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"La nostra democrazia minacciata quando la consideriamo garantita.

Quando stiamo seduti a criticare chi stato eletto,


e non ci chiediamo che ruolo abbiamo avuto nel lasciarlo eleggere.
E se siete stanchi di discutere con degli estranei su Internet
provate a incontrarne qualcuno in carne e ossa.
Mettetevi in gioco, scendete in campo,
allacciatevi le scarpe."

Barack Obama

Dopo la recente sfida congressuale nazionale e dopo anni di commissariamento locale, siamo
finalmente arrivati a celebrare il congresso romano e municipale. Un momento di fondamentale
importanza per dare slancio ad una organizzazione da troppo tempo in difficolt, in quello che a
sua volta un momento di difficolt globale per le istanze progressiste e di centro-sinistra. Come
Giovani Democratici intendiamo dare il nostro contributo al dibattito, offrendo il nostro punto di
vista ed una prospettiva di azione. Teoria e prassi. Questo non perch, in qualit di giovani ragazzi
e ragazze con tutta una vita davanti, il PD del futuro ci riguardi pi da vicino. Ma perch
vogliamo iniziare a cambiarlo da oggi.

Teoria, nella prima parte, perch successo qualcosa nel mondo, qualcosa che non abbiamo colto
e che, se vogliamo ripartire, dobbiamo comprendere. Lanalisi sar breve, sicuramente
incompleta, a tratti volutamente banale. Non vogliamo n siamo in grado di formulare unanalisi
complessiva di quello che sta succedendo, speriamo solo di stimolare un dibattito per costruire,
insieme a chi lo vorr, un percorso diverso rispetto a quello del passato, da applicare
concretamente nel nostro municipio.

Prassi, nella seconda parte, perch se vogliamo ridare un ruolo alla nostra comunit, lo dobbiamo
fare sperimentando, sbagliando, percorrendo strade nuove per ridare al nostro Partito una sua
funzione, in una societ che sembra rifiutarlo.

UN MONDO NUOVO

America first!

Donald Trump e Marine Le Pen, la Brexit e il muro di Orban, Beppe Grillo e Matteo Salvini.
Ovunque, nei paesi occidentali, le posizioni delle destre populiste crescono, prendono forza,
arrivano dove mai avremmo potuto pensare. Situazioni diverse, contraddittorie, legate tra loro da
un sentimento di pancia che incattivisce la societ ma che non sembra avere argini.
Il 2016 stato un anno di svolta, un 68 allincontrario che apre unepoca ricca di incognite,
troppo spesso spaventose. In poco pi di dieci giorni, la presidenza Trump ha gi rovesciato la
gerarchia dei nostri valori: America first, slogan salutato con entusiasmo dai sovranisti nostrani,
diventa la bandiera di una contro-cultura globale figlia di uno spaesamento democratico che il
riflusso della crisi economica lascia sul territorio della nostra parte di mondo.

La famigerata analisi della sconfitta la base di ogni riflessione e ripartenza, eppure al nostro
interno troppo spesso mancata. In generale, analizzare gli esiti elettorali del 2016 diventa
semplice, quasi banale, collegando insieme tutti gli avvenimenti: in Inghilterra il Leave ha
sfondato nelle ex aree industriali, un tempo roccaforti labouriste, oggi citt in rovina scomparse
insieme alle fabbriche del manifatturiero inglese; negli Stati Uniti sono stati decisivi i voti degli stati
della cintura della ruggine, dove la crisi delle materie prime ha fatto retrocedere il potere
dacquisto della classe media fino ai livelli del 1970.

In Italia, la storia simile: a Roma, man mano che ci si allontana dalle mura aureliane, cresce il
disagio sociale e diminuiscono i voti del Pd; a Torino, mentre il centro brillava per mostre, concerti
ed iniziative culturali, in periferia lindotto delle fabbriche Fiat svaniva e, silenziosamente, leroina
tornava unemergenza.

