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ANNUNCIARE LA PAROLA

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO -


ANNO B
questo l'ultimo miracolo del Vangelo di Marco (se si eccettua la maledizione del fico, che
per un gesto completamente atipico), e gi questo lo rende importante. Il primo
miracolo fu la liberazione di un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao (1,22-26), l'ultimo
la guarigione di un cieco all'uscita di Gerico. Non sono due gesti casuali, ma scelti con
intenzione. Illustrano la vittoria di Cristo sulle due forze ostili che la presenza di Dio
incontra nella storia degli uomini: la presenza del Maligno e la cecit dell'uomo.
L'episodio del cieco Bartimeo un racconto vivacissimo, come del resto molti altri del
secondo Vangelo. Marco un narratore che ha il gusto del racconto. Il tema dell'episodio
certamente la sequela, ma i discepoli sembrano scomparire. Protagonisti sono Ges e il
cieco. E fra i discepoli e il cieco il lettore invitato a fare un confronto. I discepoli - come
apparso negli episodi raccontati nelle domeniche precedenti - sembrano impersonare la
perplessit (10,26), l'esitazione (10,32) e l'incomprensione di fronte alle richieste di Ges
(10,35). Bartimeo, invece, subito riacquist la vista e si mise a seguirlo lungo la strada. Il
modello da imitare sembra dunque essere lui, non i discepoli.
Bartimeo uno che non si lascia sfuggire l'occasione. Ha sentito che passava Ges, ha
compreso che era l'occasione della sua vita e ha agito con prontezza. La reazione dei
presenti ("lo sgridavano perch tacesse") mette in luce la inconfessata pretesa dei
"benestanti" di tutti i tempi che la miseria resti nascosta, non si mostri, non disturbi la vista
e i sonni di chi sta bene.
A volte si parla di questo cieco che riesce a strappare una guarigione da Ges, grazie alla
sua insistenza. Bisogna stare attenti a prenderlo a modello, perch si rischia di accusare
chi malato di non saper pregare, facendolo stare peggio, caricandolo di senso di colpa; e
non d gloria neanche al Signore, perch lo fa passare per un Dio altezzoso, che si fa
pregare.
Forse Ges aspetta perch sa che questo gridare fa bene a Bartimeo, abituato com' a
dover vivere ai margini della strada cercando di disturbare il meno possibile per essere
tollerato. Forse per Ges coglie l'occasione per fare del bene anche ai presenti
educandoli ad affrontare questo tipo di situazione.
Sulla scena abbiamo Ges, Bartimeo e la folla che segue Ges. Noi dove ci collochiamo?
Forse nella folla, e questo grido di Bartimeo ci infastidisce, perch vorremmo poter
continuare ad ascoltare Ges che ci fa sentire molto bene. Invece questo grido insistente e
prepotente ci fa ricordare che c' chi soffre e che non sappiamo aiutare. Ci fa sentire
impotenti. Da ipocrita diciamo a Bartimeo di stare zitto perch disturba il maestro, mentre
in realt disturba noi e il nostro momento di comunione con il Signore.
ANNUNCIARE LA PAROLA
La folla la maggioranza, che anche oggi spesso disturbata dal grido di qualche povero.
Finch abbiamo davanti delle situazioni risolvibili, tutti quanti diamo volentieri una mano
perch il povero possa stare meglio.
Ma quando ci sentiamo impotenti, il disagio diventa inaccettabile e dobbiamo difenderci
cercando di non sentire o perlomeno di sentire la nostra coscienza a posto. Lo facciamo in
tanti modi; per esempio decidiamo che un problema che devono risolvere altre persone
pagate per farlo, oppure inventiamo qualche ragionamento perfetto che dimostra che se il
povero tale colpa sua. L'importante che io possa dormire tranquillo, sentendomi
giusto e buono.
Ecco perch importante che Ges lasci gridare Bartimeo; serve a lui, ma serve
soprattutto a noi. Ges non infastidito da questo grido; lui lo ascolta con tutto se stesso,
ma desidera che anche noi lo ascoltiamo.
Il termine "cieco" si caricato di tanti sensi negativi che giusto riservarlo, come oggi si
tende a fare, alla cecit morale dell'ignoranza e dell'insensibilit. Bartimeo non cieco,
solo un non-vedente. Con il cuore ci vede meglio di tanti altri intorno a lui, perch ha la
fede e nutre la speranza. Anzi, questa vista interiore della fede che l'aiuta a recuperare
anche quella esteriore delle cose. "La tua fede ti ha salvato", gli dice Ges.
Alla domanda dei discepoli (Se cos, chi si pu salvare?) Ges aveva risposto:
Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio; tutto possibile a Dio (10,27).
L'episodio di Bartimeo un'illustrazione di questa risposta. Il possibile non si misura sulle
forze dell'uomo, ma sulla grandezza del dono di Dio.
E difatti il racconto ci fa assistere a una completa e impensabile trasformazione: un uomo
era cieco e ora ci vede, era seduto e ora segue Ges lungo la via. La lezione chiara: la
potenza di Dio - che Ges aveva gi suggerito ai discepoli come l'unica possibilit di
salvezza (10,27) - ha saputo trasformare un uomo impotente in un discepolo coraggioso.
Ma a due condizioni: la preghiera (Ges, abbi piet di me) e la fede (Va, la tua fede ti
ha salvato).
Il vangelo di Marco sviluppa con notevole insistenza il tema della cecit dei discepoli. Due
le forme della cecit. La prima che il discepolo (si legga il racconto di Mc 8,14-31) ha
visto la potenza di Ges, magari ne racconta i prodigi, ma non se ne fida: nelle difficolt
della vita non la prende in considerazione, e cade nell'ansia, come se l'avesse
dimenticata. E la seconda: di fronte alla via della Croce il discepolo vede soltanto
l'insuccesso, il fallimento, non la risurrezione. L'uomo ha bisogno che il Cristo gli apra gli
occhi per scoprire nella vita la forza della potenza di Dio e l'efficacia della via della Croce.
Ascoltare Ges e fidarsi di Lui vuol dire anche essere in grado di ascoltare il grido di chi
soffre, condividendo la sua impotenza e cercare di accompagnarlo a Ges. Questo chiede
Ges alla folla e a noi: "Chiamatelo, portatemelo qui, fate in modo che lo possa aiutare".
Non chiede l'impossibile. Chiede di accompagnare chi soffre testimoniando la mia fede e
speranza, con la carit. Questo la "conpassione" che educa me alla fede e alla carit,
tramite l'esercizio della speranza che devo fare io, senza pretendere che lo faccia chi non
l'ha pi.