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Publications de l'cole franaise

de Rome

Musonio il sospetto d'un mondo alla rovescia


Alberto Grilli

Riassunto
La strana figura di Musonio Rufo, cavaliere romano e senatore, ma anche fervido seguace dello stoicismo, colpisce per la scelta
del greco come lingua delle sue lezioni, dopo che Cicerone e Seneca avevano dimostrato le possibilit del latino. Esaminando
alcuni episodi della sua vita e, per quanto l'ampiezza dei frammenti permette, la sua prosa emerge un temperamento
particolarmente contro corrente : pur essendo stoico, i nomi dei maestri che vengono nominati si limitano a Zenone e Cleante,
ma alla disamina dei testi appaiono almeno reminiscenze di Panezio; lo stesso si dica per la mancanza totale dei nomi di
Piatone e anche Aristotele. Anche le citazioni poetiche sono sempre rigorosamente greche. D'altra parte in trasparenza si
colgono elementi caratteristicamente romani, che sarebbero inconcepibili nella societ greca del tempo.
In conclusione l'. sostiene che tale atteggiamento voluto ed espressione del temperamento di questo etrusco di Volsinii,
che si ritrova nelle forme del cinismo primitivo.

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Grilli Alberto. Musonio il sospetto d'un mondo alla rovescia. In: La langue latine, langue de la philosophie. Actes du colloque
de Rome (17-19 mai 1990) Rome : cole Franaise de Rome, 1992. pp. 173-186. (Publications de l'cole franaise de Rome,
161);

http://www.persee.fr/doc/efr_0000-0000_1992_act_161_1_4272

Document gnr le 16/06/2016


ALBERTO GRILLI

MUSONIO IL SOSPETTO D'UN MONDO


ALLA ROVESCIA *

Era il dicembre del 69. Nel campo dei Flaviani fuori Roma, al
di l del Ponte Milvio, in mezzo a un continuo andirivieni di
soldati, cavalli, carriaggi, arriva, approfittando d'un'ambasceria, un
uomo disarmato, con un'aria estremamente seria, che abborda
gruppi di soldati, capannelli di sfaccendati e li apostrofa
esortandoli alla pace o, peggio, esaltando i beni della pace. L'esercito che
sosteneva Vespasiano era venuto dall'Oriente al pi dalle regioni
danubiane, Mesia e Pannonia; era ormai un esercito di
profes ionisti e i papiri di quest'epoca lo documentano : parlare di pace a
questa gente era chiaramente un assurdo, non solo dal punto di vista
storico, nostro, ma gi allora, e tanto pi assurdo da parte di un
senatore; basterebbe leggere che cosa dice Tacito degli eserciti del
tragico anno 69 nelle sue Historiae. La reazione di quei
gentiluomini non si fece attendere : l'incauto oratore fu spintonato, preso a
calci, buttato a terra e calpestato; ci avrebbe lasciato la pelle se
alcuni pi moderati non si fossero messi di mezzo e con le buone
con le minacce non l'avessere cacciato dall'accampamento.
L'uomo che prendeva il mondo cos alla rovescia era un
cavaliere romano, Caio Musonio Rufo; e chi ci racconta l'episodio
Tacito nelle Storie1 con tutta la sua efficace brevit e con un
sottile sorriso ironico per questo tipo piacila Stoicorum aemulatus e
per la sua intempestivam sapientiam, che quindi insipienza, fatto

* Abbreviazioni bibliografiche :
C. Colardeau, tude sur pictte, Parigi, 1903.
A. C. Van Geytenbeek, Musonius Rufus and the Greek Diatribe, Assen, 1969
[I ed. Musonius Rufus en de Griekse Diatribe (diss. Utrecht), Amsterdam
1948].
A. Grilli, // problema della vita contemplativa nel mondo greco-romano, Milano-
Roma, 1953.
C. E. Lutz, Musonius Rufus the Roman Socrates (Yale Classical Studies, 10),
1947.
P. M. Schuhl, Gains honorables et gains sordides selon Cicron (de off. I, 42), in
Revue philosophique, 147, 1957, p. 355-357.
1 Tac. hist. 3, 81, 1.
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grave per uno che si dichiara stoico. Ma questo atteggiamento di


