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Romero e il futuro ecumenico

Conferenza di Rowan Williams nella cattedrale cattolica St Chad, Birmingham,


12 dicembre 2014

Non considero mons. Romero semplicemente un maestro e un


martire che testimonia la giustizia per i poveri, ma un maestro che ha
qualcosa di fondamentale, vitale e vivificante da dirci su ci e su chi
noi siamo come Chiesa, come Chiese che cercano di essere unite pi
pienamente. La domanda che egli ci pone questa: se noi siamo
veramente uniti solo quando siamo pi profondamente uniti con
Cristo, allora c un solo luogo da cui partire nel nostro cammino verso
lunit ed imparare a essere uniti con il grido, il bisogno e lagenda
di coloro che sono maggiormente a rischio, un solo luogo dove
appropriato andare e condividere questo rischio. Il vescovo anglicano
Rowan Williams, che stato arcivescovo di Canterbury e primate della
Chiesa anglicana dal 2002 al 2012, ha offerto un ritratto
dellarcivescovo Oscar Arnulfo Romero che a partire dalla sua lettura
teologica dellopzione preferenziale per i poveri proietta la necessit
di questa stessa visione sul piano ecumenico (Birmingham, conferenza
annuale dellArchbishop Romero Trust, 12 dicembre 2014). Lo
proponiamo nellimminenza della canonizzazione di mons. Romero nel
Salvador, il 23 maggio 2015.
Stampa (15.12.2014) da sito web www.romerotrust.org.uk, nostra traduzione
dallinglese.
un grande onore per me essere stato invitato a parlare dellarcivescovo
Romero e a farlo qui questa sera. Mi unisco alle preghiere di coloro che lanno
prossimo potranno vedere riconosciuto larcivescovo Romero per quello che
indubbiamente : uno dei maggiori doni di Dio a tutto il popolo di Dio negli
ultimi decenni, un uomo la cui testimonianza e il cui insegnamento sono un
lascito per tutti i cristiani del mondo.
Il grande teologo gesuita Jon Sobrino, amico e collaboratore di Romero, scrisse
che larcivescovo fu un evento teologico. Che cosa significa affermare che la
vita e la morte di qualcuno, o tutta la personalit di qualcuno, costituiscono un
evento teologico? Sviluppando questo tema, Sobrino spiega un po ci che
intende dire. Un evento teologico un evento nel quale si realizza una sorta di
avvicinamento fra la parola di Dio e la parola, o a volte il grido silenzioso, dei
sofferenti. La teologia, lungi dallessere un complesso di speculazioni umane su
Dio, sommamente autentica quando diventa in qualche modo lespressione

