Sei sulla pagina 1di 10

CAP.

IV SANGUE, SISTEMA CARDIOVASCOLARE, SISTEMA RESPIRATORIO


Il sangue un tessuto liquido che ha diversi compiti; innanzi tutto collega tra loro le diverse cellule
del corpo ed il mezzo attraverso cui le molecole nutritive (metaboliti) e le molecole di ossigeno
(O2) introdotte con la respirazione possono raggiungere tutte le singole cellule. Il sangue trasporta
anche le molecole, prodotte durante il metabolismo cellulare (cataboliti) che devono essere
eliminate, tra cui anidride carbonica (CO2) e urea. Il sangue, inoltre, il veicolo attraverso cui altre
sostanze importanti come ormoni, enzimi e anticorpi possono raggiungere i loro bersagli; tra i suoi
costituenti fondamentali vi sono le cellule del sistema immunitario..
Funzioni del sangue
Tra i vari compiti che ha il sangue si possono individuare alcune funzioni principali:
1) Nutritive: distribuisce a tutti gli organi e tessuti le sostanze assorbite nel tubo digerente o
rilasciate dai depositi del fegato.
2) Trasporto di: a) gas disciolti: O2 ai tessuti dai polmoni e CO2 ai polmoni dai tessuti; b) sostanze
nutritive e prodotti catabolici, c) enzimi ed ormoni agli organi bersaglio.
3) Difesa: difende il corpo da agenti patogeni e dalle tossine trasportando i globuli bianchi che
migrano nei tessuti periferici infetti e gli anticorpi.
4) Riduce le perdite di liquidi con il meccanismo dellemostasi.
5) Regola il pH e la temperatura del corpo, contribuisce a mantenere lomeostasi (costanza
ambiente interno).
Il sangue corrisponde al 7-8% del peso corporeo, ed costituito per. circa il 55% dal plasma, un
liquido di colore paglierino, contenete essenzialmente acqua, elettroliti, molecole proteiche, note
come proteine plasmatiche,. coinvolte nella coagulazione del sangue, nella difesa del corpo e nel
mantenimento del potenziale osmotico del sangue stesso che impedisce un eccessivo passaggio di
liquido dalla corrente sanguigna ai tessuti circostanti., mentre il restante 45% composto da
cellule, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. (FIG.1, 2).
Globuli Rossi
I globuli rossi, o eritrociti, sono cellule biconcave, che nel corso della loro maturazione perdono il
nucleo e i mitocondri, mentre le altre strutture cellulari si disintegrano. Un globulo rosso maturo
contiene quasi esclusivamente emoglobina, una proteina, contenente ferro, che ha il ruolo di
trasportare ossigeno a tutte le cellule. Un individuo sano maschio contiene dai 4,5 ai 5,5 milioni di
globuli rossi per millimetro cubo (mm 3 ) di sangue, mentre nella donna variano 4 a 5 milioni per
mm3 . I globuli rossi, privi di nucleo, non possono quindi riparare eventuali danni e hanno una vita
relativamente breve (120-130 giorni); il midollo osseo, stimolato da un ormone, leritropoietina,
secreta dal rene, provvede a formarne di nuovi alla stessa velocit con cui i vecchi muoiono.
I globuli rossi, inoltre possono presentare sulla loro membrana cellulare delle componenti
specifiche, i cui tipi o la cui presenza o assenza permettono di identificare i gruppi sanguigni. La
membrana cellulare di un globulo rosso tipo contiene un certo numero di agglutinogeni (antigeni)
esposti allesterno verso il plasma. Gli agglutinogeni sono delle glicoproteine le cui caratteristiche
sono geneticamente determinate, di almeno 50 tipi differenti, ma tre sono di particolare importanza
e vengono designate come A, B, e D (Rh), da cui si identificano i gruppi sanguigni: A, B, AB, 0,
con presenza o meno di fattore Rh, quindi Rh+ o Rh-. I globuli rossi di ciascun individuo
contengono solo o agglutinogeno A o B o entrambi AB o nessuno 0. Il sangue di un determinato
gruppo contiene delle immunoglobuline circolanti (anticorpi), agglutinine, che attaccano gli
agglutinogeni estranei, per es. il gruppo A ha anticorpi contro B, B anticorpi contro A, AB non ha
anticorpi e sono quindi accettori universali, in caso di trasfusioni, mentre il gruppo 0 il donatore
universale non avendo antigeni (FIG. 3).

Globuli Bianchi
Nel sangue sono presenti anche i globuli bianchi, o leucociti, il cui numero molto inferiore a
quello dei globuli rossi, circa 6-9 mila per mm3 di sangue. I globuli bianchi sono cellule di tipologia
e funzioni differenti, tutti praticamente incolori, non contengono emoglobina e sono nucleate.
La funzione principale comune a tutti i globuli bianchi quella di difendere il corpo da agenti
esterni come virus, batteri e altre particelle estranee. A differenza dei globuli rossi, i globuli bianchi
non sono confinati allinterno dei vasi sanguigni, ma possono migrare nei liquidi interstiziali. Nella
corrente sanguigna appaiono sferici, ma nei tessuti diventano appiattiti e simili ad amebe. Come
queste ultime, infatti, i leucociti si muovono mediante pseudopodi e molti sono fagociti.
