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Politecnico di Milano

Corso di Analisi e Geometria 1

Federico Lastaria
federico.lastaria@polimi.it

Integrazione
Dicembre 2013

Indice
1 Teoria dellintegrazione secondo Riemann 2
1.1 Integrale come limite di somme . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.2 Integrale in termini di somme inferiori e superiori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.3 Integrabilita di alcune classi di funzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.4 Prime proprieta dellintegrale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.5 Teorema della media . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
1.6 Teorema fondamentale del calcolo integrale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.7 Cambio di variabili negli integrali definiti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11

2 Ricerca di una primitiva 12


2.1 Il metodo di sostituzione per il calcolo di una primitiva. . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
2.2 Integrazione per parti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16

3 Integrali impropri o generalizzati 16


3.1 Integrali su intervalli non limitati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
a
3.1.1 Integrale di 1/x . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
3.1.2 Criterio del confronto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
3.1.3 Criterio del confronto asintotico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
3.2 Integrali di funzioni non limitate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
a
3.2.1 Integrali di 1/x . Criteri del confronto e del confronto asintotico . . . . . . . . 21

1
1 Teoria dellintegrazione secondo Riemann
Introduciamo il concetto di integrale di una funzione su un intervallo chiuso e limitato. Ci sono diverse
teorie dellintegrazione; quella che noi studieremo e la teoria dellintegrazione secondo Riemann. Il
concetto di integrale di Riemann puo essere introdotto in due modi equivalenti: come limite di somme
di Riemann (dette anche somme di Cauchy-Riemann), oppure in termini di somme superiori e somme
inferiori.

1.1 Integrale come limite di somme


Se I = [a, b] e un intervallo chiuso e limitato di R, una partizione di I e un insieme finito e ordinato
P = (a0 , a1 , ..., am1 , am ) di punti in I che soddisfano:

a = a0 < a1 < a2 < < am = b

I punti della partizione P = (a0 , a1 , ..., am ) dividono lintervallo [a, b] in m sotto-intervalli

[a0 , a1 ] [a1 , a2 ] ...... [am1 , am ]

Denoteremo k = ak ak1 la lunghezza di [ak1 , ak ]. La norma o parametro di finezza1 della


partizione P = (a0 , a1 , ..., am ) e per definizione il numero

|P | = max (ai ai1 )


i=1,...,m

vale a dire la massima tra le lunghezze dei sotto-intervalli della partizione. (Per gli scopi della integra-
zione, piu piccolo e il parametro di finezza, meglio e). Ovviamente, molte diverse partizioni possono
avere la stessa norma, e quindi la partizione non e funzione della norma.
Una partizione marcata, o partizione puntata, di [a, b] consiste in una partizione P

a = a0 < a1 < a2 < < am = b

dellintervallo [a, b], insieme a una ulteriore scelta di punti {x1 , ..., xm }, tali che

x1 [a0 , a1 ], x2 [a1 , a2 ], ......, xm [am1 , am ]

I punti {x1 , ..., xm } sono dunque intercalati a quelli della partizione P = (a0 , a1 , ..., am ):

a = a0 x1 a1 x2 a2 < < am1 xm am = b (1.1)

Denoteremo una partizione marcata

a = a0 < a1 < a2 < < am = b, x1 [a0 , a1 ], x2 [a1 , a2 ], ......, xm [am1 , an ]

con il simbolo P o, piu semplicemente, con lo stesso simbolo P usato per la partizione (non marcata)
(a0 , a1 , ..., am ).
f
Consideriamo ora una funzione [a, b] R definita su un intervallo compatto [a, b]. Non richiediamo
che f sia continua; anzi, il caso di funzioni non continue e importante. Potremmo richiedere che f
sia limitata su [a, b]; ma anche questa richiesta e superflua, perche si dimostra facilmente che se una
funzione e integrabile, nel senso che chiariamo in questo paragrafo, essa deve essere necessariamente
limitata.
A ogni partizione marcata P di [a, b],

a = a0 < a1 < a2 < < am = b, x1 [a0 , a1 ], x2 [a1 , a2 ], ......, xm [am1 , an ]


1 Inglese: norm o mesh.

2
associamo la somma di Riemann di f associata a P , definita come
m
X m
X
Sf (P ) = f (xj )(aj aj1 ) = f (xj )j
j=1 j=1

Se accade che le somme di Riemann di f si avvicinano quanto si vuole a un numero reale A, purche
sia sufficientemente piccola la norma |P | della partizione marcata (e quale che sia la scelta dei punti
xj [aj1 , aj ]) si dice che la funzione f e integrabile (secondo Riemann) e che A e il suo integrale.
Piu precisamente, diamo la seguente definizione.

Definizione 1.1 (Integrale secondo Riemann, come limite di somme) Una funzione
f
[a, b] R si dice integrabile secondo Riemann se esiste un numero reale A che soddisfa la seguente
proprieta:
Per ogni numero > 0 esiste un numero > 0, tale che, per ogni partizione puntata P con
parametro di finezza |P | < , si abbia
Sf (P ) A < (1.2)

Se un tale numero A esiste, si dimostra facilmente che esso e unico; lo si denota


Z b
f (x) dx
a

e si chiama integrale di Riemann di f sullintervallo compatto [a, b].


Rb
Se f e integrabile secondo Riemann su [a, b] e A = a
f (x) dx e il valore del suo integrale, scriveremo
anche Z b n
X
f (x) dx = lim f (t1 ) ti (1.3)
a |P |0
i=1
Rb
e diremo che a f (x) dx e il limite delle somme di Riemann, fatto sullinsieme delle partizioni di [a, b],
al tendere a zero del parametro di finezza |P | delle partizioni.