stessa di Dio. Non lespressione di Dio trasmessa dallalto, come piacerebbe a


teologi e vescovi, ma la parola di Dio espressa insieme a coloro e attraverso
coloro che condividono la sofferenza di Cristo e la sua gloria.
Scrive Sobrino: Le grida di tutto un popolo erano trasformate nella preghiera
che larcivescovo Romero offriva a Dio. E, ascoltando e dando voce a quelle
grida, alla presenza di Dio, Romero diventa un evento teologico: la parola di Dio
e le grida dei sofferenti sono strettamente legati.
un quadro che, in realt, ha radici lontane nel pensiero cristiano. Alla fine del
IV secolo, santAgostino nei suoi grandi discorsi sui salmi afferma che uno dei
grandi misteri dellincarnazione che Cristo parla per lumanit che soffre,
dubita e lotta. E quando nei salmi udiamo la voce della sofferenza e della lotta,
come spesso facciamo, dovremmo ricordare che i salmi sono le preghiere di
Cristo incarnato: Dio in Cristo fa sue le grida della nostra sofferenza e della
nostra oscurit. In questo senso agostiniano larcivescovo Romero un evento
teologico.
Langoscia umana, la solitudine umana, la sofferenza della terribile oppressione
viene collocata in un nuovo contesto, in un mondo nuovo e divino, quando
immersa in Cristo dalla compassione cristica e dal servizio del corpo di Cristo, e
dai servi di Cristo e dai profeti di Cristo in quel corpo.
Larcivescovo Romero ha dato voce alle grida dei poveri, e questo tema ritorna
molto spesso nei suoi scritti, nelle sue riflessioni e nelle sue omelie. Egli
credeva che una componente centrale del suo ministero fosse proprio questa:
dare voce a coloro che non avevano voce. Ma naturalmente il suo dar voce alle
grida dei poveri era ben pi di una semplice questione di parole o di
informazioni sulla loro situazione. Egli dava voce allesperienza dei poveri
assumendo i rischi insieme a loro. Ancora una volta, come nel caso di Cristo, il
farsi carico delle voci, delle grida, della sofferenza, diventa un rischio, e
occasione di sofferenza personale. Cristo non ripete semplicemente le nostre
parole umane a Dio, come se fosse una terza persona. Egli grida dal rischio e
dalla sofferenza che abbraccia personalmente. Lo stesso faceva mons. Romero.
Larcivescovo Romero credeva che se la Chiesa voleva essere dove era Dio,
doveva essere con i poveri. La vigilia di Natale del 1979 scrive: Oggi ora di
cercare questo bambino Ges, ma non cerchiamolo nelle belle immagini delle
composizioni natalizie; cerchiamolo piuttosto fra i bambini malnutriti che
questa sera sono andati a letto senza avere nulla da mangiare. Cerchiamolo fra
i bambini poveri che vendono i giornali e dormono negli androni avvolti nel
giornale di oggi. Cerchiamolo nel bambino lustrascarpe che forse ha
guadagnato abbastanza per comprare un regalino per la mamma. Cerchiamolo

nel bambino che vende il giornale e viene duramente sgridato dal patrigno o
dalla matrigna per non averne venduti abbastanza. Come triste la storia di
questi bambini. Ma Ges assume tutto questo stanotte.
Dov Dio? Dio con i pi vulnerabili. Questo dovrebbe essere un assioma per
ogni cristiano e ogni cristiana che legge la Bibbia. E questo, naturalmente,
significa che lunit della Chiesa, se vera unit con Ges Cristo,
strettamente legata al suo essere dove Cristo. Per Romero, lunit della
Chiesa strettamente legata allessere unita con Cristo attraverso la
solidariet con i poveri. La vocazione del credente quella di essere dove
Cristo e, come Cristo, di dare voce al grido dei sofferenti e dei diseredati.
Parlare con Cristo e per Cristo, parlare da dove si trova Cristo, parlare dal
luogo degli spogliati e degli emarginati.
Il motto episcopale dellarcivescovo Romero era Sentire cum Ecclesia. A volte,
lespressione stata usata per confermare unaffermazione piuttosto
irragionevole di qualsiasi cosa la Chiesa dicesse in un determinato momento
attraverso i suoi funzionari. Per larcivescovo Romero il suo significato era
molto diverso. Per lui, sentire cum Ecclesia pensare a partire dalla prospettiva
dei diseredati e con la loro prospettiva. Pensare da dove Cristo. Riprendendo
unespressione del grande pensatore cattolico contemporaneo James Alison,
imparare ad avere lintelligenza della vittima. Imparare a leggere il mondo e a
vedere il mondo dal punto di vista di coloro che non hanno potere, perch
questa la prospettiva di Cristo.
Chiesa dei poveri e Chiesa dei ricchi?
Ma larcivescovo Romero affermava chiaramente che questo sentire con i
poveri, pensare con i poveri, questa profonda solidariet con i diseredati, era
pi di un altro programma di parte. Naturalmente, come si poteva prevedere,
venne accusato durante la sua vita, come lo furono molti teologi della
liberazione, di non proclamare la buona novella a tutti: il fatto che la Chiesa
abbia unopzione per i poveri questo lassunto significa certamente che ha
unopzione contro i ricchi. Egli ebbe molto da dire su questo, molto da dire
riguardo al modo in cui di fatto la Chiesa era gi divisa fra ricchi e poveri. E su
come lopzione per i poveri, e il parlare a partire dallintelligenza della vittima,
era paradossalmente un modo per ristabilire ununit pi profonda.
Nel novembre del 1979 cos riflette su questo tema: Laltro giorno, a una
persona che proclama la liberazione in un senso politico stata posta questa
domanda: Per lei, qual il significato della Chiesa?. Ha risposto con queste
parole scandalose: Vi sono due Chiese, la Chiesa dei ricchi e la Chiesa dei
poveri. Noi crediamo nella Chiesa dei poveri, ma non nella Chiesa dei ricchi.

