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Michael Sweet

Una Relazione sui Tibet e sulle loro vie


di padre Manoel Freyre S. J. compagno di viaggio di Ippolito Desideri

storialocale
Questultima notevole opera di oltre ottocento pagine rende nalmente disponibile in lingua inglese la Relazione di Desideri, in versione integrale e in unedizione critica, che, basata su quella italiana curata con grande sapienza da Luciano Petech oltre mezzo secolo fa, la aggiorna con precisione alla luce delle pi recenti scoperte. In appendice a questa opera riportata, ancora per la prima volta in versione integrale unaccurata traduzione della relazione di Manoel Freyre, confratello portoghese e compagno di viaggio di Desideri, pubblicata da Petech nelloriginale latino. La relazione di Freyre, importante, pur nella sua brevit, come riscontro di quella di Desideri, ma anche per chiarire alcuni aspetti rimasti oscuri di quella controversa missione. Ora, sempre per opera di Michael Sweet, ci offerta per la prima volta in italiano e in una nuova e originale edizione, curata direttamente dallo stesso studioso statunitense, il quale si avvalso della traduzione italiana effettuata appositamente per Storia locale dal nostro amico latinista pistoiese Fausto Ciatti.

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Premessa
Il missionario gesuita pistoiese Ippolito Desideri scrisse in italiano un poderoso resoconto del viaggio e delle sue scoperte, completato nel 1728, quando, al termine della sua missione in Tibet, rientr a Roma. Le travagliate vicende di questo manoscritto sono descritte nel saggio di Enzo Gualtiero Bargiacchi uscito in un numero monograco di Storia locale (n. 2, dicembre 2003): in sintesi possiamo dire che, dopo vari frammenti pubblicati da Carlo Puini allinizio del ventesimo secolo in alcuni articoli e soprattutto nella sua monograa su Tibet del 1904, la Relazione del nostro missionario vide la luce solo nel 1932, per lammirevole impegno dellesploratore Filippo De Filippi, in traduzione inglese e comunque non del tutto completa. Unintegrale e accurata edizione critica nella lingua originale usc, per la cura del grande storico Luciano Petech, in tre parti, fra il 1954 e il 1956 (Parti V-VII de I missionari italiani nel Tibet e nel Nepal, 19521956): edizione tanto preziosa ma nascosta, trascurata e quasi introvabile. Dopo quel saggio di Storia locale del 2003, Ippolito Desideri stato oggetto di molta attenzione, ricerche, studi e incontri internazionali, fra i quali si segnalano: Convegno internazionale Lingue e culture dei missionari (Centro internazionale sul plurilinguismo, Udine, gennaio 2006: intervento di E. G. Bargiacchi); XIII Colloquium dellAssociazione Internazionale per gli studi sul Ladakh (Roma, settembre 2007): intervento di E. G. Bargiacchi; XV Congresso dellAssociazione Internazionale per gli Studi Buddhisti (Atlanta, giugno 2008): panel Buddhism in the Writings of Ippolito Desideri, con interventi di E. G. Bargiacchi, Erberto Lo Bue, Robert Trent Pomplun, Michael Sweet, Leonard Zwilling (contributo speciale per loccasione la biograa in inglese di Ippolito Desideri, E. G. BARGIACCHi, A Bridge Across Two Cultures, edita dallIGM); XII Seminario dellAssociazione Internazionale per gli Studi Tibetani (Vancouver, agosto 2010): panel Recent Research on Ippolito Desideri and the Catholic Missions to Tibet, con interventi di E. G. Bargiacchi, R. T. Pomplun, M. Sweet, L. Zwilling (in un diverso panel, altro intervento su Desideri, di Donald Lopez). Oltre ai numerosi articoli degli autori sopracitati e di altri, pubblicati su riviste, italiane e straniere, specializzate in studi storici, geograci, losoci e religiosi (fra i quali quelli usciti su Storia Locale di Mario Bruschi e Alessandra Vezzosi), sono da segnalare ancora i volumi: E. G. BARGIACCHi, Ippolito Desideri S.J. alla scoperta del Tibet e del buddhismo, Edizioni Brigata del Leoncino, Pistoia, 2006 (biograa in italiano); Ippolito Desideri S.J. Opere e Bibliograa, Institutum Historicum Societatis Iesu (Subsidia ad Historiam S.I., 15), Roma, 2007 T. POMPLUN, Jesuit on the Roof of the World. Ippolito Desideris Mission to Tibet, Oxford University Press, New York, 2010 Mission to Tibet. The Extraordinary Eighteenth-Century Account of Father Ippolito Desideri, S.J. Translated by Michael J. Sweet. Edited by Leonard Zwilling, Wisdom Publications, Boston, 2010.
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Una Relazione sui Tibet e sulle loro vie di padre Manoel Freyre S. J. compagno di viaggio di Ippolito Desideri*
Il gesuita portoghese Manoel Freyre poco noto anche a quelle persone che si interessano della missione cattolica in Tibet oppure lo si menziona solo come compagno di viaggio o Superiore del gran missionario pistoiese Ippolito Desideri.1 Il giudizio degli studiosi nei riguardi di Freyre del resto non stato nora molto favorevole: leminente tibetologo Luciano Petech, curatore di tutte le opere italiane di Desideri, per esempio, descrive il prete portoghese con sdegno come di gran lunga inferiore al compagno per intelligenza e carattere.2 Certo non si pu paragonare il Desideri al Freyre a livello intellettuale: luno, teologo e poliglotta straordinario, un geografo [che] occupa un posto di primo piano nella conoscenza europea del Tibet3 e sopratutto il primo tibetologo nel senso moderno del termine; laltro, invece, una sorta di sottuf* Un ringraziamento speciale dovuto a Ezio Gualtiero Bargiacchi e Manuela Francavilla per la preziosa assistenza nella stesura di questo articolo. 1. Luciano PETECH (ed.) I missionari italiani nel Tibet e nel Nepal [MITN] in sette tomi (Parti I-VII): Parti V-VII, Ippolito Desideri S.I., Libreria dello Stato, Roma, 1954-56. Per una visione dinsieme della vita, delle opere e dei viaggi di Desideri si veda Enzo Gualtiero Bargiacchi, Ippolito Desideri S.J. Alla scoperta del Tibet e del Buddhismo, Edizioni Brigata dei Leoncino, Pistoia, 2006; Trent POMPLUN, Jesuit on the Roof of the World. Ippolito Desideris Mission to Tibet, Oxford University Press, New York, 2010; e M. SWEET & L. ZWILLING Mission to Tibet. pp. 14-62 2. L. PETECH, MITN 5, p. xvi. Non diversa lopinione di Wessels nella sua introduzione a Filippo DE FILIPPI (ed.), An Account of Tibet: The Travels of Ippolito Desideri of Pistoia, S.J. 1712-1727, 2nd ed, George Routledge & Sons, London, 1937, p. 29, 45, dove lo descrive come fainthearted e afferma che la sua relazione does not add materially to the information [in Desideri], but is a useful check on it. Si veda anche Henri HOSTEN, Letters and Other Papers of Fr. Ippolito Desideri S.J., A Missionary in Tibet (1713-1721, Cosmo Publications, Delhi, 1998, p. 56 nota 2 [originariamente pubblicato nel Journal of the Royal Society of Bengal. Letters, 1938, pp. 567-767]. 3. L. PETECH, MITN 5 p. xxvii.

Una Relazione sui Tibet e sulle loro vie

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ciale della Compagnia di Ges, formatosi nelle scuole provinciali di Goa ben diverse dal prestigioso Collegio Romano in cui studi il confratello. Come vedremo, per, e come dimostr egli stesso adempiendo sempre ai suoi incarichi con assiduit ed astuzia, Freyre non fu uomo da nulla. Al contrario, fu scelto come compagno di viaggio e Superiore del missionario italiano proprio grazie al suo gran talento.

I. Manoel Freyre: La sua vita e il suo ruolo nella Missione in Tibet


Gli scarsi avvenimenti della vita di Freyre possono essere raccontati in poche righe. Sappiamo che nacque nel 1679 ad Ancio, una cittadina nel distretto montuoso del Portogallo centro-occidentale, e che nel 1694 entr come neota nella Compagnia di Ges di Goa. Perdute le sue le tracce per alcuni anni, lo ritroviamo nel 1710 presso la missione gesuitica di Agra, allora capitale dellimpero Moghul e poi a Delhi nel 1714. Qui, divenuto pastore di una comunit cattolica4 di 300 fedeli5 circa, ricevette dal padre Jos da Silva, Visitatore inviato alla provincia gesuita di Goa, lincarico di ducia di fare da compagno di viaggio e Superiore di Desideri. Tra il 1714 ed il 1716 Freyre intraprese laspro e pericoloso viaggio da Delhi a Lhasa e poi il ritorno ad Agra per via di Kathmandu e Patna. Trovandosi presso il collegio gesuitico di quella citt, undici mesi dopo la sua partenza da Lhasa, e cio il 26 aprile 1717 rm la relazione in latino qui tradotta. Nel 1718 Freyre si trovava nuovamente a Delhi e pi tardi aveva certamente lasciato lordine per presentare poi richiesta di reinserimento nel 1724;6 nonostante gli fosse concessa lautorizzazione7 a rientrare nella Compagnia, per ragioni a noi sconosciute, il giorno ssato non apparve davanti alla commissione gesuitica e, n dal 1719, il suo nome non compare pi negli elenchi n dei membri n dei defunti della Compagnia.8 Ancora: non conosciamo le motivazioni per cui lasci la Compagnia di Ges, cosa fece dopo la sua separazione dallordine e nemmeno la sua data di morte. Altrettanto misteriosa ci appare la sua missione in Tibet. Quando e come Freyre fu coinvolto nellimpresa? Quali furono gli incarichi, manifesti e segreti, afdatigli? E quali furono i risultati delle sue azioni? Sono tutti quesiti complicati le cui risposte non sempre possono essere dedotte dai testi e documenti disponibili, peraltro decisamente scarsi, cos che talvolta necessario fare ricorso a congetture. Nemmeno
4. Cornelis WESSELS, Early Jesuit Travellers in Central Asia 1602-1721, Martinus Nijhoff, The Hague, 1924, p. 222 nota 2. 5. Si veda la lettera di Desideri a p. Franceso Piccolomini da Agra, datata 21 agosto 1714 (DL. 4, MITN 5, pp. 10-19: 12-13). 6. Lettera di Freyre al Generale, Goa, 10 dicembre, 1724 [Goana Epist. 1579-1742, 9 II, cccxxvi, f. 590], citazione da Enzo Gualtiero BARGIACCHI, Ippolito Desideri S.J. Opere e Bibliograa, Institutum Historicum, S.I., Roma, 2009, p. 18. 7. L. ZWILLING, Freyre and La Causa del Tibet. Intervento presentato al XII Seminario dellAssociazione Internazionale per gli Studi tiberani (vancouver, agosto 2012), p.14. 8. C. WESSELS, Jesuit Travellers, p. 222, nota 2.