Musonio, per la verit, pi che essere stoico sa di ambiente cinico,
e di cinismo antico, come quello di Diogene . Se vero che
l'et imperiale gi da verso la met del I secolo stava tornando alla
rigidit dello stoicismo antico, un atto del genere non si sarebbe
convenuto neanche all'arcigno fondatore della scuola, che tra
l'altro era arcigno s, ma ricco d'umana aderenza alla vita, come ci
testimoniano le fonti antiche2.
In realt il cinismo elemento fondamentale, ma non tutto :
c' di mezzo anche l'ispido carattere di questo etrusco di Volsinii.
Un altro episodio ce lo prova.
La scena questa volta non pi a Roma, ma ad Atene. Gli
Ateniesi avevano organizzato uno spettacolo di gladiatori nel teatro di
Dioniso, sotto l'acropoli, e pi d'una volta un gladiatore venne
sgozzato addosso ai seggi dell'orchestra riservati al ierofante e agli
altri sacerdoti. Questo non piacque a Musonio, che era presente e
critic gli Ateniesi. Il fatto che gli Ateniesi non gradirono le
critiche e ancor meno elogiarono chi le aveva fatte, ma tanto se la
presero () che Musonio si trov costretto a lasciare la
citt3. Siamo nella seconda met del I secolo e ancora nel II gli
Ateniesi di Gellio sono una popolazione molto tollerante. Come si era
comportato Musonio? Anche Seneca contro gli spettacoli
gladiatori, che gli sembrano mera homicidia4: ma per lui il problema
di coscienza e riguarda l'individuo. Evidentemente Musonio non la
pensava cos e si sentiva della citt, come Diogene Cra-
tete, ma - altrettanto evidentemente - esercitava questo mestiere
senza la stessa ferma mitezza. Per fortuna gli Ateniesi non erano
soldatacci e Musonio non corse pericolo per la sua vita : rimane
per una volta di pi il suo modo di prendere il mondo alla
rovescia; c' anche da chiederci se Nerone prima e Vespasiano poi non
abbiano avuto qualche buona ragione per relegarlo. In fondo
dobbiamo ammettere che c' e ; ma anche chiaro
che, trascinato dalla sua passione, Musonio non sa distinguere, per
esempio, tra la attica, che libert d'espressione politica,
e cinica, che puro e semplice
(IX . 48, 1-18). Non si pu mettere sullo stesso piano il
discorso che Polinice esule fa colla madre nelle Phoenissae
dell'attico e politico Euripide in un'Atene che ancora integra e
quello dell'esule d'et imperiale; ma non improbabile che qui il

2 Si veda l'amore degli Ateniesi per lui, SVF I 30.


3 Dio or. 31, 127. Si noti che Musonio era talmente noto che Dione
Crisostomo non ne fa neppure il nome.
4 Sen. ep. 7, 3.
MUSONIO O IL SOSPETTO D'UN MONDO ALLA ROVESCIA 175

Nostro si sia lasciato andare a una tematica precedente, che


compare in uno scritto pure sull'esilio di Plutarco (2,605F), ma in modo
pi completo e pi disteso. Piuttosto meraviglia che il senatore
Musonio, il sostenitore della libert in senato, si esprima in questo
modo. Ma anche questo ci dobbiamo proporre come possibile, cio
che in questo rovesciamento de'eques Romanus che abbandona la
lingua politica che gli propria, il latino, e passa al greco come
lingua della filosofia, ci sia una volont voluta di ripudio.
A tanti anni di distanza rimane sostanzialmente vera l'opinione
di Otto Hense, ut colore Romano. . . minus quam Graeco tinctos
esse Lucii sermones consentaneum sit5; che si tratti sicuramente
di greco provato dalle citazioni greche, che altrimenti non
avrebbero senso : non solo Omero, ma Euripide, due amori dei Cinici, e
mai una citazione latina, neanche nei contesti riportati in latino :
greco anche l!
Ma, prima di giudicare, va affrontata la questione di come
valutare il materiale che giunto fino a noi : si tratta di una serie
di estratti da una composizione unitaria, quella che dobbiamo a
Lucio, da una reminiscenza diretta, tra cui capitali quelli, se pur
brevi, dovuti a Epitteto, che di Musonio, come si sa, era stato
discepolo.
Anche se sarebbe ridicolo lamentarci perch lo Stobeo non ci
ha dato testi integri because of . . . inaccuracy6, in quanto non
per niente lo Stobeo componeva una serie di , rimane pur
vero che questa frammentariet un primo impedimento a un ret-
to giudizio dell'opera di Musonio : infatti quanto leggiamo stato
escerto secondo i gusti e le esigenze dello Stobeo dell'antologista
suo predecessore che per primo ha scelto quei passi, non certo
secondo i desideri dell'autore.
Ed altrettanto logico che Lucio, nello stendere i suoi -
dopo la morte del maestro abbia riprodotto ci che pi
aveva colpito lui, mantenendo un filo logico, ma senza riprodurre
n testualmente, n concettualmente quanto Musonio aveva detto.
Io non direi che quindi much of the original impact must have
been lost7, ma certo sono andati perduti quelli che nel singolo
ascoltatore Lucio non avevano suscitato un'emozione.
Epitteto era un diverso ascoltatore e quindi da un lato, filosofi-
camente, pi attendibile, dall'altro pi fedele per l'identica tenden-

