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Fabio Coden

Architettura medievale a palazzo Emilei Forti

introduzione
Larea della citt su cui insiste palazzo Forti caratterizzata da una ricca sovrapposizione di strutture
edilizie di epoche differenti1, la cui transitoria coesistenza determin uno spazio urbano in continua
evoluzione, che si adatt naturalmente al susseguirsi
delle vicissitudini antropiche del settore nordoccidentale dellisolato2. Questaspetto, invero tuttaltro
che eccezionale per le architetture a destinazione
civile3, costituisce perci la premessa ineludibile per
comprendere le persistenze medievali tuttoggi identificabili negli edifici che compongono lultima versione del palazzo. Lidentificazione della facies edilizia di questarea urbana certamente omogenea nei
secoli XII e XIV in cui inserita la cosiddetta ala di
Ezzelino, non pu perci prescindere dalle relazioni con le costruzioni disposte su via Forti, su vicolo
Due Mori e su vicoletto Due Mori, che oggi, talvolta solo in misura marginale, fanno parte del palazzo
che ospita la Galleria dArte Moderna4 (fig. 1).
Gi a una prima veloce valutazione possibile intravedere fra le pieghe delle testimonianze archeologiche e architettoniche che, nellarco cronologico in
questione, questo settore dellisolato fu protagonista
delle dinamiche sociali delle famiglie che vi dimorarono5, in modo analogo a quanto accadde, a poca
distanza, nelladiacente area urbana occupata dalla
famiglia degli Avvocati6. Nel caso della waita Sancti
Blasii queste relazioni familiari sembrano specchiarsi
in modo palese negli edifici disposti intorno alla corte7, plausibilmente privata, ricavata a occidente, alle

spalle del palazzo, in opposizione a quella di San Biagio, situata a oriente, che sicuramente rivestiva una
rilevanza pubblica per la presenza della chiesa, del
cimitero, delle case dei canonici e di quelle delle altre
famiglie residenti nel settore sud-est dellisolato8.
Le testimonianze documentarie e le puntuali valutazioni storiche presentate da Gian Maria Varanini in
questo volume, unite alla plausibile cronologia del
complesso e alle specifiche relazioni architettoniche
fra il palazzo principale e le molte case-satellite9, sorte
in uno stretto legame di dipendenza, inducono a ritenere, seppur con la dovuta cautela10, che lampia area

Fig. 1. Edifici medievali nella guaita di San Biagio.

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Fig. 2. Le fondazioni dellala ezzeliniana.

in questione fosse proprio quella occupata prima dalla


famiglia dei Nascinguerra, fra la fine del XII e linizio
del XIII secolo, la documentata hora domini Leonardini
de Nascimwerra11, e successivamente dai Castelbarco12.
La particolare monumentalit e linnegabile pregio
del palazzo nella sua veste gotica13 sono caratteristiche che possono aver indotto Ezzelino da Romano a
scegliere14, fra il 1249 e il 1254, proprio questa dimora
per la sua permanenza nella citt atesina15, com stato proposto da Simeoni allinizio del Novecento e ribadito pochi decenni dopo da Mellini16. La successiva
scoperta della preesistente ossatura medievale fra le
strutture quattrocentesche di palazzo Forti avvenuta
nei primi anni Sessanta del Novecento17, che gi nel
1966 giustific i primi lavori di spoglio dalle superfetazioni18 , ebbe un tale impatto da condizionare sistematicamente la futura storiografia di questo edificio
civile di epoca comunale19.

il palazzo
La valutazione dellala ezzeliniana non pu prescindere perci da analisi sufficientemente dettagliate sia
degli aspetti costruttivi, come le tecniche murarie e

i materiali impiegati, sia di quelli spaziali, come la


disposizione delle partizioni interne e le soluzioni
adottate negli elevati, sia dei suoi rapporti con le
unit abitative adiacenti, al fine di tentare una ricostruzione il pi possibile emendata della struttura al
momento del suo innalzamento. Purtroppo, per ragioni legate alle trasformazioni urbanistiche, anche
recenti, del settore nordoccidentale dellisolato20,
molta parte della volumetria originaria del palazzo
medievale risulta oggi recuperabile solo idealmente;
nonostante ci, limmagine dinsieme pu essere abbastanza facilmente ricomposta sulla base di considerazioni di ordine archeologico, nonch di deduzioni
ricavate dallanalisi dei rilievi eseguiti nei restauri del
Novecento21.
Le preesistenze di epoca romana
La conformazione dellisolato in cui si trova palazzo
Forti ricalca in modo piuttosto preciso la superficie
di unantica insula romana22 che, di forma pressoch
quadrangolare, di circa 80 m di lato, delimitata da
quattro assi viari del primitivo assetto stradale23: a sud
il decumano massimo, lodierno corso SantAnasta-

a rchitettur a m edievale a palazzo emilei fort i


sia, che collegava porta Borsari al ponte Postumio; a
nord il decumano (I destrato) corrispondente a via
Forti; a est il cardine coincidente con via Massalongo (III citrato); a ovest il cardine su cui insiste vicolo
Due Mori (II citrato)24.
Durante i lavori compiuti negli anni Ottanta del Novecento, per il consolidamento delle fondazioni e per
la messa in opera dellascensore, fu raggiunto il piano di calpestio di epoca romana e, in tale occasione,
si rinvennero alcune testimonianze del preesistente
insediamento urbano, la cui importanza, immediatamente compresa, port alla creazione di un percorso
museale sotterraneo, posto alle spalle del palazzo25.
Significativa fu la scoperta di una via lastricata, probabilmente di epoca tardo-repubblicana (I secolo
a.C.), rispetto alla quale il palazzo medievale risulta essere immediatamente a ridosso per tutta la sua
lunghezza26. Si tratta, con ogni evidenza, di un asse
stradale secondario27 che, tagliando in due lisolato,
metteva in comunicazione il primo decumano nord
con quello massimo, e che sulla superficie mostra
evidenti segni del passaggio di carri, tali da attestare
un uso abbastanza intenso per un periodo di tempo
sufficientemente prolungato. Sopra a una porzione
della strada, proprio alle spalle del palazzo gotico28,
fu in seguito edificata una domus, la cui planimetria
tuttavia non stata completamente restituita, che
rese inutilizzabile lasse viario in questione29. Ledificio, sorto nel I secolo d.C., sub una ristrutturazione
nel III-IV, fu definitivamente abbandonato entro il V
secolo30, e sulle sue rovine, infine, si accumularono
detriti e riporti di materiale in quantit tale da celarne lesistenza fino alla riscoperta novecentesca31.
evidente quindi che la strada, posta a una notevole
profondit rispetto al piano di campagna medievale,
pu aver condizionato solo in parte, se non in maniera del tutto marginale o perfino casuale, la collocazione del palazzo gotico32.
Rimane quindi da svelare il motivo per cui lala ezzeliniana sorse in una posizione cos singolarmente
prossima a un asse viario romano che nel medioevo
non era pi percepibile oramai da parecchi secoli:
forse alcune porzioni della via a monte e a valle del
tratto in questione influenzarono la successiva viabilit; forse altri edifici, le cui esistenze furono pi fortunate rispetto a quella della domus indagata, ebbero
modo di condizionare larea fino al tardo medioevo,
ispirando cos anche la posizione e landamento del
palazzo gotico; forse, semplicemente, la dislocazione
dei corpi di fabbrica medievali segu logiche proprie,
del tutto indipendenti dalle sottostanti memorie romane, con le quali si trovarono solo per caso in rela-

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zione, come sembrerebbe dimostrare il progressivo


spostamento verso est del palazzo rispetto al rettilineo asse viario.
La fase altomedievale (fig. 2)
Prima del prestigioso palazzo gotico insisteva sullo
stesso luogo almeno un altro edificio, la cui volumetria tuttavia recuperabile soltanto in minima parte. Uno dei suoi muri dambito ancora valutabile
nellarea archeologica, proprio in corrispondenza
del prospetto occidentale dellala ezzeliniana, che ne
recuper alcune porzioni: le fondazioni sono impostate a una quota assai prossima a quella del pavimento della domus romana e mostrano il punto di
spiccato sopra al piano di campagna altomedievale
individuato durante gli scavi.
Lelevato composto da ciottoli disposti in file abbastanza precise, sovente posati a spina di pesce, altre
volte sistemati di piatto, sempre legati con abbondante quantit di malta magra. Oltre a ci, poco si
pu dire del suo sviluppo in direzione nord e sud,
come del suo ingombro, che probabilmente dovette
essere abbastanza limitato.
La posizione di questo setto, che conferma la conservazione di una parte delle preesistenze, riadattate
a fondazione delledificio gotico, secondo una prassi

Fig. 3. Il porticato, particolare di un pilastro.

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Fig. 4. Prospetto orientale del palazzo.

ben documentata per tutto il medioevo33, condizion inevitabilmente il tracciato del prospetto occidentale del nuovo cantiere, il quale ripieg leggermente
verso linterno anzich mantenersi parallelo a quello
dellaltro versante, e influenz, come si vedr, anche
gli edifici del fronte opposto della corte privata.
La fase gotica (fig. 4)
In un momento imprecisato entro i primi decenni del
XIII secolo, in una zona gi occupata da botteghe di
artigiani e da fabbriche civili di secondaria importanza34, si inizi a costruire un ampio palazzo, seguendo
un linguaggio di schietta matrice gotica (E1, N1-N3).
Questoperazione fu di non trascurabile importanza
per lesibizione della raggiunta affermazione sociale
da parte della committenza35 e si concretizz, oltre
che con la strategica e sistematica occupazione di un
settore circoscritto della citt, anche con ladozione
di considerevoli novit da un punto di vista tecnicocostruttivo. Tutto si svolse in tempi abbastanza bre-

vi, da un lato elevando ex novo lala di rappresentanza, che risulta per gran parte di unica fase36, dallaltro
costruendo nuove unit edilizie nelle sue immediate
vicinanze, infine, recuperando delle casetorri, assorbite in un preciso disegno di consolidamento politico-familiare nella zona.
Limportanza di questo palazzo, con pianta a L, subito percepibile, innanzitutto, per il suo considerevole ingombro volumetrico che, in direzione nord-sud,
occupa allincirca met dellisolato37, sviluppandosi
per una lunghezza di circa 40 m e per una larghezza di 8 m38, e in direzione ovest scarta approssimativamente per altri 20 m sul fronte strada39; inoltre
sottolineata dallinnegabile pregio dei parati, interamente in cotto40, con mattoni di misura costante
(26,5/27,8 x 5,5/6 x 12/13,5 cm)41, creati per loccasione e posati su letti di malta molto spessi (fra 1,8 e
3 cm)42; solo i piloni del loggiato e le ghiere che vi si
appoggiano furono previsti in materiale litico.
Allesterno, il settore pi significativo costituito
dalla triplice arcata posta nella parte mediana dellala

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Fig. 5. Il porticato, vista verso sud.