I globuli bianchi vengono suddivisi in granulociti (65%), suddivisi a loro volta in neutrofili (95%),
basofili (12%) ed eosinofili (4%), linfociti (30%), monociti (5%). I granulociti e monociti sono
prodotti dal midollo osseo, i linfociti dai linfonodi, dalla milza e dal timo. I linfociti, a loro volta, si
distinguono in linfociti T, responsabili dell:immunita cellulo-mediata, in T helper, T suppressor
etc.e in linfociti B: responsabili dellimmunit umorale, cio dellazione degli anticorpi.
Piastrine
Le piastrine sono dischi a forma irregolare, incolori e di dimensioni inferiori alla met di un
globulo rosso; sono frammenti citoplasmatici, da 150000 a 500000 per mm3 di sangue, circondati
da membrane, di cellule insolitamente grandi, megacariociti, presenti nel midollo osseo e possono,
in effetti, essere considerate dei sacchetti di sostanze chimiche che svolgono un ruolo essenziale nel
promuovere la coagulazione del sangue e nel tamponare la rottura dei vasi sanguigni.
Emostasi e Coagulazione del sangue
La coagulazione del sangue un fenomeno complesso che richiede la presenza di piastrine e di
almeno 15 fattori che normalmente si trovano nel sangue o sulle membrane cellulari. Sono implicati
3 processi fondamentali: 1) vasocostrizione, restringimento della parete vasale; 2) formazione del
tappo piastrinico; 3) coagulazione del sangue.
In caso di lesione di un vaso si ha uno spasmo della muscolatura liscia del vaso stesso, le piastrine
aderiscono al collageno della tunica danneggiata; i vasi si vasocostringono ulteriormente stimolati
dalla serotonina; e lADP e le prostaglandine attraggono ulteriori piastrine. a questo punto inizia
lattivazione di vari fattori che formano il coagulo. La sequenza delle reazioni di questo processo
comincia quando il plasma viene a contatto con una superficie ruvida o con una molecola proteica
nota come fattore tissutale. Questo fattore, cui si attribuiscono nel corpo molti ruoli regolatori, si
trova sulla superficie esterna di molti tipi diversi di cellule, ma non sulle cellule del rivestimento
interno dei vasi sanguigni.
Quando il fattore tissutale reagisce con una specifica proteina plasmatica circolante, come pu
avvenire nel caso in cui un vaso leso, si avvia una serie di reazioni chimiche a cascata. La sintesi
di alcuni fattori, quali II, VII, IX e X richiede la vitamina K. In questa sequenza il prodotto di ogni
passaggio della serie di reazioni agisce da catalizzatore per il passaggio successivo e le molecole
coinvolte sono, come gli enzimi, utilizzate pi volte. Lassenza di uno dei fattori, come il fattore
VIII, assente nella emofilia, porta a disturbi della coagulazione.
Alla fine una proteina plasmatica solubile (fibrinogeno) viene convertita in una proteina insolubile
detta fibrina. Le molecole di fibrina si agglutinano, formando una rete insolubile che intrappola
globuli rossi e piastrine dando origine a un coagulo. Il coagulo si contrae tirando l'uno verso l'altro i
margini della ferita. Il sangue, fisiologicamente non coagula entro i vasi sanguigni indenni, per la
presenza di un fattore lantitrombina III che inibisce la trombina e il fattore Xa; questa azione
potenziata dalla EPARINA, un potente anticoagulante. Il sistema della fibrinolisina limita la
coagulazione allarea lesa. I vasi che sono stati chiusi dal coagulo vengono poi ricanalizzati., per
retrazione del coagulo stesso, quando i tessuti sono stati riparati (FIG:4).

Sistema cardiovascolare: cuore e vasi


Vasi
Il sangue viene trasportato a tutti gli organi, spinto dal cuore nel sistema dei vasi sanguigni, che
formano un sistema di tubi chiuso. Il cuore dei vertebrati un organo muscolare formato da quattro
camere, due superiori dette atri, e due inferiori denominate ventricoli. Il cuore e i vasi,
complessivamente, formano il sistema cardiovascolare (FIG.5).
Nel sistema cardiovascolare il cuore pompa il sangue nelle grosse arterie, dalle quali passa verso
arterie pi piccole e ramificate, quindi in altre ancora pi piccole, che costituiscono le arteriole e
infine si forma un sistema di vasi piccolissimi che costituiscono una rete, detti capillari. Dai
capillari il sangue passa in piccole vene, le venule, poi in vene pi grosse e, fino a formare le due
vene cave, una superiore ed una inferiore che riportano il sangue al cuore.
Arterie, vene e capillari differiscono non solo per la grandezza, ma anche per la struttura delle loro
pareti caratteristiche che ne determinano la funzione. Le pareti dei capillari sono costituite da un
sottile ed unico strato di endotelio. Le pareti delle arterie e delle vene sono rivestite allinterno da
tessuto endoteliale a cui si sovrappone uno strato di tessuto muscolare ed elastico (FIG. 6).
II cuore, le arterie e le vene sono, in sostanza, le vie utilizzate per portare il sangue ai capillari e per
raccoglierlo da essi, ma a livello dei capillari che si assolve l'effettiva funzione del sistema
circolatorio: solo attraverso le sottili pareti dei capillari, infatti, che tra il sangue e i liquidi che
circondano le cellule avviene lo scambio di sostanze nutritive, ossigeno e anidride carbonica e
anche altre molecole; questo possibile grazie alla struttura stessa del capillare e perch nessuna
cellula dista da un capillare pi di 130 m, distanza abbastanza breve perch la diffusione possa
avvenire rapidamente. La maggior parte delle molecole che attraversano le pareti dei capillari si
muovono per diffusione. Altre molecole passano per flusso di massa, poich la pressione del sangue
all'interno dei capillari tende a spingere fuori il liquido attraverso le loro pareti.
