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MUSICA E DISABILITA’ NELLA SCUOLA PRIMARIA

Cristina D’Onofrio

Nel corso della storia, la musica è stata spesso usata dall’uomo per mitigare e
diminuire malattie e sofferenze. Fin dall’antichità la musica, come linguaggio universale
e non verbale, ha influenzato l’uomo appartenente a qualsiasi cultura, a differenti livelli
culturali ed intellettivi e affetto da qualsiasi patologia. La musica riesce, attraverso le
emozioni che suscita, ad entrare in contatto direttamente con l’individuo aiutandolo a
superare le sue difficoltà psico-fisiche e relazionali.
Attualmente la musicoterapia è una attività proposta anche nelle strutture scolastiche ed
è finalizzata nella maggior parte dei casi ad interventi di prevenzione, di riabilitazione e
di integrazione in quanto il contesto educativo poco si adatta ad una musica intesa come
terapia. Il progetto di musicoterapia nell’ambito scolastico nasce per superare
determinate problematiche scaturite nel bambino diversamente abile o all’interno del
gruppo classe. Tra i membri della classe possono sorgere tensioni, incomprensioni,
fenomeni di bullismo fisico e psicologico che condizionano pesantemente i processi
educativi e formativi. Per l’importanza delle problematiche che si possono instaurare tra
gli allievi e nel bambino diversamente abile, è auspicabile che il progetto venga
formulato da un professionista esterno alla struttura scolastica che lavori in team con gli
insegnati per definire in modo ottimale gli obiettivi e le finalità da raggiunge attraverso
l’intervento musicoterapico. Per questo motivo, in questo capitolo si analizza la
musicoterapia, le sue caratteristiche, i suoi obiettivi, i campi applicativi, le tecniche di
intervento, gli aspetti tecnici del lavoro del musicoterapista confrontandoli con gli
aspetti formali della disciplina musicale: il contesto, gli obiettivi, la valutazione, i
contenuti e i metodi. Dall’analisi si evince che la musica nel progetto educativo diventa
il fine dell’intervento perché l’attenzione è maggiormente centrato sull’aspetto
cognitivo, mentre nella musicoterapia l’evento sonoro diventa l’oggetto intermediario, il
facilitatore che permette di instaurare la comunicazione tra il soggetto, la classe e il
musicoterapista. Attraverso il suono prodotto o ascoltato si possono manifestano ansie,
tensioni ed emozioni degli allievi andando oltre l’aspetto cognitivo e l’apprendimento
della musica come saper fare. L’applicazione dei principi musicoterapici nella scuola
primaria sviluppa un equilibrio maggiore tra le finalità cognitive della disciplina e i
percorsi che sviluppano maggiormente l’aspetto psico-affettivo dell’allievo attraverso la
combinazione dell’azione educativa e terapeutica migliorando e prevenendo le
situazioni conflittuali.

La musicoterapia
Per meglio comprendere che cosa è la musicoterapia e le sue innumerevoli
applicazioni nei vari ambiti, possiamo analizzare alcune definizione che nei corsi degli
anni i musicoterapisti hanno indicato per precisare meglio il loro intervento. Troviamo a
nostra disposizione innumerevoli definizioni in quanto ciascun musicoterapista e ogni
associazione di musicoterapia ha creato la propria ispirandosi alle diverse correnti di
pensiero.
Per molti anni è stata utilizzata comunemente la definizione di Alvin, che
sostiene: “La musicoterapia è l’uso controllato della musica nel trattamento, nella
riabilitazione, nell’educazione e nella formazione dei bambini e degli adulti affetti da
disordini fisici, mentali o emotivi”1.
Una definizione simile, è quella dell’Associazione Australiana per la
Musicoterapia citata in Bruscia: “La musicoterapia è l’uso pianificato della musica per
raggiungere gli obiettivi terapeutici con bambini e adulti che hanno speciali esigenze a
causa di problemi sociali, emotivi, fisici o intellettuali”2.
Munro e Mount parlano dell’uso equilibrato della musica: “la musicoterapia è
l’utilizzo controllato della musica, dei suoi elementi e della loro influenza sull’essere
umano per favorire l’integrazione fisiologica, psicologica ed emotiva dell’individuo
durante la cura di una malattia o di una disfunzione”3.
In queste definizione si evince l’importanza della musica utilizzata in modo chiaro
e controllato da parte del musicoterapista per raggiungere gli obiettivi prefissati per i
soggetti. Il raggiungimento degli obiettivi terapeutici sono la finalità del lavoro del
terapista. A tal proposito Bunt (1999) cita l’Associazione Nazionale per la
Musicoterapia (NAMT) per la quale la musicoterapia ha come fine ultimo la
realizzazione di fini terapeutici attraverso la musica. Gli obiettivi terapeutici prefissati
sono il mantenimento e il miglioramento della salute mentale e fisica dell’individuo.
Nella definizione data da Postacchini, Ricciotti e Borghesi (1997), si parla della
musicoterapia come di una tecnica che si può applicare in vari campi: educativi,
psicoterapici e riabilitativi. Attraverso l’impiego del linguaggio musicale, della
comunicazione non verbale che permette le sintonizzazioni affettive, si può raggiungere
l’armonizzazione della struttura funzionale dell’handicap.
Alcune definizione presentano la musicoterapia come disciplina scientifica e
paramedica. Benenzon (1984) afferma che la musicoterapia è un ramo della scienza che
studia il rapporto uomo-suono. In questo modo si possono analizzare scientificamente
metodi terapeutici per aprire attraverso il suono i canali di comunicazione che possono
permettere il recupero della persona.
In questo modo la musicoterapia permette l’individuazione e la risoluzione di
determinate problematiche del soggetto attraverso il rapporto che si instaura tra il
terapista e il soggetto per mezzo del suono. Il terapista può lavorare con una tipologia
svariata di soggetti come neonati, bambini, adulti, anziani che possono avere handicap
emotivi, fisici, mentali e psicologici. La musica utilizzata in ambito clinico in modo
creativo da parte del musicoterapista, permette di stabilire esperienze musicali condivise
con il soggetto attraverso le quali si possono raggiungere gli scopi terapeutici
determinati dalla patologia della persona.
A tal proposito l’Associazione dei Musicoterapeuti professionali definisce la
musicoterapia come processo sistematico d’intervento attraverso il quale il terapista
aiuta il soggetto a stare bene tramite le esperienze musicali e le relazioni interpersonali
che si sviluppano attraverso le esperienze sonore.
In definitiva il proliferarsi di numerose definizioni, anche molto differenti tra loro,
testimonia la presenza di molteplici musicoterapie abbinate ad altrettante tecniche
applicative e ambiti operativi diversi tra loro. Tutte le definizioni considerano la musica
il mezzo per raggiungere il recupero, la conservazione e la promozione della salute
fisica e psichica del partecipante. Attraverso la terapia musicale si analizza il rapporto

