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1. Tentativo di estorsione (art. 56,629 c.p.

)
L'imputato ha realizzato gli estremi di un tentativo di estorsione (art. 56,629 c.p.) in relazione alla
richiesta del pizzo. Infatti, mediante minaccia, ha posto in essere atti idonei diretti in modo non
equivoco a costringere taluno a fare qualcosa, procurandosi un ingiusto profitto con altrui danno. In
particolare, Tizio, ponendo in essere una condotta minacciosa quale deve essere considerata la
richiesta del 'pizzo' in cambio di una protezione, ha tentato di costringere Caio, piccolo
imprenditore, a pagargli una somma di denaro. Occorre dunque concentrare l'attenzione sugli
elementi costitutivi del tentativo ex art.56 c.p. La norma richiede che siano compiuti atti idonei
diretti in modo non equivoco a commettere un delitto e che l'azione non si compia o l'evento non
si verifichi . L'idoneit degli atti consiste in una valutazione postuma attraverso la quale occorre
stabilire se gli gli atti compiuti dall'agente erano idonei a ledere o a mettere in pericolo il bene
giuridico protetto dalla norma. Tale prognosi postuma pu essere effettuata tenendo conto di tutte le
circostanze in concreto conosciute dall'agente e conoscibili da un osservatore medio (prognosi a
base parziale) oppure tenendo conto anche delle circostanze non conosciute dall'agente e non
conoscibili dall'osservatore (prognosi a base totale), potendosi dunque addivenire a differenti
risultati. La dottrina e la giurisprudenza maggioritaria ritengono di non dover tenere conto delle
circostanze non conosciute dall'agente e di quelle oggettivamente presenti conosciute dopo. Nel
caso di specie, la condotta concreta di Tizio ha posto senza alcun dubbio in pericolo il bene
giuridico tutelato dalla norma incriminatrice (in particolare, la libert individuale e l'integrit del
patrimonio). Per quanto riguarda il secondo requisito ex art. 56 c.p., quello della direzione non
equivoca degli atti, dottrina e giurisprudenza sono divisi. Secondo la tesi proposta da MarinucciDolcini, si ha direzione non equivoca degli atti nel momento in cui tali atti integrano almeno una
parte della condotta tipica posta dalla norma incriminatrice; in altre parole occorre che sia passati
dai meri atti preparatori (in quanto tali, non punibili ex art. 115 c.p.) all'esecuzione di almeno una
parte della condotta tipica. Secondo la giurisprudenza, in particolare quella tedesca, si ha invece
direzione non equivoca degli atti nel momento in cui il soggetto comincia a porre in essere la
condotta che secondo il suo piano criminoso dovrebbe condurre senza soluzione di continuit alla
consumazione del reato. Nel caso di specie, non si pongono particolari problemi in quanto appare
pacifico sostenere che la condotta di Tizio integri il requisito della non equivocit degli atti, in
quanto la sua condotta (in particolare, la minaccia posta in essere al fine di costringere Caio a
pagare il 'pizzo') integra in parte la norma incriminatrice. Ultimo requisito richiesto per il tentativo
che l'azione non si compia o l'evento non si verifichi. Nel caso di specie, l'evento non si
verificato poich Caio ha deciso di non cedere alla condotta minacciosa di Tizio, rifiutandosi di
pagare il pizzo. Per quanto riguarda l'elemento soggettivo, occorre ricordare che il requisito della
idoneit degli atti rende incompatibile il tentativo in relazione alle ipotesi di dolo meramente
eventuale. Nel caso di specie, appare evidente la coscienza e volont di Tizio di costringere Caio,
attraverso una condotta minacciosa di tipo mafioso, a pagargli una somma di denaro, procurandosi
un ingiusto profitto con altrui danno. Sussiste dunque il dolo nella forma intenzionale (Tizio agisce
allo scopo di causare l'evento). Eventuali linee difensive non appaiono plausibili in relazione a tale
capo di imputazione.
2. Concorso in violazione di domicilio aggravata (artt. 81,110,614 c.p. aggr. ex art 61 co.1 n.2)
L'imputato ha realizzato gli estremi di un concorso in una violazione di domicilio (artt. 110,614
c.p.) in relazione all'accesso nella fabbrica di Caio. Occorre concentrare l'attenzione sugli elementi
costitutivi del concorso di persone nel reato ex art. 110 c.p. Seguendo la struttura quadripartita
proposta da Marinucci-Dolcini, gli elementi costitutivi del concorso sono: una pluralit di persone,
il compimento di un'azione tipica, un contributo causale da parte del concorrente e la coscienza e
volont di contribuire causalmente al compimento dell'azione tipica. Per quanto riguarda il primo
elemento, nel caso di specie abbiamo l'autore materiale (Sempronio) e il 'mandante' (Tizio). Per
quanto riguarda il secondo elemento, occorre concentrare l'attenzione sull'azione tipica compiuta da
Sempronio: egli infatti si introdotto clandestinamente in un luogo di privata dimora. In particolare,
Sempronio, approfittando dell'ora notturna e del luogo isolato, si introdotto clandestinamente nel

