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Il Gruppo

Parlare di gruppo implica necessariamente il riferimento alla natura sociale dellindividuo. Ogni
uomo nasce e vive in una situazione di gruppo e lappartenenza ad un gruppo indispensabile alla
vita delluomo che, in quellambito, struttura i rapporti fondamentali alla sua crescita.
E dallidentificazione sociale tra individui che si costituisce labilit specifica umana del
linguaggio, cio lo strumento di comunicazione e di costruzione del pensiero, del sentimento, degli
affetti, della cultura in senso lato.
Ognuno appartiene a pi gruppi: la famiglia, la scuola, gli amici, i gruppi professionali, sportivi,
ecc. Alcuni di essi sono caratterizzati prevalentemente da interazioni affettive (famiglia, amici)
mentre altri si occupano prioritariamente degli aspetti operativi e finalizzati al raggiungimento di un
obiettivo (gruppi di lavoro, di ricerca, di studio, ecc.).
La caratteristica evolutiva, trasformativa e, per certi versi, terapeutica del gruppo era gi stata
individuata in tempi molto antichi: basti pensare alle guarigioni al Tempio di Epidauro, ai riti
bacchici, alle rappresentazioni sacre medioevali.
Tra le esperienze di gruppo del passato e quelle del nostro secolo esiste indubbiamente una
somiglianza ma soprattutto una sostanziale diversit.
La grande partecipazione emotiva che si sviluppa nellinterazione tra persone lelemento che le
rende simili, mentre lelemento differenziante dato dallo scopo per cui il gruppo si costituisce
unito allimportanza che andata acquisendo la costruzione del quadro di riferimento materiale
(set) e culturale (setting) entro cui possono attivarsi determinati processi.
Infatti, la storia del piccolo gruppo inizia solo quando allo stare insieme si attribuisce una
specifica finalit.
Agli inizi del 1900 vengono intraprese esperienze, studi psicologici e ricerche sul funzionamento
dei piccoli gruppi che costituiscono una realt sociale circoscritta nel tempo e nello spazio e
perci studiabile nella sua genesi e nel suo sviluppo.
Il piccolo gruppo caratterizzato da un numero limitato di partecipanti, in modo che tutti possano
partecipare e interagire direttamente, faccia a faccia. Esso tende a nascere quando i singoli prendono
coscienza di avere bisogni e finalit che possono essere soddisfatti con attivit di gruppo. Fra i
membri si instaurano solitamente rapporti che travalicano il compito specifico e la cui non
considerazione fonte spesso di disfunzione nel raggiungimento dellobiettivo.
Lo stare in gruppo, il lavorare in gruppo, se da un lato pu essere fonte di tensioni perch comporta
la messa in discussione di s, dei propri atteggiamenti, dei propri valori, dallaltro permette di
acquisire un patrimonio di esperienze comuni che contribuisce a rendere pi facile la
comunicazione, la comprensione e linvestimento reciproco.
Gli studi, psicologicamente orientati, di ci che avviene nel piccolo gruppo si sono sviluppati in
due direzioni:
quella formativa o di addestramento
quella psicoterapeutica

Per un certo periodo i due filoni hanno progredito in modo autonomo, poi si sono verificati
influenzamenti reciproci.
Come vedremo, ho cercato di delineare un percorso temporale dellapparire dei vari movimenti e
filoni che si sono intersecati e che hanno avuto spesso la caratteristica della contemporaneit e, in
un secondo momento, anche, come dicevo, dellinfluenzamento reciproco.

1 - Gruppi formativi e di addestramento


Per quanto riguarda il filone formativo e di addestramento spicca la figura di
1.1 - Kurt Lewin (1890-1947)
Il grosso merito degli studi sperimentali di Lewin quello di aver creato una nuova scienza
dellinterazione umana: la Dinamica di Gruppo. Con questo termine, da lui usato per primo, si
intende sia la conoscenza dei fenomeni specifici dei piccoli gruppi e delle leggi che li governano,
sia il metodo di intervento finalizzato al cambiamento degli atteggiamenti degli individui nel
gruppo e della fisionomia del gruppo stesso.
Egli definisce il gruppo un insieme dinamico basato sullinterdipendenza dei membri. Il gruppo
costituisce un campo di forze interagenti, in cui si verifica un reciproco influenzamento tra le parti e
il tutto. Partendo da questi concetti elabora la teoria del cambiamento: se c interdipendenza dei
membri tra loro e tra loro e il gruppo nella sua totalit se ne deduce che ogni cambiamento che
riguarda una delle parti trasforma la struttura e la dinamica dellinsieme del gruppo alla stessa
maniera che un cambiamento relativo allinsieme del campo psicologico che rappresenta il gruppo
porta con se una modifica di ciascuna parte, cio produce effetti su ogni componente del gruppo.
E qui utile ricordare lequazione proposta da Lewin C=f(P,A) dove C= comportamento, P=
persona, A=ambiente; cio Il comportamento pu essere considerato funzione della persona e
dellambiente.
Egli si occupa inoltre della funzione del leader nel gruppo e svolge lesperimento sullinfluenza dei
tre stili di leadership: autoritaria, democratica e lassista, sul clima sociale ed interpersonale.
Trasferitosi negli Stati Uniti, durante la seconda guerra mondiale utilizza la dinamica di gruppo per
persuadere le persone a cambiare le abitudini alimentari.
Durante gli anni 40 dirige il Centro di Ricerche sulla Dinamica di Gruppo, in cui approfondisce gli
studi sulle norme di gruppo, la pressione verso luniformit, linfluenza del clima di gruppo e dello
stile di comando sulla produttivit nei diversi campi, dallindustria al campo educativo.
Nel 46 viene chiamato ad addestrare, nel Connecticut, i capi di comunit, dirigenti sindacali e
insegnanti perch divengano pi efficienti nellaffrontare le tensioni interraziali.
Si affermano cos i T-GROUP (Training- group gruppi di addestramento). Alla base dei gruppi di
addestramento non vi una formulazione unica di ipotesi teoriche, n si giunti a una rigorosa
codificazione delle tecniche: pertanto il T-Group costituisce una famiglia di metodi di formazione
piuttosto che un unico metodo [1]
Il gruppo di addestramento un gruppo non strutturato, che non ha un compito preciso da svolgere,
nel quale ciascuno pu parlare di ci che preferisce, senza dover sottostare a norme stereotipate.

