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GIRAUDO / Lex orandi e teologia dei sacramenti / PIO 2005-06 (L841)

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Capitolo 3
LA FORMA MENTIS ORAZIONALE
COME HABITAT NATURALE DELLA TEOLOGIA SACRAMENTARIA
Siccome esiste una stretta affinit tra la tecnica delle costruzioni e la costruzione del discorso, avviamo la nostra riflessione contrapponendo due serie di affermazioni. La prima: luomo antico
sapeva costruire, e luomo moderno sa costruire. La seconda: luomo antico sapeva pregare, ma
luomo moderno non sa pi pregare.
1. STRUTTURA BELLO!
1.1. Luomo antico sapeva costruire
Luomo antico conosceva perfettamente larte del compaginare gli elementi architettonici.
Ad esempio, non scambiava i muri perimetrali e le volte con le pareti divisorie interne; non scambiava i pilastri e gli archi del ponte con il selciato della strada che vi corre sopra. Conosceva la nozione di struttura. Sapeva che la parola latina structura viene da strure e significa compaginare,
articolare, in vista di una costruzione. Disponendo i mattoni (lateres) a strati secondo una precisa
struttura, il costrutture (structor) finiva per costruire una casa (strure domum), ossia un insieme
armonico, unitario, dinamico. Una casa non equivale affatto alla somma dei mattoni che la compongono, altrimenti sarebbe un mucchio, non una casa. Luomo antico conosceva bene la differenza
che esiste tra un mucchio di mattoni e una costruzione. Mentre in un caso gli elementi sono semplicemente ammucchiati, nellaltro caso gli elementi vengono sottoposti a particolari tensioni di forze
che creano quellequilibrio dinamico che abitualmente chiamiamo statico. Tuttavia si tratta di una
statica che non stasi, bens movimento (cf Documento 1). La nozione di struttura dunque essenziale alla tecnica delle costruzioni.
Tanti anni or sono era apparso sulla terza pagina del giornale romano Il Messaggero
(17.7.78) un articolo a firma di CARLO TAGLIACOZZO, intitolato Struttura bello. Cos recitava il
sottotitolo descrittivo: Architettura / Si parla, com noto, di abolire i corsi di scienza delle costruzioni dalle facolt di architettura. Eppure si tratta di una materia indispensabile alla formazione di
architetti seri e davvero moderni. Vediamo perch. Nel centro dellarticolo a tutta pagina campeggiava la fotografia del Tempio circolare di Stonehenge, con in primo piano la pietra detta di heel,
antica designazione del sole. Sotto in piccolo si notava il profilo del ponte di San Francisco, oltre
lisola di Yerbabuena. Larticolo iniziava cos: Accade talvolta che le storie dellarte classifichino
lo stile di un organismo architettonico secondo la sua decorazione (ad esempio, a mosaico) e non
secondo la sua struttura, mentre da ritenere che esso tenendo presenti le tre categorie vitruviane
della utilitas, della firmitas, della venustas debba essere determinato dallaspetto intrinseco che
gli conferiscono le sue funzioni (utilitas) e la sua struttura (firmitas). Insomma: prima viene la nozione di struttura (firmitas), quindi la nozione di funzionalit (utilitas) e per ultima la nozione di
bellezza (venustas). Senza la prima impossibile parlare delle altre (cf Documento 2).
La constatazione si chiarisce se pensiamo alle costruzioni romane e alle basiliche cristiane
nei vari secoli (eg: Santo Stefano Rotondo, in Roma), dove ogni elemento architettonico esterno o
interno esattamente al suo posto. Gli architetti antichi sembrano pedanti, tanto sono precisi. Anche
se a noi occorrono talvolta lunghi studi per penetrare nei segreti di una costruzione architettonica, ai
destinatari di quegli edifici tutto doveva risultare immediatamente chiaro.

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La nostra constatazione vale anche per costruzioni apparentemente semplici, presso gli Odierni Primitivi. Si pensi alla carpenteria di una tipica costruzione, ad esempio, della Costa-Est del
Madagascar, la quale si compone di legni diversi, di assi, di scorze, di steli, di foglie e di liane. Ogni elemento ha la propria funzione e nessuno simmaginer mai di sostituire, ad esempio, un pilastro portante con un qualsiasi stelo, fosse pure dei pi robusti. I ruoli delle diverse componenti di
una struttura architettonica, per elementare che sia, sono tali che non possono essere invertiti, giacch si fondano su un ordinamento essenzialmente gerarchico. infatti questa la nota specifica di
una compagine strutturata, che perci la distingue dal semplice complesso agglomeratizio, dove tutti i ruoli delle componenti si equivalgono, dal momento che non ve n alcuno (cf Eucaristia per la
Chiesa 51-52).
1.2. Luomo moderno sa costruire
Certo, anche luomo di oggi conosce larte del compaginare i diversi elementi, altrimenti le
sue costruzioni non starebbero in piedi. La sua tecnica cambiata, ma i criteri costruttivi permangono. Per questo lAutore di Struttura bello si richiamava alla nozione di struttura. Constatando
che luomo moderno fatica ad accedere alla nozione di struttura si hanno a volte strutture povere
-, lA. insisteva sulla necessit di ricuperarla al massimo, trasponendola dai libri alla mente.
In fatto di costruzioni possiamo aggiungere che luomo sa e non sa costruire. Si pensi in
particolare allarchitettura interna di tante nostre chiese moderne, dove spesso i criteri relativi alla
disposizione o alla forma del mobilio sacro (cattedra, ambone, altare) sono affidati alla fantasia di
liturgisti improvvisati.
Proseguiamo con la seconda serie di affermazioni, che in questo caso saranno contrapposte.

