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La storia della scimmia ed il coccodrillo

Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 05/02/2009 05:08 pm by admin

Parte Prima Una Scimmia viveva su un grande albero su una sponda del fiume. Nel fiume cerano molti coccodrilli. Un Coccodrillo guardava da lungo tempo le Scimmie, ed un giorno lui disse a suo figlio: Figlio mio, prendi una di quelle Scimmie per me. Io voglio il cuore di una Scimmia per mangiarlo. Come potrei prendere una Scimmia? chiese il piccolo Coccodrillo. Io non vado sulla terra ferma, e la Scimmia non viene nellacqua. Usa la tua intelligenza e troverai un modo, gli disse la mamma-coccodrillo. Ed il piccolo Coccodrillo pens e ripens. Alla fine, egli disse a se stesso: Ora so cosa devo fare. Prender quella Scimmia che vive sul grande albero in riva al fiume. Essa desidera attraversare il fiume per andare sullisola in cui la frutta pi matura. Quindi il Coccodrillo nuot fino allalbero dove viveva la Scimmia. Ma egli era un Coccodrillo stupido. Oh, Scimmia, lui chiam, vieni con me fino allisola dove c la frutta matura. Come faccio a venire con te? chiese la Scimmia. Io non so nuotare. Tu no,- ma io s. Io ti prender sulla mia schiena, disse il Coccodrillo. La Scimmia era avida, e voleva la frutta matura, cos salt sulla schiena del Coccodrillo. Andiamo! disse il Coccodrillo. Tu mi stai dando uneccellente cavalcata! disse la Scimmia. La pensi cos? Bene, ti piace questo? chiese il Coccodrillo, immergendosi. Oh, no! pianse la Scimmia, appena and sottacqua. Essa aveva paura di scappare, perch non sapeva come fare sotto lacqua. Quando il Coccodrillo ritorn su, la Scimmia schizzando e soffocando disse, Oh Coccodrillo, perch mi hai portato sottacqua,? Perch cos potr ucciderti, tenendoti sottacqua, rispose il Coccodrillo. Mia madre vuole mangiare un cuore di Scimmia, ed io le porter il tuo!. Avrei voluto che tu mi avessi detto che volevi il mio cuore, disse la Scimmia, cos lavrei portato con me. Strano! disse lo stupido Coccodrillo. Vuoi dire che hai lasciato il tuo cuore l sullalbero?

Certo, proprio ci che voglio dire, disse la Scimmia. Se tu vuoi il mio cuore, dobbiamo tornare allalbero per trovarlo. Ma ormai siamo cos vicini allisola dove c la frutta matura, per favore prima portami l. No, Scimmia, disse il Coccodrillo, io ti riporter diritto al tuo albero. Non pensare pi alla frutta matura. Trova il tuo cuore e portamelo subito. Poi vedremo se andare allisola.- Va bene, disse la Scimmia. Ma non appena sal sulla riva del fiume che swiff! La Scimmia salt sullalbero. Dal ramo pi alto essa chiam il Coccodrillo in basso nellacqua: Il mio cuore quass! Se lo vuoi, vieni a prenderlo qui! Parte Seconda La Scimmia presto si mosse via da quel albero. Essa voleva allontanarsi dal Coccodrillo, perch voleva vivere in pace. Ma il Coccodrillo la trov, gi lungo il fiume, mentre viveva su un altro albero. Nel mezzo del fiume cera unisola piena di alberi da frutta. A met strada tra la riva del fiume e lisola, vi era una grande pietra di color rosa che spuntava fuori dallacqua. La Scimmia avrebbe potuto saltare sulla pietra, e poi sullisola. Il Coccodrillo guard la Scimmia mentre saltava dalla riva del fiume alla pietra, e poi fin sullisola. Egli pens tra s e s, Ogni giorno la Scimmia verr sullisola, ed io la prender di notte mentre far ritorno verso casa. La Scimmia faceva dei pranzi eccellenti, mentre il Coccodrillo nuotava l intorno, stando in osservazione di giorno. Verso notte il Coccodrillo strisci fuori dellacqua e si pos sulla pietra, perfettamente immobile. Quando arriv il buio fra gli alberi, la Scimmia part per tornare a casa. Corse gi verso la riva del fiume, e l si ferm. Cos successo alla pietra? pens la Scimmia. Non lho mai vista cos alta prima dora. Deve esserci il Coccodrillo sopra!. Cos essa and sullorlo dellacqua e chiam: Hei, Roccia!. Nessuna risposta. Allora chiam di nuovo: Hei, Roccia! Tre volte la Scimmia chiam, e poi disse: Perch, Amica Roccia, stanotte non mi rispondi? Oh, pens lo stupido Coccodrillo, si vede che di notte la pietra risponde alla Scimmia. Stavolta dovr rispondere io al posto della pietra.

