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Valutare scuole e insegnanti? Si pu fare!

Se ammettiamo lesistenza di incombenze che litaliano medio sicuro di saper sbrigare meglio
rispetto ad allenare la nazionale di calcio tocca includere tra esse la valutazione degli insegnanti,
soprattutto quelli dei propri figli e nipoti e con un margine dincertezza che tende a diminuire con
lavanzare dellet di chi giudica (spesso i giudizi dei nonni sono pi perentori di quelli dei
genitori). Credo che in molti desti stupore e dispetto rilevare come un talento tanto diffuso nella
popolazione non sia finora toccato in dote alle ministre e ai ministri che si sono susseguiti dalle
parti di viale Trastevere, visto che finora non si concretizzata alcuna iniziativa in merito. Prima di
prendere in considerazione gli aspetti pi controversi di una tematica tanto scivolosa utile
soffermarsi sulla sorte delle proposte sbocciate e sfiorite nellultimo quindicennio.
Partire dagli anni novanta fondamentale perch la valutazione di scuole e docenti dovrebbe
rivestire una funzione di complementariet virtuosa rispetto allattribuzione di autonomia (1997)
agli istituti. Luigi Berlinguer (1997-2000) intendeva destinare una maggiorazione economica a
insegnanti selezionati sulla base di tre criteri: il curriculum, un test sulla loro preparazione e una
lezione simulata. Come noto, la sua proposta gener opposizioni tali da costringere il ministro alle
dimissioni. Non stupisce che immediatamente dopo Berlinguer lapproccio del Ministero sia
cambiato, orientandosi verso quella che a livello internazionale nota come Outcomes-Based
Accountability e che comporta limpiego dei risultati di studentesse e studenti per verificare
lefficacia di scuole e insegnanti. In poche parole, visto che sembra preclusa la possibilit di
valutare direttamente i docenti, usiamo come misura indiretta i prodotti del loro lavoro, vale a dire il
livello di apprendimento della popolazione studentesca. La pubblicazione dei risultati dovrebbe poi
incentivare le scuole a migliorarsi.
Cos, con Letizia Moratti (2001-06) lInvalsi inizia a somministrare le sue prove e, con Giuseppe
Fioroni (2006-08), si ha il primo timidissimo accenno allimpiego del Valore Aggiunto, indicatore
di efficacia scolastica basato sulle variazioni dei punteggi ai test di ciascuno studente. Con il Valore
Aggiunto una scuola ritenuta efficace se, considerati i punteggi in ingresso e in uscita a prove
standardizzate, la sua popolazione ottiene dei miglioramenti significativamente superiori a quelli di
altre scuole. Proprio sulla base del Valore Aggiunto Maria Stella Gelmini (2008-11) intende
applicare alla scuola i principi della riforma Brunetta per la PA: valutazione delle prestazioni
individuali dei docenti (incentrata in primo luogo sui risultati di studentesse e studenti) e correlata
premialit. Cos, dal 2008 allInvalsi affidato il compito di rendere possibile la valutazione del
Valore Aggiunto fornito da ogni scuola. I test vengono estesi a tutta la popolazione studentesca
(con Fioroni erano a campione) nelle classi II e V (primaria), I e III (secondaria di primo grado), II
(secondaria di secondo grado).
Francesco Profumo (2011-2013) introduce una discontinuit: la misurazione della performance e gli
incentivi per il singolo insegnante vengono accantonati. Il decreto 80/2013 prospetta un nuovo
sistema di valutazione delle scuole, strutturandolo in quattro fasi: autovalutazione dIstituto,
valutazione esterna, miglioramento, rendicontazione. Il Valore Aggiunto conserva un ruolo ma
utilizzato principalmente in funzione formativa, come indicatore che docenti e dirigenti utilizzano
per riflettere sul proprio operato.
E veniamo alla ministra Stefania Giannini. La buona scuola reintroduce elementi accantonati
(incentivi individuali per i docenti) o ridimensionati (Outcomes-Based Accountability) da Profumo.
Gli scatti stipendiali sono sganciati dallanzianit di servizio e destinati ai due terzi di docenti pi
meritevoli di ciascuna scuola o rete di istituti (due insegnanti che ottengono lo stesso punteggio in
scuole diverse possono ricevere diversi trattamenti economici). Il merito viene valutato sulla base
del miglioramento della didattica (il criterio pi importante, basato sulla capacit di migliorare il
livello di apprendimento degli studenti), la qualificazione professionale, la partecipazione al

miglioramento della scuola. Viene conferita maggiore autonomia ai dirigenti nella selezione e
valutazione del corpo docente.