nella sua relazione Freyre spiega perch decise di partecipare alla missione; ma non c da stupirsene perch bisogna ricordare che il documento era quasi certamente destinato a persone gi a conoscenza delle sue motivazioni: da una parte il Visitatore da Silva,9 deputato del primum mobile della spedizione in Tibet, cio il Padre Generale dellordine, e dallaltra Melchior dos Reys, prefetto del collegio gesuitico di Agra. Come rappresentate diretto del padre Michelangelo Tamburini,10 Preposito generale della Compagnia, il Visitatore era plenipotenziario nella provincia di Goa. E solo grazie alla sua interposizione tempestiva, Desideri riusc a superare la resistenza della maggioranza dei gesuiti di Goa ed Agra al progetto tibetano. Infatti, i membri della Compagnia non solo sentivano quel piano come impostogli da Roma, ma sembrava loro anche uno spreco delle gi scarse risorse nanziarie ed umane della provincia.11 a questo punto che intervenne il da Silva ottenendo un prestito12 per sostenere le spese dellimpresa. Padre da Silva e Desideri si conobbero tra gennaio e marzo del 1714 a Surat, presso i cappuccini, come si legge in una delle lettere private di questultimo, e, partendo insieme da quei luoghi, arrivarono a Delhi l11 maggio dello stesso anno. In questa data, poi, il pistoiese incontr per la prima volta il portoghese, chegli descrisse come uomo acceso da un grande entusiasmo13 per il progetto della missione. Poco dopo, da Silva nomin Freyre compagno e Superiore di Desideri, incarichi in seguito raticati anche dal Padre Generale.14 Dal loro soggiorno in Ladakh nel 1715 in poi, per, Desideri inizi ad esprimere un disprezzo aperto verso il compagno portoghese e vederlo come unimposizione del da Silva.15 Comunque, non ci stupisce lanimosit del pistoiese; anzi, ci sembra
9. Lipotesi che da Silva fosse uno dei destinatari della relazione si ricava dal fatto chegli risiedette ad Agra per tutto il 1717 rimanendo il Superiore di Freyre, che eseguiva cos i suoi ordini. 10. Tamburini (1647-1730), guid la Compagnia di Ges dal 1709 no alla morte e fu gran sostenitore delle missioni gesuitiche, ma ci gli caus molti problemi con la Propaganda. A tal proposito, si veda la voce di Charles E. ONEILL, Tamburini, Miguel ngel in Charles ONEILL e Joaquin M. DOMNGUEZ (eds.), Diccionario Histrico de la Compaa de Jess, 4 vol., Universidad Ponticia Comillas, Madrid, 2001, vol. 2, pp. 1650-1653. 11. Sulla resistenza gesuitica alla missione in Tibet si veda M. SWEET e L. ZWILLING, Mission to Tibet, pp. 26-27. Sulla mancanza di personale nella provincia di Goa durante questo periodo si veda: Dauril ALDEN, The Making of an Enterprise: The Society of Jesus in Portugal, Its Empire and Beyond, 1540-1750, Stanford University Press, Stanford CA, 1996, pp. 581-582; e la lettera del gesuita p. Giuseppe Martinelli a Tamburini dove spiegato in dettaglio come uneventuale missione in Tibet potrebbe risultare infruttuosa, in H. HOSTEN, Letters and Other Papers of Fr. Ippolito Desideri S.J., A Missionary in Tibet (1713-1721, Cosmo Publications, Delhi, 1998 [nuova edizione delloriginale pubblicato nel Journal of the Royal Society of Bengal. Letters, 1938, pp. 567-767], pp. 21-27. 12. La benefattrice fu Donna Juliana Dias da Costa, una portoghese molto inuente alla corte Moghul, che aveva gi fornito aiuti nanziari per precedenti tentativi di aprire una missione in Tibet. Si veda al riguardo L. PETECH, MITN 5, pp. 242-243, nota 26. 13. Lincontro descritto nella lettera da Agra del 21 agosto 1714, scritta da Desideri al padre Francesco Piccolomini [DL. 4, MITN 5, p. 10-19: 12]. 14. Sullapprovazione dellimpiego di Freyre si veda L. PETECH, MITN 5, p. 228, nota 1. 15. Si veda per esempio la lettera scritta a Leh da Desideri a Tamburini il 5 agosto 1715 (DL. 6, MITN 5, pp. 22-32: 29-31) e la sua Relazione, Libro I, cap. 11 (MITN 5, p. 183 e M. SWEET e L. ZWILLING, Mission to Tibet , pp. 176-177. parere di C. Wessels (Early Jesuit Travellers, p. 210) e di L. Petech (MITN 5, p. xvi) che Freyre

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Un tipico guado nellarea himalayana

Dopo la difcile traversata dei monti Pir Panjal, il 13 novembre 1714 Desideri e Freyre arrivano a Srinagar, delizioso capoluogo del Kashmir, e vi sostano sei mesi

che il comportamento prepotente e subdolo di Freyre durante il viaggio la giustichi. Basandoci sulla relazione di Freyre ed altri documenti rilevanti, nostra opinione, inoltre, che fu a questi chiesto di partecipare alla missione in Tibet per la sua grandesperienza in India e per essersi precedentemente dimostrato un amministratore e leader prudente. In particolare, i suoi due incarichi principali furono, da un lato, di accompagnare e far giungere sano e salvo il compagno pi giovane nel Tibet centrale; e, dallaltro, di raccogliere tutte le informazioni possibili sulle attivit dei cappuccini, rivali dei gesuiti nei territori del Tetto del mondo. Per capire meglio tutto ci, per, necessario esaminare la concorrenza che cera allepoca tra i due ordini relativamente alle missioni in Asia e soprattutto in Tibet.

nerale alla Compagnia che part da dentro la Chiesa stessa. In particolare, da una parte, agirono gli ordini francescani cappuccini che, sostenuti da una Francia allora dominante nel mondo cattolico, sdarono il dominio dei Gesuiti nel campo delle missioni; e dallaltro, oper la sacra congregazione de Propaganda Fide (la Propaganda), istituita nel 1622 con lo scopo di centralizzare tutto il potere delle attivit missionarie nelle mani della curia romana e dunque di distruggere lautonomia delle missioni gesuitiche nel mondo. La Propaganda si accan contro i gesuiti n dallinizio del XVIII secolo, quando nel 1710 inizi la fase nale delle cosiddette Controversie dei riti cinesi e malabarici,17 a conclusione delle quali la Compagnia di Ges fu condannata per la sua supposta tolleranza verso le credenze e pratiche pagane cinesi ed indiane. Nello stesso anno, papa Clemente XI conferm la sentenza della Propaganda; pochi anni prima, nel 1703, aveva sancito lassegnazione ai cappuccini
17. C unampia letteratura sulla Controversia dei riti cinesi; si vedano per esempio: George MINIMAKI, The Chinese Rites Controversy from Its Beginnings to Modern Times, Loyola University Press, Chicago, 1985; David E. MUNGELLO (ed.), The Chinese Rites Controversy. Its History and Meaning, Steyler Verlag (Monumenta serica monograph series; XXXIII), Nettetal (NL), 1994; Liam Matthew BROCKEY, Journey to the East. The Jesuit Mission to China, 1579-1724, Harvard University Press, Cambridge MA, 2007, pp. 496: 185-192, 197-198 et passim. Sui riti malabarici si vedano: Ines G. UPANOV, Disputed Mission: Jesuit Experiments and Brahmanical Knowledge in Seventeenth-Century India, Oxford University Press, New Delhi, 1999, pp. 34-37, 43-101; John CORREIAAFONSO, Ritos Malabares, in C. ONEILL e J. M. DOMNGUEZ (eds.), Diccionario Histrico, Vol. 3, pp. 3372-3375.

II: Tibet: una missione contesa


Dalla seconda met del Seicento londata dinuenza sostenuta dalla rete globale dei missionari gesuitici cominci a riuire16 innanzitutto a causa di un assalto gesia stato scelto dal da Silva prima del suo incontro con Desideri a Delhi. 16. Sul contesto storico della decadenza della Compagnia di Ges si vedano: Giacomo MARTINA, Storia della Chiesa. Da Lutero ai nostri giorni, Morcelliana, Brescia, 4a ed., 1993-1995 (4 voll.), Vol. II, 1994, pp. 205-319; D. ALDEN, Making of an Enterprise, pp. 571-596; M. SWEET, Seeking Capuchins, pp. 2-4.

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Tipico paesaggio montuoso del Ladakh. Foto E. Bargiacchi, 1983

Leh, capitale del Ladakh, regno autonomo allepoca del viaggio di Desideri e Freyre, i quali vi sostarono fra il 25 giugno e il 17 agosto 1715. Foto E. Bargiacchi, 1983

della missione nel Tibet. da far notare, per, che non solo i gesuiti lavevano notoriamente fondata nel 1624, ma che vi rimasero ben no al 1640.18 Allepoca, i cappuccini affermarono che, fatta la sanzione del papa,Tamburini stesso, allora vicario generale permanente e di fatto reggente al posto dellanziano padre generale Tirso Gonzlez, concesse loro il Tibet. In realt, oggi ci mancano altri indizi e riscontri che confermino o smentiscano questaffermazione. Ci su cui, invece, non ci sono dubbi che Tamburini, successo a Tirso Gonzlez nel 1706 nellincarico di generale, cerc di riaffermare il diritto gesuitico sulla missione tibetana. Inizi cos fra i due ordini un amaro conitto, che termin solo in 1732 di fatto, venticinque anni pi tardi, quando la Propaganda espresse il suo inalterabile giudizio a favore dei cappuccini stabilendo chessi erano i soli missionari autorizzati ad operare in Tibet.19
18. Sulla prima missione gesuitica centrata a Tsaparang in Tibet, capitale del regno di Guge nella regione sud-occidentale del paese, si veda Giuseppe M. TOSCANO, Alla Scoperta del Tibet: Relazioni dei Missionari del Sec. XVII. Editrice Missionaria Italiana, Bologna, 1977 e Hughes DIDIER, Les Portugais au Tibet: Les Premires relations jsuites (1624-1635), Editions Chandeigne, Paris, 2002. Inoltre, C. WESSELS, Early Jesuit Travellers (p. 43-161) ancora un fonte molto utile. Michael Sweet e Leonard Zwilling stanno preparando unedizione inglese delle relazioni e delle lettere del fondatore della missione a Tsaparang, il missionario portoghese p. Antnio de Andrade (1580-1634). 19. I due protagonisti della causa tibetana furono Desideri ed il padre cappuccino Felice di Montecchio, che

III: Il cammino tortuoso da Leh a Lhasa


Freyre e Desideri partirono da Delhi il 24 settembre del 1714 e, passando per Lahore, raggiunsero Srinagar, capitale del Kashmir, il 13 novembre. Quale per fosse lo scopo ultimo del loro cammino era gi motivo di contrasto tra i due compagni di viaggio. Desideri ebbe una vocazione missionaria vera e propria ed il suo zelo ed impegno nel salvare le anime dei Tibetani dalla dannazione sono ancora oggi indubitabili.20 Freyre, invece, dovette avere unindole molto differente. Infatti, nella sua relazione non c alcun accenno alla brama di convertire gli infedeli tibetani, al desiderio dimparare la lingua di quei popoli, chegli anzi teneva in bassa considerazione e giudicava molto barbari ed ignoranti, e nemmeno ad una minima intenzione di rimanere in quei luoghi. Daltra parte, come abbiamo accennato sopra, gli ordini impostigli dal Visitatore non comprendevano quelli del missionario
entrambi scrissero voluminosi documenti difendendo le posizioni del suo ordine. Si veda MITN 3, pp. 28-46, MITN 5, p. 97-113, E. G. BARGIACCHI, Ippolito Desideri S.J., pp. 104-109, M. SWEET e L. ZWILLING, Mission, pp. 59-62. 20. La sua fede e il suo entusiasmo per la vocazione missionaria si manifestano chiaramente nella Relazione e nelle sue lettere. Lo studio migliore e pi completo sulla spiritualit di Desideri quello di T. Pomplum, Jesuit on the Roof of the World.