1
Alvin, J. (1966). Terapia musicale. Armando: Roma.
2
Bruscia, E.K. (1989). Defining Music Therapy. Pring House Book, Spring City,
Pennsylvania trad. ital. Definire la musicoterapia. Gli archetti: Aquila.
3
Munro, S. & Mount, B. (1978). La musicoterapia nella cura palliativa.
Canadian Medical Association Journal, 119.

2
uomo-suono, intervenendo concretamente per migliorare la qualità di vita, le eventuali
alterazioni e gli aspetti patologici in soccorso alla sofferenza delle persone.

I campi applicativi della musicoterapia


Attualmente la musicoterapia è ormai diffusa ed utilizzata in moltissimi campi
d’intervento. La diversità dei soggetti, le numerose metodologie e gli scopi da
perseguire e il tipo di rapporto tra terapista e cliente permettono di utilizzare la musica
in vari ambiti che si definiscono in base all’utilizzo del suono all’interno della seduta.
Nel campo educativo e scolastico la pratica della musica aiuta l’apprendimento
delle discipline curricolari e, in alcuni casi, il superamento di alcune tappe evolutive con
ritardo di sviluppo. In questo caso i fini sono educativi e non terapeutici e
l’apprendimento della musica diventa il fine ultimo dell’intervento. Il conduttore riveste
il ruolo dell'insegnante, non del terapista. Il lavoro è svolto in gruppo e in classe.
La musica è applicata anche per divertire e intrattenere durante il tempo libero
avendo in questo caso uno scopo ricreativo. In questo caso l’evento sonoro aiuta anche a
rilassarsi e a scaricare eventuali tensioni.
Nel campo comportamentale, psicoterapico e medico la musica diventa il mezzo
principale per produrre un cambiamento o un adattamento nel soggetto. Nel campo
comportamentale la musica è utilizzata per influenzare e modificare una vasta gamma di
comportamenti, individuali o di gruppo. Gli obiettivi sono ben definiti e riscontrabili a
livello comportamentale. Nel campo psicoterapico, la musica è utilizzata per facilitare la
risoluzione di problemi della vita interpersonale ed emotiva dell’individuo. Nel campo
medico l’utilizzo della musica è finalizzata al trattamento, alla prevenzione o
ristabilimento delle condizioni fisiche del malato. In questo caso si aiuta il paziente
prima, durante o dopo il trattamento medico.
Manarolo (1996) evidenzia la valenza terapica della musica in due ambiti
d'intervento: psicoterapico e riabilitativo. Nel primo la musica diventa un mezzo idoneo
per una comunicazione non verbale e per favorire la socializzazione e l’adattamento del
paziente; nel secondo l’elemento sonoro è utilizzato per riattivare una funzione motoria
precedentemente compromessa. Sempre Manarolo (2006) afferma che vi è un terzo
ambito d’intervento preventivo che può essere applicato in diversi settori come la terza
età, l’età evolutiva, le gravidanze e le sale operatorie.
Il campo riabilitativo è suddiviso a sua volta da Postacchini (1986) in tre aree
specifiche d’intervento, per poter intervenire in modo più sistematico e specifico sulle
diverse malattie: area dei disturbi neuromotori, come la spasticità; area dei disturbi
neurosensoriali, come la sordità e la cecità, area dei disturbi neuropsicologici, come
aprassia, afasia e agnosia.
La musicoterapia, molto spesso, è complementare a molte altre discipline i cui
ambiti sono funzionali al raggiungimento del benessere globale del paziente. In questo
modo il musicoterapista lavora in team con fisioterapisti, medici, psicologi e terapeuti
che hanno in carico il soggetto. Questa modalità permette di elaborare strategie
d'intervento particolari e specifiche che consentono il raggiungimento di risultati
riscontrabili e verificabili. A tale proposito Bunt (1999) riporta come Oldfield e Parry
hanno programmato un’attività congiunta tra la musicoterapia e la logopedia. Con il
loro lavoro, gli autori hanno dimostrato come la musica aiuta i bambini ad emettere
suoni in sequenza e l’evento sonoro può essere utilizzato per aiutarli a vocalizzare.
In tutti questi campi la musica diventa un mezzo idoneo per analizzare i disturbi a
livello fisico, psichico e sociale. L’evento sonoro è in grado di influire sulle componenti
creative, affettive, mnestiche, emozionali e relazionali del soggetto. Durante l’incontro
di musicoterapia si possono risvegliare i sentimenti costruttivi, l'immaginazione, la
fantasia per ridefinire alcuni aspetti della personalità. Il musicoterapista attraverso la
musica instaura una comunicazione verbale e/o non verbale, costruendo in modo

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intenzionale delle relazioni che possono aiutare il soggetto. La musicoterapia, in tutti i
diversi campi applicativi, però non assicura certamente da sola risultati stabili e
definitivi, ma è sicuramente un mediatore della comunicazione e in certi casi è l’unico
possibile.

