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Salvami Regina

Numero 27
Marzo 2006
Spedizione in abbonamento Postale/Comma 20/C art.2 legge 662/96 Filiale Padova
Periodico dellAssociazione Madonna di Fatima - Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione
Che cos meglio:
amare o comprendere?
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IL TESORO DELLA PREGHIERA
Preghiera per chiedere la buona morte
an Giuseppe, mio amabile protettore,
che sei morto tra le braccia
di Ges e Maria,
soccorrimi in tutte le necessit
e pericoli della vita,
ma principalmente nellora suprema,
vieni a lenire i miei dolori,
ad asciugare le mie lacrime,
a chiudere soavemente i miei occhi,
mentre io pronuncio i dolcissimi nomi:
Ges, Maria, Giuseppe, salvate lanima mia!
Amen.
Morte di San Giuseppe
(Cappella della
Madonna della Grazia,
Honfleurs, Francia)
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Numero 27 Marzo 2006
Spedizione in abbonamento Postale/Comma 20/C art.2 legge 662/96 Filiale Padova
Periodico dellAssociazione Madonna di Fatima - Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione
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Anno VIII, numero 27, marzo 2006
Direttore responsabile:
Zuccato Alberto
Redazione e Amministrazione:
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30034 Mira (VE)
CCP 13805353
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ARALDI DEL VANGELO
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degli Araldi del Vangelo
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Gli articoli di questa rivista potranno essere
riprodotti, basta che si indichi la fonte e si invii
copia alla Redazione. Il contenuto degli articoli
firmati di responsabilit dei rispettivi autori.
Salvami
Regina
Periodico dellAssociazione
Madonna di Fatima - Maria, Stella
della Nuova Evangelizzazione
Scrivono i lettori ............................................................................................................ 4
possibile amare senza conoscere? E conoscere senza amare? (Editoriale) ............ 5
La voce del Papa ............................................................................................................. 6
Commento al Vangelo La conversazione notturna ................................................ 10
San Domenico Savio Il primo santo salesiano ...................................................... 16
Satana sapeva che Ges era lUomo-Dio? ................................................................. 20
NellIncarnazione, Cristo diventato Sacerdote per sempre .................................. 22
Corso Teologico degli Araldi del Vangelo Inaugurato lanno accademico .......... 25
Araldi nel mondo ......................................................................................................... 26
Il simbolismo del pane e del vino nellEucaristia .................................................... 31
Inno a Maria ................................................................................................................ 34
Il sogno dei quattro imperi ......................................................................................... 36
San Turibio di Mogrovejo da 400 anni nella gloria celeste .................................. 40
accaduto nella Chiesa e nel mondo ......................................................................... 42
I santi di ogni giorno ................................................................................................... 46
Storia per bambini... Il barcaiolo e il saggio ...................................................... 48
Il Pallio Una immagine del giogo di Cristo ........................................................... 49
Nella Cattedrale di San Paolo, Mons. Benedetto Beni dos Santos ha
presieduto allEucaristia di inaugurazione dellanno accademico del
Corso Teologico degli Araldi del Vangelo (vedi pagg. 22-25)
Il Papa
Benedetto XVI
nella celebrazione
della Candelora,
nella Basilica di
San Pietro
(Foto: Victor
Toniolo)
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SCRIVONO I LETTORI
4 Salvami Regina Marzo 2006
BELLISSIMA DAL PRINCIPIO ALLA FINE
Da quando ho iniziato a legge-
re Araldi del Vangelo provo una gioia
immensa nel mio cuore. Complimen-
ti per il meraviglioso contenuto della
rivista. Sono felice di essere entrato
in contatto con voi. Ogni mese aspet-
to con gioia la rivista e non mi stan-
cherei mai di leggerla. bellissima
dal principio alla fine. Gli argomenti
trattati mi toccano il cuore, mi com-
muovono tanto i miracoli di Ges. La
vostra rivista mi d la forza e corag-
gio di continuare la mia vita pi se-
renamente e mi aiuta ad avvicinarmi
di pi alla nostra Madre dal Cielo. Vi
ringrazio tanto di tutte le bellissime
cose che arrivano: libretti e immagi-
ne della Madonna sono meravigliosi.
Ignazio D.
Palermo (PA)
DEVOTAMENTE LEGGO E RILEGGO
Vi ringrazio per il vostro giornali-
no Araldi del Vangelo che devota-
mente leggo e rileggo. Desidero rice-
vere sempre la rivista perch bellis-
sima ed istruttiva.
Santina de Luca
S. Pietro Vernotico (BR)
FARE PARTE DI QUESTA
MERAVIGLIOSA GRANDE FAMIGLIA.
Ges disse: Chiedete ed otterre-
te. Io ho trovato le mie risposte nei
fascicoli Araldi del Vangelo che mi
avete gentilmente inviato. Una so-
la risposta non ho trovato! Come fa-
re per far parte di questa meraviglio-
sa grande famiglia. Amo la medita-
zione e adoro la preghiera. Pensate
che queste povere cose siano insuffi-
cienti?
Nunziato S.
Pompei (NA)
SPERANZA E FIDUCIA PER
ANDARE AVANTI
Ascolto e riascolto il CD Ges
con noi nellEucaristia. Sono dav-
vero contento di averlo ricevuto e vi
ringrazio per questo.
Ho voluto scrivere queste poche
righe per ringraziarvi di cuore per la
bella Rivista che mi mandate ogni
mese e per tutte le belle immagini, i
libretti, ecc., che ricevo. Leggendo il
contenuto della rivista mi si apre il
cuore e mi si riempie di speranza e fi-
ducia, quella speranza e fiducia che
mi servono tutti i giorni per andare
avanti Grazie...
Lorenzo R.
Ruffano (LE)
UN VERO STRUMENTO DI
EVANGELIZZAZIONE
Vi ringrazio fervidamente per tut-
ti gli oggetti sacri che mi inviate pe-
riodicamente e che ricevo con im-
menso piacere. Inoltre, voglio com-
plimentarmi con voi per la splendi-
da rivista Gli Araldi del Vangelo
per il suo elevato contenuto cultura-
le, la veste grafica e le bellissime foto,
un vero strumento di evangelizzazio-
ne che ogni famiglia dovrebbe legge-
re con amore. Cordiali saluti.
Giogia C.
Pozzallo (RG)
IL MESSAGGIO DI SPERANZA
DELLA MADONNA
Da quando per la prima volta ci
arrivata la vostra corrispondenza,
le bellissime immagini, il rosario, io
ho cercato di affidarmi sempre di
pi alla Madonna di Fatima () Vo-
levo soprattutto ringraziarVi per ci
che fate, per il messaggio di speran-
za che diffondete e per la presenza
amorevole della Santa Madre, che
contribuite a far sentire vicina a tut-
ti noi.
Daniela R.
Castrovillari (CS)
DIO NON CI HA ABBANDONATO
Mi ha colpito profondamente il
modo in cui avete fatto vedere, in un
articolo della Rivista Araldi del Van-
gelo del mese di gennaio, la crescita
della Chiesa in grazia e santit. Mal-
grado lindifferenza e relativismo re-
ligioso nel quale viviamo, Dio non ci
ha abbandonato.
Grazie.
Vittorio S.
Roma (RM)
UN GRANDE AIUTO NEL
VIVERE IL QUOTIDIANO
Innanzitutto La voglio ringrazia-
re per tutto quello che lAssociazio-
ne Madonna di Fatima mi ha inviato
in questi 2 anni, per tutto ci che gra-
zie a voi ho imparato e imparo a tut-
toggi.
un grande aiuto nel vivere il
quotidiano, nel sopportare e pren-
dere la croce tutti i giorni ed andare
avanti con fede e speranza.
Che grande idea il CD un ot-
timo mezzo di comunicazione, facili-
ta la preghiera, la riflessione e la de-
dica quotidiana a Ges e alla nostra
Madre!
Spero che i miei piccoli contribu-
ti possano aiutarvi nel portare avan-
ti gli impegni dellAssociazione e nel
diffondere la devozione alla Madon-
na di Fatima.
Mariangela Lo Coco
Palermo (PA)
INFORMA SULLE ATTIVIT CHE
RUOTANO INTORNO ALLA MADONNA
Sono un vostro socio e affezionato
lettore della rivista Araldi del Van-
gelo. Vi ringrazio di inviarmi sem-
pre la rivista che ricevo con piacere in
quanto, oltre ad essere ben fatta, mi
informa sulle attivit che ruotano in-
torno alla Madonna di Fatima, di cui
sono fervente fedele.
Domenico C.
Bari (BA)
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ditoriale
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POSSIBILE
AMARE SENZA
CONOSCERE?
E CONOSCERE
SENZA AMARE?
Marzo 2006 Salvami Regina 5
os pi eccelso, conoscere o amare?
Sembra che conoscere sia superiore, perch precede lamo-
re. Infatti, non possibile amare quello che non si conosce. Dun-
que, loperazione dellintelletto, o della conoscenza, superiore
alloperazione della volont, che riguarda lamore.
Se questo proprio cos, allora dovremmo dire che meglio conoscere Dio
che amarLo. Qualcuno, conoscendo profondamente Dio nei suoi effetti,
evidentemente, non nella sua essenza , potrebbe salvarsi quasi senza amar-
Lo... Ma nello stesso tempo, scritto: Amerai il Signore, Dio tuo, con tutto il
tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente, e questo il primo
comandamento del Decalogo.
La questione, pertanto, non tanto semplice, ed stata oggetto di dibattiti
tra teologi e filosofi scolastici per secoli.
San Tommaso dAquino la risolve in modo geniale, potendo il suo insegna-
mento essere riassunto in questa frase: La dilezione supera la conoscenza nel
muovere, ma la conoscenza precede lamore nel raggiungere. Facciamo venire
alla nostra intelligenza loggetto della nostra conoscenza, ossia, comprendiamo
e conquistiamo intellettualmente quellessere. Invece, quando amiamo qualco-
sa, la nostra volont vola fino allamato, e siamo noi che siamo conquistati.
Limportanza maggiore della conoscenza o dellamore dipender, allora,
da quello che conosciamo o amiamo. Se avessimo davanti a noi qualcosa che
ci inferiore, vale di pi conoscere che amare. Pu essere la nostra automo-
bile, per esempio, o il computer di casa. Nel conoscerli, li portiamo alla nostra
intelligenza, adeguandoli a noi stessi. Essi, semplici oggetti materiali, diventa-
no nobilitati dalla loro percezione da parte dellintelligenza umana.
Sar normale prenderci una certa cura di questa automobile o computer,
perch ci sono utili ed hanno il loro prezzo. Ma se, per un impulso sbagliato,
ci attacchiamo a loro, ne consegue che ci adattiamo a loro e, pertanto, ne ri-
sulta diminuita la nostra dignit di esseri umani.
Ma se quello che si offre alla nostra considerazione , per esempio, Nostro
Signore Ges Cristo, o la Madonna, o la Cattedra di San Pietro, nellamarli,
la nostra anima vola fino a loro e cresciamo spiritualmente, essendo in qual-
che modo assunti.
Tanto grande la potenza dellamore che San Tommaso arriva a dire che se
un bambino non battezzato ed educato tra i pagani, giunto al pieno uso del-
la ragione, ama efficacemente ci che superiore a lui, pi che se stesso, sa-
r giustificato.
Il famoso domenicano tomista del secolo passato, Frate Rginald Garri-
gou-Lagrange, commenta che soltanto un San Tommaso osa fare una affer-
mazione tanto azzardata come questa. Ma, una volta formulata, non diffici-
le capirne la saggezza.
Pertanto, ci sono esseri e valori che sono superiori a noi, che dobbiamo
amare pi di quanto amiamo noi stessi. Questo amore sar, sempre, in funzio-
ne di Dio, creatore delluniverso e dellordine che c in esso.
Ecco, dunque, il risultato della nostra indagine: pi importante amare che
conoscere quando gli esseri ci sono superiori; pi importante conoscere che
amare quando essi ci sono inferiori. Queste e molte altre riflessioni ci risveglia
la lettura della tanto straordinaria enciclica scritta dal Papa Benedetto XVI.

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6 Salvami Regina Marzo 2006
LA VOCE DEL PAPA
Nel vedere le moltitudini,
si riemp di compassione
Il primo contributo che la Chiesa offre per lo sviluppo delluomo e dei
popoli non si consustanzia in mezzi materiali n in soluzioni tecniche, ma
nellannuncio della verit di Cristo ci insegna il Santo Padre nel Messaggio
per questa Quaresima, del quale riproduciamo qui i principali brani.
es, vedendo le folle, ne sen-
t compassione (Mt 9, 36).
La Quaresima il tem-
po privilegiato del pellegri-
naggio interiore verso Co-
lui che la fonte della misericordia.
un pellegrinaggio in cui Lui stes-
so ci accompagna attraverso il deser-
to della nostra povert, sostenendo-
ci nel cammino verso la gioia inten-
sa della Pasqua. Anche nella valle
oscura di cui parla il Salmista (Sal
23,4), mentre il tentatore ci suggeri-
sce di disperarci o di riporre una spe-
ranza illusoria nellopera delle no-
stre mani, Dio ci custodisce e ci so-
stiene. S, anche oggi il Signore ascol-
ta il grido delle moltitudini affama-
te di gioia, di pace, di amore. Come
in ogni epoca, esse si sentono abban-
donate. Eppure, anche nella desola-
zione della miseria, della solitudine,
della violenza e della fame, che colpi-
scono senza distinzione anziani, adul-
ti e bambini, Dio non permette che il
buio dellorrore spadroneggi. Come
infatti ha scritto il mio amato Prede-
cessore Giovanni Paolo II, c un li-
mite divino imposto al male, ed la
misericordia (Memoria e identit, 58).
in questa prospettiva che ho volu-
to porre allinizio di questo Messag-
gio lannotazione evangelica secondo
cui Ges, vedendo le folle, ne sent
compassione (Mt 9,36).
Il vero contenuto dello
sviluppo integrale delluomo
In questa luce vorrei soffermarmi
a riflettere su di una questione molto
dibattuta tra i nostri contemporanei:
la questione dello sviluppo. Anche
oggi lo sguardo commosso di Cri-
sto non cessa di posarsi sugli uomi-
ni e sui popoli. Egli li guarda sapen-
folle: decide di difenderle dai lupi an-
che a prezzo della sua vita. Con quel-
lo sguardo Ges abbraccia i singoli e
le moltitudini e tutti consegna al Pa-
dre, offrendo se stesso in sacrificio di
espiazione.
Illuminata da questa verit pa-
squale, la Chiesa sa che, per promuo-
vere un pieno sviluppo, necessario
che il nostro sguardo sulluomo si
misuri su quello di Cristo. Infatti, in
nessun modo possibile separare la
risposta ai bisogni materiali e sociali
degli uomini dal soddisfacimento del-
le profonde necessit del loro cuore.
Questo si deve sottolineare tanto
maggiormente in questa nostra epoca
di grandi trasformazioni, nella qua-
le percepiamo in maniera sempre pi
viva e urgente la nostra responsabilit
verso i poveri del mondo. Gi il mio
venerato Predecessore, il Papa Paolo
VI, identificava con precisione i gua-
sti del sottosviluppo come una sot-
trazione di umanit. In questo sen-
so nellEnciclica Populorum progres-
sio egli denunciava le carenze mate-
riali di coloro che sono privati del mi-
nimo vitale, e le carenze morali di co-
loro che sono mutilati dallegoismo
le strutture oppressive, sia che pro-
La tentazione
quella di ridurre il
Cristianesimo ad una
sapienza meramente
umana, come se
fosse la scienza
del vivere bene
do che il progetto divino ne pre-
vede la chiamata alla salvezza. Ges
conosce le insidie che si oppongono
a tale progetto e si commuove per le
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vengano dagli abusi del possesso che
da quelli del potere, sia dallo sfrutta-
mento dei lavoratori che dallingiusti-
zia delle transazioni (n. 21). Come
antidoto a tali mali Paolo VI sugge-
riva non soltanto laccresciuta con-
siderazione della dignit degli altri,
lorientarsi verso lo spirito di pover-
t, la cooperazione al bene comune,
la volont di pace, ma anche il ri-
conoscimento da parte delluomo dei
valori supremi e di Dio, che ne la
sorgente e il termine (ibid.).
In questa linea il Papa non esita-
va a proporre soprattutto la fede,
dono di Dio accolto dalla buona vo-
lont delluomo, e lunit nella carit
di Cristo (ibid.). Dunque, lo sguar-
do di Cristo sulla folla, ci impone
di affermare i veri contenuti di quel-
lumanesimo plenario che, ancora
secondo Paolo VI, consiste nello svi-
luppo di tutto luomo e di tutti gli uo-
mini (ibid., n. 42). Per questo il pri-
mo contributo che la Chiesa offre al-
le coscienze e insegna lautentica di-
gnit della persona e del lavoro, pro-
muovendo la formazione di una cul-
tura che risponda veramente a tutte
le domande delluomo.
Un errore: dare priorit
alle cose della terra
Dinanzi alle terribili sfide della po-
vert di tanta parte dellumanit, lin-
differenza e la chiusura nel proprio
egoismo si pongono in un contra-
sto intollerabile con lo sguardo di
Cristo. Il digiuno e lelemosina, che,
insieme con la preghiera, la Chie-
sa propone in modo speciale nel pe-
riodo della Quaresima, sono occasio-
ne propizia per conformarci a quello
sguardo.(...)
Con la stessa compassione di Ge-
s per le folle, la Chiesa sente an-
che oggi come proprio compito quel-
lo di chiedere a chi ha responsabili-
t politiche ed ha tra le mani le leve
del potere economico e finanziario
di promuovere uno sviluppo basato
sul rispetto della dignit di ogni uo-
mo. Unimportante verifica di questo
sforzo sar leffettiva libert religiosa,
non intesa semplicemente come pos-
sibilit di annunciare e celebrare Cri-
sto, ma anche di contribuire alla edi-
ficazione di un mondo animato dalla
carit. In questo sforzo si iscrive pu-
re leffettiva considerazione del ruo-
lo centrale che gli autentici valori re-
ligiosi svolgono nella vita delluomo,
quale risposta ai suoi pi profondi in-
terrogativi e quale motivazione etica
rispetto alle sue responsabilit perso-
nali e sociali. Sono questi i criteri in
base ai quali i cristiani dovranno im-
parare anche a valutare con sapienza
i programmi di chi li governa.
Non possiamo nasconderci che er-
rori sono stati compiuti nel corso del-
la storia da molti che si professava-
no discepoli di Ges. Non di rado,
di fronte allincombenza di problemi
gravi, essi hanno pensato che si do-
vesse prima migliorare la terra e poi
pensare al cielo. La tentazione sta-
ta di ritenere che dinanzi ad urgen-
Benedetto XVI benedice i fedeli dopo la Messa della Candelora,
nella Basilica di San Pietro, il 2 febbraio
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la chiusura nel
proprio egoismo si
presentano come
intollerabilmente
in contrasto con lo
sguardo di Cristo
lo sviluppo delluomo e dei popoli
non si sostanzia in mezzi materiali o
in soluzioni tecniche, ma nellannun-
cio della verit di Cristo che educa
8 Salvami Regina Marzo 2006
ze pressanti si dovesse in primo luo-
go provvedere a cambiare le strut-
ture esterne. Questo ebbe per alcu-
ni come conseguenza la trasforma-
zione del cristianesimo in un morali-
smo, la sostituzione del credere con
il fare. A ragione, perci, il mio Pre-
decessore di venerata memoria, Gio-
vanni Paolo II, osservava: La tenta-
zione oggi di ridurre il cristianesi-
mo ad una sapienza meramente uma-
na, quasi a una scienza del buon vive-
re. In un mondo fortemente secola-
rizzato avvenuta una graduale seco-
larizzazione della salvezza, per cui ci
si batte s per luomo, ma per un uo-
MISSIONE DELLA RIVISTA LA CIVILT CATTOLICA
Partecipare al dibattito culturale
contemporaneo
Il 17 febbraio, il Santo Padre ha diretto al Gremio degli Scrittori della celebre
rivista La Civilt Cattolica parole di orientazione e di stimolo al loro lavoro di
sostenere lazione della Chiesa in tuti i campi della loro missione
trascriviamo di seguito i passi pi rilevanti.
mo dimezzato. Noi invece sappiamo
che Ges venuto a portare la sal-
vezza integrale (Enc. Redemptoris
missio, 11).
proprio a questa salvezza inte-
grale che la Quaresima ci vuole con-
durre in vista della vittoria di Cri-
sto su ogni male che opprime luo-
mo. Nel volgerci al divino Maestro,
nel convertirci a Lui, nello sperimen-
tare la sua misericordia grazie al sa-
cramento della Riconciliazione, sco-
priremo uno sguardo che ci scruta
nel profondo e pu rianimare le folle
e ciascuno di noi. Esso restituisce la
fiducia a quanti non si chiudono nello
scetticismo, aprendo di fronte a loro
la prospettiva delleternit beata. Gi
nella storia, dunque, il Signore, an-
che quando lodio sembra dominare,
non fa mai mancare la testimonianza
luminosa del suo amore. A Maria, di
speranza fontana vivace (Dante Ali-
ghieri, Paradiso, XXXIII, 12) affido il
nostro cammino quaresimale, perch
ci conduca al suo Figlio. A Lei affido
in particolare le moltitudini che an-
cora oggi, provate dalla povert, in-
vocano aiuto, sostegno, comprensio-
ne. Con questi sentimenti a tutti im-
parto di cuore una speciale Benedi-
zione Apostolica.
Sono lieto di accogliervi insieme
con tutti coloro che in varie forme
collaborano con voi. Conosco e ap-
prezzo lopera che la Rivista svolge a
servizio della Chiesa dal 1850, quan-
do il mio Predecessore di venera-
ta memoria, il beato Pio IX, la istitu
in modo perpetuo, dotandola di un
particolare Statuto, nel quale stabi-
lito uno speciale legame con la San-
ta Sede. (...)