2. LA STRUTTURA ORAZIONALE COME UNIT DINAMICA


2.1. Luomo antico sapeva pregare
Conosceva perfettamente larte del compaginare quegli elementi letterario-teologici che sono le parole, giacch, accanto allarte dello strure lateres, esiste larte dello strure verba (var.:
ideas, notiones, conceptus). Infatti un discorso deve essere costruito. Un discorso non costruito
non pu generare altro che disinteresse e noia. La nozione di struttura, luomo antico la portava
scritta (pi che sui libri) nella sua mente architettonica. Quando poi si disponeva a pregare, era sorretto da una forma mentis orazionale, che immediatamente gli consentiva di formulare una preghiera valida, dal punto di vista e letterario (forma) e teologico (contenuto). Per chi conosce per esperienza la tradizione orale degli Odierni Primitivi, queste constatazioni non richiedono ulteriori spiegazioni. Diamo ora alcuni sondaggi dimostrativi per provare lassunto.
2.3. La preghiera di Mursilis II in occasione della peste (per i riferimenti cf GIRAUDO, La struttura letteraria della preghiera eucaristica, 88-91)
Il formulario orazionale preceduto da uninvocazione iniziale e dalla formula del messaggero congiunte a modo di preambolo ( 1,1). Linvocazione iniziale presenta la titolatura della divinit destinataria della preghiera. La formula del messaggero, oltre a precisare leffettiva mediazione del documento scritto e del messaggero regio incaricato della sua lettura nel tempio, contiene
la titolatura del mittente ossia del Grande-Re, vassallo degli di di Hatti.

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O dio della Tempesta di Hatti, mio Signore,


e voi di di Hatti, miei signori!
Mi ha mandato Mursilis, il Grande-Re, il vostro servo,
[dicendo]: Va e parla al dio della Tempesta di Hatti...
nel seguente modo: ...
Dopo il preambolo il testo prosegue nello stile IO-TU. infatti il Grande-Re che parla per
bocca del messaggero e suo interlocutore il dio supremo del pantheon ittita, circondato dalla corte
degli di di Hatti.
Nella preghiera del re ittita notiamo che la domanda, sempre svolta in stile diretto, presenta
delle ricorrenze nelle quali E. Galbiati scorge laspetto dun ritornello che suona pressa poco: Ascoltami, o dio Hittita della Tempesta, fa cessare la peste nel paese di Hatti!. Il fatto tuttavia che
ogni formulazione di domanda faccia seguito a una dettagliata esposizione della situazione, fa piuttosto pensare a una serie di cicli di preghiere fatte in passato e che lultimo stadio della preghiera
ossia lattuale abbraccia comprensivamente, ricevendo da questi quella profondit storica ben
caratterizzante la relazione cultuale. Infatti dalla porzione del testo compresa tra il 1,2 e il 9,8
risulta che il re sta raccontando in maniera cultuale al dio la storia della mora e con lui ripercorre le
tappe della graduale scoperta delle cause e le varie fasi della ventennale supplica. Nel tentativo di
tracciare uno schema della composizione ci lasceremo guidare dalle successive ricorrenze del gruppo esposizione della situazione (*)- domanda (**).

* a) Il paragrafo storico, comprensivo delle precedenti suppliche ( 1,2-10,8)


1a sezione ( 1,2-2,6): una sorta di rb contro la divinit
(*)
La sezione inizia con interrogatorio formale e accusa ( 1,2-6): Che questo che voi
avete fatto? Nella terra di Hatti voi avete introdotto una peste! La terra di Hatti
stata duramente oppressa ... Son ventanni che la gente muore...! . Segue la protesta
di innocenza ( 2,1-2): Quando celebravo le feste, sono andato da tutti gli di; non
ho mai preferito un tempio a un altro. Ho trattato la questione della peste... nella
preghiera... [dicendo]:
(**) Ascoltatemi, voi di, miei signori!
Scacciate la peste dalla terra di Hatti! ( 2,3).
La narrazione prosegue ricordando che gli di non lo ascoltarono e la peste continu ( 2,6).
2a sezione ( 3,1-7,1): scoperta e confessione della colpa
(*)
Il fatto che anche i pochi sacrificatori rimasti morivano colpiti dalla peste, decise il re
a chiedere un oracolo. Loracolo coincise con la scoperta di due antiche tavolette che
attestavano gli impegni presi dai re di Hatti in passato. Loracolo conferm che fu
proprio linfedelt a tali impegni la causa della peste. Mursilis ricorda che in
quelloccasione si present dinanzi al dio e riconobbe la propria colpevolezza, pronunziando la formula confessionale: vero: noi abbiamo fatto questo! ( 6,3). Segue un tentativo di discolpa da parte del re: So per certo che il peccato non avvenne
al mio tempo, ma al tempo di mio padre... Ma, poich il dio della Tempesta adirato
e il popolo muore..., allora mi umilio e invoco piet:
(**) Ascoltami, o dio della Tempesta...! togli via la peste dalla terra di Hatti! ( 7,1).