Fig. 6. Una delle finestre della sala finestrata.

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ezzeliniana (E1) parzialmente riaperta nei restauri


del 196643 , che in altezza sfonda su due piani e in
profondit occupa lintero fabbricato, contribuendo
alla creazione di un loggiato aperto a oriente e tamponato nella parte retrostante dal muro continuo del
prospetto occidentale44: la luce degli archi di ben
4,80 m, per unaltezza alla chiave di volta, in relazione allattuale piano di calpestio, di 6,45 m circa45. I
grandi pilastri (alti 4 m allimposta; larghi 1,30 e profondi 1 m)46 risultano costituiti da possenti conci di
marmo rosso di Verona, probabilmente di recupero,
fino allaltezza delle imposte, modanate unicamente
verso linterno dellarco (fig. 3)47.
Il loggiato, che metteva in comunicazione le due ali
laterali di questa parte del palazzo, in una sorta di
percorso protetto, prevedeva originariamente un
soffitto ligneo piano48, che costituiva anche il pavimento della soprastante sala finestrata, e si sviluppava per una larghezza di circa 17 m. Non escluso
che la porta tuttora esistente nel muro ovest (1,44 x
2,45 m), quasi perfettamente in asse con larcata mediana, centinata allinterno e gradonata allesterno,
vista la sua ampiezza, possa essere stata concepita fin
dallorigine come passaggio alla retrostante corte49,
piuttosto che come accesso a un edificio annesso50.
La porzione di palazzo verso sud prevedeva un muro
continuo fino alla linea di gronda, interrotto solamente dalle aperture previste per gli ambienti che vi
erano inclusi: una sorta di massiccio parallelepipedo
che misura in larghezza 11,80 m circa e che si sviluppa su tre livelli sovrapposti.
Al piano terra si trova un vano (9,90 x 5,70 m), ampiamente manomesso, al quale si accede da unelegante
porta51, situata nella testata sud interna del loggiato52,
rettangolare verso linterno e centinata nel lato opposto (3,26 x 1,90 m), con un archivolto a tutto sesto, che
prevede lalternanza regolare di tre mattoni e un concio in tufo giallo, e un sottile bardellone. Dati archeologici sembrano suggerire che questo accesso sia stato
messo in opera congiuntamente con la muratura che
lo circonda53 e solamente in un momento successivo,
posteriormente alle trasformazioni quattrocentesche,
sia stato in parte o completamente tamponato per
permettere la posa di un sistema di piccole volte a
crociera, delle quali sono evidenti i punti di ammorsamento delle vele54, con scassi arcuati poco profondi, e
delle mensole di forma trapezoidale che le sostenevano (fig. 5)55. Verso lesterno, le pesanti trasformazioni
del prospetto orientale, nonch laddossamento della
loggetta rinascimentale, non permettono considerazioni sicure riguardo allaspetto originario, ma certa
lesistenza di finestre per lilluminazione.

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Sopra a questo ambiente se ne trovava un altro aperto verso est con tre finestre quadrangolari, una delle
quali nel 1966 conservava ancora larchitrave di legno, riemerso durante i primi restauri al palazzo56.
Non possibile identificare la posizione delloriginario accesso di questo ambiente, ma non escluso
che potesse trovarsi nel sottoportico, servito forse da
una scala di legno, proprio dove oggi esiste una porta
pi volte rimaneggiata.
Al secondo piano, infine, si trova la stanza affrescata
di cui si parler pi avanti nel testo.
Lo spazio sopra ai tre ampi arconi era occupato da
una sala che nel muro orientale prevedeva tre grandi
finestre ad arco a tutto sesto, tuttoggi tamponate57,
ma delle quali furono rimesse in evidenza le residue
porzioni nel corso dei restauri del prospetto. assai
difficile verificare se la primitiva forma contemplasse
un sostegno mediano, in modo da creare una bifora
abbracciata da una stessa arcata58, o, se pi semplicemente, vi fosse ununica luce. Unattenta valutazione degli stipiti conferma che in origine ogni singola
apertura era organizzata con modanature continue
lungo il bordo una gola, una fascetta, un cordone,
un elemento probabilmente a sezione quadrangolare
, che creano una lieve strombatura. Lapertura meridionale, della quale sopravvive una considerevole
porzione a destra59, mostra in modo inequivocabile
come il sottile tondino si incurvasse senza prevedere
alcun elemento di raccordo nel punto dellimposta.
Oltre a ci, il dato stilistico di maggior rilievo sicuramente relativo alla tipologia decorativa della ghiera dellarchivolto, ugualmente in cotto, che prevede
due fasce di mattoni posati di taglio con al centro un
pi articolato motivo su fondo incavato. Lapertura
a sud mostra una serie di cani correnti con il ricciolo rivolto sempre verso lalto; la mediana contempla
scaglioni in successione, uniti al centro da una sottile
fascetta, che, partendo da destra con la punta rivolta in alto, si concludono dallaltra parte capovolti,
invece che convergere nella chiave con andamento
speculare; la finestra nord esibisce una sequenza di
losanghe inframmezzate da sottili listelli piatti.
Anche se assai difficile valutare il sistema di accessi
a questa sala, improbabile che un ambiente di tale
imponenza e importanza potesse essere servito unicamente da una scala che lo metteva in comunicazione con il piano del loggiato sottostante60. Forse, con
maggiore plausibilit, il passaggio principale doveva
trovarsi nella testata nord del vano, permettendo in
tal modo il transito dal corpo antistante del palazzo
medievale alla sala caminata che si trova allestremit meridionale; le considerevoli trasformazioni quat-

trocentesche61, volte a creare i nuovi ambienti di rappresentanza della residenza Emilei62, alterarono cos
pesantemente questa parte delledificio da rendere
incerta ogni valutazione al riguardo.
Un varco centinato, tuttora presente nella parete
meridionale, metteva in comunicazione lampia
sala finestrata con quella adiacente, affrescata; la sua
importanza sottolineata dai pochi residui di decorazione ad affresco ancora oggi visibili nellestradosso, nonch dalle elaborate cornici dipinte degli
stipiti. Unaltra apertura, che si trovava nella parete
orientale, in prossimit dello spigolo sud, dal profilo
piuttosto irregolare e oggi tamponata, sicuramente anteriore alle trasformazioni quattrocentesche,
come conferma lintonaco neutro che si spinge sino
allintradosso della sua arcata, sul quale si conservano numerosi disegni e scritte fino ad altezza uomo.
Proprio la continuazione di alcuni di questi schizzi
sotto al setto che delimita attualmente lestremit
settentrionale della sala, ma soprattutto la pi che
plausibile appartenenza dei grandi finestroni a un
medesimo spazio confermano che questambiente
originariamente proseguiva fino al punto corrispondente della testata nord del sottostante portico. Tuttavia, necessario rilevare che la sezione del muro
ovest, proprio dove si trova la maggior parte di queste testimonianze grafiche, fu aumentata di spessore,
probabilmente durante una generale risistemazione
del palazzo a cavallo del Trecento63.
La singolare ampiezza del vano (17,25 x 6,60 m)64, le
grandi finestre aperte sulla corte principale (fig. 6),
che inondavano con grande quantit di luce lo stanzone, la finitura a intonaco bianco ben lisciato, ricoperto in pi punti di scritte, disegni, graffiti e segni di
conto, suggeriscono una destinazione non secondaria nelle dinamiche politico-familiari dei residenti65;
sembra rivestire il ruolo di ambiente logistico, forse
una cancelleria, in relazione diretta con quello che a
sud molto probabilmente era il vero fulcro rappresentativo del palazzo, ovvero la sala caminata.
Questultima, di pianta leggermente trapezoidale
(10,40 x 6,40 m circa, negli assi centrali)66 e affrescata
in ogni sua parte, conferm gi al momento della
scoperta la propria valenza simbolica67, ma, nonostante ci, raramente si giunse a unadeguata comprensione delloriginaria destinazione che, di certo,
doveva essere collegata allespletamento delle pi
importanti questioni burocratiche e alle vicende politiche dei residenti (fig. 7)68.
Nel muro orientale si aprivano due varchi che permettevano laccesso a un ballatoio ligneo di cui non si
conservano tracce69: la prima, ancora esistente, quasi