1.2 Integrale in termini di somme inferiori e superiori


f
Data una funzione [a, b] R limitata sullintervallo compatto [a, b] e una partizione P

a = a0 < a1 < a2 < < am = b

dellintervallo [a, b], poniamo:

mi = inf{f (x) | x [ai1 , ai ]}


Mi = sup{f (x) | x [ai1 , ai ]}
Xm
S (f ; P ) = mi (ai ai1 )
i=1
m
X
S + (f ; P ) = Mi (ai ai1 )
i=1

Le S (f ; P ) e le S (f ; P ) si chiamano rispettivamente somme inferiori (di Darboux) e somme


superiori (di Darboux) della funzione f relative alla partizione P .
Le seguenti proprieta delle somme inferiori e superiori si verificano facilmente:

3
1. Per ogni partizione P ,
S (f ; P ) S + (f ; P )

2. Se P1 e una partizione piu fine della partizione P2 , nel senso che P1 P2 (cioe P1 si ottiene da
P2 aggiungendo altri punti), allora

S (f ; P1 ) S (f ; P2 )
S + (f ; P1 ) S (f ; P2 )

3. Siano P1 , P2 due partizioni dellintervallo [a, b] e sia P = P1 P2 la loro unione. Allora

S (f ; P1 ) S (f ; P ) S + (f ; P ) S + (f ; P2 ) (1.4)

Dalla proprieta 1.4 segue che ogni somma inferiore S (f ; P1 ) e minore o uguale di ogni somma
superiore S + (f ; P2 ), quali che siano le partizioni P1 , P2 .
Per definizione, lintegrale inferiore di f e lintegrale superiore di f su [a, b] sono rispettivamente i
numeri
Integrale inferiore di f = I(f ) = sup {Tutte le somme inferiori S (f ; P ), P P}
Integrale superiore di f = I(f ) = inf {Tutte le somme superiori S + (f ; P ), P P}

Qui P denota linsieme di tutte le possibili partizioni dellintervallo [a, b]. A priori, lintegrale inferiore
e minore o uguale dellintegrale superiore:

I(f ) I(f )

Definizione 1.2 (Integrale secondo Darboux, come valore comune dellintegrale inferiore
f
e dellintegrale superiore) Una funzione [a, b] R, limitata sullintervallo compatto [a, b], si dice
integrabile su [a, b], se
I(f ) = I(f ) (1.5)
ossia se il suo integrale inferiore e il suo integrale superiore sono uguali. Se f e integrabile, il comune
Z b
valore (1.5) si chiama allora integrale di f su [a, b] e si denota f (x) dx.
a

I due modi di introdurre lintegrale (come limite di somme di Cauchy-Riemann oppure come va-
lore comune dellintegrale inferiore e dellintegrale superiore) sono equivalenti. Infatti si dimostra la
seguente

Proposizione 1.3 Se una funzione e integrabile sullintervallo compatto [a, b] secondo la definizione
1.1, allora e limitata ed e integrabile anche secondo la definizione 1.2. Viceversa, ogni funzione
integrabile secondo la definizione 1.2 e integrabile anche secondo la definizione 1.1. Inoltre, i valori
dei due integrali coincidono.

La dimostrazione di questo teorema non e difficile, ma non ci interessa riportarla.2


Dal momento che i due concetti di integrale sono equivalenti, dora in poi ci riferiremo indifferen-
temente alluna o allaltra definizione, a seconda della convenienza.
2 Lidea della dimostrazione e semplice. Da un lato, le somme di Cauchy-Riemann sono incastrate fra somme inferiori

e somme superiori; quindi, se lintegrale inferiore e lintegrale superiore coincidono con lo stesso numero A, anche le
somme di Cauchy-Riemann convergono a tale numero A. Viceversa, scegliendo opportune partizioni marcate, si dimostra
che ci si puo avvicinare quanto si vuole allintegrale inferiore e allintegrale superiore. Quindi, se esiste lintegrale come
limite di somme e vale A, allora lintegrale inferiore e lintegrale superiore coincidono entrambi con il numero A.

4
f
Osservazione. La funzione di Dirichlet [0, 1] R

1 se x e razionale
f (x) =
0 se x e irrazionale

(pur essendo limitata) non e integrabile secondo Riemann, perche in ogni sottointervallo ci sono sia
numeri razionali che irrazionali, e quindi le somme inferiori valgono zero, mentre le somme superiori
valgono 1.

1.3 Integrabilita di alcune classi di funzioni


(Di questo paragrafo sono stati dati a lezione soltanto gli enunciati dei teoremi, senza alcuna dimo-
strazione).
Dalle proprieta delle somme inferiori e superiori e dalla definizione di integrale segue facilmente la
seguente proposizione:

f
Proposizione 1.4 (Criterio di integrabilita) Una funzione [a, b] R, limitata sullintervallo
compatto [a, b], e integrabile secondo Riemann se e solo se per ogni > 0 esiste una partizione X tale
che
S + (f ; X) S (f ; X) (1.6)

In base a tale criterio, si dimostra il seguente teorema.

Teorema 1.5 (Integrabilita delle funzione continue sui compatti) Se f e una funzione reale
continua su un intervallo compatto [a, b] R, allora f e integrabile su [a, b].

(La dimostrazione di questo teorema richiede la nozione di uniforme continuita ed e facoltativa).

Dimostrazione. Si sfrutta la proprieta di uniforma continuita di f . Per il teorema di Heine-Cantor,


la funzione f , essendo continua su un compatto, e uniformemente continua. Dunque per ogni > 0
esiste un > 0 tale che se |x1 x2 | < , allora |f (x1 ) f (x2 )| < . Ne segue che se P e una qualunque
partizione di [a, b] con parametro di finezza |P | < , si ha

sup{f (x), x [xi1 , xi ]} inf{f (x), x [xi1 , xi ]} (1.7)

e quindi
S + (f ; P ) S (f ; P ) (b a) (1.8)
Da questo segue, per il criterio 1.6, che f e integrabile su K. 2
Enunciamo tre teoremi, dei quali non diamo la dimostrazione.

f
Teorema 1.6 Una funzione [a, b] R la quale sia nulla su [a, b] eccetto che in numero finito di
punti p1 , ..., pN e integrabile e ha integrale nullo.

