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Estr. dalla RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL - Fasc.

6 1933

Ricordi ebraici in Macerata

Nel cortile del palazzo comunale di Macerata, si trovano murati


frammenti marmorei vari risalenti per lo pi alla et romana, in
massima parte provenienti dalla colonia di Elvia Recina. Accanto
a questo materiale figura una lapide in marmo rosso recante una
singolare iscrizione ebraica.
Questa iscrizione non sembra sia stata ancora oggetto di
descrizione e di studio: la presente nota mira soltanto a
segnalarla, a richiamare su di essa lattenzione dei competenti.
La lapide di piccola dimensione: misura alla base 35 cm ed ha
Un'altezza massima di 33 cm. Reca una scritta di cinque linee,
formata in caratteri quadrati, fortemente incisi, aventi talora un
andamento decorativo, stilizzato, che in qualche caso rende
incerta la lettura. Le lettere hanno unaltezza di circa 33 cm.
L'iscrizione viene raffigurata nell'unita tavola: trascritta in caratteri
moderni ed integrata dei segni vocali, essa del seguente tenore:
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL

[LAPIDE SEPOLCRALE | DELL'INTRISO NEL SUO SANgUE |


RABBINO AVIGDOR DI BENEDETTA MEMORIA, FIGLIO DI |
ZECHARJAH, LA MEMORIA DEL GlUSTO SIA BENEDETTA.
LUNED, | VIGILIA DI CAPO D'ANNO, ANNO 312].
Ho fatto invano ricerche per conoscere la provenienza di questa
lapide. Ignoro se essa sia stata rinvenuta nel territorio di Macerata
(1). Non ho potuto trovare notizia alcuna intorno al Rabbino Avigdor
in essa commemorato (2). Il testo dell'iscrizione consente sia l'ipotesi
di suicidio, che di accidente casuale, che infine di assassinio. La
stessa assenza di particolari concreti intorno alle cause e modalit
della morte sembra rendere alquanto verosimile la supposizione di
un eccidio. La data della morte (vigilia di una festivit solenne)
potrebbe fare pensare ad un eccidio coincidente con la riunione dei
fedeli nella Sinagoga (3).
La morte di questo Avigdor avvenuta nell'anno [5]312,
corrispondente al 1552 dell'E. V., data che cade in un'epoca di gravi
persecuzioni contro gli Ebrei nello Stato Pontificio e in tutta Italia.
Il 12 agosto 1553 il Pontefice Giulio III firmava un decreto contro la
propriet e l'uso di libri ebraici: il 9 settembre 1553 (giorno del capo
d'anno ebraico) venivano arsi in Roma gli esemplari del Talmud e
degli altri libri confiscati agli Ebrei.

Alle persecuzioni contro gli Ebrei e all'odio contro i libri loro si


riannodano certamente altri ricordi ebraici che pure si conservano in
Macerata. Sono una cinquantina, all'incirca, di pergamene esistenti nel
Tabulario Diplomalico dellArchivio Notarile di Macerata (4): una delle
tavole in scrittura cufica: tutte le altre sono
(1) Macerata non figura fra le localit ove esistono attualmente o sono esistite in passato
comunit ebraiche.
(2) Il Dott. H. Rosenberg, Rabbino Maggiore della Comunit di Ancona, cui mi sono rivolto, mi
ha assicurato che intorno a questo Avigdor non esistono dati nello archivio della Comunit.
(3) Contro questa ipotesi sta, per, lassenza, nell'iscrizione, dell'appellativo Cadosc, che
designa abitualmente i martiri.
(4) Nell'inventario dell'Archivio queste pergamene recano i numeri d'ordine da 710 a 757. La
presenza di esse nell'Archivio Notarile indicata da LUIGI ZDEKAUER, Sull'ordinamento degli
Archivi marchigiani, Prima relazione alla R. Deputazione di storia patria, Ancona 1907, pag. 13.
R I C O R D I E B R A I C I I N M A C E R ATA

