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Esame Abilitazione Tecnico

IMMATRIOLAZIONI -DOCUMENTI DI CIRCOLAZIONE

Ammissione alla circolazione


Il veicolo è un prodotto industriale, realizzato quasi sempre in serie e
destinato ad essere utilizzato da tutti per trasportare cose e persone in aree
pubbliche dove circola assieme ai pedoni ed ai veicoli privi di propulsione. Per
tale ragione ha acquistato notevole importanza sociale e lo stato prima di
ammetterlo alla circolazione ne verifica la sicurezza e la compatibilità con le
infrastrutture el'ambiente. Man mano che l'uso dei veicoli si è diffuso e la
produzione di massa ha raggiunto livelli non più getibili con la verifica dei
singoli esemplari, in ogni paese europeo è stata istituita la procedura della
omologazione del tipo che, essenzialmente è una procedura tecnica
amministrativa in base alla quale:

•L'Ente preposto (In italia: CPA o CSRPAD) mediate prove sui


prototipi del veicolo acerta che essi:
-rispondano ai prescritti requisiti di sicurezza attiva e passiva
-siano compatibili con le infratrutture
-determininino un impatto ambientale (inquinamento atmosferico ed
acustivo) accettabile (contenuto nei limiti di legge)

•Il costruttore ottenuta l'omologazione del tipo dell'autoveicolo è


autorizzato a :
- produrre in serie il tipo del veicolo
- rilasciare un certificato di conformità per osgi esmplare prodotto in
conformità al tipo omologato, certificato che l'acquirente finale utilizza
per immatricolare il medesimo.

1.L'immatricolazione è la procedura in base alla quale un veicolo,


riconosciuto idoneo alla circolazione , entra a far parte della
popolazione dei veicoli.
L'ente preposto all'immatricolazione dopo aver acquisito le generalità e
l'indirizzo del proprietario, il numero di telaio, i dati tecnici e fiscali del
veicolo:
- assegna al veicolo un numero di targa;
- annota tutti i dati su un registro cartaceo e/o supporto informatico;

Uso degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei rimorchi

2.Uso Terzi : locazione senza conducente, servizio di noleggio con


conducente e servizio di piazza per trasporto di persone, servizio di
linea per trasporto di persone , servizio di trasporto di cose per conto
terzi, servizio di linea per trasporto di cose, servizio di piazza per
trasporto di cose conto terzi

Uso proprio: tutti i casi diversi dall'uso terzi.


C.O.C. e dichiarazione di conformità

Per ciascun veicolo prodotto in serie e di tipo omologato il cotruttore rilascia


la dichiarazione di conformità direttamente all'acquirente del veicolo il quale
può immatricolare e contestualmente intestarsi il mezzo di trasporto con una
sola operazionen di tipo amministrativa da effettuare presso gli sportelli UMC
e PRa.
Per i veicoli appartenenti alla categoria internazionale M1 muniti di motore a
combustibile interno ed L; il costruttore del veicolo rilascia all'acquirente il
certificato di conformità comunitario (COC) in luogo della dichiarazione di
conformità.

Carta di circolazione e criteri generali amministrativi di


immatricolazione.

Presso l'UMC del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, relativamente


alla circolazione stradale, mediante autocerificazione di chi si dichiara
proprietario . L'UMC provvede all'immatricolazione, assegnazione della targa
e rilascio della carta di circolazione ovvero aggiornamento della proprietà.

Estratto del documento di circolazione

Quando per ragioni di ufficio i documenti di circolazione vengono consegnati


agli uffici che ne hanno curato il rilascio per esigenze inerenti alle loro
specifiche attribuzioni, questi ultimi provvedono a fornire previo
accertamento degli adempimenti prescritti un estratto del documento che
sostituisce a tutti gli effetti l'originale per la durata massima di 60gg.

Cessazione della Circolazione

La parte interessata, intestataria di un veicolo, motoveicolo o rimorchio, o


l'avente titolo deve comunicare al competente ufficio del PRA, entro 60gg, la
definitiva esportazione all'estero del veicolo stesso, restituendo il certificato
di proprietà, la carta di circolazione e le targhe. Lufficio del PRA ne dà
immediata cominicazione all'ufficio competente del dipartimento per i
trasporti terrestri, provvedendo altresì alla restituzione al medesimo ufficio
della carta di circolazione e delle targhe.

Certificato di idonietà tecnica dei cicolomotori


Il certificato di idonietà tecnica viene rilasciato dall'UMC presso il quale viene
presentata apposita richiesta di rilascio, in base a :

- dichiarazione di conformità
- visita e prova in caso di smarrimento del precedente certificato
- duplicato per deterioramento del precedente certificato
Il ceritificato non è nominativo in quanto contiene i dati tecnici del veicolo ma
non quelli del proprietario del cicolomotore e quindi non costituisce titolo di
proprietà del veicolo. Il documento segue il veicolo dalla sua messa in strada
fino alla sua demolizione.
Il certificato di idonietà tecnica contiene essenzialmente:
- numero di identificazione (numero di teleaio) del veicolo
- dati e caratteristiche tecniche del veicolo.

OMOLOGAZIONE ED APPROVAZIONE DEI VEICOLI, DI


IMBARCAZIONI E RELATIVI COMPONENTI ED ENTITÀ TECNICHE.

Omologazione nazionali ed europee, limitate per piccole serie e


temporanee. Procedure effetti
Omologazione Nazionale: i veicoli prodotti in serie sono soggetti ai sensi
dell'art. 75 CDS, comma terzo, alla omologazione del tipo, rilasciata a seguito
di visita e prova effettuata su prototipo del veicolo presentato a cura del
costruttore presso i CPA o CSROAD (Centro Superiore Ricerche e Prove
Autoveicoli e Dispositivi). L'immatricolazione del tipo riservata alla
produzione in serie dei veicoli, è di esclusiva competenza del CPA o
CSRPAD. L'omologazione interessa sia i veicoli di nuova progettazione
che i veicoli già immatricolati e circolanti che diventano oggetto di
modifiche complementi o allestimenti. Per i veicoli appartenenti alla
altre categorie internazionali diverse dalla M1 si continua, invece, a
rilasciare l'omologazione nazionale facendo riferimento alle norme
comunitarie recepita nell'ordinamento nazionale e alle norme nazionali
attualmente applicabili in quanto non in contrasto con norme
comunitarie recepite nell'ordinamento nazionale.

Omologazione Comunitaria: in luogo di quella nazionale, è prevista per i


veicoli appartenenti alla categoria internazionale M1 muniti di motore a
combustione interna ed L; il costruttore rilascia all'acquirente il certificato di
conformità comunitario (COC) in luogo della dichiarazione di conformità. Le
procedure per il rilascio dell'omologazione comunitaria e per
l'immatricolazione dei veicoli sono analoghe a quelle previste per i veicoli
omologati ai sensi della norma nazionale.

Omologazione limitata: può essere accordata nel caso in cui vengono


prodotti veicoli in piccole serie ove le attrezzature e/o programmi non
giustificano il rilascio di un omologazione nazionale. Il CPA che ha rilasciato
l'omologazione limitata controlla la conformità alla produzione almeno ogni 2
anni stabilendo se imporre la trasformazione in omologazione nazionale
ovvero se procedere alla revoca della stessa omologazione.

Omologazione temporanea: può essere accordata per fini sperimentali e


riguarda l'omologazione di veicoli, esterni, componenti o entità tecniche che
presentano caratteristiche incompatibili con la normativa in vigore.

Normativa comunitaria ed internazionale – Accordi di reciprocità con


altri stati membri della UE – Veicoli in omologazione Nazionale –
Veicoli in omologazione Globale
Intorno agli anni 50, in pieno boom economico, quando l'automobile ha
cominciato ad acquistare notevole importanza nell'ambito degli scambi
internazionali le norme nazionali di omologazione dei veicoli e dei loro
dispositivi emanate dai vai stati costituivano un vero e proprio ostacolo per
gli scambi commerciali. Le industrie dovevano progettare il veicolo tenendo
conto delle normativa tecniche in vigore nei mercati di destinazione,
sottoponendo di volta in volta i prototipi al controllo presso le competenti
autorità dei paesi ai quali i veicoli o i dispositivi erano destinati.; ciò
comportava un notevole dispendio di tempo e il rischio di non ottenere in
tempi ragionevoli il riconoscimento di conformità del veicolo e dei suoi
dispositivi alla normativa in vigore nel paese di destinazione. L'evoluzione
normativa, dovuta all'evoluzione tecnica (spesso motivata anche da
considerazioni protezionistiche) rendeva molto instabile il quadro di
riferimento con la conseguente eliminazione dalla competizione commerciale
dei prodotti di importazione. Per superare le problematiche che scaturivano
da tale congiuntura, il 20 marzo 1958 a Ginevra, sotto l'egida della
Commissione economica per l'Europa dell' Organizzazione delle Nazioni Unite,
fu stipulato un accordo concernente l'emanazione dI “Prescrizioni unifirmi
di omologazione dei dispositivi di equipaggiamento e dei componenti
dei veicoli a motore e del riconoscimento reciproco delle
omologazioni accordate”. In base all'accordo, un costruttore, ottenuta la
omologazione di un dispositivi conformemente ad un regolamento emanato
nell'ambito dell'Accordo, era autorizzato a marcare il prodotto con un
marchio internazionale di conformità:
- garantito dal paese che rilasciava l'omologazione
- riconosciuto dagli altri paesi che aderivano all'accordo.

Ciò consentiva la commercializzazione del veicolo senza ulteriori controlli


tecnici in tutti i paesi che avevano dichiarato l'accettazione della norma.
Tuttavia bisogna tener presente che le problematiche relative
all'armonizzazione e al riconoscimento reciproco delle norme tecniche di
costruzione e progettazione dei veicoli e dei loro componenti sono legati
all'attuazione, peraltro ancora non possibile, di un mercato unico a livello
mondiale che vede impegnati nell'attività di ricerca e sviluppo nel campo
automobilistico gli USA, i paesi dell'UE, il Giappone ed altri paesi.

Omologazioni parziali di entità tecniche e di componenti

Tutti i sistemi, i componenti o le entità tecniche destinati all'impiego sui


cicolomotori, sui motoveicoli, sugli autoveicoli, sui filoveicoli e sui loro
rimorchiono soggetti, se prodotti in serie, all'omologazione del tipo ai sensi
del terzo comma dell'art. 75 CDS.
Un componente, per esempio un fanale destinato a far parte di un veicolo,
può essere omologato indipendentemente dal veicolo sul quale è installato;
analogamente un entità tecnica, per esempio il dispositivo di protezione
posteriore destinato ad equipaggiare un veicolo, può essere omologato
separatamente da quest'ultimo per essere poi installata su uno o più tipi di
veicoli. Di norma, i dispositivi o componenti del veicolo di tipo omologato
sono riconoscibili tramite apposite marcature inpresse sugli stessi in punti
visibili a cura del costruttore.

Dimensioni ingombri masse limite stabilite per i vari tipi di veicoli:


normative tecniche di rilevamento.

I limiti di massa variano in base alle caratteristiche tecniche, al tipo di


veicolo, al numero di assi e al carico unitario medio trasmesso dal
pneumatico sulla strada per le varie categorie di veicoli. I veicoli che
superano i limiti di massa sono considerati veicoli eccezionali e sono soggetti
a specifica autorizzazione alla circolazione rilasciata dall'ente proprietario o
concessionario per le autostrade e per le strade statali e militari e dalle
regioni per la rimanente rete viaria.

I veicoli sono considerati eccezionali:

• per massa se superano i limiti di massa

• per dimensione se superano i limiti di sagoma

• per massa e dimesnione se superano i limiti di massa e di sagoma.

I mezzi d'opera sono una particolare categoria di veicoli che pur superando i
limiti di massa:

• hanno dimensioni contenute entro i limiti di sagoma

• sono adatti ed idonei allo specifico impiego nei cantieri o utilizzabili ad


uso misto su strada e fuori strada.

• Non superano i limiti di massa fissati dall'art.10 comma 8 CDS che


prevede per tali veicoli valori più alti dei limiti generali.

I veicoli classificati come mezzi d'opera godono di specifiche deroghe alla


circolazione in quanto sono esentati dall'autorizzazione alla circolazione
indicate nell'art.10.cds.

