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Jrgen Habermas

(n. 1929):
La teoria dellagire comunicativo
Critica allo scientismo
Il primo passo da fare per costruire unetica della
comunicazione opporsi a quella tendenza,
nata nella prima met del Novecento e
affermatasi durante il secolo XX, che afferma
una concezione politica della scienza, volta a
legittimare meccanismi di controllo tecnocratici
(scientismo).
Essa esclude quella via razionale e
democratica che implica la critica della scienza
e la sua subordinazione agli interessi dei mondi
vitali.
Critica al fatalismo filosofico
Il secondo passo va svolto contro il
fatalismo, secondo cui solo un Dio ci pu
salvare (Heidegger),
Habermas afferma la necessit di una
nuova razionalizzazione, riprendendo il
messaggio lanciato negli anni Venti dal pi
grande sociologo contemporaneo: Max
Weber.
Critica al postmoderno
Il terzo passo laffermazione di una teoria critica che
si opponga alle declinazioni anti-razionalistiche dei
postmoderni.
Il postmoderno la filosofia del pensiero debole, cio
del riconoscimento della fine della modernit,
caratterizzata dal pensiero forte delle ideologie, della
ricerca dellunit, della verit, della totalit, della
fondazione.
Non si tratta, per Habermas, di tornare al pensiero
unico, n di rimpiangere la modernit, ma di
comprendere che in una situazione di dissoluzione
relativistica estrema, in cui tutto giustificato, finiscono
per prevalere le tendenze sostenute da gruppi di potere
socialmente ed economicamente pi forti, a scapito
della molteplicit dei punti di vista.
Conoscenza, azione e interesse
Ogni conoscenza orientata a un interesse; non
esistono posizioni cognitive disinteressate. Linteresse
non un male della conoscenza, ma il suo carattere
costitutivo, si tratta di capire dove e come si orienta.
Anzitutto le scienze pure, analitiche, che utilizzano
losservazione, per quanto teoriche non sono neutre e
disinteressate perch non hanno a che fare (come
talvolta credono) con puri fatti, ma con organizzazioni
finalizzate dellesperienza che dipendono dal successo
o dallinsuccesso delle operazioni conoscitive.
Questo interesse volto allefficacia le qualifica dunque
come agire strumentale.
Conoscenza, azione e interesse
In secondo luogo, le scienze storiche e
interpretative sono guidate da un interesse di
comprensione di senso che tende allagire
comunicativo.
Ma queste non bastano; occorrono anche
scienze che siano ispirate allinteresse
emancipativo, cio alla critica e
allautoriflessione come metodo di liberazione
dai pregiudizi e dalle false credenze (ideologie).
Tali sono, ad esempio, la filosofia critica e la
psicanalisi.
Agire strumentale e agire
comunicativo
La grande novit dellepoca moderna e delle moderne
democrazie quella di aver costretto lagire
strumentale, tipico degli apparati di produzione, dei
sistemi ecc. a confrontarsi con lagire comunicativo,
cio con la possibilit di linguaggio e di parola data a
ognuno.
Ma questo rapporto non cos semplice, n si pu
sostenere che il linguaggio, che fonda la
comunicazione, sia un mezzo neutro, un puro strumento
per affermare il proprio punto di vista.
Di fatto, il linguaggio dipende dai rapporti sociali, uno
strumento di dominio e di potere sociale. Questo
significa che la comunicazione di fatto sempre
deformata, cio non biunivoca perch non si svolge mai
in condizioni ideali, cio non autoritarie e non
ideologiche.
Sistemi e mondi vitali
Il problema che, nella situazione contemporanea, i sistemi
(organizzazioni economiche, apparati amministrativi e politici,
burocrazie) intervengono direttamente nei mondi vitali, al di fuori
delle necessit direttamente legate alla riproduzione materiale,
come la tradizione culturale, lintegrazione sociale mediante valori e
norme: Quando in questi ambiti penetrano i media di controllo
caratterizzati dal denaro e dal potere, allora non vengono solo
travolte le tradizioni, ma anche i mondi vitali.
Il conflitto principale del nostro tempo non e conflitto di classe, ma
conflitto derivante dal processo di colonizzazione da parte dei
sistemi nei confronti dei mondi vitali.
La ragione deve comunque essere salvata fondandola non pi sul
soggetto, ma sullintersoggettivit comunicativa e sullintesa
personale che ne deriva.
Da qui proviene letica del discorso.
Karl Otto Apel
(n. 1922)
Letica universalistica
della comunicazione
La fondazione ultima
Il primo attacco polemico di Apel contro
coloro che negano la possibilit di una
fondazione ultima, rifugiandosi
nellestremo relativismo dei linguaggi e
delle teorie scientifiche.