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Leh con il Palazzo Reale, dove furono ricevuti i due missionari gesuiti. Foto E. Bargiacchi, 1983

Monastero in Ladakh (Hemis; foto E. Bargiacchi, 1983)

in s: il suo compito era principalmente daccompagnare ed assistere il confratello no a Lhasa dove sarebbe stato dovere di questultimo pensare al bene spirituale dei tibetani. Inoltre, allepoca erano scarse le conoscenze di Desideri su quei luoghi: egli era convinto di viaggiare verso la vecchia missione gesuitica, della quale aveva soltanto unidea imprecisa; credeva chessa si trovasse da qualche parte nel Gran Tibet, in una zona allora compresa tra il regno di Ladakh e il Tibet sud-occidentale;21 e addirittura non sapeva della presenza dei cappuccini nel Tibet centrale. Freyre, al contrario, aveva una cognizione pratica di quelle zone: infatti, sapeva sia che Lhasa si trovava nel Tibet centrale e molto lontano da Ladakh; sia che i francesi si trovavano nella regione del Bengala, informazione determinante per il viaggio dei due missionari. Essendo i francesi e i cappuccini, come gi abbiamo detto, avversari dei gesuiti e il Bengala sede di una missione cappuccina, essi non poterono intraprendere la via bengalese sebbene molto pi corta ed agevole: sarebbero stati facilmente intercettati e subito cacciati. Arrivato linverno e chiusi i passi montani, i due viaggiatori dovettero soggiornare
21. Prima di tornare a Roma nel 1728, Desideri non conosceva neanche Tsaparang, capitale del regno Guge; H. HOSTEN, Missionary in Tibet, p.11, M. SWEET e L. ZWILLING, Mission, p. 31.

sei mesi a Srinagar, da cui nalmente ripartirono il 17 maggio, 1715 per raggiungere, il 26 giugno dello stesso anno, Leh, citt principale di Ladakh. Da questo momento, i resoconti di Freyre e Desideri si distaccano molto. Come vedremo, infatti, mentre i luoghi e gli avvenimenti descritti sono per lo pi identici, i due missionari vissero esperienze ed ebbero impressioni del tutto diverse. Per esempio, era opinione del pistoiese che la gente del Ladakh (o per meglio dire il re, la sua famiglia, i nobili della corte e i lama) fosse gentile, generosa e ben disposta alla conversione al cristianesimo. Nella sua Relazione, infatti, scrisse che il re e il primo ministro del Ladakh mostrarono grandissimo desiderio che restassemo in quel luogo a esercitar il nostrufcio di maestri della nostra S. Legge e che, per questo motivo, avrebbe desiderato molto far la missione in un paese dove mi si davano a veder s belle disposizioni . 22 Eppure, i due missionari si rimisero presto in cammino. La ragione fu che, come spiega lui stesso, dopo aver noi due padri insieme conferito, pi a proposito fu giudicato il continuar il nostro viaggio e andar al terzo e Massimo Thibet.23 Opposto fu lavviso di Freyre. Come si vede dalla sua Relazione,24 questi giudicava,
22. L. Petech, MITN 5, p. 171. 23. Cio a Lhasa, capitale del Tibet centrale. L. Petech, MITN, ibid. 24. La relazione era un genere della letteratura missionaria molto popolare in quel periodo e questo spiega

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da una parte, il re di Ladakh un uomo rozzo, incolto, indifferente alla fede cristiana e avido di regali e, dallaltra, il popolo come gente famelica e sporca. Inoltre, il gesuita non parl mai della possibilit di rimanere a Leh, n di aprirvi una missione e nemmeno daverne discusso con il confratello. Sulla permanenza in quella citt scrisse soltanto che, non trovandoci tracce o notizie dei padri cappuccini e sentendo da un mercante kashmiro di ritorno dal Tibet che alcuni missionari europei erano a Lhasa, lui ed il pistoiese decisero di andarci subito nonostante linverno fosse ormai alle porte e il mercante li avesse avvertiti che per arrivarci sarebbero occorsi tre mesi di viaggio, attraverso un ampio territorio deserto. Per quanto riguarda la presenza dei cappuccini a Lhasa, Freyre dovette aver frainteso le parole del mercante. Infatti, i missionari cappuccini partirono da Lhasa nel 1712 e vi tornarono soltanto pi di sei mesi dopo larrivo dei gesuiti.25 Come spiegare, per, la frettolosit di un uomo prudente come Freyre nel prendere una tale decisione? La risposta si trova in una lettera di Desideri al Padre Generale Tamburini. Essendo destinate ad un pubblico ristretto, generalmente, le lettere private lasciano trapelare molti dettagli trascurati in documenti ufciali come la Relazione di Desideri, per esempio, che fu invece scritta per gesuiti, altri chierici ed anche laici.26 Appunto, in questa missiva Desideri diede una versione dei fatti di Leh diversa da quella raccontata nel testo che lo ha reso celebre. Scrisse che n dal loro arrivo a Ladakh, Freyre si mise alla ricerca di una facile via verso limpero Moghul, perch, comegli credeva, non tollerava pi i rigori del viaggio e voleva tornare in India il pi presto possibile; e che solo in un secondo tempo Freyre avrebbe scoperto lesistenza del Terzo Tibet (quello centrale) attraverso il quale si avrebbe avuto accesso al percorso di ritorno pi facile e pi breve. In realt, Desideri dovette presto rendersi conto dellassurdit di quelle parole perch i due missionari erano gi a conoscenza di una via molto pi rapida per andare in India: attraverso il passo di Mana, vicino al Ladakh nel Tibet occidentale.27 Invece, il viaggio dur ben cinque mesi, anzich tre, ed in condizioni difcilissime. Inoltre, aggiungeva ancora nella lettera, Freyre gli spieg che avrebbero dovuto
perch i titoli delle opere di Freyre e Desideri portano lo stesso titolo generico; in realt, infatti, i titoli esatti sono diversi. 25. Pi precisamente, Freyre e Desideri arrivarono a Lhasa il 18 marzo del 1716, mentre i cappuccini vi tornarono il primo ottobre dello stesso anno. 26. Facciamo notare che le lettere personali dei missionari ai superiori o confratelli sono considerate di maggior valore in qualit di fonti storiche rispetto alle relazioni. Si veda a tal proposito John CORREIA-AFONSO, Jesuit Letters and Indian History. A Study of the Nature and Development of the Jesuit Letters from India (15421773) and of their Value for Indian Historiography, 2nd ed., Oxford University Press, Bombay, 1969, pp. 8-9 e L. BROCKEY, Journey to the East, p. 62. 27. Il passo di Mana e altri nelle vicinanze, utilizzati da Andrade e dai suoi confratelli della prima missione, furono sempre usati come collegamenti commerciali fra i distretti himalaiani dellIndia e il Tibet sud-occidentale; si veda G. TOSCANO, Scoperta del Tibet , pp. 94-99 e F. S. SMYTHE, Explorations in Garhwal Around Kamet, in The Geographical Journal, Vol. 79, n. 1, January 1932, pp. 1-11.

Dopo la difcile traversata dei monti Pir Panjal, il 13 novembre 1714 Desideri e Freyre arrivano a Srinagar, delizioso capoluogo del Kashmir, e vi sostano sei mesi

viaggiare no al Tibet centrale,28 perch laltro cammino era troppo montuoso e pieno di ladri. Desideri rispose allora di voler rimanere a Leh per migliorare la sua conoscenza della lingua tibetana e fondare anche una missione, ma il compagno trov molte obiezioni. Nella sua lettera il missionario italiano riferisce anche delle minacce ricevute: se volevo restar, restassi; per mi fece intendere che egli in ci non voleva entrare, e che io darria conto a i Superiori. Dipoi soggiunse, che egli in ogni caso voleva andar al terzo Thibet, dove anticamente era andato il p. Andrada, per esser tale lintenzione dei Superiori.29 Cos facendo, Freyre inconsapevolmente rivel la reale intenzione di da Silva e Tamburini: inviarli a Lhasa. L, per quel che ne sapevano no a quel momento i due gesuiti, i cappuccini stavano ancora lavorando nella loro missione e alla quale avrebbero vietato laccesso ai due viandanti. Desideri rinunci con molta riluttanza alla sua idea di fermarsi a Leh, e lo fece solo per ubbidienza alla volont dei suoi superiori.30 Non ci sorprende, dunque, che dopo questa disputa i rapporti tra Freyre e Desideri si vennero via via raffreddandosi.31
28. MITN 5, p. 29. 29. DL. 6, MITN 5, p. 31. Andrade non and mai a Lhasa o nel Tibet centrale. 30. MITN, ibid. 31. Addirittura, i due non viaggiarono insieme nella stessa parte della carovana di Caal, nobildonna mongola

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Una Relazione sui Tibet e sulle loro vie

Una carovana in viaggio. Nella fotograa di Eugenio Ghersi la spedizione 1935 di Giuseppe Tucci al monte Kaila

Dopo la lunga e desolata traversata de gelido altopiano himalayano, Freyre e Desideri giungono a Sakya, dove sostano dal 15 al 29 febbraio 1716. Qui Sakya presentata in una foto di Felice Boffa Ballaran (spedizione Tucci 1939) grazie al Museo Nazionale dArte Orientale di Roma, che conserva il Fondo fotograco Tucci, e a Oscar Nalesini, curatore dello stesso

Arrivarono a Lhasa il 18 marzo del 1716; e Freyre, che gi a Delhi esprimeva uno zelo non del tutto autentico per la missione, un mese dopo ritiene compiuto il suo dovere32 primo, quello di accompagnare il confratello a Lhasa, e riparte per lIndia. Desideri si ritov cos incaricato di una missione allora ridotta ad un unico uomo e raccont di sentirsi tutto solo per qualche tempo, senzesservi in tuttaffatto limmensa estensione de tre Thibet n pur un sol altro missionario o verun altro Europeo33 e che datomi [Freyre] per compagno appena giunto [a Lhasa] mabbandon.34 Aveva tutte le ragioni di sentirsi deluso, perch era insolito lasciae proprietaria della carovana vedasi la traduzione , e Freyre non raccont a Desideri la sua conversazione con il lama di Tashigang sugli errori della trasmigrazione; infatti, no ai primi giorni a Lhasa il missionario italiano non sapeva che i tibetani credessero nella rinascita. Si veda al riguardo quanto lui stesso afferma in varie sedi: nel primo libro della sua Relazione (MITN 5, pp. 180-181); nelle lettere spedite da Leh (al generale, DL. 6, MITN 5, p. 27; a Ildebrando Grassi, DL. 7, MITN, 5, pp. 32-40: 37); nel terzo libro della Relazione (MITN 6, p. 303), dove riconosce lerrore riportato nella famosa lettera (DL. 7), pubblicata a sua insaputa, in traduzione francese. 32. E. G. BARGIACCHI, Ippolito Desideri, p. 47. 33. MITN 5, p. 183. 34. MITN 5, p. 215.

re un missionario da solo in un territorio nuovo.35 Freyre part da Lhasa con cinque cavalli e tre servitori,36 certo non con laspetto da mendicante, ma giunse allalloggio cappuccino di Kathmandu, la sua meta, con soli due cavalli e i tre servi;37 poi, lamentandosi per linsufcienza dei soldi, dovette rmare un pagher per coprire le eventuali spese contratte con i cappuccini che lospitarono e con i quali rimase per ben cinque mesi.38 Tale fu il tempo necessario per portare a termine la seconda parte del suo incarico: raccogliere notizie sui suoi correligionari avversari, svelarne gli scopi ed iniziare una guerra psicologica intesa a confonderli.

35. I. UPANOV, Disputed Missions, p. 4. 36. Desideri d notizie a tale riguardo in una lettera privata indirizzata al rettore del collegio gesuita ad Agra; si veda M. SWEET, An Unpublished Letter in Portuguese of Father Ippolito Desideri S.J., Archivum Historicum Societatis Iesu, Vol. 157, n. 79, 2010, pp. 29-44: p. 39. 37. Lettera del p. Domenico da Fano da Kathmandu dell8 giugno 1716 (CL. 30, MITN 1, p. 80). 38. Domenico da Fano, ibid. I cappuccini persuasero Freyre a rimanere perch in estate il cammino da Kathmandu a Patna era molto periocoloso a causa della malaria.

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Sakya in una immagine recente

Porta di ingresso a Lhasa, sotto il chorten, e veduta del Potala, come ancora appariva nel 1903. Foto John Claude White

IV: Uno Scontro a Kathmandu


Larrivo di Freyre a Kathmandu il 28 maggio non sarebbe stato una completa sorpresa per i cappuccini, che gi cinque mesi prima avevano ricevuto notizie di due padri gesuiti, un portoghese e un italiano, in cammino verso il Tibet con disegno di andare a Lhasa39. Per questo, Domenico da Fano, prefetto della missione cappuccina del Tibet, si mise subito in viaggio dal Bengala a Kathmandu nel tentativo di raggiungere la capitale tibetana prima dei due gesuiti. Ma non vi riusc. Quando il prefetto cappuccino stava per partire da Kathmandu, Freyre e Desideri erano gi arrivati a Lhasa.40 La notizia stravolse Domenico da Fano che inizi a temere un attacco sia allordine cappuccino sia allautorit della Propaganda in Tibet ed in Nepal.41 Paure poi confermate dal comportamento di Freyre a Kathmandu, e a Patna. Raggiunto Kathmandu Freyre stesso diede alcune informazioni al prefetto cappuccino. Innanzi tutto, gli fece sapere che la ragione per cui dovette lasciare il
39. Da un brano della lettera scritta a Chandernagar il 3 dicembre, 1715 dai padri Domenico da Fano, Felice da Montecchio e Giovanni da Fano, indirizzata ai superiori (CL. 28, MITN 1, pp. 73-74: 74). 40. Come i gesuiti, anche i cappuccini possedevano una buona rete dinformazione per tutta lIndia. Si veda la lettera del p. Domenico da Fano da Kathmandu scritta nellaprile del 1716 (CL. 29, MITN 1, pp. 74-79: 79). 41. Ibid. Domenico da Fano contatt i suoi superiori avvisando che prevedeva brutte conseguenze a meno che non si fossero prese misure opportune; di qui inizi la causa legale presso il tribunale ecclesiastico fra i due ordini a proposito della missione in Tibet.

