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Universit

degli Studi di Udine


Dipartimento di Fisica

Progetto IDIFO

Fisica moderna
per la scuola
Materiali, aspetti e proposte
per linnovazione didattica
e lorientamento

a cura di
Marisa Michelini

LithoStampa

M.I.U.R.
Ministero dellIstruzione
dellUniversit e della Ricerca

PLS
Progetto Lauree
Scientiche

Universit
degli Studi di Udine
Dipartimento di Fisica

M.I.U.R.
Ministero dellIstruzione
dellUniversit e della Ricerca

PLS
Progetto Lauree
Scientiche

Progetto IDIFO

Fisica moderna
per la scuola
Materiali, aspetti e proposte
per linnovazione didattica
e lorientamento.
Il Progetto IDIFO, presentato al Progetto Lauree Scientifiche nel 2006 dallUnit di Ricerca in Didattica della Fisica dellUniversit degli Studi di Udine, con partner le Universit degli Studi di Bologna, Milano, Milano Bicocca, Napoli, Palermo, Pavia,
Roma La Sapienza, Torino e la collaborazione delle Universit degli Studi di Bari, Bolzano, Lecce, Modena e Reggio Emilia,
Trento, Trieste, ha visto coinvolte nella sua realizzazione anche le Universit della Basilicata e della Calabria, soprattutto nella
sua prosecuzione nellambito del Progetto Lauree Scientifiche 2. Il Progetto IDIFO ha realizzato dal 2006 al 2009, oltre ad un
Master biennale per insegnanti in rete telematica, una Scuola Estiva nazionale di Fisica Moderna per studenti e tre Workshop in
presenza a Udine. Il primo di essi stato tutto dedicato agli insegnanti del Master (WS1). Il secondo si proposto di realizzare
la ricaduta sul territorio del Progetto IDIFO per studenti ed insegnanti del Friuli Venezia Giulia (WS2). Il terzo stato dedicato
agli insegnanti del Master ed agli studenti selezionati per la partecipazione alla Scuola Estiva di Fisica Moderna, tenutasi a Udine
nel luglio 2007 (WS3). Questo volume raccoglie i contributi pi significativi delle attivit in presenza a Udine nei Workshop.
Curatore
Marisa Michelini, Universit degli Studi di Udine
Comitato scientifico
Bocchicchio Mario, DIDA, Universit degli Studi
del Salento
Bonanno Assunta, Universit degli Studi della Calabria
Comelli Giovanni, Direttore del Sincrotrone
ELETTRA di Trieste
Compagno Cristiana, Rettore dellUniversit di Udine
Corni Federico, Universit degli Studi di Bolzano
e di Modena e Reggio Emilia
Corvaja Pietro, Direttore del Dottorato di Ricerca in
matematica e fisica, Universit degli Studi di Udine
De Ambrosis Anna, Universit degli Studi di Pavia
Fabbro Franco, Preside della Facolt di Scienze
della Formazione, Universit degli Studi di Udine
Fazio Claudio, Universit degli Studi di Palermo
Ferraro Speranzina, Direzione Generale dello Studente,
MIUR
Gagliardi Maria Paola Francesca, Universit
degli Studi di Bologna
Giliberti Marco Alessandro, Universit
degli Studi di Milano
Honsell Furio, Sindaco di Udine
Levrini Olivia, Universit degli Studi di Bologna
Marcolini Lorenzo, Segretario Sezione AIF di Udine
Michelini Marisa, Universit degli Studi di Udine
Monroy Gabriella, Universit degli Studi
di Napoli Federico II
Oss Stefano, Universit degli Studi di Trento
Ottaviani Giampiero, Universit degli Studi di Modena e
Reggio Emilia

Pastore Giorgio, Universit degli Studi di Trieste


Peressi Maria, Universit degli Studi di Trieste
Picciarelli Vittorio, Universit degli Studi di Bari
Piccinini Livio Clemente, Direttore della Scuola
Superiore, Universit degli Studi di Udine
Rinaudo Giuseppina, Universit degli Studi di Torino
Rocca Filomena, Direzione Generale degli Ordinamenti
Scolastici, MIUR
Santi Lorenzo, Universit degli Studi di Udine
Sciarratta Isidoro, Segretario Sezione AIF di Pordenone
Sperandeo Rosa Maria, Universit degli Studi di Palermo
Stefanel Alberto, Universit degli Studi di Udine
Stella Rosa, Universit degli Studi di Bari
Tarantino Giovanni, ANSAS Palermo
Tarsitani Carlo, Universit degli Studi di Roma
La Sapienza
Tasso Carlo, Preside della Facolt di Scienze
Matematiche Fisiche e Naturali, Universit degli Studi
di Udine
Toppano Elio, Responsabile PLS Matematica,
Universit degli Studi di Udine
Segreteria redazionale
Cristina Cassan
Donatella Ceccolin
Chiara Geretti

Copyright Universit degli Studi di Udine


ISBN 978-88-97311-02-7

Indice
Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Marisa Michelini, Responsabile del Progetto IDIFO

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Capitolo 1. Aspetti Culturali


Un sistema privilegiato esteso. I sistemi di riferimento localmente
inerziali dallascensore in caduta libera di Einstein ai moti celesti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Silvio Bergia, Dipartimento di Fisica, Universit di Bologna

Che aspetto ha un atomo? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Friedrich Herrmann, Abteilung fr Didaktik der Phisik, Universitt Karlsruhe, Germania

Insegnare la Fisica Quantistica dal punto di vista filosofico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Gesche Pospiech, Fachrichtung Physik, Technische Universitt Dresden, Germania

Aspetti teorici e simulazioni delle statistiche quantistiche: un approccio stocastico . . . . . . . .


Ivan Guastella, Claudio Fazio, Dipartimento di Fisica e Tecnologie Relative,
Universit degli Studi di Palermo

Teorie elettromagnetiche di fine Ottocento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Stefano Bordoni, Universit degli Studi di Bergamo

LEffetto San Matteo nella Relativit Ristretta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Gian Luigi Michelutti, Dipartimento di Fisica, Universit di Udine

Capitolo 2. Proposte Didattiche


Una lezione didattico-epistemologica dalla Fisica Quantistica e la proposta di Milano . . . . .
Marco Giliberti, Graziano Cavallini, Dipartimento di Fisica, Universit di Milano

Gli insegnanti riflettono sui nodi concettuali della meccanica quantistica . . . . . . . . . . . . . . . . .


Marisa Michelini, Lorenzo Santi, Alberto Stefanel, Dipartimento di Fisica, Universit di Udine

Linsegnamento della fisica quantistica: cosa sintende per prospettiva storica . . . . . . . . . .


Carlo Tarsitani, Dipartimento di Fisica, Universit di Roma La Sapienza

Analisi delle proposte di impostazione didattica nel Master IDIFO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Luca Marinatto, Dipartimento di Fisica, Universit di Udine

Lequivalenza massa-energia per principianti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Friedrich Herrmann, Abteilung fr Didaktik der Phisik, Universitt Karlsruhe, Germania

RBS - Rutherford Backscattering Spectroscopy.


Cimentarsi in una tecnica di analisi nella fisica dei solidi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Federico Corni, Dipartimento di Fisica, Universit di Modena e Reggio Emilia

Il concetto di potenziale elettrico in elettrostatica:


una proposta didattica basata sulla ricerca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Jenaro Guisasola, Dipartimento di Fisica Applicata, Universit dei Paesi Baschi, Spagna

Le Stelle vanno a Scuola: nuove metodologie nella didattica


dellastronomia attraverso osservazioni remote interattive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Manuela Ciani, Osservatorio Astronomico di Trieste

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Astronet e Micronet: sperimentare a distanza in web . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Mario Bochicchio, Antonella Longo, Laboratorio DIDA - Dipartimento di ingegneria


dellInnovazione, Universit del Salento

Le Masterclass in fisica delle particelle a Udine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Marina Cobal, Dipartimento di Fisica, Universit di Udine

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna


Esperimenti eseguiti in laboratorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Lorenzo Santi, Dipartimento di Fisica, Universit di Udine

Nuovo metodo per la determinazione della velocit della luce in propagazione libera:
un apparecchio table-top . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Guido Pegna, Dipartimento di Fisica Universit di Cagliari

Capitolo 4. Temi trasversali


Scienza e cinema: le biografie scientifiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Antonella Testa, Dipartimento di Fisica, Universit di Milano

Il logos e la (in)comprensione dei numeri irrazionali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Carlo Cecchini, Dipartimento di Matematica e Informatica, Universit di Udine

Ma come volano gli uccelli? Il segreto sta nellala.


Una proposta di problem solving interdisciplinare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Loredana Sabaz, Ginnasio Gian Rinaldo Carli, Capodistria, Slovenia

La bellezza della natura nella rappresentazione artistica e scientifica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Angela Risso, Dipartimento di Biologia e Protezione delle Piante, Universit di Udine

Physics is Fun - Come si costruisce la Fisica Moderna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Grzegorz Karwasz, Divisione della Didattica di Fisica, Universit di Nicolao Copernico, Toru, Polonia

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti


Eventi nello spazio-tempo e trasformazioni di sistemi di riferimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Martino Caporusso, Master IDIFO, sede di Modena

Un percorso sulla relativit basato su semplici esperimenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Valter Giuliani, Master IDIFO, sede di Milano

Dalla polarizzazione al principio di sovrapposizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Alberto Casellato, Master IDIFO, sede di Udine

Un percorso di meccanica quantistica basato sugli stati di spin . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Fabio Ciralli, Master IDIFO, sede di Palermo

Ottica fisica, ottica materiale e primo approccio al concetto di quanto . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Luigia Cazzaniga, I.T.C.G. Primo Levi, Seregno (MI)

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Capitolo 6. Studenti liceali e meccanica quantistica
I nuclei interpretativi degli studenti sulla meccanica quantistica:
uno studio fenomenografico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Alberto Stefanel, Unit di Ricerca In Didattica della Fisica, Universit di Udine

Il ragionamento degli studenti e il formalismo della meccanica quantistica . . . . . . . . . . . . . . .


Alberto Stefanel, Unit di Ricerca in Didattica della Fisica, Universit di Udine

Capitolo 7. La prima scuola estiva di Fisica Moderna per studenti


I Workshop in presenza di IDIFO e la prima Scuola Estiva Nazionale
di Fisica Moderna per studenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Marisa Michelini, Lorenzo Santi, Alberto Stefanel, Unit di Ricerca in Didattica
della Fisica dellUniversit di Udine

I materiali IDIFO delle attivit in presenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


Alessandra Mossenta, Alberto Stefanel, Unit di Ricerca in Didattica della Fisica, Universit di Udine

Monitoraggio e valutazione dei workshop in presenza di IDIFO e della Scuola Estiva . . . . .


Marisa Michelini, Alessandra Mossenta, Lorenzo Santi, Alberto Stefanel, Unit di Ricerca
in Didattica della Fisica, Universit di Udine

Presentazione
Marisa Michelini
Responsabile del Progetto IDIFO
LUnit di Ricerca in Didattica della Fisica dellUniversit di Udine (www.fisica.uniud.it/URDF) ha
proposto il Progetto IDIFO nellambito del Progetto Lauree Scientifiche come iniziativa congiunta
delle unit di ricerca in didattica della fisica delle Universit degli Studi di Bologna, Milano, Milano
Bicocca, Napoli, Palermo, Pavia, Roma La Sapienza, Torino, con la collaborazione delle Universit
degli Studi di Bari, Bolzano, Lecce, Modena e Reggio Emilia, Trento, Trieste. Il Progetto IDIFO ha
realizzato dal 2006 al 2009, oltre ad un Master biennale per insegnanti in rete telematica, una Scuola
Estiva nazionale di Fisica Moderna per studenti e tre Workshop in presenza a Udine. Esso ha visto
coinvolte nella sua realizzazione anche le Universit della Basilicata e della Calabria nella sua prosecuzione nellambito del Progetto Lauree Scientifiche 2 (2009).
Come illustrato in alcuni articoli (1-4) e nel volume ad esso dedicato (5) il Master IDIFO, di durata
biennale da marzo 2006 a giugno 2008 per complessive 600 ore di attivit didattiche in presenza e a
distanza, si posto lobiettivo di formare un insegnante esperto in:
a) didattica della fisica moderna (soprattutto fisica quantistica, relativistica, statistica e della materia, con elementi di fisica nucleare, delle particelle elementari e cosmologia);
b) formazione al pensiero teoretico in fisica;
c) attivit sperimentale sugli esperimenti cruciali e fondamentali per la fondazione del modo di pensare quantistico;
d) impostazione del pensiero relativistico moderno;
e) spiegazione delle principali applicazioni moderne della fisica quantistica e relativistica;
f) formazione di altri insegnanti sullinnovazione didattica in fisica nella scuola secondaria;
g) progettazione e realizzazione di materiali ed attivit per lorientamento formativo in fisica.
Il progetto si strutturato in 4 Aree Formative (generale, caratterizzante, progettuale e situata) articolate in 5 Moduli tematici: A. fisica quantistica (18 cfu); B. relativit ristretta e generale (12 cfu);
C. fisica statistica e della materia (15 cfu); D. fisica nucleare, delle particelle e cosmologia (2 cfu);
E. orientamento e problem solving come sfida operativa orientante (6 cfu).
Grande spazio stato riservato alla discussione di proposte didattiche, allanalisi ed al confronto
di scelte su questioni messe in luce dalla ricerca didattica sui vari temi affrontati: stata favorita la
riflessione individuale e di gruppo. La ricerca didattica stata sorgente e modalit di realizzazione
del Master.
La valutazione degli esiti formativi del Master IDIFO ha coinvolto i corsisti nella preparazione di
4 project work sui Moduli Didattici A, B, C&D ed E) e la tesi finale, che consistita in un elaborato scritto su una sperimentazione lunga effettuata con ragazzi di scuola secondaria. Ciascuno dei
4 project work ha comportato unattivit di sperimentazione didattica sui temi dei Moduli in presenza o a distanza con ragazzi di scuola secondaria o altri insegnanti in formazione. La tesi stata
un approfondimento di uno dei Project Work ed stata discussa davanti ad una Commissione designata dal Consiglio del Master.
Limpegno richiesto ai corsisti stato molto alto. I corsisti daltra parte si sono rivelati di alto livello
culturale e professionale, profondamente interessati a diventare professionisti competenti nella tematica sfrontata. Il Modello formativo messo in campo risultato piuttosto efficace e corrispondente
ai bisogni nella sua integrazione di aspetti culturali, disciplinari, didattici e professionali. Esso comprende fasi di formazione meta culturale, esperienziale e situata, offrendo a ciascuno loccasione di
sviluppo progettuale commisurato ai bisogni ed alle motivazioni. Tutti i corsisti del Master IDIFO
hanno infatti vissuto le seguenti fasi formative: A) studio e discussione delle proposte didattiche che
i docenti hanno proposto loro come esito di anni di ricerca didattica su 4 principali aree (Relativit,
Quantistica, Fisica della Materia, Orientamento Formativo); B) rielaborazione critica in laboratori

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Presentazione

didattici di discussione in web forum di nuclei, nodi e aspetti cruciali; C) Progettazione di un percorso didattico da sottoporre a sperimentazione, collaudo e autovalutazione delle attivit didattiche
del percorso (esperimenti, attivit multimediali, etc) e messa a punto dei materiali didattici (schede
per ragazzi, esercizi, test); D) discussione con i docenti del Master del percorso e di tutti i materiali
proposti e loro revisione; E) sperimentazione didattica con i ragazzi; F) analisi dei dati di apprendimento; G) documentazione in un Project Work delle basi teoriche e concettuali e del percorso
formativo,con analisi critica del lavoro svolto e del ruolo che esso ha avuto nella formazione personale, oltre alla discussione sui processi di apprendimento per i ragazzi messi in campo. La sperimentazione didattica ha avuto luogo a volte nelle classi degli stessi corsisti, a volte nelle classi individuate dai responsabili di sede del progetto IDIFO.
I Workshop intensivi in presenza (WS) hanno avuto un valore formativo autonomo, che nello stesso
tempo potenzia enormemente la formazione a distanza. La possibilit di eseguire esperimenti significativi e confrontarsi sui risultati e sul loro ruolo, la discussione intorno a nuclei fondanti e nodi concettuali della meccanica quantistica e della relativit einsteiniana in seminari di rassegna o in analisi comparate di approcci didattici ed il confronto in presenza delle proposte formative e didattiche
degli insegnamenti, dei prodotti dei corsisti, ne ha fatto una palestra esemplare e fertile di formazione per professionisti riflessivi.
Il primo di essi stato tutto dedicato agli insegnanti del Master (WS1). Si tenuto a Udine nel
periodo 4-8 settembre 2006. Esso stato molto impegnativo: 10 ore al giorno di attivit (5 al mattino e 5 al pomeriggio) per 5 giorni interi, a cui si sono aggiunte due attivit serali di 3 ore ciascuna.
Sono stati svolti 18 esperimenti di cui 7 eseguiti direttamente dai corsisti e 11 effettuati dalla cattedra. Le relazioni generali sono state sempre seguite da ampia discussione di merito. Le attivit principali del WS1 (seminari, attivit di laboratorio) sono state riprese da una troupe di una ditta specializzata nella produzione di materiali didattici multimediali (MEDIA project) e sono disponibili
sia sotto forma di DVD che direttamente visionabili sul sito http://dida.unile.it/DIDACenter/Le%20
News/files/UDINE/index.htm. Impossibile sintetizzare per iscritto la ricchezza delle discussioni effettuate in tale WS1, alla presenza di esperti nel settore a livello internazionale. Abbiamo cos deciso
di mettere a disposizione in web le videoregistrazioni delle discussioni nel sito messo a disposizione
dallUniversit di Lecce e raggiungibile anche dal sito del progetto IDIFO (http://www.fisica.uniud.
it/URDF/laurea/pls1.htm).
Il secondo WS si proposto di realizzare la ricaduta sul territorio del Progetto IDIFO per studenti
ed insegnanti del Friuli Venezia Giulia (WS2), in sinergia con il progetto LEMI_EST. stato realizzato in due fasi e sedi (marzo a Udine ed aprile a Pordenone per 2 settimane) ed ha visto utilizzare
sul territorio del Friuli Venezia Giulia i materiali prodotti nel Master (percorsi didattici ed esperimenti cruciali di fisica moderna), con attivit formative per insegnanti e per studenti di laboratorio
didattico concettuale, esplorativo e sperimentale: i relativi programmi sono pubblicati nel gi citato
sito del Progetto IDIFO.
Il WS3 stato realizzato in concomitanza con Scuola Estiva di Fisica Moderna per studenti, tenutasi a Udine nel luglio 2007 ed ha intrecciato contenuti ed attivit per gli insegnanti del Master con
quelli per studenti selezionati a partecipare alla Scuola stessa. In tale sede le progettazioni didattiche dei corsisti sono state analizzate e discusse ed alcune sperimentate con studenti di eccellenza
della Scuola Estiva. I docenti del Master che seguivano sul campo lattuazione di proposte didattiche elaborate dai corsisti a seguito degli insegnamenti in rete telematica e da loro stessi revisionate.
Le attivit sperimentali su cui erano stati formati i corsisti nel WS1 sono state proposte ai ragazzi,
con due livelli di sostegno: quello dei corsisti e quello dei docenti del Master. La straordinaria ricchezza di un simile contesto ha insegnato molto a tutti su molti livelli e ci ha dato un modello di formazione in presenza.
I materiali messi a disposizione nelle attivit in presenza meritano un discorso a parte: kit didattici
per attivit sperimentali esplorative e opuscoli di proposte didattiche sperimentate hanno accompagnato le schede di lavoro e di monitoraggio basate su strategie di Inquiry learning e Previsione Esperimento Confronto (PEC). Schede di valutazione hanno permesso di arricchire il monitoraggio delle

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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attivit ed hanno completato le informazioni ricavate con test ed interviste. La valutazione infatti
stata particolarmente attenta ed affidata a membri interni al processo (docenti, corsisti Master, studenti
della Scuola Estiva) ed a esperti o testimoni esterni, come rappresentanti del Ministero, dellANSAS
nazionale, dellAssociazione per lInsegnamento della Fisica e degli studenti del territorio.
Il valore dei contenuti di queste attivit risultato di interesse al di fuori di esse. Abbiamo allora
deciso di raccogliere in questo volume i materiali pi significativi per gli insegnanti prodotti nelle
attivit in presenza, senza pretesa di essere esaustivi.
I materiali utilizzati per la formazione nel Master sono stati rielaborati e pubblicati nel sito del progetto alla pagina http://www.fisica.uniud.it/URDF/laurea/idifo1/piano.htm. Nel volume Progetto
IDIFO. Formazione degli insegnanti allinnovazione didattica in fisica moderna e orientamento.
Contributi di una comunit di ricerca in didattica della fisica a un progetto di formazione a distanza
degli insegnanti: strategie e metodi (5) abbiamo pubblicato lanalisi di ricerca che stata fatta per
la formazione degli insegnanti ed i relativi risultati in alcuni principali ambiti tematici. Nel volume
Progetto IDIFO. Letture e strumenti didattici sulla fisica moderna. Materiali per studenti (6) pubblichiamo i materiali didattici pi significativi utilizzati nella Scuola Estiva di Fisica Moderna (7)
ed in altri Workshop per studenti.
In questo volume abbiamo dedicato il primo capitolo ai seminari che hanno offerto un contributo di
tipo culturale generali in quanto discussioni di fondamenti e ricostruzioni disciplinari a scopo didattico o studi storici. Abbiamo scelto 6 lavori rappresentativi, tra i molti seminari interessanti tenuti.
Nel secondo capitolo abbiamo raccolto le proposte didattiche presentate e discusse nei WS con i corsisti del Master IDIFO. Nel terzo capitolo abbiamo presentato lattivit di laboratorio sperimentale
proposta ai corsisti del Master e agli studenti della Scuola Estiva.
Alcuni contributi offerti nel WS2 su aspetti trasversali o temi interdisciplinari sono raccolti nel capitolo 4.
Nel Capitolo 5 abbiamo scelto di pubblicare alcuni progetti elaborati dagli insegnanti: i quattro sperimentati nella scuola estiva ed uno di completamento delle proposte didattiche di meccanica quantistica.
Nel capitolo 6 riportiamo studi emblematici di ricerca (fenomeno grafica ed empirica) sulla sperimentazione con ragazzi di una proposta di meccanica quantistica, che stata oggetto di formazione
nel Master IDIFO.
Nel capitolo 7 illustriamo le caratteristiche della Scuola estiva di fisica moderna per studenti di scuola
secondaria e dei materiali di supporto, monitoraggio e valutazione utilizzati nelle attivit in presenza.
In appendice riportiamo i programmi dei WS.
Ci auguriamo che questo materiale sia utile per gli insegnanti interessati allinnovazione didattica
in fisica moderna e invitiamo i nostri lettori ad inviarci commenti e riflessioni. Grazie fin dora per
lattenzione a questo nostro impegno.

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Presentazione

Bibliografia
1. Michelini M., Santi L., Stefanel A. (2008) Master IDIFO per la formazione in servizio degli
insegnanti di fisica moderna: uno dei progetti del PLS, La Fisica nella Scuola, XLI, 3 suppl.,
pp. 84-89.
2. Michelini M., Santi L. (2008) Master IDIFO for In-Service Teacher Training in Modern Physics,
selected papers in Frontiers of Fundamental and Computational Physics FFP9, Sidharth BG,
Honsell F., Mansutti O., Sreenivasan K., De Angelis A. eds., American Institut of Physics AIP
1018, Melville-New York 2008, [ISBN 978-0-7354-0539-4; ISSN 0094-243X], pp. 253-254.
3. Michelini M., Santi L., Stefanel A. (2010) Il Master Universitario di II livello in Innovazione
Didattica in Fisica e Orientamento IDIFO, in La Fisica a Udine. Dedicato a Flavio Waldner;
Michelini M. ed., Lithostampa, Pasian di Prato (Udine).
4. Battaglia R., Cazzaniga L., Corni F., De Ambrosis A., Fazio C., Giliberti M., Levrini O., Michelini M., Mossenta A., Santi L., Sperandeo R.M., Stefanel A. (2010) Master IDIFO (Innovazione
Didattica in Fisica e Orientamento): a community of Italian physics education researchers for a
community of teachers as a model for a research based in-service teacher formation on modern
physics, in Physics Community and Cooperation: Selected Contributions from the GIREP-EPEC
& PHEC 2009 International Conference, D. Raine, C. Hurkett, L. Rogers Eds, Lulu/ The Centre
for Interdisciplinary Science, Leicester, ISBN 978-1-4461-6219-4 (in stampa).
5. Michelini M. ed. (2010) Progetto IDIFO. Formazione degli insegnanti allinnovazione didattica
in fisica moderna e orientamento. Contributi di una comunit di ricerca in didattica della fisica
a un progetto di formazione a distanza degli insegnanti: strategie e metodi, Lithostampa, Pasian
di Prato (Udine).
6. Michelini M. ed. (2010) Progetto IDIFO. Letture e strumenti didattici sulla fisica moderna. Materiali per studenti Lithostampa, Pasian di Prato (Udine).
7. Michelini M., Santi L., Stefanel A. (2010) La prima Scuola Estiva di eccellenza per studenti di
scuola secondaria superiore sulla fisica moderna a Udine in La Fisica a Udine. Dedicato a Flavio Waldner; Michelini M., ed., Lithostampa, Pasian di Prato (Udine).

Capitolo 1. Aspetti generali


UN SISTEMA PRIVILEGIATO ESTESO. I SISTEMI DI RIFERIMENTO
LOCALMENTE INERZIALI DALLASCENSORE IN CADUTA LIBERA
DI EINSTEIN AI MOTI CELESTI
Silvio Bergia
Dipartimento di Fisica, Universit di Bologna
Introduzione
La nozione di sistema di riferimento inerziale, essenziale per una formulazione autoconsistente della
dinamica classica, usualmente ripresa nelle trattazioni di quella relativistica; quella di sistema di
riferimento localmente inerziale (SLI) appare per pi aspetti necessaria per unintroduzione alla
teoria einsteiniana della gravitazione, la relativit generale. Trattazioni recenti [1, 2] impostano fin
dallinizio un discorso relativistico complessivo, che risulta possibile basare sulla sola nozione di
SLI. In realt gli autori citati vanno oltre: in considerazione del fatto che nei sistemi inerziali della
tradizione in presenza di campi gravitazionali anche uniformi gli orologi sono soggetti a desincronizzazione (equivalentemente, vi si verifica il fenomeno del redshift gravitazionale) i SLI non
sono equivalenti ai sistemi inerziali tradizionali, e, in quanto non vi si verificano i fenomeni accennati, sono da preferirsi ad essi.
Qui si seguir un percorso tradizionale, anche e soprattutto in considerazione del fatto che quello
maggiormente seguito nella didattica, a livello liceale ma il pi delle volte anche a livello universitario. Introdotta nel quadro consueto la nozione di SLI, si mostrer poi che essa pu essere gradualmente estesa, dallascensore in caduta libera di un esperimento mentale einsteiniano ai satelliti artificiali e da questi, sebbene con unovvia limitazione, a quelli naturali e, genericamente, ad ogni corpo
celeste e al substrato cosmico, il sistema privilegiato esteso cui si allude nel titolo. Ricordato
come lanisotropia di dipolo della radiazione di fondo a microonde metta il luce un moto rispetto a
tale sistema, dunque una sorta di moto assoluto, sottolineeremo che questo non viola un enunciato
correttamente espresso del principio di relativit.
1. I sistemi inerziali della tradizione
Come ricordato nellIntroduzione, per una formulazione autoconsistente della dinamica classica,
essenziale la nozione di sistema di riferimento inerziale. Una logica praticabile per unintroduzione dei principi newtoniani pu seguire il cammino indicato qui di seguito. Si parte da una definizione: Un sistema inerziale se, rispetto ad esso, un corpo, sottratto allazione di tutti gli altri corpi
delluniverso, persevera nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme. Appare poi necessario introdurre un principio: Esiste in natura almeno un sistema di riferimento inerziale. Si pu poi
immediatamente dimostrare il teorema: Sono inerziali tutti e soli i sistemi di riferimento in moto rettilineo uniforme rispetto ad essi. Si afferma poi che la seconda e la terza legge di Newton espressa
come conservazione della quantit di moto totale di un sistema isolato valgono in tutti i sistemi
inerziali. Come si vede, secondo questa logica espositiva, il primo principio dissolto nelle tre proposizioni in corsivo.
Due parole di commento su questa impostazione. Circa la proposizione di principio il caso di sottolineare che essa in effetti il distillato di esperienze che hanno via via mostrato che il carattere di
inerzialit dei sistemi di riferimento cresce passando da una giostra rotante a sistemi di riferimento
ancorati a corpi celesti come il Sole (fondamentale lesperimento di Foucault per quanto riguarda la
Terra). Circa il teorema appena necessario ricordare che esso individua la classe dei sistemi di riferimento che la relativit ristretta, prima galileiana poi einsteiniana, considera equivalenti. Qualche

14

Capitolo 1. Aspetti generali

osservazione un po pi articolata richiede la definizione. La frase sottratto allazione di tutti gli altri
corpi delluniverso di solito sostituita con lespressione sintetica non soggetto a forze; che peraltro, posto che il termine forza usato anche per gli effetti causati da accelerazioni rispetto ai sistemi
inerziali, dovrebbe essere corredato dalla specificazione dovute a corpi. E allora tanto vale usare la
locuzione proposta qui, che rende esplicito che cosa si dovrebbe fare per essere sicuri che il corpo
con cui abbiamo a che fare sia sottratto allazione lazione di altri. Che qualcosa si possa fare a questo scopo chiaro: si pu porlo in una gabbia di Faraday per sottrarlo ad eventuali azioni elettriche,
su di un piano liscio per sottrarlo a quella della Terra ... Il discorso per non finisce qui, dato che ci
sono in giro altri corpi oltre la Terra. Senza entrare in eccessivi dettagli di fatto la questione sar
ripresa in seguito ci fa gioco sottolineare qui una carenza di operativit della definizione. Carenza
che vedremo non sussistere per quanto riguarda la definizione di SLI.
2 . Massa inerziale, massa gravitazionale e legge di Galileo
Scritta la legge della gravitazione di Newton

(prescindiamo dalla notazione vettoriale quando non appare strettamente necessaria) esplicitando
che, in linea di principio, le masse dei corpi interagenti sono quelle gravitazionali, consideriamo il
caso in cui si abbia a che fare con un corpo soggetto allazione gravitazionale della Terra e posto alla
distanza di un raggio terrestre RT dal centro della Terra (pensata come rigorosamente sferica). Un teorema dovuto allo stesso Newton ci assicura che in tal caso tutto va come se lintera massa terrestre
fosse concentrata nel suo centro. Il corpo in questione allora soggetto a una forza peso
da parte di un campo gravitazionale g dato dalla

Il moto del corpo governato dalla legge fondamentale della dinamica


(1)
dove, come sopra, si prescinde dalla notazione vettoriale e si sottolinea, questa volta, che la massa
in gioco quella inerziale. In questo caso la forza F coincide col peso p
(2)
Dalle (1) e (2) segue dunque

La validit della legge di Galileo tutti i corpi cadono (nel vuoto), in un campo gravitazionale
dato, con la stessa accelerazione implica dunque, per tutti i corpi, la proporzionalit fra massa
inerziale e gravitazionale, proporzionalit che diventa identit
una volta che si scelgano per le due le stesse unit di misura. Viceversa, luguaglianza fra massa
inerziale e massa gravitazionale appare come il presupposto teorico per la validit empirica della
legge di Galileo. Esperimenti statici (eseguiti con bilance di torsione) da Etvs, Dicke, Braginski
e Panov hanno confermato luguaglianza con limiti altissimi di precisione.

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Luguaglianza fu elevata da Einstein a principio. La denominazione da lui scelta principio dequivalenza discende dalla considerazione di un esperimento mentale che sancisce lequivalenza fra
forze gravitazionali e inerziali se, appunto, vale luguaglianza. Equivalenza che sussiste per solo per
il caso di campi uniformi. Mentre infatti unaccelerazione costante di valore numericamente uguale a
quello dellintensit del campo pu riprodurne gli effetti, non appare possibile realizzare un campo
di accelerazioni in grado di simulare lazione di un campo gravitazionale generico.
L equivalenza condizione necessaria per una geometrizzazione della gravitazione lobiettivo
perseguito dalla relativit generale per la quale il moto dei corpi di prova in un campo gravitazionale dato deve dipendere solo dalla geometria del continuo spazio-temporale, predeterminata da un
corpo molto massivo.
3. Una nuova classe di sistemi inerziali
Ricordiamo brevemente lesperimento mentale einsteiniano, cui abbiamo fatto riferimento nel sottotitolo, che invita ad esaminare che cosa succederebbe in un ascensore in caduta libera (nel vuoto) in
un campo gravitazionale (uniforme) dato. Lascensore, in quanto corpo solido, individua un sistema
di riferimento. Ebbene, il principio dequivalenza comporta che tutti i corpi in questo caso lascensore e qualunque cosa vi si trovi cadano, in un campo dato, con la stessa accelerazione. Se dunque,
stando noi nellascensore, lasciamo a se stesso, in quiete rispetto a noi e allascensore (o animato da
una qualche velocit iniziale), un qualsiasi oggetto, questo rimarr nel suo stato di quiete (o di moto
rettilineo uniforme con quella velocit) rispetto allascensore. Per tutti i corpi, rispetto al sistema di
riferimento dellascensore, apparir valere una legge dinerzia. Il sistema di riferimento dellascensore appare dunque individuare un sistema di riferimento inerziale, nonostante sia in stato di moto
(uniformemente) accelerato rispetto al sistema di riferimento, supposto inerziale, collegato alle masse
che generano il campo. Ci si rende peraltro rapidamente conto che la definizione di un sistema di riferimento con la propriet riscontrata per quello dellascensore non coincide con quella che abbiamo
dato per i sistemi inerziali della tradizione. Alla definizione: Un sistema inerziale se, rispetto ad esso,
un corpo, sottratto allazione di tutti gli altri corpi delluniverso, persevera nel suo stato di quiete o
di moto rettilineo uniforme si sostituisce laltra: Un sistema inerziale se, rispetto ad esso, un corpo,
lasciato a se stesso1, persevera nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme.
In questo caso non abbiamo bisogno di preoccuparci di quali azioni possano essere esercitate sui
corpi in esame da non importa quale campo fisico. E la definizione, a differenza di quella data per
i sistemi inerziali della tradizione, immediatamente operativa: per controllare se siamo o meno in
un tale sistema di riferimento basta prendere un qualsiasi oggetto con due dita e allargarle. Se loggetto cade possiamo anche trovarci in un sistema inerziale, ma in uno tradizionale. Possiamo fin da
qui dire che i sistemi delle due classi non sono, genericamente parlando, equivalenti. Ma c dellaltro. Ricordiamo che, come stato accennato nellIntroduzione, nei sistemi inerziali della tradizione,
in presenza di campi gravitazionali anche uniformi gli orologi sono soggetti a desincronizzazione (equivalentemente si verifica il fenomeno del redshift gravitazionale)2; che la ragione, come
pure si ricordava, per la quale gli autori citati nella Nota 1 hanno scelto di trattare la stessa relativit
ristretta, fin dallinizio, nei sistemi di questa nuova classe.
I sistemi inerziali della nuova classe si distinguono anche per altre propriet. Osserviamo, per cominciare, che per essi non vale il teorema Sono inerziali tutti i sistemi di riferimento in moto rettilineo
uniforme rispetto ad essi. Baster, per convincersene, considerare due ascensori in caduta libera, al
solito nel vuoto, in prossimit del livello del mare, luno agli antipodi dellaltro.
Pi importante laltra propriet: I sistemi della nuova classe sono inerziali solo localmente.

(1)

In alternativa si potrebbe usare la locuzione lasciato libero.


il caso di ricordare che una non uniformit del campo modula, per cos dire, leffetto di desincronizzazione o di
redshift, e che leffetto di modulazione si riscontrerebbe anche nei SLI.

(2)

16

Capitolo 1. Aspetti generali

Che vuol dire? Visto che lesperimento mentale, possiamo considerare un ascensore molto grande,
cos grande che lintensit del campo gravitazionale terrestre varii in modo sensibile lungo la verticale allinterno della cabina; allora corpi lasciati a se stessi in prossimit del pavimento o del soffitto
saranno soggetti ad un campo di intensit diversa da quella del campo medio e, di conseguenza, appariranno animati da sia pur piccole accelerazioni verso il pavimento o verso il soffitto. In modi analoghi si farebbe sentire il carattere radiale del campo. In generale, un sistema di riferimento risulter
inerziale nel senso nuovo fino a che si potranno trascurare gli scostamenti dalluniformit del campo
gravitazionale che determina il suo moto. Si usa dire appunto che questi sistemi di riferimento sono
soltanto localmente inerziali (SLI, secondo lacronimo introdotto sin dallinizio).
Al proposito appaiono opportune due osservazioni. La prima che lavverbio appare doversi riferire
alle dimensioni spaziali entro le quali si riscontrerebbe la validit della legge dinerzia, beninteso
nei limiti di precisione della strumentazione con la quale andremmo a verificarla; ma un attimo di
riflessione ci dice che, quali che siano questi limiti, se aspettiamo abbastanza tempo, gli effetti della
non uniformit del campo si farebbero comunque sentire. La regione di validit sar dunque limitata
nello spazio e nel tempo. La seconda che questa limitatezza comporta, dal punto di vista matematico, che linerzialit valga in una regione (spazio-temporale) infinitesima; ma di fatto, in fisica, infinitesimo vuol dire molto piccolo rispetto a qualche standard fissato. Se avessimo a che fare con un
SLI posto a distanza di qualche centinaio di migliaia di anni luce da una galassia isolata, gli affetti
della non omogeneit del campo sarebbero molto piccoli in una regione delle dimensioni spaziali di
un anno luce, che sarebbe dunque, in questo senso, infinitesima Si dir: va bene, esistono i SLI, ma
che ce ne facciamo? Il fatto che lascensore in caduta libera non che un punto di partenza. Facciamo un passo avanti rifacendoci a Newton.
La figura ci ripropone un esperimento mentale, questa volta appunto newtoniano3. Esso risale alla
fase iniziale degli studi di Newton sulla gravitazione, al momento cio in cui egli si chiedeva se
una stessa forza potesse rendere conto della gravit terrestre e di quella celeste. In esso ci si immagina di sparare dalla cima di una montagna (alta quanto si vuole, tanto lesperimento mentale; per
le stesse buone ragioni immagineremo un cannone capace di sparare un proiettile ad una qualsiasi
velocit voluta e considereremo del tutto trascurabile la resistenza dellaria) ad alzo zero un proiettile con velocit via via crescenti. Gi Galileo aveva insegnato che, finch si pu trascurare la curvatura terrestre,
la traiettoria un arco di parabola, derivante dalla composizione di un moto rettilineo uniforme lungo lorizzontale con la velocit inizialmente impressa al proiettile ed
un moto uniformemente accelerato di caduta libera lungo
la verticale. importante sottolineare fin da qui che il proiettile in caduta libera. Ma andiamo avanti. La traiettoria non sar pi parabolica ma ellittica se, aumentando il
valore della velocit impressa al proiettile, esso andr cos
lontano che si dovr tener conto della sfericit della Terra.
Il moto rimane comunque composto, con la componente
verticale che continua ad essere di caduta libera; ma, se la
velocit abbastanza grande, pur cadendo, per cos dire,
continuamente, il proiettile sulla Terra non ci finir mai.
Esiste poi una specifica velocit iniziale per la quale la traiettoria diventa circolare, e riporta, come nella figura, il Fig. 1 - Esperimento mentale newtoniano.

(3)

C nella figura qualcosa che ci dice che non pu trovarsi esattamente cos in unopera di Newton (che cosa?). Cos
come c qualcosa che non torna: la traiettoria che compie pi di un mezzo giro attorno alla Terra per poi lasciare il
proiettile nel Pacifico.

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proiettile al punto di partenza; per continuare poi4 a percorrere indefinitamente quellorbita. E il proiettile diventato un satellite artificiale. Oggi i satelliti artificiali sono messi in orbita con cannoni
un po diversi ma il concetto lo stesso.
Quello che ci preme qui sottolineare che il satellite artificiale della figura in ogni istante in
caduta libera nel campo gravitazionale della Terra, ed individua dunque, come lascensore di Einstein, un SLI. E non occorre spremersi troppo le meningi per arrivare alla conclusione che qualunque veicolo spaziale, immesso su di unorbita kepleriana nel campo gravitazionale di un qualunque
corpo celeste, realizzer a sua volta un tale sistema, beninteso finch non si accender, per qualche
motivo, un qualche retrorazzo. N le cose cambiano se lorbita sar determinata dal campo gravitazionale complessivo somma dei campi prodotti da pi corpi celesti: la nave spaziale sar pur sempre
in caduta libera in quel campo complessivo.
In conclusione, individuano SLI i satelliti artificiali, e in generale tutte le navi spaziali: esse sono
in caduta libera in un campo gravitazionale esterno complessivo. Che gi andare alquanto oltre lo
scomodo per chi ci sta dentro in attesa dellimpatto ascensore einsteiniano.
4. Dai satelliti artificiali a quelli naturali e ad altri corpi celesti
Vien fatto di dire: ma che differenza c, in linea di principio, fra un satellite artificiale ed uno naturale, fra il proiettile ad alta velocit di Newton e la Luna? Non voleva lui stesso dirci che sono la
stessa cosa? Non proprio: forse che, sulla Luna, gli astronauti che ci hanno messo piede non pesavano? Pesavano di meno, ma pesavano. Il fatto che la caduta libera della Luna nel campo gravitazionale della Terra (a rigore non verso la Terra, ma verso il baricentro del sistema Terra-Luna) annulla
il campo terrestre, ma non quello lunare. Per essere ancora pi precisi, annulla il campo terrestre
medio, non le sue componenti mareali, cio gli scostamenti dal campo medio dovuti (v. paragrafo
3) allandamento del campo con linverso del quadrato della distanza e alla sua radialit. Forse conviene, per fissare le idee, sempre in riferimento al sistema Terra-Luna, osservare che anche la Terra
in caduta libera verso il baricentro del sistema Terra-Luna5, e che gli scostamenti del campo lunare
dal suo valore medio contribuiscono al fenomeno delle maree. Come pure sembra il caso di osservare che si ha a che fare con quegli scostamenti dalluniformit di un campo esterno che rendono un
sistema in caduta libera solo localmente inerziale.
Che ci siano notevoli differenze fra un satellite artificiale ed uno naturale indubbio. Ma, per quanto
ci preme qui, la maggiore sta nel fatto che il satellite naturale, in quanto corpo celeste notabilmente
massivo, esercita una sensible azione gravitazionale su chi vi si trovi. Siamo tuttavia abituati, dai
tempi di Newton ai nostri giorni, a trattare i satelliti, per quanto riguarda il loro moto attorno ai pianeti, e in pianeti, per quanto riguarda il loro moto attorno al Sole, come punti materiali. E, a questo
livello, quanto appena ricordato diventa irrilevante: gli uni e gli altri sono in caduta libera nel campo
gravitazionale esterno, dovuto nel primo caso al pianeta considerato, nel secondo al Sole. Satelliti
naturali e pianeti individuano dunque, a loro volta, SLI.
Non solo: perch il discorso si estende immediatamente a qualunque corpo celeste non appena lo si
riduca di fatto, se quello che ci interessa il suo moto e nientaltro, fosse pure una galassia, ad un
punto materiale: di fatto qualunque corpo delluniverso, anche una galassia, in caduta libera nel
campo gravitazionale complessivo in cui si trova. Non c male, come estensione dellascensore di
Einstein.
5. La cosmologia: gli elementi essenziali
Per arrivare rapidamente al punto di interesse specifico qui, prover qui, per cominciare, a tratteggiare gli elementi essenziali della cosmologia lo studio delluniverso nel suo complesso come

(4)

Se gli artiglieri hanno accortamente spostato il cannone!


Se si vuole, un po per modo di dire, posto che esso si trova allinterno della sfera terrestre (v., per esempio, V. Pingitore, Le maree, presentato allincontro LEnergia: la Sfida del Terzo Millennio, Catanzaro, 25-28 febbraio 2009).
(5)

18

Capitolo 1. Aspetti generali

delineati dalle osservazioni e dagli studi condotti nel ventesimo secolo. Il primo che come costituenti elementari delluniverso non si devono prendere le stelle bens le galassie. Per quale motivo?
Quali sono i costituenti di un gas considerati come elementari, e che come tali ne caratterizzano il
comportamento nella sua trattazione in termini microscopici? Non gli elettroni o i nuclei e neppure gli atomi: sono le molecole, gli oggetti per i quali si pu ipotizzare, e di fatto si ipotizza, una
distribuzione casuale nello spazio. Ora, la distribuzione delle stelle nelluniverso tutto tranne che
casuale. Esse sono infatti, per lappunto localizzate, con distribuzioni che non possono certo dirsi
casuali, nelle galassie.
Il secondo elemento essenziale che luniverso in espansione, e non nel senso che le galassie si
allontanano reciprocamente in uno spazio preassegnato, ma nel senso che lo spazio stesso a dilatarsi. Il primo segnale in questo senso [3] stato confermato, precisato ed esteso nel corso del ventesimo secolo. Lespansione considerata , fino a prova contraria, isotropa. Per fissare le idee, se per
un attimo sostituiamo mentalmente alla distribuzione casuale delle galassie una loro collocazione
ai vertici di un reticolo cubico, lespansione lascer inalterato i rapporti (uguali a 1) fra le lungezze
dei tre spigoli di base; se poi luniverso dovesse risultare ipersferico (v. la discussione che segue)
e allora, sopprimendo una dimensione, ce lo immagineremo come la superficie di una sfera
espansione isotropa vorr dire aumento del raggio della sfera. Lespansione delluniverso sar allora
descritta in termini di un singolo parametro, un fattore di scala, che ci deve dire come aumenta
col tempo (cosmico) la distanza fra due costituenti elementari si fa per dire delluniverso. Lipotesi dellespansione riduce nelluno e nellaltro caso luniverso ad un sistema dinamico ad un solo
grado di libert. Il moto di un tale sistema, come quello di un generico sistema dinamico, allora
determinato da una legge e dalle condizioni iniziali.
Una legge, si diceva. Riguardante che cosa? Evidentemente la gravitazione, che regger il moto collettivo nel senso di rallentarlo, data lattrazione reciproca fra le galassie. Ci torneremo brevemente,
ma qui preme intanto ricordare che la cosmologia fisico-matematica del secolo ventesimo ha scelto
come teoria della gravitazione la Relativit Generale (RG). Che , prima di ogni altra cosa, una teoria geometrica della gravitazione, nel senso che non concepisce lazione gravitazionale esercitata da
un corpo come una vera e propria forza, ma come esplicantesi in termini di una modifica del continuo spazio-temporale in cui giace il corpo, e, in specifico, della geometria dello spazio circostante.
Peraltro, per quanto riguarda il formalismo, le equazioni che in RG legano le componenti del tensore metrico, determinante appunto le caratteristiche metriche di quel continuo in presenza di sorgenti materiali, alle sorgenti dellazione gravitazionale, hanno una notevole somiglianza formale con
le equazioni di Maxwell descriventi le propriet di un altro campo, quello elettromagnetico: come
in queste le sorgenti sono descritte in termini di densit; di carica e corrente nel caso elettromagnetico, di energia ed impulso in quello gravitazionale. Nellapplicarle alluniverso come un tutto, la
distribuzione granulare della materia va dunque sostituita con una descrizione in termini di un fluido. Considerata una regione delluniverso abbastanza vasta da eliminare caratteristiche strettamente
locali, si dovr compiere loperazione mentale e formale di sostituire la materia effettiva con un fluido un fluido cosmico che abbia nella regione una densit (ed eventuali altre propriet caratterizzanti) costante pari alla densit media della materia che vi contenuta.
Nellarticolo del 1917 in cui proponeva il primo modello fisico-matematico di universo della cosmologia del ventesimo secolo, Einstein scriveva che in cosmologia bisogna far proprio latteggiamento
dei geodeti che, per mezzo di un ellissoide, si approssimano alla forma della superficie terrestre,
che su piccola scala invece molto complicata. Chiaro? Egli ci stava dicendo che, secondo la sua
stessa teoria della gravitazione, la geometria dello spazio sarebbe risultata localmente deformata
dallazione della materia localizzata, ma che questi aspetti non interessano il cosmologo, per il quale
di interesse, sotto questo aspetto, solo una geometria complessiva delluniverso. Daltra parte, proprio in virt di quel nesso basilare fra distribuzione della materia e geometria, se si vuol dar corpo
allopzione che luniverso, a parte le disomogeneit locali, abbia la stessa geometria ovunque, non
ci si potr limitare a sostituire la materia effettiva con un fluido che abbia nella regione una densit
costante pari alla densit media della materia che vi contenuta in una regione sufficientemente vasta,

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ma si dovr chiedere che il fluido abbia la stessa densit (ed eventuali altre propriet caratterizzanti)
ovunque nelluniverso. Solo questo garantir che la geometria delluniverso, che dalla distribuzione
della materia dipende, sia sempre prescindendo dalle irregolarit locali la stessa ovunque.
La stessa geometria ovunque. Ma quale? Potrebbe sembrare una domanda vuota: lo spazio delluniverso non potr che essere uno spazio (euclideo) tridimensionale. Ma alla domanda la geometria
risponde, pi in generale, che dovr trattarsi di spazi omogenei, dunque di spazi massimamente simmetrici, locuzioni che trovano una versione pi immediatamente digeribile in quella della nozione
di spazi a curvatura costante, o, alternativamente, di geometrie della congruenza (Fig. 2).
Guardare (molto) lontano vuol dire guardare indietro nel tempo. Se luniverso in espansione non
ci dobbiamo aspettare di trovare la stessa densit della materia nel remoto passato: il valore della
densit sar fissato media in corrispondenza di un dato valore del tempo cosmico. Tempo cosmico
... entrato senza parere nel discorso un concetto che sembra dover ricevere una certa attenzione:
non staremo cos reintroducendo di soppiatto quel tempo assoluto che la relativit sembrava dover
avere completamente rimosso? Vedremo che non cos.
Unimmagine suggestiva delluniverso in espansione ci data da un enunciato di quello che noto
come Principio Cosmologico, un principio che in realt non fa altro che codificare quanto abbiamo
ricordato negli ultimi capoversi: lo spazio-tempo delluniverso fogliato in ipersuperfici spaziali
che sono spazi omogenei (dotati cio delluna o dellaltra delle tre possibili geometrie). Detto questo, ritorniamo allespansione: nella misura in cui possiamo pensare alle galassie come costituenti
elementari delluniverso, essa deve vedersi come espansione dello spazio extragalattico. Un corpo
che fosse soggetto solo allazione del fluido cosmico resterebbe incastonato nella sua posizione. In
realt tutti i corpi, galassie incluse, sono soggetti ad azioni gravitazionali che non si bilanciano perfettamente lungo nessuna direzione, e saranno
quindi in genere animati di moti propri attraverso lo spazio (si dice che hanno velocit
peculiari). Si usa il termine substrato per
denotare lipotetico insieme di corpi privi di
velocit peculiari.
Possiamo ora affrontare la questione tempo
cosmico/tempo assoluto. La coordinata tempo
cosmico in effetti scelta in modo tale che le
linee duniverso seguite dagli osservatori del
substrato sono parametrizzate da quella coordinata: con i loro orologi gli osservatori del substrato misurano quindi il tempo cosmico. Quel
tempo coordinato diventa quindi fisico in quanto
c potenzialmente qualcuno che potrebbe misurarlo. La questione sembrerebbe allora aggravarsi, ma non cos: non c nulla in quanto
precede che possa inficiare la conclusione che
osservatori S in moto rispetto ad un osservatore
S del substrato verificheranno leffetto di dilatazione delle durate per i processi che si svolgono in quiete in S; e che, reciprocamente, un
osservatore S verificher lo stesso effetto per i
processi che si svolgono in quiete in S. Lintroduzione del tempo cosmico non in con- Fig. 2 - La figura d unimmagine bidimensionale, che illustra
sommariamente, il carattere non euclideo degli spazi effettrasto con la relativit delle durate: il tempo anche,
tivamente curvi (lo spazio euclideo a curvatura costante nulla)
cosmico bens un tempo universale ma non rendendo palese che in essi la somma degli angoli interni di un
un tempo assoluto.
triangolo non due retti.

20

Capitolo 1. Aspetti generali

6. Lanisotropia di dipolo della radiazione di fondo a microonde: un nuovo etere?


Prima di affrontare lultimo capitolo della storia dei SLI quello che d ragione del titolo scelto per
questo contributo si rende necessaria una rapida presentazione di una delle scoperte basilari della
cosmologia del ventesimo secolo: quella della radiazione di fondo a microonde. Nel quadro della
cosiddetta teoria del big bang caldo due allievi e collaboratori di George Gamow, Ralph Alpher e
Robert Herman, avevano formulato, nel 1948, la previsione che la radiazione elettromagnetica in
equilibrio termico, e quindi con spettro planckiano, a circa 5.000 gradi Kelvin, con il plasma primordiale a qualcosa come 300.000 anni dalla nascita delluniverso, avrebbe mantenuto con lespansione la forma dello spettro salvo una diminuzione della temperatura fino a qualcosa come 5 gradi
Kelvin. La previsione era caduta nel dimenticatoio quando nel 1965, due ricercatori della Bell Telephone Company, Arno Penzias e Robert Wilson, in tuttaltre ricerche impegnati, non captarono un
inspiegabile segnale dal cosmo, a una lunghezza donda di circa 7 cm. Robert Dicke e collaboratori,
che avevano indipendentemente sviluppato una visione analoga a quella di Alpher e Herman, fornirono a Penzias e Wilson uninterpretazione dei loro dati. Per una conferma che si trattasse proprio
delleffetto cercato occorreva per una determinazione dello spettro. Essa fu fornita anni dopo, nel
1990, da un satellite dedicato, il Cosmic Background Explorer (COBE), che invi a terra uno spettacolare spettro planckiano per una temperatura di 2,7 gradi Kelvin.
Ma ritorniamo alle ipersuperfici rappresentanti lo spazio delluniverso ad un dato istante di tempo
cosmico. Esse sono degli spazi omogenei, e, come tali, isotropi rispetto ad ogni loro punto. Allisotropia dello spazio dovrebbe corrispondere unisotropia nella distribuzione della materia. Essa potr
essere verificata solo in modo approssimato dalla distribuzione effettiva. Ma la radiazione cosmica di
fondo a microonde forn unindicazione molto pi precisa: lintensit (alternativamente la temperatura) della radiazione cosmica di fondo risult, in una prima serie di misurazioni di COBE, la stessa
lungo qualunque direzione. Quando per si raggiunsero, nella determinazioni della temperatura, precisioni dellordine dellun per mille si riscontr quella che si chiama unanisotropia di dipolo [4, 5]:
la temperatura Tobs lungo una certa direzione si scostava dalla temperatura media T0 secondo la
Tobs-T0=k cos
(per un dato valore della costante k). Come interpretare questo risultato? Come effetto Doppler: noi
siamo in moto, lungo una direzione definita, rispetto ad un sistema di riferimento in cui leffetto non
si verificherebbe. Ma quali sono gli osservatori che dovrebbero riscontrare isotropia? Quelli del substrato, naturalmente. Siamo in moto rispetto a un (ideale) membro del substrato (qui ed ora). Dallentit delleffetto Doppler siamo in grado di risalire al valore della velocit (nonch, beninteso, alla sua
direzione e verso). Qui ed ora c un osservatore privilegiato, in quanto verifica lisotropia della
radiazione di fondo a microonde: il membro locale del substrato. Ma allora nel loro insieme gli
osservatori del substrato costituiscono un sistema privilegiato esteso.
Non solo, perch, elemento molto importante, abbiamo rivelato il nostro stato di moto rispetto ad esso.
Noi, la Terra, pi in generale la nostra galassia, o, ancora pi in generale lammasso locale, siamo
sono animati da una velocit peculiare, secondo la locuzione introdotta sopra; una puntuale derivazione della formula che documenta lanisotropia di dipolo in termini di effetto Doppler ne fornisce,
oltre che la direzione ed il verso, anche il valore (qualcosa, per lammasso locale, come 650 km/s).
Abbiamo cos violato il principio di relativit? Ritorniamo, per un momento, al passo dei Massimi
Sistemi che si considera uno dei primi efficaci resoconti circa la validit di un principio di relativit meccanica. Fin dallinizio, al fine di controllare che esperimenti appunto di meccanica danno
gli stessi risultati che la nave sia ferma in porto o animata rispetto ad esso di moto rettilineo uniforme, Galileo invita linterlocutore a rinserrarsi con qualche amico nella maggior stanza che sia
sotto coperta di alcun gran navilio. Banalmente, se siete in coperta, vedrete coi vostri occhi se la
nave si sta allontanando dalla riva. Se si guarda fuori ci si rende conto del proprio moto, anche
se rettilineo uniforme, rispetto ad un altro sistema di riferimento. Un modo immediatamente quantitativo di guardar fuori per rivelare un tale stato di moto osservare una sorgente luminosa. Ma

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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guardar fuori non sperimentare. Guardando fuori si pu rilevare anche un nostro moto in qualche senso assoluto. Questo appare in contrasto con un enunciato del principio di relativit che suoni
(appunto): comunque impossibile rivelare un moto assoluto. Non in contrasto con un enunciato (corretto) che suoni: Esperimenti condotti nelle stesse condizioni in diversi sistemi inerziali
danno gli stessi risultati.
Possiamo dire che si scoperto un nuovo etere come sistema di riferimento in un senso specifico
privilegiato, ma che, appunto, lo si scoperto guardando fuori, non sperimentando. In termini
di esperimenti alla Michelson-Morley, gi nellipotesi che la velocit rispetto alletere fosse dellordine dei 30 km/s, si prevedeva uno spostamento del sistema di frange di 4/10 di frangia. Dipendendo
leffetto previsto dal quadrato della velocit, ed essendo lattuale moto di deriva dellordine di 600
Km/s, e quindi 40 volte maggiore, lo spostamento previsto sarebbe oggi circa 1600 volte maggiore ...
E chiss dove andrebbe a finire il sistema di frange. Ripetizioni recenti dellesperimento di Michelson e Morley hanno portato il limite superiore per una possibile velocit di deriva nelletere a qualche metro al secondo. Anche se c un etere, non sperimentando che possiamo mettere in luce il
nostro moto rispetto ad esso.
Ringraziamenti
Desidero ringraziare Olivia Levrini per indicazioni iniziali circa una possibile tematica da affrontare
in questo contributo e per una rilettura critica del testo.
Bibliografia
[1] Taylor V.E.F., Wheeler J.A. (1966) Spacetime Physics, Freemann.
[2] Fabbri E. (2005) Per un insegnamento moderno delle relativit, La Fisica nella Scuola, Quaderno 16.
[3] Hubble E. (1929) A relation between distance and radial velocity among extra-galactic nebulae, PNAS 15 (3), pp. 168-173.
[4] Peebles P.E., Wilkinson D.P. (1968) Phys. Rev., 174, p. 2168.
[5] Melchiorre B., Melchiorre F., Signore M. (2002) New Astronomy Revievs, 46, (11), p. 693.

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Capitolo 1. Aspetti generali

CHE ASPETTO HA UN ATOMO?1


Friedrich Herrmann
Abteilung fr Didaktik der Physik, Universitt Karlsruhe, Germania
Qual laspetto di un atomo? In realt non c una risposta a questa domanda. Laspetto di un oggetto
coinvolge la sua taglia, la sua forma e colore, la trasparenza, la condizione della sua superficie, ma
un atomo non ha queste propriet. Eppure, questo non significa che non possiamo realizzare rappresentazioni grafiche dellatomo.
Sappiamo bene che si possono produrre immagini di oggetti invisibili, o di fenomeni che non hanno
nessunapparenza fisica. Cos in un atlante ci sono vedute della terra che in realt non esistono. Troviamo, per esempio, carte o mappe fisiche, politiche, geologiche e climatologiche. Ma anche nei libri
di fisica si vedono cose e fenomeni che in realt sono invisibili: campi magnetici, distribuzioni di
temperatura o di pressione, raggi X e infrarossi ecc.
Quindi, non strano che si possono realizzare anche immagini dellatomo. Per questo non dobbiamo chiederci Qual laspetto di un atomo?, ma dobbiamo piuttosto chiederci Quali immagini dellatomo possiamo generare? o Come si pu visualizzare latomo?. Mostrer, quindi qui,
immagini dellatomo.
Le immagini che vedremo sono artificiali, ma non sono pura finzione. Sono fondate su valori numerici e questi vengono di una misura o di una teoria nella quale abbiamo fiducia. Pi esattamente: sono
soluzioni dellequazione di Schrdinger.
In queste immagini si vedono o percepiscono direttamente parecchie propriet dellatomo: Si vedr
la sua forma, ma si vedr anche il suo momento angolare e si vedr il suo momento magnetico. Si
vedr direttamente perch in determinati stati latomo emette radiazione e in altri stati no. Si vedr
se la radiazione di alta intensit o debole, si vedr se la radiazione polarizzata linearmente o circolarmente.
Forse alla fine potremo avere limpressione di sapere qual laspetto dellatomo.
Cominciamo con lequazione di Schrdinger per un sistema a un elettrone. Una soluzione si chiama
funzione donda. funzione della posizione e del tempo. Possiamo definire due quantit, e j:

senza ulteriori specificazioni.


Se si utilizzano queste definizioni e lequazione di Schrdinger, con un piccolo calcolo otteniamo:

Questo risultato molto interessante. Perch? Si vede che questequazione ha la forma di unequazione di continuit. Che cosa vuol dire unequazione di continuit?
Si pu formulare unequazione di continuit per ogni quantit conservata: La carica elettrica, la
massa, la quantit di moto ecc. In questequazione di continuit si pu leggere la come la densit
della carica elettrica o se vogliamo anche come la densit di massa. La j sarebbe la densit di cor(1)

Versione italiana a cura di Alberto Stefanel, Dipartimento di Fisica, Universit degli Studi di Udine.

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rente elettrica o la densit di corrente di massa. Ora, che cosa ci dice questequazione? Ci dice per
esempio che una variazione nel tempo della densit di carica collegata con una divergenza della
corrente. O in altri termini: se in una regione di spazio la carica sta diminuendo, deve necessariamente esserci una corrente che entra o emerge da questa regione.
Allora, la descrizione degli stati dellelettrone mediante le quantit e j suggerisce lapplicazione
di un modello: secondo questo modello si considera lelettrone come una porzione di un materiale o
di una sostanza o di un fluido che distribuito nello spazio intorno al nucleo. E di pi, questo materiale pu formare un flusso o una corrente intorno al nucleo.
Poich in seguito mi riferir sovente a questo materiale immaginario gli assegno un proprio nome.
Lo chiamer elettronio. Secondo questo modello, un elettrone costituito di elettronio cos come un
lago costituito di acqua o una moneta di argento.
Questo modello tanto vecchio quanto la meccanica quantistica. Fu proposto per prima volta da
Schrdinger (1926) e poi elaborato da Madelung (1927). Per questo, a volte, ci si riferisce a questa
sostanza come liquido di Madelung. In altri testi viene chiamato materia elettronica (Dring 1960).
Entrambi questi nomi mi sembrano un p ingombranti. Per questo ho adottato il nome elettronio.
Del resto, questo modello si trova anche in testi moderni, e attualmente c una certa sua riscoperta.
Ritorniamo allequazione di Schrdinger. Ci sono soluzioni particolari di questo tipo:
.
Gli stati corrispondenti sono chiamati autostati. Sono numerati collindice k. A ognuno di queste soluzioni corrisponde un certo valore Ek dellenergia, chiamato autovalore dellenergia. Possiamo costruire combinazioni lineari di queste soluzioni particolari. Ognuna di tali combinazione una soluzione
dellequazione di Schrdinger:
.
Questi stati, che si descrivono come una somma, si chiamano stati di sovrapposizione, per evidenti
ragioni.
Se si parla di una soluzione dellequazione di Schrdinger in modo sommario, generalmente si pensa
ad un autostato, e non ad uno stato di sovrapposizione. Gli autostati si distinguono degli stati di sovrapposizione per una propriet importante. Confronteremo in seguito questi due tipi di soluzione.
Come rappresentante di uno stato di sovrapposizione scegliamo il pi semplice, oppure la sovrapposizione di solo due autostati. Dunque la somma contiene solo due addendi:

dove gli addendi sono gli autostati

Ora, calcoliamo ci che cinteressa: la densit di elettronio. E questo, prima per un autostato, e poi
per uno stato di sovrapposizione. Per un autostato otteniamo:

Dato che il prodotto delle due funzioni esponenziali uguale a uno, restiamo con una funzione che
non dipende pi del tempo. Ci vuol dire che la densit costante nel tempo. Per la densit di corrente si otterrebbe il risultato corrispondente: Anche la densit di corrente non dipende del tempo. Si
dice che questi stati, sono stazionari.
Procediamo ora con gli stati di sovrapposizione. In questo caso il calcolo della densit di elettronio un po

24

Capitolo 1. Aspetti generali

pi complicato. Pertanto consideriamo solo il risultato, che unespressione della forma seguente:

dove

Si osserva che in questo caso la densit dipende del tempo. Si nota anche che la densit la somma
di un termine che dipende solo della posizione e un altro che descrive unoscillazione armonica. Lo
stesso si troverebbe per la densit di corrente. Quindi questi stati non sono stazionari, poich la densit cambia con il tempo.
Ecco tutto ci che dobbiamo sapere di teoria. In seguito consideriamo solo immagini.

Fig. 1 - Distribuzione di densit di elettronio per diversi stati stazionari dellatomo didrogeno. I tre numeri sono i numeri quantici
n, l e m.

Tutte le immagini si riferiscono allatomo didrogeno. Cominciamo con gli stati stazionari. logico
che le immagini siano immobili. La seconda parte concerner gli stati non-stazionari. Pertanto considereremo animazioni. Si possono scaricare dal sito internet indicato alla fine dellarticolo.
Cominciamo considerando la distribuzione di densit di elettronio per parecchi stati stazionari
dellatomo didrogeno (fig. 1). I tre numeri quantici n, l e m caratterizzano lo stato: n il numero
quantico principale, l il numero quantico azimutale e m il numero quantico magnetico. Una prima
interpretazione di queste immagini la seguente: la distribuzione della densit ci dice com la forma
dellatomo. Si vede che nello stato fondamentale, latomo didrogeno sferico. Nel primo stato eccitato si vedono due lobi ecc.

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Figura 2 - a) densit di elettronio nello stato n = 3, l = 2, m = 1. b) Densit di corrente. Blu: la corrente entrante; rosso: la
corrente uscente.

In fig. 2a rappresentata la densit di elettronio, di un certo stato (n = 3, l = 2, m = 1), e in fig. 2b la


densit di corrente, con in blu la corrente entrante e in rosso quella uscente. La fig. 3 mostra unimmagine della densit di elettronio in tre dimensioni. Le frecce rappresentano il verso di circolazione
della corrente di elettronio.

Fig. 3 - Densit di elettronio per lo stato n = 4, l = 3, m = 1. Le frecce rappresentano la corrente di elettronio.

26

Capitolo 1. Aspetti generali

Perch queste immagini sono interessanti?


Consideriamo i postulati di Bohr. Uno di questi postulati dice che ci sono orbitali elettronici nei
quali lelettrone non irradia, sebbene si muova su unorbita circolare. Si postula che in questo caso
le leggi dellelettrodinamica non siano pi valide. Abbiamo quindi una contraddizione con lelettrodinamica. Con il modello dellelettronio invece non ci si aspetta che vi sia radiazione. Perch? Negli
stati corrispondenti, tanto la densit di carica, quanto la densit di corrente sono costanti nel tempo.
Quindi, i campi risultanti sono stazionari, cio non radiativi. Il modello dellelettronio in accordo
con lelettrodinamica.
C un altro aspetto che il modello dellelettronio spiega perfettamente. Consideriamo gli stati con
m 0. In questi stati lelettronio si muove o fluisce intorno al nucleo. Quindi, secondo il modello
ci si aspetta che lelettronio possieda un momento angolare perch c una corrente di massa, e un
momento magnetico perch c una corrente elettrica. Entrambi i valori si possono calcolare dalla
distribuzione della corrente e sono in concordanza con gli autovalori che si ottengono con il calcolo
quantistico.
Il modello dellelettronio mostra la sua forza soprattutto nella descrizione delle transizioni elettroniche. La teoria ci ha detto che in uno stato di sovrapposizione

la densit di carica oscilla con la frequenza

Consideriamo uno stato composto per il 50% da 1s (n = 1, l = 0, m = 0) e per 50% da 2p (n = 2, l =


1, m = 0). Che succede? La figura 4 mostra una serie di immagini del video corrispondente.
Effettivamente, la distribuzione di carica oscilla. Allora, lelettrodinamica classica ci dice, che latomo
deve emettere unonda elettromagnetica, e questaffermazione concorda con quello che insegna la
fisica quantistica. Ma c un problema: se latomo emette radiazione, perde energia. Quindi la composizione dello stato non pu rimanere 50% e 50%. Il contributo dello stato eccitato deve diminuire, e il contributo dello stato a energia minore deve aumentare. Questo vuol dire che i coefficienti
devono cambiare nel tempo:

Ora capiamo, come funziona la transizione. Prima, latomo si trova, per esempio, nello stato 2p. Questo stato molto precario. Basta la minima perturbazione per scatenare la transizione. Latomo comincia a emettere quindi perdere energia, e passa a mano a mano nello stato fondamentale. Durante
questo processo il contributo dello stato 2p diminuisce da 100% a 0, e il contributo dello stato fondamentale aumenta da 0 al 100%.

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Fig. 4 - Estratto di un video rappresentante la sovrapposizione di uno stato formato


per il 50% dallo stato 2p e 50% dallo stato 1s.

Ora, interessante sapere quante oscillazioni ci sono durante il processo, anche se non facile da
determinare. Sappiamo che una transizione tipica, non proibita, dura circa 10 s. Il periodo di unoscillazione di 10 s. Dunque, durante la transizione latomo compie circa 10 oscillazioni.
Vogliamo fare un video della transizione, ma non abbiamo la pazienza di guardare 10 milioni di oscillazioni. Quindi proviamo un metodo accorciato. Possiamo realizzare un filmato stroboscopico. Tra
ogni due immagini individuali c un gran salto nel tempo (fig. 5).

28

Capitolo 1. Aspetti generali

Fig. 5 - Estratto di un video stroboscopico della transizione dello stato 2p allo stato 1s.

Per il momento, non sappiamo ancora quanto sia rapida la transizione. Ma anche su questo punto
possiamo dire qualcosa, perlomeno qualitativamente. Per questo dobbiamo guardare com fatta la
distribuzione spazio-temporale dellelettronio.
Nelle transizione di fig.5 si nota una forte caratteristica dipolare. Dallelettrodinamica sappiamo che
un dipolo emette una radiazione molto forte. Questo vuol dire, che la transizione rapida. Questo
vero per tutte le transizioni con l = 1. In figura 6 a sinistra abbiamo unonda emessa da unantenna dipolare. Alla destra invece rappresentata la radiazione di unantenna quadrupolare. Si capisce facilmente che questultima ha problemi di emissione, infatti essa si pu immaginare come una
coppia di due antenne dipolari, luna posta a lato dellaltra, che oscillando in opposizione di fase. I
due campi emessi si compensano quasi completamente.

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Fig. 6 - Rappresentazione della radiazione emessa da unantenna dipolare (a sinistra) e da una quadro polare (a destra). La radiazione emessa da unantenna dipolare pi forte di quella emessa da unantenna quadrupolare.

Ci sono stati di sovrapposizione nellatomo, che fanno unoscillazione di tipo quadrupolare. Sono le
transizioni con l = 2. La figura 7 ne mostra un esempio.

Fig. 7 - Transizione quadrupolare. La radiazione emessa molto debole.

La transizione dallo stato n = 5, l = 2, m = 0 allo stato n = 4, l = 0, m = 0. Queste transizioni sono


molto deboli, o lente. Si dice che le transizioni con l = 2 sono proibite.

30

Capitolo 1. Aspetti generali

Fig. 8 - Transizione con m = 1. La radiazione emessa polarizzata circolarmente.

Consideriamo ora il filmato di Fig. 8. una transizione con m = 1. Si vede che la distribuzione di
carica realizza un movimento di rotazione. Lelettrodinamica classica ci dice che dovrebbe emettere
unonda polarizzata circolarmente. Lo stesso dice la meccanica quantistica, e lo stesso viene confermato nellesperimento. Le immagini parziali alla sinistra mostrano la decomposizione della densit in due parti: una oscillatoria e unaltra che rappresenta la trasformazione lenta dallo stato eccitato allo stato fondamentale.
Possiamo concludere che il modello dellelettronio, ha un potere esplicativo assai importante, e certamente maggiore del modello delle piccole particelle che ruotano intorno al nucleo.
Bibliografia
Drin W. (1960) Einfhrung in die Quantenmechanik, Vandenhoeck & Ruprecht, Gttingen,
p. 147.
Madelung E. (1927) Quantentheorie in hydrodynamischer Form, Zeitschrift fr Physik 40, p. 322.
Schrdinger E. (1926) Quantisierung als Eigenwertproblem, Erste Mitteilung, Ann. Phys. 79,
p. 361.
http://www.physikdidaktik.uni-karlsruhe.de/software/hydrogenlab/elektronium/index.html.
http://www.physikdidaktik.uni-karlsruhe.de/software/hydrogenlab/index.shtml.

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INSEGNARE LA FISICA QUANTISTICA DAL PUNTO DI VISTA FILOSOFICO1


Gesche Pospiech
Fachrichtung Physik, Technische Universitt Dresden, Germania
1. Introduzione
Lo studio della Fisica Quantistica, come teoria centrale della fisica, deve essere incluso nella formazione scientifica a scuola. Tutti gli studenti dovrebbero avere, alla fine del proprio percorso formativo, un quadro generale delle sue principali caratteristiche. Per questo obiettivo si pu aggiungere,
che la risonanza avuta sui media e nella letteratura popolare, dei nuovi risultati raggiunti in questo campo, ne dovrebbe aumentare linteresse e la comprensibilit. Gli studi sullinteresse verso le
scienze anche se non direttamente relativi alla fisica quantistica mostrano che gli studenti sviluppano interesse quando seguono materie che li aiutano nellorientamento generale, spiegano il ruolo
della fisica o il suo impatto sulla visione del mondo (Muckenfu1995). Secondo lo studio ROSE gli
studenti vengono motivati quando loggetto di studio correlato ai seguenti aspetti (Holstermann e
Bgeholz 2007): le novit pi recenti nella scienza e nella tecnologia, fenomeni che gli scienziati
ancora non sanno spiegare o invenzioni che hanno cambiato il mondo. Tutti questi aspetti hanno
almeno in parte a che fare con la fisica quantistica. Il suo grande impatto sulla tecnologia, il ruolo di
teoria fondamentale per la fisica e le sue implicazioni filosofiche aprono a una vasta gamma di strategie dinsegnamento:
1. Approccio tecnologico: basato sulle applicazioni della teoria quantistica: laser, diodi, nuovi materiali.
2. Approccio filosofico: centrato sullinterpretazione della teoria quantistica e sul suo significato
per la visione del mondo.
3. Approccio storico: sviluppato a partire dalla fisica atomica, i fotoni, la termodinamica.
4. Approccio sperimentale: focalizzato sullesperimento sulla doppia fenditura con o senza informazioni sul cammino percorso dalla luce, effetto fotoelettrico, diffrazione elettrone.
5. Combinazione di questi approcci: filosofico-sperimentale.
Tra tutte queste possibilit far qui riferimento allapproccio filosofico, perch combina gli esperimenti di base, gli aspetti strutturali e le differenze rispetto alla fisica classica, in modo efficace per
quello che riguarda i menzionati aspetti relativi allinteresse degli studenti. Questo approccio particolarmente adatto per mostrare il cuore delle asserzioni della teoria quantistica, far chiarezza sui
loro significati, renderle comprensibili al mondo. Durante lo sviluppo storico i Padri della teoria
quantistica si soffermarono su svariate e ben fondate interpretazioni: Planck, Einstein e Schroedinger avrebbero preferito una teoria di tipo pi vicina alla fisica classica; Bohr e Heisenberg erano pi
predisposti a nuovi modi di pensare. Nelle ultime due decadi molti esperimenti hanno illuminato questo dibattito sulla teoria quantistica, portando ad affermazioni di questo genere:
Chiunque prover a fare un modello del mondo- e della posizione dellessere umano che vi ci vive deve tener conto dei risultati e dei problemi della teoria quantistica. E ancora di pi, deve egli stesso
mettersi al centro della domanda.
Bernard dEspagnat

(1)

Traduzione e redazione a cura di Alberto Stefanel e Paola Visentin.

32

Capitolo 1. Aspetti generali

Linteresse di far chiarezza su questo dibattito, intorno agli anni 80, port allo sviluppo del famoso
esperimento di Aspect. Attraverso tale interconnessione tra aspetti fisici e aspetti filosofici gli studenti aumentano la consapevolezza delle relazioni tra ragionamento, interpretazione dei risultati
(sperimentali) e ricerca di comprensione, un aspetto molto importante nella formazione in generale. Essi hanno esperienza della natura della scienza, perch discutono la necessit di interpretare
i risultati matematici e sperimentali ai confine della conoscenza e la loro condizionabilit dal punto
di vista filosofico.
2. Ruolo della filosofia nella comprensione della Teoria Quantistica
Prima di illustrare gli elementi di un progetto didattico, discuteremo innanzitutto le principali caratteristiche della teoria quantistica, della sua struttura matematica, di alcuni esperimenti chiave e su
come questi possano essere compresi in un percorso qualitativo.
2.1 Fisica Classica contro Fisica Quantistica

Uno dei problemi centrali, a tuttoggi, riguarda la compatibilit della descrizione classica e di quella
quantistica della natura. La fisica classica ha ottenuto il maggior successo nella descrizione deterministica e causale, spiegando e prevedendo i processi fisici. La maggiore difficolt, anche da un punto
di vista psicologico, sta nella perdita delle certezze classiche. Come stato affermato da Einstein:
Tutti i miei tentativi di utilizzare i fondamenti teorici della fisica per queste nuove idee sono falliti completamente. come se mi fosse stato tolto il terreno da sotto i piedi, senza solide basi sulle
quali costruire.
o anche in modo pi pessimistico da Richard Feynman:
La scienza fisica rinuncia alla causalit, alla calcolabilit e al determinismo.
Alcuni dei problemi furono considerati risolvibili assumendo che la fisica quantistica descrivesse
solo micro oggetti. Tuttavia, non ci sono limitazioni di principio nellapplicabilit della fisica quantistica. Molti esperimenti spingono il confine dei micro oggetti sempre pi verso oggetti di grandi
dimensioni realizzando per esempio interferenze con molecole C60, grandi condensati di Bose-Einstein e piccoli gatti di Schrdinger. Einstein ha analizzato a fondo la fisica quantistica a partire dai
termini realt e completezza di una teoria fisica, portando le sue obiezioni su questi punti. Per
prima cosa citeremo e analizzeremo le sue due pi importanti affermazioni e poi svilupperemo gli
aspetti rilevanti per linsegnamento.
Dio non gioca a dadi

La prima obiezione riguarda il salto quantistico casuale. Come equazione differenziale lequazione
di Schrdinger descrive univocamente e in modo deterministico, date le condizioni iniziali, levoluzione di un oggetto quantistico nel tempo. Durante una misura, tuttavia, questo stato cambia (pi
o meno) improvvisamente (salto quantistico). Il punto cruciale che questo collasso non pu essere
spiegato dallequazione di Schrdinger. In una misura possono essere ottenuti solo definiti risultati
(gli autovalori di un operatore) con la propriet notevole- specialmente dal punto di vista dellinsegnamento- che, in generale, non c nessuna possibilit di prevedere lo stato dopo la misura, ma solo
la probabilit che si realizzi ciascuno di questi stati. Tuttavia, misure ripetute di uno stesso oggetto
quantistico devono dare lo stesso risultato.
Azione fantasma a distanza

Con questa affermazione Einstein si riferisce al fatto che la teoria quantistica ammette che un sistema
quantistico possa essere composto di alcune parti correlate tra di loro in modo da dover essere descritte
con una comune funzione donda senza che sia possibile descrivere lo stato di una sola sua parte. Il
punto cruciale che la descrizione non dipende dalla distanza delle parti del sistema, quindi per esempio la misura di una parte del sistema influenza in modo decisivo tutte le altre, senza trasmissione di

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

33

alcun segnale classico (vedi sezione 3.1.5). Lesempio pi semplice per chiarire un tale tipo di sistema
il cosiddetto Bifotone (o coppia EPR) formato da due fotoni, (vedi anche Pospiech 1999c).
Le obiezioni di Einstein colpiscono il cuore delle differenze tra fisica classica e quantistica e la loro
comprensione. Per chiarire il suo obiettivo, Einstein progett lesperimento EPR. Grazie ad esso cre
una contraddizione apparentemente inevitabile, allinterno della teoria quantistica, e perci ne rivel
i suoi aspetti fondamentali: lindeterminismo e lentanglement. Proprio perch motivato da ragioni
filosofiche tale esperimento molto adatto per costruire un ponte tra fisica e filosofia.
Andremo, perci, pi in dettaglio e descriveremo le nozioni basi della teoria quantistica, che poi formeranno il cuore del corso. I termini fisico-matematici verranno sempre accoppiati con gli aspetti
interpretativi.
Principio di sovrapposizione-Non-determinismo

Le basi matematiche del principio di sovrapposizione, che il principio fondamentale della fisica
quantistica, sono legati alla linearit nello spazio Hilbert: tutti gli stati possono essere rappresentati come un vettore somma di opportuni stati di base. Una delle sue conseguenze in relazione alla
descrizione delle osservabili fisiche come operatori- consiste nel fatto che in un processo di misura,
lo stato fisico pu essere relativo solo a uno degli autovalori del relativo operatore, implicando il
carattere statistico e perfettamente casuale del singolo risultato di misura. Schrdinger ha interpretato questo come un catalogo di possibilit, mettendo la questione su un altro piano: la funzione
esiste solo nel pensiero. Nel pensare quotidiano, sovrapposizione potrebbe apparentemente essere
tradotto con il connettivo logico or.
Questo aspetto, come quelli successivi, riguarda la differenza tra misurazioni classiche e processo di
misura della meccanica quantistica, che implica la generazione di un nuovo stato e non solo la sua
identificazione.
Complementariet-Indeterminismo

Se diversi operatori (o misure) di un dato stato vengono confrontati tra di loro, corrisponderanno, in
generale, a differenti rappresentazioni basate sui loro rispettivi autostati. A un oggetto quantistico, perci, non possono essere attribuiti valori definito per tutte le sue (possibili) propriet in tutti i momenti
senza aver fatto una misura, fatto che espresso come indeterminismo. proibito dire che cosa un
oggetto quantistico sia. Le sue propriet dipendono dallapparato di misura o dal contesto che centrale per le sue (possibili) propriet. Questo principio sta alla base della teoria quantistica e perci
dovrebbe essere il punto centrale di un corso sulla fisica quantistica. Tale aspetto pu essere interpretato dicendo che la funzione di stato descrive uno stato ontologico in contrasto con linterpretazione epistemica del risultato di un processo di misura di un oggetto quantistico.
Entanglement-Non-separabilit

Unulteriore caratteristica lentanglement che pu presentarsi se almeno due oggetti quantistici


sono uniti in un unico sistema quantistico. Le implicazioni portano a fenomeni, che sono impossibili classicamente. Perci si pu dire che un sistema quantistico se pu manifestare lentanglement (che a sua volta pu realizzarsi indipendentemente dalla scala/dimensione del sistema quantistico). Le correlazioni tra le parti di un sistema quantistico sono in genere indipendenti dalla posizione relativa delle sue parti, il pi famoso esempio dato dalle coppie-EPR. Questo fa riferimento
al carattere non-locale o (pi precisamente) il carattere non-separabile della teoria quantistica. Dato
che le correlazioni sono indipendenti dalla distanza tra le parti di un sistema quantistico, necessario ripensare alla comprensione degli oggetti fisici nello spazio.
Indistinguibilit

Gli oggetti quantistici descritti con gli stessi stati non possono essere distinti. Gli oggetti indistinguibili non possono essere identificati in alcun modo: devono essere considerati come lo stesso oggetto:
esempi sono gli elettroni o gli atomi in un condensato di Bose-Einstein. Anche il fenomeno quantistico interferenza si manifesta, finch le due alternative o possibilit sono indistinguibili. Nella

34

Capitolo 1. Aspetti generali

doppia fenditura linterferenza scompare non appena i due cammini diventano distinguibili.
I quattro nodi qui presentati caratterizzano la fisica quantistica dal punto di vista qualitativo e possono essere chiariti senza richiamare lintero formalismo matematico. Sono, pertanto, adatti come
basi per un corso.
2.2 Discussione sul processo di misura

Lapproccio filosofico deve includere anche una discussione sul processo di misura in Meccanica
Quantistica. Unanalisi pi approfondita mostra che tutte le difficolt interpretative hanno unorigine comune nel processo di misura, che fa compiere il salto da un oggetto quantistico a un risultato di misura percepibile (in modo classico). Il problema centrale la spiegazione dellemergere di
fatti classici dalla descrizione dello stato quantistico. Bohr, per esempio, part dallassunzione, che
lapparato di misura deve essere descritto in modo classico, perch i risultati sono univocamente fissati e irreversibili. Von Neumann, daltro canto, insistette sul fatto che anche il processo di misurazione deve essere parte della descrizione quantistica e deve ubbidire alla teoria quantistica. Quindi
egli postul il cosiddetto Processo II, che determina i risultati di misura casuali, il postulato di riduzione o collasso della funzione onda. Una soluzione pi recente propone la decoerenza, laccoppiamento di un oggetto quantistico con un ambiente classico come meccanismo ponte. Tutti questi
tentativi cercano una soluzione centrata sul reale stato di un oggetto quantistico e sullinformazione che pu essere ricavata su di esso.
Gli oggetti classici possono essere considerati isolati da ci che li circonda in modo molto accurato e
mantenere tutte le loro propriet ben definite. Perci il loro status ontologico ed epistemico pu essere
sempre identificato. Tuttavia, gli oggetti quantistici non possono essere indisturbati (isolati) e allo
stesso tempo essere osservati da noi: loro e le loro propriet sono sconosciute per due ragioni. In tutti
i processi di misura noi esploriamo solo una parte delle propriet, ma ancora di pi: non possibile
neppure in linea di principio conoscerle tutte. La differenza decisiva che le propriet degli oggetti
quantistici sono generate nel processo di misura, aspetto che decisamente in contraddizione con le
misure classiche. Questa differenza fondamentale rinforza la caratterizzazione dello status ontologico e di quello epistemico di un oggetto quantico. Di conseguenza i termini classici non sono adeguati per descrivere i processi quantistici: parole come percorso o traiettoria richiamano associazioni classiche che sono difficili da controllare. Queste osservazioni sono supportate dal cosiddetto Teorema di no-cloning quantistico.
Teorema di no-cloning quantistico

Il teorema asserisce che gli stati quantistici non possono essere copiati (clonati) esattamente. La sua
prova si basa sullincompatibilit della linearit dellequazione di Schrdinger e delle corrispondenti
trasformazioni unitarie (livello ontologico), con la definizione di valore di aspettazione (livello epistemico) attraverso il prodotto scalare. Una macchina universale per copiare i quanti deve lavorare come
un operatore unitario, che prende un arbitrario stato dorigine e cambia lo stato vuoto (il foglio
dove copiare) in questo stesso stato . Dato che la macchina universale, essa opera nello stesso
modo su un differente stato arbitrario . Ora confrontiamo questi stati, attraverso il prodotto scalare, di uno con laltro e otteniamo una contraddizione tanto pi grande quanto pi il valore di aspettazione <|| >0 o <|| >1. Perci non realizzabile una tale macchina per copiare i quanti.
Possiamo concludere (con tutte le precauzioni del caso) che il teorema di No-cloning basato su una
causa pi profonda: linformazione quantistica, per esempio linformazione sugli oggetti quantici,
non pu sicuramente essere duplicata completamente e perfettamente. Sebbene questo teorema possa
implicare che, per principio, non si possano risolvere le difficolt del processo di misura, potrebbe
comunque aprire la strada per trovare le basi comuni che permettano una descrizione comune del
processo di misura e della transizione dal mondo quantistico a quello classico.
Un oggetto quantistico non pu essere descritto senza informazioni su di esso. Tanto pi questa frase
sembra insignificante, quanto pi le sue conseguenze sono di pi vasta portata. Per questo motivo
linformazione in fisica quantistica vale unanalisi pi approfondita. Lintera informazione possi-

35

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

bile su un oggetto quantico contenuta nella descrizione del suo stato- soggiacente al principio di
sovrapposizione- il catalogo delle possibilit. Questo stato rimane intatto finch loggetto quantistico non disturbato o misurato. In questo caso losservatore esterno non ha informazioni su di esso.
Tuttavia, qualsiasi attivit che equivalga a una misura distrugge lo stato e lo riduce in un auto-stato
dellosservabile in questione- il postulato di riduzione. Questo implica che linformazione nellinsieme distrutta, ma una parte di essa emersa allesistenza classica. Tali idee, relative a un cosiddetto eccesso di conoscenza teorica quantistica, derivano da Weizscker (1994); stata avanzata una
proposta per rendere calcolabile questo cambiamento di informazione in (Pospiech 2000a). Tutto
questo si riferisce di nuovo alla distinzione tra livello ontologico ed epistemologico.
Nel complesso, linformazione -come quantit fisica- sembra adatta come concetto esplicativo per
evitare alcune delle difficolt che si trovano nel descrivere la relazione tra oggetti quantici e classici. Pu essere usata per descrivere la conoscenza sugli oggetti quantistici e pu aiutare a trovare un
appropriato linguaggio unificato per i processi di misura. In modo particolare pu aiutare a comprendere ad esempio differenti varianti dellesperimento della doppia fenditura, il solo mistero della teoria quantistica, (vedi anche 3.1.4). Il ruolo importante dellinformazione anche enfatizzato dallo
sviluppo della cos detta informazione quantistica e del suo uso per differenti scopi come la crittografia quantistica o il computer quantistico.
3. Insegnamento della Fisica Quantistica Elementi essenziali per un corso
Linsegnamento della Fisica Quantistica potrebbe essere pensato a partire dalle sue applicazioni.
Linsegnamento delle differenze fondamentali rispetto alla fisica classica, tuttavia, porta a domande
fondamentali e a capire perch la fisica quantistica abbia dato adito a un dibattito sulla sua interpretazione. Oltre alle basi fisico-matematiche, questo implica il ragionare su processi che portano ad
aumentare la conoscenza e perci include aspetti filosofici. Nel seguito vengono descritte le possibilit didattiche su questa linea.

Preparazione:
esperimenti
Aspetti filosofici

Termini di base

Esperimenti significativi

Fisica atomica
Luce e materia

Processo
di misura
Disuguaglianze
di Bell e esperimento
GHZ
Computer
Quantistico

Fig. 1 - Struttura del corso: La parte nel riquadro obbligatoria e pu essere arricchita con aspetti aggiuntivi.

3.1 Basi per un corso di Fisica Quantistica

Tra i problemi in merito allinsegnamento della Fisica Quantistica, che vengono sempre menzionati,
vi sono le nozioni astratte che devono essere usate e il formalismo matematico. Molti argomenti

36

Capitolo 1. Aspetti generali

sono cos diversi dalla fisica classica da richiedere una precisa trattazione per una loro chiara interpretazione. Per di pi difficile caratterizzare il processo di misura con laiuto di un linguaggio adeguato, specialmente se si vogliono enfatizzare linterpretazione ontologica e epistemica delle propriet. importante allora avere una solida linea di riferimento, che sia comunque possibile modificare in base allinteresse e alle abilit degli studenti. Per questo motivo, non si dar una descrizione
metodologica ma si traccer solo un percorso logico. Lidea base del corso di iniziare nel modo pi
concreto possibile e di sviluppare le nozioni, i termini e le caratteristiche con esperimenti-modello
adeguati sempre in connessione con le considerazioni filosofiche. Semplici esperimenti forniscono
esperienze concrete. Queste potranno essere arricchite, affiancando problemi di interpretazione con
esempi del dibattito Einstein-Bohr.
3.1.1 Introdurre un sistema adatto come modello

Gli esperimenti introduttivi dovrebbero essere supportati da un sistema modello che possa essere
descritto facilmente in modo matematico e aprire la possibilit di trattare linformazione quantistica
con maggiore dettaglio. Questa esigenza conduce alla considerazione di non focalizzare sulle classiche grandezze posizione e momento/impulso o il dualismo onda-corpusocolo al quale sono correlate molte idee classiche, ma usare invece un costrutto tipico della teoria quantistica come lo spin.
Esso rappresenta lesempio pi facile di un sistema quantico a due stati, per il quale la polarizzazione di un fotone un analogo opportuno. Come preparazione potrebbe essere consigliabile introdurre la polarizzazione prima dellinizio del corso di fisica quantistica (per esempio nellottica). Lo
spin consente di procedere in pochi passaggi da una descrizione visiva a un modello formale (vedi
fig.2). Siccome lo spin pu essere rappresentato in uno spazio vettoriale bidimensionale, necessario introdurre solo tale concetto base. Questa descrizione matematica tanto semplice, quanto possibile, dato che gli studenti hanno gi alcune basi sui vettori dalla somma di forza e velocit. Per di
pi apre la strada alla descrizione dellentanglement.
3.1.2 Esperimenti semplici con laser e polarizzatore

Lintroduzione del sistema modello dovrebbe essere accompagnato dai primi esperimenti, fornendo
allo stesso tempo la linea dellargomentazione dalluso dei laser nellesperimento reale, allesperimento ideale a singolo fotone.
Il primo esperimento pu dimostrare la stocasticit nella teoria quantistica. Alcuni polarizzatori posti
orizzontalmente o verticalmente e/o in serie (incrociati o non incrociati) sono attraversati da luce
polarizzata (Michelini, Stefanel 2000). Se idealmente si ipotizza di diminuire lintensit della luce
fino a che solo fotone alla volta passa attraverso i polarizzatori, ne concludiamo che il risultato di singole misurazioni pu essere perfettamente casuale. Questa conclusione pu essere considerata connessa allidea di sovrapposizione e alla sua descrizione come possibilit. Ulteriori esempi e analogie dovrebbero supportare tale introduzione.