Queste parole sono chiaramente una forma di demagogia, e io non ammetter


mai una divisione della Chiesa. C una sola Chiesa, la Chiesa che Cristo ha
proclamato, la Chiesa alla quale noi dovremmo dare tutto il nostro cuore,
perch coloro che si dicono cattolici e idolatrano la ricchezza e non hanno alcun
desiderio di distaccarsi dalle loro ricchezze non sono cristiani. Non hanno
compreso la chiamata del Signore e questa non la Chiesa. I ricchi che si
inginocchiano davanti alla ricchezza, anche se vanno a messa e compiono
opere pie, e tuttavia non sono distaccati dalla ricchezza, non sono cristiani, ma
idolatri. C una sola Chiesa, una Chiesa che adora il Dio vivente e conosce
come attribuire un valore relativo ai beni di questo mondo.
Ci che questo implica dovrebbe essere chiarissimo: buona notizia per i
poveri ci che buona notizia per i ricchi. I ricchi non ascolteranno la buona
notizia se non la ascoltano come buona notizia per i poveri, come buona notizia
per il loro prossimo. Si pensi un momento al fatto che molto spesso potremmo
dare facilmente per scontato che ascoltare la buona notizia sempre,
realmente, ascoltare la buona notizia per noi. Larcivescovo Romero ci sfida a
riconoscere che ascoltare la buona notizia di Dio ascoltare ci che buona
notizia per ognuno: per il nostro vicino, per laltro da noi, per lo straniero, per il
diseredato, per colui che non condivide direttamente il nostro posto o il nostro
punto di vista.
Se lopzione per i poveri non semplicemente un altro programma di parte, se
non una Chiesa dei poveri contrapposta a una Chiesa dei ricchi, questo che
cosa potrebbe implicare? Qui possono aiutarci due riflessioni. Ritornando al
punto dal quale siamo partiti, la Chiesa deve essere dove Cristo. Una Chiesa
unita una Chiesa unita con Ges Cristo, e non c alcuna speranza di unit al
di fuori di questo. Ma essere uniti con Cristo per definizione avere buone
notizie per tutti. Non forse questo che affermano ripetutamente i Vangeli e il
resto del Nuovo Testamento? Non forse questo il messaggio dellangelo ai
pastori che ricorderemo fra due settimane? E questo deve significare che
buona notizia per i poveri buona notizia per tutti. La buona notizia per i
poveri promette la giustizia per tutti. Giustizia per i poveri e per i ricchi.
Promette una novit vivificante per i ricchi e per i poveri.
E questo, a sua volta, suggerisce una seconda riflessione. Larcivescovo
Romero afferma pi volte che i ricchi, nella misura in cui sono idolatri e non
disposti a rinunciare ai loro privilegi, sono prigionieri; i ricchi hanno bisogno di
essere liberati. La buona notizia per loro ci che li libera dalla paura,
dallansia e dalla violenza che va di pari passo con la sfrenata brama del
possesso. E non occorre un teologo per rivelarci che profonde disuguaglianze di