(Idea della dimostrazione: Basta dimostrare lenunciato nel caso in cui f sia sempre nulla, tranne
che in un unico punto p1 , in cui, per fissare le idee, si abbia f (p1 ) > 0. Fissato > 0, sia P una
qualunque partizione marcata con parametro di finezza |P | < /f (p1 ). Allora la somma inferiore
S (f ; P ) vale zero, mentre S + (f ; P ) 2f (p1 ) f (p 1 ) = 2 se p1 e un punto della partizione comune
a due intervallini contigui, mentre S + (f ; P ) f (p1 ) f (p 1 ) = se p1 e un punto interno a uno degli
intervallini della partizione. Quindi sia lintegrale inferiore che lintegrale superiore (estremo inferiore
delle somme superiori) valgono zero, e pertanto la funzione f e integrabile, con integrale nullo).

5
Ne segue che se f e una funzione integrabile e una funzione g differisce da f solo in numero finito
di punti, allora anche g e integrabile e i due integrali coincidono. (Infatti, la differenza f g e sempre
nulla, tranne che su un numero finito di punti, e quindi, per il teorema precedente, ha integrale nullo).
Questo significa che, nel calcolo dellintegrale di una funzione f , possiamo cambiare i valori che f
assume in un insieme finito di punti (o trascurare del tutto tali valori), senza che lintegrale cambi.

Teorema 1.7 (Integrabilita delle funzioni monotone) . Se f e una funzione monotona su un


intervallo compatto [a; b], allora e integrabile.

Teorema 1.8 (Integrabilita delle funzioni con un numero finito di punti di discontinuita)
f
Sia [a, b] R una funzione limitata e supponiamo che linsieme dei punti di discontinuita di f sia
finito. Allora f e integrabile su [a, b].

Osservazione. (Facoltativa). Gli esempi precedenti rendono naturale la seguente domanda:


Quali sono esattamente le funzioni integrabili su un intervallo compatto [a, b]?
Allo scopo di rispondere a questa domanda, premettiamo una definizione. Un sottoinsieme Z R
si dice uno zero-insieme se per ogni > 0 esiste una famiglia numerabile di intervalli aperti (ai , bi )
tali che
[ +
X
Z (ai , bi ) e (bi ai ) < (1.9)
iN i=1

(Ricordiamo il significato della convergenza


P+ di una somma di infiniti addendi, ossia di una serie
numerica. Si dice che la serie numerica i=1 an converge a S se, posto sn = a1 + + an , si ha
limn+ sn = S.)
Se una proprieta vale ovunque, tranne che su uno zero-insieme , si dice che la proprieta vale quasi
ovunque.

f
Teorema 1.9 (Riemann-Lebesgue) Una funzione [a, b] R e Riemann-integrabile se e solo se
e limitata e linsieme dei punti di discontinuita e uno zero-insieme.

In altri termini, il teorema di Riemann-Lebesgue afferma che una funzione e Riemann-integrabile


su un intervallo compatto se e solo se e limitata e quasi-ovunque continua.

1.4 Prime proprieta dellintegrale


Indichiamo con R[a, b] lo spazio delle funzioni Riemann-integrabili sullintervallo [a, b].
Enunciamo, senza dimostrarle, alcune proprieta dellintegrale.

Teorema 1.10 Valgono le proprieta seguenti:

1. R[a, b] e uno spazio vettoriale. Vale a dire, se f, g appartengono a R[a, b] e , sono numeri
reali, allora anche f + g appartiene a R[a, b].
2. (Linearita dellintegrale). Per ogni f1 , f2 R[a, b], e per ogni numero reale , si ha
Z b Z b Z b
(f1 + f2 )(x) dx = f1 (x) dx + f2 (x) dx (1.10)
a a a
Z b Z b
f1 (x) dx = f1 (x) dx (1.11)
a a

6
Queste due proprieta si sintetizzano dicendo che loperatore di integrazione
Rb Z b
a
R[a, b] R, f 7 f (x) dx (1.12)
a

e lineare.
3. (Monotonia dellintegrale). Se f1 , f2 R[a, b] e f1 (x) f2 (x) per ogni x [a, b], allora
Z b Z b
f1 (x) dx f2 (x) dx (1.13)
a a

4. Per ogni f R[a, b] e c (a, b), le restrizioni di f agli intervalli [a, c] e [c, b] sono integrabili e
Z b Z c Z b
f (x) dx = f (x) dx + f (x) dx (1.14)
a a c

5. Se f R[a, b] e M R e un numero tale che |f (x)| M per ogni x [a, b], allora
Z
b
f (x) dx M (b a) (1.15)


a

6. Se f R[a, b], allora anche |f | R[a, b] e


Z Z
b b
f (x) dx |f (x)| dx (1.16)


a a

7. Se f, g R[a, b], allora anche il loro prodotto f g R[a, b].

Definizione 1.11 (Integrale orientato) Se a > b, si pone, per definizione,


Z b Z a
f (x) dx = f (x) dx (1.17)
a b

Con questa definizione, luguaglianza


Z b Z c Z b
f (x) dx = f (x) dx + f (x) dx (1.18)
a a c

vale per ogni scelta di a, b, c (anche se c non e compreso tra a e b), a patto che gli integrali considerati
esistano.

1.5 Teorema della media


Teorema 1.12 (della media integrale) Sia f R[a, b] (e quindi limitata). Denotiamo

m = inf f M = sup f (1.19)

Allora Z b
m(b a) f (x) dx M (b a) (1.20)
a

Se inoltre f e continua, esiste un punto c in [a, b] tale che


Z b
1
f (x) dx = f (c) (1.21)
ba a

7
Se f 0 e si interpreta lintegrale come larea della regione di piano A compresa tra il grafico di f
e lasse delle x, le disuguaglianze (1.20) sono evidenti, perche M (b a) e larea di un rettangolo che
contiene interamente A, mentre m(b a) e larea di un rettangolo tutto contenuto in A.