Le tecniche d'intervento in musicoterapia


Le tecniche d'intervento sono pratiche metodologiche che si attuano durante le
sedute di musicoterapia attraverso modalità d’applicazione codificate. La metodologia
appropriata al progetto di musicoterapia dipendere dalle caratteristiche del caso e viene
scelta dal musicoterapista che giudica quale tecnica è più idonea per quel determinato
soggetto. La scelta del metodo è attuata dopo una analitica osservazione iniziale che
consente di conoscere le caratteristiche della persona e poter operare in modo adeguato
al caso (Manarolo, 1996).
Le tecniche musicoterapiche utilizzano il suono e la musica come modalità
primaria di dialogo. Attraverso gli elementi della musica si attivano le potenzialità
creative ed espressive del soggetto e il suono diventa mediatore delle relazioni che
s’instaurano durante gli incontri. Attualmente le pratiche musicoterapiche sono molto
diversificate, poiché varie sono le musicoterapie e i loro campi applicativi. Analizzando
le varie tecniche è comunque possibile classificarle in base a delle caratteristiche
comuni.
Principalmente già dal 1960 in Francia si è parlato di due tipi di tecniche: recettiva
e attiva.
La tecnica della musicoterapia recettiva è stata proposta da Jacques Jost nel 1963
e si è sviluppate nel 1970. Questa tecnica utilizza l’ascolto di brani musicali che sono
selezionati dal musicoterapista con lo scopo di indurre delle modificazioni
comportamentali nei soggetti.
Allo stato attuale, molti sono i centri che attuano la tecnica recettiva che consente
di instaurare una relazione musicale fra il soggetto e la realtà ed è utilizzata soprattutto
con individui adulti che riescono a verbalizzare in modo adeguato i propri vissuti.
L’attività dell’ascolto è un processo attivo in cui il paziente elabora
dinamicamente la proposta musicale del musicoterapista (Manarolo, 1996). Attraverso
la tecnica dell’ascolto il soggetto elabora immagini e stati affettivi che dimostrano
un’attività mentale molto intensa anche se il soggetto può apparire passivo nella risposta
motoria (Guilhot, Jost, Lecourt, 1974).
Manarolo (1996) analizza vari modelli d’ascolto musicale e l’influenza del suono
sulla psiche dell’individuo. Nella sua sintesi, presenta il lavoro di Rosolato (1982) che
suddivide le modalità d’ascolto in evocativo, tecnico e ipnotico. Durante l’ascolto
evocativo il brano musicale può evocare vissuti personali attraverso le associazioni
mentali. Attraverso l’ascolto tecnico il soggetto focalizza l’attenzione sulle regole
grammaticali e compositive e sulla struttura del brano. In questo caso l’individuo ricerca
musicalmente l’elemento sonoro non conosciuto mettendolo a confronto con quello già
noto. Infine l’ascolto ipnotico suscita nel paziente una specie di oblio che consente
l’esaltazione della vita interiore perdendo gradualmente il rapporto con il mondo
esterno.
La tecnica attiva e quella recettiva possono essere utilizzate durante sedute
individuali e di gruppo e in questo caso possono avere finalità diverse. A tal proposito
Alvin (1966) rileva come una seduta di gruppo, a differenza della seduta individuale,
può avere come fine ultimo elementi come la socializzazione tra i componenti e la
nascita di rapporti interpersonali e di discussioni tra i partecipanti.
Guilhot, Jost e Lecourt (1974), affermano che l’ascolto collettivo di brani musicali
è capace di attivare stati di risveglio emotivo e di facilitare la comunicazione tra i
partecipanti.

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Nelle sedute di gruppo, la musica non è selezionata per il singolo paziente, ma per
tutti i membri della piccola collettività. In questo modo il brano musicale non
corrisponde al temperamento del singolo, ai suoi desideri e gusti e può risultare anche
sgradito. In questo modo, il soggetto prende coscienza delle diverse preferenze musicali
tra i vari soggetti ed è indirizzato verso la socializzazione e l’espressione dei propri
vissuti e delle proprie fantasie. Durante le sedute collettive la partecipazione è attiva e i
membri sono invitati ad esprimere le proprie emozioni, gusti e sentimenti. Gli ascolti
proposti sono selezionati in base al loro potere affettivo scelti in un vasto repertorio
romantico, classico e moderno (Guilhot, Jost e Lecourt 1974).
Manarolo e Di Franco (1999), attraverso la ricerca sul campo, determinano alcune
caratteristiche generali per la selezione dei brani da utilizzare durante le sedute di
gruppo. L'autore ha definito che i brani devono avere una durata inferiore ai cinque
minuti, devono essere connotati da diversi aspetti strutturali ed affettivi e far parte di un
vasto repertorio: colto, di consumo ed etnico. Il numero dei brani da proporre durante la
seduta non è prefissato e si può ascoltare anche un brano proposto da un membro del
gruppo. Al termine dell’ascolto il musicoterapista stimola la verbalizzazione dei membri
che possono comunicare al gruppo i propri vissuti.
Bruscia (1989) descrive un altro metodo della musicoterapia recettiva denominato
metodo GIM (Immaginario Guidato e Musica). Il metodo prevede l’utilizzo di brani di
musica classica selezionati in base alle caratteristiche dell'utente. L’ascolto è proposto
mentre il soggetto è rilassato e attraverso uno stato alterato di coscienza, la persona è
continuamente guidata, esortata e aiutata dal musicoterapista a riportare le immagini, le
sensazioni, i sentimenti che prova durante l'ascolto. Al termine dell'ascolto, il soggetto
ritorna ad una coscienza vigile, discute l'esperienza con il musicoterapista e può
disegnare quello che ha immaginato per fissare le immagini in maniera visiva.
Scardovelli (1999) definisce le linee principali e le finalità di una modalità
specifica di musicoterapia recettiva di gruppo che trova nella Programmazione
Neurolinguistica (PNL), il suo quadro di riferimento teorico. La finalità dell'ascolto
musicale in musicoterapia è di rendere le persone consapevoli che le modalità di
ascolto, le emozioni e le percezioni sono soggettive e che è possibile cambiarle entrando
in empatia con un’altra persona e comprendendo il suo modo di ascoltare e di
interpretare la musica.
La metodologia utilizzata con la tecnica individuale recettiva, invece permette di
utilizzare ascolti più selettivi e più idonei al soggetto perché selezionati in funzione
dello stato psicologico e della cultura musicale dell’individuo.
Secondo l’analisi operata da Guilhot, Jost e Lecourt (1974) per quanto riguarda la
tecnica individuale si può generalizzare un metodo “chiave” attorno al quale ciascun
musicoterapista può apportare leggere modifiche, secondo le finalità da raggiungere per
ogni singolo soggetto. Gli autori propongono l’utilizzo dell’ascolto d'alcuni frammenti
musicali che sono caratterizzati da diversa struttura e carattere musicale. Secondo questa
tecnica, le opere musicali da proporre all’ascolto sono tre: il primo brano deve
presentare un carattere musicale che si accordi con lo stato d’animo del paziente, in
modo da permettere una stretta comunione e risonanza tra l’individuo e la musica; il
secondo brano musicale deve calmare e rassicurare il soggetto, per neutralizzare
l’effetto del primo ascolto; il terzo brano deve realizzare gli obiettivi dell’intervento e la
musica ascoltata ha un carattere calmante o stimolante.
La tecnica della musicoterapia attiva utilizza la produzione musicale del soggetto
che produce attivamente suono attraverso l’uso di oggetti quotidiani o dello
strumentario Orff o anche l’uso di strumenti etnici o costruiti personalmente dalle
persona. Gli strumenti messi a disposizione durante l’incontro si caratterizzano per la
facile manipolazione e per la varietà e ricchezza timbrica.