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3a sezione ( 8,1-6): altro intervento


(*)
Il re prosegue la narrazione dicendo che le cause della peste furono tolte per aver egli
ammesso la colpevolezza. Il re riconosce di aver fatto restituzione. Si dichiara pronto
a completare i sacrifici, sempre a motivo della peste. Per questo si sente in diritto di
chiedere:
(**) O di, miei signori, piet di me!
Fate cessare la peste nella terra di Hatti! ( 8,6).
4a sezione ( 9,1-8): altro intervento
(*)
A questo punto la narrazione menziona un ulteriore tentativo di discolpa, che approda
tuttavia alla formula confessionale. Il re dice: purtroppo vero che luomo peccatore. Mio padre ha peccato... Io per non ho peccato in nulla. Tuttavia cos: il peccato del padre viene al figlio... Ora io ho confessato..: vero: noi abbiamo fatto
questo! [ 9,5]. E poich ho confessato il peccato di mio padre...,
(**) lanimo del dio della Tempesta... e degli di...
siano nuovamente placati.
Piet di me! Scacciate la peste dalla terra di Hatti!
Non lasciate che muoiano
i pochi ancora rimasti a offrire pani e libazioni! ( 9,6-8).
5a sezione ( 10,1-11,8): intervento presente
(*)
Inizia con un atto di fiducia seguito da una breve invocazione: Vedi! io tratto la questione della peste dinanzi al dio della Tempesta... Ascoltami..! Salvami!.
Largomentazione fa quindi ricorso a tre similitudini: a) come luccello trova rifugio
nel nido (cos Mursilis deve trovare rifugio nel dio della Tempesta); b) come un servo sovraccarico trova ascolto presso il suo signore (cos Mursilis dovr trovare ascolto presso il suo dio); c) come un servo colpevole che ha confessato la colpa al
suo signore non da questi punito, cos Mursilis, che ha ora confessato il peccato di
suo padre ( purtroppo vero: io ho fatto questo! [ 10,6]), non dovr essere punito. Il re afferma che, se vi erano restituzioni da fare, essi hanno restituito gi venti
voIte! E ancora lanimo del dio Tempesta... e degli di... non placato.

** b) La presente supplica o paragrafo deprecativo di tutto il formulario ( 10,9-11,8)


Ma se voi mi imponete una particolare restituzione,
ditemi questo in un sogno e io ve lo dar.
Vedi! io ti sto supplicando, o dio della Tempesta di Hatti.., salvami! ...
Fa che quanti ancora possono offrire pani e libazioni
non muoiano pi!
Se poi la gente muore per qualche altra causa,
fammela vedere per mezzo di un sogno o di un oracolo o di un profeta...
Fa che gli di.. diano prova del loro divino potere!...
O dio della Tempesta di Hatti, mio signore, salvami!
Togli via la peste dalla terra di Hatti!

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Questa rapida analisi della preghiera di Mursilis II ci porta a sottolineare come il rapporto
cultuale sia un rapporto di storia e come le successive suppliche, al pari delle successive formule
confessionali, vengano ad essere incorporate nel paragrafo storico dellattuale preghiera, conferendo a questultima quella profondit storica che la ravvicina alla storiografia. La storiografia testimoniata dalla preghiera di Mursilis vera e propria storiografia, non meno di quella degli annali.
Presentandosi al suo dio, lantico mediorientale
racconta la sua storia che si compone di una catena di
situazioni di cui lultima lattuale la ricapitolazione. Le precedenti suppliche sono divenute patrimonio della sua storia ed egli le racconta, per il motivo
che la sua attuale condizione non comprensibile n
pienamente valutabile dalla divinit se non appare nella
prospettiva duna profondit storica.
Se queste considerazioni sono esatte, esse potranno esserci di valido aiuto per la comprensione della
lunga preghiera di Ne 9 fatta di innumerevoli alternanze
di peccato, castigo e grido a Dio, le quali non sono certo
rivolte a soddisfare la prolissit dellorante, ma stanno a
dirci che la relazione dalleanza non di ieri, bens
una lunga storia di infedelt e di attese.
Non si pu pensare che Mursilis si sia messo a
supplicare nel ventesimo anno della peste. Come il re
dice: Sono ventanni che la gente muore ( 1) e Se
cera restituzione da fare.. abbiamo gi restituito venti volte ( 10), cos possiamo immaginare che
il re dica al suo dio: son ventanni che supplichiamo! e che nella sua attuale preghiera ripercorra
alcune tappe della ventennale supplica. Come il paragrafo storico dei trattati ittiti riassumeva i precedenti trattati, cos il paragrafo storico della supplica ittita riassume le precedenti suppliche.
2.4. Le preghiere della Bibbia (NB: le vedremo dopo)