Contemporaneamente, dato che la concentrazione di soluto nel sangue diventa maggiore di quella
presente nei liquidi esterni interstiziali (soprattutto grazie alla presenza delle proteine plasmatiche),
il liquido tende a rientrare nei capillari per osmosi; perci, attraverso le pareti dei capillari, vi di
solito un equilibrio tra il flusso diretto verso l'interno e quello diretto verso l'esterno. Quando tale
equilibrio viene alterato e la quantit di liquido che esce maggiore di quella che entra, il liquido in
eccesso si accumula nei tessuti dando luogo al cosiddetto edema.
Cuore
Nelluomo il cuore, come gi stato detto, formato da quattro camere, due atri e due ventricoli, Il
cuore, inoltre suddiviso, praticamente in due parti che hanno funzioni diverse: il cuore destro e il
cuore sinistro, separati da un setto, ciascuno con un atrio e un ventricolo. Latrio destro riceve
sangue dai tessuti, attraverso le vene cave, dallatrio il sangue arriva al ventricolo destro che lo
invia attraverso larteria polmonare ai polmoni. dove viene ossigenato; dai polmoni il sangue
ossigenato arriva con le quattro vene polmonari allatrio sinistro, da cui passa al ventricolo
sinistro e da qui viene pompato ad. alta pressione nellarteria aorta e quindi attraverso lalbero
arterioso giunge a tutti tessuti. Il flusso di sangue non ossigenato che va dal cuore destro verso i
polmoni e di sangue ossigenato che passa dai polmoni al cuore detto circolazione polmonare o
piccola circolazione, il flusso di sangue ossigenato che va dal cuore a tutti i tessuti e da qui ritorna
al cuore detta circolazione sistemica o grande circolazione.(FIG.5).
Le pareti del cuore sono costituite da un particolare tipo di muscolo, il muscolo cardiaco. Gli atri
hanno pareti pi sottili dei ventricoli, si dilatano via via che si riempiono di sangue; poi entrambi gli
atri si contraggono simultaneamente, guidando il flusso sanguigno attraverso le valvole, denominate
atrioventricolari, che si aprono nei ventricoli. (tricuspide a destra, bicuspide o mitrale a sinistra) I
ventricoli quindi si contraggono simultaneamente, le valvole tra gli atri e i ventricoli si chiudono per
la pressione del sangue nei ventricoli, e si evita cos un ritorno di sangue negli atri; ci consente il
flusso di sangue in un'unica direzione (FIG.7).

Il ventricolo destro spinge il sangue non ossigenato nellarteria polmonare e il ventricolo sinistro
spinge il sangue ossigenato nell'aorta, attraverso le valvole semilunari. Le valvole poste tra il
ventricolo destro e l'arteria polmonare, e tra il ventricolo sinistro e l'aorta si chiudono alla
contrazione dei ventricoli, impedendo cos il riflusso del sangue nel ventricolo.
Ascoltando da vicino il battito cardiaco potrete udire due suoni: il primo, pi profondo, corrisponde
alla chiusura delle valvole tra gli atri e i ventricoli; il secondo, pi schioccante, dovuto alla
chiusura delle valvole semilunari. Se una qualunque delle quattro valvole danneggiata, il sangue
pu refluire o passare con difficolt attraverso la valvola producendo il caratteristico rumore noto
come soffio al cuore (un sibilo).
Lapertura e chiusura delle quattro valvole cardiache determinata dai differenti regimi pressori
vigenti nelle camere cardiache nei diversi momenti del ciclo cardiaco; ogni ciclo cardiaco
corrisponde ad un battito e rappresenta il tempo durante il quale il cuore compie la sistole (periodo
di contrazione) e la diastole periodo di rilasciamento.(FIG. 8).
In un uomo adulto in condizioni di riposo il battito ritmico del cuore si ripete circa 70 volte al
minuto; questa frequenza pu variare; per es. sotto sforzo pu pi che raddoppiare e comunque
sotto il controllo del sistema nervoso autonomo. Il volume totale di sangue pompato dal cuore ogni
volta che si contrae, quindi per ogni sistole, denominato gittata sistolica, il volume di sangue
eiettato nellunit di tempo, cio ogni minuto viene indicato come gittata cardiaca, che il
prodotto della gittata sistolica per la frequenza.
A differenza della maggior parte dei muscoli, che si contrae soltanto quando stimolata da un nervo
motorio, la stimolazione delle cellule del muscolo cardiaco origina nel muscolo stesso.
Il cuore, infatti, ha delle propriet caratteristiche che lo contraddistinguono dagli altri tessuti
muscolari, queste caratteristiche gli permettono di generare autonomamente impulsi, automaticit,
di farlo in maniera ritmica, ritmicit, di trasferire limpulso, conducibilit; queste caratteristiche
sono tipiche del tessuto specifico cardiaco, che costituito dal nodo senoatriale o generatore
primario (pacemaker), dal nodo atrioventricolare e dal fascio di His (FIG. 9). Il cuore costituito
poi da tessuto muscolare cosiddetto comune che ha la propriet di contrarsi come tutti i muscoli,
contrattilit.