Le elezioni del 2016 ci dicono che i confini della nostra societ sono stati totalmente ridisegnati. E
comparsa una nuova e radicale frattura: da una parte i vincenti della globalizzazione, quelli inclusi
in questo processo e che ne traggono benefici; dallaltro i vinti, chi escluso dalle nuove
opportunit e paga con una riduzione del proprio standard di vita gli effetti del mondo
globalizzato. Una frattura che irrompe nella scena politica e, superando le tradizionali distinzioni
tra destra e sinistra, contrappone due blocchi distinti: i vecchi partiti contro le nuove destre,
lestablishment contro i populismi.

Da un lato, quello dei vincenti, ci sono i ragazzi che vanno alluniversit e in Erasmus, i pensionati
e gli impiegati con redditi medio alti, gli imprenditori ed i professionisti che si sono adeguati ai
nuovi meccanismi del mercato precario, anche scaricandone il peso sui lavoratori.

Dallaltro, quello dei vinti, i tantissimi lavoratori che pagano le conseguenze della precarizzazione
del lavoro, i ragazzi che abbandonano gli studi e non trovano prospettive ed un ceto piccolo-
medio borghese che vede costantemente diminuire il proprio potere dacquisto.

Fotografare questa situazione, per, solo il primo passo e analizzare cosa successo in questi
anni non esaurisce il nostro compito. Dobbiamo immaginare una strada nuova, sperimentare
soluzioni diverse.

Eravamo convinti che tutto stesse andando bene, che la crescita avrebbe redistribuito la ricchezza
in maniera quasi automatica, che la globalizzazione avrebbe risolto gli squilibri mondiali portando
diritti e democrazia in tutto il mondo. Solo oggi ci rendiamo conto di non aver capito le
contraddizioni economiche, sociali e ambientali che il mondo globalizzato ci stava consegnando.
Ma questa storia come quella delluomo che si butta dal 100esimo piano di una torre e, cadendo
per i primi 99 piani, si ripete fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene: limportante, per, non
la caduta, ma latterraggio. E noi, alla fine, siamo atterrati.

Semplicemente, fascismo

Mentre il vento del populismo soffia in tutto il mondo occidentale e minaccia, dopo la Brexit e gli
Usa, di diffondersi e governare altri paesi europei, lunica cosa che possiamo fare chiederci dove
questo movimento globale affondi le proprie radici e come contrastarlo.

La spaccatura tra perdenti e vincenti della globalizzazione diventata una lacerazione profonda,
che mette in discussione le stesse regole della convivenza democratica. Il dibattito al quale
assistiamo vede una parte dellopinione pubblica incattivirsi, ritrarsi su posizioni di
autoconservazione e autoassoluzione mentre il dialogo si trasforma in insulto. La sicurezza
diventa pi importante dei diritti, luomo forte necessario, i media sono menzogneri e
lestablishment che detiene il potere il nemico ultimo da abbattere. In unaltra epoca, forse,
avremmo semplicemente parlato di fascismo.

Per capire cosa sta succedendo dobbiamo guardare la societ in cui viviamo, spesso definita
liquida per descrivere un mondo caratterizzato dallindebolimento dei legami sociali, dalla
solitudine dellindividuo e dalla precariet del lavoro. Oggi, tutti questi fattori convergono verso un
unico effetto: laumento della vulnerabilit delle persone.

Con lo stato sociale in ritirata, i rapporti di lavoro precarizzati, i legami familiari come il
matrimonio sempre pi deboli e le nuove tecnologie che spesso accrescono lisolamento
dellindividuo, alle persone viene a mancare una rete di solidariet sociale capace di aiutarle e
sostenerle nei momenti di difficolt. A questo indebolimento delle tutele individuali si aggiunge
laumento esponenziale dei fattori di rischio, diretta conseguenza delleconomia globalizzata e di
un mondo iperconesso.