Laser

Polarizzatore

Calcite I

Calcite II

Schermo

Fig. 2 - A sinistra: Modello dello spin; a destra: Dimostrazione dellindeterminazione attraverso un semplice esperimento modello.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

37

3.1.3 Indeterminazione

Le pi note relazioni di indeterminazione sono quelle di posizione e momento, ma lo spin pi semplice, sia dal punto di vista concettuale che da quello matematico. Il punto decisivo che la modellizzazione dello spin, come raffigurato in fig.2, non fa riferimento alla direzione dello spin che
quindi indeterminata o incerta. Lo stato del sistema spin pu essere sviluppato rispetto ai diversi
auto-stati dello spin. Questo illustrato dallesperimento di fig.2, destra. I due cristalli di calcite simbolizzano le diverse direzioni dello spin (per una descrizione pi dettagliata si veda: Michelini et al.
2000, 2005; Pospiech 2004) e possono illustrare il significato di indeterminazione. Con esperimenti
di questo tipo, gli studenti guadagnano una prima esperienza e una visione concreta dellindeterminazione e delle differenze fondamentali tra fisica classica e quantistica. Dato che gli apparati sono
concreti, gli studenti possono fare domande del tipo: Che cosa succede se..? Che cosa pu essere
evidenziato..?. Questo mette loro nelle condizioni di pensare attivamente alle implicazioni della
fisica quantistica, alle differenze con la fisica classica e allanalisi delle leggi fisiche.
3.1.4 Informazione ed esperimento sulla doppia fenditura

Uno degli esperimenti centrali della teoria quantistica quello della doppia fenditura con molte
varianti. Il classico esperimento della doppia fenditura introduce il concetto che gli oggetti quantistici- non solo fotoni, ma anche elettroni, neutroni e anche molecole C60 - possono mostrare interferenza che nella fisica classica caratteristica dalle onde. Le analisi conducono alla domanda di che
cosa accade nella doppia fenditura. Qui bisogna considerare che il normale uso dei termini traiettoria o percorso pu dare luogo ad associazioni erronee. Sarebbe pi conforme alla terminologia
della teoria quantistica parlare di possibilit nel senso della sovrapposizione delle due possibilit
(classiche) fenditura sinistra o fenditura destra.
Bisogna essere consapevoli che tutti questi sono modi di dire del tipo come se, alla luce della gi
discussa differenza tra livello ontologico e livello epistemologico (vedi 2.2). Con un differente aspetto
entra in gioco lindistinguibilit degli oggetti quantistici: il fenomeno quantistico dellinterferenza
mostra solo che le due strade o possibilit sono indistinguibili. Fino a che gli oggetti quantici
possano essere marcati sono distinguibili e non mostrano pi interferenze come pu essere visto con
lintroduzione dellinformazione del cammino nella doppia fenditura. Questa nozione (informazione)
rivela le sue pi sorprendenti caratteristiche nellentanglement, dove le correlazioni trasportando
le informazioni sono indipendenti dalle separazioni spaziali delle parti di un oggetto quantistico,
come ad esempio in una coppia EPR.
Il fenomeno e lesperimento che illustra ci nel modo migliore il teletrasporto quantistico, in cui
non vengono teletrasportati fotoni ma vengono trasferite mere informazioni a un diverso portatore di
informazioni, distruggendo al tempo stesso queste informazioni nel luogo dorigine.
Variazione dellinformazione sul percorso e il cancellatore quantistico

Un fotone in una sovrapposizione di possibili stati e durante il processo di misura solo uno di questi
pu essere realizzato. Se stato rilevato il percorso, per esempio losservatore ha ricavato informazioni sul percorso che il fotone ha seguito, si pu distinguere un percorso dallaltro ma si distrugge
linterferenza. Tanto pi marcata la distinzione tra i due percorsi, tanto pi debole linterferenza
(Englert 1996).
Questo implica che la quantit dinformazione disponibile sul percorso determina la distribuzione sullo schermo. La discussione sulla reversibilit e completezza di una misura apre una nuova
domanda: quando un risultato certo? (Weizscker 1931). Se certo solo dopo un evento irreversibile (Weizscker 1994), potrebbe esserci la possibilit di cambiare la quantit di informazioni ricavabili durante lesperimento. Se ad esempio in un esperimento ideale il percorso di un fotone in una
doppia fenditura marcato per mezzo di polaroid incrociati posti davanti a ciascuna fenditura, questa informazione (sulle direzioni di polarizzazione) pu essere cancellata da un polarizzatore diagonale. In questo caso la distribuzione di interferenza scompare di nuovo: si tratta del cos detto cancellatore quantistico.

38

Capitolo 1. Aspetti generali

Il bomba-test

Una caratteristica sorprendente mostrata nel cos detto bomba-test con misura senza interazione
(Elitzur, Vaidman 1993). In un interferometro di Mach-Zehnder con due rami uguali in linea di
principio un esperimento di doppia fenditura leggermente modificato viene inserito in uno dei due
rami una bomba cos sensibile che esplode al contatto con il primo fotone. Per il 25% di tutti i fotoni
entrati nellinterferometro, la bomba pu essere rilevata senza alcuna esplosione, implicando che il
fotone ha percorso laltro braccio. Questo fenomeno apre la possibilit di effettuare misure senza
interazione.
3.1.5 Realizzazione dellesperimento EPR

Dal 1935 lesperimento EPR un esperimento chiave in quella che si definisce lorigine dello sviluppo moderno dellottica quantistica e dellinformazione quantistica. Allo stesso tempo illuminante per quello che riguarda le implicazioni filosofiche della fisica quantistica. Pu essere quindi
istruttivo leggere gli articoli originali, per esempio di Einstein e di Schrdinger per avere lo scenario della discussione avvenuta a suo tempo e valida ancora oggi. La chiave per la sua realizzazione
era la disuguaglianza di Bell che ha derivato un criterio quantitativo per distinguere tra teorie di tipo
classico (locali-realistiche, per esempio a variabili nascoste) e teorie quantistiche basate su unanalisi statistica dei risultati di possibili misure e le loro correlazioni. Il famoso esperimento di Aspect
(Aspect et al. 1982a, b; Aspect 1993), nel 1982, inizi una fase a volte chiamata filosofia sperimentale perch contribuiva significativamente a chiarire i problemi aperti riguardanti la possibilit di sostituire la teoria quantistica con teorie di tipo classico. Diede ottimi risultati confermando la
teoria quantistica ed escludendo teorie realistico-locali. Le scappatoie, che avrebbero potuto essere
assunte, vennero ampiamente escluse. Nellesperimento reale si mostra che le implicazioni devono
essere prese seriamente e che gli argomenti classici non reggono pi. La descrizione dellapparato
originario e la cura nelleseguire lesperimento impressiona molto gli studenti. Inoltre il risultato
molto convincente. Per questo usare lesperimento EPR a scuola pu essere pi convincente del tradizionale effetto fotoelettrico nel motivare il perch si formula una teoria quantistica. Dipende dalla
classe lestensione con cui si tratter la disuguaglianza di Bell. I concetti chiave richiesti sono lentanglement e lindipendenza dalla distanza delle parti entangled; esse sono non-separabili, un concetto sconosciuto in fisica classica. Le estensioni pi impressionanti sono quelle chiamate stati GHZ
(Bouwmeester et al. 2001) che possono essere visualizzati come una specie di gioco.
3.1.6 Insegnare la filosofia della fisica quantistica

Dato che le descrizioni dei fenomeni in fisica quantistica e in fisica classica sono fondamentalmente
diverse, gli studenti devono avere esperienza delle conseguenze che ne derivano. Ci sono diverse
ragioni per portare gli studenti a pensare non solo sulla fisica quantistica, ma anche sulla sua natura.
I diversi punti di vista sulla descrizione del mondo potrebbero essere accennati con un dialogo, in
una sorta di gioco di ruolo, tra personaggi diversi, per esempio Parmenide, Kant e i filosofi quantistici, incentrati su argomenti come la soggettivit e loggettivit, il percepito e il reale. Un altro
importante argomento il processo di misura, in cui le posizioni di molti grandi fisici con punti di
vista diversi sul mondo, permettono di evidenziare le rispettive interpretazioni, che possono essere
opposte, ed essere discusse alla luce dei recenti esperimenti.
3.2 Prospettiva

I principali obiettivi del corso sono di dimostrare la non compatibilit tra fisica classica e fisica quantistica
focalizzando su indeterminazione ed entanglement. Gli studenti riconoscono che i risultati degli esperimenti non possono essere previsti (sequenza perfettamente casuale) e che gli oggetti quantici non
hanno propriet fisse (sovrapposizione di stati di spin, stati GHZ). Vengono, inoltre, a conoscenza
dellunit di oggetto-apparato di misura (informazione sul percorso, il cancellatore quantistico). Possono descrivere i processi di misura in termini di possibilit e di informazione. Tutti questi pezzi

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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di conoscenza saranno poi messi insieme nella loro visione del mondo. I termini utilizzati saranno
quelli utili per poter discutere di teoria quantistica. Per le applicazioni, in ogni caso, sar necessario aggiungere ulteriori argomenti. Uno dei pi importanti la fisica atomica, che a volte considerata come un pre-requisito per insegnare la fisica quantistica e alcune volte invece considerata
separatamente. Nel corso qui presentato la fisica atomica non ha ruolo, ma deve essere considerata
tra le informazioni dei concetti da spiegare anche perch potrebbe essere necessario per trattare
temi come gli apparati atomici dei computer quantistici. I fotoni informano soltanto sulla struttura
interna degli atomi con gli spettri osservati. Questa informazione - relativa alle differenze di livello
energetico - la sola che un osservatore ha sugli atomi. Solo dopo la misura si pu fare asserzioni
sullenergia di un atomo, ma non possibile farle su posizione e impulso degli elettroni. In accordo
con quanto detto, solo lo stato di un atomo nel suo insieme pu essere descritto completamente - con
lequazione di Schrdinger- con la sua energia, il momento angolare e cos via.
Gli aspetti dei dispositivi informatici quantistici hanno un grande potenziale motivazionale. Creano
molto interesse e portano a molte domande su fattibilit e prospettive, che possono essere utilmente
discusse. Ci sono molti articoli nei quali vengono affrontati gli approcci originali (Bouwmeester et
al. 1997, 2001) e quelli didattici sulla informazione quantistica (vedi anche Pospiech 1999a, 2000b).
In pi qui si vuole dare qualche dettaglio sulla crittografia, sul teletrasporto quantistico e sul computer quantistico. Gli studenti dovrebbero riconoscere che i concetti cuore sono lindeterminazione e
lentanglement, che giocano un ruolo chiave per esempio nei computer quantistici. Si deve sottolineare, particolarmente, il fatto, che ogni parte di uno stato entangled porta informazioni sullintero stato
(Pospiech 1999b), come pure, che esso alla base dellintera ricerca sullinformazione quantistica.
Un apprendimento sulla Natura della Scienza richiede labilit di distinguere tra asserzioni scientifiche e asserzioni esoteriche. Ad esempio alla domanda su quale potrebbe essere una reale possibilit e quale solo una visione immaginaria pu essere data risposta per il teletrasporto ( impossibile
in linea di principio) e non ancora data completamente per il computer quantistico (ci sono lenti ma
continui progressi).
Uninteressante caratteristica dei computer quantici che la dinamica quantistica descritta attraverso trasformazioni unitarie che permettono processi reversibili di informazioni.
Per di pi le operazioni per la computazione quantistica sono universali e solo la loro attuazione e
tipo ottimale di algoritmo differenzia tra fisica classica e fisica quantistica. I punti pi importanti
sono che: il calcolo quantistico possibile solo finch non ha luogo una misura (o decoerenza); gli
errori devono essere corretti in un modo quantomeccanico; i metodi classici non sono utilizzabili. In
conformit con lindeterminismo, affinch il calcolo finisca in un tempo limitato, i risultati del calcolo sono ottenuti solo probabilisticamente. Va, inoltre, sottolineato, che, fino ad oggi, i risultati sui
computer quantistici sono utilizzati solo per particolari algoritmi.

40

Capitolo 1. Aspetti generali

Riferimenti bibliografici
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Aspect A., Dalibard J. and Roger G. (1982a) Experimental test of Bells inequalities using time-varying
analyzers. Physical Review Letters, 49 (25): pp. 1804-1807.
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gedankenexperiment: A new violation of Bells inequalities. Physical Review Letters, 49 (2):
pp. 91-94.
Bouwmester D., Pan J.-W., Mattle K., Eible M., Weinfurter H., and Zeilinger A. (1997) Experimental quantum teleportation. Nature, 390: pp. 575-579.
Bouwmeester D., Ekert A., and Zeilinger A. (Eds.) (2001)The Physics of Quantum Information. Berlin, Heidelberg, New York: Springer Verlag.
Elitzur A.C. and Vaidman L. (1993) Quantum mechanical interaction-free measurements. Foundations of Physics, 23 (7): pp. 987-997.
Englert B.G. (1996) Fringe visibility and which-way-information; an inequality. Physical Review
Letters, 77 (11): pp. 2154-2157.
Holstermann N. und Bgeholz S. (2007) Interesse von Jungen und Mdchen an naturwissenschaftlichen, Themen am Ende der Sekundarstufe 1. Zeitschrift fr Didaktik der Naturwissenschaften,
13.
Michelini M., Ragazzon R., Santi L. and Stefanel A. (2000) Proposal for quantum physics in
secondary school. Physics Education, 35 (6): pp. 406-410.
Michelini M., Ragazzon R., Santi L. and Stefanel A. (2005) Discussion of a didactic proposal on
quantum mechanics with secondary school students. Il Nuovo cimento, 27 (5): p. 555.
Michelini M. and Stefanel A. (2006) La polarizzazione della luce. Udine: Forum.
Helmut Muckenfu (1995) Lernen im sinnstiftenden Kontext. Berlin: Cornelsen Verlag.
Pospiech G. (1999a) Quantenteleportation - nutzbar zur informationsbertragung? Physik in der
Schule, 37 (6): pp. 420-424.
Pospiech G. (1999b) Spukhafte Fernwirkungen in der Quantentheorie? Physik in der Schule, 37:
pp. 56-59.
Pospiech G. (1999c) Teaching the EPRparadox at high school? Physics Education, 34: pp. 311316.
Pospiech G. (2000a) Information - the fundamental notion of quantum theory. lanl-archive, Februar
2000. quant-ph/0002009.
Pospiech G. (200b) Quantencomputer was verbirgt sich dahinter? Der mathematischenaturwissenschaftliche Unterricht, 53 (4): pp. 195-202.
Pospiech G. (2004) Moderne Quantenphysik im Unterricht. Berlin: Logos Verlag.
Weizscker C. F. (1994) Aufbau der Physik. Deutscher Taschenbuch Verlag.
Weizscker C. F. (1931) Ortsbestimmung eines elektrons durch ein mikroskop, Zeitschr. f. Physik,
pp. 114-130.

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Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

APPENDICE
ASPETTI FILOSOFICI DELLA TEORIA QUANTISTICA 1
Gesche Pospiech
Fachrichtung Physik, Technische Universitt Dresden, Deutschland
Ruolo della Filosofia nella comprensione della Teoria Quantistica
La Teoria Quantistica aperta a diverse interpretazioni, le quali devono essere coerenti con la matematica e
gli esperimenti, e deve essere coerente essa stessa con la spiegazione generale.
La filosofia fornisce diversi punti di vista sulle implicazioni delle interpretazioni e mostra possibilit di riflessione.
Sviluppo della Teoria Quantistica
Durante lo sviluppo storico i padri della Teoria Quantistica fecero molte valutazioni: Planck e Schrdinger
avrebbero preferito una teoria di tipo classico, Bohr e Heisenberg si indirizzarono maggiormente verso le nuove
possibilit intuitive della fisica.
Perdita della certezza classica
Tutti i miei tentativi di utilizzare i fondamenti teorici della fisica per queste nuove idee sono falliti completamente.
come se mi fosse tolto il terreno da sotto i piedi, senza solide basi sulle quali costruire (Albert Einstein)
Nuove prospettive secondo la Fisica Quantistica
Chiunque prover a fare un modello del mondo- e della posizione dellessere umano che vi ci vive - deve tener
conto dei risultati e dei problemi della teoria quantistica. Inoltre, deve mettersi allinterno della domanda (Bernard dEspagnat)
Problemi della Teoria Quantistica
La scienza della Fisica rinuncia alla causalit, al calcolabile e al determinato (Feynman)
Dicerie popolari sulla Teoria Quantistica
La teoria quantistica valida solo nel mondo microscopico.
Dio non gioca a dadi.
Salto quantistico.
Azioni imprevedibili ad una certa distanza.
Dove finisce loscillazione/variet/gamma/estensione? Di un micro oggetto
Esempi sullinterferenza della molecola C60, il condensato Bose-Einstein (insieme teorico quantistico di parecchie migliaia di atomi), la realizzazione di gattini di Schrdinger e lesistenza del Magnetismo mostrano, che,
per principio, non esiste limite alle possibili applicazioni della teoria quantistica.
CARATTERISTICHE DELLA TEORIA QUANTISTICA
1. Principio di sovrapposizione
Ogni stato a causa della linearit nello spazio Hilbert pu essere rappresentato come la somma di alcuni
stati di base.
Dio pu davvero giocare a dadi?
Lequazione di Schrdinger descrive in modo inequivocabile e deterministico lo sviluppo dello stato di un
oggetto quantico nel tempo.
Durante una misurazione questa condizione cambia (pi o meno) improvvisamente (salto quantistico)
Solo certi risultati di misura possono essere ottenuti (.).
Non c nessuna possibilit di prevedere la condizione dopo la misura (in-determinazione/ non predicibilit)
In generale, si pu solo prevedere la probabilit che si realizzi ciascuno stato.
La ripetizione di misure porta a risultati uguali.

(1)

Traduzione e redazione a cura di Alberto Stefanel e Paola Visentin.

42

Capitolo 1. Aspetti generali

2. Incertezze
Agli oggetti quantistici non possono essere attribuite ogni volta delle propriet fisse.
Ogni stato ha molte differenti rappresentazioni, secondo basi opportune.
Ogni rappresentazione corrisponde a specifiche misure, cio a quantit fisiche definite.
Interpretazioni
Catalogo delle possibilit
La funzione esiste solo nel pensiero
La Teoria Quantistica descrive le possibilit di un sistema quantistico.
3. Entanglement: oggetto quantistico composto
Un entanglement pu verificarsi se parecchi oggetti sono legati gli uni con gli altri in modo che debbono essere
descritti solo con una funzione comune. Non c descrizione dello stato di una sua parte. Lentanglement non
dipende dalla distanza delle parti del sistema, quindi la misura di una parte del sistema entangled influenza tutte
le altre parti (azione imprevedibile ad una certa distanza). Lesempio pi semplice chiamato Bifotone fatto
da due fotoni.
Lesperimento EPR del 1935
Scoperti aspetti fondamentali della teoria quantistica: incertezza e correlazione.
Le correlazioni sono indipendenti alla posizione relativa di entrambi le parti del Bifotone.
Permesso di eseguire test tra teorie di tipo classico (locale-realistico) e la teoria quantistica.
Disuguaglianza di Bell: riscontrano una contraddizione tra la previsione della teoria locale-realistico (di tipo
classica) e la teoria quantistica iniziando una fase chiamata a volte filosofia sperimentale.
Lesperimento EPR stato realizzato con il famoso esperimento di Aspect del 1982, il quale diede risultati eccellenti confermando la teoria quantistica ed escludendo teorie locali e realistiche.
Dilemma nel descrivere oggetti quantici
Un oggetto quantico non pu essere indisturbato e allo stesso tempo essere rilevato da noi: esso e le sue propriet non ci sono note.
Attraverso ogni misurazione sperimentiamo solo una parte delle sue propriet.
Parlando dal punto di vista visivo, noi percepiamo solo lombra di un oggetto quantico.
necessaria una distinzione tra livello ontologico e livello epistemico del quanto.
Teorema di no-cloning
Non possibile duplicare esattamente uno stato quantistico.
La prova dipende dallincompatibilit di:
- linearit dellequazione di Schroedinger e della corrispondente trasformazione unitaria,
- definizione del valore aspettato con il prodotto scalare.
Possiamo continuare (con tutte le precauzioni)
Solo la fisica classica permette di parlare di teoria quantistica.
La fisica classica e la fisica quantistica si riferiscono ad aspetti diversi della realt.
Fisica Quantistica contro Fisica Classica
La Fisica Classica necessita di:
Isolare gli oggetti fisici dai loro ambienti/dintorni (idealizzazione)
Il comportamento degli oggetti ha propriet fisse
Prevedibilit univoca
La Fisica Quantistica descrive
Relazioni tra oggetti che sono sistemi isolati (altrimenti sarebbero misurati)
Le propriet derivano dalle misurazioni
La prevedibilit statistica data solo dai risultati delle misurazioni
Termini filosofici nella discussione sui quanti
Realt: non pi nel senso inteso dalla fisica classica di oggettivo ma di reale secondo la fisica quantistica.
Relazione Soggettivo-Oggettivo: la conoscenza di un oggetto quantistico dipendente dal suo contesto.
Limite della percezione di un oggetto quantistico: lombra nel mondo quantistico pu essere percepita.

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ASPETTI TEORICI E SIMULAZIONI DELLE STATISTICHE QUANTISTICHE:


UN APPROCCIO STOCASTICO
Ivan Guastella, Claudio Fazio
Dipartimento di Fisica e Tecnologie Relative, Universit di Palermo
Abstract
In questo articolo viene analizzata una procedura per la modellizzazione e simulazione di sistemi
quantistici di particelle identiche non interagenti. In particolare, viene illustrato un algoritmo numerico che si dimostra in grado di prendere in considerazione gli effetti quantistici di indistinguibilit
delle particelle identiche, in generale, e del Principio di Pauli per i fermioni. I risultati delle simulazioni condotte, per semplicit, su sistemi bidimensionali, permettono di rendere conto delle principali propriet termodinamiche di diverse tipologie di sistemi (classici e quantistici) evidenziandone,
al tempo stesso, analogie e differenze.
1. Introduzione
In questi anni la ricerca sui processi cognitivi ha mostrato chiaramente come approcci formativi
basati sulle procedure di modellizzazione possano costituire un efficace punto di riferimento per un
insegnamento/apprendimento disciplinare legato ai bisogni formativi degli studenti [1]. Allo stesso
tempo, la ricerca in didattica delle discipline scientifiche [2] ha rivolto molta attenzione allo studio
della efficacia di ambienti didattici basati sulla simulazione al computer nellanalisi dei sistemi dinamici, evidenziando, attraverso risultati oggettivi, come luso di strumenti di tipo ICT (Information
and Communication Technology) possa contribuire in modo rilevante, al superamento delle difficolt
di apprendimento dei concetti e delle procedure tipiche del sapere scientifico.
In questo articolo verr analizzata una procedura per la modellizzazione e simulazione di sistemi
quantistici di particelle identiche non interagenti. Tale procedura si basa su un metodo alternativo
per la derivazione teorica delle statistiche quantistiche e fornisce lo spunto per limplementazione
di un algoritmo numerico (una variante dellalgoritmo di Metropolis) in grado di prendere in considerazione gli effetti quantistici di indistinguibilit delle particelle identiche, in generale, e del Principio di Pauli per i fermioni.
2. Modellizzazione di sistemi quantistici di particelle identiche
I sistemi quantistici di particelle identiche costituiscono il cosiddetto gas ideale quantistico. Analogamente a quanto avviene per il gas ideale classico, le particelle si possono considerare dotate esclusivamente di energia cinetica ed quindi possibile trascurare laccoppiamento tra i gradi di libert
spaziali (non ci sono potenziali di interazione). Sebbene per questi sistemi non ci sia alcuna energia di interazione tra le particelle (o tra i modi normali), una particella pu variare il suo stato energetico scambiando energia con un bagno termico. Lapprossimazione di particelle non interagenti
si pu assumere valida nel caso classico quando ci sono interazioni a corto range. Tuttavia, nel caso
quantistico non possibile trascurare linterazione di scambio (che non ha analogo classico) dovuta
allaccoppiamento tra i gradi di libert spaziali e quelli di spin.
Un sistema composto da molte particelle interagenti costituisce un tipico esempio di sistema complesso, ovvero di sistema le cui propriet dinamiche non possono essere sintetizzate attraverso luso di
pochi gradi di libert rappresentativi. Le propriet macroscopiche di un sistema complesso si possono
considerare come emergenti dalle interazioni non lineari microscopiche tra le particelle o tra i gradi di
libert, di modo che, in generale, il tutto non si pu considerare come la semplice somma delle parti.
La meccanica statistica affronta lo studio dei sistemi complessi considerandoli come sistemi disordinati, cio sistemi che si possono considerare realizzazioni di un processo stocastico in cui le interazioni microscopiche tra i gradi di libert vengono estratte da una data distribuzione di probabilit.
Per quanto detto, la deduzione teorico/simulativa delle statistiche quantistiche pu essere condotta
attraverso un approccio di tipo stocastico.

44

Capitolo 1. Aspetti generali

Nellapprossimazione classica di gas ideale non solo le particelle si considerano dotate esclusivamente di energia cinetica ma vengono ignorati pure gli effetti quantistici. Se si includono gli effetti
quantistici lastrazione classica di gas ideale si pu considerare valida solo al limite delle alte temperature e/o basse densit. Due dei risultati fondamentali della meccanica quantistica conducono ad
affermare che i possibili stati accessibili per i sistemi spazialmente limitati sono discreti e inoltre che
le particelle identiche sono indistinguibili. Questultima caratteristica porta a una classificazione di
tutte le particelle in bosoni e fermioni. Questi due tipi di particelle manifestano un comportamento
notevolmente differente a basse temperature e/o elevate densit, riconducibile al fatto che, contrariamente ai bosoni, i fermioni obbediscono al principio di esclusione di Pauli. Le distribuzioni energetiche di sistemi composti esclusivamente da fermioni sono governate dalla statistica di Fermi-Dirac
(FD), mentre i bosoni obbediscono alla statistica di Bose-Einstein (BE). Alle alte temperature e/o
basse densit i due tipi di particelle hanno un comportamento analogo poich, in queste condizioni,
poco probabile che un dato stato energetico venga occupato contemporaneamente da pi di una particella. In tale caso i due distinti tipi di particelle si comportano come se fossero distinguibili e il loro
comportamento pu essere, con buona approssimazione, descritto dalla statistica di Maxwell-Boltzmann (MB). Una quantit che si rivela particolarmente utile per fornire una stima quantitativa delle
deviazioni dal comportamento classico di gas ideale introdotte dagli effetti quantistici il cos detto
parametro di degenerazione che, per un sistema di N particelle contenute in un volume V, alla temperatura T, espresso per mezzo della relazione
.
Per < 1 (bassa degenerazione) le tre funzioni di distribuzione diventano pressoch coincidenti, mentre si differenziano notevolmente per > 1 (alta degenerazione).
Lo studio dei sistemi in contatto con un bagno termico viene condotto nellambito dellinsieme
canonico. Tuttavia, anche nellapprossimazione di gas ideale il calcolo delle quantit termodinamiche risulta spesso non banale e pu essere necessario ricorrere a tecniche di calcolo numerico. Inoltre, nel caso in cui il potenziale chimico diverso da zero il calcolo delle propriet termodinamiche
di un sistema di particelle, nel contesto dellinsieme canonico, risulta particolarmente complicato
poich si devono determinare somme o integrali con il vincolo che il numero totale di particelle si
deve mantenere costante. Per sistemi composti da poche particelle non interagenti possibile effettuare tale calcolo ricorrendo a delle procedure di tipo numerico. A causa dellindistinguibilit delle
particelle identiche, questi metodi richiedono la valutazione del numero dei modi in cui possibile
realizzare un dato microstato permutando e scambiando tutte le possibili combinazioni di particelle.
Tali metodi sono utilizzabili solo per sistemi composti da un ristretto numero di particelle e non forniscono una visione molto intuitiva della dinamica del sistema.
In quanto segue verr brevemente descritta la procedura adoperata per la determinazione, sia teorica
che simulativa, delle funzioni di distribuzione di sistemi classici e quantistici composti da molte particelle identiche non interagenti. In particolare verr affrontato lo studio dei gas ideali quantistici di
Bose e Fermi e le loro funzioni di distribuzione verranno confrontate con quella del gas ideale classico di Maxwell-Boltzmann.
3. Le distribuzioni di probabilit: aspetti teorici
Per la determinazione delle distribuzioni di equilibrio di ciascuna specie di particelle, pur rimanendo
nel contesto dellinsieme canonico, nel nostro approccio non vengono utilizzate le procedure standard
adoperate nei testi di meccanica statistica in cui la conoscenza della funzione di partizione del sistema
conduce, dopo approssimazioni e calcoli pi o meno complessi, alla determinazione delle funzioni di
distribuzione e delle propriet termiche. Da un punto di vista pedagogico ci essenzialmente riduce il
problema di determinare le propriet macroscopiche di un sistema a un mero problema computazionale
distogliendo gli studenti da una pi profonda comprensione della evoluzione dinamica del sistema.
La strategia adoperata si basa sullevoluzione stocastica dei microstati del sistema nello spazio degli
stati. Per far ci si assume che il generico sistema obbedisca a una dinamica molto semplificata costi-

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

45

tuita da una catena di Markov in uno spazio degli stati di dimensione finita, soddisfacente la condizione del principio del bilancio dettagliato [4]. Si pu dimostrare che il bilancio dettagliato costituisce una condizione sufficiente ma non necessaria perch la catena di Markov converga a una data
funzione di distribuzione.
Levoluzione del sistema da un generico stato ad un altro pu essere ricondotta a una serie di transizioni delle sue particelle costituenti tra tutti i possibili stati di singola particella. Questo modo di
modellizzare la dinamica dei sistemi si rivela particolarmente utile per determinare il numero medio
di occupazione degli stati di singola particella. Per transizioni tra due generici stati i e j di energia i
e j e rispettivamente, il principio del bilancio dettagliato assume la forma seguente
(1)
dove ni e nj forniscono, rispettivamente, il numero medio di occupazione del i-esimo e j-esimo stato
di singola particella, mentre Tij e Tji rappresentano, rispettivamente, le probabilit di transizione dallo
stato i allo stato j e viceversa.
Per un sistema di particelle distinguibili la meccanica statistica assume, in accordo con teorie ed
esperimenti, che allequilibrio termico il numero medio di occupazione di uno stato di singola particella di energia dato da
(2)
dove T la temperatura assoluta, kB la costante di Boltzmann e
un fattore di normalizzazione, detto fugacit, che dipende dal potenziale chimico e dalla temperatura T. Sostituendo la (2)
nella (1) si trova che una ipotetica catena di Markov con probabilit di transizione soddisfacenti al
seguente rapporto
(3)
converge alla distribuzione di Maxwell-Boltzmann.
Allo scopo di evidenziare il differente meccanismo di evoluzione dinamica verso lequilibrio termico mostrato dai tre differenti sistemi di particelle (MB, BE, FD) conveniente scrivere le probabilit di transizione Tij in termini di prodotto di certe probabilit, Sij, di passare in un nuovo stato, per
delle probabilit, Aij, che il nuovo stato venga accettato, cos che Tij = Sij Aij.
Per un sistema di particelle identiche distinguibili, poich non ci sono restrizioni sulle possibili configurazioni di particelle, le probabilit Sij possono essere scelte tutte uguali tra loro. Cos facendo, esse
si cancellano nella (3) che, in tal modo, si riduce a una condizione sulle probabilit di accettazione.
(4)
Per sistemi di particelle identiche indistinguibili, a causa delle restrizioni dovute alla indistinguibilit stessa, lassunzione di distribuzione uniforme delle Sij non applicabile. In questo caso si rende
necessario prendere in considerazione leffettiva forma delle Sij dal momento che esse, in generale,
non si cancellano nella (3).
In accordo con argomentazioni dettagliate riguardanti lampiezza di scattering di particelle identiche distinguibili e indistinguibili [5-7] si dimostra che, nel caso quantistico, la probabilit di scattering deve essere opportunamente corretta, rispetto a quella classica, attraverso lintroduzione di un
fattore che tiene conto, rispettivamente, delle propriet di simmetria o di anti-simmetria della funzione donda di un sistema di bosoni o di fermioni. In particolare, si pu dimostrare che, quando
uno stato di singola particella gi occupato da un numero medio n di bosoni identici, la probabilit
che un altro bosone vada ad occupare questo stato risulta n + 1 volte pi grande di quanto sarebbe
se lo stato fosse vuoto. Al contrario, per i fermioni, a causa del principio di Pauli, la presenza di un
numero medio n di particelle in uno stato riduce la ricettivit dello stesso di un fattore 1-n, pari alla
probabilit che lo stato sia vuoto.

46

Capitolo 1. Aspetti generali

In definitiva, introducendo gli opportuni fattori correttivi delle probabilit di accettazione che rendono conto degli effetti dellindistinguibilit, per sistemi di particelle identiche indistinguibili il
principio del bilancio dettagliato assume la forma
(5)
Se adesso si fa la posizione
(6)
dove S0 unopportuna costante di normalizzazione, i due fattori di correzione assumono il ruolo di
probabilit di passo della catena di Markov. Adoperando (4) la, per le probabilit di accettazione, la
relazione (5) diventa
(7)
da cui segue
(8)
Dalla (8) immediato dedurre la funzione di distribuzione per un sistema quantistico di particelle
identiche
(9)
dove il segno superiore (-) si applica ai bosoni e il segno inferiore (+) ai fermioni.
Questa derivazione teorica, di tipo stocastico, delle funzioni di distribuzione si rivela un buon punto
di partenza per lo sviluppo di una variante dellalgoritmo di Metropolis [8, 9] capace di tenere conto
degli effetti dellindistinguibilit nella simulazione di sistemi quantistici di particelle identiche.
4. Deduzione simulativa delle distribuzioni di probabilit
La via perseguita per lo studio simulativo di sistemi di particelle identiche non interagenti quella
di una loro trattazione stocastica. La procedura utilizzata del tipo Monte Carlo, basata sul metodo
di Metropolis. Lapplicazione di tale procedura ad un gas ideale di particelle quantistiche permette di
migliorare la comprensione del comportamento del sistema a livello microscopico.
La simulazione viene condotta nello spazio dei momenti. Invece di considerare le particelle come
libere di muoversi allinterno di una scatola, si suppone che esse si muovano da uno stato di singola
particella ad un altro, ciascuno caratterizzato da un particolare valore del momento k.
Tipicamente le simulazioni Monte Carlo di sistemi termodinamici consentono al sistema di evolvere
da uno stato ad un altro di modo che, allequilibrio, la distribuzione degli stati risulta correttamente
descritta dai fattori di Boltzmann. Il metodo consiste nellassumere un certo stato iniziale e applicare
un algoritmo per simulare levoluzione temporale da uno stato ad un altro. Per ottenere la distribuzione di Boltzmann in sistemi di particelle distinguibili sufficiente applicare il bilancio dettagliato
(4), secondo il quale la probabilit di accettazione Aij, nella transizione dallo stato i allo stato j, risulta
legata alla probabilit inversa dalla relazione Aij= Ajie-(j-i)/kBT. In accordo con le richieste del principio del bilancio dettagliato, lalgoritmo di Metropolis per levoluzione del sistema pu essere schematizzato, come di seguito descritto, in termini di random walk nello spazio degli stati e di importance sampling, che ne aumenta la rapidit di convergenza verso lo stato di equilibrio (si veda lAppendice). Per prima cosa si sceglie un nuovo stato. Successivamente si calcola la variazione di energia del sistema.
il nuovo stato viene accettato, altrimenti si accetta con probabilit
.
Questultima condizione pu essere implementata al calcolatore confrontando con un numero ran-

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

47

uovo stato sse


. Da un punto di vista
dom, r, distribuito uniformemente tra 0 e 1 e accettando il nuovo
fisico tale scelta delle probabilit di accettazione (Aij = min
) guida il sistema verso uno
stato di minima energia. Infatti, le configurazioni che riducono lenergia del sistema vengono sempre accettate, mentre quelle che la innalzano vengono accettate con probabilit proporzionale al fattore di Boltzmann.
Facendo evolvere il sistema da una configurazione ad unaltra possibile calcolare le varie grandezze
fisiche di interesse mediate sulle diverse configurazioni di particelle. Nel caso specifico, una configurazione semplicemente un elenco di quante particelle occupano ogni stato di singola particella.
possibile calcolare varie quantit termodinamiche, come ad esempio la funzione di distribuzione
, lenergia media per particella
e il calore specifico per particella
ottenuto dalle fluttuazioni dellenergia. Nel corso delle simulazioni si assunto che lenergia di uno
stato caratterizzato da un vettore donda k si possa porre nella forma
e si definito lo stato
con k = 0 come lo stato di minima energia che, per convenzione, viene posta uguale a zero.
Lo spazio degli stati, ovvero lelenco di tutti i possibili stati di singola particella, definito specificando il valore massimo per ogni componente del vettore k e consiste in un segmento per d = 1, in
una ellisse per d = 2 e in un ellissoide per d = 3.
Il procedimento appena descritto ampiamente utilizzato e collaudato per simulare sistemi descritti
dalla distribuzione statistica di Maxwell-Boltzmann, ovvero per gas ideali non interagenti nel limite
delle alte temperature e/o basse densit. Il punto cruciale per simulare le sostanziali differenze di
comportamento delle particelle classiche rispetto a quelle quantistiche quello di costruire un algoritmo che consenta di variare le configurazioni senza violare il principio di indistinguibilit delle
particelle identiche in generale e in particolare il principio di esclusione di Pauli per i fermioni. In
pratica occorre realizzare un algoritmo in grado di riprodurre le corrette probabilit di effettuare il
passo nel caso in cui esse dipendono dallo stato finale come avviene per sistemi di particelle identiche indistinguibili.
La via individuata per implementare il principio di indistinguibilit consiste nellordinare tutti gli stati
di singola particella in ordine crescente di energia. Gli stati con la stessa energia vengono disposti in
modo arbitrario luno rispetto allaltro. A questo punto una data configurazione viene variata muovendo una particella da uno stato ad un altro in modo che la particella non salti sopra uno stato gi
occupato della lista ordinata degli stati. In questo modo, durante la simulazione, le particelle rimangono sempre ordinate nella medesima sequenza e in pratica viene campionata solo una particolare
sequenza ordinata di particelle. Infatti, per il principio di indistinguibilit, permettere una mossa che
scambi di posizione due qualsiasi particelle non produrrebbe alcun effetto. In questo modo il campionamento avviene sul numero di occupazione degli stati piuttosto che sugli stati possibili per ogni
particella.
Il principio di esclusione di Pauli, per i fermioni, viene implementato partendo da una configurazione iniziale contenente non pi di una particella per ogni stato di singola particella e non permettendo alcuna mossa che conduca a stati occupati da pi di un fermione. Per i bosoni possibile consentire mosse che portino ad avere pi di una particella in un dato stato ma non consentito variare
lordinamento della sequenza di particelle. Per implementare la statistica di Maxwell-Boltzmann
si consentono anche le mosse che variano lordinamento delle particelle, che quindi si considerano
distinguibili.
5. Risultati delle simulazioni
Lalgoritmo descritto stato tradotto in un opportuno codice VBA. Le simulazioni sono state condotte allo scopo di verificare se lalgoritmo individuato in grado di riprodurre le diversit di comportamento di sistemi di particelle identiche governate dalle tre differenti statistiche. In particolare,
sono stati simulati sistemi di particelle (del tipo FD, BE e MB) con massa al variare del parametro
di degenerazione .
In Figura 1 riportato un confronto tra le funzioni di distribuzione, per un sistema bidimensionale,
ottenute per due diversi valori del parametro di degenerazione . Tali distribuzioni concordano abba-

48

Capitolo 1. Aspetti generali

stanza bene con quelle teoriche attese per gli stessi valori del parametro di degenerazione. In condizioni di bassa degenerazione ( = 0.5) le tre distribuzioni differiscono poco tra loro. In effetti per
valori di ancora pi piccoli le differenze diventano sempre pi impercettibili. Quando la degenerazione alta ( = 5) esse diventano marcatamente differenti luna dallaltra. In particolare, allaumentare della degenerazione, i bosoni tendono ad addensarsi negli stati di energia pi bassa, i fermioni tendono a riempire tutti gli stati di energia inferiore allenergia di Fermi, mentre la distribuzione di Maxwell-Boltzmann risente solamente di un fattore di scala.

(a)

(b)

Figura 1 - Confronto tra le funzioni di distribuzione per un sistema bidimensionale di particelle con massa ottenute: (a) per un
parametro di degenerazione = 0.5; (b) per un parametro di degenerazione = 5. Larea sottesa da ciascuna delle curve eguaglia
il valore di .

Minimizzando lo scarto quadratico medio tra le distribuzioni simulate e quelle teoriche attese opportunamente parametrizzate possibile determinare il valore del potenziale chimico che fa convergere larea sottesa dalle distribuzioni al corrispondente valore di .
Ricordiamo che la relazione funzionale che lega il potenziale chimico al parametro di degenerazione espressa mediante una funzione integrale. Per
tale relazione si riduce a quella classica
. In generale, per, si pu fare ricorso a degli sviluppi in serie che forniscono per
valori di = 1. Per valori di  1 necessario ricorrere a metodi di integrazione numerica. La procedura di ottimizzazione su esposta per la determinazione di costituisce, quindi, una valida alternativa a tali metodi di integrazione numerica.
I valori di
relativi alle distribuzioni simulate di Figura 1, ottenuti mediante questa procedura
di ottimizzazione, sono riportati in Tabella 1. Essi mostrano un accordo soddisfacente con i valori di
riportati sui testi per valori di approssimativamente uguali [3].
BE

MB

FD

0.5

-0.94

-0.93

-0.69

-0.69

-0.42

-0.43

-0.008

-0.007

1.61

1.61

5.02

4.99

Tabella 1 - Valori di
per le distribuzioni di Figura 1. I valori ottenuti dalle simulazioni sono confrontati con i valori
riportati sui manuali per valori di approssimativamente uguali.

In Figura 2 sono riportati i risultati della simulazione per quanto riguarda gli andamenti dellenergia media e del calore specifico in funzione della temperatura, per le tre distinte tipologie di sistemi
bidimensionali di particelle. Il confronto dei grafici dellenergia media per particella evidenzia che

49

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

mentre per sistemi di MB lenergia ha un andamento lineare per tutte le temperature, in BE e FD,
per temperature elevate essa segue lo stesso andamento che in MB ma tende a saturare quando la
temperatura si approssima allo zero. I risultati ottenuti per le energie medie trovano riscontro negli
andamenti dei calori specifici per particella. Infatti, in MB il calore specifico fluttua attorno al valore
atteso unitario a tutte le temperature, mentre in BE e FD esso ha lo stesso andamento che in MB per
temperature elevate ma, in accordo con il terzo principio della termodinamica, tende a zero quando
la temperatura tende a zero.

(a)

(b)

Figura 2 - (a) Confronto tra le energie medie per particella. In MB lenergia ha un andamento lineare per tutte le temperature.
In BE e FD, a temperature elevate ha lo stesso andamento che in MB ma tende a saturare al tendere a zero della temperatura. (b)
Confronto tra i calori specifici per particella. In MB il calore specifico fluttua sempre attorno a un valore costante. In BE e FD,
per alte temperature ha lo stesso andamento che in MB ma, in accordo con il terzo principio della termodinamica, tende a zero
quando la temperatura tende a zero.

Ulteriori informazioni sulle propriet termodinamiche dei sistemi simulati, in particolare sullanin funzione della temperadamento della fugacit z e, quindi, del potenziale chimico
tura, sono state ottenute attraverso la stima del numero medio di occupazione n0 dello stato ground.
Infatti, dalla generica relazione
(10)
si ricava

(11)

In Figura 3 sono riportati gli andamenti dei valori medi della fugacit e del potenziale chimico in
funzione della temperatura per le tre distinte tipologie di sistemi bidimensionali di particelle. Si pu
osservare che al tendere a zero della temperatura la fugacit tende al valore unitario in BE e diverge
rapidamente in FD. Per alte temperature gli andamenti della fugacit per BE e FD convergono a quello
intermedio di MB. Per quanto riguarda il potenziale chimico, si vede che al tendere a zero della temperatura esso tende a zero, mantenendosi negativo, in BE, mentre diventa positivo, tendendo al suo
massimo valore corrispondente allenergia di Fermi, in FD. Per sistemi di MB il potenziale chimico

50

Capitolo 1. Aspetti generali

evidenzia un comportamento intermedio a tutte le temperature. La presenza del massimo rende conto
del comportamento intermedio delle particelle di MB rispetto a quelle di BE e FD. Infatti, anche
a basse temperature le particelle di MB continuano ad avere un comportamento pi asociale dei
bosoni e meno dei fermioni. Tuttavia, a differenza dei fermioni, nulla vieta una loro condensazione
nello stato ground quando la temperatura esattamente uguale a zero. Nei bosoni, invece, tale condensazione pu avvenire a temperatura non nulla.

(a)

(b)

Figura 3 - (a) Confronto tra le fugacit. Al tendere a zero della temperatura la fugacit in BE tende a 1 (a temperatura non nulla)
e diverge rapidamente in FD. A temperature elevate i due andamenti convergono a quello intermedio di MB. (b) Confronto tra i
potenziali chimici. Al tendere a zero della temperatura il potenziale chimico tende a zero (a temperatura non nulla), mantenendosi
negativo, in BE e diventa positivo, tendendo allenergia di Fermi, in FD. In MB esso ha un andamento intermedio e tende ad
annullarsi al tendere a zero della temperatura.

In Figura 4 sono riportati gli andamenti, in funzione della temperatura, dellenergia media per particella e del potenziale chimico, entrambi rapportati allenergia termica
. Gli andamenti ottenuti,
ancora una volta, riflettono il differente comportamento dei tre tipi di sistemi bidimensionali di particelle. Per le particelle di MB lenergia media per particella fluttua attorno al valore
, cos come
previsto dal teorema di equipartizione dellenergia. Per i bosoni e i fermioni ci si verifica solo per
temperature sufficientemente elevate, nel qual caso il loro comportamento diventa assimilabile a
quello delle particelle distinguibili. Risulta evidente che, a basse temperature, lenergia media di un
bosone significativamente inferiore allenergia termica. Ci, essenzialmente, riflette la tendenza
dei bosoni ad addensarsi negli stati di pi bassa energia. Al contrario, per un fermione, a bassa temperatura, lenergia media risulta notevolmente superiore a quella termica. Ci, a sua volta, riflette le
restrizioni imposte dal principio di Pauli e la tendenza dei fermioni a distribuirsi uniformemente sugli
stati di energia inferiore allenergia di Fermi. Questo risultato mostra chiaramente i limiti di applicabilit del principio classico di equipartizione dellenergia tra i gradi di libert di un sistema termodinamico. Dallanalisi degli andamenti del potenziale chimico rapportato allenergia termica risulta
ancora pi evidente la presenza di una condensazione di Bose-Einstein. Infatti, si pu osservare che in
BE il potenziale chimico tende a zero pi rapidamente della temperatura, cosicch il rapporto
tende a zero quando la temperatura tende a zero. In FD e MB tale rapporto, invece, diverge al tendere a zero della temperatura. In FD ci dovuto al fatto che il potenziale chimico tende al suo massimo valore, corrispondente allenergia di Fermi, quando la temperatura tende a zero. In MB questo fatto, invece, evidenzia che, al contrario che in BE, la temperatura tende a zero pi rapidamente
del potenziale chimico.

51

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

(a)

(b)

Figura 4 - (a) Confronto tra le energie medie per particella in funzione della temperatura rapportate alla corrispondente energia
termica. In accordo con il principio di equipartizione, lenergia media di una particella di MB fluttua sempre attorno al valore
.
Per i bosoni e i fermioni ci e vero solo a temperature sufficientemente elevate. A basse temperature, invece, lenergia media di
un bosone risulta significativamente inferiore mentre quella di un fermione notevolmente superiore alla corrispondente energia
termica. (b) Confronto tra i potenziali chimici in funzione della temperatura rapportati alla corrispondente energia termica. In BE
tende a zero al tendere a zero della temperatura evidenziando il fenomeno della condensazione di Bose-Einstein.

6. Conclusione
Il metodo qui discusso ci permette di approfondire la comprensione delle connessioni tra le propriet
microscopiche della materia e il suo comportamento macroscopico. Lapproccio si basa sullassunzione di meccanismi di funzionamento semplificati, descritti tramite una catena di Markov nello
spazio degli stati di singola particella, in cui le interazioni tra i gradi di libert dinamici e di spin
responsabili del comportamento macroscopico possono essere connesse a opportune probabilit di
passo nella catena. Ci conduce ad una pseudo-dinamica del sistema di particelle che stata tradotta in una simulazione Montecarlo. Tale simulazione, implementata per un sistema 2D, ha permesso di evidenziare analogie e differenze nelle propriet termodinamiche di diverse tipologie di
sistemi (BE, FD e MB).
La peculiarit di questo approccio sta nella sua chiarezza concettuale, basata sullapplicazione del
principio del bilancio dettagliato e sulla opportuna considerazione delle caratteristiche fondamentali
delle particelle, dovute agli effetti quantistici dellindistinguibilit. Ci contribuisce a rendere questa
proposta utile per semplificare lintroduzione del concetto di statistica quantistica a studenti universitari e, in determinate condizioni, di scuola secondaria superiore, senza che le difficolt matematiche
degli approcci tradizionali allargomento possano troppo distoglierli dal contenuto fisico.
Appendice
Molti sistemi fisici non sono isolati ma possono scambiare energia con lambiente esterno. Se un
sistema viene posto in contatto con un bagno termico alla temperatura T, dopo un tempo sufficiente
esso raggiunger lequilibrio termico scambiando energia con il bagno. Lo studio di un tale sistema
pu essere facilmente condotto nel contesto statistico dellinsieme canonico. Si supponga, ad esempio, di avere un gran numero di copie di un sistema costituito da N particelle contenute in un volume
V in equilibrio alla temperatura T. Nellambito dellinsieme canonico, la probabilit di trovare il
sistema nel microstato s con energia Es data da
(A1)

52
dove

Capitolo 1. Aspetti generali

e Z una costante di normalizzazione. Poich

, si ha
(A2)

dove la somma estesa a tutti i possibili microstati del sistema. La quantit Z nota come funzione
di partizione del sistema. Linsieme statistico appena definito noto come insieme canonico e la funzione distribuzione di probabilit detta distribuzione di Boltzmann, o canonica.
Attraverso la funzione di distribuzione possibile calcolare le medie dinsieme delle grandezze fisiche dinteresse. Ad esempio, il valore medio di una generica grandezza fisica A che assume il valore
nel microstato s dato dalla relazione
(A3)
Tuttavia, nel corso di una simulazione possibile generare solo un numero ridotto m del grande
numero totale M di microstati. Ne consegue che ci si pu aspettare di ottenere una stima del valore
medio di una grandezza fisica A per mezzo della relazione
(A4)
Un modo molto grossolano di procedere potrebbe essere quello di ggenerare un microstato in modo
random con distribuzione uniforme, calcolare le quantit As, Es ed
e valutare il corrispondente
contributo alle somme che compaiono nella (A4). Tuttavia, un microstato cos generato avrebbe una
probabilit estremamente bassa (proporzionale a 1/M) di realizzarsi e quindi contribuirebbe in modo
irrilevante a ciascuna di queste somme. Si pu procedere in un modo che risulta pi efficiente, adoperando una procedura di tipo importance sampling [10-12]. Tale procedura consiste nel generare
microstati in accordo con una data funzione di distribuzione s. Per comprendere come essa opera
riscriviamo la relazione nella forma equivalente
(A5)

ottenuta moltiplicando e dividendo numeratore e denominatore per s. Se i vari microstati, anzich


venire generati con probabilit uniforme, vengono generati con probabilit s allora, per compensare
la distorsione introdotta, la relazione deve essere riscritta nel modo seguente
(A6)
Ci equivale a dire che, mediando su un campione sistematicamente distorto di un fattore s, necessario pesare ogni microstato con un fattore 1/s per eliminare tale distorsione. Sebbene sia possibile
adoperare una qualunque forma per s la stessa relazione (A6) suggerisce di adoperare proprio la
seguente stima della distribuzione di Boltzmann
(A7)

53

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Sostituendo la (A7) nella (A6) si ottiene


(A8)

Con questa scelta la stima per il valore medio della grandezza fisica A si pu porre nella forma
(A9)
in cui ciascuno microstato s campionato in accordo con la distribuzione di Boltzmann. Poich i
vari microstati vengono generati con una probabilit proporzionale a quella desiderata, tutte le medie
diventano medie aritmetiche.
importante sottolineare che la scelta (A7) per le probabilit s non lunica alternativa possibile
per campionare stati in accordo con la distribuzione di MB. In effetti, una qualunque scelta delle
probabilit di transizione s soddisfacente il principio del bilancio dettagliato tale da generare una
sequenza di stati distribuiti secondo la distribuzione di MB [8, 9]. Tuttavia, alcune scelte si rivelano
pi efficienti dal punto di vista computazionale. Questo il caso dellalgoritmo di Metropolis. La
scelta di Metropolis per le probabilit di accettazione Aij per transizioni di una particella dallo stato
i-esimo allo stato j-esimo consiste nellassumere
(A10)
Tale scelta soddisfa le richieste del principio del bilancio dettagliato. Infatti, supposto
e quindi
, la (A10) equivale a porre
e Aji = 1.
La scelta di Metropolis, per la sua caratteristica di minimizzare lenergia, si rivela una delle pi convenienti nelle simulazioni Monte Carlo ma non lunica possibile. Unaltra possibilit di scelta offerta,
ad esempio, dalle cos
cosiddette
ddette pprobabilit
obab t de
del bag
bagno
o te
termico [9, 11] e consiste nel porre
e di conseguenza
. Si verifica facilmente che anche questa opzione
soddisfa il bilancio dettagliato (4).
Bibliografia
[1] Waskan J.A. (2003) Intrinsic Cognitive Models, Cognitive Science 27 (2), pp. 259-283.
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[4] Reichl L.E. (1997) A Modern Course in Statistical Physics, John Wiley & Sons, New York.
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of Physics, 21, pp. 405-411.

54

Capitolo 1. Aspetti generali

TEORIE ELETTROMAGNETICHE DI FINE OTTOCENTO


Stefano Bordoni
Universit di Bergamo
Abstract
In the early 1890s, after his researches on the electromagnetic waves, Hertz tried to set the specific features of Maxwells electromagnetic theory against the background of nineteenth century scientific traditions. He found so hard to qualify Maxwells theory that he swung back and forth between two opposite options: Maxwells theory identified with his equations, or Maxwells theory as a specific instance
of the contiguous action theoretical model. Nevertheless, he was able to appreciate the conceptual difference between Maxwells theory and the mathematically equivalent version of Helmholtzs theory. In
the same years, Lorentz managed to account for the interaction between the electromagnetic field and
matter, and to account for the laws of optics on electromagnetic grounds. He was aware of the conceptual gap between Maxwells theory and Continental theories, and he tried to bridge the gap between
them. Making use of the continuous model of the electromagnetic field and a discrete model of matter,
he managed to attain a remarkable unification of mechanics, optics and electromagnetism.
1. Introduzione
La cosiddetta scoperta delle onde elettromagnetiche, previste dalla teoria di Maxwell, richiede una
complessa transizione concettuale. Proprio lo scienziato che esegu gli esperimenti oggi considerati
la prima convincente corroborazione della teoria di campo di Maxwell, a questa teoria inizialmente
non aderiva. Essa non fu punto di partenza ma punto di arrivo, attraverso un percorso teorico che si
svolse tra il 1887 e il 1888.1 Hertz faceva riferimento alla scuola berlinese di Helmholtz il quale, a
partire dal 1870, aveva pubblicato una serie di articoli nei quali tentava un riordino teorico dellelettrodinamica. Egli aveva formulato una legge generale per il potenziale elettrodinamico tra due elementi di corrente, contenente un parametro libero. Per valori di questo parametro pari a +1, -1 e zero,
la legge riproduceva, come casi particolari, le leggi di F. Neumann, W. Weber e J.C. Maxwell. La teoria di Helmholtz rilevante in quanto rappresent un tentativo di traduzione tra teorie differenti, in
particolare, teorie afferenti ai modelli esplicativi dellazione contigua e dellazione a distanza.2
Quanto fosse importante quel dibattito tra i due modelli esplicativi attestato dal fatto che la riflessione coinvolgeva anche settori diversi dallelettromagnetismo. Per esempio, nel testo di Planck del
1887 sulla conservazione dellenergia compare una riflessione sul significato generale del modello
dellazione contigua. La scienza moderna, secondo Planck, si era sostituita ad una pi antica visione
teleologica in cui gli eventi apparivano concatenati temporalmente, in modo che il presente fosse
determinato non solo dal passato ma anche dal futuro. La visione scientifica, al contrario, prevede
una catena causale in cui ogni evento determinato solo dal precedente. Planck auspicava che una
simile connessione causale valesse, oltre che per il tempo, anche per lo spazio: che gli eventi in un
punto fossero determinabili solo dagli eventi in punti spazialmente contigui. questo modello che
Planck chiamava teoria infinitesimale, nel senso di una teoria in cui ogni evento influenzato solo
dagli eventi che appartengono ad un suo intorno infinitesimale.3
(1)

Sulla storia della evoluzione teorica di Hertz si veda Doncel M.G. 1991, p. 1.
Sulla teoria di Helmholtz si veda Bevilacqua F. 1983, pp. 111-15, e Darrigol O. 1993, pp. 232-9. Sul confronto tra la
teoria di Helmholtz e la teoria di Maxwell si veda larticolo di un protagonista della fisica di fine Ottocento: Thomson
J.J. 1885, pp. 115, 127-8 e 133-5.
(3)
Si veda Planck M. 1887, in Planck M. 1992, p. 220: In altre parole: riguardo agli effetti temporali, la teoria infinitesimale ha raggiunto un riconoscimento radicale. Dovrebbe essere riservato ai prossimi decenni realizzare la stessa cosa
per gli effetti spaziali, mostrando che non esiste un influsso diretto a distanza spaziale n a distanza temporale, bens
che tutti gli effetti spaziali, come quelli temporali, appaiono in definiva composti da quegli effetti che si diffondono
da elemento a elemento. Allora ogni fenomeno trova la sua completa spiegazione nelle condizioni immediatamente
adiacenti nello spazio e nel tempo e tutti i processi finiti si compongono di effetti infinitesimi.
(2)

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

55

La classificazione di Hertz
Hertz, nellIntroduzione a Electric Waves, il volume del 1892 (del 1893 la traduzione inglese) che
raccoglieva le ricerche e gli esperimenti sulla propagazione delle interazioni elettromagnetiche, ricostru il proprio percorso intellettuale che, nel corso di quegli esperimenti, lo port verso il modello
dellazione contigua. Seguiremo questa traccia, pur tenendo conto che alcuni autori, confrontando
gli articoli pubblicati con i Diari e le Note di Laboratorio (Versuchsprotokolle), hanno messo in luce
alcune incongruenze cronologiche nella ricostruzione degli esperimenti e delle loro interpretazioni.4
Semplificando, nella ricostruzione di Hertz sono individuabili tre tappe fondamentali:
1. nei dielettrici sottoposti a rapide oscillazioni elettriche si realizza la corrente di spostamento di
Maxwell: essa produce fenomeni di induzione, similmente alla corrente elettrica nei conduttori;
2. queste azioni induttive si propagano nello spazio con velocit finita, pur risultando non risolta la
questione se tale velocit sia la stessa in aria o lungo i fili conduttori5;
3. sono effettivamente rilevabili onde elettromagnetiche trasversali in aria.
La prima parte dellIntroduzione, qualificata da Hertz come sperimentale, si conclude con un
duplice bilancio: ci che egli ha scoperto e ci che pu essere inferito teoricamente. Dal punto di
vista sperimentale, essenzialmente egli ha mostrato che le azioni elettromagnetiche si propagano in
un tempo finito.
Gettando ora uno sguardo allindietro, vediamo che, con gli esperimenti sopra accennati, si per la
prima volta provata la propagazione nel tempo di ipotizzate azioni a distanza. Questo fatto costituisce il
risultato filosofico degli esperimenti e, in un serto senso, il risultato principale. La dimostrazione include
il riconoscimento del fatto che le forze elettriche possono essere separate dalla connessione con i corpi
materiali e possono continuare ad esistere come stati variabili nello spazio. I dettagli degli esperimenti
provano anche che il particolare modo in cui le forze elettriche si propagano mostra stretta analogia con
la propagazione della luce; in realt, vi corrispondenza quasi completa. Risulta quindi altamente probabile che la luce consista in un fenomeno elettrico6

La conseguenza teorica di queste ricerche era secondo Hertz la decisiva corroborazione delle
ipotesi fondamentali della teoria di Faraday e Maxwell. In realt egli si riferiva alla teoria di Maxwell ma, anche successivamente nel testo, i nomi dei due scienziati vengono associati ad una stessa
rappresentazione dei fenomeni elettromagnetici. Questo non pu oggi essere ritenuto corretto, poich si tratta di impostazioni concettualmente diverse. Tuttavia essi sono accomunati dalladesione al
modello esplicativo dellazione contigua, ed proprio questo fatto che portava Hertz ad identificarli.
In fondo il tema sottostante le ricerche di Hertz, e uno degli elementi principali del dibattito di quel
periodo, era proprio il confronto tra i due modelli esplicativi dellazione a distanza e dellazione contigua. Differenze teoriche pi sottili allinterno dei due campi, comunque non riguardanti il principale fattore discriminante, non avevano grande rilevanza per quel dibattito al quale Hertz partecipava.
Potrebbe tuttavia esservi anche unaltra ragione nellavere accomunato Faraday e Maxwell. Recentemente, nel 1891, in Gran Bretagna, J.J. Thomson aveva pubblicato sul Philosophical Magazine un
articolo (On the Illustration of the Properties of the Electric Field by Means of Tubes of Electrostatic Induction) nel quale era il moto dei tubi di forza di Faraday a propagare le azioni elettromagnetiche. Questi tubi seguivano percorsi chiusi oppure congiungevano atomi di materia. In quelle congiunzioni, cio al confine tra etere e materia o, in particolare, tra materiali di diversa conduttivit, si
aveva accumulo di elettricit, coerentemente con la rappresentazione di Maxwell.7

(4)

Si veda Doncel M.G. 1991, pp. 7-13.


Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, pp. 9, 10, 13 e 14.
(6)
Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, p. 19.
(7)
Si veda Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, pp. 19-20: Vi tuttavia una ovvia connessione tra gli esperimenti e la teoria
in relazione alla quale gli esperimenti furono effettivamente intrapresi. [] Le ipotesi di base della teoria di Maxwell
(5)

56

Capitolo 1. Aspetti generali

Nella seconda parte dellIntroduzione, la parte teorica, Hertz esordiva chiedendosi che cosa
quella cosa che noi chiamiamo la teoria di Faraday-Maxwell? La domanda si fondava sulle difficolt di interpretazione del trattato di Maxwell del 1873, Treatise on electricity and magnetism. Hertz
stesso era consapevole di non aver ben capito il significato fisico di alcune affermazioni di Maxwell
n di essere riuscito a ricostruire un quadro coerente e certo delle sue concezioni. Quindi, nella strategia di esecuzione dei propri esperimenti, non aveva potuto lasciarsi guidare direttamente dal testo
di Maxwell. Piuttosto egli si era lasciato guidare dal sistema di riferimento teorico di Helmholtz,
anche se la teoria di Maxwell, cos come inquadrata nel sistema di Helmholtz, portava a delle incongruenze dal punto di vista del modello esplicativo.
Sono stato piuttosto guidato dal lavoro di Helmholtz, come pu facilmente essere visto dal modo in cui
sono stati condotti gli esperimenti. Tuttavia, sfortunatamente, nel caso limite della teoria di Helmholtz
che conduce alle equazioni di Maxwell, e che corrisponde allobiettivo degli esperimenti, il fondamento
fisico della teoria di Helmholtz scompare, come evidente, qualora si ignori lazione a distanza.8

In altre parole, il modello esplicativo dellazione contigua parte integrante della teoria di Maxwell
e tale teoria non pu essere integralmente sostituita da una teoria matematicamente equivalente ma
concettualmente differente. questo un punto cruciale, perch lascia intravedere una concezione
complessa di teoria scientifica, non semplicemente assimilabile ai suoi elementi empirici e matematici. Daltra parte, su questo terreno che si era affermata la recente tradizione della fisica teorica:
non solo esperimenti e leggi matematiche ma anche principi generali e modelli specifici. Tuttavia,
nelle righe seguenti, Hertz sembrava compiere una operazione culturale di segno opposto: poich
era difficile ricostruire, in modo certo e coerente, il modello esplicativo di Maxwell, semplificava il
confronto con Maxwell e lo riduceva al confronto con le sue equazioni. Il passaggio di Hertz consta
di due parti. Nella prima parte, ai fini della semplificazione, Hertz proponeva di assimilare fra loro
tre oggetti teoricidiversi, cio la teoria di Maxwell cos come rappresentata nel testo di Maxwell, la
reinterpretazione di Helmholtz, e linterpretazione che ne stava dando Hertz stesso. Nella seconda
parte, frequentemente citata, si asserisce, come conseguenza, che la teoria di Maxwell pu essere
assimilata alle sue equazioni. Questa asserzione apre una frattura sia con le considerazioni iniziali
della parte teorica dellIntroduzione, sia con lanalisi accurata dei differenti modelli esplicativi che
Hertz far nel corso delle pagine successive.
In tal modo, la rappresentazione della teoria nellopera stessa di Maxwell, la sua rappresentazione come
caso limite nella teoria di Helmholtz e la sua rappresentazione nella presente dissertazione sebbene
differenti nella forma hanno sostanzialmente lo stesso significato. Questo comune significato dei differenti modi di rappresentazione (e altri che potrebbero essere certamente trovati) mi appare essere la
parte pi duratura dellopera di Maxwell. Questa parte, e non i metodi e le concezioni peculiari di Maxwell, io chiamerei la teoria di Maxwell. Alla domanda che cos la teoria di Maxwell? non saprei
trovare pi breve e precisa risposta che la seguente: la teoria di Maxwell il sistema delle equazioni di
Maxwell. Ogni teoria che conduca allo stesso sistema di equazioni e quindi inglobi gli stessi possibili

contraddicevano i punti di vista pi diffusi e non poggiavano sullevidenza di esperimenti decisivi. Con questo riferimento, possiamo caratterizzare loggetto e il risultato dei nostri esperimenti dicendo: loggetto di questi esperimenti
stato il controllo delle ipotesi fondamentali della teoria di Faraday-Maxwell e il risultato stata la conferma delle
ipotesi fondamentali della teoria. Sulla rivalutazione dei tubi di forza di Faraday da parte di J.J. Thomson si veda
Thomson J.J. 1891, pp.149-50, e Thomson J.J. 1893, pp. 2-5. Per una discussione su questi aspetti si veda Buchwald
J. 1985, pp. 49-53, Falconer I. 2001, pp. 84-85, e Bordoni S. 2008, pp. 187-90 e 202-4.
(8)
Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, p. 20.

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57

fenomeni, la riterrei una forma o caso particolare di teoria di Maxwell; ogni teoria che conducesse a differenti equazioni e quindi a differenti possibili fenomeni, sarebbe una teoria differente.9

La conclusione drastica: le difficolt interpretative sulla teoria di Maxwell portano a dichiarare vana
ogni ricerca di differenze concettuali. Appare quindi curioso che, immediatamente, Hertz intenda analizzare dettagliatamente i differenti modelli e che, in particolare, intenda analizzare quanto alcuni di
essi siano o non siano qualificabili comemaxwelliani.
Forse sarebbe di qualche utilit per i miei colleghi se io qui spiegassi brevemente le concezioni
fondamentali delle tre rappresentazioni della teoria di Maxwell alle quali mi sono riferito. Avr
cos lopportunit di mostrare dove risieda secondo la mia opinione la peculiare difficolt
della rappresentazione di Maxwell. Io non posso concordare con la diffusa opinione che questa
difficolt sia di natura matematica.10

Evidentemente, se le vere difficolt della teoria di Maxwell non erano di natura matematica, la teoria stessa non poteva essere ricondotta al solo aspetto matematico, cio ad un sistema diequazioni. Il
panorama delle teorie elettriche e magnetiche, che Hertz va a descrivere, vede sostanzialmente quattro modelli, il terzo dei quali viene suddiviso in due sottomodelli differenti. Lanalisi condotta con
laiuto di un caso particolare e dei corrispondenti disegni: le due piastre elettricamente cariche di un
condensatore e lo spazio tra essi interposto.11
La prima concezione quella dellazione a distanza tra due corpi, la stessa concezione che accomuna
la legge di Coulomb alla legge di gravitazione di Newton.
Dal primo punto di vista, noi consideriamo lattrazione tra due corpi come una specie di affinit spirituale tra essi. La forza esercitata da ciascuno di essi connessa alla presenza dellaltro corpo. Affinch la forza sia presente, devono essere presenti almeno due corpi. In un certo
senso, un magnete esercita la propria forza solo quando un altro magnete portato nelle sue
vicinanze.12

Il secondo punto di vista quello della teoria del potenziale della tradizione tedesca. Ogni corpo
visto come sede e sorgente di forza e letere interposto tra le piastre non svolge alcun ruolo.
Anche nel secondo punto di vista noi consideriamo lattrazione tra due corpi come una forma
di influenza spirituale delluno sullaltro. Ma sebbene sia ammetta che lazione si manifesti solo
in presenza di almeno due corpi, ammettiamo anche che ciascuno dei corpi agenti eserciti, sui
punti circostanti, unazione di attrazione con definita intensit e direzione, anche senza la presenza di un simile corpo nelle vicinanze. Secondo questa concezione, con queste azioni, variabili da punto a punto, si riempie lo spazio circostante. Nello stesso tempo, si ritiene che nulla
accada nel luogo dove lazione agisce: il corpo agente allo stesso tempo sede e sorgente della
forza. []
Se ammettiamo lesistenza delletere luminifero, e supponiamo che esso sia rimosso da una
regione B dello spazio, la forza rester invariata in tale regione.13

(9)

Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, p. 21.


Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, pp. 21-22.
(11)
Una analisi dei differenti modelli elettromagnetici proposta da Hertz si trova in Bevilacqua F. 1983, pp. 202-11.
Una discussione in lingua italiana si trova in Bordoni S. 2005, pp. 94-9; una pi breve ricostruzione in Cassani L.
eRaccanelli B.M. 1988, pp. 15-19.
(12)
Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, p. 22.
(13)
Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, pp. 22-23.
(10)

58

Capitolo 1. Aspetti generali

Nel terzo modello, allo schema generale dellazione a distanza si associa la presenza e il ruolo del
mezzo interposto. La forza produce variazioni nel mezzo e queste variazioni danno origine a nuove
forze a distanza.
Si ipotizza che lazione tra i due corpi distanti sia determinata non solo direttamente dalle forze
a distanza. Si ipotizza piuttosto che le forze inducano variazioni nello spazio (supposto ovunque
non vuoto) e che queste, a loro volta, diano origine a nuove forze a distanza (Fernkrften).
Le attrazioni tra i corpi distanti dipendono quindi, in parte, dalla loro azione diretta e, in parte,
dallinfluenza dei cambiamenti avvenuti nel mezzo. Le variazioni nel mezzo sono viste come
polarizzazioni elettriche e magnetiche delle loro pi minute componenti sottoposte allinfluenza
delle forze agenti. [] Nel suo pi generale sviluppo e nella sua estensione allintero dominio
dei fenomeni elettromagnetici, questa visione rappresentata dalla teoria di Helmholtz.14

A questo punto si inserisce una ulteriore differenziazione, relativa al ruolo del mezzo: nel primo caso
questo ruolo si riduce a un parziale contributo allazione totale. Rimuovendo ora una
regione B delletere, resterebbe la presenza della forza a distanza ma scomparirebbe la polarizzazione
del mezzo. In questo caso la sede dellenergia sarebbe in parte nei corpi elettrizzati ed in parte nel
mezzo. Sulla localizzazione dellenergia si giocava una importante partita teorica. Infatti si poteva
supporre che tutta lenergia fosse nei corpi elettrizzati, in parte in questi e in parte nel mezzo e, infine,
che tutta lenergia fosse localizzata nel mezzo. Questultima scelta teorica, che corrispondeva per
Hertz al secondo caso del terzo modello, vedeva le azioni a distanza cedere il passo alle azioni contigue tra elementi del mezzo.
Poich non corrisponde alcuna energia alle elettricit collocate sui conduttori, le forze a distanza
devono diventare estremamente piccole. Ma, perch ci accada, necessario che non sia presente elettricit libera. Lelettricit deve quindi comportarsi come un fluido incomprimibile. Si
hanno solo correnti chiuse; di qui la possibilit di estendere la teoria a tutti di tipi di perturbazioni elettriche, malgrado la nostra ignoranza delle leggi delle correnti aperte.15

In altre parole, se il mezzo ha una parte attiva nella trasmissione delle azioni elettromagnetiche, poich il mezzo pervade tutto lo spazio, tutte le correnti sono correnti chiuse. La traduzione matematica
di questa rappresentazione fisica delle interazioni portava alle equazioni di Maxwell, anche se precisava Hertz la teoria di Maxwell non pu essere identificata con quella rappresentazione. Il punto
di vista di Maxwell secondo Hertz il successivo, quarto punto di vista. Ora lazione a distanza
generata dallelettricit presente sulle piastre completamente neutralizzata dallopposta elettricit
indotta sulle superfici del mezzo che si affacciano sulle piastre. Le piastre subiscono una forza attrattiva che ora spiegabile con le tensioni esercitate dal mezzo elettrizzato. In una regione B svuotata
del mezzo sono presenti solo trascurabili forze a distanza.
Il quarto punto di vista appartiene alla pura concezione di azione attraverso un mezzo. Da questo punto di vista, riconosciamo che le variazioni nello spazio, ipotizzate dal terzo punto di vista,
sono effettivamente presenti e che per mezzo di esse che i corpi materiali agiscono luno sullaltro. Ma non si accetta che queste polarizzazioni siano leffetto di forze a distanza; noi ci liberiamo dellelettricit da cui si suppone che le forze si originino. Consideriamo le polarizzazioni
come le sole cose realmente presenti; esse sono la causa dei moti dei corpi materiali e di tutti i
fenomeni che permettono le trasformazioni che noi osserviamo in questi corpi. []
Considerato dal punto di vista matematico, questo quarto punto di vista pu essere ritenuto com-

(14)
(15)

Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, p. 23.


Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, p. 24.

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59

pletamente coincidente con il caso limite del terzo. Tuttavia, dal punto di vista fisico, essi differiscono profondamente.16

Pare dunque confermato che ci che caratterizza una teoria non sono solo gli aspetti empirici e matematici. Ci che pu rendere una teoria differente da unaltra anche la rappresentazione mentale
generale dei processi invisibili con i quali si intende spiegare i fenomeni visibili. Se noi potessimo
rimuovere la solita regione B nello spazio tra le piastre, non resterebbe nulla che possa far pensare
a fenomeni elettrici nello spazio circostante. Se questa era la visione di Maxwell, restavano tuttavia
da spiegare alcune incongruenze presenti nei suoi scritti, cio tracce di modelli dissonanti rispetto al
punto vista generale. Lipotesi di Hertz che essi fossero il risultato di una evoluzione concettuale
svoltasi nel corso del tempo; tale evoluzione aveva prodotto una formulazione teorica finale, nella
quale comunque erano rimaste tracce di precedenti formulazioni teoriche. La teoria di Maxwell, in
altre parole, contiene la propria storia, la propria archeologia.
Che lelettricit si muove come un fluido incomprimibile una delle affermazioni preferite di
Mazwell. Ma queste affermazioni mal si adattano al quarto punto di vista; fanno sospettare che
Maxwell vedesse le cose secondo il terzo punto di vista. La mia opinione che le cose non stiano
cos, che la contraddizione sia solo apparente e che nasca da un fraintendimento linguistico. Se
non mi sbaglio, le cose stanno cos: in origine Maxwell formul la sua teoria con laiuto di precise e particolari concezioni sulla natura dei fenomeni elettrici. Ipotizz che i pori delletere e
di tutti gli altri corpi fossero riempite con un fluido sottile che, comunque, non esercitava forze
a distanza. Nei conduttori questo fluido si muoveva liberamente e il suo moto costituiva ci che
chiamiamo corrente elettrica. Negli isolanti questo fluido restava confinato al proprio posto da
forze elastiche e il suo spostamento fu considerato identico alla polarizzazione elettrica. Il fluido stesso, come causa di tutti i fenomeni elettrici, fu chiamato da Maxwell elettricit. Quando
Maxwell compose il suo grande trattato, le ipotesi accumulate dalle precedenti concezioni non
gli si confacevano pi, oppure scopr in esse delle contraddizioni, e le abbandon. Ma non le elimin completamente; rest un certo numero di espressioni ereditato dalle precedenti idee.17

Il concetto pi critico appariva quello di elettricit: secondo Hertz, questa parola aveva, nella teoria di Maxwell, diversi significati.18 Nella tradizione instaurata da Maxwell, cariche elettriche e correnti vennero interpretate in modo ancora pi radicale rispetto a Maxwell, quasi come effetto collaterale dei campi e delle loro variazioni attraverso letere e la materia. Un contributo importante,
appartenente a questa tradizione, fu quello di J.H. Poynting, il quale, negli anni 1884-85, in una serie
di articoli, port lattenzione sul concetto di flusso di energia attraverso il mezzo. Egli poneva una
domanda di questo tipo: come viene trasferita lenergia elettromagnetica? Secondo quali leggi essa
viaggia tra le parti di un sistema, apparendo per esempio come energia elettrica e poi trasformandosi
in energia termica? Essa risultava propagarsi in direzione perpendicolare ai campi: in particolare,
nei fenomeni di conduzione lungo fili conduttori, lenergia elettromagnetica non viaggiava lungo il
(16)

Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, p. 25.


Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, pp. 26-27.
(18)
Hertz H. 1893 in Hertz H. 1962, p. 27: In primo luogo, egli la us (come anche noi facciamo) per indicare una
quantit che pu essere positiva o negativa e che costituisce il punto di partenza delle forze a distanza (oppure ci
che tale ci appare). In secondo luogo, la parola denota quel ipotetico fluido dal quale non pu derivare alcuna forza
a distanza (neppure quelle apparenti) e la cui quantit in uno spazio dato deve essere, in qualunque circostanza, una
quantit positiva. Se ogni volta che leggiamo le spiegazioni di Maxwell, interpretiamo il significato della parola
elettricit nel modo pertinente, quasi tutte le contraddizioni, che a prima vista appaiono cos sorprendenti, possono
essere fatte sparire. Sul significato della parola elettricit nel Trattato di Maxwell gli storici hanno molto discusso.
In particolare, sulla presenza di una concezione dominante e di altre differenti concezioni atte a spiegare specifici
fenomeni, si veda Darrigol O. 2000, pp. 168, 174 e 176.
(17)

60

Capitolo 1. Aspetti generali

filo ma convergeva radicalmente verso il filo dal dielettrico circostante. Questa energia che confluiva sul filo veniva poi trasformata in calore, come nei noti fenomeni di conduzione. Invertendo un
ordine causale che, nella tradizione continentale, vedeva il filo percorso da corrente come sorgente
e causa di eventuali manifestazioni energetiche, ora la corrente era interpretata come leffetto di un
flusso di energia entrante nel conduttore, in concomitanza con gli usuali effetti elettrici, magnetici e
termici. Nellimpostazione di Poynting il ruolo delle cariche e delle correnti secondario rispetto a
quello dei flussi di energia che percorrono il mezzo. Poynting arrivava a descrivere il filo conduttore
di un circuito come analogo ad un dissipatore di calore in una macchina termica.19
Di nuovo, nella parte finale dellIntroduzione, dopo avere pi volte sottolineato la centralit dei
modelli esplicativi nelle teorie elettromagnetiche note, Hertz si affidava allidentit tra teoriadi Maxwell e sistema di equazioni di Maxwell. Queste equazioni erano coerenti con il quarto punto di vista
e, nella ricostruzione, Hertz voleva attenersi rigorosamente ad esso come sistema di riferimento
generale, eliminando qualunque riferimento esplicativo dissonante. Egli era consapevole che questa ricostruzione purificata sarebbe stata molto astratta e priva di colore ma, asseriva, non dobbiamo confondere limmagine semplice e familiare con la quale la natura si presenta a noi con gli
abiti vivaci con i quali siamo abituati a rivestirla.20 Questi ultimi passaggi dellIntroduzione mettono in luce alcune difficolt che vanno al di l della particolare ricostruzione di Hertz: la difficolt
di classificare la teoria di Maxwell e la difficolt di dialogare con gli elementi non empirici e non
matematici di una teoria.
I modelli teorici di Lorentz
In questo panorama, lelettrodinamica di Lorentz si situa in una posizione particolare. Innanzitutto,
nella teoria che Lorentz svilupp nel 1892, letere era supposto in quiete, trasparente alla materia
e non trascinato dai corpi in moto. Inoltre, accanto alletere veniva posta una unit particellare di
carica elettrica: vi era dunque, accanto al modello concettuale dellazione contigua, cio accanto ai
campi elettromagnetici nelletere della tradizione maxwelliana, un elemento appartenente alla tradizione delle forze a distanza: una particella di materia, portatrice di carica elettrica. Il dibattito sullo
stato di moto delletere fu portato al congresso dei naturalisti tedeschi, a Dsseldorf nel 1898, e si
dispieg soprattutto attraverso il confronto tra Lorentz e Wien. Letere stazionario di Lorentz si conciliava con i fenomeni noti dellottica ma non era conciliabile con il terzo principio della meccanica:
la modificazione della meccanica poteva essere una conseguenza accettabile dei buoni successi delle
teorie elettromagnetiche?21
A quel punto si era gi posta allattenzione dei fisici una questione che Lorentz e Larmor avevano
sollevato nel corso degli anni novanta: sufficiente una teoria macroscopica della materia per descrivere i fenomeni elettromagnetici? Con laggettivo macroscopiche si possono qualificare quelle teorie che non prendevano in considerazione n la struttura delletere n la struttura della materia, supponendo entrambi come entit continue. Possiamo usare laggettivo microscopiche per qualificare
quelle teorie che, al contrario, prevedevano strutture discrete che si sostituivano a quelle entit continue o, eventualmente le si sovrapponevano. Infatti le entit microscopiche previste dalle teorie di
Larmor e di Lorentz erano immerse in un etere continuo. Queste micro strutture potevano essere pensate come costituite di materia ponderabile ma anche come punti delletere soggetti a particolari stati
di tensione. Le micro particelle previste da quelle teorie avevano un carattere diverso dalle particelle

(19)

Si veda Poynting J.H. 1884, pp. 343-8, 354, 358, 360-1, e Poynting J.H. 1885, pp. 277-82 e 287. Per una discussione
del contributo di Poynting si veda Bevilacqua F. 1983, pp. 167-77, Buchwald J. 1985, pp. 44-45, Bevilacqua F. 1994,
pp. 124-7, Hunt B.J. 1991, pp. 93-5 e Bordoni S. 2008, pp. 128-35.
(20)
Hertz H. 1893, in Hertz H. 1962, p. 28.
(21)
Il confronto tra Lorentz e Wien sarebbe proseguito al congresso dei naturalisti tedeschi del 1900, in cui fu di battutala
questione della massa dellelettrone, della natura elettromagnetica di tale massa e della sua dipendenza dalla velocit.
Su quel dibattito si veda McCormmach R. and Jungnickel C. 1986, vol. II, p. 235-6.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

61

cariche presenti nella tradizione delle forze a distanza. In questultima, le particelle avevano un carattere macroscopico; non erano elementi irriducibili di una microscopica struttura materiale.22
Vari erano gli elementi in gioco nel confronto tra le teorie maxwelliane e le teorie dellazione a distanza,.
Vi era dapprima la natura delle interazioni, che potevano essere contigue o a distanza. Vi era poi la
natura del mezzo e della materia, che potevano essere discreti o continui. Vi era la natura delle particelle di materia, che potevano essere pensate come frammenti di materia continua oppure dotate di
una struttura atomica microscopica. Nel caso di una struttura microscopica, vi era infine la natura di
quelle ipotetiche unit elementari di materia: la loro natura poteva essere ponderabile oppure eterea.
A priori, varie possibilit di scelta erano possibili. Si potevano concepire azioni contigue attraverso
un mezzo continuo, in presenza di materia continua, come nella tradizione maxwelliana. Si potevano
concepire azioni a distanza tra particelle di materia continua, in presenza di un mezzo continuo, come
nella scuola di Helmholtz. Ma si potevano anche concepire azioni contigue trasmesse, attraverso un
etere continuo, a particelle microscopiche di natura ponderabile o eterea.
Quando, negli ultimi anni dellOttocento, risultarono insufficienti gli strumenti offerti dalla teoria
di Maxwell, le teorie di Lorentz e Larmor ipotizzavano la presenza di una materia dotata di struttura microscopica accanto alletere continuo. Si realizzava quindi un superamento sia del modello
esplicativo di Maxwell, sia del modello esplicativo continentale. Infatti, pur presentando le due tradizioni aspetti cos profondamente diversi, proprio nella rappresentazione di etere e materia come
entit continue avevano un elemento comune. Ipotizzare una struttura microscopica per la materia
riapriva anche altre questioni: se la carica elettrica fosse una entit primaria o un aspetto secondario derivato dalle azioni dei campi attraverso letere o la materia, se vi fosse una relazione tra elettricit e materia, ...
I principali referenti teorici di Lorentz erano Helmholtz e Maxwell per lelettromagnetismo e Fresnel per lottica; ciascuno di essi era portatore di concezioni non facilmente conciliabili quelle degli
altri. In una prospettiva di conciliazione tra quelle concezioni generali ed i corrispondenti modelli
esplicativi collocabile la ricerca di Lorentz.
Gi nella dissertazione del 1875, egli dichiarava una preferenza per la teoria di Maxwell e, contemporaneamente, esponeva alcune difficolt di quella teoria nello spiegare alcuni fenomeni ottici, quali
la dispersione, la rotazione del piano di polarizzazione e linfluenza del moto della Terra. Il superamento di quelle difficolt richiedeva, secondo Lorentz, una indagine sulla struttura microscopica della
materia e sulla relazione tra elettricit e materia. Nel 1878, in un altro articolo scritto in olandese,
(Sulla relazione tra la velocit di propagazione della luce e densit e composizione del mezzo), in
relazione al fenomeno della dispersione, egli separava letere dalla struttura molecolare della materia
e proponeva uno schema di interazione tra quella struttura e le azioni elettromagnetiche delletere.
Non si trattava di un tentativo isolato perch nel 1875 anche Helmholtz aveva trattato fenomeni di
risonanza tra molecole e oscillazioni attraverso letere. In un articolo del 1886 (Sullinfluenza del
moto della terra sui fenomeni luminosi), Lorentz dichiarava di preferire le teorie ottiche di Fresnel a
quelle di Stokes, nonostante il risultato problematico dellesperimento di Michelson del 1881. Eventuali micro strutture atomiche potevano sovrapporsi alletere senza perturbarlo, soprattutto nellipotesi che queste micro strutture fossero riconducibili a modificazioni delletere stesso.23
Nel 1892 H.A. Lorentz pubblic sugli Archives Nerlandaises un ponderoso saggio, che occupava
circa duecento pagine della rivista, dal titolo La thorie lectromagntique de Maxwell et son application aux corps mouvants. Lobiettivo dichiarato da Lorentz era portare a compimento lopera di
unificazione tra ottica ed elettromagnetismo intrapresa da Maxwell. I problemi relativi allottica dei
corpi in moto, che avevano occupato alcuni fisici nei primi decenni dellOttocento venivano ora ere-

(22)

Sulla distinzione tra macroscopico e microscopico si veda Buchwald J. 1985, p. ix. Sulle teorie di Larmor si
veda Giusti Doran B. 1975, pp. 221-57, Buchwald J. 1985, pp. 133-76, Darrigol O. 2000, pp. 332-42 e Bordoni S.2008,
pp. 213-56. In lingua italiana si veda Bordoni S. 2005, pp. 118-31.
(23)
Per una analisi pi dettagliata di questi tre articoli di Lorentz si veda Darrigol O. 1994, pp. 270, 273 e 275.

62

Capitolo 1. Aspetti generali

ditati dalla teoria elettromagnetica; cambiando nome e natura, si erano trasformati in problemi relativi
allelettrodinamica dei corpi in moto. Se le ricerche di Maxwell avevano collegato, in modo teoricamente convincente, elettromagnetismo e ottica, non avevano per spiegato tutti gli effetti ottici conosciuti. Per esempio, la teoria di Fresnel, che prevedeva un parziale trascinamento della luce da parte
dei corpi trasparenti in moto, sebbene corroborata da svariati esperimenti, non era al momento deducibile dalle equazioni del campo elettromagnetico. Fin dalle prime righe, Lorentz si richiamava esplicitamente a Maxwell e al ruolo decisivo del mezzo nellinterpretazione delle correnti elettriche.24
La teoria di Maxwell si era diffusa sul continente in seguito alla reinterpretazione di Hertz.Questultimo, nella ricostruzione che ne fa Lorentz nellIntroduzione del saggio, risulta essere colui che ha
bonificato la teoria di Maxwell delle ridondanze presenti ma, nel corso di questa operazione, ha pure
eliminato parti teoricamente rilevanti. In esse Maxwell tentava di porre in relazione i nuovi modelli
esplicativi elettromagnetici con i tradizionali metodi della meccanica analitica. Pareva a Lorentz che
il percorso intellettuale di Maxwell meritasse di essere esplorato e approfondito.
Recentemente, Hertz ha riconsiderato il problema; egli ha formulato, dapprima per sistemi in
riposo, poi per corpi in moto, un sistema di equazioni, di forma assai semplice, che possono rendere conto dei fenomeni osservati.
Vi una differenza essenziale tra il metodo di Hertz e quello di Maxwell. Hertz non tanto interessato a un confronto ravvicinato tra le azioni elettromagnetiche e le leggi della meccanica. Egli
si limita ad una descrizione sintetica e chiara, indipendente da qualunque ipotesi preconcetta su
ci che avvenga nel campo elettromagnetico. Inutile dire che tale metodo ha i suoi vantaggi.
Tuttavia, si sempre tentati di ricondursi alle spiegazioni meccaniche. per questo che mi
parso utile applicare direttamente, al caso pi generale, il metodo di cui Maxwell ha dato lesempio nel suo studio sui circuiti.25

Vi era unaltra questione che aveva spinto Lorentz ad intraprendere queste ricerche teoriche ed era
una questione connessa al rapporto tra meccanica, ottica ed elettromagnetismo. Si trattava della relazione cinematica tra i corpi in moto e letere in essi contenuto. Secondo Hertz, i corpi trascinano con
s letere; tuttavia i fenomeni ottici, per esempio lesperimento di Fizeau, non sembravano compatibili con tale ipotesi. Lorentz intendeva sviluppare una diversa ipotesi, che i corpi attraversassero
letere senza trattenerlo, e per realizzare questo obiettivo il migliore punto di partenza gli sembrava
proprio la teoria di Maxwell.26
Il primo capitolo del saggio era dedicato ad una teoria elettromagnetica dei corpi in quiete (Mouvements lectriques dans des corps qui se trouvent en repos), il secondo capitolo (insieme ad un breve
terzo capitolo) ad una teoria elettromagnetica dei corpi in moto che trascinano letere con s (Phnomnes lectromagntiques dans des corps qui se trouvent enmouvement et qui entranent lther
contenu dans leur intrieur), ed il quarto ad una teoria di particelle elettricamente cariche che non
trascinano letere con s (Thorie dun systme departicules charges qui se dplacent travers
lther sans entraner ce milieu).
Nel primo capitolo appare un primo modello atto a rappresentare linterazione tra etere, materia ed
elettricit, che consiste in una modificazione di un precedente modello proposto da Poincar in un
(24)

Si veda Lorentz H.A. 1892a, p. 364: Se fili di metallo sono percorsi da correnti elettriche, le particelle del mezzo
ambiente sono animate da un certo movimento che io chiamer il movimento elettromagnetico e che consiste probabilmente di una rotazione intorno alle linee di forza magnetiche. Secondo Maxwell, la forza viva di questo movimento
proprio lenergia elettromagnetica della quale, indipendentemente da ogni teoria, gli esperimenti hanno rivelato
lesistenza e determinato il valore e che la teoria distribuisce in modo stabilito tra le differenti parti dello spazio. Sottolineiamo, fin da ora, che in uno stesso elemento di volume possono coesistere una corrente elettrica e un movimento
elettromagnetico.
(25)
Lorentz H.A. 1892a, pp. 367-8.
(26)
Si veda Lorentz H.A. 1892a, p. 368.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

63

saggio del 1890. Si ipotizzava che tutti i corpi, compreso letere, fossero immersi in un fluido in comprimibile il cui spostamento dava origine ai fenomeni elettrici. Nei corpi isolanti, le particelle di questo fluido dovrebbero essere vincolate a posizioni di equilibrio che funzionano come centri di oscillazione quando agiscono forze che causano lo spostamento. Nei conduttori, al contrario, le particelle
di fluido sono in equilibrio in qualunque punto le conduca lo spostamento. Sebbene il fluido elettrico
riempia tutto lo spazio, dovremmo ammettere come possibile la compresenza di altri tipi di materia; si pu ipotizzare una natura corpuscolare di queste materie, in modo che esse possano compenetrarsi, oppure si pu spiegarne la compresenza ipotizzando che i diversi tipi di materia siano manifestazioni differenti di ununica sostanza originaria. Ma di quante sostanze abbiamo bisogno? Innanzitutto dovremmo ammettere la materia ponderabile; poi dobbiamo ammettere che letere contenga
una materia in grado di trattenere lelettricit e ricondurla verso le posizioni di equilibrio; inoltre dobbiamo ammettere dei punti materiali elettricamente carichi, non coincidenti con il fluido elettrico.
Lorentz era consapevole che questo modello era complicato e temeva che eventuali tentativi di precisarlo ulteriormente portassero a speculazioni inattendibili. Il modello era dichiaratamente provvisorio e avrebbe potuto essere modificato profondamente da ulteriori ricerche.27
Il modello conduceva in modo semplice alle equazioni elettromagnetiche, se si introducevano due
ipotesi: che la materia N non avesse alcuna influenza sui moti stazionari dellelettricit, e che il fluido elettrico avesse una massa trascurabile. Lanalisi delle correnti variabili, come quella prodotta
dalla scarica di un condensatore, induceva Lorentz a rappresentare il complesso meccanismo delle
tensioni, cio delle elasticit dielettriche, e dei movimenti per mezzo di un congegno meccanico
nel quale il fluido elettrico e la materia N corrispondevano a particolari ingranaggi.
Si potr paragonare questultimo [il fluido elettrico] ad un albero dentato che si sposti in senso
longitudinale e la materia N ad una ruota dentata che ingrana con questalbero; in effetti, una
qualunque resistenza, che si opponga al movimento prodotto da questi ingranaggi, non li porter immediatamente in quiete; sar necessario per questo un tempo tanto pi lungo quanto maggiore la massa della ruota.28

A fine capitolo Lorentz sottolineava che i calcoli e i ragionamenti condotti con laiuto di questo
modello portavano ad equazioni elettromagnetiche fondamentalmente identiche a quelle di Maxwell, Heaviside ed Hertz.29
Nel secondo capitolo egli sviluppava un modello completamente diverso, a partire dallipotesi di Hertz
sul completo trascinamento delletere da parte dei corpi in moto. Lorentz precisava in una nota che
il contenuto del capitolo e del successivo aveva una natura diversa e indipendente rispetto alle deduzioni che sarebbero state fatte negli ultimi capitoli. Il saggio appare, nei primi capitoli, come una collezione di ricerche tese a sviluppare diversi possibili punti di vista. Indubbiamente colpisce questa
libert di costruire modelli e di applicare ognuno di essi a classi di problemi per i quali quel modello
appariva adeguato. Va rilevata anche lintenzione di cercare una spiegazione sostanzialista dei fenomeni, nella quale gli enti fisici non vengono semplicemente ipotizzati ma indagati nella loro intima
costituzione. Il programma generale della fisica non si arrestava alla determinazione delle leggi che
mettono in relazione i diversi fenomeni: veniva posta una domanda sulla natura degli enti ipotizzati
per la spiegazione di quei fenomeni. Inoltre la libert di costruire modelli era portatrice di una con-

(27)

Si veda Lorentz H.A. 1892a, pp. 391-4, in particolare, p. 394: Indicher con M sia la materia ponderabile sia la
sostanza che trattiene lelettricit contenuta nelletere, con N la materia che sede di movimenti elettromagnetici. Per
fissare le idee, supporr che la materia M sia immobile e che non faccia parte del sistema al quale noi abbiamo applicato
il teorema di DAlambert. Questo sistema dunque composto dal fluido elettrico e dalla materia N.
(28)
Lorentz H.A. 1892a, p. 400.
(29)
Da queste equazioni Lorentz ricavava una equazione di propagazione per il campo elettrico. Si veda Lorentz
H.A.1892a, p. 407.