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La musicoterapista Alvin inizialmente utilizza sedute d’improvvisazione
musicale, durante le quali i bambini manipolano gli strumenti a disposizione,
producendo casualmente eventi sonori. In seguito, quando il fanciullo supera il bisogno
di produrre il suono in modo impulsivo, è stimolato e guidato a suonare gli strumenti in
modo più impegnato riuscendo, in questo modo, ad attendere il giusto tempo per
produrre un risultato musicale più strutturato. In quest’ultima fase, il bambino
s’identifica con le sensazioni che la musica prodotta evoca in lui, raggiungendo un buon
grado di soddisfazione e gratificazione (Alvin, 1981). Nell’improvvisazione Alvin,
come Orff, suggerisce di utilizzare strumenti con scale pentatonica, poiché questa
tecnica non richiede regole rigide e complesse e il risultato sonoro e sempre gradevole e
accettabile.
Diverso è l’approccio del musicoterapista Benenzon la cui musicoterapia si basa
sul principi dell'ISO e dell’oggetto intermediario. L'ISO è un suono o un insieme di
suoni interiori che caratterizzano l’individuo e lo raffigurano. Nasce dalle esperienze
sonore intrauterine e si forma e si trasforma durante la vita in base ai vissuti del
soggetto. L’ISO del soggetto deve essere noto al musicoterapista per instaurare con il
soggetto una comunicazione immediata attraverso l’utilizzo di una musica che rispecchi
il vissuto interiore del soggetto. Per questo motivo, durante le sedute, è auspicabile che
l’ISO del paziente coincida con quello del musicoterapista per creare un canale aperto
nel quale stabilire una comunicazione ottimale. L'oggetto intermediario è rappresentato
dallo strumento musicale, che permette di impostare una relazione tra il soggetto e il
musicoterapista diventando così il mediatore della comunicazione (Benenzon, 1998).
Benenzon, De Gaiza e Wagner (1997) affermano che è molto importante nelle
sedute di musicoterapia attiva l’utilizzo dell’improvvisazione sia di gruppo che
individuale in cui il ruolo del musicoterapista è quello di incentivare, contenere, guidare
e sostenere il rapporto sonoro con il soggetto. Nasce in questo modo un dialogo sonoro
dove l’imitazione dei suoni, il rispecchiamento, la sincronizzazione degli eventi sonori
durante l’incontro creano una forte sintonia comunicativa tra i soggetti appartenenti al
gruppo. Oberegelsbacher e Rezzadore (2003) evidenziano come le modalità
comunicative che si vengono a creare durante un dialogo possono rappresentare
esperienze di coesione, di distacco dall’altro, di affermazione del proprio io e di fusione
con la madre, come accade nei primi mesi di vita. Gli strumenti, e in particola modo il
tamburo, possono rievocare esperienze prenatali e suscitare emozioni profonde nei
diversi soggetti (Postacchini, Borghesi, Ricciotti 2001).
Plavlicevic (2003) ci fa notare come le improvvisazioni a questi livelli sono
prevalentemente informali in quanto non si richiede una competenza musicale. Per
questo motivo la modalità del dialogo sonoro può essere espressa anche in ambito
pedagogico: in classe l’improvvisare spontaneamente con gli strumenti è una attività
accolta molto piacevolmente dagli allievi e in questo modo si può instaurare
spontaneamente e facilmente tra i vari membri una comunicazione sonora gratificante.

Il lavoro del musicoterapista: aspetti tecnici


Il lavoro del musicoterapista si attua attraverso l’analisi e l’utilizzo di vari aspetti
tecnici come: il contesto nel quale gli incontri sono svolti, l’équipe della musicoterapia,
il setting, la metodologia e gli strumenti musicali utilizzati durante l’incontro della
musicoterapia.
Il contesto di lavoro indica il luogo, l'ambiente, la situazione in cui si attuano gli
incontri di musicoterapia. Esso incide notevolmente sull'andamento e sulle modalità
dell'intervento e per questo motivo è necessario che l'ambiente sia il più possibile
accogliente e consapevole del lavoro che il musicoterapista è chiamato a svolgere.
Gli incontri si possono svolgere in Enti pubblici o privati nei quali il servizio di
musicoterapia:

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1. è istituzionalizzato, ovvero attivato in modo definitivo e il musicoterapista è un
professionista stabile dello staff lavorativo. In questo caso la struttura predispone un
luogo idoneo dove poter svolgere l’incontro attrezzato con tutta la strumentazione
richiesta dal musicoterapista;
2. è parzialmente istituzionalizzato e il musicoterapista può o non può essere un
professionista stabile dello staff. In questo caso esiste un luogo deputato alla
musicoterapia, ma non attrezzato e il musicoterapista deve portare nella struttura lo
strumentario necessario per svolgere il suo servizio;
3. è istituzionalizzato e l'Ente offre saltuariamente all'utenza la possibilità di
avvalersi dell'attività. Il musicoterapista è un professionista esterno e non fa parte
stabilmente dello staff lavorativo. La struttura non possiede spazi e/o strumenti specifici
e la musicoterapia è solitamente svolta in un'aula dove, durante la settimana, si svolgono
altre attività. Il musicoterapista deve portare lo strumentario necessario per realizzare la
seduta.
Ciascuna delle situazioni sopra descritte implicano un diverso modo di lavorare da
parte del musicoterapista e una diversa considerazione della musicoterapia da parte
dell'Ente e dell'utenza. Nel primo caso, il musicoterapista è parte integrante della
struttura, ne conosce i limiti e le potenzialità, la musicoterapia è conosciuta ed accettata
da parte del personale e rientra tra le attività da sostenere ed incentivare a livello
amministrativo. L'utenza considera la musicoterapia come una delle tante attività
proposte dal Centro alla quale poter accedere in qualsiasi momento del loro percorso
terapeutico.
Negli Enti dove la musicoterapia non è istituzionalizzata, è molto importante che
il musicoterapista cerchi di creare attorno a sé un accettabile contesto lavorativo che
permetta un'adeguata attivazione e un fluido proseguimento dell'intervento
musicoterapico. Solitamente in queste situazioni la musicoterapia è conosciuta poco per
la sua valenza terapeutica dagli altri professionisti dell’Ente; il musicoterapista, per la
saltuarietà del suo intervento, è poco conosciuto nell'ambiente lavorativo e gli utenti
vivono l'attività come un'azione a se stante, di breve durata e facoltativa.
Altro aspetto tecnico da considerare è l’équipe della musicoterapia, ovvero il team
di professionisti che collaborano alla realizzazione dell'intervento musicoterapico, come
il musicoterapista, gli operatori del Centro o gli insegnanti, se si tratta di una scuola, lo
psicologo e/o lo psichiatra del Centro che segue i soggetti o lo psico-pedagogista. La
frequenza degli incontri del team solitamente sono mensili e la finalità del lavoro in
équipe è di verificare l'andamento dell'intervento, programmare gli interventi successivi
e stabilire le modifiche necessarie. Sarebbe auspicabile che il musicoterapista potesse
essere inserito anche nelle riunioni dell'équipe multidisciplinare del Centro, al pari
d'ogni altro professionista, per partecipare attivamente allo sviluppo dell'istituto in tutte
le sue sfaccettature.
Altra parte importante della seduta di musicoterapia è il setting che è lo spazio
fisico dove si svolge settimanalmente l’incontro tra il musicoterapista e i soggetti. È
dimostrato che modificando il setting durante le sedute si possono provocare
cambiamenti rilevanti nel comportamento delle persone. Secondo Benenzon (1998) un
laboratorio di musicoterapia deve essere isolato da rumori e la stanza deve essere
ubicata all’interno dell’edificio, in una zona isolata per consentire ai partecipanti di
esprimersi liberamente, senza avere la sensazione di infastidire qualcuno. Le dimensioni
della stanza deve essere di circa venticinque metri quadri per permettere un adeguato
spazio per il movimento dei soggetti. Le pareti devono essere bianche e spoglie per non
distrarre i partecipanti con ulteriori stimoli. Sarebbe auspicabile un pavimento di legno
per permettere l’utilizzo dello stesso come strumento, come conduttore di suoni e di
ritmi. All’interno della stanza devono essere collocati solo alcuni armadi per contenere
gli strumenti musicali necessari all’attività.

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Un ultimo aspetto tecnico molto importante che il musicoterapista deve
considerare è l’organizzazione dello strumentario musicoterapico da utilizzare durante
l’incontro di musicoterapia attiva. Con il termine strumentario musicoterapico s’intende
l’insieme di tutti gli strumenti sonoro-musicali utilizzati nella seduta di musicoterapia.
A tale proposito, Benenzon (1998) definisce il GOS (Gruppo Operativo Strumentale),
come un gruppo di strumenti sonoro-musicali che formano il personale strumentario del
musicoterapista con il quale poter entrare in contatto e stabilire una relazione con il
soggetto. Gli strumenti possono essere sia di tipo commerciale, come quelli fabbricati, a
livello industriale e conosciuti comunemente, sia di tipo artigianale, come quelli
folcloristici o costruiti dallo stesso musicoterapista o dallo stesso soggetto. Solitamente
sono utilizzati lo strumentario Orff, le congas, i bongos, le piastre sonore, il tamburo, i
cembali, il tamburello, la grancassa, il reco-reco (strumento a raschiamento di origine
africana), l’agogò (campanaccio brasiliano a una o due calotte) e il bastone della
pioggia, che comunemente si trovano anche nelle scuole primarie. Questi strumenti
sono costruiti con materiali naturali, sono maneggevole e possono essere suonati
facilmente perché non richiedono specifiche abilità motorie e mentali per emettere
suono e i soggetti possono facilmente spostarsi e muoversi nello spazio mentre suonano
o li manipolano. Generalmente questo strumentario può facilmente stabilire facili
relazioni sonoro-musicali è diventa un buon facilitatori e stimolatori della
comunicazione. Gli strumenti musicali possono essere anche costruiti dal
musicoterapista e dai soggetti. Questa attività si può proporre durante una lezione di
musica nelle scuole primarie, anche se le finalità delle due azioni sono diverse.
Solitamente si tratta di strumenti inventati, improvvisati e costruiti con materiali di
recupero o trovati in natura La creatività di ciascun soggetto porterà alla creazione
d’oggetti sonori unici e originali che possono diventare buoni oggetti intermediari e
integratori della comunicazione durante le sedute.