Dimostrazione. Da m f (x) M (per ogni x [a, b]) segue, per la proprieta di monotonia
dellintegrale,
Z b Z b Z b
m dx f (x) dx M dx (1.22)
a a a
Rb Rb
che coincide con (1.20), in quanto a
m dx = m(b a) e a
M dx = M (b a).
Per dimostrare (1.21), supponiamo f continua su [a, b]. Per le disuguaglianze (1.20), il numero
Z b
1
f (x) dx (1.23)
ba a

e compreso tra lestremo inferiore m e lestremo superiore M di f in [a, b]. Poiche f e continua
sullintervallo [a, b], assume tutti i valori compresi tra il suo estremo inferiore e il suo estremo superiore.
Quindi esistera un punto c tra a e b per il quale vale (1.21). 2

1.6 Teorema fondamentale del calcolo integrale


Premettiamo due definizioni.

f
Definizione 1.13 Sia [a, b] R integrabile su [a, b]. Si chiama funzione integrale di f con punto-
F
base a la funzione [a, b] R definita nel modo seguente: per ogni x [a, b],
Z x
F (x) = f (t) dt (1.24)
a

R xgenerale, fissato un qualunque x0 [a, b], la funzione integrale di f basata in x0 sara


Piu in
F (x) = x0 f (t) dt.

G g
Definizione 1.14 Una funzione [a, b] R e una antiderivata o una primitiva di [a, b] R, se G
e derivabile e G0 (x) = g(x), per ogni x [a, b]. (Si intende di considerare la derivata destra in a e la
derivata sinistra in b).

Una interpretazione geometrica della funzione integrale di f con punto-base a, nel caso in cui la
funzione f sia non negativa, e data nella figura di sotto.

8
y

F (x) e larea
sotto il grafico
di f tra a e x.

Grafico di f

Z x
F (x) = f (t)dt
a

x
a x b

f
Teorema 1.15 (Teorema fondamentale del calcolo integrale) Sia [a, b] R una funzione
continua. Allora valgono i due fatti seguenti:

1. La funzione integrale di f con punto-base a,


Z x
F (x) = f (t) dt (1.25)
a

e una antiderivata di f , ossia e derivabile e F 0 (x) = f (x) per ogni x in [a, b]:
Z x
d
f (t) dt = f (x) (1.26)
dx a

2. Se G e una qualunque antiderivata di f su [a, b], ossia G0 (x) = f (x) per ogni x in [a, b], allora
Z b
f (t) dt = G(b) G(a) (1.27)
a

Dimostrazione. 1) Fissiamo un punto x in [a, b]. Allora


x+h x i 1 Z x+h
F (x + h) F (x)
Z Z
1h
= f (t) dt f (t) dt = f (t) dt = f (c) (1.28)
h h a a h x

dove c e un opportuno punto tra x e x + h. La (1.28) segue dalluguaglianza (1.21) del precedente
lemma della media integrale, applicato allintervallo di estremi x e x + h. Quando h tende a zero, il
punto c, compreso tra x e x + h, tende a x. Poiche f e continua, f (c) tende a f (x) e quindi

F (x + h) F (x)
lim = f (x) (1.29)
h0 h
Si e cos dimostrato che F 0 (x) = f (x).

9
Spiegazione intuitiva:
F (x + h) F (x) e larea del-
la piccola striscia verticale, che
e quasi un rettangolino (quan-
do h e piccolo) di altezza f (x).
Quindi

y area
[F (x + h) F (x)]/h =
base
da laltezza f (x). Dunque

F 0 (x) = f (x)

Grafico di f
f (x)

x
a x x+h b

2) Sia ora G(x) una qualunque funzione derivabile tale che G0 (x) = f (x). Poiche

G0 (x) = f (x) = F 0 (x)


Z x
le due funzioni G(x) e F (x) = f (t) dt hanno la stessa derivata sullintervallo [a, b]. Quindi differi-
a
scono per una costante: Z x
G(x) = f (t) dt + c (1.30)
a
Ponendo in questa uguaglianza prima x = b e poi x = a e sottraendo, si ottiene:
hZ b i hZ a i
G(b) G(a) = f (t) dt + c f (t) dt + c (1.31)
a a
Z b
= f (t) dt (1.32)
a

Cos abbiamo dimostrato luguaglianza (1.27). 2

R xComplemento. Diamo unaltra dimostrazione del fatto che, se f e continua su [a, b], allora F (x) =
a
f (f ) dt e una antiderivata di f su [a, b].
Seconda dimostrazione della parte 1) del Teorema Fondamentale del Calcolo. Sia c [a, b).
Vogliamo dimostrare che la funzione integrale F e derivabile a destra in c e F+0 (c) = f (c). Poiche f e

10
continua in c, dato > 0 esiste un > 0 tale che se c x < c + , allora

f (c) < f (x) < f (c) + (1.33)

Sia 0 < h < . Applicando il Teorema della Media a f sullintervallo [c, c + h], otteniamo
Z c+h
(f (c) ).h < f < (f (c) + ).h (1.34)
c
R c+h R c+h Rc R c+h
Ora c f = F (c + h) F (c). (Infatti, F (c + h) F (c) = a f a f = c f ). Dunque le
disuguaglianze (1.34) si scrivono

(f (c) ).h < F (c + h) F (c) < (f (c) + ).h (1.35)

Se dividiamo per h > 0, otteniamo


F (c + h) F (c)
f (c) < < f (c) + (1.36)
h
Ma, poiche e arbitrario, concludiamo che
F (c + h) F (c)
lim = f (c) (1.37)
h0+ h
Questo significa che la derivata destra di F in c esiste ed e uguale a f (c).
Nello stesso modo si dimostra che F0 (c) = f (c) quando c (a, b] e quindi e dimostrato che F e
una antiderivata di f su tutto [a, b]. 2

1.7 Cambio di variabili negli integrali definiti.


f
Teorema 1.16 (Cambio di variabili negli integrali definiti) Sia [a, b] R una funzione con-

tinua sullintervallo [a, b] e sia [, ] [a, b] una funzione biunivoca con derivata continua 0 (t) > 0.
(Dunque () = a e () = b.) Allora vale questa uguaglianza:
Z b Z
f (x) dx = f ((t))0 (t) dt (() = a, () = b) (1.38)
a

Prima dimostrazione. (Fatta a lezione).