2.5. LInno a Zeus di Cleante (per lanalisi cf . DES PLACES, Hymnes grecs au seuil de lre
chrtienne, in Bib 38 [1957] 113-129; A.J. FESTUGIRE, La rvlation dHerms Trismgiste, 2,
Paris 1949, 310-325)

O il pi glorioso degli immortali,


dai molti nomi (poluwvnume), onnipotente (pangkratev"), eterno (aijeiv),
Zeus, prima guida della Natura (fuvsew" ajrchgev),
che con la Legge (Novmo") governi ogni cosa (pavnta kubernw'n).
5 Salve (cai're), poich tu sei colui che ogni mortale, senza empiet, pu invocare.
Da te infatti noi proveniamo (ejk sou' ga;r genovmesqa),
provvisti della voce che imita le cose,
noi soli fra tutti gli esseri che vivono e si muovono sulla terra.

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Per questo ti celebrer e senza posa canter la tua potenza.


A te tutto il nostro universo, che ruota intorno alla terra,
obbedisce, dovunque tu lo voglia condurre,
e volentieri si sottomette alla tua forza.
Nelle tue mani invincibili tieni, quale grande ministro,
il fulmine a due punte, fiammeggiante, eterno:
quando colpisce, freme ogni cosa nella Natura.
Per suo mezzo tu dirigi la Ragione (Lovgo") universale,
che circola attraverso tutti gli esseri,
mescolata al grande astro e ai piccoli.
per mezzo di essa che ti sei acquistato tanta potenza,
o Re supremo per tutta la durata del tempo.
Senza di te, o Dio, nulla avviene, n sulla terra,
n nelletere divino della volta celeste, n nel mare,
tranne i crimini che, nella loro follia, commettono i malvagi.
Ma tu sai ricondurre alla giusta misura ogni eccesso,
sai ricondurre allordine ci che senza ordine,
sicch le cose che non ti sono amiche ti diventano amiche.
Tu hai composto insieme tutte le cose,
le nobili e le vili,
in maniera tale che vi sia per tutte una Ragione unica,
che perdura in eterno.
Tuttavia la trascurano e la fuggono
quanti tra i mortali sono malvagi: oh sventurati!
Nel loro desiderio spasmodico di possedere
ci che credono per loro un bene,
essi non avvertono luniversale Legge di Dio,
e neppure lascoltano;
mentre invece, se le obbedissero con intelligenza,
avrebbero una vita nobile.
Da loro stessi si gettano, insensati, da un male allaltro:
gli uni, spinti dallambizione alla passione delle discordie,
gli altri, protesi senza ritegno ai guadagni fraudolenti,
altri ancora, dediti a un molle riposo e ai piaceri del corpo,
insaziabili, si lasciano portare da un oggetto allaltro,
e dispiegano un immenso zelo
perch avvenga esattamente il contrario di quanto avrebbero voluto.

** Ma [tu,] o Zeus, (!Alla; Zeu') datore di ogni bene (pavndwre),


dalle oscure nubi, padrone del fulmine,
salva gli uomini dallo loro ignoranza funesta;
sccciala, o Padre, lontano dal loro cuore,
concedi loro di ottenere il giusto modo di ragionare,
50 quello appunto sul quale ti basi per governare con giustizia ogni cosa (pavnta kuberna'"),

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cosicch, da te gratificati di questo favore/onore (timhqevnte"),


possiamo ricambiarti con onore (ajmeibwvmesqa se; timh/'),
cantando continuamente le tue opere,
come conviene a un mortale,
55 poich n per gli uomini n per gli di
vi pi grande privilegio
che di cantare per sempre, nella giustizia,
la Legge universale.

2.6. La preghiera di Policarpo (Mart. Polyc. 14, in SC 10, 262)


Martirio del vesc. Polic. avvenuto nel 177. Raccontato nella Lettera della Chiesa di Smirne
alla Ch. di Filomelio (Frigia) ad aedificationem. Lettera redatta prima del primo anniversario della morte. Documento molto antico. Sono testimoni oculari che parlano, anche se si prendono tutte le
libert che la storiografia di allora consentiva. eg: attenzione a sottolineare delle circostanze // a
quelle della morte di Ges. Prima del martirio Polic. si nasconde in un podere presso la citt (// Getsemani); tradito da un servo (// Giuda, familiare); il soldato che lo arresta si chiama Erode; muore
di venerd, all8 ora (un copista corregge: alla 9). Fin dal secolo scorso gli studiosi hanno notato lo
stile liturgico (in // con la PE).