In poche parole, siamo passati dalla societ liquida alla societ del rischio. Ed qui, nella societ
del rischio, che esplodono la paura, la violenza e listinto isolazionista sui quali soffia il vento dei
populismi.
La nostra mission

Se vogliamo evitare che il modello Trump prenda il sopravvento dovremmo partire da qui: dal
curare le ferite della nostra societ, offrendo unalternativa al senso di paura che si diffonde nella
societ del rischio.

Di certo, non un percorso n breve n semplice, perch strade gi percorse non esistono ed il
Partito Democratico da tempo disabituato a pensarsi come un collettivo con un ruolo sociale,
invece di un mega comitato elettorale.

Ma la nostra storia ricca di esempi di partiti che hanno scelto di cambiare il paese non solo
provando a guadagnare seggi in parlamento: il Partito Comunista Italiano non ha mai governato il
paese ma ha difeso ugualmente i diritti dei pi deboli, prima alfabetizzandoli nelle proprie sezioni
poi organizzando le masse dei lavoratori; in maniera diversa, il partito Radicale non si mai posto
il problema di vincere le elezioni ma, con le battaglie civili su divorzio e aborto, ha aperto la strada
a vere e proprie rivoluzioni.

Il Partito Democratico, ovviamente, non pu e non deve rinunciare all'obiettivo di governare il


paese. Dobbiamo per ribadire un concetto: la crisi della nostra societ profonda e nessuna
azione di governo potr essere efficace se non accompagnata da un'azione di ricostruzione
dall'interno della societ. E' stata questa, in definitiva, la grande sconfitta del governo Renzi:
illudersi di poter cambiare l'Italia da soli, isolandosi da tutti, persino dal proprio partito.

Questa, quindi, dovrebbe essere la mission del Partito Democratico: scacciare il senso di
isolamento e paura costruendo, allinterno della societ, quelle reti di solidariet sociale capaci di
superare le inefficienze dellassistenzialismo statalista del 900 e lindividualismo sfrenato
dellinizio del nuovo millennio. Tecnicamente, dovremmo costruire resilienza sociale.

La resilienza linsieme di fattori che permettono ad un individuo, o una collettivit, di adattarsi


o prevenire un evento traumatico.

Ad esempio, un comune con edifici antisismici resiliente ai terremoti; un sistema di welfare che
reinserisce i lavoratori con programmi di formazione aumenta la resilienza del mercato del
lavoro.

Banalizzando, la resilienza sociale funziona come una rete di assicurazione per gli individui,
neutralizzando gli effetti negativi dellisolamento e della dissoluzione dei corpi intermedi. Di pi: la
resilienza sociale pu essere un meccanismo capace di combattere il disagio sociale e
promuovere lo sviluppo individuale. La resilienza una spinta alla sopravvivenza che nasce dal
basso e vive di rapporti reali tra le persone contrastando il clima dodio, paura e diffidenza.
Costruttori di resilienza

Ma come pu il Partito Democratico, ed in particolare il Partito Democratico del nostro


municipio, diventare un costruttore di resilienza?

Dobbiamo lavorare per superare i problemi da sempre irrisolti del nostro fare politica: il Partito
Democratico deve essere accogliente per chi sta all'interno e utile per chi sta all'esterno.

La nostra comunit, quella degli iscritti al Partito Democratico deve diventare una comunit
resiliente: una struttura viva, dove gli iscritti seguono insieme i grandi momenti politici del paese e
dove esistono degli spazi per parlare, discutere, approfondire e comunicare agli altri idee ed
iniziative messe in campo.

