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INTRODUZIONE

Dopo la violenza mette a confronto alcuni percorsi di costruzione della memoria in cui la violenza alla
base dello stato e della sua cultura. La memoria infatti fondamentale nel rappresentare e preparare la
violenza del futuro, va quindi anche esaminata la violenza della memoria ovvero i ricordi di traumi passati.
Grazie allapertura degli archivi segreti e ai nuovi media, oggi siamo venuti a contatto con numerose
memorie pubbliche e private che facilmente circolano nei circuiti telematici facendo diversa presa sulla
coscienza collettiva. Le memorie di societ con forti traumi subiti offrono opportunit di rivincita e di
riscatto ai vari attori sociali. La violenza imposta e subita pu essere negata o giustificata dai detentori del
potere, in questo modo la memoria a imporsi alla storia, essa libera quello che la storia nasconde.
Ricordare la violenza pu lenire i mali del passato e prevenire una futura violenza la quale diviene
strumento di aggregazione di gruppo. Riconoscere un passato di violenza tipico delle popolazioni che
hanno praticato politiche di sterminio che vedono gli elementi non appartenenti al proprio gruppo come
laltro da eliminare, ci non permette di riconoscere eguali diritti a tutti e genera odio. Il processo di
costruzione del ricordo cambia a seconda del gruppo sociale e delle circostanze e spesso elimina quello che
pu essere sconveniente.
NARRARE LA VIOLENZA GLI ARICHIVI DELLA MEMORIA NEL KOSOVO (SALVATICI)
Con il progetto Psychosocial and trauma response in Kosovo, nel 1999 sono stati esaminati gli archivi della
memoria per celebrare testimonianze su esperienze individuali e collettive della popolazione kosovera per
rafforzare la sofferenza prodotta dal conflitto, sono state effettuate interviste a diverse comunit nazionali
per dare voce ai vari soggetti sociali. In Albania pi lesperienza della guerra era stata estrema e dolorosa e
pi la dimenticanza diveniva modo di superare il trauma, alle persone intervistate quindi non andavano
ricordate le sofferenze vissute. Ma allo stesso tempo ricordare rafforzava il senso di appartenenza alla
comunit nazionale : il ricordo assumeva potere consolatorio e terapeutico ed cos che i morti diventano
martiri piuttosto che vittime. Il trauma della guerra sostituisce anche altre violenze e angosce infondate
nella societ che non vengono riconosciute ponendo la guerra come unico dolore fondamentale. Le
memorie del conflitto in questo caso per sono anche associate ad altre esperienze positive (incontrare
nuovi amici). In questa esperienza di guerra si pu notare anche come i diversi generi la vivano
diversamente ; sulla base della forte separazione fra campagne e societ possiamo inoltre considerare la
guerra secondo varie prospettive a seconda delle diverse esperienze vissute dai cittadini che vivevano nelle
campagne, teatro pi drammatico del conflitto. La gente dei villaggi approdata in citt ha portato con s le
proprie esperienze e le proprie memorie dolorose, divenute elemento costitutivo di unidentit di gruppo
diversa rispetto alla popolazione cittadina spesso reclamata come lautentica identit nazionale. Ma qui
entra in gioco anche una differenziazione della memoria che sta alla base di un radicalismo politico non
accettato come componente dellidentit collettiva: la gente di campagna veniva ridicolizzata. Nel Kosovo
quindi le memorie del passato si articolano su percorsi diversi che si contraddicono reciprocamente. Da un
lato, le testimonianze si facevano portatrici di una narrazione collettiva la quale si proponeva come
espressione univoca di unidentit nazionale segnata dallesperienza del conflitto in cui la sofferenza
personale diventava memoria pubblica senza dare peso alle singole storie nei vari contesti generando
ulteriore sofferenza. Dallaltro lato, le testimonianze lasciavano emergere varie memorie differenti che
complicavano la narrazione dominante proiettando unimmagine pi frammentata e complessa. Tutte
queste voci diventavano espressione delle contraddizioni prodotte dalla guerra e tutto questo generava
incoerenza e senso di colpa che ostacolava il formarsi di unidentit collettiva rigida.