Tibet fu la mancanza di risorse nanziare necessarie al mantenimento di due missionari; parole che, viste le grandi spese che avevano fatto nel viaggio, Domenico da Fano si convinse che fossero solo un pretesto.42 Quindi, e ci agit ancor di pi il prefetto, il portoghese annunci che portava con s lordine, o lubbidienza come la chiamavano i gesuiti in cui si leggeva la frase Cum cura animarum Thibettanorum, qual olim excolendas suscepeat Societas nostra (Con la cura delle anime dei tibetani, le quali la nostra Compagnia una volta aveva intrapreso a coltivare).43 I cappuccini dovettero intendere quelle parole come una rivendicazione aggressiva del diritto gesuitico di istituire, o riaprire, una missione in Tibet, dove la Compagnia di Ges si era stabilita gi anni prima. Il 4 agosto, dunque, il Domenico da Fano e due altri cappuccini non tardarono a partire nuovamente per Lhasa, lasciando il gesuita da solo con padre Giuseppe Felice da Morro. Freyre in tanto si era rimesso in cammino arrivando a Patna a novembre; qui soggiorn in uno stabilimento commerciale degli olandesi, anta42. Si veda la lettera di p. Domenico da Fano da Kathmandu dell8 giugno 1716 (MITN 1, p. 80). 43. Questa frase si trova nella seconda Memoria di Felice da Montecchio, punto 11 (Archivio di Propaganda Fide, Congregazione Particolari, CP 84, f. 107r). Anche Desideri cita un brano quasi identico sullubbidienza (quas olim excolendas instruendasque susceperat Societas nostra) nella lettera ai cardinali di Propaganda inviata da Lhasa il 21 dicembre 1719 (DL. 16, MITN 5, pp. 69-80: 79), inserendoci anche instruendasque, cio e ad istruire.

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gonisti protestanti dei francesi, anzich con i suoi correligionari; e vi rimase tre mesi a causa di una malattia contratta nel frattempo. In questa citt, il portoghese continu la sua vessazione dei cappuccini, contestandone lautorit sul Tibet, insistendo ancora una volta nel mostrar loro la sua ubbidienza.44 Finalmente il Freyre, viaggiatore coscienzioso, raggiunse Agra, dove compil la sua Relazione.

con le lettere dei cappuccini, ci permette: di vericare il racconto pi famoso di Desideri; dottenere un vivido quadro delle dispute fra gli ordini cos rancorose e poco edicanti da essere tenute nascoste al pubblico laico; ed in ne, come abbiamo gi visto, di svelare gli obiettivi segreti dellultima missione gesuitica in Tibet.

Manoel Freyre Relazione sui Tibet e sulle loro vie V: La Relazione sui Tibet e sulle loro vie di Freyre e sua rilevanza come fonte storica
Presentata qui nella sua traduzione italiana integrale,45 essa il racconto di un viaggio attraverso uno dei paesaggi pi straordinari ed impervi del mondo e quindi gi di per s interessante. E, sebbene non sia necessario riassumere qui dettagliatamente la Relazione del Freyre, vale per certamente la pena fare qualche generale accenno. Come abbiamo gi detto, le diversit tra i due uomini, i loro scopi ed interessi si riettono nei temi affrontati e negli stili usati nelle loro opere maggiori. Diversamente dal Desideri, Freyre non usa un tono edicante n uno stile elegante, ma ci nonostante le sue pagine costituiscono un efciente mezzo di comunicazione.46 Vi si lamenta del rigore del tempo, dellasprezza del paesaggio e dei pidocchi nei vestiti, ma delinea anche dettagliatamente la vita quotidiana della spedizione descrizioni che ricordano, inoltre, quelle di Giuseppe Tucci, un viaggiatore nella stessa regione di due secoli pi tardi.47 Di qua si comprende limportanza della Relazione, il suo elevato valore storico. Proprio questa narrazione pittoresca, piena di osservazioni accurate ed interessanti sul durissimo viaggio attraverso laltipiano tibetano, sulla religione e sullo stile di vita in quei luoghi e a quellepoca, svolge limportante ruolo di pragmatico contrappeso alle narrazioni spesso idealizzate o demonizzate degli altri missionari.48 Essa, infatti,
44. Si veda la lettera di Felice da Montecchio (allora superiore della missione a Patna) destinata al Papa, alla Propaganda, e alla Compagnia di Ges, probabilmente scritta nel 1718-1719, e pubblicata in G. TOSCANO, Opere Tibetane di Ippolito Desideri, Vol. 2, Lo Si-po (Essenza della dottrina cristiana), Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, Roma, 1982, p. 279-284. Domenico da Fano aveva gi avvertito i colleghi di Patna dellarrivo di Freyre e della sua intenzione di esercitare ancora lo stesso comportamento aggressivo gi praticato a Kathmandu; si veda Felice da Montecchio, seconda Memoria, punti 8-10 (CP 84, f. 106r e v). 45. La prima traduzione integrale della Relazione del Freyre si trova in M. SWEET, Seeking Capuchins pubblicata nel 2006. Esiste anche una versione parziale in lingua inglese ad opera di Filippo De Filippi pubblicata nel suo Account of Tibet: The Travels of Ippolito Desideri 1712-1727, 2nd ed., George Routledge & Sons, London, 1937, pp. 351-361. 46. Forse ci si chiede perch un portoghese us il latino per comunicare con altri portoghesi: la Relazione era destinata non solo al Visitatore ed al Rettore, ma anche al Tamburini e altri funzionari romani. 47. Giuseppe TUCCI, Cronaca della Missione scientica Tucci nel Tibet Occidentale (1933), Reale Accademia dItalia, Roma, 1934. 48. Sullidealizzazione e la demonizzazione del Tibet e dei tibetani da parte dei missionari e altri, si veda Donald S. LOPEZ, Prisoners of Shangri-La. Tibetan Buddhism and the West, Chicago, Chicago University Press, 1998, pp. 2-11 et seq.; e Rudolf KASCHEWSKY, The Image of Tibet in the West before the Nineteenth Century, in Tierry DODIN e Heinz RTHER (eds.), Imagining Tibet: Perceptions, Projections, and Fantasies, Wisdom Publica-

Questa traduzione basata sulla quella che si trova nel mio articolo Desperately Seeking Capuchins: Manoel Freyres Report on the Tibets and their Routes (Tibetorum ac eorum Relatio Viarum) and the Desideri Mission to Tibet pubblicata nella rivista digitale Journal of the International Association of Tibetan Studies (JIATS: www.thdl.org?id=T2722, n. 2, August 2006, pp. 1-33), pubblicata poi, con alcuni cambiamenti, in appendice (pp. 611-624) al volume Sweet e Zwilling, Mission. Oltre al prezioso aiuto di Matt Hogan e George Goebel, per la comprensione del testo, ho potuto fruire anche a dei suggerimenti di Trent Pomplun. Per la versione italiana mi sono avvalso largamente della traduzione appositamente curata dal latinista Fausto Ciatti. I testi di riferimento sono fondamentalmente i due seguenti: Luciano PETECH (ed.), I missionari italiani nel Tibet e nel Nepal (Vol. II de Il nuovo Ramusio. Raccolta di viaggi, testi e documenti relativi ai rapporti tra lEuropa e lOriente, a cura dellIsMEO, direzione scientica Giuseppe Tucci), La Libreria dello Stato, Roma, 1952-1956, in sette tomi (Parti I-VII): Parti I-IV, I Cappuccini marchigiani, La Libreria dello Stato, 1952-1953; Parti V-VII, Ippolito Desideri S.I., Istituto Poligraco dello Stato. Libreria dello Stato, 1954-1956 [Lopera, qui abbreviata in MITN, contiene nella Parte VII. Ippolito Desideri S.I., III, 1956: Appendice III. La relazione del Freyre. Tibetorum ac eorum relatio viarum (trascrizione dal manoscritto del testo originale latino), pp. 194-207 (note alle pp. 230-231); Filippo DE FILIPPI (ed.), An Account of Tibet. The Travels of Ippolito Desideri of Pistoia, S.J., 1712-1727. Edited by Filippo De Filippi. With an Introduction by C. Wessels, S.J., George Routledge & Sons, Ltd. (Broadway Travellers, edited by Sir E. Denison Ross and Eileen Power), London, 1932, pp. XVIII + 475 (2nd revised edition, London, 1937, pp. XVIII + 478 [contiene: Appendix: Report on Tibet and its Routes, by Emanoel Freyre, S.J. From the Latin manuscript with the title Tibetorum ac eorum Relatio Viarum, dated January 28, 1722, in the Biblioteca Vittorio Emanuele, Rome (Gesuitico 1384, n. 32), pp. 349-361 (traduzione inglese dalloriginale latino, con qualche omissione)].

tions, Boston, 2001, pp. 3-20.

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Reverendissimo Padre in Cristo, Il 24 settembre dellanno del Signore 1714, festa della Nostra Signora Immacolata della Carit, il reverendo padre Ippolito ed io lasciammo la citt di Dily [Delhi] e dopo diciassette giorni di cammino giungemmo a Lahor [Lahore]. Partiti da quel luogo e attraversato il ume che lo bagna, chiamato Ravi, dopo altri quattro giorni di marcia entrammo nella Piccola Guzarat chiamata cos dagli abitanti per distinguerla dalla Grande che si trova in prossimit di Cambaya49. Questa Piccola Guzarat si trova ai piedi dei monti Caucasi50, dove alcuni geogra francesi in particolare hanno collocato la citt di Cazimir [Kashmir]51. A noi tuttavia occorsero ben quattordici52 giorni di viaggio, da quelle basse pendici, per raggiungere Cazimir, per di pi percorrendo sentieri dirupati fra picchi e burroni la cui vista ci riempiva di terrore. I monti Caucasi, sempre coperti di neve, formano un arco disposto orizzontalmente da est a
49. Si distingue qui la citt di Gujrat (Punjab, dellattuale Pakistan) dalla regione del Gujarat, attuale stato dellIndia nordoccidentale, a nord di Mumbai. La citt di Cambay (oggi Khambhat), sul golfo omonimo del Mar Arabico, si trova nellattuale distretto di Anand del Gujarat. 50. Ancora allepoca del Freyre, il termine Caucasi era applicato a tutte le montagne dellAsia, Himalaya inclusa. 51. Kashmir, intendendo la sua capitale e cio Srinagar. Non del tutto chiaro questo riferimento di Freyre, il quale certo non avrebbe perso nessuna opportunit per denigrare i francesi, nemici della sua patria portoghese. Per la regione considerata, la carta di riferimento in quel periodo era quella del 1705 del francese Guillaume Delisle, dove appare la citt di Srinagar del Garhwal (talora confusa con lomonima capitale del Kashmir), sulla via di Tsaparang, centro del vecchio regno di Guge (Tibet occidentale), mentre la posizione di Kashmir, Ladakh e Tibet certamente approssimativa. Le cose sono poi complicate dalla varia e differente designazione delle diverse parti della grande regione tibetana. 52. Invece di quattuordicim si legga quattuordecim.

ovest, e vi si trovano molte specie53 di alberi e di erbe dalle propriet54 medicinali. Si innalzano maestosamente no alle nubi del cielo, con pendio irregolare e scosceso fra rocce cos ravvicinate alla base che quasi si toccano, e lasciano solo uno strettissimo passaggio ai torrenti, e poche anguste spianate agli altrettanto scarsi nuclei umani che vi risiedono in abitazioni isolate. Muovendo dalla citt di Cazimir verso occidente troviamo Cabul [Kabul], verso nord Cascar [Kashgar], verso oriente il popolo dei Ghacares [Ghakkar]55, verso sud inne lIndostan. La citt situata su un modesto altipiano del Caucaso rivolto a settentrione; i corsi dacqua vi si uniscono a formare un unico ume che scorre verso ovest percorrendo tutta la regione. Esso bagna il territorio chiamato Pexaor [Peshawar], poi procede attraverso quello dei Syndi [Sindh],56 che conna con la Persia, e prima di sfociare nel mare forma il porto della citt mercantile chiamata Synde [Sindh]57, ben conosciuta perch vi fanno scalo molte navi di commercianti. Cazimir una citt vasta e popolosa, circondata da acque stagnanti58 in cui si possono vedere spesso nel raggio di due miglia navi59 destinate a viaggi di piacere o al trasporto di merci; un ume60 che attraversa interamente la citt ne porta via le immondizie. Le abitazioni dei poveri sono costruite solo con legname di
53. Invece di spicierum si legga specierum. 54. Invece di procui si legga procuis. 55. I Ghakkar [o Ghakhar, o Gakhars] erano una popolazione predatoria musulmana, che mantenne la propria autonomia no al 1765, stanziata nel Salt Range del Punjab. Freyre sbaglia completamente a metterli a est del Kashmir [L. Petech in MITN 7, p. 230, nota 2]. 56. I sindhi sono una delle popolazioni dellattuale Pakistan (provincia Sindh, nella parte meridionale del paese). 57. La citt che Freyre chiama Sindh Thatta, il principale centro commerciale della regione no al XVIII secolo (per quasi un secolo fu capitale del Sindh) [L. Petech in MITN 7, p. 230, nota 3]. 58. I laghi Dal a nord-est e Anchar a nord-ovest. 59. Per navibus si legga naves. 60. Il ume il Jhelum.