64

Capitolo 1. Aspetti generali

cezione della scienza come impresa intrinsecamente aperta, incompiuta. In questo capitolo, Lorentz
indicava con la parola materia tutto ci che fosse potenzialmente sede di correnti elettriche o spostamenti elettrici: tale poteva essere sia la materia ponderabile sia letere. Inoltre i fenomeni sarebbero stati classificati in due classi distinte: da una parte i fenomeni elettrici, dallaltra la materia in
moto. Questo modello conduceva alle equazioni di Hertz.30
Con il capitolo quarto inizia la parte pi originale del saggio di Lorentz: la teoria entrava nel vivo dei
problemi al confine tra meccanica ed elettromagnetismo. Lobiettivo consisteva nel dare una giustificazione elettromagnetica alla teoria ottica di Fresnel, partendo dallipotesi di un etere in quiete, non
influenzato dal moto della materia attraverso di esso. Per affrontare la complessit dei fenomeni elettromagnetici e ottici allinterno di un corpo in movimento attraverso letere, erano necessarie ipotesi
sulla natura della materia e dellelettricit. La materia ponderabile era ipotizzata completamente permeabile alletere: letere pu attraversare la materia senza essere perturbato n trascinato dal moto
di questa. Questa ipotesi sembrava coerente con alcuni fenomeni ottici e avrebbe permesso di ritrovare i risultati della teoria di Fresnel. Tutti i complicati fenomeni elettromagnetici nei conduttori e
negli isolanti potevano fondarsi su un fenomeno semplice, il moto di un corpo elettrizzato attraverso
letere, anche senza approfondire il rapporto tra etere e materia.31
Poteva per essere formulata una ipotesi sul rapporto tra elettricit e materia. La materia conteneva
una moltitudine di piccole particelle con cariche elettriche positive o negative. I fenomeni elettrici
sono causati dallo spostamento di queste particelle: lelettrizzazione derivava da una eccedenza di
particelle con la stessa carica elettrica, la corrente elettrica deriva da un loro movimento effettivo e
lo spostamento elettrico deriva da un allontanamento dalle loro posizioni di equilibrio.32
Lorentz sottolineava poi la sua adesione al modello esplicativo dellazione contigua: lazione elettromagnetica si propaga attraverso letere, in un tempo finito. Apparentemente il modello della particella elettrizzata in moto sembrava pi vicino al modello esplicativo di Weber eClausius ma, in
realt sosteneva Lorentz il fondamento della teoria era letere. Egli non intendeva determinare
le forze tra particelle ma le azioni delle particelle cariche sulletere e, simmetricamente, le azioni
delletere sulle particelle cariche. Le forze tra particelle erano comunque forze mediate dalletere:
una particella pu modificare lo stato delletere circostante e queste perturbazioni esercitano azioni
su una seconda particella carica. In questo senso, la sua teoria conservava sempre limpronta dei
principi di Maxwell.
Anche il valore della forza, a un certo momento, non determinata dalle velocit e dalle accelerazioni che i piccoli corpi possiedono in quello stesso istante; essa deriva piuttosto da movimenti
che gi vi hanno avuto luogo. In termini generali, si pu dire che i fenomeni eccitati nelletere,
dal moto di una particella elettrizzata, si propagano con una velocit pari a quella della luce.
Si ritorna dunque a una idea che Gauss aveva gi espresso nel 1845, secondo la quale le azioni
elettromagnetiche richiedevano un certo tempo per propagarsi dalla particella agente alla particella che ne subiva gli effetti.33

Per Lorentz, etere e materia non interagivano meccanicamente, erano reciprocamente sovrapponibili
e permeabili. La materia era permeabile sia alletere che ai campi. Tuttavia la materia era, almeno
in parte, costituita di particelle elettricamente cariche e le particelle cariche interagivano con letere.
Le particelle cariche erano a tutti gli effetti materia ponderabile e potevano essere soggette a forze.
Queste particelle, come tutta la materia, erano permeabili alletere e le azioni elettromagnetiche che
avevano sede nelletere non erano in alcun modo perturbate dalla presenza di materia ordinaria, cio

(30)

Si veda Lorentz H.A. 1892a, pp. 409 e 420.


Si veda Lorentz H.A. 1892a, p. 432.
(32)
Si veda Lorentz H.A. 1892a, pp. 432-3.
(33)
Lorentz H.A. 1892a, pp. 433-4.
(31)

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

65

non elettrizzata. Le particelle elettrizzate si comportavano come corpi rigidi suscettibili di traslazioni
e rotazioni; tuttavia si poteva dimostrare che gli effetti di rotazione erano trascurabili. La cosa interessante di questa dimostrazione che Lorentz ipotizzava che la particella elettrizzata potesse avere
un rapporto massa/carica pari o superiore a quello dello ione idrogeno, considerato la carica elettrica di massa minima.34
Nellultimo paragrafo del quarto capitolo, Lorentz elencava sinteticamente le equazioni fondamentali:
quattro equazioni vettoriali per i campi nelletere e una equazione vettoriale per la forza elettromagnetica agente sulle cariche elettriche, oggi chiamata, nei manuali, forza di Lorentz. Le equazioni
per i campi nelletere non erano state dedotte da considerazioni meccaniche ma dal modello esplicativo di Faraday e Maxwell. Esse nascevano dal tentativo dispiegare i fenomeni elettrici e magnetici; a posteriori se ne poteva dare una giustificazione meccanica. In ogni caso vi era un requisito che
doveva essere necessariamente soddisfatto per la loro legittimazione: le equazioni dovevano essere
compatibili con il Principio di conservazione dellenergia.35
Nellultimo capitolo del saggio, il settimo, Propagation de la lumire dans un dilectrique pondrable qui se trouve en mouvement, Lorentz otteneva la dimostrazione del coefficiente di trascinamento di Fresnel. Per raggiungere questo obiettivo, egli prendeva in considerazione un dielettrico
in moto uniforme attraverso letere e scriveva le equazioni elettromagnetiche per il sistema in moto.
Si poneva qui un problema, contemporaneamente fisico e matematico: lequazione di propagazione
cos ottenuta non aveva la forma usuale. Dal punto di vista fisico, se chiamiamo E il sistema di riferimento solidale con letere, e S il sistema di riferimento in moto attraverso letere con velocit p, nel
sistema S non valgono le stesse equazioni per i campi. Dal punto di vista matematico, il problema
diventava: esiste una trasformazione di variabili tale da ricondurre le equazioni per i campi in S a
equazioni donda del tipo di quelle valevoli in E? Il problema matematico fu efficacemente risolto
da Lorentz, introducendo un nuovo sistema di riferimento, che potremmo chiamare S, collegato a
S da equazioni di trasformazione che davano, per lasse del moto x = (1 p2/V2) -1/2x e per il tempo
t = t (1 p2/V2) -1/2px/V2, dove V era la velocit della luce.36
Nelle pagine finali della memoria, nellultimo paragrafo dello stesso capitolo, Trascinamento delle
onde luminose da parte della materia ponderabile, Lorentz concludeva lanalisi dellinterazione tra
luce e dielettrico in moto. Al termine di calcoli piuttosto complessi egli perveniva a una equazione
per il momento elettrico M di una particella investita da unonda piana. Lorentz sviluppava lequazione differenziale, trascurando i termini di ordine superiore al primo, e per essa cercava una soluzione del tipo onda piana. Per la velocit di propagazione dellonda attraverso il mezzo materiale
trasparente in moto attraverso letere egli ritrovava, come approssimazione al primo ordine, la formula di Fresnel.37
Il coefficiente di trascinamento di Fresnel era nato internamente al contesto dellottica dei primi decenni
dellOttocento. Esso era stato dedotto sulla base di alcune ipotesi relative alla densit delletere allinterno dei corpi materiali. Circa mezzo secolo pi tardi Maxwell aveva spiegato la luce come una propagazione di una perturbazione elettromagnetica. Vi erano due alternative possibili, affinch la teoria elettromagnetica della luce potesse rendere conto dei fenomeni ottici: o che desse una giustificazione del coefficiente di Fresnel, o che da essa fosse deducibile una teoria ottica, diversa da quella di
Fresnel, ma compatibile con le osservazioni. Lorentz aveva realizzato la prima alternativa.
(34)

Si veda Lorentz H.A. 1892a, pp. 434-5 e 450.


Si veda Lorentz H.A. 1892a, pp. 451-3, in particolare, p. 452: Nel percorso che ci ha condotto a tali equazioni,
noi abbiamo incontrato pi di una seria difficolt, e si sar poco soddisfatti di una teoria che, lungi dallo svelare il
meccanismo dei fenomeni, ci lasci al di pi la speranza di scoprirlo in futuro. I fisici che provano questo sentimento
possono tuttavia ammettere la fondamentale idea che stata alla base delle ricerche di Faraday e di Maxwell, ed essi
possono considerare le formule [] come equazioni assai semplici, postulate per la descrizione dei fenomeni.
(36)
Lorentz H.A. 1892a, pp. 498-501.
(37)
Si veda Lorentz H.A. 1892a, pp. 525-6. Larticolo di Fresnel disponibili in lingua inglese in Scaffner K.F. 1972,
p. 125.
(35)

66

Capitolo 1. Aspetti generali

Il fattore 1 1/n2 [] precisamente il coefficiente di trascinamento che Fresnel ha introdotto


nella teoria dellaberrazione e che pu servire a rendere conto delle esperienze di Fizeau, ripetute in questi ultimi anni da Michelson e Morley, sulla propagazione della luce in una colonna
di liquido in moto.
Sottolineiamo ancora che, secondo la nostra teoria, il valore [] applicabile a qualunque specie di luce omogenea, se si intende con n lindice di rifrazione che gli compete.38

La posizione di Lorentz nei confronti della cinematica delletere era diversa da quella di Fresnel. Per
questultimo letere viene parzialmente trascinato dai corpi trasparenti in moto. Per Lorentz letere
in uno stato di quiete assoluta e non subisce alcun trascinamento da parte della materia: il coefficiente di Fresnel trae origine dallinterazione tra la luce e le cariche elettriche che oscillano allinterno del dielettrico in moto. Questa interpretazione del coefficiente di trascinamento risolveva anche
una difficolt della teoria di Fresnel: le differenti velocit di trascinamento delletere in corrispondenza della diversa frequenza dei raggi luminosi.39
In un nuovo corposo saggio del 1895 Lorentz riprendeva in considerazione i modelli esplicativi generali relativi a etere, materia e carica elettrica, e alle loro reciproche relazioni. Per quanto riguardava
lo stato cinematico delletere, la teoria di riferimento restava quella di Fresnel, sia per motivi generali, sia per la spiegazione dellesperimento di Fizeau. Naturalmente, restava fuori dallambito dei
fenomeni da essa spiegati proprio lesperimento di Michelson-Morley.
Diverse buone ragioni possono essere citate in favore della teoria di Fresnel. Prima di tutto
vi limpossibilit di confinare letere tra pareti liquide o solide. Per quanto ne sappiamo, uno
spazio privo di aria si comporta, meccanicamente parlando, come un vero vuoto cui riferire il
moto dei corpi ponderabili. Osservando come il mercurio in un barometro sale fino alla sommit
del tubo quando esso inclinato, o come un tubo metallico chiuso, a pareti sottili, possa facilmente essere compresso, non si pu evitare di dedurre che i corpi solidi o liquidi sono completamente permeabili alletere. Si pu assumere che questo mezzo possa essere compresso senza
offrire resistenza.40

Lorentz dichiarava di non volere entrare in dettagliate analisi o congetture sulla natura delletere,
preferendo mantenere la propria teoria libera da ipotesi generali troppo restrittive. Anche la permeabilit della materia nei riguardi delletere poteva essere spiegata in due modi
differenti. Nella prima spiegazione, si assume che la permeabilit possa essere assente nel singolo
atomo e tuttavia essere presente in una massa pi grande, se gli atomi sono estremamente piccoli
in confronto agli spazi tra loro interposti. Nella seconda spiegazione, si pu assumere che la materia ponderabile sia in se stessa permeabile, cio che atomo e etere esistano nella stessa posizione.
Lorentz asseriva di preferire la seconda ipotesi: essa aveva anche il vantaggio di risultare assai naturale nel caso si fosse riusciti a dimostrare che la materia non fosse altro che una modificazione locale
delletere. Per quanto riguarda letere, esso per Lorentz in quiete, anche se tale quiete non doveva
essere intesa in senso assoluto (absoluter Ruhe) ma, piuttosto, come quiete relativa tra le parti:
nessuna parte di questo mezzo in moto rispetto allaltra.41
Quindi, da una parte vi era letere e dallaltra la materia. Materia ed elettricit erano in relazione tra
loro poich egli confermava lipotesi del 1892, che la materia contenesse piccole particelle dotate di

(38)

Lorentz H.A. 1892a, p. 526.


Per una discussione sulletere di Lorentz si veda Miller A.I. 1981, p. 29, e Schaffner K.F. 1972, p. 102 e p. 96,
nota 19.
(40)
Lorentz H.A. 1895, pp. 2-3.
(41)
In generale, quando si parlava di moto, si doveva intendere il moto relativo alletere. Si veda Lorentz H.A. 1895,pp.
3-4.
(39)

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

67

massa e carica elettrica e che tutti i fenomeni elettrici fossero basati sulla struttura e sui movimenti di
questi ioni (Ionen). Tale ipotesi gli pareva plausibile e condivisa da una serie di scienziati inglesi
e tedeschi che esplicitamente citava.42
Nel primo capitolo, (Equazioni fondamentali per un sistema contenente ioni nelletere) Lorentz
dava qualche ulteriore dettaglio sulla distribuzione della carica elettrica e della materia. La densit
spaziale di carica elettrica era ipotizzata come distribuita su una certa regione dello spazio, passando
con continuit da un valore massimo allinterno della particella al valore zero nelletere puro. La differente ipotesi di una carica distribuita su una superficie limitata poteva essere considerata come caso
limite della precedente. In tale caso la densit di carica sarebbe diversa da zero solo nellinterno di un
numero molto grande di piccole regioni completamente separate luna dallaltra. Era tuttavia possibile iniziare la trattazione anche con lipotesi pi generale che vi fosse una densit elettrica ovunque
su una qualunque grande parte di spazio. Poich la carica elettrica associata comunque a materia
ponderabile, ci corrisponderebbe aduna distribuzione continua di materia attraverso lo spazio.43
Nella parte finale dellIntroduzione cera, come nel 1892, un forte richiamo alla teoria di Maxwell.
Di nuovo compariva la precisazione che quando egli parlava di forze agenti su una particella carica,
tale forza deve essere intesa come una azione mediata dalletere circostante la particella stessa. Egli
sottolineava nuovamente anche la distanza concettuale tra il proprio modello esplicativo e quello di
Weber e Clausius. In qualche misura comunque la propria teoria, pur rivendicando profonde ascendenza maxwelliane, inglobava anche elementi della precedente tradizione concettuale.
Nelle ipotesi che ho introdotto vi comunque, in un certo senso, un ritorno alla precedente
teoria dellelettricit. Il nucleo della visione di Maxwell non va per questo perduta ma non pu
essere negato che, con lipotesi degli ioni, non si lontani dalle particelle elettriche con le quali
precedentemente si lavorava. In alcuni semplici casi questo particolarmente evidente.44

La novit pi importante, rispetto alla tradizione maxwelliana alla quale egli si appellava, non era
forse la struttura microscopica discreta dellelettricit e della materia quanto lipotesi di una particella materiale che non si limitasse a modificare le propriet delletere ma si sostituisse adesso nella
generazione di campi elettromagnetici.45
Questo saggio del 1895 aveva, fin nel titolo, il carattere di una teoria provvisoria, e lasciava intendere che Lorentz avrebbe continuato la sua ricerca: in effetti, egli continu fino al 1904 a perfezionare il suo tentativo di unificare ottica, meccanica ed elettromagnetismo.46

(42)

Queste particelle o ioni potevano trovarsi tra le molecole materiali o anche legate a tali molecole: il fenomeno della
polarizzazione nei dielettrici poteva essere interpretato come uno spostamento delle particelle dalle loro posizioni
di equilibrio. In questa teoria microscopica veniva superato il modello maxwelliano di conduttore; la conduzione si
riduceva ad una microscopica corrente di convezione. Le correnti erano comunque chiuse perch si sommavano due
effetti: quella convezione microscopica e la corrente di spostamento. Veniva quindi conservato un elemento importante
della concezione maxwelliana, accanto allaltro fondamentale elemento di quella concezione: i campi elettromagnetici
attraverso letere. Si veda Lorentz H.A. 1895, pp. 4-5. Sul confronto tra Lorentz e Maxwell si vedaDarrigol O. 1994,
p. 283.
(43)
Lorentz H.A. 1895, pp. 14-15.
(44)
Lorentz H.A. 1895, p. 15.
(45)
Buchwald J. 1985, p. 268.
(46)
Si veda, in particolare, Lorentz H.A. 1899 e Lorentz H.A. 1904.

68

Capitolo 1. Aspetti generali

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70

Capitolo 1. Aspetti generali

LEFFETTO SAN MATTEO NELLA RELATIVIT RISTRETTA


Gian Luigi Michelutti
Dipartimento di Fisica, Universit di Udine
Introduzione
L Effetto San Matteo unespressione coniata da Robert Merton per indicare la tendenza ad attribuire il merito di una scoperta, frutto di lavoro comune o raggiunta indipendentemente, al personaggio pi famoso. Infatti, come dice San Matteo (13.12)
Cos a chi ha sar dato nellabbondanza; e a chi non ha sar tolto anche quello che ha.
La relativit ristretta un esempio clamoroso delleffetto San Matteo.
1. La teoria del moto browniano
Marl Haw, nel suo affascinante saggio Nel mondo di mezzo, dice che:Nel corso del solo anno 1905
furono pubblicati tre lavori di ricerca che cambiarono per sempre la nostra concezione delluniverso. Erano tutti opera della stessa persona: quelloscuro impiegato dellufficio brevetti, Albert
Einstein.
Teoria rivoluzionaria numero 1: la relativit ristretta. [] Teoria rivoluzionaria numero 2: il fotone.
[] Teoria rivoluzionaria numero 3: il moto browniano.
Tuttavia afferma Haw, a proposito del moto browniano forse non si dovrebbe attribuire tutto il
merito a Einstein. Non stato il solo a trovare una teoria del moto browniano. [] Nel 1904 William Sutherland pubblic sul Philosophical Magazine di Londra un articolo che conteneva gran parte
dellanalisi di Einstein sulla dinamica del moto in un liquido. Sutherland era arrivato alla stessa equazione di Einstein per la velocit con cui le molecole si diffondono in una soluzione, e tutto questo
un anno prima che Einstein pubblicasse il proprio articolo sulla rivista tedesca Annalen der Physik nel 1905. [] Nel 1906 Marian von Smoluchowski pubblic una propria teoria del moto browniano, che aveva completato un anno prima di leggere larticolo di Einstein. [] Inoltre, cosa pi
importante, Smoluchowski era molto meno evasivo di Einstein e indicava chiaramente il fenomeno
sperimentale che stava cercando di spiegare. [...] William Sutherland e Marian von Smoluchowski
possono dunque rivendicare come Einstein la paternit della teoria del moto browniano.
Ma allora si chiede lautore perch Einstein si preso tutto il merito?
La risposta data da Mark Kac, nel saggio autobiografico Gli enigmi del caso, quando parla
dellUniversit di Leopoli, dove Smoluchowski svilupp la parte pi significativa delle sue ricerche sul moto browniano.
Dice Kac: Uno dei due storici contributi si deve appunto a Marian von Smoluchowski; laltro, di
poco anteriore e totalmente diverso come impostazione, ad Albert Einstein. Fu una vera sfortuna
per Smoluchowski il dover condividere la sua prima scoperta importante, [], con una simile primadonna. Fu forse uno degli esempi pi clamorosi del cosiddetto effetto San Matteo.
2. Quelloscuro impiegato
Nel luglio del 1900, Albert Einstein (1879-1955) aveva conseguito, presso il Politecnico di Zurigo,
il diploma di insegnante specializzato in matematica e fisica. Nel giugno del 1902 era stato nominato in via provvisoria esperto di terza classe allUfficio Federale per la propriet intellettuale con
stipendio annuo di 3500 franchi. Nel 1904 lassunzione provvisoria era stata convertita in un posto
stabile. Nellottobre del 1909 aveva lasciato Berna e lufficio brevetti per trasferirsi a Zurigo e assumere lincarico di professore associato allUniversit.
Dal 1902 al 1909, il lavoro di esperto tecnico di terza classe, prima, e di seconda classe, poi, non
aveva impedito a Einstein di portare avanti il suo lavoro scientifico privato.
Anzi, nel 1904, si era accordato con gli editori della pi prestigiosa rivista scientifica tedesca
dellepoca, Annalen der Physik, impegnandosi a fornire regolarmente recensioni di articoli pubblicati sui giornali scientifici tedeschi, inglesi, italiani e francesi. Nel 1905 ventuno di queste recen-

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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sioni apparvero sulla rivista Beibltter zu den Annales der Physik, supplemento di Annales der Physik. C la prova, quindi, che il giovane Einstein fosse bene al corrente di quanto veniva pubblicato
sui giornali scientifici europei, in particolare su giornali scientifici europei, in particolare su Comptes rendus des stance de lAcadmie des sciences de Paris (Rendiconti delle selle sedute dellAccademia delle Scienze di Parigi).
Pu essere sfuggita ad Albert Einstein la nota pubblicata sui Comptes rendus ai primi di giugno del
1905, autore H. Poincar, notissimo scienziato?
3. Comptes rendus Rendiconti
Nei Comptes Rendus della seduta del 5 giugno 1905, c una nota di Henri Poincar, dal titolo Sur
la dinamique de Lelectron (sulla dinamica dellelettrone), di cinque paginette, che contiene in tutto
quattro righe di formule matematiche.
Nella prima di queste righe, le formule che esprimono la trasformazione di Lorentz; nella seconda le
equazioni che forniscono la trasformazione della densit di carica e della densit di corrente; nella
terza e nella quarta ci sono le equazioni di trasformazione per la forza.
In pratica, queste quattro righe, sono alla base o riassumono gran parte degli sviluppi matematici (di
cinematica, dinamica ed elettromagnetismo) che caratterizzano la teoria della relativit ristretta.
Nella nota, tuttavia, mancano quelle considerazioni sulla natura dello spazio e del tempo che, al giorno
doggi, costituiscono le indispensabili premesse della teoria stessa.
In realt, le riflessioni di Poincar sul tempo e sullo spazio, indirizzate anche ad un vasto pubblico
mediante opere di alta divulgazione, incominciano, perlomeno, nel 1898 (La mesure du temps) e
si protraggono fino al settembre del 1904, quando nel Congresso Internazionale di Arti e Scienze,
a Saint-Louis (U.S.A.), egli formula lestensione del principio di relativit ai fenomeni elettromagnetici.
Quasi contemporaneamente alla nota dei Comptes Rendus, Poincar redige una corposa memoria,
dal titolo Sur la dynamique de lelectron, che il 16 luglio 1905 invia alla rivista Rendiconti del Circolo matematico di Palermo.
In questa memoria, gli argomenti appena accennati nella nota sono dettagliatamente sviluppati.
Perch, dunque, sopravvive il mito di una teoria della relativit ristretta, che appare di colpo, completa
e definitiva, il 26 settembre 1905 sulle pagine degli Annales des Physik, autore Albert Einstein?
Poich tutti gli storici della scienza seri sanno che la Relativit ristretta, per come la conosciamo,
lopera di un gruppo di scienziati (Lorentz, Poicar, Einstein, Planck, Minkowski e altri) e che
ci sono voluti parecchi anni perch raggiungesse la sua forma definitiva, la risposta da ricercarsi
nelleffetto San Matteo.
E nel fatto che Poincar non si sarebbe mai sognato di rivendicare una qualche priorit.
Cosa pu essere la soddisfazione di dare il proprio nome a una scoperta scriveva Poincar- in confronto alla gioia di aver contemplato la verit faccia a faccia?
4. Henri Poincar (1854-1912) Commendatore della Legion donore
Durante la sua vita H. Poincar ha servito la verit, la scienza e la Francia.
Brillantissimo studente al Liceo Imperiale di Nancy (sua citt natale), allEcole Politechnique,
allEcole des Mines, alla Sorbona, gi nel 1880 comp scoperte matematiche che ne consacrarono la
fama. Nel 1885 ottenne la cattedra di Meccanica fisica e sperimentale, la prima di tante altre, presso
la facolt di scienze di Parigi.
Nel 1889 fu nominato Cavaliere, nel 1894 Ufficiale, nel 1903 Commendatore della Legion donore.
Nel 1908 ebbe un seggio allAccadmie franaise.
Al momento della sua morte aveva al suo attivo circa cinquecento pubblicazioni.
Dunque, leffetto San Matteo avrebbe dovuto giocare tutto a favore di Poincar e non di Einstein.
Non fu cos perch, nella prima met del secolo scorso, la fisica parlava tedesco e perch Einstein
divenne un caso mediatico senza pari e fu una delle tante (talvolta discutibili) icone del 900.

72

Capitolo 1. Aspetti generali

5. Licona
Sul Times di Londra, il 7 novembre 1919, comparve un articolo che proclamava: La concezione
scientifica della struttura delluniverso deve essere modificata.
Due giorni dopo gli faceva eco il New York Times parlando di: una delle pi grandi forse la pi
grande- delle conquiste nella storia del pensiero umano. Tutto ci a proposito della teoria della Relativit generale di Einstein.
Nel 1949, sempre il New York Times, pubblic unintera pagina di complesse equazioni, riprese dal
manoscritto de Il significato della relativit di Albert Einstein, e un servizio in prima pagina intitolato La nuova teoria di Einstein, fornire una chiave universale del cosmo. Lo scienziato, dopo trenta
anni di lavoro, formula un concetto che promette di colmare la lacuna tra la stella e latomo.
In quei trentanni, Einstein aveva occupato molto spesso le prime pagine dei giornali: pacifista, perseguitato dai nazisti, sionista, violinista, amico di Charlie Chaplin e della regina del Belgio, autore
della lettera in cui sollecitava F.D. Roosevelt a costruire (per sganciare sulla Germania) la bomba
atomica, capofila degli scienziati che si battevano per il disarmo nucleare, candidato alla presidenza
dello stato di Israele, guru della scienza.
Quale autore di biografia, quale storico della scienza avrebbe potuto ignorare tutto ci? Qualche
revisionista?
6. I revisionisti
Alcuni scienziati e storici della scienza, francesi per la maggior parte, hanno riesaminato criticamente
i lavori originali pubblicati nel 1905 da Poincar ed Einstein. Qualcuno si spinto ad accusare seccamente Einstein di aver plagiato Poincar. Altri rilevano i grandi contributi forniti sia da Poincar
si da Einstein, in perfetta autonomia. Tutti contentano le biografie agiograficch di Einstein e rivalutano lopera di H. Poincar.
A tal proposito merita una citazione Andr Roug, autore di Relativ restreinte. La contribution
dHenri Poincar. La sua analisi profonda ed equilibrata pu fornire le basi per una riscrittura pi
credibile della storia della Relativit ristretta, finalmente senza effetto San Matteo.
Bibliografia
Einstein A. (1988) Opere scelte, Bollati Boringhieri, Torino.
Poincar J.H. (1995) Scritti di Fisica Matematica, U.T.E.T., Torino.
Roug A. (2008) Relativit restreinte. La contribution dHenri Poincar. Editions de LEcole Polytechnique, Parigi.
Auffray J.P. (2005) Einstein et Poincar, Le Pommier, Parigi.
Hladik J. (2004) Einstein Poincar, Ellipses, Parigi.
Haw M. (2008) Nel mondo di mezzo, Zanichelli, Bologna.
Kac M. (1986) Gli enigmi del caso, Borighieri, Torino.

Capitolo 2. Proposte Didattiche


UNA LEZIONE DIDATTICO-EPISTEMOLOGICA DALLA FISICA QUANTISTICA
E LA PROPOSTA DI MILANO
Marco Giliberti, Graziano Cavallini
Dipartimento di Fisica dellUniversit degli Studi di Milano
Nella presentazione didattica della fisica quantistica ci sono molte difficolt (Giliberti 2008; Tarsitani 2008; Michelini, Santi, Ragazzon, Stefanel 2008). In questo lavoro si sostiene che alcune di
queste difficolt nascano dalla mancanza di consapevolezza del significato proprio ed esclusivo di
ogni teoria fisica, il cui valore di realt dato dallinsieme di formalismo matematico, ambito di validit e regole di corrispondenza tra formalismo e tale ambito di validit (Cavallini 2001). La mancanza di questa consapevolezza porta, infatti, ad una miscela di idee prese da altre teorie fisiche e da
schemi prescientifici o di senso comune, che possono generare molti fraintendimenti. Ci vero per
ogni teoria fisica ma assume molto maggiore chiarezza e rilevanza nella fisica quantistica (Cavallini, Giliberti 2009).
1. Introduzione
Lespressione fisica quantistica molto generale e per certi versi anche un po generica. Infatti al
suo interno si trovano idee e aspetti molto difformi fra loro. Abbastanza rozzamente possiamo pensare che essa si riferisca a tre momenti storici, tre parti, che qui di seguito proviamo specificare pi
nettamente.
Il primo momento raccoglie la old quantum physics: quella congerie di fatti e interpretazioni che
hanno rivoluzionato la fisica approssimativamente dal 1900 al 1925. In esso troviamo, ad esempio,
la spiegazione di Planck dello spettro del corpo nero, la spiegazione di Einstein delleffetto fotoelettrico e il modello atomico di Bohr. Come ben si capisce, questo primo momento non per nulla marginale ma non costituisce di per s ancora una teoria: piuttosto un insieme di modelli, anche importanti, accomunati dallidea di fondo dellesistenza dei cosiddetti quanti.
Il secondo momento rappresentato dalla teoria della Meccanica Quantistica, con il preciso formalismo introdotto da Schrdinger e Dirac e con linterpretazione di Born (19251927) oppure con quelli
matematicamente equivalenti di Heisenberg e Jordan. Essa una teoria non relativistica, con assiomi
ben definiti e consistenti, che descrive il comportamento di un numero finito di particelle materiali
in interazione fra loro (elettroni, protoni ecc.).
Il terzo momento dato dalla Teoria Quantistica dei Campi che, nata dalla necessit di rendere relativistica la Meccanica Quantistica, sfociata in una teoria pi generale la cui formulazione, per certi
aspetti, presuppone la Meccanica Quantistica stessa. Essa descrive la materia e lantimateria e la fisica
delle particelle. Di essa parte centrale lElettrodinamica Quantistica (spesso considerata la migliore
teoria che abbiamo) al cui interno, ad esempio, si pu avere una trattazione quantistica del campo elettromagnetico e, quindi, del fotone. interessante osservare che ogni teoria quantistica relativistica ha
laspetto di una teoria di campo per energie sufficientemente basse (Weinberg 1995, p. 2).
2. Il problema gnoseologico
Le interpretazioni della fisica quantistica (soprattutto quelle didattiche e divulgative) si riferiscono,
di frequente, al generico insieme di queste tre parti senza distinguerle con chiarezza e anzi mescolandole con molta ingenuit. Il vizio alla base di queste interpretazioni di pensare che la realt
fisica possa venire identificata anche al di fuori di una teoria formale, cos che ci si possa riferire a
essa anche attraverso modelli molto parziali, magari legati a concezioni ingenue. Una conseguenza
di questo atteggiamento quello di credere che determinate evidenze sperimentali in quanto esistenti

74

Capitolo 2. Proposte Didattiche

di per s possano essere spiegate da un modello o da un altro a seconda della convenienza (per
esempio da un modello ondulatorio o da un modello corpuscolare).
Lidea di realt abbastanza ben chiara nel pensiero di senso comune e, a parere di Einstein (Bellone 2008, p. 114 ssg.), nasce dalla formazione del concetto di oggetto corporeo, risultato di unoperazione per la quale gli esseri umani assemblano gli impulsi sensoriali in gruppi che occorrono con
frequenza elevata, a tali gruppi assegnano il significato di oggetto e ad essi attribuiscono unesistenza
reale, indipendente dai sensi. Anche Konrad Lorenz la pensa allo stesso modo e chiama oggettivare questa attivit astraente e oggettivazione latto cognitivo che ne discende (Lorenz 1974,
p. 26). Gli esseri umani, inoltre, dispongono le cose in un contenitore che chiamiamo spazio e, per
descrivere la variabilit degli oggetti, introducono lidea del tempo: Lorganizzazione degli organi
di senso () che permette agli esseri umani di orientarsi nel mondo deriva () dalladattamento a
quegli elementi reali che essa ci fa esperire come spazio fenomenico. Per lindividuo essa quindi un
a priori (proprio nel senso kantiano del termine) 1, in quanto precedente a ogni esperienza, e necessaria al fine di permettere ogni esperienza. La sua funzione per storicamente determinata () in
quanto ci possono essere anche altre soluzioni. (Lorenz 1974, p. 31). proprio a queste soluzioni,
alcune a priori, altre a posteriori, che noi uomini abbiamo trovato nella nostra evoluzione, che attribuiamo un valore di realt. Per, Per quanto riguarda il nostro apparato fisiologico la prestazione
fornita dal nostro apparato conoscitivo non si differenzia da quanto un primitivo e incolto cacciatore
di foche e di balene sa sulla propria preda (Lorenz 1974, p. 27). Quello che sappiamo, quindi, affidabile, perch sperimentato per tempi lunghissimi, ma non certamente tutto!
La realt indistinta viene cos organizzata dalluomo nel corso della sua evoluzione: griglie interpretative diverse danno realt a oggetti e cose diverse e nuove. Luomo non sempre dimentica le vecchie griglie ma la realt da loro descritta a volte ci appare fantasiosa.
la cultura nelle sue varie forme che ci permette di andare oltre e, in particolare, la scienza. In effetti
Gli scienziati () costruiscono altre cose come gli atomi o le molecole che non derivano da
esperienze sensoriali () e che vengono adoperate come oggetti intermedi, disposte in teorie ()
per spiegare come funzionano gli oggetti corporei. (Bellone 2008, p. 115).
Nelle costruzioni scientifiche tali oggetti intermedi, insieme con le regole che specificano il loro comportamento e insieme a interpretazioni coerenti con il formalismo della teoria, che servono come
correlazione con la realt fenomenologia, diventano essi stessi elementi di realt, al punto da fornire
una nuova visione del cosmo e della vita che diventa parte delle cultura universale. Si giunge cos a
quello che si pu definire costruzione probabilistica della realt (Cavallini 2001) o, per dirla con
Lorenz, realismo ipotetico proprio in virt del fatto che ci cui affibbiamo il nome di realt
soggetto a continui cambiamenti, perch lo status degli enti che formerebbero la realt estremamente flessibile: si pensi agli orbi cristallini e agli epicicli, alletere luminifero e alla vis vitalis.
(Bellone 2006, p. 118).
3. Uno sguardo sulle teorie
Proprio a proposito di questultimo aspetto di realismo ipotetico la fisica quantistica ci fornisce una
chiara lezione, a nostro avviso molto importante anche per quanto riguarda la didattica della fisica in
generale.
Per chiarire meglio quanto stiamo dicendo facciamo un esempio legato alla meccanica newtoniana.
La tentazione che si ha nellinsegnamento della meccanica classica di oggettivare lidea di forza in
modo ingenuo, cio pensando le forze come esistenti indipendentemente dalla teoria che le descrivono,
molto grande e diffusa. Per dirlo con parole leggermente diverse, nella descrizione meccanica del
mondo (almeno nelle presentazioni didattiche), al termine forza viene spesso associata una realt in
s, come se le forze fossero elementi di realt indipendenti ed esterni, che Newton ha scoperto quasi
fossero degli oggetti che un archeologo scopre sotto la sabbia.
(1)

La parentesi mia.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

75

Invece il concetto di forza come lo intendiamo oggi, almeno per quanto riguarda la meccanica classica, un oggetto intermedio nel senso di Bellone, nasce per rappresentare le azioni di un oggetto
sullaltro e trova il suo significato soltanto nellambito della teoria newtoniana, nella quale tale significato emerge dai tre principi (per chi fosse interessato alla genesi di tale concetto consigliamo (Jammer, 1957)). Non banalmente vero, per esempio, che la forza che rappresenta la spinta di una mano
che lancia un sasso verso lalto non permanga nel sasso quandesso si stacca dalla mano; questo vero
solo allinterno della descrizione newtoniana.
Il termine forza cos, in questa nostra interpretazione, per certi aspetti simile ad un concetto primitivo della geometria, come il punto o la retta che, essendo appunto concetti primitivi, non vengono preventivamente definiti, ma acquistano il loro significato, cio diventano elementi di realt allinterno di
una specifica teoria, per mezzo delle leggi o degli assiomi che ne collegano il comportamento a quello
degli altri enti precedentemente definiti o agli altri concetti primitivi. Cos forse lecito ma non produttivo pensare alla meccanica newtoniana come ad un modo per descrivere le forze (come gi date);
molto meglio vederla come uno schema concettuale nel quale le forze, in virt delle loro interconnessioni formali con gli altri elementi della teoria diventano parte del reale (Cavallini, Giliberti 2009).
vero che i Principia di Newton iniziano un capitolo intitolato Definizioni nel quale vengono definite anche le forze: Una forza impressa unazione esercitata sul corpo al fine di mutare il suo stato di
quiete o di moto rettilineo uniforme (Newton 1965). Ma, come ben si capisce, tale definizione soltanto un modo per fornire un modello interpretativo concreto dellastratta teoria sottostante, una sorta
di parziale regola di connessione tra la teoria e la fenomenologia.
In effetti, la fisica nel senso moderno del termine nata tardi nella storia delluomo e per questo, forse,
pu risultare cos lontana dal senso comune che ha costruito la realt fenomenica di base. La sua realt
complessa. istruttivo fissare la nostra attenzione, almeno approssimativamente, sui momenti della
storia nei quali luomo ha compiuto importanti balzi in avanti della sua evoluzione culturale.
Due milioni di anni fa un particolare tipo di ominide vivente nellAfrica cominci a costruire semplici
utensili per poter cacciare le prede. Col tempo le abilit di questo ominide aumentarono e cos da pi
di 20.000 anni che luomo, discendente moderno di questo primate, utilizza arco e frecce nella caccia
e nella difesa personale. da allora che lumanit utilizza anche il fuoco, ma per arrivare alla capacit
di accenderlo a suo piacimento ha dovuto aspettare qualche altro millennio. Circa nel 6.000 a. C., in
Mesopotamia nacque lagricoltura e, dopo ancora 3.000 anni, la ruota; pi di 5.000 anni fa. Usiamo la
ruota da pi di 5.000 anni e da moltissimo tempo sappiamo anche costruire, e costruire bene: le piramidi si impongono al deserto da quattro millenni e anche gli acquedotti romani hanno migliaia di anni.
La pratica e lesperienza accumulata nei secoli hanno permesso ad architetti e ingegneri di progettare
strutture sempre pi belle e pi funzionali: gli archi a tutto sesto, per esempio, eleganti e resistenti. Pi
o meno contemporaneamente allinvenzione dellarco e delle frecce, almeno 18.000 anni fa, furono
dipinte le pitture rupestri di Altamira, vera forma darte, forse religiosa; molto probabilmente i primi
disegni sono addirittura pi antichi e risalgono a circa 300 secoli fa.
La scrittura nasce con i Sumeri alla met del quarto millennio a. C.. Prima ancora della scrittura nacque la poesia, e infatti le prime forme di poesia erano essenzialmente orali, come gli antichissimi canti
dei contadini e i racconti dei cantastorie il cui vertice troviamo in Omero che le mise per iscritto. La
musica accompagn la poesia fin dai primordi e tracce di scrittura musicale risalgono almeno ai tempi
di Pindaro nel V secolo a. C.. Statue meravigliose adornano templi di tutto il mondo da millenni.
Le osservazioni naturali sugli astri e le stagioni sono compiute da uomini di ogni regione della Terra da
molte decine di secoli e furono proprio queste osservazioni, insieme allo sviluppo di strumenti e utensili vari, che permisero alluomo di navigare per i mari, di creare case, palazzi, ponti, edifici religiosi;
di creare la storia. E, con la storia, di creare il mondo; il mondo degli antichi, capace di parlare ancora
adesso, con larte e i resti architettonici giunti fino a noi, anche a noi moderni.
La matematica nacque forse prima della scrittura; certamente si possono datare documenti egizi sullargomento del 2.000 a. C., mentre la tradizione vede in Talete il primo vero matematico nel senso moderno
del termine: siamo nel VI secolo a. C.. La filosofia occidentale anchessa risale alla stessa epoca: centinai
danni prima dellera cristiana. Da decine di secoli i filosofi indagano le natura e la psiche delluomo;

76

Capitolo 2. Proposte Didattiche

osservano il mondo e i fenomeni naturali fornendo spiegazioni agli interrogativi pi importanti.


E poi, soltanto quattro secoli fa, un nulla nella storia delluomo, pochissimo nella storia della cultura,
nacque la scienza moderna. Dopo 2.000.000 di anni dalla costruzione dei primi utensili luomo guard
di nuovo ci che tutti avevano visto da sempre: un sasso che cade, i pianeti nel cielo. Ma li guard con
occhi nuovi: un occhio concreto e pi potente, un secondo occhio pi astratto, matematico, e un altro
ancora, infine, pi umile2. Os fidarsi dei suoi artefatti puntando un rozzo cannocchiale da poco inventato, e di cui ancora non conosceva la teoria che spiegava il suo funzionamento, verso la Luna, Giove e
Venere; e vide sulla luna le montagne. E fidandosi del suo ingegno e dello studio matematico vide che
Giove ha dei satelliti che gli ruotano intorno (Galilei 1993) e che Venere presenta le fasi come quelle
lunari. E, umile, non pi si domand il perch, accontentandosi del come, e non pi si chiese le cause
di tutti i moti e di quello delle sfere celesti. Con pazienza studi come cadeva un sasso e ne cerc una
descrizione, per questo ne rallent la caduta con un piano inclinato, e per questo invece del sasso prese
una pallina. Vide ci che tutti avevano gi visto, ma lo vide con occhi nuovi. E cos nacque la fisica,
che spiega il noto con lastratto, quello che si vede per mezzo di quello che non si vede: dopo 20.000
anni di cultura la fisica moderna, proponendo sensate esperienze e certe dimostrazioni, costruisce un
nuovo mondo di enti astratti e complicate relazioni matematiche che diventa pi vero e pi reale del
mondo in cui abbiamo sempre vissuto, che un mondo di cose concrete, di arte e di tecnica, di suoni
e di profumi, di sentimenti e di passioni; 20.000 anni per avere occhi nuovi
E questi nuovi occhi che vedono enti astratti generano nuove teorie che sono forme organizzative di
conoscenza volte a comporre questultima in sistemi coerenti, definendo strutture efficaci ed evidenziandone i diversi aspetti e le relazioni tra questi aspetti. In fisica questo si ottiene utilizzando una teoria matematica in modo da poter effettuare calcoli e previsioni verificabili empiricamente in un ambito
di fenomeni determinato. Ogni teoria fisica verte su strutture logiche adatte a corrispondere ad alcuni
aspetti di determinati tipi di fenomenologie. Pur non presentandosi in prima istanza quali strumenti di
previsioni, tuttavia proprio per questo carattere strutturale che le teorie consentono di effettuare calcoli e previsioni negli ambiti della loro applicabilit. Nella sua storia luomo ha sviluppato varie tecniche di intervento sul mondo e di rappresentazione del mondo stesso, ma, come abbiamo appena detto,
la fisica come scienza moderna ha appena 400 anni, e ci a dispetto degli ottimi naturalisti e filosofi
dei millenni precedenti: evidentemente non sono bastate le osservazioni del mondo per fare scienza
E questo un punto importante, didatticamente fondamentale.
Oggi lumanit in possesso di un nuovo modo di guardare il mondo: quello della fisica e pi in generale della scienza. Ma questo mondo che il fisico vede un intreccio indissolubile di teoria, fenomeno
e regole di corrispondenza e ci che sulla realt ci dice una teoria il complesso unitario del suo formalismo matematico, del suo dominio di realt e delle sue regole di corrispondenza tra i due. Tale mondo
reale, vero, nella misura in cui sono validi i suoi assiomi e tali regole, e sono reali anche gli inevitabili assunti metafisici soggiacenti a tali assiomi e a tali regole nonostante si sia coscienti della loro
limitata validit. Ecco perch il mondo reale cos descritto non immutabile, ma si sviluppa e cambia con le teorie mentre esse si evolvono.
4. Considerazioni per la didattica della fisica quantistica
Che cosa ci dice questa interpretazione del reale fisico per quanto riguarda la didattica della fisica e in
particolare della fisica quantistica? Principalmente che ogni volta che si vuole introdurre nella prassi
scolastica un argomento di fisica occorre definirne con chiarezza i termini di riferimento appropriati;
occorre identificare i concetti propri della teoria, separandoli da altri riferimenti che servano per interpretarli in maniera tale da ricondurli ad altre teorie fisiche o che portino a conciliarli troppo banalmente

(2) Con questo non vogliamo certamente asserire che prima di G. Galilei mancasse ogni forma di scienza; interessante a
questo proposito (Russo 1997, P.Duhem 1978), neppure pensiamo che le idee di Galilei siano sorte improvvisamente
senza un adeguato sostrato culturale della sua epoca, e neanche che Galilei e, prima di lui Copernico e Keplero, fossero
completamente consapevoli della rivoluzione da loro di fatto incominciata.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

77

con il senso comune (Cavallini 1995). Bisogna insomma introdurre con grande attenzione gli oggetti
intermedi di Bellone, prima come costrutti ipotetici e solo in un secondo tempo come oggetti reali
una volta inquadrati nella corretta teoria formale, da non confondersi, per, con gli oggetti reali oggettivati dal senso comune.
Nel caso della fisica quantistica, per esempio, dobbiamo quindi innanzitutto scegliere una teoria di riferimento: abbiamo a disposizione la meccanica quantistica e la teoria quantistica dei campi (non per
la old quantum physics che come abbiamo detto non una teoria). Questa scelta, dipende da molti
fattori: conoscenza personale, opportunit didattica ecc.. La nostra scelta epistemologica e didattica
cade sulla teoria quantistica dei campi, essenzialmente perch lunica teoria quantistica relativistica,
consistente e provata, (e tutta la fisica del ben noto modello standard formulata proprio in teoria dei
campi) e anche perch, e questa una motivazione didattica, solo in tale teoria trova una sua formulazione completa lidea di fotone. Siccome ci sembra didatticamente indispensabile parlare di fotoni
ed estremamente opportuno discutere i pi recenti esperimenti di fisica delle particelle questa ci sembra la scelta pi opportuna.
Attenersi rigorosamente ai principi della teoria quantistica dei campi non facile perch essi non sono
espressi in maniera cos esplicita come accade per i principi di altre teorie fisiche. Tuttavia riteniamo
che si debba provare a farlo. Solo riuscendoci potremo ottenere una visione sufficientemente unitaria e
consistente, capace di spiegare con un piccolo numero di assunti molta fenomenologia.
Dal punto di vista didattico molto importante evitare di produrre fraintendimenti riguardo a idee e termini verbali che, pur venendo utilizzati dalla teoria, sono ripresi da concezioni precedenti o esterne a
essa (per esempio da teorie fisiche preesistenti, da posizioni filosofiche preconcette, dal senso comune,
ecc.). Per maggiore concretezza facciamo due esempi, che secondo noi mettono in luce sia la necessit
di riferirsi ad una teoria sia forniscono unulteriore motivazione sul perch proponiamo come teoria di
riferimento, nella didattica della fisica quantistica, la teoria dei campi.
Esempio 1. Da quanto detto sopra a riguardo della realt del mondo fisico ne discende che si dovrebbe
evitare di parlare ingenuamente di corpuscoli e di particelle come oggetti corporei e soprattutto come
sinonimi dei quanti. Lidea di particella , infatti, solo unutile metafora tecnica da applicarsi, con precauzione e in determinati contesti; non si tratta tanto di eliminare le parole corpuscolo e particella,
usate un po in tutti libri del mondo, quanto piuttosto di attribuire loro un significato tecnico (di oggetti
intermedi), inerenti la teoria di riferimento e non attivarne limmagine corporea derivata dal senso
comune come di cose esistenti in s e quindi precedenti la teoria.
La particella elementare () non per sua natura una formazione materiale nello spazio e nel tempo,
ma in certo modo solo un simbolo, adottando il quale le leggi naturali acquistano una forma particolarmente semplice. (Heisenberg 1997, pp 76-77; citato in Cavallini 2001, p 177). Per capirlo, basta pensare che in fisica quantistica le particelle dello stesso tipo sono identiche, non solo perch hanno la
stessa carica, la stessa massa, lo stesso spin, ecc., ma perch in generale non sono distinguibili neppure
in base alla loro posizione! Dire che due particelle sono identiche significa che esse hanno le stesse propriet fisiche; due siffatte particelle potrebbero essere distinguibili solo in base a una propriet fisica
che in qualche modo le marca. Supponiamo il caso di due elettroni che abbiano diversa energia: in
tal caso laffermazione che un elettrone abbia una certa energia e un altro unaltra energia ha un preciso significato fisico; invece, in generale, non si potrebbe rispondere con un esperimento alla domanda
quale dei due elettroni ha quale energia?.
In termini pi formali (in meccanica quantistica) la funzione donda ottenuta scambiando fra loro il
posto di ciascuna particella fornirebbe le stesse previsioni per i risultati di qualsiasi misura di osservabili fisiche. allora chiaro che il contenuto semantico intuitivo del termine particella attribuito ai quanti della meccanica quantistica in generale inadeguato, infatti esse hanno ben poco a che
fare con lusuale concetto comune di particella. levento di rivelazione di un quanto in un rivelatore che fa nascere e utilizzare la metafora di particella, che utilizza in senso traslato una terminologia presa dalla fisica classica. A tal proposito si pensi, ad esempio, come il discorso diventerebbe pi
chiaro se si interpretassero i quanti, cio le particelle della meccanica quantistica, come eccitazioni
dei modi normali dei campi, come appunto si fa in teoria quantistica dei campi. In questo caso risul-

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Capitolo 2. Proposte Didattiche

terebbe del tutto evidente che essi sono identici e indistinguibili!


Esempio 2. Nel trattare gli stati legati ( questo il caso degli elettroni negli atomi) la terminologia planetaria usuale appare sostanzialmente inadeguata. Infatti, in maniera un po grossolana, possiamo dire
che in meccanica quantistica i livelli discreti di energia (per esempio degli atomi) emergono come autovalori delle autofunzioni proprie generate dal confinamento dovuto al potenziale attrattivo (di fatto
poi autovalori ed autofunzioni sono legati dalle relazioni di De Broglie) ma rimangono davvero poco
comprensibili se li pensiamo come energia di particelle che si muovono in una buca di potenziale. Da
quanto detto, si capisce quanto possa essere opportuno ribaltare il discorso tradizionale (e ingenuo) che
parte dallidea di particella e, invece, partire dallidea di campo cos che si capisca che proprio il confinamento (e pi in generale il fatto di poter concretamente isolare un sistema fisico dal suo ambiente,
in un certo senso da uno sfondo) che impone la selezione dei modi normali di vibrazione, appunto del
campo, per arrivare successivamente allidea di quanto come eccitazione di tali modi normali; e da questo, infine, nel linguaggio metaforico usuale, allidea di particella.
Le espressioni usate suggeriscono sempre immagini corrispondenti, vale a dire conformi alla struttura
logica e semantica della propria formulazione: alle categorie grammaticali nel caso della lingua, alle
interpretazioni convenzionali dei segni matematici e delle loro combinazioni nel caso delle equazioni.
Luso di sostantivi, come lo sono corpuscolo e particella, inducono facilmente a concepirne i referenti quali enti materiali, e diventa pressoch inevitabile che li si pensi allora come corpi permanenti
dotati di specifiche propriet. In contrasto con una possibile visione distorta dei termini, pu essere utile
prestare attenzione al fatto che nel formalismo della teoria quantistica dei campi non compare nulla
del genere. Ecco, allora, che tale teoria, pu essere anche dal punto di vista semantico, quella didatticamente pi opportuna per la fisica quantistica.
Ribadiamo che nellinterpretare il formalismo quantistico, come nellinterpretare quello di ogni altra
teoria, occorre tener presente che qualunque teoria della realt data, in generale, da una combinazione
tra costrutti ipotetici e riferimenti empirici e che risulta soddisfacente quando riesce a far corrispondere gli uni agli altri con approssimazioni adeguate alle singole specifiche situazioni. Tali corrispondenze, e gli specifici gradi di approssimazione entro i quali si riesce a stabilirle, non sono per generalizzabili a tutte le situazioni. Perci non siamo autorizzati a generalizzare tali concetti assumendoli
come garanzia dellesistenza di elementi di realt indipendenti dalla teoria e coincidenti con tali concetti. Ecco allora che importante essere consapevoli sia di che cosa corrisponde alle parole/concetti
del formalismo quantistico attuale (e come questo possa essere correttamente interpretato), sia anche
del fatto che si possono immaginare per tali parole/concetti interpretazioni diverse, purch esse siano
consistenti col formalismo e con le evidenze sperimentali; ovviamente evitando nella didattica interpretazioni incoerenti o fonte di difficolt e confusioni.
5. Alcune considerazioni sul legame tra la teoria quantistica dei campi e altre teorie
Per unadeguata comprensione del mondo, e senzaltro nellinsegnamento, necessario raccordare le
diverse teorie, almeno ove possibile, in un discorso consistente. Si pone quindi a questo punto il problema del raccordo fra la teoria quantistica dei campi e le teorie precedenti; un problema (comune a
tutte le teorie fisiche) che si pu spesso porre come la ricerca di situazioni limite che mettono in luce
parti della teoria che, opportunamente reinterpretate, possono apparire addirittura come teorie differenti
e che vengono di fatto identificate con le teorie cui ci si vuole raccordare (basti pensare ad esempio alla
relativit ristretta, cui praticamente estraneo il concetto di forza, che nel limite delle basse velocit si
pu identificare con la meccanica classica nella quale il concetto di forza , invece, essenziale).
Per quanto ci riguarda, osserviamo che la teoria quantistica dei campi una teoria quantistica, una teoria relativistica e una teoria delle onde. Pu essere utile allora considerare tre situazioni limite che analizzeremo molto sinteticamente
1) Limite non relativistico.

In alcune condizioni abbastanza generali, si pu mostrare che la funzione di correlazione a tempi uguali
delle misure di densit effettuate in N punti distinti, x1, x2, xN, in uno stato del campo che sia autostato

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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delloperatore numero corrispondente allautovalore N, soddisfa proprio lequazione di Schrdinger


per N particelle. possibile cos interpretare tale funzione di correlazione come la densit di probabilit che effettuando N misure di posizione a tempi uguali, una particella venga trovata in x1, unaltra in
x2 e unN-esima in xN. Otteniamo cos la meccanica quantistica in un modo che, a nostro avviso, chiarisce abbastanza bene i sottili legami che intercorrono tra la teoria quantistica dei campi e la meccanica
quantistica stessa ed , inoltre, di aiuto nellinterpretazione di questultima (Giliberti 2007).
Una volta fatto questo passaggio possiamo utilizzare proprio la meccanica quantistica per descrivere
opportune situazioni fisiche, come ad esempio i sistemi legati; per esempio la struttura dellatomo, o il
comportamento dei solidi, che risultano di difficilissima, se non impossibile soluzione, con il complicato formalismo matematico della teoria quantistica dei campi.
2) Limite non quantistico.

Dallelettrodinamica quantistica otteniamo lelettromagnetismo classico di Maxwell in due maniere:


da un lato osservando che la lagrangiana del campo la stessa nelle due teorie; e da un altro perch
possiamo interpretare gli stati coerenti come stati classici del campo. Questultima osservazione in
particolare ci sembra didatticamente interessante perch mette in luce il fatto che gli stati classici sono
stati con un numero di fotoni non definito!
3) Limite dellottica geometrica

Questo limite si ottiene in maniera del tutto analoga allusuale limite che permette di passare dallottica
ondulatoria dellelettromagnetismo classico allottica geometrica. Esso ci permette di parlare in termini
di traiettorie dei quanti in oggetto (cos come si farebbe in una fisica dei quanti un po ingenua), come
spesso del tutto lecito fare nella fisica studiata negli acceleratori di particelle.
6. Unimportante difficolt ontologica
Nella fisica quantistica, si fa riferimento a condizioni macroscopiche per quanto riguarda la struttura
degli apparati sperimentali e alla natura delle evidenze osservabili (lo scatto di un contatore, la posizione di un indice su un quadrante, lannerimento di un cristallo di una lastra fotografica, ecc.) nel
senso che esse devono in qualche modo essere descritte classicamente, oggettivamente. In altri termini per la stessa formulazione di una teoria quantistica occorre che il mondo sia diviso in due parti:
una classica, laltra descritta dalla teoria quantistica, il problema che la teoria non dice dove porre
la linea di demarcazione.
Diventa allora inevitabile ricorrere, nella descrizione quantistica, congiuntamente a pi teorie (almeno
due). La precisazione che non si riesce a ricorrere a ununica teoria, come invece si vorrebbe, e che
sorgono problemi dal non sapere bene come raccordare reciprocamente e con la visione complessiva
le teorie utilizzate, pu rientrare nella formazione generale della consapevolezza della natura sempre
approssimata e provvisoria della scienza e della conoscenza.
Anche questo un aspetto che va sempre precisato nella didattica della disciplina ed importante essere
sicuri che sia capito nei termini appropriati.
Dal punto di vista concettuale dobbiamo essere consapevoli che a dispetto delle difficolt interpretative, i soli limiti dei quali sensato essere insoddisfatti delle teorie quantistiche non sono quelli della
stranezza della fisica quantistica ma quelli dati dallincapacit di indicare con precisione come raccordare alla fisica classica quella quantistica, nella misura in cui effettivamente non se ne capaci, cos
che, nella stessa misura ne risulta un quadro un po eterogeneo anzich unitario.
7. Conclusioni
Tutte le strategie didattiche sono strade per educare e formare, per andare di posto in posto. Esse non
possono essere confuse con ci che va trasmesso, capito, e come va capito, non devono essere confuse
col punto di arrivo: perci cos importante decidere dove si vuole giungere, dove si vuole condurre.
Anche se il panorama visto e limmagine del reale dipendono dal percorso seguito, il punto di arrivo
ne in qualche modo parzialmente indipendente. Per questo, qualunque percorso didattico si decida di

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Capitolo 2. Proposte Didattiche

seguire per la trattazione della fisica quantistica, non ci si deve dimenticare quale si vuole che sia lapprodo finale, che non pu e non deve essere altro che una precisa teoria quantistica con le sue regole
e le sue leggi, con i suoi concetti e le sue strutture. Altrimenti il percorso che si tramuta nel messaggio portando un messaggio che necessariamente rimane poco fisico, come accade in parte delle presentazioni oggi utilizzate.
Lignoranza rientra poi nella conoscenza scientifica in quanto, come per ogni genere di conoscenza,
anche di questa delimita i margini e i gradi di validit. Esserne consapevoli contribuisce a fornire una
comprensione pi precisa e sicura del significato e del valore della conoscenza posseduta, ne garantisce un possesso pi sostanziale e affidabile. Perci, fissare lattenzione esclusivamente su ci che si
crede di sapere, senza tener conto di come esso viene dimensionato dallignoranza pertinente, equivale
a ridurre ed eventualmente a distruggere anche quello che entro i limiti appropriati si saprebbe davvero. Di quanto non si sa, in scienza come nelle pratiche quotidiane, il massimo che si pu fare rendersene conto. Al contrario, ignorarlo, o addirittura pretendere di sostituirvi della conoscenza che non
si ha, ostacola la comprensione dei termini di applicabilit delle conoscenze e ne fa travisare la natura.
E tutto questo lo si dovrebbe ricordare nellinsegnamento, e precisarlo con attenzione agli studenti.
Bibliografia
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di P. Guidoni e O. Levrini, FORUM Udine.
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Weinberg S. (1995) The Quantum Theory of Fields, Vol. I, Cambridge University Press, Cambridge
(Mass.).

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

81

GLI INSEGNANTI RIFLETTONO SUI NODI CONCETTUALI


DELLA MECCANICA QUANTISTICA
M. Michelini, L. Santi, A. Stefanel
Unit di Ricerca in Didattica della Fisica, Universit di Udine
1. Introduzione
Accanto alla formazione in rete sulla meccanica quantistica (MQ) nellambito di IDIFO sono state
proposte diverse attivit nei workshop in presenza. Esse erano in particolare mirate alla riflessione e
alla discussione sui nodi concettuali fondanti della teoria:
- una tavola rotonda di presentazione e confronto sulle diverse impostazioni delle proposte sullinsegnamento della MQ offerte in IDIFO (Sperandeo 2004; Stefanel 2008, Battaglia et al. 2010) e
delle esperienze di sperimentazione
- una serie di seminari partecipati sui suoi contenuti concettuali, epistemologici, storici
- un work-shop di analisi approfondita di una proposta didattica basata sulla ricerca (Ghirardi et al.
1997; Michelini et al. 2000)
- approfondimenti sullanalisi di casi proposti in forma problematica, come angoli di riflessione di
percorsi didattici sulla MQ, in particolare incentrati su: logica quantistica; formalismo; aspetti storici; nodi concettuali
stato messo a punto un questionario a risposte aperte, con lobiettivo di costruire un filo conduttore di riferimento alle discussioni sulla MQ previste nelle sopraelencate attivit in presenza. I punti
del questionario sono stati proposti come elementi di riferimento e guida per le discussioni e progettazioni di materiali didattici in questo campo e come griglia per la elaborazione del report finale
di ciascun corsista sul workshop in presenza. Il questionario stato elaborato a seguito di una serie
di approfondite discussioni concernenti contenuti e obiettivi delle diverse attivit del work-shop
sopraindicate1.
Vengono qui presentati gli elementi di base a partire dai quali stata sviluppata la progettazione del
questionario, la sua struttura finale e i nodi su cui stato costruito, lanalisi di casi in merito alle
risposte dei corsisti e le conclusioni in particolare in merito a:
- risposte tipiche dei corsisti
- nodi disciplinari e didattici che esse evidenziano
- indicazioni per la formazione dei docenti sullinsegnamento/apprendimento della meccanica quantistica nella scuola superiore.
2. La progettazione del questionario
Nella progettazione del questionario ci si proposti lobiettivo di costruire uno strumento aperto
per la raccolta di concezioni degli insegnanti sui nodi principali della MQ e al modo in cui li si pu
affrontare in classe con gli studenti.
Si sono tenuti in conto quattro diversi riferimenti:
A) la prospettiva didattica del dibattito sui fondamenti concettuali della teoria quantistica per un riferimento generale sui nodi disciplinari a cui guardare (DEspagnat 1976; Cohen-Tannoudji et al.
1977; Sonego 1992; Ghirardi 1997; Styer 2002; Newton (2002); Pospiech et al. 2008)
B) i questionari e i quesiti proposti nelle ricerche sullapprendimento della MQ, per un quadro dei
contesti indagati e delle modalit con cui sono stati esplorati (Fischler, Lichtfeldt 1992; Niedderer, Daylitz 1999; Johnston et al. 1998; Singh 2001; Cataloglu, Robinett 2002; Muller, Wiesner
1999, 2002)
(1)
Tali discussioni sono state condotte dagli autori insieme con R. Giannitrapani, L. Marinatto, G. Pospiech che hanno
contribuito in diverse attivit del workshop in presenza.

82

Capitolo 2. Proposte Didattiche

C) le principali proposte basate sulla ricerca sullinsegnamento/apprendimento della MQ nella scuola


superiore dellEuropa continentale e nei college dellarea anglosassone, per un riferimento sui
nodi da esse affrontati (Zollman 1999; Phs.Educ 2000; AJP 2002)
D) le ricerche sulla formazione insegnanti, da un lato quelli centrati sullintegrazione dei contenuti disciplinari e i contenuti pedagogici (Shulman 1986; Michelini 2004) e la loro valutazione
(Eylon, Bagno 2006; Hanley et al. 2008; Schuster et al. 2009) e dallaltro quelle mirate allinnovazione didattica in particolare in MQ (Olsen 2002; Sperandeo 2004; Michelini et al. 2004; Stefanel et al. 2004; Asikainen 2005; Justi et al 2005), per le scelte dei nodi da indagare e la tipologia di questionario da proporre
Tali riferimenti hanno fatto da sfondo a un articolato confronto sui diversi piani e diversi aspetti individuati, tra i quali i pi dibattuti sono stati: indeterminazione dei processi fisici e incertezza nella
misura; interpretazione probabilistica/statistica del processo di misura; propriet di un sistema e
misura; stato, sua rappresentazione, propriet di un sistema; propriet intrinseche e propriet dinamiche; evoluzione dello stato in MQ; logica quantistica e logica classica; il ruolo del formalismo nella
teoria; snodi storici come il ruolo della termodinamica nella nascita della MQ e il dibattito onda/particella; differenza tra sovrapposizione classica e quantistica; stati puri e miscele statistiche; interferenza quantistica.
Come esito di tale confronto sono stati distillati pochi nodi problematici proposti su due diversi piani
come viene specificato nellanalisi successiva sulla struttura del questionario, lasciando gli altri alla
discussione nei workshop in presenza e nei forum di approfondimento in rete.
3. La struttura del questionario
Il questionario prevede, oltre alla prima sezione di raccolta dei dati personali e a una breve presentazione dello scopo per cui stato progettato, due sezioni: la prima focalizzata sui nodi concettuali
fondanti della MQ dal titoloElementi su cui focalizzare la riflessione intorno allinsegnamento/
apprendimento della MQ, la seconda su finalit e aspetti rilevanti per una didattica della MQ, dal
titolo La MQ a scuola.
3.1 I quesiti della prima parte:

Elementi su cui focalizzare la riflessione intorno allinsegnamento/apprendimento della MQ


La prima parte del questionario formata dai seguenti cinque quesiti:
Q1.1 Il comportamento quantistico: quali sono gli elementi che lo caratterizzano/identificano.
Q1.2 Le propriet di un sistema: conoscerle o non conoscerle implica lesistenza di tali propriet?
Q1.3 La misura: come cambiano significato e ruolo della misura in MQ rispetto alla fisica classica?
Q1.4 Il risultato di una misura: sua prevedibilit e natura oggettiva delle propriet misurate
Q1.5 Il dominio della MQ: Si pu applicare la MQ ai sistemi macroscopici?
In risposta al primo quesito, focalizzato sugli elementi che caratterizzano il comportamento quantistico, ci si aspetta che vengano prese in considerazione le due diverse evoluzioni previste in MQ:
levoluzione unitaria dello stato di un sistema imperturbato, deterministica/reversibile/causale basata
sullequazione di Schrdinger; quella intrinsecamente stocastica/indeterministica che si ha nel processo di misura, sancita nel postulato del collasso. Si vuole in particolare vedere se esse vengono
riportate entrambe, se vengono distinte, se esse vengono delineate rimarcando sulla dicotomia deterministico/indeterministico, oppure sulla complementariet espressa dal dualismo onda-corpuscolo
ovvero dal principio di indeterminazione.
Ci si aspetta inoltre che emergano tipici nodi non risolti: lidentificazione della funzione donda o
del vettore di stato con un ente fisico; il mancato riconoscimento che nella MQ prevista una doppia evoluzione; il comportamento stocastico dei sistemi microscopici in interazione con un apparto
di misura attribuito a perturbazioni casuali piuttosto che alla natura intrinseca di tali interazioni.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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Il secondo quesito focalizzato sulle propriet dei sistemi e sulla correlazione conoscenza-esistenza
delle propriet. Ci si attende che venga focalizzata lattenzione sulla possibilit o meno di attribuire una propriet a un sistema quantistico, sul significato di propriet in fisica quantistica (ammesso
che si accetti la possibilit di attribuirla) e in ogni caso sulla impossibilit di attribuire propriet a un
sistema quantistico senza averlo prima sottoposto a un processo di misura. Ci si pu attendere allora
anche maggiore enfasi sulla possibilit di attribuire una qualsiasi propriet a un sistema quantistico,
quantomeno come esito del processo di misura secondo una posizione realista (Einstein et al. 1935,
Baily 2010), ovvero maggiore enfasi sulla natura astratta della funzione donda e sul fatto che dire
che lo stato di un sistema C unaffermazione sulla probabilit di ottenere, per una data variabile
dinamica, certi determinati risultati dalla sua misura (Newton 2004).
Il terzo quesito si correla direttamente al precedente, riguardando in modo esplicito il confronto tra
il ruolo del processo di misura in MQ e quello in fisica classica. Nelle risposte a questo terzo quesito
ci si attende che venga riconosciuto il processo di misura quantistico come preparazione dello stato
di un sistema, ovvero di produzione di propriet dinamiche di detto sistema. Ci si aspetta in sostanza
che venga rilevato il carattere di processo intrinsecamente irreversibile che ha la misura in MQ, ossia
di creazione dello stato del sistema sottoposto a misura e, in una prospettiva realista, delle propriet
del sistema misurato che lo determinano, rispetto al ruolo del processo di misura in fisica classica di
registrazione di uno stato preesistente a tale processo.
Il quarto quesito approfondisce su questultimo punto in particolare per far emergere la natura non-epistemica delluso della probabilit in MQ, rispetto alla natura sempre epistemica del suo uso in fisica
classica. Questo quarto quesito esplora inoltre in modo esplicito la natura oggettiva/non-oggettiva
delle propriet dei sistemi quantistici, su cui ci si aspetta vengano focalizzate le risposte.
Dalle risposte ai quesiti 2-4 ci si pu attendere che emergano tipici nodi non risolti: lattribuzione a un
sistema di propriet preesistenti in un processo di misura, pur senza assumere esplicitamente e coerentemente un approccio a variabili nascoste; il mancato riconoscimento dellentanglement, ovvero
la convinzione che si possano attribuire propriet a sottosistemi di un sistema entangled, ossia che
si possano considerare separatamente e che continuino ad avere una loro unitariet e distinguibilit
sottosistemi entangled.
Il quinto ed ultimo quesito riguarda il dominio di applicabilit della MQ. Ci si attende che venga
prioritariamente esplicitata lassenza nella teoria quantistica di un limite di applicabilit e quindi la
legittimit di quantizzare anche un sistema macroscopico. Daltro canto ci si pu anche aspettare
che lesplicita richiesta in merito allapplicabilit della MQ a sistemi macroscopici attivi considerazioni sul ben noto problema del macrorealismo, sullentanglement di un sistema quantistico e uno
macroscopico, come si ha nel paradosso del gatto di Schrdinger o nellaccoppiamento tra un sistema
(quantistico) sottoposto a misura e un misuratore (classico).
Ci si pu, infine, attendere che emerga la convinzione che la MQ non possa essere applicata laddove
valga la fisica classica e problemi legati alla continuit tra la fisica classica e la fisica quantistica.
3.2 I quesiti della seconda parte - La MQ a scuola

La seconda parte del questionario composta dai seguenti quesiti:


Q2.1 Perch insegnare MQ?
Q2.2 Concetti di base irrinunciabili in una proposta didattica in MQ. Spiegare le ragioni delle
scelte.
Q2.3 Quali aspetti privilegiare (formali, storici, logici, concettuali, applicativi)?
I tre quesiti mirano a raccogliere le convinzioni degli insegnanti rispetto alle motivazioni per insegnare
la MQ nella scuola, ai concetti irrinunciabili e agli aspetti da privilegiare in una proposta didattica.
Ci si aspetta che emerga limportanza della MQ nella attuale visione del mondo microscopico, il
suo ruolo di teoria paradigmatica, il ruolo che essa pu avere nella costruzione del pensiero teore-

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Capitolo 2. Proposte Didattiche

tico e formale. Ci si aspetta inoltre che emerga il contributo formativo che pu avere il ripercorrere
la nascita della teoria e i contributi al dibattito epistemologico e filosofico.
Riguardo al secondo quesito ci si aspetta che emerga il concetto di stato quantico e il principio di
sovrapposizione. Se vengono inclusi aspetti della fisica dei quanti, ovvero aspetti come lentanglement e la non-localit.
Lobiettivo quello di raccogliere i principali aspetti indicati, i modi con cui detti aspetti compaiono,
le indicazioni sui bisogni formativi degli insegnanti.
4. Contesto e criteri di analisi
I questionari sono stati proposti a un gruppo di 22 insegnanti frequentanti il master IDIFO, come
base per lattivit di confronto nel workshop in presenza e per il lavoro di riepilogo. stato proposto ai corsisti di IDIFO come strumento di lavoro, lasciando libera la restituzione. Solo pochi sono
i questionari restituiti compilati (6 in totale). Dato il basso numero di cui formato il campione si
scelto di effettuare unanalisi prettamente qualitativa delle risposte a ciascuna domanda individuando
i diversi elementi emersi, con riferimento a quelli individuati a priori nel paragrafo precedente. Si
indicheranno comunque gli aspetti indicati da tutti gli insegnanti del campione o quelli comunque
pi frequenti, ovvero gli aspetti indicati da singoli. Si tratta quindi di analisi di casi che forniscono,
comunque, indicazioni significative sulle concezioni che gli insegnanti hanno maturato nella fase
centrale del loro percorso formativo del Mater, sui loro bisogni formativi e su quali indicazioni possono emergere per la formazione insegnanti.
5. Alcuni casi
Q1.1 Il comportamento quantistico: quali sono gli elementi che lo caratterizzano/identificano?
Gli elementi che tutti gli insegnanti rilevano come caratteristici del comportamento quantistico
sono:
- A1) lindeterminismo o la stocasticit (lintrinseca indeterminazione che mostrano i sistemi
fisici, La caratteristica forse pi peculiare dei sistemi quantistici il comportamento di tipo stocastico)
- A2) la non localit, in genere associandola allentanglement.
Vengono anche indicati da singoli i seguenti aspetti: una descrizione probabilistica per descrivere i
fenomeni, il principio di sovrapposizione, lincompatibilit delle osservabili.
I diversi aspetti vengono pi spesso associati al comportamento di sistemi (come fatto nella met
dei casi, di cui ai sopracitati esempi); richiamati senza alcuna specificazione (in 2/6 dei casi); riferiti alla descrizione dei fenomeni (in un caso: necessit di utilizzare una descrizione probabilistica
per descrivere i fenomeni).
interessante osservare che laccento sempre posto sul processo di misura, senza per altro esplicitarlo e specificarlo in alcun caso, e solo in un caso anche sul principio di sovrapposizione. Levoluzione unitaria dei sistemi imperturbati, invece, non viene mai citata.
Emerge lesigenza formativa di bilanciare la rilevanza data al processo di misura nella teoria quantistica evidenziandone le peculiarit rispetto alla fisica classica, con il riconoscimento del carattere
fondante del principio di sovrapposizione e dellevoluzione unitaria e lineare.
Q1.2. Le propriet di un sistema: conoscerle o non conoscerle implica lesistenza di tali propriet?
Tutti i corsisti affermano che una propriet non esiste prima di essere misurata (una propriet non
esiste finch non misurata; In meccanica quantistica le propriet di un sistema nascono con la
misura; Dopo la misura si pu ritenere che il sistema possegga tale propriet, mentre prima della
misura no).

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

85

In un solo caso, accanto alla precedente asserzione, emerge la precisazione che in situazioni limite si
pu essere certi dellesito di una misura: a parte il caso eccezionale di un sistema che si trova gi in
un autostato ben definito. Emergono, inoltre, come asserzioni di singoli: il confronto tra una teoria
ortodossa e una teoria alla Bohm o a molti mondi; la distinzione tra fisica classica e fisica quantistica (In fisica classica gli oggetti hanno propriet fissate che la misura rende solo evidenti. In meccanica quantistica, prima di effettuare una misura non possiamo affermare che un oggetto possiede
una propriet); il conoscere come atto umano associato alla misura (Il termine conoscenza presume che si sia fatta una misura relativa alla propriet del sistema).
Accanto alla sostanziale uniformit delle risposte si possono rilevare alcune espressioni che dovrebbero essere oggetto esse stesse di negoziazione e condivisione: Secondo linterpretazione di Bohr,
finch una grandezza fisica non misurata, questa non ben determinata,prima di effettuare una
misura non possiamo affermare che un oggetto possiede una propriet, ma solo parlare di probabilit che possieda una propriet, Il termine conoscenza presume che si sia fatta una misura relativa alla propriet del sistema. Le espressioni indicate in grassetto sono ambigue perch possono
attivare lidea che anche in MQ si misurino propriet preesistenti la misura. Si tratta di aspetti sottili, che tuttavia possono dare luogo a problemi nellapprendimento degli studenti, in quanto almeno
in parte contraddicono le asserzioni da tutti condivise sulla non esistenza delle propriet prima di una
misura, ossia spostano continuamente il riferimento teorico da una interpretazione standard della teoria quantistica a una a variabili nascoste (Bell 1987). Se, come comincia ad emergere da alcuni studi,
lapproccio pi spontaneo alla fisica quantistica di tipo realista (Baily, Finkelstein 2010), ovvero
secondo riferimenti che richiamano teorie a variabili nascoste (Michelini, Stefanel 2008), importante curare in modo particolare il linguaggio con cui vengono proposte agli studenti, ovvero discusse
con gli insegnanti.
Q1.3 La misura: come cambiano significato e ruolo della misura in MQ rispetto alla fisica classica?
In merito a questa domanda le risposte degli insegnanti sono essenzialmente di un unico tipo, includendo la preesistenza delle propriet misurate in fisica classica, il ruolo del processo di misura nel
determinare/far acquisire la propriet misurata: In fisica classica la misura di una propriet registra una caratteristica del sistema che era preesistente alla misura stessa. In meccanica quantistica,
invece, la misura ha un ruolo attivo, nel senso che contribuisce alla determinazione della propriet
misurata; In fisica classica loperazione di misura da indicazioni sul valore di una grandezza che
il sistema possedeva un istante prima della misura. In MQ no, loperazione di misura non fornisce
informazioni su propriet preesistenti del sistema ma loperazione di misura stessa che fa si che il
sistema acquisisca una propriet.
In 4 casi si precisa la natura probabilistica dellesito della misura (passare da uno stato di sovrapposizione ad uno stato ben definito, anche se la scelta di quale autostato il sistema raggiunger essenzialmente di tipo probabilistico; il risultato della misura di tipo stocastico).
Si rileva qui infine: laccento sul ruolo attivo del processo di misura, esplicitato nella prima delle
risposte riportate, ma presente anche nelle altre come elemento sostanziale; il ruolo del processo di
misura nel trasformare uno stato di sovrapposizione in un autostato.
Q1.4 Il risultato di una misura: sua prevedibilit e natura oggettiva delle propriet misurate
Le risposte dei corsisti a questo quesito mettono in campo i seguenti elementi:
la impossibilit di fare previsioni deterministiche (il valore che si ottiene in una misura non pu
essere previsto in modo deterministico) ovvero tout court di fare previsioni (il risultato di una misura
non prevedibile in meccanica quantistica);
- la distribuzione probabilistica dei risultati (se facciamo infinite copie di uno stato ed eseguiamo
infinite misure della stessa osservabile, non otteniamo sempre lo stesso risultato, ma una distribu-

86

Capitolo 2. Proposte Didattiche

zione di risultati), ossia la possibilit di fare su di essi soltanto previsioni di tipo probabilistico
(sar solamente possibile calcolare la probabilit dellesito della misura).
Pi spesso le risposte richiamano o solo lindeterminismo o solo laspetto probabilistico. Una minoranza delle risposte coinvolge entrambi gli elementi (Se il sistema non si trova in un autostato della
grandezza che voglio misurare, il risultato della misura non sar preventivamente determinabile, ma
sar solamente possibile calcolare la probabilit dellesito della misura).
interessante osservare, che le asserzioni qui riportate senza ulteriori specificazioni potrebbero
essere riferite anche a misure classiche: in una qualsiasi misura ripetuta, infatti, si ottiene sempre
una distribuzione di risultati e lesito della singola misura indeterminato, seppure atteso allinterno
di un certo intervallo.
Di nuovo emerge lesigenza di creare un linguaggio condiviso attraverso cui esplicitare le peculiarit dellindeterminismo quantistico e delluso della probabilit in MQ e caratterizzarle in modo specifico rispetto al contesto classico.
Riguardo alloggettivit delle propriet di un sistema, le risposte si dividono tra:
- chi sottolinea lo specifico caso in cui il sistema si trovi in un autostato dellosservabile misurato,
fatto questo che presuppone una precedente misura (Se il sistema si trova in un autostato dellosservabile che intendo misurare, posso sicuramente affermare il risultato della misura (sar lautovalore
corrispondente) il conoscere per lo stato del sistema presuppone una precedente misura!).
- chi, in questo caso la maggioranza (2/3), non attribuisce oggettivit alle propriet del sistema (non
si pu pi parlare di propriet oggettive di un sistema , Le propriet misurate non hanno una
natura oggettiva ma si creano solo nel momento della misura.
Per quanto nessuna delle risposte chiarisca fino in fondo la portata delle asserzioni fatte, la prima
tipologia di risposte sembra richiamare una posizione realista in merito alle propriet di un sistema
quantistico, mentre le altre risposte sembrano rifiutare tale realismo.
Loggettivit/non oggettivit delle propriet di un sistema quantistico dovrebbe essere un nodo affrontato nella formazione insegnanti, insieme con una discussione sulla diversa natura delle propriet
intrinseche, che per esempio permettono di definire la natura di una particella rispetto ad altre, e delle
propriet dinamiche, che sono correlate al sistema quando si trova in un ben definito stato.
Q1.5 Il dominio della MQ: Si pu applicare la MQ ai sistemi macroscopici?
In merito al dominio di applicazione della MQ, emergono due posizioni principali: A) la non esistenza di limiti di applicabilit della MQ (Non vi sono limiti di scala allapplicabilit della MQ)
(4/6); B) lapplicabilit della MQ al solo ambito microscopico (No! La MQ si applica solo ai sistemi
microscopici) (2/6).
Nel primo caso c chi supporta la propria posizione richiamando i recenti esperimenti di diffrazione e interferenza realizzati con macromolecole e chi completa la propria risposta affermando che
i sistemi macroscopici sono troppo complessi ed preferibile descriverli con la meccanica classica
piuttosto che con complicati calcoli quantistici.
Nel secondo caso vengono richiamati alcuni nodi su cui si scontra lapplicabilit della MQ ai macrosistemi: Quali sono le dimensioni al di sotto delle quali un sistema soggetto alle leggi della MQ?;
Come mai un sistema macroscopico viene descritto dalla FC?; Come mai per i sistemi macroscopici valgono delle leggi diverse di quelle valide per i sistemi microscopici?.
In un processo formativo necessario che le due posizioni emerse, che come si vede compaiono
distintamente, si integrino. Da un lato infatti importante riconoscere che la MQ non ammette limitazioni di principio, n ambiti in cui non sia empiricamente chiaro se applicarla o meno. Dallaltro
importante anche andare a discutere del problema del macrorealismo e del nodo della separabilit di sistema-misuratore (quantistico il primo, classico il secondo) come nodi aperti della ricerca
sui fondamenti.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

87

Parte 2 - La MQ a scuola
Q2.1 Perch insegnare MQ
In merito alle motivazioni per insegnare MQ nella scuola secondaria, il punto centrale citato da tutti
i corsisti il valore culturale della MQ, il fatto di essere una delle teorie fondamentali della fisica
di oggi, necessaria per spiegare tutti i fenomeni microscopici.
In prevalenza (4/6) viene inoltre aggiunto che: interessante perch introduce idee assolutamente
nuove e contro intuitive rispetto alla fisica classica e al senso comune; fornisce una nuova visione
della natura fondamentalmente diversa da quella fornita dalla fisica classica.
In un caso isolato viene portata la motivazione che importante insegnarla perch permette di evidenziare i limiti di una teoria: nel caso specifico la FC non in grado di spiegare il comportamento
dei sistemi microscopici e quindi non pu essere a questi applicata.
Il valore culturale e paradigmatico della teoria quantistica, le sue idee base, strutturalmente diverse
da quelle della fisica classica, e la possibilit di esplorare i limiti di applicabilit della teoria classica sono tra le motivazioni. che anche la letteratura di ricerca ha messo in luce come principali
(Pospiech et al. 2008).
Q2.2 Concetti di base irrinunciabili in una proposta didattica in MQ. Spiegare le ragioni delle
scelte.
Tutti i corsisti hanno indicato il principio di sovrapposizione come concetto base irrinunciabile: Il
principio di sovrapposizione essenziale per comprendere gli stati sovrapposti, e quindi la necessit di una descrizione probabilistica. In quattro casi vengono inclusi anche lindeterminismo o il
principio di indeterminazione, perch fornisce una visione nuova della realt. In un caso emerge la
convinzione che la scelta dei concetti base da ritenersi imprescindibili dipende dalla impostazione
scelta. La scelta dellapproccio e quindi dei concetti che si ritengono irrinunciabili, dipende da considerazioni didattiche proprie del docente.
Le indicazioni pi frequenti degli insegnanti sono rivolte ai concetti cardine della teoria quantistica e
sono coerenti con quanto indicato nelle risposte alla prima parte del questionario. Dato che il questionario stato proposto a met del corso di Master, mostra che stata superata la separazione tra CK e
PCK che caratterizza le idee sulla MQ e la sua didattica di insegnanti privi di una specifica formazione
al riguardo, come emerso nellanalisi del corso sullimpostazione alla Dirac (Battaglia et al. 2009).
interessante rimarcare la posizione autoreferenziale dellinsegnante che ritiene che la scelta dei
concetti irrinunciabili dipenda dalla sua libera scelta dellimpostazione da seguire, piuttosto che
sia dettate da una comunit scientifica di riferimento.
Q2.3 Quali aspetti privilegiare (formali, storici, logici, concettuali, applicativi)?
In merito a questa risposta tutti i docenti avocano a s il diritto e la competenza della scelta: Qui
si tratta di scelte che dipendono anche dalle preferenze personali; non si pu dare una risposta univoca ma pi che mai la scelta di competenza del docente. La richiesta di autonomia espressa dai
corsisti non mai accompagnata dalla esplicitazione di criteri scientifici. In questo caso emerge pi
forte la convinzione che siano preferibili scelte personali del docente, piuttosto che scelte dettate da
riferimenti di ricerca. daltro canto interessante notare come tutti questi corsisti, a met del loro
percorso formativo, pongano laccento sui concetti (privilegerei una trattazione concettuale). In
particolare vengono centrati gli aspetti fondanti della MQ e gli aspetti che la distinguono dalla fisica
classica. Nelle rilevazioni in ingresso, di cui si discusso in altro lavoro (Battaglia 2008), in cui gli
stessi insegnanti avevano indicato tra i temi da affrontare: Il dualismo onda-corpuscolo; il principio
di indeterminazione; la quantizzazione delle variabili.
Pi varia risulta la posizione dei corsisti in merito al formalismo, come esemplificato nelle seguenti:

88

Capitolo 2. Proposte Didattiche

importante introdurre il pi possibile anche una struttura formale; Per quanto riguarda il formalismo credo che debba essere limitato allessenziale, ritengo alquanto improbabile poter introdurre i concetti di spazio di Hilbert e di operatore.
Anche in merito alla trattazione di aspetti storici non si ravvisa una posizione univoca, come emerge
in questi due spunti: Il ruolo della storia credo debba essere meno significativo, perch rischia di
creare confusione, sovrapponendo concetti superati con idee pi moderne, Gli aspetti da privilegiare sono quello storico (per mostrare come si giunti a questa teoria) e concettuale (per illustrare
gli aspetti veramente peculiari e distintivi della teoria).
Laspetto delle applicazioni stato indicato, seppure in modo molto generico, solo da una persona,
(Ritengo importante anche presentare alcune applicazioni della M.Q.).
6. Sintesi e indicazioni per la formazione degli insegnanti
Dalle risposte dei corsisti alla prima parte del questionario sono emerse alcune indicazioni generali su
quali aspetti includere in una discussione sulla MQ, mirata a specifici obiettivi formativi, nella prospettiva di una sperimentazione sullinsegnamento/apprendimento della MQ nella scuola superiore.
Lanalisi delle peculiarit della misura in fisica quantistica, lesplicitazione del ruolo attivo che ha il
processo di misura in MQ, e lentanglement fanno emergere gli elementi distintivi della MQ rispetto
alle assunzioni di fondo della fisica classica. Focalizzano tuttavia lattenzione su aspetti specifici e in
particolare soltanto su uno dei modi in cui prevista levoluzione in MQ, come hanno evidenziato i
corsisti con le loro risposte. Gli elementi che fanno della meccanica quantistica una teoria e non solo
un insieme di congetture e regole devono emergere facendone riconoscere gli elementi costruttivi di
base: il principio di sovrapposizione che ne sancisce la linearit; le modalit con cui si determinano
i possibili esiti delle misure e le probabilit a priori dei suddetti esiti; la natura unitaria dellevoluzione imperturbata dei sistemi quantistici e quella irreversibile nel processo di misura; le modalit
con cui si quantizza un sistema.
Lintroduzione del formalismo di base importante non tanto per farne vedere le potenzialit applicative, ben al di l delle competenze e potenzialit di qualsiasi studente, ma piuttosto per mostrare
come esso consenta una descrizione compatta e unitaria dei contenuti fondanti e dei loro significati,
includendo, intrinsecamente nel principio di sovrapposizione lineare lindeterminismo non epistemico, che caratterizza i processi di misura e linformazione probabilistica ad essi associata.
La negoziazione e condivisione di significati, importante in qualsiasi processo formativo, acquista
nel caso della MQ una valenza concettuale in quanto nel linguaggio, con cui comunemente si descrivono fenomeni e processi, vi sono implicite assunzioni deterministiche e causali. Ambiguit lessicali, sottintesi, come sono emersi in qualche caso nelle risposte dei corsisti, nel caso della MQ hanno
valenze concettuali determinanti ancora pi che in meccanica classica, perch le categorie descrittive dei processi sono sempre classiche. La richiesta di coerenza, in particolare rispetto ad uno specifico riferimento interpretativo (ortodosso o a variabili nascoste che sia) indispensabile premessa
per la costruzione da parte degli studenti di schemi a loro volta coerenti. Il linguaggio deve rispecchiare questa coerenza come gi stato evidenziato anche da Bell (1987).
Un linguaggio specifico va costruito per caratterizzare la misura in MQ e differenziarla rispetto alla
misura in meccanica classica, non sufficiente richiamarne genericamente la natura interminata e probabilistica, che in realt specifica di una qualsiasi misura. necessario specificare lindeterminismo
intrinseco e non-epistemico dellesito di un processo di misura quantistico e il carattere non classico
della probabilit in meccanica quantistica, che emerge laddove non possibile utilizzare il teorema di
Bayes per calcolare le probabilit e invece necessario tenere in conto delinterferenza quantistica.
Loggettivit/non-oggettivit delle propriet di un sistema quantistico un ulteriore nodo da affrontare nella formazione insegnanti sul piano dei contenuti fondanti. Va inoltre affiancato alla discussione sulla diversa natura delle propriet che possiamo chiamare intrinseche di un oggetto quantistico, che per esempio ne permettono di definire la natura (es. una particella rispetto ad altre), e
delle propriet dinamiche, che sono associate a uno stato, aspetto emerso come nodo nelle risposte
di alcuni docenti.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

89

Infine importante far riconoscere che la MQ non ammette limitazioni di principio, n ambiti in
cui non sia empiricamente chiaro se applicarla o meno, che come si visto non un punto chiaro a
tutto. Dallaltro importante anche discutere a fondo il problema del macrorealismo e quello coinvolto nella necessit di prevedere la separabilit del sistema osservato dal misuratore, come nodi
aperti della ricerca sui fondamenti importanti in un percorso formativo in quanto alla base di difficolt nellapprendimento.
Dal punto di vista didattico si pu osservare che il questionario ha consentito di riconoscere che il
percorso formativo, per quanto non concluso ha prodotto quellintegrazione tra contenuti concettuali e contenuti didattici, che era uno dei nodi aperti nella situazione iniziale e costituiva strumento
e obiettivo della formazione.
Le indicazioni sin qui riepilogate indirizzano verso una formazione dei docenti sulla meccanica
quantistica, che preveda: una riflessione sulla epistemologia della disciplina; la formazione su criteri scientifici per riconoscere le diverse impostazioni disciplinari, ossia i diversi modi con cui allinterno di una comunit scientifica viene proposta la meccanica quantistica in modo sistematizzato,
vengono delineati i contenuti e concetti fondanti, le sue metodologie proprie; limpiego ed esplicitazione delle metodologie messe a punto dalla ricerca didattica per la costruzione di percorsi didattici basati sulla ricostruzione didattica dei contenuti (Duit 2006), aspetto che nel caso della meccanica quantistica quanto mai urgente; renda conto degli esiti di ricerche sulle difficolt che gli studenti incontrano nellaffrontare i concetti fondanti della meccanica quantistica e li traduca operativamente in approcci di tipo Inquiry (McDermott, Shaffer 2000), problem solving (Watts 1981), sui
dettagli critici (Viennot 2002) e si incentri sullintegrazione dei diversi piani delle CK e delle PCK
(Schulman 1986; Michelini 2004; Sperandeo 2004; Michelini et al 2004a,b).
Un ruolo strutturale della ricerca in didattica della fisica nella formazione insegnanti pu costituire
lelemento che permette agli insegnanti di superare lautoreferenzialit evidenziata anche in alcune
risposte della seconda parte del questionario. Esso costituisce nello specifico della formazione allinsegnamento/apprendimento della MQ un elemento imprescindibile per linnovazione.
Il questionario qui discusso costituisce uno strumento aperto, esportabile in altri contesti e in particolare utilizzabile come pre/post test per lanalisi delle concezioni di insegnanti allinizio e alla fine
di un processo formativo e facilmente trasformabile per essere proposto come questionario per gli
studenti. stato utilizzato, oltre che con gli insegnanti di IDIFO, anche con gli studenti delle scuole
estive di fisica moderna per studenti degli ultimi anni delle scuole superiori realizzate a Udine nel
2007 e 2009 (Gervasio et al. 2010, Cassan et al 2010) e presentato in lingua inglese in un apposito
workshop rivolto a ricercatori in occasione del Congresso Girep 2008 (Pospech et al. 2008).
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Capitolo 2. Proposte Didattiche

LINSEGNAMENTO DELLA FISICA QUANTISTICA: COSA SINTENDE


PER PROSPETTIVA STORICA
Carlo Tarsitani
Dipartimento di Fisica, Universit di Roma La Sapienza
1. Le premesse da condividere
Potrebbe sembrare ovvio sostenere, nel XXI secolo, che nellinsegnamento della fisica a scuola dovrebbe
essere trattate anche le principali scoperte della fisica del XX secolo. Tuttavia, lostilit nei riguardi
di una simile prospettiva diffusa a livello di docenti scolastici e universitari ed giustificata con
diverse argomentazioni, su cui torneremo in seguito. Esprimiamo per ora una nostra opinione generale al riguardo. Riteniamo che alla base delle varie argomentazioni contro linsegnamento della fisica
moderna e quindi contro lesigenza di recuperare un ritardo di quasi un secolo vi sia una visione diffusa dello status culturale e del valore formativo della fisica che impedisce al suo insegnamento di assumere la rilevanza che gli spetta. per esempio ancora largamente condivisa la convinzione che linsegnamento scolastico della fisica debba avere un valore pedagogico esclusivamente introduttivo e propedeutico e che ad una vera cultura fisica si potr accedere solo alluniversit. Nello stesso tempo
ugualmente diffusa la convinzione che lunica fonte dinteresse nei confronti dei contenuti di questa
disciplina sia costituita dalle sue applicazioni tecniche, che ormai caratterizzano ampiamente il mondo
che ci circonda. In sostanza, linsegnamento della fisica ha ancora un carattere ancillare il che
confermato dalla stessa organizzazione del curricolo e dal numero di ore ad essa dedicate, anche in un
liceo scientifico.1 Del resto, nella nostra scuola, lintera formazione scientifica ha un ruolo secondario
rispetto alla formazione umanistica: ci riflette la convinzione che solo questultima pu essere portatrice dei principali valori culturali, rappresentando lunico contribuito che la scuola pu dare alleducazione della persona. Come si ripete ormai da tanti anni, nella nostra scuola il rapporto tra cultura
scientifica e cultura umanistica decisamente sbilanciato a favore della seconda: se pure ha senso parlare della trasmissione di una vera e propria cultura scientifica.2
Assegnare un profondo valore educativo anche allinsegnamento scientifico non quindi affatto scontato. Non stiamo parlando soltanto delle conoscenze di base sulla natura del mondo materiale che ci
circonda, dallinfinitamente piccolo allinfinitamente grande. Stiamo anche parlando di quella visione
scientifica del mondo che dovrebbe contrapporsi alle tendenze irrazionalistiche, agli atteggiamenti dogmatici, acritici e pregiudiziali, assumendosi una piena responsabilit culturale. Per quanto ci riguarda,
riteniamo che questa situazione non derivi da uno strutturale immobilismo del complesso sistema scolastico, o da presunte difficolt dordine tecnico e organizzativo. Si tratta, a nostro parere, di una scelta
voluta e programmata, secondo le linee di unideologia che nel nostro paese dura a morire. Per questi motivi siamo ancora costretti a stabilire alcune premesse generali che, se non accolte, renderebbero
del tutto inutile qualsiasi sforzo deffettivo rinnovamento. Le riassumiamo schematicamente:
1. Ogni cittadino ha il diritto di conoscere e comprendere gli aspetti essenziali della nostra conoscenza
del mondo materiale.
2. Lo scopo dellinsegnamento della fisica non pu essere ridotto alla comunicazione di conoscenze
utili ma deve assumere un significato educativo ben pi ampio diventando parte integrante della
formazione di unautentica cultura scientifica e della condivisione dei valori intellettuali che la ricerca
scientifica propone.
3. Una buona cultura fisica comporta una conoscenza adeguata delle principali acquisizioni della fisica
del XX secolo, non solo perch su queste acquisizioni si basa lattuale modo di pensare e di ricer-

(1)

Basta pensare al fatto che, molto spesso, chi insegna non laureato in fisica e non ha una particolare predilezione
per questa disciplina, date le gravi carenze della propria formazione universitaria.
(2)
Questo dato di fatto confermato in modo decisivo dallo scarsissimo peso dato allinsegnamento delle cosiddette
scienze umane nella nostra scuola.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

93

care dei fisici, ma anche perch esse hanno influito enormemente sullo sviluppo del clima intellettuale del secolo stesso.
4. Una buona cultura fisica deve fornire anche gli strumenti per una comprensione di ci che fanno i
fisici oggi (e del perch lo fanno).
5. Le teorie della fisica moderna formano un nuovo modo di vedere il mondo e non solo uninsieme
di regole di calcolo per riprodurre i dati sperimentali o di conoscenze il cui fine principale quello
di sviluppare nuove tecnologie.
6. Lesigenza daggiornamento culturale dellinsegnamento della fisica comporta una revisione critica
e didattica dellintero percorso formativo per tutti i livelli scolari.
Siamo dunque convinti che una trattazione adeguata della fisica moderna nellinsegnamento scolastico
comporta un complesso cambiamento nel modo stesso di insegnare la disciplina. Si tratta di avviare
un processo che porti a un vero e proprio salto di qualit nellinsegnamento della fisica e che sarebbe
illusorio pensare possa essere portato a termine in tempi brevi. In un simile processo sono coinvolte
non solo tutte le componenti della realt scolastica, dalla comunit degli insegnanti di matematica e/o
fisica e di altre discipline ai dirigenti scolastici, dalle autorit scolastiche locali ai responsabili ministeriali, ma anche le comunit stesse dei fisici, dei matematici e dei chimici, e, pi in generale gli ambienti
intellettuali e accademici influenti. La comunit dei ricercatori in didattica della fisica e della matematica, essa non pu che anticipare i tempi, affrontando con tenacia e sistematicit i complessi problemi legati al suddetto salto di qualit, nellinterazione della ricerca sul curricolo, la ricerca cognitiva, la ricerca sui metodi e sui contenuti didattici specifici, la ricerca sulla formazione iniziale e in servizio degli insegnanti.
Parliamo di salto di qualit anche perch, nonostante tutto, la fisica moderna gi presente nei curricoli scolastici e si riflette in un adeguamento, quasi sempre didatticamente discutibile, dei libri di testo.
Un simile intervento dallalto non ha per prodotto alcun sostanziale cambiamento. Permane una diffidenza diffusa da parte degli insegnanti (la maggior parte dei quali non conosce a sufficienza le teorie
del XX secolo), fatta eccezione per sporadiche iniziative individuali (quasi sempre motivate dallinterazione con la ricerca didattica universitaria). Per di pi. la stessa comunit dei fisici, abituata a vedere
linsegnamento scolastico come una sottospecie dellinsegnamento universitario, mantiene un atteggiamento indifferente, se non addirittura ostile, verso la fisica moderna, non essendo abituata a intravedere situazioni didattiche molto diverse da quelle praticate alluniversit (di per s non proprio soddisfacenti). In particolare, la comunit dei fisici , fino ad oggi, poco interessata alle competenze specifiche richieste dalla formazione di un insegnante scolastico di fisica. Alluniversit non sinsegna certo
per i futuri insegnanti. Per quanto riguarda la diffusione della cultura fisica, permane un atteggiamento
essenzialmente divulgativo, con le sue tipiche caratteristiche di forzato semplicismo e di sostanziale
fallimento comunicativo.3
Il risultato che, interloquendo con docenti scolastici e universitari, si sentono spesso ripetere i soliti
luoghi comuni, che presuppongono un mancato riconoscimento dellurgenza, delicatezza e complessit del problema: la fisica moderna troppo difficile per un ragazzo (per i ragazzi di oggi poi), la
matematica della fisica moderna sostanzialmente inaccessibile, la fisica moderna troppo astratta
e lontana dal senso comune, gi tanto se i ragazzi capiscono qualcosa della fisica classica, e via
discorrendo. Manca la percezione di una grave responsabilit culturale: si ragiona come se la conoscenza della fisica sia un lussuoso accessorio che solo pochi possono permettersi. Potremmo dilungarci
sullanalisi dello status quo e sulle sue componenti ideologiche, sociologiche e strutturali. Ma non
questo il compito di questo intervento. Ci rivolgeremo quindi agli aspetti salienti di una ricerca didattica che abbia superato questi ostacoli e condivida le premesse appena illustrate.