VEICOLI N° assi Norme Nazionali Norme CEE


2 18t 18t
3 o più 25t 25t
3 [3] 26t 26t
4 o più 32t 32t
[3] Purchè l'asse motore sia munito di pneumatici
accoppiati e sospensioni pneumatiche o riconosciute
equivalenti dal ministero delle infrastrutture e dei
trasporti.
Autobus e filobus 19 t
a 2 assi
RIMORCHI N° assi Norme Nazionali Norme CEE
1 6t 6t
2 22t 18t
3 o più 26t 24t

Cicl. E Moto 2,5t


Autotreni N° assi Norme Nazionali Norme CEE
3 24t 24t
4 40t 36t
5 o più 44t 40t

Autoarticolati o N° assi Norme Nazionali Norme CEE


autosnodato
3 30t 28t
4 40t 36t
5 o più 44t 40t

Mezzi d'opera N° assi Norme Nazionali Norme CEE


Veicoli isolati
2 20t
3 33t
4 o più[1] 40t
[1] Aventi due assi anteriori direzionali
Mezzi d'opera N°assi Norme Nazionali
complessi di
Veicoli 4 44t
5 o più 56t
5 o più 54t
[2]
[2] Solo per il trasporto di calcestruzzo in betoniera.
Macchine Agricole N° assi Norme Nazionali
1 5t
2 8
3 o più 10t

Macchine Agricole N° assi Norme Nazionali


semoventi
1 6t
2 14t
3 o più 20t

Macchine Agricole N° assi Norme Nazionali


Cingolate
Veicolo 16t

LIMITI DI SAGOMA

I limiti di sagoma (massima lunghezza, larghezza e altezza) sono fissate per


le varie categorie di veicoli.
I veicoli che superano i limiti di sagoma sono considerati veicoli eccezionali e
sono soggetti a specifica autorizzazione alla circolazione rilasciata dall'ente
proprietario o concessionario per le autostrade, strade statali e militari, e
dalle regioni per la rimanente rete viaria.
Non sono soggetti al rilascio dell'autorizzazione alla circolazione, non essendo
considerati trasporti eccezionali i veicoli che trainano veicoli in avaria, purchè
il traino sia effettuato entro i limiti di sagoma e di massa, con veicoli specifici
e limitatamente all'itinerario per il raggiungimento dell'officina più vicina.
Altezza (m)
Autobus a 2 piani 4
Larghezza (m)
Tutti i veicoli 2,55
Superstruttura di veicoli condizionati 2,60
Lunghezza (m)
Veicoli a motore (esclusi autobus) 12
Rimorichi 12
Veicoli articolati 16,50
Treni Stradali 18,75
Autobus, autocarri
- 2 assi 13,50
- con più di 2 assi 15
- con rimorchio 18,75
Autobus articolati 18,75

Le caratteristiche dimensionali dei veicoli a motore e dei loro rimorchi


vengono stabilite in sede di approvazione o di rilascio dell'omologazione e, ad
eccezione delle autovetture, sono riportate sulla carta di circolazione tra le
caratteristiche tecniche ove figurano i valori in metri di:

Lunghezza
Larghezza
Numero di Assi
distanza tra i vari assi

Nelle recenti carte di circolazione (modello europea contenente i cosiddetti


“codici armonizzati”) i valori dimensionali del veicolo sono annotati nelle righe
descrittive alla pagina 3 del documento stesso.
La modifica delle caratteristiche dimensionali (lunghezza, larghezza, altezza,
sbalzo posteriore) comporta una nuova visita e prova presso i competenti
UMC e l'emissione di un duplicato della carta di circolazione su cui vengono
riportati i dati variati conseguentemente alla modifica approvata.

Elementi di fisica

Peso: il peso è l'azione della forza gravitazionale che la terra esercita sul
corpo(per esempio un veicolo) secondo la direzione dell'accelerazione di
gravità (perpendicolarmente alla superficie terrestre.

P= m g

Dove P è il peso, g è l'accelerazione di gravità e m e la massa.


Il peso si esprime in KG

La massa è invece una proprietà intrinseca del corpo che non varia da un
punto all'altro della superficie e nemmeno nel vuoto.
Pesando il corpo con una bilancia analitica (bilancia a due piatti, che
paragona la massa del corpo su di un piatto con una massa nota sull'altro
piatto) si ottiene sempre la stessa misura indipendentemente dal punto in cui
si effettua la misurazione. La massa è una grandezza scalare (In fisica,
una grandezza scalare è una grandezza fisica che viene descritta, dal punto di
vista matematico, da uno scalare, cioè da un numero reale associato ad un'unità di
misura ) e valgono:

m = P/g F= (P/g) a

Forza = m a

Dove P è il peso, g è l'accelerazione di gravità, m è la massa e a


l'accelerazione della forza F.

La misura delle forze devono essere espresse in newton (N) ove

1daN = 10 N = 10/9.81 kgf = 1.02 Kgf

Il daN è l'unità legale più vicina al tradizionale kilogrammo finora utilizzato.

Potenza

La potenza è definita come lavoro (L) compiuto nell'unità di tempo (t). La


potenza indicata in passato in cavalli vapore (CV) si misura ora in watt come
come è noto è pari ad 1 J s-1 .

Lavoro

Nella fisica il termine lavoro ha un significato preciso e cioè si parla di lavoro


quando si è stato applicata una forza ad un oggetto che si sposta nella
direzione della forza.

L=FS

Coppia

Il momento torcente è un caso particolare di momento di una forza. In particolare, il


momento di una forza è definito torcente quando la forza stessa è applicata
perpendicolarmente all'asse di rotazione e però non lo interseca, come per esempio nel
caso dell'azione esercitata da un autista sul volante dell'automobile quando sterza.
È anche detto coppia di forze o semplicemente coppia, in quanto può essere
rappresentato in modo equivalente come la conseguenza dell'applicazione di due forze
distinte uguali e contrarie, ciascuna con modulo pari alla metà di quello del momento
torcente e agenti su due punti della leva esattamente opposti rispetto al fulcro P.

Data una leva, si definisce il momento di una forza in termini rigorosi come il prodotto
vettoriale tra la forza applicata in un punto e la distanza tra quel punto e il fulcro della
leva. L'effetto prodotto è di fare ruotare la leva intorno al fulcro e il vettore "momento
torcente" è disposto lungo la direzione dell'asse di rotazione.

Matematicamente si ha:

dove:

• T è il momento torcente.
• r è il vettore distanza tra il fulcro ed il punto di applicazione della forza
• F è la forza applicata.
L'unità di misura del momento torcente nel Sistema internazionale di unità di misura è
il newton per metro (Nm), detto anche newton-metro.

Si può esemplificare il concetto di momento torcente considerando il caso di una chiave


inglese che agisce stringendo un bullone. Se la chiave è lunga 1 metro e si applica una
forza di 1 newton, il momento torcente risultante sul bullone sarà di 1 Nm (1 m × 1 N =
1 Nm). Lo stesso risultato può però essere ottenuto anche con una chiave lunga mezzo
metro, purché si applichi una forza di 2 newton (0,5 m × 2 N = 1 N·m), oppure con una
chiave lunga 2 metri ed una forza di mezzo newton (2 m × 0,5 N = 1 Nm). Si capisce
così come, per il nostro ipotetico meccanico, converrebbe utilizzare una chiave inglese
molto lunga, così da dover applicare una forza minore per ottenere lo stesso risultato.

Il momento torcente (coppia) è spesso usato nell'industria meccanica per quantificare


la potenza generata da un motore secondo la formula:

dove:

• P è la potenza del motore espressa in W (watt) al numero di giri desiderato


• T è la coppia generata espressa in Nm (newton × metri)
• ω è la velocità angolare espressa in radianti al secondo a cui si riferisce la
potenza P
(NB. ω = 2·π·f dove f = n° giri al secondo)

Aderenza

Con accezione più tecnica, la forza che si oppone allo scorrimento relativo di
due superfici a contatto; un caso tipico è quella che si sviluppa tra la ruota
motrice di un veicolo e l'asfalto, data dal prodotto del peso del carico
gravante sulla ruota per il coefficiente di attrito (o coefficiente di attrito
statico), massimo quando le superfici che vengono a contatto sono asciutte o
anche completamente bagnate, minimo quando sono appena umide, fangose
o ricoperte di grasso, ecc...

ELEMENTI DI FISICA

Accelerazione

L'accelerazione rappresenta la variazione di velocità positiva (detta


accelerazione) o negativa (detta decelerazione) nell'unità di tempo.
Nel SI l'accelerazione si esprime in m/s2. Sovente è anche espressa in g,
dove un g rappresenta l'accelerazione gravitazionale terrestre che è pari a
circa 9,81 m/s2.

Spazio di frenatura ed arresto

Lo spazio (distanza) di arresto è la somma di due tratti di strada: il primo è


percorso dal veicolo durante il tempo di reazione del conducente, cioè il
tempo che intercorre tra l’istante in cui il conducente percepisce il pericolo e
quello in cui interviene sul pedale del freno; il secondo tratto è quello
percorso dal veicolo durante l’azione frenante fino all’arresto (spazio di
frenatura). Lo spazio percorso durante il tempo di reazione dipende dalla
velocità del veicolo e dalle condizioni psicofisiche del conducente (prontezza
di riflessi). Il tempo di reazione medio di un conducente in buone condizioni è
di circa i secondo. La distanza percorsa in tale tempo può essere
approssimativamente calcolata dividendo la velocità per 10 e moltiplicandola
poi per 3.

Effetti della forza centrifuga nel moto in curva

Il moto di un veicolo stradale che percorre una curva può essere studiato
come un moto circolare uniforme assimilando il tratto di strada in curva ad
un settore della circonferenza.

In curva il veicolo è soggetto a:

una forza centripeta dovuta all'accelerazione centripeta diretta verso il


centro della traiettoria.

Una forza centrifuga di pari intensità ma diretta in senso opposto alla


forza centripeta; tale forza nasce come reazione alla forza centrifuga
(principio di azione e reazione della dinamica)

una forza peso del veicolo diretta verso la superficie stradale.

L'azione combinata di questo sistema di forze è direttamente responsabile


della stabilità di marcia in curva. Quando prevalgono gli effetti di alcune forze
su altre si può determinare lo slittamento del veicolo (perdita di aderenza
trasversale delle ruote) con fuoriuscita dello stesso dalla traiettoria e/o dalla
sede stradale ovvero il vero e proprio ribaltamento del veicolo.

Lo studio degli effetti della forza centripeta, della forza centrifuga e del peso
su un veicolo stradale che percorre una curva è estremamente importante ai
fini della stabilità di marcia. Dal bilancio delle forze che agiscono in senso
orizzontale sul veicolo si ricava che l'azione della forza centrifuga diretta
verso l'esterno della curva è contrastata dall'azione della forza di aderenza
delle ruote diretta verso l'interno della curva che può essere al massimo a
Fa=p*µs (limite dovuto all'aderenza). Si ha che:

• quando Fc è inferiore a Fa (si verifica quando la velocità di percorrenza


della curva è inferiore ad un determinato valore limite) il veicolo non
slitta e percorre la curva mantenendo la traiettoria impostata;

• quando Fc e superiore a Fa ( si verifica quando la velocità di


percorrenza della curva è molto alta e supera un determinato valore
limite) il veicolo slitta trasversalmente verso la parte esterna della
curva.

Dal bilancio dei momenti delle forze che agiscono sul veicolo si ricava che
quando Fc*h (momento ribaltante che tende a far ribaltare il veicolo) è
superiore a P*(l/2) (momento stabilizzante che contrasta il momento
ribaltante il veicolo si ribalta.

ELEMENTI DI FISICA

Resistenza al Moto
Lo studio della della resistenza al moto dei veicoli a motore è fondamentale
per il corretto dimensionamento del propulsore (potenza, coppia). Lo studio
conduce alla definizione dell'equazione della trazione dalla quale si individua
la resistenza totale che incontra il veicolo nella marcia su strada nelle varie
condizioni (Carico pendenza della strada, etc)
Nelle applicazioni automobilistiche, due situazioni di marcia appaiono
meritevoli di approfondimento in quanto particolarmente ricorrenti:

• la marcia con moto uniforme

• la marcia di un veicolo sottoposto ad accelerazione

Per muover un veicolo con moto uniforme, il motore deve vincere le


resistenze che si oppongono al movimento dovuto essenzialmente al
rotolamento dei pneumatici, dall'attrito dei supporti delle ruote e dai
meccanismi vari, all'impatto della carrozzeria con l'aria, alla pendenza della
strada.
Le resistenze che devono essere superate per mantenere il moto uniforme
(velocità costante) sono:

• la resistenza al rotolamento(Rr) che dipende dalla deformazione dei


pneumatici, dagli attriti dei supporti delle ruote, dei meccanismi e degli
organi di sospensione; tali resistenze sono considerate proporzionali
alla massa del veicolo e cioè le resistenza al rotolamento e pari a Rr=
f*P ove f è un coefficiente riferito all'unità di peso del veicolo che
dipende ache dalle velocità; P è il peso del veicolo;

• la resistenza aerodinamica (Ra) che dipende essenzialmente dalla


velocità (V) nonché:
- dalla forma della carrozzeria ( il coefficiente di forma è denominato
Cx); veicoli più affusolati hanno un basso coefficiente di forma mentre
i veicoli più squadrati hanno un coefficiente di forma più alto in quanto
incontrano maggiore resistenza a penetrare l'aria.
- dalla sezione frontale (S); veicoli più alti e più larghi (ad esempio
autocarri) hanno una superficie frontale maggiore di veicoli bassi e
stretti (ad esempio autovetture sportive) e pertanto incontrano
maggiore resistenza all'aria.
-dalla densità dell'aria (ρ) che è indipendente dal tipo di veicolo:
la resistenza aerodinamica vale, in generale : Ra= Cx*S*½* ρ*(V)2

• la resistenza dovuta alla pendenza della strada (Rp) che è


proporzionale alla pendenza della strada (i) espressa in percentuale
(ad esempio per una strada che ha una pendenza del 5% i=0,05) e il
peso del veicolo; la resistenza può essere calcolata con Rp=i*P.