Limpulso elettrico, che nasce nel nodo senoatriale, si propaga verso il nodo atrioventricolare e
anche verso il miocardio comune atriale diffondendosi alle cellule dellatrio destro e dellatrio
sinistro che si contraggono. Le cellule del miocardio comune sono connesse tra loro da strutture
dette dischi intercalari o gap junction, che rendono possibile la rapida conduzione degli impulsi
elettrici fra cellule vicine e quindi la rapida diffusione degli impulsi e la conseguente contrazione
delle cellule del miocardio atriale simultaneamente.
Circa 100 millisecondi dopo l'avvio del pacemaker alcuni impulsi, viaggiano lungo fibre speciali di
conduzione e attivano la seconda area di tessuto specifico il nodo atrioventricolare. Dal nodo
atrioventricolare gli impulsi sono trasportati con fibre di conduzione specifiche al fascio di His, che
la terza zona di miocardio specifico; questo fascio si dirama in una branca destra ed in una sinistra
per raggiungere le pareti dei ventricoli destro e sinistro, che quindi potranno poi contrarsi nello
stesso momento.
Il fascio di His l'unico ponte elettrico esistente tra atri e ventricoli; le sue fibre conducono gli
impulsi molto rapidamente, mentre il nodo atrioventricolare costituito da fibre a conduzione lenta
che determinano, in tal modo, un ritardo tra le contrazioni atriali e ventricolari, questo ritardo ha
una grossa importanza funzionale perch d il tempo al sangue di andare completamente dallatrio
al ventricolo, di assicurare cio un buon riempimento ventricolare, che fondamentale per avere
una corretta gittata sistolica, e quindi assicurare a tutti i tessuti periferici il giusto apporto di sangue
per il loro funzionamento. Gli impulsi elettrici generati dal cuore possono essere registrati sulla
superficie corporea applicando degli elettrodi collegati a uno strumento di registrazione,
lelettrocardiografo. Mediante lelettrocardiogramma si pu analizzare lattivit elettrica del
cuore (FIG. 9)..

Il sistema nervoso autonomo non in grado di innescare il battito cardiaco ma ha il compito di


regolarne la frequenza; in particolare fibre del parasimpatico giungono al pacemaker attraverso il
nervo vago (X paio di nervi cranici) e rallentano la frequenza; invece i nervi dellortosimpatico
stimolano il pacemaker, aumentando la frequenza cardiaca, e agiscono direttamente anche su tutte le
cellule del miocardio comune, aumentando la forza delle loro contrazioni, rendendo quindi pi
efficiente la gittata sistolica. L'adrenalina, prodotta dalla midollare surrenale (la parte interna della
ghiandola surrenale), esercita sul cuore lo stesso effetto che hanno i nervi del sistema ortosimpatico.
La pressione arteriosa
La contrazione del ventricolo sinistro spinge il sangue nell'aorta e in tutta la circolazione sistemica
con una forza tale da vincere le resistenze periferiche esercitate dalle arteriose. La pressione
arteriosa del sangue una misura della forza, per unit di superficie, esercitata dal sangue contro
le pareti dei vasi sanguigni ed generata dall'azione di pompa del cuore.
Ciascun ventricolo ad ogni sistole espelle, immettendoli nei vasi sanguigni, circa 70 ml di sangue.
Non tutto questo sangue puo passare, tramite le arteriole, nei capillari e nelle vene durante una
contrazione ventricolare. Cio comporta che 5/8 circa della gittata sistolica, a ciascun battito,
devono accumularsi nel settore arterioso durante la sistole per progredire poi durante la diastole.
La pressione arteriosa dipende da vari fattori: frequenza cardiaca, forza di contrazione, elasticit
delle pareti delle arterie, volume del sangue stesso, resistenze totali periferiche. Il passaggio del
sangue dal settore arterioso a quello venoso incontra una resistenza periferica dovuta
principalmente ad un certo grado di contrazione, tono vasale della muscolatura liscia della parete
delle arteriole. Il calibro di questi vasi e regolato dallazione del sistema nervoso simpatico.
Tutti questi fattori sono responsabili della considerevole pressione del sangue nel sistema arterioso.
La pressione giunge al massimo acme della contrazione del cuore: pressione sistolica del sangue.
E al minimo quando il cuore si rilascia: pressione diastolica del sangue.
Allorche il sangue viene espulso dal cuore durante la sistole, laumento di pressione e la
distensione che si originano nellaorta si propagano lungo tutto il sistema arterioso come unonda,
detta onda del polso o onda sfigmica (FIG.10).
Lespansione e successiva retroazione della parete dellarteria radiale costituiscono il polso
palpabile nella regione radio-carpica.
La pressione arteriosa di solito misurata, a livello dell'arteria brachiale (parte alta del braccio) per
mezzo di uno strumento che utilizza la pressione dell'arteria per pompare verso l'alto una colonna di
mercurio. La pressione normale in un adulto di 120 millimetri di mercurio (120 mmHg) quando il
ventricolo si contrae (pressione sistolica) e di 80 mmHg quando il ventricolo si rilascia (pressione
diastolica). Per il cuore destro i regimi pressori sono molto pi bassi, dato che le resistenze
periferiche nel circolo polmonare sono molto pi basse. (FIG.11).
I valori pressori possono variare: per es. lo stress fa innalzare la pressione, o se si sta in piedi,
leffetto della gravita sul sangue fa aumentare la pressione nei distretti posti al di sotto del cuore.
Ogni alterazione del volume totale e della viscosita del sangue incide anche sulla pressione del
sangue.
Un forte aumento della pressione sanguigna puo aversi se queste pareti perdono, con leta o per
malattia, parte della loro elasticita e non possono piu distendersi prontamente per accogliere il
sangue durante la sistole, ne retrarsi sufficientemente durante la diastole.
