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Libertà

prismatica

Attraverso Aristotele, Spinoza, Searle, Dennett


e altre luci

INDICE Parte I: La ricerca della libertà. Il bisogno della morale. Ab-solute libertate? Maledetto scienti-
smo! Parte II: L’anima come (in)forma(zione). Le paure del determinismo. Quanti quanti! Incoerenza:
scelta di non scegliere. Come può l’Etica educare. Προαίρεςισ protesa al futuro. Embrasser la nouvelle
liberté. Parte III: Ignorantia non excusant. Una nuova morale. Il problema della misura. Ceteris paribus?
«Dammi retta, brutta storta...». Parte IV: It’s good to be good! Stare al gioco. L’abbondanza dell’Essere,
sive Deus, sive Natura.

Andrea Cangialosi 28/6/2010


Sommario

Sommario .......................................................................................................................................................................... 2

Prefazione ......................................................................................................................................................................... 3

Parte prima: Introduzione................................................................................................................................................. 4


1. La ricerca della libertà ........................................................................................................................................... 5
2. Il bisogno della morale .......................................................................................................................................... 6
3. Ab-solute libertate?............................................................................................................................................... 7
4. Maledetto scientismo ........................................................................................................................................... 8
Parte seconda: Discussione............................................................................................................................................... 9
1. L’anima come (in)forma(zione) ........................................................................................................................... 10
2. Le paure del determinismo ................................................................................................................................. 13
3. Quanti quanti! ..................................................................................................................................................... 14
4. Incoerenza: scelta di non scegliere ..................................................................................................................... 17
5. Come può l’Etica educare ................................................................................................................................... 18
6. Προαίρεςισ protesa al futuro .............................................................................................................................. 20
7. Embrasser la nouvelle liberté .............................................................................................................................. 22
Parte terza: Proposte ...................................................................................................................................................... 23
1. Ignorantia non excusat ....................................................................................................................................... 24
2. Una nuova morale ............................................................................................................................................... 25
3. Il problema della misura ..................................................................................................................................... 27
4. Ceteris paribus? ................................................................................................................................................... 28
5. «Dammi retta, brutta storta...» .......................................................................................................................... 29
Parte quarta: Conclusioni................................................................................................................................................ 30
1. It’s good to be good! ........................................................................................................................................... 31
2. Stare al gioco ....................................................................................................................................................... 34
3. L’abbondanza dell’Essere, sive Deus, sive Natura .............................................................................................. 35

Bibliografia ...................................................................................................................................................................... 37
Indice analitico ................................................................................................................................................................ 38
Prefazione

Prima di cominciare la trattazione della libertà, innegabilmente protagonista, vorrei chiarire il perché del connubio
“libertà” e “prismatica”, e a chi e cosa mi riferisco nel sottotitolo.
Il prisma è un solido geometrico che ha attirato la mia attenzione in maniera semplice ed efficace: la luce non è indi-
visibile! Come molti altri prodigi della scienza e della tecnica, il prisma triangolare1 aiuta a svelare misteri che le ap-
parenze semplicisticamente celano, destando meraviglia (e ad Aristotele questo termine era molto caro). Il fenome-
no ottico detto ‘rifrazione’, in poche parole, “separa” un fascio di luce bianco nei suoi colori primari (o meglio ‘com-
ponenti spettrali’2).

Il mio intento, per quanto ambizioso, lo ammetto, è di invertire il processo: ovvero far passare per un immaginario
prisma della libertà, le diverse interpretazioni degli autori, peculiarmente tinteggiate, ottenendo, e questa è la sfida,
un unico illuminante raggio candido.

Gli argomenti sono molteplici e i testi citatati ai quali farò accenno sono cospicui. Non riporterò interamente certi
passaggi, ma dalla bibliografia e dalle note si potrà approfondire e risalire alle fonti.
Alcuni termini che assumono un peso rilevante sono riportati nell’indice analitico.

1
Ogni riferimento a “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd o altri è puramente casuale.
2
Per approfondimenti: M. Born & E. Wolf, Principle of Optics (1999)
Parte prima: Introduzione

“La realtà è meramente


un’illusione, quantunque
una di quelle davvero
pervicaci”
Albert Einstein

“Quello che noi osser-


viamo non è la natura in
se stessa, ma la natura
esposta al nostro meto-
do di interrogazione”
Werner K. Heisenberg,
Physics and Philosophy

“È scontato per i mate-


Parte prima: Introduzione matici pretendere che le
idee che costituiscono i
loro oggetti siano di na-
tura talmente fine e spi-
rituale che debbano es-
sere comprese da un
punto di vista puro e in-
tellettuale. La stessa no-
zione attraversa la mag-
gior parte della filosofia.
Ma per distruggere que-
sto artificio, basta riflet-
tere sul fatto che tutte le
idee sono copie di im-
pressioni [di senso]”
David Hume, Trattato
sulla natura umana
1. La ricerca della libertà

Stare seduto qui a scrivere questo elaborato potrebbe sembrare la cosa più naturale e disinvolta concepibile, ma se
dovessi mettere in dubbio che sia io a scegliere, volontariamente o intenzionalmente di farlo, incomincerebbe una
disquisizione filosofica: proprio quello che ci serve!

Per un bambino nei suoi primi anni di esplorazione del mondo, il confine tra immaginazione e realtà è un concetto
ancora assente. Crescendo imparerà a confrontarsi con delle limitazioni, prima fra tutte il corpo.
I nostri arti, la testa, le palpebre, insomma quello che gli studiosi chiamerebbero body schema, sono ciò attraverso
cui noi agiamo, percepiamo, interagiamo con la realtà circostante. Non poca cosa, considerando quanto in realtà al-
cune patologie come la NSU (Negligenza spaziale unilaterale3) o altri disturbi4 possono ridurre questo nostro campo
d’azione. Ma non tutto il male vien per nuocere: la sindrome dell’arto fantasma, ad esempio, aiuta i soggetti ad uti-
lizzare protesi artificiali, dopo averlo perso proprio perché, seppur non più esistente, lo sentivano ancora.
D’altro canto, la plasticità della stessa immagine, o schema (non essendo i termini, in questa sede, precisamente di-
sambiguabili5), corporea/o ci permette un’estensibilità, che noi umani come anche altre specie (ad esempio scim-
mie), ampliamo ad oggetti strumentali per uno scopo6. Corpo e mente incominciano a essere manifestatamente
connessi. Inoltre, possiamo notare anche il legame fra la memoria (l’esperienza) e la capacità di agire. Rapido esem-
pio: non è possibile parlare una lingua che non conosciamo (coscientemente o inconsciamente7). Come abbiamo det-
to, a meno di disfunzioni, il corpo rispecchia parallelamente l’immagine mentale dello stesso, ma la questione non è
per nulla semplice. L’azione stessa è un complicato processo in cui la libertà e la agency saranno approfonditamente
problematizzate.

Orientandoci ancora tra esperienze quotidiane, dati sperimentali e riflessioni d’autore, vorrei già accennare argo-
menti di alcuni dei prossimi capitoli. Dovremo adesso, con cautela, aprire alle indagini i misteriosi reami della mente,
cosa che, per pudore, orgoglio o senso della privacy, non è sempre accetto. Ci troveremo, infatti, a fare i conti con le
limitazioni, non solo fisiche, ma anche psicologiche, etiche e religiose. Altre volte saranno veri e proprio sistemi filo-
8
sofici (come la metafisica di Cartesio o la psicologia aristotelica ) ad essere messi in questione. I termini del dibattito
saranno inerenti alla ‘separatezza’ della sostanza pensante (res cogitans), alle sue capacità e funzioni (secondo la tri-
partizione aristotelica, ad esempio: appetitiva, sensitiva e intellettiva), alla sua causazione (pietre miliari sono la
προαίρεςισ secondo lo Stagirita9 e la potenza d’agire spinoziana) e causalità (affronteremo il determinismo e
l’indeterminismo, rispettivamente di Dennett e Searle). Le posizioni di questi saranno, poi, il punto di partenza della
discussione sull’etica e sulla morale, della ricerca della giustizia umana, di nuovi orizzonti evoluzionistici. Non man-
cheranno di certo le proposte: di là del sistema ugualitario-meritocratico, il ruolo dell’apprendimento e della quanti-
ficazione, insomma, una morale tutta nuova. In ultimo, dopo un’estenuante (mi auguro non troppo) parade di, più o
meno serrate, argomentazioni e confutazioni, uno spazio ad un’ultima e più ampia visione d’insieme, che rivaluti e
riconfiguri la posizione dell’uomo nella sua rinnovata Weltanschauung: un sodalizio tra estetica e scienza.

3
Sindrome che consiste in un deficit di attenzione e consapevolezza dello spazio opposto alla lesione cerebrale. Il paziente è
portato a truccare metà del volto, oppure a lasciare la parte (controlaterale alla lesione) del corpo scoperto, indossando una
giacca.
4
In vividissima prosa, i risultati dell’esperienza clinica del neurologo Oliver Sacks, sono raccolti in “L'uomo che scambiò sua mo-
glie per un cappello” (The Man Who Mistook His Wife for a Hat) (1985).
5
Per l’appassionata discussione riguardante l’immagine corporea e il body schema consultare Bermudez, Marcel e Eilan The bo-
dy and the self (1995).
6
Dati sperimentali e speculazioni nei lavori di V. Gallese & C. Sinigaglia, The Bodily Self as Power for Action (2010) o anche G. Riz-
zolatti & C. Sinigaglia, “So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio.” (2006).
7
Rilevanti studi hanno dato una spiegazione ai fenomeni di “possessione” durante i quali il soggetto parlava lingue sconosciute,
forse l’aramaico antico, che aveva in realtà udito da bambino, durante le cure della balia ebrea.
8
A riguardo si chiamerà in questione il “De anima”.
9
Tutto il libro Γ dell’“Etica nicomachea” verrà affrontato successivamente.
2. Il bisogno della morale

Abbiamo in precedenza accennato alle potenzialità dell’agire umano riguardo al suo corpo e all’ambiente. Evadendo
dal mesto “solipsismo” individuale, ci ritroviamo in una comunità: da qui sorge il problema della convivenza, con i
suoi conflitti e le sue delicate questioni di proprietà, ecc. È il momento di dare una regolata!

La morale limita la libertà: non mi sembra ci sia alcuna prescrizione che autorizzi un’azione la quale, senza di essa,
non sarebbe possibile; questa non avrebbe carattere di legge (e quindi limitazione). Ripartiamo dallo stato di natura,
definito da molti filosofi come una situazione di libertà assoluta, antecedente ai legacci culturali: l’uomo è responsa-
bile di sé e delle sue azioni. Da qui alla formazione di una costituzione, o altri tipi di accordo (contratto sociale), le
ipotesi sono state molteplici e non verranno, mio malgrado, prese in esame.

Senza alcuna intenzione di reinventare la ruota, potrei riassumere in poche battute che, appunto, il bisogno della
morale nasce dalla mancanza di un intermediario, di un’autorità superiore, un giudice. La legge accoglie la richiesta
di demandare il ruolo di entità superiore, ma non sempre resta incontrastata.

Le religioni, o più in generale i vari credo, hanno da sempre influito più o meno marcatamente sulla condotta dei suoi
seguaci. E così che si hanno delle leggi differenti nella stessa comunità, ad esempio, nella quale coesistono diverse
credenze. Lo stesso può avvenire nel caso di un conflitto tra legge scritta e consuetudinaria, o ancora tra una costitu-
zione scritta da un legislatore, oramai defunto, e una nuova situazione imprevista10. Le teorie del diritto, insomma,
hanno il loro bel da fare nel riempire gli spazi d’intersezione fra l’agire di due individui e riportare l’ordine.

Prima di passare oltre, vorrei sottolineare un dettaglio non trascurabile: nel caso dell’appello al giudizio di terzi,
all’interno di un conflitto, la natura di questi non è differente da quella dei litiganti. Ovvero, ricoprono lo stesso ruolo
nell’ordine della natura; posseggono lo stesso statuto ontologico, se vogliamo. Insomma, la legge, la morale, la pre-
scrizione non è altro dall’uomo.

10
Questi sono casi limite su cui l’Etica nicomechea pone l’accento, a proposito delle difficoltà nella vita quotidiana, individuale e
in rispetto alla novità storica.
3. Ab-solute libertate?

Il termine che ho usato nel titolare questo capitolo, “absolutus” (participio passato di absolvo) rimanda ad un parti-
colare periodo storico: l’assolutismo seicentesco. Ma non è di storia che voglio parlare, bensì della presunzione di vo-
ler (e quindi potere) essere sciolti da ogni costrizione esterna. Non penso esista concetto di libertà maggiormente
esteso.

La questione che mi pongo è di amore “materialistico”, cosa che potrebbe far storcere il naso a molti: escludendo
dall’ambito dell’esperienza ciò di cui non possiamo provare la falsità11, l’ambito della Metafisica (cioè di quella parte
della riflessione che si occupa della trascendenza o del travalicamento degli enti fisici), cosa resta?

Sarebbe bene impostare una discussione in ambito prettamente neuroscientifico12, ma richiederebbe una mole di
cui non mi sento in grado di sostenere il peso. Dirò semplicemente che la ricerca spensierata di Julien de La Mettrie13
fu in realtà l’inizio di un fertilissimo ambito, le scienze cognitive, che ad oggi sono riuscite ad ingegnerizzare, allo sco-
po di studiare il prodigio della mente umana, dei cosiddetti BBDs ovvero Brain Based Devices, capaci di orientarsi
nell’ambiente utilizzando la vista, il tatto e financo la memoria, senza l’utilizzo di un set d’istruzioni (gloria dei tempi
della cibernetica che furono). La serie Darwin, appunto, testa sul campo la TNGS (Theory of Neuronal Group Selec-
tion14) che riesce a dare una valida risposta al problema del percetto unificato e della formazione dello stato di co-
scienza della coscienza.

Al di là degli sviluppi estremamente recenti e ancora in via di convalida, la comunità scientifica tutta (o quasi), ha
ormai accettato le teorie darwiniane dell’evoluzionismo. “Darwin's Dangerous Idea” come direbbe Dennett, ovvero
l’idea che, in una vastità di tempo incommensurabile15, il susseguirsi dei processi di selezione ha permesso che na-
scesse la complessità senza una forza organizzatrice. Altre teorie fisico-matematiche, poi, sono quelle di Prigogine16,
che hanno scosso il secondo principio della termodinamica, aprendo un fronte nuovo della ricerca scientifica: i si-
stemi complessi.

Insomma, la scienza progredisce e dà innumerevoli risposte alle domande su cui l’uomo, filosofo o meno, si è a lungo
arrovellato. Siamo pronti ad accettarle?