Lattenzione viene focalizzata sulle interazioni che si stabiliscono nel presente, il concentrarsi sul
qui e ora acquista significato ed importanza per la retroazione o feed-back, che pu essere
definita come informazione di ritorno che restituisce dei risultati alla fonte dellinformazione.
Per essere efficace, il feed-back non deve contenere giudizi di valore, come di solito avviene all
esterno.
Pu costituire unimportante occasione di apprendimento conoscere come gli altri ci percepiscono
al di fuori dei ruoli che solitamente usiamo nei rapporti sociali ed aiuta a mettere in luce la
discrepanza tra il nostro modo di essere e ci che gli altri percepiscono di noi.
Il clima che si crea nel T-Group contribuisce a favorire nei partecipanti una sorta di abbandono
delle convenzioni sociali e un desiderio di cambiare, di riapprendere il proprio modo di essere e di
rapportarsi agli altri[2].
Lapprendimento che ha luogo nei piccoli gruppi (8-12 persone) pu essere esteso ad altri contesti,
in cui, grazie alla maggior consapevolezza dei fenomeni che si verificano nei gruppi, si sar in
grado di mettere in atto modalit di comportamento pi adeguate ed efficaci.
1.2 Michael Balint (1896-1970)
Medico e psicoanalista ungherese, si occupa degli aspetti psicologici della pratica medica e,
soprattutto dopo il suo trasferimento a Londra (1939), matura le sue riflessioni teorico-cliniche pi
originali e creative, fondendo la propria competenza medica con la sua formazione psicoanalitica.
Egli elabora un sistema di formazione per i medici, i Gruppi Balint basato sullanalisi
dellinterazione medico-paziente che consente al medico di comprendere i problemi emotivi insiti
nella sua pratica quotidiana.
I Gruppi Balint
Sono composti da un numero ristretto di partecipanti (8-12) che si riuniscono periodicamente
(solitamente una volta alla settimana per qualche anno) sotto la guida di un conduttore che ha una
formazione specifica in questo ambito. In essi vige la regola delleterocentratura, nel senso che la
discussione imperniata sui casi (cio situazioni specifiche della vita lavorativa del medico o
delloperatore sociale, senza mai coinvolgere la vita privata dello stesso).
La discussione del caso consente la possibilit di osservare e di osservarsi attraverso una serie di
processi di identificazione e di distanziamento. Chi espone il caso, ha la possibilit di rivedere la
situazione con un minor coinvolgimento emotivo, il che gli consente di comprendere con maggiore
obiettivit i bisogni del paziente; gli altri partecipanti, identificandosi ora nel paziente, ora
nelloperatore, intervengono nel dialogo del gruppo e diventano essi stessi pi consapevoli del
proprio modo di sentire e di pensare quando operano nella propria attivit professionale. Il caso
viene in tal modo esaminato con il contributo dei vari membri del gruppo e del conduttore, che
interviene chiarificando e arricchendo quanto stato detto. Si impara cos attraverso lascolto degli
interventi propri ed altrui, ad acquisire una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e dei
propri strumenti di lavoro, permettendo di fare interventi pi puntuali e corretti verso il paziente.

2 Gruppi psicoterapeutici
Nel filone psicoterapeutico gli studi e le esperienze possono essere classificate in due categorie:

quella che, almeno inizialmente, non si avvale della nascente psicoanalisi


quella che si sviluppa allinterno dellapproccio psicoanalitico
Nel primo caso, sullo scenario si impone una personalit di spicco:
2.1 Jacob Levi Moreno (1889 1974)
Nato a Bucarest (Romania) e formatosi a Vienna, laureato in medicina, uno dei protagonisti della
psicologia del 900. Dotato di personalit poliedrica e prorompente, si occupa anche di filosofia,
sociologia ed anche uomo di teatro.
Gi durante gli studi universitari riunisce i bambini in gruppi per giocare nei giardini di Augarten e
rimane colpito dalla loro facilit a recitare le storie e a impersonare i ruoli dei diversi personaggi.
Notato leffetto positivo sul piano emozionale derivante da questi giochi basati sulla creativit e
sullapertura, nel 1921 apre il teatro della spontaneit in cui non vi sono testi scritti ma gli attori
dilettanti mettono in scena il cosiddetto giornale vivente, cio recitano i fatti del giorno.
Il teatro della spontaneit il predecessore dello Psicodramma, cio il teatro terapeutico.
Questultimo prende corpo nel 1932 dopo il suo trasferimento negli Stati Uniti.
I concetti principali sviluppati da Moreno sono:
LAZIONE - Il termine Psicodramma deriva dal greco psych (anima) e drama (azione), cio
messa in azione dei movimenti dellanima. Egli, in opposizione allimpostazione psicoanalitica a lui
contemporanea che privilegia la ricostruzione e lelaborazione del passato personale di ciascun
individuo attraverso gli scambi verbali, sostiene la necessit di introdurre lazione nel trattamento
terapeutico perch solo con lazione, secondo lui, si pu aumentare la consapevolezza di s ed
evidenziare quegli aspetti che altrimenti rimarrebbero in ombra.
La SPONTANEITA e la creativit ad essa correlata sono considerate da Moreno come fine ed
insieme mezzo del suo metodo psicodrammatico. La possibilit di entrare in contatto con il proprio
mondo interiore e fantasmatico attraverso la drammatizzazione di storie che vengono via via
definite, riavvia quella spontaneit e creativit che, secondo lui, luomo ha perduto nel corso della
sua crescita.
La CATARSI, in greco significa purificazine. Gi Aristotele aveva colto che caratteristica del
dramma suscitare forti emozioni nel pubblico che, attraverso queste, purifica il proprio animo e si
solleva dalle passioni in esso rappresentate. Per Moreno la catarsi non pi affidata solamente
allidentificazione dello spettatore con lattore ma implica unesperire attraverso unazione giocata
in prima persona e che abbia come contenuto il proprio materiale autobiografico[3].
Ne consegue che leffetto catartico prodotto sullattore pi che sugli spettatori e scaturisce dal
fatto che si mettano in scena episodi reali e non letterari. In questo senso il concetto di catarsi, come
ipotizzato da Moreno, si riallaccia a quello di spontaneit: il sollievo dalle tensioni raggiunto
pienamente soltanto quando il soggetto riesce a liberarsi, attraverso lazione psicodrammatica e con
laiuto del gruppo, dai condizionamenti esterni ed interni e a far emergere la risposta presente e
nuova alla situazione passata.
Attraverso una tecnica molto dettagliata si tende a raggiungere la coesione di gruppo da cui
derivano la reciprocit delle relazioni e la messa in comune delle esperienze.