In questo nostro tempo in cui il Si-
gnore Ges chiama la sua Chiesa ad
annunciare con nuovo slancio il Van-
gelo di salvezza, non ci si pu tutta-
via dispensare dalla ricerca di nuo-
vi approcci alla situazione storica in
cui oggi vivono gli uomini e le donne,
per presentare ad essi in forme effi-
caci lannuncio della Buona Notizia.
La Civilt Cattolica, per essere fe-
dele alla sua natura e al suo compito,
non mancher, pertanto, di rinnovar-
si continuamente, leggendo corretta-
mente i segni dei tempi. In realt,
oggi va sempre pi affermandosi una
cultura caratterizzata dal relativismo
individualista e dallo scientismo po-
sitivista; una cultura, quindi, tenden-
zialmente chiusa a Dio e alla sua leg-
ge morale, anche se non sempre pre-
giudizialmente avversa al cristiane-
simo. grande perci lo sforzo che
i cattolici sono chiamati a compiere
per sviluppare il dialogo con la cultu-
ra odierna e aprirla ai valori perenni
della Trascendenza.
E uno sforzo in cui il credente si
avvale degli strumenti offerti dalla
Messa della Candelora nella Basilica di San Pietro, presieduta da
Benedetto XVI
Marzo 2006 Salvami Regina 9
Partecipare al dibattito culturale
contemporaneo
fede e dalla ragione: strumenti a pri-
ma vista poco adeguati, ma resi effi-
caci dalla potenza di Dio, che segue
strade lontane dal potere e dal suc-
cesso. Daltra parte, non va dimenti-
cato che oggi nel mondo ci sono an-
che tanti segni di speranza, frutto
dellazione dello Spirito nella storia.
Tali sono, ad esempio, la nuova sen-
sibilit per i valori religiosi da par-
te di tanti uomini e donne, la rinno-
vata attenzione nei confronti della
Sacra Scrittura, il rispetto dei dirit-
ti umani in misura ben maggiore di
quanto avveniva anche in un passato
recente, la volont di dialogo con le
altre religioni. In particolare, la fe-
de in Ges pu aiutare molti a co-
gliere il senso della vita e dellavven-
tura umana, offrendo loro quei pun-
ti di riferimento che spesso manca-
no in un mondo tanto frenetico e di-
sorientato.
Ecco, allora, dove si colloca la
missione di una rivista di cultura co-
me La Civilt Cattolica: partecipa-
re al dibattito culturale contempora-
neo, sia per proporre, in modo serio
e nello stesso tempo divulgativo, le
verit della fede cristiana in manie-
ra chiara e insieme fedele al Magi-
stero della Chiesa, sia per difendere
senza spirito polemico la verit, tal-
volta deformata anche attraverso ac-
cuse prive di fondamento alla comu-
nit ecclesiale.
Come faro sulla strada che La Ci-
vilt Cattolica chiamata a percor-
rere vorrei indicare il Concilio Vati-
cano II. Le ricchezze dottrinali e pa-
storali che esso contiene e, soprat-
tutto, lispirazione di fondo non so-
no state ancora assimilate appieno
dalla comunit cristiana, anche se so-
no passati 40 anni dalla sua conclu-
sione. Indubbiamente esso ha da-
to alla Chiesa un impulso capace di
rinnovarla e di disporla a rispondere
in modo adeguato ai problemi nuo-
vi che la cultura contemporanea po-
ne agli uomini e alle donne del no-
stro tempo. Daltra parte, il Vaticano
II stato integrato da numerosi do-
cumenti dottrinali e pastorali, che la
Santa Sede e le Conferenze Episco-
pali di molte nazioni hanno pubbli-
cato sui problemi sorti recentemen-
te. Essi costituiscono una fonte sem-
Tutti i diritti sui documenti pontifici sono riservati alla Libreria Editrice Vaticana.
La versione integrale di questi documenti pu essere trovata in www.arautos.org.br/revistadomes
pre viva a cui La Civilt Cattolica
pu attingere nel suo lavoro. Si tratta
di divulgare e sostenere lazione della
Chiesa in tutti i campi della sua mis-
sione. Un particolare impegno la Ri-
vista deve porre nella diffusione del-
la Dottrina sociale della Chiesa, uno
dei temi che durante i suoi 155 anni
di vita essa ha pi ampiamente trat-
tato. (...)
Padre Joo Scognamiglio Cl Dias
Presidente Generale
10 Salvami Regina Marzo 2006
COMMENTO AL VANGELO IV DOMENICA DI QUARESIMA
La
conversazione
notturna
Ricevendo con affabilit un potenziale
discepolo, Ges, il primo evangelizzatore della
Storia, fa in modo di prepararlo con cura
e tatto didattico ad essere
capace di credere nella sua divinit.
In quel tempo, dice Ges a Ni-
codemo:
14
E come Mos in-
nalz il serpente nel deserto,
cos bisogna che sia innalza-
to il Figlio delluomo,
15
per-
ch chiunque crede in lui ab-
bia la vita eterna.
16
Dio, in-
fatti, ha tanto amato il mon-
do da dare il suo Figlio unige-
nito, perch chiunque crede in
lui non muoia, ma abbia la vi-
ta eterna.
17
Dio non ha man-
dato il Figlio nel mondo per
condannare il mondo, ma per-
ch il mondo si salvi per mezzo
di lui.
18
Chi crede in lui non
condannato; ma chi non crede
gi stato condannato, perch
non ha creduto nel nome del-
lunigenito Figlio di Dio
19
E il
giudizio questo: la luce ve-
nuta nel mondo, ma gli uomini
hanno preferito le tenebre alla
luce, perch le loro opere erano
malvagie.
20
Chiunque infatti fa
il male, odia la luce e non vie-
ne alla luce perch non siano
svelate le sue opere.
21
Ma chi
opera la verit viene alla luce,
perch appaia chiaramente che
le sue opere sono state fatte in
Dio (Gv 3, 14-21).
VANGELO
I INTRODUZIONE:
GES FORTIFICA LA FEDE DI
UN DISCEPOLO DISCRETO
Animi divisi davanti
alla figura di Ges
Il presente Vangelo la parte fina-
le della conversazione notturna avuta
tra Ges e Nicodemo. Prima di que-
sto incontro, Egli aveva realizzato il
miracolo alle nozze di Cana ed espul-
so i mercanti dal Tempio. Cresceva
il numero dei convertiti, poich tutti
confermavano la grandiosit di Ges
nel vedere i miracoli che faceva (Gv
2, 23). Nello stesso tempo non era in-
tegra, come doveva essere, la fede di
quegli ammiratori, perch le speran-
ze del popolo giudeo erano rivolte ad
un Messia politicizzato, colmo di doti
umane. Per questo Ges non si con-
fidava con loro (Gv 2,24). Se vero
che alcuni riuscivano a discernere le
sembianze sovrannaturali di Ges,
mancava loro comunque unadegua-
ta abnegazione e dedizione per se-
guirLo incondizionatamente.
Nonostante ci, da parte del po-
polo semplice, la nota dominante era
di franca simpatia.
Non succedeva la stessa cosa con
le autorit religiose. Era apparso da-
vanti a loro un profeta che predicava
una dottrina nuova, dotato di poten-
za, che scuoteva la struttura dei prin-
cipi religiosi da loro appresi in una
scuola di lunga tradizione. A questa
difficolt, se ne era aggiunta unaltra
grave: lespulsione dei mercanti dal
Tempio. A causa di quest episodio, i
loro animi erano fortemente irritati,
e la figura di Ges, oltre a creare loro
un tormentoso problema di coscien-
za, ad ogni pi sospinto faceva loro
sanguinare le ferite mal cicatrizzate
del risentimento
Nicodemo
vede Ges appena
come un
grande uomo
aiutato dal
potere di Dio
Marzo 2006 Salvami Regina 11
La
conversazione
notturna
ne per la quale Nicodemo, come Giu-
seppe di Arimatea, pur sempre fede-
le, mantenne una grande discrezione
fino alla fine (cfr. Gv 19, 39.) Malgra-
do ci, degna di nota limperfezio-
Il Redentore approfitt della cir-
costanza della sua visita per rettifica-
re e fortificare la fede di questo nuo-
vo e segreto discepolo (cfr. Gv. 3, 2-
13), preparandolo ad accettare la sua
divinit, facendogli conoscere qual-
cosa sul Battesimo e lIncarnazione.
Cos finisce per dichiarargli lobietti-
vo ultimo della sua venuta su questa
terra: la salvezza degli uomini attra-
verso la sua morte, e la morte in cro-
ce. Questa la tematica della Litur-
gia di oggi.
II IL SERPENTE DI BRONZO
SIMBOLO DEL FIGLIO DELLUOMO
14
E come Mos innalz il serpen-
te nel deserto, cos bisogna che
sia innalzato il Figlio delluomo,
15
perch chiunque crede in lui
abbia la vita eterna.
San Cirillo di Alessandria fa un
accostamento tra il Battesimo, an-
teriormente enunciato da Ges, e la
raffigurazione del serpente di bron-
zo. Secondo lui, per il fatto che Nico-
demo forse non ha colto il significato
degli aspetti sovrannaturali di questo
Sacramento, il Maestro ha deciso di
ricordargli questo episodio cos ben
conosciuto da tutto il popolo israeli-
ta, a fortiori da chi era fariseo come il
suo visitatore.
Partito dal monte Hor in direzio-
ne del mar Rosso, il popolo ebraico
si era ribellato contro Mos e addirit-
tura direttamente contro Dio stesso.
Questo per la stanchezza, la nausea e
la mancanza di pane, acqua e altro ci-
bo che non fosse la manna. Per casti-
go, Dio invi serpenti i cui morsi pro-
vocavano infiammazione, febbre e,
infine, la morte; da qui il loro nome:
di fuoco. I giudei allora imploraro-
no lintercessione di Mos presso Dio.
Questi non elimin il male, ma conce-
dette loro un rimedio: chiunque fosse
stato attaccato dal mortifero animale
sarebbe stato immediatamente guari-
to se avesse guardato un serpente di
bronzo che, per ordine divino, il Pro-
feta aveva fissato su un palo (
1
).
La fedelt discreta di Nicodemo
Entro questa cornice socio-psico-
religiosa, appare la figura di Nicode-
mo. Secondo San Giovanni, si tratta
di un fariseo, principe dei giudei, che
temendo di compromettere la repu-
tazione tra i suoi compagni, cerc di
incontrarsi con Ges di nascosto.
In effetti, tale era il furore dellin-
dignazione dei farisei contro il Divi-
no Maestro che, se Nicodemo non
avesse proceduto in questo modo,
avrebbe subito terribili persecuzio-
ni. I Vangeli sono ricchi di partico-
lari a questo riguardo, ma bastereb-
be ricordare quanto detto dai farisei
quando si indignarono contro coloro
che avrebbero dovuto catturare Ge-
s: C stato, per caso, qualcuno tra
i capi del popolo o dei farisei che Gli
ha creduto? Quanto a questa gente
che non conosce la Legge maledet-
ta (Gv 7, 48-49). Questa la ragio-
ne della fede di Nicodemo nellUo-
mo-Dio; Lo chiama Maestro a cau-
sa dei suoi miracoli, ma Lo vede so-
lo come un grande uomo aiutato dal
potere di Dio.
Ges approfitt della visita di Nicodemo per rafforzare la fede
di questo suo nuovo e segreto discepolo
(dipinto di John La Forge, Smithsonian Art Museum, Washington, U.S.A.)
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Le speranze
del popolo giudeo
erano rivolte a
un Messia
politicizzato, carico
di doti mondane
12 Salvami Regina Marzo 2006
Questo oggetto fu considera-
to dal popolo come un simbo-
lo della guarigione che gli era
concessa da Dio.
Nicodemo doveva conosce-
re linterpretazione esatta di
questo miracolo, che si tro-
va narrato nel Libro della
Sapienza: Ed ebbero su-
bito un pegno di salvezza
() Infatti chi si volgeva
a guardare questo pegno era
salvato non da quel che vede-
va, ma solo da Te, Salvatore di
tutti gli uomini (16, 5-7).
Tutti saranno
vivificati in Cristo
divina la didattica di Ge-
s. Daccordo con i commen-
tatori, tra le molteplici imma-
gini della Redenzione del ge-
nere umano, nessuna supe-
riore a questa: un serpente
senza veleno per guarire i mali
prodotti dai morsi dei serpen-
ti. Afferma San Paolo: Come
dunque per la colpa di uno solo si ri-
versata su tutti gli uomini la condan-
na, cos anche per lopera di giustizia
di uno solo si riversa su tutti gli uomini
la giustificazione che d vita (Rm 5,
18). E, come tutti muoiono in Ada-
mo, cos tutti riceveranno la vita in Cri-
sto (1Cor 15, 22).
Per quale ragione il bronzo il ma-
teriale del serpente salvatore? Svaria-
te sono le opinioni. Preferiamo quella
di Eutimio: per rappresentare Cristo,
il serpente non doveva essere di una
sostanza fragile, in maniera che po-
tesse risultare lampante la differenza
tra la nostra carne, soggetta al pecca-
to, e quella del Redentore, forte e in-
vulnerabile senza il minimo margine
di imperfezione.
Attirer tutti a Me
Il Figlio dellUomo sarebbe dovu-
to essere elevato come il serpente di
bronzo di Mos. Il primo significato
di questo paragone che viene in men-
te quello di rappresentare la glori-
ficazione. Certamente cos lo ha inte-
so Nicodemo, poich non ha chiesto
spiegazioni a questo riguardo, come
avrebbe fatto la moltitudine pi tar-
di: Allora la folla gli rispose: Come
dunque tu dici che il Figlio delluomo
rer tutti a Me (Gv 12, 32). In
altre parole, tutti i popoli, giu-
dei e pagani, Lo avrebbero ri-
conosciuto come il Salvatore.
Prefigura della Risurrezione
Nel frattempo, anche
prefigurata la crocifissio-
ne, evidenziata da tutti i
commentatori, come, per
esempio, SantAgostino:
Che significa il serpente
elevato? La morte del Signore
sulla croce. La morte provocata
dal serpente stata rappresentata
dalla statua del serpente. Il morso
mortale del serpente rappresen-
ta la morte vitale del Signore. Si
guarda al serpente affinch il ser-
pente non uccida. Ma alla morte
di chi? Alla morte della Vita, se
cos si pu dire. (...) Cristo non
la Vita? Nondimeno, stato
messo in croce. (...) Ma la mor-
te stata uccisa con la morte di
Cristo, perch la Vita che stata
uccisa ha ammazzato la morte.
Cos come quelli che guardando
al serpente di bronzo non morivano
per i morsi dei serpenti, cos coloro che
guardano con fede alla morte di Cristo
sono guariti dai morsi del peccato. Ma
quelli erano liberi dalla morte concer-
nente la vita temporale, mentre questi
hanno la vita eterna. Qui sta la diffe-
renza tra la raffigurazione e la realt.
La raffigurazione dava la vita tempo-
rale, e la realt d la vita eterna (
2
)
Delicatezza nel preparare
lintelligenza ad
accettare il dogma
Resta da dire una parola sul-
lespressione il Figlio dellUomo,
che appare 82 volte nel corso dei
Vangeli, quasi sempre proferita dalle
adorabili labbra di Ges e, oltretutto,
esclusivamente riferita a Lui. LAnti-
co Testamento porta alla superficie
questa stessa espressione, ora in ri-
ferimento ad un semplice uomo, ora
ad un essere sovrannaturale superio-
re ad un uomo comune (
3
).
Tra le molteplici immagini della Redenzione del
genere umano, nessuna superiore a questa:
un serpente senza veleno per guarire i mali
prodotti dalle punture di serpenti
(vetrata della Cattedrale di Colonia, Germania)
deve essere elevato? Chi questo Figlio
delluomo? (Gv 12, 34). Questa nota
di gloria traspare chiaramente nella
voce che venuta dal cielo: Io Lho
glorificato e di nuovo Lo glorificher!.
(Gv 12, 28), su cui Ges commenta:
Io, quando sar elevato da terra, atti-
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Era indispensabile
preparare le
intelligenze
allaccettazione
di uno dei pi alti
dogmi della fede
Marzo 2006 Salvami Regina 13
In Cristo noi troviamo una miste-
riosa unione di due nature quella di-
vina e quella umana in una sola Per-
sona. Era necessario preparare gra-
dualmente le mentalit allaccettazio-
ne, basata sulla fede, di questo altissi-
mo dogma. Oggi dopo due millenni,
con tutta la tradizione ed il grande svi-
luppo dottrinario della Teologia ci
pi facile abbracciare questa fonda-
mentale verit rivelata. Al contrario,
a quei tempi, la cultura religiosa pro-
nosticava una figura messianica mol-
to differente. Il Messia avrebbe dovu-
to essere un grande conestabile di na-
zionalit giudaica che avrebbe dato al
suo popolo la supremazia su tutti gli
altri popoli, liberandolo da qualsia-
si onere, sottomissione o tributo. So-
prattutto in quel momento in cui i giu-
dei stavano sottomessi politicamente
e tributariamente allImpero Roma-
no, il termine Messia, evocato, met-
teva in movimento una dinamica cate-
na di sentimenti nazionalisti.
Sapienziale limpiego
dellespressione Figlio dellUomo
In che modo allora utilizzare il lin-
guaggio umano per approssimare le
intelligenze allaccettazione di uno
dei pi alti dogmi della nostra Fe-
de? Dirsi semplicemente Figlio di
Dio non avrebbe risolto il proble-
ma e perfino avrebbe potuto condur-
re il popolo giudeo, tradizionalmen-
te credente in un solo Dio, di fron-
te ad unenorme perplessit: accetta-
re lesistenza di un Dio-Uomo! sta-
to, daltronde, quello che pi tardi
avvenuto: Intanto i Giudei mormora-
vano di lui perch aveva detto: Io so-
no il pane disceso dal cielo. E diceva-
no: Costui non forse Ges, il figlio
di Giuseppe? Di lui conosciamo il pa-
dre e la madre. Come pu dunque dire:
Sono disceso dal cielo?(Gv 6, 41-42).
Di conseguenza era molto sapienzia-
le limpiego dellespressione Figlio del-
lUomo. Essa permetteva, a chi ascol-
tava, di situarsi a qualsiasi livello del suo
cammino di Fede. Se si fosse trattato di
un semplice naturalista, il suo giudizio
su Ges sarebbe stato meramente uma-
no, non discernendo costui la sua divi-
nit, e questa espressione lo avrebbe la-
sciato tranquillo. Se, al contrario, si fos-
se trattato di un grande mistico, la na-
tura divina avrebbe lasciato risplendere
i suoi riflessi sullumanit di Ges e, in
questo caso, lespressione in questione
sarebbe stata come unulteriore mani-
festazione di umilt di Ges. Questa
la costante trovata in non poche pagine
dellAgiografia: vediamo i santi far uso
di un linguaggio non interamente espli-
cito o categorico, al fine di evitare per-
plessit nei loro ascoltatori, molte volte
anche tra i loro discepoli.
spare la delicatezza del Divino Mae-
stro, che lo prepara al passo seguen-
te. Egli non parla direttamente di sal-
vezza, ma di vita eterna, come fa-
r pi tardi nel rivelare il Sacramen-
to dellEucaristia (
4
). E nonostante
ci, in questaltra occasione, di fron-
te ad una verit tanto audace, molti
dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato,
dissero: Questo linguaggio duro; chi
pu intenderlo?(Gv 6, 60).
16
Dio, infatti, ha tanto amato il
mondo da dare il suo Figlio uni-
genito, perch chiunque crede in
lui non muoia, ma abbia la vi-
ta eterna.
Bellissimo argomento per convin-
cere un uomo logico e retto come Ni-
codemo. Ges gli aveva gi rivelato
lesistenza di unaltra Persona in Dio,
quella dello Spirito Santo (cfr. Gv 3,
5-8). Ora, accentua il carattere so-
prannaturale e divino della Seconda,
presente nellespressione usata ante-
riormente, il Figlio dellUomo, rife-
rendosi al figlio Unigenito di Dio.
Maldonado tesse delle belle consi-
derazioni su questo versetto, comin-
ciando con il mettere in risalto la for-
za dellaffermazione impiegata da
Ges per riferirsi al grande amore di
Dio nei confronti degli uomini. Nel-
lusare il termine mondo, il Divino
Maestro dilata i limiti dellapplicazio-
ne di questo amore molto al di l del-
le frontiere del popolo giudeo, con il
quale per lo meno aveva una specie di
obbligo per ragioni di alleanza (
5
).
In effetti, questamore di Dio per
noi non potrebbe essere pi grande.
Se Egli ci avesse dato tutti gli Ange-
li messi insieme sommati alluniver-
so intero, non sarebbe niente in con-
fronto a ci che ci ha donato nella
realt. Il Padre sapeva bene che, nel
dare suo Figlio Unigenito, ci offriva
il Cielo e la stessa partecipazione alla
sua vita divina(
6
), perch Ges un
Erede estremamente generoso. Una
maggiore manifestazione di bont
impossibile! Lo attesta meravigliosa-
Da qui si capisce quanta delicatez-
za Ges abbia utilizzato in questa con-
versazione con Nicodemo, nel far uso
dellimmagine del serpente elevato da
Mos nel deserto, approssimandola,
metaforicamente, a quella del Figlio
dellUomo, in modo che chiunque
creda in Lui abbia la vita eterna. Or-
mai era pronto quel fariseo buono ad
accettare laffermazione contenuta nel
versetto immediatamente successivo.