LA MEMORIA DIVISA IN POLONIA. POLACCHI, EBREI E IL DIBATTITO SU JEDWABNE (POLONKSY)
Lastio tra polacchi ed ebrei deriva da una memoria comune ma divisa, sia i primi che i secondi la vedono
come un discorso pubblico dipendente da altri processi di costruzione dellidentit di gruppo. La memoria
viene quindi vista come rappresentazione del passato modificata in funzione delle mutevoli esigenze
dellidentit odierna. Come sostiene Ankersmit, il passato si mostra a noi solo quando coincide con shock e
trauma che provoca distruzione delle nostre convinzioni ma siccome la storia fatta di esperienze
traumatiche, il passato traumatico una registrazione di esperienze che non riescono a essere assimiliate e
quindi non pu essere dimenticato ma nemmeno ricordato, la storia normale pu essere appresa, il passato
traumatico no. Lunico modo per approcciarsi ad esso accettare lesistenza di un conflitto fra differenti
memorie del passato. La Polonia la principale area in cui i nazisti sterminarono il 90% degli ebrei europei.
Il genocidio fu compiuto in 3 fasi: una prima in cui squadre omicide mobili uccidevano ufficiali sovietici,
ebrei adulti donne e bambini (luglio-dicembre 1941, 1 milione di ebrei uccisi). La seconda fase coincide con
i campi della morte dove gli ebrei veniva uccisi con CO2 e insetticidi ( 1942, 700 mila ebrei uccisi
provenienti principalmente dalla Polonia) e la terza fino alla fine della guerra in cui i pochi ebrei rimasti vivi
furono consegnati agli Alleati. Il riconoscimento del ruolo principale giocato dai tedeschi nel genocidio non
ha evitato aspre polemiche sul comportamento dei polacchi nella 2 Guerra mondiale generando polemiche
simile a quelle di altri paesi, generatesi solo dove la cultura politica ha permesso un confronto con il
passato nazionale e laddove stato possibile, unautocritica nazionale. In Germania in particolar modo, gli
storici tedeschi hanno riesaminato il passato incentrandosi sulla presa del potere dei nazisti e su come si
giunse a tale genocidio. La questione sulle responsabilit delle varie popolazioni si sviluppa specialmente
tra l89 e il 91 e in Polonia gli ebrei criticarono lindifferenza dei polacchi circa il loro destino. Abbiamo due
risposte da parte dei polacchi: una di giustificazione e unaltra di scuse. Del secondo tipo vi la posizione di
Sila-Nowicki che parla di ostilit moderata se consideriamo la posizione di dominanza su alcune professioni
degli ebrei che controllavano la ricchezza in Polonia (ma anche intellettuale). Sarebbe quindi naturale
difendersi dalla minaccia ebraica e inoltre i polacchi venivano minacciati di morte se non denunciavano gli
ebrei, assunsero quindi questo atteggiamento per evitare la loro distruzione. La maggior parte di reazioni
apologetiche nei confronti del genocidio da parte dei polacchi farebbe quindi capo alla loro paura di essere
stati parte attiva del genocidio ma la colpa farebbe capo allinsufficienza del loro sforzo nel resistere. Alcuni
parlano infatti di una cospirazione tesa ai polacchi dagli ebrei per diffamarli e ingannarli. Ma tutto ci va
contestualizzato: gli ebrei collaboravano con il regime comunista sovietico commettendo crimini contro la
Polonia. Tutti questi dibattiti hanno un carattere morale e sono frutto di teologi filosofi e critici letterari.
