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96 Basi bibliche

riologico: chi vuole infrangere lo stato di schiavit degli uomini deve


venire dall'aldil di una tale esistenza, ma poi entrare in essa (cfr. 2 Cor
8,9: divenire povero per amor nostro).
L'inno fatica visibilmente a esprimere tutta l'incarnazione, senza
dubbio perch era cosa inabituale per il mondo antico parlare dell'in-
carnazione reale di un essere divino e non solo del suo travestimento
in forma umana (U. B. Miiller, Menschwerdung, 31). Neppure la sa-
pienza ebraica - che ispira uomini giusti, entra nelle loro anime e li
accompagna addirittura nello stato di miseria (Sap 7,7.27; 10,13s.) - si
identifica mai con uno dei giusti in maniera tale da divenire uomo.
Inoltre: la rinuncia volontaria allo stato sociale e alla carriera era per il
mondo antico quasi inconcepibile. Qualcosa di completamente nuovo
bisogna quindi esprimere qui per la prima volta come a tastoni.
La seconda strofa porta la risposta di Dio al libero autoabbassa-
mento dell'Incarnato: Dio stesso lo innalza alla massima altezza e gli
conferisce lo specifico e altissimo nome di K:jrzs (intronizzazione
dell'umiliato). Tutte le sfere del cosmo- gli angeli in cielo, gli uomini
sulla terra, i morti negli inferi -lo (in Is 45,18-25: Dio!) riconosceran-
no perci un giorno nell'omaggio escatologico (proskynesis cosmica e
acclamazione), mentre ora gi la comunit cristiana confessa con que-
sto inno in rappresentanza di tutta la creazione: Ges Cristo il Si-
gnore. Racchiusa in questo canto c' una tensione ben difficilmente
superabile fra discesa e innalzamento o insediamento dell_o schiavo
umilia!o ..a Sjgnore del mondo.
Con tali affermazioni cristologiche ardite ed elevate si impone
per il problema del rapporto fra il Kyrios__Ges_e Do (Gnilka, Phi-
lipperbrif, 131 [trad. it., 229]). L'inno non qui alcun_pro-
blema, ma Paolo s. Con un lavoro di correzione egliag iunge la for-
mula a glgria di Dio subordinando cos Cristo.JLD..io (cfr. 1
Cor 15,24.28) e togliendo la confessione di fede nel Kyrios Ges dalla
sua posizione di punto finale del canto (cfr. anche Fil1,11; Gal1,1.4s.;
1 Cor 3,23; 15,28; Rom 15,7). L'innalzato non un secondo essere di-
vino accanto a Dio, ma colui attraverso il quale Dio opera escatologi-
camente, colui che viene dal Padre ed a lui ordinato e solo cos vie-
ne inserito nell'unicit di Dio.
Ges Cristo per l'inno di Fil 2, 6-11 anzitutto l'uomo abbassato e in-
nalzato che proveniva da Dio. I: enunciazione relativa alla /orma divina
di un Pr.eesistente indica la dimensione profonda del cammino di Ges
e lo gualifica nel suo insieme come un evento rivelatore e salvi/ico.
( (2)'L' autore della lettera ai Colossesi (senza dubbio un discepolo di
\...__/
Nascita e sviluppo della cristologia del NT 97
Paolo) riporta in Col1,15-20, un inno a Cristo, che corregge con ag-
giunte e interpreta nel contesto. Retroterra dell'inno e della lettera la
sensazione, allora generalmente diffusa, di non vivere pi in un mon-
do sicuro, ma in un mondo fragile, in cui pu in qualsiasi momento ir-
rompere la distruzione (ca. 61 d.C.: devastante terremoto nella regio-
ne di Colossi) e che caratterizzato dalla lotta caotica e deleteria del-
le potenze elementari cosmiche (destino, astri, elementi) che manten-
gono l'uomo in schiavit. Per sl!perare l'angoscia nei
mondo e la sensazione di una vita minacciata, si poteva ricorrere a va-
ri messaggi di salvezza: aa esempio all'ascesa gnosdca dell';nima dal-
-la materia immon a alla sfera celeste luminosa dello spirito, oppure al-
la purificazione rituale e ascetica pitagorica dagli elementi inferiori,
collegata con il culto degli di e delle anime del mondo superiore. Una
variante sincretistica giudeo-cristiana di una simile filosofia (Col
2,8a) penetrata nella comunit di Colossi: Cristo sembra inquadrato
fra le potenze degli elementi cosmiche (Col2,8b; 1,16d); queste so-
no adorate come esseri personali (Col2,18), si celebrano feste secon-
do i cicli cosmici (novilunio o sabato) e si osservano prescrizioni ali-
mentari (Col 2,16.21), forse si pratica anche la circoncisione (Col
2,11). Una sfida per la comunit. L'inno a Cristo accetta la sfida e rea-
gisce con categorie sapienziali alla medesima altezza cosmologica: di
fronte alla concorrenza di potenze cosmiche la confessione di fede in Cri-
sto doveva essere formulata in termini cosmico-universalz; se Cristo do-
veva chiaramente conservare la preminenza.
L'inno concepisce_Cristo (cui solo quel primogenito di coloro che
risuscitano dai morti di Col1,18 allude) sia nella sua preesistenza che
nella sua postesistenza, come divii}a o riempita da..Dio, en-
tit da cui come dalla testa __orpo del mondo discende la progres-
siva coesione di questo (grazie alla fedelt del creatore) e viene rista-
bilita la turbata armonia del cosmo (riconciliazione universale). Sal-
-;;ezza significa quindi redenzz;;e (non tanto dal peccato e dal giudizio,
quanto piuttosto) dalla perdizione, dall'alienazione e dalla mancanza di
senso, nonch entrata nello stato di incorruttibilit. TI fondamento del-
la salvezza sta nel fatto che il mediatore della redenzione 8 dentico al

mediatore della creazione, nel fatto cio che egli possiede fin dall'ini-
zio l'uguaglianza funzionale con Dio e la preminenza su tutto il crea-
to (primogenito in Col1,15 un titolo enunciante una posizione emi-
nente, che solo nella controversia ariana diventer una affermazione
relativa all'essenza). Nessuna creatura esiste senza Cristo, e mediante
il Cristo innalzato tutto riconciliato. Sempre per Dio a conserva-