magazzino di Caio. Dal punto di vista oggettivo, la norma appare chiaramente integrata in quanto
Sempronio ha posto in essere una condicio sine qua non senza la quale l'evento non si sarebbe
verificato. Occorre ricordare come l'espressione 'luogo di privata dimora' enunciato nella norma,
appare perfettamente integrato nel caso di specie. Infatti, per la giurisprudenza 'luogo di privata
dimora', deve intendersi qualsiasi luogo, non pubblico, in cui la persona si intrattenga, in modo
permanente oppure transitorio, per compiere attivit di vita privata o attivit lavorative. Dal punto di
vista soggettivo, Semprono ha chiaramente agito con dolo intenzionale, in quanto ha avuto
coscienza e volont di introdursi clandestinamente all'interno del magazzino di Caio;in altre parole,
Sempronio ha agito allo scopo di realizzare l'evento delittuoso. Ai fini della sussistenza del terzo
requisito, occorre un contributo causale necessario (materiale o morale) il quale abbia determinato
l'autore a commettere il delitto oppure abbia rafforzato il suo convincimento all'azione. Nel caso di
specie, Tizio ha posto in essere un contributo causale necessario per la realizzazione dell'azione
tipica, in quanto senza la sua attivit istigatrice (inquadrabile all'interno del contributo morale)
l'evento non si sarebbe verificato. Infatti, Tizio ha espressamente determinato Sempronio all'azione,
'incaricandolo' di dare una lezione a Caio per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Per ultimo, ai fini
del concorso necessario che sia integrato l'elemento soggettivo del concorso, ossia la coscienza e
volont da parte del mandante di contribuire causalmente alla realizzazione del fatto tipico. Anche
da questo punto di vista, non paiono esserci dubbi circa la sua sussistenza: infatti, Tizio ha conferito
'mandato' a Sempronio affinch compisse l'evento delittuoso. E' dunque pacifico sostenere la
sussistenza del dolo intenzionale in capo a Tizio: egli si rappresentato e ha voluto proprio il delitto
commesso dall'agente. Il reato risulta poi aggravato ex art.61 co.1 n.2 (il c.d. nesso teleologico) in
quanto il delitto stato compiuto al fine di eseguirne un altro: nel caso di specie, la violazione di
domicilio era strumentale al succissivo incendio a danno del magazzino. Anche in questo caso,
eventuali linee difensive non appaiono plausibili.
3. Concorso in incendio (artt. 81,110, 423 c.p.)
L'imputato ha realizzato gli estremi di un concorso in un incendio (art. 423 c.p.) in relazione al
magazzino. Anche in questo caso (vedi supra capo imputazione n.2 per elementi costitutivi
concorso) si tratta di una responsabilit concorsuale nell'azione tipica posta in essere da Sempronio.
Infatti, l'agente ha cagionato con la sua condotta un incendio: in particolare, Sempronio ha
appiccato il fuoco al materiale infiammabile posizionato ai 4 angoli del magazzino, cagionando cos
l'incendio. Anche nel caso di specie, sussiste il dolo intenzionale sia in relazione alla condotta di
Sempronio che in quella di Tizio.
4. Omicidio colposo come conseguenza di altro delitto (artt. 81,586,589 c.p.)
L'imputato ha realizzato gli estremi di un omicidio colposo (artt. 586,589) in relazione alla morte di
Sempronio. Infatti Tizio ha cagionato la morte come conseguenza non voluta dal compimento di un
altro delitto. In particolare, Tizio ha cagionato per colpa la morte di Sempronio, in seguito al
compimento del delitto di incendio. Nel caso di specie, Tizio stato il mandante del delitto di
incendio compiuto da Sempronio; tale incendio per divampato molto pi velocemente del
previsto, sicch Sempronio non pi riuscito a fuggire ed morto a causa delle ustioni riportate.
Dal punto di vista oggettivo, sussiste il nesso causale tra la condotta di Tizio e la morte di
Sempronio: infatti, non possibile eliminare mentalmente la condotta di Tizio senza che possa venir
meno anche l'evento morte di Sempronio. In particolare, se Tizio non avesse conferito un mandato a
Sempronio affinch appiccasse un incendio nel magazzino di Caio, la sua morte non sarebbe
sopravvenuta Appare dunque corretto sostenere che la condotta di Tizio sia stata condicio sine qua
non della morte di Sempronio. Dal punto di vista soggettivo, affinch sussista la responsabilit
penale in capo a Tizio per questo reato, il pubblico ministero dovr provare un rimprovero di colpa
in capo all'imputato: in particolare, dovr sostenere che la morte di Sempronio era una conseguenza
prevedibile rispetto al delitto compiuto precedentemente. Occorrer dunque immedesimarsi nei
panni di un osservatore esterno che assiste all'incendio e ci si dovr chiedere se la morte di
Sempronio era prevedibile tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto. Per quanto

riguarda questo ultimo capo di imputazione, appare plausibile una linea difensiva volta a dimostrare
che, tenendo conto delle circostanze concrete, non era possibile muovere un rimprovero nemmeno a
titolo di colpa in capo a Tizio in relazione alla morte di Sempronio. Tizio aveva dato istruzioni a
Sempronio affinch appiccasse un incendio a scopo intimidatorio ai danni del magazzino di Caio. In
questa situazione non appare possibile prevedere il decorso degli eventi che concretamente si
verificato. La difesa pu dunque chiedere l'assoluzione di Tizio in relazione a questo capo poich il
fatto non costituisce reato (formula assolutoria utilizzata in difetto dell'elemento soggettivo del
reato).