Sei sulla pagina 1di 311

ALEXANDRINA DA BALASAR (Beata)

GESU CRISTO IN ALEXANDRINA AUTOBIOGRAFIA PREFAZIONE Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Mc 10,15). Fu questo il pensiero che mi ha accompagnato sempre nella stesura del presente lavoro in cui appare, per puri motivi storici, il mio nome. Ed ora che ho documentato, prima che scomparissero i testimoni del Caso di Balasar, quanto mi stato donato, provo soltanto la gioia che si gode per un dovere compiuto: nulla pi. Mi sento come colui che si toglie di dosso un vestito che non gli appartiene. La fatica affrontata me la sono imposta per esprimere un grazie eterno al Datore di ogni bene e per la sua gloria, fiducioso che giovi alle anime. Ci tengo subito a precisare che il fatto, non certamente comune, di Alexandrina (con le sue estasi, profezie, scrutazione delle coscienze, il digiuno totale e anuria) non appartiene certo alla rivelazione, nel senso che possa migliorare o addirittura completare l'annuncio di Cristo, e perci non crea affatto un dovere diretto di adesione di fede. Ma voglio anche ricordare, con Rahner, che rivelazioni private autentiche possono fondare missioni profetiche nella Chiesa, dando impulsi per l'agire del popolo di Dio e adattando alle nuove situazioni l'unico Vangelo permanente. La vita straordinaria di Alexandrina fu, secondo l'affermazione di un teologo contemporaneo e coinvolto nel Caso, una esplosione di soprannaturale che ha richiamato l'attenzione di enormi moltitudini sulla sua persona . Conosciuto, subito dopo la morte di lei, ha suscitato autentici movimenti religiosi in molte parti del mondo verso quegli obiettivi che furono programma della sua vita. Nessuno, in questi tempi, pu negare la loro attualit ed urgenza se si considera quanto avviene nella Chiesa e nel mondo. Oggi una sbagliata interpretazione della secolarizzazione

Che cosa poi questa mistica? Vita mistica la misteriosa vita della grazia di Cristo nelle anime fedeli che, morendo a se stesse, con Lui vivono nascoste in Dio (Col 3,3). Cio la vita intima che sperimentano le anime giuste, animate e possedute dallo Spirito di Ges Cristo, ricevendone sempre pi e sentendo, talvolta in modo chiaro, i suoi divini influssi - gaudiosi e dolorosi - per cui crescono e progrediscono, in unione e conformit con Lui che ne il Capo, fino ad essere in Lui trasformate (Gal 4,19; 2 Cor 3,18). Questa vita pu essere vissuta in maniera inconscia, come il bambino vive la vita razionale o umana.

La vivono cos i principianti ed in generale gli asceti che camminano verso la perfezione per vie ordinarie meditando laboriosamente i misteri divini, esercitando la mortificazione delle passioni e la pratica delle virt e della piet. Ma pu essere vissuta anche in modo cosciente, con una certa esperienza intima dei misteriosi tocchi e influssi divini, e della reale presenza vivificatrice dello Spirito Santo. Cos la vivono molte anime assai progredite, giunte al perfetto esercizio delle virt; come anche altre anime privilegiate, scelte, molto presto, liberamente, da Dio per farle giungere pi in fretta, quasi sulle sue braccia, attraverso le vie straordinarie della contemplazione infusa. Coloro che vivono cos, pi o meno coscientemente, della vita divina si chiamano mistiche o contemplative. Mistiche, per l'intima esperienza che hanno degli occulti misteri di Dio; contemplative perch la loro abituale preghiera suole essere la contemplazione che Dio stesso infonde a chi vuole, quando e come vuole. La preghiera degli asceti meditazione discorsiva che, con la grazia ordinaria che Dio non nega a nessuno, possono perfezionare fino a convertirla in orazione di semplicit o contemplazione in parte infusa e in parte acquisita. Essa suole essere accompagnata da una certa presenza amorosa di Dio, originata da un influsso dello Spirito Consolatore per realizzare la transizione graduale dallo stato ascetico allo stato mistico. Sta scritto infatti che le cose di Dio nessuno le conosce se non lo stesso Spirito di Dio (1 Cor 2,11) e colui a cui il Figlio vorr rivelarle (Mt 11,27). Per giungere allo stato mistico necessario essersi consolidati nella virt, vincendo se stessi e conformando sempre pi la propria volont alla volont di Dio. Soltanto cos l'anima incomincia a sentire e notare certi desideri, impulsi o istinti del tutto nuovi e veramente divini, non provenienti da lei, che la spingono ad un genere di vita sconosciuto e di perfezione molto superiore. Esercitandosi davvero nella virt, l'anima entra in quella maturazione dell'uomo perfetto per cui incomincer a vedere davanti a s la luce e la discrezione dello Spirito di Cristo, come insegna l'apostolo (Ef 5,14). Sottomessa la prudenza della carne - che morte - a quella dello Spirito che vita e pace , incomincer a vivere come spirituale , a muoversi sotto gli influssi del divino Consolatore. Vedendosi, allora, mossa dallo Spirito di Cristo, riconosce di essere figlia di Dio perch quello Spirito di adozione che la muove gliene d testimonianza e la spinge a chiamare Padre il Dio onnipotente (Rom 8,6.16). Questa spinta avuta, genera in lei il dono della piet: chiama Dio con questo amoroso nome senza avvertire che il suo stesso Spirito di amore a muoverla. Passa cos dalla semplice unione di conformit in cui ella agiva all'unione trasformante in cui si ha Dio come unico direttore e motore ordinario della propria vita (santa Teresa, Mansione V, 2; VIII, 3). qui che l'anima comprende non soltanto di operare con la virt di Cristo, ma che lo stesso Cristo col quale configurata (essendo morta e risuscitata con Lui e da cui ha ricevuto l'impressione del sigillo vivo) Colui che opera e vive in lei e con lei. Cos pu ripetere, in tutta verit, vivo io, ma non sono io che vivo, Cristo che vive in me . Infatti il suo vivere Cristo, il cui Spirito la vivifica in tutto poich regna nel suo cuore come padrone assoluto. (Cf Giovanni della Croce, strofe 3,5; 12,2; 22; 23,1; 36,5).

Vita mistica traguardo del cristiano Da quanto esposto risalta l'importanza per l'anima di curare la crescita di virt in virt per giungere sino all'unione con Dio e fino alla trasformazione deificante. Tutti i Padri insegnano che questo il punto capitale della vita cristiana: giungere cio ad assomigliare a Dio come un figlio a suo Padre: siate perfetti com' perfetto il vostro Padre dei cieli (Mt 5,48). L'invito diretto ai figli del regno i quali, per ci stesso, sono gi di Dio perch se uno non rinasce per il battesimo nell'acqua e nello Spirito Santo, non pu entrare nel suo regno . Per lo stesso Verbo incarnato a quanti lo ricevono d il potere di diventare figli di Dio, rinascendo da Lui per la grazia santificante (Gv 1,12-13; 3,5). Questa grazia una perfezione sostanziale, una seconda natura che ci fa nuove creature in quanto ci trasforma e divinizza. Siamo figli di Dio, proprie et formaliter, non tanto per un dono creato quanto per l'inabitazione del divino Spirito che vivifica e muove le nostre anime. Questo titolo di figli di Dio non un nome vano, n una semplice iperbole... Indica una reale dignit, soprannaturale, essenziale a tutti i giusti ed frutto di redenzione e dono di salvezza. Nel riceverla, con la grazia santificante, per adozione, diventiamo in certo modo per Iddio ci che il suo Figlio per essenza. Senza identificarci o confonderci con Lui, cio senza sopprimere la nostra natura, Dio ci associa alla sua, ci fa partecipi del suo Spirito, della sua luce con la fede, del suo amore con la carit, delle sue operazioni in virt della sua grazia. Pone nella nostra anima un nuovo principio di azione, il germe di una vita superiore, soprannaturale, divina, destinata a crescere e svilupparsi nel tempo per mostrarsi pienamente nella eternit, ove parteciperemo della sua gloria e del regno (Manuel Biblique, vol. IV, p. 216, n. 587). Ecco la razza nuova, la stirpe divina di cui parla san Pietro: un uomo divinizzato, incorporato col Verbo fatto uomo, animato dallo stesso Spirito Santo. S. Agostino insegna: Se Dio si umiliato sino a farsi uomo, fu per elevare gli uomini e farne degli dei (Serm. 166); li deifica con la sua grazia; perch giustificandoli li deifica, facendoli figli di Dio e perci di (S. Agostino in Ps. 49,2). Il P. Ramiere scrive: Sembra giunto il tempo in cui il grande dogma dell'incorporazione dei cristiani con Cristo avr, nell'insegnamento ai fedeli, la stessa importanza che gli data nella dottrina apostolica. giunto il tempo che non si considerer pi come accessorio il punto in cui san Paolo fondava tutto il suo insegnamento; in cui si comprender che questa unione presentata dal Salvatore con l'immagine dei sarmenti uniti alla vite, non una metafora, ma una realt; che nel battesimo diventiamo realmente partecipi della vita di Cristo; che riceviamo, non in figura ma realmente, il divino Spirito, principio di questa vita, e che senza spogliarci della nostra personalit umana, diventiamo membra di un corpo divino acquistando, perci stesso, forze divine (Esperances de l'Eglise, p. 111, cap. 4). Alexandrina, portatrice di un messaggio divino Quanto abbiamo detto veramente il nucleo essenziale del messaggio di Alexandrina: l'esperienza mistica da lei vissuta. La mistica non un fossile perch la serva di Dio ( ggi, Beata) di oggi. Siamo testimoni; e questa autobiografia conferma che ella non ha cercato se stessa: morta perch morisse in lei la morte e vivesse in lei Dio, il quale ha operato quell'unit che la fece vivere in Lui, imprimendole l'immagine della sua maest: Tu sei la mia Alexandrina trasformata in Cristo! .

E di Cristo ricevette il sigillo vivo, il 3 ottobre 1938, quando sofferse la prima volta la Passione del suo Sposo e Signore. Ne fu talmente inebriata che, nello stesso giorno, di suo pugno, scrisse su un'immagine: Ges mi ha condotta dall'Orto al Calvario. Che grande fortuna! Ora posso dire: Sono crocifissa con Cristo! . Attraverso il diario che ella dettava noi comprendiamo, per esempio, la frase dell'apostolo Paolo: Sono stato crocifisso con Cristo... Non sono pi io che vivo ma Cristo che vive in me . Sono di quelle frasi che i cosiddetti intellettuali e maestri moderni sanno ripetere per averle udite o lette ma che, ignorandone perfino le genuine fonti, non potranno mai comprendere nel loro significato profondo e neppure spiegare; tanto meno assaporarle nella loro trascendenza estasiante ed impegnativa. Alexandrina, vittima con e in Ges per i peccatori, ci conduce a penetrare nel tremendo mistero del Crocifisso espresso in quella frase di Paolo: Colui che non conobbe peccato, Egli (Dio) lo fece peccato per noi affinch noi potessimo diventare giustizia di Dio in Lui (2 Cor 5,21). Nessuna elucubrazione teologica o psicologica raggiunger mai la potenza tragica delle descrizioni che quest'umile figlia della campagna, quasi analfabeta, ci presenta di questo dramma da lei vissuto per lunghi anni. In lei l'amore del Cuore di Ges a proporsi all'umanit che continua a peccare. E' questo amore che si vuole donare a tutti attraverso il Cuore della sua Madre benedetta. In Alexandrina il Cristo Crocifisso a chiamare gli uomini a tuffarsi nel suo Sangue redentore, a unire il proprio dolore a quello della sua Passione, perpetuata nell'Eucarestia e nelle membra del suo corpo mistico, affinch tutta l'umanit sia salva. Per comprenderne il linguaggio Alexandrina, offertasi vittima a Ges, fu dallo Spirito Santo identificata tanto con Lui da sentirsi davvero un altro Cristo. Mons. Orazio de Arajo, all'apertura del processo, ha affermato: In Alexandrina si vedeva e si sentiva Cristo per trasparenza . Chi legger queste pagine della serva di Dio (oggi, Beata) e non conoscesse queste misteriose vie del Signore, potrebbe talvolta rimanere disorientato di fronte al suo linguaggio. Il lettore non deve mai dimenticare che Alexandrina, come e con Ges operante in lei, si addossata il mondo ed , contemporaneamente, identificata con la Vittima divina: in lei parla il mondo e in lei parla Ges. Aiuter senza dubbio la comprensione del suo linguaggio questo brano di sant'Agostino a commento del salmo messianico che una supplica del peccatore in pericolo mortale. Il santo dottore si domanda come potesse Cristo che era senza colpa dire: Per il tuo sdegno non c' in me nulla di sano; nulla intatto nelle mie ossa per i miei peccati . A pi riprese, egli spiega la cosa dicendo che qui necessario comprendere la dottrina del corpo mistico gi esposta da san Paolo. Quando parla Cristo, a volte egli parla come capo soltanto, altre volte parla a nome del suo corpo che la Chiesa... e noi pure siamo in questo corpo e siamo membra sue e perci ritroviamo noi stessi in Lui che parla... Di chi sono i peccati se non del corpo cio della Chiesa di Cristo? Tuttavia uno solo parla: il capo e il corpo. Essi infatti sono due in una sola carne (Ef 5,31-32). Se Cristo e la Chiesa sono una sola carne, una sar la lingua, medesime le parole di entrambi... Non vi divisione di persone, solo c' distinzione di dignit: perch il capo salva, il corpo salvato. Il capo dona misericordia, il corpo piange la sua miseria. Il capo purifica dai peccati, il corpo confessa i peccati: una sola, tuttavia, la voce. Noi

ascoltiamo questa voce, possiamo bens distinguere quando parla il corpo e quando parla il capo, ma non dobbiamo separare la voce dell'uno da quella dell'altro (S. Agostino, Enarr. sul salmo 37,6). Le fonti di quest'opera Santa Maria Maddalena de Pazzi spiega che quando l'anima giunta all'unione trasformante il Verbo stesso discende in lei e vi opera ci che realmente ha fatto nella sua Umanit dall'incarnazione alla morte... e che infine muore, risuscita, sale al cielo con Lui rimanendo sulla terra . Quando, nel lontano 1944, dalla bocca di Alexandrina intravidi queste divine operazioni nella sua anima e fui chiesto di dirigerla spiritualmente, le imposi di dettare minuziosamente il suo diario affinch nulla si perdesse di questa esperienza mistica. Sentivo che avrei impoverito il mondo e soffocato un'onda di glorificazione a Dio che irrompeva attraverso quella vittima consacrata totalmente all'Amore per la salvezza dei peccatori. Il lavoro per l'impostazione del processo diocesano di beatificazione, ormai passato alle Congregazioni romane, ha stimolato le mie ricerche. Si potuto archiviare una ricchezza insperata di scritti e di testimonianze che provano le altezze di contemplazione a cui giunta la serva di Dio e la missione destinatale dal Signore per il suo piano divino di salvezza. Ne riporto l'elenco: - Lettere al primo direttore, pagine, dattiloscritte ad un solo spazio, 1270 - Autobiografia, pagine 65 - Lettere e diario al secondo direttore, pagine 1957 - Diario autografo, pagine 105 - Pensieri sciolti, pagine 91 - Lettere a diversi, pagine 411. Un totale di 3899 pagine; ecco la fonte a cui ho attinto per l'organizzazione, la traduzione e il commento di questo lavoro. Naturalmente non riporto se non una parte del cumulo di materiale. Mi sono preoccupato di tradurre soltanto quello che poteva servire per mettere in evidenza l'evoluzione mistica di Alexandrina, cio il processo di formazione, sviluppo ed estensione della sua vita prodigiosa sino a formarsi Cristo in lei (Gal 4,19) e trasformarsi nella sua divina immagine (2 Cor 3,18). La scelta non fu facile. Vi sono necessariamente delle ripetizioni, in cui per un lettore attento coglier delle sfumature differenti e di non poca bellezza e profondit. Lo scopo propostomi fu di far ascoltare dalla stessa Alexandrina la narrazione della sua vita, che, se non ricca di fatti esterni, colma di azioni interiori descritte in maniera sublime. Ecco alcuni giudizi sugli scritti a cui ho attinto. Il teologo Molho de Faria si e espresso cos: Vi tanta bellezza ed esattezza in alcune cose di reale difficolt teologica, che, sapendo da chi vengono, non possiamo non vedere chiaramente il potere di Dio. Vi sono modi di esprimersi ed immagini di tanta grandiosit e propriet nell'esporre desideri e affetti che dobbiamo ammettere un sentimento altissimo. Credo che un giorno si far piena giustizia (2-3-1943). I Padri Passionisti di Barroselas scrivono: Sono davvero ammirabili se si considera la mancanza di studi di chi scrive (17-4-1947). Il carri. Manuel Goncalves Cerejeira ha scritto: Ci che ha pubblicato delle lettere di Alexandrina quanto vi di pi sublime. Nessun artista ha saputo dire cose tanto belle. Gi nelle estasi avevo letto cose veramente ammirabili. Anche i poeti pi illustri

avrebbero goduto di raggiungere quel livello di intensit, di emozione, di semplicit e bellezza (28-6-1956). Mons. Mendes do Carmo, maestro di mistica, dice: " Tante pagine traboccano di tal sapore mistico che qualsiasi insegnante di questa materia, il quale non avesse anche esperienze personali della vita mistica dei pi grandi santi, sarebbe incapace di scriverle. La scienza che splende nelle migliaia di pagine di Alexandrina (la quasi analfabeta perch non frequent neppure la seconda elementare) non pu essere una scienza umana, ma una scienza divina infusa " (17-5-1960). Un chiarimento doveroso Quest'opera comprende anche un'Appendice con Documenti i quali convalidano la storicit della meravigliosa avventura spirituale della Serva di Dio (oggi Beata). lei che narra, attraverso le pagine scritte o dettate generalmente alla sorella Deolinda. Gli originali non hanno nessuna correzione: le cose sono scritte con la limpidezza intatta di un'acqua che sgorga dalla fonte. Ho dovuto integrare la narrazione del diario, l dove mi parve necessario per riempire lacune o documentare qualche argomento di importanza, con lettere ai suoi direttori o al medico, ecc. Di mio vi sono i titoli. Li ho voluti per rendere pi leggera la lettura, pur riconoscendo che non sempre esprimono tutto il contenuto dei capitoli, densi di significati e di sfumature. Qua o col ho aggiunto fra parentesi quadra qualche parola per facilitare la comprensione o per legare certi periodi presi da un determinato contesto o da altri documenti. Per tutto sommato si riducono a ben poche cose. Sono anche mie le note storiche, bibliche, teologiche e i rimandi ad altri libri sulla Serva di Dio (oggi Beata). La traduzione non stata facile. Sovente ho preferito la fedelt del pensiero dell'Autrice alla propriet della lingua italiana. Il lettore mi sia benigno. Mi sento in dovere di ringraziare chi mi ha stimolato ad accingermi a questo lavoro, chi mi ha aiutato a correggerlo, chi mi venuto incontro per portarlo a termine, a precisare o completare molte note storiche. Un grazie sentito a chi, infine, per devozione verso Alexandrina, ha finanziato la stampa del libro. Leumann (To) 13-10-1973 D. UMBERTO M. PASQUALE NARRO LA MIA VITA Dopo una breve preghiera per implorare aiuto dal cielo, luce dallo Spirito Santo allo scopo di poter fare ci che il mio padre spirituale mi ha ordinato, narro - anche se con molto sacrificio - la mia vita, cos come il Signore me la ricorder di volta in volta. Primi ricordi Mi chiamo Alexandrina Maria da Costa: nacqui nella frazione Gresufes della parrocchia di Balasar, comune di Pvoa de Varzim, distretto di Oporto il 30 marzo 1904, mercoled della settimana santa. Fui battezzata il 2 aprile seguente, sabato santo: miei padrini furono lo zio Gioachino da Costa e una donna di Gondifelos chiamata Alexandrina. Prima dei tre anni non ricordo nulla, se non qualche tenerezza usatami dai miei. A tre anni ebbi la prima piccola carezza del Signore. Dovevo stare coricata presso mia mamma che riposava, ma, irrequieta come ero, non volevo dormire: alzatami, mi protesi verso un barattolo di grasso che serviva per ungere i capelli, come si usava allora; volevo

imitare i grandi. Se ne accorse la mamma che mi richiam di sorpresa e mi spaventai. Il barattolo mi sfugg dalle mani e s'infranse sul pavimento mentre io vi cadevo sopra, ferendomi gravemente al viso. Fui trasportata subito da un medico, che si dichiar incapace di trattare il mio caso; mia madre allora mi port a Viatodos da un farmacista famoso che mi diede tre punti. Soffersi molto: almeno avessi saputo gi allora approfittare del dolore! Ma no! Fui invece cattiva col farmacista, rifiutando i biscotti inzuppati nel vino che mi offriva per calmarmi. Fu questo il mio primo atto di cattiveria. Verso i quattro anni amavo indugiarmi a contemplare la volta del cielo. Pi di una volta domandai ai miei se non si poteva arrivare lass collocando, una sopra l'altra, le case, gli alberi, ecc.; alle loro risposte negative provavo tristezza e nostalgia. Non so cosa mi attirasse lass. Alla stessa epoca abitava con noi una zia che mor poi di cancro. Ella, gi ammalata, mi chiedeva di cullare il suo bambino, primo frutto del suo matrimonio. Le facevo quel servizio volentieri, sia di giorno che di sera. Cos pure ero contenta di unirmi alla sua preghiera per ottenerne da Dio la guarigione. Ero vivace e dominatrice Quando ai cinque anni iniziai a frequentare la scuola di catechismo rivelai subito un grande difetto: la testardaggine. Il vice-parroco mi assegn il posto tra le bambine della mia et, ma io mi infilai tra le pi alte, con le quali ero solita accompagnarmi. Nonostante le insistenze e le promesse del viceparroco, io non cedetti se non dopo alcuni giorni. In chiesa mi soffermavo a contemplare le statue. Mi attiravano soprattutto quelle della Madonna del Rosario e di San Giuseppe. Il loro abbigliamento sontuoso destava in me il desiderio di essere elegante come loro per fare bella figura. Era forse un sintomo della mia vanit? Insieme a questi difetti esprimevo fino da quella et il mio amore verso la Mamma del cielo: cantavo con entusiasmo le sue lodi e portavo fiori alle zelatrici che solevano ornare il suo altare. Ero vivacissima, s da meritarmi il soprannome Mariamaschietto . Dominavo le mie compagne, anche quelle pi alte. Mi arrampicavo sugli alberi. Preferivo camminare sui muretti di cinta anzich sulla strada. Mi piaceva lavorare: pulire la casa, trasportare legna, lavare. E volevo il lavoro ben fatto; ed anche la mia persona volevo che fosse linda. Un giorno ero al pascolo in compagnia di mia sorella Deolinda e di una cugina. Una mula ci sfugg in una coltivazione. Corsi a richiamarla, ma con un colpo di testa essa mi butt a terra e con una zampa si mise a rasparmi il petto come per gioco. Ripet il gesto parecchie volte, ma non mi fece alcun male. Le mie compagne si misero a gridare: accorsero varie persone che rimasero stupite nel vedermi illesa. Una volta andai con Deolinda a far visita alla mia madrina. Per fare pi in fretta volemmo attraversare il torrente Este saltando su grosse pietre collocate a questo scopo. Ma la forza della corrente era tale che le pietre ci sfuggirono di sotto i piedi; cademmo nell'acqua e ci salvammo per miracolo. Prima Comunione e Cresima Nel gennaio 1911 fui mandata con mia sorella a Pvoa de Varzim per frequentare la scuola. Rifuggo dal pensare quanto mi cost la separazione dalla famiglia. Piansi assai e per molto tempo. Cercarono di distrarmi colmandomi di carezze ed accontentandomi in tutto; dopo un certo tempo mi rassegnai. Continuai per ad essere monella: mi aggrappavo ai tram per lunghi tratti, attraversando la strada quando essi stavano so-

praggiungendo; i conduttori dovettero accusarmi alla donna che ci teneva in pensione. Sovente fuggivo da casa per andare alla spiaggia a raccogliere alghe; mi inoltravo nell'acqua come le pescatrici. Ci affliggeva la donna che ci ospitava, perch mi assentavo di nascosto. Fu a Pvoa de Varzim che feci la prima Comunione. Padre Alvaro Matos mi insegn il catechismo, mi confess e mi diede per la prima volta Ges. Avevo sette anni. Ricevetti la Comunione in ginocchio, pur essendo molto piccola. Fissai l'Ostia santa in tal modo che mi rimase impressa nella mente; ebbi l'impressione di unirmi a Ges per sempre. Mi parve che Egli legasse a S il mio cuore. La gioia che provai inspiegabile. Ne parlavo a tutti. Come ricordo ricevetti una bella corona del Rosario ed una immagine. La signora che ci ospitava e si curava della nostra educazione mi condusse poi ogni giorno a ricevere la Comunione. A Villa do Conde dal vescovo di Oporto mi fu amministrata la Cresima. Ricordo benissimo la cerimonia e la consolazione che provai. Non so dire ci che sentii in me in quel momento. Mi parve che una grazia soprannaturale mi trasformasse e mi unisse ancor pi al Signore. Non so spiegarmi meglio. Alcuni ricordi di Pvoa A misura che crescevo, aumentava in me il desiderio della preghiera. Volevo imparare tutto. Ancor oggi conservo un libretto con le pratiche devozionali della mia infanzia: le preghiere alla Madonna, l'offerta al Signore delle mie azioni giornaliere, l'orazione all'Angelo custode, a San Giuseppe e varie giaculatorie. Quando uscivo a passeggio con la signora che ci ospitava e con altre bambine, mi allontanavo a raccogliere fiori che andavo poi a sfogliare nella cappella dell'Addolorata. A maggio godevo nel contemplare gli altari della Madonna adorni di fiori ed ero felice quando la mamma me ne portava per questo scopo. Il Cappellano della chiesa dell'Addolorata organizzava comitati di fanciulle per il culto alla Madonna. Si andava nelle parrocchie vicine a raccogliere generi alimentari. Ricordo che un giorno ad Agucadoura ci diedero ben poco ed allora avemmo la infelice idea di assaltare un campo di patate: ne raccogliemmo quasi due chili. Ero molto affezionata alla mia signora. Quando ricevevo qualche dono gliene facevo parte per darle gioia: lo facevo di cuore, anche se ero molto cattiva. Un giorno mia sorella le chiese di poter andare a casa di un'amica a studiare ed io mi impuntai nel volerla seguire. Siccome la signora non me lo consent, io piansi stizzita e le diedi un nomignolo. Ella non mi castig, ma mi disse che non avrei potuto andare a confessarmi senza chiederle perdono. Anche mia sorella mi afferm la stessa cosa. Mi ripugnava tanto il chiederle perdono, ma il desiderio di confessarmi e di fare la Comunione era tale che vinsi il mio orgoglio. Mi posi in ginocchio davanti a lei che mi perdon con le lacrime agli occhi. Io provai una grande gioia nel poter andare a confessarmi e a ricevere Ges. Di quel tempo mi ricordo anche del rispetto che nutrivo per i sacerdoti. Quando, seduta sulla porta di casa, o sola o accompagnata, ne vedevo passare qualcuno, io mi alzavo e chiedevo la benedizione. Talvolta osservavo che le persone ne rimanevano ammirate e ci mi rallegrava tanto che sovente mi sedevo apposta per avere modo di alzarmi al passaggio dei ministri del Signore e mostrare cos la mia venerazione per loro. Ritorno al paese - Prime contemplazioni e amore all'innocenza Dopo 18 mesi, appena mia sorella ebbe superato il suo esame, ripartimmo da Pvoa. La mamma voleva che io rimanessi a studiare, ma da sola non volli restare. Avevo imparato ben poco.

Ritornammo per quattro mesi alla frazione Gresufes dove siamo nate. Poi venimmo ad abitare pi vicino alla chiesa, in una casa di mia madre, nella frazione detta Calvario. Verso i nove anni, quando mi alzavo di buon'ora per i lavori di campagna e potevo essere sola, mi indugiavo a contemplare la natura: lo spuntar dell'aurora, il nascere del sole, il cinguettare degli uccelletti, il gorgogliare delle acque entravano in me trasportandomi in una contemplazione tanto profonda che quasi mi faceva dimenticare di vivere nel mondo. Mi fermavo assorbita dal pensiero: o potenza di Dio! Quando mi trovavo sulla riva del mare, oh come mi perdevo di fronte a quella grandezza infinita! Di notte, nel contemplare il cielo e le stelle, mi smarrivo nella ammirazione delle bellezze del Creato. Quante volte nel mio giardinetto ammiravo il cielo, ascoltavo il mormorio delle acque e penetravo sempre pi nell'abisso delle grandezze divine! Mi spiace di non aver saputo approfittare di quei momenti per darmi fin da quella et alla meditazione. Anche se molto vivace, avevo una grande paura di perdere la mia innocenza e di attirarmi la disapprovazione di Dio. Mi ricordo di aver detto due parole che ritenevo peccato: me ne vergognai subito e mi cost assai confessarle. Non mi piacevano i discorsi maliziosi. Sebbene non ne capissi il significato, minacciavo chi li faceva di non pi avvicinarli, qualora non si fossero corretti. Cos pure mi indignavo se vedevo qualche gesto scorretto. All'inferno, no! A nove anni feci la mia prima confessione generale a Fra Emanuele delle Sante Piaghe che predicava a Gondifelos. Vi andai con Deolinda con una cugina che si chiamava Olivia. Prendemmo posto presso l'altare del sacro Cuore per udire meglio la predica. Io deposi i miei zoccoletti presso la balaustra. Il tema del discorso era l'inferno. Ascoltai con molta attenzione parola per parola. Ad un certo punto il padre ci invit a scendere con lo spirito nell'inferno. Io non compresi l'esatto significato delle sue parole, ed avendo sentito dire che Fra Emanuele era un santo, credetti che noi tutti saremmo andati davvero all'inferno per vedere ci che avviene in quel luogo. Dissi allora fra me: - All'inferno non voglio andare! Quando gli altri vi si dirigeranno, io me la svigner. - Cos pensando, afferrai i miei zoccoletti per essere pronta a fuggire. Vedendo che nessuno si muoveva, rimasi dove ero, ma sempre con gli zoccoletti in mano. Ero molto scherzosa Amavo molto mia sorella, ma quando mi stizzivo con lei le tiravo addosso ci che mi capitava in mano: mi ricordo di averlo fatto due volte e mi sento in dovere di confessarlo. Mi piaceva assai farle degli scherzi. Qualche volta al mattino mi alzavo prima di lei e le mettevo degli ostacoli alla porta per farla cadere, come per dirle che era pigra. Le feci anche scherzi di cattivo gusto. Un giorno alzai il coperchio di una cassapanca e lo lasciai cadere con forza emettendo alte grida e fingendo di essermi schiacciata una mano. Deolinda accorse spaventata ed angosciata, finch ad un certo punto le risi in faccia. Nella intimit familiare, chi rallegrava tutti ero io. La mamma soleva dire: - I ricchi hanno il giullare; io non sono ricca ma ce l'ho ugualmente. Deolinda a 12 anni incominci il suo corso di sarta. Il primo capo confezionato fu una camicia per me; ma per il taglio e l'ampiezza pareva una camicia da ragazzo. Io, nonostante i miei nove anni, mi burlai di lei. Vestii la camicia sopra i miei abiti e mi incamminai verso casa. Mia sorella, ridendo a pi non posso, mi supplicava: - Svesti

10

quella camicia! Non hai vergogna di dare spettacolo in tal modo? - Non le diedi retta... e, ridendo anch'io, feci quei 500 metri che mi separavano da casa. In un bel pomeriggio andai con le mie cugine a passeggio su un monticello poco lontano da casa ove trovammo alcuni giumenti al pascolo. Pur non sapendo cavalcare, mi arrischiai a saltare in groppa ad uno di essi. Pochi istanti dopo caddi tra i rovi, ma non mi ferii e ci facemmo una buona risata. Sui 16 anni, gi ammalata, andai alla casa dove mia sorella lavorava da sarta. Avendo trovato appeso un vestito da uomo, lo indossai e comparvi davanti a mia sorella e alla padrona di casa. Quanto risero non so dire. La padrona mi sugger di uscire in istrada ove i suoi figli e il marito stavano potando le viti del pergolato. Pur sospettando che mi avrebbero riconosciuta, ubbidii. Passando vicino a loro li salutai togliendomi il cappello. Essi smisero di lavorare e mi osservarono a lungo domandandosi: - Ma chi quel giovanotto? - Mia sorella e la padrona dalla finestra seguirono la scena ridendo a pi non posso. Ricordando certe monellerie mi duole di averle commesse: vorrei piuttosto avere amato Ges. Carit verso i bisognosi Quando venivo a sapere che qualche persona non aveva di che coprirsi a sufficienza, chiedevo il necessario alla mamma. Rimasi sovente a far compagnia ai sofferenti. Assistetti alla morte di qualcuno, pregando come sapevo. Aiutavo a vestire i defunti, anche se mi costava assai; lo facevo per carit. Non avevo il coraggio di lasciar soli i parenti del morto. Prestavo volentieri questi aiuti, vedendoli tanto poveri Mi ricordo di alcuni casi. Andai a visitare un uomo ammalato e lo trovai coperto di poveri stracci. Corsi subito a casa e chiesi alla mamma due lenzuola. Me le imprest volentieri; le portai e rimasi a fare compagnia alla figlia dell'ammalato, che visse ancora 12 giorni. Una ragazza venne un giorno ad avvisarci che una sua vicina stava per morire. Mia sorella prese un libro di devozioni, l'acqua benedetta e corse presso la moribonda. Due alunne sarte e io la accompagnammo. Deolinda inizi la preghiera per la buona morte bench fosse tanto turbata da tremare. Terminate le orazioni, la donna si spense. Allora Deolinda disse: - Ho fatto quello che potevo; non mi sento di fare altro. - E se ne and. Anche una nipote se la svign. Io osservai la figlia della defunta e non ebbi il coraggio di lasciarla sola. Rimasi ad aiutarla a lavare e a vestire la salma che era tutta piagata ed esalava un puzzo ripugnante. Mi pareva di svenire da un momento all'altro. Una donna che ci osservava dalla camera vicina not il mio malessere ed usc a prendere delle foglie profumate per farmele odorare. Me ne venni di l quando la defunta fu ben sistemata sul letto. Avevo 11 o 12 anni quando i miei zii, che abitavano nel paese di S. Eulalia, si ammalarono di spagnola. Accorsero ad assisterli mia nonna e poi mia mamma, ma si buscarono la stessa malattia; allora, sebbene fossi molto giovane, andai con mia sorella a prenderne cura. Una notte mio zio mor. Rimanemmo col fino alla Messa del settimo giorno. Una volta fu necessario andare a prendere il riso attraversando la camera ove mio zio era morto. Arrivata sulla soglia, mi prese la paura. Non ebbi il coraggio di entrare e dovette venire con me mia nonna. Una sera fui incaricata di chiudere le finestre di quella camera. Giunta alla saletta attigua dissi a me stessa: - Devo perdere la paura! - E cos dicendo camminai adagio di proposito, aprii la porta e passai dove era stata la salma dello zio. Da allora non ebbi pi paura: mi ero vinta. Godevo molto nel fare l'elemosina ai poveri. Quante volte piangevo perch impotente ad aiutarli secondo i loro bisogni! Mi sentivo felice di privarmi persino del mio cibo. Bench fossi molto giovane, diedi sovente consigli a persone di una certa et. Le confortavo come meglio sapevo, ottenendo che molti evitassero di fare del male. Delle

11

confidenze che mi facevano conservai sempre il pi rigoroso segreto. Mi sento piena di riconoscenza verso il Signore. A Lui solo devo di essermi comportata cos. Devozione a Ges. Non tralasciavo un giorno di pregare, in chiesa, a casa e lungo le strade; facevo sempre la comunione spirituale cos: - O mio Ges, vieni al mio povero cuore! Io Ti desidero: non tardare. Vieni ad arricchirmi delle tue grazie, aumenta in me il tuo santo e divino amore. Uniscimi a Te! Nascondimi nel tuo sacro Costato! Non voglio bene che a Te. Solo Te amo, solo Te voglio, solo per Te sospiro. Ti ringrazio, eterno Padre, per avermi lasciato Ges nel santissimo Sacramento. Ti ringrazio, mio Ges, e, infine, Ti chiedo la santa benedizione. Sia lodato ogni momento il santissimo e divinissimo Sacramento! Amavo molto fare meditazione sul santissimo Sacramento e sulla Madonna; quando non potevo farlo di giorno, lo facevo di notte, nascosta a tutti, accendendo una candela che tenevo riposta per questo scopo. Le vite dei santi e le meditazioni molto profonde non mi soddisfacevano, perch vedevo che in nulla assomigliavo ai santi; invece di farmi bene mi facevano male. Nel 1916 mi ammalai gravemente fino a dover ricevere il Sacramento dell'Olio Santo. Mi preparai alla morte molto serenamente. Un giorno, con la febbre alta, caddi in delirio, ma mi ricordo di aver chiesto alla mamma che mi desse Ges. Ella mi porse il crocifisso. Non questo che voglio: voglio Ges Eucaristico! - A dodici anni fui aggregata al gruppo di canto e delle catechiste. Per il canto avevo una vera passione. Lavoravo con molta soddisfazione anche nella scuola di catechismo. Quando facevo la Comunione e mi trovavo tra le compagne a fare il ringraziamento mi sentivo molto piccola e la pi indegna di ricevere Ges Eucaristico. Ero molto forte: un duro lavoro Ero molto forte. Ricordo che un giorno un uomo si vantava con alcune ragazze di essere molto robusto. Io mi lanciai contro di lui che se ne stava seduto, lo afferrai e lo stesi a terra. Si mise a gridare di lasciarlo, ma io lo rotolai, abbandonandolo soltanto quando lo volli: il mio fine era solo quello di ottenere che egli, essendo uomo, mostrasse la forza di cui si vantava. Sui 13 anni diedi un potente schiaffo ad un uomo che mi aveva rivolto una frase sconcia. Dai 12 ai 14 anni ho goduto di una normale buona salute; lavoravo in campagna cos bene che guadagnavo tanto quanto la mamma. Una volta, raccogliendo, su di un rovere, le foglie da dare alle bestie, caddi al suolo e rimasi qualche istante senza respirare e senza potermi muovere; poi mi rialzai e ripresi il lavoro. Dai 12 ai 13 anni fui posta dalla mamma a servizio di un vicino a queste condizioni: libert di andare a confessarmi ogni mese; libert, nei pomeriggi della domenica, di starmene a casa e di andare alle funzioni religiose; proibizione di farmi uscire all'imbrunire. Il contratto era per cinque mesi, ma non li terminai. Il padrone era un aguzzino: mi dava nomignoli spregiativi, mi obbligava ad un lavoro superiore alle mie forze. Era un uomo senza pazienza, crudele perfino con gli animali. Mi umiliava davanti a chiunque. Quella vita triste rubava la gioia della mia giovinezza. Un pomeriggio mi mand al mulino, dove giunsi sul far della sera; quando rincasai era gi scuro, perch ci voleva un'ora di strada. Egli mi sgrid duramente, mi diede persino della ladra. Suo padre, gi vecchio, prese le mie difese. Siccome per la notte ritornavo sempre a casa mia, quella volta, assai offesa perch la mia coscienza non mi rimproverava di nulla, mi lamentai con la mamma. Ella, informatasi dell'accaduto e constatato che le condizioni del contratto non erano state rispettate, mi ritir dal servizio, nonostante le insistenze del padrone. Una volta, a Pvoa de Varzim, quel padrone mi

12

aveva lasciata, dalle 22 alle 4 del mattino, a custodire quattro coppie di buoi mentre egli con un suo amico se ne era andato non so dove. Piena di paura, passai cos quelle tristissime ore della notte. Mi furono compagne le stelle del cielo che brillavano molto. Un sogno che non dimenticai Una sera andavo dalla cucina alla camera con un lume che mi si spense. Lo riaccesi pi volte ed altrettante si spense, senza che vi fosse un soffio di vento. Quando tentai di accenderlo per l'ultima volta caddi, rovesciando il petrolio che mi sprizz in faccia e in bocca. Pensai che fosse un diavoletto dispettoso ed esclamai: - Puoi andartene perch con me non hai nulla da fare. - Mi coricai tranquilla, mi addormentai e feci un sogno che rimase impresso nel mio animo. Salii fino al paradiso attraverso una scaletta dai gradini tanto minuscoli che a stento vi poggiavo la punta dei piedi. Arrivai lass con difficolt, impiegandoci molto tempo perch non vi era nulla cui aggrapparsi. Durante la salita vidi ai lati della scala alcune anime che mi confortavano senza parlare. Lass vidi su di un trono il Signore e al suo fianco la Mamma celeste; il cielo era affollato di beati. Dopo quella visione, pur non volendo, dovetti ritornare sulla terra. Discesi facilmente; tutto scomparve e mi svegliai. II salto dalla finestra Un giorno mentre in casa aiutavo mia sorella sarta ed una apprendista intravvedemmo sulla strada tre uomini: il mio antico padrone, un altro uomo sposato e un terzo celibe. Mia sorella, avendo intuito qualche cosa dai loro gesti e vedendoli imboccare il sentiero di casa nostra, ci ordin di chiudere la porta. Qualche istante dopo li udimmo salire la scaletta e bussare. Rispose Deolinda, dicendo che si apriva solo ai clienti. Il mio padrone, che conosceva la casa, pass per la cantina situata al pian terreno e sal per la scala interna mentre gli altri aspettavano presso la porta. Non potendo entrare per la botola chiusa e su cui trascinammo subito la macchina da cucire, il padrone armato di una mazza batt furiosamente sugli assi della botola fino a spaccarla e ad aprirsi un varco. Deolinda, afferrata da lui per la sottana, riusc a liberarsi ed apr la porta per fuggire. L'altra ragazza le and dietro, ma uno dei tre la trattenne e se la abbracci sedendosi sul letto. Io, nel vedere il pericolo, mi buttai dalla finestra in giardino, con un salto di circa quattro metri; tentai di rialzarmi, ma non ci riuscii per un forte dolore al ventre. Nel salto smarrii il mio anello. Ripreso coraggio, mi armai prendendo un palo della vigna come bastone e attraverso il cancelletto dell'orto andai in cortile ove mia sorella stava discutendo con i due uomini sposati. L'altra ragazza era nella camera con il terzo. Avvicinandomi li chiamai cani e minacciai che se non liberavano la ragazza mi sarei messa a chiamare aiuto: mi ubbidirono. Fu allora che mi accorsi di aver perduto l'anello e gridai: - Cani, per causa vostra ho perduto l'anello! - Uno di loro, mostrandomi la sua mano con vari anelli, mi disse: - Scegli qui! - Sdegnata, gli gridai: - Non voglio! Vedendoci risolute e sprezzanti, se ne andarono e noi ritornammo al lavoro. Dell'accaduto non parlammo con nessuno, ma la mamma venne a conoscenza di tutto. Poco dopo incominciai a soffrire sempre di pi. Tutti dicevano che era per il salto dalla finestra. Anche i medici pi tardi confermarono che quel salto doveva avere contribuito alla mia infermit. Sofferenze fisiche e spirituali Lavorai ancora per alcuni mesi con molta difficolt; poi fui costretta a smettere e con ripugnanza dovetti sottopormi alle cure dei medici che mi diagnosticavano malattie varie. Tutti avevano pena di me e soffrivo solo per i miei mali fisici, ma ci dur poco.

13

Le mie pi grandi amiche, i familiari e persino lo stesso parroco si misero contro di me: parecchie persone mi schernivano per la mia andatura, per la posizione che, forzatamente, prendevo in chiesa. Il parroco mi accusava di non mangiare a sufficienza per capriccio e mi ammoniva che se fossi morta mi sarei dannata. Confessandomi mi diceva che era proprio questo il mio peccato pi grave. Quanto ne ho sofferto! Mi confidavo soltanto con il Signore. Nel tragitto dalla casa alla chiesa ero solita soffermarmi a guardare le montagne ed ero tentata di fuggire in un luogo ove nessuno mi vedesse. Non l'ho fatto solo per grazia di Dio. Quanto ho pianto! Non ricordo bene quanto dur questa incomprensione; forse meno di un anno. Poi, siccome peggioravo, il parroco stesso consigli mia madre di accompagnarmi da un medico suo conoscente. Fu lui che mi liber dal mio martirio, spiegando a chi gli domandava di me che non mangiavo perch non potevo. Anche se non gli fu possibile immaginare pienamente le mie sofferenze, si mostr molto comprensivo. Fui sollevata da questa sofferenza, ma il Signore ne permise un'altra ancora maggiore. Ne ebbe conoscenza soltanto Ges e, anni dopo, il mio padre spirituale. Passai sei anni tra letto e lettuccio. Una volta trascorsi cinque mesi senza potermi alzare ma sempre in quella sofferenza spirituale che sopportai per 12 anni, senza svelarla a nessuno. Trovandomi sola, prigioniera del mio letto, guardavo in lacrime il quadro del sacro Cuore di Ges: Lo supplicavo di liberarmi da quel tormento e di darmi luce sul da farsi. Cos pure mi raccomandavo alla Madonna perch intercedesse per me. Pretendenti Sui 16 anni andai con Deolinda a Pvoa per una cura marina. Un giorno, mentre mi recavo in chiesa, un militare mi si avvicin rivolgendomi galanterie. Mi schermii subito, ma, siccome non si allontanava, gli proposi di attendermi dopo la funzione. Nella mia mente pensavo di cambiare strada e di poterlo schivare. Uscita di chiesa, molto guardinga, non lo vidi e passai per la stessa via. Ad un certo momento me lo trovai davanti senza rendermi conto di dove fosse spuntato. - Signorina, che cosa mi ha promesso? - E cos dicendo pretendeva accompagnarmi a casa. Mi fermai e gli fui franca: - Sono ammalata e poi... mia madre non vuole che io faccia l'amore! - Egli non si convinse. Per fortuna comparve Deolinda. Pensando che io stessi a fare l'amore mi sgrid aspramente. Non passai pi per quella strada e tutto fin. Ad un altro giovane che mi accenn al matrimonio risposi: - Non rinuncio alla mamma e a Deolinda per un uomo. Il parroco, avendo saputo che io piacevo ad un giovanotto, mi disse un giorno: - Se lo vuoi, io mi interesso della faccenda. - Gli risposi: - Le pare che nelle mie condizioni possa permettermi di propormi tale problema? - In verit io sapevo e sentivo di essere ammalata, ma inoltre mi mancava l'inclinazione al matrimonio, anche se talora mi passava per la mente che se fossi diventata mamma avrei educato i figli molto cristianamente. A Ietto per sempre Nell'aprile 1925 [giorno 14] mi posi a letto per sempre. Non mi si diceva pi: - Coraggio, ti rialzerai. - Il medico Giovanni da Almeida di Oporto avvis mia mamma che temeva una totale paralisi. Mia sorella, che faceva la sarta, divenne anche la mia infermiera, perch la mamma lavorava in campagna. Ebbi ore di scoraggiamento, ma mai di disperazione. Nulla mi legava al mondo. Provavo soltanto nostalgia per il mio giardinetto, perch mi piacevano i fiori e qualche volta, portata in braccio da mia sorella, potei ancora vederlo. Sentivo molta nostalgia per la nostra chiesa: nella festa del sacro Cuore o quando si celebrava messa cantata piangevo amaramente. Mia sorella, che faceva parte del coro,

14

nel vedermi in lacrime mi diceva: - Se fosse possibile stare in chiesa coricati ti ci porterei in braccio. - E piangeva pure lei. Per ero conformata alla volont del Signore. A poco a poco mi abituai al letto e la nostalgia si spense. Per distrarmi, nei primi tempi, giocavo a carte con qualcuno o anche da sola. Mi spiace di non aver fin da allora pensato come penso oggi: cio di vivere unita in spirito al mio Ges. Giunsi a fare voti per ottenere la guarigione; come me, la mamma, la sorella, le cugine. Infine capii che il Signore mi voleva ammalata; perci non chiesi pi di guarire. Arrivai pi volte, molto rassegnata, alle soglie della morte. Dalla medicina non ebbi altro sollievo che qualche iniezione di morfina. La mia Mamma Celeste Tutti gli anni celebravo il mese mariano. Preferivo celebrarlo da sola: meditavo, cantavo, piangevo chiedendo alla Mamma celeste di liberarmi da quella grande tribolazione che mi faceva soffrire tanto. Solevo cantare il Tantum ergo come se fossi stata in chiesa. Non avendo Ges in casa n sacerdote che mi benedicesse, pregavo il Signore che lo facesse Lui dal cielo e dai suoi tabernacoli. Momenti felici! Mi pareva piovessero su di me tutte le benedizioni e l'amore del Signore. Ed allora abbracciavo nel mio cuore tutta la mia famiglia e le persone care. Nei primi anni della mia degenza, dalla casa del parroco mi portavano, all'inizio di maggio, una statuetta del Cuore di Maria che, con rincrescimento, restituivo alla fine del mese. Fu cos che pensai al modo di acquistarmene una, ma poich non ne avevo i mezzi, fui aiutata da varie persone. Un'amica mi don alcune pollastrelle che Deolinda allev fino a che fecero le uova e le covarono; venduti i pulcini, comprai la statuetta, la mensola e la campana di vetro. Non so dire la gioia che provai nell'avere una Madonnina tutta mia: potevo contemplarla giorno e notte. Se un giorno mi rivedrete per la strada... Mi giunse notizia dei miracoli che avvenivano a Fatima. Nel 1928 varie persone della parrocchia andarono pellegrine alla Cova da Iria; in quella occasione venne anche a me il desiderio di partire. Il medico ed il parroco non me lo consentirono, perch il viaggio era lungo ed io non sopportavo neppure che mi toccassero il letto. Fui consigliata di chiedere ugualmente la guarigione e di andare poi a Fatima in ringraziamento. Il medico diceva che se fosse avvenuto il miracolo, lo avrebbe testimoniato senza timore. In quello stesso anno anche il parroco and alla Cova da Iria: mi port di l una corona del Rosario, una medaglietta ed il Manuale del pellegrino ; consigliandomi una novena alla Madonna. Ne feci parecchie, cantando le lodi mariane stampate nel libretto A chi mi visitava solevo dire: - Se un giorno mi rivedrete per la strada e mi sentirete cantare, ditelo a tutti: Alexandrina che ringrazia la Madonna. - Era la mia fiducia in Ges e Maria che mi faceva parlare cos. Tra me pensavo che se fossi guarita mi sarei fatta suora, perch mi spaventava vivere nel mondo; che non sarei pi ritornata a rivedere la mia famiglia; che mi sarei fatta missionaria per battezzare tanti moretti e per salvare anime a Ges. Non avendo ottenuto la guarigione, compresi che mi illudevo e quei miei desideri scomparvero per sempre. Cominciai a sentire ognor pi l'ansia di amare la sofferenza e di pensare soltanto a Ges. Mi offersi a Ges Sacramentato come vittima Un giorno, mentre ero sola e pensavo a Ges nel tabernacolo, Gli dissi: - Mio buon Ges, Tu sei imprigionato. Anch'io lo solo. Siamo ambedue carcerati. Tu per il mio bene ed io incatenata da Te. Tu sei Re e Signore di tutto. Io sono un verme della terra. Ti ho trascurato pensando alle cose del mondo che sono perdizione per le anime, ma ora, pentita di cuore, voglio ci che Tu vuoi, voglio soffrire rassegnata. Non lasciarmi senza la

15

tua protezione. - Da parecchio tempo chiedevo al Signore amore alla sofferenza e, senza sapere il modo, mi offersi a Lui come vittima. Il Signore mi concesse questa grazia in misura tanto abbondante che oggi non cambierei la sofferenza con quanto esiste nel mondo. Amante del dolore, ero contenta di offrire a Ges i miei patimenti. Mi preoccupava soltanto consolare Ges e salvargli anime. Perdute le forze fisiche, abbandonai le distrazioni e, attraverso la preghiera che mi dava un vero conforto, mi abituai a vivere in intima unione col Signore. Quando le visite mi distraevano un poco, ne rimanevo spiacente per non aver pensato a Ges. Per amore di Ges e della Mamma celeste mi abituai a fare piccoli sacrifici: rinunciare a guardarmi nello specchio; non parlare per combattere la mia voglia di parlare e viceversa; vegliare durante la notte per fare compagnia a Ges; non allontanare le mosche che mi tormentavano, ecc. Unita a Ges sacramentato attraverso Mammina Facevo la Comunione sacramentale poche volte, ma vivevo unita a Ges il pi possibile. Per onorare Ges e la Mamma del cielo scrissi su pezzi di carta ed immagini questa preghiera: - Ges, Ti amo con tutto il cuore. Abbi piet di questa povera ammalata. Prendila con Te quando vuoi. Mio amato Ges, non dimenticarti di me, perch sono una grande peccatrice. Mio caro Ges, vorrei visitarti nei tuoi tabernacoli, ma non posso; la mia malattia mi lega al mio caro lettuccio. Sia fatta la tua volont. Ma concedimi almeno che non passi un momento senza che io venga in spirito ai tuoi tabernacoli per dirti: mio Ges, voglio amarti, voglio incendiarmi nella fiamma del tuo Amore, pregare per i peccatori e per le anime del purgatorio . - (1930). Sulla copertina di un libretto scrissi nel maggio 1930: - Mia cara Mamma del cielo, vieni ai tabernacoli del tuo e mio Ges, presentagli Tu le mie preghiere e rendi valide le mie suppliche. O rifugio dei peccatori, di' a Ges che voglio essere santa. Digli inoltre che voglio molte sofferenze, ma che non mi lasci sola neppure un minuto. lo devo soltanto umiliarmi, perch nulla sono, nulla posseggo, nulla valgo. Digli che Lo amo molto, ma che Lo voglio amare assai di pi. Voglio morire bruciata nell'amore tuo e di Ges. S, digli molte cose di me, fagli tutte le mie richieste! Confido, confido in Te! O Maria, dammi il cielo! La mia preghiera dei mattino Al mattino iniziavo le mie preghiere col segno di croce; quindi mi univo a Ges dicendo: - Cuore di Ges, per Te questo giorno. - E vi aggiungevo: - Dammi la Tua benedizione! Voglio essere santa. - Poi chiedevo la benedizione alla Trinit santissima, alla Madonna, a San Giuseppe e a tutti i Santi del cielo dicendo: - Con la vostra benedizione non avr timore di nulla. Sar santa come ardentemente desidero. Quindi dicevo a Ges: - Mi unisco spiritualmente ora e per sempre a tutte le sante Messe che, giorno e notte, si celebrano sulla terra. Ges, immolami ogni momento con Te sull'altare del Sacrificio, offrimi all'Eterno Padre secondo le tue stesse intenzioni. Rivolgendomi poi alla Mamma celeste, Le dicevo: - Ave, Maria, piena di grazia!... O Mammina, voglio essere santa; benedicimi e chiedi a Ges di benedirmi! Mi consacravo a Lei cos: - Mammina, Ti consacro i miei occhi, il mio udito, la mia bocca, il mio cuore, la mia anima, la mia verginit, la mia purezza. Accetta tutto, Mamma! Tu sei lo scrigno benedetto di ogni nostra ricchezza. Ti consacro il mio presente e il mio futuro, la mia vita e la mia morte, tutto quanto daranno a me, tutte le preghiere e le offerte che faranno per me. Apri le tue braccia e prendimi. Stringimi al tuo Cuore san tissimo, coprimi col tuo manto; ricevimi come figlia amata e consacrami tutta a Ges. Chiudimi per sempre nel suo Cuore divino e digli che Tu Lo aiuterai a crocifiggermi nel

16

corpo e nell'anima. Fammi umile, obbediente e casta nell'anima e nel corpo. Trasformami in amore; consumami nelle fiamme dell'amore di Ges... Mammina, vieni con me a tutti i tabernacoli del mondo ove Ges abita sacramentalmente. Offrimi a Lui. Mammina, voglio formare una roccia di amore davanti ad ogni sua dimora, perch nulla giunga a ferire il suo Cuore e rinnovi le sue Piaghe e la sua Passione. Mammina, parla a Ges col mio cuore e le mie labbra; rendi pi fervorose le mie preghiere, pi valide le mie richieste. Una trincea di amore a difesa dei tabernacoli O mio Ges, io voglio che ogni mio dolore, ogni palpito del mio cuore, ogni mio respiro, ogni minuto secondo che trascorrer, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. Io voglio che ogni movimento dei miei piedi, mani, labbra, lingua, occhi, che ogni lacrima e sorriso, ogni allegria e tristezza, ogni tribolazione e distrazione, ogni contrariet o dispiacere, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. Io voglio che ogni sillaba delle orazioni che reciter o udir recitare, ogni parola che pronuncer o udir pronunciare, che legger o udir leggere, che scriver o vedr scrivere, che canter o udir cantare, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. Io voglio che ogni bacio che dar alle tue sante immagini, a quelle della tua e mia Madre, a quelle dei tuoi santi e sante, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Ges, io voglio che ogni goccia di pioggia che viene dal cielo alla terra, che tutta l'acqua del mondo offerta goccia a goccia, che tutta l'arena del mare e tutto ci che il mare contiene, siano atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Ges, io Ti offro le foglie degli alberi, tutti i frutti che possono avere, i fiori petalo per petalo, tutti i granelli di semente che sono nel mondo e tutto ci che vi nei giardini, nei campi, nelle valli e nei monti, come atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Ges, Ti offro le penne degli uccelli e il loro canto, i peli e le voci di tutti gli animali, come atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Ges, Ti offro il giorno e la notte, il caldo e il freddo, il vento, la neve, la luna e i suoi raggi, il sole, l'oscurit, le stelle del firmamento, il mio dormire e il mio sognare, come atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Ges, Ti offro tutto quanto vi nel mondo, le grandezze, le ricchezze, i tesori, tutto quanto avviene in me, tutto quanto ho per abitudine di offrirti, tutto quanto si possa immaginare, come atti di amore per i tuoi tabernacoli. O Ges, accetta il cielo e la terra, il mare, tutto ci che contengono come se tutto fosse mio e io potessi disporne, come atti di amore per i tuoi tabernacoli . Mentre facevo queste offerte a Ges mi sentivo rapita, non so spiegare il modo ed allo stesso tempo sentivo un calore forte che pareva bruciarmi. Mi pareva cosa strana perch erano giornate di freddo e, meravigliata, osservavo se il mio corpo sudasse. Mi sentivo abbracciata interiormente. Ci mi stancava assai Un programma di vita Mi pare che sia stato in una di queste occasioni che io sentii la seguente ispirazione del Signore: Soffrire, amare, riparare Ricordo che molte volte domandavo al Signore: - O mio Ges, cosa vuoi che io faccia? E ogni volta non sentivo se non queste parole: soffrire, amare, riparare. 1933 Come Ges mi mand il mio direttore spirituale Ignoravo che cosa fosse un direttore spirituale: chi guidava la mia anima era il parroco. Mia sorella, in un ritiro delle Figlie di Maria 1931, chiese per s la direzione spirituale al predicatore, padre Mariano Pinho. Questi, avuto notizia di me e della mia malattia, chiese le mie preghiere con la promessa di ricambiarle. Ogni tanto mi mandava una

17

immaginetta. Due anni dopo, avendo saputo che egli era ammalato, mi commossi fino al pianto; non so perch. Mia sorella, meravigliata, mi domand perch piangessi, dal momento che non lo conoscevo. Le risposi: - Piango perch mio amico ed io lo sono di lui. - Il 16 agosto 1933 padre Pinho venne nella nostra parrocchia a predicare un triduo in onore del Cuore di Ges ed in quella occasione lo ottenni per mio direttore spirituale. Non gli parlai delle mie offerte ai tabernacoli, del calore che provavo, della forza che mi alzava e neppure delle parole che io interpretavo come una semplice ispirazione di Ges. Soltanto alcuni mesi dopo io misi al corrente il padre circa le parole di Ges. Non dissi altro perch non comprendevo nulla delle cose del Signore. Il padre non mi conferm che erano parole di Ges; tuttavia io continuai a vivere sempre unita al Signore: giorno e notte erano i tabernacoli la mia dimora prediletta... Soltanto nell'agosto 1934 mi proposi di aprire la mia coscienza al padre, venuto a Balasar per un ciclo di prediche. Subentr per in me il forte timore che egli, una volta a conoscenza della mia vita, non avrebbe pi voluto continuare a dirigermi. Mentre vivevo in quell'ansia, Ges mi disse: - Obbedisci in tutto: non l'hai scelto tu; te l'ho mandato Io. - Quando il padre mi domand in quale modo avevo udito le suddette parole, non mi spieg se fossero o no parole di Ges. Alcuni giorni dopo mia sorella, avendo notato che io impiegavo molto tempo nella preghiera, mi domand cosa mai dicessi. Le spiegai come occupavo quel tempo e che cosa sentivo, aggiungendo che certamente erano la fede ed il fervore con cui recitavo tutte le mie preghiere ad assorbirmi tanto. Deolinda fu d'accordo e mi preg di dirle tutto per potersi infervorare lei pure. Prima Messa nella mia cameretta ... Nella sua lettera mi domandava se gradirei la Messa. Gi da tempo la desidero. Quando lei venne per il triduo ne parlai a mia sorella; ma per timidezza e per non chiederle il sacrificio di predicare a digiuno, il che ci dispiaceva, non osammo proporglielo. Ora, se ci fosse possibile, ne proveremmo gioia cos grande da non saper dire. Per ci pesa il sacrificio che dovr fare nel venire qui a digiuno e con tanto freddo (lettera a p. Pinho, 6-11-1933). Il 20 novembre 1933 ebbi la grazia della prima Messa nella mia cameretta. Perdita dei beni Il Signore aument le sue tenerezze, ma anche il peso della mia croce. Sia per benedetto per la grazia sua che non mi lasci mai mancare. In quell'epoca incominciammo a soffrire assai per la perdita dei nostri beni. E vero che non sentivo pi nessun attaccamento a nulla, ma soffrivo amaramente nel vedere che quanto possedevamo non bastava a pagare i debiti di cui mia madre si era fatta mallevadrice. Si preferiva rimanere senza un centesimo finch non si fosse pagato tutto. Mi mancava spesso l'alimento conveniente: mi nutrivo soltanto di ci che avevamo, con danno della salute. Soffrivo in silenzio ed i familiari pensavano che quel cibo fosse di mio gradimento; nulla chiedevo per non rattristarli. Se mi donavano qualche buon boccone, lo cedevo a mia sorella assai malaticcia, pensando: - Io sono incurabile, mentre lei pu migliorare. - Si giunse a mangiare la minestra senza condimento, perch non dicevamo a nessuno le nostre ristrettezze. Versai in segreto molte lacrime, sfogandomi con Ges e la Mamma celeste; ma proprio queste lacrime mi unirono di pi a Ges e a Mammina e rafforzarono la mia fiducia in Loro. Questa situazione dur sei anni, durante i quali cercai di essere di conforto ai miei cari. Alla mamma, che sovente singhiozzava, consigliavo di avere fiducia in Ges che volle essere povero. Nel mio intimo mi rallegravo di assomigliargli. Pregavo Ges di aiutarci e, nella Comunione, Gli dicevo: - Tu ci hai

18

consigliato di chiedere, di bussare per essere ascoltati: io chiedo, io busso e sar accontentata. Non Ti chiedo onori, grandezze n ricchezze, ma che ci lasci almeno la nostra piccola casa finch la mamma e la sorella vivranno in modo che Deolinda possa raccogliere i fiori per il Tuo altare della chiesa. O Ges, tutti i fiori sono per Te. Ges! Vieni in nostro soccorso! Stiamo per affondare... Porta questa notizia lontano a chi ci possa aiutare. Non scelgo nulla perch non so. Confido in Te! In casa nostra era scomparsa la gioia e ci mancavano le cose indispensabili. Per non mi manc mai la conformit alla volont di Dio; avevo fiducia cieca in Lui. ben vero: la fiducia non mai troppa... La mia preghiera fu ascoltata. Fu da lontano, molto lontano, che una signora venne a sanare la nostra situazione; se non la san del tutto, fu per causa della mia timidezza: non dissi la somma precisa del nostro debito. Forse Ges lo permise per prolungare la mia sofferenza. Ci fu consegnato il necessario per salvare la nostra casa che doveva essere messa all'asta. Ho pianto di confusione e di gioia. Non so dire la soddisfazione dei miei quando ebbero in mano quella somma, dopo tante e cos gravi afflizioni. Sia benedetto Ges! Soltanto con Lui si poteva vincere. 1934 Come esprimevo il mio amore a Ges e a Mammina - O mia Mammina del cielo, ecco qui ai tuoi santissimi piedi un'anima che desidera tanto amarti. O mia amabile Signora, io voglio vivere di un amore tale che sia capace di tutto soffrire solo per te e per il mio caro Ges: s, per il mio Ges che il tutto della mia anima. Egli la luce che mi illumina, il pane che mi alimenta; il mio cammino, l'unico che voglio seguire... - - O Ges, quale compagnia migliore posso io avere in questo letto di dolore se non la Tua presenza sempre continua in me, che voglio vivere solo per Te? O Ges, Tu sai bene quali sono i miei desideri: stare sempre nei tuoi tabernacoli, non allontanarmi da essi neppure un momento. Dammi la forza, o buon Ges, perch io sappia fare cos. - - O mio Ges, io sono qui ammalata e non posso venire a visitarti nelle tue chiese, ma sto compiendo la missione che Tu mi hai destinato: sia fatta la tua santissima volont in tutte le cose!... Poich io non posso venire, Ti mando il mio cuore, la mia intelligenza per apprendere tutte le tue lezioni, il pensiero perch io pensi solo a Te, il mio amore, perch io ami solo Te, cerchi solo Te, sospiri solo per Te; solo Te, mio Ges, in tutto e per tutto... Ti invio tutto quanto ho che ti possa piacere e farti compagnia nel tuo tabernacolo di amore... Vorrei stare in tua presenza giorno e notte, ad ogni ora, unita a Te e non lasciarti mai, o Ges, solo nei tabernacoli! Neppure per un momento vorrei assentarmi; vorrei darti tutto ci che possiedo e che Ti appartiene interamente: il mio cuore, il mio corpo con tutto ci che sente. tutta la mia ricchezza. Era la Voce del Signore Fu nel settembre 1934 che io mi persuasi pienamente essere stata la Voce del Signore [a pronunciare quelle parole: soffrire, amare, riparare ] e non un mio slancio spirituale a suggerirmele. Fu allora che Egli mi chiese, parlando cos: - Dammi le tue mani: le voglio crocifiggere; dammi i tuoi piedi: li voglio inchiodare con Me; dammi il tuo capo: lo voglio coronare di spine come fecero a Me; dammi il tuo cuore: lo voglio trapassare con la lancia come trapassarono il mio; consacrami tutto il tuo corpo, offriti tutta a Me. - Mi chiese questo due volte [il 6 e 1'8 settembre]. Non so esprimere il mio tormento, perch non potevo scrivere e non volevo dir nulla a mia sorella, ma non volevo neppure tacere, perch capivo di non fare, tacendo, la volont di Dio: dovevo dire tutto al direttore spirituale. Mi decisi a fare il sacrificio e chiesi a Deolinda di scrivere quanto le avrei

19

dettato. Lo abbiamo fatto senza scambiarci uno sguardo. Scritta la lettera, mor tutto in noi e non se ne parl mai pi. Se fino allora ogni lettera del direttore mi aveva portato gioia, da quel momento non provai pi consolazione: vivevo nel terrore che mi trattasse male e mi dicesse che quanto avveniva in me era falsit. Avevo ceduto all'invito del Signore, ma pensavo che i sacrifici che mi avrebbe chiesto sarebbero stati soltanto le sofferenze portate dalla malattia, anche se maggiori; non mi era passato per la mente che mi avrebbe chiesto di soffrire per fenomeni singolari. Il direttore mi obblig a scrivere tutto e per due anni e mezzo non mi disse mai che erano cose di Dio. Questo suo silenzio mi fece soffrire assai. Visite di Ges In quell'epoca Ges mi appariva e mi parlava sovente. La consolazione spirituale era grande e le sofferenze non mi costavano. In tutto sentivo amore per il mio Ges e sentivo che Egli mi amava, poich ricevevo abbondanti tenerezze. Cercavo il silenzio. Oh, come mi sentivo bene nel raccoglimento e molto unita a Lui! Ges si confidava con me. Mi diceva cose tristi, ma il conforto e l'amore che mi dava addolcivano i suoi lamenti. Passavo notti e notti senza dormire, a conversare con Lui in contemplazione di ci che mi mostrava. Talvolta vidi Ges come giardiniere che coltivava dei fiori innaffiandoli ecc.; passeggiava in mezzo ad essi mostrandomene le variet. Altre volte mi apparve per presentarmi il suo Cuore con raggi abbaglianti. Una volta vidi anche Mammina con il Bambino Ges in braccio e altre volte come Immacolata: quanto era bella! Quanto volevo amare solamente Lei e Ges! Stavo bene soltanto con Loro. [Ecco alcuni frammenti di comunicazioni avute da Ges in quel tempo di grazia, ricavate da lettere inviate a p. Pinho]. ... Ges mi invit ai tabernacoli abbandonati perch condividessi la sua tristezza e riparassi a tanto abbandono. Mi disse che Lo lasciano solo e che vivono come se Lui non fosse presente. Perfino i sacerdoti cui ha dato il potere di trasformare il pane nel suo Corpo divino - perfino loro - Lo dimenticano e Lo offendono... (lettera a p. Pinho, 14-9-1934). ... - Avvisa il tuo direttore che esigo si predichi e propaghi la devozione ai tabernacoli, ed ancor pi: che si accenda nelle anime. Non sono rimasto sugli altari per amore soltanto di quelli che mi amano, ma per tutti; anche lavorando mi possono consolare. Non negarmi sofferenze e sacrifici per i peccatori. La giustizia di Dio pesa su di loro. Tu puoi soccorrerli. Prega per i sacerdoti: sono operai della mia vigna; la messe dipende da loro... Io scelgo i deboli per renderli forti. Sotto le loro debolezze lo nascondo il mio potere, il mio amore e la mia gloria. Dimentica il mondo e dnati a Me. Abbandnati sulle mie braccia: Io sceglier i tuoi sentieri. - ... (lettera a p. Pinho, 27-9-1934). ... - Ti ho scelta per Me. Corrispondi al mio amore. Voglio essere il tuo Sposo, il tuo Amato, il tuo tutto. Ti ha scelta pure per la felicit di molte anime. Sei il mio tempio, tempio della Santissima Trinit. Tutte le anime in grazia lo sono, ma tu in modo speciale. Sei un sacrario scelto da Me per abitarvi e riposare. Voglio saziare la tua sete per il mio Sacramento di amore. Sei un canale ove passeranno le grazie che Io voglio distribuire alle anime e attraverso il quale le anime verranno a Me. Mi servo di te perch molte anime vengano a Me: per mezzo tuo, molte anime saranno stimolate ad amarmi nella santissima Eucarestia... - (lettera a p. Pinho, 410-1934). ... - Ascolta, figlia mia, il tuo Ges. Sono con te per arricchirti dei miei tesori divini. Quanto ti amo! Ti ho scelta per mia dimora. Sto preparandoti come desidero. Vivi solo per Me. Amami molto. Pensa soltanto a Me. E poich ti offri tanto generosamente come vittima per i peccatori del mondo, porr in te quasi un canale per distribuire grazie alle anime colpevoli di ogni qualit di crimini. Cos ne porterai a Me un gran numero... -

20

Contemporaneamente non so cosa sentii in me, non lo so spiegare: sentivo un peso tanto tanto grande. Mi pareva soprattutto che il mio cuore diventasse cos grande da sembrarmi il mondo... (lettera a p. Pinho, 11-10-1934). ... Erano quasi due giorni che Ges non mi parlava. Piansi per il dubbio di essere nell'inganno. Quando mi rasserenai un poco, feci la Comunione spirituale. Il mio buon Ges mi parl cos: - Quanto ti amo! Quando ti senti fredda, sono Io a infondere sempre pi in te il mio amore. Quando non ti parlo, per infonderti maggiormente la fiducia in Me. Non ti avevo detto che non ti avrei abbandonata e non mi sarei allontanato da te? Ti amo tanto! Vieni alla mia scuola; impara dal tuo Ges ad amare il silenzio, l'umilt, l'obbedienza e l'abbandono. Vieni ai miei tabernacoli... Prstrati davanti a Me per chiedermi perdono del tuo scoraggiamento e della tua sfiducia. (lettera a p. Pinho; 1510-1934). ... Ges mi disse che, come Lui fedele nell'abitare in me per consolarmi, cos io devo essergli fedele nell'abitare in spirito nei suoi tabernacoli per consolarlo ed amarlo; che gli dessi il mio corpo per essere vittima; che migliaia di vittime sarebbero poche per riparare tanti peccati e crimini del mondo... (lettera a p. Pinho, 1-11-1934). 1935 Assetata di maggior sofferenza - Giuramento di amore Volevo fare tutto per amore verso di Loro [Ges e Maria) e, per provare che Li amavo, alcune volte facevo delle palline di cera che legavo a una punta di un fazzolettino e con esse battevo sul mio corpo scegliendo i posti che mi facevano soffrire di pi, come le ginocchia, le ossa, lasciando il mio corpo bluastro per i colpi. Altre volte legavo la treccia dei capelli alle sbarre della testata del letto e tiravo in avanti il capo con tutta la forza per potere cos soffrire di pi. In un pomeriggio di domenica provai tante ansie di amore per Ges da non poterle contenere. Sospiravo di trovarmi sola. Finalmente tutti i miei decisero, anche se titubanti, di andare in chiesa. Appena usciti, potei mostrare a Ges quanto l'amavo. Presa la spilla con cui tenevo appese le mie medaglie, la conficcai nel mio petto; non vedendo sangue, la affondai di pi nelle carni, ne contorsi le fibre finch ne sprizz il sangue. Vi intinsi la penna e scrissi sul retro di una immagine: - Col mio sangue Ti giuro di amarti molto, mio Ges.. Sia tale il mio amore che io muoia abbracciata alla croce! Ti amo e muoio per Te, mio caro Ges. Voglio abitare nei tuoi tabernacoli. - (Balasar, 14-10-1934). Subito dopo sentii tanta ripugnanza ed afflizione da voler strappare quella immagine. Non so cosa me lo imped. Questa prova di amore non mi diede nessuna consolazione. Quando rientr mia sorella ero immersa in una grande inquietudine. Non le dissi ci che avevo fatto, ma le mostrai l'immagine. Ella esclam: - Birichina che sei! Che ne dir p. Pinho? - Mi difesi dicendo: - Non gli dir nulla! - Invece gli narrai tutto ed egli: - Chi ti ha dato questo permesso? - Risposi di ignorare che fosse necessario il permesso. Egli mi proib allora di fare cose del genere. ... - Non tardate a far conoscere quanto Io ho detto circa l'Eucarestia: non vi altra medicina. da Essa che nascono i parafulmini per allontanare la giustizia divina... - (lettera a p. Pinho, 4-7-1935). Fioretti di maggio Nel mese di maggio 1935, desiderosa di consolare Mammina e di soffrire per Lei, pensai di scrivere su pezzettini di carta dei pensieri, uno per ogni giorno del mese. Ogni mattina ne sorteggiavo uno e mi sforzavo di vivere la giornata secondo quanto stava scritto. Questo, solo allo scopo di consolare Ges per mezzo di Maria. Nel maggio 1936, gi senza forze, non potendo scrivere e desiderando dare la stessa prova d'amore dell'anno

21

precedente a Ges e a Mammina, chiesi a mia sorella di scrivere i seguenti fioretti su bigliettini da sorteggiare giornalmente, soffrendo ed amando secondo le intenzioni scritte. Il 31 maggio 1936 scrissi cos: Mammina, io vengo umilmente ai tuoi piedi per deporre i fiori spirituali raccolti durante il mese. Sono confusa: che povert! In quale stato te li consegno! Sono tanto appassiti e tanto sfogliati! Ma Tu, o carissima Mamma celeste, puoi trasformarli, rinverdirli, ravvivarli per portare con essi consolazione e profumi a Ges, in mia vece. Parlagli delle mie pene e delle mie afflizioni. ... Cara Mammina, in questo ultimo giorno del tuo mese benedetto, come congedo, poich non ho nulla da darti, ti do tutto il mio corpo e ti prego di custodirlo e di tenermi nelle tue santissime braccia come tua figlia carissima . Ges chiede la consacrazione del mondo a Maria ... Il giorno 30 u.s. [luglio 1935], dopo la santa Comunione, udii Ges dirmi: - Per l'amore che tu hai verso la mia Madre santissima, comunica al tuo padre spirituale la seguente mia richiesta: ogni anno si faccia un atto di consacrazione del mondo a Lei, in un giorno prefissato e si chieda alla Vergine senza macchia di confondere gli impuri affinch cambino vita e non mi offendano. Come ho chiesto a Margherita Maria la consacrazione del mondo al mio Cuore divino, cos chiedo a te che lo si consacri a Lei con una festa solenne Lampada dei tabernacoli. Vittima per la consacrazione del mondo O mio caro Ges, io mi unisco spiritualmente in questo momento e da questo momento per sempre a tutte le sante Ostie della terra, in ogni luogo ove abiti sacramentato; voglio passarvi tutti i momenti della mia vita, costantemente, di giorno e di notte; allegra o triste, sola o in compagnia, sempre a consolarti, ad adorarti, ad amarti, a lodarti, a glorificarti! O mio Ges, io vorrei che tanti atti del mio amore cadessero su di Te costantemente di giorno e di notte come la pioggia fine fine cade dal cielo sulla terra in una giornata d'inverno. Non vorrei atti d'amore solo miei, ma di tutti i cuori, di tutte le creature del mondo intero! Oh! Come Ti vorrei amare e vedere amato, da tutti! Tu vedi, o Ges, i miei desideri: accettali gi come se io Ti amassi. O Ges, non rimanga nel mondo neppure un solo luogo ove Tu abiti sacramentato, senza che oggi e, da oggi per sempre, in ciascun momento della mia vita io stia l sempre a dire: - Ges, amo Te! Ges, io sono tutta tua! Sono la tua vittima, la vittima della Eucarestia, la piccola lampada delle tue prigioni d'amore, la sentinella dei tuoi tabernacoli! O Ges, io voglio essere vittima per i sacerdoti, i peccatori, la mia famiglia, vittima per tuo amore, per la tua santissima Passione, i dolori di Mammina, il tuo Cuore, la tua santa Volont, vittima per il mondo intero! Vittima per la pace, vittima per la consacrazione del mondo a Mammina! - . Morte mistica Nel 1935 il Signore mi avvis che sarei morta all'inizio del giorno della festa della SS. Trinit del 1936 [7 giugno]. Poich non conoscevo altra morte, pensavo di lasciare questo mondo e di partire per l'eternit. In questo periodo ebbi molte consolazioni spirituali. Quanto pi si avvicinava il giorno della SS. Trinit, tanto pi cresceva la mia gioia: sarei andata a trascorrere in cielo la festa dei miei tanto cari Amori, come io chiamavo il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. I dolori del mio corpo andavano aumentando e tutto dava segno della mia dipartita. Due giorni prima il Signore mi afferm che sarei morta fra le 3 e le 3,50 del mattino e mi disse di mandare a chiamare il mio direttore. Cos feci. Egli arriv verso sera e rimase presso il mio letto durante la notte. Mi prepar a morire, fece con me un atto di completa rassegnazione e conformit alla volont di Dio. Chiesi perdono a tutta la famiglia e dalla gioia cantai cos: Feliz, oh! Feliz Se eu tal conseguia Morrer a cantar O nome de Maria!

22

Feliz quem mil vezes Na longa agonia Com amor repete O nome de Maria. Poi fui presa da una afflizione crescente. All'ora fissata non so cosa provai; cessai di udire quanto accadeva attorno a me. Il mio padre spirituale ed i familiari recitarono le preghiere dell'agonia, accesero una candela benedetta e me la tennero in mano, ma io gi non avevo coscienza di nulla. Stetti cos un po' di tempo. Mi giudicavano morta e piangevano per me. Improvvisamente cominciai ad udire i loro pianti, ripresi a respirare e, a poco a poco, mi rianimai, ma rimasi ancora in tale stato di depressione che pensavo: - Voi continuate a piangere e io continuo a morire. - Attendevo sempre di comparire alla presenza di Dio. Non avevo pena di lasciare il mondo e i miei cari. Ad un certo punto, vedendo che mi riprendevo e che non si avveravano le parole di Ges, fui invasa da una tristezza inimmaginabile, oppressa da un peso schiacciante. Il mio direttore dovette partire senza potermi rivolgere una parola di conforto. Passai la festa della SS. Trinit come una moribonda; dentro di me tutto era morte. Le lacrime mi scor revano abbondanti. Mi assalivano dubbi insopportabili: mi ero ingannata circa la morte, quindi anche su tutto quanto Ges mi aveva detto fino a quel giorno. Nei successivi due giorni mi pareva che tutto il mondo fosse morto. Non c'era sole, n luna, n giorno, per me. Il mio vivere era quasi insopportabile. Si avvicinavano a me Deolinda e Sozinha e mi dicevano: - Perch non parli? Perch non ci sorridi? - E io rispondevo: - Lasciatemi sola! Non sono pi la stessa. Non mi vedrete pi sorridere. Non vi sar pi sole capace di illuminarmi. - E piangevo. Sprofondata nel pi grande dolore, nella pi triste amarezza parlavo in modo tale che loro non sapevano cosa dirmi. Stavano combinando di andare dal mio direttore, quando all'improvviso arriv il padre Oliveira Dias, mandato da lui a confortare la mia anima. Il buon padre mi spieg il mio caso, raccontandomi fatti uguali avvenuti nella vita di alcuni santi. Venni cos a sapere che si trattava della morte mistica, di cui non avevo mai udito parlare. Ebbi l'impressione che fosse un angelo venuto dal cielo a calmare la tempesta della mia anima. Continuai tuttavia a vivere tribolata. Mi sembrava che anche Ges fosse morto, poich per alcuni mesi non udii pi la sua Voce. Quando aumentava l'agonia dell'anima riandavo ai fatti raccontati dal p. Oliveira Dias e prendevo un po' di coraggio da ci che mi diceva il mio padre spirituale. 1936 Ancora sulla consacrazione del mondo a Maria. Primo intervento della Santa Sede ... Un giorno Ges mi disse: - Ascolta questi miei divini desideri: di', figlia mia, al tuo direttore spirituale di far sapere ovunque che questo flagello un castigo, l'ira di Dio. Castigo per richiamare: voglio salvare tutti. Sono morto per tutti. Non voglio essere offeso e lo sono tanto, nella Spagna e in tutto il mondo! E grande il pericolo che si spargano ovunque questi atti di barbarie. E ora ti dir come dovr essere fatta la consacrazione del mondo alla Madre degli uomini e Madre mia santissima: prima, dal Santo Padre a Roma, poi, dai sacerdoti in tutte le chiese; sar invocata come Regina del cielo e della terra, Signora della vittoria. Se il mondo corrotto si convertir e cambier strada, Ella regner e per mezzo suo si otterr la vittoria. Non temere, figlia: i miei desideri si realizzeranno. - ... (lettera a p. Pinho, 10-9-1936). Il 31 maggio 1937 ebbi la visita di p. Duro: era stato inviato dalla S. Sede per esaminare la questione della consacrazione del mondo alla Madonna. Io desideravo tanto vivere nascosta, senza che alcuno sapesse quanto avveniva in me! Tale padre consegn un

23

biglietto del mio direttore a Deolinda, pregandola di leggermelo. Diceva cos: - Presento il padre Duro; gli parli liberamente e risponda alle sue domande. - Rimasi afflitta e chiesi a mia sorella cosa potevo dirgli, perch non sapevo che fossero necessari interrogatori in casi del genere. Deolinda mi incoraggi suggerendomi: - Dirai ci che il Signore ti ispirer. - Mi sorprese come, senza esitazione, risposi alle sue domande quando mi domand circa le comunicazioni di Ges. Mi raccomand di esporgli soltanto le cose principali per non stancarmi. Gli affermai che non sapevo quali fossero le cose principali. Ed egli: - Questo mi piace. - E mi parl della consacrazione del mondo alla Madonna. Dopo varie domande aggiunse in bel modo: - Non si sbaglier? - A queste parole mi ricordai del mio inganno circa la mia morte e pensai: - Questo in mio sfavore, glielo racconto. - Risposi: - Una volta mi ingannai. - E raccontai ci che era avvenuto nel giorno della SS. Trinit del 1936. Il padre non mi disse se mi ero sbagliata e comment: - Queste cose costano molto, nevvero? - Risposi: - Costano e mi lasciano triste. - E cominciai a piangere. Infine si raccomand alle mie preghiere e promise di ricordarmi nella santa Messa. Si inginocchi e recit tre Ave ed alcune giaculatorie. Poi si conged. Piansi molto e rimasi triste e tormentata, perch si era venuto a sapere ci che per tanto tempo si era svolto nell'intimit della mia famiglia. Scrissi subito al mio direttore spirituale raccontandogli tutto. Egli mi rispose immediatamente rasserenandomi e dicendomi che tutto era per la gloria del Signore. Ges mi ha detto ancora: - Figlia mia, ti ho scelta per cose sublimi. Mi sono servito di te per comunicare al Papa il mio desiderio che si consacri il mondo alla Madre mia santissima. Voglio che sia onorata come Me perch mia madre. Voglio che il mondo conosca il Suo potere presso il trono di Dio... Ti ho scelta per essere la mia crocifissa... un dono mio... La sofferenza del tuo corpo, della tua anima dolorosa, schiacciante. Ma in cielo, ove ti attendo, ne avrai la ricompensa. (lettera a p. Pinho, 1-11-1937). ... - Verr a prenderti, ma non prima della consacrazione del mondo alla mia Madre santissima che per mezzo tuo sar onorata... Il Papa ritarda ma verr il giorno della consacrazione. Ci che mio vince sempre, per quanto grandi siano le difficolt. - ... (lettera a p. Pinho, 22-11-1937). ... - Il mondo sospeso per un filo leggerissimo. O il Papa si decide a consacrarlo o il mondo sar castigato (lettera a p. Pinho, 20-1-1939). ... - Il Cuore della mia Madre benedetta ferito dalle bestemmie contro di Lei. Quanto ferisce il suo Cuore ferisce il mio; ci che ferisce il mio ferisce il suo, talmente sono uniti i nostri Cuori. per questo che la consacrazione del mondo Le dar molto onore e gloria: saranno umiliate e vinte quelle lingue maledette e impure che l'hanno bestemmiata. - (lettera a p. Pinho, 2-12-1939). ... - Di' al tuo direttore di avvisare il Papa che se vuole salvare il mondo affretti l'ora della sua consacrazione alla Madre mia. La ponga a capo della battaglia e La proclami regina della vittoria e messaggera di pace Il mondo avr molte sofferenze, perch la malizia umana ha raggiunto il culmine con i suoi crimini... Povero mondo, se non avr come guida la regina del cielo! Povero mondo se Ella non interceder presso Dio! (lettera a p. Pinho, 2-5-1940). ... - Di' al Papa che Ges insiste, chiede e ordina di consacrare il mondo alla Madre sua. Che lo consacri in fretta se vuole che la guerra finisca, in fretta se vuole che il mondo abbia pace. - ... (lettera a p. Pinho, 5-4-1941).