Potala Palace a Lhasa. Foto Ovche Narzunov. Si tratta della prima foto pubblicata di Lhasa (apparve a corredo dellarticolo di Joseph Deniker, La premire photographie de Lhassa, La Gographie, Tome IV, 2me semestre 1901, n. 10, 15 octobre, 1901, pp. 242-247: 245). La foto della Societ geograca russa riprodotta per gentile concessione della Societ geograca italiana

pino selvatico, senza lausilio di altro materiale; infatti vengono realizzate sovrapponendo trasversalmente tronchi di questi alberi a formare una struttura quadrata, al cui interno vengono poi ricavate delle piccole stanze. Il tetto formato da travicelli sui quali si stende uno strato di terra, dove si seminano gigli dai ori bianchi o viola. Le fastose dimore dei pi abbienti, costruite in pietra, non mancano di fascino. Sono annesse a queste giardini coltivati ad alberi, rose e viti sostenute da platani. Gli abitanti sono alti e di bellaspetto, per quanto mauritani [musulmani]61 e pagani62. Hanno unindole timorosa e inafdabile, sono molto legati al ricordo dei defunti e ogni giorno si recano correndo a baciare con devozione le loro tombe. Quando danno inizio ad una qualsiasi attivit non indagano il volere degli dei ma consultano il loro Taqvim [almanacco], con il pronostico
61. Il termine mauritano e mauro, in seguito usato da Freyre, viene sempre qui tradotto con musulmano. 62. Nel testo ethnica, che vale ind.

delle stelle, e nutrono maggiore ducia nelle predizioni dei brahmani che nella Divina Provvidenza. Abbondanti e di buona qualit sono i prodotti della terra: per tutto lanno si possono comprare al mercato a basso costo grano, riso, diverse variet di lenticchie, uva bianca e nera, pere e mele. Si parla pi di un linguaggio: larabo, il persiano, lindostano, inne il cazimiri [Kashmiri], lidioma del luogo. Trascorremmo a Cazimir sei mesi, dedicandoci ad imparare la lingua persiana tortuosa e gutturale, e contemporaneamente cercando ogni giorno di informarci sulla via che conduce al Tibet. Alla ne gli abitanti63 ci dissero che i regni tibetani erano scarsamente popolati, o per meglio dire cerano pastori nomadi che conducevano a pascolare le greggi l dove la terra non era pi ricoperta da una distesa di neve e permetteva di avere un po di foraggio, e si
63. Freyre scrive naturalibus, letteralmente parenti per legami di sangue, inuenzato dal portoghese natural, abitante del paese, nativus in latino.

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spostavano da un luogo allaltro verso zone dal clima pi temperato. Affermarono decisamente che non avremmo trovato n alberi n arbusti di alcuna specie, e che ci saremmo dovuti portare dietro tutte le provviste e una quantit doppia di coperte per il corpo, nonch guide esperte dei luoghi. Aggiunsero che la neve caduta dal cielo andava ad aggiungersi a quella che ricopriva abbondantemente tutto, e che i umi si presentavano pietricati dal gelo. Insomma, se volessi ripetere a chi legge tutto ci che ci fu detto, darei limpressione di oltrepassare ogni limite della credibilit umana. Ad ogni modo, dopo aver pregato il Signore, il 17 maggio dellanno di grazia 171564 ci mettemmo per via, e camminammo per otto giorni tra foreste stupende nora ricoperte di neve, attraversando molti umi accompagnati dai portatori carichi delle nostre provviste. Questi portatori ogni giorno ci guidavano con sicurezza a qualche cavit naturale dove poter trascorrere la notte. Poi, nellottavo giorno dalla nostra partenza da Cazimir, ci trovammo davanti i monti sterili o, per usare una parola indiana, Sy [persiano: siyh], ovvero le montagne nere del Tibet. E quando sul far della notte inizi a nevicare, facemmo una leggera deviazione e alla ne ci ricoverammo in un antro che avevamo visto sulla costa di un altro monte non lontano, un ovile per le capre. Il giorno seguente, usciti dalla grotta, constatammo che il sentiero montano che ci stava davanti era tutto ricoperto di neve fresca; allora i portatori ci dissero: Spingendosi verso la cima corriamo il rischio di mettere un piede in fallo e di precipitare lungo il pendio. Meglio per noi continuare65 lungo la valle scoscesa66 e l provare a far fronte alla tormenta di neve e alle rafche rabbiose del vento nella scarsa
64. Nel testo, anzich 1715, indicato lanno 1714: si tratta di una evidente svista del Freyre, il quale in precedenza ha detto di essersi messo in viaggio il 24 settembre 1714. La data del 17 maggio 1715 confermata da Ippolito Desideri [MITN 5, p. 163]. 65. Si legga pergentes invece di per gentes. 66. Invece di proruptum si legga praeruptam.

luce solare, piuttosto che dover recuperare uno dei nostri caduto in un burrone. Avanzando dunque nella neve profonda dai dieci ai quindici cubiti, non riuscimmo a liberarcene in tutto quel giorno, bench due di noi incidessero la supercie gelata con una scure ricavandone rudimentali gradini. Cos, stremati dalla fatica, pernottammo di nuovo in un anfratto di unaltra montagna, mentre implacabilmente seguitava a cadere la neve e due dei nostri servi erano febbricitanti. Li facemmo distendere sul fondo della caverna, lasciammo i bagagli fuori allaperto, ci accovacciammo sui talloni rinunciando sederci a terra come di solito facevamo, e mandammo gi un po di riso semicrudo. Passata la notte in queste condizioni, il reverendo padre Ippolito e uno dei servi cristiani non erano in grado di accorgersi del progressivo e sempre pi luminoso avvicinarsi dellaurora: mi resi conto che dai loro occhi usciva un liquido provocato dal candore abbagliante delle nevi. E subito i portatori musulmani, che giacevano un po lontano da noi nel riparo naturale, si precipitarono verso di noi scongiurandoci di tornare a Cazimir, asserendo che quellabbagliante candore delle nevi ci avrebbe resi tutti ciechi, se non avessimo rinunciato a compiere quel viaggio cominciato con cos grande imprudenza. Allora risposi loro io dicendo: Fratelli, la vostra richiesta non irragionevole, ma sappiate che il giorno stesso in cui doveste di nuovo metter piede a Kazimir, vi farei immediatamente gettare in prigione. Presi poi in disparte uno di loro, che era il capo, e gli offrii un mezzo scudo dicendogli: Tu che sei il capo, parla loro, tirali su di morale e convincili a proseguire. Gli abitanti di Cazimir sono umili e mansueti; cos usai parole concilianti che ebbero il potere di calmarli.67 Allora
67. Questo tipo di sciopero dei portatori era comune durante le spedizioni himalaiane; di solito, come in questo caso, avveniva nei momenti pi faticosi o difcili del viaggio. Si veda ad esempio Marco Pallis, Peaks and Lamas, 3rd revised edition, Woburn Press, London, 1974, pp. 34-36. Il modo di affrontare la situazione da parte di Freyre evidenzia la sua capacit come leader.

ciascuno tagli un lembo di stoffa dellabito che indossava, si mise a tingerlo con un pezzo di carbone avanzato dal fuoco della sera precedente, poi cos annerito se lo applic sugli occhi. Noi padri invece ricorremmo ai nostri fazzoletti trattati allo stesso modo, e in pi ci sfregavamo le palpebre con quella stessa neve, che un refrigerio per il bruciore agli occhi. Finalmente attraversammo il ume chiamato Synde68, che nasce da quei ghiacciai e scorre verso nord, bagnando Cazimir dallaltra parte rispetto a quella della sorgente. Proseguimmo no a mezzogiorno e giungemmo inne in un posto dove potemmo goderci il desiderato riposo su un suolo ormai sgombro dalla neve. Allora i portatori, deposti i bagagli, cercarono di arrestare il usso di umore dagli occhi bagnandosi la fronte e i piedi con lacqua del ume. Noi due invece, poco abituati al freddo, ci bagnammo solo il volto. Quindi mangiammo un po di riso bollito del giorno avanti, ci alzammo e seguimmo il corso del ume chiamato Synde, non lasciandolo mai per alcuni giorni e sempre dormendo allaperto. Se ne andarono diversi giorni, poi il ume che ci aveva fatto da guida si gett in un altro corso dacqua che proveniva da Ladka [dal Ladakh],69 e i due divennero un solo ume che si diresse verso il Piccolo Tibet70, abitato da pastori musulmani, per poi dirigersi verso Pexaor [Peshawar] e conuire nel grande Indo. Per lungo tempo viaggiammo in quelle lande deserte, senza trovare altro che poche piccole capanne. Il 25 di giugno giungemmo a Ladka. Ladka, chiamata anche L [Leh], una cittadina di appena duemila anime; la sua forma ricorda quella di un bugno di vespe, nel senso che ciascun abitante vive in una cella che la
68. Sind un nome generale che si applica ai ume importanti della regione; qui si riferisce al ume Dras [L. Petech in MITN 7, p. 230, nota 6]. 69. Il ume il Suru. 70. Freyre e Desideri, secondo luso del tempo, chiamano il Baltistan Piccolo Tibet (designazione oggi talvolta riferita al Ladakh). Desideri chiama il Ladakh anche Secondo Tibet (o gran Tibet), e il Tibet vero e proprio Terzo Tibet (o Massimo Tibet).

sorte gli ha messo a disposizione. Li governa un modesto re di nome Nima Nimojl [Nyima Namgyal].71 Il loro vitto consiste di carne di ariete, capretto e agnello, ignorano del tutto il pane e ritengono una prelibatezza un piatto a base di farina di orzo tostato lavorato a mano in una scodella con del ch [t] importato dalla Cina e un po di burro. Questa gente tanto sporca e affamata che quando tentai di impedire a una tibetana che stava mangiando dei pidocchi [dicendole] Mazo, cio, non mangiarli, mi rispose che era snita dalla fame e non le restava altro di cui nutrirsi. Dopo ventun giorni di permanenza in quella citt, le nostre speranze apparivano frustrate non avendo trovato tracce o notizie dei padri cappuccini; anzi ci dissero che nessun europeo era mai arrivato a Ladka prima di noi.72 Ma poi un kashmiri, di ritorno da Rudak [Rudok (Ru-thogs)], ci disse che vi era un terzo Tibet pi esteso degli altri due, e che l aveva visto degli uomini poveri, vestiti con mantelli di lana muniti di berretti73 pendenti sulle spalle, mentre stavano distribuendo medicinali alla gente, e sapeva sicuramente che erano europei. Da questi particolari compresi che si trattava di cappuccini, e chiesi a quelluomo quanto fossero distanti da noi. Rispose che occorrevano tre mesi di viaggio, attraverso un ampio territorio deserto. Quelle parole ci spaventarono, perch a quel tempo il sole si stava inesorabilmente spostando verso sud; ci nondimeno comin71. Nyima Namgyal [Nyi-ma-rnam-rgyal] assunse il trono del Ladakh intorno al 1700 e abdic in 1725 [L. Petech in MITN 5, p. 229, nota 9]. 72. In realt sembra che il primo viaggiatore europeo in Ladakh fosse stato un mercante portoghese, Diogo dAlmeida, che vi soggiorn per circa due anni allinizio del Seicento [Luciano PETECH, The Kingdom of Ladakh: C. 950-1842 A.D., ISMEO, Roma, 1977, pp. 36-37]. Il missionario gesuita portoghese Francisco de Azevedo visit Ladakh nel 1631; sulla sua esperienza si veda Cornelis WESSELS, Early Jesuit Travellers in Central Asia. 1603-1721, Martinus Nijhoff, The Hague, 1924, pp. 101-111, 304-305. 73. Nel testo pila (palla), probabile svista per pillea, pilleum (copricapo conico di feltro).