ricchezza e di potere in una qualsiasi societ sono una fonte perenne di paura,
di ansia e di violenza. Alcuni anni fa uscito quel sorprendente libro,
intitolato The Spirit Level, di Richard Wilkinson e Kate Pickett, che molti di voi
avranno letto. Il libro mostrava molto chiaramente che le societ
profondamente ineguali erano pi ansiose e pi infelici rispetto alle societ
nelle quali cerano meno disuguaglianze fra gli abbienti e i non abbienti.
Sembra proprio che il Vangelo cristiano sia sulla buona strada quando afferma
che buona notizia per i poveri buona notizia per tutti. La spirale della
disuguaglianza profondamente ostile al benessere umano.
Una povert spirituale non sufficiente
Una sicurezza vera e duratura in questo contesto non dipende dalla nostra
illimitata capacit di difendere noi stessi e i nostri interessi, ma dipende da una
sorta di spossessamento, come un mollare la presa; come il Signore dice nei
Vangeli, noi salviamo la nostra vita perdendola. E, nel contesto della maggior
parte di ci che ha da dire larcivescovo Romero, questo significa che la
relazione ideale fra le persone in una societ quella nella quale tu puoi con
fiducia lasciare che altri siano responsabili di te, come tu con fiducia sei
responsabile di loro. Se tu sai che gli altri perseguono con passione i tuoi
interessi, come tu persegui con passione i loro, sarai sempre pi intollerante
riguardo ai modi in cui noi proteggiamo noi sessi, io proteggo me stesso, dal
rischio dello scambio vivificante, della responsabilit fiduciosa, che ci che
Dio si propone per la sua creatura umana, e anche, bench questo sia un altro
tema, per il mondo attorno a noi.
Il Nuovo Testamento ci presenta il modello della societ umana nella quale
ognuno responsabile di tutti e tutti sono responsabili di ognuno. Ci presenta
una societ nella quale le persone sono libere dalla brama del possesso in
misura tale da sapere che non hanno bisogno di preoccuparsi di proteggere se
stesse, perch sanno che il loro prossimo l per loro. questa la visione che
ha animato la vita e la morte dellarcivescovo Romero.
Ecco alcune cose che egli scriveva al riguardo. Nellottobre del 1978: Perch la
Chiesa predica solo ai poveri? Perch noi parliamo di una Chiesa dei poveri? I
ricchi non hanno lanima? S, i ricchi hanno lanima e noi li amiamo
profondamente e desideriamo che si salvino e non siano prigionieri della loro
propria idolatria. Chiediamo loro di diventare persone spirituali, di diventare
poveri in spirito e di sperimentare langoscia dei bisognosi.
Nel luglio del 1979: E ai ricchi io voglio dire anche che una povert spirituale
non sufficiente, una sorta di desiderio ma senza effetto; a loro io dico: finch
il loro desiderio della povert evangelica non si incarna in opere e non

assumono la causa dei poveri come se fosse la loro causa come se essi
fossero Cristo stesso continueranno a essere chiamati i ricchi, coloro che Dio
disprezza, perch confidano di pi nel loro denaro.
Nel febbraio del 1980: Che cosaltro fa la Chiesa? Annuncia la buona notizia ai
poveri. Ma non in un senso demagogico, escludendo il resto. Al contrario, coloro
che hanno ascoltato cattive notizie nei circoli profani, e hanno vissuto realt
peggiori, attraverso la Chiesa ascoltano la parola di Ges sul regno di Dio che
vicino, che nostro. Beati voi, i poveri, perch il regno di Dio vostro. E questo
significa anche che c una buona notizia da annunciare ai ricchi: diventino
poveri per condividere con i poveri le cose buone del regno di Dio che
appartiene ai poveri.
Imparando a mollare la presa, imparando a condividere e a essere responsabili
per coloro che sono nel bisogno, i potenti e i ricchi sono evangelizzati e liberati.
Essi ascoltano la buona notizia, sono liberati dalla loro prigione. Sono nutriti
dagli affamati che essi servono.
La buona notizia per tutti
Tutto questo per cercare di esprimere ci che potrebbe significare
laffermazione secondo cui la Chiesa unita se unita con Cristo, il Cristo che
nei poveri e nei vulnerabili, e ha ununica buona notizia per tutto il popolo di
Dio. Ununit dimostrata dal fatto che tutti sono responsabili di ognuno e
ognuno di tutti. E per larcivescovo Romero, lunit sacramentale della Chiesa,
ad esempio una Chiesa riunita attorno allaltare, era al tempo stesso un segno
visibile di questa assunzione di responsabilit e una sorgente di grazia e di
forza per perseguire la realizzazione di questa visione per la societ umana.
Infatti tutti andiamo alla celebrazione eucaristica come persone affamate e
bisognose e il nostro bisogno viene soddisfatto insieme, e nelleucaristia viene
data a tutti la libert e la capacit di nutrirci gli uni gli altri e di assumere
questa responsabilit gli uni per gli altri.
Nel marzo del 1979, Romero scrive: Quando andiamo alla messa la domenica,
realizziamo lalleanza che Dio ha stabilito. Ogni messa domenicale una
realizzazione dellalleanza che ci porta a rispettare lalleanza e a sperimentare
Dio come lunico vero Dio. Davanti a questunico vero Dio dobbiamo
distruggere tutti gli idoli che vogliono prendere il suo posto, idoli che vogliono
mettere radici nel nostro cuore o nel cuore del nostro popolo: gli idoli del
potere, del denaro e dalla lussuria, gli idoli del possedere cose che ci
allontanano da Dio. Per noi la domenica deve essere unoccasione per
rinnovare la nostra alleanza con Dio.