Educazione alla musica e musicoterapia a confronto


Gli aspetti della musicoterapia e dell’insegnamento della musica nelle scuole
primarie sono analizzati e messi a confronto per coglierne gli aspetti fondamentali e le
caratteristiche che diversificano o accomunano le due diverse discipline. Di seguito si
analizzeranno in modo dettagliato i vari aspetti come il contesto, i contenuti, gli
obiettivi, i metodi e la valutazione sia per la musica che per la musicoterapia.
Il contesto per la musica nella scuola primaria è rappresentato dall’ambiente
socio-culturale, dalla struttura, dal luogo specifico dove viene svolta la lezione di
musica, come il laboratorio e la classe. La classe può essere intesa come spazio fisico
(banchi, cattedra, lavagna e materiali) e come sistema sociale (insieme di persone) Nel
gruppo sociale i bambini si incontrano, condividono esperienze, scambiano opinioni e
collaborano alla realizzazione di un progetto comune instaurando molteplici e diverse
modalità di relazioni. La classe dovrebbe costituirsi come gruppo di lavoro con la
volontà comune dei membri di perseguire un medesimo obiettivo attraverso una
cooperazione responsabile. In questo modo il gruppo aiuta i diversi componenti ad
avere il contatto con la realtà e il controllo di emozioni e frustrazioni.
Per l’insegnante di musica è molto importante saper riconoscere e gestire le
dinamiche che si possono instaurare attraverso la sua disciplina per creare un ambiente
di lavoro e di apprendimento sereno e cooperativo. La disciplina, se condotta con una
metodologia appropriata può sviluppare l’espressività, la creatività, l’autostima aiutando
anche il controllo dell’emotività attraverso la costituzione di gruppi di lavoro. Il
laboratorio musicale ben attrezzato e organizzato si rivela il luogo più idoneo per le
attività didattica in quanto privo di impedimenti fisici, come possono essere i banchi, e
consente una maggiore liberà di movimento, di espressività e di creatività con gli
strumenti.

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I materiali utilizzati generalmente possono essere: strumentario Orff o simile,
batteria, tastiere, strumenti a fiato, impianto di audio diffusione, televisione,
videoregistratore e computer.
Il musicoterapista, opera in un contesto prestabilito che prende il nome di setting
del quale si è parlato nei paragrafi precedenti. Nelle scuole primarie il contesto fisico
nel quale operare è generalmente una stanza, come l’aula di sostegno.
Trara Genoino (2004) definisce le caratteristiche principali del lavoro di
musicoterpista all’interno delle scuole primarie. Nella scuola il musicoterapista
solitamente lavora da solo, se si tratta di incontri individuali e con l’insegnante di
sostegno o insegnanti di classe, se si tratta di incontri collettivi. Gli allievi che
partecipano agli incontri sono solitamente i bambini diversamente abili presenti nella
struttura scolastica per i quali è stato avviato il progetto di musicoterpia con esperto
esterno ed alcune volte il lavoro è attuato l’interno della classe di appartenenza. In
questo caso il contesto si modifica con l’integrazione del gruppo classe nel lavoro
proposto. Le dinamiche del gruppo cambiano velocemente ed è auspicabile che durante
la seduta sia presente il musicoterapista accompagnato da un altro professionista
(insegnante di sostegno, insegnante di classe o operatore) che insieme al musicoterapista
assumi il ruolo di mediatore e di osservatore delle dinamiche relazionali che si
instaurano nel gruppo.
I contenuti nell’ambito della musica nelle scuole primarie si possono desumere
dalle Indicazioni per il curricolo del Ministro Fioroni, Settembre 2007.
La scelta dei contenuti per il modulo deriva dagli obiettivi che l’insegnante
intende perseguire e sono programmati, scelti, strutturati e organizzati per quella
determinata unità didattica. I contenuti possono essere alcuni argomenti tratti dalla
storia della musica, le caratteristiche del suono, i parametri del suono, le danze popolari,
gli strumenti musicali classici e costruiti, la tecnica strumentale e vocale, il repertorio
per la pratica vocale e strumentale, alcuni argomenti della grammatica musicale come il
valore delle note, il nome delle note, le chiavi musicali, il punto di valore, i parametri
del suono, i suoni degli ambienti ed altro. I contenuti musicali si possono collegare
all’italiano, alla storia, all’educazione all’immagine, all’educazione motoria e ad ogni
altra disciplina per programmare moduli interdisciplinari e far acquisire agli allievi
competenze più ampie possibili.
I contenuti della musicoterapica sono strettamente collegati all’intervento
musicoterapico che si è scelto di perseguire per quel determinato soggetto.
Ricci Bitti (1998) sostiene che i contenuti in musicoterapia non possono essere
strutturati e standardizzati in quanto si manifestano spontaneamente da parte del
soggetto durante l’incontro e scaturiscono dalla relazione tra il musicoterapista e il
partecipante. I contenuti dipendono dal genere di attività proposta durante l’incontro e
dalla reazione del soggetto a questa proposta e si possono esprimere sia verbalmente, se
il soggetto ne ha le potenzialità, o attraverso il suono, il silenzio o in altra forma
prodotto dal soggetto. I contenuti sono rappresentati dalle emozioni e dai vissuti che il
soggetto esprime durante l’incontro attraverso il transfert e controtransfert.
Suvini (2001) definisce che tra i contenuti della musicoterapica da analizzare sono
da prendere in considerazione anche i parametri del suono che rappresentano un vero
linguaggio di comunicazione durante l’incontro. Alcuni elementi del parametro del
suono che sono considerati dall’autore sono: la pulsazione, il tempo musicale veloce e
lento, il metro, la melodia, l’armonia, la tonalità, il timbro, l’intensità e il fraseggio.
I metodi della musicoterapia sono stati trattati nei paragrafi precedenti
analizzando i metodi attivi e metodi recettivi. Questi metodi possono essere messi a
confronto con alcuni metodi utilizzati nella scuola primaria nella pratica
dell’insegnamento. I metodi utilizzati principalmente sono: il metodo Orff, il metodo