Quindi lui rispose: S, Scimmia! Cosa c? La Scimmia rise, e disse: Oh, sei tu, Coccodrillo, eh? S, disse il Coccodrillo. Ti sto aspettando qui. Io ti manger. Oh, stavolta mi hai preso in trappola, disse la Scimmia. Non ho altro modo per andare a casa. Spalanca la tua bocca cos io posso saltare diritto dentro di essa!. Ora la Scimmia sapeva bene che quando un Coccodrillo spalanca la sua bocca, esso chiude sempre gli occhi. Cos, mentre il Coccodrillo se ne stava sulla pietra con la bocca spalancata e gli occhi chiusi, la Scimmia salt. Ma non nella sua bocca! Oh, no! Essa salt sulla cima della testa del Coccodrillo, e poi rapidamente salt sulla riva. Poi sal subito sul suo albero. Quando il Coccodrillo cap il tiro che la Scimmia gli aveva giocato, disse: Scimmia, sei molto astuta e non conosci la paura. Dopo questo ti lascer in pace!. Grazie, o Coccodrillo, ma io star lo stesso sempre in guardia!, disse la Scimmia.

La storia della tartaruga


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 05/01/2009 05:12 pm by admin

Un Re una volta aveva costruito un lago nel suo cortile per far giocare in esso i giovani principini. Essi vi nuotavano dentro, e con le loro barche e zattere navigavano su di esso. Un giorno il re disse loro di aver chiesto agli uomini di mettere dei pesci nel lago. I ragazzi corsero subito a vedere i pesci. Ora, insieme ai pesci, cera una tartaruga. I ragazzi si dilettavano coi pesci, ma essi non avevano mai visto una tartaruga, e avevano paura di lei, pensando che fosse un demone. Cos corsero piangendo dal Re loro padre, dicendo:C un demone sulla riva del lago! Il re ordin che i suoi uomini prendessero il demone, e lo portassero al palazzo. Quando la tartaruga fu portata a palazzo, i ragazzi piangendo fuggirono. Il re voleva molto bene ai suoi figli, cos ordin agli uomini che gli avevano portato la tartaruga di ucciderla. Come la uccideremo? essi si chiesero. Riduciamola in polvere, disse uno. No. Cuciniamola al forno sui carboni ardenti, disse un altro.

Cos, si parlava di un piano dopo laltro. Allora un vecchio che aveva sempre avuto paura dellacqua disse: Gettatela nel lago, l dove dalle pietre esce fuori verso il fiume. Cos sar uccisa certamente. Quando la tartaruga sent quello che aveva detto il vecchio, tir fuori la sua testa e chiese: Amico, cosa ho fatto per meritarmi una cosa orribile come quella? Le altre proposte erano abbastanza cattive, ma gettarmi nel lago! Non parlate di una cosa cos crudele! Quando il re sent ci che disse la tartaruga, egli disse ai suoi uomini di prendere subito la tartaruga e di gettarla nel lago. La tartaruga rise tra s e s, non appena scivol gi nel fiume fino alla sua vecchia casa. Bene! disse, Per fortuna quelle persone non sanno come io sono sicura nellacqua!