Leucaristia quindi al tempo stesso il segno e il mezzo dellunit. Leucaristia


diventa al tempo stesso il segno della nostra speranza, il simbolo della nostra
speranza, e il mezzo, la forza, attraverso il quale cresciamo in essa.
In questampia visione del significato dellunit della Chiesa unit con Cristo,
unit con Cristo nei vulnerabili, unit con la buona notizia di Cristo, unit nella
nostra assunzione di responsabilit universale gli uni per gli altri in questo
contesto, che cosa possiamo dire riguardo al futuro ecumenico? Mons. Romero
ebbe sorprendentemente poco da dire riguardo allecumenismo. Aveva molte
altre cose a cui pensare! Ma in tutto questo vi sono reali implicazioni riguardo
al modo in cui noi affrontiamo il compito ecumenico, riguardo alla nostra
preghiera per lunit della Chiesa e la nostra visione della stessa. Egli pone
sullecumenismo una domanda che ci disturba e sfida profondamente:
possiamo vedere in modo nuovo la nostra concezione dellunit nel contesto
dellessere uniti con Cristo cos come lui lo comprende? Cerchiamo solo lunit
delle Chiese, una sorta di fusione di vari tipi di vita istituzionale o cerchiamo
lunit con Cristo?
La visione ecumenica risulta molto diversa se cominciamo dicendo che ci per
cui preghiamo e ci che speriamo di essere uniti con Ges Cristo. E
attraverso di questo, e in questo, di essere uniti gli uni con gli altri. E di essere
uniti con Cristo nella sua proclamazione e incarnazione della buona notizia per i
poveri. Ovviamente, potete fraintendere questo. Potreste pensare, ad esempio,
che lecumenismo inteso in questo modo significhi che le Chiese dovrebbero
unirsi attorno a progetti sociali o politici, piuttosto che attorno a formule
dottrinali. Ma questo semplicemente sostituire un tipo di formalit con
unaltra.
Apprendiamo di pi al riguardo se guardiamo a quella che realmente
lesperienza e la testimonianza della Chiesa in contesti di profonda ingiustizia,
o di sofferenza prolungata o di terrore. Nella nostra epoca, nella quale abbiamo
ogni giorno davanti agli occhi le chiare immagini di angosciosa sofferenza e
ingiustizia e anche il terrore e lingiustizia patiti da un numero cos elevato di
nostri fratelli e sorelle cristiani in alcune parti del mondo in Nigeria, in Kenya
e nel Medio Oriente dobbiamo riflettere su ci che significa lunit della
Chiesa in Iraq o Colombia, in Nigeria o Sud Sudan. Riflettere su come le Chiese
scoprono ci che significa essere gli uni con gli altri mentre sono con i
vulnerabili. Parlare con e per i vulnerabili. Essere lunica voce di Cristo con e
per i sofferenti. E dichiarando cos che la voce di Cristo la voce dei poveri,
dire anche la parola del giudizio di Dio sulla tirannia, sullingiustizia e sulla
brutalit.