24

Una visione Verso la fine del 1936, una notte, mi si present a piccola distanza un prato molto verde e fiorito. I fiori erano gigli. Quanti erano! E tanto perfetti! Fra questi pascolava un gregge di molte pecorelle. Il pastore era Ges, in grandezza naturale, molto bello, col bastone in mano. Mi avvicinai al prato; quando stavo per entrarvi, tutto si trasform in una strada arida. Camminai per un pendio molto faticoso da salire; in cima al monte dovetti percorrere un sentiero che faceva paura: tutto rovi e spine. Alla mia sinistra udivo il belato di pecorelle. Avrei voluto avvicinarmi per vedere la causa dei loro gemiti, ma un dirupo profondo e oscuro mi impediva perfino di vederle. Sentivo che soffrivano molto. Continuai a camminare lungo quel sentiero e pi in alto, a destra, udii ancora dei gemiti; da questa altezza vidi il motivo di tanta sofferenza: vi era una pecorella dalla lana bianca, ma molto sporca, caduta e impigliata tra lunghe e acute spine. Capii subito che i suoi gemiti non erano di nostalgia per la madre, perch era gi grandicella. Nel vederla in quello stato sentii tanta pena che mi avvicinai e, con tutto l'amore, pazientemente la liberai dalle spine. Appena libera, la visione scomparve. Non la dimenticai pi, perch mi rimase stampata nella memoria e nell'anima. Una forte crisi di nausea Verso la fine di aprile del 1937 ebbi una grande crisi [fisica] che mi port sull'orlo della tomba: vomiti da non finire; non trattenevo nulla nello stomaco. I primi giorni rimasi in una profonda prostrazione. Non riconoscevo le persone. Non avevo n fame n sete. Il parroco mi lesse tre volte le preghiere degli agonizzanti, ma ricordo ben poco. Udivo che si piangeva, ma non pensavo alla morte. Da un anno ricevevo giornalmente la Comunione, mentre prima, con mio grande dispiacere, la ricevevo poche volte al mese. Non so perch, ma forse fu il Signore che ispir il parroco a portarmi Ges tutti i giorni. Io chiedevo questa grazia che fu la mia pi grande gioia. In questo periodo di vomiti, un giorno vidi entrare il parroco in camera mia. Riconosciutolo, gli dissi: - Vorrei ricevere Ges. - Mi rispose: - S, mia cara, vado a prendere una particola da consacrare: se non la rigetterai, ti porter Ges. - Cos fece. Ma appena inghiottita, la vomitai. Il parroco era del parere di non darmi la Comunione, ma qualcuno gli disse: - Signor parroco, un'ostia da consacrare non Ges! - Allora si decise a darmi la Comunione e la ritenni. Non tralasciai mai pi di riceverla. Quante volte entr il parroco ed io ero in crisi di vomito! Ma, appena ricevuto Ges, cessava la nausea e non ritornava se non dopo una mezz'ora dalla Comunione. Fu il motivo che indusse il parroco a non temere di darmi Ges. La crisi dur parecchio tempo e per 17 giorni non potei inghiottire nulla: la mia medicina fu Ges. Io dicevo: - Muoio di fame e di sete - perch dopo i primi giorni sentivo una sete bruciante e un grande bisogno di alimentarmi. Quando migliorai, la mia maggior pena mi veniva dal pensare che, se fossi morta durante quella crisi, non avrei avuto perfetta coscienza della morte. Infelice chi paralitico! Durante le funzioni del mese di maggio in parrocchia rimanevo sola in casa. Per fare le mie orazioni accendevo alcune candeline con una canna. Un giorno cadde un moccolo che produsse tosto una fiamma la quale poteva appiccarsi alle tovagliette della mensola o fare spaccare la campana di vetro. Volevo spegnerla con la canna stessa, ma non ci riuscivo; quando stavo per far cadere a terra il candeliere, tutto si spense. Che afflizione nel non potermi muovere ed impedire che quella piccola fiamma causasse la distruzione della nostra casa! Un altro giorno in cui dovetti restare sola per un po' di tempo presi un grande spavento. Entr una vicina per chiedermi se abbisognavo di qualcosa. Quando se ne and lasci aperta la porta della veranda e poco dopo la nostra

25

capretta ne approfitt per entrare. Si incammin verso la sala dove avevamo i vasi dei fiori e dei sempreverdi con cui adornavamo gli altari della chiesa in occasione di feste. La chiamai: mi guard ma non venne. Le buttai un pezzo di mela ma non la mangi, gliene mostrai un altro boccone e continuai a chiamarla finch mi si avvicin; la afferrai, le diedi la mela e me la tenni stretta quasi due ore, un po' con carezze e un po' con qualche schiaffetto. Quando giunse mia sorella si meravigli che io avessi potuto fare quello sforzo. Ringraziai Ges per aver potuto evitare, bench paralizzata, il dispiacere di vedere i nostri fiori distrutti. Poco tempo dopo ebbi una prova pi dolorosa. Mia sorella era fuori paese e mia mamma al mercato. Io rimasi con la ragazza incaricata da mia madre di prestarmi i servizi fino al suo ritorno. Nonostante i suoi vent'anni prefer andarsene anzitempo. Mentre usciva le dissi: - Se vuoi proprio andartene, fallo pure. Al loro ritorno mi troveranno qui, viva o morta. - Appena uscita la ragazza, si avvicinarono alcuni gattini che, dopo vari tentativi, riuscirono a saltare sul mio letto. Siccome non li volevo, li obbligai a scendere. Alcuni minuti dopo udii che uno cadde in una bacinella d'acqua e mor affogato dopo aver miagolato molto, lottando con la morte; anche la madre miagolava. Non riuscii a dominarmi e incominciai a piangere dicendo: - O Mamma celeste, fa' che arrivi qualcuno a salvarlo. - E invocai vari santi. Tra me pensavo: - Infelice chi paralitico! - Entrarono per caso due persone che nel vedermi singhiozzare si impressionarono. Non piangevo per impazienza ma per la pena delle bestioline. Il comportamento della ragazza dispiacque alla mamma e alla sorella; ma la perdonarono come la perdonai io. Siccome amavo la solitudine, specie di domenica, quando in chiesa si faceva l'adorazione al Santissimo, pregavo i miei di andarvi per lasciarmi sola con Ges. Una volta, appena usciti, messami a pregare, udii qualcuno che, aperto il portone verso strada, saliva la scala dicendo ad alta voce: - Aprimi la porta. Dalla voce riconobbi chi era: mi spaventai. Che sarebbe avvenuto mai se fosse entrato? Piena di fiducia strinsi nelle mani il mio Rosario mentre quel tizio continuava a spingere con forza la porta. Quantunque non fosse chiusa a chiave, non riusc ad aprirla. Preoccupata di cosa avrei detto e molto spaurita, non riuscivo neppure a respirare. Siccome non ottenne di aprire, se ne and e mi lasci in pace. Attribuii questa grazia a Ges e a Mammina che mi liberarono da quel pericoloso incontro. Preferirei i demoni dell'inferno. Dopo questo fatto non rimasi pi sola in casa se non chiusa a chiave. 1937 Le forze infernali scatenate Fu nel luglio 1937 che il demonio, non soddisfatto di tormentarmi la coscienza e dirmi cose turpi, dopo mesi di minacce, cominci a sbattermi gi dal letto di giorno o di notte. Da principio mascherai la cosa perfino alle persone di casa, eccetto a Deolinda, dicendo che erano crisi di cuore. Ma poi ne furono informate la mamma e una ragazza che viveva con noi. Una notte il maligno mi butt sul pavimento facendomi sorvolare mia sorella che dormiva su un materasso disteso per terra accanto al mio letto. Deolinda si alz, mi prese in braccio ordinandomi: - Va' sul tuo lettino! - Riposta al mio posto, mi alzai bruscamente emettendo dei fischi. Appena mi resi conto dell'accaduto, piansi. Deolinda mi tranquillizz col dirmi: - Non affliggerti: non sei stata tu! - La notte seguente avvenne la stessa cosa e alla sorella che voleva ripormi sul letto gridai allontanandola da me: - No, no! A letto non vado! - Appena prendevo coscienza del male fatto, piangevo. Una notte il demonio fece cose che ignoravo. Io piansi amaramente e pensavo di non poter ricevere Ges senza prima confessarmi. In quel giorno il parroco era assente, ma

26

sentivo che mi sarebbe costato molto parlargli di quanto era avvenuto. Non mi sentivo di aprirmi con lui. Mia sorella, nel vedere le mie lacrime, cercava di confortarmi, ma non riuscendovi, si offerse di andare dal mio direttore spirituale che si trovava a predicare in una parrocchia vicina. Le risposi che non valeva la pena perch non gli avrei detto quanto mi era successo. Le chiesi una cartolina della Madonna e con grande sacrificio scrissi in succinto quanto bastava per essere compresa. La nascosi sotto il guanciale in attesa che venisse l'ora di fargliela recapitare. Ma improvvisamente entr il mio direttore con Ges eucaristico, in compagnia di un seminarista. Aveva saputo per caso dell'assenza del parroco. Quando mi annunci che portava Ges, gli dissi: - Non posso fare la Comunione senza confessarmi. - Le lacrime ed il rossore non mi permettevano di parlare. Gli dissi soltanto di aver scritto un biglietto. Lo prese, lo lesse e, per tranquillizzarmi, mi assicur che, dati i precedenti, aveva previsto quelle prove, anche se non aveva mai osato prevenirmi. Questa tribolazione si ripet pi volte, anche a due riprese per giorno. In quegli assalti sentivo in me rabbia e furori infernali. Non potevo consentire che mi parlassero di Ges e di Maria. Sputavo sulle loro immagini. Insultavo il mio direttore, lo minacciavo e cos pure alcune persone di casa. Il mio corpo rimaneva paonazzo e sanguinante per le morsicature. Oh, come vorrei che molta gente vedesse, affinch imparasse a temere l'inferno e a non offendere Ges! Ogni volta che terminava l'influenza del demonio, nel ricordare tutto quello che avevo fatto e detto, mi assalivano angosciosi scrupoli; mi pareva di essere la pi grande peccatrice. Furono mesi di doloroso martirio. Avrei molto da dire su questo argomento, ma non posso: la mia anima non resiste nel rievocare tali sofferenze. ... Il 25 settembre Ges mi disse: - Mia figlia, tu non mi offendi affatto, n mi offenderai negli assalti del demonio. Offrili con quanto soffri in riparazione dei peccati che in questa notte si commettono nella tua parrocchia e nel mondo. Che cosa orribile! E quale dolore per il mio divin Cuore nel vedere tante anime che si perdono! Il demonio ti odia, ma devi rallegrarti perch ne ha il motivo. Se Io lo permettessi, ti ucciderebbe: ma non lo consento. Sono il Signore della vita e della morte. La tua morte sar soltanto un volo dalla terra al cielo. - Il giorno 29 infine Ges mi disse: - Il mondo putrido. Voglio che si realizzino le mie richieste. Ti faccio soffrire perch tu mi possa salvare molte anime. Tu sei il parafulmine della giustizia divina. Per mezzo tuo e di altre anime non sono caduti tremendi castighi. Penitenza! Penitenza! Vi sono molte anime che desiderano amarmi, ma sono lontane da ci che dovrebbero essere e da quello che Io vorrei. Riparate almeno voi! - ... (lettera a p. Pinho, 2-10-1937). Ges mi presenta le sue Piaghe Io Gli rinnovo la mia offerta di vittima Una notte mi apparve Ges: nelle mani, nei piedi e nel costato aveva le piaghe aperte, molto profonde, da cui sgorgava sangue in abbondanza; da quella del costato il sangue scorreva fino alla cintola, attraversava la fascia e giungeva fino a terra. Baciai le piaghe delle mani con molto amore e bramavo bacare quelle dei piedi, ma, stando nel letto, non potevo. Non dissi nulla, ma Egli lesse il mio desiderio e mi diede la possibilit di farlo. Fissai poi la piaga del costato. Piena di compassione mi buttai nelle braccia di Ges dicendo: - Oh, quanto hai sofferto per amor mio! - Rimasi cos alcuni istanti finch Ges scomparve. inutile dire che non si canceller mai pi dalla mia memoria questa visione. Ancora oggi ne sento il cuore ferito. Ne parlo soltanto per obbedienza e per amore di Ges. Penso che Egli abbia fatto questo per prepararmi a ci che ora dir: che Egli me ne dia la forza e la grazia!

27

Voglio fare un contratto con te Il giorno cinque maggio (1938), dopo la comunione, Ges mi ha detto: - Sei il tutto del mio cuore e io il tutto del tuo. Vuoi fare un contratto con me? Io gli dissi: - O mio Ges, io voglio ma mi sento ognor pi confusa. Tu ben vedi la mia miseria. Io sono proprio un nulla! - E che t'importa? Sono stato io a sceglierti proprio con la tua miseria. Tu mi hai dato tutto. In cambio mi do tutto a te. Ti dono i tesori del mio Cuore. Dalli a chi vuoi. Esso trabocca di amore: distribuiscilo. - O mio Ges, potr consegnare i tuoi tesori divini al mio direttore perch a sua volta li dia a chi vuole? Potr darli alle persone che mi sono care e ai vescovi affinch li distribuiscano a ciascuno dei loro sacerdoti e questi li diano alle anime? - Ges mi rispose: - Fanne ci che vuoi. Io ti unisco a Me e ti stringo al mio Cuore santissimo! - (lettera a p. Pinho, 5-5-1938) 7. Il 23 luglio 1938 scrissi quanto segue. Ges la mia forza, il mio amore, il mio sposo. - Consenti, o Ges, alla tua piccola tanto innamorata di dirti, non con le labbra, ma col cuore: Appartengo solo a Te! non ho niente, niente che non sia di Ges . Costa parlare cos quando si sente il contrario e ci si trova nelle ore pi amare della vita, nei giorni di tanta lotta in cui il demonio mi afferma il contrario, solamente il contrario. - Maledetto, non ti appartengo. Sei degno solo di disprezzo. Sei bugiardo! Ges tutto mio, io sono tutta di Ges. - Cuore mio, grida forte, molto forte al tuo Ges che Lami, che Lo ami pi di tutte le cose del cielo e della terra! Sono di Ges nelle gioie, nelle tristezze, nelle tenebre, nelle tremende tribolazioni, nella povert, nell'abbandono totale. Soffro tutto per consolarlo, per salvare le anime. - Manda, o Ges, alla tua Alexandrina, tua vittima, tutto quanto si pu immaginare e si pu chiamare sofferenza. Con Te, col tuo divin aiuto e con quello della tua e mia cara Mamma, vincer tutto. Non temo nulla. - O croce benedetta del mio Ges, io ti abbraccio e ti bacio. 1938 II mio ritiro spirituale - Annuncio della Passione Ogni volta che venivo a sapere di persone che facevano un ritiro spirituale, dicevo: - Tutti lo fanno, io no! Non so cosa sia. - Osai dire questo varie volte in presenza del mio direttore. Egli mi promise che, se il padre provinciale glielo avesse consentito, sarebbe venuto a dettarmelo. Per alti disegni di Dio il permesso fu concesso ed il 30 settembre 1938 venne il mio padre spirituale ad iniziarlo. Da tempo vivevo nell'anima grandi agonie e, a volte, mi sentivo in procinto di cadere in abissi spaventosi. Nei giorni del ritiro raddoppiarono le mie sofferenze e gli abissi erano terrificanti. La giustizia dell'eterno Padre cadeva su di me e mi gridava ripetutamente: - Vendetta, vendetta! - mentre aumentavano le sofferenze dell'anima e del corpo. Non si possono descrivere; bisogna averle sentite e vissute. Io passavo giorni e notti rotolandomi nel letto mentre udivo quella voce minacciosa. Il mattino del 2 ottobre 1938 Ges mi disse che avrei sofferto tutta la sua santa Passione, dall'Orto al Calvario, senza giungere al Consummatum est . L'avrei sofferta il giorno 3 e poi tutti i venerd dalle ore 12 alle 15; ma che la prima volta Egli sarebbe rimasto con me fino alle ore 18 per confidarmi le sue lamentele. Non mi rifiutai. Avvisai di tutto il mio direttore. Attendevo il giorno e l'ora, molto afflitta, perch n io n il mio direttore avevamo un'idea di quanto sarebbe accaduto. Nella notte dal 2 al 3 ottobre, se fu molto grande l'agonia dell'anima, fu grande anche la sofferenza del corpo: vomiti di sangue e dolori terribili. Vomitai per alcuni giorni consecutivi e per cinque giorni non inghiottii nulla. Con questa sofferenza sperimentai per la prima volta la

28

Passione. Quale orrore io sentivo in me! Che paura e terrore! Era indicibile la mia afflizione. Prima Crocifissione [3-10-1938] Scoccato il mezzogiorno, venne Ges a invitarmi cos: - Ecco, figlia mia, l'Orto pronto e anche il Calvario. Accetti? - Sentii che Ges per qualche tempo mi accompagn nel cammino al Calvario. Poi mi sentii sola; e Lo vedevo l in alto, in grandezza naturale, inchiodato sulla croce. Camminai senza perderlo di vista: dovevo arrivare presso di Lui. Vidi due volte Santa Teresina: prima alla porta del Carmelo, nella sua divisa, tra due consorelle, poi attorniata da rose e avvolta in un manto celestiale. [Una lettera al direttore] ... Cerco un po' di sollievo nella mia sofferenza. Aspetto l'ora della mia crocifissione. Non posso parlare. Il cuore galoppa. Nella mia anima c' una ribellione, una sommossa. Il peso mi schiaccia. Tenebra, notte tempestosa e triste. Mi trovo in un abbandono tremendo. Mi pare di camminare tra l'odio di tutti di tribunale in tribunale. Povera me! E non ho ricevuto Ges! Confido per che Egli supplir nelle comunioni spirituali, nonostante la nausea che sento di me stessa e l'orrore per la mia enorme miseria. Ieri si calmata la tempesta. Prima sentivo cose orribili. Il mio corpo era tutto trafitto come da acuti ferri. Momenti terribili! Nonostante il breve sollievo, rimasi sempre in una notte molto oscura, in una tristezza profonda. Posso dire di aver passato tutta la notte a fare compagnia a Ges sacramentato, concentrandomi un poco nella tragedia della notte del gioved santo. Mi sembrava che Ges mi invitasse all'Orto. Che movimento di gente! Queste cose le sentivo nell'anima. Padre mio, quanto sto dettando mi pare menzogna. Quanti dubbi! Quanti spaventi per la Passione! Ho gi detto a Deolinda che un miracolo poter resistere a tanto: mi viene meno il cuore. Ges sia con me. Non aggiungo altro perch non posso... INCISO DI DEOLINDA - Padre mio, cosa fu mai il venerd santo: fu davvero giorno di Passione! Prima di iniziare, che volto di afflizione aveva! Temeva il trascorrere di quel giorno e diceva: Vorrei che fosse gi passato . La confortavo come potevo e l'accarezzavo nonostante che anch'io fossi satura di paura e di afflizione. Durante la Passione non potei non piangere e vidi che quasi tutti gli altri presenti piangevano. Che spettacolo commovente! L'agonia dell'Orto fu lunga ed afflittiva. Si udivano gemiti molto profondi e talora singhiozzava. Non le parlo della flagellazione e della coronazione di spine! I colpi di flagello li prese in ginocchio e come se avesse le mani legate. Le avvicinai un cuscino alle ginocchia, ma lei cambi posto, non lo volle. Ha le ginocchia in misero stato. Le battiture non si contarono... durarono molto a lungo... La si vedeva svenire. Anche i colpi di canna sulla testa coronata di spine furono innumerevoli. Durante la Passione vomit due volte: soltanto acqua perch non aveva nulla nello stomaco. Il sudore era tanto che i capelli erano impastati; le passai la mano sui vestiti e la ritrassi bagnata. Alla fine della coronazione di spine pareva un cadavere. Vennero ad assistere il canonico Borlido [di Viana do Castelo] e due persone, cos pure il dott. Almiro de Vasconcelos [di Penafiel] e la sua sposa con la sorella Giuditta. La mia sofferenza fu dolorosa per alcuni giorni. Continuarono i vomiti di sangue e una sete bruciante. Non c'era acqua capace di saziarmi. Non potendo bere, ho passato giorni e notti con acqua che scorreva per la bocca senza poterla inghiottire. Mi stancai ed erano

29

stanche le persone che mi assistevano. Dopo che ne era passata tanta per la bocca supplicavo ancora: - Datemi acqua, molta acqua, botti di acqua! - Mi sembrava di ardere: nulla mi saziava. Sentivo odori orribili. Non volevo che le persone si avvicinassero a me: puzzavano come cani morti. Mi davano viole e profumi da odorare, ma allontanavo tutto: mi tormentava sempre lo stesso puzzo. Nei giorni in cui potevo alimentarmi, sentivo cattivi gusti fino ad averne nausea: ogni cosa esalava odori ripugnanti. Quante cose avrei da dire se potessi descrivere quanto sento! Me ne manca il coraggio, perch costa molto ricordare queste cose... (lettera a p. Pinho, 7-4-1939). Esami di teologi e di medici - Primo viaggio ad Oporto Mentre aumentavano le grazie divine, aumentavano pure i dubbi e la paura di ingannarmi e di ingannare il mio direttore e i familiari. Il mio martirio peggiorava sempre pi: mi pareva che tutto fosse falso e inventato da me. Che sofferenza! Le tenebre mi avvolgevano, non v'era luce che mi illuminasse il cammino. Per quanto il mio direttore mi infondesse fiducia, nulla mi rassicurava. Mi abbandonai nelle braccia di Ges, fidente di non essere trascinata dalla corrente. Soffrivo molto per le lacrime dei miei e pensavo: Se manca il coraggio a loro, come pu non venire meno a me? Che umiliazione l'essere veduta da altri! Potessi soffrire sola e Ges soltanto lo sapesse! Subito alla seconda crocifissione, vennero alcuni padri della Compagnia di Ges. Che vergogna provai, non durante la passione, ma prima e dopo! Cominciai a sentire che il mio direttore soffriva assai per causa mia, cio per quanto stava succedendo. Agli esami dei sacerdoti seguirono quelli molto dolorosi dei medici i quali lasciavano il mio corpo in misero stato. Mi pareva di essere giudicata da tribunali, come avessi commesso i pi grandi crimini. Entravano in camera mia, mi esaminavano e poi si riunivano in sala a discutere il mio caso, lasciandomi sotto il peso della pi grande umiliazione. Se non erro, i medici vennero in occasione della mia terza crocifissione. Se potessi aprire la mia anima e permettere di vedere ci che in essa avviene e il perch vivo quei giorni, lo farei per il bene delle anime mostrando quanto soffro per amore di Ges e per loro. Solo a questo fine mi sono sottomessa a tali sofferenze. Quando il mio direttore mi propose questi esami, fu per me un grande tormento; una forte repulsione si lev in me; ma l'obbedienza ordinava: tacqui e li accettai per Ges. Mancavano i medici a completare il mio calvario! Alcuni furono dei veri aguzzini introdottisi nel mio cammino. Essi decisero di mandarmi ad Oporto. Mi cost assai sottomettermi. Temevo il viaggio per il mio stato di salute. Quando il medico curante, Giovanni Alves, me ne parl, gli risposi: - Proprio lei che nel 1928 non permise che andassi a Fatima, ora che sono molto peggiorata vuole che vada ad Oporto? - vero che non ho voluto, ma ora vorrei. - Gli domandai se il mio direttore sapeva di questa risoluzione. Avendomi risposto affermativamente, cedetti alla sua richiesta. Il giorno 6 dicembre 1938, verso le undici fui tolta dal mio letto e posta su un'autolettiga. Nella mattinata ero stata visitata da persone amiche; quasi tutte avevano pianto. Da parte mia avevo cercato di rallegrare tutti fingendo di non soffrire. Il viaggio fu doloroso. Impiegammo quasi tre ore e mezza perch dovemmo fare parecchie soste, per il mio stato di salute. Ad Oporto, nel consultorio del dott. Roberto de Carvalho, mi si fece una radiografia. Fui da lui trattata molto delicatamente e, congedandomi, mi disse: - Povera ragazza, quanto soffri! Di l mi portarono al Collegio delle Figlie di Maria Immacolata, ove mi trattarono molto bene. Per soffersi per i rumori della strada fino a perdere quasi i sensi pi di una volta. Fui esaminata dal dott. Pessegueiro; ma serv soltanto ad aumentare la mia sofferenza.

30

Anche il viaggio di ritorno fu penoso. Appena rientrata nella mia cameretta fui circondata da persone amiche. ... Eccomi di nuovo nella mia casetta. Ero attesa ansiosamente. Pare che ci siano stati molti commenti. La popolazione era indignata contro mia madre che aveva consentito il mio trasporto. Ora si calmer nuovamente; ma sia fatta la volont di Dio. Sono pronta a tutto. Pare che il Signore mi chieda ora il maggior sacrificio. Si incomincia a sapere qualche cosa; chi dice una cosa, chi un'altra a mio riguardo.Mi riferiscono che si parla di me come di una santa e questo non lo vorrei Che inganno! Pazienza! Qualsiasi cosa avvenga o dicano accetto tutto per amore di Ges. Lui che mi chiede di non negargli nulla; e anch'io lo voglio. Ma, povera me, vi sono momenti in cui costa molto. E i dubbi... i dubbi, mio buon padre, quanto mi tormentano! Se non ci fosse stata lei a consolarmi, non so cosa sarebbe di me. I medici fino ad oggi non si sono fatti vivi. Siamo partiti da Oporto alle 14,30. Abbiamo viaggiato lentamente e siamo arrivati alle 18: era gi buio. Ciononostante si radun molta gente presso la nostra porta. Sono molto ammalata! Proprio ora stanno riscaldando l'acqua perch le coperte non bastano a darmi calore; la febbre sale e sento dolori terribili. Soffro tutto per amore di Ges che ha sofferto per me... (lettera a p. Pinho, 13-121938). Il 26 dicembre 1938 fui visitata dal dott. Elisio de Moura che mi tratt con crudelt. Tent di mettermi a sedere su una sedia con violenza; non riuscendovi, mi ributt sul letto e fece varie esperienze che mi causarono sofferenze orribili. Mi tur la bocca, mi rovesci contro il muro facendomi prendere un forte colpo al capo. Nel vedermi quasi svenuta mi disse: - Giovannina, non perdere i sensi. Involontariamente piansi, ma offersi a Ges le mie lacrime e tutti i miei dolori che furono molti. Gli perdonai tutto perch era venuto come studioso del mio caso. 1939 Secondo intervento della Santa Sede Il 5 gennaio 1939 venne a visitarmi il parroco in compagnia del canonico Vilar, il quale rimase da solo per parlarmi. Si convers di varie cose per due ore; quindi entr nell'argomento che lo aveva portato da me, introducendosi cos: - Le parr strana la mia visita perch non mi conosce. - Gli risposi sorridendo: - So con certezza perch venuta. - Al che aggiunse: - Dica, dica, Alexandrina. - Mi spiegai: - E' mandata dalla Santa Sede. - Era ci che sentivo nella mia anima in quel momento. - Proprio cos. - E mi present alcuni documenti di Roma. Mi fece allora alcune domande cui risposi prontamente. Non gli parlai della Passione e me ne parl lui cos: - Mi pare che vi sia anche qualcosa che avviene da alcuni mesi. - Manifest il desiderio di esservi presente. E infatti vi assistette subito il venerd seguente. Parlai di questo al mio direttore, il quale mi consigli di aprirmi con tutta franchezza. Il canonico venne altre quattro volte, ma, per ufficio, soltanto due. Se non mi inganno, subito la prima volta mi disse: - Mi sarebbe piaciuto conoscerla prima e non rivestito di autorit come sono venuto. - Mi confid il segreto della sua partenza per Roma, di cui era a conoscenza soltanto l'arcivescovo. Poich mi sentivo molto a mio agio nel conversare con lui ed avendo il permesso del mio direttore, parlammo assai di Ges: mi sentivo avvolta da un'atmosfera di santit e di saggezza come poche volte avviene parlando con altri sacerdoti. Gli ho confessato che, per temperamento, non ero solita fare cos con gli altri, ma che lui mi aveva ispirato fiducia. Mi rispose: - Fa bene a non parlare, perch non la comprenderebbero. Quando si conged da me per andare a Roma piansi. Mi promise di scrivermi e mi chiese di essere la sua intercessora [presso Ges]. Ricevetti infatti varie lettere, cui risposi: ci

31

aiutammo a vicenda con la preghiera. Commenti del popolino Ges stava chiedendomi nuovi sacrifici. Per causa degli esami medici e dell'intervento della Santa Sede il mio caso divenne pi conosciuto: per me, che volevo vivere nascosta, fu un martirio. Nonostante che la mia famiglia non mi riportasse le notizie che circolavano, seppi i commenti che si facevano sulla mia vita. Poveri ignoranti, quante fandonie diffondevano! Alcuni affermavano che il mio viaggio a Oporto aveva avuto lo scopo di ottenere una pensione mensile da parte del governo di Salazar; parlavano persino di cifre assurde e discordanti; nessun tentativo valeva a smontare tali fandonie. Altri invece dicevano che ero andata per controllare il mio grado di santit su una macchina speciale; Deolinda ribatteva: - Se fosse possibile andrei anch'io per controllare a che punto sono. - Io provavo dispiacere nel costatare l'ignoranza circa le cose del Signore. Altri ancora propagavano che i sacerdoti i quali mi facevano visita raccoglievano danaro nelle parrocchie e me lo portavano: cos in casa mia non mancava nulla. Altri infine dicevano che facevo l'indovina : infatti vi furono persone che vennero da me per sapere cose del futuro; le ricevevo con molta serenit fingendo di non capire e, quando insistevano, rispondevo: - Io non indovino, nessuno pu indovinare; solo il Signore ha diritto e capacit di sapere. 1940 Mammina fonte di amore e di salvezza ... - Di' al tuo direttore che faccia conoscere ed amare la mia Madre 'santissima: chi ama la Madre ama il Figlio... Digli di predicare che colui il quale amer davvero la mia Madre santissima non si perder; invano l'inferno tenter di rovinarlo. Mentre udivo tali parole mi sentivo stretta fra i Cuori di Ges e di Mammina. Mi pareva di trovarmi in una pressa. Avevo tanta luce, tanta pace, tanto amore. Posso dire che se Ges non mi avesse aiutato mi sarebbe venuta meno la vita: il mio cuore non poteva resistere... (lettera a p. Pinho, 6-1-1940). ... Non posso guardare il cielo perch il cuore si innalza pi veloce di un razzo e non pu essere contenuto nel petto. Pu riposare soltanto in Ges. - Mammina, vieni e prendi la tua figlioletta tra le tue braccia; voglio darti il cuore; soltanto Tu lo puoi riempire del tuo amore affinch io possa amare Ges. Incendialo con raggi tanto forti di amore che io possa incendiare il mondo. Ges non amato! Con il mio dolore ed il tuo amore far s che sia amato. Cos soltanto sono certa che anch'io Lo amer. Mammina, come sar bello vedere tutti i cuori ad ardere per Ges in un solo amore! Non voglio cessare di essere vittima fino a che questo fuoco non sia acceso nel mondo... - (lettera a p. Pinho, 15-11940). Regni il dolore affinch regni l'amore ... O vita tanto amara! Mi pare di non poter pi vivere.. Il mio cuore macinato. Le pietre che servono da mulino sono della grandezza del mondo. Il mulino non cessa di macinare; anche il dolore non pu cessare; n io lo voglio. O Ges, volont mia di essere macinata, frantumata per Tuo amore. Poich non so provarti diversamente il mio amore, voglio, nel dolore e nell'amarezza, che non escano dalle mie labbra se non queste parole: tutto per tuo amore! Il dolore la mia gioia gi qui sulla terra; il mio tesoro. Colloco tutto nelle tue mani, affinch Tu distribuisca a chi ti piace (lettera a p. Pinho, 13-1-1940). ... Lei deve gi essere stanca di ascoltare tante lamentele e tanti discorsi sul dolore, ma il dolore il mio alimento giorno e notte, sempre. Benedetto alimento! Ho atteso l'ora

32

della mia Passione in uno stato di afflizione e di abbandono. Sentivo come se tutti fossero rivoltati contro di me. Dicevo al Signore: - Temo il dolore, ma lo amo. Il corpo vien meno, ma la volont forte: sono pronta alla croce e all'amore. Il cuore pareva sbriciolarsi tanto era schiacciato; stentava a respirare. Venne incontro a me Ges e mi disse: - Figlia mia, andiamo nell'Orto. Vieni a preparare l'alimento di cui Ges ha tanto bisogno per i peccatori: alimento prezioso che d loro, vita eterna, alimento benedetto che d loro la vita della grazia. Coraggio, non sei abbandonata: Ges e Mammina vengono con te. - Durante tutta la Passione Ges mi parl due volte; in tutta il resto del tempo mi sentii sola, coperta di tutti i mali, piena di vergogna davanti a Dio, oggetto della sua giustizia divina. Mi sono scoraggiata tanto! Mi pareva proprio che Ges non fosse con me. E venne: - Coraggio! Gli angeli volano su di te e portano l'alimento ai peccatori... - Mi sentii allora un po' confortata, ma fu per breve tempo. La seconda volta Ges mi disse: - Coraggio, figlia mia! L'ira di Dio che cade su di te non dovuta a colpa tua, non sei tu che Lo sfidi, ma coloro per i quali tu sei espiatrice. - Poi camminai sola. Quando tutto fin, rimasi coperta di lutto e di tristezza. Ges mi trasmise le sofferenze e l'agonia del suo divin Cuore; io le abbraccio perch voglio consolarlo. Viva Ges, viva Mammina! Regni il dolore affinch regni l'amore!... (lettera a p. Pinho, 2-2-1940). Che vuoto, senza l'alimento eucaristico! ... Sono abbandonata da tutti; non ricevo neppure il mio Ges. La mia croce diventa pi pesante. Mi costa tanto stare senza la Comunione! Mancandomi Ges mi manca tutto. Ancora oggi, nel ricordarmi che non L'avevo ricevuto, sospirai con profonda nostalgia e mormorai: - Due giorni senza ricevere Ges e chiss quanti ancora ne passer cos! Che tristezza e nostalgia! Mio Ges, non posso vivere senza di Te. Vieni! Fa' del mio cuore la tua dimora. Vieni e regna in me! Vieni, mio Tutto! Se non Ti dispiace, o mio Ges, sceglimi altra sofferenza, ma non privarmi oltre della Comunione. Se fosse mio, Ti darei il mondo intero pur di possederti, pur di avere una tua visita. Mio padre, quanto dolorosa la mia sofferenza e pesante la mia croce! Mi sento sfinita. Oh, il vuoto che io sento per la mancanza dell'alimento eucaristico! Che nostalgia! Pare che il mio cuore scoppi. Non so come tante anime possano vivere anni e la vita intera senza ricevere Ges! Infelici perch non Lo conoscono... (lettera a p. Pinho, 17-21940). ... Mi mancato Ges eucaristico, mia vita, mia gioia. Le nostalgie che ho per Lui mi consumano. - Ges, vieni! Regna nel mio cuore! Sei Tu, solo Tu l'alimento della mia anima. Dammi la vita della grazia, dammi il tuo amore. Vieni alla mia tristezza a dimenticare la tua. Per la mia nostalgia diffondi la nostalgia che hai di prendere possesso dei cuori che non Ti amano e vivono dimentichi di Te. Voglio col mio dolore accendere il tuo amore sulla terra... voglio perdermi in esso. Poco importa dare la vita. Soffrire sempre il mio desiderio: dal dolore che nasce l'amore... (lettera a p. Pinho, 22-2-1940). ... Spunt il giorno: io avevo un grande desiderio di ricevere la Comunione, ma non la ricevetti. Che nostalgia! Domandai soltanto se il parroco sarebbe venuto a portarmi Ges; mi risposero di no; tacqui. Soffrii sola. Offrii a Ges questa sacrificio per meritarmi l'amore dei miei "Quattro": la SS. Trinit e la cara Mammina. Cerco in tutto, anche nelle pi piccole cose, di dar Loro consolazione. E il mio Ges sacramentato? Oh quanto voglio consolarlo e coprirlo di amore! Ricevo gioiosa ogni dolore e sacrificio per consolare l'Abbandonato, il Dimenticato, il Prigioniero dell'Eucarestia... (lettera a p. Pinho, 25-2-1940).

33

II mio cuore sbatte le ali rasente al suolo ... Il mio cuore sempre oppresso, ma sempre in fiamme vive; il petto dal lato sinistro brucia: un fuoco incandescente. Il dolore non consente nessuna soavit, mi penetra da ogni lato. L'abisso in cui mi trovo nauseabondo e vergognoso. Non ho se non immondezze su cui appoggiarmi. Sono legata ad esse con grosse catene di ferro che non si spezzano. Talvolta tento di rialzarmi ed uscire da questo enorme abisso, ma non posso, non ne ho la forza. Sono legata tanto da non potermi muovere. Fra spine che mi feriscono e penetrano in tutto il mio essere, il mio cuore va verso Ges, vuol volare a Lui, ma non pu e sbatte le ali rasente al suolo. Che afflizione tremenda! Che dolore pungente, macchiarsi le ali bianche nel fango! Padre mio, cosa significa questo? Non comprendo niente. Non mi importa di essere macchiata e coperta dei mali altrui. Ci che io voglio che tutti rimangano puliti e volino versa Ges. Ma il peggio che io vedo come se tutto il male fosse mio; per io non voglio peccare, non voglio dispiacere a Ges. Ma mi vedo un mostro abominevole, una sfacciata, una ingrata nei Suoi riguardi. Ho paura e tremo per il mio nulla. Senta l'ira di Dio su di me e non posso alzare lo sguardo al cielo. Mi sento indegna di perdono e compassione. La mia anima morta: spir nella oscurit; n Ges, entrando in essa, le diede la vita. Si dimenticato completamente di me, ed io, senza occhi per vedere, corro sempre ma sempre disperata, in una notte tristissima ed oscura. Ho perduto ogni energia, sono caduta nello scoraggiamento. Ma voglio, con tutti gli esseri della terra, lodare ed amare il mio Ges. Vorrei stare sempre in ginocchio e a mani giunte a intonare inni di lode, di amore e ringraziamento al mio Ges per quanto ricevo da Lui... (lettera a p. Pinho, 18-3-1940). Che grande male il peccato! ... Mio Dio, che terribile notte nella mia anima! Ges incominci a dirmi: - Il peccato tenta di frantumare ed annientare il mio divin Cuore! Che grande male il peccato! Guarda i maltrattamenti che ricevo! Sai da chi? Da coloro da cui avevo diritto a tutto l'amore, da cui mi aspettavo tutto. Ripara se vuoi che si convertano. Lasciati immolare se vuoi che si salvino! Sei la loro vittima... (lettera a p. Pinho, 22-4-1940). ... Il cuore quasi non ha pi vita: schiacciato al massimo. Sono nelle tenebre e quasi senza fiducia in Ges: tutto perduto; nessuno riesce a salvarmi. La mia anima pare che emetta grida di tremenda afflizione. La sua notte diventata immensa nel ricevere Ges eucaristico. Ed Egli, in tono di giudice, come chi viene a chiedere conto, mi diceva: - Che grande male il peccato! Sei morta a Dio invece di morire al mondo! Convertiti, vieni al mio divin Cuore. Mi fai soffrire con ogni dolore e crudelt; piango perch ti amo! Perch vuoi fuggirmi? Piango perch ti ho creata e preparata per Me. - E il mio Ges piangeva amaramente. Ed questo dolore di Ges che il mio cuore non sopporta, a meno che Egli soffra al mio posto. Ma nel sentirmi cos ferita posso dire con Lui: - Che grande male il peccato! Quanto orribile! Quanto ferisce il Cuore di un Dio! - Mio Ges, non voglio fuggirti! Voglio seguirti! Voglia che tutti Ti seguano, che nessuno Ti fugga. Lasciami scrivere sulla terra col mio sangue: "Il dolore il cammino tracciato da Ges. Il dolore amore; il dolore unione con Dio. L'anima che soffre con Ges si sente attratta da Lui; vuole la solitudine per incontrarsi con Lui pi facilmente; vivere di Lui e per Lui. Come prezioso il dolore! Che felicit per l'anima che soffre! Si preoccupa solo di Ges; non vuole altra vita se non quella di Ges. Cerca il Suo amore, la Sua gloria, la salvezza delle anime"... (lettera a p. Pinho, 23-4-1940).

34

Temo di ingannare ... Passa la notte, passa il giorno ed io mi alimento sempre di dolore... Alzo lo sguardo alla cara Mammina e Le dico: - Mammina cara, accompagnami presso la croce del tuo e mio caro Ges; lasciami soffrire con Te: voglio sentire il tuo dolore. Voglio cos riparare a tanti mali. Le anime dormono nel peccato: col mio dolore le voglio risvegliare; con la mia morte le voglio risuscitare. Mammina, fa' che io sia come la Maddalena abbracciata alla croce di Ges. Voglio piangere lacrime di sangue per me, per i miei e per i peccati di tutta l'umanit. Mammina, mi sento sovraccarica di tutti i crimini. Dammi dolore per piangerli e detestarli. Chiedi perdono per me a Ges. Dammi amore perch io ami Ges ed Egli possa per questo amore dimenticare ogni malvagit. Padre mio, sono tormentata in mille modi: ho dubbi di ogni specie. Mi tormenta il pensiero che inganno lei e tante anime. Il mio cuore una fonte aperta: quanto pi grande il dolore, l'agonia, tanto pi sangue ha da dare. Sento che attorno vi bevono un gran numero non so di che. Bevono, bevono, pare che non si sazino. Ma anch'io non sono saziata per non poter saziare; e non sono sazia perch non ho amore per amare il mio Ges... (lettera a p. Pinho, 6-5-1940). ... L'abbandono in cui Ges lascia la mia anima, il modo con cui scende nel mio cuore (nella Comunione), senza luce n fuoco, senza darmi n ricevere amore, come se venisse morto e mi trovasse morta, mi obbliga quasi a pensare di aver avuto una vita di illusione e di falsit. Per io devo credere che Ges vive e regna in me, che mi ama e non mi abbandona, che sono sua e vissi sempre per Lui. La mia vita ha servito a Ges... - Ges, spremi bene questo grappolo fino a trarne tutto il succo... Benedir e amer il dolore: quando sar in cielo non potr soffrire pi. Il dolore mi ha attratto a Te, ha creato in me lacci di tanto amore... - Amo il dolore, amo Ges!... (lettera a p. Pinho, 19-51940). O Ges, che altro devo darti? ... Sono coperta di crimini e di imperfezioni: ho vergogna di Ges, temo la giustizia dell'eterno Padre. Ges, scendendo oggi nel mio cuore, ha reso pi soave il mio dolore. Si accesa nella mia anima una fiammella, ma si spenta rapidamente e rimasi nella maggiore oscurit... Sentivo che la giustizia dell'eterno Padre mi distruggeva, riducendomi in polvere. - Mio Ges, essere un nulla per tuo amore aver felicit sulla terra. La mia gioia, anche se non permetti che io la senta, soffrire per consolarti e per salvare le anime. Io vinco con Te. ... Voglio provarti il mio amore, ma non so come: non ho nulla da darti. Il mio corpo? da molto che Ti appartiene. Te l'ho dato perch fosse tutto martirizzato e crocifisso. Il mio sangue? Anch'esso tuo. Che serva almeno da inchiostro per scrivere su tutta la terra la parola "amore": amore puro e soltanto per Ges. La mia vita? Gi non mia: tua anch'essa. Sei morto per me, per salvarmi e io muoio per tuo amore e per salvarti anime. O Ges, che altro devo darti? Voglio che la mia volont sia tua perch la tua sia mia. Accetto, per tuo amore, quanto mi manderai. Voglio solo ci che vorrai, anche se per questo dovr rimanere bocconi, avvolta nella terra come il verme pi insignificante... (lettera a p. Pinho, 14-5-1940). Sento che mi privano dei mio direttore ... Sono molto ammalata. Vorrei dire tante cose, ma non posso... Sento la mia anima e il mio corpo come su una graticola con fuoco sotto e sopra: non ho per voltarmi senza essere bruciata... Anche il cuore ha il suo dolore... tanto oppresso... E mi sembra che Ges sia andato tanto lontano da lasciarmi sola nel mondo, priva di ogni conforto. Sento come

35

se mi privassero del mio direttore. Sar vero? Appena pu mi dica, per carit, se vi qualcosa e se io le sono causa di sofferenza!... (lettera a p. Pinho, 8-6-1940). ... Resto fiduciosa che lei, padre mio, mi informer di tutto ci che avviene, senza ingannarmi. Glielo chiedo per carit; non consenta che Sozinha mi inganni. Se le proibiranno di tornare qui, non voglio che lei soffra per questo. Accettiamo che Ges sprema il suo grappolo d'uva e riduca in polvere il chicco di grano! Sia consolato Lui e soffriamo noi. Intanto ci aggrapperemo subito a Ges e a Mammina... (lettera a p. Pinho, 12-6-1940). ... Soffro tanto per i dubbi di essere io, con la mia fantasia, a fare tutte queste cose [Passione, estasi...]. Quando verr a tranquillizzarmi, almeno per qualche minuto? Mi pare di morire sola, abbandonata. Venga a soccorrermi! Provo una desolazione tanto grande perch mi pare che mi privino del mio padre direttore. So che stato molto ammalato, ma non mi ha spiegato nulla. Infelice chi lontano!... (lettera a p. Pinho, 2-81940). ... Ges mi ha detto che la ama molto e che le ha preparato delle spine che la feriranno sino alla morte; che avr sempre il suo cuore sanguinante, ma di non temere perch sar vittorioso... (lettera a p. Pinho, 12-11-1940). ... Come fu tremenda la tempesta che si scaten nella mia anima! Mi pareva di perdere tutto: per l'anima e per il corpo. In quelle sofferenze, per alcuni momenti, giunsi a convincermi che mi avrebbero privata del mio padre direttore. Mio Dio, rimarrei senza luce e senza vita!... Non ho resistito ed ho dovuto piangere. Offersi le lacrime a Ges ed aprii le braccia verso il cielo dicendo: - Mio Ges, accetto ogni sacrificio; accetto tutto per tuo amore... Schiacciami, ma da' pace al mondo e salva le anime. Io voglio amarti; e se col dolore ti provo il mio amore, sono pronta a soffrire. Sostienimi, dammi forza, Ges mio! ... (lettera a p. Pinho, 21-11-1940). ... Sento che lei soffre. Sento lo strumento con cui ferito. Sento vivamente che quel dolore la ferir sino alla fine. Non so dove voltarmi: tutto dolore, dolore vivo nell'anima e nel corpo. Lo voglio e accetto come Ges lo vuole... (lettera a p. Pinho, 29-11-1940). Un appello alle autorit ... Luned, all'inizio della santa Messa, scomparve dalla mia anima quella notte senza luce che mi causava soltanto la morte: scomparvero i dubbi. Poco prima della Comunione sentii una forza che non potei dominare: mi inginocchiai e in quella posizione ricevetti Ges. Rimasi per molto tempo rapita, tanto unita a Ges che sentivo di trovarmi in un'altra regione. Avevo forti ansie dolorose di amare Ges ed Egli mi disse i suoi desideri (ci avvenne il 2 settembre): - Sulla terra quasi scomparso dai cuori l'amore. - Ecco il motivo del dolore di Ges: non vi amore che ripari ai peccati dell'umanit; si dilacera il suo divin Cuore. - O Ges, che posso fare per questo?... Accetto tutto, ma non voglio vederti soffrire... Scriver a Salazar. Lui pi che tutti i sacerdoti pu porre un termine a tanti peccati... Ne parler al mio padre e far quanto mi consentir di fare... Vuoi che scriva anche al tuo caro cardinale patriarca [Emanuele Cerejeira]? I due uniti saranno lo strumento per salvare il Portogallo e far s che il tuo Cuore santissimo non sia pi offeso? Lo far, o Ges; ma vorrei che nessuno sapesse questo, eccetto loro e le persone che il mio padre creder opportuno informare - ... (lettera a p. Pinho, 4-9-1940). ... Mi pare di morire al pensiero del venerd e delle sofferenze che mi attendono. Se Ges non prende questo povero corpo per soffrire in esso e sostenerlo, non resisto e morir. Sento nel mio cuore continue martellate. Una moltitudine mondiale l'assalta e lo ferisce. Vengono verso di me tutte queste sofferenze, io ne sono depositaria, ma sono

36

dirette a Ges: l'attaccato e ferito il Cuore di Ges. Mi pare di sentire Ges che a braccia aperte mi chiede di avere compassione e di soffrire con Lui... Mi annienta il fatto che Ges si rivolga ad una creatura umana e si abbassi fino a chiederle di soffrire con Lui: Egli che la forza, la vita, tutto, avere bisogno dell'aiuto di questa poveretta che non nulla... Unisco a questa mia lettera quelle per il cardinale e per il signor Salazar. Abbia la bont di correggerle e, se crede che qualcosa non va bene, mi avvisi... Ho scritto come mi ha detto Ges... (lettera a p. Pinho, 5-9-1940). Mammina non distoglieva dalla terra il suo sguardo ... Domenica scorsa, compleanno della cara Mammina, si impressa nella mia anima un'immagine che non ancora scomparsa. Con la venuta di Ges [eucaristico] al mio cuore, si aggravarono i miei dolori e la mia notte aument. Non ho fatto festa a Ges: non l'ho ricevuto con gioia, pur volendolo e desiderando ardere d'amore. Povera me!... Appena scese in me, sentii nella mia anima il ritratto vivo della cara Mammina che dall'alto del cielo contemplava la povera umanit, col suo Cuore santissimo in un dolore quasi mortale. Col capo inclinato verso la terra non distoglieva il suo sguardo pieno di tenerezza e compassione. Che dolore forte, pungente! Quanto soffre Mammina! gi marted e questa scena non scomparsa. Mi pare sia impressa in me per sempre. Ancora un'ora fa la vidi nuovamente inclinata verso la terra, impossibilitata di distoglierne lo sguardo: dai suoi occhi uscivano due rivoli di lagrime, lagrime di profondo dolore che bagnavano la terra. Volevo piangere anch'io, asciugare il suo pianto e guarire la ferita del Cuore amantissimo di Ges. Non so cosa fare per Loro: per amore mi fingo allegra mentre sono sempre triste. Incoraggio e consolo gli infelici e non ho chi consoli me. Ma sono contenta della volont del mio Signore. Voglio consolarlo nella mia amarezza... (lettera a p. Pinho, 10-9-1940). Ges vuole da me un dolore silenzioso ... Mi pare di essere infedele a Ges. Egli vuole e mi fa sentire nell'anima la grande necessit che io soffra, ma soffra tacendo e senza lasciarlo apparire. Cerco di farlo il meglio possibile, senza confidarmi con nessuno, eccetto che con Lui e con la cara Mammina; talvolta involontariamente mi sfugge qualche parola. per questo che io dico di essere infedele al mio Ges; non sono ancora costante in quello che Egli vuole, eccetto che nel dire tutto a lei, mio padre, perch Ges mi pone nell'anima la necessit di confidarmi con lei... (lettera a p. Pinho, 7-11-1940). ... terminata da poche ore la mia Crocifissione... Ho bisogno di confidarmi e posso farlo solo con lei. Ges mi vuole silenziosa e tenace come roccia: vuole che io soffra senza che si sappia ci che avviene dentro di me. Sento che Lui a mettermi questa esigenza nell'anima. Vuole che il mio dolore sia silenzioso come il Suo: esige che Lo imiti anche in questo. Stamane si unirono alla mia paura e dolore le lagrime e il dolore di Ges: non ne potevo quasi pi. Fra chiasso, curiosit e bestemmie attorno a Lui, Egli mi ha fatto sentire come ha sofferto tutte queste cose in silenzio, come se non avesse labbra per parlare. Ero talmente sgomenta che mi pass qualche volta per la mente di dire a Ges che non volevo la Passione, ma Gli dicevo subito: - Voglio, accetto per Tuo amore. Accetto ogni sofferenza anche se dovessero cadere su di me, per schiacciarmi, tutte le montagne del mondo... (lettera a p. Pinho, 22-11-1940). 1941

37

Primo incontro con il dott. Azevedo - Nuovi esami medici Il 29 gennaio 1941 ebbi la visita di un sacerdote conoscente e di varie persone della sua parrocchia. Dopo una lunga conversazione, seppi che tra loro vi era un medico. Arrossii, non per avere mentito circa i miei dolori, ma perch non me l'aspettavo. Egli non parl e si mantenne sorridente. Non so cosa provai a suo riguardo. Ero ben lontana dal pensare che dopo poco tempo sarebbe diventato il mio medico curante. [Il dott. Azevedo] incominci [la sua opera] con l'esaminarmi minuziosamente, ma con tutta delicatezza e carit. Terminato il suo studio, ritenne conveniente invitare il dott. Abel Pacheco e il mio medico curante di allora... Io rimasi molto triste perch ero satura di esami medici, ma accettai la nuova prova come volont di Dio e per il bene delle anime. Il primo maggio dello stesso anno fui esaminata dal dott. Pacheco. L'esame dur pochi minuti, ma fu causa di grandi sofferenze al corpo e all'anima: al corpo perch le sue mani parevano di ferro; all'anima perch sentiva gi le umiliazioni e i risultati di quell'esame. Con tutto questo, ero ancora lontana dalla fine! II ritorno di una pecorella Ges mi ha preparata alla sofferenza di marted scorso. Non ne so il motivo. Forse perch partita di qui per Braga quell'anima decisa a riconciliarsi col Signore? Lo sa Ges a cui io ho offerto i miei dolori e sacrifici affinch quel peccatore facesse una buona confessione. La sofferenza fu grande da non poterne pi. Non provai gioia per il ritorno di quella pecorella. Mercoled, giorno di san Giuseppe, ho ricevuto le corone che lei mi ha mandato per mezzo di quell'uomo [si tratta di un certo Machado di Balasar]. Alcune persone hanno provato grande gioia nel vederlo fare la comunione davanti a tutti. Alla notizia io rimasi sempre nella tristezza e nella morte: non ebbi un momento di contentezza... ... Passai il giorno di san Giuseppe nelle tenebre, senza poter vedere il cielo ma con ansie continue di dare anime al mio Ges e di percorrere il paese intero alla loro ricerca... (lettera a p. Pinho, 21-3-1941). Ancora medici nel caso ... Si sta avverando il mio presentimento circa l'esame del dott. Abele Pacheco. Parlai col medico Azevedo ed egli mi disse che quasi indispensabile, ma che ripensassi la cosa davanti al Signore. Se poi intendessi che non si deve fare non si farebbe. Per il Signore mi ha dato questi sentimenti: "di mettermi nelle mani dei medici come Lui si consegnato alla morte; solo cos il mio sacrificio sar completo". Che mi dice al riguardo?... (lettera a p. Pinho, 28-3-1941). ... La giornata di oggi non trascorse senza che cadesse su di me un dolore dell'anima e del cuore ben difficile da sopportare. Al calar della notte si scaten una delle pi tremende tempeste. Incominciai a sentire una rivolta e un fortissimo desiderio di impormi perch i medici non vengano per il loro esame per rimanere libera da molte umiliazioni e dispiaceri. Sentivo in me forte resistenza, non volevo consegnarmi al dolore; volevo soffrire tutto come se nulla sentissi. Ed allora cadde su di me tutta la rabbia infernale: ho capito che era opera dell'inferno. I demoni erano rabbiosi, volevano inghiottire tutto il mio corpo. Dopo ero rivoltata soprattutto contro il medico Azevedo; mi pareva di avere contro di lui un odio di morte e che ero io stessa a volerlo mordere per farlo a pezzi e frantumarlo. Che tempesta tremenda! Solo nelle braccia di Ges e della cara Mammina potevo essere sicura di non offendere il mio Dio. Se il mondo sapesse le insidie del nemico, i lacci che prepara alle anime per farle peccare!... Penso di non avere disgustato il mio Ges, perch io voglio solo quello che Lui vuole e non mai offenderlo... (lettera a p. Pinho, 5-4-1941).

38

... Il medico mi ha scritto per dirmi che andato a Braga ma che non lo ha trovato; per le scriver per dirle ci che succede. Ha gi parlato col dott. Abele Pacheco il quale pronto a venire per l'esame. Il medico di malattie nervose non viene e non ha assicurato di venire anche in seguito. Non so ancora il giorno in cui sar esaminata. Me lo comunicher? Preghi per me affinch Ges mi dia forza... (lettera a p. Pinho, 6-4-1941). ... Padre mio, se mi desse il permesso di chiedere a Ges il paradiso al pi presto!... Non per fuggire il dolore, ma perch la mia sofferenza e la Crocifissione sta diventando troppo conosciuta. Vorrei fuggire il mondo affinch non mi conosca pi oltre. Oh la mia crocifissione quanti tormenti mi ha portato! Ho tanta nostalgia del tempo in cui Ges mi parlava sovente e nessuno sapeva della mia vita se non colui che per diritto doveva sapere... (lettera a p. Pinho, 25-4-1941). ... Verso sera a complemento del mio dolore ho ricevuto dal degnissimo medico Azevedo la notizia che gioved, primo maggio, sarebbe venuto il dottor Abele Pacheco di Oporto per l'esame. Fu come una lancia che mi trafisse il cuore e lo inchiodasse crudelmente sulla nuda terra. Ed era contro la terra che esso sanguinava di dolore. Venne il luned e lo passai nella stessa sofferenza. Volevo sfogarmi per buttar fuori i timori e la vergogna che mi tormentavano. Mi ricordai che era una buona occasione per consolare e riparare il mio Ges soffrendo in silenzio con Lui; Gli ho offerto il sacrificio in silenzio e gli ho promesso di non parlare. Mi costato molto ma con Ges ho vinto... Ho preparato con cura e gioia l'altarino di Mammina... Le ho scritto una lettera e la posi ai suoi piedi per il primo giorno del suo mese. Confido che mi far quanto le ho chiesto... Venne il gioved; fu molto triste: attendevo i medici. Che tormento! Dicevo tra me: "Primo maggio come sei penoso! Cosa avverr ancora prima della fine?". Nella comunione ho offerto il sacrificio che dovevo affrontare; e l'offersi per quelle anime che vanno dai medici col fine di peccare e di offendere Ges. Ho implorato la forza del Cielo; ho chiesto luce e amore allo Spirito Santo, il soccorso della Santissima Trinit, di Ges sacramentato, della cara Mammina, di san Giuseppe, santa Teresina, santa Gemma ecc. Venne l'ora e fui esaminata. Mi costarono molto i dolori del corpo ma anche quelli dell'anima. Che umiliazione! Appena i medici se ne andarono volevo piangere; a stento nascosi le lagrime. Dissi a Ges che non piangevo affinch anche Lui non piangesse per i peccati del mondo. Alzai lo sguardo verso la cara Mammina e le dissi: - Sono pronta ad altro sacrificio... Dillo a Ges per me. Fa' che io soffra! Fa' che io ami! Voglio morire di amore. - Ebbi per tutto il giorno il corpo e l'anima in un mare di dolore!... (lettera a p. Pinho, 2-5-1941). Fui avvisata dal dott. Azevedo che sarebbe stato meglio ritornare a Oporto per consultare il dott. Gomes de Araujo. Pregai per un mese per sapere se questa era la volont di Dio. Pi chiedevo luce e pi aumentavano le tenebre e pi profondo diveniva il dolore dell'anima perch non sapevo cosa fare. Finalmente il Signore mi disse che voleva che io partissi. ... Peccato che il mondo non conosca l'amore che Ges porta alle anime! Lo vedremmo pi amato e meno offeso. Finalmente Ges mi ha illuminata. Andremo ad Oporto. volont sua per aumentare la mia sofferenza. Sar anche per sua maggior gloria. Lui lo sa. Ho sofferto nel chiedergli luce e non averla. Ma ora la mia agonia ancora maggiore. Ho tanta vergogna, tanta paura. Mio Dio, sia per tuo amore!... (lettera al dott. Azevedo, 3-7-1941). ... Mi trovo in una notte oscura e senza una goccia di rugiada. Non v' balsamo per il dolore della mia anima. Vedo di lontano i colpi che feriranno il mio cuore. Stento a respirare per il peso delle umiliazioni. All'idea delle sofferenze che mi porter il mio

39

viaggio ad Oporto, dico fra me: - Vado al giudizio. - ... Oppressa e annientata da questo dolore, penso: - E' per Ges, per le anime! - E allora tutto il mio essere si trasforma in un solo pensiero: - Dio in tutto e al di sopra di tutto. Trascorrerei tutta la mia vita a pensare solo a Dio. Tutto passa, Dio solo rimane. Il pensiero di Dio abbraccia cielo e terra. Mi sprofondo in Lui. Posso amarlo e pensarlo tutta l'eternit. Questo pensiero mi solleva; soltanto cos addolcisco il mio dolore e posso sorridere al quadro triste e doloroso che mi si presenta. Fingo di esser in una grande gioia per il mio viaggio a Oporto, per rallegrare i miei, affinch non comprendano il dolore del mio cuore... (lettera a p. Pinho, 14-7-1941). Secondo viaggio ad Oporto Il mio stato fisico era molto grave. Temevano di togliermi dal letto per un s lungo viaggio. Anch'io temevo, e molto: se il solo toccarmi era causa di tante sofferenze, come potevo andare cos lontano?... Incoraggiata dalle parole del Signore, confidavo in Lui e sotto la sua azione divina mi preparavo a partire all'alba del 15 luglio 1941. Alle quattro avevo gi fatto le mie preghiere. Per fingere di essere contenta, chiamai mia sorella dicendole che andavamo alla citt : solo per mantenere nascosto il mio dolore. Mentre stavo dicendo questo, sentii un'automobile fermarsi presso la nostra casa. Entr nella mia camera il dott. Azevedo con un signore amico. Dopo breve conversazione, mentre mia sorella si vestiva, ci preparammo per uscire. Partimmo alle 4,30, per non allarmare il popolo; era ancora buio; infatti uscimmo dal paese senza incontrare nessuno. In quale silenzio era mai la mia anima! Immersa in un abisso di tristezza, senza interrompere la mia unione intima con Ges, viaggiavo chiedendogli sempre coraggio per l'esame che mi attendeva e offrendo il mio sacrificio per avere il suo divino Amore e per le anime. Invocavo la Mamma celeste e i santi pi cari. Non mi attirava nulla e tutto quanto vedevo mi causava profonda tristezza. Ogni tanto interrompevano il mio silenzio per chiedermi se andavo bene; ringraziavo senza uscire dall'abisso in cui ero immersa. Era giorno quando ci fermammo a Trofa, in casa del signore che ci accompagnava: l dovevo riposare e ricevere il mio Ges, in attesa di ripartire per Oporto. Prima di riprendere il viaggio, fui portata in giardino e, sorretta dall'azione divina, arrivai fino ad alcuni fiorellini che raccolsi pensando: - Il Signore, quando li cre gi sapeva che oggi sarei venuta a raccoglierli. - Fui fotografata in due luoghi diversi e, dall'uno all'altro, andai con le mie gambe, ci che mai pi avevo fatto da quando mi ero posta a letto anzi, neppure pi mi ero voltata da sola nel letto. Fu un miracolo di Dio, perch senza di Lui non mi sarei mossa. Riprendemmo il viaggio: la mia anima soffriva orribilmente. A pochi chilometri da Oporto Ges ritir la sua azione divina. Incominciai a sentire le solite sofferenze fisiche che resero tormentosa la fine del viaggio; dissi, non perch sapessi la distanza ma perch il mio stato me lo fece dire: Siamo gi vicini ad Oporto. - Qualcuno rispose: - Ci siamo, ci siamo! - Infatti aveva visto che mancavano solo sei chilometri. La salita al consultorio fu dolorosa oltre ogni dire: martirio del corpo, agonia dell'anima; mi pareva di morire. Prima di entrare nella sala delle visite, dissi a chi mi portava in braccio: - Posatemi, posatemi, anche sul pavimento! - In quell'istante apparve il medico che mi fece stendere su un lettino, dove rimasi in attesa della visita. Qualche momento prima di entrare nella sala medica Ges mi liber dell'agonia dell'anima e mi lasci solo i dolori fisici, di modo che potei resistere meglio. La visita fu molto lunga e dolorosa. Mentre mi spogliavano mi facevano coraggio ed io, ricordando ci che avevano fatto a Ges, dissi tra me: Hanno spogliato anche Ges - e non pensai pi ad altro. Il dott. Gomes de Arajo, anche

40

se un poco brusco, fu prudente e delicato. Durante il ritorno a casa, Ges esercit su di me la sua azione divina, perch resistessi al viaggio, ma mi diede nuovamente le agonie dell'anima. Arrivati a Ribeiro mi fecero riposare nella casa del dott. Azevedo per attendere la notte e poter rientrare in paese senza che nessuno se ne accorgesse. Sia in casa del signor Sampaio che in quella del medico sono stata trattata con tutte le attenzioni; ma nulla mi dava conforto, anche se sorridevo a tutti per nascondere il pi possibile il mio dolore. Riprendemmo il viaggio che era gi notte; tutto mi invitava ad un silenzio sempre pi profondo. Ero astratta da tutto. Durante il tragitto non vidi altro che i fiori del giardino di Famalico, perch me li additarono. Arrivammo a casa a mezzanotte, ottenendo cos che nessuno si accorgesse della nostra temporanea assenza. Dopo quel viaggio aumentarono assai i dolori fisici. [Scrisse al direttore:] ... Preoccupata di avere Ges sulle labbra e nel cuore, arrivai alla mia povera casetta e subito fui triturata dai dolori che mi consumavano il corpo, effetto forse dell'esame e del viaggio... Nelle ore di maggiore angustia Ges mi disse: - Ecco, figlia mia, le tue sofferenze per i sacerdoti. Soffri per loro. Il dolore ripara. Gli ardori che ti bruciano sono gli ardori delle loro passioni. Mi sono servito dell'esame medico per farti soffrire per loro. - ... (lettera a p. Pinho, 17-7-1941). [Scrisse al medico:] ... I miei dolori, aumentati forse dall'esame, continuano. Ma non importa. Ho modo di dare di pi a Ges ed Egli ha modo di distribuire alle anime. Io voglio consolare il suo divin Cuore tanto ferito. Voglio che la mia sofferenza sia come incenso finissimo che sale continuamente al cielo. Grava su di me il peso delle umiliazioni e mi affligge tanto il sentire di essere causa di umiliazioni per lei e per il mio padre spirituale. Mi perdoni tutto. Io non vorrei farla soffrire... (lettera al dott. Azevedo, 23-71941). Visita di un sacerdote giornalista e conseguenze Il 27 agosto 1941 ebbi la visita del parroco accompagnato da p. Tercas e da un altro sacerdote. Questa visita mi fu molto disgustosa perch feci il sacrificio di rispondere di fronte a tutti ad una serie di domande del p. Tercas. Risposi coscienziosamente ad ogni domanda, perch pensavo che fosse venuto per motivo di studio, come altri avevano fatto. Soltanto il Signore sa valutare quanto mi cost il dover parlare della Passione ; fu su questa soprattutto che mi interrog. Il parroco mi disse che il reverendo [p. Tercas] voleva ritornare venerd, 29 agosto [per assistere alla Passione]. Non volevo acconsentire senza consultare il mio direttore ma, avendomi detto che doveva partire per Lisbona in quei giorni [quindi non poteva attendere], cedetti dicendo: - Penso che lei non venga qui per curiosit, nevvero? - Rassicuratami che no, acconsentii, anche se la sua visita in un venerd mi dispiaceva assai. Venne, ma condusse anche tre sacerdoti. Ero ben lontana dal supporre che quella visita mi preparava un nuovo calvario: poco dopo egli pubblic quanto vide e seppe da me. Che il Signore accetti il dolore causatomi da quella pubblicazione e dal sapere di pubblico dominio i miei segreti nascosti durante lunghi anni! Ogni tanto mi giungevano all'orecchio i commenti che si facevano su di me: erano spine acute che involontariamente le persone mi configgevano nell'anima. Chi leggeva quella rivista o ascoltava quello che si diceva di me ne riceveva differenti impressioni. [Scrisse al direttore: ] ... So che pochi mi comprenderanno, ma mi basta una sola cosa: Ges comprende tutto. Ho saputo che ieri [gente venuta da fuori] domandavano gi di una certa Alexandrina di Balasar e che persone del paese richiedevano la rivista in cui si parla di me. Ho pianto molto. Voltata verso il tabernacolo della chiesa ho detto a Ges: - Hai permesso che io arrivassi a questo punto e non vieni a prendermi per il cielo! -

41

D'improvviso mi venne in mente che potevo fare contento Ges e dissi: - Non piango pi, perch Ges non vuole. Voglio soffrire tutto per salvare anime e per amore di Ges e di Mammina. - Infatti ho sempre sorriso, anche se dentro piangevo, perch nel mio cuore regnava la sofferenza. La pubblicazione della mia vita una spina che non cesser di ferirmi... (lettera a p. Pinho, 19-12-1941). Il mio viaggio a Oporto e la pubblicazione della mia vita allarmarono i superiori del mio direttore a tal punto che forse potranno proibirgli di venire da me, di prestarmi l'assistenza religiosa di cui ho bisogno e perfino di scrivermi e di ricevere mie notizie! Da allora cominciai a vivere di illusioni: - Verr oggi, verr domani? - Quante cose mi venivano in mente! Il pensiero di perdere tempo in divagazioni inutili mi addolorava, ma non riuscivo a sviare il mio spirito da ci che mi faceva soffrire tanto. La mia vita divenne un sacrificio totale. Posso quindi affermare che non so cosa sia il godere, anche se non me ne duole. Mi sento alla fine della vita: aspetto l'eternit. Soltanto l potr ringraziare Ges di avermi scelta per questa vita di continuo sacrificio, per amare soltanto Lui, per salvargli anime 1942 Senza direttore ... Ges venuto ed ha acceso nel mio cuore un poca del suo fuoco divino; mi ha dato qualche raggio della sua luce: - Figlia mia... giunta l'ora di darmi la maggior prova di amore e di eroismo: camminare senza luce in completa abbandono... (lettera a p. Pinho, 3-1-1942). ... La mia anima pare strapparsi a pezzi. Solo il 7 gennaio, giorno in cui lei, padre, venuta da me, il mio dolore sia fisico che spirituale ebbe una pausa. vero che Ges mi sta privando di tutto, ma mi ha ancora dato alcune ore di sollievo e qualche momento di dolcezza e soavit nell'anima. Li ricordo a stento e mi pare di mentire perch ora non ho luce... (lettera a p. Pinho, 9-1-1942). ... Il vivere senza sostegno mi fa paura. Ho perduto tutto sulla terra e in cielo. Voglio sperare ciecamente che Ges e Mammina non mi abbandoneranno, ma cado nello scoraggiamento, rimango abbattuta, immersa nello smarrimento. - Mio Dio, mio Ges, credo in Te, credo nel tuo divino amore per me. Ti amo e voglio darti anime. - Ieri il medico stato qui quasi due ore. Ges si servito di lui per addolcire il mio dolore... Ho ancora sulla terra chi ha compassione di me. Ges non mi abbandona e mi manda le sue tenerezze. Questo pensiero ha fatto rivivere la mia fiducia... (lettera a p. Pinho, 15-1-1942). ... Ieri venuto un giornalista di Lisbona; non gli ho detto nulla delle cose di Ges, ma il fatto mi fa soffrire. Quasi tutti i sacerdoti sanno di me: fanno mille domande al parroco. Tutto per causa degli scritti del p. Tercas. Potessi essere portata via di qui! Non vorrei essere conosciuta; vorrei nascondermi... (lettera a p. Pinho, 16-1-1942). ... Oggi il parroco venuto a leggermi due fogli di p. Teras con parecchie domande. Vorr continuare a parlare di me? Gli ho risposto che non avrei detto nulla delle cose del Signore e che soffro per avergliene parlato. Non per timore di essere colta in qualche bugia: potrei essere interrogata migliaia di volte e io direi sempre la stessa cosa, perch la verit ha una sola strada. la ferita che sento e che mi obbliga a procedere cos. Venga chi vuole: io parler soltanto con l'autorizzazione del mio direttore... (lettera a p. Pinho, 17-1-1942).

42

... Quanto dolorosa la mia sofferenza! ... Mio Dio, se almeno questa croce fosse solo per me! Ma per sfortuna non cos. inutile che lei, padre mio, voglia ingannarmi dicendomi che non soffre non ho bisogno di altri testimoni, mi bastano i sentimenti della mia anima... Per mia maggiore confusione sento di essere io il motivo di tanto soffrire; lo sono e lo sar per tutta la vita. E sar pure causa di molta umiliazione e sofferenza per il medico. Che triste ricompensa per quanto ha fatto per me! cosa involontaria; io non vorrei essere ingrata verso nessuno. Quando ricevo Ges me ne dimentico subito e rimango sola nel mio dolore. Mi pare che se udissi Ges non Lo ascolterei e Gli volterei subito le spalle, anche se non l'ho mai fatto... Quanta paura di ingannarmi! Ho pianto molto e sono triste per questo mio comportamento. Non vorrei ricevere la croce con le lacrime, ma non ho pi forze. Piango, ma nel cuore vi la volont di seguirLo, di consolarLo, di soffrire tutto per suo amore e dargli anime. Preghi per me... (lettera a p. Pinho, 21-1-1942). ... Le hanno proibito di venire qui? Non cessano di farla soffrire? Tentano di umiliarla e di deprimerla di pi? Ges sia con noi! Ci venga in aiuto la cara Mammina e ci dia forza per tanto dolore. Sia tutto per la maggior gloria di Ges e a vantaggio delle anime... (lettera a p. Pinho, 26-1-1942). ... Sento che lei soffre quasi solo... Mio Dio, ho eretto un calvario al mio padre spirituale che ha fatto tanto per portare la mia anima a Ges. Ne ho elevato un altro al mio medico, che si sacrifica tanto per il mio corpo. O Ges, o Mammina, chiamatemi a voi affinch io non sia pi motivo di tanta umiliazione e dolore... Preferirei soffrire sola. Avessi potuto soffrire questo mare di dolori e nessuno ne fosse a conoscenza, eccetto Ges! Vorrei scomparire dal mondo, dallo sguardo di tutti e rimanere nella dimenticanza... (lettera a p. Pinho, 30-1-1942). ... Sono in uno stato di rivolta e mi sento sola, proprio sola... Che tremenda burrasca!... Sono al colmo della mia agonia. Temo di diventare infedele al mio Ges: non ho forze per sopportare di pi... Quando verr il cielo? Povera me se ritarda!... Domenica sera [8 febbraio] sul tardi si insinu nel mio spirito un grande tormento: il timore che sarei rimasta senza il mio Ges [eucaristico], che il parroco, proibito dall'arcivescovo, non sarebbe pi venuto a portarmelo; che sarebbero proibiti di venire a trovarmi tutti i sacerdoti, cos come ogni altra persona, sotto pena di scomunica. Mio Dio, senza avere un padre per confessarmi, che cosa devo fare? Far di tutto per non peccare, non rattristare neppure in una minima cosa il mio Ges e chiedergli molto perdono. Mio Dio, mio Dio, che confusione dover morire cos senza un sacerdote!... ... O mio padre, mi giunge da poco una nuova sofferenza: non mi consentono che io prenda consigli dal mio padre spirituale... A chi devo io ricorrere?... (lettera a p. Pinho, 132-1942). Presentimenti realizzati Gli uomini tentano di allontanare e strapparmi per sempre ci che mi serviva di aiuto e poteva darmi conforto. Mi hanno tolto il mio padre spirituale, proibendomi perfino ogni corrispondenza. Consentimi almeno, mio Ges, di sfogarmi con Te. Mi trovo sola nella tempesta che non cessa. Ti apro il mio cuore. Solo Tu vi sai leggere quanto vi scritto con dolore e sangue. Solo Tu comprendi e valuti il mio soffrire. Il mondo lo ignora; gli uomini non lo capiscono. Lasciami dire ci che Tu hai detto al Padre tuo: - Perdona perch non sanno quel che fanno. - Sono ciechi, manca loro la tua luce divina. Illuminali; da' a tutti il tuo amore. O Ges, i miei presentimenti si sono realizzati!

43

Potranno anche proibirmi di riceverti sacramentalmente? Povera me! Mi ucciderebbero se Tu con il tuo potere divino non mi conserverai in vita. Dicano e facciano ci che vogliono. Non riusciranno per a privarmi della unione intima con Te. Rubarmi Ges sacramentato! Non mi meraviglierei se lo facessero. Ma strapparmi dal cuore il Tesoro ricchissimo che adoro e amo su tutte le cose, il Padre, il Figlio, lo Spirito santo , gli uomini non lo potranno mai. Dovrebbero potermi far vivere senza cuore e senza anima. Impossibile! Venga il mondo intero con la sua forza; si metta tutto contro di me: ma solo il peccato potrebbe separarmi da quella grandezza infinita, da quell'amore senza confini. Ma io confido pienamente in Te, mio Ges. Tutto spero da Te, anche se i sentimenti della mia anima arrivano quasi a persuadermi che sto ingannando me stessa. ... Che male ho fatto? Che crimine ho compiuto?... Mio Ges, se non fosse per tuo amore, se non fosse per il desiderio di darti anime, mi rifiuterei a tutto... (diario, 19-2-1942). ... Io bramo il cielo, ma non vorrei morire cos. Vorrei la morte che mi d Ges e non quella che mi danno gli uomini! Non vorrei lasciarli con il rimorso di avermela data... Non so come posso vivere cos. Per ora ho lei che mi sostiene in tanto penoso calvario. Potranno anche dire che le cose del Signore avvengono in me per le visite del medico? Non lo dubito. Ma in questo caso sarebbe meglio chiudermi in un carcere ove nessuno mi possa vedere; cos soffrir sola e non sar causa di sofferenza ad altri. Mancherebbe ancora che mi rubassero il medico! Grazie al caro Ges non sono attaccata ad alcuna cosa della terra, ma sento il bisogno di chi mi aiuti a salire il mio calvario: da sola non posso... (lettera al dott. Azevedo, 21-2-1942). ... Alcune ore dopo la mia "Passione" part il mio medico il quale mi disse che in questi ultimi giorni il mio cuore peggiorato. Mi diede coraggio e fiducia. Mi sono confidata con lui perch sento che il Signore si serve di lui per aiutarmi a proseguire nei sentieri tanto spinosi e difficili. Mi sono sentita pi forte. Alle sei pomeridiane mi consegnarono la posta e vidi subito una sua lettera. Appena l'ebbi in mano, le mie braccia parvero spezzarsi e tutto il sangue parve congelarsi nelle vene. Non avevo forze per aprirla. Pensai fra me: - Venga ci che vuole. Avanti! Mio Ges, accetto tutto per tuo amore e per darti anime. Incominciai a leggerla, ma le lacrime me lo impedirono: erano per lacrime di completa rassegnazione. Mi parve che mi squarciassero il cuore con una lancia. Sono gi passati alcuni giorni, e mi sento nello stesso stato. Il cuore mi mancava e mi parve perfino di morire. Nel mio intimo dicevo: - Perdono a tutti coloro che mi hanno causato questa morte. - vero che Deolinda pi volte mi aveva dato a goccia a goccia il veleno che la lettera racchiudeva, ma ora giungeva il taglio: l'ultimo veleno. Le mie lacrime e la mia preghiera a Ges di perdonare tutti: ecco la mia vendetta. Nella triste lettera che non dimenticher pi, ella mi dice che ci quanto hanno determinato i superiori; che deve obbedire perch lo vuole il Signore. Concordo. Obbedienza, santa obbedienza, quanto ti amo! Lei non vuole disobbedire e anch'io voglio che obbedisca. Piuttosto tutte le sofferenze che il pi piccolo dispiacere a Ges. Chi obbedisce fa la sua divina Volont, ma infelici coloro che non comandano secondo i suoi divini desideri! quanto avviene ora. Gli uomini si oppongono alla volont di Ges. E ci che sente la mia anima pazza di dolore. Il mio cuore vola come un uccello che non sa dove posarsi; mi trovo nel martirio pi doloroso. Mi sono confessata a p. Alberto Gomes nel quale ho piena fiducia e in cui vedo tutta la santit. Sento che mi comprende bene, ma non lui quella luce che Ges mi ha scelto, neppure quella fonte che mi pu saziare. per questo che io dico: - Infelici coloro che non comandano secondo la volont di Ges! Continuer a chiamare lei mio padre spirituale sulla terra e in cielo. Ci che gli uomini

44

dicono e fanno non serve ad altro che a schiacciarmi sempre pi e a togliermi pi presto la vita... Si ricorda che da tempo ho avuto presentimento di quanto succede ora? Le hanno proibito di venire qui! di scriverci! Volont del mio Dio, io ti amo su tutto... (lettera a p. Pinho, 23-2-1942). Mi hanno chiesto le lettere del padre - O Ges, dammi la tua forza divina. Voglio nascondere il mio dolore. Da sola non ci riesco. Pianga il mio cuore notte e giorno, se Tu lo vuoi, ma il mio sguardo sia lieto e sorridano le mie labbra. Il tuo santo amore e le anime siano il motivo del mio soffrire. Sono come colomba che, sospesa, muove le ali, giorno e notte, e non sa dove posare se non la sorregge il tuo potere. Le mancano le forze, incapace di continuare il suo volo: sono io che navigo nell'aria, sono io che sto per essere annientata dalla tempesta; sono la pi indegna delle tue figlioline, senza luce e senza sostegno. O Ges, non sapevo di avere ancora tanto da donarti! Quanto grande la mia ignoranza! Pensavo di averti dato tutto. Mi ingannai: sei venuto a fare l'ultima mietitura. Prendi tutto, prendi tutto in fretta: raccogli per Te. Il giorno venti Ti ho dato il mio padre spirituale fino a quando me lo vorranno ridare; ti ho dato le sue lettere che mi hanno servito di luce e incamminato verso di Te. Tu hai veduto, o Ges, quanto fu grande il sacrificio: non per l'attaccamento ad esse ma perch mi furono richieste in un giorno di tanto dolore. Quando le ebbi in mano per legarle insieme, Tu, o Signore, hai udito ci che andai dicendo: Ges me le ha date, Ges me le prende . E nel consegnarle ho sempre ripetuto: Ges non merita forse di pi?... Tutto poco per salvargli anime... . Ci che mi pesava era di dover servire quale strumento di sofferenza per gli altri... (diario, 27-2-1942). - Mio Ges, mi furono restituite le lettere del mio direttore. Perch mai? Il sacrificio stato fatto. Fu come collocarle su un cadavere che nulla sente. Ma l'obbedienza lo vuole e io accetto... - (diario, 13-3-1942). Nelle oscure tenebre - O Ges... il mio calvario non ha fine. Non termineranno pi le oscure tenebre della notte? Non scorgo il cammino; non posso avanzare n retrocedere! Non ho guida; non ho vita. Il cuore e l'anima vanno in frantumi. Per amore di chi accetto tutto questo? Per Te, o Ges, soltanto per Te e per le anime. Srviti della mia tristezza ed agonia, srviti del sacrificio che mi ha portata all'estremo limite, per dare la pace al mondo ed affinch il tuo Cuore divino possa avere da me tutta la gioia, la consolazione e l'amore possibili. ... Se io non vivo per salvare le anime, se le mie sofferenze non bastano per evitare loro l'inferno, oh! allora, mio Amore, prendimi con Te. Non si pu vivere cos. Mi resti almeno la speranza che la mia agonia consoli il tuo Cuore divino. Affrettati, Ges, a soccorrermi. Fa' che io sia ferma nei miei propositi. Poni sulle mie labbra un sorriso ingannatore sotto cui possa nascondere tutto il martirio della mia anima. sufficiente che conosca Tu il mio soffrire. Esamina, o Ges, tutto il mio corpo, il cuore e l'anima mia: vedi se trovi ancora qualcosa che Ti serva; voglio darti tutto. La privazione del mio direttore e tutti i sacrifici che vennero in seguito mi hanno portata alla massima sofferenza. Ed ora, mio Ges, il saperlo tanto vicino mentre io, come un uccellino nei giorni invernali, sto morendo di fame per non potergli parlare, per non poter ricevere da lui alimento e vita per la mia anima... cosa da morire di dolore! Regni il tuo amore: solo l'amore pu vincere. Ti ho promesso, o Ges, di soffrire in silenzio, di non permettermi uno sfogo fino a che posso contenere tutto il dolore del mio triste patire. Ora non posso pi, mio Ges: mi schiacciano le umiliazioni, i disprezzi, gli abbandoni... - La mia anima non sente se non paura e sgomento. Il mio cuore triste ansioso di possedere il sangue

45

del mondo intero per lastricare tutti i sentieri del calvario con queste parole di sangue: l'amore, l'amore di Ges! E non ho nulla e non servo per consolarlo ed amarlo (diario, 6-3-1942). - Ges, mi senti? Mi pare che le mie parole siano soffocate dal peso della morte. Voglio dirti ancora una volta: sono tua nel tempo e sar tua nell'eternit. Mi dono soltanto a Te, solo a Te voglio appartenere . con l'anima in agonia e col cuore spezzato dal dolore che le mie labbra balbettano queste parole: solo per amore . Le nere tenebre mi accecano: cammino fra rovi e spine. Sono tutta ferita: dal mio povero corpo sento scorrere sangue. Mi sento sola: mi hanno rubato il conforto, il sollievo dell'anima, il mio sostegno sulla terra. A volte non sopporto la nostalgia della Messa nella mia cameretta... Perdona, Ges, a chi mi ha causato tutto questo. Per tutti chiedo compassione; chiedo luce alla loro cecit. In questo mare di sofferenze, in questa lotta di nere tenebre, in questa notte molto buia la mia anima gode la pi grande pace: non temo di comparire alla Tua presenza. A volte mi viene in mente se ci non orgoglio. Che non lo conosca? Sar nascosto nella mia ignoranza? Mi hai dato la grazia di conoscere l'abisso della mia miseria, ma contemporaneamente vedo molto bene che infinitamente pi grande l'abisso del tuo amore, della tua misericordia. Confido ciecamente in Te e spero in Te. - (diario, 27-3-1942) ". Nuova forma di crocifissione (Momenti di Passione) Il venerd santo, 27-3-1942, Ges mi disse: - Non temere, figlia mia; non sarai pi crocifissa; la crocifissione che hai tu delle pi dolorose che la storia pu registrare. - Non sottrarmi le tue forze, Ges, perch possa descrivere nel miglior modo possibile ci che hai sofferto nella tua santa Passione. Non vengano meno la tua protezione e il tuo amore a questa poveretta. Sia tutto a gloria tua e a vantaggio delle anime. - I miei occhi parevano quasi non vedere l'avvicinarsi della passione. Il mio abbattimento mi spaventava; l'abbandono in cui ero lasciata mi portava alla sepoltura. Che tormento! Dover lottare contro il mondo senza vita! - Scesero su di me la tua Vita e il tuo Amore. Ho udito la tua Voce, dolce e tenera: Figlia mia, amore di Ges, coraggio! Non temere. Il cammino del calvario sta per finire. Vieni ed attraversa le ultime spine: dalle ferite causate da queste spine sgorgano sorgenti di salvezza. Le anime hanno bisogno di tutto. Ges consolato dalla tua crocifissione; trova in te tutta la riparazione che si pu trovare sulla terra. Coraggio! Ges, con la sua Madre benedetta, non ti manca . Camminai verso l'Orto. Nell'abbandono ricordavo le tue dolci parole, che per un certo tempo rimasero impresse nel mio cuore. Poi, per causa dei colpi e dei maltrattamenti da parte della umanit, scomparve tutto. E nell'Orto, sola, in profondo silenzio, nella maggiore oscurit, quasi nella morte, cercavo di nascondermi per sempre, come se la terra potesse occultarmi alla giustizia dell'eterno Padre. Mio Dio, mio Dio... tanto sola! Non soffiava un filo d'aria. Neppure le foglie degli ulivi si muovevano, se non nel curvarsi dei rami fino a terra, in segno di adorazione. O dolore, o agonia di Ges, o amore di Ges per le anime! Le mie sofferenze non mi appartenevano: erano tue, soltanto tue, mio Ges. Ho seguito le tappe della Passione; qui e l cadevo schiacciata dal dolore. Ripetutamente invocai: Ges, Mammina, datemi le vostre forze perch le mie sono esaurite . Grazie, Ges! Con Te ho resistito. Nella flagellazione, difesa dal tuo divin Cuore, vidi davanti a me i carnefici con flagelli per castigare il mio corpo. All'ombra del tuo divino amore non li temevo. Nella coronazione vidi intrecciare acute spine e formare un elmo, per configgerlo sul mio capo. Camminai verso il Calvario, senza vita sufficiente per giungere al termine. Non potevo camminare pi: mi venivano meno le forze. Fui

46

inchiodata sulla croce: ad ogni colpo svenivo. Il Calvario si era oscurato. Si udivano soltanto i sospiri di Mammina soffocati dalle bestemmie: li sentivo pi che altro nel mio cuore. - (diario, 27-3-1942). I primi mesi della nuova fase di vita, appena iniziato il digiuno Dal venerd santo [27 marzo 1942] incominciai a sentirmi morta sul calvario, nelle tenebre e nell'abbandono. Si avventarono su di me tutti i leoni. Non diedero sepoltura al mio corpo; vennero gli uccelli i quali, nonostante le tenebre, riuscivano a vederlo. Sono rimasta sempre in questa sofferenza. Presentemente sento gli uccelli introdurre il becco nelle mie ossa e ridurre tutto in cenere. La croce sulla quale fui inchiodata caduta al suolo, ma sento ancora una parte del mio corpo sospesa ai chiodi Quegli uccelli hanno ancora molto da dilaniare nel mio corpo, che non ha pi vita terrena. Solo il mio cuore sente una vita che non umana: vita divina. Questa vita divina gli d sangue e sento che l'umanit intera, come stormo di uccellini, beve quella vita divina. Sento che, quando quegli uccelli notturni avranno ridotto le mie ossa in cenere, soltanto allora potr partire. Ieri, 20 aprile, quando ricevetti l'ordine dell'arcivescovo di lasciarmi trasportare a Coimbra per essere esaminata dal dott. Elisio de Moura, mi assal questo pensiero: Quanto incompresa la sofferenza! Sono sicura che se provassero, per alcuni momenti, ci che avviene nel mio corpo, non vi sarebbe al mondo chi avrebbe il coraggio di fare una simile proposta. - Con lo sguardo al cielo potei dire: - Sia tutto per amore di Ges! Egli degno di tutto. Le anime meritano tutto, perch costarono il suo Sangue. - L'agonia della mia anima continua ad aggravarsi sempre pi. Soltanto il cielo pu porre termine a tutto questo. Il Signore sia con me, perch solo con Lui si pu vincere. Chiedevo a Ges con tutta fiducia di morire il 1 venerd di maggio, per trascorrere il 1 sabato in cielo (diario, 21-4-1942). Ges mi disse il giorno 2 maggio (sabato): - Beati gli umili e i perseguitati per amore di Ges. Sono essi gli eletti del Signore e gli amati dal suo divin Cuore. La missione della crocifissa di Ges sulla terra quasi terminata. Ges le dar la morte pi incantevole, pi colma d'amore. Quale gloria per il Portogallo e per il mondo intero! Che festa e trionfo in paradiso! - Ma l'agonia indicibile della mia anima aumenta nel sapere tutte le bugie che dicono a mio riguardo, sembrandomi che continueranno dopo la mia morte, causando sofferenza ai miei cari. Sarebbe mio desiderio che tutte le bugie morissero con me (diario, 3-5-1942). Il mio cuore talmente ferito che mi pare non abbia pi la forma di un cuore umano; tuttavia una fonte abbondante di sangue. Chi lo fa sgorgare la vita divina; sento che tutta l'umanit ne beve avidamente nel timore che il sangue si esaurisca... " (diario, 6-5-1942). Con l'anima afflitta ripeto: - Come sono tristi ed amarissimi gli ultimi giorni della mia vita! Dalla mia amarezza ricava, o Ges, dolcezza e gioia per Te e vantaggio per le anime. - ... (diario, 7-5-1942). - Mio caro Ges, mia cara Mammina, sono prima del mio padre spirituale proprio in questi tristi giorni in cui ne avrei maggior bisogno! Mi sento abbandonata da tutti, eccetto quando mi date miracolosamente, anche se poche volte, ci che mi pu confortare. Perdonate coloro che mi feriscono; perdonate tanta cecit; anch'io li ho perdonati. - Nel mio cuore non c' posto per altre spade; ho sofferto in tutti i sensi; ho ricevuto dispiaceri da chi meno me l'aspettavo. - O mio Ges, da' a tutti il tuo perdono, il tuo amore, la tua compassione. Purifica, santifica, brucia nel tuo divino amore e conduci presto presso di Te la tua figlioletta agonizzante. - ... (diario, 24-5-1942). Il mondo consacrato a Maria. Continua il digiuno ... Ges venuto dicendo: Il cuore del Papa deciso a consacrare il mondo al Cuore di Maria. Che grande fortuna e gioia per il mondo appartenere come mai alla Madre di Dio!