(3)
La crisi delle lauree scientifiche nel nostro paese sta gradualmente cambiando questa situazione, ma le risposte
appaiono tuttora mediamente inadeguate, salvo qualche rara eccezione.

94

Capitolo 2. Proposte Didattiche

2. Osservazioni didattiche sullinsegnamento della fisica quantistica


Queste brevi note sono riferite soprattutto allinsegnamento della fisica quantistica (dora in poi FQ),
intendendo con questo nome il complesso di schemi interpretativi sviluppati dai fisici a partire dal 1925.
La risposta alle obiezioni di cui sopra e la soluzione dei difficili problemi da risolvere evidentemente
di pertinenza primaria della ricerca in didattica della fisica. La complessit del problema va affrontata
con competenze scientifiche e metodologiche specifiche, indagini mirate e documentate, oltre che con
unelevata dose di coraggio e anticonformismo intellettuale.
Occorre per evitare le false partenze. Elenchiamo schematicamente quelli che possono essere difetti
di impostazione che porterebbero a soluzioni insoddisfacenti. Bisognerebbe evitare di:
concepire linsegnamento di FQ come semplice appendice integrativa di un curricolo ancora centrato
sulla fisica classica (FC);
ridurre gli schemi esplicativi di FQ ad alcune leggi empiriche, sorrette da strane ipotesi e giustificate unicamente dal loro accordo con i dati sperimentali;
cercare scorciatoie ipersemplificanti, surrogati ambigui, ovvero insistere con proposte didattiche frammentarie e disorganiche;
introdurre gravi misconcezioni giustificandole con le presunte necessit didattiche e/o difficolt cognitive;
aggirare i problemi concettuali, evitare di discutere le loro implicazioni epistemologiche e il loro
rilievo culturale.
Sono attualmente in circolazione diverse proposte di approccio ai concetti e al formalismo della fisica
quantistica. Alcune hanno un approccio minimalistico e si limitano a proporre alcune ipotesi e leggi
quantistiche, legate a particolari fenomeni, senza inserirle in un quadro organico. Altre si riducono ad
un approccio essenzialmente divulgativo, talvolta con una certa fantasia immaginifica, che disegna una
sorta di caricatura dei contenuti delle nuove teorie. Sono proposte che tendono in molti casi ad insistere sulla stranezza delle nuove concezioni, che vanno accettate solo perch funzionano e non si
trova niente di meglio; persistono ancora atteggiamenti rinunciatari che comunicano esplicitamente la
sostanziale incomprensibilit dei modelli di comportamento degli oggetti e dei processi elementari,
usati dalle teorie quantistiche. In altri termini, c una certa riluttanza ad affrontare la complessa problematica di ricerca didattica che comporterebbe la costruzione di un percorso di ampio respiro, tale
da fornire una conoscenza adeguata del nuovo schema teorico, puntando alla sua rilevanza concettuale
e al suo valore culturale.
Il difetto pi grave di alcune semplificazioni didattiche che esse non si preoccupano delle misconcezioni, talora gravi, che esse finiscono per comunicare. Non tutti si rendono conto del fatto che presentare un surrogato immaginifico di FQ solo perch esso appare pi didatticamente accessibile equivale a restare nellambito di un nozionismo acritico, facendo un brutto servizio alla cultura scientifica
in generale. Non solo ma, dal momento che tali surrogati finiscono per usare spesso modelli semi-classici, si perde interamente loriginalit delle nuove concezioni e lopportunit di mostrarne le conseguenze epistemologiche pi rilevanti.
Vediamo invece quali possono essere le caratteristiche di un approccio che consideri la fisica quantistica un punto darrivo per lintera formazione fisica e che quindi simpegni in uno sforzo comunicativo corretto, efficace e, nei limiti del possibile, esauriente. Per necessit di sintesi, anche in questo caso
elencheremo alcuni punti cruciali. Sarebbe auspicabile:
introdurre gli schemi esplicativi di FQ in una forma che sia la pi organica e completa possibile,
chiarendone i principi di fondo e collegando le regole basilari del loro linguaggio formale con il loro
significato concettuale;
insistere sullenorme aumento delle capacit esplicative che consentito dalle nuove scoperte (riferendosi anche allesperienza ordinaria), e sul delicato cambiamento nella visione degli enti e dei processi fisici fondamentali, nonch dei concetti stessi di osservazione, fenomeno, rappresentazione,
modello, ecc.,
stabilire nuove connessioni longitudinali (ristrutturando il percorso formativo sin dallinizio) e trasversali (chiarendo i legami delle acquisizioni di FQ con quelle di altre discipline scientifiche e con
i mutamenti complessivi di un clima culturale).

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

95

La decisione di insegnare FQ introduce dunque una problematica didattica inedita: quella derivante
dalla necessit di affrontare il problema del cambiamento delle categorie, dei concetti, dei criteri di
rappresentazione formale, della visione degli oggetti e dei processi, che sono stati oggetto dellinsegnamento precedente (e quindi ancora oggetto di gran parte della ricerche didattiche in corso). Il punto
cruciale, da questo punto di vista, che, una volta data per naturale e intuitiva la visione classica del
mondo fisico, difficile poi argomentare che essa insufficiente e superata. Ne deriva che la comprensione degli aspetti essenziali della visione quantistica non pu prescindere da una riflessione critica sulla specificit della visione classica, sia dal punto concettuale sia dal punto di vista del linguaggio formale. Senza tale riflessione difficile mostrare adeguatamente come e perch FQ risolve problemi conoscitivi fondamentali che FC non pu nemmeno affrontare, date le caratteristiche strutturali
dei suoi schemi esplicativi.
Per affrontare il problema didattico da questo punto di vista, la ricerca didattica non pu limitarsi a questioni di natura puramente metodologica. Diventa importante il rapporto con la ricerca sulla storia e i
fondamenti della fisica in modo da proporre un percorso concettualmente coerente e capace di dare il
senso di un progresso conoscitivo. In questo senso proprio il passaggio allinsegnamento di FQ offre
unoccasione insostituibile per cominciare a comunicare la tensione essenziale tra tradizione e innovazione, il ruolo centrale dello spirito critico e dellaudacia intellettuale, tutti aspetti che caratterizzano
in maniera essenziale latteggiamento scientifico in senso proprio.
Insistiamo quindi sul fatto che, se si vuole inserire linsegnamento della fisica quantistica in un percorso organico e coerente, lapproccio non pu che essere evolutivo.4 Il presupposto di tale approccio il seguente: condizione necessaria per comprendere nuovi criteri di rappresentazione e spiegazione comprendere i problemi conoscitivi per risolvere i quali essi sono stati proposti. Una transizione istantanea alla FQ didatticamente improponibile, se si vuole evitare di ricadere nel nozionismo dogmatico. Per questo, lo ribadiamo, lintroduzione a FQ non pu non basarsi su un processo di
riflessione critica sugli schemi formali, sui modelli, sui concetti della fisica classica; n pu evitare di
mettere in evidenza le loro carenze strutturali di fronte allestensione e allapprofondimento dellevidenza sperimentale.
Ci conforta, da questo punto di vista, un brano di Niels Bohr (1922):
Ho cercato di mettere in evidenza la misura in cui [la nuova teoria quantistica] in conflitto con linsieme di concezioni mirabilmente coerente che stato giustamente chiamato la teoria classica dellelettrodinamica. Daltra parte, ho cercato di comunicare [] limpressione che proprio mettendo in evidenza questo conflitto si pu scoprire, con landar del tempo, una certa coerenza nelle nuove idee.
Torniamo dunque al salto di qualit che la stessa ricerca didattica deve effettuare per affrontare in
maniera efficace i nuovi problemi che le stanno di fronte. Occorre, come si detto, trovare lo spazio
per una riflessione critica sulla visione del mondo della fisica classica. Ci vuol dire che i tradizionali
problemi didattici connessi con linsegnamento della fisica classica vanno affrontati con spirito innovativo. Gli studenti devono essere messi in grado non solo di comprendere i nuclei concettuali portanti
delle teorie classiche, ma anche di percepirne i limiti strutturali. Solo a queste condizioni essi potranno
percepire la connessione profonda tra le gravi difficolt sperimentali incontrate dalla fisica classica a
partire dalla seconda met del XIX sec. e problemi pi generali, legati ai fondamenti concettuali delle
teorie allora accreditate.
Da questo punto di vista, abbiamo recentemente fatto uno sforzo per individuare un possibile taglio da
dare alla trattazione di simili questioni.5 Abbiamo rivolto lattenzione ad alcune categorie fondamentali della rappresentazione fisica del mondo, mostrando come, in fisica classica esse avevano uno status ancora contraddittorio e davano luogo a una serie di problemi irrisolti. Le antinomie individuate
sono le seguenti:

(4)

Lapproccio evolutivo non deve per essere confuso con un approccio storico.
I dettagli di questo approccio critico alla fisica classica sono presentati nei materiali preparati per i moduli dinsegnamento del Master universitario di II livello Innovazione Didattica in Fisica e Orientamento, ora inseriti in rete.

(5)

96

Capitolo 2. Proposte Didattiche

- continuo/discreto
- macroscopico/microscopico
- causale/casuale
- stabile/instabile
Partendo da queste antinomie, diventa possibile:
individuare i problemi conoscitivi che la fisica classica non pu strutturalmente risolvere,
individuare contesti sperimentali emblematici, in cui tali problemi emergono con chiarezza,
introdurre gradualmente i cambiamenti concettuali e le ipotesi alternative o come risposta a esigenze
di coerenza logico-epistemologica o come soluzioni fenomenologiche a problemi specifici (per es.,
le prime ipotesi di quantizzazione).
Come si era detto, la decisione di insegnare FQ influisce quindi in maniera determinante sullintero
insegnamento della fisica. FQ non pu essere semplicemente aggiunta a ci che si fatto prima, in
maniera tradizionale. Si apre a questo punto il problema di arrivare a comunicare gli aspetti essenziali delle nuove concezioni. Per farlo, occorre superare il carattere fenomenologico delle prime ipotesi quantistiche, introdotte inizialmente solo come espressione delle difficolt concettuali della fisica
classica, e inserirle in uno schema esplicativo formalmente e concettualmente coerente. Occorre poi
discutere passo dopo passo i problemi formali, concettuali ed interpretativi che emergono dai nuovi
modelli esplicativi.
Diamo solo un quadro schematico di quelli che consideriamo i contenuti irrinunciabili di un insegnamento della fisica quantistica che voglia essere culturalmente significativo, e che si traducono in altrettanti problemi per la ricerca didattica:
non esiste un modello classico univoco degli oggetti quantistici (non sono n onde, n particelle,
n sostanze fluide materiali, n nuvole di probabilit);
con la fisica quantistica cambia la nozione stessa di oggetto (sistema) quantistico, di ci che pu
essere considerato il suo stato fisico e le propriet che possono essergli attribuite;
lo stesso processo di misurazione (e quindi dei concetti di evento e di fenomeno) cambia significato;
questo nuovo modo di vedere trova espressione in principi inediti (complementarit e indeterminazione) che devono essere resi oggetto di attenta riflessione critica (onde evitare semplificazioni fuorvianti).
3. Le nostre ricerche
Il nostro gruppo di ricerca ha da tempo avviato una ricerca su questi problemi ed stato delineato un percorso reso oggetto di sperimentazione presso la Scuola di Specializzazione per Insegnanti della Secondaria del Lazio. Il percorso inizialmente rivolto a laureati in matematica, che quindi hanno una conoscenza molto carente dei contenuti di FM. stato cos possibile sperimentare un approccio vicino a
quello proponibile a scuola (Giannelli & Tarsitani, 2003, 2004, 2005).
Si potrebbe dire che i matematici non dovrebbero avere eccessive difficolt per quanto riguarda i problemi simbolici e formali. Non cos. La ricerca di un formalismo semplice non conduce necessariamente a un formalismo consueto. Per evitare le equazioni differenziali, infatti necessario luso di
un linguaggio algebrico-vettoriale la cui espressione pi compatta per altro fornita dal simbolismo di
Dirac. Si pu quindi comprendere come anche un laureato in matematica incontri una certa difficolt
ad abituarsi allespressione simbolica non usuale di regole di calcolo che dovrebbero essergli familiari.
Uno studente scolastico pu invece approfittare della propria ingenuit e pu essere pi disponibile
nei confronti di nozioni e operazioni matematiche oggettivamente semplici. Lunica difficolt costituita dalla necessit, a nostro parere imprescindibile, di usare i numeri complessi. Per queste ragioni
linsegnamento di FM comporta la creazione di uninterferenza costruttiva con linsegnamento della
matematica. E questo un problema centrale per la ricerca didattica in entrambe le discipline.
Dicevamo della scelta di muoverci esclusivamente nellambito dellalgebra vettoriale e delle trasformazioni lineari. Il punto di partenza infatti costituito da pieno riconoscimento che la meccanica quantistica elementare una teoria lineare, quindi relativamente semplice sul piano strettamente formale. La

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

97

conseguenza principale di questa caratteristica che per gli stati che un sistema quantistico pu assumere vale il principio di sovrapposizione, con tutte le conseguenze che ci comporta. allora possibile costruire un percorso che porti gradualmente in questa direzione, a partire da sistemi classici che
godono delle stesse propriet. Ci riferiamo ovviamente ai sistemi armonici, formati cio da oscillatori semplici accoppiati in cui si possono eccitare stati di oscillazione stazionaria e in cui, se la loro
estensione spaziale lo permette, possono propagarsi movimenti ondulatori. Ne deriva che, se si vuole
procedere con un certo vantaggio nella direzione del formalismo quantistico, il curricolo di fisica deve
insistere pi di quanto abbia fatto fino ad ora sui fenomeni oscillatori e ondulatori. Nello stesso tempo
deve introdurre forme simboliche in grado di rappresentare con relativa semplicit lo stato fisico dei
sistemi di cui si sta parlando, approdando alla loro rappresentazione in termini vettoriali. Dopodich
sar pi facile introdurre le caratteristiche specifiche della rappresentazione quantistica e chiarire le
conseguenze della quantizzazione nei riguardi dellinterpretazione del carattere fondante del principio di sovrapposizione. 6
In altri termini, sappiamo che lo studio dei sistemi oscillanti porta a comprendere che essi assumono
stati complessivi di movimento, chiamati modi normali, che sono ricavabili come stati propri
(autostati) caratterizzati da frequenze proprie. La ricerca di questi modi normali pu essere ricondotta alla soluzione di un problema agli autovalori di una matrice nn, dove n il numero di gradi
di libert del sistema considerato. Considerazioni analoghe possono essere estese alle forme di propagazione ondulatoria introducendo (sempre in forma algebrica) gli elementi essenziali dello sviluppo
in serie di Fourier, che una delle operazioni matematiche fondamentali per lintera fisica. Si pu cos
parlare di pacchetti donde, di analisi spettrale, e via discorrendo, aprendo la strada alla trattazione
di fenomenologie spesso trascurate, come quelle riguardanti la riproduzione dei suoni e lottica fisica.
Avendo trattato queste aree tematiche, diventa per altro pi semplice affrontare i principali fattori di
crisi della fisica classica ivi comprese le difficolt delle teorie classiche di fronte allevidenza sperimentale.
Al percorso evolutivo si affianca dunque un percorso matematico-sperimentale, passando attraverso
classi di esperimenti che consentono di introdurre con gradualit le forme tipiche della rappresentazione
quantistica di enti e processi. Ci riferiamo ad esperimenti che possono anche essere osservati e/o riprodotti in laboratorio e che presentano un crescendo di comportamenti tipicamente quantistici, dando
senso alle regole formali via via introdotte. Gli esperimenti in questione riguardano:
i fenomeni relativi alla luce polarizzata,
i fenomeni di quantizzazione a due stati, come lesperimento di Stern e Gerlach per particelle di
spin semintero,
i fenomeni di interferenza e diffrazione riferiti al comportamento di particelle materiali (per es.
elettroni).
importante sottolineare che la discussione di questi esperimenti deve essere assolutamente rigorosa
dal punto di vista formale e deve consentire un approccio alla discussione sui principi e sui concetti
fondanti della visione quantistica del mondo fisico. Per esempio, il passaggio dai fenomeni di polarizzazione, riferiti alla radiazione, ai fenomeni riguardanti il comportamento di elettroni, pu essere molto
utile per mettere in rilievo le differenze sostanziali nel comportamento di questi enti fisici (differenze
legate anche al concetto di spin, la cui centralit non pu essere trascurata). Diventa inoltre possibile
chiarire il significato di principi fondanti, quali il principio di complementarit e il principio dindeterminazione (Logiurato & Tarsitani, 2006a, 2006b, 2007). Unattenzione particolare va poi dedicata alla
nuova concezione della misura, cui profondamente legata la visione probabilistica degli eventi che
la misura stessa produce.7

(6)

chiaro che il carattere fondante del principio di sovrapposizione in FQ pone seri problemi interpretativi (Ghirardi,
1997).
(7)
certamente discutibile linterpretazione dellevoluzione del vettore di stato di un sistema quantistico, in assenza
di misurazione, in termini di propagazione di onde di probabilit.

98

Capitolo 2. Proposte Didattiche

La chiarificazione dei principali nodi concettuali della FQ deve infine essere rafforzata dallo studio delle
sue principali applicazioni sia per quanto riguarda le propriet tipicamente quantistiche della materia e
dei materiali (in particolare le propriet fisico-chimiche, elettriche e termiche), sia per quanto riguarda
gli aspetti pi rilevanti dellottica fisica. Senza queste applicazioni le nozioni astratte apprese dallo studente sarebbero prive di un riscontro oggettivo, ossia di una dimostrazione della loro efficacia esplicativa ed applicativa.
4. Conclusioni
Lelaborazione del percorso che abbiamo sommariamente illustrato si va traducendo nella produzione
di materiali didattici che saranno presto disponibili per la sperimentazione (Tarsitani, 2009) sia nei corsi
di formazione iniziale degli insegnanti, sia nelle varie esperienze di tirocinio ad essi collegate, sia nel
Master sulla fisica moderna organizzato, nellambito del progetto Lauree scientifiche, dallUniversit di Udine. per inevitabile che la scelta di imboccare un percorso del genere non pu essere fatta
a cuor leggero, in un contesto scolastico che ancora sostanzialmente contrario a forme di innovazione
radicale e in un contesto sociologico in cui gli apparati decisionali continuano a sottovalutare limportanza delle acquisizioni della ricerca didattica. Riteniamo tuttavia che le necessit stesse della ricerca
scientifica e della crescita complessiva del paese stiano aprendo un nuovo scenario, in cui si vanno
manifestando nuovi interessi e nuove disponibilit. Il sistema sotto osservazione ancora una volta
soprattutto quello universitario, che vive unesigenza di rinnovamento senza precedenti. La didattica
universitaria, condotta nei modi tradizionali, non pare pi adeguata agli scopi che si prefigge. E non
bisogna dimenticare che molto di quello che si fa a scuola ha il suo retroterra nella formazione universitaria. Uno sforzo congiunto per risolvere il problema della formazione iniziale degli insegnanti, con
soluzioni che producano competenze adeguate al ruolo specifico, quanto mai necessario e di questo
devono essere consapevoli tutte le componenti del mondo accademico.
Riferimenti bibliografici
Bohr N. (1922) Theory of spectra and atomic constitution, Cambridge University Press.
Ghirardi G. (1997) I fondamenti concettuali e le implicazioni metodologiche della meccanica quantistica, in Filosofia della fisica (a cura di G. Boniolo), Bruno Mondadori, Milano, p. 337.
Giannelli A. & Tarsitani C. (2003) Un progetto di introduzione alla meccanica quantistica per i laureati in matematica, La Fisica nella Scuola, XXXVI, n. 3, pp. 103-114.
Giannelli A. & Tarsitani C. (2004) Teaching Quantum Mechanics to future school teachers, in Quality
Development in Teacher Education and Training. Selected contributions of the Second International GIREP Seminar 2003, Forum, Udine, pp. 441-445.
Giannelli A., Tarsitani C. (2005) A proposal for introducing elementary quantum mechanics at school,
Proceedings dellICPE 2004 Congress What Physics should we teach?, Durban, South Africa,
ICPE, pp. 141-146.
Logiurato F., Tarsitani C. (2006a) Mach-Zehnder interferometer and Quantitative Complemen-tarity,
in The Integration between History and Foundations of Physics, C. Garola e A. Rossi (eds.), Plenum Press, Singapore.
Logiurato F., Tarsitani C. (2006b) The measure of momentum in quantum mechanics, in The Integration between History and Foundations of Physics, C. Garola e A. Rossi (eds.), Plenum Press, Singapore.
Logiurato F., Tarsitani C. (2007) Teaching Uncertainty and Complementarity Principles, inviato per la
pubblicazione a Science & Education.
Tarsitani C. (2006) La crisi della fisica classica e la nascita della fisica moderna, Materiale didattico per il Modulo A del Master Innovazione Didattica per lInsegnamento della Fisica e lOrientamento, in rete.
Tarsitani C. (2009) Dalla fisica classica alla fisica quantistica. Riflessioni sul rinnovamento dellinsegnamento della fisica, Editori Riuniti University Press., Roma.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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ANALISI DELLE PROPOSTE DI IMPOSTAZIONE DIDATTICA NEL MASTER IDIFO


Luca Marinatto
Dipartimento di Fisica, Universit di Udine, Italia
Col presente contributo si intende presentare unanalisi critica di alcune proposte didattiche, elaborate da alcuni gruppi di ricerca italiani, per linsegnamento della meccanica quantistica nella scuola
secondaria superiore.
I. Introduzione
La meccanica quantistica costituisce, assieme alla teoria della relativit generale, uno dei pilastri fondamentali della scienza moderna, capace di fornire una descrizione completa e di ineguagliata accuratezza dei fenomeni fisici che avvengono principalmente a livello microscopico. Nata allinizio del
XX secolo per rendere conto di una serie di fatti sperimentali che non trovavano spiegazione allinterno delle leggi della fisica classica (a quel tempo compendiate nella meccanica newtoniana e nelle
leggi di Maxwell dellelettromagnetismo), tale teoria ha rapidamente esteso il suo campo di applicabilit e predizione dalla scala di grandezze subatomiche lo studio delle particelle elementari nella
teoria quantistica dei campi fino a scale largamente macroscopiche lintero universo, oggetto di
speculazione della cosmologia quantistica. I principi e le leggi che stanno alla base della meccanica
quantistica, a tuttoggi oggetto di intenso dibattito nella comunit scientifica che si occupa dei fondamenti di tale teoria [1], differiscono in maniera sostanziale da quelli della meccanica classica e la
loro interpretazione , talvolta, anti-intuitiva e contraria al senso comune.
Visto lindiscusso ruolo di primaria importanza che la meccanica quantistica riveste nella fisica moderna,
essa stata introdotta nei programmi di fisica europei elaborati per gli studenti degli ultimi anni della
scuola superiore. Tuttavia, a causa della sua complessit formale ed interpretativa che necessita di
strumenti di calcolo e competenze fisico-matematiche che non sono solitamente possedute nellet
scolare summenzionata, il problema didattico della scelta dei contenuti topici da trattare e della loro
modalit di presentazione risulta di estrema delicatezza e di non facile soluzione.
Nella maggioranza dei testi scolastici di fisica dedicati alla scuola secondaria superiore, i principi di
base della teoria quantistica vengono presentati utilizzando tre impostazioni, non dissimili tra loro,
che sono comunemente indicate come storica, per problemi ed infine di ricostruzione razionale delle
idee di fondo. Esse concentrano la loro attenzione sui processi di quantizzazione di alcune grandezze
fisiche osservabili e presentano alcuni esperimenti cruciali che hanno contribuito storicamente alla
crisi della fisica classica. E tuttavia opinione comune fra i ricercatori in didattica della fisica che tali
impostazioni didattiche siano da abbandonare per vari motivi, i principali dei quali sono: i) la difficolt formale di descrivere in maniera matematicamente precisa gli esperimenti cruciali summenzionati con gli strumenti posseduti da uno studente di scuola superiore; ii) limpossibilit di far emergere in un quadro omogeneo e coerente le leggi generali della meccanica quantistica e la loro corretta
interpretazione. In conseguenza di ci, studiosi afferenti a differenti gruppi di ricerca italiani hanno
elaborato, e messo in pratica, nuove impostazioni didattiche di insegnamento della meccanica quantistica (MQ, per semplicit, dora innanzi). Lobiettivo comune di tali approcci, pur nelle loro differenti modalit di realizzazione, quello di fornire agli studenti i nodi concettuali rilevanti della MQ.
Fra di essi, nel presente articolo, verranno presi in considerazione i seguenti:
impostazione a path-integral di Feynman (Referente del progetto: Prof.ssa Rinaudo, Dipartimento
di Fisica Sperimentale, Universit di Torino);
modelli di sistemi lineari (Referente del progetto: Prof. Tarsitani, Dipartimento di Fisica, Universit di Roma La Sapienza);
impostazione a la teoria quantistica dei campi (Referente del progetto: Dott. Giliberti, Dipartimento
di Fisica, Universit di Milano);
impostazione a la Dirac (Referente del progetto: Prof.ssa Michelini, Dipartimento di Fisica, Universit di Udine).

100

Capitolo 2. Proposte Didattiche

Lobiettivo del presente articolo dunque quello di effettuare unanalisi critica di tali impostazioni didattiche, evidenziandone gli aspetti migliorativi rispetto a quella comunemente usata nella
manualistica corrente, e portando allattenzione del lettore i possibili problemi ad essi associati. Tuttavia, per maggior chiarezza, opportuno premettere una breve trattazione illustrativa di alcuni di
quei tratti caratteristici della meccanica quantistica che, a parere dellautore, maggiormente costituiscono la novit concettuale di tale teoria rispetto alle leggi della fisica classica. Tali tratti salienti
sono lindeterminismo, il principio di sovrapposizione ed infine la non-commutativit dellalgebra
delle osservabili.
II. Lindeterminismo quantistico
Ogni teoria fisica che aspiri a fornire una descrizione esaustiva delle propriet e dellevoluzione di un
sistema fisico oggetto di studio, deve incorporare nel suo apparato formale e nei suoi postulati interpretativi la nozione di stato. Esso pu essere definito come la rappresentazione matematica pi completa concepibile allinterno dello schema formale in esame, che caratterizzi esaustivamente le propriet oggettivamente possedute dal sistema. Nella meccanica classica lo stato rappresentato da un
punto (q, p) nello spazio delle fasi , avendo indicato con (q, p) linsieme delle coordinate generalizzate ed i relativi momenti coniugati associati ai gradi di libert del sistema fisico; nella meccanica
statistica classica lo stato invece descritto da una distribuzione di probabilit (q, p) nello spazio
delle fasi; nella meccanica quantistica, infine, lo stato di un sistema invece associato ad un vettore
di norma unitaria | appartenente ad uno spazio di Hilbert H opportuno.
Noto lo stato del sistema ad un certo istante di tempo, la meccanica classica permette di associare
univocamente ad ogni grandezza fisica osservabile A un preciso valore a R: esso rappresenta lesito
di un processo di misura ideale (cio privo di errori sperimentali) che si potrebbe teoricamente realizzare sul sistema. Ci discende dal fatto che tutte le concepibili osservabili classiche dipendono
dalle variabili canoniche q e p, ovvero A = A(q, p). Nella meccanica statistica, invece, data limpossibilit pratica di conoscere esattamente lo stato di un sistema fisico (qualora, ad esempio, esso sia
caratterizzato da un numero grandissimo di gradi di libert), si ricorre ad una descrizione probabilistica delle propriet del sistema e ai valori posseduti da unosservabile si sostituisce il suo valore
medio. Occorre tuttavia sottolineare che la stocasticit di tale descrizione non intrinseca alla Natura
ma imputabile ad unignoranza colmabile, in linea di principio, tramite una pi precisa conoscenza
dello stato di un sistema.
Le cose mutano radicalmente in una schema quantistico, come quello rappresentato dalla versione
ortodossa (o di Copenhagen) della MQ, laddove si assuma la completezza dello schema medesimo,
ovvero si assuma che la massima specificazione dello stato di un sistema rappresentata dalla conoscenza del vettore | . Infatti, in tale scenario, gli esiti di operazioni di misura di osservabili quantistiche sono, in generale, genuinamente stocastici e la MQ fornisce solamente una prescrizione formale su come calcolare le distribuzioni di probabilit associate a tali esiti. Le previsioni della MQ
sono invece certe solamente in quei casi particolari laddove lo stato del sistema sia descritto da uno
degli autostati dellosservabile che si intende misurare. E opportuno sottolineare che tale indeterminismo, circa gli esiti di operazioni di misura, generalmente ineludibile e non in alcun modo connesso ad una ignoranza eliminabile in linea di principio dallo sperimentatore, come nella meccanica
statistica classica.

III. Il principio di sovrapposizione


Il principio di sovrapposizione in meccanica quantistica afferma che, assegnati due stati |1 e |2
appartenenti ad uno spazio di Hilbert H e descriventi un sistema fisico, anche ogni loro combinazione lineare |1 + |2 , con coefficienti complessi e soddisfacenti la condizione di normalizzazione ||2 + ||2 = 1, uno stato lecito per il sistema fisico in esame. Ovviamente, la sovrapposizione lineare di stati una operazione permessa in tutti quei contesti fisici, classici o quantistici,
laddove lo spazio degli stati accessibili al sistema abbia la struttura di uno spazio vettoriale. Tuttavia, come ben noto [2], la sua interpretazione in meccanica quantistica irriducibilmente diversa

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Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

da quella delle teorie classiche: infatti possibile dimostrare, in maniera del tutto generale, che il
segno + che appare nella sovrapposizione di due o pi stati quantistici non pu in alcun modo venir
sostituito n dalla disgiunzione o... oppure, n dalla congiunzione... e..., relativamente alle propriet
fisiche che sono associate agli stati |1 e |2 .

IV. Non-commutativit delle osservabili quantistiche


Nella fisica classica, noto lo stato di un sistema fisico, concepibile, e realizzabile in linea di principio, ogni esperi-mento che miri a determinare simultaneamente lesito della misura di un arbitrario insieme di grandezze osservabili. Tale processo di misura si limita semplicemente a rivelare ben
precise propriet che erano possedute dal sistema fisico previamente, ed indipendentemente, allosservazione sperimentale. Nellinterpretazione ortodossa della meccanica quantistica, al contrario,
non solo non possono, in generale, attribuirsi propriet preesistenti al processo di misura, ma non
possono neppure essere realizzate misure simultanee di coppie di osservabili i cui operatori hermitiani A e B associati non commutino, cio tali che [A, B]0. Inoltre, anche se le operazioni di misura
di osservabili non-commutanti vengono effettuate ad istanti successivi, esse si disturbano a vicenda
poich modificano le propriet fisiche che vengono di volta in volta rivelate, a causa del fenomeno
peculiarmente quantistico del collasso del vettore di stato in autovariet dello spazio di Hilbert che
non sono, in generale, comuni ai due operatori. Infine, il prodotto delle varianze di coppie di operatori non-commutanti, le quali singolarmente quantificano la dispersione degli esiti di misura dellosservabile associata noto lo stato del sistema, non pu generalmente essere reso piccolo a piacere ma
soddisfa ad un vincolo detto relazione di indeterminazione. In sintesi, mentre nella meccanica classica misure (simultanee o successive) di osservabili fisiche garantiscono una sempre pi dettagliata
conoscenza delle propriet che sono possedute da un sistema fisico, in meccanica quantistica solamente un insieme limitato di propriet (corrispondenti ad un insieme completo di osservabili commutanti) possono venire di volta in volta attribuite ad un sistema.
V. Analisi critica di alcune proposte didattiche della meccanica quantistica
Lindeterminismo, la natura lineare dello spazio degli stati quantistici e la sua peculiare interpretazione e lincompatibilit delle osservabili quantistiche rappresentano indubbiamente tre fondamentali nodi concettuali del formalismo della meccanica quantistica, tre tratti caratteristici che illustrano
esaurientemente come i fenomeni quantistici siano irriducibilmente differenti da quelli del mondo
classico. Per tali motivi si ritiene che ogni nuova impostazione didattica della meccanica quantistica
che aspiri a migliorare quella dei tradizionali approcci in uso nella scuola secondaria superiore debba
affrontare, pi o meno direttamente, il problema della modalit di insegnamento di tali argomenti.
Qui di seguito, si presentano succintamente le idee fondanti di quattro impostazioni didattiche, unitamente ad unanalisi critica dei loro contenuti.
A. Impostazione a path-integral di Feynman

Uno dei tratti pi rilevanti della meccanica quantistica, secondo quanto asseriscono Feynman e Hibbs
[3], non risiederebbe tanto nella natura stocastica degli esiti dei processi di misura quanto nel fatto
che le leggi con le quali si combinano le probabilit di tali eventi non sono quelle della teoria classica della probabilit di Laplace. Infatti, ad esempio, nella fondamentale esperienza della diffrazione
di un singolo elettrone da parte di una doppia fenditura, la distribuzione di probabilit di rivelare la
particella su uno schermo si ottiene calcolando il modulo quadro della somma delle ampiezze relative alle differenti modalit con le quali si realizza il passaggio attraverso ciascuna fenditura, e non
sommando le probabilit degli eventi ad essi associate. Pi in generale lapparato matematico dei
cammini di Feynman permette di calcolare la probabilit di transizione di una particella tra due punti
fissati nello spazio-tempo sotto lazione di un potenziale arbitrario. Tale probabilit proporzionale
al modulo quadro della somma (path integral) delle traiettorie classiche che connettono i punti dello
spazio-tempo considerati, pesate con un fattore di fase che dipende dal valore dellazione classica
valutata sulla traiettoria stessa.

102

Capitolo 2. Proposte Didattiche

Nella proposta didattica del gruppo di ricerca dellUniversit di Torino [4] gli studenti, mediante
lutilizzo di un semplice programma implementabile con Excel, possono calcolare il valore delle
fasi associate ad arbitrarie traiettorie e sommarne i contributi per determinare lampiezza di transizione tra due eventi dello spazio-tempo. Le fasi di ciascuna traiettoria vengono visualizzate come
dei vettori unitari in rotazione, come le lancette di un orologio, mentre la particella percorre la traiettoria considerata e la fase globale si ottiene sommando vettorialmente le fasi di ciascuna traiettoria. Tale modalit di presentazione gode dei seguenti aspetti positivi: i) il mezzo di calcolo dellampiezza di transizione quantistica facilmente comprensibile da parte dello studente, dal momento
che esso si basa sulla nozione classica di traiettoria; ii) tale impostazione didattica introduce fin da
subito il concetto di indeterminismo quantistico, poich lampiezza di transizione permette di determinare solamente la probabilit dellevento associato; iii) il carattere lineare della teoria quantistica
reso esplicito dalloperazione di sovrapposizione pesata di tutte le traiettorie possibili; iv) nel caso
in cui il valore dellazione sia estremamente maggiore del valore di h (la costante di Planck), solamente le traiettorie che giacciono in prossimit della traiettoria classica contribuiscono costruttivamente alla determinazione dellampiezza totale, mentre le traiettorie lontane interferiscono distruttivamente e non apportano alcun contributo. E cosi dunque possibile parlare di insorgenza di un
comportamento classico nel limite in cui h trascurabile rispetto al valore dellazione associata al
sistema fisico in esame.
Tale impostazione didattica potrebbe tuttavia essere foriera di fraintendimenti da parte degli studenti i
quali, ad esempio, potrebbero essere indotti erroneamente a credere allesistenza fisica delle traiettorie anche nella formulazione ortodossa della MQ. Infatti, assunta la completezza di tale teoria, possibile provare che essa vieta in generale anche solamente di pensare che una particella possa possedere una posizione o un impulso ben definiti ad ogni istante di tempo, e di conseguenza una traiettoria, indipendentemente e previamente alloperazione di misura atta a rivelare (non simultaneamente)
i valori di tali grandezze. I cammini di Feynman rappresentano quindi solamente un comodo mezzo
di calcolo per le ampiezze di probabilit di eventi quantistici e non godono di alcuna realt fisica.
Una seria limitazione dellimpostazione didattica dei cammini di Feynman rappresentata dal fatto
che essa non risulta essere facilmente estendibile, a causa di complicazioni formali, alla trattazione
di osservabili quantistiche diverse dalla posizione, quali ad esempio limpulso, lenergia o lo spin.
Inoltre, anche avendo limitato lattenzione al calcolo della probabilit di transizione spaziale, il solo
caso del moto di una particella libera risulta essere di facile realizzazione con mezzi algoritmici non
troppo raffinati. Infatti, in presenza di un potenziale o di una serie di fenditure, non ben chiaro come
poter praticamente realizzare tramite Excel una somma funzionale su tutti i cammini leciti, senza tralasciare alcun contributo allampiezza totale di transizione.
B. Modelli di sistemi lineari

La proposta del gruppo di ricerca dellUniversit di Roma consiste in un approccio didattico alla MQ
ottenuto mediante lo studio di semplici modelli meccanici classici (quali ad esempio un sistema di
oscillatori armonici accoppiati) i quali presentano analogie formali molto strette con il formalismo
degli stati e degli operatori negli spazi di Hilbert. Tale impostazione nasce dalla convinzione che lindividuazione e lo sfruttamento di analogie formali tra differenti campi della fisica sia uno degli obiettivi della sua moderna didattica. Pi in dettaglio, considerato un sistema finito di oscillatori armonici
accoppiati le cui coordinate generalizzate soddisfano ad equazioni differenziali lineari nella derivata
temporale, possibile introdurre allo studente i seguenti concetti:
i) il principio di sovrapposizione (la combinazione lineare di arbitrarie soluzioni del moto ancora
una soluzione delle equazioni del moto);
ii) il concetto di base ortonormale (i modi normali di oscillazione del sistema costituiscono una base
nello spazio vettoriale delle soluzioni delle equazioni del moto e risultano essere ortogonali e
normalizzati rispetto ad un opportuno prodotto scalare e norma associata);
iii) il concetto di evoluzione dinamica che preserva la norma dei vettori;
iv) la possibilit di rappresentare le osservabili classiche mediante opportuni operatori lineari;

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

103

v) il concetto di discretizzazione di certe grandezze classiche a seguito dellimposizione di condizioni al contorno. Tali concetti, ottenuti dallo studio di un tale semplice sistema fisico classico che
dovrebbe essere familiare agli studenti della scuola superiore, vengono successivamente riformulati in una cornice quantistica e corredati dai postulati interpretativi propri della sua formulazione ortodossa. E evidente che i vantaggi di tale trattazione discendono dalla possibilit di facilitare lo studio del formalismo quantistico, avendo lo studente previamente familiarizzato con i
rudimenti dellalgebra lineare in un contesto semplificato. Ulteriore pregio di tale impostazione
quello di attribuire una grande rilevanza al carattere lineare di talune teorie fisiche (siano esse
la teoria degli oscillatori armonici o la meccanica quantistica).
Tuttavia, aldil delle indubitabili analogie formali evidenziate tra certi sistemi classici ed il formalismo della MQ, occorre sottolineare fortemente il differente statuto interpretativo dei concetti introdotti nei due casi. Ad esempio, come gi ricordato, loperazione di sovrapposizione di stati in MQ
gode di uninterpretazione che non trova analogo nel mondo classico e che legata alla natura genuinamente stocastica degli esiti dei processi di misura di osservabili quantistiche. Lo stesso indeterminismo quantistico deve essere assunto senza motivazioni di natura sperimentale, non trovando
alcuna giustificazione a seguito dello studio di un sistema lineare classico laddove le leggi di evoluzione e le previsioni sono rigorosamente deterministiche. In sintesi, lesistenza di mere analogie
formali in cos differenti branche della fisica potrebbe sviare lo studente dal comprendere che i tratti
caratteristici della meccanica quantistica discendono da una interpretazione del suo formalismo che
irriducibilmente non-classica.
C. Impostazione a la teoria quantistica dei campi

La proposta didattica dei ricercatori dellUniversit di Milano [5] esibisce un approccio ai fenomeni quantistici a partire dalla teoria quantistica dei campi, ovvero dalla generalizzazione relativistica della meccanica quantistica ordinaria. In tale teoria gli enti matematici essenziali sono gli operatori di campo (cio operatori assegnati in ogni punto dello spazio-tempo) i quali soddisfano a certe
equazioni covarianti (ovvero invarianti in forma per trasformazioni di Lorentz) ed agiscono su particolari spazi di Hilbert (detti spazi di Fock). Tale teoria relativistica, la quale consente di dedurre la
forma delle interazioni fondamentali fra le particelle elementari a partire da considerazioni di invarianza rispetto ad una particolare classe di trasformazioni, dette di gauge, permette una trattazione
unificata di materia e radiazione. Un tale approccio didattico dunque gode del vantaggio di superare
la dicotomia, presente nei testi scolastici tradizionali, che vede generalmente la materia esibire propriet corpuscolari e la radiazione propriet ondulatorie, ed evidenzia laspetto unificante del concetto di campo nella fisica moderna.
Tuttavia opinione dellautore del presente articolo che, in tale teoria, i tratti fondamentali della meccanica quantistica non-relativistica siano oscurati da una estrema complicazione formale e concettuale che impedisce, ad esempio, di introdurre in maniera semplice anche il solo concetto di indeterminismo legato agli esiti di esperimenti di misura. Inoltre, il passaggio dalla teoria dei campi alla
meccanica quantistica ordinaria nel cosiddetto limite non-relativistico presenta difficolt formali ed
interpretative che potrebbero non essere alla portata delle conoscenze di uno studente di scuola superiore. Infine, anche nellimpostazione didattica presa in considerazione, i postulati della meccanica
quantistica ordinaria devono venire alfine assunti, e non dedotti da quelli della teoria dei campi, esattamente come negli usuali approcci didattici che non fanno di una trattazione relativistica.
D. Impostazione a la Dirac

La proposta didattica di illustrazione della meccanica quantistica elaborata dai ricercatori dellUniversit di Udine [6], basata sullanalisi di semplici esperienze fenomenologiche sulle propriet di
polarizzazione lineare della radiazione luminosa la quale viene supposta essere costituita, in opportune condizioni di bassa intensit dei fasci considerati, da quanti indivisibili di energia (fotoni).
Mediante lutilizzo (teorico e pratico) di un fascio di luce laser che incide su filtri polarizzatori e cristalli birifrangenti, si introduce lo studente ai concetti fondamentali del mondo quantistico. Infatti

104

Capitolo 2. Proposte Didattiche

la legge di Malus, se applicata ai singoli fotoni che interagiscono con un filtro polaroid, permette di
introdurre lindeterminismo quantistico circa gli esiti di misure di polarizzazione, i quali sono generalmente stocastici; il principio di sovrapposizione, la sua peculiare interpretazione e le sue conseguenze, possono venire illustrati considerando fasci con polarizzazioni lungo direzioni arbitrarie ed
incidenti su cristalli birifrangenti; possibile inoltre introdurre il concetto di osservabili non-commutanti facendo incidere i fasci luminosi su polarizzatori in successione ed allineati lungo direzioni non
coincidenti ed osservando come vengono modificate le propriet possedute dai fotoni; infine possibile illustrare la distinzione tra levoluzione unitaria di uno stato di un fotone (ad esempio, mediante
la rotazione senza attenuazione della sua direzione di polarizzazione) e levoluzione a collasso del
vettore di stato (mediante il passaggio attraverso un polarizzatore).
Come mostrato dagli autori della proposta anche possibile recuperare, seppur parzialmente e a partire dalla semplice fenomenologia della radiazione luminosa, una versione semplificata del formalismo quantistico degli stati e degli operatori lineari in uno spazio di Hilbert di dimensione due. Si
fornisce cos alla studente la possibilit di effettuare semplici calcoli algebrici per ottenere le distribuzioni di probabilit di esiti di misure di polarizzazione.
Dunque, la fenomenologia della polarizzazione lineare della luce in interazione con filtri e cristalli,
i quali possono essere facilmente reperiti e utilizzati per organizzare attivit sperimentali di esiguo
costo per gli studenti, riesce ad illustrare efficacemente, pur nella sua indubbia semplicit, i caratteri
distintivi della meccanica quantistica. Tuttavia, tale semplicit costituisce anche il limite della proposta la quale non riesce a trattare il caso pi generale degli spazi di Hilbert infinito dimensionali e,
dunque, nemmeno le propriet degli operatori non-limitati (quali la posizione e limpulso). Limitandosi ai gradi di libert di polarizzazione, la proposta non in grado di trattare casi fisicamente interessanti quali la determinazione dei livelli energetici di un sistema fisico o la distribuzione di probabilit associata agli esiti di misura dellosservabile di posizione o di impulso.
VI. Conclusioni
Nel presente articolo sono state concisamente illustrate ed analizzate le principali proposte didattiche
di insegnamento della meccanica quantistica nella scuola secondaria superiore, proposte elaborate e
sperimentate nella pratica didattica da vari gruppi di ricerca nel corso degli ultimi anni. Tali proposte
aspirano, pur nelle loro differenti modalit di realizzazione, a presentare i tratti caratteristici formali
ed interpretativi della teoria quantistica, superando e migliorando le trattazioni presenti nella usuale
manualistica scolastica, trattazioni che la moderna didattica della fisica considera oramai inadatte.
Bibliografia
[1] Ghirardi G.C. (1997) I fondamenti concettuali e le implicazioni filosofiche della meccanica quantistica in Filosofia della fisica, a cura di Giovanni Boniolo, Mondadori Ed.
[2] Ghirardi G.C., Grassi R., Michelini M. (1995) A Fundamental Concept in Quantum Theory: The
Superposition Principle, in Thinking Phys. for Teach., C. Bernardini et al. Eds., Aster Plenum
Publ. Corp., p. 329.
[3] Feynman R.P. andHibbs A.R. (1965) Quantum mechanics and path integrals, Mc. Graw-Hill
Companies.
[4] Borello L., Cuppari A., Greco M., Rinaudo G., Rovero G. (2002) Il metodo della somma sui molti
cammini di Feynman per lintroduzione della Meccanica Quantistica: una sperimentazione nella
Scuola di Specializzazione per lInsegnamento, La Fisica Nella Scuola 35, p. 119.
[5] Giliberti G., Lanz L., Cazzaniga L. (2004) Teaching quantum physics to student teachers of
S.I.L.S.I.S.-MI, in Quality Development in the Teacher Educ. and Training, M. Michelini Ed.,
Forum, Udine, p. 425.
[6] Ghirardi G.C., Grassi R., Michelini M. (1997) Introduzione delle idee della fisica quantistica e
il ruolo del principio di sovrapposizione lineare, La Fisica Nella Scuola, Vol.XXX, 3 Suppl. Q7,
p. 46.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

105

LEQUIVALENZA MASSA-ENERGIA PER PRINCIPIANTI1


Friedrich Herrmann
Abteilung fr Didaktik der Physik, Universitt Karlsruhe, Germania
Questo contributo parte del KPK2 per la secondaria inferiore, ossia studenti di 14 o 15 anni, in cui
viene fatta un poco di fisica relativistica, ma nulla di cinematica. Sono soltanto tre ore dinsegnamento.
Cominciamo con una storiella, che non una vera ma solo una finzione:
Colombo e il suo equipaggio avvistano una nuova terra, sbarcano e constatano che molto bella e
fertile, con molti alberi e fiori. Credono che sia unisola e la chiamano Florida. Dopo lunghe esplorazioni scoprono per che il sottosuolo di quella terra non sembra contenere ricchezze. In un secondo
viaggio Colombo scopre unaltra terra e anche in questo caso crede che si tratti di unisola. Sembra sia
coperta solo da deserti, non vi cresce nulla. Questa volta per, come scopre abbastanza in fretta, il sottosuolo molto ricco. A causa dei bei colori delle sue rocce la chiama Colorado. Alcuni anni pi tardi
Vespucci si trova nei paraggi della Florida e del Colorado e fa una scoperta sorprendente: entrambe
le terre sono sulla stessa isola. Colombo vi era semplicemente sbarcato in due punti diversi.
Fine della storiella
stata raccontata per chiarire qualcosa che avvenuto anche in fisica. successo spesso di aver scoperto due volte la stessa cosa senza accorgersi che si trattava della stessa cosa. Ci occuperemo ora di
uno di questi esempi. Conosciamo gi le due grandezze fisiche massa ed energia. Una, la massa, era
gi conosciuta come peso sin dallantichit. Laltra, lenergia, stata introdotta attorno al 1850 da
Joule, Mayer e Helmholtz. Una cinquantina di anni pi tardi, nel 1905, Einstein scopr che si trattava
della stessa grandezza. Massa ed energia sono solo due nomi per la stessa grandezza fisica. Visto che
inizialmente massa ed energia erano considerate grandezze diverse, erano ovviamente state introdotte anche due unit di misura diverse. Da quando nel 1905 Einstein pubblic la sua teoria della
relativit sappiamo che tra massa m ed energia E vale la relazione:
E=km
dove k = 9 1016 J/kg una costante.
Quando nella nostra storiella si scoperto che Florida e Colorado erano in effetti la stessa isola, si
sono capite due cose:
Sullisola prima conosciuta come Colorado si pu anche praticare lagricoltura.
Sullisola prima conosciuta come Florida ci sono ricchezze nel sottosuolo.
Anche quando si scoperto che massa ed energia sono la stessa grandezza si sono capite due cose:
La grandezza prima conosciuta come energia deve possedere anche le caratteristiche della massa:
lenergia deve avere peso e lenergia deve avere inerzia.
La grandezza prima conosciuta come massa deve possedere anche le caratteristiche dellenergia.
Quindi con la massa si deve poter azionare o riscaldare qualcosa. Queste sono le affermazioni sorprendenti e quasi incredibili della teoria della relativit. Nel seguito vedremo quali conseguenze
hanno e vedremo perch fino al 1905 nessuno ci aveva pensato.
Primo vedremo che lenergia ha le caratteristiche della massa.
Secondo la scoperta di Einstein lenergia ha peso. A quanti joule corrisponde un chilo ce lo dice
lequazione E = k m .
Secondo questaffermazione per esempio (fig. 1):
una batteria carica deve pesare pi di quand scarica;
unauto che va veloce deve pesare pi di quand lenta o di quando sta ferma;
lacqua calda in un recipiente pesa pi di quand fredda.
(1)
(2)

Versione italiana a cura di Alberto Stefanel, Dipartimento di Fisica - Universit degli Studi di Udine.
KPK: Karlsruhe Physik Kurse.

106

Capitolo 2. Proposte Didattiche

Fig. 1 - Una batteria carica pesa pi di una vuota. Lacqua calda pesa pi della stessa quantit
di acqua fredda.

Perch di solito non lo si nota, lo si capisce calcolando di quanti kg cambia la massa degli oggetti
in questione. Prendiamo lesempio di una batteria. Scaricandosi cede unenergia di circa 10 kJ. Di
quanto si alleggerisce?
Calcoliamo

Quindi la massa della batteria diminuisce di un valore inferiore alla massa di un granello di polvere.
Nessuna bilancia in grado di misurare una tale variazione.
Valori simili si trovano per la differenza di massa tra unauto veloce e una lenta e tra lacqua calda
e quella fredda.
Ma esiste una situazione dove la variazione di massa percepibile? Altrimenti laffermazione non
sarebbe nemmeno verificabile. Situazioni del genere esistono: per esempio quando si carica un corpo
con moltissima quantit di moto.

Fig. 2 - Relazione tra energia/massa e quantit di moto.

Sappiamo che lenergia di un corpo aumenta quando lo si carica di quantit di moto. In figura 2
rappresentata la relazione tra energia e quantit di moto per un corpo qualsiasi, cos com definita
dalla teoria della relativit. Visto che massa ed energia sono la stessa cosa, questa anche la relazione tra massa e quantit di moto. La massa di un corpo fermo, cio quando non ha ancora quantit
di moto indicata con m0. Quando la quantit di moto aumenta, aumenta anche la massa, il corpo
diventa pi pesante e ha pi inerzia.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

107

La massa m0 di un corpo fermo viene detta massa di riposo. Un netto aumento della massa di un corpo
avviene in un acceleratore di particelle. In un acceleratore, degli elettroni o altre particelle vengono
caricati di quantit di moto. Laccelerazione delle particelle molto rapida. Immaginiamo invece che
si svolga lentamente. Gli elettroni sono caricati di quantit di moto a un ritmo continuo e regolare.
Com logico attendersi, diventano pi veloci. Continuando a fornire quantit di moto ci si accorge
per che laumento di velocit sempre pi piccolo. Alla fine la velocit non cambia pi, seppure si
continui a trasferire quantit di moto agli elettroni. La figura 3 mostra la relazione tra velocit e quantit di moto. Cosa impedisce alla velocit di aumentare ulteriormente? La figura ci fornisce la risposta.
Caricando le particelle con quantit di moto, la massa aumenta. Cos facendo aumenta anche linerzia delle particelle, ci significa che sempre pi difficile cambiare la loro velocit. Alla fine la loro
massa cos grande da rendere praticamente impossibile aumentarne ancora la velocit.

Fig. 3 - Relazione tra velocit e quantit di moto

La velocit delle particelle si avvicina quindi a un valore impossibile da superare. Questa velocit
limite di c = 300 000 km/s .
la stessa velocit alla quale si muove la luce. Quindi gli elettroni non possono essere pi veloci della
luce. La velocit limite ha lo stesso valore anche per tutti gli altri corpi. Nessun corpo pu muoversi
a una velocit superiore alla velocit della luce. Tra laltro, la costante k nellequazione E = k m il
quadrato della velocit limite c. Quindi lequazione pu essere scritta nella forma E = m c2.
Ora passiamo alla seconda parte dellargomentazione e vediamo che la massa ha le caratteristiche
dellenergia.
Se la massa la stessa cosa dellenergia, con la massa dovremmo poter fare tutte le cose utili per cui
usiamo lenergia. Con una sostanza qualsiasi dobbiamo poter azionare veicoli e macchine e dobbiamo
poter riscaldare una casa. Questa sostanza non devessere uno speciale carburante o combustibile,
basta che abbia massa e quella ce lha ogni sostanza. Quindi dovremmo poter usare sabbia come
carburante. Vogliamo calcolare quanta sabbia serve per far viaggiare unautomobile. Lequazione
E = k m ci dice che 1 kg di sabbia contiene la quantit di energia E = 9 1016 J/kg 1 kg = 9 1016 J.
Bruciando 1 kg di benzina in un comune motore si ottengono 4,3 107 J.
Il chilo di sabbia corrisponde a una quantit di energia due milioni di volte superiore.
Un esempio che aiuter sicuramente a capire. Per riscaldare una casa non basta avere abbastanza
olio combustibile. Ci vuole anche ossigeno per bruciare lolio combustibile. Se non ci fosse lossigeno, lolio combustibile non servirebbe a niente. Non saremmo in grado di trasferire lenergia su
un altro portatore ed questo il punto. Quindi, oltre allolio combustibile ci vuole un partner per
la reazione. La stessa cosa vale per le enormi quantit di energia contenute in ogni sostanza per il

108

Capitolo 2. Proposte Didattiche

fatto che hanno massa. Anche per usare questenergia, per trasferirla su un altro portatore, necessario un partner adatto per la reazione. Il partner di reazione che ci serve la cosiddetta antimateria.
Lantimateria una forma di materia che in natura non esiste. Si pu produrre dellantimateria artificialmente, ma ci vuole molta energia: esattamente la quantit di energia corrispondente allenergia
prodotta nella reazione tra materia e antimateria. Quindi non ci si guadagna niente. Inoltre praticamente impossibile conservare lantimateria pi a lungo di una frazione di secondo. Reagisce molto
in fretta con la materia.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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RBS-RUTHERFORD BACKSCATTERING SPECTROSCOPY


CIMENTARSI IN UNA TECNICA DI ANALISI DELLA RICERCA
NELLA FISICA DEI SOLIDI
Federico Corni
Dipartimento di Fisica, Universit di Modena e Reggio Emilia
Lintervento alla scuola estiva 2007 per gli studenti delle scuole secondarie superiori si articolato
in diverse fasi su un totale di 6 ore in presenza:
1. Introduzione ed avvio delle attivit sperimentali a gruppi (1 ora)
2. Attivit sperimentali a gruppi (1 ora)
3. Discussione dei risultati sperimentali (40 minuti)
4. Introduzione allinterpretazione di uno spettro RBS (20 minuti)
5. Attivit individuale di interpretazione di semplici spettri RBS
6. Discussione in plenaria dei risultati dellattivit 5 e interpretazione di spettri RBS (2 ore)
7. Attivit individuale di interpretazione e di costruzione di spettri RBS
8. Discussione in plenaria sugli spettri assegnati nellattivit 7 (1 ora)
Lo scopo dellintervento era quello di introdurre le basi della tecnica RBS e di fornire agli studenti i
modelli interpretativi per comprendere e discutere autonomamente gli spettri RBS. Si trattato quindi
di far provare agli studenti lesperienza del ricercatore di fisica della materia che si serve di fenomeni
fisici noti e studiati per ottenere informazioni sulla materia dal punto di vista microscopico.
Nel seguito verranno descritte in dettaglio le fasi eseguite in presenza.

Figura 1 - Sopra: la camera di misura e la disposizione del fascio e del campione da analizzare; sotto: lapparato elettronico per
lacquisizione dei dati collegato alla camera di misura.

1. Introduzione ed avvio delle attivit sperimentali a gruppi (1 ora).


In questa fase la tecnica RBS stata introdotta in un primo momento dal punto di vista delle apparecchiature e della procedura di acquisizione di uno spettro, successivamente illustrando le domande
di ricerca e le risposte in termini di modelli interpretativi alla base della tecnica.
La tecnica RBS si basa sui modelli di interazione fra uno ione (proiettile) e gli atomi (bersaglio) di
un campione (Figura 1). In fisica quando viene costruito un modello descrittivo/esplicativo/interpretativo di un fenomeno, questo viene poi utilizzato per fare previsioni e progettare esperimenti o
diventa la base di una tecnica di analisi. Il modello atomico di Rutherford e i modelli di interazione
ione-materia sono appunto allorigine della tecnica RBS.

110

Capitolo 2. Proposte Didattiche

Un fascio monoenergetico di ioni leggeri viene inviato sul campione e si analizzano energia e numero
degli ioni retrodiffusi lungo una certa direzione rispetto a quella del fascio. Il fascio ionico prodotto
da un acceleratore lineare. Un gas viene ionizzato, accelerato elettrostaticamente e selezionato magneticamente in energia e in massa. Il fascio cos prodotto viene infine inviato sul campione. Fascio,
campione e rivelatore sono in vuoto (P10 mbar). Il rivelatore un diodo a stato solido polarizzato
in inversa che, quando investito da particelle cariche, produce altrettanti impulsi di intensit direttamente proporzionali alla loro energia cinetica. Una catena elettronica analizza gli impulsi e produce lo spettro RBS come istogramma (numero di particelle in funzione dellenergia).
Per le energie in gioco, che sono dellordine del MeV per cui sono trascurabili le interazioni elettroniche e nucleari degli ioni e degli atomi interagenti, i modelli interpretatici alla base della tecnica
sono di tipo classico, e rispondono a specifiche domande.

Figura 2 - Modello interpretativo per ricavare informazioni sullenergia dello ione retrodiffuso.

Urto elastico ione-bersaglio e fattore cinematico: con che energia uno ione proiettile viene retrodiffuso
per urto con un nucleo bersaglio? Il modello quello di urto elastico fra due masse puntiformi.
Lesperimento che verr svolto quello dellurto fra due carrelli di diversa massa sulla rotaia a basso
attrito. Si lancia un carrello proiettile di massa nota contro un altro carrello bersaglio di massa variabile ma maggiore di quella del primo, e si trova il rapporto fra le energie cinetiche del carrello proiettile finale e iniziale (fattore cinematico K). I dati possono essere riassunti in una tabella per le masse
a disposizione (massa proiettile MP = 0.406 kg, masse bersaglio MB = 0.406, 0.906, 1.406, 1.906,
2.406, 3.406 kg) e rappresentati in un grafico di K in funzione di MB).
Parallelamente al gruppo che svolge lesperimento, altri gruppi risolvono il problema del calcolo del
rapporto fra le energie cinetiche del proiettile dopo e prima dellurto dal punto di vista teorico a partire dalle condizioni di conservazione di energia e quantit di moto delle particelle coinvolte.
Diffusione coulombiana ione-bersaglio e sezione durto di diffusione: con che probabilit avviene
la collisione fra lo ione proiettile e il nucleo bersaglio in modo che il proiettile sia retrodiffuso ad un
certo angolo rispetto alla direzione originale? Il modello quello della diffusione di una massa puntiforme per interazione coluombiana con il bersaglio. Lesperimento che verr svolto quello dellurto
fra una biglia di vetro e diverse sagome di forma regolare (cerchi, ellissi e triangoli scaleni) e spessore
uniforme di legno. Si provocano Ntot urti della biglia contro una data sagoma di interazione con direzioni di lancio parallele a distanza laterale d luna dallaltra e si misura langolo di diffusione (fra la
direzione di lancio e quella di rimbalzo). I dati possono essere riassunti in un istogramma della
probabilit di retrodiffusione in funzione dellangolo di diffusione

normalizzata

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

111

alla densit dei bersagli n e allangolo di accettanza (intervallo angolare entro il quale riferire
le biglie diffuse introno a un certo angolo di rimbalzo, corrispondente alla larghezza delle colonne
dellistogramma).
Frenamento anelastico ione-matrice e sezione di frenamento: se lo ione proiettile non urta un atomo
della superficie, ma penetra nella materia e ne urta uno a una certa profondit, come cambia la sua
energia? Il modello quello della perdita di energia per urti anelastici con gli elettroni e gli atomi del
campione come se in media esercitassero una sorta di attrito (E). La perdita di energia cinetica E
dello ione nellattraversare uno spessore di materia viene calcolato utilizzando una funzione di perdita (E) che ddipende dal materiale del bersaglio e dallenergia del proiettile secondo la formula:
che rappresenta il lavoro di una forza di attrito (E) per spostare il punto di applicazione di una distanza . La sezione di frenamento d indicazioni sul potere frenante di un certo elemento nei riguardi dello ione che lo attraversa e permette di calcolare gli spessori dei film e le distribuzioni in profondit degli elementi.
2. Attivit sperimentali a gruppi (1 ora).
In questa fase gli studenti, divisi in gruppi di 4 o 5, hanno eseguito, a scelta, una delle seguenti attivit:
misura, tramite i sensori, della velocit del carrello proiettile prima e dopo lurto col carrello bersaglio al variare della massa del carrello bersaglio (Figura 3).
calcolo teorico della dipendenza del fattore cinematico dalla massa dellatomo bersaglio
misura della distribuzione angolare delle direzioni delle traiettorie di una biglia dopo aver urtato
una sagoma di data forma geometrica (Figura 4).

Figura 3 - Condizioni sperimentali per la misura di velocit del carrello proiettile.

Figura 4 - Condizioni sperimentali per la misura delle direzioni delle traiettorie delle biglie (a
sinistra: sagoma di forma triangolare, al centro: sagoma di forma circolare, a destra: sagoma di
forma ellittica con lasse maggiore verticale.

Lattivit teorica consiste nella soluzione, nel caso monodimensionale per semplicit e per confronto
coi dati sperimentali, del sistema di equazioni:

dove v0 e v1 sono le velocit del carrello proiettile prima e dopo lurto, mentre V1 la velocit del
carrello bersaglio dopo lurto (assumendolo inizialmente fermo), e nel calcolo del rapporto in funzione di MB.

112

Capitolo 2. Proposte Didattiche

3. Discussione dei risultati sperimentali (40 minuti)

Figura 5 - A sinistra: grafico dei dati sperimentali; a destra: grafico dei dati teorici per il fattore cinematico nellipotesi di urto
frontale in funzione del rapporto fra la massa del bersaglio e la massa del proiettile.

Scopo di questa fase quello di mettere in comune di risultati delle misure e dei calcoli e di discutere gli eventuali problemi sorti in fase di lavoro in gruppo.
La figura 5 riporta il confronto fra la curva del fattore cinematico ricavata sperimentalmente e il grafico della funzione

ricavata teoricamente nellipotesi di urto frontale (monodimensionale). Innanzitutto si riconosce che,


nelle ipotesi di urto classico applicate, K indipendente dallenergia del proiettile e dipende solo dalla
massa del bersaglio. Dal grafico, risulta evidente la similitudine delle due curve anche se quella sperimentale risulta ridotta di un fattore 0.83 probabilmente per una non perfetta elasticit dellurto fra
i carrelli (lurto avviene tramite due respingenti di metallo).

Figura 6 - Confronto fra distribuzione angolare normalizzata


delle traiettorie della biglia dopo lurto con una sagoma circolare
(quadri) e la curva teorica aspettata (tratto continuo).

Figura 7 - Schema dellurto fra biglia e sagoma circolare per


il calcolo della sezione durto di diffusione.

113

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

La Figura 6 riporta a titolo di esempio la distribuzione angolare delle traiettorie della biglia dopo
lurto con una sagoma circolare (quadri). La prima difficolt incontrata nella discussione stata quella
della rappresentazione dei dati sperimentali. Innanzitutto si dovuto scegliere un angolo di accettanza ragionevole e, tenuto conto del diametro della biglia e del numero totale di lanci eseguiti, stato
identificato in 10 gradi. Il fattore di normalizzazione include anche la densit dei bersagli (sagome)
e, tenuto conto della bidimensionalit del fenomeno considerato e del fatto che biglia e sagoma non
possono essere considerate masse puntiformi, la densit risulta pari allinverso della somma dei raggi
della biglia e della sagoma. Laltra difficolt, la pi grossa, stata quella di calcolare teoricamente
la sezione durto di diffusione aspettata per una sagoma circolare (si scelto per semplicit di limitarsi al caso circolare). La probabilit che la biglia venga raccolta entro un arco intorno allangolo di rimbalzo pari al numero di lanci entro il canale di ampiezza y (vedi Figura 7). Siccome
, la sezione durto torica risulta

riportata in Figura 6

in tratto continuo, in ottimo accordo coi dati speriementali. La sezione durto nel piano ha la dimensione di una lunghezza, mentre nello spazione ha la dimensione di una superficie.
4. Introduzione allinterpretazione di uno spettro RBS (20 minuti)
In questa fase sono stati individuati innanzitutto i parametri di uno spettro RBS reale.
Essi sono di diverso tipo. Quelli relativi alla misura sono:
il tipo di ione del fascio (H, He, N, )
lenergia del fascio (in MeV)
langolo di diffusione a cui posizionato il rivelatore di raccolta degli ioni diffusi provenienti
dal campione
leventuale angolo di tilt del campione rispetto alla direzione del fascio (qui considerato sempre
pari a 0, equivalente a condizioni di perpendicolarit del fascio e superficie del campione).
I parametri di calibrazione sono pendenza e intercetta m e q della retta di conversione canali/energia,
che permette di risalire allenergia dello ione a partire dallampiezza del segnale generato dal rivelatore, opportunamente amplificato e memorizzato in una memoria multicanale.
Infine i parametri di normalizzazione sono:
la carica totale inviata sul campione
langolo solido di accettanza del rivelatore.
Per interpretare uno spettro RBS occorre tenere presente tutti i parametri di misura e seguire i seguenti
passaggi:
1. individuare gli elementi in superficie a partire dal fattore cinematico
2. valutarne la densit atomica tramite la sezione durto per confronto con laltezza di uno spettro
di riferimento di elemento puro
3. trovare lo spessore del film in superficie tramite la sezione di frenamento per confronto con la
larghezza della banda in energia di uno spettro di uno spessore noto di film
4. individuare gli elementi dei film via via successivi ripetendo per ciascuno i passaggi precedenti
5. individuare la composizione del substrato.
Una volta discusso il significato dei vari parametri di misura stata distribuita agli studenti una scheda
da compilare personalmente entro lorario del successivo incontro.
5. Attivit individuale di interpretazione di semplici spettri RBS
Per questa attivit individuale gli studenti hanno avuto un tempo di circa 2 ore durante il quale potevano fare altre attivit, consultarsi e discutere.
6. Discussione in plenaria dei risultati dellattivit 5 e interpretazione di spettri RBS (2 ore)
Scopo del lavoro di questa fase stato quello di discutere con gli studenti linterpretazione di spettri
RBS. Si sono considerati sia spettri su cui essi hanno avuto il tempo di riflettere (quelli della scheda
dellattivit 5) sia su spettri mai visti prima.

114

Capitolo 2. Proposte Didattiche

Di seguito riportata la scheda dellattivit 5 (Tabella I) con spettri di film uniformi di elementi puri
depositati su substrato. In corsivo indicato il testo gi presente nella scheda alla consegna a titolo
di esempio, in carattere normale riportato una possibile compilazione da parte degli studenti.
Tabella I - Scheda personale di riflessione e interpretazione di semplici spettri RBS. Il testo in corsivo era gi riportato sulla
scheda alla consegna a titolo di esempio.

Osservazioni

Spettro RBS di un film di


un elemento A su un substrato di elemento S, con
M(A)>M(S)

A in superficie perch il bordo ad alta


energia del suo spettro cade proprio al
valore K(A)*E0, mentre quello di S cade
ad energia decisamente pi bassa. A pi
pesante di S perch il suo K maggiore,
inoltre maggiore anche la sua sezione
durto di diffusione.

Osservazioni

Spettro RBS di un film


di un elemento B su un
substrato di elemento
S, con M(B)>M(S) e
M(A)>M(B)

B in superficie perch il bordo ad alta


energia del suo spettro cade proprio al
valore K(B)*E0, mentre quello di S cade
ad energia decisamente pi bassa. B pi
pesante di S perch il suo K maggiore,
inoltre maggiore anche la sua sezione
durto di diffusione.

Osservazioni

Spettro RBS di un film di


un elemento A su un film
di un elemento B su substrato di elemento S, con
M(A)>M(B)>M(S)

A in superficie perch il bordo ad alta


energia del suo spettro cade proprio al
valore K(A)*E0, B si trova sotto ad A perch il bordo ad alta energia del suo spettro cade ad energia pi bassa del valore
K(B)*E0. Lo spettro di S cade ad energia decisamente pi bassa di K(S)*E0.
A pi pesante di B che pi pesante di
S perch i loro K e le loro sezioni durto
sono, nellordine, decrescenti.

Osservazioni

Spettro RBS di un film di


un elemento A su un film
di un elemento B su substrato di elemento S, con
M(B)>M(A)>M(S)

A in superficie perch il bordo ad alta


energia del suo spettro cade proprio al
valore K(A)*E0, B si trova sotto ad A perch il bordo ad alta energia del suo spettro cade ad energia pi bassa del valore
K(B)*E0. Lo spettro di S cade ad energia decisamente pi bassa di K(S)*E0.
B pi pesante di A che pi pesante di
S perch i loro K e le loro sezioni durto
sono, nellordine, decrescenti.

115

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Osservazioni

Spettro RBS di un film di


un elemento A su un film
spesso di un elemento B
su substrato di elemento S,
con M(B)>M(A)>M(S)

Siamo in presenza di sovrapposizione di


contributi dovuta allo spessore del film
di B. A in superficie perch il bordo ad
alta energia del suo spettro (sovrapposto a quello di B) cade proprio al valore
K(A)*E0, B si trova sotto ad A perch
il bordo ad alta energia del suo spettro cade ad energia pi bassa del valore
K(B)*E0. Lo spettro di S cade ad energia decisamente pi bassa di K(S)*E0.
B pi pesante di A che pi pesante di
S perch i loro K e le loro sezioni durto
sono, nellordine, decrescenti.

Osservazioni

Spettro RBS di un film


spesso di un elemento
A su un film di un elemento B su substrato
di elemento S, con
M(B)>M(A)>M(S)

Siamo in presenza di sovrapposizione di


contributi dovuta allo spessore del film
di A. A in superficie perch il bordo ad
alta energia del suo spettro (sovrapposto a quello di B) cade proprio al valore
K(A)*E0, B si trova sotto ad A perch
il bordo ad alta energia del suo spettro cade ad energia pi bassa del valore
K(B)*E0. Lo spettro di S cade ad energia decisamente pi bassa di K(S)*E0.
B pi pesante di A che pi pesante di
S perch i loro K e le loro sezioni durto
sono, nellordine, decrescenti.

Terminata la discussione condivisa sullinterpretazione di questo primo insieme di spettri, stata compilata collaborativamente in plenaria la seguente scheda con spettri (energia del fascio = 2 MeV) di
film di 50 nm di Au, Ag, Cu e Ti, non necessariamente puri, su substrato di Si. In uno stesso campione possono essere presenti pi film sovrapposti. In questa fase agli studenti sono stati messi a
disposizione i valori dei fattori cinematici degli elementi citati. In Tabella II riportata una possibile
compilazione della scheda da parte degli studenti.
Tabella II - Scheda riflessione e interpretazione collaborativa di spettri RBS di film di 50 nm di Au, Ag, Cu e Ti, non necessariamente di elementi puri.

Osservazioni

Spettro RBS di un film di


50 nm di Au su Si

Il film in superficie di Au perch il


bordo ad alta energia dello spettro cade
proprio al valore K(Au)*E0. Si noti
laltezza del picco pari a circa 230 di
resa normalizzata.

116

Capitolo 2. Proposte Didattiche

Osservazioni

Spettro RBS di un film di


50 nm di Ag su Si

Il film in superficie di Ag perch il


bordo ad alta energia dello spettro cade
proprio al valore K(Ag)*E0. Non pu
essere di un elemento pi pesante, se no
non ci sarebbe alcun film in superficie.
Si noti laltezza del picco pari a circa 90
di resa normalizzata.

Osservazioni

Spettro RBS di un film di


50 nm di Cu su Si

Il film in superficie di Cu perch il


bordo ad alta energia dello spettro cade
proprio al valore K(Cu)*E0. Non pu
essere di un elemento pi pesante, se no
non ci sarebbe alcun film in superficie.
Si noti laltezza del picco pari a circa 54
di resa normalizzata.

Osservazioni

Spettro RBS di un film di


50 nm di Ti su Si

Il film in superficie di Ti perch il bordo


ad alta energia dello spettro cade proprio
al valore K(Ti)*E0. Non pu essere di
un elemento pi pesante, se no non ci
sarebbe alcun film in superficie. Si noti
laltezza del picco pari a circa 27 di resa
normalizzata.

Osservazioni

Spettro RBS di un film di 50


nm di Au-Ag su Si

In superficie c sia Au che Ag perch i


bordi ad alta energia degli spettri cadono
proprio ai valori K(Au)*E0 e K(Ag)*E0.
Il film composto dai due elementi circa
al 50% essendo le rese normalizzate
corrispondenti pari circa alla met di
quelle degli elementi puri registrate negli
spettri precedenti.

117

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Osservazioni

Spettro RBS di un film di 50


nm di Au-Ag su Si

In superficie c sia Au che Ag perch


i bordi ad alta energia degli spettri
cadono proprio ai valori K(Au)*E0 e
K(Ag)*E0. Il film composto dai due
elementi nelle proporzioni di circa 30%
e 70% rispettivamente, essendo le rese
normalizzate corrispondenti a queste
frazioni delle rese normalizzate degli
elementi puri registrate negli spettri
precedenti.

Osservazioni

Spettro RBS di un film di 50


nm di Au su un film di 50
nm di Ag su un film di 50
nm di Ag-Cu su Si

Il film in superficie di Au perch il bordo


ad alta energia dello spettro cade proprio
al valore K(Au)*E0. Segue un film di
Ag perch il bordo ad alta energia dello
spettro cade ad un valore leggermente
inferiore di K(Ag)*E0. Questi due film
sono puri considerando le loro rese
normalizzate. Segue poi un film di Ag-Cu
al 50% considerando le rese normalizzate
rispetto agli elementi puri.

Al termine stata consegnata una scheda in forma di problem solving contenete degli spettri di diversi
campioni acquisiti in diverse condizioni di misura.
7. Attivit individuale di interpretazione e di costruzione di spettri RBS.
In questa fase, oltre a interpretare degli spettri, gli studenti devono fare un lavoro pi complesso di
discussione dei parametri di misura (vedi fase 4) e di costruzione di uno spettro RBS.
La scheda propone spettri di film di spessore 200 nm o multipli, di Au, Ag, Cu, Ti, Si e O non necessariamente puri. In uno stesso campione possono essere presenti pi film sovrapposti. La scheda propone inizialmente di interpretare degli spettri RBS complessi. Fornisce il primo spettro con lindicazione della composizione e dei parametri di misura, e per i 3 spettri successivi richiede linterpretazione e la procedura seguita. Successivamente vengono presentati 2 spettri dellultimo campione
acquisiti modificando un parametro di misura. La richiesta quella di individuare tale parametro e
di motivare la scelta. Come ultima attivit viene richiesto di disegnare la previsione di uno spettro
RBS di un campione di struttura e composizione data.
Per questa attivit individuale gli studenti hanno avuto tre giorni pieni di tempo e la mattina del quarto
giorno stata svolta la discussione in plenaria.
8. Discussione in plenaria sugli spettri assegnati nellattivit 7 (1 ora)
In questultima fase gli studenti sono stati chiamati volontariamente uno alla volta alla lavagna a
proporre e a mettere in discussione la loro ipotesi di soluzione di ciascun problema. In Tabella III
riportata i problemi assegnati e una possibile sintetica compilazione.

118

Capitolo 2. Proposte Didattiche

Tabella III - Attivit di problem solving assegnate al termine dellintervento. Si tratta di spettri di film di spessore 200 nm o
multipli di Au, Ag, Cu, Ti, Si e O non necessariamente puri. In uno stesso campione possono essere presenti pi film sovrapposti.
Il primo spettro e la relativa interpretazione sono dati.

1 parte: interpretazione di spettri complessi

Struttura del campione: film di 200 nm di Au


su film di 200 nm di Ti su substrato di Si.

Parametri di misura:
Ione: He++; Energia: 2 MeV; Angolo di raccolta : 170

Struttura del campione: film di 200 nm di


Si su film di 400 nm di SiO2 su substrato
di Si.

Struttura del campione: film di 200 nm di


CuO su substrato di Si.

119

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Struttura del campione: film di 200 nm di


Cu su film di 200 nm di Ti su film di 200
nm di Au su substrato di Si.

2 parte: individuazione di un parametro di misura modificato

Parametro modificato: angolo di raccolta


(da 170 a 132)

Parametro modificato: energia (da 2 MeV


a 1.8 MeV)

120

Capitolo 2. Proposte Didattiche

3 parte: costruzione di uno spettro RBS


Disegnare nel sistema di riferimento dato, la
previsione di uno spettro RBS di un campione
che presenta un film in superficie di spessore
200 nm composto di un miscuglio di Ag, Cu e
Si su un substrato di Cu.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

121

IL CONCETTO DI POTENZIALE ELETTRICO IN ELETTROSTATICA:


UNA PROPOSTA DIDATTICA BASATA SULLA RICERCA1
Jenaro Guisasola
Dipartimento di Fisica Applicata. Universit dei Paesi Baschi, Spagna
Abstract Questo articolo esamina lopportunit didattica di introdurre una sequenza di insegnamento per il concetto di potenziale elettrico allinterno del contesto dellelettrostatica. Questa breve
sequenza ha come destinatari studenti dellultimo anno della scuola secondaria o del primo anno di
universit ed stato progettato tenendo presenti le concezioni comuni degli studenti su questo argomento. La validazione effettuata mediante un pre-test e un post-test utilizzando questionari scritti.
I risultati mostrano che gli elementi allinterno della sequenza aiutano gli studenti a stabilire una
connessione tra il movimento di cariche (visione microscopica) e lanalisi energetica del sistema
(visione macroscopica).
Parole chiave: Didattica sul potenziale elettrico, difficolt di apprendimento degli studenti, modello
esplicativo dellenergia elettrica in elettrostatica
1. Introduzione
Forse uno dei motivi per cui lelettricit a volte sembra pi difficile da studiare rispetto alla meccanica che lelettricit non molto evidente ai nostri sensi. Possiamo vedere gli oggetti cadere o
spingerli e guardarli colpirsi lun laltro e sappiamo cosa aspettarci da questi fenomeni. Anche nel
caso di liquidi e gas, il loro comportamento fondamentalmente familiare nella nostra vita quotidiana. Tuttavia, non possiamo vedere, sentire o annusare lelettricit. Anche quando facciamo scoperte su di essa, questa frequentemente associata a situazioni di pericolo. I manifesti sui pericoli
dellelettricit che mostrano un fulmine, le scariche elettriche in cucine e bagni avvertono che lelettricit pu causare gravi danni.
Tuttavia, questo non sempre vero. Lelettricit necessaria per tutta una serie di applicazioni di
uso quotidiano, tecnologiche e industriali. Di conseguenza, uno dei principali compiti comporta il
suo accumulo per essere in grado di utilizzarla. Ci implica parlare del lavoro necessario per trasportarla e accumularla come pure dellenergia che viene trasferita o accumulata. Allora, se si parla
di elettricit e di un campo elettrico, possiamo evitare largomento dellenergia cinetica e potenziale
connessi con lelettricit. Il concetto di potenziale elettrico e la sua integrazione nei diversi modelli
che spiegano i fenomeni elettrici un tema essenziale nei corsi di fisica al termine della scuola secondaria e nel corso del primo anno di universit.
Nei corsi introduttivi di fisica, il concetto di potenziale elettrico centrato sullo studio di equazioni per
il lavoro fatto durante lo spostamento di una carica in un campo elettrico fino ad arrivare alla equazione
che fornisce il potenziale elettrico per una carica. Tuttavia, il cambiamento di paradigma di solito non
indicato quando ci si sposta da una analisi basata su forze e campo a unaltra analisi basata sul lavoro
e dellenergia. Le interazioni elettrostatiche sono inizialmente analizzate utilizzando vettori (intensit
di campo, la forza elettrica) e linee di campo. Ma, poi, lattenzione si concentra sui concetti di lavoro,
energia cinetica ed energia potenziale. Questi concetti vengono utilizzati per risolvere molti problemi
in elettrostatica e il movimento di cariche, applicando il teorema dellenergia cinetica e la legge di conservazione dellenergia. Troviamo che questa attenzione aiuti dal punto di vista concettuale e quando
si risolvono problemi utilizzando semplici elementi di matematica. Questo cambiamento di modello
di riferimento teorico di solito non spiegato nella maggior parte dei testi1.

(1)

Traduzione a cura di Alessandra Mossenta.