5 A pag. XVIII dell'edizione (C. Musonii Rum reliquiae, ed. 0. Hense,


Lipsia 1905).
6 A. C. Van Geytenbeek 1969, p. 12; ma nella I edizione (1948, p. 11) il
testo pi accurato.
7 Cora E. Lutz 1947, p. 12.
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za a una filosofia : lo vediamo da quelli che il Hense chiam


fragmenta minora, che in parte provengono esplicitamente da Epitte-
to (cio i frr. XXXVIII-XLVIII), per quanto io creda che anche
altri con la sola dizione abbiano la stessa origine, come
d'altronde mostrano un gusto formale e un valore apoftegmatico
quasi del tutto assenti negli 'excerpta' dovuti a Lucio8. Ci che
credo fondamentale la diversa capacit filosoficamente ricettiva
del brav'uomo che faceva 'excerpta' e del filosofo per pi cose
congeniale a Musonio. Ma anche qui non vorrei che si esagerasse :
la chiusa del fr. IX sull"esilio' ha due pagine efficaci (p. 50, 4-51,
16) e un'osservazione piena di buon senso c' anche nell'omelia sul
cibo ( , p. 100, 17-101, 1).
Infine Epitteto ascolt Musonio, presumibilmente dopo il 79, a
Roma9, dove Musonio dov essere maestro pi rigoroso di quanto
non lo fosse con un pubblico sicuramente eterogeneo nelle sedi
dell'esilio, quando lo ascolt Lucio10.
A una lettura attenta, fresca di tutto quello che abbiamo di
Musonio la differenza, che pure c' tra i due gruppi di frammenti,
non mi sembra tragica, se teniamo presente quanto ho appena
osservato. Vale piuttosto la pena di prendere un atteggiamento pi
critico di quello dell'idealizzazione che ha cos esaltato Musonio
all'inizio del Novecento, in particolare in mondo anglosassone, dove
pu aver lasciato un segno notevole la del nostro e
fors'anche una sua forma di pragmatismo. un fatto che
Musonio, n rielaborato da Lucio, n citato da Epitteto, ha fatto fare un
passo avanti alle dottrine della scuola.
Anzi, quando veniamo al testo filosofico, ci sorprende una
constatazione che suscita per lo meno una forma di perplessit. Nelle
non compaiono di tutti gli stoici altro che i nomi di Zenone
e Cleante11; ma in compenso sono molto pi frequenti i nomi di
Diogene e Cratete12, cio dell'Olimpo cinico, cos caro alla diatriba.
Il fatto interessante, perch tutti sappiano che gli stoici imperiali
tornano presso che totalmente al rigorismo dello stoicismo antico e

8 Vedi C. Colardeau 1903, p. 297. Naturalmente una scelta


particolarmente felice dal punto di vista dell'efficacia favorita dalla brevit di questi
frammenti. Con tutto ci la pi lunga serie di frammenti su un unico tema,
, di 41 righe complessive: ebbene alcuni dei fragmenta maiora non
sono molto pi lunghi, il XXI di 45 righe, II e V sono di 46, il VII di 53.
9 Non certo tra il 69 e circa il 72, quando Epitteto aveva poco pi poco
meno di 15 anni.
10 Quelle di Musonio in esilio non possono essere definite scholae come
dovevano essere quelle cui assist Epitteto.
11 Zenone 3 volte e Cleante 2: solo nei frammenti degli 'excerpta' di
Lucio.
12 Diogene 4 volte, Cratete 2; anche qui solo negli 'excerpta' di Lucio.
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ne buon esempio Epitteto; ma nel nostro caso, Musonio s e no


pi giovane d'una generazione di Seneca, cio di uno stoico che
vive profondamente le esperienze dello stoicismo di mezzo. Nel
nostro non compare neanche Crisippo, che cos ben accetto a
Epitteto. pur vero che anche nell'allievo, voglio dire Epitteto,
affiorano elementi di stoicismo seriore, ma l'impressione di chi
legge che siano spunti che vengono da materiale di scuola.
Il Hense sostiene una notevole presenza di Panezio e Posido-
nio13 : ma va prima di tutto ricordato che il Panezio e il Posidonio
di Hense sono quelli dello Schmekel 14 : ce ne offrono una prova i
Memorabilia al termine dell'edizione, in cui non compare una
sola delle ' voces technicae ' che sono emerse con le ricerche di
questo nostro secolo15. Lasciando perdere Posidonio, i rinvii che
l'Editore fa a Panezio passano tutti attraverso il de officiis di Cicerone,
ma, al vaglio dei testi, per la massima parte cadono ; che si tratti di
dati che compaiono nell'opera ciceroniana e che il suo autore
attingeva a Panezio del tutto insufficiente, perch sono tutti elementi
che Panezio attingeva a sua volta dalla tradizione della sua scuola :
nessuno pu sostenere che Musonio dovesse per forza mutuarli da
Panezio e non da Zenone, Cleante, Crisippo addirittura dalla
tradizione scolastica, che nello stoicismo si fa presto di peso16.
E poi perch non poteva, al caso, attingere proprio a Cicerone ?
Per quanto fattosi Graeculus, il romano e senatore Musonio
difficilmente poteva ignorare l'opera del politico e romano Cicerone; del
resto in un frammento che ci riporta Gellio lo vediamo riprendere
e parafrasare Catone Censore in una sententia che era nota a
Cicerone e lo ancora a Gellio17. Una spia d'un rapporto con Cicerone
pu esserci fornita da fr. Ili ( ) . 11,
11-20, l dove si celebrano le virt delle donne filosofe, la giustizia
e la fortezza; ci che c'interessa di pi sono gli esempi :