Allo stesso tempo, per dobbiamo alzare il nostro sguardo e, guardando ai problemi della nostra
societ, cercare meccanismi per essere utili nel risolverli. Il Partito Democratico non potr
prescindere, infatti, da una serie di iniziative da mettere in campo e che siano capaci di guardare
ben oltre il confine dei nostri iscritti. Tante e diverse iniziative si possono mettere in campo
seguendo l'idea che la struttura di base del Pd debba essere un mezzo per perseguire un
cambiamento sociale, e non il luogo dove si contano le tessere e si scontrano correnti romane e
nazionali. Ed a queste iniziative, ed al Partito Democratico che immaginiamo nel nostro municipio,
faremo riferimento nei prossimi paragrafi.

LA RESILIENZA NEL NONO MUNICIPIO

Roma, sconfitti, esclusi

In un 2016 elettoralmente disastroso, anche noi abbiamo subito una sconfitta schiacciante.
Abbiamo perso Roma e con essa 13 dei 15 municipi che amministravamo, incluso il IX, non
riuscendo addirittura ad andare neanche al ballottaggio nel VI.
Dopo la sconfitta non stata fatta una dovuta analisi, non c stato un mea culpa. Abbiamo
preferito sotterrare la testa nella sabbia. In fondo Panta rei, no? No.
E per questo che necessario innanzitutto fermarsi a riflettere sulla Roma e sul municipio che oggi
ci troviamo davanti, e come le recenti sconfitte elettorali si collochino in questo contesto.
Una Roma nella quale le fasce periferiche, che sono molteplici in quanto includono sia pezzi di
periferia storica quale Garbatella che aree extra-GRA di recente costruzione, sono accomunate dal
maggior livello di esclusione. Esclusione dai servizi sociali, scolastici e culturali, cos come dal
mercato lavorativo, in quanto i tassi di disoccupazione sono pi elevati e lo anche il numero di
inattivi, ovvero di persone che non studiano n stanno cercando un lavoro. Unesclusione che ha
radici profonde, in quanto queste aree sono abitate da un numero maggiore di persone con
licenza media o elementare, e che perci hanno difficolt in partenza a trovare soluzioni lavorative
che possano aiutarle a risalire la montagna sociale. Al tempo stesso, nelle periferie che si trova
la Roma del domani. E in queste aree che la popolazione si sta spostando, come testimonia anche
laumento dei prezzi degli immobili negli ultimi 15 anni; in particolar modo al di fuori del GRA, ed
in particolar modo coppie giovani e con prole al seguito.
Bisogna poi considerare come il processo di crescita della citt, spesso auto-gestito ed in
violazione ai piani regolatori, ha portato ad avere una citt con unestensione enorme e caotica,
con un ovvio impatto sulla mobilit della popolazione. Anche in questo caso, al centro vi sono, pur
con le note problematiche, metropolitane e tram, mentre le periferie (con leccezione del
quadrante est che servito da alcune linee tramviarie e, solo di recente, dalla metro C) arrancano
fortemente, colpite in misura ben maggiore dal disastroso servizio Atac, che in periferia pu voler
dire non solo una qualit della vita inferiore, ma anche una semi-impossibilit di accedere a servizi
ed offerte lavorative in aree distanti e mal collegate. Una mobilit che pertanto, oltre ad essere
fonte di scontento per tutti i romani, a sua volta generatrice di diseguaglianze.
Anche allinterno del nostro municipio, fra i pi eterogenei di Roma, si ravvisano le stesse
dinamiche. Nonostante il reddito pro capite sia il quarto pi alto fra tutti i municipi, ci sono
importanti diseguaglianze fra lEur, la periferia storica come Laurentina e Spinaceto, e le aree
extra-Gra quali Castel di Leva e Falcognana. C un centro estremamente ridotto dal punto di vista
geografico, nel quale vive appena il 5% della popolazione municipale, che agisce da punto di
contatto con il resto della citt (un passaggio alla fermata su 3 di tutti gli autobus del municipio
avviene allEur) e nel quale si concentrano i servizi e le offerte di lavoro pi remunerative, ed il resto
del municipio che, in diverse misure, vive realt del tutto differenti.
Ci sono dunque pezzi interi di citt che magari non risaltano agli occhi del turista, ma che
crescono silenziosamente e vivono un forte disagio relativamente alle loro (mancate)
opportunit, tanto a Roma quanto nel IX municipio. Questa dinamica, che ricalca quanto
osserviamo anche nel resto dItalia ed in altre parti del mondo, emersa prepotentemente di
recente per via delle due tornate elettorali, amministrativa e referendaria, nelle quali questa
differenza esplosa fragorosamente. Il trionfo di Virginia Raggi, e la successiva netta affermazione
del No alla riforma costituzionale, hanno infatti le proprie radici esattamente in queste aree
geografiche fasce socio-demografiche. Se gi da tempo il centrosinistra a Roma era passato
dallessere il partito delle periferie, come 40 anni fa, a quello della Roma interna al GRA, adesso il
fenomeno ha subito unaccelerazione devastante che ha portato il PD ad essere confinato alle
zone pi centrali della citt, arroccato nel I e II municipio. E nelle periferie, tanto quelle popolari
come Tor Bella Monaca e Tiburtino e quelle pi moderne, come Mezzocammino ed Acilia, il
risultato non una semplice sconfitta, bens una vera e propria sommossa espressa attraverso le
urne, che porta il PD a percentuali irrisorie. Se vero che le politiche non possono essere
determinate sulla base dei risultati elettorali, altrettanto vero che questi ultimi, combinati ai
dati analizzati in precedenza, presentano unimmagine della citt abbastanza chiara, dalla quale
non si pu prescindere per far ripartire il PD romano e municipale.