Flusso ematico
Per flusso ematico si intende la quantita di sangue che passa in un dato punto in un certo periodo di
tempo (ml/min); la gittata cardiaca e di 5000 ml/m, cio la quantit di sangue pompato proprio dal
cuore in un minuto.
Il flusso attraverso un vaso e determinato da due fattori: differenza di pressione alle due estremit
del vaso e impedimento al flusso definito resistenza, secondo la legge di Ohm: Q= DP/R.
Maggiore la differenza di pressione e maggiore la velocit del flusso; analogamente, maggiore
il diametro del vaso e maggiore il volume di sangue che pu passare. Il diametro delle arteriole

che riforniscono direttamente i capillari pu variare in relazione alla contrazione della muscolatura
liscia delle loro pareti, quando i muscoli lisci si contraggono, il lume delle arteriole diventa pi
piccolo (vasocostrizione) facendo diminuire il flusso ematico nei capillari che alimentano,
viceversa, quando i muscoli lisci si rilasciano, il lume delle arteriole si allarga (vasodilatazione)
facendo aumentare il flusso sanguigno nei capillari. La muscolatura liscia delle arteriole
controllata dai nervi del sistema nervoso autonomo dalladrenalina e dalla noradrenalina e da
diverse altre sostanze chimiche prodotte localmente nei tessuti stessi.
In realt il flusso di sangue si calcola applicando una legge fisica pi complessa la legge di
Poiseulle::Q= P r4/8l, dove Q = portata (velocit del flusso), DP = differenza di pressione alle
estremita del vaso, R = raggio del vaso l= lunghezza del vaso, = viscosit del sangue
La contrazione e la dilatazione delle arteriole nelle differenti parti del corpo regolano il flusso
ematico, e quindi assicurano il rifornimento di ossigeno e di sostanze nutritive, secondo le varie
richieste dei tessuti. Durante l'esercizio fisico il flusso ematico aumenta nella muscolatura
scheletrica, a spese di altri distretti corporei, cos come durante la digestione aumenta nello stomaco
e nell'intestino, mentre il flusso attraverso la pelle aumenta in risposta a temperature ambientali
elevate e diminuisce alle basse temperature, per controllare la dispersione di calore. Nel cervello il
flusso di sangue rimane costante qualsiasi cosa succeda a livello degli altri organi, il cervello un
organo privilegiato.
Via via che il sangue scorre lungo il sistema vascolare diminuisce gradatamente la sua pressione a
causa della resistenza delle arteriole e dei capillari. Cos, la pressione del sangue non la stessa
nelle diverse parti del sistema cardiovascolare (FIG.10) come prevedibile, maggiore nell'aorta e
nelle altre grandi arterie sistemiche, si abbassa nel passare nelle arterie pi piccole fino a
raggiungere livelli molto bassi nelle vene e minimi nell'atrio destro.
Le vene, con le loro pareti sottili e i diametri relativamente grandi, oppongono una scarsa resistenza
al flusso, permettendo al sangue di ritornare indietro al cuore nonostante la bassa pressione che lo
spinge. Il ritorno del sangue al cuore favorito dalle contrazioni dei muscoli scheletrici che
svolgono unazione di spremitura sulle pareti delle vene e costringono il sangue a muoversi contro
la forza di gravit, verso lalto anche per la presenza nelle vene di valvole a nido di rondine che
impediscono al sangue di seguire la forza gravit. (FIG. 12).
Centro di regolazione cardiovascolare
L'attivit dei nervi che regolano la muscolatura liscia dei vasi sanguigni coordinata con l'attivit
dei nervi che regolano la frequenza e la forza del battito cardiaco mediante il centro di regolazione
cardiovascolare.
Questo centro situato nel midollo allungato, una piccola parte dell'encefalo collegata al midollo
spinale, e controlla i nervi dellortosimpatico e del parasimpatico del cuore, cos come i nervi della
muscolatura liscia delle arteriole. Perci, se il flusso sanguigno in una particolare area del corpo
aumenta per la dilatazione dei vasi sanguigni, la frequenza cardiaca aumenta in modo tale da
sviluppare una pressione maggiore che sopporti il maggior flusso.
Il centro di regolazione cardiovascolare coordina i riflessi che controllano la pressione del sangue
poich riceve continuamente informazioni sulla pressione del sangue tramite recettori specializzati
situati nelle grosse arterie, aorta e carotidi e nel cuore. (FIG.13)
Il riflesso pressorio del sangue un esempio di controllo a feedback negativo: quando la pressione
diminuisce, si mettono in moto i sistemi che tendono a rialzarla, l'attivit del cuore aumenta, si ha
vasocostrizione, si aumenta il volume ematico e cosi via, il contrario si verifica in risposta ad un
aumento della pressione arteriosa.
Sistema linfatico

Non tutto il liquido che esce dai capillari a causa della pressione del sangue rientra in essi per
osmosi; ma il liquido che rimane nei tessuti viene raccolto dal sistema linfatico che lo riporta nella
corrente sanguigna. Il liquido trasportato in questo sistema detto linfa.
Il sistema linfatico simile al sistema venoso in quanto consiste anch'esso di una rete di
interconnessione di varie dimensioni. Un'importante differenza, tuttavia, consiste nel fatto che i
capillari linfatici finiscono a fondo cieco nei tessuti e non fanno parte di un circuito continuo. Il
liquido interstiziale diffonde nei capillari linfatici, per convergere in un sistema di dotti che si
versano in due vene che si trovano sotto le clavicole. le vene succlavie, che confluiscono nella vena
cava superiore.