122

Capitolo 2. Proposte Didattiche

In questo articolo ci concentreremo sulla presentazione di una sequenza di insegnamento per il concetto di potenziale elettrico allinterno del contesto dellelettrostatica, sequenza basata sui risultati
della ricerca didattica. Lapprendimento, che implica la comprensione del concetto di potenziale elettrico, comporta non solo conoscere lequazione per calcolare il potenziale elettrico, ma sapere perch questo concetto viene scelto per analizzare il movimento delle cariche elettriche in un campo
elettrico. Al fine di mettere in relazione il ragionamento operazionale basato su una regola o una
formula, ad esempio , con il ragionamento causale, basato su ci che accade e cambia durante il
processo di carica di un corpo, necessario mettere in atto un ragionamento di tipo sistemico2. Questo ragionamento si basa sulla considerazione delle interazioni (e movimenti) tra le diverse cariche in un campo elettrico, che possono spiegare i meccanismi che consentono che si stabilisca un
nuovo equilibrio. Deve inoltre essere chiaro che quello dellenergia potenziale elettrica un concetto che misura il lavoro svolto dal campo elettrico durante il processo. Parlare dellenergia potenziale di una carica e dellambiente ci permette di stabilire un meccanismo per spiegare il nuovo
equilibrio raggiunto3.
2. Precedenti ricerche e difficolt degli studenti nellapprendimento
del concetto di potenziale elettrico
Quando si insegna il concetto di potenziale elettrico e la differenza di potenziale elettrico in un contesto elettrostatico, si interessati a come le cariche elettriche evolvono quando interagiscono. Lanalisi di questo processo, dipendendo dalle forze che intervengono e dal campo elettrico, di solito
complessa, mentre utilizzando i concetti di lavoro e di energia gi studiati in meccanica, lanalisi pu
essere notevolmente semplificata. Allora opportuno creare la necessit di introdurre un nuovo concetto, come la differenza di potenziale e di farlo attraverso unanalisi energetica che includa non solo
una carica o una serie di cariche, ma lintero sistema di cariche che interagiscono. In questo compito,
la ricerca in didattica della fisica ha rilevato alcune persistenti difficolt di apprendimento/insegnamento nei diversi livelli di insegnamento.
Una prima difficolt evidenziata pi volte da diversi lavori di ricerca che gli studenti non attribuiscono significato fisico alla grandezza differenza di potenziale4,5,6 e che, di conseguenza, di solito
non lo usano per analizzare il movimento di cariche n in contesti di elettrostatica7,8 n in semplici
circuiti in corrente continua9-14. Le difficolt di cui sopra sono dimostrate dal fatto che una percentuale significativa di studenti negli ultimi anni della scuola secondaria (16-18 anni) e alluniversit,
quando non trovano alcun significato per il concetto di potenziale elettrico, cercano rifugio in definizioni operative (formule) per analizzare il movimento di cariche in un campo elettrico o in un
semplice circuito in corrente continua. Di solito basano il loro ragionamento su una descrizione letterale della formula o su unanalisi causale errata di esso.
La ricerca di cui sopra sembra convergere sul fatto che le concezioni alternative degli studenti non
sono idee isolate, ma sono dotate di una certa coerenza, strutturate su veri quadri di riferimento concettuale alternativi . Questo quadro concettuale alternativo e il modello di obiettivo esplicativo per
linsegnamento sono descritti nello schema seguente:

123

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Concezioni alternative degli studenti sulla


differenza di potenziale e sul movimento di
cariche nel contesto dellelettrostatica

Modello scientifico per spiegare il movimento


di cariche nel contesto dellelettrostatica

- Lelettricit considerate come un fluido che per- - Le interazioni elettriche possono essere analizzate dal
punto di vista energetico in termini del teorema dellenervade i corpi
gia cinetica e della conservazione dellenergia.
- Quando un corpo carico viene in contatto, tramite
un filo conduttore, con un altro che non lo , parte - Le cariche elettriche generano campi elettrici che contendel fluido elettrico si muove, seguendo il crite- gono energia potenziale per compiere lavoro e spostare
rio di andare dalla maggiore alla minore quantit altre cariche elettriche nella loro zona di influenza.
di fluido.
- Il movimento di cariche nel processo di carica elettrica
- Questo non spiega il movimento di cariche in un dovuto a differenze di potenziale. Cariche elettriche
campo elettrico in base ad unanalisi basata sullener- positive si muovono spontaneamente nel verso di potengia del sistema e quindi non considera il concetto di ziali decrescenti, mentre le cariche negative nel verso
di potenziali crescenti.
differenza di potenziale.
- Il criterio precedente determina il movimento spontaneo di cariche in un campo elettrico, tra corpi carichi
e nei circuiti elettrici. Senza una differenza di potenziale, non possibile avere un movimento di cariche,
nel contesto dei campi elettrici conservativi.
Schema 1 - Difficolt e modello esplicativo

3. Insegnamento del potenziale elettrico e della differenza di potenziale in elettrostatica


La nostra domanda di ricerca fondamentale : Come possiamo progettare una sequenza di insegnamento per il potenziale elettrico e la differenza di potenziale e metterla in atto in modo efficace? In
conformit con Mheut e Psillos15, concordiamo che sequenza di insegnamento-apprendimento sia
un termine ampiamente utilizzato per indicare lo stretto legame tra linsegnamento proposto e i risultati di apprendimento attesi nello studente per una sequenza orientata ad un tema che sia basata sulla
ricerca. Lapproccio qui presentato rientra nella linea di ricerca secondo cui insegnamento e apprendimento sono analizzati in dettaglio (coinvolgendo una singola sequenza su un argomento), piuttosto che a livello di curriculum intero, effettuato in uno o due anni.
Il formato del corso stato quello di un contesto di apprendimento interattivo16. I materiali didattici promuovono un ambiente altamente interattivo durante le sessioni di discussione. Gran parte del
corso prevede un modello di apprendimento cooperativo per gli studenti. Allo stesso modo il materiale stato sviluppato in coerenza con una visione costruttivista dello sviluppo della conoscenza. Le
lezioni tradizionali (25% delle lezioni complessive) si svolgono dopo le sessioni di discussione.
Il contenuto del corso ha enfatizzato i collegamenti con i problemi scientifici sociali e le applicazioni tecnologiche di tutti i giorni, il ragionamento scientifico e gli approcci qualitativi a concetti e
teorie.
Il corso si compone di tre lezioni di 50 minuti ogni settimana e una sessione di 1 ora di laboratorio pratico. I partecipanti a questo studio consistevano in 126 studenti (18 anni) dellultimo anno di
Istruzione Secondaria post-obbligatoria (Gruppo 1, N = 28, Gruppo 2, N = 32 per lanno 2006-2007
e Gruppo 1, N = 35; Gruppo 2, N = 31 nellanno 2007-2008) che avevano scelto Fisica per Scienze
e Ingegneria. Stiamo per presentare il risultato del secondo anno di attuazione.
Tutti gli studenti avevano gi seguito almeno un corso di fisica comprendente argomenti di meccanica e elettromagnetismo durante il primo anno di corso, e superato un esame per passare al secondo
anno. Gli studenti sono stati divisi casualmente in tre gruppi. Come affermato da Ferguson & Takane
(1989), la distribuzione casuale di studenti che hanno subito la stessa istruzione secondaria obbligatoria sufficiente a garantire lo stesso livello di conoscenza con i gruppi sperimentali. Il programma di
fisica simile a quello utilizzato in molti corsi di livello introduttivo di Fisica. I gruppi sperimentali

124

Capitolo 2. Proposte Didattiche

hanno seguito strategie di insegnamento che si sono concentrate sulla discussione delle attivit della
sequenza. In Fisica per Scienze ed Ingegneria in Spagna, ci sono pi studenti che studentesse. In
tutti i gruppi, ci sono percentuali simili di uomini e donne: 60% uomini e 40% donne.
Lo schema 2 mostra come il potenziale elettrico affrontato nel corso trasformato. Uno degli obiettivi della progettazione dellunit di insegnamento quello di rendere il senso dei nuovi concetti e
modelli. Devono essere effettuati anche per voler aumentare questa conoscenza. In altre parole, gli
studenti dovrebbero essere in grado di vedere il punto di quello che stanno facendo in ogni momento
durante il processo di insegnamento e di apprendimento. Se questo il caso, il processo di insegnamento e di apprendimento avr probabilmente (pi) senso per loro e diventer quindi pi probabile
che essi costruiscano una visione della fisica come una rete interconnessa di concetti. Come riportato
da A. Elbey17 questo non un obiettivo evidente di per s. Limpostazione di un problema (Perch
interessante studiare lenergia potenziale elettrico?) porta a definire gli obiettivi da raggiungere quando
si studia la sequenza e questo problema viene definito progressivamente, come avviene nel lavoro
scientifico, e si conclude con problemi specifici che definiscono il tema comune della sequenza.
Sequenza dei problemi

Modi in cui la scienza opera


che devono essere appresi

Spiegazioni scientifiche
che devono essere comprese

A. perch interessante studiare A. La scienza interessata ai fenolenergia potenziale elettrica?


meni naturali e alle loro implicazioni sociali.
B. Come possiamo mettere in rela- B. Attivit per selezionare le idee B. Relazioni tra lavoro ed energia
zione il movimento di una certa
teoriche corrette e organizzare
carica in un campo elettrico e
esperimenti, elaborando un
Lavoro fatto quando le cariche si
lenergia elettrica?
modello esplicativo iniziale
muovono in un campo elettrico a
velocit costante e differenza di
energia potenziale elettrica
Differenza di potenziale
C. Quanta energia richiesta per C. Attivit da analisi di simulazioni C. Differenza di potenziale e potene selezione dei risultati, indiviziale elettrico in sistemi di carica
muovere le cariche in campi
duazione di relazioni e definispecifici
generate da certe cariche?
zione di una grandezza
La differenza di potenziale come
Come si muovono le cariche nei
criterio per analizzare il movicampi elettrici?
mento di cariche.
D. Qual la relazione tra lintensit D. Controllo delle relazioni stabi- D. La direzione del campo elettrico
del campo elettrico e il potenlite, per mezzo di esperimenti
indica la massima variazione di
ziale elettrico?
mentali
potenziale .
E. possibile disegnare una mappa E. La scienza fa uso delle rappre- E. Superfici equipotenziali
per il potenziale elettrico?
sentazioni grafiche per analizzare
fenomeni e definire grandezze
Campo elettrico con numerose
cariche
Schema 2 - Struttura basata sui problemi della sequenza sullargomento: Come si caricano I corpi? Come possiamo caricarli
in modo pi efficiente?

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

125

Durante la sequenza gli studenti hanno effettuato i seguenti tipi di attivit:


a) implicazioni sociali del tema, cercando di rendere il problema interessante per gli studenti, in
modo che essi restino coinvolti nella sua soluzione e, al tempo stesso, anche rendendoli consapevoli degli obiettivi proposti.
b) lavori di gruppo, in cui gli studenti lavorano in piccoli gruppi, valutano le proprie idee, aggiungono nuove idee, e raggiungono un consenso o un dissenso.
c) discussione di classe e guida da parte dellinsegnante, gli insegnanti hanno guidato un approccio
che propone domande. Questo approccio porta gli studenti in una posizione in cui sono in grado
di estendere le loro conoscenze e capacit in una certa direzione, che aiuta a risolvere il problema.
Il rappresentante di ogni gruppo presenta la conclusione su cui si accordato il gruppo; tutti i
modi di risolvere il compito vengono discussi, guidati dal docente e viene formulato un riassunto
in aula.
d) relazione individuale, dove ogni studente individualmente riferisce come stato risolto il compito, con spiegazioni specifiche in materia di documentazione dei risultati. Linsegnante discute
le relazioni degli studenti nella lezione successiva.
Nel passo B della sequenza (vedi schema 2), si invitano gli studenti a interpretare il movimento di
una carica in un campo elettrico uniforme utilizzando i concetti di lavoro ed energia. Per esempio,
uno dei compiti in questa fase della sequenza quello che segue:
Compito. Spiega le forze necessarie per trasportare la carica positiva q0 dalla posizione A alla posizione B a velocit costante. Sappiamo che il campo tra le armature ha un valore di E. Quali forze agiscono sulla carica q0? Qual il lavoro svolto dalla forza esterna per spostare la carica da A a B? C
una variazione di energia potenziale elettrica nel sistema? Se cos, calcolala.

I commenti che seguono sono stati fatti da studenti nella sessione di discussione dopo aver lavorato
in gruppo per risolvere il compito e scrivere una relazione:
Rappresentante del Gruppo 2: la forza del campo elettrico agir tra le due armature cariche. Questa forza la forza F nel disegno, il suo valore sar F = E q0. Unaltra forza esterna maggiore di F
richiesta per spostare la carica da A a B.
Rappresentante del Gruppo 6: Non siamo daccordo, perch se la carica in movimento a velocit
costante, laccelerazione dovrebbe essere zero. Ci significa che la somma delle forze che agiscono
sulla carica q0 deve essere zero: F = E q0 = Fext.
Rappresentante del Gruppo 8: Il lavoro fatto pari a zero come la forza totale pari a zero.
. Non comprendiamo la domanda.

126

Capitolo 2. Proposte Didattiche

Rappresentante del Gruppo 7: Non si sta chiedendo il lavoro totale, ma il lavoro dalla forza esterna
che sar
. Questo lavoro si rovescia dal di fuori del sistema, pertanto lenergia
potenziale del sistema aumenta e la sua variazione sar
Durante il passaggio D della sequenza (perch e come le cariche si muovono in un campo elettrico?),
abbiamo aiutato gli studenti a sviluppare una teoria esplicativa che prevedesse il movimento di cariche in un campo elettrico. Le modalit di ragionamento previste richiedono rapporti tra le forze che
agiscono su di esso, il lavoro compiuto e la variazione di energia. Abbiamo introdotto il concetto di
differenza di potenziale per analizzare la causa del movimento delle cariche in un campo elettrico.
Compito. Due sfere di metallo con raggi diversi sono caricate con carica +Q1 e +Q2, in modo che
ogni sfera acquisisce unenergia rappresentata dai potenziali V1 =

e V2 =

(vedi figura)

Individua, per ognuno dei seguenti casi, in che modo si muovono gli elettroni (cariche negative),
dopo aver stabilito il collegamento tra di loro.
a) Sfera 1: R1 = 2R e Q1 = 2Q e sfera 2: R2 = R e Q2 = Q
b) Sfera 1: R1 = 10 cm e Q1 = 15C e sfera 2: R2 = 5 cm e Q2 = 15C.

Sfera 1

Sfera 2

Un piccolo numero di studenti nei vari gruppi continuano a ragionare in base alla quantit di carica
elettrica in ciascuna sfera. Tuttavia, il dibattito tra i membri del gruppo porta a relazioni di quasi
tutti i gruppi che svolgono la loro analisi sul movimento di elettroni tra le due sfere basata sul concetto di differenza di potenziale. Ad esempio, una delle spiegazioni comuni della maggior parte dei
gruppi la seguente:
Le cariche vengono spostate quando vi una differenza di potenziale, come una palla che cade tra
due altezze sulla superficie della Terra. Nel primo caso il potenziale elettrico delle due sfere uguale
quindi non c alcun movimento di elettroni. Nel secondo caso il potenziale della sfera 2 (3 v) maggiore di quello della sfera 1 (1,5 V) cosicch gli elettroni che si muovono verso i potenziali crescenti
si sposteranno verso la sfera 2.
Lapprendimento stato valutato per mezzo di un pre-test e un post-test in ciascuno dei gruppi. Due
questionari (5 domande) sono stati somministrati con gli stessi obiettivi. Questi obiettivi corrispondono agli obiettivi definiti nello schema 2.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

127

4. Valutare lefficacia della sequenza di insegnamento


Poich lobiettivo di contribuire con informazioni generali a definire ci che gli studenti conoscono
sul potenziale elettrico, sono stati delineati tre livelli complessivi di comprensione del tema. Le risposte ai due questionari sono state raggruppate nelle seguenti categorie:
I: Risposte che specificano esplicitamente i concetti e le leggi inclusi negli obiettivi di insegnamento per questa parte della sequenza (soddisfacente).
II: Risposte che indicano la caratteristica principale del modello dinsegnamento, ma non giustificano il modello esplicativo completo (incompleto).
III: Risposte in cui i concetti non sono ben applicati e/o non hanno alcuna giustificazione ulteriore
(non corretto).
Le risposte rimanenti sono state classificate o come non classificabili, perch le risposte degli studenti sono state poco chiare, o in bianco.
Sono stati confrontati i punteggi delle risposte corrette (categorie I e II) per ogni gruppo. Lindice statistico di guadagno di Hake viene utilizzato per decidere se ci sono differenze significative, o meno,
tra pre-test e post-test. Lindice di Hake, gx, definito come la frazione di guadagno massimo possibile per listruzione, il che significa:

Con questo indice si vogliono confrontare le risposte esplicative per il pre-test e il post-test calcolando la frequenza delle risposte corrette dal pre-test F1(pre) e la frequenza delle risposte corrette
dal post-test F2( post). Un guadagno sotto 0,10 (un aumento del 10%) vorrebbe dire che il miglioramento non stato sostanziale e che miglioramenti significativi non sono stati raggiunti nellapprendimento degli studenti dallinsegnamento sperimentale sul potenziale elettrico e sulla differenza di
potenziale in elettrostatica.
Per quanto riguarda la validit dei contenuti del questionario e la sua rilevanza per i nostri obiettivi,
quattro membri del nostro Dipartimento di Fisica, che sono qualificati ed esperti in fisica e in didattica della fisica, hanno completato il questionario e hanno fornito suggerimenti che sono stati presi in
considerazione al momento di scrivere la sua versione definitiva. Tutti i membri della facolt hanno
confermato che il contenuto del questionario era adeguato per gli studenti che avevano scelto il Corso
Introduttivo di Fisica al secondo anno della Istruzione Post-Obbligatoria Secondaria Spagnola, indipendentemente dalle strategie didattiche utilizzate nel corso. Inoltre, uno studio pilota stato condotto con piccoli campioni di studenti. Ci ha confermato che, in generale, gli studenti non ha avuto
problemi di comprensione del significato delle domande.
In questo articolo ci accingiamo a mostrare due dei quesiti proposti e dei loro risultati, nonch la
tabella generale per lindice il Hake in merito alle cinque domande. I risultati ottenuti nei due gruppi
non presentano differenze significative e pertanto sono stati raggruppati portando il numero complessivo di studenti a N = 66.
Una delle domande (domanda 1) richiede che gli studenti forniscano una spiegazione qualitativa per il
concetto di potenziale elettrico allinterno di un contesto accademico che familiare agli studenti.
Q1 .- Spiega cosa significa per te il concetto di potenziale elettrico in un punto P vicino a una carica
positiva + Q. Applica questa nel caso specifico che il potenziale nel punto P sia di 7 volt.

128

Capitolo 2. Proposte Didattiche

I risultati per la domanda 1 sono presentati nella tabella 1:


Domanda 1

Risposte
soddisfacenti

Risposte
incomplete

Risposte
corrette

% di risposte
corrette

Risposte non
corrette

% di risposte
non corrette

Pre-test (N=46)

18

20

30.3

24

36.3

Post-test (N=41)

19

29

48

72.7

15

22.7

Tabella 1 - Risultati rispetto alla domanda n. 1

Presentiamo alcune delle risposte scritte dagli studenti alla prima domanda nel pre-test e nel post-test,
come illustrato di seguito. Esempi di diversi livelli di comprensione nel post-test:
Il potenziale rispecchia il lavoro compiuto dalle forze elettriche nel sistema. Ad esempio, 7 volt
indica il lavoro che deve essere fatto per portare una carica positiva di 1 Coulomb al punto P che si
trova vicino alla carica positiva + Q (livello soddisfacente)
Il potenziale elettrico il rapporto tra il lavoro svolto e la carica che viene trasportata al punto P:
V = W/q (livello incompleto)
Nella domanda 5 gli studenti devono applicare il concetto di differenza di potenziale in una situazione
di cariche in movimento tra due punti. Si deve analizzare il movimento delle cariche tra la batteria e
la sfera conduttrice da un punto di vista basato sullenergia. I risultati sono riportati nella tabella 2.
Q5 .- Il diagramma mostra una sfera conduttrice con raggio R collegata al polo positivo di una batteria da 12V, con il polo negativo collegato a terra. Fluir una corrente nellassemblaggio del diagramma? Spiegare se la carica passa attraverso le sezioni CD e AB.
Domanda 5

Risposte
soddisfacenti

Risposte
incomplete

Risposte
corrette

% di risposte
corrette

Risposte non
corrette

% di risposte
non corrette

Pretest (N=46)

37

56

Post-test (N=41)

15

21

36

54.5

30

45.4

Tabella 2 - Risultati rispetto alla domanda n. 5

Presentiamo alcune delle risposte scritte dagli studenti a questa domanda nel pre-test e post-test, come
illustrato di seguito. Esempi di diversi livelli di comprensione nel post-test:
Nel cavo CD il potenziale nel punto C superiore al punto D. Gli elettroni si muovono verso i potenziali crescenti. Ci significa che la sfera conduttrice si caricher positivamente fino a quando non ha
un potenziale pari allestremit D (6 volt). Nella sezione AB la stessa cosa accade in quanto gli elettroni si muovono verso la Terra dato che questa ha il maggior potenziale. Questo processo si fermer quando la batteria scarica (livello soddisfacente).
Le cariche si muovono perch c una differenza di potenziale fra le sezioni CD e AB. In entrambi
i casi vi una differenza di potenziale di 6 Volt (livello incompleto)
Con lindice di guadagno di Hake vogliamo confrontare le risposte esplicative per il pre-test e il
post-test calcolando la frequenza di risposte corrette dal pre-test F1(pre) e la frequenza delle risposte corrette dal post-test F2 (post). La tabella 3 mostra il guadagno per ogni domanda. Un guadagno
sotto 0,10 (un aumento del 10%) vorrebbe dire che il miglioramento non significativo e che lapprendimento degli studenti dallinsegnamento sperimentale non ha raggiunto significativi miglioramenti nellapprendimento del concetto di potenziale.

129

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Miglioramento della comprensione concettuale (indice di Hake) raggiunto mediante lattuazione della
sequenza nei due gruppi di studenti (N = 66).
domanda

Risposte corrette
nel pretest

F1(pre)

Risposte corrette
nel post-test

F2(post)

gx

22

0.33

54

0.82

0.73

20

0.30

48

0.73

0.61

13

0.20

47

0.71

0.63

11

0.16

43

0.65

0.58

0.14

36

0.54

0.46

Tabella 3 - Indice di guadagno per le 5 domande

Come possiamo vedere nella tabella 3, ciascuno degli indici di Hake che abbiamo calcolato superiore allo 0,10. Questo indica che vi stato un sostanziale miglioramento della comprensione concettuale e quindi un guadagno stato realizzato con la nuova proposta didattica per insegnare utilizzando la ricerca guidata.
Conclusioni e implicazioni per linsegnamento
Lo scopo di questo lavoro era quello di progettare e realizzare una sequenza di insegnamento per
il concetto di potenziale elettrico nei fenomeni elettrostatici. Una comprensione del modello che
spiega questi fenomeni e luso completo dei concetti di potenziale e di differenza di potenziale elettrico problematico per una percentuale significativa di studenti. Lapproccio nella sequenza si basa
sullaiutare gli studenti a stabilire connessioni tra il movimento di cariche (visione microscopica) e
lanalisi del sistema su base energetica (visione macroscopica). Gli studenti sono aiutati a costruire
un modello che d senso ai concetti di potenziale e differenza di potenziale elettrico.
Dopo aver realizzato la sequenza, un numero considerevole di studenti hanno acquisito una comprensione pi soddisfacente del potenziale elettrico e del movimento di cariche in un campo elettrico. Ci
sembra confermare che gli aspetti evidenziati nella sequenza sono rilevanti per gli obiettivi definiti, in
particolare, gli aspetti che spiegano il movimento di cariche in un campo elettrico che includono connessioni globali tra carica, campo elettrico e potenziale elettrico. Analogamente, effettuando unanalisi sistemica che tiene conto non solo delle forze, ma anche del lavoro svolto dalle forze di campo,
il modello esplicativo offre agli studenti una prospettiva basata sullenergia di un sistema elettrico.
Questa conclusione coerente con altre ricerche che dimostrano che gli studenti possono imparare
molto di pi riguardo ad un modello scientifico, sottolineando i principi fisici fondamentali e comparandolo e contrastando la sua utilit, piuttosto che semplicemente studiando il le caratteristiche del
modello18, 19.
Riferimenti
[1] Eylon B. and Ganiel U. (1990) Macro-micro relationships: the missing link between electrostatics and electrodynamics in students reasoning, Int. J. Sci. Educ. 12, p. 79.
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aprendizaje por investigacin, Revista de Enseanza de la Fsica 11, pp. 25-37.

130

Capitolo 2. Proposte Didattiche

[6] Steinberg M.S. (1992) What is electric potencial? connecting Alessandro Volta and contemporany students. In Proceding of the Second International Conference on the History and Philosophy of Science and Science Teaching, vol. II, Kingston, pp. 473-480.
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meaning by University students, Sci. & Educ. 11, p. 247.
[8] Guruswamy C., Somers M.D. and Hussey R.G. (1997) Students understanding of the transfer
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educational difficulties, International Journal of Science Education, 18 (2), pp. 179-191.
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beliefs about electrical circuits: the case of Ohms law. International Journal of Science Education, 18 (2), pp. 193-212.
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[12] Eylon B. & Ganiel U. (1990) Macro-micro relationships: the missing link between electrostatics and electrodynamics in students reasoning. International Journal of Science Education, 12
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[13] Rainson S., Transtrmer G. & Viennot L. (1994) Students understanding of superposition of
electric fields, American Journal of Physics, 62 (11), pp. 1026-1032.
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research, in Science Education in Focus, edited by M.V. Thomase, Nova Science Publisher, ciudad, pp. 55-85.
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[18] Etkina E., Karelina A. and Ruibal-Villasenor M. (2008) How long does it take? A study of student acquisition of scientific abilities, Phys. Rev. ST Phys Educ. Res. 4, 020108.
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M.J., Sherwood B.A. and Schatz M.F. (2009) Tale of two curricula: The performance of 2000
students in introductory electromagnetism, Phys. Rev. ST Phys. Educ. Res. 5, 020105.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

131

LE STELLE VANNO A SCUOLA: NUOVE METODOLOGIE NELLA DIDATTICA


DELLASTRONOMIA ATTRAVERSO OSSERVAZIONI REMOTE INTERATTIVE
Manuela Ciani
Osservatorio Astronomico di Trieste
Le Stelle vanno a Scuola un progetto di didattica dellINAF - Osservatorio Astronomico di Trieste (OATs).
Lidea nasce nel 2001 allinterno del Gruppo Tecnologie Astrofisiche dellOATs e, grazie a fondi
ottenuti dal Ministero dellIstruzione dellUniversit e della Ricerca, nel 2003 si riesce a concretizzare lobiettivo dando vita al progetto Le Stelle vanno a Scuola, che vanta di possedere il primo
telescopio in Italia con capacit robotiche totalmente dedicato alla didattica. Il progetto, il cui primo
lintento era quello di promuovere linsegnamento dellastronomia allinterno delle scuole, assume
ben presto un compito molto pi ambizioso, ovverosia quello di fornire un laboratorio didattico sperimentale di astronomia da offrire alle scuole in forma totalmente gratuita. Si tratta di un laboratorio didattico basato su delle vere e proprie osservazioni astronomiche interattive, durante le quali
sono gli studenti, dalla loro scuola e con il loro docente, ad essere i veri e attivi protagonisti. Non si
tratta, infatti, di visite allOsservatorio Astronomico di Trieste, poich le finalit del progetto erano
sin dallinizio quelle di fornire questo servizio a tutte le scuole sul territorio nazionale, indipendentemente dalla loro posizione geografica. Da qui nasceva lesigenza di svolgere delle osservazioni
remote, che si potessero condurre a distanza, ma che allo stesso tempo fossero interattive e avvenissero in tempo reale. Lo scopo era quello di permettere agli studenti, di controllare il telescopio e
la strumentazione di acquisizione dati comodamente dalla loro scuola (ovunque essa fosse posizionata sul territorio nazionale), riuscendo in tal modo a condurre le loro osservazioni astronomiche.
Nellastrofisica contemporanea, a livello professionale, le osservazioni remote rivestono la massima
importanza, poich consentono lacquisizione di dati e di immagini da parte dellutente scientifico
che opera da postazioni anche molto distanti da quella del telescopio utilizzato. Ricostruire, quindi,
un sistema che fosse in grado di riprodurre appieno quelle che sono le moderne metodologie di indagine astronomica era quindi un progetto molto ambizioso che stato per ottimamente realizzato
dallo staff del Gruppo Tecnologie Astrofisiche dellOATs. Ora il progetto dotato di una strumentazione tecnologicamente allavanguardia, che comprende due telescopi, entrambi corredati di camera
CCD per lacquisizione delle immagini, fissati su una montatura a capacit robotiche, completamente
controllata dai computer adibiti al progetto. Tutta la strumentazione situata in una cupola allinterno
della Stazione Osservativa di Basovizza, succursale dellOsservatorio Astronomico di Trieste, in una
zona dellaltipiano carsico lontana dalle luci della citt. Il telescopio pi grande, uno Schmidt-Cassegrain da 35cm di diametro, viene impiegato per le osservazioni notturne e permette losservazione di
galassie, nebulose, ammassi stellari, pianeti, asteriodi, comete, ecc. Il telescopio pi piccolo, invece,
un rifrattore da 7cm di diametro, ad esclusivo utilizzo solare, che permette agli studenti il monitoraggio dei fenomeni che coinvolgono la cromosfera della nostra stella, quali macchie solari, protuberanze e brillamenti. Il telescopio Schmidt-Cassegrain si presta non soltanto a sessioni singole, ma
pu essere fatto rientrare in un piu` ampio progetto di osservazioni astronomiche, condotte in piu`
serate, e finalizzate allo studio di particolari aspetti scientifici che presentano una variabilit a medio
o lungo periodo, quali, per esempio, lo studio delle stelle variabili. Anche le osservazioni diurne del
Sole possono essere ripetute su pi giornate, per studiare, per esempio, lo sviluppo temporale delle
macchie solari e dei fenomeni a loro correlati (brillamenti, protuberanze, ecc.).
Lofferta didattica ha come destinatarie le scuole di ogni ordine e grado, compresi i corsi di laurea
a carattere astrofisico. Il percorso didattico, il tipo di osservazione e gli oggetti da studiare vengono
concordati in precedenza tra il docente e lastronomo, in funzione del tipo di scuola, del programma
svolto e del taglio che si vuol dare allosservazione, in modo da mettere bene in evidenza alcune ricadute prettamente fisiche su un tema che in genere, a scuola, viene trattato nellambito dellinsegnamento delle scienze naturali, piuttosto che della fisica. Per comprendere anche i pi semplici mec-

132

Capitolo 2. Proposte Didattiche

canismi che stanno alla base delle scienze astronomiche, come per esempio i meccanismi che regolano lemissione luminosa delle stelle o quella delle nebulose, sarebbe opportuno partire dallo studio di quella che viene definita linterazione tra radiazione e materia, ossia lo studio delle caratteristiche della materia e di quelle della radiazione dal punto di vista fisico. Questo tema, purtroppo,
sebbene di fondamentale importanza, non trova quasi mai uno spazio adeguato nellinsegnamento
curricolare della fisica nellambito delle scuole superiori. Generalmente, infatti, la fisica viene insegnata seguendo un approccio classico in cui vengono trattati i temi come la gravitazione o lelettromagnetismo, e in cui le tematiche che identificano lapproccio fisico moderno, come lo studio
del corpo nero, la fisica quantistica, la fisica nucleare e linterazione radiazione-materia, che hanno
una fortissima ricaduta sullastrofisica, non trovano spazio sufficiente. Il progetto Le Stelle vanno
a Scuola, non pretende ovviamente di colmare queste lacune nellarco di un paio dore di osservazione, ma si propone come un utile strumento per accennare lesistenza di questi fenomeni e di ci
che sta alla loro base, cercando di far incuriosire gli studenti e di far capire loro che oggi lastronomia e la fisica sono due discipline unite da un fortissimo legame.
La strumentazione tecnica richiesta alle scuole per effettuare il collegamento remoto con lOsservatorio Astronomico consiste in unaula con proiettore video, un amplificatore audio di sala con microfono, un computer dotato di una connessione internet a banda larga ed eventualmente una webcam;
dotazione, questa, normalmente presente oggi nelle aule multi-mediali di quasi tutte le scuole. Nei
giorni precedenti al collegamento, il personale dellOsservatorio fornisce gratuitamente un software
(free-ware) da installare sul computer della scuola che permette di condividere il desktop, ossia riproduce sullo schermo, allinterno della classe, esattamente ci che viene visualizzato sul monitor del pc
dellOsservatorio che ha il controllo diretto dei telescopi. Questo sistema consente non solo di osservare le operazioni che esegue lastronomo presente in cupola, ma soprattutto consente di effettuare
un controllo attivo da parte dellutente remoto, facendo s che siano gli studenti stessi ad effettuare
tutte le operazioni necessarie allacquisizione dei dati. Per quanto riguarda il collegamento audio, la
tecnologia corrente permette di appoggiarsi a Skype, software ormai a larga diffusione, che fornisce
prestazioni sufficienti alle necessit del progetto. Tutto il software a carattere commerciale rimane
quindi installato unicamente sui sistemi di controllo dellOsservatorio.
Grazie a tutta questa strumentazione gli studenti diventano dei veri e propri astronomi a distanza,
poich hanno la possibilit di svolgere tutte le operazioni necessarie allacquisizione di unimmagine
astronomica e possono, quindi, effettuare la scelta delloggetto celeste da inquadrare, puntare il telescopio sullobiettivo, selezionare il filtro attraverso il quale acquisire limmagine, scegliere il tempo
di esposizione e passare allacquisizione dellimmagine. Tutte le operazioni vengono condotte sotto
la guida dellastronomo che, grazie al collegamento audio e video, fornisce le spiegazioni necessarie ad utilizzare con successo i sistemi di controllo degli strumenti, stimola linteresse dei ragazzi su
alcuni temi di interesse astrofisico e risponde alle loro domande.
I sistemi di controllo utilizzati dagli studenti durante la sessione osservativa sono due: il primo si
occupa di gestire la posizione del telescopio, mentre il secondo controlla il dispositivo di acquisizione delle immagini. Il software che permette il controllo della montatura (la montatura la struttura meccanica che sostiene il tubo ottico e ne permette il movimento) riproduce e aggiorna in tempo
reale una mappa della volta celeste visibile dal telescopio e consente allutente di effettuare il puntamento sui diversi target celesti utilizzando una funzione di ricerca oggetti presente allinterno
del software.
Il secondo sistema si occupa invece del controllo della camera CCD e dei filtri interposti tra il tubo
ottico e la camera stessa. Grazie a questo programma possibile selezionare un filtro, impostare il
tempo di esposizione, che dipender dalla luminosit delloggetto astronomico, e infine acquisire
limmagine.
Nellambito del progetto, luso dei filtri di fondamentale importanza poich la camera CCD montata
sul telescopio Schmidt-Cassegrain non a colori, ma monocromatica. Anche nellastrofisica professionale, per la ripresa degli oggetti di profondo cielo, si utilizzano camere CCD in bianco e nero, poich esse hanno una sensibilit di molto superiore rispetto a quelle a colori. Sebbene di primo acchito

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

133

possa sembrare una cosa impossibile, ottenere unimmagine a colori reali da una camera CCD monocromatica fisicamente possibile se si utilizza un set di filtri RGB (red, green, blue). Si tratta di acquisire separatamente tre immagini dello stesso oggetto celeste usando un filtro rosso per la prima, uno
verde per la seconda e uno blu per la terza. Le immagini cos ottenute saranno anchesse in diverse
gradazioni di grigio, ma a quel punto sar possibile colorare artificialmente di rosso limmagine ripresa
con il filtro rosso, poich la sola luce in grado di attraversare tale filtro la luce rossa. Lo stesso procedimento viene applicato alle immagini catturate con i filtri verde e blu. In fase di rielaborazione
sar poi sufficiente sovrapporre le tre immagini per ottenere limmagine a colori reali e ci possibile perch i tre filtri utilizzati corrispondono ai tre colori primari della luce. Tutte queste operazioni
vengono effettuate attraverso lutilizzo del software che controlla la camera CCD, che diventa quindi
non solo un software di controllo dellapparecchiatura, ma anche un utile strumento per una prima
elaborazione dei dati acquisiti con lottenimento di immagini a colori reali degli oggetti celesti.
Lutilizzo dei sensori CCD permette allastronomo presente in cupola di fornire un quadro semplice,
ma completo, sullimportanza del trattamento digitale delle immagini nellastrofisica moderna, creando continui collegamenti con strumenti semplici di uso comune quali, per esempio, le macchine
fotografiche digitali. In questo modo viene affrontato un altro importantissimo tema che diventato
di interesse quotidiano e che nella scuola moderna non viene in alcun modo trattato, ossia la digitalizzazione dellinformazione.
Il progetto, quindi, oltre a integrare linsegnamento dellastronomia e della fisica, rappresenta anche
unimportante strumento di innovazione nellinsegnamento di queste materie a livello metodologico,
poich, fornendo la possibilit di intervenire a distanza e in tempo reale sulla strumentazione, permette agli studenti di diventare i protagonisti di tutte le fasi dellosservazione.
Nel corso della sessione osservativa gli studenti, sotto la guida e i suggerimenti dellastronomo, riescono ad acquisire una discreta familiarit con i sistemi di controllo della montatura e del CCD riuscendo, a fine sessione, ad effettuare le necessarie operazioni con una certa autonomia.
I dati e le immagini acquisite durante le osservazioni possono essere archiviate presso la scuola e
potranno poi essere utilizzate in seguito dal docente per eventuali elaborazioni o attivit future. Inoltre previsto il mantenimento presso lOsservatorio Astronomico di un archivio centrale dei dati
acquisiti durante tutte le sessioni, con la possibilit di accesso e consultazione remota da parte delle
scuole o dei singoli studenti interessati attraverso il sito web del progetto.
Allinterno del sito web http://scuola.oats.inaf.it sono inoltre disponibili diversi supporti didattici, in
formato documento (pdf) e presentazione (pps), da scaricare liberamente, che affrontano i temi pi
importanti dellastrofisica moderna e che servono a far chiarezza in seguito allo svolgimento della
sessione osservativa o come preparazione da effettuare in classe prima del collegamento con lOsservatorio. Avere a disposizione delle unit didattiche che trattano in modo semplice e chiaro, ma sempre partendo da basi fisiche, argomenti come i telescopi, la fisica dei CCD, il colore o le distanze in
astronomia, diventa uno strumento utilissimo sia per studenti che per insegnanti.
Il progetto Le Stelle vanno a Scuola al momento finanziato dal Ministero dellIstruzione, Universit e della Ricerca, e ladesione da parte delle scuole risulta quindi gratuita. Grazie allinterazione
con il Dipartimento di Astronomia, il progetto ha avuto anche un contributo da parte del Consorzio
degli Istituti di Fisica e di Astronomia dellUniversit di Trieste.
Ad oggi il progetto vanta di un numero considerevole di collegamenti effettuati con le scuole di ogni
ordine e grado, sebbene siano i licei scientifici e gli istituti nautici a detenere il numero maggiore di
collegamenti, essendo la geografia astronomica loro materia di studio. Nellambito della Laurea Specialistica in Astrofisica e Fisica Spaziale di Trieste, per il corso di Astronomia, stato attuato un progetto di collaborazione esteso su numerose serate osservative volte allo studio di alcune stelle variabili che hanno permesso agli studenti di ricostruirne la curva di luce.
Geograficamente, il progetto ha toccato, oltre al Friuli Venezia-Giulia, diverse regioni italiane come
il Veneto, il Trentino Alto Adige, lEmilia Romagna, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, le Marche e la Toscana e non sono mancati anche i collegamenti con le scuole italiane di Parigi, di Monaco
di Baviera e delle vicine Slovenia e Croazia.

134

Capitolo 2. Proposte Didattiche

In un prossimo futuro la strumentazione verr integrata con due importanti apparecchiature. Uno spettrografo a reticolo alimentato in fibra ottica, gi in costruzione nelle officine dellOsservatorio, consentir di ricavare gli spettri dei diversi oggetti celesti permettendo di mettere in luce il forte legame esistente tra astronomia, chimica e fisica. Inoltre in pianificazione il collegamento della strumentazione
del progetto con i radio-telescopi solari presenti allinterno dellOsservatorio Astronomico di Trieste:
questo permetter ricavare informazioni sullattivit solare a lunghezze donda diverse da quelle analizzate con gli strumenti ottici, fornendo un informazione complementare a quella ottica.
Nel corso degli ultimi anni stato avviato, sempre presso la succursale di Basovizza dellOsservatorio Astronomico di Trieste, un altro importante progetto didattico: EsploraCosmo. Esso basato
sullo sviluppo di un laboratiorio didattico dotato di attrezzature multimediali e interattive che pu
ospitare fino a 25 ragazzi. Il cuore di EsploraCosmo sono software e dati. Il software di livello professionale, adattato alle esigenze didattiche grazie ad un finanziamento europeo (Euro-VO), mentre i dati provengono sia dallarchivio delle osservazioni eseguite allOsservatorio Astronomico di
Trieste, sia da quelli dei maggiori telescopi professionali del mondo, permettendo in questo modo
la navigazione virtuale nel sistema solare e quella tra stelle, nebulose e galassie. Inoltre tale sistema
permette di sperimentare la simulazione degli effetti fisici della gravitazione, uno dei cardini della
struttura delluniverso, spesso sottovalutato nella didattica dellastronomia.
Lintegrazione del progetto Le Stelle vanno a Scuola con EsploraCosmo permette di eseguire, anche
localmente, le normali attivit di osservazione con il telescopio, elaborare i dati grezzi fino allottenimento dellimmagine finita e calibrata per procedere, quindi, alla sua analisi. Lesistenza di questo
laboratorio didattico locale presso lOsservatorio di Basovizza rende possibili le osservazioni anche
a classi prive di risorse informatiche o che desiderino provare lemozione di operare in prossimit
del telescopio, replicando cos lesperienza professionale su scala ridotta.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

135

ASTRONET E MICRONET: SPERIMENTARE A DISTANZA IN WEB


Mario Bochicchio, Antonella Longo
Laboratorio DIDA Dipartimento di Ingegneria dellInnovazione, Universit del Salento
1. Introduzione
Le attivit di laboratorio sono imprescindibili nelle facolt scientifiche e la loro inclusione nei curricula fondata su basi pedagogiche ampiamente condivise e consolidate ed ha lobiettivo di illustrare
e convalidare i concetti analitici, di introdurre gli studenti alla pratica professionale e alle incertezze
proprie delle situazioni non ideali, di sviluppare le abilit connesse alluso della strumentazione ed
di acquisire capacit di lavoro di gruppo [1].
La gestione dei laboratori per onerosa perch richiede staff qualificati e manutenzione continua
delle attrezzature, cos che il numero dei laboratori spesso insufficiente o comunque inferiore alle
richieste. Anche per queste ragioni ladozione di modalit di accesso alternative, come i laboratori
remoti, sempre pi praticata dalle universit e dalle scuole [2]. I laboratori remoti, infatti, possono
essere utilizzati dagli studenti anche a distanza e nelle ore o nei giorni di chiusura delle strutture didattiche [4,5], accrescendo cos il numero degli studenti serviti ed estendendo larea geografica coperta
dal servizio [6]. Ci consente di ripartire i costi di creazione e gestione dei laboratori su un numero
maggiore di utenti e permette, almeno potenzialmente, di fornire dati sperimentali a prezzi ragionevoli e di condividere attrezzature di laboratorio costose tra pi fruitori ed istituzioni [3].
Tuttavia i laboratori remoti non costituiscono una soluzione di semplice attuazione. Essi infatti:
1. pur consentendo economie sullo staff e sugli spazi, richiedono dispositivi e manutenzione in
misura superiore rispetto ai laboratori tradizionali;
2. sono di solito ritenuti meno efficaci perch la percezione dellesperimento mediata da elaboratori e reti digitali ed avviene a distanza rispetto agli sperimentatori.
Per quanto concerne il primo punto, la grande diffusione delle tecnologie digitali e delle reti telematiche ha reso fattibili ed economiche molte soluzioni tecniche prima inattuabili o eccessivamente
dispendiose. In riferimento al secondo punto (efficacia didattica) diversi studi comparativi hanno rilevato un crescente livello motivazionale nelluso dei laboratori remoti [2,6] che in genere sono valutati
dagli studenti come pi utili rispetto ai libri di scuola, ma anche rispetto ai simulatori digitali [7].
Per queste ragioni, dal 1996 [8] i laboratori remoti hanno conosciuto una crescente diffusione, anche
se il loro sviluppo stato spesso influenzato da fattori tecnici (sistemi informatici utilizzati, reti, larghezzadi banda disponibile, ) pi che dal bisogno di riprodurre esperienze didatticamente efficaci
e soddisfacenti per gli utilizzatori. La maggior parte dei laboratori remoti descritti in letteratura, ad
esempio, stata progettata per un solo utente alla volta, cos che gli studenti impegnati nellapprendimento remoto agiscono in isolamento. Molto spesso, inoltre, le soluzioni attuali sono troppo specifiche, ovvero troppo legate ad un determinato equipaggiamento tecnico di laboratorio, e non possono essere generalizzate ed adottate per altre attrezzature in altri laboratori.
Per superare i problemi descritti, larticolo analizza i principali requisiti di riusabilit proponendo
un approccio pi generale e non limitato ad uno specifico esperimento o strumento di laboratorio.
Lobiettivo di non re-inventare da zero un laboratorio remoto ogni volta che uno strumento deve
essere reso accessibile sul Web, provando a definire un insieme di linee guida per un approccio standard con lobiettivo di avere esperienze efficaci e soddisfacenti per lutente. Questo aspetto diventa
particolarmente rilevante quando occorre creare laboratori composti da pi dispositivi ed apparati fisicamente distanti, cos da poter interagire con pi strumenti contemporaneamente (ad es. per riprendere un oggetto astronomico usando contemporaneamente i telescopi di due due diversi osservatori
in due parti del Pianeta ecc.).
Particolarmente attenzione, in questo lavoro, riservata alladozione dei principi del CSCL (Computer Supported Collaborative Learning) per accrescere lefficacia dei laboratori remoti eliminando
lisolamento degli utenti: lo scopo di avere laboratori in rete che includano i migliori aspetti dei
laboratori tradizionali e le migliori caratteristiche del Web. Il dialogo, la collaborazione e lintera-

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Capitolo 2. Proposte Didattiche

zione tra gli studenti sono infatti essenziali per rinforzare lapprendimento attivo e la comprensione
costruttiva perch nella didattica laboratoriale lapprendimento non deriva solo dallinterazione con
gli strumenti, ma anche dal dialogo con gli altri studenti secondo dinamiche stimolate dagli istruttori.
Le interazioni ed il dialogo guidano cos linterpretazione e la costruzione dei concetti [9], e costituiscono aspetti chiave che non possono essere esclusi dalle esperienze laboratoriali remote.
Ladozione del principio di riuso e dei fondamenti del CSCL hanno condotto gli autori alla progettazione e realizzazione di WeColLab (Web Collaborative Laboratory), un sistema che permette
lazionamento remoto di strumenti di laboratorio a controllo digitale (come bracci robotici, telescopi,
microscopi elettronici ecc.) e consente a gruppi di studenti di condurre esperienze laboratoriali collaborative sul Web.
Nellambito delle attivit connesse ai Master IDIFO 2008 e 2009 il sistema stata applicato con successo alla remotizzazione di un telescopio (denominato AstroNet nel seguito dellarticolo) ed un
microscopio elettronico (MicroNet) dimostrando lefficacia e la riutilizzabilit dellapproccio. Nel
seguito dellarticolo, luso di MicroNet ed AstroNet discusso con riferimento a due differenti scenari:
1) Per il tirocinio, la preparazione di tesi di laurea e di Dottorato nellambito dei Corsi di Ingegneria
Informatica dellUniversit del Salento. Lo sviluppo di una piattaforma come MicroNet, infatti,
richiede la capacit di integrare abilit di ingegneria del software, di networking di Human-Computer Interaction, di elettronica, di architetture distribuite e di controllo remoto di dispositivi hardware (gli strumenti di laboratorio).
2) In una classe di Fisica Metallurgica per Ingegneri che stata selezionata per tre ragioni principali:
lapproccio remoto rende possibile usare due microscopi elettronici in due luoghi diversi del
nostro campus per scopi comparativi;
per ragioni tecniche (stabilit termica, peso delle apparecchiature, vibrazioni, compatibilit
elettromagnetica, ) i locali in cui sono installati i due microscopi sono nelle fondamenta di
due diversi edifici e non sono compatibili con lo svolgimento di attivit didattiche stabili;
La presenza di un gran numero di studenti nei laboratori causa vibrazioni, umidit e altri disturbi
che invalidano le misurazioni effettuate.
Larticolo strutturato come segue: il secondo paragrafo illustra il contesto della ricerca e le esperienze precedenti, nel terzo descritta la piattaforma WeColLab, nel quarto sono riportati i principali risultati sullimpiego di WeColLab come caso di studio per gli studenti di Ingegneria Informatica, nel quinto sono riportate le conclusioni e le considerazioni sugli sviluppi futuri.
2. Contesto
In letteratura sono documentati numerosi laboratori remoti per diverse aree scientifiche, diverse finalit didattiche e diversi strumenti di laboratorio a controllo digitale [2,11]. In Gravier et al. [11], ad
es., dallesame di 42 laboratori remoti diversi, si osserva che ogni progetto implementa ex-novo la
propria architettura hardware/software senza riutilizzare parti o elementi progettuali proposti da altri.
Tuttavia, tutti i progetti analizzati sono basati su una struttura comune, composta da:
Lo strumento di laboratorio dotato di sistema di contollo digitale.
Un computer connesso in rete e dotato di opportune interfacce hardware e driver software per il
controllo dello strumento di laboratorio.
Il software per interagire da remoto con lo strumento di laboratorio.
Partendo da una base analoga, gli autori hanno partecipato nel 2003 allo sviluppo del del progetto
FIRB denominato TIGER (Telepresence Instant Groupware for Higher Education in Robotics) [16],
che mirava a produrre quattro prototipi di esperimenti robotici distribuiti tra 11 universit italiane in
un Electronic Learning Environment (ELE) condiviso, con tre obiettivi principali:
La possibilit per lutilizzatore (studenti universitari di robotica e automatica) di eseguire da remoto
esperimenti di robotica ed automatica su dispositivi di laboratorio reali;
1. la pi razionale gestione del tempo e dello spazio di laboratorio, permettendo agli utilizzatori lac-

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

137

cesso via rete in ogni momento e da ogni luogo;


2. la razionalizzazione delle risorse umane (tecnici di laboratorio) e dei costi (acquisto e gestione
degli strumenti di laboratorio) mediante unopportuna riorganizzazione dei servizi di laboratorio.
In questo contesto gli autori hanno contribuito al progetto con lo sviluttpo del controllo remoto di
un braccio robotico, che ha permesso una prima analisi delle problematiche relative allimpiego dei
telelaboratori nelle scuole di Ingegneria [17, 18]. Nel corso del progetto, in accordo con quanto rilevato in [11], dallanalisi di 25 laboratori remoti inoltre emerso che:
in genere le tecnologie ed i linguaggi di programmazione usati per connettere lo strumento di laboratorio ed il computer di controllo sono spesso basate su software proprietario (soprattutto Matlab
con Simulink e LabView con data socket, con alcune implementazioni basata su Visual Basic o
Python [4, 5, 6, 7, 8, 9]);
per la realizzazione del sw che collega il computer che controlla lo strumento di laboratorio con i
computer degli utenti remoti il linguaggio pi frequentemente adottato Java, in abbinamento con
tecnologie differenti come PHP, HTML, CORBA, VRML, ecc. Altri approcci, basati su ASP, ActiveX, Python e C++, o software proprietari basati su LabWiew e Matlab sono adottati da diversi
autori [4, 5, 6, 7, 8, 9]. Alcuni laboratori remoti sono basati su soluzioni software sviluppate per
altri contesti, come VNC che permette il controllo remoto del computer che pilota la strumentazione di laboratorio. Tuttavia questa soluzione poco praticata per problemi di sicurezza e per
lelevata larghezza di banda rchiesta [10].
Un laboratorio remoto pu essere molto costoso perch richiede molto tempo, soldi e abilit specifiche per lo sviluppo del software e del sistema di interfaccia. Lapplicazione software cos sviluppata di solito molto specifica e poco riutilizzabile in altri laboratori anche simili.
I laboratori tradizionali permettono luso contemporaneo di pi strumenti per combinarne gli effetti
o confrontarne i comportamenti. I laboratori remoti descritti in letteratura, invece, si concentrano
sul controllo remoto di un solo dispositivo alla volta, e non consentono, ad esempio, limpiego
combinato di pi strumenti di laboratorio distribuiti in diverse parti del Web.
Inoltre le esperienze riportate in letteratura in relazione a 22 laboratori remoti mostrano che gli
aspetti collaborativi sono ancora poco considerati, e che in particolare non sono considerati i tre
aspetti seguenti:
1. Presence awareness: gli utenti (studenti) che sperimentano da remoto non sono consapevoli luno
della presenza in rete dellaltro (come invece accade in molti sistemi di instant messaging e di
multi-conferenza) e pertanto non posono dialogare tra loro e con gli eventuali tutor.
2. User perspective: in unapplicazione Web collaborativa gli utenti dovrebbero interagire con il
sistema ognuno secondo il proprio ruolo; per esempio, in un laboratorio Web, per moderare una
classe virtuale, linsegnante e il tutore necessitano di strumenti e dati diversi da quelli disponibili
agli studenti.
3. Group dynamics: questo concetto prende in considerazione il modo in cui gli utenti interagiscono
fra loro (es. La presenza di un leader o moderatore ecc) ed molto importante per la valutazione
degli studenti.
3. Requisiti
Sulla base delle analisi e delle esperienze riportate nel precedente paragrafo, un sistema Web per il
controllo remoto di strumenti digitali da laboratorio (come un telescopio o un microscopio elettronico con tutti i dispositivi ausiliari) deve soddisfare i seguenti requisiti:
Deve essere Web-based: gli studenti non devono aver bisogno di alcun software speciale per connettersi al laboratorio che, come ogni sito web, deve essere accessibile mediante un browser web
standard. Limplementazione deve essere basata su protocolli standard e componenti comuni per
garantire la totale compatibilit Web.
Deve essere collaborativo: come in una multi-conferenza, piccoli gruppi di partecipanti (da 2 a 10,
studenti) devono essere capaci di vedere/ascoltare/parlare agli altri, anche con lausilio di compo-

138

Capitolo 2. Proposte Didattiche

nenti software collaborativi come lavagne virtuali condivise, sistemi per lannotazione di immagini, chat, etc. Gli studenti devono inoltre poter vedere (tutti insieme) e controllare (uno alla volta)
la strumentazione di laboratorio.
Deve possedere un sistema di sicurezza: un tutore/supervisore coordinante deve essere in grado di
gestire la sessione di laboratorio, di autorizzare le richieste di controllo e di proteggere la strumentazione di laboratorio da azioni potenzialmente pericolose.
Deve essere riutilizzabile: deve essere basato su un approccio standard potenzialmente adottabile per tutti gli strumenti di laboratorio dotati di controlli digitali;
I requisiti dettagliati devono essere ottenuti con un approccio sistematico e Goal-based, come il
KAOS [15], per far emergere tutti i goal ed i requisiti associati ad ogni tipo di utente del sistema.
Lapproccio deve considerare specialmente le caratteristiche collaborativa precedentemente elencate.
Lo scenario individuato quello di una classe virtuale che usa in remoto uno strumento di laboratorio. La classe virtuale composta da un docente universitario (che descrive la lezione e commenta
lesperimento), un tutore (che facilita luso della piattaforma, supervisiona luso corretto e sicuro
della strumentazione, risolve problemi tecnici e modera la discussione) ed un gruppo di studenti, da
2 a 10, tutti connessi ad Internet con una connessione ADSL domestica. Il tutore deve poter moderare la sessione di laboratorio ed escludere eventuali studenti che disturbano lesperimento. Gli studenti devono poter prenotare il loro turno e quindi procedere al controllo remoto dello strumento di
laboratorio. Eventuali altri utenti devono poter fare da spettatori alla sessione senza poter intervenire
in audio/video e senza poter operare sullo strumento di laboratorio.
CLIENTS

based on Flash and Web Browser

Student

Teacher

Tutor

Watcher

COLLABORATION SERVER

Collaborative Engine

based on Microsoft IIS


and Adobe Flash Media Server

Micronet

EQUIPMENT SERVER

based on Microsoft IIS


User Authentication
& Equipment Safety

Video
Encoder

Keyboard & Mouse


Redirection

Screen
Capture
Driver

Redirector

Drivers
Electron
Microscope

SmartSEMTM

Laboratory Equipment

Figura 1 - Architettura di WeColLab caso MicroNet

3.1. La piattaforma WeColLab

Il sistema WeColLab, realizzato presso il Laboratorio DIDA dellUniversit del Salento, rispetta i
requisiti indicati e, per verificarne la generalit, stato utilizzato per la realizzazione di due diversi

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

139

laboratori web collaborativi: un telescopio remoto (AstroNet) ed un microscopio elettronico remoto


(MicroNet). Come indicato in figura 1, i componenti principali del sistema WeColLab sono:
LEquipment Server, composto dallo strumento di laboratorio (il microscopio elettronico) e dal
Redirector, che permette il controllo remoto dello strumento e gestisce i privilegi di accesso degli
utenti. Il controllo remoto dellEquipment Server si basa su 3 elementi: un componente che esegue localmente i comandi provenienti dalle tastiere e dai mouse dei clients, un secondo componente che cattura il flusso video del monitor (con risoluzione 800x600) passandolo al terzo componente che ne effettua la compressione in tempo reale e lo manda al Collaboration Server.
Il Collaboration Server che gestisce gli aspetti collaborativi ed orchestra i flussi multimediali che
provengono dallequipment server e dagli utenti (studenti, tutori ed insegnanti). Il Collaboration
Server basato sul Web Server MS IIS 5.1 e sull Adobe Flash Media Server 2, ed diviso in 2
parti:
o Il Collaborative Engine, che implementa la multi-videoconferenza, la lavagna multimediale condivisa, il mixer audio e tutte le funzioni collaborative di WeColLab;
o Lapplicazione MicroNet, che lunica parte specifica (non riusabile) del Collaboration Server
e che si occupa della configurazione e gestione dei flussi video provenienti dallEquipment Server.
o I Client, che rappresentano gli studenti, linsegnante, il tutore e gli osservatori esterni. Questi
ricevono audio, video ed immagini dagli altri partecipanti e dallEquipment Server attraverso il
Collaboration Server.
Secondo il tipo di Strumentazione di Laboratorio, sono previsti due diversi tipi di Redirector:
Redirector Software: se la strumentazione include un computer basato su Windows come sistema
di controllo, i componenti del Redirector sono implementati usando le API di Windows.
Redirector Hardware: Se la strumentazione di laboratorio basata su hardware proprietario, non
basato su Windows, occorre prevedere limpiego di un computer esterno con il ruolo di redirector I/O, che controlla la Strumentazione di Laboratorio mediante un emulatore di tastiera e mouse
esterni, e ne acquisisce i flussi video mediante un frame grabber XVGA per lacquisizione, la compressione e la trasmissione delloutput video della strumentazione. Questa soluzione pi costosa
a causa dellhardware addizionale, anche se tecnicamente pi sicura rispetto alla precedente.
Tecnicamente, i componenti server di WeColLab sono basati sul sistema operativo MS Windows,
mentre i clients WeColLab sono basati su Flash (system independent) e sono eseguiti nel browser
Web del client.
Il Collaboration Server basato su Adobe Flash Media Server 2 (FMS2), che associa capacit di streaming audio/video e capacit di gestione sincrona di oggetti distribuiti. FMS2 permette a tutti i partecipanti di ricevere e trasmettere il loro flusso audio/video mediante WebCam e microfoni, come
in una multi-videoconferenza. Anche il video che proviene dallEquipment Server acquisito, compresso e mandato in streaming a tutti i partecipanti attraverso FMS2.
Per catturare loutput video dellEquipment Server si adottata una camera virtuale come Camtasia TechSmith o il VH Screen Capture Driver (www.hmelyoff.com), che consentono lottimizzazione del flusso video di cattura dello schermo, con controllo del frame rate, compatibilit con Flash
e controllo della regione di schermo da catturare.
Per il controllo remoto dello strumento di laboratorio sono stati sviluppati 3 componenti:
1. Un modulo server-side, scritto in Flash e collocato nel Redirector, che cattura il flusso video
dellEquipment Server, lo comprime e lo manda al Flash Media Server;
2. Unapplicazione client-side, scritta in Flash, che consente allutente remoto di ricevere e visualizzare il flusso video relativo allo schermo dellEquipment Server, e di inviare i comandi di tastiera
e mouse al Redirector, sotto la supervisione del tutore;
3. Un simulatore di tastiera e mouse, scritto in actionscript ed in Visual Basic 6, che intercetta, riceve
ed interpreta i comandi remoti provenienti dallutente attualmente abilitato al controllo.
La scelta del FMS2 per gestire tutti i flussi audio/video richiede che ogni client sia equipaggiato con
Adobe Flash Player. La grande diffusione di questo plug-in, disponibili per ogni sistema operativo

140

Capitolo 2. Proposte Didattiche

e browser Web, e installato sulla maggior parte dei computer connessi ad internet, rende WeColLab
facilmente disponibile a chiunque voglia partecipare alle sessioni di laboratorio remote.

Videoconference

Tutor

Connected User List


(Buddy List) showing:
Nickname
Active/Non Active
User Type
Audio/Video

External Cam

Sky6

CCD

Tools Panel (visualized with low resolution)


Main Panel

(Here a tool is shown in high resolution)

Set up Console

(only for the tutor)

Chat Area

Figura 2 - WeColLab Interfaccia Utente per MicroNet

3.2 Linterfaccia Utente

La figura 2 mostra la struttura dellinterfaccia utente di WeColLab, personalizzata per MicroNet.


Lo schema include 5 aree: sul lato sinistro indicata larea di multi-videoconferenza, che mostra il
video (miniatura) di ogni studente che partecipa alla sessione di laboratorio. I video ingranditi del
tutore e dello studente che stato autorizzato a pilotare il microscopio sono mostrati nellangolo
superiore sinistro. La set up console (angolo inferiore sinistro) usata dal tutore per regolare laudio degli studenti, per autorizzare/disabilitare il loro microfono e per controllare le richieste di banda
dei flussi video ed audio.
Il lato destro dello schermo contiene larea con il Pannello Strumenti (parte superiore) e lArea Collaborativa (parte inferiore). Il pannello strumenti organizzato con miniature delle diverse viste del
microscopio e del laboratorio. Nel progetto MicroNet sono presenti 3 miniature, con flussi video proveniente da una telecamera ambientale, per mostrare cosa accade nel laboratorio, da un microscopio ottico a basso ingrandimento, che mostra il porta-oggetti del microscopio, e dal monitor del
microscopio, che riproduce il software SmartSEM, ovvero lapplicazione che controlla il microscopio elettronico. Il pannello principale usato per ingrandire una delle miniature mostrata nel pannello strumenti. Larea collaborativa usata con funzioni di chat.
4. WeColLab come caso di studio per il corso di Ingegneria Informatica
Nel periodo dicembre 2008 dicembre 2009, in collaborazione con due insegnanti in formazione,
partecipanti al Master IDIFO, la piattaforma WeColLab e le applicazioni AstroNet e MicroNet sono
state usate come un caso di studio per gli studenti del corso di laurea in Ingegneria Informatica
dellUniversit del Salento. Per meglio collocare lintervento si descrive brevemente il curriculum
dei corsi coinvolti:
Il corso di laurea in Ingegneria Informatica una delle lauree triennali (primo livello) della Facolt
di Ingegneria delluniversit del Salento. Il corso mira ad addestrare ingegneri capace di svolgere
compiti realizzativi in diversi settori dellinformatica, dellelettronica, dellautomatica e delle telecomunicazioni, con particolare enfasi sui temi dellingegneria del software, delle basi di dati e dei
sistemi Web. Il corso di laurea in Ingegneria dellInformazione, invece, una delle lauree magistrali
della stessa Facolt di Ingegneria. E un corso di 2 anni, che mira alla formazione di Ingegneri specializzati nella progettazione ed implementazione di sistemi informatici complessi, con particolare
enfasi sulla convergenza digitale delle tecnologie del computer, dellelettronica e della telecomuni-

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

141

cazione, e sullo sviluppo di applicazioni e servizi basati sul Web e su Internet. I due corsi includono
attivit di didattica frontale, attivit di laboratorio e tirocini formativi presso aziende o laboratori di
ricerca. Presso il Laboratorio DIDA, attivo nella ricerca sui temi delle nuove tecnologie applicate
alla didattica, sono quindi stati ospitati esaminandi, tirocinanti, tesisti e dottorandi che hanno collaborato al perfezionamento di MicroNet ed AstroNet secondo lapproccio descritto da Denning e Riehle in [19]. Gli studenti sono stati raggruppati formando team di lavoro interdisciplinari/multidisciplinari diretti dagli insegnanti IDIFO. Il tema assegnato, sempre relativo ad una o pi parti dellarchitettura WeColLab, si rivelato un eccellente caso di studio capace di coinvolgere e motivare sui
temi dellingegneria del software, delle architetture distribuite, del controllo remoto della strumentazione di laboratorio, dellinterazione uomo-macchina e, non ultime, della fisica e della didattica
della fisica. Il progetto WeColLab stato ripartiti unit di lavoro interdisciplinari adatte a gruppi di
2-6 studenti. Alcuni esempi di temi per le unit di lavoro sono:
1. Lo studio di Usabilit dellinterfaccia WeColLab: questa unit stata assegnata ad uno studente
del Dipartimento di Fisica, uno del corso di laurea in Scienze della Comunicazioni e 4 interni di
Ingegneria dellInformazione.
2. La valutazione della larghezza di banda richiesta WeColLab e lottimizzazione della relativa architettura: questunit stata assegnata ad un tesista in Ingegneria dellInformazione e tre tirocinanti
di Ingegneria Informatica.
3. Lo sviluppo dellinterfaccia di WeColLab; questunit stata assegnata ad un tesista di Ingegneria dellInformazione e 4 tirocinanti di Ingegneria Informatica.
4. La progettazione e lo sviluppo del prototipo di una nuova versione di WeColLab, basata su servizi e conforme allIlab project del MIT [20]; questa unit, ancora incompleta, stata assegnata
ad uno studente del Dipartimento di Fisica, uno studente di Ingegneria dellInformazione e 4 tirocinanti di Ingegneria Informatica.
Le unit 1 e 2 si sono rivelate particolarmente interessanti per i risultati ottenuti, riportati in sintesi
nel seguito dellarticolo. Lunit 3 strettamente connesso con lo sviluppo delle due istanze di interfaccia associate a MicroNet ed AstroNet e presentate nel paragrafo precedente. Lunit 4 ancora
in svolgimento la sua conclusione prevista per febbraio 2010. Assieme al tema, ogni studente ha
ricevuto un kit di documenti di progetto e di componenti prototipali (codice sorgente) gi sviluppati,
utilizzati per accelerare la curva di apprendimento relativa ai concetti ed alle peculiari modalit di
sviluppo del progetto. Inoltre ogni team stato coinvolto in incontri settimanali con verifiche dettagliate dello stato di avanzamento lavoro ed in incontri mensili riguardanti lo stato di avanzamento
generale del progetto.

Figura 3 - Interfaccia utente di AstroNet

142

Capitolo 2. Proposte Didattiche

4.1 Usabilit

Lo studio di usabilit dellinterfaccia di WeColLab stato effettuato con riferimento alluso di AstroNet in un progetto sponsorizzato dallAgenzia Regionale per lInnovazione (ARTI), che ha coinvolto
studenti di alcune scuole superiori in osservazioni del cielo notturno, nellambito dei corsi di geografia astronomica. Il progetto ha consentito ai gruppi di studenti, sotto la guida di un insegnante, di
scegliere, cercare, osservare e fotografare diversi oggetti astronomici. Linterfaccia utente di AstroNet sottoposta a valutazione riportata in figura 3. Nella barra degli strumenti (in alto al centro)
AstroNet mostra
Una telecamera esterna per controllare il tempo, la visibilit del cielo e la posizione del telescopio.
Lapplicazione Sky6, che permette il controllo remoto del telescopio
Il software che controlla la macchina fotografica CCD per scattare le foto astronomiche
Linterfaccia degli studenti, mostrata in figura, differisce da quella del tutore perch priva dellarea
controlli del mixer audio e del sistema per il controllo della larghezza di banda.
Per avere una prima valutazione di usabilit, e quindi una stima della correttezza dellapproccio adottato, il team ha eseguito uno studio iniziale in forma di una valutazione euristica [13]. Come proposto
da Nielsen [14], lo studente del Dipartimento di Fisica, supportato dai tirocinanti, ha valutato lusabilit dellinterfaccia basandosi su un set predefinito di domande legate alle funzionalit, allintuitivit
ed a possibili problemi e limiti connessi allinterfaccia. Gli utenti hanno inoltre fornito indicazioni
sulla qualit di visualizzazione e sulla qualit audio. Il feedback generale stato molto positivo. Il
gruppo di studenti coinvolti ha giudicato il design dellinterfaccia come intuitivo, facile da capire e
da utilizzare. La valutazione stata condotta mediante una sessione di osservazione di circa 1 ora.
Uno studente ha osservato che luso della multi-videoconferenza contribuisce a ridurre la sensazione
di distanza tra gli utenti ed il laboratorio. I commenti principali sono stati di apprezzamento per la
sensazione di immersione nel laboratorio remoto, legata soprattutto allimpiego simultaneo di componenti di collaborazione e flussi video relativi agli strumenti presenti in laboratorio ed allambiente
stesso del laboratorio. Due degli studenti coinvolti non hanno compreso completamente le modalit
di controllo remoto del telescopio e si sono detti scettici sullefficacia del sistema, ma unanalisi pi
approfondita ha mostrato che limpiego del telescopio, a prescindere da AstroNet, richiede conoscenze
superiori rispetto a quelle normalmente in possesso di molti studenti delle scuole superiori. Quindi
per valutare lefficacia reale, lintuitivit e la semplicit dellinterfaccia, da marzo a Giugno 2008 il
gruppo ha presentato AstroNet in 15 classi di scuole superiori della regione Puglia, chiedendo poi a
30 studenti (16 maschi e 14 femmine di et compresa fra 14 e 17 anni su circa 300 presenti) di partecipare ad uno studio pi dettagliato di usabilit. La maggior parte di loro ha dichiarato di avere esperienza con chats e videgames e di non avere esperienza con i telescopi. Non sono state osservate differenze significative tra utenti esperti ed inesperti o tra maschi o femmine. Ogni sessione iniziata
con una lezione di 30 minuti sullastronomia, seguita da una descrizione di 30 minuti sui telescopi a
controllo digitale e su AstroNet. Per la valutazione di usabilit, il team ha definito 4 compiti di difficolt crescente somministrandoli poi nellordine:
1 compito: connettersi allapplicazione Web ed attivare laudio-conferenza regolando opportunamente i livelli audio.
2 compito: interagire con il tutore e gli altri studenti online prenotando un turno di controllo remoto
ed uso del telescopio.
3 compito: utilizzare in remoto lapplicazione Sky6 per cercare un oggetto celeste ed individuare
la sua posizione nel cielo, sincronizzando il telescopio e la cupola con loggetto osservato.
4 compito: fotografare loggetto celeste mediante tentativi ripetuti di scatto con diversi parametri di esposizione.
Dato che 2 studenti delle superiori si sono offerti per ogni sessione astronomica, il team ha svolto 2
test di utilizzabilit in sequenza, chiedendo al secondo studente di non partecipare alla prima sessione
e cambiando ogni volta loggetto celeste da identificare e fotografare. Dopo 5 minuti impiegati per
acquisire dimestichezza con il sistema, i volontari hanno dovuto risolvere i quattro compiti nellor-

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

143

dine assegnato. Quindi gli stato chiesto di dare un punteggio sulla loro impressione generale, lintuitivit dellinterfaccia e la funzionalit offerta. La valutazione si chiusa con unintervista informale in cui gli utenti si sono espressi su problemi generali, domande, curiosit sul sistema e valutazioni di aspetti specifici. La durata media delle osservazioni stata di circa 45 minuti per partecipante. Durante la fase operativa uno dei membri del team di usabilit rimasto seduto vicino al partecipante ed ha annotato i tempi di svolgimento delle azioni e gli eventuali commenti. Considerata
la difficolt crescente dei compiti, il team si aspettava che tutti gli utenti avrebbero risolto i primi 2,
ma avuto problemi con gli altri 2 per limplicita complessit dellargomento. Sorprendentemente tutti
gli studenti sono stati capaci di eseguire tutti e 4 i compiti e sono stati molto soddisfatti dellesperienza. Tutti hanno valutato linterfaccia come semplice, intuitiva e facile da memorizzare. Anche
gli insegnanti IDIFO si sono dichiarati molto soddisfatti per lelevato livello di attenzione ottenuto
e per lelevata efficacia didattica riscontrata.
4.2 Banda disponibile ed ottimizzazione dei flussi audio in WeColLab

Come precedentemente specificato lunit di lavoro stata assegnata ad un team composto da un


tesista di Ingegneria dellInformazione e tre tirocinanti di Ingegneria Informatica.
Lo scenario ipotizzato per luso di WeColLab prevede una classe virtuale di k utenti (con 2<k<20)
che si connettono contemporaneamente attraverso k diverse connessioni ADSL domestiche (per le
quali si assume un picco di larghezza di banda pari ad 1Mb/s in download).
Ogni utente invia il suo flusso audio/video al Collaboration Server e riceve (k-1) flussi audio e (k-1)
flussi video. Questo implica che la larghezza di banda richiesta dal client aumenta linearmente con
il numero degli utenti. Un parametro importante da considerare nel calcolo dellutilizzo della larghezza di banda la qualit con cui ogni utente trasmette il proprio audio e video, perch la larghezza di banda aumenta linearmente (pi o meno) con la qualit. Nel nostro caso, il parametro che
qualifica la cattura audio la frequenza di campionamento, misurata in kHz. I parametri che qualificano il processo di cattura video sono: il numero di pixel orizzontali e verticali in ogni frame (n x
m), il numero di frame al secondo (fps) e il numero di frame tra due keyframes consecutivi (kfrs) da
usare per la compressione digitale.
Per stimare la larghezza di banda necessaria per ogni utente, il team ha effettuato alcune misura
mediante applicazioni di test sviluppate appositamente, verificando che ladozione dei seguenti valori
per la telecamera e per la qualit audio: pixels=120x90, fps=6, audio_sampling_rate=5kHz, kfrs=12,
comporta un consumo di larghezza di banda pari a circa 30kb/s per ogni flusso audio/video, dei quali
circa 15/20 kb sono per il video e 5/10 per laudio. Con questi parametri la larghezza di banda per
ogni client e per k utenti connessi (connessione pari a pari) k x (30) kb/s, mentre la larghezza di
banda aggregata k x (30) kb/s. Con gli stessi valori di parametri il server di Collaborazione usa una
larghezza di banda di (k x (k-1) x (30)) kb/s. I risultati ottenuti sono chiaramente incompatibili con
le capacit attuali delle connessione ADSL domestica per i client.
Per ridurre la richiesta di larghezza di banda per utente nel sistema di multi conferenza il team ha
dunque proposto di adottare uno schema di comunicazione client-server ed ha sviluppato un mixer
audio che riceve i k flussi audio e ritrasmette, in multicast, solo il flusso risultante. In questo modo
il flusso audio non cresce pi in proporzione a k sul Collaboration Server, ma aumenta linearmente
con il numero dei utenti.
In figura 4 sono schematizzate le stime relative alloccupazione di banda che mostrano come la banda
audio per i client, in questo caso, si riduca di un fattore k-1.
Assumendo quindi un numero di utenti connessi pari a 20, tre flussi video provenienti dallEquipment Server per un totale di 850 kb/s, ed un flusso proveniente audio/video proveniente dal tutor,
e riducendo la risoluzione ed il frame-rate della videoconferenza fino ad ottenere 2kb/s per utente,
la larghezza di banda in download per ogni client diviene [30 + 30 + (18 x 2) + 10] kb/s 100 kb/s
per la parte della multi videoconferenza e 850 kb/s per la parte del server di strumentazione. Questo
risultato compatibile con la restrizione di 1Mb/s di larghezza di banda per il download della connessione ADSL domestica.

144

Capitolo 2. Proposte Didattiche

Il team ha lavorato per circa 4 mesi ed ha dovuto comprendere approfonditamente molti aspetti connessi con le tecniche di compressione video, il networking e lelaborazione dei segnali per giungere
a questo risultato e garantire un livello qualitativo dei flussi audio/video adeguato agli obiettivi didattici posti come vincolo.

Figura 4 - Uso della banda in WeColLab

5. Conclusioni
Negli ultimi anni le forme di apprendimento basate su Internet hanno incluso la possibilit di condurre esperienze laboratoriali collaborative mediante browser web. I laboratori cos realizzati, anche
se pi complessi da implementare e da gestire rispetto allo standard, consentono laccesso a strumenti
di laboratorio prima non disponibili a molti studenti, insegnanti e ricercatori.
I laboratori pi facilmente remotizzabili sono quelli basati su attrezzature digitali controllate localmente da computer (es. Bracci robotici, microscopi elettronici).
Lesperienza laboratoriale remota, dal punto di vista dello studente, pu trarre grande giovamento
dalluso di sistemi di multi-videoconferenza che permettano luso collaborativo del laboratorio, arricchendo lesperienza duso dello strumento con lefficacia didattica del lavoro di gruppo e permettendo la fruizione del laboratorio in tempi e luoghi di propria scelta
Nellarticolo i concetti relativi ai laboratori remoti sono stati valicati con riferimento alla piattaforma
WeColLab, che pone particolare attenzione agli aspetti connessi al riuso del software, alla standardizzazione dellapproccio di remotizzazione ed agli aspetti collaborativi dellesperienza laboratoriale.
Attualmente la piattaforma WeColLab sta evolvendo nella direzione dei sistemi orientati ai servizi
per consentire la creazione di reti di strumenti di laboratori capaci di interagire ed integrarsi.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

145

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146

Capitolo 2. Proposte Didattiche

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Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

147

LE MASTERCLASS IN FISICA DELLE PARTICELLE A UDINE


Marina Cobal
Dipartimento di Fisica, Universit di Udine e INFN Gruppo Collegato di Udine
Sommario
Ogni anno, qualche migliaio di studenti delle scuole superiori da numerosi paesi europei, si recano
in una delle vicine Universit per un giorno, allo scopo di imparare i misteri della fisica delle particelle. Lezioni tenute da ricercatori consentono agli studenti di avvicinarsi ai temi fondamentali ed ai
metodi di ricerca rivolti alla comprensione delle basi della materia e delle forze in Natura, e di effettuare misure su dati reali raccolti ai grandi collisionatori di particelle. Alla fine di questa giornata, proprio come succede in una collaborazione di ricerca internazionale, i partecipanti si riuniscono in una
videoconferenza per discutere e combinare i risultati. Questa presentazione intende esporre lesperienza fatta al Dipartimento di Fisica dellUniversit di Udine, che da circa cinque anni coinvolto
nella organizzazione a livello locale di questa grande iniziativa.
1. Introduzione
La Masterclass Europea un evento formativo e divulgativo proposto per la prima volta nel 2005 in
occasione dellanno mondiale della fisica, ed organizzato dall EPPOG, the European Particle Physics Outreach Group. L EPPOG nato allo scopo di promuovere le attivit di divulgazione scientifica nel campo della fisica delle particelle degli istituti e laboratori europei. quindi diventato un
forum attivo per lo scambio di idee ed esperienza nel campo della divulgazione scientifica per i
paesi membri del CERN. Il CERN, a cavallo tra la Svizzera e la Francia, vicino alla citt di Ginevra,
il Centro Europeo per la Ricerca Nucleare, uno dei pi grandi laboratori di fisica delle particelle al
mondo. Nato nel 1954, il laboratorio stato una delle prime joint ventures europee. Al CERN gli
scienziati studiano i costituenti ultimi della materia e le forze che li tengono uniti. Il laboratorio infatti
fornisce tutti gli strumenti necessari per questi studi: gli acceleratori che accelerano le particelle fino
a velocit prossime a quelle della luce, e le fanno collidere per produrne di nuove, ed i rivelatori che
permettono di identificare e misurare le propriet delle nuove particelle prodotte.
2. Le Masterclass
Le prime masterclass in Fisica delle Particelle, sono state tenute in Inghilterra nel 1997, per il centenario della scoperta dellelettrone da parte di J J Thomson. stato allora che Ken Long, dell Imperial
College e Roger Barlow di Manchester diedero vita ad una serie di eventi della durata di un giorno,
per studenti compresi tra i 16 e i 19 anni, e per i loro insegnanti. Le Masterclass erano eventi formativi in cui 30- 50 studenti delle scuole superiori venivano ospitati per un giorno in ununiversit o
in un centro di ricerca. Durante la giornata venivano seguite delle lezioni sulla fisica delle particelle
tenute da scienziati attivi nel campo, e svolte anche delle esercitazioni al computer volte alla misura
di eventi registrati da esperimenti del recente passato. Nel corso di queste esercitazioni gli studenti
erano assistiti da alcuni tutori, tipicamente degli studenti di dottorato, ognuno dei quali seguiva tipicamente una decina di persone. Pi recentemente, il concetto di masterclass in fisica delle particelle
stato adottato da diversi istituti in Belgio, in Germania ed in Polonia, su base regolare.
La storia moderna delle Masterclass in Fisica delle Particelle ha avuto per inizio quando lEPPOG
ha cominciato ad organizzare una capillare attivit in diversi Paesi europei nel 2005, Anno Mondiale
della Fisica, per contribuirne alla celebrazione. Alla prima edizione dell evento di Masterclass che si
tenuto su scala europea in un arco di due settimane, dal 7 al 18 Marzo 2005, sono stati coinvolti circa
70 istituti di 18 differenti Paesi. Per lItalia hanno partecipato, oltre a Udine, anche le Universit di
Torino, di Padova, Roma 3, Catania, Pisa, Bari, Napoli, Ferrara, ed i Laboratori Nazionali dellINFN
(Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) di Frascati e del Gran Sasso). Circa 3000 studenti delle scuole
superiori, si sono recati in una delle vicine Universit per 1-2 giorni, per imparare i misteri della
fisica delle particelle, cio la fisica che studia i mattoni fondamentali che costituiscono la materia e

148

Capitolo 2. Proposte Didattiche

le forze presenti in Natura. A testimoniare il grande successo delliniziativa, che si ripetuta negli
anni successivi, il fatto che alla sesta edizione delle Masterclass Europee in Fisica delle Particelle,
nel 2010, sono stati coinvolti 80 istituti in 23 paesi, per un totale di 5000 participanti.
Ogni anno agli studenti sono state offerte lezioni tenute da persone esperte della materia, che hanno
consentito loro di avvicinarsi ai temi fondamentali ed ai metodi di ricerca rivolti alla comprensione
della fisica delle particelle elementari. I ragazzi cominciano cosi a scoprire il mondo di quarks e leptoni, messi di fronte alle domande fondamentali: quali sono i costituenti fondamentali della materia?
Come posso identificarli? Quali forze li tengono insieme? Come agiscono queste forze? A che punto
siamo nella comprensione dei misteri della Natura?
Lidea alla base di questo tipo di eventi, per quella di mostrare e coinvolgere gli studenti nella
reale attivit di un fisico sperimentale che si occupa di queste questioni, in un ambiente di lavoro
anchesso vero, come ununiversit o un istituto dove si fa ricerca.
Parte fondamentale della Masterclass la successiva esperienza che i ragazzi possono fare nel laboratorio informatico: effettuare misure su dati raccolti ai grandi collisionatori di particelle, utilizzando le nozioni precedentemente apprese attraverso i seminari. Questo, non solo per permettere
loro di sentire lemozione di analizzare dati veri, ma anche di venire a contatto con le difficolt che
si incontrano nel processo di validazione di un risultato scientifico. Alla fine di questa giornata, proprio come succede in una collaborazione di ricerca internazionale, i partecipanti si riuniscono in una
video conferenza per discutere e combinare i risultati. La lingua di scambio l inglese: i ragazzi
vivono lesperienza di una discussione scientifica a pi parti e a distanza, durante la quale, devono
sostenere i loro risultati. Per aiutarli a superare le inevitabili timidezze iniziali, uno o pi moderatori introducono e guidano la discussione. La video-conferenza dovrebbe sottolinea laspetto internazionale dellevento, e in pi insegnare agli studenti che laccuratezza dei risultati si pu migliorare combinando insieme misure indipendenti.
3. Lesperienza di Udine
Le Masterclass si effettuano ad Udine dal 2006. Sono state organizzate grazie al contributo della
Sezione di Trieste dell INFN e dellUnit di Ricerca in Didattica della Fisica che opera presso il
CIRD ed il Dipartimento di Fisica dell Universit di Udine, diretto da Marisa Michelini. Alle Masterclass udinesi sono invitati i ragazzi delle scuole secondarie della regione, e si attuata la scelta di
aprirne la partecipazione ad un numero molto limitato di studenti (al massimo venti), selezionati in
base al loro curriculum. Le Masterclass sono organizzare in una unica giornata: nella mattina vengono offerte una serie di tre lezioni introduttive, tenute da ricercatori dell Universit di Udine. La
prima lezione verte su un introduzione alla Fisica delle Particelle e al Modello Standard, cio la teoria che attualmente descrive queste particelle e le loro interazioni. La seconda introduce lacceleratore protone-protone LHC e lesperimento ATLAS (uno dei quattro esperimenti costruiti intorno ai
punti di collisione dellacceleratore LHC), La terza incentrata sulla rivelazione di particelle e sui
modi ed il rate di decadimento della particellla Z0, uno dei bosoni che trasportano la forza elettrodebole nella teoria del Modello Standard. Questa lezione legata allesercizio che si svolge nel pomeriggio. Poich nella maggior parte delle scuole non viene insegnata Fisica Moderna, queste lezioni
devono andare dai concetti di base fino al mondo di quarks e leptoni, e devono quindi essere ben
strutturate per risultare comprensibili.
Dopo una serie di lezioni che introduce gli argomenti, ed una breve pausa per il pranzo, i ragazzi si
trasferiscono nel laboratorio del Dipartimento di Fisica, dove sono apprestate delle postazioni al computer, e - divisi in gruppi di due o tre - passano ad analizzare i dati. Lesercizio proposto la misura
dei rapporti di decadimento del bosone Z0 prodotto allacceleratore Large Electron Positron Collider
(LEP) al CERN. A questo scopo, gli studenti devono identificare, nelle centinaia di dati dellesperimento a loro forniti, gli stati finali di quark-getti, coppie di elettroni, coppie di muoni, e le pi difficili coppie di leptoni tau, a partire dalle tracce e dai segnali presenti nelle varie componenti di un
esperimento a LEP. Materiale interattivo su computer (disponibile adesso in 16 lingue) viene fornito
utilizzando dati dellesperimento DELPHI nel package Hands-on-CERN sviluppato dallo svedese

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

149

Erik Johansson (si veda il numero di CERN Courier del Marzo 2002, pag. 18). Questo materiale non
include soltanto i dati degli esperimenti per effettuare la misura richiesta nella attivit di laboratorio
informatico, ma anche alcune lezioni e materiale informativo. disponibile su Internet, ma anche in
CD che vengono consegnati a ciascun istituto che partecipa alla Masterclass. Una breve esercitazione
da parte dei tutor sufficiente perch gli studenti possono fare la sorprendente scoperta di essere capaci
loro stessi di analizzare i dati. Ma ancora pi interessante per loro scoprire che un vero scienziato
non pu mai essere completamente sicuro di aver correttamente identificato un evento.

Fig. 1 - Display di un evento relativo al decadimento di un bosone Z0, che


gli studenti imparano ad analizzare.

Unaltra idea innovativa delle Masterclass europee quella di organizzare una videoconferenza internazionale alla fine della giornata, utilizzando la stessa tecnologia VRVS (Virtual Room Videoconferencing System) che gli scienziati del Dipartimento Information and Technology del CERN utlizzano. Questa tecnologia stata installata ad Udine, ed ha permesso a ragazzi dei licei della provincia, nel corso di questi ultimi anni, di connettersi con colleghi di diverse scuole europee. La discussione viene moderata da due ricercatori del CERN. L inglese viene utilizzato come lingua di scambio e sono invitati alla discussione scienziati del CERN, pronti a rispondere alle domande poste dai
ragazzi, domande che vanno dalla cosmologia del Big Bang alla vita di tutti i giorni al CERN. Alla
fine della giornata di lavoro, come succede in una collaborazione internazionale, i ragazzi discutono
e combinano i loro risultati con i colleghi di altre scuole europee. La videoconferenza consente agli
studenti di rendersi conto che un esercizio analogo a quello da loro svolto stato effettuato anche in
altri paesi, e d loro lidea di cosa vuol dire far parte di una collaborazione internazionale di ricercatori. interessante imparare come avviene lo scambio di informazione scientifica intorno al mondo,
uno dei commenti pi spesso fatti dagli studenti.
Alla prima edizione udinese del 2006, organizzata a Marzo nellambito delle Giornate di diffusione
culturale dellateneo friulano, hanno partecipato circa venti studenti dei licei scientifici Marinelli di
Udine e Paolo Diacono di Cividale del Friuli. L evento ha avuto anche una buona copertura mediatica
(articoli sul Messaggero Veneto e interviste radiofoniche). Lattivit stata organizzata dal Dipartimento di Fisica nellambito del progetto IDIFO, promosso e realizzato dallUnit di ricerca in didattica della fisica delluniversit di Udine, con la responsabilit di Marisa Michelini. IDIFO, realizzato

150

Capitolo 2. Proposte Didattiche

presso il dipartimento di Fisica, mira allinnovazione didattica in fisica e allorientamento: vi partecipano 15 atenei nellambito del progetto lauree scientifiche.
4. Conclusioni
Lesperienza delle Masterclass ha permesso di verificare come vi sia entusiasmo da parte dei ragazzi
e tanta voglia di capire e approfondire gli argomenti trattati. Per la complessit dei temi affrontati, e
per le basi richieste per il tipo di fisica spiegata, le Masterclass sembrano pi adatte agli studenti dell
ultimo anno, che infatti mostrano piena soddisfazione. I ragazzi si sono sicuramente divertiti avvicinandosi ad un mondo (quello della ricerca, e di questo tipo di ricerca in particolare) che non conoscevano. Le lezioni sono state seguite con interesse e concentrazione, tanto che quando al temine
delle giornate ai gruppi sono state poste delle domande (alcune anche di una certa complessit) per
testare lattenzione e la comprensione dei temi trattati, tutti i gruppi hanno dato una grande maggioranza (> 85%) di risposte corrette.

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna


ESPERIMENTI ESEGUITI IN LABORATORIO
Lorenzo Santi
Dipartimento di Fisica, Universit di Udine
Gli esperimenti proposti come attivit di laboratorio durante il Workshop in presenza sono stati scelti
come supporto alle proposte didattiche presentate nel Master, coinvolgendo diversi aspetti introduttivi allo studio della Fisica Moderna.
Agli studenti della Scuola Estiva Nazionale di Fisica Moderna e ai corsisti del Master IDIFO stato
offerto un ampio spettro di esperimenti da eseguire direttamente in attivit di laboratorio oppure a
grande gruppo. I principali sono i seguenti esperimenti
Esp. di Frank e Hertz
Spettri di emissione
Misura del rapporto e/m per
lelettrone
Diffrazione ottica
Polarizzazione (*)
Le leggi di trasmissione per i
polaroid
Effetto Hall
Effetto fotolettrico (*)
Numero di Avogadro (*)
Effetto termoelettronico (*)
Velocit della luce (*)
Effetto Ramsauer (*)

Misura delle energie di transizione atomica del mercurio


Analisi con reticolo di diffrazione di spettri di emissione di elementi diversi
Misura del rapporto tra la carica e la massa dellelettrone con il
metodo delle bobine di Helmoltz
Acquisizione con sensori online della distribuzione di intensit luminosa prodotta su uno schermo da fenditure, analisi dei dati e discussione delle leggi fenomenologiche caratteristiche
Introduzione operativa alla polarizzazione come propriet della luce
e suo ruolo per comprendere lo stato quantico
Misure per il riconoscimento delle leggi di Malus e trasmittivit di
polaroid effettuate con sensori online.
Misura della costante di Hall per materiali diversi
Esplorazione quantitativa delleffetto fotoelettrico e misura della
costante h
Misura del numero di Avogadro
Esplorazione delleffetto termoelettronico con un diodo a vuoto
Misura della velocit della luce in mezzi diversi
Assorbimento quantistico risonante degli elettroni da parte di atomi
di Ar e determinazione del loro raggio

(*) Esperimenti in sessione plenaria, dalla cattedra.


Per ragioni organizzative e di temporizzazione delle attivit del Workshop, gli esperimenti sono stati
eseguiti secondo due modalit distinte:
- lavoro in laboratorio a gruppi di 4 persone su esperimenti a rotazione,
- esperimenti dalla cattedra, con raccolta dati e discussione.
Ogni esperimento stato corredato da una scheda di presentazione, eventualmente completata da
una scheda operativa, preparate dai docenti del Master. Ogni scheda presenta una serie di dati campione, ottenuta con gli apparati proposti per il laboratorio. Il tutto costituisce una quantit di materiale piuttosto corposa (circa un centinaio di pagine), di cui possiamo presentare qui il solo razionale
per le attivit eseguite con lavoro di gruppo.

152

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna

Gli esperimenti possono essere raggruppati in tre classi fondamentali


- Esperimenti storici di transizione tra la fisica classica e moderna
- Esperimenti emblematici, per attivit laboratoriali di supporto a percorsi didattici di fisica
moderna
- Esperimenti inseriti in percorsi didattici, sviluppati e messi a punto dalla Unit di Ricerca Didattica di Udine
1. Esperimenti storici di transizione tra fisica classica e moderna.
A questo primo gruppo appartengono gli esperimenti che evidenziano, in varie maniere, la natura
essenzialmente discreta degli spettri di emissione e di assorbimento atomici.
Dal punto di vista concettuale, il primo quello in cui viene analizzato lo spettro di emissione di
vari elementi chimici, utilizzando un reticolo di diffrazione per scomporre la luce visibile prodotta
da lampade a vapori di mercurio o sodio. In questo caso, lenergia necessaria ad eccitare gli elettroni
a livelli energetici superiori viene fornita in maniera non controllata riscaldando i vapori. Le transizioni dagli stati eccitati ad altri ad energia minore poi produce lemissione di fotoni di energia corrispondente al salto di energia dei livelli coinvolti, risultando quindi nella produzione di luce con una
distribuzione spettrale concentrata in righe discrete.
Nellesperimento di Franck-Hertz (1914)
invece, lenergia trasmessa agli elettroni eccitati
pu essere quantificata direttamente. Questo esperimento nacque dallo studio dei trasferimenti di
energia negli urti anelastici di elettroni con atomi
(nella versione originaria era utilizzato il mercurio): si osserv che gli atomi di mercurio potevano venire eccitati ad uno stato corrispondente
alla riga = 253, 65 nm del suo spettro di emissione mediante urti con elettroni solo per energie fissate di ultimi, corrispondenti ad una ten- Fig. 1 - Schema del dispositivo.
sione acceleratrice di circa 4,9 V.
Lesperimento pu essere riprodotto facilmente
utilizzando un triodo a valvola contenente del
mercurio allo stato di vapore. Gli elettroni emessi
dal filamento, vengono accelerati nella zona tra
catodo e griglia: nel caso che la tensione di accelerazione non raggiunga il valore critico di 4,9 V,
essi riescono a raggiungere lanodo (superando
una regione di controcampo), contribuendo alla
corrente complessiva circolante nella valvola
(Fig. 1). Alla tensione critica, gli elettroni cedono
energia agli atomi in prossimit della griglia, eccitando gli elettroni, e non possono pi superare il
controcampo per raggiungere lanodo. Il risultato
una caduta della corrente circolante.
Fig. 2 - Grafico relativo alla prima raccolta di dati.
Al crescere della tensione acceleratrice, la zona
di interazione anelastica degli elettroni con gli
atomi (individuata dallemissione luminosa prodotta dal decadimento dei livelli elettronici eccitati)
si sposta verso il catodo, fino a che gli elettroni non sono nuovamente accelerati ad una energia sufficiente per un nuovo processo di urto anelastico con gli atomi del vapore. Si presenta quindi una
successione di massimi e minimi di trasmissione degli elettroni al variare della tensione accelera-

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

153

trice, visualizzata da un comportamento analogo della corrente nella valvola (Fig. 2), e da una serie
di fasce luminose tra catodo e griglia.
Linterpretazione dei risultati permette di correlare lenergia rilasciata dagli elettroni agli atomi e
quella associata ai fotoni emessi successivamente.
Leffetto fotoelettrico mostra come lenergia
della luce emessa ad una certa lunghezza donda,
sia quantizzata, cio costituita da piccole quantit finite e localizzate (fotoni).
Nelleffetto fotoelettrico, la luce viene utilizzata per estrarre elettroni dalla superficie di un
metallo, fornendo la energia necessaria al superamento della barriera di potenziale di estrazione. Senza lipotesi dellesistenza dei fotoni,
questo potrebbe essere fatto con luce di qualsiasi lunghezza donda, purch sufficientemente
intensa, mentre sperimentalmente si osserva una
lunghezza donda di soglia, correlata al lavoro Fig. 3 - Schema dell'esperimento su l'effetto fotoelettrico.
di estrazione.
Lesperimento proposto alla Scuola Estiva stato realizzato con un diodo a valvola, il cui catodo
ricoperto di potassio costituisce la superficie di emissione, sensibile alla luce incidente, prodotta da
una lampada spettrale opportunamente filtrata (Fig. 3).
2. Esperimenti emblematici, per attivit
laboratoriali di supporto a percorsi didattici di fisica moderna.
La misura del rapporto tra la carica e la massa
dellelettrone con il metodo delle bobine di
Helmoltz un esperimento nel quale un fascio
di elettroni generato in una ampolla contenente
idrogeno a bassa pressione (b in figura 4),viene
deflesso da un campo magnetico uniforme prodotto da due bobine (a in figura 4).
Per campi magnetici sufficientemente intensi,
il fascio di elettroni assume una configurazione
circolare, visualizzabile tramite lemissione
luminosa dellidrogeno, eccitato lungo la traccia del fascio dallenergia rilasciata dagli elettroni che interagiscono con il gas.
Lo studio dinamico del moto degli elettroni in
campo magnetico permette di correlare tra di
loro il raggio della traiettoria circolare (misurabile visualmente, tramite i traguardi c) in figura
4, lintensit del campo magnetico (calcolabile
a partire dalla misura della corrente circolante
nelle bobine di Helmoltz) e lenergia cinetica
degli elettroni (determinabile controllando la
tensione acceleratrice del cannone elettronico Fig. 4 - Schema e foto del dispositivo per la misura e/m.
utilizzato per realizzare il fascio elettronico).
Tale correlazione ha come parametro libero il rapporto carica/massa dellelettrone, fornendo cos un
metodo per la sua determinazione.