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Una Relazione sui Tibet e sulle loro vie

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ciammo a preparare74 la spedizione. Il re di tanto in tanto ci convocava, non per conversare sul Verbo di Dio ma per farsi portare sempre qualcosa in dono. Ci chiese perch ci fossimo spinti no al suo regno, e gli spiegammo che alcuni nostri confratelli si erano recati prima di noi nel Tibet non per brama di ricchezza, non per il commercio75, ma per annunciare e far conoscere Dio alle genti. Quel barbaro, non prestando la minima attenzione alle nostre parole, ci chiese i tre fucili che tenevamo in camera e li baratt con quattro cavalli. Usciti dal palazzo e presentatici al suo intendente per avere i cavalli, egli ci ricevette con cordialit e ci fece domande sui misteri divini e sul numero dei Sacri Testi. Subito linterprete musulmano rispose, intromettendosi, che cerano quattro libri sacri, quelli di Mos, di David, di Cristo e di Maometto. Ma noi due Padri, che sapevamo contare in lingua boziana [tibetana]76 no a dieci, replicammo: I libri divini non sono quattro ma tre77, quelli di Mos, di David e di Cristo. Poi, ottenuto il permesso di ritirarci, il musulmano mi prese in disparte e mi rimprover cos: Quando parliamo delle Leggi [religioni], fratello, se pensi di contraddirmi, non lo dovresti fare davanti a tutti, per non mancarci di rispetto, ma in separata sede. A queste parole risposi: Fratello, nch si tratta
74. Freyre scrive exterritos parantes, invece del latino pi corretto exterriti paranti, manifestando linuenza del portoghese atterorizados preparantes. 75. Desideri dichiara che nella corte del Ladakh sorse il sospetto che i due padri europei fossero ricchi mercanti, ma questi riuscirono a convincere il re sui loro reali intenti, illustrando la loro mira evangelica e mostratogli i semplici oggetti religiosi di cui disponevano [MITN 5, pp. 170-171]. 76. Il termine boziano, sempre usato da Freyre per tibetano, nel seguito della traduzione sar sostituito da tibetano. 77. Freyre riporta qui anche la risposta in tibetano, trascritta come xocxoc mion gi, sumo yoto, cio ??? mi ong gi gsum yod do. Il latino: non quattuor, sed tres tantum esse mostra chiaramente che la prima parola non pu essere che bzhi, quattro.

di questioni profane sono daccordo, ma sulle grandi cose di Dio entrambi abbiamo il dovere di parlare con estrema chiarezza. Io sono un misero viaggiatore in terra straniera, ma anche tu qui non sei considerato un maestro autorevole. Vai in pace. Nonostante fosse agosto, nevicava, e tuttavia ci mettemmo a fare i preparativi necessari per il viaggio: comperammo altri tre cavalli per portare i bagagli nel deserto, e assoldammo altri tre servi, o per meglio dire ladri, col compito di badare agli animali e di farci da guide. Ci facemmo anche scrivere dallintendente del re una lettera di presentazione per un lama78 che contavamo di incontrare, e il 16 di agosto partimmo. Dopo venti giorni, sniti per il freddo e con i cavalli macilenti per la fame, arrivammo nalmente a Texegam [Tashigang (Bkra shis sgang)], il 7 di settembre dellanno del Signore 1715. Texegam un piccolo villaggio di appena cento abitanti; qui in compagnia di un musulmano di cui ci eravamo guadagnati lamicizia con piccoli regali, salimmo a far visita al lama che viveva in una comunit di monaci sulla cima di unaltura,79 e gli consegnammo la lettera di presentazione scritta dal suo amico. Dopo averla scorsa, e dopo lo scambio di doni, ci esort a farci animo e promise di aiutarci a raggiungere Lassa [Lhasa] per quanto fosse in suo potere. Poi ci inform che la vedova del governatore della regione era stata convocata dal re di Lassa80 e sarebbe partita in uno dei prossimi giorni
78. Desideri aggiunge che ottennero lettere di raccomandazione e passaporti non solo per il lama di Tashigang (la capitale della regione di Ngari (Mnga ris) ma anche per il governatore e lintendente del distretto [MITN 5, pp. 171-172 (si veda anche, a p. 247, la nota 68 di L. Petech)]. 79. Tucci, che fu a Tashigang durante la spedizione del 1933, osserv che il monastero, della setta Drukpa Kagyupa (brug pa bka brgud pa), sede di unincarnazione molto importante, stato costruito sopra una solida roccia, tra due vallette, al sicuro di ogni pericolo [Giuseppe TUCCI, Cronaca della Missione Scientica nel Tibet Occidentale (1933), Reale Accademia dItalia, Roma, 1934, pp. 395: 152]. 80. Il sovrano di Tibet, che Freyre designa come re-

di ottobre. Prima di partire egli disse verr da me per ricevere la sua benedizione: allora le chieder il favore di condurvi a Lassa nel modo pi confortevole. Appena arriver la governatrice, Caal, vi consiglio di andare a trovarla, portando immancabilmente con voi dei regali. Allora lei dar ascolto ai miei consigli riguardanti il vostro caso, vi ricever con piacere e si prender cura di voi durante tutto il viaggio. Accettammo il consiglio del sacerdote tartaro [mongolo]81 e tornammo alla nostra tenda collocata nella pianura. Indugiammo a lungo l, e cos consumammo le provviste che avevamo, cos da essere costretti a rifornirci di vettovaglie tanto per il presente quanto per il futuro viaggio. Il freddo e la furia del vento erano cos inclementi che, mentre un giorno il padre Ippolito si lavava la fronte prendendo lacqua con le mani dal ume, questa a contatto col viso gel e stupefacente a vedersi sui peli della sua barba comparvero tanti ghiaccioli. Poich la governatrice Caal tardava a venire, il lama ci invitava di tanto in tanto per parlare con noi, e ci offriva dei cibi e altri doni; si informava sulle usanze del nostro paese, chiedendoci quanto fosse distante e quanti anni occorressero per andarvi. Una volta ci rivolse questa domanda: Esiste un solo Dio o ve ne sono molti? Rispondemmo che c un solo Dio che non ha in s n un inizio n una ne,82 che ha creato con la sua volont tutte le cose e le conserva tutte con infallibile potenza, tanto a lungo quanto da Lui stabilito; giudica ciascuno di noi dopo la morte assegnando pene eterne ai malvagi e ricompense eterne a chi lo
golo (cio re di minore importanza), in quel tempo era Lajang (Lha bzang) Khan (1658-1717). Desideri spiega che la vedova del governatore era subentrata al marito nel comando del distaccamento militare impegnato nella difesa dei conni occidentali, minacciati dagli Zungari, e che un nuovo distaccamento avrebbe sostituito il precedente [MITN 5, pp. 172-173]. 81. In Europa, dal Medioevo allOttocento, i mongoli venivano chiamati tartari. 82. Tutta la discussione teologica che segue omessa nella traduzione di Filippo De Filippi.

ama; come la ragione insegna, in Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo83, e secondo ragione non si pu trovare un altro al di fuori di Lui. Ascoltandoci parlare di giustizia retributiva, ci chiese quale opinione avessimo riguardo allanima. Rispondemmo che ogni essere umano ne ha una propria che Dio crea dal nulla e infonde no dal seno materno, una per ciascun corpo; ed egli nasce e muore e nellaltra vita riceve una sorte corrispondente a quanto di buono o di cattivo ha compiuto sulla terra. Non cos disse lo straniero bens trasmigra da un corpo allaltro ed espia nel tempo le proprie colpe, nch non sia puricata e possa cos reincarnarsi in un essere umano. Questo comprovato dal fatto che anche la giustizia umana punisce la violazione della legge. Signore ribattemmo se ricorri alla dottrina della metempsicosi per giusticare lespiazione dei peccati, ti confuti con le tue stesse parole, giacch anche il corpo deve subire una pena. Noi uomini spesso coinvolgiamo con veemenza nel peccato il nostro corpo oltre alla nostra anima. Poich il corpo gode i frutti del suo piacere, perch non affermi che anchesso trasmigra e in tal modo subisce una punizione? [Poich il corpo in effetti non trasmigra] allora nemmeno lanima pu farlo, e se si vericasse ci [ossia che lanima trasmigra] non saremmo mai senza peccato. Infatti uccidiamo, cuciniamo e mangiamo quegli animali in cui tu sostieni che le nostre anime trasmigrando risiedano. vero rispose che gli uomini si contaminano uccidendo gli animali, e non aggiunse altro. I giorni se ne andavano via con noi accampati lungo il ume. Si avvicinava il 29 di settembre e, messi in apprensione dal fatto che laria si faceva pi scura del solito, a sera rinforzammo i picchetti della tenda e ci mettemmo a dormire. Quandecco che durante la notte venne gi una tale quantit di neve che il padre Ippolito, come se cielo e terra fossero sconvolti, pens solo a fuggire e, dimenticando di prendere il bastone, raggiunse la cucina del musulmano. Quello
83. Citazione da San Paolo, Atti, 17:28: in ipso enim vivimus et movemur et sumus.

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mand i servi a mettere in salvo le nostre cose e le fece sistemare nella cucina, dove ci accolse. La tenda, abbandonata e pericolante a causa del peso della neve, n per crollare a causa della neve caduta ancora la notte successiva. Poich mi capitato qua e l di menzionare i lama, voglio dire qualcosa sullorigine del nome, sul vestiario, sui templi, sulle preghiere, sulla gerarchia tipici dei suddetti lama. Dunque, lamo in lingua tibetana signica via, e lama colui che indica la via.84 Indossano gambali di cuoio o di lana per coprirsi le gambe no alle cosce, sul petto una maglia di lana e sopra una lunga tunica che ricorda il collobio85 dei nostri monaci, con tanto di fascia o cordiglio alla vita; sulla testa portano il calamanco,86 copricapo ornamentale simile alla mitra che si applica trasversalmente dalle orecchie ad un angolo della fronte ed lungo circa un cubito. Tutti questi paramenti sono di colore rosso.87 Completa labbigliamento un manto che avvolge le spalle in modo da lasciar libere le braccia per le attivit manuali. I loro templi sono imponenti, abbastanza puliti e costruiti con una certa abilit; tutto intorno vi sono le celle dei lama. Se qualcuno di loro si accorge di leggere meno speditamente, si mette con tenacia ad imparare il contenuto a memoria, senza tener conto della fatica impiegata. I lama ricevono le porzioni di
84. Seppur apparentemente plausibile, losservazione etimologica di Freyre non corretta, in quanto lam, via e bla-ma, superiore o maestro sono parole etimologicamente distinte [L. Petech in MITN 7, p. 230, nota 13]. In realt lama non che lequivalente del sanscrito guru, maestro. 85. Tunica senza maniche o con maniche corte usata dai primi monaci cristiani. 86. Variante ortograca della parola tardo-latina camelaucium / calamaucum, che designa un berretto di pelo di cammello o feltro [J. F. NIERMEYER, Mediae Latinitatis Lexicon Minus, Brill, Leiden, 1976, p. 118. 87. Questa descrizione degli abiti rossi forse indica che Freyre ebbe pi familiarit con i lama detti dei berretti rossi per esempio della scuola dominante in Ladakh e nelle zone limitrofe del Tibet occidentale, i Drukpa Kagyupa che con quelli detti dei berretti gialli (Gelukpa ).

cibo secondo la carica che ricoprono: ognuno riceve una data quantit di escrementi bovini o di altro animale come combustibile, e poi carne di bue, di capra o di pecora, ed inne un po di farina dorzo tostato. I pi giovani servono i pi anziani dietro un modesto compenso. Si entra nella comunit dei lama ancora adolescenti e non si prende moglie, contentandosi di rapporti sessuali88 occasionali che non si ha ritegno a nascondere e sono anzi di pubblico dominio. Se qualcuno si sposa e talvolta accade, come io stesso ho visto a Ladka gli altri cessano di afdarsi a lui per le questioni spirituali. E come se ufcialmente, non essendo in grado di gestire la sua vita privata, fosse inadeguato a giovare a quella degli altri. A mio avviso la popolazione tibetana, come quella dei tartari, conosciuti anche come calmucchi e sokpoz89, non estendono le pratiche religiose ai cibi e alle bevande, come gli altri indiani, limitandole piuttosto alle sole preghiere e cerimonie sacricali agli idoli. Nello scambio dei doni non sono mai prevenuti nei confronti degli altri, a qualunque gente, famiglia o trib appartengano; anzi stabiliscono relazioni amichevoli con i forestieri, bevendo insieme a loro per iniziativa degli uni o degli altri.90 Poich i musulmani, soggetti a molte limitazioni, vedono che i popoli infedeli dellIndia tropicale hanno una prassi religiosa che consiste soprattutto in riti di puricazione corporale, ritengono i tibetani e i tartari non solo diversi dagli indiani, ma dichiarano che non sono infedeli n pagani n musulmani. Perci molti hanno avuto modo di sospettare che i tibetani siano quanto meno cristiani eretici; ma non si deve prestare fede a tale opinione, visto che i tibetani sono veramente pagani e infedeli, come lo furono un tempo gli europei.
88. Invece di copulare (portoghese: copular) si legga copulari (tardo latino: avere rapporti sessuali). 89. Con i nomi Kalmuk (dal russo Kalmyk) e Sokpo (Sog po) venivano designati, nel Tibet occidentale, i mongoli Qoot allepoca sovrani del Tibet [L. Petech in MITN 7, p. 231, nota 16]. 90. Il brano seguente, no al successivo capoverso, omesso nella traduzione di Filippo De Filippi.