III DIO CI HA DATO
SUO FIGLIO UNIGENITO
PER SALVARCI
Ges procede lentamente nella sua
dottrina. Nemo summus fit repen-
te, dice un antico proverbio latino:
le grandi opere non si fanno tutte in
un colpo. Si trovava davanti a Lui un
uomo convinto che soltanto la Legge
salva, ed era necessario condurlo ad
accettare la vera via della salvezza: la
fede in Ges. Ancora una volta, tra-
Data la
manifestazione del
grande potere di
Ges, Nicodemo
si avvicina a Lui
preso da forte
timore reverenziale
14 Salvami Regina Marzo 2006
mente San Paolo nel primo capitolo
della sua Epistola agli Ebrei.
Questinsuperabile ossequio non
fatto agli Angeli, ma allumanit, ai
figli dei padri prevaricatori (Adamo e
Eva), pure loro macchiati dinnume-
revoli colpe. Gli spiriti ribelli li ha fat-
ti precipitare nelle profondit dellIn-
ferno dopo il primo e unico peccato.
Qual stata la ragione che ha porta-
to il Padre ad usare tanta misericor-
dia verso di noi? Al posto dei meritati
castighi, ci ha dato suo Figlio Unige-
nito, sacrificandoLo per salvarci
con la infamante morte in croce.
Oltretutto, il Padre non Lha do-
nato in parte, ma, al contrario, nella
sua interezza e senza riserve. Le gra-
zie di Ges, i suoi meriti, il suo corpo,
sangue, anima e divinit, tutto quan-
to, completamente nostro. Egli il
nostro Re, il nostro Capo, il nostro
modello, il nostro maestro, la nostra
causa.
Qual lobiettivo di Dio nel darci
questinfinito dono?
17
Dio non ha mandato il Fi-
glio nel mondo per condannare
il mondo, ma perch il mondo si
salvi per mezzo di lui.
Alcune traduzioni usano il ver-
bo giudicare e non condannare.
Realmente, in latino troviamo ut iu-
dicet mundum. Ora, per i giudei co-
me ci spiega Maldonado i due verbi
hanno lo stesso significato di casti-
gare. Considerata la manifestazione
del grande potere di Ges attraver-
so i suoi numerosi miracoli (cfr. Gv
3,2), Nicodemo si avvicina a Lui pre-
so da un forte timore reverenziale.
Infatti, Ges doveva produrre in chi
gli stava intorno, un misto di attrazio-
ne e di timore. Per essere la Grandez-
za, Egli incanta e nello stesso tempo
impone rispetto. Per uno spirito col-
to ed intelligente come Nicodemo,
la comprensione della grande figura
del Maestro soprattutto in seguito
alle rivelazioni che Egli ha fatto, sin-
tetizzate nei versetti precedenti gli
ha fatto immaginare il castigo di cui
un tale Profeta sarebbe stato porta-
tore. Da qui queste affermazioni di
Nostro Signore contenute nei verset-
ti 16 21, che mostrano chiaramen-
te quanto Egli conduca alla Salvezza
a condizione che vi siano fede e ope-
re buone.
Il versetto in questione solleva una
difficolt, se paragonato ad altri pas-
saggi, come per esempio:
Ges allora disse: Io sono ve-
nuto in questo mondo per giudicare
(Gv 9,39).
Allora vedranno il Figlio delluo-
mo venire sulle nubi con grande poten-
za e gloria (Mc 13, 26).
Quando il Figlio delluomo verr
nella sua gloria (Mt 25, 31).
Come intendere, allora, quanto
Ges afferma, che non stato invia-
18
Chi crede in lui non condan-
nato; ma chi non crede gi stato
condannato, perch non ha cre-
duto nel nome dellunigenito Fi-
glio di Dio.
del tutto chiaro linsegnamento
che San Giovanni Crisostomo trae da
questo versetto:
[Ges] disse questo anche perch
non credere in Lui il supplizio del-
limpenitente. Rimanere fuori dalla lu-
ce , in se stesso, il maggior castigo, ol-
tre ad essere lannuncio di quello che
ancora verr. Perch cos come chi uc-
cide un uomo, anche quando non sia
stato condannato da una sentenza del
giudice, gi condannato dalla stessa
natura del crimine, cos anche succede
allincredulo. Allo stesso modo, Ada-
mo morto nel giorno in cui ha man-
giato il frutto proibito (
8
).
19
E il giudizio questo: la luce
venuta nel mondo, ma gli uomi-
ni hanno preferito le tenebre al-
la luce, perch le loro opere era-
no malvagie.
Lasciamo la parola a SantAgosti-
no:
Importa che odiate in voi la vostra
azione, e amiate in voi lazione di Dio.
Quando comincerete ad aborrire quel-
lo che avete fatto, cominciano imme-
diatamente le vostre buone azioni, per-
ch accusate le vostre cattive azioni.
La confessione delle azioni cat-
tive linizio delle azioni buone. Pra-
ticate allora la verit e venite alla lu-
ce. (...) Quando chi stato ammoni-
to ama i suoi peccati, ha in odio colui
che lo ammonisce, ha in odio la luce,
e fugge dalla luce affinch non gli sia-
no imputate le cattive azioni che ama.
Colui che pratica la verit accusa da s
le proprie cattive azioni, non si rispar-
mia, non perdona a se stesso, affinch
Dio gli perdoni.
Vuole che Dio lo perdoni, e per
questo si riconosce peccatore, e viene
alla luce. Rende grazie a Dio per aver-
gli mostrato quello che deve odiare. Di-
to per condannare il mondo? Chi ci
risponde San Giovanni Crisosto-
mo:
Ma bisogna mettere in conto che
ci sono due venute di Ges: quella che
gi si realizzata, e quella che si do-
vr realizzare. La prima non stata per
giudicare ci che noi avevamo fatto,
ma per perdonare; quindi, la seconda
sar, non per perdonare, ma per giu-
dicare. A proposito della prima, dice:
Non sono venuto per giudicare il mon-
do, perch ha compassione, non giu-
dica, ma perdona i peccati per mezzo
del Battesimo, e poi attraverso la peni-
tenza; perch, se non avesse agito co-
s, tutti sarebbero perduti, perch tutti
hanno peccato e hanno bisogno della
grazia di Dio. (
7
).
Ges, nella sua
infinita bont, ha
voluto il migliore
degli effetti
per lanima di
Nicodemo
Marzo 2006 Salvami Regina 15
ce a Dio: Allontanate il vostro sguardo
dai miei peccati (Sl 50, 11). Ma sol-
tanto dice queste parole dopo aver det-
to: Io conosco la mia cattiveria, ed il
mio peccato sempre davanti a me
(Ibid. 5).
Conservate nella vostra memoria
i peccati che non volete che Dio ricor-
di. Se occulterete il vostro peccato, il
Signore far in modo che esso appaia
davanti ai vostri occhi quando ormai
non sar possibile produrre frutto di
penitenza (
9
).
20
Chiunque infatti fa il male,
odia la luce e non viene alla lu-
ce perch non siano svelate le
sue opere.
21
Ma chi opera la ve-
rit viene alla luce, perch appaia
chiaramente che le sue opere so-
no state fatte in Dio.
Con saggezza, Maldonado asseri-
sce che nessuno ama di pi la virt, la
santit, le belle cerimonie liturgiche e
la stessa Chiesa, che le anime in sta-
to di grazia, pertanto, libere dal pec-
cato. Daltro canto, il peccato rab-
bia, e odia il medico e lacqua che pu
guarirlo (
10
)
IV ORAZIONE FINALE
Ges, nella sua infinita bont, ha
voluto il migliore degli effetti possibili
per lanima di Nicodemo nel corso di
questa conversazione notturna, che
passata alla Storia e oggi si svolge da-
vanti ai miei occhi, in questa Liturgia.
Quando io mi pongo al posto di Nico-
demo, sboccia nel fondo del mio cuo-
Lamore di Dio per noi non potrebbe essere pi grande. Se Lui ci avesse dato tutti gli Angeli
messi insieme oltre alluniverso intero, non sarebbe nulla in confronto a quello che in realt ci ha dato
(Deposizione di Nostro Signore, Ospedale della Carit, Siviglia, Spagna)
re un forte desiderio di adorazione,
pentimento e supplica, di fronte que-
sta Luce che venuta al mondo.
Non permettere, o mio Ges, che
io faccia parte di coloro che odiano la
luce. Fa in modo che io creda nel no-
me del Figlio Unigenito di Dio. Per
Maria Santissima, io Ti chiedo, con-
cedimi la grazia di un profondo dolo-
re per le mie mancanze, considerando-
mi il maggiore di tutti i peccatori, sen-
za mai perdere la fiducia nellillimita-
to valore del tuo Preziosissimo Sangue.
Aumenta la mia speranza, la mia fede e
il mio amore verso di Te, affinch, nella
tua luce, io possa venire a contemplare
la luce per tutta leternit. Amen.
1
) Cfr. Nm 21, 4-9.
2
) O verbo de Deus Evangelho de So
Joo comentado por Santo Ago-
stinho, Coimbra, 1954, vol. I, pagg.
323-324.
3
) Cfr, per esempio, Dn 7, 13 ss; Ez.
capp. 2 e 3; Is 51, 12.
4
) Cfr. cap. VI del Vangelo di San Gio-
vanni.
5
) Comentarios a los cuatro Evange-
lios, BAC, Madrid, 1954, vol. III,
pag. 207.
6
) Cfr. Cap.VIII dellEpistola ai Ro-
mani.
7
) Apud San Tommaso dAquino, Cate-
na Aurea.
8
) Ibidem.
9
) O verbo de Deus, pagg. 326-327
10
) Maldonado, Op. cit., pag.211.
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Carlos Werner Benjumea
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16 Salvami Regina Marzo 2006
SAN DOMENICO SAVIO
Il primo santo salesiano
Se Domenico, con cos pochi anni det, ha potuto
santificarsi, perch non lo potrei anchio? si chiede San
Giovanni Bosco nello scrivere la vita del giovane santo.
raggi del sole mattutino, ti-
midi e ancora tiepidi, pene-
trano attraverso le finestre
delle aule di scuola. La cam-
panella suona, annunciando
lora di ricreazione, gli alunni escono
ordinatamente in cortile dove subito si
forma una sana gazzarra: centinaia di
bambini saltano, giocano e corrono.
Alcuni sacerdoti e chierici anima-
no i divertimenti, vigilando al tempo
stesso per evitare che comportamen-
ti sconvenienti si mescolino con la sa-
na allegria. Uno di loro, attorniato da
giovani, dopo aver schivato una palla
vagante per aria, esclama: Gridate
e giocate quanto vi pare, purch non
pecchiate! Si tratta di Don Bosco,
considerato santo tra gli adolescen-
ti che si disputano, il privilegio di sta-
re al suo fianco, scambiare con lui al-
cune parole, baciargli la mano sacer-
dotale.
Se lui ha potuto essere santo,
perch non lo potrei essere anchio?
La scena sopra descritta si svolge
nel primo collegio aperto da Don Bo-
sco, a Torino.
L si trovano ragazzi di umili con-
dizioni, ai quali offerta una forma-
zione cristiana e umana, oltre ad una
preparazione alla vita professiona-
le. Alcuni di loro raggiungeranno alti
posti nella vita sociale o ecclesiastica.
Molti saranno onesti artigiani, capo-
mastri o liberi professionisti. Pochi,
elevandosi al di sopra degli altri, rag-
giungeranno la gloria degli altari. il
caso del giovane Domenico Savio.
Della sua breve esistenza, sappia-
mo che ha vissuto quasi per tre anni
nellOratorio, dove dimostr un pro-
fondo affetto al padre della sua ani-
ma, San Giovanni Bosco, e serv da
continuo esempio e stimolo per gli al-
tri adolescenti. Domenico si guada-
gn lamicizia di tutti i suoi compagni
e costitu, con un nucleo tra i pi fer-
vorosi, la Compagnia di Maria Imma-
colata, che subito divenne un primo
vivaio di vocazioni sacerdotali per la
Congregazione Salesiana.
Nel narrare la sua vita, il cui te-
nore fu notoriamente meraviglio-
so, al suo primo biografo, lo stesso
Don Bosco, che aveva in questo mo-
do lintenzione di incitare i suoi gio-
vani lettori ad imitarlo, gli si present
la seguente questione: Se Domeni-
co, con cos pochi anni di et, ha po-
tuto santificarsi, perch non lo potrei
anchio?
Desiderio ardente di ricevere
Ges Eucaristico
Deliziamoci con alcuni dati e fatti
pi rivelanti di questo prodigioso gio-
vane, che seppe unire tra loro virt
armonicamente contrarie.
Il piccolo villaggio di Riva di Chie-
ri lo vide nascere il 2 aprile 1842. I
suoi genitori, Carlo Savio e Brigida,
erano poveri, onesti e buoni cattolici.
Fin da piccino Domenico prese mol-
to sul serio la devozione che gli era
stata insegnata tenacemente da lo-
ro. Quando aveva appena cinque an-
ni, un viandante che era stato invita-
to a condividere il povero pasto del-
la famiglia Savio si mise a tavola sen-
za nemmeno farsi il segno della cro-
ce. Vedendo questo, Domenico si al-
lontan e poi spieg il motivo: Que-
stuomo certamente non un buon
cristiano, perch non fa il segno del-
la croce prima di mangiare. Pertan-
to, non conviene che noi ci sediamo
al suo fianco.
Per ragioni di lavoro, la famiglia si
vide obbligata a trasferirsi a Murial-
do, nei dintorni di Castelnuovo, dove
il futuro santo frequentava il catechi-
smo della parrocchia. La sua memoria
privilegiata impar a memoria tutto
il catechismo in poco tempo -, la sua
perfetta comprensione della sostanza
e della grandezza del Sacramento del-
lEucaristia ed il suo ardente desiderio
di ricevere in comunione Ges sacra-
mentato, spinsero il parroco ad auto-
rizzarlo a ricevere la Prima Comunio-
Marzo 2006 Salvami Regina 17
ne a sette anni, sebbene fosse abitudi-
ne a questepoca aspettare che i bam-
bini giungessero agli undici anni.
Propositi per tutta la vita
Non appena Domenico seppe che
avrebbe partecipato al banchetto ce-
leste, non si trattenne dalla gioia, al
punto che fu visto in quei giorni pre-
gare a lungo. Alla vigilia del tanto so-
spirato giorno fece alcune an-
notazioni che, pi tardi, giunse-
ro nelle mani di Don Bosco:
Propositi fatti da me, Dome-
nico Savio, nellanno 1849, al-
let di sette anni:
1. Mi confesser con fre-
quenza e ricever la Comunione
tutte le volte che il confessore me
lo permetter.
2. Santificher i giorni di
precetto.
3. I miei amici saranno Ge-
s e Maria.
4. Vorr morire piuttosto che
peccare.
Magari tutti i giovani rice-
vessero il Santissimo Sacra-
mento con le stesse disposizio-
ni di questo celestiale patrono!
Secondo Don Bosco, la pri-
ma Comunione ben fatta sta-
bilisce una solida base morale
per tutta lesistenza. Cos av-
venne con San Domenico Sa-
vio. Durante la sua breve vita,
molte volte egli rinnov questi
propositi, dando dimostrazioni
evidenti di metterli in pratica con fer-
vore ed efficacia.
Lincontro con San Giovanni Bosco
Mosso dal desiderio di diventare
sacerdote, Domenico andava a stu-
diare nella scuola di un villaggio vi-
cino, percorrendo quotidianamen-
te venti chilometri a piedi. Duran-
te il tragitto, per domare la curiosi-
t, guardava soltanto verso la stret-
ta fascia della strada di campagna, a
tal punto che mai seppe descrivere le
piccole contrade e i paesaggi incon-
trati lungo il cammino. Si imponeva
questa mortificazione perch voleva
proteggere i suoi occhi da qualsiasi
cosa brutta, in modo da poter vedere
solo Ges e Maria in Cielo.
Il 2 ottobre 1854, avvenne lincon-
tro della sua vita. Non potendo con-
tinuare gli studi in seguito alla preca-
ria situazione finanziaria della fami-
glia, fu raccomandato da un sacerdo-
te amico a Don Bosco, il quale acco-
so, eppure rispettoso, colpirono subito
la mia attenzione.
- Chi sei? Da dove vieni? gli chiesi
- Sono Domenico Savio, di cui gi
le deve aver parlato Don Cugliero, il
mio maestro. Veniamo da Mondonio.
Scoprii in quel giovane unanima
conforme allo spirito del Signore e ri-
masi molto meravigliato nel verificare
lopera realizzata dalla grazia divina in
una cos tenera et.
Dopo un colloquio un po
prolungato, egli mi disse te-
stualmente queste parole:
Allora, mi porter con s a
Torino, a studiare?
Vedremo! Mi sembra che
abbiamo una buona stoffa.
E a che cosa pu servire
questa stoffa?
Per fare un buon vestito e
presentarlo al Signore.
Dunque daccordo, io so-
no il tessuto e lei sar il sarto. Mi
porti con s e far un bel vestito
per il Signore.
Che cosa pensi di fare
quando terminerai i tuoi studi di
latino?
Se Dio mi conceder una
grazia cos grande, desidero ar-
dentemente abbracciare la vita
ecclesiastica.
Del tutto convinto della
qualit della stoffa che ave-
va davanti a s, Don Bosco de-
cise di portarla alla sartoria,
cio, allOratorio di Valdocco,
a Torino.
Le chiedo di farmi santo!
Qui Savio subito si distinse per la
sua buona condotta e per la serie-
t con cui svolgeva tutti i compiti. La
salute del suo corpo, per, non cor-
rispondeva agli impeti della sua ani-
ma zelante. In breve, un preoccupan-
te esaurimento delle forze fisiche lo
obblig ad allontanarsi dalla scuola,
anche se, continuava a studiare nel-
linternato dellOratorio.
Un giorno una predica di Don Bo-
sco lo riemp dentusiasmo.
San Domenico Savio (pittura della Casa-Madre
dei Salesiani, a Torino)
glieva nellOratorio i giovani di scar-
se possibilit economiche. In questo
giovane incontrer un San Luigi Gon-
zaga, scrisse nella lettera di racco-
mandazione.
La Storia conserva un indelebi-
le ricordo di questo primo incontro,
grazie alla penna di San Giovanni
Bosco che sempre lo ricord con te-
nerezza ed emozione.
Il primo luned di ottobre egli
narra ancora molto presto, vidi avvi-
cinarsi un bambino che veniva a par-
larmi, accompagnato da suo padre. Il
suo viso sorridente e il suo spirito gioio-
F
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18 Salvami Regina Marzo 2006
volont di Dio diceva il sacer-
dote che tutti noi diventiamo santi.
molto facile riuscirci e c in Cielo un
premio gi pronto per chi arriva ad es-
sere santo.
Questa frase fu come una scintilla
che provoc nella sua giovane anima
un incendio di amor di Dio. La sua
meta ormai era completamente chia-
ra: raggiungere la santit.
Un giorno, Don Bosco promise di
venire incontro, entro le sue possibi-
lit, a qualunque richiesta che gli ve-
nisse fatta dai giovani dellOra-
torio. Piovvero richieste di ca-
ramelle e cose del genere. Di-
versamente da tutti, ecco quel-
la di Domenico, scritta su un
piccolo foglio di carta: Le
chiedo di salvare la mia ani-
ma e di farmi santo.
Nella vita di Savio,
la lotta per la conqui-
sta della santit si pre-
senta ben marcata dal
carisma salesiano, se-
condo gli insegnamenti di
Don Bosco: in primo luogo,
doveva essere un santo gioio-
so; oltre a questo, applicare la
massima salvando gli altri,
salvi te stesso, doveva in fi-
ne fare apostolato con i suoi
compagni.
Cos dopo aver conquista-
to le simpatie di un ragazzino
che era appena stato ammes-
so allOratorio, Domenico gli
spieg: Sappi che, in questa
casa, facciamo in modo che la santi-
t consista nel restare sempre molto
allegri. Ci sforziamo solo di evitare
il peccato perch esso un grande
nemico che ci ruba la grazia di Dio e
la pace del cuore e di compiere be-
ne i nostri doveri.
Fonda una associazione segreta
con lobiettivo di salvare gli al-
tri che egli fond, un poco pi tardi,
la gi menzionata Compagnia di Ma-
ria Immacolata. A me piacerebbe
fare qualcosa in onore di Maria, ma
che fosse subito, perch temo che mi
manchi il tempo era solito dire.
Questa Compagnia era unasso-
ciazione segreta diretta da Don
Bosco, e ad essa partecipavano alcu-
ni fra i migliori alunni dellOratorio,
desiderosi di fare apostolato con i lo-
ro compagni. Uno di loro si chiamava
Michele Rua, il beato che succedet-
te a Don Bosco nella direzione della
Congregazione Salesiana.
Un giovane che non apparteneva
allOratorio port con s, un giorno,
per faciloneria, una rivista con im-
magini indecenti e irreligiose. Una
folla di bambini si mise intorno a lui
per contemplare quelle meraviglie.
Domenico accorse anche lui, pensan-
do che fosse l mostrata unimmagine
di devozione.
Quando, invece cap di che si trat-
tava, prese la pubblicazione e la fece
a pezzi. I suoi compagni, sorpresi, si
guardavano lun laltro, senza sapere
che cosa fare.
Allora Domenico disse loro:
Il Signore ci ha dato gli
occhi per contemplare la bel-
lezza delle cose che Egli ha
creato e voi ve ne servite per
guardare simili porcherie?
Vi siete dimenticati di
quello che tante volte
c stato detto durante
le prediche?
Stavamo guardan-
do solo per ridere... ri-
spose uno di loro.
S, s, per ridere. Vi sta-
te preparando per andare al-
linferno, ridendo... Ma con-
tinuerete a ridere se avrete la
disgrazia di cadervi dentro?
Di fronte a queste parole,
tutti fecero silenzio e nessuno
os pi arrischiare una qual-
che nuova osservazione.