154

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna

Leffetto termoelettronico o effetto Edison,


consiste nellemissione di elettroni liberi da
parte di un metallo portato allincandescenza nel
vuoto. Sperimentalmente leffetto termoelettronico pu essere studiato con il diodo di Fleming,
unampolla a vuoto spinto con un filamento di
tungsteno portato allincandescenza applicando
tensione di alimentazione (Fig. 5).
Dallesame delle varie curve caratteristiche,
risulta possibile confermare le seguenti leggi
che si devono a Richardson:
1) Si ha conduzione solo in un senso: la corrente passa solo dal catodo allanodo ed dovuta
esclusivamente ad un flusso di elettroni.
2) La corrente anodica presenta il fenomeno
della saturazione: la corrente anodica, inizialmente crescente con la tensione tra catodo e
anodo, arriva ad un valore di saturazione.
3) Il valore della corrente di saturazione dipende
dalla temperatura assoluta del filamento e cresce con essa (in figura 6 sono riportate le curve
caratteristiche del diodo per varie tensioni di
alimentazione del filamento ).

Fig. 5 - Circuito di alimentazione del tubo di Fleming.

3. Esperimenti inseriti in proposte di percorsi didattici


La diffrazione ottica un fenomeno che si
incontra ovunque nella vita quotidiana e nelle Fig. 6 - Curve I-V per un diodo a diverse temperature.
applicazioni dellottica, pone un confine inferiore allavanzamento verso il microscopico o il lontano. Costituisce un doppio ponte tra lottica geometrica e quella fisica ed tra la fisica classica quella quantistica, proponendo una interpretazione ondulatoria della luce. Per tali ragioni, stata realizzata una proposta didattica costituita da
un percorso ragionato tra gli esperimenti per costruire le leggi fenomenologiche, impadronirsi delle
loro caratteristiche e significati. Non ci si limita alle tradizionali analisi della posizione dei minimi e
dei massimi, ma si va verso linterpretazione dei processi analizzando le caratteristiche della distribuzione di intensit luminosa (Fig. 8).

Fig. 7 - Sensore da noi realizzato per lo studio della diffrazione.

I nodi concettuali legati alla diffrazione affrontati in questo percorso sono


1. Concetti di fase, cammino ottico e fronte donda
2. Sovrapposizione di onde e interferenza
3. Rappresentazione spazio-temporale del fenomeno

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

155

4. Stretta relazione fra cammino ottico e fase


5. Ruolo fondamentale della fase nella determinazione della figura di interferenza
6. Principio di Huygens-Fresnel
7. Formalismo matematico per linterpretazione
Il percorso si sviluppa a partire dallesame qualitativo della figura di diffrazione prodotta da
un fascio laser incidente su una fenditura,sia
visualmente su uno schermo che mediante lacquisizione di una distribuzione di intensit luminosa (Fig. 8).
Prosegue quindi con una analisi delle posizioni Fig. 8 - Distribuzione intensit luminosa in funzione della posizione
(fenditura da 0.12 mm posta a 80 cm dal sensore).
xm dei minimi di interferenza, relativamente al
massimo centrale, al variare della larghezza a
della fenditura, giungendo al riconoscimento dei seguenti punti:
La simmetria dei minimi
La diretta proporzionalit della distanza dei minimi dal massimo centrale e il numero dordine
La proporzionalit inversa alla larghezza della fenditura
Fino al riconoscimento dellaccordo con il modello del fenomeno, che prevede (D distanza schermo
fenditura, lunghezza donda della luce)

Una analoga attivit viene svolta nellanalisi della posizione dei massimi di interferenza.
A differenza delle precedenti due fasi, lanalisi delle ampiezze dei picchi della distribuzione luminosa pu essere effettuata solo a partire da dati acquisiti online.
Condotta nella stessa maniera esplorativa delle precedenti, questa fase mira al riconoscimento della
relazione esistente tra intensit di picco e posizione relativa al massimo centrale (Fig. 9)

Fig. 9 - Relazione tra intensit dei massimi e distanza dal massimo centrale.

156

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna

Lunit delle misure dellintensit


della luce trasmessa da Polaroid
composta da due parti: la prima,
la legge di Malus, ha come scopo
il riconoscimento della relazione tra
lintensit della luce trasmessa da
due polaroid allineati con un fascio
di luce e langolo di cui si ruota
uno di essi intorno alla direzione del
fascio, a partire da una situazione di
massimo di trasmissione.
La misura viene effettuata con un
sensore di luce acquisito online, per
step regolari di rotazione del secondo
polaroid (analizzatore).
Lanalisi dei dati porta ad individuare una relazione lineare tra I e
cos2 (Fig. 10). Questa relazione,
nota come legge di Malus, consente
di descrivere gli aspetti caratteristici
dellinterazione della luce con polaroid ed la base descrittiva su cui
fondare una interpretazione formalizzata della fenomenologia della
polarizzazione della luce.
La seconda parte dellunit comprende lo studio del coefficiente di
trasmissione di un polaroid. La
finalit dellesperimento il riconoscimento che un polaroid attenua di
un fattore costante la luce che incide
su di esso, indipendentemente dal
fatto che la luce indicente sia polarizzata o meno. La misura viene
effettuata interponendo un numero
crescente di polaroid tra la sorgente
Fig. 10 - Grafico semilogaritmico per lintensit della luce trasmessa da n filtri:
polaroid, in funzione del numero di polaroid.
luminosa (fascio laser o comune lampadina) ed il sensore di luce.
Dallelaborazione dei dati acquisiti emerge che la luce polarizzata che incide su un polaroid orientato su un massimo di trasmissione viene attenuata di un fattore costante T.
Tale la frazione di luce che non viene trasmessa dal polaroid per effetti non connessi alla polarizzazione (riflessione della luce incidente, assorbimento della luce che attraversa la lamina, diffusione)
Le misure di effetto Hall hanno come obbiettivi lo studio delle caratteristiche quantitative
dei portatori di carica nei processi di conduzione
elettrica nei metalli e nei semiconduttori. Questo viene fatto analizzando gli effetti dellapplicazione di un campo magnetico esterno B ad

Fig. 11 - Geometria dell'effetto Hall.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

157

un conduttore percorso da una corrente JX, in particolare misurando la differenza di potenziale che
insorge trasversalmente, per effetto dellaccumulo di cariche dovuto alla forza di Lorentz FL applicata ai portatori (tensione di Hall).
Questa differenza di potenziale, considerate opportunamente le caratteristiche geometriche del campione sotto analisi (Fig. 11), risulta essere proporzionale sia a JX che al campo B, e la costante di
proporzionalit fornisce direttamente informazioni sul segno dei portatori e sulla loro densit nel
materiale.

Tensione di Hall in funzione della


corrente per B = 0,98T.

Tensione di Hall in funzione della


corrente per B = 0,99T.

Fig. 12 - Tensione di Hall in funzione della corrente per B = 0,427T.

158

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna

Nelle figure 12 accanto vengono mostrate le correlazioni tensione di Hall e la corrente circolante nel
campione (a parit di campo magnetico) per due metalli diversi, rame e zinco.
Esse illustrano come nel fenomeno di conduzione siano coinvolti portatori di natura diversa (elettroni nel caso del rame, lacune nel caso del zinco).
Inoltre, la valutazione del coefficiente di Hall RH (rapporto tra il campo elettrico associato alla tensione
di Hall ed il prodotto della densit di corrente circolante per lintensit del campo magnetico esterno),
porta ad una stima della densit di tali portatori consistente con i modelli teorici dei due metalli.
Misure analoghe possono essere effettuate su campioni di semiconduttori, mostrando come la natura
dei portatori di maggioranza dipenda dal tipo di drogaggio.
Considerazioni conclusive
Limpegno personale in piccolo gruppo per lesecuzione degli esperimenti stato estremamente formativo, perch proposto in termini problematici con sfide interpretative in primis sui dati, sulle loro
potenzialit e limiti e sul fenomeno.
Linteresse e limpegno, soprattutto degli studenti della Scuola Estiva di Fisica moderna stato una
molla entusiasmante per tutti coloro che si sono impegnati nella scuola estiva.
Abbiamo trovato gli studenti nei corridoi del collegio universitario a discutere fino a notte fonda sui
loro risultati e sulle prove da fare successivamente.
Si sono prodotte gare cooperative che il giorno della discussione dei dati ha coinvolto tutti in una partecipazione di merito sulla loro analisi e interpretazione, che ci ha arricchito e dato soddisfazione.
Siamo orgogliosi di aver costruito questo parco di esperimenti di fisica moderna e pronti a metterlo
a disposizione delle scuole e degli studenti interessati.

159

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

NUOVO METODO PER LA DETERMINAZIONE DELLA VELOCIT DELLA LUCE


IN PROPAGAZIONE LIBERA: UN APPARECCHIO TABLE-TOP
Guido Pegna
Dipartimento di Fisica, Universit di Cagliari
1. Introduzione
Passiamo in rassegna sia i metodi classici per la determinazione di c che alcuni metodi alternativi
resi possibili dalla disponibilit di nuove tecnologie.
Metodi ad impulso.

In questi metodi la sorgente di luce impulsata. Gli impulsi devono essere brevi e con il fronte di
salita il pi rapido possibile. La determinazione di c avviene misurando il tempo di volo dellimpulso, in genere con un oscilloscopio veloce. Limpulso elettrico che ha acceso la sorgente di luce
triggera la base dei tempi delloscilloscopio. Limpulso di luce rivelato da un fotodiodo veloce allaltro estremo della base di misura fornisce il segnale al canale verticale.
Metodi di modulazione.

In questi metodi la sorgente continua ed modulata in intensit con unonda sinusoidale o con
unonda quadra. La luce viene raccolta allaltro estremo della base di misura da un fotodiodo veloce.
Questo segnale, che ha la forma del segnale modulante, ritardato rispetto al segnale che ha modulato la sorgente. Viene quindi misurato il ritardo di fase fra questi due segnali, che proporzionale al ritardo di tempo fra il segnale luminoso in partenza e quello che giunge al rivelatore:
= T (/2)
Caratteristiche comuni ai due metodi precedenti

desiderabile avere le basi di misura le pi corte possibile. Ci richiede altissime frequenze di generazione degli impulsi, che devono essere quindi estremamente brevi, o altissime frequenze del segnale
modulante. Per esempio, per frequenze di 100 MHz, quindi con periodi di 10 ns, la distanza spaziale fra un impulso e il successivo di 3 m, come pure di 3 m la lunghezza del treno di luce che
si propaga nello spazio nel secondo metodo. Per avere una accettabile precisione, occorrono quindi
sistemi in grado di misurare ritardi di tempo dellordine delle diecine di picosecondi o rotazioni di
fase dellordine della frazione di grado.
Metodi non convenzionali
Laser ad He-Ne automodulato (v. G. Pegna, Il Giornale di Fisica)

La cavit ottica dei piccoli Laser ad He-Ne da 1 mW lunga circa 20 cm. Di conseguenza essi emettono un pettine di righe strettissime distanti in frequenza di:
f = c/2L = (3 1010 cm/s)/40 cm = 750 MHz
Questa caratteristica rende possibile usare tali Laser come base per un sistema di determinazione
con tecnica di modulazione.
Ritardi dei segnali radio satellitari

I satelliti televisivi sono geostazionari e quindi equatoriali. La loro posizione nota con estrema precisione. La loro distanza dalle nostre regioni intorno ai 42.000 Km. Alcuni canali televisivi erano
trasmessi sia via terra che via satellite con segnali in forma analogica: per esempio i canali 1,2 e 3
della RAI. Con due ricevitori televisivi simultaneamente in funzione, era perfettamente percepibile
il ritardo nel segnali audio del canale satellitare rispetto a quello terrestre. Questo avrebbe potuto

160

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna

essere un modo per determinare la velocit delle onde elettromagnetiche in propagazione libera. Purtroppo luso delle tecniche digitali di elaborazione dei segnali (comprese le tecniche di impacchettamento e di memorizzazione di blocchi di informazione prima della trasmissione) ha introdotto ulteriori ritardi fra i due tipi di segnale rendendo non pi praticabile tale metodo.
Forno a microonde

La frequenza f della radiazione a microonde riservata per questo servizio di 2.450 MHz. possibile spillare una piccola frazione dellenergia dallinterno del forno per mezzo di un accoppiamento
con la componente magnetica del campo. Si pu cos inviare tale segnale ad un sistema di linee di
Lecher con il quale si pu determinare con relativa precisione e facilit la lunghezza donda della
radiazione a 2.450 MHz. Dallespressione della velocit di propagazione di un segnale che si propaga di moto uniforme si ricava c:
c = /T = f.
Sono stati proposti altri espedienti, come per esempio quello di cospargere un vassoio piatto di porcellana, o un rettangolo di cartone, con formaggio parmigiano grattugiato, inserirlo nel forno e accenderlo. Il parmigiano fonde lungo le linee di massima energia del campo elettromagnetico presente
nella cavit. La distanza fra queste tracce circa uguale a mezza lunghezza donda del campo elettromagnetico, da cui la determinazione di c secondo le linee precedenti.
Apparecchio Pegna

Limpiego di avanzate tecniche di elettronica veloce usate in questo apparecchio permettono di eseguire
determinazioni estremamente precise su una base di misura di soli 70 cm. La tecnica quella della
modulazione sinusoidale della intensit di un fascio Laser ad una frequenza molto alta combinata con
tecniche di rivelazione sincrona e con una nuova idea risolutiva per la individuazione dei minimi.
2. Il principio della misura con il metodo Pegna
2.1. Spiegazione intuitiva del metodo

In questo apparecchio si misura con precisione la distanza percorsa dalla luce in propagazione libera
in un intervallo di tempo fisso T = 1,15 ns, parametro strumentale dato, noto con precisione.

Fig. 1 - Schema di apparecchio per la misura di C.

Il trasmettitore TR manda dei brevissimi lampi di luce ad intervalli di tempo T di 1,15 ns rappresentati dalle palline della figura. Nel ricevitore RIC, che mobile lungo la linea della propagazione
della luce, vi un velocissimo otturatore elettronico, rappresentato per semplicit con un otturatore
rotante. Lunica condizione che lotturatore rotante sia sincrono con il disco del trasmettitore. Il
numero di palline che entrano nel ricevitore il nostro segnale utile. Lotturatore permette lingresso
dei lampi solamente se essi arrivano nellistante in cui lotturatore nella posizione giusta, altrimenti
non entrano. evidente che ci accade solamente nelle posizioni del ricevitore che distano luna
dallaltra dello spazio S = c T, dove c la velocit della luce.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

161

Per motivi inerenti al modo in cui i lampi vengono generati, in particolare per una eventuale lievi
asimmetria dei tempi di otturazione dellotturatore elettronico, opportuno misurare lo spazio S* fra
due posizioni di minimo non adiacenti dei segnali ricevuti. Quindi in conclusione:
c = S*/2T = (S*/2.3) 109 m/s
Il valore preciso del parametro 2,3 riportato su ciascun apparecchio. Con questi valori, la distanza
fra due minimi successivi di circa 34 cm.
2.2. Il metodo di Fizeau rivisitato

Esiste un altro modo di vedere di questo metodo. Lo storico metodo di Fizeau del disco rotante per
la determinazione di c illustrato nella figura 2:

Fig. 2 - Schema dellapparato per la misura di c con il metodo di Fizeau.

In esso un disco che ha un gran numero di fori alla sua periferia viene fatto ruotare molto velocemente con velocit angolare variabile e misurabile in modo da funzionare da otturatore rotante per
un raggio di luce proveniente da una lampada. Il raggio si propaga fino ad uno specchio lontano, su
cui si riflette esattamente allindietro. Il raggio di ritorno, se incontrer un foro dellotturatore, potr
proseguire verso locchio dellosservatore solamente se il tempo di andata e ritorno T del raggio nel
percorso di lunghezza 2L sar uguale al tempo in cui un foro ha sostituito il precedente, o ad un suo
multiplo. Quindi, se il disco ha N fori e ruota a velocit angolare , cio se il tempo T = 1/ N:
c = 2L/T = 2 L N (per il primo foro)
Il principio della misura che vogliamo illustrare pu essere visto come una modifica del metodo di
Fizeau ad una propagazione in una sola direzione (one way), come illustrato nella figura 3:

Fig. 3 - Schema modificato dell'apparato di Fizeau.

162

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna

Qui il motore mette in rotazione due dischi forati identici posti a distanza D luno dallaltro e accoppiati sul suo asse. La distanza D variabile ma il sistema meccanico permette il mantenimento della
relazione di fase del secondo disco rispetto al primo. Si tratta in effetti del metodo di Fizeau classico;
la differenza che il fascio di luce, anzich essere ripiegato su s stesso, disteso. La determinazione di c segue le stesse linee del metodo di Fizeau illustrato in precedenza, e lespressione per
c la stessa.
3. Il principio dellapparecchio Pegna in dettaglio
Nella figura 4 illustrato il principio di funzionamento del metodo che qui viene presentato. La sorgente di luce un Laser a stato solido che emette nel rosso. La modulazione dellintensit del fascio
di luce viene effettuata elettronicamente. La frequenza di modulazione nella banda dei 500 MHz.

Fig. 4 - Schema del principio di funzionamento del metodo di msiura di c.

Il ricevitore alla distanza D, che pu essere variata movendolo lungo il banco ottico. Il segnale
ricevuto dal fotodiodo viene inviato ad un circuito speciale, il rivelatore sincrono, che ha la funzione
dellotturatore rotante ricevente del metodo di Fizeau. La sincronizzazione di questo otturatore elettronico viene effettuata per mezzo dello stesso segnale che ha modulato il Laser, che gli giunge attraverso il cavo.
Alluscita del rivelatore sincrono presente un segnale la cui ampiezza dipende dalla distanza D. Si
pu dimostrare facilmente che se f = 500 MHz la frequenza di modulazione del Laser, la distanza
fra due massimi o fra due minimi consecutivi del segnale di uscita data da:
D = c/2f = 30 cm da cui si ricava immediatamente c.
La dimostrazione rigorosa data qui di seguito.

163

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

4. Analisi del principio della misura di c


In questo apparecchio si misura con precisione la distanza percorsa dalla luce in propagazione libera
in un intervallo di tempo fisso T 2,30 ns, parametro strumentale dato, noto con precisione.

Fig. 5 - Segnale laser modulato e spostamento del ricevitore.

Nel trasmettitore si modula lintensit della luce emessa da un Laser con un segnale sinusoidale di periodo
T 2,30 ns (f 434 MHz; il valore esatto scritto sul trasmettitore). Tale segnale della forma:
S(t) = M cos mt, dove m = 2 /T la pulsazione dellonda modulante.
Il segnale ricevuto sar esprimibile come:
R(t) = m cos (m t + ),
e sar sfasato di = 2 /T rispetto al segnale modulante, avendo il raggio di luce percorso il cammino D e quindi, se c la velocit dellonda di luce, essendo ritardato di un tempo = D/c.
Il ricevitore esegue il prodotto di questi due segnali:
P(t) = S(t) R(t) = m M (cos m t) cos (m t + ) = [(m M)/2] [cos (2m t + ) + cos ]
Il prodotto costituito da una componente a frequenza doppia, che viene prontamente eliminata con
un filtro passa-basso, e da una componente continua di valore:
A = (m M/2) cos (1)
Spostando il ricevitore, si ricercano le posizioni per le quali tale componente A minima. Ci accade
per i valori dello sfasamento tali che:
= 2 /T = (2 D)/(c T) = (2n+1) /2, con n = 0, 1, 2,...
ovvero per tutte le distanze Dn fra sorgente e rivelatore:
Dn = (2n + 1) c T/4, con n = 0, 1, 2,...
A causa di possibili asimmetrie nella modulazione del Laser, opportuno misurare la distanza D* =
Dn + 2 Dn fra una posizione di minimo e la posizione che si trova saltando quella immediatamente
adiacente (Fig. 5). Si ha cos, infine:
c = D*/T = D* f

164

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna

In questo apparecchio stata introdotta una tecnica originale ed estremamente efficiente per la rilevazione dei minimi del segnale ricevuto. Tale tecnica consiste nel fatto che il laser ulteriormente
modulato con un segnale audio. I minimi del segnale (1) sono cos resi percepibili con precisione dai
minimi del segnale audio. La ricerca dei minimi con questo metodo di gran lunga pi sensibile che
non luso di strumenti di zero ad indice, o losservazione del segnale alloscilloscopio. Lo schema
complessivo dellapparecchio riportato nella figura 6:

Fig. 6 - Schema dell'apparato.

nella quale sono riportate in maggiore dettaglio le frequenze in gioco. Loperazione di modulazione
di un segnale viene effettuata con un circuito che esegue il prodotto del segnale da modulare fp con
il segnale modulante fm, che in questo caso il segnale audio che servir da spia per la determinazione dei minimi. Loperazione di prodotto fra due segnali sinusoidali genera segnali con frequenze
somma e differenza dei segnali di ingresso. Queste coppie di frequenze fp + fm e fp fm viaggiano
simultaneamente nello spazio, trasportate dal fascio di luce, e lungo il cavo. Alluscita del rivelatore
sincrono si hanno ancora somme e differenze di frequenze, ma per mezzo di un filtro passa-basso si
manda allaltoparlante solamente la componente audio di frequenza fm che ci interessa.
5. Lapparecchio in pratica
Nella fotografia seguente (Fig. 7) riportato lapparecchio completo. Nessun altro componente ottico
o strumento aggiuntivo necessario. La frequenza nominale di modulazione del Laser di 433, 92
MHz, ma il valore preciso dato per ciascun apparecchio. Con tale valore, la distanza fra minimi
successivi di 34,5 cm. Il trasmettitore la scatoletta sulla sinistra; il ricevitore sulla destra, e pu
scorrere lungo la guida mantenendo lallineamento con il fascio Laser. Una scala graduata in centimetri e millimetri permette la rilevazione precisa delle posizioni dei minimi. La scatola nera in
secondo piano lunit di controllo, dalla quale partono i cavi dei segnali e delle alimentazioni per
il trasmettitore e per il ricevitore. Lungo il percorso del fascio Laser si possono inserire sia dei corpi
solidi trasparenti che vaschette per liquidi: a tale scopo fornito il supporto, mobile anchesso, visi-

165

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Fig. 7 - Foto dellapparato.

bile al centro. Questo apparecchio permette infatti la determinazione dellindice di rifrazione di tali
oggetti secondo la definizione, cio dalla misura dal rapporto fra la velocit della luce in aria (che
differisce molto poco da quella nel vuoto) e la velocit della luce al loro interno. La sensibilit tale
che si pu misurare la variazione che la velocit della luce subisce nellattraversare lo spessore di un
vetrino da microscopio. La determinazione dellindice di rifrazione di liquidi trasparenti pu essere
ottenuta su un volume di liquido di 10 cm3 o meno. Si possono, per esempio, eseguire in tal modo
determinazioni della variazione dellindice di rifrazione di una soluzione al variare della concentrazione, della temperatura, o altro. Tutto lapparecchio contenuto in una valigetta di piccole dimensioni e in un tubo lungo 130 cm3 per il trasporto della guida.
Una ulteriore possibilit consiste nella determinazione della costante dielettrica del materiale che
costituisce lisolamento di cavi, o del fattore di velocit degli stessi. Ci si ottiene sostituendo ad uno
dei cavi di segnale il cavo di interesse, di cui si sia misurata la lunghezza. Dallo spostamento della
posizione di uno dei minimi si ricavano i parametri suddetti.
Lapparecchio descritto coperto da brevetto.
6. Esempi di misure
6.1. Un esempio di misura di c in propagazione libera in aria

I dati Di in tabella sono le posizioni di minimo individuate in un singolo passaggio. Con il prototipo usato il tempo fra minimi alterni T = 2,304097 10-9 s. Il possibile errore su ogni Di meno di
mezzo mm. Lo zero della scala a sinistra, in corrispondenza del trasmettitore. Le successive posizioni del ricevitore sono verso destra.
i Di (cm)
D = Di Di-2 (cm)
c = D / T (108 m s-1)
------------------------------------------------------------------------1 20,15
2

53,80

69,10 [D3-D1]

2,999 0,002

89,25

69,05 [D4-D2]

2,996 0,002

122,85

166

Capitolo 3. Esperimenti di Fisica Moderna

Con un solo dato per ogni Di lerrore del 2 per mille. Prendendo per ogni posizione di minimo una
serie di dati lerrore pu essere molto ridotto.
6.2. Determinazione dellindice di rifrazione di un solido trasparente

Una barra di plexiglass lunga H = 10,7 cm. Si fanno quattro determinazioni, in corrispondenza di
due posizioni di minimo adiacenti. I dati sono: D1 una posizione di minimo senza barra, D2 la
nuova posizione di minimo quando si inserisce la barra, D3 ed D4 analogamente in corrispondenza
di unaltra posizione di minimo.
i Di (cm) D = Di Di+1 (cm) D = (D + D)2 n = 1 + D/H
-------------------------------------------------------------------------------1 41,90
2 36,05
D = 5,85
3 79,00
4 74,00
D = 5,00
5,425
1,507
Sui databook: per il plexiglass n = 1,48 1,50, ma per la luce gialla del Sodio. Questa misura non
richiede la conoscenza del tempo T essendo in realt una misura di confronto.
6.3. Determinazione dellindice di rifrazione di un liquido trasparente

Cella da 10 cm3 con acqua, lunghezza interna (lunghezza della colonna di acqua) H = 7,65 cm. Si
fanno quattro determinazioni, in corrispondenza di due posizioni di minimo adiacenti. I dati sono:
D1 una posizione di minimo senza cella ma avendo inserito una lastrina di plexiglass di spessore
uguale a quello delle finestre della cella, D2 la nuova posizione di minimo quando si inserisce la
cella, D3 e D4 analogamente in corrispondenza di unaltra posizione di minimo. Ci necessario a)
per compensare leffetto delle finestre della cella, che sono di plexiglass, e b) per compensare lasimmetria delle posizioni di minimo, come visto sopra.
i Di (cm) D = Di D1+1 (cm) D = (D + D)/2 n = 1 + D/H
------------------------------------------------------------------------------1 44,60
2 41.70
D = 2,90
3 82,25
4 79,90
D = 2,35
2,625
1,343
Sui manuali lindice di rifrazione relativo dellacqua n = 1,33 ma per la luce gialla del Sodio. Risultato molto buono.
Vogliamo mettere in evidenza un fatto importante. Non necessario che sia i solidi dei quali si vuole
determinare lindice di rifrazione, che le vaschette per liquidi, abbiano le facce lavorate otticamente,
n che siano rigorosamente parallele. sufficiente posizionare questi oggetti vicini al ricevitore; una
quantit sufficiente di luce viene in tal modo comunque raccolta dal ricevitore per permettere una
determinazione con precisione inalterata.
6.4. Un esempio di misura della velocit di segnale in un cavo.

Si sostituisce il cavo di segnale con un cavo delle stesse caratteristiche, pi lungo della quantit K,
misurata con precisione da connettore a connettore. Di conseguenza una delle precedenti posizioni di
minimo D1 si sposta verso il trasmettitore in una nuova posizione D2 spostata di D rispetto alla precedente. La velocit dei segnali nel cavo data da v = c K/D. Nel nostro caso K = 19.5 cm.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

167

i Di (cm)
D = D1 D2 (cm) v = c D/K
-------------------------------------------------------1 52,50
2 23,40
29,10
0,670 c
Il significato dei dati il seguente: nel tempo durante il quale la luce si propaga in aria per 29,10 cm, il
segnale si propaga nel cavo solamente per 19,5 cm. La costante dielettrica del polietilene (isolamento
del cavo) : = n2 = (c/v)2 = 2.22. Anche in questo caso la misura non richiede la conoscenza di T.
7. Conclusioni
Riportiamo qui di seguito le caratteristiche principali del metodo esposto e dellapparecchio presentato. Lapparecchio ha avuto lusinghiere approvazioni in congressi e manifestazioni internazionali.
Se ne prevede limpiego in un progettato esperimento di relativit. Il metodo impiegato attualmente
in una ricerca sulla dispersione anomala in vapori atomici di metalli alcalini eccitati con radiazione
risonante su livelli iperfini.
Rapida istallazione: 45 secondi per il collegamento di 2 cavi e dellalimentazione.
Completamente autonomo: non richiede alcuna strumentazione ausiliaria come oscilloscopi, generatori di funzioni o di impulsi, alimentatori, lenti, sostegni ecc.
Niente da allineare: immediatamente pronto ad eseguire le misure.
Nessuna piccola parte staccabile e facile a essere perduta.
Determinazione diretta della velocit della luce in propagazione libera in aria.
Determinazione diretta della velocit della luce in solidi trasparenti o quasi trasparenti sotto la
forma di barre lunghe qualche cm con gli estremi approssimativamente pianoparalleli e lucidi, o
in liquidi e loro soluzioni contenuti in provette con volume di 5 c.c. (questi accessori sono forniti
con lapparecchiatura).
Determinazione della velocit di propagazione dei segnali nei cavi e della loro costante dielettrica
(i cavi sono forniti).
Versione trasportabile, per dimostrazioni in aula, per mostre e per misure da parte degli studenti:
o Spazio limitato: un normale tavolo da 1,3 m di larghezza.
o Display adatto per un uditorio numeroso.
o Alta precisione sulla singola misura: errore di qualche parte su 1.000, che pu essere diminuito
con limpiego delle normali tecniche di misura.
o Il principio della misura di comprensione intuitiva.
o Peso totale compreso il banco ottico circa 2 Kg.
Versione su banco ottico speciale di grandi dimensioni, adatta come exhibit non sorvegliato per
musei e centri interattivi. Caratteristiche tecniche identiche alla precedente.
Idea, sviluppo e ingegnerizzazione: G. Pegna, Dipartimento di Fisica dellUniversit di Cagliari;
brevettato.

Capitolo 4. Temi trasversali


SCIENZA E CINEMA: LE BIOGRAFIE SCIENTIFICHE
Antonella Testa
Dipartimento di Fisica - Universit degli Studi di Milano
1. Introduzione
Se si interroga un pubblico, anche relativamente colto, sulla relazione tra scienza e cinema, ci si rende
immediatamente conto di quanto poco sia diffusa la conoscenza di come la scienza abbia dialogato con
la cosiddetta settima arte, fin dalle sue origini. Nel nostro paese, in particolare, il cinema comunemente inteso come forma di intrattenimento e divertimento e/o di appagamento ed espressione culturale e artistica che nulla ha a che vedere con la scienza, perch attinente alla sfera della cultura umanistica. Anche quando studiosi e critici del cinema penetrano nei modi pi raffinati la cultura cinematografica, raramente emergono i ruoli della scienza, della sua pratica e dei suoi protagonisti.
Eppure sempre di pi il cinema - e poi la televisione e pi recentemente le forme audiovisive della
rete - ricopre un ruolo rilevante tra i mezzi di diffusione di cultura scientifica e di formazione scientifica sia per il grande pubblico sia per i giovani di tutti i livelli scolastici, riuscendo persino a sensibilizzare, orientare e motivare allo studio e alle professioni. Basti citare il celebre esempio di Jurassic Park e dellincremento di conoscenze diffuse sui dinosauri; lattenzione alle tematiche climatiche stimolata da The day after tomorrow; la curiosit e motivazione verso le professioni delle scienze
forensi mosse da celebri serie televisive (quali Numbers e CSI) e dalla copertura mediatica di casi di
cronaca nera indagati con metodiche scientifiche.
Per questo il film e il video pi in generale, meritano lattenzione di chi si occupa di formazione
scientifica e devono essere esplorati per le potenzialit che offrono nellambito delleducazione informale alla scienza.
Fornito un quadro sintetico di base delle relazioni scienza-cinema, in questo contributo si focalizzer
lattenzione sulle biografie scientifiche, definendone i tratti di massima e i possibili utilizzi attraverso
un esempio, estratto da una filmografia che include titoli celebri e titoli rari o poco noti.
2. Scienza e cinema, binomio fecondo
Il cinema nasce ufficialmente il 28 dicembre 1895 con la prima proiezione pubblica dei fratelli Lumire
al Grand Caf, in Boulevard des Capucines, a Parigi. Gi da una ventina danni, tuttavia, le esigenze
della ricerca scientifica alimentavano studi e applicazioni del cosiddetto precinema, contribuendo in
modo determinante allo sviluppo di tecniche che diventeranno solo successivamente proprie dellindustria cinematografica. Per losservazione e la registrazione di un raro evento astronomico - il passaggio di Venere sul Sole del dicembre 1874 - P.J.C. Janssen mise a punto il suo revolver fotografico
che accoppiava un apparecchio fotografico ad una lastra foto-sensibile in moto a scatti regolari e meccanicamente automatizzati, in grado di fornire una successione di fotografie al ritmo di poco meno di
unimmagine al secondo: un metodo efficace per registrare la dinamica di un evento, i cui sviluppi pi
recenti sono ancora oggi usati da documentaristi e cineasti. Negli anni 70-80 dell800 metodologie
simili segnavano cruciali passi avanti per la fisiologia umana e animale, con particolare riguardo allo
studio del moto. Questi sono solo alcuni degli esempi pi celebri di un fenomeno con molti protagonisti (Muybridge, Marey, Londe, Sebert, Anschutz, Kohlrausch, Demeny, Bull, von Lendenfeld, )
e che investe molte discipline, dalla biologia alla matematica, dalla medicina alla fisica, che usano la
microcinematografia, la cinematografia ad alta velocit, le riprese intervallate, .... [23, p. 7-11] [15,
p. 18-109] [16, p. 16-21]. In buona sostanza, prima ancora della sua fondazione, gli scienziati intravedono nel cinema le stesse potenzialit di uno strumento scientifico: alla stregua di microscopi, telescopi e strumenti di misura anche gli strumenti del cinema permettono, con forza nuova, di governare lo spazio e il tempo, di osservare dati, registrarli, misurarli e interpretarli e persino di insegnare

170

Capitolo 4. Temi trasversali

le scienze, come testimonia il massiccio impiego di riprese di casi esemplari in ambito biomedico e
neurologico, per la trasmissione di tecniche chirurgiche e terapie psichiatriche.
Daltra parte, a sua volta, il nascente cinema non manc di raccogliere gli stimoli che venivano dalla
ricerca scientifica coeva. Ne la prova il fatto che molti dei piccoli film degli esordi, a cavallo del
secolo, si ispiravano alle scoperte e alle ricerche ritenute pi promettenti e interessanti: dallesplorazione di ambienti estremi allindagine con palloni dei primi strati dellatmosfera, dai raggi X appena
scoperti, ai primi tentativi di volo. Qualche esempi di titoli: Les rayons Roentgen (di G. Mlis, 1898),
Voyage dans la Lune (di G. Mlis, 1902), The trip of the arctic (di R. W. Paul, 1903), El Hotel Electrico (di Segundo de Chomon,1905).
Si tratta in gran parte di parodie e film di divertimento, tuttavia, senza lobiettivo di trasmettere conoscenze scientifiche, anche se non mancano i prodromi di quello che diventer poi il genere documentario (soprattutto in ambito entomologico e biomedico e delle scienze naturali).
Vale la pena di segnalare, tra laltro, come il vivace ma ancora nascente cinema italiano [3] dedic
una breve pellicola a Galileo - pi mitico che realistico, a dire il vero - proprio nel 19091, terzo centenario delle prime osservazioni al cannocchiale da parte di Galileo. Un secolo dopo, nel 2009 dichiarato Anno Internazionale dellAstronomia per celebrare il quarto centenario, il maturo cinema italiano non stato pronto ad accogliere unimportante occasione che vede lItalia sede di numerose
manifestazioni e celebrazioni di rilievo anche internazionale.
Lintreccio tra scienza e cinema proseguir per tutta la storia del cinema (e della televisione, poi) con
modalit e andamenti che non abbiamo qui lo spazio di descrivere. In estrema sintesi, ci basti sapere
che, man mano che il cinema matura, sviluppando tecniche, definendo le professioni e i generi (documentario, biografia, film, fantascienza, animazione, docufiction, ), le discipline scientifiche complessivamente pi presenti saranno chimica, psichiatria, biologia e medicina fino agli anni 30-40,
per lasciare spazio al predominio della fisica tra gli anni 50 e 80 come effetto dellatomica, e infine
alla genetica e alle biotecnologie negli anni pi recenti, a riflettere la massiccia diffusione al pubblico dei risultati scientifici che si susseguono in questi settori e delle controversie che ne derivano.
Per altre discipline si verificano presenze pi discontinue: nel caso della matematica, lattenzione del
cinema maturata solo nei pi recenti periodi2.
Complessivamente, numerose survey3 operate principalmente sul cinema europeo e americano
mostrano come la figura dello scienziato (un discorso a parte meriterebbe la discussione di genere
[10]) mediamente rappresentata tanto quanto altre professioni, seppur con modulazioni che dipendono da vari fattori.
3. La biografia scientifica: definizione e tratti caratteristici
La biografia letteralmente una scrittura della vita di personalit del passato o del presente la cui
esistenza e attivit hanno significato un valore di interesse pubblico. Nel caso del cinema la scrittura in questione quella propria della complessa macchina cinematografica, che coinvolge numerose professionalit (dallautore allo sceneggiatore, dal regista al produttore, ) ed mediata da vari
fattori (scelte di produzione, contesto storico, attori, consulenze, tecniche utilizzate, ).
Chi studia la storia e la critica del cinema non trover nella letteratura di riferimento, seppur in continua evoluzione, la definizione di biografia scientifica. Per quanto i generi siano delle modalit di
catalogazione non assoluti, globalmente possiamo collocare la biografia scientifica tra le tante espressioni del genere biografico o del film storico.
A Louis Pasteur, gi protagonista di due pellicole nel 1922 (Pasteur di J. Epstein e J. Benoit-Lvy)
e nel 1935 (Pasteur di S. Guitry), dedicato il film capostipite della biografia scientifica: The Story
of Louis Pasteur (di W. Dieterle, 1936). Nel Pasteur di Dieterle, infatti, le tappe del percorso scien-

(1)

Galileo (di L. Maggi e A. Ambrosio, 1909). Una breve scheda si trova in [3, p. 306-307].
Si vedano [7] [15]. Per la matematica [8].
(3)
Si vedano ad esempio: [6] [11].
(2)

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

171

tifico dello scienziato non sono solo un mero pretesto argomentale ma il vero motore della trama,
sviluppata attraverso una ben definita struttura narrativa - quella della biografia, per lappunto - che
espone progressivamente i fatti, evidenziando la strenua lotta contro le continue difficolt, le avversit e lautorit fino al pubblico riconoscimento dellautorevolezza di Pasteur e alla sua consacrazione presso la scettica comunit scientifica.
In questo senso il film mette in scena uno dei classici stereotipi dello scienziato al cinema, ovvero
quello del buono al servizio della societ. Senza voler qui addentrarci nelle classificazioni degli stereotipi con cui gli scienziati sono rappresentati4, si tratta di una caratterizzazione spesso usata dalle
biografie cinematografiche in quanto garantisce lo sviluppo di una narrazione ricca di tensione e drammatizzazione, le principali chiavi di successo di un film presso il pubblico. Contro il buono si schiera
una folta rappresentanza di oppositori che possono, di volta in volta, essere esponenti della stessa
comunit scientifica, ma anche del potere politico o del pensiero religioso o etico. Il Pasteur costituisce una discontinuit rispetto al passato perch, nel rigettare austerit formale, sentimentalismi ed
enfasi superflua, afferma una nuova immagine delluomo di scienza affrancata dai consueti stereotipi
dello scienziato pazzo e stravagante, prevalenti nello scenario cinematografico fino ad allora.
Nella definizione della biografia scientifica si pone la cruciale questione della veridicit dei fatti esposti, terreno sul quale di norma si consuma la diffidenza da parte degli ambienti scientifici ad accettare un film che tratta di scienza o della vita di uno scienziato.
Di per s la biografia, in quanto espressione del pensiero e della professionalit di pi persone e di un
preciso contesto, non pu essere scevra da interpretazioni e riletture della realt. Questo di norma
visto come una ricchezza dagli storici del cinema che studiano il cinema come fonte storica, al pari
della letteratura primaria, per individuare lespressione di tendenze, modi di pensare e immaginario
della societ coeva al film che alle volte sono cos espliciti da risultare chiari anche allo spettatore
non attrezzato culturalmente [20] [9] [21].
Ma da una biografia il pubblico si aspetta un racconto vero e oggettivo. Del resto lanalisi di un
centinaio tra le pi significative biografie della storia - scientifiche e non - rivela che nel 90% dei casi
[6, p. 6-8] il film dichiara esplicitamente fin dallinizio che si tratta di fatti veri, la qual cosa produce
spontaneamente fiducia da parte dello spettatore. Un cartello in apertura a The Story of Louis Pasteur
ad esempio annuncia: Ogni scena del film basata su fatti realmente accaduti: e questa viva verit
contiene pi elementi appassionanti e drammatici dei pi arditi voli della fantasia.
La questione della veridicit si scontra in ogni caso con gli stessi requisiti del film, che deve comprimere nella breve durata della pellicola un lungo svolgimento, introducendo inevitabilmente - anche
di fronte a una struttura narrativa semplice come quella lineare e cronologica - stravolgimenti, salti
temporali o distorsioni, quando non faccia deliberatamente ricorso a strutture pi complesse.
Ci sono inoltre situazioni nelle quali gli stessi fatti storici sono oggetto di lunghe controversie storico-scientifiche e storiografiche, prima ancora di divenire soggetto di un film. un caso emblematico lattribuzione della scoperta del telefono a Bell piuttosto che a Meucci, che ha visto il riconoscimento allitaliano solo nel 2002 da parte del Congresso americano. Non deve perci stupire come la
verit raccontata da due film del passato pressoch coevi (Antonio Meucci, il mago di Clifton, di
E. Guazzoni, 1940 e The Story of Alexander Graham Bell, di I. Cummings, 1939) sia molto diversa.
Nel film italiano, Meucci un indefesso lavoratore, animato da grande passione, che affronta con
coraggio le schermaglie con il capitalista Bell e il processo con cui gli si vuole sottrarre il brevetto
del telefono, rendendosi onore. Nel film americano, Bell un altruista che si fatto da s, che rifugge
gli interessi capitalistici, una sorta di benefattore dellumanit; il telefono una sua invenzione, di
quelle che portano enormi vantaggi allumanit, senza che gli interessi predatori delle industrie che
lo sfruttano siano messi in luce.

(4)

Sugli stereotipi dello scienziato sono buone fonti [15] [11] [12]. Per la discussione sul genere ancora [10]. Tra gli
studi specifici [13].

172

Capitolo 4. Temi trasversali

In aggiunta si consideri che, indipendentemente dalle controversie che possono esistere negli ambienti
specialistici, non affatto detto che autore, regia e produzione di un film facciano proprie le tesi storiografiche dominanti.
In ogni caso, spesso le biografie sono stilate con accuratezza, grazie al ricorso alle fonti e agli archivi,
alla consulenza storico-scientifica di esperti del settore o alla collaborazione di familiari ed eredi
degli scienziati. Per raggiungere questo obiettivo, ad esempio, le celebri biografie americane degli
anni 30-40, tra cui la pi famosa dedicata a Madame Curie (di M. LeRoy, 1943), potevano giovarsi in fase di preparazione di vere e proprie strutture di ricerca che appoggiavano gli studios di
produzione nella raccolta di tutti gli elementi utili alla buona realizzazione della pellicola: dalla corretta riproduzione di apparecchiature ed esperimenti scientifici, ai costumi e alle acconciature, dalla
caratterizzazione dei personaggi alla ricostruzione degli ambienti. La famiglia Ehrlich, ad esempio,
fu consulente per il film Dr. Ehrlichs Magic Bullet (di W. Dieterle, 1940)5; Spencer Tracy fece frequenti visite ai laboratori di Menlo Park per interpretare al meglio il ruolo di Edison in Edison, The
Man (di C. Brown, 1940) [2] [6, p. 22].
A insistere sulla credibilit del film contribuiscono altri fattori, tra cui la scelta degli attori che impersonano i protagonisti che finiscono per divenire per il pubblico lo scienziato vero, come fu il caso
di Don Ameche che interpret Bell nel citato The Story of Alexander Graham Bell, tanto che per anni
lapparecchio telefonico fu denominato The Ameche dal nome dellattore [6, p. 261]. Anche grazie alla
collaborazione di Eve Curie e allarchivio di famiglia, Greer Garson (Maria Curie nel film di LeRoy)
risulta straordinariamente somigliante alla scienziata polacca che conosciamo attraverso numerose
immagini [6, p. 40-41]. Infine, per citare un esempio di casa nostra, R. Rossellini scelse P. Arditi per
interpretare Pascal nel suo omonimo film per la televisione del 1971 proprio perch secondo i documenti che ho consultato, quello che gli assomiglia di pi. E ad un viso uguale corrispondono anche
sentimenti simili. E poi, perch obbligare gli spettatori ad uno sforzo per mettere il viso di un attore
al posto dellimmagine che si erano costruiti di un certo personaggio? [19, p. 420].
Spesso molte biografie utilizzano stratagemmi per stimolare attenzione e affinit al protagonista.
Troviamo dei classici esempi nei film dedicati a Edison, in cui linventore raccontato anche per
mezzo delle sue passioni (come il dolce preferito) e i rapporti familiari, anche grazie a una struttura
narrativa con flashback continui, cos da farlo apparire pi vicino a una comune persona [2]. Altri
stratagemmi sono impiegati per rendere pi toccanti fasi scientifiche altrimenti difficili da rendere,
come nella citata biografia su Marie Curie, in cui il momento della scoperta del radio reso attraverso unimprobabile intensa illuminazione del volto della scienziata [5].
La scelta del personaggio a cui dedicare una biografia scientifica risponde ai fattori pi diversi. Alle
volte le motivazioni sono strettamente storiche o politiche, come nel caso della massiccia produzione anni 30-40 in Germania e URSS, che fa ricorso a personalit ritenute vere glorie nazionali
per sostenere la grandezza e la propaganda interna6. Il contesto storico-politico influenza spesso, in
ogni caso, le produzioni. La scelta del Galileo (di L. Cavani, 1968) o del Giordano Bruno (di G.
Montaldo, 1973) o di Evariste Galois in Non ho tempo (di A. Giannarelli, 1973) correlata al clima
italiano anni 70 tanto che gli storici del cinema attribuiscono queste pellicole al filone dei film politici, nei quali figure autorevoli del passato che hanno sostenuto lotte per affermare i propri pensieri
diventano portatori di rivendicazioni nel presente [17, p. 100 e 306-307] [14] [3].
Spesso libri o testi di successo suggeriscono la realizzazione di pellicole: il Paracelsus di Pabst, ad
esempio, ispirato a Knig der rzte (Il re dei medici) di P. Peternell, Marie Curie (di M. Boisrond,

(5)

Il film deve il suo titolo allespressione (ripresa nel popolare libro Microbe Hunters di Paul de Fruif, 1926) che
Ehrlich introdusse nel 1908 per definire il suo metodo: individuare le affinit che una sostanza chimica mostra per gli
agenti patogeni in modo da sferzare un attacco diretto e mirato al male, ovvero sparare la pallottola magica contro
la malattia [24].
(6)
Tra i titoli: Salamander (di G. Rochal, 1928), Robert Koch (di H. Steinhoff, 1939), Paracelsus (di G.W. Pabst, 1940),
Mitchurin (di A. Dovzhenko, 1948), The Academic Ivan Pavlov (di G. Rochal, 1949).

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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1991 tratto da Une femme honorable di F. Giroud, A Beautiful Mind (di R. Howard, 2001) tratto
dallomonimo libro di S. Nasar dedicato al Nobel J. Nash. Altre volte le scelte sono suggellate da
anniversari ed eventi particolari. il caso, nel 2003, di Dopplesterne (di L. Riedl, 2003), per il bicentenario della nascita di C. Doppler, oppure di Pasteur, cinq annes de rage (di L. Braud, 1995) per
il centenario della morte di Pasteur. Anche Einstein (di L. Cavani, 2007) avrebbe dovuto essere prodotto in occasione del 2005 Anno Internazionale della Fisica ma varie vicissitudini hanno posticipato luscita e il film stato trasmesso dalla RAI solo nel 2008.
Non meno importante, allorigine di molte biografie ci sono il vissuto e la formazione specifica di
autori e registi. Ne sono un chiaro esempio, proprio in Italia, la serie di biografie per la televisione dal
titolo Gli uomini della scienza di L. L. Radice e dei film per la televisione di R. Rossellini, tutti realizzati negli anni 70. Da matematico attento alla collocazione delle scienze in una vasta dimensione
storico-culturale, Lombardo Radice scelse di portare allattenzione del grande pubblico le biografie
di Volta, DAlembert, Spallanzani, Monge e Lavoisier, tutti protagonisti di decenni, tra 700 e 800 in
cui a suo parere risultava pi semplice mostrare come lo sviluppo scientifico sia fortemente intrecciato
con quello storico e culturale nel suo complesso7. A sua volta, nella genesi di Blaise Pascal (1971),
del Cartesio (1974) e degli altri film televisivi di quegli anni, Rossellini rivers tutti gli stimoli ricevuti dalla frequentazione degli ambienti scientifici della Rice University e di Houston durante il suo
lungo soggiorno per insegnamento. Un periodo molto fecondo che gli fece maturare il proposito di
porsi come mediatore tra la comunit scientifica e gli spettatori [18, pp. 281-323].
4. Le biografie scientifiche, tra assidue presenze e grandi assenti,
e leducazione informale alla scienza
Darwin, Newton, Archimede, Lavoisier e molti altri ancora: ci si aspetta che siano gli scienziati maggiormente rappresentati al cinema. A questo proposito, invece, il panorama delle biografie scientifiche offre parecchie sorprese. Marie Curie protagonista di una moltitudine di titoli, dei quali parecchi di qualit per la televisione, ed probabilmente la scienziata che gode della maggiore attenzione8.
Pasteur, Galileo, Meucci, Oppenheimer e altri sono abbastanza rivisitati dai cineasti, mentre lo sono
molto meno tanti scienziati che non ci aspetteremmo, tra cui Einstein e Newton. Le ragioni sono molteplici e spesso esulano completamente dalla levatura scientifica del personaggio e dallautorevolezza
di cui gode presso la comunit scientifica. Un vissuto attraente in termini cinematografici, ovvero
una biografia ricca di elementi che possono tradursi in climax drammatici, un fattore determinante
perch permette di costruire una trama di successo. Bisogna ammettere che la verit drammatizzata
una necessit per noi altrettanto irresistibile di quanto non sia la vera verit per uno scienziato.
cos reca lappunto che il produttore esecutivo di The Beginning or the End (di N. Taurog, 1946, film
sulla bomba atomica) annot sullo script del film prima di consegnarlo ad Einstein per la lettura [11,
p. 11]. Spesso, inoltre, limmagine pubblica del personaggio gioca un ruolo determinante. Questo
spiega, ad esempio, come uno scienziato del calibro di Einstein ricorra con frequenza in film comici
e parodie per le sue passioni, idee o taglio dei capelli,9 senza aver dato luogo, o quasi, a grandi biografie ben fatte. Infine va detto che in alcuni casi non affatto semplice tradurre cinematograficamente i risultati scientifici, n esiste una conoscenza diffusa della vita degli scienziati (alle volte ben

(7)

Come lo stesso Lombardo Radice mette in evidenza nelle breve presentazioni della serie che accompagnano ciascun
episodio messo in onda. Ad ognuno, inoltre, veniva associato un dibattito in studio su problematiche suggerite dai film,
di stretta attualit (dallorganizzazione della cultura e della ricerca scientifica alle questioni sollevate dallingegneria
genetica, dal rapporto scienza-societ allautonomia dellattivit scientifica).
(8)
Dovendo anche osservare che costituisce lulteriore singolarit di attenzione nei riguardi di una donna, essendo le
donne sottorappresentate nelle biografie scientifiche.
(9)
Tra i film: Einstein junior (di Y. Serious, 1992), Genio per amore (di F. Schepisi, 1994), La signora in bianco (di
N. Roeg, 1985).

174

Capitolo 4. Temi trasversali

pi appassionante di quanto non sia noto); daltra parte la formazione scolastica raramente consente,
anche quando diventa specialistica, di conoscere da vicino questi uomini e donne.
Anche per questo, sfruttando il coinvolgimento emozionale che di norma una pellicola in grado di
suscitare nello spettatore, al di l del genere e dei gusti personali, il film pu essere impiegato come
strumento efficace di educazione informale alla scienza.
Tra i molti possibili esempi cogliamo loccasione del 2009 dedicato allAstronomia e alle celebrazioni galileiane, e diamo qualche suggerimento di utilizzo di due film per ripercorrere tappe cruciali dello sviluppo del pensiero scientifico e contestualizzare un personaggio e latmosfera del suo
tempo: Galileo (di L. Cavani, 1968) e Galileo (di J. Losey, 1974). Il primo una biografia galileiana
dal 1592, quando lo scienziato ottiene la cattedra di matematiche a Padova fino allabiura, nel 1633;
il secondo si svolge tra il 1609, con le prime osservazioni al cannocchiale, e la morte, nel 1642. Con
brevi estratti dalla prima parte dei due film ci si cala immediatamente nel clima di fermento intellettuale coinciso con la messa a punto del cannocchiale: i dettagli operativi sono abbastanza ben delineati in entrambi i film, con buona accuratezza scientifica (ad esempio circa dimensioni, fattura dello
strumento, valutazione degli ingrandimenti) e aiutano a comprendere il salto concettuale dallintroduzione del cannocchiale in Olanda alle sue applicazioni nellosservazione del cielo da parte di Galileo. Sono coinvolgenti e chiare le scene della presa di coscienza della scabrosit del suolo lunare,
che svela limperfezione del satellite, e quelle delle mutate posizioni delle stelle medicee attorno a
Giove, nel breve volgere di ore o giorni, che rivelano movimenti celesti ignoti e lesistenza nel cielo
di sistemi a s stanti: prove utili a sostenere il sistema copernicano e le idee di Giordano Bruno.
Poco importa se la Cavani, come lei stessa ebbe a dire [4, p. 188-189], deliberatamente forz la storia facendo incontrare e confrontare Galileo e Bruno (nel film Bruno sotto accusa mentre Galileo
compie le sue prime osservazioni, il che impossibile visto che Bruno muore sul rogo nel 1600 mentre le osservazioni iniziano nel 1609).
La caratterizzazione del protagonista, sebbene ben diversa per i due film, sollecita lo spettatore a
riflettere sulla posizione delluomo di scienza rispetto ai possibili condizionamenti e sulla responsabilit connessa alla pratica scientifica: il Galileo di Losey - come quello rivisitato dopo la II guerra
mondiale nello spettacolo teatrale Vita di Galileo di Brecht a cui strettamente connesso [22] - uno
scienziato dal fisico possente, sanguigno e orgoglioso nel carattere, vigoroso e avido. Per contro il
Galileo della Cavani un uomo di cultura in eterna lotta [14, pp. 60-61], animato da passione per la
sua attivit scientifica ma anche umile, angosciato e timoroso. In entrambi i casi Galileo carico di
responsabilit, eletto a simbolo della lotta di pensiero e della responsabilit di chi fa scienza, individuale o collettiva.
Gli eventi e la caratterizzazione dei personaggi che si incontrano nel corso del film consentono altres
di calare la biografia galileiana in un contesto storico opportuno, dagli affetti (come la figlia Virginia, la compagna Marina) alle personalit di cultura e scientifiche (quali Bruno, Cremonini, dAcquapendente) e religiose (Cristoforo Clavio, Maffeo Barberini, Paolo V, ), avendo cura di evidenziare gli accenti e storpiature che i registi hanno deliberatamente utilizzato (il Barberini di Losey, ad
esempio, un matematico, cos da dare maggiore enfasi alla cesura con le idee di Galileo dopo la
salita al soglio papale in qualit di Urbano VIII).
Con questi e molti altri spunti i due film possono essere un efficace mezzo di coinvolgimento di studenti di vari livelli scolastici, accanto alla proposta educativa tradizionale. Lo stesso dicasi per tante
altre biografie, di cui si segnala qualche titolo nel seguito.
5. Filmografia
Tra tutti i titoli prodotti nel corso della storia del cinema si propone una selezione rappresentativa di
approcci e stili diversi, includendo titoli molto noti ma anche titoli rari e poco conosciuti.
Galileo (Maggi e Ambrosio 1909)
The story of Louis Pasteur (Dieterle 1936)
The story of Alexander Graham Bell (Cummings 1939)

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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Robert Koch (Steinhoff 1939)


Paracelsus (Pabst 1940)
Dr. Ehrlich Magic Bullet (Dieterle 1940)
Edison the man (Brown 1940)
Young Tom Edison (Taurog 1940)
Antonio Meucci, il mago di Clifton (Guazzoni 1940)
First of the Few (Howard 1942)
Madame Curie (LeRoy 1943)
Mitchurin (Dovzenko 1948)
The Academic Ivan Pavlov (Rochal 1949)
Galileo (Cavani 1968)
Antonio Meucci, cittadino toscano contro il monopolio di Bell (DAnza 1970)
Blaise Pascal (Rossellini 1971)
Ipotesi sulla scomparsa di un fisico atomico (1972)
Kopernik (Petelski 1972)
Giordano Bruno (Montaldo 1973)
Non ho tempo (Giannarelli 1973)
Galileo (Losey 1974)
Cartesio (Rossellini 1974)
Serie Microbes and men (Worth, 1976)
Serie Gli uomini della scienza (L. Radice 1976-77):
Marie Curie (Glenister 1977)
Tajna Nikole Tesle (Papic 1980)
Oppenheimer (Davis 1980)
Irne et Fred (Kahane 1984)
The Voyage of Charles Darwin (1987)
Life Story (Jackson 1987)
I ragazzi di via Panisperna (Amelio 1988)
Un savant bien tranquille (Boisrond 1989)
Marie Curie (Boisrond 1991)
Morte di un matematico napoletano (Martone 1992)
Infinity (Broderick 1996)
A Beautiful Mind (Howard 2001)
Meucci, litaliano che invent il telefono (Costa 2005)
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Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

177

IL LOGOS E LA (IN)COMPRENSIONE DEI NUMERI IRRAZIONALI


Carlo Cecchini
Dipartimento Matematica ed informatica, Universit di Udine
Questo intervento mira a presentare un esempio di tema interdisciplinare in cui la matematica gioca
un ruolo da protagonista. Ci per non vuol dire che le altre discipline coinvolte stiano l, intervenendo attraverso una artificiosa giustapposizione, solo per giustificare il carattere interdisciplinare
del tema. Lo scopo di questa nota infatti quello di illustrare, attraverso un esempio concreto, lidea
chiave che molto spesso gli oggetti di riflessione della matematica e delle discipline umanistiche
coincidono (vedere i grandi temi dellinfinito, del continuo/discreto, del caso...). La differenza sta
nelle modalit e negli strumenti di tale riflessione. La matematica punta sul rigore, sulla dimostrazione rigidamente strutturata secondo le regole della logica formale e spesso sul calcolo quantitativo.
Le discipline umanistiche (filosofia, arte, poesia, letteratura, musica) senza rinunciare del tutto alla
coerenza formale giocano in modo decisivo anche su altri registri. Qui molto importante anche la
suggestione trasmessa attraverso i sensi in un percorso che prescinde dalla razionalit. Si gioca sulla
consonanza e sulla dissonanza (nella musica, ma anche nel ritmo della prosa o nelle rime della poesia), sulla seduzione di sensazioni plastiche o cromatiche, su simmetrie o antisimmetrie formali o
concettuali, sul gioco di richiami ad altri contesti. In questo modo la comunicazione diventa da verbale non verbale o mista, e alla parte razionale se ne affianca una arazionale non meno importante.
Sui temi di base dellessere umano si crea cos, attraverso un dibattito multimediale attraverso i
tempi, le culture e le varie modalit comunicative, una grandiosa sinfonia che ci coinvolge in modo
totale, richiede in modo imperativo una nostra diretta partecipazione creativa e finisce col condizionare la nostra vita. E questo appunto lobiettivo di elezione della attivit didattica.
Uno di questi grandi temi appunto quello della razionalit del mondo in cui viviamo. Ci si chiede
se il fuori di noi sia o meno raccordabile in modo concreto e fecondo con il dentro di noi attraverso lesperienza sensoriale prima e poi attraverso la rielaborazione intellettuale come interfaccia.
Va da se che da una risposta positiva a questa questione dipende in linea di principio la possibilit
di una conoscenza (e in particolare di una scienza sia teorica quanto sperimentale) che non sia solo
vuota manipolazione di dati empirici, forse anche in linea di principio illusori. Ci aprirebbe la strada
a una visione nichilistica della realt e a una svalutazione del ruolo delluomo, non pi attore consapevole ma passivamente in balia di essa.
Tale risposta positiva cos evidentemente parte del nostro DNA intellettuale di occidentali da renderci difficile pensare alla possibilit del contrario. Eppure nella storia ci sono anche posizioni in
contrario del tutto rispettabili e legittime. Ad esempio il buddismo, poggiando anche su altre correnti di pensiero orientale, sostiene che il mondo sensibile non sia altro che illusione, il cosiddetto
velo di maya, che ci avvolge e ci preclude la possibilit di ogni conoscenza autentica. Per raggiungere la conoscenza indispensabile squarciare questo velo e raggiungere il nirvana, diventando cos
noi stessi Budda. Ci significa per trasferirci su un altra sponda, con cui la nostra non in comunicazione. evidente il contatto, ma anche la profonda differenza con la visione di Paolo, secondo
cui la nostra conoscenza terrena corrisponde al vedere in uno specchio, in contrapposizione al vedere
faccia a faccia: conoscenza imperfetta, ma nei suoi limiti valida e corretta, introduzione e prefigurazione della conoscenza definitiva.
Interessante anche la polemica che il razionalista ebreo Maimonide (dodicesimo secolo) conduce
nella sua Guida dei perplessi con alcune correnti di pensieri irrazionaliste. Esse sostenevano il
carattere discreto dello spazio e del tempo. Gli accadimenti si susseguono in linea di principio slegati e indipendenti ognuno dal successivo. A noi essi appaiono legati da continuit per un fenomeno
analogo a quello per cui ci appaiono continue le immagini cinematografiche bench provenienti da
fotogrammi discreti. A priori tale susseguirsi non vincolato ad alcuna legge naturale n logica, ma
solo al volere di Dio per noi imperscrutabile e perci, dal punto di vista pratico, confondibile col

178

Capitolo 4. Temi trasversali

caso. Perci non avrebbe senso parlare di scienza come studio di (inesistenti) leggi naturali, n di
miracoli, dato che non esistono leggi che si possano violare. Tale visione irrazionalista viene molto
mitigata aggiungendo che nella sua benevolenza Dio sceglie di collocare di volta in volta i fotogrammi in modo che siano intelligibili alla mente umana. La scienza perci viene vista come studio delle abitudini di Dio.
La nostra visione razionalista nasce dal confluire in un unico alveo di due linee di pensiero dalle origini geograficamente e culturalmente molto lontane. La prima quella ebraica dei libri sapienziali
dellantico testamento. In essi si insiste sul mondo e sulluomo come opera della sapienza divina, certo
insondabile nella sua natura profonda, ma che pu essere intuita attraverso le tracce che ha lasciato
nelle meraviglie del creato. Lo studio del mondo e delle sue leggi quindi viene gi visto come preparazione e inizio della conoscenza delle verit ultime.
Il secondo filone coincide con la sostanza pi vera, pi profonda e pi feconda della civilt ellenica.
I greci si sentivano diversi e orgogliosamente superiori ai barbari non per potere, ricchezze o tenore
di vita, ma per la concezione generale del mondo. Essa si pu riassumere nellespressione razionalit. Il mondo e il destino umano venivano visti per la prima volta sottratti al cieco arbitrio del
caso o di forze oscure e illuminati dalla luce di una possibile conoscenza, attuale o almeno potenziale. Da questa conoscenza discende anche la possibilit di modificare la realt non in modo episodico, ma ponendola in uno schema globale, che si concreta nella storia passata e futura. La espressione barbari sta quindi ad indicare onomatopeicamente coloro che non solo usano un linguaggio
rozzo e incomprensibile, ma ancora di pi si pongono di fronte alla realt con un approccio incerto
e balbettante.
La razionalit ellenica si esprimeva in tutti i campi della vita individuale e associata, ed era fondamento implicito oltre che tema esplicito di tutte le opere dei pensatori e dei poeti classici. In politica razionale era la democrazia, geniale esperimento sociale in contrapposizione ai totalitarismi persiano ed egiziano. Le vittorie conseguite da uomini liberi a Maratona, alle Termopili, a Platea e Salamina contro le orde di servi persiani sono celebrate non solo come eventi militari ma anche come
successi sia tecnici che storicamente epocali della razionalit sulle forze del caos. Sul piano giuridico Eschilo nellOrestea celebra listituzione del tribunale dellAreopago come vittoria della razionalita nei conflitti umani. Attraverso il giudizio di saggi esseri umani e in ultima istanza di Atena,
dea della sapienza, Oreste viene liberato non solo dal groviglio altrimenti inestricabile di fatti di
sangue di sapore tribale della casa degli Atridi, ognuno dei quali premessa cogente del successivo,
ma anche dalle Furie, personificazione dei tormenti interiori, conseguenza di conflitti psicologici e
morali irrisolti. Lo sport viene elevato dalla condizione di gioco o di utilitaristica preparazione fisica
alla guerra a attivit educativa del fisico ma anche dello spirito sul piano individuale e, attraverso le
olimpiadi, a manifestazione simbolica di coesione sociale. La filosofia costruisce i primi sistemi di
indagine razionale della realt e si pone il problema di quale sia il modo razionale di vivere la propria vita. Nellarte la razionalit si esprime nella armoniosa proporzione delle strutture architettoniche e delle sculture di corpi umani. Nella matematica la geometria viene affrancata da Euclide dal
suo carattere di insieme di ricette, talvolta tecnicamente molto sofisticate, finalizzate alla soluzione
di problemi pratici, per trasformarsi con la creazione del metodo assiomatico in sistema astratto. Di
esso il mondo concreto platonicamente una realizzazione. La civilt cinese riconosce la importanza
epocale di questo passo considerando come massima benemerenza, tra le tante di Matteo Ricci verso
lo sviluppo della cultura cinese, proprio la traduzione degli Elementi di Euclide in cinese.
LElleno era consapevole e orgoglioso del carattere epocale del passaggio ad una visione razionale
della realt. Era per anche consapevole di quanto fosse sottile lo strato di razionalit sotto cui continuavano a covare forze oscure, sempre pronte a cercare una rivincita. La conquista della razionalit era un imperituro acquisto per sempre solo in senso dinamico: restava tale solo fino a che ogni
giorno veniva messa in discussione e riconquistata, a un livello di sempre maggiore consapevolezza.
Non a caso i mostri vinti dagli eroi, rappresentazioni mitiche della irrazionalit, continuano a rina-

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

179

scere, grazie alle loro sette teste, come lidra di Lerna, o come Caco acquistano nuova energia al
contatto con la terra. Queste forze non vanno ignorate, ma guardate apertamente: il loro potere viene
esorcizzato mediante manifestazioni dionisiache, in cui lirrazionale rivive, entro per confini ben
delimitati, in modo che non possa prorompere travolgendo ogni difesa.
Questa razionalit, vista come principio di intelligibilit del cosmo, ha un nome ben preciso: si chiama
Logos. Come tradurre questo termine pregnante? il problema che si pone Goethe, in un passo chiave
del Faust. Dapprima lo traduce con Wort, parola, ma la parola astratta, espressione fiacca non direttamente feconda e significante. Passa poi a Sinn, senso e a Kraft, forza, per arrestarsi infine illuministicamente a Tat, azione, che riunisce in s dinamismo e disegno razionale in atto, riassumendo in s
anche quanto espresso dai tentativi precedenti. Il termine Logos, di origine stoica, incontra nei circoli alessandrini lidea biblica di sapienza divina, e fondendosi con questa trova poi nel prologo del
vangelo di Giovanni la sua celeberrima traduzione latina: Verbum. Giunge a questo punto a significare Dio nella sua razionalit che di questa lascia impronta nelledificio del mondo. Da qui le rappresentazioni di Dio quale Ingegnere del mondo con in mano un compasso e la simbologia che dal
medioevo si tramanda fino alle logge massoniche. La novit del cristianesimo non laver introdotto
il Logos o Verbum, ma di aver visto nella persona di Cristo il Logos fatto carne nel nostro tempo e
nel nostro spazio umano. Ma questo altra storia. Ricordiamo solo che la basilica di Santa Sofia a
Costantinopoli, per secoli la pi importante della cristianit, era dedicata non a una santa eponima,
ma al Logos, Sapienza (Sofia) divina.
Il centro di questa visione razionalistica ellenica costituito dallintimo rapporto tra matematica e
musica. La comprensione della realt viene identificata come studio e contemplazione dellarmonia intellettuale derivante dai rapporti tra numeri interi che collegano tra loro sia le grandezze naturali sia le misure delle opere d arte umane. Perci lo studio della matematica, o pi precisamente
della aritmetica diventa meditazione filosofica sulla natura delle cose, ultima e definitiva forma di
comprensione. Ragionare significa intendere la ratio o rapporto tra i vari oggetti del pensiero sul
modello dellarchetipo universale, il rapporto tra numeri interi. D altra parte questi rapporti numerici attraverso lo studio della corda vibrante e dei suoni che produce danno luogo alla teoria della
musica, magico mezzo di comunicazione sensibile non verbale. In questo modo si crea un legame
molto concreto tra la speculazione filosofica e il mondo delle sensazioni. La relazione tra mondo
delle idee e mondo sensibile non pi appannaggio della sola riflessione filosofica ma percepibile attraverso la musica anche direttamente coi nostri sensi. La musica insomma apre uno spiraglio
nella barriera che separa il mondo sensibile da quello intellegibile e li rende comunicanti anche per
le persole incolte. Ci si pu spingere a pensare che in qualche modo il Tutto ci parli anche in modo
percepibile coi sensi attraverso il linguaggio matematico mediato dalla musica, fino al punto che le
stesse sfere celesti emettano suoni armonici nel loro moto.
proprio qui, nel cuore del suo sistema, che il pensiero ellenico subisce una crisi tremenda: la scoperta dei numeri irrazionali, numeri che non si possono esprimere mediante una frazione o rapporto
di interi. Due miti ci trasmettono la profondit dello choc subito, testimoniata anche dal termine greco
alogoi e da quello latino irrazionali. Essi, oltre al significato tecnico di non esprimibilit di questi numeri come frazioni di naturali, trasmettono il sentimento psicologico di fronte a qualcosa che
appare inesprimibile ed estraneo se non addirittura contrario alla nostra ragione. Nel primo si narra
che il matematico che per primo intu lesistenza degli irrazionali ebbe la malaugurata idea di comunicarla ai suoi colleghi durante una navigazione. Questi allora lo affogarono per impedire che venisse
alla luce lesistenza di oggetti cos mostruosi e blasfemi. Secondo laltro gli ateniesi colpiti da pestilenza ricevettero dalloracolo lordine di raddoppiare una ara cubica come condizione per la cessazione della pestilenza. Raddoppiato lo spigolo la pestilenza si rafforz, perch non lo spigolo ma il
volume doveva essere raddoppiato. Ma essendo la radice cubica di due un numero irrazionale risult
impossibile con gli strumenti matematici a disposizione calcolare la lunghezza corretta dello spigolo
richiesto e costruire la nuova ara. Si dovette cos aspettare la fine naturale dellepidemia.
Non difficile capire che il numero richiesto non pu essere scritto sotto forma di frazione. Supponiamo infatti che sia m/n, con m e n interi, e che la frazione non sia semplificabile. Allora deve

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Capitolo 4. Temi trasversali

essere 2 = m /n , e cio 2 m = n . Ci implica che n pari, quindi scrivibile come n = 2p, con p intero.
Abbiamo quindi 2 m = 8 p , ossia m = 4 p . Ci implica che anche m pari. Ma allora la frazione
m/n semplificabile dividendo numeratore e denominatore per due, mentre noi siamo partiti supponendo il contrario. Da questo assurdo si deduce che contrariamente a quanto detto non si pu trovare
una frazione che elevata al cubo ci dia due.
Ma perch una scoperta apparentemente innocua nella sua tecnicit conduce alla prima grande crisi
del pensiero occidentale? Un cubo e un altro cubo con volume doppio esistono senza dubbio nel
nostro mondo sensibile, e cos i loro spigoli, i quali sono per legati da un rapporto che non quello
di due numeri interi. La esistenza di questa coppia di grandezze fisiche incommensurabili (e di tutte
le altre, importantissime, come quella costituita da raggio e circonferenza, che seguiranno) ci impone
di accettare che il mondo sensibile non platonicamente una rappresentazione concreta, sul piano
matematico, del mondo intelligibile se questo, dal punto di vista numerico, costituito esclusivamente da rapporti di numeri interi. Se si accetta che, sul piano matematico, razionalit sia la stessa
cosa che comprensione intesa come individuazione dei corretti rapporti tra numeri interi delle grandezze sensibili, si apre allora una breccia pericolosissima nella costruzione ideale sopra esposta. Il
mondo sensibile non pi razionalenel senso etimologico del termine, e a causa della identificazione sopra enunciata, neanche in quello usuale di accessibile allintelletto umano. chiaro che una
volta aperta una breccia cos ampia lintero edificio rischia di crollare, e il sogno della razionalit
come chiave per connettere il proprio io con laltro da me rischia di diventare una utopia senza senso,
un gesto di arroganza vuota come quelli di Icaro e di Prometeo e di dover perci lasciare il passo alla
vecchia concezione irrazionalistica. Ritorneranno i mostri mitici che sbraneranno Eracle e pietrificheranno Perseo. Oreste non avr scampo dalle Furie e, prima o poi, un qualche satrapo, distrutta
la democrazia, governer sullEllade asservita al Gran Re. La stessa musica non sar pi un ponte
aureo tra il mondo sensibile e quello intelligibile delle idee su cui si incontreranno in estasi uomini
e dei, ma solo un vuoto passatempo per distrarre i sensi durante orge di stampo orientale che impediscano di pensare al nostro oscuro e incomprensibile destino di uomini.
Naturalmente questa prima, profonda crisi del nostro pensiero stata superata, come le tante altre che
sono seguite nei secoli. La vittoria della razionalit stata ristabilita definendola in modo pi ampio,
senza limitarsi ad identificarla sul piano numerico con il rapporto di numeri interi. Il passo decisivo
stato quello di valorizzare, accanto al concetto di rapporto, quello di ordine e definire in modo rigoroso gli irrazionali mediante le classi contigue. Gli irrazionali sono rimasti tali in senso etimologico,
ma con questo ampliarsi del dominio del mondo intelligibile sono diventati alfine anch essi razionali nel significato pi ampio di questo termine, cio comprensibili dal nostro intelletto in quanto
inquadrabili nello schema generale delle nostre conoscenze sia teoriche che pratiche. La profondit
dello sconcerto superato ci ha poi fornito gli anticorpi che ci hanno aiutato a non farci prendere dallo
sgomento nelle molte crisi successive, e a ricordarci, con Maimonide, che ci che appare inesplicabile ed inquietante alla nostra ragione aspetta spesso solo il momento di essere chiarito dallampliarsi
delle nostre conoscenze e dallaprirsi a nuovi orizzonti della nostra mentalit. Tuttavia la profondit della crisi ci viene ancora oggi ricordata dalla nostra terminologia, per la quale esistono numeri
reali ma non razionali, lasciando una traccia della dicotomia tra mondo reale e mondo ideale
anche dopo che essa stata superata.
Come sempre accade nella meditazione scientifica il chiarimento di un punto apre automaticamente
mille altri problemi e spalanca la visuale su orizzonti ancora imprevisti. In questo caso si viene a
riflettere sulla natura dellinfinito, sulla possibilit che, contro la nostra intuizione immediata, ci siano
infiniti pi infiniti di altri e sulla relazione tra questi diversi tipi di infinito. Anche la differenza tra
discreto e continuo viene vista in nuova luce e siamo messi nelle condizioni di meglio comprendere
questi concetti attraverso lesempio della retta reale. Di nuovo il rigore della matematica si incontrer in modo fecondo con le suggestioni della poesia, della letteratura, della filosofia e dellarte per
darci un panorama esaltante su un altro momento chiave della nostra ricerca di uomini. Ma questo
un altra, affascinante, storia.

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MA COME VOLANO GLI UCCELLI? IL SEGRETO STA NELLALA.


UNA PROPOSTA DI PROBLEM SOLVING INTERDISCIPLINARE
Loredana Sabaz
Ginnasio Gian Rinaldo Carli, Capodistria, Slovenia
1. Introduzione
Uno dei momenti pi motivanti e costruttivi per gli allievi nellinsegnamento delle scienze la proposta e lorganizzazione da parte dellinsegnante di un progetto o attivit che si adatti alla preparazione, interessi ed esperienze degli allievi che ha di fronte. Un insegnante che sa valutare e scoprire
le competenze della classe, che capisce i meccanismi del gruppo e che trova i metodi e gli argomenti
adatti per coinvolgere gli allievi, pu poi impostare un percorso didattico atto ad ottenere risultati
che delle volte superano gli obiettivi di partenza.
La mia esperienza, ormai trentennale nellinsegnamento della fisica, mi ha fatto spesso riflettere che
gli adolescenti dai 15 ai 18 anni:
- raggiungono dei buoni risultati e progressi nella scienza se hanno come base delle esperienze della
vita di ogni giorno che non dipendono dalla loro et o maturit ma dal fatto se le hanno vissute o
meno,
- primario il bisogno di capire un fenomeno per intero e non solo nelle sue varie parti o manifestazioni,
- la necessit di investigare, costruire, esprimere e comunicare,
- lavorare in gruppo svolgendo e apportando il proprio contributo secondo le proprie competenze.
Il problem solving un metodo che si presta a trattare argomenti interdisciplinari dove le varie discipline scientifiche concorrono a risolvere un problema specifico. In modo trasversale permette poi di
sviluppare una serie dattivit con un filo conduttore che dovrebbe esaurire e risolvere il problema
posto allinizio.
Il volo degli uccelli un argomento che trattato in maniera poco esauriente nelle varie scienze:
- in biologia gli uccelli si trattano nel contesto evolutivo, dallaspetto anatomico e fisiologico e si
sottolinea il loro ruolo nellequilibrio dellambiente,
- in geografia entrano come descrizione nella fauna delle varie regioni della Terra accennando al
fatto che adattandosi allambiente hanno sviluppato certe parti del loro corpo,
- in chimica organica si pu eventualmente parlare delle ossa cave e della particolare struttura delle
penne e piume,
- in fisica sembra che lidrodinamica si fermi al tubo di Venturi per spiegare la legge di Bernoulli e
a qualche pallone stratosferico che pu apparire in certi esercizi di verifica.
In una classe di 14 allievi nella quale met erano maschi con spiccate competenze nelluso dei computer e con esperienze di vela come sport, laltra met femmine molto diligenti ma con poche esperienze
di base e quindi lente nellapprendimento delle scienze, la domanda Ma come volano gli uccelli?
ha riscosso subito curiosit e interesse. Il problem solving veniva proposto come lavoro di laboratorio e alla fine avrebbe portato un voto nel registro. Gli obiettivi specifici che mi proponevo erano:
Sintetizzare, attraverso il problem solving, molte conoscenze degli allievi acquisite in materie
diverse
Una ricerca guidata e mirata in Internet
Far lavorare i ragazzi secondo le loro competenze e sviluppando le loro proposte
Lavorare su di un percorso finalizzato per un dato periodo di tempo.
2. Le fasi del problem solving Ma come volano gli uccelli ?
La presentazione iniziale dellargomento alla classe da parte dellinsegnante deve essere coinvolgente ed entusiasmante. Linsegnante con domande e brevi spiegazioni innesta una discussione tra
gli allievi atta a sondare quanto conoscono e in che misura desiderano impegnarsi. importante dare
le informazioni di base quali la durata del progetto, le modalit e il tipo di risultati che si vorrebbero

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Capitolo 4. Temi trasversali

ottenere e soprattutto come valutare i risultati ed eventualmente proporli o comunicarli. Il volo degli
uccelli ha subito fatto pensare agli aerei e alle loro ali, al perch gli uccelli sbattono le ali e poi al
volo planato, al perch ci sono tanti uccelli diversi con grandezze e aperture alari diverse e qualcuno
ha anche spiegato che stanno in aria grazie alla spinta di Archimede. Dopo il brainstorming iniziale,
linsegnante ha dato due settimane di tempo per trovare e portare tutto il materiale sul volo che gli
allievi ritenevano importante per dare una risposta alla domanda. Puntualmente dopo due settimane
tantissimo materiale sul volo degli uccelli e anche degli aerei e la storia del volo stato portato in
visione allinsegnante. Ogni allievo, secondo la propria interpretazione e visione del problema, ha
sottolineato anche quello che voleva e poteva fare nel progetto. Dopo lanalisi dei materiali, linsegnante ha impostato la prima fase del problem solving comunicandola ai ragazzi. Al titolo del progetto stato aggiunto Il segreto sta nellala perch era evidente dalle ricerche che la forma e la funzione dellala sono condizionanti per capire il volo degli uccelli.
Capire il problema

La classe si di divisa in gruppi e tutti avevano come compito di base losservazione degli uccelli.
Gli allievi hanno scelto quattro temi da elaborare durante la loro osservazione:
1. Gli uccelli volano nellaria- con disegni o video o animazioni si doveva individuare i vari tipi di
volo, descriverli e raccogliere quante pi informazioni e spiegazioni.
2. Per volare gli uccelli usano le ali- si doveva quindi impostare e pensare di fare un eventuale
modello dellala.
3. Le ali hanno dimensioni diverse- si doveva concentrare lattenzione su come lambiente ha influito sulle dimensioni dellala studiando lapertura alare e le caratteristiche degli uccelli alle varie
latitudini terrestri.
4. Le ali hanno le penne e le piume- partendo dalla trasformazione degli arti dei rettili primordiali
si voleva ripercorrere e studiare come e perch gli uccelli avessero sviluppato unala di quella
struttura e forma.
La scelte dei quattro argomenti ha fatto s che la classe si dividesse in quattro gruppi dove ogni allievo
ha concordato con gli altri il suo ruolo e largomento da elaborare.
Impostare il problema

Dopo un mese di lavoro i vari gruppi hanno presentato alla classe i materiali prodotti.
Il primo gruppo, con foto e video, ha spiegato i quattro tipi di volo individuati con relative descrizioni:
Volo planato:
Le ali degli uccelli sono tese e tenute immobili per spostarsi da un punto pi elevato ad un punto pi
basso nel cielo.
Volo a vela:
Le ali degli uccelli sono prevalentemente immobili, si fanno continui assestamenti per adattare linclinazione delle superfici alari al variare dellintensit e direzione del vento e per navigare nella direzione prescelta.
Volo a vela dinamico:
Si combina ai voli planati, perdendo quota luccello immagazzina energia cinetica che utilizza poi
per riacquistare quota con un colpo dala, sfruttando le correnti ascensionali. La coda(timone) lo
aiuta a cambiare rotta velocemente.
Gli albatros sono dei grandi veleggiatori, riescono infatti, ad avanzare di 15-20 metri per ogni metro
di caduta. Hanno unala di grandi dimensioni, appuntita stretta e lunga per non creare turbolenza
aerodinamica.
Le aquile ad es. allargano le penne remiganti primarie alla fine dellala come fossero dita di una mano
per diminuire la resistenza facendo fluire laria attraverso di esse.

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Volo battente o remigante:


Il movimento delle ali sostiene il peso del corpo e gli impartisce la spinta in avanti. Il battito cresce
se lala piccola o se aumenta il peso corporeo.
Se luccello abbassa lala riceve la spinta verso lalto, se la solleva riceve la spinta in avanti
I tipi di volo sono stati riassunti in unanimazione 3D- Studio Max riproducendo il volo di un piccione dallo stacco da terra fino allatterraggio.

Il piccione ricostruito in 3D mentre sta per spiccare il volo.

Per comprendere come e perch lala presenti una forma cos particolare stato fatto uno studio
sullevoluzione dellala dalla preistoria ad oggi. Unanalisi di come cambiano corpo, forma e grandezza dellala degli uccelli che vivono a latitudini diverse ha messo in evidenza che ladattamento
allambiente ha trasformato lala a seconda della densit dellaria, dellaltezza, delle correnti ascensionali, della temperatura presenti sulla Terra.
Nello studio dellala gli allievi del gruppo hanno proceduto sviluppando aspetti diversi. Unallieva ha
disegnato gli uccelli in volo. Due allievi hanno riprodotto in modello lala del gabbiano usando il fil
di ferro per fare lo scheletro dellala che poi hanno ricoperto con piume e penne. La costruzione del
modello stata molto attenta avendo fatto in precedenza una ricerca del tipo di penne e piume che
ricoprono il corpo e le ali degli uccelli e la loro particolare disposizione e distribuzione sullala.

Disegni di uccelli in volo.

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Capitolo 4. Temi trasversali

La ricostruzione dellala con penne e piume.

Nello stesso gruppo unallieva, appassionata di origami, ne ha creati diversi spiegando poi la loro
costruzione e ha sottolineato anche che gli uccelli sono particolarmente adatti ad essere riprodotti
con questarte di piegare la carta.

Laquila in origami.

Due degli allievi hanno studiato lala dellaereo per scoprire le affinit con quella degli uccelli spiegando le varie parti dellala e come funzionano durante il volo. Nellala di un aereo gli ipersostentatori sono di due tipi:
FLAP aumenta la curvatura dellala
SLAT soffiatore, aumenta la turbolenza dello strato limite di aria ostacolando il distacco, si
aggiunge ancora lo

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SPOILER- distruttore del flusso daria


Lalettone una parte mobile presente nel bordo duscita dellala. Si solleva o si abbassa per modificare temporaneamente la portanza dellala in cui si trova in modo da permettere allaereo lo spostamento sullasse di rollio.
Quantificare il problema

In questa fase si proceduto ad individuare le quattro forze agenti, determinanti per capire il volo
degli uccelli, introducendo le grandezze e le leggi che le quantificano.
Su di un uccello in volo agiscono principalmente quattro forze: il peso, la portanza, la resistenza
dellaria e la spinta in avanti.

PORTANZA

RESISTENZA

SPINTA

PESO

Le quattro forze che agiscono su di un uccello in volo.

Lattenzione poi stata rivolta a come agiscono principalmente due delle forze: la portanza e la resistenza dellaria.
La particolare inclinazione dellala stata studiata con alcuni semplici esperimenti esplorativi come
il flusso daria di un asciugacapelli che fa sollevare un foglio di carta e il flusso dacqua sulla curvatura di un cucchiaio che scivola con velocit maggiore rispetto ad una superficie non incurvata.

Semplici esperimenti per capire la legge di Bernoulli: un flusso daria alza il foglio di carta, la velocit dello strato dacqua sulla
curvatura del cucchiaio aumenta.

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Capitolo 4. Temi trasversali

Lala una superficie aerodinamica tale che la velocit dellaria rispetto ad essa risulta pi grande
sopra che sotto, poich la pressione minore dove la velocit maggiore, la pressione esercitata
dallaria sulla faccia inferiore maggiore di quella esercitata su quella superiore e ci provoca una
spinta verso lalto. Attorno al profilo alare si crea una circolazione che genera una forza in direzione
verticale detta portanza che tende a sostentarlo. Lala degli uccelli si sposta in un fluido a flusso laminare, con bassa viscosit, con densit pi o meno costante e ad una data quota.
Una prima interpretazione di quanto osservato la propone la legge di Bernoulli:
cost

dove p la pressione lungo la linea di flusso, la densit del flusso, v la velocit del fluido lungo
la linea di flusso e h la quota altimetrica.
In un flusso stazionario pressione e velocit sono inversamente proporzionali.

Il profilo dellala con langolo dattacco. Il profilo dellala nellaria.

Quindi nella forza responsabile della spinta verso lalto, la portanza, il coefficiente di portanza CL
esprime lefficacia di unala di trasformare la pressione dinamica (1/2v ) in termini di portanza ed
essa aumenta proporzionalmente con la superficie alare A:

Il coefficiente di portanza CL= 2 ( l angolo dattacco dellala)


negli uccelli ha un valore di 0,5, ci fa dedurre che langolo dattacco di piccola ampiezza, infatti
esso oscilla tra 0 e 15. Superata quest ampiezza subentra lo stallo, il flusso laminare si rompe con
la perdita di portanza. Lo stallo non si raggiunge solo a basse velocit, ma anche a velocit elevate,
infatti se si varia langolo dattacco in modo troppo rapido laderenza dello strato limite viene a mancare o oscilla (negli aerei caratteristico il cosiddetto buffeting).
Leffetto della portanza viene attenuato da unaltra forza agente sul profilo alare: la viscosit del fluido genera infatti una resistenza.
La resistenza la forza aerodinamica agente in direzione parallela con verso opposto alla direzione
del moto. una forza complessa nella quale distinguiamo tre componenti:
- la resistenza di attrito
- la resistenza di pressione
- la resistenza indotta (o resistenza di vortice).
La resistenza di pressione dovuta alla differenza di pressione agente sulla parte anteriore e posteriore del corpo in moto.
La resistenza indotta una componente simmetrica alla portanza ed moderata da un coefficiente di
resistenza complementare a quello di portanza.

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Risolvere il problema

In uno dei gruppi, gli allievi hanno raccolto dati e caratteristiche degli uccelli per poter calcolare la
portanza. Sono state preparate delle schede contenenti le caratteristiche di alcuni uccelli. Riportiamo
la scheda relativa al falco pellegrino come esempio.
FALCO PELLEGRINO
Velocit in volo: 250 km/h
Velocit in picchiata: 300 km/h
Massima velocit misurata: 390 km/h

Apertura alare di circa 1 m


La femmina misura 46 cm, il maschio 38 cm
Maschio: 570-710 g

Con i dati delle schede stata calcolata la portanza. La tabella riassume quanto calcolato per le
diverse specie di uccelli.
Densit dellaria al livello del mare =1225 kg/m , coefficiente di portanza CL=0,5
Portanza

Aquila reale

3,712

Superficie alare a
(m2)
0,54

Oca selvatica

3,065

0,27

70

3,8

31.263

Falco pellegrino

1,222

0,13

280

4,3

240.837

Specie di uccelli

Massa (kg)

Velocita v
(km/h)
160

Battiti ala
al secondo
4,5

Portanza
P (N)
326.661

Gabbiano reale

0,85

0,20

40

6,2

7.562

Rondine

0,018

0,01

250

20

14.769

Storno

0,084

0,02

80

18

3.025

Fringuello

0,021

0,01

40

32

378

Colibri

0,003

0,0012

60

70

102

In seguito sono stati ancora calcolati i rapporti tra portanza e peso degli uccelli
Specie di uccelli

Rapporto tra portanza e peso

aquila reale

Oca selvatica

Falco pellegrino

16

Gabbiano reale

0.9

Storno

3,7

Rondine
Fringuello
Colibr

5
2
3,4

Interessante la discussione che n seguita in classe. Il rapporto portanza/peso degli uccelli ha fatto
riflettere gli allievi. Infatti il falco pellegrino con una massa tre volte minore di quella dellaquila
reale e con una superficie alare minore riesce per a sviluppare e sfruttare una portanza molto elevata grazie anche la velocit di volo superiore a quella dellaquila reale.

188

Capitolo 4. Temi trasversali

Comunicare i risultati

Una fase impegnativa ma molto gratificante. Linvito a presentare quanto prodotto durante il problem solving alle Giornate della Diffusione della Cultura Scientifica a Udine ha trovato il gruppo di
allevi pronti a fare una sintesi attraverso una presentazione in Power Point dove ognuno di loro dava
il suo contributo nella spiegazione di come volano gli uccelli. Alla fine gli allievi hanno risposto alle
domande del pubblico valutando anche globalmente il loro lavoro e impegno.

Gli allievi con linsegnante Loredana Sabaz alle Giornate della Diffusione della Cultura Scientifica 2007 a Udine.