Poco prima di laurearsi in medicina (1916) formula il sociogramma, un metodo di osservazione


che si avvale di un questionario che ha lo scopo di analizzare la posizione di un individuo
allinterno di un gruppo, fornire informazioni sul gruppo ed individuare i leaders e gli emarginati.
Nel 1946 pubblica il primo volume del trattato Psychodrama. Un gruppo di psichiatri e
psicoanalisti francesi che hanno studiato psicodramma con lui negli USA iniziano a praticarlo in
Francia con i bambini. E linizio di una nuova corrente di psicoterapia: lo psicodramma analitico
che, ben presto, verr esteso agli adolescenti e agli adulti.
Nel 1959, insieme a Anne Anceline Shutzenberger, fa dimostrazioni di psicodramma in Unione
Sovietica e Francia. Pubblica il secondo volume della sua opera: Psychodrama.
Nel 1963 partecipa al terzo Congresso Internazionale di Psicoterapia di Gruppo a Milano.
Nel 1974 Muore attorniato dai suoi allievi.
2.2 - La psicoanalisi
Mentre i personaggi fin qui ricordati sviluppano le loro esperienze e formulano le loro teorie, va via
via affermandosi un altro filone di pensiero che tanta influenza avr sulla teoria dei piccoli gruppi:
la psicoanalisi.
Naturalmente non intendo qui affrontare limpianto teorico psicoanalitico in quanto gi oggetto di
studio e trattazione in altri momenti della Scuola, ma solo toccare gli aspetti delle opere sociali di
Freud a cui, sia pur in modi diversi, fanno riferimento tutti gli autori che si sono occupati di gruppi.
2.2.1 - Le opere sociali di Freud
Possiamo dire che Freud non si mai occupato di gruppi (intesi come oggi siamo abituati ad
intenderli) e, quando ha formulato la sua teoria delle masse, si basato su quanto aveva scritto Le
Bon, un medico e sociologo francese che aveva espresso le sue considerazioni sulle attivit delle
masse rivoluzionarie francesi (Turner, Giles 1981)[4], e non su studi e osservazioni effettuati in
prima persona. Freud quindi accetta la visione delle masse diffusa nella sua epoca e cerca di
spiegarla alla luce della teoria psicoanalitica.
Ne emerge che, nella massa, lindividuo regredisce ad uno stato primitivo sia nel senso del
pensiero primario (contrapposto al pensiero secondario o pi evoluto) sia dal punto di vista della
psicologia dello sviluppo del ciclo di vita, viene infatti associato allinfante, sia anche alle
popolazioni primitive cio non appartenenti alla cultura occidentale ed europea.
Se ne ricava complessivamente unimmagine piuttosto svalutata dellinsieme di pi individui.
Kaes mette in evidenza che Freud, sia nelle sue ipotesi relative allinconscio, sia in quelle in cui si
interroga sulle connessioni individuo-societ, risente molto delle rivalit, degli antagonismi e delle
vicissitudini del legame intersoggettivo sorte allinterno del gruppo che Freud stesso riunisce
intorno a s. Ne risulta una difficile gestione del rapporto con lalterit (costituita dai suoi
discepoli) che per non gli impedisce di individuare alcuni elementi che verranno successivamente
ripresi dagli autori che, nel corso degli anni, si occuperanno di gruppi.
In Totem e tabu egli sostiene lipotesi delle formazioni trans-individuali della psiche:
..noi procediamo dovunque dallipotesi di una psiche collettiva nella quale i processi mentali si
compiono come nella vita mentale dellindividuo. (.) Senza lipotesi di una psiche collettiva, di

una continuit nella vita emotiva degli uomini (.) tutta la psicologia dei popoli non potrebbe
sussistere. Se i processi psichici di una generazione non si prolungassero nella generazione
successiva, ogni suo atteggiamento verso lesistenza dovrebbe essere acquisito ex novo, e non vi
sarebbe in questo campo nessun progresso e praticamente nessuna evoluzione.
e svela le componenti narcisistiche e omosessuali del complesso di Edipo.
In Psicologia delle masse e analisi dellIo , la sua affermazione: la psicologia individuale anche,
fin dallinizio, psicologia sociale introduce lapertura degli apparati psichici gli uni agli altri e
immette in una concettualizzazione nuova, quella del processo psichico del raggruppamento in cui
lidentificazione la manifestazione del primo legame emotivo e costituisce lasse attorno al quale
si organizza la struttura libidica dei legami intersoggettivi.
Nelle ultime pagine egli intravede anche un possibile utilizzo terapeutico delle formazioni
collettive.
.la nevrosi rende asociali, fa uscire dalle formazioni collettive abituali la persona da essa
colpita. () Daltra parte possibile vedere che, la dove si avuta una potente spinta alla
formazione collettiva, le nevrosi recedono e, per un certo periodo almeno, possono scomparire. Si
anche a ragion veduta tentato di utilizzare terapeuticamente tale antagonismo tra nevrosi e
formazione collettiva.
Anche se per Freud, nel concreto, privileger lindividuo rispetto alle formazioni collettive.
Ne Il disagio della civilt egli sviluppa un altro concetto, quello della rinuncia reciproca al
raggiungimento delle mete pulsionali. Freud ritiene che la vita sia troppo dura e difficile per essere
sopportata cos come . Per alleviarne gli aspetti pi pesanti luomo trova dei diversivi, dei
soddisfacimenti sostitutivi: larte, la cultura, le scienze, la religione che egli definisce sublimazioni.
Questo permette una certa sicurezza garantita dalla rinuncia a quella che la meta di ogni pulsione:
il compito di evitare il dolore e di procurarsi piacere. A questo proposito egli affronta il tema del
carattere distintivo di una civilt, cio di come vengono definite le regole relative alle relazioni
reciproche. Se non venissero formulate tali regole, le relazioni sociali sarebbero soggette allarbitrio
dei singoli. La sostituzione del potere della comunit a quello del singolo costituisce la giustizia e
questo il primo requisito di ogni comunit perch garantisce che lordine statuito non verr
infranto a favore di nessuno.
Se da un lato vi un beneficio, dallaltro vi una rinuncia.
Il saggio si conclude con una parte dedicata allaggressivit, al narcisismo e al narcisismo delle
piccole differenze proprie delle formazioni collettive. Egli definisce cos quelle diversit che
caratterizzano ogni comunit raffrontata ad unaltra, anche se molto prossima. Laggressivit che si
determina tra di esse indice, secondo Freud, della necessit di delimitare lappartenenza, lidentit
e la continuit dellinsieme.
Questa visione consequenziale al fatto che in Freud viene privilegiato laspetto pulsionale e le
relazioni sono una diretta conseguenza dellazione delle pulsioni.
Questa prospettiva produce limmagine di un uomo preda della lotta intrapsichica tra le proprie
pulsioni inconsce e la difficolt a scaricarle a livello conscio.