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aderente al setto divisorio con la sala centrale, rettangolare allinterno e ad arco con bardellone verso
lesterno; la seconda, tamponata, ma simile allaltra,
spinta verso il centro della sala70. Questa struttura
aggettante, sospesa, con due porte ben composte e
decorate, doveva avere un ruolo non unicamente di
servizio, ma costituiva nel contempo un affaccio privilegiato, a uso esclusivo della sala di rappresentanza, sullampia corte pubblica di San Biagio71.
Sulla parete occidentale, in prossimit dello spigolo
nord-ovest, si trova unulteriore porta, di dimensioni
leggermente inferiori rispetto alle altre sopra ricordate, della quale si conserva ancora il primitivo architrave in legno72. In corrispondenza di questo passaggio,
nel muro settentrionale, fu ricavato un incavo di pochi
centimetri, decorato con lo stesso velario presente nei
perimetrali della sala, che forse serviva come luogo di
contenimento dellanta. La diversa conformazione di
questo varco, ovvero le misure contenute, la forma
pi semplice, il battente assicurabile dallinterno, pi
che far pensare alla presenza di un corpo di fabbrica
addossato al prospetto ovest73, potrebbe essere indice
della presenza di qualche struttura lignea sospesa o di
collegamento, se non addirittura di una scala per raggiungere larea retrostante al palazzo.
Poco oltre questa porta si trovano sulla muratura
le inequivocabili tracce dellesistenza di un camino
a torre, aggettante, di dimensioni piuttosto consistenti, e quasi certamente di forma semicilindrica74.
Questo elemento, che peraltro da considerarsi preesistente agli affreschi, in quanto la sua volumetria
condizion in modo significativo la regolarit della
decorazione pittorica, aveva la superficie trattata con
motivi ad archetti trilobati in successione75, alcuni dei
quali si possono ancora notare a fianco dello scasso
sulla parete. Nella parte inferiore, ai lati della camera
di combustione, si vede unapparecchiatura muraria
composta da mattoni posati di taglio, forse residuo
del punto di aggancio delle mensole che un tempo
reggevano la cappa; la canna fumaria, ricavata nello
spessore del muro, si conclude sul tetto, dietro a uno
dei grandi merli76.
Ben cinque nicchie, con funzione di ripostiglio, furono ricavate nella muratura, tutte con un arco fortemente ribassato e con incavi nei fianchi per lalloggiamento di un piano intermedio in materiale ligneo. Due si trovano nel muro meridionale, disposte
in modo simmetrico rispetto alla parete, la terza
poco oltre il camino, le rimanenti, nel muro orientale, sono intervallate alle porte del ballatoio77. Questi
armadi con ogni probabilit avevano il fronte a vista,
ovvero, almeno in un primo momento erano sprov-

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Fig. 7. La sala caminata.

visti delle ante di chiusura78; la decorazione pittorica


arrivava fino allo spigolo esterno79, mentre allinterno le specchiature prevedevano un intonaco neutro,
del quale avanzano ancora cospicue tracce.
Il grande ambiente, nonostante fosse riccamente
decorato, risultava illuminato da poche finestre, due
delle quali sono rintracciabili con sicurezza. Una, che
si trovava nella parete orientale, oltre le due porte
del ballatoio, conserva ancora una piccola porzione
del fianco sinistro e della soglia, ma loriginaria luce
non pi desumibile a causa della demolizione della
muratura circostante80. A unaltezza di poco superiore, ma nella parete sud, se ne trovava unaltra81, forse
coeva, stretta e piuttosto slanciata, la cui presenza
verificabile solo dallesterno, seguendo le tracce del
suo mal celato tamponamento.
Le caratteristiche formali di questo vano sembrerebbero quindi giustificare unoriginaria destinazione
a luogo di rappresentanza, piuttosto che privato82,
ribadita ulteriormente dalla contiguit con la sala finestrata, con la quale di sicuro instaurava una stretta
relazione di carattere funzionale.
Lintera ala compresa fra le arcate e il corpo meridionale era coperta con un tetto a due falde83, su capriate
lignee84, che seguiva landamento non perfettamente
parallelo dei prospetti est e ovest. Il suo sviluppo a
capanna particolarmente evidente nella sala caminata85, nella quale possibile verificare che al centro
vi era unaltezza di 7 m e nel punto di appoggio delle
falde di 5,40 m circa86: unattenta valutazione delle
quote degli spioventi, proprio in questo vano, conferma inoltre che questi erano leggermente pendenti verso sud, di circa 25/30 cm, probabilmente per

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Fig. 8. Restituzione tridimensionale degli edifici medievali della guaita di San Biagio, vista dallalto (elaborazione a cura di Micol Pillon).

Fig. 9. Restituzione tridimensionale degli edifici medievali della


guaita di San Biagio, vista da sud-est (elaborazione a cura di Micol
Pillon).

facilitare il deflusso delle acque. Forse il cambio di


motivo ornamentale, a intervalli regolari, della fascia
sommitale della decorazione ad affresco potrebbe indicare il punto di ancoraggio delle capriate87.
La linea di gronda era segnata con ampie lastre di
pietra appena sbozzata88, posate con andamento lievemente inclinato verso lesterno delledificio89, sulle
quali simpostava un muro continuo con unelegante
merlatura a coda di rondine90: a quanto possibile
ricostruire la testata meridionale possedeva dei merli
negli spigoli, che abbracciavano i due lati adiacenti,
e al centro un unico elemento; i fianchi erano cadenzati da un ritmo regolare di pieni e di vuoti di circa le
stesse dimensioni91. Le grandi lastre avevano il com-

pito di evitare che lacqua piovana accumulata nello


spazio chiuso al di sopra del tetto penetrasse nelle
sottostanti murature: a ovest piccoli fori praticati alla
base della cintura muraria consentivano il deflusso
allesterno del tetto; altrove, lacqua scaricava alla
base del palazzo, attraverso un sistema di canali che
trovava il proprio sbocco nei piloni del loggiato, provvisti di un condotto interno92. La differente qualit
dei mattoni impiegati in questo coronamento, particolarmente evidente nel prospetto sud93, avverte di
una sopraelevazione posteriore allerezione del corpo di fabbrica sottostante, da mettere in relazione a
un generale riassetto del palazzo compiuto fra la fine
del Duecento e linizio del Trecento, allorquando fu
decorata anche la grande sala di rappresentanza.
Decisamente pi complicata la lettura delle strutture architettoniche che compongono la testa delledificio verso la via pubblica, ovvero quella parte aderente
allattuale via Forti, che un tempo comprendeva quasi
certamente il nucleo abitativo del palazzo (fig. 8). A
una verifica anche sommaria degli sviluppi planimetrici si conferma che questa porzione corrisponde solo
in parte, per quanto attiene alla larghezza (10,50 m), a
quella meridionale, ma, nonostante ci, fin dallinizio
le due estremit costituivano una sorta di incorniciatura, forse speculare, dellimponente loggiato94.
Il muro sud del corpo orientale (N1)95, essendo in comune con la testata interna della loggia, si trova in
corrispondenza dellideale completamento dellarcone settentrionale, ostruito per gran parte nel Quattrocento96. Al piano terra, questo setto sembra essere
ancora originario, in quanto il suo andamento, leggermente divergente rispetto alla linea del fronte strada,
ribadito sia a livello delle cantine, sicuramente antiche, sia nello sviluppo dei prospetti meridionali degli
adiacenti corpi di fabbrica lungo la via pubblica (N2,
N3) che, come si vedr pi avanti nel testo, avevano
strettissimi rapporti fin dallorigine con il palazzo. A
partire dal primo piano, invece, sembra esservi una
parziale correzione dellasse97, sicuramente imputabile alle trasformazioni occorse per la realizzazione
della grande sala voluta dagli Emilei, per la quale si
richiese la demolizione e la risistemazione di una notevole porzione del palazzo medievale98.
assai difficile ipotizzare come si presentasse questa
parte delledificio99, ma quasi certo che lala ezzeliniana lungo la via pubblica scartasse verso occidente
con un corpo architettonico di forma rettangolare,
di considerevole ampiezza, e con un altro leggermente pi piccolo e stretto, ugualmente allineato su
via Forti. A riprova di ci, al piano terra, i muri meridionali del primo ambiente (N1) e del secondo (N2)

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mostrano un medesimo scarto verso sud, nonch lo
stesso spessore, a conferma di una pi che certa contemporaneit di cantiere100. In elevato questa struttura doveva essere pi bassa rispetto al settore con
le arcate101, come conferma la disposizione dei merli
supersiti sui tetti102, e concludersi con gli spioventi
disposti in senso contrario rispetto a quelli adiacenti a sud103. La stessa situazione documentabile anche per il corpo di fabbrica pi piccolo (N3), posto
ancora pi a ovest, che, pur risultando leggermente pi stretto, ha la linea del prospetto meridionale
ugualmente angolata104. Proprio questa porzione del
palazzo potrebbe, inoltre, essere fondamentale per
comprendere le quote in altezza del fabbricato sul
fronte strada, dato che in un corridoio di servizio, a
livello del pavimento attuale, nel muro meridionale,
sopravvive un resto di fregio a girali che, per ampiezza e modalit esecutiva, potrebbe essere compatibile
con una decorazione di sottogronda105.
Nulla possibile dire invece riguardo al prospetto
medievale su via Forti, in quanto le trasformazioni
quattrocentesche e quelle dellarchitetto Pellegrini,
nel XVIII secolo, ne hanno assorbito ogni ricordo106.
Come si visto, il palazzo, che fin dalla fondazione in
epoca gotica era plausibilmente sede di una famiglia
di sicura rilevanza nel tessuto sociale di Verona107,
proprio grazie alle caratteristiche formali dellala
di rappresentanza poteva manifestare un indubbio
peso pubblico.
Linnegabile pregio degli elementi costitutivi di questo settore delledificio, ma soprattutto la sobria foggia delle decorazioni, spingono verso una datazione
entro i primi decenni del Duecento, dato che fra la
fine del secolo e linizio di quello successivo questo
linguaggio misurato fu arricchito di un lessico pi
marcatamente gotico. A tale riguardo, gli arconi a
tutto sesto e le tre grandi finestre della sala soprastante hanno lestradosso decorato con fregi appena accennati, simili a quelli delle aperture presenti
nella torre abbaziale di San Zeno, documentata nel
1169108, e a quelli delle finestre tamponate al primo
piano del palazzo cosiddetto di Cagnolo da Nogarole, con il quale lala ha in comune pure la tipologia
dei merli, il sistema di scolo delle acque e pi in generale la tecnica costruttiva109. I pilastri, con imposte
assai semplici, sono comparabili, da un punto di vista tecnico-costruttivo, con quello al piano terra del
citato palazzo abbaziale di San Zeno110, e con quelli
della corte interna del palazzo del Comune, sempre
a Verona (1193-95, 1218-19)111.
Da un punto di vista tipologico, il palazzo gotico di
San Biagio mostra caratteri comuni con molti edifi-