Che cosa significa giustizia di Dio


Alla fine del mese di luglio di questanno ho avuto il privilegio di visitare il Sud
Sudan per conto di Christian Aid. Nonostante tutte le debolezze, le lotte, i
saltuari errori delle Chiese di Cristo in Sud Sudan, mentre ascoltavo un gruppo
di pastori parlare della loro vocazione attorno a un tavolo a Giuba, mi rendevo
perfettamente conto che essi scoprivano lunit proprio nel senso inteso
dallarcivescovo Romero. Non ununit costruita attorno a un programma,
politico o dottrinale, ma ununit caratterizzata dalla passione per il benessere
di tutti coloro che soffrivano in un modo cos atroce nella nuova guerra civile
scoppiata nel Sud Sudan e costata la vita a migliaia e migliaia di persone negli
ultimi dodici mesi. Essi erano profondamente consapevoli della loro
responsabilit. Sapevano che nessun altro gruppo avrebbe assunto la
responsabilit dei senza voce e dei vulnerabili nel Sud Sudan. Nonostante tutti i
reciproci sospetti e le incertezze riguardo al modo in cui doveva fondersi la loro
testimonianza ecclesiale, essi sapevano che non avevano altra alternativa che
parlare insieme, essere uniti da quella passione per i vulnerabili. E sapevano
che questo era ci che dovevano dire nei negoziati giunti a un punto morto e
terribilmente sterili fra le fazioni in guerra nel Sud Sudan. Essi assumevano la
responsabilit. Parlavano in una cultura politica profondamente corrotta,
violenta. Riconoscevano di aver scoperto ununit nellessere dove Cristo, con
le persone vulnerabili di Cristo: dare voce a quellunica voce di Cristo sofferente
e di Cristo giudice.
Possiamo trovare drammatici esempi di questo in molte parti del mondo. Non
solo in Sud Sudan, ma anche, come ho gi detto, in varie parti del Medio
Oriente e in molte altre parti in Africa. Conosciamo anche modi molto pi
prosaici nelle nostre citt; sappiamo che parlare con una sola voce insieme per
e con i vulnerabili una delle cose che rinnovano la visione cristiana. In questa
citt, come nella mia citt, lattivit congiunta delle Chiese nei banchi
alimentari un esempio, piccolo ma vitale, della scoperta dellunit ascoltando
le persone pi bisognose, pi a rischio, e parlando insieme a loro.
Siamo molto, molto lontani nel nostro contesto dal rischio che corre un Romero,
o anche dal rischio che corrono i pastori del Sud Sudan. Noi possiamo rischiare
al massimo alcuni editoriali sfavorevoli nei giornali e loccasionale commento
sprezzante in Parlamento. Non molto se confrontato al martirio! Ma il punto
positivo rimane: il punto positivo che la scoperta di Cristo che chiama e grida,
di Cristo che fa sua la voce dei senza voce. Nella scoperta di questo Cristo noi
scopriamo lunit. Scopriamo dove dobbiamo essere, come siamo uniti con
Cristo, che cosa questo significa per noi in pratica.

