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VACANZE... INGLESI

GIUGNO/LUGLIO 2015

N. 120

Non c due senza t

tra dolci e bevanda popolare


Vi avevo promesso il dolceed eccomi qua. Chiamare panetteria una
bakery inglese riduttivo; sono piuttosto delle boutique dei prodotti
da forno, dove oltre al pane fresco si trovano torte salate e una gamma
di dolci e pasticceria assortita il cui profumo farebbe interrompere lo sciopero della fame anche al pi ascetico dei santoni indiani.
C solo limbarazzo della scelta!
Qualche esempio?
La strifle, la torta multistrato
simile alla zuppa inglese, ma
mooooolto pi succosa, pannosa e
deliziosa! La Victoria sponge,
(dedicata alla regina Vittoria) soffice e imbottita di marmellata o crema
o panna o tutte e tre le cose! Troppo
caloriche?! Prendete una carrot
cake, che non arancione e sa di
mandorleoppure un raspberry
pudding; crema con lamponi, illusione di leggerezza!
Whats for pudding? la tipica
domanda del bambino che chiede
che cosa c per dolce. Pudding
infatti il dolce tipico. Provate lo
Sticky Toffee Pudding e capirete
cosa intendo Altri dolci sono:
cheesecake (un classico che non
delude e che l in versione originale!), fruit cake, shortbread (biscotti al burro), apples crumble (mele al
forno ricoperte di frolla dallaspetto orrido ma dal sapore celestiale,
soprattutto quando servito con gelato alla crema!), chocolate chips
cookies (biscotti con pezzi di cioccolato), le colorate cupcakes (non
ne mangiano cos tante, ma te le tirano talmente dietro che evitarle
pressoch impossibile), e scones,
panini dolci farciti con marmellata
di fragole e clotted cream, una panna
molto densa e spalmabile; deliziosi
e ad alto rischio di dipendenza al
primo boccone Sono immancabili per accompagnare un autentico
cream tea, un afternoon tea, con
un velo di latte, please!
In tutta la Gran Bretagna, il t tra
le bevande pi consumate, forse
addirittura supera lacqua e la birra,
e non strano, perci, trovarlo nei
negozi di souvenir accanto alle cartoline! You drink coffee and I drink
tea, my dear Cos Sting si rivolge agli americani allinizio della sua
canzone Englishman in New York,
mettendo subito in chiaro che lui,

da bravo suddito di sua maest britannica, preferisce il decotto di


foglioline aromatiche allinfuso di
caff macinato, e considerando che
negli Stati Uniti non sono certo
famosi per la bont del loro famigerato brodino al gusto blando di
caff, non si pu proprio biasimare
lex cantante dei Police.
E allora anche voi se andate in
Inghilterra, e non potete aspettarvi un
caff come quello che trovereste a
Napoli, provate a capire cosa rende
il t una bevanda cos popolare per
gli inglesi. Accomodatevi in una
delle tante accoglienti sale da t,
luogo perfetto dove trovare unatmosfera tea-time daltri tempi,
sorseggiare pi di sedici variet
diverse di t, gustare deliziose specialit come dolci e marmellate fatte
in casa e dove il vostro momento di
relax sar sottolineato dalle note di
un pianista. Il t un gran rito che
devi rispettar: sono le parole iniziali di una canzoncina tormentone
che faceva parte di una rclame (del
1987) di una nota marca di t inglese. I ritmi frenetici a cui sono sottoposti gli inglesi impediscono spesso di potersi rilassare con quello che
il vero rito del t delle cinquee
lo bevono praticamente a qualsiasi
ora del giorno e della sera e ce n
per tutti i gusti, fragranze e intensitaffumicato, speziato, leggero
e dorato o forte e profumato. Vi consiglio il t bianco al melograno.
Mentre in Italia la pausa pranzo
abbastanza unistituzione ed costume alzarsi dalla scrivania e pranzare altrove e in compagnia, a Londra
invece una grandissima percentuale di lavoratori, ahim, pranza alla
scrivania, davanti al computer, magari con le cuffie. Viva la socialit, eh?
Gli inglesi vanno sempre di fretta
e spesso mangiano fuori, riscaldano
piatti pronti del supermercato, si
accontentano di uno snack o un

pezzo di torta. Ovunque si sente ordinare un Latte-to-go, please.