13 Alla p. XVIII cit.


14 Che i 'Memorabilia' (p. 146-148) siano davvero del 1905 lo mostra che
ci che raccolto sostanzialmente grammaticale.
15 Non qui il caso di dare qui della bibliografia, vorrei ricordare il nome
di alcuni studiosi come M. Pohlenz, R. Philippson, van Straaten e anche i miei
Studi paneziani, in SIFC, 1957, p. 31-97.
16 Sarebbe anche necessario di intraprendere uno studio attento e
scrupoloso di quanto la scuola ha trasmesso non solo ai filosofi e agli studiosi di
filosofia, ma anche alle persone di cultura, ivi compresi i cristiani.
17 Gell. 16, 1, 1 = Mus. fr. LI H. Gi il Hirzel (Der Dialog II 239 n. 3) a
ragione pensava a una resa in greco della massima latina; il Hense pensa a una
comune (e ignota) fonte greca, fors'anche perch scriveva nel momento in
cui la filologia tedesca si moveva a dare a Catone una cultura greca, anche filo-
sofica. Il frammento di Catone fr. 17 ORF4; il riferimento ciceroniano in Caio
m. 19, 69.
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e certo pi forte conviene che sia come donna quella coltivata (-


) di quella che non lo , la filosofa dell'ignorante : cos
da non piegarsi a nulla di turpe per timore esitazione davanti alla
morte e non terrorizzarsi di fronte a nessuno perch nobile
potente ricco o, per Zeus, sovrano assoluto. Le proprio meditare
grandezza d'animo e ritenere che la morte non un male e la vita
non un bene; altrettanto che il dolore fisico non va fuggito e la
mancanza di dolore non va affatto perseguita.
Troviamo qui raccolta la tematica dei primi due libri delle Tusco-
lane, quelli sulla morte e sul dolore fisico, i quali formano
un'unit, che non compare affatto cos compatta nella restante
produzione stoica. Con tutto ci, mi fa anche pensare a una presenza
ciceroniana la scarsa pertinenza dei motivi per cui la donna non deve
, motivi che sono tutti politici e nessuno famigliare, ma
ancora di pi il fatto che la tematica delle Tuscolane, questa
volta per i primi tre libri, compaia anche nella diatriba
sul 'educazione (p. 18, 8-11):
Chiunque sia, maschio femmina, occorre avvezzarlo a sostenere
il dolore fisico, occorre avvezzarlo a non temere la morte, occorre
avvezzarlo a non demoralizzarsi di fronte a nessuna disgrazia.

del resto questa una diatriba con una strana impostazione, anche
se Lattanzio (div. inst. 3, 25, 1-12) afferma che gli stoici
insegnavano che la donna aveva il diritto di dedicarsi alla filosofia, come del
resto era diritto di tutti. Dice Lattanzio :
Senserunt hoc adeo Stoici, qui et servis et mulieribus philosophan-
dum esse dixerunt. . . . Conati quidem sunt illi facere quod veritas
exigebat.

Ho riportato un largo settore di questa polemica a'Hortensius


di Cicerone, pur senza poter dire con quanta precisione formale sia
riprodotto il suo pensiero : si parte con un attacco alla filosofia,
che sta bene in bocca a Ortensio18, e si procede con la replica
specifica, che sta bene in bocca a Cicerone (multis artibus opus est ut
ad philosophiam possit accedi). Ma Cicerone si dedica
immediatamente a elencare una serie di impedimenti esterni che mostrano
come non sia agevole una possibilit di filosofare per tutti. In
particolare per le donne :
quae universa perdiscere neque feminae possunt, quibus intra
pubres annos officia mox usibus domesticis profutura discenda sunt (fr.
89).

18 il fr. 53 della mia edizione aeW'Hortensius (Milano-Varese 1962).