2.2.2 - I pionieri dellimpiego del gruppo in funzione terapeutica


2.2.2.1 - Joseph Pratt
Nel 1904 Joseph Pratt, un medico internista di Boston, organizza dei gruppi (20-25 persone) con
pazienti tubercolotici che si incontrano settimanalmente sotto la sua conduzione per discutere
dellandamento della malattia.
Laspetto informativo occupa grande spazio. I pazienti sono tenuti a redigere un diario giornaliero
sullandamento della terapia e ben presto risultano in grado di valutare il proprio stato di salute e i
progressi nella cura, che vengono discussi pubblicamente.
Lesperimento ottiene un grande successo; la coesione che si venuta a creare nel gruppo ha
permesso a ciascun partecipante di discutere oltre che della malattia anche delle proprie condizioni
generali di vita dando cos ad ognuno la possibilit di uscire dallisolamento e dalla depressione.
Oltre alla coesione, i fattori terapeutici agenti sembrano essere: la condivisione e
luniversalizzazione delle tematiche psicologiche legate alla patologia organica trattata
nellintervento.
Intorno agli anni 20 e 30, negli Stati Uniti, altre esperienze similari seguono quella di Pratt (Lazell
con pazienti schizofrenici, Marsh con una tecnica di risveglio religioso).
2.2.2.2 -Trigant Burrow
E il primo ad utilizzare il gruppo in psicoterapia (1925). Uno dei fondatori dellAssociazione
Psicoanalitica Americana, nel 1927 pubblica un suo scritto in cui, oltre a fondare la concezione del
gruppo come strumento terapeutico e ad utilizzare per primo il termine gruppoanalisi, inizia una
teorizzazione, molto avanzata per la sua epoca, in cui sostiene che il gruppo un tutto unico. Scrive
Badolato e Di Iulio: fu il primo a focalizzare lattenzione sui vissuti e sui rapporti che si instaurano
nella situazione presente allinterno di un gruppo e a considerare il gruppo stesso come unit
organica e non come una semplice somma di individui[5]
Secondo Trigant Burrow, lindividuo non va considerato in modo isolato ma facente parte della
specie umana e quindi dotato di un istinto sociale naturale.
La nevrosi perci viene vista come causata da un conflitto che si genera nel sociale e non, come
riteneva Freud, di natura intrapsichica.
Secondo lautore, tale conflitto si sviluppa tra listinto naturale al legame e le relazioni sociali che
lo rendono difficile a causa dellimposizione di codici morali convenzionali di comportamento.
Queste opinioni, fortemente in contrasto con lortodossia freudiana, finiscono con lisolare Burrow
e ne provocano lespulsione dallAPA.
2.2.3 Le concezioni gruppali
Una rassegna dei modelli e degli approcci al lavoro clinico con i gruppi in campo psicoanalitico pu
essere fatta tenendo in considerazione la concezione che ogni autore ha del gruppo.
Possiamo distinguerli perci in:
analisi in gruppo

analisi di gruppo
analisi attraverso il gruppo
Questa distinzione non va intesa per in modo rigido in quanto molte sono le interazioni, gli
influenzamenti e gli scambi avvenuti tra i vari autori e i vari filoni. Essa ha solamente lo scopo di
mettere in luce i cambiamenti epistemologici avvenuti nella teoria e nella teoria della tecnica in
riferimento alla clinica dei gruppi.
2.2.3.1 Analisi in gruppo
Dopo lesperienza di T. Burrow, in campo psicoanalitico altri clinici iniziano ad utilizzare il gruppo
a scopi terapeutici.
In consonanza con limpianto psicoanalitico che rivolge allindividuo il fine terapeutico della
psicoanalisi, i primi psicoanalisti che utilizzano il gruppo concepiscono il trattamento come terapie
individuali condotte in gruppo. La scelta del gruppo ha, in questo periodo, finalit puramente
economiche, soprattutto in ambito ospedaliero.
Esponenti di questo filone che risale agli anni 30 del secolo scorso sono: Wender, Shilder, Slavson,
Wolf e Schwartz.
Louis Wender riunisce i pazienti che ha in trattamento individuale per discutere con loro gli aspetti
teorici della psicoanalisi.
Paul Schilder sottolinea i vantaggi dellapproccio gruppale evidenziando laspetto benefico
derivato dal confronto con gli altri, cosa che riduce la pressione del Super-Io e rafforza lIo
attraverso lidentificazione con gli altri partecipanti.
In questo filone vengono mantenuti gli strumenti tipici dellanalisi individuale:
-

linterpretazione del transfert indirizzato allanalista

linterpretazione dei sogni

linterpretazione dei lapsus, delle libere associazioni ecc.


sempre ricondotte alla storia individuale.
Samuel R. Slavson una delle figure pi rappresentative di questo orientamento. Egli riconosce
qualificanti aspetti nella pratica psicoanalitica in gruppo: in essa vi una maggiore visibilit degli
atteggiamenti transferali dei pazienti attraverso i transfert multilaterali cio quelli prodotti nelle
relazioni tra i membri. Egli ritiene inoltre che il gruppo si costituisca per ciascun paziente come
riproduzione del nucleo famigliare originario. Inoltre, secondo lautore, nei gruppi psicoterapeutici
il fine che lindividuo si pone del tutto personale, senza uno scopo comune ed i benefici sono
dotazione di ogni singolo membro. Il setting analitico garantito dal terapeuta e al centro del
lavoro di gruppo vi lespressione emotiva. Il focus dellinteresse terapeutico la relazione
affettiva, sia verso il terapeuta, sia verso gli altri partecipanti mediata dallinterpretazione analitica
del transfert.
Egli considera la coesione come un ostacolo al lavoro analitico e ritiene necessario opporvisi con
fermezza interpretando in termini intrapsichici il singolo paziente.

