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Rivali Landini.qxp 11/07/2011 14.

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poter incominciare un vita nuova


dopo la «conversione» di Stalin. TEATRO/2
Perfetto anche il cinismo di Fede-
rico Vanni che ha dato l’anima a
Beria, l’uomo senza scrupoli che
dissiperà i dubbi degli altri con-
giurati mandando a morte il ditta-
tore. Particolarmente efficace è
Kasimir & Karoline
l’azione del coro. L’entrata in pla-
tea con il tripudio di bandiere ros-
se è di un impatto straniante, co-
me anche la rievocazione della «Un uomo intelligente non può tire» («Cosa sono tutte queste
storia di Cristina: le ragazze in ca- che essere pessimista», esclama, storie della corrente spirituale
micia bianca dietro una cancellata a un certo punto, il protagonista che si stabilisce fra due anime?»,
sembrano le corde di una gigante- di Kasimir und Karoline, la stra- egli si domanda incredulo).
sca arpa che cantano l’epopea del- na pièce del fiumano Ödön von
la piccola deportata polacca Horváth (1901-1938). Nella Ger- Un castello dei
(«Cristina dai bei capelli neri, che mania di Weimar scossa da lotte
un giorno fuggivi disperata per le intestine, salotto buono per le destini incrociati
inospiti terre del Baical!»). soldataglie di Röhm e Hitler, il
Da mandare a memoria anche il tema della mera sopravvivenza Vi sono illustri, si fa per dire, se-
sontuoso finale: Stalin è disteso fisica era all’ordine del giorno in rial killer i quali provengono da
sul lettino, i medici lavorano su ogni pubblico dibattito, il pessi- rispettabili famiglie borghesi. La
di lui perché sembri una morte mismo era d’obbligo. Anche nel- crudeltà morale e il cinismo che a
naturale, con i sintomi dell’emor- l’arte. Chiunque abbia amato e questa si accompagna, di cui è
ragia celebrale. Il suo ultimo ge- ami i disegni di Grosz e i film di pervaso tutto il dramma di von
sto sarà alzare il braccio sinistro Pabst e la Lulu di Berg non sten- Horváth, che molto deve a Franz
con il pugno chiuso, quasi gri- terà a riconoscerlo. Wedekind, non scaturiscono so-
dando contro il cielo per aver Kasimir und Karoline è lo spec- lo, come un frutto velenoso dal
cercato di adempiere all’Idea e chio di una generazione «moder- suo seme, dall’élite borghese (è
non sapendo di aver ingaggiato na», quella nella quale una gran- questa l’ipotesi formulata da Ib-
un disperato corpo a corpo con de stanchezza condivisa, uno sen e da Strindberg). La dimen-
Dio («E perché non è lecito ucci- sperdimento essenziale, un’inca- sione privata sovrasta i grandi te-
dere? Chi lo dice? Dio lo dice: lo pacità di progettare il futuro, ma mi sociali. Von Horváth rilegge
sapete o no? E vorreste tornare anche i giochi di ruolo, gli iPod, la storia alla maniera degli inti-
sotto il giogo di Dio, voi, moder- Facebook, prendono il posto del- misti e dei crepuscolari, in fondo,
ni uomini liberi?»). la (surrogano la) vecchia etica più che in quella del posteriore
Per spegnere l’entusiasmo del della responsabilità. Ma il dram- neorealismo. Il dramma Kasimir
pubblico ci sono voluti cinque ses- ma di von Horváth è solo in par- und Karoline delinea il profilo di
sioni di applausi, i più felici e di- te il riflesso di una congiuntura un «castello dei destini incrocia-
sorientati sembravano i ragazzi del economica local, tipicamente te- ti» in cui, fin dalla prima battuta,
Don Gnocchi, riportati cinque vol- desca – ein sozialkritisches nulla pare dover andare come
te al centro dalla scena da un Bran- Volksstück, come si legge nel uno si aspetta. I due fidanzati del
ciaroli visibilmente soddisfatto. programma di sala pubblicato in titolo prendono strade opposte,
Alla «prima» il teatro Manzoni ha occasione della prima rappresen- lasciandosi fra reciproci dispetti
registrato il tutto esaurito (da se- tazione, avvenuta il 18 novembre (ma la misoginia di von Horváth
gnalare il ruolo decisivo per la 1932 –; esso è, invece, il paradig- sembra voler colpevolizzare più
realizzazione delle Fondazioni Il ma più generale di un’abiezione, lei che lui), ma non perché tra lo-
cavallo rosso e Costruiamo il fu- di un incrudelimento delle co- ro venga profilandosi un casus
turo). C’è da augurarsi che questa scienze che non hanno un tempo belli, un dissidio reale, la classica
nuova versione del Processo e e un luogo precisi per venire a scintilla che innesca il fuoco,
morte possa presto iniziare un galla. Non sono la sola povertà o, bensì per una cronica stanchezza
tour per i teatri italiani, magari an- come nel caso del personaggio e un organico deperimento che
ticipando l’arrivo sul grande eponimo, Kasimir, la sola perdita paiono il travolgimento di un’on-
schermo delle gesta della famiglia del lavoro, a ottunderne la co- da fatale, preparata, non sai co-
Riva e di tutti i protagonisti del scienza. Egli non conosce né ap- me, dal destino.
Cavallo rosso... prezza quella che Keats definì Di classi sociali diverse, un pro-
Alessandro Rivali una volta «la profondità del sen- letario e disoccupato lui, una pic-
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colo-borghese in cerca di confer-