Consideriamo una partizione P = (x0 , x1 , ..., xn ) di [a, b],

x0 = a < x1 < x2 < < xn = b

La funzione biunivoca induce la partizione di [, ]:

t0 = < t1 < t2 < < tn =

definita da xi = (ti ), per i = 0, ..., n. (Qui usiamo il fatto che sia crescente; se invece fosse
decrescente, alla partizione t0 = < t1 < t2 < < tn = dovremo associare la partizione
() = a < (tn1 ) < (tn2 ) < < () = b).

11
Per il Teorema del Valore Medio (del calcolo differenziale, detto anche Teorema di Lagrange) si ha

xi xi1 = (ti ) (ti1 ) = 0 (i )(ti ti1 ) (1.39)

per opportuni i (ti1 , ti ). Posto ci = (i ), per i = 0, ..., n, abbiamo allora


n
X n
X
f (ci )(xi xi1 ) = f ((i ))0 (i )(ti ti1 ) (1.40)
i=1 i=1

A primo membro di (1.40) abbiamo la somma di Riemann di f relativa alla seguente partizione marcata
P di [a, b]:

a = x0 < x1 < x2 < < xn = b, c1 [x0 , x1 ], c2 [x1 , x2 ], ......, cn [xn1 , xn ]

A secondo membro di (1.40) abbiamo la somma di Riemann della funzione composta f ((t)0 (t)
relativa alla partizione marcata dellintervallo [, ] data da:

t0 = < t1 < t2 < < tn = , 1 (t0 , t1 ), , n (tn1 , tn )


Rb
Dunque, le somme di Riemann che figurano a primo membro di (1.40) convergono a a f (x) dx,
R
mentre le somme di Riemann che figurano a secondo membro di (1.40) convergono a f ((t))0 (t)dt.
Dunque i due integrali coincidono.

Seconda dimostrazione. (Non fatta a lezione).


Consideriamo le due funzioni G, H definite sullintervallo [, ] nel modo seguente:
Z (y) Z y
G(y) = f (x) dx H(y) = f ((t))0 (t)dt (1.41)
a

per ogni y [, ]. Per il teorema fondamentale del calcolo integrale (insieme al teorema di derivazione
di funzione composta, per la G(y)), queste due funzioni sono derivabili in [, ] e hanno la stessa
derivata:
G0 (y) = f ((y))0 (y) H 0 (y) = f ((y))0 (y) (1.42)
Dunque G e H differiscono per una costante. Ma nel punto y = assumono lo stesso valore:

G() = F () = 0

Ne segue che G e H sono uguali:

per ogni y in [, ] G(y) = H(y)

In particolare G() = H(), che e la tesi.


2

2 Ricerca di una primitiva


2.1 Il metodo di sostituzione per il calcolo di una primitiva.
Per cercare una primitiva di una funzione assegnata, a volte puo essere utile un cambio di variabili.
Descriviamo questa tecnica, che si chiama metodo di sostituzione. Presentiamo questo metodo nei due
casi che si incontrano piu spesso.

12
Metodo di sostituzione: Primo caso.

Supponiamo di volere calcolare un integrale indefinito del tipo


Z
f (h(u)) du (2.1)

Ricordiamo che il problema consiste nel trovare una funzione H(u) la cui derivata sia H 0 (u) = f (h(u)).
Nel nostro caso la funzione integranda f (h(u)) e una funzione composta, dove f e h sono funzioni
assegnate. Supponiamo che la funzione x = h(u) sia invertibile e denotiamo con u = h1 (x) = k(x) la
sua inversa. Per semplicita, scriveremo anche x = x(u), anziche x = h(u); analogamente, scriveremo
u = u(x), al posto di u = h1 (x). Ma sia chiaro che questo significa che x = x(u) e la specifica funzione
h e che u = u(x) denota linversa di h. Supponiamo inoltre che h abbia una derivata continua h0 (u)
che non si annulli mai. Questa richiesta ci permette di dire che anche la funzione inversa k = h1 e
derivabile. (Regola della derivata della funzione inversa.)
Il metodo di sostituzione si basa sulla seguente osservazione:
Sia G(x) qualunque primitiva della funzione f (x)u0 (x), cioe si abbia

G0 (x) = f (x)u0 (x) = f (x)k 0 (x) (2.2)

Allora la funzione composta G(h(u)) e una primitiva di f (h(u)) (che e la funzione integranda iniziale
nellintegrale 2.1).
Infatti, per la regola di derivazione di una funzione composta, abbiamo:
d
G(h(u)) = G0 (h(u)) h0 (u) = f (h(u)) k 0 (h(u)) h0 (u) = f (h(u)) (2.3)
du
perche k 0 (h(u)) h0 (u). (Infatti, per la regola di derivazione della funzione inversa k = h1 ,
1
k 0 (h(u)) =
h0 (u)

e quindi k 0 (h(u))h0 (u) = 1.)


Riassumiamo schematicamente. Per trovare una primitiva di f (h(u)), si puo procedere nel modo
seguente:

1. Si pone h(u) = x;
2. Si trova la funzione inversa u = h1 (x) = u(x);
3. Si considera la funzione f (x)u0 (x), dove u(x) = h1 (x) e linversa di x = h(u);
4. Si cerca una primitiva G(x) di f (x)u0 (x);
5. In G(x) si opera la sostituzione x = h(u), ottenendo cos la funzione G(h(u)).

La funzione finale G(h(u)) sara allora una primitiva di f (h(u)).