Pertanto, la forza resistente totale che incontra un veicolo che marcia con
moto uniforme vale

Rtot=Rr+Ra+Rp

L'equazione della trazione scritta nella forma completa:

Rtot = f · P + Cx · S · ½ · ρ · (V)2 +i · P

Concetti sull'attrito

L'attrito (o forza d'attrito) è una forza dissipativa che si esercita tra due superfici a
contatto tra loro e si oppone al loro moto relativo. La forza d'attrito che si manifesta tra
superfici in quiete tra loro è detta di attrito statico, tra superfici in moto relativo si parla
invece di attrito dinamico.

• L'attrito radente è dovuto allo strisciamento (ad esempio, l'interazione tra due
superfici piane che rimangono a contatto mentre scorrono l'una rispetto
all'altra)

• L'attrito volvente si presenta quando un corpo cilindrico o una ruota rotola senza
strisciare su una determinata superficie.

• La resistenza viscosa è dovuta, come suggerisce il nome stesso, alle forze


viscose che si scambiano il corpo ed il fluido in moto relativo con esso. Se infatti
il fluido è viscoso e se, per esempio, consideriamo il corpo in moto ed il fluido
fermo, le particelle di fluido a contatto con il corpo dovranno essere in moto con
il corpo (condizione di aderenza). Il corpo quindi eserciterà sulle particelle di
fluido più prossime ad esso una azione accelerante. Per il principio di azione e
reazione, il fluido quindi eserciterà sul corpo una azione frenante. In altre parole
gli strati di fluido immediatamente adiacenti al corpo tenderanno ad esercitare
delle azioni di forza tangenziale a causa della differenza di velocità,
scambiandosi la forza F

Concetti fondamentali sull'elettricità

La corrente elettrica è un fenomeno che consiste nello spostamento di


elettroni (particelle con carica negativa) da punti a potenziale più basso a
punti a potenziale più alto.
Gli elettroni sono particelle molto piccole che ruotano nella parte esterna
dell'atomo intorno al suo nucleo centrale costituito da protoni (particelle con
carica positiva) e neutroni. Gli elettroni si muovono con facilità da un punto
all'altro nei solidi metallici mentre non si muovono nei materiali isolanti che
pertanto non tramettono corrente elettrica (plastica, gomma, ceramica).
La carica elettrica che attraversa una sezione di un conduttore nell'unità di
tempo si definisce come intensità della corrente elettrica e si misura in
ampere. La differenza di potenziale tra due punti ( punti a potenziale
diverso) è la forza che consente agli elettroni di sposarsi da un punto all'altro
del conduttore. La forza è detta forza elettromotrice e si misura a circuito
aperto in volt. La quantità di carica elettrica che attraversa un conduttore
nell'unità di tempo (intensità di corrente i) dipende sia dalle caratteristiche
del conduttore (resistenza elettrica R). Vale la seguente relazione generale
(legge di Ohm):

i= V/R

dove :

i : intensità della corrente


v: differenza di potenziale
R: resistenza elettrica

Unità di misura nelle varie grandezze

Tabella: Grandezze di base del Sistema Internazionale.


Unità di base
Grandezza Dimensione
SI
Nome Simbolo a) b) Nome Simbolo

lunghezza l dim l L metro m


chilogra
massa m dim m M mmo kg

tempo t dim t T secondo s


corrente
I dim I I ampere A
elettrica
temp.
T dim T kelvin K
termodinamica
quantità di
n dim n N mole mol
materia

intensità dim I
I J candela cd
luminosa

EQUIPAGGIAMENTO E DISPOSITIVI DEI VEICOLI A MOTORE


Dispositivi di freantura
L'impianto di frenatura è l'insieme degli organi che hanno la funzione di
diminuire o annullare la velocità di un veicolo oppure di tenerlo immobile se è
fermo. L'impianto è sempre costituito da:
– comando
– sistema di trasmissione
– freno
Il comando agisce sul freno tramite il sistema di tarsmissione.
Il comando è un dispositivo azionato dalla forza muscolare del conducente
(tramite le mani o i piedi)
Il sistema di trasmissione è l'insieme degli elementi che collegano il comando
al freno e può essere di tipo meccanico, idraulico, pneumatico, elettrico o
misto.
Il freno è l'organo dove si sviluppano le forze che si oppongono al moto del
veicolo è può essere del tipo ad attrito (le forze sono originate dall'attrito tra
le due parti in moto relativo), elettrico (le forze sorgono per azione
elettromagnetica tra le due parti in moto relativo, a fluido (le forze sorgono
per azione di un fluido tra due parti in moto relativo), a motore (le forze
provengono dall'azione frenante del motore ed agiscono sugli organi della
trasmissione collegati alle ruote).
I freni (elementi frenanti sulle ruote) sono del tipo a tamburo oppure a disco.

Dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione

Dispositivi Motoveicoli Ciclomotori Autoveicoli Rimorchi Note


(L3,L4,L5) (L1,L2) (M,N) (O)
Luci di Posizione Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie
Luci della Targa Obbligatorie -- Obbligatorie Obbligatorie
Luci di ingombro -- -- Obbligatorie Obbligatorie
Proiettori Abbaglianti Obbligatorie Facoltativi Obbligatorie Vietati
Proiettori anabbaglianti Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Vietati
Indicatori di direzione Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie
Luci di arresto Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie
Seganale di emergenza Obbligatorie Facoltativo Obbligatorie –
Proiettori Retromarcia Facoltativi Facoltativi Obbligatorie Facoltativi
Luci Posteriore per nebbia Facoltativi Facoltativi Obbligatorie Obbligatorie
Fendinebbia Facoltativi Facoltativi Facoltativi Vietati
Catadiottri post. non trian Obbligatorie Obbligatorie Facoltativi Vietati
Catadiottri ant. Non trian – Facoltativi Obbligatorie Vietati
Catadiottri lat. Non tian. Facoltativi Obbligatorie Obbligatorie Obbligatorie
Catadiottri pedali - Obbligatorie – --

Dispositivi di Segnalazione Acustica


Anche per i veicoli a due o tre ruote (ciclomotori e motoveicoli) è previsto un
segnalatore acustico (dispositivo che, a comando, emette un segnale
sonoro al fine di richiamare l'attenzione degli altri utenti della
strada). Il dispositivo è obbligatorio per tutti i ciclomotori (a 2 o 3 ruote
compresi i quadricicli leggeri a 4 ruote) e i motoveicoli (motocicli con e senza
carrozzino) tricicli per il trasporto di persone o di cose compresi i quadricicli a
motore) oltrechè per autoveicoli, velocipedi, macchine agricole e macchine
operatrici.
Anche il dispositivo per autoveicoli, analogamente a quello preivisto per i
motoveicoli e ciclomotori deve emettere un segnale continuo ed uniforme e
deve garantire un livello sonoro soggettivo minimo che si rileva tramite il
fonometro. La rilevazione del livello sonoro viene effettuata posionando il
fonometro ad una determinata distanza sull'asse del veicolo, davanti ad esso.
La distanza di rilevazione varia in relazione alle prescrizioni della normativa
alla quale il veicolo è stato approvato.
Tutti i dispositivi installati sui veicoli devono essere di tipo approvato: su di
essi deve essere indicato in modo chiaro ed indelebile il marchio di
omologazione.
L'efficienza dell'avvisatore acustico viene controllata:
• durante la circolazione del veicolo
• in sede di accertamento che il veicolo possiede le prescritte condizioni
di sicurezza per la circolazione.

Dispositivi per la retromarcia


I proiettori per la retromarcia servono ad illuminare il piano stradale
retrostante il veicolo e contemporaneamente ad avvertire gli altri utenti della
strada che il veicolo effettua o sta per effettuare la retromarcia.
L'art. 200 regolamento del vecchio CDS consentiva l'installazione di uno o
due proiettori per la retromarcia nella parte posteriore del veicolo ed entro la
larghezza della sagoma di esso.
Successivamente la direttiva 75/756/CEE modificata ed integrata da altre
norme comunitarie ha reso obbligatoria la presenza di uno o due dei suddetti
dispositivi su tutti i veicoli a motore appartenenti alla categoria internazionale
M e N con almeno 4 ruote e velocità superiore a 25 km/h.
Dispositivi silenziatori
L'inquinamento acustico è uno dei gravi problemi che, insieme
all'inquinamento atmosferico, concorre ad aumentare l'impatto ambientale
dei veicoli a motore, con particolare riferimeto ai veicoli equipaggiati con
motori a combustione interna. L'inquinamento acustico interessa ormai tutte
le aree urbane, dove l'ntensità del traffico veicolare durante le ore diurne
aggrava il problema. Tuttavia nel campo dell'autotrazione il livello di
rumorosità (inquinamento acustico) differisce da veicolo a veicolo, soprattuto
in base alle caratteristiche del tipo di motore installato. I veicoli equipaggiati
con motore a combustione interna (motori termici) producono rumorosità
dovuta essenzialmente all'emissione dei gas di scarico. Per tale ragione
devono essere equipggiati di dispositivi silenziatori e di scarico che servono
ad attenuare la rumorosità dei gas espulsi nell'atmosfera, in modo da
emettere un livello di rumore accettabile e contenuto entro determinati limiti
fissati dalle specifiche norme comunitarie. Nonostante gli assidui e severi
controlli ( in occasione delle visita di revisione periodica con cadenza biennale
per veicoli leggeri e annuale per quelli pesanti si effettua anche il controllo
del livello sonoro) si può solo garantire il contenimento della rumorosità entro
limiti accettabili (quelli stabiliti dalle norme) ma non è assolutamente
possibile eliminarla. Inoltre, l'inquinamento acustico aumenta in modo
direttamente proporzionale al numero dei veicoli che circolano.
Gli autoveicoli analogamente ai ciclomotori e ai motoveicoli devono essere
euipaggiati di dispositivi silenziatori e di scarico che servono ad attenuare la
rumorosità dovuta all'emissione dei gas di scarico. In linea generale, il
silenzatore di scarico devono:
• risultare sempre di tipo approvato
• non possono essere manomessi o alterati
• debbono risultare sempre efficienti (non sfiatare, essere saldamente
ancorati alla struttura portante del veicolo)

Visibilità
Il conducente di un veicolo a motore deve disporre di un adeguato campo di
visibilità verso la parte anteriore che dipende essenzialmente dalle
caratteristiche costruttive della carrozzeria( forma del parabrezze,
dimensione dei montanti del parabrezza, accessori installati nella parte
anteriore del veicolo)
Le principali prescrizioni fissate dalla norma che garantiscono un adeguato
campo di visibilità nell'arco di 180° verso la parte anteriore riguardano:
• l'esistenza di un numero determinato di punti di riferimento sulla
superficie trasparente del parabrezza individuati rispetto alla posizione
del conducenye
• il contenimento dei valori degli angoli d'ostruzione dei montanti. Entro
valori determinati; per montanti si devono intendere gli elementi che
costituiscono i supporti del tetto nella zona anteriore del veicolo.
In linea generale si può dire che il campo di visibilità del conducente può
essere ostruito solamente da :
• deflettori laterali fissi
• antenne radio esterne
• dispositivi retrovisori
• dispositivi tergicristallo

Non vengono considerati, in ogni caso, ostruzioni:


• i conduttori antenne radio incorporati( se la larghezza massima e pari
a 0.5 mm) o stampati ( se di larghezza massima massima pari a 1
mm)
• i conduttori di sbrinamento e disappannamento di larghezza massima
pari a 0,030 m.
La visibilità (con particolare riferimento a quello anteriore) non può essere
ostruita da pellicole adesive applicate sul parabrezza e sui vetri laterali
anteriori.
Pneumatici e sospensioni
I principali elementi costitutivi del pneumatico sono:
• fianco, zona laterale del pneumatico tra tallone e battistrada;
• tallone, elemento che collega il pneumatico al cerchio;
• carcassa o struttura, parte del pneumatico che sopporta il carico;
può essere del tipo a:
- costruzione radiale se è costituita da tele composte da fili
radiali
costruzione diagonale se è costruita da tele composte da fili
inclinati (diagonali);

