue)11, che co-
biologia molecolare, i progressi in campo biomedico, gra- stituisce la piattaforma di nuovi prodotti e servizi all’in-
zie alle nuove tecniche di visualizzazione che vanno dalla terno di una economia capitalista. Il sapere biologico e le
TAC all’analisi del DNA, la trapiantologia e le tecnologie del- forme di vita possono essere brevettate e commercializzate.
la riproduzione – per citare solo alcune delle innovazioni In tal modo si afferma un’economia politica della vita,
tecnologiche – entrano in conflitto con l’idea di un corpo nella quale il valore biologico della vita e la sua capitaliz-
integrale. Il corpo è considerato, dunque, non tanto un so- zazione stanno in rapporto organico12.
strato organico quanto un software molecolare, che può Questo cambiamento del bíos dà luogo a tre differen-
essere letto e riscritto. Sarah Franklin e Margaret Lock ti linee critiche e interpretazioni del concetto foucaultia-
mettono a fuoco questa trasformazione subita dal bíos as- no di biopolitica. Prima di tutto è necessario chiarire che
serendo: “l’ereditarietà genealogica sta alla nuova biologia il concetto di biopolitica in Foucault è ampiamente lega-
come l’orchestra dal vivo sta alla registrazione digitale” to all’idea di un corpo integro; la sua analisi delle tecniche
(Franklin, Lock 2003b, p. 14). di potere, che si rivolgono al corpo per formarlo e par-
La molecolarizzazione e la digitalizzazione sono segni cellizzarlo, presuppongono ancora l’immagine di un cor-
di una “biopolitica ricombinante” (Dillon, Reid 2001, p. po in sé concluso e delimitato. Le attuali biotecnologie per-
44), che opera sia all’interno che all’esterno dei confini se- mettono al contrario una scomposizione e ricombinazio-
gnati dal corpo. Essa inaugura un nuovo livello d’inter- ne del corpo che Foucault non aveva previsto13. Il corpo
vento rispetto al corpo umano e permette al tempo stesso non è più considerato naturale punto di partenza e sostrato
una ricombinazione di elementi eterogenei entro forme di organico a cui si riferiscono le tecnologie per formarlo,
vita diverse e finora sconosciute. L’ingegneria molecolare bensì il risultato di una tecnologia, l’effetto di tecniche di
si differenzia in maniera sostanziale dalle forme tradizio- creazione corporea14. I progressi ottenuti dalla biologia
nali di intervento praticate dalle scienze biologiche e dal- molecolare, dalla trapiantologia e dalla neurobiologia han-
la medicina, dato che mira alla riprogrammazione dei pro- no stabilito un nuovo livello d’intervento al di là dei due
cessi metabolici e non soltanto a una loro modificazione. classici poli biopolitici, “individuo” e “popolazione”. L’a-
Al centro di tale epistemologia politica della vita non tro- natomo-politica e il controllo demografico vengono inte-
viamo più il controllo dell’esterno, bensì la trasformazio- grati con una “politica molecolare” che apre una pro-
ne della natura interiore. Di conseguenza, la biologia non spettiva non più anatomica, bensì genetica sui singoli, col-
può essere più definita soltanto una “scienza della sco- locandoli anche all’interno di un “pool genetico” (Flowers,
perta” che registra e documenta i processi vitali, dato che Heath 1993; Lemke 2000).
opera come una “scienza della trasformazione” che crea In secondo luogo, va considerato come tale esteso ri-
la vita e trasforma gli esseri viventi10. ferimento al corpo conduca a stabilire un nuovo rappor-
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

to tra la vita e la morte. Nonostante Foucault abbia trat- polazioni. Ne conseguono due problemi. In primo luogo
tato, nel suo Nascita della clinica, la morte quale parte in- è impossibile comprendere, secondo questa prospettiva,
tegrante della medicina moderna, in altri testi sembra in che modo il management ecologico e i discorsi sul-
averla considerata, piuttosto, il limite estremo e la parte op- l’ambiente possano interferire con la (ri)produzione del ge-
posta della biopolitica. La vita e la morte sono legate, og- nere umano. Sembra necessario usare il concetto di bio-
gi, in maniera ancor più stretta e sistematica di quanto ab- politica anche per la gestione e il controllo delle condizioni
bia pensato Foucault. Per un verso, il “materiale umano” di vita in genere: “Foucault non ha mai affrontato con ri-
trascende, infatti, l’essere umano vivente. L’uomo che gore il modo in cui la problematizzazione politica ed eco-
muore oggi, non è veramente morto. Lui o lei continuano logica delle popolazioni implicava altresì l’emergenza, in
a vivere – almeno in potenza – o meglio, alcune parti di tempi più recenti, di una analoga problematizzazione del-
questi individui – le cellule o gli organi, il sangue, il midollo la natura e dell’ambiente” (Rutherford 1999, p. 45). Inol-
osseo, ecc. – possono continuare a esistere nel corpo di al- tre, la riconfigurazione dei corpi come testi tende a can-
tre persone, migliorandone la “qualità della vita” o ritar- cellare il limite epistemologico e normativo esistente tra l’u-
dando il momento della loro morte. Il materiale vivente mano e il non umano. L’uomo potenziato, che vive più a
non è più subordinato agli stessi ritmi biologici dell’inte- lungo o che si ammala più di rado, obiettivo delle strate-
ro organismo, può essere archiviato come un’informazio- gie di ottimizzazione della biomedicina e delle scienze
ne in banche del sangue, o coltivato in catene di cellule sta- biologiche, è al tempo stesso un animale – altrimenti il di-
minali, tendenzialmente immortali. La morte può essere scorso sugli “organismi modello” delle scienze biologiche
introdotta all’interno di un circuito produttivo come mi- non avrebbe senso, dato che si tratta di topi, gatti, scim-
glioramento o prolungamento della vita: la morte dell’u- mie e altri animali che fanno da cavia nella ricerca farma-
no garantisce la vita e la sopravvivenza dell’altro (Iacub cologica. Alla luce di ciò, l’essere umano non è più il ri-
2001; Franklin, Lock 2003a). D’altra parte la morte è re- sultato di un lungo processo evolutivo naturale, ma piut-
sa più flessibile e parcellizzata. L’invenzione della “morte tosto un precario prodotto della tecnica, oggetto di pro-
cerebrale” e lo sviluppo delle tecniche di rianimazione, co- cessi di negoziazione sociale e di modelli di significato
sì come la suddivisione della morte in vari stadi e relativa culturali: la biopolitica diviene antropo-politica (Rabinow
a singole parti del corpo, favoriscono lo sviluppo e l’am- 2004; Haraway 1997).
pliamento della trapiantologia. La decisione sulla vita e la
morte non è più di competenza della sovranità statale
quanto piuttosto delle autorità amministrative mediche; es- 5. Una politica vitale: governare la vita
se definiscono cosa sia la vita (umana), quando essa co-
minci e quando finisca. In un senso del tutto nuovo, la ta- Il breve panorama tracciato dimostra come le diver-
nato-politica è parte della biopolitica (Cernay 1997; Feye- se linee interpretative del concetto foucaultiano di bio-
rabend 1996). politica ne abbiano fornito, su due diversi piani, un ap-
Infine, nonostante la diagnosi della “morte dell’uomo” profondimento e un ulteriore sviluppo. Da un lato, è
esposta in Le parole e le cose, la biopolitica rimane per Fou- stato chiarito che al di là e al di sotto del livello indivi-
cault una questione riguardante gli individui umani e le po- duale e demografico, esiste una nuova dimensione della
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

biopolitica, articolata su una più ampia conoscenza del France, egli si ripropone di portare avanti un ulteriore
corpo e dei processi biologici. In tale modificato regime sviluppo della sua analisi del potere in cui il concetto di
rappresentativo, il corpo viene considerato non quale governo mantiene un ruolo centrale. Con tale concetto,
sostrato fisico o macchina anatomica, ma piuttosto una Foucault intendeva “nel senso più ampio [una serie] di tec-
rete di informazioni. Si è posta, inoltre, la necessità di niche e procedure indirizzate a dirigere la condotta degli
condurre una analisi dei meccanismi biopolitici, al fine uomini” (1980, p. 91). In tal modo, Foucault introduce nel-
di integrare la ricerca dei processi di soggettivazione e la sua analisi del potere una nuova dimensione che per-
comprendere in che modo la regolazione dei processi vi- mette di studiare i rapporti di potere come “rapporti di di-
tali possa influenzare gli attori individuali e collettivi, rezione” (Führungsverhältnisse) . La sua forza innovativa
producendo nuove identità. In breve, il concetto di bio- libera tale concetto dalla “funzione di cerniera”, attribui-
politica, derivato da Foucault, è stato esteso grazie all’a- tale da Foucault. L’idea di governo assume, in tal modo,
nalisi della produzione dei saperi e dei processi di sog- una funzione di mediazione tra potere e soggettività che
gettivazione. permette di studiare il modo in cui le tecniche di dominio
Per quanto un simile ampliamento della prospettiva si collegano con le “tecnologie del sé” (Martin, Gutman,
analitica sia importante e necessario, bisogna mettere in Hutton, a cura, 1988). Essa offre, inoltre, un importante
rilievo che le due linee interpretative hanno sviluppato le strumento d’analisi atto ad affrontare l’indagine sullo stret-
questioni in maniera isolata senza quasi far riferimento l’u- to rapporto, messo sempre di nuovo in evidenza da Fou-
na all’altra, con il conseguente rischio di una reciproca ce- cault, tra rapporti di potere e produzione di sapere. In bre-
cità. In tal modo sarebbe possibile persino riprodurre e ve, il concetto di governamentalità pone al centro della ri-
riproporre una divisione del lavoro tradizionale. Mentre cerca la reciproca costituzione e associazione sistematica
una parte s’interessa della politica o della macro-struttu- di tecniche di potere, forme di sapere e processi di sog-
ra, formulando interrogativi fondamentali a proposito gettivazione.
del potere e della resistenza, della soggettività e dell’i- Mentre le due linee interpretative proposte focalizza-
deologia, l’altra parte indaga sulle tecnologie e la loro no la loro analisi sui processi di soggettivazione o sulle for-
micro-struttura, spesso tenendosi a distanza dalle que- me del sapere, proporremo di seguito una terza prospet-
stioni legate alla politica. Mentre la prima linea interpre- tiva che colloca la problematica relativa alla biopolitica en-
tro una analitica della governamentalità, in cui per bio-
tativa tende ad analizzare i processi politici senza tenere
politica s’intende “l’arte di governare” (2004b, p. 13).
conto delle tecnologie, la seconda concentra la sua ricer-
Questa proposta si riallaccia al progetto formulato da
ca sullo sviluppo tecnologico, isolandolo dall’analisi del-
Foucault nel riassunto del suo corso del 1978-79;
le strategie politiche15.
Come per ironia, negli scritti di Foucault è già presen- Il tema in origine stabilito era dunque la “biopolitica”, ter-
te una proposta di risoluzione a questo problema, che mine con il quale intendevo fare riferimento al modo con cui
però non viene quasi mai presa in considerazione dalla cri- si è cercato, dal XVIII secolo, di razionalizzare i problemi po-
tica. Nei suoi lavori più tardi, Foucault pone la questione sti alla pratica governamentale dai fenomeni specifici di un
relativa alla biopolitica all’interno di una cornice più am- insieme di esseri viventi costituiti in popolazione: salute,
pia. Nelle lezioni tenute dal 1978 al 1979 al Collège de igiene, natalità, longevità, razze (…) (p. 261)16.
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

Questa riformulazione permette di rendere evidenti –, con la problematica del governo entra in gioco la que-
una serie di limitazioni analitiche che il concetto fou- stione dell’essere morale e politico, ovvero il problema
caultiano di biopolitica (come gran parte della sua rice- relativo al bíos. Per lo studio dei processi di disciplina-
zione) possiede (Andrieu 2004). L’analisi della biopoli- mento e di controllo demografico entra in gioco l’analisi
tica condotta da Foucault ha dei limiti, in quanto con- di un’altra forma di potere, che “classifica gli individui in
centra la sua attenzione sulla vita biologica e fisica di una categorie, li marca attraverso la loro propria individualità,
popolazione e rimane ampiamente legata a una politica li fissa alla loro identità, impone loro una legge di verità
del corpo. Il concetto di governo sposta invece l’atten- che essi devono riconoscere e che gli altri devono ricono-
zione sul rapporto tra la guida di sé e dell’altro e sull’in- scere in loro” (Foucault 1982a, p. 241). Oltre che alle tec-
tegrità morale e politica del sociale, che devono essere po- niche di gestione del corpo e della popolazione, l’atten-
sti in essere e preservati. Il concetto di governamentalità zione viene rivolta a questo punto anche ai processi di sog-
proposto da Foucault amplia dunque la prospettiva del- gettivazione: le “tecnologie politiche degli individui” e le
la politica del corpo, in quanto vi aggiunge l’elemento “tecnologie della cura di sé”. Queste ultime permettono
della “politica vitale”. Questo concetto è stato formula- agli individui
to in origine da Alexander Rüstow, uno dei rappresen-
tanti più importanti del liberalismo post-bellico, che di effettuare, autonomamente, alcune operazioni sui loro
Foucault cita brevemente nella sua lezione del 1979 (Fou- corpi, le loro anime, i loro pensieri, le loro condotte, e que-
sto in modo da produrre una trasformazione di se stessi, una
cault 2005c, p. 131 e p. 196). Con il termine “politica vi- modificazione, e da raggiungere un certo stato di perfezio-
tale”, Rüstow (1955, p. 70) intendeva definire un tipo di ne, di felicità, di purezza, di potere soprannaturale” (1988,
politica “che tiene presenti tutti i fattori da cui dipendono p. 147);
in realtà la felicità, il benessere, la soddisfazione dell’es-
sere umano”. le prime invece inducono a “riconoscerci come società,
Nell’analitica della governamentalità, la biopolitica su- come parte di una entità sociale, come parte di una nazione
bisce una importante estensione che permette il collega- o di uno Stato” (p. 136)17. In tal modo è possibile distin-
mento tra l’analisi dell’essere fisico-biologico e le forme guere quattro dimensioni biopolitiche tra loro collegate.
d’esistenza politico-morale. Secondo la proposta di Lars Il repertorio “classico” delle tecnologie del corpo e della
Larsen, è possibile individuare non soltanto due soggetti popolazione viene ampliato grazie all’analisi delle tecno-
della biopolitica – individuo e popolazione – ma anche, se- logie sociali e individuali18.
guendo la distinzione fatta da Agamben, due forme di vi- In tal modo è possibile trattare il problema della bio-
ta: zoé e bíos. Tale distinzione dà luogo a una nuova pro- politica in una cornice teoretica più complessa. Secondo
spettiva di ricerca, rendendo legittima la questione relati- Foucault, la biopolitica moderna non è altro che l’arti-
va all’articolazione di questi due aspetti della biopolitica. colazione storica di un problema assai più generale: il le-
Mentre nel testo La volontà di sapere, il concetto foucaul- game tra potere religioso e politico che risale ai primor-
tiano di biopolitica rimane centrato intorno all’analisi del di della cristianità19. Egli dimostra come la biopolitica ab-
disciplinamento dell’individuo e della regolamentazione bia instaurato un legame specifico tra zoé e bíos, carat-
dei processi demografici – quindi alla dimensione della zoé teristico soltanto dei governi liberali. Soltanto con il li-
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