In altri termini, per calcolare lintegrale indefinito
Z
f (h(u)) du (2.4)

basta calcolare lintegrale indefinito Z


f (x) u0 (x)dx (2.5)

e poi effettuare la sostituzione x = h(u).

13
Il simbolo
f (h(u)) du (2.6)
che appare sotto il segno di integrale, suggerisce la trasformazione giusta da fare, quando si effettua
una sostituzione di variabili: se al posto di h(u) si sostituisce h(u) = x e al posto di du si sostituisce

du = u0 (x)dx

dove u(x) = h1 (x), allora si passa automaticamente da 2.4 a 2.5. Dunque, se per denotare gli
integrali indefiniti si usa la notazione di Leibniz 2.6, il metodo di sostituzione si ricorda piu facilmente
e si effettua meccanicamente.
Ovviamente, non e detto che il metodo di sostituzione sia sempre praticabile. Ad esempio, il metodo
fallisce se non si sa trovare esplicitamente la funzione inversa u = h1 (x); oppure se non si sa trovare
una primitiva G(x) di f (x)u0 (x).

Metodo di sostituzione: Secondo caso.

Supponiamo di dovere calcolare un integrale indefinito del tipo:


Z
f (h(u))h0 (u) du (2.7)

che differisce dal precedente integrale 2.1 perche ora nella funzione integranda compare il termine
h0 (u). Si ponga h(u) = x e sia F (x) una primitiva di f (x). Allora si vede subito che F (h(u) e una
primitiva di f (h(u))h0 (u). Infatti, per la regola di derivazione di una funzione composta, si ha:

d
F (h(u)) = F 0 (h(u))h0 (u) = f (h(u))h0 (u)
du

Anche in questo caso la notazione simbolica di Lebniz suggerisce la cosa giusta da fare. Si ponga
h(u) = x e dx = x0 (u)du = h0 (u)du. Allora il metodo di sostituzione prende la forma
Z Z
0
f (h(u))h (u) du = f (x) dx = F (x) = F (h(u)) (2.8)

In questo caso il metodo di sostituzione risulta semplificato, perche non e necessario trovare linversa
della funzione h(u).

Esempio 2.1 Calcolare:


Z
4
sin 2x dx
0

Soluzione. Cambiamo la variabile, ponendo 2x = t, ossia x = 2t . In termini piu precisi, definiamo la


funzione x = h(t) = 2t , con t [0, 2 ]. Si ha h0 (t) = 21 . Allora, per la formula del cambio di variabile,
abbiamo: Z 4 Z 2 Z
0 1 2 1 1
sin 2x dx = (sin h(t)) h (t) dt = (sin t)dt = [ cos t]02 =
0 0 2 0 2 2
Z
1
Esempio 2.2 Calcolare: du
eu + eu

14
1
Poniamo eu = x. Allora la funzione inversa e u = ln x e du = u0 (x)dx = dx. Quindi per il metodo
x
di sostituzione (primo metodo) si ha
Z Z Z
1 1 1 1
u u
du = 1
dx = dx = arctan x
e +e x+x x 1 + x2
Ora torniamo alla variabile iniziale u con la sostituzione x = eu , e cos troviamo la primitiva cercata:
arctan eu .

eu 1 + eu du
R
Esempio 2.3 Calcolare:

Usiamo il metodo
di sostituzione, ponendo 1 + eu = x = x(u). Notiamo che con tale sostituzione
u
lespressione e 1 + eu du diventa
p
eu 1 + eu du = x(u) x0 (u) du

Si noti che, per la presenza del termine x0 (u) du = dx, siamo nel secondo caso del metodo di
sostituzione. Allora
2
Z Z p Z
u u 0 2 3
e 1 + e du = x(u)x (u)du = x dx = x 2 = x x
3 3

Ora al posto di x si deve porre: x = 1 + eu . Quindi la primitiva cercata e 32 (1 + eu ) 1 + eu .
Se invece non ci fossimo accorti di quel fattore x0 (u)du = eu du che ci ha fatto usare il secondo caso
del metodo di sostituzione, avremmo proceduto nel modo seguente (Metodo di sostituzione: Primo
caso). La funzione inversa di x = 1 + eu e u = ln(x 1). Allora
1
du = u0 (x)dx = dx
x1
1
La regola di sostituzione, ponendo 1 + eu = x e du = x1 dx, prende la forma:


Z Z Z
1
eu 1 + eu du = (x 1) x dx = xdx
x1
e da qui si procede come sopra.
R R
Esempio 2.4 Calcolare tan x dx e cot x dx
Z Z
sin x
Per definizione di tangente, si ha tan x dx = dx. Poniamo cos x = t. Non e necessario
cos x
invertire questa relazione, in quanto e presente il termine ( sin x)dx = dt. (Siamo nel secondo caso
del metodo di sostituzione). Quindi
Z Z Z
sin x 1
tan x dx = dx = dt = ln |t| = ln | cos x|
cos x t
In modo analogo, con la sostituzione sin x = t, si trova:
Z Z Z
cos x 1
cot x dx = dx = dt = ln |t| = ln | sin x|
sin x t

15
2.2 Integrazione per parti
Ricordiamo che se f (x) e g(x) sono funzioni derivabili, la derivata del prodotto f (x)g(x) e data dalla
regola di Leibniz h i0
f (x)g(x) = f 0 (x)g(x) + f (x)g 0 (x) (2.9)
Se integriamo entrambi i membri e ricordiamo che una primitiva della derivata di una funzione e la
funzione stessa, otteniamo
Z Z
f (x)g(x) = f 0 (x)g(x)dx + f (x)g 0 (x)dx (2.10)

ovvero Z Z
0
f (x)g (x)dx = f (x)g(x) f 0 (x)g(x)dx (2.11)