– battistrada (fascia di usura) all'esterno dell'involucro, che assicura


l'aderenza tra la ruota e la superficie stradale. Sul battistrada sono
presenti gli incavi per lo smaltimento dell'acqua che devono mantenere
la profodità minima prevista dal CDS nella zona centrale pari ai ¾ della
superficie
– valvola di gonfiaggio, che serve per l'immissione di aria nella
camera d'aria o direttamente nel pneumatico senza camera d'aria (tipo
tubless)

Caratteristiche tecniche
Le caratteristiche tecniche fondamentali dei pneumatici sono:
• larghezza nominale della sezione (S), espressa, di norma in
millimetri (ad es.: 315/80 R 22,5 154/145M);
• rapporto nominale d'aspetto, che rappresenta l'altezza del fianco
(H) espressa come rapporto tra l'altezza nominale e la larghezza della
sezione moltiplicata per 100 ( ad esempio : 315/80 R 22,5 154/145
M); nell'esempio l'altezza del fianco e il 80% della larghezza e cioè
(315x89:100)
• tipo di struttura, che indica l'insieme delle caratteristiche tecniche
della carcassa: diagonale, diagonale cinturata, radiale (315/80 R 22,5
154/145 M)
• diametro di calettamento del cerchio (D), espresso in pollici, sul
quale viene montato il pneumatico (ad es.: 315/80 R 22,5 154/145 M)
• indice di carico (ad es.: 315/80 R 22,5 154/145 M) e indice di
velocità ( ad es.: 315/80 R 22,5 154/145 M) che individuano
rispettivamente il carico massimo ammissibile e la velocità massima
ammissibile per il pneumatico; quando sono presenti due indici di
carico ( ad es.: 315/80 R 22,5 154/145 M) il primo si riferisce al
singolo pneumatico, il secondo al doppio pneumatico (ruote gemellate)
• altre pneumatici di tipo neve ( contraddistinti da sigla “M+S” o “MS”
o “M-S” o “M&S”); pneumatici senza camera d'aria ( contraddistinti da
sigle del tipo “TUBLESS” o “TUBE TYPE”);pneumatici rinforzati
(contraddistinti da sigla del tipo “RINFORCED”); pneumatici
rigenerabili ( contraddistinti da sigla del tipo “REGROVABLE”).
Efficienza ed usura
I pneumatici devono essere :
• sempre in perfetta efficienza,
• privi di lesioni,
• non usurati; la profodità degli intagli principali (nella zona
centrale del battistrada che copre i ¾ della superficie) deve essere pari
almeno a :
◦ 1.60 mm per autoveicoli, filoveicoli e rimorchi
◦ 1.00 mm per motoveicoli
◦ 0.50 mm per ciclomotori.
Le sospensioni
Le sospensioni assorbono le sollecitazioni causate dalla strada
garantendo l'aderenza delle ruote al terreno ed assicurando una
marcia confortevole, stabile e sicura.
Le sospensioni sono costituite da:
• elementi elastici, che assorbono le sollecitazioni dovute alle
irregolarità della strada (molla,balestra, molle di torsione, aria nelle
sospensioni pneumatiche, ecc)
• ammortizzatori, che smorzano le oscillazioni che si innescano a
causa degli elementi elastici (di norma, del tipo ad aria o ad olio)
I veicoli pesanti possono essere muniti di:
• dispositivo sollevatore di un assale, che consente di sollevare da
terra le ruote di un asse (generalmente l'ultimo asse posteriore)
◦ per la marcia normale a veicolo scarico, oppure
◦ per lo spunto su terreni con poca aderenza; in tale modo il
carico del veicolo si riversa sulle ruote motrici aumentando la forza
di trazione;
• assale posteriore autosterzante (le ruote girano seguendo la
traiettoria della curva) che consente di percorrere curve senza
eccessivo strisciamento (e quindi consumo) delle ruote sul terreno

Cinture di sicurezza
• Le cinture di sicurezza sono dispositivi a cinghia progettati e
costruiti per ridurre i rischi derivanti da eventuali collisioni o
improvvise decellerazioni del veicolo.
• Le cinture di sicurezza sono costituite da cinghie minite di opportuni
sistemi di regolazione e di elementi di fissagio.
Tali dispositivi sono installati all'interno dei veicoli a motore e sono
solidali alla struttura portante ovvero ai sedili in corrispondenza dei
posti a sedere.
• Le cinture di sicurezza sono di tre tipi:
◦ a due punti di ancoraggio (subaddominale e diagonale),
◦ a tre punti di ancoraggio (con o senza riavvolgitore),
◦ a quattro punti di ancoraggio
• Le cinture di sicurezza installate sui veicoli a motore devono essere di
tipo omologato (gli estremi di approvazione risultano da apposita
targhetta applicata sulla cintura).
Gli autoveicoli in circolazione devono essere dotati di cinture di
sicurezza se ne è previsto l'obbligo di installazione in base alle vigenti
prescrizioni della normativa comunitaria. Sono esclusi dall'obbligo
dell'installazione delle cinture di sicurezza i veicoli non predisposti fin
dall'origine di appositi ancoraggi.
Dati di identificazione
IL NUMERO DI TELAIO
La composizione alfanumerica del numero di telaio è impresso con
stampigliatura a freddo in fase di assemblaggio del veicolo dalla casa
costruttrice ed è il vero sistema di identificazione dello stesso.
L’ art. 74 del C.d.S. prescrive:
“ 1. I ciclomotori, i motoveicoli, gli autoveicoli, i filoveicoli e i rimorchi
devono avere per costruzione:
a) omissis;
b) un numero identificativo impresso sul telaio, ancorchè una struttura
portante o equivalente, riprodotto in modo tale da non poter essere
cancellato o alterato.
2. la targhetta ed il numero di identificazione devono essere collocati in
punti visibili, su una parte del veicolo che normalmente non sia suscettibile
di sostituzione durante l’utilizzazione del veicolo stesso.”.
Nel nostro paese il decreto del Ministro dei trasporti del 30 Settembre 1978
ha recepito la direttiva CEE 78/507, che ha imposto per i veicoli, esclusi i
motocicli e ciclomotori, omologati a partire dal 1983 una codifica del
numero di telaio basata su alcune regole comuni.
Essa prevede una combinazione di lettere e numeri che renda possibile il
riconoscimento inequivocabile di ogni veicolo per un periodo di almeno
tren’anni.
Con il D.M. 03.11.94 che recepiva la direttiva n. 93/34/CEE, anche i
ciclomotori, motoveicoli e veicoli a tre ruote seguono le stesse regole già
fissate per tutti gli altri veicoli.
La sigla di identificazione detta anche “V.I.N.”, dalle
iniziali di Vehicle Identification Number, è costituita da
una combinazione alfanumerica attribuita dal
costruttore ad ogni singolo veicolo, deve essere
punzonata in punto visibile e su struttura portante
ossia non soggetta a sostituzione ed è costituita da tre
sezioni, per un totale di 17 caratteri alfanumerici.

Poichè i veicoli ovunque siano stati prodotti sono destinati a circolare in


tutto il mondo, al fine di creare possibili confusioni, sono stati adottati dei
criteri internazionali accettati da tutti i costruttori.
Ad elaborare questi criteri provvede la ISO (International Standard
Organization), gli ISO più importanti relativi ai veicoli sono:-
ISO 3779: adottato dalla conferenza di Ginevra del 1975 e contiene la
definizione generale del veicolo;-

ISO 3780: definisce il W.M.I. (World Manufacturer Identification) ossia il


paese ed i costruttore che ha prodotto il veicolo;-

ISO 3833: definisce tutti i veicoli a motore escluso i ciclomotori;-

ISO 4030: definisce il numero di identificazione del veicolo, la sua


ubicazione e composizione; tecnicamente viene indicato come V.I.N.

Criteri di carattere generale del V.I.N. sono i seguenti:-


Deve seguire le regole ISO e deve essere impresso in luoghi determinati
dal costruttore, possibilmente su un’unica riga, eccezionalmente, per
motivi tecnici può essere disposto su due righe;-

Deve essere composto da 17 caratteri alfanumerici di cui almeno gli


ultimi 4 devono essere numerici in quanto determinano l’ordine
progressivo del costruttore;-

Si possono utilizzare lettere o numeri predeterminati, per quanto attiene i


numeri dallo 0 al 9, per le lettere si utilizza A, B, C, D, E, F, G, H, J, H, L,
M, N, P, R, S, T, U, V, W, X, Y, Z. Come si sarà notato non possono essere
utilizzate le lettere I, Q, O. Solo eccezionalmente la lettera O si utilizza
nella sezione W.M.I., nel terzo carattere, per indicare il costruttore OPEL,
PORSCHE e FORD Germania.

Le sezioni del V.I.N. sono indicate a livello internazionale con le seguenti


sigle:-
I. W.M.I : Identifica il paese e la casa costruttrice;-
II. V.D.S.: identifica il modello ed altre caratteristiche del veicolo;-
III. V.I.S. : identifica il particolare esemplare;-
Ancora oggi, anche addetti ai lavori, non sempre sono in grado di leggere
correttamente una composizione alfanumerica del numero di telaio, che non
è, come qualcuno crede, un guazzabuglio di lettere e cifre senza senso ma
bensì, un insieme di codici ben precisi ove ogni carattere ha un senso ben
definito.
Esempio veicolo di costruzione Italiana:

Siamo in grado di decodificare qualunque V.I.N. attraverso tabelle che non


vengono qui pubblicate per ragioni di riservatezza.
TARGHETTA DEL COSTRUTTORE
Utilizzata da sempre ed apposta sui veicoli ad iniziativa dalle case
costruttrici, la targhetta di identificazione, con l’introduzione del nuovo
codice della strada (D.L.vo 285/92) e divenuta un dato identificativo
obbligatorio.
Come abbiamo già visto ai paragrafi precedenti, secondo l’Art.74 C.d.S. , i
ciclomotori, i motoveicoli, gli autoveicoli, i filoveicoli e i rimorchi (ma anche
le macchine agricole e le macchine operatrici) devono avere per costruzione
una targhetta di identificazione, solidamente fissata al veicolo stesso e
collocata dal costruttore in un punto visibile, su una parte del veicolo che
normalmente non sia suscettibile di sostituzione durante l'utilizzazione.

La targhetta, costituita da metallo leggero, di solito


alluminio, oppure plastica adesiva, deve essere
solidamente fissata in punti facilmente visibili e
accessibili del veicolo, con viti o nella stragrande
maggioranza dei casi con rivetti, di solito nel vano
motore, e contiene obbligatoriamente almeno i
seguenti dati:

• denominazione della casa costruttrice, anche in sigla o numero;


• tipo e modello del veicolo in sigla o codice costruttore;
• numero di telaio del veicolo;
• numero dell’omologazione.
Esempio di targhetta in alluminio:-