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Dalcroze, il metodo Willems, e il metodo Kodàly. Presentiamo brevemente le
caratteristiche principali di ciascun metodo.
Il metodo Dalcroze si basa sull’apprendimento della musica attraverso il
movimento del corpo. L’autore basa il suo insegnamento su due aspetti fondamentali
della musica: tesi e arsi, rilassamento e tensione. Attraverso il suo metodo l’autore
sviluppa l’intelligenza, l’attenzione e la sensibilità musicale.
Il metodo Orff prende in esame le canzoni popolari e la vita della natura e nasce
da un insieme di esperienze didattiche che l’autore ha svolto con i bambini. Il bambino
per apprendere la musica ha necessità di una musica elementare, ovvero di una musica a
misura di bambino, facile, comprensibile e accessibile attraverso una metodologia
basata sulla pratica. Per questo motivo utilizza la scala pentafonica (DO RE MI SOL
LA) e uno strumentario creato appositamente per il raggiungimento degli obiettivi. Lo
strumentario Orff è costituito da strumenti a percussione melodici, come xilofoni e
metallofoni e strumenti a percussione ritmici, come tamburi, campanacci, triangolo,
piatti, legni, tamburelli ed altro. Questo metodo è oggi uno dei più usati per avvicinare i
bambini alla musica facendola vivere attraverso il suono e il movimento utilizzando
strumenti che non pongono difficoltà esecutive.
Attraverso il metodo Kodaly si può insegnare ai bambini la tecnica del canto in
modo progressivo. Gli esercizi di canto che l’autrice propone derivano dalla tradizione
popolare e si basano sull’utilizzo graduale di intervalli musicali dal più facile al più
difficile per l’intonazione canora utilizzando una gestualità specifica.
Il metodo Willems focalizza l’attenzione sull’ascolto, sull’educazione
all’orecchio, sull’improvvisazione e sull’armonia. Attraverso il metodo l’autore stimola
il senso ritmico, la percezione uditiva interiore e sviluppa il ritmo, la melodia e
l’armonia perché rappresentano rispettivamente la natura fisiologica, affettiva e mentale
dell’uomo. Il metodo propone una programmazione che utilizza la scala diatonica e
alcuni elementi della teoria musicale. L’apprendimento di tali contenuti avviene anche
attraverso l’improvvisazione che è la base fondamentale per un buon approccio iniziale
con lo strumento musicale.
I metodi presi in esame raramente sono attuati in tutti i loro aspetti nella pratica
dell’insegnamento, ma si assiste maggiormente all’utilizzo di un metodo integrato con
cui l’insegnante utilizzata le parti dei vari metodi più adatte al contesto in cui lavora. Per
la pratica strumentale solitamente è utilizzato lo strumentario Orff e con alcune
indicazioni del metodo collegato e per avviare i bambini alla pratica corale si utilizza la
gestualità del metodo kodaly per indicare le altezze dei suoni. Inoltre bisogna anche
considerare che questi metodi sono nati in culture diverse dalla realtà italiano e che
alcune volte poco si adattano alle esigenze della nostra realtà culturale e che per poter
utilizzarli necessitano di rivisitazioni, accorgimenti e aggiornamenti anche dei contenuti
da proporre alla classe.
Gli obiettivi di apprendimento e le competenze per la musica nelle scuole primarie
sono definite nelle Indicazioni per il curricolo del Ministro Fioroni, Settembre 2007.
Alle indicazioni ministeriali tutte le scuole primarie del Sistema Nazionale di Istruzione
fanno riferimento garantendo una formazione di qualità e il diritto sociale, personale e
civile di istruzione di ciascun allievo.
Nella sezione dedicata alla Musica sono definiti ed elencati gli obiettivi suddivisi
per il primo ciclo (al termine della classe terza) e per il secondo ciclo (al termine della
classe quinta) della scuola primaria che di seguito sono fedelmente riportati.
“Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola
primaria .usare la voce, gli strumenti, gli oggetti sonori per produrre, riprodurre, creare
e improvvisare fatti sonori ed eventi musicali di vario genere; eseguire in gruppo
semplici brani vocali e strumentali curando l’espressività e l’accuratezza esecutiva in
relazione ai diversi parametri sonori, riconoscere e discriminare gli elementi di base

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all’interno di un brano musicale, cogliere all’ascolto gli aspetti espressivi e strutturali di
un brano musicale, traducendoli con parole, azione motoria e segno grafico.
Obiettivi di apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria:
utilizzare voce, strumenti e nuove tecnologie sonore in modo creativo e consapevole,
ampliando le proprie capacità di invenzione sonoro-musicale, eseguire collettivamente e
individualmente brani vocali/strumentali anche polifonici, curando l’intonazione,
l’espressività e l’interpretazione, valutare aspetti funzionali ed estetici in brani musicali
di vario genere e stili, in relazione al riconoscimento di culture e tempi e luoghi diversi,
riconoscere e classificare gli elementi costitutivi basilari del linguaggio musicale
all’interno di brani esteticamente rilevanti, di vario genere e provenienza, rappresentare
gli elementi sintattici basilari di eventi sonori e musicali attraverso sistemi simbolici e
non convenzionali.”4
Nelle Indicazioni per il curricolo del Ministro Fioroni sono inoltre indicate anche
le competenze che gli allievi raggiungono al termine del ciclo scolastico. Di seguito
sono fedelmente riportate i traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della
scuola primaria: “l’alunno esplora, discrimina ed elabora eventi sonori dal punto di vista
qualitativo, spaziale e in riferimento alle loro forme; gestisce diverse possibilità
espressive della voce, gli oggetti sonori e strumenti musicali, imparando ad ascoltare se
stesso e gli altri; fa uso di forme di notazione analogiche o codificate, articola
combinazioni timbriche, ritmiche e melodiche, applicando schemi elementari; le esegue
con la voce, il corpo e gli strumenti, ivi compresi quelli della tecnologia informatica; le
trasforma in brevi forme rappresentative; esegue, da solo e in gruppo, semplici brani
strumentali e vocali appartenenti a generi e culture differenti, riconosce gli elementi
linguistici costitutivi di un semplice brano musicale, sapendoli poi utilizzare anche nelle
proprie prassi esecutive; sa apprezzare la valenza estetica e riconoscere il valore
funzionale di ciò che si fruisce; applica varie strategie interattive e descrittive (orali,
scritte, grafiche) all’ascolto di brani musicali, al fine di pervenire a una comprensione
essenziale delle strutture e delle loro funzioni, e di rappresentarle al contesto di cui sono
espressione, mediante percorsi interdisciplinari”5
Per quanto riguarda la musicoterapia molti sono stati i musicoterapisti che hanno
stabilito, in base alla loro esperienza e alla personale modalità operativa, gli obiettivi
specifici per la musicoterapia. Le finalità variano in base all’approccio metodologico
del musicoterapista e alle particolarità del soggetto a cui si riferisce il progetto
musicoterapico.
In generale comunque possiamo elencare alcuni tra i più comuni obiettivi della
musicoterapia: stimolare e permettere il contatto con il mondo emotivo del soggetto
attraverso il linguaggio musicale, riscoprire parti di sé negate o vissute in modo
patologico e ristrutturarle in positivo , rafforzare l’autostima, raggiungere autonomia e
sviluppare la coscienza del proprio sé, migliore l’integrazione tra i soggetti coinvolti,
stimolare la capacità di rapportarsi con il mondo esterno in modo equilibrato, diminuire
stereotipie e atti lesionistici, migliorare e sviluppare la comunicazione verbale e non
verbale, saper accettare e gestire le ansie, le emozioni e le frustrazioni, aumentare i
tempi dell’attenzione e concentrazione, diminuire o rimuovere un problema fisico
specifico, migliorare le capacità cognitive, sviluppare la coordinazione, mantenere lo
stato attuale del soggetto e facilitare la riabilitazione.
La valutazione in ambito didattico si formula attraverso i criteri che il corpo
docente utilizza per formulare un giudizio nei riguardi dei suoi allievi. La valutazione è
costituita dal monitoraggio e dalla verifica.