Wolf e Schwartz E grazie a questi due autori che si ha una sistematizzazione teoricometodologica di questo modello. Iniziano la loro pratica con i gruppi negli anni 40 e nel 1962
pubblicano il trattato Psychoanalysis in group. La loro posizione rispetto alle dinamiche di gruppo
pi indulgente di quella di Slavson ma non giungono mai a considerare il gruppo come elemento
terapeutico in s.
Wolf introduce il metodo della seduta alternata cio una seduta settimanale senza lanalista per
permettere ai pazienti, in sua assenza, una maggiore espressione dei loro sentimenti nei confronti
dellanalista. Questo elemento induce a pensare che lautore non ritenga che le dinamiche
interpersonali siano di ostacolo al lavoro analitico anche se il gruppo continua ad essere
considerato come la somma di pi individui e non come unit organica.
2.2.3.2 Analisi di gruppo
Di questo orientamento fanno parte Bion, Ezriel e i teorici del conflitto focale di gruppo:
D.S.Whitaker e M.A. Liebermann.
Wilfred Ruprecht Bion (1897-1979)
E uno psichiatra britannico e figura di spicco della ricerca psicoanalitica. Nato a Muttra in India, si
trasferisce in Inghilterra allet di otto anni per entrare in college, cos come voleva la tradizione.
Infatti i figli degli alti funzionari britannici (il padre era ingegnere della pubblica amministrazione e
ricopr le funzioni di segretario del Congresso indiano ) venivano inviati in patria per ricevere
uneducazione di valore.
Finita la scuola superiore, si arruola come allievo ufficiale nellesercito e combatte nelle Fiandre
durante la prima guerra mondiale ottenendo una decorazione al valore militare.
Dopo la guerra si laurea in storia allUniversit di Oxford, insegna per un breve periodo e, ben
presto, intraprende gli studi di medicina allUniversit di Londra.
Conseguito lesame di stato, inizia ad interessarsi di psicoterapia e frequenta la Tavistock Clinic
(1932).
Il suo contributo alla comprensione del funzionamento gruppale ha origine dallesperienza di
Northfield (aprile 1942), durante la seconda guerra mondiale, in cui viene incaricato di dirigere un
reparto di riabilitazione nellospedale militare e dove si occupa del supporto ai militari colpiti da
disordini post traumatici. Lesperienza ha una durata molto limitata (6 mesi) ma non per questo
poco rilevante.
Il suo apporto, particolarmente originale, alla terapia di gruppo risente direttamente dellinfluenza di
Kurt Lewin e Melanie Klein (che fu sua analista).
Egli ritiene che pi persone riunite in gruppo non mettono in comune solo le loro opinioni e
desideri consapevoli ma anche i propri desideri ed impulsi inconsci che, secondo lui, costituiscono
la mentalit del gruppo.
Faccio allora lipotesi che la mentalit del gruppo sia un serbatoio comune a cui affluiscono
anonimamente i contributi di tutti e che in esso si possono gratificare gli impulsi e i desideri che
questi contributi contengono [6]

Essa si esprime attraverso modalit e comportamenti che egli definisce assunti di base. Gli assunti
di base sono caratterizzati da emozioni intense e primitive tendenti ad evitare la frustrazione
dellapprendimento attraverso lesperienza e lesame di realt.
Apprendimento che implica sforzo, qualche volta dolore e, comunque, contatto con la realt.
Caratteristica degli assunti di base la fantasia che i problemi vengano risolti in modo magico.
In ogni gruppo vi sono due aspetti coesistenti:
quello del gruppo di lavoro che porta il gruppo verso la razionalit e lefficienza (funzioni
dellIo)
quello fondato sugli assunti di base che implica una notevole regressione da parte dei
membri che ricercano gratificazione emotiva e sollievo dalle tensioni (funzioni dellEs)
Il comportamento del gruppo in ogni momento lespressione dellequilibrio raggiunto tra questo
due aspetti.
Gli assunti di base sono tre:
1.

Assunto di base di dipendenza: i membri dipendono affettivamente dal leader del gruppo e
pensano che i loro bisogni possano essere soddisfatti attraverso la delega, con la rinuncia
allesercizio di un diritto o per passivit verso un ente superiore. Bion nel suo esempio si riferisce
alla Chiesa, il cui leader il Papa e, in ultima istanza, Dio.

2.

Assunto di base di accoppiamento: la leadership connessa ad una coppia che, si spera, far
nascere un nuovo leader. Perch questo assunto di base permanga necessario che lobiettivo non
venga mai raggiunto o mai completamente in modo che rimanga sempre una tensione verso.
Lesempio fatto da Bion laristocrazia.

3.

Assunto di base di attacco e fuga: trova il suo leader in personalit paranoidi. E necessario
credere che qualcosa fuori o allinterno del gruppo minacci lincolumit di ciascun membro o di
tutto il gruppo. Lesempio fatto da Bion lesercito.
Secondo Bion, gli assunti di base sono sempre presenti nella vita del gruppo e sottolinea che, in un
dato istante, solamente un assunto di base pu essere presente nel gruppo. Mentre un assunto di
base domina il gruppo, gli altri rimangono latenti per dominare il gruppo in un altro momento.
Bion (1961) sottolinea che il gruppo agisce come unit, dal momento che ogni individuo possiede
una valenza inconsapevole che gli consente di entrare in combinazione col gruppo nel
determinare gli assunti di base e nellagire secondo essi. Egli definisce la valenza una funzione
spontanea ed inconscia delle qualit sociali della personalit delluomo.[7]
Lo strumento usato da Bion per trasformare le dinamiche irrazionali che dominano i gruppi in
assetto di assunto di base quello della consapevolezza che egli cerca di far emergere, attraverso
lintrospezione e lanalisi delle motivazioni inconsce del comportamento dei singoli membri.
Egli formula lipotesi dellesistenza di uno stato protomentale (che ha origine della vita collettiva)
in cui albergano gli assunti di base momentaneamente inattivi e da cui possono emergere gli stati
emotivi ad essi collegati.