me lei, la loro unione si infrange
sui sogni, sulle attese, sulle ri-
vendicazioni di entrambi, diversi
per ciascuno dei due. Vengono in
mente certi stupendi film di An-
tonioni, di Bergman, di Altman.
Gli amori tra appartenenti a clas-
si sociali differenti non si conta-
no in letteratura: da Martin Eden
di Jack London ai romanzi di Va-
sco Pratolini, da Casa Howard di
Forster ai Racconti romani di
Moravia, il tema è sempre identi-
co, non cambia: «cuori e cervelli
ammalati di ossessioni, di sensi,
di cupidigia» – la lettura di Cro-
nache di poveri amanti può inse-
Gabriella Carozza e Gianpiero Aceto
gnarci molto su Kasimir und Ka-
roline – si sommano al carrieri- si i tempi, la parola smarrisce par- grande intuizione di Brecht, la
smo di lei, al disfattismo di lui, te del suo potere e il significato cui eredità fu raccolta dal teatro
innescando il conflitto, insanabi- complessivo della vicenda è ridot- realista anglo-americano del
le. A Berlino, nel 1932, quando il to a un quadretto di genere dal sa- ’900, da Arthur Miller a Harold
dramma fu rappresentato, i berli- pore grottesco). Pinter). L’operazione piacentina
nesi videro in Kasimir und Karo- Più discutibile ancora la scelta è del primo tipo. Musiche di
line la rappresentazione dell’Ok- delle musiche. Anziché i Trink-, Weill – o similari – ci avrebbero
toberfest monacense, ma solo tre Jagd- und Schunkellieder (canti fatto avvertire tutta la grande
anni più tardi, a Vienna, il luogo di caccia e di osteria) previsti prossimità con il Woyzeck o con
deputato diventò il Prater con la dall’autore, la regista Agnese Leonce und Lena di Büchner. Il
sua gigantesca ruota. Cornelio, avvalendosi della con- risultato, così riletta la pièce, è né
sulenza della brava contralto Ele- carne né pesce. Lo spettatore si
A Vienna na Arcuri, saccheggia il reperto- sente tirato per la giacca dalla re-
rio «debole» della «canzone ita- gia per tutta la durata della rap-
o a Piacenza? liana», da Mina a Vasco Rossi a presentazione e finisce con il non
Masini. Forse lo fa per divertire sapere più se si trova nella Vien-
A Piacenza il dramma è stato rap- anziché provocare. Forse la scel- na di Schuschnigg e dell’Ansch-
presentato stemperandone i toni ta ha lo scopo di «decontestualiz- luss o nella Piacenza di oggi. Ciò
crudi e la cupezza, annacquandone zare» ulteriormente la pièce, di premesso, i giovani attori della
il sarcasmo e dilavandone i simbo- diluirne ancor più il segno tipico Società Filodrammatica Piacenti-
li. Non sappiamo se questo sia un e caratteristico, privandola dei na ci hanno regalato un’ora e
bene o un male, von Horváth non suoi connotati di tempo e di luo- mezzo (a Vienna sarebbero state
è Labiche e neppure Feydeau, il- go. Ma il vantaggio della prossi- tre, le ore) di autentico godimen-
leggiadrire le atmosfere da incubo mità e dell’identificazione non to, questo sì senza riserve, non
che l’originale presenta è una scel- sempre vale a risarcire la perdita venendo mai meno al loro com-
ta discutibile. La trama è già di per del getreuer Sinn, del senso e pito, quello di divertire il pubbli-
sé esile, e l’aver tagliato alcune dell’impronta originali. co con sàpidi clins d’œil e am-
scene di importanza, secondo noi, Nell’arte il cammino di una resa, miccamenti hors-scène. Con una
capitale (come la 78 del testo ori- di un’interpretazione purchessia, credibile Gabriella Carozza nel
ginale, con la battutaccia antisemi- è sempre duplice (è questa una ruolo dell’ambiziosa e svenevole
ta posta in bocca al debosciato giu- particolarità del cosiddetto teatro Karoline e uno splendido Gian-
dice Speer) non rappresenta una di regia): si può avvicinare il sog- piero Aceto in quello di Kasimir,
soluzione tra le più felici (il pub- getto agli spettatori (lo faceva tratteggiato quasi come il caso
blico piacentino non è quello vien- Jean-Pierre Ponnelle, lo fanno clinico di un adolescente border-
nese, la pazienza non è la stessa, tuttora Lindsay Kemp, Patrice line. Vivo successo di pubblico
così dalle 116 scene del libretto Chéreau e Peter Sellars) e si può, con, alla fine, otto chiamate alla
originale si passa alle sole 45 del- all’opposto, tentare di avvicinare ribalta per attori e regista.
la produzione a cui abbiamo assi- gli spettatori al tempo, al luogo,
stito, ma in tal modo, accorciando- al senso del dramma (è questa la Carlo Alessandro Landini
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