La storia del mercante di Seri


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/30/2009 05:22 pm by admin

Cera una volta a Seri un Mercante che vendeva ottone e oggetti di metallo. Lui andava da citt in citt, in societ con un altro uomo che anche vendeva ottone e pentole. Questaltro secondo uomo era avido, prendendo tutto quello che lui poteva per nulla, e dando meno di quanto lui poteva per ci che comprava. Quando arrivavano in una citt, essi dividevano le loro strade. Ciascuno andava su e gi per le strade che aveva scelto, strillando, Vendo pentole. Vendo ottone! Le persone uscivano dalle loro case, e comprava-no, o commerciavano, con loro. In una casa viveva una povera vecchia e la sua nipotina. La sua famiglia una volta era stata ricca, ma ora lunica cosa che essa aveva lasciato di tutta la ricchezza era una pentola tutta doro. La nonna non sapeva che quella era una pentola doro, ma lei laveva tenuta perch in passato suo marito era abituato a mangiare fuori. Essa stava su una mensola fra altre pentole e tegami, e non veniva usata spesso. ..Il Mercante avido pass davanti a questa casa, chiamando, Comprate i miei vasi! Comprate i miei tegami!. La nipotina disse: Oh, Nonna, compra qualcosa per me!. Mia cara, disse la vecchia donna, noi siamo troppo poveri per comprare qualsiasi cosa. Io non ho niente neanche da commerciare.

Nonna, vedi quello che il Mercante ti pu dare per la vecchia pentola. Noi non la usiamo, e forse lui la prender e in cambio ci dar qualcosa che noi vogliamo. La vecchia donna chiam il Mercante e gli mostr la pentola, dicendo, Signore, vuole prendere questo, e dare alla piccola qui qualcosa in cambio?. Luomo avido prese la pentola e la graffi in un lato con un ago. Cos scopr che era una pentola doro. Allora sperando di poterla avere per nulla, cos lui le disse: Cosa vale? Neanche un mezzo-denaro!. Egli gett quindi la pentola in terra, e se ne and via. In quel momento pass laltro Mercante. Con laltro cera laccordo che entrambi sarebbero poi passati nelle strade che laltro aveva lasciato. Egli chiam: Comprate i miei vasi! Comprate le mie pentole! Comprate il mio ottone!. La bambina lo sent, ed implor la sua nonna di vedere quello che lui avrebbe dato per la pentola. Bambina mia, disse la nonna, il Mercante che stato prima qu gett la pentola per terra e se ne and via. Io non ho altro da offrire in cambio. Ma, Nonna, disse la ragazzina quello era un uomo disonesto. Questo sembra piacevole. Chiedi a lui. Forse lui ci dar qualche piccolo piatto di latta!. Chiamalo, allora, e mostraglielo, disse la vecchia donna. Appena il Mercante prese la pentola nelle sue mani, seppe subito che era di oro. Egli disse: Tutto ci che io ho qui non ha cos valore come questa pentola. una pentola doro. Io non sono abbastanza ricco per comprarla. Ma, signore, un Mercante che pass qui qualche momento fa la gett per terra, dicendo che non valeva mezza-moneta, e se ne and via, disse la nonna. Per lui non valeva nulla. Se se Lei la valuta, se la prenda, magari dando alla piccola qualche piatto che a lei piace. Ma il Mercante non voleva averla in questo modo. Egli diede alla donna tutti i soldi che aveva, e tutte le sue merci. Mi dia solo otto centesimi, lui le disse. Quindi lui prese i centesimi, ed and via. Andando gi al fiume, lui pag gli otto centesimi al barcaiolo perch lo portasse attraverso il fiume. Ben presto, il Mercante avido risal alla casa dove aveva visto la pentola doro, e disse: Mi porti quella pentola, ed io vi dar qualcosa per essa. No, disse la nonna. Lei disse che la pentola era senza valore, ma un altro Mercante ha pagato un gran prezzo per essa, e lha portata via.

Allora il Mercante avido si adir, gridando, Per colpa di quellaltro uomo io ho perso una piccola fortuna. Quella pentola era di oro. Cos lui corse gi sulla riva del fiume e, vedendo laltro Mercante che era sulla barca nel fiume, strill: Ehi, Barcaiolo! Ferma la tua barca! Ma luomo nella barca disse: Non si fermi! Quindi lui arriv alla citt che stava sullaltro lato del fiume, e visse bene per tutto il tempo con i soldi che la pentola gli aveva portato.