Harry Ezriel osservatore dei gruppi condotti da Bion, tuttavia sviluppa una concezione personale
del rapporto paziente/terapeuta. Egli ritiene che questi possa declinarsi secondo tre tipi di transfert:
necessario, evitato, calamitoso. Il primo riguarda il rapporto che il paziente necessariamente
stabilisce con il terapeuta per cercare di evitare quello che teme per paura che ne derivi qualcosa di
pericoloso ed irreparabile.
In gruppo, ciascun individuo cerca un proprio equilibrio (quello pi vantaggioso per se) tra i tre
rapporti ma, poich vi una compresenza di esigenze diverse, si verr a costituire una tensione
inconscia comune, dalla quale emerge un atteggiamento transferale di gruppo che definisce come
struttura di gruppo comune considerata lelemento accomunante i transfert individuali e che
permette di trattare il gruppo come se fosse un singolo individuo.
Secondo lautore, allinterno del gruppo si possono rintracciare due meccanismi di comunicazione:
quello per procura quando un paziente non pu esprimere direttamente le proprie emozioni
considerate inaccettabili e delega un altro membro del gruppo, quello reattivo-coatto che si
manifesta come incapacit di pensare.
Egli ritiene che la comunicazione del singolo paziente sia espressione del gruppo nel suo insieme
pi a livello difensivo che evolutivo.
D.S.Whitaker e M.A. Liebermann
Hanno elaborato un modello di gruppo terapeutico denominato conflitto focale di gruppo tentando
di coniugare limpostazione lewiniana con limpianto psicoanalitico.
Il gruppo infatti viene considerato una totalit dinamica che agisce sugli individui e sui loro conflitti
inconsci. Il conflitto focale di gruppo costituito da un conflitto inconscio e condiviso dai
partecipanti al gruppo. I comportamenti che vengono espressi da ciascun componente il gruppo nel
dispiegarsi del tempo costituisce una sorta di catena associativa, espressione di un tema sottostante
che riguarda la situazione del gruppo nel qui e ora. Il conflitto determinato dalla contrapposizione
tra un movente disturbante: un desiderio e un movente reattivo: la paura, che pervadono il gruppo.
La soluzione del conflitto pu essere data da una diminuzione delle paure unita allespressione del
movente disturbante, nel qual caso la soluzione considerata di natura restrittiva; quando la
riduzione delle paure accompagnata dallindividuazione del movente disturbante, la soluzione
considerata di natura progressiva.
2.2.3.3 Analisi attraverso il gruppo
Il principale personaggio di questo orientamento :
Sigmund Heinrich Fuchs divenuto poi Foulkes (1898-1976) quando viene naturalizzano come
cittadino britannico.
Laureatosi in medicina a Heidelberg e specializzatosi in neurologia a Francoforte ha modo di
collaborare con Kurt Goldstein, neurologo la cui impostazione avr un grande peso sulle
successive teorizzazioni di Foulkes.
Durante i suoi studi universitari Foulkes inizia ad interessarsi alle opere di Freud e nel 1928 si
trasferisce a Vienna per iniziare il training psicoanalitico con Helene Deutsch.
Due anni dopo, terminata la formazione, torna a Francoforte e si iscrive allIstituto psicoanalitico.

Inizia cos lattivit privata come psicoanalista.


In quegli anni ha occasione di frequentare alcuni sociologi (Karl Mannheim, Max Horkheimer,
Norbert Elias) della Scuola di Francoforte che aveva sede nello stesso stabile dellIstituto di
Psicoanalisi e si crea lopportunit di un proficuo scambio di idee e un influenzamento reciproco.
Per sfuggire alle persecuzioni raziali, nel 1939 si trasferisce in Svizzera, poi a Parigi ed infine in
Inghilterra a Exeter dove intraprende lattivit privata in collaborazione con Eva Lewis
(psicoterapeuta di formazione analitica) con cui condivide linteresse per i gruppi, interesse
suscitato in lui dalla lettura di Trigant Burrow avvenuta nel 1925 e poi rimasto latente per una
quindicina di anni. Dopo un lavoro con lei, durato due anni, durante i quali seguono 50 pazienti,
scrive nel 1942 un articolo dal titolo: Analisi di gruppo. Studio sul trattamento di gruppi su linee
psicoanalitiche. Durante lelaborazione della sua metodologia adotta per il suo lavoro
denominazioni diverse ed infine sceglie quella di Psicoterapia GruppoAnalitica anche se il
termine era stato gi impiegato da Burrow da cui lui, in parte, si distacca.
Durante la Seconda guerra mondiale, ricopre il grado di Maggiore e viene impiegato come addetto
allOspedale Militare Northfield, a Birmingham. Questa fu loccasione (novembre 1944) per
introdurre il suo approccio gruppoanalitico. Va ricordato che due anni prima Bion aveva introdotto
nello stesso ospedale lesperienza dei gruppi e che non aveva avuto lapprezzamento delle gerarchie
che lavevano sospesa dopo un periodo molto breve. Ma, come dice Blandonu, accade spesso
che un innovazione sia bloccata poco dopo il suo esordio. Ma, dopo un sufficiente intervallo,
lambiente diviene favorevole a questa innovazione e liniziativa originaria riesce finalmente a
raggiungere una trasformazione durevole.[8]
Nella teoria di Foulkes si ritrovano le influenze derivate dai pensatori che su di lui hanno avuto un
peso determinante: Goldstein e Elias.
Goldstein ritiene, contrariamente agli approcci frenologici allora in vigore, che il sistema nervoso
centrale (SNC) sia una grande rete di cellule con un funzionamento molto complesso per cui una
perturbazione in un punto del SNC comporta una risposta che interessa tutto il sistema nel suo
complesso e non solo una parte della corteccia. Il funzionamento del sistema nervoso visto in
costante interazione tra la rete e i neuroni che si influenzano reciprocamente. Questi ultimi vengono
considerati gli elementi che costituiscono la rete e che vengono da essa influenzati.
Questo approccio appare a Foulkes estendibile ai fenomeni umani. Tanto pi che linflusso di Elias
lo porta nella stessa direzione. Infatti Elias evidenzia come gli individui siano mutuamente
interdipendenti e che una totalit qualcosa di differente dalla somma delle sue parti, che essa
possiede una normativa peculiare che non pu mai essere ricavata unicamente dallosservazione
delle sue singole componenti[9]
Secondo Foulkes La rete diviene quindi il sistema di relazioni che connette gli individui, e, ogni
individuo, in quanto punto nodale della rete, un luogo sociale e mentale di convergenza e
divergenza di relazioni transpersonali con altri nodi (..) Coniugando linsegnamento di Goldstein
con le teorie sociologiche di Elias, Foulkes estende il paradigma della totalit oltre i confini
dellorganismo e della vita individuale, fino a coprire con esso lintera rete sociale[10]
Oltre alla rete, i concetti principali sviluppati dallautore sono:
il plexus - da lui cos definito: Con ci si intende che un numero relativamente piccolo di persone,