In sintesi, negli ultimi quindici anni abbiamo assistito al susseguirsi di una serie di proposte di
natura diversa: si esordito col fallito tentativo di valutare le conoscenze dei docenti (Berlinguer) e
si poi proseguito concentrando lattenzione sui risultati della popolazione studentesca (Moratti,
Fioroni) al fine di considerarla una misura, sia pure indiretta, della qualit del lavoro svolto da
scuole e insegnanti. Va detto che, oggi come ai tempi di Moratti e Fioroni, i test Invalsi sono ben
lungi dallessere utilizzati per valutare le scuole attraverso il Valore Aggiunto. Nonostante questo
sia un compito precipuamente assegnato allInvalsi dalla direttiva ministeriale n. 74 del 2008 manca
unanagrafica che colleghi il punteggio raggiunto da uno studente in V primaria a quello ottenuto
dallo stesso studente in I secondaria, in III e cos via. Anche per questo il tentativo di Gelmini
(rilanciato da Giannini) di introdurre elementi di premialit individuale basati sui risultati si
rilevato sin qui impraticabile. E anche per questa ragione appare pi realistica la scelta di Profumo
di utilizzare i risultati allinterno di un percorso di autovalutazione distituto sottoposto a
monitoraggio esterno (il DM 80/2013 confermato nella proposta di Giannini).
Descritta la traiettoria della valutazione dellinsegnamento in Italia, il caso di affrontare due tra le
questioni pi rilevanti ad essa associate. Le due questioni possono essere poste nei termini che
seguono.
1) possibile valutare in maniera valida la qualit dellinsegnamento utilizzando i
punteggi ottenuti da studentesse e studenti a prove standardizzate?
2) Premiare economicamente i docenti sulla base dei miglioramenti dei propri alunni
produce un miglioramento negli apprendimenti?
Sulla prima domanda la ricerca empirica in campo educativo indaga da circa un trentennio. La
risposta tende ad essere decisamente negativa se i punteggi ai test sono le uniche fonti di
valutazione dellinsegnamento. Infatti su tali punteggi incidono anche fattori che non dipendono dai
docenti, come la preparazione iniziale e le caratteristiche socioeconomiche e culturali della
popolazione studentesca. Prendere in considerazione anche il punteggio iniziale di uno studente
(Valore Aggiunto) riduce lincertezza ma non elimina lincidenza degli altri fattori. Inoltre, i test si
concentrano su poche discipline e in ogni caso non possono rispecchiare in maniera
sufficientemente ampia e approfondita quanto insegnato (uno degli aspetti pi sottovalutati della
discussione non specialistica sulla vicenda proprio la qualit dei test 1: per citare un esempio, le
domande delle prove Invalsi di comprensione della lettura sono incoerenti con le finalit della
somministrazione2). Tuttavia, soprattutto negli ultimi due decenni, i disegni di ricerca sono stati
ampliati e si proceduto a una comparazione tra alcune caratteristiche dellinsegnamento (misurate
utilizzando scale di osservazione dei docenti allopera) e il miglioramento nei punteggi ottenuti ai
test da studentesse e studenti (Valore Aggiunto). Uno dei risultati pi incoraggianti si registrato
negli USA3 e attesta un 36% di varianza in comune tra la qualit dellinsegnamento e il Valore
Aggiunto. Dunque, se prendiamo in considerazione un numero superiore di informazioni, il giudizio
si fa pi sfumato: il miglioramento dei punteggi ai test correla con alcuni tratti dellinsegnamento,
anche se in maniera non sufficiente per stilare classifiche di scuole o docenti che abbiano pretese di
validit. Va detto che rimane necessario basarsi su buone informazioni: in Italia la Fondazione
1

In questi anni la discussione approfondita sulla qualit degli strumenti approntati dallInvalsi stata oscurata dalle
virulente polemiche tra opposti schieramenti. Eppure oltre dieci anni fa il pedagogista Piero Lucisano, ai tempi del
Progetto pilota (antenato delle attuali prove), aveva messo in guardia rispetto a criticit che si sarebbero puntualmente
presentate nelle successive somministrazioni (P. Lucisano, Validit e affidabilit delle pratiche valutative: a proposito
del Progetto Pilota 2, in Cadmo, anno XI n. 2 , 2003, pp. 37-56).