La 2.11 si chiama formula di integrazione per parti. Come al solito, luguaglianza 2.10 va intesa nel
senso seguente: la somma di una qualunque primitiva di f 0 (x)g(x) e di una qualunque primitiva di
f (x)g 0 (x) e uguale a f (x)(g(x), a meno di una costante additiva. Allo stesso modo va interpretata la
2.11.
R
Esempio 2.5 Per calcolare ln x dx, possiamo usare la formula di integrazione per parti 2.11, dove
1
f (x) = ln x e g 0 (x) = 1. Si ha f 0 (x) = e g(x) = 1. Dunque
x
Z Z
x
ln x dx = x ln x x = x ln x x
x

Esempio 2.6
Z Z Z
2
sin x dx = sin x sin x dx = cos x sin x ( cos x) cos x dx
Z
= cos x sin x + cos2 x dx
Z
= cos x sin x + (1 sin2 x) dx
Z
= cos x sin x + x sin2 x dx

Portando lintegrale a primo membro, si ottiene


x cos x sin x
Z
sin2 x dx = (2.12)
2

In modo del tutto analogo si trova


Z
x + cos x sin x
cos2 x dx = (2.13)
2

3 Integrali impropri o generalizzati


Rb
Finora abbiamo considerato solo integrali a f (x)dx dove lintervallo [a, b] e limitato e la funzione f (x)
e limitata su [a, b]. Ora vediamo come il concetto di integrale si definisce quando la funzione f (x)

16
e limitata ma lintervallo di integrazione non e limitato, oppure quando la funzione non e limitata e
lintervallo di integrazione e limitato. Un esempio del primo tipo e lintegrale
Z +
1
2
dx (3.1)
1 x

(Lintervallo (1, +) non e limitato). Un esempio del secondo tipo e


Z 1
1
dx (3.2)
0 x

(La funzione 1 non e limitata vicino a 0).


x

In entrambi i casi si parla di integrali generalizzati (o impropri).

3.1 Integrali su intervalli non limitati


Sia f una funzione reale definita su un intervallo non limitato [a, +):
f
[a, +) R (3.3)

Diremo che f e integrabile (o integrabile in senso generalizzato, o in senso improprio) sulla semiretta
[a, +) se f e integrabile su ogni intervallo [a, t] con t > a ed esiste finito il limite
Z t
lim f (x) dx (3.4)
t+ a

In questo caso si pone, per definizione,


Z + Z t
f (x) dx = lim f (x) dx (3.5)
a t+ a
R +
Se lintegrale a f (x) dx esiste (finito) si dice che tale integrale e convergente. Se il limite 3.4 e +,
R +
si dice che lintegrale a f (x) dx e divergente.
In modo simile si definiscono le funzioni integrabili su intervalli non limitati del tipo (, b].

3.1.1 Integrale di 1/xa

Teorema 3.1 (Integrabilita di 1/xa in un intorno di +)



Z +
1 diverge a + se a 1
dx (3.6)
1 xa converge (al numero 1 ) se a > 1
a1

Dimostrazione. Se a = 1, abbiamo
Z t
1
lim dx = lim (ln t ln 1) = + (3.7)
t+ 1 x t+

e quindi lintegrale Z +
1
dx (3.8)
1 x
vale +, ossia e divergente.

17
Se a 6= 1, si ha Z t
1 1 h 1a it 1
a
dx = x = (t1a 1) (3.9)
1 x 1a 1 1a
Ora (
1 + se a < 1
lim (t1a 1) = 1
t+ 1 a se a > 1
a1
Riassumendo:
Z +
1 diverge a + se a 1
dx 1 (3.10)
1 xa converge (al numero ) se a > 1
a1

Esempio 3.2 Vediamo se la funzione xex e integrabile (in senso improprio) sulla semiretta (, 0).
Per ogni t < 0, la funzione xex e integrabile su [t, 0] (perche e continua) e si ha:
Z 0 0
xex = (x 1)ex = 1 (t 1)et (3.11)

t t

Ora si deve calcolare il limite per t che tende a . Si ottiene:


Z 0
lim xex = lim (1 (t 1)et ) = 1 (3.12)
t t t

Dunque la funzione xex e integrabile su (, 0) e


Z 0 Z 0
x
xe dx = lim xex = 1 (3.13)
t t

3.1.2 Criterio del confronto

A volte si puo stabilire se una funzione e integrabile in senso generalizzato, senza bisogno di trovarne
esplicitamente unantiderivata. Puo bastare un confronto con funzioni integrabili piu semplici.

Teorema 3.3 (Criterio del confronto.) Supponiamo che f (x) e g(x) siano funzioni continue de-
finite su una stessa semiretta I = (a, +) e soddisfacenti
0 f (x) g(x) (3.14)
Allora: Z + Z +
0 f (x) dx g(x)dx (3.15)
a a
In particolare:

1. Se g e integrabile su I, anche f e integrabile su I;


R +
2. Se f non e integrabile su I (cioe, se a f (x) dx = +), anche g non e integrabile su I (ossia,
R +
anche a g(x)dx = +)

Dimostrazione. Poiche le funzioni integrande f e g sono non-negative, gli integrali in questione


sicuramente esistono3 , magari uguali a +. Per la proprieta di monotonia dellintegrale, valgono le
disuguaglianze Z Z t t
0 f (x) dx g(x)dx (3.16)
a a
3 Ricordiamo che se una funzione reale h(t) e crescente su un intervallo (a, +), allora sicuramente esiste (finito o

+) il limite limt+ h(t), e tale limite e uguale al sup di h su (a, +). Nel nostro caso, siccome le funzioni f e g
sono non-negative, le funzioni integrali at f e at g sono crescenti, e quindi hanno limite per t +.
R R

18
per ogni t > a. Passando al limite per t +, si ha allora la tesi. 2
Lenunciato del teorema e del tutto ragionevole quando si pensi alla seguente interpretazione geo-
metrica. Poiche 0 f (x) g(x), la regione di piano compresa tra lasse delle x e il grafico di f (x)
R +
e tutta al di sotto del grafico di g(x). Quindi, se larea a g(x)dx e finita, a maggior ragione larea
R + R + R +
a
f (x) dx sara finita. Mentre se larea a f (x) dx e infinita, a maggior ragione larea a g(x)dx
sara infinita.
Z +
2
Esempio 3.4 Stabilire se lintegrale ex dx e convergente.
0