11
Vedasi Karl Popper, Logica della ricerca scientifica (1934/59)
12
Allettante la proposta di un’epistemologia biologica, basata sul cervello stesso, ad opera di Gerald Edelman. (vedasi Bibliogra-
fia)
13
Histoire naturelle de l'âme (1745) o L'Homme machine (1747)
14
(vedasi Bibliografia)
15
Per dare un’idea della misura del tempo, userò la seguente metafora: se l’intera esistenza del mondo fosse lunga quanto un
braccio umano, la storia dell’umanità verrebbe spazzata via al momento del taglio di appena un pizzico dell’unghia.
16
Per approfondimenti: “Termodinamica: dalle macchine termiche alle strutture dissipative” (2002)
4. Maledetto scientismo

L’insanabile spaccatura tra vitalismo e positivismo è un conflitto di un’altra epoca! Si rischia di far impelagare l’intera
filosofia in un nugolo di sofismi, come la soluzione qui riportata17:

« La ragione tende a razionalizzare la vita, nemica della ragione; qualora essa conseguisse il
suo intento, si avrebbe la morte e la negazione della vita. Nello stesso tempo la vita tende a
vitalizzare la ragione...»

Con rispetto parlando, son voli pindarici! Bisogna, invece, accorgersi del mutare dei termini e rivederne le definizioni:
vitalismo, volontarismo, materialismo, determinismo, ecc. Ogni parola assume un significato diverso in un contesto
diverso, è la lezione del secondo Wittgenstein18:

« [...] nuovi tipi di linguaggio, nuovi giochi linguistici, come potremmo dire, sorgono e altri in-
vecchiano e vengono dimenticati. »

Penso sia ora di lasciare irrisolto quella spaccatura, poiché anacronistica, e occuparsi di una scienza che rispetta la
cultura19, che non è l’orgogliosa detentrice della verità, bensì attenta sperimentatrice e assidua correttrice di bozze.
Se la scienza riesce a innovare così tanto è proprio perché costruisce dopo aver demolito, oltre che sopra i vecchi
edifici.

Sarebbe ora di smettere di stilare lunghi e tediosi commentari ai, seppur grandi e venerabili, vecchi autori di sempre,
è una tradizione scolastica limitante. Non si tratta di divenire l’ombra delle scoperte scientifiche, aggiornandosi e ri-
vedendo le proprie posizioni in quella funzione, ma di ritornare al pensatore universale. Prima che l’Illuminismo, con
le sue tassonomie e i pregiudizi della Ragione, acuisse il contrasto, non ci sarebbe stato bisogno di una risposta come
quella del Romanticismo. È un equilibrio altalenante che non trova posa disperdendo energie.

Non si tratta di scientismo povero e arido, non si tratta di ridurre il mondo dentro ad un’equazione: potrebbe pure
trovarsi una legge del tutto20, ma spiegare un fenomeno, non vuol dire scoperchiare una scatola per prenderne il
contenuto, per buttare via l’involucro! Il fenomeno resta, non muore di crepacuore nel vedersi ridotto a “semplice”
rappresentazione matematica di gesso, su una sporca lavagna nera.

Ora, ritrovato il rispetto per questa vecchia compagna di ricerche, la scienza, tocca riaprire un dialogo, valutarne le
posizioni, liberi da condizionamenti e da paure.

17
Spengler sulla quale concordano sia Unamuno che Ortega y Gasset, da Lorenzo Lunardi, “Attualità di Unamuno” (1976)
18
Ludwig Wittgenstein, “Ricerche filosofiche” (1953) aspra revisione della visione del “Tractatus logico-philosophicus” (1922)
19
Segnalo di Ignazio Licata “La logica aperta della mente” (2008). Il libro, appunto, nasce da una crisi che ha investito in
quest’ultimo secolo tutte le scienze. E’ la crisi del pensiero positivista che riteneva il sapere scientifico un sapere ‘oggettivo’ e
portatore di verità definitive ed ultime. L’idea insomma che lo scopo precipuo della scienza fosse il progressivo disvelamento
della verità grazie ad un metodo che, seppur per prove ed errori, procedesse linearmente e armonicamente su sé stesso, ada-
giando le nuove acquisizioni sulle ‘verità assodate’ precedenti.
20
Una teoria del tutto è una ipotetica teoria di fisica teorica che spiega interamente e collega assieme tutti i fenomeni fisici co-
nosciuti
Parte seconda: Discussione

“Non si nasce liberi, lo si


diventa. Non basta spe-
rare, è necessario osser-
vare una certa disciplina
per realizzare i propri
sogni”
Bjorn Larsson

“Possiamo passare la vi-


ta a farci dire dal mondo
cosa siamo. Sani di men-
te o pazzi. A lasciare che
sia il passato a decidere
il nostro futuro. Oppure
Parte seconda: Discussione possiamo scegliere noi. E
forse inventare qualcosa
di meglio è proprio il no-
stro compito.”
Chuck Palahniuk, Soffo-
care

“Cerca di scoprire il di-


segno che sei chiamato
ad essere, poi mettiti
con passione a realizzar-
lo nella vita”
Martin Luther King, Jr

“La vera questione non è


se le macchine pensino,
ma se lo fanno gli uomi-
ni”
B.F. Skinner
1. L’anima come (in)forma(zione)

Aristotele era un pensatore eclettico, di ampie vedute, che quindi rispettava la plurivocità dei termini e controllava
spesso i casi di omonimia o sinonimia. Mi sembra un buon punto di partenza, storico e filosofico.

“Si deve invece fare attenzione a che non sfugga se ci sia un’unica definizione, di anima,
com’è unica la definizione di animale, o se sia diversa per ciascuna anima, com’è diversa la
definizione di cavallo, cane, uomo e dio, nel qual caso animale in universale è nulla oppure è
posteriore.” D*I,1,402b6-8]21

Da questo notiamo anche che, nonostante fosse un amante degli enti primi, era anche un ben radicato realista ed
empirista, con amorevole cura del finito, del particolare e del contingente:

“*...+ la legge è sempre una norma universale, mentre di alcuni casi singoli non è possibile
trattare correttamente in universale. ” E*V,10,1137b13-14]

Tornando al discorso sull’anima, proprio nelle prime battute introduttive della dissertazione, Aristotele rivendica il
compito al fisico e sottolinea la materialità dell’interazione anima-corpo:

“Sembra che anche le affezioni dell’anima abbiano tutte un legame con il corpo non appena
esse si producono, il corpo subisce una modificazione.” D*I,1,403a19+

“Per queste ragioni è senz’altro compito del fisico trattare dell’anima” D*I,1,403a27+

“Il fisico indica la materia, il dialettico la forma e l’essenza. L’essenza della cosa in questione è
infatti determinata, ma, se deve esistere, è necessario che si realizzi in una determinata mate-
ria.” D*I,1,403b3-4]

Con un monito che avrebbe dovuto scuotere ogni dualista, ecco che rimprovera Platone e rivede il concetto di rela-
zione/subordinazione anima/corpo:

“L’assurdità in cui incorrono sia la dottrina del Timeo sia la maggior parte delle teoria
sull’anima è la seguente: congiungono l’anima col corpo e la pongono in esso, senza tutta-
via indicare la ragione di quest’unione e la condizione del corpo.” D*I,3,407b14-17]

“In realtà forse è preferibile dire non che l’anima prova compassione o apprende o pensa, ma
l’uomo per mezzo dell’anima. E ciò non nel senso che in essa ci sia movimento, ma nel senso
che questo talora giunge sino a lei, talora parte da lei.” D*I,4,408b14-17]

La soluzione adottata da Aristotele, mi è sembrata spesso fraintesa. O meglio, il concetto stesso di forma ha assunto
una pregnanza trascendente, quasi scissa dalla sostanza, dando motivo di speculazioni metafisiche. La mia interpre-
tazione dell’anima come forma, parte dai seguenti passi:

“Ma poiché si tratta proprio di un corpo di una determinata specie, e cioè che ha la vita,
l’anima non è il corpo, giacché il corpo non è una delle determinazioni di un soggetto, ma
piuttosto è esso stesso soggetto e materia. Necessariamente dunque l’anima è sostanza, nel
senso che è forma di un corpo naturale che ha la vita in potenza. Ora tale sostanza è atto, e
pertanto l’anima è atto del corpo che s’è detto. *...+ l’anima è atto nel senso in cui lo è la
conoscenza. *...+ l’anima è l’atto primo di un corpo naturale che ha la vita in potenza. Ma tale
corpo è quello che è dotato di organi. (Organi sono anche le parti delle piante *...+” D*II,1+

21
Antepongo una ‘D’ che sta per “De anima” oppure una ‘E’ che sta per “Etica nicomachea” alla citazione del passo (vedasi Bi-
bliografia)
“*...] l’anima è sostanza nel senso di forma, ovvero è l’essenza di un determinato corpo.”
D[II,1]

In che senso l’anima è come la conoscenza? Che voleva dire spiegando l’essenza dell’anima, nella sua forma, in rela-
zione indissolubile dal corpo, eppur differente? La mia personale visione è di natura semiologica22, se vogliamo. In-
tendo dire che il corpo sta all’anima, non in antagonismo bensì in sinergia: come la sintassi sta alla semantica (vi ri-
tornerò, per esporre, in seguito). Reciderne la natura sarebbe come tentare di isolare un polo di un magnete, spac-
candolo nel mezzo23, ossia inutile e deprimente!

Non penso Aristotele si riferisse al concetto di informazione come fece poi Claude Shannon24 ma la finezza di un pen-
siero così arguto, riguardo alla conoscenza, lascia sperare che appunto lo Stagirita capisse bene che quest’ultima non
dipende dalla materia nella quale si conserva, sia essa l’anima o un libro, bensì nella sua forma, nella sua codificazio-
ne, nel suo ordine. Tornando nell’ambito della fisica, ormai tutti conoscono bene la differenza molecolare fra il car-
bone e il diamante, essendo la stessa sostanza, ma in una disposizione (forma) molto diversa.

Per il momento si è detto abbastanza sull’interpretazione, che verrà poi ulteriormente sviluppata, della teoresi del
particolare e della natura semiotica dell’anima. Ora, prima di passare al successivo capitolo, vorrei far notare la diffi-
coltà, del tutto sperimentale, che incontrò Aristotele, cui dovette fermarsi con la fisica e oltrepassare con la pura
speculazione teorica:

“Ma poiché noi distinguiamo sia il bianco sia il dolce e ciascuno dei sensibili in rapporto a
ciascun altro, con che cosa percepiamo che essi differiscono? Necessariamente con una perce-
zione, poiché si tratta di sensibili. Di qui risulta manifesto che la carne non può essere
l’ultimo organo sensorio, giacché sarebbe necessario che ciò che distingue i sensibili li distin-
guesse mediante contatto. Ora non è possibile giudicare per mezzo di sensi separati che il
dolce è diverso dal bianco, ma entrambi gli oggetti devono manifestarsi a qualcosa di uni-
co.” D*III,2+

“È quindi evidente che non è possibile giudicare sensibili separati mediante sensi separati. Che
poi ciò non sia possibile neppure in tempi separati risulta da quanto segue. Come infatti
la stessa cosa afferma che il bene e il male sono diversi, così anche quando dice che un og-
getto è diverso da un altro [...], e dunque simultaneamente. Di conseguenza tale cosa è
inseparabile ed opera in un tempo inseparabile. [...]” D*III,2+

È la difficoltà che incontro Immanuel Kant nel spiegare il percetto unificato, lo stesso “nodo cosmico”25 su cui si scer-
vellò Arthur Schopenhauer e che, nei sopra citati testi di Edelman, si tenta di dare una soddisfacente risposta teori-
co-pratica. La fuga metafisica iniziata nel libro Beta, si conclude nel controverso Gamma quattro e cinque26:

“Riguardo alla parte dell’anima con cui essa conosce e pensa (sia questa parte separabi-
le, sia non separabile secondo la grandezza, ma soltanto logicamente) si deve ricercare
quale sia la sua caratteristica specifica ed in qual modo il pensare si produca. Ora se il pen-
sare è analogo al percepire, consisterò in un subire l’azione dell’intelligibile o in qual-
cos’altro di simile. Questa parte dell’anima deve dunque essere impassibile, ma ricettiva della
forma, e dev’essere in potenza tale qual è la forma, ma non identica ad essa; e nello stesso
rapporto in cui la facoltà sensitiva si trova rispetto agli oggetti sensibili, l’intelletto si trova ri-
spetto agli intelligibili.”

22
Per avvicinarsi alla vastità dell’indagine operata dai semiologi e dagli studiosi di semiotica, vedasi Thomas Sebeok, nella Biblio-
grafia.
23
Tutti i magneti hanno almeno due poli: possiedono cioè almeno un polo “nord” e un polo “sud”; questo non è un’entità mate-
riale, bensì un concetto utilizzato nella descrizione dei magneti. Vi sarà sempre un “sopra” ed “sotto” magnetici.
24
Vedasi il paper The Mathematical Theory of Communication (1948).
25
Da “Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente”, trattatello del 1813 con il quale Schopenhauer si laureò nell'u-
niversità di Jena.
26
Si veda anche tutta la letteratura araba sull’interpretazione dell’intelletto in potenza e in atto, comprensiva di argomentazioni
teologiche e spirituali.
“Di conseguenza la sua natura non è altro che questa: di essere in potenza. [...] (chiamo intel-
letto ciò con cui l’anima pensa ed apprende) non è in atto nessuno degli enti prima di pensar-
li.” Perciò non è ragionevole ammettere che sia mescolato al corpo, perché assumerebbe una
data qualità, e sarebbe freddo o caldo, ed anche avrebbe un organo come la facoltà sensitiva,
mentre non ne ha alcuno.”

Per non parlare delle difficoltà incontrate da Renatus Cartesius nella teorizzazione della ghiandola pineale, per simili
questioni di informatività27 degli innumerevoli stati coscienti. Oltre la più implicita assunzione, che è la non mescola-
tezza, originata da un corpo troppo materiale e caduco, per sopravvivere alla morte. Ma questa è una discussione
prettamente metafisica, appunto, che oltrepassa leggi fisiche, entro cui vorrei contenere la discussione, finché possi-
bile, escludendo quelle ipotesi.

27
Gregory Bateson sosteneva che l’informazione è una differenza che genera differenza e si tratta di una definizione articolata,
complessa, relazionale, che introduce piani distinti e pur tuttavia tra loro embricati. Per approfondimenti: G. Bateson “Verso
un'ecologia della mente” (1977) e "Mente e natura, un'unità necessaria” (1984), entrambi Milano, Adelphi.
2. Le paure del determinismo

Per accendere una discussione e gli animi dei partecipanti, non c'è niente di meglio che parlare di determinismo.
Quindi, affinché possa argomentarsi nel migliore dei modi, è auspicabile ridefinirne i termini e allontanare i pregiudi-
zievoli convincimenti e preconcetti aprioristicamente formatisi.