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ci civili del Due-Trecento presenti anche nelle citt


limitrofe a Verona, come ad esempio a Venezia112, a
Padova113, a Vicenza114 e a Bologna115, senza dimenticare che impianti architettonici di tali fogge sono
rintracciabili in molte parti dEuropa fin dallepoca
romanica116.
Tuttavia, la marcata lunghezza dellala in rapporto
allaltezza delledificio, il suo stagliarsi quasi indipendente rispetto alle altre architetture adiacenti, nonch la conformazione del prospetto su due livelli ben
definiti sembrano evocare in qualche modo configurazioni presenti in alcuni palazzi pubblici dellItalia
settentrionale117, come ad esempio, solo per citarne
alcuni, il palazzo Comunale di Pavia (1198)118, la Domus Communis di Treviso (ante 1204)119, il palazzo Comunale di Cremona (1206, 1245) e quello Cittanova
nella medesima citt (1256)120, il Broletto di Novara
(1208-1210)121, il Broletto di Como (1215)122, il Broletto di Brescia (1223/1227-1250)123, il Broletto Nuovo
di Milano (1228-1233)124, lArengario di Monza (fine
del XIII secolo)125, il palazzo della Ragione (1250) e il
palazzo del Capitano di Mantova (fine del XIII-inizio
del XIV secolo)126.
Le casetorri su via Forti, vicolo Due Mori e vicoletto Due
Mori127: la definizione della corte interna128 (figg. 9-10)
Lungo gli assi viari che delimitavano linsula romana,
in prossimit del settore nordoccidentale dellisolato, sorgono alcuni fabbricati di epoca medievale129
che sembrano mostrare relazioni stringenti con gli
edifici limitrofi e con gli avanzi gotici del palazzo ezzeliniano130. Disposti fra la fine dellala su via Forti e
lo spigolo dellisolato, lungo vicolo Due Mori, nonch ai fianchi di una stretta via con direzione sudnord, corrispondente allattuale vicoletto Due Mori,
paiono costituire una sorta di diaframma intorno a
unarea scoperta, una vera e propria corte, situata
proprio alle spalle del palazzo stesso131. Va tuttavia
premesso che le profonde trasformazioni dellassetto urbano, causate dalle continue superfetazioni fin
dallepoca tardomedievale, e la destinazione a uso
civile di gran parte delle fabbriche odierne permettono valutazioni solo parziali132.
Lultimo ambiente del palazzo gotico su via Forti
(N3) poggia su unarea quadrangolare (N4) un tempo
quasi certamente occupata da un edificio medievale,
riassorbito nelle trasformazioni di epoca moderna,
la cui pianta sembra mostrare caratteristiche distinte
dal corpo di fabbrica che lo precede. La consistenza spaziale di questa ulteriore unit abitativa assai
difficile da recuperare, ma gli scantinati conservano

42

fa bio coden

Fig. 10. Restituzione tridimensionale degli edifici medievali della guaita di San Biagio, vista da nord-est (elaborazione a cura di Micol Pillon).

un vano, di dimensioni differenti rispetto alla soprastante stanza, nel quale sono chiaramente leggibili le
tracce delloriginaria fase costruttiva133. Sulla parete
est, ove si trovano due nicchie da lume una pi antica ad arco, appena oltre le scale, una pi recente,
timpanata, oltre il grande arcone visibile unampia porzione della muratura di epoca medievale, a
ciottoli disposti a spina di pesce, alternati a corsi di
mattoni e a file di frammenti di tegole, comparabile
con analoghe apparecchiature presenti nelle casetorri di vicolo Due Mori, ma differente dal parato degli
scantinati quattrocenteschi presenti nellala orientale del palazzo Forti.
Proseguendo verso occidente, langolo dellisolato
risulta attualmente occupato da una struttura edilizia di cronologia abbastanza avanzata, di esigua altezza, posta in opera nelle tarde trasformazioni del
palazzo, al fine di rendere limponente prospetto sulla via omogeneo in ogni sua parte134. La presenza nei

sotterranei di murature singolarmente imponenti


per sezione sembrerebbe suggerire che in antico qui
insistesse un edificio con uno sviluppo notevole in
altezza, forse una torre (W1)135: lo scantinato composto da due ambienti affiancati, piuttosto stretti e
allungati, voltati a botte in senso nord-sud, per i quali
furono impiegati mattoni che sembrano proporre il
medesimo modulo adottato nel palazzo gotico. Non
chiaro, tuttavia, se la supposta torre fosse collegata
alledificio situato a oriente (N4) o a quello tuttora
esistente a meridione136.
Questultima costruzione (W2), la prima di vicolo
Due Mori che conserva degli elevati di epoca medievale137, ha il prospetto occidentale disposto in modo
anomalo rispetto agli assi viari, quasi perfettamente
ortogonali, che formano lo spigolo dellisolato: ovvero, anzich seguire landamento rettilineo della
stretta via su cui si affaccia, scarta di qualche grado
verso est. Purtroppo, poco si pu dire del suo aspetto

a rchitettur a m edievale a palazzo emilei fort i


originario, dato che gli interventi posteriori lo hanno
quasi completamente nascosto138: nel fronte strada
lorganizzazione rigorosa delle aperture pu essere
imputata a un intervento di trasformazione collocabile fra la seconda met del Quattrocento e linizio del
Cinquecento, mentre il retro quasi completamente
oscurato da un corpo addossato assai pi tardo.
Appena oltre a questo edificio se ne innesta un altro
(W3), di forma allungata, che continua landamento
obliquo principiato nella precedente unit abitativa.
Se il fronte propone in modo pi diradato il sistema
ordinato delle aperture quattrocentesche del vicino
corpo, il prospetto orientale conserva innegabili segni del suo passato medievale139. Il paramento murario utilizza ciottoli e materiali litici malamente
sbozzati, posati a spina di pesce, inframmezzati da
corsi di mattoni e in minor misura di conci di calcare
giallo a intervalli irregolari, con grande quantit di
legante cementizio. Il piano terra prevedeva un sistema di arcate a tutto sesto che si apriva verso la corte
interna140. Numerose finestre medievali, successivamente tamponate, possono essere agevolmente rintracciate, a conferma che un tempo il fabbricato era
partito in almeno tre piani: le prime due sono assai
significative perch mostrano ancora chiaramente
larco a sesto acuto con bardellone e gli stipiti composti da mattoni ben posati che si addentrano parecchio nella muratura circostante141. Quella del primo
piano, ispezionabile dallinterno, conserva il profilo
archiacuto della luce accolto in unulteriore nicchia
ad arco fortemente ribassato, a propria volta ornato
da un ampio fregio dipinto, della fine del Quattrocento.
Verso sud, un altro edificio142 (W4) si staglia sulla via
correggendo, con una leggera inclinazione opposta,
landamento delle precedenti due fabbriche; in tal
modo a partire dallo spigolo nord di questo stabile
il lato occidentale dellisolato si riporta progressivamente in aderenza alla linea rettilinea dellantico cardine romano. Anche in questo caso il prospetto occidentale mostra i segni degli interventi di unificazione
descritti sopra, riproponendo una divisione in piani
e unorganizzazione delle aperture identiche a quelle
del primo edificio analizzato. Tuttavia, a differenza
dei due corpi di fabbrica che lo precedono, questo
ha uno sviluppo in profondit pi che doppio e si addentra verso la corte con una volumetria che gli conferisce un aspetto assai imponente143. Fin dallorigine
era composto da due blocchi giustapposti: uno anteriore, rettangolare, ideale prosecuzione delladiacente edificio porticato144, e uno quadrangolare, assai
spazioso, a oriente145, a cui fu appoggiato, in epoca

43

pi avanzata, unaltra unit abitativa146. Limponente


casatorre in questione ha gli elevati sostanzialmente
integri, come confermano alcune testimonianze materiali: il primo dei due ambienti propone al piano
terra, nella facciata orientale, una porzione di muratura lasciata a vista147, eseguita con la medesima
tecnica presente nel paramento esterno delledificio
W3, e nel muro nord del primo piano una nicchia affrescata, centinata148. Inoltre, il corpo quadrangolare
a occidente conserva un sotterraneo ampio quanto
questa porzione di stabile, voltato per oltre due terzi
con ununica botte, in mattoni di grandi dimensioni,
molto ampia e ad arco schiacciato, impostata su perimetrali prevalentemente di conci di pietra rozzamente squadrati, con qualche mattone di recupero; oltre
a ci, al terzo piano, al vertice del muro meridionale,
si trova un ciclo dei mesi databile XIII secolo149, il cui
possibile sviluppo su tutta la parete di testata dimostra che in origine qui vi era un ambiente di cospicue
dimensioni, di forma quadrangolare (circa 8 x 10 m),
che ricorda analoghi spazi presenti nella cosiddetta
Corte del Duca, presso San Giovanni in Valle, e la
sala caminata dellala ezzeliniana di palazzo Forti150.
Proseguendo verso sud lungo vicolo Due Mori
sincontra un altro edificio, cinquecentesco, frutto
dellaggregazione di due distinte strutture. La prima
(W5)151, piuttosto stretta e allungata, che al piano terra corrisponde a una delle sale espositive della Galleria dArte, non consente alcuna valutazione, a causa
dei considerevoli rimaneggiamenti intervenuti nel
corso del tempo. Malgrado ci, lanalisi del corpo
successivamente aggiunto a est sullarea occupata
da un passaggio con direzione sud-nord, prosecuzione di vicoletto Due Mori , di cronologia di poco
posteriore rispetto a quella delle casetorri esaminate
fin dora152, lascia supporre che anche in questarea
in epoca gotica sia esistito un corpo di fabbrica affacciato sulla corte.
Di dimensioni assai maggiori ledificio che si affianca a meridione (W6), a pianta quadrangolare,
del quale la conformazione spaziale e la tecnica costruttiva provano che in origine era sicuramente una
casatorre di particolare importanza, databile entro la
fine del XII153. Una porzione interna del fianco sud,
visibile da una sala al piano terra della Galleria dArte Moderna, mostra un parato murario dindubbio
pregio, organizzato per settori sovrapposti154: nella
parte inferiore si trova un basso zoccolo in mattoni
di recupero, ben posati155, sopra a cui si stende un
paramento unitario composto da quattordici file di
conci di calcare giallo, squadrati con accuratezza e
posati in sottili letti di malta; quindi, pi in alto, ini-