che comprende la famiglia, si raggruppa dinamicamente, man mano che procede il trattamento,
intorno alla persona centrale il paziente soprattutto in connessione ai suoi conflitti che hanno un
significato particolare per il disturbo che lha spinta a consultarci[11]
la matrice - tale concetto viene impiegato dallautore prevalentemente quando si riferisce ai gruppi
psicoterapeutici. Egli scrive: La matrice del gruppo pu essere vista come la base operativa di tutti
i processi mentali nel gruppo, cos come la mente dellindividuo la base operativa di tutti i suoi
processi mentali. Le sue linee di forza possono essere concepite come passanti attraverso i singoli
membri e possono pertanto essere chiamati una rete transpersonale paragonabile ad un campo
magnetico. Lindividuo pensato come punto nodale di questa rete, come sospeso in essa.[12]
il transpersonale - Foulkes ne parla in termini processuali. Tali processi sono del tutto inconsci.
Dice: Questi processi passano attraverso lindividuo, sebbene ciascun individuo li elabori e
contribuisca ad essi e li modifichi a suo modo.[13] Si giunge cos ad una saldatura tra linterno e
lesterno, tra lesplorazione dei processi inconsci, iniziata da Freud, e, lesplorazione dei processi
trans-individuali.
la localizzazione - Secondo lautore la causa del problema del paziente non sta nel paziente stesso
ma nella relazione tra lui e il suo plexus. Questo avvalorato dal fatto che, quando un paziente in
analisi, la sua famiglia e il suo contesto di riferimento resistono fortemente ai suoi cambiamenti,
rendendo pi ardua la modificazione.
Nellopera complessiva di Foulkes troviamo aspetti tra di loro molto contraddittori che Farhad
Dalal[14] ha evidenziato postulando lesistenza di due Foulkes:
un Foulkes ortodosso che, temendo di scontrarsi con la comunit psicoanalitica, non riuscito a
disfarsi della sua ortodossia. Infatti in alcuni suoi scritti, sostiene che La psicoterapia, in ultima
analisi, non altro che trattamento dellindividuo (Foilkes, Antony 1957). Egli parla anche di
istinto sociale come parte delleredit filogenetica, richiamandosi al concetto di Freud relativo
alla natura conservativa degli istinti.
Un Foulkes radicale che rovescia le affermazioni precedenti affermando dobbiamo invertire il
nostro assunto tradizionale secondo il quale lindividuo rappresenta lunit ultima e il gruppo va
spiegato allinterno dellindividuo. E vero il contrario. Il gruppo, la comunit lunit primaria
ultima da considerare. [15] Contrariamente a Freud che attribuiva importanza prevalente al mondo
pulsionale, Foulkes ritiene che i processi interni allindividuo siano interiorizzazioni delle forze che
operano nel gruppo al quale lindividuo appartiene. Egli afferma come gruppoanalisti non
condividiamo la giustapposizione psicoanalitica di una realt psicologica interna e di una realt
fisica e sociale esterna, che, per la psicoanalisi, ha molto senso. Quello che dentro fuori, il
sociale non esterno bens anche molto interno e penetra lessenza pi interna della personalit
individuale [16]

2.2.5 La scuola francese


Due i personaggi di spicco che si sono occupati dei piccoli gruppi: Didier Anzieu e Ren Kaes
2.2.5.1 - Didier Anzieu (1923-1999)
Psicoanalista, laureatosi in filosofia alla Sorbona, si specializza in psicologia clinica e si interessa a

vari campi: dallo studio dei test proiettivi (Rorschasch) allo psicodramma, dallo studio di testi
letterari, alla psicoterapia di gruppo e allo studio degli involucri psichici.
Effettua una brillante carriera universitaria: dal 1951 al 1954 assistente di Lagache alla Sorbona,
poi professore di psicologia a Strasburgo (dal 1954 al 1963) e, successivamente alla Sorbona.
Assieme ad altri colleghi crea la facolt di lettere a Nanterre.
Parallelamente effettua la sua formazione psicoanalitica, iniziata nel 1949 presso la Societ
Psicoanalitica di Parigi, effettua una analisi didattica con Jacques Lacan. Ben presto per il rapporto
con Lacan suscita in Anzieu molte riserve personali e teoriche, tanto da determinare la sua scelta di
schierarsi tra gli ortodossi in occasione della scissione della Societ Psicoanalitica Francese e di
costruire, insieme a D. Lagache, J.L. Laplanche e J.B. Pontalis ed altri il nucleo di quella che
diverr lAssociazione Psicoanalitica di Francia.
Nato a Melun l8 luglio 1923 in una famiglia cattolica di provincia cos descrive la sua storia
famigliare: La storia sembra banale: un uomo e una donna si sono incontrati, si sono amati, hanno
sofferto, si sono detestati. Lui ha amato unaltra donna con cui ha cresciuto il figlio che aveva avuto
dalla prima. La seconda coppia ha amato il bambino cos forte che lha fatto soffrire. Divenuto
uomo, colui che ha amato ed stato amato, ha sofferto e fatto soffrire, ma si consacrato a
comprendere le sofferenze degli altri. Io sono il bambino di questa storia banale.[22]
Didier, figlio di Marguerite che l Aime (paziente su cui Lacan aveva fatto la tesi di dottorato), ha
intrapreso lanalisi didattica con Lacan ignorando completamente le sue implicazioni con la sua
storia famigliare e solo successivamente scoprir tutta la situazione casualmente durante una
conversazione.
Quanto questo evento abbia inciso sui suoi rapporti con Lacan non dato sapere con certezza. Egli
comunque completa la sua formazione psicoanalitica effettuando unanalisi con George Favez.
Durante il 1968, come direttore del Dipartimento di Scienze Psicologiche e di Scienze
dellEducazione fu testimone degli avvenimenti che scossero la Francia e scrisse un libro firmato
con lo pseudonimo di Epistmon.
Nasce negli anni 60 il suo interesse per la psicoterapia di gruppo e nel 1975 scrive Linconscio e
il gruppo.
Anzieu, cos come Bion, crede che il gruppo sia dominato da componenti consce e inconsce. Egli
crede che quelle inconsce siano quelle pi importanti e determinanti nella vita psichica. Ritiene
infatti che ognuno tenda ad investire il mondo reale dei propri significati inconsci. Le proiezioni del
proprio mondo interno sugli oggetti reali esterni vengono da lui chiamati fantasmi. Nei gruppi si
forma una vera e propria risonanza fantasmatica tra i membri in quanto ogni persona si mette in
relazione con le altre condividendo i propri fantasmi personali. Questi si amalgamano
dinamicamente formando il fantasma globale del gruppo (gruppo-seno, gruppo-bocca, gruppopersecutore/seduttore).
Il gruppo pu cos divenire un oggetto inteso in senso psicoanalitico cio un oggetto di investimento
delle pulsioni libidiche, aggressive e di distruzione.
Anzieu ritiene che finch un gruppo non si costituito secondo un ordine simbolico, funziona come
una folla in cui ciascun individuo rappresenta per gli altri una minaccia di divoramento. Da qui la