Coloro che negano la possibilit della
fondazione ultima adottano in genere il cd.
trilemma di Mnchhausen
Il Mnchhausen-Trilemma
Il Mnchhausen-Trilemma, chiamato anche trilemma di
Agrippa, un termine coniato per definire limpossibilit di
provare alcuna verit assolutamente certa.
definito trilemma perch pone tre possibilit, di cui
nessuna riesce a soddisfare lassoluta certezza necessaria
a fondare una conoscenza, e il suo nome proviene
ironicamente dal Barone di Mnchhausen, che si dice sia
riuscito a tirarsi fuori da una pozza di fango tirandosi per i
capelli.
Se di una qualsiasi affermazione domandiamo "come
faccio a sapere se vera?" possiamo fornire una
dimostrazione, ma riguardo questultima possiamo porci la
stessa domanda con conseguente dimostrazione, e cos
via.
Il Mnchhausen-Trilemma constata che ci sono soltanto tre
modi di fornire una dimostrazione ad una qualsivoglia
affermazione:
Il Mnchhausen-Trilemma
largomentazione circolare, in cui affermazione e
dimostrazione dipendono luna dallaltra (es. si utilizza
laffermazione da dimostrare allinterno della
dimostrazione);
largomentazione regressiva, in cui ogni dimostrazione
richiede una ulteriore dimostrazione (es. si continuano a
fornire dimostrazioni potenzialmente per sempre);
largomentazione assiomatica, che termina con
laffermazione di un qualche precetto (es. si termina con
un dogma o un principio accettato dal senso comune).
Le prime due argomentazioni sono sostanzialmente
deboli poich la prima di tipo tautologico, e la
seconda non fornisce mai una dimostrazione completa.
La terza argomentazione fornisce false dimostrazioni,
poich presuppone la veridicit di un qualche principio
non dimostrato. Il trilemma quindi rappresenta la
decisione tra tre scelte ugualmente insoddisfacenti.
Critiche al trilemma
Sono valide queste obiezioni? Esse sono valide se ci
limitiamo allaspetto logico-formale, cio al contenuto di ci
che enunciamo.
Ma se prendiamo in esame laspetto performativo
(pragmatico, operativo, cio latto o performance che si
esegue enunciando una certa proposizione), vale a dire
lazione dellargomentare, allora esistono delle evidenze
ultime che sono i presupposti o le condizioni di ogni
argomentazione, i quali vengono gi da sempre accolti (ad es.
il fatto che esistano dei soggetti, che esista un linguaggio e
che si debba argomentare in un certo modo).
Ogni discorso argomentativo rientra in un contesto di
universale validit: dunque contraddittorio negare questo
contesto.
In questo contesto si inserisce anche la critica al
fallibilismo: un conto sono le ipotesi soggette alla
falsificazione, un altro i criteri non falsificabili che stanno
alla base del riconoscimento stesso della falsificazione.
Trascendentalit della ragione
Il linguaggio e la ragione sono
trascendentali, cio non rappresentano
qualcosa in cui si entra con una scelta,
ma qualcosa in cui esistiamo da sempre.
Il compito nostro quello di garantire
luniversalit di queste condizioni, cio
che esse non vengano deformate o
piegate a interessi particolari.
Le pretese di ogni discorso
autentico
Chiunque argomenti, presuppone implicitamente alcune
pretese di validit, ossia:
A) il senso o comprensibilit intersoggettiva;
B) la pretesa di verit;
C) la veracit o sincerit;
D) la giustezza o correttezza normativa (ad es.
ascoltare lassenso o il dissenso e ritirare le sue tesi
dove ne venga dimostrata la falsit).
Ovviamente tutto ci presuppone che sia possibile un
linguaggio pubblico, un accordo e la pariteticit dei
soggetti argomentanti.
TUTTE QUESTE SONO LE CONDIZIONI IDEALI
(TRASCENDENTALI) DELLA COMUNICAZIONE,
condizioni che nostro compito garantire.
La macroetica planetaria
Mai come oggi vi sarebbe dunque bisogno di unetica
universale del discorso, ma mai come oggi essa si
rivela assente.
Per affermarla, bisogna pero scardinare la cosiddetta
legge di Hume secondo la quale dai fatti (esperienze
ecc.) non si possono mai ricavare norme.
Non infatti vero che, poich non si pu fondare
scientificamente letica, bisogna sempre ricorrere a un
atto di fede o a una credenza non-razionale. Non
possiamo rifiutare o sottrarci a quelle che sono le
condizioni razionali di ogni discorso.
La scelta per la razionalit non si gioca dunque al di fuori
della razionalit, ma allinterno della razionalit stessa.
Solo lidea di una comunit ideale d senso alla
comunit reale, con tutti i suoi conflitti.