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IL COLLEGIO DI MILANO
composto dai signori:
- Prof. Avv. Antonio Gambaro Presidente
- Prof.ssa Avv. Diana V. Cerini Membro designato dalla Banca d'Italia
- Prof. Avv. Giuseppe Santoni Membro designato dalla Banca d'Italia
- Dott. Gian Luca Greco Membro designato dal Conciliatore
Bancario Finanziario (Estensore)
- Prof. Avv. Alberto Monti Membro designato da Confindustria di
concerto con Confcommercio,
Confagricoltura e Confartigianato
nella seduta del 15 novembre 2012, dopo aver esaminato:
x il ricorso e la documentazione allegata;
x le controdeduzioni dellintermediario e la relativa documentazione;
x la relazione istruttoria della Segreteria tecnica.
FATTO
La ricorrente, nellesporre la vicenda che ha dato origine al contenzioso in esame, dichiara
di aver presentato allincasso, il 30/6/2011 presso intermediario terzo, un assegno
bancario tratto da societ sua cliente sulla banca convenuta, dellimporto di Euro
50.403,32, a titolo di pagamento parziale di due fatture emesse dalla stessa societ
ricorrente.
Essa riferisce inoltre che la banca trattaria, odierna parte resistente, non ha negoziato
lassegno interpretando la data apposta come 30/06/2019, anzich 30/06/2011,
adducendo quindi come motivazione: assegno recante data di emissione
errata/irregolare.
La ricorrente precisa, al proposito, che [l]interpretazione di [parte resistente], diversa
dagli intendimenti del cliente che con detto assegno onorava le proprie scadenze, risulta in
Decisione N. 468 del 23 gennaio 2013
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contrasto anche con la regolare compensazione effettuata dallapposita Stanza di Milano
in data 1/7/2011 e che, pur non trattandosi di assegno post-datato, quandanche
[parte resistente] avesse voluto ritenerlo tale, secondo quanto previsto dallart. 31 R.D.
1736/1933 la data successiva (postdatazione) non induce di per s la nullit dellassegno
bancario, ma comporta soltanto la nullit del relativo patto, richiamando al riguardo la
sentenza della Cassazione n. 2160/2006, nonch la decisione della Corte di legittimit n.
627/1978 sulla presunzione di buona fede del prenditore del titolo al momento in cui lo
presenta allincasso.
La ricorrente lamenta infine che dalla condotta della convenuta derivato un evidente
danno per [la stessa ricorrente], che non ha beneficiato del regolare incasso
dellimporto di 50.403,32, n del protesto nel caso di mancanza di fondi, situazione ben
possibile stanti le crescenti difficolt finanziarie della societ traente.
La societ ricorrente chiede quindi allABF di intimare alla [banca convenuta] il
pagamento dellassegno per 50.403,32 o in mancanza di fondi alla data del
30.06.2011, di procedere al protesto, accollandosi i relativi oneri.
Nelle proprie controdeduzioni la banca resistente riepiloga i fatti allorigine della vertenza
come segue: a) la banca negoziatrice ha inviato in data 1/7/2011 lassegno [controverso]
(F.P. fuori piazza) alla Stanza di Compensazione di Milano; b) il 5/7/2011 la banca
convenuta ha inoltrato alla suddetta banca negoziatrice comunicazione di storno con
causale 75 cio data emissione errata/irregolare; c) il 6/7/2011 la stessa resistente ha
valorizzato nelle proprie procedure interne lassegno impagato quale operazione eseguita
correttamente; d) il 19/7/2011 la banca convenuta ha provveduto allinvio del titolo alla
corrispondente.
Nel merito, ribadito che sullassegno risulta chiaramente una data di emissione futura
(30.06.2019), lintermediario convenuto fa richiamo alla normativa fiscale ed alle prassi
che si sarebbero dovute seguire qualora il beneficiario si fosse reso conto della data
postuma, osservando quanto segue: i) nel caso di presentazione dellassegno alla banca
trattaria (odierna parte convenuta), si sarebbe configurata lipotesi di presentazione del
titolo a vista che avrebbe comportato lobbligo per [la stessa resistente] di pagare o
protestare, consentendo di procedere alla regolarizzazione fiscale con addebito a carico
del traente o del beneficiario, sussistendo nei confronti dei medesimi unobbligazione
solidale connessa allillecito fiscale commesso; ii) nellipotesi di negoziazione dellassegno
presso intermediario terzo, com avvenuto nella vicenda de qua, il titolo non pu essere
accolto in pagamento se non sia stato preventivamente regolarizzato fiscalmente dal
beneficiario prima di essere negoziato dalla corrispondente e, conseguentemente, non
pu essere applicata la normativa CAI.
Lintermediario convenuto ricorda infine che la societ ricorrente, per recuperare gli
importi dovuti, pu agire cartolarmente nei confronti del traente indipendentemente
dallelevazione del protesto o dallapertura della pratica CAI, non dovuta nel caso in
esame e conclude affermando la correttezza del proprio operato.
La banca convenuta ha quindi chiesto allABF di voler respingere il ricorso.
In punto di fatto il Collegio ha preliminarmente proceduto allesame della fotocopia
dellassegno contestato al fine di verificare se lanno di emissione fosse 2011 o 2019.
Lesame ha lasciato ampi spazi di incertezza, per cui, in assenza di perizie tecniche di
parte, il Collegio ha ritenuto non vi fossero elementi sufficienti per propendere per una o
laltra delle tesi avanzate dalle parti.
Decisione N. 468 del 23 gennaio 2013
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DIRITTO
Nel caso in esame la societ ricorrente richiede allABF di intimare alla [banca
convenuta] il pagamento dellassegno per 50.403,32 o in mancanza di fondi alla data
del 30.06.2011, di procedere al protesto, accollandosi i relativi oneri.
La controversia, insorta tra la beneficiaria dellassegno bancario e la banca trattaria, verte
sulla restituzione di un titolo di credito emesso per limporto di euro 50.403,32 e reso
impagato dalla banca trattaria per data emissione errata/irregolare, in quanto, a dire della
stessa banca, riportante la data (futura) del 30/06/2019.
La societ ricorrente adduce la mancata osservanza, da parte della banca trattaria
resistente, del disposto di cui allart. 31 Legge assegni e lamenta la conseguente perdita di
una significativa somma di denaro (Euro 50.403,32) ovvero, nel caso la traente non
avesse disposto di fondi sufficienti al momento della presentazione del titolo per lincasso
(eventualit prospettata dalla stessa ricorrente stanti le crescenti difficolt finanziarie
della sua cliente), di non aver potuto beneficiare degli effetti della levata del protesto ai fini
del recupero del suo credito. Il Collegio ritiene che cos precisata la domanda della
ricorrente valga come richiesta di una somma a titolo di risarcimento del danno.
La banca trattaria motiva la propria condotta, gi in sede di reclamo, sulla base della
mancata previa regolarizzazione fiscale dellassegno controverso ed osserva altres che
lazione cartolare nei confronti della traente compete indipendentemente dallelevazione
del protesto o dallapertura della pratica CAI.
Ora, anche ammesso (e non concesso) che la data di emissione dellassegno fosse il
30/06/2019, deve chiedersi se sia stato legittimo il rifiuto della banca trattaria di
provvedere al pagamento per lasserita irregolarit della data di emissione.
In verit, lemissione di un assegno post-datato al di fuori dellipotesi prevista dallart. 121
del R.D. 1736/1933 non d luogo alla nullit del titolo di credito, ma soltanto del patto di
postdatazione in quanto in frode alla legge, che conferisce allassegno funzione di mezzo
di pagamento e non di credito.
Ne consegue che lassegno postdatato, non diversamente da quello regolarmente datato,
deve considerarsi venuto ad esistenza come titolo di credito e mezzo di pagamento nel
momento stesso della sua emissione, coincidente con il distacco dalla sfera giuridica del
traente e con il passaggio nella disponibilit del prenditore (Cass., 3 marzo 2010, n. 5069,
Cass., 6 giugno 2006, n. 13259, Cass., 31 gennaio 2006, n. 2160; Cass., 25 maggio 2001,
n. 7135, Cass., 30 maggio 1996, n. 5039, Cass., 11 maggio 1991, n. 5278 nonch, tra le
pronunce dellABF, Collegio di Napoli, decisione n. 2269 del 24 ottobre 2011).
quindi espressamente consentita la presentazione immediata dellassegno post-datato
per il pagamento a vista (ex art. 31, 2 comma, R.D. 1736/1933), residuando delle
implicazioni di natura fiscale (applicazione allassegno dellimposta prevista per le
cambiali) e sullefficacia di titolo esecutivo (in prevalenza negata anche a seguito di
regolarizzazione nel bollo), che per non impediscono alla banca trattaria di provvedere al
pagamento o, in caso di mancanza di fondi, di inviare il titolo al protesto ed avviare la
procedura per l' iscrizione del nominativo nella Centrale di Allarme Interbancaria (CAI).
Accertata lillegittimit del rifiuto della banca trattaria resistente, il Collegio ritiene, in
sintonia con la giurisprudenza della Suprema Corte (ex multis, Cass., S.U., 26 giugno
2007, n. 14712), che lobbligo posto a carico del banchiere dallart. 31 del R.D. 1736/1933
costituisca unobbligazione ex lege, riconducibile, in base allart. 1173 c.c., ad ogni altro
atto o fatto idoneo a costituire fonte di obbligazione in conformit dellordinamento
giuridico, alla cui violazione consegue il diritto al risarcimento a favore del danneggiato.
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Tale conclusione non posta in discussione, peraltro, dallobiezione sollevata dalla banca
trattaria, ad avviso della quale la mancata levata del protesto ed apertura della pratica CAI
non sarebbe idonea a pregiudicare lesercizio dei diritti da parte del prenditore nei
confronti del traente, secondo quanto previsto dallart. 45 del R.D. 1736/1933.
6HFRPHJLjSLYROWHFKLDULWRGDTXHVWR&ROOHJLR(cfr. fra le ultime le decisioni n. 2791/11,
1635/11 e 15 q LQGXELWDELOH FKH OD QRUPD GD XOWLPR FLWDWD ULFKLHGD OD IRUPDOLWj GHO
protesto al solo fine di legittimare le azioni cartolari di regresso contro gli ulteriori giratari e
che la mancata levata non importi decadenza dallazione di regresso contro LO WUDHQWH q
altrettanto certo che la funzione del protesto non soltanto quella di impedire la
decadenza dalle azioni di regresso eventualmente esperibili, ben potendo esso venir
levato, del tutto legittimamente, anche al solo scopo di far attestare, iQ IRUPD SXEEOLFD H
DGRJQLDOWURSRVVLELOHHIIHWWRLOPDQFDWRSDJDPHQWRGDSDUWHGHOOREEOLJDWRFDUWRODUHFRVu
VIUXWWDQGRLOUHJLPHGLSXEEOLFLWjSURSULRGHOSURWHVWRHODVXDFRUUHODWDSRWHQ]LDOHLGRQHLWj
ad indurre linsolvente a far fronte alla propria obbligazione per evitare il segnale socio-
economico negativo che il protesto rappresenta. A ci deve aggiungersi il fatto, non
trascurabile, che il rifiuto della banca trattaria di eseguire lordine impartito dal traente
dellassegno adducendo lirregolarit della data di emissione ha impedito anche lavvio
della procedura di segnalazione in CAI, che notoriamente ha lanalogo effetto di spingere il
traente verso un sollecito pagamento dellassegno, al fine di evitare la corresponsione
degli interessi e della penale prevista in caso di adempimento tardivo o, in mancanza, la
revoca di sistema delle convenzioni di assegno.
Infine, la condotta illegittima della banca trattaria ha frustrato il vincolo di destinazione
della provvista sorto nei confronti del traente con lemissione dellassegno, che, a seguito
della circolazione e della presentazione alla banca trattaria, assume un rilievo che non pu
pi essere limitato alle parti contraenti ma si estende anche nei confronti del prenditore,
che ha ricevuto lassegno nel presupposto dellesistenza dellordine di pagamento
impartito dal traente alla banca e del suo adempimento.
Se vero che il Collegio non ha elementi circa lesistenza di sufficienti fondi disponibili alla
data della presentazione dellassegno per il pagamento, indubbio che, anche ammesso il
caso contrario, il comportamento della banca trattaria abbia quanto meno impedito alla
societ ricorrente di accertare tempestivamente la presenza o meno di detti fondi ed
assumere le iniziative pi opportune per il recupero del proprio credito o per linterruzione
di eventuali ulteriori forniture di merci.
Ne consegue che, pur non avendo pregiudicato, in astratto, i diritti della societ ricorrente,
la condotta della banca trattaria resistente ha comunque sensibilmente ridotto le chances
di recupero del credito portato dal titolo (in questo senso v. anche la decisione di questo
Collegio n. 2791 del 21 dicembre 2011).
La misura del pregiudizio subito dalla ricorrente non pu ricondursi al valore facciale del
titolo non onorato, dato che, in primo luogo, ai sensi dellart. 4 del R.D. 1736/1933,
lassegno bancario non pu essere accettato dalla banca trattaria convenuta. In ogni
modo, la perdita di unopportunit fatto la cui capacit lesiva soprattutto laddove non vi
la prova, come nel caso di cui si discute, che il comportamento dellintermediario sia
stato doloso o collusivo con gli interessi del traente va valutata in ragione delle concrete
utilit che il suo sfruttamento avrebbe potuto assicurare e che non pu tradursi nel mero
accollo, sul soggetto responsabile, dellintero pregiudizio economico subito dal
danneggiato.
Tenuto conto di quanto sopra, il Collegio stima in via equitativa il danno da perdita di
chance connesso alla condotta illegittima della banca trattaria resistente nella misura del
dieci per cento del valore facciale dellassegno contestato, ossia euro 5.040.
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P.Q.M.
Il Collegio accoglie parzialmente il ricorso e dispone che lintermediario corrisponda
alla ricorrente la somma di 5.040,00, equitativamente determinata.
Il Collegio dispone inoltre, ai sensi della vigente normativa, che lintermediario
corrisponda alla Banca dItalia la somma di 200,00, quale contributo alle spese
della procedura, e alla ricorrente la somma di 20,00, quale rimborso della somma
versata alla presentazione del ricorso.
IL PRESIDENTE
firma 1
Decisione N. 468 del 23 gennaio 2013