47

Tutto il mondo del Cuore divino di Ges, tutto il mondo apparterr al Cuore immacolato di Maria! - (diario, 22-5-1942). ... Dal 24 maggio, Pentecoste, giorno in cui chiedevo allo Spirito Santo tutta la luce e tutto il fuoco del suo divino amore, amore santificante, lo stato della mia anima si modificato... Il 25 maggio [coloro che frequentavano la casa] notarono una differenza in me, ma la differenza era solo la trasformazione della mia anima. Non sentivo, se non raramente, le grandi amarezze, le tenebre, l'arsura e le agonie, ma sentivo invece grandi desideri di volare al cielo con impulsi che mi facevano alzare come se avessi ali per prendere il volo. Non posso saziare i miei desideri e le nostalgie per i cibi della terra; sospiro e muoio bramando di andare a saziarmi coi cibi celesti... Il filo divino che lega il mio cuore al luogo ove abita sta quasi per spezzarsi: pare che sia stato limato. Ci che gli ha giovato che la tempesta gli ha dato qualche piccola scossa solo di tanto in tanto. S, ora posso dire: - vicino il cielo, vado a vedere il mio Ges! Vado a vedere la mia cara Mammina! Vado a vedere il paradiso! Vado ad amare eternamente i miei amori: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Lascio il mondo senza rimpianti: non gli appartengo. - Il giorno 29 maggio ho pregato cos: - Ave Maria, Madre di Ges! Onore, gloria, trionfo al tuo Cuore immacolato! Ave Maria, Madre di Ges, Madre di tutto l'universo! Chi non vorr appartenere alla Madre di Ges, alla Signora della vittoria? Il mondo sta per essere consacrato, tutto, tutto al tuo Cuore materno! Difendi, Vergine pura, difendi, Vergine Madre, nel tuo Cuore santissimo tutti i tuoi figli. - Mi pare che la determinazione del santo Padre di volere consacrare il mondo sia ci che mi obbliga a vivere ancora sulla terra; triste esilio che non posso sopportare... (diario, 31-51942). ... Il mio stato grave; dolorosissima la mia sofferenza. Ma nacquero in me desideri irresistibili di dettare alcune parole per lei, mio padre. Le forze che parlano non sono mie: non ne ho perch esaurite. Ma il grido della mia volont: un leggero soffio di vita che parla. Non ho corpo se non per il dolore; non sento altro. Sono una piccola e fragile bolla di schiuma che per nulla si disfa. I sentimenti della mia anima sono strani. Mi trovo come in un luogo dove non c' godimento n pena. Sento che gli uomini mi hanno legata alla terra, obbligandomi a sospendere il mio viaggio. Vivo ferma, vicino al cielo, ma senza poter entrare. Di tanto in tanto mi vengono forti nostalgie per la mia patria celeste, capaci di togliermi mille vite; sono quasi insopportabili; voglio piangere e piangere molto. Mi pare che la missione destinatami da Ges sia compiuta; mi tiene qui, ma non faccio nulla. Confido per che Ges romper questi lacci che impediscono il mio volo verso il cielo... Continuo il digiuno e non posso neppure saziare con gusto la sete bruciante che mi consuma. Posso bere poche gocce e quasi senza sollievo. Non so spiegare le nostalgie che sento. per il cibo. Sento il desiderio di portare tutto alla bocca; vorrei alimentarmi con cibi che mi piacciono e non posso. Grazie a Ges la mia intelligenza vivissima. Offro a Lui, per amore, il mio martirio e per dar luce a coloro che mi hanno privata, sulla terra, della luce e del conforto... (lettera a p. Pinho, 22-8-1942). ... Quando, per telegramma, ebbi notizia dell'avvenuta consacrazione del mondo alla cara Mammina, Ges mi concesse rapidi momenti di consolazione. Colma di gioia non sapevo come ringraziare Ges e Mammina. Con le mani verso il cielo esclamai: - Sia benedetto Ges! Sia benedetta Mammina! - Avevo l'impressione di voler introdurre io stessa il Santo Padre nei Cuori di Ges e di Maria: che gioia! Improvvisamente provai una umiliazione molto grande: mi sentivo tanto disprezzata; e il leggero soffio di vita che mi resta incominci ad essere un nulla che si sprofondava nella terra fino a scomparire.

48

Ma anche in questo stato continu il mio ringraziamento. Recitai il "Magnificat" e feci accendere una lampada in onore di Mammina. Padre mio, continua il mio digiuno; non ho fame, ma sento necessit e brame divoratrici di portare alla bocca tutto. Sapesse quanto mi costa questa sofferenza! Sia per Ges e per le anime!... (lettera a p. Pinho, 7-11-1942). 1943 Dopo la consacrazione del mondo ... Non ancora giunta la mia fine: questo un sacrificio in pi; tutto per Ges e per le anime. Prima che gli uomini cedano alla volont di Ges ci vorr ancora molto tempo? Io sono in ansia e dico a Ges: - Il mio cuore vien meno. Non posso pi aspettare. Non ho commesso nessun delitto, perch mi sia applicato un cos grave castigo. Povera me, se dovessi essere giudicata dal mondo! In verit hanno ragione di giudicarmi male: senza il Signore sarei capace di fare quanto vi di peggiore. Dalle parole di Ges, in cui confido ciecamente, mi pare che sia prossima la mia vera vita: il cielo, il cielo, oh il cielo! vado a godere il cielo! Il giorno 13 dicembre, di buon mattino, - non fu sogno e, penso, non illusione - vidi la Mammina di Fatima elevata, non so su che cosa, a grande altezza. Attorno a Lei, in basso, un universo di gente che Ella guardava con tenerezza. Mi trovai fuori di me stessa: mi parve di essere stata trasportata in un'altra regione. ... La mia anima soffre molto dopo la consacrazione del mondo alla Mammina... ... La mia febbre continua... i miei sudori non si spiegano; non so come posso vivere; solo questo dovrebbe arrivare a dar luce... (lettera a p. Pinho, 2-1-1943). Ridatemi chi mi guida a Ges Reverendo Padre Provinciale, stanotte, verso le due e mezza, chiesi a mia sorella di muovere il mio corpo inzuppato di sudore. Mi sfuggiva la vita, mi mancavano le forze. La mia anima, sempre pi bramosa di volare a Dio, era in una dolorosa agonia. Aveva bisogno di sostegno: voleva luce; quella luce che pochi sacerdoti sanno dare alle anime. Sola con Ges, intimamente, gli andavo dicendo: - Dammi il padre spirituale, dammelo nuovamente, sebbene tu non l'abbia allontanato da me, grazie a quella unione che non affatto, o quasi, compresa. Ma ora, mio Ges, essa non basta; non posso vivere cos. La pace mi invase e mi venne l'idea di scrivere a lei e di chiederle, per l'amore di Ges e i dolori di Maria, di permettere a p. Pinho di venire a riprendere la direzione della mia anima, nei brevi giorni di vita che mi restano. Molte volte ebbi la stessa idea, ma veniva tosto soffocata dal timore e da altro che non so e che non mi consentiva di realizzarla. Ma questa volta stata salda e durevole. Non sono stata io a sceglierlo [come direttore]. Da 10 anni ero sola, senza una guida, e molto tribolata tra quattro mura da 8 anni. Il Signore ebbe compassione di me, lo scelse e me lo mand. Fu allora, con i suoi santi consigli, che io conobbi sempre pi il Signore. Da 13 mesi gli fu proibito di venire qui. Solo Ges sa quanto mi cost, anche se ho sofferto tutto per amore. Ora per ho bisogno di chi mi sostenga; non posso pi vivere in questo martirio. Se per qualche istante lei potesse vedere ci che soffro nel corpo e nell'anima e quanto ho patito in questo periodo, ho la certezza che avrebbe compassione di me. Ho avuto la febbre a 40 e pi; dolori orribili agitano e fanno tremare il mio corpo, come tempesta che tutto vuole distruggere. Mi sono vendicata e la mia vendetta continuer in cielo, nei riguardi di coloro che furono la causa del mio soffrire. Ma sa come? Pregando e chiedendo perdono per essi; implorando luce perch vivano la vita intima di Ges e non siano di intralcio ad altre anime affamate di Dio e bisognose di luce e di sostegno di santi direttori.

49

Lei mal disposta verso di me? Non lo sia! So di essere cattiva, la creatura pi miserabile, la figlia pi indegna di Ges, ma per questo motivo la pi degna di compassione. Io, senza la grazia di Dio, mi giudico capace di fare e di essere tutto quello di cui mi accusano presso di lei; per, con la grazia e tutta la forza del Signore, sar riconosciuta la mia innocenza. Mi permetta, Reverendo Padre Provinciale, di chiederle ancora una volta per amore di ci che vi di pi caro in cielo e sulla terra: lasci venire il mio padre spirituale ad assistere i miei ultimi giorni, a dare l'ultima luce, gli ultimi consigli a questa poveretta, che spera in breve di andare in cielo. Confido in Ges e Mammina che non sar mai la vergogna del suo Ordine. Addio, reverendo Padre. Mi perdoni tutto; nulla faccio col fine di offenderla. Non voglio offendere nessuno e tanto meno i discepoli di Ges. Abbia la bont di perdonarmi. Arrivederla in cielo. (lettera al Provinciale dei Gesuiti, 2-2-1943). Preparazione all'esilio di 40 giorni ... Dopo la Comunione Ges mi parl cos: - Eccoti all'ombra della Eucarestia; l'alimento che germina le vergini pi pure, le pi care ed amate dal mio Cuore divino. Quanto mi devi, figlia mia, e quanto mi deve l'umanit intera di avere istituito questo sacro Alimento! Come sto bene all'ombra del tuo cuore! Qui trovo tutta la ricchezza, tutta la purezza, tutto l'amore. Vi trovo tutto ci che attendo da un'anima che solo a Me appartiene. Mi dono a te per amore... (diario, 23-3-1943). ... Il primo maggio Ges mi parl ancora e mi disse: - Figlia mia, quanto bella un'anima in grazia! Oh, la bellezza e gli incanti di una sposa di Ges! Ges si innamorato della sua Alexandrina; l'ha preparata per farne un suo ricchissimo tabernacolo sulla terra. Rallegrati, mia piccola innamorata, rallegrati con il tuo Ges. Il mondo dica e faccia quello che vuole: Ges tuo, tutto tuo; tu sei sua, tutta sua. La cecit dei miei discepoli e di coloro che si dicono miei amici mi fa pi dispiacere dei delitti dei peccatori. Ges immola le sue vittime per salvarli. E coloro che dovrebbero possedere sempre la luce divina non la vogliono, non la cercano e tentano di buttare a mare le cause pi sublimi e pi care a Ges, ci che ha preparato di pi ricco nel mondo, di maggiore gloria per S e di vantaggio per le anime. Coraggio, figliolina! Chi ha Ges non teme. Chi Lo possiede ha tutta la forza. Coraggio, mia amata! Sono gli ultimi combattimenti... Verr poi il Cielo. (diario, 1-5-1943). Vinse il pensiero dell'obbedienza Per soddisfare i desideri del signor arcivescovo mi assoggettai ad un altro consulto medico che avvenne il 27 maggio 1943. Quando mi fu annunciato [con lettera del dott. Azevedo], una nuova sofferenza si impossess del mio spirito. Ma, vedendo in tutto la volont santissima di Dio, acconsentii, come sempre, per obbedienza, bench un altro esame medico mi costasse molto. Saputa la data, chiesi ardentemente alla Mamma del cielo di darmi la calma per sopportare tutto, con coraggio e rassegnazione, per Ges e per le anime. Il giorno fissato venne il dott. Azevedo con il dott. Gomes de Arajo e con il prof. Carlo Lima'. Io ero serena e calma: il Signore mi aveva esaudita. Uno dei medici mi domand subito se soffrivo molto e a chi offrivo le mie sofferenze, se soffrivo volentieri e se sarei stata contenta che il Signore, da un momento all'altro, mi liberasse dai miei dolori. Risposi che in verit soffrivo assai, che offrivo tutto per amore di Ges e per la conversione dei peccatori. Poi mi domandarono quale era la mia pi grande aspirazione; io risposi: - Il cielo! - Allora uno mi chiese se ambivo essere una santa, come santa Teresa, come santa Chiara ecc. ed arrivare agli altari, lasciando come loro un grande nome nel mondo. - ci che mi interessa meno - risposi.

50

Per togliermi la fiducia in Dio mi fece una proposta: - Se per salvare i peccatori fosse necessario perder l'anima sua, che farebbe? - Confido che anche la mia si salverebbe, salvando le altre anime; ma se dovessi perderla, direi di no al Signore; Egli non chiede certamente una simile cosa. Anzi, voglio dire che ho promesso al Signore i miei occhi, la cosa pi cara del mio corpo, se ci fosse necessario per convertire Hitler, Stalin e tutti gli autori della guerra. - E perch non mangia? - Non mangio perch non posso; mi sento sazia; non ho necessit; ma sento nostalgia del cibo. - Dopo questo i medici incominciarono la visita che sopportai con buona disposizione. Fu una visita rigorosa, ma allo stesso tempo usarono delicatezza col mio corpo. Alla fine, siccome non ero in condizione di affrontare un viaggio, decisero di chiamare in casa nostra due religiose infermiere per accertarsi della veracit del mio digiuno. Quando i medici se ne furono andati, il Signore mi fece sentire che la loro decisione non si sarebbe realizzata e rimasi in attesa di notizie circa le loro intenzioni. Il 4 giugno vennero il dott. Azevedo ed il confessore p. Alberto a comunicarmi la risoluzione dei medici e a convincere me e la mia famiglia sulla opportunit di andare al Rifugio di paralisi infantile di Foce. Sarei stata messa in una camera sotto osservazione durante un mese, per un controllo pi diretto di quanto avveniva in me. Io, l per l, risposi di no, ma mi pentii subito, pensando all'obbedienza dovuta all'arcivescovo e per non creare una situazione critica al mio direttore, al dott. Azevedo e a tutti coloro che tanto si interessano di me. Accettai la proposta, ma a queste condizioni: 1) di potere ricevere Ges tutti i giorni; 2) di essere accompagnata sempre da mia sorella; 3) di non essere pi sottoposta ad esami, perch io andavo in osservazione e non per esami. Nei giorni in cui rimasi ancora in casa chiesi a Ges e a Mammina di darmi forza e coraggio per essere io stessa di coraggio ai miei cari i quali erano desolati. Quante volte durante la notte, col cuore oppresso e le lacrime negli occhi, chiesi a Ges di aiutarmi perch mi pareva che tutte le forze mi abbandonassero e mi vedevo senza coraggio per me, tanto meno per darne ad altri! Ges venne a confortarmi Il 27 maggio Ges mi aveva detto: - Figlia mia, non temere. Non hai motivo di temere. Hai in te la Forza che del cielo e della terra. La Carne ed il Sangue di Ges sono il tuo alimento. Imprimi nel tuo cuore la mia divina immagine e nei momenti di afflizione guardala e contemplami crocifisso. Verr il coraggio. Vi un'onda di delitti che si propaga nel mondo: abbi compassione del mio dolore, ripara per i peccatori. Abbi coraggio! La mia divina Volont si compir. - Il 5 giugno Ges mi disse ancora: L'anima fedele non teme la croce; la prende, l'abbraccia, l'accarezza, la porta per amore. Le spine con cui Ges adorna le sue crocifisse sulla terra si trasformeranno in cielo in petali delle rose pi belle. ... Di' a tua sorella che ti accompagna nei tuoi dolori, di' a tutti coloro che ti aiutano a salire il tuo doloroso calvario, che saranno per loro le prime benedizioni, le prime grazie (diario). Alla vigilia [9 giugno] dopo aver offerto al Signore il sacrificio della mia partenza, senza una luce, in uno sfogo profondo dissi: - O mio Ges, voglio fare soltanto la tua santissima Volont! - Lo udii subito nella sua infinita bont: - Coraggio, figlia mia... per la mia causa, per le pecorelle amate dal mio Cuore divino. In esilio Giunse il 10 giugno e tutto era pronto per il viaggio all'ospedale di Foce del Duro. L'amarezza che si impossess di me era enorme, ma allo stesso tempo mi venne un tale coraggio che potevo nascondere ci che sentivo nell'anima. Deponevo tutta la mia fiducia in Ges ed ero tanto convinta del suo divino aiuto da pensare che, se fosse stato

51

necessario, Egli avrebbe mandato i suoi angeli ad aiutarmi nell'esilio in cui mi volevano gli uomini. Quando giunse il medico [Azevedo] per prelevarmi, non ebbe il coraggio di dirmi che bisognava partire; fui io ad intervenire: - Andiamo, signor dottore, chi non parte, non ritorna! - Ci fu il commiato. Soltanto Ges sa quanto mi cost la separazione dai miei cari che mi abbracciarono e baciarono pieni di dolore. Io guardavo solo il Cuore di Ges e la cara Mammina per chiedere forza. Scendendo le scale in lettiga dissi a tutti per rianimarli: - Coraggio! Sia tutto per Ges e per le anime! - Ma non ho potuto dire altro per l'oppressione del cuore e per potere contenere le lacrime. Era quanto volevo per non aumentare il loro dolore. Appena fui sull'autolettiga, attorniata da oltre 100 persone, vidi le lacrime sul volto di quasi tutti e udii i singhiozzi di mia madre e di altri parenti. E indicibile il dolore che provai. Ero ansiosa di partire e partire in fretta. Il mio cuore pulsava con tanta violenza che pareva staccarmi le costole. Dissi allora a Ges: - Accetta tutte le pulsazioni mie come atti di amore e per la salvezza delle anime. Il viaggio fu difficile. Mi sembrava che il cuore non reggesse. Ogni tanto guardavo mia sorella; era tanto desolata! Il medico diceva che non costava viaggiare con ammalati come me perch mi vedeva sempre con il sorriso sulle labbra. Ma Ges sa l'amarezza del mio cuore e le torture del mio povero corpo. Con le scosse dell'autolettiga mi sentivo depressa, ma ripetevo sovente: - Tutto per Tuo amore, Ges! E che il buio della mia anima serva a dar luce alle anime! - Presso le ultime case di Balasar il signor Sampaio alz le tendine dell'autolettiga. Notai che il medico aveva le lacrime agli occhi e disse: Carini! - Gli domandai che cosa avveniva. Mi spieg che lungo la strada alcuni fanciulli lanciavano fiori verso di noi. Mi sentii intenerita e a stento trattenni le lacrime che forzavano per uscire. Quando giungemmo a Matozinhos il medico alz le tendine perch vedessi il mare. Un enorme silenzio mi domin ed osservando il movimento continuo delle onde sulla spiaggia chiesi a Ges che anche il mio amore fosse continuo e duraturo. Giunti al Rifugio il dott. Gomes de Arajo non consent che l'autolettiga arrivasse fino alla porta. Incaric alcuni uomini di prender la mia barella e di portarmi cos, dopo avermi coperto il viso perch nessuno mi vedesse. Il mio cuore si rattrist ancor pi presentendo cosa sarebbero stati quei lunghi giorni in tale casa. Cos coperta mi pareva di esser in una cassa e domandavo a me stessa: - Che delitto ho mai commesso? - La salita delle scale del Rifugio mi caus un martirio perch mi portarono con la testa all'ingi. Mi scoprirono il volto soltanto in camera dove mi vidi attorniata dal dott. Arajo e da alcune signore che sarebbero state le mie assistenti. Mi collocarono poi nel mio letto. A mia sorella avevano destinato un'altra camera, contrariamente a quanto avevo richiesto. Fu uno dei maggiori sacrifici che potevano esigere da noi: come avrei potuto stare senza di lei, che sapeva come muovermi quando era necessario ed aiutarmi con buone parole che mi servivano tanto a sopportare il doloroso calvario? Mi avevano appena adagiata sul letto che Deolinda si present sulla porta con la valigia della biancheria. Il dott. Arajo, vedendola, url come un forsennato: - Fuori quella valigia! - Fu altra spina fra le tante. Quindi inizi a dare ordini: - Le assistenti, le assistenti! L'inferma pu dir ci che vuole ma voi non siete autorizzate ad interrogarla. Dati questi ordini si ritir e rimasero il mio medico [Azevedo] e due signore; queste si sarebbero trattenute presso di me permanentemente per vigilare tutti i miei movimenti. Quando, ormai notte, il dott. Azevedo stava per allontanarsi, non potei pi trattenere le lacrime. Egli allora, pi che con rispetto, con vera tenerezza per il mio dolore, mi disse: Si faccia coraggio! Domani ritorner. - Ho pianto s, con vero dispiacere, ma ho offerto quelle lacrime tanto amare al mio caro Ges. Nel vedermi cos desolata fu concesso che

52

per quella notte mia sorella rimanesse in camera mia con una delle signore, affinch le insegnasse il modo di voltarmi. Ma si precis subito: - Solo per questa notte, poi mai pi! Sotto la vigilanza pi rigorosa Il giorno seguente, venerd, cominci per me in quella casa il vero calvario. All'ora dell'estasi, come avviene tutti i venerd, entr mia sorella, presenti gi il medico Azevedo, il signor Sampaio e un'infermiera assistente. Agli osservatori sopraggiunti non sfugg nessun particolare e tutto fu divulgato e commentato; per es. che il signor Sampaio aveva estratto dalla tasca l'orologio, che mia sorella si era inginocchiata nell'udire le parole dell'estasi, che una infermiera aveva pianto, ecc. Il dott. Azevedo, come sempre, scrisse il colloquio dell'estasi per consegnarlo ai medici. Deolinda, che aveva l'ordine di non rimanere in camera mia, era amareggiata e disse: Non potr vedere mia sorella nemmeno dalla porta della camera? Forse che il mio sguardo la pu alimentare? - Inclinata sul mio letto piangeva inconsolabile. Fu allora che le dissi: - Non affliggerti, c' con noi il Signore. - L'assistente che aveva pianto durante l'estasi, toccandola sulle spalle, esclam: - Non pianga. II dott. Arajo un uomo di molta carit! - Bast questa espressione a mia sorella perch quell'assistente fosse dimessa dalla vigilanza; ricomparve solo negli ultimi giorni, ma accompagnata, quando ormai vi erano gi le prove della verit. Questo avvenne per causa di una assistente che fu il mio carnefice durante tutta la mia permanenza al Rifugio . Ella non immagina neppure quanto mi ha fatto soffrire. Che il Signore la perdoni! Nella notte dal venerd al sabato ebbi una delle tremende crisi di vomito che mi fanno soffrire tanto. Mi cost pi che mai l'assenza di una persona che mi sostenesse. Sabato venne di nuovo il dott. Arajo per vedere come stavo e per sapere ci che era avvenuto. La mia prostrazione era tale che non mi accorsi quando buss alla porta, sempre chiusa a chiave; l'udii soltanto quando, vicino al mio letto, susurrava all'infermiera: - spacciata! spacciata! - A quelle parole apersi gli occhi e gli dissi: - Signor dottore, anche a casa mia avevo di queste crisi. - Rispose prontamente e imperioso: - Signorina, non pensi di essere venuta qui per digiunare! Capii cosa intendeva dire e mi sentii profondamente ferita. Informato di ci che era avvenuto il venerd, volle leggere lo scritto dell'estasi e comment furioso: - Sembra impossibile che il dott. Azevedo, tanto intelligente, si lasci sedurre da queste cose! Bisogna farla finita anche con questo. Intanto scompaiano di qui tutti gli orologi, affinch questa ammalata ignori le ore. - (Quasi che il Signore avesse bisogno di orologi!). Vedendomi in quella prostrazione avrebbe voluto soccorrermi con medicine, ma io non acconsentii. Quante volte le infermiere mi si avvicinarono, convinte che ero morta! Passarono cinque giorni di continua agonia, pi nell'anima che nel corpo, perch in quelle crisi non permisero mai che Deolinda mi venisse vicina, mentre in casa tante volte erano necessarie due persone per sostenermi. Erano tutti persuasi che la crisi fosse dovuta a mancanza di alimentazione e che, cos isolata e senza chi me la potesse dare, io avrei sentito la necessit di chiederla o sarei morta. Come si ingannavano! Non sapevano che l'alimento mi veniva dall'Ostia santa che ricevevo ogni giorno! Il dott. Azevedo venne a trovarmi in quei giorni e fu informato di tutto da mia sorella, fuori della mia camera. Giunto presso il mio letto, senza che mi fossi accorta, l'infermiera gli sugger che io avevo bisogno di medicine. Fu allora che io apersi gli occhi e udii che le rispondeva: - Questa ammalata venuta per la costatazione del digiuno e nulla pi. Credo che il dott. Arajo stia alle condizioni. Non permetto che le si facciano iniezioni o altro, a meno che ella non lo chieda. Vedranno che la crisi passer, spariranno le occhiaie,

53

ritorner il colorito e il polso diventer normale, o quasi normale perch non favorito dal clima marino. Le assicuro una cosa, mia signora: lei morir, io morir, ma l'ammalata non morir in questo ospedale. - Quindi, seduto vicino a me, mi diede un po' del conforto di cui avevo bisogno. Per volont di Dio, dopo cinque giorni, il vomito pass, ritorn il colorito normale insieme alla luminosit degli occhi. Durante la successiva visita del mio medico [Azevedo] la signora assistente usc con questa frase: - Guardi, signor dottore, guardi che volto! - Ed egli delicatamente ma con fermezza: - Sono state le cotolette e le iniezioni! Ges ha voluto mostrare ancora una volta il suo potere in questa umile creatura. Tutte le assistenti eseguirono scrupolosamente l'ordine del dott. Arajo e non mi abbandonarono un momento. Aprivano la porta della camera soltanto per lasciare entrare i medici e le infermiere. Nonostante la mia trasformazione, n il dott. Arajo n le infermiere si volevano convincere che io potessi vivere senza alimentazione. Infatti usavano talvolta argomenti per impaurirmi: passavano poi a frasi di tenerezza e di interessamento per la mia persona. Nei loro discorsi li ho sentiti dire che il mio caso era forse dovuto ad isterismo e a qualche fenomeno inspiegabile. Un giorno dissi al dott. Azevedo quanto avevo nell'anima tanto amareggiata e cio che per curare l'isterismo non c'era bisogno di rimanere in quell'ospedale. Ma lui mi incoraggi e mi infuse fiducia. Gli ho ubbidito per fare in tutto la volont di Dio. A tu per tu col medico Il dott. Arajo veniva a vedermi due o tre volte al giorno, ma sempre in ore diverse. Penso lo facesse per vedere se scopriva qualcosa. Talvolta entr in camera mia di notte, quando vi si trovava l'assistente che da qualcuno fu definita cardinale diavolo . Vivessi fino alla fine del mondo, non potr dimenticare l'impressione che provavo quando il dottore apriva e poi richiudeva subito la porta: rimanevo sospesa per ci che avrebbe detto. Provavo una tale impressione che nel mio cuore e nella mia anima aumentava la tristezza. Quante volte ripetevo a Ges: - Questa mia notte serva a dare luce a lui, a coloro che mi attorniano e a tutte le anime che vivono nelle tenebre. Nelle conversazioni e negli interrogatori il dott. Arajo us tutti gli argomenti possibili per convincermi a mangiare, dicendomi che Dio non era contento del mio digiuno. Arriv ad insinuarmi scrupoli. Per di pi le infermiere tentarono di prendermi dalla parte del cuore. Una volta il dottor Arajo volle perfino provare se riusciva a togliermi la fede. Si serv di quanto di meglio aveva la sua intelligenza mediante interrogatori interminabili e torturanti per scoraggiarmi, persuaso che quanto avveniva in me era dovuto ad influenza umana, non divina. Se ogni volta che ero interrogata avevo l'impressione di trovarmi davanti ad un lupo con pelle di agnello, in quel giorno fu assai peggio: mi parve di vedere in lui lo stesso satana che, con arte e sorrisi maligni, volesse strapparmi la fede e convincermi che tutto era illusione. Mi diceva: - Si convinca, signorina, che Dio non vuole che lei soffra! Se vuol salvare gli altri, li salvi Lui, se ne ha il potere! Se vero che Dio ricompensa coloro che soffrono, non ha pi ricompensa adeguata per lei che ha gi sofferto troppo. - Ma, mio Dio [dicevo tra me], io so che Tu sei infinito, infinito nella potenza, infinito nei premi. Se fosse come dice lui, per chi soffro io? Il dott. Arajo accompagnava le sue parole con uno sguardo malizioso, demoniaco (cos mi pareva). Io allora risposi: - Sono tanto, tanto grandi le cose di Dio! E noi siamo tanto, tanto piccoli, almeno io! Non fiat per un istante e poi, indignato, esclam: - Ha ragione; ma io sono una persona ben pi grande! - E se ne usc. Era ben lungi dal conoscere questa legge di amore per le

54

anime! Se sapesse il valore di un'anima, oh, allora vedrebbe che non mai troppo quello che facciamo per salvarle! Piovevano costantemente umiliazioni e sacrifici. Se io almeno avessi saputo soffrire bene, avrei avuto tanto da offrire a Ges. Mi si presentavano sempre nuove cose che umiliavano e richiedevano sacrifici. Avevo ai piedi del letto una foto di Giacinta di Fatima. La guardavo con amore e, senza alcun timore che le assistenti lo riferissero al dottore, sospiravo: - Cara Giacinta, anche se piccola, hai provato cosa costano queste cose! Dal cielo ove sei, aiutami! Solo l'aiuto del Cielo e le preghiere delle anime buone potranno darmi forza per salire un cos doloroso calvario e sopportare il peso di questa pesantissima croce. Ogni volta che il dott. Arajo entrava mi faceva le stesse domande e mi lasciava spaventatissima quando mi diceva: - Dobbiamo parlarci a lungo. Quando lo vedevo uscire, respiravo profondamente e mi dicevo: - Benedetto sia il Signore, che te ne vai! - Ma il pensiero che sarebbe ritornato presto mi dava una sofferenza molto amara. Un giorno, seduto alla mia destra, cerc di convincermi che ero una illusa. Incominci con un discorso molto vago sulla medicina e su di un suo professore di Oporto, al quale aveva presentato un lavoro di molte pagine elaborate dopo giorni e notti di studio. Era convinto di aver approfittato bene delle lezioni avute. Il professore, letto il lavoro, gli domand: - P - sicuro di ci che ha scritto? - S, sono sicuro, per questo e quest'altro motivo. - La conversazione si protraeva ed io fissavo il dottore fingendo di non comprendere le sue intenzioni e dicevo fra me: - Vai cos lontano per cadere tanto vicino! - Intanto il dottore proseguiva: - Ero convinto di aver fatto un bel lavoro; il professore mi lasci parlare e poi mi dimostr che mi ero proprio sbagliato. Rimasi senza respiro: mio Dio, tante ore perdute! Tante ore di illusione! Il mio lungo studio era crollato in pochi istanti. Io che, da parecchio tempo, vedevo dove il dottore voleva arrivare, sorrisi e dissi: - Ma il mio caso non crolla, signor dottore! Mi ha guidata un direttore molto santo e molto saggio e mi ha studiata per vari anni. Se l'opera di Dio, nulla la pu far crollare! - Il dottore, un po' impacciato, fingendo che non era quella il significato delle sue parole, concluse: - Ah, no!... - Si alz e in fretta se ne and. Era tempo! Intanto mi confidavo solo con Ges, l'unico con cui lo, potevo fare e gli offrivo le mie lacrime, che cercavo di nascondere all'assistente. Cantavo lodi a Ges e a Mammina, fingendomi colma di gioia. Cantavo con il maggiore entusiasmo, ma dentro di me ed ai miei propri occhi pareva non vi fosse n sole n giorno. Di notte alcune volte mi domandavo: - Cosa star facendo: ora mia sorella? Star piangendo? Pensando che ella stava soffrendo per causa mia, una volta non ho potuto trattenere le lacrime. Quanto piansi! Avevo solo paura di disgustare Ges, ma Egli sapeva che accettavo tutto per suo amore, con il desiderio immenso di dargli tutte le anime. Infatti gli offersi anche le lacrime come atti d'amore per i tabernacoli. Quanto maggiore l'amarezza, tanto maggiore l'amore : - non cos, mio Ges? Accetta tutto. - Il sedicesimo ed il trentesimo giorno della mia permanenza ebbi la visita della mamma. Sentivo tanta nostalgia di lei! Pot stare poco tempo vicino a me e sempre sotto lo sguardo indagatore delle spie. Ella piangeva e io fingevo di non avere cuore: le sorridevo, scherzavo, l'accarezzavo e, con il mio sorriso ingannatore, nascondevo l'amarezza dell'anima, bloccando le lacrime che volevano cadermi sul volto. L'ho incoraggiata, sfogandomi intimamente con il mio Ges. Era la mia croce: non dovevo portarla per amore di Colui che era morto per me?

55

Non pi trenta ma quaranta giorni Passavano cos, in una lotta continua, i miei giorni, contraddistinti solo per l'avvicendarsi delle infermiere che si succedevano secondo la volont del dottor Arajo; per causa di alcune ho sofferto immensamente perch oltrepassavano i limiti dei loro diritti e dei loro doveri. Giunsero i giorni in cui il dottore, convinto ormai della verit, promise maggior distensione, permettendo di lasciarmi per qualche tempo la sorella, presente sempre l'infermiera. Concesse anche alle Suore Francescane del Rifugio di farmi una brevissima visita. Avevamo gi progettato di comunicare a casa la data del nostro ritorno, quando inaspettatamente sorse un contrattempo. Una delle infermiere aveva informato del mio caso il dott. Alvaro. Questi, non conoscendo me n i miei fenomeni, fece nascere dubbi. Incominci ad affermare che sono cose impossibili, che le assistenti si sono lasciate ingannare e che crederebbe soltanto mandando un'infermiera di sua fiducia. Il dott. Arajo, indignato per la diffidenza circa la sorveglianza fatta da lui, gli impose di mandare egli stesso la persona che giudicasse pi idonea: fu scelta una sorella dello stesso dott. Alvaro. Quando noi pensavamo di vederci alleggerite dal nostro dolore, ci stata chiesta una nuova prova quanto mai triste e dolorosa. Il dott. Arajo venne a convincermi che era conveniente rimanere ancora dieci giorni. Anche se lui era certo della verit, conveniva convincere l'altro suo collega. Mia sorella non era d'accordo, ma io risposi: - Chi stato 30, pu stare 40. Il dott. Alvaro, veramente, non esigeva 10 giorni. Per convincersi gli bastava che io stessi 48 ore senza mangiare n evacuare. Ma fu il dott. Arajo che, delicatamente, per l'onore del suo nome, invit la signora assistente a rimanere un giorno di pi e poi un altro. Questo ultimo periodo fu un nuovo calvario che io offersi a Ges e a Mammina: dura prova, mio Dio! [In uno di questi giorni] il dott. Arajo, senza spiegazioni, prese la borsa di gomma che avevo sullo stomaco e un fiasco d'acqua che le assistenti conservavano per bagnare il fazzoletto che tenevo sulla fronte e vi infuse in entrambe non so che cosa: se avessi succhiato il fazzoletto o bevuto dalla borsa, come disse poi il dott. Alvaro, avrei avuto dei disturbi che loro, sapevano. Ordin poi alle assistenti di non cambiarmi il ghiaccio della borsa anche se lo chiedessi io. Sono stata agli ordini, anche se la signora nuova assistente tent pi volte di cambiare il ghiaccio. Sono stata io a dirle: - Mi tolga la borsa soltanto per lasciarla rinfrescare un po' e poi me la dia. Bisogna obbedire agli ordini del medico. - Si ritorn al rigore di prima, anzi pi stretto. Si proib perfino che mi si parlasse di Ges, pensando forse che in quel modo si potesse strappare ci che in noi! Un giorno il dottore mi disse: - Non consento che chiami sua sorella se non una volta per notte. - La signora assistente, parecchie volte, quasi a tentarmi con una attenzione bugiarda (non voglio dire che fosse falsa; era solo l'impressione che mi lasciava), mi diceva: - Povera santa, sempre in quella posizione! Io chiamo sua sorella! - Al che rispondevo: - Molto grata, mia signora, ma non voglio. Sono ordini del medico: mia sorella deve venire una sola volta! - Quando mia sorella bussava per entrare, quell'unica volta concessa dal dottore, per cambiarmi di posizione, la nuova assistente accendeva la luce, apriva la porta, si poneva di fianco a mia sorella. Appena questa usciva, fingendo compassione per il freddo che avevo potuto buscarmi, e come per voler accomodar meglio lenzuola e coperte, mi scopriva completamente per vedere se Deolinda mi avesse lasciato qualcosa nel letto. lo comprendevo benissimo l'intenzione, ma, fingendomi sempliciona, alzavo le braccia al di sopra dei cuscini affinch potesse ispezionare meglio. Mio Ges, tutto e solo per Te! - N mancarono le seduzioni per farmi prendere qualcosa delle sue refezioni. Se mi allungava qualche boccone senza parlare, io le sorridevo. Se

56

l'invito era a parole, le dicevo: - Grazie - ma sempre sorridendo, mostrando di non cogliere la sua malizia. Principalmente di notte, quando pi sentivo la solitudine, il tempo mi pareva eterno. Sentivo il mio cuore, come fosse un albero dalle folte radici, che avesse le sue vene lungo il pavimento e le pareti e che la furia di una grande tempesta strappava buttandomi a terra...; mi pareva che tutto e tutti mi calpestassero. Dicendo cos, sento di non dire nulla in confronto di quanto ho sofferto. Ancora oggi rivivo nella mia memoria queste cose e provo un vero tormento. Solo l'amore per Ges e le anime pu far superare queste prove! Sentendo avvicinarsi il dottore, dicevo tra me: - Arriva l'aguzzino a visitare la povera carcerata per amore di Ges e delle anime. Non ho offeso nessuno se non Te, mio Ges; ma gli uomini vogliono, senza pensarlo, che in questo modo io paghi le mie ingratitudini. - Vedendo mia sorella spaventata per aver sentito dire che il mio avvelenamento era sicuro perch non evacuavo cercavo di farle coraggio. Poveri uomini! Ges sa fare le cose molto meglio di loro! Finalmente libera! (20 luglio 1943) La vigilia della partenza fu giornata di visite. Passarono vicino a me tutti i fanciulli del Rifugio . Pregai con loro e distribuii caramelle. Mia sorella non pareva pi la stessa: fu notato da tutti. Oltre mille e cinquecento persone vennero a visitarmi... Dovettero intervenire i carabinieri per mantener l'ordine. Uno di questi si limit a stare vicino a me, accontentandosi di dire per tutto il tempo: - Avanti! Passate avanti! - Che impressione, quel movimento di folla! Neppure le suppliche di mia sorella valsero a farlo cessare; neppure i carabinieri. Lo stesso dott. Arajo dovette affacciarsi alla finestra per dire che si doveva sospendere quel movimento per non uccidermi. Io, in effetti, mi sentivo umiliata, depressa e stanchissima, con un senso di disagio per i baci ricevuti e le lacrime che mi lasciavano sul volto, in segno di una stima che non merito e non voglio. Rimasta sola, chiesi per prima cosa a mia sorella che mi lavasse. Nella mattinata del giorno della nostra partenza il dott. Arajo, che non aveva dormito quasi nulla per la responsabilit, venne al Rifugio ove molta gente attendeva per potermi vedere. Rimase un po' vicino a me e permise l'entrata di alcune persone. Poi ci disse che eravamo libere, che l'osservazione era finita; concesse a mia sorella di mangiare in camera mia e aggiunse: - A ottobre verr a visitarvi a Balasar, non pi come medico-spia, ma come amico che vi stima. - Baciai riconoscente la mano del dottore e lo ringraziai per il suo interessamento; lo feci con sincerit perch, anche se fu severo ed aspro, dimostr la seriet necessaria al mio caso. Nel pomeriggio di quel giorno 20 vennero a salutarmi le religiose e le assistenti. Tutte le assistenti mi offrirono doni. Alcune di esse vennero ad assistere alla mia partenza; ero gi sistemata in autolettiga e una di esse mi spruzz del profumo; avevo con me un mazzo di garofani, offerti da una signora. Nel corso del viaggio mi offrirono alcuni mazzi di fiori. Io accettai per delicatezza, ben lontana dal pensare che sarebbero poi stati di appiglio a qualcuno per farmi soffrire Penso che chi mi offerse i fiori sapesse quanto li amo, amando Colui che li ha creati. N il profumo, n i fiori, n la moltitudine del popolo che attorniava l'autolettiga furono motivo della pi piccola vanit per me. Quando durante il viaggio ci fermavamo per riposare e io vedevo molta gente avvicinarsi con ammirazione a me, dicevo al medico Azevedo: - Non fermiamoci! Signor dottore, andiamo avanti. - Sar stata forse indelicata, ma egli fu tanto paziente. Io vivevo pi dentro di me che fuori. Il mare e tutto ci che si presentava ai miei occhi mi invitavano al silenzio, al raccoglimento in Dio. Quando mi trovai nella mia cameretta mi parve di sognare. Piansi, ma furono lacrime di gioia.

57

Ritorno alla mia cameretta Posta nel mio letto, per molto tempo non permisi che mi toccassero; mi sfuggivano continui gemiti per dolori quanto mai forti: fu effetto del viaggio. Per chi mi sono sacrificata? Per vanit forse? Povero mondo! Vanit? Perch? Che cosa siamo noi senza Dio? Chi potrebbe soffrire tanto per una grandezza terrena o per vanit del mondo? Quaranta giorni all'ospedale! Quante umiliazioni! Aveva ragone il dott. Azevedo quando, collocandomi durante il viaggio di andata un fazzoletto bagnato sulla fronte, mi diceva: - Ha qualche capello bianco, ma al suo ritorno ne avr molti d p! - Avvenne proprio cos: egli prevedeva quanto mi aspettava. Per molto bello affrontare tutto per Ges, per suo amore. ... Fu duro il tuo penare, figliolina, fu duro il penare di tua sorellina in quella prigione ["Rifugio]. Avanti! Fu per Ges, fu per la salvezza di migliaia e migliaia di peccatori. Che trionfo per il Cuore di Ges! Eccolo esaltato, eccolo glorificato nei suoi cari umiliati... Basta! Ora non uscirai pi dalla tua cameretta... Di', figla mia, di' al tuo caro padre spirituale, di' al tuo medico che per tutte le loro umiliazion saranno esaltati. Ges loro riconoscente per il trionfo della sua causa Gli uomini tentarono di farla cadere, ma Ges vigil e i suoi cari cooperarono. Tutto ci che di Ges non cade: sta saldo in mezzo a tutte le tempeste, brilla, trionfa... - O mio Ges. Superai la prova per tua gloria e per salvare anime. Voglio essere sempre piccola agli occhi del mondo ma grande nell'amore, grande nel poter salvarti anime... - (diario, 7-8-1943). ... Ho dettato come meglio ho potuto le grandi sofferenze vissute al "Rifugio", ma quello che riesco a dire nulla al confronto di quello che ho sentito. Ho saputo sentire, ma mi so spiegare male. Sono per contenta di avere obbedito. Ges degno di tutto, non vero? Il mio corpo ha subito una grande scossa; ancora oggi i dolori sono quasi insopportabili e sovente mi pare di venir meno. Ma nei momenti di tanto dolore, fissando il Cuore di Ges, gli dico con tutto il fervore: - Cuore sacratissimo di Ges, confido in Te, confido! (lettera a p. Pinho, 27-91943). Apprensioni per la guerra e lettera al Papa Quando mi parlavano di guerra e del pericolo in cui si trovava il Portogallo, io sorridevo, mentre il mio cuore raddoppiava la fiducia dicendo a Ges: - Confido in Te! - A chi mi esponeva preoccupazione rispondevo: - Non sar cos; il Signore misericordia infinita... - Sovente le conversazioni sulla guerra mi facevano soffrire perch in contrasto con quanto udivo dal Signore il quale molte volte mi ripeteva: - Confida, confida, figlia mia! Ero spesso tentata a ritenere che tali parole provenissero dal demonio, ma gli effetti che sentivo nella mia anima erano diversi: infatti nell'udire Confida, figlia mia! sentivo molta pace e una forza capace di vincere la guerra. Mi giunse perfino alle orecchie che il Santo Padre era stato fatto prigioniero, ma io non vi credetti, considerando tale notizia confusione del popolo... Sentii tuttavia nella mia anima un lutto come quando muore un padre di famiglia e lascia i suoi figli orfani. Passarono tanti giorni e in questa lotta continua non mi stancavo di offrire a Ges tutte le mie sofferenze per la pace. Volevo alleggerire, confortare, liberare il Papa da ogni sua sofferenza e non sapevo come Un giorno, dopo la Comunione, sentii un grande desiderio di scrivere al Papa. Non potendo contenerlo, dissi a mia sorella: - Voglio scrivere al Papa: dammi penna e carta. - Mi posi senz'altro al lavoro, chiedendo al Signore luce e forza ed unendovi il sacrificio dello scrivere.

58

Beatissimo Padre, so che in queste ore tragiche per l'umanit il cuore che pi soffre, dopo quello di Ges, quello di vostra Santit. Ges soffre perch offeso e vostra Santit soffre nel vedere il mondo in guerra, nell'odio, nei crimini. Oh, quanto soffre anche il cuore della pi povera, della pi miserabile e indegna delle vostre figlie, per non poter difendere il Cuore di Ges dai delitti della umanit ed impedire che sia ferito e per non potere alleggerire Voi dal dolore tanto crudele e profondo che schiaccia e trapassa il cuore del Padre mio e di tutto il mondo! Oh, mio caro Padre, io non valgo nulla, non posso nulla, sono povert e miseria, ma Ges pu farmi forte e potente; ed con Ges e la Mamma del cielo che mi sento al fianco di vostra Santit per aiutarvi, con le mie sofferenze, a portare cos pesante croce. Vorrei baciare la terra ove vostra Santit posa i suoi piedi; vorrei andare bocconi ovunque potreste essere costretto a passare: e ci come prova del mio dolore nel vedervi soffrire e del mio profondo rispetto per voi. Coraggio, coraggio, santissimo Padre, Ges non viene meno: la forza viene dall'alto, la guerra termina; la pace regner tra gli uomini, ma sempre nel dolore e sacrificio; il regno di vostra Santit continuer sempre tra le spine, ma Ges non vi mancher mai con la sua Grazia e il suo Amore affinch Voi possiate salire sereno il vostro cos doloroso calvario. Fu Lui a scegliere cos amabile figlio quale padre di tutti noi, per spargere la luce santa del Divino Spirito. triste il vostro regno sulla terra per la malizia degli uomini, ma sar lieto e glorioso il cielo, quale premio di tanto dolore e di tanto amore per Ges. Beatissimo Padre, sono una vostra figlia, ammalata da 26 anni e paralitica da quasi 19. Questa mia lettera mi costa un enorme sacrificio, poich sono stesa in un letto, con il mio povero corpo trapassato da acutissimi dolori; ma una prova di amore, di santo amore verso il mio caro santo Padre. Ah, mio Padre, se mi fosse possibile dire quanto soffro nel corpo e nell'anima! Quanto triste e dolorosa stata la mia vita! Si allieta solo quando fisso gli occhi in Ges. Padre, Padre mio, datemi la vostra apostolica benedizione per rendere pi sopportabile il mio dolore e perdonate il mio ardire. Non chiesi consiglio a nessuno perch da due anni non ho direttore: comanda chi pu, obbedisce chi deve. La benedizione, la benedizione, mio Padre, ed il perdono per il mio mal scritto, ma non so scrivere meglio. Non vi dimenticher mai sulla terra, meno ancora in cielo. Non so trovare parole adatte per il mio caro Santo Padre: perdono, perdono! Sono la povera Alexandrina Maria da Costa (11-10-1943). Una volta scritta [la lettera al Papa], rimasi pi sollevata; arrivai perfino a sentire contentezza, ma dur poco. Il giorno dopo d'averla spedita, nel raccoglimento successivo alla Comunione, provai una enorme sofferenza per il Santo Padre. Ero molto preoccupata per le manovre militari, e, nonostante la mia fiducia, soffrivo per quanto udivo. Senza pensare di avere una risposta, dicevo a Ges: - O mio Ges, salva il santo Padre, da' la pace al mondo intero. - E il Signore mi rispose: - S, figlia mia, do la pace tra poco. Ges non ti inganna. - Ed io continuai: - O mio Ges, risparmia il Portogallo dalla guerra. Non lo meritiamo, ma abbi compassione di noi. Risparmia il Portogallo! - S, figlia mia! Il Portogallo risparmiato! Non entra in guerra -. Non ho forse la crocifissa di questo Calvario a fianco della mia Madre benedetta a sostenere il braccio dell'eterno Padre? - Circa un'ora dopo sentii dire che saremmo caduti in mano dei Francesi e che avevano ucciso il Papa. Ebbi l'impressione che mi si spezzasse il cuore: stentavo a respirare; non potevo n parlare n pregare. Con gli occhi nel Cuore di Ges dicevo mentalmente: - Aiutami, Ges! Mammina, aiutami! Non lasciatemi vacillare! -

59

Offrivo a Ges tutta la mia sofferenza affinch il santo Padre fosse liberato, persuasa che non era morto e che non era vero quanto si diceva del Portogallo. Fu un giorno di lotta tremenda. Chiedevo al Signore di mandarmi qualcuno che mi potesse confortare, perch non volevo offenderlo con il mio scoraggiamento. Passarono ore di tremenda agonia. Mi sentivo in mezzo ad una terribile tempesta che tutto distruggeva, senza nessuno che mi venisse in aiuto. Tenevo l'animo fisso in Ges ed in Mammina, chiedendo tutto l'aiuto del Cielo. Ges venne a confortarmi: - Il Santo Padre non morto; vive e continua la sua missione. - Mi ripet pi volte nell'intimo del cuore: Confida! Confida! Ges non ti inganna! - Ma il demonio, non soddisfatto della mia sofferenza e rabbioso per la inutilit dei suoi sforzi, mi ripeteva frequentemente: Portogallo in guerra! Portogallo nel sangue! - Era tale la sua rabbia che mi intimoriva. Mi pareva di udire suono di campane a morto per il santo Padre, rumore e frastuono di artiglieria in Portogallo. Tuttavia mi mantenni fiduciosa in Ges. Tutto questo avvenne il 14 ottobre del 1943 e gi il 10 dello stesso mese il Signore mi aveva detto pi o meno la stessa cosa... Maledetto il demonio che tentava togliermi la pace e farmi perdere la fiducia in Colui che non inganna n pu essere ingannato! Venne il mio confessore: fece di tutto per tranquillizzarmi e ci riusc con la confessione. In seguito continuai sempre a pregare per il santo Padre, ma la sofferenza che sentivo per lui and diminuendo di giorno in giorno. Non erano fiamme di fuoco della terra Il giorno di Cristo Re [31-10-1943] sentii come se morissero il mio corpo ed il mio spirito, quasi cessasse la mia esistenza nel mondo. Non posso dire il dolore che mi caus. Anzi, ancora pi: mi sentivo nel purgatorio! Che dolore, mio Dio! Da giorni mi sentivo attraversata da fiamme. Pensavo fosse effetto della sete ardente; mi sono ingannata. Non erano fiamme di fuoco della terra: avevano uno splendore incantevole. Mi compenetravano per ore, tormentando il mio corpo e tutti i sensi; tutto il mio essere ne era imbevuto e soffriva dolori indicibili. Ciononostante io sentivo necessit di immergermi in quelle fiamme per purificarmi. Come la farfalla impazzisce per la fiamma, anch'io impazzivo e, a braccia aperte, entravo in quel fuoco che tormentava e non distruggeva, animata da una sola ansia: libera da questo, vado al mio Ges. Ignoravo il significato di questa sofferenza. Sentivo e nulla pi (diario, 31-10-1943). - ... La tua vita non ha nulla di umano, solo divina... Gli ornamenti che Io do alle mie spose pi care sono spine e delle pi acute. Ma tu trasformale con tanta dolcezza e amore in modo che tutte diventino pietre preziose. Che meraviglia, che ricchezza il tuo cuore, o mia colomba bella! La purezza non si macchia; diventa sempre pi bianca e pura. Tu senti che il tuo spirito morto? Lo permisi Io: morto per il mondo, ma vive di pi e meglio per il cielo. Quel fuoco che ti tormenta significa realmente fuoco del purgatorio. Sta purificandoti perch dopo morte venga direttamente a Me. Cos desidera la mia Madre benedetta, perch tu sappia ci che soffrono col le anime a noi care. Fallo sapere al mondo. Soffr tutto, offri tutto per loro... - (diario, 6-11-1943). 1944 Nuova trasformazione mistica ... Sentii la mia anima staccarsi dalla terra ed elevarsi in alto; a mantenere in vita il corpo costretto quaggi rimase come una corrente elettrica che lo univa all'anima. Tale distacco cost molto al mio corpo. I miei occhi fissavano Ges crocifisso a sollievo dei miei dolori. Frattanto la mia anima si sentiva in grembo a Mammina che, con me, sosteneva il

60

suo divin Figlio morto. Ci diede luce alla mia intelligenza facendomi comprendere che quanto mi aveva promesso Ges non si sarebbe realizzato nel modo che io giudicavo pi naturale, cio andando per sempre in cielo, ma che sarei andata in cielo per ritornare. Questa luce non fu impressione momentanea e mi fece comprendere che una nuova trasformazione era operata in me, convincendomi che certamente non sarei morta e che Ges si era riferito evidentemente a questo nuovo stato dell'anima. Non ho pi pensato a una morte fisica (diario, febbraio 1944). Mor completamente quel leggero soffio di vita; non sento pi quella respirazione che di tanto in tanto sentivo. Vive in me il dolore ed di ogni qualit e specie. Sono morta per il mondo. Tutto scese nel sepolcro per rimanere sepolto per sempre. Che orrore, mio Dio! Non vivo pi; vive il mio dolore amato, vive soltanto il mio inspiegabile martirio. Potr questo, senza la mia vita, dare vita alle anime? Potr essere ancora utile alla umanit? Potr ancora amarti, o Ges, e consolare il tuo Cuore santissimo? Povera me! Dopo l'odio e l'abbandono, dopo la dimenticanza ed il disprezzo, scesi nel sepolcro. Vivo gi nella eternit senza aver riavuto il mio padre spirituale e senza pi avere qui la santa messa... La mia eternit senza luce, una eternit che non Ti ama, non Ti loda, non Ti vede, non Ti gode. Tremenda eternit! Non veder Ges una eternit morta. Soltanto il dolore trionfa sulla morte... - ... Da', o Ges, la vita alle anime con la mia morte... Da' loro la Tua eternit. Da' loro il cielo, o Ges! - (diario,. 13-5-1944). Una dolorosa ingratitudine - Assetata di dolore per salvare le anime Ero in una grande afflizione e, dopo la Comunione, mi confidai con Ges, senza contare su una sua risposta. Buono come sempre, Egli di degn di sollevarmi: - Mia figlia, d a tua sorella che sto guardando fin dove giunge la sua fiducia in Me. Presso il tuo calvario sta facendo la parte che la Madre mia benedetta fece presso il mio. Dille che confido molto in lei: se cos non fosse non l'avrei unita tanto al tuo martirio. - E, riferendosi a chi ci faceva tanto soffrire, disse: - Suvvia, coraggio! Satana rabbioso: stende su di voi i suoi artigli infernali, ma non vince! Confida! Ella una insensata. Vi ha usato la pi grande ingratitudine; ma perdonatela di tutto cuore, come la perdono Io. Se tu sapessi quanto soffro! Mi ricevono nella Comunione freddamente, per abitudine. Quanto ne soffre il mio Cuore! - (diario, 29-5-1944). Ges ripetutamente mi aveva confermato quanto mi aveva detto e promessa all'inizio della mia crocifissione: in premio del mio consenso a lasciarmi crocifiggere, sarebbero state chiuse le porte dell'inferno dal mezzogiorno del venerd alla mezzanotte della domenica. Quando a Ges piacque di non darmi pi la crocifissione [fisica] o meglio di cambiare il modo di crocifiggermi, io continuai a ricordargli la sua promessa, perch mi consideravo con lo stesso diritto. Il giorno 16 giugno 1944 venne Ges e disse: - Mia figlia, vieni a riposare e a prendere conforto nelle braccia di Mammina. Sei teneramente accarezzata da Ges e da Maria. Mentre parlava sentivo le loro carezze. - Sei cullata dagli angeli. Vengo a dirti, figlia mia, i giorni in pi in cui, per tuo merito, viene chiuso l'inferno: ti concedo il pomeriggio del gioved in onore della mia Eucarestia, per l'amore che hai per Essa, e per l'amore che mi indusse a rimanervi prigioniero; ti concedo il mercoled mattina in onore di San Giuseppe che tu ami tanto; quanto desidero, figlia mia, vederlo amato! Voglio che tu faccia sapere che chi avr per Lui devozione ferma e costante non mi offender gravemente al punto di perdersi... Questo te lo concedo per l'amore con cui ti lasci crocifiggere. - (diario, 16-61944).

61

O Ges, mantieni chiuse le porte dell'inferno! - Ho sete, ho sete, figlia mia, ho sette di amore. Le anime non conoscono la mia follia d'amore, mia colomba bella. Sono sempre pronto a riceverle. Do loro, offro loro il mio Cuore e voglio ospitarvele, voglio possederle. - - Ges, Ges, sento le tue ansie; vedo il tuo divin Cuore aperto. stato l'amore che Ti ha lasciato ferire cos. Che ferita, che piaga profonda! Vedo che da essa escono raggi tersi, incantevoli, raggi luminosi. Incendiami, Ges, incendiami in quel fuoco divino; fa' che io possa incendiare tutti i cuori, tutti i tuoi figli... Vedi la tortura del mio povero cuore. Lo sai che tante volte vorrei dirti: Ges, non ne posso pi, non resisto pi . Ma non te lo dico, mio Amore! Anzi, fa' in fretta a darmi maggiori sofferenze, ma dammi con esse le anime! - Soffrire di pi non puoi, figlia mia! Ma abbi coraggio: Io sono con te, vigilo, vinco, trionfo... Sei la mia vittima pi amata, hai la missione pi ricca, pi bella per Me. - Se io Ti amo, o Ges, come tante volte affermi, se io amo Te e la mia cara Mammina e sono da Lei amata come dici, ed io credo e confido, che altro posso desiderare, se non amarti e salvarti i peccatori? Crocifiggimi, o Ges! Non risparmiarmi, mio Amore, ma risparmia loro dalle pene dell'inferno. Tieni chiuse, o Ges, le porte dell'inferno. Mettimi quale sbarra contro quelle soglie, lasciami l fino a quanto il mondo esister, fino a quando vi saranno peccatori da salvare. Oppure lasciami nel mondo finch esister. Toglimi tutti i miei, toglimi coloro che mi sono cari, lasciami sola. Tu solo mi basti, o Ges! - - Quanto bella ed incantevole la tua preghiera! Che gioia, che consolazione per Me! Quanti benefici! Oh, quante grazie raccogli per gli ingrati contro il mio divin Cuore! O mondo, tu non conosci la mia vittima amata. In fretta, in fretta sia fatta la luce che Ges desidera: con questa luce, figlia amata, con questa luce che brilla in te, che i peccatori vedranno il cammino, la verit e la vita. - O Ges, la Verit sei Tu, il vero Cammino sei Tu, l'unica Vita sei Tu. Fa', o Ges, che tutti Ti seguano, che tutti Ti amino. Voglio solo quello che vuoi Tu, mio Ges, ma Ti chiedo con tutto il mio cuore, con tutta l'anima mia: Dammi coraggio, dammi forza, dammi grazia, dammi tutto ci che tuo. Senza di Te non posso, non resisto a tanto dolore! - ... - Animo, figliolina, non scoraggiarti! Gi lo sai che abiti nel mio divin Cuore. Riposa in Me, riposa per sempre. Ricevi vita per vivere: vivi solo della mia vita divina. Ges, mio unico alimento, infuse in me il suo Cuore Al calar della sera gi la luce del sole si confondeva con l'oscurit della notte; per me non vi era stato n sole, n giorno, ma soltanto notte. Lo scoraggiamento, l'abbattimento, la lotta costante mi erano quasi insopportabili... - Ges, Mammina, aiutatemi, non lasciatemi cadere! - O mio Dio, il cielo mi pare che non esista. Continua la lotta e il tormento dei dubbi. A nulla vale il mio grido ai santi. - Ges, confido! Mammina, confido! - Ma il tempo passa e non c' soccorso per me. Sento l'abbandono della terra e del cielo. Povera me! Non voglio ingannarmi n ingannare nessuno. Una nuova prova di amore da parte di Ges venne a sollevarmi dall'abisso di tenebre e di morte. Con le sue divine braccia mi reclin sul suo Costato divino e mi fece bere il sangue del suo Cuore. Meraviglia! Bont divina! Sentii il Sangue dal Cuore di Ges fluire in me abbondantemente, mentre Ges tutto dolcezza mi diceva: - Coraggio, figlia mia! Il mio, Sangue e la mia Carne sono il tuo alimento e la tua vita. Ges mi sazi, mi fece rivivere: sfolgor il giorno, il sole mi riscald coi suoi raggi. Il mondo ora nulla poteva contro di me. Quanto buono Ges!... (diario, 25-6-1944). Non so se per causa del mio grande soffrire, rimasi molto prostrata, quasi dimentica di avere ricevuto Ges Eucaristico. Oh, lo stato della mia anima!

62

Improvvisamente vidi davanti a me Ges inchiodato sulla croce, ma disparve subito. Se mi sentivo morta, morta rimasi: mi pareva che per me la vita non esistesse. Passarono pochi istanti e venne il mio Amato, ma ora era meraviglioso: il suo Volto era tanto bello, tutto splendore, tutto luce. Mi si avvicin confidandomi, allo stesso tempo, che mi affidava il suo divin Cuore, con una grande piaga da cui usciva una enorme fiamma brillante che poteva incendiare e bruciare tutto il mondo. - Nascondi in te, figlia mia, il mio divin Cuore affinch i peccatori non possano offenderlo. - Non so come, il Cuore di Ges si trasfuse in me. Io fui immersa in Lui e Lui in me. Quanto grande l'amore di Ges! Che trasformazione quella dell'anima mia! Gi avevo vita, coraggio e forza. Sofferenza, quanto sei dolce se portata per amore di Ges! Ma, ahi, quanto costa voler consolare e non potere, custodire il suo divin Cuore e non sapere come. Povero Ges, a chi affidasti il tuo Cuore da custodire! Dove potrei nasconderlo perch non sia pi ferito? Io sono miseria. Trasformami, purificami e poi entra in me (diario, 3-7-1944) Rivive il martirio sofferto alla Foce - O Ges, sar mai possibile che una morta parli, che il cuore di un cadavere senta nostalgie del cielo, ansie di volare a Te, bramoso di nascondersi per tuffarsi nella immensit del tuo divino Amore? Ges, il mio dolore che Ti parla,... un dolore che racchiude in s tutti i dolori. Ges, mi sento non come un cadavere da poco sepolto nel quale i vermi non siano ancora penetrati e che potrebbe essere riconosciuto, no, mio Ges, ma come se neppure le ceneri avessi pi: tutto scomparve. O mio Dio, che morte, la mia, che eternit perduta! Ascolta, o Ges, abbi compassione! Volgi lo sguardo verso di me, leggi nel mio dolore: per Te, per le anime... Vedi che senza di Te non resisto a tante nostalgie del cielo; con tante ansie di amarti non posso restare qui... O dolore, o dolore, solo tu vivi, ma non ami Ges, non vivi per Ges. Giunga fino a Te il mio grido! Che sar di me, mio Dio, che sar di me senza di Te? O lotta, o tremenda lotta! Ges, un anno che termin il mio martirio a Foce . In questi ultimi 40 giorni rivissi ci che passai col. Accetti, o Ges, il martirio tanto doloroso? Non tornai a Foce ma posso quasi dire che soffersi come quando ero l. Facesti in modo che tutto si ripetesse: rivissi tutto, o Ges. Accetta il mio dolore e, per amore delle anime, chiudi l'inferno. Fa' che io Ti ami e Ti faccia amare. Ho fame di darti il mondo intero. Ahim, mio Ges! Ho nostalgia di alimentarmi ma non sono io che la sento; non il mio corpo che sente fame e sete perch io gi non esisto; ma un cuore, un'anima come fosse mia che sente questa fame e questa sete. Udisti, mio Ges, che questo mio duro penare mi obblig a dire che avrei dato tutto, il mondo, la vita, se fosse stato possibile, solamente per avere una piccola alimentazione. Che ansie, che ansie, mio Ges, di possedere tutto per darti tutto! Voglio amarti, voglio darti anime!... Volgi verso di me il tuo divino sguardo, perch voglio fissare i miei occhi nei tuoi. - (diario, 20-7-1944). Minacciano di lasciarmi senza Comunione! Notte tenebrosa, orrori di morte! Continua il grido del dolore: ascoltalo, Ges, lui che piange, lui che invoca il tuo soccorso!... Non vedo luce... Il mio cuore sente di esser stato lacerato e trapassato da una dura lancia, di aver ricevuto una nuova grave ferita, di non poter essere ferito di pi... Sono in uno stato di grande spavento; non so di cosa mai sia presgo il mio dolore. Che orrore! Infuria la tempesta, sento il sibilare dei venti, l'echeggiare dei tuoni terrificanti, minacce di distruzione. Tutto fugg terrorizzato e io, sola, in mezzo al mare, senza timone, senza barca, senza luce, sto per affondare per

63

sempre in questo abisso. Orrore! Orrore!... Mio Dio, che cosa mi aspetta ancora? Mi abbandono nelle tue braccia santissime... (diario, 27-7-1944). Non pensi, mio buon padre Umberto, che il mio silenzio sia dimenticanza. Non lo dimenticher n sulla terra n in cielo. La causa di tutto sono i regali (croci) di Ges. Sapesse quanto soffro... Ma la sofferenza non importa; ci che vale consolare Ges; basta che non mi manchi la sua grazia e la sua forza per poter resistere a tutto... Non ho dimenticato le sue intenzioni, quelle dei novizi e confratelli di codesta santa casa salesiana... Mi perdoni, per carit, le mie mancanze. La ringrazio di cuore e con tutta l'anima per quanto ha fatto per me. Ges la ripaghi, la colmi dei suoi benefici e del suo amore perch soltanto Lui conosce e sa il conforto che mi ha dato. Lo sento al mio fianco e questo mi d coraggio nel mio soffrire. Sia benedetto Iddio. Non sono ancora odiata da tutti... (lettera a d. Umberto, 30-7-1944) - Ascolta, mio Ges, il mio dolore quasi moribondo. Gli stato inferto un colpo molto duro. O dolore che uccidi il dolore! O dolore che pu essere compreso soltanto da Te! Con lo sguardo in Te, o Ges, le calunnie, le umiliazioni, i disprezzi, gli odii, le dimenticanze hanno tutta la dolcezza del tuo Amore. Venga tutto, o Ges, venga tutto ci che Ti piace. Muoia il mio nome, come sento che morirono il corpo e l'anima, affinch viva il tuo divino Amore nei cuori e la tua Grazia nelle anime. Ecco, mio Amato, perch mi lascio immolare. Ma come resistere a tanto? Guarda questo cuore che scoppia e si disfa nel dolore: non pu sopportare tanto tormento se non vieni in mio aiuto. Vieni, o Ges! Aiuto, aiuto! Vogliono privarmi di tutto: mi minacciano persino di lasciarmi senza Comunione, proibendo al parroco di venire da me, se non in pericolo di morte, nel caso che io non obbedisca. Obbedisco, obbedisco, con la tua divina Grazia. Santa obbedienza, io ti amo per Ges e per le anime! Mi hanno messa in pubblico, senza il mio consenso: non sapevo nulla. Ed ora vogliono, a spese del mio dolore, raccogliere le penne che il vento furioso disperse! Come lo potranno? Ahi, mio Ges, mai pi, mai pi! Almeno potessi vivere nascosta, amarti come desidero tanto, essere tua oltre ogni limite, ma, perdonami, senza avere siffatta vita [mistica]. Quanti sono santi senza avere questo genere di vita! Ed io sono piena di miserie! Quanta nostalgia per i miei anni lontani! Tanti colloqui ho avuti con Te, senza che si sapesse nulla! Darei vite, darei mondi per vivere nascosta. Perdonami, o Ges, questo volere: non voglio avere volont mia. Sapessi almeno che con la mia sofferenza fosse completa la tua consolazione! Potessi vivere nascosta in questa cameretta e Tu solo e queste povere pareti foste gli unici testimoni dei miei dolori! Se i miei e coloro che mi sono cari potessero non ricordare che io vissi qui e che vissi con loro, oh, allora non soffrirei! Vedo per che chi soffre di pi il tuo divin Cuore; coloro che mi sono cari soffrono con me e non possono dimenticarmi: ci mi addolora moltissimo. Quante volte non posso contenere le lacrime, cieca di dolore! Poi mi viene questo pensiero: pi perfetto non piangere, Ges pi contento. Fisso i miei occhi in Lui inchiodato sulla croce; resto un po' di tempo a contemplarlo; allora le lacrime, che parevano non aver mai fine, cessano: sento una nuova vita. Mio Dio, che lotta tremenda! Povera me senza di Voi, o Ges e Mammina! Soccorretemi, sono la vostra vittima... Ges, non permettere che io ceda, non consentire che le mie labbra desistano dal ripetere: Ges, Ti amo! Sono la tua vittima . Gli uomini diano la sentenza che vogliono; non importa. Dammi Tu la certezza che vinci in me e di amarti e di darti anime. Ges, non vedo n il mio passato n il mio presente, vedo solo il mio futuro: vedo il mio sangue scorrere fra spine; in una notte tremenda e oscura avanza il mio dolore che continua a vivere... - (diario, 1-8-1944).

64

- Ges, guardo da un lato e dall'altro e non vedo nessuno; temo e tremo; che spavento!... Ges, non lasciarmi senza riceverti: ch'io perda tutto, tutto, ma che abbia la Comunione; perdere tutto, ma possedere Te!... - Mio Dio, che vita tanto mal compresa! Se non fosse per amore di Ges e delle anime, non starei soggetta ai verdetti degli uomini, non avrei da obbedire loro. Questi pensieri passavano rapidi come baleni. Mi sentivo poi come obbligata a scambiare tutte le gioie con l'amore di Ges: Egli degno di tutto. Le anime, le anime! Questo pensiero vibr in me, accendendo desideri pi saldi di camminare tra le spine...; mi fece comprendere chiaramente chi Ges e chi il mondo... Sento nostalgia della mia Passione del venerdi, ma ho terrore delle estasi. Temo i venerd e i primi sabati, temo qualsiasi giorno ed ora nei quali, mio Ges, Tu ti degni di parlarmi. Sar una imperfezione? Abbi compassione, Ges!... Passarono alcune ore: era notte alta; tutto in casa riposava, solamente il mio dolore, la mia lotta continuavano. Mi apparve improvvisamente Ges: - Dammi la mano, figlia mia, non ti promisi di sollevarti dal tuo abbattimento? Va' nelle braccia di Mammina a prendere conforto. - Mi sentii subito nelle braccia di Mammina e, come una bimba, buttai le mie braccia al suo collo. Ella mi strinse dolcemente e mi accarezz coprendomi di baci. Io piangevo; Ella mi asciugava le lacrime con il suo santissimo manto e mi diceva: - Non piangere. Consola con me il tuo e mio Ges. Egli tanto offeso! Su, prendi coraggio! - E Ges: - Il tuo dolore, figlia mia, il tuo martirio strappa dagli artigli di Satana le anime che egli con tanto furore mi rub. Coraggio... La tempesta passa. Ricevi Grazia, Amore e la Luce dello Spirito Santo. - Vidi lo Spirito Santo in forma di colomba che lasciava cadere dall'alto sopra di me raggi dorati e un profluvio di splendore... Ne rimasi fortificata. Poco dopo, in una dolce pace, mi addormentai (diario, 10-8-1944). Sentii come un assalto dentro di me Verso le ore 14, appoggiata ai miei cuscini e distesa sopra la mia croce in una amarezza profonda, invocavo Ges, soltanto Ges. Alcune note armoniose mi attrassero. Dapprima pensai che fossero suoni della terra e mi posi in ascolto per scoprire da dove provenissero. Ma scendevano dall'alto. Lo compresi benissimo ed allora il mio cuore palpit con tanta forza da non poter pi resistere... Pass tutta la tempesta... Mi sentii rapita da grande dolcezza e soavit. L'armonia si componeva di molti suoni, come emessi da tanti strumenti... Li udivo tutti, ma uno fra i molti mi attirava di pi... Non so quanto dur questo rapimento... forse una mezz'ora (diario, 12-8-1944). Dopo il sollievo concessomi il giorno 12, ritornai nel mio stato di amarezza. Venne il giorno della assunzione di Mammina, e nel pensare alla solennit... e al giubilo del cielo, mi parve di non resistere pi ai dolori della terra. Pochi minuti dopo la Comunione, sentii come un assalto dentro di me. Mi parve che fosse Ges, il quale, come un ladro, entr ed usci subito portando con s quel po' di vita che era vita del mio dolore. Mi sentii morta, ma continuai a soffrire di pi per il fatto di sentirmi privata di quel poco di vita che era vita al mio dolore. Sentivo che mi mancava tutto ed ero come scissa in due parti: il mio cadavere rimasto quaggi e, l in alto, in cielo, quella refurtiva che era una parte di me stessa. Questa parte era immersa nel gaudio completo, meno la visione di Dio, ma non dava alla parte rimasta sulla terra nessun sollievo; al contrario, la lasciava prostrata in un abisso di dolore senza fine. Passai tutta la giornata in un'ansia dolorosa di possedere quella parte di me che mi apparteneva e senza la quale io ero un cadavere. Fu un giorno interminabile: lo passai in un grido continuo a Ges e a Mammina mentre mi domandavo: - O mio Dio, come posso vivere senza vita? -

65

Verso sera udii nuovamente le armonie del giorno 12 e questo fu come un balsamo per la mia sofferenza; senza di esso mi pare non avrei resistito qui molte ore. A notte, non saprei dire l'ora, mi fu restituita quella refurtiva; me ne accorsi perch mi sentii rivivere (diario, 15-8-1944). Ges mi mand un Padre in aiuto ... Mi sento sola, completamente sola... La tempesta continua... Solo Tu, o mio Dio, puoi aiutarmi; ma, povera me, mi pare che anche Tu mi abbia abbandonata. Il grido di soccorso non arriva agli orecchi di nessuna persona. Che mai avverr, mio Dio? Lancio lo sguardo oltre la finestra della mia camera: ci sono delle nuvole; fisso in esse i miei occhi ammirando la grandezza del Creatore. Si squarciano le nubi ed appare l'azzurro del cielo: non posso resistere a tanta nostalgia! Vorrei volare l, ma quanta distanza tra me e il firmamento! Piango, piango molte lacrime... Si avvicinavano i giorni in cui sarei rimasta senza Comunione. - Mio Dio, come far a stare senza di Te? Ges, Mammina, soccorretemi. Non posso vivere senza Ges! - Mammina ebbe compassione del mio dolore. Ges vegli su di me: non mi lasci un giorno senza riceverLo; mi invi d. Umberto, salesiano, che, per alcuni giorni, si sforz di illuminare e tranquillizzare la mia anima. Sentii di essere da lui capita: mi infondeva coraggio nonostante la mia grande sofferenza. Dopo essere stata ascoltata da lui in confessione sentii nella mia anima gioia e soavit e, forzata non so da che cosa, cantai cantici a Ges e a Mammina. Poi ritornai nel mio solito stato di ansie, dolori e martirio... (diario, 8-9-1944) ... Siamo rimasti tutti con molte e sante nostalgie di lei. proprio vero che ci che buono in questo mondo passa in fretta. Ci che lei dice di Ges, o meglio di essersi Egli servito di lei per darmi luce e sollievo, volevo dirlo io. Non so come ringraziare Ges e nulla so dire a lei, qualcosa del molto che ho nell'anima. Grazie! Che Ges le ripaghi tutto... Da tre giorni sono senza Comunione; mi sento affamata da non poterne pi. Sento di perder la vita: la mia anima muore di fame... Non ho pi scritto nulla del mio diario. Sono cieca, pazza di dolore. Ma anche cos, le prometto di fare il possibile per dettare qualche cosa e di curarmi perch sto sempre peggio. Ges chiede molte cose e che costano tanto! Io Gli do tutto e non Gli do nulla, perch sento di non aver nulla da darGli... (lettera a d. Umberto, 14-9-1944). Ges, Mammina, ascoltate il grido del mio dolore! Dopo aver ricevuto Ges [eucaristico], divenne pi soave la sofferenza della mia anima: il mio Amato mi don insieme una maggiore intensit di unione, che gi sentivo ieri, nei riguardi delle persone che io amo e che in questi ultimi tempi mi odiano... Ritornai per ben presto alle sofferenze dolorose del corpo e dell'anima. - O mio Dio, la tempesta non si calma. Abbi piet di me: vedi come sono ferita. Tentano strapparmi dalle tue braccia divine. Legami, legami, o Ges! Non consentire che mi separino da Te. Che io perda tutto ci che della terra, ma che possieda Te! Mi sento abbandonata, sola, sola, senza alcuno cui ricorrere: Ges, Mammina, ascoltate il grido del mio dolore! Voglio amare i vostri Cuori santissimi, ma non so cosa sia amore; non lo conosco; mi pare che nel mondo non esista. Abbiate compassione delle mie ansie. Datemi l'amore che desidero, che da Voi aspetto. Lasciate che io mi perda in Voi; che mi inebrii delle vostre fiamme divine... - (diario, 15-9-1944). ... Vorrei dirle tante cose, ma non posso. Mi sento molto ammalata. Incarico Ges e Mammina di ringraziarla per quanto fa per me e per i miei cari, perch io non ho parole adeguate. Grazie! Ma in modo speciale un grazie infinito per avermi mandato un sacerdote a darmi Ges`. Chi mi d Ges mi d la vita, mi d tutta la ricchezza del cielo e della terra. Non posso desiderare di pi. Che ansie io sento di possederlo e quali desideri

66

di amarlo! Ma, povera me, tutto sparisce come il fumo, senza che io arrivi a vedere traccia di qualcosa. Con tanto soffrire, finisco col non soffrire. Muoio d'amore per Ges e finisco col non amarlo. Per quanto mi sforzi, non posso credere a me stessa. O mio Dio, che triste notte! Mi dispiace per quanto lei e i suoi confratelli stanno soffrendo. Usino verso di lui molta carit e amore: lo vuole Ges che procede allo stesso modo con noi. Egli sempre pi offeso. Povero Ges! Ama e non amato... (lettera a d. Umberto, 219-1944). ... Dopo la Comunione, mi sentivo disanimata, abbattuta, non sapevo dir nulla a Ges. Mi sforzavo di ripetere molte volte: - Mio caro Ges, mio amore, sono tua. - Non dissi altro per alcuni minuti. Venne Lui: - Mi piace tanto, figlia mia, mi consola tanto, colomba amata, la tua affermazione: Mio Ges, mio caro amore, sono tutta Tua . Ripetila molte volte. Coraggio, o mia amata! Non temere gli assalti del demonio. Soltanto con questo sacrificio puoi riparare per crimini tanto gravi. Dammi tutto ci che ti chiedo per la mia gloria e la salvezza delle anime. per [aiutarti a sopportare] questo che ti ho scelto il medico molto caro al mio divin Cuore. E di' al mio caro d. Umberto che fu scelto da Me perch venisse presso di te. Non intervengo con la frequenza che egli vorrebbe per il suo studio [circa il tuo caso]. Ma, ricevute le mie divine luci, voglio che vada dal padre tuo [Pinho], amato dal mio Cuore, cui invio tutto il mio amore: insieme sostengano e diffondano la mia divina causa, aiutati da coloro che sono miei amici e hanno cura di ci che mio. Va', figliolina, da' l'abbondanza del mio divino amore a coloro che ti stanno intorno e ti aiutano: sono tutti cari a Me. Di' al mio caro d. Umberto che il profumo - profumo divino, il profumo delle tue virt. Dico questo perch gli necessario per il suo studio. ... Mi sentii obbligata ad inginocchiarmi e ad alzare le braccia al cielo per meglio lodare il Signore. Sentivo forti ansie di dissolvermi in fuoco divino e in quell'amore immergere i cuori e le anime... (diario, 27-9-1944). Mi sentivo verme in un cimitero immenso Oggi ho sentito il demonio accanto e dentro di me. Ho sentito ansie insopportabili di amare Ges, di dargli anime, di conoscerlo, di farlo conoscere. Pazza di amore gli ripetevo: - Ges, Ges, amore, amore! - In questo stato, non potei contenere le lacrime sentendo la mia miseria, il fango in cui sono vissuta e che mi causava orrore Le mie ansie d'amore non valevano nulla, tutto era perduto. Mi sentivo in un cimitero immenso, quasi senza vita come se non mi muovessi gi pi; coperta appena di ceneri, parevo uno di quei vermi che nelle pinete fanno la loro casa sotto mucchetti di terra e di legno macinato. E in mezzo a tutto questo sta sempre la mia offerta a Ges come vittima, unita al timore di offenderlo. Combattimento tremendo e quasi continuo. Vivo senza vivere; soffro senza soffrire; amo senza amare (diario, 28-9-1944). Stamattina Ges sceso in questo cimitero, si unito ai vermi, si coperto con le stesse ceneri. Tutto era morte dentro di me. Morte che pareva fusa a un gemito di tutta l'umanit. Ges non ha dato in me segno di vita: sono rimasta nelle tristi tenebre in un dolore amaro; le anime, l'amore di Ges mi obbligano a soffrire tutto... (diario, 29-91944). Potei per due giorni respirare meglio: Ges si degn di alleviare per qualche tempo le mie sofferenze. Oggi mi ha sovraccaricata di pi del peso amorosissimo della sua croce. Mi sento alle porte dell'eternit. Mi hanno trascinato col due violente lotte con il demonio. Dio mio, che sofferenza tremenda! Ho lottato, ho implorato il soccorso di Ges, di Mammina, di San Giuseppe... Io ero un mostro incassato in un mostro ancora pi grande.