Distribuiti per tutto il sistema linfatico si trovano i linfonodi, masse di tessuto spugnoso con due
funzioni: quella di produrre linfociti, globuli bianchi specializzati responsabili della risposta
immunitaria, ed eliminare i frammenti cellulari e le particelle estranee dalla linfa prima che questa
entri nel sangue (FIG. 14).
Sistema Respiratorio
La respirazione comprende gli atti attraverso i quali viene fornito ossigeno (O 2) alle cellule ed
eliminata anidride carbonica. (CO2). Gli organi deputati ad assicurare la respirazione sono i
polmoni, struttura spugnosa composta da fibre elastiche, muscolatura, vasi sanguigni e linfatici che
circondano gli alveoli, suddivisi in lobi e lobuli. I polmoni sono molto elastici, tollerano grandi
variazioni di volume e sono circondati da due foglietti, le pleure, una parietale ed una viscerale.
(FIG.15).
Il processo respiratorio viene distinto in: ventilazione polmonare o respiro: meccanismo attraverso
il quale viene introdotta aria dallesterno nei polmoni e viceversa; respirazione esterna, vale a dire
la diffusione di gas, ossigeno e anidride carbonica, tra sangue e alveoli: respirazione interna, vale
a dire scambio dei suddetti gas tra sangue e tessuti; respirazione cellulare; a livello cellulare la
respirazione si riferisce alle reazioni chimiche che avvengono allinterno della cellula e che
richiedono ossigeno, hanno luogo nei mitocondri e forniscono energia (ATP, con relativa
produzione di anidride carbonica ed acqua,
Il consumo di ossigeno direttamente proporzionale al dispendio energetico che, in condizioni di
riposo, viene definito metabolismo basale; il metabolismo aumenta nettamente con l'esercizio
fisico, fino a raggiungere livelli di consumo di ossigeno anche 15-20 volte superiore a quelli
consumati a riposo; il consumo di ossigeno aumenta in proporzione al dispendio energetico.
La respirazione comprende varie fasi: ventilazione polmonare, scambio dei gas diffusibili (O e
CO ) tra alveoli e sangue, trasporto nel sangue dei suddetti gas fino ai tessuti, regolazione
dellattivit respiratoria.
Un'importante caratteristica dei polmoni di tutti i vertebrati che lo scambio di aria con l'atmosfera
ha luogo grazie ai cambiamenti di volume dei polmoni; durante la ventilazione polmonare. e nei
mammiferi, l'aria entra ed esce dai polmoni come conseguenza dei cambiamenti di volume della
cavit toracica generati per mezzo della contrazione e del rilassamento dei muscoli respiratori
La respirazione comprende due fasi: inspirazione ed espirazione che costituiscono un ciclo
respiratorio, durante la prima fase si introduce aria, durante la seconda si elimina (FIG.16).
Laria entra attraverso le cavit nasali, questo passaggio ha la funzione di ripulire laria delle
particelle pi grandi sospese, attraverso i peli delle narici; laria introdotta arriva ad altre strutture
nasali, i turbinati, che creano turborlenza e filtrano, umidifcano e riscaldano laria introdotta.
Laria, quindi, attraverso la laringe, dove si trovano le corde vocali, raggiunge la trachea, che si
divide in due rami, i bronchi, i quali si ramificano ulteriormente formando i bronchioli (FIG.15).
Bronchi e bronchioli sono circondati da un sottile strato di tessuto muscolare liscio; la contrazione e
il rilassamento di questo tessuto modifica la resistenza al flusso d'aria.
I veri scambi gassosi avvengono in piccoli sacchi d'aria, gli alveoli, raggruppati intorno alle
estremit dei bronchioli pi piccoli (FIG.17). Gli alveoli sono strutture molto piccole a fondo cieco;
ognuno circondato da una folta rete di capillari che formano una grande superficie di scambio, nei
2

punti in cui si accostano lepitelio alveolare e lendotelio del capillare. Gli alveoli, infatti, sono
rivestiti internamente da cellule epiteliali; questo tessuto comprende sia cellule secernenti muco sia
cellule ciliate. Il muco ricopre l'epitelio dell'apparato respiratorio e trattiene le particelle estranee
che entrano con l'aria, mentre le ciglia delle cellule ciliate battono in continuazione, spingendo il
muco e le particelle estranee contenute in esso verso la faringe, da dove vengono solitamente
inghiottite.
Meccanica respiratoria
L'aria entra ed esce dai polmoni quando la pressione dell'aria negli alveoli differisce dalla pressione
atmosferica; quando la pressione alveolare maggiore della pressione atmosferica, l'aria esce dai
polmoni e si ha l'espirazione. Quando la pressione alveolare inferiore a quella atmosferica, l'aria
entra nei polmoni e si ha l'inspirazione.
La pressione nei polmoni varia in relazione ai cambiamenti di volume della cavit toracica, dovuti
alla contrazione e al rilassamento dei muscoli respiratori; il principale muscolo respiratorio il
diaframma; contribuiscono poi agli atti respiratori anche i muscoli intercostali esterni, e inoltre
possono partecipare allinspirazione i muscoli ausiliari del collo. Durante linspirazione il
diaframma si contrae abbassandosi e quindi trascinando verso il basso la gabbia toracica, costituita
dallo sterno e dalle costole; contemporaneamente si contraggono anche i muscoli intercostali che
spingono la gabbia toracica verso l'alto e verso l'esterno. Questi movimenti fanno allargare la cavit
toracica; come conseguenza di ci, la pressione all'interno di essa diminuisce e l'aria passa nei
polmoni. Durante lespirazione invece i muscoli si rilassano, riducendo il volume della cavit
toracica, l'aria viene spinta fuori dai polmoni; possono partecipare allespirazione la contrazione dei
muscoli intercostali interni e dei muscoli addominali. A ogni respiro, generalmente solo il 10%
dell'aria contenuta nella cavit polmonare viene scambiata, ma si pu giungere fino all'80% in
seguito a una respirazione forzata.