Signore, Dio onnipotente,


Padre del tuo diletto e benedetto Figlio Ges Cristo,
per mezzo del quale abbiamo raggiunto la conoscenza di te;
Dio degli Angeli, e delle Potenze, e di tutta la creazione,
5 e di tutta la generazione dei giusti che vivono dinanzi a te.
Ti benedico, perch mi hai reso degno di [questo] giorno e di questa ora,
di prendere parte, nel numero dei martiri, al calice del tuo Cristo,
per la risurrezione della vita eterna dellanima e del corpo,
nellincorruttibilit dello Spirito santo.
** Con essi possa-[io]-essere accolto dinanzi a te oggi
11 in sacrificio pingue e gradito,
come avevi preparato e manifestato in antecedenza
e hai portato-a-pienezza,
o Dio senza-menzogna e veritiero.
15 Per questo e per tutte le cose ti lodo, ti benedico, ti rendo gloria
per mezzo delleterno e celeste sommo sacerdote Ges Cristo,
il tuo diletto Figlio,
per mezzo del quale a te, con Lui e con lo Spirito santo,
sia la gloria e ora e nei secoli futuri.
20 Amen!

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2.7. La preghiera al Creatore e agli Antenati della Costa-Est del Madagascar (per il commento
descrittivo cf Eucaristia per la Chiesa 376-381; oppure, Inculturer la liturgie. Le dfi du Tiers
Monde au seuil du troisime millnaire, in Studia Missionalia 44 [1995], 353-358)
opportuno ricordare che questi formulari appartengono esclusivamente alla tradizione orale. Solo per ragioni di studio qualcuno stato messo per scritto in tempi recenti. In ogni caso si tratta sempre di modelli espressamente richiesti dallo studioso e dettati allo scopo da qualche anziano
consenziente. Infatti tutto ci che concerne la religione e le usanze ancestrali rigorosamente
vincolato alla disciplina dellarcano, la quale a sua volta retta dalla tradizione orale. Perci colui
che fa linvocazione compone sempre la sua preghiera in situazione, sulla base della forma letteraria che porta scritta nella sua mens theologica.
Hu! Hu! Hu!

A voi, Creatore-maschio, Creatore-femmina,


Quello-che--veloce, Quello-che--seduto,
5 Quello-dalle-unghie-pulite,
Quello-che-rimprovera,
Quello-che-ha-fatto-luomo,
lo ha posto sulla terra,
gli ha dato lo spirito,
10 gli ha additato lintelligenza.
Sei chiamato, o Creatore, perch venga qui,
poich vi un appuntamento e un comando
depositati negli uomini.
E il motivo per cui sei chiamato, o Creatore, questo:
15 secondo quanto stato detto,
il Tale e la Tale non si sono rispettati lun laltro,
e peraltro costoro sono persone che non si possono sposare;
per questo [tu dicesti]:
Qualora vi saranno due che non si rispettano lun laltro,
20 allora uccidete il bue,
e io, il Creatore, sar l, poich sono io che vi ho fatti.
Questo dunque il motivo per cui sei stato chiamato
in questo giorno preciso.
Luccisione del bue per laspersione del Tale e della Tale,
25 anche se unaspersione per cui non si possono sposare,
poich sono ancora parenti stretti loro due;
ma, dal momento che sono colpevoli
e sono scivolati e non si sono rispettati lun laltro,
per questo abbiamo fatto laspersione,
30 perch conseguano ci che bello, conseguano ci che buono,
perch faccia del bene a loro stessi

Ranomna (Costa-Est del Madagascar):


lanimale sacro e sullo sfondo laltare sacrificale

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e a noi padri-e-madri, o Creatore.


** finita, o Creatore:
quello [che abbiamo fatto] per quella cosa l.
35 Sali al tuo letto doro,
al luogo-eccelso-dalle-buone-acque,
lass sul dorso delle nubi,
poich tu sei il Creatore,
in alto che tu stai,
40 anche se tu guardi verso il basso.
finita dunque la cosa per cui sei stato chiamato:
perci laspersione dacqua pura da a noi,
a noi che stiamo per chiamare gli Antenati,
persone esse pure che sono state fatte.