“[Determinism says that] there is at any instant exactly one physically possible future28” Van
Inwagen, An essay on Free Will (1983)29

Senza affrettare i giudizi, adesso parleremo di evitabilità, laddove inevitabile non è un sinonimo di determinato. Sarà
utile alla nostra immaginazione dipingere un certo numero di scenari possibili, situazioni, di cui si discuterà:
1. Mario tira fuori dalla tasca una biglia e la colloca in cima ad uno scivolo. Questo punta incidentalmente al
terreno, così Angelo, allungando la mano, coglie la sfera prima ancora che questa tocchi il terreno.30
2. Giovanni sta guidando serenamente, in compagnia di Anna, quando sulla strada si palesa un ostacolo.
Anna urla e mette la mani avanti come a proteggersi, Giovanni, inorridito, esclama: "Non frena! Non fre-
na!". Effettivamente, la macchina aveva i freni guasti.

Sarebbero essenziali, inoltre, le nozioni di causa efficiente e necessaria, di cui darò semplicemente un modello:
 Causa necessaria, dove B è causato da A, ma sarebbe potuto esser causato da C, in assenza di A.
 Causa sufficiente, quando A causa B, ma B non accadrà se non causato da altro che A stesso.
Che cosa ha a che fare tutto ciò con la libertà? Poco o nulla, di fatto. Ciononostante è nato, per qualche strano e ma-
laugurato frutto di fraintendimenti, esponenzialmente esacerbati e viralmente propagatisi, il terrore per questo fan-
tomatico determinismo. Se dovessi usare una proposizione sentita spesso, fra le tante, riporterei una fra le più inge-
nue:
“Ma se l'universo è deterministico, vi sono tutte e soltanto cause fisiche per spiegare i fenomeni, io esser ma-
teriale, come farò a esser libero? Sarà stato tutto già determinato in principio!”

Le confabulazioni31 in risposta a questa apparente incoerenza sono state molteplici, e di alcune ci occuperemo in se-
guito32. Torniamo ora a situazioni più controllabili e circoscritte:
1. Se lancio una moneta può uscire testa o croce.
2. Se lancio un dado cubico, uscirà un numero compreso tra 1 e 6.

Eppure dicevamo che ogni fenomeno ha una causa, adesso sembra che si apra una breccia d’imprevedibilità! A dirla
tutta, se io lascio cadere un dado, senza sospingerlo né deviarlo, so bene quale faccia poggerà e quali no. Occorre
parlare di possibilità, quando le cause che concorrono ad un evento non solo sufficienti, ma miste. È quello che an-
davamo cercando per chetare l'ingenuo?

Mi rifarò ancora a questi “aiutanti”, per cui prego di tenerne memoria. Nel caso 1) Angelo ha preso coscienza del fat-
to che la forza di gravità necessariamente attira la biglia verso il terreno, senza rassegnarsi, agendo col suo corpo, ha
fatto in modo che non accadesse. Ha forse sospeso la gravità? Ha violato, per un attimo, la rigida determinatezza del-
le leggi fisiche? Nel caso 2) Anna usa il suo corpo, ma senza efficacia effettiva, mentre Giovanni, come prima Angelo,
tenta di agire, ma non riesce. Il povero Giovanni non sapeva di avere i freni inutilizzabili. E se avesse sterzato?

Cercando di riassumere questo già succinto capitolo, che si nutre di una proposta dennettiana, diremo quindi che il
determinismo, nel senso comune, non è visto di buon occhio dai libertaristi. Eppure l’universo è così generoso da
donare al dado la possibilità di esser in-necessariamente un numero diverso ad ogni lancio, ma, ben intenso, proprio
quel numero determinato. Inoltre, vediamo che la conoscenza gioca un ruolo di rilievo, assieme alla predicibilità degli
eventi futuri.

28
(traduzione: Il determinismo dice che v'è, ad un dato istante, esattamente un futuro fisicamente possibile)
29
Mi rifaccio alla citazione dello stesso Dennett in Freedom Evolves (vedasi Bibliografia)
30
Debbo questa scena al film Minority Report (2002), ispirato a sua volta dal romanzo di Philip K. Dick “Rapporto di minoranza”
31
Si veda il già citato libro di Sacks. La sindrome di Korsakoff, una gravissima amnesia anterograda e retrograda, i cui affetti era-
no costretti a inventare storie per giustificare le incoerenze di una realtà non più conforme alla propria rappresentazione.
32
Fra tutte, l’intelletto separato e la gravità quantistica.
3. Quanti quanti!

Da qualche decennio a questa parte, si fa un gran parlare di una delle più dissestanti e incomprensibili scoperte
scientifiche: la fisica subatomica.

Ancora una volta, non è per far storia della scienza, ma per introdurre un concetto, che tratterò di alcuni episodi sto-
rici:
1. Nei salotti settecenteschi, nei laboratori dei primi scienziati (propriamente detti), qualcosa d’incredibile ac-
cadeva: una forza della natura, il fulmine, era stato addomesticato. L’elettricità, quella forma di energia così
eterea e sfuggevole, venne interpretata nel ruolo di forza motrice33, quindi vitale34. La fantasia di Mary W.
Shelley verrà fortemente disturbata da questi esperimenti, partorendo la “distopia” di un neo-golem ribelle al creatore,
pazzo35 che aveva “sintetizzato” il soffio vitale.
2. “Elisir della vita”, “Miracolo moderno, “Mistero del Radio”: erano questi gli slogan che, negli anni Venti, trattavano di que-
sto elemento. Si pensava creasse energia dal nulla, manifestava strane emissioni! Queste proprietà lo resero un accatti-
vante prodotto per l’immaginazione comune, che lo vedeva abbinato all’acqua, al dentifricio, ai giocattoli, alle sigarette,
perfino ai preservativi. Insomma, bastava quel nome, per vendere quel prodotto.

Penso che lo stesso si possa dire delle bizzarrie osservate da Heisenberg: qualcosa di nuovo, non ancora compreso a
pieno. Eppure, così come il radio, fortemente nocivo per la salute, veniva smerciato a poco prezzo, così, la meccanica
quantistica si svende in ogni ambito del sapere, miscelata in teorie che ne ricavano ben poca forza. Vedremo fra po-
co, come la scoppiettante irrequietezza delle particelle infinitesimamente piccole della materia hanno a che fare col
nostro leit motiv. Ecco come si approccia alla questione il filosofo John Searle:

“Esiste una lacuna causale tra le ragioni e il prendere la decisione. Se ho deciso di votare per il
candidato democratico ho avuto un’esperienza della lacuna *...+. Una volta presa la decisione,
tuttavia, si deve ancora iniziare l’azione e a questo punto, tra la decisione e l’inizio
dell’azione, esiste una seconda lacuna. [...] Non si può semplicemente rimanere seduti atten-
dendo che la decisione precedente porti a termine l’azione da sola, senza uno sforzo costante
da parte dell’agente. Vi sono dunque tre lacune: quella tra le ragioni e la decisione; tra la de-
cisione e l’inizio dell’azione; tra l’inizio dell’azione e la sua prosecuzione fino al completamen-
to, nel caso delle azioni complesse. Ognuna di queste lacune è una manifestazione di una sin-
gola lacuna, ovvero del libero arbitrio: noi esperiamo le nostre azioni come non causate da
condizioni antecedenti causalmente sufficienti.” CLS36[p. 159]

“Ma si potrebbe chiedere: non è possibile che il libero arbitrio sia semplicemente un’illusione
come molte altre?*...+ La solidità stessa è un’illusione, poiché in realtà esistono solo movimen-
ti molecolari vibratori in strutture reticolari: il tavolo davanti a me è in realtà costituito da
nugoli di molecole e vuoto. [...]Perché non posso trattare il libero arbitrio allo stesso modo? Il
punto è che anche qualora si raggiungesse il convincimento filosofico che il libero arbitrio è
un’illusione, non si potrebbe, a differenza di quanto accade con i colori e la solidità, agire e
progettare la propria vita sulla base del presupposto che il libero arbitrio è un’illusione.” CLS
[p. 160]

Su quest’ultimo punto mi trovo in parte d’accordo, in quanto a “libero arbitrio” stricto sensu, in parte contrario, in
quanto a impossibilità di progettare la propria vita, anzi dedicherò molti capitoli a questa trattazione, in seguito.
Quel che mi preme approfondire, è la cosiddetta lacuna.

33
Studi su arti di rana una rana morta, diedero a Luigi Galvani, negli anni 80 del Settecento, l’impressione che la vita tornasse a
fare muovere le zampe, una volta venute a contatto con metalli particolari. Lo stesso venne svolto tramite stimolazioni elettri-
che.
34
Il vitalismo tratta appunto di quel di più che il corpo fisico possiede, in quanto vivo, rispetto ad una macchina, ad esempio, la
quale richiede di essere alimentata. Quesiti formatisi quasi in risposta al dilagante meccanicismo che “riduceva” i muscoli a leve
e vettori di forza, ad esempio, ciò che realmente, che vi si creda o no, accade.
35
All’interno della Royal Society, nel 1801, la spettacolarità di Humphrey Davy, appena professore, venne vista come una sfrena-
ta stravaganza dell’inventore, assolutamente “fuori da schemi”.
36
Sta per “Coscienza, Linguaggio, Società” (Vedasi Bibliografia)
La risposta comunemente accettata nella filosofia contemporanea è detta ‘compatibilismo’. Il
compatibilismo asserisce che sì, il nostro comportamento è interamente determinato, ma an-
che ciò è compatibile con l’asserzione che parte del nostro comportamento è libero. *...+ Ri-
tengo che questa soluzione evada il problema del libero arbitrio, e mi stupisce, di conseguen-
za, che tanti filosofi la accettino come una soluzione valida. Essa risale a Hobbes e Hume *...+”
CLS [p. 162]

“Secondo la mia prospettiva esistono le cause, esistono le ragioni e le ragioni possono funzio-
nare causalmente, ma non sono causalmente sufficienti. Le ragioni non determinano azioni.”
CLS [p. 163]

Ci stiamo spiralmente avvicinando al centro della soluzione searleana: l’indeterminismo:

“Proseguendo nella nostra indagine, ho sostenuto che il nostro modo di spiegare la natura
presuppone il determinismo, ma questo in realtà non è vero. Negli ultimi cinquant’anni ab-
biamo scoperto che, al livello più fondamentale, la natura non è determinata. Al livello della
meccanica quantistica, infatti, non ci sono condizioni causali sufficienti per determinare gli
eventi, al contrario si hanno condizioni probabilistiche dell’occorrenza di certi eventi.”

Un momento, ma questo l’avevamo in qualche modo già detto: il dado ha delle probabilità, così come la moneta. Se
riduciamo le cause concomitanti al lancio, riusciamo a prevedere il risultato, affrontando la casualità37. Di fatto,
l’interpretazione di Copenaghen non è l’unica. Einstein, che risolse l’indeterminatezza apparente del comportamento
delle particelle sospese in un liquido statico, il rinomato moto browniano38, sostenne a gran voce la tesi delle variabili
nascoste. Ovvero, non è la natura ad essere causalmente “deficitaria”, ma è la nostra conoscenza a non riuscire a
trovarne la legge,39 così come avvenne nell’Ottocento con il summenzionato moto, e nella contemporaneità, con i
sistemi caotici. Questo è solo il mio punto di vista, e di parte della comunità scientifica; torniamo quindi
all’argomento lacuna quantistica:

“L’indeterminismo non vale dunque solo al micro-livello [...]. Un [...] errore comune consiste
nel supporre che se ottenessimo una spiegazione della coscienza basata sulla meccanica
quantistica, questa ci fornirebbe anche una soluzione al problema del libero arbitrio. Ma
l’idea non funziona perché *...+ noi cerchiamo qualcosa di più che la semplice casualità *...+. Ho
dunque sostenuto due punti: il primo è che è bene tapparsi le orecchie quando i filosofi parla-
no di meccanica quantistica.” CLS *p. 166+

Vi prego, ciononostante, di continuare a leggere, anche dopo l’occlusione raccomandata alle vie uditive:

“La seconda ragione per dubitare della meccanica quantistica come chiave della soluzione [...]
consiste nel fatto che essa ci fornirebbe solo la casualità, e non la razionalità.” CLS *p. 166+

“Mi sembra che sia possibile formulare due ipotesi sul determinismo: 1.il nostro comporta-
mento è completamente determinato; 2. parte del nostro comportamento è libero nel senso
che ho spiegato *...+” CLS *p. 167+

37
Secondo George Santayana, filosofo, scrittore, poeta e saggista spagnolo, rappresentante del cosiddetto realismo critico, “Il
caos è un nome per ogni ordine che causa confusione nelle nostre menti”
38
Quello che si osserva è che ciascuna particella segue un moto “disordinato” la cui natura appare essere indipendente dalla na-
tura della particella stessa. Bachelier, che è universalmente considerato il padre della matematica finanziaria propose, come Ein-
stein, un approccio statistico al processo. In particolare, il processo stocastico utilizzato è un processo di Wiener (o di Bachelier-
Wiener, come proposto da William Feller), che rientra nella categoria più ampia dei processi di Markov. Per approfondimenti:
A.A. Markov. Extension of the limit theorems of probability theory to a sum of variables connected in a chain (1971)
39
L’indeterminazione vera e propria, quella del teorema matematico e non del principio d’incertezza, meglio detto, consiste nel-
la misura contemporanea di variabili correlate come tempo e frequenza, o posizione e momento d’onda. Si consideri anche
l’alternativa Dmitry A. Arbatsky, dal 2005, di un principio di certezza: The certainty principle II: Proof of the uncertainty principle
(2006)
Quindi il prodotto dell’ultima moda in fatto di scienza è il determinismo, accompagnato da “indeterminismo” quanti-
stico. Eppure, Searle voleva sostenerne la razionalità, non la casualità del processo decisionale. Continuiamo:

“Non avremo bisogno soltanto di una spiegazione della coscienza basata sulla meccanica
quantistica, dovremmo anche supporre che la spiegazione conservi l’indeterminismo senza
implicarne la casualità [...], a meno che non si voglia ammettere che le nostre decisioni razio-
nali abbiano qualche effetto sui fenomeni quantistici al livello inferiore, la mia posizione non
sarebbe distinguibile da quella di chi sostiene che il libero arbitrio sarebbe al più un epifeno-
meno rispetto a fenomeni fondamentali non deterministici ma casuali.” CLS *pp. 172-173]

E così saremmo al bivio fra un determinismo colpevole di annichilire la responsabilità (e per alcuni, la morale), che
chiameremo incompatibilismo, e un’impotenza causale, derivante dal dominio indiscusso (recentemente discutibilis-
simo, anzi40) dell’indeterminatezza o caso41! Invece il filosofo californiano sostiene che questo è possibile, che ne ab-
biamo padronanza (su ogni quanto, a quanto pare). Un modo ab-solutamente fantastico di intendere la libertà, direi!

40
Leggasi la nota precedente.
41
Sul possibile uso integrale o meno di un cosidetto randomizer (generatore di casualità), Dennett ha scritto il capitolo 4, A hea-
ring for libertarianism, in particolare il paragrafo “Where should we put the much-needed gap?” [pp. 103-112]. Dal mio punto di
vista, ammettere questa casualità come casualità sarebbe l’equivalente di dire che ogni nostra azione è il frutto del lancio di un
dado. Cosa che io, per quante possibili facce abbia, non declinerei.
4. Incoerenza: scelta di non scegliere

Come prima, vorrei prima sottoporvi due situazioni d’esempio, per poi trattarne:
1. In un immaginario castello di Cagliostro42, tre prigionieri sono costretti a sottostare ad un folle e perverso ri-
to massonico. Queste sono le istruzioni del boia: “Entrerete in una stanza, lì troverete una candela; ciò che
farete deciderà per la vostra vita!”. Il primo entra e, trovata la candela spenta, la accende con un cerino tro-
vatosi in tasca; il secondo, entrato, trova anche la candela spenta, ma timoroso di non superar la prova, do-
po averla accesa, la spegne; il terzo, prima di entrare, aveva deciso che non c’era scampo e comunque fosse-
ro andate le cose, sarebbe morto, quindi, entrato, non fece nulla, lasciando la candela spenta.
2. Uno studente di filosofia entra in un ristorante, dopo aver seguito una lezione di filosofia sul determinismo.
Si sente così scoraggiato e impotente, all’idea di non possedere un libero arbitrio da rispondere alla camerie-
ra: “Non mi chieda nulla, per favore; sono determinato, non ho mica scelta! Il demone di Laplace43 potrebbe
rispondere al posto mio...”.44

Strettamente connesso con l’impatto di una teoria come il determinismo, difficilmente controvertibile scientifica-
mente45, si accompagna un sintomo di delusione e deprivazione paragonabili alle peggiori esperienze di fatalismo e
pessimismo. Tralasciando l’analisi psicanalitica, cui non competo, vorrei liberare l’impasse linguistica che porta ad
affermare la possibilità di non scegliere.

Mi spiego: quale differenza c’è tra il secondo prigioniero e il terzo? Entrambi hanno scelto di lasciare la luce spenta,
in ultimo. Sfortunatamente per loro, il boia non sottilizzerà sui motivi che li han portati ad agire o scegliere di non
farlo. Il problema che si presenta, in entrambi gli esempi, è di natura emotiva, non scientifica: se una persona pensa
di non poter agire, non agirà, anche potendo! Ed è innegabilmente una scelta46.

Purtroppo, questo idiosincratico atteggiamento ha ammanettato il determinismo con la responsabilità morale, in-
sieme prigionieri, altrimenti liberi. Eppure avevamo detto che l’uomo nel suo stato di natura non è ab-solutamente
libero, bensì entro il mondo fisico e con la morale, che si occupa di limitare proprio questa libertà! È una condanna
immotivata allo scientismo, il quale non tenta affatto di limitare l’uomo, bensì di aumentarne la sua potenza – nella
natura. Siamo già in ambito spinoziano, quindi meglio continuare nel capitolo seguente.

42
Cagliostro, al secolo Giuseppe Balsamo, conosciuto soprattutto con il nome di Alessandro conte di Cagliostro (Palermo, 2 giu-
gno 1743 – San Leo, 26 agosto 1795) è stato un alchimista, esoterista e avventuriero italiano.
43
Immaginario ente, esterno all’universo, capace di predire il futuro, sulla base della conoscenza di ogni singolo atomo, della sua
posizione e velocità. Prende il nome dal suo ideatore, scienziato napoleonico, Pierre Simon Laplace.
44
Debbo questo esempio alle lezioni di Searle del ciclo Mind in Action (Palermo, 2010).
45
Una discussione irrisolta è nata dopo l’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica, la quale si ispira fondamen-
talmente ai lavori svolti da Niels Bohr e da Werner Karl Heisenberg attorno al 1927, contro la visione di Einstein stesso, uno dei
primi scopritori della natura doppia natura quanto-ondulatoria della luce.
46
Se A=scelta, non-A=non-scelta, la scelta-di-non-scegliere è una sintesi contraddittoria di A e non-A. Superare l’ostacolo lingui-
stico-logico, adottando una formulazione coerente, mi sembra di importanza rilevante, per uscire da un’ingannevole retorica.
5. Come può l’Etica educare

La struttura argomentativa dell’opera dell’ebreo in terra olandese, è quella dei libri di geometria: compaiono teore-
mi, definizioni, scoli, corollari. Si tratta di un vero e proprio ragionamento geometrico tipicamente seicentesco47. Nel
dimostrare l’etica Spinoza risulta essere fortemente influenzato dallo stoicismo48: di tutta l' opera, infatti, solo
l’ultima parte tratta di etica, mentre nel resto vengono affrontate problematiche metafisiche e gnoseologiche. È tipi-
camente stoica l’idea che l’obiettivo ultimo della filosofia debba essere l’etica, ma che per capire come comportarsi
si debba prima delineare la struttura complessiva della realtà che ci circonda; è dalla struttura della realtà che deve
derivare l’etica: il mondo è così e funziona in questo modo:

“*...+ Essa è utile, in quanto c’insegna in qual modo ci dobbiamo comportare verso le cose
della fortuna o che non sono in nostro potere, ossia verso le cose che non seguono dalla no-
stra natura: aspettando e cioè sopportando con animo uguale l’uno e l’altro volto della fortu-
na, giacché tutto segue dall’eterno decreto di Dio con la medesima necessità con cui
dall’essenza del triangolo segue che i suoi tre angoli sono uguali a due retti. *...+”*II, Prop.
XLIX, Scol.]

La correttezza, la consecuzione logica, matematica, geometrica è quello che persegue Spinoza, per conformarsi al
Dio (sive Natura) nel quale si trova. Fare la cosa giusta, retta49, è fare la cosa necessaria; errare è tutto il resto. E la
nostra mente? La parte più delicata e preziosa che sentiamo possedere?

“La mente è un modo certo e determinato del pensare e perciò non può essere causa libera
delle sue azioni, ossia non può avere un’assoluta facoltà di volere e di non volere: ma
dev’essere determinata a volere questo o quello, da una causa che è pure determinata da
un’altra, e questa alla sua volta da un’altra ecc.” *I, Prop. XLVIII, Dim.]

Tutto ciò mi sembra concordare felicemente con tutto quanto detto intorno alla libertà ab-soluta e il determinismo
fisico. Ancora:

“La maggior parte di quelli che hanno scritto sugli affetti e sulla maniera di vivere degli uomi-
ni sembra che trattino non di cose naturali che seguono le comuni leggi della natura, ma
di cose che sono fuori della natura. Sembra anzi che concepiscano l’uomo nella natura come
un impero in un impero. Credono, infatti, che l’uomo turbi l’ordine della natura più di quel che
lo segua, che abbia un potere assoluto [absolutam] sulle proprie azioni e che non sia de-
terminato da altro se non da se stesso. *...+” [III, Prefazione]

Molti vedono in tutto ciò delle aporie. La prima:


“Come crede Spinoza, dopo tutto quello che ha detto sulla determinazione e sulla necessità, di educare e di
cambiare le persone col suo libro?”
Avremo bisogno ancora di qualche esempio, per avvicinare il problema con cautela, dalla distanza. Pinko e Panko so-
no degli esserini dispettosi, ognuno fa l’opposto dell’altro!50
1. Pinko decide di non leggere l’Etica e non fare nulla di quello che dice Spinoza (così è la sua natura)
2. Panko, al contrario (seguendo necessariamente la sua natura), decide di leggerla e di darne conto.

Dal punto di vista causale, adesso, i due si trovano in una posizione diversa: il primo, non avendo quelle nuove con-
soscenze, non potrà perciò far nulla di quello che non ha potuto esperire51; il secondo, nonostante la sua natura di
bastian contrario, dopo aver letto tutte le 600 pagine (latino incluso), si sente cambiato! Nel senso di Spinoza, Panko
sarà pur determinato a leggere, ma è proprio essendosi inserito fra le maglie delle sue catene causali, che è adesso
più libero di prima. Come Bacone, “sapere è potere”: ed è solo un libro!

47
Così come Cartesio spiega la sua filosofia con le quattro regole matematiche del metodo, anche Spinoza illustra il suo pensiero
filosofico tramite la geometria
48
Già in Cartesio vi era qualche elemento “stoicheggiante”, tuttavia in lui lo stoicismo non era così massicciamente presente
49
Si dedicherà un capitolo nella terza parte della trattazione.
50
Debbo questi personaggi a Lewis Carroll, con il suo “Alice nel paese delle meraviglie”.
51
Ricordiamo l’esempio delle lingue sconosciute, impossibili da parlare.
"[...] la potenza della Mente sugli affetti consiste, I. nella conoscenza stessa degli affetti; II.
nel fatto che essa separa gli affetti dal pensiero della loro causa esterna che è da noi imma-
ginata confusamente; III. nella maggior durata delle affezioni che si riferiscono alle cose che
conosciamo chiaramente rispetto alla durata delle affezioni che si riferiscono alle cose che
concepiamo in modo confuso o mutilato; IV. nel gran numero delle cause da cui sono raffor-
zate le affezioni che si riferiscono alle proprietà comuni delle cose, ossia a Dio; V. infine
nell'ordine cui la Mente può ordinare e concatenare vicendevolmente i suoi affetti. [...]" [V,
Prop. XX, Scol.]

Ecco la seconda:
“Come è quindi possibile che Spinoza condanni il pentimento, la rabbia e le passioni, visto che tutto ciò che
avviene è un bene? Ma se tutto avviene razionalmente è evidente che però le passioni sono ( per definizione )
qualcosa di irrazionale e ci sono perché Spinoza dice che vanno eliminate : ma se ci sono le passioni vuol dire
che forse non tutto va poi così razionalmente....”

Insomma, il nostro Panko, potrà redimersi dalle sue pulsioni o dovrà seguirle? Chiediamo al diretto interessato:

“Agire secondo ragione non è altro se non fare quelle azioni che seguono dalla necessità della
nostra natura, considerata in sé sola. Ma la Tristezza è cattiva in quanto diminuisce od osta-
cola questa potenza d’agire; dunque noi non possiamo essere determinati da quest’affetto ad
alcun’azione che non potremmo fare se fossimo guidati dalla ragione. Inoltre la Letizia è cat-
tiva solo in quanto impedisce che l’uomo sia atto ad agire; e quindi per questo noi non pos-
siamo essere determinati ad alcun’azione che non potremmo fare se fossimo guidati dalla
ragione. *...+ se l’uomo affetto da Letizia fosse condotto ad una perfezione sì grande da con-
cepire adeguatamente sé e le sue azioni, egli sarebbe atto, anzi più atto, alle medesime azioni
a cui è ora determinato da affetti che sono passioni. [...] dunque a tutte le azioni cui siamo de-
terminati da un affetto che è una passione, noi possiamo, indipendentemente da esso, essere
condotti dalla sola ragione.” *IV, Prop. LIX, Dim.+

Ma non sarà quello che farà Freud? Questi non cercherà di eliminare drasticamente le malattie psichiche, bensì
prometterà ai suoi pazienti di aiutarli a far prendere loro atto della malattia che li affligge, a far venire fuori i motivi
della malattia psichica, di cui il paziente non ha ancora coscienza: capire da dove derivino le malattie è come guarirle.
Così fa Spinoza con le passioni, evitando di combatterle direttamente, ma aggirandole e spiegandole come fattori na-
turali, necessari e razionali:

"[...]I più, infatti, a quel che pare, credono di essere liberi nella misura in cui è lecito obbedire
alle proprie voglie, e di rinunziare al proprio diritto in quanto sono obbligati a vivere secondo
la prescrizione della legge divina. Ritengono, dunque che la Moralità [Pietatem] e la Religio-
ne, e, assolutamente parlando, tutto ciò che si riferisce alla Fortezza d'animo, siano dei pesi
che sperano di deporre dopo la morte, per ricevere il premio della loro schiavitù, cioè della lo-
ro Moralità e della loro Religione; e non per questa speranza soltanto, ma anche e princi-
palmente per paura di essere puniti dopo la morte con duri supplizi, s'inducono a vivere
secondo la prescrizione della legge divina, per quanto lo permettono la loro pochezza e il
loro animo impotente. E se gli uomini non avessero questa speranza e questa paura, ma cre-
dessero invece che le Menti periscono insieme col Corpo e che agl'infelici, sfiniti dal peso della
Moralità, non resta alcun'altra vita ulteriore, essi ritornerebbero alla loro maniera origi-
naria di sentire, e vorrebbero governare tutto secondo le loro voglie, e obbedire piuttosto alla
fortuna che a se stessi. Il che mi sembra non meno assurdo che se qualcuno, perché non
crede di poter nutrire il suo Corpo in eterno con buoni alimenti, volesse saziarsi piuttosto di
veleni e di sostanze mortifere [...]" [V, Prop. XLI, Scol.]

Non tanto male vivere nel mondo deterministico di Spinoza, in fondo. Ora, questa libertà potrebbe non convincere
ancora. Ci piace fare tanto, anzi, sempre di più: come saziare questo desiderio di potere? Nella concatenazione, tro-
veremo libertà dalle catene!
6. Προαίρεσις protesa al futuro

Abbiamo già parlato del corpo, nella sua funzione sensitiva. Quindi, senza ulteriori indugi, c’introdurremo nella psico-
logia aristotelica:

“Se poi vi è la facoltà sensitiva, c’è anche l’appetitiva. Infatti l’appetizione può essere
desiderio [επικυμία], impulso [κυμόσ] e volontà [βοφλθςισ]. Ora tutti gli animali possiedono
almeno un senso, il tatto. Ma chi ha la sensazione possiede pure il piacere e il dolore e ciò che
è piacevole e doloroso, e chi ha questi ultimi ha anche il desiderio, perché esso è la tendenza
verso ciò che piace.” D*B,3,414b2-7]

“E certo è assurdo dividerla *la facoltà appetitiva+, giacché nella parte razionale si avrebbe la
volontà [βοφλθςισ] e in quella irrazionale il desiderio [επικυμία] e l’impulso [κυμόσ]. Se poi
l’anima sarà formata da tre parti, la tendenza [όρεξισ] ci sarà in ciascuna di esse.” D*Γ,9]

Sto riportando questi passi, non per divagare, bensì per seguire le “orme” lasciate dal movimento e cercarne il prin-
cipio, i primi passi.

“In ogni caso è evidente che le cause del movimento sono queste due: la tendenza
[όρεξισ52] oppure l’intelletto [νοφσ], se si considera l’immaginazione [φανταςίασ] una specie
di pensiero.” D[Γ,10,433a9-10]

“*...+ s’intende l’intelletto che ragiona [λογιηόμενοσ] in vista di qualcosa, ossia quello prati-
co [πρακτικόσ]; esso differisce da quello teoretico per lo scopo [τζλει]. Ma anche ogni ten-
denza è in vista di qualcosa, giacché l’oggetto della tendenza è il punto di partenza
dell’intelletto pratico, e l’ultimo termine è il punto di partenza [αρχι] dell’azione [πράξεωσ].”
D[Γ,10,433a14-17]

Eccolo: l’αρχή dell’azione! Aristotele contempla l’intero mondo animale, nel quale l’uomo nasce e da cui, evoluzioni-
sticamente parlando, è nato. Allo stesso modo, Spinoza richiamava al naturalismo, nella Prefazione del De Affectibus:

“La maggior parte di quelli che hanno scritto sugli affetti e sulla maniera di vivere degli uomi-
ni sembra che trattino non di cose naturali che seguono le comuni leggi della natura, ma
di cose che sono fuori della natura. Sembra anzi che concepiscano l’uomo nella natura come
un impero in un impero. Credono, infatti, che l’uomo turbi l’ordine della natura più di quel che
lo segua, che abbia un potere assoluto [absolutam] sulle proprie azioni e che non sia de-
terminato da altro se non da se stesso. *...+”

“Lo sforzo [conatus], col quale ciascuna cosa si sforza di perseverare nel suo essere, non è al-
tro che l’essenza attuale della cosa stessa.” *III, Prop. VII+ *Cfr. Prop. VI+

Finora, però, abbiamo solo parlato della tendenza, del conatus, ma non abbiam detto a cosa tende e dove sfocia. In-
somma, quali sono i fini dell’azione? Su cosa e come ragiona l’intelletto pratico?

“*...+ poiché ogni conoscenza [γνώςισ] e ogni scelta aspirano ad un bene [αγακοφ] diciamo
[...] ciò cui tende la politica, cioè qual è il più alto di tutti i beni raggiungibili mediante
l’azione. Orbene, quanto al nome la maggioranza degli uomini è pressoché d’accordo: *...+ lo
chiamano ‘felicità’ [ευδαμονίαν], e ritengono che ‘vivere bene’ e ‘riuscire’ esprimano la
stessa cosa che ‘esser felici’.” *I,4,1095a16-20]

52
“La matrice del vocabolo è da rintracciare nel verbo orègo il cui significato è tendo, cerco di raggiungere e di colpire, e nella
forma mediale, mi protendo, nel duplice senso di stendersi con le mani per abbracciare o con l'asta per colpire. Il presente orègo
ha la medesima radice del latino regere, inteso però nel significato di tener saldo, piuttosto che in quello del dirigere in linea di-
ritta. L'òrexis, dunque, in quanto energia direttrice (propriamente da regere), rivela lo stendersi in avanti verso una direzione che
faccia da guida, indica un percorso che è anticipazione della meta.” *corsivo mio+ F. Presti, “Prossimità dell'òrexis alla potenza e
all'atto in Aristotele”
L’uomo non si contenta di soddisfare come gli altri animali, il suo appetito e la sua tendenza riproduttiva: vuole vive-
re bene, riuscire, esser felice. Rendere felice un uomo, sarebbe un traguardo; ma l’intera umanità? Dovremo fare un
po’ di “conti”...

Vi ricordate Giovanni? Il malcapitato che, senza freni, si trova a fare un incidente. Sicuramente, la prossima volta, si
ricorderà di sterzare, per evitare la collisione. Come mai? Il ricordo si è inserito fra le sue esperienze, fornendo così
una nuova scelta possibile, una nuova capacità. Si tratta proprio di imparare, fare esperienza, come per il saggio ari-
stotelico. Insomma, stiamo parlando di ampliare il carnet di futuri possibili, all’interno di un mondo deterministico:
non mi sembra di cadere in alcuna contraddizione.

Pensiamo, per semplificare le cose, che io sia un punto, e la mia unica possibilità di movimento, dall’origine degli as-
si, sia data dalle seguenti formule:

0 0
0 2 4 6 8 0 0,2 0,4 0,6 0,8
-1 -0,2
-2
-0,4
-3
Valori
-0,6Y Valori Y
-4
-0,8
-5

-6 -1

-7 -1,2

Grafico 1 Grafico 2
Il triste primo grafico, potrebbe rappresentare la biglia che, qualche capitolo fa, Mario lasciava cadere. Nella sua
mente, ogni stato del moto sarebbe succeduto all’altro in perfetto ordine, fino al terreno. Il secondo, sembrerebbe
colare a picco, eppure ha un inaspettato rialzo: potremmo quasi dire un angelo abbia salvato la biglia dalla certa ca-
duta. Potremmo immaginare che il primo grafico rappresenti la macchina di Giovanni, in rotta di collisione, e il se-
condo, invece, la fatidica sterzata che li avrebbe salvati. Ma fuor di metafora, cosa intendo rappresentare con tutto
ciò, è il concetto di evitabilità, all’interno delle leggi del determinismo.

Se fossi realmente un punto o una biglia non avrei conoscenza di me stesso, figuriamoci della realtà circostante, o
della legge di gravità che mi assoggetta. Eppure noi siamo costituiti di materia che, ci piaccia o no, è spiegabile e pre-
dicibile, nei suoi stati, con un buon margine di precisione dalle leggi della fisica o della chimica. La conoscenza, ac-
cennavo prima, ci riscatta: siamo, infatti, in grado di allungare le mani sulle nostre equazioni!

La memoria, l’esperienza, come già detto più volte, ci fornisce di dati su cui prevedere, o meglio prefigurare, il futu-
ro, mediante l’uso di pattern o regolarità. Hume ha spiegato bene tutto ciò, rilevando che il permanente susseguirsi
di giorno e notte, ci permette di azzardare che domani il sole sorga nuovamente, pur non avendone la certezza. For-
se non riusciamo nemmeno ad apprezzarne il valore: siamo gli unici, a detta della scienza, ad essere in grado di solle-
vare lo “sguardo” della mente oltre il presente ricordato53, creando l’illusione del futuro, coadiuvata tramite la rico-
struzione episodica, narrativa, del passato54.

Ho scritto “illusione”, sì. Non sempre le illusioni sono nostre nemiche e tenterò di invitarvi ad essere tolleranti con
alcune di queste, più avanti.

53
Vedasi G. Edelman “Il presente ricordato” (1989) per approfondimenti.
54
Si parla di evoluzione da Homo Sapiens a Homo Narrans, in alcuni ambienti, per sottolineare l’importanza del linguaggio e del-
la potenza del racconto nel vissuto e nella capacità di sopravvivenza dell’animale uomo.
7. Embrasser la nouvelle liberté

Prima di terminare questa seconda parte, adibita al dibattito fra le posizioni assunte dai filosofi Aristotele, Spinoza,
Searle e Dennett, vorrei ridiscutere quanto detto.

Abbiamo detto che, per vari motivi più o meno evidenti, la conoscenza è potere in quanto ci rende più capaci di agi-
re. Inoltre, nonostante qualche monarca di seicentesca memoria griderebbe lesa maestà, la nostra libertà va commi-
surata all’interno delle possibilità delle leggi della fisica, leggi determinate. Già, potremo rassegnarci ad una vita da
spettatori, quindi, dato che tutto è già stato deciso, tutto già scelto, proprio come lo studente al ristorante... per re-
stare a stomaco vuoto! Invece, quello che vorrei fosse un rinnovato appello, dopo rivoluzioni americane e francesi
(dagli esiti discutibili), alla libertà, sia:
“Embrasser vous la nouvelle liberté! C’est vrais, nous avons vraiment cette liberté!55”

Non c’è da cercare nell’infinitesimamente piccolo, ciò che è manifestamente infinitamente grande:
“The Brain—is wider than the Sky—

For—put them side by side—

The one the other will contain

With ease—and You—beside *…+56” Emily Dickinson

Non più una libertà delacroixiana57, dilaniata dal conflitto tra fazioni di spiritualisti e materialismi nichilisti; non più
una preghiera all’Ab-soluto, che ci salvi dalle pastoie della finitezza; una libertà che prende coscienza dei propri limiti
e delle proprie capacità, potendo così naturalmente crescere sana.

Per farlo, dobbiamo renderci conto che, differentemente dalle equazioni e dai numeri, noi possediamo emozioni e
queste, affinché la brillante fiamma58 dei pensieri s’accenda, non possono mancare. Emozioni come combustibile e
ragione come comburente, questa è la mia visione. Non una razionalità esasperata, contro cui dovettero combattere
Theodor W. Adorno59 e Paul K. Feyerabend60, fra gli altri. Staremo attenti a non scottarci, al tempo stesso alimen-
tando il fuoco delle passioni, entro i confini del λόγοσ.

55
(trad. “Accogliete la nuova libertà! È vero, noi abbiamo davvero questa libertà!)
56
(trad. “Il Cervello – è più grande del Cielo –/poiché – messi fianco a fianco -/L’un l’altro conterrà/ Con facilità – e Te – financo”)
57
Mi riferisco a La liberté guidant le peuple (1830), olio su tela.
58
Ancora G. Edelman, Bright Air, Brilliant Fire: On the Matter of the Mind (1992)
59
Vedasi “Dialettica dell’Illuminismo” (1947), scritto a quattro mani con M. Horkheimer. Di quest’ultimo, “Eclissi della ragione:
Critica della ragione strumentale” (2000)
60
Sconvolgente collezione di saggi “Addio alla ragione” (1990)
Parte terza: Proposte

“L’uomo è misura di tut-


te le cose”
Protagora

“È per il nostro senno


come per i nostri orologi,
nessuno funziona come
un altro, eppure ognuno
crede al suo”
Alexander Pope

“Una bussola non di-


spensa dal remare”
Anonimo

“[...]E così la vostra liber-


Parte terza: Proposte tà, quando spezzate le
sue catene, diventa essa
stessa la catena di una
più grande libertà”
Gibran Kahlil, Il Profeta

“Non si va mai più in là


di come quando non si
sa più dove si va”
Johann Wolfgang von
Goethe

“Perché? Perché? Ma ai
nostri perché non c'è
mai una risposta di ri-
torno, perché sull'altra
sponda della vita c'è il
silenzio”
Inedito, Sogno Ancora Lo
Smeraldo Dei Tuoi Occhi
1. Ignorantia non excusat

Nel diritto romano, è dovere del cittadino essere al corrente delle leggi vigenti, evitando così che la eventuale non
conoscenza di una determinata legge costituisca materia per la difesa. Uno dei requisiti della legge negli ordinamenti
moderni, fra questi anche l’italiano, è infatti la conoscenza della norma, che si dà per presunta: si presume che la
legge sia sempre disponibile alla conoscenza del cittadino, anzi alla generalità dei cittadini. Il criterio è da considerar-
si assoluto61. Eppure esiste contemporaneamente l’”ignoranza inevitabile”, che può dipendere da fattori soggettivi,
come una carenza di competenze del cittadino per comprendere correttamente il testo normativo (analfabetismo) o
da fattori oggettivi, come l'eccessivo numero di leggi, e successive modifiche, e la loro difficile reperibilità.

Siamo partiti dal Diritto, passati per il rigore della Legge e siam finiti nell’inevitabile. In questa parte, tenterò di riper-
correre un simile passaggio, lievemente differente:
1. Cercheremo di trovare e fondare il Diritto, ovvero la Norma, la Rettitudine;
2. Affronteremo la minaccia dell’inevitabilità nell’ambito del potere dell’Uomo;
3. Vedremo se “La legge è uguale per tutti” o, come dice un certo politico62, oppure “La legge è uguale per
tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione”63;
4. Affineremo e perfezioneremo questi concetti, cercando di trovarne reale applicazione nella quotidianità
della vita umana.

Chiedo venia per eventuali imparzialità politiche e spero che non influiscano sull’analisi filosofica che preminente-
mente mi appassiona e coinvolge.

61
Il brocardo, sintetica e antica massima giuridica, trova applicazione solo nell'ambito penale (art. 5 del Codice Rocco), con l'av-
vertenza che anche in quel caso l'ignoranza della legge extrapenale può essere invocata.
62
Niccolò Ghedini (Padova, 22 dicembre 1959) è un avvocato e politico italiano.
63
Citato in “Lodo Alfano”, seduta sospesa aggiornata la camera di consiglio, (la Repubblica, 6 ottobre 2009)
2. Una nuova morale

Non per contraddire l’Ecclesiaste64, ma penso ci sia un reale e fondato bisogno di morale, come si era già detto, non-
dimeno una “ventata” di novità. Cercherò ora di delineare la proposta socratica dell’intellettualismo etico e quella
aristotelica della morale esistenziale65: intuirete già dove voglio andare a concludere...

“SOCRATE: Dunque, Menone, tu pensi che uno, pur sapendo che le cose cattive sono cattive,
ciò nonostante le desidera?

MENONE: Precisamente. [...] Ci sono alcuni che credono che i mali siano vantaggiosi, ma ci
sono anche altri che sanno che sono dannosi.

[...]SOCRATE: Non è dunque evidente che non desiderano i mali coloro che li ignorano, deside-
rano semmai quelle cose che pensano siano dei beni, e che sono invece mali; sicché, coloro che
li ignorano e pensano che siano dei beni, è evidente che desiderano i beni. *...+ C’è dunque
qualcuno che vuole essere miserabile e sventurato?

MENONE: Non mi sembra, o Socrate.

SOCRATE: Dunque, Menone, nessuno vuole i mali66, se davvero non vuole esser tale. Che
cos’altro è infatti essere misero, se non desiderare i mali e ottenerli?” Platone, Menone [77c-
78b]

E similmente Spinoza sprona sulla via della conoscenza:

“Nella vita, dunque, è anzitutto utile perfezionare l’intelletto o la ragione, per quanto
possiamo, e in questo soltanto consiste la suprema felicità dell’uomo, ossia la beatitudine;
giacché la beatitudine non è altro se non la stessa acquiescenza dell’animo che deriva
dalla conoscenza intuitiva di Dio; ora, perfezionare l’intelletto non è altro che conoscere Dio
e gli attributi di Dio e le azioni che seguono dalla necessità della sua natura. Quindi il fine ul-
timo dell’uomo che è guidato dalla ragione, cioè la Cupidità suprema mediante la quale egli
si sforza di governare tutte le altre Cupidità, è quella che lo porta a concepire adeguatamen-
te sé e tutte le cose che possono essere oggetto della sua conoscenza chiara e distinta.” *III,
Appendice, Cap. IV]

Seguiamo prima la bipartizione operata da Aristotele e le successive discussioni intorno alla saggezza:

“Anche la virtù, poi, si divide conformemente a questa divisione dell’anima. Infatti alcu-
ne le chiamiamo virtù dianoetiche [δινοθτικάσ] altre virtù etiche [θκικάσ]: dianoetiche
sapienza, giudizio e saggezza, etiche invece liberalità e temperanza.” E *I,13,1103a4-8]

“*...+ la saggezza non sarà né scienza né tecnica. Non sarà scienza perché l’oggetto
dell’azione può essere diversamente, e non sarà arte perché il genere dell’azione e quello del-
la produzione sono diversi. In conclusione, resta che la saggezza sia una disposizione ve-
ra, ragionata, disposizione all’azione avente per oggetto ciò che è bene e ciò che è male per
l’uomo.” E *VI,5,1140b2-8]

“La saggezza che ha per oggetto una città, in quanto architettonica, è saggezza legisla-
tiva; ma in quanto riguarda gli atti particolari, ha il nome comune di saggezza politica.
Quest’ultima riguarda l’azione e la deliberazione: il decreto, infatti, è oggetto dell’azione in
quanto è l’ultimo termine della deliberazione. È per questo che solo coloro che deliberano sui
casi particolari si dice che fanno politica: questi infatti sono i soli ad agire come fanno gli ar-
tigiani. Ma comunemente si ritiene anche che la saggezza sia soprattutto quella che ri-
guarda in modo esclusivo l’individuo stesso;” *VI,8,1141b24-31]

64
“Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole. C'è forse qualcosa di cui
si possa dire: «Guarda, questo è nuovo?» Quella cosa esisteva già nei secoli che ci hanno preceduto.” *Qoelet, 9-10]
65
Riprendo la connotazione di Claudio Mazzarelli nell’Introduzione alla già citata “Etica nicomachea” (Vedasi Bibliografia)
66
Similmente, Aristotele tratta il problema chiedendosi “È possibile commettere ingiustizia verso se stessi?” nel libro Epsilon.
Ecco detto, appunto, il carattere legislativo della saggezza, la sua determinazione particolare e la caratterizzazione
individualistica. Ma come si diventa saggi?

“*...+ non si pensa che un giovane sia saggio. Il motivo è che la saggezza riguarda anche i par-
ticolari, i quali diventano noti in base all’esperienza, mentre il giovane non è esperto:
infatti, è la lunghezza del tempo che produce l’esperienza.” *VI,8,1142a14-15]

E adesso, purtroppo, incomincia la conflittualità col maestro Platone:

“Infatti, mentre la sapienza [ςοφία] non considera nulla di ciò che può rendere felice l’uomo,
la saggezza ha proprio questo come oggetto[...]. La saggezza ha per oggetto le cose
giuste, belle e buone per l’uomo, ma queste sono le cose che è proprio dell’uomo buono fare,
e non è per il fatto di conoscere che noi siamo più atti a farle, se è vero che le virtù sono delle
disposizioni *...+” *VI,12,1143b16-25]

“Quindi, in primo luogo, diciamo che esse *saggezza e sapienza] sono necessariamente virtù
per se stesse, poiché ciascuna è virtù di ciascuna delle due parti dell’anima, anche se non pro-
ducono niente, né l’una né l’altra. In secondo luogo, esse producono in realtà qualcosa; ma
non come la medicina produce la salute, bensì come la salute produce se stessa, così la sa-
pienza produce felicità [ευδαίμονα]: pur essendo, infatti, una parte della virtù nella sua
globalità, per il fatto di essere posseduta e di essere in atto, essa fa l’uomo felice. Inoltre, la
funzione propria dell’uomo si compie pienamente in conformità con la saggezza e la
virtù etica: infatti, la virtù fa retto lo scopo, e la saggezza fa retti i mezzi per raggiun-
gerlo. Della quarta parte dell’anima, poi, quella nutritiva, non c’è alcuna virtù di questo
tipo, giacché non dipende da lei agire o non agire.” *VI,12,1144a1-11]

Per Aristotele, la potenzialità è negativa, manchevole, rispetto all’atto. La conoscenza teorico-contemplativa non è
buona, se non agita, messa in pratica per il bene stesso! Quindi il punto d’incontro tra Socrate, “fa il male chi non co-
nosce il bene” e Aristotele, “bisogna fare il bene, oltre che conoscerlo”, potremmo dire, si così può ottenere.

I “conti” fatti finora, però, mancano di un “oste” particolarmente sfuggevole: il bene.


3. Il problema della misura

Rette, triangoli e angoli retti, pensavamo stessero placidi nell’Iperuranio platonico, assieme alle altre idee? Invece
dovranno, in qualche modo, scendere giù sulla terra, in aiuto di noi uomini: scienze naturali67 e scienze sociali68, fi-
nalmente collimano. Geometri dell’Etica e architetti politici, Spinoza e Aristotele, “alla mano”, citiamo dunque alcuni
passi alla ricerca del modo:

“Nel campo delle azioni e di ciò che è utile non c'è nulla di stabile, come pure nel campo della
salute. *…+ bisogna sempre che sia proprio chi agisce che esamini ciò che è opportuno
nella determinata circostanza, come avviene nel *..+ la navigazione” E *II,2,1104a2-10]

“Così, dunque, ogni esperto evita l’eccesso e il difetto, ma cerca il mezzo e lo preferisce, e non
in mezzo in rapporto alla cosa ma il mezzo in rapporto a noi.” E *II,6,1106b6+

“*...+errare è possibile in molti modi, *...+ mentre operare rettamente è possibile in un sol mo-
do *...+” E *II,6,1106b30-31]

“*...+ in generale, non c’è medietà dell’eccesso e del difetto, né eccesso e difetto della
medietà.” E *II,6,1107a26+

Insistiamo quindi sul concetto di esattezza e di correttezza: di tutti i “gradi possibili di libertà”, uno solo è esatto, il
90esimo, tutti gli altri sono devianze. Ritengo di aver riportato Spinoza a sufficienza, prima. Inoltre ricordiamo il ca-
rattere prettamente umano della terzietà del giudice, in questo caso il metro di paragone, che stabiliamo di rispetta-
re.

67
Le scienze naturali comprendono lo studio degli aspetti fisici della Terra e dell’Universo e delle forme di vita che si sono pro-
dotte sul pianeta. Formano la base delle cosiddette scienze applicate.
68
Per scienze sociali si intendono l’insieme delle pratiche di indagine, finalizzate alla comprensione dei fenomeni e degli aspetti
meta-biologici presenti nel comportamento umano, nelle relazioni interpersonali, nella costruzione dei legami affettivi nello svi-
luppo della sessualità, nella produzione di codici culturali e nella formazione di usi, costumi e tradizioni.
4. Ceteris paribus?

Senza soffermarci sulla determinazione “esatta” dell’età a partire dalla quale, il bambino, è capace di agire con co-
scienza di sé, il problema più rilevante è quello dell’apprendimento. Aristotele, non potendo conoscere i Gesuiti69 e i
loro metodi, aveva seri dubbi sull’educazione:

“*...+ l'uomo avviato a diventare buono deve essere allevato ed abituato bene, e deve poi vi-
vere in occupazioni virtuose e non compiere cattive azioni né involontariamente né volon-
tariamente, questo si verificherà per coloro che vivono secondo una certa intelligenza e un
retto ordinamento: orbene, l'autorità paterna non ha né la forza né la capacità coercitiva,
né quindi, in genere ce l'ha l'autorità di un uomo solo[...]: la legge, invece, ha potenza
coercitiva, essendo una regola fondata su una certa saggezza e sull'intelletto.” E
[X,9,1180a14-23]

“*...+ la legge non è odiosa se ordina ciò che è moralmente conveniente. Si sa che solo nella
città di Sparta ed in poche altre il legislatore si prende cura dell'allevamento e delle
occupazioni dei cittadini; nella maggior parte delle città, invece, si trascurano cose simili,
e ciascuno vive come vuole *…+. La cosa migliore, dunque, è che vi sia una corretta educazione
pubblica” E *X,9,1180a24-30]

I cittadini, però, potranno davvero imparare allo stesso modo? È un esperimento di scienza esatta, la pedagogia, do-
ve è possibile fare una previsione a parità di tutte le altre circostanze? Per quanto sia possibile godere degli stessi di-
ritti, ogni persona ha delle capacità psicofisiche differenti. Come è possibile far coesistere meritocrazia (lascito ari-
stocratico) e ugualitarismo?

Sono questi i dubbi che minano alla base alcuni intenti della morale e del diritto. Infatti, lo Stato italiano, cosciente
del grado d’Istruzione, prevede casi di analfabetismo, ancora oggi. Allora dov’è l’educazione pubblica ipotizzata da
Aristotele per tutti questi anni? Sono stati forniti i mezzi e le conoscenze ai singoli affinché fossero davvero tutti
uguali di fronte alla Legge?

Io la ritengo una crudele neotenia socio-culturale che la morale non deve giudicare, bensì, con i propri mezzi regola-
tivi, risanare, per poter poi tornare ad essere, per quanto possibile, una teoria in cui il particolare dovrà rispecchiarsi.

69
Uno dei motti era circa il seguente: “dateceli per i primi 7 anni e i bambini saranno nostri per sempre [fedeli alla Chiesa]”.
5. «Dammi retta, brutta storta...»

Aristotele paragona spesso il bene e la salute, la morale e la medicina. Non ci sono parole, forse, più chiare: la socie-
tà è malata! Ogni giudizio morale è mutato in rispetto a canoni, a valori, quello che io chiamo il dolo(re) degli estre-
mismi:

“*...+ accade che gli estremi spingono il mezzo ciascuno verso l’altro *...+” E [II,8,1108b24]

“*...+ tali oggetti *rispetto alla misura+ rientrano nell’ambito dei fatti particolari ed il
giudizio su di essi spetta alla sensazione” E [II,9,1106a]

Come accennavo prima, i sentimenti e la ragione si richiedono vicendevolmente perché si “sprigioni” il pensiero: cer-
te volte, la Storia ce lo insegna, vi sono stati incendi di patriottismo, di odio, di orgoglio; altre volte glaciazioni di ge-
nocidi sistematici, di calcolate violenze e torture, di scientifiche manipolazioni. Tutto ciò a dire che la razionalità o il
sentimento, “puri”, sono estremi. Allo stesso modo, certi valori si sono adattati alla flessibilità della modernità, alla
società liquida70, in costante e sprezzante superamento di sé.

Invece di divenire responsabili geometri del progetto di (ri)fondazione dell’Umanità, sembriamo più che mai in cadu-
ta libera, nel regresso di questa fase storica (sociale, economica, politica, pedagogica, ...). Eppure le scienze naturali,
con la loro precisione, potrebbero prestarsi a quantificare, per quanto possibile, certe qualità che risultano fragili,
sotto i colpi di retoriche e strumenti demagogici. Se è vero che vi è un solo bene, non tutti i mali son equiparabili. Mi
riferisco esplicitamente all’utilizzo di logiche polivalenti71, che contemplino gli infiniti livelli di varietà soffocati fra lo 0
e l’1 di una logica binaria. C’è bisogno di un sistema di autoregolazione, equilibrio indispensabile per condurci retta-
mente. Per questo è proficuo il campo della cibernetica, che si pone appunto come una scienza del controllo e
dell'informazione, il quale scopo è la conoscenza ed il pilotaggio dei sistemi72.

Percepiamo la stortura dell’andamento attuale, ma al tempo stesso, non ci impegniamo nell’affinamento del regolo
della morale: sarà pur impossibile ottenere una retta geometrica, ma non possiamo contentarci
dell’approssimazione:
“È necessario ammettere l’approssimazione, perché non si può sperare nella precisione assoluta. Non si può
vedere, o anche concepire una cosa da tutti i possibili punti di vista contemporaneamente. Mentre si perfe-
ziona la parte anteriore, i lati, o il retro possono lasciare a desiderare; ma rafforzando la parte posteriore può
darsi che si indebolisca ciò che originariamente è la cosa migliore. Non c’è fine [...]”
Alexander Calder (1898-1976), scultore statunitense.

C’è bisogno di più dialogo, di una comunicazione partecipativa dei singoli all’interno della comunità: l’Assoluto ha bi-
sogno dell’Individuo!

70
Per approfondimenti: Zygmunt Bauman Liquid Modernity (2000)
71
Esistono condizionatori d'aria fuzzy che riescono a ridurre i consumi; industrie automobilistiche del sol levante montano freni
e motori fuzzy che controllano l'iniezione di combustibile in funzione del valore di ossigeno, della temperatura del liquido di raf-
freddamento e dei giri al minuto; ascensori giapponesi riescono a ridurre il tempo d'attesa in funzione del traffico dei passeggeri.
Infine la logica fuzzy può rispondere, dice B. Kosko (vedasi Bibliografia), a questioni etiche che tolgono il sonno. Chi dibatte
sull'aborto, ad esempio, si limita a spostare avanti o indietro il limite binario tra vita e non vita: tre mesi per qualcuno, di più o di
meno per altri. Non cambia la logica, ma solo il punto, più o meno arbitrario, nel quale si intende fissare la linea: a sinistra di
quella c'è la non-vita, a destra la vita; 1 o 0. Per approfondire: Lotfi Asker Zadeh, Fuzzy Sets (1965) (e Bibliografia).
La logica fuzzy, dice Kosko, arricchisce il dibattito aggiungendo le misure. Perché non svolgere periodicamente un grande son-
daggio per capire dove le persone collocano quel limite? Mettiamo insieme le risposte e sostituiamo la linea con una curva.
72
Il significato etimologico della parola ‘cibernetica’ è “l’azione di manovrare un vascello, di governare”, dal greco κυβερνήτησ.
Parte quarta: Conclusioni

“Quand'è che il futuro è


passato da essere una
promessa a essere una
minaccia?”
Chuck Palahniuk, Invisi-
ble Monsters

“[...] è difficile restare


arrabbiati quando c'è
tanta bellezza nel mon-
do. A volte è come se la
vedessi tutta insieme, ed
è troppa. Il cuore mi si
riempie come un pallon-
cino che sta per scoppia-
re. E poi mi ricordo di ri-
lassarmi, e smetto di
cercare di tenermela
stretta. E dopo scorre
attraverso me come
Parte quarta: Conclusioni pioggia, e io non posso
provare altro che grati-
tudine, per ogni singolo
momento della mia stu-
pida, piccola, vita. Non
avete la minima idea di
cosa sto parlando, [...]
non preoccupatevi: un
giorno l'avrete.”
American Beauty

“Ci sono due modi in cui


puoi vivere la vita: uno
sta nel non ritenere pos-
sibile il miracolo, l’altro
sta nel ritenere ogni co-
sa un miracolo”
Albert Einstein

“È una bella prigione, il


mondo”
Shakespeare, Amleto
1. It’s good to be good!

In chiusura, nulla togliendo agli intenti umani di fondazione di una morale ancora migliore e perfettibile già discussa,
la trattazione riguarderà una sorta di morale naturalistica e della sua ragionevolezza. Si affronterà un grosso proble-
ma, quello dell’esperienza interpersonale fra due coscienze. Infine, quasi una postilla di questo spero non prolisso
esposto, quella promessa rivalutazione delle illusioni e del loro scopo nella vita.

Spesso ho sentito fare questa associazione di idee: Darwin, evoluzionismo, uomo dalla scimmia, materialismo, so-
pravvivenza della specie, brutalità o “cattiveria”. Contemporaneamente, Spinoza riporta la prospettiva più comune,
quella meritoria, sulla morale:
“[...] si aspettano di essere decorati da Dio con premii più alti in ricompensa della loro virtù e delle loro
azioni migliori, come se la virtù e il servizio di Dio non fossero la felicità stessa, e la suprema libertà [...]”
Quindi quello che mi propongo in questa parte, è di disinnescare il meccanismo di rigetto della virtuosità dell’uomo,
nonostante sia animale nel regno animale, piuttosto che “imperio in un impero”.