67

Con gli occhi rivolti al crocifisso, ho ripetuto decine di volte: - Ges, sono la tua vittima. Accetta le mie lacrime. Ognuna sia un mare di amore nel quale possa nascondere i tuoi tabernacoli, affinch non siano attaccati e profanati dai tuoi figli. Ho sofferto la prima volta per un sacerdote in grave pericolo, e la seconda per tutti i sacerdoti. La furia del demonio era tremenda: mi pareva di essere avvolta in una nebbia tenebrosa che mi impediva di vedere. O mio Dio, e i dubbi di avere peccato!? Non potevo ricordarmi che stavo alla presenza di Dio, che Lo avevo in me... Era gi notte quando venne Ges: - Figlia mia, fra te e il demonio vi una grande distanza: in mezzo a voi ci sono Io. Sono astuzie sue, ma ci che ti presenta falso. L'ho legato Io e non permetto che ti si avvicini. Coraggio, mia amata. Sei mia, tutta mia! Mi sentii rivivere e mi tranquillizzai per qualche tempo (diario, 2-10-1944). Sono meraviglie, sono prove date da Me ... La ringrazio molto per le notizie che ha avuto la bont di darmi su Macieira. Pu immaginare quanto le ho apprezzate. Riguardo ad obbedire, faccio il pi possibile, ma, padre mio, sapesse quello che avviene qui! Se potessi scrivere io, le direi certamente qualcosa; ma siccome non posso scrivere, vado gemendo e piangendo, passando ore triste ed amare con la terribile paura di offendere il mio Ges. Speriamo che Egli mi dia forza e coraggio per quando lei verr di aprirle la mia anima come desidero e necessito. Per carit, preghi per me. Sapesse come sono triste! Mi insegni ad amare Ges e Mammina; io li prego che non consentano che li offenda. Se fosse necessario rinunciare al cielo, [pur di non offenderli] lo farei; preferisco l'inferno che offendere Ges. Gliel'ho detto anche stanotte e glielo dico di cuore... (lettera a d. Umberto, 9-10-44). Ieri Ges, impietosito dal mio dolore, mi condusse qui d. Umberto, senza che io lo aspettassi, e che non avrei osato chiamare. Ho potuto aprirgli la mia anima con difficolt: ho fatto un enorme sacrificio a parlare: l'ho offerto a Ges per coloro che occultano le loro colpe con malizia. Ho pianto lacrime di sollievo e di vergogna; ma subentrata subito in me una grande pace, mentre sono scomparse dalla mia anima tutte le tenebre, i dubbi e quanto era dolore... Mi sento oggi pi libera dagli assalti del demonio, ma sento nella mia anima terribili minacce: egli come legato e muto... (diario, 11-101944). Stamane avevo appena fatta la mia preparazione per ricevere Ges, quando giunse il parroco: collocato l'Atteso della mia anima sul tavolino e accese le candele, mi disse: C' qui Ges a farti un poco di compagnia. Verr d. Umberto, a dartelo. Appena il parroco se ne fu andato, una forza proveniente da non so dove mi obblig ad alzarmi: mi inginocchiai davanti a Ges e mi chinai verso di Lui. Il mio viso e il mio cuore non erano mai stati tanto vicino a Lui. Che felicit, la mia! Lo pregai intensamente per me, per tutti coloro che mi sono cari e per il mondo intero. Mi sentii ardere in quelle fiamme divine. Ges inoltre mi parl: - Ama, ama, figlia mia, non avere altra preoccupazione che quella di amarmi e di darmi anime. Dove c' Dio c' tutto: vittoria, trionfo! - Chiesi agli angeli di venire a cantare lodi a Ges con me. Cantai sempre finch fui obbligata da d. Umberto a ritornare sul mio letto Infiammata dall'amore divino, feci la Comunione. Alcuni minuti dopo Ges mi disse: - Sono meraviglie, sono prove date da Me. Di', figlia mia, al mio caro d. Umberto che fui Io a permettere tutto. Pi nulla necessario da parte mia. Ora solo necessario lottare, lottare, combattere con lo sguardo fisso in Me. La causa mia, divina! Poveri uomini che immolano cos le mie vittime! Povere anime che feriscono cos il mio divin Cuore! Mi consolo nell'amore di questa colomba innocente, di questa vittima amata, signora dei miei tesori e di tutta la mia

68

ricchezza. Venga il mondo intero, venga presto a bere a questa fonte. acqua che lava e purifica, fuoco che brucia e santifica. Mio Ges, Ti amo, sono tutta tua, sono la tua vittima... (diario, 12-10-1944) 4z. Mi giungono visite da ogni parte La mia vita diventa sempre pi penosa e triste, giorno per giorno, momento per momento. L'ordine di obbedire mi obbliga a vivere nascosta, a non ricevere pi persone, venendo cos a poco a poco dimenticata. O mio Dio, se avessi volont mia proprio ci che vorrei; ma che inganno! Quanto pi mi vogliono nascosta, tanto pi mi fanno conoscere -. Mi giungono visite da ogni parte. Si risvegliata la curiosit dei medici. - Anime, anime, quanto necessario soffrire per salvarvi! - O Ges, quanto costa la conquista del tuo amore! - Stamane, preparandomi alla visita del mio Amato, mi sentivo triste e amareggiata: riceverlo colma di tante miserie! - Piet di me, Ges! Mammina, purifica il mio cuore, il corpo, l'anima mia! Preparami alla visita di Ges. - Venne. Rasseren tutto. Allegger il mio dolore unendomi a Lui. Lo sentii nella mia anima. Dopo alcuni momenti, mi diedero la notizia che i miei scritti, creduti smarriti e che il demonio mi affermava avere nelle sue mani, erano giunti a destinazione. Provai molta gioia e, poich avevo appena ricevuto Ges, approfittai per ringraziarlo pi intimamente. Poco dopo cominciarono le visite: da Ges ebbi la forza per sopportare tanto grandi sacrifici. Alle 14,30 entrarono in camera cinque uomini; ebbi subito il presentimento che uno di loro era medico. Mi interrogarono. Non so perch il mio sguardo si fissava principalmente su di uno. Seppi in seguito che costui era proprio medico. Con il suddetto presentimento rispondevo a tutte le domande e cercavo di spiegarmi il meglio possibile circa la mia malattia. Non mi venne meno la serenit. O Ges, solo Tu sai quanto mi cost tutto questo! Mio Dio, quando finir? Certamente soltanto con la mia morte. Rispondevo anche con fermezza, perch la verit ha un solo cammino. Portarono poi il discorso sulla alimentazione. Che duro colpo! Almeno nessuno sapesse! - Allora, non mangia nulla, proprio nulla? - Non sapevo se stavo parlando con persone religiose, tuttavia, senza rispetto umano, risposi: - Faccio la Comunione tutti i giorni. Vi fu un silenzio profondo di alcuni momenti: non vi fu un gesto, non un sorriso. Poco dopo si congedarono rispettosi e delicati. - Ges, Mammina, divino Spirito Santo, date la vostra luce a queste anime: che siano vostre e seguano le vostre vie. Le mie umiliazioni ed i miei sacrifici siano salvezza per tutti. - (diario, 25-10-1944). Giorno di Cristo Re. Di mattina presto, nella preparazione alla Comunione, mi impegnai a consolare Ges: chiesi a Mammina di offrirgli le mie preghiere e tutte le cose mie per la sua maggior gloria e perch Egli regni nel mondo intero e in tutti i cuori. Mi donai a Ges per mezzo di Maria... Venne molta gente a farmi visita: domande strambe e sgradevoli mi fecero soffrire assai. Sia tutto per amore di Ges e di Mammina! Siano Loro a darmi forza per sorridere a tutto e nascondere cos il mio dolore. Mi sentii un nulla: un nulla che non esistette mai; mi sentii morta e, con me, morta tutta l'umanit; ma era una morte che mai ebbe vita. Che sar di me, mio Dio? Quale tormento! In questa morte affioravano ansie quasi insopportabili di amare Ges: amare senza sentire, amare senza conoscere l'amore. Giunse la notte: terribili minacce del demonio mi tormentarono e mi colmarono di paura e di terrore. Mio Dio, voglio ci che Tu vuoi. Sono pronta a tutto. Non permettere che Ti offenda (diario, 30-10-1944) O mio Dio, non sono pi sola! Reverendi padri salesiani: per tutti loro l'amore pi bruciante di Ges, di Mammina e tutte le ricchezze del cielo. Ho presenti tutte le intenzioni che mi avete raccomandato e vi

69

faccio partecipi delle mie povere preghiere e sofferenze. un dovere di gratitudine da parte mia, non faccio nulla di pi. Mi sento tanto felice e tanto ricca con l'appoggio che ho in loro. O mio Dio, gi non sono pi sola! Ho chi mi aiuta a salire il mio tanto penoso calvario! Con tutto il cuore e l'anima mia dico: - Ges e Mammina li ripaghino e diano loro tutte le ricchezze del cielo: ricchezze di virt, di grazie per attrarre con esse le anime al Cuore divino di Ges. Non ne posso pi. Sempre uniti in terra e in cielo. Beneditemi e perdonate questa che implora preghiere, molte preghiere. Miei cari novizi e salesiani di cos santa casa: vorrei scrivere ad ognuno ma non posso; mi mancano le forze. Siccome ho il dovere di ringraziarvi per le sante preghiere che avete fatto per me, lo faccio a tutti insieme. Ges e la Mamma del cielo vi paghino tanta carit. Imploro per tutti le benedizioni e le grazie del Signore. Desidero solo che occupiate nel Cuore divino di Ges il posto che occupate nel mio perch cos potrete ricevere tutto; vi ho tutti molto dentro del mio cuore. per questo che vi voglio cos in quello di Ges e di Maria. Un grande grazie a tutti coloro che mi hanno scritto. Potete essere certi che Ges vi conceder quanto desiderate per la vostra santificazione e per la salvezza delle anime. Confidate, confidate; Ges sar sempre con voi. Contate sempre su di me sulla terra e, dopo, in cielo dove vi aspetto (lettera, 30-10-1944). Lotte indescrivibili Il demonio bugiardo, ma questa volta non lo fu. Ieri, con parole sporche, mi ordinava di prepararmi per la notte. E fu di parola. Non so con precisione, ma forse tra le 22 e le 23, venne con tutta la furia e la malizia infernali. Non ci posso ripensare. Che orrore! Lottai per molto tempo. Il mio tormento fu che mi pareva ottenesse da me che dicessi: - Non voglio Ges; non voglio Maria; non voglio il Cielo. Li odio! Volto loro le spalle! Voglio il piacere, voglio godere. - Io non lo posso giurare, ma mi pare di non aver detto nulla di questo. Solo di tanto in tanto potevo chiamare Ges e Mammina, offrendomi vittima. Nei momenti in cui mi pareva di peccare senza altra possibilit, stringevo come potevo nella mia mano il Crocifisso e la Madonnina, dicendo loro: - Amare, s! Peccare, no! - Fu tale l'afflizione del mio cuore che per molto tempo credetti di morire. Mi ricordavo poi delle promesse di Ges e mi rianimavo. Io voglio il Cielo, ma voglio una morte di amore. Non voglio morire nelle mani di satana. Mi vedevo su un abisso orribile. Tra le tenebre dell'abisso spuntavano ganci uncinati, ben visibili. Spaventatissima perch mi pareva di cader li dentro senza via di scampo, rimasi svenuta. Il cuore arrancava afflitto con rumorose palpitazioni: mi pareva imminente la morte. Solo mentalmente dicevo: - O Ges mio, se almeno non peccassi, non mi importerebbe questa sofferenza. - Rimasi in tale prostrazione e triste agonia: il peccato, il peccato, che preoccupazione!... Ma venne Ges e mi parl: - Non pecchi, non pecchi, figlia mia! Confida, abbi coraggio! Esigo da te questa riparazione. Hai visto quell'abisso? Con la tua sofferenza eviti a molte anime di cadervi. In quei ganci uncinati rimarrebbero prigioniere per sempre... - Giorno di tutti i santi. Nel prepararmi al mattino presto a ricevere Ges, li ho incaricati di amare per me Ges, Mammina e la Trinit santissima. Nel dubbio di avere offeso il mio Ges, gli ho chiesto perdono dei miei peccati ed ho pregato Mammina di chiederlo per me. Volevo fare una Comunione molto fervorosa e santa. Venne Ges, ravviv in me i desideri di un amore sempre pi grande. Assai vergognata della mia miseria, non osavo fissare in Lui il mio sguardo n parlargli... Bramavo nascondermi sotto tutte le montagne; e lo feci: corsi verso di esse e tutte caddero su di me. Allora potei esclamare: - Ges, il mio amore non ha altro fine se non di amarti. Voglio amarti non allo scopo di apparire n di piacere alle creature. -

70

Continuai a chiedere l'amore di Ges, sotto il peso schiacciante delle tremende montagne. Volevo vivere la vita del cielo, nel pensiero di quanto avveniva lass in quel giorno. Volevo festeggiare i santi e lodare il Signore con loro, ma non lo potevo. Gridavo solamente: - Voglio amarti, Ges! - Ma il mio grido non si faceva udire: non echeggiava fuori, si perdeva soffocato sotto le rocce Che fare, Dio mio? Accetto con gioia tutto quanto viene dalle tue mani benedette. Sono tua e tutto per Te. Di tanto in tanto si intromettevano tra questi desideri di amore le minacce del demonio, finch a notte arriv furioso. Us tutti i mezzi e nomi brutti; trov modo di farmi sentire nell'anima desideri di peccare. Sono cose sue perch io non voglio peccare. Preferisco milioni di inferni alla pi lieve colpa... (diario, 1-11-1944). La mia anima avverte fragori di tempeste ... Sono varie le mie sofferenze. In alcune ore il mio spirito vaga per gli spazi sempre immerso in tenebre spaventose, senza incontrare luogo alcuno in cui riposare un po'. Voglio salire, voglio salire, giungere al Cielo; ma non lo vedo, non lo incontro: ora non esiste. Non vi sono l n Ges n Mammina; non sentono il grido che Li chiama, non vedono le ansie ed il martirio di questo povero spirito. O mio Dio, tutto perduto. - O Ges, perch tanto soffrire? Non vi il Cielo, non vi sono anime da salvare; tutto cess di esistere. O Ges, sono sempre la tua vittima, credo nella tua esistenza; credo nel Cielo ove Tu stai e che mi aspetta per amarti e goderti. - ... Tristi ore, tristi giorni del mio vivere... Ore terribili di grande confusione... La mia anima avverte fragori di tempeste... ... Mio Dio, che distruzione! Davanti a me una spaventosa montagna: non posso salire lass, n posso retrocedere nemmeno di un passo. Di colpo mi sentii in ginocchio, con gli occhi rivolti verso l'alto e invocai i nomi di Ges e di Mammina. Gridai forte dall'intimo della mia anima ma il mio grido non sal lass: si disperdeva tra le rocce della montagna, si inzuppava nel mio sangue e nelle mie carni lacerate dalle spine, per morire l con me. ... II demonio non mi tormenta con i suoi assalti, ma con raggiri e parole scandalose. Viene presso di me come per aggredirmi, ma non mi tocca. Mi minaccia dicendomi: - Devo distruggere il tuo corpo. - E aggiunge molti atteggiamenti turpi. - Pecchi come vuoi e quando vuoi. - Fingendosi molto soddisfatto, batte le mani, danza e sghignazza. - Guarda: d. Umberto ed il medico non ritornano pi qui; ti hanno abbandonata; ti credevano una innocente e invece sei... - (e mi dice ci che vi di peggiore). Con altre sghignazzate aggiunge: - Hanno proibito ad essi di venire qui. - Mio Ges, il padre della menzogna non mi abbandona. nemico mio, ma anche tuo. Ho bisogno di chi mi sostenga. Dammi coraggio. Non mi lasciar peccare. Sono poverissima, dammi la tua ricchezza; sono all'oscuro, dammi la tua luce. Sono tua, Ges, sono delle anime. - (diario, 14-11-1944). Nuovi assalti del demonio: questa notte venne con tutto il furore... - Distrugger il tuo corpo. Puoi vivere di piacere come vivi di amore. Peccare molto meglio. Ti trasciner al piacere. - E poi, sghignazzando: - Vedi? D. Umberto ed il medico non ritornano pi qui: ne hanno avuto la proibizione. - E aggiungeva titoli sporchi. Il demonio, qualche volta, dice la verit. Gi da alcuni giorni avevo avuto il presentimento che a d. Umberto era stato proibito di venire da me... La lotta contro il maledetto si protrasse per molto tempo... Rimasi sfinita per tanto lottare. ... Il mattino seguente, alcune ore dopo la Comunione, nel vedere i miei a consumare cibi che mi piacevano sentii nostalgie quasi insopportabili di alimentarmi. Ma restai in silenzio offrendo a Ges il sacrificio e le nostalgie per il cibo per coloro che hanno soltanto brame per il peccato e si alimentano di cose che offendono Ges.

71

Un doloroso taglio Era sera quando ebbi notizie che mi confermarono i presentimenti. Mio Dio, quale profondo colpo nel mio cuore! Non me lo dissero, ma arrivai a credere che a d. Umberto era stato proibito di venire qui. Fra me dicevo: - Sia fatta la volont del Signore! Sia benedetta la mia croce! - Potei innalzare le mie mani e recitare il Magnificat come ringraziamento. - Accetta, o mio Ges, anche questa offerta. - Una forza inspiegabile invase il mio cuore: volevo cantare inni di lode e di ringraziamento. Recitai le orazioni della notte con tutto l'entusiasmo e tutta l'energia. Ci furono lacrime, molte lacrime intorno a me. Io dissi alcune parole di conforto ma non valsero a nulla. Al mio fianco vedevo una sepoltura aperta per mia sorella e mi pareva di essere stata io a scavarla. Sono io, o Ges, che sto seppellendo Deolinda, ma involontariamente. Il mio cuore sanguinava nel profondo. - O Ges, o Mammina, sia tutto per vostro amore e per le anime. Che io rimanga sola, che tutti mi abbandonino; ma Voi non abbandonatemi! Confido, confido. - (diario, 15-11-44). Mi rubano le guide datemi dal Cielo ... Le scrivo qualcuna delle molte cose che ho nell'anima. Da vari giorni mi faceva tanto soffrire la seguente impressione: mi pareva che lei avesse ricevuta la proibizione di venire qui. Che tempesta sentivo lontano! Soffersi sola per non rattristare mia sorella;... Ora che tutto si saputo, le chiedo la carit di dirmi il vero, perch in questo stato soffro di pi. Mi sia franco, per amore di Ges e di Mammina, nella certezza che non cesser di avere per codesta Casa salesiana la pi grande e santa affezione. Non pensi, mio buon padre, che tralasci di pregare e di soffrire per tutti. Oh, no! Sarei una ingrata e preferirei morire. Riconosco di essere debitrice di molto: soltanto in cielo conoscer il bene che venuto a fare alla mia povera anima. Non ho mai avuto, con continuit, nella mia vita spirituale sostegno e luce necessari per percorrere i miei sentieri tanto spinosi. Poveri uomini che mi rubano le guide datemi dal Cielo!... I miei voti sono che il Signore non castighi e non chieda conto a quelle persone che mi fanno tanto male... Non capiscono di pi... Se io non dar a Ges quanto esige da me, la colpa sar loro, perch mi hanno rubato chi mi insegnava ad amare Colui che non amato e mi aiutava a salire il mio cos doloroso calvario. Posso appoggiarmi solo a Ges, solo a Lui e a nulla di quanto nel mondo... Alzo lo sguardo al Cielo, lo fisso in Ges e in Mammina e mi sento forte per ricevere il secondo colpo della separazione da chi comprendeva cos bene la mia anima. Che altro avverr ora? Venga ci che deve avvenire: confido nelle forze del Cielo. Se le proibiranno di scrivermi e di ricevere le mie lettere, la prego, per i dolori di Mammina, di non affliggersi: non soffra per causa mia`. Obbediamo ciecamente. Ges supplir e mi user misericordia. Non mi dimentichi per carit: Nessuno pu proibirci di pregare l'uno per l'altro, n di amare il Signore. Mi resta questo: nessuno pu rubarmi Ges. Soltanto il peccato espellerebbe dal mio cuore le tre Persone divine... (lettera a d. Umberto, 17-11-1944). ... Un timore si impossess di me. Con i presentimenti avuti e realizzati che tanto mi facevano soffrire, attesi con ansiet il parroco per vedere se mi diceva di avere avuto ordine di non darmi pi Ges. Venne; non mi disse nulla, ma il timore continua. Avverr anche questo? Mi rubano tutto, eccetto Te, o Ges. Tenteranno di farlo? - O mio Dio, io merito tutto per le mie cattiverie e miserie. Sono sicura, mio Ges, che se procederanno cos, Tu supplirai in altro modo: lo sai bene, vivo solo per Te. - arrivato un sacerdote di Mogofores s' con una famiglia. Mi cost molto! Nuove spine mi hanno ferita perch non venuto colui che capiva tanto bene la mia anima. Cercai di nascondere il mio dolore con il sorriso. Manifestai i miei presentimenti; risposero celando

72

il pi possibile la verit, ma io compresi tutto. Nel congedarli non so dire il dolore profondo che provai. Sentii sante nostalgie per tutto quello che la cattiveria degli uomini mi aveva rubato. Consegnai tutto a Ges, per tutti chiesi perdono e il suo divino amore. Volont del mio Dio, quanto ti desidero e ti amo! Mi sentii pi forte e cos potei coprire con il sorriso il dolore che mi spezzava l'anima... (diario, 16-11-1944). II mio nome percorre il mondo come foglia che tempesta trascina Detter ci che mi avviene nell'anima per ubbidire, non per soddisfare i miei desideri'. Ho sempre davanti a me l'enormit delle mie miserie passate e temo sempre nuove cadute. Che orrore, vedere sempre quello che sono stata! Come posso io, che sono solo miseria, dire qualcosa di buono? Sono ben tristi questi pensieri e timori! La mia confusione aumenta nel vedermi a mani vuote... Vado alla presenza di Ges senza niente, niente. Mio Dio... senza vita per praticare il bene, e senza amore per amarti! Solo per amare e praticare il bene la vita breve e non la sento e non l'ho. Invece, nell'attesa di venire a Te, o Ges, per amarti e lodarti eternamente, anche un'ora una eternit. Come posso star qui? La mia vita che appartiene a non so chi fuggita lass e di l contempla il luogo ove ha lasciato questo povero corpo... che lotta e soffre come non so esprimere. Dal di dentro vengono onde di fuoco, fuoco che brucia persino la mia lingua. Sovente chiedo un po' di acqua per le mie labbra, per vedere di saziare la mia sete. Impossibile! Gli ardori non cessano e dico di portar via l'acqua senza poterla inghiottire. Quanto soffrono i dannati!... Continuo a sentire lontano orrori di tempesta. Sento cuori rivoltati contro di me: tentano annullare il mio nome, tentano, soffocare quanto esiste in me, mentre fra queste povere pareti soffro fino all'impossibile. Il mio nome percorre il mondo come foglia che la tempesta trascina. Sono perseguitata e calunniata. - Per chi, Ges mio? Tu lo sai! Per Te e per le anime. - Sento questo mio corpo in una massa di sangue; lo sento fra due montagne che lo schiacciano fino a farlo sparire, ri,dotto al nulla... Mio Dio, tutto morto, tutto perduto! E io sola, senza nessuno! Fra quelle due montagne, luogo di supplizio, non entra un raggio di luce. Chi potr soccorrermi? Non vi nessuno. Se vi fosse e io lo potessi, andrei in ginocchio a chiedere aiuto perch liberassero colui che tanto soffre e di cui sento tanto la mancanza. Quanta luce avrei ricevuto e quanto amore in pi da me riceverebbe Ges! Se potessi andrei in ginocchio da chi mi fa soffrire per domandare: - In che cosa vi offesi e come? Se vi offesi, perdonatemi. Se non vi offesi, perch mi trattate cos? - ... (diario, 21-11-1944). ... Oggi, dopo la Comunione, mi sfogai con il mio Ges a sollievo della mia sofferenza, ma senza pensare ad una risposta. Ges dapprima incendi il mio cuore con fiamme vive... Poi cominci a parlarmi dolcemente: - Mia figlia, il tuo dolore la mia consolazione; le tue lacrime sono per Me sorrisi, per la riparazione che mi dai. Coraggio! Non temere! Coraggio per tutte le prove passate e quelle che possono ancora venire. Hai il tuo Ges. Cosa puoi temere? Hai la grazia e la forza per combattere e vincere migliaia di mondi. La vittoria mia, soltanto mia. La gloria mia e di coloro che si prendono cura di ci che mio. - Acquistai nuova forza e stimolo nella mia anima. Dur poco e ritornai alla solita sofferenza... (diario, 26-11-1944). Rimani Tu, o Ges: questo mi basta... - Ahi, arrivano il venerd ed il primo sabato: due giorni in cui Tu mi parli. O Ges, vi sono tante anime che non conoscono nulla di tutto questo e Ti amano e sono sante. Anch'io potrei amarti senza queste cose. Avessi volont mia! Ma non l'ho e non la voglio. sempre un tormento quando mi dici cose da trasmettere al altre persone. Qualche volta l'ho fatto, ma a poche. Non sono capace di farlo se non per scritto e se per qualche motivo

73

ne sono obbligata; mi costa un sacrificio enorme. Se non necessario, non dico mai Guarda che Ges ha detto... , neppure con mia sorella mi prenda questa libert; non ci riesco, ho vergogna. - Se il Signore si lamenta di persone in generale, senza nominarle, quando detto mi sento intimidita, vorrei occultarle dicendo di meno; la stessa cosa quando dice a me parole di lode: soltanto Ges sa la mia vergogna e il mio soffrire. Erano le 14,30 quando sentii dei passi. Capii subito che era il parroco. Quando lo vidi da solo senza che altri lo accompagnassero, pensai subito che era giunta l'ora per nuove prove. Entr, si sedette al mio fianco e mi domand subito chi era il mio direttore, aggiungendo: - Faccio questo perch obbligato. Mi costa. Ma abbi pazienza: bisogna fare cos fino a nuovi ordini, fino a che si chiariscano le cose. Non puoi confessarti a d. Umberto. Non posso consentirgli di celebrare in chiesa n di portarti la Comunione se egli non mi presenter un permesso scritto dell'arcivescovo. - Gli risposi: - Obbediamo, signor parroco! Benedetto e lodato il Signore! - Mi domand se io sapevo perch d. Umberto era venuto qui. Risposi che lo ignoravo. - Ma lui il tuo direttore? - Mi sono confessata a lui due o tre volte. Non sono solita farlo. Ma avevo visto che egli comprendeva la mia anima. Il mio confessore p. Alberto, lo sa. - Ma il tuo direttore? - Mi ha diretta. Per disse che non intendeva intromettersi e accantonare altri: cio p. Pinho e il confessore p. Alberto. Aggiunse essere anzi opportuno che p. Alberto sapesse che io mi ero confessata da lui. Il parroco, con molta carit, mi disse: - D. Umberto pu, venire qui a visitarti e pu anche consigliarti per scritto. - Terminato l'interrogatorio, se ne and. Appena uscito, entr in camera mia una persona di famiglia a domandarmi cosa c'era di nuovo. Sorridendo risposi: - Sono carezze di Ges. - Continuai a sorridere durante tutta la conversazione. Avevo in me una forza cos grande che potei ricevere tutto con rassegnazione e gioia. Ma questa forza doveva durare poco. Potei ancora dire a mia sorella alcune parole di conforto: - Non rattristarti! Se Dio con noi, chi contro di noi? Ges degno di tutto il nostro amore. Sia tutto per le anime! - A poco a poco venni meno sotto il peso schiacciante del dolore: mi si ferm il cuore due volte e mi parve di perdere la vita. Mi sfuggirono alcune lacrime che offersi a Ges come atti di amore. - Mio Dio, per tua grazia non ho nessun attaccamento al mondo, neppure alle creature. Ci che io voglio ricevere Te, e non mi importa che sia da questo o da quell'altro sacerdote. Sei sempre lo stesso, Ges; sei sempre il Desiderato della mia anima. Necessito di luce e di chi mi comprenda e sono privata di tutto. Sia fatta la tua Volont. Rimani Tu, o Ges, e questo mi basta. - Arriv il mio medico e mi sfogai con lui. Mi incoraggi come sempre. Nel congedarsi aggiunse: - Allora, sente coraggio? - Lo sento, ma, signor dottore, ho anche un cuore per soffrire! Lo avessi pure per amare!... - A sera recitai per due volte il Magnificat ... - Sento, o mio Ges, che non finiscono qui le mie prove. Venga ci che deve venire: Tu sii sempre con me. Confido, confido, spero in Te. (diario, 27-11-1944). ... Sono timida e dubbiosa; molto incerta se devo dettarequeste poche parole. da giorni che penso di farlo, ma mi mancano le forze ed il coraggio. Oggi non posso pi farne a meno. Se lei avesse ordini in contrario e non potesse leggere questa mia la butti nel fuoco, cos scomparir per sempre. Non voglio, padre mio, essere strumento di sofferenza per nessuno. Soffra io, giacch Ges mi ha destinata al dolore; soffra io, che per le mie grandi miserie debbo soffrire per riparare; soffra io i pi grandi dolori e amarezze per consolare il mio Ges e dargli anime; soffra io tutto, muoia sotto il peso delle pi grandi umiliazioni, ma non soffra Ges per causa mia; non sia Lui offeso per

74

colpa mia, n coloro cui devo molto e che hanno fatto tanto per me. Non voglio esser ingrata n verso Ges n verso alcuna creatura; mio buon padre, Ges le paghi ci che fece per me e tutta la cura avuta per la mia povera anima. Sapesse quanto necessito di luce! Sapesse in quale mare immenso di dolore sono immersa! Oh, se il mondo conoscesse il dolore! Se gli uomini comprendessero la mancanza di un direttore santo e sapiente al timone di un'anima! Poveretti! Ignorano queste verit e necessit e quindi continuano a comportarsi in modo da rubarmi tutto. Ges perdoni loro; anche da me sono perdonati... Il signor p. Antonio non venuto La proibizione anche per altri? Che avverr ancora?... (lettera a d. Umberto,. 27-11-1944). Non chiedo vendette per chi mi fa soffrire, ma abbondanza di grazie Passa un giorno, passa un anno, ne passa un altro ed ogni volta mi trovo con sofferenze sempre maggiori. Non so come si possa soffrire cos, come si possa resistere a tanto. Non voglio dirlo, che soffro, perch non sono io a soffrire: Ges che soffre in me. La mia anima lasci la terra, ma continua a sentire il dolore: si sente dilacerata, distrutta... Mio Dio, quanto costa questa separazione dell'anima dal corpo! Quanto costa non aver vita e sentire il dolore! Tutto fugge da me: non sento la presenza dello Spirito Santo; non sento amore per Ges. Di tanto in tanto ho nostalgie di amarlo: sono ansie; un amore che nasce per morire subito, un fuoco che distrugge, ma smorzato: non si vede segno di fiamme. O dolore che uccidi l'amore! O dolore, di chi sei tu e per chi soffri? - Ges, sono sulla cima del calvario, inchiodata sulla croce. Non cessano il mio terrore ed il mio grido. Povera me! Ma non udito: soffocato dal fischio dei venti, dalla furia delle tempeste che non cessano, che continuano sempre. soffocato dalle urla della umanit rivoltata contro di me. Dall'alto della croce non posso alzare gli occhi a Te, o Ges. Ho vergogna, mi pare di non essere neppure udita da Te... - Nello scoramento giunsi a chiedere al mio medico se potevo fuggire ove nulla pi si sapesse di me. - Mio Ges, vorrei andarmene, ma non per fuggire al dolore, Tu lo sai bene, ma per essere dimenticata, per non essere di inciampo alle anime, per non causare turbamenti, come afferma qualcuno. Non chiedo vendetta per chi mi fa soffrire. Desidero per loro quello che desidero per me: abbondanza di grazie e l'Amore sommo. Non sono parole uscite solo dalle mie labbra, ma mi escono dal cuore e dell'anima... O Ges, non ho mai cercato di ingannare qualcuno. N mi pass per la mente di fare il bene per riuscire gradita alle creature e passare per buona. Mai ebbi la tentazione di ingannare Te, mio Ges. So che sarebbe impossibile; ma Tu lo sai che io non l'ho pensato, che non voglio figurare per ci che non sono. Per tua grazia conosco la mia miseria; sono cattiva per colpa mia, solo per mia colpa; e per tua misericordia confesso umilmente di esserlo. Neppure ho pensato di servirmi di Te per rimediare ai miei mali, n a quelli dei miei ma soltanto per implorare il tuo soccorso e confidare sempre nel tuo rimedio... Potessi, o Ges, scendere dal mio letto, passare la notte sul duro pavimento per fare penitenza ed implorare le tue divine grazie per tutti quelli che soffrono per causa mia! Soffrissi almeno sola! Mi costa tanto che soffrano coloro che mi sono cari, e coloro cui tanto devo per quanto hanno fatto per me... - (diario, 30-11-1944) Da Me scelta per ricordare ai mondo ci che Cristo ha sofferto (Momenti della Passione) ... All'aurora mi sentivo in prigione: triste, stanca, piena di paura e di vergogna. Pi tardi, mani legate e testa sofferente e sanguinante perle ferite delle spine, mi pareva di essere condotta a percorrere strade. Una moltitudine di curiosi mi guardava: gli uni con compassione, gli altri con disprezzo. Udivo il tumulto del popolo: chiasso enorme! Mi

75

sentivo sola. Guardai a Ges crocifisso: mi pensai abbracciata alla croce e gli dissi: - Mio Ges, che importa se tutti mi abbandonano, se mi resti Tu? Se Ti possiedo e Tu stai con me, non sono sola. - Nel pomeriggio mi sentivo sulla croce: l'anima inchiodata con il corpo, ambedue nello stesso dolore. L'anima elevava lo sguardo al cielo: nulla vedeva se non dolore e morte, nulla poteva dire a Ges. Venne Lui, venne pieno d'amore: - Vieni, figlia mia, pazza di dolore e di amore, vieni verso di Me. dolore che salva le anime, pazzia di amore per Me. Se il mondo conoscesse questa vita di amore, questa unione coniugale di Ges con l'anima vergine, con l'anima che sceglie per sua sposa! La ignora e, siccome la ignora, la calunnia, la disprezza, la perseguita. O mia colomba bella, tu sei sposa e sei madre; madre che non cessa di essere vergine. Sei madre dei peccatori: sono figli del tuo dolore, figli del tuo sangue che stai perdendo goccia a goccia, figli del tuo amore. Dal cielo, figlia mia, udirai sovente molti peccatori chiamarti dalla terra ed acclamarti col dolce nome di madre. Ti acclameranno cos coloro che si vedranno liberi dalle mani del demonio e riconosceranno di essere stati liberati da te, avvicinandosi cos al mio Cuore divino. Grande amore, beato dolore!... - Mio Ges, mio Ges, quanto resto vergognosa e confusa! Se io potessi occultare tutto questo! Se fosse solo fra Te e me! Mi confonde sentire questo e vedere la mia miseria! - Gi lo sai che ho bisogno della tua miseria per nascondere in te le mie grandezze. Scrivi tutto, scrivi, figlia mia. Se ci che dico rimanesse occulto, nulla gioverebbe per il mondo. Madre dei peccatori, nuova corredentrice, salvali. Non vi fu mai n torner ad esserci una vittima immolata sotto questa forma, perch mai vi fu tanta necessit come oggi; mai il mondo ha peccato cos. Diciannove secoli sono trascorsi da quando lo venni sulla terra e dovetti ancora oggi suscitare una nuova anima corredentrice scelta da Me per ricordare al mondo ci che Cristo ha sofferto, ci che il dolore, cio che l'amore e la pazzia per le anime. Sei la nuova corredentrice che vieni a salvarle, sei la nuova corredentrice che incendia nella umanit l'amore di Ges. Nuova corredentrice che sar ricordata fino a quando il mondo esister. Figlia mia, sei libro nel quale sono scritte con dolore e con sangue, a lettere d'oro, tutte le scienze divine! Coraggio, amata, non temere le tempeste, non temere il rimbombo del tuono annunziatore della nube che fa piovere grazie, amore e manna celeste. Saziati, figlia mia: di amore e di manna che tu vivi. Saziati per distribuire alle anime. - Grazie, o mio Ges! - Mi sentii immersa nell'amore di Ges con tale intensit che, terminato il colloquio, pensavo di non sopportare il fuoco che mi divorava il cuore... (diario, 1-12-1944, venerd). Notte di dolore, notte di tenebre. Venne il demonio... Mi apparve sotto forma di un serpente spaventoso: era della grossezza di una persona, coperto di squame lunghe e schifose. Si arrotolava in modo da sembrare non uno ma una montagna di serpenti. Ne restai sbigottita... - Sei condannata all'inferno: di' che vuoi il piacere, di' che vuoi peccare. O desisti dalla tua offerta di vittima o schiaccio questo tuo corpo e ti inghiotto. - Cos dicendo faceva una mossa come per inghiottirmi. Nei momenti pi disperati invocai l'aiuto del Cielo... Come Ges vigila e difende chi non vuole offenderlo! Fui liberata... Nonostante la notte fosse luminosa, io rimasi nella pi grande oscurit e in una tristezza di morte... Al mattino, dopo la Comunione, Ges mi parl con la sua consueta dolcezza: Figlia mia, colomba amata, bianco giglio, vieni e ascoltami. Lo sposo che ama fedele, confida alla sposa i suoi dolori e dispiaceri. Guardami, sono triste! molto ferito il mio divin Cuore. I peccatori non desistono dai loro crimini. Mi offendono sempre pi con disonest ed impurit. Il piacere, la carne, la maledetta carne! Anche dai sacerdoti sono tanto offeso... Fanno strage, scandalizzano tanto! Coraggio! Dammi riparazione con i

76

combattimenti contro il demonio... Il dolore figlio dell'amore. con dolore e amore che dai vita ai figli miei. Questo dolore e questo amore potevano essere partecipati soltanto da una vittima, cui fu dato di compiere sulla terra la missione pi alta e sublime. Gli amici della mia causa portano nelle loro mani il labaro del trionfo e della regalit divina. Coraggio, figlia mia. E Ges che te lo chiede: coraggio! Ti rendo simile a Me. Anch'io fui perseguitato. In tutti i tempi la mia Chiesa e ci che mio furono oggetto di persecuzione. Come non deve esserlo ora la mia causa pi ricca, la missione pi difficile? Coraggio, amata! la rabbia di Satana. Venne poi alla mia destra Mammina. Mi chiese di aver coraggio in nome del suo Figlio divino: - Animo, animo, figlia mia! Te lo chiedo in nome del mio amore e in nome del tuo e mio Ges! Accetta, soffri tutto. Consola il suo Cuore ferito dai peccati del mondo. E ora vengo a confermare le parole del mio divin Figlio. Sei regina dei peccatori, sei regina del mondo. Accetta il mio santissimo manto, tuo; rappresentami. Avvolgi in esso, colloca attorno a te coloro che ti sono pi cari e che pi da vicino partecipano al tuo dolore. Prendendosi cura della causa del mio Ges, sono cari al tuo cuore, al mio e al Cuore del mio Figlio benedetto. Coloro che abbiamo associato alla tua sofferenza sono quelli che pi da vicino vogliamo purificare e santificare. Colloca poi attorno a te tutti i peccatori. Puoi coprire con il mio manto il mondo intero. Basta per tutti. Accetta la mia corona. Sei incoronata da Me. Sei regina! - Mio Dio, che vergogna! Come ero piccola, meschina, di fronte a Mammina!... (diario, 2-12-1944). Ges mi consegn l'umanit (Momenti della Passione) ... Come una colomba che nell'oscurit non vede la via, sto muovendo nell'aria le ali legate senza poter n scendere n salire, timorosa di cadere irrimediabilmente. O mio Dio, che sar di me?... Stamane assai presto era grandissimo il dolore che sentivo in me: erano molto forti la ripugnanza e la vergogna che mi causava la vista di tutto il popolo che si preparava in attesa di nuovi avvenimenti. Mi pareva di vedere gruppi, qui e l, a fare commenti. Mio Dio, mi attende il venerd! Che paura! Tutto questo che sento e vedo avvenuto in Te, o Ges! Sono sofferenze tue, che hai sopportato per amor mio! Il mio sguardo mi pare che penetri nell'intimo di tutta la moltitudine che riempie le strade: la mia anima sente tutto. Sul fianco di una altura, presso l'entrata della citt, la pianta di fico maledetta da Ges; pi in basso, qualcuno porta sul capo un'anfora di acqua; avvengono abboccamenti: parlano, si preparano a nuovi avvenimenti. Vedo tutto, sento tutto. Quanto soffro in silenzio! Quella pianta di fico ricordo di averla veduta verde; oggi secca, come legna vecchia per il fuoco. Io non pensavo affatto a tutto questo; anzi, sentendo che iniziavo a rivivere queste scene, cercavo di distrarmi e di far conto di non sentire nulla. Sforzo inutile. Questi sentimenti si ravvivavano sempre pi nella mia anima. Mi sforzavo di non voler sentire, non per sfuggire al dolore n alla volont del mio Ges, ma per il timore di confondermi e di illudermi. Mi sono per convinta che non erano illusioni. Ges, nel vedere il mio timore dell'inganno, non poteva lasciarmi ingannare. Nessuno come Lui sa che non voglio ingannare alcuno... (diario, 7-12-1944). ... Venne Ges, mi riscald con il calore del suo divino amore. Mi disse: - Il tuo dolore, figlia mia, dolore di salvezza. Il mare immenso di sangue che sgorga dal tuo cuore il luogo ove sono immersi i peccatori. E' nel sangue del tuo dolore che essi sono purificati. Sei una seconda arca di No. In te racchiudo i peccatori; in te, come in quell'arca, racchiudo tutto per la vita del nuovo mondo. Il tuo dolore, la tua immolazione sono dolore e immolazione di vita pi per le anime che per i corpi. Coraggio, figliolina! Non temere nulla. La pioggia che cade sulla nuova arca non di condanna, ma di salvezza:

77

pioggia di umiliazioni, disprezzi e sacrifici. L'arca non in pericolo: naviga nelle altezze. Una volta abbassate le acque della persecuzione, il mondo vedr la ricchezza di salvezza che l'arca conteneva. Figliolina mia, con Me la mia Madre benedetta, ascolta ci che ti dice. - - Figlia mia, eccomi con il mio divin Figlio a consegnarti l'umanit e a chiuderla nel tuo cuore. Le chiavi restano in mano a Ges e alla tua cara Mammina. Ti ho dato il mio manto e la mia corona di regina: sei stata coronata da Me. Sei regina dei peccatori, del mondo, scelta da Ges e da Maria. Oggi, giorno della mia concezione immacolata, ti consegniamo il tuo possedimento regale. Da oggi tuo, guidalo, custodiscilo. Custodiscilo sulla terra cos come dopo lo custodirai e guiderai dal cielo. Ho scelto questo giorno festivo in mio onore, perch in unione a me sia festeggiato il giorno di questa consegna della umanit... - Sentii come se mi aprissero il cuore. Depositato in esso qualcosa, lo rinchiusero a chiave. Gli diedero calore. Poi rimasi tra Ges e Maria come in una pressa: talmente mi stringevano fra i loro Cuori divini che mi pareva non poter resistere a tanto amore... Mammina continu: - Figliolina amata, ricevi la vita della quale vivi, ricevi la vita del cielo, ricevila e dlla alle anime. - Ges aggiunse: - Puro giglio, stella scintillante che brillerai notte e giorno, a luce e guida dei peccatori, a luce e guida di quanti mi vorranno seguire ed amare con amore molto puro e forte, coraggio, non temere la guerra del mondo... - ... O Concezione pura, o Madre di Ges, custodisci il mio corpo inchiodato sulla croce, alla croce abbracciato... - Ricevetti nuove consolazioni da Ges e da Mammina, feci loro la consegna di me stessa, di coloro che mi sono cari e infine del mondo intero, includendo quelli che pi mi fanno soffrire. - Mammina, metto nelle tue mani l'umanit... Salvala, solo Tu lo puoi. Mi sento tutta confusa e vergognosa per questa consegna del mondo. Che pu mai questa mia miseria senza la vostra protezione? O Ges, o Mammina, mi consegno a Voi, come il soldato che vuol combattere per difendere il vostro regno. Voglio lottare e obbedire: comandate! Io, con la vostra grazia, far frutto; sar forte. Con la grazia e la forza dall'Alto sar salvo il mondo... - (diario, 8-12-1944). Un piccolo raggio di luce Nella mattinata di oggi, per causa del mio dolore, non potevo fare le mie orazioni, n prepararmi, come dovevo, a ricevere la Comunione. L'anima si lacerava come uno straccio logoro, filo per filo, si polverizzava, si dissolveva... Neppure la venuta di Ges mi diede sollievo e gioia. Rimasi nello stesso stato d'animo. Lo ringraziai come meglio potei. Mi posi poi a leggere la corrispondenza che mi avevano consegnato. La seconda lettera che lessi fece brillare un piccolo raggio di luce nella mia anima. Si sollev da me il peso schiacciante che opprimeva tutto il mio essere: senza venire meno alla santa obbedienza, d. Umberto pu scrivermi per alleggerire cos un poco il mio dolore e darmi luce fra tante tenebre Non so come, in un impulso di amore, potei inginocchiarmi sul letto, alzare le mani, recitare il Magnificat : prehiera che faccio sempre quando ricevo da Ges una attenzione, sia che venga a ferirmi, sia che venga ad addolcire la mia sofferenza... Con mia sorella e le mie cugine cantammo lodi a Ges sacramentato e a Mammina. Dopo, caddi sul mio letto e ritornai sulla mia croce amata. La gioia mor subito. Accetto tutto come Ges vuole. Non sono solita abbandonarmi alla gioia, ma se lo facessi, mi sentirei sollevata per poco tempo: improvvisamente nasce, improvvisamente muore. Le stesse estasi muoiono come cose che non mi riguardino. Trascorsi il resto della giornata immersa nella sofferenza, sentendo nella mia anima l'umiliazione per cui passarono i padri salesiani per colpa mia. Per avere fatto del bene e sollevato una povera anima, hanno pure sofferto. Ma come dolce soffrire per amore di

78

Ges e delle anime!... (diario, 9-12-1944)... Grazie a Ges e a Mammina, oggi posso respirare; e anche mia sorella e la mia famiglia. Sia benedetto il Signore!... Non le ho scritto, come desideravo, perch non potevo. Creda, mio buon padre, che non fu per dimenticanza. Quante volte pensai di farlo, ma non fui capace! Si impossessava un tale timore di essere causa di maggior sofferenza per lei, cosa che non voglio affatto, che, per quanto mi sforzassi, non ero capace di dettare qualche parola. Per continuai a pregare e a soffrire per tutti. Questa dolorosissima prova non mi strapp dal cuore la grande e santa stima che ho per loro; anzi, la aument. Il Signore mi fece sentire che la colpa non era del suo superiore; al contrario, mi afferm spesso che egli innocente. Ma anche se non lo fosse, non dovevano, per causa mia, soffrirne gli altri: io sarei stata sempre la stessa e non avrei tralasciato di pregare per lui. Ieri, quante volte guardai la foto della vostra cappella per "vedere" se vi era Ges esposto e se vi "vedevo" in adorazione. Non "vidi" nulla`. Vi accompagnai in ispirito; pregai e soffersi per tutti. Vi affidai alla Madonna durante l'estasi del pomeriggio ed in particolare coloro che fecero la vestizione e presero la medaglia: Mammina, fa' che essi siano puri e che d'ora in avanti non macchino le loro anime neppure con un solo peccato veniale deliberato... (lettera a d. Umberto, 9-12-1944). Convertitevi, convertitevi, peccatori! ... Sono stanca per tanta sofferenza; il corpo vien meno, ma la volont pronta: brama e vuole solamente la volont divina. In questi ultimi giorni cominciai a sentire pi che mai, e oggi in modo quasi insopportabile, le ansie di salvare il mondo... Voglio tutto il sacrificio e di buona volont mi lascio immolare per salvarlo. Vorrei avere in mano un pugnale per aprirmi nel cuore una piaga tanto profonda che mi desse sangue a sufficienza per scrivere su tutta la terra: convertitevi, o peccatori, non offendete pi Ges! Il cielo tanto bello! Ed Egli cre tutti per il cielo . Vorrei andare in ginocchio, bocconi, in tutte le parti del mondo, per lasciare ben visibili, in ogni palmo di terra, scritte da me e con il mio sangue queste parole: Peccatori, convertitevi, convertitevi! . Non so che cosa devo fare di pi, mio Ges, per Te e per le anime. Durante la notte subii gli assalti del demonio... Vidi abissi senza fine. In mezzo a sporchi detriti stavano grandi serpenti ed enormi coccodrilli che tormentavano e terrorizzavano una moltitudine che penso fossero le anime cadute laggi. Stanca per la lotta, e timorosa di cadervi dentro, non potevo invocare Ges. E il demonio mi diceva: - Invoca me, di' che vuoi me, che non vuoi Dio, che vuoi il peccato e il piacere. - ... Solo nei momenti pi tremendi, verso la fine della lotta, potei invocare il Cielo... Nello stesso luogo dove erano gli abissi mi apparve un bel giardino pieno di fiori, di varie qualit. Che belli! Fra di essi cadevano raggi molto brillanti, pi brillanti dell'oro. Contemplai tutto senza saperne il significato. Nel medesimo istante, Ges mi disse: - I fiori di questo bel giardino sono le tue eroiche virt. I loro petali sono fini, delicati, il loro profumo attraente; i raggi sono del mio divino amore. Non piangere, figliolina; la tua purezza non si macchia nei combattimenti contro il demonio; tu ne esci ogni volta pi pura e piena di fascino. la riparazione che Io esigo da te. Se non vi fosse questa riparazione, cadrebbero negli abissi che hai visto ora tante e tante anime, rimanendovi l eternamente... - (diario, 11-12-1944). Un nuovo tormento per l'anima mia, che mi fa soffrire e non mi lascia tranquilla: vorrei nascondermi in uno scrigno, che nessuno sapesse n potesse aprire; vorrei stringermi le braccia sul cuore con una stretta che nessuno potesse svincolare, perch voglio difendere non so che cosa che mi stato consegnato e che devo vegliare e custodire. - Mio Dio, non so come riuscire a difenderlo, conservarlo bene e conservarlo tutto. Mi rifugio, o Ges, nel tuo divin Cuore; sia esso lo scrigno benedetto che conservi me per sempre e questa

79

consegna che mi stata fatta e mi d tante preoccupazioni. L, star bene, sar sicura. Non correr pericoli; n io n ci che devo custodire. Custodiscimi per sempre. Chi soffre con Me, con Me vince (Momenti della Passione) gioved, gi notte. Grande tormento. Ogni venerd che si avvicina per me una morte. Sento come se mi trovassi in un banchetto di gioia ed io parlassi con chi parla e sorridessi con chi sorride. E la mia anima, in grande agonia, lascia la terra, sale al cielo per esclamare: - O mio Dio, che cosa mi attende! - Mentre perdura quel banchetto di gioia, il cuore, l fuori schiacciato, maltrattato, schernito e disprezzato. Tutti sorridono con sarcasmo in attesa di nuovi avvenimenti. - Ges, sono la tua vittima e nulla pi. - (diario, 14-12-1944). Prima dell'aurora mi svegliai da un leggero sonno. Mio Dio, venerd. Cadde su di me una notte oscura. Ad ogni momento che passava mi pareva di camminare verso la morte; non come chi cammina con amore e gioia, ma come chi, per la morte, sente il pi grande orrore e la maggiore ripugnanza. Immersa in questo dolore, giunse l'ora della Comunione. Feci le mie richieste a Ges. Mi parl. Ricevetti forza per resistere al dolore e sopportare gli spintoni, le beffe, gli scherni che ricevevo. Dovevo soffrire tutto in silenzio, senza aprire bocca. Sentivo il dolore di Qualcuno che piangeva nel vedere quanto io soffrivo. E questo Qualcuno era amore di Madre. In silenzio unii il mio dolore a quel dolore. Venne Ges e con tenera e dolce voce mi disse: - Figlia mia, unisci il tuo dolore al mio; addolciscilo nell'amore del mio Cuore divino; Io addolcisco il mio nel tuo. Tu mi ami; da Me sei amata; sei scrigno di ricchezza, depositaria dei doni divini. Figlia mia, angelo caro, il tuo dolore serv per adornare il manto e la corona che la tua Mammina ti ha consegnato... dolore di gloria, dolore di salvezza. un mare di martirio; un mare di immolazione. Figlia mia, giardino celeste di fiori divini, prato verdeggiante che alimenti i peccatori; alimentali di grazia, di purezza e amore; custodiscili, guidali, pastorella divina, pastorella scelta da Ges. Purificali per Me! Guidali, dirigili al mio divin Cuore. Figlia mia, maestra di scienze divine, conserva ci che, otto giorni or sono, fu depositato nel tuo cuore da Me e dalla Madre mia benedetta: il mondo, sono i peccatori... Mia figlia, in te scritto tutto ci che divino. In te impareranno ad amare; in te impareranno a soffrire; in te apprenderanno a conoscere come Io mi comunico alle anime. Non lo sanno, non lo studiano e fanno, con ci, soffrire tanto il mio divino Cuore. Coraggio! Chi soffre con Me, con Me vince. Piangeranno lacrime di pentimento nel vedere che il tuo nome, ora cos macchiato, glorificato con Me e con la mia Madre benedetta, sulla terra e nel cielo... Quando, anni or sono, ti dicevo che sono Io il tuo direttore, mi riferivo a questi tempi. Non era per accantonare il tuo direttore. S, avevo bisogno di lui, unito a Me, per guidarti e portarti alle altezze che il mio divino amore esige. Io gi vedevo la crudelt e le persecuzioni degli uomini. Coraggio! Il tuo nome, che senti macchiato, tra poco sar nominato con rispetto e con Me lodato. - ... (diario, 15-12-1944). Tentano di rubarmi ci che ho nel cuore ... Non so vivere. Sono stanca per lo sforzo di conservare in me ci che Ges e Mammina mi consegn. Sento come se fossi sempre con le braccia incrociate sul petto, molto strette per difendere e custodire [quel tesoro]. Altre volte corro pazza, per sfuggire ad un grande assalto. Viene su di me non so chi. Una moltitudine innumerevole vuole rubarmi ci che ho nel cuore, e io sfuggo all'impazzata per nascondere tutto. Voglio avvolgere attorno a me catene robuste, grosse catene, perch nulla mi sia rubato. Duro tormento per la mia anima: nulla ottengo.

80

In quelle ore di sofferenza ebbi un terribile assalto del demonio. Sentii come se mi avesse rubato tutto: rimasi senza cuore, senza petto, senza nulla. Ero come un semplice guscio d'uovo che dentro non ha pi nulla. Sentivo che quella refurtiva era stata portata molto lontano. Il demonio voleva obbligarmi a dire: - Non voglio custodire nulla dentro di me; voglio peccare, voglio godere! - E mi affermava che io peccavo... Rare volte riuscii a chiedere soccorso al Cielo... Ero in un bagno di sudore, con una stanchezza da non potersi dire. Infine riuscii ad esclamare: - Mio Ges, non ne posso pi! - Cess l'assalto, ma io non potevo muovermi. Tristissima nel vedermi privata di quel tesoro immenso che avevo posseduto in me, e con il timore di aver peccato, mormoravo: - Mio Dio, mio Dio! E io sono senza luce, senza guida, senza un sacerdote cui confidare tutto! O Cielo, o Ges, o Mammina! E Ges venne: - Non hai peccato! Io sono con te! - Dopo alcuni istanti incominciai a sentire che avevo ancora in me quel ricco tesoro che il demonio mi aveva fatto sparire. La mia anima ne sent molta gioia e io volevo abbracciare e baciare quella ricchezza: provavo il gaudio di una madre che, avendo perduto il figlio, lo ha ritrovato. Non so dire la preoccupazione che questo mi d: timorosa sempre che qualcuno possa rubarmelo... (diario, 18-12-1944). ... Vive il dolore; il dolore torturante del mio corpo e della mia anima. Il corpo soffre molto, ma assai pi l'anima. Non so dire nulla, ne do solo una pallida idea: l'anima soffoca nell'essere tanto crudelmente oppressa e spremuta; le mie colpe, la mia ingratitudine verso Ges mi stanno sempre davanti; il timore di ingannarmi e di ingannare gli altri sa, la paura di peccare nelle lotte contro il demonio... Che triste vita! Voglio vincermi. Voglio credere alle parole di Ges e mi costa tanto! Come pu essere che io non mi bruci in mezzo a tanto fuoco? Ed ora, il nuovo tormento di voler custodire in me ci che Ges con Mammina mi consegn il giorno otto. Mi pare di essere continuamente assalita. Vorrei nascondermi sotto terra, ove nessuno sapesse, perch non mi rubino ci che il Cielo mi don e che sento essere una ricchezza senza uguale. Ges sia con me! Passano i giorni e non ho un sacerdote che mi tranquillizzi, che mi animi nel cammino. Povera me! Sono nata per questo. Fossi nata anche per amare il mio Ges e la mia cara Mammina come vorrei e come Essi sono degni di essere amati!... Mi pare di essere nata soltanto per vivere morta. Non so dire altro. Il dottore e la sua signora hanno passato qui ieri alcune ore per farci compagnia e coraggio. Oh, quanto devo al mio santo medico!... (lettera a d. Umberto, 20-12-1944). Sei la mia Alexandrina trasformata in Cristo ... Il demonio fa tremendi assalti al mio cuore: vuole entrarvi per rubare la ricchezza che gli fu consegnata... sento una stanchezza tale che rimango prostrata... - Ges, tutto per tuo amore: non ho forza per respirare; a poco a poco ho perduto tutto il sangue; mi pare di esser moribonda. - Cominciai a sentire nella mia anima una pace dolce e soave: era pace celeste, mi pareva di lasciare il mondo, di andare a godere il cielo. Rimasi per molto tempo come chi dorme soavemente ab, riscaldata da un calore che mi ardeva nel cuore e mi irradiava tutta. Ges cominci a parlarmi: - Figlia mia, non vivi la vita del mondo: tu sei staccata da tutto quanto gli appartiene. Vivi del cielo, vivi di ci che divino. I tuoi sentieri sono i sentieri di Cristo: per questo che non sei compresa. sublime la tua missione, angelo mio: la pi ricca delle missioni. E questo il motivo dell'odio e della persecuzione: odio del demonio per le anime che gli rub, persecuzione del mondo perch non comprende la vita che vivi, cio la mia Vita nelle anime... dolore per il mio Cuore divino vedere il tuo dolore. necessario che gli uomini studino profondamente per comprendere la vita di Cristo nelle anime.

81

Quando ti creai, ti ho fatta con la perfezione necessaria a compiere la missione pi sublime. Cos destinai gi le anime che ti dovevano guidare, anime che comprendono, anime che vivono soltanto la mia vita, la vita intima con Me. Chi si prende cura di te, si prende cura di Me. Sarebbe mio desiderio che tutti i miei discepoli [i sacerdoti] studiassero queste scienze divine: non le studiano, non le comprendono; do loro le luci necessarie e tentano di spegnerle; ma invano! In tutti i tempi ebbi bisogno di vittime, ma ora pi che mai. Ti destinai ad essere immolata in questa epoca in cui l'umanit si immersa in un mare immenso di fango, di vizi. questo che senti rubarti: il mondo. il vizio che pu pi dell'uomo; il vizio il ladro di tutto ci che mio. O pastorella, regina del mondo, sono Io, Ges, che ti ho scelta e ti elevo a tanta altezza... Ascoltai tutto senza dire parola. Egli parlava ed io ardevo in un fuoco consolatore che mi univa di pi al suo divin Cuore. - O mio Ges, che cosa Ti dar mai? Quanto pi dici, tanto pi si impossessa di me la coscienza della mia piccolezza. Mi umilio, mi umilio, o Ges! Ho vergogna della mia miseria e che Tu possa utilizzare me per fini cos alti. Sei Tu che lavori, Ti fai conoscere, parli delle tue grandezze. Tutto Ti appartiene. - Violetta amata, asilo puro ove abito! Abito in te qui in terra come in cielo tu abiterai con il mio eterno Padre: sei la mia Alexandrina trasformata in Cristo, solo in Cristo. Grazie, mio Ges, mio Re d'amore! (diario, 22-12-1944). Con tale stanchezza, con tale sofferenza potr rimanere molto tempo in questo esilio? Mio Dio, se vuoi, resisto a tutto. La mia stanchezza dovuta alla sofferenza, al volere abbracciare il mondo, abbracciarlo in una stretta eterna. Vorrei vederlo tutto in un inno di lode a Ges, in un incendio di amore divino. Non so cosa desiderare di pi; non so dove nascondermi con esso. Vorrei volare al cielo e portare con me il mondo, tutto il mondo; non lasciare qui nessuna creatura. Voglio salire con lui e una forza invincibile, o cos mi pare, mi trascina in basso, tentando di rubarmelo: non so cosa sia... In queste ansie dolorose di volere purificarmi e purificare il mondo, di amare il mio Ges e fare di tutto perch il mondo Lo ami, e nel non sapere come riuscirvi per me e pi ancora per l'umanit intera, cominciai a piangere lacrime amare, viste solo dal cielo. Offersi di nuovo a Ges il mio cuore e Gli chiesi che venisse a nascere in esso... (diario, 24-121944). Sono nato nel presepio dei tuo cuore I giorni di festa sono tutti per me di profonda tristezza. Mi sforzo sempre, per consolare chi mi attornia, di mostrarmi contenta: la mia gioia finta. Guardo a Ges e a Mammina, innalzo il mio pensiero al cielo e per amore accetto il dolore. per l'amore che la tristezza diventa gioia per me. Non guardo alla terra, mi tengo fissa al cielo: soltanto con il cielo le spine sono rose, il dolore dolcezza. A mezzanotte di Natale, oltre alla notte che avevo nell'anima, dolori acutissimi straziavano il mio corpo: non piangevo, ma gemevo. Soltanto Ges sa quanto soffrivo. Udii i mortaretti ed i rintocchi delle campane. Chiesi di portarmi la statuetta di Ges Bambino: accostatala al mio petto, volevo riscaldarla. Il calore che riuscii a dargli non era quello che avrei voluto: avrei voluto bruciarla con fuoco di amore. Desideravo dirgli molte cose, ma non sapevo. Lo strinsi al mio petto dolcemente e continuai i miei gemiti. Sono certa che Ges li accett e non rimase triste. Nessuno come Lui vedeva quanto soffrivo; nessuno come Lui sa che se gemo per amore; che gemo ma solo quando non ne posso pi.. Non so quanto tempo trascorse. So che passai ad un'altra vita e udii Ges nel mio cuore: - Sono nato nel presepio del tuo cuore, mia figlia. lo sposo che viene alla sua sposa... Regina d'amore, come sto bene qui. Il presepio che mi dai non rozzo come quello di Betlemme: soffice

82

delle tue virt. Nel tuo presepio non sento i rigori del freddo: sono riscaldato con l'amore pi puro e bruciante. Sei la mia stella, che guidi il mondo, come la stella guid allora i Magi sul cammino verso Betlemme. Di' a tutti, figlia mia, a coloro che hanno cura di te, a coloro che ti sono cari e ti amano e ti attorniano, che do loro l'abbondanza delle mie grazie, un'onda del mio amore divino, un luogo speciale nel mio divino Cuore, con la promessa del cielo. - ... (diario, 25-12-1944). Nel mondo vedo Ges ... O mio Dio, corro verso la morte e la morte corre verso di me. Il mio capo torturato; il mio corpo fatto a pezzi dai terribili martirii: una piaga viva... Per grazia e grande misericordia del Signore, non sono disperata: sento l'effetto della disperazione, ma sono calma e serena, assetata di maggiore dolore, di maggior purificazione e amore. Con questo soltanto il mondo sar salvo; solo con queste forti catene lo potr catturare. ... La vita fugge: fugge per dar vita, cammina pazzamente a salvare il mondo. - Ges, dammi il dolore che io amo, dammi la purificazione che tanto bramo. Racchiudimi in Te e nella tua e mia cara Mammina. Ascolta la mia anima in questo grido continuo di agonia per il dolore che sente e per le ansie di consegnarti il mondo: lo vorrei nelle mie mani per offrirtelo come il sacerdote vede nelle sue mani l'Ostia consacrata e La offre all'eterno Padre. Ges, custodiscimi! Guarda le mie ansie angosciose ed immolami come Ti piace, affinch Ti doni amore e con l'amore l'umanit. Vorrei dirti molto, ma, siccome non so, non dico nulla. - Fra queste ansie, venne Ges: - Figlia mia, angelo della terra, fiore amabile, fiore candido di paradiso! Vieni, mia figlia, a ricevere un'altra prova dei miei sponsali con te, della mia unione coniugale. - In questo momento Ges prese la mia mano, mi baci, mi accarezz e mi strinse dolcemente a S. Rimasi come immersa in un mare di delizia, in un mare d'amore. Ges continu: - Ricevi una effusione del mio divino amore. Ricevila perch la tua vita e tu sei vita per le anime. Coraggio, ancora un poco: il tuo cielo vicino. Tra breve la tua anima, staccata dalla terra, voler al cielo come la bianca e pura colomba al suo nido. Il tuo nido il cielo presso il trono della maest divina, a fianco della mia Madre benedetta... Presso di Me, figlia mia, continuerai a vigilare, a governare il tuo possedimento regale della terra... Quanto ti debitrice l'umanit! Quanto ti deve il Portogallo! Il mondo dovrebbe essere distrutto... Chiedi, chiedi di nuovo preghiera e penitenza... - Ges infine aggiunse: - Sar in un'estasi d'amore sprigionato dal dolore che volerai in cielo. - ... (diario, 29-12-1944). ... Volendo abbracciare tutta l'umanit giungo ad esclamare: - O mondo, impazzisco per te! Quanto ti amo! In te vedo Ges. - Vorrei dire tante cose su queste ansie che mi consumano. Come pu avvenire questo: amare il mondo, aborrirlo, volerlo possedere, volerlo lasciare? - Mio Ges, mio Dio, fissa in me il tuo sguardo, custodiscimi: cos vincer. - ... Stava terminando l'anno e io non avevo nulla da dare a Ges... A mezzanotte lo ringraziai per tutti i benefici dell'anno e per quanto mi aveva fatto soffrire. Chiesi ai miei di recitare con me il Te Deum ... (diario, 31-12-1944). 1945 La tua vita dolore che d amore (Momenti della Passione) ... Ges, quali sono le carezze [= sofferenze] che ricever da Te in questo nuovo anno? Sono piena di timore, pi ancora, di sgomento. Venga ci che deve venire. Per quanto potr essere ferita ed umiliata, con la tua grazia divina, a tutto dir: - Benvenuto; si faccia la volont di Ges! - ... Vorrei nascere ora, ma conoscerti gi, per non macchiare per

83

nulla il mio corpo; vorrei che con me rinascesse il mondo intero e che tutto gi ti conoscesse, per non lasciarsi macchiare... (diario, 4-1-1945). ... Sento che tante strade sono bagnate con il mio sangue. Vedo tanta rivolta e indignazione... Il mio corpo una sola piaga. Il sangue del capo, spillato dalle spine, mi bagna tutto il corpo. A braccia aperte mi consegno alla croce: mi lascio crocifiggere. Un grido continuo: - Padre, Padre mio, anche Tu mi hai abbandonata! Sono la tua vittima; mi do a Te per le anime. - O mio Dio, se io avessi volont, preferirei l'inferno a questa sofferenza [rivivere la Passione] e ai momenti dei miei colloqui con Te. S, perch l, non parlandoti e non ascoltandoti, non temerei di ingannarmi e di ingannare nessuno e non sarei tanto perseguitata dal mondo. Perdonami lo sfogo: sento orrore all'inganno e alla bugia. Sento timore di me stessa e paura dei venerd: sparissero e sparissi anch'io nel tuo amore infinito! Venga tutta la sofferenza, venga la croce, venga la morte. Abbraccio tutto: sono la tua vittima, Ges. - Da queste sofferenze passai ad un profluvio di luce, pace e dolcezza... Ges mi parl: - ... stato un anno di amore, un anno colmo di salvezza. Figlia mia, fiore angelico, beniamina della divina Trinit, beniamina di Maria e di tutta la corte celeste, il tuo dolore ha arricchito il cielo ed scritto in lettere d'oro... Ti attende un anno di amarezze ma anche di gioie: le sperimenterai come sole che appare e rapidamente si nasconde tra le nubi. Ma non temere: questa la tua vita. vita che d vita; dolore che d amore... - (diario, 5-1-1945). La gratitudine di Alexandrina ... Ha capito dai miei scritti ci che Ges ha chiuso nel mio cuore? Che tormento per me! Non so come custodire e difendere tesoro cos prezioso! La mia anima in continua agonia; la mia vita sempre piena di timori; il demonio instancabile nel tormentarmi. Di qui, quanta tortura, amarezza, dolore! Affiora in me ci che cattivo: debolezza e miseria. Ci che di Ges non arriva a vivere: appare e fugge tosto verso di Lui. Oh, se mi facessi comprendere, se avessi un po' di luce, se amassi un po' Ges e le anime! Allora sarei felice; la mia gioia sarebbe piena! Mio buon padre, se mi conoscesse, non avrebbe di me cos santa stima. Non arriver l'ora in cui lei potr venire qui? Ho tanto bisogno di luce e di guida! Come resister a questi furti [dei due direttori spirituali] che mi hanno fatto? Mio Dio, perdono a tutti! Ho ricevuto quanto mi ha mandato i. Molte grazie come prova della mia gratitudine per tanti benefici. Sono certa che Ges ne contento: Egli ama la gratitudine per ci che da Lui riceviamo e le promette perfino nuovi benefici e grazie. Si degni Lui di ripagarle tutto. Per favore, ringrazi i padri e tutti di codesta Casa per le preghiere e gli auguri inviatimi... (lettera a d. Umberto, 5-1-1945). ... Mi spiace di non avere istruzione: in primo luogo, per non sapere parlare a Ges, amarlo, ringraziarlo, lodarlo come merita; anche se rimanessi in ginocchio tutta l'eternit non gli pagherei mai quanto ho ricevuto da Lui; in secondo luogo, per ringraziare il mio caro medico con quelle parole di lode e di riconoscenza che merita. Ges, con la sua bont infinita, supplisca come soltanto Lui sa e pu fare. Da parte mia so dire soltanto grazie per quanto fa per questa poveretta che nulla pu, nulla sa, nulla vale. Che sarebbe di me se Ges non l'avesse posto al mio fianco in questi tristi giorni della mia vita, in tutto rivolta, disprezzo, calunnia e umiliazione? Che mare di dolore! E io tanto sola, senza luce, senza guida nel mio cammino orribile! Tenteranno di rubarmi anche il mio santo medico, che tante volte mi stato di appoggio con parole di grande conforto e con sante attenzioni? Avverr come hanno fatto con coloro che erano luce e sostegno alla mia anima?

84

Sia lodato Dio in tutti; con tutto sia amato e riparato; di tutto si serva per salvare il mondo intero. Se mi lasceranno sola, rimarr Ges con me! Che io muoia di dolore, di abbandono, di disprezzo, purch nel mio cuore rimanga sempre Ges, che gli uomini non mi possono rubare! Soltanto il peccato, soltanto il demonio lo possono. Ma costa tanto questa vita amara! Solo con lo sguardo in Ges crocifisso, solo per suo amore e per le anime la si pu sopportare... (lettera al dott. Azevedo, 8-1-1945). Insidie violente e persistenti ... Come sono tremende le insidie del demonio! Soffro tanto per questi assalti! Se il mondo sapesse che cosa l'inferno, cos' la perversit e la furia del demonio, certamente non peccherebbe tanto! Stanotte venne contro di me con una violenza che pareva voler tutto distruggere. Malizie, parole e lezioni sconce. Il mio corpo pareva gi disfatto per tanta stanchezza... - Non voglio peccare, mio Ges, voglio l'inferno piuttosto che il piacere. Ci che io voglio, o Ges, non perdere un momento di consolazione e di riparazione per Te e di salvezza per le anime... - Bastarono queste parole perch il demonio aumentasse la sua furia... Fugg soltanto alla voce di Ges che disse: - Se tu potessi vedere, figlia mia, come sono offeso in quest'ora contro la virt della purezza, moriresti di orrore e di dolore. Ma la tua riparazione mi fa dimenticare le molte offese. Questa consolazione posso averla soltanto da una vergine di purezza angelica. - ... Eccomi pronta per tutto, mio Signore!... La purezza la virt che maggiormente amo e per cui soffro di pi: solo per Tua grazia e misericordia non Ti ho offeso gravemente... (diario, 8-1-1945). ... [Il demonio mi dice]: - Dnati a me, come ti sei donata a Dio; bacia me con amore come baci il crocifisso. Guarda che io non ti faccio soffrire...; bada che Dio non ha cielo da darti. Godi con me, godi i piaceri del mondo. Egli mi impedisce di invocare Ges. Si colloca fra me e Lui perch non mi oda e danza davanti a me. Mi d i suoi ordini delittuosi e, siccome non cedo, si arrabbia e sento come se mi torcesse e pestasse tutta. Il mio corpo sembra rimanere infranto da lui. Sono soltanto gli effetti perch non si avvicina fino a toccarmi. Le palpitazioni del cuore si accavallano, fanno un grande rumore. Dopo le lotte, a volte, sento una brezza che mi rialza e mi ricolloca nella mia posizione. Questa notte non fu cos. Caduta di fianco ai cuscini, senza potermi sollevare e nemmeno fare un minimo movimento, non resistevo pi in quella posizione. Molto triste, ripetevo: - Soccorrimi, soccorrimi, Ges! - Sentii Ges al mio fianco: - Figlia mia, amore dell'Amore, il mio divino soffio basta ad elevarti spiritualmente ed anche a rimetterti al tuo posto. - Sentii il soffio di Ges e, nello stesso istante, mi trovai sui miei cuscini. Ges continu: - Dimmi, figlia mia, che vuoi da Me? Il tuo amore! - - Che vuoi che lo faccia? - La tua divina Volont. Ges mi strinse dolcemente al suo divin Cuore e aggiunse: - La mia volont che tu abbia coraggio nelle sofferenze che ti chiedo e che tu ripari in questa forma. Ripara, ripara, mia vergine pura, vergine pazza di amore per Me. - Poco dopo mi addormentai in un leggero e breve sonno... (diario, 11-1-1945). Dolore che salva, amore che tutto vince (Momenti della Passione) ... Che orrore per le sofferenze e le estasi dei venerd, che orrore per gli assalti del demonio! Oggi ho avuto dei momenti nei quali mi pareva che avrei quasi detto di no a Ges per tutto. Mi sentii sola in una prigione con le mani legate, gli occhi chiusi nella tristezza pi profonda, le labbra mute che non rispondevano a nulla. Sentivo il mio corpo lacerato da flagelli e preso a calci. In tale stato, mi venne in mente la sofferenza di quando Ges permetteva la mia crocifissione [fisica]. Sentivo anche il mio sangue scorrere e il cuore come calpestato. Nella mia anima avevo sguardi di tenera compassione

85

per coloro che mi facevano soffrire. Mi terrorizzavano talmente l'inferno e la perdita irreparabile delle anime che amavo quegli orrori invece di aborrirli: li amavo per salvare le anime, convinta che solo il dolore le poteva salvare. Venne il demonio durante queste terribili sofferenze. Combattei e rimasi in un bagno di sudore. Quando tentava di istruirmi sul peccato, mi chiedeva che gli dessi il mio cuore con amore... Orrore, orrore! Momenti di tanto pericolo. Alzai gli occhi al cielo e chiesi soccorso e la lotta cess... Rimasi con lo sguardo fisso al cielo dicendo a Ges che non volevo peccare... - Mio Ges, sono la tua vittima, ma con questo aumento di dolore, di orrore e di paura, non potr vincere: non resisto a tanto. Devi soffrire e resistere Tu: lo sai che da me non posso nulla! - Venne Ges e mi parl tanto affettuosamente: - Figlia mia, fiore solitario, gioiello dell'umanit, dolore che salva, amore che tutto vince, giardino del paradiso, Io ho seminato in te ed il mondo viene a te per raccogliere fiori di virt, fiori di amore. Figlia mia, tesoro nascosto, in te si racchiudono ricchezze divine. Tesoro nascosto, perch quasi tutto ci che Io ho depositato in te resta misconosciuto. Figlia mia, bianca colomba, colomba angelica, la tua vita un gorgheggio di lode a Ges, alla Trinit divina e alla mia Madre santissima. Vengo a te, sono in te... Sei porto di asilo, sei porto di salvezza, sei rifugio dei peccatori, salvezza della umanit. terrorizzante il combattimento? Non temere... - - O mio Ges, sono tanto piccolina, come puoi trovarmi? Sono soltanto miseria, come puoi fissare in me i tuoi sguardi divini? Ho vergogna, non posso alzare i miei occhi a guardarti. Abbi compassione! Sono fiore, sono giardino, sono tutto ci che mi dici perch Tu hai seminato, Tu hai coltivato. Sei Tu il giardiniere, sei Tu il fiore, sei tutto, tutto, mio Ges! Sei il porto di salvezza perch la salvezza stessa sei Tu. Osserva e vedi il mio dolore, abbi compassione. Voglio amarti e non so come; voglio soffrire per salvare il mondo e non so soffrire. Temo di venire meno, temo di cadere e di non rialzarmi pi... - ... Sei la piccola di Ges, sei la piccola di Maria. Con Lei salverai il mondo che ti fu affidato, che devi salvare. Te l'ho dato; tuo; non temere; non ti sar rubato... Ricevi il mio amore: distribuiscilo abbondantemente a tutta l'umanit. Fra poco sar ovunque conosciuto il tuo dolore, sar diffuso il tuo amore ineguagliabile. (diario, 12-1-1945). legato con una sola ala ... Il giorno 13 [gennaio], tra le visite che io pi stimo, ci fu quella di colui che gi aspettavo e che aveva lasciato un vuoto nella mia anima. L'aspettavo, eppure lo ricevetti freddamente: tutto mi era indifferente. Lo guardavo e talvolta mi pareva di non vederlo, come non fosse realt. Era un carcerato uscito dalla prigione, venuto a visitare un cadavere che gli apparteneva. O dolore, amarezza, tenebre spaventose! gi tardi per darmi gioia, gi tardi perch la mia anima possa ricevere consolazione! I miei occhi parevano non vedere il secondo padre che mi avevano rubato; cosa avverr quando mi restituiranno il primo? - Ges, sono la tua vittima: il tuo amore e la salvezza delle anime ad ogni costo, ad ogni costo! E ora soffro per la mia freddezza, la mia indifferenza verso quella persona cui devo tanto. Mi pare di averlo disgustato e ferito: o Ges, tutto per tuo amore! - Durante la notte, quasi sempre sveglia e unita a Ges, in un mare di dolori del corpo e dell'anima, fui assalita crudelmente dal demonio: lottai per quasi due ore... Udii Ges dirmi: - Animo, figlia amata!... La tua morte d vita alle anime. Non ho lasciato provare a te conforto dalla visita del mio d. Umberto n a lui di vederti consolata. Fu a profitto delle anime: fu perch gli uomini vedano ci che un'anima abbracciata alla croce e salda nell'amore di Ges; cos non interpreteranno le cose dal lato dell'entusiasmo. Di' al mio d. Umberto il mio ringraziamento per essere venuto a dar vita

86

all'anima della mia sposa, della mia vittima amata... Da' le mie grazie, benedizioni e amore a lui e a tutta la congregazione. Egli legato per una sola ala: gli stato impedito solo per met di volare. Per questo dispenso benedizioni e grazie a tutta la congregazione... Voglio che ti sostenga, dal momento che non lo pu fare colui che lo desidera, il tuo p. Pinho, cui hanno impedito ogni volo e, non soddisfatti, lo attaccano da ogni lato. - ... (diario, 16-1-1945). Cristo crocifisso in trasparenza (Momenti della Passione) Dove sono incamminata? O Ges, che sar di me? Tutto paura e terrore! Cammino affrettatamente per strade scure e strette. Cado svenuta: mi schiaccia il peso delle umiliazioni. Sono trascinata da ruvide corde. Sento il mio volto per terra, con le guance molto ferite. Il dolore di acute spine mi penetra perfino nel cuore: dolore che pare darmi la morte. Sento le ginocchia, le spalle e tutto il corpo in dolorose piaghe. Piena di vergogna per tanta curiosit, nella tristezza pi profonda che si possa immaginare, cammino a stento, cadendo varie volte. In questo cammino mi viene incontro la donna [Veronica] che ha compassione del mio dolore: con quale tenerezza e amore pulisce il mio volto coperto di sudore, sangue e polvere! Vincoli della pi stretta amicizia legano i nostri cuori. E indicibile ci che vorrei dire di lei, le lodi che vorrei farle; come vorrei che si parlasse di questo suo atto eroico! Giunta in cima alla montagna, che sconforto sento in me! sconforto di amore. Tutto mi causa orrore: la morte, l'abbandono, o mio Dio! In ginocchio alzo gli occhi all'eterno Padre; Gli do il mio segno di accettazione di tutto. Abbasso gli occhi, mi raccolgo in me e, nell'abbraccio pi intimo, stringo l'universo al mio cuore. Mi offro alla morte. I carnefici continuano il loro barbaro compito: quadro terrificante! Che ripugnanza e vergogna di me stessa! Il mio corpo e la mia anima si disfano in lebbra. Attendo la mia ora. Passai dal dolore all'amore, dal Calvario al Tabor. Cominciai a sentire fortemente nel petto l'amore di Ges e la sua divina Presenza in me. Udii subito la sua Voce dolce e soave: - Era mio desiderio, mia colomba diletta, che il mondo conoscesse in quale modo mi dono alla mia sposa, all'anima vergine, che il mondo conoscesse e comprendesse questo amore: l'amore con cui ti amo, l'amore con cui ami Me, l'amore alle anime, l'amore alla croce. Era mio desiderio, grande desiderio, che il mondo conoscesse la tua vita, vita di amore purissimo, vita di eroismo senza riserve. La tua vita un quadro ricchissimo ove riprodotta la vita divina, la vita pi completa di Cristo crocifisso. Gli uomini, figlia mia, si oppongono con mezzi poco edificanti a questa vita che lo volevo fosse conosciuta per il bene delle anime. - - O mio Ges, non avendo volont mia, voglio ci che Tu vuoi. Se non fosse cos, vorrei vivere nascosta; vivere come se non vivessi; vivere come se non fossi mai esistita, a patto per di amarti e di salvare le anime. Ma se vuoi diversamente, il rimedio nelle tue mani: fa' che gli uomini agiscano in altro modo. - No, no, mia cara, non cos. - - Perdonami allora, o mio Ges, se Ti ho offeso. - Sta' tranquilla: non mi hai fatto dispiacere. Dove sono le grazie che Io diedi loro? Non se ne servirono, mi disprezzarono in esse, in esse mi calpestarono. Si servirono della propria volont, del proprio orgoglio, dei propri giudizi e di false luci. Che dolore per il mio divino Cuore! Coraggio, figlioletta, vince la mia divina causa e vincono coloro che per essa combattono. Tu sei vera via, sei strada regale fiancheggiata da ambe le parti dalle meraviglie del Signore. Fortunate le anime, fortunati i peccatori che vi entrano e vanno cos al porto di salvezza. Il tuo sguardo, la tua dolcezza, la tua grazia attirano le anime a te e da te vengono a Me... - (diario, 19-1-1945).