I polmoni sono tenuti espansi non solo per le pressioni vigenti ma anche per un fattore che ricopre
gli alveoli, il fattore surfattante, che impedisce a questi di collassare.
Durante un ciclo respiratorio si introduce ed elimina un volume di aria che durante una respirazione
tranquilla costituisce il volume corrente. che corrisponde a 500 ml di aria, con una inspirazione
forzata si possono introdurre ulteriori 3100 ml di aria, questo costituisce il volume di riserva
inspiratorio, cos come con una espirazione forzata si pu espirare un volume di aria di 1700 ml,
volume di riserva espiratorio. Alla fine di una espirazione forzata rimane, comunque, nel polmone
un volume di aria di 1300 ml., volume residuo. La somma di due o pi volumi polmonari viene
definita capacit. La capacit vitale la somma del volume corrente pi i volumi di riserva
espiratorio ed inspiratorio, in un soggetto sano di 20 anni, alto 1.80 m di 5100 ml, la capacit
polmonare totale la somma della capacit vitale pi il volume residuo, 6700 ml.
Capacita vitale: 1+2+3 = e indice dellefficienza dellapparato respiratorio.
Diffusione, trasporto e scambio di gas
In ogni organismo lo scambio gassoso di ossigeno e/o anidride carbonica tra le cellule e l'ambiente
circostante avviene per diffusione. La diffusione (v. cap1) il movimento netto di particelle da una
regione a concentrazione maggiore verso una regione a concentrazione minore, come risultato del
loro movimento casuale, per quanto riguardai gas, tuttavia, si fa riferimento alla pressione gassosa
piuttosto che alla concentrazione.
A livello del mare l'aria circostante esercita sulla nostra pelle una pressione di 1 atmosfera (circa 1
kg per centimetro quadrato). Questa pressione sufficiente a controbilanciare una colonna d'acqua
alta circa 10 metri o una colonna di mercurio alta 760 millimetri, a livello del mare. Laria una
miscela gassosa, ogni gas si comporta indipendentemente esercitando la sua quantit di pressione,
la quale a sua volta e importante in quanto determina il grado di diffusione di quel gas, questa
pressione viene chiamata pressione parziale. La pressione totale dell'aria, la somma delle
pressioni parziali esercitate dai singoli gas della miscela. Laria composta dai seguenti gas: azoto

(N2 = 78.6% , ossigeno O2 = (20%, esercita una pressione, P, di 159 mmHg), anidride carbonica =
CO2 (..%) vapor acqueo (..%) ed in piccola quantit gas inerti tipo elio.. Nella diffusione i gas si
spostano da una regione con pressione parziale maggiore a una regione con pressione parziale
minore.
In una localit ad elevata altitudine sul livello del mare, come per esempio Citt del Messico (2300
m di altitudine), la pressione atmosferica pi bassa e quindi anche la pressione parziale di
ossigeno minore, con conseguenze sullorganismo come capogiri o stanchezza, la situazione
opposta si verifica a pressioni gassose maggiori in coloro che si immergono sott'acqua a grandi
profondit. Fin dall'inizio delle esplorazioni marine era stato osservato che quando i sommozzatori
tornavano troppo rapidamente in superficie soffrivano di emboli che causavano disturbi gravi, a
volte anche mortali. Gli emboli si formano in seguito alla respirazione di aria compressa: se la
pressione particolarmente elevata, una maggiore quantit di azoto si diffonde dall'aria verso i
polmoni ed entra in soluzione nel sangue e nei tessuti. Se il corpo viene decompresso rapidamente,
il gas non si trova pi in soluzione e nel sangue si formano bolle di azoto che ostruiscono i capillari,
bloccando il flusso sanguigno.
Laria umidificata, filtrata e riscaldata arriva agli alveoli, dove le diverse pressioni parziali
consentono allossigeno di passare dagli alveoli al sangue, e allanidride carbonica di andare dal
sangue agli alveoli per essere eliminata durante lespirazione.
La diffusione dei gas regolata da leggi fisiche. La quantit di gas che diffonde nellunita di tempo
e data dalla Legge di Fick:: Q/T = D:S (P1-P2)/Dx, dove:S = area da attraversare; P1-P2 =
differenza di pressione; D = coefficiente di diffusione; Dx = distanza lungo la quale avviene la
diffusione.
Rispetto allossigeno, lanidride carbonica 20 volte pi diffusibile, quindi sufficiente una piccola
differenza di pressione perch questa diffonda.
I gas per diffondere devono attraversare una superficie composta da sette strati differenti che la
membrana respiratoria, questo scambio tra aria alveolare e sangue regolata da regolato legge di
Henry che mette in relazione pressione, solubilit e numero delle molecole:(C) = KP, quando un
gas e portato a contatto con un liquido alcune molecole vanno in soluzione fino allequilibrio a quel
punto tutte le molecole che entreranno, usciranno per cui il numero di molecole allequilibrio sar
costante.