4
Ministero Pubblica Istruzione (2007) Indicazioni per il curricolo del Ministro.
5
Ibidem nota 4

11
Il monitoraggio svolto in classe permette al docente di capire se il suo lavoro è
funzionale agli allievi, al contesto in cui opera e al raggiungimento degli obiettivi
prefissati in modo da poter apportare modifiche significative al suo lavoro e favorire nel
migliore dei modi il processo di apprendimento. Il monitoraggio si attua attraverso
domande orali e riflessioni da parte dei discenti. I dati raccolti sono analizzati insieme
alla verifica finale.
L’insegnante valuta le competenze raggiunte dall’allievo, le modalità con cui gli
alunni sono giunti ad apprendere un determinato sapere, l’atteggiamento globale, la
motivazione, le caratteristiche emotive e relazionali e il sapere fare e il saper essere.
La valutazione oltre che su caratteristiche emotive, relazionali, affettive, verrà
anche effettuata sugli obiettivi didattici, il sapere fare, uno dei requisiti di base richiesti
dalla società. I criteri sono valutati con delle indicazioni sul percorso svolto utilizzando
la terminologia: ottimo, distinto, buono ecc.
La verifica finale in ambito scolastico può essere effettuata attraverso verifiche
strutturate in forma di composizione, in forma di colloquio orale individuale, di
assegnazione e valutazione di un lavoro di gruppo e di un questionario di gradimento.
Attraverso questi strumenti, al termine del modulo didattico, l’insegnate può valutare le
competenze e gli obiettivi raggiunti da ogni singolo allievo.
La valutazione in musicoterapia si attua con l’utilizzo del protocollo di
osservazione e della sintesi clinica. Il protocollo di osservazione è una scheda compilata
da musicoterapista al termine di ogni incontro e permette di modificare in itinere la
programmazione degli incontri. Per mezzo di questi strumenti il musicoterapista ha la
possibilità di soffermarsi maggiormente e di valutare gli elementi che si sono
evidenziati le sedute. Sono valutati elementi tecnico-sonori come l’agogica, il ritmo, la
dinamica, l’intensità, gli strumenti musicali utilizzati e il modo in cui essi vengono
utilizzati ed elementi relazionali come la compartecipazione dell’attenzione, delle
intenzioni nel compiere quel determinato gesto e il coinvolgimento affettivo ed emotivo
del soggetto.
In musicoterapia la verifica del lavoro svolto si attua con la condivisione in team
dei contenuti dei protocolli di osservazione che sono stati redatti al termine di ogni
incontro. La valutazione del progetto di musicoterapia è molto complessa in quanto
bisogna tenere conto di vari parametri come le emozioni, le espressioni, le modalità di
funzionamento sensoriale e motorio, le produzioni musicali e verbali del soggetto.
Attraverso i parametri scelti dal team di lavoro si possono monitorare e valutare
l’eventuale cambiamento del soggetto in itinere e al termine del progetto.
Solitamente dalle valutazioni si evince l’unicità di ogni individuo in situazioni di
svantaggio che raramente riesce ad esprimere i suoi sentimenti e le sue sensazioni.
Anche per gli interventi di musicoterapia all’interno della scuola primaria si
valuterà il raggiungimento o meno degli obiettivi preliminari concordati con il team di
lavoro. Il lavoro verrà concluso da una relazione finale e da un incontro tra il team di
lavoro e i genitori e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’intervento
di musicoterapia.
In conclusione si sono definiti due orientamenti diversificati. Mettendo a
confronto queste due realtà si evidenzia che la musica nelle scuole primarie favorisce lo
sviluppo della musicalità in ciascun individuo attraverso l’apprendimento di pratiche e
di conoscenze di base. L’allievo è chiamato a produrre attraverso l’atto esecutivo
(strumentale e vocale), compositivo ed esplorativo della realtà sonora che lo circonda.
Inoltre è chiamato a codificare e decodificare eventi musicali, opere e brani musicali del
presente e del passato favorendone una riflessione critica. Attraverso le pratiche
musicali l’insegnante promuove anche le componenti affettive, relazionali e cognitive
della personalità favorendo in questo modo la prevenzione del disagio scolastico

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dell’allievo dando importanza anche al saper essere, al saper comunicare attraverso il
linguaggio non verbale.
La musicoterapia invece focalizza la sua attenzione sugli aspetti patologici degli
individui e la musica è considerata ed intesa come un fenomeno sonoro attraverso il
quale entrare in relazione con il soggetto. Gli obiettivi si orientano maggiormente verso
il saper essere per il miglioramento del benessere psico-relazionale di ciascun individuo
in qualsiasi età.

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