Fondamenta di una comunit

Sono milioni le domande che come partito avremmo dovuto porci: Cosa abbiamo sbagliato? Da
dove dobbiamo ricominciare? In che modo possiamo sanare la distanza che viene percepita tra i
cittadini e la politica? E tra gli iscritti? In che modo possiamo trasformare il pi che dovuto mea
culpa in una lettura efficace della realt?
Forse dovremmo fare un ulteriore passo indietro.
Prima ancora di parlare dello scollamento evidente che vi tra la politica e i cittadini, bisogna
analizzare la lontananza percepita dagli iscritti. Non si pu arrivare al congresso preoccupandosi
esclusivamente di se e come cambiare la struttura verticistica del partito, facendo, di nuovo, il
grandissimo errore di non poggiare lorecchio a terra.
La politica non pu essere verticale, calata dallalto, aliena. Bisogna ricominciare creando nuovi
laboratori di idee, includendo gli iscritti e ascoltando i cittadini. Dobbiamo ricominciare a
comunicare, a vederci, a discutere e, perch no, scannarci. Una comunit che si parla e che
condivide le informazioni una comunit resiliente che crea una struttura viva, dove gli iscritti
seguono insieme i grandi momenti politici del paese e dove esistono degli spazi per parlare,
discutere, approfondire e comunicare agli altri idee ed iniziative messe in campo.

Pensiamo che si possano fare altre cose, semplici ed immediate. Di seguito, proponiamo dei
possibili sviluppi di questo percorso. Nessuna di queste proposte rappresenta una rivoluzione, ma
semplici e piccoli passi di un percorso pi grande.

Assemblee degli iscritti indette periodicamente per confrontarsi

A fronte dellimportanza fondamentale della rete per la vita interna del partito, necessario che ci
siano momenti di confronto reale fra gli iscritti di tutto il municipio, tanto pi ora che il partito si
avvia ad una gestione municipale e non pi territoriale.

Una piattaforma per condividere dati e documenti

Dropbox facile da usare. Creare un sistema di archiviazione di tutti i documenti che vengono
prodotti dal partito, ma anche dei principali atti del consiglio municipale, e dare l'accesso a tutti
gli iscritti, aiuterebbe a informare correttamente tutti su quello che accade nella nostra comunit,
stimolando voglia di lavorare e creativit, e non permettendo che preziosi contributi vadano persi,
come avvenuto in passato.
Un blog per parlarci

Siamo spesso ossessionati dal raggiungere le persone esterne alla nostra organizzazione quando
molte volte non riusciamo neanche a confrontarci tra di noi. Ma da questo confronto, anche
con iscritti od amministratori di quartieri diversi dal nostro, che sono nate le migliori iniziative che
abbiamo messo in campo.