MUSONIO O IL SOSPETTO D'UN MONDO ALLA ROVESCIA 179

Ammesso che ci si possa chiedere se tutto il ragionamento di


Cicerone non piuttosto peripatetico che stoico, la richiesta della
era fondamentale anche per gli stoici : solo
epicurei e cinici la rifiutavano. Sicch anche qui con questo filosofare
che si attua nello stesso vivere siamo di fronte a un'ulteriore
adesione al cinismo da parte di Musonio.
Questo ostentato silenzio di Musonio su tutta la dottrina della
sua scuola da Crisippo compreso in poi - pi ancora del rifiutarsi
di rendere espliciti riferimenti al pensiero dei suoi connazionali -
da la precisa sensazione di un voluto rovesciamento della
tradizione culturale romana, che dalla seconda met del I secolo av. Cr. si
era formata sullo stoicismo di mezzo anche su un pensatore non
stoico, che per allo stoicismo di mezzo doveva moltissimo, Antioco
da Ascalona. Questa reazione confermata dalla preminenza
cinica : non c' dubbio che Diogene con Socrate l'eroe della diatriba
stoico-cinica, divenuta oramai un comodo mezzo stilistico, e la sua
presenza notevole anche in Seneca; ma qui colpisce l'isolamento
(per dir cos) in cui Diogene compare. Purtroppo noi sappiamo
troppo poco di Fabiano 19, cos caro a Seneca : pu benissimo
essere che Fabiano si sia gi messo sulla strada che Musonio seguir;
ma nessuno ci assicura che sia stato stoico. Va tenuto presente che
Fabiano non uno dei filosofi cathedrarii20, n lo Musonio, non
fa per una notevole differenza anche se uno sia stoico e l'altro
no.
Certamente mi difficile dare un perch profondo a questo
voluto rovesciamento della tradizione. Mi prover a proporre
alcune considerazioni su due aspetti : forse dopo sar un po' pi
agevole tentare di capire Musonio.
Senza che Panezio venga nominato, come dicevo, ci sono per
dei passi dove terminologicamente ne vediamo far capolino le sue
dottrine. Cos , per esempio, per . Che nello stoicismo la
dottrina sia d'origine paneziana e che nasca da una
contaminazione tra Democrito e Senofonte noto; nel caso nostro non ci sono
che due soluzioni : Musonio attinge la terminologia direttamente
da Panezio, la conosce dalla scuola, che aveva assorbito pi ele-

' Colloque
19 Quanto
'. se ne pu dire lo ha detto I. Lana nella sua relazione al nostro
20 Cfr. Sen. br. v. 10, 1. Forse a questo fatto di non essere ex cathedrariis
philosophis sar dovuta l'evidente occasionalit dei discorsi di Musonio, come
risulta dall'attacco di diversi estratti dello Stobeo; lo si pu cogliere da varie
formule iniziali : III ' IV (e V
); VIII . . . e con formule analoghe IX, XIV,
XVI, XVII. Naturalmente non considero XIII e XV che continuano i
precedenti XIII e XV.
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menti dallo stoicismo paneziano. Per un primo caso possiamo


avere qualche perplessit : quando Musonio a XVII p. 93, 12,
partendo dal discorso sulla vecchiaia, si rifa a Piatone senza citarlo (n
mai lo cita), precisamente al famoso passo della Repubblica
(329E) in cui Socrate ricorda a Cefalo che la gente pensa che per
lui la vecchiaia sia facile da sopportare perch ricco e la
ricchezza comporta . Di qui Musonio conclude che chi
ritiene che la ricchezza procuri una vita senza dolori, pensa male
( , ) e sostiene che
il denaro pu procurare solo piaceri materiali, quelli della gola e
del sesso,
, ma non procurerebbe a chi l'ha n serenit di
spirito, n mancanza di sofferenza assolutamente.
La tema basilare negli scritti sulla vecchiaia, il sine
molestia. . . degere di Cicerone (Caio m. 1, 2), ma
qualche cosa di pi : del concetto democriteo Panezio ha fatto il sommo
risultato di tutto un modo di vivere, che bene conosciamo
at raverso la tranquillitas animi di Seneca, come il termine reso
at raverso l'immagine marina della ; ne tutt'al pi
un'appendice. Musonio era al corrente del valore dell^OG^ia e l'ha
posta in primo luogo : ma nel far questo risaliva a una conoscenza
diretta di Panezio dipendeva dalla scuola? Credo che possiamo
contare su una considerazione che vorrei qui avanzare : nella
scuola era definita 21, formula che
Cicerone esprime con despicientia rerum externarum22; ne viene
cio messo in luce uno dei suoi aspetti capitali, ma non ne risulta
l'ampiezza di valori voluta dal pensatore che l'aveva introdotta nel
sistema. Ora in Musonio l'uso e la collocazione del termine ci
convincono che il nostro autore aveva chiara conoscenza
del 'ac ezione larga, sicch con ogni probabilit la doveva a un contatto
diretto con Panezio.
Per un secondo caso, poi, non avrei dubbio alcuno a sostenere
la conoscenza diretta del paneziano. sempre
possibile che uno spunto terminologico sia casuale, perch raccolto
dall'insegnamento scolastico perch nato da reminiscenze di
lettura : ma qui ci si presenta una serie di ' voces technicae ' in un
ordine preciso e questo, ovviamente, difficile che avvenga
casualmente. Al fr. XXXVIII p. 125, 3-4 leggiamo a proposito dell'uso
delle percezioni :

21 Per la questione si veda A. Grilli, 1953, p. 122-123.


22 Cic. off. 1, 20, 66 (ma gi 1, 5, 17); 1, 21, 72; cfr. 3, 27, 100; anche con
contemptio (1, 4, 13).
MUSONIO O IL SOSPETTO D'UN MONDO ALLA ROVESCIA 181

, , , -
.
Se l'uso delle percezioni avviene correttamente, questo libert,
cio lo scorrere senza inciampi della vita, la serenit dello spirito, la
stabilit degli affetti .