E in qualsiasi contesto riflettiamo su questo, dobbiamo sempre ricordare che


ci di cui parliamo la giustizia per tutti. Non parliamo di concedere un
privilegio ai non privilegiati, in modo che un non privilegiato diventi qualcun
altro. Non parliamo di capovolgere la clessidra in modo che qualcun altro sia in
cima. Parliamo di quella profonda costosa reciprocit, che io chiamo la fiducia
che altri sono l per te, che tu sei l per loro. E questo ci ricorda che il termine
giustizia nella Bibbia significa pi del semplice assicurarsi che ognuno abbia
ci di cui ha bisogno, che una buona definizione classica ma una definizione
biblica piuttosto debole. La giustizia nella Bibbia non riguarda il
capovolgimento o la punizione, riguarda la relazione sana e il corretto
allineamento. Essere giusti essere in sintonia con i disegni di Dio, essere
rivolti verso di essi. essere ripristinati in quella pace operosa che fa sempre
coppia con la giustizia nella Scrittura.
Giustizia per tutti una questione di relazione e quindi questione di quella
reciproca responsabilit di cui abbiamo parlato. Giustizia per tutti il giusto
allineamento di tutti, in modo che ognuno sia allineato, diretto lungo la linea
della volont di Dio e la volont di Dio sempre per il bene del prossimo. Perci
quando i ricchi o i potenti rifiutano la giustizia ai poveri, ci che rifiutano la
vita per loro stessi. Coloro che cercano di proteggere s stessi contro il diritto e
lappello dei vulnerabili dicono di fatto no alla vita che porta in s una relazione
sana e un corretto allineamento. E questo potrebbe suggerire anche a noi di
correre il rischio di rifiutare la vita quando come comunit cristiane rifiutiamo le
opportunit di unit che si presentano.
E che cosa significa unit
Per questo io non considero mons. Romero semplicemente un maestro e un
martire che testimonia la giustizia per i poveri, ma lo considero un maestro che
ha qualcosa di fondamentale, vitale e vivificante da dirci su ci e su chi noi
siamo come Chiesa, come Chiese che cercano di essere unite pi pienamente.
La domanda che egli ci pone questa: se noi siamo veramente uniti solo
quando siamo pi profondamente uniti con Cristo, allora c un solo luogo da
cui partire nel nostro cammino verso lunit ed imparare a essere uniti con il
grido, il bisogno e lagenda di coloro che sono maggiormente a rischio, un solo
luogo dove appropriato andare e condividere questo rischio.
Non c nulla in tutto questo che possa indurre a pensare che noi dovremmo
semplicemente smantellare tutti i nostri interessi e tutte le nostre
preoccupazioni in campo dottrinale, sacramentale e disciplinare e andare alla
ricerca di buone cause da sostenere insieme. Infatti nulla di tutto questo
avrebbe un senso, se i nostri impegni dottrinali e sacramentali non fossero ci

che sono. Il Cristo che con i poveri e nei poveri non semplicemente uno
straordinario maestro umano, ma il Figlio di Dio, il Signore onnipotente, che si
riveste della nostra povert in modo che noi possiamo essere rivestiti della sua
ricchezza divina. Se non crediamo questo, tutta questa faccenda dellessere
uniti con lui nei poveri non avrebbe alcun senso. E se Ges Cristo fosse solo un
uomo buono grande e interessante, allora leucaristia sarebbe priva di
significato e sarebbe tuttal pi una commemorazione vagamente melanconica
di una delle innumerevoli tragedie della storia, nelle quali uomini grandi e
emozionanti tendono a essere uccisi in modo sgradevole.
Leucaristia il luogo nel quale ci viene offerta la vera vita del Figlio di Dio
incarnato; leucaristia il luogo nel quale si rinnova, approfondisce e stabilisce
su nuovi fondamenti la nostra responsabilit degli uni verso gli altri. Questo
anche ci che d senso agli impegni che noi introduciamo nei nostri
coinvolgimenti nel mondo. Questi impegni sono il fondamento dellintera
visione ed essi contano teologicamente proprio perch sono ci che fonda e
ispira la visione della solidariet con i poveri.
Ma in qualche modo, il punto questo: dobbiamo riscoprire molti dei nostri
impegni teologici e delle nostre preoccupazioni teologiche per cos dire facendo
una deviazione, passando attraverso questa esperienza di identificazione con i
poveri e di solidariet con i bisognosi. Andare in giro e scoprire tutta la valenza
di queste formule dottrinali e pratiche sacramentali ancorarci pi
profondamente, pi sicuramente al Cristo che si fatto povero per noi, in modo
che possiamo conoscere tutti la sua giustizia e la sua ricchezza.
Nelle nostre discussioni ecumeniche sulle dottrine, sui sacramenti e sulla
disciplina, questo fa parte della strada che dobbiamo percorrere. Se diciamo
che questa o quella convinzione importante, dobbiamo scoprire perch
potrebbe essere importante precisamente nel contesto nel quale impariamo a
essere uniti con Cristo e nel quale impariamo a essere dove Cristo. Non
semplicemente per ripetere un pregiudizio ereditato, unabitudine ereditata,
non semplicemente per negoziare sul piano formale degli slogan, ma per
cercare insieme i modi in cui la nostra convinzione e impegno sul piano
teologico possono essere la forza motrice per condurci pi vicino a dove
Cristo e a dire ci che dice Cristo. Riguardo a ogni pratica, riguardo a ogni
dottrina, dobbiamo chiederci se essa permette o ostacola ununit con Cristo in
coloro che non hanno voce e non hanno potere. Nelle nostre discussioni
sullunit non dobbiamo mai perdere di vista questo aspetto. Le nostre
discussioni su diverse accentuazioni teologiche e discipline devono chiedersi