Apriamo un blog aperto ai contributi di tutti gli iscritti per stimolare il dibattito, lanciare iniziative,
sollevare proposte. Una piattaforma principalmente per gli adetti ai lavori, perch se vogliamo
essere credibili all'esterno dobbiamo essere coerenti al nostro interno.

Inseriamo al suo interno uno spazio per il fact checking, per verificare e smontare le informazioni
false che molti politici rilasciano sul web.

Futuro? No, presente

Lo scollamento riguarda tanto il partito e gli iscritti, quanto il partito e la giovanile. Secondo la
Carta di cittadinanza, I Giovani Democratici sono lunica organizzazione giovanile del Partito
Democratico e sono lunico luogo di elaborazione e di discussione su tema delle politiche giovanili
del Partito Democratico. Essa ha il diritto ed il dovere di concorrere ai processi decisionali e di
elaborazione politica del Partito. Ad oggi sentiamo queste parole vuote e ben lontane dalla realt
dei fatti. Siamo orgogliosi della nostra indipendenza dal Partito, poich essa ci permette la
massima libert di gestione e di iniziativa, ma questa libert non deve essere vista come una forma
di lontananza. Noi vogliamo partecipare, essere ascoltati e ascoltare.
E innegabile che il PD abbia un serio problema generazionale: 2 elettori su 3 di coloro che hanno
preso parte alle primarie dello scorso Aprile appartenente alla categoria over 55. Un patrimonio
di esperienza, chiaro, ma anche un segnale preoccupante di lontananza fra il partito e le future
generazioni. Tenendo sempre a mente che, in generale, linteresse dei giovani nei confronti della
politica in vertiginoso calo gi da qualche tempo, non si pu che riconoscere la distanza del
partito dai cittadini under 35, da cui nasce e che allo stesso tempo provoca la mancanza di giuste
risposte o proposte adatte, in mancanza di ascolto delle vere necessit. proprio questo ci che
preoccupa e scoraggia lelettorato, in particolar modo i giovani: le attuali impossibilit di ascolto
da parte delle istituzioni e di coloro che ricoprono ruoli pubblici influenti, e la profonda lacerazione
tra i partiti ed il popolo che rappresentano.

Una maggiore collaborazione tra PD e GD sarebbe dunque auspicabile, tanto a livello pratico,
quanto poi in termini di una condivisione ed uno scambio bilaterali di competenze: esperienza per
novit, proposte in cambio di indicazioni e consigli. Da parte nostra possono essere messe a
disposizione, ad esempio, maggiori competenze nellutilizzo delle piattaforme social e nella
comunicazione con lesterno, indispensabili per favorire le adesioni dellelettorato. I compagni pi
maturi potrebbero offrire un aiuto nella mappatura dei cosiddetti luoghi spettro (ambienti
degradati e/o abbandonati) del municipio, attivit nella quale i GD sono impegnati ai fini di
ristabilire un maggior rapporto con il territorio. La mappatura dei luoghi spettro nel nostro
municipio che stiamo portando avanti come Giovanile, un esempio di azione conoscitiva del
territorio. Infatti ci siamo posti lambizioso obiettivo di mappare le aree degradate e/o
abbandonate nel nostro territorio, per conoscere meglio la situazione che ha portato
allabbandono delle struttura e poter portare avanti un progetto di rilancio per rimettere al
servizio della comunit un bene che sarebbe altrimenti lasciato al degrado.