44

fa bio coden

zia un sistema a fasce alternate abbastanza regolari156. La grande sala al piano terra dovette essere partita fra Quattro e Cinquecento, come confermano i
rapporti stratigrafici fra la parete orientale, eseguita
con una tecnica decisamente scadente e con materiali di recupero posati in modo caotico, e quella
meridionale, nonch le tracce di decorazione ad affresco, di gusto analogo a quello del primo piano del
corpo W3. Il prospetto orientale esterno visibile
da una piccola corte alla quale si accede da vicoletto
Due Mori, appena oltrepassato il sottoportico di un
grande edificio (W7), profondamente trasformato a
met del XIX secolo157: i caratteri arcaici della prima
versione del fabbricato sono presto confermati, nonostante le cospicue alterazioni intervenute a breve
distanza di tempo. Una porta al piano terra e due finestre al primo piano mostrano parti dellarchivolto
e dei fianchi lavorate con conci di pietra gialla squadrati allo stesso modo di quelli presenti nella parete
interna, mentre sembra che il restante parato della
facciata fosse eseguito prevalentemente in mattoni
di grande formato158.
Prima che gli ambienti W5 e W7 invadessero lo spazio
libero alle proprie spalle, uno degli accessi alla corte
interna era garantito da un passaggio, prosecuzione
di vicoletto Due Mori, aderente ai prospetti orientali
delle casetorri sopra ricordate; sullaltro lato della via
affacciavano corpi di fabbrica, di cospicue dimensioni,
che contribuivano a rendere il vicolo stretto e angusto159. Anche se il primo di questi nuclei abitativi (S1)
particolarmente interessante, sia da un punto di vista
costruttivo160, sia perch organizzato intorno a una
piccola corte che lo rende omogeneo, non pu essere
preso in considerazione poich mostra una cronologia decisamente pi avanzata rispetto alle fabbriche
fin dora analizzate161. Lo stesso vale per le scuderie, sistemate immediatamente a est, edificate nellOttocento162. Pi interessante invece il considerevole edificio
posto subito a nord (S2), visibile da una piccola corte
interna e dal cortile retrostante allala ezzeliniana163.
Il suo prospetto occidentale quasi completamente
intonacato, ma mostra al primo piano una finestra ad
arco a sesto acuto, contornata da una muratura a ciottoli disposti a spina di pesce, in pi fasce sovrapposte,
delimitate in modo regolare da mattoni e conci di pietra posati in unica fila. La facciata nord, quasi aderente
allo spigolo del palazzo E1, risulta talmente trasformata da rendere quasi illeggibili le sue strutture medievali. Il piano interrato, visibile dal percorso archeologico
del museo, fortunatamente permette valutazioni pi
precise: lampio ambiente quadrangolare voltato
con una botte eseguita con mattoni di grandi dimen-

sioni, posati di taglio164; i perimetrali, molto rimaneggiati, mostrano un parato a ciottoli disposti a spina
di pesce, alternati a file di coppi rotti, e conservano
ancora piccole nicchie da lume a colmo timpanato. I
tratti morfologici di questo corpo di fabbrica hanno
innegabili simmetrie proprio con le casetorri di vicolo
Due Mori e con la stessa ala ezzeliniana.

note conclusive
Quanto riportato fin dora sembra, in definitiva, dare
credito a ci che si proposto in apertura, ovvero che
alle spalle dellala ezzeliniana si sviluppasse una corte chiusa, di pertinenza di questa parte dellisolato, e
forse quindi di appartenenza, o di uso preferenziale o
esclusivo della cerchia familiare che vi abitava.
In prima istanza necessario sottolineare ancora una
volta che il palazzo principale aveva una struttura a
elle, con tre ambienti giustapposti su via Forti e con
unala di rappresentanza che si affacciava sulla corte
pubblica di San Biagio165. Proprio il prospetto occidentale di questa parte della fabbrica (E1) mostra un
singolare andamento ad angolo ottuso, soluzione
che fu pure adottata nei prospetti occidentali delle
casetorri W2, W3 e W4: i due fronti in questione
mantengono cos uno sviluppo perfettamente equidistante fra di loro; la lunghezza dellala gotica identica a quella dei tre corpi congiunti che affacciano su
vicolo Due Mori; la partizione interna in ambienti,
salvo minime sfasature, la medesima. Per tali motivi si pu ragionevolmente ritenere che fu istituito
un rapporto gerarchico fra il palazzo e le dimore su
vicolo Due Mori, che sorsero in un momento poco
successivo alledificio pi rappresentativo della corte. Questa stretta relazione pare riverberare una contingenza di carattere eminentemente giuridico, vale
a dire la delimitazione di una propriet omogenea,
che nelle concavit dei fili stradali, ampiamente
documentate pure a Verona, trova la propria schietta
giustificazione166. In questo modo, unarea soggetta a
un unico possessore esibiva anche a livello topografico delle inequivocabili caratteristiche, individuabili
proprio nellandamento incavato del fronte degli edifici rispetto a quello rettilineo dellasse viario.
Le tecniche costruttive adottate confermano che nello stesso torno danni furono elevate pure le fabbriche N4, W1 e S2, mentre il corpo W6, sicuramente
il pi antico del gruppo, era preesistente e fu conservato, oltre che per il proprio pregio, anche in virt della sua posizione lungo la stretta via di accesso
che da meridione portava nella corte167. Il tracciato di
questa stradicciola comprovato dallallineamento

a rchitettur a m edievale a palazzo emilei fort i


costante dei prospetti orientali di W4, W5 e W6 e da
quelli occidentali di S1 e S2168.
Proprio questultimo fabbricato determinava una
sorta di diaframma di considerevole imponenza che
chiudeva verso sud la corte, delimitata negli altri lati
dalle casetorri su via Forti e su vicolo Due Mori. A
questo spazio, quasi certamente a uso privato, se ne
contrapponeva uno, assai pi ampio, pubblico, posto
a est dellala ezzeliniana, verso cui il palazzo mostrava
i propri caratteri architettonici di maggiore pregio169.
Certamente una delle vie dingresso a questa ulteriore corte, sulla quale si trovavano anche la facciata
delloratorio di San Biagio, la domus dei suoi presbiteri
e il cimitero, era tangente alla facciata orientale del palazzo gotico, che ne veniva cos nobilitata170.
Questo insediamento di notevole estensione non po-

45

teva che essere concepito da una delle grandi e affermate famiglie di Verona, bisognosa di uno spazio
circoscritto per il proprio clan, come appunto quella
dei Nascinguerra. Quando pochi decenni dopo Ezzelino giunse a Verona per risiedervi stabilmente ebbe
necessit di una dimora, entro le mura, nella quale
fossero presenti tutti quegli ambienti atti a garantire
lo svolgimento delle proprie attivit pubbliche e private171, con una immediata visibilit nel tessuto urbano, ma anche in grado di offrire unefficace difesa in
caso di rivolte. Per rendere ancora pi sicura la sua
sede egli acquist altre unit edilizie nelle immediate
vicinanze, di cui non si conosce lubicazione, ma che
evidentemente insistevano intorno a una delle due
corti sopra ricordate.

NOTE
1. Cecchini 2007b, p. 291.
2. Sulla mutabilit dellambiente urbano medievale vd. Ballardini 1987, pp. 13, 15; Zanini 1993, p. 355.
3. Alagna 2008, pp. 20-23, 27-29.
4. Cecchini 2007d, p. 306.
5. Sandri 1941-42, pp. 124-126. Cfr. inoltre il contributo di
Gian Maria Varanini in questo volume.
6. Castagnetti 1974, pp. 269-270, 282; Varanini 1988a, pp.
185-187, 228-229. Questo non lunico caso documentato
allinterno della citt di clan familiari aggregati in territori
delimitati, fra medioevo ed et moderna; cfr. Lodi 2002, pp.
76-77; Varanini 1997, p. 57.
7. La tipologia dinsediamento a corte a Verona indagata
da Doglioni 1987, pp. 22-23, 27, e da Zumiani 2000, pp. 309315.
8. Il rapporto fra spazi di pertinenza privata e di uso pubblico
acutamente evidenziato da Doglioni 1987, pp. 26-27. In
et comunale le famiglie veronesi, come peraltro avveniva in
molte citt della penisola, tentarono di appropriarsi di interi settori degli antichi isolati medievali per svariate ragioni,
non ultima la necessit di difesa: cfr. per Verona Varanini
1988a, pp. 188-189, 200-202, 218; Lodi 2002, p. 74.
9. Tale ipotesi rafforzata dal fatto che circa un terzo dellisolato denuncia uninnegabile omogeneit, che un ampio settore posto nello spigolo nordorientale era di pertinenza della
chiesa di San Biagio con i suoi annessi e con il suo cimitero e
che sparse nellarea vi erano molte officine di artigiani.
10. Sancassani 1965, pp. 171, 173, 175; Varanini 1988a, pp.
176-177, 185.

11. Varanini 1988a, p. 183; Ferrari 1997, p. 174.


12. Varanini 1988a, p. 227.
13. Zuliani 1978, p. 196.
14. Sandri 1941-42, pp. 123-124; Sancassani 1965, pp. 171176.
15. Dal Forno 1973, p. 196; Zumiani 1991, p. 136; Zumiani
2000, p. 311; Zumiani 2001, pp. 5, 11; Di Lieto 2007, p. 341;
Patuzzo 2008, p. 161 e L. Cecchini in numerosi saggi presenti in Palazzo Forti 2007.
16. Simeoni 1909, p. 71; Mellini 1960, pp. 26-27; Magagnato
1962, p. 64.
17. Zumiani 2001, p. 8; Cecchini 2007b, p. 290.
18. La cronologia degli interventi riassunta da Cecchini
2007b, pp. 290-291; Cecchini 2007d, p. 306; Di Lieto 1990, p.
455; Di Lieto 2007, p. 341.
19. Mellini 1960, pp. 26-27; Sancassani 1965, p. 175.
20. La prima consistente trasformazione fu operata dalla famiglia Emilei, trasferitasi nella contrada entro il 1463. Cfr.
Lenotti 1961, p. 451; Zumiani 2001, p. 5, ma soprattutto
Gian Maria Varanini in questo volume.
21. I rilievi utilizzati per le valutazioni storico-architettoniche
sono editi in Palazzo Forti 2007, pp. 299-308, 314-315, 319-320,
323, 328, 332-333, 335, 340, 342, 349, 372, 379-381 e in Libero
Cecchini 2009, pp. 358, 360, 362, 364, 366, 368. Solo grazie a
questo cospicuo e prezioso materiale stato possibile trarre
alcune considerazioni altrimenti impossibili da formulare.
22. Zumiani 1991, p. 136; Zumiani 2000, p. 309; Zumiani
2001, p. 5; Cecchini 2007c, p. 293.
23. La struttura delle insulae romane condizion, talvolta in