2
C. Corsini, La validit di contenuto delle prove INVALSI di comprensione della lettura, in Giornale Italiano della
ricerca educativa - Italian Journal of Educational Research; anno VI n. 10, giugno 2013, pp. 46-61.
3
H.C Hill, K.L. Kapitula, L.R. Umland, L.R. (2011), A Validity Argument Approach to Evaluating Teacher ValueAdded Scores, in American Educational Research Journal, 48 (3), 794831.

Agnelli4 ha riscontrato una correlazione prossima allo 0 tra determinate caratteristiche delle scuole e
il miglioramento dei risultati alle prove Invalsi.
La risposta alla seconda domanda pi netta: non vi sono prove n indizi che inducano a credere
che premiare economicamente i docenti sulla base dei miglioramenti dei propri alunni comporti un
miglioramento negli apprendimenti. Nei sistemi che prevedono incentivi individuali sulla base dei
risultati ai test degli alunni finora non stata prodotta alcuna evidenza empirica relativamente a
miglioramenti delle competenze o conoscenze della popolazione studentesca. In compenso se ne
sono esperiti in modo indubitabile gli effetti negativi: legare la carriera dei docenti al risultato degli
studenti a un test induce chi insegna in tentazioni quali dedicare una parte consistente delle ore di
lezione alladdestramento degli alunni alla forma delle prove (teaching to the test), alterare lesame
suggerendo le risposte o truccando i punteggi finali (cheating), selezionare per il test solo i
soggetti migliori, raccomandando ai meno bravi di restare a casa o richiedendo per essi
certificazioni ad hoc relative a bisogni educativi speciali che ne comportino lesclusione dalla
somministrazione. Si tratta di comportamenti che incidono negativamente sulla qualit
dellinsegnamento e la cui diffusione accertata in tutti i sistemi di Outcomes-Based Accountability
e in particolare negli USA, dove si persino scoperta una fitta rete di intimidazioni rivolte agli
elementi pi riottosi al fine di garantire, a prescindere dagli apprendimenti, il miglioramento nei
risultati ai test da parte della popolazione studentesca. Anche in Italia, pur in assenza di un effettivo
sistema di rendicontazione incentrato sui test, questi comportamenti iniziano ad avere una certa
diffusione.
Sembrerebbe dunque che lesperienza ci insegni pi come non valutare linsegnamento che come
valutarlo. In realt le cose non stanno esattamente cos. La valutazione di scuole e docenti un
potente mezzo di miglioramento dellinsegnamento ed possibile rispondere a una terza domanda:
come valutare scuole e insegnanti? Da oltre trentanni la ricerca empirica ci dice che le scuole che
riescono meglio sono proprio quelle che sottopongono a continuo monitoraggio i propri processi e i
propri risultati, coinvolgendo attivamente il personale scolastico, gli studenti e le loro famiglie 5. Si
tratta inoltre di scuole che tendono a integrare prospettive, fonti e strumenti esterni allinterno dei
propri percorsi di valutazione. In questi percorsi infatti necessario far interagire il punto di vista di
chi nelle scuole opera con quello di esperti esterni: il primo perch lunico che pu garantire la
ricaduta nel contesto della valutazione, il secondo perch pu assicurare affidabilit nei giudizi.
interessante notare come ai suoi esordi lInvalsi, sotto la guida (1999-2001) del pedagogista
Benedetto Vertecchi, puntasse alla costruzione di un sistema con finalit formative, incentrato sul
coinvolgimento attivo di istituti e docenti nellindividuazione e nella valutazione dei punti di forza e
di debolezza sia dei processi di insegnamento sia dei risultati di apprendimento. Lidea era quella di
offrire una affidabile e rigorosa sponda docimologica per una valutazione condivisa con scuole e
docenti6. Ma, con lallontanamento di Vertecchi (sin qui unico pedagogista a guidare listituto),
listituto impegna gran parte delle sue risorse nella costruzione di strumenti di rilevazione degli
apprendimenti in italiano e matematica, abbandonando per un decennio il dialogo aperto con le
scuole sui processi di insegnamento. Solo negli ultimi tre anni lInvalsi torna a occuparsi di variabili
di contesto e di processo a livello di scuola (sia pure con unimpostazione meno dialogica: gli
4

Fondazione Giovanni Agnelli (2014). La valutazione della scuola. Roma: Laterza.