in caratteri ebraici. Queste pergamene hanno servito come custodia


per atti notarili e recano indicazioni dei notai che ne hanno fatto uso
e delle date dei documenti (1): i notai sono spesso di Macerata,
talora dei paesi vicini; il modesto impiego di queste pergamene ha
per inizio l'anno 1543 e giunge sino ai 1604: le date pi frequenti
sono comprese nel decennio 1555-1565. In relazione all'uso cui
sono state destinate, le pergamene sono tutte di un solo foglio, di
dimensioni aggirantisi per lo pi intorno a cm. 25-30 X 40-50. Le
singole tavole sono state formate, naturalmente, in vista delluso
come materiale di cancelleria e non in vista della scrittura ebraica
recata, e cos i testi sono frammentari, qualche volta con righe
interrotte, talora con margini irregolari. Lo scritto ebraico qualche
volta si trova sulle due facciate e talora solo sulla interna: non di rado
sbiadito, presumibilmente per luso notarile.
Le pergamene in parte soltanto ritengo provengano da libri destinati
alla lettura sinagogale: talune sono in alfabeto quadrato con caratteri
di grandi dimensioni, altre con caratteri piccoli, alcune vocalizzate e
altre no. La maggiore parte dei testi sono biblici, per appartengono,
non solo alla Tor, ma anche ai Neviim e ai Chetublm.
Altri testi, non biblici, potrebbero meritare particolari indagini.
Vi qualche connessione fra la esistenza di queste pergamene e la
esistenza in Macerata della lapide alla memoria del Rabbino
Avigdor? Vi connessione fra la morte di costui e il depredamento
dei libri ebraici di cui sono rimasti questi informi frammenti? I
profanati testi sacri e la rossa scritta che ci narra del rabbino morto
intriso nel sangue, rammentano forse un qualche ignorato pogrom?
Sono interrogazioni queste cui non si pu dare risposta.

Un terzo gruppo di materiali storici ebraici in Macerata costituito da


appunti manoscritti formati dal compianto mio collega prof. Ludovico
Zdekauer, che tenne per molti anni, con grande decoro, la cattedra di
storia del diritto nella R. Universit di

(1) Il prof. UMBERTO CASSUTO, in uno studio apparso nel Giornale della Societ Asiatica
Italiana (voi. XXVII, 1915, pag, 147-57) su Frammenti ebraici in archivi notarili segnala casi
vari di testi ebraici rinvenuti su pergamene usate per coperture da legatori, notai ecc. e studia
frammenti talmudici cos trovati su pergamene esistenti nell'Archivio di Stato di Firenze.
LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL
Macerata, sino alla sua immatura morte, avvenuta nel 1924. Gli
appunti erano destinati alla formazione di uno studio da intitolarsi Gli
Ebrei nella Marca di Ancona (1). Essi si trovano depositati nella
Biblioteca Comunale di Macerata, insieme con molti altri manoscritti
lasciati incompiuti dall'insigne storico. Del vasto lavoro preparatorio
per questa monografia sugli Ebrei marchigiani lo Zdekauer mi diede
frequenti informazioni: negli ultimi tempi della sua vita erano abituali
fra noi gli scambi di idee su questa materia. Contrariamente alla mia
speranza, il manoscritto presso che nella condizione di appunti, di
frammenti, di raccolta di dati, non suscettibili di presentazione al
pubblico. Sono, per, materiali che potrebbero riuscire preziosi per
lo studioso che volesse riprendere sistematicamente Iopera di storia
lasciata interrotta dallo Zdekauer.
Fra i materiali che si trovano in questo mazzo Zdekauer,
presentano, una rilevanza tutta speciale gli elementi relativi a registri
ebraici di contabilit, poich sono piuttosto, rari simili registri giunti
sino a noi (2). Vi un commento incompleto ai liber rationum di un
Manuele Giudeo da Montolmo del 1324, registro di piccola mole,
stato tradotto in latino da un collegio di quattro Ebrei per la
presentazione alla Curia generale della Marca d'Ancona. E sono
raccolte (in riproduzione fotografica) alcune scritture (in ebraico e in
italiano)(3) dal registro di contabilit di un Emanuele Beniamino da
Recanati per gli anni 1527 41 Due di questi facsimili sono presentati
nella unita tavola.

RICCARDO BACHI
(1) Nell'interno del mazzo figurano anche altri titoli per il lavoro che era in preparazione o
per sezioni di esso: Gli Ebrei alla Curia Generale della Marca di Ancona dal pontificato di
Bonifazio VIII (1294) e di Giovanni XXII (1324) a quello di Sisto V (1587); Saggio di un
Regestum hebraicum Marchiae Anconitanae; Gli Ebrei alla Curia Generale della Marca
d'Ancona nel Cinquecento; Acta Hebreorum in Marchia Anconitana, 1324-1589.
(2) Vedi UMBERTO CASSUTO, Alcune note ebraiche di contabilit del secolo XVI (Rivista
Israelitica, VIII, 1912 fasc. 2 4); UMBERTO CASSUTO, Gli Ebrei a Firenze nellet del
Rinascimento, Firenze, 1915, pag. 160-171. Vedi anche SALOMONE DE Benedetti, Un
manoscritto cavense in caratteri rabbinici in Arch, Stor. Nap., 1880, pagg. 766-70, ove sono
riportati alcuni saggi di registrazioni.
(3) Le scritture in italiano, piuttosto che registrazioni per ricordo sistematico di affari, sono
dichiarazioni, quietanze stilate o firmate dalle persone con cui le operazioni avevano luogo,
come prova delle operazioni stesse: il registro sembra cos costituire contemporaneamente
una vacchetta, un brogliazzo e un archivio di documenti sui rapporti di affari con la
clientela.
Epigoni Giotto e l'Angelico ?