Opposizione e territorio

Il Partito Democratico degli ultimi anni, spesso e volentieri, non ritenuto un interlocutore
credibile da parte delle numerose associazioni sorte nel nostro territorio e, pi in generale, dalla
societ civile e dalla cittadinanza.
Si fatica a rappresentare i cittadini, si fatica ad individuare concretamente quali siano le loro
istanze, ed in pi si perso il legame con quelle realt associative che invece, nellera della
disintermediazione e della societ del rischio, riescono ancora ad aggregare ed avere un contatto
diretto con le istanze del territorio. In pratica, non si hanno legami con coloro che sono i primi
protagonisti della resilienza.

In riferimento a ci, utile evidenziare una esperienza nata di recente, Nuove Connessioni, che
un progetto allinterno del quale sono coinvolti diversi nostri iscritti ma aperto a tutti, che nasce
proprio per rispondere a queste esigenze e soprattutto per rinforzare i legami con e tra il mondo
associativo.
Nuove Connessioni rappresenta infatti uno spazio virtuale che nasce dalla necessit di tornare a
comunicare e di mettere in luce dei problemi per poter poi trovare una soluzione. Per raggiungere
questo obiettivo il progetto si divide in due parti, di cui i principali interlocutori sono le
associazioni presenti sul nostro territorio e le scuole, entrambe realt del territorio di primaria
importanza.
Il sito internet del progetto ha una sezione dedicata allassociazionismo nel quale vi una mappa
delle associazioni che operano sul territorio del IX Municipio, illustrandone le funzioni, le attivit
e gli orari, con lintento di metterle a disposizione della cittadinanza e di creare una rete fra tali
associazioni, che porti a collaborazioni congiunte cos come allemersione delle problematiche
affrontate pi frequentemente. Il progetto, seppur nato recentemente, ha raccolto gi ladesione
di diverse associazioni, come ad esempio Aristos e la Banca del Tempo, ed ha iniziato a dialogare
con altre, come Libera e la Comunit di SantEgidio.
In una seconda sezione vi invece uno spazio pensato per i ragazzi appassionati di attualit,
politica e sociale, che offre loro la possibilit di pubblicare articoli. Questa iniziativa stata
pubblicizzata in particolar modo nelle scuole, punto di raccolta delle nuove generazioni che
tuttavia talvolta non riescono a motivarle a sentirsi parte di una comunit.
Nonostante Nuove Connessioni nasca come una realt virtuale, non manca limpegno e lattivismo
direttamente sul territorio. Ne sono una testimonianza il torneo di calcio intitolato Diamo un
calcio al razzismo organizzato direttamente da Nuove Connessioni e con il coinvolgimento dei
ragazzi ospitati dallo SPRAR di Mostacciano, e la partecipazione di una rappresentativa di Nuove
Connessioni ad un altro torneo di calcio, Liberi di giocare, organizzato invece dalla realt
associativa Attivamente Cecchignola.
Dunque, che sia un articolo scritto su un blog o che sia una partita di pallone, lo spirito di questo
progetto rimane sempre lo stesso: dare voce e connettere tra loro realt differenti che
condividono uno spazio comune.
Ci che auspichiamo dal nostro partito che sia capace di cogliere e replicare lo spirito di iniziative
simili, e che lesigenza di dar voce alla cittadinanza ed alla realt territoriali gi esistenti venga
raccolta al fine di creare un progetto politico partecipato e realmente connesso alla realt che ci
circonda.
In tal senso, la nuova struttura del partito municipale, oltre a tutelare le realt territoriali che
attualmente confluiscono nei circoli, dovr essere in grado di organizzare tavoli tematici aperti ed
attivi, che non si limitino ad incontri sporadici e che raramente portano ad unelaborazione
politica concreta. Fra gli altri temi, sport ed ambiente, politiche giovanili, ed associazionismo sono
certamente tematiche fondamentali e da non poter ignorare.