E chiamo voi, Antenati dai quattro angoli della terra:


46 ... [si pronunziano i Nomi].
Il motivo che queste persone sono parenti,
ed essi hanno peccato:
per questo stiamo facendo il rito che voi pure [ci] avete lasciato.
50 Essi sono persone che non devono assolutamente sposarsi.
Ecco qui dunque lappuntamento, siccome [diceste]:
Qualora vi saranno due che non si rispettano lun laltro,
prendete il bue, e uccidete[lo], e fate-laspersione,
e chiamate noi,
55 gli Antenati che [vi] abbiamo lasciato [il comando e il rito],
perch facciamo del bene ai giovani
e facciamo del bene a voi.
Questo dunque il motivo per cui abbiamo chiamato voi,
Antenati dai quattro angoli della terra.
60 A partire da questo istante questi giovani sono puri,
poich noi li purifichiamo,
poich li rendiamo entrambi migliori;
e rendiamo migliori noi, padri-e-madri,
che abbiamo fatto laspersione.
** Quanto a voi, Antenati:
66 finita la cosa per la quale siete stati chiamati.
Perci ognuno ritorni alla terra dove risiede:
quelli dellEst, tornate allEst;
quelli dellOvest, tornate allOvest;
70 quelli del Nord, volgete al Nord;
quelli del Sud, tornate al Sud!
Perci laspersione dacqua pura, quella date a noi.
A partire da questo preciso istante

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quelli che gettano sortilegi e influssi malefici


75 persone malvage presso di voi Antenati ,
perci uccidete[li] e non lasciate[li] in vita,
poich non sono parenti nostri i malvagi!
Ma laspersione dacqua pura,
quella date a noi qui!
Si potrebbe continuare leggendo, ad esempio, una PE dellantichit. Non possibile, perch
la trattazione sulle PE costituisce un corso specifico. Tuttavia ci contentiamo di un cenno alla PE.
Durante tutta lepoca patristica sacerdoti e fedeli sapevano pregare leucaristia. Ne fanno prova le
catechesi mistagogiche, che sono veri e propri trattati sulleucaristia a partire dalla PE, si noti
non per ad theologos, ma ad infantes, ossia ai neofiti.
Possiamo senzaltro affermare che luomo antico sapeva pregare, poich la sua teologia sacramentaria abitava naturalmente una forma mentis orazionale.

2.2. Luomo moderno non sa pi pregare


Dicendo che luomo moderno non sa pi pregare, pensiamo soprattutto alluomo modernooccidentale. Non essendo pi sorretto dalla forma mentis orazionale, non conosce pi larte del
compaginare gli elementi del discoso. Certo, sa leggere delle preghiere; le sa anche improvvisare.
Ma si tratta perlopi di discorsi che mancano di unit, e per intenderci di discorsi non hanno
n capo n coda.
A titolo esemplificativo, riferiamoci allambito della PE, perch in fatto di sacramentaria la
sua situazione sintomatica. successo, per un insieme di circostanze assai complesso, che a un
certo punto la PE non pi stata compresa. Con Amalario (IX sec.) abbiamo la messa drammatica, un misto di devozione e fantasia. Per quel che concerne la preghiera eucaristica, la messa
drammatica attesta che la nozione di struttura letterario-teologica andata completamente perduta
(cf Documento 3).
Quando, dopo il Vaticano II, si riconosciuta la possibilit di redigere nuove PE, tutti ne
hanno fatte: ne hanno fatte i periti ossia gli esperti (= le PE ufficiali) con risultati a volte buoni, a
volte volte meno buoni, talvolta deludenti; ne hanno fatte gli inesperti, con risultati spesso aberranti
(= le PE selvagge). Per altre preghiere si illustrer a voce qualche esempio concreto.
In ogni caso possiamo concludere, dicendo che luomo moderno sa dire delle preghiere, ma
non sa pi pregare la preghiera liturgica. Su questa visione piuttosto pessimistica, ma di fatto realistica ( una constatazione!) prende avvio il nostro corso/discorso di teologia sacramentaria.

Documento 1: Struttura unit dinamica (da C. GIRAUDO, in Rivista Liturgica 72 [1985], 619620)
Etimologicamente sappiamo che il termine struttura proviene dallarte della costruzione degli edifici (structura astratto da struere [costruire] ) e designa larte del compaginare una serie di
elementi architettonici. Ora una serie di elementi strutturati costituisce appunto quella che viene
definita una unit architettonica, la quale , non gi statica, bens dinamica. Anche se locchio

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dellosservatore coglier staticamente la struttura in tal modo ottenuta, e anche se in architettura


con il termine statica si suol designare lo studio dei rapporti di forze in equilibrio stabile, dobbiamo convenire che si tratter sempre di una statica puramente apparente (o, se vogliamo, di una
statica da non confondersi con stasi); per cui sarebbe pi esatto parlare, in riferimento allunit in
questione, non gi di struttura statica, bens di struttura dinamica. Se infatti a un edificio provassimo a togliere, ad esempio, un architrave o un pilastro portante. immediatamente vedremmo la
cosiddetta struttura statica sprigionare tutte le sue latenti tensioni e i suoi operanti giochi di forze.
Se cos avviene per la struttura architettonica, cos sar pure per la struttura di un qualsiasi formulario orazionale. Cos sar in particolare per la compagine letteraria di quel formulario princeps che
la PE. Parlando di struttura nel caso della PE, il teologo della liturgia non si potr perci limitare a
inventariare e descrivere una serie di elementi; ma si dovr preoccupare anzitutto e soprattutto di
cogliere linterazione continua degli elementi che la compongono, ossia la loro unit dinamica, la
loro programmazione interna in continua tensione di forze letterario-teologiche.