2
Soluzione. La funzione ex e ovviamente integrabile su ogni intervallo [0, b], in quanto e continua.
Occorre studiare la sua integrabilita in un intorno di +. Non si sa trovare esplicitamente unantide-
2
rivata di ex . Osserviamo pero che in un intorno di + (vale a dire per tutti gli x sufficientemente
grandi) si ha
1 1
0 x2 2 (3.17)
e x
(In realta la 3.17 vale per ogni x in (0, +), perche et > t per ogni t R, e quindi
1 1
0< < (3.18)
et t
1
per ogni t > 0). Siccome sappiamo gia che in un intorno di + la funzione 2 e integrabile, per il
Z + x
x2
criterio del confronto possiamo concludere che lintegrale e dx e convergente. 2
0

3.1.3 Criterio del confronto asintotico

Un altro criterio per stabilire se una funzione e integrabile in senso generalizzato e il criterio del
confronto asintotico. Ricordiamo una definizione. Date due funzioni f (x), g(x), definite entrambe su
(a, +), con g(x) sempre diverso da zero, si dice che f (x) e asintoticamente equivalente a g(x) quando
x tende a +, e si scrive
f (x) g(x), per x + (3.19)
se
f (x)
lim =1 (3.20)
x+ g(x)
Vale allora il seguente

Teorema 3.5 (Criterio del confronto asintotico.) Siano f (x) e g(x) funzioni non-negative con-
tinue definite su una stessa semiretta I = (a, +). Supponiamo f (x) g(x) per x +. Allora
f (x) e integrabile su I se e solo se g(x) e integrabile su I.

Dimostrazione. Per ipotesi, limx+ fg(x) (x)


= 1. Quindi, per ogni fissato > 0, il rapporto fg(x)
(x)
sara
contenuto nellintervallo [1 , 1 + ] per tutti gli x sufficientemente grandi. In altri termini, varranno
definitivamente le due disuguaglianze

(1 )g(x) f (x) (1 + )g(x) (3.21)

Ora la tesi segue subito dal teorema del confronto. Infatti, se g(x) e integrabile sulla semiretta I, da

f (x) (1 + )g(x)

19
segue che f (x) e integrabile; mentre, se g(x) non e integrabile su I, da
(1 )g(x) f (x)
segue che f (x) non e integrabile.

Esempio 3.6 Stabilire se lintegrale


+
x3 + 2x2 x + 1
Z
dx (3.22)
1 x5 + x4 + 7
converge.

1
Infatti, la funzione integranda e asintotica a :
x2
x3 + 2x2 x + 1 1
5 4
2, per x + (3.23)
x +x +7 x
Ne segue, per il criterio del confronto asintotico, che lintegrale 3.22 e convergente.

Esempio 3.7 Lintegrale Z +


1 1
sin dx (3.24)
1 x x
e convergente.

Infatti, per x +, si ha
1 1 1 1
sin
x x 3! x3
1 1
e 3! x3 e integrabile sulla semiretta [1, +).

3.2 Integrali di funzioni non limitate


Vediamo ora come estendere il concetto di integrale definito a funzioni che non sono limitate in
un intorno di un punto. Sia f (x) una funzione definita su un intervallo (a, b] (a, b R e a < b).
Supponiamo che f non sia limitata in un intorno del punto a. Se esiste finito il limite
Z b
lim+ f (x)dx (3.25)
ca c

esso viene chiamato integrale improprio, o generalizzato, di f sullintervallo [a, b] e si denota ancora
con il simbolo Z b
f (x) dx
a

Come esempi guida, consideriamo le due funzioni f (x) = x1 e g(x) = 1x , definite sullintervallo
(0, 1]. Ovviamente, entrambe non sono limitate vicino a 0. Nel primo caso, una primitiva di f (x) su
(0, 1] e ln x e
Z 1
 
lim+ f (x) dx = lim+ ln(1) ln(c) = +
c0 c c0

Nel secondo caso, Z 1  1


1
lim+ dx = lim 2 x c = lim (2 2 c) = 2
c0 c x c0 + c0+

1 1
Quindi, f (x) = non e integrabile in senso generalizzato su [0, 1], mentre g(x) =
x x
lo e (e il suo
integrale vale 2).

20
3.2.1 Integrali di 1/xa . Criteri del confronto e del confronto asintotico
1
Con un conto del tutto analogo a quello svolto per studiare lintegrabilita di xa sullintervallo [1, +),
si ottiene il seguente

Teorema 3.8 (Integrabilita di 1/xa in un intorno di zero)



Z 1
1 diverge a + se a 1
dx (3.26)
0 x
a converge (al numero 1 ) se a < 1
1a

Anche per gli integrali impropri di funzioni non limitate, valgono il criterio del confronto e il criterio
del confronto asintotico.

Teorema 3.9 (Criterio del confronto.) Supponiamo che f (x) e g(x) siano funzioni continue sul-
lintervallo I = (a, b], entrambe non limitate vicino al punto a e soddisfacenti

0 f (x) g(x) (3.27)

Allora: Z b Z b
0 f (x) dx g(x)dx (3.28)
a a
In particolare:

1. Se g e integrabile su I, anche f e integrabile su I;


Rb
2. Se f non e integrabile su I (cioe a f (x) dx = +), anche g non e integrabile (cioe, anche
Rb
a
g(x)dx = +).

Teorema 3.10 (Criterio del confronto asintotico.) Siano f (x) e g(x) funzioni non-negative con-
tinue sullintervallo I = (a, b], entrambe non limitate vicino al punto a. Supponiamo f (x) g(x) per
x a+ . Allora f (x) e integrabile su I se e solo se g(x) e integrabile su I.

Le dimostrazioni di questi due teoremi sono del tutto simili a quelle gia viste nel caso di integrali
su intervalli illimitati, e non le ripeteremo.

21