Circoli o sezioni? Non importa, ma aperti

Il Partito Democratico rimasto nel nostro paese lunico partito tradizionale, con una ben
definita struttura interna, e che presidia il territorio con i propri circoli, ultima eredit del
Novecento e delle diverse esperienze che hanno portato alla sua nascita.
Ma in tale contesto, ha ancora senso avere una tale struttura territoriale?
I circoli sono stati per anni il luogo di aggregazione centrale dellazione politica sul territorio, in cui
si discutevano i problemi e si cercava la pi ampia partecipazione, anche e soprattutto esterna.
Ma anche vero che sono oramai diventati, a causa della nostra litigiosit interna, e della sfiducia
verso la politica, e in particolare verso il nostro partito, un luogo chiuso, destinato agli incontri, e
scontri, interni, facendo perdere attrattivit a quella struttura territoriale che rimane ad oggi nel
panorama politico italiano, lunico strumento ancora in grado di connettere la politica con le
persone e la realt locale, senza mediazioni di piattaforme informatiche.
In una societ in cui un ruolo importante giocato dalla tecnologia, ed in cui la politica
soprattutto comunicazione e rapidit, come pu il circolo territoriale tornare ad essere centrale
nella vita del Partito?
Se crediamo che il contatto con le persone sia ancora un valore, dobbiamo reinventare il ruolo che
questo patrimonio pu avere, rendendolo utile per la collettivit, diventando
contemporaneamente punto di contatto con il mondo esterno, per tornare a coinvolgere i
cittadini e i giovani del territorio.
Per coniugare la funzione di utilit per la collettivit con quella di contatto con lesterno del nostro
Partito, come Giovani Democratici portiamo avanti da 2 anni lattivit di aula studio, organizzata
ogni domenica presso la sede del circolo Laurentino.
In un municipio in cui i luoghi di aggregazione, in particolare quelli culturali, scarseggiano, abbiamo
deciso di dare una funzione sociale ad una delle nostre sezioni, mettendola a disposizione dei
giovani del territorio, dando uno spazio in cui studiare, e scambiare opinioni e punti di vista.
Inoltre collaboriamo, insieme ad altri compagni del circolo, al progetto di Doposcuola Sociale,
attraverso il quale mettiamo a disposizione le nostre conoscenze, a titolo gratuito, agli studenti
con difficolt in alcune materie e che non possono permettersi lezioni private.
Cicli di letture tematiche e di cineforum, al fine di approfondire tematiche attuali in comune ed in
modo tale da poter attrarre anche chi esterno al partito sono solo alcune delle possibili attivit
che il circolo pu e deve essere in grado di ospitare, affinch sia un luogo vivo ed attraente.
Questo il modo in cui noi concepiamo un circolo che pu essere utile alla collettivit cui ci
rivolgiamo e contemporaneamente punto di contatto con lesterno, per comprendere al meglio le
necessit e le istanze delle generazioni che rappresentiamo come Giovani Democratici, per poi
meglio rappresentarle nelle sedi opportune.

Queste non sono che alcune proposte operative per il partito municipale che verr. Un partito
capace di essere attore protagonista della resilienza; capace di includere dallesterno e tornare
sul territorio cos come di coinvolgere concretamente e periodicamente i propri iscritti; capace di
coniugare efficacia ed efficienza con una attenzione ai temi che non possono essere ignorati dal
principale partito di centrosinistra in Italia. Un partito che sia in grado di far partire lazione di
contrasto ai populismi ed alle scellerate amministrazioni municipali e comunali non solo attraverso
la critica e lo scontro, o lappiattimento sulle dinamiche di attualit nazionale, ma con la
costruzione di una propria elaborazione, per far s che alla prossima tornata elettorale il PD torni
ad essere una alternativa credibile per tutti i cittadini della Capitale.
Dopo anni difficili, c la possibilit di ripartire e ricostruire: allacciamoci le scarpe e diamo nuovo
vigore a questa comunit. Noi ci siamo.