La storia della tartaruga che parlava troppo


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/29/2009 05:31 pm by admin

Una tartaruga viveva in uno stagno ai piedi di una collina. Due giovani Oche selvatiche, cercando il cibo, videro la tartaruga, e si misero a parlare con essa. Il giorno seguente le Oche vennero di nuovo a trovare la tartaruga e fecero subito conoscenza. Presto erano diventati grandi amici. Amica tartaruga, dissero un giorno le Oche, noi abbiamo una bella casa lontano da qui. Noi domani andremo in volo da essa. Sar un viaggio lungo ma piacevole. Vuoi venire con noi?. Come potrei? Io non ho ali, disse la tartaruga. Oh, ti porteremo noi, se soltanto tu terrai la tua bocca chiusa, e non dirai una parola a nessuno, dissero loro. Posso farlo, disse la tartaruga. Prendetemi con voi. Far esattamente come voi desiderate. Quindi il giorno seguente le Oche portarono un bastone e tennero i due lati con il loro becco. Ora prendi in mezzo questo bastone nella tua bocca, e non dire una parola finch non giun-giamo a casa, dissero loro. Le Oche salirono poi nellaria, con la tartaruga tra di esse, tenendo fermo il bastone. I bambini del villaggio videro le due Oche che volavano insieme alla tartaruga e gridarono: Oh, guarda la tartaruga su nellaria! Guarda le Oche che portano una tartaruga attaccata ad un bastone! Non si mai visto nulla di pi ridicolo!. La tartaruga guard in gi e prese a dire, Bene, e se i miei amici mi portano, a voi che interessa?, cos dicendo, essa lasci la presa e, cadendo gi, precipit morta ai piedi dei bambini. Appena le due Oche si sollevarono, esse sentirono le persone che dicevano, vedendo la povera tartaruga, Quella povera bestia non ha saputo tenere la sua bocca chiusa. Ha voluto per forza parlare, e cos ha perso la sua vita.

La storia del bue che vinse la scommessa


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/28/2009 05:37 pm by admin

Molto tempo fa, cera un uomo che possedeva un bue molto forte. Il proprietario era cos orgoglioso del suo Bue, che con ogni uomo che incontrava si vantava di come era forte il suo bue. Un giorno che il proprietario era andato in un villaggio, disse agli uomini di quel luogo: Io pagher una scommessa di mille pezzi dargento se il mio forte bue non ce la far a trascinare una fila di cento carri. Gli uomini risero, e dissero: Molto bene; porta il tuo bue, e noi allacceremo cento carri in una fila e vedremo se il tuo bue sapr trascinarli a lungo. Quindi luomo port il suo bue nel villaggio. Una folla si raggrupp per vedere la cosa. I cento carri furono messi in fila, ed il forte bue fu assoggettato al primo carro. Poi il proprietario frust il bue, e disse: Svegliati disgraziato! Vai avanti, canaglia! Ma siccome al Bue non era mai stato parlato cos, quindi rest ancora fermo. N i colpi n le male parole, riuscirono a farlo muovere. Alla fine il poveruomo dovette pagare la sua scommessa, e malinconicamente and a casa. L lui si gett sul suo letto e pianse: Perch il forte Bue ha agito cos? Un tempo lui trasportava molto facilmente I carichi pi pesanti. Perch mi ha fatto vergognare di fronte a tutte quelle persone?. Poi si si lasci andare ad un sonno ristoratore. Alla fine, luomo si alz ed and al lavoro. Quando and a dar da mangiare al Bue quella sera, il Bue si rivolse a lui e disse: Perch oggi mi hai frustato? Non mi avevi mai frustato prima. Perch mi hai chiamato disgraziato e canaglia? Non mi avevi mai chiamato cos prima!. Allora luomo disse: Io non ti tratter pi male. Mi dispiace di averti frustato e di averti chiamato con quei brutti nomi. Io non far mai pi cos. Perdonami. Va bene, disse il Bue. Domani torneremo nel villaggio ed io trasciner i cento carri per te. Tu sei stato sempre un buon padrone per me, fino ad oggi. Domani riguadagnerai quello che hai perso. Il mattino seguente il proprietario aliment ben bene il suo Bue, ed appese una ghirlanda di fio-ri sul suo collo. Quando si recarono al villaggio gli uomini risero di nuovo alluomo. Essi dissero:Sei venuto a perdere ancora pi soldi? Oggi io pagher una scommessa di due mila pezzi dargento se il mio Bue non sar abbastanza forte da tirare i cento carri, disse il proprietario. Cos di nuovo i carrelli furono messi in fila, ed il Bue fu assoggettato al primo. Una gran folla venne di nuovo a guardare. Il proprietario disse: O buon Bue,

mostraci come sei forte! O creatura dolce ed eccellente! E glii accarezz il collo e lisci i suoi fianchi. Subito il Bue tir con tutta la sua forza. I carri si mossero finch lultimo carrello non arriv dove erano stati i primi. Allora la folla grid, e i paesani pagarono la scommessa alluomo, dicendo: Il Suo Bue il pi forte che abbiamo mai visto. Quindi il Bue e luomo tornarono a casa, felici.