Il tema della libert stoico comune, particolarmente dello


stoicismo antico col paradosso . Pi
interessante la serie trimembre asindetica di termini 'positivi'
composti con -, che si distinguono da quelli negativi dello stoicismo
antico, -, -23. Pu essere illuminante mettere a
confronto l'ampia definizione di che ci offre il dialogo
senecano della ' tranquillit dell'anima ' (2, 3-4) :
Hanc stabilem animi sedem Graeci euthymian vocant . . . ego tran-
quillitatem voco. . . . Ergo quaerimus quomodo animus semper
aequali secundoque cursu eat propitiusque sibi sit et sua laetus aspi-
ciat et hoc gaudium non interrumpat, sed placido statu maneat nec
attollens se umquam nec deprimens : id tranquillitas erit.
Risulta bene come {semper aequali secundoque cursu)
sia un elemento che contribuisce energicamente alla costituzione
dell'8O0^ia : anzi l'anello con cui Panezio salda la teoria
democritea con quella zenonea24; ma termine cos raro che il
codice Farnesino dello Stobeo, che aveva esattamente scritto
, lo corrompe in , che l'unica lezione del Parigino.
Anche {placido statu) ferma la nostra attenzione : un
termine che lo stoicismo tardo accoglier (SVF III 264 [da Pane-
zio!] ed Epitteto) e che vuoi rendere in modo 'moderno' la -
, il non concuti d'origine democritea; ci si deve in pi
ricordare che ci che fa l'uomo deo vicinum. Musonio
ha modificato nel senso antico, cio ha fatto delle tre
caratteristiche medio-stoiche elementi della libert che, attraverso l'uso
corretto delle percezioni pone l'uomo in parit col dio25, perch nella
libert sta la comune felicit dell'uomo e della divinit.
Ma si potr dire che l'apparato del Hense pieno di rinvii a
Panezio, 'riconosciuti' - quel che dicevamo poco fa - attraverso
il de officiis, e il Jagu e il van Geytenbeek26 lo seguono di buon

23 Si veda Panezio in Gell. 12, 5, 10 (= fr. Ill . Str.), in cui ho ravvisato


un frammento del de patiendo dolore (Cic. Tusc. II a cura di A. Grilli, Brescia,
1987, p. 49 ss.).
24 Anche per questa tematica rinvio a Grilli 1953, p. 157.
25 Vale sempre la pena di citare Sen. tr. an. 2, 3 in particolare quod deside-
ras . . . magnum et summum est deoque vicinum, non concuti.
26 Van Geytenbeek 1969, p. 27, 43, 74.
182 ALBERTO GRILLI

passo. Ma io di quel fardello accetterei solo gli spunti sul ,


anche se dopo Panezio stato sfruttato, da Ecatone per esempio.
Per il resto si tratta di riscontri inconsistenti, come spesso quelli
del Hense27, il quale - eccellente filologo ed editore critico - non
aveva sensibilit n per il linguaggio n per la problematica della
filosofia.
Accennavo al sospetto d'un'intenzionalit d'un mondo alla
rovescia ; un caso di quelli che fanno nascere questo sospetto , a mio
avviso, in fr. XI, dove si dichiara che il , il mezzo di
sus istenza del filosofo, quello almeno ideale, l'agricultura. Il Hense
(p. 57, 6) porta come parallelo Cic. off. 1, 42, 151, il che vuoi dire -
ovvio - Panezio : ma l si parla di gains honorables, per usare
l'espressione che fa da titolo a una nota molto acuta di Pierre-
Maxime Schuhl28, e credo che nessuno vorr sostenere che i due
problemi si identificano. Giusto perch dicevo che queste pagine
sono tra quelle per cui s'infiltra il sospetto di un mondo alla
rovescia, vorrei insistere sul problema : anche perch uno di quei casi
in cui non si pu insinuare l'ipotesi che le idee di Musonio siano
state mutilate dallo scarso interesse filosofico del suo escertore
Lucio. Il divario tra quel che dice Musonio e la sua presunta fonte
ancora pi forte se consideriamo il secondo rinvio del Hense, a
Columella ipraef. 10), in cui si legge che l'attivit dell'agricultura
unum genus liberale et ingenuum rei familiaris augendae. Per
Cicerone e Columella si tratta di un lucro non disonesto di un onesto
modo di incrementare l'economia famigliare : ebbene Musonio
(p. 57, 8-9) sostiene che questo il ideale per chi abbia terra
propria no (... ); quindi anche per lo schiavo:
come dire che lo schiavo contadino aveva tutti i numeri per essere
filosofo29. E non a dire che si tratti di affermazioni generiche : a
un certo punto (p. 59, 1-2) l'autore esce a dire ' -
, dove non solo compare la I persona
singolare (), ma c' tutta l'enfasi del pronome personale
soggetto espresso (). fuori del mondo; in un senatore romano
il fatto suscita stupore, vorrei dire irritazione.
Ci sono poi delle aperte dichiarazioni che vanno contro la
scuola; ne ricordo una che per l'insistenza con cui sostenuta ci
costringe ad accettarla per sua e non per grossolani errori d'inter-
pretazione da parte di Lucio. Ancora a proposito della vecchiaia
(p. 89, 3-8; 15-16) dice:

27 Questo non vale solo per gli elementi paneziani, ma in genere per i
riferimenti filosofici, cos copiosi nel I apparato.
28 P. M. Schuhl 1957, p. 355-357.
29 Questo per lasciar perdere le follie che seguono (5, 3-6, 13-15).
MUSONIO O IL SOSPETTO D'UN MONDO ALLA ROVESCIA 183

Perch neppure un cavallo un cane un bovino, esseri molto


meno pregevoli (, quindi sul piano teleologico) che non
l'uomo, non sono nati per il piacere : neppure un cavallo riterrebbe
di realizzare il suo fine ultimo mangiando, bevendo, montando,
senza far nulla di quanto conviene a un cavallo ... La natura di ognuno
guida ogni essere alla sua virt.

Cose del genere possono convenire a un adepto del primitivo


cinismo, ma non a uno stoico, nemmeno a un peripatetico, che
ammetteva negli animali una parvenza di virt pratiche30; sopra
tutto lascia stupefatti sentir parlare di , quando sappiamo che
vi conduce non tanto generica, quanto la , virt
teoretica, che non esiste dove non esiste il controllo del .
Cos non stoico porre il problema dei due in confronto
con il primato dell'amapKEia : anche qui s'introduce un elemento
cinicizzante (XI p. 59, 6-12). Ma neanche la caratterizzazione
iniziale dei due generi di vita del tutto ortodossa, perch la vita
contemplativa, vista qui puramente come , viene ad essere
quella del oi dello -
, di fronte alla vita nei campi, che la vera vita attiva, e all'neo
. Ancora s'insiste (p. 60, 9 ss.) dicendo che i giovani non
traggono vantaggio ' ||
, frequentando in citt un maestro
n nella scuola ad ascoltarlo parlare. Anche l'attivista Antioco
aveva condannato gymnasia e quanti discutevano in angulis (lo
sappiamo bene da Cicerone), ma restava ben radicato nella citt nel
propugnare come quello : qui tutto il
contrario, anche se l'attacco ai , ai professoroni, non poi
molto lontano da quello d'Antioco contro i filosofi contemplativi31.
D'altra parte, quando Musonio parla di
per un istante torna alla mente la stessa posizione di Ippolito nel
suo monologo al centro della Fedra (w. 483-558); ma tutto si
limita l, perch in Musonio il confronto con l'ascoltare un vero
maestro in mezzo ai campi, anche se il lavoro nei campi molto
duro.
Anche il principio dell'uguaglianza totale della donna e
dell'uomo, se pur nasce dal principio dell'identica presenza del

30 incredibile che il Hense porti a riscontro Cic. fin. 5, 9, 26 : a parte che


l si dice cosa diversa, il V libro de finibus ci da la visione degli accademici di
Antioco; il Van Geytenbeek, p. 23-24, segue ciecamente i passi del Hense e anzi
aggiunge di suo De fin. 5, 9, 26 where the source is doutless Stoic. . . Per
avere un senso preciso delle differenze, si cfr. SVF II 988 (che viene da Panezio
attraverso la scuola).
31 Si aggiunga la spregiativa espressione , che ricorda
di Piatone = in angulis di Cicerone-Antioco.
184 ALBERTO GRILLI