ELEMENTI DI FISICA
Dispositivi di illuminazione
• I dispositivi di illuminazione e segnalazione visiva installati sui
veicoli hanno specifiche caratterstiche in relazione alla
funzione che devono svolgere:
▪ luci di posizione anetriore e posteriori: servono a segnalare
la presenza e la larghezza del veicolo visto dalla parte anteriore;
▪ proiettori abbaglianti: servono ad illuminare in profonita il
piano stradale antistante il veicolo;ù
▪ proiettori anabbaglianti: servono ad illuminare il piano
stradale antistante il veicolo senza abbagliare i conducenti dei
veicoli provenienti dal senso opposto di marcia;
▪ luci di ingombro: servono ad indicare chiaramente la
larghezza del veicolo “fuori tutto”. L'installazione dei dispositivi è
obbligatoria per i veicoli aventi larghezza superiore a 2,10 m
(facoltativa per quelli aventi larghezza compresa tra 1,80 e
2,10m)
▪ proiettori fendinebbia anteriori: servono a migliorare
l'illuminazione della strada in caso di nebbia, caduta di neve,
pioggia, nubi di polvere: sono installati nella parte anteriore del
veicolo. Tali dispositivi non sono obbligatori per nessuna
categoria di veicoli.
▪ Indicatori di direzione: servono a segnalare agli altri utenti
della strada che il conucente intende cambiare direzione verso
destra o verso sinistra: sono installati nella parte anteriore,
posteriore e laterale del veicolo;
▪ segnalazione di emergenza (quando funzionano tutti gli
indicatori di direzione simultameamente): serve a segnalare il
pericolo rappresentato momentaneamente dal veicolo per altri
utenti della strada. Tali dispositivi sono obbligatori per i veicoli
omologati a partire dall' 1.1.1989;
▪ proiettori per la retromarcia: servono ad illuminare il piano
stradaleretrostante al veicolo e contemporaneamente ad
avvertire gli altri utenti della strada che il veicolo effettua o sta
per effettuare la retromarcia; sono installati nella parte
posteriore del veicolo. Tali dispositivi sono obbligatori per i
veicoli omologati a partire dal 01.01.1989;
▪ luci di arresto servono ad indicare agli altri utenti della strada
che si trovano dietro il veicolo che il conducente sta azionando il
freno di servizio: sono installati nella parte posteriore.
E' consentita l'installazione di una terza luce di arresto
supplementare nella parte posteriore dei veicoli stradali (nuovi
o in circolazione) a condizione che sia di tipo approvato e sia
installata in posizine simmetrica ed ad un altezza superiore a
quella dei dispositivi obbligatori;
▪ dispositivo di illuminazione della targa di
immatricolazione: serve ad illuminare o rendere leggibile la
targa di immatricolazione posteriore del veicolo;
▪ luci posteriori per nebbia: servono per rendere visibile il
veicolo dalla parte posteriore in caso di forte nebbia: sono
installate nella parte posteriore del veicolo. Tali dispositivi sono
obbligatori per i veicoli omologati a partire dall'01.01.1989
mentre sono facoltativi sui veicoli già circolanti.
▪ Luci di stazionamento: servono per segnalare la presenza di
un veicolo in sosta in un centro abitato (possono sostituire le
luci di posizione);
▪ luci di posizione laterali: servono ad indicare la presenza del
veicolo visto lateralmente. L'installazione è obbligatoria per i
veicoli omologati a partire dall'01.10.1993 e aventi lunghezza
superiore a 6 m. Numero: tale che la distanza tra due dispositivi
non sia superiore a 3m ed il dispositivo posteriore non disti più
di 1 m dal filo posteriore della carrozzeria;
▪ catadiottri: servono a segnalare la presenza di un veicolo
mediante riflessione della luce proveniente da una sorgente
luminosa estranea al veicolo stesso.
La recente normativa cominitaria impone l'installazione di:
▪ catadiottri anteriori: sono obbligatori per rimorchi e
semirimorchi, sono facoltativi per gli autoveicoli.
▪ Catadiottri posteriori: sonoobbligatori per
autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (quelli di rimorchi
e semirimorchi devono avere forma triangolare)
▪ catadiottri laterali: sono obbligatori per autoveicoli e
rimorchi aventi lunghezza superiore a 6m e devono
essere installati secondo le prescrizioni valide per
l'installazione delle luci di posizione laterale.

▪ Luci di marcia diurna: servono a rendere più facilmente
visibile il veicolo durante la circolazione diurna.

Concetti fondamentali sulla riflessione della luce


La riflessione della luce è quel fenomeno ottico secondo il quale un
raggio luminoso che investe la superficie di separazione di due mezzi
otticamente diversi viene rimandata indietro secondo ben determinate leggi .
In generale , però , quando un fascio di raggi luminosi colpisce la superficie
di separazione di due mezzi otticamente diversi , una parte della luce è
rinviata nel primo mezzo determinando il fenomeno della riflessione , una
parte penetra nel secondo mezzo determinando il fenomeno della rifrazione
. Le leggi che regolano la riflessione sono le seguenti :
• quando un raggio luminoso incontra una superficie riflettente torna
indietro sotto forma di raggio riflesso
• il raggio incidente , il raggio riflesso e la normale n alla superficie
riflettente nel punto di incidenza giacciono su uno stesso piano
• l ’ angolo di incidenza iˆ è uguale all’angolo di riflessione rˆ:
iˆ = rˆ
Specchi sferici
Uno specchio sferico è costituito da una calotta sferica ricoperta di uno
strato riflettente . Gli specchi sferici si dividono in due categorie :
• specchi concavi se la superficie riflettente è quella interna della
calotta sferica
• specchi convessi se la superficie riflettente è quella esterna della
calotta sferica .
A differenza degli specchi piani , quelli sferici danno di un oggetto
un’immagine che può essere rimpicciolita o ingrandita a seconda della
posizione dell’oggetto rispetto ad esso .
Gli elementi caratteristici degli specchi sferici sono :
• centro di curvatura : centro C della sfera di cui fa parte la calotta
sferica riflettente
• vertice : punto centrale dello specchio sferico
• asse ottico principale : retta CV passante per il centro C e per il
vertice V
• angolo di apertura : angolo B Cˆ A individuato dai due raggi CA e CB
condotti dal centro C e passanti per gli estremi A e B dell’arco sezione
B Vˆ A
• asse secondario : ogni retta passante per il centro C che incontri lo
specchio considerato
• fuoco F : punto medio F del segmento CV ( per specchi di piccola
apertura ) = punto in cui convergono , dopo la riflessione , i raggi
luminosi incidenti paralleli all’asse ottico principale
• distanza focale f : distanza tra il fuoco F ed il vertice V
• Indicheremo con la lettera p la distanza oggetto-specchio , con la
lettera q la distanza immaginespecchio
• Il cammino di un raggio luminoso è reversibile
• ogni raggio luminoso incidente proveniente dal centro dello specchio si
riflette su se stesso
• immagine reale = luogo di incontro dei raggi riflessi dallo specchio
provenienti da un fascio di raggi luminosi uscenti dalla sorgente
• immagine virtuale = luogo di incontro dei prolungamenti di un fascio
di raggi luminosi riflessi divergenti
1 1 1
Per gli specchi sferici vale la legge dei punti coniugati :  =
p q f
• p = distanza dell’oggetto = distanza della sorgente dal vertice V
dello specchio
• q = distanza dell’immagine = distanza dell’immagine dal vertice V
dello specchio
• f = distanza focale = distanza del fuoco dal vertice V dello specchio
Riflessione di un fascio di raggi
luminosi
paralleli all’asse ottico principale di
uno
specchio sferico concavo : se lo
specchio è di piccola apertura tutti i
raggi riflessi convergono in un punto
dell’asse ottico principale , chiamato
fuoco .
Ogni raggio luminoso , parallelo
all’asse ottico principale , si
riflette passando per il fuoco
Un fascio di raggi luminosi
provenienti da una sorgente
puntiforme posta nel fuoco di uno
specchio sferico di piccola apertura si
riflette in un fascio di raggi luminosi
paralleli all’asse ottico principale .
Ogni raggio luminoso passante
per il fuoco si riflette
parallelamente all’asse ottico
principale

Riflessione di un fascio di raggi


luminosi
paralleli all’asse ottico principale di
uno
specchio sferico convesso : tutti i
raggi riflessi divergono in modo che i
loro prolungamenti passano per il
fuoco dello specchio sferico

Intercettando con uno specchio


sferico convesso un fascio di raggi
luminosi i cui prolungamenti
convergono nel fuoco dello specchio ,
per il principio della reversibilità del
cammino ottico i raggi riflessi sono
paralleli all’asse ottico principale .

Concetti sul raffreddamento


L'impianto di raffreddamento serve a mentenere costante la
temperatura di funzionamento del motore evitandone il
surriscaldamento.
Il sistema di raffreddamento sottrae al motore il calore che si produce per
effetto della combustione e degli attriti e lo rilascia nell'atmosfera.
• Il calore che non viene trasformato in lavoro (energia meccanica
raccolta sull'abero motore) viene ceduto all'esterno tramite l'impianto
di raffreddamento per evitare che:
▪ l'innalzamento della temperatura danneggi gli organi del motore
▪ l'olio perda le caratteristiche lubrificanti con conseguente
precoce usura e/o fusione delle parti in movimento.
• I sistemi di raffreddamento utilizzati nel campo automobilistico
sono del tipo:
▪ ad aria (utilizzato prevalentemente su veicoli di piccola cilindrata
e sui motocicli)
▪ a liquido refrigerante (largamente utilizzato su quasi tutti i
veicoli)

Principi sulla propagazione e dispersione del calore

In fisica, processo attraverso il quale due corpi, a temperature differenti, si


scambiano energia sotto forma di calore, raggiungendo l'equilibrio termico. Il
calore si propaga per convezione, conduzione o irraggiamento. Sebbene
questi tre processi possano avvenire contemporaneamente, non è
infrequente che uno di essi prevalga rispetto agli altri due. Ad esempio, il
calore si propaga prevalentemente per conduzione attraverso il muro di una
casa, mentre l'acqua di un recipiente posto su un fornello si scalda quasi
esclusivamente per convezione e la superficie terrestre riceve l'energia del
Sole per irraggiamento.
LA CONDUZIONE
L'unica modalità di propagazione del calore nei solidi è la conduzione. Se si
tiene un’estremità della barra ad alte temperature e l’altra estremità a
temperatura più bassa lungo la barra viene trasmesso continuamente calore
dall’estremità calda a quella fredda. Nello stato stazionario, la temperatura
varia uniformemente (se la barra è uniforme) dall’estremità ad alta
temperatura a quella a bassa temperatura. Il calore fornito fa aumentare
l’energia cinetica delle molecole del metallo che sono a suo immediato
contatto. Esse vibrano con maggiore ampiezza intorno alla posizione di
equilibrio nel reticolo cristallino e urtano le molecole vicine cedendo una parte
dell’energia cinetica.
A loro volta queste molecole ne urtano altre vicine, consentendo così la
propagazione
del calore per conduzione lungo tutta la sbarretta. Poiché le molecole non
abbandonano la posizione che occupano nel reticolo cristallino, non vi è
spostamento di materia, ma soltanto di energia.
Il calore si trasferisce rapidamente all'estremo più freddo, e al termine del
processo la temperatura della barra, in equilibrio termico, è uniforme.

LA CONVEZIONE
La propagazione del calore nei liquidi e nei gas avviene prevalentemente per
convezione, e comporta un effettivo moto delle particelle di fluido tra punti a
temperature differenti; in effetti, se si produce una differenza di temperatura
all'interno di un liquido o di un gas, si stabilisce una corrente materiale di
fluido. Il movimento può essere naturale o forzato. Se un liquido o un gas
viene riscaldato, la sua densità ñ (massa per unità di volume Kg/m3)
diminuisce. Trovandosi in un
campo gravitazionale, la parte di fluido più calda, e quindi meno densa, sale,
mentre la parte più fredda scende. Questo movimento, dovuto solo alla non
uniformità della temperatura nel fluido, viene detta convezione naturale. La
convezione forzata invece si ottiene se il fluido è sottoposto artificialmente a
un gradiente di pressione, che lo mette in movimento, secondo le leggi della
meccanica dei fluidi. Assistiamo a un esempio di convezione naturale nel
riscaldamento di una stanza, durante il quale l'aria calda viene spinta a salire
lungo i muri, mentre l'aria più fredda
è attirata verso il radiatore. Poichè l'aria calda tende a salire e l'aria fredda a
scendere, si ottiene la massima efficacia di funzionamento da radiatori e
condizionatori d'aria installando i primi presso il suolo, e i secondi vicino al
soffitto. Il fenomeno della convezione naturale favorisce la risalita dell'aria
calda e del vapore nelle caldaie, e l'aspirazione dell'aria nei camini. La
convezione spiega inoltre il movimento delle grandi masse d'aria intorno alla
Terra, l'azione dei venti, la formazione delle nuvole, le correnti oceaniche e il
trasferimento di calore dall'interno alla superficie del Sole.

IRRAGGIAMENTO
Il trasferimento di calore, da un corpo a temperatura più alta ad un corpo a
temperatura più bassa per irraggiamento ha caratteristiche notevolmente
diverse rispetto alle due modalità precedenti: si tratta infatti di un fenomeno
essenzialmente elettromagnetico, senza l’intervento di mezzi materiali, che lo
conducano lo trasportino con moto convettivo, non richiede il contatto diretto
tra i corpi e può avvenire anche nel vuoto. In tal caso la trasmissione del
calore sotto forma di onde
elettromagnetiche, ciò mediante radiazioni emesse dalla sorgente termica.