Ora, poich le notizie che provengono da molto lontano ingigantiscono in ragione della distanza, per alcuni di noi il titolo di Grande Lama ha acquistato la rilevanza di Sommo Pontece, mentre chiunque svolga il suo compito anche solo in una Komp [gompa (dgon pa)], cio nel monastero, viene chiamato Grande [Lama]. I tartari e i tibetani sono popoli poverissimi, pertanto offrono in sacricio ai loro dei, che hanno forma umana, oggetti altrettanto poveri, immagini modellate nel burro, orzo crudo o cotto. Per onorare tali dei non disdegnano di offrir loro corna di bue o di capro, collocandole soprattutto lungo le piste che attraversano le montagne. Quando uno dei superiori muore e la sua anima migra non in un altro corpo, come falsamente credono, ma nellabisso dellinferno, un altro viene eletto al suo posto, non tramite uno scrutinio,91 ma per opera del diavolo. La scelta avviene cos: un demone maligno penetra nellanima di uno di loro, solitamente un parente del defunto, e gli rivela dove si trovano dei piccoli oggetti, ad esempio: Nel tal luogo c una certa quantit di oro, sbrigatevi a prenderlo; oppure: Prima di morire ho lasciato i gambali sotto un92 sedile; non fateli marcire; Entrando nella mia cella troverete sulla sinistra il mio collobio vicino ad una trappola per topi. State attenti che quelle bestiole non vi facciano il nido; Presto, entrate nella stalla; l stanno delle pelli di bue che avevo nascosto sotto la mangiatoia dellasina per paura dei ladri: riportatemele; e via dicendo. Con questo, e con altri mezzi, il diavolo93 trionfa e cattura le anime facendo loro credere di stare assistendo ad un fenomeno di reincarnazione. Alla ne la persona posseduta dal demonio viene proclamata lama da tutto il monastero. Quando la governatrice si rec dal lama per chiedergli la benedizione e la licenza di partire,
91. Non scrutinio, cio non per una indagine genuina, come si asserisce. 92. Nel testo fulano, portoghesismo per aliquo [L. Petech in MITN 7, p. 231, nota 17]. 93. Nel testo Zabulo. Zabulus una forma latina tarda di diabolus.

ecco che ci presentammo a lei e con atteggiamento reverente le offrimmo una patia94 del Bengala, tinta di rosso e nemente lavorata i tartari gradiscono particolarmente le stoffe rosse e in aggiunta dieci scudi. Dallespressione raggiante del volto lei mostr di gradire i doni, e guardandoci negli occhi ci chiese con curiosit tipicamente femminile: Fratelli, da dove siete venuti in questo paese? Quale destino vi ha condotti qui? Vi prego, ditemelo. Tramite linterprete musulmano le parlammo dettagliatamente del nostro progetto di recarci a Lassa, e aggiungemmo: Ma poich non siamo tanto abituati ad un freddo cos pungente e non conosciamo n il clima n le vie di questa regione, vorremmo viaggiare insieme a te e col tuo seguito, se vi degnate di prendere con voi dei pellegrini animati dalle migliori intenzioni. Siamo disposti a pagare la somma di denaro che riterrai necessaria per le nostre spese. Rispose la donna: Non parlatemi di denaro. Non per questo, ma in nome di Conchoquo [knchok (dkon mchog)] cio Dio95 mi prender cura di voi aiutandovi con ci di cui dispongo. Solo accettate questo consiglio: non fate assegnamento sui cavalli perch trovano lerba riarsa dal gelo o sepolta nella neve e cos muoiono di fame; piuttosto servitevi di buoi come animali da trasporto. Ho lordine da parte del re, per tutti i pastori tibetani che incontro sul mio cammino, di farmi
94. Patiya, termine hindi, dal sanscrito paa / paaka / paika, panno ne o di ottima qualit, un pezzo di buona seta. 95. Freyre ripete qui un errore gi fatto da Antnio de Andrade, il quale aveva frainteso il signicato del termine tibetano knchok, gioiello, interpretandolo come Dio, mentre invece si riferisce ai tre gioielli [dkon mchog gsum: sanscrito: triratna] del Buddismo, cio il Buddha, il Dharma (linsegnamento) e il Sangha (la comunit religiosa) [Hughes DIDIER, Les Portugais au Tibet. Les premires relations jsuites (1624-1635), ditions Chandeigne, Paris, 2002: pp. 313-314. Anche Desideri fece lo stesso errore quando era in Ladakh, come risulta nelle lettere scritte in quel tempo [MITN 5, pp. 26, 36]; errore corretto successivamente, fornendo una spiegazione accurata del concetto [MITN 6, pp. 211-216, 303-305].

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condurre i loro buoi per portare i bagagli no ad una stazione di cambio dove gli animali saranno dati in consegna ad altri; questi li caricheranno allo stesso modo sul dorso dei loro buoi e proseguiranno la marcia, mentre i primi torneranno indietro. Cos i pastori ci scorteranno di tappa in tappa e potremo pensare nel migliore dei modi a noi e ai cavalli. Questo servizio vi coster un po di denaro, ma non vi pentirete di queste spese. Il giorno dopo tornammo da lei con cinquanta scudi e dicemmo: Siamo stranieri, non conosciamo la lingua di queste regioni. Come potremo sapere quanti buoi e di che taglia fanno al caso nostro, o come caricarli ogni giorno? Stabilisca la nostra signora Caal quanti96 buoi ci occorrano, e come il suo attendente si occupa di tutto ci che gli stato afdato, cos desideriamo anche noi che si occupi di ci che ci appartiene. Avete fatto bene a rammentarmelo disse ; imballate tutto e consegnatelo a lui. Cos facemmo, e nalmente lotto di ottobre dellanno di grazia 1715, condando nella protezione divina e rimettendoci al potere della Sua Parola, lasciammo le capanne di Texegam in compagnia della donna tartara. Costei si mostrava assai premurosa verso di noi, ristorandoci di tanto in tanto con del cibo, e quando il freddo ci intirizziva e il vento ci seccava la pelle tanto da farmi esclamare pi di una volta lo confesso maledetto ventaccio!, arrivava con del cha [t] caldo e della carne; dopo esserci rifocillati, noi miseri stavamo subito meglio. Talvolta tramite linterprete ci parlava pure, esortandoci a non lasciarci spaventare dalle montagne o dalle masse di neve, e a rimanere sempre nel gruppo. Un giorno vedendomi irrigidito per il freddo, si fece portare delle piccole pelli di capra e mi disse: tolga il giaccone e me lo consegni. Lo pass poi a uno dei servi e gli ordin di cucire le pelli alle maniche formando delle piccole sacche, con la lana nella parte interna, perch in ogni momento le mani fossero tenute al caldo. Un altro giorno uno dei suoi cammelli mor nel96. Il testo ha in questo punto quinque (cinque), che non d alcun senso nel contesto; al suo posto si legga invece quotquot (quanti).

la neve, e anche al cavallo su cui viaggiavo97 vennero le ulcere di fame allo stomaco e usc sangue dalle narici, perci non fu in grado di procedere oltre. Stramazz morto verso sera sulla neve; accanto a me cera solo un servo musulmano. Dopo il tramonto scomparvero anche le tracce di quelli che mi precedevano. Non sapevo cosa fare, e mi lasciai cadere nella neve; poi mi accostai alla carcassa del cavallo per riscaldarmi98 al contatto col suo corpo e cos aspettare il mattino. La governatrice, non appena il padre Ippolito la mise al corrente del fatto, molto preoccupata per la mia vita, mand due servi con tre cavalli a portarmi soccorso, e davvero mi strapp alle fauci della morte. Poi fece riprendere le forze a me e ai miei compagni con carne e riso. Il giorno successivo mi fece dare un altro cavallo da sella e partimmo, non lungo una pista tracciata ma in mezzo alla neve.99 Tralascio molti altri particolari, dato che non si pu dire tutto; eppure100 non so passar sotto silenzio quale fu la nostra vita per quattro mesi nel deserto. Quando ci fermavamo per una sosta, drizzavamo prima di tutto le tende, liberavamo i cavalli dal loro carico, permettendo loro di procurarsi il foraggio, o per essere pi precisi una parvenza di foraggio; poi li legavamo per una zampa e andavamo a far raccolta di sterco bovino, ciascuno in una direzione. I buoi dei viaggiatori nel loro andare e venire lasciano per via i loro escrementi, che sono di non poca utilit per chi vi passa in seguito. Raccoglievamo lo sterco in un lembo della veste, lo portavamo allaccampamento e ne consumavamo una met accendendo il fuoco quel giorno; laltra met la riservavamo allindomani. Allalba ci levavamo,
97. Equus meu. Freyre scrive qui il portoghese meu invece del latino meus. 98. Nel testo attraheam, ma si legga attraherem. 99. Questo episodio raccontato dettagliatamente anche da Desideri, il quale ci fornisce ulteriori informazioni: la data precisa di quella serata (22 novembre 1715), e la precisazione che il servo mauro con Freyre era linterprete musulmano [MITN 5, pp. 181-182]. 100. Invece di atuem si legga autem.

accendevamo il fuoco con la pietra e alimentandolo col combustibile animale ci riscaldavamo. Poi mettevamo a sciogliere del ghiaccio in una pignatta no a farlo bollire, e aggiungevamo ch, sale e burro. Frattanto, dopo aver radunato i cavalli, che per tutta la notte erano rimasti legati al loro misero pascolo, li sellavamo, e subito dopo ci intiepidivamo le mani al fuoco perch non [gelassero e] diventassero inservibili. Poi tornavamo a sederci intorno al fuoco, impugnando saldamente le redini con una mano e cacciando laltra in seno no a farne uscire ciascuno una scodella di legno; sorseggiavamo il pasto, o piuttosto la brodaglia, montavamo di nuovo a cavallo e ripartivamo. Non ci cambiavamo mai gli abiti, cos eravamo pieni di pidocchi; allora di tanto in tanto ci mettevamo seduti al sole, ci toglievamo i vestiti [e ci ripulivamo]. Facevamo prima a spazzarli via dalla pelle che a toglierli uno alla volta. Procedendo in questo modo nel deserto, arrivammo ad un luogo montano, difcile da scalare e privo di foraggio. Due cavalli, uno di un tibetano e uno dei nostri, si accasciarono moribondi per la fame: ci riprendemmo le rispettive museruole e li lasciammo l. Ci fermammo a lungo al tramonto di quello stesso giorno, e l doveravamo non riuscimmo a trovare n erba n sterco bovino, cos rimanemmo fermi ad aspettare la morte per noi e per gli animali. Ma ecco arrivare a corsa da lontano un uomo che ci gridava: Andate da Caal e chiedete erba e sterco di bue! (venivano dal villaggio in cui dovevamo giungere lindomani). Mi precipitai avanti, scivolando a pi riprese sul ghiaccio, e mi fermai allingresso della sua tenda con le mani alzate. Caal mi apostrof con queste parole: Lama, perch non entri e vieni vicino al fuoco? Le risposi balbettando: Z menduc, xingue menduc [sa minduk, shing minduk (za ba min dug, shing min dug), cio Non abbiamo n paglia n legna.101 Alludire questo la tartara diede ordine che ci fossero immediatamente dati sette balle di paglia e tutto lo sterco di bue che giudicavamo necessario. Da quel
101. Il testo tibetano signica non c cibo, non c legna.