in quello che , sia sia 32, parte da una


difesa dell'uguaglianza (pp. 16-17) che un po' tirata per i capelli. Pi
sensato sostenere che ci sono attivit per l'uomo e
altre per la donna, onde le prime si chiamano , le seconde
, ma che non hanno nulla a che fare con virt
(p. 17, 15-20). Qui l'uomo della virt concreta avrebbe fatto bene a
essere un po' pi concreto nel suo discorso - sempre che la colpa
non sia di Lucio. Se poi volessimo rivolgere la nostra attenzione
alla trattazione dell'educazione delle donne, anche qui troveremmo
una diatriba strana.
A me pare che ci siamo trovati davanti a questioni
imbar z anti sia per certi silenzi, sia per certe stranezze.
Ma c' anche l'altro punto che volevo trattare ed
precisamente una risposta da dare al Hense che, come abbiamo visto, Musonio
fosse molto pi greco che romano; un'opinione a cui ho dato il
mio assenso anch'io, ma non vale (lo dice gi la stessa
formulazione del Hense) in senso assoluto : c' qualche cosa che si presenta in
modo diverso.
All'inizio della su , le prime parole
sono ,
fondamento del matrimonio la comunione per la vita e la
nascita dei figli (p. 67, 6-7) e poco oltre (p. 68, 1-2) si dice che la nascita
d'un uomo la compie questo accoppiamento (
) e come non bastasse aggiunge (p. 68, 4) che un
accoppiamento fuori del matrimonio un accoppiamento animale. C' una
seriet in questi discorsi che sa molto di romano : non posso
dimenticare la formula matrimoniale romana che suona, per dirla
con Ennio nell'Andromeda (fr. II = v. 112 Joe), liberum quaesen-
dum causa, allo scopo di aver dei figli; ma mi ricorda anche
l'affermazione di Ulpiano non enim coitus matrimonium facit, sed
maritalis affection. La prova di questa romanit che l dove
Musonio dichiara (p. 64, 1-2) di ritenere che soli piaceri sessuali
giusti siano quelli che si realizzano nel matrimonio e nella
procreazione di figli, Clemente Alessandrino, richiamandosi al passo, si
limita a dire {paed. 2, 10, 92, 2) che il piacere di per s contro
legge, anche se nel matrimonio; una delle due : se Clemente
attinge a Musonio, non ha capito l'accenno romano; se autonomo,
tanto pi evidente che si tratta di spunto aggiunto da Musonio.
Forse qualche cosa di romano c' anche nell'umilt di vari
temi, che rivolgono la loro attenzione alla crisi di costume del I

32 Naturalmente alle spalle c' Piatone, come bene fa notare il Van Geyten-
beek 1969, p. 53-56.
33 Ulp. ad Sabinum 1. XXXIII = D. 24, 1, 32, 13.
MUSONIO O IL SOSPETTO D'UN MONDO ALLA ROVESCIA 185

secolo. Si tratta di temi che tornano come spunti in Seneca ed Epit-


teto : sarebbe interessante sapere qual era la proporzione con cui
comparivano in Musonio rispetto alla misura totale dei suoi scritti.
Certamente, per, il modo in cui ci si sofferma Musonio lascia tra
stupefatti e perplessi, anche se chiaro - si veda quanto diceva il
Wendland all'inizio del secolo - che tutto materiale d'origine dia-
tribica. Posso aggiungere un tocco concreto, molto italico, di XX
p. 110, 14 ss. :
bere, per Giove, da recipienti di terracotta . . . che non guastano il
vino che vi si versa, anzi offrono un profumo pi soave di quelli
d'oro e d'argento.
La superiorit del vasellame semplice in cui il vino non si
guasta anche in Clemente (paed. 2, 3, 35, 1), ma il tocco cos concreto
del profumo pi soave nella terracotta non c'.
Uno spunto profondamente romano credo che si possa
ravvisare nella diatriba sull'educazione dei figli (IV pp. 17, 21-18, 3),
dove compare il vecchio metodo d'educare attraverso gli esempi :
,
[ ] 34, ,
, , .

la vecchia educazione, per la verit in origine non solo


romana, se viene ridicolizzata negli Adelphoe terenziani ; ma ricompare
con una luce profondamente positiva in Orazio, che esalta la
saggezza del buon padre (serm. 1, 4, 105 ss.). A principi cos rigorosi il
mondo greco aveva da tempo rinunciato, a quanto pare, almeno
per quanto so.
Infine accanto a tutto ci ci sono delle ingenuit : vero che la
terracotta ha migliore dell'oro e dell'argento; ma che vuoi
dire ? Vuoi dire , perch non facile che si trovi
gente che voglia rubarla. Che per la terracotta sia pi fragile
dell'oro e dell'argento non si dice. Di chi l'ingenuit? Di Musonio e
fa parte di quei minuscoli dati che fanno nascere il sospetto di un
mondo alla rovescia. non sar la grave inettitudine di Lucio? C'
per a un certo punto una parola in pi, di cui non si deve perdere
il valore : d'un tratto non si parla di solo vasellame di terracotta
(), ma anche di (p. Ill, 11) e di tutti quelli del
genere. Musonio dunque che a quel punto si reso conto di
cadere nel ridicolo a parlare dell'eccellenza della terracotta.

34 II Hense segna la 'crux' al passo; ma si tratta certo di glossa marginale


inseritasi nel testo, commento di un lettore che ha voluto chiarire che quanto
esposto valeva per i due testi.
186 ALBERTO GRILLI

Ho proposto alcuni aspetti di questa curiosa figura di filosofo


e uomo politico, di esule e di maestro allo scopo di vedere
d'intenderne l'animo. La mia impressione che una ferma intenzione di
andare contro corrente in lui c' : non so quanto essa nasca dal
carattere dell'uomo e sia, quasi quasi, incosciente e quanto sia
voluta. A questa seconda ipotesi mi fa propendere il voluto passar
sotto silenzio i nomi dei grandi filosofi - da Piatone a Panezio -
che non quadrano con i suoi atteggiamenti cinicizzanti ; ma anche
l'attenzione con cui sono evitati scoperti riferimenti alla romanit.

Alberto Grilli