87

Sete di salvare il mondo Non so dire ci che avviene nella mia anima, ma lo sa Ges, sa che non mento... Sento di essere un cumulo di peccati, di corruzione; un cumulo di freddezza, di ingratitudine, di dimenticanze nei riguardi di Ges, mi pare di essere un mare di sangue. Che dolore nel sentire che ho fatto tutto e pi nulla posso fare per il mondo! Ma, mio Dio, che cosa ho fatto io se tutto ci che soffro e faccio non mi appartiene? Il come posso sentire che ho fatto tutto per la salvezza del mondo? Non ho dato per esso la mia vita, ma questa stessa l'ho gi offerta a Ges. Che cosa questo mare di sangue che io sento di essere? Lo sai Tu, Ges: quanto basta. Mi pare che tutta l'umanit vi sia immersa. Oh, se io sapessi ci che posso fare per salvarla! E i poveri bambini del limbo? Non tralascio la mia offerta, la mia richiesta a Ges di andare a battezzarli. Se io potessi, e Ges lo consentisse, vorrei stare in ginocchio fin che dura il mondo, per ottenere da Ges questa grazia: battezzare le creaturine. Mi pare di morire di compassione per loro. E le anime che stanno all'inferno!... La mia anima sente un dolore indicibile, non tanto per i tormenti che soffrono l, ma piuttosto perch non potranno mai vedere Dio. Oh, che tenebrosa sofferenza!... Non so cosa mi dico: vorrei soffrire tutto per rimediare a tutti questi mali. - O Ges, mio amore, Tu vedi, Tu sai la sincerit delle mie parole: non escono soltanto dalle mie labbra, ma dal pi intimo del mio cuore, tra il pi grande dolore e l'agonia della mia anima. S, mio buon Ges: non inganno la mia vita, come qualcuno afferma. Per grazia e misericordia tua non ho mai pensato di ingannare. Vi in me qualcosa di buono e lodevole? Non lo sento, non lo conosco. Ma se vi , appartiene a Te, non mio. Quante spine feriscono questo cuore che non esiste se non per soffrire! Dal pi intimo dell'anima Ti chiedo perdono per coloro che tanto crudelmente mi fanno soffrire. La mia anima sente che molti di costoro vogliono ora pulirsi servendosi di me, ma non possono: io sono uno straccio immondo; si sporcherebbero di pi. Oh, quanto sono addolorata! Ma, piuttosto soffrire milioni di volte, innocente, che una sola volta, colpevole. Non voglio perdere la mia unione con Dio un solo momento... Ho passato tutta la notte sveglia. Ho chiesto molte cosea Ges. Ho ripetuto la mia offerta di vittima. L'ho ringraziata del beneficio di non dormire perch cos posso fargli maggior, compagnia, vivere di pi la sua vita e confidarmi da sola con Lui... Durante queste confidenze a Ges, fui assalita dal demonio. Us astuzia, malizia e parole vergognose che non posso dire... (diario, 22-1-1945). Il sole e la luce del giorno hanno cessato di esistere nel mondo? Mi pare che la notte pi tormentosa ed oscura abbia invaso tutto: non v' luce, non gioia, non vita. Sono morta e sento che sono morti tutti coloro che mi sono cari. venuto il medico. Mi pareva di non vederlo: era come un cadavere vicino ad un altro. Come sempre, nella sua bont e santit cerc di sollevarmi dal mio sfinimento, di infondermi coraggio e fiducia. O mio Dio, che indifferenza! Quanto diceva pareva non riguardarmi. Avevo perfino paura di lui, molta paura. - Ges, toglimi tutto, dammi il tuo divino Amore in cambio di tutto quello che mi togli. Dammi un'infinit di anime; dammi l'immensit del tuo infinito amore. Voglio amarti con questo amore e amarti per quelle anime che ti chiedo. Ho sete, Ges, ho sete; sete che mi brucia e mi consuma; sete che qui sulla terra non pu mai essere saziata; ho sete di amarti e di vederti amato da quella infinit di anime che ti chiedo; ho sete di soffrire, soffrire sempre pi per conquistare c salvare per Te quelle anime. - O mondo, o mondo! Senza volere appartenerti, senza volere amarti, ti amo pazzamente, ti voglio ad ogni costo; non posso lasciarti, mondo caro, senza vederti interamente salvo. Queste ansie, questi desideri non mi appartengono; non nascono da me: io sono morte, soltanto

88

morte. Siano di chi si voglia, appartengano a chi si voglia, sono per Ges; sono per consolarlo, sono per amarlo. - O mio Ges, lega il mio cuore al Tuo; che nulla ci possa separare. Lega a Te anche i cuori del mondo intero. Non voglio che vi sia in questa povera umanit altra cosa all'infuori dell'amore: amore puro al tuo Cuore divino. Voglio che questa mia vita sia tutta una vita solo di lode a Te. Che posso desiderare di pi? Come soffrire di pi? Vorrei strapparmi il cuore e consegnarlo alle fiamme del pi ardente amore e poterti dire: questo l'amore di tutta l'umanit ... - (diario, 25-11945). Ti ho resa simile a Me (Momenti della Passione) ... Che triste gioved! Quanta falsit mi preparano! gi notte: mi sento in un importante raduno, in un convito di grande intimit [ultima cena]; le conversazioni sono orientate a dar conforto. Nella mia anima si presentano due quadri tanto differenti: un tradimento senza pari e un amore senza pari; un amore, una dolcezza, una tenerezza tali verso quel tradimento che nessun cuore le pu comprendere. Quanti richiami pieni di dolcezza verso quel tradimento. Ma il traditore resiste: a nulla si arrende; non si trova bene vicino a quell'Agnello vittima innocente. Non so esprimere la bont e la delicatezza di Ges. Vorrei che la mia anima fosse un libro ove tutti potessero apprendere le manifestazioni di bont, le tenerezze, l'amore di Ges (diario, 25-1-1945). Ges oggi mi chiede due sacrifici: uno dell'anima, l'altro del corpo; dell'anima perch devo dettare tutto ci che sento e soffro, del corpo perch tanto grave il mio stato che non posso muovere le labbra per parlare: mi pare che ad ogni parola che pronuncio mi vengano strappati il cuore e le viscere. Confido in Ges che mi aiuter a dettare almeno le sue divine parole [dell'estasi] ... Fin dal mattino avevo questa impressione: io correvo verso la morte e la morte verso di me; correvo perch impulsi d'amore mi obbligavano a correre. Soltanto il sangue e la morte avrebbero salvato il mondo e io volevo salvarlo. Quante volte, nel tragitto, caddi sfinita, sembrandomi di perdere la vita! Perdere la vita per dar vita mi dava forza, e riprendevo a camminare. Sul Calvario, in croce, il mio sangue usciva a fiotti. Calma e serena, con lo spirito tutto in Dio, aspettavo il momento della pi grande felicit: il momento della salvezza. Poi venne Ges, tanto pieno di amore e di tenerezza per me: - Figlia mia, tabernacolo divino ove io abito, prigione di dolcezza e d'amore! Ho legato il mio Cuore al tuo con i vincoli del pi santo amore. Mi hanno legato a te i tuoi lacci incantevoli... Nulla ci pu separare; non vi nulla che possa tagliare i vincoli coniugali che ci uniscono. O mia colomba... per il tuo amore serafico il mondo mi amer... Sei e sarai sempre la calamita dei peccatori. - O s, Ges, voglio attirarli a Te, a qualsiasi costo. Ti chiedo la grande grazia di racchiuderli tutti nel tuo divin Cuore. Che nessuno si perda. Non Ti rifiuto sofferenze, ma Tu non negarmi anime. - Figlioletta, eroina del mondo senza pari, cos come senza pari sono il tuo dolore ed il tuo amore. Sei ricca e potente. Ho preparato in te un armamento forte, armamento di guerra: non armi n fuoco distruttore, ma armamento delle virt pi eroiche... non solo per combattere per il Portogallo, ma per il mondo intero. Combatterai e vincerai... Mia sposa amata, nuovo vangelo ove scritta, in modo indelebile, la vita di Cristo crocifisso: vita di dolore, vita di amore, vita di follie per le anime, vita di carit, vita di scienze e dottrine di Cristo Redentore. Ti ho resa simile a Me, ti ho modellata su di Me, vittima cara, innocente salvatrice, sbocciata in questo fortunato calvario. Salvami le anime, mettile al sicuro sotto il manto che ti stato dato dalla mia Madre benedetta... Ges mi tenne fra le sue braccia per alcune ore: mi ricordava la madre che non abbandona il suo figlioletto quando moribondo. Io soffrivo molto, ma ero confortata

89

dalle tenerezze di Ges. Tanta sua bont verso di me mi confonde, mi annienta (diario, 26-1-1945). Rugiada di sangue che irrora l'umanit intera ... Quanto pi soffro tanto pi desidero soffrire, ma soffro terribilmente. Amo il dolore, lo voglio, e ne ho il pi grande terrore. Corro verso le sofferenze in una bramosia pazza di abbracciarle e al tempo stesso mi pare che mi facciano piangere lacrime di sangue e vorrei nascondermi ad esse. O orrore, tremendo orrore! Voglio soffrire e voglio fuggire il dolore. In questi ultimi giorni in cui ho avuto tanto da dare a Ges, non ho potuto avere un momento di gioia nell'offrirgli le mie sofferenze. Ripetevo spesso: - Tutto per Te, o Ges, e per le anime! - Ma questo tutto che offrivo a Ges non era mio, non era nulla. Passai giorni e notti in questo stato: a dare, a offrire, senza aver nulla da dare, nulla da offrire... Dissi a Ges: - Non soffro? Accetta i desideri che ho di soffrire. Non amo? Accetta le ansie che ho di amare. Non sono io? Non vivo? Non ho nulla da offrire? Accetta tutto come se io vivessi, se io soffrissi, se tutto mi appartenesse... Sento nella mia anima tanti brutti tormenti. Sento anche i rimorsi, o non so che cosa, di varie persone che mi hanno fatto soffrire. Che questo, mio Ges? Non bastano le sofferenze che mi hanno causato, devo anche soffrire il tarlo che rode la loro anima? Sono la tua vittima, o Ges. Peccare non voglio, ma tutto ci che serve per amarti e darti gloria: voglio tutto, accetto tutto... ... Le spine non cessano di cadere su di me; cadono con tanta forza! Mi feriscono il corpo, mi feriscono l'anima. Sono gi due giorni che non mi portano Ges: dove trovar la forza per sopportarle? Stanno sempre scolpiti davanti a me i quadri tristissimi che Ges impresse nella mia anima: il mondo, il limbo, l'inferno. Quante volte mi manca il respiro perch non vedo nessun rimedio, non posso far nulla per loro! Da due giorni la mia anima sente una pioggerella minuta, come di nebbia, ma pioggia di sangue che irrora l'umanit intera. Soffro immensamente per questo: non per il vedere e sentire tale pioggia di sangue in quanto rugiada d'amore, rugiada che d tutto, ma perch questo sangue che irrora esce proprio da me, esce dal mio cuore, dalle vene del mio corpo. O che dolore! Il dolore l'unico mezzo per portare la vita al mondo! O pomeriggio del gioved che mi porta tutto questo! Che mare di sofferenza!... da ben pochi compresa!... (diario, 1-2-1945). Ges si diede a me legandomi sempre pi a Lui (Momenti della Passione) ... Giunse il venerd, triste venerd! Vidi la mia croce: era ancora presto; la preparavano con premura: era necessaria, qualsiasi sentenza avessi ricevuto. Nella mia anima sentivo la mansuetudine, la bont senza pari; allo stesso tempo, contro questa mansuetudine e bont, sentivo l'odio, il rancore, il disprezzo ed una autorit orgogliosa: un orgoglio senza pari. Belve contro l'Agnellino pi piccolo ed innocente! Che dolore per Lui, cos pieno di bont! Ancor prima che fosse elaborata la sentenza contro l'Agnello innocente, sentii quell'autorit orgogliosa che con furore diabolico si strappava da cima a fondo le vesti... Salii molto a stento la montagna del Calvario, con l'impressione di spirare. Gridai continuamente: - Padre, Padre mio, anche Tu mi lasci? Anche Tu mi abbandoni? Il mio sangue scorreva. Si nascose il sole con vergogna per tanta malizia. E io, svestita, in grande confusione sulla croce, sotto gli sguardi della canaglia pi vile! I miei vestiti furono tagliati e distribuiti... L'anima tremava di dolore e di paura, come il corpo trema per il freddo. Chiamavo sempre ad alta voce Ges; Egli venne portando un sole luminoso e ardente. Cessarono il tremito dell'anima, la paura e ogni dolore: avevo solo pace, avevo solo luce e

90

amore. Il cuore cominci a ricevere una vita che non so spiegare; il petto mi si incendi in fiamme. Quale soavit potei godere per molto tempo!... ... Udii inni meravigliosi; non comprendevo bene, ma so che erano rivolti a Ges Sacramentato. Udii le parole Corpus Domini Jesu Christi e sentii che Ges si diede a me legandomi sempre pi a Lui. Gli angeli continuavano a cantare: da quel coro di angeli usciva un ricco canale che giungeva a me comunicandomi fiamme di fuoco e molte cose. Ges mi disse: - Questo canale, figlia mia, esce dal Cuore della tua e mia Madre benedetta. Da esso ricevi in grandissima abbondanza il nostro amore; ricevi le nostre grazie, virt e doni: ricchezze divine e tutto ci che del cielo. Da esso ricevi vita per vivere, vita per dare alle anime. questa la rugiada, il sangue che sent cadere sulla umanit: una fusione delle mie ricchezze, delle mie grazie e del tuo dolore. Sei una nuova corredentrice. Comunico tutto a te attraverso il canale della mia Madre benedetta: sei tu con Lei a salvare il mondo. (diario, 2-2-1945). Soffrire tutto senza dettare pi nulla! ... Ho un grande debito! Ho tanto da ringraziarla: preghiere, lettere piene di conforto, tante e tante cose!... Come la ricambier? Incarico Ges e Mammina di farlo per me. I vomiti sono cessati, ma mi sento tanto ammalata: non ho forza, n disposizione per nulla. Mi sarebbe piaciuto farle trovare, al suo ritorno da Lisbona, qualche mia parola, ma non l'ho potuto fare. Grazie delle notizie che mi ha dato di Alexandrina e della persona trovata a Fatima. Il Signore permetta che la Sua causa trionfi, a Suo onore e gloria per il bene delle anime: ci che mi interessa; a me non importa l'essere umiliata. Dio voglia che lei, dopo la predicazione, possa venire qui, come promette nella sua ultima lettera. Ho tanto bisogno di parlarle: mi pare di soffocare. Povera anima mia, come triste il mio vivere!... Il demonio, mentre avevo la crisi di vomiti, non us delle sue malizie, ma chiacchierava e mi affliggeva, dicendomi che, dopo un po' di riposo, mi avrebbe trascinata nuovamente alla vita di peccato. Le chiedo il favore di ringraziare d. Previsano per la sua lettera; a lui e a tutti i sacerdoti salesiani i nostri rispettosi saluti e ringraziamenti per le preghiere. Non mi sono dimenticata di unirmi a loro nella festa di D. Bosco... Saluti e santi ricordi a tutti i novizi e ai confratelli. Ella potrebbe ora dispensarmi dal dettare il mio diario spirituale: faccio un sacrificio tanto grande!... Mi lasci soffrire tutto senza dettare pi nulla... (lettera a d. Umberto, 6-2-1945). Nella sofferenza, grande dolcezza di essere moneta per le anime (Momenti della Passione) ... Sento che non posso resistere a tanto... Non posso restar qui sulla terra di pi... Voglio lasciare il mondo e voglio portarlo con me; non lo voglio e lo amo; non gli appartengo ed mio; aborro tutto ci che del mondo e voglio abbracciare il mondo al punto da non lasciarlo pi... Voglio entrare nel cielo, ma con tutta l'umanit. Mio Ges, che devo mai fare?... Non so quali maggiori sofferenze io possa desiderare per il mio corpo... Continuo a soffrire i rimorsi, quel tarlo che rode le anime di alcune persone... Soffro per la infelicit di qualcuno che mi ha ferito tanto... Sento e vedo i tormenti che mi aspettano. Sento che sono bersagliata: le pietre mi colpiscono il cuore. Sento che mi ritiro da un convivio, che fuggo verso la solitudine per poter piangere in silenzio. Quante lacrime di sconforto e di vergogna nel vedermi rivestita di tutte le cattiverie e trovarmi in tale stato alla presenza dell'eterno Padre! L'amore mi spinge incontro al dolore. A labbra mute, ad occhi chiusi, mi consegno: vado verso la morte. Una pioggia di spine cade su di me: il mio corpo diventa come lebbroso. Ma io sto a braccia aperte, con un tenero sorriso ed una mansuetudine senza pari: nascondo e dissimulo tutto.

91

O mio Ges, io vorrei, solo per la tua gloria, saper dire ci che avviene in me, ci che Tu soffristi per noi! Oh, quale tenerezza, quale bont, o innocente, innocente Ges! (diario, 8-2-1945). Se ogni giorno, dopo i miei leggeri sonni, mi sveglio immersa in grande dolore e tristezza, tale sofferenza raddoppia al venerd. Non ho parole n capacit per esprimerla. Oggi mi sono svegliata stanchissima. Mi pareva che i miei capelli fossero inzuppati di sangue, e cos pure i vestiti incollati al corpo. Mi trovavo sola in una oscura prigione. Sentivo il dolore dell'abbandono in cui mi avevano lasciato coloro che mi erano pi cari: dove erano le loro proteste di non abbandonarmi? Tutto questo come un libro a caratteri ben chiari, stampato nella mia anima; non sono immaginazioni. Tante volte mi sforzo di distrarmi per vedere se scompare questa sofferenza. Mi inganno: ferita profonda, dolore vivissimo che solo Ges e Mammina possono addolcire. Venne poi il demonio sotto forma di lupo e di leone, facendo davanti a me scene orribili... Io vorrei che le anime conoscessero le sue astuzie diaboliche perch non si lasciassero ingannare! Con la venuta di Ges Sacramentato, con il calore del suo divino Amore che Egli mi ha fatto sentire intensamente, ho ripreso un po' di vita. Il suo conforto mi incoraggi a percorrere il cammino del Calvario. Fui tanto maltrattata! Caddi tante volte sotto il peso della croce e con delle corde fui trascinata indietro per lunghi tratti. Cadevo con il volto a terra e brani delle mie carni lacerate rimanevano tra le pietre. Tutte le sofferenze che mi attendevano annientavano il mio cuore: era una oppressione che lo soffocava e gli toglieva la vita. Sulla croce, abbandonata da tutti, nell'udire le ingiurie pi infamanti, sentivo scorrere sul mio corpo i rigagnoli del sudore della morte; vi si univano le gocce di sangue che cadevano in abbondanza dal mio capo e dalle mie piaghe. Nella sofferenza sentivo grande dolcezza di essere moneta per le anime; ma non potevo avere neppure un sorriso. In questo abisso di dolore venne Ges: - ... Figlia mia, sei un mare immenso di ricchezza, sei porto di salvezza. Quando sarai in cielo presso il trono divino e l giungeranno suppliche in tuo nome a favore dei peccatori in pericolo, quando tu dirai Padre mio, desidero che quel peccatore si salvi , nello stesso momento egli sentir il tocco della grazia: tutti, per te, saranno salvi. Tu sarai un filo d'oro finissimo che li legher a Me per sempre. - - O mio Ges, giacch, per tua bont e potere infinito, mi farai cos potente nel cielo, fa' che gi fin d'ora in terra tutti i peccatori che io Ti nominer si convertano e siano salvi. - - Chiedi, chiedi, figliolina, sei potente. Affida al mio Cuore quanti vorrai. La tua vita sulla terra fare il bene alla terra stessa, diffondervi il bene... Ascolta, figlia mia amata, i tali (e mi fece i nomi) sono in pericolo di perdersi: sono tanto accecati dalle passioni! Mi offendono tanto gravemente, tanto scandalosamente!... - - O Ges, voglio offrirmi a Te per consolarti e per salvarli. Scegli la riparazione che vuoi; dammi la tua grazia, la tua forza divina: con esse sono pronta per qualsiasi sacrificio. (diario, 9-21945). ...Ieri passai pi di tre ore a parlare di Ges con una persona lontana da Lui da molti anni. Non ricordo che abbia frequentato mai la chiesa. Ne rimasi bagnata di sudore e stanca tanto da non poter pi muovere le labbra per pronunciare parola. Ma questo mio sforzo non fu senza ricompensa: Ges permise che per qualche tempo ne provassi gioia. Quella persona mi diede segni di pentimento e mi promise di cambiare vita. Mi pare proprio che, fra pochi giorni, sar strappata al potere di satana. Ah, se io vedessi in tale disposizione tutti coloro che sono lontani da Ges! Voglio soffrire, voglio soffrire, voglio salvarli: li amo, sono di Ges (diario, 13-2-1945).

92

Devo trasformare un mondo di roccia (Momenti della Passione) ... certo che Ges soffre in me, tuttavia il dolore mi domina e sono sfinita. Sento che la morte sta camminando verso di me: la morte che io sospiro tanto, che io voglio-chiamare vita, che mi introduce nel gaudio celeste. Non faccio caso allora delle mie tristezze, delle sofferenze ed amarezze e mi metto a pregare per tutti coloro che amo e per il mondo intero. Non dimentico coloro che sono causa di tante mie sofferenze: prego per loro; voglio che Ges dia loro amore, voglio che dia loro il cielo. Sento di essere il mondo: un mondo di roccia durissima, un mondo chiuso e sento che sto dentro di esso. Devo trasformare questa roccia da duro sasso in pietre preziose, in oro fino. Quale sforzo, dentro questa roccia senza potermi muovere! Devo smuoverla, disfarla. Devo farne un mondo bello, gradito a Ges. - O Ges, guarda il martirio che mi consuma. Che devo fare per il mondo? Come trasformarlo? Come consoler e rallegrer il tuo divin Cuore? Mi venuta meno l'azione dello Spirito Santo: mi pare di non avere le sue grazie, le sue luci. Sono una povera che non ha e non potr avere nulla. - Che sar di me, Ges? Non posso vivere senza di Te; senza di Te nulla posso soffrire... ... Mi fa male il ricordarmi che oggi gioved: che sofferenze mi portano questi giorni! [gioved e venerd]. Sull'imbrunire avevo l'impressione di percorrere delle strade: seguivo il mio cammino ed ero schernita e additata come rea di ogni colpa da quanti mi vedevano. A notte iniziata mi trovai in un banchetto di amici ed in mezzo a quella amicizia sentivo un traditore che, poco dopo, avrebbe dovuto baciarmi e provai il dolore che quel bacio mi avrebbe causato. Sentivo di essere Ges. Sul mio petto si reclin un volto che amavo tanto. Il mio cuore si intener di amore per lui. Che conversazioni su tanti misteri, di tanta grandezza! In questo banchetto lavai i piedi a coloro che mi attorniavano. Vi era in me acqua, asciugamano e bacile. Uno di essi era confuso per il fatto che io gli lavassi i piedi; bastarono uno sguardo e poche parole perch egli si disponesse subito a spogliarsi e, se fosse necessario, che io lo lavassi completamente. Potessi esprimere qui tutto l'amore, la bont e la tenerezza di Ges, quanto bene farebbe alle anime! Ma non so dire di meglio. Supplisci Tu, o Ges, alla mia incapacit. - (diario, 15-2-1945). ... Fin da stamattina sentii il mio cuore molto maltrattato. Le umiliazioni lo spremevano: non aveva pi sangue da dare al corpo. Andai al mio calvario. Mi venne incontro Mammina: ci fu uno scambio di sguardi profondi; i nostri cuori si unirono in uno stesso dolore. Lo scambio dei nostri sguardi fu breve: dovetti avanzare maltrattata, spinta, trascinata. Ma non si divise il dolore dei nostri cuori, collegati come da due fili elettrici. Ben presto giunsi alla sommit del calvario, ove fui inchiodata sulla croce. Che lunga agonia! Il sangue scorreva; le piaghe si laceravano sempre pi. Le lacrime di Mammina scorrevano nel mio cuore. Ella era un faro per me ed io per Lei: un faro che dava luce per mettere in evidenza le nostre sofferenze. Ancor prima di spirare, sentii che mi squarciavano il cuore: questo dolore mi fu anticipato, perch dopo morte non lo avrei potuto sentire. Quando sentii il mio cuore squarciato, lanciai il mio sguardo sul mondo e gli dissi: - E per te che sono cos! - Venne allora il mio Ges: - ... Figlia mia, sei pazza per le anime come lo sono Io. Ho fatto il tuo calvario simile al mio. La tua vita vita di Cristo: vive Cristo adombrato in te... Figlia mia, sei fonte di salvezza per tutta l'umanit; sei fonte che non si esaurisce; sei acqua che sazia tutto il mondo; tutti, in questa acqua, possono purificarsi... - (diario, 16-2-1945). Mio Dio, come sono varie le sofferenze che mi mandi! All'alba cominciai a soffrire per il viaggio di Deolinda. Partiva con persone che io stimo, per visitare persone che io amo tanto. Ero contenta, ma avrei voluto andarvi anch'io. Of-

93

fersi al Signore il sacrificio di non manifestare i miei sentimenti. Ma alla fine non seppi vincere e mostrai la mia penosa nostalgia. Rimasi sulla mia croce fatta pi dolorosa dalla preoccupazione per quanto avrebbe potuto avvenire durante il viaggio, per la debolezza fisica di mia sorella, per il pericolo di tutti, per il timore che non potessero passare a visitare il mio p. Pinho, visita che gli avrebbe procurato un grande piacere. Mi sentii anche pi piccola nel vedere che persone riguardevoli si scomodavano per noi: tale pensiero mi perseguita in questi giorni ogni volta che ricevo la visita di qualcuno. Durante la notte ho sofferto la conseguenza di quella giornata. Senza volerlo, ricordavo quanto era avvenuto. Ges non mi ha neppure dato il conforto della confessione; e non stato la prima volta... Bramo continuamente la visita del confessore per purificare sempre pi la mia anima. Ma, dopo essermi confessata, che amarezza! Tuttavia sono in pace: la mia anima tranquilla perch sono sempre sincera e non penso ad ingannare. - Accetta, Ges, la mia amarezza. La voglio e la amo perch Ti amo e amo le anime. Vi erano due notti accostate: la notte l fuori e la notte dentro di me. Il demonio, durante il giorno, mi aveva affermato che nel viaggio era avvenuto un disastroso incidente alle persone a me tanto care. padre della menzogna. Infatti poco dopo erano arrivate, ma non ne avevo provato gioia: Ges non me la concesse. Sono stata alquanto tempo con d. Umberto, venuto a darmi luce e a togliermi i miei dubbi. Non mi pareva vero che fosse vicino a me: lo sentivo tanto lontano da non avere nulla per poterlo raggiungere; il suo volto mi pareva soltanto un guscio d'uovo. Mio Dio, come sono varie le sofferenze che mi mandi! ... Durante la notte venne il demonio e chiam i suoi colleghi: erano molti. Grandemente afflitta, temevo di far sentire i miei gemiti. Il maledetto mi diceva: - Zitta! Che non venga qui quel... (diceva brutti nomi al sacerdote). Quando avr fatto di te quello che voglio, andr ad ucciderlo. Morir sotto i miei piedi. Io stavo sopra abissi spaventosi: mio Ges, che oscurit! Solo di tanto in tanto cadevano su di essi delle foglie bianche che mettevano maggiormente in risalto il cupo delle tenebre... I demoni mi lasciarono... Triste, molto triste, invocai Ges. - Va' avanti, figlia, a compiere la tua missione... Hai visto i petali bianchi che cadevano su quegli abissi? Sono petali della tua riparazione: con il loro candore illuminano le anime che stanno in quelle tenebre... - Non ebbi paura che il demonio realizzasse davvero la sua minaccia; ma al mattino, sentendo molto silenzio nella camera vicina, mi venne il timore che il sacerdote fosse morto davvero. Il Signore per non l'aveva permesso. Quando d. Umberto venne da me per continuare a parlare delle cose dell'anima mia, io continuai a sentirmi lontana, molto lontana, immersa in un mare di dolori nell'anima e nel corpo. Dentro di me sentivo, ogni tanto, scosse terribili; una grande ripugnanza nel dover dire ci che avveniva in me. Mi sentivo piccola e miserabile... (diario, 22-2-1945). Il mondo viene ad alimentarsi al mio dolore (Momenti della Passione) Non ho vita, non ho sangue: ho dato tutto, ho perduto tutto. Ho dato tutto e mi pare che fu inutile. Sento una sconfitta tanto grande. Mio Dio, mi pare di non esistere. Esiste la sofferenza ed mia. Esiste il mondo e ne ha bisogno. La mia anima sente una fame molto grande; ma questa fame del mondo, il mondo che viene ad alimentarsi al mio dolore: un mondo di belve che approfitta quanto pi pu della mia sofferenza. Non niente, non soffro niente in paragone di quanto ha bisogno la povera umanit. Ges, che sofferenza questa! Mi pare che sto sradicandomi il cuore dal petto, riducendolo in briciole per darlo al mondo, alle anime. Vorrei passar la vita a mendicare cuori che siano alimento, salvezza dei peccatori. Vorrei gridare molto forte, vorrei che la mia voce echeggiasse in tutta l'umanit: - O mondo, mondo ingrato, sono tua! Mi do a te per

94

Ges e per la cara Mammina. attraverso di Loro che passo a te il mio sangue, la mia vita; per mezzo di Loro che ti amo, che sono tua; ti amo per salvarti, per consegnati a Ges e a Mammina! - Povera me, non ho nulla da dare; non so pi cosa fare. Quali cose terribili avvengono in me, causate dalle ansie insopportabili di amare Ges e salvare l'umanit!... (diario, 22-2-1945). ... Nella notte del 27 [febbraio] ebbi una visione di spine che mi caus enorme sofferenza. Era un bosco fittissimo di spine, tutto spine: salivano a tanta altezza intrecciandosi le une con le altre che non ne vedevo la fine; tutte, molto grosse e lunghe, stavano per cadere su di me... E sopra le spine cadeva continuamente la stessa pioggia rugiadosa di sangue. La mia anima sente che dalle spine sta per sbocciare una nuova fioritura di boccioli bianchi... Oggi, di mattina presto, ho sentito nella mia anima, ho udito con i miei orecchi, forti rumori, grandi colpi con cui aprivano la mia sepoltura. Era tanto profonda! giovedi. Corre verso di me la morte. La sepoltura pronta. Viene su di me il peso di tutte le umiliazioni. Non vi nessun male che non dicano contro di me. La mia anima vede tutto ci che toglier la vita al corpo. La mia sepoltura un pozzo, un abisso. Nulla in me che dia gioia: tutto quanto vi di bello e potente per me dolore. Dal mio letto posso ammirare la grandezza del Creatore vedendo, oltre la finestra, gli alberi coperti di fiori. Che prodigio! Il candore dei fiori si trasforma in notte per la mia anima: tutti i loro petali divengono frecce che penetrano nel mio cuore. Che fare, mio Dio? Accettare tutto ci che viene da Te. Vado alla morte con gli occhi fissi nella Tua croce (diario, 1-3-1945). Non vi pensavo e la mia anima mi ricord in che giorno ero [venerd]. Mi sentivo nella prigione, molto triste e sola. Soffrivo per avere gli occhi bendati; soffrivo per tanta ingratitudine... Alla prima luce vennero a prendermi. Il mio volto sentiva i grossi sputi. Fuori mi attendeva una moltitudine di gente: quante sghignazzate udivo! Di strada in strada, di casa in casa, in mezzo ad un gran chiasso, oggetto di maltrattamenti, fui interrogata da signori assolutisti, pieni di superbia, convinti di poter far tutto... Di fronte a tanta grandezza, quanto ero piccola! Fui condannata. Presi la croce. Curva sotto il suo peso mi muovevo quasi bocconi. Quante volte fui trascinata! Quante lacrime sentii nel cuore! Trattata tanto crudelmente, ripetevo sovente dentro di me: - Ti amo! Soffro per tuo amore! - Portavo la croce e vedevo sul calvario quella di Ges: era un faro che mi penetrava e mi illuminava tutta. Mi sentivo attratta da essa e camminavo per abbracciarla e possederla. Giunta col, mi distesero sulla croce; mentre mi stiravano le braccia e le gambe per inchiodarle e sentivo che dalle piaghe uscivano fiotti di sangue, venne verso di me il demonio a raddoppiare la mia sofferenza... Io, inchiodata sulla croce mani e piedi, non potevo lottare. Quanto soffrivo! Fissavo il mio Ges crocifisso... Il demonio finalmente se ne and, ma la tristezza amara, l'abbandono, le lacrime non cessarono. Ma neppure mi abbandonarono le lacrime e l'agonia di Mammina, n i suoi sguardi addolorati, pieni di compassione per me. Afflitta e in agonia, gridai al cielo fino all'ultimo respiro: - Padre, Padre mio, perch mi hai abbandonato? - Non ero io che gridavo, era il mio cuore; non ero io a voler gridare: mi obbligava a questo la violenta sofferenza dell'agonia. In quel momento venne Ges: - Figlia mia, sole della terra, fuoco dei cuori, gioia del cielo! Sole che, con i suoi raggi luminosi, illumina l'umanit; fuoco che brucia e purifica i cuori; gioia del cielo perch viene benedetto il mio Nome santo per la vittima immolata, per la vita che d vite... Vengo da te per confidarti i miei dolori. Dimmi, vuoi consolarmi?... -

95

- Ges, cosa mi potrai chiedere che io non ti dia?... - ... Siccome con tanta buona volont e gioia mi dai tutto, ti privo della mia gioia, della mia consolazione, come gi ti ho privata della consolazione e della gioia di coloro che ti sono cari. Riceverai da Me soltanto quel conforto necessario per poter soffrire e vincere. Riceverai solo spine [dal mondo], spine da tutte le parti ecco il senso della visione che ti mostrai; vivrai in mezzo alle spine e in mezzo ad esse spirerai. La tua anima pura ne uscir per volare al cielo ad ardere d'amore... Le tue spine non sono spine destinate a seccare; il tuo dolore coltiva il terreno di quel bosco che ti mostrai; il tuo sangue lo irriga. Sono spine che sbocciano, che danno rose... Tu partirai per il cielo, ma la tua grazia, le tue virt resteranno sulla terra... Voglio che la tua vita sia presto, molto presto conosciuta: il mondo ne ha bisogno... Ges, voglio soffrire solo io, solo io voglio piangere: lasciami nella amarezza, nella tristezza infinita e resta Tu nella gioia e nella consolazione completa. - (diario, 2-3-1945). Sono madre che piange lacrime di sangue Da domenica mi sento madre della umanit, madre tenera. Verso questo amore viene contemporaneamente il dolore: dolore causato dai disordini di questi fratelli che sento essere figli miei. Vorrei presentarmi ai governanti di tutte le nazioni per chiedere che si riconcilino gli uni con gli altri; ma vorrei una riconciliazione fatta di perdono durevole perch non avvengano pi gli stessi disordini. La brama di fare questo talvolta cos grande che mi pare di volare presso di loro. Per ottenere questa pace, sottoporrei il mio corpo ai pi grandi supplizi e sacrifici, anche se dovessi essere trascinata di nazione in nazione e fare ci che vi di pi costoso. Vorrei prendere nelle mie mani il Cuore di Ges e dire loro: - Guardate quanto ferito! Sono i nostri peccati che lo feriscono cos. - ... Da sabato ho una grande paura di Ges. Da domenica si aggiunta la paura di Mammina, con la quale non oso pi confidarmi; e cos pure aumenta la paura per le persone care. Desidero che il dott. Azevedo e d. Umberto vengano qui, ma allo stesso tempo mi tormenta il timore della loro presenza; timore che scompare per dar luogo ad una indifferenza, fino a pensare che non parlo con loro e fino a domandarmi se esistono o no... (diario, 6-3-1945). Sento in me un fuoco ardente; mi brucia in tutti i sensi: tutto il mio corpo una fornace. Ho sete di Ges, ho fame, molta fame di anime. Vorrei inghiottire il mondo. Mi sento sempre pi madre sua. Che pazzia la mia, per il mondo che inganno, fango e immondezza! Sono madre, ma oh! che madre pazza! Sono madre che piange la perdita dei suoi figli; sono madre che non pu vederli in tanto disordine, in tante miserie e atrocit. Sono madre che piange lacrime di sangue che bagnano tutta l'umanit. Non posso resistere a tanto dolore, non posso concedermi tregua: voglio salvare il mondo, voglio soffrire tutto, voglio dare per lui la vita. In un momento in cui le ansie erano insopportabili alzai a stento lo sguardo a Ges e Gli dissi: - Ges! Povero mondo! Voglio salvarlo. Lasciami entrare nel tuo divino Cuore con quelli che mi sono cari; lasciami entrare con quelli che mi appartengono e si raccomandano alle mie preghiere; lasciami entrare con tutti i sacerdoti e i peccatori induriti; lasciami entrare con chi mi ha offesa, lasciami entrare con l'umanit intera. Nessuno rimanga fuori dal tuo Cuore, e cos passi alla nostra Patria, al Cielo che Tu hai creato per tutti. Voglio amarti e lodarti con tutti, eternamente... - (diario, 8-3-1945). La notte del pi grande miracolo (Momenti della Passione) ... Fin dal mattino incominciai a sentire che Ges piangeva dentro di me. Io ero la citt di Gerusalemme ed ero Ges. Io ero l'amore e l'ingratitudine. Dal mio cuore uscivano verso la citt i pi dolci e teneri sguardi. Erano sguardi di richiamo, sguardi di compassione.

96

Ma dalla citt cosa usciva mai! La rivolta contro di me. Nel tardo pomeriggio mi sentivo riunita agli amici. O mio Dio, cosa avvenne! Scene tanto differentti! Io ero Ges e, sul mio cuore, sentivo reclinarsi qualcuno, ed io ero quel qualcuno. Io ero la tavola, ero il pane ed il vino; io ero il calice che conteneva il vino; io ero le tazze ove venivano servite le vivande. Io ero Giuda; ero tutto. Io ero la dolcezza e la mansuetudine di Ges; io ero la disperazione ed il tradimento di Giuda. Che notte! Che santa notte! La pi grande di tutte le notti. La notte del pi grande miracolo, del massimo amore di Ges! Il suo divin Cuore era legato a coloro che gli erano tanto cari: per poter partire, doveva rimanere tra loro; per salire al cielo, doveva rimanere sulla terra; Lo obbligava a questo il suo divino Amore. Vorrei chiarire queste cose, ma non posso, non sono capace. Lo sguardo allucinato del cattivo discepolo rimase impresso nel mio cuore, come anche quel silenzio profondo di nostalgico congedo. L'amarezza della mia anima non poteva essere maggiore... (diario, 8-3-1945). Ogni momento che passa una eternit; mi pare di essere sempre nello stesso luogo; il cielo non arriva. Solo i venerd passano e ritornano subito: posso quasi dire che sono sempre presenti. La notte l'ho trascorsa nell'agonia dell'Orto. Che triste solitudine! Il cielo pareva rivoltarsi contro la terra ingrata. Io udivo il rumore della gente, il tintinnio delle armi. Dentro di me sentii dire ad uno che mi si era avvicinato: - Amico, per che cosa sei venuto? - O dolce parola! O dolcezza, tenerezza, amore di Ges! Sono passate alcune ore e tutto ancora impresso in me. Il mio corpo stanchissimo: per l'agonia nell'Orto e nella prigione, per i flagelli e le spine, per i maltrattamenti e il viaggio sul Calvario... Arrivata l mi trasformai nella montagna, nella croce, in Ges. E in me vi era Mammina: i due cuori uniti, il mio ed il suo. Quanti sentimenti, quanto dolore, quanto amore! Amore che si estendeva su tutta l'umanit; amore che costringeva a tanto dolore, allo spargimento di tutto il sangue. Ah, se potessi mostrare chiaramente come chiaramente rivissi ci che hanno sofferto Ges e Mammina! ... Ges mi disse: - Sei colma di grazia, figlia mia, perch Ges con te. Sei colma di luce, purezza e amore, perch su te disceso ora dal cielo lo Spirito Santo; abitava gi in te, ma ora pi che mai si infuse in te; in te come gi negli apostoli. D'ora innanzi avrai luce per comprendere pienamente la grandezza del mio amore, del mio potere, della mia misericordia e della gravit della colpa contro il mio divin Cuore... Desidero vivamente che la tua vita sia conosciuta; ma non pu esserlo senza grande dolore, immolazione e sacrificio. ... giunta l'ora: vi sia luce, si faccia luce! Il mondo ha bisogno, il mondo ha fame della mia vita nascosta in te. Chiedi preghiera, riparazione, cambiamento di vita. Chiedilo! Non sar fatto se non chiesto; non pu essere chiesto se non sono conosciuti i miei desideri. In fretta, in fretta! Penitenza! Riparazione per il peccato della carne. L'impurit la finestra aperta per tutti i peccati gravi. Il mondo si converta! Povero mondo se non si converte presto... Riceverai da Me tutto per dare tutto alle anime. Sei di Ges, vivi di Ges! Da' alle anime ci che di Ges. (diario, 9-3-1945). Questa luce non lascia nulla di occulto Da venerd [9-3] sento nel mio capo una luce forte che si riflette nel cuore con la stessa intensit. Sento contemporaneamente di essere una torre di altezza senza pari da cui quella luce illumina il mondo intero. Tale luce nuota in un mare di dolore, in un mare di notte; il mare sono io, il dolore mio, ed anche la notte mia. La luce non mi appartiene: appartiene al mondo, soltanto per il mondo. Talvolta mi stanco, resto sfinita per le molte cose che questa luce mi fa vedere. Mio Dio, cosa avviene mai nel mondo! Come corre pazzo verso la perdizione! Ma egli mio, mi sento tanto madre sua! Non posso

97

sopportare che si perda per il suo disordine. La mia anima lo vede in tutte le strade di perdizione. Ah, mio Dio, che devo fare? Ho gi dato tutto, e mi pare di avere fatto tutto per salvarlo. Ho dato e fatto tutto senza sentirmi madre ed ora [che mi sento tanto madre] grande il mio dolore per non avere pi nulla da dare a Ges per il mondo. Vi sar qualcuno che comprenda questo dolore? Come lo soffro io, soltanto Ges lo sa. O cuori, o cuori di tutto il mondo, se comprendeste quanto vi ama Ges!... (diario, 13-31945). ... Sento che la torre innalzata in me sempre pi alta. L'artista incaricato dell'opera non cessa di lavorare. A quale altezza sono salita, poich sto salendo in questa torre, o meglio, sono la torre stessa! La luce sale con me. La fatica per il tanto vedere mi estenua. La luce del mondo, non mia; per illuminarlo e allo stesso tempo perch io lo veda: rimane qui tanto in basso! Valuto la distanza dal cielo alla terra. Ahi, come io vedo il mondo! Questa luce non lascia nulla di occulto; penetra nel pi intimo e fa s che io pure vi penetri. Quale miseria nelle anime, che fango copre i corpi stendendosi su tutta l'umanit! Che orrore! O mondo, come ti vedo mai! Quanto pi sale la torre pi la luce illumina; pi il mondo fango e pi il mio cuore soffre... (diario, 15-3-1945). Una visita di riconciliazione ... Luned, ancor prima che io ricevessi il mio Ges, Deolinda mi disse che desiderava venire a visitarmi la ragazza che era vissuta con noi. Io desideravo con ansia questa riconciliazione, non perch mi sentissi colpevole, ma perch ero del parere che fra persone pie non devono sussistere dissapori, motivo di cattivo esempio e di dispiacere a Ges. Fino ad ora, al pensiero di un incontro con chi mi aveva fatto tanto soffrire, sebbene senza riflettere ed involontariamente, avevo l'impressione che ne avrei ricevuto un colpo al cuore. Desideravo tale incontro ma temevo di non resistere. Quando mia sorella me ne parl, Ges trasform la mia anima: non ebbi pi quell'impressione nei riguardi di quella persona; rimasi indifferente come davanti a una cosa che non mi interessa. Nella Comunione affidai la questione a Ges, chiedendogli di risolverla secondo la sua divina Volont. Passai la giornata in ansia, timorosa di non fare la volont del Signore e con un aumento di sofferenze. Oggi mi stato riferito che forse in mattinata, dopo la Comunione, avrei avuto quella visita. Mi sono rivolta allora al Cuore di Ges: - Fa' che la riceva con la bont e l'amore del tuo divin Cuore. Dammi la tua umilt. Fa' che dimentichi il dolore causatomi, come desidero che Tu dimentichi la mia ingratitudine verso di Te. - Mammina, per la tua agonia presso la croce, per i tuoi dolori, fa' che mi comporti in modo da dare a Ges tutta la consolazione e sia grande il vantaggio per le anime. - Ho ricevuta la ragazza con il sorriso e con la maggiore mansuetudine possibile, facendo molta violenza su me stessa. Il cuore ne era soffocato e talvolta stentavo a parlare e a respirare. Le ho fatto comprendere il suo cattivo comportamento e, quando mi ha chiesto perdono, le ho detto: - Io non chiedo al Signore che ti castighi, anzi chiedo che non ti castighi. Voglio dimenticare tutto, come desidero che Egli dimentichi le mie ingratitudini e quelle del mondo intero. Il mio cuore stato inondato di compassione per lei e l'ho perdonata con tutta l'anima. Ho visto in lei il Signore. Non ho avuto un momento di gioia, perch mi parso che la cosa non mi riguardasse... (diario, 13-3-1945). II dolore della Madre (Momenti della Passione) ... Sentii che Qualcuno con amore pazzo, con amore di Madre, andava di strada in strada, cieca di dolore, per vedere dove poteva incontrarmi. Il frastuono era spaventoso.

98

Rivestita con una veste da re, ma per scherno, mi posero in mano una canna. Quale barbarie contro di me! Erano moltissimi coloro che gareggiavano a inventare tormenti per maltrattarmi con maggior crudelt. Lungo il cammino del Calvario era tutto un urlare ed uno schiamazzare dietro a me: non erano grida di dolore ma di odio e di ingiuria. Ma vi era Chi piangeva e si affliggeva per me, Chi voleva consolarmi, darmi sollievo e curarmi le piaghe. Questo Qualcuno mi causava ancor pi dolore: era un dolore unito al mio dolore, era un dolore che non poteva addolcire il mio. La Mammina... quanto ha sofferto con Ges! Sul Calvario e sulla croce era Lui con Lei un solo Cuore, un'anima sola, un solo dolore, un solo amore. Ges abbandonato, Mammina abbandonata nel vedere suo Figlio in tale stato. Se il mondo conoscesse e comprendesse questo, non peccherebbe. Ges era in croce, ma era dentro al mio cuore. Al grido Padre mio, perch mi hai abbandonato? diceva nel suo Cuore: - Guarda, o mondo, in che stato mi hai ridotto con le tue cattiverie. - Lo sentii affidare la sua Anima all'eterno Padre. Con quale gioia lasci il suo santissimo Corpo e fu ricevuta in cielo! Gi in unione con il mio Ges, Lo vidi in croce, ma dentro di me, a spargere il resto del preziosissimo Sangue del suo divin Cuore gi aperto e, infine, gocce d'acqua. Mi disse: Il peccatore indurito ed impazzito per le passioni lontano da Me, molto lontano... Vieni, figlia mia, dal tuo Ges a ricevere la medicina, la vita e la luce per condurlo a Me... - O Ges, solo con la luce del tuo divino Amore io posso dargli luce. Ho sete, tanta sete di darti anime, tutte le anime. - La tua sete la mia: saziamela... - ... (diario, 16-3-1945). Comprendano la mia vita divina nelle anime . ... Venne Ges a dirmi: - Gli uomini sono lontani, molto lontani dal comprendere la mia vita divina nelle anime, e questo causa di grande dolore al mio Cuore divino. Ecco perch tanto piccolo il numero delle anime riparatrici, di coloro che giungono alla santit nella sua perfezione. grande il numero delle anime chiamate, ma tanto esiguo quello delle anime perseveranti e fedeli all'invito divino. Sai perch? Perch sono pochi i miei discepoli i quali comprendono questa vita divina; sono pochi che le sanno guidare e sostenere fino a che arrivino a Me. Ad alcune tagliano le radici; le buttano a terra e sovente hanno gravi cadute... Altre dalla loro malizia sono portate per vie sbagliate. Altre le condannano, dicendo che falso ci che reale, o che umano ci che divino. ... Come potranno essere salvati i peccatori? Come potr salvarsi l'umanit? - Mio Ges, solo Tu lo sai: pensaci Tu ed abbi compassione degli uni e degli altri. O vittima delle anime, il grande rimedio, il miglior rimedio sta nelle tue mani e non nelle mie: accetti le sofferenze che sto per chiederti?... - Accetto tutto, ma desidero udire da Te la promessa che non mi abbandonerai un solo momento e che non permetterai che io Ti offenda o per sfinitezza o per scoraggiamento... - ... Non verr a parlarti al venerd e nei primi sabati. Non terminer la tua passione; anzi sar pi dolorosa; sar davvero pi completa. Resterai peggio dei ciechi che non conobbero la luce: essi non la videro mai, ma credono che esiste; tu resterai come se non credessi in nulla. Avrai bisogno di assistenza e di chi ti affermi sempre che la luce esiste, che i tuoi cammini sono i miei... Io, anche se nascosto, insieme alla mia Madre benedetta, non ti abbandono mai... la tua ultima fase, e la pi dolorosa. Oh, che agonia sar la tua... Dopo di questo, immediatamente, giungerai al cielo. Quanto sar meravigliosa la tua morte! Avverr nella pi grande agonia, ma anche colma del pi grande amore... Per chi mi offri le ultime sofferenze? - Per tutto quanto Volont divina: voglio soltanto questo. - Mia amata, voglio che tu mi offra una parte di esse per i sacerdoti, affinch abbiano luce divina e comprendano la mia Vita nelle anime, la posseggano sempre pi per com-

99

prenderla sempre meglio; non abbiano altra vita se non la Mia. Per coloro che non la comprendono, affinch la studino, perch, non avendola studiata n compresa, non tentino spegnere la luce ed estinguere quella stessa Vita. Quindi per quelli che mi offendono gravemente. L'altra parte delle tue sofferenze offrila per il mondo intero, perch ti appartiene: te l'ho affidato... - (diario, 23-3-1945). Ti lodo per la tua fedelt (Momenti della Passione) ... Sento la perdita di Ges e di tutte le creature. Sono sola, senza nessuno, nessuno per me... Non posso pensare che Ges tralascer di parlarmi: non posso resistere. Mi di tormento il dover scrivere quanto avviene nella mia anima, mi sono di tormento i colloqui con Ges, per il timore di me stessa, di introdurvi qualcosa di mio; ma che sar di me quando Ges si nasconder per davvero? Se avessi volont per scegliere, preferirei i colloqui e il dover scrivere tutto, anche giorno e notte senza pausa, se fosse possibile. Soffro perch Ges viene a parlarmi e soffro orribilmente perch tralascer di farlo. Quando? Non lo so: ecco la schiava del Signore! Mio Dio, quando e come vorrai! Sii con me! ... Oggi fu un giorno di grandi ricordi, di tristi anniversari: tre anni di digiuno e senza la mia amata crocifissione [fisica] ! Piansi di nostalgia per le due cose. Ma la mia anima era in pace, contenta delle disposizioni ed attenzioni tenere di Ges... Mi colarono lacrime lungo le guance, che aumentarono la mia pena temendo con esse di averlo rattristato. - Mio Dio, le lacrime non sono di disperazione; sono lacrime di amore e di rassegnazione. Mi conformo con la Tua volont. Con questo dolore e queste nostalgie posso pensare e sentire pi al vivo ci che sono le tue ansie, la tua fame delle anime e il dispiacere che Ti causa la loro perdita... - ... (diario, 27-3-1945). Il mondo fugge da me; non so come riuscire ad attrarlo. Muoio di fame e di sete per lui... Vorrei dire e mostrare l'amore di Ges per i suoi figli; non lo so mostrare, non lo so dire, ma so sentirlo e comprenderlo... Il mondo fugge da me, il mondo si perde e non lo posso impedire: nel vederlo correre verso l'abisso, verso la perdizione, cado a braccia aperte, cado sfinita. Ho dato tutto e non ho evitato la sua perdita. Mi sento in lotta con la morte; l'ora non ancora giunta; le sofferenze avrebbero gi dovuto farmi morire. notte e l'anima sente come non mai che notte di amore: la notte santa. Ges sta per partire e vuole rimanere fra noi. Che vincoli di amore partono dal suo Cuore verso i cuori di coloro che Gli sono cari! Che ansie di andare e di rimanere! Il mio cuore sperimenta tutto questo: io sono pane, sono vino, sono ostia, sono tabernacolo. Che notte feconda, che notte bella! Scesero gli angeli ad adorare questo grande mistero... (diario, 29-3-1945). ... La mia anima ed il mio corpo hanno avvertito che mi conducevano legata e che alcuni, spinti dalla manifestazione di una moltitudine formata dalla feccia pi vile, si prendevano beffe di me e mi condannavano a morte. I miei orecchi udivano le parole muoia, sia condannato! scandite all'unisono. Che urla! Presi la croce, caddi parecchie volte; ad ogni passo stavo per spirare. Cadevo e su di me rimaneva la croce. Non per compassione, ma per timore volevano qualcuno che la portasse. Vi fu chi la prese, non per amore, ma per ordine avuto. Ciononostante, sentii che il mio cuore gli dispens tanto amore. Che grande ricompensa! Il mio corpo veniva consegnato ai malfattori, il mio spirito era tutto concentrato in Dio. Sul Calvario il sangue scorreva da tutte le ferite del mio corpo. Che ore di tanta agonia! Sentivo nella mia anima tutti i sospiri di Ges; tutti gli sguardi che Egli levava al cielo furono impressi nella mia anima. Poco prima di spirare, solo di tanto in tanto dava un sospiro; e nell'intervallo, tra un sospiro e l'altro, stava come se non avesse vita. E la mia anima sentiva tutto questo. Come era bello! Che lezioni mirabili ci d Ges: tanto

100

maltrattato e tanto pieno di tenerezza e di amore! ... Venne Ges: mi fece dimenticare, per poco tempo, il dolore. Il mio cuore si dilat e si incendi. - Vengo, figlia mia, a felicitarmi con te per il tuo compleanno, per la tua vita piena di meraviglie, cos ricca di virt e di amore. - - Sono per Te, o Ges, le felicitazioni e le lodi. Che faccio io senza il mio Ges? Cosa sono senza di Te? La grandezza Tua, la miseria mia. - Ti lodo per la tua fedelt e corrispondenza alle mie grazie divine; ti lodo per la tua riparazione. Quante vittime ho scelto e si rifiutarono! Quante ne chiamai e non mi ascoltarono! Quante ne invitai a grande elevazione verso di Me e nulla ottenni. In te mi consolai, da te tutto ricevetti... La tua vita di meraviglie: se vedessi le anime che per te si salvarono, e specialmente in questi tre anni del tuo digiuno! Che grande mezzo per soccorrere i peccatori! Manifesto in te il mio potere, le mie ansie e il mio amore per loro... Il tuo martirio giunger al massimo e il tuo amore alla massima altezza, per una riparazione senza pari. Ricevi ora, figlia mia, il sangue del mio divin Cuore: la vita di cui necessiti, la vita che dai alle anime. - Vidi il Cuore di Ges ardere in fiamme e traboccare d'amore... (diario, 30-3-1945, venerd santo). Che sar mai perdere Ges eternamente? con molto sacrificio, perch priva di forze, che le scriva per ringraziarla della lettera inviatami con tanta carit. Il Signore la ricompensi. Per me, non consolazione ricevere lettere o notizie riguardanti persone che tanto stimo e che fanno da sostegno e guida alla mia anima; appena un sollievo che fa rivivere la mia vita pi che morta. Siccome voglio soltanto ci che Ges vuole, la mia volont sta solamente nella Sua. Lo benedico e lodo per tutto, abbandonata alla sua divina Provvidenza e ricevo tutte le spine come carezze deliziose del cielo. Le manda Ges. Per suo amore e per le anime sorrido a tutto. Continuano le paure per gli assalti del demonio, anche se in questo mese ne sono stata pi risparmiata. Ma quando viene... oh quanta malizia! Che io lo desideri o no, a volte devo comparire alla presenza di Ges; altre volte non Lo sento, sperimento la Sua perdita. Se sapesse, padre, l'orrore che tutto questo mi causa! Cosa sar mai perdere Ges eternamente? Provo il dolore Suo per la perdita delle anime; provo i sentimenti e l'amore che ha per loro: non vi sono parole ed intelligenze umane capaci di spiegare. L'immaginetta allegata con la frase che parla di spine per lei; sull'altra [immaginetta], dal momento che non posso mandarne una per ciascun novizio e confratello di codesta santa Casa, ho scritto un pensiero che interessa tutti: mio desiderio che tutti lo pratichino. Deolinda e tutta la famiglia ringraziano per i saluti e li ricambiano con gli auguri di una santa Pasqua. Da parte mia, auguro a lei e alla comunit le tenerezze, le benedizioni e l'amore di Ges resuscitato. E lei quando verr? Le ho preparato un grande calvario, nevvero? Mi perdoni e, per carit, non mi dimentichi nella preghiera. lo ricordo molto tutti a Ges e a Mammina... (lettera a d. Umberto, 31-31945). La mia morte sia vita per il mondo Non vissi, non risuscitai con Ges. I miei occhi non videro; i miei orecchi non udirono; il mio cuore non am, il mio corpo non sent se non dolore. Lo sguardo dei miei occhi non era mio, n l'ascolto dei miei orecchi, n il sentire del mio corpo, n l'amore del mio cuore, n il sorriso che copriva tutto questo, neppure il sorriso era mio. A chi apparteneva? Ges lo sa, io non so dire nulla. Le gioie sono per chi Ges vuole, eccetto che per me. Ma sono contenta: io non vivo, viva Lui con la sua vita divina nelle anime; non risuscitai, risuscitino loro per Ges. Non ho amore, non ho nulla da offrire al mio Signore; Gli giungano graditi l'amore di tutti i cuori e l'offerta totale di tutte le sue

101

creature. Non ho lingua per lodarlo; Gli giunga gradita la lode della terra e del cielo. Tutta la terra e il cielo Lo lodano; soltanto io, poveretta, sono stata esclusa; resto da parte. Non posso unirmi ai beati del cielo, ai giusti della terra. Tutta la cattiveria e la miseria del mondo sono mie: che vergogna! Che orrore! Ho perduto Ges! Che perdita eterna! Mai pi Lo posso vedere. Non v' rimedio per tale perdita. Non posso pensarvi. La mia anima non resiste a questo dolore: perdere Ges, per,derlo per sempre! ... Venne Ges: - Figlia mia,... ti accompagno nel dolore, nell'amore, nelle lotte contro il demonio. Sono con te in questo mare immenso di martirio nel quale sei immersa. Sorridi con le tue labbra, nascondendo il dolore e l'amarezza nei quali stai sepolta... - O mio Ges, confido che mi accompagni, che tutto vinci in me; ma perch, nel medesimo tempo, sento tanto dolore a parlare con Te? - Perch sia completa la mia consolazione, siano completi il tuo martirio e la tua riparazione... - Se cos, conslati, o Ges, gioisci nel mio dolore! Non voglio la mia, ma la Tua gioia; non voglio il mio trionfo, ma quello delle anime. Accetta il mio martirio e fa' che la mia morte sia vita per il mondo e la mia cecit luce per i cuori. Voglio che il povero mondo viva solo per Te, veda, ami e benedica solo Te... - (diario, 3-4-1945). Un edificio mondiale in costruzione di amore e di purezza (Momenti della Passione) Continuo a sentire due cose contemporaneamente: la perdita di Ges e quella delle anime. La prima mi causa tale orrore e rivolta da non potersi dire: volont di maledire questa perdita e di maledire la terra. Mi pare che mi tormentino tutti gli orrori dell'inferno. Sento che era meglio soffrire tutto, perdere tutto, piuttosto che perdere Ges. Mi basta questo per massimo martirio del corpo e dell'anima. Mio Ges, perderti! E su questo grande dolore cade il peso della giustizia divina. Tormento e dolore senza pari. E la perdita delle anime, ahi, quanto costa! Il mio cuore le rincorre, dispensa loro tenerezza e amore. La mia anima ne vede la fuga e agonizza. Non vi amore che le fermi, non vi sono parole che le commuovano: corrono, corrono verso la perdizione. Quale dolore per Ges e per me che sento questo! Non posso rassegnarmi che le anime si perdano. Stamane, con la venuta di Ges sacramentato, sono spuntate in me nuove ansie che hanno dato inizio ad un nuovo mondo nel mio cuore. E un edificio mondiale in costruzione. Le ansie sono di purezza e di amore: l'edificio deve essere costruito con questo. Che fiamme ardenti, che fuoco bruciante! Questa purezza e questo amore non sono miei: sono per l'edificio, per il mondo. Mio Dio, ansie che consumano! Vorrei parlare al mondo intero, vorrei parlare solo in amore e purezza; vorrei che vivesse soltanto di queste ricchezze... (diario, 5-4-1945). Continua in me l'edificio mondiale, insieme ai desideri e alle ansie di amore e purezza. Voglio il mondo in fuoco d'amore, in purezza di corpo, anima e cuore. Sollevo gli occhi al cielo e grido sovente: - Che posso fare perch il mondo si purifichi, si incendii e viva soltanto del Tuo divino amore? - Con queste ansie uscii dalla prigione; percorsi molte strade abbracciando fortemente la mia croce; amavo con tutto l'amore le spine che circondavano il mio capo. Dall'elmo di spine sgorgavano fiotti di sangue che scorreva lungo il mio corpo ed irrigava la terra. Sentivo che Mammina veniva, pazza, alla mia ricerca, o meglio, alla ricerca del suo Ges; si apriva il varco fra la moltitudine per vedere dove poteva incontrarlo. Il suo Cuore santissimo scoppiava, si dissolveva in dolore e faceva scoppiare e dissolvere quello di Ges. Nei momenti di queste sofferenze, venne il demonio ad aumentarle di pi; mi torment al massimo... Mi pareva perder la vita; venne Ges a ridarmela. - Coraggio, figlia mia, non hai peccato... Unisci il tuo dolore al mio e a quello della mia Madre benedetta... -

102

Sul Calvario sentivo la vita del buon ladrone spirare nel mio cuore: con quale pace egli dava la sua anima a Ges! Si fece buio sul Calvario, tutta la terra trem e fece tre mare la croce. Ges consegnava il suo Spirito all'eterno Padre, mentre un gran numero di curiosi atterriti scendevano come formiche dall'alto della montagna. venuto Ges ad addolcire il mio grande dolore e a togliermi il terrore che tutto questo mi causava: - Coraggio, figlia mia, universo di dolore, di purezza e di amore! Ci che opero in te l'ho destinato alle anime! La tua vita osservata, letta e divulgata, sar una manna celeste, feconda di una immensit di amore, di vita e di salvezza. questo l'edificio che ho innalzato in te... a tua imitazione che in futuro il mondo mi amer; con la tua purezza che si purificher. Gli uomini impediscono che sia dispensata alle anime la medicina che ho loro destinata; ci che non proibiscono, perch non possono, che lo continui le mie meraviglie in te... Io sono l'artista divino: lavoro in te ed opero i pi grandi prodigi. Chi ti ammira, ammira Ges; chi ti ama, ama Ges; chi ti imita, imita Ges. Ho ritratto Me in te: sei la copia pi fedele di Cristo crocifisso. Il mondo esulter di gioia quando conoscer ci, che fu la tua vita sulla terra. - O Ges, se parlassero cos coloro che non mi conoscono e non sanno quanto Ti ho offeso,... ma parli Tu che tutto conosci e cui nulla della mia vita occulto... che vergogna e confusione io sento! Rimedia Tu a tutto il male, purificami, colmami di amore, coprimi della tua Grazia, affinch possa essere per le anime la medicina che vuoi Tu ... - ... (diario, 6-4-1945). vicina l'ora della pace ... Ho tanta nostalgia del Cielo! Faccio un grande sacrificio a non chiedere a Ges di portarmi presto lass. Quante volte, tra l'altro, sto per dirgli: - Dopo questo, vieni a prendermi per il cielo - ma, ricordando la mia promessa di non chiederglielo, mi faccio violenza e dico: - Compi in me i Tuoi disegni divini. - Mi pare che sarebbe un sollievo per me se potessi chiedere a Ges di accelerare la partenza per la mia Patria. Comunque sia, non chiedo, non voglio mancare alla promessa... Dopo la Comunione, si fatta udire la voce di Ges, pi soave della musica degli angeli: - ... Sono balsamo salutare, sono medicina della tua anima tanto sacrificata per Me e per le anime. Mentre Egli parlava, il mio cuore si dilatava, pareva uscirmi dal petto ed elevarsi molto in alto: come era grande! - Che cosa questo, mio Ges? Che grandezza mai quella che sento in me? - Mia figlia amata, l'edificio dell'amore; la grandezza del tuo amore per il mio Cuore divino e per le anime. con questo amore che lo voglio essere amato; con questo amore che il mondo sar salvo. prossima l'ora della pace. Se il mondo, ripeto, e ancora pi il Portogallo, sapr ringraziare per la grazia che gli stata concessa, la pace sar duratura... Se [gli uomini] non mi ringrazieranno, se non faranno orazione e penitenza, se non si rialzeranno dai loro grandi crimini, molto presto cadr sul mondo non fuoco di armi, ma fuoco della giustizia divina... - O Ges, rimasi tanto triste quando ti chiesi di lasciarmi in vita sino alla fine della guerra, ma Tu lo sai che voglio soltanto la tua divina Volont. - Sono stato Io, figlia mia, ad ispirarti di chiedermi di prolungare la tua esistenza terrena per dare una prova pi chiara a coloro che si sono opposti alla mia divina Volont... - ... (diario, 7-4-1945). Pensare solo a Lui, parlare solo di Lui, soffrire tutto per Lui Vorrei dirle tante cose e non posso. Ges e Mammina le dicano per me. Le facciano comprendere quanto soffre la mia anima, affinch lei abbia compassione di me, implori e faccia implorare che dal cielo mi venga tutta la grazia e la forza di cui ho bisogno. Quante ansie, tristezze, amarezze, quanto sfinimento nella mia povera anima! Tutto ci che faccio che possa disgustare Ges involontario. Vorrei soffrire tutto con la maggior

103

perfezione e con il pi grande amore; non vorrei ferire Ges.. Piuttosto l'inferno, migliaia di volte. Ma, padre mio, le dico con la massima franchezza e verit: voglio e non posso; non trovo in me nulla di bene, di virtuoso, nessun amore per Ges; sono miseria, soltanto miseria. Come sarei contenta se amassi il mio Ges e potessi dargli soltanto amore! In tutta questa mia miseria che sento rimangono unicamente le ansie e una volont fortissima di non voler vivere se non per Ges, parlare solo di Lui, pensare solo a Lui, soffrire tutto per Lui. Creda, padre, questa la realt; non faccia come me cui pare di non credere a ci che dico. Il demonio ne combina di quelle!... Mi fa soffrire tanto! Quanto cattivo! Non so nulla di lei, ma sento che soffre, e non solamente per la proibizione di confessarmi. Questa sofferenza e tutte le altre di cui io sono causa, sebbene involontariamente, costituiscono il calvario cui feci riferimento... A tutta la comunit il mio ringraziamento e i saluti. Grazie della lettera scritta con tanta bont e piena di parole confortanti e stimolanti. Quando potr venire a Balasar? Ho alcune lettere cui rispondere, ma non lo faccio senza un suo consiglio... (lettera a d. Umberto, 9-4-1945). L'amore oltrepassa tutti i dolori (Momenti della Passione) Che fuoco nel mio cuore! Mi brucia tanto che pare lo distrugga. Quanto darei, quanto vorrei soffrire per ottenere che questo fuoco fosse mio e fosse fuoco di amore per Ges. Voglia amore: voglio amore da dare al mondo perch ami soltanto Ges. Povera come sono, non ho nulla da dargli; non so come acquistarlo; non so come consegnarlo a Ges. Lo vedo fuggire: fugge verso un altro mondo di perdizione. Rimango con le braccia aperte e lo sguardo al Cielo. Come rimediare a questo male? - O Ges, veglia sul mondo che mi hai dato ed affidato: custodiscilo, tuo, soltanto tuo. Dammi il tuo amore: solo cos lo potr conquistare. Ansie grandi grandi dalla terra giungono al cielo. Mio Dio, vedo le anime piene di lordura e i corpi distrutti dalla lebbra: conseguenze del peccato. Che luce, questa, che mi obbliga a vedere tutto! Come ridotto il mondo! Dolce Ges, il tuo divin Cuore non ne pu pi. Io mi sento tra il mondo e Ges per evitare che la malvagit degli uomini ferisca il suo Cuore tanto amante. Flagelli, spine, maltrattamenti colpiscono me. Non vedo Ges ma Lo sento come oppresso, pieno di spavento che attende i colpi di questo torrente di malvagit. ... Senza pensare alla Cena di Ges con i suoi discepoli, mi sono sentita a mensa. Il mio cuore era il calice, era il vino, era il pane. Tutti venivano a mangiare e a bere a questo calice. Da allora in poi quella Cena si sarebbe ripetuta. Ma oh, che orrore ci che ho veduto! Tanti Giuda a mangiare e a bere indegnamente. Che lingue sudice! Peggio ancora: mani tanto indegne a distribuire questo pane e questo vino; mani indegne, cuori demoniaci. Che orrore di morte! Ne provai tanto dolore e orrore da sembrarmi che l'anima si lacerasse e il cuore si spezzasse. Non so esprimere meglio quanto ho visto, sofferto. E su tutto questo, l'amore di Ges, un amore indicibile: amore - che si pu apprezzare soltanto se sentito... (diario, 12-4-1945). ... Mi svegliai da un leggero sonno e mi sentii subito legata ai fianchi, trascinata per i capelli, flagellata, coronata di acute spine le quali mi causavano tali dolori da sembrare che il mio capo bruciasse nel fuoco... Un amore irresistibile, uscito dal cuore, mi legava sempre pi alla croce. L'amore oltrepassava tutti i dolori. Sulla croce provai sofferenze atroci nel dover stare con il capo unito al legno: le spine mi penetravano sempre pi profondamente; il dolore raggiungeva il suo massimo. Dopo lunga agonia e orribile abbandono, sentii che la terra si scuoteva e si apriva e le rocce si spezzavano: tutto trem. Rimasi come se l'anima mi abbandonasse e io non avessi vita, Il cuore fu aperto e diede le ultime gocce di sangue e di acqua e rimasi cos senza la vita della terra e senza la vita del cielo... (diario, 13-4-1945).

104

L'amore trasforma, il fuoco purifica Il mio petto arde, mi brucia il cuore: che fuoco ardente! L'edificio sempre dentro di me: in fiamme, e brucia violentemente. Sento di nuovo che su questo edificio ss stata posta una roccia mondiale. Io la batto, vi giro attorno, devo scuoterla. Le fiamme dell'edificio ardono sotto e attorno. II fuoco non si spegne; la roccia tutt'attorno, qua e l, si sfascia a pezzi, come legna. Sento scivolare le schegge della roccia. Ma, mio Dio, con quanta fatica! C' tanto da fare! Questo fuoco non pu cessare: la roccia deve essere tutta trasformata, fusa nel fuoco divino. Vorrei vedere solo fuoco: fuoco nei corpi, nei cuori, nelle anime. Il mio povero cuore stanco di ardere, stanco di ansie. Ma Ges deve essere amato; Ges non deve essere offeso... Cammino pi frettolosa verso tenebre spaventose. La mia anima si sgomenta: devo immergermi in un abisso della massima oscurit. La mia anima lo sente; gi lo scorge venire verso di me, mentre io cammino verso di lui. O mio Dio, che sar di me? Sono tenebre mai viste, attraverso le quali non sono mai passata... (diario, 17-4-1945). Sento molte scosse; la mia anima in continui soprassalti; non so cosa presagisce. Nuove carezze di Ges? Mi curvo alla maest divina: il mio segno di accettazione. Abbraccio la mia croce, per quanto penosa sia. Arde l'edificio: le fiamme raggiungono la sommit della roccia, che si sgretola a poco a poco. Come trapassarla tutta? impossibile trasformarla tutta in fiamme: alcuni pezzi restano senza che il fuoco li consumi. Sopra la roccia sto io, ma non sono io. La roccia tutta bagnata da lacrime che cadono dai miei occhi: sono lacrime di dolore, di amarezza; sono lacrime di compassione. E non sono mie queste lacrime: escono da me, ma vengono dall'alto; scorrono sulle mie guance, ma sgorgano dagli occhi di Ges. Oh, che pena! Tanta sofferenza e tanto amore perduti!... Venne il demonio rabbioso a tormentarmi il corpo e l'anima... Mi pareva che sigillasse le mie labbra per impedirmi di invocare i nomi di Ges e di Mammina... Mio Dio, dopo tutto questo, come pu darsi che io non abbia peccato? In questo affanno, venne il mio Ges: - Figlia mia, offrimi i tuoi dubbi ed i tuoi timori... Voglio i tuoi dubbi per quelle anime che non hanno scrupoli nell'offendermi gravemente; voglio i tuoi timori per quelle che battono sempre i cammini dell'impurit, senza timori di offendermi e di perdersi... Confida, che non mi offendi. - Mio Ges, credo nella tua divina Parola, e confido in Te; temo solo la mia fragilit. - Resta in pace: sono raggiri del demonio; la riparazione che esigo da te. Sei mia, soltanto mia. - Poco dopo questo colloquio, sentii Ges nella mia anima e Lo vidi con uno sguardo tristissimo spargere lacrime sulla citt di Gerusalemme, che era anche dentro di me. Vers lacrime per molto tempo: aveva sguardi tristi, accompagnati da parole di invito e di minaccia. Gi durante la notte sentivo la mia veste incollata al corpo e bagnata di sangue, sentivo il rompersi delle vene e un'angoscia di morte. Vedevo gli ulivi dell'Orto, la luna impallidita ed il triste brillio delle stelle come triste era il Cuore divino di Ges; tutto appariva triste tra le fronde degli ulivi e tale tristezza invitava al silenzio ed al raccoglimento. Come gi altre volte, ma molto pi al vivo, sentii il bacio di Giuda, lo stramazzar a terra dei soldati, lo sfoderare della spada. Se io potessi mostrare la tenerezza, la mitezza, l'amore di Ges verso tutti coloro che lo offendevano! Non vi nulla sulla terra che si possa paragonare a Lui. Egli rimedi al male fatto da Pietro con tanta dolcezza"; con altrettanta si lasci legare, consegnandosi ai malfattori... (diario, 19-4-1945). ... Gi salendo al Calvario non potevo aprire gli occhi per il sangue che mi colava dal capo. Camminavo con il massimo sforzo; sentivo che non erano forze umane che portavano la croce, perch le sofferenze subite quante volte mi avrebbero gi causato la

105

morte!... Inchiodata sulla croce, sentivo che molti di coloro che mi circondavano, mi sputavano perfino sul viso: sugli sputi cadevano le lacrime di Ges, si univano a quelle di Mammina ed Egli, pieno di amore, chiedeva perdono per tutti all'eterno Padre... Termin l'agonia con la consegna dell'anima... Rimasi cos per un po' di tempo, stupita del ritardo di Ges: Egli non veniva, anzi tardava. Quando venne, mi parl cos: - Ho ritardato, figlia mia, perch sto preparandoti alla mia assenza, o meglio, alla mia presenza in te, ma nascosto. Il terreno pronto; preparati per un nuovo martirio, martirio senza pari. Il terreno preparato saldo; ho piena fiducia in te. Con tale martirio mostrerai alle anime l'intensit del tuo amore, la massima intensit di amore per Me... Ho portato lontano le catene del tuo amore... Quante scosse ho provocato con esse al presidente dell'America. Quante volte l'ho richiamato! stato salvo per te. Quale responsabilit la sua! E quante anime si sono salvate nello stesso tempo! Ho usato l'offerta dei tuoi occhi e per la salvezza dei governanti: uno salvo e ti prometto di salvarne altri. Non ti ho tolto la luce degli occhi, ma la luce dell'anima: ecco perch sei nelle tenebre pi spaventose. Accetto quanto mi dai: sei generosa nel dare e Io nell'accettare... al calore di questo amore che il mondo si riscalder; con le fiamme di questo edificio sorto in te che la roccia si trasformer: la roccia il mondo ed sull'edificio dell'amore. L'amore trasforma, il fuoco purifica. Se vi sar amore, se vi sar purezza, il mondo sar salvo... Le schegge che senti non trasformate, sono le anime che non si lasciano compenetrare dal fuoco del mio amore divino, che non si purificano... Le anime che attraverso i tempi non si incendieranno e non si purificheranno in questo edificio di purezza e di amore, dovranno incendiarsi nel fuoco della giustizia divina, saranno dannate eternamente... (diario, 20-4-1945). Il mio cuore tutto fuoco (Momenti della Passione) Esiste nel mondo la gioia? In qualche giorno della mia vita l'ho, per caso, conosciuta? Se talvolta l'ho sperimentata, ora per me morta in modo tale come se mai l'avessi conosciuta. Mi d un po' di coraggio il pensiero di accettare e di compiere con il cuore e con l'anima la volont di Ges. Ma subito mi tormenta questo altro pensiero: sto facendo davvero la volont del Signore? Di qui, grandi agonie e tristezze per l'anima mia. Sono schiacciata tra il cielo e la terra, tutta trasformata ed immersa in tenebre. Tremendo orrore, mio Ges! Ho paura di me stessa. Chi senza Ges potrebbe sopportare tanta afflizione? Chi potrebbe vivere e camminare attraverso una oscurit cos nera senza guardare con gli sguardi di Ges? Muoio, mio Dio, muoio spezzata, maciullata nella tremenda notte. Il mio cuore, cos oppresso dal dolore, lancia sprazzi di luce che sento e vedo diffondersi per il mondo: tutto fuoco. Vorrei che questi raggi andassero a ferire tutti i cuori ed il fuoco che esce dal mio incendiasse tutti affinch, nel mondo, vi fosse soltanto il fuoco dell'amore di Ges... ... Triste notte del gioved! Oh, come Ges mi associa ai suoi dolori e alla sua Passione divina! Sento le ansie di passare sopra a tutte le spine e di andare incontro alla croce, abbracciarla, e con essa proseguire fino alla morte. .. Sento in me il braciere e coloro che vi si riscaldano attorno; sento uno, alquanto scostato, che atterrito e timido si avvicina e rinnega Ges; sento le sue lacrime di pentimento; sento nel mio cuore il gallo che apre il becco per cantare; ma soprattutto sento la sofferenza infinita di Ges, il suo amore e la mansuetudine verso tutti... (diario, 26-4-1945). Stamattina, quando mi svegliai da un sonno leggero e breve, le tenebre della mia anima erano tali che mi pareva di vedere davanti a me una muraglia alta e nera: mi spaventai e il

106

mio corpo trem. Non erano gli occhi del corpo che vedevano, ma quelli dell'anima; mi sentivo atterrita. A poco a poco mi avvolsi sempre pi in quelle tenebre spaventose. Mi preparai a ricevere Ges [Eucaristico]: Egli entr nella mia oscurit e nella oscurit rimase. Povero Ges, dove scese mai! Senza luce, ma sempre unita a Lui, percorsi il cammino del mio calvario. Cadevo e sopra di me cadeva la croce; ero trascinata e trascinata con me era pure la croce. Sentivo una sete bruciante ed il pi grande abbandono. Udii uscire dal mio cuore questo grido: - Ho sete, ho sete! - Compresi che era Ges e mi ricordai che ha sete di anime. Nello stesso istante sentii passare sulle mia labbra, pi di una volta, una spugna. La sete delle mie labbra non fu estinta e quella del cuore aument. Il grido continuava: non la sete delle labbra che vuole essere saziata; la sete del cuore, sete di anime. Rimasi con questa sete ed in questo abbandono per molto tempo, con lo sguardo al cielo e il corpo schiacciato dal peso di tutta l'umanit. E Ges non veniva; tard tanto a venire; io aspettavo, aspettavo! Venne finalmente e mi disse: - Il Re abita nel suo palazzo con tutta la sua grandezza, potenza e amore, anche se la regina non lo vede e non lo sente. Costa molto allo sposo separarsi dalla sua sposa; ma la separazione non reale: rimango nascosto in te; rimango a governare la tua anima attraverso la parola di chi ho scelto per sostenerti e dirigerti; li ho condotti lo al tuo fianco. Coraggio, figlioletta, vieni al mio Cuore a ricevere vita...; vieni a ricevere il mio Sangue: hai bisogno di vita divina perch, momento per momento, perdi la vita umana. Vivi miracolosamente, vivi del mio Sangue divino: il tuo alimento. - Ges un il suo Cuore al mio...; fece scendere il Sangue divino dal suo Cuore nel mio, che, tanto piccolo, cominci a dilatarsi: mi pareva che il petto non potesse pi contenerlo... - Scorre nelle tue vene, figlia mia, il Sangue di Cristo! Come non sarai corredentrice? Scorre nelle tue vene il Sangue verginale di Cristo: come non sarai vergine pura, angelica e vittima senza pari? Scorre nelle tue vene il Sangue dell'Onnipotente: come non sarai potente? Sei potente per tutto. Dai il tuo sangue per mio amore ed lo per amore tuo travaso in te il Mio. Dai il tuo sangue per dare vita [alle anime] ed lo ti do il Mio per darti vita. Chiedi ci che vuoi. Ad ogni preghiera che eleverai in favore di un peccatore, subito sar scritto nel libro della scienza divina il nome del salvato. Quando sarai in cielo e il tuo nome sar invocato in favore di peccatori, appena mi chiederai perdono per loro, tutti gli eletti si uniranno alla tua preghiera e sarai ascoltata... (diario, 27-4-1945). Vittima per la pace - Invito alla preghiera e alla penitenza (Momenti della Passione) Il primo maggio chiesi a Mammina di ottenermi tante cose. Mi consacrai a Lei affinch mi consacrasse a Ges. Tra l'altro chiesi forza per saper soffrire: quanto necessito dell'ausilio del Cielo, della forza della cara Mammina, per sopportare il peso di cos grande croce! Subito il secondo giorno ricevetti una carezza del cielo, una spina che mi fer e lacer il cuore. Ne ringraziai Mammina: l'accettai e l'offersi come prova del mio amore a Lei perch l'offrisse a Ges. In me tutto dolore. Che orrore! Il mio cuore e l'anima mia sono in lutto pesante: non so perch. Sento in me strappi violenti come se mi togliessero dalla bocca quanto contiene il mio corpo. Quanto bramo, con ansie quasi disperate, di sentir dire che la guerra terminata! Soltanto Ges sa quanto soffro. A Lui rinnovo l'offerta di vittima perch venga la pace. Sento una grande compassione per quei governanti che si dice siano morti. Prego per loro e mi pare che a loro sia stato legato il mio cuore. Il mio corpo sempre in fiamme e sento come se la mia cameretta bruciasse insieme a me. Voglio soccorrere il mondo, prenderlo, imprigionarlo, collocarlo tutto in queste fiamme: in questo fuoco che non mi d luce. Che sgomento, vivere in tali tenebre!