L’etologia studia praticamente tutti i comportamenti animali non umani, un campo d’indagine ragguardevole, in-
somma. Tenterò di far nuova luce sull’evoluzionismo, facendo parlare Richard Dawkings. In particolare, del suo “Il
gene egoista”, il dodicesimo capitolo tratta la bontà. Conversione improvvisa? No, piuttosto un fraintendimento di
termini, come capita spesso. Definiamone perciò alcuni:

“Ricordate i permalosi [...] quegli uccelli che si aiutavano fra loro in modo apparentemente al-
truistico73, ma rifiutavano di soccorrere gli individui che si erano rifiutati in precedenza di aiu-
tarli? I permalosi finivano per prevalere nella popolazione perché passavano più geni alle ge-
nerazioni future, sia in confronto agli ingenui (che aiutavano gli altri indiscriminatamente e
venivano sfruttati) sia dei truffatori (che cercavano spietatamente di sfruttare tutti e finivano
con il danneggiare se stessi). La storia dei permalosi illustra un importante principio generale,
che Robert Trivers chiama dell’ ‘altruismo reciproco’. Come abbiamo visto nell’esempio del
pesce pulitore, l’altruismo reciproco non è confinato a membri della stessa specie, ma funzio-
na in tutte le relazioni che si chiamano simbiotiche – per esempio le formiche che mungono il
loro ‘bestiame’, gli afidi.” *pp. 211-212]

“È stato Axelrod a coniare il significato tecnico della parola ‘buoni’ *...+. Axelrod, come molti
scienziati politici, economisti, matematici e psicologi, era affascinato da un semplice gioco
chiamato il dilemma del prigioniero. È così semplice che so di persone brillanti che non hanno
saputo risolverlo, pensando che fosse assai più complicato! Ma la sua semplicità è ingannevo-
le. Interi scaffali di librerie sono occupati da libri che trattano delle ramificazioni di questo
gioco affascinante.” [p212]

Pospongo una tabella riassuntiva degli esiti delle giocate dei due giocatori, che consiglio vivamente di consultare.

“Nella sua versione originale, umana, il gioco funziona così. C’è un ‘banchiere’, che si aggiudi-
ca e paga le vincite ai due giocatori, impegnati a giocare l’uno contro l’altro (sebbene, come
vedremo, ‘contro’ è proprio quello che non deve essere). Ciascuno dei due ha in mano soltanto
due carte, chiamate cooperazione e defezione. Per giocare, ciascuno sceglie una carta e la po-
sa sul tavolo a faccia in giù, così che nessuno dei due possa essere influenzato dalla mossa
dell’altro *...+ per ciascuno la vincita dipende non soltanto dalla carta che ha giocato (e che
conosce), ma anche dalla carta dell’avversario (che non conosce finché il banchiere non la
scopre). [...] I casi III e IV sono ovviamente speculari: a un giocatore va molto bene, all’altro
molto male. Nei casi I e II il risultato è uguale per i due giocatori, ma il I è meglio per entrambi
del II. [...] Ciò che importa perché il gioco sia un vero dilemma del prigioniero è la loro scala di
valori. La ‘tentazione alla defezione’ deve essere migliore della ‘ricompensa per la coopera-

73
Il concetto essenziale introdotto da Maynard Smith è quello della strategia evolutivamente stabile, un’idea fatta risalire a W.D.
Hamilton e R.H. MacArthur. Una ‘strategia’ è uno schema di comportamento preprogrammato. Un esempio di strategia è: “At-
taccare l’avversario; se scappa inseguirlo; se reagisce scappare”. *p. 74+
zione reciproca’, che deve essere migliore della ‘punizione per la defezione reciproca, che deve
essere migliore della ‘multa all’ingenuo’.” *p.212-213]

Primo giocatore
Cooperazione Defezione
Abbastanza buono Molto cattivo

Secondo giocatore

Coop.
Ricompensa (Caso I) Multa all’ingenuo (Caso III)
(per cooperazione reciproca)
$300 -$100
Defez. Molto buono Abbastanza cattivo
Tentazione (Caso IV) Punizione (Caso II)
(alla defezione) (per defezione reciproca)
$500 -$10

Il dilemma salta fuori allorquando si conviene che la migliore mossa è la defezione reciproca, la quale offre la minore
perdita e il minor rischio (dato che sono contro il secondo giocatore). Entrambi i giocatori sanno che, se soltanto en-
trambi avessero cooperato (guadagnando 300$), ciascuno avrebbe avuto il miglior risultato (senza il rischio della
multa all’ingenuo di -100$ e della sproporzionata vincita del secondo). In realtà, il nome ‘prigioniero’ viene da un
esempio scenario simile, in cui il gioco consiste nel confessare di esser colpevole o innocente (con il rischio di defe-
zione). Il gioco, trasposto nel mondo animale, riflette le strategie summenzionate di ingenui, approfittatori, ecc.

Fin qui, nulla di relativamente “utile” alla nostra discussione. Ma il bello viene quando il gioco viene iterato molte
volte. Abbiamo quindi i programmi di strategia e una turnazione: l’idea di Axelrod è stata proprio quella di creare un
torneo, per fare sfidare le diverse tattiche, buone (tendenti alla cooperazione) o cattive (defezioniste). Vi è quindi un
tetto massimo di pseudo-dollari raggiungibile (considerando il massimo della tentazione) e un minimo (considerando
totale ingenuità vs totale opportunismo). Il primo torneo contava 15 strategie, ognuna delle quali avrebbe affrontato
le altre e se stessa. Analizzeremo alcune di queste:
 Tit for Tat74: Inizia cooperando nella prima mano; poi copia la mossa precendente dell’avversario.
 Naive Prober75: Identica alla prima, ma, casualmente (ogni tot) azzarda una defezione gratuita.
 Remorseful Prober: Come sopra, tranne che (per “rimorso”) tenta di spezzare la faida di ritorsioni, permet-
tendo un colpo libero, defezione, al quale non risponderà.
 Tit for Two Tats: Evoluzione della prima, ancor più “indulgente”, permettendo due defezioni di fila. Non par-
tecipò al primo torneo, essendo stata scritta proprio in base a quei risultati.

Alcune strategie inviate erano molto più complicate. Potremmo generalizzare dipartendo 8 buone, 7 indelicate: vi
aspettereste che quelle più proclive al perdono furono anche le vincitrici? Durante il primo torneo Tit for Tat domi-
nò, così che, al secondo torneo, molti s’industriarono cercando di incattivire le proprie strategie e utilizzare le “sama-
ritane”. Indovinate un po’? Vinse nuovamente la creazione di Anatol Rapoport, psicologo e studioso delle teorie dei
giochi: il primo con Tit for Tat, il secondo con Tit for Two Tats!

Vi sono strategie ancor migliori, ma non lontane da questa. La morale, se così si può dire, è la seguente:

“Sembra che molta gente, forse senza neppure pensarci, preferisca danneggiare l’altro gioca-
tore invece di cooperare con lui ai danni del banchiere. *...+Nell’ambito della teoria dei giochi
si distingue tra quelli a ‘somma zero’ e a ‘somma non zero’. Un gioco a somma zero è quello in
cui la vincita di un giocatore è una perdita per l’altro. Gli scacchi sono a somma zero *...+. Il di-
lemma del prigioniero, invece, è un gioco a somma non zero: c’è un banchiere che paga ed è
possibile per i giocatori allearsi contro di lui.” *p. 230+

Consideriamo il matrimonio: traboccante di cooperazione, somma non zero; ma il divorzio: sarà ancora cooperazio-
ne? Si andrà da uno stesso avvocato? In realtà accade spesso si vada da due avvocati differenti, che incominceranno
a porsi l’uno contro l’altro. Shakespeare direbbe:

74
Locuzione inglese che significa “ritorsione equivalente”, deriva dall'espressione tip for tap che potrebbe essere tradotta con
“colpetto per colpetto”.
75
“Tentativo ingenuo”
“Per prima cosa, ammazziamo tutti gli avvocati” Enrico VI 2

La soluzione, in realtà, è di non sottostare alla debilitante faida di defezioni, piuttosto allearsi contro i banchieri! Ba-
sta guardarsi intorno, il mondo è pieno di dilemmi del prigioniero. Alcuni utilizzano strategie buone, altri no. Alcuni,
come i soldati in trincea sul fronte, nella ‘terra di nessuno’, per almeno due anni dal 1914, utilizzava quella del “vivi e
lascia vivere”:

“Stavo prendendo il tè con la compagnia A quando sentimmo delle grida e andammo a vedere
di che si trattava. Trovammo i nostri uomini e i tedeschi in piedi sui rispettivi parapetti.
All’improvviso arrivò un colpo di cannone, che però non provocò danni. Naturalmente tutti si
buttarono nelle trincee e i nostri uomini cominciarono a imprecare contro i tedeschi quando,
improvvisamente, un coraggioso soldato nemico balzò sul suo parapetto e gridò: ‘Siamo spia-
centi; speriamo che nessuno sia rimasto ferito. Non è colpa nostra, è quella maledetta arti-
glieria prussiana!’” [p. 237]

“Usciamo di notte davanti alle trincee... Ma poiché anche delle pattuglie tedesche sono furoi,
non è considerato educato sparare. La cosa peggiore sono le granate da fucile... Se cadono in
una trincea possono uccidere anche otto o nove uomini... Ma non le usiamo mai, a meno che i
tedeschi non diventino particolarmente rumorosi, perché secondo il loro sistema di ritorsione
ce ne sparerebbero tre per ciascuna delle nostre.” *p 236]

L’appello di Dawkings porta con sé tutto il coraggio di quel soldato tedesco che si espone al rischio di defezione, in-
vocando indulgenza. Se la natura è madre-matrigna, come per Giacomo Leopardi76, allora occorre cooperare sempre
per non subire “multe”, ovvero perdite umane per fame o malattie, e nemmeno le “multe all’ingenuo” delle politi-
che aggressive, colonialiste, imperialiste e guerrafondaie che portano il vantaggio a pochi e gravano sul resto. E, anti-
co come le religioni, il perdono: risorsa impareggiabile, l’asso nella manica, per uscire dall’incubo di una pessima par-
tita!

76
“*...+ la dura nutrice [...]Con lieve moto in un momento annulla” da “La ginestra, o il fiore del deserto” (1836)
2. Stare al gioco

Dopo aver visto i giochi, quelli seri seri, degli economisti, vorrei parlare dei giochi dei bambini. Già, quelli con cui
spensierati cuccioli d’uomo riempiono le loro giornate, ogni volta nuova, ogni volta con nuove regole, nuove storie e
personaggi, rigorosamente rispettati. Ma qual è lo scopo del giocare? Forse non è nemmeno una domanda da porsi:
si gioca per giocare! Si vive quell’illusione fatta di scatole che diventano castelli, rami che diventano scettri e spade, e
così, fino a limiti dell’immaginazione.

Edelman, nelle righe conclusive del suo “Universo di coscienza” conclude:

“*...+ siamo dunque prigionieri della descrizione, ma liberi nella grammatica.”

Con l’aiuto di quanto detto finora, possediamo già delle chiavi di lettura. Ricordiamo l’Homo narrans; rammentiamo
l’anima, che, come la conoscenza, si sostanzia dalla forma; l’anima che sta al corpo, come la semantica alla sintassi.
Eppure una persona conosce da uno ad un massimo di tre linguaggi, in media. E questi posseggono appena una tren-
tina di caratteri, comunemente77. Si tratta di interazioni, di fatto, tra lettere, di sillaba in parola, di parola in frase e
così via...

Si combina, si permuta, si inverte: insomma si gioca! Chi non si è mai meravigliato della grandiosità dei mondi intes-
suti dalle pagine di un libro? Sembrano così reali, eppure sono solo frutto della fantasia. Ciononostante sono capaci
di emozionarci, dal riso alla commozione, dal furore al terrore, scuotere ogni fibra del nostro essere. Quindi, al tem-
po stesso, fra le “solitarie pareti” della nostra testa quel groviglio di dendriti ed assoni, dal numero incommensurabi-
le delle stelle del cielo, codificano tutto ciò. Diventano così nostre sensazioni, spicchi di realtà che ci disegniamo e co-
loriamo nella testa, ognuno con la propria tavolozza.

Questa peculiare esperienza viene denominata qualia, qualità. Ancora una volta, saremo costretti ad utilizzare delle
metafore cosmologiche per capacitarci del numero iper-astronomico di possibili stati di coscienza78. Il problema, pe-
rò, è il seguente: come farò io, dalle distanze siderali del mio universo, a comunicare quel che penso o provo, al tuo,
altrettanto distante?

Ritorniamo al linguaggio, prezioso soccorso evolutivo, che ci permette di esplicare i nostri qualia e così metterci in
comunicazione, acquisire informazioni secondo un altro punto di vista, arricchirsi, negoziare interpretazioni e rein-
terpretazioni. Costruire nuove categorie, nuove grammatiche, appunto, entro cui esprimere nuovamente tutto o al-
tro ancora.

Queste sono le nostre prigionie, se mi permettete, alquanto spaziose, considerando come si è potuta (e ancora con-
tinua) nutrire la Cultura, di sé e dei suoi creatori. La mia proposta è, appunto, di stare alle regole, come bambini fra
bambini, del gioco della vita: vi sono regole generali, quelle della fisica; ci sono sotto-regole morali, quelle che ci po-
niamo fra noi e altre regole personali, di ogni singola nostra esistenza, che entrano in contatto con le altre.

“Infatti, è possibile fare qualcosa secondo le regole della grammatica sia per caso sia per
suggerimento d'altri. Dunque ‘grammatico’ uno sarà solo quando abbia fatto qualcosa
secondo le regole della grammatica e lo abbia fatto da grammatico, cioè in virtù della
scienza grammaticale che possederà in se stesso.” *II,4,1105a22-27]

Ed è questa la nostra personale e originalissima opera d’arte, da progettare, scolpire, dipingere, scrivere e riscrivere;
scegliendo noi le regole, lo stile, la prosa o i versi...

77
Non consideriamo la scrittura Lineare A, in questa sede.
78
Edelman ipotizza che ogni ambito della percezione, colore, forma, ecc, e i rispettivi correlati neuronali, costituiscano come del-
le dimensioni: non più un teatro cartesiano, bensì uno spazio n-dimensionale entro cui si recitano infinite e sempre diverse sce-
ne.
3. L’abbondanza dell’Essere, sive Deus, sive Natura

Dal “frigido” e “angusto” deterministico anfratto di universo in custodia cautelare di un demone laplaceiano, siamo
approdati ad un’immensità difficilmente descrivibile. Dalla vita alla scienza, dalla scienza all’arte, nella scienza. Non
siamo forse esseri, creatori di essenze, all’interno dell’unico Essere o Dio o Natura79?