beralismo si è posta la questione di come sia possibile che La riformulazione del concetto di biopolitica nel qua-
dei soggetti liberi diventino soggetti governati dalla leg- dro di una analitica della governamentalità mostra alme-
ge, dovendo, al contempo, considerarli quali esseri vi- no due vantaggi. Una simile prospettiva di ricerca permette
venti. Foucault ha in mente proprio questo problema prima di tutto di evitare concetti biologici e di avvicinar-
quando insiste sul fatto che i problemi intorno alla bio- si alla tendenza, ancora attuale per le scienze sociali, di con-
politica non possono siderare il corpo, la biologia e la natura come oggetti che
precedono il sociale. I corpi degli uomini o la natura del-
essere dissociati dal quadro della razionalità politica entro la popolazione non costituiscono delle premesse esterne
cui sono apparsi e hanno assunto il loro rilievo, vale a di- oppure ontologiche al governo (politico); al contrario l’ar-
re il “liberalismo”, dal momento che è in rapporto a que- te di governare rappresenta “questo irrompere della na-
st’ultimo che essi hanno assunto l’aspetto di una sfida. In
un sistema attento al rispetto dei soggetti di diritto e del-
turalità della specie nell’artificialità politica di un rappor-
la libertà di iniziativa degli individui, in che modo può es- to di potere” (2005a, p. 30)20.
sere preso in considerazione il fenomeno “popolazione”, Questa prospettiva teorica consente, inoltre, di segui-
con i suoi effetti e i suoi problemi specifici? In nome di che re le varie articolazioni storiche del rapporto tra esistenza
cosa e con quali regole può essere amministrato? (2004b, fisica e esistenza morale-politica. In che modo possono de-
p. 261). terminate forme di oggettivazione ed esperienze corporee
divenire un problema morale, politico o giuridico? Que-
Con la governamentalità liberale, non è soltanto la vi- sto era l’argomento degli ultimi volumi della Storia della
ta biologica a essere considerata oggetto di governo, ma sessualità di Foucault21. Un esempio attuale è dato dalla fi-
anche “la vita politica”. Il liberalismo coincide con la co- gura dell’uomo o dal costrutto legale della dignità umana,
stituzione di una società borghese e di una politica pub- che entrano vieppiù in crisi di fronte alle innovazione del-
blica, le quali a loro volta riflettono sulle pratiche di go- la biotecnologia. È per questo che oggi si pone la questione
verno e indagano sui suoi pro e contro, criticandone la pos- se alle cellule staminali o agli embrioni vada attribuita di-
sibile essenza. Foucault non considera, quindi, il liberali- gnità umana o se possano esser loro attribuiti dei diritti
smo una teoria politica o una dottrina economica, ma umani (Rabinow 1999).
Una simile prospettiva pone, infine, in evidenza il rap-
una forma di riflessione critica sulla pratica governamenta- porto tra le tecnologie e i processi politici. Come posso-
le (...). La questione del liberalismo, intesa come questione
no delle forme di governo liberali ricorrere a tecniche di
del “governare troppo”, è stata una delle dimensioni co-
stanti di un fenomeno recente per l’Europa, apparso, come controllo e auto-controllo del bíos? Come possono le at-
sembra, per la prima volta in Inghilterra, vale a dire la “vita tuali tecnologie modellare gli individui a diventare citta-
politica”, di cui il liberalismo rappresenta uno degli ele- dini attivi e liberi, componenti di società e organizzazioni
menti costitutivi, al punto che la vita politica esiste quando che si auto-gestiscono, attori autonomi, in grado, almeno
la pratica governamentale è limitata, nel suo possibile ec- in linea teorica, di valutare ragionevolmente i rischi della
cesso, dal fatto di essere oggetto di un pubblico dibattito che loro vita? Di che natura è il rapporto esistente tra l’idea di
concerne il suo essere “un bene o un male”, “troppo o trop- un soggetto ragionevole e razionale e quella della vita
po poco” (p. 265). umana come capitale umano all’interno delle progettate so-
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

cietà neoliberali? Foucault ha avviato tale prospettiva di 2


Foucault 1997, in particolare pp. 220-221. Cfr. anche Stingelin, a cura,
2003.
ricerca, anche se personalmente non l’ha mai sviluppata in 3
Il concetto di “nuda vita” proposto da Agamben fa riferimento all’e-
maniera sistematica22. spressione “bloßes Leben” di Walter Benjamin, che però in seguito, in Homo Sa-
cer, fu tradotta proprio con “nacktes Leben” (cfr. nota di p. 199 della traduzio-
ne tedesca di Giorgio Agamben, Homo Sacer).
4
“Senza diritti civili rimane soltanto la vita nuda” (Agamben 2001).
6. Biopolitica e governamentalità 5
Cfr. anche Agamben 1998; Fitzpatrik, 2001, qui pp. 263-265; Weber
2002. Un paragone istruttivo del concetto di biopotere in Foucault e Agamben
In questo saggio ho cercato di ricostruire le due prin- si trova in Genel 2004. Per un’analisi e una critica più ampia delle tesi di Agam-
ben, cfr. Lemke 2004.
cipali correnti interpretative del concetto foucaultiano di 6
Per una critica esaustiva del concetto di biopolitica in Hardt e Negri, cfr.
biopolitica, operando una distinzione tra gli approcci in- Lemke 2002.
7
centrati sulla questione del modus politico e quelli che A proposito degli ulteriori sviluppi nella distinzione foucaultiana tra bio-
politica e biopotere, cfr. Lazzarato 2000; Revel 2004; cfr. anche la breve anali-
hanno scelto quale punto di partenza il problema della vi- si di Rancière 2000.
ta. In tal senso ho proposto in maniera sintetica le rispet- 8
Nelle scienze sociali è sicuramente assai efficace il concetto di “politica
tive modifiche apportate alla concezione foucaultiana del- della vita” (life politics) di Anthony Giddens, che però non fa diretto riferimento
a Foucault. Al contrario di una politica di emancipazione rivolta contro iniquità
la biopolitica. Nella terza parte ho tentato di mettere in lu- e schiavitù, la politica della vita ha quale obiettivo la realizzazione di sé – un ti-
ce alcuni problemi e punti deboli che ho rilevato in tali la- po di autorealizzazione fondata su un’etica personale. Giddens suppone che le
vori, in particolar modo la questione dell’isolamento re- condizioni d’avvio di tale nuova forma di politica siano date dal fatto che l’Io,
come anche il corpo, non costituiscono più dei presupposti impliciti. La “fine
ciproco, che minaccia di farci tornare a una ormai sor- della Natura”, come risultato del progresso tecnologico e scientifico, aprireb-
passata divisione intellettuale e accademica del lavoro. be molte possibilità a nuovi processi di contrattazione e decisione in ambito so-
Di fronte a tale diagnosi del problema, propongo una ter- ciale. Le condizioni dettate da una società post-tradizionale vedrebbero diven-
tare il corpo individuale sempre più importante al fine della formazione di una
za possibilità d’analisi, che si ricollega agli scritti di Foucault identità sociale. La politica della vita porterebbe nuovamente alla superficie quei
sulla analitica della governamentalità. La riarticolazione problemi morali ed esistenziali, finora soffocati o marginalizzati nella sfera del
della biopolitica all’interno di un “tipo di governamentalità” privato dalle istituzioni della Modernità.
9
Cfr. Rose 1999a, qui pp. 477 sgg.; 1999b, p. 170 e p. 188; cfr. anche Flint
(2004b, p. 258) arricchisce la ricerca intorno alla politica del 2003.
corpo e della popolazione, con l’analisi delle tecnologie so- 10
Cfr. Rabinow 2004; Haraway 1995; Rheinberger 1996; Clarke et al. 2003.
ciali e individuali. Essa permette di formulare una serie di 11
Il termine deriva da Catherine Waldby: “Il mio termine “biovalore” de-
finisce i modi in cui le tecniche possono intensificare e moltiplicare la forza e le
domande che si trovano generalmente al di fuori dell’am- forme della vitalità o ordinarla come se fosse un’economia, un sistema calcola-
bito della ricerca scientifica e della discussione politica, per- bile e gerarchico di valore. Il biovalore si genera laddove la produttività gene-
seguendo i collegamenti sistematici instauratisi tra le forme rativa e trasformatica di entità viventi può essere strumentalizzata secondo cri-
di governo liberali e i problemi biopolitici. teri che la rendono utile a progetti umani – scienza, industria, medicina, agri-
coltura e altre arene di cultura tecnica. Attualmente le forme più produttive di
biovalore emergono dall’adattamento di entità viventi a codici subordinati a eco-
(traduzione di Renata Gambino) nomie bioinformatiche del valore che convegrono con le economie del capita-
le” (Waldby 2000, p. 33).
12
Cfr. Andrews, Nelkin 2001; Escobar 1996; Flitner, Görg, Heins 1998.
13
Cfr. la diagnosi del problema proposta da Dillon e Reid: “la biostoria sem-
bra aver apliato molto la definizione foucaultiana sia dal punto di vista dei cor-
1 pi che del sociale, giacchè le scienze della vita scavano in profondità nella strut-
Cfr. Binding 1920; Dennert 1922; Hahn 1926. A proposito della storia di
tale concetto, cfr. Esposito 2004, in particolare pp. 3-39. tura del soma stesso e stanno ricostituendo ciò che si dovrebbe incorporare”
 THOMAS LEMKE OLTRE LA BIOPOLITICA 

(2001, p. 56). Questa critica rinvia beninteso a un problema di fondo. Foucault 19


Cfr. Foucault 1981a, p. 126: “Possiamo dire che il pastorato cristiano ab-
ha limitato le sue analisi critiche alle cosiddette scienze “inesatte“ mentre ha ri- bia inaugurato un gioco che né i greci né gli ebrei avevano immaginato. Uno stra-
petutamente espresso il suo apprezzamento per il rigore logico e il netto “pro- no gioco, i cui elementi sono la vita, la morte, la verità, l’obbedienza, gli indi-
filo epistemologico” delle scienze naturali. Cfr, ad esempio l’intervista con Mi- vidui, l’identità; un gioco che sembra non avere nulla a che fare con quello del-
chel Foucault ora in Il discorso, la storia, la verità (2001a, p. 171): “Se poniamo la città che sopravvive attraverso il sacrificio dei suoi cittadini. Le nostre società
ad una scienza come la fisica teorica o la chimica organica il problema del suoi si sono rivelate veramente demoniache da quando sono riuscite a combinare que-
rapporti con le strutture politiche ed economiche della società, non poniamo sti due giochi – il gioco città-cittadino e il gioco pastore-gregge – in ciò che noi
forse un problema troppo complicato? Non si pone forse il piano della spiega- chiamiamo gli Stati moderni”.
zione possibile troppo in alto? Se, al contrario, prendiamo un sapere come la 20
Didier Fassin e Dominique Memmi propongono con il loro concetto di
psichiatria, il problema non sarà molto più facile da risolvere, dal momento che “un governo dei corpi” una prospettiva d’analisi analoga: “Molteplicità delle for-
il profilo epistemologico della psichiatria è tenue (...)?”. Pertanto Foucault sot- me di esercizio del potere e dei luoghi della sua applicazione, diversità dei mo-
tovalutava il potere sociale del sapere scientifico: Joseph Rouse ha dimostrato di di produzione dei soggetti grazie alle molteplici procedure di regolazione del-
che la prospettiva dell’analisi foucaultiana può essere adottata anche per le ri- le popolazioni: sono questi gli elementi che ci interessano nell’eredità dell’ope-
cerche relative alle condizioni iniziali e d’accettazione della conoscenza scien- ra ultima di Michel Foucault (molto più di quelli indicati generalmente nella let-
tifica (Rouse 1987; 1993). teratura sul bio-potere), quelli che ci parlano del governo dei corpi” (2004, p.
14
Alcune teorie femministe hanno dimostrato che il genere va considerato 22). Cfr. anche Becker 1999.
21
come tecnologia (del sé), cfr. ad esempio de Laurentis 1987 e Butler 1990. Cfr. Foucault 1984a e 1984b. Diversamente che nella Volontà di sapere,
15
Cfr. a tal proposito l’osservazione di Andrew Barry: “Gli studi di scien- al centro degli altri due volumi della Storia della sessualità non si trovano più i
za e tecnologia sono stati per lo più dominati dallo studio di casi che sono di- rapporti di potere, ma le “tecnologie di sé”. In tal modo si assiste ad uno spo-
ventati oggetti di riflessione teorica sul carattere di ciò che è scienza e tecnica, stamento dell’interesse della ricerca. Se l’analisi del “dispositivo sessuale” in-
ma il loro significato per la politica rimane oscuro. In tal modo la conessione tendeva mettere soprattutto in evidenza il legame tra il disciplinamento indivi-
tra scienza, tecnologia e politica non viene investigata ma riprodotta” (2001, p. duale e la regolazione della popolazione, L’uso dei piaceri e La cura di sé si con-
12). Una critica simile si trova anche in Gottweis 1998, p. 11. Questa critica si centrano invece su di una problematizzazione di tipo morale delle esperienze
rivolge, naturalmente, alla corrente principale degli studi sociologici. A molti fisiche e delle forme di auto-costituzione.
22
di questi lavori si deve, al contrario, di aver individuato in maniera sistematica Cfr. l’accenno alla fine del suo riassunto del corso del 1979: “Ciò che do-
le differenze tra la macro- e la micro-struttura e tra politica e tecnica. Cfr. il te- vrebbe dunque essere studiato è il modo in cui i problemi specifici della vita e
sto ormai classico di Callon, Latour, 1981. della popolazione sono stati posti nel quadro di una tecnologia di governo che,
16 lungi dall’essere stata sempre liberale, dalla fine del XVIII secolo, non ha mai smes-
Anche Michel Senellart sottolinea, nella sua Nota del curatore, come
Foucault collochi la “genealogia del biopotere” entro una cornice teoretica più so di essere ossessionata dalla questione del liberalismo” (2004b, p. 267).
ampia – quella della problematica del governo – al fine di far emergere le “for-
me di esperienza e razionalità a partire dalle quali si è organizzato in Occiden-
te il potere sulla vita” (2004, p. 274). Senellart cita un passo dal manoscritto del-
le lezioni: “Con l’emergere dell’economia politica, con l’introduzione del prin-
cipio limitativo nella stessa pratica di governo viene operata una sostituzione im-
portante, o piuttosto un raddoppiamento, poiché i soggetti di diritto sui quali
si esercita la sovranità politica appaiono a loro volta come una popolazione che
un governo deve gestire. È questo il punto di partenza delle linee organizzati-
ve di una ‘biopolitica’. Non si può non vedere, però, che si tratta solo di una
parte di qualcosa di ben più ampio [costituito] da questa nuova ragione di go-
verno. Si tratta, insomma, di studiare il liberalismo come quadro generale del-
la biopolitica” (p. 285).
17
Cfr. anche il concetto di “tecnologie della cittadinanza” (Cruikshank
1994; 1999). Una proposta sistematica per differenziare le diverse tecnologie di
governo è stata fatta da Dean 1998.
18
Larsen fa notare, giustamente, che in questo caso non si tratta di una di-
stinzione ontologica, bensì analitica: l’individuo e la società, il corpo e la po-
polazione esistono in quanto strumenti/effetti delle strategie biopolitiche e non
le sono estranee.
Sorveglianza, sicurezza, spazio
Stuart Elden

Gli studi sul concetto di sorveglianza dopo Foucault


hanno privilegiato la figura del Panopticon nell’opera
dello studioso francese, senza però considerare l’impor-
tanza di altre sue analisi. Sebbene non intenda in questa
sede aggiungere altro, mi stupisce che venga spesso da-
ta una lettura parziale al capitolo di Surveiller et punir in
cui appare il Panopticon, intitolato appunto Panottici-
smo. L’analisi della città appestata mi sembra, infatti, un
esempio di sorveglianza della società ancora più perti-
nente. La recente epidemia della SARS, ad esempio, ha
mostrato in azione molti metodi di quarantena presso
ospedali e aeroporti. Il Panopticon non è in realtà il mo-
dello di una società disciplinata e sorvegliata, è piuttosto
la società sorvegliata, al suo estremo, a trovare nel Pa-
nopticon la sua esemplificazione. Così, come ho suggeri-
to in un articolo per la rivista «Surveillance and Society»
(2003), l’interrelazione tra la peste, il Panopticon e i mec-
canismi della polizia è tanto un modo più accurato di ve-
dere il lavoro di Foucault sulla sorveglianza, quanto un
modo che consente, auspicabilmente, di utilizzare que-
st’opera al meglio1.
In questo scritto intendo prendere in considerazione al-
cune delle analisi meno note di Foucault, che riguardano
in modo particolare la medicina con riferimento alla pia-
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

nificazione militare e della città. La lettura si concentrerà tinente, e tuttavia straordinariamente differente. Si trat-
in particolare su una serie di lezioni dei corsi Il potere psi- ta della storia di Giorgio III, re di Inghilterra, e della sua
chiatrico (1973-74) e Sicurezza, territorio, popolazione follia (Foucault 2003, pp. 29-49). Il passaggio di potere
(1977-78). da un monarca ai suoi medici è sintomatico di uno spo-
stamento più generalizzato da una macrofisica della so-
vranità a una microfisica del potere. Foucault osserva che
1. Il potere psichiatrico nella fattispecie non si tratta di una transizione da un po-
tere sovrano a un altro, ma da un potere sovrano a un al-
Se esiste un modo corretto di comprendere Il potere psi- tro tipo di potere: “Al posto di questo potere, decapita-
chiatrico, questo consiste nel considerarlo come la riscrit- to e dissacrato (découronné), si instaura infatti un pote-
tura della Storia della follia dalla prospettiva di Sorveglia- re anonimo, multiforme, grigio, incolore; un potere che
re e punire. è, in fondo, quello che definirei il potere della discipli-
In quel testo, infatti, vengono prefigurati, con un’at- na” (pp. 31-32). Ossia un potere in quanto disciplina, non
tenzione complessiva, una serie di temi quali la salute, un potere concentrato “in un individuo che abbia un
l’imprigionamento, la sessualità e la classificazione, che sa- nome e un volto, bensì [che assume] come bersaglio il
rebbero stati successivamente approfonditi in opere qua- corpo e la persona stessa del re spogliato delle sue inse-
li La nascita della clinica, Le parole e le cose, Sorvegliare e gne, e che da questo nuovo potere deve essere reso ‘do-
punire e Storia della sessualità. In effetti, in un’intervista del cile e sottomesso’” (p. 32). Questo nuovo ordine, la fi-
1978, Foucault stesso suggerì che Storia della follia era sta- gura del medico (Willis) è oscurata, perché lo sposta-
to il “primo capitolo” iniziale di un programma di ricer- mento non avviene tanto da una figura all’altra, quanto
ca (1978a). Ciò che troviamo nel primo dei due corsi pre- dalla sovranità alla disciplina.
si in esame non è semplicemente lo sviluppo del materia- Questa concezione del potere, inteso come potere di-
le relativo a quei temi, ma un’esplicita rielaborazione del- sciplinare, coglie per Foucault uno dei modi in cui il po-
le idee presenti in quel libro, ciò che Pierre Henri Castel tere politico tocca e ha effetto sui corpi, in tutte le loro
(2003) ha definito “una seconda lettura”. azioni e reazioni, fino alle “fibre molli del cervello”.
Foucault osserva: “detto in altri termini, credo che il po-
tere disciplinare sia una modalità, del tutto specifica
2. Le fonti del potere della nostra società, di quel che si potrebbe chiamare il
contatto sinottico corpi-potere” (p. 48). Nell’ambito del
È noto che Foucault ha proposto uno slittamento del- corso, la fonte di questa nuova forma di potere è dupli-
la concezione del potere dal modello di sovranità tipico ce: pratiche religiose e istituzione militare. Le comunità
di Hobbes ad un modello più dispersivo e meno centra- religiose non erano state del tutto emarginate nel periodo
lizzato, cioè una lettura del potere che è più dell’ordine medievale, ma nemmeno ne erano al suo stesso centro.
dell’esercizio che del possesso, attivandosi attraverso tut- Lungo il XIV e il XV secolo si può rilevare, nella peda-
ta la società piuttosto che a partire da una fonte centra- gogia del tempo, il diffondersi di misure disciplinari di
lizzata. In questo corso, Foucault propone un esempio at- vita quotidiana e di una disciplina generalizzata della
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

conventualità e dell’ascetismo, che si diffusero sempre to che possiamo leggere: “il rovescio della sovranità, in-
più attraverso l’intera società nei secoli successivi, rag- somma, è la violenza, è la guerra” (p. 51), un enunciato
giungendo l’apice nel XIX secolo. che Foucault affronta in dettaglio nel corso successivo
Foucault cita i Frères de la Vie commune, primi modelli del 1975-76 Bisogna difendere la società (1997). I rapporti
dell’XI e XII secolo, i monasteri cistercensi, gli ordini di all’interno della sfera di sovranità non sono isotopici (gli
Cluny e Citeaux (p. 63 e pp. 68-73), ma osserva inoltre la stessi in tutti i luoghi), non sono organizzati razional-
colonizzazione del Sud America da parte dei gesuiti, sug- mente attraverso rapporti di classificazione, né costitui-
gerendo che le repubbliche fondate in particolare dai gua- scono un quadro gerarchico di elementi. Il potere disci-
rani in Paraguay, e celebri per il loro “comunismo”, “era- plinare, dall’altro lato, non si incentra sull’asimmetria né
no in realtà dei microcosmi disciplinari” (p. 72). su rapporti duali a senso unico, piuttosto si tratta di un
L’importanza di questi modelli consiste nel control- potere più totalizzante e organizzativo. L’esempio offer-
lo del tempo, nella sorveglianza generale, nell’indivi- to è la disciplina militare che, come osserva Foucault,
duazione delle persone al loro interno e in un sistema pe- non esisteva in realtà prima della guerra dei trent’anni
nale permanente. Quest’ultimo era in un certo senso (1618-48), essendo gli eserciti prima di allora costituiti
molto indulgente rispetto all’Europa di quel tempo: non per lo più da agglomerati di forze sparse e da mercena-
esisteva la pena di morte, né supplizio o tortura (en- ri. Certo, come avrebbe più tardi riconosciuto in Sorve-
trambe queste parole sono generalmente tradotte col gliare e punire, la Roma antica era servita da esempio per
termine inglese “torture”, ma tendono ad avere un sen- questo successivo modello disciplinare. Dalla metà del
so diverso in francese, poiché il secondo rinvia ad am- XVII secolo in poi – non casualmente anche l’epoca in cui
biti di crudeltà più pubblici), ma piuttosto un sistema di cominciarono a emergere gli Stati moderni – con il per-
punizione assolutamente permanente, che accompa- messo accordato dal Trattato di Westfalia di attribuire
gnava tutta la vita dell’individuo. Sebbene Foucault fac- eserciti stabili ai principi territoriali, si fece strada un si-
cia anche riferimento al grande renfermement dell’età stema disciplinare all’interno dell’esercito articolato sul-
classica, analizzato in Sorvegliare e punire e in Storia del- le figure dei soldati di carriera, che non venivano im-
la follia, questi modelli religiosi gli consentono, in que- piegati semplicemente in tempo di guerra, ma anche in
sto corso, di sollevare tutta una serie di questioni sulla tempo di pace, tranne nei periodi di smobilitazione.
politica, sulla sorveglianza e sulla disciplina che rap- Foucault rileva come questi soldati ricevano persino una
presentano a vario modo i temi cruciale del corso. La sua pensione, e per questo continua a considerarli dei soldati
analisi si focalizza così sul contrasto tra il potere sovra- a riposo (2004, pp. 54-55).
no (non che fosse completamente soddisfatto della pa- Ancora una volta emergono le questioni già affrontate
rola) e il potere disciplinare. per le comunità religiose: “la disciplina militare comincia
Il potere sovrano è un potere segnato dall’asimmetria, a configurarsi come una confisca generale del corpo, del
fondato su qualche evento anteriore che esso porta sem- tempo, della vita”. In via generale, Foucault sostiene che
pre con sé, come un diritto divino, una conquista, una “ogni sistema disciplinare tende ad essere un’occupazio-
vittoria, un atto di sottomissione, un giuramento di fe- ne del tempo, della vita e del corpo dell’individuo” (p. 55).
deltà, i diritti di sangue ecc. (pp. 51-52). È a questo pun- Foucault osserva, con qualche esitazione, come il potere
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

disciplinare non necessiti di un rituale o di una cerimonia, 3. Lo spazio e il Panopticon


ma in maniera ancora più convincente nota che esso non
è discontinuo, ma continuo. L’esercito ritorna di nuovo co- Nel riassunto del corso, Foucault prende in conside-
me esempio, unitamente agli esercizi di disciplina, mentre razione “l’esempio della medicina, con lo spazio che le è
l’esercito prussiano di Federico II viene proposto in mo- connesso, quello dell’ospedale... un luogo in cui può schiu-
do particolare come esempio di esercizio corporeo nonché dersi la vera malattia” (p. 285). Poi prosegue discutendo
di addestramento, ammaestramento e rodaggio del corpo. l’idea secondo la quale l’ospedale sarebbe il luogo in cui
Ritroviamo ancora il controllo generalizzato, la sorve- tutti i contesti di malattia ambigui e confusi potrebbero es-
glianza e la punizione della minima trasgressione. Foucault sere rimossi, fin tanto da vedere l’ospedale nella sua for-
sottolinea come prima dell’esercito regolare non esistessero ma pura: “un luogo botanico per la contemplazione del-
figure quali il disertore né tanto meno una struttura di- le specie, ma anche un luogo alchemico per l’elaborazio-
sciplinare. Pur presentando parallelamente un ulteriore ne delle sostanze patologiche” (p. 286). Come è noto,
modello dei regolamenti nella fabbrica di arazzi di Gobe- Foucault, che usava regolarmente un linguaggio spaziale,
lins a Parigi, ai fini dell’analisi in questa sede l’esercito gio- non utilizzava questo vocabolario in maniera semplice-
ca un ruolo più determinante. mente metaforica, ma faceva diverse analisi concrete de-
Se il rovescio del rapporto di sovranità è la guerra, il ro- gli aspetti geografici dei temi di volta in volta in questio-
vescio del rapporto di disciplina è la punizione (la puni- ne. Come disse nel 1978 (p. 3), “ciò che studio è un’ar-
tion), una forma di “pressione punitiva” che è “infinitesi- chitettura, un’organizzazione spaziale”.
ma, ma al contempo, continua” (p. 60). Rovescio in que- L’ospedale è “un luogo di osservazione e di dimostra-
sto senso non significa semplicemente l’inverso, ma anche zione (preuve), ma anche di purificazione e di prova (épreu-
il caso limite, la forma estrema. Foucault usa questo mo- ve)”. La domanda centrale da porsi è dunque la seguen-
dello di disciplina per tutto il corso, come mostreremo suc- te: “l’ospedale, struttura destinata ad accogliere la malat-
cessivamente. tia, deve essere uno spazio di conoscenza (connaissance) o
Oltre a tali forme estreme, spesso incentrate su dispo- un luogo di prova?” (2003, p. 286). In altre parole, l’o-
sitivi istituzionali, nonostante il suo precedente rilievo, spedale è uno spazio in cui arrestare la malattia (obiettivo
Foucault si volge anche a osservare la sorveglianza gene- della cura) o in cui coltivarla (per la ricerca e l’apprendi-
rale delle popolazioni e i regimi di medicina e salute. Ana- mento)? Nel riassunto finale, troviamo un’interessante di-
logamente alle conferenze di Rio, Foucault si muove tra l’a- gressione su Pasteur e sul modo in cui il suo lavoro sul con-
nalisi della medicina ospedaliera e i concetti più ampi di tagio abbia mostrato come i medici non abbiano prodot-
salute pubblica, sostenendo che l’anatomia patologica, già to semplicemente la verità sulla malattia (vale a dire, un
analizzata in La nascita della clinica, e la nascita della me- progetto intellettuale di verità), ma anzi, proprio igno-
dicina statistica (una medicina dei grandi numeri) rap- rando la verità, abbiano propagato e perciò riprodotto la
presentano i due principali strumenti epistemologici del- malattia stessa. L’attenzione odierna verso patologie qua-
la medicina del XIX secolo (pp. 222-223). Ciò che ora ri- li la MRSA (Methicillin Resistant Staphylococcus Aureus)
scontriamo, come più tardi nell’analisi della sessualità, è sorta negli ospedali, ne è un esempio: “Fino a quel mo-
la giustapposizione tra corpi individuali e corpi collettivi. mento, lo spazio ospedaliero e il sapere del medico ave-
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

vano la funzione di produrre la verità ‘critica’ della ma- me sua condizione effettiva di possibilità un certo rapporto
lattia; ma ecco che il corpo del medico, la concentrazione d’ordine, una certa distribuzione del tempo, dello spazio,
ospedaliera apparivano come produttori della realtà del- degli individui” (2003, p. 14). La disciplina è, in tal sen-
la malattia” (p. 287)2. so, una distribuzione di corpi, delle loro azioni, compor-
Determinando l’agente del male e fissandolo come un tamenti e discorsi. Entra qui in gioco una duplice que-
organismo singolare, essa ha consentito all’ospedale di di- stione: tale ordine disciplinare è necessario sia per un’esatta
ventare un luogo di osservazione, di diagnosi, di indivi- osservazione, sia per una guarigione permanente.
duazione clinica e sperimentale (o mappatura, réperage), In un’anticipazione dell’analisi di Sorvegliare e punire,
ma anche di intervento immediato, di contrattacco sferrato Foucault traccia gli elementi cruciali del sistema discipli-
contro l’invasione microbica. nare:
Questa è “l’altra storia”, che Foucault non affronta in - fissazione spaziale
dettaglio (né si riferisce a essa nel corso), ma “queste bre- - estrazione ottimale del tempo
vi considerazioni possono aiutare a comprendere la posi- - applicazione e sfruttamento delle forze del corpo
zione del folle e dello psichiatra all’interno dello spazio ma- - costituzione di una sorveglianza costante e di un po-
nicomiale” (ib.). Estendendo la questione della medicina, tere punitivo immediato
il ruolo dello psichiatra è quello di “produrre la verità - organizzazione di un potere di regolazione (régle-
della malattia nello spazio dell’ospedale” (p. 291). mentaire) che nel suo funzionamento è anonimo, non-in-
Ancora una volta, La nascita della clinica e le confe- dividuale, ma che consente un repérage, una individua-
renze di Rio offrono uno sfondo utile, ma comunque nel- zione delle individualità assoggettate.
l’ambito del corso stesso troviamo un’estesa discussione, L’analisi di Foucault mostra l’accumulazione degli uo-
tra l’altro, della “organizzazione dello spazio manico- mini accanto a quella del capitale, una particolare distri-
miale” (pp. 26-27). buzione della forza-lavoro, presentata in “tutte le diverse
Il corso infatti inizia con una descrizione del manico- singolarità somatiche” (p. 76). Ci troviamo di fronte al ri-
mio ideale di Fodéré nel 1817 – un manicomio che non è conoscimento del funzionamento del capitale nella so-
affatto diverso dal castello delle 120 giornate di Sodoma di cietà disciplinare. Sebbene Foucault sia spesso rimprove-
Sade. Ma nonostante il contesto magico e romantico, “al rato di ignorare tali problemi, sembra più probabile, co-
suo interno regnano l’ordine, la legge, il potere”, in cui ri- me in questo caso, che egli analizzi semplicemente que-
scontriamo “una regolazione perpetua, permanente, dei stioni complementari ma trascurate.
tempi, delle attività, dei gesti; un ordine che avvolge i cor- La disciplina è una tattica, cioè un determinato modo
pi, li compenetra, li plasma, applicandosi alla loro super- di distribuire le singolarità, secondo uno schema che però
ficie” (p. 14), ma che si imprime anche sui nervi e sulle fi- non è di tipo classificatorio, ma che consiste nel distribuirle
bre molli del cervello. Per il funzionamento del potere, i nello spazio, nel consentire accumulazioni temporali (cu-
corpi appaiono come “superfici da attraversare e volumi muls) capaci di ottenere effettivamente, a livello dell’atti-
da plasmare” (ib.; 1994a, vol. II, p. 143). Foucault parla an- vità produttiva, la massima efficacia possibile.
che dell’uso dello sguardo medico, che “è costitutivo del Nella disciplina, a differenza dei modelli precedenti che
sapere medico ed è criterio della sua validità, (avendo) co- sono tanto superati quanto la condizione di possibilità di
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

questa nuova organizzazione, “la tattica ha preso il posto del potere disciplinare è talmente nota, che non mi ci sof-
della tassonomia e con essa ha sostituito l’uomo, il pro- fermerò a lungo. Ciò che è importante è come Foucault ri-
blema del corpo, quello del tempo, e così via” (p. 78). levi l’importanza di questa “disposizione spaziale” (p. 102)
È in questo corso che si trova l’idea che sarà oggetto di nel funzionamento di un ospedale piuttosto che di una pri-
ulteriori e successive analisi da parte di Foucault e di un gione. Grazie a questo corso, e al relativo seminario an-
gruppo di ricerca al Collège de France: l’ospedale come nuale, possiamo così capire meglio una battuta rilasciata
“macchina per guarire”. durante un’intervista in cui Foucault confessava di avere
Ad avere in sé e per sé un valore terapeutico, insom- scoperto il Panopticon attraverso lo studio dell’architettura
ma, è un insieme di elementi che vanno dalla stessa di- ospedaliera (1994a, vol. III, p. 190). L’altro contesto del Pa-
sposizione architettonica all’organizzazione dello spazio, nopticon analizzato nel corso è l’analisi delle missioni ge-
dal modo in cui, in questo spazio, gli individui vengono di- suite in Paraguay, dell’esercito, dei laboratori e delle città
stribuiti, al modo in cui si circola al suo interno, dalla ma- operaie (2003, pp. 68 sgg.).
niera in cui si guarda a quella in cui si viene guardati. La Né dobbiamo dimenticare che perfino per Bentham il
macchina della guarigione, nella psichiatria dell’epoca, è Panopticon non era semplicemente una prigione. Il testo
l’ospedale (p. 102)3. di Bentham è il luogo in cui Foucault trova una “forma-
L’istituzione è perciò “un unico grande corpo, in cui i lizzazione molto chiara e assai significativa di questa mi-
muri, le stanze, gli strumenti, gli infermieri, i sorveglianti crofisica del potere disciplinare”. Siamo abituati a pensare
(surveillants) e i medici sono degli elementi che hanno, cer- al Panopticon come a una prigione, ma “in realtà, il Pa-
to, funzioni differenti da svolgere, ma che hanno anche, al nopticon di Bentham non è un modello di prigione, o
contempo, la funzione essenziale di dar vita a un effetto non è solo questo. È sì un modello per una prigione, e
di insieme”. Questo ovviamente funziona in modi e in Bentham lo dice molto chiaramente, ma lo è anche per un
tempi diversi: talvolta il ruolo chiave è giocato dal sistema ospedale, per una scuola, per una officina, per un orfa-
generale di sorveglianza, qualche volta dal medico e qual- notrofio. È una forma – stavo per dire – valida per ogni
che altra volta dall’isolamento spaziale. istituzione” (p. 79). E tuttavia, perfino questa forma po-
È a questo punto che il Panopticon emerge nel testo, in trebbe essere ambigua. Bentham non dice nemmeno che
qualità di potere disciplinare che diventa una “forma so- si tratta di uno schema o di un diagramma per le istitu-
ciale assolutamente generalizzata” (p. 49). Insieme al con- zioni, egli parla di un meccanismo attraverso cui il pote-
trasto tra Giorgio III e i suoi servitori, esso rappresenta, per re in una istituzione è intensificato e moltiplicato. È l’i-
Foucault, “uno dei punti storici e simbolici più significa- dea del Panopticon in quanto costituente una forza ercu-
tivi dell’emergere e del definitivo insediarsi del potere di- lea che fa prevalere il potere dello spirito sullo spirito.
sciplinare nella società” (ib.). Questo modello di potere ol- Questo si trova sia nel meccanismo del Panottico, sia nel-
trepassa ciò che può essere analizzato nel funzionamento la “forma disciplinare in genere” (ib.). Questa osserva-
dell’istituzione manicomiale: “è piuttosto muovendo dal zione è seguita da una lettura dello spazio del Panopticon
funzionamento di questo potere disciplinare che si deve (pp. 79-83; 1994a, vol. II, p. 5).
comprendere il meccanismo della psichiatria” (ib.). L’a- Il punto è che se l’ospedale è una “macchina per gua-
nalisi generale del Panopticon e del carattere panottico rire”, allora non lo è su modello della famiglia, bensì in
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

quanto “macchina panottica”: “l’ospedale guarisce, ma cault sottolinea il principio dell’abolizione della conten-
in quanto un apparato (appareil) panottico” (2004, p. 102). zione, sostenuto da alcuni riformatori, che implica l’eli-
Si tratta, infatti, di una macchina per esercitare il po- minazione degli strumenti di coercizione fisica e delle ca-
tere, per indurlo (induire), distribuirlo, applicarlo, secon- tene e la diminuzione della violenza fisica. Ma in ultima
do lo schema indicato da Bentham, anche se, ovviamen- analisi, Foucault non pensa che tutto ciò abbia una gran-
te, le disposizioni (dispositions) architettoniche contenu- de rilevanza in termini di politiche applicate realmente,
te nel suo progetto verranno modificate. tanto è vero che la punizione permane. In una delle par-
Questo punto è importante. Foucault viene talvolta ti più crude del corso, egli entra nel dettaglio di alcuni
criticato per generalizzare il progetto ideale di Bentham in strumenti utilizzati – quali seggiole fisse cui legare per-
un modello per istituzioni che non gli somigliano. Ma sone, manette, manicotti che stringono le mani sul corpo
Foucault sta mettendo in chiaro il fatto che gli ospedali (les manchons), camicie di forza, maniche a guanto che
adottano spesso l’idea generale più che il modello vero e possono essere strette attorno al collo, che costringono le
proprio. Ci sono diversi elementi cruciali in questo mo- mani contro le cosce, bare di giunco in cui le persone ve-
dello, di cui egli ne sottolinea quattro. Nel primo, l’idea nivano rinchiuse, collari da cane con chiodi sotto il men-
di visibilità permanente è mantenuta, ma invece del Pa- to (pp. 105-106). Chiaramente affascinato da questi “ap-
nopticon circolare formato da celle, o di un modello di dor- parati corporali”, Foucault finisce per proporne una ti-
mitorio, gli ospedali utilizzano una struttura a padiglioni pologia tripartita:
(architecture pavillonaire), costituita da piccole unità in- - apparati di garanzia e di prova: strumenti che pre-
dividualizzate. vengono certi tipi di comportamento e proibiscono alcu-
Nel secondo, la sorveglianza centrale non è rappre- ni desideri. La cintura di castità ne è un esempio;
sentata da una torre dal potere anonimo, ma da un edifi- - apparati per estorcere la verità, attraverso una inten-
cio della direzione che permette la visione degli altri edi- sificazione graduale, un accrescimento quantitativo, come
fici, ciò che si potrebbe definire “la sorveglianza pirami- il supplizio dell’acqua o lo strappado. Quest’ultimo è un ti-
dale degli sguardi (la surveillance pyramidale des regards)”, po di tortura che si ottiene legando una fune attorno alle
costituita da “guardiani, infermieri, sorveglianti, medici, mani e a una trave, lasciando il corpo dell’individuo ap-
che comunicano tra loro per via gerarchica, secondo un peso penzoloni, oppure che occasionalmente si lascia ca-
ordine che culmina nel medico direttore, che è l’unico re- dere da una certa altezza;
sponsabile del manicomio”. In questo il potere ammini- - strumenti per segnare con forza il corpo, come la
strativo e medico non può essere dissociato, ci troviamo marchiatura, la tortura o la bruciatura del regicidio.
di fronte all’esplicito binomio “potere-sapere” (pp. 103- Ma esiste un quarto tipo, che appare nel XIX secolo, in
104). Nel terzo, il principio di isolamento e di individua- modo particolare nel manicomio, che comprende i vari
lizzazione con valore terapeutico è rispettato. Come le cel- “strumenti ortopedici” usati per la correzione (redresse-
le di Bentham, anche il modello di Esquirol ha una dop- ment) e l’addestramento del corpo. Abbiamo così stru-
pia apertura e il contro-luce. Il quarto, aspetto peraltro già menti di azione continua, con un effetto progressivo tale
evidenziato, rappresenta l’idea di una continua punizio- che alla fine si rendono inutili. Così, per esempio, un col-
ne per ogni minima trasgressione. A tal proposito, Fou- lare con le punte di ferro che, se chi lo indossa tiene la te-
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

sta dritta e verso l’alto, finisce però per non sentirlo. Il mo- tali di quella che chiamerei la microfisica del potere ma-
dello non è certo la famiglia in questo caso, bensì le ba- nicomiale” (ib.).
racche, con le sue mostre e ispezioni, il workshop, alcuni Il corpo dello psichiatra dovrà essere presente ovunque.
tipi di pratiche agricole nelle colonie e le scuole. Non è si- L’architettura del manicomio
gnificativo che le prigioni non siano menzionate? Vale
inoltre la pena notare, dato l’impatto dell’opera di Fou- è sempre organizzata in modo tale che lo psichiatra possa es-
cault sugli studi post-coloniali, il riferimento ai regimi di- sere virtualmente dappertutto. Con un solo sguardo (re-
sciplinari delle colonie. gard), egli deve poter vedere tutto; compiendo un breve tra-
Oltre a essere un luogo disciplinare, “il manicomio è gitto, deve essere in condizione di sorvegliare (surveiller) la
uno spazio contrassegnato in senso medico” (p. 167 e p. situazione di ciascun malato; in ogni istante, deve essere in
grado di passare in rassegna l’intera istituzione, compresi i
178). Il savoir psichiatrico gioca un ruolo particolare, ma
malati e il personale. Insomma deve vedere tutto, e tutto de-
è coinvolto un elemento molto materiale e corporale. Dif- ve essergli riferito. E quel che non vede direttamente, gli do-
ferenze quali malato curabile e incurabile, tranquillo e vrà essere comunicato da sorveglianti, a sua disposizione (à
agitato, docile e ribelle; capace o meno di lavorare, da pu- sa docilité) in maniera incondizionata, cosicché di continuo,
nire o da isolare, nonché il livello di sorveglianza richiesta in ogni istante, lo psichiatra potrà essere onnipresente al-
(continua; di tanto in tanto; nessuna), sono collegate al- l’interno del manicomio. Con il suo sguardo, con il suo udi-
l’organizzazione spaziale della stessa istituzione. È questa to, con i suoi gesti, egli potrà così occupare l’intero spazio
distribuzione che solca lo spazio interno del manicomio del manicomio (p. 171).
piuttosto che la nosografia medica.
I conflitti nello spazio manicomiale avvengono tra cor- L’ospedale psichiatrico è perciò “uno spazio di ricerca
pi: il corpo assoggettato del folle e il corpo istituzionale e ispezione, una sorta di luogo inquisitorio” per la pro-
“esteso fino a raggiungere la dimensione di una istituzio- duzione di verità. Lo spazio disciplinare è anche usato
ne, dello psichiatra” (p. 178). Foucault precisa tale que- nell’educazione e nel trattamento dei bambini ritardati.
stione. “Per esempio, l’apprendistato (apprentissage) alla distri-
Il manicomio deve essere concepito come il corpo del- buzione lineare dei corpi, alle giuste collocazioni (empla-
lo psichiatra. L’istituzione manicomiale non è altro che l’in- cements) individuali, agli esercizi ginnici, a un impiego
sieme delle regolazioni che questo corpo mette in atto nei del tempo senza sprechi” (p. 200). I meccanismi adoperati
confronti del corpo del folle assoggettato all’interno del per educare e far lavorare questi bambini è la seconda for-
manicomio. midabile immagine di Sorvegliare e punire, la casa per gio-
Se l’apparato del manicomio e l’organismo dello psi- vani detenuti di Léon Faucher (1976, pp. 12-13).
chiatra sono la stessa cosa, è possibile osservare tutti i fat-
tori materiali della produzione del savoir e le relazioni di
potere dello spazio manicomiale in quanto corpo: le sue 4. Sicurezza, Territorio, Popolazione
orecchie, i suoi occhi, le sue parole, i suoi gesti in quanto
ingranaggi della macchina. Foucault afferma che in ciò Altrove Foucault studia il modo in cui questi mecca-
possiamo “individuare (repérer) uno dei tratti fondamen- nismi funzionano al di fuori del dispositivo ospedaliero.
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

Si tratta di un’attenzione costante nei lavori svolti in col- vi (dispositifs) di sicurezza – la pianificazione urbana, la ca-
laborazione con altri ricercatori al Collège de France (El- renza di cibo, le campagne di vaccinazione – per provare
den 2006), e nei corsi Sicurezza, territorio, popolazione e quattro elementi generali:
Nascita della biopolitica in relazione alla questione del - gli spazi di sicurezza;
governo. In Naissance de la biopolitique, Foucault rileva - l’aleatorio: l’incerto, il rischioso, il contingente;
che ci sono una serie di modi per comprendere il gover- - la normalizzazione come meccanismo di sicurezza, che
no: come governo dei bambini, delle famiglie, di una ca- non è uguale alla normalizzazione disciplinare;
sa, delle anime, delle comunità (Foucault 2005c, p. 13). - il rapporto fra tecnologie di sicurezza e popolazione,
In questi due corsi il governo è esercitato dalla sovranità in quanto momento di emergenza del problema della po-
politica, è regola politica. Altre questioni sono affronta- polazione.
te negli altri corsi, come quello del 1979-80 Sul governo Il primo elemento concerne le strategie per la piani-
dei viventi. In effetti, nella prima lezione di quest’ultimo ficazione urbana in quanto esempio di questioni di spa-
corso, Foucault osserva che il tema del governo rappre- zio. Foucault sostiene che la ripartizione spaziale (répar-
senta un piccolo spostamento dal suo precedente tema po- tition) ai fini della sovranità, della disciplina e della si-
tere-sapere, che considera piuttosto “logoro”4. Sebbene curezza è ugualmente importante, ma organizzata in di-
queste lezioni e il lavoro d’équipe offrano un’ampia gam- verso modo. La sovranità è legata al territorio, la disci-
ma di esempi, la discussione si concentrerà ora sulle le- plina è, com’è noto, qualcosa che richiede un’organizza-
zioni inaugurali di Sicurezza, territorio, popolazione tenu- zione particolare dello spazio, e con la sicurezza il pro-
te nel gennaio del 1978. La “Situation de cours” per que- blema della circolazione emerge in quanto specifico pro-
ste lezioni curate da Michel Senellart fornisce alcune in- blema che implica un ripensamento dello Stato territo-
dicazioni sulla situazione politica al tempo in cui le lezioni riale e dello Stato commerciale. Fino a un certo periodo
furono scritte, e al tempo della campagna politica in cui del XVII secolo, Foucault osserva come la città sia un
fu coinvolto Foucault, dimostrando come il loro oggetto luogo amministrativo e giuridico, ma ancora largamente
non fosse semplicemente di taglio storico, nel senso del separata dal resto dello Stato, gli spazi più ampi del suo
passato, bensì contemporaneo, presente e politico (Gor- territorio (p. 22 e pp. 56-57). La città è uno spazio chiu-
don 1991; Senellart 1995; Lemke 1997). so e segregato, e non solo per ragioni militari. Foucault
Sicurezza, territorio, popolazione si apre con un’analisi offre letture del piano geometrico delle città, e in modo
del potere in cui si ribadisce il contrasto fra il trattamen- particolare dello schema utopico proposto da Alexandre
to dei lebbrosi e le vittime della peste, già analizzato nel- Le Maître in La métropolitée (p. 23), in cui la relazione
le lezioni di Rio sulla medicina, nel corso su Gli anormali tra la sovranità e il territorio consiste nell’obiettivo di
e in Sorvegliare e punire (Foucault 2004a, p. 20). Il punto “connettere l’efficacia politica della sovranità a una di-
è adesso mostrare come i meccanismi si muovano dall’e- stribuzione spaziale” (p. 24). Foucault nota che un buon
sclusione all’inclusione, per esporre le vittime poste fuori sovrano è ben piazzato all’interno del territorio, soste-
dai confini dello Stato di governo a un meccanismo di par- nendo che un “territorio ben ordinato sotto il profilo del-
tizione spaziale che consente loro di essere contenute al- la obbedienza al sovrano deve possedere una buona di-
l’interno. Foucault dunque indica tre esempi di dispositi- sposizione spaziale” (ib.).
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

Il secondo caso di pianificazione urbana è la costru- tura, gerarchia, distribuzione; circolazione, eventi e l’a-
zione di città artificiali nell’Europa del Nord, sul model- leatorio. Foucault ha sempre sostenuto quanto la disci-
lo del campo militare, con figure geometriche e precisio- plina fosse una strategia spaziale, ma il punto ora fonda-
ne architettonica. Se Le Maître era determinato a “capi- mentale è che il modo in cui questi meccanismi di sicu-
talizzare” un territorio con una città centrale, in questo ca- rezza operano è integrato in un ordine spaziale differen-
so “si tratta invece di concepire architettonicamente uno te. Mentre la disciplina opera attraverso la chiusura e la
spazio. La disciplina è dell’ordine della costruzione (in sen- circospezione dello spazio, la sicurezza richiede l’apertu-
so lato)” (p. 26). Questa è la città come la si conosce da ra e la liberazione degli spazi per consentire la circolazione
altri testi più noti, come Sorvegliare e punire: “La disciplina e il passaggio. La disciplina è centripeta, mentre la sicu-
concentra, fissa, rinchiude” (p. 45). rezza è centrifuga; la disciplina cerca di regolare ogni co-
Inevitabilmente, sorge una tensione tra lo Stato stret- sa mentre la sicurezza cerca di regolare il meno possibi-
tamente sovrano e lo sviluppo massimo dell’economia, te- le, piuttosto rende possibile, poiché è in effetti un laissez
ma che Foucault esplorerà successivamente nel corso di le- faire; la disciplina è isolante, opera su misure di segmen-
zioni relative al ruolo dello Stato nella promozione della tazioni, mentre la sicurezza cerca di integrare e di distri-
competizione interstatale. Assieme allo sviluppo del capi- buire in maniera più ampia.
talismo, i problemi relativi alla circolazione della gente e Foucault fa comunque molta attenzione al fatto che non
del cibo divennero una sfida per l’idea tutto sommato c’è uno sviluppo semplicemente lineare nel passaggio da
miope di una città segregata. Divenne allora importante una sovranità a una società disciplinare e a una di gover-
considerare il suo riposizionamento in uno “spazio di cir- no. Piuttosto egli propone un triangolo di sovranità-di-
colazione” più ampio. sciplina-governo (amministrazione governamentale), il cui
Il terzo esempio sono i modelli per l’amministrazione obiettivo principale è la popolazione, la cui principale for-
delle città nel XVIII secolo, tratto dal lavoro di Pierre Le- ma di sapere è l’economia politica e il cui essenziale mec-
lièvre su Nantes (1988). La questione centrale è la circo- canismo o gli strumenti tecnici per operare sono i dispo-
lazione, che diviene importante in termini di salute e igie- sitivi di sicurezza. Concepire queste tre “società” non su
ne – due temi perseguiti negli anni precedenti da Foucault un modello lineare, ma piuttosto come uno spazio di azio-
nei seminari al Collège de France – unitamente alla que- ne politica ci consente di introdurre nella lettura di Fou-
stione della sorveglianza e del commercio sia all’interno cault una specificità storica e geografica. Come i geografi
che tra gli Stati. hanno da tempo capito, l’opera di Foucault richiede di es-
L’intento complessivo di Foucault è quello di mostra- sere continuamente contestualizzata, in modo particolare
re come “il sovrano del territorio [diventi] architetto del- se auspichiamo la diffusione delle sue idee. Luoghi diffe-
lo spazio disciplinato”, ma anche a sua volta il regolato- renti e tempi differenti potrebbero essere più vicini a uno
re di un ambiente (milieu) dove egli non fissava tanto i li- o a un altro nodo, se ammettiamo l’utilità e l’applicabilità
miti, le frontiere, o i siti, ma permetteva la circolazione. di questo modello d’analisi.
Queste sono le tre strategie spaziali in gioco all’interno di I due successivi esempi sono la scarsità alimentare e le
una città: in certo qual modo puramente epocali: sovra- epidemie, con le strategie usate per combatterle. La scar-
nità, disciplina, sicurezza; territorio e capitale; architet- sità alimentare non è proprio la stessa cosa della fame, e
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

Foucault usa il termine disette che è più vicino alla nozio- gia diversa che richiede un ordine socio-spaziale di risor-
ne di carestia. Essa si lega ai meccanismi della politica dei se e i mezzi di distribuzione e circolazione. Foucault so-
prezzi, dell’immagazzinamento e distribuzione, ma anche stiene che la nascita di una nozione di governo dimostra
al problema di fronteggiare l’imprevisto o i raccolti persi. l’emergenza di un nuovo problema: “Non più la sicurez-
Ciò chiama in causa la questione dell’aleatorio, che za (sûreté) del principe e del suo territorio, ma la sicurez-
verrà poi sviluppato nell’opera tarda di Althusser come un za (sécurité) della popolazione” (2004a, p. 57).
modello differente per il materialismo (Holden, Elden La nozione di popolazione è importante in questo pe-
2005), e che Foucault nomina avvenimento, con qualche riodo, non solo per il pensiero politico, ma anche per le
relazione al pensiero di Badiou. Foucault, concentrando- procedure di governo. Foucault sostiene che la popola-
si nell’analisi dei Fisiocrati, osserva come i meccanismi zione passa dal negativo dello spopolamento, cioè un ri-
utilizzati per fronteggiare questi problemi costituiscano un popolamento in seguito a una epidemia, una guerra o una
dispositivo di sicurezza invece che un sistema giuridico-di- carestia (la disette), in cui lo scopo è quello di ripopolare
sciplinare. “un territorio desertificato” (p. 59), a un termine pieno in
Il secondo è anch’esso un esempio di sicurezza, piut- se stesso.
tosto che di disciplina. Foucault parla delle epidemie, in La popolazione è la chiave di altri problemi, quali
modo particolare di quella del vaiolo e del meccanismo l’agricoltura, la manifattura e la produzione unitamente
della vaiolazione (inoculazione del virus del vaiolo), che ha ad altre forze dello Stato5. Si tratta di uno spostamento
portato alle più recenti campagne di vaccinazione. In un verso una nuova tecnologia politica: il “governo delle
certo senso ciò che avviene è un processo di normalizza- popolazioni”. Le popolazioni non sono semplicemente la
zione, ma ancora una volta Foucault traccia una linea tra “semplice somma di individui residenti in un territorio”
la normalizzazione della sicurezza e la normalizzazione (p. 61), ma sono soggette a variazione sulla base di una
disciplinare. In effetti, uno degli aspetti cruciali della ri- serie di fattori che includono il clima, le materie prime,
flessione in queste lezioni iniziali è quello di proporre una il commercio e la circolazione di ricchezza, le leggi nu-
opposizione e una distinzione fra sicurezza e disciplina, che ziali, il trattamento delle ragazze, i diritti di progenie, il
hanno entrambi differenti modelli di amministrazione del- modo in cui i bambini vengono cresciuti, la natura e la
le distribuzioni spaziali, e diversi modi di affrontare l’a- geografia.
leatorio e il problema della normalizzazione. Foucault sostiene così che il proprio oggetto di analisi
I tre esempi relativi alla pianificazione urbana, alla scar- siano “la serie meccanismi di sicurezza-popolazione-go-
sità alimentare e alle epidemie – “la strada, il grano, il verno e l’apertura del campo di ciò che si chiama la poli-
contagio” (Foucault 2005a, p. 56) – sono così tracciati da tica” (p. 66). Infatti, sebbene il resto del corso si soffermi
Foucault, ciascuno a suo modo interessante, ma tesi a il- su un esame dettagliato e sulla comprensione di tali serie,
lustrare quattro elementi (1998a, pp. 216-218): gli spazi di in modo particolare la seconda coppia di termini, Foucault
sicurezza, l’aleatorio, la normalizzazione e la nascita della offre un’illuminante digressione sul rilievo implicito di ta-
questione della popolazione. È chiaro che qualsiasi cosa li problemi nei suoi lavori precedenti, ad esempio, quan-
Foucault dica sul territorio, egli non afferma mai che la si- do in Le parole e le cose evoca quanto la popolazione fos-
curezza sia a-spaziale. Piuttosto essa opera su una strate- se importante all’interno delle sue tre scansioni analitiche:
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

dall’analisi della ricchezza all’economia politica; dalla sto- bliche e strade, nonché la circolazione, nel senso lato di cir-
ria naturale alla biologia; dalla grammatica generale alla fi- colazione di beni, persone, strade, fiumi e canali (pp. 233-
lologia storica. 237 e pp. 240-241).
In ognuno di esse, la tematica dell’uomo e delle “scien- La sorveglianza diventa pertanto un concetto genera-
ze umane” – “essere vivente, individuo che lavora, soggetto lizzato inteso come controllo dello spazio e delle statisti-
parlante – va compresa a partire dalla nascita della popo- che della popolazione. I tre apparati di sicurezza affron-
lazione in quanto correlato al potere e come oggetto di sa- tati all’inizio del corso sono così tutti chiaramente rela-
pere”. Foucault insiste anche sul fatto che la figura zionati al problema della polizia. In effetti, in diversi pun-
dell’“uomo” – da intendere in senso plurale e senza genere ti della sua analisi, Foucault li mette esplicitamente in rap-
– non sia “altro che una figura della popolazione” (p. 69). porto, sostenendo che il problema del grano è un fatto
d’interesse per la polizia, un fatto di economia politica e
che “lo spazio della circolazione è dunque un oggetto pri-
5. Il problema del calcolo vilegiato della polizia” (p. 236).
I meccanismi usati si fondano sulla politica del calco-
Ecco un altro esempio del modo in cui Foucault rior- lo, un modo di governare che è sia individualizzante sia to-
dina e organizza una sua precedente ricerca alla luce di talizzante, divisorio e sommatorio. Si tratta di una nuova
questo nuovo materiale. Si tratta di un tema comune ai suoi concezione di sorveglianza che, pure, richiede un’abilità
corsi, che esplorano nuove vie di ricerca, riprendendone di supervisione, questa volta nell’astrattezza del numero.
alcune passate con nuove prospettive teoriche. “La statistica è resa necessaria, ma anche possibile dalla po-
La parte restante di Sicurezza, territorio, popolazione e lizia (…); la statistica (…) è il sapere dello Stato sullo Sta-
il corso successivo Nascita della biopolitica sono ampia- to, inteso come sapere di sé (savoir de soi) da parte dello
mente orientati verso un’argomentazione della nozione di Stato, ma è anche sapere degli altri Stati” (p. 228; 2004b,
popolazione e dei meccanismi di governabilità a essi rela- pp. 25-26). È il calcolo (calcul) e non una antica nozione
zionati, che includono le statistiche della popolazione e nu- di “saggezza” (sagesse), il modello di queste razionalità:
merose misurazioni qualitative del territorio statale. In “calcolo delle forze, calcolo delle relazioni, calcolo delle
modo particolare, Foucault rileva come i testi che studia- ricchezza, calcolo dei fattori di potenza” (p. 257). Tali
no il ruolo della “polizia” analizzano il numero dei citta- modelli di calcolo sono esplicitamente legati, più in gene-
dini, e come ciò rifletta il potere di un paese; i testi che os- rale, al progresso della razionalità, in quanto modi di ra-
servano come queste misure permettano alla gente di vi- zionalizzare e regolamentare l’arte di governare (pp. 257-
vere, includano così ambiti quali cibo, agricoltura e mer- 258 e p. 15). Il tema di tutto il corso del 1978-79 è dun-
cati, nonché la questione sanitaria, sia in termini di medi- que l’uso dei criteri di calcolo, che enunciano, ad esempio,
cina che di salute pubblica e l’amministrazione di una come il nuovo principio per la “produzione della libertà”
città sana; i testi che sovrintendono l’attività delle perso- è il calcolo.
ne integrino la religione, i costumi, l’ordine pubblico, for- Le misurazioni di cui si parla comprendono misure
nendo misure per il povero bisognoso, ma altresì l’ammi- economiche, tassazione e importazioni, che costituiscono
nistrazione generale della città, inclusi edifici, piazze pub- un “insieme di conoscenze tecniche che caratterizzano la
 STUART ELDEN SORVEGLIANZA, SICUREZZA, SPAZIO 

realtà dello Stato stesso” (p. 201). Assieme alla “cono- ne e il controllo dello spazio. I dispositivi di sicurezza
scenza della popolazione, misura della sua quantità, della analizzati in Sicurezza, territorio, popolazione dimostrano
mortalità e della natalità, stima delle differenti categorie di l’importanza di questa organizzazione, partizione e con-
individui in uno Stato e della loro ricchezza”, troviamo trollo spaziale. Allo stesso modo, la sorveglianza delle po-
inoltre una “stima delle ricchezze virtuali di cui dispone polazioni può includere la loro variazione statistica, piut-
uno Stato – le miniere, le foreste ecc.” (ib.). Le qualità di- tosto che semplicemente il loro movimento fisico. La sor-
ventano allora qualcosa possibile da quantificare, con il veglianza e la sicurezza sono perciò entrambi intrinseca-
perfezionamento delle tecniche di misurazione, a loro vol- mente legati alla questione dello spazio, e per massimiz-
ta parte del più ampio sviluppo scientifico di quel perio- zare i loro obiettivi in modo effettivo questo spazio è com-
do. Sebbene Foucault tenda a sottovalutare la questione preso in modo particolare, come sorvegliato geografica-
del territorio in questi due corsi, penso si possa usare la mente, mappato geometricamente e controllato politica-
sua ricerca per leggere il territorio come fattore di calco- mente6. Tutte queste tecniche dimostrano l’importanza
lo, in cui vengono utilizzati gli stessi meccanismi per ca- della vista, della visione e dello sguardo.
pire, ordinare e controllare lo spazio. In tal senso, non c’è
una transizione diretta da uno Stato di territorio a uno Sta- (traduzione di Federica Mazzara)
to di popolazione, né l’accento si sposta dall’uno all’altro,
piuttosto il territorio e la popolazione sono recepiti in
senso diverso.
In effetti, si potrebbe affermare che le stesse categorie 1
2
Per un’utile discussione generale, cfr. Wood 2007.
Per un’analisi complessiva, cfr. Latour 1984.
di “popolazione” e “territorio” emergono veramente sol- 3
Cfr. anche Foucault et al. 1979.
tanto in questo momento politico. Proprio come le persone 4
Lezione del 9 gennaio 1980. Sono grato a Colin Gordon per questo rife-
vengono comprese come individui discreti e come un in- rimento.
5
Sull’agricoltura vedi anche Foucault 2004b, pp. 122-123.
sieme aggregato, la terra che abitano è così qualcosa da 6
L’opera di Foucault sullo spazio è discussa in dettaglio in Elden 2001 e in
comprendere in termini delle sue proprietà geometriche Crampton, Elden, a cura, 2007; la nozione di politica del calcolo in relazione
e razionali, o “qualità”. Il territorio è più di una semplice all’opera di Foucault in Elden 2002.
terra, esso è la messa in pratica del concetto emergente di
“spazio” inteso come categoria politica: posseduto, di-
stribuito, mappato, calcolato, controllato e i cui confini so-
no tracciati.
La nozione foucaultiana della politica del calcolo è
cruciale, e non è qualcosa che si manifesta soltanto nella
popolazione, ma anche nel territorio.
L’analisi della sorveglianza resa famosa da Sorvegliare
e punire, e prolungata in via complementare nell’esame del-
l’architettura ospedaliera e manicomiale nel Potere psi-
chiatrico (e altrove), richiede l’organizzazione, la partizio-
Lo sguardo prensivo. Per una zoopolitica dei sen-
si in Foucault
Salvo Vaccaro

Non pensare, ma osserva!


Ludwig Wittgenstein

Prensivo è una parola migliore di tattile, poi-


ché non oppone due organi di senso, ma la-
scia supporre che l’occhio stesso possa ave-
re una funzione che non sia visiva.
Gilles Deleuze, Félix Guattari

Nel quattordicesimo piano in cui Deleuze e Guattari


esaminano la coppia liscio-striato attraverso alcuni modelli
di spazializzazione in diverse sfere del sapere, l’arte no-
made sembra offrire loro una cognizione della visione che
fa giocare la distanza come elemento concettuale dello
sguardo estetico: “Là dove la visione è vicina, lo spazio non
è visivo o, piuttosto, l’occhio stesso ha una funzione pren-
siva (haptique) e non visiva (optique)”1. In tal senso la di-
stanza si presenta come il volume di fusione nel cui con-
tatto, ottico e aptico si prolungano reciprocamente nella
comprensione concettuale attivata da quel sapere filoso-
fico occidentale che, da Platone e Aristotele sino a Kant,
Husserl e Merleau-Ponty, ha coniugato tatto e visione,
mano e occhio, quali leve cognitive mediante l’esperienza
corporea delle dita che contornano le forme degli ogget-
ti di conoscenza (a differenza delle antenne degli insetti il
cui tatto non è aptico, cioè prensivo). La teoria, quale cor-
nice la cui funzione è quella di esaltare l’idea im-mediata
trasponendola su un livello più sistematico, ne rappresen-
ta – ossia porta alla presenza – il testimone raddoppiato,
il segno della memoria, la traccia ereditata.
Interrogare Foucault sullo sguardo non significa sten-
dere una griglia binaria da cui discernere l’evidenza di un
 SALVO VACCARO LO SPAZIO PRENSIVO. PER UNA ZOOPOLITICA DEI SENSI... 

posizionamento in continuità o meno con il primato del- pri comportamenti, ribadiscono lo stato di soggezione
l’ocularocentrismo, come sostengono da fronti opposti percependosi in quanto soggetti costituiti in tale asimme-
Gary Shapiro e Martin Jay2. Dalla mia prospettiva, si in- tria. Ciò che li oggettiva, in quanto soggetti detenuti, è la
tende abbordare invece il senso di uno sguardo che tocca forza proveniente da uno sguardo prensivo che li fissa
attraverso il diaframma dello spazio e della spazializza- nell’attimo stesso in cui lo sguardo panottico si esercita, e
zione, sia come topos foucaultiano, sia come effetto aca- non antecedentemente in virtù di una sentenza di con-
tegoriale in cui le funzioni dei sensi si confondono deli- danna che pure fisicamente ha inciso sui corpi dei soggetti
neando quella che, precariamente, si potrebbe definire detenuti. Visibilità e coscienza si intersecano nel movi-
una zoopolitica. mento spaziale di sguardi asimmetrici che ottunde una
Possiamo individuare almeno due luoghi in cui figura- possibile costituzione di coscienze intersoggettive perché
re il diagramma di un intrico, di una cattura reciproca tra delimita i sensi in gioco precludendo una comunicazione
aptico e ottico: la dimensione politica, ove ciò di cui si trat- tra soggetti osservati, privati di opportunità comunicati-
ta è l’agire, il disporre, il classificare, e lo statuto episte- ve (se non quelle minimali di segni e suoni tra celle che for-
mologico, ove ciò di cui si tratta è il conoscere e il rico- mano un frammento originario di senso comune dei sog-
noscere. Il Panopticon è una tecnologia visuale in una geo- getti detenuti);
polizia di Stato. In essa convergono: - un modello disciplinare così esteso è al contempo ef-
- una transizione dal regime classico di visibilità del po- fetto e matrice di un’arte di spazializzazione della police nel
tere alla moderna invisibilità del potere, in cui gli arcana XVIII secolo, che distribuisce efficacemente moltitudini su
imperii non designano più le camere chiuse e inaccessibi- territori, ossia insiemi aggregati e disaggregati di popola-
li della sede istituzionale del potere sovrano, bensì l’asso- zione uti singuli e uti classe. Il dispositivo topico di pro-
luta cecità delle dinamiche di potere ottenuta tanto dal- cessi materiali (la pressione demografica, lo svuotamento
l’abbagliante lucore della sua articolazione trasparente delle campagne, il collasso della rendita fondiaria, la con-
che perverte la visione in indistinzione, quanto dalla mol- centrazione urbana), di costituzione di saperi nella loro au-
teplice penetrazione capillare del potere che si irradia lun- tonomia di statuto conoscitivo (la medicina, la demogra-
go un duplice movimento ascendente e discendente, col- fia, la sociologia), di emersione di poteri e infrapoteri spe-
mando di sé anche microdinamiche infrasocietarie e mi- cifici investe il nesso tra corpo e potere di molteplici legami
niapparati sociali investiti di pratiche discorsive e visuali – di vincoli e di opportunità – che si annodano e si sno-
designanti saperi e poteri; dano attraverso la loro attivazione spaziale, di volta in vol-
- una asimmetria di sguardi costitutiva di soggettività ta operazionabili mediante uno sguardo che non si limita
gerarchicamente costruite nell’evanescente assenza di vin- a osservare, come se fosse esterno a tali spazializzazioni,
colo eteronomo. Da una parte, infatti, chi è situato nella ma entra in contatto diretto, disloca, alloca e colloca. L’e-
posizione ideale di osservazione totale gode di una collo- sito è uno stato del visuale che regola in modo inquietan-
cazione topica grondante di potere nei confronti dei sot- te una visualità statuale3;
tostanti osservati, i quali, nel momento in cui anticipano - l’interpolazione nel Panopticon di una politica vi-
il suo potere percettivo internalizzandolo e così rendendosi suale – l’asse spaziale del potere – e di una visualità sta-
docili allo sguardo altrui modificando e adeguando i pro- tuale – la sua cattura in una riterritorializzazione statuale
 SALVO VACCARO LO SPAZIO PRENSIVO. PER UNA ZOOPOLITICA DEI SENSI... 

– si innerva nelle profondità fortemente pedagogiche (di- in servitù e del suo rovesciamento violento in libertà,
sciplinari, appunto) in cui natura e cultura si offrono in- controllabile solo dall’identità di sapienza e autorità
discernibili allo sguardo, tanto legato a processi costi- (Curi 2004, pp. 161-207; Shapiro 2003, pp. 294-298).
tutivi quanto “elemento del mondo che possiede una esi- Platone qui fonda un archetipo culturale che arriverà
stenza non necessariamente situata in un soggetto uma- lungo la modernità (Etienne de La Boétie) sino alla dia-
no”, ciò che Foucault sembra condividere con Merleau- lettica dell’Illuminismo secondo Adorno e Horkheimer,
Ponty e Lacan (Shapiro 2003, p. 169)4. Tale interpola- che Foucault proverà a squinternare su più lati: dal nes-
zione è rintracciabile sin dal mito platonico della caver- so sapere-verità rigidamente verticale allo scioglimento
na, che rappresenta una genealogia dello statuale tutta in un gioco aperto e non chiuso di conoscenza e pote-
giocata sullo sguardo cieco. Il nesso tra ombre e catene, re, dallo smembramento dell’autorità quale emanazione
accecamento e impedimento, non ostacola solamente unicamente istituzionale alla dispersione del senso ege-
l’accesso alla verità, ossia l’emancipazione dalle appa- monico in una atopia acategoriale e plurale di pratiche
renze scambiate per realtà – nucleo della metafisica che discorsive multisensoriali e di pratiche materiali con-
installa il simulacro di copia di copie – ma anche la li- flittuali sempre aperte.
bertà di movimento come autodeterminazione. In ef- La declinazione congiunta di analitica e critica in Fou-
fetti, secondo Platone, la liberazione dai ceppi non è ac- cault trova il proprio metodo nella rottura di evidenza
cessibile a chiunque se non ai filosofi-re, indice di con- quale pratica di disarticolazione di ciò che storicamente e
giunzione assoluta di sapere e potere; il percorso di asce- discorsivamente si sono date come prove accertate e co-
sa alla verità dalle tenebre della caverna avviene sotto il me testimonianze visive. Il legame tra prova di verità e vi-
segno della forza di esteriorità che converte la soggezione sione è racchiuso nel lemma inglese evidence, un tempo de-
in liberazione e, a sua volta, riconverte il sapore della li- cisivo ma che oggi anche nel campo dell’accertamento
bertà appena conquistata con il riaccecamento da trop- giudiziario esce ridimensionato dalle trappole fallaci del-
pa luce, in cui persiste l’illusione delle idee apparenti at- l’illusione e dell’autoinganno di un occhio che vede ciò che
traverso un dispositivo questa volta diverso. Come se il a monte la mente proietta come prolungamento di un au-
senso della verità con i suoi effetti e soggetti di sovranità spicio, di un frammento azzardato di verità, di una scom-
fosse strettamente connesso alla visione, da un lato, ma messa rischiosa di adæquatio rei atque cogitationis. L’evi-
a debita distanza per scongiurare l’atto critico, dall’al- denza è, secondo Foucault, una strategia veritativa che
tro, pena l’elisione della potenza del logos che può uni- attua una esclusione dal campo visivo di ciò che sfugge non
camente essere detto da una autorità costituita che cer- tanto alla immediata percezione, quanto al residuo di in-
tifica e sanziona il dir-vero. Quindi, la catarsi è sempre visibilità scartato dalla mossa di messa-in-evidenza. Fou-
eteronoma, e il farmaco della verità viene inoculato per cault intende invece sbarazzarsi alla radice di una pro-
prevenire una liberazione definitiva. Cecità e visione si spettiva fenomenologica: in Husserl, infatti, sulla scia di
con-fondono nel duplice percorso dell’anabasi e della ca- Kant, la disgiunzione tra aptico e ottico va a tutto vantag-
tabasi, a significare per Platone la dura necessità del gio del primo senso, poiché l’animalità senziente dell’uo-
dominio quale protettore e garante del polemos, ossia del mo trova nella tattilità una fonte di duplice apprensione
rischio perenne del travolgimento coattivo della libertà immediata, diretta, intuitiva, cosa che l’occhio non riesce
 SALVO VACCARO LO SPAZIO PRENSIVO. PER UNA ZOOPOLITICA DEI SENSI... 

se non metaforicamente a compiere, il che appunto riba- lazione alle condizioni possibili di emersione del lin-
disce la differenza. Proprio quel che Merleau-Ponty criti- guaggio nella sua determinabilità da una forma-di-vita da-
ca rifiutando di assegnare tale primato al tatto quale sor- ta (ossia il suo lucore è effetto di lampo). Se il secondo
gente primaria di conoscenza, laddove l’intercarnalità ha si profila facendosi spazio nei diversi regimi discorsivi uti-
bisogno dello sguardo come momento di con-fusione, di lizzando lo sguardo come puntatore di visibilità funzio-
co-percezione e, al contempo, di uno scarto irriducibile, nale all’affermazione di pratiche teoriche e procedure di
di una distanza incolmabile come iato tra corpo singolare veridizione, esso resta tuttavia legato a una forma-rap-
e carne del mondo (Derrida 2000). presentazione, tipica della metafisica occidentale, in cui
Foucault allora in primo luogo si pone lateralmente viene a offrirsi una identità, laddove Foucault intreccia
rispetto a un discorso egemonico di fondazione del vi- parlare e vedere – distanziandosi in ciò da Blanchot, per
suale, prendendo in esame piuttosto regimi specifici (dal- il quale “parlare libera il pensiero dall’esigenza ottica
l’estetica alla clinica, dalla follia alla letteratura) in cui che, nella tradizione occidentale, condiziona da millen-
tracciare diagrammi di spazialità prensiva al cui interno ni il nostro modo di accostarci alle cose e ci invita a pen-
annodare, seguendo Nietzsche, pensiero e vita, espe- sare garantiti dalla luce o sotto la minaccia dell’assenza
rienza di sapere e aneddoto di vita, dispositivi e Leben- di luce (…). Bisogna pensare secondo la misura dell’oc-
sform, senza gerarchizzare i cinque sensi5. Così visibilità chio” (Blanchot 1969, p. 38)6 – al fine di disperdere iden-
e discorsività, ossia da una parte immagini e sensazioni, tità, di disgiungere presenza e consistenza, di disvelare
e dall’altra, parole e concetti, si incrociano in pratiche tecniche di nascondimento. Il suo obiettivo dichiarato è
epistemico-materiali (ricavate tramite lo scavo archeolo- “non tanto nel far vedere l’invisibile, quanto nel far ve-
gico-genealogico) ove si riscontra come accada che le dere come sia invisibile l’invisibilità del visibile” (Fou-
parole enunciano concetti con immagini, mentre le vi- cault 1966b, p. 117), mostrando la tensione tra forma e
sioni mostrano cose con concetti. Addirittura, Foucault parola aprendo la duplice piega del dentro e del fuori (la
sottolinea, appoggiandosi al Rinascimento italiano, come doublure deleuziana) a una risonanza che amplifica nel-
la spazializzazione pittorica presenti un’arte del dire sen- la molteplicità le rispettive risonanze7.
za parole che testimonia proprio tale cattura reciproca; È quel che Deleuze definisce la capacità visionaria di
per poi enunciare la potenza di un cortocircuito tra pa- Foucault nell’ambito delle sue ricerche che delimitano un
rola e immagine nel rinvio vertiginoso tra scrittura di campo audio-visivo del sapere, della sua formazione e
una frase e figura incorniciata nella celebre ékphrasis della sua stratificazione. Essa gli consente di far vedere il
della non-pipa di Magritte, in cui discorsivo e visibile si visibile dove altri non lo vedono che come ovvio, quindi
ritraggono nella loro assoluta eterogeneità e si negano al- dissimulato e nascosto dietro di esso, sottratto allo sguar-
la loro metadicibilità. do (critico-analitico). Ma tanto il visibile, quanto l’enun-
Intrecciando dire e vedere, Foucault cerca di sfuggi- ciabile emergono solo in un lavorio di scavo, tra la con-
re all’attrazione fatale, ora verso l’enunciato linguistico, dizione di emergenza di approccio kantiano e la forma fe-
ora verso la determinazione del visibile. Se il primo si im- nomenica che le avvolge di approccio husserliano. È il gio-
pianta in un essere-linguaggio di heideggeriana memoria, co della distanza che disgiunge dire e vedere ricongiun-
l’apertura della Lichtung è però di ordine storico in re- gendoli in un medesimo scarto dove fa capolino una idea
 SALVO VACCARO LO SPAZIO PRENSIVO. PER UNA ZOOPOLITICA DEI SENSI... 

di incrocio tra funzioni sensitive che non si dispongono diverso enjeu alla questione della verità come costruzione
secondo la classica gerarchia dei sensi (pur in ordine di- sagittale, strategica, e non come mero rispecchiamento
verso secondo le epoche di pensiero), bensì in una di- ontologico. Infatti, proprio la saldezza dell’arte combina-
mensione acategoriale “diversa da quella delle loro ri- toria tra i sensi, l’assenza di gerarchia tra di essi, l’intrin-
spettive forme” (Deleuze 1986, p. 95)8. Come se il lin- seca fragilità di ciascuno di essi preso isolatamente, fa del-
guaggio fosse osservabile come una pratica di spazializ- l’esito costruito di senso veritiero non la roccia su cui eri-
zazione e visualizzazione che evidenzia non più con i se- gere monumenti, bensì lo spazio contingente in cui far
gni, quanto con i sensi9, e tali sensi possano condensare muovere documenti e argomenti verso i quali l’attività co-
conoscenza solo in una “doppia esteriorità”, come dice gnitiva ed epistemica non rivestirà la figura pietrificante
Lyotard10, sia alla forma del visibile di cui narrare uno dello sguardo della Medusa. Giochi di verità, quindi, con
scarto insondabile ai giochi di verità, sia alla forma del- un investimento ludico dei sensi che sfuma le istanze ege-
l’enunciabile di cui raffigurare i limiti di dicibilità e di pen- moniche dello sguardo theorico che, da Platone a Hei-
sabilità refrattari alla loro cattura veridica. degger, disvela (a-letheia) aprendo l’essere alla sua verità,
Evidenza di questa rottura di linearità verticale tra vi- un essere peraltro esclusivamente maschile, stante la cri-
sibile e discorsivo è, per Foucault, il modello del calli- tica di Luce Irigaray alla postura fallica della epistemolo-
gramma di cui Magritte illustra con il suo senso surreali- gia metafisica.
sta la potenza sovversiva. Infatti, “il calligramma si pro- Potrebbe sembrare che Foucault spiazzi il primato
pone di cancellare ludicamente le più antiche opposizio- dello sguardo, in ciò dando ragione a Martin Jay, allor-
ni della nostra civiltà alfabetica: mostrare e nominare; raf- quando la parrhesia si pone come la trincea della dicibi-
figurare e dire; riprodurre e articolare; imitare e significa- lità del vero, privilegiando la parola di un logos refratta-
re; guardare e leggere” (Foucault 1973a, p. 27). Se l’inte- rio e liberato attraverso un movimento tellurico di inci-
resse foucaultiano verso la pittura tende, dal Rinascimen- sione genealogica da ogni “susseguirsi di processi di as-
to sino a Manet, a intravedere nell’immagine pittorica un soggettamento”11. Tuttavia a me sembra che la posta dei
“dire senza parole” (Triki 2004, p. 59), in Magritte la con- giochi di verità in Foucault sia da connettere, anche nel-
giunzione disgiuntiva tra visione e scrittura esonera l’al- la fattispecie della parrhesia, alla narrazione libera di una
fabeto dal primato del dicibile per catturare il senso con contingenza da osservare deprivata con atto volitivo e
una duplice mossa grafica in cui anche la grafia, deconte- consapevole di ogni sanzione medusea. Narrazione con-
stualizzata dalla sua funzione, offre parola a ciò che il di- dotta attraverso i sensi, quindi, non da una concatena-
segno enuncia in uno spazio circoscritto della tela forata zione di essi gerarchicamente determinata, che funga da
dal cortocircuito significativo. eterotopia sospesa intesa alla maniera della spaziatura di
Foucault sembra così delineare una sorta di epistemo- libertà in Nancy12.
logia estetica, ossia una specie di conoscenza che afferra il In altri termini, lo sguardo prensivo partecipa di quel
senso di un concetto, di una cosa, di una parola, di un gesto della tangenza che sfiora le cose offrendo un contatto
enunciato, utilizzando in maniera inestricata i sensi di- umano. Denegando il dispositivo che gerarchizza i sensi,
sponibili e concorrenti al sapere. La diversa utilizzazione Foucault rielabora la lezione husserliana preoccupandosi
dei sensi in tale attività cognitiva fa assumere pertanto un di inseguire le biforcazioni della contingenza senza gravarla
 SALVO VACCARO LO SPAZIO PRENSIVO. PER UNA ZOOPOLITICA DEI SENSI... 

di una sorta di filosofia storica della necessità che sovrin- si aggancia all’altro per compiersi compiutamente, toc-
tenda il duro gioco binario dell’inclusione e dell’esclusio- candosi con l’altro – non per manifestare una organicità
ne. Come rilegge Derrida, la contingenza esprime la non- corporea o una sensibilità indifferenziata, tutt’altro, ma per
necessità, l’assenza d’opera, la gratuità dell’essere sotto for- aprire i sensi a “possibilità profetiche” per un “sentire al-
ma di una archifatticità del con-tatto, del tatto. In esso si trimenti” (p. 231), diventa tanto un campo di ricerca,
annuncia un senso del rapporto sé/mondo in cui è bandi- quanto uno sguardo prospettico innovativo nella lettura di
ta la violenza della cattura concettuale-linguistica, a favo- Foucault.
re del tatto come disponibilità reciproca a toccare e la-
sciarsi toccare, esponendosi e donandosi l’un con l’altro,
inaugurando una ospitalità incondizionata che non pren-
1
Deleuze, Guattari 1980, p. 686. E poco prima: “l’insieme e le parti con-
da ostaggi (il ricatto morale del legame contrattuale se- feriscono all’occhio che le guarda una funzione che non è più ottica, ma pren-
condo Nietzsche)13. Ciò che Horkheimer e Adorno te- siva. È un’animalità che non si può vedere senza toccarla con la mente, sen-
mevano della vis distruttiva dei Lumi – “lo sguardo sul- za che la mente divenga un dito, sia pure attraverso l’occhio”. Il riferimento
è, tra l’altro, all’Antropologia kantiana, ben nota a Foucault in quanto suo pri-
l’albero disseccato dal suo ardore” – nella volontà di cat- mo traduttore francese e commentatore ai tempi della tesi complementare di
tura dei concetti, già insita nella grammatica del pensiero dottorato.
che consuma l’oggetto della conoscenza, rinviava pur sem- 2
Cfr. Jay 1989, pp. 195-224; 1993a; Shapiro 2003. Altrettanto interessan-
te risultano Levin 1987; 1999a; a cura, 1993.
pre al “presentimento della maestà del giorno che non do- 3
Shapiro 2003, in particolare nelle pp. 301-302, lega a tal proposito lo Za-
vrà più bruciare il mondo che illumina” (Horkheimer, rathustra di Nietzsche e il Panopticon letto da Foucault nella figura dello sguar-
Adorno 1947, p. 235). L’ossessione dei francofortesi sem- do del male.
4
Crossley 1993, collega l’intersoggettivazione carnale di Merleau-Ponty al-
bra sciogliersi nella suggestione derridiana di una “apo- l’effetto di intersoggettività prodotto da una spazializzazione asimmetrica che
logetica della fiamma” la cui luminosità da cerino, si di- tocca corpi, più che menti e coscienze in senso sartriano.
rebbe, finisce con il consentire uno sguardo illuminato e 5
Ad esempio, Freud riteneva che gli antichi umani si orientassero nel mon-
do a loro ostile attraverso principalmente l’olfatto e il tatto, mentre l’emergen-
illuminante che sfiori tangenzialmente le cose da cono- za della vista è spiegabile solo dopo l’accesso a una postura verticale; in Plato-
scere, che le carezzi alla maniera di Lévinas, secondo una ne invece il “più nobile dei sensi”, quello più teoretico, è lo sguardo che fonda
prossimità non invadente, o possessiva né oppressiva (Der- la presenza dell’essere fuggendo dal corporeo per divenire, l’eidos, theoria in-
carnata; sebbene sia noto come, secondo un principio di unità organica, in Ari-
rida 2000, p. 279). stotele l’odorato equivalga al gusto, che è come il tatto, nell’ovvia distinzione di
Muovendo da tali riflessioni, sarà possibile delineare funzione sensoriale (Perì Psykhès), è sopra tutto la vista a illuminare le differenze
una mappa di una zoopolitica dei sensi, che in Foucault tra le cose (Metafisica); mentre Kant, infine, distingue i sensi in “oggettivi – il
tatto, la vista, l’udito – e in soggettivi – il gusto, l’olfatto – (…) e tra questi il tat-
senza dubbio concatena in legami contingenti e instabili to (le toucher, Betastung) viene per primo, [perché] è il più importante o il più
almeno i sensi dello sguardo che tocca, della parola che ve- serio nella misura in cui è l’unico senso della percezione esteriore immediata e
de, dell’udito che discerne, precludendosi una schema- pertanto quello che ci dà la certezza più grande, [laddove] gli altri due sensi og-
gettivi devono essere ‘originariamente rapportati’ al tatto per ‘costituire una co-
tizzazione trascendentale che isoli ciascun organo in po- noscenza attraverso l’esperienza’” (Derrida 2000, p. 55 citando l’Antropologia
sizione di funzionalità verticale e dominante. Se il “pen- dal punto di vista pragmatico di Kant).
6
sare altrimenti” problematizza la stessa grammatica del “La vista si esercita invisibilmente in una pausa in cui tutto si attiene” (Blan-
chot 1969, p. 39).
pensiero, il nesso tra questa e il sostrato sensibile, com- 7
Prendo in prestito tale idea da Nancy 2005, p. 20: “La figura plasma un’i-
posto da “slittamenti tropici” dei cinque sensi – l’uno che dentità, l’immagine desidera un’alterità” (p. 18).
 SALVO VACCARO

8
Cfr. Foucault 1964. Quasi tutto il VI capitolo del libro di Shapiro è dedi- Bibliografia
cato allo spazio che il sogno e la visione hanno in Foucault, dal lavoro su Bin-
swanger in poi.
9
Qui forse Foucault può essere prolungato lungo una direttrice divergen-
te da quella avanzata da Deleuze, che pertiene anche all’opera di Deleuze stes-
so, come ci ravvisa Fabbri 1997, pp. 111-123.
10
Lyotard 1971, p. 41: “l’occhio è nella parola perché non vi è linguaggio
articolato senza l’esteriorizzazione di un ‘visibile’, e ancor più perché vi è un ti-
po di esteriorità, per lo meno gestuale, ‘visibile’, che in seno al discorso ne co-
stituisce l’espressione”.
11
Noudelmann 2005, p. 30, cita la Seconda dissertazione della Genealogia
della morale di Nietzsche. Blanchot lega non solo metaforicamente o etimolo-
Nel testo, l’anno che accompagna i rinvii bibliografici secondo il sistema auto-
gicamente lo stile con la lacerazione violenta del taglio provocato da uno stilo,
re-data è sempre quello dell’edizione in lingua originale, mentre i rimandi ai nu-
il che si applica puntualmente al lavoro martellante di Nietzsche.
12 meri di pagina si riferiscono sempre alla traduzione italiana, qualora negli estre-
Mi sia permesso rinviare in prima approssimazione al mio Vaccaro 2004.
mi bibliografici qui sotto riportati vi si faccia esplicito riferimento.
Come rileva Derrida, Nancy si è già pronunciato sulla degerarchizzazione del
tatto senza pretese di primazia o di privilegio rispetto agli altri sensi (Derrida
2000, p. 75, nota 2). Agamben, G., 1995, Homo Sacer. Il potere sovrano e la nuda vita,
13
Derrida 2000, specialmente il cap. X, Tangente IV, pp. 245-272, e in par- Torino, Einaudi.
ticolare p. 260 ove, in nota 2, cita un pezzo di Franck (1981) in cui si sostiene Agamben, G., 1998, Quel che resta di Auschwitz, Torino, Bollati Bo-
uno sguardo fenomenologico che intravede una archifatticità anarchica quale
contingenza originaria della carne la cui irriducibilità si contrappone come li-
ringhieri.
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Gli autori

Stefano Catucci insegna Estetica nell’Università di Ca-


merino dopo aver insegnato a Roma e a Paris X Nanterre.
I suoi ultimi lavori sono: Introduzione a Foucault (2000) e
Per una filosofia povera (2003).

Michele Cometa insegna Letterature Comparate nel-


l’Università di Palermo. È direttore del Dipartimento di
Arti e Comunicazioni e dirige il Master in Comunicazio-
ne e Cultura Visuale. Si è occupato di letteratura e arti fi-
gurative tra Settecento e Novecento. I suoi ultimi lavori so-
no: Dizionario degli studi culturali, a cura di R. Coglitore
e F. Mazzara (2004), Parole che dipingono. Letteratura e cul-
tura visuale tra Settecento e Novecento (2004) e Visioni
della fine. Apocalissi, catastrofi, estinzioni (2004); Descri-
zione e desiderio. I quadri viventi di E. T. A. Hoffmann
(2005); L’età di Goethe (2006).

Daniel Defert, sociologo, insegna all’Università Paris


VIII Vincennes. Ha fondato e presieduto (dal 1984 al 1991)
AIDES, una associazione di sostegno ai malati di AIDS in
Francia. Consulente per diversi anni dell’OMS, si è occu-
pato di etnoiconografia e sanità pubblica. Compagno di vi-
ta di Michel Foucault, con cui ha condiviso esperienze di
militanza nel GIP, dalla sua scomparsa è attivo al Centre
 GLI AUTORI

Michel Foucault e cura convegni, iniziative culturali e


pubblicazioni sul filosofo francese.

Stuart Elden svolge attività di ricerca in Teoria Politi-


ca presso l’Università di Durham nel Regno Unito. I suoi
principali interessi vertono sulla intersezione di spazio, fi-
losofia e politica, analizzati attraverso tre autori del pen-
siero occidentale: Heidegger, Lefebvre e Foucault. È coe-
ditore della rivista on line «Foucault Studies». L’ultimo suo
libro è Mapping the Present. Heidegger, Foucault and the
Project of a Spatial History (2001).

Martin Jay insegna all’Università di California a Berke-


ley. Noto per i suoi studi sulla Scuola di Francoforte, due
suoi lavori sono stati pubblicati in Italia: L’immaginazio-
ne dialettica (1979) e la monografia su Adorno (1987). I
suoi interessi si orientano altresì sulla cultura visuale, nel
suo imponente lavoro Downcast Eyes (1993). Il suo ulti-
mo libro è uscito nel 2003 col titolo Refractions of Violence.

Thomas Lemke insegna Sociologia alla Bergische Uni-


versität di Wuppertal, dopo essere stato per anni all’Insti-
tut für Sozialforschung di Francoforte. I suoi interessi si
muovono nell’ambito degli studi sulle società di rischio e sul-
la biogenetica. Su Foucault ha approfondito le tematiche re-
lative alla biopolitica e alla governamentalità. Il suo lavoro
principale è Eine Kritik der politischen Vernunft (1997).

Salvo Vaccaro insegna Filosofia della Politica nell’U-


niversità di Palermo. Si è occupato per molti anni dell’o-
pera di Foucault. I suoi interessi si muovono nell’ambito
del contemporaneo, Foucault e Deleuze soprattutto e del-
la Scuola di Francoforte. Sui temi dell’analisi politica del-
la globalizzazione e della governance i suoi ultimi lavori so-
no Biopolitica e disciplina (2005) e Governance (2007, con
Antonio Palumbo).

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