107

La mia camera come un carcere ove non entrano mai il sole n la luce del giorno: tenebre nell'anima, nel corpo; tenebre in cielo e in terra. Mi pare che mai pi potr vedere Ges; sento che non mio, che l'ho perduto per sempre. Anche cos voglio amarlo. Sento ansie folli di amarlo e, siccome non mi sembrano mie e non mi sembra mio l'amore, Gli dico: - Ges, questa brama non mia, tua; e tuo l'amore. Sei Tu che ami con ci che tuo, e sei Tu che soffri e porti la mia croce. Guarda questa poverella che nulla fa e non ha nulla: solo notte, solo miseria. Sono la tua schiava, sono tua e di Mammina... (diario, 35-1945). Come dettare le cose orribili che avvengono nella mia anima, se non ho forze per questo? O Ges, questa forza l'aspetto dal Cielo, dal momento che questo il tuo volere [che io detti]. Stamane uscii dalla prigione e, per ore, percorsi molte strade, sfinita, cadendo qua e l: rimanevo col volto a terra e la terra premeva le mie labbra soffocando i gemiti del mio dolore. Sentivo giungermi da lontano le sghignazzate di scherno e di soddisfazione. Con quanta fatica salii il calvario! Lass mi tolsero le corde che avevo al collo e alla cintola. Quali dolori! Erano infossate nella carne, imbevute di sangue; nello strapparle mi lasciarono nel corpo, al quale erano incollate, il segno di grandi ferite. Mi cost assai l'essere svestita in pubblico: con i vestiti mi asportarono lembi di carne. Non gli occhi del corpo ma quelli dell'anima vedevano che con la spada tagliavano i vestiti per distribuirli. L'anima sentiva tutto. Con gli occhi al cielo, sgomenta per le tenebre e l'abbandono, udii uscire molte volte dal cuore questo grido: - Padre, Padre, non distogliere da me il tuo Volto; non allontanare da me il tuo sguardo! I miei occhi, immersi nelle tenebre, non potevano vedere nulla; vi erano in essi altri occhi che vedevano tutto; vedevano, attraverso i tempi, la sofferenza che sino alla fine del mondo doveva ferire un Cuore che era vicino al mio. Quel Cuore sentiva tutta l'ingratitudine del mondo. Le orecchie avevano altro udito per udire gli insulti, le cattiverie, i delitti di tutti i tempi. Onde continue si alzavano nel mare immenso di sofferenza. Nel mio corpo sentivo Ges: era Lui il crocifisso, era Lui che dall'alto della croce contemplava Mammina in una agonia di dolore e mormorava: - Mamma, Mamma mia, perfino Tu mi servi di martirio: il tuo dolore aumenta il mio; neppure Tu puoi darmi sollievo. - Mi pareva che il cuore e l'anima fossero tagliuzzati da pugnalate. Posso dire che da sola non avrei resistito a tanta sofferenza: forze umane non l'avrebbero potuto. Venne Ges: - ... Guarda, figlia mia, come sono coronato da tante e acute spine: sono i sacerdoti che mi feriscono cos; mi offendono tanto. Questa piaga che vedi aperta mi stata fatta dall'ambizione delle nazioni e resa pi profonda da tutte le malizie e vizi. L'impurit! L'impurit! Padri che non rispettano le figlie; figli che non rispettano le madri; i mariti non sono fedeli alle mogli e le mogli ai mariti; mi offendono gravemente fratelli con sorelle. Non vi modestia nelle famiglie; scomparso dai focolari il timore di Dio. Che dolore, il mio! Ripara, ripara! Io voglio, mia figlia amata, che la voce del Santo Padre echeggi nel mondo intero molto sovente e lo inviti alla preghiera, alla penitenza e all'amore. La preghiera l'arma pi forte; la penitenza il mezzo potente per attirare le benedizioni, le grazie e le misericordie del Signore. L'amore purifica il mondo. Voglio essere amato e voglio vedere amata la Madre mia benedetta; voglio che tutta l'umanit veda e ascolti nel Santo Padre la voce stessa di Ges: lui che invita il mondo ad entrare nel mio Cuore; sono Io che attraverso le sue parole chiamo il mondo a Me. Figlia mia, come per le tue labbra stata chiesta la consacrazione [del mondo] alla mia Madre benedetta, chiedo ora, prima della tua partenza per il cielo, che il Papa, con la sua dolce voce di padre, inviti insistentemente la povera umanit a riconciliarsi con Me, ad uscire

108

dalla sua cecit, a vivere di purezza, di preghiera e di amore... ... Scrivi tutto: non avere dubbi: lo Spirito Santo con te. Mai permisi n mai permetter che tu ti inganni... (diario, 4-5-1945). I dubbi sono un vero martirio ... O mio Dio, che sar di me! Che tremenda confusione! Ho perduto tutto il conforto del cielo e della terra. Il demonio danzava per la contentezza: pareva che tenesse nelle sue mani il mio cuore... Muoio di dolore, schiacciata fra tenebre: tenebre del cielo, tenebre della terra... Giunse Ges nella mia agonia: Confida che non ti inganni, n sarai ingannata da satana: Io veglio su di te... Coraggio, perch tanto sconforto? Non ami la tua croce? Non sai che lo sono con te?... - Perdona, Ges, il mio sconforto! Perdona tanti dubbi! Sai bene che dubito solo di me: la mia miseria senza pari... - ... Per un po' di tempo rimasi confortata; poi mi immersi nuovamente nelle tenebre per potere in esse nascondermi a tutti e per sempre... (diario, 5-5-1945). ... Sabato [5 maggio], al grande dolore e alla tristezza si aggiunse il dispiacere di aver fatto soffrire lei per non avere dato mie notizie. Neppure ieri ho dettato qualche parola perch alla domenica qui in paese non si pu spedire. Non fu per dimenticanza, n per mancanza di volont, ma di forze. Soffro e prego sempre per lei. Se anche sapessi oggi che lei contro di me, di opinione contraria in tutto, creda che mai tralascerei di pregare ugualmente come prova della mia gratitudine per il molto che ha fatto per me. Soffrire tutto, s; ma essere ingrata, giammai! Sono stata molto malata, senza poter parlare neppure sottovoce. Ma ora, dopo aver preso qualche "cotoletta ed alcune uova", posso gi dettare qualcosa. E la mia anima, padre mio? Il mio soffrire indicibile. Non so perch, perfino in questo mi pare di mentire, di esagerare. Soffro e non conosco la sofferenza. Soffro e non sono io che soffro. Che mondo, che corpo e che vita di tenebre! Non ho pi nulla: solo tenebre e miseria. Il mese di Mammina, che amo tanto, mi passa come indifferente; trascorre nelle tenebre, nella freddezza. Il poco che prego, non sono io a pregare; cos il poco che amo si nasconde, scompare nelle tenebre. I dubbi sono un vero martirio. Che grande confusione! Sentire che inganno e che mi inganno! Dio mio, perdere tutto e tutti, ma non ingannare coloro che mi sono tanto cari e si sacrificano tanto per me. Non voglio essere per loro motivo di umiliazione. II demonio continua la sua parte infernale: in tutto e con tutto trova modo di tormentarmi. Quanto temo di offendere Ges!... (lettera a d. Umberto, 7-5-1945). Sigillo divino: la configurazione con Cristo In nessun anno mi sono sentita presente a Fatima nel giorno 13 maggio come quest'anno. Non so il perch: il mio cuore si scioglieva e si scioglie ancora in ringraziamenti a Mammina. Passo col molto tempo. Voglio amarla, lodarla e ringraziarla sempre per la pace tanto desiderata. forse per questo che Ges mi ha tanto unita alle manifestazioni della Conca di Iria e mi ha fatto sentire l'entusiasmo e le preghiere fervorose di tanti cuori riconoscenti. Sia benedetto Dio! Ed Egli continui a dare alla terra la sua pace divina e non tardi a darla alle nazioni che ancora non l'hanno, perch il suo regno si estenda su tutta l'umanit: regni soltanto Lui... Ringrazio senza un barlume di luce, ringrazio schiacciata sotto un cielo d tenebre. Il cielo sta per riversarsi sulla terra e io sto attraversando mondi e mondi di quelle tenebre spaventose. Il peso del cielo di tenebre mi obbliga a penetrare in questi mondi: ne ho tanti da attraversare! Sono mondi sotto mondi, tutto per me. Vado come chi va verso il martirio; cammino come chi cammina verso la morte. Il mio martirio, la mia morte, sono queste tenebre che mi tolgono la vita per non ridarmela pi. Di momento in momento mi sento sempre pi atterrita e stanca per tanta oscurit. Vado

109

come chi scende in un pozzo senza fondo, pozzo che porta all'incontro con la morte. Sento che morir sola e senza luce, il cuore teme e sanguina di dolore, ma non cessa di benedire il Signore. Solo la povera natura spaventata; la volont salda: come abbracciata a Ges e alla croce per non lasciarla pi. Non vedo, ma confido; non sento, ma credo: Ges e Mammina non mi abbandonano e mi verranno incontro all'ultimo momento... ... Da alcuni giorni sento nei miei occhi uno sguardo che non mi appartiene. Non uno sguardo malizioso, non uno sguardo del demonio, come alcune volte ho sentito nelle lotte con lui. La differenza pi di quella che vi tra il cielo e la terra. Questo sguardo tenero, ha dolcezze e fascini, ha amore. Questo sguardo attira e penetra dappertutto, d luce: come uno specchio nel quale tutto si riflette, al quale nulla si pu nascondere. Questo sguardo come un proiettile che raggiunge tutti. Vede dentro e fuori, vede tanto con gli occhi aperti come chiusi, vede tutto e non so cosa abbia in s che attira. Sento che questa attrazione investe il mio cuore che io apro con tutta dolcezza perch accolga tutto ci che vuole entrarvi! Questo sguardo ha pure chiavi che chiudono; sono chiavi che servono solo nel cuore; che chiudono al sicuro solo ci che questo sguardo attrae a s. Mio Dio, non so esprimere meglio i miei sentimenti, non so chiarire di pi ci che avviene in me. Mi disfo in amore, bont, tenerezza. Che ricchezza sento in me! E nulla di ci mi appartiene. Mio il dolore generato da questi sentimenti. Temo e tremo. Mio Ges, non permettere che tutto questo nasca da me, ma da Te solo... (diario, 15-5-1945). Talvolta il fuoco che sento nel mio cuore pare non si spenga pi. Che voglio e che debbo fare? Neppure io lo so. Voglio salvare il mondo; voglio che questo fuoco si estenda sulla terra e raggiunga tutti i cuori. Mi pare di andare pazza a battere alla porta di tutti, per invitarli ad abbandonare il peccato, ad amare solo Ges. Devo vedere, devo far nascere un mondo nuovo, un mondo puro, un mondo di cielo. Devo soffrire e agonizzare per lui; devo morire nelle tenebre per dare luce. E cammino in fretta verso di esse: mi spinge l'amore, soltanto l'amore. Vi sono sempre in me gli sguardi che non mi appartengono: oltre che attrarre, legano fortemente a s. Che confusione per me! Anche il sorriso delle mie labbra non mio. Mi pare un sorriso che ha braccia per abbracciare eternamente e balsamo per guarire ogni piaga. Non so cosa avvenga in tutto il mio corpo. Ci che vi in esso non mi appartiene. Questi legami, tenerezze, dolcezze e amore non riguardano me, non vi nulla che si possa attribuire a me. Questo corpo non mio, questa vita neppure. Tutto si svolge nelle mie tenebre. Se io sapessi esprimermi! Se io sapessi mostrare tutto quanto provo per il bene delle anime e per la gloria del mio Ges, cesserei di essere vittima... Vedo tutto quanto mi aspetta. Vado come pecora muta che non sa dire. Vedo l'ingratitudine, il sangue che devo spargere, il calvario e la morte. Sento le anime che devono essere bagnate nel sangue. Fisso i miei occhi al cielo: venga qualunque cosa, devo dare il Cielo al mondo; devo comprarlo con la moneta della mia sofferenza. Stamattina nella Comunione, sentendomi pi unita a Ges, ho osato chiedergli: - Se non ti reco dispiacere, dimmi cosa significano le scosse e i soprassalti che mi hai fatto sentire. - No, figlia mia, non mi fai dispiacere; domandami tutto ci che desideri. Le scosse sono quelle delle nazioni che stanno ponendo termine alla guerra di ambizione, mentre agonizzano nel loro cattivo comportamento. Sei e sarai la loro vittima. Per mezzo tuo e della Madre mia benedetta hanno avuto la pace. Quante scosse hanno sentito i loro governanti! Hanno preferito la morte alla umiliazione. I soprassalti riguardano la mia divina causa. Ti faccio sentire ci che sentono i suoi nemici e i suoi amici. I nemici provano in s rivolta e rimorsi; non vogliono cedere, non sanno che fare. Gli amici

110

soffrono nel vederti soffrire senza poterti aiutare. Ma beati coloro che ho associato alla tua sofferenza, al tuo martirio, perch li amo... (diario, 17-5-1945). Non vi sulla terra gioia pi grande che il soffrire per Lui Benedir il Signore In questo mese benedetto consacrato a Mammina ho ricevuto un'altra prova: altre spine che si sono conficcate nella piaga del cuore, sempre sanguinante, impedendole cos di cicatrizzarsi. Di tanto in tanto viene esacerbata violentemente. Benedir sempre Ges e Mammina, ma confesso che, senza le forze del cielo, mi sarei disperata e sarei morta... Con loro ho vinto e vincer sempre... Sono come una colomba, a becco aperto, che batte le ali, sul punto di perdersi senza aver dove posarsi. Ho sete di luce, ho sete di conforto. Poich sulla terra mi sbarrano ogni via, o Ges, o Mammina, lasciatemi entrare nei vostri Cuori amantissimi. Anche se non sento nulla, lasciatemi almeno la certezza che vivo in Loro: li, nei vostri Cuori, sar libera da odii e persecuzioni; sar certa che Vi amo e non Vi offendo. Oh, se il mio corpo potesse avvolgersi nelle tenebre per non essere pi visto n ricordato, come nelle tenebre fu avvolta la mia anima! Cos morirei, cos non si parlerebbe pi di me, come desidera il mio arcivescovo. con tutto l'amore che io accetto i suoi ordini ed obbedisco `. In me non sorta la pi piccola ombra di odio contro di lui n contro i suoi collaboratori. Al contrario, ho sempre detto cos: - Mio Ges, abbi compassione di loro, non comprendono e non conoscono le sofferenze di un'anima. Potessi, o Ges, prostrarmi davanti a Te, a mani alzate; sapessi ringraziarti per queste prove! - Col cuore sanguinante di dolore, non potei con le labbra recitare il Magnificat , ma lo feci mentalmente. - Dammi forza, o Ges, per soffrire. Non condannarmi Tu: la sentenza degli uomini a null'altro serva se non a darmi maggior martirio. Gli uomini mi hanno preparato la sofferenza di oggi per rendermi pi simile a Te e perch Ti fossi pi unita sul cammino del calvario... I miei sguardi continuano a non essere miei. Fissano con tenerezza questo o quell'altro cuore che maggiormente si lascia compenetrare da loro tanto pieni di dolcezza e di amore. Ma non si rivolgono verso tutti alla stessa maniera: la rispondenza dei cuori che fa meritare quanto questi sguardi racchiudono. Ho tanto da dire in proposito! Sono molti coloro che vorrei attrarre ed abbracciare a me! Che questo, mia Ges? sempre la mia croce... - Ti amo tanto, figlia mia! Ho reso te simile a Me e il tuo calvario al mio. Abbi coraggio!... Sei ricca di Me: per questo che i tuoi sguardi attirano, hanno tenerezze, dolcezze, attrattive, amore. E per questo che il tuo sorriso ha mitezza, ha tutto ci che del cielo. Non vivi tu, vivo Io. Sono mezzi di salvezza e di richiamo per le anime. Non vero, figlia mia, che durante la mia vita, nel mio Calvario, avevo due vite, l'umana e la divina? Anche in questo sei simile a Me: nel tuo calvario hai anche la vita divina: Cristo che vive in te. Non temere... Le mie meraviglie in te non rimarranno occulte, devono brillare: sono gloria mia, sono salvezza per le anime. Tutto sar scritto, mia maestra in scienze divine, tutto sar conosciuto nel libro della tua vita. Sei l'eroina dell'amore, l'eroina del dolore... - Tornai alle tenebre ed al mio dolore, ma ardendo sempre nella sete di consolare il mio Ges e salvare il mondo. Non vi sulla terra gioia pi grande che il soffrire per Lui (diario, 18-5-1945). Vengano le umiliazioni ed i disprezzi... muoio per le anime ... Il cielo era coperto di nuvole nere e pioveva a dirotto, ma nella mia anima erano pi nere le nubi e la pioggia di dolore pi forte ancora. Attraverso la finestra i miei occhi vedevano le foglie verdeggianti delle viti avide della pioggia fresca che il cielo mandava loro. Che bella lezione per me! Mi venne in mente e mi domandai: che faranno gli uccelletti per riparare dalla pioggia i loro figliolini? Stendono sopra di essi le ali. Il Signore si cura di loro, dissi, non li abbandona; come potranno Ges e Mammina cessare di

111

curarsi di me, che ho un'anima? Oh, come devo gioire con tutto ci che il cielo mi d... Vengano le umiliazioni ed i disprezzi: io voglio salvare le anime... (diario, 19-5-1945). Mio buon padre, non cessiamo di lodare Ges e Mammina per tante "carezze". Non so se devo dettare per lei queste parole. Ma se le cose sono arrivate a tal punto che lei non possa pi scrivere a me n io a lei, chiedo il favore di bruciare la lettera senza leggerla. Non voglio disgustare Ges n concorrere a che altri lo disgustino. Se io non ricever pi notizie sue, stia tranquillo. So gi: perch non pu... Spero dal cielo la forza di vincere tutto. proprio vero, padre mio, che se Ges non mi avesse sostenuta con i suoi divini aiuti, sarei gi morta di dolore. Prendiamo le cose come venute dalle Sue mani: Egli sa che per Lui e per le anime. Vorrei proprio, se fosse possibile, che il mio nome morisse e non si parlasse pi di me. Non mi meraviglio che vi sia anche chi lo voglia, ma per altro fine. Quante lotte nella mia anima! Preghi per me, mio buon padre; anch'io non la dimentico. E se non consentiranno pi che ci vediamo ancora in questo mondo, ci vedremo in cielo. Col, liberi da qualsiasi proibizione, non cesseremo di amare Ges e Mammina, nella stessa unione, nello stesso amore. Non potendo fare altro, mi aiuti con la preghiera, affinch non soccomba sotto questa croce tanto pesante... Povera me, disprezzata e senza luce!... (lettera a d. Umberto, 21-5-1945). ... Sto perduta in un mare tempestoso, in una notte quanto mai nera e spaventosa... Odo il sibilare dei venti: le onde si alzano a grande altezza, poi si abbassano di nuovo calme. Ed io cos sola, senza nessuno! Al sentir la tempesta tanto disastrosa, la fisso, la ascolto, ma con serenit: se devo morire in essa, muoio per Ges, per le anime. Confido, spero: il mio corpo pu soffrire tutto, pu scomparire distrutto dal furore della tempesta, ma l'anima ha la sua meta: deve andare incontro a Ges. Egli la deve ricevere, sostenere e portare fino a S. O mondo, quanto sei stato ingrato verso di me! E io ti amo; ti amo non per le tue false attrattive, ma perch sei di Ges... (diario, 22-5-1945). Che valore pu aver la vita, se non soffro, se non amo? (Momenti della Passione) In questi due giorni ho avuto tanto da offrire a Ges e a Mammina: ho sofferto molto nel corpo e nell'anima. O dolore, o benedetto dolore! Solo tu sei la mia gioia sulla terra: solo da te ricevo qualcosa da dare a Ges e alle anime... Mari e mondi di tenebre mi hanno separata per sempre dal mio Ges. Sono come cieca nel corpo e nell'anima: sono immersa in mari di oscurit senza sapere nuotare. Alzo le braccia per trovare sicurezza in Qualcuno e questo Qualcuno la cara Mammina. Voglio avanzare tanto in queste tenebre, voglio sprofondarmi tanto quanto Ges vuole. Ma voglio convincermi che vado aggrappata ad una Madre tanto tenera, e che sono avvolta nel Suo manto per non temere, non vacillare, non disperare. Da sola morirei di sgomento e offenderei il mio Ges. Sento sulle mie spalle una enorme croce; il suo peso mi obbliga a morire tra i pi terribili orrori. Questa croce abbraccia il mondo, pesa una umanit. Ges non attese che spuntasse la mattina del venerd per farmela sentire; con la differenza per che oggi non sono inchiodata su di essa. La mia anima piange in silenzio, nasconde i suoi gemiti, vede le nere tenebre della morte, vede come tutti gi si preparano per catturarmi e togliermi la vita ad ogni costo. Orto, Calvario, morte, orrore e sgomento. Che roccia mondiale mi nasconde il cielo! Quanto soffrono il corpo e l'anima mia! Quanto ha sofferto Ges! Ingratitudine del mondo... (diario, 24-5-1945). ... Ges venuto con tutta la forza del suo divino amore. Il mio cuore palpitava fortemente: era piccolo per contenere un Cuore che possiede la grandezza e l'amore senza pari. Ges si soffermato a parlarmi, ma mi bastava il Suo amore: - Ardi, figlia mia, nel mio divino amore. Purifica il mondo, vergine fedele! Voglio amore, grazia e purezza. Per

112

mezzo tuo, messaggera di Ges, le anime riceveranno ricchezze e tesori divini. - Ges, ho il cuore stanco. - Stanco di amore, figlioletta. - Stanco nel possedere il tuo amore, la tua grandezza, ma non di amarti, perch non Ti amo affatto. Ben lo sai che di mio ho soltanto miseria: questa che io vedo in me. - No, tu ami il mio divin Cuore fino a non poterne pi. Sei stanca di amore: anche l'amore consuma. E deve essere cos per l'alta missione che ti ho affidato... - Grazie, mio Ges. Da' a tutti i cuori, da' a tutte le anime questo tuo amore. - Dallo tutto tu, figliolina, ti autorizzo: sei signora del mio Cuore divino, sei signora del mio amore. Distribuiscilo come vuoi: i tuoi desideri sono i miei. - ... (diario, 25-5-1945). Termina il mese di Mammina. Mi spiace che finisca. Sar davvero il mio ultimo maggio sulla terra? Sento pena di non aver amato molto Mammina e Ges. Tutto passa, tutto si nasconde; appare soltanto la mia miseria e pi chiaramente nei mondi delle mie tenebre. Tendo le braccia al cielo per abbracciare il mio martirio e con esso Ges e Mammina. Ho una sete che qui non pu essere saziata. Ho fame e non vi nulla che la soddisfi; neppure la sofferenza. La temo, ma la voglio per dar vita alle anime, per consolare il mio Ges. O soffrire, o morire! Che valore pu avere la vita se non soffro, se non amo? Non sopporto pi di vedere il mondo nella sua corsa pazza e cieca verso la perdizione. Lo vedo in un incendio di passioni: voglio spegnerlo con il fuoco d'amore che ho nel cuore e con le tenerezze che racchiude, ma vedo che sono preferiti il fuoco delle passioni e le attrattive del male. Il fuoco e la tenerezza non sono miei: tenerezza che salva, fuoco che purifica... Possiedo in me ci che non mio: sento e riconosco che del cielo. Sono stanca; voglio unire il mondo a questo fuoco, a questa vita del cielo, e non posso. Mentre sento le catene di amore di Ges con cui vuole legarlo, sento quelle del demonio che vuole trascinarlo alla perdizione. Il mondo non ascolta la voce di Ges, non bada ai suoi sguardi, non accetta le sue affettuose sollecitudini, non si lascia attrarre da Lui... (diario, 31-5-1945). Inabissata nelle tenebre... non cedo: devo dare la vita (Momenti della Passione) Le mie ansie hanno slanci che mi fanno volare verso la morte. Bramo di dare la vita. Le strade restano segnate con il mio sangue; cammino nel pi profondo silenzio. Ho sete di dare la vita per possedere vite. Vedo il sepolcro che avr il mio corpo: sepolcro che toglie dal sepolcro le anime, molte anime corrotte, gi quasi morte. Salgo la grande montagna del Calvario. Cado molte volte ed ogni volta rimango come se il mio corpo fosse gi un cadavere: un cadavere irriconoscibile per il sangue che cola lungo il volto; un corpo in condizioni peggiori di quello di un lebbroso in disfacimento. Il cuore bramoso di andare avanti: deve vincere per le anime, deve morire per loro! Mentre ero inchiodata alla croce, il suolo sussultava tanto che faceva tremare la mia croce e quelle che erano ai miei fianchi`. Le tenerezze del cuore si diffondevano verso coloro che vi erano crocifissi: alla destra erano accettate, alla sinistra rifiutate; sentivo la rivolta di colui che le rifiutava e l'amore di chi le riceveva. Con l'anima sentivo e vedevo Mammina che, ai piedi della croce, tentava aprire le braccia per accogliere Ges che stava crocifisso in me: voleva fare a Ges, ancor vivo, ci che Gli avrebbe fatto appena morto: abbracciarlo, bagnarlo con le sue lacrime. inspiegabile ci che soffrivano i Cuori di Ges e di Mammina! Quanto dolore anche nel mio cuore!... Venne Ges: Figlia mia, stella sfolgorante, il tuo splendore illumina le anime; sei luce che le guida al mio Cuore divino... - Dal suo divin Cuore ricevevo sangue; il mio cuore si dilatava... Ricevi, figlia mia, il sangue che genera le vergini, d purezza, grazia e amore. la vita

113

divina che do alle mie spose pi amate... Dnati alle anime: per salvarle ti ho affidato il mondo; ed egli non corrisponde... Son tanto poche le anime che mi amano; sono tanto poche quelle che praticano la piet come dovrebbero; sono tanto poche quelle che sanno soffrire bene, che conoscono il valore della loro croce e la amano; grande invece il numero di quelle che mi offendono; vi tanta malizia; sta scomparendo dal mondo la castit. Ripara, figlia mia...; soffri contenta, soffri con Me. - Soffrire, s, mio Ges; ma non con Te. Voglio soffrire io, ma che non soffra Tu... - ... Di' a tutto il mondo che ascolti la voce del suo pastore [il Papa], che la voce di Ges: chiedo amore, purezza, cambiamento di vita. La voce del Santo Padre sia per il mondo un forte richiamo come quello di No... Che egli parli alle nazioni, a tutti i governanti, affinch si adoprino per porre termine a tanta immoralit... (diario, 1-6-1945) il mondo ed Ges ... Soffrire per amore dolce, ma costa molto! Volere Ges, amarlo sempre, vivere solo per Lui mentre sento che nulla amo, nulla faccio per consolarlo! Passano i giorni e con essi le ore e con esse passo io pure, senza progredire nel cammino della virt. Passa tutto e tutto pare restare sempre nello stesso luogo. Passano i giorni, i giorni che sono sempre notti; ed io sempre nelle tenebre, sempre inabissata in esse!... un quadro di tenebre sempre davanti agli occhi; un quadro che mi mostra il presente ed il futuro: mi aspettano solo gli orrori delle tenebre... Mi pare di non avere compassione alcuna per il mio Ges; nel vederlo crocifisso sento che tutta la compassione svanita, che non ho piet delle sue sofferenze; il mio cuore tanto impietrito che non si commuove nel vedere il sangue che per me fu sparso; non ho pena del suo martirio: non ne ho e ne ho al tempo stesso: una forza irresistibile, pi forte di me, che non vuol soffrire, non vuole amare, non vuole lasciarmi neppure guardare n ascoltare Ges... Tremendo orrore! E la tenerezza dei miei sguardi fissa tutto questo, accompagna tutti i passi errati... In tutta questa lotta benedico Ges e Mammina, benedico la croce che voglio baciare ed abbracciare sempre... Improvvisamente Ges si fece sentire nel mio cuore: - Ho freddo, ho sete, ho fame. Mia Alexandrina, dammi ricovero, sazia la mia sete, la mia fame. - Come, mio Ges? Come posso ospitarti in mezzo alla mia miseria?... Ges sorrise dicendomi: - Dammi asilo nel tuo cuore, sazia la sete che ho di amare per quelli che non mi amano, estingui la mia fame di anime... - ... (diario, 5-6-1945). Dove potr trovare balsamo ai miei dolori? Sulla terra mi pare proprio di no: tutto per me causa di maggior sofferenza. Soltanto unita a Ges potr da Lui ricevere qualche sollievo; e questo sfuma in fretta: come brezza che passa facendo sentire solo per un istante il suo benefico refrigerio. Nella mia Comunione di ieri e di oggi mi sono sentita pi unita al mio Ges. Egli faceva passare dal suo Cuore al mio catene pure, fini catene d'amore. Da allora ho nel mio cuore un nuovo cuore e in esso vi Qualcuno che lancia queste catene alle anime; mi richiama alla mente il pescatore nella sua barca mentre lancia le reti per la pesca. Sento dentro di me il pescatore delle anime fare la stessa cosa con ardore. Sento un amore immenso sul mio cuore: l'amore del Cuore di Ges... Che tenerezze, dolcezze e amore! Un altro cuore di lacrime si collocato nel mio. Queste lacrime sono versate sulla umanit intera: la coprono. Sono lacrime di dolore perch disprezzato l'Amore. Sono lacrime di agonia perch disprezzato questo Cuore colmo di ricchezze. Questo Cuore ha una piaga aperta e profonda per accogliere tutti: pare l'uccello con le ali aperte per difendere i suoi figlioletti... Mi sento sovraccarica per il peso della umanit. Debbo versare su di essa tante lacrime. Questo peso mi strappa dal corpo le

114

vesti, mi d la croce, il calvario, la morte. A nulla cedo, venga ci che vuole; devo dare la vita... (diario, 7-6-1945). Vengano i saggi al libro delle meraviglie divine (Momenti della Passione) Pensavo oggi di amare tanto il mio Ges: Gli ho chiesto nella festa del suo divin Cuore tutto l'amore fino a perdermi in esso. Non sono stata capace di amarlo e non ho saputo dirgli nulla. Speravo perfino di udire da Lui qualche parolina, ma non l'ho udita. Ho fatto la preparazione alla Comunione freddamente; L'ho ricevuto come un estraneo; non so parlargli... Soffro nel dettare i miei sentimenti e soffro per non saperli dettare. Benedetta sia la mia croce! Oggi soffro come non mai. Appena dopo la Comunione si elevata in me una enorme massa di tante cattiverie, di tanti crimini. Pareva che mi aprissero il petto e salissero fino al cielo a ferire il Cuore di Ges. Queste cattiverie, giunte alla massima altezza, ricadono da tutte le parti, coprono il mondo e gli tolgono la vita. Ho passato cos le ore con il petto aperto, il cuore ferito, senza poter fare nulla. Ges non ne pu pi. Sento la potenza della sua misericordia, sento la forza del suo divino Amore che vuole diffondersi e penetrare in tutto questo. Tutto respinto, nulla accettato... Come ho sofferto! Mi pareva che tutte quelle cattiverie fossero mie, che io fossi la causa delle sofferenze di Ges, che io fossi ingannatrice... Ges venne e mi fortific dicendomi: - Non inganni, figlia mia, sei vittima... Vengano i saggi e coloro che si dicono saggi al libro delle meraviglie e della scienza divina. Vengano: gli uni a provare e gli altri ad imparare che cosa un'anima vittima: i prodigi della Grazia e l'azione di Ges in tale anima. Ci che senti in te sono mezzi di salvezza. Ci che oggi senti in te, anch'Io lo sentii nel mio Calvario... Di' tutto, scrivi tutto; lo Spirito Santo abita sempre nel cenacolo del tuo corpo... (diario, 8-6-1945). La montagna mondiale di miserie sempre nel mio cuore piagato, aperto con una grande ferita. La sofferenza del cuore non pu affrontare tanta malizia; gli occhi dell'anima non sopportano tanti crimini... Che grande dolore! Sento Ges come agnello innocente; sento il mondo come belva feroce che gli si avventa per ferirlo senza piet: triste scena il vedere Ges cos buono davanti a tanta malizia e crudelt!... Intanto vado ricordando, senza volerlo, la mia permanenza alla Foce ; soffro ancora in tutti i suoi particolari quell'esilio. Che Ges accetti questo martirio affinch si salvino le anime... (diario, 14-6-1945). Se in questi giorni non ho potuto parlare senza enorme sacrificio, oggi ancora di pi. Mi aiutino Ges e Mammina. Debbo riassumere. Se non fosse per obbedienza, non direi nulla. Stamane mi sentivo in ginocchio, legata alla colonna: una scarica di flagelli cadeva sul mio corpo e una pioggia di brandelli della mia carne e di gocce di sangue cadevano attorno a me, macchiando il suolo e coloro che mi circondavano. Coronata di spine, andai poi verso il calvario. Caddi varie volte sfinita, volto e labbra incollati alla terra al punto di sentirmi soffocare. Andavo cieca verso il dolore; soffrivo tutto come se nulla vedessi; ma vedevo chiaramente l'amore che mi obbligava a camminare e a vincere. Inchiodata sulla croce, sentivo sempre in me il cumulo delle grandi cattiverie ed il cuore aperto, sempre sanguinante... Ges non si affrett, ma venne; non manc. Mi un a S fortemente. Venne come chi affaticato da una lunga giornata; si pos nel mio cuore e mi disse: - Figlia mia, sono stanco di tanto soffrire. Lasciami riposare in te, nel palazzo del tuo cuore; voglio deliziarmi all'ombra delle tue virt. Sono qui assetato, voglio dissetarmi all'acqua cristallina della tua fonte: acqua di riparazione, di purezza e di amore... - Momento di grande conforto: con Ges che riposa in me! Quale unione la nostra! - Ges mio, che delizie puoi trovare in questo povero cuore? Che conforto Ti pu venire da tanta miseria? Che sete puoi saziare in tanta

115

aridit e freddezza? Quale vergogna per me! Cerca, o Ges, e vedi se trovi; poni Tu in me qualcosa per poter ricevere... Mi sento sovraccarica di miserie! - Ges sorrise, ma tristemente: - Non sono tue, figlia mia, le cattiverie che mi hanno ferito. Sei vittima, ma vittima innocente. Perch sei vittima ti faccio soffrire cos; ecco la ragione per cui ti lascio in cos tremendo abbandono. - Ma, Ges, non mi sgridi mai per le mie mancanze eppure Ti dispiaccio tante volte! - Nuovo sorriso, ma questa volta pi gioioso: - Le tue mancanze sono necessarie per nascondere lo splendore della mia grandezza; sono nuvolette che attenuano i raggi splendenti, perch tu possa essere avvicinata dalle creature. necessario nascondere un poco il mio splendore. Pensi tu che, se occorresse, non saresti da Me sgridata severamente? Ma non occorre: tu soffri come lo voglio. Per provarti che soffri come lo voglio ho finto di lasciarti sola in questa dura sofferenza... Da te ricevo, mia amata, quanto posso ricevere da una mia creatura. E tu ricevi tutto dal tuo Ges, dal tuo Creatore... - (diario, 15-6-1945). Il tuo cuore un globo d'amore (Momenti della Passione) Mi pare di non sapere se sono nel mondo; se vivo ancora in esso. Quanto costa lottare! Quanto costa vincere!... Soffro perch Ges soffre; soffro perch Lui offeso. Voglio unire il mondo a Ges; voglio legarlo a Lui, ma non ci riesco. Lavoro e non raccolgo nulla per Lui; soffro e non Lo consolo. ... Mio Dio, come posso amarti, senza vita? Mi fuggito tutto; rimasta solo la miseria. Ho perduto tutto: rimasto il peccato soltanto; ne sono schiacciata. E anche il demonio mi schiaccia con il peso della sua malizia... Il maledetto ha inventato nuove forme per tormentare la mia anima... Costa molto soffrire, e in tale maniera; ma l'amore vince. Costa molto di pi vedere Ges offeso e sentire l'inferno delle anime (diario, 19-6-1945). Sento che sono morta sotto il peso del mondo: mi ha ridotta a nulla; ed questo nulla che si immerge continuamente nelle tenebre. Quanto pi mi coprono, tanto pi mi sprofondo in esse e pi tenebre vedo. Quando cesser di vederle? Quando cesseranno di terrorizzarmi? E sono tanto sola, senza nessuno! Disprezzo ed abbandono terribili! Non vedo, non sento conforto n dalla terra n dal cielo. Come posso, mio Dio, stare qui cos? Mi preoccupa tanto la salvezza del mondo. Non reggo a vedere Ges cos ferito. Non ho nulla in cui Egli si possa consolare: stata la massa delle cattiverie che mi ha distrutta. Voglio amare il mio Ges e non ho cuore per amarlo; scomparso da me; non so a chi appartiene; confido che appartenga a Ges. Vorrei avere sangue per darlo al suo divino amore, goccia a goccia, e non l'ho; sento che sono scomparse le vene del mio corpo; non ho nulla; non posso fare nulla per Ges e per le anime. Solo il demonio non cessa. Che grande tormento!... Udii Ges: - Figliolina, coraggio! la riparazione pi fine e delicata che ti chiedo; il fiore pi puro. - E vedevo davanti a me uno specchio tanto grande e tanto limpido! Era meraviglioso il suo splendore. Rifletteva chiarore: ero circondata da fiori. Ges continu: - Ecco, figlia mia, lo specchio della tua anima! I fiori sono fiori di purezza. Confida, la tua anima non si macchiata... Da' a Ges, da' alle anime, mostra al mondo la riparazione massima, il maggiore eroismo nella sofferenza... Le parole di Ges sono come mani amiche che mi sollevano, sfinita, dal fosso della strada. Ma appena sono in piedi, tutto si nasconde e fugge. Stanotte, non so a che ora, mi apparve Ges inchiodato sulla croce. Questo Ges e questa croce si trasformarono in me. Ho passata la giornata e sono gi in un'altra notte, sento sempre lo stesso Ges, la stessa croce dentro di me. Il mio cuore quello di Ges, il mio corpo quello di Ges. E Lui che soffre, vive ed ama. Tutto ci per me motivo di maggior sofferenza, ma tutto per Lui. Soffro, ed Suo il dolore. Io non vivo: chi vive Lui. Mi trovavo nella solitudine

116

dell'Orto; dal mio corpo sgorgava una pioggia di sangue che non cadeva su di me, ma usciva da me; inzuppava le vesti ed irrigava la terra. Che massa di sangue! (diario, 21-61945). Ges sempre sulla Croce e dentro di me: in me che non, vivo n esisto. Il dolce Ges, con le braccia e il cuore aperti! Vorrei dire quanto soffre ed ama. So sentire, ma non so dire: non mi bastano le parole; non sono capace. Soffro e muoio di dolore. Quanto non darei per far comprendere a tutti cosa un'offesa al Cuore divino di Ges e come Egli ci ama, nonostante tutto! Camminai cos verso il Calvario, con questa sete di farmi conoscere dalle anime, di donarmi e di morire per loro. Non sono mai caduta tante volte come oggi: quante cadute! Che enorme sfinimento! Il mio corpo, senza sangue, gelava; il cuore non palpitava, le labbra non si muovevano... Le mie labbra moribonde avevano una sete ardente, ma il cuore era ancora pi assetato. Vuol bere l'amarezza fino all'ultima goccia; vuol soffrire tutto perch ama tutti; vuol dare tutto per ricevere tutto. Dall'alto della croce sentivo nel mio corpo i maltrattamenti del mondo. Ero come lapidata da tutti e sentivo proprio le pietre a ferirmi. Dal Cuore di Ges, in me crocifisso, vidi uscire alcuni raggi di fuoco: parevano raggi di sangue. Quei raggi si diffondevanosu tutti coloro di cui il mio corpo sentiva i maltrattamenti. Che tenerezza e compassione uscivano dal quel Cuore tanto amante! Dai miei occhi moribondi, gi spenti, uscivano verso, il mondo gli sguardi pi dolci, pi teneri ed amanti: erano sguardi che penetravano tutto e tutti, vedevano tutta la malizia e l'ingratitudine. Fu in questo momento che venne Ges e sost in me un po' di tempo senza parlarmi. Prese nelle sue divine Mani il mio cuore e ne fece un grande globo che poco dopo colloc al posto del cuore, dicendomi: - Mia figlia, il tuo cuore un globo di amore. Amami, amami per il mondo che non ama. Amami, amami per quelle anime che dovrebbero amarmi e - da cui speravo amore. Tu sei pazza di amore per Me e per le anime... Amale perch sono mie... Ti vorrei in cielo, ma ho tanto bisogno di te qui in terra. - Se mi vuoi l, o Ges, unisci ai miei desideri i tuoi. Non Ti dico altro, perch ho promesso di non chiederti il cielo. - Cuore d'oro, fonte di amore, ho accettato il tuo sacrificio. Abbi coraggio: ti dar tra poco il cielo, anche se non lo chiederai... (diario, 22-6-1945). Edificio di purezza e amore. Scala di salvezza (Momenti della Passione) Ho una croce tanto grande dentro di me: posta in alto ed io le sono abbracciata. Non v' forza umana che me ne separi: mi pare di essere impazzita per suo amore. Le mie braccia sembrano incollate ad essa. Quanto pi la voglio, pi cresce. La amo con un amore che non mi appartiene. Sarei beata se tale amore alla croce ed al dolore fosse mio. Si eretto in me un nuovo edificio: tanto grande, tanto bello! Tanto ben disposto; tutto pieno di arcate. Non so cosa rappresenti. Cuore e anima sorridono, le mie braccia vogliono stringerlo. Ma nulla di questo mi appartiene, neppure la gioia nel vederlo crescere. lo sono soltanto miseria e non posseggo se non dolore. Bramo di lasciare il mondo, di partire per il cielo; soffro perch non voglio avere volont. Voglio il giorno, voglio l'ora che il mio Ges sceglier. Ho una sete cos grande di amore da non poterne pi; ho tanta fame di anime: sarebbe saziata solo se le possedessi tutte... (diario, 26-61945). Mio buon padre, voglio e non posso. Bramo darle mie notizie, ma non ho forze; non affatto dimenticanza. E vero che con le mie lettere temo di causarle maggiore sofferenza oed cosa che non vorrei. Sia io sacrificata, sempre, ma che non sacrifichi altri cui devo molto. I mali del mio corpo si aggravano. Non so cosa Ges vorr da me. Sia fatta la sua divina Volont. Non mi difficile rispondere alle domande che mi fa.

117

Preferirei farlo a viva voce, ma poich non possibile, mi sforzo di rispondere meglio che posso. vero che ho sentito molte volte Ges a lavorare dentro di me, ritoccando con tutta delicatezza il mio corpo. Alcune volte ha operato da pittore. Con quale impegno e perfezione lavorava! Dipingeva se stesso in me: io ero proprio Lui. Ges era lo stampo e del mio corpo faceva un altro stampo che univa in uno solo. avvenuto lo stesso con lo Spirito Santo: il mio cuore e l'anima mia erano un'altra colomba. Ges mi alimenta di S e a Lui mi rende somigliante.. Non so precisamente l'epoca in cui cominciai a sentire questo. Forse nel periodo in cui non scrivevo? Non lo posso, giurare. Ancora adesso, qualche volta, sento questo, ma senza sollievo. Siccome il mio corpo non vive, non in me che Ges lavora: quanto sento... (lettera a d. Umberto, 26-61945). ... Il grande edificio con arcate ancora in me: bianco, pi bianco della neve. Vi una scala all'entrata di ogni ambiente e questa scala sono io. Sento di esserlo e sento che su di me salgono continuamente viandanti che vanno raccogliendosi in quell'edificio. Li sento salire; sento che vanno al porto di salvezza e non ne gioisco, non mi consolo. Voglio che salgano, mi sforzo perch non corrano pericolo, ma io, povera me, rimango sempre avvolta nelle tenebre... (diario, 28-6-1945). Durante la notte venne Ges incontro alle mie sofferenze dell'Orto. Prima di sapere che era Lui lo avevo udito piangere per molto tempo: quei gemiti, quelle lacrime, mi causavano tanto dolore ed impressione: mi pareva di morire. Dopo, sentii che Ges si avvicinava di pi a me e veniva come uno che chiede rifugio. - Figlia mia, abbi piet di Me: nascondimi nel tuo cuore; sono offeso, sono ferito, consolami... - Erano tanto grandi i desideri che avevo di nasconderlo, che volevo possedere tutti i cuori del mondo, fonderli tutti insieme e collocarvi Ges pi addentro possibile... Alla mattina venne Ges adolescente a prelevarmi dalla prigione; mi prese per mano; fu il mio compagno, il mio Cireneo durante tutto il cammino del Calvario. Io avanzavo sfinita, coperta di sudore e di sangue, ma sapevo che Ges mi accompagnava; quando cadevo, Egli mi stendeva le sue Mani santissime per rialzarmi... Giunsi alla cima e lo stesso Ges adolescente si un a me e fu con me crocifisso. Oh, quanto Ges ha sofferto sin da questa tanto tenera et! Agonizzai ed Egli nuovamente mi parl: - Figlia mia, sono pi consolato... Accetta come ricompensa il sangue del mio divin Cuore. - ... Ges trasfuse in me il suo sangue divino. Poi mi disse: - Voglio mostrare per mezzo tuo le mie meraviglie, il mio potere e la mia sapienza, per dar lezione al mondo e pi ancora a quelli che dovrebbero sapere e non sanno, ma voglio che tu senta la sofferenza di tutto ci che umano: ha cos tutto lo splendore la mia divina causa. Semina, semina gi da questa terra, semina sopra i cuori e le anime... Immergiti contenta nelle tenebre... Quante pi tenebre e orrori per te, tanta pi luce e pi amore per le anime... Ascolta, mia colomba amata, fiore puro e delicato; sai che significa questo nuovo edificio in te, tanto bianco e tanto bello? E la continuazione della redenzione: sei nuova corredentrice; stai a concludere ci che lo ora non posso. Che studino, che studino quanto lo ti rendo simile a Me. Con la mia Passione ho aperto alle anime le porte del cielo, e tu, con la tua, con il tuo martirio senza pari, continui ad aprirle a quelle anime per le quali erano chiuse a causa della loro degradazione. Tu sei edificio maestoso di purezza, di amore e conquista.. Sei la scala per cui le anime assetate di Me ed i peccatori salgono all'edificio di purezza e amore e da esso passano al cielo: sei conquistatrice delle anime. Soffri contenta: non va perduta la tua sofferenza. La mia Passione e Morte non salv tutti, perch non vogliono salvarsi. La tua passione e morte dar la vita eterna a - quanti vogliono godere della mia Patria... - (diario, 29-6-1945). Chi vive con te, vive con Cristo (Momenti della Passione)

118

... Non so ricevere bene la Comunione: non ho posto per ricevere Ges. Non ho lingua per lodarlo, n cuore per amarlo. Ho perduto tutto: fra le tenebre appare soltanto la miseria; tenebre che hanno ingoiato e annientato tutto. Mi pare di non poter credere a quanto avviene in me. In me, dico io, in me che non sono io, in me che non esisto. In tutto appare miseria; in tutto vedo tenebre. Le grandezze di Ges non sono mie. Almeno fossero miei il martirio e il dolore che sento, per darli a Ges! Lo amassi per chi non Lo ama, quale fortuna sarebbe la mia! L'edificio in piedi; io sono la scala, ma la vedo e la sento rovinarsi per la corruzione: mi causa persino nausea; che confusione! Mi offro sovente a Ges; Gli ripeto che sono la sua vittima; mi pare per di non potere essere accettata da Lui. Voglio soltanto ci che Egli vuole e sento che nulla voglio, nulla accetto come Egli vuole. Ho perduto il gusto delle persone pi care e intime; l'ho perduto per sempre; mi pare di non amarle, di non averle mai amate. La stessa cosa avviene nei riguardi di Ges. Gli dico che voglio tralasciare di amarlo quando tralascer di essere Ges e che voglio amarlo incessantemente come incessantemente corrono le acque dei fiumi verso il mare. Povera me! Non so parlargli, non so darmi a Lui e alle anime. Anche cos non mi stacco n mi staccher dalla croce: Lui che me l'ha donata; voglio possedere almeno una cosa sua... Il demonio si ostina, tenta di portarmi al peccato... Talvolta pare rivestirsi del mio corpo; tutto in me malizia: braccia, piedi, cuore, intelligenza. Tutto il mio essere uno specchio di iniquit... Nell'ultimo attacco di oggi, tra i pi violenti che abbia avuto, sentivo che il pavimento si apriva e che appariva l'inferno per seppellirmi. Che orrore! Ed i maledetti, come cani, si sbranavano di rabbia gli uni con gli altri: tutti volevano peccare ed avevo l'impressione di volere peccare io pure; ma ripetevo sempre a Ges che no: soffrire tutto ma non offenderlo... Venne Ges: Figlia mia, ti amo; sta' tranquilla; confida, non hai peccato; coraggio, l'inferno non si apre per te, ma, se non ci fosse la tua riparazione, dovrebbe aprirsi per molti... - Rimasi fiduciosa di non avere offeso Ges, ma, o che vergogna la mia! Non potevo ricordarmi della Sua divina presenza: mi sentivo immersa nella terra come il pi piccolo e vile insetto. Ges mi accarezz e aggiunse: - Dammi, o mia amata, la tua confusione e vergogna per quelli che non ne hanno... - (diario, 5-7-1945). Non sono sulla terra n in cielo. Non so dove stanno questi mondi di tenebre in cui sono avvolta. Non so che vita questa n a chi appartiene. Il cielo chiuso per me. Mi trovo come se mi avessero buttata fuori dalle mura di questo mondo, chiudendo per me le porte. La mia vita tenebre... - Ges, dammi amore per amarti. Il mio cuore non Ti sente; i miei occhi non Ti vedono; i miei orecchi non Ti odono. Abbi piet di me. Sono tua e voglio che siano tue tutte le anime. - Furono legate attorno al mio collo grosse corde; il mio corpo fu flagellato con palline di ferro, o cose simili. Cammino verso il Calvario attraverso strade strette e cupe. Il sangue scorre. I dolori alle ginocchia e alla testa sono insopportabili, quelli alle orecchie mi trapassano da un lato all'altro. Le mie labbra sembrano incollate: non possono aprirsi per pronunciare parola. Il cuore va assetato, vuole fare un volo fino alla cima del Calvario: desidera con ansiet dare al mondo una nuova vita: per questo corre, si butta pazzo e cieco nelle sofferenze. Sulla cima del Calvario, mentre stavano inchiodandomi sulla croce, vidi il soldato che, con grande crudelt, dava le martellate senza esitazioni: il suo sguardo era crudele e terrificante. Fu tale il dolore, che il mio cuore rimase soffocato e mi parve di perdere la vita: durante tutta l'agonia della croce non tornai a ricuperarla... Venne Ges e mi disse: Attraverso le tue tenebre scendo ai tuoi dolori; vengo incontro al tuo martirio, figlia mia. Anzi, non sono sceso, non ho attraversato, non sono venuto: ho visto tutto; tutto mi era

119

presente, perch sono in te. Mi faccio sentire appena. Voglio convincerti che abito in te; che non ti abbandono neppure un istante. Coraggio, coraggio sempre! Le tue tenebre dnno luce; il tuo martirio, i tuoi dolori, la tua morte, dnno vite. E con il tuo dolore che le anime risuscitano; con le tue tenebre che ricevono grazia e accolgono la mia vita divina. Ti ho tolta dal mondo per darti al mondo. Accetta il Cuore del tuo Ges... Non per ricevere Sangue, ma per ricevere vita. Non ricevi sangue perch non pu riceverlo il tuo cuore ora tanto indebolito... Compio il miracolo di conservarti la vita... Mostro cos di pi il mio potere, conservandoti la vita in questo tuo stato. Prendi nelle tue mani il mio divin Cuore: hai la chiave per aprirlo e chiuderlo: chiave di grazia, purezza, amore. Il Cuore mio, la chiave sei tu. Aprilo e racchiudi in esso le anime che vorrai. Il cielo assiste gioioso a questa consegna del mio divin Cuore a te. Che grande meraviglia! Unisci questa grazia all'insieme di grazie che da Me hai ricevuto. - ... Rimasi confusa, non sapendo che dire a Ges, nell'udire da Lui tante cose e nel vedermi depositaria di cos enorme ricchezza. Vorrei custodire il mondo intero in questo scrigno divino che mi stato consegnato... (diario, 6-7-1945). Questa notte, a mezzanotte, tutto era tristezza e morte. Mi sentivo in un grande bosco, circondata da lupi e cani che ululavano e volevano assalirmi: erano demoni... Lottai con violenza e per molto tempo... Termin la lotta e Ges non venne: rimasi tanto triste... Dopo la Comunione, Ges, stringendomi a S, mi parl: - Permetto la tua sofferenza e la tua riparazione... Sei vita per le anime, sei salvezza per loro... Sai perch ti ho addossata la riparazione di questa notte? Perch era urgente che tu riparassi in quell'ora. Fu in riparazione delle famiglie, dei focolari. Io voglio figli e uccidono i miei figli! Io sono pi padre di loro. Guarda quanto soffro! E sono offeso allo stesso modo da un gran numero di non sposati; - e mi precis la condizione (erano sacerdoti) con molta tristezza. Si reclin verso di me con grandi sospiri. - Sono ferito, sono ferito, circondato da spine. O mia sposa cara, soffri con Me... Balsamo delle mie piaghe, medicina delle anime... Nel tuo cuore sta il Mio, nella tua intelligenza sta la Mia, sulle tue labbra, nelle tue parole, stanno le Mie. Tutto il tuo essere Cristo, hai la vita di Cristo. Chi vive con te, vive con Cristo; chi tratta di te, tratta di Ges. Dnati al mondo, dnati alle anime. Madre mia benedetta, vieni a dare alla nostra figliolina conforto e vita che quasi non ne ha pi. Venne Mammina... io rimasi fra Lei e Ges... (diario, 7-71945). ... Non riesco a dimenticare quanto soffre Ges per il mondo. Soffro con Lui. Quanto lo offendono le famiglie!... Se gli uomini vedessero le scene orribili e ripugnanti, la follia per il piacere che vi dovunque e che ho veduto con gli occhi della mia anima, ne sentirebbero nausea e avrebbero vergogna di se stessi. - Se io posso riparare, mio Ges, fa' che io soffra sempre... - Su questo punto il demonio mi tormenta molto... Oggi mi assal con tutta la violenza... Lottai, ed in pericolo molto grave; Ges ebbe compassione di me: solo Lui sa quanto mi costa questa riparazione. Tutto mi costava immensamente, ma questa delle famiglie mi costa ancora di pi. Che tristezza!... (diario, 9-7-1945). Il tuo amore per le anime assomiglia al Mio (Momeni ella Passione) O cielo, o Ges, o Mammina, soccorretemi! Se non venite in mio aiuto, cado e non mi rialzo pi... Mi sento ammanettata mani e piedi, il corpo legato con nere catene di ferro. Sembro un condannato dell'inferno. Le catene sono i peccati: stato il demonio a mettermi queste manette, a legarmi... Con le mani incrociate sul petto, nella peggiore agonia, fisso il Cuore di Ges e la cara Mammina; il mio grido continuo: - Triste vita, la mia! O Ges, o Mammina, non resisto, siate con me! - Dai miei occhi sgorgavano lacrime

120

abbondanti; piangevo amaramente. Il mio cuore pareva venire meno, stava per morire. Ges, non ho cuore sufficiente per resistere all'amore n al dolore. Non permettere, o Ges, che le mie lacrime siano di disperazione; voglio che siano solo di amore. Accettale tutte come atti di amore per i tuoi tabernacoli.- Chiedevo a Ges che le mie lacrime non fossero di disperazione, ma non perch mi sentissi disperata; la mia anima era in pace, e ne lodo Dio. Era il timore di me stessa; erano le mie agonie; era la vista delle mie miserie che non potevano essere maggiori; non potevo sopportare il mio nulla, le mie cattiverie... Che sar di me, se le anime buone cessano di elevare al cielo preci in mio favore?... Sento che Qualcuno dentro di me prende il mio cuore e, come fosse un calice, lo innalza pi volte al cielo. La fonte del mio cuore non si esaurisce: uno sforzo costante, son tutti i mezzi usati per obbligare le anime a venire a bere ad essa. Ma, povere loro, che resistono, non vogliono bere, muoiono di sete!... (diario, 12-7-1945). Durante tutta la mattinata sperimentai in me un amore e una ingratitudine fortissima. L'amore era immenso, riempiva il cielo e la terra. L'ingratitudine era molto grande e molto grave, combatteva questo amore... Ricevetti l'ingratitudine senza cessare di amare. Con il corpo disfatto camminavo verso il mio calvario. Improvvisamente sentii come se sulle mie gote scorressero due rivoli di lacrime. Subito dopo questa sensazione mi venuta incontro Mammina: il suo sguardo era angosciato. Uscirono da me altri sguardi e La fissarono: che sguardi di dolore e di amore! Senza aver tempo di poterla contemplare per la fretta con cui mi trascinavano, mi rimase il cuore legato a Lei mentre camminavo sempre. Ella pure camminava, guidata dallo sguardo che Le aveva ferito e attratto il Cuore e l'anima. Giunti sul Calvario, Ella assistette a tutta la scena e angosciata rimase in piedi presso la croce. Io ero in uno stato di grande sfinitezza... Il demonio prendeva l'occasione della mia estrema debolezza per convincermi che tutto era illusione e falsit... La venuta di Ges lo fece fuggire. - Coraggio, figliolina!... Non Mi offendi, Mi ami, Mi consoli... - Ges calm la tempesta ed io rimasi sulla croce in agonia, in un dolore quasi insopportabile. Mi pareva che mi strappassero il cuore per gettarlo fuori perch fosse calpestato e distrutto dalle belve. Ma un altro cuore rimaneva in me, con una grande ferita sempre aperta a versare sangue. Mi pareva di liberare le braccia dalla croce per alzarle ad invocare soccorso dall'eterno Padre: che dolore e tremendo abbandono! E Mammina osservava tutto. Improvvisamente sentii come se la volta del cielo scendesse verso di me... ii Ges dire: Figlia mia, discese il Cielo a te per ricever la fragranza del tuo dolore e del tuo amore... Mi sentii in esenza della Santissima Trinit, della cara Mammina e udii un coro di inni armoniosi. Mi sentii rapita: non ero della terra, vivevo una vita che non era terrena, ero come se non fossi mai stata sulla terra. Il coro si faceva sentire sempre meglio e compresi che cantavano: - Gloria, gloria, onore e amore, gloria, gloria, al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo. Gloria, gloria, onore e amore alla Madre di Dio, figlia e sposa della Trinit Augusta... - Un grande calore ardeva sempre in me. Ges continu: - ... Sto per darti a goccia a goccia il mio divino Sangue. Sono tuo Padre, sono tuo Sposo, e anche tuo Medico divino. Te lo devo dare a gocce affinch a gocce tu lo dia ad ogni anima: non puoi sopportarlo in abbondanza... Sai chi dentro di te, sposa amata, prende ed alza il calice al Cielo? Sono Io che lo offro molte volte all'Eterno Padre per placare la giustizia divina. E il calice della tua amarezza e del tuo dolore. La tua amara agonia, il tuo dolore assomigliano ai miei e al mio amore assomiglia il tuo per le anime. Sei il ritratto pi somigliante a Cristo. La tua vita vita di Cristo, il tuo cuore il Cuore di Cristo. Poich la tua vita la mia e sei tutta trasformata in Me, unisco a Me le tue sofferenze, la tua

121

crocifissione, il tuo duro martirio; e in questa unione faccio l'offerta all'Eterno Padre. Tu continuerai la tua vita di redenzione sulla terra... - (diario, 13-7-1945). Staccata da tutto ci che della terra Unita a Ges in una preghiera continua ... Mi pare di non vivere pi la vita della terra, ma di vivere in una regione diversa, sconosciuta... - Ges, quando giunger il mio grande giorno? Quando Ti vedr tale quale sei? - ... - O Ges, staccami da tutto ci che della terra! Io non ho volere; voglio solo la Tua volont e possederti interamente... - Soffro tanto per l'aggravamento dei miei mali fisici, che si uniscono all'aggravamento di quelli dell'anima... Domenica scorsa, sentendomi morire, ho esclamato: - Ges, sono sola! - Ed Egli rispose: - Non lo sei, figlia mia! Sono nel profondo del tuo cuore. Che vuoi di pi? Sono il tuo Sposo e ti amo tanto. Sono lo Sposo fedele che mai ti abbandona. Sono Io che ti privo di tutto: per questo senti l'abbandono delle persone care. Ti posseggo Io interamente. Ti ho staccata da tutto ci che della terra. Possiedi il mio Cuore con tutte le sue ricchezze. Hai tutto il mio amore che non ti verr meno. Cammina fiduciosa e spera in Me. - Queste parole di Ges non furono di consolazione, ma di sollievo al peso delle mie sofferenze. ... Negli ultimi giorni ritornato il demonio a tormentarmi l'immaginazione, con la mia vita di illusione, come afferma lui, e a scuotermi il letto con forza. Mi sento frantumata dal peso di una giustizia che cade su me. Mi pare che il mio corpo ne sia distrutto e le mie vene strappate. Contemporaneamente provo grande soddisfazione nel dare a quella giustizia il mio sangue, che sembra piovere sino alla fine del mondo come riparazione. Quando ho saputo che durante la settimana non avrei avuto la Comunione, ho sofferto molto. - Anche Tu mi lasci? Come far senza di Te? - Oggi, insperatamente, ho ricevuto la visita di Ges Eucaristico, appena entrato nel mio cuore, mi parl: - Eccomi, figlia mia! Mi dono a te sacramentato! Non puoi vivere senza questa vita divina, perch non hai se non questa. Sono esigenze del mio Cuore divino. Sono Io che permetto tutto questo... Il mio grazie a chi concorre per la mia venuta qui, a sollievo della tua anima. Non hai altro appoggio se non Ges. Chiedo che ti sostengano, che ti confortino... - (diario, 18-745). Non ho forza per pregare. Da piccola pregavo tanto e amavo la preghiera. Con il passar degli anni venne la malattia e aument l'amore alla preghiera. Se talvolta tralasciavo qualche formula rituale, ne rimanevo insoddisfatta. La malattia si aggrav. Per mancanza di forze, dovetti riassumerle. Ma aument la mia unione con Dio. Tuttavia, soffrivo quando dovevo tralasciarle. Che cosa oggi la mia vita di preghiera? quasi soltanto mentale, ma posso dire che quasi ininterrotta. Dico a Ges che mi abbandono tra le sue braccia; in esse che voglio pregare, in esse che voglio soffrire e vivere anche durante i miei leggeri sonni. Quante volte la mia orazione continua, mentre chi mi visita parla! Se la conversazione non mi interessa, rimango unita a. Ges anche se non Lo sento n Lo vedo per l'oscurit delle tenebre. Ma Ges sa che sono con Lui e voglio soltanto ci che Egli vuole... (diario, 19-7-1945). ... La grandezza, l'amore di Dio! (Momenti della Passione) ... Sento che ogni tanto il mio cuore tenta abbandonare il mio corpo, tenta di volare in alto, molto in alto. Assetato ed impazzito, sale come il fumo che scompare in alto: vuole scomparire, immerso in una grandezza incomparabile. una immensit, un cielo illimitato ed egli vuole andarvi e restare per sempre in quella grandezza che lo attrae e per cui sospira. Vorrei esprimere i sentimenti della mia anima: impossibile. La mia lingua non sa muoversi per descriverli: la grandezza di Dio, la potenza di Dio, la bont di Dio e l'amore di Dio! Benedetto sia Ges che mi fa conoscere tutto questo! Vorrei che tutto il

122

mondo conoscesse questa grandezza: non vi sono lingue capaci di descriverla n cuori capaci di sentirla; necessaria una possibilit sovrumana per sopportarla. Se il mondo comprendesse che cosa una offesa fatta a tale grandezza! E se ne commettono tante! Ho una luce, che non mi appartiene, che vede e comprende tutto con chiarezza; mi viene da piangere per non sapere esprimere queste realt (diario, 19-71945). Stamattina presto sentii che mi condussero fuori dalla prigione. La sfinitezza, il peso delle umiliazioni mi fecero cadere per terra, appena uscita... ... Era tale la brama e la premura di lasciare il mondo, per nascondermi in quella purezza e grandezza somma, che il cuore non si acquietava: non voleva macchiarsi nel fango di questo mondo; volava con sforzo, senza interrompere il volo per non cadere; si struggeva in nostalgie indicibili per il Cielo. Povero cuore! Soffriva tanto per non poter arrivare alla sua Patria!... - O mio Dio, muoio nelle tenebre! Potessi vederti! Potessi amarti!... Dammi forza e coraggio... Insperatamente si fece sentire ai miei orecchi ed echeggi nel mio cuore una voce: Vieni, vieni, sposa del mio Figlio! Cammina, abbi coraggio! - E la mia anima vide stendersi verso di lei braccia per accoglierla; braccia che rialzavano il mio corpo da s grande sfinimento e lo aiutavano a camminare. Questa voce e queste braccia venivano dall'alto, molto dall'alto. Fu un invito, fu un aiuto dal Cielo che mi attrasse ancora pi in alto. Il cielo! Potessi rimanervi per sempre! Questa voce e queste braccia erano dell'Eterno Padre. Posso affermarlo, la mia anima Lo vide. Il demonio non vuole che io lo dica; lo faccio per obbedienza. Egli al mio fianco, pieno di rabbia; mi accusa di essere falsa e bugiarda. Questa attenzione del Cielo non mi port gioia alcuna, ma mi fortific per salire il Calvario. L'agonia continu... Sulla cima del Calvario, gi crocifissa, sentivo con me Ges crocifisso e vidi che Egli stese lo sguardo su tutto il mondo a contemplarlo e l'agonia aument. Che grande dolore al vedere tanta sofferenza inutile per molti!... Rimasi nell'amarezza per molto tempo. Venne Ges: - ... Tu sei il canale attraverso il quale giunge al mondo tutto ci che divino. Se sapesse apprezzarlo, se corrispondesse alle grazie che gli do per mezzo tuo!... Figlia mia, sto per chiederti ancora una grande riparazione: tante lotte con il demonio e senza il mio conforto divino; verr solamente quando sarai prossima a vacillare nelle tue tenebre ed amarezze. Accetti?... - - Tutto, tutto, mio Ges: io sempre ferita e Tu sempre amato... - ...Nella maggior parte dei focolari scomparve il vero timor di Dio. Se non vi sono buoni genitori, non vi possono essere figli buoni. Che orrore le spiagge, i casin, i cinema e le case del vizio! Non interviene chi dovrebbe, non se ne preoccupa chi potrebbe. Soccorrilo tu il mondo. Dammi la tua riparazione, addolcisci gioiosa il dolore del mio divin Cuore... Come premio della tua accettazione e come ricompensa dell'anniversario che oggi ricorre, anniversario in cui donasti a Me e al mondo la grande prova del tuo amore e del tuo eroismo nella sofferenza, Mi dono a te sacramentalmente. Non voglio lasciarti senza la mia Eucarestia, senza la vita di cui vivi. Mi do a te tramite il tuo angelo custode. - Un gran numero di angeli, cantando armoniosamente, discesero sopra il mio letto; la mia anima cess di vedere Ges in forma di uomo per contemplarlo in una Ostia bianca... L'angelo che mi porgeva l'Ostia pronunci le parole: Corpus Domini nostri Jesu Christi... ... (diario, 20-7-1945). Mi sento casa aperta ... Pareti della mia camera, testimoni di tanto dolore, quanto avreste da dire se poteste parlare! Sia benedetto il Signore e benedetta la mia croce! Il mio cuore vola verso la grandezza del Cielo, fugge colmo di amarezze, molto oppresso dal dolore. Ma, nel vedere

123

chiaramente tanta grandezza e tanto amore, dimentica tutto; tenta di non ricordare il dolore per perdersi in quell'oceano infinito di meraviglie del Signore. Con quale impegno si innalza per non macchiarsi nella polvere immonda della umanit! Voglio e non posso; non voglio la polvere ma me ne sento intaccata. Come sono sporca e bagnata dal fango immondo! Che vergogna io sento davanti a Ges! E che spavento io sento per la giustizia divina! Mi pare che si squarcino le nubi, scoppino tuoni, e lampi enormi di fuoco vengano a distruggere un corpo. Ges mi ha preavvisata ed verit. Quante amarezze nell'anima: non so dirle; impossibile. Talvolta mi pare di non poterne pi. Non so dire altro a Ges se non questo: - Per Tuo amore e per le anime; sono la tua vittima. Fa' come vuoi. Fa' che io Ti ami quanto lo desidera il tuo Cuore divino. Ges dentro di me continua ad offrire al cielo il calice dell'amarezza. Povero Ges! Chi soffre Lui. L'amarezza che offre appartiene soltanto a Lui, anche se sono io sempre amareggiata. Lui che soffre, non io. Sento nella mia anima che continuano i cattivi giudizi e i falsi apprezzamenti a mio riguardo e a riguardo del mio primo direttore. Sento che molti cuori sono induriti e ciechi alla luce della verit. Benedetta croce! Ho detto falsi apprezzamenti ; non sono falsi, perch, povera gente, non comprende di pi. Non sa il dolore di un'anima abbandonata fra le lotte e le tenebre. Sofferenza amata! Sono cos pochi quelli che ti conoscono e ti comprendono! Da alcuni giorni sento che il mio corpo una casa aperta a chi vuole entrare: mi costa tanto questa nuova sofferenza! Oggi, in momenti di amarezze quasi insopportabili, in cui il demonio voleva spingermi alla disperazione, insinuandomi che la mia vita di inganni e false illusioni, forzandomi a non confidare in Ges... io vedevo crollare tutto. Avrei voluto dire a quelli che mi amano, anche se io non sento di essere da loro amata, di dimenticarsi di me, di abbandonarmi pure; cos non sarei per loro di grande umiliazione, cos non soffrirebbero tanto nel timore che la mia vita si riveli falsa. Con gli occhi rivolti a Ges e a Mammina, giuravo di non perdere la fiducia in Loro. Il demonio, pi rabbioso, venne come un ladro: ebbi la sensazione che mi portasse via il cuore... Fu allora che io sentii pi al vivo di essere quella casa di cui ho parlato. In essa entravano quanti volevano: era la casa del peccato ed il peccato stesso: disposta a tutto. Mio Dio, che orrore! Quanti peccati, quanti crimini! Lottai molto e il demonio si mostrava contentissimo di fare di me tutto quel che voleva. Dissi a Ges ripetutamente che ero la sua vittima e che non volevo peccare La mia vita, Ges mio! Cosa mai la mia vita! Sia Ges la mia forza per poter resistere a tutto. Sia Lui la guida nelle mie tenebre!... (diario, 23-7-1945). ... Ges oggi mi ha chiesto due riparazioni dolorose, a breve intervallo l'una dall'altra. Ho lottato quasi un'ora con il demonio. Sudori e palpitazioni afflittive del cuore parevano quasi uccidermi... Mi sentivo quella casa dalla porta aperta per cui entrava chi voleva. Prima ho visto entrare molta gente pazza per il piacere, che tentava camuffarsi per non farsi conoscere. Poi ho riparato per la famiglia... Quanto si pecca e quanto si offende Ges!... (diario, 26-7-1945). ... Ges mi disse: - Fiore vezzoso del giardiniere divino, va' a conquistarmi anime. Porta la ricchezza ed i tesori immensi che ti affidai. Portami le anime, comprale a qualsiasi prezzo; lo scrigno di queste monete il tuo cuore insieme al Mio. Va', di', figlia mia, che ascoltino la voce del pastore universale, di' che il mondo sar salvo se cambier completamente vita. Non si mai peccato tanto come oggi. Non vi sono sulla terra giusti a sufficienza per cancellare tanta iniquit e gravit di peccati... Si faccia penitenza, penitenza... (diario, 27-7-1945).

124

Mi sfugge la vita, mi sento morire... Che cosa mi aspetta ancora? Che altro dovr affrontare? Ahi, quanto la mia anima triste, triste fino alla morte! Appena uscito dalla camera il mio santo medico, chiesi a Ges che desse a lui e a quanti ama il Suo amore, le Sue benedizioni e grazie, come ricompensa dei sacrifici fatti per me e per tante parole incoraggianti e piene di fede. Da lui imparo a confidare in Ges... Venne di nuovo il demonio... Lottai... mi parve per qualche momento di essere in pericolo di peccare... Si calm la tempesta; ma rimasi triste nel dubbio di avere peccato. Venne Ges con molta dolcezza e, piano piano, come una mamma che non vuole svegliare il suo figlio. Con molta tenerezza mi disse: - Mia figlia, grande la lotta; grande la riparazione perch sono grandi la malizia e la iniquit del mondo. Te le faccio sentire nell'anima... Ma Io sono sempre con te e avrai sempre la luce dello Spirito Santo... Non hai peccato: la tua purezza non si macchiata... Esigo ancora la riparazione per le famiglie e per un altro male che va dilagando nel mondo e che mi ferisce gravemente. Ecco perch ti senti spogliare e divenire corrotta: l'immodestia, figlia mia, delle persone provocatrici le quali vanno quasi svestite a invitare al male; corrompono i loro corpi e, ci che peggio, anche le loro anime... (diario, 9-8-1945). Un cuore mondiale di pietra (Momenti della Passione) Durante la notte ho sofferto molto, ma in unione con Ges. Anche Lui soffriva molto: prigione, scherni, schiaffi. In Lui, con Lui iniziai al mattino il viaggio al Calvario. Nelle mie mani sentivo le Sue; con i miei piedi Egli camminava, stava in tutto il mio corpo e soffriva. Ma in me e fuori di Lui vi era un cuore di pietra. Questo cuore era il mondo; vedeva tutte le sofferenze di Ges: la flagellazione, la coronazione di spine, i capelli intrisi di sangue e tutta la tragedia lungo il cammino della montagna; nulla lo rattristava, nulla lo commoveva. Le corde che mi trascinavano con Ges continuarono lungo il Calvario a lacerare il mio corpo come gi i flagelli. Ges fu con me inchiodato sulla croce ed in me piangeva nel vedere la durezza di quel cuore che era in me. Soffersi tanto nell'avere in me contemporaneamente Ges e quel cuore indurito che non aveva compassione per nessuna sofferenza. Sentii che il peso schiacciante della giustizia del Padre cadeva su Ges e non su quel cuore indurito. Ges era colmo di vergogna, schiacciato; e quel cuore mondiale non dava segno di compassione... (diario, 10-8-1945). Che il Cielo sia con me! Mi sento come fossi condannata all'inferno. L'anima mia sente quegli orribili supplizi; i suoi occhi vedono i demoni tormentatori; in tutto il corpo mi pare di sentire quel fuoco nero e distruttore; le mie orecchie odono le urla dei demoni e tutta quella disperazione infernale... - Mio Dio, condannata all'inferno! Spero che per la Tua bont infinita non sia cos. - Quando mi sento in quella disperazione eterna, mi schiaccia il peso della giustizia divina. Volere vedere Dio e non potere! di gran lunga il pi doloroso tormento dell'inferno. L'anima mia trema sgomenta per la paura. Quali indicibili sofferenze vi sono in me!... Il mio stato mi porta a pensare che sto per morire... (diario, 13-8-1945). ... Oggi ho cominciato a sentire come se nella mia anima si svolgessero danze mondane, eseguite con tanta malizia e che da esse si passava a peccati orribili... Dopo un po' di tempo venne il demonio: inviti al peccato seguiti da scene e da parole turpi... Mi sono offerta vittima a Ges e sono rimasta triste nelle mie tenebre, nel mio penare... (diario, 14-8-1945). ... Che sarebbe di me se per un solo momento perdessi la fede e la fiducia? Perdere Dio, non vederlo mai! E questo il grido che esce dalla mia anima di tanto in tanto, spontaneamente. ... Continuo a sentirmi condannata all'inferno. Ieri, giorno di Mammina

125

[Assunzione], questa sofferenza fu molto dolorosa. Mi sentivo in quel carcere infernale e legata con catene di ferro... Senza potermi rassegnare alla perdita di Dio, sentivo tale disperazione, ma non ero io ad essere disperata, che mi obbligava a rivoltarmi contro Dio stesso, a maledire Lui, il mio angelo custode, genitori e compagni di peccato e le strade che mi condussero a peccare; maledicevo me stessa, tutto il cielo e tutta la terra. Che orrore continuo! Sapevo di essere degna soltanto dell'inferno, ma non mi adattavo a quel luogo e alla perdita di Dio. Coprivo il pi possibile tutta questa sofferenza con il sorriso che contrastava con ci che avveniva nell'anima mia; perci il mio sorriso mi pareva falso, bugiardo, molto bugiardo. O triste giorno dell'assunzione di Mammina!... Sola, nelle tenebre dell'anima, nell'oscurit della cameretta, nel sentirmi assalita dal demonio ed abbandonata completamente non potei trattenere le lacrime: piansi a lungo. Chiesi a Mammina di portare le mie lacrime a tutti i tabernacoli del mondo per consolare Ges... Venne Ges: - ...Non temere, figlia mia, non sei condannata! La tua sofferenza per evitare che si condannino le anime... Coraggio, coraggio!... - (diario, 16-8-1945). Calamita di amore per le anime (Momenti della Passione) ... Coperta di insulti e scherni presi la croce e camminai verso il Calvario. Soffrivo tutti i tormenti della Passione e il tormento dell'inferno. Il mio calvario si svolgeva attraverso l'inferno: tra il fuoco, le disperazioni e le maledizioni, senza rassegnazione per la perdita di Ges e sotto il peso di tutta la giustizia divina. Arrivai alla cima: il mio corpo non era corpo: era uno scheletro macchiato di sangue, coperto di polvere e sputi. Cos fui inchiodata sulla croce: croce di tenebre, morte di tenebre, feretro e sepoltura di tenebre. ... - Mio Ges, come pu esservi ancora nel sepolcro l'inferno e il peso della giustizia divina? Non abbandonarmi, o Ges; vedi che senza di Te non resisto. In queste sofferenze la mia anima fu ferita da violente spine che, come bombe micidiali, rapidamente distrussero tutto. Scomparve lo scheletro del mio corpo insanguinato: rimase il dolore, rimasero un cuore che soffriva tutto e occhi che versavano molte lacrime. E impossibile dire la mia amarezza... Le lacrime scorrevano lungo le guance ed io le offrivo a Ges mentre pensavo: saranno perfette le mie lacrime? Saranno lacrime dovute a colpa mia? Esaminavo la mia coscienza, la quale non mi dava segno di accusa. Mio Dio, forse che non so esaminarmi? Solo una cosa mi pesava: il tono da me usato in alcune parole che avr forse umiliato qualcuno? Mio Ges, Tu ben sai che non era quello il mio scopo. Una voce molto dolce mi susurr: - Procedesti bene, cos doveva esser fatto. - ... In questo prolungato martirio, anche senza veder nulla, sentii nell'animo una nuova trasformazione: una brezza soave cancell ogni dolore. Subito dopo apparve Mammina con Ges Bambino in braccio. L'anima mia, per un istante, vide solo tutta la sua bellezza... Molto sorridente, il Bimbo mi tendeva le braccia tentando staccarsi da quelle di Mammina. Quasi come volando salt tra le mie e subito si nascose nel mio cuore; Mammina spar. La sua Voce divina si fece udire dentro di me: - Mia figlia, per ogni tuo dolore, per ogni tua virt ti data una scala: per quelle dei dolori possono salire continuamente i peccatori, per quelle delle virt, le anime assetate di Me. Ripara: vedi come salgono. - Le scale erano tante, tante; era molto grande il numero delle anime che vi salivano; alcune salivano tanto rapidamente: la mia anima sorrideva al vederle... Ges continu: - Sono scale sicure, non vi tempesta che le faccia crollare, non vi lama che le tagli, non v' fuoco che le bruci... Sono scale calamitate che attraggono... Anche se qualche anima cade, non si stacca e ricomincia a salire... Sono colombe che ritornano alla loro colombaia... La calamita sei tu, tu sei la colombaia, sei il palazzo di amore: l,

126

dall'alto, diffondi l'amore sulle anime... Coraggio! Vedi quanto valgono i tuoi dolori... (diario, 17-8-1945). Il pi doloroso tormento la perdita di Dio Quando potr tralasciare di obbedire circa l'obbligo di dettare i sentimenti della mia anima? Vorrei che essi morissero e scomparissero in me come io sento di essere morta e scomparsa. Tutto vive, tutto canta e benedice il Signore; gli uccelli e ogni creatura Lo lodano; eccetto io: da me non lodato, non amato. La mia vita non esiste; fu una vita perduta. Quante volte sgorgano dalla mia anima violenti impulsi e sfoghi quasi disperati: Maledetta la mia vita! Meglio non fossi nata; maledetto il latte che mi ha nutrita, e maledetti coloro che mi hanno allevata . Le fiamme dell'inferno si estendono su di me. Col tutto orribile ma il maggiore e pi doloroso tormento la perdita di Dio. Lo potessi almeno vedere! Nonostante il peso della sua divina giustizia, vorrei amarLo. Almeno Lo amassi qui: voglio dire che in mezzo a queste sofferenze che lacerano l'anima non perdessi la serenit e la pace. A volte mi pare di disperare. Ma il mio Ges misericordioso mi soccorre e solleva il mio spirito;... io abbraccio la mia croce con maggiore amore e pi fiducia. Il demonio mi dice che sono io che invento le mie lotte per aver da dettare. Mio Ges, vorrei amarti, ma non vorrei avere da dettare... Ebbi con il demonio due attacchi violenti e di lunga durata... Il cuore mi batteva cos forte da non poter pi resistere, il sudore mi bagnava tutta... Stavo abbracciata al mio crocifisso, lo stringevo con tutta la forza possibile, dicendo: - O Ges, o Mammina, amarvi sempre; riparare s, peccare no, piuttosto l'inferno. - Le mie forze non resistevano pi: n quelle dell'anima n quelle del corpo. Venne Ges e pose termine alla lotta: - Maledetto, maledetto, sia tu maledetto ancora, maledetto nella eternit. Vieni, figlia mia, vieni, mia vittima... sono testimonio della tua riparazione: non Mi hai offeso... - (diario, 21-8-1945). Tu sei la fonte, Io sono l'acqua (Momenti della Passione) ... Vedo avvicinarsi la morte e tutto il martirio che mi causer; ma sono obbligata a camminare: l'amore una forza irresistibile. Sento nell'anima la preparazione della grande cena: la cena dell'amore e sento che sono io il cibo di quel grande banchetto; sento che vado a darmi in alimento, che sono la vita delle anime. Sento, ma non sono io; so che non sono io: Ges, solo Ges. Il mio cuore sgomento e i miei occhi gi piangono lacrime di sangue. L'amore copre e dimentica; ma gli orrori continuano. Gioved, triste gioved! Sei tu che mi porti la morte (diario, 23-8-1945). ... Vivevo simultaneamente due stati d'animo: sentivo i tormenti dell'inferno e quelli della Passione. Nelle sofferenze dell'inferno sentivo il fuoco negli occhi, nella lingua, nel cervello, nelle orecchie, tutto il mio essere era incandescente; maledicevo la croce avuta nella vita perch non ne avevo tratto profitto per salvarmi. Mentre soffrivo questo, percorrevo le strade del Calvario, tanto oppressa dal dolore che non potevo pronunciare parola. Le lacrime dei miei occhi erano di sangue. Schiacciata sotto il peso della croce, curva fin quasi a terra, cadevo sfinita. Dopo l'incontro con Mammina incominciai a sentire nel mio due altri Cuori: quello di Ges e dentro di esso quello di Mammina... Quei due Cuori soffrivano un'agonia di morte. Nessun grido n gemito era accettato dall'Eterno Padre; persino la consegna dello Spirito pareva non essere accettata. Il dolore di avere offeso Ges mi accompagn sino alla fine di questa agonia... Dopo questo prolungato martirio venne Ges: - Figlia mia... il tuo cuore una fonte inesauribile che Io feci zampillare: tu sei la fonte e Io sono l'acqua... Voglio che vi bevano le anime che per Me sospirano, affinch si incendino del mio amore; voglio che vi bevano i peccatori, affinch si purifichino... Sei sempre la mia

127

sposa, la mia Alexandrina. Tu sei per il mondo e non sei del mondo... Nel mare tempestoso della vita, nella notte tremenda di perdizione eterna, sei tu il faro, sei tu la luce dell'umanit intera. Coraggio! In te ci sono Io. La tua notte, le tue tenebre e il tuo martirio aumenteranno, perch si avvicina il tuo cielo. Non vi sar luce capace di illuminarti, n parole che ti possano confortare davvero. Giorno per giorno sentirai sempre meno in te il mio divino amore e ti parr quasi falsit la mia presenza in te. Ma ci sono sempre: confida! Se tu ti senti privata di Me e quindi condannata all'inferno, per soccorrere le anime... - (diario, 24-8-1945). Solo oggi posso parlare dei sentimenti della mia anima e con tanto sacrificio che mi pare mi vengano strappate le viscere. Arde l'inferno dentro e fuori di me. Ho perduto Dio, ho perduto il Cielo; mia abitazione l'inferno e lo sar eternamente. Che orrori! Sento che mi sono accecata ed uccisa da me stessa. Sono stata io, io sola, la causa della mia perdizione eterna... Le tenebre affogano la mia anima; acciecano gli occhi dell'anima e del corpo; si oscurato il mondo intero. notte nel tempo e sar notte nell'eternit. Non v' chi mi aiuta; ho perduto Ges, ho perduto gli amici; ho perduto coloro che mi amavano tanto e che io tanto amavo. scomparso tutto; non fu un taglio, fu un fuoco che tutto distrusse. O mio Dio, mio Dio, il mio abbandono! Sono sola in mezzo al mondo! Ho perso tutto per non possedere pi nulla. Mio Dio, credo in Te. Permetti almeno che io confidi in Te... Quanto soffro viene da Te, da Te permesso; cos credo; ed per Te che l'accetto. Per Te e per le anime... Sento grande necessit di castigare il mio corpo: tutta la penitenza poca: una esigenza di Ges; dovrebbe essere fatta dal mondo intero, e tutto cade su di me: il mio corpo lo strumento di questa penitenza. ... Soffersi molto con il demonio... Tre attacchi violenti vennero a tormentare il mio corpo... Potei finalmente invocare i nomi di Ges e di Mammina: chiesi che mi aiutassero in cos tremendo pericolo, affermando che non volevo peccare. Cess la lotta... Venne il mio Ges: Confida, che non ti abbandono, che sto in te. - ... Non posso pi resistere alle nostalgie della alimentazione. Non posso pi resistere ai desideri che mi sia ridato il mio padre spirituale. Non sopporto pi le ansie di dare Ges alle anime e le anime a Ges. Ho sete e questa sete di Ges. Voglio saziarla e non posso: soltanto un mondo di amore lo pu saziare, ed io non lo posseggo... (diario, 30-8-1945). O inferno, inferno! (Momenti della Passione) Cosa sono io? L'insetto pi vile, lo straccio pi immondo e inutile. Mi sono perduta, mi sono perduta! La mia vita inferno, il mio letto inferno, la mia morte inferno, la mia eternit inferno. Mi sento bruciare in esso, tormentata in tutti i sensi dal demonio. Che antri spaventosi! Odori nauseanti tormentano perfino l'anima! E la perdita di Dio! Non pi vedere quella Perfezione che affascina cielo e terra! E perderla per sempre! Solamente la sua Potenza, solamente la sua Giustizia sono presenti anche nell'inferno e mi annientano. E la mia rivolta contro di esse disperata. Non ho parole che mi soddisfino per poter maledire tutto... Sento, molto frequentemente, che un Cuore dentro al mio ferito, pugnalato: so che il Cuore del mio Ges. Questo mi tormenta tanto! Come si pu aver l'ospite pi amato dentro di s e avere il coraggio: di trattarlo in questo modo? Coprirlo di spine, farlo sanguinare? Queste spine... dal Cuore di Ges penetrano nel mio e lo trasformano in una massa di sangue. E cos resta questo dolore unito in un solo cuore. Il Cielo scende e presso di me si apre un vulcano di fuoco: scende come bomba distruggitrice che incendia tutto. E la giustizia dell'Eterno Padre, che non pu sopportare di vedere Suo Figlio cos ferito.