L'ossigeno relativamente insolubile nel plasma sanguigno (la parte liquida del sangue): a
condizioni normali di pressione atmosferica, in 100 ml di plasma si sciolgono appena 0,3 millilitri
di ossigeno. La capacit del sangue di trasportare ossigeno dai polmoni ai tessuti dovuta alla
presenza di una particolare proteina, presenta allinterno dei globuli rossi, capace di legare
lossigeno, lemoglobina.
La molecola dell'emoglobina costituita da quattro subunit, ognuna delle quali comprende un
gruppo eme e una catena polipeptidica. Il gruppo eme formata da una complessa struttura ad
anello contenente azoto con, al centro, un atomo di ferro. Ciascuna gruppo eme pu combinarsi con
una molecola di ossigeno; perci, ogni molecola di emoglobina pu trasportare, quattro molecole di
ossigeno. Il 97% dellossigeno viene trasportato ai tessuti con lemoglobina, mentre il restante 3%
arriva ai tessuti come gas. La quantit di ossigeno che si lega all'emoglobina o si separi da essa
dipende dalla pressione parziale dell'ossigeno nel sangue (FIG.18). Nei capillari alveolari, dove la
pressione parziale dell'ossigeno alta, la maggior parte dell'emoglobina si combina con l'ossigeno;
nei tessuti, invece, dove la pressione parziale bassa, l'ossigeno viene rilasciato dalle molecole di
emoglobina, passa nel plasma e da qui si diffonde nei tessuti. Questo sistema in grado di
soddisfare le richieste di ossigeno dei tessuti. Perci, se in seguito a una attivit intensa il tessuto
utilizza pi ossigeno, la pressione parziale dell'ossigeno nei tessuti diminuisce e una maggiore
quantit di ossigeno viene liberata dall'emoglobina.
Lanidride carbonica generata dal metabolismo aerobico dei tessuti. periferici: diffonde nel torrente
circolatorio e pu essere trasportata o disciolta nel plasma, o legata allemoglobina oppure si
combina con l'acqua per formare acido carbonico, un acido debole che si dissocia in ione

bicarbonato e ione idrogeno. Tali processi sono reversibili e possono avvenire in entrambe le
direzioni, quale direzione venga presa dipende dalla pressione parziale dell'anidride carbonica del
sangue, nei tessuti e negli alveoli. Quando la pressione parziale di anidride carbonica alta, si
formano ioni bicarbonato e ioni idrogeno. Nei polmoni, dove la pressione parziale di anidride
carbonica bassa, lacido carbonico si dissocia per formare anidride carbonica e acqua. Una volta
liberata, lanidride carbonica diffonde dal plasma negli alveoli ed esce dai polmoni con l'aria
espirata. La reazione dell'anidride carbonica con l'acqua catalizzata dall'enzima anidrasi carbonica,
presente nei globuli rossi come l'emoglobina, e interviene nei meccanismi di regolazione del pH
ematico.
Regolazione respiratoria
Gli atti respiratori nelladulto hanno una frequenza di 12 al minuto, mentre nel bambino di 18-20,
per una respirazione tranquilla a riposo. La frequenza e la profondit degli atti respiratori sono
regolati da centri nervosi presenti nel tronco encefalo a livello bulbo-pontino in base alle esigenze a
i consumi dellorganismo.
Regolazione respiratoria
La velocit e la profondit del respiro sono controllate da neuroni situati nel tronco cerebrale, che
costituiscono i centri respiratori Questi neuroni sono responsabili della respirazione normale, che
ritmica e autonoma come il battito del cuore.
I neuroni respiratori cerebrali attivano i neuroni motori del midollo spinale, facendo contrarre il
diaframma e i muscoli intercostali e permettendo cos l'inspirazione. Si pensa che lattivit dei
neuroni respiratori avvenga spontaneamente, ciclicamente tuttavia, questi neuroni vengono inibiti,
consentendo l'espirazione.
Oltre allattivit spontanea, i neuroni respiratori ricevono segnali dai recettori sensibili all'anidride
carbonica, all'ossigeno e agli ioni idrogeno, e anche dai recettori sensibili al grado di tensione dei
polmoni e della gabbia toracica. Le cellule chemocettrici, situate nelle arterie carotidi (FIG.19)
arterie che raggiungono e irrorano il cervello, segnalano ai neuroni respiratori leventuale
diminuzione della concentrazione di ossigeno nel sangue. Contemporaneamente viene rilevata dai
centri del cervello, e anche dai chemocettori presenti nelle carotidi, la concentrazione dell'anidride
carbonica disciolta e degli ioni idrogeno. Questo sistema estremamente sensibile perfino ai pi
piccoli cambiamenti della composizione chimica del sangue, in particolare alla concentrazione di
ioni idrogeno che riflette la concentrazione di anidride carbonica. Se la concentrazione di anidride
carbonica, e quindi quella di ioni idrogeno, aumenta solo leggermente, la respirazione si fa subito
pi profonda e pi veloce, permettendo a pi anidride carbonica di abbandonare il sangue fino a che
la concentrazione idrogenionica non sia tornata normale. Un'iperventilazione induce un aumento del
pH ematico, condizione di alcalinit nel sangue, viceversa unipoventilazione induce un
abbassamento del pH ematico condizione di acidit, queste situazioni possono essere riparate anche
con lintervento del sistema renale per mantenere lomeostasi del pH, se questo non avviene si
possono instaurare situazioni patologiche, anche a carico del cervello, a volte irreversibili.