Compiere un omicidio di massa era quindi pi ragionevole che resistere: si cooperava in questo genocidio
con la speranza che alcuni ebrei sarebbero sopravvissuti. Lunico sentimento che potrebbero esorcizzare
lOlocausto la vergogna. A porgere le scuse sono stati spesso coloro che non avrebbero dovuto mentre
coloro che erano tenuti a rivedere le loro posizioni hanno assunto un atteggiamento apologetico e
antisemita. Paradossalmente la principale conseguenza di questi dibattiti non stata la modifica delle
posizioni polacche ma di quelle ebree che volevano cambiare latteggiamento sciovinista e antisemita della
Polonia. I principali sviluppi di questi dibattiti si sono avuti negli ultimi anni grazie al materiale storico che
ha fornito pi dettagli fra relazioni tra polacchi ed ebrei e grazie a nuove generazioni di scrittori ebrei
polacchi. Effettuando una ricerca storica distinguiamo 4 periodi: quello precedente alla 1 Guerra Mondiale,
quello degli anni 1918-1939, gli anni delloccupazione e quello del dopoguerra. nellultimo periodo che
abbiamo unimmagine pi chiara della posizione degli ebrei sopravvissuti e della loro relazione con il regime
comunista. Maria Janion sostiene che un paese attraversa vari stadi prima di compiere unazione come
lOlocausto: prima gli ebrei vengono visti come indesiderabili cui negare alcuni diritti e in seguito arriva la
richiesta di rimozione dalla societ di questi, poi si passa allomicidio di massa. La soluzione in quegli anni al
problema ebreo fu quindi la rimozione degli ebrei coatta attraverso lemigrazione. Negli anni90 numerosi
scrittori ebrei polacchi esprimono il loro parare su come vivere in un paese che li ha discriminati ma i loro
pareri non sono stati accettati dai polacchi che li hanno giudicati troppo parziali. Questi autori narrano del
loro background fino a prima tenuto nascosto, essi hanno vissuto in prima persona la guerra e lOlocausto
fornendo quindi una visione limpida della vita in quegli anni. Lopinione pubblica polacca molto
frammentata e ha pareri diversi riguardo largomento: il 30% riteneva i polacchi dovessero scusarsi, l80%
non sentiva responsabilit morali, il 13% si. Il 34% riteneva i tedeschi fossero unici responsabili del crimine,
il 14% che lo fossero anche i polacchi e il 7% che i polacchi fossero gli unici colpevoli. Un importante punto
di vista quello di Stola il quale sostiene che il massacro vada compreso nel contesto dellautorit
collaborazionista stabilita dai tedeschi, liniziativa provenne si da questi ma non furono in molti i tedeschi a
partecipare attivamente. La presenza di unautorit municipale collaborazionista rese pi semplice
lattuazione del massacro creando molti carnefici compiacenti che godettero del sostegno della comunit
cittadina. I polacchi si videro fra due nemici: i nazisti e i sovietici. La diplomazia polacca aveva lintento di far
riemergere la Polonia come stato indipendente rifiutando lincorporazione con lUnione Sovietica
opponendosi ai suoi metodi brutali. Per gli ebrei quindi i sovietici erano un male minore rispetto ai nazisti e
non accettarono le strategie polacche ma erano pronti ad accettare quelle russe. Questo caus
collaborazione fra ebrei e nuove autorit sovietiche che favor linsediamento del governo sovietico. Ma, se
da un lato i sovietici offrirono nuove opportunit a individui ebrei, dallaltro soppressero forme ebree di
vita organizzata mettendo a bando tutti i loro partiti, gli ebrei persero quindi ogni illusione verso il sistema
sovietico. I polacchi si sentirono oltraggiati da questo loro comportamento nel 1939 e li accusarono di
slealt e tradimento. Con la rivoluzione bolscevica i polacchi si sentirono ancor pi minacciati dallUnione
Sovietica e questo aument lastio nei confronti degli ebrei che avevano ruoli significativi nel governo
dellURSS e nel partito comunista polacco. La questione di collaborazione tra ebrei e sovietici si riferisce
allassegnazione di ruoli ai comunisti ebrei piuttosto che polacchi in particolar modo nella zona dellex
Polonia orientale tra il settembre 1939 e il giugno 1941. La maggior parte della popolazione accett il nuovo
regime e collabor ma molti si videro traditi in quanto la Russia era un nemico storico della Polonia. Il
termine collaborazione per fuorviante in quanto insito in esso un tradimento a priori, e quindi
superiorit morale di chi critica questa alleanza. Secondo Gross la Polonia non costituiva uneccezione in
Europa e presto dovr raccontare il proprio passato; egli critica quindi la falsificazione della memoria,
atteggiamento generale della societ polacca verso il genocidio. Se da un lato egli rifiuta la consapevolezza
collettiva dallaltro sottolinea lantisemitismo diffuso e lo svilimento della moralit durante loccupazione.
Altri hanno sottolineato la paura che nasceva nei polacchi con lentrata delle unit tedesche nel 1941 che li
port a collaborare attivamente fino a partecipare allo sterminio. La recente consultazione di archivi segreti
e le indagini di alcuni giornalisti cercano di controbattere lidea diffusasi in Polonia che il regime stabilitosi
dopo il 1944 fosse dominato dagli ebrei. Il dibattito fra storici offre la migliore possibilit di progredire
incentrandosi soprattutto sulla storia dei polacchi oltre i confini della Polonia di oggi (URRS , UCRAINA,
LITUANIA e GERMANIA). Si oggi superata la fase delle apologie e si cerca di effettuare ricerche attendibili
e ricche di testimonianze. Si auspica ad un superamento delle narrazioni del passato per raggiungere un
consenso accettabile da tutti che normalisti latteggiamento dei polacchi verso il proprio passato e che
aumenti nel mondo ebraico la consapevolezza della complessit della situazione polacca fra 39 e 45. Il
passato per troppo vicino e lobiettivo forse accettare tragicamente quegli eventi che li hanno uniti e
spesso divisi.