128

Ho paura perch sono sola; mi hanno abbandonata: mi odiano i nemici e gli amici mi abbandonano... Il calice della mia amarezza, nella notte silenziosa dell'Orto offerto all'Eterno Padre, mentre, incuranti, gli amati del mio cuore dormono. Io soffro, Ges soffre... O passione, o dolore e amore di Ges che non siete conosciuti!... (diario, 6-91945). Che paura di Ges, che pena per Ges, che nostalgia di Ges! Paura perch sento avvicinarsi la morte e temo nel dovergli dare i conti; sento di offenderlo e pena di vederlo offeso; nostalgia di vederlo e goderlo eternamente... Soffro nel soffrire e soffro sorridendo... Continuai a vedere Ges camminare con la croce sulle spalle; con quale compassione Lo contemplai!... Ad ogni momento Ges cadeva, ma questa volta cadeva in me, perch il cammino del Calvario ero io stessa. Quando asciugarono il suo Volto Santissimo, lo lasci impresso in modo tanto vivo; io sentivo che quel Volto, quel ritratto senza pari, doveva essere contemplato sino alla fine del mondo. Avesse il mio cuore la generosit di quella donna che si avvicin a Ges! Fu grande la ricompensa che da Lui ricevette. Stavo sul Calvario, nell'agonia della croce e mi sentivo anche nell'inferno con demoni e fiamme su di me. Le fiamme salivano, ma non consumavano n distruggevano la croce su cui ero inchiodata; non facevano scomparire le sofferenze della Passione; anzi facevano splendere la Croce... Continuai a restare in croce in un abbandono irresistibile... Vengo, figlia mia,... vengo con sete; lasciami bere al tuo cuore... bere al tuo cuore perch nel mondo non posso bere. Vado di cuore in cuore chiedendo di entrare, come in grembo a mia Madre andai di casa in casa per la citt di Betlemme; quasi nessun cuore, come allora, mi vuole accettare. In te lo sazio la mia sete... - (diario, 7-9-1945). Una lettera a Mammina Vengo ai tuoi piedi umiliata, confusa e pentita. E perch vengo? A salutarti, a felicitarmi con Te nella festa della tua Nativit. Tu sei benedetta, Tu sei pura, sei bella, sei santissima! Benedetto sia Colui che Ti ha creata! Benedetta sia l'ora in cui sei venuta al mondo! Senza di Te non avrei Ges! Mammina, vorrei avere una infinit di anime da offrirti, di cuori per amarti, di lingue per lodarti! E non ho nulla! Il mio corpo non possiede quell'anima, quel cuore, quella lingua degni di esserti offerti. Che povert, che miseria! Mammina, accetta la mia offerta, non respingerla: come prova del mio amore Ti do la mia verginit, la mia purezza, il mio corpo, interamente. Sono tua in tutto e per sempre. E per consolarti di pi e meglio, per riparare le ingiurie fatte al tuo Cuore immacolato, Ti offro il Tuo e mio Ges nella Comunione di oggi e le sofferenze di questo giorno, insieme ai fiori creati dal loro Autore. Mammina, non ho altro da darti, non so pi cosa offrirti. Sono la tua figlia pi povera e indegna. Conservami per Ges. Dammi il tuo amore. Sar questa l'ultima lettera che Ti scrivo? Fra un anno sar gi in cielo? Non pensavo di essere ancora sulla terra. Ma spero tra poco di venire a lodare Te e Ges eternamente. Mammina, accetta l'amore, le felicitazioni di coloro che mi sono cari. Conservali tutti nel Tuo Cuore e in quello di Ges. Difendi anche il mondo intero. Baci e saluti dalla tua povera figlia e da coloro che sono cari al mio cuore... (8-9-1945). Nel giorno di Mammina mi sono sforzata assai per consolarla e provarle il mio amore, senza riuscirvi. Ho scritto di mio pugno quanto avevo nel cuore... Ho fatto collocare la lettera ai piedi della statuetta con un mazzo di fiori: mi sono mostrata gioiosa ed entusiasta, ma dentro di me tutto era morte; mi pareva di ingannare e mentire a me stessa. Nel raccomandarle nuovamente quanto Le dicevo nella lettera, sentivo come se non Le

129

fosse gradito e lo respingesse. Da allora sono rimasta come se la mia vita vagasse tra cielo e terra: non sono del mondo, non sono del cielo... (diario, 11-9-1945). Ridurr i Miei colloqui, ma resto in te come mai (Momenti della Passione) ... - Non temere il peso della croce: venga ci che deve venire; ti ferisca ci che ti deve ferire; vincerai con Me. La barchetta avanzer sicura nel mare, anche se la tempesta la insidier da ogni parte. La mia divina causa vince. - Sentivo come se io fossi una barchetta che andava tra le onde alte di impetuose tempeste. Non ne era scossa, non affondava, non temeva, perch in essa vi era Ges. - Figlia mia, ridurr i miei colloqui e la loro durata... Il mio amore e la mia divina Luce saranno in te come il sole che filtra fra le nubi e a mala pena riesce ad illuminare e a riscaldare. Tutto corre verso la fine: persino le meraviglie che opero in te e gli effetti sensibili del mio amore. Abbi coraggio! Pi che non mai tu Mi ami e pi che non mai Io sono in te. Ora mi dono a te nell'Eucarestia. Come prova che sei la mia vera crocifissa, ti prometto di non lasciarti alcun venerd senza la Comunione: l'avrai per mezzo dei miei discepoli, o degli angeli oppure da Me stesso, come sto per fare ora. - Ges prese nelle Sue santissime mani un'Ostia e disse: - Corpus Domini Jesu Christi... Sono la tua vita, il tuo alimento. Credi che sono Io? Chiedimi ci che vuoi. - Credo, perch credo nella Tua parola... - Mi fece gustare una gran pace. Ges, Ti chiedo di essere santa, come Tu lo vuoi, se lo vuoi.. - (diario, 14-9-1945). ... Grazie per quanto ha fatto per me e per i miei. Soltanto Ges la pu ricompensare. Perdoni il mio silenzio; le mie poche energie non mi consentono di pi; se non fosse per la mia forza di volont, non farei nulla. Le sofferenze del corpo e dell'anima sono talvolta insopportabili; quanto si soffre, padre mio! Il mondo non lo comprende. Io non vivo se non per soffrire, e, tante volte, mi pare di vivere solo per peccare... Muoio nell'abbandono, nelle tenebre, senza amore per Ges, e quasi sempre tormentata dal demonio che tanto fa perch io offenda Ges. Preghi, padre mio, e faccia pregare per me Ges e Mammina perch abbia la forza di resistere a tutto. Sono soltanto miseria, ma non voglio davvero peccare, n macchiare la mia anima. Il giorno 11 mi sono unita alla festa dei novizi. Li ho racchiusi tutti nel Cuore divino di Ges e per tutti ho chiesto amore. Non potendo scrivere a tutti, non scrivo a nessuno, ma possono star certi che Ges contento di loro, se non Lo offendono, se Lo amano e fanno la Sua divina volont... (lettera a d. Umberto, 15-9-1945). Sono pazza di vergogna e di amore (Momenti della Passione) Passai la notte triste, ma in unione con Ges... Uscii dalla prigione... Sentivo in me Ges che, pazzo di amore, camminava tra una moltitudine, preoccupato soltanto di dare a tutti il cielo: solo l'amore di un Dio poteva affrontare cos grande martirio... Lo vidi cadere; vidi il Suo santissimo Volto contuso, ferito, con sguardo di compassione e profonda tristezza. Quali sguardi dolci che invitano e attirano le anime! Io non potevo resistere a quell'invito di Ges; non sopportavo quel dolore, stavo per svenire. Lo vidi molto chiaramente: croce sulle spalle, un ginocchio a terra e l'altro alzato mentre faceva un grande sforzo per rialzarsi. Dietro di Lui camminava una donna; non ne ho veduto il volto, ma solo la folta capigliatura sciolta... Quando, giunta al Calvario, mi tolsero le vesti, brandelli di carne vi rimasero incollate. I dolori dei nervi, o non so di che, furono tali che si ripercossero nel cuore a tal punto che mi lasciarono senza respiro e quasi senza vita. La mia lingua ferita era tanto gonfia che mi pareva non poterla contenere nella bocca. Il mio volto non era volto: sentivo che non aveva forma umana... (diario, 21-9-1945). Tornai a ricevere Ges Eucaristico. Dove scese mai! Nella cecit del mio spirito, nelle tenebre orribili, nel mare immenso e spaventoso di corruzione... Questo mare, lo sento in

130

me e, allo stesso tempo, separato da me: mi causa orrore e non mi appartiene. Non posso permettere che Ges vi scenda e non so come fare. Egli si lascia trasportare e va a ferirsi in questo fango tanto avvelenato: immondizia che ha spine le quali feriscono e lo fanno sanguinare. Vorrei impedire che Ges si posi in esse e non riesco. Sono pazza di vergogna e pazza di amore: di vergogna nel sentirmi in quello stato, di amore che va in cerca di tutti i mezzi possibili per impedire che Ges si posi su ci che tanto Lo ferisce. Ma questa mia pazzia di amore si avvolge nella notte tenebrosa del mio spirito... Il mio povero spirito, rifiutato dal cielo e dalla terra, vaga in una regione che non vide mai luce. Va come l'uccello che, senza tregua, batte le ali, giorno e notte, e non riesce a riposare: se sale, non trova via d'uscita; se scende e si immerge, non la trova ugualmente; non c' cammino per cui io possa uscire dalle tenebre. Il cuore e l'anima tremano e piangono sgomenti. Che orrore, mio Dio, che disperazione in me! Ma sono disperazioni che mi permettono di restare calma e serena. la Tua volont divina, o Ges, e io l'accetto. Quante volte sento bere avidamente nel mio cuore fino alla stanchezza! Chi beve lo fa con molta dolcezza, lo fa con tanto gusto ma non mai sazio. Io pure non mi sazio; non vi nulla che mi soddisfi e consoli. Per quanto soffra, nulla soffro e nulla ho da offrire per consolare Ges. E le mie anime muoiono di fame; voglio salvarle; non posso vederle morire... (diario, 24-9-1945). Anniversario della mia prima crocifissione .. Come stata dura la nostra prova! Come si pu resistere a tanto? Se per la gloria di Dio e per il bene delle anime, sia benedetta! Gli uomini ci hanno separato, ma Ges no. Creda, mio buon padre, fu grande e doloroso questo penare, ma la sento molto intimamente unita nel cuore e nell'anima. Quanto Ges unisce gli uomini non possono separare. Nella nostra lontananza e nel nostro silenzio si sono raddoppiate le preghiere; e lei sempre nel luogo ove Ges l'ha collocata: il primo posto nel mio cuore. Ges non ingrato, e soltanto Lui sa quanto le devo, sa quanto lei mi ha insegnato ad amarlo. un peccato che le cose di Ges siano cos mal comprese. Non ho parole per dire quanto ho sofferto e fatto soffrire, anche se involontariamente, coloro che mi attorniano. Per quanto volessi nascondere il mio dolore, non ho avuto forze per fare di pi. Padre mio, sono stata quasi abbandonata, con le sole briciole che le anime sante mi vogliono dare. Ma queste stesse briciole me le hanno nuovamente tolte, lasciandomi sola, senza luce, senza conforto, senza niente. Povera me, se non ci fosse il mio medico! Quante ore per infondermi coraggio e fiducia! Ma, padre mio, ora non ne posso pi. Ges la porti qui in fretta per guidare l'anima mia a Lui e a Mammina, perch io possa andare a riposare nella mia Patria. Ho iniziato questa mia il giorno 24 per terminarla il 3 ottobre. Che triste data! Sette anni fa, la mia prima crocifissione! Se Ges mi avesse mostrato subito tutto, sarei morta di paura. Quante sofferenze mi ha procurato la prima crocifissione! Che vita cos mal compresa! Ma che amore e follia di Ges per la mia anima! S, io voglio soffrire tutto per amore di Ges e delle anime! Prego per coloro che mi hanno fatta soffrire: non voglio male a nessuno; voglio vedere tutti in cielo. Padre mio, questa lettera rimane qui ad attenderla. Non voglio disobbedire mai. Ges degno del nostro sacrificio... (lettera a p. Pinho, 24-9-1945). ... Senza volerlo vidi la mia vita di grande sofferenza: mi si present tutto dalla data della mia prima crocifissione, avvenuta sette anni fa; ho rivissuto ogni ora, ogni momento. Ho risentito gli spaventi, gli sgomenti di quelle ore amare; ho provato l'afflizione che il mio direttore in questa occasione ha sofferto presso di me; ho sentito le lacrime che i miei, terrorizzati, hanno versato. Se Ges mi avesse mostrato tutto, la morte avrebbe vinto; senza

131

un miracolo sarei morta. E ho sofferto tutto questo in una grande cecit di spirito. Il demonio ne approfitt per i suoi fini... A notte alta, mentre era grande la mia agonia del corpo e dell'anima, venne Ges; con un gesto della Sua mano santissima fece cessare la lotta infernale: - Vattene, non vinci; la vittoria della mia vittima... Figlia mia, vengo ad assicurarti che non hai peccato; sono Io che voglio questa grande riparazione: la posso chiedere soltanto ad un cuore puro. Vengo a sollevarti dalla tua sfinitezza, ad alleggerire il peso della tua croce... Tu sei un tesoro per i peccatori. Guai a loro senza la tua dolorosa crocifissione! Dopo questa lotta, non potevo lasciarti in cos grande prostrazione e non potevo lasciar trascorrere le ultime ore dell'anniversario del felice giorno in cui ti ho crocifissa per la prima volta [senza venire]; abbi fiducia!... La tua crocifissione la pi reale e la pi assomigliante alla mia. Quanto ti amo e quanto amo le anime! Faccio tutto per loro. Ritorna alle tue tenebre, riprendi la tua croce, portala contenta per amore. - Le parole di Ges sono state per me come una brezza che passa, una luce che sparisce. La mia croce!... (diario, 4-10-1945). O santa obbedienza che tutto puoi! ... Non ho proprio forza n disposizione per nulla, proprio per nulla. Ges e Mammina abbiano compassione di me. Non so dire la sofferenza della mia anima: impossibile descriverla. Ho paura di lei e di tutti gli amici. Non so dove fuggire, n dove nascondermi. Che cosa sar di me? Sono diventata cieca [spiritualmente]; la mia cecit completa. Quanto costa vivere cos! Appare soltanto la mia miseria, il mio nulla, e tanto chiaramente che mi causa dolore. Preghi per me, mio buon padre, e chieda a tutti di codesta santa casa che si faccia lo stesso. ... Ho fiducia in Ges, ma il mio stato di salute molte volte mi fa cadere nella desolazione. Se necessario, Deolinda pu venire ad Oporto, ma gli orari dei treni sono scomodi, a meno che faccia la linea di Pvoa; non sa dove sia la vostra casa; ella dovr avere la bont di farcelo sapere. Mio Dio, tanti sacrifici e fatiche per causa mia! ... Ha bisogno di venire da me? Ho tanta paura! Sono sazia di domande! Se non fosse per amore di Ges e potessi sfuggire a tutti, lo farei. Vuole obbligarmi a scrivere sempre? Io non ne posso pi! Porto questa croce trascinandola, ma non come chi la vuol portare a destinazione: di malavoglia e per obbligo, che la trascino. O santa obbedienza che tutto puoi!... (lettera a d. Umberto, 1110-1945). La Mammina dei dolori - O se i cuori comprendessero! (Momenti della Passione) Allo spuntare del giorno uscii dalla prigione... Il ricordo di quella prigione e dell'amore di Ges mi spingeva a camminare... Mi venne presto incontro la Mammina dei dolori . Fu necessario che Ges mi infondesse la sua forza perch io potessi guardarla, tanto era addolorata e potessi in pi sopportare il dolore che Ella sentiva per me. Seguiva i miei passi di strada in strada, o, meglio, seguiva i passi di Ges che era in me, carico della croce. Gli occhi dell'anima, gli occhi che possedevano gli sguardi di Ges La vedevano venire dietro di me, piangente e con il cuore attraversato da molte frecce. Che dolore, il Suo! Dolore che nessuna creatura sarebbe capace di sopportare: non potere avvicinarsi a Ges e rialzarlo nelle sue cadute! Avrebbe voluto baciarlo, pulirlo, lavargli le ferite con le sue lacrime. Tutto questo la mia anima vide ed il mio cuore sent. la scena pi dolorosa che il mondo possa osservare... Sul Calvario fui sollecitata alla fretta con spintoni bruschi. Gli occhi non potevano aprirsi per il sangue, ma anche la vergogna mi obbligava a tenerli chiusi: essere spogliata in pubblico! Sentii subito che Mammina, con il suo manto, voleva coprire Ges che era in me; siccome non le fu consentito, le frecce che le

132

trafiggevano il cuore la ferirono maggiormente. Io ero fissata sulla croce e la croce sul Calvario. Sentivo in me due vite, o due nature: una che non resisteva a tanto dolore, l'altra che tutto vinceva... Quando Ges venne mi disse: - Il Calvario e la croce sono la moneta del pi alto valore per comperare le anime. Dammi anime!... Mi consolo, uccellino bianco e puro, nel vederti battere le ali in cerca di nuova vita. Tu voli, voli, uccellino celeste, senza stancarti, senza fermarti e non incontri o - ignori la vita che desideri: la vita che vivi, vita che non comprendi e ti prepara la vera vita, la Patria celeste. Soltanto l comprenderai la vita che ora ti faccio vivere... Quanto dolore ti aspetta nell'ultima fase della vita! Ma che morte di amore! Che grande gloria e potere sulle anime ti aspettano nella Patria celeste!... - (diario, 12-10-1945). Non so soffrire, non so vivere questa vita che Ges mi d. Non riesco a capire come, vivendo giorno e notte unita il pi possibile a Ges, arrivi alla fine della giornata, arrivi alla fine della notte a mani vuote, in una morte totale di tutte le cose. Arrivo alla fine del giorno e della notte come se non vivessi e non mi ricordassi di Ges: senza fare nulla per Lui, per il prossimo, per le anime. Che vita triste, sebbene mi mostri lieta! Mi pare di ingannare me stessa e gli altri. cambiato lo scenario delle mie tenebre: sinora penetravo e camminavo in esse, ma sempre su terreno duro. Adesso invece sono mari infiniti di tenebre senza fondo ed io non so nuotare. Voglia o no, mi sprofondo in esse, ma devo avanzare sempre. Vado, immergendomi come un pesce che non pu nuotare, come uccello che non vola e deve cadere al suolo. Cammino in questa orribile oscurit di spirito come bambina timida che non pu n sa inoltrarsi... (diario, 16-10-1945). Lasciai cadere dalle spalle la mia croce e io pure caddi sfinita, incapace di rialzarmi. E non ho il coraggio di alzare gli occhi al cielo. Ma a che servirebbe se non vedo? Si accecato il mio spirito e sento come se fossero accecati anche gli occhi del corpo. La mia cecit vede solo morte e miseria in tutta l'umanit. E tutta questa umanit la vedo rappresentata dentro di me: mi sgomenta il guardarla. Il mio cuore sente l'eco fragorosa di tuoni distruttori... e gli occhi dell'anima vedono il lampeggiare accecante tra nuvole nere... giustizia, giustizia divina! Ges viene, afflitto, nel mio cuore; prende da esso un calice amaro, lo trasforma, lo unisce al Suo e lo offre all'Eterno Padre. Ma Egli non lo vuole accettare... Che amarezza, quella di Ges! Povera me! Tutto questo mi porta alla costernazione. Ges vuole soccorrere il mondo e non pu... Mio Dio, che posso fare per questa povera umanit? Il mio corpo come il lino nella cardatrice: dilacerato. La mia cardatrice formata da spine, ma dalla sofferenza che mi causa non nasce nulla di utile; eppure in me, posso dirlo, vi sono soltanto dolori, talvolta insopportabili. Se Ges non si affretta a porre termine ai miei giorni, io, da sola, non resisto a questo martirio; non riesco a superare tanta oscurit... Ed attraverso tale oscurit che oggi devo giungere all'Orto. Gi lo vedo, per me; lo vedo perch dolore e amarezza; la mia oscurit mi lascia vedere soltanto tutto ci che dolore. Dietro di me vi la citt, citt di crudelt e di ingratitudini; davanti, l'Orto; di fianco, il Calvario su cui devo dare la mia vita. O Orto pieno di agonia, di tristezza! O grotta dove vado a pregare! O suolo su cui vado a prostrarmi! L'anima tutto vede, tutto sente... Oh, quali sofferenze nell'Orto! Il mondo non le conosce; non sa quanto vi ha sofferto Ges. Ma io, Lo sento soffrire in me. in me che la sua sacra Passione si rinnova... Vorrei poter riprodurre in un quadro le sofferenze di Ges che sento nella mia anima e poterle stampare in tutti i cuori perch le sentissero e comprendessero e non peccassero pi... (diario, 18-10-1945). Spoglia di tutto... Ges, non resisto! (Momenti della Passione)

133

... Ges mi disse: - Riposa qui un poco, mia colomba, amata, per riprendere poi la tua sofferenza senza pari, per portare fino alla meta la tua croce. Riposa senza le mie consolazioni. Va' poi a chiedere al mondo orazioni e penitenza. - Ho riposato, vicino a Ges, come chi stanco si rif all'ombra di un albero. Non sentivo n gioia n dolore: era come colui che dorme. Dopo alcuni minuti mi sentii senza Ges; mi riavvolse il dolore... Fino al termine di questa giornata, sia nelle piccole che nelle evenienze pi importanti... tutto fu tristezza profonda e un continuo navigare nella mia oscurit. Sia benedetto Ges: sono la Sua vittima (diario, 19-10-1945). ... Sento forti tentazioni contro la fede. A volte mi pare di non credere alla vita di Ges, alle sue cose, grandezze, meraviglie e prodigi. Mi pare che nulla sia vero... Mi pare di non essere nel mondo, di esserne scomparsa completamente; vi rimasto solo il mio dolore, la mia oscurit, la mia miseria, con un senso di vergogna senza limiti. Ho paura di vedere vicino a me coloro che mi sono cari; potessi nascondermi da tutti! notte, per me non mai giorno; non potr pi avere nel mondo un momento di gioia. Perdonami, o Ges, i miei sfoghi. Sono felice di soffrire per tuo amore, senza sentirlo... (diario, 23-10-1945). Fuori dal cielo, fuori dal mondo, sono vissuta in una regione sconosciuta; ma anche l, spoglia di tutto, vergognosa e confusa. La mia anima vorrebbe gridare, ma quelle grida che si sprigionano in me sono grida disperate: - Ges, non resisto! Abbi piet di me! Chi mi soccorre in cos grande dolore? Ho paura e sete di Te! Ho vergogna, ma ansie ardenti di possederti eternamente. Non posso stare qui di pi. O cielo, quando verr il cielo? Voglio venire, Ges, voglio volare, ma temo di comparire a darti i miei conti. Vedo su di me un mondo di miserie di cui io debbo rispondere. Non posso camminare. Non so nuotare; affogo nelle mie tenebre... Sento i gemiti dell'inferno, mi sento coinvolta in essi, O Ges, perderti per sempre! Per anche l vorrei vederti, abbracciarti, e non posso! Che disperazione! Sento che si avvicina la vera morte, che voglio chiamare vita. Spade di fuoco, spade di amore vengono a darmi il taglio definitivo. Sono spade che vengono da Ges; questo amore viene da Lui; quell'ultimo momento sar di amore... (diario, 25-101945). Questa notte si unirono due orti; non me lo aspettavo. Mi pareva che quello permesso da Ges potesse bastare, invece se ne aggiunse un altro da parte delle creature. Come posso resistere a tanta sofferenza? Ma non sono io che resisto; Lui in me; e questo basta ad aumentare la mia croce: non posso sopportare che Ges soffra; vorrei che vincesse in me, e non soffrisse... Fin da questa mattina presi la croce... il mio corpo si sentiva tanto sfinito come non avesse pi una goccia di sangue... La forza per resistere, la vita che vivevo, erano forza e vita di Ges... Sempre in croce, in tanto abbandono e oscurit, sentii e vidi con gli occhi dell'anima una nube dalla quale uscivano strumenti di supplizio... Tutto si scaricava sopra di me: era spaventoso!... Venne Ges: - Figlia mia... Gli strumenti di supplizio che hai visto sono per il mondo se non si converte... - O mio Ges, allora il mondo non si salver? Non valgono a nulla le mie sofferenze? Che posso fare di pi? - Sta' tranquilla, figliolina. Se il mondo non si pu vincere con l'amore, si deve salvarlo col dolore e il terrore dei supplizi. Abbi coraggio!... Penitenza, penitenza! Preghiere, preghiere!... La madre che d la vita ai suoi figlioli, la d attraverso il dolore; tu, che io scelsi madre dell'umanit, attraverso il dolore ineguagliabile che la salverai... ... Le spade di amore che hai sentito ferirti sono simbolo del tuo distacco dalla terra: sar quell'amore che ti strapper verso il cielo, anche se in quel momento la tua cecit non ti consentir di vederlo n di sentirlo... - ... (diario, 26-10-1945).

134

Pi di cos non puoi amarmi (Momenti della Passione) ... Vorrei fuggire allo sguardo di tutta la gente, amici e nemici, se ne ho, ma pi ancora degli amici... I miei sorrisi sono forzati, persino ingannatori: escono forzati dai dolori pi atroci e dalle tenebre pi profonde... Mammina cara, come resistere senza l'aiuto del cielo? Esso si chiuso, si nascosto in modo tale che gli sguardi ed i sorrisi Tuoi e di Ges non giungono fin qui. morto il cielo, morto Ges, morta Mammina, morto tutto ci che vita, tutto ci che amore. Solo le iniquit mi ricoprono, solo la morte spaventosa esiste con il dolore, lasciatemi dire, col dolore insopportabile... Oggi, subito dopo la Comunione, cominciai ad aprire il mio cuore a Ges, non con il fine di avere risposta, ma per sfogare il mio dolore... Dopo avergli detto che la mia vita mi pareva solo inganno e che io non volevo ingannare n me n altri, per provargli la mia fiducia in Lui, gli dissi: - Ti giuro, Ti giuro, mio Ges, che confido in Te. - Egli mi rispose: - Confida, figlia mia: questo basta; nulla di pi necessario... Confida, non aspettare una vita diversa... Tutta la sofferenza che ti verr per tenerti sempre salda nello stesso amore, non per aumentarlo, perch pi di cos non puoi amarmi... - (diario, 29-10-1945). ... Confido nella bont del mio Signore, nella misericordia di Ges! Prima di rendere conto a Dio, nei miei ultimi momenti, vorrei poter dire al mondo: - Muoio per tuo amore, perch sei figlio di Ges! Muoio per darti la vita... Cesserai di calunniarmi, di abbandonarmi, di perseguitarmi? Ti sei saziato di ferire il mio cuore? Anche cos giuro che ti amo, giuro che vado da Ges a intercedere per te, che ti voglio dove voglio essere io. Amo quelli che mi amano. Amo i giusti e i peccatori. Amo quelli che mi feriscono perch vedo in tutti Ges e amo tutti per amore di Ges. O mondo, addio. Non essere pi ingrato; non peccare pi! Vado a Ges, ma continuo a vegliare su di te... (diario, 1-111945). ... Durante la notte vidi il grande ingrato che os schiaffeggiare Ges; vidi il rancore con cui Gli diede lo schiaffo... Era alto, magro, bruno, di cattivo aspetto. Ges ricevette lo schiaffo con la maggior serenit e mansuetudine. Nel periodo in cui soffrivo la Passione fisica sentivo molte volte quello schiaffo sul mio volto, ma non avevo mai veduto chi glielo dava, con quel volto tanto arcigno... Durante il cammino lungo il Calvario sentii che Ges gir il capo per fissare Qualcuno: era Mammina. In tutto il tragitto sentii come se Ges avesse sempre il volto girato da un lato e gli occhi fissi in Lei e fosse a Lei legato anima e cuore. Quanto mi cost questo! Che dolore indicibile! Gi sulla croce, sentii che Ges avrebbe voluto staccarne le braccia per mostrare al mondo il suo divin Cuore e dirgli: - Prima ancora che sia aperto dalla lancia, aperto dall'amore per accoglierti. - Ges dimenticava tutta l'ingratitudine, discolpandoci presso il Suo Eterno Padre... Che agonia! In tanto abbandono Ges doveva render conto per tutta l'umanit... Sentivo che il peso della giustizia divina si scaricava sulla croce, su di me e su Ges: schiacciava tutto... Dentro di me Ges stava per spirare: solo di tanto in tanto sentivo la Sua respirazione. ... Ges cominci a parlarmi: - Vengo, figlia mia, a darti la vita: soltanto cos potrai vivere. E perch tu viva lo opero prodigi: ti do gocce del mio Sangue; con esso che vivi. Faccio questa trasformazione sacra, divina: trasformare Me in te, trasformare te in Me... Questo sangue manna che preparo alle anime, manna che viene dal Cielo; distribuiscila al mondo. sangue di purezza, sangue che rigenera: sangue di Cristo e della sua sposa e vergine. Studino, studino i dottori della Chiesa, studino i saggi; lo ripeto: studino i dottori e i cultori delle scienze divine, le meraviglie, i prodigi che opero nella tua anima... - ... Mentre Egli diceva le meraviglie, i prodigi che opero in te , sorrideva e mi fece comprendere la grande ricchezza, il valore del suo Sangue divino... Appresi che era grande come Dio ci che da Lui ricevevo. - Mio Ges, come

135

sono piccola, davanti alla Tua grandezza! Vorrei dirti tante cose ma non so parlarti. - Tu parli, figlia mia, con i tuoi desideri: il tuo silenzio Mi dice tutto. Di mano in mano saprai dirmi sempre di meno. Abbi coraggio! Tutto passa, tutto muta, solo Io no... (diario, 2-111945). Mendicare dalle anime amore per Ges Ricevetti Ges nella Comunione... Mi fece subito sentire la Sua unione e la Sua presenza reale nella mia anima... Dopo alcuni minuti disse: - Figlia mia... non pu naufragare la barchetta della quale Ges timone e pilota. Coraggio, coraggio, sempre salda e fiduciosa!... - Ges mi parl di alcune anime della mia famiglia, mi comunic che Lo offendono molto ma mi promise di salvarle. Mi chiese di sopportare per loro tre assalti del demonio; inoltre di riparare per le famiglie e per alcune persone della parrocchia e di fuori: uomini e donne di et gi avanzata. Ripara, ripara per loro. - ... Vorrei lanciarmi tra le fiere per essere da loro divorata; vorrei strapparmi il cuore per farlo calpestare da tutte le creature; infine vorrei soffrire tutto pur di non vederti ferito e di salvare le anime. Rallegrati della tua sofferenza, figlia mia, perch con essa si possono salvare. E ora di' al caro padre spirituale [p. Pinho] che gli uomini non vincono... Che non soltanto lui ferito; lo sono Io pure per il modo con cui si comportano. Con la sua sofferenza innocente egli arreca grande vantaggio alle anime...... - ... (diario, 3-11-1945). ... Soffro per la presenza di anime che battono strade errate: quanto soffre Ges! Anche se mi costa la loro presenza, voglio consolarle e legarle al Suo divin Cuore. Ma non so e non vedo come fare. Non ho chi mi insegni e mi dia luce: mi rubano tutto; resto sola. Ho il mio santo medico, ma sento come se non l'avessi: egli mi dice parole di conforto, e talvolta mi pare di non udirlo n vederlo. - Ges, ricompensalo per quanto ha fatto per me ... - ... (diario, 6-11-1945). Non posso parlare: mi mancano le forze. Confido e temo... Ho detto molte volte a Ges: Voglio darti il mio sangue fino all'ultima goccia, per Tuo amore e per soccorrere i peccatori, come Tu lo hai dato per me. - Non pensavo che Ges prendesse le cose tanto alla lettera. Soltanto ieri mi ricordai della mia offerta, sentendomi senza sangue e senza vita... ... Io devo aver fiducia in Ges che mi perdoni gli scoraggiamenti che talvolta forse Gli dispiacciono; infatti in alcuni momenti ho la sensazione di essere pentita delle mie offerte e del mio dono totale a Lui. Ma non questo il vero sentimento della mia anima: io sono e voglio essere sempre di Ges e delle anime... Povera me, se non confido in Te, o Ges! O Cielo, se a te non ricorro, chi potr aiutarmi? Dalle creature non aspetto nulla; mi pare anzi di aborrirle, anche quelle che pi amavo; ho l'impressione di disprezzarle e di esserne disprezzata. Sono sola... Ho perduto tutto perch non ho un cuore capace di amare, di soffrire. Non sono utile n per il cielo n per la terra... Ah! Se io sapessi mendicare amore e in tanta oscurit lo potessi, non farei altro che mendicare dalle anime amore per Ges... (diario, 8-11-1945). Avrai i doni dello Spirito Santo (Momenti della Passione) ... Il mio cuore camminava in un intrico di spine; in mezzo ad esse dovevo dare la vita con una grande prova d'amore. Il cuore non era mio: era di Ges; a me nulla apparteneva, se non un fragile involucro. In tutto il percorso del Calvario il mio corpo ricevette colpi innumerabili. Appena giunta alla cima si riprodusse in me il vero e doloroso Calvario. Cuori afflittissimi circondavano la croce. Ma quello di Mammina era ben diverso dagli altri: neppure tutti i dolori, uniti insieme, si potevano paragonare al suo. Fra nubi oscure di morte irruppe Ges, apparve rifulgendo con splendore massimo; vinse tutto, su tutto trionf. Ma io non Lo accompagnai in quella vittoria, in quel trionfo, in quella luce;

136

rimasi sempre nel mio dolore amaro. Egli and, immerso nel gaudio della luce trionfale, ma continu a rimanere in me: unito a me e trasformato in me, soffriva. Vorrei saper parlare di questa separazione circa il gaudio ed allo stesso tempo della unione dolorosa nel mio corpo, ma non sono capace. Posso dire soltanto che l'agonia continu: il sangue scorreva dalle mie piaghe e le tenebre restavano ad accecare tutto il mio spirito. Continuava il mio grido senza che il Padre acconsentisse a confortarmi. Gridavo pi forte per essere udita, ma ci aumentava soltanto la mia agonia. Stavo per morire. Venne Ges: - La mia pace con te, figlia mia... Vegliai sempre su di te e continuo a vegliare sino alla fine. Fatti coraggio! Mancava ancora che tu assomigliassi a me in questo: anch'Io ebbi timore della sofferenza e della morte. Fu lo sgomento che nell'Orto mi fece sudar sangue. Sei la vittima che pi assomiglia a Cristo. La perdita del tuo sangue una crocifissione continua: un nuovo mezzo di riscatto... Basterebbe questo, non sarebbe necessario altro perch gli uomini comprendessero la mia potenza divina nella tua anima. E la pi grande delle mie meraviglie... Figlia mia, i giorni, le ore che stanno trascorrendo sono di grande pericolo per l'umanit. Chiedi preghiere, penitenza e riparazione. In fretta! ancora tempo... - - ... Perdonala, Ges e immola sempre me. - Vieni, innamorata delle anime... Avrai i doni dello Spirito Santo: la Sua Luce divina per vedere e comprendere tutto negli altri, la Sua forza per tutto sopportare e vincere. Coraggio!... Ti do una trasfusione di sangue: altre tre gocce, ma pi piccole: cos andr diminuendo sino alla fine... Un miracolo per tenerti in vita... - ... (diario, 9-11-1945). L'aumento delle mie sofferenze fisiche aggrav quelle morali... L'Orto di ieri, il Calvario di oggi... In questa agonia mi venne incontro Ges: - Mia figlia, quando sar conosciuta la tua vita di sofferenze senza uguali, che dir il mondo, che diranno molte anime che nulla conoscono e nulla comprendono di Me?... Che non ti amavo con amore di Padre, con amore di Sposo; che non ti amavo come affermo. Che enorme inganno! Dovrebbero dire: Oh, come Ges am quest'anima e come am noi pure! Quanto Egli fece mai per salvarci! . S, figlia amata, quanto faccio per soccorrere i peccatori... ... Non puoi parlare, ma tutto continua fino a che durer questo tuo soffio di vita sulla terra. La voglio debole cos, ma continuano a parlare alle anime i tuoi sguardi, i tuoi sorrisi, la tua dolce serenit e rassegnazione nelle sofferenze, il tuo amore alla croce. Esse parlano e dicono tutto: invitano le anime a venire a Me. Voglio che il tuo medico faccia una relazione di ci che accade in te, per provare che non cess la mia vita divina nella tua anima... - Quattordici giorni or sono ricevetti la visita di un sacerdote sconosciuto e che abita lontano. Ignoravo la sua vita. Ho subito sentito che in fondo era buono e con buone qualit; nonostante questo, ho sofferto molto. Nei primi istanti del colloquio ho avuto una luce che mi ha fatto vedere tutto... tutto, mio Dio! Gliel'ho fatto capire. Ed egli, pieno di buona volont, voleva sapere che cosa esigeva da lui Ges. Oggi stesso Ges me ne ha parlato. Mi ha promesso di perdonarlo e di salvarlo; mi ha indicato il cammino che egli dovrebbe seguire. Come buono Ges... (diario, 1611-1945). Dalla tua voce indebolita esce un fascino che attrae (Momenti della Passione) Devo desistere: mi mancano le forze, non posso parlare per dettare i sentimenti della mia anima. Ed ora che non lo posso fare, mi viene da piangere... Mi tormenta perfino il pensare che il mio corpo debba essere toccato, posato sul letto, o sfiorato anche da un lieve d'aria. Vorrei poter rimanere sospesa nell'aria ove nulla mi toccasse. Che orrore tremendo! Ho il corpo e l'anima feriti! Provo nausea e paura del mio letto. Quante volte,

137

istintivamente, avrei voglia di chiamarlo maledetto e scomunicato! Vorrei abbandonarlo. Non posso starvi sopra. Ho paura, tanta paura! O mio Ges, chi pu resistere a tutto questo? Solo Tu, solo Tu. Sapessi dire ci che sento! Ebbi un nuovo assalto del demonio: violento, ma di breve durata. Non avrei resistito se Ges non fosse venuto... (diario, 2911-1945). - ... Coraggio, sta' salda nel tuo Ges... Confida in Me: non temere di vacillare. Dai tuoi occhi, dai tuoi sorrisi, dalla tua voce indebolita esce un fascino che attrae, esce abbondanza di amore, escono balsami soavissimi per le piaghe dei peccatori... - (diario, 1-12-1945). ... Come sono tremende le sofferenze della mia anima e del mio corpo!... Parlo del corpo e dell'anima, ma mi pare di non avere n l'uno n l'altra. Al posto del corpo sono rimasti i dolori fisici e al posto dell'anima i dolori morali... Povera me! Non so dire ci che avviene... ... E il mio letto? Non posso starvi su. Ho paura, voglio abbandonarlo e sparire. Sento nascere il desiderio di dire a Ges che non voglio soffrire. Che tentazione del demonio contro la fede! Il Cielo non esiste, non v' Dio, non vi sono anime da salvare, non vale la pena soffrire cos. Non so esprimere le mie amarezze... L'Orto, ieri, fu tanto duro al mio cuore... Ed il Calvario di oggi?! Io ero come una palla che rotolava dalla cima alla base e dalla base alla cima, in mezzo alle sofferenze: ero come palla da gioco per gli aguzzini. Scendevo quando ero trascinata dal furore; salivo quando la violenza mi faceva salire e soprattutto l'amore: s, esso mi obbligava a camminare. Sul Calvario sentivo Ges in diversi modi. Prima, a braccia aperte, e ne udivo lo scricchiolio delle ossa slogate; poi con il capo inclinato sul mio cuore, ad agonizzare e a gridare, quasi senza vita; infine L'ho sentito appena spirato: il silenzio della sua morte si confaceva con la morte e l'oscurit del mio spirito. Venne Ges: il sole si affacci tra le nubi, l'anima ebbe vita: - Figlia mia, i chiodi che ti fissano alla croce sono chiodi di amore: ci che vi di pi forte; sono chiodi inflessibili. Fatti animo, coraggio! Il peso della giustizia divina ti schiaccia? Non temere: perch non venga schiacciato il mondo; nulla vedi a causa delle tenebre ed oscurit del tuo spirito? Rallegrati: perch le anime escano dalla oscurit del peccato e non ne soffrano poi eternamente. In cielo vedrai, figlia cara del mio Cuore divino, quanto le tue sofferenze furono utili alle anime. Tra poco, in cielo, vedrai la vita meravigliosa, ricca e divina, cresciuta in te... La tua vita fu sempre del cielo e non del mondo. Per te ho vigilato, in te ho seminato, in te ho raccolto i frutti pi deliziosi per Me e per le anime. O vita tutta di amore!... - (diario, 7-12-1945). Aumenta il peso della Croce Ti prometto molte conversioni sul tuo tumulo ... Il giorno 10, verso le nove e mezza del mattino, ebbi la visita di una persona amica; questa mi diede la triste notizia che forse il mio padre spirituale [p. Pinho] sarebbe mandato all'estero. Tale notizia fu come un pugnale nel cuore. Rimasi calma, serena e fiduciosa e dissi: - Non mi convinco; non possibile: il Signore non viene meno alle promesse. I momenti di questa tranquillit furono pochi perch una tempesta fortissima si scaten subito nel mio spirito. Il demonio mi present alla fantasia ogni cosa immaginabile. Vedevo la mia vita ingannatrice e colma di illusioni... Versai molte lacrime: furono lacrime di rassegnazione. Mi offersi a Ges come vittima. A volte con le labbra, altre volte con lo spirito, recitai il Magnificat per ringraziare di tanta sofferenza... Nella Comunione del giorno 11 volevo domandare a Ges se era vero o no che il mio padre sarebbe partito; ma non osai. - Ges, voglio fare ci che pi perfetto. Fa' che la mia

138

fiducia in Te cresca, cresca il pi possibile. - Alla fine delle 24 ore di questo martirio dissi: - Ges, 24 ore di agonia senza luce: dammi chi mi consoli! ... Quante volte mi pareva di vacillare e di disperare! Alla fine delle 48 ore dissi: - Ges, Tu sai che questa mia preoccupazione, tutto questo martirio per Te e per le anime, non per me. Che io soffra tutto, ma che non soffra la tua divina causa, non soffrano le anime... - venuto il mio medico con alcune persone amiche. Attendevo conforto; non l'ho avuto: Ges non lo ha permesso. Anzi mi ha tormentata anche il ricordo che le mie lacrime e qualche parola non li abbia edificati, o anche, forse, scandalizzati... Io non dubitavo di Ges, ma di me, soltanto di me: temevo di essere ingannata... Appena ritorneranno da me, chieder loro perdono per il cattivo esempio dato. Faccio questo sacrificio di dettare i miei sentimenti per provare che non sono stata io, ma il mio dolore a parlare quando ho detto che non avrei pi dettato... - Perdonami, Ges; Tu lo sai che a me importa rivedere sulla terra il mio padre spirituale non per me, ma per Te, per le tue promesse, per le anime. Ma confido e spero in Te. - In questo triste penare passai attraverso l'Orto, salii al Calvario con il cuore oppresso, molto spremuto da mani umane. Io ero il chicco di grano macinato, trasformato in farina, ma quella farina era continuamente macinata fino a sparire. Io ero il grappolo d'uva spremuto nel torchio, che dopo aver dato tutto il succo, doveva passare in altri torchi i quali lo spremevano talmente da annientarlo... (diario, 1412-1945). Se mi trovassi alla fine della vita vorrei che la mia prima parola fosse: Sia fatta la Tua volont! . Poi, come striscia di sangue che si estende per il mondo intero, vorrei ripetere con tutta la forza possibile: Amate, amate, amate Ges! . ... Sono solita chiedere a Ges e a Mammina che ogni momento sia per me come l'ultimo della mia vita. Oggi ebbi una consolazione che non mi ha dato gioia e sento che Ges rimane molto soddisfatto nel vedere la mia disposizione interiore, cio che non mi rattristano affatto le cose di questo mondo che mi riguardano... (diario, 19-12-1945). Ore di sollievo, momenti pi lieti per meglio portare la pesante croce e sopportarne l'aumento di peso. Ho avuto vicino chi comprende bene la mia anima: ho potuto aprirmi e sfogarmi. Non fu godimento, ma mi sono sentita un'altra: ero pi forte; mi pareva di avere un cuore nuovo con pi vita. Non sapevo come ringraziare il Signore. Ho recitato il Magnificat ; mi sono sforzata di lodarLo. Dopo poche ore cambi tutto: ritornai ad essere me stessa, ritornai alle mie tenebre, ai miei orrori, al mio soffrire. Ges Eucaristico venuto a fortificarmi. Dopo il ringraziamento un nuovo pugnale veniva a conficcarsi nella ferita gi aperta: una lettera, di una persona che non conosco, in cui mi si chiedevano preghiere per il mio padre spirituale e mi si annunciava la sua partenza per il Brasile. impossibile esprimere il mio dolore; ma non ho pianto: agonizzavo. Una forza venuta da non so dove mi obbligava a sorridere. Con gli occhi fissi in Ges e in Mammina dicevo loro: Accetto, accetto, ma soccorretemi e vegliate sudi me. - Con il passare delle ore la tempesta si sollevata fortissima. L'anima si mantenuta in grande pace e serenit, ma le lacrime scivolavano sul mio volto. Le ho offerte a Ges come atto di amore... (diario, 2112-1945). ... Notte di Natale!... Ho fatto compagnia a Ges nel presepio, senza vita, senza avere nulla per fargli compagnia. Nelle mie tenebre, mi sono affidata alle sue braccia e al suo Cuoricino. Al mattino, nel riceverlo sacramentato, Gli ho aperto il mio cuore; Gli ho fatto la consegna del mio padre spirituale... Se fossi solo io ad essere umiliata, non mi affliggerei tanto. In questa offerta il cuore era straziato dal pi vivo dolore. - Sta' calma, tranquillizzati, figlia mia. Io ho accettato la tua offerta e con essa hai consolato il mio divino Cuore... Ti prometto, dopo la tua morte, molte conversioni sul tuo tumulo.

139

Verranno a visitarti e partiranno cambiati. L, dal cielo, veglierai su di loro; coprirai di benedizioni le loro anime... Sei madre di tutti i peccatori... - (diario, 28-12-1945). 1946 Mi hai dato tutto e tutto ho utilizzato per le anime (Momenti della Passione) ... Il Calvario di oggi stato ancora pi intenso e penoso per il dispiacere di avere forse ferito Ges; Gli ho chiesto perdono molte volte. Ho detto a Mammina di chiedergli perdono per me. Gli ho offerto il tormento di averlo offeso per coloro che non provano dispiacere, dopo di avere peccato gravemente. Ma che grande agonia! Era la morte che invocava la vita, l'oscurit che invocava la luce. Avevo in me occhi che vedevano il mondo' e non potevano sopportare la sua iniquit cos grande; ciononostante, avevo labbra che non potevano muovere contro di lui parola alcuna di lamento; avevo un cuore che lo amava e sentiva per lui la maggior compassione. Morivo schiacciata, morivo tremante di paura, senza luce. Improvvisamente ho sentito volare via da me non so che cosa, mi pareva un soffio luminoso; vol verso l'alto, verso il gaudio. Io sono rimasta nella oscurit e nella morte. Alcuni minuti dopo mi ha parlato Ges: - Figlia mia,... tu sei come una notte senza stelle, un giardino senza fiori, un paradiso senza amore. Ma no, solamente impressione della tua anima. Per Me in questa notte brillano, scintillano le stelle: sono stelle che dnno luce al mondo... Vedo nel tuo giardino fiori belli, fiori candidi; li colgo per Me, spargendone per il mondo il profumo salutare alle anime. Nel paradiso senza amore lo trovo tutto l'amore... con questo amore che ti do il potere di incendiare i cuori. Diffondilo a chi vuoi, dallo attraverso le tue parole. Hai fiducia in Me, figlia mia? Hai fiducia nel mio amore e nella mia parola? - Soltanto Tu sai fino a che punto giunge la mia fiducia. Io ho fiducia, ma forse non come dovrei; e poi, Ges, non soffro come dovrei. Perdonami, non ho forze per fare di pi. Ti ho offeso molto... Non Ti ho offeso? - Tranquillizzati. Tutto permetto per tua umiliazione... Fatti coraggio. Quattro anni or sono ti preavvisai della lotta che avresti dovuto sostenere, apparentemente sola. Apparentemente, perch non ti ho mai abbandonata. Oggi non ti annuncio lotte maggiori, perch le maggiori sono passate; ma ti preavviso di essere forte per sopportare la tua oscurit e la sensazione che lo sia separato da te... Confida che la mia assenza sar solo apparente... Un anno fa ti annunciai amarezze. Sono venute e continuano, perch le gioie stesse saranno per te amarezze. Ti senti vuota, spogliata di tutto, perfino delle sofferenze stesse? Non meravigliarti: chi ha dato tutto, non possiede pi nulla; mi hai dato tutto e tutto ho utilizzato per le anime... - ... (diario, 4-1-1946). ... Ebbi di notte un doloroso combattimento con il demonio... Oggi, nel ricevere la Comunione, sentivo tanto tormento per ci che avevo passato: mi sentivo umiliata! Ges, nella sua bont infinita, non si rifiutato di entrare nel mio cuore e, rasserenando subito tutto, cos mi ha parlato: - Figlia mia... rugiada che feconda e penetra nel pi intimo di tutte le anime... Figliolina amata, eccomi in questo primo sabato dell'anno con la mia Madre benedetta a rinnovarti la consegna di tutta l'umanit... - ... Mammina mi ha detto: - Figlia mia, sposa del mio Ges, soffri tutto, soffri contenta per salvare tutte le anime di questo mondo che tuo: Ges ed lo te lo affidiamo. - Ges e Mammina mi hanno abbracciata e riempita di amore. Poi Ges ha continuato: - Rinnoviamo in questo giorno l'offerta del nostro amore: per te, perch tu lo dia alle anime... - (diario, 5-11946).

140

Traggo da tutto il tuo dolore balsamo di salvezza (Momenti della Passione) ... Durante la notte dal 5 al 6 gennaio pensavo: - O Ges, avessi anch'io, come i Magi, oro, incenso e mirra da offrirti! Ma non ho nulla. Non posso venire al tuo presepio con la mia miseria. - La mia tristezza era profonda... In quel momento vidi Ges davanti a me: con una gran croce sulle spalle, un ginocchio a terra, il Volto divino inclinato verso di me, mi guardava con tristezza. Dietro vi erano molte persone con sguardi di rancore verso di Lui, come volessero scaricargli addosso ogni specie di sofferenza. Questa scena mi richiamava la moltitudine dei Giudei che lo insultavano lungo la strada del Calvario. Io non seppi se non ripetere a Ges: - Sono la tua vittima. - ... Son gi trascorsi 5 giorni e sento ancora in me quel Volto divino dagli sguardi tanto tristi, ma tanto pieni di dolcezza. Quanto doveva soffrire Ges, per apparirmi in quello stato! ...Oggi, giunta al Calvario, avevo dentro di me Chi pu fissare e scrutare tutte le strade di quel percorso irrigato di sangue. Questo contribu ad aumentare il mio dolore: tanto sangue sparso corrisposto con tanta ingratitudine! Vedevo il mondo rifuggire da quel sangue e io volevo salvarlo: non c' altro mezzo. Se potesse essere visto questo dolore! Se fosse compresa questa agonia, quante anime si salverebbero! Il cuore si struggeva in amore e Qualcuno prendeva quell'amore e lo diffondeva nel mondo: un soffio, come di vento, lo portava ovunque; anche dai miei occhi, dalle mie labbra, da tutto il mio corpo prendeva non so che cosa e lo spargeva. Io, in croce, disfatta dal dolore, agonizzavo nell'abbandono, nell'oscurit e nella morte. venuto Ges: - Figlia mia, vedo nella tua morte la vita delle anime. Prendo dal tuo cuore amore per tutte... Quanto vale il Calvario! Il dolore sigillo che non si cancella; la croce segno di redenzione. Abbi coraggio! II dolore salvezza del mondo. Traggo dal tuo cuore, dai tuoi occhi, dalle tue labbra, da tutto il dolore del tuo corpo un balsamo salutare di salvezza. Mi rallegro nel vederti sopportare tutto con animo contento le cuore forte... Non mancano le anime disposte ad accompagnarmi sul Tabor, ma quando giunge il dolore, il Calvario, rifiutano la sofferenza: fuggono e mi lasciano solo. In te trovo tutta la generosit; mi sei fedele... - ... (diario, 11-1-1946). ... Prego e soffro senza che nulla di questo mi appartenga: non posseggo nulla da dare a Ges. Le mie tenebre sono come leoni che tutto inghiottono... Ero tanto prostrata per il mio Orto ed il mio Calvario!... Rare volte ho sentito come oggi il capo tanto ferito dalle spine: che dolori acuti e profondi! Tutto il capo era una piaga viva... E venuto Ges: - Mia figlia, voglio la tua oscurit, il tuo abbandono, la tua crocifissione somigliante alla mia. Non dico che, nella mia Passione, il divin Padre abbia cessato di assistermi, che non abbiamo continuato ad amarci con lo stesso amore e che lo abbia perduto la mia unione con Lui e con lo Spirito Santo, no! Lo stesso avviene in te, mia cara crocifissa: hai sempre la mia divina assistenza: ti accompagno nella crocifissione indicibile... - ... (diario, 18-1-1946). Non ho nessuno cui ricorrere: sulla terra non trovo sollievo. Chi vuole soccorrermi, non pu; chi pu, non vuole. Mio Dio, mi pare che queste righe siano scritte con il mio sangue, tanto grande il mio dolore; impossibile descriverlo; neppure il pi grande sapiente saprebbe descriverlo tale quale . Non sono gi pi il cencio stracciato, non sono neppure cencio, non sono nulla: il dolore ha disfatto tutto, le tenebre hanno sommerso tutto. Vincer il nome di Ges. - Vinci, Ges, vinci, mio Amore! Fa' che la mia fiducia giunga dalla terra al cielo, arrivi da me a Te. - Ecco le parole che le mie labbra balbettano sovente. - Mio Ges, dammi forza per poter dettare tutto, se questa la tua divina Volont; accetta il mio sacrificio! - ... Oggi, nella salita al Calvario, il cuore galoppante sembrava scoppiare per le ansie di vedere nuovi mondi di purezza e di amore da

141

consegnare a Ges. Mi pareva che denti di ferro scarnificassero il mio corpo. Mi sentivo ferita da molti cuori pietrificati. Su di me scorrevano il Sangue di Ges e le lacrime di Mammina; cadevano poi su quei cuori che non si rammollivano. venuto Ges: - Figlia mia, il Signore con te, con te la mia pace. Sei piena di grazia perch da Me l'hai ricevuta ed in te abita e vince Ges... - ... (diario, 25-1-1946). Che grande esempio di, per il tuo amore alla croce! ... Resto sempre sgomenta in tanta oscurit... Tutto in me vedo perduto: Signore, Signore, la mia sofferenza inutile!... O mio Calvario, ogni volta pi triste e doloroso! Oh, quanto fui flagellata! Mi pare impossibile che il mio corpo non abbia i segni delle ferite e non sia rimasto disfatto... Venne Ges: - Figlia mia... sai bene che lo sono sempre con te a raccogliere le tue sofferenze ed utilizzarle per le anime... Quali grandezze e bellezze nella tua anima!... - Mio Ges, se io nulla vedo e trovo in me, che puoi raccogliere Tu da utilizzare per le anime? - - Ascoltami: come potresti tu vedere degli oggetti che le fiamme divoratrici di un fuoco vivo consumarono? Come potresti vedere una cosa che offristi e fu portata in un luogo ove non puoi andare? Tutto ci che soffri, tutto ci che fai, tutto il tuo amore nascosto, consumato nel mio. Se tu potessi vedere il valore della tua sofferenza, ci che hai fatto per Me e per le anime, l'amore con cui Mi ami, perderesti la vita, se fosse vita tua e non vita di Cristo; solamente alla luce dell'eternit tu potrai vedere e l'umanit pure vedr quanto hai fatto e sofferto per salvarla. (diario, 15-2-1946). Si continua a parlare della partenza del mio padre spirituale [p. Pinho]. Attorno a me sento incessantemente un mare furioso, il fischio del vento, la pi spaventosa tempesta che mi si schianta contro, come fossi una banchina [del porto] cui legato il padre... Soffro anche per la sofferenza dei miei, specialmente di mia sorella. Giorni fa ho sofferto ci che egli soffriva a Fatima nel congedarsi dalle persone care. Nello stesso istante vedevo una mano posarsi sul mio capo: mi dava forza per proseguire fra tutti quei dolori. In ispirito mi abbracciavo alla croce e dicevo a Ges: - Il dolore sia dolore per me e amore per Te. Sia questo un abbraccio eterno! - Cos dicendo, mi sentivo scoppiare per la sofferenza. A fianco del dolore cammina la fiducia. Il dolore pare persino superare la fiducia; ma invece no. Essa lo sorpassa come il bue che va avanti all'altro pi lento. Il dolore cammina cieco ma con la certezza di giungere al porto di salvezza; non qui sulla terra ove certo di non trovare nulla. ... Sento sgomento per ci che il Signore mi chieder ancora, ma resta la volont di dargli tutto: mi pare che mi porter via la mamma e forse la sorella (diario, 17-2-1946). Il 20 febbraio non si canceller pi dalla mia memoria: giorno della partenza del mio padre per il Brasile. Cosa mi ha chiesto mai Ges! Non mi aspettavo tanto! Nella mattinata di tale giorno, subito dopo la Comunione, domandai a Ges parecchie volte se il mio padre sarebbe partito o no; ma non mi rispose. Per, anche cos, continuai a rimanere nella mia fiducia, contro ogni speranza. Il Signore mi mand qualcuno [d. Umberto] per animarmi, confortarmi e prepararmi a quello che ci attendeva. L'anima era forte. Mi sono mantenuta calma e serena, ma ci che soffrivo non si pu n immaginare n dire... Mettendomi a pregare non sapevo come orientare le mie orazioni: chiedere a Ges il miracolo di non lasciar partire il padre spirituale, o ringraziarlo per cos grande grazia, o implorare per lui un buon viaggio? Indecisa sul da farsi, presentai soltanto queste mie intenzioni a Ges. Con la forza della mia fiducia, che non so donde venisse, dicevo: non partito, non parte. Come mi ingannavo! Il dolore era lacerante. Ho detto: sono arrostita come San Lorenzo; ma fuoco peggiore: mi brucia lo spirito, mi stanca

142

l'anima... Fiduciosa soltanto nel Signore e nella sua provvidenza, mi venne in mente Abramo con il suo Isacco... Non sapevo che a quell'ora il bastimento navigava gi in alto mare portando lontano il padre. Quanto devo ringraziare il Signore di avermi aiutata a vincere tutto con serenit e rassegnazione!... E ora che fare? Continuare a confidare e a sperare nel Signore, raddoppiare le mie preghiere e, con gli occhi al cielo e il cuore in alto, attendere serena e soffrire tutto per amore. Ieri mattina, dopo la Comunione, dissi a Ges: - Mi affido a Te per tutto e Ti prometto di fare tutto il possibile per non preoccuparmi pi se questo o quello compromette la tua divina causa: se tua, io non devo preoccuparmene, ma Tu solo. Io voglio, mio Ges, e prometto di fare ogni sforzo per compiere tutto nella maggior perfezione possibile ed amarti con tutto l'amore di cui capace il mio cuore... - Nel pomeriggio ho saputo dell'ora e di tutti i particolari del congedo e della partenza del padre. Ho voluto essere forte, nascondere le mie lacrime, ma vi sono riuscita per poco tempo: ho potuto soltanto soffocare i singulti... Mi pareva un dolore senza fine: l'ho offerto a Ges, benedicendolo e lodandolo per tutto. Come avevo promesso a Ges di non pronunciare una parola di gioia n di soddisfazione se il padre non fosse partito, cos Gli ho promesso, con il suo aiuto, di non dire una parola in sfavore di coloro che lo hanno fatto partire e che mi hanno fatto soffrire tanto... Dopo la Comunione ho fatto un breve ringraziamento perch le forze non mi consentivano di pi. Ho recitato il Te Deum leggendolo su un libretto che mi ero fatta prestare per recitarlo come ringraziamento nel caso il padre non fosse partito; l'ho recitato ugualmente, convinta di dare cos pi consolazione a Ges: benedirlo tanto nel dolore quanto nella gioia... ... Venne il mio Ges: - Figlia mia, cuore d'oro, cuore di fuoco, anima pura, candida, vieni a Me, vieni al mio Cuore per ristorarti in cos amaro dolore: vieni a prendere coraggio, conforto e fiducia. - - Mio Ges, sai bene che solo in Te confido, non in me, e sai come hai permesso che io mi ingannassi o che il demonio mi ingannasse... - Tranquillizzati e ascoltami. Non ti ho ingannata, tu non ti sei ingannata ed il demonio non ti ha ingannata, perch Io non l'ho acconsentito. Tutto ci che ho fatto non stato n per umiliare te n coloro che Io amo e che si prendono cura della mia divina causa, ma per renderli pi fermi e pi disponibili... Figlia mia, mi costato assai non dirti tutto ci che stava succedendo: ti ho dato coraggio e fiducia, in tutto questo tempo, perch tu potessi resistere ed avessi la forza per ricevere questo colpo tanto duro... Ti ho promesso di liberarlo [p. Pinho]: stato questo il mezzo migliore per la sua liberazione. Non partito spiritualmente, rimasto con te. Ci che Io ho unito, gli uomini non possono separare. Coraggio... Che grande luce di al mondo; che grande esempio per la tua disponibilit e per il tuo amore alla croce! - (diario, 22-2-1946). Sono nelle mani di Dio per tutto quanto vuole: Egli sia la mia forza. ... Il dolore, la nostalgia del mio padre partito per il Brasile hanno raggiunto l'apice, non possono crescere di pi... Ma lo [p. Pinho] sento nella mia anima con una unione tanto forte come non mai... Part il corpo, ma rimase nel mio calvario la vita della sua anima: ci che sento... I miei occhi non possono frenare le lacrime, ma sono lacrime di disponibilit, di pace, di amore. Mentre gli occhi piangono, l'anima si eleva, si prostra davanti a Ges e gli sorride e, come avesse braccia, le distende per lasciarsi crocifiggere e nella maggiore tranquillit, con la migliore volont, dice a Ges: - Voglio, accetto l'immolazione, il sacrificio per tuo amore... - ... (diario, 26-2-1946). Nulla pi del dolore ci insegna ad amare Ges (Momenti della Passione)

143

... Potessi e sapessi parlare, quanto avrei da dire sul dolore! Il dolore ci che vi di pi sapiente, la scuola pi sublime; nulla pi del dolore ci insegna ad amare Ges; esso ci incammina e ci guida verso di Lui. Il dolore getta radici in profondit, radici che legano l'anima a Ges. Quali segreti esso nasconde! Il dolore unisce l'anima a Ges e fa che essa viva soltanto di Lui e per Lui. il fondamento pi sicuro per il grande edificio dell'amore e dell'unione a Ges... (diario, 1-3-1946). Vorrei consolare e confortare tutti; vorrei dare gioia a tutti i cuori. Vorrei sfamare tutti gli affamati, vorrei vestire tutti gli ignudi. Quanta pena sento per i poveri! Ma specialmente per Ges: sento che Lui il povero pi bisognoso; necessita che Lo rallegri e Lo conforti. Potessi consolarlo ed amarlo!... Soffro tanto, ma le mie sofferenze non riescono a dargli consolazione e gioia... Durante la notte il dolore consumava il mio corpo e l'anima: ero in un vero martirio. Ges e Mammina mi stavano sempre sulle labbra e nel pensiero... Dopo la Comunione, Ges non tard a confortarmi: - Ho sete, figlia mia, sete che consuma il mio divin Cuore. Tu sai, o sposa amata, che sete questa: sete di anime. Sono cos poche quelle che mi amano, cos ristretto il numero di coloro che mi dnno consolazione vera, anche fra quelle che dicono di amarmi e di essere mie spose! Non fanno le cose come devono, con fine retto e puro. Quante fra le scelte vengono meno al mio amore! Mi vogliono solamente quando vedono rose e consolazioni; quando le spine le feriscono e la croce pesa, quando il cammino diventa sassoso, buttano tutto a terra, fuggono, disprezzano le mie grazie... - Mio Ges, se qualcosa in pi posso fare o soffrire, sono pronta a tutto. Non Ti ho mai dimenticato; sono sempre la tua vittima... - ...Di' al tuo padre [Pinho] che ho raccolto le vostre sofferenze, digli che ho scelto lui per luce e guida della tua anima e non vi rinuncio. Ho unito le vostre anime, non le disgiungo, n le lascio disgiungere. Grande consolazione ho ricevuto dalla sua obbedienza ed umilt. Egli sar sempre il maestro di grandi anime... - (diario, 2-3-1946). ... Il giorno 13 ho ricevuto un regalo dal cielo. Da tanto tempo non ne ricevevo! Avrebbe dovuto essere per me una grande gioia, ma non lo fu: rimasi indifferente, come non fosse per me. L'apprezzai molto, ma l'apprezzamento non era mio. Ne ringraziai Ges e Mammina, ma anche i ringraziamenti non erano miei... Io rimasi sempre senza nulla... Il maligno mi presenta alla immaginazione tutti i dubbi. Sorride nel vedere che mi sento senza nulla e continua a mostrarmi la mia vita come perduta. Io, alzando gli occhi al cielo e su Ges crocifisso, Gli dico: - Sono la tua vittima, non voglio stare nel mondo se non per soffrire e fare la tua santissima Volont. E, voltandomi poi verso il Sacro Cuore, Gli dico: - Dammi, Ges, il fuoco del tuo Cuore, sii la mia forza; dammi la tua pace. - E rimango serena e rassegnata. L'anima contenta, sorride al dolore e alla croce. Vedo le sofferenze; vedo la morte corrermi incontro e la temo; ma questo timore non mi impedisce di volerla, di desiderarla. Con questa visione del dolore e della morte, camminai, o cammin Ges in me, affrettatamente verso l'Orto. Che grande silenzio! Che grande insegnamento! Quanto posso imparare da Ges a soffrire serena, in silenzio; a soffrire amando! Bevvi con Lui il calice dell'amarezza fino all'ultima goccia; il mio cuore fu spremuto con il Suo nello stesso calice e cos unito fu offerto all'eterno Padre; nella stessa unione fui angosciata e sentii sgomento. Talvolta, come esempio per me, sentii la Sua disponibilit, la pace e il sorriso della Sua anima, e il Suo sguardo dolce e sereno verso l'eterno Padre. Potessi accettare e soffrir tutto a somiglianza di Ges! Questa mattina ho sentito sul mio corpo tanti flagelli: mi pareva che le spalle, le costole ed il petto ne restassero scar-

144

nificati... Lungo la strada del Calvario era tale la furia con cui ero trascinata che cadevo battendo il viso ora su una pietra ora sull'altra... Dall'alto della croce, prossima a spirare, sentivo che il mio cuore stava abbarbicato con radici d'amore a tutti i cuori umani. E lo sguardo pi tenero usciva dai miei occhi moribondi, dirigendosi a tutto il mondo; ho potuto sussurrargli: - Pu la tua ingratitudine esigere di pi da me? - ... Non ero io, era Ges; ma sentivo tutto questo tanto al vivo come se fossi io. E venuto Ges: - Figlia mia, colomba bianca e pura, ti ho collocato in questo calvario, in questa continua immolazione, in giorni quanto mai tragici per l'umanit... Abbi coraggio. Io sono con te; gli uomini non possono separarci, non possono impedirti di salvare le anime. Mi causa dispiacere che la maggior parte dei miei discepoli non comprenda la mia vita nelle anime! Quanti la distruggono, tagliandone le radici e, peggio ancora, bruciandole perch non attecchiscano pi. Coraggio, figliolina: questo in te non succede... (diario, 15-3-1946). Lacrime di nostalgia, di rassegnazione, di pace Mio buon padre [Pinho] ... Non mi pare realt, ma sogno, il ricevere una sua lettera e potere rispondere! Potr farlo? Aspetto ordini. Non voglio affatto disobbedire. Scrivo ancora con paura. Il mondo tanto cattivo. vero che non ho commesso nessun crimine per essere trattata cos, ma meglio soffrire una vita intera da innocente che un solo momento da colpevole: tanto bella l'obbedienza e piace tanto a Ges! La sua lettera mi giunse il giorno 13. Fu un regalo di Ges e di Mammina. L'apprezzai molto, ma l'apprezzamento non mi apparteneva, non era mio. Mi caddero le lacrime involontariamente: lacrime di nostalgia, di pace e di rassegnazione. Oggi un mese che la mia anima l'ha veduta partire e l'ha accompagnata con grande dolore in alto mare, in quel lungo e doloroso viaggio. La visione era chiara; l'ha accompagnata giorno e notte; giorno per giorno lei diventava sempre pi minuscolo finch, tra l'uno ed il due di marzo, scomparve. L'anima cess di vederla, ma non di sentirla. Sapesse come questo sentimento! E io sapessi spiegarmi!... La distanza che ci separa ha unito fortemente, come mai,. le nostre anime... Come sono unita a Ges e non cesso di pensare a Lui, cos sono unita all'anima del mio padre e lo ricordo sempre con profonda nostalgia: nostalgia che di tanto in tanto mi spreme lacrime dagli occhi; con grande sforzo le obbligo a nascondersi. A volte esamino la mia coscienza: sar attaccamento e affetto esagerato? Non . Rimango in pace; Ges vede e sa. Non scambierei l'amore per Ges con quello per il padre e per tutte le creature del mondo: Egli il principio e il fine del mio vivere; ed Lui senza dubbio che ha unito cos le nostre anime. A quattro anni dalla nostra dura e dolorosa separazione, quando mi pareva di non resistere ai desideri e alle ansie che lei venisse ad incoraggiarmi e a guidare la mia anima verso, Ges, venne il colpo ancor pi puro, inflissero nel mio cuore il pi doloroso pugnale: pugnale che non uscir mai pi, ferita che non si chiuder se non quando lei sar davvero qui. Ho sperato fino all'ultimo momento, convinta che lei non partisse. Ma sia benedetto Ges! Non basta tutta la mia vita, non basta tutta una eternit per ringraziarlo di cos grande grazia: non venuto meno nel darmi forza e grande rassegnazione. Ho pianto molte lacrime, ma silenziose, calme e serene. Il maligno mi ha tormentata con grandi dubbi e col mostrarmi la mia vita tutta inutile, ma, con la grazia di Dio, ho vinto tutto e mi pare senza offesa per Ges. Egli sa che, mancandomi lei, mi manca tutto; Egli conosce l'abbandono in cui mi trovo... D. Umberto mi molto amico e comprende molto bene la mia anima, ma ben presto anch'egli ricevette la proibizione. Tuttavia, nonostante che mi comprenda e mi abbia sostenuta in ore tanto tragiche, sentii sempre che il mio padre era la prima e l'ultima luce

145

della mia anima. Non tralasci mai di occupare nel mio cuore lo stesso posto; Ges non lo ha tolto di l. Era ed il primo per cui pregavo e prego. E D. Umberto, poverino, mi diceva: - Io non voglio per nulla intromettermi. Voglio soltanto sostenere la sua anima. Il suo vero direttore il padre (Pinho). Povera me, e povera Deolinda, se in questi tristi e lunghi anni il Signore non mi avesse lasciato un medico tanto buono e santo! Nessuno vorrebbe trovarsi nelle sue condizioni. Ci molto amico; amico saldo della causa di Dio; anche amico, amico sincero, di lei, padre... P. Alberto pure mi vuol bene, e sa perdonare i peccati benissimo. Molte lodi siano date al Signore!... A quando la felice notizia del suo ritorno, con libert di prendersi cura della mia anima fino alla fine?... (lettera a - p. Pinho, 20-3-1946). Piccolo grappolo d'uva spremuto al massimo (Momenti della Passione) Il Signore sia con me: mi sento tanto estenuata che solo da Ges posso ricevere forza... Il mio letto come una graticola attraverso la quale sale verso di me il fuoco pi vivo e bruciante: mi sento tutta circondata da fiamme che consumano e distruggono il corpo e anche l'anima... Quanto soffro, ma quanta sete ho ancora di maggior sofferenza! Sono stanca del mondo, mi vergogno di lui, sono obbligata a lasciarlo: quale variet di sofferenze! ... Ieri sentii che catene di fuoco mi tiravano verso l'Orto: era l'amore, soltanto l'amore. Prostrata a terra, sentivo strappi e tali scossoni nel corpo da darmi l'impressione che perfino le ossa si rompessero: era lo spavento, era la previsione delle sofferenze... Ed oggi, sul Calvario, mentre mi sentivo conficcare i chiodi nei piedi e nelle mani, sentivo come se nel cuore me ne conficcassero uno pi duro e doloroso... venuto Ges nonostante la grande paura che avevo di Lui: - Non temermi, figlia mia: sono tuo sposo e tu sposa mia... sono tuo Padre e tu la mia figlia amata... Sai, figlia mia, ci che questo timore del tuo Ges? stato il timore che lo ho sentito del mio eterno Padre. Mi sono coperto, mi sono rivestito delle immondezze della umanit, ho assunto tutto su di Me e mi sono vergognato davanti al Padre mio. Non sei tu la vittima del mondo, non vittima di giorni e di ore ma di tanti anni? Non ti ho consegnato l'umanit? Ecco la ragione del tuo timore. Salvamela. Soffro tanto! Vorrei anime che, come te, continuamente si lasciassero immolare con uguale generosit e amore... - (diario, 22-3-1946). Hanno prolungato sulla terra il mio martirio. vero che io voglio soffrire, ma voglio saper soffrire come Ges lo desidera, con la perfezione che Egli vuole. Questi ultimi tempi sono stati per me un doloroso calvario. Quanto ho sofferto! Mi sarebbe stato del tutto impossibile fuggire il dolore anche se lo avessi tentato: tutta la terra, tutto il mare, tutta l'aria erano dolore. Ahi, quanto costa il dolore! E tanto pi costa, quanto pi si vuol dare e meno si trova da dare. Non avevo nulla da offrire a Ges: mi sentivo incapace di tutto; solamente di tanto in tanto potevo offrirmi come vittima. Mi pareva perfino di essermi dimenticata completamente di Lui; sentivo di perdere la Sua unione divina. Perfino nell'agonia dell'Orto mi sentivo indifferente ed estranea a tutto. Oggi solo la violenza del dolore mi ha forzato a camminare lungo il Calvario, o, meglio, stata la violenza del dolore che mi ha portata fino alla cima, sbattendomi contro le lastre di pietra, mentre venivo trascinata rabbiosamente. Qualsiasi parola o atto d'amore usciva da me come da un mare ghiacciato e morto... Tanto dolore senza valore, tante tenebre senza luce! Mi pareva che non vi fossero pi sofferenze che potessero avere valore, che potessero dare la vita all'umanit morta e perduta. venuto il mio Ges: - Figlia mia, sai chi ti chiama? quel Ges, amore del tuo cuore, quel Ges dal quale ti senti abbandonata, quel Ges che in questi ultimi tempi ha

146

spremuto al massimo il suo piccolo grappolo d'uva... Coraggio, sono sempre con te!... - Mio Ges, ho sofferto tanto e non ho saputo soffrire; invece di essermi unita di pi a Te mi sono sentita del tutto separata; ho sofferto tanto e non ho visto nulla da offrirti; solo tardi e a stento mi sono ricordata di chiederti pi anime: tutto questo mi fa soffrire. - Ascolta, non sai tu il valore della elemosina? Non sai come lo voglio che essa sia fatta? Ci che tu vorresti vedere, non fa in tempo ad apparire che lo me ne sono gi impossessato. - Tu vuoi, o Signore, che una mano non sappia quello che fa l'altra? Sta bene, Ges, ma io vorrei saperti dare le mie sofferenze per poter salvare le anime. - E se ne sono salvate. Figlia mia, stai rifornendo un cos grande granaio che neppure in molti anni di carestia le anime morirebbero [alla grazia] per mancanza di aiuto. Tu sei alimento delle anime ed lo ho predisposto tutto perch non muoiano di fame. (diario, 5-4-1946). Solo l'anima pu sorridere ed abbracciare cos grande sofferenza (Momenti della Passione) ... Quanto mi costa parlare per dettare! Se sapessi offrirea Ges questo sacrificio! Mi sento sempre pi sola... Persino Ges pare che non esista e non sia pi la vita della mia anima: sento di aver perduto completamente la mia unione con Lui. Non sentivo che Egli era unito a me, ma sentivo il mio sforzo a volermi unire a Lui, a non perdere neppure un momento la Sua dolce compagnia. Ora invece, mio Dio, morto tutto, non sento pi il mio sforzo e tutta la nostra unione. Quando mi ricordo di Ges e sento questa dura separazione, la sofferenza della mia anima molto dolorosa, indicibile... La vita lunga: non so come posso stare qui. Perfino i gorgheggi degli uccelletti mi feriscono; i fiorellini degli alberi che vedo dalla finestra della mia camera, perfino essi, mi fanno sanguinare il cuore. Il demonio si ostina a volermi persuadere che la mia vita di inganni. O mio Dio, che vita dolorosa! Soltanto l'anima pu sorridere ed abbracciare cos grande sofferenza: il sorriso delle labbra ingannatore... Nell'Orto mi sono spaventata prevedendo la salita al Calvario... Tutte le sofferenze sono state anticipate; ho incominciato a tremare... Col mio corpo disfatto ho camminato verso il Calvario... E venuto Ges...: - Figlia mia,... unisco il tuo al mio divino Cuore, un solo cuore, una sola vita. Ti do una goccia del mio Sangue, per continuare il miracolo che tu possa vivere e resistere al dolore, al tuo martirio... perch tu dia la vita alle anime e le faccia trionfare nella guerra contro il male... ...Coraggio, mia colomba, non mi hai perduto, non mi hai fuggito... Nella oscurit del tuo spirito, che quasi non potrebbe aumentare di pi, non senti l'unione con Me e non vedi come corri verso di Me. Oh, se ti fosse dato di vedere come tu sei in Me ed Io in te; nulla ci pu separare!... - (diario, 12-4-1946). ... Nella notte dal 14 al 15 il demonio, dopo molte scene laide, insulti e parole maliziose, mi disse: - Guarda, 21 anni perduti! Che ti valsero tante sofferenze? Tanti anni perduti, anni di falsit!... ... Sento ci che ho provato quattro anni or sono: le bestie e gli uccelli di rapina. Le prime bevono il mio sangue che bagna la terra, gli altri con i grossi becchi mi mangiano le carni; altri ancora rodono e mangiano le mie ossa. Quanto si soffre in questo silenzio! In tale stato ho sofferto l'Orto, spremuta al massimo... Sono stata in un luogo pi appartato a pregare sola, poi ho cercato la compagnia di coloro che amavo... Oggi, lungo il cammino del Calvario, sentivo strumenti di ferro tagliarmi le poche carni che mi restavano: trapassando i nervi, giungevano alle ossa. Ad ogni passo stavo per morire. Una vita dall'alto sosteneva il mio corpo ormai sfinito; quando cadevo, gi quasi morta, ero trascinata dalle corde. Sentivo che soltanto quella vita l dall'alto era il sostegno del mio corpo gi moribondo: non era vita n forza umana. E' sulla cima, gi in

147

croce, quella stessa vita continuava ad essere la forza per sopportare tanto dolore. Quando ne sentii la separazione, gi il cuore aveva dato tutto il suo sangue, gi il mio grido sembrava avere echeggiato pi volte nel mondo intero; allora quella vita salita in alto,... il corpo rimasto morto... venuto Ges: - Figlia mia,... sono il tuo Ges, resto sempre in te; in te si riproduce tutta la mia Passione: sei la copia pi fedele di Cristo Redentore. Io seguo con te passo per passo il cammino del tuo calvario... Come bella la tua missione!... - Mio Ges, io non faccio nulla, io non so soffrire... In me tristezza, la massima tristezza; eccetto l'anima, soltanto l'anima sorride sempre al dolore, alla croce, al Tuo amore. - E non necessario di pi, mia cara: questo sorriso dell'anima tutto... - ... (diario, 19-4-1946). Non so dove mi trovo. Mi pare di non aver neppure un soffio di vita. Nella festa di Pasqua io venni in questo luogo non so da dove; non comprendo la vita che ho ricevuto`; mi trovai in un carcere, in una nera prigione per dare la libert a tutti coloro che col si trovavano: le porte si spalancarono e tutti quelli che vi stavano volarono verso l'alto... Gli animali continuano a distruggere e a divorare il mio corpo. Una parte di esso scomparso. E l'amore di Ges mi pare che non esista in me: non ho nulla per Lui; non ho nulla per le anime. Soffro orribilmente per la sua perdita. Mi spaventa l'abbandono in cui mi trovo: la separazione totale di coloro che mi sono cari... I miei occhi non tralasciano di fissare Ges e Mammina per chiedere aiuto, per chiedere coraggio e amore. - Mio Ges, si salvata l'anima di quell'uomo che caduto nel fiume? - - S, figlia mia, fu alle undici e mezza di notte che comparve alla mia presenza divina. Come stato bello e incantevole il momento in cui mi vide dinanzi a s, prima ancora di chiedergli i conti!... Mi ha detto: Perdonami, perdonami, mio Ges! Sei tu il mio Signore . Gli ho perdonato e fu salvo! - (diario, 26-4-1946). Non ho cuore per potere ammirare la grandezza del Signore; gi non posso soffermarmi a contemplare i fiori che mi piacevano tanto e vedere in essi la potenza di Dio: il cuore non resiste e mi fugge non so dove. Gli orecchi non possono udire le cose di questo mondo. Mi pare che tutto mi inviti a lasciarlo, a fuggirgli. Le fiere e gli uccelli di rapina hanno gi ultimato il loro compito; non hanno pi nulla da mangiare -. Sento come se tutto il corpo stesse scomparendo e mi lasciasse il dolore per tormentare i sensi, comunicanti l'uno con l'altro per un filo. In questi giorni ho sofferto nei sensi come durante la prima crocifissione. Non avevo mai pi sofferto odori tanto orribili. ... Ho sofferto l'agonia dell'Orto: tutto il suolo si avvolgeva attorno al mio corpo come fosse un lenzuolo, ma un lenzuolo di dolore, di sangue... Oggi mi sono sentita davanti ad Erode: occhi bassi, labbra mute, coperta con un vecchio manto a udire gli scherni e lo schiamazzo del popolo. Presa la croce, ho proseguito verso il Calvario, irrigando la terra con il sangue delle ferite del corpo e del capo. Sentivo le gocce colare sulle guance ed altre sulle spalle; sentivo il cuore maltrattato e schiacciato da tutta l'umanit... Dietro, molto affrettata ma ancora lontana, veniva Mammina a cercare Ges che camminava in me... Mai ho sperimentato tanto grande sfinimento dall'ultima crocifissione fisica... venuto Ges: - Figlia mia, vengo a te per confortarti e dar vita al tuo cuore... Come premio di ci che soffri per le anime, quando verranno presso di te i peccatori in pericolo di perdersi e tu mi dirai: Ges, desidero che questa anima sia scritta nel tuo divin Cuore perch si salvi allora le tue parole saranno subito ascoltate... Ti prometto ancora che dopo la tua morte, presso il tuo sepolcro, molti cuori si incendieranno di amore per me, molti saranno fortemente scossi e si convertiranno... - (diario, 10-5-1946). In unione con i pellegrini a Fatima

148

Mio buon padre [Umberto] ... Sono sempre la stessa, la povera Alexandrina. Deolinda giunta da poco a casa [da Oporto] e, siccome per andare a feste nessuno zoppo, si gi combinato tutto ed quanto le voglio esporre. Viaggeranno venerd notte con il treno per Entroncamento ze, perch pi comodo. Ora le chiedo il favore di comprare sei biglietti per le quattro "Maddalene", per il padrino, che ne soffrirebbe se non andasse, e per quella nostra zia di cui le ha parlato Deolinda; la zia, appena sar costi, le dar il danaro del suo biglietto; ella pu pagare. Proprio ieri ho ricevuto una lettera della signorina Maria za nella quale mi spiega tutto e manifesta il desiderio che vadano alla vigilia. Mi dice di combinare con lei l'orario e di comunicarglielo; usi questa grande carit di trasmetterglielo e di dirle che va anche questa mia zia. Mi prega di non portare i viveri, ma non sar troppo? Non abusare della loro bont, tanto pi che gli ospiti sono aumentati? Faccia il favore di informarla bene di tutto. Non necessario che si incomodi per i letti: basta una camera per il reggimento e un'altra per il comandante. Se non accade nulla di nuovo, venerd pomeriggio saranno da lei [ad Oporto]. Io, poverella, non sono nata per godere queste belle cose, ma approfitto di queste grazie immeritate come fossero per me. Gioisco nel vedere i miei contenti e soddisfatti per la bella sorpresa che la signorina e la sua buona mamma' hanno fatto loro impegnandosi di portarli con la macchina alla Cova di Iria [Santuario di Fatima]... (lettera a d.Umberto, 7-5-1946). ... Ges ha permesso che i miei potessero andare a Fatima il 13 maggio. Mi sono fatta forte, mi sono sforzata il pi possibile di mostrarmi contenta perch. stentavano a staccarsi da me. Si avvicinava il giorno della partenza... Soffrivo immensamente: chiedevo a Ges che mi desse forza per nascondere la mia sofferenza e vederli quindi partire contenti. Ges mi ha ascoltata... Appena partiti, si impossess di me un tormento indicibile...: mi pareva di vederli tornare dalla Cova da Iria in automobile, tutti gravemente feriti ed inzuppati di sangue; vedevo che ero io la causa di tanto grande disastro perch io li avevo spinti ad andare; non fu sofferenza di minuti, ma di ore... Persone che mi vogliono bene mi hanno portato una radio affinch potessi seguire le funzioni di Fatima: ero stata io ad esternare questo desiderio. Ne ho gioito tanto quando l'ho avuta: sembravo una bambina attorniata da bei giocattoli. Ne ero meravigliata ed ho pensato: nessuna cosa del mondo mi rallegra; sento gioia soltanto nel dolore e nel fare la volont di Dio; perch mai provo questa allegria? Mi hanno spiegato che non c'era da meravigliarsi, perch la mia gioia era per motivi di cielo e non della terra. Di notte, dal giorno 12 al 13, nell'ora in cui si doveva sentire ci che avveniva a Fatima, dalla radio siamo riusciti a ricevere solo da altre nazioni e non dal Portogallo! Sono ritornate le sofferenze... Sia fatta la volont del Signore: io non merito nulla. Improvvisamente la radio ha incominciato a trasmettere da Fatima: ho potuto pregare a voce alta con quelli che erano vicini a me; uniti ai pellegrini di Fatima abbiamo fatta l'adorazione. Il giorno 13, di mattina, non si riusciti ad udire dalla radio se non qualche nota dell'organo e nulla pi. Che desiderio avevo di udire ci che avveniva a Fatima!... Ho finto allegria per nascondere il dispiacere e con una forza nuova, venuta dall'alto, ho pregato insieme ai presenti e cantato lodi alla Madonna. Quando tutti si sono ritirati dalla mia camera mi sono sentita oppressa dal dolore... (diario, 17-5-1946). grande l'umiliazione che proviamo perch non ci sentiamo degni di riceverla qui. Ma che sarebbe di noi se il Signore facesse distinzioni fra ricchi e poveri? Ci sentiamo pi umiliate perch indegne di accoglierla qui... Sia lodato il Signore per tante sofferenze che permette ed esige da noi... (lettera a d. Umberto, 20-5-1946).

149

Cara signorina Maria... Sentiamo proprio vergogna: se avessimo saputo chi lei, non avremmo osato tanto! Ma l'espressione "oh, se avessi saputo" arriva sempre tardi... Che lei non si sia sentita umiliata nel ricevere i miei in casa sua veramente degno di ammirazione. Ges le paghi quanto ha fatto per la mia famiglia. Potr averne ricompensa solo dal cielo. Le chiedo perdono per qualsiasi mancanza che possono avere commesso. Ci conosce tutti, quindi abbia pazienza... (lettera a Maria Sommer, maggio 1946). Cara signorina Maria... Ho sofferto nel sapere che la mia lettera l'ha rattristata. Creda che non volevo farle dispiacere. Sono state la sua bont e delicatezza e soprattutto la sua grande umilt a spingermi a parlare come ho fatto. Continueremo a trattarla come prima. Per accontentarla, dal momento che ho incominciato male, voglio in questo fare male fino alla fine. So molto bene che le ricchezze sono un dono di Dio, ma era mio dovere trattarla per chi . Per io non sapevo. Mi perdona? Quando potr ritornare qui la riceveremo con tanto piacere, sempre con lo stesso trattamento, con disinvoltura. Il passaggio dalla Cardiga non ha mortificato i miei, anzi ne sono ripartiti contenti e ammiratissimi; non soffra per questo... E ora che dirle? Che non la dimentico mai e, nonostante la mia grande miseria e indegnit, la tengo in posto molto distinto nel mio cuore perch cos, molto unite, ameremo tanto Ges e la cara Mammina... (lettera a Maria Sommer, 19-61946) 33. Dopo la tua morte avr molte anime eucaristiche (Momenti della Passione) ... Nella notte dal 17 al 18 fui tormentata con grande violenza dal demonio; venne tre volte con piccoli intervalli: prima sotto forma di uomo malizioso, poi di cane... da ultimo accompagnato da una moltitudine di demoni per tormentarmi di pi. Appena potevo invocavo Mammina e Ges, rinnovavo a Ges l'offerta di vittima: - per Te e per le anime. Io non voglio peccare, Tu lo sai: aiutami!... - I miei dolori nell'Orto furono di tutte le specie. Grande fu l'amarezza. Nell'agonia mortale mi rotolai sul suolo parecchie volte. Il peso schiacciante dei peccati di tutti gli uomini sembrava spremermi tutte le vene fino a farne sprizzare il sangue che inzuppava i vestiti tanto che li sentivo come incollati al corpo; ne vidi inzuppata anche la terra. Ges, parlo di Te, non di me perch soltanto Tu hai sofferto in me e non io; per ho quasi agonizzato con Te. Nella stessa unione con Ges oggi sono caduta con la croce che pesava su di me; un braccio di essa mi ha colpita sul petto ferendomi il cuore; per qualche istante sono rimasta svenuta, come se non avessi vita. I carnefici mi hanno fissato incuriositi pensando che fossi morto. Con rinnovato furore mi hanno trascinato bruscamente facendomi battere sulle lastre di pietra. Dalle spine del mio capo si sono aperte altre fonti di sangue. Nonostante tutto, dal mio cuore uscivano per i carnefici soltanto amore e compassione. La marcia si fatta ancor pi accelerata: la rabbia dei carnefici bramava di vedermi sulla cima del Calvario per condurre a termine i loro malvagi intenti. - Perch mi ferite cos, se vado a morire per voi? - sussurrava Ges nel mio cuore... venuto Lui, ma non con premura: ha tardato assai: - Mia sposa, sposa angelica, sposa dell'Eucarestia, vengo a te con - fame, sete e freddo. La mia fame e sete sono di anime e di cuori. Dammeli! Sazia il mio divin Cuore. Vengo con freddo e voglio riscaldarmi al calore del tuo amore, al fuoco del tuo cuore. Vengo perch espulso da cuori gelati o tiepidi: sono ghiacciato nella loro freddezza. Non li ho mai abbandonati, ma sono stato obbligato a lasciarli: mi hanno espulso per far posto al demonio. Prima per mi hanno preso, ferito, coperto di spine. Alla porta dei loro cuori ho bussato, ho chiamato tante volte con dolcezza e tenerezza di padre. Ho chiesto loro di accendere il fuoco del Mio amore nei loro cuori; non mi hanno ascoltato, non hanno voluto udire e hanno accolto il

150

demonio. E furono tanti questa notte ed anche oggi. E sai chi? Erano sacerdoti, qualche religioso, qualche religiosa e anime pie . Come Mi hanno offeso e ferito! Non ti parlo poi del numero incalcolabile di altri peccatori che Mi hanno offeso orribilmente e di tanti cui fra poco chieder i conti. ... La tua vita un insieme della vita di Cristo e della Madre mia benedetta... Confida; Io non vengo meno. Sei la colomba dell'Eucarestia; continui a volare al mio tabernacolo per deliziare il mio Cuore; per questo che ti chiamo sposa eucaristica. Grazie al tuo fuoco eucaristico, avr, dopo la tua morte, molte anime e spose eucaristiche... - (diario, 24-5-1946). Desidero che vengano alla scuola della tua cameretta (Momenti della Passione) Il mondo dorme. Che mortalit generale! Dorme nel fango, nelle tenebre, nel peccato. Sento che cos, e mi sento io pure in un grande cimitero dove si incontra solo il silenzio della morte: vi sono sepolta, gi senza carne, senza ossa e senza cenere. Il mio sforzo per rialzarmi, per uscirne e riunire nuovamente tutto il mio essere, inutile. L'oppressione delle umiliazioni non cessa. Essa non trova pi in me n corpo, n spirito, n anima da schiacciare, ma mi pesa ed opprime nel dolore stesso: lo rialza, lo ravviva, non lo lascia in pace... Ed io rimango sulla croce, sempre sulla croce. La vita che ha lasciato il corpo ed fuggita verso l'alto, soffre: sta l, vive l, lontano, molto lontano. Ma, oh, quanto soffre quella vita! In quanto a me, sento di non avere pi n spirito n anima; fuggito tutto; tutto si allontanato dal corpo, dal corpo che non ha neppure ceneri, ma sente tutti gli effetti del dolore. Che triste e dura separazione! S, questa vita che si allontanata da me vive in alto, ma continua a liberare anime: in un lavoro continuo, come se stesse ad aprire porte. Da queste porte escono stormi di anime che salgono, attraversando nuvole, per entrare nel Paradiso. Per me c' soltanto dolore. Cercheranno invano di darmi gioia: le gioie di questo mondo sono per me come rose appassite, gi fradice, senza colore: rose appassite ma sempre con molte e acute spine. Tutto mi ferisce e mi lascia sotto il peso delle umiliazioni..., sola, senza nessuno. Per me non vi sono buoni consigli, n amici: tutto muore subito nel mondo delle mie tenebre. Mio Dio, come sono sola! Il mio sforzo per consolare Ges, per amarlo e salvargli anime grande. Non ci riesco. Mi aggrappo alla croce. Il sorriso delle mie labbra falso, anche se senza intenzione di falsit; ma il costante sorriso dell'anima al dolore e alla croce vero. Mi consola la volont del Signore; voglio soltanto quella, ma in nulla provo consolazione sensibile. Vedo tutto perduto. Levo il mio grido a Ges e alla cara Mammina; invoco tutto il cielo e vado soffrendo e camminando. Ieri, 30 maggio, verso sera, mi giunta da Bahia [Brasile] una lettera del mio direttore spirituale. Fu come un raggio di sole che illumin tutta la camera ed entr nella mia anima. Ma dur soltanto il tempo che impiegai a leggerla. Istantaneamente tutto si spense e rimasi di nuovo nell'oscurit e ancor pi sola di prima; le spine mi ferirono in maggior profondit. Ringraziai Ges e Mammina per il regalo fattomi alla chiusura del suo mese benedetto; dono che fiduciosa attendevo e speravo fosse duraturo; invece lo accompagnarono spine. Sia benedetto il Signore: la Sua volont anche la mia... (diario, 31-5-1946). ... I giorni della mia vita sono come una eternit: che desiderio del cielo! Quando potr vedere Ges e Mammina e goderli eternamente? Ma oh! Che grande indifferenza sento per tutto questo. ... O mio Dio, sar un mio difetto il non preoccuparmene? Soffro, soffro per sentimenti tanto strani!... terminato il mese di Mammina: che nostalgia! Ho fatto cosette tanto piccole per Suo amore: non so amare n Lei n Ges...

151

Questa mattina, subito dopo la Comunione, Ges si affrettato a parlarmi: - Figlia mia, Io, il Padre mio e lo Spirito Santo abbiamo stabilito dimora per sempre nel tuo cuore. Lo Spirito Santo ti colma dei suoi beni, del suo amore, della sua luce. E sai perch, mia sposa amata? Perch tutto comunichi e distribuisca alle anime. Riempi i loro cuori di ci di cui colmo il tuo: di amore, di grazie e di ricchezze divine... - Mio Ges, oh, se inventassi Tu nuovi regali da offrirti, nuovi mezzi con cui Ti possa amare e dispensassi me dal cercarli! lo non so nulla e non ho nulla... Dimmi ci che devo fare e dammene la forza; accetta intanto la mia vergogna ed umiliazione che sento davanti a Te nell'udirti parlare cos... - - ... lo voglio, lo desidero che tu continui a darmi il grande sacrificio di lasciar venire alla scuola della tua cameretta tutti coloro che lo vogliono: scuola delle scuole, la scuola pi sublime, la scuola delle meraviglie del Signore... Qui come nel Cenacolo, le anime ricevono la luce dello Spirito Santo; quante ne escono gi illuminate! Ricevono luce dai tuoi sguardi, dalle tue parole, dal tuo soffrire: tutto in te irradia amore, tutto diffonde ci che del cielo... Madre mia benedetta, vieni dalla nostra figlia che necessita molto di aiuto - venuta Mammina, mi ha presa con S e mi ha coperta di carezze: - Figlia mia e figlia del mio Ges, amata dai nostri Cuori, le tue piccole cose fatte per Me durante il mese di maggio furono per Me grandi, molto grandi; fa' lo stesso per il tuo Ges in questo mese di giugno dedicato a Lui. Soffri contenta perch Egli non sia ferito: allieta cos il mio Cuore di Madre... - (diario, 1-6-1946). So, sento di soffrire orribilmente nell'anima e nel corpo, ma quasi non so spiegare il mio dolore nei suoi vari aspetti. Il mio spirito diventato come un sole coperto da oscure nubi; cos nascosto non illumina pi la terra e manda luce ad altri astri che stanno al di sopra di lui`. Non so spiegarmi meglio... Sono sola, sola per soffrire e combattere... Non avere nessuno! Ho solo belve attorno a me, ho solo immondezze che dissolvono il mio corpo: mi pare che denti di ferro lo scarnifichino e giungano a ferire anche l'anima. Mi pare che essa sia in una agonia e in un grido continuo per chiedere soccorso, che pu venire soltanto dal cielo. Non so pregare n amare... Nel pomeriggio di ieri la mia anima ha veduto le spaventose sofferenze dell'Orto. Mascherando il dolore, il cuore pareva volare come una colomba verso di esse: voleva con un solo volo raggiungere contemporaneamente Orto e Calvario. Era Orto e Calvario di vite. Il dolore e lo spavento schiacciavano il cuore, lo distruggevano; l'amore lo rifaceva... Lacrime di sangue uscivano dai miei occhi e mi colavano sul volto; per essere pi chiara, uscivano da quelli di Ges e colavano sul Suo volto: la mia anima sentiva. cos. Oggi, all'arrivo sul Calvario, non ero io a portare la croce, ma sono caduta ugualmente sfinita: sudori freddi coprivano il mio corpo... Ho sentito i miei occhi chiudersi e avvicinarsi il momento di spirare. venuto Ges: - Figlia mia,... dimmi, non sei contenta del tuo dolore e del tuo cuore sempre sanguinante?... - S, mio Ges... - Solo con il dolore si possono salvare tante anime... Non dico che si salveranno tutte come desidererei, ma dico che si perderanno solo quelle che vorranno perdersi e che resisteranno totalmente alle mie grazie divine. Ti prometto: Tutti coloro che ti faranno visita... saranno salvi, anche coloro che verranno a te per curiosit e male intenzionati: il tuo dolore sar forza invincibile che li salver tutti . Questo fa parte della missione che ti ho affidata la pi nobile e sublime missione. (diario, 7-6-1946). Un'anima che si lasciata plasmare (Momenti della Passione) ... Il giorno 8, vigilia di Pentecoste, sentivo svolazzarmi attorno, e a volte posarsi sul mio capo, una colomba bianca; nei miei orecchi udivo un fruscio come di molte ali; ho detto

152

bianca perch la videro pi volte gli occhi della mia anima, non quelli del corpo. Domenica, giorno di Pentecoste, quella colomba si pos su di me, mi gir attorno, sbatt le ali finch entr nel mio cuore; mi richiamava la rondine veloce, infaticabile, che compone il suo nido: aggiustava, abbelliva, ritoccava senza tregua. Io non sentivo vita; mi sentivo completamente morta. Di tanto in tanto quella colomba introduceva il suo beccuccio ora fra le mie labbra ora nel cuore, come per darmi alimento. Infatti, quando faceva questo, io sentivo che era la vita della mia morte. Da domenica ad oggi rimasta qui nel suo nido, ma ora non svolazza, non lo abbandona: sta come in riposo con la testa sotto l'ala. Di tanto in tanto d segno della sua presenza muovendo le zampette o stendendo le bianche ali fino a coprire tutto il nido del mio cuore; lo fa con tanta delicatezza e amore... Sento la sua vita ma non provo gioia per questo... Al calar della notte di ieri la mia anima si incammin verso l'Orto. Tutto il tragitto fu pieno di spine: intrecci di rami spinosi ferivano il mio corpo. Ansie e sete di amore si estendevano a tutto il mondo e la risposta a tale amore furono spine tanto vive e penetranti da giungere al cuore. Le fiamme d'amore che da esso uscivano superavano le spine e salivano in alto... Oggi, salendo al Calvario, mediante corde sono stata trascinata con il volto a terra per vari metri... La montagna era tanto alta: giungeva dalla terra al cielo; ero senza forze per giungere lass. Sulla cima la mia croce pareva risplendere e illuminare il Paradiso... E il mondo, nelle tenebre, non approfittava della luce della croce: era luce soltanto per il Paradiso... ... Venne Ges: - Figlia mia, dove si potrebbe trovare nel mondo un padre tanto affettuoso, tanto sensibile ai mali altrui, amabile, misericordioso e pieno di amore come Me? E dove si potrebbero trovare figli tanto ingrati, tanto crudeli e colpevoli come i miei?... Nonostante questo, procuro tutti i mezzi di salvezza... Ho percorso il mondo, ho bussato a tutti i cuori perch ricevessero le mie grazie, accettassero la mia croce per salvare un grande numero di anime traviate e schiave di satana. Ho trovato qualche anima, ma, in verit, assai poche: molte mi hanno negato l'entrata, hanno ricusato la croce e con essa le mie grazie. Ho sempre camminato, ho cercato e, in questi giorni di tanta lotta, in tempi di tanti delitti, ho incontrato in questo Calvario, Calvario delle mie ricchezze e meraviglie, un'anima tutta Mia, una vittima senza pari che ha accettato la mia croce, ha corrisposto alle mie grazie, si lasciata plasmare da Me, diventando cos la copia pi reale di Cristo crocifisso. Figlia mia, l'aumento del tuo dolore aumento delle mie grazie e meraviglie in te... Soffro in te nel modo pi reale e cos, nonostante le ingratitudini umane, si salvano le anime. - Si salvano, Ges, perch la Tua misericordia infinita e il Tuo amore non ha limiti. Le anime sono salvate da Te e non da me: chi la forza del mio dolore? Chi muove la mia volont al dolore, se non Tu, mio Ges? - In questo momento Ges si presentava come pittore che dipingeva se stesso nel mio corpo: ogni mio membro aveva Ges; sentivo la bellezza del Suo viso, la dolcezza e l'amore del Suo Cuore, Lo sentivo perfettamente. Ges continu: - Ti ho assegnata la missione delle anime, ti ho arricchita per loro perch grande la tua corrispondenza alla grazia... L'odio, la vendetta, la superbia, l'ambizione aumentano ancora nei cuori degli uomini: progettano e si preparano per nuove lotte. Io vorrei prostrarmi davanti ad ogni uomo per chiedergli di non ferirmi; vorrei inginocchiarmi davanti a colui che ha il compito di padre della umanit [il Papa] e che ha su di essa tutto il potere e chiedergli che si facciano orazioni, penitenze e riparazioni al mio Cuore e a quello della Madre mia perch il mondo si salvi. Chiedilo tu, figlia mia, in nome di Ges...4 (diario, 14-6-1946).