giorno cominciavamo ormai ad incontrare insediamenti umani per ordine della donna non ci manc mai la nostra quantit giornaliera di paglia e combustibile. Lasciateci alle spalle le zone desertiche, ci avvicinammo ai primi villaggi, che non meritano di essere menzionati essendo costituiti da due o tre sole abitazioni; il 15 di febbraio dello stesso anno [1716] ci accolse nalmente quello fra essi un po pi esteso, chiamato Saquia [Sakya (Sa skya)]. I padri cappuccini, che dallIndostan si recano in Nepal, si fermano qui puntando su Lassa, e fanno ritorno per la medesima via, tranne uno che da Lassa giunse in Bengala passando per Damaxor [Brenjong (bres mo ljongs = Sikkim].102 Superata anche Saquia dove lasciammo la signora governatrice, rimasti soli ma sotto la guida del Signore, il 29 febbraio ci avvicinammo a Zagarch [Shigatse (gzhis ka rtse)]. Oltrepassammo anche questa e dopo dodici giorni entravamo a Lassa. Lassa una cittadina dellestensione di tre sole parrocchie, che da undici anni i tartari hanno strappato ai tibetani e la governano.103 Adesso vi regna pacicamente un re chiamato Gingykan [Genghis Khan].104 Negli ultimi tempi sono giunti l a Lassa cinque o sei padri cappuccini della Marca di Ancona;105 essi, o per penuria di
102. Il viaggio attraverso il Sikkim fu compiuto, da solo, dal P. Giovanni da Fano nel 1711; lo stesso padre torn in India, sempre attraverso il Sikkim, nel 1711-1712, insieme al P. Domenico da Fano, quando il 25 dicembre 1711 i cappuccini abbandonarono Lhasa [L. Petech in MITN 1, p. XLVII-XLVIII; in MITN 7, p. 231, nota 19]. 103. Riferimento al colpo di stato nel Tibet centrale con lassassino del reggente Sangye Gyatso (Sangs rgyas rgya mtsho) nel 1705 [Luciano PETECH, China and Tibet in the Early XVIIIth Century. History of the Establishment of Chinese Protectorate in Tibet, E. J. Brill, Leiden, 1950 (Second, revised edition, 1972, pp. 10-13)]. 104. Il re, Lajang Khan, era sempre chiamato Genghis Khan dai missionari cattolici. 105. Freyre si riferisce alla prima missione tibetana dei cappuccini (1707-1711), guidata dal P. Giuseppe da Ascoli e, dopo la morte di questi (1710), dal P. Fe-

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Una Relazione sui Tibet e sulle loro vie

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conversioni o per altre ragioni ad esempio la scarsa dimestichezza con le parlate locali se ne andarono da qui nel Bengala. Due di loro morirono a Pattena [Patna]. Questi regni sono molto inadatti agli europei, sia per il freddo intenso che per la scarsit di cibo. Lasciato a Lassa il reverendo padre Ippolito con lincarico di capo [della missione], il 16 di aprile dellanno 1716 dalla nascita di Nostro Signore [partii]106 e, dopo un viaggio di quarantadue giorni passai in Nepal, dove trovai cinque padri cappuccini e mi trattenni presso di loro per cinque mesi. Uno di loro mor, e cos rimasero in quattro fra cui Domenico da Fano, Prefetto della Missione Tibetana sostenuta dalla Sacra Congregazione Propaganda Fide.107 Proprio in quel periodo in tutto il Nepal vi sono tre cittstato rette da altrettanti re fra loro indipendenti infuri una terribile pestilenza cos mortifera che in meno di tre mesi vennero cremati i cadaveri di quasi ventimila persone. Oltre al agello della peste, il popolo stesso vi
lice da Montecchio. Furono a Lhasa cinque cappuccini: i padri Franois Marie de Tours (morto a Patna nel maggio 1709), Giuseppe da Ascoli (morto a Patna il 20 dicembre 1709), Domenico da Fano, Giovanni da Fano, e il frate laico Michelangelo da Borgogna [L. Petech in MITN 1, p. XLIII-XLVIII]. 106. La data del 16 aprile 1716 viene talora intesa come data di arrivo del Freyre in Nepal, anzich come data di partenza da Lhasa: una interpretazione accettabile dal punto di vista della grammatica latina, ma non da quello della realt fattuale, in quanto se Freyre fosse arrivato in Nepal il 16 aprile, dopo un viaggio di 42 giorni, avrebbe dovuto partire da Lhasa il 6 marzo, cio diversi giorni prima di esservi giunto In questo errore interpretativo incorre Petech in MITN 1, p. 206, CL 30, nota 1]. Partito da Lhasa il 16 aprile, Freyre sarebbe arrivato in Nepal (cio nella valle di Katmandu) il 28 maggio, 1716, data perfettamente in accordo con le notizie del suo recente arrivo fornito da Domenico da Fano nella lettera dell 8 giugno 1716 [MITN 1, p. 80]. 107. Gli altri cappuccini erano i padri Gregorio da Lapedona (morto a Kathmandu nel luglio 1716), Francesco Orazio della Penna, Giuseppe Felice da Morro e Giovanni Francesco da Fossombrone [L. Petech in MITN 7, p. 231, nota 22].

aggiunse qualcosa di suo: insorse contro il re, lo cacci vergognosamente e massacr sette suoi servi in un delirio di furore ferino.108 Poi, giacch il diavolo n dal principio ispiratore di peccato e tuttora si consuma in una tetra invidia, spinse i pagani ad aggredire i Padri, ma sia per la pioggia che cadde a scrosci nella notte un angelo del cielo ci proteggeva , sia per la furia di saccheggiare le abitazioni, furono miracolosamente distolti dal mettere in atto i loro propositi omicidi. La motivazione pretestuosa del loro odio verso i Padri, che chiamavano anche Mogol, riguardava il loro saio. Infatti una volta giunsero a Pattena vestiti di scuro come impone la regola dei cappuccini, e il loro superiore, di nome Frate Felice [da Montecchio], strinse amicizia con il Qazi, un magistrato dei musulmani. Questi rimase contrariato non dal padre ma dal suo abito scuro, e chiese al cappuccino di dismettere il saio color mandorla e di adottarne uno azzurro. Subito diede ordine di tingere di azzurro certe stoffe di seta e ne fece dono al cappuccino in segno di amicizia con queste parole: Tagliatele convenientemente e fatevi degli abiti. Senza indugio e tutti contenti, i padri cappuccini si affrettarono a indossare sai azzurri. Ma mentre imperversava la pestilenza i nepalesi cominciarono a criticare il colore chiaro dellabito dei cappuccini, sostenendo che tale colore era sgradito agli dei e li offendeva, al punto che avevano spezzato il ponte subacqueo immaginario che collega il Bengala a Lanka, cio ai loro Campi Elisi; quindi le anime dei defunti, trovando il ponte distrutto, tornavano indietro e sterminavano i vivi. Pertanto si doveva eliminare il motivo dellira degli dei e placarli, naturalmente con luccisione dei padri. I cappuccini corsero saggiamente ai ripari: immediatamente si precipitarono ad acquistare delle stoffe di colore bianco, chiamarono dei sarti e in men che non si dica si fecero confezionare a domicilio
108. Letteralmente al modo delle baccanti (bacchatim). Il termine si riferisce ai riti dionisiaci orgiastici dellantica Grecia, che prevedevano luccisione e lo squartamento per chi li avesse profanati; si veda ad esempio le Baccanti di Euripide.

vesti al modo dei nepalesi. Questi, quando videro i padri cos [vestiti], dissero: Bene, eccovi diventati da mogol nepalesi come noi. Ma dopo pochi giorni, rimasto uno di loro in Nepal,109 gli altri tre giunsero a cavallo a Lassa e alloggiarono nello stesso albergo di padre Ippolito con alcuni servi110 tibetani. Era questa la casa dove risiedevano tutti i cappuccini quando si recavano a Lassa. Ledicio apparteneva al Tesoro Reale e per servirsene pagavano un aftto mensile, poich difcile reperire un alloggio a Lassa. I padri cappuccini hanno costruito una foresteria a Chandernagor [Chandannagar], in Bengala, e una a Pattena, e dichiarano di volerne costruire altre tre, una nel Nepal, unaltra a Lassa, e lultima nella citt di Takpo [Dakpo (Dvags po khyer)]111 che dista da Lassa otto o dieci giorni di cammino e dove si sa che possibile trovare delluva112. Quanto a me, arrivai dal Nepal a Pattena e l caddi gravemente ammalato. Vi rimasi tre mesi dagli olandesi che, per cos dire, mi strapparono ormai in decomposizione alla tomba,113 si presero cura di me pagando di tasca loro, mi trattarono con sincero affetto. Nella mia insufcienza non sono capace di esprimere a parole la carit dimostrata alla mia misera persona
109. Si tratta di Giuseppe Felice da Morro. 110. Invece di familis si legga famulis. 111. Dakpo in realt il nome della regione. La localit, rifugio di Desideri fra il 1718 e il 1720, menzionata dallo stesso missionario, come Tronggne, in una lettera (DL. 17, in MITN 5, p. 80), oppure Trong-g-ne nella Relazione (MITN 7, p. 183; SWEET e ZWILLING, Mission, p. 194). Il luogo stato nalmente identicato come Tronga (tibetano: Grong lnga), una cittadina allora importante del Dakpo superiore (Dvags po stod), presso il conne con la provincia di Kongpo: si veda Frank LEQUIN e Albert MEIJER, Samuel Van de Putte, Een Mandarijn Uit Vlissingen (16901745), Stichting VOC Publicaties, Middelburg, 1989, pp. 104: 61-63. 112. Necessaria per ricavarne del vin santo necessario alla celebrazione eucaristica. 113. Freyre allude qui al passo del Vangelo che tratta del miracolo di Ges che resuscita Lazzaro facendolo uscire dalla tomba (Giovanni 11: 38-39).

dai padri cappuccini, soprattutto dal reverendo Padre Frate Felice [da Montecchio];114 questultimo sedendo notte e giorno al mio capezzale mi accudiva cos paternamente che, se anche volessi esprimere tutta la mia gratitudine per il bene ricevuto e avessi cento lingue, non saprei farlo mai in modo soddisfacente. Soltanto queste poche cose io, padre Manoel Freyre, scrivo alla Vostra Paternit sulla missione tibetana, afnch la Vostra Paternit abbia qualche informazione sia sulle vie sia sui Regni del Tibet, sia in particolar modo sui missionari della Propaganda che, anche se non hanno ottenuto alcun risultato da undici anni, pure mal sopportano che i gesuiti mandino operai alla messe che ritengono invece appartenga a loro, e si sono gi lamentati a lungo per lettera con Roma.115 Spero che Padre Ippolito scriver a Vostra Paternit pi diffusamente. Padre reverendissimo, invoco, supplichevole, la vostra procua benedizione. Agra, 26 aprile 1717 Servo in Cristo Manoel Freyre
114. Felice da Montecchio (1671-1732) fu nominato Vice-Prefetto della missione del Tibet nel 1705, e Prefetto nel 1710; successivamente ebbe limportante carica di Visitatore cappuccino a Patna. Fu a Lhasa per un breve periodo nel 1721 [L. Petech in MITN 1, p. CXIII] e fece con Desideri parte del viaggio di ritorno (da Kuti a Patna) [MITN 7, pp. 6-7]. In seguito tocc proprio a Felice da Montecchio perorare la causa contro Desideri nella causa per la titolarit della missione del Tibet. il cappuccino present a Propaganda Fide ben 12 memorie (oltre a tre corposi allegati di documenti). Un gesuita contemporaneo descrisse giustamente quelle memorie come contenenti di molta acrimonia e sarcasmo assai pungente contro Desideri e la Compagnia di Ges [Silvia CASTELLO PANTI, Nuovi documenti su Ippolito Desideri, in Miscellanea di storia delle esplorazione, Vol. I, 1975, p. 174 [si veda anche MITN 3, pp. 38-46]. Copia di tutte le scritture di Montecchio sullargomento sono conservate nel dossier CP 84, conservato nellArchivio Storico di Propaganda Fide. 115. Invece di multa si legga multas.

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