La storia del mercante nel deserto


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/27/2009 05:44 pm by admin

Una volta, molto tempo fa, un Mercante, coi suoi beni impacchettati in vari carri, arriv ad un deserto. Egli era in viaggio proveniente da un paese sullaltro lato del deserto. Il sole splendeva sulla finissima sabbia, facen-dola essere calda come la pancia di una stufa. Nessunuomo alla luce del sole avrebbe potuto camminarvi sopra. Ma di notte, dopo che il sole era calato, la sabbia si sarebbe rinfrescata, e allora gli uomini avrebbero potuto viaggiare su di essa. Quindi il Mercante aspett fino a che scese il buio, e poi venne fuori. Oltre ai beni che doveva vendere, prese alcuni vasi di acqua e di riso, e legna da ardere, cos che il riso poteva essere cucinato. Lui ed i suoi uomini cavalcarono per tutta la notte. Un uomo faceva da guida. Egli, poich conosceva le stelle, seguendole avanzava cavalcando per primo e guidava gli altri conducenti. Allo spuntar del giorno tutti si fermarono e si accamparono. Legarono i buoi, e li alimentarono. Poi accesero dei fuochi e cucinarono il riso. Infine stesero un gran tendone su tutti i carri ed i buoi, e tutti gli uomini si coprirono sotto di esso fino al tramonto. Appena fece sera, essi di nuovo accesero i fuochi e cucinarono il riso. Dopo cena, piegarono il tendone e lo misero via. Misero le briglia ai buoi, e, appena la sabbia fu fresca, essi ripresero il loro viaggio attraverso il deserto. Notte dopo notte essi cos affrontarono il viaggio, mentre durante il calore del giorno riposavano. Alla fine, una mattina la guida disse: Ancora una sola notte e poi usciremo dalla sabbia. Gli uomini furono contenti nel sentire questo, perch tutti erano stanchi. Quella sera, dopo cena il Mercante disse: Potete ormai gettare via quasi tutta lacqua e la legna da ardere. Da domani saremo nella citt. Aggioghiamo i buoi e partiamo. Quindi la guida prese il suo posto in testa alla fila. Ma, invece di

mettersi a guidare i conducenti, lui si distese nel carro sui cuscini. Egli presto si addorment velocemente, perch non dormiva da molte notti, e di giorno la luce era stata cos forte che non aveva mai potuto dormire bene. Tutta la notte i buoi procedettero. Vicino allo spuntar del giorno, la guida si svegli e guard le ultime stelle che si affievolivano nella luce. Alt! egli grid ai conducenti. Noi siamo nello stesso luogo dove eravamo ieri. Si vede che i buoi hanno girato in tondo mentre io dormivo. Cos, essi liberarono i buoi, ma per loro non cera pi acqua da bere. Essi la notte prima avevano gettato via lacqua. Quindi gli uomini posero di nuovo il tendone sui carri, ed i buoi si distesero gi, stanchi ed assetati. Anche, gli uomini si stesero gi dicendo, Abbiamo buttato la legna e lacqua ormai noi siamo perduti. Ma il Mercante disse fra s e s, Questo per me non il momento di dormire. Io devo trovare lacqua. I buoi non possono proseguire se non hanno acqua da bere. Gli uomini devono avere lacqua. Loro non possono cucinare il riso senzacqua. Se non ci penso io, saremo tutti perduti! Egli cammin su e gi, guardando vicino a terra. Alla fine egli vide un ciuffo di erba. Ci deve essere acqua qui sotto, o quellerba non sarebbe l, lui disse. Allora ritorn indietro, gridando ai suoi uomini, Portate la vanga ed il martello! Essi saltarono su, e corsero con lui alla macchia dove cresceva lerba. Cominciarono a scavare, e dai e dai essi colpirono una roccia e non poterono pi scavare. Allora il Mercante salt gi nel buco che essi avevano scavato, e mise il suo orecchio sulla pietra. Sento lacqua che scorre sotto questa roccia, disse loro. Non dobbiamo smettere! Poi il Mercante usc su dal buco e disse ad un giovane servitore: Ragazzo mio, se tu smetti, siamo tutti perduti! Vai gi e tenta di scavare! Il ragazzo stette diritto in piedi, sollev il martello sopra alla sua testa e colp la pietra pi forte e duro che poteva. Lui non si sarebbe fermato. Essi dovevano essere salvati. E gi colpi col martello. La pietra stavolta si ruppe. Ed il ragazzo fece appena in tempo ad uscire dalla buca prima che si riempisse di acqua fresca. Gli uomini bevvero come se non potessero averne mai abbastanza, e poi dettero da bere ai buoi, e li bagnarono. Poi essi radunarono assi e gioghi supplementari ed accesero un fuoco, e cucina-rono il loro riso. Sentendosi meglio, essi si riposarono durante il giorno poi misero una bandiera sul pozzo cos che gli altri viaggiatori potessero vederlo. Al tramonto, si rimisero in marcia e la mattina successiva arrivarono alla citt, dove il Mercante vendette i suoi beni, e poi tutti fecero ritorno a casa.
La storia delle quaglie
Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/26/2009 05:52 pm by admin