46

fa bio coden

modo rilevante, lo sviluppo urbanistico della citt medievale. Magagnato 1962, p. 64; Doglioni 1987, p. 26; Guidoni
2002, p. 11; Soragni 2002, p. 91.
24. Zumiani 1991, p. 136; Cecchini 2007c, p. 293.
25. Di Lieto 1990, p. 457; Zumiani 2001, p. 5; Cecchini 2007a,
pp. 286, 288; Cecchini 2007b, p. 291; Cecchini 2007h, p. 335;
Cecchini 2007i, p. 335; Cavalieri Manasse 2007, pp. 308309.
26. Zumiani 1991, p. 136; Zumiani 2001, pp. 5, 8, 11; Cecchini 2007c, p. 293; Cecchini 2007e, p. 312; Cavalieri Manasse
2007, p. 308.
27. Zumiani 2000, p. 309.
28. Cecchini 2007e, p. 312.
29. Zumiani 2001, p. 5; Cecchini 2007c, p. 293; Cavalieri Manasse 2007, p. 308.
30. Cavalieri Manasse, Bruno 2003, p. 58.
31. Cavalieri Manasse, Bruno 2003, pp. 47, 49; Cavalieri
Manasse 2007, pp. 308-309.
32. Di Lieto 1990, pp. 457-458, suggerisce una relazione fra
le varie fasi del palazzo.
33. Questa prassi costruttiva, documentata anche a Verona,
ricordata da Doglioni 1987, p. 26.
34. Sandri 1941-42, p. 126.
35. Zuliani 1978, p. 196.
36. Di Lieto 1990, p. 457.
37. significativo che il settore di rappresentanza del palazzo
si addentri nellisolato affacciandosi sulla corte di San Biagio,
anzich sulla via pubblica: Zumiani 1991, p. 136. Le elaborazioni tridimensionali presenti in questo saggio e in quello di
Gian Maria Varanini, curate da Micol Pillon, non intendono
restituire nei minimi dettagli la conformazione dellisolato
nel XIII secolo, ma hanno unicamente lo scopo di presentare
in forma grafica le proposte interpretative della fase medievale. Gli elaborati sono volutamente essenziali ed esemplificativi degli ingombri volumetrici, talvolta solo ipotizzati, nei
quali sono stati inseriti solo gli elementi architettonici la cui
esistenza in epoca gotica gi accertata.
38. Di Lieto 2007, p. 341.
39. Lampiezza del braccio lungo via Forti stata solo marginalmente riconosciuta dalla critica, ma, come si vedr oltre, lala settentrionale costituiva una porzione del palazzo
tuttaltro che secondaria.
40. Cox 2007, p. 373, documenta che allatto dello spostamento del soffitto quattrocentesco della sala di rappresentanza si riscontr lutilizzo della tecnica costruttiva a sacco
nei muri perimetrali.
41. Di seguito si propongono i risultati medi di rilievi eseguiti
su pi campioni di mattoni a monumenti veronesi databili
fra la seconda met del XII e il XIV secolo. Palazzo abbaziale di San Zeno: 26,5/27,5 x 6,2/6,6 x 12,7/13,2. Torre del
palazzo abbaziale di San Zeno: settore inferiore 27 x 6/6,5
x 13. Torre dei Lamberti: settore inferiore 27/27,5 x 6,2/7
x 12,7/13; settore superiore 28,5/30 x 5,5/6 x 14/14,8. Palazzo del Comune: 26,5/27 x 6/6,5 x 13,5. Torre del Capitanio: 27,5/28,5 x 13/13,5 x 5,5/6 (Napione, Saggioro 2009,
pp. 28-29). Chiostro nord di SantAnastasia: 25/26,6 x 5,3/6

x 12,5/13,6. SantAnastasia: 26/27,5 x 5,5/6,8 x 13/13,7. San


Giorgetto: 26,2/27 x 5,3/5,8 x 12,5/13. Torre del Gardello:
26,8/27,5 x 6,2/7 x 12,5/13.
42. Doglioni 1987, pp. 33-34.
43. Di Lieto 1990, p. 464; Zumiani 2001, p. 5; Cecchini 2007d,
p. 306; Cecchini 2007e, p. 312. Questo spazio aperto verso
lesterno era stato pesantemente trasformato negli interventi del XV secolo a seguito dellingresso degli Emilei.
44. Di Lieto 1990, p. 457; Cecchini 2007e, p. 312.
45. Alcune differenze, riguardo alle misure, riscontrate negli
studi che si sono occupati del palazzo hanno suggerito lopportunit di riproporre in questa sede, in modo dettagliato, i
principali dati metrici relativi agli ingombri e alle volumetrie.
46. Di Lieto 2007, p. 341.
47. Limposta meridionale, che regge larco appoggiato al
corpo di fabbrica, costituita da un concio monolitico che
prevede un listello piatto in alto e un semplice guscio concavo nella parte inferiore; le due imposte centrali invece sono
pi articolate e prevedono in alto una bassa fascetta e sotto
una gola diritta.
48. Di Lieto 1990, p. 458.
49. Questo varco poteva essere sbarrato solo dallesterno e
non dal sottoportico, come confermano le battute e i profili
degli stipiti.
50. La valutazione cronologica di questo passaggio, nonch
della soprastante coeva finestra, che ha la strombatura contraria rispetto alla porta, resa difficoltosa dalla presenza di
intonaco (antico e di restauro) sullintera superficie muraria.
significativo, tuttavia, che il paramento sia stato trasformato pesantemente solo a partire dal piano superiore, nonch a
nord e a sud rispetto al varco, quando in un momento assai
pi avanzato furono addossati degli edifici: le porte adiacenti
verso meridione, tamponate (una ad arco ribassato, laltra
pi tarda rettangolare), come pure quella a nord, attualmente nellambiente di passaggio verso le sale espositive, i cui
segni sono appena intuibili, appartengono proprio a questi
tardi interventi. Inoltre, un altro edificio, che sub numerosi cambiamenti nel tempo, era collocato in prossimit dello
spigolo sudoccidentale dellala: la sua consistenza parzialmente recuperabile grazie alla presenza di alcune finestre
e porte tamponate, presenti sulla parete; la pianta invece
rintracciabile nellarea archeologica, che conserva ancora la
porta di accesso alla sala ipogea e una parete, in comune con
il soprastante palazzo, ben intonacata e quindi destinata a
essere a vista.
51. Lo stipite sinistro sicuramente di ripristino, mentre
quello destro sembrerebbe conservare cospicue tracce di autenticit.
52. Di Lieto 1990, p. 458.
53. La parte pi integra della muratura, ovvero quella a
destra dellaccesso, non mostra segni di scasso, poich fra i
mattoni posti radialmente nellarcata, quelli del bardellone e
il paramento murario adiacente sembra esserci una naturale
continuit, fino allo spigolo di fondo della testata.
54. La testata meridionale prevedeva almeno tre volte di dimensioni diseguali, mentre la parete antistante ne conserva

a rchitettur a m edievale a palazzo emilei fort i


la traccia di una sola.
55. Lintervento di trasformazione del piano terra del loggiato, con la creazione delle volte, caus pure il parziale occultamento del fregio perimetrale voluto dagli Emilei, ai quali
va imputata la prima riconfigurazione del porticato, come
conferma uno stemma posto nella testata settentrionale.
56. Di Lieto 1990, p. 458.
57. Di Lieto 1990, p. 457.
58. Una soluzione di questo tipo suggerita da Di Lieto
1990, p. 457.
59. Le tre finestre mostrano pesanti segni di manomissione,
giacch le numerose trasformazioni subite dal palazzo fin dal
XV secolo portarono a un radicale stravolgimento dellassetto dei piani e delle partizioni interne. Tutte evidenziano
segni di restauri moderni nella parte inferiore degli stipiti,
mentre gli archivolti, a partire dalle imposte, sono scomparsi
a causa dellinserimento di altre aperture su livelli diversi.
60. Di Lieto 1990, p. 458.
61. Zumiani 1991, pp. 136-137; Cecchini 2007b, p. 290.
62. Gi a partire dal primo piano il muro in questione muta
leggermente landamento, rendendosi parallelo a quello su
via Forti, ovvero alla facciata delledificio, mediante una lieve
rotazione del proprio asse in direzione nord-sud.
63. Questo rinforzo, di non particolare spessore, presente
solo nel muro occidentale di questo ambiente, senza interessare la vicina sala caminata.
64. Le misure sono relative ai lati maggiori del parallelepipedo.
65. Riguardo a questo argomento vd. il saggio di Massimiliano Bassetti in questo volume.
66. I muri longitudinali misurano 10,44 m (est) e 10,22 m
(ovest); quelli trasversali 5,97 m (nord) e 6,70 m (sud). Cfr.
inoltre Frattaroli 1997, p. 181; Frattaroli 2007, p. 343;
Cottone 2007, p. 346.
67. Lambiente, individuato nel 1966, fu diviso in due piani,
assai bassi, fra Quattro e Cinquecento e solo nei restauri del
1985 si decise di riproporre loriginaria volumetria, demolendo il pavimento del terzo piano, privo di valore, e abbassando alla sua quota quello pi antico soprastante. Cfr. Di
Lieto 1990, p. 455; Cottone 2007, p. 346; Martinelli 2007,
p. 361; Cox 2007, p. 373.
68. La decorazione di questo ambiente oggetto dello studio di Fausta Piccoli in questo volume, a cui si rimanda per
completezza di argomentazioni.
69. Di Lieto 1990, p. 457.
70. Di Lieto 1990, pp. 461, 463. Il primo dei due accessi fu
aperto negli interventi del 1966.
71. Sulla soglia sono evidenti ancora le tracce dei cardini su
cui ruotavano gli scuri e negli sguanci sono stati riconosciuti
i fori di alloggiamento di unasse di legno per la chiusura
delle ante: Di Lieto 1990, p. 463.
72. Di Lieto 1990, p. 463 e nota 13.
73. Lipotesi suggerita da Di Lieto 1990, p. 463, non deve
essere tuttavia sottovalutata, anche se le eventuali tracce di
una fabbrica annessa in questa posizione sarebbero state cancellate dalle successive trasformazioni per laddossamento di

