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Arte e Cultura

Quel tesoro nascosto a Genova nellantica Chiesa del Carmine


di Agnese Avena

La prima cappella a destra dello storico edicio, dedicata alla Nativit, pressoch sconosciuta alla maggior parte dei liguri, nonostante il suo grande valore.

Citata dalle fonti e menzionata dalle Guide della citt dei secoli XVIII, XIX e XX, oggi occultata alla vista e adibita a deposito. Lantica chiesa carmelitana, costruita nel secolo XIII al di fuori della cinta muraria cittadina, ai piedi delle alture dellOlivella e di Carbonara, risulta edicata sul sito di una preesistente cappella dedicata allAnnunciazione1, utilizzata dai Confratelli dellOrdine allinizio della loro attivit genovese2. Le modiche apportate nel corso dei secoli al complesso conventuale, non permettono oggi di stabilire con certezza dove fosse ubicata la cappella suddetta, che tuttavia sembra riconoscibile nel vano oggetto del presente studio. La struttura atipica di questo ambiente un corpo di fabbrica con spaziatura doppia rispetto a quello delle altre cappelle che ritmicamente scandiscono le navate laterali lascia supporre si tratti del primo piccolo edicio di culto, in seguito inglobato nella nuova costruzione. Forse coinvolto nei lavori di ammodernamento che hanno interessato la chiesa nel secolo XVI nel 1582 risulta sede di Confraternita3 stato sicuramente sottoposto ad un intervento di restauro ed ornamentazione nel secolo successivo. La notizia riportata dallo storico Giscardi, il quale data al 1631 limportante evento4. Questultimo pu essere identicato con la decorazione ad affresco ancora oggi visibile, la cui

A fronte Cappella della Nativit: affresco della volta con lIncoronazione della Vergine e Fuga in Egitto, riquadro laterale.

committenza sarebbe pertanto da riferire alla famiglia Carmagnola, allora giuspatrona della cappella5. Una planimetria della citt di Genova del 1656, ne evidenzia disposizione e conformazione in questo momento storico6. Ulteriori signicative trasformazioni, tuttavia, sono ascrivibili agli anni 70 del secolo XIX, in occasione dellapertura della strada di collegamento di via di Vallechiara con lAlbergo dei Poveri. Risale a questi anni la mutilazione della cappella menzionata, sporgente sulla strada, in tale frangente privata della sua abside7. Le modiche apportate a questo ambiente, attualmente di difcile accesso, non impediscono tuttavia la godibilit dei bellissimi affreschi oggi visibili ad una distanza ravvicinata che appaiono allimprovviso, ricchi di fascino, a chi si accinga a raggiungerli oltrepassando i due soppalchi che dividono e snaturano il vano. Il tema mariano, fulcro della decorazione, trova il suo spazio privilegiato sulla volta, racchiuso entro una scenograca intelaiatura di motivi di gusto manierista che imitando leffetto plastico e tridimensionale dello stucco modellato, dipinto e dorato determina la cornice ottagona centrale ed i quattro piccoli quadri riportati racchiudenti altrettanti episodi della vita della Vergine e di Ges Bambino. Una fascia gurata policroma, in cui sono proposte ere allinseguimento di gure virili in torsione tra motivi tomor, sinserisce negli spazi lasciati liberi. Funzione analoga svolgono gli angioletti disposti frontalmente tra cartigli, elemento di raccordo con le sottostanti cartelle angolari dipinte sui

pennacchi. Piccole teste di cherubino ad ali spiegate, inne, simulano ideali peducci a rilievo. Una tta decorazione doveva in origine investire anche le pareti, come si deduce da alcuni brani pittorici a grisaille riemersi sotto lintonaco che oggi ricopre quasi completamente il vano8. Parzialmente leggibili sono unAllegoria della Carit, sulla parete sinistra ed un mascherone in foggia di Fauno ghignante, parte di un fregio dipinto riportato alla luce ad un livello pi basso, sulla parete destra, in prossimit della scaletta che mette in comunicazione con il soppalco sottostante. Contrasta con la situazione sopra descritta laffresco dipinto sulla volta, ancora perfettamente leggibile nella sua accesa policromia. Il tema trattato, La Vergine incoronata dalla Trinit particolarmente apprezzato allepoca della Controriforma qui proposto secondo un modello iconograco non nuovo, ma di particolare effetto sia per larmonica e chiara disposizione delle gure nello spazio, sia per la vivida brillantezza dei colori che le investono e che trapassano in delicati effetti sfumati nel cielo retrostante. Maria, inginocchiata in preghiera, funge da fulcro composito della scena. Cristo risorto e Dio Padre, in atteggiamento ieratico, sono efgiati rispettivamente a sinistra e a destra, in atto di porgerle lo scettro e di porle sul capo una preziosa corona regale. La Colomba dello Spirito Santo afora in un alone di luce dai toni rosati, mentre