Vi fu un tempo in cui molte quaglie vivevano insieme in una foresta. La pi saggia di esse era il loro leader. Vicino alla stessa foresta viveva un uomo che si guadagnava la vita prendendo le quaglie e vendendole. Ogni giorno lui ascoltava il richiamo del leader che chiamava le altre quaglie. Dai e dai questo cacciatore di uccelli, imitando il richiamo, fu capace di chiamare le quaglie. Sentendo la nota le quaglie pensavano che fosse il loro leader che le chiamava. Quando si furono riunite insieme, il cacciatore gett la sua rete su di esse e poi si rec nella citt, dove presto vendette tutte le quaglie che aveva preso. Il saggio leader cap il piano del cacciatore per prendere le quaglie. Cos chiam a raccolta gli uccelli e disse loro, Questo cacciatore sta catturando molti di noi in tale modo, noi dobbiamo farlo smettere. Io ho pensato ad un piano, che questo: La prossima volta che il cacciatore getta una rete su di voi, ognuno deve mettere la Sua testa attraverso uno dei piccoli buchi della rete. Poi, tutti insieme dovrete volare via fino al cespuglio pi vicino. Cos potrete liberarvi della rete sul cespuglio e sarete liberi. Le quaglie dissero che il piano era buono e che la prossima volta che il cacciatore avesse gettato la rete su di loro, lo avrebbero messo in atto. Il giorno dopo, il cacciatore torn e chiamando gli uccelli li radun insieme. Poi gett la rete su di loro. Le quaglie alza-rono la rete e volarono via con essa fino al pi vicino cespuglio dove la lasciarono. Poi andarono volando dal loro leader per dirgli che il suo piano aveva funzionato bene. Il cacciatore si proccup quando la sera trov la sua rete sulle spine e se ne torn a casa a mani vuote. Il giorno dopo successe la stessa cosa, ed anche il successivo. Sua moglie era adirata perch lui non portava pi soldi a casa, ma il cacciatore disse, Il fatto che le quaglie ora stanno lavorando insieme. Quando la mia rete su di loro, esse volano via con lei, lasciandola poi su un cespuglio spinoso. Ma nonappena le quaglie cominceranno a litigare tra di loro io sar in grado di prenderle ancora. Non molto tempo dopo, una delle quaglie vedendo sul terreno del cibo, scese per errore sulla testa di unaltra. Chi che cadde sulla mia testa? strill adirata la seconda quaglia. Sono stata io; ma non volevo. Non ti arrabbiare, disse la prima quaglia, ma la seconda quaglia era ormai adirata e le disse brutte cose. Presto tutte le quaglie presero parte a questa disputa. Quando il cacciatore venne quel giorno a gettare la sua rete su di esse, questa volta le quaglie anzich volare via con essa, si misero a questionare, Adesso alza tu la rete!, laltra di rimando disse, No! Alzala tu!. Cercate di alzarvi tutte, dissero le quaglie che erano allaltro lato. No, non lo facciamo! dissero le prime,

Cominciate voi e poi lo faremo anche noi!, ma nessuna cominci da nessuna parte. Quindi le quaglie continuarono a litigare, e mentre stavano litigando il cacciatore le prese tutte nella sua rete. Lui le port in citt e le vendette per un buon prezzo.