Preannunci che la sua
vita era alla fine
Purtroppo, la vita di Domenico,
cos promettente per il futuro se lui
fosse giunto ad essere sacerdote, sa-
rebbe stata breve. Nei suoi lunghi
tempi di preghiera, la grazia divina lo
preparava alla gloria eterna.
Durante le ricreazioni, certe volte,
usciva, allimprovviso, dalla cerchia di
amici e si metteva a passeggiare da so-
lo, tutto assorto. Quando qualcuno gli
chiedeva spiegazioni gli rispondeva:
Mi assaltano le distrazioni di sempre e
mi sembra che il Paradiso si apra sopra
la mia testa, per questo mi devo allon-
Beato Michele Rua, successore di San Giovanni
Bosco a capo dei Salesiani, faceva parte della
Compagnia di Maria Immacolata, fondata da San
Domenico (Basilica di Maria Ausiliatrice, Torino)
Gli statuti della Compagnia si rias-
sumevano in quattro punti: i suoi mem-
bri si impegnavano ad obbedire alle re-
gole della casa, dare buon esempio ai
compagni, occupare bene il tempo ed
essere vigili per individuare e neutra-
lizzare lazione dei cattivi elementi che
influenzavano negativamente gli altri.
Come esempio di attuazione di
questi ragazzi modello in seno ai loro
compagni, possiamo apprezzare que-
sto fatto, che vide come protagonista
lo stesso Domenico e che fu narrato
da Don Bosco.
A
Marzo 2006 Salvami Regina 19
tanare dai miei compagni per non dire
cose che essi potrebbero ridicolizzare.
In una occasione, sempre durante
la ricreazione, cadde come svenuto,
sostenuto da un amico. Nel ritornare
in s, afferm: In Cielo, gli innocenti
stanno pi vicini al nostro Divino Sal-
vatore e per sempre Gli canteranno in
modo tutto speciale inni di gloria.
Prevedendo la sua imminente fi-
ne, scrisse ad un grande amico suo,
lesemplare giovane Massaglia: Mi
dici che non sai se tornerai allOrato-
rio a trovarci.
Anche la mia carcassa mi sembra
piuttosto deteriorata e tutto mi por-
ta a credere che mi sto avvicinando a
lunghi passi alla fine dei miei studi e
della mia vita.
Ah, che belle cose vedo!
Massaglia lo precedette nellentra-
ta in Paradiso, ma Domenico non tar-
d a seguirlo. Allinizio del 1857, la
sua malattia si aggrav notevolmen-
te. Una tosse persistente dava adito
al serio timore di contagio, tanto pi
che imperversava il colera nella zona
di Torino. Cos, Don Bosco gli consi-
gli di fare ritorno alla casa paterna.
Con il cuore a pezzi e dopo aver fat-
to, insieme ai suoi compagni, leserci-
zio di preparazione alla morte, chiese
a Don Bosco: Preghi affinch io pos-
sa avere una buona morte! Arriveder-
San Giovanni Bosco mentre indirizza i giovani
dellOratorio alla Madonna
(Basilica di Maria Ausiliatrice, Torino)
ci alla prossima visita, che
sar in Paradiso.
Part, dunque, per la ca-
sa dei suoi genitori, a Mon-
donio, dove arriv il primo
marzo del 1857. L sopport
con ammirevole rassegna-
zione, e persino con gioia, i
grandi patimenti con cui la
Divina Provvidenza ha vo-
luto arricchire la sua ani-
ma negli ultimi giorni di vi-
ta. La lunga agonia la tra-
scorse in un ambiente di
dolcezza e pace ammirevoli
che culminarono nellistan-
te supremo, quando escla-
m, sorridendo e con una
espressione paradisiaca:
Ah, che belle cose vedo!
Detto questo, esal lultimo
respiro con le mani incro-
ciate sul petto, senza fare il
minimo movimento.
Cos varc le soglie del-
leternit il primo santo sa-
lesiano, il giorno 9 marzo
1857. la notizia della sua
morte rattrist Don Bosco
che, con questa, aveva per-
so una perla preziosa...
La perse davvero?
Dal Paradiso, Domenico avrebbe
attratto, per le vie innumerevoli del-
linnocenza, altri giovani! Allo stesso
Don Bosco, egli sarebbe apparso, pi
tardi, in sogno, mostrandogli la bel-
lezza del Cielo, dove lui si trovava.
Adotti un giovane
Araldo del Vangelo
ttualmente 825 giovani
aspiranti agli Araldi del
Vangelo di tutto il Brasile,
aspettano il momento di entrare in
uno dei Centri di Formazione Gio-
vanile degli Araldi del Vangelo. Essi
hanno bisogno di una borsa di studio
che aiuti a sostenere i costi della loro
formazione. Per questo, stata lan-
ciata la Campagna Padrini o Madri-
ne. Consiste nelladottare un ra-
gazzo o una giovane aspirante, aiu-
tando a finanziare la formazione di
questi neo-Araldi. Questo un gesto
concreto a beneficio della giovent.
Nelladottare un aspirante lei star
offrendo una solida formazione cat-
tolica a un adolescente bisognoso.
Per altri Informazioni: 0415600891
N
Il demonio pu,
a partire dai fatti
esteriori, dedurre
con grande
probabilit la
verit dei misteri
della grazia
20 Salvami Regina Marzo 2006
NOVIT DI UN PASSATO IMMORTALE
Satana sapeva che Ges
era lUomo-Dio?
Se il demonio avesse avuto perfetta nozione
che Ges era figlio di Dio fatto uomo,
avrebbe cercato un mezzo di evitare la sua
morte sulla croce, affinch il genere umano
non fosse redento. Dunque, egli aveva
elementi concreti per concludere che Ges
era il Redentore promesso. Perch, allora,
istig i pontefici e farisei a condannarLo
e ad esigere la sua crucifissione? La
questione fu trattata in forma magistrale
dalla rinomata rivista francese LAmi du
Clerg dellanno 1923 (pagg. 285-86).
ellepisodio della ten-
tazione nel deserto, il
demonio sembrava
riconoscere in Ges
il Figlio di Dio fatto
uomo, poich Gli disse: Se sei Figlio di
Dio, d che questi sassi diventino pane
(Mt 4,3). E poco dopo: Se sei Figlio di
Dio, gettati gi, poich sta scritto...(Mt
4, 6).
In altri pasi della Sacra Scrittu-
ra, egli fa, per bocca dei suoi posse-
duti, affermazioni categoriche: Che
vuoi da me, Ges, Figlio del Dio Al-
tissimo? (Lc 8,28). Tu sei il Figlio di
Dio! (Mc 3, 11). So chi sei: il Santo
di Dio! (Mc 1, 24).
Qual allora il significato esat-
to del titolo di Figlio di Dio, dato
a Ges dal demonio? Secondo quan-
to spiegano alcuni esegeti, non pos-
sibile sapere con certezza se satana,
chiamando Ges Figlio di Dio, ave-
va perfetta conoscenza della sua na-
tura divina, o se aveva solo lintuizio-
ne di una natura pi o meno sovru-
mana la cui relazione con la Divinit
rimaneva ancora molto oscura.
Visto. Dunque, che non troviamo
nella Esegesi la soluzione precisa del
problema, cercheremo nella Teologia.
Il demonio tira conclusioni
a partire dai fatti esteriori
Il demonio non conosce natural-
mente i segreti dei cuori, n le circo-
stanze future, n i misteri della grazia
in ci che questi hanno di sovranna-
turale e di divino. Il mistero dellIn-
carnazione non , dunque, alla sua
portata.
I fatti esterni, invece, lo sono. Ed
egli pu, a partire dai fatti esterni che
te tutto come insegna San Tomma-
so questa fede, per il fatto di es-
sere forzata dallevidenza dei segni,
non opera della grazia n fede pro-
priamente detta.
Dallaltro lato, il suo spirito or-
goglioso propende sempre a ricusa-
re ladesione ai misteri della grazia.
San Tommaso aggiunge che la fe-
de dei demoni contraria alla loro
disposizione di spirito: Spiace ai de-
moni il fatto che i segni della fede sia-
no tanto evidenti da obbligarli a cre-
dere
1
. Da qui giocoforza conclude-
re che essi sono in rivolta addirittura
contro la stessa evidenza e sono por-
tati ad appigliarsi a tutto ci che pos-
sa oscurarla.
Applichiamo ora questi principi al
caso proposto.
Tent Ges per verificare se Lui
era effettivamente il Messia
Quando Nostro Signore fu conce-
pito dallo Spirito Santo nel grembo
purissimo della Beata Vergine Ma-
ria, il matrimonio di questa con San
Giuseppe poteva ancora nascondere
allo spirito perspicace del demonio la
realt dellIncarnazione. Soltanto pi
tardi gli furono forniti gli indizi per
conosce per mezzo delle luci natura-
li, dedurre con grande probabilit la
verit dei misteri della grazia. In que-
sto modo, il demonio ha un qualche
cosa di fede. La penetrazione della
sua intelligenza gli fa scoprire gli in-
dizi manifesti della verit. Nonostan-
Daltro canto, lo
spirito orgoglioso
di satana sempre
incline a rifiutare
ladesione ai misteri
della grazia
Marzo 2006 Salvami Regina 21
scoprire questo mistero. Al
momento della tentazione
nel deserto, egli poteva gi
sospettare che Cristo era Fi-
glio di Dio. In effetti la vo-
ce del Padre gi si era fatta
udire nel Battesimo di Ge-
s, nel Giordano: Questi
il Figlio mio prediletto (Mt
3, 17; Lc 3, 22; 1Pd 1, 17).
Tuttavia, questa non
una prova perentoria del-
lIncarnazione. Per comin-
ciar, queste parole venivano
proprio da Dio? In secondo
luogo, aveva lei il senso del-
la filiazione divina natura-
le, e non adottiva? Cos, la
formula della quale si ser-
ve satana durante la tenta-
zione del Salvatore, rivela-
va unesitazione: Se sei il
Figlio di Dio... Il demonio
aveva, senza dubbio, ragioni
per supporre che Ges era
il Cristo, il Messia, il Figlio
di Dio. Tuttavia, egli poteva
avere qualche incertezza, e
la disposizione naturale doveva con-
durlo a formularla per se stesso: Egli
lo tent per verificare se era Cristo
2
af-
ferma SantAgostino.
Egli era mosso pi dalla
supposizione che dalla certezza
Intanto, mano a mano che Ge-
s avanzava nella sua vita pubblica, i
segni si moltiplicavano, testimonian-
do il carattere trascendentale del Fi-
glio di Dio. Questi segni non avreb-
bero potuto sfuggire alla perspica-
cia del demonio. Cos, nelle differen-
ti occasioni nelle quali costui ob-
bligato a rendere pubblica una veri-
t imposta al suo spirito, egli lo fa con
pi convinzione rispetto al momen-
to della tentazione nel deserto. Di-
ce a Ges: So chi tu sei: il Santo di
Dio! (Mc 1,24). Pi ancora, Lo chia-
ma, senza esitazione apparente, Fi-
glio di Dio, Figlio del Dio Altissi-
mo. Tertulliano ed altri esegeti pen-
savano che il demonio Gli dava questo
titolo per adulazione. Invece, preferi-
bile credere che lui lo facesse con tutta
sincerit, sebbene controvoglia, perch
Dio aveva permesso che perfino linfer-
no rendesse testimonianza a Cristo
3
ti della sua Passione, mai
sarebbero andati in cerca
della crocifissione del Si-
gnore della Gloria
4
infatti
grande la perspicacia dei
demoni nel comprendere la
forza degli argomenti a fa-
vore della divinit del Sal-
vatore; ma grande anche
la loro perspicacia per sco-
prire le obiezioni, e data
la loro disposizioni a non
credere, cio, a non lasciar-
si convincere se non a forza
e al limite estremo si capi-
sce che essi avevano dubita-
to fino alla fine.
Scrive San Tommaso:
Alla vista dei miracoli, il de-
monio congettur che Lui
fosse il Figlio di Dio. (...) E
se lui lo chiamava Figlio di
Dio, lo faceva perch mos-
so pi da sospetto che da
certezza
5
.
Conclusione: satana
non riuscito a
togliersi dal dubbio
Satana aveva, dunque, lintuizione,
diremmo quasi la convinzione, che
Ges era Figlio naturale di Dio. Ma,
giudicando la verit soltanto da se-
gni esteriori e con spirito preconcet-
to, egli conservava dubbi sul miste-
ro dellIncarnazione, nonostante non
avesse potuto smettere di riconosce-
re in Ges Cristo la trascendenza so-
vrumana che le locuzioni il Santo di
Dio e il Figlio di Dio esprimevano
energicamente.
1) Summa Teologica, II- II, q.5, a.2,
ad.3
2) De Civitate Dei, 1, XI, c.21.
3) Fillion, Evangile selon S. Marc, Pa-
ris, 1895, pag. 34.
4) Summa Teologica, I q. 64,. a. 1, ad.
4.
5) Ibid., III, q. 44, a.1, ad 2.
Ges tentato dal demonio (altare maggiore
della Cattedrale di Oviedo, Spagna)
Nonostante ci, non c piena per-
suasione in questa testimonianza.
Dunque, secondo San Tommaso, eco
della Tradizione Cattolica, se i demo-
ni avessero conosciuto perfettamen-
te e con certezza che Ges era Figlio
di Dio e quali sarebbero stati i frut-
T
i
m
o
t
h
y

R
i
n
g
Mons. Benedito Beni dos Santos
Vescovo Ausiliare di San Paolo (Brasile)
L
22 Salvami Regina Marzo 2006
OMELIA DELLA FESTA DEL PRESENTAZIONE DEL SIGNORE NEL TEMPIO
NellIncarnazione, Cristo
diventato Sacerdote per sempre
Nella Cattedrale di San Paolo, davanti a numerosi Araldi, Mons.
Benedito Beni mostra come tutti gli atti della vita di Ges siano
stati sacerdotali, e come la Vergine Maria abbia compiuto la sua
missione di presentarLo al mondo intero.
a liturgia della festa di
oggi, la Presentazione
del Signore, bella e ric-
ca. Essa ci mostra diver-
si aspetto del mistero di
Cristo. Nella prima lettura, il profeta
Malachia annuncia la venuta del Mes-
sia al mondo. Egli non sar, secondo il
profeta, quel Messia politico aspetta-
to dal popolo. Sar il Messia Reden-
tore che, col fuoco della grazia, purifi-
cher il popolo dai suoi peccati. La se-
conda lettura fa eco alla prima: lauto-
re della Lettera agli Ebrei afferma che
Ges il Sommo Sacerdote, pieno di
misericordia, venuto ad espiare i nostri
peccati.
Il sacerdote, un mediatore
scelto da Dio stesso
Nel Nuovo Testamento, il testo
che tratta ufficialmente del sacerdo-
zio di Cristo giustamente la Lette-
ra agli Ebrei. Secondo questa lette-
ra, il sacerdote il rappresentante le-
gittimo del popolo davanti a Dio.
lui che offre preghiere e sacrifici per
il peccato del popolo. Il sacerdote il
mediatore tra Dio e gli uomini. Qui
appare un particolare significativo: il
sacerdote un mediatore scelto, non
dagli uomini, non dalla comunit, ma
da Dio stesso.
Per cos dire, la tesi centrale della
Lettera agli Ebrei questa: il sacerdo-
zio di Cristo unico e originale. dif-
ferente dal sacerdozio esistente nelle
altre religioni. Differente addirittura
dal sacerdozio levitico dellAntico Te-
stamento e del tempo di Ges.
La Lettera agli Ebrei insegna che
il figlio di Dio diventato sacerdote
per sempre nella sua Incarnazione.
Pertanto, fratelli e sorelle, la Catte-
drale nella quale il Figlio di Dio sta-
to ordinato sacerdote il ventre pu-
rissimo della Vergine Maria. Il primo
sacrificio che Egli ha offerto a Dio,
secondo la Lettera agli Ebrei, stato
il suo atto di obbedienza accettando
la nostra natura, la nostra condizio-
ne umana: Per questo, entrando nel
Marzo 2006 Salvami Regina 23
NellIncarnazione, Cristo
diventato Sacerdote per sempre
mondo, Cristo dice: Tu non hai volu-
to n sacrificio n offerta, un corpo in-
vece mi hai preparato. Non hai gradito
n olocausti n sacrifici per il peccato.
Allora ho detto: Ecco, io vengo (poich
di me sta scritto nel rotolo del libro) per
fare, o Dio, la tua volont (Sl 39, 7ss).
(Eb 10, 5-7)
Secondo la stessa Lettera, Ges
Cristo ha esercitato in pienezza il suo
sacerdozio sulla Croce, ma lintera
sua vita stata sacerdotale. Tutti gli
atti della sua vita sono stati sacerdo-
tali, perch la sua esistenza fu sempre
segnata dalla Croce. La stessa Incar-
nazione stata, in un certo senso, una
Croce. quanto sostiene San Pao-
lo, nel capitolo II della Lettera ai Fi-
lippesi: nella Incarnazione si ebbe la
keluzis, parola greca che significa
nascondimento, spoliazione. NellIn-
carnazione, Egli nasconde la sua di-
vinit, per assumere la condizione di
servo, del servo Redentore proclama-
to da Isaia: fu obbediente al Padre fi-
no alla morte, che fu morte in Croce.
Tutta la vita di Ges stata
segnata dalla contraddizione
Anche la nascita di Ges stata
segnata dalla Croce: nato nella po-
vert di una mangiatoia. La sua infan-
zia stata segnata dalla Croce: qual-
che tempo dopo la sua nascita, Erode
lo fa cercare per ucciderlo. Tutta la
sua vita, tutto il suo ministero, come
ha proclamato Simeone nel Tempio,
stata caratterizzata dalla contraddi-
zione: accoglienza da parte di molti,
ma anche rifiuto, persecuzione, fino
ad arrivare alla Croce nel Calvario.
Infine, come insegna la Lettera
agli Ebrei, dopo la Resurrezione, Ge-
s, come Sommo ed Eterno Sacer-
dote, penetra nel santuario celeste
per presentare al Padre il suo sacri-
ficio. questa presentazione eterna
di Ges al Padre che la fonte di ri-
conciliazione, di redenzione per tut-
ta lumanit.
La Festa della Presentazione del
Signore al Tempio , in un certo mo-
do, un annuncio ed anche una realiz-
zazione anticipata del suo sacrificio
sulla Croce. Sacrificio in cui Egli
stato al tempo stesso sacerdote e vit-
tima. Nel Tempio, Simeone afferma
che Ges sar un segno di contraddi-
zione. Questo lo si vede nel Suo mi-
nistero. Egli accolto da molti come
Salvatore, fin dal primo giorno nella
sinagoga di Nazaret, ma altri Lo re-
spingono, Lo combattono fino a por-
tarLo alla Croce.
Cristo, Salvatore e Signore: tre
qualifiche dellidentit di Ges
Sempre nel Tempio, Simeone si
rivolto alla Madonna e Le ha det-
to: Una spada di dolore trafigger la
tua anima (Lc 2, 35). Con tali paro-
le, Simeone ha mostrato chiaramente
la partecipazione unica ed originale
di Maria alla sofferenza redentrice di
Cristo. Questa profe-
zia fatta nel momen-
to in cui il Bambi-
no Ges stato pre-
sentato al Tempio, si
compiuta in cima
al Calvario: mentre
la lancia del soldato
trafiggeva il Cuore di
Ges, una spada di
dolore attraversava
lanima di Maria.
Credo che mol-
te persone che si tro-
vano oggi in questa
Cattedrale abbiano
visto il film di Mel
Gibson, La Passio-
ne di Cristo. In que-
sto film c una scena
commovente: Ges
crocifisso, la Ma-
donna si avvicina al-
la Croce e bacia i
suoi piedi insangui-
nati. Le labbra della
Madonna rimango-
no tinte del Sangue
preziosissimo del suo
Divino Figlio. Lei
guarda verso di Lui
ed esclama soltanto:
Osso delle mie ossa, carne della mia
carne! quel corpo del Figlio di Dio
fatto Uomo, che ci ha redento sulla
Croce, di fatto osso della Madonna,
carne della sua carne. Maria pu es-
sere chiamata, in un certo modo, la
Co-Redentrice dellumanit.
Fratelli e sorelle, la festa della Pre-
sentazione di Ges al Tempio , in un
certo senso, il punto culminante del
Natale. Nella notte di Natale, il mes-
saggero divino ha rivelato lidentit
del Bambino appena nato: Ecco io vi
annunzio una grande gioia, che sar di
tutto il popolo: oggi vi nato nella citt
di Davide un Salvatore, che il Cristo
Signore (Lc 2, 10-11).
Queste tre qualifiche Salvatore,
Cristo e Signore esprimono liden-
tit di Ges. Egli il Salvatore, Egli
il Cristo (il Messia inviato da Dio nel
La Presentazione di Ges al Tempio , in un certo
modo, il punto culminante del Natale
(Chiesa di Santa Maria Formosa, Venezia)
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24 Salvami Regina Marzo 2006
mondo), Egli il Signore, Kyris,
che, nella Sacra Scrittura, significa,
una Persona Divina.
Nella festa della Presentazione
del Signore al Tempio, questa identi-
t risulta completa: oltre ad essere il
Salvatore, il Messia, lEssere Divino,
Egli anche il nostro Redentore, sa-
cerdote e vittima nello stesso tempo.
La devozione alla Madonna
nata ai piedi della Croce
Nella festa di oggi, Maria, col suo
sposo Giuseppe, presenta il Bambino
Ges al Tempio. Questa , di fatto, la
missione della Madonna: presentare
Ges, mostrare Ges al mondo. Nella
notte di Natale, Ella ha mostrato Ge-
s al popolo ebraico, rappresentato
dai pastori. Ella ha mostrato Ges a
tutti i popoli della terra, rappresenta-
ti nellEpifania dai Magi. Ed oggi, nel
centro religioso di Israele, il Tempio,
Ella presenta ancora una volta Ges.
Proprio per questo, fratelli e so-
relle, la devozione alla Madonna non
un qualcosa di accidentale nella vi-
ta del cristiano. Secondo quanto ha
affermato Giovanni Paolo II, la de-
vozione alla Madonna la pi anti-
ca nella Chiesa. nata ai piedi della
Croce, quando Ges, vedendo l sua
Madre e uno dei suoi discepoli, il di-
scepolo amato, Le ha detto: Don-
na, ecco il tuo figlio!. Poi disse al di-
scepolo: Ecco la tua madre! Gv 19,
26-27).
Il Vangelo non riporta il nome di
quel discepolo. E non lo riporta di
proposito, perch quel discepolo, che
stava ai piedi della Croce e ha ricevu-
to la Madonna come madre, rappre-
sentava tutti i discepoli di Ges: quel-
li di allora, quelli che sorgeranno nel
corso della Storia, i discepoli di oggi.
Rappresentava tutti noi!
Lautore del quarto Vangelo, un
grande teologo, osserva che il disce-
polo ha accolto la Madonna nella sua
casa. Che casa mai questa? Prima
di tutto, la casa del proprio cuore.
Pertanto, la devozione alla Madon-
na appartiene allidentit del disce-
polo di Ges: il vero cristiano colui
che riserva un luogo molto speciale
per la Madonna, prima di tutto nel-
la casa del suo cuore. In questo consi-
ste la devozione alla Madonna: riser-
vare un posto molto speciale per Lei
nel nostro cuore, poi nella nostra fa-
miglia, nelle nostre comunit, in tut-
to il mondo.
Tutti noi dobbiamo essere
luce e salvezza, con
lannuncio del Vangelo
La festa di oggi anche celebrata
con molta luce, perch nella Presen-
tazione Simeone ha proclamato che
Ges era la luce per illuminare tutti
i popoli.
Luce, nella Sacra Scrittura, signi-
fica salvezza. Pertanto, Ges stato
proclamato, in questoccasione, Sal-
vatore non solo del popolo ebraico,
ma anche di tutti i popoli della terra.
Noi, cristiani, come afferma San Pao-
lo, siamo figli della Luce. Dobbiamo
anche tenere nelle nostre mani un lu-
me acceso, per illuminare tutti: ossia,
dobbiamo essere, per tutti, segno di
salvezza.
Siamo segno di salvezza attraverso
le nostre opere buone. Cos risplen-
da la vostra luce davanti agli uomini,
perch vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al vostro Padre che
nei Cieli ha detto Ges (Mt 5, 16).
Noi siamo luce e salvezza quando ob-
bediamo al Vangelo. Ma, soprattutto,
siamo luce e salvezza quando siamo
evangelizzatori, siamo araldi del Van-
gelo e ci facciamo missionari.
Questa, dunque, sia lesortazione
a conclusione della nostra riflessione
in questa festa: siamo, veramente, nel
mondo secolarizzato di oggi, luce di
salvezza per tutte le persone.
Mons. Benedito Beni dos Santos durante lomelia. Seduti, da destra a
sinistra, Don Joo Scognamiglio Cl Dias, Don Dott. Geraldo Antnio
Rodrigues, Don lio Vigo, Can. Dott. Jos Adriano, Don Dott. Srgio Tani
e Don Caio Newton de Assis Fonseca
Mons Benedito Beni dos
Santos Vescovo Ausiliare del-
lArcidiocesi di San Paolo.
il responsabile della Regione
Episcopale Lapa, come anche
della Pontificia Facolt di Teo-
logia Madonna dellAssunzio-
ne, del Segretariato Arcidioce-
sano di Pastorale e dei seminari
dellArcidiocesi. anche mem-
bro della Commissione Episco-
pale per la Dottrina della Fe-
de della Conferenza Episcopa-
le Brasiliana.
I
Inaugurato lanno accademico
l giorno 2 febbraio, con una
Eucaristia celebrata della
Cattedrale della Sede pauli-
sta, alla presenza di un nu-
meroso pubblico, si inau-
gurato lanno accademico del Collegio
Tabor, anchesso degli Araldi.
La celebrazione stata presieduta
da Mons. Benedito Beni dos Santos,
Vescovo Ausiliare di San Paolo, che
nella sua omelia ha messo in risalto
la missione non solo dei professori,
ma anche degli alunni, per i quali ha
rivolto una supplica al Divino Spiri-
to Santo.
Dopo aver riorganizzato il suo
Piano di Studi, nel quale sono state
adottate le materie della Pontificia
Universit San Tommaso dAquino
(Angelicum), di Roma, il Corso Teo-
logico degli Araldi del Vangelo ha ot-
tenuto un nuovo corpo docente, nel
quale si segnalano diversi dottori e
professori del seminario dellArcidio-
cesi di San Paolo. La funzione di Su-
pervisore Generale stata assunta da
Mons. Beni e quella di Direttore, da
Don Caio Newton de Assis Fonseca.
Alla fine della Messa stata let-
ta la graditissima lettera inviata da
Mons. Lucio Angelo Renna, Vesco-
vo di Avezzano (Italia), a Don Joo
S. Cl Dias: Riceviamo con gioia la
notizia dellinaugurazione dellan-
no accademico del 2006, nel Centro
di Formazione Teologica San Tom-
maso dAquino, degli Araldi del Van-
gelo, a San Paolo, ristrutturato sot-
to lorientazione del carissimo fratel-
lo in episcopato Mons. Benedito Be-
ni dos Santos. Rallegrandosi per le
buone notizie, tra le quali il conside-
revole aumento del numero di voca-
zioni, Mons. Lucio conclude dicen-
do: tutto questo riempie di gaudio
il mio cuore di Pastore e vedo chia-
ramente in questi segni il soffio dello
Spirito Santo che, grazie alle suppli-
che della Santa Madre di Dio, gover-
na la Chiesa e la fa crescere continua-
mente in grazia e santit.
Durante la cerimonia,
professori e alunni
hanno assunto
limpegno di fedelt
agli insegnamenti
della Santa Chiesa.
Nella foto sotto,
alunne del Collegio
Tabor
CORSO TEOLOGICO DEGLI ARALDI DEL VANGELO
26 Salvami Regina Marzo 2006
Alzati, mettiti nel mezzo! (Mc 3, 3), ha detto Ges alluomo
con la mano inaridita, prima di guarirlo. Questo significativo
motto della Campagna della Fraternit 2006 rappresenta un invi-
to alle persone con qualsiasi tipo di handicap affinch si sentano
e siano effettivamente ben accolte e considerate come meritano.
O Padre di misericordia (...), converti il nostro cuore ad acco-
gliere tutti con amore fraterno, si chiede nella Preghiera ufficia-
le della Campagna. Si mira in questo modo alla pratica effettiva
della carit verso i nostri fratelli che siano portatori di un qual-
La pratica effettiva della carit
Campos (Brasile):
Ospedale Manoel Cartuxo
Belo Horizonte (Brasile): Scuola Creia
So Carlos (Brasile):
Scuola Acorde
Londrina (Brasile): Istituto di Educazione
per Bambini Eccezionali
Conselheiro Lafaiete (Brasile):
Ospizio Dott. Carlos Romeiro
Marzo 2006 Salvami Regina 27
che handicap. Questo stimolo dato dai vescovi brasiliani ha mos-
so gli Araldi del Vangelo a sforzarsi in modo speciale per porta-
re un messaggio di conforto e speranza alle persone invalide che
affrontano difficolt a volte dolorose, frequentemente aggrava-
te da un crudele isolamento. La gioia espressa negli occhi di que-
sti nostri fratelli sofferenti stata la ricompensa che ha riempito
lanimo degli Araldi, nello svolgimento del ruolo del buon Sama-
ritano. Chi mette in questo modo in pratica lamore verso il pros-
simo cresce certamente nellamore verso Dio.
La pratica effettiva della carit
Maputo (Mozambico): Casa delle Suore
Ospitalari a Malhasine
So Jos (Costa Rica): Casa di Bambini
Eccezionali So Gabriel
Guatemala (Guatemala):
Associazione Santo Hermano Pedro
Chinandega (Nicaragua):
Ospizio Casa di ricovero
Lima (Per):
Ospizio della Pace
I
28 Salvami Regina Marzo 2006
Lisbona (Portogallo): Ospedale dellEsilio
Lisbona (Portogallo): Ospedale Egas Moniz
Guatemala (Guatemala): Ospedale
Madonna del Pilar
San Salvador (El Salvador):
Ospedale Militare
Chinandega (Nicaragua):
Ospedale Maurcio Abdalah
XIV Giornata Mondiale dellInfermo
l giorno 11 febbraio, festa della Madonna
di Lourdes, in occasione della 14 Giorna-
ta Mondiale dellInfermo, il Papa Benedet-
to XVI ha ricordato ai malati riuniti in Piazza San
Pietro che la Vergine ha manifestato nella grot-
ta di Massabielle la tenerezza di Dio verso coloro
che soffrono. E ha concluso: Preghiamo il Si-
gnore che nel momento della necessit nessuno
rimanga solo o abbandonato, ma che, al contra-
Marzo 2006 Salvami Regina 29
Carcavelos (Portogallo): Ospedale Jos de Almeida
Capelle dei Marsi (Italia):
LAraldo Don A. Giuseppe
Glavam in visita agli
ospizi per amministrare
lUnzione degli Infermi
Miami (U.S.A.): Jackson
Memorial Hospital
Bogot (Colombia):
Ospedale So Rafael
Santo Domingo (Repubblica Dominicana):
Ospedale Infantile Robert Reid Cabra
XIV Giornata Mondiale dellInfermo
rio, possa vivere linfermit secondo la sua digni-
t umana.
Attenti a questo grave impegno cristiano, gli
Araldi del Vangelo hanno gi fatto rientrare nel-
le loro attivit le visite periodiche ai malati e bi-
sognosi, portando loro aiuto spirituale e materia-
le. Riconfortati, innumerevoli fra costoro che sof-
frono, hanno ripreso la pratica religiosa e lassi-
duit ai Sacramenti.
30 Salvami Regina Marzo 2006
Roma (Italia)
Facendo visita agli
Araldi, il Cardinale
Arcivescovo di
Vienna, Christoph
Schnborn, ha
celebrato la Messa
nella Chiesa di
San Benedetto in
Piscinula, affidata a
questa Associazione dal
Vicariato di Roma. Nellomelia
il porporato ha ricordato che San
Benedetto stato uno dei maggiori
araldi del Vangelo della storia della
Chiesa.
San Paolo (Brasile) Mons. Jess Sanz
Montes, Presidente della Commissione per la
Vita Consacrata della Conferenza Episcopale
Spagnola, stato a San Paolo, per conoscere
le principali case e attivit degli Araldi. Nella
conferenza che ha pronunciato per circa
mille giovani associati ed aspiranti, ha messo
in evidenza con molta didattica e vivacit
limportanza di rispondere al richiamo
di Dio e di mantenersi fedeli al carisma
dellAssociazione.
Mensalbas (Spagna) In Missione Mariana in questa citt,
giovani Araldi hanno visitato residenze, collegi, ospizi e
stabilimenti commerciali. Alla sera cera lesposizione
del Santissimo Sacramento e di notte veglia di preghiera
nelle case. Saragozza (Spagna) Il Capitolo
della Cattedrale-Basilica della
Madonna del Pilar ha offerto agli
Araldi una copia della famosa patrona
locale. Essa destinata alla cappella
della Casa di Ritiro dellAssociazione.
(Nella foto in alto, la statua originale
rivestita di un manto col simbolo
degli Araldi).
Felipe Ramos
C
Marzo 2006 Salvami Regina 31
Il simbolismo del pane e
del vino nellEucaristia
Tutto quanto Ges ha fatto stato perfetto. Dai suoi divini
insegnamenti ai suoi stupendi miracoli, fino al minimo gesto
o atteggiamento. Per il pi sublime in assoluto dei miracoli,
allora, perch mai avr Egli utilizzato del pane e del vino?
hi passeggiando in cam-
pagna e vedendo un cam-
po di grano magnifico, do-
rato e pronto per la mieti-
tura; o ancora, imbatten-
dosi in un pergolato carico duva dalle
attraenti tonalit, al punto giusto per
essere portata al torchio, potrebbe im-
maginare che da tutta questa poesia sa-
rebbe sbocciato il pi bel miracolo mai
accaduto sulla faccia della terra?
Infatti, il grano, dopo essere sta-
to falciato e raccolto, trasformato
in farina, mescolato con acqua e cot-
to nel forno, trasformandosi nellali-
mento pi comune per il sostenta-
mento delluomo: il pane.
Luva ammassata per liberare il
suo succo, che sar conservato con
cura dal viticultore in grandi botti, per
fermentare, e da l uscir quel prezio-
so liquido che la gioia dellanima e
del cuore (Sir 31, 36): il vino.
Il pane ed il vino offerti in altri
tempi da Melchisedec al Signore in
sacrificio sono alimenti prediletti
da Dio in una maniera tale che Egli li
ha scelti per operare il miracolo del-
la Transustanziazione. sotto le sem-
bianze del pane e del vino che il no-
stro Redentore ha voluto rimanere
con noi tutti i giorni, fino alla fine
del mondoi (cfr. Mt 28, 20).
Alimento per lanima
Questa verit fu contestata da alcu-
ne sette gnostiche dei primi secoli del
Cristianesimo. Una di queste (gli ar-
totiriti) faceva uso del pane e del vino
per la Consacrazione. Unaltra (quella
dei catafrigi) usava pane di farina im-
pastata col sangue di un bambino di
un anno, estratto per mezzo di picco-
le punture su tutto il corpo! Varie altre
consacravano acqua, invece di vino,
col pretesto della sobriet... Allo stesso
modo faceva la setta dei manichei, per i
quali il vino era un liquore diabolico.
Ma la Santa Chiesa senza indugio
ha messo fine a tutte queste strambe-
rie. Ed essa sempre usa pane e vino
per il Sacramento dellEucaristia.
Perch? Perch Ges cos ha fatto
e ha detto di fare.
NellUltima Cena, Egli prese il pa-
ne, lo benedisse, lo spezz e lo die-
de ai suoi discepoli, e disse: Prende-
te e mangiate; questo il mio corpo.
Poi prese il calice con vino, rese gra-
zie e lo diede loro, dicendo: Bevete-
ne tutti, perch questo il mio san-
gue (cfr. Mt 26, 26-28). Cos ci inse-
gna anche San Paolo, che afferma di
aver appreso direttamente dal Salva-
tore questa stessa dottrina: Io, infat-
ti, ho ricevuto dal Signore quello che
a mia volta vi ho trasmesso: il Signo-
re Ges, nella notte in cui veniva tra-
dito, prese del pane e, dopo aver reso
grazie, lo spezz e disse: Questo il
mio corpo, che per voi; fate questo
in memoria di me. Allo stesso modo,
dopo aver cenato, prese anche il cali-
ce, dicendo: Questo calice la nuo-
va alleanza nel mio sangue; fate que-
sto, ogni volta che ne bevete, in me-
moria di me (1 Cor 11, 23-25).
Una passeggiata per il
mondo dei simboli
Ma perch Dio avr scelto pane
e vino per questo Sacramento tanto
importante rispetto agli altri? Lamo-
re verso la Sacra Eucaristia induce
molte anime a fare ancora questa do-
manda.
Invito il lettore a seguire i teolo-
gi in unattraente e formativa passeg-
giata per i campi della Simbologia, al-
la ricerca della risposta.
32 Salvami Regina Marzo 2006
LEucaristia - cos essi spiegano
cibo spirituale, nello stesso modo in
cui il Battesimo unabluzione del-
lanima. E cos come lacqua, che ser-
ve per il bagno corporale, diventa-
ta materia del Battesimo, grazie alla
quale gli uomini sono lavati spiritual-
mente, cos anche il pane e il vino,
che ristorano le forze corporali, sono
diventati materia dellEucaristia, at-
traverso cui gli uomini sono spiritual-
mente alimentati.
Il pane e il vino sono i pi nobili
frutti del regno vegetale, con i quali si
nutre e si conserva la vita del corpo,
a tal punto che SantIrineo li qualifi-
ca come primizie fra i doni di Dio.
Conveniva, pertanto che fossero loro
i prescelti per lEucaristia, istituita da
Ges per conservare ed aumentare la
vita spirituale delluomo.
Il teologo Juan Cornubiense, ci-
tato da San Tommaso nella Summa
Teologica, include nel vino anche le
gocce di acqua che il celebrante pone
nel calice prima della Consacrazio-
ne ed esamina in maniera ancora pi
bella questo simbolismo: Tra tutte le
cose necessarie per il sostentamen-
to della vita umana, il pane, il vino e
lacqua sono le pi pulite, le pi uti-
li e le pi necessarie. Per questo esse
sono state preferite a tutte le altre e
trasformate in ci che c di pi puro,
pi utile e necessario per acquistare
la vita eterna, cio, nel Corpo e San-
gue di Cristo.
Lutilizzazione del pane e del vino
nel Sacramento dellEucaristia an-
che una mirabile immagine delluni-
t della Chiesa: il pane si compone di
molti chicchi di grano che formano
una sola massa e il vino defluisce da
una grande quantit di uva.
LEucaristia come un memoriale
della Passione di Cristo, nella quale il
Sangue preziosissimo del Divino Re-
dentore stato separato dal suo Cor-
po santissimo. Allora, per ben rap-
presentare questo mistero, diventa
separatamente il pane come sacra-
mento del Corpo, e il vino come sa-
cramento del Sangue.
Ci che vero pane
Sembra tanto semplice dire: pane
e vino... Ma che cosa veramente pa-
ne e che cosa vino autentico? An-
che di questi dettagli si occupa, con
bellezza e precisione, la Teologia.
Per essere valida la Consacrazione,
pu essere usato soltanto pane di fa-
rina di grano mescolata ad acqua na-
turale. Se si mescola qualsiasi altro li-
quido, non servir per il Sacramento
del Corpo di Cristo, perch non sar
vero pane, insegna San Tommaso.
Nel Rito Greco, la Consacrazione
fatta con pane lievitato, mentre nel
Rito Latino si usa pane azzimo, ossia,
senza lievito. Quale dei due va bene?
Entrambi, perch il fatto di essere az-
zimo o lievitato, non altera affatto la
natura del pane, ma riguarda soltan-
to il modo di prepararlo. La Chiesa
stabilisce che ogni sacerdote celebri
secondo il rito al quale appartiene.
Pane azzimo o con lievito:
qual il pi adatto?
Lungi dallessere una opzione ar-
bitraria o di semplice convenienza
pratica, la scelta tra il pane azzimo e
quello lievitato passa per considera-
zioni altamente simboliche, che di-
mostrano bene quanto nella Santa
Chiesa tutto tenda allelevatezza, al-
la perfezione.
Argomentano i teologi del Rito
Greco:
Nella mescolanza di grano e lievito
ben rappresentatolineffabile miste-
ro di Cristo, il quale ha due nature in
una sola Persona: la divina e lumana.
Oltretutto, lutilizzo del lievito, grazie
allazione per cui il pane aumenta di
volume e diventa come una spugna,
significa che la mente di chi consacra
o riceve lEucaristia deve elevarsi al
Cielo nella contemplazione delle co-
se spirituali e divine. Infine, il lievito
d al pane un sapore pi gradevole,
per questo designa convenientemen-
te la maggior soavit del Sacramento
dellEucaristia.
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Marzo 2006 Salvami Regina 33
I teologi latini, a loro volta, basa-
no la loro preferenza sullesempio di
Cristo: nellUltima Cena si mangia-
to pane azzimo, come prescriveva la
legge mosaica; pertanto Ges ha con-
sacrato pane non lievitato.
E aggiungono a questo argomento
ragioni altamente simboliche:
Il pane azzimo simbolo della pu-
rezza e per questo rappresenta me-
glio il Corpo di Cristo, concepito sen-
za la minima corruzione, nel seno pu-
rissimo della Vergine Maria.
Oltre a questo, esso pi adegua-
to a rappresentare anche la purezza
di corpo e di anima dei fedeli che ri-
cevono lEucaristia, come insegna
San Paolo: Togliete via il lievito vec-
chio, per essere pasta nuova, poich
siete azzimi. E infatti Cristo, nostra
Pasqua, stato immolato! Celebria-
mo dunque la festa non con il lievito
vecchio, n con lievito di malizia e di
perversit, ma con azzimi di sincerit
e di verit (1 Cor 5, 7-8).
Ci che vino autentico
Per il Sacramento dellEucaristia,
pu essere usato soltanto vino spre-
muto da uve mature. Si esclude, per-
tanto, il vino di qualsiasi altro frut-
to. Ugualmente escluso il succo del-
luva acerba, perch ancora in via di
formazione e non possiede la qualit
o la condizione di vino.
Da sempre la Chiesa prescrive
che, prima della Consacrazione, il ce-
lebrante aggiunga al vino una picco-
lissima quantit di acqua. Il Concilio
di Trento (1545 - 1562) sostiene cate-
goricamente la dottrina per cui essa
acquisisce le propriet del vino: In
accordo con la sentenza e il parere
di tutti gli ecclesiastici, quellacqua si
converte in vino.
La Santa Chiesa si basata su va-
ri motivi per stabilire questa norma.
In primo luogo, perch, siccome gli
ebrei avevano labitudine di bere vi-
no mescolato ad acqua nella cena pa-
squale, sembra sicuro che Cristo cos
lo consacr nellUltima Cena.
Ma a questo motivo si sommano
altri di elevata valenza simbolica. Co-
s dice il Concilio di Trento: La Chie-
sa ha prescritto ai sacerdoti di mesco-
lare acqua al vino nel calice che si of-
fre, sia perch si crede che cos abbia
fatto Cristo Signore, sia perch dal
suo Lato trafitto dalla spada del sol-
dato defluirono sangue e acqua.
Quando nel calice lacqua si mesco-
la al vino, il popolo si unisce a Cristo,
afferma San Cipriano. San Tomma-
so dAquino va pi lontano: Quando
lacqua si converte in vino, significa
che il popolo si incorpora in Cristo.
Per altri teologi, questa mistu-
ra anche una immagine dellin-
tima unione di Ges Cristo con la
sua Chiesa. Il vino, elemento nobile
e prezioso, simbolizza lUomo-Dio;
lacqua simbolo dellumanit inco-
stante e fragile.
Insomma, lacqua non necessa-
ria per la validit della Consacrazio-
ne. La mistura di acqua e vino inse-
gna la Teologia riguarda la parteci-
pazione dei fedeli al Sacramento del-
lEucaristia, a significare che il popo-
lo si unisce a Cristo. Ora, tale parte-
cipazione non necessariamente es-
senziale a che questo Sacramento ab-
bia validit.
* * *
Quante e quante volte ci sentiamo
scoraggiati a causa della nostra fiac-
chezza spirituale, o ci lasciamo qua-
si vincere dalle tristezze di questa ter-
ra di esilio! E non raro che ci ribel-
liamo, o tentiamo di dare la colpa ad
altri. Ma basterebbe che ci guardas-
simo in uno specchio per incontrare
chi dobbiamo accusare con sicurezza.
S, noi, che siamo soliti fare tan-
ta attenzione alla nostra alimentazio-
ne fisica, non ci preoccupiamo della
nostra anima, e ci dimentichiamo che
anche lei e molto di pi ha biso-
gno di essere trattata con affetto. Per
questo abbiamo a disposizione il Pa-
ne del Cielo (Gv 6, 32), che ci dar
forze per sopportare tutto, per cre-
scere e raggiungere la santit, confor-
me alla promessa di Ges: Chi man-
gia la mia carne e beve il mio sangue
dimora in Me e Io in lui (Gv 6, 56)
Approssimiamoci, dunque, il pi
possibile al Sacramento dellAlta-
re, preludio delleterno convivio che
avremo con Ges in Cielo.
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D. Antonino Marino
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34 Salvami Regina Marzo 2006
Inno a Maria
A partire da SantEfrem, fino a SantAlfonso Maria de Liguori,
da San Bernardo, a San Luigi Maria Grignion de Montfort, Maria
Santissima ha ispirato molti a cantare le Sue glorie. In questo
ambito si situano queste quartine, composte da don Antonio
Marino, Aggiunto per la Vita consacrata del Vicariato di Roma.
ioisci Regina
Alla destra del Re eterno
Ges Cristo,
Agnello immortale e dominatore della
terra.
Siedi vestita della splendente luce
Del sole di giustizia
Il Verbo incarnato,
Che ti ha cinto di dodici stelle
La corona sul capo.
Regni sul trono di Gerusalemme
celeste,
Ammantata come sposa
Che discende dal Cielo.
Mirabili son le tue luci
Che rallegrano la santa citt di Dio
Posta su salde fondamenta
Segnate dai dodici nomi
Degli inviati del Messia.
Acclamano i salvati
A Colui che vince la morte
Ed esultano con lo stesso tuo cantico
di lode
Nelle parole che sono spirito e vita.
Ai tuoi piedi la luna segna di luce
Il dominio del tuo nome santo, o
Maria,
Che rinnova il mondo con la forza
del tuo cuore
Che accoglie il volere del Padre.
Amata e prescelta dal Signore,
Di te la Parola ha fatto la sua via,
E su terreno buono
Si stesa lombra dellAltissimo,
Facendo germinare il frutto
benedetto
Del tuo seno, Ges.
Lautore della vita da te ha preso vita,
E in te gioiscono tutte le creature.
Colui che ha chiamato dal nulla
Le cose che sono, te ha creato
Prima stella del mattino
Nel firmamento celeste del suo
Regno.
Il Padre ti annuncia al mondo
Donna di salvezza,
Guerriera forte in battaglia,
Che rimedia al peccato di Adamo
Con perfetta e nuova armonia.
Donna promessa dopo Eva,
Resa immacolata dallinizio,
Stritoli il capo del nemico
Con la potenza della stirpe eletta e
santa
Dei testimoni di Ges Cristo
Che ti offre a noi come Madre.
Donna Vergine
Sposa e Madre,
Santa Maria di Dio e dellumanit,
Ascolta ogni grido e accogli
Le richieste della famiglia umana.
Vergine ineffabile e fedele,
Lucerna della Santa luce incerata,
Serva del Dio vero che racchiudi in
grembo
Il mistero nascosto nei secoli.
Vello di rugiada celeste irrorato,
Scrigno inviolato del Regno di Dio
Porti nel nome
La perla preziosa dellEvangelo.
O Maria che dai inizio con la tua
fede
Alladempimento di tutte le Scritture
Della Legge e dei Profeti e apri
alleterna Alleanza.
Onore del nostro popolo,
Vanto di Gerusalemme,
Amore di tutti i tuoi figli,
O tutta bella e sacra a Dio.
Tu vero tesoro da cui traiamo
Cose nuove e cose antiche,
Tu rete gettata nel mare per coman-
do del Signore,
Porti sotto gli occhi stanchi degli
apostoli
La sorpresa dei miracoli insperati.
Madre del pescatore, del seminatore,
Dellagricoltore e del buon pastore,
Al tuo amore cede ogni amore.
Sposata da Giuseppe, figlio di Davide,
Nel tempio accogli la spada
Predetta da Simeone
Che colpendo la tua anima
Raggiunge dun colpo
La carne del Figlio di Dio, che tuo.
Vediamo il tuo pi grande dolore
sulla via,
L dove effondi lacrime
Di quel Sangue divino
Sparso sulla Croce del Signore.
Nuova e vera Madre
Dei viventi credenti,
Fontana damarezza che la brezza
dello Spirito
Al mattino muta
Nella dolce gioia della Pasqua.
Il fuoco dello Spirito tempra i cuori
Degli apostoli tuoi figli
Intorno a quella mensa di unanime
preghiera
Dove lacqua della Legge antica
Tu fai cangiare sempre
Nel vino buono delleterno amore.
Sali e svetti nella luce solare
dellEterno
Allabbraccio concorde
Della santa e beata Trinit
E la spada di dolore che ti tolta
Trafigge ormai sulla terra
Il cuore nascente della Chiesa.
Ave Maria,
Salutata da Gabriele e dai cori celesti.
Ave Maria vergine e sposa intemerata,
Vigna intatta, fontana sigillata,
Agnella immacolata.
Serva del Signore in ascolto,
Vera gioia del Buon Pastore
Nel gregge eterno,
Spingi a entrare moltitudini di figli
Al banchetto della vita.
Mare di tutte le grazie,
Apri la porta della casa di Dio
Perch possiamo vivere
Per sempre nella pace.
Splendi di luce e indica la via a noi,
O Madre e Vergine prudente,
La cui lampada non si mai esaurita.
Guidaci al porto o stella del mare
E stringi i tuoi figli a te
Che beata acclamano le genti,
Alle nozze eterne dello Sposo.
A noi il tuo volto o clemente,
A noi i tuoi occhi o pia,
Su di noi il tuo manto stendi
O dolce Vergine Maria.
A te si levi un inno del sacrificio di
lode,
O piena di grazia,
A te il pianto dei figli sulla via del
ritorno
Al tuo rifugio, o Donna fra tutte
benedetta,
Santa Maria.
Rivestici dellabito nuziale
Tessuto dal tuo amore
O mistica rosa del roveto ardente,
Per il giorno senza fine
Delleterno convito
Nella terra promessa dal Signore.
Ave Figlia de Padre
Salve Madre del Figlio,
Gioisci e rallegrati
Sposa e tempio dello Spirito Santo.
Amen.
Statua pellegrina
dellImmacolato Cuore
di Maria, appartenente
agli Araldi del Vangelo
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Alejandro de Saint Amant
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36 Salvami Regina Marzo 2006
RELIGIONE E STORIA
Il sogno
dei quattro imperi
Un sogno e un profeta svelano a Nabucodonosor
lavvicendarsi storico del potere politico nellAntichit. Nei
secoli successivi, gli avvenimenti hanno confermato con
puntuale esattezza questa profezia...
sogni sono semplicemen-
te sogni o, alcuni per lo me-
no, hanno un qualche signi-
ficato? Lasciando da parte
quello che dice a tal propo-
sito la psicologia divisa, del resto, in
varie scuole di pensiero , desideriamo
affrontare la questione da una prospet-
tiva particolare.
Se rivolgiamo lo sguardo alla Sto-
ria della Salvezza, vedremo che non
raro che Dio comunichi con gli uomi-
ni tramite i sogni. La Sacra Scrittura
ne porta numerosi esempi, come quel
misterioso sogno nel quale il faraone
egiziano ha visto sette vacche gras-
se divorate da altrettante vacche ma-
gre. O anche quello tanto pi subli-
me! che ebbe San Giuseppe riguar-
do la maternit della Madonna. Gi
ben pi recenti sono famosi i sogni di
San Giovanni Bosco.
Meno commentato ma altrettan-
to importante considerato che le sue
previsioni si sono realizzate, il so-
gno profetico del re di Babilonia, Na-
bucodonosor II.
Daniele rivela al re il
contenuto del sogno
Nel secondo anno del suo regno
narra il Libro di Daniele questo so-
vrano, una notte, fece un sogno che
lo lasci molto turbato. Mand allo-
ra a chiamare gli scribi, i maghi, gli
stregoni e i caldei di Babilonia e or-
din loro: Rivelatemi il contenuto e
il significato del sogno che ho avuto.
Siccome essi si dichiararono incapaci
di narrargli il contenuto del sogno, il
monarca, incollerito, eman allistan-
te una sentenza di morte contro tutti
i sapienti del regno.
La sentenza riguardava anche il
Profeta Daniele e i suoi compagni
Anania, Misaele e Azaria, poich i
quattro erano inclusi nella categoria
dei saggi. Essi, per, ricorsero allaiu-
to divino e Dio svel a Daniele il con-
tenuto del sogno, dandogli la vera in-
terpretazione. Dopo aver cantato un
espressivo inno di lode al Signore, il
giovane Profeta si present al sovra-
no, pronto a dargli la descrizione e il
significato del sogno.
Vediamo quello che dice il Libro
di Daniele, nel suo secondo capito-
lo:
Il re disse allora a Daniele, chia-
mato Baltazzr: Puoi tu davvero rive-
larmi il sogno che ho fatto e darmene
la spiegazione?
Daniele, davanti al re, rispose: Il
mistero di cui il re chiede la spiegazio-
ne non pu essere spiegato n da sag-
gi, n da astrologi, n da maghi, n da
indovini; ma c un Dio nel cielo che
svela i misteri ed egli ha rivelato al re
Nabucodnosor quel che avverr al fi-
nire dei giorni. Ecco dunque qual era
il tuo sogno e le visioni che sono pas-
sate per la tua mente, mentre dormi-
vi nel tuo letto. (...) Tu stavi osservan-
do, o re, ed ecco una statua, una sta-
tua enorme, di straordinario splendo-
re, si ergeva davanti a te con terribi-
le aspetto. Aveva la testa doro puro,
il petto e le braccia dargento, il ventre
e le cosce di bronzo, le gambe di ferro
e i piedi in parte di ferro e in parte di
creta. Mentre stavi guardando (questa
statua), una pietra si stacc dal mon-
Marzo 2006 Salvami Regina 37
te, ma non per mano di uomo, e an-
d a battere contro i piedi della sta-
tua, che erano di ferro e di argilla, e
li frantum. Allora si frantumarono
anche il ferro, largilla, il bronzo, lar-
gento e loro e divennero come la pula
sulle aie destate; il vento li port via
senza lasciar traccia, mentre la pietra,
che aveva colpito la statua, divenne
una grande montagna che riemp tutta
quella regione (Dn 2, 26-
28; 31-35).
Quello che era umana-
mente impossibile, era fat-
to: il contenuto del sogno
fu descritto al re in tutti i
suoi particolari, e con esat-
tezza. Mancava ora di di-
re il suo significato, cosa
realmente difficile ma non
impossibile, per colui che
aveva ricevuto una comu-
nicazione diretta da Dio...
Per questo Daniele non
ebbe la minima esitazio-
ne nel passare alla secon-
da parte.
Vediamo come linter-
pretazione data da lui al re
confermata dagli avveni-
menti narrati nelle pagine
della Storia.
La testa doro
Questo il sogno: ora ne
daremo la spiegazione al re.
Tu o re, sei il re dei re; a te il
Dio del cielo ha concesso il
regno, la potenza, la forza e
la gloria. A te ha concesso il
dominio sui figli delluomo,
sugli animali selvatici, sugli
uccelli del cielo; tu li domi-
ni tutti: tu sei la testa doro
(Dn 2, 36-38).
Con Nabucodonosor,
che regn tra il 605 e il 562 a.C., sor-
se il cosiddetto periodo neobabiloni-
co, uno dei pi brillanti della storia
di Babilonia. Gi nel primo anno del
suo regno, egli conquist ci che re-
stava dellImpero Assiro, nella bat-
taglia di Karkemish, quando sconfis-
se lesercito del potente faraone egi-
zio Nacao II, venuto in soccorso dei
suoi alleati.
Babilonia crebbe, fu fortificata
con nuove mura e divenne la princi-
pale metropoli dellepoca. Le sue im-
mense ricchezze ed il grande splen-
dore culturale la resero la regina del-
la Mesopotamia. I suoi famosi giar-
dini pensili erano annoverati tra le
I regni dargento e di bronzo
Dopo di te sorger un altro regno,
inferiore al tuo; poi un terzo regno,
quello di bronzo, che dominer su tutta
la terra (Dn 2, 39).
Fu quello che realmente accadde.
Nabucodonosor mor nel 562 a.C.
Nel 539, Ciro II, sovrano della Per-
sia, vinse il re Nabonido in una batta-
glia campale e avanz fino a giunge-
re alle porte di Babilonia.
Dopo vari giorni, i persiani
conquistaronno la citt, uc-
cidendo Baltazzr, figlio di
Nabonido, che governava
in assenza del padre. Era la
fine dellImpero Babilone-
se e linizio del grande Im-
pero Persiano, del quale
Babilonia pass ad essere
una semplice provincia.
Lanno seguente, Ci-
ro ridiede la libert ai giu-
dei, che, tornando a Geru-
salemme, poterono rico-
struire il Tempio. Una del-
le caratteristiche dei per-
siani era la tolleranza ed il
rispetto verso gli abitanti
dei regni conquistati. Ogni
provincia (satrapia) era go-
vernata da un satrapo che
molte volte non era neces-
sariamente persiano. Essi
si distinsero anche per lar-
chitettura: i grandi edifi-
ci della citt di Persepoli
fondata da Dario I sono
tra i pi notevoli dellanti-
chit asiatica.
Questo secondo regno
di cui parl Daniele, quel-
lo dargento, dur poco pi
di 200 anni.
Il terzo, quello di bron-
zo, quello di Alessandro
III il Grande, re di Macedonia. Do-
po essersi assicurato la sovranit sul-
la Grecia, questo giovane genera-
le di 22 anni part per la conquista
dellAsia. Con le successive vittorie
contro i persiani nelle battaglie di
Granico (334), Isso (333) e Arbelas
Daniele ha descritto il sogno di Nabucodonosor e gli
ha dato linterpretazione poi confermata nel corso
dei secoli dagli eventi storici (in alto, Daniele tra
due altri profeti particolare del Portico della Gloria,
Cattedrale di Santiago di Compostela)
sette meraviglie del mondo. LImpe-
ro Babilonese si estese fino alla Pa-
lestina e alla Siria. Fu Nabucodono-
sor che prese Gerusalemme, distrug-
gendo il Tempio, nellanno 587, e fe-
ce prigionieri circa settantamila giu-
dei.
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38 Salvami Regina Marzo 2006
(331), Alessandro detronizz lul-
timo re persiano, Dario III, incen-
di Persepoli e simpossess di Ba-
bilonia. In questo periodo, sottomi-
se anche parte della Siria, conquist
lEgitto (332), dove si fece proclama-
re faraone e fond la citt di Ales-
sandria. Continuando nelle sue con-
quiste, giunse fino al nord dellIndia,
ma, a causa dello stato di esaurimen-
to delle sue truppe, dovette ritorna-
re nella citt di Babilonia. L orga-
nizz il suo impero. In questa citt
pass anche i suoi ultimi giorni. Mo-
r nel 323, prima di compiere 33 an-
ni.
Nessun potentato, fino ad allora,
aveva conquistato vastit territoriali
di tali dimensioni. Tale stata la fama
di Alessandro che, due secoli e mez-
zo pi tardi, il generale romano Giu-
lio Cesare ormai pi che quaran-
tenne esclam davanti ad una sta-
tua eretta in onore del grande con-
quistatore: Costui, a ventisette an-
ni gi dominava il mondo... ed io devo
ancora cominciare!
Il suo impero, tuttavia, fu il pi ef-
fimero: non dur neppure una deca-
de. Dopo la sua morte, esso fu diviso
tra i suoi generali, formando vari re-
gni indipendenti.
sar diviso, ma avr la durezza del fer-
ro unito allargilla. Se le dita dei piedi
erano in parte di ferro e in parte di ar-
gilla, ci significa che una parte del re-
gno sar forte e laltra fragile (Dn 2,
41-42).
Allepoca di Traiano (98-117 d.C.)
lImpero Romano raggiunse la sua
massima estensione: nove milioni di
chilometri quadrati, con quasi cento
milioni dabitanti, una popolazione
colossale per quei tempi. Ma fu an-
che allinterno di questImpero che
sorsero le grandi persecuzioni contro
i cristiani, che si prolungarono per
ben oltre due secoli mietendo la vita
di milioni di persone, secondo quan-
to calcolano molti storici.
Nellauge della ricchezza e del po-
tere, la decadenza morale divent
talmente grande che, gi allepoca di
Cesare Augusto, lo storico romano
Tito Livio affermava: Siamo arriva-
ti ad un punto tale che non riusciamo a
sopportare i nostri stessi vizi e neppure i
rimedi che potrebbero guarirli.
Con la morte di Teodosio il Gran-
de, nel 395, lImpero fu diviso per
sempre proprio come aveva pre-
detto il profeta tra i suoi due fi-
gli. Onorio rimase con la parte occi-
dentale, che avrebbe ceduto definiti-
Forte come il ferro,
debole come largilla
Vi sar poi un quarto regno, du-
ro come il ferro. Come il ferro spezza e
frantuma tutto, cos quel regno spezze-
r e frantumer tutto (Dn 2, 40).
Questo quarto regno , senza dub-
bio, lImpero Romano, che a parti-
re dalla met del III secolo a.C. co-
minci una stagione di espansione e
di conquiste in maniera ferrea ol-
tre i limiti della Penisola Italica: la Si-
cilia nel 241 a.C., la Spagna a partire
dal 218, Cartagine nel 201, la Mace-
donia dallanno 197, lIlliria nel 165,
la Grecia nel 146, la Gallia dal 125,
la Siria nel 63, la Germania Inferio-
re dopo il 53, lEgitto nellanno 30, la
Britannia a partire dallanno 43 del-
lEra Cristiana, la Dacia e parte del-
lArabia nellanno 106, lArmenia nel
114... A questepoca, i romani erano
i padroni assoluti del Mediterraneo
che avevano battezzato Mare No-
strum il nostro mare.
La sua fase di ferro dur circa
tre secoli e mezzo, e fu seguita dalla
fase di ferro mescolato allargilla,
come aveva previsto Daniele.
Come hai visto, i piedi e le dita
erano in parte di argilla da vasaio e in
parte di ferro: ci significa che il regno
LA CONFERMA
DEL SOGNO DI
NABUCODONOSOR
NELLA STORIA
1) Alla testa doro corrisponde
lImpero Babilonese;
2) Al petto e alle braccia dargento
lImpero Persiano;
3) Al ventre e alle anche di bronzo
lImpero Macedone;
4) Alle gambe di ferro e ai piedi
met di ferro e met di argilla, lIm-
pero Romano.
IMPERO BABILONESE (609-539 A.C.)
IMPERO PERSIANO
(539-331 A.C.)
Marzo 2006 Salvami Regina 39
vamente nel 476 di fronte ai barba-
ri germanici; e Arcadio con la parte
orientale, che sarebbe durata fino al-
la sua conquista da parte dei turchi
nel 1453...
Ognuno di questi quattro regni
cinque, se si vuole, visto che lultimo
si suddivise in due fasi ben distinte
sorse nellora stabilita dal Signore
dellUniverso, ebbe un periodo fuga-
ce di splendore, si estinse in modo in-
glorioso e giace ora negli archivi del-
la Storia.
Resta da analizzare la parte finale
del sogno, relativa al regno che mai
sar distrutto.
Il regno che sussister in eterno
Al tempo di questi re, il Dio del cie-
lo far sorgere un regno che non sa-
r mai distrutto e non sar trasmesso
ad altro popolo: stritoler e anniente-
r tutti gli altri regni, mentre esso dure-
r per sempre (Dn 2, 44).
Che regno questo? A ragione,
la tradizione teologica insegna che
si tratta di quello di Nostro Signore
Ges Cristo. Un regno di giustizia ed
equit, ma anche di pace e di mise-
ricordia. Un regno che ha portato il
Re-Salmista ad esclamare, quasi die-
ci secoli prima della venuta del Mes-
mente nel mondo intero, portando la
salvezza alle anime oppresse dal pa-
ganesimo.
Questo regno sussister eterna-
mente, predisse Daniele a Nabuco-
donosor. Lo stesso Uomo-Dio appo-
se il sigillo a questa profezia, dicendo
al primo Papa: Tu sei Pietro e su que-
sta pietra edificher la mia chiesa e le
porte degli inferi non prevarranno con-
tro di essa (Mt 16, 18).
sia: Perch il Signore lAltissimo, il
temibile, il grande Re delluniverso.
(...) Perch Dio il re delluniverso, in-
tonategli, dunque, un inno! Dio regna
sui popoli, Dio siede sul suo trono san-
to (Sl 46, 3. 8-9).
la Santa Chiesa Cattolica Apo-
stolica Romana che, gi durante le
persecuzioni promosse dagli impera-
tori e dai loro cattivi consiglieri, co-
minci ad espandersi irreversibil-
Figura di leone, bassorilievo che decorava la Sala del Cerimoniale del
palazzo di Nabucodonosor (Royal Ontario Museum, Canada)
IMPERO PERSIANO
(539-331 A.C.)
IMPERO MACEDONE
(PERIODO DI ALESSANDRO III: 331-323 A.C.)
IMPERO ROMANO, NELLANNO 120 D.C.
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Mariana Morazzani Arriz
Vice-Presidente Generale
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40 Salvami Regina Marzo 2006
SAN TURIBIO DI MOGROVEJO
Da 400 anni nella gloria celeste
ella capitale del Pe-
r, la Chiesa sta ce-
lebrando il quarto
centenario dellasce-
sa al Cielo di uno dei
suoi pi illustri figli: San Turibio di Mo-
grovejo, protettore degli indigeni e
grande evangelizzatore dellAmerica
spagnola.
Si sono iniziate le commemorazio-
ni con la solenne Eucaristia celebra-
ta nella Cattedrale di Lima dal Car-
dinale-Arcivescovo Juan Luis Cipria-
ni Thorne, il 22 gennaio, avendo co-
me concelebranti il Nunzio Apostoli-
co, Mons. Rino Passigato e tutti i ve-
scovi peruviani.
Da semplice laico a vescovo,
in poche settimane
Turibio nacque da nobile famiglia
a Maiorca (Spagna), nel 1538. Studi
Diritto nelle universit di Coimbra
e Salamanca. Aveva 40 anni ed era
Presidente del Tribunale di Granada
quando, su indicazione del Re Filip-
po II, il Papa Gregorio XIII lo nomi-
n Arcivescovo di Lima.
Precipitosamente, quasi da un
giorno allaltro, fu innalzato un sem-
plice laico alla dignit di vescovo del-
la Santa Chiesa. Sono cos le vie del-
la Provvidenza, quando ella decide
di realizzare unopera. Si verific col
giurista Turibio lo stesso che, poco
pi di mille anni prima, si era verifi-
cato con lo statista SantAmbrogio: in
quattro domeniche consecutive, Turi-
bio ricevette gli ordini minori; poche
settimane dopo fu ordinato presbite-
ro e, infine, consacrato vescovo.
Linsigne giurista si fa catechista
San Turibio di Mogrovejo arriv
alla sua arcidiocesi nel maggio 1581.
Allinizio dovette affrontare la deca-
denza spirituale degli spagnoli colo-
nizzatori, i cui abusi i sacerdoti non
osavano correggere. Il nuovo arcive-
scovo attacc il male alla radice. Mol-
ti dei colpevoli di intollerabili vizi e
scandali cercavano di giustificarsi:
Facciamo quello che costume
essere fatto qui...
Ma Cristo verit, e non costu-
me!- egli replicava.
Con energia e, soprattutto, col suo
esempio personale, mise un freno
agli abusi, moralizz i costumi e pro-
mosse la riforma del clero.
In poco tempo, lex-giurista si tra-
sform in un esimio catechista che
evangelizzava gli indigeni con parole
semplici ma ardenti. Percorse tre vol-
te in visita pastorale tutto limmenso
territorio della sua arcidiocesi, viag-
giando instancabilmente per migliaia
di chilometri. Entrava nelle capanne
miserabili, cercava gli indigeni fug-
gitivi, sorrideva loro paternamente,
parlava loro con bont nei loro idio-
mi e li conquistava a Cristo.
Grandi attivit, intensa
vita di devozione
Le tre visite pastorali gli occupa-
rono pi di dieci dei suoi venticinque
anni di episcopato!
Convoc e presiedette tredici sino-
di regionali di vescovi. Regolament
e perfezion la catechesi degli indige-
ni e fece stampare per loro i primi li-
bri pubblicati nellAmerica del Sud: il
Catechismo in spagnolo, in quchua
e in aymara. Fond cento nuove par-
rocchie nella sua arcidiocesi.
Tutto questo senza pregiudicare in
nulla il punto fondamentale di ogni
apostolo autentico: la sua propria vi-
ta spirituale. Richiam lattenzione
di tutti coloro che avevano vissuto in-
sieme a lui la sua intensa vita di de-
vozione, alla quale dedicava quoti-
dianamente molte ore di preghiera e
meditazione.
Immensa gioia: Andrai
alla Casa del Signore!
Ebbe linestimabile soddisfazio-
ne di convertire migliaia di indigeni e
di cresimare tre santi: San Martino di
Porres, San Francesco Solano e Santa
Rosa di Lima.
La morte lo colse nel corso del-
la sua ultima visita pastorale, in una
LApostolo del Per e Patrono dellEpiscopato Latino-
Americano ha lasciato quattro secoli fa un indelebile
esempio di padre e pastore del suo gregge.
S
Marzo 2006 Salvami Regina 41
povera cappella a quasi 500 chilome-
tri da Lima. Sentendo approssimar-
si lora estrema, recit il Salmo 122:
Quale gioia, quando mi dissero: An-
dremo alla casa del Signore!. Spir
dolcemente alle 15,30 del 23 marzo
1606, un Gioved Santo.
Benedetto XIII lo canonizz nel
1726 e Giovanni Paolo II lo ha pro-
clamato Patrono dellEpiscopato La-
tino-Americano nel 1983.
Tratti caratteristici
della santit di San Turibio
Nellomelia della Messa commemorativa del quarto centenario della morte del
Santo, il Cardinale Juan Luis Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima, ha presentato
un profilo dellApostolo del Per. Di questo, evidenziamo i seguenti punti.
an Turibio di Mogrovejo sta-
to perfettamente consapevole
che il ministero pastorale ha un
senso solamente se vissuto in santit
e se la promuove: stata una evange-
lizzazione alla santit.
Contemplare la figura di San Turi-
bio di Mogrovejo contemplare la fi-
gura di un vescovo che si dedica con
esuberante generosit al suo ministe-
ro, senza dare alcuna importanza al-
le difficolt e agli inconvenienti che
si possono eventualmente incontrare
durante il cammino.
Pu sorgere allora legittima la do-
manda: quale stato il segreto della
santit di San Turibio di Mogrovejo?
Il segreto della santit di San Turi-
bio, come di qualsiasi santo, stato il
suo essere prossimo a Dio, la sua fe-
delt alla preghiera, elemento fonda-
mentale del suo ministero apostolico.
un dato di fatto che nella vita spiri-
tuale la persona progredisce nella mi-
sura in cui prega. (...)
Lamore verso i bisognosi sta-
to pure un tratto caratteristico del-
la fisionomia spirituale dellAposto-
lo del Per. Questo amore per i po-
veri si manifestava negli innumere-
voli gesti realizzati dal Santo, dal suo
tratto affabile con gli indi e i bisogno-
si, passando per la consegna ai po-
veri dei beni che riusciva ad ottene-
re, giungendo persino alla donazione
dei suoi stessi vestiti, mobili, e utensi-
li domestici.
In San Turibio rafforziamo la no-
stra convinzione che il tempo consa-
crato a Dio garanzia di una fedele
dedizione al compimento dei propri
doveri e al servizio dei fratelli.
Nella preghiera, San Turibio Alfon-
so di Mogrovejo comprese che una
delle caratteristiche fondamentali del
pastore devessere amare gli uomi-
ni che gli sono stati affidati, allo stes-
so modo di come ama Cristo, di cui
al servizio. Egli ha compreso il mini-
stero pastorale come lo concepisce il
nostro caro Papa Benedetto XVI, che
ha detto nella Messa di inaugurazio-
ne del suo Ministero Petrino: Pascere
vuol dire amare; e amare vuol dire an-
che essere disposto a soffrire. Amare
significa dare alle pecore il vero bene,
lalimento della verit di Dio, lalimen-
to della sua presenza, che Egli soltan-
to ci d nel Santissimo Sacramento.
(Il testo integrale dellomelia pu
essere letto nel link: http://www.ar-
zobispadodelima.org/santos/storibio/
homilia.htm)
Il Cardinale Cipriano
Thorne incensa la statua
di San Turibio nella
Cattedrale di Lima, Per
42 Salvami Regina Marzo 2006
In pochi giorni lenciclica
di Benedetto XVI diventata
un best-seller
In meno di quindici giorni, sono
stati venduti in Italia pi di un milio-
ne di esemplari della prima encicli-
ca del Papa Benedetto XVI, come in-
forma la Libreria Editrice Vaticana.
Una delle principali librerie religiose
di Roma ha reso noto che sta venden-
do tremila esemplari al giorno.
Pubblicata il 25 gennaio, lencicli-
ca Dio Amore si trova disponibi-
le, nella pagina ufficiale del Vatica-
no, in tedesco, spagnolo, francese, in-
glese, italiano, latino, polacco e por-
toghese.
Lunico mezzo sicuro per
non contrarre lAIDS
Lunico mezzo al cento per cen-
to sicuro per non contrarre lAIDS
lastinenza sessuale, afferma lUNI-
CEF (organo dellONU dedicato alla
protezione dei bambini e adolescen-
ti), in un messaggio intitolato Come
evitare lHIV ABC della prevenzio-
ne.
LUNICEF fa eco, cos, alla racco-
mandazione della OMS Organizza-
zione Mondiale della Salute in que-
sto stesso senso. E, soprattutto, con-
ferma ci che il Papa e varie autori-
t ecclesiastiche stanno affermando
riguardo questa terribile malattia che
ha ucciso cinque milioni di persone
soltanto nel 2005. (AICA/ UNICEF)
Incontro dei Movimenti Ecclesiali
e delle Nuove Comunit
Il Pontificio Consiglio per i Laici e
il Consiglio Episcopale Latino-Ame-
ricano (CELAM) hanno organizza-
to il I Incontro dei Movimenti Ec-
clesiali e delle Nuove Comunit nel-
lAmerica Latina, da realizzarsi nei
giorni 9- 12 di questo mese a Bogot
(Colombia).
Con il tema Discepoli e Missio-
nari oggi, questo Primo Incontro
avr come obiettivo riflettere e acco-
gliere la preziosa esperienza dei movi-
menti ecclesiali e delle nuove comuni-
t nel loro compito di condurre allin-
conto con Ges Cristo vivo e forma-
re discepoli e missionari dediti al ser-
vizio dellevangelizzazione, della cultu-
per il maggio 2007 nel Santuario Na-
zionale della Madonna Aparecida,
Patrona del Brasile.
Conferma del Presidente
della C.E.I.
Il Santo Padre ha confermato Pre-
sidente della Conferenza Episcopa-
le Italiana, donec aliter provideatur,
lEm.mo Card. Camillo Ruini, Suo
Vicario Generale per la Diocesi di
Roma.
Messaggio per la 10a Giornata
mondiale per la vita consacrata
La Chiesa italiana, in cammi-
no verso il Convegno di Verona, so-
sta oggi in contemplazione e con at-
teggiamento di gratitudine al Signore
per il dono dei consacrati/e che, con
la loro presenza capillare nel tessu-
to delle Chiese locali, tengono acce-
sa la lampada della speranza per ri-
schiarare i passi di noi tutti pellegrini
in cammino verso lincontro con il Si-
gnore. Inizia cos il Messaggio della
Commissione Episcopale per il clero
e la vita consacrata in occasione del-
la 10a Giornata mondiale per la vita
consacrata che si celebra il 2 febbraio
2006.
Suor Lucia riposa accanto
agli altri pastorelli nella
Basilica di Fatima
Il 19 febbraio, duecentocinquan-
tamila fedeli, provenienti da tut-
te le parti del mondo, hanno rivol-
to lultimo saluto alle spoglie morta-
li di suor Lucia, scomparsa lo scor-
so anno, ultima sopravvissuta dei tre
pastorelli ai quali nel 1917 apparve
la Vergine nella Santa Cova de Iria,
uno dei pi grandi miracoli ricono-
sciuti dalla Chiesa Cattolica. Lucia
de Jesus dos Santos, questo il vero
nome dellex pastorella, mor il 13
febbraio del 2005 a 98 anni e i suoi
resti furono conservati provvisori-
amente nel convento Santa Teresa
delle Sorelle carmelitane di Coim-
bra dove Lucia aveva vissuto sino al-
la morte.
ra e della costruzione della societ af-
finch i nostri popoli abbiano vita- se-
condo quanto informa il comunicato
del CELAM.
Oltre ai rappresentanti dei mo-
vimenti ecclesiali e delle nuove co-
munit esistenti in America Latina,
parteciperanno allimportante even-
to anche direttori del CELAM e del
Pontificio Consiglio per i Laici, e rap-
presentanti delle 22 Conferenze Epi-
scopali latino-americane.
Le conclusioni di questo Primo In-
contro saranno un valido contributo
per la preparazione e la realizzazio-
ne della V Conferenza Generale del-
lEpiscopato Latino-Americano, pro-
grammata dal Papa Benedetto XVI
Cardinale Camillo Ruini,
presidente della CEI
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Marzo 2006 Salvami Regina 43
Adesso Lucia riposa accanto agli
altri due pastorelli, i cugini Francis-
co e Jacinta, beatificati nel 2000 da
Giovanni Paolo II.
Portate a tutti
la gioia del Risorto
Il Sussidio che accompagner le
nostre comunit cristiane nel tem-
po di QuaresimaPasqua 2006 at-
tinge il suo titolo dalla liturgia, e in
particolare dalle parole del conge-
do che concludono la celebrazione:
Portate a tutti la gioia del Risor-
to.
Il tema del IV Convegno Ecclesia-
le che si svolger a Verona, suggeri-
sce di leggere questo saluto alla luce
del racconto del mattino di Pasqua,
per meglio comprenderne il signifi-
cato e, allo stesso tempo, per ricono-
scere in queste parole la responsabi-
lit affidata a ciascun cristiano: esse-
Congresso Internazionale sulla Carit
rganizzato dal Pontifcio
Consiglio Cor Unum,
si realizzato in Vatica-
no nei giorni 23 e 24 gennaio il Con-
gresso Internazionale sulla Carit,
con lobiettivo di mantenere vivo
nella Chiesa il senso cristiano del-
limpegno in favore del prossimo,
secondo il comunicato emesso dal
comitato organizzatore.
Nel primo giorno, il Papa Be-
nedetto XVI ha rivolto ai con-
gressisti parole di sostegno e di
orientazione. Lo spettacolo del-
luomo che soffre tocca il nostro
cuore. Ma limpegno caritativo
ha un senso che supera la sempli-
ce filantropia. Dio stesso che
ci stimola profondamente ad al-
leviare la miseria. Cos, in sinte-
si, Lui stesso che noi portiamo
al mondo che soffre ha detto
Sua Santit.
Levento ha contato sulla pre-
senta di circa 200 partecipanti:
cardinali, vescovi e dirigenti di isti-
tuzioni internazionali di aiuto ed
assistenza. Tra i relatori si sono di-
stinti James Wolfensohn, Presi-
dente della Banca Mondiale nel
periodo 1995-2005, e Denis Vi-
not, Presidente della Caritas In-
ternazionale.
re Testimoni di Cristo speranza del
mondo.
Tutti gli evangelisti, raccontan-
do levento della risurrezione, ac-
cennano alla reazione delle donne
davanti al sepolcro vuoto e a quella
dei discepoli che incontrano il Ri-
sorto.
una reazione umanamente com-
prensibile di fronte a un fatto inaudi-
to, che intreccia paura e gioia, dubbio
e meraviglia, ma che allo stesso tem-
po provoca il desiderio, lansia di te-
stimoniare agli altri quanto accadu-
to.
nellincontro col Risorto la sor-
gente della speranza, quella vera,
quella che ogni uomo ha sempre cer-
cato, perch trasforma la fine del-
la storia umana, motivo di paura e di
incertezza, in un fine che la proietta
oltre, verso la piena comunione con
Dio. (...)
Nel contesto del tempo liturgico, e
ispirato alla lettura della 1 lettera di
Pietro che questanno sta accompa-
gnando la Chiesa italiana in prepa-
razione a Verona, il Sussidio propo-
ne un inserto che vuole aiutare le sin-
gole comunit a riscoprire il significa-
to del Battesimo anche attraverso il
luogo della sua celebrazione. Inoltre,
due schemi di preghiera sono offerti
nella seconda parte: una lectio divina
sulla Passione secondo Marco, sullo
stile della via crucis e una preghiera
pasquale, per i giovani in particolare,
ispirata alla via lucis.
Laugurio che il sussidio possa
aiutare il cammino delle nostre par-
rocchie. Alla luce della Parola di Dio
e rinfrancate dalla preghiera, possano
rendere agli uomini del nostro tempo
la testimonianza della gioia pasquale.
S. E. Mons. Giuseppe Betori
Segretario generale della C.E.I.
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Una sessione del Congresso (in distacco, Mons. Paul Josef Cordes,
presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum)
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44 Salvami Regina Marzo 2006
QUINTO CENTENARIO DELLA GUARDIA SVIZZERA
Inizio delle commemorazioni
na Messa celebrata dal Cardinale Angelo So-
dano nella Cappella Sistina il 22 gennaio ha
dato ufficialmente inizio ufficialmente alle ce-
lebrazioni del quinto centenario della Guardia Svizzera.
In un giorno come oggi, nel 1506, i primi 150 svizzeri
entravano per la Piazza del Popolo nella Citt Eterna ed
alzavano la loro gloriosa bandiera sotto la guida del Ca-
pitano Kaspar von Silenen. Il Papa Giulio II, che li aveva
insistentemente chiamati per questo servizio, li accoglieva
allora con la sua benedizione. E cominciava cos la lun-
ga serie di giovani generosi e forti che sono voluti venire
qui a difendere la Cattedra di Pietro ha dichiarato il
Cardinale Sodano, Segretario di Stato di Sua Santit.
A mezzogiorno, un contingente di 70 Guardie ha as-
sistito allAngelus domenicale in Piazza San Pietro, oc-
casione per udire le incoraggianti parole del Papa Be-
nedetto XVI. Dopo aver ricordato alle migliaia di pel-
legrini levento del 1506, il Pontefice ha detto: Gra-
zie per il vostro servizio di 500 anni! Ricordando quel-
lo storico avvenimento, saluto con gioia tutti coloro che
formano oggi questo benemerito Corpo, al quale, in se-
gno di apprezzamento e riconoscimento, concedo di cuo-
re una benedizione apostolica speciale.
Nel corso del pomeriggio ha avuto luogo nel cortile
donore del Quartiere Pontificio la cerimonia di con-
segna della medaglia commemorativa offerta dal San-
to Padre ai membri della sua Guardia.
Arrivo dei componenti della Guardia Svizzera
alla Cappella Sistina per la Messa
Porta nuova nelle
mura del Vaticano
i rivelata di grande utilit la nuova porta aperta sulla facciata nord
delle mura vaticane per migliorare lo scorrimento del traffico di pe-
doni e veicoli che escono dallo Stato Pontificio verso il territorio del-
la Citt Eterna.
Rivestita di bronzo, la porta decorata da uno scudo dello Stato e Cit-
t del Vaticano, con i blasoni dellattuale Pontefice e una iscrizione in alto-
rilievo: Benedictus XVI Pont. Max. Anno Domini MMV Pont.I Bene-
detto XVI, Sommo Pontefice, Anno del Signore 2005, 1 del Pontificato.
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Marzo 2006 Salvami Regina 45
DICHIARAZIONI DEL VESCOVO DI VALENCIA ALLA RIVISTA ARALDI DEL VANGELO
resce, in tutto il mondo,
linteresse intorno al V In-
contro Mondiale della Fa-
miglia, che si realizzer a Valencia
(Spagna), dal 1 al 9 luglio, e che
avr come tema centrale La tra-
smissione della fede nella famiglia.
Il Papa Benedetto XVI presie-
der agli atti finali di questo gran-
de evento, che sar organizzato dal
Pontificio Consiglio per la Famiglia,
in collaborazione con lArcidiocesi
di Valencia. Secondo una stima fat-
ta dagli organizzatori, il numero di
partecipanti sar superiore ad un
milione e mezzo di fedeli.
In dichiarazioni alla Rivista de-
gli Araldi, lArcivescovo di Valen-
cia, Mons. Agustn Garca-Gasco,
ha rilevato che lIncontro sar un
invito a rinnovare la nostra riflessio-
ne sull essere e sulla missione della
famiglia. Questa riflessione, chia-
risce, mira a far fronte a due erro-
ri che si commettono riguardo al-
la famiglia, la quale non uniso-
la che non evolve congiuntamente
alla Storia e nemmeno una paro-
la vuota che pu significare qual-
siasi tipo di relazione.
Araldi del Vangelo: Che cosa si
aspetta V. E. da questIncontro co-
me testimonianza e manifestazione
della presenza cristiana nel mondo?
Mons. Agustn: La visione cri-
stiana ci ricorda che la famiglia
anche unistituzione divina, perch
in lei Dio ha voluto rivelare il pro-
prio cuore: quando comprendia-
mo che la nostra vita per donar-
la agli altri, comprendiamo meglio
vitalmente lessere di Dio. Quan-
do i genitori operano con genero-
sit ed impegnano tutta la loro vi-
ta per il bene dei loro figli, que-
sti diventano simbolo dello stesso
Dio che ha voluto darci lesisten-
za per svolgere la nostra vita in li-
bert, per cercarLo e amarLo nel-
lesercizio di questa stessa libert.
AV: Retiene V.E. che nellEuropa
attuale la famiglia compia
il suo ruolo di essere veicolo
di trasmissione della fede?
Mons. Agustn: Noi cattoli-
ci sappiamo che c un chiaro pa-
ra, non li inventa secondo il pro-
prio capriccio.
La societ politica ha il dove-
re di difendere la societ familia-
re. Lungi dal tentare di colonizzar-
la con logiche che non le sono pro-
prie, le societ democratiche de-
vono riconoscere la potenzialit
umanizzatrice propria dei coniugi,
dei genitori, dei nonni come edu-
catori e delle relazioni fraterne tra
fratelli e sorelle.
AV: La famiglia si vede
minacciata in vari paesi in
diverse maniere. Come pu essere
rafforzata listituzione familiare
con questo Incontro Mondiale?
Mons. Agustn: LIncontro pro-
porr con determinazione alla so-
ciet attuale che la famiglia la
prima societ naturale, titolare dei
diritti propri e originari. Le mano-
vre contro di essa sono dimostra-
zioni di un esercizio del potere po-
litico che oltrepassa di gran lunga la
sua missione e sono caratterizzate
da unassoluta mancanza di rispet-
to per la libert degli uomini e del-
le donne di esercitare la loro liber-
t e fondare una famiglia. Vogliamo
promuovere una riflessione molto
chiara anche davanti a questi paesi.
In una societ, quanto pi nu-
merose sono le famiglie unite e so-
lide, pi felici sono le persone e
meglio si aiutano i pi deboli e bi-
sognosi. Le situazioni di povert
ed esclusione sociale pi devastan-
ti sono sofferte da coloro che gi
non hanno famiglia. Nei quartie-
ri e subborghi dove le famiglie si
vanno disgregando, i bambini e le
bambine, fin dalla pi tenera et,
sono vittime dogni tipo datrocit.
Incontro Mondiale della Famiglia
Mons. Agustn Garca-Gasco
rallelismo tra la famiglia e la tra-
smissione della fede, tema centra-
le dellIncontro. Entrambe queste
realt sono tesori che si trasmet-
tono di generazione in generazio-
ne e richiedono il concorso atti-
vo della libert di coloro che li ri-
cevono. La fede e la famiglia non
sono invenzioni dellintelligenza
o della libert umana, come og-
gi alcuni in Europa vogliono far
credere. Ogni generazione rice-
ve questi lasciti dalla stessa natu-
1. Mercoled delle Ceneri. Digiuno
ed astinenza. Inizio della Quaresima.
Beata Giovanna Maria Bonomo,
abadessa (+1670). Allet di nove
anni ha fatto voto di castit, a dodi-
ci divenne religiosa e a quindici entr
in un monastero benedettino a Bas-
sano. Molto favorita da visioni misti-
che, ricevette durante lestasi le stig-
mate della Passione.
2. San Luca Casali di Nicosia, re-
ligioso (+ nell890 circa). Monaco di
grande umilt, saggezza e prudenza,
del monastero di Agira.
3.SantAnselmo di Nonantola,
abate (803). Duca del Friuli, si ritir
in un cenobio, fond un ospedale per
pellegrini ed un monastero a Nonan-
tola, che subito divent un centro di
ascesi e di assistenza ospedaliera.
4. San Casimiro. Memoria facol-
tativa.
Beata Placida Viel, vergine (+1877).
Religiosa della Congregazione delle
Scuole Cristiane della Misericordia,
succedette a Santa Maria Maddale-
na Postel nellincarico di superiora
generale ed ottenne da Papa Pio IX
lapprovazione dellistituto.
5. I Domenica di Quaresima.
Beato Geremia della Valacchia,
religioso (+1625). Appartenente al-
lOrdine dei Cappuccini. Sempre pie-
no di gioia e dedizione, pratic per
pi di quarantanni la carit presso i
pi bisognosi.
6. SantOlegario, vescovo (+1137).
Religioso agostiniano nato a Barcel-
lona (Spagna) e nominato Arcive-
scovo di Tarragona, si distinto per il
suo ardente zelo pastorale.
7. Sante Perpetua e Felicita, me-
moria Facoltativa.
Santa Teresa Margherita Redi,
vergine (+1770). Religiosa dellOrdi-
ne Carmelitano a Firenze. Mor a 23
anni, dopo una vita di intensa devo-
zione al Sacro Cuore di Ges.
8. San Giovanni di Dio, memoria
facoltativa.
9. San Veremundo, abate (+1095).
Nato ad Estela (Navarra - Spagna),
entr nel monastero benedettino del-
la Madonna di Irache, del quale fu
eletto abate. Grande taumaturgo.
10. San Giovanni Ogilvie, martire
(+1615). Giovane scozzese studi a
Lovanio (Belgio), ed entr alla Com-
pagnia di Ges. Dopo 22 anni di as-
senza, ritorn in Scozia clandestina-
mente, in seguito alla persecuzione
contro i cattolici in questo paese. Tro-
vandosi a Londra, fu catturato e tor-
turato per quattro mesi prima di sof-
frire il martirio.
11. SantEulogio di Cordova, mar-
tire (+859). Sacerdote spagnolo, pre-
dicava la fede cristiana durante la do-
minazione musulmana in Spagna.
Nominato Arcivescovo di Toledo, fu
decapitato prima di ricevere la consa-
crazione.
12. II Domenica di Quaresima.
Beata Angela Salawa, vergine
(+1922). Nata da una famiglia po-
vera a Cracovia (Polonia) si santifi-
c esercitando la professione di ca-
meriera. Mor in estrema povert, a
41 anni.
13. Beato Agnello da Pisa, sacer-
dote (+ intorno al 1236). Ammesso
nellOrdine Francescano dallo stesso
San Francesco dAssisi, fu da questi
inviato a fondare una provincia del-
lOrdine in Inghilterra.
14. Santa Matilde, regina (+968).
Sposa fedelissima ed esemplare, si
prese cura dei poveri e degli anziani,
fond chiese e monasteri.
15. San Clemente Maria Hofbau-
er, sacerdote (+1820). Nato in Mo-
ravia, entr nella Congregazione del
Santissimo Redentore a Vienna e fu
inviato in missione in Curlandia e poi
a Varsavia, dove predic per due de-
cadi, costru scuole ed orfanatrofi. Di
ritorno a Vienna, fond un collegio
cattolico e si impegn nella riforma
della fede in Austria.
16. Santa Eusebia, abadessa
(+680). Figlia di Santa Rictude e bi-
snipote di Santa Gertrude. Ancora
adolescente, succedette a questulti-
ma come abadessa del monastero di
Hamay, in Francia.
17. San Patrizio, memoria facolta-
tiva.
San Giovanni Sarkander, sacer-
dote e martire (+1620). Parroco di
Holesov, in Moravia (Repubblica Ce-
ca). Ordinato presbitero nella Com-
Santa Maria Giuseppina del
Cuore di Ges
pagnia di Ges, rimase come sempli-
ce parroco quando essa fu soppres-
sa dai protestanti. Poco dopo fu im-
prigionato e martirizzato per odio al-
la fede.
18. San Cirillo di Gerusalemme,
memoria facoltativa.
San Braulio, vescovo (+651). Di
nobile famiglia, discepolo ed amico
di San Isidoro di Siviglia, fu nomina-
to Vescovo di Saragozza. Lott con-
tro leresia ariana che ancora persi-
steva in Spagna.
19 III Domenica di Quaresima.
Beato Narciso Turchan, sacerdote
e martire (+1942). Francescano im-
prigionato in Polonia dal regime na-
zista e deportato nel campo di con-
centramento di Dachau, dove mor in
seguito alle torture.
20. Solennit di San Giuseppe,
sposo della Vergine Maria e patro-
no della Chiesa. (Trasferita dal gior-
no 19, per essere domenica di Qua-
resima).
Santa Maria Giuseppina del Cuo-
re di Ges, vergine (+1912). Fon-
datrice della Congregazione del-
le Serve di Ges, a Bilbao (Spa-
gna)., per lassistenza dei poveri e
dei malati.
21. San Nicola di Fle, eremita.
(+1487). Sposato e con 10 figli, ri-
nunci ad importanti incarichi, ab-
bandon il mondo a 50 anni e si fece
eremita. il patrono della Svizzera.
22. Beato Francesco Chartier, sa-
cerdote e martire (+1794). Decapi-
tato durante la Rivoluzione francese,
perch esercitava il suo ministero sa-
cerdotale.
23. San Turibio di Mogrovejo, me-
moria facoltativa.
Santa Rebecca di Himlaya, vergi-
ne (+1914). DellOrdine di SantAn-
tonio dei Maroniti. Visse cieca e pa-
ralitica per 30 anni, ma con una in-
crollabile fiducia in Dio.
24. Santa Caterina di Svezia, ver-
gine (+1381). Figlia di Santa Brigida.
Si spos con un nobile svedese ed en-
trambi fecero voti di vivere in perfet-
ta castit. A 44 anni entr nel mona-
stero di Vadstena del quale fu eletta
abadessa.
25. Solennit dellAnnunciazione
del Signore.
San Dima. Il buon ladrone a cui
Ges disse, dallalto della Croce:
Oggi sarai con me in Paradiso.
26. IV Domenica di Quaresima.
Chiamata anche domenica di Laeta-
re, nella quale si possono usare pa-
ramenti rosa.
San Ludgero, vescovo (+809). Ha
predicato il Vangelo in Frisia, Dani-
marca e Sassonia.
27. Beata Panacea de Muzzi, ver-
gine e martire (+1383). Pastorella
italiana, assassinata dalla sua matri-
gna a 15 anni, allinterno della chiesa,
mentre pregava.
28. San Giuseppe Sebastiano Pelc-
zar, vescovo (+1924). Vescovo di Pr-
zemysl (Polonia), maestro esimio di
vita spirituale. Fond la Congrega-
zione delle Serve del Sacro Cuore di
Ges.
29. Beato Giovanni Hambley, sa-
cerdote e martire (+1587). Giusti-
ziato in Inghilterra, durante il regno
di Isabella I, perch esercitava le sue
funzioni sacerdotali.
30. San Leonardo Murialdo, sa-
cerdote (+1900). Teologo di grande
erudizione, fond a Torino la Pia So-
ciet di San Giuseppe, per educare
nella fede i bambini abbandonati.
31. SantAgilolfo, vescovo (+ 751-
752). Vescovo di Colonia (Germa-
nia). Uomo di vita santa, predicato-
re famoso.
San Giuseppe
Sebastiano Pelczar
San Patrizio (Basilica di
San Patrizio, Montreal, Canada)
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Luca Ordez
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STORIA PER BAMBINI O PER ADULTI PIENI DI FEDE
Il barcaiolo e il saggio
Distratti dalla conversazione, il barcaiolo e il saggio
navigavano senza accorgersi che la barca avanzava
con rapidit in direzione di uno scoglio.
na volta, un saggio
che molto si vantava del
proprio sapere, si trov
ad attraversare in bar-
ca un ampio e bel fiu-
me. Mentre volgeva lo sguardo verso
lattraente panorama, attacc animata-
mente discorso con lallegro e simpati-
co barcaiolo, che remava al suo fianco
con vigore e destrezza.
Allora, giovanotto, sa fare qual-
che cosa?
Io? So remare, nuotare e pregare.
Ma non sa di filosofia?
Neanche ne ho mai sentito parlare.
Ah! Amico mio! Allora lei ha
perso un quarto della sua vita.
Non contento, il saggio continu
con una nuova domanda:
E lei ha gi studiato la fisica?
Neanche questa, no rispose ri-
dendo lumile rematore.
Allora ha perso due quarti del-
la sua vita.
Insistendo nuovamente, il sag-
gio gli fece una terza domanda:
Ha gi imparato la matematica?
No.
E lastronomia? E la grammati-
ca?...
Per tutte queste domande il pove-
ro barcaiolo aveva la stessa risposta:
No!
Allora, mio caro, lei ha gi perso
tre quarti della sua vita.
Navigavano cos, distratti dalla
conversazione, senza accorgersi che
la barca avanzava con rapidit in dire-
zione di uno scoglio. Ci fu un impatto
violento, la barca si spacc e comin-
ci ad affondare. La riva del fiume
era ancora molto lontana... Il barcaio-
lo, sapendo nuotare, si butt in acqua
senza alcuna esitazione, lott contro
la forte corrente e riusc a mettersi in
salvo sullaltra riva del fiume.
Lo stesso, per, non accadde al sa-
pientone. Terrorizzato, egli guardava
ora lacqua, ora la riva, senza sapere
che cosa fare per uscire da quella pe-
ricolosa situazione.
Allora il barcaiolo, esausto, ma or-
mai ben sicuro sulla terraferma, gli
grid:
Signor filosofo, sa nuotare?
No!
Allora preghi!
Pregare? Pregare che cosa? Io
non so fare questo!
Ah, poveretto, lei, mio caro si-
gnore, ha perso la vita intera...
Il saggio, disperato, affond in-
sieme alla barca ma ebbe il tempo di
sentire da lontano lumile ed ignoran-
te rematore che gli diceva:
Vede? Nellora del bisogno a
nulla le sono servite le sue astrono-
mie e filosofie!
* * *
Quanto accaduto a questo po-
vero sapientone accadr pure a tutti
coloro che si vantano della loro rea-
le o presunta scienza, ma vivono co-
me se Dio non esistesse. La scien-
za, la cultura, la filosofia sono valo-
ri umani preziosi e necessari, a patto
che si fondino sulla vera fede. Ha ra-
gione SantAgostino nellaffermare:
Sventurato quelluomo che sa tutto
ma non Vi conosce, o Signore!
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Victor Hugo Toniolo
da Roma

Marzo 2006 Salvami Regina 49


IL PALLIO
Una immagine del giogo di Cristo
Il 21 gennaio, giorno in cui la liturgia commemora SantAgnese,
il Papa benedice due agnelli, la cui lana sar utilizzata per
confezionare il pallio degli Arcivescovi Metropoliti.
stata grande la sorpresa
dei quasi cinquemila pel-
legrini nelludire i bela-
ti di due agnelli che
entravano con tut-
ta calma nella Sala Paolo VI, du-
rante ludienza generale del Pa-
pa Giovanni Paolo II, il 21 gen-
naio 2004.
Che cosa facevano l, in quel
solenne momento, i due ani-
maletti?
La risposta non si fatta at-
tendere. Era il giorno della
commemorazione liturgica di
SantAgnese (gli antichi roma-
ni credevano che Agnese fos-
se un nome derivato del lati-
no agnus, agnello) e il Rituale
dei Pontefici stabilisce che ogni
anno, in questa data, il Papa
benedica due agnelli la cui la-
na sar utilizzata per confezio-
nare i pallii che saranno impo-
sti ai nuovi arcivescovi durante
solennit di San Pietro e Paolo,
il 29 giugno. La cerimonia del-
la benedizione si realizza di so-
lito negli appartamenti perso-
nali del Pontefice, poich quel
21 gennaio coinciso col mer-
coled, giorno delludienza ge-
nerale, Giovanni Paolo II deci-
se di farla nella Sala Paolo VI,
alla presenza dei pellegrini.
Una storia quasi bimillenaria
La storia del pallio poco cono-
sciuta, nonostante sia la pi antica e
caratteristica insegna del Vescovo di
Roma. La sua origine risale alla Gre-
cia antica, nel tempo in cui i gran-
di oratori e i pi illustri filoso-
fi avevano labitudine di porta-
re intorno al collo una specie di
sciarpa o fascia bianca, che li
distingueva dagli altri cittadini.
Questo ornamento fu chiamato
pallium dai romani.
Col trascorrere degli anni e
lo sviluppo del cerimoniale li-
turgico, vari elementi dellabbi-
gliamento in voga nellImpero
Romano furono adottati dalla
Chiesa, che li adatt e sacraliz-
z per essere utilizzati negli atti
di culto. Questa lorigine, per
esempio, della stola, del cami-
ce, della pianeta, della dalmati-
ca, ecc.
Cos avvenuto anche con il
pallio. La sua apparizione nella
Chiesa dellOccidente risale al
sec.IV, al tempo del breve pon-
tificato di Papa San Marco (da
gennaio a ottobre del 336). Per
molti secoli, il suo uso rimase
riservato al Sommo Pontefice,
come simbolo della peculiare
funzione del Vescovo di Roma
e della sua stretta relazione con
lApostolo San Pietro.
Col passare del tempo, es-
so pass ad essere usato anche
Allinizio di questo pontificato stata adottata
una nuova forma di pallio per uso esclusivo
del Papa (Benedetto XVI nella Basilica di San
Giovanni in Laterano, Roma)
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50 Salvami Regina Marzo 2006
da alcuni vescovi. E, a parti-
re dal sec. IX, divent orna-
mento liturgico caratteristico
degli arcivescovi metropolita-
ni. Attualmente, ogni metro-
polita ha lobbligo di solleci-
tare il pallio al Papa, nellar-
co dei tre mesi successivi alla
sua consacrazione episcopa-
le, secondo quanto determina
il Codice di Diritto Canonico
(c. 437).
Ornamento dalto
valore simbolico
Il pallio ricco di simbo-
li teologici e liturgici. Allini-
zio, collocato intorno al collo,
le sue due fasce con croci ne-
re scendevano da ambo i la-
ti della spalla sinistra, a ricor-
dare la pecora caricata sulle
spalle del Buon Pastore.
Nel sec.IX ci fu un muta-
mento: le due fasce si esten-
devano attraverso il centro
del petto e della schiena del-
lArcivescovo; le croci diven-
tarono rosse, a ricordare le
piaghe di Cristo, e furono ag-
giunti tre grandi spilli neri,
rappresentanti i chiodi con i
quali Egli fu inchiodato alla
Croce.
Alcuni secoli pi tardi,
quando si ridussero le dimen-
sioni dei paramenti, furono diminui-
te anche quelle del pallio, e gli furo-
no dati il formato e i colori odierni,
ossia, pass ad essere una fascia di la-
na bianca, di pochi centimetri di lar-
ghezza, ornata da alcune croci nere e
da tre begli spilli. Solo allinizio del
pontificato di Benedetto XVI stata
ideata una nuova forma di pallio per
uso esclusivo del Papa, somigliante
un poco al modello romano antico.
Quando il Decano del Collegio
Cardinalizio gli ha imposto il pal-
lio, lattuale Pontefice ha fatto que-
sto commento: Questantichissimo
simbolo pu essere considerato una
immagine del giogo di Cristo, che il
Servo dei Servi di Dio prende sulle
sue spalle. La lana dellagnello sim-
bolizza la pecorella smarrita, o quel-
la malata o debole che il pastore col-
loca sulle spalle e porta alle acque
della vita. La parabola della pecorel-
la smarrita era per i Padri della Chie-
sa unimmagine del mistero di Cristo
e della Chiesa. Cristo a Pietro: Pa-
sci le mie pecore. E a me Egli dice lo
stesso, in questo momento.
Nel discorso fatto alla cerimonia
di imposizione del pallio ad un grup-
po di arcivescovi metropolitani nel
1999, Papa Giovanni Paolo II mi-
se in rilievo due importanti significa-
ti. Il primo la speciale relazione dei
metropoliti con il Successo-
re di Pietro. In secondo luo-
go, gli agnelli che hanno for-
nito la lana per la sua confe-
zione simbolizzano lAgnello
di Dio che ha preso su di S il
peccato del mondo e Si offer-
to a riscatto per lumanit. Ed
aggiunse: Il Pallio, col cando-
re della sua lana, appello al-
linnocenza della vita e, con la
sequenza delle sei croci, una
referenza alla quotidiana fe-
delt al Signore, fino al marti-
rio, se fosse necessario
Preso dal corpo
di San Pietro
Dato questalto valore sim-
bolico, si comprende perch si
abbiano delle speciali attenzio-
ni per la confezione dei pallii.
Cos, ogni anno, sono selezio-
nati due agnelli tra i pi belli e
sani dellAgro Romano, i qua-
li, dopo essere stati benedetti
dal Papa il 21 gennaio, vengo-
no portati ad una dipendenza
della Basilica di Santa Cecilia,
a Trastevere, dove le monache
benedettine che l risiedono, si
prendono cura di loro. Poi, al
momento propizio, esse li to-
sano e tessono la lana con la
quale esse stesse confeziona-
no magnificamente i pallii.
Questi sono consegnati al Papa,
che li fa depositare in uno scrigno vi-
cino al tumulo di San Pietro, nelle
Grotte Vaticane. L rimarranno per
un anno, divenendo, in questo mo-
do, una specie di reliquia indiretta di
San Pietro. Questo conferisce mag-
gior propriet alla formula de cor-
pore Beati Petri sumptum (preso dal
corpo di San Pietro), usata nella ce-
rimonia dellimposizione. dal tu-
mulo dellApostolo, memoria perma-
nente della sua professione di fede nel
Signore Ges, che il pallio riceve for-
za simbolica, ha affermato Giovanni
Paolo II, nel citato discorso pronun-
ciato nel 1999.
Nel corso dei secoli il pallio, simbolo del Papa,
cominci ad essere usato anche da alcuni
vescovi (SantIldefonso, opera di El Greco,
museo dellEscoriale, Spagna)
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Marzo 2006 Salvami Regina 51
Statua di Santa Ines
(Chiesa di Santa Cecilia,
San Paolo, Brasile)
Benedetto XVI mentre benedice gli
agnelli nel Palazzo del Vaticano
Nelle dipendenze della Basilica di Santa Cecilia (foto in alto), le monache benedettine che l risiedono, si
prendono cura degli agnellini e confezionano in maniera eccellente i palli
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Vergine Bianca
(Cattedrale di Len,
Spagna)
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Per quanto colpevole sia
un uomo, se viene a me con
sincero pentimento, sono
sempre pronta ad accoglierlo.
Non considero lenormit
delle sue mancanze, quanto
piuttosto la disposizione del
suo cuore. Non Mi rifiuto di
ungere e curare le sue ferite,
perch Mi chiamo e realmente
sono Madre di Misericordia.
(Parole della Vergine Santissima a
Santa Brigida)