47

tardi edifici abbattuti nei restauri del Novecento (vd. Cecchini 2007c, pp. 294-295, C4).
74. Di Lieto 1990, p. 461; Cottone 2007, p. 346. Il confronto
con il camino del castello di Monselice pare particolarmente
significativo per comprendere sia la tipologia, sia la decorazione del caso veronese.
75. Di Lieto 1990, p. 461.
76. Di Lieto 1990, pp. 461, 463.
77. Di Lieto 1990, p. 464; Frattaroli 2007, p. 344.
78. La battuta predisposta in una di queste nicchie (la orientale del muro sud) il risultato di un intervento pi avanzato
rispetto alla creazione del ricovero.
79. Frattaroli 1990, p. 469.
80. Di Lieto 1990, p. 461, propone uno sviluppo di 1,1 x 1,6
m di altezza. Cfr. inoltre Doglioni 1987, p. 35
81. Di Lieto 1990, p. 464.
82. Di Lieto 1990, p. 463; Frattaroli 1990, pp. 472-473; Frattaroli 2007, p. 343; Di Lieto 2007, pp. 342, 344.
83. Di Lieto 1990, p. 457.
84. A seguito degli interventi di restauro fu apprestato un
tetto a unica falda, con spiovente inclinato verso oriente.
Cecchini 2007d, p. 306; Cecchini 2007h, p. 332; Cecchini
2007l, p. 370.
85. Di Lieto 2007, p. 341; Coppari 1988, p. 72.
86. Di Lieto 1990, p. 458; Frattaroli 1997, p. 181; Frattaroli 2007, p. 343.
87. Di Lieto 1990, p. 461.
88. Di Lieto 1990, p. 458, nota 10; Di Lieto 2007, p. 341.
89. Linclinazione di questi elementi inferiore rispetto a
quella delle due falde, a propria volta leggibile dallandamento a cuspide degli affreschi della testata meridionale dellaula.
90. Zumiani 2001, p. 11; Di Lieto 2007, p. 341.
91. Gran parte dei merli sopravvive nel lato occidentale
delledificio, valorizzati dalla soluzione del tetto a unica falda
predisposto nei restauri novecenteschi. Uno solo si trova nel
lato opposto, in prossimit dellintersezione con gli ampliamenti successivi. Il tratto rettilineo compreso fra ogni merlo
era a propria volta protetto da unulteriore lastra litica.
92. Di Lieto 1990, p. 458.
93. La parte sommitale mostra, infatti, limpiego di mattoni
di colore pi tenue, apparecchiati a partire da un preesistente
doppio spiovente.
94. Pure Cecchini 2007e, p. 312, suggerisce che il palazzo
giungesse fino a via Forti.
95. Nonostante sia certo che la testata del palazzo (N1) sia
la naturale prosecuzione dellala ezzeliniana, si ritenuto
di identificarla in modo autonomo, poich le particolari caratteristiche architettoniche e volumetriche che la contraddistinguono suggeriscono lopportunit di attribuirle una
specifica identit.
96. Le trasformazioni avvenute per opera degli Emilei portarono alloccultamento completo dei tre fornici; tuttavia,
mentre i due a sud furono riaperti nel Novecento, perch
prospicienti al piazzale, quello a nord rimase tamponato
in quanto si trova in corrispondenza dei corpi di fabbrica

48

fa bio coden

dellala nordorientale del palazzo.


97. Il muro in questione, in questo piano, diventa parallelo a quello del fronte strada, evidentemente correggendo
limperfezione presente nel precedente setto. Ci fu dovuto,
quindi, alla necessit di rendere i perimetrali della grande
sala perfettamente ortogonali fra di loro.
98. Zumiani 1991, p. 138.
99. Di Lieto 1990, p. 457 e nota 7, pensa a una casatorre anteposta al palazzo, alcune tracce della quale sarebbero state
portate alla luce nei lavori del 1989-1990.
100. Non chiaro invece se il muro divisorio interno, in asse
con quello del prospetto posteriore dellala, possa essere originario, visto il suo esiguo spessore.
101. Di differente parere Zumiani 2000, p. 311, che propone
lesistenza di due torri nelle testate del vano porticato.
102. La merlatura, come si vede chiaramente dal vano della
scala a chiocciola al terzo piano, gira intorno alla testata della grande sala finestrata.
103. Dato che questa porzione di fabbrica era disposta lungo
la via pubblica plausibile che avesse una delle due linee di
gronda proprio nel lato anteriore, ovvero a nord.
104. La sua minor profondit potrebbe essere spiegata, in via
di pura ipotesi, con la presenza di una struttura lignea contenente la scala di accesso ai piani superiori dei due edifici.
105. Le caratteristiche formali di questo fregio sono ampiamente discusse da Fausta Piccoli in questo volume.
106. Zumiani 1991, pp. 136, 138; Cecchini 2007g, p. 328.
107. Larticolata funzione delledificio civile nel medioevo
significativamente indagata da Guglielmotti 2003, pp. 155157, 177-185, e da Settia 2003, pp. 208-211.
108. La parte della torre che interessa in questa sede quella
relativa alla prima fase, ovvero fino alle finestre in questione
comprese: Zuliani 1992, pp.13, 24; Varanini, Maroso 1992,
pp. 43-44; Cecchini 1992, pp. 66-69.
109. Questo confronto, particolarmente pertinente, gi
suggerito da Di Lieto 1987, p. 109; Coppari 1988, p. 73; Zumiani 2001, p. 5. Inoltre, se lipotesi di datazione alta dellala
di Ezzelino dovesse trovare ulteriore credito, allora si potrebbe pure retrodatare il palazzo dei Nogarola almeno alcune
sue parti di qualche decennio (per la cronologia vd. Zumiani 1991, p. 156).
110. Zuliani 1992, pp. 13-16, 22-26, 36; Varanini, Maroso
1992, p. 43; Cecchini 1992, pp. 70-73
111. Schulz 2010, p. 11.
112. Arslan 1970, pp. 20-24; Zanini 1993, p. 356; Concina
1995, pp. 66-73; Dorigo 2003, pp. 298-324, 352-367; Dellwing
2010, pp. 129-135.
113. Zuliani 1977b, pp. 21-27.
114. Barbieri 1987, pp. 8-14.
115. Guidoni 1990, p. 58.
116. Rossini 1998, pp. 88, 90, 92-94.
117. Queste architetture di rappresentanza civica avevano
logge al piano terra, talvolta aperte in entrambi i lati lunghi,
talvolta solo sul fronte, e una grande sala al piano superiore;
cfr. Pistilli 1992, pp. 765, 767; Zanini 1993, p. 355; Schulz
2010, p. 19. Relativamente agli episodi nord-italiani vd. Ro-

manini 1964, pp. 39-45, 181-186, 188-189; Cozzi 2008, p. 59;


Schulz 2010, p. 6.
118. Romanini 1964, pp. 39-40, 185-186; Panazza 1964-1965,
pp. 195-203; Schulz 2010, p. 16.
119. Zuliani 1977a, p. 8 nota 18; Valenzano 2001, p. 94; Bellieni 2008, pp. 32-33, 37. Un documento del 1202 conferma
la presenza di una sede comunale nuova.
120. Romanini 1964, p. 40; Rurali 2002, p. 303; Piva 2004, pp.
426-428, fig. p. 286.
121. Romanini 1964, p. 40; Andenna 1987, p. 52; Mongiat Babini 1987, p. 521
122. Romanini 1964, p. 42.
123. Romanini 1964, p. 42; Panazza 1964-1965, pp. 181-195.
124. Romanini 1964, pp. 43-45; Ghisalberti 1989, pp. 77-78.
125. Cassanelli 2002, pp. 91-94. Seppure di data assai pi
avanzata questo edificio propone una formulazione architettonica legata alle soluzioni adottate gi nella prima met del
secolo, in particolar modo quelle sperimentate nel Broletto
Nuovo di Milano.
126. Romanini 1964, p. 40; Paccagnini 1969, pp. 7-10; LOccaso 2002, pp. 141-145; Rodella 2003, pp. 17-38.
127. Sul concetto di casatorre vd. Mannoni 2005, pp. 65-66.
128. Largomento non pu prescindere dallaccuratissimo
studio sulle casetorri di et comunale di Varanini 1988a, pp.
173-250.
129. Zumiani 1991, p. 136; Cecchini 2007e, p. 312.
130. Per lidentificazione di questi fabbricati e per alcune veloci notizie di carattere architettonico vd. Cecchini 2007c,
pp. 293-297; Bonuzzi, Chiavegato, Cordioli, Corradini,
Lorenzetti, Mondini 1987, pp. 89-97.
131. Sulla conformazione di queste dimore con funzioni difensive vd. Doglioni 1987, p. 27.
132. Zumiani 2001, p. 8; Cecchini 2007c, p. 293.
133. Tale considerazione avvalorata anche dal confronto
fra la tipologia muraria presente in questo luogo e quella delle cantine predisposte nelle trasformazioni quattro-cinquecentesche: i due vani ipogei, attualmente sede degli impianti
del museo, che si trovano nellarea orientale, mostrano infatti una tecnica costruttiva assai differente, con mattoni ben
posati e spazi organizzati in senso longitudinale.
134. Zumiani 2001, p. 8.
135. La presenza di torri negli angoli degli isolati, con motivazioni di carattere strategico, peraltro documentata da
Doglioni 1987, p. 37; Guidoni 2002, p. 12.
136. assai difficile valutare le relazioni spaziali fra questi
copri di fabbrica, anche se a livello dei sotterranei N4 e W1
sembrano mostrare una maggiore omogeneit di impianto.
137. Bonuzzi, Chiavegato, Cordioli, Corradini, Lorenzetti, Mondini 1987, pp. 112-113, C; Cecchini 2007c, p. 294, fig.
3, C3.
138. Lambiente al primo piano corrisponde a una delle sale
note come bagno di Napoleone: Cecchini 2007g, p. 330.
139. Bonuzzi, Chiavegato, Cordioli, Corradini, Lorenzetti, Mondini 1987, pp. 112-113, E; Cecchini 2007c, p. 294, fig.
3, C2.
140. A sud, in prossimit dello spigolo, visibile unarcata di