La storia della misura di riso


Posted in Jataka: le storie sulla vita del Buddha on 04/25/2009 05:56 pm by admin

Una volta, un re disonesto aveva nella sua corte un uomo chiamato lEstimatore. LEstimatore era colui che stabiliva il prezzo che doveva essere pagato per cavalli ed elefanti e gli altri animali. Egli metteva anche il prezzo su oro, gioielli,e cose di questo genere. Quest uomo era giusto ed onesto, e stabiliva il corretto prezzo che doveva essere pagato ai proprietari dei beni. Il re non era contento di questo Estimatore, perch era onesto. Se avessi un altro tipo di uomo come Estimatore, forse guadagnerei pi ricchezza, pensava il Re. Un giorno, egli vide un misero e stupido contadino entrare nel recinto del palazzo. Il re fece subito chiamare il tizio e gli chiese se avesse gradito essere lEstimatore. Il contadino disse che gradiva quella posizione. Quindi il re lo nomin Estimatore. Cos cacci via lEstimatore onesto dal palazzo. Allora il contadino prese a stabilire i prezzi su cavalli ed elefanti, su oro e gioielli. Lui non conosceva il loro valore, cos diceva ogni cosa che capitava. Poich il re lo aveva nominato Estimatore, le persone dovevano vendere i loro beni per il prezzo che stabiliva lui. Un giorno un rivenditore di cavalli port cinquecento cavalli alla corte di questo re. LEstimatore arriv e disse che essi valevano una mera misura di riso. Quindi il re ordin che al mercante di cavalli fosse data la misura di riso, e che i cavalli fossero messi nelle stalle di palazzo. Il mercante di cavalli and poi a cercare luomo onesto che era stato lEstimatore, e gli raccont ci che era successo. Cosa devo fare? chiese il mercante di cavalli. Io penso che tu dovrai fare un presente allEstimatore, cos che lui ti faccia dire e fare ci che tu vuoi dire e fare, disse luomo. Va da lui e dagli un eccellente regalo, poi digli: Tu hai detto che i cavalli valevano una misura di riso, ma ora dimmi ci che vale una misura di riso! Puoi valutarmela stando al posto del re? Se lui dice che pu, vai con lui dal re, ed anchio sar l!.

Il mercante di cavalli pens che questa era una buona idea. Quindi port un bel presente allEstimatore, e disse quello che laltro uomo gli aveva detto di dire. LEstimatore prese il regalo, e disse: S, posso andare davanti al re con te e io posso dire quello che vale una misura di riso. Ora te la valuto!. Bene, andiamoci subito! disse il venditore di cavalli. Cos essi andarono davanti al re ed ai suoi ministri nel palazzo. Il rivenditore si prostr di fronte al re, e disse: O re, io ho appreso che la misura di riso il valore dei miei cinquecento cavalli. Ma il re sar disponibile a chiedere allEstimatore qual il valore della misura di riso? Il re, non conoscendo ci che era accaduto, chiese: E allora, Estimatore, qual il valore dei cinquecento cavalli? Una misura di riso, O Re! disse lui. Molto bene, dunque! Se cinquecento cavalli hanno il valore di una misura di riso, qual il valore della misura di riso? disse ancora il Re. La misura di riso vale la Sua intera citt, rispose lo stupido contadino. I ministri batterono le mani, ridendo, e dicendo, Che sciocco Estimatore! Come pu tale uomo avere questo ufficio? Noi pensavamo che questa grande citt fosse oltre qualunque prezzo, ma questo uomo dice che vale solo una misura di riso!. Allora il re si vergogn, e cacci via il contadino sciocco. Io ho cercato di far piacere al re mettendo un prezzo contenuto sui cavalli, ed ora invece guarda cosa mi successo! disse lex Estimatore, mentre fuggiva tra la folla che rideva.

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