una gloria di paffuti angioletti in volo accenna un girotondo. Angeli adoranti e musicanti, insieme a cherubini, disposti tra efmere nuvolette, attorniano il gruppo. Al preciso intento di esaltazione mariana e cristologia rimandano anche gli episodi rafgurati nei riquadri collaterali e le quattro gure virili che grandeggiano nelle cartelle angolari. La Presentazione al Tempio di Maria, lo Sposalizio della Vergine, la Circoncisione e la Fuga in Egitto sono scenette narrate con chiarezza espositiva e semplicazione di forme, caratteristiche apprezzabili soprattutto nella Fuga in Egitto, ancora pienamente godibile grazie al discreto stato conservativo. Chiaramente connessa al tema mariano proposto, la scelta iconograca dei personaggi inseriti nei pennacchi: un patriarca, un profeta e due evangelisti. Davide, il patriarca, riconoscibile per laspetto da vegliardo, larpa che regge davanti a s e la corona che lo identica come re dIsraele. Isaia, il profeta, rafgurato come un uomo anziano con un turbante sul capo; con la mano destra stringe il rotulo contenente le sue profezie allusive alla Vergine. I due uomini maturi con folta barba scura, a capo scoperto e con un libro tra le mani, inne, sembrano identicabili con gli Evangelisti Giovanni con riferimento al libro dellApocalisse, opera ricca di riferimenti mariani e Matteo, autore del primo Vangelo che, non a caso, inizia elencando la genealogia della Vergine, discendente dalla stirpe di Davide. In tutti gli episodi del ciclo del Carmine riconoscibile una matrice iconograca cambiasesca. A Luca Cambiaso (Moneglia, Genova 1527 - El Escorial 1585) uno dei pi accreditati pittori attivi a Genova nella seconda met del Cinquecento rimandano con grande evidenza l Incoronazione della Vergine con laggraziata Gloria dangeli che la sovrasta e, tra le scenette minori, la Circoncisione, quasi una replica con gure in controparte della Presentazione al Tempio della cappella Lercari nel duomo di Genova9. Il frescante impegnato nella cappella va pertanto ricercaSopra Decorazione a grisaille, particolari. A anco La Vergine incoronata dalla Trinit, particolare.

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to tra i pittori che avevano stretto contatti con Cambiaso. Le fonti sono concordi nel riconoscere in Bernardo Castello (Genova 1557 ca.-1629) lautore del ciclo10. Tale attribuzione non sembra tuttavia convincente. Lattenzione oggi spostata su Lazzaro Tavarone (Genova 1556?-1640), a sua volta allievo di Luca Cambiaso, con il quale aveva anche condiviso lesperienza spagnola allEscorial11. Sono soprattutto alcuni accorgimenti stilistici a presupporne lintervento, insieme a quello di allievi12. In conclusione, si vuole qui ancora ricordare come il tema mariano affrontato ad affresco nel 1631, trovasse in origine adeguato completamento nei soggetti trattati in tre dipinti ricordati dalle fonti ad ornamento della cappella: la Nativit di Giovanni Battista Paggi (Genova 1554-1627), il Giudizio Universale del Passignano (Domenico Cresti, Passignano, Perugia 1560ca.- Firenze 1636) e la Vestizione del Beato Nuo Alvares di Portogallo di Aurelio Lomi (Pisa 15561622)13. Le tre opere tuttora presenti in chiesa ma in diversa collocazione rispetto alla disposizione originaria erano state commissionate14 presumibilmente tra la ne del secolo XVI e linizio del XVII, precedentemente, dunque, alla decorazione murale. Allepoca di questultima, inoltre, la dedicazione della cappella doveva gi essere mutata in quella a Nostra Signora del Carmine, titolo mariano evocato in una porzione di affresco oggi solo parzialmente leggibile aforato sulla lunetta che fronteggia la nestra. La Vergine, in abito carmelitano, qui efgiata a braccia aperte in atto di accogliere santi e personaggi legati allOrdine, inginocchiati alla sua destra e sante carmelitane, purtroppo non pi riconoscibili, alla sua sinistra15. Sarebbe pertanto auspicabile un nuovo intervento di restauro che eliminando le sovrastrutture esistenti e riportando alla luce le decorazioni ancora occultate permetta di usufruire nuovamente di uno spazio cos suggestivo ma, purtroppo, nascosto.
Ringraziamenti
Abate Davide Bernini, Parroco di Nostra Signora del Carmine e SantAgnese, Genova Paolo Arduino, Biblioteca Storia dellArte, Genova Massimo Bartoletti, Franco Boggero, Paola Traversone, Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico della Liguria.

Note
Lantica cappella dedicata allAnnunciazione, soggetta allabbazia di San Siro, sembra risalire allanno 1182. Cfr. PERASSO N., Notizie storiche sulla Chiesa del Carmine di Genova, ms., secolo XVIII, c. 17, Biblioteca Universitaria, Genova. 2 I carmelitani, giunti a Genova nel 1260, hanno inglobato il piccolo edificio religioso dedicato allAnnunziata, costruito in unarea detta Terriccio, ed una cappella da loro edificata ed intitolata a Santa Maria di Monte Carmelo, nella nuova chiesa eretta nel 1262. Il convento risale al secolo XIV. Cfr. GISCARDI G., Nostra Signora del Carmine chiesa e convento in Genova dellOrdine Carmelitano, ms. secolo XVIII, Archivio Parrocchiale Chiesa di Nostra Signora del Carmine e SantAgnese, Genova. 3 GISCARDI G., Santa Maria, cit. 4 GISCARDI G., Santa Maria, cit. I lavori hanno preceduto di alcuni anni la seconda consacrazione della chiesa, avvenuta nel 1637. Cfr. Perasso N., Notizie, cit. 5 Franco Boggero identifica lopera di restauro e ornamentazione della cappella, allora dedicata a Nostra Signora del Carmine, citata dal Giscardi, con la decorazione ad affresco oggetto del presente studio, datandola quindi allo stesso 1631. Cfr. BOGGERO F., S.t. (Lazzaro Tavarone in N.S. del Carmine), Genova, S.d. (1981). Federico Alizeri, nelle Guide del 1846 e del 1875, pur ritenendo gi distrutta la cappella e la sua decorazione, ricorda come
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questa fosse lunica cappella affrescata della chiesa. Cfr. ALIZERI F., Guida artistica per la citt di Genova, Genova 1846, I, p. 568; Guida illustrativa per la citt di Genova e sue adiacenze, Genova 1875, pp. 377-378. 6 Cfr. BRUSCO G., Rilievo della citt di Genova, 1656, foglio n. 1124 C, Collezione Cartografica e Topografica del Comune, Genova. 7 In seguito allapertura della strada di collegamento di via di Vallechiara con lAlbergo dei Poveri sono sparite le due piazze che delimitavano la chiesa, una antistante la facciata laterale destra, su cui ancora si apre il portale corrispondente allingresso pi antico, e laltra, pi piccola, dotata di pozzo, ubicata nella zona antistante lattuale portale principale, allora interna al complesso conventuale. Laccesso pubblico alla chiesa era fin dalle origini, quello sul fianco destro. La cappella con la sua abside ancora riconoscibile nella planimetria allegata alla Convenzione proposta fra il Municipio di Genova e la Fabbriceria della Chiesa Parrocchiale di Nostra Signora del Carmine per Cessione e Permuta di locali annessi a detta Chiesa destinati a deposito di arredi Sacri ed occupazione di propriet per la formazione della nuova strada che mette allAlbergo dei Poveri, 6 luglio 1871, Atto del Notaio Francesco Tiscornia, ms. 1871, Archivio Parrocchiale Chiesa di Nostra Signora del Carmine e SantAgnese, Genova. Labside documentata anche in un acquarello di Luigi Garibbo datato al 1827 ca.: cfr. Foglio n. 2047, Collezione Cartografica e Topografica del Comune, Genova. Garibbo descrive il lato destro della chiesa con labside sporgente della cappella della Nativit, le cui uniche aperture sono limitate alla piccola finestra rettangolare non pi esistente - sostituita dallattuale rosone dopo il 1870 - e da finestrelle quadrate sui fianchi (se ne intravede una sul lato destro), ancora esistenti anche se parzialmente tamponate. 8 Gli affreschi sono stati riportati in luce in occasione di una campagna di studio e restauro guidato da Franco Buggero, Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico della Liguria, nel 1981. Cfr. BOGGERO F., S.t. (Lazzaro Tavarone ), cit., Genova, S.d. (1981). 9 LIncoronazione della Vergine riprende lanaloga composizione affrescata da Cambiaso sulla volta del presbiterio di San Lorenzo allEscorial in Spagna ed il medesimo soggetto dipinto ad olio in una tela per la cattedrale di Tarragona, opere realizzate negli anni 1583-1585. La Presentazione al Tempio della cappella Lercari nella cattedrale di Genova parte di un ciclo ad affresco commissionato al pittore nel 1564. Richiami a Cambiaso sono tuttavia evidenti anche nei motivi di contorno. 10 Lattribuzione a Bernardo CASTELLO riportata in C.G. RATTI, 1766, p.141; RATTI C.G., 1780, p. 165; ALIZERI F., 1846, I, p. 568; ALIZERI, 1875, p. 378 e, pi recentemente, in MAGNANI L., Chiesa di Nostra Signora del Carmine, Genova 1980, p. 19. 11 Relativamente allattribuzione proposta cfr. BOGGERO F., Lazzaro Tavarone, cit.; , ERBENTRAUT R., Il ciclo di affreschi nella chiesa del Carmine a Genova. Un contributo allopera tarda di Lazzaro Tavarone in Bollettino dei Musei Civici genovesi , IX, 26-27, Maggio-Dicembre 1987, pp. 61-62. Lazzaro TAVARONE riconosciuto il principale allievo di Luca Cambiaso, del quale aveva collazionato i disegni preparatori di molte opere. E probabilmente correlata a tale attivit, la puntuale ripresa dei soggetti cambiaseschi in alcune scene del ciclo del Carmine, ed il probabile riutilizzo del disegno preparatorio per La Gloria affrescata da Cambiaso nel coro di San Lorenzo allEscorial, conservato a Palermo presso la Galleria Regionale di Palazzo Albertellis. LIncoronazione della Vergine entro un ottagono e una Gloria dangeli analoga a quella dellaffresco, sono presenti in due disegni conservati presso il Blanton Museum of Art di Austin e presso il Gabinetto di Disegni e Stampe di Palazzo Rosso a Genova, attribuiti al Tavarone e datati al secondo decennio del Seicento, relativi rispettivamente alla volta della chiesa di Santa Maria delle Vigne e ad un affresco del convento agostiniano di Santa Maria in Passione a Genova: cfr. NEPI G., scheda n. 13 pp. 433-434 e PRIARONE M., scheda n. 16 pp. 436-438, in Luca Cambiaso. Un maestro del Cinquecento europeo, catalogo della mostra a cura di P.BOCCARDO, F.BOGGERO, C.Di FABIO, L.MAGNANI, Milano 2007. Alcuni motivi decorativi ornamentali, inoltre, quali il mascherone a grisaille e gli angioletti a monocromo, sembrano ripetere analoghe raffigurazioni affrescate tra il 1627 e il 1629 da Tavarone nel fregio del Salone colombiano in Palazzo Chiavari Belimbau a Genova. 12 Nelle figure affrescate sulla volta possibile riscontrare alcune peculiarit tipiche del modo di dipingere di Lazzaro Tavarone (comunicazione orale Massimo Bartoletti, Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico della Liguria). Le sagome sono campite con stesure di colore quasi a macchia e contrasti cromatici determinano la profondit. Diverso il modo di operare di Bernardo Castello, pittore disegnativo, attento ai passaggi chiaroscurali graduati, resi con attenzione quasi millimetrale. 13 F. Boggero, in Lazzaro Tavarone, cit., annota gli spostamenti dei tre dipinti nel corso dei secoli: questi, infatti, ancora menzionati nella cappella della Nativit dal Ratti nel 1780, sono ancora oggi conservati in chiesa: le opere del Lomi e del Passignano in controfacciata, ai lati del portale, mentre la pala del Paggi attualmente collocata nella seconda cappella a sinistra. Cfr. RATTI C.G., Instruzione di quanto pu vedersi di pi bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, Genova 1780, p. 165; MAGNANI L., Chiesa di Nostra Signora del Carmine, Genova 1980, pp. 19, 28. 14 La Nativit del Paggi del 1600. La pala del Carmine risale dunque al periodo genovese dellattivit del pittore. Negli stessi anni era presente in citt anche il pisano Aurelio LOMI, a Genova dal 1597 al 1604. 15 Tra i personaggi ritratti forse possibile identificare per labbigliamento e la tipologia dei copricapi - San Luigi IX, Papa Giovanni XXII e San Simone Stock su un lato; Santa Teresa dAvila(?) sullaltro.

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