Ignoto Fabrianese? - La volta del mirabile cappellone a Tolentino

Per questa via rischierei di sentirmi smentire con iattanza di un qualche dottorello, e
pi rischierei se osassi affermare che lAngelico deve aver conosciuto oltre che
lopera del grande Gentile, anche quella di Antonio da Fabriano. Conosco di
quest'ultimo un Crocifisso che nel Museo Piersanti di Matelica: lAngelico gli
raccolse le braccia, gli impose il saio e ne fece il San Tommaso vaticano.
Questo non diminuire affatto la sua grandezza, ma di quelle cose che van dette
altrimenti bisognerebbe rimuovere la tabella Scuola toscana da quella sala
degli Uffici ove giganteggia, l'Adorazione di Gentile da Fabriano, che fu maestro di tutti quanti lo
conobbero, ed anche rivedere se per avventura, lo stesso Giotto non debba essere considerato
un epigono, mirabile narratore, del grande ignoto, per niente riminese e sicuramente fabrianese,
che orn il mirabile Cappellone di Tolentino.
Le Marche han da stare in coda: non ce le troveremo pi se cambieranno nome; ma allora ci
troveremo il Piceno.
Non importa; chi entra a casa nostra non dimentichi Cecco dAscoli; son seicentanni che ha
ragione:
Qui non se canta a modo de le rane.
Giorgio Umani
Per cortese concessione dellAutore abbiamo tolto questo coraggioso brano della Storia Sacra
dellArte (LEroica, Milano - L. 10) che, come scrive Ettore Cozzani, costituisce lopera
fondamentale dellUmani, in cui egli espone il suo pensiero personale, profondo e nuovo sui
fenomeni pi alti della vita e dellArte, visti nella luce delluniversale e delleterno.
Agli amici maceratesi di Giorgio Umani ricordiamo che proprio in questi giorni LEroica ha
distribuito alle librerie lattesissimo: Orizzonti di Storia soprannaturale.

Un ignorato episodio antisemita della


storia teatrale maceratese
Nellancora inedita Storia aneddotica dei Teatri
di Macerata, che speriamo di poter pubblicare teatrale, che fecero di tutto per farlo ritirare,
quanto prima, trovasi narrato e documentato dimostrando limpossibilit di aver subito
un strano episodio, che oggi, per liniziata unaltra cantante, proprio alla vigilia della prima
campagna contro gli ebrei pu considerarsi di rappresentazione gi fissata. Ma il veto fu
vera attualit. rigidamente mantenuto; e cos dopo qualche
Quindi riassumiamo qui brevemente, giorno, fi necessario sostituire la Polacco con
avvertendo che riguarda la storia del teatro giovinetta quindicenne quindicenne Dionilla
Lauro Rossi, detto in passato dei Santolini, che in quel tempo studiava canto, e
Condomini. che in tal modo fece il suo immaturo debutto.
Nel carnevale 1828-29 fu rappresentata come La cittadinanza e i giornali italiani nulla
prima opera in musica La donna del lago, del seppero o mostrarono di sapere del
gi celebre Gioacchino Rossini, sotto la singolarissimo episodio. Non cos all'estero,
direzione dellesimio maestro Francesco perch la parigina Revue Musicale gli dedic
Venanzi. Ma lopera and in scena con insolito una nota non del tutto esatta (Anno V, pp.
ritardo, e non per colpa dellimpresa o degli 107-108), concludendo che in Francia una
artisti; per un improvviso ordine invece del simile proibizione ai danni della Polacco
Delegato Apostolico (che nellamministrazione avrebbe fatto la fortuna di una cantante.
di allora corrispondeva al nostro Prefetto), il Non sappiamo se labbia fatta effettivamente
quale, avendo saputo allultimo momento che per lebrea; la fece senza dubbio per la nostra
la brava contralto Fortunata Polacco era ebrea, Dionilla Santolini, che appunto dal 1829 inizi
impose senzaltro che fosse sostituita da una la sua lunga e brillantissima carriera di celebre
cantante di religione cattolica. contralto, proprio nel periodo pi luminoso del
Linaspettato veto pose naturalmente in grave teatro lirico italiano.
imbarazzo Impresa e Deputazione Giovanni Spadoni