Documento 2: Struttura architettonica e struttura letteraria (da C. GIRAUDO, La struttura letteraria della preghiera eucaristica, AnBib 92, Roma 1981, 172-173)
La nozione di struttura letteraria non del tutto dissimile dalla nozione di struttura architettonica, poich costruire un formulario un po come costruire un edificio. Diremo perci che le categorie che presiedono alla costruzione degli edifici, dovranno per analogia presiedere alla costruzione delle preghiere. Ma quali sono queste categorie?
Nel ricordarcele Vitruvio ha cura di disporle in ordine di importanza. Dellarchitettura Vitruvio dice: Ea nascitur ex fabrica et ratiocinatione. Fabrica est continuata ac trita usus meditatio,
qua manibus perficitur e materia cuiuscumque generis opus est ad propositum deformationis. Ratiocinatio autem est quae res fabricatas sollertia ratione proportionis demonstrare atque explicare potest (VITRUVII, De Architectura libri decem [ed. V. ROSE, Lipsiae 1899] I, 1). Mirando a un trasferimento dei concetti per analogia, intenderemo per fabrica la volont pratica di dare una risposta alle circostanze dellesistenza; e per ratiocinatio intenderemo lo sforzo costante della mente per dare
ai singoli tentativi, non gi una forma valevole di volta in volta, bens delle strutture organiche ratione proportionis. Poco oltre, dopo aver elencato vari tipi di costruzioni, Vitruvio enumera i criteri che devono presiedere a qualsiasi edificio: Haec autem ita fieri debent ut habeatur ratio firmitatis, utilitatis, venustatis. Firmitatis erit habita ratio, cum fuerit fundamentorum ad solidum depressio
et quaque e materia copiarum sine avaritia diligens electio. Utilitatis autem, cum emendata et sine
inpeditione usus locorum dispositio et ad regiones sui cuiusque generis apta et commoda distributio.
Venustatis vero cum fuerit operis species grata et elegans membrorumque commensus iustas habeat
symmetriarum ratiocinationes (I, 3).
Per questo Vitruvio parla anzitutto della firmitas concepita come fundamentorum ad solidum depressio ossia come solidit di struttura, la quale egli dice dovr essere assicurata ad
ogni costo senza badare neppure alle spese. Elenca quindi lutilitas intesa come aderenza alle esigenze concrete della vita. Aggiunge infine la venustas quale esigenza del bello. In certo senso
possiamo dire che le prime due categorie vanno di pari passo, mentre lultima segue a coronamento
dellopera intrapresa. Ma se spetta allutilitas di calare la firmitas nella vita, ossiadi darle un volto
umano, resta pur sempre vero che la firmitas permane la categoria essenziale e la condizione sine

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qua non per lesistenza tanto della costruzione architettonica quanto di quella letteraria, dal momento che essa la sola capace di conferire fisionomia e garantire efficienza alle rimanenti due categorie.
Ora, la storia della forma letteraria che abbiamo fin qui tracciata ha dimostrato come la td
veterotestamentaria non rassomigli affatto a un edificio leggero dalle fondamenta incerte o
solamente di ieri, bensi radichi la propria firmitas letteraria su un terreno vetusto qual limpiego
letterario e teologico della tipologia dalleanza; e inoltre ha dimostrato come la td veterotestamentaria sia mirabilmente riuscita a conciliare tale sua firmitas letteraria con le esigenze
dellutilitas, dando origine a una produzione che non di rado raggiunge i vertici della venustas.

