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17/8/2014 MIA - Engels: I bakuninisti a lavoro - note sull' insurrezione in Spagna dell' estate 1873

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I bakuninisti a lavoro
note sull'insurrezione in Spagna dell'estate
1873
Engels (1873)

La serie di articoli che segue (a eccezione della Nota preliminare) fu pubblicata da
Engels con titolo Die Bakunisten an der Arbeit. Denkschrift tiber den Aufstand in
Spanien itn Sommer 1873, in Der Volksstaat, Lipsia, 31 ottobre, 2 e 5 novembre 1873,
nn. 105, 106 e 107. Gli articoli vennero editi anche in estratto, con titolo Die Bakunisten
an der Arbeit. Denkschrift ber den letzen Aufstand in Spanien, Lipsia, 1873. Il lavoro fu
ristampato 21 anni pi tardi in una raccolta di saggi di Engels, Internationales aus dem
Volksstaat (1871-1875), Berlino, 1894, nelle pp. 17-38, preceduto da una
Vorbetnerkung (1894), nelle pp. 16-17.
Trascritto da Marxio, 30 gennaio 2004
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Nota preliminare
(1894)
Per facilitare la comprensione degli appunti seguenti, possono essere utili alcuni dati
cronologici.
Il 9 febbraio 1873, re Amedeo, stanco del suo regno di Spagna il primo re a far
sciopero abdic. Il 12 dello stesso mese fu proclamata la repubblica; subito dopo, nelle
province basche, scoppi una nuova insurrezione carlista.
Il 10 aprile fu eletta un'Assemblea costituente, che si riun nei primi giorni di giugno
e l8 proclam la repubblica federale. L'11 si form un nuovo ministero, presieduto da Pi
y Margall. In pari tempo fu eletta una commissione per redigere il progetto della nuova
costituzione, ma da essa furono esclusi i repubblicani di sinistra, i cosiddetti
intransigenti. Cosi, il 3 luglio, quando fu proclamata questa nuova costituzione, gli
intransigenti trovarono che essa non andava abbastanza avanti sulla linea della divisione
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della Spagna in cantoni indipendenti; si sollevarono perci di nuovo nelle province: a
Siviglia, Cordova, Granada, Malaga, Cadice, Alcoy, Murcia, Cartagena, Valenza ecc. Nei
giorni dal 5 all'11 luglio furono ovunque vincitori e instaurarono in ciascuna delle
suddette citt un governo cantonale indipendente. Il 18 luglio, Pi y Margall rassegn le
dimissioni e fu sostituito da Salmern, il quale invi immediatamente le truppe contro gli
insorti. Questi ultimi furono sconfitti in pochi giorni, dopo una debole resistenza; gi il 26
luglio, in seguito alla caduta di Cadice, il potere del governo era restaurato in tutta
l'Andalusia e quasi contemporaneamente furono sottomesse Murcia e Valenza; soltanto
Valenza dimostr una certa energia nella lotta.
Solo Cartagena resistette. II. massimo porto militare della Spagna, che insieme alla
flotta era caduto nelle mani degli insorti, era difeso dalla parte di terra, al di l dei
bastioni, anche da 13 forti staccati e perci non era facile prenderlo. E, poich il governo
non voleva distruggere la base della propria flotta, il cantone sovrano di Cartagena
rest in vita sino all'11 gennaio 1874, quando infine, non essendo assolutamente in grado
di far nulla di meglio al mondo, capitol.
Di questa insurrezione ignominiosa ci interessano qui solamente le azioni ancor pi
ignominiose degli anarchici bakuninisti; solamente esse sono descritte qui, pi o meno
particolareggiatamente, ad ammonimento dei nostri contemporanei.
I
Il rapporto della commissione dell'Aja sull'Alleanza segreta di Bakunin, ora
pubblicato [*1] , ha rivelato al mondo operaio le azioni segrete, le furfanterie e la
fraseologia demagogica, mediante la quale si voleva mettere il movimento proletario al
servizio della tronfia ambizione e delle mire personali di alcuni geni incompresi. Intanto,
questi sedicenti grandi uomini ci hanno dato in Spagna l'opportunit di conoscere anche
la loro attivit rivoluzionaria pratica. Vediamo come essi realizzano le loro frasi
ultrarivoluzionarie sull'anarchia e sull'autogoverno, sull'abolizione di tutte le autorit,
specialmente di quella statale, e sull'immediata e completa emancipazione dei lavoratori.
Noi siamo ora infine in grado di far questo, perch abbiamo davanti a noi, oltre alle
informazioni dei giornali sugli avvenimenti di Spagna, anche il rapporto inviato al
congresso di Ginevra [1] dalla nuova federazione madrilena dell'Internazionale.
noto che in Spagna, nella scissione dell'Internazionale, i membri dell'Alleanza
segreta ebbero il sopravvento; la grande maggioranza dei lavoratori spagnoli
parteggiava per essi. Quando nel febbraio del 1873 fu proclamata la repubblica, gli
alleanzisti spagnoli si trovarono in una posizione molto difficile. La Spagna
industrialmente un paese tanto arretrato, che non vi si pu neppure parlare di
un'immediata completa emancipazione della classe operaia. Prima di arrivare a questo,
la Spagna deve ancora percorrere diversi gradi preliminari dello sviluppo e sgombrare la
strada da tutta una serie di ostacoli. La repubblica offriva l'occasione propizia per
superare nel pi breve tempo possibile quei gradi preliminari e per rimuovere
rapidamente quegli ostacoli. Ma questa occasione poteva essere utilizzata soltanto
mediante l'intervento politico attivo della classe operaia spagnola. La massa degli operai
lo sentiva: essa insisteva dovunque perch si prendesse parte agli avvenimenti, si
approfittasse dell'occasione per agire, invece di lasciare come per il passato, il campo
libero alle classi possidenti, alle loro azioni e ai loro intrighi.
Il governo indisse le elezioni per le Cortes costituenti: quale posizione doveva
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prendere l'Internazionale? I capi dei bakuninisti erano nel pi grande imbarazzo.
Un'inattivit politica prolungata appariva di giorno in giorno sempre pi ridicola e
impossibile; gli operai volevano vedere i fatti. D'altra parte, gli alleanzisti avevano
predicato per anni che non si poteva prender parte ad alcuna rivoluzione che non avesse
per scopo l'immediata completa emancipazione della classe operaia; che l'esecuzione di
qualsiasi azione politica implicava il riconoscimento dello Stato, questo principio del
male, e che perci la partecipazione a una qualsiasi elezione era un delitto che meritava
la pena di morte. Come essi siano usciti da questo dilemma, ce lo dice il sovraeccitato
rapporto di Madrid:
Le stesse persone, che respingevano la decisione dell'Aja sull'attivit politica della
classe operaia, calpestarono gli statuti dell'associazione, portando cos la divisione,
la lotta e il disordine nell'Internazionale spagnola; quegli stessi che ebbero
l'impudenza di presentar noi agli occhi degli operai come degli ambiziosi cacciatori
di cariche, desiderosi soprattutto, con il pretesto di portare al potere la classe
operaia, di prendersi il potere per s; quegli stessi che si chiamano autonomi,
rivoluzionari, anarchici ecc., in questa occasione si sono gettati con fervore a far
della politica, ma della politica della peggior specie, della politica borghese. Essi non
hanno lavorato per procurate il potere politico alla classe operaia quest'idea, al
contrario, li fa inorridire ma per aiutare una frazione della borghesia, composta
di avventurieri, di ambiziosi e di cacciatori di cariche, sedicenti repubblicani
intransigenti, ad afferrare il timone.
Gi alla vigilia delle elezioni generali per le Cortes costituenti gli operai di
Barcellona, di Alcoy e di altre localit esigevano di sapere quale politica dovessero
seguire gli operai, sia nella lotta parlamentate sia in tutte le altre lotte. Si tennero
perci due grandi riunioni, una a Barcellona e l'altra ad Alcoy. In tutte e due, gli
alleanzisti lottarono con tutte le loro forze per impedire che fosse determinata la
condotta politica che l'Internazionale [nota bene [2]: la loro] doveva osservare. Si
decise quindi che l'Internazionale, come associazione, non dovesse esercitare
nessuna azione 'politica; ma che gli internazionalisti, ognuno per conto suo,
potessero agire come volevano e si potessero associare a qualunque partito cui
avessero creduto opportuno: e tutto questo in forza della loro famosa autonomia!
E quali furono le conseguenze dell'applicazione di urna cos insulsa dottrina? Che la
grande massa degli internazionalisti, compresi gli anarchici, parteciparono alle
elezioni senza un programma, senza una bandiera, senza candidati propri,
contribuendo cos all'elezione quasi esclusiva di repubblicani borghesi. Entrarono
alla Camera solo due o tre operai: gente che non rappresentava assolutamente
nulla, che non ha levato una sola volta la voce in difesa degli interessi della nostra
classe e che vot allegramente per tutte le proposte reazionarie presentate dalla
maggioranza.
Questo il risultato della bakuniniana astensione dalla politica. In tempi normali,
quando il proletariato sapeva in anticipo che poteva mandare al massimo solo alcuni
rappresentanti al parlamento e che gli era del tutto impossibile ottenere una
maggioranza parlamentare, si poteva riuscire qua e l a far credere agli operai che una
grande azione rivoluzionaria restare a casa all'epoca delle elezioni e attaccare non gi lo
Stato nel quale si vive e che ci opprime, ma lo Stato come tale, lo Stato in generale, che
non esiste in nessun luogo e che non pu quindi nemmeno difendersi. Splendido modo,
fra l'altro, di fare il rivoluzionario, per della gente il cui cuore casca facilmente nei
pantaloni. E che i capi degli alleanzisti spagnoli siano di questa fatta, risulta
particolarmente dallo scritto sopra menzionato sull'Alleanza.
Ma, non appena gli avvenimenti stessi cominciano a spingere il proletariato in primo
piano sulla scena, l'astensione diventa un'assurdit manifesta e l'attivo intervento della
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classe operaia una necessit inevitabile. Tale era il caso in Spagna. L'abdicazione di
Amedeo aveva tolto ai radicali monarchici [3] il potere e la possibilit di riconquistarlo
presto; per gli alfonsisti [4], la cosa era ancor pi impossibile; i carlisti, come quasi
sempre, preferivano la guerra civile alla lotta elettorale. Tutti questi partiti si astennero
secondo l'uso spagnolo: presero parte alle elezioni soltanto i repubblicani federalisti,
divisi in due campi, e la massa degli operai. Per la potente attrazione che il nome
dell'Internazionale esercitava ancora sugli operai spagnoli, per l'eccellente
organizzazione che, almeno in pratica, esisteva ancora nella sezione spagnola, c'era la
certezza che, nei distretti industriali della Catalogna, a Valenza, nelle citt andaluse ecc,
ogni candidatura posta e appoggiata dall'Internazionale sarebbe facilmente passata e che
si sarebbe sicuramente inviata alle Cortes una minoranza abbastanza forte per essere, a
ogni costo, arbitra della situazione fra le due ali dei repubblicani. Gli operai sentivano
questo, sentivano che era venuto il momento di mettere in moto la loro organizzazione,
allora ancora potente. Ma i signori capi della scuola di Bakunin avevano da tanto tempo
predicato il Vangelo dell'astensione incondizionata, che non potevano repentinamente
cambiare: e trovarono cos quella scappatoia vergognosa di far astenere l'Internazionale
come associazione, ma di lasciar votare i membri individualmente, a loro piacimento. Il
risultato di questa dichiarazione di bancarotta politica fu che gli operai, come sempre in
simili casi, votarono per quelli che nei loro discorsi si mostravano pi radicali per gli
intransigenti e perci presero su di s in maggior grado la responsabilit dei passi
ulteriori dei loro eletti e si trovarono implicati nelle loro azioni.
II
Gli alleanzisti non potevano persistere nella ridicola posizione in cui si erano cacciati
con la loro abile politica elettorale, altrimenti ' avrebbero perduto per sempre il loro
dominio sull'Internazionale spagnola. Dovevano agire, almeno per salvare le apparenze.
Ci che doveva salvarli era lo sciopero generale.
Lo sciopero generale nel programma di Bakunin la leva per mezzo della quale si
compie la rivoluzione sociale. Un bel mattino tutti gli operai di tutti i rami dell'industria
di un paese, o meglio, del mondo intero, cessano il lavoro, e in questo modo, al massimo
in quattro settimane, costringono le classi possidenti o a sottomettersi umilmente o ad
attaccare gli operai, in modo che questi avrebbero allora il diritto di difendersi e,
cogliendo l'occasione, di rovesciare tutta la vecchia societ. Il progetto ben lungi
dall'essere nuovo: i socialisti francesi, e dopo di essi i socialisti belgi, hanno inforcato fin
dal 1848 questo cavallo di parata, che tuttavia di origine inglese. Durante il rapido e
violento sviluppo del cartismo [5] , che segu la crisi del 1837, tra gli operai inglesi si
predicava, fin dal 1839, il mese sacro [6], la sospensione del lavoro su 14.0pt;
color:black'>scala nazionale [*2], suscitando una tal eco tra gli operai, che nelle fabbriche
dell'Inghilterra del nord, nel luglio 1842, essi tentarono di realizzare la cosa. Anche nel
congresso dell'Alleanza, a Ginevra (1 settembre 1873) [7], lo sciopero generale ebbe
una grande parte; tutti per convennero che a questo scopo era necessaria
un'organizzazione perfetta della classe operaia e una cassa ben fornita. E qui appunto
casca l'asino! Da una parte i governi, specialmente se incoraggiati dall'astensione politica,
non lasceranno andar cos avanti n l'organizzazione, n la cassa dei lavoratori; e, d'altra
parte, gli avvenimenti politici e gli arbitri delle classi dominanti determineranno il
successo del movimento di liberazione degli operai molto prima che il proletariato riesca
a darsi una organizzazione ideale e un fondo di riserva cos importante. E, se li avesse,
non gli occorrerebbe la via indiretta dello sciopero generale per raggiungere lo scopo.
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Per chiunque conosca un poco la vita segreta dell'Alleanza, non vi pu essere dubbio
che la proposta di applicare questo mezzo sperimentato partita dal centro svizzero.
Comunque, i capi spagnoli trovarono qui una via d'uscita per far qualcosa senza
imbrancarsi nella politica e si misero all'opera con gioia. Si predicarono dovunque i
risultati miracolosi dello sciopero generale e si fecero dei preparativi per dargli avvio a
Barcellona e ad Alcoy.
Nel frattempo le condizioni politiche evolvevano sempre pi verso la crisi. I vecchi
portavoce dei repubblicani federalisti, Castelar e consorti, si spaventarono davanti al
movimento che li sopravanzava; e finirono col dover cedere il potere a Pi y Margall, che
tent un compromesso con gli intransigenti. Tra i repubblicani ufficiali, Pi era il solo
socialista, il solo che comprendeva la necessit di far poggiare la repubblica sugli operai.
Egli present subito un programma di misure di carattere sociale, applicabili
immediatamente, che non solo erano di diretto vantaggio per gli operai, ma dovevano
anche, con le loro conseguenze, portare a passi ulteriori e mettere in marcia cos la
rivoluzione sociale. Ma gli internazionalisti bakuninisti, che si sentono tenuti a respingere
anche le misure pi rivoluzionarie, dal momento che esse emanano dallo Stato,
preferiscono appoggiare i pi sfrontati ciarlatani tra gli intransigenti piuttosto che un
ministro. Le trattative di Pi con gli intransigenti andarono per le lunghe: gli intransigenti
s'impazientirono; i pi ardenti cominciarono l'insurrezione cantonale in Andalusia. Ora, i
capi dell'Alleanza, se non volevano restare a rimorchio degli intransigenti borghesi,
dovevano egualmente incominciare l'azione. Si ordin quindi lo sciopero generale.
A Barcellona venne affisso, fra gli altri, il seguente manifesto:
Operai! Noi scendiamo in sciopero generale per mostrare il profondo orrore che
proviamo nel vedere il governo adoperare l'esercito contro i nostri fratelli
lavoratori e trascurare la guerra contro i carlisti ecc.
Gli operai di Barcellona, la pi grande citt industriale della Spagna, la cui storia
conta pi battaglie sulle barricate di ogni altra citt del mondo, furono chiamati ad
affrontare le forze armate del governo, non con le armi alla mano, ma con una cessazione
generale del lavoro, con una misura cio che colpisce direttamente soltanto i singoli
borghesi, ma non il loro rappresentante generale: il potere dello Stato. Gli operai di
Barcellona, nei tempi pacifici di inazione, avevano potuto ascoltare le frasi violente di
gente tranquilla come gli Alerini, i Farga-Pellicer, i Vinas. Ma quando si venne all'azione,
quando gli Alerini, i Farga, i Vinas [8] pubblicarono dapprima il loro famoso programma
elettorale, poi si adoperarono assiduamente a predicare la calma e finalmente, invece di
incitare a prendere le armi, dichiararono lo sciopero generale, essi si resero addirittura
spregevoli agli occhi degli operai. Il pi debole degli intransigenti dimostrava sempre
maggior energia del pi forte degli alleanzisti. L'Alleanza e l'Internazionale, da essa
menata per il naso, perdettero ogni influenza: e quando questi signori proclamarono lo
sciopero generale con il pretesto di ridurre il governo all'impotenza, gli operai non fecero
altro che ridere. Ma l'attivit della falsa Internazionale era riuscita a impedire che
Barcellona partecipasse all'insurrezione cantonale; e Barcellona era l'unica citt la cui
adesione al movimento potesse dare un saldo appoggio all'elemento operaio, che vi era
fortemente rappresentato dovunque, con la prospettiva, perci, di impadronirsi infine
dell'intero movimento. L'adesione di Barcellona, inoltre, avrebbe, per cos dire, deciso
della vittoria. Ma essa non mosse un dito: gli operai di Barcellona, ben conoscendo gli
intransigenti e giocati dagli alleanzisti, restarono inoperosi e assicurarono cos la vittoria
finale del governo madrileno. Tutto ci non trattenne gli alleanzisti Alerini e Brousse (si
troveranno sul loro conto maggiori particolari nel rapporto sull'Alleanza) [1] dal
dichiarare nel loro giornale, La solidarit rvolutionnaire:
II movimento rivoluzionario si diffonde fulmineamente nell'intera penisola... a
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Barcellona non ancora accaduto nulla, ma nelle piazze, nei luoghi pubblici, c'
in permanenza la rivoluzione!
Si tratta per della rivoluzione degli alleanzisti, che consiste nel battere il tamburo e
che, appunto per questo, resta permanentemente sul posto.
Contemporaneamente, ad Alcoy si mise all'ordine del giorno lo sciopero generale.
Alcoy una citt industriale, di data recente, e conta al presente 30.000 abitanti circa.
L'Internazionale, nella forma bakuninista, vi era penetrata soltanto da un anno e vi si
era rapidamente diffusa. Il socialismo, sotto qualsiasi forma, era il benvenuto per gli
operai di questa citt, che fino ad allora erano rimasti estranei a ogni movimento,
proprio come avviene oggi qua e l in Germania nei luoghi rimasti ancora arretrati, dove
l'Associazione Generale degli Operai Tedeschi recluta di punto in bianco un gran numero
di aderenti momentanei. Alcoy fu perci scelta a sede della commissione federale
bakuninista per la Spagna, e qui appunto vedremo questa commissione all'opera.
Il 7 luglio, una riunione operaia decide lo sciopero generale e invia, il giorno
seguente, una delegazione allalcade (sindaco), per chiedergli di convocare entro 24 ore i
fabbricanti e sottometter loro le richieste degli operai. L'alcade Albors [9], un
repubblicano borghese, tiene a bada in mille modi gli operai, chiama truppe da Alicante e
consiglia ai fabbricanti di non cedere e di barricarsi nelle 14.0pt; color:black'>loro case.
Egli stesso sar al suo posto. Dopo una riunione con i fabbricanti seguiamo qui il
rapporto ufficiale della commissione federale dell'Alleanza in data 14 luglio 1873
l'alcade, che da principio aveva promesso la neutralit agli operai, lancia un proclama nel
quale offende gli operai e li calunnia, prende partito per i fabbricanti, annullando cos il
diritto e la libert degli scioperanti e provocandoli alla lotta. Come possano i pii desideri
di un sindaco annullare il diritto e la libert degli operai, rimane in ogni caso da chiarire.
Basta: gli operai, guidati dall'Alleanza per il tramite di una commissione, fanno dichiarare
al consiglio comunale che, se non disposto a mantenere nello sciopero la neutralit
promessa, deve dimettersi per evitare un conflitto. La commissione fu rimandata
indietro, e, quando abbandon il palazzo municipale, la polizia fece fuoco sul popolo, che
sostava pacifico e inerme sulla piazza. Questo, secondo il rapporto dell'Alleanza, il
principio della lotta. Il popolo si arm, la lotta cominci, e sarebbe durata 20 ore. Da
una parte, i lavoratori, che la Solidarit rvolutionnaire computa a 5.000; dall'altra 32
gendarmi nel palazzo comunale e qualche armato isolato in quattro o cinque case che
danno sul mercato e che furono incendiate dal popolo alla buona maniera prussiana.
Finalmente i gendarmi, esaurite le munizioni, dovettero capitolare.
Si avrebbero a lamentaste meno incidenti, dice il rapporto della commissione
dell'Alleanza, se l'alcade Albors non avesse ingannato il popolo, fingendo prima di
arrendersi e facendo poi vilmente assassinare coloro che, fidenti nella sua parola,
erano penetrati nel palazzo comunale; e questo stesso alcade non sarebbe stato
ucciso dal popolo giustamente indignato, se non avesse scaricato a bruciapelo di
suo revolver su coloro che lo arrestavano.
E quali furono le vittime di questa lotta?
Se mon possiamo calcolare con precisione il numero dei morti e feriti (dalla
parte del popolo), dice il rapporto, possiamo dire che essi non sono meno di 10.
Dalla parte dei provocatori si contano non meno di 15 morti e feriti.
Questo fu il primo combattimento di strada dell'Alleanza. Si combatt per 20 ore,
forti di 5.000 uomini, contro 32 gendarmi e alcuni borghesi armati, si riusc a vincerli
dopo che ebbero sparato tutte le loro munizioni e si perdettero in tutto 10 uomini.
L'Alleanza poteva ben inculcare nei suoi addetti le parole di Falstaff : La prudenza la
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parte migliore del coraggio [10].
Si capisce che le notizie spaventose dei giornali borghesi, di fabbriche inutilmente
incendiate, di gendarmi fucilati in massa, di uomini cosparsi di petrolio e bruciati, sono
delle pure invenzioni. Gli operai vittoriosi, anche se condotti da membri dell'Alleanza, il
cui motto : Bisogna metter tutto sossopra!, si mostrano sempre troppo generosi
verso i loro avversari vinti, e questi attribuiscono poi agli operai tutti i misfatti che essi
non trascurano mai di compiere in caso di vittoria.
La vittoria era dunque raggiunta.
Ad Alcoy, giubila la Solidarit rvolutionnaire, i nostri amici, in numero di
5.000, sono diventati padroni della situazione.
E che fecero i padroni della loro situazione?
Su questo punto, il rapporto dell'Alleanza e il suo foglio non ci dicono una parola: ci si
rinvia alle solite notizie dei giornali. Da questi apprendiamo che ad Alcoy si costitu un
governo rivoluzionario. vero che gli alleanzisti, al loro congresso di Saint-Imier, in
Svizzera, il 15 settembre 1872 [11], avevano deciso che ogni organizzazione di un
potere politico, sedicente provvisorio o rivoluzionario, non pu che essere una nuova
frode e, per il proletariato, altrettanto pericolosa quanto i governi attualmente
esistenti. I componenti la commissione federale spagnola sedente ad Alcoy avevano
anche fatto del loro meglio per fare accettare tale decisione al congresso
dell'Internazionale spagnola. Malgrado tutto troviamo che Severino Albarracin,
componente di quella commissione e, secondo alcuni rapporti, anche Francisco Toms,
suo segretario, erano membri del governo provvisorio e rivoluzionario, membri del
comitato di salute pubblica di Alcoy!
E che cosa fece questo comitato di salute pubblica? Quali furono le sue misure per
ottenere l'immediata e completa emancipazione degli operai? Proib a tutti gli uomini
di lasciare la citt, mentre ci restava permesso alle donne, purch avessero un
passaporto! Gli avversari dell'autorit introducono di nuovo i passaporti! In tutto il
resto, perplessit, inazione, impotenza assoluta.
Frattanto, il generale Velarde avanzava con delle truppe provenienti da Alicante. Il
governo aveva le sue buone ragioni per sedare silenziosamente le insurrezioni locali. E i
padroni della situazione di Alcoy avevano le loro buone ragioni per trarsi da una
situazione nella quale non sapevano che fare. Il deputato Cervera, che faceva da
intermediario, aveva dunque buon gioco. Il comitato di salute pubblica si dimise, le
truppe entrarono il 12 luglio senza incontrare resistenza, e la sola promessa fatta al
comitato di salute pubblica fu quella di un'amnistia generale. Gli alleanzisti padroni
della situazione erano, ancora una volta, felicemente fuori di imbarazzo. E cos fin
l'avventura di Alcoy.
A Sanlcat di Banrameda, vicino a Cadice, ci racconta il rapporto dell'Alleanza,
l'alcade chiude il locale dell'Internazionale e con le sue minacce e i suoi inauditi
attacchi contro i diritti personali dei cittadini provoca la collera degli operai. Una
commissione reclama dal ministro il riconoscimento dei loro diritti e la riapertura
del locale, arbitrariamente chiuso. Il signor Pi acconsente, in linea di principio, ma
rifiuta in pratica. Gli operai trovano che il governo, metodicamente, vuol mettere
la loro associazione fuori legge: destituiscono le autorit locali e le sostituiscano con
altre, che riaprono il locale dell'associazione.
A Sanlcar... il popolo domina la situazione, comunica trionfalmente la Solidarit
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rvolutionnaire. Gli alleanzisti, che formano anche qui, contro il loro principio anarchico
fondamentale, un governo rivoluzionario, non sanno che cosa fare del loro potere.
Perdono tempo in inutili dibattiti e in decisioni platoniche; e quando il generale Pavia,
una volta occupata Siviglia e Cadice, spedisce il 5 agosto alcune compagnie della brigata
Soria a Sanlcar, non incontra alcuna resistenza.
Ecco le eroiche gesta dell'Alleanza laddove si presentata senza concorrenza alcuna.
III
Subito dopo la lotta di strada ad Alcoy, gli intransigenti si sollevarono nell'Andalusia.
Pi y Margall era ancora al timone e in continue trattative con i capi di questo partito per
formare con loro un ministero: perch dunque sollevarsi prima che le trattative fossero
fallite? La causa di questa precipitazione non mai stata chiara; ma certo che per i
signori intransigenti la prima cosa da fare era l'instaurazione, nel pi breve tempo
possibile, della repubblica federale, al fine di impadronirsi del potere e dei molti nuovi
posti di governo nei singoli cantoni. Le Cortes, a Madrid, indugiavano troppo a dividere
la Spagna: si dovevano quindi mettere le mani avanti e proclamare dovunque i cantoni
sovrani. Data la condotta fino ad allora seguita dall'Internazionale (bakuninista),
coinvolta in pieno nelle mene degli intransigenti fin dal tempo delle elezioni, si poteva
contare sulla sua collaborazione: l'Internazionale aveva appunto preso violentemente
possesso di Alcoy ed era in lotta aperta con il governo. I bakuninisti avevano predicato
per anni che ogni azione rivoluzionaria dall'alto era perniciosa, e che tutto doveva
attuarsi e organizzarsi dal basso. E ora si offriva l'occasione di attuare dal basso il celebre
principio dell'autosovranit, almeno per le singole citt! Non poteva accadere altro che
questo: i lavoratori bakuninisti caddero nel tranello, tolsero le castagne dal fuoco per gli
intransigenti e, come sempre, furono poi compensati da questi loro alleati a pedate e a
fucilate.
Quale fu dunque la posizione dei membri dell'Internazionale bakuninista in tutto
questo movimento? Essi avevano contribuito a dargli il carattere di frazionamento
federalistico, avevano realizzato per quanto possibile il loro ideale anarchico. Gli stessi
bakuninisti, i quali, qualche mese prima a Cordova, avevano dichiarato che
l'instaurazione di un governo rivoluzionario costituiva un tradimento e una frode a
danno degli operai, sedevano ora in tutti i governi rivoluzionari delle citt dell'Andalusia,
ma in minoranza dovunque, s che gli intransigenti potevano fare quello che volevano.
Mentre questi ultimi conservavano la direzione politica e militare, gli operai venivano
appagati con frasi pompose o con pretese decisioni di riforme sociali tra le pi grossolane
e insensate, esistenti soltanto sulla carta. Non appena i capi bakuninisti chiedevano delle
concessioni sostanziali, venivano sdegnosamente respinti. Di fronte ai corrispondenti dei
giornali inglesi, i capi intransigenti del movimento non avevano nulla di pi importante
da fare che respingere ogni solidariet con questi cosiddetti internazionalisti, declinare
qualsiasi responsabilit per essi e dichiarare che i capi dell'Internazionale e i profughi
della Commune parigina erano tenuti sotto severa sorveglianza dalla polizia. Finalmente
a Siviglia, come vedremo, gli intransigenti, durante la lotta, spararono non solo contro le
truppe del governo, ma anche sui loro compagni bakuninisti.
Avvenne cos che in pochi giorni tutta l'Andalusia fu nelle mani degli intransigenti
armati. Siviglia, Mlaga, Granada, Cadice ecc. caddero nelle loro mani quasi senza
resistenza. Ogni citt si proclam cantone sovrano e istitu un proprio governo (junta).
Murcia, Cartagena, Valenza, seguirono l'esempio. A Salamanca si fece un tentativo
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uguale, ma di natura pi pacifica. Le principali citt della Spagna erano dunque nelle
mani degli insorti; le sole eccezioni erano la capitale, Madrid, citt di puro lusso, che non
ha quasi mai una parte decisiva, e Barcellona. Se quest'ultima fosse insorta, il risultato
finale sarebbe stato quasi certo, e con questo nel movimento, si sarebbe assicurato un
potente appoggio all'elemento operaio. Ma abbiamo visto che gli intransigenti a
Barcellona erano piuttosto impotenti mentre gli internazionalisti bakuninisti, che in quel
tempo erano ancor molto forti, avevano preso a pretesto lo sciopero generale per fare
opera di pacificazione degli animi. Barcellona, questa volta, non era dunque al suo posto.
Malgrado ci la sollevazione, anche se cominciata in modo balordo, aveva sempre
grandi probabilit di successo, a condizione che fosse diretta con un po' di buon senso, sia
pure alla maniera delle rivolte militari spagnole, nel corso delle quali la guarnigione di
una citt si solleva, si dirige verso una citt vicina, trascina con s la guarnigione di
questa citt, gi guadagnata in precedenza, ingrossando come una valanga avanza verso
la capitale, finch un combattimento favorevole o il passaggio agli insorti delle truppe
inviate contro di essi non determina la vittoria. Questo metodo era particolarmente
applicabile in questo caso. Gli insorti erano dappertutto organizzati da molto tempo in
battaglioni di volontari, con una disciplina a dir vero assai debole, ma certo non inferiore
a quella dei resti del vecchio esercito spagnuolo, in gran parte sbandato. Le sole truppe
sulle quali il governo poteva contare erano i gendarmi (guardias civiles) e questi erano
sparsi per tutto il paese. Innanzi tutto si doveva quindi impedire il concentramento dei
gendarmi: e ci poteva farsi soltanto avviando l'offensiva e avventurandosi in campo
aperto. Il pericolo non era grande, perch il governo non poteva inviare contro i
volontari che delle truppe non meno indisciplinate. E, se si voleva vincere, non c'era altro
mezzo.
Ma no. Il federalismo degli intransigenti e delle loro appendici bakuniniste
consisteva appunto in questo: che ogni citt agiva per proprio conto e affermava che
l'essenziale non era l'azione comune con le altre citt, ma il separarsi da esse, rendendo
cos impossibile ogni attacco collettivo. Si proclam come principio della pi alta sapienza
rivoluzionaria ci che nella guerra dei contadini tedeschi e nelle rivolte tedesche del
maggio 1849 si era rivelato un male inevitabile: la dispersione e l'isolamento delle forze
rivoluzionarie, che permettevano alle stesse truppe governative di schiacciare una
rivolta dopo l'altra. Bakunin ha potuto avere questa soddisfazione! Fin dal settembre
1870 (Lettres un Frangasi [del settembre 1870]), egli aveva dichiarato che l'unico
mezzo per cacciare con una lotta rivoluzionaria i prussiani dalla Francia consisteva nella
soppressione di ogni direzione centrale e nel lasciare che ogni citt, villaggio o comune
conducesse la guerra per proprio conto. Se contro l'esercito prussiano accentrato si
fossero scatenate cos le passioni rivoluzionarie, la vittoria sarebbe stata certa. Davanti
al buon senso del popolo francese, abbandonato infine ancora una volta a se stesso, la
sapienza individuale di Moltke

doveva naturalmente svanire. I francesi, non vollero
allora comprendere questo; ma in Spagna Bakunin pot celebrare uno splendido trionfo,
come abbiamo visto e vedremo ancora.
Frattanto la sollevazione, scoppiata senza alcun pretesto, come un colpo di pistola,
aveva messo Pi y Margall nell'impossibilit di continuare le trattative con gli
intransigenti. Dovette ritirarsi, e in sua vece afferrarono il timone i repubblicani puri
della specie di Castelar, borghesi senza maschera, il cui primo scopo era di sopprimere il
movimento operaio che avevano dapprima utilizzato, ma che poi si era rivelato per loro
un ostacolo. Si raccolsero due divisioni, una al comando del generale Pavia, contro
l'Andalusia, l'altra, al comando di Campos, contro Valenza e Cartagena. Il nerbo era
formato di gendarmi raccolti in tutta la Spagna, tutti vecchi soldati, con una disciplina
non ancora scossa. Come negli attacchi delle truppe versagliesi contro la Commune
parigina, anche qui i gendarmi dovevano servire di solido punto di appoggio alle truppe
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di linea demoralizzate, e formare dovunque la testa delle colonne d'attacco, compito da
essi adempiuto in entrambi i casi con tutte le loro forze. Oltre ai gendarmi, le divisioni
ricevettero ancora alcuni reggimenti di linea fusi assieme, in modo che ogni divisione
avesse press'a poco 3.000 soldati. Era tutto quello che il governo poteva contrapporre
agli insorti.
Il generale Pavia si mise in marcia il 20 luglio. Il 23 Cordova fu occupata da un
reparto di gendarmi e di soldati di linea comandati da Ripoll. Il 29 Pavia attacc Siviglia,
che si difese con le barricate e cadde nelle sue mani il 30 o il 31 (i telegrammi lasciano
incerte queste date). Lasci dietro di s una colonna volante per sottomettere i dintorni
e mosse contro Cadice, i cui difensori si opposero soltanto all'ingresso in citt, e anche
molto debolmente, ma poi si lasciarono disarmare senza resistenza il 4 agosto. Nei giorni
seguenti il generale Pavia disarm, sempre senza resistenza, Sanlcar di Barrameda,
San Roque, Tarifa, Algesiras e molte altre piccole citt, che s'erano tutte costituite in
cantoni sovrani. Nello stesso tempo sped colonne contro Mlaga e Granada, che
capitolarono senza resistenza, la prima il 3, la seconda l'8 agosto, sicch il 10 agosto, dopo
meno di 14 giorni e quasi senza lotta, tutta l'Andalusia era sottomessa.
Il 26 luglio Martinez Campos inizi l'attacco contro Valenza. Qui il movimento era
partito dagli operai. Nella scissione dell'Internazionale spagnola, i veri internazionalisti
avevano conservato a Valenza la maggioranza; e il nuovo consiglio federale spagnuolo
era stato trasferito in quella citt. Subito dopo la proclamazione della repubblica, quando
c'erano in vista lotte rivoluzionarie, gli operai bakuninisti di Valenza, diffidando
dell'opera di pacificazione, mascherata di frasi ultrarivoluzionarie, compiuta dai capi di
Barcellona, offrirono ai veri internazionalisti di marciare insieme con loro in tutti i
movimenti locali. Quando scoppi il movimento cantonale, le due sezioni,, utilizzando gli
intransigenti, attaccarono e cacciarono le truppe. Non si sa come fosse composta la junta
di Valenza; ma, dalle corrispondenze dei giornali inglesi, risulta che in essa, come fra i
volontari di Valenza, predominavano gli operai. Gli stessi corrispondenti parlavano degli
insorti di Valenza con un rispetto che erano ben lungi dal manifestare per gli altri insorti,
in maggior parte intransigenti; vantavano l'ordine che dominava nella citt e
profetizzavano una lunga resistenza e una lotta accanita. Non s'ingannavano. Valenza,
citt aperta, resist contro gli attacchi della divisione Campos dal 26 luglio all'8 agosto,
vale a dire pi a lungo di tutta l'Andalusia presa insieme.
Nella provincia di Murcia, il capoluogo dello stesso nome fu occupato senza
resistenza: dopo la caduta di Valenza, Campos si volse contro Cartagena, una delle
fortezze pi munite di tutta la Spagna, protetta dalla parte di terra da un mur
ininterrotto e da forti avanzati sulle alture dominanti. I 3.000 uomini delle truppe del
governo, senza artiglieria adatta per un assedio, si trovavano naturalmente impotenti,
coi loro cannoni leggeri, contro l'artiglieria pesante dei forti e dovevano limitarsi a un
accerchiamento da parte di terra; ma ci non aveva grande importanza, dato che
Cartagena, colla flotta da guerra. catturata nel porto, dominava il mare. Gli insorti,
preoccupati soltanto di se stessi, mentre si combatteva a Valenza e nellAndalusia, non
pensarono agli altri che quando le altre insurrezioni erano gi state represse e loro stessi
mancavano di denaro e di mezzi di sussistenza. Soltanto allora si fece un tentativo di
marciare contro Madrid, distante non meno di 60 miglia tedesche [12], pi del doppio
della distanza tra Valenza e Granada! La spedizione incontr una miserrima fine non
lontano da Cartagena. Il blocco chiudeva ogni possibilit di uscita dalla parte di terra: si
fecero quindi degli attacchi utilizzando la flotta. E quali attacchi! Di una nuova
insurrezione delle citt marittime appena sottomesse, fosse pure con l'aiuto delle navi da
guerra di Cartagena, non si poteva nemmeno parlare. La flotta del cantone sovrano di
Cartagena si limit perci a minacciare di bombardare, e in caso di bisogno a
bombardare effettivamente, le altre citt marittime, da Valenza a Mlaga che pure,
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secondo la teoria di Cartagena, erano cantoni sovrani se non avessero portato a bordo
i viveri richiesti e un tributo di guerra in scudi sonanti. Fino a quando queste citt, in
qualit di cantoni sovrani, erano in armi contro il governo, in Cartagena vigeva il
principio: ciascuno per s. Non appena furono vinte, doveva valere il principio: tutti per
Cartagena! Cosi intendevano la federazione dei cantoni sovrani gli intransigenti di
Cartagena e i loro complici bakuninisti.
Per rafforzare le file dei combattenti per la libert, il governo di Cartagena liber
all'inarca 1.800 forzati, che erano detenuti nel reclusorio della citt, i peggiori briganti e
assassini della Spagna. Che tale misura rivoluzionaria sia stata suggerita dai bakuninisti,
nessuno pu pi dubitarlo, dopo le rivelazioni del rapporto sull'Alleanza [13]. Vi si
dimostra come Bakunin esalta lo scatenamento di tutte le peggiori passioni e
proclama il brigante russo come il prototipo del vero rivoluzionario. Ci che giusto per
il russo, giusto per lo spagnolo. Quando dunque il governo di Cartagena scaten le
peggiori passioni dei 1.800 briganti reclusi, spingendo cos al massimo grado la
demoralizzazione fra le sue truppe, non fece altro che agire integralmente secondo lo
spirito di Bakunin. E quando il governo spagnolo, invece di demolire le proprie fortezze,
attese che la sottomissione di Cartagena fosse provocata dalla disgregazione interna dei
suoi difensori, segu una politica perfettamente giusta.
IV
Ascoltiamo ora, su tutto questo movimento, il rapporto della Nuova Federazione
madrilena.
A Valenza, nella seconda domenica di agosto doveva tenersi un congresso per
decidere, fra l'altro, la posizione che la Federazione Internazionale spagnola
doveva assumere di fronte agli importanti avvenimenti politici che si erano
succeduti in Spagna dopo l11 febbraio, giorno della proclamazione della repubblica.
Ma l'insensata (descabellada, letteralmente: pazzesca) insurrezione cantonale, che
fallita cos miseramente, e alla quale gli internazionalisti di quasi tutte le province
insorte parteciparono con ardore, non soltanto paralizz l'attivit del consiglio
federale, disperdendo la maggioranza dei suoi membri, ma disorganizz anche
completamente le federazioni locali e, ci che peggio, attir sui loro membri tutto
l'odio e tutte le persecuzioni che ogni sollevazione popolare ignominiosamente
iniziata e abortita porta inevitabilmente con s...
Quando scoppi il movimento cantonale, quando si costituirono le juntas, vale a
dire i governi dei cantoni, quella gente (i bakuninisti), che tanto affannosamente
gridava contro il potere politico e che ci accusava di autoritarismo, si affrett a
entrare in questi governi. Nelle citt pi importanti, come Siviglia, Cadice,
Sanlcar di Barrameda, Granada e Valenza, sedevano nelle juntas cantonali molti
internazionalisti che si chiamano antiautoritari, senz'altro programma che la
sovranit della provincia e del cantone. La cosa ufficialmente attestata dai
proclami pubblicati da quelle juntas e da vari altri documenti, sotto i quali figurano
i nomi di ben noti internazionalisti di quella specie.
Un cos stridente contrasto fra la teoria e la prassi, fra la propaganda e l'azione,
avrebbe meno importanza se avesse potuto nascerne un vantaggio qualsiasi per la
nostra associazione, o un progresso qualsiasi nell'organizzazione delle nostre forze,
un avvicinamento qualsiasi al raggiungimento del nostro scopo principale,
l'emancipazione della classe operaia. Ma accaduto appunto l'opposto, e non
poteva essere altrimenti. Mancava la condizione fondamentale, mancava l'azione
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comune del proletariato spagnuolo, cos facile a raggiungere non appena si agiva in
nome dell'Internazionale. Mancava l'accordo tra le federazioni locali; il movimento
fu abbandonato all'iniziativa locale e individuale, senz'aldina direzione (oltre a
quella che poteva imporgli la misteriosa Alleanza, tutt'ora dominante, a nostra
vergogna, nell'Internazionale spagnola), senza alcun programma all'infuori di
quello dei nostri nemici naturali, i repubblicani borghesi. Cos il movimento
cantonale soccombette nel modo pi vergognoso, quasi senza resistenza; ma
trascin nella sua caduta il prestigio e l'organizzazione dell'Internazionale in
Spagna. Non vi successo, delitto, violenza che non sia oggi attribuito dai
repubblicani agli internazionalisti: a Siviglia persino accaduto ci si assicura
che, durante la lotta, gli intransigenti hanno sparato contro i loro alleati
internazionalisti (bakuninisti). La reazione, utilizzando abilmente le nostre pazzie,
lancia i repubblicani contro di noi e ci calunnia davanti alle grandi masse
indifferenti. Quel che non aveva potuto ottenere al tempo di Sagasta, sembra
debba ottenerlo adesso: screditare il nome dell'Internazionale fra la gran massa
degli operai spagnoli.
A Barcellona, una quantit di sezioni operaie si sono staccate dall'Internazionale,
protestando altamente contro quelli del giornale La Federacin [14], organo
principale dei bakuninisti, e contro il loro inesplicabile comportamento. A Jrez, a
Puerto de Santa Maria e in altre localit le federazioni hanno deciso di sciogliersi. A
Loja (provincia di Granada) i pochi internazionalisti ivi residenti sono stati cacciati
dalla popolazione. A Madrid, dove si gode ancora la massima libert, la vecchia
federazione (bakuninista) non d il minimo segno di vita, mentre la nostra deve
forzatamente restare inattiva e silenziosa, se non vuole vedersi accusata di colpe
non sue. Nelle citt del Nord ogni attivit da parte nostra impedita dalla guerra
carlista, che diventa ogni giorno pi accanita. Infine a Valenza, dove il governo non
stato vincitore che dopo 15 giorni di lotta, gli internazionalisti che non sono fuggiti
devono tenersi nascosti e il consiglio federale completamente sciolto.
Cos il rapporto madrileno. Si vede che esso concorda pienamente con gli appunti
storici suesposti.
Qual dunque il risultato del nostro esame?
1. I bakuninisti, non appena si trovarono di fronte a una seria situazione
rivoluzionaria, furono costretti a gettare a mare il loro intero programma. Dapprima
sacrificarono la teoria dell'obbligo di astenersi dalla politica, e specialmente dalle elezioni.
Poi segu l'anarchia, la soppressione dello Stato; invece di abolire lo Stato, cercarono
piuttosto di creare un gran numero di nuovi e piccoli Stati. Poi abbandonarono il
principio che gli operai non devono partecipare ad alcuna rivoluzione che non abbia per
scopo l'immediata completa emancipazione del proletariato, e si associarono a un moto
puramente borghese e riconosciuto tale. Finalmente, si rimangiarono il principio che
avevano appena proclamato e cio che l'instaurazione di un governo rivoluzionario
soltanto una nuova frode e un nuovo tradimento ai danni della classe operaia
prendendo parte con tutta tranquillit ai comitati di governo nelle singole citt, e quasi
ovunque come minoranza imponente dominata numericamente e sfruttata
politicamente dai borghesi.
2. Questa negazione dei principi fondamentali fino ad allora predicati avvenne per
nel modo pi vile e pi menzognero e sotto la pressione di una cattiva coscienza, s che
n i bakuninisti n le masse da loro condotte, entrando nel movimento, avevano un
programma n sapevano minimamente quel che volevano. Quale fu la conseguenza
naturale? Che i bakuninisti o impedirono ogni movimento, come a Barcellona, o furono
travolti in insurrezioni isolate, senza piano e insensate, come ad Alcoy e a Sanlcar de
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Barrameda; o ancora, come nella maggior parte delle sollevazioni, lasciarono cadere la
direzione nelle mani dei borghesi intransigenti. I clamori ultrarivoluzionari dei
bakuninisti si trasformarono dovunque, non appena si venne ai fatti, o in un'opera di
pacificazione o in tentativi insurrezionali condannati gi preventivamente all'insuccesso,
o nell'unione con un partito borghese, che sfrutta politicamente nella maniera pi
ignominiosa gli operai, per trattarli poi a pedate.
3. Dei cosiddetti principi dell'anarchia, della libera federazione di gruppi
indipendenti ecc., non resta altro che un frazionamento illimitato e insensato dei mezzi di
lotta rivoluzionaria, che ha permesso al governo di sottomettere con un pugno di truppe
una citt dopo l'altra, quasi senza incontrar resistenza.
4. La fine della canzone fu che le bene organizzate e numerose forze
internazionaliste spagnole le vere al pari delle false vennero travolte nella caduta
degli intransigenti, e oggi, di fatto, non solo sono disciolte, ma incolpate di tutti gli
innumerevoli e immaginari eccessi, senza i quali i filistei di tutti i paesi non possono
immaginarsi una sollevazione operaia, e che la riorganizzazione internazionalista del
proletariato spagnolo resa impossibile forse per anni.
5. In una parola, i bakuninisti in Spagna ci hanno dato un saggio insuperabile del
come non si debba fare una rivoluzione.

Note
1* L'Alliance de la Dmocratie Socialiste et l'Assocation Internationale des
Travailleurs. Rapport et documenti publis par ordre du congrs internationale de ha
Haye, Amburgo, 1873; una traduzione ridotta in tedesco venne edita da Engels nel
Volksstaat, Lipsia, 19-26 settembre 1873, nn. 89-90, a firma Cagliostro Bakunin.
1. II congresso ufficiale (autoritario) tenutosi a Ginevra l'8 settembre 1873.
2. In italiano nel testo originale.
3. L'abdicazione, s' detto, ebbe luogo l'il febbraio 1873: con monarchici radicali
Engels intende i partigiani costituzionali del re.
4. Alfonsisti erano i seguaci (reazionari e legati al mondo dell'alta borghesia e della
propriet fondiaria) del discendente dei Borboni, che nel 1874 sal sul trono col nome di
Alfonso XII (1857-1885).
5. II movimento cartista: gli anni di maggiore sviluppo sono appunto compresi fra il
1838 e il 1842.
6. Lo holy month, entro il quale doveva aversi il national holiday, il giorno di
vacanza nazionale, cio lo sciopero generale. Cfr. William Bembow, The Great National
Holiday, 1832, nella traduzione italiana parziale La grande vacanza nazionale e il
congresso delle classi produttrici, in La tradizione socialista in Inghilterra. Antologia
di testi politici, 1820-1852, a cura di Gino Bianco ed Edoardo Grendi, Torino, 1970, pp.
147-165.
2*. Cfr. Engels, Lage der arbeitenden Klasse, seconda edizione, p. 234 [Nota di
Engels]. Si veda la II ediz. del testo engelsiano del 1845: Die Lage der arbeitenden
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Klasse in England. Nach eigner Ansckauung und authentischen Quellen, Stoccairda,
1892.
7. II congresso ginevrino antiautoritario dal 1-6 settembre 1873, che Engels
chiama dell'Alleanza della Democrazia Socialista, ma che i partecipanti sostennero essere
dell'Internazionale.
8. Si tratta dei membri dell'Internazionale bakuniniana:
9. L'alcade Albors era stato verosimilmente un membro dell'Internazionale, ma
successivamente fu comprato dagli industriali- cfr Max Nettlau, La Premire
Internationale en Espagne (1868-1888) Dordrecht, 1969, pp. 201-202.
10. Shakespeare, Enrico IV, atto primo, scena quarta.
11. Il congresso dell'Alleanza, tenuto a Saint-Imier dal 15 al 16 settembre 1872.
12. Il miglio tedesco era pari a circa km 7,333. 60 miglia equivalgono a circa 440
Km.
13. Cfr. l'ediz. italiana del cit. testo di Engels, L'Alleanza della Democrazia
Socialista e l'Associazione Internazionale dei Lavoratori, p. 115 sgg., nel cap. Il
processo Necaev.
14. La Federacin, organo dell'Internazionale, edito a Barcellona dal 1869 al 1873.

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