Una buona sintesi sugli studi del periodo 1980-2000 quella curata da C. Teddlie, D. Reynolds (2000), The
International Handbook of School Effectiveness Research, Oxon: Routledge.
6
Vedi B. Vertecchi (1999). Larchivio docimologico per lautovalutazione delle scuole, Roma: FrancoAngeli.
B. Losito, V. Scalera (2001). Il Progetto Pilota Europeo. La Valutazione della Qualit dellIstruzione. In Invalsi/Cede (a
cura di), Ricerche Valutative Internazionali 2000/International Evaluation Research Projects 2000 (pp. 215-239).
Milano: FrancoAngeli.
5

strumenti sono imposti dallalto e non discussi, cosa che svantaggia proprio le scuole che in questi
anni si sono impegnate di pi nellautovalutazione). Questo cambiamento recepito nel decreto di
Profumo che, pur non esente da difetti, contiene come gi evidenziato elementi di sano realismo,
impegnando scuole e docenti in progetti di autovalutazione monitorati da strutture esterne come
Invalsi, Indire e Universit.
La valutazione di scuole e insegnanti deve dunque possedere tre caratteristiche. Per prima cosa,
deve essere finalizzata al miglioramento e non allerogazione di premi individuali che, come si
visto, possono innescare comportamenti opportunistici e rischiano di compromettere la qualit del
lavoro di scuole e docenti. In secondo luogo, deve coinvolgere tutto lo staff educativo: se
inevitabile che ad alcune figure siano attribuiti (con adeguata retribuzione, ma senza premi basati
sui risultati) compiti organizzativi e di gestione, non accettabile che vi siano docenti che si
disinteressano alla faccenda. Infine, la valutazione di scuole e insegnanti deve avvalersi di fonti e
sguardi diversi da quelli dei docenti: lautoreferenzialit un rischio che va scongiurato tanto
nellacquisizione di informazioni (possono contribuire studenti e famiglie, oltre allInvalsi), quanto
nel controllo del rigore e della qualit del processo (e in questo senso lintervento di esperti esterni
fondamentale).
In percorsi cos configurati persino i tanto famigerati test standardizzati si rivelano preziosi, dato
che possono garantire lacquisizione di elementi informativi sullefficacia del proprio lavoro non
sottoposti a distorsioni valutative. Come mai gli stessi strumenti che tanti danni possono comportare
in certi contesti divengono utili in altri? Il punto che lobiettivo della valutazione in questo caso
non il conseguimento di incentivi economici per dirigenti e insegnanti, ma lacquisizione di
elementi informativi utili a migliorare il proprio lavoro.
Ecco dunque che emerge il requisito indispensabile per un efficace sistema di valutazione
dellinsegnamento: la disponibilit di chi insegna ad autovalutarsi, mettendosi in discussione.
Sembrerebbe, questo, un atteggiamento scontato, dato che una prerogativa di ogni buon
professionista, a maggior ragione di un professionista che continuamente chiamato a valutare gli
altri. Ma, se si presta ascolto alle polemiche scatenate in primavera in occasione delle prove Invalsi
o a quelle innescate da ogni proposta ministeriale, emerge il sospetto che tra i docenti, accanto a
coloro i cui rilievi colgono nel segno, non manchi chi considera la valutazione dellinsegnamento
inesorabilmente una inaccettabile ingerenza esterna, volta a mettere in discussione il proprio status
professionale. vero che, come stato in questa sede rilevato, buona parte delle proposte avanzate
sulla valutazione dellinsegnamento incoerente rispetto a quanto la ricerca scientifica (e il buon
senso) ha evidenziato sulla questione. vero che in una fase di riduzione di investimenti
nellistruzione non mancano tentativi di sminuire di fronte allopinione pubblica la qualit di scuole
e docenti. Tuttavia un docente che ritiene di non poter essere valutato evidenzia una preoccupante
ignoranza in merito a un aspetto fondamentale del proprio lavoro. Manifesta cio scarsa contezza
riguardo a cosa significhi valutare. Ed questa lultima cosa sulla quale conviene soffermarsi.
Personalmente credo che molte delle polemiche sulla valutazione in educazione siano legate a una
errata interpretazione delle sue funzioni. In educazione la valutazione un mezzo di miglioramento
dellinsegnamento e dellapprendimento. Essa un giudizio di valore sulla differenza che si
riscontra tra quanto auspicato e quanto osservato rispetto a un aspetto rilevante (generalmente il
livello di conoscenze di uno studente) dei processi di apprendimento e insegnamento. un docente
che valuta male quello che assegna voti senza indicare allo studente la distanza che intercorre tra
quel che sa e quel che dovrebbe sapere, perch un docente che ignora che proprio
lesplicitazione di quella distanza a rendere la valutazione utile tanto per lo studente quanto per se
stesso. Similmente, un docente che si oppone alla valutazione del proprio lavoro, deve pensare che
non sia da altri accertabile la distanza tra gli obiettivi che si pone e il loro livello di realizzazione.
Quel docente creder probabilmente che nessuno, eccetto (forse) se stesso, sia in grado di fornire
indicazioni preziose sugli elementi sui quali pu migliorarsi. Cosa che sarebbe vera se
linsegnamento non coinvolgesse altre persone oltre chi insegna, come invece avviene, a parte
eccezioni che si ha motivo di stimare rarissime (e ridicole, come ben ricorda Pirandello nellEresia

catara). Insomma: se c chi insegna dovr esserci qualcuno disposto a imparare. E infatti il punto
di vista di studentesse e studenti, se maneggiato con cura, costituisce per un docente una
straordinaria fonte di informazioni per giudicare la qualit del proprio insegnamento. Inoltre, dalla
scuola dinfanzia alluniversit, il docente attento sa bene che il confronto con i colleghi su aspetti
rilevanti del proprio lavoro (dai metodi ai contenuti dellinsegnamento, dalla gestione degli spazi e
delle risorse a quella dei rapporti con studenti, famiglie e altri portatori dinteresse) pu essere
decisivo nellaffrontare i problemi posti da un compito tanto complesso. Impegnarsi in un percorso
di valutazione significa sottrarre il confronto con studenti, colleghi e dirigenti al dominio esclusivo
delle idiosincrasie personali, del capriccio, del caso e della routine (senza credere che questi fattori
termineranno di esercitare il loro peso, in positivo e in negativo) per renderlo metodico e, quindi,
conferirgli maggiore efficacia. Significa anche aprire il proprio lavoro alluso di fonti informative
esterne alla scuola, se ritenute valide e affidabili. Significa aprire linsegnamento al punto di vista
esterno, fornendo a famiglie e opinione pubblica non inaffidabili classifiche sulle risposte a test di
dubbia fattura, ma informazioni su come la scuola affronta i problemi che il contesto gli pone.
Significa, in sintesi, migliorare il proprio lavoro sottraendolo allarbitrio individuale per renderlo
verificabile e, con ci, sociale.
Daltro canto, la confusione sulle funzioni e sulle finalit della valutazione dellinsegnamento
serpeggiante tra i docenti in parte legata alla grettezza con cui opinione pubblica e politica hanno
troppo spesso affrontato la questione. Ne testimonianza lidea che il fine della valutazione
dellinsegnamento debba essere quello di punire i docenti meno meritevoli o premiare i migliori.
chiaro che di fronte a richieste tanto infondate e brutali molti rispondano con la chiusura. E, finora,
proprio la rispettiva polarizzazione di posizioni disinformate ha garantito la conservazione
dellesistente. Eppure, pi di trentanni fa, Lee Cronbach sottolineava lurgenza di distinguere tra la
tendenza a volgere lo sguardo al passato per distribuire meriti o colpe e la valutazione, che si
assume il compito di capire i processi per indirizzare attivit future. vero che i docenti devono
aprirsi alla valutazione, ma necessario che la richiesta di apertura abbia finalit condivisibili. I
tanto evocati stakeholders (famiglie, opinione pubblica) sono portatori dinteresse che non possono
barattare il diritto allinformazione sulla qualit dellinsegnamento con lerogazione e il consumo di
statistiche di sommersi e salvati prive di ogni fondamento scientifico. Non possiamo chiedere alla
valutazione di sciogliere i nodi ereditati, frutto di scelte indecenti rispetto a formazione, selezione e
remunerazione del personale scolastico. La posta in palio della valutazione di scuole e docenti deve
essere il miglioramento di insegnamento e apprendimento: gi molto, non chiediamole di pi.