3. Conclusioni
Nellinsegnamento e nellapprendimento delle scienze i risultati non sono sempre misurabili e valutabili con il raggiungimento di obiettivi rigidi e molto formali.
In una fase di formazione culturale come quella della scuola secondaria i metodi e gli obiettivi devono
essere indirizzati a rilevare e sviluppare le predisposizioni e le competenze degli allievi. Il problem
solving sicuramente un metodo che si presta ad essere usato in contesti interdisciplinari dove i risultati finali possono essere molteplici e molto motivanti per un insegnamento adatto alle capacit e alle
esperienze degli allievi. Il problem solving sul volo degli uccelli ha avuto due fasi molto produttive
e creative: impostare e capire il problema. Nella fase di quantificazione del problema gli allievi si
sono trovati di fronte a teorie sul volo non sempre facili da interpretare. Nelle due ultime fasi: risolvere il problema e comunicare i risultati gli allievi sono stati sicuramente gratificati mostrando non
solo quanto avevano prodotto (modello dellala, disegni, animazioni 3D, origami) ma partecipando
attivamente, davanti ad un pubblico di futuri insegnati, alla presentazione e spiegazione di quanto
avevano scoperto e capito sul volo degli uccelli.
4. Bibliografia
1. http://www.ilvolo.net/cat_tecn_aerodin_2.htm.
2. Tepore A. (2001) Dinamica dei fluidi, dispensa in pdf.
3. http://www.manualedivololibero.com/aerodin/aerodin01.asp.
4. The PISA 2003 Assessment Framework-Mathematics, Reading, Science and Problem Solving
Knowledge and Skills.
5. Oss S. (2008) Computer with wings: flight simulators and the physics of flight. Oral contribution:
GIREP-MPTL 2008, Nicosia, Cyprus, 20-25 August.
6. Oss S., Lopez-Arias T., Gratton L.M. (2009) Flying with the right physics at hand, MPTL 14,
Udine.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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LA BELLEZZA DELLA NATURA NELLA RAPPRESENTAZIONE ARTISTICA


E SCIENTIFICA
Angela Risso
Dipartimento di Biologia e Protezione delle Piante, Universit degli Studi di Udine
Da Harry Potter e la Pietra Filosofale di J.K. Rowling:
Pieno di entusiasmo ed eccitazione, Harry, a cavalcioni della scopa, saltando vigorosamente sul terreno, sal in alto veloce e mentre, volando, laria gli scompigliava i capelli e gonfiava il mantello, scopr, con un sentimento di grande gioia che aveva trovato qualche cosa che poteva fare senza necessit di addestramento, che questo era facile e meraviglioso.
In questo brano del primo libro della saga di Harry Potter, dove il nostro eroe scopre, alla scuola di
magia di Hogwart, che sa volare, si pu intravedere una rappresentazione di ci che i ragazzi, forse
anche inconsciamente, si aspettano dalla scuola: una istruzione che li interessi veramente, al punto
da non sentire quasi la fatica dellapprendere, una sorta di fascinazione che li prepari a volare in
modo naturale e, ancora sulla falsariga di Harry Potter, li aiuti a diventaremaghi, cio a sviluppare
sia le loro potenzialit intellettuali e conoscitive che a maturare una corretta creativit e capacit di
modificare la realt. Come insegna lo straordinario successo dei libri sulle avventure di Harry Potter, queste abilit sono in un certo senso connaturate nellanimo dei ragazzi e, se ben coltivate, possono essere esercitate facilmente e con esiti facili e meravigliosi.
Fa parte dellesperienza di tutti gli insegnanti la non facile ricerca di stimoli capaci di accendere
i ragazzi e di aiutarli a volare. Tra questi forse la bellezza del mondo esteriore una delle molle pi
potenti che attirano lattenzione. Essa percepita dai ragazzi come una sorta di flauto magico, che
quasi inconsapevolmente, li affascina ed capace di evocare nuove idee e osservazioni. In questa
ottica, invitarli ad unattenta osservazione della molteplicit di fenomeni e forme naturali pu essere
un punto di partenza per uneducazione nel contempo scientifica e artistica.
In effetti la storia umana caratterizzata da un costante desiderio, una specie di rincorsa delluomo
verso il bello della natura, nel tentativo di riprodurlo e, se possibile, superarlo nellopera darte.
Secondo il senso comune si d lattributo di bello a ci che attrae lo sguardo perch dotato di quellarmonia e proporzioni delle parti, di quello splendore che affascina e incanta o di quel ritmo (come
quello di certi motivi musicali) che rimandano allarmonico fluire dei ritmi naturali.
La natura offre molteplici esempi e forme di bellezza, a partire dallarmonia del cosmo, fino alla
enorme variet di forme e di colori offerte dalle piante e dai fiori (vedi fig. 1).
La bellezza, come si vede da questo esempio, si fonda sulla forma che le cose (i rami, le foglie e i
fiori) assumono nel processo creativo, un processo organico che possiamo analizzare e di cui possiamo ripercorrere le tappe e lo sviluppo. In questo senso si pu capire lattivit dellartista, che
imita la natura, ma nel contempo con la sua inventiva, e con le tecniche che ha a disposizione, riesce, in un senso metaforico, a riprodurre il processo creativo della natura e a creare qualche
cosa di nuovo.
La fecondit dellosservazione della natura da
parte dellartista consiste quindi sia nella sua
potenza evocativa di immagini archetipi, che vengono poi rielaborate nella creazione artistica, sia
nella capacit di risvegliare la potenza creatrice
dellimmaginazione dellartista.
Basta considerare a m di esempio i diversi quadri di Mondrian sugli alberi (vedi fig. 2), che rappresentano chiaramente un percorso di evoluzione Fig. 1 - Melo in fiore.

190

Capitolo 4. Temi trasversali

artistica dalla rappresentazione della natura verso l astrazione e lespressione degli echi che la vista
dellalbero suscitano nel suo animo.
Lalbero rappresenta con i suoi rami che puntano al cielo, unaspirazione verso la luce. Nel dipinto
Albero rosso il tronco ben definito mentre i rami cominciano ad essere sintetizzati in forme pi
semplici. Nel seguente Albero grigio la forma sempre riconoscibile e si stacca ancora dal fondo,
che nel frattempo diventato una superficie piatta. Una successiva evoluzione verso lastrazione
rappresentata dallAlbero argentato e dal Melo in fiore dove lartista mostra solamente linee e
forme geometriche. Si vede cos che lalbero diventato un nuovo oggetto: la struttura semplificata, rappresenta lessenza della realt in uno dei suoi aspetti, e riesce a comunicare allosservatore
dei pensieri e delle emozioni nuove. Lartista non rappresenta pi la natura ma ci che la contemplazione della bellezza naturale evoca nella sua mente e nella sua immaginazione. Possiamo quindi
concludere che lavventura intellettuale ed emotiva dellartista che ammira uno spettacolo naturale e cerca di rappresentarlo, produce un piacere estetico, disinteressato, che alla base del libero
gioco dellimmaginazione e dellintelletto dellartista stesso e che si riverbera anche nellosservatore dellopera darte.
A

Fig. 2 - A: Lalbero rosso, B: Lalbero grigio, C:Lalbero argentato, D: il melo in fiore. Mondrian P (19).

La possibilit di esperimentare la bellezza sia in natura che nellarte, come gioia e fascinazione
pu rappresentare il flauto magico che conduce i ragazzi a unattivit diversa, ma intimamente collegata: losservazione scientifica. In effetti, alla base dellesplorazione scientifica della natura da
parte delluomo, presente, oltre a interessi pratici, una sorta di stupita curiosit e di ammirazione,

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

191

che conduce a quello che potremmo definire come un esercizio di contemplazione estetica, cio ad
una osservazione pi approfondita e alla maturazione di una capacit critica e argomentativa su ci
che si osserva. Questo pu essere un utile viatico per il percorso da seguire nello studio delle scienze
naturali.
Il termine di esercizio di contemplazione estetica si applica bene ad una osservazione che non
solo irrazionale godimento delloggetto estetico, sia questo naturale o un prodotto artistico, ma anche
osservazione analitica delle sue caratteristiche, delle peculiarit che lo rendono attraente e di eventuali regole di simmetria che sottendono e guidano quellinsieme armonioso di oggetti o di parole,
o di note che ci lasciano estasiati.
Un esempio calzante che pu essere proposto ai ragazzi dato dalla simmetria della foglia o di un
fiore (fig .3): si osserva in entrambi i casi lapplicazione e la manifestazione di quelle regole di simmetria e di armonia che sono allorigine delle emozioni pi o meno consapevoli suscitate da una
mera contemplazione visiva. Quando guardiamo anche con la mente, e cerchiamo di capire il significato funzionale della forma del fiore o della foglia, ci accorgiamo che quella bellezza il risultato
di una fine architettura anatomica, curata fin nei minimi dettagli al fine di ottimizzare il processo
della fotosintesi clorofilliana nella foglia o quello riproduttivo nel fiore. Si acquista cos una nuova
consapevolezza della bellezza naturale che, se a prima vista, sembra fine a s stessa, poi si rivela
come leffetto di un piano strutturale e funzionale che in un tempo lunghissimo stato selezionato
perch pi utile alla vita della pianta.
Questo esempio pu essere riproposto per molti altri aspetti del mondo vegetale e animale, che, siano
questi vistosi o quasi invisibili allocchio umano, dimostrano sempre dei motivi costanti e ricorrenti di simmetria e di armonia. Basti pensare a certe farfalle o alle forme complesse di certe spugne
(vedi fig.3) o pi semplicemente alla simmetria del corpo umano, cos splendidamente rappresentata da Leonardo da Vinci nellUomo Vitruviano. Come in una sorta di struttura a frattali, anche questi motivi di simmetria bilaterale o radiale si riproducono su scale diverse, su creature microscopiche o molto grandi e vengono accostati a palette di colori variegate e caratteristiche per ogni specie. Anche il DNA, la molecola che d forma a tutti gli esseri viventi, suggerisce, con la sua semplice e armoniosa struttura a doppia elica composta da due filamenti complementari, unidea di perfezione, e attraverso le spire dellelica sembra quasi riproporre il ritmo del continuo fluire della vita.
Un flusso che noi cerchiamo di arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, attraverso la loro
rappresentazione artistica o attraverso lo studio analitico.
Oltre al significato chimico e funzionale, limmagine di questa molecola sembra alludere ad una bellezza sempre uguale e sempre diversa che troviamo in tutte le espressioni fenotipiche che del DNA
sono il prodotto (fig. 3).

Fig 3 Strutture di Calcispongie.

Luomo vitruviano (Leonardo da Struttura del DNA schematizzata.


Vinci).

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Capitolo 4. Temi trasversali

proprio questa ricchezza di significati e di espressione che spinge luomo a esplorare sempre pi
in profondit la natura, anche a livello molecolare, mettendo in evidenza le meravigliose potenzialit
della fusione di scienza e arte nel processo dellapprendimento e nellacquisizione di nuove conoscenze.
Gli artisti copiano la natura e le sue tecniche e cercano, attraverso la creazione di nuove forme e di
nuovi approcci tecnici di declinare la voce bellezza in una grande molteplicit di espressioni artistiche, rivelando la complessit della percezione psicologica del reale. Questo nel secolo scorso ha
aperto la strada alla consapevolezza di una nuova dimensione del tempo e dello spazio, intuizione
questultima che stata sviluppata e analizzata razionalmente dagli scienziati con le ricerche nel
campo della fisica moderna. Cos anche questi ultimi, con altri metodi e linguaggi, hanno ripreso
queste nuove esplorazioni del mondo artistico per spiegare fenomeni fisici e chimici che altrimenti
sarebbero sfuggiti ad una comprensione e schematizzazione tradizionale. Quindi, attraverso un esame
razionale di alcune strutture o fenomeni della natura, per mezzo di misure, sperimentazioni, modellizzazioni dei processi, essi riescono a interpretare questi ultimi con un approccio sempre pi complesso e approfondito.
E tuttavia la bellezza naturale forse non viene mai catturata del tutto, ma solo interpretata meravigliosamente dallartista o spiegata razionalmente dallo scienziato: si pu dire in questo senso che la
rincorsa delluomo verso il bello continua.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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PHYSICS IS FUN COME SI COSTRUISCE LA FISICA MODERNA


OSSERVAZIONI SUI CONTENUTI E METODI DEL MESSAGGIO DIDATTICO
Grzegorz Karwasz
Divisione di Didattica della Fisica, Universit di Nicolao Copernico, Toru, Polonia
1. Premessa
- Come ci si immagina un elettrone?
- Come un puntino.
- Ed un protone?
- Come un puntino.
- Ed un quark?
- Anchesso come un puntino.
Davvero? Non abbiamo nessunaltra immaginazione? Una Terra un puntino e la Luna un puntino?
Non e per caso che abbiamo un po ridotto il nostro senso di creativit? Non che i quark potrebbero avere la loro identit sovrana?
2. Motivazione
Unaltra motivazione mi venuta stando seduto a tavola con esperti di fisica a Bruxelles e votando
lassegnazione di finanziamenti per i progetti europei di ricerca. Ogni talvolta si votava un progetto
di ingegneria di materiali alzavano la mano gli esperti di stato solido, quando si votavano i progetti
delle particelle elementari i fisici nucleari. Mi sono accorto che, come nella favola del Imperatore nudo, ognuno esperto nella sua specializzazione ma si dimostra dilettante nelle materie affini.
Risulta chiaro che il sistema dinsegnamento della fisica moderna negli atenei europei come anche la
divulgazione di essa fra gli scienziati attivi non funziona correttamente. Da queste riflessioni nacque
lidea di insegnare la fisica non solo agli studenti degli anni superiori (il secondo biennio universitario e master) ma anche ai fisici professionali: ecco lorigine del progetto Physics is Fun [1].
Il Progetto che fu finanziato dal VI Programma Quadro nel Panel Science and Society public
understanding of science coinvolse 4 universit fra lItalia, la Francia e la Polonia e tre case editrici
multimediali. Lattivit principale del Proggetto consisteva in una serie di mostre interattive in ambito
internazionali sui problemi di fisica, sia elementari, sia di fisica moderna.
3. Le tematiche
Dopo la letture di vari testi, da un papa che vola in elicottero sopra Vaticano con una palla di antimateria a i buchi neri esistenti allinizio dellUniverso ma evaporati circa tredici miliardi di anni fa, si
arriv a sintetizzare che due erano le costatazioni rilevanti da fare una sulla natura dei contenuti e
laltra sulla scelta di messaggio. La natura di contenuti sembra andare alla deriva verso le cose pi
strane possibili universi paralleli, tunnel di spazio-tempo, undici dimensioni di cui sette arrotolate
come un tappeto e cos via. Dove sta in questa visione il principio fondamentale di tutta la scienza
moderna cioe la via tracciata da Bacone (non moltiplicare gli esseri oltre il dovuto) e da Galileo
(la scienza vuol dire un esperimento, cio una situazione ripetibile e verificabile). In una delle proposte di ricerca avevo letto I cractets [uso un termine diverso da quello originale] sono oggetti estremamente utili nella descrizione della fisica dei plasmi, della evoluzione delle stelle di neutroni, della
teoria di superconduttori; pu darsi che i cractets esistano anche in natura (!) . In un panel dellUE
abbiamo finanziato ben 25 borse europee nella teoria delle stringhe. Gli esperti possiono chiedere
delle consulenze esterne. Un mio collega, professore di fisica nucleare, chiesto sulla teoria di stringhe, si espresse dicendo:la teoria di stringhe in 25 anni non ha tirato fuori un ragno dal buco.
Cos, nel Physics is Fun la motivazione per la scelta delle tematiche stata di scegliere fenomeni
meno appariscenti delle particelle elementari e magari un po pi utili o pratiche . Leidemann, premio Nobel, scopritore del neutrino mu, dellasimmetria di parit-carica ed un paio di altri fenomeni,
nel uso libro Particella di Dio tutto dedicato ad un lamento sul governo americano che non volle

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Capitolo 4. Temi trasversali

costruire un mega-acceleratore, la qual cosa impedisce la scoperta del bosone di Higgs dice - Cos
no potremmo scoprire la particella di Dio. Ma, da grande scienziato, alla fine del libro aggiunge
onestamente -Ovviamente, se ne esiste solo una.... Nel commento di prof. Lev Pitaevski, uno di
pi grandi teorici viventi la decisione del governo americano fu saggia, perch con i vecchi (cio
della met di anni novanta) superconduttori il costo sarebbe elevato e la resa bassa. Poi Pitaevski
aggiunge anche Con le tecnologie attuali un acceleratore in grado di verificare la teoria delle stringhe dovrebbe avere il diametro dellUniverso. E senza aggiungere altre parole si capisce che un
desiderio cos viola il principio di Bacone, vuol dire temporaneamente non appartiene ancora alle
Scienze percepita come le nozioni verificabili, in modo ripetibile.
Cos tocchiamo anche il secondo aspetto della moda odierna nella pseudo- divulgazione scientifica:
chi spara la pi grossa? Non togliendo niente alle recenti opere sembra che si formi un divario tra la
cultura letteraria e la scienza. Un abbaglio delle permutazioni di cinque lettere tradisce il mancante
calcolo combinatorio nella (passata) scuola superiore. Da una parte i letterati che mostrano i segni
di non capire la scienza moderna, dallaltra gli scienziati, sinceramente molto illustri, ed anche pochissimi, che si esprimono in programmi TV della seconda fascia mattutina e rimango fermi sulle posizioni divulgative di anni sessanta. La divulgazione della Scienza Moderna davvero vacilla!
Altro aspetto della stessa storia della fisica nucleare lascia scheletri negli armadi, oppure nozioni
nascoste sotto il tappeto, come la determinazione delle masse dei quark. Se conosciamo con una
discreta precisione quelle dei quark esotici come il top, quelle dei due comuni, come up e down
le conosciamo con la barra di errore del 50% 1]. Perch non usare la debolezza come unarma vincente? - Guardate, ragazzi, che persino le masse di quark di cui siamo fatti sono sconosciute. Tutto
da scoprire aspetta a Voi!
Cos la motivazione per la scelta sia della forma che delle problematiche fu puntare sul semplice per
esplorare lo sconosciuto.
4. Fisica, ma questa leggera
Nellimmaginario collettivo, ancora di pi dei giornalisti e dei divulgatori scientifici che dei comuni
lettori, la fisica si riduce ai grandi acceleratori sotto la terra e chilometri di (ultracostosi) tubi di ultra
alto vuoto. Con i risultati definibili cos:
- la fisica una materia per gli scelti, quasi extra terrestri, chiusi nelle loro torri di cristallo
- i risultati che portano sono estremamente interessanti, se anche non si capisce a che cosa servano
- le ricerche, sicuramente, richiedono grossi finanziamenti.
Chiaro, che non solo un cittadino comune ma anche un politico, non necessariamente grande esperto
di scienza, dubita sullutilit quotidiana dei finanziamenti richiesti (e necessari). La lettura di un messaggio divulgativo sbagliato torna al mittente...
Altri ampi spazi di scienza moderna sono invece, ugualmente, se non pi utili e non richiedono finanziamenti cos esuberanti. quella branca che definiamo fisica leggera o soft. Ad essa appartiene la
fisica medica, la fisica chimica, metodi analitici, fisica dei beni culturali, geofisica etc. Chiaro che
quellultimo etc. richiede qualche spiegazione, anzi, sistematizzazione.
5. La traccia
Con etc. diventa necessaria qualche scelta della traccia per i percorso attraverso la fisica moderna.
Ovviamente, si potrebbe dividere la fisica in settori: atomica, molecolare, nucleare, delle particelle
elementari, geofisica, astrofisica, fisica dello stato solido arrivando di nuovo a un etc. Unaltra traccia potrebbe essere lo sviluppo storico: 100 anni dalla scoperta dellelettrone [3], 100 anni dalla
scoperta di raggi X [4] che per non esplora tutta la ricchezza della fisica moderna. Comunque, la
traccia storica rimane interessante, e la utilizzeremo in combinazione con altre. Utilizzeremo, in par(1)
Essattamente, i limiti recentemente stabiliti per le masse di quark up e down sono seguenti: 1/2(mu+md)=4.2 MeV/
c2; 1.5<mu<5 MeV/c2; 5<md<9 MeV/c2 [2].

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

195

ticolare, il contesto storico delle prime scoperte (con le apparecchiature) che hanno aperto un settore di ricerca, come gli strumenti originali con cui Thompson scopr lelettrone o i primi apparati di
raggi X [5]. I primi apparati sono come una parentesi che si apre. La parentesi che si chiude corrisponde alle nuovissime applicazioni del settore, come i moderni fasci di luce di sincrotrone, vedasi
fig. 1. Unaltra traccia storica e formata, per esempio, dalla storia di premi Nobel [6].

Fig. 1 - Un possibile percorso metodologico Sulla strada di Fisica Moderna consiste nella storia di apparati sperimentali, come
in questo caso i tubi per raggi X e moderni fasci di luce di sincrotrone [5].

6. Spettroscopia, cio la scienza degli spiriti


Tornando alla definizione della fisica leggera ci si accorge che un denominatore comune dei metodi
ottici, di spettroscopia di massa, della diffrazione di raggi X o di elettroni rimane la parola spettro.
Maggior parte delle parole scientifiche deriva dal greco; inutile per cercare la parola spettro nel
dizionario del greco non esiste. Cognata solo da Cicerone, significa immagine, visione, simulacro
[7]. Fu ripresa da Newton nel 1672 nella sua lettera su luce e colori: Comparing the length of this
coloured Spectrum with its breadth [8].
Esplorando significato etimologico di Cicerone possiamo costruire la definizione di spettro che
non e oggetto stesso su cui viene fatta la misura ma la sua rappresentazione o meglio la proiezione
delle sue propriet ottenuta con un determinato apparato sperimentale. (Rimaniamo comunque diametralmente opposti alle proiezioni di Platone; per un fisico sperimentale loggetto reale, se anche
conoscibile solo attraverso le Democritiane emanazioni, come per esempio lo spettro di emissione
od assorbimento dellatomo di idrogeno [6]).

Fig. 2 - Due esempio di spettri: spettro ottico nel visibile dellemissione elettromagnetica delle molecole di azoto in una scarica
a bassa pressione [cortesia Eryk Rajch, PAP Supsk]; spettro di massa del profumo delle fragole ottenuto con il metodo di ionizzazione via cedimento del protone (Proton transfer mass spectroscopy) [cortesia prof. David Bassi, Universit di Trento]. Lo
spettro porta linformazione sulloggetto esaminato se anche apparentemente simili spettri usano totalmente diverse metodologie.
http://dydaktyka.fizyka.umk.pl/Physics_is_fun/posters/ghost5.ppt.

196

Capitolo 4. Temi trasversali

Dopo lanalisi etimologica e esempi di spettri moderni facciamo il giro di boa e ritorniamo
sullumano. -Ad occhio nudo, senza lo spettrometro o addirittura senza il prisma di Newton possibile fare la spettroscopia? Certo! Basta guardare i colori del cielo al tramonto. La stessa atmosfera [attraverso lo scattering di Rayleigh] funge da spettrometro.

Fig. 3 - Tre tramonti a Sa Paolo, secondo Carmen Busco: spettroscopia intrinseca attraverso il fenomeno di diffusione (scattering) di luce in atmosfera. Si notino vari colori del cielo e delle nuvole, diversi, ma sempre complementari a vicenda. http://
dydaktyka.fizyka.umk.pl/Physics_is_fun/posters/ita-ghost6.ppt

La definizione della spettroscopia ci permette di esplorare diversi settori della fisica soft:
- spettroscopie ottiche (See, to believe)
- spettroscopie di massa, in particolare tecniche molto sensibili di trasferimento di protone con applicazioni in campo agroalimentare e di controllo ambientale Salad dressing
- spettroscopia fotoacustica How are you, Miss Orchidea? [9]
A margine di questi ultimi esempi si possono fare tre osservazioni metodologiche. La prima, nellinsegnamento in generale utilizziamo non solo la sfera della percezione cosciente ma anche la sfera
emotiva sorpresa, sorriso, a volte di terrore. Cos, i percorsi didattici utilizzano queste emozioni per
mantenere alta lattenzione dello studente. Seconda osservazione, costruendo un percorso interlocutorio ci si basa sulle nozioni quotidiane, apparentemente cos banali che non si pensa neanche al loro
significato. Salad dressing e uno di migliori esempi. Alla domanda (esclusivamente alle ragazze,
per mantenere la parit) -Come si condisce linsalata? otteniamo in giro di poche frasi ed indipendentemente dalla cucina nazionale una scelta variabile: olio, maionese, salse unte. In altre parole:
sempre grassi. Un ricetta sorprendente ed apparentemente inspiegabile senza gli spettri di complesse
(ed amare) molecole organiche che si formano quando il foglio di insalata viene spezzato.
Terzo aspetto: gi parzialmente toccato la multiculturalit. Vuol dire, ricordarsi che il messaggio
deve essere percepito in modo gradevole dai diversi lettori/ studenti. Non solo quelli con gli interessi nelle scienze esatte e in tecnologia ma anche da quelli con spiccati gusti artistici, letterari, storici. Cos la storia di unorchidea viene corredata con una galleria di foto di fiori, e sarebbe meglio,
con dei veri vasi fiorenti.

Fig. 3 - Spettroscopia fotoacustica: il principio di funzionamento [cortesia dott. A.


Boschetti, Trento], lintensit di emissione di etilene durante limpollinazione di orchidee, foto di orchidee per alleggerire il
messaggio troppo scientifico [giardini botanici di Berlino, foto M. Karwasz].

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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7. Entrare nella psiche degli scienziati


Un errore grosso di utilizzo della scienza come modelli comportamentali consiste nella glorificazione,
anzi mitologizzazione dello scienziato. -Guardate! Questo un busto in bronzo del premio Nobel.
Guardate, e non toccate! E i premio Nobel non furono mai ragazzi normali? Anzi. La mitologizzazione va anche nelle direzione opposta. -Vero che persino Einstein aveva problemi con la matematica, cos non fu ammesso alluniversit? Ed i suoi tutti scritti furono fatti dalla prima moglie, a cui
in compensa diede il suo premio Nobel.
In risposta utilizziamo la traccia umana della scienza in diversi percorsi tematici. Tutta la storia
delle scoperte di Einstein intitolata Un matrimonio felice. Basandosi, ovviamente, su dettagliate
bibliografie ma eseguendo una forte semplificazione, necessaria per essere pi concisi nel trasferimento del messaggio al lettore. Un lettore incuriosito di tale semplificazione con una discreta probabilit torner alla discussione da solo, utilizzano la bibliografia disponibile.
Nel caso di Einstein, per spiegare lesplosione della sua creativit in un anno, apparentemente, miracoloso, 1905, torniamo alla sua tormentata giovinezza: trasferimenti da uno stato ad altro (Ulm, Monaco,
Pavia, Svizzera), la figura del suo padre proprietario (fallimentare) di una fabbrichetta di attrezzature
elettriche, la ragazza profuga slava, la nascita della figlia prima del matrimonio etc. Lanno mirabile scoppi quando finalmente il giovane Einstein pot avere una famiglia ed una paga. Cos non fu
Albert, ma Mileva la chiave del miracolo.
Il caso di Marie Curie, da ammirare non sono i sui due premi Nobel ma il coraggio con cui part dalla
Polonia per raggiungere la sorella sposata in Francia, la determinazione con cui in una baracca di legno
per tutto un inverno separava goccia per goccia 15 quintali di detriti radioattivi (minerali di uranio),
lamore con cui fece crescere le figlie dopo la morte del marito. E per sottolineare lapplicabilit di questo modello culturale ad ogni et e nazione i poster sono stati intitolati Una dottoranda laboriosa.

Fig. 4 - La faccia umana della ricerca: tra diverse foto di Albert Einstein abbiamo scelto quella del suo matrimonio (1903), momento cruciale per il prossimo annus mirabimus. Per Marie Curie abbiamo scelto il periodo pi triste per lei: morto il marito, da
donna deve affrontare la sfida della cattedra alla Sorbona, da straniera - lostilit di ambienti ultracattolici francesi, da mamma il
difficile connubio tra il lavoro ed impegni familiari. Sia la figlia maggiore Irene, sia la minore Eva, presero il premio Nobel
(per la fisica, e per la pace).

8. Completare il quadro
Con la metodologia descritta sopra: semplificazioni, interpretazioni personali, uso frequente di esempi
quotidiani, appellarsi alle emozioni del lettore si rischierebbe di trasmettere un messaggio banale.
Gli scienziati sono comuni mortali, che ogni tanto, chi sa perch, scoprono qualcosa. La nozione

198

Capitolo 4. Temi trasversali

completa deve dire cosa scoprono, perch e in che modo. Torniamo allesempio delle particelle elementari. Il primo poster della serie introduce scherzosamente il concetto di quark, che non sono gli
oggetti puntiformi, ma potrebbero avere la loro fisionomia. Che sia un cagnetto od un cigno non
importa. [Casualmente, uno degli scienziati insigniti con premio Nobel per i quark si chiama Wilczek, che in polacco vuol dire Lupetto; ma il premio fu assegnato a Wilczek qualche anno dopo i
nostri disegni]. Il messaggio scientifico nei disegni dei cagnolini sta nelle loro dimensioni, che scalano come la massa dei quark (con una piccola variazione, che per motivi di spazio scalano non come
la terza ma come la quarta potenza della dimensione lineare), nel loro colore, nel loro segno elettrico
(indicato dalla direzione della coda).
La seconda nozione importante da dare quali combinazioni di quark funzionano in natura: il matrimonio quark-antiquark che forma un mesone ed una triade, di diverse combinazioni due up ed un
down che danno un protone o viceversa, che danno il neutrone. Praticamente, questo rimane tutto il
messaggio da memorizzare. Il resto delle informazioni importanti la danno i dettagli dei poster: un
diverso spin di quark allinterno di barione produce una massa diversa, sia mesoni sia barioni possiedono la struttura energetica interna, un po come gli atomi, i loro tempi di vita variano etc. Tutto
viene dato nelle tabelle distribuite tra i sei poster della serie particelle elementari.
Ancora una volta con lo scopo di fissare le nozioni i poster collaterali raccontano:
- una probabile etimologia della parola quark con il verso della poesia di J. Joyce
- la traccia deduttiva che aveva portato Gell Man e Newman alla ipotesi di quark (ottetti, decupletti)
- fotocopie di articoli in cui furono pubblicate evidenze di quark
- esempio particolare della scoperta di primo mesone con il quark charm e tutta la serie di articoli
che la segu (abbiamo sfogliato una annata intera di Phys. Rev. Lett.).

Fig. 5 - Completare il quadro del messaggio sulla Scienza Moderna: della rappresentazione scherzosa di quark, alle indicazioni che hanno portato allipotesi sulla lora esistenza, ed allesempio
della scoperta storica (mesone J/)
[J.J. Aubert et al. Phys. Rev. Lett. 33, 14041406 (1974)]

9. Il hook (gancetto) e il fissatore


Parecchi centri di divulgazione scientifica soffrono del peccato di superbia: -Adesso fermati e leggi,
che ti devo insegnare In un museo con centinai di oggetti lattenzione del visitatore si esaurisce
con poche scritte. Questo rende difficile un tentativo di comprimere un intero discorso sul fenomeno
fisico, con il suo principio, inizio storico ed applicazioni in un unico poster 70x100 cm. Per rimediare, la costruzione dei poster in Physics is Fun segue, possibilmente, un unico schema. Prima,
ottenere lattenzione del lettore, anche con un titolo accattivante. Nella nostra cultura il testo viene
letto da sinistra a destra cos linformazione con cui vogliamo attirare lattenzione poniamo in piccolo riquadro nellangolo sinistro alto. Come trovare un quark? dice il titolo. Il riquadro risponde,
in modo scherzoso: Bisogna avere un po di fortuna ed un grande acceleratore che consuma ener-

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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gia come lintera citt di Udine. Poi, ovviamente, il resto del quadro un po pi serio, dando delle
scoperte le informazioni sia scientifiche, sia tecniche che storiche.
Alla fine Si torna sul tono scherzoso: E se non credi in altri quark [che e vero] comprati un dolce
al quark a Bolzano. Al doppio anglo-tedesco significato di quark si torna subito nel poster successivo. Notiamo solo che il fissaggio non deve necessariamente essere solo uno scherzo, una battuta. Potrebbe essere un inizio del discorso successivo, un esempio di applicazione, una curiosit storica. In altre parole di nuovo il ritorno al subconscio del lettore. Il fissatore ha la stessa funzione che
la soluzione di tiophene nella fotografia: di assodare limmagine formatasi nel processo della esposizione alla luce e sviluppata in ferrocianina. Un poster scientifico diventa come una ouverture in
musica: introduce, sviluppa e conclude un tema.
10. Oggetti reali, poster e il web
Il Progetto Physics is Fun comprende due filoni oltre la Fisica Moderna, difficile e poco appariscente per un pubblico il FiF contiene anche una buona dose di fisica elementare, anzi, la fisica dei
giocattoli, iniziata a Trento dal prof. Vittorio Zanetti. Le mostre dei giocattoli o di semplici esperimenti [11] attirano sempre un gran numero di visitatori. In Polonia abbiamo sperimentato le mostre
di fisica dei giocattoli dal 1997 con una lunga serie di eventi. Cos, al Congresso Nazionale di Fisica
a Gdask nel 2003 eravamo un po saturi dei soliti giocattoli. La pre-edizione di FiF si svolse in
parallelo alla Fisica dei giocattoli a Danzica durante quel Congresso [12]. Seguendo lidea di Aristotele, che alla fisica appartengono oggetti che si possano sperimentare con i sensi, anche la Fisica
Moderna si poteva sperimentare. A Gdask abbiamo mostrato un tubo laser (grande, tutto in vetro
soffiato, fatto negli anni 70-ta), un esperimento di Perrin per misurare il diametro di un atomo, un
modello di scatola nera di Planck, ma anche i semplici oggetti che mostrano i principi di funzionamento degli strumenti della Fisica Moderna, come gli occhiali da sole con un film antiriflettente (un
filtro ottico ad interferenza), e tanti altri. Persino un leptone fu visualizzato (che e un centesimo di
euro in Grecia) [13]. La Fisica Moderna si riesca a toccare con mano!
Ovviamente esperimenti completi, come la misura di carica elettrica dellelettrone, sono ancora pi
convincenti (e come si vede dalla fig. 6, anche coinvolgenti). Oggi, gli esperimenti di Fisica Moderna
possono essere eseguiti anche on-line [14] od off-line [15].

Fig. 6 - La Fisica Moderna si tocca con la mano: un leptone greco pesa 2.7 g, una misura della carica elettrica dellelettrone alla
SISS di Udine [ringraziamenti Matteo Grott] e la sua versione multimediale off-line [14].

I poster tematici costituiscono la seconda forma, la terza versione, virtuale invece migra su web. Tutte
le edizioni delle mostre ed anche i percorsi tematici trovano spazio nelluniverso di Internet. I siti sono
molteplici, ed anche le versioni linguistiche. In prospettiva, si spera, attraverso una rete di riferimenti
internet, di creare per i lettori di Fisica Moderna un sito divertente e scientificamente esauriente.
Ringraziamenti
Ringrazio la professoressa Marisa Michelini per linvito alla presente collana e alle possibilit pluriennali di sperimentare le diverse forme di insegnamento della Fisica Moderna nellambito internazionale.
Ringraziamenti speciali alla professoressa Maria Moser del Liceo Socio-Psicologico di Trento.

200

Capitolo 4. Temi trasversali

Bibliografie
[1] On the Track of Modern Physics, Science and Society Project No. 020772 PhysFun, Coordinator G. Karwasz, Pomeranian Academy, Supsk, 2005, http://dydaktyka.fizyka.umk.pl/Physics_is_fun/.
[2] Hagiwara K. et al. (2002) Review of Particle Physics, Phys. Rev., D 66 (2002) 010001.
[3] Janine Adler-Parker, Electron Centennial Page, www.davidparker.com/janine/electron.html
[4] Dalba G., Fornasini P. (1998) 100 anni dalla scoperta di raggi X, Universit di Trento, http://
alpha.science.unitn.it/raggi_X.
[5] Karwasz G., Penetrating radiation, nel Sulla strada della Fisica Moderna - a virtual exhibition. I primi apparati di raggi X, http://dydaktyka.fizyka.umk.pl/Wystawy_archiwum/z_omegi/
rontg.jpg.
[6] Pliszka D., Nobel Prize in Physics, in On the Track of Modern Physics, http://dydaktyka.
fizyka.umk.pl/Physics_is_fun/html/nobel.html.
[7] Karwasz G., Spettroscopia, o scienza dei fantasmi, in On the Track of Modern Physics, versione italiana Gloria Zen, http://dydaktyka.fizyka.umk.pl/Physics_is_fun/posters/ita-ghost6.
ppt.
[8] Isaac Newton, A Letter of Mr. Isaac Newton, Professor of the Mathematicks in the University
of Cambridge; containing his New Theory about Light and Colors, Philosophical Transactions
of the Royal Society, No. 80 (19 Feb. 1671/2), pp. 3075-3087.
http://www.newtonproject.sussex.ac.uk/view/texts/normalized/NATP00006.
[9] Karwasz G., Come stai, Signora Orchidea? in On the Track of Modern Physics, versione italiana Gloria Zen, http://dydaktyka.fizyka.umk.pl/Physics_is_fun/posters/ita1-orchid5.ppt
[10] Wrblewski T., Super-multiplets, in On the Track of Modern Physics http://dydaktyka.fizyka.
umk.pl/Physics_is_fun/posters/multip5.ppt.
[11] La ricerca sposa la didattica, XIX Giornate di diffusione della cultura, coordinatrice M. Michelini, Universit di Udine, 2009, http://qui.uniud.it/notizieEventi/young-future-for-you/articolo.2009-03-12.5533231004.
[12] Karwasz G., Wrblewski T. (2003) Sulla strada della Fisica Moderna, Mostra interattiva,
XXXVII Congresso Nazionale dall Fisica Polacca, Danzica, http://dydaktyka.fizyka.umk.pl/
Wystawy_archiwum/z_omegi/index-pl.html.
[13] Karwasz G., Pliszka D. (2003) Leptone e protone, in Sulla strada della Fisica Moderna, Mostra
interattiva, Danzica, http://dydaktyka.fizyka.umk.pl/Wystawy_archiwum/z_omegi/lepto1.jpg.
[14] Remotely Controlled Laboratory, H. J. Jodl (coordinator), University Kaiserslautern, http://rcl.
physik.uni-kl.de/.
[15] Karwasz G., Michelini M. (2006) Mostra di Fisica Moderna, Udine, Aula S. Massimiliano Kolbe
29-31.03, http://dydaktyka.fizyka.umk.pl/Physics_is_fun/conf/UDINE/udine.html.

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti


Introduzione
Ciascun Corsista del Master IDIFO ha redatto 4 project works comprensivi della progettazione
didattica e della sperimentazione.
In questo capitolo riportiamo i quattro progetti didattici sperimentati durante la prima scuola estiva
nazionale di fisica moderna tenutasi ad Udine nel luglio 2007. Ricordo in questa sede che essi sono
la testimonianza di una proposta di formazione degli insegnanti integrata, in cui la parte situata e
la relativa valutazione sono una parte importante del percorso formativo. Tutti i corsisti del Master
IDIFO hanno infatti vissuto le seguenti fasi formative: A) studio e discussione delle proposte didattiche che i docenti hanno proposto loro come esito di anni di ricerca didattica su 4 principali aree
(Relativit, Quantistica, Fisica della Materia, Orientamento Formativo); B) rielaborazione critica
in laboratori didattici di discussione in web forum di nuclei, nodi e aspetti cruciali; C) Progettazione
di un percorso didattico da sottoporre a sperimentazione, collaudo e autovalutazione delle attivit
didattiche del percorso (esperimenti, attivit multimediali, etc) e messa a punto dei materiali didattici (schede per ragazzi, esercizi, test); D) discussione con i docenti del Master del percorso e di tutti
i materiali proposti e loro revisione; E) sperimentazione didattica con i ragazzi; F) analisi dei dati
di apprendimento; G) documentazione in un Project Work delle basi teoriche e concettuali e del percorso formativo,con analisi critica del lavoro svolto e del ruolo che esso ha avuto nella formazione
personale, oltre alla discussione sui processi di apprendimento per i ragazzi messi in campo. La sperimentazione didattica ha avuto luogo a volte nelle classi degli stessi corsisti, a volte nelle classi
individuate dai responsabili di sede del progetto IDIFO. Nel caso dei primi quattro lavori di questo capitolo ha avuto luogo in un contesto speciale: quello della Scuola Estiva di Fisica Moderna a
cui hanno partecipato 49 studenti selezionati tra oltre 450 che hanno fatto domanda. I corsiti Martino Caporusso, Alberto Casellato, Fabio Ciralli e Valter Giuliani hanno accettato la sfida di sperimentare i loro percorsi con gli studenti della scuola estiva. Si sono sottoposti ad un vaglio pi duro
delle loro proposte didattiche e si sono cimentati sul campo alla presenza di due docenti del Master
che svolgevano il compito di osservatori critici e valutatori ed almeno uno studente come valutatore locale. Il segretario della Sezione di Udine dellAssociazione per lInsegnamento della Fisica,
Lorenzo Marcolini, quello della Sezione di Pordenone, Isidoro Sciarratta hanno seguito attentamente
questo lavoro assieme a Filomena Rocca, osservatore del Ministero della Istruzione e dellUniversit. Tutti hanno discusso con gli insegnanti sperimentatori i risultati delle osservazioni. Il valore
formativo di questa esperienza per gli insegnanti stato notevole. Quello per gli studenti contenuto nei progetti che qui pubblichiamo.
Durante il Workshop in presenza ce stata anche la discussione dei percorsi progettati dagli insegnanti (fase D), da sperimentare in altra sede sui diversi temi. A titolo rappresentativo riportiamo
il lavoro di Luigia Cazzaniga, che costituisce un ulteriore modo di guardare allintroduzione della
fisica moderna nella scuola ed offre unoccasione di completezza rispetto ai contenuti del presente
volume.
impossibile documentare per iscritto la ricchezza della formazione in presenza degli insegnanti
nel Workshop, che ha indotto riflessioni sulla fase B) e completato la fase D. Si pertanto deciso di
documentarla in modo multimediale. Sono state effettuate videoregistrazioni di tutte le discussioni,
ora disponibili in CD-Rom ed in web allindirizzo www.fisica.uniud.it/URDF.
Marisa Michelini

202

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

EVENTI NELLO SPAZIO-TEMPO E TRASFORMAZIONI


DI SISTEMI DI RIFERIMENTO
Caporusso Martino
Master IDIFO, sede di Modena
Il percorso didattico qui illustrato stato progettato dallautore in qualit di corsista del Master
IDIFO. Esso stato revisionato dai docenti del Master IDIFO Anna De Ambrosis e Olivia Levrini
e sperimentato dallo stesso autore con 25 studenti di diverse citt italiane partecipanti alla Scuola
Estiva di Fisica Moderna, tenutasi a Udine dal 23 al 28 luglio 2007. Durante la sperimentazione con
i ragazzi svolgevano la funzione di osservatori critici i docenti del Master IDIFO Erica Bisesi e Gian
Luigi Michelutti e due studenti dei licei locali. Non sono riportate per brevit le schede di lavoro per
i ragazzi, impostate secondo una strategia di Inquiry Learning. Le schede sono state utilizzate dal
corsista per lanalisi degli apprendimenti secondo i metodi della ricerca empirica.
Marisa Michelini
1. I contenuti del percorso
Introduzione teorica generale su: sistemi di assi cartesiani e sistemi di riferimento; eventi e fenomeni
nello spazio-tempo; Concetti di invarianza, conservazione e costanza.
Applicazione dei concetti ad un percorso classico di relativit (Resnick 1979).
- Eventi ed intervalli spazio-temporali. Eventi simultanei ed eventi che avvengono nella stessa posizione.
- Velocit limite.
- Le trasformazioni di Galileo e di Lorentz e loro conseguenze sulla legge di composizione delle velocit. Rappresentazione grafico/analitica di un sistema di riferimento in moto in uno fermo.
- Illustrazione mediante i diagrammi spazio-temporali degli effetti relativistici della relativit della
simultaneit e della dilatazione temporale
- Discussione del paradosso dei gemelli attraverso una rappresentazione dinamica in diagramma spazio-tempo.
2. Motivazioni della scelta
Tenendo conto del contesto eterogeneo di studenti e dei tempi dellintervento, il percorso si pone
lobiettivo di illustrare alcuni concetti quali quello della differenza tra sistema di riferimento e sistema
di assi cartesiani, evento e fenomeno (inteso qui come relazione spazio-temporale tra eventi); aggettivi invariante/conservato/costante applicati ad una grandezza fisica.
Dopo la loro presentazione teorica si ritiene di applicare i concetti allinterno di un percorso di relativit, attraverso una rappresentazione analitica delle trasformazioni di sistemi di riferimento, agevolata con esperimenti ideali osservati in simulazioni. La trattazione applicativa dunque si centra
pertanto sulle Trasformazioni di Lorentz a confronto con le trasformazioni di Galileo e sulla visualizzazione mediante strumenti grafici in excel dei principali effetti relativistici.
Qualora i tempi lo consentissero stata preparata la possibilit di illustrare il paradosso dei gemelli per
evidenziarne lorigine nella non equivalenza dei due sistemi in moto relativo (Resnick 1979).
3. Obiettivi specifici
Gli obiettivi del percorso sono:
Comprendere il concetto di evento e di fenomeno nello spazio tempo; della loro rappresentazione in un diagramma spazio-tempo e in pi sistemi di riferimento in moto relativo.
Comprendere il significato e la distinzione tra i concetti di sistema di coordinate e sistema di riferimento.
Comprendere il significato e la distinzione tra i concetti di invarianza e costanza di una grandezza
fisica.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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Applicare i concetti sopra menzionanti nella trattazione classica della relativit ristretta, che partendo dalle trasformazione dei sistemi di riferimento giunge alla illustrazione dei principali effetti
relativistici.
Comprendere gli elementi di reciprocit delle descrizioni si due sistemi di riferimento in moto relativo.
4. Nodi concettuali
I nodi concettuali su cui si incentra il percorso sono:
Concetto di invariante/conservato/costante applicato ad una grandezza fisica.
Trasformazioni di sdr nello spazio-tempo.
Ruolo della velocit limite c nel quadro della relativit ristretta.
Reciprocit delle osservazioni dei diversi sdr in moto relativo.
5. Strategia di insegnamento e strumenti didattici
Il presente percorso didattico corredato dai seguenti materiali: Test ingresso; tre Schede Studente;
due Schede docente; Test Uscita. Le schede studente sono basate sul metodo PEC. Le schede docente
approfondiscono i punti nodali del percorso (Eventi, curve nei diagrammi spazio-tempo
e trasformazioni tra diversi sistemi di riferimento; Dalla rappresentazione grafica delle trasformazioni
di Lorentz agli effetti relativistici). La metodologia di lavoro si incentra su lezioni dialogate con luso
delle schede di lavoro e il supporto di schede operative di lavoro su foglio elettronico.
In particolare losservazione di eventi spazio-temporali e loro rappresentazione viene effettuata con
lezione dialogata e in parte frontale, utilizzo del foglio elettronico per la visione di simulazioni software.
Il lavoro di gruppo su schede studente con domande stimolo, che occupa il cuore dellattivit e preceduto dalla proposizione di un questionario di ingresso e seguito dal test di uscita.
6. Collocazione e prerequisiti
Il percorso si ritiene indicato per studenti con formazione scientifica equivalente a studenti di 4
liceo scientifico PNI
I percorso appositamente pensato per essere esposto ad un contesto eterogeneo e su cui non possibile il controllo dei prerequisiti. Sono tuttavia date per acquisite le conoscenze generali sulla geometria analitica e sulle trasformazioni di assi cartesiani e limpianto classico della cinematica.
7. Mappa concettuale del percorso applicativo di relativit sviluppato

204

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

9. Sviluppo Dei Contenuti


Parte 1 Proposizione questionario (TEST_IN) 0,5 ore
Si propone un questionario di ingresso allo scopo di verificare le conoscenze di partenza degli studenti per poterne tener conto durante lo sviluppo dellintervento. Il questionario anche oggetto di
confronto con le conoscenze acquisite dopo lintervento.
Parte 2 - 1,5 ore
Introduzione teorica sui concetti di sistema di assi cartesiani/di riferimento (rif. appendice in questo
documento); evento/fenomeno; invariante/conservato/costante (Taylor &Wheeler 1996, pag.208);
(questa parte verr ripetuta con gli studenti di Giuliani). Scheda studente SK_ST_1: Eventi, curve
nei diagrammi spazio-tempo.
Parte 3 2 ore Applicazione dei concetti sopra esposti in un percorso classico di relativit.
Gli studenti saranno suddivisi in gruppi di 5. Ogni gruppo sar dotato di una scheda studente (scheda
studente SK_ST2 Trasformazioni tra diversi sistemi di riferimento e SK_ST3 Dalla rappresentazione grafica delle TDL agli effetti relativistici. La velocit limite c la diversa prospettiva nello spazio-tempo.) contenente domande stimolo a cui rispondere nel corso della presentazione dei contenuti del percorso applicativo di relativit).
In classe vengono predisposti alcuni dispositivi ed individuati di volta in volta sistemi di riferimento
spaziali o spazio-temporali per permettere le rappresentazioni degli eventi.
Trasformazioni tra diversi sistemi di riferimento (sdr). Trasformazioni di Galileo e di Lorentz.
A partire da grafici su eventi in movimento verr introdotto il sistema di trasformazioni di Galileo e
da qui la regola di composizione delle velocit che ne scaturisce.
A partire dal concetto di velocit limite e dalla sua invarianza e finitezza verranno proposte le trasformazioni di Lorentz (con utilizzo di simulazioni in foglio elettronico).
Osservazioni sulle diverse composizioni delle velocit nei due sistemi di trasformazioni.
Sui grafici spazio-temporali in cui sono rappresentati in un sistema di riferimento S, gli assi di un
sistema in moto relativo S, saranno illustrati gli effetti relativistici della relativit della simultaneit
della dilatazione temporale e della contrazione delle lunghezze. Questultimo effetto sar anticipato
discutendo la simulazione del paradosso del treno.
Infine sar illustrato il paradosso dei gemelli mediante digramma spazio-temporale in forma dinamica (con utilizzo di simulazioni in foglio elettronico).
Qualora i tempi consentissero sviluppi, la presentazione del paradosso seguir il filo seguito da
Resnick (1979)
Parte 3 1,5 ore
Esperimento interferometro Michelson&Morley con microonde, sulla invarianza della velocit della
luce (Giuliani) Mia lezione dialogata agli studenti di Giuliani sui temi Parte 1.
Parte 4 Questionario di uscita TEST_ OUT 0,5 ore
Viene proposto un questionario di uscita che in parte contiene ed in parte amplia quello di ingresso.
Il questionario viene discusso successivamente con gli studenti allo scopo di permettere loro una
autovalutazione delle conoscenze acquisite.
Lo stesso questionario elemento per una valutazione da parte dellinsegnante dellefficacia della
proposta didattica e permettere infine un report verso i docenti del master sulla attivit di sperimentazione attuata.
Il tempo totale per lintervento di 6 ore.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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Bibliografia
Caporusso M. (2007) Simulazioni Excel e schede docente.
De Ambrosis A., Levrini O. (2007) Dispense corsi RR ( Master IDIFO).
Levrini O. (2007) Analisi della prospettiva di Minkowski.
Resnick R. (1979) Introduzione alla Relativit Ristretta, Milano: Ambrosiana fisica.
Taylor E.F. e Wheeler J. A. (1992) Spacetime Physic, New York: Freeman and Company, (la prima
versione della proposta risale al 1966). Traduzione italiana Fisica dello Spazio- tempo, Bologna:
Zanichelli, 1996.

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Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

APPENDICE 1
SISTEMA DI RIFERIMENTO E DI COORDINATE
Vorrei sapere che differenza c tra un sistema di riferimento e un sistema di coordinate, ovvero
cosa e come si specifica luno e laltro.
Un sistema di riferimento la schematizzazione di un corpo rigido rispetto al quale si definiscono
posizioni e moti. Un esempio elementare e comodo quello fornito dalle pareti di un laboratorio.
Lesempio anche utile per chiarire in modo elementare come a un sistema di riferimento si associ
un sistema di coordinate: si tratta di associare ai tre spigoli della stanza in cui situato il laboratorio
i tre assi di una terna cartesiana ortogonale; allora la posizione di un punto materiale individuata,
rispetto al sistema di riferimento del laboratorio, da una terna di coordinate cartesiane ortogonali,
che costituisce un sistema di coordinate: la terna di assi che schematizza il sistema di riferimento
fisico. Alla terna sono associati i versori degli assi coordinati, vettori unitari tangenti alle rette degli
assi in ogni loro punto, che nel loro insieme formano una base.
chiaro allora come si possa cambiare sistema di coordinate senza cambiare sistema di riferimento:
la posizione di un punto materiale rispetto al sistema di riferimento pu essere assegnata anche, per
esempio, in termini di coordinate polari sferiche. Si osservi che si pu assegnare una base anche in corrispondenza di un tale sistema di coordinate: i versori che la costituiscono saranno tangenti alle curve
coordinate in ogni loro punto. Nulla di fisico implicato da un puro cambiamento di coordinate.
Le cose cambiano se quello che in gioco un cambiamento del sistema di riferimento, tipicamente
se posizioni e moti sono riferiti a sistemi di riferimento in moto relativo. Le leggi della fisica possono risultare o meno invarianti per cambiamento del sistema di riferimento. Un primo esempio elementare: la legge dinerzia non vale rigorosamente in un sistema di riferimento terrestre (esperimento del pendolo di Foucault).
Se un cambiamento di coordinate non implica necessariamente un cambiamento di sistema di riferimento, un cambiamento di sistema di riferimento implica invece sempre un cambiamento di coordinate, anche se non necessariamente del tipo di coordinate (si possono usare, per esempio, coordinate
cartesiane ortogonali nelluno come nellaltro dei due sistemi di riferimento). Nel caso si usino coordinate dello stesso tipo, il cambiamento di coordinate pu essere descritto come un cambiamento dei
valori delle coordinate stesse, o come trasformazione delle coordinate. Si scoperto che la risposta
alla domanda: come cambiano i valori delle coordinate nel passaggio da un sistema di riferimento a
un altro anche solo in moto rettilineo uniforme rispetto al primo non banale, essenzialmente come
conseguenza dellesistenza in natura di una velocit limite (trasfornazioni di Lorentz).
Un cambiamento di coordinate implica ovviamente un cambiamento di base. Consideriamo ora un
vettore dello spazio ordinario. Cambiando base, cambiano necessariamente le sue componenti, sia
che il cambiamento di base si abbia come pura conseguenza di un cambiamento di coordinate sia che
esso sia dovuto a un cambiamento del sistema di riferimento. Il vettore resta in ogni caso lo stesso.
Da ci segue che le componenti del vettore devono variare in modo controvariante rispetto ai versori che formano la base, cio (ma qui il discorso dovrebbe farsi un po pi preciso) in modo inverso
rispetto a quello in cui varia la base. Il discorso si estende a tensori di ogni ordine (i vettori sono
tensori di ordine 1). Dopo lavvento della relativit ristretta, vettori e tensori devono essere vettori
e tensori di Lorentz; con questo si vuol dire che sotto una trasformazione di Lorentz le loro componenti devono variare controvariantemente rispetto ai vettori che formano una base nello spaziotempo di Minkowski. Essendo qui in gioco un cambiamento di sistema di riferimento, la richiesta
fisicamente significativa.
Campi gravitazionali non uniformi modificano la geometria dello spaziotempo di Minkowski, che
per rimane valida localmente. Vettori e tensori che rappresentano quantit fisiche devono appartenere a spazi lineari (piatti) tangenti alla variet spaziotemporale (spaziotempo di Minkowski incurvato dai campi), e devono quindi continuare a essere vettori e tensori di Lorentz.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

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Dato che un puro cambiamento di coordinate non implica nulla di fisico, la richiesta che si fa in relativit generale, che le leggi della fisica siano invarianti sotto cambiamenti di coordinate, i pi generali
possibili (principio di covarianza generale; il termine covarianza significa qui: tutti i termini dellequazione esprimente la legge variano nello stesso modo), di per s non implica immediatamente nulla
di fisico. Essa appare necessaria in generale: dovr essere lecito cambiare semplicemente il modo di
coordinatizzare una data regione spaziotemporale senza cambiare sistema di riferimento.
Fisicamente significativa certamente la richiesta che le leggi fisiche siano espresse come relazioni fra
vettori e tensori di Lorentz: si tratta pur sempre di una richiesta di controvarianza rispetto al modo in
cui si trasforma la base, ma in questo caso il modo in cui si trasforma la base fisicamente significativo. Come pure diventa fisicamente significativa la stessa richiesta di covarianza delle leggi quando
il cambiamento di coordinate (o di base) corrisponde a un cambiamento di sistema di riferimento.
Silvio Bergia, Dipartimento di Fisica, Universit di Bologna

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Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

UN PERCORSO SULLA RELATIVIT BASATO SU SEMPLICI ESPERIMENTI


Valter Giuliani
Master IDIFO, sede di Milano
Il percorso didattico qui illustrato stato progettato dallautore in qualit di corsista del Master
IDIFO. Esso stato revisionato dai docenti del Master IDIFO Anna De Ambrosis,Marco Giliberti
ed Olivia Levrini e sperimentato dallo stesso autore con 24 studenti di diverse citt italiane partecipanti alla Scuola Estiva di Fisica Moderna, tenutasi a Udine dal 23 al 28 luglio 2007. Durante
la sperimentazione con i ragazzi svolgevano la funzione di osservatori critici i docenti del Master
IDIFO Erica Bisesi e Gian Luigi Michelutti ed uno studente di un liceo locale, che ne hanno fatto la
valutazione. Non sono riportate per brevit le schede di lavoro per i ragazzi, impostate secondo una
strategia di laboratorio esplorativo e neppure lanalisi di dei dati di apprendimento. Sono invece
riportati alcuni esercizi significativi, redatti dallo stesso autore. Il percorso stato successivamente
sperimentato in due scuole lombarde.
Marisa Michelini
1. La proposta e le sue motivazioni.
Come stato evidenziato negli insegnamenti di teoria della relativit ristretta (TRR) di questo Master,
affinch gli studenti possano cogliere appieno i principi della TRR necessario porre estrema attenzione al significato dei vari termini e definizioni e quindi sottolineare il valore epistemologico del
ragionamento di Einstein. Ad esempio, non sempre viene messo in risalto il fatto che il nerbo della
teoria della relativit ristretta il principio secondo cui la velocit della luce c una velocit limite,
da cui discende la costanza della velocit della luce nel vuoto rispetto al moto del sistema di riferimento da cui misurata.
Per raggiungere questo obiettivo si ritiene efficace la presentazione di una serie di esperimenti facilmente riproducibili in un laboratorio scolastico. Le esperienze proposte, che riguardano le propriet
della velocit della luce - costanza, finitezza, isotropia, lessere una velocit limite, il suo ruolo come
fattore di conversione di unit di misura - sono ciascuna dettagliatamente descritte in una scheda dove,
oltre alla descrizione delle attrezzature e delle procedure vi anche la presentazione e la discussione
dei concetti, quesiti e problemi risolti e/o proposti.
Verr inoltre dato spazio ad una discussione dialogata su alcune tematiche centrali che sono state
anche oggetto dei dibattiti tra i corsisti nei forum.
Si pone in tal modo la relativit in una forma accattivante, coinvolgente e quindi pi facilmente comprensibile, in modo da condurre gli studenti verso una corretta riflessione, favorendone lintuizione.
La nuova teoria viene supportato dallesperienza diretta in grado, di fornire spessore e concretezza
ai concetti appresi.
2. Il Percorso
Fase1. Test dingresso. Viene proposto un questionario di ingresso allo scopo di verificare le conoscenze di partenza degli studenti per poterne tener conto durante lo sviluppo dellintervento. Il questionario anche oggetto di confronto con le conoscenze acquisite dopo lintervento. (tempo 0.5 h)
Fase 2. Esecuzione dei seguenti quattro esperimenti della durata di 1 ora ciascuno:
Misura della velocit di un segnale elettromagnetico in un cavo coassiale
Lesperimento di Michelson-Morley con le microonde
Guardiamo il cielo per tornare nel passato
I sensori antifumo rivelano la formula pi famosa della fisica
Fase 3. Attivit sullinvariante spazio-temporale con le macro Excel proposta dal corsista
Caporosso (tempo 1 h)
Fase 4. Questionario di uscita (tempo 1/2 ora)

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

3. Gli esperimenti
ESP
MISURA DELLA
DELLA VELOCITA'
DI UN
UN SEGNALE
SEGNALE ELETTROMAGNETICO
ESP 1.
1. MISURA
VELOCIT DI
ELETTROMAGNETICOIN
INUN
UN
CAVO
COASSIALE
CAVO COASSIALE
Concetto chiave: La velocit della luce una velocit limite, i segnali che trasportano
informazione hanno velocit minore di c

Introduzione
La velocit della luce nel vuoto, comunemente indicata con c, indipendente dalla
velocit relativa dellosservatore e della sorgente della radiazione e pertanto assume il
ruolo di costante universale della fisica, come la costante di gravitazione universale G, la
carica dellelettrone, la sua massa etc.
Secondo le attuali conoscenze c la velocit massima a cui pu viaggiare non soltanto la
luce ma anche ogni tipo di onda elettromagnetica e quindi in generale ogni tipo di segnale
in grado di trasportare energia e quindi informazioni.
Nella vita di tutti i giorni utilizziamo segnali a radiofrequenza che si propagano attraverso
un particolare tipo di cavo, noto come cavo coassiale. Basti pensare al segnale catturato da
unantenna ed inviato ad un televisore o ai cavi che collegano tra di loro pi personal
computer in rete e ad internet. Se pensiamo alle distanze dellesperienza quotidiana, i
segnali sembra propagarsi istantaneamente; per questo, pur ammettendo lesistenza di un
valore limite finito, i modi per misurare c non risultano affatto banali, dovendo stimare la
velocit di un segnale che percorre migliaia di chilometri al secondo.
Nellesperimento proposto verr inviato un segnale a radiofrequenza allinterno di un cavo
coassiale lungo qualche decina di metri per mostrare che fattibile una misura della sua
velocit anche su brevi distanze pur di utilizzare un oscilloscopio cio un dispositivo in
grado di visualizzare landamento nel tempo di rapidi segnali.
Scopo. Il postulato secondo cui la velocit della luce una velocit limite non direttamente
verificabile dal punto di vista sperimentale. In altre parole, sperimentalmente certo che la velocit
della luce nel vuoto sia uguale a c e che la luce non supera questa velocit; ma non esiste alcuna
prova sperimentale del fatto che nessun fenomeno fisico superi tale velocit. Quello che verr
mostrato che i segnale elettrici comunemente inviati in un cavo coassiale per scambiare
informazioni hanno una velocit minore di c.

Tematiche affrontate direttamente: c come velocit limite non solo della luce ma
anche dellenergia e quindi delle informazioni; linee di trasmissione; propagazione di
un segnale elettromagnetico nel vuoto, nellaria e in un mezzo materiale; riflessione e
assorbimento di unonda elettromagnetica;
Discussione dialogata sul perch importante distinguere tra costanza di c e il fatto che c sia
una velocit limite. La costanza della velocit della luce il fatto che la luce emessa da una
sorgente che si muove a velocit v rispetto a un osservatore P viaggia comunque rispetto a P a
velocit c, cio che la velocit della luce in qualsiasi sistema di riferimento inerziale sempre la
stessa. Questo, per, pur essendo assai strano, poich comporta che per la luce non vale la normale
somma delle velocit della fisica classica, non dimostra che c sia una velocit che non pu essere
superata; potrebbe ben essere che qualche fenomeno fisico viaggi a velocit superiore a c e se cos
fosse i principi della TRR, come quella della relativit della simultaneit perderebbero buona parte
del loro senso.
Workshop di Fisica Moderna. Udine 23 28 Luglio 2007 - Sperimentazione di Relativit Ristretta prof.Valter Giuliani
Attivit sperimentale: Misura della velocit di un segnale elettromagnetico in un cavo coassiale Scheda insegnanti

209

210

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Premessa
Che cos un cavo coassiale. Un cavo coassiale
formato da una coppia di conduttori metallici di forma
cilindrica, diversi tra loro isolati e disposti in modo tale
che luno si trova allinterno dellaltro. Il conduttore
interno pieno mentre quello esterno formato da una
treccia di fili (calza). I due conduttori per mantenersi
concentrici sono distanziati da materiale isolante. Il
conduttore esterno ricoperto da una guaina di materiale
term
oplas
tico di protezione.
Si consideri un generatore che eroga un
segnale di tensione variabile e dotato di
impedenza interna Zg collegato, attraverso
un cavo coassiale di impedenza
caratteristica Zo, ad un carico ZL. La
propagazione del segnale

Workshop di Fisica Moderna. Udine 23 28 Luglio 2007 - Sperimentazione di Relativit Ristretta prof.Valter Giuliani
Attivit sperimentale: Misura della velocit di un segnale elettromagnetico in un cavo coassiale Scheda insegnanti Pag.2

lungo il cavo avviene come una variazione del campo elettrico e magnetico che risultano
concatenati. Nel cavo, pertanto, si propaga unonda elettromagnetica che, dopo un certo
tempo, raggiunge il termine della linea. Se Zo z ZL si genera unonda riflessa che riattraversa
il cavo.
La velocit di un segnale in un cavo coassiale. La velocit del segnale erogato dal
generatore data dalla relazione:
1
v

HP

dove H e P sono, rispettivamente, la costante dielettrica e la permeabilit magnetica del mezzo


isolante che separa i conduttori. Tale materiale caratterizzato da una permeabilit P=Po,
dove Po la permeabilit magnetica del vuoto. Definendo la costante dielettrica del mezzo in
termini relativi Hr si ottiene:

PoH oH r

PoH o

Hr

Hr

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Materiale occorrente:

- Generatore di impulsi, ad esempio Philips


PM 5712 in grado di generare un segnale a
circa 1 MHz;

- Oscilloscopio digitale, ad esempio


Tektronix TDS 210 (larghezza di banda
100MHz)
- Connettore a T;

-Almeno 50m di cavo coassiale con


impedenza da 50 :, ad esempio RG 58;

-Potenziometro da 1000 :.

211

212

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Esecuzione dellesperimento Collegare il


generatore
di
impulsi
al
canale
1
dell'oscilloscopio ove si pone una connessione a
T e da questa si fa proseguire 50 metri di cavo
coassiale terminato con un potenziometro da
1000 :.
Come segnale selezionare unonda rettangolare
di frequenza pari a circa 1,8 MHz. Il singolo
impulso
si
presenta
allingresso
delloscilloscopio che lo visualizza e prosegue
lungo i 50 metri di cavo al termine del quale
incontra il potenziometro. Se il potenziometro
predisposto per unimpedenza diversa da quella
di 50 : del cavo si genera unonda riflessa che torna indietro dove viene visualizzata in
ritardo rispetto allonda incidente. Modificando il valore del potenziometro si ottengono
alcune immagini caratteristiche.
Misure. Si otterranno le seguenti schermate dell'oscilloscopio digitale se il generatore di
impulsi verr impostato nel seguente modo:
duration: 10 nanosecond; repetition time: 10 microsecondi; delay: 1 microsecondi. Il
Time/div dell'oscilloscopio dovr essere di 0.1 microsecondi.
Linea disadattata. Il segnale partito dal
generatore (a sinistra nell'immagine) stato
visualizzato dall'oscilloscopio ed proseguito fino
al termine della linea dove ha incontrato il
potenziometro la cui manopola stata ruotata in
modo da selezionare una resistenza minore di
quella da 50 : del cavetto. Si formata un'onda
riflessa, capovolta rispetto a quella di partenza,
che ha riattraversato il cavo fino all'ingresso dove
stata visualizzata.

Linea adattata. Quando il potenziometro assume


il valore di 50 : manca la riflessione.

213

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Linea disadattata. Se l'impedenza di carico


maggiore di 50 :, che l'impedenza del cavo
coassiale, si forma l'onda riflessa non capovolta.

Misurando a che distanza si trovano i due picchi stato possibile misurare il tempo intercorso fra i
due segnali. Utilizzando due cavi di lunghezza differente sono stati raccolti i seguenti dati:
lunghezza cavo (m)
50
80

distanza percorsa (m)


100
160

tempo (ns)
524
824

tempo (s)
5,240E-07
8,240E-07

velocit (m/s)
1,908E+08
1,942E+08

1.908 108  1.942 108


m
1.925 108
2
s
La costante dielettrica del mezzo isolante che separa i due conduttori vale:
vm

Hr

c
v

3 108

1.925 10

2.43

Considerazioni finali
Lesperienza ha permesso di stabilire che la velocit di un segnale elettromagnetico in un
cavo coassiale , circa, il 35% inferiore a quella della luce nel vuoto. Il suo valore dipende
dalla costante dielettrica dellisolante del cavo. Il valore ottenuto (2.4) per tale grandezza
mostra che il dielettrico utilizzato TEFLON. Si tratta di un ottimo isolante decisamente
migliore del PVC o del TPR, utilizzati nei cavi pi economici, che presentano una costante
dielettrica tra gli 8 e 15.
E stato, inoltre, mostrato che quando un generico carico deve essere connesso ad un
generatore, tramite una linea di trasmissione, importante adattare il carico alla linea. Se
limpedenza del carico non uguale a quella della linea si genera unonda riflessa la quale
assorbe una parte della potenza incidente sul carico.

214

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

ESP. 2 LESPERIMENTO
ESP.2
LESPERIMENTODELLINTERFEROMETRO
DELLINTERFEROMETRO DI
DI MICHELSON
MICHELSON CON
CON LE
LE
MICROONDE

MICROONDE
Lisotropia della luce ferma il vento detere

Scopo. Verr proposto agli studenti di montare e definire le condizioni di interferenza in un


interferometro di Michelson utilizzando le microonde. La relativamente grande lunghezza donda di tali
radiazioni (qualche cm) e la facile reperibilit dei componenti accessori (ad esempio la formica
utilizzata per rivestire le cucine un ottimo specchio separatore di fasci a microonde) rende
semplice e chiara la riproduzione semplificata della classica esperienza di M&M
Tematiche affrontate direttamente: il concetto di etere; isotropia della velocit della luce; fenomenologia delle
microonde; interferenza delle onde elettromagnetiche;

Introduzione Storica
Nel 1887, A Michelson (1852-1931) e il suo collaboratore Morley (1838-1923), tentarono di
misurare la velocit della Terra rispetto al sistema di riferimento fisso delletere, che era
immaginato essere una materia sottilissima come laria (etere in greco significa aria), che non
trasla n ruota, ma in grado soltanto di oscillare e vibrare localmente. Era proprio questa
capacit di vibrare che, fino a quel tempo, aveva permesso agli scienziati di spiegare la
propagazione delle radiazioni luminose.
Bench le prove dellesistenza delletere non fossero mai state oggetto di vere e proprie
misure sperimentali, il modello funzionava abbastanza bene. Anzi, sullipotesi delletere si
appoggiava tutta la teoria elettromagnetica di Maxwell, la quale dimostrava, in particolare, la
natura ondulatoria della radiazione ed era ormai accettata implicitamente da tutti gli scienziati,
al pari della meccanica newtoniana.
Michelson pens che fosse possibile losservazione delleffetto del movimento della Terra
rispetto alletere. Questultimo avrebbe dovuto causare un vento apparente che favoriva o
meno la propagazione della luce a seconda delle direzione.
Lidea di Michelson era la seguente:
a) quando la sorgente esterna alla Terra (per esempio una stella), la vibrazione luminosa creata
nel sistema di riferimento solidale con letere, e ci non comporta alcun cambiamento nel valore
della velocit di propagazione della luce;
b) se invece la sorgente luminosa solidale con la Terra, la luce emessa dovrebbe risentire del vento
detere, che la ostacolerebbe se la propagazione avvenisse contro vento mentre la favorirebbe in
caso di favore di vento.
Michelson e Morley usarono come apparecchio di misura un interferometro, cio uno strumento con
il quale era possibile misurare, attraverso la visione delle frange di interferenza di due raggi luminosi,
il ritardo causato da due cammini ottici differenti. Lo schema semplificato dellapparato sperimentale
riportato nella figura a fianco. I due raggi arrivano al rivelatore in istanti differenti, a causa del
diverso percorso, causando una classica figura dinterferenza dovuta al loro sfasamento. Anche il
vento detere contribuisce a tale sfasamento ma solo nella direzione di spostamento della Terra. Gli
scienziati prevedevano che ruotando lapparato di 90o (ossia cambiando il ruolo di ciascun raggio) si
dovesse osservare un cambiamento della figura dinterferenza, cosa che per non avvenne, mettendo
in evidenza leffettiva inconsistenza dellipotesi delletere.

215

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Figura 1

Materiale occorrente
Per realizzare un interferometro di Michelson con un fascio a microonde occorre poter
disporre di un sistema per ottica delle microonde, ad esempio quello della Pasco: il sistema
pensato per produrre in dimensioni diciamo pi maneggevoli i fenomeni tipici dellottica
ondulatoria, normalmente difficili da indagare. Il cuore del sistema e un emettitore a 10.525
GHz e il relativo ricevitore di sensibilit regolabile e gli accessori che consentono di creare
con semplicit riflessioni, rifrazioni, polarizzazioni diffrazioni e interferenze.
Fig. 2 Trasmettitore con antenna a tromba
(horn). Nel trasmettitore viene impiegato un
particolare circuito a semiconduttori (diodo Gunn),
il quale lavora alla frequenza di 10,7 GHz ed ha una
potenza di 2 mW; il segnale a microonde
polarizzato linearmente con la direzione della
componente elettrica del campo coincidente con la
direzione del diodo. Il supporto del trasmettitore
essendo rotante permette di variare in modo
continuo langolo di polarizzazione del fascio
emesso.

Fig. 3 Ricevitore con antenna a tromba (horn).


Nel ricevitore viene utilizzato, quale dipolo lineare
rilevatore, un diodo Schottky collegato ad un
amplificatore e ad un microamperometro. Anche il
supporto del ricevitore ruotabile: un disco
goniometrico permette la misura dellangolo di
rotazione. Il trasmettitore e il ricevitore possono
scorrere su aste metriche collegate al centro da una
piattaforma ruotabile dove possibile collocare su
un supporto magnetico diversi accessori.

216

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Lapparecchiatura deve essere disposta come nellimmagine seguente:

Figura 4 Interferometro di Michelson realizzato (sopra) e relativo schema di principio (sotto) nella sua versione che
utilizza microonde. Si compone, oltre che del trasmettitore e del ricevitore, di altri tre elementi disposti su un tavolo: un
divisore di fascio (o lamina separatrice) costituito da un pannello di formica, e due schermi metallici che sono riflettenti
alle microonde. Lo schermo di destra mobile in modo da poter variare la distanza relativa rispetto al divisore.

Funzionamento dellinterferometro
Il funzionamento dellinterferometro il seguente. La sorgente di microonde (trasmettitore) invia
sul divisore di fascio (lamina separatrice) sotto incidenza di 45 gradi, un fascio di microonde. Il
divisore sdoppia questo fascio in due parti di uguale intensit, il fascio riflesso B che va a riflettersi
sullo schermo fisso e torna verso la lamina, e il fascio rifratto A che va a riflettersi sullo schermo
mobile e torna indietro ugualmente verso la lamina. Ciascuno dei due fasci di ritorno va a sdoppiarsi a
sua volta sulla lamina in modo che dallapparecchio escano quattro fasci che a due a due si
sovrapporranno. Due fasci andranno verso il trasmettitore e gli altri due verso il ricevitore. Lo stato di

217

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

interferenza osservato dipende essenzialmente dalla differenza del cammino tra i percorsi del fasci A e
B dal punto in cui si separano sulla lamina fino al punto in cui si ricongiungono di nuovo sulla lamina
medesima.
Si pu mostrare che, se le lunghezze dei due cammini ottici seguiti dai fasci A e B sono uguali le
vibrazioni dei fasci che vanno verso il trasmettitore sono in accordo di fase e le loro ampiezze si
sommano. Nelle stesse condizioni, i fasci che si dirigono verso il ricevitore sono in opposizione di fase
e le loro ampiezze si sottraggono. Valutiamo queste ampiezze ricordandoci che le intensit sono
proporzionali ai quadrati delle ampiezze: designiamo con a lampiezza delle vibrazioni del fascio
incidente e con I a 2 lintensit corrispondente. Siccome la lamina ha un potere riflettente del 50 %,
ognuno dei due fasci A e B trasporta la met dellintensit luminosa, e le vibrazioni rispettive avranno
ampiezza a / 2 . Ciascuno dei quattro fasci in uscita corrisponder dunque a unampiezza:

a
2 2

a
2

Verso il ricevitore, dove c accordo di fase si osserver dunque unampiezza risultante:

a a

2 2

mentre verso il ricevitore dove c opposizione di fase, osserveremo unampiezza risultante:

a a

2 2

In altri termini, quando i cammini dei due tratti A e B sono esattamente uguali, tutta lintensit del
fascio a microonde (tutti i fotoni) entrato nel separatore ritorno verso il trasmettitore. Il ricevitore non
registra alcun segnale. Ma basta spostare lo schermo mobile della distanza O / 4 0, 7 cm , dove O
la lunghezza donda delle microonde, per allungare il cammino corrispondente andata-ritorno di
O / 2 e per invertire il fenomeno dinterferenza. In questa nuova disposizione saranno le vibrazioni dei
fasci diretti verso il ricevitore che saranno in accordo di fase. Stavolta tutta lintensit luminosa sar
registrata dal ricevitore.

Esecuzione dellesperimento
-

Collocare lapparecchiatura come in fig. 4. Porre particolare attenzione alla disposizione della las
separatrice la quale dovr essere ruotata fino a quando il ricevitore colga il massimo segnale emes
dal trasmettitore.
Spostare lo specchio metallico mobile fino ad ottenere due massimi successivi e misurare la distan
fra le due posizioni dello specchio.

Esercizio. Si assuma che la velocit della Terra attraverso letere coincida con la sua velocit orbitale
( v 30 Km / s ), cosicch v 104 c . Consideriamo linterferometro descritto precedentemente in cui
i bracci siano lunghi ciascuno 70 cm ed un braccio sia nella direzione del moto della Terra attraverso
letere. Calcolare la differenza nel tempo necessaria perch i due fasci di microonde uscenti dal
divisore percorrano ciascuno dei due bracci.
Risoluzione
Per il braccio A, il tempo necessario perch la luce raggiunga lo specchio A si ottiene dividendo la
lunghezza del cammino lA per la velocit della luce, la quale in base alle trasformazioni galileiane
delle velocit c-v. Al ritorno, la lunghezza del cammino ancora lA, ma ora la velocit c+v, per cui
il tempo totale del viaggio di andata e ritorno :

tA

lA
l
 A
cv cv

2 lA c
c2  v2

2l A / c

1 v / c

218

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Da notare che il tempo necessario per compiere unandata e un ritorno maggiore di un fattore
1/(1  v 2 / c 2 ) di quello che si avrebbe se letere fosse ferma. Come mai il vento pur aiutando in una
parte del percorso nello stesso modo in cui ritarda nellaltra, il tempo necessario a compiere unandata
e un ritorno non uguale a quello che si ha in aria calma?
Per viaggiare lungo laltro braccio un raggio deve essere diretto in modo tale che il vettore della sua
velocit risultante (velocit rispetto alletere pi velocit delletere rispetto allinterferometro) sia
perpendicolare al braccio A. Ci fornisce una velocit pari a c 2  v 2 per entrambe le direzioni
rispetto al cammino lB, cos che il tempo per il viaggio di andata e ritorno :

tB

2 lB
c v
2

2lB / c
1 v / c

Anche ora un risultato che pu lasciare perplessi: da notare che il tempo necessario per compiere
unandata e un ritorno maggiore di un fattore 1/(1  v 2 / c 2 )1/ 2 di quello che si avrebbe se letere
fosse fermo.
Se assumiamo

v
 1 , i tempi tA e tB possono essere sviluppati in serie troncata al primo ordine in
c

v
e si pu cos valutare la differenza fra i due tempi.
c

tA |
't |

2l A v 2
1 
c c2

tB |

2lB
v2
1  2
c 2c

2 l A  lB 2l A v 2 lB v 2

 3
c
c3
c

2
v2
l A  lB  3 2lA  lB
c
c

104 c 2 0, 70  0, 70
2


0,
70
0,
70




c
c3
108 c 2
108
0, 70
0, 70 0, 23 1016 s
3
c
3 108
2

La variazione osservabile del fenomeno dellinterferenza data dal rapporto


dellonda elettromagnetica utilizzata.

't
ove T il periodo
T

219

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Fascio di luce:

f | 1015 Hz T | 1015 s

't 2,3 1017


|
1015
T

2,3 102

f | 1010 Hz T | 1010 s

't 2,3 1017


|
1010
T

2,3 107

Fascio di microonde:

evidente che pi facile osservare le eventuali variazioni nella figura di interferenza se si utilizza la
luce rispetto alle microonde.
Da notare che il ritardo 't previsto in base allipotesi del vento detere troppo piccolo per essere
misurato direttamente, anche con gli strumenti che sono a disposizione al giorno doggi. Per tale
motivo Michelson e Morley non utilizzarono linterferometro nella disposizione semplice come quella
mostrata ma sue varianti, in una delle quali i bracci erano lunghi 11 metri e il percorso di andata e
ritorno del fascio di luce (monocromatico proveniente da una lampada ai vapori di sodio) veniva
ripetuto quattro volte con lutilizzo di specchi aggiuntivi.

Discussione dialogata sul ruolo dellesperimento di M&M e pi in generale sul ruolo

dellesperimento e della teoria nello sviluppo della fisica


E stato messo in evidenza come nei libri di testo si d una preferenza non meritata allesperimento
di M&M; Einstein disse che nel periodo in cui scrisse il suo lavoro sulla TRR (1905) non aveva mai
sentito parlare dellesperimento.
Posto come base per lesposizione della TRR, lesperimento di M&M introduce inevitabilmente
letere. Ma oggi sappiamo che un tale mezzo non necessario, e da un punto di vista metodologico
da qui che bisogna partire. Non c alcun bisogno di tornare indietro allatmosfera intellettuale della
fine del secolo scorso dove letere svolse un ruolo preponderante nelle concezioni fisiche del XIX
secolo. Fu proprio il concetto di etere che sugger a Maxwell lidea dellesperimento condotto infine
da M&M.
Non ritenete che una convinzione errata che pu avere avuto il suo peso in un certo stadio dello
sviluppo della scienza deve essere definitivamente scartata? Quando Galileo enunci il principio di
inerzia, scart immediatamente la dottrina di Aristotele, secondo cui il moto doveva essere
costantemente mantenuto da una forza. La TRR inizi con il rifiuto del moto assoluto e delletere. Ma
se oggigiorno nessuno riprende le dottrine di Aristotele nellesporre la meccanica, perch bisogna
ricorrere alletere per spiegare la TRR nelle scuole e nelle universit?
Einstein, in merito al ruolo dellesperimento e della teoria nello sviluppo della fisica, scrisse:
Con la teoria della relativit ci si avvicina di pi allo scopo scientifico per eccellenza, che di
abbracciare per deduzione logica, a mezzo di un minimo di ipotesi e di assiomi, un massimo di
contenuto sperimentale. In questo modo, il pensiero che, partendo dagli assiomi, penetra il
contenuto delle esperienze o verifica le proprie conclusioni, diventa sempre pi logico e sottile.
Nella ricerca delle teorie, il teorico forzato a lasciarsi guidare sempre pi da formulazioni
puramente matematiche perch il fisico sperimentale in quanto tale non pu elevarsi fino a questi
domini della pi alta astrazione. Al posto del metodo prevalentemente induttivo della scienza, che
corrisponde alla giovinezza di questa, appare, brancolante la deduzione. Ma un tale edificio
teorico deve essere estremamente perfezionato fin nei pi piccoli particolari per poter condurre a
risultati paragonabili con quelli dellesperienza. Senza dubbio, anche qui, il fatto sperimentale la
guida onnipossente; ma il suo verdetto non applicabile che basandosi su un lavoro potente e
delicato, che ha in primo luogo stabilito i vincoli fra gli assiomi e gli effetti verificabili.
E evidente come per Einstein la fisica non si pu restringere ai risultati sperimentali. La fisica
impossibile senza la teoria che si usa per sistemare e spiegare i vari fenomeni naturali sulla base di un
piccolo numero di leggi fondamentali. Quando il materiale sperimentale si accumula, appare una
teoria a spiegare un insieme specifico di fenomeni.

220

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Mi chiedo in che modo esperimento o una serie di esperimenti possa confermare o rifiutare una teoria.
Siete daccordo con le seguenti regole:
a) Ovviamente si devono, in primo luogo, eliminare gli esperimenti sbagliati, che possono sempre
capitare; in ultima analisi si dimostra sempre la loro infondatezza.
b) Se almeno un singolo esperimento corretto, condotto entro i limiti di validit di una data teoria,
contraddice quella teoria, la teoria deve considerarsi sbagliata.
c) Come prova di una teoria o di una legge non c un numero di esperimenti in accordo con la
teoria che possa essere considerata come prova definitiva.

ESP. 33 GUARDARE
GUARDAREIL
ILCIELO
CIELO PER
PER TORNARE
TORNARE NEL
ESP.
NEL PASSATO
PASSATO
Concetto chiave: La velocit della luce ha le dimensioni fisiche necessarie per trasformare un
tempo in una distanza
Scopo. Il fatto che la velocit delle onde elettromagnetiche e quindi della luce sia finita, vale a dire
che luce impieghi un certo intervallo di tempo per andare dalloggetto osservato allosservatore,
permette agli astronomi di osservare tutte le fasi dellevoluzione dei corpi celesti guardando
semplicemente nello spazio e quindi indietro nel tempo. Da questa constatazione si evidenzia come
spazio e tempo possano essere misurate con le stesse unit di misura e quindi la possibilit di
definire uno spazio-tempo caratterizzato dalla sua distanza invariante. Viene proposta la
determinazione dellinvariante tra due eventi per due osservatori che condurr alla formula della
dilatazione temporale. La formula delle contrazioni delle lunghezze verr proposto con il il metodo
dello spostamento del regolo suggerito durante lInsegnamento di TRR.
Tematiche affrontate direttamente: la velocit della luce come fattore di conversione tra le unit di misura
dello spazio e del tempo; lo spazio-tempo; lintervallo spazio-temporale; dilatazione dei tempi; contrazione delle
lunghezze.

Una prima fondamentale considerazione. Ogni volta che osservo il cielo come se mi sedessi
allinterno di una macchina del tempo e questo grazie alla finitezza della velocit della luce!

Qual la professione che vi permetter di


viaggiare nel tempo? Lastronomo.
Il fatto che la velocit delle onde elettromagnetiche e
quindi della luce sia finita, vale a dire che luce impieghi un
certo intervallo di tempo per andare dalloggetto osservato
allosservatore, costituisce un grande vantaggio per gli
astronomi. Permette loro di osservare tutte le fasi
dellevoluzione delle stelle e delle galassie guardando
semplicemente nello spazio e indietro nel tempo. Tutti i tipi
di fenomeni che sono avvenuti dalla nascita delluniverso
fino ad ora possono effettivamente essere osservati in
qualche punto del cielo. Per andare dalla luna alla Terra,
la luce impiega circa i secondo, e quindi, in ogni momento,
noi vediamo la Luna come era 1 secondo prima.
Analogamente, vediamo la stella pi vicina e luminosa
come essa era cinque anni fa, quella pi debole come
era 300 anni fa e con i pi potenti telescopi possiamo
vedere le galassie come erano milioni o miliardi di anni fa.

221

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Lo spazio e il tempo nella stessa unit

Spesso descriviamo le distanze che ci separano dalle stelle o dalle galassie in unit di
tempo. Infatti misuriamo queste distanze in anni-luce. Un anno-luce pari alla distanza che la
luce percorre in un anno. Insieme con lanno-luce di distanza trascorre un anno di tempo.
Quindi, spazio e tempo sono misurati con la stessa unit di misura: lanno. Dal nostro punto di
vista quotidiano un anno-luce di spazio piuttosto grande, quasi 10000 milioni di milioni di
metri: 1 anno-luce= 0.946 *1016 metri. Ci nonostante, si tratta di ununit di misura
conveniente per misurare la distanza tra stelle. Per esempio, la stella pi vicina al sole,
Proxima Centauri, dista da noi 4.28 anni-luce. Ognuna delle comuni unit di misura per lo
spazio o per il tempo pu essere usata come lunit comune per spazio e tempo. Possiamo
misurare lo spazio nella stessa unit: il secondo-luce. La luna a 1 secondo-luce e il nostro
Sole a 499 secondi-luce (o, pi semplicemente, 499 secondi = 8.32 minuti) di distanza dalla
Terra. In tutti i casi la velocit della luce il fattore di conversione tra le unit di misura
dello spazio e del tempo. Quindi in natura, lo spazio e tempo formano ununit: lo spaziotempo!
Completa la seguente tabella
Tempo in secondi di percorrenza
della luce

Tempo in metri

Inviare un sms ad un amico


distante 600 Km
Lampo di luce (flare) emesso
dal Sole che giunge sulla Terra
Lampo di luce laser riflesso
dalla Luna

Quando il tempo e lo spazio vengono misurati nella stessa unit (metro, secondo, anno,..) nello
spazio-tempo lespressione per il quadrato dellintervallo spazio-temporale tra due eventi un
invariante e assume la seguente forma:
(1)

int ervallo tra due eventi

o tempo proprio

dis tan za temporale  dis tan za spaziale


2

't 2  'x 2

Da notare che linvarianza spazio-temporale evidenzia lunit dello spazio e del tempo ma
conserva contemporaneamente, grazie al segno meno della (1), la distinzione tra i due.
Quindi corretto dire che il tempo e lo spazio sono parti inseparabili di ununit pi ampia.
Esbagliato affermare che lo spazio e il tempo sono identici nello loro caratteristiche.

Esercizio

Una particella D che si muove rispetto allaula con una velocit pari a di quella della luce
attraversa due contatori Geiger che distano tra di loro 2 metri. Gli eventi 1 e 2 sono costituti
dai passaggi attraverso i contatori. Quali sono le distanze spaziale e temporale tra i due eventi
nellaula e nel sistema della particella, espresse in metri?
Nel sistema dellaula la distanza spaziale di 2m. La luce impiegherebbe 2 metri di tempo
per percorrere lo spazio tra i due rivelatori, perci la particella impiega allora:

222

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

2 metri /(3 / 4)

2.67 metri di tempo

int ervallo spazio  temporale

sistema aula

(2)

2.67  2
2

3.13 m 2

Nel sistema della particella poich i due eventi accadono nella posizione occupata dalla
particella, lo spostamento spaziale tra i due eventi nullo. Pertanto lintervallo tra i due eventi
(il tempo proprio) nel sistema della particella uguale al tempo che intercorre tra i due eventi:
int ervallo spazio  temporale

sistema particella D

(3)

dis tan za temporale

Poich lintervallo spazio temporale uninvariante, uguagliando la (1) e la (2) si ottiene:

dis tan za temporale particella

dis tan za temporale particella

3.13 m 2
3.13 1.77 metri di tempo

't ' = 1.77 metri di tempo lintervallo di tempo (tempo proprio) tra i due eventi misurato da
un orologio connesso con la particella beta, cio posto in un certo luogo nel riferimento in cui
la particella a riposo. Invece 't = 2.67 metri di tempo lintervallo di tempo nel riferimento
dellaula dove la particella in movimento e qui lintervallo di tempo (non proprio) risulta pi
grande vale a dire che gli orologi in movimento sembrano andare pi lentamente. E facile
verificare che:
(4) 't

't '
v
1
c

Poich sempre 't ! 't ' la (4) nota come legge di dilatazione dei tempi.
Per presentare la formula della contrazione delle lunghezze si utilizzer il metodo del regolo
proposto nellInsegnamento di TRR. Una possibile scorciatoia, che per potrebbe presentare
delle insidie didattiche potrebbe essere la seguente.
Ci si domanda ora qual la distanza percorsa dalla particella D nel tempo proprio. Se fossimo
connessi con la particella, la distanza di tra i due contatori ci apparirebbe pi corta poich
laula si muove con una velocit 3 / 4 c rispetto a noi (alla particella). Effettivamente
misureremmo la distanza:

(5) d '

v
d 1
c

E quindi d = 1.32 m
Il tempo trascorso nel percorrere questa distanza :

223

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

d ' /(3 / 4)c 5.87 109 s 1.77 metri di tempo luce


Che esattamente il tempo proprio nel riferimento della particella.
E stato cos verificato che vale sempre la reciprocit, oppure se volete la relativit tra due
osservatori. Se l'osservatore che si trova nellaula verifica l'arrivo della particella nel secondo
contatore anche l'osservatore solidale con la particella deve confermare che la particella sar
in grado di raggiungere il secondo contatore. Per tale osservatore la distanza percorsa
dallaula in avvicinamento data dal prodotto della sua velocit e del tempo di vita proprio.
Necessariamente la distanza iniziale tra i due contatori deve "contrarsi" fino a divenire pi
piccola del valore precedente, affinch la particella possa raggiungere il secondo contatore.

FUMO RIVELANO
RIVELANOLA
LAFORMULA
FORMULAPIU
PIFAMOSA
FAMOSADELLA
DELLA
ESP. 4 IIRIVELATORI
RIVELATORI DI FUMO
FISICA
Concetto chiave. Il quadrato della velocit della luce converte lenergia dalle unit convenzionali
a quelle di massa.
Scopo. Alcuni rivelatori di fumo sono basati su una piccola capsula di americio (Am-241). Questo
isotopo presenta una bassa radioattivit che tuttavia facilmente rilevabile con un semplice ed
economico contatore geiger. Viene proposto lo studio di questo fenomeno di decadimento radioattivo
2

per verificare la famosa relazione relativistica E mc . Vengono anche fatti dei cenni al quadrivettore
enermoto, in particolare al ruolo svolto dalle sue componenti.

Tematiche affrontate direttamente: decadimenti radioattivi; il ruolo della velocit della luce nella
conversione dellenergia dalle unit convenzionali a quelle di massa. Quadrivettore enermoto.
Invarianza della massa, non invarianza dellenergia.

Alcuni rivelatori di fumo sono basati su una piccola capsula di americio (Am-241) posta tra due
lamelle metalliche alimentate in corrente continua. In questo modo lamericio emette delle particelle
che ionizzano laria, rendendola conduttiva. In presenza di particelle di fumo, che penetrano
allinterno della camera ionizzata del sensore, la corrente generata dallamericio subisce una
variazione - a causa dellaumento della densit dellaria - che viene rilevata da appositi circuiti del
rivelatore attivando il sistema di allarme.

Rivelatore di fumo

Capsula di americio

Quando un nucleo decade emettendo una particella alfa 24 He , perde due protoni e due neutroni. Di
conseguenza il suo numero atomico, Z, diminuisce di 2 e il suo numero di massa diminuisce di 4. In

224

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

questo processo la somma dei numeri atomici del membro di destra uguale al numero atomico del
membro di sinistra e un analogo comportamento hanno i rispettivi numeri di massa.
241
95

Am o

237
93

Np  24 He  5.63 MeV

Durante il processo di decadimento una piccola frazione della massa dellamericio - data dalla
differenza tra la sua massa e la somma delle masse del 237
93 Np e della particella alfa - si trasformata in
5.63 MeV di energia.
Il quadrivettore enermoto
Da notare che lenergia e la massa non sono la stessa cosa, tuttavia possono essere espresse con le
stesse unit di misura. Non soltanto lenergia ma anche la quantit di moto pu essere con la stessa
unit di misura: quella della massa. Le tre grandezze: energia, quantit di moto e massa sono inglobate
in un unico quadrivettore, lenermoto, che ha quattro componenti. In un dato SRI le tre componenti
spaziali descrivono la quantit di moto della particella. La parte temporale uguale allenergia. La
massa il modulo di tale quadrivettore.
Le quattro componenti dellenermoto di un corpo in movimento dipendono dal sistema in cui lo
guardiamo: in un sistema possono essere enormi, e in un altro piccole. In particolare in un sistema di
riferimento che si muove con loggetto la componente temporale dellenermoto - e quindi lenergia di
un oggetto - assume il valore minimo possibile, che uguale alla massa stessa delloggetto. Pertanto
lenergia di un oggetto, espressa nelle unit convenzionali, ha il suo valore mc 2 solo quando
quelloggetto viene misurato in un sistema in cui esso in quiete, in tal caso si parla di energia a
riposo. In tutti gli altri SRI lenergia di un oggetto maggiore della sua energia a riposo. Concludiamo
che lenergia di una particella non uninvariante (e neppure la quantit di moto).