LEspresso di Costa Coffee il
migliore, se dovete scegliere dove
andarvi a sedere per gustarvi lamata tazzina di caff allItaliana.
E se chiedete tap water (acqua di
rubinetto), vi daranno tranquillamente da bere tutta lacqua che volete (che spesso si trova gi disponibile allinterno di grosse caraffe di
vetro, a disposizione di tutti).
Vittima anchio del fascino del
confortante locale americano dal
logo verde e dagli ampi divani,
Starbucks, mi ci rifugio spesso, quindi, dovendo consumare qualcosa,
invece di un sano t verde scelgo
uno dei loro beveroni bollenti. Tra i
miei preferiti il frappuccino e il Caf
Mocha. La tazza in cui li servono
quando ti siedi di ceramica, se
invece scegli il take away hai quelle meravigliose tazzone di carta che
diventano un accessorio simbolico di
giovani globalizzati in pi scaldano le mani. Trovare sulla propria
tazza di cartone il proprio nome
storpiato cambia radicalmente il
mood della giornata regalandoti
un sorriso.
Ma c di pi. Dietro la creativit
dei dipendenti di Starbucks c una
grandissima operazione di marketing. Tra i pi giovani scatta lirresistibile tentazione di scattare una
foto e pubblicarla sui social, facendo inevitabilmente accrescere la
popolarit del marchio e spingendo
gli altri a desiderare la stessa cosa.
Ed in effetti funziona, quale turista
non ha approfittato di una sosta nella
celebre caffetteria solo per tenere in
mano un caff con il proprio nome
scritto male?
Le catene di coffee shop sono
numerose, i loro loghi visibilissimi.
Da Eat, Nero, Pret Manger, Coffee
Republic ci si ferma per grosse
mugs di caff, latte, shakerati di

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vari gusti e tipi, un pimms (esclusivamente estiva, questa bevanda a


base di frutta, fragola di solito, menta
e cetriolo va per la maggiore quando le temperature superano i 18 gradi
o semplicemente quando arriva giugno), uno smoothie (sono diventata unesperta a fare smoothies:
banane surgelate, che li rendono pi
cremosi e freddissimi da subito, frutta tropicale o berries, latte di mandorla e un goccio di sciroppo dagave), un muffin o un sandwich al
cetriolo o formaggio e prosciutto, o
gamberetti e salmone.
Il cibo spesso disposto come al
supermercato, su ripiani per facilitare lo stile grab and go, afferra e
vai. Volendo, nulla vieta di sedersi
e godersi un pasto stile slow-food.
Nelle librerie, come Waterstoons o
Borders e in alcuni cinema, le stesse catene offrono spazi con poltrone comode dove praticare il chil-

ling: seduti con una bibita a chiacchierare, leggere o usare il pc.


La ristorazione nei musei e nelle
gallerie quasi sempre eccellente. A
pranzo, la scelta su cosa mangiare
ampissima e, se vero che il sandwich impacchettato (il sandwich risale
ad una tradizione settecentesca) va
ancora per la maggiore anche vero
che tutti i take away sono dotati di
meravigliose monoporzioni di frutta,
insalate e pasti sani e sostanziosi.
LInghilterra ha cambiato la mia
percezione di frutta secca e noci spostandola da cibo da scoiattoli a
snack accettabile e tutto sommato
pi salutare di tanti altri.
Per secoli, gli inglesi non hanno
avuto una cucina degna di questo
nome n ci tenevano; consideravano la buona tavola un vizio da
popoli rammolliti, come i mangiarane, ovvero i francesi, e i loro pittoreschi cugini meridionali, noi ita-

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liani, altrimenti detti macaroni. Le


cose sono cambiate solo negli ultimi
ventanni, in particolare durante il
lungo boom economico degli anni
del blairismo, che ha trasformato
lInghilterra, e Londra in particolar
modo, in una rutilante fiera delle
vanit. I soldi, lafflusso di un gran
numero di stranieri raffinati, e la decisione di abbracciare il multiculturalismo tout court, dunque anche a tavola, hanno influenzato ogni ambito del
quotidiano, compreso il modo di
nutrirsi. From zero to hero, da zero
al massimo, verrebbe la tentazione di
ironizzare. Ma si sorride con benevolenza. Sia perch consolante scoprire che gli inglesi si sono infine un
po rammolliti anche loro (che bello
scoprire che in fondo sono umani
come noi!) sia perch il risultato, per
quanto leggermente comico, che in
U.K. si mangia meglio.
Marianna Luce