Documento 3: La messa drammatica, ovvero lincomprensione della dinamica letterario teologica della preghiera eucaristica (da C. GIRAUDO, La Messa: ripresentazione o rappresentazione, anmnesis o mmesis?, in Rassegna di Teologia 30 [1989], 52-55)
Accanto alla nozione di rinnovazione [ie. la messa intesa come rinnovazione del sacrificio
della croce], attestata dallultimo dei catechismi classici, esiste inoltre la nozione di rappresentazione, che i libri di devozione si sono largamente ingegnati a promuovere. La illustro servendomi di
un piccolo campionario di questo genere di libri, che proponevano dei metodi come si diceva allora per ascoltare la messa.
Il primo libro cui mi riferisco riguarda quello che potremmo chiamare il metodo della nostra
infanzia. Qui ovviamente parlo per gli ultraquarantenni, dal momento che ai pi giovani non stato
concesso di conoscere questo mirabile intreccio di devozione e di fantasia. Si tratta di un manualetto dal titolo Tutto per Ges, pubblicato a Vicenza in 112a edizione nel 1949. Ivi ogni momento della celebrazione viene fatto corrispondere con molta cura a un preciso momento della passione del
Signore. Quando, ad esempio, il celebrante stende le mani sulle oblate al Quam oblationem del canone romano, ricorda Ges cui viene ordinato di stendersi sulla croce. Quando il sacerdote segna
con tre croci il calice, Ges che viene inchiodato sulla croce. Quando il sacerdote alza lostia
allelevazione, Ges che viene innalzato in croce alla vista di tutti. Quando eleva il calice, il
buon Ges che offre allEterno Padre il suo prezioso sangue per noi. Quando il sacerdote recita le
orazioni successive alla consacrazione, Ges che agonizza per tre ore. Ancora: al Nobis quoque
peccatoribus Ges che perdona al buon ladrone e gli promette il paradiso. E via di questo passo.
Andando a ritroso, dal metodo della nostra infanzia giungiamo ai metodi di fine Ottocento.
Il libriccino di cui dispongo, intitolato La Santa Messa del Sac. Giulio Cant (Milano 1892), a proposito delloffertorio annota: NellOffertorio si ripete loblazione che di s fece Ges Cristo al Padre quando accett nel silenzio, e volle patire e morire per noi. Quindi cos interpreta loffertorio:
Ges legato alla colonna, flagellato e coronato di spine. Al lavabo: Pilato dalla loggia presenta
Ges al popolo dicendo: Ecco luomo. Al prefazio e al Sanctus: Ges gridato a morte dal popolo di Gerusalemme, e Pilato per vile debolezza ne scrive la condanna. Al canone vale a dire,
nella terminologia nostra, al Te igitur : Ges condannato a morte sale il Calvario, carico della
Croce su cui sar inchiodato nelle mani e nei piedi. Allelevazione dellostia e del calice: Ges
innalzato sulla Croce. Dopo la consacrazione e al Nobis quoque peccatoribus: Ges dalla Croce
prega pei crocefissori e pei Giudei che lo bestemmiano, e promette il Paradiso al buon ladro.

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Singolarmente abile si dimostrato leditore del Modo di udire la Santa Messa, del Comm.
Avv. BARTOLO LONGO (Pompei 1943 XXI, 17a ediz.). Ivi leditore, che si serve anche dellopera
di un valente illustratore, ritrae il sacerdote allaltare negli atteggiamenti che corrispondono ai diversi momenti della celebrazione, avendo tuttavia laccortezza di variare per ogni scena il soggetto
della grande pala daltare cos da raffigurarvi il corrispondente momento della passione. Il prefazio,
ad esempio, illustrato con la scena di Ges condannato a morte da Pilato; il Memento dei vivi con
la scena di Ges che porta la croce sulle spalle e si avvia al Calvario; il Quam oblationem con la
scena di Ges disteso e inchiodato sulla croce; lelevazione dellostia con la raffigurazione di Ges
innalzato sulla croce. In tal modo i fedeli, guardando il sacerdote allaltare, contemplano di fatto
tutta la passione del Signore, che scorre sotto i loro occhi come le sequenze di un film.
La corrispondenza tra il metodo della nostra infanzia e il metodo di fine Ottocento si rivela
dunque perfetta. Non solo, ma il metodo risultante corrisponde a sua volta di tutto punto ai metodi
usati nei secoli precedenti, quali ad esempio il metodo seguito da san Giovanni Berchmans (sec.
XVII), il metodo professato da san Tommaso dAquino (sec. XIII), il metodo praticato e divulgato
dal celebre vescovo liturgista AMALARIO di Metz (sec. IX). In ogni caso tale comprensione scenica
della messa non va oltre lepoca di Amalario. E infatti suo il principio teologico che sta alla base di
tutti codesti metodi giunti peraltro fino alle soglie del Vaticano II e che dice: In sacramento
panis et vini, necnon etiam in memoria mea, passio Christi in promptu est. Il che significa: Nel
sacramento del pane e del vino, come pure nella mia memoria [da intendere qui come memoria psicologica e soggettiva!], la passione di Cristo visibile ai miei occhi.
A conferma del pacifico coniugio nella catechesi post-tridentina delle nozioni di rinnovazione e di rappresentazione, stralciamo alcune espressioni dal trattato Della regolata Divozione de
Cristiani di LUDOVICO ANTONIO MURATORI. Ivi si legge: Ora la Messa altro non , che una rinnovazione dellultima Cena fatta dal divino Salvator nostro Ges Cristo, allorch Egli in persona consecr il Pane e il Vino, dispensando agli Appostoli il suo Corpo e Sangue sotto le Spezie Sacramentali... In secondo luogo non solamente si rinnova nella Messa la memoria della Cena del Signore,
ma quivi ancora si rappresenta la di lui Passione... Perci il Cristiano intervenendo alla santa Messa, dee eziandio figurarsi di trovarsi presente sul Calvario alla gran Tragedia della Crocifissione e
morte del Signore, e di mirar sul sacro Altare quel Sangue prezioso, chEgli sparse sulla Croce....

La comprensione fantasiosa
della Messa / Divina Liturgia
un fenomeno curioso
che ha visto come protagonisti
tanto gli Occidentali
quanto gli Orientali;
anzi: gli Orientali prima
e pi a lungo.