a rchitettur a m edievale a palazzo emilei fort i


dimensioni contenute, di cui avanza gran parte della luce,
che sembrerebbe segnare laccesso alledificio; dato che la
sua posizione abbastanza elevata probabile che lutilizzo
fosse garantito da una scala esterna. In un momento successivo pare sia stato aperto un loggiato, di cui si conservano
solo pochi tratti di due arcate. Tutte queste aperture furono
tamponate ancora in antico, ma con tecniche assai differenti
per poi essere intercettate da un arcone che mut definitivamente il fronte.
141. Vd. la parete prima del restauro e la valutazione stratigrafica in Bonuzzi, Chiavegato, Cordioli, Corradini, Lorenzetti, Mondini 1987, p. 97, figg. 95-98.
142. Cecchini 2007c, p. 294, fig. 3, C1.
143. Verso oriente fu aggiunto, in un momento un po pi
avanzato, un altro corpo di fabbrica (Bonuzzi, Chiavegato,
Cordioli, Corradini, Lorenzetti, Mondini 1987, p. 112, F;
Cecchini 2007c, p. 294, C) con muri leggermente convergenti e di notevole spessore.
144. Bonuzzi, Chiavegato, Cordioli, Corradini, Lorenzetti, Mondini 1987, pp. 112-113, H.
145. Bonuzzi, Chiavegato, Cordioli, Corradini, Lorenzetti, Mondini 1987, pp. 112-113, G.
146. Bonuzzi, Chiavegato, Cordioli, Corradini, Lorenzetti, Mondini 1987, pp. 112-113, F.
147. Questo brano di parato visibile nel corridoio che immette alle scale di accesso ai piani superiori della casatorre.
148. Questa nicchia fu in gran parte demolita a seguito
dellapertura di una porta che permette il passaggio alla vicina casatorre (W3).
149. Su questo argomento vd. il saggio di Fausta Piccoli in
questo volume.
150. Doglioni 1987, p. 30.
151. Cecchini 2007c, p. 294, B2.
152. Il tipo di muratura, a ciottoli e mattoni disposti a spina
di pesce, delimitati da fasce formate da mattoni o file di coppi rotti, mostra forti analogie con quello di tamponamento
delledificio adiacente (W7). Le due finestre visibili in questo
prospetto, ad arco ribassato, con bardellone, quasi certamente appartenenti a un vano scale interno, vista la disposizione
in piani leggermente falsati, e la porta al piano terra, fortemente rimaneggiata, evidenziano un linguaggio pi avanzato rispetto a quello dei corpi di fabbrica W3 e W4.
153. Anche in questo caso pare che diversi ambienti sovrapposti della casatorre fossero a vano unico: Cecchini 2007c,
pp. 294, B1.
154. Questa stessa parete, allesterno, visibile da un piccolo
cortile ricavato nello stabile W7, mostra un paramento assai
pi semplificato a ciottoli disposti a spina di pesce in sei o
sette corsi, alternati a una doppia fila di mattoni; ma nella
parte pi alta, ai fianchi di unampia apertura tamponata, ripropone il sistema alternato dellinterno.
155. Doglioni 1987, p. 33.
156. Di questo settore visibile solo una piccola porzione,
con pi file alternate di mattoni e di conci, che certamente
prosege ancora per molto in altezza. Il primo corso di conci
in alto fu smontato a passi regolari per permettere linnesto

49

delle travi di legno di un solaio.


157. Cecchini 2007c, pp. 293-294, A6-A7-A8; Cecchini 2007f,
p. 325. Questa fabbrica si addentra nellisolato fino a toccare
il fronte opposto del vicoletto. Per tale motivo nei restauri
novecenteschi fu ricavato un vano di passaggio per mettere
in comunicazione la piccola corte in oggetto e il vicoletto
Due Mori. Nonostante le molteplici trasformazioni non
escluso che questa imponente costruzione possa essere
quattro-cinquecentesca.
158. Qualche tempo dopo, forse fra il XIII e il XIV secolo,
questo sistema di aperture fu completamente stravolto dalla
creazione di ampie finestre ad arco a tutto sesto, a doppia
ghiera digradante verso linterno, e ancora fra il XV e il XVI
si aprirono nuovi varchi ad arco ribassato con bardellone.
159. Passaggi di questo tipo, che contribuivano a rendere inviolabili le corti, sono difficilmente documentabili a Verona:
Doglioni 1987, pp. 27-28.
160. La tipologia di muratura a graticcio, che interessa gran
parte delle facciate rivolte alla piccola corte interna, assai
singolare per Verona; cfr. Doglioni 1987, p. 25.
161. Cecchini 2007c, p. 294, D1; Cecchini 2007f, p. 325. Va
comunque rilevata la particolarit di questa corte che presenta delle logge interne, sostenute da pilastri in pietra leggermente rastremati al sommoscapo.
162. Cecchini 2007c, p. 294, D3-D4; Cecchini 2007e, p. 312.
163. Cecchini 2007c, p. 294, D2; Cecchini 2007f, p. 324; Cecchini 2007i, p. 335, interpreta questo vano come la cantina
di una torre.
164. Cecchini 2007i, p. 335, conferma sofisticati interventi di
consolidamento della volta.
165. Zumiani 2000, p. 311.
166. Sullargomento vd. Guidoni 2002, pp. 12-15. Questa
via sfugg alla rettificazione, ben documentata a partire dal
Quattrocento, degli assi viari, probabilmente sia per lesiguit dellanomalia dei fronti, sia perch i corpi di fabbrica
furono fusi in pi ampie unit abitative. Cfr. sullargomento
Varanini 1997, pp. 58-59.
167. Il fervore edilizio in citt, relativamente a corpi di fabbrica di questa tipologia, documentato da Varanini 1988,
p. 175.
168. Le caratteristiche urbanistiche delle piccole vie che conducevano in epoca medievale allinterno degli isolati sono
affrontate da Soragni 2002, pp. 91-93.
169. Cecchini 2007f, p. 325. Anche in questo caso gli sbocchi
verso il fronte orientale dellisolato non esistono pi.
170. Il percorso dovrebbe corrispondere allattuale accesso
principale di palazzo Forti, progettato da Pellegrini con quattro statue allegoriche di Lorenzo Muttoni: Da Persico 182021, I, p. 30; Simeoni 1909, p. 71; Isalberti s.d., p. 29; Lenotti
1964, p. 45; Dal Forno 1972, p. 299; Dal Forno 1973, p. 196;
Cecchini 2007g, p. 328.
171. Alcuni di questi spazi, ricordati nel saggio di Gian Maria
Varanini in questo volume, sono citati in documenti coevi
alla permanenza in citt di Ezzelino.

Bibliografia

OPERE MANOSCRITTE

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1733
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186

il pa la zzo e la citt . le vic ende di palazzo emilei forti

1749
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1771
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Una casa sopra le case. Guida a Palazzo Forti per bambini e non, a cura
di M.R. Dussin, Verona 2011.

Questo volume nasce da unidea dellAssociazione degli Amici di Palazzo Forti e la sua realizzazione stata resa possibile
grazie al contributo della Banca Popolare di Verona

Si ringraziano per la collaborazione:


la Societ Letteraria di Verona, lArchivio di Stato di Verona, la Biblioteca Civica di Verona, il personale di palazzo Forti, Paola
Artoni, Raffaello Bassotto, Claudio Bismara, Federica Bommartini, Paola Bressan, Daniela Cavallo, Libero Cecchini, Valentina
De Lello, Giorgio e Paola Forti, Tiziana Franco, Silvia Musetti, Gianni Peretti, Carlo Rimini (Presidente della Comunit ebraica di Verona), Sara Rodella, Tiziano Stradoni, Arianna Strazieri, Andrea Tomezzoli, Mariano Trevisan.

Copyright 2012
Cierre edizioni
via Ciro Ferrari 5
37066 Sommacampagna (Vr)
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il palazzo e la citt
le vicende di palazzo emilei forti a verona

a cura di Loredana Olivato e Giambattista Ruffo

Sommario

ix
xi

premessa, Loredana Olivato, Giambattista Ruffo


introduzione, Jean-Claude Maire Vigueur

La presenza ebraica a Verona: Achille Forti, scienziato, umanista e mecenate, Giambattista Ruffo

15
17

i. il medioevo
Aristocratici e patrizi nella contrada di San Biagio/Santa Cecilia a Verona (secoli XII-XV),
Gian Maria Varanini
33 Architettura medievale a palazzo Emilei Forti, Fabio Coden
51 Le pitture medievali, Fausta Piccoli
61 I disegni, le scritte e i graffiti nella cos detta sala finestrata, Massimiliano Bassetti
69 San Biagio: una chiesa scomparsa, la sua storia e il suo corredo artistico, Pierpaolo Brugnoli
77
79
87

ii. let moderna


I rinnovamenti architettonici di palazzo Emilei tra XV e XVII secolo, Luca Trevisan
La famiglia innanzitutto: gli Emilei a Santa Cecilia e la decorazione pittorica del loro palazzo tra
Quattro e Cinquecento, Alessandra Zamperini
97 1780: lintervento di Ignazio Pellegrini, restauratore della buona architettura, Loredana Olivato
111 Affreschi e dipinti per palazzo Emilei alla fine del Settecento, Paola Marini
121 Sculture e stucchi settecenteschi nel palazzo degli Emilei, Monica Molteni
135 Palazzo Emilei Forti nellOttocento: architettura e dintorni, Daniela Zumiani
Tradizione nordica e comfort innovativo negli arredi ottocenteschi di palazzo Emilei Forti, Erika Bossum
140
146
Le propriet Forti a Verona: divisioni e passaggi nei secoli XIX e XX, Valeria Rainoldi
163 iii. let contemporanea: il palazzo come museo
165 La Galleria dArte Moderna, Alba Di Lieto
175 Il Museo del Risorgimento di palazzo Forti, Ettore Napione
185 bibliografia
201 indice dei nomi
207 referenze iconografiche

giugno 2012
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