Esercizio. Determinare lenergia liberata nel processo di decadimento dellamerico e stimare


kla velocit della particella alfa emessa in tale decadimento sapendo che:
m 241
95 Am

241,056822 u

1u 1, 660540 10

27

m 237
93 Np

237,048166 u

m 24 He

4,002603 u

Kg

La differenza tra la massa finale del sistema e la massa iniziale :


'm

241, 056822  237, 048166  4, 002603 u 0.00605275u


931.5 MeV / c 2 2
'm c 2 0.00605275u
c 5.63 MeV
1u

Questa considerevole appare sotto forma di energia cinetica del nucleo figlio e della particella
alfa che si muovono in direzioni opposte. Poich non ci sono forze esterne coinvolte nel
processo di decadimento la quantit di moto del sistema si conserva. Ponendo lindice 1 per il
nucleo del 237
93 Np e lindice 2 per la particella alfa, la condizione per la conservazione della
quantit di moto :
m1v1

m2 v2 o v2

m1
v1
m2

Quindi la particella alfa ha la velocit maggiore, ma questo non vuol dire che sicuramente
avr anche lenergia cinetica maggiore, poich le due masse sono notevolmente diverse.

225

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

E2

1
m2 v22
2

1 m1
m2 v1
2 m2

m 1
1
m1v12 1 ! m1v12
2
m2 2

237
E1 | 59 E1
4

E2

La velocit della particella alfa :


v

2 E2
m

2 5 106 1.6 1019


4 1 67 1027

2.4 1014 | 1.5 107

m
s

5% c

Discussione dialogata su fisica classica e relativit: in particolare sulla seguente affermazione


Solitamente si ritiene che nello studio di un fenomeno fisico il fatto di utilizzare la meccanica classica
o quella relativistica sia soltanto un problema di velocit dei corpi che partecipano al fenomeno. Non
ritenete che questo esperimento metta ben in evidenza come la teoria einsteiniana non descriva
soltanto fenomeni nei casi limite delle alte velocit, ma che giunga a delle conclusioni che non sono
possibili nellambito della meccanica classica? Consideriamo, per esempio, lesistenza dellenergia a
riposo di un corpo. Ora non pi lecito affermare come fanno alcuni libri - specialmente i pi vecchi che
la
meccanica
relativistica
comprende
quella
classica
senza
falsificarla.

226

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

DALLA POLARIZZAZIONE AL PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE


Alberto Casellato
Master IDIFO, sede di Udine
Il percorso didattico qui illustrato stato progettato dallautore in qualit di corsista del Master
IDIFO, in collaborazione con Alberto Stefanel. Esso stato revisionato da me e dallo stesso Stefanel
e sperimentato dall'autore con 25 studenti di diverse citt italiane partecipanti alla Scuola Estiva di
Fisica Moderna, tenutasi a Udine dal 23 al 28 luglio 2007. Durante la sperimentazione con i ragazzi
svolgevano la funzione di osservatori critici i docenti del Master IDIFO Riccardo Giannitrapani,
Luca Marinatto ed Alberto Stefanel ed uno studente di un liceo locale, che ne hanno fatto la valutazione. Non sono riportate per brevit le schede di lavoro per i ragazzi, impostate secondo lapproccio alla meccanica quantistica di Giancarlo Ghirardi dellUniversit di Trieste (Ghirardi 1997, Ghirardi et al 1997) ed una strategia di Inquiry Learning, messe a punto dallUnit di Ricerca in Didattica della Fisica dellUniversit di Udine.
Marisa Michelini
1. Obiettivi
Lobiettivo disciplinare del percorso didattico quello di proporre unintroduzione alla meccanica
quantistica focalizzata sui nodi concettuali della teoria, sottolineandone il distacco drastico e insanabile dalla fisica classica. Ci si propone anche di introdurre in modo semplice il formalismo, evidenziandone gli aspetti concettuali in esso impliciti. Si tratta quindi di un percorso che si discosta sensibilmente dalla trattazione generalmente adottata nella quasi totalit dei libri di testo, in genere proposta in classe e focalizzata sulla cosiddetta Old Quantum Theory.
2. Impostazione disciplinare
La trattazione e lapproccio non si discostano sensibilmente dalla proposta di Udine (Ghirardi et al
1997; Michelini, Stefanel 2004). A partire dagli esperimenti con i filtri polaroid, si propone di interpretarli nel caso di bassa intensit. Le ipotesi interpretative, in grado di rendere conto dei risultati
sperimentali, vengono sottoposte a verifica, confrontando ipotesi da esse dedotte e esiti sperimentali
di ulteriori esperimenti. Si passa ad introdurre una nuova interpretazione in grado di rendere conto
dei vari fenomeni, che risulta in contrasto con la fisica classica. Si introducono a questo punto gli
strumenti formali della teoria che permettono di descrivere matematicamente la nuova situazione per
giungere poi al principio di sovrapposizione.
Rispetto alla proposta di Udine vi sono comunque delle differenze:
1. non si ritenuto (anche per motivi di tempo) di svolgere la parte sperimentale (studio dellassorbimento della luce da parte dei filtri e verifica della legge di Malus);
2. si preferito separare e trattare in due momenti distinti, gli esperimenti fatti con i filtri polaroid
da quelli fatti con i cristalli birifrangenti;
3. si ritenuto di introdurre da subito il formalismo di Dirac
4. si dato spazio ai paradossi che il principio di sovrapposizione porta nel caso lo si applichi a
sistemi macroscopici (come guida si utilizzato leccellente libro di Ghirardi (1997).
3. Collocazione
Lattivit stata svolta nel work-shop in presenza svoltosi a Udine nel luglio 2007. Il gruppo di 25
studenti era composto da ragazzi interessati e di buona preparazione, ma piuttosto disomogenei per
provenienza. Questo ha comportato la necessit di riaggiustare i tempi preventivamente progettati.

227

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

4. Il percorso concettuale
4.1. Primi esperimenti coi polaroid, polarizzazione della luce e legge di Malus.

a - Si appoggia un polaroid sulla lavagna luminosa e si osserva una diminuzione dellintensit. Si fa


poi osservare che lintensit non dipende dallorientazione del polaroid. La diminuzione dellintensit dovuta a due cause:
i) assorbimento della luce da parte del polaroid che non un filtro perfetto
ii) il polaroid non lascia passare tutta la luce ma solo quella che gode della propriet di essere polarizzata parallelamente alla direzione permessa del polaroid (non necessario sapere in che cosa
consista la polarizzazione della luce, basta solo riconoscerla operativamente come propriet)
Visto che ruotando il polaroid lintensit luminosa non varia significa che la luce emessa dalla lampada del proiettore non polarizzata (pi precisamente potremmo dire che costituita dalla sovrapposizione di raggi luminosi aventi varie polarizzazioni). Diremo che la luce polarizzata verticalmente (orizzontalmente) se supera un polaroid con direzione permessa verticale (orizzontale).
b - si sovrappone, al primo, un secondo polaroid e si osserva che lintensit luminosa diminuisce
allaumentare, da 0 a 90, dellangolo formato dalle direzioni dei due polaroid secondo la legge
empirica, detta legge di Malus:
I=I0 cos2
dove I lintensit della luce che emerge dal secondo polaroid, I0 lintensit della luce che emerge
dal primo, mentre langolo formato tra le direzioni permesse dei due polaroid.
Quando i due polaroid sono ortogonali luno allaltro (polaroid incrociati) si osserva che non vi
passaggio di luce; si pu gi trarre una prima conclusione: una raggio di luce che in grado di attraversare un polaroid orizzontale non pu poi attraversare un polaroid verticale. Pi precisamente: un
raggio di luce polarizzato orizzontalmente non pu, contemporaneamente, essere polarizzato anche
verticalmente, possibilit questa che a priori non si poteva escludere.
Sempre in base allesperimento si pu per concludere anche che di un fascio di luce, con polarizzazione orizzontale, una parte di esso viene trasmessa da un altro polaroid non verticale.
c - Si interpone, tra due polaroid incrociati, un ulteriore polaroid e si osserva che vi passaggio di luce
e che lintensit presenta un massimo quando il terzo polaroid posto a 45, rispetto ai primi due
incrociati. Si richiede agli studenti di interpretare il fenomeno alla luce della legge di Malus.
La legge di Malus permette, infatti, di spiegare questo fenomeno allapparenza singolare. Dato che
i primi due filtri sono inclinati di 45 luno rispetto allaltro secondo la legge di Malus, lintensit
della luce che emerge dal secondo polaroid sar:

dove I1 lintensit della luce uscente dal primo polaroid mentre I2 lintensit della luce che emerge
dal secondo. Applicando nuovamente la legge di Malus al secondo e terzo polaroid si ha:

4.2. La legge di Malus nel caso di fotoni singoli e sua interpretazione

La luce pu essere pensata come costituita da grumi di energia che convenzionalmente vengono
chiamati fotoni. Lesistenza dei fotoni viene assunta come evidenza sperimentale. Come la luce,
anche i fotoni sono polarizzati ed inoltre lintensit di un fascio luminoso dipende dal numero di
fotoni.
Con il termine di esperimenti a singolo fotone, si intendono quegli esperimenti in cui il fascio luminoso ha unintensit cos bassa che i fotoni arrivano sul filtro uno alla volta. Questi esperimenti, anche
se effettivamente effettuati, sono stati comunque introdotti come esperimenti ideali. Essi hanno evidenziato ancora la validit della legge di Malus. Tale legge, tuttavia, deve essere interpretata in modo
diverso. Ma come?

228

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Si suppone di inviare un fascio di singoli fotoni incidente su un polaroid verticale. Per quanto detto
i fotoni che escono sono tutti polarizzati verticalmente. Si pu dire che questi fotoni possiedono la
propriet di essere polarizzati verticalmente, e che per comodit si pu indicare con il simbolo . Si
fa ora incidere il fascio di fotoni polarizzati verticalmente su un polaroid che ha una direzione permessa che forma un angolo con la direzione verticale. Osserveremo che il numero N di fotoni che
supera il polaroid sar:
N =N cos2
dove N il numero di fotoni incidenti. Questa relazione va interpretata nel seguente modo: il numero
cos2 (numero intero minore di 1) rappresenta la probabilit che un fotone polarizzato verticalmente
riesca a superare il secondo polaroid. Ogni volta che un fotone colpisce il secondo polaroid non
possibile stabilire con certezza se riuscir ad attraversare il polaroid o meno. Tutto ci che si pu
calcolare la probabilit che ci avvenga. Questo fatto fa emergere una prima e profonda differenza
fra la meccanica quantistica e la fisica classica: i fenomeni descritti dalla MQ sono rappresentati da
leggi probabilistiche (o stocastiche).
4.3. Rappresentazione grafica della polarizzazione

Risulta comodo rappresentare graficamente le propriet di polarizzazione dei fotoni. Si indicano con:
polarizzazione verticale
polarizzazione a 45
polarizzazione a 135
* polarizzazione orizzontale
In base agli esperimenti fatti si possono riassumere i seguenti risultati
1 risultato
Un fotone con propriet ha probabilit 1 di superare un polaroid verticale
Un fotone con propriet ha probabilit 1 di superare un polaroid a 45
Un fotone con propriet ha probabilit 1 di superare un polaroid a 135
Un fotone con propriet * ha probabilit 1 di superare un polaroid orizzontale
2 risultato
Un fotone con propriet ha probabilit nulla di superare un polaroid orizzontale. Viceversa un
fotone con propriet * ha probabilit nulla di superare un polaroid verticale. Si deve allora concludere che le propriet e * sono mutuamente esclusive cio un fotone che possiede la propriet
non pu possedere contemporaneamente anche la propriet *. Discorso del tutto analogo vale per le
propriet e .
4.4. Interpretazione (classica) dei fenomeni

Si suppone di far incidere dei fotoni su un polaroid a 45 e che N di questi lo attraversino. Sperimentalmente si osserva che:
a) tutti gli N fotoni attraversano un secondo polaroid 45
b) nessuno degli N fotoni attraversa un polaroid a 135
c) N/2 fotoni attraversano un polaroid verticale
d) N/2 fotoni attraversano un polaroid orizzontale
Si pu fare qualche ipotesi per cercare di interpretare il fenomeno.
1 ipotesi: gli N fotoni che attraversano il primo polaroid hanno la propriet e visto che met di essi
attraverser un polaroid verticale e met un polaroid orizzontale si pu ipotizzare che linsieme formato dagli N fotoni con propriet sia equivalente a un insieme formato da N/2 fotoni con propriet
e N/2 fotoni con propriet *. Si prova a fare un esperimento per confrontarne lesito con i risultati
che deriverebbero logicamente dallipotesi appena fatta.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

229

Figura 1 - Esito sperimentale (a sinistra) e previsione in base alla ipotesi 1 (a destra).

I risultati dellesperienza sono incompatibili con le conseguenze dellipotesi. Lipotesi fatta, di conseguenza, non corretta. Le propriet e * o e sono incompatibili.
Si pu provare una seconda ipotesi:
2 ipotesi: gli N fotoni hanno tutti due propriet: met di essi ha sia la propriet che la propriet ,
mentre laltra met ha la propriet e la propriet Confrontando, come prima, esiti sperimentali e
conseguenze dellipotesi fatti, si ritrovano risultato o incompatibilit:
Anche la 2 ipotesi non corretta.
Il fatto che N fotoni con propriet si comportino diversamente da un insieme formato da N/2 fotoni
con propriet e , e N/2 fotoni con propriet e *, permette di concludere che la propriet
incompatibile sia con la propriet sia con la propriet *, cio un fotone con propriet non pu
possedere contemporaneamente anche la propriet (analogamente per le propriet e *). Quindi
tutti gli N fotoni che possiedono la propriet sono uguali e lattraversamento di un polaroid verticale (od orizzontale) da parte di un fotone polarizzato a 45 , di conseguenza, un fenomeno genuinamente stocastico. Rafforzando lidea precedentemente esposta che i fenomeni descritti dalla meccanica quantistica sono soggetti a leggi probabilistiche.
Altra conseguenza importante che il processo di misura influenza (in modo stocastico) lesito della
misura stessa: un fotone polarizzato a 45 che supera un polaroid verticale in uscita da questo risulter
polarizzato verticalmente (sul processo di misura torneremo dopo il principio di sovrapposizione).
4.5. Introduzione del formalismo di Dirac e principio di sovrapposizione

Si vuole adesso formalizzare matematicamente quanto finora evidenziato dagli esperimenti. Gli strumenti che verranno usati per la rappresentazione matematica dei fenomeni saranno i vettori, o pi
precisamente i versori. Invece dellusuale simbologia per rappresentare i vettori, useremo una simbologia che si usa in meccanica quantistica e che dovuta a Dirac (1930). Il generico versore verr
rappresentato con il simbolo
detto ket. Il prodotto scalare fra due versori, due ket, verr rappresentato invece che con lusuale espressione
con lespressione
, il simbolo
viene detto
bra quindi
detto braket (che in inglese significa parentesi).
Si considera un sistema di assi cartesiani e si indicano con
i versori di base.
Un generico versore
potr essere scritto nella forma:
(1)
dove a e b sono due numeri complessi tali che
e angolo tra la direzione del versore
nello spazio astratto dei vettori e quella del versore
.
Si osserva che dalle propriet del prodotto scalare segue immediatamente che:
(2)
(2)
e in generale:

230

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

queste propriet assicurano che i versori


costituiscono una base ortogonale (in realt ortonormale) per lo spazio vettoriale.
, dato da
, e si calcola il
Si considera il versore per cui =45 con il vettore
modulo quadro del suo prodotto scalare con il versore
prima e con il versore
poi:

Il valore ottenuto coincide con la probabilit che un fotone a 45 riesca a superare un polaroid orizzontale o verticale, rispettivamente.
forse opportuno far osservare che nella seconda relazione compare il seno e non il coseno che compare nella legge di Malus. Ma nella legge di Malus langolo da considerare, in questo caso, quello
formato dal vettore con la verticale che non quello che compare nella relazione. Basta poi ricordare
che cos = sin(90 )

Viene allora naturale di associare ai ket


rispettivamente alla direzione permessa di un
polaroid orizzontale e verticale, e di associare, a un fotone con una polarizzazione generica, il vettore:
. Per questo motivo i vettori
si dicono vettori
di stato.
Lo stato di un fotone polarizzato verticalmente allora sar rappresentato dal vettore
, lo stato si un
fotone polarizzato orizzontalmente sar rappresentato da un vettore
e lo stato di uno polarizzato
a 45 con

. A supporto di questo viene il Principio di sovrapposizione. Questo

principio che probabilmente rappresenta il punto di maggior distacco tra la Fisica Classica e la Meccanica Quantistica afferma che se
rappresentano
pp
i vettori
tori di stat
stato di un sistema quantistico allora qualsiasi loro combinazione lineare
con
=1 rappresenta un possibile stato del sistema.
Questo principio riesce a spiegare i fenomeni prima descritti e ci autorizza a scrivere lo stato di un
fotone polarizzato a 45 come:

. Sulle sue conseguenze si ritorner in seguito.

Domanda: quale sar il vettore di stato di un fotone polarizzato a 135? Risposta

Si supponga ora di avere due polaroid uno orizzontale e laltro formante un angolo rispetto allorizzontale. Ci si chiede quanto valga la probabilit che un fotone che attraversa il primo polaroid riesca a
superare anche il secondo. La legge di Malus dice che questa probabilit uguale a cos2 . Il formalismo costruito permette di prevedere questo risultato. Se
rappresenta lo stato iniziale del fotone,
una volta che esso ha superato il primo polaroid avr
vr polar
polarizzazione orizzontale e il suo stato sar
rappresentato del versore
. Se si calcola, adesso
e si utilizza la relazione (1) si ottiene:
.
In conclusione, si pu associare al quadrato del prodotto scalare tra i versori di stato iniziale e finale
la probabilit che un fotone che attraversa il primo polaroid attraversi anche il secondo. Si pu osservare che le espressioni (2) sono in accordo con i dati sperimentali: la probabilit che un fotone che
attraversa un polaroid verticale, ne attraversi dopo un altro verticale 1, mentre la probabilit che
dopo il primo ne attraversi un secondo orizzontale nulla.

231

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Si pu adesso, utilizzando il formalismo appena introdotto, calcolare la probabilit che un fotone a


45 attraversi un polaroid orizzontale:
(3)
quello che ci si aspettava!
Quali conseguenze si possono trarre?
La prima osservazione che prima di attraversare il polaroid orizzontale il fotone si trovava in uno
stato detto di sovrapposizione di due stati. Che propriet si pu attribuire a un fotone in detto stato?
Non si pu attribuire al fotone sia la propriet che la propriet *, come potrebbe suggerire un ingenuo tentativo di interpretazione della (1), in quanto come visto in precedenza le propriet e * sono
mutuamente esclusive (se un fotone ha la propriet * non pu possedere la propriet . Conseguenza
di ci che non si pu attribuire al fotone n la propriet n la propriet *. Come si visto in precedenza nel caso dei fotoni polarizzati a 45, essi possiedono la propriet . Le propriet e , (o le
propriet e *), sono incompatibili, aspetto questo che esprime il cosiddetti principio di indeterminazione. Si pu quindi dire che se il fotone ha tale propriet, non possiede anche la propriet o la
propriet *. Si pu dire che il sistema si trova in una situazione di sospensione tra gli stati
e che loperazione di misura ha leffetto di costringerlo a scegliere su quale stato stare, e la scelta
di tipo stocastico. sicuramente utile sottolineare che loperazione di misura determina lo stato
futuro di un sistema dopo la misura, consentendo di prevedendo la probabilit che il sistema si trovi
al termine della misura in detto stato, ma non fornisce informazioni su qualera lo stato immediatamente prima della misura stessa, come invece avviene nel caso di una misura in FC.
Un problema che il principio di sovrapposizione pone quello relativo alla sua possibile applicazione ai sistemi macroscopici. un dibattito tuttora aperto che non ha ancora trovato una conclusione definitiva e condivisa e vede impegnati fisici e filosofi della scienza.
Si pu partire da un celeberrimo esperimento mentale conosciuto come il paradosso del gatto di
Schrodinger. Si suppone di avere allinterno di una scatola un gatto e con esso un marchingegno
composto da una piccola quantit di una sostanza radioattiva, un contatore Geiger, un martello e una
fialetta di cianuro. Se in unora di tempo un solo atomo della sostanza radioattiva decade (il decadimento radioattivo un processo stocastico) il contatore geiger rileva il decadimento, aziona il martello che rompe la fialetta con conseguente morte del gatto. Se le pareti della scatola non sono trasparenti non si pu sapere che sorte toccata al gatto, fino a che non si apre la scatola. Se si suppone che il gatto sia un gatto quantistico, si pu vedere che cosa prevederebbe per lui il principio di
lo stato in cui il gatto vivo e con
il caso in cui il gatto
sovrapposizione. Si indica con
sia morto. Il principio di sovrapposizione prevede che lo stato del gatto allinterno della scatola sia
rappresentato dal vettore

dove v e m sono uguali e valgono

se la probabilit

di decadimento della sostanza radioattiva in un tempo assegnato del 50%. Lapertura della scatola
coincide in questo caso con loperazione di misura la quale costringe il gatto quantistico a essere
morto o vivo. Se pper il ggatto non un gatto quantistico ma un gatto reale, che senso ha attribuirgli lo stato
? Nel mondo macroscopico un tale stato non concepibile. Una possibile risoluzione del problema quella di dire che la teoria quantistica, nonostante non abbia limiti
intrinseci di applicabilit, non di fatto applicabile ai sistemi macroscopici. Sorgono spontanee tuttavia alcune domande: come mai la teoria quantistica non pu essere applicata ad un sistema macroscopico (in questo caso il gatto) che formato da atomi che sono oggetti che vengono descritti dalla
MQ? e ancora: quali devono essere le dimensioni perch un oggetto sia da considerarsi microscopico e quindi soggetto alle leggi della MQ e quando invece sia da considerarsi macroscopico e soggetto alla leggi della FC?

232

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

4.6. Esperimenti con i cristalli birifrangenti e loro interpretazione

I cristalli di calcite (carbonato di calcio CaCO3) sono detti birifrangenti perch hanno la propriet di
scindere in due fasci, un fascio luminoso su essi incidente.
Si suppone di inviare su in cristallo birifrangente, opportunamente orientato, un fascio di luce polarizzato verticalmente. Il fascio entra nel cristallo e prosegue inalterato il suo cammino uscendo con
la stessa polarizzazione. Se il fascio invece polarizzato orizzontalmente esso viene deviato verso
lalto, uscir dalla parte superiore del cristallo mantenendo la stessa polarizzazione (quando esce cambia nuovamente direzione riportandosi parallelo al fascio incidente). Infine se sul cristallo incide un
fascio polarizzato a 45 il fascio si scinde in due fasci uno polarizzato verticalmente che prosegue
nella direzione di entrata detto fascio ordinario, laltro deflesso verso lalto, polarizzato orizzontalmente detto fascio straordinario.
Negli esperimenti seguenti, si suppone di lavorare a singolo fotone e di mettere un rivelatore alluscita
del fascio ordinario e uno alluscita del fascio straordinario:
1. I fotoni incidenti sono polarizzati verticalmente. Il rivelatore del fascio ordinario misurer lo
stesso numero di fotoni in entrata mentre il rivelatore del fascio straordinario non rilever alcun
fotone. inoltre facile vedere che tutti i fotoni uscenti sono polarizzati verticalmente (basta utilizzare un polaroid verticale).
Si modifica lievemente il dispositivo introducendo uno schermo alluscita del fascio ordinario.
Nessuno dei due rivelatori registrer alcun fotone.
2. I fotoni incidenti siano ora polarizzati orizzontalmente. Scatter solo il rivelatore posto alluscita
del fascio straordinario. Il numero di fotoni rivelati sar uguale al numero di fotoni incidenti e
avranno tutti polarizzazione orizzontale. Se si pone uno schermo alluscita del fascio straordinario nessuno dei due rivelatori registrer alcun fotone.
3. I fotoni incidenti sono polarizzati a 45. In media met dei fotoni sar rivelata dal rivelatore
alluscita del fascio ordinario e met dal rivelatore alluscita del fascio straordinario. I fotoni del
fascio ordinario avranno polarizzazione verticale, quelli del fascio straordinario avranno polarizzazione orizzontale. Se si interpone uno schermo alluscita del fascio ordinario, il rivelatore
conter met fotoni polarizzati orizzontalmente. Inutile specificare cosa succede se si pone uno
schermo alluscita del fascio straordinario o alluscita di entrambi.
I cristalli birifrangenti per hanno anche unaltra propriet! Se si pone un secondo cristallo rovesciato
dietro al primo, il secondo ha la caratteristica di ricombinare i due fasci.
Si suppone ora di eseguire una nuova serie di esperimenti con questa nuova configurazione. Si invia
un fascio di fotoni polarizzati orizzontalmente. Il fascio sar deviato verso lalto dal primo cristallo,
uscir da questo ed entrer nel secondo che lo riporta verso il basso e lo fa uscire nella stessa direzione del fascio incidente. Un paio di polaroid posti dopo il primo cristallo, uno verticale a intercettare il fascio ordinario e uno verticale a intercettare quello straordinario, assicureranno che i fotoni del
fascio ordinario hanno polarizzazione verticale, mentre quelli del fascio straordinario orizzontale.
Si suppone adesso che il fascio incidente sia polarizzato a 45 gradi e di porre un polaroid a 45 in
uscita del secondo cristallo (Fig. 2). Ci si chiede quanti fotoni riveler un contatore posto dietro il
polaroid, se il fascio incidente composto da N fotoni? Per dare una risposta si pu fare una previsione in base ai risultati ottenuti sino ad ora. Allinterno del primo cristallo il fascio si scinde in due
fasci, circa met fotoni seguir il fascio ordinario e uscir con polarizzazione verticale, laltra met
seguir il fascio straordinario e uscir polarizzata orizzontalmente. I due fasci entrano nel secondo
cristallo. Quelli del fascio straordinario verranno deflessi verso il basso mantenendo la loro polarizzazione, quelli del fascio ordinario proseguiranno in linea retta mantenendo anchessi la loro polarizzazione verticale. Dal secondo cristallo uscir pertanto un fascio di fotoni met (in media) dei quali
con polarizzazione verticale e met (in media) con polarizzazione orizzontale. Questo fascio va a
incidere sul polaroid a 45. Met dei fotoni verticali e met dei fotoni orizzontali riusciranno a superarlo gli altri saranno fermati. Concludendo il rivelatore conter N/2 fotoni.
Se si esegue lesperimento: il contatore rivela N fotoni!
I dati sperimentali sono quindi in disaccordo con quanto previsto. La cosa molto pi strana di quanto

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

233

possa sembrare ad un primo momento. Infatti i vari passi che sono stati seguiti nella deduzione logica
della previsione hanno una base sperimentale, Tuttavia mettendoli tutti insieme forniscono un risultato finale che non quello che si ottiene sperimentalmente nel caso dei due cristalli!

Figura 2 - Fotoni polarizzati a 45 incidono sul sistema dei due cristalli inversi.

Cosa si pu dedurre da questi risultati? I fotoni in uscita sono polarizzati a 45 altrimenti non supererebbero un polaroid a 45 posto alluscita del secondo cristallo. Quindi non hanno seguito n il cammino del fascio ordinario (altrimenti sarebbero polarizzati verticalmente) n quello del fascio straordinario (sarebbero polarizzati orizzontalmente). Ma non possono neanche aver seguito entrambi
i cammini, perch i fotoni sono entit indivisibili. Non si mai osservato un pezzo di fotone. Non
rimane che pensare che i fotoni arrivino sul rilevatore seguendo un qualche altro diverso cammino.
Anche questo per impossibile: Se si pone, infatti, uno schermo che intercetti entrambi i fasci dopo
il primo cristallo, nessun fotone arriva sul rivelatore. Non esistono altre alternative! Cosa si deve
dedurre? La risposta risulta semplice anche se rivoluzionaria essa mostra inequivocabilmente che
i microsistemi hanno dei modi di comportarsi che non si lasciano inquadrare in nessuna degli
schemi concettuali che abbiamo elaborato sulla base della nostra esperienza con gli oggetti microscopici. Questo modo di essere si esprime formalmente nel linguaggio della teoria dicendo che i
fotoni del nostro esperimento stanno nella sovrapposizione del trovarsi lungo il cammino ordinario
e lungo quello straordinario: (Ghirardi pag. 79).
Si deve concludere dicendo che in Meccanica Quantistica il concetto di traiettoria perde di significato: non possibile associare tale concetto ad un oggetto quantistico.
Ritornando al problema sollevato precedentemente riguardo al fatto che i singoli passaggi dellesperimento sono coretti mentre quando li si mette insieme portano ad un risultato errato. Il punto cruciale sta nel fatto che ogni volta che si va a verificare con un rivelatore posto in uscita del raggio straordinario (o ordinario) del primo cristallo si esegue unoperazione di misura, con conseguente riduzione del pacchetto donda: si costringe, per cos dire, il fotone, che prima si trovava in uno stato di
sovrapposizione, a collassare su uno dei due stati. Nellesperimento finale loperazione di misura
viene fatta verificando la presenza di una propriet che gi era posseduta dai fotoni, quella di essere
polarizzati a 45.
5. Strumenti didattici
Gli strumenti didattici utilizzabili sono il libretto, gli articoli, gli appunti e le schede sulla esplorazione fenomenologica proposte dallUnit di Ricerca in Didattica della Fisica dellUniversit di
Udine anche nellinsegnamento del Master IDIFO, che sono utilizzabili anche come strumenti di
verifica (formativa).

234

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Bibliografia
Allori V., Zangh N. (2005) Un viaggio nel mondo quantistico, in AAVV La natura delle cose,
Carrocci, Roma.
Ghirardi G.C. (1997) Unocchiata alle carte di Dio, Milano: Il Saggiatore.
Ghirardi G.C., Grassi R., Michelini M. (1997) Introduzione delle idee della fisica quantistica e il ruolo
del principio di sovrapposizione lineare, La Fisica nella Scuola, XXX, 3 Sup., Q7, pp. 46-57.
Michelini M., Ragazzon R., Santi L. Stefanel A. (2004) Implementing a formative nodule on quantum
physics far pre-service teacher training, in Qualily Developinent in the Teacher Education and Training, Girep book of selected papers, PTG8, Forum, Udine, pp. 429-435 [ISBN: 88-8420-225-6].
Michelini M., Stefanel A. eds. (2004) Avvicinarsi alla teoria della FISICA QUANTISTICA - una proposta per la didattica, Universit di Udine, Litho Stampa, Udine.
Stefanel A., Michelini M., Ragazzon R., Santi L. (2003) Mecaniche cuantistiche te scuele secondarie - Quantum physics in secondary school, Friulan journal of sci (ISBN 88-8420-1 19-5) - researches, 3, pp. 9-19.
Stefanel A. (2007) Dispense del corso Impostazione alla Dirac-La proposta di Udine.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

235

UN PERCORSO DI MECCANICA QUANTISTICA BASATO SUGLI STATI DI SPIN


Fabio Ciralli
Master IDIFO, sede di Palermo
Il percorso didattico qui illustrato stato progettato dallautore in qualit di corsista del Master IDIFO.
Esso stato revisionato da me e da Alberto Stefanel in qualit di docenti del Master IDIFO e sperimentato dallo stesso autore con 25 studenti di diverse citt italiane partecipanti alla Scuola Estiva di Fisica
Moderna, tenutasi a Udine dal 23 al 28 luglio 2007. Durante la sperimentazione con i ragazzi svolgevano la funzione di osservatori critici i docenti del Master IDIFO Renzo Ragazzon e Lorenzo Santi e
due studenti dei licei locali. Si riportano in appendice le schede di lavoro per i ragazzi in quanto costituiscono uninteressante proposta alternativa a quelle presentate nel Master, con limpiego di strumenti
multimediali. Esse sono impostate secondo una strategia di Inquiry Learning. Le schede sono state utilizzate dal corsista per lanalisi degli apprendimenti secondo i metodi della ricerca empirica.
Marisa Michelini
1. Motivazioni
La finalit del progetto didattico Introdurre il paradigma della fisica quantistica sottolineando i nodi
concettuali principali che la caratterizzano e mostrando il ruolo e significato del formalismo matematico necessario alla sua fondazione.
Gli obiettivi disciplinari sono:
1. Evidenziare un tipico comportamento quantistico ed introdurre una nuova propriet quantistica:
lo spin
2. Distinguere chiaramente i vari passi di un esperimento in fisica quantistica (preparazione, evoluzione, misura) discutendo un semplice caso concreto, gli stati di spin di una particella di spin
1/2, ed utilizzando lapparato di Stern e Gerlach (esperienze ideali).
3. Partendo dal caso concreto indicato, ed il parallelo con il caso analogo della fenomenologia della
polarizzazione della luce (percorso di Udine ), introdurre i concetti di propriet mutuamente esclusive ed incompatibili, di indeterminismo quantistico, e il principio di indeterminazione.
4. Cenni ad alcune nozioni di algebra lineare necessarie: spazio vettoriale astratto, vettore in uno
spazio vettoriale, base di uno spazio, prodotto scalare.
5. Introdurre i concetti di stato quantistico e di osservabile, discutere il significato di sovrapposizione di stati ed il principio di sovrapposizione, mostrare come possibile estrarre predizioni fisiche da essi. Discutere le conseguenze fisiche del principio di sovrapposizione (termine di interferenza quantistica): formulazione di ipotesi sulla natura di uno stato combinazione lineare.
6. Il concetto di misura in fisica quantistica: la transizione ad un autostato dellosservabile misurato
(riduzione del pacchetto donda). Ogni processo di misura pu essere considerato come una fabbrica di stati ortogonali.
7. Introdurre i postulati della meccanica quantistica.
2. Impostazione Disciplinare
Si pensa di utilizzare, come sistema fisico da studiare, una particella di spin 1/2 (atomi di argento in
un apparato di Stern e Gerlach). La dimensione dello spazio degli stati di spin due come nel caso
della fenomenologia della polarizzazione della luce con polaroid e cristalli birifrangenti. Questultima fenomenologia in parte nota, avendo i corsisti (da programma) seguito una lezione introduttiva,
permetter di effettuare paralleli tra i due differenti sistemi fisici.
Si inizia quindi con una breve parte dedicata al recupero o introduzione dei concetti di momento
angolare, momento magnetico, energia potenziale di un dipolo magnetico in un campo magnetico,
interazione di un dipolo magnetico con un campo magnetico costante omogeneo e fortemente disomogeneo, di modo da poter introdurre la quantizzazione del momento angolare attraverso la discussione dellesperienza di Stern e Gerlach.

236

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Si descrive quindi luso di un dispositivo di Stern e Gerlach come polarizzatore (per la preparazione
di uno specifico stato di spin) e come analizzatore (per la misura dello spin di una particella) sottolineando che si tratta comunque di uno stesso dispositivo e che la misura della proiezione di spin
lungo una direzione pu essere considerata, al contempo, come fabbrica di stati ortogonali. Ponendo
quindi in serie dispositivi di questo tipo possibile realizzare esperienze simulate al computer utili
per lintroduzione dei nodi concettuali e del formalismo secondo quanto indicato negli obiettivi del
punto precedente. Si confrontano tali esperienze con quelle sulla polarizzazione della luce effettuate
con polaroid secondo quanto indicato nella proposta di Udine. Si utilizza per la descrizione dello
stato quantico il formalismo di Dirac (in termini di ket e bra). Si fanno cenni sui concetti di spazio
vettoriale, vettore in uno spazio vettoriale astratto, prodotto scalare tra vettori.
Il percorso didattico utilizza il software open source, OSP_spins , unapplicazione JAVA, che permette di simulare esperienze con dispositivi ideali di Stern e Gerlach e magneti. Sono state elaborate diverse attivit, corredate da cinque schede di lavoro per lo studente, basate sullutilizzo di questo Applet JAVA. Si cerca di condurre lo studente, con attivit mirate, allacquisizione dei concetti
e del formalismo, limitando al minimo le lezioni frontali del docente, coordinatore del processo di
apprendimento. Daltro canto, gli interventi del docente necessari allavvio del lavoro, al recupero
di prerequisiti, alle riflessioni in itinere, al consolidamento/confronto delle idee sono condotti principalmente nella forma di presentazioni powerpoint.
3. Collocazione
Lintervento didattico effettuato nellambito della Scuola Estiva per studenti-WS3 Master IDIFO-Udine
(23-28 luglio 2007). Gli alunni che frequentano la scuola estiva di Udine provengono da differenti tipi
di Istituti Secondari Superiori di diverse citt italiane. Si tratta di alunni che hanno frequentato il quarto
o quinto anno del Superiore con curricoli scolastici brillanti. La diversit di indirizzi di studio frequentati e/o dellanno di corso seguito comporta differenti livelli di preparazione su tematiche specifiche
e sui prerequisiti matematici. Si cerca di semplificare al massimo la trattazione matematica e di introdurre in itinere quanto serve. Il percorso didattico ha una durata complessiva di circa otto ore.
4. Traccia del percorso

PARTE I (2 h 15 min)
Mercoled 25 luglio, ore 8.30 10.45

ATTIVIT,
tempo previsto

Descrizione

Strumenti didattici

A1
45 minuti

Test dingresso

Prova semi-strutturata: 11
quesiti a scelta multipla e 4
domande aperte

A2
60 minuti

Il presente percorso utilizza la fenomenologia sugli stati di Presentazione powerpoint.


spin di una particella di spin per introdurre alcuni nodi
concettuali di base della fisica quantistica, con diversi riferimenti ed agganci alla fenomenologia della polarizzazione
ottica (percorso di Udine) su cui gli studenti hanno seguito
una lezione introduttiva di due ore del prof. Stefanel.
Argomenti oggetto della lezione/discussione:
Magnetismo atomico ed esperienza di Stern e Gerlach.
Richiami di fisica classica: momento angolare e momento
magnetico, momento di dipolo magnetico in un campo
magnetico uniforme e non uniforme. Energia potenziale
di un dipolo magnetico in un campo B. Apparato ed esperienza di Stern e Gerlach: quantizzazione del momento
angolare di un sistema atomico.

A4
30 minuti

Dimostrazione pratica sullutilizzo del software


OSP-Spins ed esercitazione ai computer. I 25 alunni
sono divisi in 6 gruppi di lavoro, ogni gruppo ha a
disposizione un computer.

Presentazione powerpoint.
Applicazione Java:
OSP-spins

237

PARTE III (2 h 15 min)


Gioved 26 luglio, ore 8.30 10.45

PARTE II (2 h)
Mercoled 25 luglio, ore 11.00 13.00

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

A5
45 minuti

Esperienza simulata:
Esperienza n.1: Esperienza di Stern e Gerlach: misura
della componente dello spin di atomi di argento lungo una
specifica direzione.
Obiettivi: Comprendere il significato dellesperienza di
Stern e Gerlach con la simulazione di un singolo dispositivo di Stern e Gerlach (programma OSP_spins). Comprendere la natura essenzialmente casuale (random) dellesperienza effettuata con un singolo atomo di argento.

Scheda di lavoro studente


nr. 1.
Applicazione Java:
OSP-spins.
Foglio elettronico EXCEL.

A6
75 minuti

Richiami sulle grandezze statistiche da utilizzare per linterpretazione delle esperienze simulate (presentazione
powerpoint.)
Esperienza simulata:
Esperienza n.2: Misura della proiezione di spin lungo
zeta di atomi di argento con un singolo analizzatore. Considerazioni statistiche.
Obiettivi: Comprendere il ruolo della probabilit e della
statistica nella misura di sistemi quantistici. Utilizzare
considerazioni statistiche per linterpretazione dei risultati delle esperienze simulate.

Scheda di lavoro studente


nr. 2.
Applicazione Java:
OSP-spins.
Foglio elettronico EXCEL.
Presentazione powerpoint.

A7
60 minuti

Esperienze simulate:
Esperienza n.3: Misura della componente Sz dello spin due
volte in successione utilizzando due dispositivi di Stern e
Gerlach orientati lungo zeta.
Esperienza n.4: Misura delle componenti dello spin in
successione lungo due direzioni ortogonali.
Obiettivi: distinguere in una misura quantistica la fase di
preparazione dello stato e quella della successiva misura.
Definire lo stato di spin di una particella mediante la misura
della proiezione di spin lungo una direzione: misura della
proiezione di spin come fabbrica di stati ortogonali. Utilizzo del formalismo di Dirac (ket e bra) per la rappresentazione degli stati di spin. Il primo postulato della meccanica quantistica. Comprendere il significato di propriet
mutuamente esclusive e propriet incompatibili. Comprendere che propriet mutuamente esclusive corrispondono a stati ortogonali. Capire il significato di sovrapposizione di stati e del principio di sovrapposizione in meccanica quantistica. Confronto con il caso della polarizzazione della luce con polaroid.

Schede di lavoro studente nr.


3 e 4.
Applicazione Java:
OSP-spins.
Foglio elettronico EXCEL.

A8
60 minuti

Esperienza simulata.
Esperienza n.5:
Misura delle proiezioni di spin tre volte in successione.
Obiettivi:
Comprendere che in meccanica quantistica la misura perturba il sistema (collasso del pacchetto donda). Acquisire il significato di osservabili incompatibili. Il principio di indeterminazione di Heisemberg. Comprendere
il significato di sovrapposizione di stati e del termine di
interferenza quantistica. Il principio di sovrapposizione
in fisica quantistica.

Scheda di lavoro studente


nr. 5.
Applicazione Java:
OSP-spins.
Presentazione powerpoint.

A9
15 min

Generalizzazione: i postulati della meccanica quanti- Slides powerpoint


stica

PARTE I 1h 15 min) Gioved


26 luglio, ore 11.45 13.00

PARTE IV (45 nin)


Gioved 26 luglio, ore 11.00 11.45 nin)
- Gioved 26 luglio, ore 11.00 11.45

238

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

A10
45 minuti

Test Conclusivo

A11
1 h 15 min

Lavoro di gruppo sui nodi concettuali della meccanica quantistica.

la stessa prova somministrata


in ingresso

5. Valutazione dellattivit svolta


La valutazione dellattivit svolta stata condotta attraverso:
1. un questionario, somministrato in ingresso ed uscita.
2. le risposte date dagli studenti a quesiti e richieste delle cinque schede di lavoro distribuite.
3. le annotazioni raccolte dal docente nel corso delle attivit e nei colloqui con gli alunni.
1. Il questionario costituito da 11 quesiti a scelta multipla e 4 domande aperte. Esso stato somministrato, tanto in ingresso che in uscita, assegnando un tempo massimo di 45 minuti.
Questi gli obiettivi dei quesiti a scelta multipla.

I primi due quesiti mirano a verificare la conoscenza dei prerequisiti matematici (elementi di calcolo delle probabilit e algebra lineare). Due ulteriori quesiti verificano la conoscenza del concetto
di quantizzazione delle propriet di un sistema quantistico legato e del concetto di set di autovalori
di un osservabile come insieme discreto di valori ben definiti che esso pu assumere. Quattro successivi quesiti mirano a verificare la comprensione di concetti legati alla misura delle propriet di
un sistema quantistico: la natura probabilistica, indeterministica, delloccorrenza di un risultato di
misura; il valore misurato come appartenente ad un insieme di ben definiti autovalori; linfluenza
del processo di misura sullo stato e le propriet del sistema stesso; il principio di indeterminazione
di Heisemberg. Tre ulteriori quesiti mirano a verificare la conoscenza di concetti legati alla descrizione di un sistema quantistico mediante il vettore di stato. In particolare si indaga la comprensione
da parte degli studenti del Principio di Sovrapposizione in fisica quantistica e del ruolo e significato
del formalismo matematico.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

239

Per quello che riguarda i quesiti risposta aperta (quesiti 12-15), vengono indicati gli elementi che si
ritiene a priori debbano essere inseriti nelle risposte e che sono stati oggetto di riflessione durante le
attivit svolte con gli studenti.
Quesito 12. In meccanica classica possibile, almeno in linea di principio, ridurre a piacimento lindeterminazione su una misura. Linfluenza della misura sullo stato del sistema considerata ordinariamente trascurabile. Inoltre non ci sono limitazioni, almeno in linea teorica, alla possibilit di misurare contemporaneamente due qualsivoglia grandezze fisiche diverse. Viceversa, in MQ, se il sistema
non in un autostato dellosservabile misurato, esso a seguito della misura, evolve in maniera irreversibile, collassando in un autostato dellosservabile. possibile solo calcolare la probabilit che
esca uno specifico autovalore.
Quesito 13. In fisica quantistica se 1 e 2 descrivono due stati possibili del sistema, una sovrapposizione lineare = a 1 + b2, con a e b numeri complessi qualsiasi, uno stato possibile del sistema.
Tale principio si basa su evidenze sperimentali (fenomeni di interferenza) ed emerge dalla struttura
lineare degli spazi vettoriali su campo complesso. Il principio di sovrapposizione in fisica classica
dovrebbe essere conosciuto dagli studenti che hanno affrontato lo studio delle onde meccaniche: quando
due onde si combinano in una certa regione dello spazio, lo spostamento di ciascuna particella, ad un
tempo t, la somma vettoriale degli spostamenti che ogni onda produrrebbe se agisse da sola.
Quesito 14. In fisica quantistica esistono coppie di osservabili incompatibili che non possono essere
misurati contemporaneamente con precisione arbitraria, ossia che non possono avere contemporaneamente valori determinati (es. posizione e momento lungo un asse, le proiezioni del momento angolare
lungo due assi qualsiasi, etc). Non si tratta di una limitazione dovuta ad inadeguatezza degli apparati
di misura, ma piuttosto un limite teorico di tipo ontologico, non superabile. Daltro canto in Meccanica Quantistica sono molto importanti gli insiemi di grandezze fisiche che possono essere determinate contemporaneamente. Per un dato sistema quantistico il massimo numero di grandezze che possono essere determinate contemporaneamente detto insieme completo. Lo stato di un sistema quantistico descritto in modo completo da una misura simultanea di un set completo di osservabili.
Quesito 15. I tre elementi su cui si maggiormente focalizzata lattenzione in questo percorso didattico sono: indeterminismo quantistico e il significato del processo di misura, il principio di indeterminazione, il principio di sovrapposizione e la descrizione dello stato di un sistema. Questi concetti
segnano una rivoluzione sul piano delle idee rispetto alla fisica classica.
Bibliografia
Michelini M., Stefanel A. (2004) Fisica quantistica, una proposta per la didattica. Universit di
Udine, Unit di ricerca in didattica della fisica, Forum, Udine.
Michelini M., Ragazzon R., Santi L., Stefanel A. (2004) Discussion of a didactical proposal on
quantum mechanics with secondary school students, Il nuovo cimento, 27C, 5 (DOI 10.1393/ncc/
i2005-10027-3) pp. 555-567.
Michelini M., Ragazzon R., Santi L., Stefanel A. (2004) Un Modulo di Intervento Formativo (MIF)
per i futuri insegnanti secondari sulla fisica quantistica,in Michelini M, Ed, Leducazione Scientifica nel raccordo territorio/universit a Udine, Forum, Udine.
Belloni M. e Christian W. (2006) Osp-Spins Package, Open Source Physics project, www.opensourcephysics.org.
Cohen-Tannoudji C., Diu B. and Laloe F. (1977) Quantum Mechanics, John Wiley & Sons, New
York.
McIntyre D.H. (2002) Spin and Quantum Measurement, PH 425 Paradigm, Oregon State University.
Feynman R.P., Leighton R.B. and Sands M. (1965) The Feynman Lectures on Physics, Volume 3,
Quantum Mechanics, Addison-Wesley Publishing, Reading.

240

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

SCHEDA N. 1
Esperienza di Stern e Gerlach: misura della componente
dello spin di atomi di argento, lungo una specifica direzione
Obiettivi di apprendimento:
Familiarizzare con un singolo apparato di Stern e Gerlach e il programma di simulazione osp-spins.
Comprendere il ruolo della probabilit e della statistica nella misura di sistemi quantistici.
Come indicato nella figura 1 sottostante, lesperienza di Stern e Gerlach del 1922 mostr che un fascio
di atomi di argento (particelle di spin 1/2), proveniente da un forno, nellattraversare la regione tra
i poli di un magnete con un campo magnetico lungo zeta fortemente disomogeneo, si scinde in due
fasci che raggiungono lo schermo in due spot, contrariamente alla previsione classica di una distribuzione continua di particelle tra un massimo e un minimo di deflessione.

Fig. 1 - Schema dell'apparato di Stern e Gerlach.

Esegui adesso tu delle esperienze virtuali con un singolo apparato ideale di Stern e Gerlach (SG)

Fig. 2 - Programma di simulazione osp-spins.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

241

La figura 2 riporta linterfaccia grafica del programma di simulazione osp-spins. La lettera segnata
al centro dellapparato SG indica la direzione del campo magnetico. Un fascio di atomi di spin 1/2
emessi dal forno, posto a sinistra, attraversa le regione del campo magnetico e si scinde in due pennelli in corrispondenza dei quali sono posti 2 contatori (a destra nella figura). Il numero sotto il contatore indica il totale di particelle rilevate. Il programma permette di lanciare una particella per volta
(do step), 10, 100, 1000, 10000 particelle per volta (do step dopo avere selezionato il numero di particelle dal men control), un flusso continuo (pulsante GO).
Esegui le seguenti operazioni.
Passo 1.

Lancia lapplicativo e poi: sezione ABOUT -> osp spins program -> doppio click su default configuration -> comando new del menu a tendina file.
Adesso costruisci lapparato di misura come indicato in figura 2: seleziona un forno, un analizzatore
di SG con campo B lungo zeta, i relativi contatori utilizzando i pulsanti indicati in alto nellinterfaccia grafica del programma. Collega le varie parti trascinando il mouse da una allaltra, tenendo premuto il pulsante di sinistra (drag and drop).
Passo 2.

Prima di eseguire la misura con lapparato ideale, predici il risultato in termini di percentuale di
atomi che raggiungono i due contatori. Il fascio incidente contiene particelle con orientazioni di spin
casuali.
Le tue previsioni sono:

contatore up __________________%
contatore down ______________%

Passo 3.

Esegui la misura dapprima simulando una particella per volta (premi qualche volta il pulsante do
step), le tue previsioni sono variate?
SI

NO

NON SO

(barrare risposta).
Eventuali considerazioni
____________________________________________________________________________________________________________________________________

____________________________________________________________________________________________________________________________________

Azzera i conteggi (pulsante reset). Aumenta adesso la statistica: seleziona do 1000 dal menu a tendina control, premi pi volte il pulsante do step per collezionare un numero elevato di conteggi. Quali
sono le tue conclusioni sulla percentuale di atomi che raggiungono i due contatori?
Le tue conclusioni sono: contatore up __________________%
contatore down ______________%
eventuali altre considerazioni: ___________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________

242

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

SCHEDA N. 2
Misura della proiezione di spin lungo zeta di atomi di argento
con un singolo analizzatore. Considerazioni statistiche
Obiettivi di apprendimento:
Comprendere il ruolo della probabilit e della statistica nella misura di sistemi quantistici.
Utilizzare considerazioni statistiche per linterpretazione dei risultati delle esperienze virtuali.
Ripeti le esperienze virtuali con un singolo apparato ideale di Stern e Gerlach (SG) predisposto come
in figura1.

Fig. 1 - Programma di simulazione osp-spins.

Esegui le seguenti operazioni.


Passo 1.

Lancia lapplicativo e poi: sezione ABOUT -> osp spins program -> doppio click su default configuration -> lesperimento indicato in figura 1 pronto per essere eseguito.
Passo 2.

Seleziona do 1000 dal menu a tendina control, premi pi volte il pulsante do step per collezionare
un numero elevato di conteggi. Quali sono le tue conclusioni sulla percentuale di atomi che raggiungono i due contatori e sulla probabilit che una misura fornisca spin up o spin down?
Le tue conclusioni sono:
conteggi contatore up
__________________%
probabilit spin up
__________________
conteggi contatore down __________________% probabilit spin down __________________
Passo 4.

Utilizziamo adesso considerazioni statistiche per verificare la correttezza delle stime sulla probabilit che latomo misurato abbia spin up o down.
Seleziona dal men a tendina control il numero di particelle (M= 100, 1000, 10000) lanciate in ciascun run. Per ciascun numero prefissato di atomi M che lasciano il forno ripeti 10 volte la misura ed
annota il numero di atomi con spin up nella tabella sottostante. Premi reset prima di eseguire ciascuna
misura. Nella tabella sono stati inseriti, a modo esemplificativo, i risultati ottenuti con M=10.

243

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Tabella 1

M, Nr. Atomi per run

10

Conteggi 1 run

Conteggi 2 run

Conteggi 3 run

Conteggi 4 run

Conteggi 5 run

Conteggi 6 run

Conteggi 7 run

Conteggi 8 run

Conteggi 9 run

Conteggi 10 run

<x>, media cont.

5,20

S, dev. standard

2,04

Sm, dev. st su media

0,65

P, probabilit

0,52

Sp

0,065

Sp/P

0,12

100

1000

10000

M atomi lasciano il forno in ciascun run, si misura e registra il numero xi di quelli che hanno
spin up. Sia N il numero di misure eseguite per ogni M fissato.
Calcola, per mezzo di un foglio elettronico EXCEL, ed inserisci nella tabella le seguenti grandezze statistiche:
Fissato M:
il numero medio di atomi che hanno spin up :
la deviazione standard
la deviazione standard sulla media
La stima sperimentale della probabilit che un atomo misurato abbia spin up :
lincertezza su questa stima data da

, lincertezza percentuale sulla probabilit

Annota adesso le tue conclusioni sulla probabilit che una misura fornisca spin up o spin down?
Le tue conclusioni sono:
probabilit spin up
_________________
probabilit spin down _________________
Cosa osservi allaumentare del numero M di atomi che lasciano il forno in ciascun run?
____________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________

244

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

SCHEDA DI LAVORO N. 3
Misura della componente Sz dello spin lungo lasse zeta due volte in successione utilizzando
due dispositivi di Stern e Gerlach orientati lungo zeta.
Obiettivi di apprendimento: distinguere in una misura quantistica la fase di preparazione dello stato
e quella della successiva misura. Una prima introduzione al formalismo (rappresentando gli stati di
spin con ket e bra) e al primo postulato della meccanica quantistica.
Lapparato, come indicato nella figura 1 sottostante, consiste in un forno che emette un fascio collimato di atomi di argento (particelle di spin 1/2), due dispositivi di Stern e Gerlach orientati entrambi
lungo lasse zeta, e tre contatori in corrispondenza di alcune porte dei dispositivi. I due dispositivi
di Stern e Gerlach sono uguali, ma possiamo chiamare il primo polarizzatore, in considerazione del
fatto che prepara gli atomi in specifici stati (

con valore di

ed il secondo analizzatore in quanto permette una successiva misura di Sz.

Fig. 1 - Lapparato con due SG.

Con il software OSP Spins esegui la seguente esperienza virtuale.

e con valore di

245

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Passo 1.

Costruisci lapparato di misura come indicato in figura 1: seleziona un forno, i due dispositivi di
Stern e Gerlach ed i relativi contatori utilizzando i pulsanti indicati in alto nellinterfaccia grafica
del programma. Collega le varie parti trascinando il mouse da una allaltra, tenendo premuto il pulsante di sinistra (drag and drop).
Passo 2.

Prima di eseguire la misura con lapparato ideale, predici il risultato in termini di percentuale di atomi
che raggiungono i tre contatori e di probabilit che un atomo entrante in un dispositivo raggiunga
un contatore in output. C1 indica contatori del primo dispositivo, C2 indica contatori del secondo
dispositivo. Le tue previsioni sono:
probabilit C1down _______________
Conteggi contatore C1down _______________% =
Conteggi contatore C2up _______________%

Conteggi contatore C2down _______________% =

probabilit C2up _______________


probabilit C2down _______________

Lespressione matematica indica la probabilit che un atomo che entra nel dispositivo di SG nello
stato sia rilevato in uscita da esso nello stato.
Passo 3.

Adesso esegui lesperienza virtuale.


Seleziona do 1000 dal menu a tendina control, premi pi volte il pulsante do step per collezionare
un numero elevato di conteggi. Quali sono le tue conclusioni sulla percentuale di atomi che raggiungono i tre contatori e sulla probabilit che una misura fornisca spin up o spin down?
Le tue conclusioni sono:
Conteggi contatore C1down _______________%
= probabilit C1down _______________
Conteggi contatore C2up _______________%

= probabilit C2up _______________

Conteggi contatore C2down _______________%

= probabilit C2down _______________

Cosa possiamo concludere sulla propriet, la componente Sz del momento angolare di spin, degli
atomi di argento che raggiungono il secondo apparato di Stern e Gerlach?
____________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________

Cosa possiamo dire sullo stato degli atomi di argento che raggiungono il secondo apparato di Stern
e Gerlach?
____________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________

Trascurando la posizione e la velocit del fascio di atomi, ritieni che le informazioni in tuo possesso
sullo stato e la propriet di spin degli atomi che raggiungono il secondo dispositivo di SG siano complete o rappresentino invece una conoscenza parziale?
____________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________
____________________________________________________________________________________________________________________________________

246

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

SCHEDA DI LAVORO N. 4
Misura delle componenti dello spin in successione lungo due direzioni ortogonali
Obiettivi di apprendimento:
Definire lo stato di spin di una particella mediante la misura della proiezione di spin lungo una data
direzione. Comprendere il significato di propriet mutuamente esclusive e propriet incompatibili.
Comprendere che propriet mutuamente esclusive corrispondono a stati ortogonali. La sovrapposizione di stati, formulazione di ipotesi e verifica.

Fig. 1 - Apparato con due SG.

Passo 1.

Dopo aver lanciato lapplicativo, costruisci lapparato di misura come indicato in figura 1: seleziona
un forno, due dispositivi di SG, tre contatori in corrispondenza ad alcune uscite dei dispositivi. Con
un click sulla lettera indicata al centro del dispositivo di SG possibile selezionare le direzioni x, y,
z, n(, ). Dovrai impostare il primo apparato lungo z e il secondo lungo x e viceversa, e poi ripetere
le prove mandando in input al secondo dispositiv il fascio con spin down. Prima di eseguire le misure
riporta nella tabella a doppia entrata sottostante le tue previsioni sulla probabilit che un atomo con
un certo stato in input al secondo dispositivo sia rivelato in un certo stato di output dopo la misura.
Le tue previsioni sono:
Tabella 1

247

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Passo 3.

Adesso esegui le esperienze virtuali.


Seleziona do 1000 dal menu a tendina control, premi pi volte il pulsante do step per collezionare
un numero elevato di conteggi e determina le probabilit per i vari casi riempiendo la tabella sottostante. Le tue conclusioni sono:
Tabella 2

Sulla base dei risultati ottenuti puoi dire quali propriet sono tra loro mutuamente esclusive?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Sulla base dei risultati ottenuti puoi dire quali osservabili sono tra loro incompatibili?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Rappresentiamo lo stato

con lespressione

e valutiamo lipotesi che lo

stato
corrisponda ad una miscela statistica di atomi negli stati
, che indichiamo ipotesi
A. Considera il set-up indicato in figura 1, ossia il primo dispositivo orientato lungo x ed il secondo
orientato lungo zeta. Sulla base dellipotesi A i due contatori del secondo dispositivo cosa dovrebbero indicare in termini di percentuale di atomi collezionati?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
La simulazione di questo caso con il programma, i cui risultati sono gi in tabella 2, cosa indica?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Cosa si pu concludere riguardo lipotesi A?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________

248

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

SCHEDA N. 5
Misure delle proiezioni di spin tre volte in successione
Obiettivi di apprendimento:
Maturare la comprensione del concetto di misura in meccanica quantistica e conseguente collasso
del pacchetto donda. In F.Q. la misura perturba il sistema.
Rafforzare la comprensione del significato di grandezze fisiche (osservabili) incompatibili.
Sul fascio di atomi di argento proveniente dal forno, con orientazioni di spin casuali, si opera una
prima misura della proiezione di spin lungo zeta. Sugli atomi con spin up lungo zeta si opera una
ulteriore misura della proiezione di spin lungo x e infine sugli atomi che hanno spin up lungo x si
opera una nuova misura della proiezione dello spin lungo zeta. Vedi figura 1.

Figura 1

Passo 1.

Lancia lapplicativo, quindi seleziona: sezione ABOUT -> osp spins program -> doppio click su
default configuration -> comando new del menu a tendina file.
Adesso costruisci lapparato di misura come indicato in figura 1: seleziona un forno, tre dispositivi
di SG (un click sulla lettera al centro del dispositivo ti consente di scegliere lorientazione del campo
magnetico) e i relativi contatori. Collega le varie parti trascinando il mouse da una allaltra, tenendo
premuto il pulsante di sinistra (drag and drop).
Passo 2.

Prima di procedere alla misure (simulate) esprimi una tua previsione sui risultati della terza misura,
tenendo conto che il primo dispositivo misura/seleziona atomi con
misura/seleziona atomi con

, il secondo dispositivo

ed il terzo dispositivo opera una nuova misura dellosservabile

Sz. Le tue previsioni in termini di valori misurati di Sz e stati dopo la misura sono:
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________

249

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Passo 3.

Esegui la misura con unalta statistica di conteggi: seleziona do 1000 dal menu a tendina control,
premi pi volte il pulsante do step per collezionare un numero elevato di conteggi. Quali sono le tue
conclusioni sulla percentuale di atomi che raggiungono i due contatori del terzo dispositivo rispetto
al numero di quelli in ingresso e sulla relativa probabilit che un atomo in input al terzo dispositivo
abbia spin up o down?
Terzo disposositivo
di Stern e Gerlach.
Misura di Sz

Percentuale conteggi
Spin up

Probabilit
Spin down

Spin up

Spin down

Sulla base dei risultati ottenuti esprimi le tue conclusioni:


- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Paragona il processo di misura in fisica classica e in fisica quantistica, esemplifica le principali differenze basandoti sulle simulazioni analizzate.
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Effettuata una misura di spin lungo zeta, con conseguente determinazione di Sz, cosa posso dire della
proiezione di spin lungo una qualsiasi altra direzione per esempio x?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Effettuata una prima misura di spin lungo zeta, con conseguente determinazione di Sz, poi una misura
di spin lungo x, con conseguente determinazione di Sx, e successivamente una nuova misura di spin
lungo zeta, cosa puoi dire dei valori di Sz ottenuti e delle relative probabilit? Commenta.
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Basandoti sugli esperimenti simulati eseguiti fai un esempio di grandezze fisiche incompatibili?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Sulla base delle misure simulate cosa si pu dire della direzione nello spazio del momento angolare di spin?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Sulla base delle misure simulate possibile determinare il vettore momento angolare di spin, con
componenti Sx, Sy, Sz, di un atomo?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________

250

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

SCHEDA N. 6
Misura delle proiezioni di spin tre volte in successione, lungo zeta (primo e terzo dispositivo),
lungo x (dispositivo intermedio) usando un fascio dal dispositivo intermedio (casi A e B)
o due fasci ricombinati (caso C)
Obiettivi dapprendimento: sovrapposizione di stati e termine di interferenza quantistica

Fig. 1 - Apparato con tre SG.

Passo 1.

Prima di eseguire le misure virtuali fai le tue previsioni sulla probabilit che un atomo, uscito dal
primo dispositivo di SG, ha di essere misurato con spin up o down dal terzo dispositivo di SG e
riempi la tabella 1 sottostante.
Tabella 1

PREVISIONI
CASO A
CASO B
CASO C

Probabilit spin up

Probabilit spin down

251

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

Passo 2.

Esegui adesso lesperienza simulata con il programma osp_spins ed inserisci i risultati nella tabella
2 sottostante.
Tabella 2.

SIMULAZIONE

Probabilit spin up

Probabilit spin down

CASO A
CASO B
CASO C

Paragona i casi A e B, quali somiglianze o differenze osservi nei risultati ottenuti?


- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Nel caso C entrambe le porte up e down del secondo analizzatore sono aperte e il relativo output e
posto in ingresso al terzo analizzatore (fasci ricombinati), possibile ottenere le probabilit di ottenere spin up o down sommando le probabilit ricavate nei casi A e B? Commenta.
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________

252

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

SCHEDA N. 7
Misura della proiezione di spin degli atomi due volte in successione,
ma tra i due dispositivi di Stern e Gerlach posto un magnete che genera
un campo magnetico uniforme tra i suoi poli
Obiettivo: comprendere linfluenza del magnete intermedio sullo stato e sugli osservabili di spin
degli atomi che lo attraversano.

Fig. 1 - Apparato con due SG e un magnete.

Passo 1.

Mantieni fissa la direzione del primo dispositivo di SG, come indicato in figura, e regola lintensit di
B del magnete centrale con clicks sulla relativa icona (seleziona un valore tra 1 e 15 corrispondente
alla numerazione del computer che stai usando nel laboratorio). Misura quindi le proiezioni di spin
lungo z e lungo x con il secondo dispositivo di SG, determinando le probabilit che un atomo proveniente dal magnete abbia spin up o down ed inserendo i risultati nella tabella sottostante.
PROBABILIT

Spin up

Spin down

Direzione x
Direzione z

Osservazioni:
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
Confronta i risultati ottenuti con i tuoi compagni. Dallinsieme dei risultati ottenuti al variare di B
possibile farsi unidea dellinfluenza esercitata dal magnete centrale?
- __________________________________________________________________________________________________________________________________
- __________________________________________________________________________________________________________________________________

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

253

OTTICA FISICA, OTTICA MATERIALE E PRIMO APPROCCIO


AL CONCETTO DI QUANTO
Luigia Cazzaniga
I.T.C.G.Primo Levi Seregno, Milano
Abstract
Larticolo descrive una sperimentazione didattica di introduzione alla quantizzazione in Fisica Moderna,
realizzata nellambito del Master IDIFO1. La progettazione del percorso didattico e i nuclei concettuali
seguono le linee guida di uno dei moduli di insegnamento del Master [1]. Il lavoro stato realizzato
in un Istituto Tecnico di Scuola Superiore2. Dati e/o risultati di sperimentazioni pregresse (sia provenienti dalla letteratura, sia da insegnamenti prototipali realizzati dal gruppo di ricerca in didattica
dellUniversit di Milano), hanno fortemente influenzato le scelte progettuali e metodologiche.
1. Il quadro epistemologico e teoria di riferimento
Gli effetti quantistici, cos come gli effetti elettrici, termici, magnetici , in altre parole linsieme
dei fenomeni oggetto dinteresse della fisica e la loro correlazione con la loro descrizione e le possibili spiegazioni, rappresentano il quadro epistemologico di riferimento in cui inserire i contenuti
disciplinari della Fisica. In assenza di una discussione esplicita del contesto in cui inserire i discorsi
sui fenomeni, modelli e teorie evidente che gli studenti escano dai corsi con una conoscenza frammentata [2] Le teorie classiche sono teorie fenomenologiche. Una teoria fenomenologica tenta di
descrivere e di compendiare i fatti sperimentali entro un dominio limitato della fisica; non si propone
di descrivere ogni cosa che avviene in fisica, ma se una teoria fenomenologica valida descrive con
grande precisione tutto ci che accade in un dominio limitato. In questo senso le leggi della fisica
classica sono leggi di natura approssimate, considerate come forme limite delle leggi pi fondamentali e pi ampie della fisica quantistica. [3].
Per insegnare fisica molto importante avere una teoria di riferimento la cui ontologia costituisce
la realt descritta dal formalismo 4. Per quanto riguarda la M.Q., essa si colloca in un quadro
di teoria pi generale che quello della Teoria Quantistica dei Campi.
la localit, basilare nella Meccanica Quantistica,riguarda linterazione tra i campi quantizzati;
questa localit che soddisfa lesigenza di semplificare i processi fisici, lesigenza che induce a cercare ci che Lucrezio chiamava primordia rerum[4]
Ed appunto dalla Teoria Quantistica dei Campi che traggono origine alcune linee guida [4]; [5] alla
base delle motivazioni teoriche inerenti le scelte didattiche della sperimentazione:
1. Per mezzo del campo elettromagnetico si costruiscono distribuzioni di energia, di quantit di
moto, di momento angolare portate dalle onde elettromagnetiche.
2. Lelettromagnetismo classico descrive benissimo i fenomeni di diffrazione ed interferenza della
radiazione E.M.
3. In modo simile, i fenomeni di interferenza di fasci materiali opportunamente preparati sono
descritti da un formalismo matematico analogo a quello che descrive la materia elettromagnetica,
cio da un campo donda quantizzato (tipicamente, la materia elettronica descritta dal campo di
Dirac quantizzato)
3

(1)

Master universitario di secondo livello in Innovazione Didattica in Fisica e Orientamento Universit degli Studi
di Udine a.a. 2005/2006 e 2006/2007
(2)
I.T.C.G. Primo Levi di Seregno; classe terza di un Corso per Geometri
(3)
Da Un primo approccio allinterpretazione microscopica dei fenomeni legati alla conduzione elettrica e alla superconduttivit Tesi finale del Master I.D.I.F.O. di Luigia Cazzaniga
(4)
Da un questionario di fine corso del Master I.D.I.F.O.

254

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

4. Nellinterazione tra campi (campi elettromagnetici quantizzati, campi materiali quantizzati) si


evidenziano i quanti
5. In un modo forse un po semplice si potrebbe dire che risulta difficile dare una definizione dei
quanti se non entit che si evidenziano nelle interazioni tra campi; essi sono descrivibili mediante
un adeguato linguaggio matematico, sono piccole quantit di energia, quantit di moto, momento
angolare del sistema cui appartengono. Essi non sono gli usuali corpuscoli oggetto della fisica
classica (non hanno traiettoria, non sono localizzati).
6. Lindicazione pi semplice della struttura a quanti della materia viene dalla chimica; da questo
punto di vista la Fisica Moderna giunta ad una completa analogia concettuale tra chimica ed
elettromagnetismo
2. Le finalit, i nuclei concettuali e le motivazioni alla base della scelta didattica
nella sperimentazione
Nella sperimentazione, dopo aver introdotto in modo qualitativo il concetto di campo, ho voluto sottolineare lanalogia di comportamento tra campi di materia e di radiazione come logica conseguenza
della loro natura continua. Sono stati proposti esperimenti di interferenza con fasci di luce, fasci elettronici, di diffrazione con fasci di luce, elio e fullerene mostrando agli alunni che si possano interpretare perfettamente con lottica fisica.
stato evitato qualunque riferimento agli aspetti particellari della materia e a quelli corpuscolari
della radiazione tralasciando, in questo modo, ogni riferimento alle storiche dicotomie e paradossi
interpretativi (dualismo onda corpuscolo, continuo discreto, determinismo indeterminismo)
che, se pur culturalmente interessanti e stimolanti, anche per il loro intrinseco carattere interdisciplinare, da un punto di vista di un eventuale approfondimento, in un primo approccio allinsegnamento
dellargomento potrebbero rivelarsi fortemente ostative ad un corretto apprendimento. [6], [7], [8],
[9], [10]. Tutti gli esperimenti che non richiedono la quantizzazione sono stati visti come classici.
Lobiettivo stato quello di far emergere come nucleo concettuale centrale lidea di campo.
Alla prima parte dellintervento didattico afferisce quindi tutta lottica dei pennelli materiali cos come
proposta nel modulo di insegnamento del Master [1]. Dopo aver messo in evidenza alcune conseguenze importanti del confinamento di particolari campi, si passa, anche attraverso la relazione di De
Broglie (che, in questo contesto di scuola ad indirizzo tecnico ed ai primi anni, viene postulata),
verso una spiegazione semi-quantitativa dellesistenza di livelli energetici atomici quantizzati (dei
quali gli allievi erano a conoscenza dai pregressi insegnamenti ed esperimenti di chimica). Si sono
alternate lezioni teoriche ad esercitazioni di laboratorio al fine di far comprendere agli allievi:
analogie di comportamento tra pennelli materiali e pennelli elettromagnetici
la quantizzazione di alcuni campi come conseguenza del loro confinamento
perch nasce il concetto di quanto
lorigine dei livelli di energia atomici
3. Il contesto
Il contesto nel quale ho svolto la sperimentazione (terza classe di un istituto tecnico per geometri) ha fortemente influenzato la modalit di trattazione dellargomento, anche per la mancanza, da
parte degli allievi, di prerequisiti matematici appropriati: ho cercato di strutturare un percorso che,
pur lasciando spazio allintuizione nellintroduzione di alcuni concetti teorici, non fosse prettamente
divulgativo. Nel corso per geometri la fisica materia dinsegnamento solo per i primi tre anni.
Nel biennio si trattano: la cinematica, la dinamica, la termodinamica e lottica geometrica. Il modulo
in esame si svolto al terzo anno, in parallelo con la trattazione dellelettromagnetismo. Gli allievi
avevano gi trattato lottica geometrica, la cinematica, la dinamica, lacustica, lelettrostatica e avevano gi realizzato, in laboratorio, durante le lezioni di chimica, alcuni esperimenti qualitativi sugli
spettri di emissione dei gas. Erano note le principali propriet delle onde meccaniche.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

255

4. La sperimentazione in classe
Lintervento in classe stato suddiviso in due parti:
una prima parte (della durata di 17 ore) sullottica fisica con particolare attenzione allanalogia di
comportamento tra pennelli di luce e di materia che si conclusa con unintroduzione qualitativa al concetto di quanto (strettamente correlata alle interazioni in chimica)5 (paragrafi 4.1; 4.2
e 4.3)
una seconda parte di introduzione alla quantizzazione ed allesistenza di livelli atomici quantizzati
(della durata di 5 ore) (paragrafi 4.4, 4.5 e 4.6)
Saranno qui di seguito riportate, in modo schematico, le tappe pi significative dei contenuti, riservando pi spazio alla trattazione della seconda.
4.1 Campi classici continui: dallottica elettromagnetica allottica materiale

In questa prima Parte stata trattata lottica fisica: sono stati introdotti fondamentali esperimenti di
interferenza e diffrazione. Si sottolineato che, per capire la Fisica Moderna, fondamentale il concetto di campo. Sono stati richiamati i campi di velocit (fluido che scorre in un tubo che soddisfa
lequazione di Bernoulli), di pressione in un fluido e di temperatura. Per aiutare i ragazzi a capire
che anche il campo magnetico (descritto da) un continuo, in laboratorio gli allievi hanno osservato
differenti disposizioni della limatura di ferro in presenza di magneti.
4.1.1 Variazioni dei campi

I campi continui dipendono sia dalla posizione (in punti diversi di una stanza si hanno temperature
differenti, ad esempio vicino ad un calorifero acceso fa pi caldo che lontano da esso) sia dal tempo
(accendendo e spegnendo un calorifero la temperatura si modifica nel tempo). Le variazioni nel tempo
di un campo generano perturbazioni ondulatorie: ad esempio, muovendo le punte o la sbarretta in un
ondoscopio si generano le onde nellacqua, modificando la pressione si creano rarefazioni e compressioni nellaria, cio le onde sonore, e per analogia, accendendo e spegnendo velocemente un calorifero, si generano onde di temperatura.
4.1.2 Natura ondulatoria di acqua, luce e suono

stato analizzato il comportamento dellacqua, della luce e del suono: la loro natura ondulatoria
emerge dagli esperimenti di interferenza e diffrazione. Si sono analizzate linterferenza e la sovrapposizione delle onde meccaniche generate da un ondoscopio. Per la luce si utilizzato un banco ottico:
stato fatto incidere un pennello di luce laser su un telaio con doppia fenditura e su uno schermo
posto dietro di esso si sono osservate zone luminose alternate a zone scure. stato detto agli allievi
che limmagine sullo schermo si pu interpretare con la teoria ondulatoria, con la quale anche possibile prevedere la posizione dei massimi e dei minimi dellonda in funzione della lunghezza donda
in diverse figure di interferenza. Un secondo esperimento realizzato ponendo un reticolo (con 300
linee/mm) di fronte ad un raggio laser: sullo schermo si osservano in questo caso punti (interferenza
costruttiva) lontani tra loro, cio le zone di interferenza distruttiva sono molto ampie. Sono stati fatti
altri esempi: stato suggerito agli allievi di pensare ad un persona dietro ad un porta socchiusa: il
suono si diffrange da una fenditura perch la sua lunghezza donda confrontabile con le dimensioni dellapertura, mentre la luce che penetra nella stanza prosegue in linea retta perch la sua lunghezza donda pi piccola dellapertura.

(5)

La sperimentazione si basa su di una pregressa esperienza di ricerca didattica condotta nella.s.2002/03 con pi di
100 alunni di un Liceo scientifico (C. Cornali Lezioni di Fisica Moderna Relazione finale per la classe di abilitazione
A049, Relatore M. Giliberti Insegnante Supervisore L.Cazzaniga).

256

Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

4.2 Dai fasci di luce ai fasci di materia


4.2.1 Alcune caratteristiche dei fasci a raggi catodici

In laboratorio sono stati mostrati agli allievi esperimenti con il tubo di Perrin, il tubo a croce dombra, il tubo per la deviazione dei raggi catodici. Si voluto far acquisire familiarit agli allievi con
un particolare fascio materiale: il fascio elettronico (si messo in evidenza che i raggi catodici si
propagano in linea retta cos come fanno i raggi luminosi nellottica geometrica; a differenza della
luce, viceversa, i raggi catodici sono deviati sia da campi elettrici sia da campi magnetici. Dal tipo
di deflessione si pu associare ai raggi un carica negativa.
Il fascio elettronico, posto in unampolla in cui presente un campo magnetico uniforme, (classico
dispositivo per la misura del rapporto e/m) si incurva, descrivendo una circonferenza: poich la traiettoria del pennello non si disperde, si pu concludere che il rapporto tra le densit di carica e di
massa costante, cio che il fascio caricato uniformemente
4.2.2 Ottica materiale
Sono stati presentati, su lucido, alcuni esperimenti realizzati da Mllenstedt con un biprisma elettronico e da Tonomura6 (Am. J. Phys. 57 (2) February 1989): agli allievi stato detto che il biprisma elettronico funziona per un pennello elettronico, nello stesso modo in cui un bisprisma ottico
funziona per la luce; si tratta cio di dividere in due un unico fascio incidente e poi ricomporre le
due parti per farle interferire. Tonomura osserv che, se un fascio elettronico penetra tra i due piatti,
esso risulter diviso, da un filo carico, in due parti che si sovrappongono nella zona sottostante il filo
dando ancora origine a frange di interferenza. Anche in questo caso tali frange si possono interpretare con un modello ondulatorio del tutto simile a quello della luce. stato fatto notare che il fenomeno pu essere interpretato come un fenomeno ondulatorio pensando il pennello elettronico come
caratterizzato da un lunghezza donda che possibile determinare sperimentalmente utilizzando la
distanza tra i massimi di interferenza esattamente come si fa in ottica elettromagnetica.
Si parlato, inoltre, del fullerene: una particolare forma del carbonio. stato descritto lesperimento7,
realizzato dal fisico austriaco Zeilinger, nel quale un pennello di fullerene, riscaldato, fuoriesce da
un forno posto nel vuoto. Il gas viene collimato e poi fatto incidere su un reticolo di diffrazione e,
successivamente, raccolto su di uno schermo. Vengono mostrati i risultati sperimentali in due grafici: in assenza di reticolo rivelato un chiaro picco di densit del fullerene, con il reticolo si osservano vari picchi, segno di diffrazione. Interpretando lesperimento con lottica fisica, si giunge ad
associare, alla sostanza unopportuna lunghezza donda.
Si introdotta la focalizzazione, per diffrazione, di un pennello di elio.
Agli allievi stato spiegato che possibile costruire microscopi che utilizzino sostanze diverse dalla
luce. Lecografo ne un esempio. Nel 1999 si pensato di utilizzare lelio per costruire un microscopio. Come primo passo si dovuto costruire un sistema di focalizzazione con questa sostanza. Doak
riuscito in questo inviando un pennello di elio su un reticolo circolare con cui interferisce e poi
collimandolo in un punto. Si ottiene cos lo stesso effetto di una lente. Si descrive il reticolo zonato
come dispositivo in grado di concentrare pennelli luminosi senza far uso di lenti.
stato anche accennato al fatto che, pochi anni fa, sono stati realizzati esperimenti in cui i ruoli
classici di materia e radiazione risultavano invertiti: il pennello luminoso sostituito da un pennello
materiale e unonda elettromagnetica stazionaria gioca il ruolo di reticolo materiale. stato cos creato una sorta di reticolo di luce8. Si descritto ai ragazzi leffetto Kapitza-Dirac9 e lapparato utilizzato per evidenziarlo: anche in questo caso si ha una sorgente atomica, da cui fuoriesce un pen-

(6)

Gli esperimenti realizzati da Tonomura sono a singolo quanto, ma essi sono stati interpretati dal docente come se
fossero ad alta intensit. Tale scelta dovuta al fatto che lattenzione non rivolta allaspetto particellare.
(7)
Anche in questo caso gli esperimenti sono interpretati come se fossero ad alta intensit.
(8)
Un reticolo di luce unonda di luce stazionaria che viene riflessa in uno specchio.
(9)
R.B. Doak, Phys. Rev. Lett. 83 21, 4229 (1999).

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

257

nello materiale collimato che viene fatto incidere sul reticolo di luce. Su uno schermo posto dietro di esso si osserva il fenomeno di diffrazione della materia da parte di un campo elettromagnetico.
Emerge quindi la simmetria di comportamento di materia (campo materiale) e radiazione (campo
elettromagnetico).
4.3 I quanti e le interazioni

Con lobiettivo di introdurre in modo molto intuitivo come nasce il concetto di quanto, sono state
richiamate agli studenti alcune leggi della chimica (legge dei rapporti costanti, dei rapporti multipli,
degli equivalenti e dei volumi), perch da esse si ricava che le interazioni chimiche sono spiegabili
tramite atomi e che lidea di atomo (nata in chimica a inizio 800) nelle interazioni un modello che
chiarisce tutte le leggi sopra riportate. stato ripetuto pi volte questo fondamentale concetto con
parole diverse: in chimica le interazioni (che si hanno quando un elemento reagisce con un altro) sono
descritte da leggi che si interpretano con il modello atomico. Questo suggerisce lidea di considerare
linterazione tra luce e materia in modo del tutto simile allinterazione materia - materia tipica della
chimica, immaginando quindi che esista un atomo della luce (fotone) che interagisce con un atomo
della materia. Esempi di interazione tra luce e materia sono la fotosintesi (fenomeno per il quale una
foglia colpita dalla luce d origine al suo interno a reazioni chimiche) e la pelle scottata dal sole.
4.4 I campi confinati

Si richiama agli allievi la relazione: = h/p (introdotta, come gi detto, per la luce, come postulato)
e si stimola la loro partecipazione per rispondere alla domanda: possibile che questa relazione
valga, oltre che per i fasci di luce, anche per i fasci elettronici, protonici, in generale per fasci materiali? Dopo ampio dibattito e dopo primi, non argomentati schieramenti, anche a seguito di esplicito invito ad analizzare le caratteristiche comuni gi viste a proposito di fasci materiali, la risposta della classe affermativa, pressappoco cos argomentata: diversi esperimenti con fasci materiali
danno origine a una figura di interferenza; poich linterferenza la propriet pi caratteristica delle
onde, possiamo supporre che, in perfetta analogia con i fasci di luce, la relazione = h/p valga anche
per i fasci materiali.
Si fa notare che, in altre parole, p = h/ rappresenta la minima quantit di moto che un campo pu
scambiare in uninterazione, associando, quindi, tale quantit (anche se in modo un po impreciso),
al fotone, allelettrone, al protone intesi come utili rappresentazioni nelle interazioni.
In altre parole si fa notare agli allievi che ogni campo ha il suo quanto che gioca il ruolo di attore
nelle interazioni con altri campi, i quali scambiano, appunto, energia o quantit di moto: (quantizzate
per interazioni tra campi quantizzati: si portano come esempio i fenomeni legati allemissione di
righe spettrali degli atomi dei gas che gli allievi hanno gi incontrato nella chimica, si accenna agli
esperimenti di Franck e Hertz) . Gli scambi di energia nelle interazioni avvengono in punti precisi
e in tempi determinati.
Sono state elencate alcune caratteristiche dei quanti agli allievi gi noti da insegnamenti precedenti:
il quanto del campo elettromagnetico il fotone (particella priva di massa che si muove, nel
vuoto, alla velocit della luce.)
lelettrone il quanto del campo elettronico ( una particella dotata di carica pari a:-1,6 10 -19 C,
ha una massa di : 9,1 10 -31 kg)
Possiamo, altres, dire che anche il protone e il neutrone sono quanti dei rispettivi campi, anche se non
si usa parlare di campo protonico o di campo neutronico (poich esistono campi pi fondamentali),
Il protone ha una carica pari a quella dellelettrone, ma con segno positivo; la sua massa di 1,67252
10 -27 kg.
Il neutrone una particella neutra dotata anchessa di massa: 1,67482 10 -27 kg.
A questo punto (ed anche considerando le ultime considerazioni fatte a proposito dei quanti) gli
allievi sono stati invitati a ricavare le lunghezze donda associate ad alcune particelle (o quanti,
appunto) assegnando, per ognuna di esse, la massa e la velocit.

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Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Come possiamo capire lesistenza dei livelli di energia negli atomi e le semplici relazioni numeriche
che qualche volta esistono tra essi?
Il fluido elettronico presente nellatomo ha un comportamento ondulatorio. Esso confinato dallinterazione con lintenso campo coulombiano del nucleo; gli scambi di energia tra il fluido elettronico e latomo sono quantizzati.10
Come si comporta un campo ondulatorio confinato? La matematica che descrive questa situazione
conosciuta dai fisici, ma piuttosto complicata. Per capire, comunque, il senso della descrizione
matematica stata fatta unanalogia: gli allievi sono stati invitati a prendere in considerazione il confinamento pi semplice possibile, ad esempio quello che riguarda le vibrazioni meccaniche in una
corda vibrante (meccanica) fissata agli estremi.
Sono state ricordate agli allievi le condizioni affinch si possano ottenere onde stazionarie; stato
detto loro che tali onde non mutano la propria configurazione e non si propagano. Per fare alcuni
esempi sono state citate quelle che si hanno, in certe condizioni, nelle corde vibranti o nelle vaschette
dacqua. Esse non si muovono, ma rimangono dove sono, mantenendo immutata la loro forma mentre gli spostamenti crescono e diminuiscono periodicamente senza cambiare di posizione. stato
detto che, se si guarda la Fig. 1 si nota che vi sono dei nodi, punti cio che non si muovono; fra ciascuna coppia di nodi si trovano le regioni in cui gli spostamenti sono massimi.
Queste regioni rimangono sempre nello stesso posto rispetto alle estremit della zona in cui londa
confinata; ma, col passare del tempo, lo spostamento oscilla da un massimo in un verso, a zero, a un
massimo nel verso opposto. In tutti i punti si hanno delle oscillazioni periodiche, pur non avendosi
limpressione che qualcosa si muova. Si accennato, senza approfondimenti, alla matematica che
descrive tale situazione. La sovrapposizione di due onde identiche che viaggiano in direzioni opposte espressa dalle seguenti relazioni:
y1(x, t)= A sin (k x t); y2(x, t)= A sin (k x + t)
che, combinate tra loro, danno come risultato:
y1 + y2 = 2A sin k x cos t
La dipendenza dal tempo fattorizzata.
Londa risultante non si propaga: stazionaria. stato detto agli allievi che si possano ottenere onde
stazionarie su di una corda di lunghezza L vincolata agli estremi: londa sottoposta a condizioni al
contorno; solo le onde che hanno nodi alle estremit sono permesse:
(n/2) = L ovvero
= 2L/n
Il moto di ogni punto della corda armonico con frequenza definita e andamento sinusoidale con il
tempo

Fig. 1 - Rappresentazione di onde stazionarie a)


= 0; b) = 2L; c) = L; = 2/3 L.
(10)

Si fatto riferimento alleffetto fotoelettrico, allesperienza di Frank e Hertz, descrivendoli qualitativamente.

Progetto IDIFO - Fisica moderna per la scuola

259

4.5 Sovrapposizione di onde

Lattivit si svolta nel laboratorio dinformatica, dove gli allievi, suddivisi in gruppi, hanno utilizzato applet di fisica per simulare la sovrapposizione di onde, ottenendo fenomeni dinterferenza
costruttiva, distruttiva, battimenti e onde stazionarie11 [11] e [12], con il duplice scopo di richiamare
concetti gi trattati in precedenza e di avere un riscontro visivo delle onde stazionarie che si producono in una corda vibrante.
stato detto agli allievi che si ottengono onde stazionarie anche nel caso bidimensionale con un
piatto di metallo messo in vibrazione nel suo centro: il fisico tedesco Ernst Chladni, alla fine del 1700,
pubblic i risultati di lunghi studi da lui effettuati sulla possibile influenza del suono sulla materia:
utilizzando delle lastre di vetro ricoperte di sabbia molto fine, e utilizzando un arco di violino che
veniva sfregato lungo il bordo delle lastre stesse, egli dimostr come la sabbia tendesse a disporsi
secondo schemi geometrici ben precisi. Un approfondimento degli studi di Chladni, venne eseguito
dal fisico svizzero Hans Jenny, che al giorno doggi viene considerato il padre della cimatica, cio di
quella scienza che studia le onde, ( in particolare quelle sonore. Hans Jenny, alla met del 1900, fece
esperimenti analoghi: egli aveva a disposizione strumenti molto pi sofisticati rispetto allepoca di
Chladni; con un oscillatore egli produceva uno spettro di frequenze.
Collegando loscillatore a un piatto metallico, sopra il quale era stata dispersa della sabbia, assieme
a polvere di licopodio (erba che nasce specialmente nelle alture e nei boschi) e altre sostanze
liquide, Jenny osserv che tutte le sostanze che si trovavano sopra il piatto, tendevano a disporsi
secondo figure geometriche tridimensionali (anche frattali) che variavano a seconda della frequenza.
Vi era quindi una diretta relazione tra struttura e vibrazione sonora che la determina. E scopr che
le forme create dal suono erano prevedibili. Scopr inoltre che se faceva vibrare una lastra secondo
frequenza e ampiezza specifiche vibrazione sul materiale della lastra comparivano le forme e
gli schemi di movimento caratteristici di quella vibrazione. Se modificava la frequenza o lampiezza,
variavano anche lo sviluppo e lo schema. [13] e [14]

Fig. 2 - Figure di Chladni (immagine presa dal sito: http://www.mednat.org/new_scienza/cimatica.htm).

(11)

Indico, a titolo di esempio, due dei siti internet maggiormente consultati dagli allievi: http://www.walter-fendt.de/
ph14i/stlwaves_i.htm; http://www.mi.infn.it/~phys2000/

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Capitolo 5. Progetti didattici degli insegnanti

Fig. 3 - Figure di Chladni Immagine presa dal sito: http://www.mednat.org/new_scienza/cimatica.htm.

Gli allievi sono stati invitati a visualizzare una rappresentazione animata sulla formazione di onde
stazionarie in due dimensioni su piatti di diverse dimensioni consultando il sito:
http://www.teachersdomain.org/resources/lsps07/sci/phys/energy/chladni/assets/lsps07_int_chladni/
lsps07_int_chladni_swf.html). Due esempi sono riportati nella Fig. 4

Fig. 4 - Formazione di onde stazionarie in due dimensioni su di un piatto rettangolare ( [15] ).

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261

stato detto agli allievi che potevano provare a legare un tubo di gomma tra due punti fissi, e con
una mano fare oscillare il tubo in vicinanza di uno dei supporti. Variando il movimento della mano
fino a ottenere la frequenza giusta, avrebbero potuto produrre unonda stazionaria in cui i punti del
tubo oscillano avanti e indietro, ma la configurazione non si sposta lungo il tubo. Questa pu presentare tra i supporti terminali uno o pi ventri: due, tre, quattro.
Questo il tipo di moto che sar utilizzato per una rappresentazione di un atomo in uno stato stabile.
Quando le estremit del tubo sono fisse, saranno possibili solo quei modi di oscillazione con un
numero intero di ventri (e con le corrispondenti frequenze ben definite). I ragazzi sono stati invitati a
osservare che, nel caso in cui si comanda il tubo con qualunque altra frequenza, il moto della loro
mano distrugge in parte il preesistente moto del tubo anzich andare al passo con esso e aumentarne
lampiezza. Perci, a meno di non usare la frequenza appropriata, i loro sforzi avranno scarsissimi
effetti e non riusciranno a produrre unonda stazionaria stabile lungo il tubo. Si passati a considerare le onde stazionarie come sovrapposizione di due treni donda uguali che si propagano in versi
opposti. Una volta prodotta unonda stazionaria, si pu immaginare che due pareti rigide riflettenti
siano rapidamente poste nei nodi dellonda. Poich le suddette pareti sono poste in punti nei quali
non vi movimento, esse intrappoleranno una parte di onda stazionaria e questa apparir come una
configurazione oscillante anzich come una configurazione di onda in movimento. Per poter ottenere unonda stazionaria, allinterno di una corda vincolata agli estremi, si deve quindi far vibrare
la corda in modo che la lunghezza donda dellonda prodotta sia pari a 2L/n essendo L la lunghezza
del confinamento.
4.6 Livelli energetici e struttura dellatomo

A questo punto introdotto largomento della lezione: la quantizzazione dei livelli energetici degli
elettroni in un atomo (in analogia al fenomeno delle frequenze caratteristiche che si verifica quando
unonda confinata in una certa regione dello spazio). La modalit di trattazione ha seguito le linee
guida della proposta di Milano [16]. Si supponga di confinare un campo tra due pareti poste a distanza
L. Si posta agli allievi la seguente domanda: cosa succede se confino un campo materiale in una
regione finita di spazio? Gli allievi avevano gi appreso che le interazioni sono quantizzate e che il
quanto possiede quantit di moto: p = h/. Se il campo si trova nello stato fondamentale, non scambier quanti: fino a quando non interagir si comporter come unonda. In particolare, poich vincolato, descriver onde stazionarie con due nodi fissi agli estremi e n-1 nodi interni. La lunghezza
donda di unonda stazionaria tra due pareti a distanza L :
Con n = 1, 2,
Poich il campo generato da un campo quantizzato (perch interagendo scambia quanti) allora,
dalla relazione di De Broglie,

Ove 1/L2 dipende dalla distanza tra le pareti, n2 indica i