come questo o quellaspetto della nostra teologia serve e chiarisce la nostra


risposta alla chiamata a essere con Cristo in solidariet con i vulnerabili.
Cristo gi ed eternamente uno
Infine, questo pu aiutarci a comprendere un po meglio ci che significa
affermare contemporaneamente che Dio ci chiama a lottare contro la povert e
ci chiama alla povert di spirito. Nel febbraio del 1980, il vescovo Romero
scrive: La povert una spiritualit, un atteggiamento cristiano e lapertura
dellanima a Dio. per questo che Puebla ha affermato che i poveri sono la
speranza dellAmerica Latina. Essi sono la speranza perch sono quelli pi
aperti a ricevere i doni di Dio. Cos Ges dice con grande emozione: beati voi
che siete poveri, perch il regno di Dio vostro. Voi siete i pi capaci di
comprendere ci che non viene compreso da coloro che sono in ginocchio
davanti ai falsi idoli e confidano in essi. Voi che non avete questi idoli, voi che
non riponete la vostra fiducia in essi perch non avete denaro o potere, voi che
siete privi di tutto sapete che pi poveri siete pi possedete il regno di Dio, a
patto che viviate veramente questa spiritualit. La povert che Ges Cristo qui
santifica non semplicemente una povert materiale, non semplicemente
non avere nulla questo un male. una povert che risveglia la coscienza,
una povert che accetta la croce e il sacrificio, ma non per mera acquiescenza,
ma perch sa che questa la volont di Dio. Perci non diventiamo santi in
base alla misura in cui facciamo della povert una componente della nostra
spiritualit e nella misura in cui ci affidiamo al Signore e dimostriamo la nostra
apertura a Dio.
Purtroppo parlare di una vocazione alla povert spirituale stato spesso nella
Chiesa un elogio della passivit e dellaccettazione dello status quo. Romero
porta il discorso su un livello molto diverso. Essere spiritualmente poveri
essere liberati dallidolatria. E notate come ritorna spesso sul tema
dellidolatria. Essere spiritualmente poveri essere liberi dallidolatria, non
avere altro da servire e adorare che il vero Dio. Quando, per situazione o per
scelta, siamo giunti al punto nel quale non vi sono pi idoli, allora comincia la
trasformazione. Allora si libera in noi qualcosa che ci rende capaci, come mai
prima di allora, di essere responsabili gli uni degli altri, di essere l per il nostro
prossimo.
Cos il futuro ecumenico alla luce della vita e della morte, della preghiera e
della testimonianza dellarcivescovo Romero diventa un futuro nel quale tutte
le nostre comunit cristiane simpegnano pi profondamente insieme a sfidare
le varie ideologie che la loro propria vita ecclesiale e la loro propria vita sociale
produrranno. Diventa un futuro nel quale noi cerchiamo di aiutarci a vicenda ad

avanzare verso lunit con Ges Cristo, con la fiducia sostenuta dalla preghiera
che in quel momento che cominciamo a camminare gli uni verso gli altri.
Larcivescovo Romero credeva profondamente che c, come abbiamo visto,
ununica Chiesa; una Chiesa di coloro che sono veramente dove Cristo, che
parlano veramente con la sua voce in quella situazione e al di fuori di essa. E
quando noi tendiamo a essere ansiosi o cinici, o persino disperati, riguardo alla
possibilit che le Chiese possano mai unirsi, giova non poco ricordare che
Cristo gi e eternamente uno, che il suo corpo uno, che la sua buona notizia
una e che noi stiamo avanzando barcollando verso ci che gi reale in lui.
Infatti, come riconoscerebbe ogni santo e martire, ci che veramente importa
nella Chiesa non ci che noi realizziamo, ma ci che Dio ha donato, dona e
doner. E noi ringraziamo Dio che ha donato, dona e doner una grande grazia
attraverso la vita e la morte di Oscar Romero.
Rowan Williams