NOZIONI COMPLEMENTARI

Traino dei veicoli

Il traino dei rimorchi o semirimorchi deve avvenire nel completo


rispetto delle prescrizioni previste dal CDS e compatibilmente con le
caratteristiche tecniche, dimensionali e ponderali (peso) dei due
veicoli (motrice e rimorchio)

L'art. 63 CDS stabilisce le norme per il :

• traino di rimorchi e semirimorchi (veicoli abbinati ad una motrice)


• traino di veicoli non considerati rimorchi ( ad es.: veicoli in
avaria) effettuato nel rispetto delle condizioni di sicurezza della
circolazione, in caso di:
▪ veicolo trainato non più in grado di circolare per avaria o per
mancanza di organi essenziali,
▪ rimozione forzata (art.159 CDS)
▪ gravi esigenze su specifica autorizzazione del Ministero delle
infrastrutture e dei traporti.
• Il valore della massa massima rimorchiabile di una motrice
(autocarro o autobus o trattore stradale) e indicato sulla carta di
circolazione; tale valore viene assegnato in sede di omologazione o
approvazione del veicolo; la massa del rimorchio o del semirimorchio
non può mai superare il valore della massa rimorchiabile della motrice.
Se questa indicazione manca il veicolo non è adatto al traino.
Il traino di un rimorchio o di un semirimorchio può essere effettuato alle
seguenti condizioni generali:
• compatibilità tra i dispositivi di traino (occhione e ganci a
campana ovvero perno e ralla) che devono risultare di tipo approvato;
• complesso veicolare:
◦ iscrivibile nella fascia di ingombro di cui all'art. 217 CDS.
◦ Iscrivibile entro la curva di minor raggio descritta dal
veicolo trattore: facendo avanzare lentamente il complesso con lo
sterzo del veicolo trattore a fine corsa finchè il piano longitudinale
mediano del trattore risulta perpendicolare all'allineamento iniziale
del complesso, nessuna parte del complesso deve fuoriuscire dalla
traccia dello spigolo esterno del trattore,
◦ adatto a transitare su curve altimetriche della superficie
stradale;
• compatibilità tra dispositivi di frenatura;
• compatibilità delle giunzioni dei dispositivi di frenatura e di
illuminazione e segnalazione visiva (collegamento elettrico tra
motrice e rimorchio per far funzionare le le luci posteriori del
rimorchio);
• dimensioni dei veicoli e del complesso risultino contenute entro
i limiti previsiti dall'art. 61 CDS ad eccezione dei veicoli adibiti al
trasporto di veicoli, di contaniers e di animali vivi (v.art. 10 CDS)
• massa dei veicoli e del complesso contenuta entro i limiti
dell'art.62 CDS
• rispetto delle prescrizioni concernenti il trasporto di merci
pericolose
• La visita e prova presso l'UMC per l'aggiornamento della carta di
circolazione del rimorchio con l'indicazione dei numeri delle targhe
delle trattrici alle quali il rimorchio può essere abbinato è:
▪ OBBLIGATORIA per veicoli che singolarmente o nel complesso
superano i limiti di sagoma e/o di massa (veicoli eccezionali
per massa e/o dimesnioni) compresi i mezzi d'opera ai quali
può essere abbinato un rimorchio per trasporto di macchine
operatrici;
▪ FACOLTATIVA negli altri casi: compete al conducente, ed
eventualmente al titolare della licenza o dell'autorizzazione,
effettuare tutte le verifiche inerenti la compatibilità tra i due
veicoli ed assicurarsi che la massa effettiva del rimorchio o
motrice in sede di omologazione o di approvazione; tuttavia,
tale annotazione può essere richiesta volontariamente agli UMC.
• Il traino di veicoli non considerati rimorchi come il veicolo
trainato non più in grado di circolare per avaria o per mancanza di
organi essenziali o di rimozione forzata (art.159 CDS) può essere
effettuato a condizione che rispondano alle esigenze di sicurezza della
circolazione:
▪ solidità all'attacco
▪ modalità del traino
▪ condotta e cautela di guida.
• Il carrello appendice ( di primo tipo, secondo tipo, per autobus) può
essere agganciato alla motrice alla quale risulta abbinato tramite
esplicita annotazione riportata sulla carta di circolazione.
L'aggiornamento del documento di circolazione deve essere richiesto
presso il competente UMC che prevede all'approvazione del complesso
(motrice più carrello appendice) e alla verifica dei documenti di origine
del carrello.

Massa rimorchiabile per veicoli diversi dalla categoria M1


Il traino è ammesso a condizione che:
• la massa effettiva del rimorchio non superi la massa
rimorchiabile della motrice riportata sulla carta di circolazione.
• Il rapporto di traino arrotondato ai 100 kg (rapporto tra la massa
complessiva del rimorchio e la massa della motrice) non superi:
▪ 0,5 se il rimorchio non è munito di dispositivi di frenatura;
▪ 0,8 se il complesso di veicoli non è dotato di freno di tipo
continuo (un solo comando realizza la frenatura di motrice e
rimorchio) ed automatico ( il rimorchio frena automaticamente
in caso di distacco accidentale);
▪ 1,45 se il complesso di veicoli è dotato di freno di tipo continuo
ed automatico.
• Pertanto, nel caso di complessi di veicoli muniti di dispositivo di
frenatura continuo ed automatico:
▪ per gli AUTOTRENI: il rapporto di traino tra la MASSA del
RIMORCHIO (MR) e la MASSA della MOTRICE (M) non può
superare 1,45;
• per gli AUTOARTICOLATI: il rapporto tra la MASSA sugli assi del
SEMIRIMORCHIO (S) e la TARA del TRATTORE (T) sommata al
CARICO sulla RALLA © non può superare 1,45.
• Il rapporto di traino deve essere compreso tra 3 e 6 nel caso di
veicoli eccezionali o veicoli adibiti al trasporto eccezionale (la massa
rimorchiabile non può comunque essere superiore a 8 volte la massa
aderente del veicolo motore).
Massa rimorchiabile per veicoli della categoria M1
• Per i veicoli appartenenti alla categoria M1 la massa
rimorchiabile massima risulta dalla carta di circolazione della
motrice mentre il carico verticale massimo che può gravare sul
gancio della motrice risulta da apposita targhetta applicata sul gancio
di traino.
Le norme del CDS sono disapplicate dalla normativa comunitaria che
prevede un valore del rapporto di traino fino a quello tecnicamente
ammesso per il veicolo (assegnato in sede di approvazione o
omologazione) e comunque non superiore a:
▪ 1 nel caso di rimorchi muniti di freno di servizio (con rimorchio
mai superiore a 3,500 kg),
▪ 1,5 nel caso di rimorchi muniti di freno di servizio agganciati a
fuoristrada (con rimorchio mai superiore a 3500 kg),
▪ 0,5 nel caso di rimorchi senza freno di servizio (con rimorchio
mai superiore a 750 kg).
• Le caratteristiche del gancio di traino applicato sul veicolo (a sfera,
ad uncino) risultano da:
▪ apposita targhetta applicata sul dispositivo di traino,
▪ carta di circolazione del veicolo.

Agganciamento di caravan, rimorchi TATS ed altri

Alle autovetture, agli autoveicoli per trasporto promiscuo di persone e cose


(categoria non più prevista in base alle vigenti norme comunitarie) ed alle
autocaravan e possibile abbinare:
• caravan (rimorchi ad uso campeggio),
• rimorchi TATS (rimorchi per il trasporto di attrezzature turistiche e
sportive come alianti, barche, etc)
• rimorchi per trasporto di cose,
• altri
senza che sia necessario sottoporre il complesso a visita e prova presso gli
UMC perchè:
• la carta di circolazione della motrice risulti aggiornata con annotazione
relativa alla presenza di idoneo gancio di traino per rimorchi che
riporta:
• massa tecnicamente rimorchiabile,
• larghezza massima di rimorchio agganciabile (che, di norma, può
superare la larghezza del veicolo di non oltre 70 cm)
• il veicolo trattore sia munito di due specchi retrovisori esterni
regolabili e/o asportabili che non sporgano oltre 20 cm dalla
sagoma del veicolo di maggiore ingombro traversale costituente il
treno (tale limite di 20 cm può essere osservato quando il bordo
inferiore dello specchio sia ad un altezza non inferiore a 2 m);
• il valore della massa rimorchiabile della motrice sia uguale o
superiore a quello del rimorchio;
• il valore della massa verticale che insiste sulla sfera del gancio di
traino non sia superiore al valore massimo del carico verticale che
può sopportare il gancio (tale valore è riportato sulla targhetta della
struttura di traino).
• L'agganciamento di caravan o rimorchi TATS ed altre categorie di
veicoli (ad es. gli autocarri) è possibile previo apposito accertamento
tecnico da parte di un UMC (deve essere accertata l'idonietà del tipo di
retrovisore installato, in relazione alla larghezza del rimorchio).
• I carrelli appendice possono essere agganciati solamente ai veicoli ai
quali risultano abbinati tramite apposita annotazione riportata sulla
carta di circolazione.

Carico dei veicoli, accessori mobili, strumenti trainati

Il modo in cui devono essere sistemate le cose sui veicoli è disciplinato da


diverse norme del CDS le cui disposizioni devono essere raccordate tra loro
per ottenere un quadro completo della materia.
Il carico sui veicoli deve essere sistemato in modo tale che :
• sia assicurata al conducente la piena visibilità in tutte le direzioni;
• sia garantita la piena libertà di guida del conducente;
• sia evitato il pericolo di caduta accidentale del carico o la
dispersione (mediante apposita copertura con telone per prodotti
pulverulenti come sabbia, macerie, oppure copertura con rete per
materiali sfusi come barbabietole, piccoli rottami, ecc)
• non venga compromessa la stabilità del veicolo;
• non risultino nascosti gli indicatori di direzione, le luci, le targhe o i
segnali fatti col braccio.
• Tutti questi obblighi e il controllo del loro esatto adempimento
incombono sempre sul conducente anche se il carico è materialmente
sistemato da altre persone.
Il dovere di corretta sistemazione del carico perdura per tutta la durata
del trasporto e non si esaurisce nella sola fase della preparazione,
prima della partenza.

I principali fattori di sicurezza che incidono sul posizionamento del carico


e che garantiscono la stabilità di marcia del veicolo sono:
• il corretto posizionamento del carico in senso longitudinale: il
carico deve essere distribuito lungo il piano della carrozzeria in modo
omogeneo; il carico non deve essere concentrato in un punto o in una
zona del piano di appoggio o in corrispondenza di un asse ( si rischia
di sovraccaricare uno o più degli assi) o verso la cabina (si rischia di
sovraccaricare l'asse anteriore) o verso la parte posteriore del veicolo
(si rischia di sovraccaricare l'asse posteriore del veicolo e alleggerire
l'asse anteriore);
• il corretto posionamento in senso trasversale: il carico deve
essere distribuito anche nel senso della larghezza del veicolo per
evitare di sovraccaricare lateralmente il veicolo (veicolo pendente da
una parte)
• il corretto posizionamento in altezza: il carico deve essere
distribuito in altezza in modo da mantenere il baricentro del veicolo il
più possibile basso (un baricentro di carico alto determina più
facilmente il ribaltamento del veicolo in curva); pertanto i colli più
pesanti devono essere sistemati verso il piano di carico (carcati per
primi) mentre i colli più leggeri devono essere sistemati verso l'alto
(caricati per ultimi)
• il caricamento di merce sopra la cabina del guidatore è
consentito solamente in presenza di apposito pianale di carico e nel
rispetto delle condizioni previste per il carico;
presenza e portata del pianale di carico sopra la cabina di guida
risultano dalla carta di circolazione del veicolo
• il carico non deve strisciare sul terreno e non deve sporgere oltre
la sagoma del veicolo;
• eccezionalmente, possono sporgere solo oggetti indivisibili che
non devono comunque superare i limiti di sporgenza (oltre i 3/10 della
lunghezza del veicolo, lateralmente non più di 30 cm dalle luci di
posizione anteriore e posteriore);
• la sporgenza del carico, anche di un solo centimetro, deve essere
segnalata in modo idoneo.
La disciplina del trasporto di cose sui veicoli detta due disposizioni generali e
una serie di disposizioni sanzionatorie e proceurali per il sovraccarico.
• I veicoli a motore non possono superare la massa complessiva
indicata sul documento di circolazione e se la massa del veicolo
supera quel limite si ha sovraccarico.

Fumo di scarico dei motori (opacimetri)


La misurazione della quantità e della qualità dei prodotti inquinanti emessi
dai motori a combustione interna è possibile, come è noto, solamente tramite
l'utilizzo di apparecchiature estremamente costose e sofisticate che, peraltro,
sono disponibili solo presso appositi centri specializzati. Pertanto mentre il
controllo in sede di omologazione del tipo di veicolo viene eseguito in modo
approfondito, la verifica periodica effettuata in sede di revisione tesa ad
accertare che il veicolo non produca emanazioni inquinanti viene eseguita
mediante misurazioni più semplici che consistono essenzialmente nella
rilevazione della opacità dei fumi con l'opacimetro.

Revisione singola
Qualora sorgano dubbi sulla persistenza dei requisiti di sicurezza, rumorosità
ed inquinamento previsto dalle norme (ad esempio, inefficienza dell'impianto
di frenatura con perdite di olio o di aria, deformazione della struttura
portante, rumorosità eccessiva dello scarico, etc) l'organo accertatore invia
una segnalazione all'UMC che può disporre la revisione singola
(straordinaria) del veicolo emanando uno specifico provvedimento ai
sensi dell'art.80 CDS. La visita di revisione singola è di esclusiva competenza
degli UMC.

Cenni sui veicoli con motore elettrico

Col termine motore elettrico si definisce una macchina elettrica in cui


la potenza di ingresso è di tipo elettrico e quella di uscita è di tipo meccanico.
La corrente elettrica passa in un avvolgimento di spire che si trova nel rotore.
Questo avvolgimento, composto da fili di rame, crea un campo
elettromagnetico al passaggio di corrente. Questo campo elettromagnetico è
immerso in un altro campo magnetico creato dallo statore, il quale è
caratterizzato dalla presenza di due o più coppie polari (calamite,
elettrocalamite, ecc.). Il rotore per induzione elettromagnetica inizia a girare,
in quanto il campo magnetico del rotore tende ad allinearsi a quello dello
statore analogamente a quanto avviene per l'ago della bussola che si allinea
col campo magnetico terrestre. Durante la rotazione il sistema costituito dalle
spazzole e dal collettore commuta l'alimentazione elettrica degli avvolgimenti
del rotore in modo che il campo magnetico dello statore e quello del rotore
non raggiungano mai l'allineamento perfetto, in tal modo si ottiene la
continuità della rotazione. Questo motore è alimentato a corrente continua,
ma il sistema delle spazzole fa sì che la polarità all'interno degli avvolgimenti
del rotore sia alternata durante la rotazione, quindi, tecnicamente, si tratta di
un motore in corrente alternata. Durante la trasformazione, una modesta
parte dell'energia viene dispersa per l'effetto Joule (dissipazione di calore).
Dato il principio di funzionamento, un motore elettrico fa sempre muovere
l'albero motore dimoto rotatorio; si può ottenere un moto lineare alternato
utilizzando un glifo oscillante, componente meccanico che converte appunto il
moto rotatorio in rettilineo oscillante.
Tale motore può essere usato anche come generatore elettrico assorbendo
energia meccanica, senza subire alcun cambiamento nella sua struttura,
permettendo così una sua versatilità molto ampia, che gli permette di
passare velocemente e senza accorgimenti esterni rivolti al motore da un
funzionamento all'altro.

Elementi di fisica
Conoscenza delle varie parti componenti il circuito elettrico.
• L'impianto elettrico è costituito da:
▪ accumulatore di carica elettrica (batteria); la batteria
accumula la carica elettrica generata dal generatore di corrente
(dinamo o alternatore);
▪ un generatore di corrente (alternatore o dinamo);
l'alternatore (attualmente utilizzato) è un generatore di carica
elettrica azionato da una cinghia collegata all'abero motore che
produce corrente anche a bassi regimi.
• L'accumulatore utilizzato nel campo automobilistico è una batteria
con piastre di piombo (positive e negative) immerse in una soluzione
di acqua distillata e acido solforico. La batteria a corrente continua
fornisce una tensione di 12 volt oppure di 24 volt.
• L'alternatore è un generatore di corrente alternata munito di appositi
diodi al silicio che raddrizzano la corrente alternata in corrente
continua. La corrente (carica elettrica) viene utilizzata per tenere
costantemente carica la batteria e per alimentare i vari utilizzatori
elettrici del veicolo. L'alternatore viene largamente utilizzato su tutti i
veicoli a motore per le sue caratteristiche di robustezza, affidabilità e
per il peso contenuto.
• La corrente elettrica generata viene inviata al regolatore di tensione
che ha il compito di mantenere costante il valore della tensione.

Funzionamento degli accumulatori


Quando l’accumulatore è carico la materia attiva della piastra positiva è
costituita da biossido di piombo (Pb02), la materia attiva della piastra
negativa è costituita da piombo metallico allo stato spugnoso (Pb) e
l’elettrolito da una soluzione di acido solforico (H2SO4) e acqua (H2O) avente
una densità di 1,26-1,27 Kg/l a 30°C.
Durante la scarica dell’accumulatore la corrente che esso fornisce
all’utilizzatore provoca un mutamento della condizione prima descritta
attraverso delle reazioni che portano il biossido di piombo (PbO2) costituente
la piastra positiva a combinarsi con l’acido solforico (H2SO4) formando
solfato di piombo (PbSO4), l’ossigeno (O) liberato dal biossido di piombo
(PbO2) a combinarsi con l’idrogeno (H2) liberato dall’acido solforico (H2SO4)
formando acqua (H2O).
• Il piombo (Pb) costituente la piastra negativa si combina con l’acido
solforico (H2SO4) formando così solfato di piombo (PbSO4);
conseguentemente, la densità dell’elettrolito diminuisce come pure
diminuisce la tensione, dapprima lentamente poi sempre più
velocemente fino a precipitare ad esaurimento della riserva energetica.
• Durante la carica la corrente che l’accumulatore riceve dal generatore
provoca le reazioni inverse rispetto a quelle della scarica per effetto
delle quali vengono ad essere ripristinate le condizioni iniziali e cioè
biossido di piombo (PbO2) sulla piastra positiva, piombo spugnoso (Pb)
sulla piastra negativa e la densità dell’elettrolito al valore ottimale
(1,26-1,27 Kg/l a 30°C).
• La tensione aumenta fino a raggiungere un certo valore, superato il
quale si manifesta la elettrolisi dell’acqua che genera la scissione
dell’idrogeno e dell’ossigeno che vengono rispettivamente liberati dalla
piastra negativa e da quella positiva.
L’alternatore
L’ alternatore è una macchina elettrica rotante che trasforma l’energia
meccanica fornita da un motore (per es., una turbina idraulica) in energia
elettrica. Diversamente da quella di altri generatori (per es., la dinamo), la
corrente erogata dall’alternatore è alternata (da cui il nome).
Struttura di un alternatore
L’alternatore è costituito da una parte fissa, detta statore, e da una parte
mobile, rotore. Su entrambe sono disposti dei conduttori elettrici collegati tra
loro in modo da formare due circuiti. Uno dei due ha la funzione di creare il
campo magnetico (avvolgimento induttore o di eccitazione) e l’altro quella di
essere sede di forza elettromotrice indotta (avvolgimento
indotto). Normalmente il campo magnetico è creato facendo circolare una
corrente continua nell’avvolgimento posto sul rotore; in tal caso lo statore ha
la forma di un cilindro cavo, nel cui interno, coassiale con esso, è disposto il
rotore, che può avere forma cilindrica (rotore a poli lisci) ostellare (rotore a
poli salienti). Negli alternatori di piccola potenza, quali quelli usati negli
autoveicoli, il campo magnetico può essere generato anche con un magnete
permanente, in questo caso manca l’avvolgimento di eccitazione. Con gli
alternaori in cui il campo magnetico è creato con una corrente continua si
possono raggiungere potenze superiori ai 1000 MVA (megavoltampere),
mentre con quelli a magnete permanente non si va oltre i 100 kVA. Gli
alternatori di grande potenza sono di solito azionati da turbine a
vapore(turboalternatori).
Principio di funzionamento di un alternatore
Il motore fornisce l’energia meccanica per mantenere in movimento il rotore,
la cui rotazione provoca, per la legge dell’induzione elettromagnetica, la
nascita della forza elettromotrice. Alla conseguente circolazione di corrente è
dovuta l’erogazione di energia elettrica. Gli alternatori possono funzionare
anche da motori e trasformare energia elettrica in energia meccanica. In
taluni impianti idroelettrici le stesse macchine funzionano da generatori nei
momenti di grande richiesta di energia e da motori quando la richiesta è
bassa.

Immatricolazione – Documenti di circolazione

Circolazione di Prova

I veicoli adibiti alla circolazione di prova non sono obbligati a munirsi della
carta di circolazione. L'autorizzazione alla circolazione di prova è rilasciata dal
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti attraverso gli Uffici Provinciali
della Motorizzazione, ed ha validità annuale, le modalità per il rilascio, la
revoca ed il rinnovo dell'autorizzazione sono stabilite con il decreto del
prefato dicastero del 20 novembre 2003 n. 374. L'autorizzazione è
utilizzabile per la circolazione di un solo veicolo per volta ed è tenuta a bordo
dello stesso. Sul veicolo è presente il titolare dell'autorizzazione medesima o
un suo dipendente munito di apposita delega ovvero un soggetto in rapporto
di collaborazione funzionale con il titolare dell'autorizzazione, purchè tale
rapporto sia attestato da idonea documentazione e il collaboratore sia munito
di delega.

Foglio di via
1. Gli autoveicoli, i motoveicoli e i rimorchi che circolano per le operazioni di
accertamento e di controllo della idoneità tecnica, per recarsi ai transiti di
confine per l'esportazione, per partecipare a riviste prescritte dall'autorità
militare, a mostre o a fiere autorizzate di veicoli nuovi ed usati, per i quali non è
stata pagata la tassa di circolazione, devono essere muniti di un foglio di via e
di una targa provvisoria rilasciati da un ufficio provinciale della Direzione
generale della M.C.T.C.

1-bis. Alle fabbriche costruttrici di veicoli a motore e di rimorchi è consentito,


direttamente o avvalendosi di altri soggetti abilitati, per il tramite di veicoli
nuovi di categoria N o O provvisti del foglio di via e della targa provvisoria per
recarsi ai
transiti di confine per l'esportazione, il trasporto di altri veicoli nuovi di fabbrica
destinati anch'essi alla medesima finalità.

1-ter. E' consentito ai veicoli a motore e rimorchi di categoria N o O, muniti di


foglio di via e targa provvisoria per partecipare a riviste prescritte
dall'autorità militare, a mostre o a fiere autorizzate di veicoli nuovi ed usati, di
trasportare altri veicoli o
loro parti, anch'essi destinati alle medesime finalità.

2. Il foglio di via deve indicare il percorso, la durata e le eventuali prescrizioni


tecniche. La durata non può comunque eccedere i giorni sessanta. Tuttavia, per
particolari esigenze di sperimentazione di veicoli nuovi non ancora
immatricolati, l'ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C. può
rilasciare alla fabbrica costruttrice uno speciale foglio di via, senza limitazioni di
percorso, della durata massima di centottanta giorni.

Sospensione della carta di circolazione


La sospensione della carta di circolazione è prevista in tutti i casi in cui il
veicolo sia utilizzato in modo diverso da quello indicato sulla carta stessa. In
base alla gravità della infrazione, la carta di circolazione inviata all'Ufficio
provinciale del Dipartimento dei Trasporti Terrestri, che emana l'ordinanza di
sospensione per un periodo di tempo compreso tra un minimo di 1 mese ad
un massimo di 8, 12 in caso di recidiva. I casi che prevedono la sospensione
come sanzione in dettaglio sono:
• utilizzo di un veicolo per una destinazione o uso diversi da quelli
indicati sulla carta in circolazione (da 1 a 6 mesi, da 6 a 12 per
recidiva);
• destinazione a locazione senza conducente di un veicolo non destinato a
tale uso (da 2 a 8 mesi);
• destinazione a noleggio con conducente di un veicolo non destinato a
tale uso (da 2 a 8 mesi).
Revoca della carta di circolazione
La carta di circolazione è revocata quando il veicolo non presenta più i
requisiti minimi di conformità alle norme di sicurezza. In seguito a tale
sanzione, il veicolo deve essere demolito.

Targhe dei veicoli e contrassegno di identificazione dei ciclomotori


I ciclomotori sono dotati di un "Certificato di idoneità tecnica" (il librettino)
che il conducente deve portare con se e di un "Contrassegno di
Identificazione del Ciclomotore" (la targhetta) installato nella parte posteriore
o si intenda usufruire della possibilità di trasportare un passeggero (per i
ciclomotori omologati a farlo), nel qual caso è obbligatorio munirsi sia del
nuovo "Certificato di Circolazione" che della nuova targa.

LA TARGA è rilasciata a chi si dichiara proprietario del veicolo; il rilascio (che


deve avvenire contestualmente alla domanda ed unitamente al rilascio del
Certificato di Circolazione), può essere richiesto sia alla Motorizzazione Civile
(DTT) che alle imprese di consulenza automobilistica abilitate

Art. 114. Circolazione su strada delle macchine operatrici.

1. Le macchine operatrici per circolare su strada devono rispettare per le


sagome e masse le norme stabilite negli articoli 61 e 62 e per le norme
costruttive ed i dispositivi di equipaggiamento quelle stabilite dall'art. 106.

2. Le macchine operatrici per circolare su strada sono soggette ad


immatricolazione presso gli uffici della Direzione generale della M.C.T.C., che
rilasciano la carta di circolazione a colui che dichiari di essere il proprietario
del veicolo.

3. Le macchine operatrici per circolare su strada sono soggette altresì alla


disciplina prevista dagli articoli 99, 107, 108, 109, 111 e 112. Le macchine
operatrici che per necessità funzionali hanno sagome e massa eccedenti
quelle previste dagli articoli 61 e 62 sono considerate macchine operatrici
eccezionali; ad esse si applicano le norme previste dall'art. 104, comma 8.

4. Le macchine operatrici semoventi per circolare su strada devono essere


munite di una targa contenente i dati di immatricolazione; le macchine
operatrici trainate devono essere munite di una speciale targa di
immatricolazione.

5. Le modalità per gli adempimenti di cui ai commi 2 e 3, nonché per quelli


riguardanti le modificazioni nella titolarità del veicolo ed il contenuto e le
caratteristiche della carta di circolazione sono stabilite con decreto del
Ministro dei trasporti e della navigazione.
6. Le modalità per l'immatricolazione e la targatura sono stabilite dal
regolamento.

7. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alle


medesime sanzioni amministrative, comprese quelle accessorie, previste per
le analoghe violazioni commesse con macchine agricole (1).

Procedure fine serie


1. Gli Stati membri possono, entro i limiti quantitativi contenuti
nell'allegato XII, sezione B e per un periodo limitato, immatricolare
e consentire la vendita o l'immissione in circolazione di veicoli
nuovi conformi a un tipo di veicolo la cui omologazione non e' piu'
valida, conformemente all'articolo 5, paragrafo 5.
La presente disposizione e' applicabile soltanto ai veicoli che si
trovavano nel territorio della Comunita' ed erano accompagnati
da un certificato di conformita' valido rilasciato al momento in
cui l'omologazione del tipo di veicolo in questione era ancora
valida, ma che non erano stati immatricolati o messi in
circolazione prima dellafine della validita' di detta
omologazione.
Questa possibilita' e' limitata ad un periodo di 12 mesi per i
veicoli completi e di 18 mesi per i veicoli completati dopo la
data in cui l'omologazione ha perso la sua validita'.
2. Per l'applicazione del paragrafo 1 a uno o piu' tipi di veicoli di
una categoria determinata, il costruttore deve farne richiesta
all'autorita' competente dello Stato membro che ha omologato il tipo
o i tipi di veicoli corrispondenti prima della entrata in vigore
delle direttive particolari o delle loro modifiche.
La domanda deve precisare i motivi tecnici e/o economici che la
giustificano.
Se la domanda e' accettata dallo Stato membro, quest'ultimo deve
comunicare entro un mese alle autorita' competenti degli altri Stati
membri il tenore e le ragioni delle deroghe accordate al costruttore,
insieme alle informazioni previste all'articolo 5, paragrafo 5.
Ciascuno Stato membro interessato all'immissione in circolazione di
questi tipi di veicoli e' incaricato del rispetto da parte del
costruttore delle disposizioni previste all'allegato XII, sezione B.
Gli Stati membri comunicano ogni anno alla Commissione un elenco ed
i motivi delle deroghe accordate.

OMOLOGAZIONE ED APPROVAZIONE DI VEICOLI, DI IMBARCAZIONI


E RELATIVI COMPONENTI ED ENTITA' TECNICHE

Verifica della trasformazione nei veicoli a 2 assi -allungamento passo

In linea generale, la "trasformazione di un veicolo" consiste nella


modifica di caratteristiche tecniche di rilievo quali la variazione
dell'interasse (distanza tra gli assi), l'aggiunta di un asse, la sostituzione del
tipo motore (da benzina a gasolio e viceversa, etc) ed altre.
La trasformazione riguarda veicoli:
• nuovi; in tal caso l'approvazione delle modifiche viene effettuata
prima dell'immissione in circolazione o contestualmente
all'immatricolazione del veicolo ai sensi dell'art 75 cds
• già in circolazione; in tal caso l'approvazione delle modifiche
presuppone l'aggiornamento dei dati tecnici riportati sulla carta di
circolazione ai sensi dell'art.78 cds.

L'art. 78 CDS prescrive che qualora siano apportate modifiche alle


caratteristiche costruttive o funzionali ovvero ai dispositivi di
equipaggiamento oppure sia stato modificato o sostituito il telaio è necessario
sottoporre il veicolo ad apposito accertamento tecnico presso il SIIT-
trasporti.
L'approvazione della trasformazione di veicoli di tipo già omologati
(immatricolati e non) ovvero il completamto della struttura portante di veicoli
quali autotelai o telai scudati, anch'essi di tipo omologato, sono competenza
dei CSRPAD e dei CPA del SIIT- Trasporti ad eccezione di alcune modifiche
che riconducono il veicolo ad un tipo già omologato (ovvero il cui passo sia
compreso tra due entrambe di tipo omologato) oppure provvedono
all'allungamento dello sbalzo posteriore che sono invece competenza degli
uffici locali del SIIT-trasporti.
La trasformazione del veicolo deve essere effettuata:
• in conformità alle prescrizioni del costruttore dell'autotelaio o
telaio per rimorchio o semirimorchio che, di norma, individua le
modalità per eseguire correttamente la trasformazione (ad esempio,
zone della struttura portante che possono essere asportate,
modificate, saldate)
• in armonia con le vigenti prescrizioni aggiuntive emanate dal
DTT relativamente all'idonietà delle strutture ad essere trasformate,
all'anzianità del veicolo, ecc.
Tuttavia, alcune modifiche sono ammesse senza il preventivo rilascio del
nulla osta del costruttore del veicolo ancorchè nel rispetto delle prescrizioni
della normativa in vigore (modifica dell'impianto di alimentazione a gas,
installazione di gancio di traino di tipo omologato, installazione di alcuni
dispositivi per disabili, ecc.

In ordine alle prescrizioni del costruttore dell'autotelaio si osserva che


l'art.236 regolamento di attuazione del vigente CDS prevede che ogni
modifica riguardante la massa complessiva, la massa massima rimorchiabile,
la massa massima sugli assi, il numero di assi, gli interassi, la carreggiata, gli
sbalzi, il telaio anche se realizzato con una struttura portante o equivalente,
l'impianto frenante o i sui elementi costitutivi, la potenza massima del
motore, il collegamento del motore alla struttura del veicolo "... sia
subordinata al rilasciomda parte della casa costruttrice del veicolo di
apposito nulla osta.... salvo diverse o ulteriori prescrizioni della casa
stessa..."
Il CDS stabilisce il principio secondo il quale, come ribadito anche con
circolare n. 1728/M3/C2 del 18/10/2000 appositamente emanata da DTT,
qualasiasi operazione che riguarda elementi costitutivi o essenziali del veicolo
deve essere effettuata nel rispetto delle istituzioni dettate dai costruttori
e riportate nei manuali per la trasformazione appositamente predisposti.
La dichiarazione di "nulla osta" è un documento tramite il quale il costruttore
dell'autotelaio o telaio montato per rimorchi o semirimorchi dichiara
ammissibile la traformazione proposta dall'allestitore per quanto attiene il
profilo tecnico-costruttivo.
Nel citato documento, infatti, devono essere contenute tutte le prescrizioni e
le condizioni che il costruttore del veicolo ritiene indispensabili per la
realizzazione della trasformazione proposta. Non è ammesso il rilascio di
dichiarazioni di "nulla osta" incomplete o generiche ovvero contenenti diciture
con le quali vengono declinate le responsabilità derivanti dalla realizzazione
della trasformazione. La dichiarazione di nulla osta è un atto in base al quale
il costruttore del veicolo, si assume piena responsabilità della trasformazione
che autorizza. Compete, invece , alla ditta che esegue la trasformazione
effettuarla a perfetta regola d'arte ed attenersi alle direttive del
costruttore del veicolo base.
Tuttavia l'art.236 regolamento di esecuzione del vigente CDS prende in
esame anche il caso in cui il costruttore non rilasci il nulla osta per
motivi diversi da quelli di ordine tecnico (ad esempio: il veicolo risulta di
importazione parallela, esistono motivi commerciali che ne impediscono il
rilascio, ecc.). In tali circostanze, una relazione tecnica firmata da persona
abilitata che attesti la possibilità di esecuzione della modifica sostituisce a
tutti gli effetti il nulla osta del costruttore richiesto ai sensi dell'art.236
regolamento CDS.
La trasformazione di un veicolo deve essere sempre attuata conformemente
alle prescrizioni del costruttore dell'autotelaio nonchè alle prescrizioni della
normativa in vigore all'atto dell'omologazione del veicolo.
Il DTT ha fissato alcune prescrizioni aggiuntive che costituiscono i presupposti
fondamentali per l'esecuzione delle modifiche alla struttura portante o agli
elementi costitutivi dei veicoli in circolazione. Tra i principali requisiti che
sono richiesti per attuare la trasformazione di veicoli in circolazione
compaiono:
• anzianità di immatricolazione: non deve essere superiore a sette
anni rispetto a quella di presentazione della domanda di ammissinone
a visita e prova;
• idonietà delle strutture interessate dalla strasformazione a
subire le modifiche: è necessaria apposita dichiarazione del
trasformatore sul perfetto stato di conservazione della struttura
portante del veicolo e sull'idonietà a ricevere la trasformazione.

Applicazione di cassone ribaltabile e di carrozzerie speciali


I veicoli allestiti con carrozzerie di tipo ribaltabile sono costituiti
fondamentalmente da una struttura (o controtelaio) permanente ancorata
all'autotelaio sulla quale è appoggiato un cassone che può essere ribaltato
posteriormente o lateralmente.
L'approvazione di veicoli con carrozzeria ribaltabili si ottiene sottoponendo ad
accertamento tecnico i singoli esemplari allestiti dalle varie ditte costruttrici;
tuttavia le attrezzature ribaltabili costruite in serie ed installabili su
diversi veicoli possono essere approvate o riconosciute per tipo; in
questo caso, la ditta costruttrice della struttura "tipizzata", dopo aver avuto il
riconoscimento del tipo presso i competenti uffici del SIIT-trasporti, rilascia
per ogni esemplare della struttura costruito, un certificato di origine tramite il
quale attesta, tra l'altro, la conformità della struttura prodotta al tipo
riconosciuto e già approvato.
Si possono allestire con carrozzerie ribaltabili gli autocarri (con cassone
ribaltabile trilaterale, bilaterale o posteriore), i motocarri (solo con cassone
ribaltabile posteriore e a condizione che la verticale passante per il baricentro
del veicolo sia interna ai tre punti di appoggio e a distanzan non minore di
cm 10 dall'asse posteriore) compresi i quadricicli a motore
( compatibilmente con le direttive del costruttore del veicolo) ed i rimorchi.

Verifica analitica su carichi sugli assi.

La normativa stabilisce anche i limiti di massa che non devono essere


superati in corrispondenza degli assi e precisamente:
• la massa gravante sull'asse più caricato: non deve eccedere 12t,
qualunque sia il tipo di veicolo, ecomunque non può eccedere il valore
limite riconosciuto ammissibile dalla casa costruttrice del veicolo
stesso;
• la somma delle masse in corrispondenza di due assi contigui che è
fissata in:
▪ 12t se la distanza assiale è inferiore a 1m;
▪ 16t se la distanza assiale è uguale o superiore a 1m e inferiore a
1,3m;
▪ 20t se la distanza assiale è pari o superiore a 1.3m ed inferiore
a 2m.

L'omologazione permette alla casa costruttrice di realizzare una serie di autoveicoli


identici al prototipo provato. Ciascuno degli esemplari prodotti potrà essere
immatricolato direttamente con i documenti forniti dalla fabbrica.
Il collaudo in unico esemplare comporta dei controlli che, pur essendo rigorosi,
normalmente non sono articolati come nell'omologazione. Si ricorre a questa
procedura, di solito, quando non c'è l'esigenza di produrre in serie degli esemplari
identici. Molti autoveicoli industriali e commerciali da lavoro (allestiti con cassoni,
furgoni e apparecchiature come gru caricatrici o sponde montacarichi) hanno dovuto
sostenere un collaudo di questo tipo, per essere dichiarati idonei alla circolazione.
Con la revisione, infine, viene periodicamente verificato che l'autoveicolo conservi
ancora tutti i requisiti per l'idoneità alla circolazione, stabiliti in precedenza tramite
omologazione o collaudo in unico esemplare. Si tratta di una procedura applicabile solo
ad autoveicoli non modificati e già circolanti. Attualmente, la revisione può essere
effettuata sia nelle sedi periferiche del Dipartimento dei Trasporti Terrestri, sia nei centri
privati di revisione, per veicoli di massa massima ammessa fino a 3,5 t o max 16 posti.