necessit di dedicare un certo tempo ed una certa attenzione alla fondazione del gruppo. Una volta
fondato, il gruppo, secondo lautore, ha una funzione di difesa contro langoscia di frammentazione
e diviene il luogo dellillusione gruppale cio di una ricerca di fusione collettiva in cui gli
individui si aspettano dal gruppo la realizzazione immaginaria dei loro desideri rimossi. In questo
senso egli afferma che il gruppo un sogno.
La sua opera fortemente influenzata dalle teorie kleiniane, infatti si pu ritenere che il contenuto
latente dellillusione gruppale sia: incorporazione del seno come oggetto parziale buono,
condivisione nel gruppo-madre dellideale di onnipotenza narcisistica, difesa contro la paura arcaica
di distruzione nellutero materno dei bambini rivali.
Sempre dalla teoria kleiniana egli deriva il concetto di scissione del transfert in transfert centrale
incentrato sul conduttore, transfert laterale sugli altri componenti del gruppo e transfert di
gruppo quello sul gruppo nel suo complesso.
Nel 1985 con lopera Moi-peau (LIo-pelle) elabora la teoria di un legame tra le funzioni
protettive della pelle umana e le funzioni coordinative dellIo. La pelle non solo un contenitore
fisiologico, ma ha anche una funzione psicologica: permette di contenere, di delimitare, di mettere
in contatto, di inscrivere ed ha un ruolo determinante nella relazione con laltro.
In questopera egli analizza anche casi clinici come i borderline ipotizzando in questi casi un
rapporto controverso con la figura materna che condurrebbe ad una lotta continua con il proprio
corpo. Se la pelle ha molte funzioni, ha anche un anti-funzione: lautodistruzione. La posizione di
confine tra un interno ed un esterno consegna un difficile compito alla pelle, costretta a scendere a
patti con entrambi questi mondi. Inevitabilmente esposta, inevitabilmente ricettiva. [23]
2.2.5.2 - Ren Kaes
Psicoanalista e professore di psicologia e psicopatologia clinica allUniversit Lumire di Lione II,
dal 1965, epoca in cui inizia la sua collaborazione con Anzieu, dedica la sua attivit di ricerca alla
clinica psicoanalitica sul gruppo e sul soggetto del gruppo.
Secondo lautore *gruppo* indica anzitutto la forma e la struttura paradigmatiche di una
organizzazione di legami intersoggettivi dove i rapporti tra pi soggetti dellinconscio producono
delle formazioni e dei processi psichici specifici[24].
Ad un secondo livello *gruppo* designa la forma e la struttura di unorganizzazione intrapsichica
caratterizzata dai legami reciproci tra gli elementi che la costituiscono (degli oggetti psichici) e
dalle funzioni che svolge nellapparato psichico e nei legami intersoggettivi. Secondo questa
prospettiva. Il gruppo si specifica come gruppo interno[25].
Ad un terzo livello il gruppo designa un dispositivo per lindagine e il trattamento delle
formazioni e dei processi della realt psichica di soggetti inseriti allinterno di un gruppo[26].
Egli ritiene che la psiche sia strutturalmente organizzata come un gruppo e parla di gruppalit
psichica o apparato psichico gruppale. I gruppi interni sono forme della gruppalit psichica e
funzionano come degli organizzatori psichici dei legami intersoggettivi; essi si pongono quindi
alla base della costituzione dellapparato psichico gruppale[27]
Lapparato psichico gruppale costituito da due tipo di organizzatori:

organizzatori psichici, interni allindividuo, sono di natura soggettiva e sono definiti


configurazioni inconsce tipiche di relazioni tra oggetti e ne individua quattro: limmagine del
corpo, la fantasmatica originaria, i complessi familiari e imago e limmagine globale del nostro
funzionamento psichico.

organizzatori culturali, sono esterni e derivano dalla societ e dalla cultura da essa espressa. Essi
consistono in raffigurazioni di modelli (concreti o teorici) delle relazioni interpersonali, gruppali e
collettive[28]che costituiscono la cultura ovvero il codice comune a tutti i membri di una
formazione collettiva organizzata; questo codice si compone di pratiche sociali e di sistemi sociali
di rappresentazione come i riti, i miti, le ideologie, le concezioni delluniverso, le dottrine
filosofiche, le teorie scientifiche. [29] Sono perci un derivato dellelaborazione sociale di diverse
forma di gruppalit che contengono infiltrazioni degli organizzatori psichici.
Lautore ipotizza inoltre lesistenza di un apparato psichico soggettivo costituito dai gruppi
internalizzati e
di cui possediamo una conoscenza soggettiva bench poco chiara.
Kaes inoltre porta un ulteriore contributo sulle formazioni plurime attraverso le sue elaborazioni
sulle istituzioni. Egli individua due aspetti centrali: il contratto narcisistico e il patto denegativo.
Il contratto narcisistico consente allindividuo di instaurare rapporti con altri individui permettendo
la formazione di coppie, gruppi e aggregati istituzionali. Ogni soggetto trova un posto allinterno
dellaggregato rinunciando al soddisfacimento delle pulsioni immediate in cambio dellaffiliazione
e del sostegno che ne deriva. Per listituzione vitale sostenere il narcisismo dei soggetti per non
esserne attaccata.
Il patto denegativo consente a qualsiasi unione di lasciare da parte quegli elementi irrappresentati
che metterebbero in pericolo il legame. Questo perch a livello inconscio ogni legame
necessariamente deve negare gli aspetti che metterebbero in forse il legame stesso.
Listituzione perci, oltre alle altre funzioni, ha quella di conservare una parte di questo
irrappresentato mascherandolo attraverso i sistemi di significazione e di senso che essa produce e
impone, mettendo a disposizione di ciascuno un corpio di rappresentazioni note, condivise e
condivisibili[30].