LA MEMORIA DEL GULAG. TESTIMONIANZE DELLA DISSIDENZA NELLA RUSSIA POST-SOVIETICA
(SCERBAKOVA)
Le memorie degli ex detenuti dei lager staliniani sono state a lungo lunica fonte delle conoscenze su ci
che avveniva nelle carceri e nei lager. Esse si sono formate nei diversi decenni in varie condizioni politiche e
sociali ma i ricordi non sono scolpiti nella pietra ed fondamentale una datazione delle memorie. Oggi
difficile datare le memorie in quanto queste erano scritte nel corso di molti anni e i ricordi non sono datati.
Le date spesso sono approssimative o omesse per paura della censura. Lesperienza vissuta in carcere era
solo una parte della vita di queste persone che avevano conosciuto il sistema penitenziario negli anni 20 e
che cercavano di tenere nascoste queste pagine. Scrivere note autobiografiche era estremamente
pericoloso e gli abitanti delle citt non avevano nemmeno un angolo privato per farlo. Gli ex detenuti del
Gulag iniziano ad avere una dimora solo in epoca Chrusceviana. Il periodo per scrivere le memorie fu
quindi breve e pochissimi sopravvissero fino alla perestroika 40 anni dopo. Il numero delle memorie sul
Gulag quindi scarso, circa 2000/3000 testi. Si pu tracciare anche una periodizzazione della
memorialistica dei lager in epoca staliniana e post staliniana, nel periodo dagli anni 20 ai 40 compaiono
poche reminescenze scritte. Durante la 2 Guerra Mondiale si ritrovarono in Occidente molti di quelli che
avevano conosciuto carceri e lager sovietici, queste persone rimasero a lungo in una situazione di
marginalit senza poter scrivere memorie , i loro scritti ebbero scarsa risonanza in Occidente e rimasero
sconosciuti in Russia. Un primo periodo di repressione possiamo individuarlo dal XX Congresso del Pcus fino
alla rimozione della salma di Stalin dal Mausoleo, in questa fase i reduci scrivono le loro esperienze come
sfogo di quello che per anni era rimasto nascosto e non con la speranza che fossero pubblicati. Gli scritti di
questo periodo sono ricchi di pathos. Una seconda fase inizia nel 1962 con la pubblicazione di Una
giornata di Ivan Denisovic che ebbe notevole successo inducendo gli ex detenuti a scrivere le loro memorie
o inviarle alla redazione: il tema del lager cessa di essere proibito e Mosca fu invasa da manoscritti,
memorie e racconti degli anni dello stalinismo. Tutto questo dur meno di due anni, con la caduta di
Chruscev il tema del lager divenne nuovamente proibito e le speranze dei memorialisti del Gulag in una
pubblicazione svanirono ma nella societ rimase linteresse per il tema delle repressioni dando stimolo a
molti di continuare. Una terza fase coincide con la pubblicazione di Arcipelago Gulag di Solzenicyn nel 1972,
gli ex detenuti dei lager confrontarono questo lavoro con la propria esperienza. Negli anni 70 il tema del
Gulag si afferma nel samizdat e inizia lo studio del Gulag. Cambia anche il tono della memorialistica e si
presta maggiore attenzione alla realt del lager, scompare il pathos e gli uomini vogliono dimostrare
sempre meno di essere stati fedeli al partito. In questo periodo si scrive per lasciare una memoria di s alle
nuove generazioni. Una quarta fase comincia con la perestoijka di Gorbaciov che si suddivide in 3 periodi. Il
primo va dal 1987 al 1991 in cui nasce linteresse per le repressioni e per il Gulag, si pubblicano memorie
mai stampate prima in quanto gli ex detenuti non temono di parlare, le esperienze dei lager acquistano un
reale valore sociale. Si scopre che molte persone erano state vittime delle repressioni. Gli ex internati
furono romanzati e le memorie erano accolte acriticamente. In un clima del genere era impossibile qualsiasi
riflessione critica e scientifica. Dal 1991 al 1995 linteresse per il tema delle repressioni cala sensibilmente e
subentr lindifferenza e tra chi non aveva vissuto questesperienza direttamente i Gulag divennero un
tabu. Allo stesso tempo la maggior parte degli editori era in gravi difficolt economiche e per sopravvivere
pubblicava libri di altro genere. I principali lettori del Gulag dovevano preoccuparsi della propria
sopravvivenza. Negli anni dal 1996 al 2001 invece, la situazione si stabilizza: linteresse per la tematica del
lager perde connotazione politica e le memorie sono ancora pubblicate presso editori di provincia, escono
libri scritti da figli di vittime di precessioni che alternano ricordi dei genitori completandoli con documenti
darchivio recenti. Di recente linteresse per le memorie nuovamente cresciuto.
Gli autori delle memorie del Gulag provengono da un ambiente sociale molto omogeneo, le memorie
proveniente dalle elite culturali e nobiliari sono poche poich queste persone o furono uccise o emigrarono
durante la guerra civile. Mancano anche le memorie dei contadini poich questi non avevano una cultura
letteraria. Nonostante ci le loro memorie non sono andate perdute in quanto i discendenti dei contadini
raccontano le storie delle loro bisnonne che sono sopravvissute nella memoria familiare tramandate di
generazione in generazione. Mancano invece i racconti dei responsabili dei crimini staliniani, persone
disoneste e corrotte che spesso derubavano i detenuti. Altre memorie che abbiamo sono quelle dei
funzionari di partito e sovietici di medio livello arrestati nel periodo del Grande Terrore. Un grande numero
di memorie quello femminile, queste si distinguono per una maggiore emotivit e una pi scrupolosa
descrizione della vita quotidiana nel lager. In generale le memorie nono erano comunque scritte da letterati
n erano destinate alla pubblicazione, hanno quindi una forma semplice in stile resoconto documentario.
Le memorie sono tutte omogenee ed appartengono allo stesso tipo, sembrano quasi fondersi in un unico
ipertesto. Lomogeneit sociale della maggioranza degli autori di memorie ci mostra il Gulag solo
attraverso gli occhi di quelle persone e non di tutto il Gulag. Si parla inoltre di memorie di sopravvissuti
ovvero fortunati che non parlano del problema della sopravvivenza sullo sfondo degli altri compagni morti
(come nellOlocausto) essi sono detti pridurki, internati che grazie alle loro conoscenze sono riusciti a farsi
assegnare un lavoro pi leggero. Le memorie del Gulag si possono suddividere per la matrice psicologica in
gruppi ovvero o lautore sopravvissuto perch rimasto fedele agli ideali lenisti oppure grazie alle sue
capacit e il suo carattere. I testi di questo secondo tipo sono quelli pi attendibili. Molto importante il
tempo e lo spazio nelle memorie che non corrispondono alle cognizioni reali (p.e. stare in un lager richiede
pi energie interiori e il duro lavoro faceva sembrare anni una interminabile giornata). importante
individuare anche i meccanismi della rimozione: lo shock dellarresto senza colpa, la mancanza di
cognizione di quello che accadeva e la sensazione di assurdit e irrealt. Agivano sulla memoria poi anche le
torture fisiche subite o le testimonianze contro se stessi e altre persone care, per liberarsi da tutto ci si
innescava un meccanismo di rimozione. Bisogna attendere la fine degli anni 80 per la creazione di nuovi
temi, periodo in cui escono memorie di unaltra generazione: gli arrestati nel dopoguerra. In queste
emergono delusione e disinganno verso Stalin, queste persone sono meno ideologizzate e le loro storie
sono fatte di racconti quotidiani e aspetti della vita del campo. Il passaggio tra libert e lager quindi non era
violento come per gli arrestati degli anni 30 finiti in carcere direttamente dallufficio. Un esempio di queste
memorie il libro di Ruf Tamarina, arrestata negli anni 40, la quale inizia a scrivere tardi le sue memorie per
due motivi: la paura e la necessit delloblio. Per sopravvivere lautrice ha dovuto dimenticare o rimuovere,
il libro non stato scritto prima perch Tamarina non voleva ricordare. A differenza delle persone pi
vecchie, le nuove generazioni si trovavano a dover recuperare in fretta il tempo perduto e rifarsi una vita,
rimuovendo il passato. Il suo un racconto sincero sui legami con gli organi della sicurezza e ci
caratteristico nel periodo della prestroijka e del post perestroijka. Un tema pi complesso quello della
resistenza nel Gulag, nelle prime memorie gli autori intendevano mostrare la propria innocenza, la
resistenza era quindi assente. Sul finire degli anni 80 con la nascita degli umori anticomunisti nella societ, il
tema della resistenza al regime staliniano incomincia a emergere chiaramente. Ogni sopravvivenza nelle
condizioni del lager gi resistenza e questo il perno di molte memorie e nelle memorie degli anni 90
viene mitizzato. Emerge anche il tema dellantisemitismo, le persone ebraiche avevano un atteggiamento
complesso verso la propria origine, spesso rompevano con la propria religione e cambiavano cognome. Sul
finire degli anni 40 e inizio 50 il lager appare come una forma di vita o comune una continuazione di questa;
i giovani condannati a starci ritengono di esservi finiti per tuta la vita e perci la loro vita continuava in tutti
i suoi aspetti. Gli autori delle memorie ci parlano anche di tutto coloro che non hanno lasciato memorie e si
scoperto che oltre ai 4 milioni arrestati ben 17 milioni furono internati per motivi futili (un ritardo,
abbandono del posto di lavoro). Una buona parte di persone sono state condannate ai lavori forzati ma non
ne abbiamo tracce scritte. In definitiva non esiste una memoria collettiva di questa esperienza e la
memoria del lager un mezzo di sopravvivenza e di resistenza. Sul finire degli anni 80 abbiamo numerosi
racconti orali registrati su nastro audio o video, diventa possibile interrogare chi non aveva scritto
memorie. Nella conversazione la persona tocca argomenti dolorosi che non avrebbe affrontato sulla carta
e si comprendono i Gulag a un livello pi profondo. Queste memorie sopperiscono alla mancanza di
documentazione visiva del Gulag. Ci restituiscono qualcosa dellatmosfera dei Gulag solo alcune foto
scattate in carcere conservate nei fascicoli distruttoria o disegni. Negli anni 90 appaiono per la prima volta i
documenti in quanto si aprono gli archivi segreti, gli storici si gettano sui documenti piuttosto che sulle
memorie. Gli archivi sono la memoria del sistema e grazie ad essi si potuto percepire il 1937 (anno del
Grande Terrore) in cui furono arrestate pi di 1.600.000 persone e fucilate oltre 650.000. Grazie agli archivi
si compreso come il sistema totalitario possa essere assurdo: per completare gli arresti pianificati
venivano arrestate persone a casaccio ovunque. I documenti confermano la straordinaria importanza della
memoria non ridimensionandola affatto. In quelle carte luomo sembra scomparire, esse sembrano voler
annientare luomo reale lasciando solo il detenuto senza nome. Ma qui che i documenti lasciano spazio
alle memorie, unica fonte in cui troviamo luomo e il suo destino individuale. pertanto necessaria
unaccurata analisi che si incentri non sul che cosa ma sul come e perch stato ricordato. Ci interessa
sapere perch il detenuto menta e non se quello che scrive sia vero o falso.
VIOLENZA E MEMORIA IN ISRAELE. PULIZIA ETNICA DEL 1948 NEL PROCESSO DI PACE TRA ISRAELE E
PALESTINA (PAPPE)
Un atteggiamento progressista verso la pace prevede leliminazione del passato, quando si fallisce nel
realizzarla, i nuovi tentativi ripartono dal punto di partenza. Questa filosofia permea il processo in atto in
Palestina sin dal 1948 e specialmente dopo il 1967. Ci ha impedito ogni possibilit di pace tra Israele e
Palestina va quindi interodotta la dimensione storica. Il 1948, anno di pulizia etnica in Palestina rappresenta
la base del conflitto. Nel febbraio del 1947 limpero Britannico concluse il mandato di governo sulla
Palestina e lo affid alle Nazioni Unite. Nel 1917 la Gran Bretagna con la Dichiarazione di Belfour aveva
promesso di conciliare i diritti naturali della popolazione palestinese con la trasformazione del paese nel
focolare nazionale ebraico. Lagenzia ebraica in Palestina ne approfitt per gettare i palestinesi in uno stato
di confusione e nel maggio del 47 consegn una mappa e un piano alla commissione speciale delle Nazioni
Unite per trovare una soluzione. Ogni parte voleva salvaguardare i diritti dellaltra. I palestinesi si
ribellarono contro i britannici dal 36 al 39 e persero la propria leadership. Lagenzia ebraica aveva invece
una guida forte che aveva compiuto tutti i passi necessari per assicurare il sostegno delle Nazioni Unite. Nel
maggio del 47 il piano dellAgenzia ebraica sugger la creazione di uno stato ebraico sull80% del territorio
della Palestina che in seguito lUnscop ridusse al 55% ma i Palestinesi rifiutarono il piano. Tutto ci gener
caos e violenza e la leadership ebraica ritorn alla mappa proposta nel 47. Nel 48 scoppi una guerra civile
in seguito alla risoluzione dellOUNU che prevedeva la divisione della Palestina e la creazione di uno stato
ebraico. Tra dicembre 47 e marzo 48 le forze ebraiche attaccarono alcuni villaggi palestinesi e insediamenti
beduini per effettuare pulizia; tutto ci semin terrore tra i palestinesi pi benestanti che lasciarono il
paese. Tra gli ebraici si diffuse lidea di qualcosa di pi sistematico fu quindi approvato un piano militare
che affrontava due questioni: proteggere l80% degli stati ebraici e cosa fare con il milione di palestinesi che
vivevano in quell80%, fu chiamato piano D. In quellarea non vi erano forze militari in grado di opporsi agli
ebrei. Furono distrutti oltre 400 villaggi e 11 citt, migliaia di civili furono uccisi (NAKBAH). Solo nei due anni
successivi lONU riusc a predisporre un tentativo di pacificazione del paese convocando la Conferenza di
pace di Losanna nel 1949. Questo prevedeva linternazionalizzazione di Gerusalemme e la divisione del
paese in due parti pi o meno uguali lasciando aperte questioni storiche come le connessioni con il passato
ebraico e le rivendicazioni sulla Palestina. Ogni tentativo seguente di riappacificazione si bas sullequilibrio
delle forze e dei pi nascosti interessi. La posizione del premier israeliano Gurlon e del re Adbullah di
Giordania, che volevano la spartizione della Palestina, prevalse. Cos la Palestina venne spartita tra egiziani
(Striscia di Gaza), Giordani (West Bank) e Israeliani (78% Palestina storica). Gran parte del paese fu distrutta
e la popolazione autoctona espulsa.; i rifugiati furono ignorati dalla comunit internazionale e dalle potenze
arabe regionali.
La guerra del giugno 67 port gli israeliani al totale controllo della Palestina, il processo di pace fu voluto da
delegazioni britanniche, francesi e russe in seno alle Nazioni Unite. Presto per gli americani ne presero il
controllo per escludere i russi dallagenda mediorientale. La superiorit di Israele era indiscutibile e fu
quindi lasciato a loro il compito di mostrare buon senso al processo di pace a loro favorevoli. Tutto questo
si cristallizz in un processo parallelo al dibattito interno tra destra (sostenitrice del progetto Grande
Israele) e sinistra (movimento Peace Now). In Israele prevalse la prima linea ignorando il punto di vista
palestinese. La prima linea guida si basava sul fatto che il conflitto era iniziato nel 67 e la sua soluzione era
un accordo in grado di determinare il futuro della West Bank e la Striscia di Gaza che costituiscono il 78%
del territorio palestinese, tale soluzione si limitava quindi al 22% su cui bisognava trovare un compromesso.
La seconda linea guida si fondava sul principio che tutto ci che fosse visibile in quelle aree era divisibile e
che tale visibilit era la chiave per la pace. Una terza linea guida prevedeva che tutti gli eventi avvenuti fino
al 1967 erano esclusi dal negoziato, intendeva quindi praticare la totale rimozione della questione dei
rifugiati dallagenda di pace e considerare il diritto al ritorno dei palestinesi un impossibile punto di
partenza. Queste linee guida furono implementate grazie alla mediazione del segretario di stato americano
Kissinger e del re giordano Hussein, ci gener nel 1987 la Intifada (rivolta nei territori occupati). Il
presidente egiziano Sadat offr una strada parallela permettendo agli israeliani di avere il controllo su tutte
le aree occupate garantendo ai palestinesi lautonomia internazionale. In seguito alla rivolta del 87 lidea di
autonomia si distrusse e la Giordania perse il ruolo di partner di negoziazione e gli israeliani accettarono il
ruolo dei palestinesi come partito della pace. Grazie allaiuto americano Israele prov a negoziare la pace
con la leadership dei territori occupati presso la Conferenza di pace di Madrid nel 91. Le linee guida della
pace furono articolate dagli accordi di Oslo che iniziarono nel 93. Gli israeliani cercarono un partner
palestinese per la prima volta: dopo 5 anni di mantenimento di sicurezza nella regione le principali richieste
dei palestinesi sarebbero state negoziate. A partire dal 1967 due nuovi fattori ridussero le possibilit di
giungere a un accordo: i movimento fondamentalisti ebraici e quelli islamici. I palestinesi reagirono con gli
attacchi suicidi e quindi gli israeliani arricchirono le pene collettive raddoppiando di settimana in settimana
il sostegno ai suicidi e ai loro mandanti. Tutto questo rese impossibile lemergere di partiti per la pace
sebbene la pace con i palestinesi sarebbe stata lunica soluzione. Gli israeliani misero a punto un piano
organizzato mentre la frammentata leadership palestinese non ne fu in grado e chiese consulenze a centri
improbabili (Adam Smith Institute di Londra). Nel 2000 a Camp David ci fu infatti solo il piano israeliano.
Esso prevedeva il ritiro della maggior parte della West Bank e dalla Striscia di Gaza lasciando ai palestinesi il
15% della Palestina originaria in forma di cantoni distanziati e tagliati da muri. Arafat si rifiut di accettare
questo piano e nacque una seconda rivolta militare. In seguito ci fu lultimo tentativo di pace con la stessa
formula: iniziativa israeliana che si occupava del pubblico e delle necessit israeliane sotto la mediazione
americana a cui si aggiungeva la creazione di uno Stato palestinese indipendente. La rivolta del 87 aveva
persuaso il partito della pace israeliano a distinguere tra teoria e realt pertanto il discorso su uno stato
palestinese divenne un modo per vendere agli americani una soluzione che offriva uno stato ai palestinesi.
Esso sorgeva solo su una met della West Bank, era privo di forze di polizia indipendenti e integrit
territoriale ed era allinterno di grandi mura. Tutto ci impediva la creazione di una Palestina indipendente
ma assecondava la prospettiva americana di costruzione della pace. Il fallimento di tutte queste proposte
di pace deriva dal tentativo dei pacificatori di rimuovere la pulizia etnica del 1948 dallagenda di pace e di
assolvere Israele dalle sue responsabilit verso la Nakbah. Le posizioni israeliane sono inoltre alimentate
dalla paura e dai traumi pi che dagli interessi. In Israele la percezione della pace implica la costituzione del
soggetto arabo-palestinese come laltro da demonizzare. La negazione dellaltro nella costruzione
dellidentit collettiva segno di nazionalismo e in questo caso ci avvenuto nel 1948. Gli israeliani
dovrebbero riconoscere che laltro una vittima e vedere se stessi come carnefici. I palestinesi chiedono di
essere riconosciuti come vittime della malvagit israeliana. Perseguitare laltro e negare il suo diritto a
considerarsi vittima sono processi intrecciati nella violenza. Coloro che hanno effettuato la pulizia etnica del
1948 negano che questa abbia mai avuto luogo poich farebbe perdere agli ebrei la posizione di ultime
vittime della storia. Gli ebrei dovrebbero affrontare la paura del passato e riconoscere il loro ruolo di
carnefici, sono quindi possibili 3 strade. La prima consiste nellammontare i danni su tutte le strutture per
quantificare la sofferenza e traducendo tutto in danaro in forma di sovvenzione. Unaltra strada lesame
degli attuali tribunali pubblici alla ricerca di prove della violenza e le atrocit. Unaltra strada
rappresentata dal cercare una giustizia non punitiva che come sostiene Aynido deve concentrarsi sullo
stabilire la colpa o i bisogni e i doveri. Un altro modo consiste in un incontro faccia a faccia tra i due. La
terza strada consiste nel reciproco riconoscimento da parte delle due comunit come comunit di
sofferenza. Gli israeliani temono di perdere la posizione di vittime e di affrontare un passato sgradevole. La
fine della vittimizzazione, laccettazione dellaltro nel discorso nazionale e il riconoscimento del ruolo di
Israele come carnefice sono i soli strumenti utili per la riconciliazione.