153

Lettere ai due direttori Mio buon padre [Pinho] ... Tutti i giorni e pi volte al giorno proponevo di scriverle, ma le mie povere forze non mi aiutavano. Non voglio tuttavia lasciar passare il mese di Ges [giugno] senza farlo. Mio buon padre, che distanza ci separa! Non di certo distanza spirituale perch l'unione delle nostre anime continua ad essere salda come roccia. Se Ges ci ha uniti, chi mai potr separarci? ... Quando arriver il giorno in cui potr vederla qui a svolgere la missione affidatale da Ges di guidare ed incamminare a Lui la mia anima? Povera me, se non avessi fiducia in Dio! Padre mio, quanto mi sento abbandonata! Ho molto bisogno di chi mi guidi. La mia vita fugge, come il sole al cader della notte; intendo dire la vita del corpo, perch quella dell'anima, da molto tempo sento di non averla. Mi pare di non progredire nel cammino della perfezione e di non possedere l'amore di Ges. Vedo tutto perduto. Ho iniziato il ventiduesimo anno di letto e non vedo i frutti delle mie sofferenze. Sto rivivendo ci che tre anni fa soffersi a "Foce". Il ricordo di quei dolori mi porta ancora tante amarezze nell'anima. Tre cose mi portarono l: l'amore di Ges, la salvezza delle anime, il buon nome del mio padre, del medico e di alcune persone care. Mi pare che la mia permanenza a "Foce" non abbia giovato; ma non voglio pensarci: sono nelle braccia di Ges per tutto ci che vorr. Il demonio mi tormenta molto. Ho tanto timore di peccare... Mio buon padre, in questo mondo provo gioia soltanto nella volont di Ges e nella sofferenza; null'altro mi rallegra. Per me tutto morte e dolore. Il mio cuore ha una ferita tanto profonda che in questa vita non potr mai cicatrizzarsiMa anche Ges soffre sempre, sempre... Io sono assetata di maggiori sofferenze per fare contento Ges e salvare il mondo. Petr io allietarlo, tanto triste come ? Sorrido a tutti, ma il mio sorriso ingannatore: per nascondere le grandi angustie dell'anima. Ma ho e sento costantemente un sorriso molto diverso da quello delle mie labbra: un sorriso verso l'interno di me stessa, sorriso interiore, sorriso dolce, soave, che bacia e abbraccia la volont del Signore; sorriso che mi lega per sempre alla croce con tutti i dolori. Ges che me la offre. Questo sorriso reale, non ingannatore: il sorriso alla croce e alla volont di Colui che me l'ha data. Mio padre, l'anima mia vorrebbe dirle molte cose, ma non so dire nulla! Resta per quando verr da me. E in quel felice giorno sapr dirle qualcosa? ... Ci siamo rallegrate per la buona accoglienza da lei avuta da parte dei sacerdoti brasiliani... Non mi dimentico di raccomandare a Ges e a Mammina le sue intenzioni perch sorgano costi molte vocazioni... (lettera a p. Pinho, 18-6-1946). Mio buon padre [Umberto] ... Mi pare proprio di essere morta, ma non lo sono. Le mie molte sofferenze, la mancanza di forze mi hanno fatto rimandare di scriverle. Mi perdona? Sembra dimenticanza e anche ingratitudine da parte mia, ma non cos. Non voglio pagare il bene con il male. Questa oscurit, questo abbandono, questa solitudine e morte totale di me stessa non mi aiutano in nulla. Sono tanto sola e tanto timida che mi pare di dubitare di tutti, di aver perduto la fiducia e la stima verso tutti. Ma non l'ho perduta; sono la stessa verso tutti e spero di esserla sempre, anche se tutti mi disprezzassero e mi abbandonassero. Se lo facessero, lo farebbe anche Ges? Oh, no! Ges non mi abbandona. Sono certa che la mia grande miseria attirer la compassione del suo Cuore divino. tanto buono e pieno di amore per i peccatori! Come non confidare in Lui? Molte volte mi manca il coraggio di confidarmi con Lui. Mi sento presa da vergogna nel vedermi tanto piena di difetti; nella mia grande afflizione ripeto sovente: "Ges! Ges! Ges!". Grazie per le lettere scritte con tanta bont. Non sa ancora quando verr? O non ritorna pi qui? Il 30 maggio, con la sua, ho ricevuto una lettera di p. Pinho. Manda

154

saluti anche a lei e chiede al medico e a lei notizie particolareggiate... (lettera a d. Umberto, 18-6-1946). Vengo al venerd per ricordare la mia Passione (Momenti della Passione) ... Mi stato dato l'ordine di dire a Ges di andare via da me e di non tornare a parlarmi. Non ho inteso bene se solo al venerd o per sempre. Questo ordine ha dato luogo a dubbi e a maggiori sofferenze. Ho ubbidito subito, poich, se io avessi volere e dipendesse da me, gi da molto tempo non avrei i colloqui di Ges; meglio, non li avrei mai avuti. Subito, marted e anche ieri, giorno del Corpus Domini, pi di una volta Gli ho detto: Mio Ges, mi hanno ordinato di dirti di andare via da me, di non tornare a parlarmi; non so se al venerd soltanto o per sempre. Ma Tu che tutto sai, accetta di fare ci che mi hanno comandato. Obbedisci, o mio Ges, obbedisci: io sono sempre la Tua vittima. Per quanto io mi sforzassi di soffocare e dimenticare ci che sentivo per l'agonia dell'Orto, non ne fui capace'. Parevo un ramo di salice che si torceva or da una parte ora dall'altra per le sofferenze dell'agonia dell'anima. In altri momenti mi veniva pugnalato il cuore con tale frequenza che il pugnale, appena ritirato, mi era subito nuovamente conficcato: l'anima piangeva molto, come se avesse occhi. Sentivo un cuore che era come il mondo, ma pi duro della roccia. L'anima piangeva e gridava sempre invocando l'eterno Padre. Questo grido e queste lacrime sono continuate oggi, nel viaggio al Calvario. Ma quale tormento! Volevo espellere tutti i sentimenti dell'anima; non volevo pensare n alla croce n al Calvario; era tale lo sforzo che facevo che mi pareva camminare verso terre lontane. - Ges, non voglio questi sentimenti; ricordati di ci che mi hanno ordinato di dirti. - Ma quanto pi cercavo di non dare retta e dimenticare, quei sentimenti diventavano pi vivi. Nell'intimo del cuore una voce molto addolorata mi diceva - Non v' dolore uguale al mio dolore. - Pi volte mi sono sentita trascinata per lunghi tratti da rudi corde e battevo il volto sulle pietre; ma pi doloroso ancora era il grido della mia anima. Se da una parte sentivo sollievo al pensiero che Ges non sarebbe venuto a parlarmi, dall'altra mi tormentava il timore che ritornasse. Mio Dio, se potessi fuggire a Ges e nascondermi a Lui! Che triste agonia! Nuovi sentimenti dell'anima: il Capo sacrosanto di Ges si reclinava sul mio petto come se fosse la croce. Da tutti i suoi capelli scorrevano copiose gocce di sangue: era un bagno di sangue per la terra. Ho udito Ges chiamarmi, L'ho sentito venirmi attorno; mi sono sforzata di fuggire e di farmi sorda alla sua Voce divina. Egli ha bussato, ha bussato al mio cuore e ha chiamato: Figlia mia, figlia mia, vieni, vieni qui, sono il tuo Ges. - - Ges, Ges, non vengo; va' via; lasciami in pace, ricordati di quanto Ti ho detto: voglio obbedire. Vedi quanto soffro, vedi la dolorosa agonia del mio cuore! - Ma subito si impossessato di me un forte rimorso per aver detto a Ges di lasciarmi in pace. La colomba, che di tanto in tanto si faceva sentire nel mio cuore, ha disteso molto molto le sue ali, fino ad avvolgermi tutto il cuore, mi ha legata con lacci dorati, trascinandomi verso Ges, mentre gli fuggivo. - Mia figlia, vieni e ascoltami. Il tuo dolore per salvare le anime. Chi ti lega a Me con i suoi raggi d'amore lo Spirito Santo e con lo stesso amore Mi attira a te. Riempiti di Lui, del suo fuoco e amore divino per portare Me alle anime. Ascolta, figlia mia; tu hai obbedito; la tua obbedienza ti ha fatto crescere molto nella virt ed ha aumentato assai la mia gloria. Io ubbidir, ma non ora. Nella mia sapienza infinita vedo che non devo ubbidire ora; ubbidir, tralascer di parlarti come gi ti ho detto, ma allora ti preavviser. Fin d'ora per diminuir sempre pi il tempo ed il numero dei miei colloqui. - Il cuore mi bruciava come avesse vive fiamme di fuoco, ma non ero tranquilla per avere osato tanto verso Ges. - Perdonami, Ges; sei triste perch Ti ho detto di lasciarmi in pace? Non ho

155

pensato a quanto dicevo: perdonami, perdonami! - Ges sorrideva amorosamente e, stringendomi a S, ha continuato: - Al contrario, la tua semplicit mi ha rallegrato e consolato, figlia mia, angelo di purezza, angelo di luce... Non pensare che, quando non ti parler pi, diminuiranno le tue sofferenze; no: la tua crocifissione continuer fino all'ultimo istante della tua vita. Non saprai neppure esprimere i sentimenti della tua anima, n il dolore che ti consuma. - S, Ges mio, tutto ci che vuoi, a patto che Tu sia con me. Dimmi, devo scrivere queste cose che mi hai detto? Disobbedisco con ci agli ordini avuti? Ges mio, povera me! Potessi fuggirti! Solo cos ubbidirei. - Ges ha sorriso di nuovo e poi: - Non puoi fuggirmi; solo il peccato pu separarmi da te e scacciarmi dal tuo cuore. Detta tutto; se nulla voglio che rimanga occulto, tanto meno questo: di grande vantaggio per le anime e di gloria per la mia divina causa. Io vedo tutto. Sai perch vengo a parlarti al venerd e a quest'ora, l'ora in cui ho reso lo Spirito al Padre mio? per rinnovare in te e ricordare la mia divina Passione. E come lo ho aperto il cielo alle anime, cos tu le conduci al paradiso per lo stesso cammino: il Calvario, l'agonia, non di tre ore, non di alcuni giorni, ma di lunghi anni. Soffri contenta, va' in pace; sta' tranquilla: tu non hai disobbedito; sono stato Io a chiamarti e lo Spirito Santo a legarti. - Grazie, Ges; non lasciarmi; fa' che io Ti sia fedele sino alla morte. - (diario, 21-6-1946). Mio buon padre [Umberto] ... Grazie di gran cuore per i crocifissi e per la lettera che con carit mi ha mandato. Ges e Mammina la ripaghino perch io non posso. Avrei voluto scriverle, ma la malattia ed il caldo mi portarono talvolta alle soglie della morte. Mi perdoni se non mi sono comportata meglio. Avevo gi fatto scrivere in un quaderno come meglio sapevo quello che avvenne con il Signore, circa l'ordine che lei mi aveva dato. Aspetto il medico per consegnarglielo [da recapitare a lei]. Verranno agli esercizi spirituali mia madre, Massimina e una nostra amica. Dio voglia che ne approfittino bene! Chiedo la carit di illuminare Massimina e incoraggiarla: tormenta se stessa e gli altri. Sono al punto di non poter vivere in questo mondo. La sofferenza del corpo e dell'anima orribile. Non mi dimentica, nevvero? Ricorda che le ho detto che lei il mio secondo padre? Mi aiuti ad amare Ges e Mammina, mi aiuti nel mio triste Calvario... (lettera a d. Umberto, 16-7-1946). Il fuoco che ti consuma il fuoco d'amore dello Spirito Santo (Momenti della Passione) ... II demonio lavora tanto! E io ho molta paura di offendere Ges... Ho paura di rivivere le sofferenze dell'Orto e del Calvario, ma non posso farne a meno... Sentii nell'anima il bacio di Giuda e a questo segu subito un sorriso interore di Ges: quale dolcezza aveva quel sorriso!... Oggi, nel percorrere il doloroso cammino del Calvario, andavo come se il mondo fosse su di me e mi schiacciasse insudiciandomi con tutte le sue immondezze; il cielo poneva su di me questo mondo di iniquit e mi opprimeva con il peso della sua giustizia: il mondo e il cielo erano contro di me. Che oscurit, che silenzio amaro nella mia anima!... venuto Ges: - Mia figlia, mia figlia, mia figlia, per addolcire il dolore del tuo cuore, gusta per un poco la dolcezza e la tenerezza del Mio. Tu mi hai trovato, tu Mi possiedi. L'anima che mi vuole possedere veramente deve avere la sensazione di non trovarmi mai. Tu mi possiedi; Io sono tuo, tu sei mia e per sempre. Sono la tua vita; vivi di Me. Dillo, scrivilo: te lo ordina Ges. Dillo perch sappiano: sei sposa Mia ed lo Sposo tuo. Che desideri di pi, se hai Me? Che vita migliore puoi avere, se vivi di Ges? Dillo perch comprendano. A te faccio di pi di quanto [agli Ebrei] nel deserto: ti do la mia carne, ti do il mio sangue; non questa la

156

migliore vita, la migliore manna, pi dolce di quella del deserto? Col darmi interamente a te, non ti lascio senza conforto. - - Mio Ges, perch mai, giacch Ti possiedo come Tu dici, sento tanta nostalgia di alimentarmi e sovente nei miei leggeri sonni sento questo bisogno e mi sveglio come se stessi inghiottendo ed alimentandomi? - Figlia mia, stella del mondo, arcobaleno di tutta l'umanit,... volendo fare di te la copia pi fedele della mia divina Passione, non potevo non associarti alla mia sete e fame di anime. Non sai che lo soffro questa sete e questa fame notte e giorno?... Coraggio! Quella nostalgia e quell'ansia non cesseranno se non nei tuoi ultimi momenti. Vieni! Oggi, festa del mio Divin Cuore, voglio consegnartelo ed unirlo al tuo. Prendine tutta la dolcezza, tutto l'amore, tutti i tesori divini: sono inesauribili. Dalli alle anime, senza sosta... - Mio Ges, io non sono degna di possedere cos grande tesoro. Da sola non posso n distribuire n fare nulla in favore delle anime: lavora Tu in me. - ... Ricevi questa dolcezza perch per mezzo tuo sia comunicata alle anime. Lascia che con unzione divina lo unga i tuoi sguardi, il tatto e l'udito, affinch tu, per mezzo dei tuoi sensi, dia tutto alle anime. In te vi sia una unzione divina completa, affinch il mondo che ti ho dato e che oggi riconfermo essere tua propriet, riceva tutto, tutto ci che Mio... - (diario, 28-6-1946). ... Di notte, nell'Orto, sentivo Ges, madido di sudore e pieno di sgomento: dalle sue labbra uscivano fiotti di sangue e dai suoi occhi lacrime di sangue. Poco dopo, con gli occhi dell'anima, vidi il Suo Volto splendente, molto sereno, con gli sguardi fissi al cielo; quella bellezza e serenit erano soltanto di Ges; non pareva che avesse sofferto tanto. Ci avvenne nel momento della accettazione, quando chiedeva al Padre di allontanargli le sofferenze, ma, contemporaneamente, che si facesse la Sua Volont. La visione fu chiara e nitida: meraviglia proprio divina. Talvolta sento quello sguardo dolce rivolto al Padre. Oh, se anch'io sapessi volere ci che Ges vuole e, con la stessa rassegnazione d'amore, accettassi le sofferenze! Stamane, senza pensare al Calvario, ho sentito su di me una enorme croce; il suo peso era tale che pareva sprofondarmi nel suolo. Inchiodata sulla croce, sentivo che Ges, con lo sguardo della sua anima, avvolgeva tutta la croce e fissava il mondo intero che gli strappava dal Cuore profondi sospiri e dagli occhi copiose lacrime. Sentivo quel Cuore divino palpitare e sospirare nel mio e i suoi occhi versare lacrime nei miei. Nel suo Cuore e nel suo Corpo divino, tanto feriti, veniva a infrangersi tutta l'ingratitudine umana. Indicibili tormenti per causa dei nostri peccati! Che amore cos mal corrisposto! Potessi esprimere per il bene delle anime i dolorosi sentimenti della mia anima... ... Ges mi ha parlato: - ... Detta tutto: Ges che parla attraverso le tue labbra, Ges che muove la mano con la penna di tua sorella tanto cara al Suo divin Cuore. Di' che il fuoco che senti e ti consuma, dillo perch non l'hai ancora detto, fuoco divino: fuoco di amore dello Spirito Santo, fuoco d'amore ricevuto affinch tu lo dia alle anime; fuoco che si diffonder e comunicher come alimento salutare... - vero. Non ho parlato del fuoco che da tempo sento in me; talvolta mi pare che si sprigionino da me forti vampate di fuoco che mi brucino e mi consumino... Quando mi sento ardere cos chiedo talora qualche goccia d'acqua e quest'acqua pare togliermi la vita senza dare alcun sollievo a questa sete bruciante che mi divora. Non so esprimermi meglio (diario, 5-7-1946). Ho trovato in te un cuore forte e generoso (Momenti della Passione) Le lacrime del mio dolore bagnano la terra; la mia anima piange e grida: ha paura delle tenebre e della spaventosa oscurit; si rammarica per tutto ci che vede nella umanit. Se sapessi parlare e spiegare la dolorosa agonia che provo, vi sarebbe certamente chi avrebbe compassione del mio dolore. Siccome non so, lotto da sola e tanto abbandonata,

157

mio Dio! Sento il mio petto aperto e il cuore che ne esce: viene verso il mondo, gli mostra l'amore di cui colmo e lo invita ad entrare. Questo cuore non mio: grande come il cielo e la terra; grande come Dio. Io non ne posso pi per la fame e la sete che lo divo rano: una fame, una sete insaziabile... Ieri, durante la preghiera della sera, ben lungi dal pensare alla Cena di Ges con gli apostoli, mi sentii a tavola con loro. Vidi Giovanni, con il capo appoggiato al petto di Ges, gustare una dolcezza e una pace indicibili: era quanto l'apostolo amato riceveva da Ges. A tavola, ma un po' discosto, vidi Giuda: mento sporgente, occhi fuori dalle orbite, capelli irti; non pareva gi pi un uomo; si vedeva in lui soltanto una disperazione infernale. Vidi Ges lavare i piedi ai suoi apostoli e al mio collo era appeso l'asciugamano con cui li asciugava. Quanta dolcezza e tenerezza in Ges! Ma nel suo divin Cuore, quale tristezza, quale dolore profondo! Udii queste parole: Prima che il gallo canti, Mi rinnegherai tre volte ... O Ges, quanto ci ami e quanto hai sofferto per noi! Oggi sono salita lungo il Calvario come chi non conosce se non il cammino del dolore. Era tutto spine ed io dovevo calpestarle; la oscurit non mi consentiva di evitarle. Di tanto in tanto uscivano dal mio cuore sospiri occulti, soffocati. ... Provavo un'ansia continua di darmi al mondo e di incendiarlo di amore... venuto Ges: - ...Con il balsamo del tuo amore, con il tuo dolore di riparazione, vieni a curare questo Cuore ferito, questo Cuore che tanto ha amato ed ama e per nulla, o quasi, corrisposto dalla maggior parte degli uomini. Vieni e dimmi che Mi ami, che sei Mia vittima; questo Mi basta. - S, Ges, Ti amo, Ti amo, Ti amo, sono tutta Tua, sono la Tua vittima. Di ben poco Ti accontenti. A chi vieni a chiedere di essere consolato! A questa miseria? O povera me! - S, figlia mia, vengo a te, perch in te ho trovato tutto e ho dato tutto per soccorrere l'umanit. Ho trovato in te un cuore forte e generoso; con questo cuore che lo salvo il mondo. Ormai non sei tu che vivi, ma vivo lo, vive _Cristo. Continuo a invitare il mondo ad entrare nel tuo cuore, ma egli si rifiuta; ingrato; non ascolta la mia chiamata. Cammino dentro il tuo cuore ad accendere il Mio divino amore nelle anime. Mi rifiutano tutto, non vogliono lasciarsi infiammare da Me. Ma lo non ho sosta n giorno n notte: senza limiti la sete e la fame che ho di loro. la tua fame, la tua sete, Cristo crocifisso in te. Ti ha amata tanto da farti simile a Me fino a questo punto. Quando ho cominciato a farti vivere senza alimento, gi vedevo il tuo doloroso martirio per soccorrere le anime. (diario, 19-7-1946). ...Ieri, gi a notte, all'improvviso, la mia anima vide la Cena di Ges con i suoi apostoli; vide il dolce Ges benedire il pane; in quel momento di amore e meraviglia senza pari sentii che il mondo non era pi lo stesso: Ges gli si dava in alimento; andava in cielo e rimaneva col mondo. Quell'amore si estendeva a tutta l'umanit. Nell'Orto la sofferenza tu tanta che [mi] sentii come una bilancia sospesa in aria, con il piatto pi basso tanto carico da non poterne pi e l'altro in alto, vuoto. Ges offerse al Padre il calice della Sua amarezza: prima si chin su di esso, lo un al Cuore, poi con le Sue divine mani lo sollev: traboccava e versava sulla terra tanto Sangue da irrigarla... (diario, 2-8-1946). ...Oggi, dopo la Comunione, Ges, per un po' di tempo, non mi ha parlato n ha dato segno della Sua vita divina in me. Io pregavo e Gli parlavo: avevo tanto da chiedergli! Egli ha interrotto la mia preghiera e mi ha detto: - Sono qui, figlia mia, a deliziarmi come il giardiniere tra i fiori che ha piantato e coltivato. Io, il Giardiniere divino, sono nel giardino del tuo cuore a contemplare i fiori delle tue virt e a deliziarmi del loro profumo... Mia figlia, vengo a chiederti per questa notte una grande sofferenza e grande riparazione per tanti peccati che si commettono nei balli, nei cinema, nei casin e per altri, molti

158

altri... Non manchi la Mia Madre benedetta di confortare la nostra figliolina; non resisterebbe al suo dolore. - venuta Mammina, che, come al solito, mi ha presa tra le braccia e mi ha accarezzata; ma non ne ho avuto il solito conforto: erano carezze di grande dolore e tristezza. Molto triste mi ha detto: - Guarda, figlia mia... soffro con il mio divino Figlio: gli uomini sono tanto ingrati!... Consolaci almeno tu, che ci ami tanto; soffri per consolarci... - Sono pronta a far tutto, Mammina. Conto sul Vostro aiuto... Fate che la mia vita sia tutta di cielo. - Ges ha aggiunto: - Va', figlia amata, va' in pace a sof frire per il mondo, a salvare le anime. Tutto il cielo ti assiste, tutto il cielo,t protegge... (diario, 3-8-1946). Ho forti tentazioni contro la fede... Credo, credo! (Momenti della Passione) Se alzo gli occhi al cielo, non vedo; se li abbasso verso terra ove sono immersa, non vedo nulla. Provo uno sgomento di morte e tanta oscurit. Il mio spirito si oscurato e sento che si sono oscurati gli spiriti di tutti :mi fa orrore il sentire che tutte le anime sono nelle tenebre. Non comprendo n vi chi comprenda il mio dolore, in cui si strugge tutta l'anima. Mi sento come un vecchio straccio che si seccato, consunto fino a sparire per non esistere pi. L'abbandono in cui mi trovo non si spiega. N amici n nemici mi servono di sollievo: temo tutti e soprattutto gli amici. Se potessi ricevere l'assoluzione per i miei peccati senza avere davanti un sacerdote, sarebbe per me un grande sollievo. Ho paura di loro. Quante volte mi sento come disperata, senza potere udire una parola di conforto che addolcisca il mio dolore! Chiedo a Ges l'amore del Suo divin Cuore; Lo contemplo crocifisso; per la Sua Passione e Morte Gli chiedo assistenza, conforto e grazia per non vacillare. N Ges, n Mammina dnno vita alla mia morte; n il Cielo mi soccorre. Ho forti tentazioni contro la fede: mi pare tutto falso. Credo in Dio Padre Onnipotente; Ges, io credo in Te, confido in Te. Sono in un mare tanto furioso; le onde nere in cui combatto giungono al cielo; nulla calma questa tempesta cos furiosa. Sento come un'eco nell'anima che porta ai miei orecchi i gemiti, gli orrori, le urla dei disperati dell'inferno; le anime si sfasciano nel fuoco, come fossero corpi. Il demonio si ostina a volermi portare al peccato: non cessa il suo tormento; ebbi un attacco molto violento e molto prolungato... Nel pomeriggio di ieri mi si stringeva il cuore dal dolore: era cinto di spine sempre pi penetranti. Camminavo verso l'Orto come se non potessi toccare il suolo: quelle spine mi ferivano i piedi; il suolo ne era coperto ed il dolore invadeva tutto il mio essere. Mi pareva che il corpo avesse occhi per vedere dappertutto: questi sguardi mi venivano dal di dentro. lo camminavo ma il cuore, quasi avesse grosse radici, restava legato alla citt che era l in basso: citt ingrata che mi strappava dal petto il cuore e lo calpestava... tuttavia il cuore mi ardeva di amore per essa... Oggi, sovraccarica del peso schiacciante della croce, camminavo curva, con la ferita della spalla che si aggravava sempre pi; siccome andavo molto curva, sentivo e vedevo che dai miei occhi cadevano al suolo molte lacrime di sangue; uscivano dagli occhi, ma erano spremute dalla sofferenza interiore causata da spine molto acute e penetranti... Ho veduta la spugna e l'ho sentita passare sulle mie labbra mentre una voce interiore diceva: - Non questa la mia sete. - Ho veduto la lancia che doveva squarciare il mio cuore; ma era gi aperto dall'amore, pareva una porta spalancata per ricevere tutti. Tale visione mi ha causato dolori d'agonia. E in quel momento gli occhi di Ges, dentro i miei, si sono alzati al Cielo: un grido rivolto al Padre uscito dalle mie labbra, ma era di Ges. Quel grido per si fermato nelle nubi, avvolto nelle tenebre; sono rimasta in agonia. venuto Ges: - lo ti conosco, ti comprendo, vedo tutto... La mia luce non per te, per il mondo, esce dalle tue tenebre... -. ... (diario, 9-8-1946).

159

... Mi pare di fuggire dai miei amici, da coloro che mi sono pi cari: fuggo di qui, mi nascondo di l per evitare ogni incontro. Che taglio tanto grande! Voglio loro molto bene, ma li temo sempre pi, molto di pi. Tutta l'altra vita [vita celeste] si spenta, morta: perfino il nome di Ges e di Mammina; il Cielo, Patria benedetta, scomparso... Ges, Mammina, il Cielo e la Trinit divina che amavo tanto, non esistono pi per me. Nonostante questo sentimento, non tralascio di esclamare di cuore: - Ges, Mammina, sono Vostra! O Cielo, vieni in mio aiuto! - la mia invocazione al colmo del mio dolore. Senza sentire n ricevere conforto o gioia, mi curvo per ricevere la croce, ripetendo sempre: Ges, sono la Tua vittima. Talvolta provo ancora sentimenti di disperazione e forti tentazioni contro la fede. In quei momenti la mia preghiera. questa: - Cuore di Ges, confido in Te! Credo in Dio Padre onnipotente! Mio Dio, Tu sai che Ti amo; o, meglio, credo in Te e solo Tu sai quanto desidero amarti. Lasciami impazzire per tuo amore e fa' che in tutto muoia la mia volont, il mio io, affinch solo Tu viva, o Ges. - ... (diario, 16-8-1946). Quel Sangue placa la Giustizia e illumina la terra (Momenti della Passione) ... Sento il mondo nella oscurit, come vi sono io. Il sole non nasce; non spunta il giorno. Il sole si abbatte sulla terra e pare si frantumi contro di essa in schegge di terrore. E la terra rimane nera, in silenzio, disfatta nelle ceneri della morte. Il Cielo contro la terra! Che confusione, che rivolta! E il mondo gioca, gioca insensato dinanzi alle minacce divine che lo aspettano. Mio Ges, che orrore! Il mondo non teme Dio! Il Cielo sprigiona fulmini; si disfa in fuoco! Che rumore spaventoso, oh, assai pi che di forti tuoni! - Mio Ges, io Ti amo, mio Ges, sono la Tua vittima! - Sento di non avere corpo per soffrire: il dolore in me ci che il fumo nell'aria: fa soffrire, mi consuma, ma sparisce tutto. Questo fumo che non fumo va pazzo ad avvolgere tutto il mondo, ad avvolgerlo: lo vuol salvare a qualsiasi costo, vuole una rigenerazione; chiede nuovo sangue, chiede un mondo di purezza e di amore. Povera me! Voglio tutto e non riesco a nulla; voglio amare Ges e nel cuore non ho amore; voglio dargli anime e sento di non dargli neppure la mia. Ho perso tutto e tutti: che sar di me, mio Dio!?... Ges non manc di venire a prendere quella riparazione che mi aveva chiesto: che notti tremende! mio Dio, che lotte tanto prolungate!... Ges mi parl: - Figlia mia, mia amata, cuore di dolore, cuore di amore, scrigno ricchissimo ove racchiusa la maggior ricchezza, la moneta pi valida per comprare le anime! Il dolore amore: col tuo amore, col tuo dolore, con la moneta della tua sofferenza, Io sono andato alla ricerca e alla conquista delle anime. Eccole! Vengo a te, come buon Pastore, a chiuderle nel tuo cuore che grande... Il tuo dolore, il tuo amore, sono come calamite che attraggono... Dimmi molte volte che le vuoi salvare tutte. stato con il tuo amore e con la tua sofferenza che sono andato a comprare le pi lontane dall'ovile e in pericolo di perdersi... - (diario, 23-81946). Cerco di emendarmi, di fare un grande sforzo su me stessa per vedere se riesco a nascondere il mio dolore. Mi pare di usare frasi crude con coloro che mi sono cari quando manifesto loro il mio dolore; poi vorrei inginocchiarmi ai loro piedi e chiedere perdono; agisco in questo modo soltanto con chi ha potere e diritti su di me, sulla mia anima. E questo aumenta il mio martirio. O Ges, perdonami e dammi forza per migliorare e per correggere i miei difetti. E se a Te piace, fa' che io sappia nascondere le lotte e le tristezze dell'anima. Mi sento in un angolo del mondo; coloro che mi sono pi cari sono nell'angolo opposto. Quale distanza ci separa! Sento che essi, come me, hanno la stessa oscurit, subiscono lo stesso disprezzo e abbandono e la stessa morte. Da loro non posso

160

ricevere conforto n vita. ... Ieri sentivo avvicinarsi l'agonia dell'Orto: uno sgomento che non saprei spiegare. Questa sofferenza aument nel sentire nell'anima lo schianto di forti tuoni, accompagnati da fulmini accecanti che incendiavano il mondo; il cielo scendeva sulla terra morta per il peccato, morta per causa di tutti i vizi. Pareva che tutto il firmamento si dissolvesse in fuoco. Mio Dio, che ribellione! Sentivo che le anime non temevano Dio. Nell'Orto pareva che gli ulivi si prestassero a nascondermi tra i loro rami, ad occultarmi tutta la luce per terrorizzarmi di pi nella mia oscurit: i rami e i tronchi tremavano con me, con tutto il suolo. L'Eterno Padre si era ritirato: pareva non esistere. Ma la Sua giustizia scendeva come nere nubi a schiacciarmi. Sentii tutto il corpo bagnato di sangue. E gli sguardi miti di Ges erano nella mia anima: quale serenit, la Sua, ma in quanta sofferenza! Dal calice amaro scorrevano fiumi di sangue: era quel sangue ad allontanare dalla terra il peso della giustizia divina e a dar luce alla terra stessa... Oggi, lungo il Calvario, dopo di essere caduta con la croce e prima di essere trascinata per terra, ho sentito nel petto calci tanto forti che mi hanno lasciato come se il petto fosse aperto... venuto Ges: - Ti invita un Cuore di sposo, l'amore di Sposo e di Padre. Sono lo, il tuo Ges, che ti invito a entrare, attraverso la piaga del mio petto, fino alla fonte del mio divin Cuore; non per bere, perch senza un miracolo non puoi resistere al mio amore, n sopportare la forza del mio Sangue divino; entra, vieni soltanto ad avvicinare le tue labbra a questa fonte; vieni a refrigerarle per saziare la tua sete di amore, la sete che hai di darmi anime. Unisciti a Me: questo il Sangue che genera i vergini e che d vita, grazia, purezza e amore. Non intendo soltanto, figlia mia, darti vita e addolcire il tuo dolore, ma voglio dare a te affinch tu dia, voglio dare a te per ricevere. lo sono l'Agricoltore che semina e raccoglie, sono il Giardiniere che pianta e coltiva i fiori. Raccolgo le tue sofferenze in vasi dorati per le anime. Figlia mia, sono come il ricco avaro, mai soddisfatto del suo raccolto. Coraggio, dammi di pi: non negarmi nulla. Continuo a chiederti questo duro martirio, questa dolorosa riparazione. Il mondo corre verso l'abisso: in pericolo di precipitarvi e rimanervi per sempre sepolto. Non posso pi trattenere la giustizia dell'eterno Padre. Ecco i sentimenti che ho fatto provare ieri alla tua anima. Sono stanco di richiamare a nuova vita e a riconciliarsi con Me. Povero mondo, se non si rialza: il fuoco divino lo carbonizzer. E il fuoco che hai sentito venire dal cielo con lo schianto dei tuoni. Erano nubi di castigo quelle nere nubi. Soccorri, soccorri il mondo! Dammi tutte le sofferenze. - Ges, Tu mi parli cos: allora non vale nulla ci che io soffro per l'umanit? - Sta' tranquilla... Se non fossero le tue sofferenze, oh,. che sarebbe stato mai del mondo!... Va' a dettare tutto questo; raddoppia il tuo sforzo; donami questo sacrificio... A somiglianza della mia Madre benedetta, va' incontro al tuo dolore e lascia la fonte del mio divin Cuore... - ... (diario, 30-8-1946). Vengo sempre a te come un mendco (Momenti della Passione) Dove mi nasconder? Come sfuggire alla Tua giustizia, o Signore, se essa cade sopra di me e sul mondo che sento dentro di me, o, per dir meglio, sul mondo di cattiverie che sono io? Che grande pioggia di fuoco mi cade addosso dalle nubi che oscurano me e tutta la terra! Mi sento come impazzita dal dolore: guardo da una parte e dall'altra attorno a me, piena di paura e di sgomento, perch da ogni lato mi si presentano minacce e segni di distruzione. E io sola, abbandonata, timorosa di tutti meno che di Dio". Verso questo Signore Supremo pare che io abbia odio e rancore; sento di volerlo sopprimere con le mie cattiverie e crudelt. Che dolore e che confusione! Temere tutti eccetto Dio, cui devo dare conto della mia vita tanto maliziosa e vergognosa... Il tempo per tutte le cose una

161

eternit; brevissimo invece per comparire alla presenza di Ges. Ed io sono senza il minimo merito, senza la pi piccola cosa gradevole ai Suoi occhi divini... Vorrei volare al cielo, vorrei potere abbracciare, imprigionare l'umanit intera perch neppure un'anima potesse fuggire da Ges, abbandonando il cammino della salvezza. E non posso nulla, non vedo nulla. Che oscurit! Oscura la terra, oscuro il cielo! ... Ieri, nell'Orto, sentii in modo cos forte la giustizia divina da sembrarmi che il Suo peso aprisse la terra: io vi rimasi sprofondata. Attorno a me era mare; sbattevano contro di me onde furiose, come io fossi il molo... Oggi... [Ges] camminava con una pesante croce sulle spalle che diffondeva luce ed illuminava la terra. lo sentivo che Ges voleva abbracciare, nell'intimo della Sua Anima, quella croce tanto pesante. Molte volte, intimamente, Egli ne baciava le sofferenze che gli causava: quanto amore in quei baci! Quale lezione mi ha dato Ges! Sapessi imitarlo, abbracciando e baciando la croce che Egli mi d, portandola con amore simile al Suo! Pi tardi, dall'alto della croce, ho sentito nell'anima uno, scroscio di flagelli; non perch i carnefici mi percuotessero in quel momento, ma perch desideravano farlo. Ges, nel mio petto, alz gli occhi all'Eterno Padre; gi quasi moribondo per il dolore angoscioso causato da quelle cattive intenzioni, ha mormorato: - Padre Mio, mi costa l'ingratitudine, ma perdona loro: ignorano che lo sono Tuo figlio. - Mammina, ai piedi della croce, ferma come una statua di dolore, quasi moriva col Suo Ges. Ho sentito nell'anima i Suoi occhi agonizzanti disfatti dalle lacrime e come se quelle lacrime colassero nel mio cuore. Poco dopo venuto Ges: - Figlia mia, bianca colomba, coraggio ancora un poco!... Vengo sempre a te come un mendico, vengo per chiedere. L'ora grave; grave il pericolo! Accetti quanto ti sto per chiedere? Guardami bene, ripara per Me. Non ho pi il Cuore; gli uomini l'hanno annientato con le loro iniquit, l'hanno distrutto con il dolore [procuratomi]. Vedi il mio Corpo come ridotto. - Ho veduto Ges senza Cuore nel petto. Il suo Corpo divino non era [neppure pi] uno scheletro: non aveva n carne n ossa, pareva un guscio vuoto. I Suoi occhi divini, senza brillio, si scioglievano in lacrime. Piena di compassione, ho alzato verso di Lui le mie mani: - Mio Ges, chiedimi tutto: accetto tutto, ogni dolore. Ma dimmi, che ne del Tuo Cuore, della Tua bellezza, del Tuo amore? Come puoi amare cos? Ges mio, Ti amo, sono la tua vittima. Voglio soffrire tutto, nella certezza e nella ferma fiducia che Tu mi aiuti a soffrire, che non mi abbandoni... Non voglio vederti soffrire, e voglio che Tu perdoni all'umanit. A che cosa Ti hanno ridotto! Perch, essendo Dio onnipotente, Ti sei lasciato ferire cos? - Tranquillizzati, figlia amata; lo ti amo e posseggo amore per amarti; ho Cuore, ho Corpo, ho tutta la Bellezza: ma era questo lo stato in cui gli uomini mi avrebbero ridottose se fosse stato possibile. Guardami, contempla ora la mia Bellezza ed il mio Cuore divino, pieno di amore: stata la tua accettazione generosa, sono stati i tuoi atti di amore! Ripetimi molte volte che Mi ami e che sei la Mia vittima. - Ho visto allora Ges tutto amore e bellezza; ho sentito che mi ha avvolta con l'amore del suo divin Cuore, ma, ormai senza lacrime, ha aggiunto: - L'ora grave; necessaria, figlia mia, urgente una riparazione; senza di essa, tra pochi giorni, si perderebbero eternamente sei sacerdoti, tra quelli che pi Mi offendono... - Tutto ci che vuoi, Ges: sono la tua vittima... - ... (diario, 6-9-1946). Una lettera per la nativit di Maria ... Il giorno 8, compleanno di Mammina, fu un giorno di dolore... Le scrissi una lettera di mio pugno: una forza mi obbligava mentre un profondo dolore mi compenetrava tutta e mi rattristava per non saper dire nulla di ci che volevo e per non amarla come desideravo. Quanta nostalgia ho sentito per la festa del Cielo! Deposti ai

162

Suoi piedi santissimi la lettera, i fiori e le candele, cantai, ma con molto sacrificio! Il mio canto mirava a lodarla e a nascondere il mio molto soffrire... (diario, 13-9-1946). Mia cara Mammina del cielo, io mi rallegro per il Tuo compleanno, so che non sono degna n atta a farlo per la miseria, l'infedelt e le ingratitudini verso Ges Tuo amatissimo Figlio e verso di Te. Che miseria, la mia! Tuttavia non devo scoraggiarmi perch, proprio per questo, sono pi degna della compassione di Ges e di Te che sei Consolatrice degli afflitti e Madre dei peccatori. Abbi piet di me perch sono la peggiore. Mammina, un altro anno trascorso e sono ancora in questo esilio. Quando arriver la mia Patria? Tu vedi la mia pena e la mia nostalgia. Un anno fa non supponevo che oggi sarei stata ancora qui, n che avrei avuto colpi cos duri. Ma sia fatta la Volont di Ges. Mammina, fra un anno sar ancora qui o sar in cielo a cantare le tue lodi? Spero e confido. Per accetto con gioia i disegni di Ges. Non voglio la volont mia; voglio soltanto Ges. Fa', o dolce Mammina, che in questo giorno benedetto muoiano per sempre il mio io, il mio orgoglio, il mio amor proprio, la mia volont e tutti i miei difetti. Non voglio che trascorra la giornata senza rinnovare la donazione della mia verginit e purezza, anche se il demonio mi dice sovente che non sono pi vergine, e altre cose. Regina delle vergini, abbi piet di me. Sono Tua, o mia dolce Mamma. Conserva per Te il mio corpo, la mia anima e tutto il mio essere. Insegnami ad amare Ges ed amalo per me. Siccome non so salutarti e ne sono indegna, chiedo a Ges,. alla Trinit santissima, a San Giuseppe Tuo sposo, agli Angeli e a tutto il Cielo, di farlo per me. Dammi, o Mammina, il tuo amore, la benedizione e il perdono. Benedici coloro che mi sono pi cari e il mondo intero.. Accetta, in forza del Tuo amore, questi fiori e questi lumi._ Sono la pi indegna delle tue figlie, la povera Alexandrina, 8-9-1946 Io non soffro se non in te (Momenti della Passione) ... Questa settimana ho ricevuto Ges Eucaristico una sola: volta. La fame che sento di Lui quasi disperazione... Senza il Suo alimento divino mi sono indebolita tanto che non posso pi rialzarmi... Qualsiasi tentativo di conforto da parte di coloro che mi sono cari non raggiunge l'effetto: rimane subito sepolto con me. Mio Dio, tutto muore, eccetto il peccato. Ahi, come sento il mio corpo corrotto e disfatto in piaghe nauseanti! Che mostro abominevole frutto del peccato! Che pietra dura,, che mondo di iniquit! Sento come venute dal cielo bombe che esplodono su di me, che incendiano e distruggono tutto questo mondo che sono io, o di cui mi sento portatrice. - Ges, non ne posso pi. Sento di non poterne pi. Vieni in mio aiuto; conduci con Te la cara Mammina. Poich non pu giovarmi il conforto della terra di cui ho tanto bisogno, non venirmi meno con quello del Cielo... - ... Scesi da una grande scalinata per andare all'Orto, o vi discese Ges in me; era gi notte. Che dolore prov Ges nel congedarsi da Mammina! Che triste separazione! Egli sapeva benissimo che poche ore dopo Ella avrebbe voluto abbracciarlo, prenderlo tra le braccia, guarirgli le ferite e non avrebbe neppure potuto confortarlo con le sue dolci parole di Madre. Dopo salii un'altra scala con le mani legate, quasi sfinita: salivo sotto una scarica di bastonate e calci, con il volto coperto di sputi. Fui condotta alla presenza di uomini severi, dal carattere cattivo, seduti in trono come re. Sentii lo schiaffo e, pi di una volta, echeggi nell'anima il canto del gallo. Che notte! Che dolore! Che tristezza profonda! Ma l'amore, le ansie di salvare il mondo superavano tutto. Oggi ho cominciato a sentire la sofferenza del Calvario soltanto quando giunsi alla cima: stavo proprio perdendo la vita. Mentre mi spogliavano, le risa di scherno sono state tali che echeggiavano per tutto il Calvario; mentre venivo inchiodata furono tali gli strappi che ebbi l'impressione di restare con il tronco senza braccia n gambe: tutto il

163

corpo pareva smembrato; il dolore stato cos forte che senza un miracolo sarei morta subito. L'amore ferveva dentro al cuore, mentre continuavano l'agonia e la invocazione al Padre. Che sete ardente! Era Ges che ardeva d'amore nelle ansie di aprire il cielo alla povera umanit; e questa rimaneva nel suo stato di odio, di colpe e freddezza. Che differenza tra Ges e gli uomini! Sono rimasta molto tempo in questa dolorosa agonia... E venuto Ges, mi ha proteso le sue divine Braccia; ho sentito come se Egli mi tirasse fuori da un grande abisso di dolore, da un sepolcro senza fondo. - Vieni qui, figlia mia... Riposa dentro il mio divin Cuore; coraggio! Prendi forza da Me, rialzati dalla tua sfinitezza... Va' a ricevermi nella Comunione: il tuo Angelo custode che ha l'onore di darmi a te ... - ... (diario, 20-9-1946). ... - Mia figlia, mia figlia amata, quanta malizia! Il mio divin Cuore, come sul Calvario, non ha un soldato solo a squarciarlo con la lancia: sono ora milioni e milioni i peccatori che mi feriscono. Soffri e ripara, soffri per amore: Ges tuo Sposo che te lo chiede. - ... ... - Il mondo mi crocifigge continuamente, ma non sono Io che soffro; mi sono rivestito di te; Cristo in te. Dalla lancia aperto il tuo cuore; la tua testa che coronata di spine; sono feriti i tuoi piedi e le tue mani; flagellato il tuo corpo; sei tu la vittima immolata, la vittima del Re divino. Ti ho creata per il dolore e per la riparazione, ti ho creata e fatta strumento di salvezza per le anime. Io non soffro se non in te, mia vittima amata. Coraggio! Sono la tua Guida; ti ho promesso di essere il tuo direttore, non ti vengo meno. Coraggio, il tuo cielo si avvicina... . ... (diario, 27-9-1946). Il mio povero corpo su dure assi (Momenti della Passione) ... Senza pensarci e senza averlo combinato, proprio nella data anniversaria della mia prima Passione [3 ottobre 19381, il mio povero corpo, tutto bendato, fu posto su dure assi. Nonostante questo, aument sempre pi la mia sete di dolore e di amore. Il mio medico, sempre caritatevole, dopo avermi preparato il mio duro letto mi disse qualche parola di conforto; lo ringraziai di cuore, ma le sue parole volarono lontano come non fossero dirette a me. Da questa sofferenza passai a quelle dell'Orto. Su quel suolo nudo e duro tremai di spavento: pareva che le mie sofferenze sprigionassero scintille e formassero fiamme che mettevano in ebollizione il sangue fino a rompere le vene. Sentii una sete infinita d'amore! E fu in questo fuoco che offersi al Padre il calice di sangue... Sentii poi come se mi cadessero nell'anima le lacrime di mia sorella quando alla fine della mia prima Passione fisica seppe che si sarebbe ripetuta in tutti i venerd. Mi sentivo come fossi una persona che non accetta conforto n parole amichevoli, come se in casa nostra fosse morto qualcuno. Provavo l'afflizione, la tristezza e le lacrime di tutti i miei cari... (diario, 4-10-1946). Cerco di vivere sempre nel pi intimo della mia anima. E come vivo io? [Spiritualmente] in ginocchio, a mani giunte, capo inclinato ad adorare, ad amare la Trinit Santissima. Adoro e amo soltanto con i miei desideri; per la mia miseria non posso fare di pi. Potessi far s che tutte le anime vivessero la vita intima con questo tesoro Divino: Lo adorassero e L'amassero!... Continuo a stare sul mio duro letto, con grandi desideri di baciare e abbracciare queste assi. Quanto pi mi costa per il dolore che mi consuma, tanto pi me ne ricordo: Ges stato peggio di me sul duro legno della croce con il Suo Corpo santo tutto piaghe. Il mio corpo legato; mi costa sopportare le bende. Ma anche Ges fu legato e trascinato da rudi corde: ha sofferto, innocente, per amor mio. Perch non devo soffrire anch'io che sono colpevole? - Voglio soffrire, voglio amarti, mio Ges. - Questi pensieri danno coraggio alla mia povera anima... (diario, 5-10-1946).

164

Bevo incessantemente al Cuore di Ges (Momenti della Passione) ... Mi sento fortemente attratta a bere ad una fonte; non cesso di bere un solo istante. La mia oscurit tale che vivo come non avessi gli occhi, n mai li avessi avuti, n conoscessi la luce. Ciononostante, senza consolazione, sento che quella fonte sei Tu, o Ges; sento che nel tuo Cuore divino ch'io bevo senza interruzione ed incessantemente, con le mie labbra, quasi fossero un innaffiatoio, bagno la terra e tutti i suoi abitanti. Non posso tralasciare di bere n di innaffiare. Tuttavia mi sento morire di sete e di fame. E soffro pure perch le anime non approfittano di questo alimento che viene dal cielo... Venne Ges: - Vengo ad alimentare la tua anima, come Medico divino e a dare al tuo corpo quello che il medico della terra non pu darti: il mio divino Sangue, il mio divino Amore, perch tu viva e dia vita alle anime. (diario, 18-10-1946). Sono come un naufrago che si sprofonda nel mare. Navigo nel profondo di questo mare senza fine, non con le mie forze perch non ho pi vita, ma trasportata dalle acque. Di tanto in tanto questo naufrago che il mio corpo viene alla superficie a ricevere vita, per riimmergersi subito e morire nuovamente. - Ges, mio caro Ges, se non ci fossi Tu, col Tuo amore, se non ci fossero le anime, io non sarei vittima, non soffrirei tanto. per Te, luce e forza del mio dolore, che io soffro. per tuo amore che, gioiosamente, consento al dolore di consumare il mio corpo. - Che tempesta tremenda! Da ogni lato vengono contro di me le furie tempestose dei venti, i quali tentano strapparmi rabbiosamente le radici che mi sostengono. Ora pi che mai mi sento sola, abbandonata da tutti. Ma non soltanto l'abbandono: sento che tutti i miei amici, tutti coloro che mi hanno lasciata, hanno gli stessi dubbi miei, gli stessi timori di essere ingannati. Soffrono tutti per causa mia; sono tutti ciechi della mia cecit, mentre io non voglio ferire Ges, n voglio che gli altri Lo feriscano per causa mia. - Ges, non consentire che io Ti inganni, n che inganni nessuno. Il mio unico fine sei Tu: il tuo amore e la salvezza delle anime. Nonostante questa lotta continua, non posso cessare di bere, sono obbligata ad andare a quella Fonte, che mi pare sia il Cuore di Ges. Mi sento obbligata a bere per dare la stessa bevanda alle anime. Il mio cuore non riposa. Potr essere saziato soltanto quando possieder Ges. Quando mai Lo avr eternamente? ... Non tard Ges a venire, a scuotermi dalla morte, a darmi vita: - Mia figlia, porto sicuro, arca di salvezza... tutti coloro che ti visiteranno saranno salvi, se non abuseranno di questa mia promessa conducendo una vita di peccato e di offese contro di Me. E dopo la tua morte tutti i peccatori che si raccomanderanno a te o ti verranno raccomandati, saranno pure salvi... Come bella e gloriosa la tua missione! Quanto ti ha arricchita Ges! Che grande prova di amore per il mondo!... - ... (diario, 25-10-1946). ...Ieri notte Ges soffri immensamente l'agonia dell'Orto dentro di me: il terreno era duro duro; nulla lo rammolliva, neppure il Sangue di Ges. Sentii che Ges piangeva...: le lacrime all'inizio non erano di sangue, ma poco dopo s: queste lacrime anticipavano le gocce di sangue che ore dopo sarebbero colate dalle profonde ferite delle spine. Mentre sentivo queste lacrime con tutte le sofferenze del [prossimo] Calvario, tutti i rami degli ulivi tremavano e si scuotevano come per un forte vento; anche Ges tremava di spavento. Dopo alcuni momenti mi sentii come fossi uscita da un sepolcro; la pietra che lo chiudeva era l a fianco; uscivo gloriosa per trionfare su tutte le sofferenze. lo ero il sepolcro ed ero Ges. Questa visione di gloria che sentii anticipata non mi diede nessun sollievo... Oggi, durante tutta la mattinata, la mia anima vedeva costantemente Ges: camminava con la croce sulle spalle e quasi sempre proseguiva con il viso voltato a fissare la sua Madre benedetta che Lo seguiva... La sua agonia della croce (e io con lui) si

165

svolgeva nella maggiore tristezza, nell'oscurit di spirito e nel pi completo abbandono... Nuovo sentimento, nuova visione dell'anima: ho visto Ges trionfare su tutta la terra, il cielo che si apriva ad illuminare come un sole la stessa terra. Ma Ges non uscito dal suo dolore e le sue grida perdurarono fino a che spir... Poi venuto: - Figlia mia, vita e luce delle anime, luce di tutto il mondo, messaggera di Ges e di Maria! S, messaggera di Ges e di Maria perch i nostri Cuori sono talmente uniti che sentiamo il medesimo dolore, le stesse ansie, gli stessi desideri e lo stesso amore: ci che chiederai a nome Mio, chiedilo anche a nome Suo. Chiedi, sposa amata, orazione, orazione, penitenza, molta penitenza. E a gran voce fa' che si chieda! Di' che il Mio Eterno Padre esige riparazione, molta riparazione... - ... (diario, 1-11-1946). Quel mistero dei Pane e del Vino (Momenti della Passione) Che lotta da agonia per la mia anima! Mi trovo fra la vita e la morte... Ges ha permesso che in tanta sfinitezza ed agonia di spirito venisse qualcuno [d. Umberto] a sollevarmi con parole di incoraggiamento, lasciandomi pi forte per alcune ore. Venne poi il demonio con nuove arti e nuovi mezzi per farmi cadere... Mi fece apparire la mia vita perduta, tutta piena di inganni, le mie confessioni mal fatte... Ieri notte non giunsi all'Orto: rimasi nella Cena con gli Apostoli e con Ges. Avevo molto impressi nella mia anima due sguardi: quello di Ges e quello di Giuda: che differenza! Quello di Ges molto dolce diffondeva amore; quello di Giuda era sfigurato e disperato. Sentivo in me anche i loro due cuori: quello di Ges colmo di bont e di sante attrattive, quello di Giuda colmo di rancore e di odio. Sentivo in me anche la lingua di Giuda: ardeva di fuoco infernale ed aveva appena mangiato il Pane e bevuto il Vino, benedetti da Ges. Vorrei essere capace di descrivere lo sguardo di Ges rivolto al Cielo al momento della benedizione. Vorrei che tutti conoscessero quel Mistero del Pane e del Vino trasformati nel Corpo e nel Sangue del Signore: prodigio mirabile! Che abisso insondabile di amore! Nonostante mi sentissi immersa in esso, non lo comprendevo s da saperlo spiegare; potevo sentirlo; solo in Cielo Lo comprender pienamente. Quanta luce, quanto amore pervadeva tutti: Ges, gli Apostoli e me! E tutto questo in me!... Il traditore scese le scale, disperato, per andare a consegnare Ges. Ges, con il suo sguardo divino, vedeva tutto; sentiva il bisogno di piangere, ma non pianse; nascondeva il suo dolore, sorridendo teneramente ai suoi Apostoli... (diario, 15-11-1946). Un silenzio prolungato dice tutto Mio buon padre [Umberto], ho sofferto tanto: ho molti conati di vomito; il mio corpo e assai pi l'anima soffrono molto. venuto d. Alberto: se non fosse per l'assoluzione, sarebbe stato meglio che non fosse venuto. Ha tentato di obbligarmi a fare alcune domande a Ges. Ho pianto molto in sua presenza; gli ho detto che non obbedivo... In quei momenti mi parso di essere abbandonata da tutti; senza l'aiuto del Signore, mi sarei disperata. Dopo avermi tormentata assai, certo involontariamente, mi ha dato ragione, ma i dubbi e il dolore sono rimasti... (lettera a d. Umberto, 22-10-1946). ... - O mio Ges, non so come dare quella risposta. Non la comprendo. - molto chiara, figlia mia. Il silenzio sempre eloquente quando non vi nulla da dire. Un silenzio prolungato dice tutto, d tutta la luce: con questo silenzio che l'anima comprende ed ha luce per rinunciare a quello cui non deve essere attaccata. Coraggio, molto coraggio!... - ... (diario, 2-11-1946). Mio buon padre [Pinho], passa il tempo ed il dolore aumenta. Quanto pi il tempo vola, tanto pi sento nostalgie, desideri, ansie di aprirle la mia anima... Lei pu farsi un'idea di quanto soffre la mia povera anima.

166

Mi vedo afllittissima per causa di d. Alberto. Le mie confessioni sono rare e brevissime. Egli trascorre il suo tempo presso di me a parlarmi di altre anime e ad ordinarmi di domandare certe cose al Signore. Ho dovuto concludere col dirgli "Non obbedisco, non obbedisco!"... Mi sono messa a piangere; in quei momenti mi sono sentita abbandonata: non sono caduta nella disperazione, ma solo per grazia di Dio... Vedendo le mie lacrime e accorgendosi che il mio cuore veniva meno, mi ha assicurato che non mi avrebbe pi ordinato di fare domande al Signore. D. Umberto mi ha scritto che stato un bene quanto avvenuto perch, diversamente, quel tormento sarebbe continuato; e mi raccomanda di non prendermela. Ma ci mi affligge non poco. Su questo punto avrei tanto da dire: d. Alberto ha di buono la santit, ma io devo sopportare tutto il resto. Non voglio essere ingrata; diversamente non so cosa avrei fatto... (lettera a p. Pinho, 21-11-1946). Nuovi esami medici Nuovi esami, altre spine, croce pi pesante. Potr soffrire oltre? S, lo posso, con la grazia del Signore... Quando mai il mio corpo non sar pi esaminato dai medici? Quando finiranno tante umiliazioni e il dispiacere di essere motivo di sofferenza per chi ha fatto tanto per me? Per non risentirne, sarebbe necessario non avere cuore. Meno male che approfitto di tutto questo per offrire qualcosa a Ges... La notizia di un nuovo esame mi ha lasciato un grande ed amaro abbattimento, ma non come gli altri esami; infatti questo annuncio mi fece vedere lontano, molto lontano, un nuovo orizzonte lieto e luminoso... Non so come raggiungerlo, ho paura, tanta paura di arrivare l: mi vengono incontro da ogni parte tante belve". Quell'orizzonte luminoso non per me, ma io devo arrivarvi: per me c' tristezza e dolore; dentro di me sento la morte... (diario, 8-11-1946). ... Venne il giorno 24. All'alba mobilitai il Cielo a intercedere per me presso il trono di Dio: avevo molta paura. Nella Comunione mi abbandonai nelle braccia di Ges e di Mammina per soffrire e per amare in Loro con una donazione totale; non tralasciai di chiedere forza ed aiuto. Passarono ore senza che sentissi conforto dal Cielo... Ho fatto il possibile per celare la mia paura ed il mio dolore affinch i miei non soffrissero. Quando giunsero coloro che temevo, prima ancora di vederli, tentai di trarre un lungo respiro, ma il mio cuore non aveva la forza: che momento senza vita! Mi indicarono Mammina dicendomi: - Coraggio! La fissai balbettando: - Mammina, aiutami! - La paura scomparve; sentii nuova vita. Durante tutto l'esame fui forte, quasi dimentica che stavano esaminandomi. Di tanto in tanto l'anima mia voleva erompere in cantici di lode al Signore. I dolori, quasi insopportabili, li offersi spesso a Lui. Dico insopportabili perch mi costarono assai; Ges non d mai dolori che non si possono sopportare. E quando sono per Suo amore, Egli d la forza: Lui che soffre in noi. Quando i medici se ne andarono, rimasi subito sfinita e incominciai a sentire gli effetti del doloroso esame. Ma l'anima, per quasi un'ora, rimase forte e tentava di cantare al Signore... (diario, 26-11-1946). In quale stato doloroso rimasto il mio corpo dopo gli esami medici! E quante sofferenze dell'anima si sono inasprite ed aggiunte a quelle che avevo! Ho continuato a sentire in questi giorni le spade che mi feriscono il cuore. Sento il rancore di chi tenta infiggermele e la rivolta di alcune anime che non vogliono ricredersi: sono forzate a cedere e non vogliono; sono come il re che non vuole cedere il trono`. Quanto soffre per questo la mia anima! Vorrei dire di pi su questo punto ma non so spiegarmi. Vorrei fuggire e nascondermi agli occhi di tutti per starmene sola: ne ho tanto bisogno... I miei amici oh i miei cari amici! mi pare proprio che vengano da me forzatamente, e che non siano pi gli

167

stessi. Tuttavia confido. O mio Ges, rimani almeno Tu e fa' che quando mi sento sfinita, non Ti offenda mai, mai! Sono caduta in una sfinitezza tale che non sopporterei pi nessun esame; non resisto pi; muoio sotto la paura e le umiliazioni. La sete di amore per Ges non cessa; il desiderio di dargli anime pi forte di me; non so per che fare per conquistarle a Ges... Ges mi ha sorriso pieno di dolcezza e di bont e mi ha detto: - I tuoi amici non vengono forzati, ma per amore. Sono lo che permetto questa tua impressione per restare Io solo in te. Sono lo che ti do queste tenebre, perch tu non veda il potere e le meraviglie che ti ho dato. Lo faccio perch non vi sia in te nessuna ombra di vanit. Sapessi quanto ti sostengo e quanta cura mi prendo di te!... Coraggio! Io vinco gli uomini. Vengono umiliati coloro che si esaltano ed esaltati coloro che si umiliano. Io vado e resto con te a vincere le tue tenebre, il tuo martirio ed il tuo abbandono. Far che tu non comprenda mai le mie meraviglie, abbreviando i miei colloqui; ma ti amo, ti amo, figlia cara! - ... (diario, 29-11-1946) 6'. Ci che vale amare Ges ... Una forza irresistibile mi obbliga a seguire Ges, a donarmi a Lui perch egli si serva di me come strumento di salvezza per le anime. questa la mia sete, la mia fame. Ma con intensit ancor pi forte vorrei portare la luce del Vangelo, l'amore di Ges fino ai confini del mondo. Vorrei portare conforto a tutte le anime; vorrei sfamare tutti gli affamati e vestire tutti gli ignudi; a somiglianza di Ges vorrei soccorrere tutti'. Soltanto cos il mio Ges sarebbe rallegrato e consolato... (diario, 6-12-1946). ... - O mio Ges, io voglio soffrire, ma sapere che in tutto faccio la Tua divina Volont. Se volessero che io mi alimentassi mediante iniezioni, che dovrei io fare? - Sta' tranquilla... Non ti alimenterai pi sulla terra. Il tuo alimento la Mia Carne; il tuo sangue il Mio divino Sangue... Non voglio che tu usi medicine, alle quali possano attribuire potere di alimentazione. Questo ordine per il tuo medico: sar lui che prende la tua difesa'. Voglio che continui ad aiutarti con tutta la sua vigilanza. grande il miracolo della tua vita... - (diario, 7-12-1946). ... Prego per coloro che mi feriscono per coloro che sono ingrati verso di me. Mostrando a Ges il mio cuore Gli ripeto: - Ges, Tu vedi che a tutti coloro che mi fanno soffrire auguro ci che desidero per me. Vedi che non ne posso pi; anche cos crudelmente ferita, non sento la minima ribellione verso di loro. Perdono loro tutto per Tuo amore e perch si salvino le anime. Se non avessi la Tua grazia, li offenderei come offendono me, tanto sono miserabile: poveretta me, senza di Te!... Dal giorno 6 all'11 stato l'ottavo anniversario della mia prima uscita di casa per essere esaminata ': essere giudicata senza avere commesso nessun crimine! Che tristi ricordi! Quante lacrime nascoste, quanti sospiri occulti! Ges avrebbe tanti motivi per lamentarsi di me e non dice nulla; il mondo invece mi giudica a modo suo. Chi potr vincere, mio Dio? Soltanto Tu conosci il motivo della mia accettazione della croce, della mia croce amata che non cambierei con tutte le grandezze e le ricchezze del mondo. Gli onori del mondo non valgono nulla. Ci che vale amare Ges... (diario, 13-12-1946). La visita di un carmelitano ... Venne un sacerdote ad interrogarmi sulla mia vita. Mi cost molto rispondergli, ma lo feci senza turbarmi. Mi rivolse parole di grande conforto che mi incoraggiarono. Non so come ringraziarne il Signore. Mi sono sentita tanto piccola: piansi; le lacrime non furono di dolore, perch non v'era motivo; ma non furono neppure di gioia, perch Ges non me la concede: furono lacrime di fortezza; l'anima era forte. Quando il sacerdote si ritir, io lodai Ges e Mammina e Li ringraziai. Intanto si lev in me una tremenda tempesta che

168

port la pi fitta nebbia, la notte pi nera: tutto sfum ben presto e io perdetti tutta la fortezza. Quelle parole di tanto conforto rimasero sepolte, sparirono e non affiorarono pi alla mia mente. Abbracciai la mia croce. Lo vuole Ges! Sia benedetto... (diario, 20-121946). Mio buon padre [Pinho] ... Pass di qui un padre carmelitano' che tre anni fa venne in Portogallo da Roma dove era professore di ascetica e di mistica, cose che io ignoro. Dopo una conversazione di quattro ore e mezza part dicendomi: - Stia tranquilla; pu stare tranquilla: in tutto ci che mi ha detto non ho colto una parola che sia contro il Vangelo n contro la dottrina di Santa Teresa d'Avila e di San Giovanni della Croce. Conosco la mistica e l'ascetica come il pane quotidiano. Le sono sincero. Sono gi stato scelto per esaminare altri di questi casi e mi sono messo contro, ma qui no: sono anzi in suo favore. Viva in molta umilt, viva sempre come ha vissuto. Le sue sofferenze sono pietre preziose per la corona che l'aspetta. Pi tardi parler. Dica pure la mia opinione a d. Umberto. - Mi incoraggi molto. Piansi lacrime di conforto. A prima vista pareva una persona molto austera. La mia vita colma di umiliazioni e contraddizioni. Tuttavia il numero degli amici non diminuisce, anzi aumenta; ci nonostante, mi sento sempre pi sola: questa la mia sorte. Tante volte dico a Ges: - Spogliami di tutto, svuotami di tutto per riempirmi di Te: solo di Te, sempre di Te, eternamente di Te! - Soffrissi sola, non mi costerebbe tanto; ci che pi mi pesa che soffrono con me coloro che mi circondano. Cos vado avanti implorando giorno e notte il Cielo per averne aiuto, abbracciata al mio crocifisso e alla cara Mammina, in attesa di giorni migliori e, infine, il paradiso... (lettera a p. Pinho, 13-2-1947). Una lettera a Ges Bambino ... Procurai di preparare a Ges Bambino, con i miei atti d'amore, sacrifici, orazioni e tutte le sofferenze pi intense, una culla soffice , degna della Sua nascita... Volli scrivergli di mia mano e fargli l'offerta totale di me stessa... Con quale sacrificio! e' Quale sfinitezza!... Scrissi cos: Al mio caro Ges Bambino del presepio. Ti scrive la tua figlioletta Alexandrina, che viene a Te per apprendere le Tue lezioni. Sii il mio Maestro... Dolce e caro Ges, vengo ad adorarti umilmente prostrata e a consegnarmi interamente a Te per morire qui, in questo momento, a me stessa e al mondo. Lo voglio, Ges, per vivere interamente di Te, per darti la prova, non dell'amore con cui Ti amo, perch cos poco, ma di quello con cui vorrei amarti. Ascoltami, Ges, mio Amore. Per ottenere ci che tanto brama il mio povero e freddo cuore fa' che i miei occhi non vedano se non Te, che le mie orecchie non odano se non le cose del cielo; che la mia lingua e le mie labbra non si muovano se non per parlare di Te, delle Tue cose e delle Tue lodi; che il mio cuore non abbia altri sentimenti che non siano se non amore e dolore: amore per amarti, dolore per consolarti e riparare. S, o Ges, fa' che quanto si dir di me, sia a lode o disprezzo, io lo consideri come se non detto di me: che io resti come un cadavere che non parla, non ode, non sente. Pi ancora; voglio dirti di pi: voglio farti un atto di rassegnazione alla morte e un atto di rinuncia. Se i medici con i loro esperimenti abbrevieranno i giorni della mia vita, io accetto contenta e perdono loro di tutto cuore. Rinuncio anche alle ansie e ai desideri circa la realizzazione delle Tue divine promesse [circa il ritorno di p. Pinho `I; non voglio sapere n pensare se si realizzeranno: se il mio direttore verr o no prima della mia partenza per il cielo. Voglio ci che Tu vorrai, o Ges: la Tua volont, la Tua gloria, il Tuo amore. Solo Te, mio Ges! Tu sai quanto costi tutto questo al mio cuore 69; lo sento frantumato. Mi lascio schiacciare, annientare solo per amore. Accetta i brandelli di questo cuore per ornare i

169

tuoi vestitini come fossero oro il pi puro, pietre le pi preziose. Accetta quanto ho sofferto, sentito e fatto durante la tua novena, come materasso e cuscino soffici al posto della paglia.. Ci che vorrei darti, chiederti, dirti, Te lo dica il mio cuore! Riempimi di Te: colma di Te coloro che mi sono cari ed il mondo intero. Siimi Amico affinch non mi manchino le forze per compiere fedelmente la donazione che Ti ho fatto. Tu vedi quanto soffro! Per Tuo amore si salvino le anime. Perdonami. Dammi la Tua Grazia, il Tuo Amore con quello di Mammina. Sono la Tua povera Alexandrina, Tua indegna vittima. (Natale, 1946). Ho atteso l'ora della Sua nascita: allo scoccare della mezzanotte, ho fatto accendere davanti al presepio due candele in Suo onore e Gli ho letto la lettera: leggevo e piangevo. Poi Gliel'ho collocata sulla paglia ai Suoi piedi. Senza sapere ci che volevo, senza sapere parlare, Gli ho detto: - Ges, prendi il mio cuore: che esso Ti dica e chieda tutto senza che io stessa sappia ci che Ti dice e chiede; che esso Ti ami tanto quanto vuoi, senza che io stessa sappia che Ti ama. Accetta tutte le spine che mi feriscono e trasformale in rose per adornare il Tuo presepio. Rimasi poi molto tempo a contemplare Ges, quando le lacrime me lo permettevano. Non ho parole per dire la mia oscurit, tristezza e amarezza, ma contemporaneamente la mia tranquillit e pace. In questa pace mi sono addormentata per qualche tempo, fino all'alba... (diario, 27-12-1946). 1947 Una colata di fuoco (Momenti della Passione) ... passato un altro anno e non distinguo ci che stato perch non vedo se non tenebre dietro e davanti a me. Come ho trascorso il mio tempo? Come l'ho usato nel Tuo servizio? Molto male, Ges mio! O vita che non ho saputo e non so vivere! Sono povera, sono miserabile, non sono nulla... Negli ultimi momenti dell'anno feci accendere alcuni ceri, recitai il Te Deum : stato il mio ringraziamento al Signore per quanto si degnato di inviarmi di dolore e di gioia. L'ho benedetto per tutto, perch fu tutto prova del suo grande amore. Nella mia ignoranza non ho saputo dirgli altro. Iniziai il nuovo anno sorteggiando i miei protettori. Mi toccarono San Giuseppe e Santa Teresina: ne rimasi contenta. Siano essi la mia guida nelle tenebre, che tanto sgomento causano all'anima mia. Ho invitato il Cielo a intercedere per me e ad insegnarmi ad amare Ges e Mammina; vorrei vivere soltanto una vita d'amore. Il giorno 2 fu il quinto anniversario di quando Ges mi disse: - Preparati alla lotta che dovrai sostenere, apparentemente sola. - E che lotta, mio Dio! Questa data mi ha ripresentato tra le tenebre i sentieri spinosi che ho percorso. All'inizio dell'anno cominciai a sentire cadere su di me una colata torrenziale di fuoco, che bruciava e decomponeva il mio corpo: lo sento come tra fiamme ardenti che lo riducono in cenere infuocata. Sono stanca di tanto soffrire, ma l'anima a braccia aperte per ricevere quanto Ges vorr darle. Ebbi un combattimento tanto grande con il demonio... Ieri notte, quanto pi mi sforzavo di sviare il pensiero dall'Orto, tanto pi il cuore gli si avvicinava. Il suolo dell'Orto e la giustizia di Dio erano per me come due pietre da mulino: il mio corpo era il grano di frumento che esse schiacciavano e macinavano. Il cuore, come una nube che si apre per scaricare acqua, si apr per scaricare amore e ricevere tutto il dolore. Per quel dolore ho sentito il mio corpo in sudore di acqua e sangue. Prostrata, in un antro isolato, sentii, e l'anima mia vide, un angelo che mi rialzava; rimasi pi forte per affrontare quanto mi attendeva. Oggi, fin dal mattino, Ges era nel mio cuore con il suo santo Capo coronato di tante acute spine... Ho sentito che Egli, dall'alto della croce, nella pi

170

dolorosa agonia, negli ultimi momenti della Sua vita, diffondeva amore, che si estendeva a tutto il mondo come si diffonde un profumo. Con Lui agonizzavo per Suo amore e per le anime. Sono rimasta come morta un bel po'. Sentivo una vita, venuta da grande altezza, quasi a contemplare la morte del mio corpo; ma era vita che non gli apparteneva. venuto il mio Ges: - Figlia mia, non vi nulla che separi i cuori che si amano di un amore puro e santo. I nostri sono uniti: il Mio e il tuo nel massimo amore, amore divino, amore di Dio. Nulla ci pu separare. Ma Io voglio, all'inizio dell'anno, nel primo venerd, dedicato al mio divin Cuore, unirli e intrecciarli nuovamente; chi viene a legarli la tua e Mia Madre benedetta... Ho travasato nel tuo cuore tutta la mia ricchezza. E sai perch? Ti ho consegnato il mondo e oggi rinnovo la consegna. E per mezzo tuo, grazie al potere e alla missione da Me dati, che questo mondo viene a Me e passa liberamente dal tuo cuore al Mio... Ma non aspettarti consolazioni e gioie: sei la mia vittima. Ma non voglio terminare questo colloquio senza preavvisarti, senza dare al mondo questo avvertimento. Hai sentito cadere una colata di fuoco su di te perch sei la mia vittima; pioggia che presto cadr sul mondo se non si convertir... - (diario, 3-1-1947). Mi domandano se amo Ges. Non so se Lo amo, ma so che voglio amarlo. Non so parlargli n so come Gli parlo: so che tutto si immerge nelle tenebre e in esse tutto sparisce e muore. Sono molte le mie sofferenze; e tanta la mia amarezza!... Il mio corpo come grano che non mai macinato abbastanza; l'ingranaggio che muove il mulino non si incaglia, non cessa di macinare. Vivo talmente abbandonata, che non trovo conforto sulla terra. Nelle mie confessioni, ch'io faccio frequentemente per fortificare di pi la mia anima con la grazia del Sacramento, non trovo sollievo n conforto. Sia con il parroco che con il confessore ordinario, sono sempre timida, piena di paura e sento di non essere compresa. Mio Ges, sar colpa mia, o sei Tu a permetterlo?... da Te e da Mammina che attendo aiuto, conforto e pace... Continuo a sentire il mio corpo disfarsi in cenere di fuoco per quella pioggia bruciante che gli cade sopra; mi stanca al massimo, mi lascia senza vita... ... Sul Calvario tutto era silenzio: si udivano soltanto i sospiri di Ges; regnava soltanto il dolore, aumentato dal rancore di molti cuori che, soffocati da non so che cosa, non parlavano pi. E nel mio cuore sentivo come se tutto il mondo maltrattasse e lapidasse Ges, pur vedendolo agonizzare in quel modo. Mi sono unita molto al dolore di Mammina: con Lei desideravo avere Ges sulle mie braccia per curare il Suo divin corpo molto ferito. Che dolore e compassione per Ges! Che unione di amore e di agonia! E venuto il mio Ges ed ha trasformato subito la mia anima: - Figlia mia, la croce vita, amore, segno di redenzione. Io sar con te, soffro e vinco in te... La tua vita amore. Come non cessano un istante i crimini del mondo, cos non cessa di cadere su te che sei vittima la scarica immolante del sacrificio e del martirio. Abbi coraggio!... Ripara... Vedi questa piaga? Trapassa il mio Cuore da una parte all'altra... Con quale malvagit stata fatta! Sai chi stato? - Mio Ges, se non ti dispiaccio con ci che voglio dirti, ascoltami. - Parla, figlia mia, dimmi tutto. - Chiedimi la riparazione che vuoi, ma senza che io sappia chi [quel peccatore]. Non posso riparare in questo modo? - Ges si rallegrato tanto e subito il suo Cuore divino si trasformato in amore, in forti fiamme. Quella ferita che trapassava il Cuore da una parte all'altra sparita: tutto era luce... - Tu rimarrai come se non avessi intelligenza per capire il dolore, ma non per questo soffrirai di meno: soffrirai amaramente. Sentirai come se mai o quasi mai Mi avessi posseduto; ma non per questo tralascerai di possedermi interamente, quanto pi possibile ad una creatura umana. Far che molte anime vedranno Me in te, con tutta la mia ricchezza e gli inesauribili tesori del mio divin Cuore. Tu sei e sarai dopo

171

la tua morte, per ogni anima in peccato, un parafulmine che attirer su di s il peso della giustizia divina; e per ogni anima in grazia, sarai una calamita che attira e che distribuir l'amore che Io vi ho depositato... Sarai luce per l'umanit... - ... (diario, 10-1-1947). Voglio essere grande per amarti e piccolina per me (Momenti della Passione) Il dolore distrugge il mio corpo il quale ne resta cos disfatto che mi pare non esista: vive solo il dolore. Io non sono neppure pi un cencio immondo: non sono nulla. Quanto soffro occultamente! Solo Ges lo sa. per amor Suo e delle anime che mi nascondo il pi possibile; soffro con Lui; basta che Lui lo sappia. Mi lamento e gemo solo quando sento di non poterne pi; ma l'anima, la mia povera anima si dilata e la sua sofferenza si estende sempre pi. Il dolore l'annienta in modo tale che gi non sembra se non una scia di fumo che scompare nell'aria. O mio Ges, non ho pi vita nell'anima e nel corpo: ho soltanto il dolore; lui solo vive dentro di me. il compagno inseparabile della vita interiore, della vita intima con Dio. Dico a Ges: - Voglio vivere in questo corpo che non esiste; voglio vivere in esso tanto profondamente la vita interiore, la vita intima con Dio Padre, Figlio, Spirito Santo, che non voglio uscirne a trattare di ci che esterno: voglio morire in questa intimit. O mio Ges, non permettere che il mondo mi separi da Te. - Ma io non so vivere e sento che non imparer mai a vivere quella vita perfetta, quella vita dell'alto che bramo tanto. Mi perdo alla sua ricerca e non sono capace di impossessarmene. Sono tali le ansie che ho di viverla, che a volte mi pare di immergermi nell'abisso di quella vita che realmente non vivo pi qui. Non vita, pare una nube vagante che mi assorbe e mi porta non so dove. Nulla di questo visto dagli occhi del corpo, nulla di questo palpabile; sono cose dell'anima: non so dire altro. Povera me! Sento che non amo e non sono perfetta: quanto pi forti le ansie di perfezione, tanto pi la corruzione e miseria! ci che mi fa vedere la mia oscurit, talvolta molto spaventosa. Ebbi con il demonio due attacchi violentissimi... Volevo uscire dalla lotta solamente per non peccare, ma volevo essere vittima... Nel pomeriggio di ieri, improvvisamente, sentii cadere sulle mie spalle un peso schiacciante; l'anima vide che era il Cielo, era la Giustizia di Dio... ... Sono stata condotta per una grande scalinata alla presenza dei giudici. Quanto ho sofferto nel sentire Ges, grandezza senza pari, davanti a loro, fatto tanto piccolo e addirittura un niente! E loro, i veri niente, pieni di orgoglio, vanit, grandezza senza nessun potere! E stato abbattuto il Potente e si sono elevati nel loro orgoglio coloro che non avevano nulla. Quanto Ges soffriva in silenzio!... Quali segreti indicibili la mia anima vedeva in cos grande sofferenza! ... Le tenebre nere della notte non impedivano alla mia anima di scrutare quei segreti; segreti che soltanto la sapienza di un Dio pu e sa rilevare. Unita a quella Sapienza di cui non so dire nulla, mi sono sentita obbligata a soffrire e ad agonizzare... Mio Ges, voglio essere piccolina, per essere grande soltanto nelle Tue cose. Voglio essere vuota, vuota totalmente, perch Tu possa riempirmi. Voglio in me Ges, soltanto Ges. Voglio essere grande per amarti e per consolarti, voglio essere grande per salvarti anime; ma in quanto a me voglio essere piccolina, sempre piccolina... - Coraggio, figlia cara! In te tutto amore, anche se adombrato da imperfezioni, imperfezioni che Io permetto. Quanto pi Mi brami, tanto pi Mi possiedi; pi soffri, pi Mi ami e pi anime salvi. Quanto pi ti senti sparire e morire, tanto pi in te appaiono le Mie opere e pi vita dai alle anime... - ... (diario, 17-1-1947). Sono Io che svuoto tutto, sono Io che riempio tutto Passai la notte in grande sofferenza e in molte ansie. Il mio corpo era un mucchio di cenere disfatto dal dolore; il cuore sentiva, in modo orribile, tagli continui di spade

172

affilatissime; allo stesso tempo voleva staccarsi e volare in alto verso Ges, ma non poteva... Abbracciata al mio crocifisso e alla cara Mammina, non cessavo di chieder Loro amore. I dolori erano quasi insopportabili, ma le ansie di amore li superavano di molto. In questa angoscia non perdevo la mia unione con Dio; mormoravo sempre: - Mio Ges, mi lancio nelle Tue braccia, Ti stringo per non lasciarti pi senza desistere di chiederti amore. Anche se ogni volta che Te lo chiedo Tu mi mandassi via e mi battessi, non Ti lascerei, non tacerei, ma con maggiore coraggio griderei pi forte: Ges, Ti amo! Dammi amore! Sono la Tua vittima . - ... Ges mi disse: - Dov' la croce, la vera croce, ivi l'amore. E dove l'amore, ivi Cristo. Tu soffri, Mi possiedi e Mi ami; hai tutto il mio Amore... Far che il tuo dolore sia salvezza per il mondo, che l'amore con cui Mi ami si diffonda e si comunichi alle anime. Il tuo dolore e il tuo amore sono scala, ai peccatori ed ai giusti, per salire al cielo... Ci che ti dico non per elogiarti; non parlo per te, parlo per il mondo. a lui che voglio mostrare che cos' la mia vita divina nelle anime, che cos' una vittima generosa e fedelissima... - ... (diario, 2-1-1947). ... Aborrisco il mondo e ci che racchiude; non perch debba aborrire tutto ma perch voglio e debbo staccarmi da tutto. Sento come se qualcuno dentro di me stia spolverando, lucidando, riordinando l'abitazione del mio cuore, della mia anima. Tutto viene buttato fuori. Mi sento vuota: una casa senza mobili. Questo vuoto deve essere riempito e quando sento che si riempie di una vita di cui non so parlare, vita superiore a questa vita, l'anima vede il cuore tanto pieno da traboccare: dal suo interno escono grandi fiamme che salgono in alto. In questi momenti rimango come assopita in questa vita e come se sparissi dal mondo. Sento di nuovo il vuoto e le ansie divoratrici di amore per Ges... Te, mio Ges, solo Te e nulla pi. Sento contemporaneamente il distacco da tutte le creature, anche delle pi care, mentre io stessa voglio esser loro grata e riconoscente. Non voglio vivere di loro per vivere soltanto di Ges. Sono tagli dolorosi, sono sofferenze indicibili. Ma se almeno cos amassi Ges! Sapessi di amarlo, cesserei quasi di soffrire... ... Venne Ges: - Stendi, figlia mia, su tutto il mondo il tuo dolore, come su di esso Io stendo il mio divino amore... Rinnovami molte volte la tua offerta di vittima; moltiplica i tuoi atti di amore... Sai chi Colui che senti lavorare nella tua anima? Sono Io, il tuo Ges, il tuo Sposo, il tuo Re. Sono Io che svuoto tutto, sono Io che riempio tutto. Ti posseggo tutta e tu mi possiedi tutto. Io butto fuori da te coloro che ti sono cari, ma senza danno n ingratitudine da parte tua; senza che tu tralasci di amarli. Potrei forse consentire che una mia sposa sia ingrata? So quanto costa l'ingratitudine e la sento tanto quando si mostrano ingrati verso di te! No, non sei ingrata. Ci che faccio per togliere da te tutto ci che umano e perch tu possegga ci che divino, perch ti riempia solo il divino. cos, figlia amata! In te esiste solo l'amore, tutto l'amore di Ges. Voglio darti ancora la vita di cui vivi: una goccia del mio Sangue divino con la mia Eucarestia: questo il tuo alimento... - ... (diario, 7-2-1947). Una grande afflizione ... Il giorno 11 ebbi una grande afflizione, una delle maggiori avute in vita mia. Non so se fu permessa dal Signore o causata dal demonio. Lo ignoro ma ho sofferto molto: non sono capace di descrivere quanto. Sopportai rassegnata. