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Variazioni su alcuni temi di Persona e democrazia.

Pasquale Pietro Del Giudice N57/494

La scrittura di Maria Zambrano un particolare ibrido di poesia e raziocinio, dove biografia e


confessione entrano in gioco nell'esposizione di un pensiero incarnato, aurorale, a tratti
intimo, inscindibile dalla soggettivit e dalla circostanza storica in cui sorge la parola e
l'azione.
Questo fa emergere la relazione esistente tra corporeit e verbo e il richiamo alla
consapevolezza che ogni pensiero si paga sulla propria carne, in scelte e condotte di vita
sempre particolari, calate nel tempo.
Se vita e pensiero per Zambrano non sono separabili, l'esercizio di una ragione poetante
risulta la forma meno rigida e pi adeguata a salvare la ricchezza della vita singolare combinazione unica di vissuto emozionale ed energia intellettuale e la complessit del
mondo senza intenti riduzionistici, come invece tenta il razionalismo, sinonimo di
assolutismo.
In quest'ottica, la riflessione della filosofa pi che a inquadrare o limitare la molteplicit della
vita, si aggiunge a quest'ultima, ne aumenta lo spessore e i misteriosi movimenti visibili e
sotterranei.
Quest'attitudine si manifesta con chiarezza nella sua opera politica Persona e democrazia
dove la Zambrano rifugge un approccio sistematico o finalistico alla storia, realizzando non
una rigida costruzione architettonica, ma qualcosa di pi simile ad una sinfonia, una struttura
aperta, debole, musicale, intenta a rivelare, variando toni e registri, il concetto rimosso, sotto
la coltre delle macerie belliche, di persona umana.
A tal riguardo, nei primi passi del testo, la pensatrice spagnola fa riferimento alla nozione di
risveglio, come momento di rivelazione e insieme di pericolo, in cui la realt ci si mostra in
quanto tale, nella sua nudit, non occultata dalla sopportazione delle sue maschere contingenti
e illusioni ideologiche, motori della storia intesa come incubo, dominata dalla logica del
sacrificio e della condanna di cui si ignora la colpa.
L'istante del risveglio risulta essere anche il pi carico di rischio, perch :<< si passa dal
sentire il peso del mostro dell'incubo al vuoto >>1, momento destabilizzante, di perplessit che
precede la scelta, la presa di campo della coscienza, in cui solo con se stesso, l'uomo
1 M.Zambrano, Persona e democrazia, Milano, Bruno Mondadori, 2000, p.9.

chiamato a scommettere sul futuro, estendendo la coscienza storica e dando vita a una societ
degna della persona umana, invece di crollare sotto i colpi del senso di colpa immobilizzante
del passato.
Secondo la Zambrano, l'aspetto decisivo della nostra epoca sarebbe proprio la coscienza
storica :<< ... da cui l'uomo assiste a questa dimensione inevitabile del suo essere che la
storia >>2, senza la quale tutto si accetta superficialmente, subendo l'ordine imposto senza
pulsioni di rivolta, di cambiamento, di messa in discussione delle autorit, senza filtro,
distanza critica tra s e gli eventi.
Grazie a questa coscienza, partecipiamo con maggiore lucidit alla storia, percependo
chiaramente i conflitti che si presentano oggi come problemi; la differenza col passato che
per la prima volta l'uomo pretende di dirigere la sua storia, quando in passato il suo corso non
era messo in dubbio.
L'accettazione passiva del destino come forza o divinit a cui essere assoggettati, lascia il
posto alla coscienza e alla volont di sapere e di autodeterminarsi.
Da queste battute, emerge la fiducia e la non banale capacit della Zambrano - considerando il
periodo in cui fu scritta l'opera, ovvero dopo la seconda guerra mondiale e lo smascheramento
crudele delle ideologie della prima met del '900 -

di incitare ancora l'uomo a nuove

produzioni di senso e ideali sociali, senza scadere ma rasentando il pericolo dell'ingenuit


utopica, declinata come nascita, possibilit di rifondazione, esigenza di costruzione,
successiva a una fase di smantellamento/decostruzione dei processi storici.
In questa prospettiva, in cui la storia potrebbe essere definita, secondo la filosofa spagnola,
come :<< una sorta di aurora ripetuta e mai pienamente riuscita, protesa verso il futuro>> 3 il
ricordo, la nostalgia del mondo perfetto, del paradiso perduto, non inchioda l'uomo a una
caduta irrimediabile, ad una malinconia senza riscatto, ad una perdita irreparabile
dell'originaria unit - che lo condannerebbe dalla nascita a brancolare, a far da commediante,
ad appigliarsi ad opinioni innalzate, per disperazione, a verit -.
La nostalgia nel pensiero della Zambrano assume invece il senso di un ricordo, che apre
costantemente al futuro come possibilit del suo ritorno, riapparizione della piena presenza
armonica dell'uomo nel cosmo, occasione dell'alba umana, sogno creatore e creativo di una
realt da rinnovarsi, da farsi, affinch l'uomo possa raggiungere una societ, una democrazia,
in cui sia richiesto essere persona umana.
2

Ivi, p.11.

Ivi, p.29.

Ci risulta esplicito e tematizzato chiaramente nel saggio del prof. G.Cacciatore, in relazione
al rapporto metaforico ed effettivo instaurato dalla filosofa con le isole; infatti, la sua dolorosa
esperienza biografica ha compreso un lungo esilio dalla Spagna, successivo alla conclusione
della guerra civile del 1939, sulle isole di Cuba e Puerto Rico, in cui queste hanno finito per
rappresentare :<< non solo un luogo fisico della peregrinazione dell'esule, ma [..] un vero e
proprio luogo dell'anima >>4 talmente determinanti nell'economia del pensiero e
dell'esperienza della Zambrano, al punto da spingere Cacciatore a parlare di lei come di una
filosofa insulare.
L'isola, per la pensatrice, simboleggia la nostalgia di un mondo ideale e un possibile modello
di democrazia realizzato, un equilibrio intatto, senza dissonanze, una risposta paradossalmente
pratica alla crisi del mondo attuale, promessa trasformata in regalo, traccia di una vita
migliore preservata e via di fuga dal caos del mondo.
L'isola, in questo senso in rapporto col passato e col futuro, in s custodisce indizi
dell'immemorabile, i residui di un sogno perduto, le tracce, i fossili di una natura precedente
che chiedono di essere letti, considerati proiettandosi verso il futuro, in cui risplenda :<<
...l'improvviso prodigio di una vita dominata dalla pace e dall'armonia, di una vita in cui torni
a regnare la purezza originaria della parola, la gioia di un lavoro libero e di un amore non
ancora condannato a convivere con l'invidia. >>5
Perch tutto ci sia possibile, occorre superare la struttura tragica e sacrificale della storia,
data dalla presenza di un idolo e di una vittima, che esclusi determinati livelli di umanit
finora ha caratterizzato ogni tipo di societ, di aggregazione, famiglia compresa.
Va dunque superata la dialettica idolo-vittima per fondare una societ nella quale si riesca a
credere e obbedire senza bisogno di idolatria. Idolo ci che esige adorazione, completa
devozione. Idolo ci che si nutre di questo culto totalizzante, che nel momento in cui finisce,
lasciato a se stesso, senza seguaci, crolla nella sua inconsistenza.
L'uomo ha bisogno di illudersi e di proiettare sugli idoli, su immagini santificate, gonfiate, la
propria mancanza di senso, ha bisogno di colmare un vuoto con un feticcio che aggreghi corpi
e intenzioni, poich non in grado, non sopporterebbe di tollerare la lucidit e la nuda
crudelt delle cose.
L'idolo sacrificato, diviene vittima. L'idolo muore in un attimo, la vittima giorno dopo giorno.
come se l'uomo non fosse in grado di vivere senza finzioni, autosuggestioni, avendo
4

G.Cacciatore, Sulla filosofia spagnola, Urbino, Il Mulino, 2013, p.160.

Ivi, p.164.

bisogno di tramutare l'idolo in vittima e di sentirsi vittima idolatrata.


<< La storia tragica si muove attraverso personaggi che sono maschere, che devono accettare
la maschera per muovervisi dentro come facevano gli attori nella tragedia poetica.>>6
Nella commedia umana, quindi, facile nascondersi a se stessi, farsi personaggio, assumere
costumi, usanze d'inganno, subendo il fascino esercitato socialmente da un modello vincente produttore di vita, di illusori consumi e felicit - nella concretezza del tempo regolato dalla
legge del pi furbo o del pi forte.
Turbato dalla Natura, l'uomo cerca consenso, affetto, comprensione nel suo simile e a tal fine
si adegua alle regole e ai pregiudizi della sua trib.
Ma quando anche questa realt lo rifiuta, egli sentendosi doppiamente estraneo, solo e
separato dalla storia e dalla vita, inutile bullone, ha la rischiosa possibilit - se vero ci che
scrisse Hlderlin che l dove aumenta il pericolo cresce anche ci che salva - di riconoscere
l'arbitrio e l'inconsistenza delle norme della sua vita, smascherandone gli inganni spacciati per
verit, avendo dunque l'occasione di potersi incamminare dalla crisi alla difficile/impossibile
riappropriazione del suo vero s, oppure sprofondare verso l'odio dell'uomo e della sua
posizione nel cosmo.
Ci che giace sotto la maschera del personaggio e va suscitata, riattizzata, per Zambrano la
persona umana.
Persona significa solitudine, sospensione, separatezza. Distanza dalla vita e capacit di
progettarla. Questo dentro, cifra e condanna della nostra condizione, spazio di privatezza, in
cui ognuno vive ascoltandosi, pensandosi. Una solitudine all'interno di un ecosistema, in cui
le cose convivono e coesistono.
Nell'intimo, nel soliloquio dimora un assoluto. A tal riguardo scrive la filosofa :<< Niente
che sia stato in noi, niente che sia un nostro prodotto assoluto n potr mai esserlo. Lo solo
quel lato sconosciuto e senza nome, fatto di solitudine e libert >>.7
In questo spazio nasce la responsabilit di s, il farsi carico di scelte e azioni.
Alla domanda paradossale da dove provengano le differenze tra le persone, se tutte sono
accomunate da una stessa base mentale, la Zambrano risponde che l'essere persona: <<...non
penetra nella stessa misura nella vita di ognuno, non in tutti ugualmente attivo, non tutti si
sono risvegliati al loro essere persona. Ed essendo la persona la nostra intima e unica verit,
possiamo lasciarla inerte, come dimenticata e addormentata: necessaria la decisione di
6

M.Zambrano, Persona e democrazia, Milano, Bruno Mondadori, p.47.

Ivi, p.146.

invocarla e una volta risvegliata, bisogna vivere nel suo nome >>.8
Solo cercando la verit la persona pu realizzarsi, cercando nel tempo il suo orizzonte di vita,
creandolo, mantenendo la sua posizione che non nel presente ma nell'anticipazione del
futuro.
La societ deve adattarsi alla persona umana, affinch diventi: << ..il suo spazio ideale e non
il suo luogo di tortura>>9. In questo senso, la democrazia la societ nella quale non solo
permesso, ma soprattutto richiesto essere persona; in cui la persona sperimenta il proprio
rapporto con l'altro, accogliendo il diverso; persona qualcosa in pi di individuo, proprio
di ogni uomo prima di qualunque inclusione in una classe.
La Zambrano teorizza che solo quando si saranno estinte le classi sociali, la realt della
persona umana avr invaso tutta la realt sociale, cos luomo acquisir una visione pi aperta
della sua vita, liberandosi del timore che questa gli incute.
In ogni assolutismo e dispotismo, osserva la Zambrano, si nasconde la paura della realt sia
umana sia quella in s; la variet, la pluralit, l'innovazione sono percepiti come minacce alla
solidit e all'integrit della ragione e dell'identit.
Al contrario, la societ democratica flessibile e ospitale. Il razionalismo assolutismo e ha
provocato l'astrazione dal tempo, poich i suoi principi la collocano nel sempre,
nell'atemporale, estende i principi della ragione allintero campo del reale, non per scoprire la
struttura delle cose, ma per ricondurla forzatamente alla comprensibilit.
Questo ha allontanato l'uomo dal tempo, proiettandolo al di sopra della materialit,
eliminando l'opposizione e resistenza del mondo circostante. Vivere nel tempo, tuttavia,
fondamentale nella disposizione e nell'esercizio della nostra libert. A tal riguardo scrive
M.Zambrano :<< Solo se ci sappiamo muovere nel tempo possiamo essere effettivamente
liberi, cio sappiamo esercitare la nostra inesorabile libert >>. 10
Una vita sar autenticamente umana solo se si riuscir a conciliare tempo e libert: << .. solo
se si capaci di armonizzarli insieme la vita sar veramente umana >> 11 considerando s e
l'altro come persona, utilizzando la ragione come strumento di comprensione e azione, in una
continua ricaduta nelle cose.
8

Ivi, p.147.

Ivi, p.160.

10 Ivi, p.102.
11 Ibidem.