Tralasciando la discussione teologica, vorrei introdurre ad una visione della scienza non tradizionale, quella di Feye-
rabend:

“Sono stimolanti *i modelli+ non in quanto contengano elementi comuni che il ricercatore
debba limitarsi a staccare e che abbiano un senso isolatamente considerati, ma perché forni-
scono un terreno di addestramento ricco e variato per la sua inventiva. Entrando sul terreno
di addestramento, il ricercatore sviluppa la sua mente, la rende agile e versatile e capace di
creare nuovi modi di pensiero e nuovi esempi di ricerca. In un certo senso, perciò, ‘non si può
insegnare la ricerca’, essa non è ‘un pezzo di bravura da avvocati’, ma un’arte i cui caratteri
espliciti rivelano solo una parte esigua delle sue possibilità e alle cui regole non è mai consen-
tito creare difficoltà insormontabili all’inventiva umana.” Scienza come arte80 [p. 7]

Come può la “fredda” e “soffocante” scienza arrogarsi il diritto di paragonarsi all’ora effimera, ora eterna, esperienza
artistica? Che ne è del rigore? Invero, questo epistemologo puntualizza la sua visione di scienza in una società libe-
ra81:

“Se la scienza è aperta a qualsiasi mutamento; se opinioni e criteri incompatibili con una certa
fase della scienza possono nondimeno ancora entrare in essa e trasformarla, allora l’esame
scientifico di nuovi suggerimenti e di vecchi miti non può consistere semplicemente nel met-
terli a confronto con tale fase e nel ripudiarli se non sono conciliabili con essa.” *p. 9+

Un incoraggiamento alla scienza, che segua le orme dell’arte, insomma. Lì, quello che rende un insostituibile medium
di catarsi, è proprio il senso aggiunto, il significato che c’inganna e ci penetra, di là della materia stessa di cui è costi-
tuito l’oggetto artistico. Viceversa, spesso è frutto di finzione, ciò che rende ancor più realistica un’immagine: si pen-
si alla prospettiva teorizzata da Brunelleschi82, ad esempio. O ancora alla tecnologia cinematografica: un susseguirsi
d’immagini fisse, che generano un movimento. Eppure la dissoluzione humeana83, che ci induceva tanto sgomento, è
sostanzialmente la stessa cosa: un avvicendarsi d’istanti che crea l’illusione della continuità. Ma che guadagno otter-
remmo nel disvelare queste illusioni per quello che sono? Nessuno.

Pensiamo a Matrix84, rilettura in chiave moderna di numerosi miti, fra cui quello del velo di Maya. Cosa toglierebbe
sapere che quello che viviamo, l’intera trama della realtà, è tessuta con una stoffa immaginaria o inesistente? Cosa
aggiungerebbe? Ancora una volta, nulla. Sapere che noi, come il resto dell’universo, siamo cause ed effetti in un con-
testo deterministico, disturba forse il mio scrivere qui, mia scelta volontaria e intenzionale? E così anche la coscienza
come epifenomeno, non riscuote in me alcun brivido di paura, alcun fremito, sapendo che proprio attraverso questo
posso, io, essere umano limitato, esser capace di comunicare con un linguaggio e costruire, ricostruire la mia vita e la

79
“Le rovine circolari ” è un racconto intenso, pura allegoria, il racconto di un uomo giunto da lontano che dedica anima e corpo
al fine di dar corpo ad un sogno. Uno dei racconti di Jorge Louis Borges, nel suo libro Ficciones (1944).
80
Le citazioni interne sono riferite a Ernst Mach, Erkenntnis und Irrtum, Leipzig (1917).
81
Per approfondimenti: l’omonima opera Paul K. Feyerabend, Science in a Free Society (1978).
82
“Brunelleschi fu l'inventore della prospettiva a punto unico di fuga, che fu l'elemento più tipico e caratterizzante nelle rappre-
sentazioni artistiche del Rinascimento fiorentino e italiano in generale. Durante la sua formazione giovanile ebbe sicuramente a
che fare con nozioni di ottica, comprese quelle di perspectiva, che all'epoca indicava un metodo per calcolare distanze e lunghez-
ze raffrontandole con dimensioni note. Grazie forse all'amicizia con Paolo dal Pozzo Toscanelli Brunelleschi poté ampliare le pro-
prie conoscenze, arrivando a formulare poi le regole della ‘prospettiva’ geometrica lineare centrica come la intendiamo oggi, cioè
come metodo di rappresentazione per creare un mondo illusionisticamente reale.” Da Elena Capretti, “Brunelleschi” (2003)
83
“man is a bundle or collection of different perceptions which succeed one another with an inconceivable rapidity and are in
perpetual flux and movement” da David Hume, A Treatise of Human Nature, I, IV (1739-40)
84
Matrix è un film di fantascienza del 1999 scritto e diretto dai fratelli Andy e Larry Wachowski.
realtà. Con questo sotterfugio della fisicità, riesco a toccare i “cieli eterei” delle idee matematiche e, allo stesso mo-
do, scendere negli “inferi” delle passioni più ardenti85.

Non è la scienza a ridurre la ricchezza dell’esistenza ad una mera sopravvivenza genetica o simili slogan coi quali si
ostracizza il materialismo, ma è l’imposizione culturale mercificante della società post-fordista86, piuttosto. La propo-
sta finale, sarebbe quella di un rinnovamento, una svolta bio-economica, che renda l’uomo nuovamente un essere
umano. È stata l’utopia di moltissimi, malauguratamente al tempo stesso l’impegno di pochi; la lotta di questi per la
libertà dell’Umanità tutta, oltre che del singolo.

L’appello è vecchio come l’Ulisse dantesco87:


« “O frati,” dissi, “che per cento milia

perigli siete giunti a l'occidente,

a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'è del rimanente

non vogliate negar l'esperïenza,

di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”. » [vv. 112-120]

Pur tuttavia, io sogno un Ulisse vittorioso, oltre le Colonne d’Ercole, sopravvissuto a divieti più umani che divini; so-
gno ancora un Sisifo felice, ma che dico, un popolo di Sisifo entusiasti, che non si stancano più di portare sulle spalle,
il peso della vita. Godendo della libertà che la Natura mi ha offerto, come dice una canzone88:
“C'è che ormai che ho imparato a sognare, non smetterò...”

Non smetterò, almeno fino a quando non vedrò questi sogni realizzati.

85
Su quest’ultima connotazione di pulsioni come peccato, si rimanda alla discussione teologica mancata, per la mia interpreta-
zione, invece, i capitoli Embrasser la nouvelle liberté e «Dammi retta, brutta storta...»
86
Per approfondimenti: Marisa Marino, “Il ritorno di Sisifo” (Vedasi Bibliografia)
87
Dal “Racconto dell'ultimo viaggio di Ulisse” dei vv. 85-142, Inferno - Canto ventiseiesimo.
88
Negrita – “Ho Imparato A Sognare”, dall’album XXX (1997).
Bibliografia

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Indice analitico

absolutus ...................................................................... 7 Corpo ..................................................................... 5; 19


Adorno .......................................................................22 coscienza ...................... 7; 13; 15; 16; 19; 22; 28; 34; 35
agency .......................................................................... 5 dado ............................................................... 13; 15; 16
altruismo ....................................................................31 Darwin.................................................................... 7; 31
Angelo ........................................................................13 Dawkings .............................................................. 31; 33
anima ...........................5; 10; 11; 12; 20; 25; 26; 34; 35 defezione ....................................................... 31; 32; 33
Anna ...........................................................................13 delacroixiana.............................................................. 22
aporia .........................................................................18 Dennett
architetti.....................................................................27 dennettiana ....................................... 5; 7; 13; 16; 22
Aristotele determinismo .............................................................. 8
aristotelica............3; 5; 10; 11; 20; 22; 25; 26; 28; 29 deterministico ...................... 5; 13; 15; 16; 17; 18; 21
arte devianze
estetica ..................................................................... 5 errore ..................................................................... 27
arto fantasma ............................................................... 5 dilemma del prigioniero ...................................... 31; 32
assoluta Dio
ab-soluta ......................................................6; 18; 29 divini .............................................. 18; 19; 25; 31; 35
Assoluto......................................................................29 dualista
autorità ..................................................................6; 28 dualismo ................................................................ 10
Axelrod .................................................................31; 32 Ecclesiaste .................................................................. 25
azione Edelman ............................................... 7; 11; 21; 22; 34
scelta ..........................5; 6; 11; 14; 16; 19; 20; 25; 29 educazione ................................................................. 28
Bacone........................................................................18 emozioni .................................................................... 22
banchiere .............................................................31; 32 passioni ...................................................... 19; 22; 36
BBDs equazione .................................................................... 8
Brain Based Devices ................................................. 7 etica ................................................................. 5; 18; 26
bene ...........7; 11; 13; 15; 19; 20; 21; 25; 26; 28; 29; 31 etologia ...................................................................... 31
body schema evitabilità
body image............................................................... 5 evitabile ........................................................... 13; 21
Brunelleschi ................................................................35 fatalismo .................................................................... 17
Cagliostro ...................................................................17 Feyerabend .......................................................... 22; 35
Calder .........................................................................29 forma ................................................. 10; 11; 14; 20; 34
Cartesio Freud .......................................................................... 19
Cartesius.............................................................5; 18 geometri ................................................. Vedi architetti
casuale Gesuiti ........................................................................ 28
caso .......................................................................... 3 Giovanni ............................................................... 13; 21
catarsi .........................................................................35 Heisenberg ........................................................... 14; 17
categorie ....................................................................34 Hobbes ....................................................................... 15
catene causali.............................................................18 Homo narrans ............................................................ 34
causa Hume
causazione................................................................ 5 humeana .................................................... 15; 21; 35
cibernetica .............................................................7; 29 Illuminismo ............................................................ 8; 22
Colonne d’Ercole ........................................................36 illusione
comunità ......................................................6; 7; 15; 29 finzione .......................................... 14; 21; 31; 34; 35
conatus .......................................................................20 immaginazione
confabulazioni ............................................................13 fantasia ............................................ 5; 13; 14; 20; 34
conoscenza10; 11; 13; 15; 17; 19; 20; 21; 22; 24; 25; incoerenza ........................................................... 13; 17
26; 29; 34 indeterminismo
contratto sociale .......................................................... 6 indeterminatezza ......................................... 5; 15; 16
cooperazione........................................................31; 32 inevitabile
corpo ........................5; 6; 10; 11; 12; 13; 14; 20; 34; 35 inevitabilità ...................................................... 13; 24
ingenui..................................................................31; 32 ragione ..................................... 8; 10; 15; 19; 22; 25; 29
intelletto pratico ........................................................20 Ragione ........................................................................ 8
Kant ............................................................................11 realtà
La Mettrie..................................................................... 7 reale5; 7; 10; 13; 14; 15; 18; 21; 26; 32; 33; 34; 35;
lacuna ...................................................................14; 15 36
Laplace regole ............................................................. 18; 34; 35
laplaceana ..............................................................17 religione
laplaceiano .............................................................35 credo ...................................................................... 19
legge Remorseful Prober..................................................... 32
costituzione ......................6; 8; 10; 15; 19; 21; 24; 28 responsabilità ...................................................... 16; 17
libero arbitrio ...........................................14; 15; 16; 17 retta ............................................................... 18; 29; 36
libertà .........................13; 16; 17; 18; 19; 22; 27; 31; 36 saggezza
libera ............................................................ 3; 5; 6; 7 saggio ......................................................... 25; 26; 28
limitazioni salute ....................................................... 14; 26; 27; 29
limiti ......................................................................... 5 Schopenhauer ............................................................ 11
logica binaria ..............................................................29 scienza
logiche polivalenti ......................................................29 scientismo3; 5; 7; 8; 14; 16; 21; 25; 28; 29; 34; 35;
Mario ....................................................................13; 21 36
materialismo ....................................................8; 31; 36 Searle
materialistico ........................................................... 7 searleana.......................................... 5; 14; 16; 17; 22
Matrix .........................................................................35 separatezza
medicina ...............................................................26; 29 mescolatezza ........................................................... 5
memoria Shakespeare............................................................... 32
esperienza ..........................................5; 7; 13; 21; 22 Shannon ..................................................................... 11
mente sintassi ................................................................. 11; 34
pensiero ........................................................... 5; 7; 8 Sisifo........................................................................... 36
meritocrazia ...............................................................28 sistemi complessi ....................................Vedi Prigogine
Metafisica...............................................................7; 12 Socrate
enti primi ................................................................10 socratica ................................................................. 25
mezzo sognare
misura ..................................................10; 11; 27; 29 sogni....................................................................... 36
moneta .................................................................13; 15 sostanza ........................................................... 5; 10; 11
morale ............................5; 6; 16; 17; 25; 28; 29; 31; 32 Spinoza
Naive Prober ..............................................................32 spinoziana ................................................................ 5
natura stato di natura ....................................................... 6; 17
Natura ..........6; 11; 12; 14; 15; 17; 18; 19; 20; 25; 33 strumenti demagogici ................................................ 29
necessaria sufficiente
necessiamente ...........................................12; 13; 18 causa sufficiente .............................................. 11; 13
neotenia socio-cultura ...............................................28 tassonomie .................................................................. 8
NSU termodinamica ............................................................ 7
Negligenza spaziale unilaterale ................................ 5 terra di nessuno ......................................................... 33
opera d’arte ...............................................................34 Tit for Tat ................................................................... 32
ordine .......................................6; 11; 15; 18; 19; 20; 21 Tit for Two Tats .......................................................... 32
permalosi ...................................................................31 TNGS
Pinko Theory of Neuronal Group Selection ....................... 7
Panko......................................................................18 trascendente
Platone .................................................................10; 26 trascendenza.......................................................... 10
potere Trivers ........................................................................ 31
potenza ......................................7; 18; 19; 20; 22; 24 truffatori .................................................................... 31
presente ricordato .....................................................21 ugualitarismo ............................................................. 28
Prigogine ...................................................................... 7 Ulisse .......................................................................... 36
prisma uomo
prismatica................................................................. 3 umano5; 6; 7; 10; 17; 18; 19; 20; 21; 25; 26; 28; 31;
psicologia ...............................................................5; 20 34; 35; 36
qualia ..........................................................................34 velo di Maya............................................................... 35
quanti virtute e canoscenza .................................................. 36
quantistica......................................13; 14; 15; 16; 17
vita6; 8; 10; 14; 17; 19; 22; 24; 25; 27; 29; 31; 34; 35; βοφληςισ .................................................................... 20
36 ευδαμονίαν
vitalismo .................................................................8; 14 felice ...................................................................... 20
Weltanschauung .......................................................... 5 λόγοσ .......................................................................... 22
wider than the Sky .....................................................22 νοφσ............................................................................ 20
Wittgenstein................................................................. 8 προαίρεςισ ................................................................... 5
αρχή ...........................................................................20 ςοφία ......................................................................... 26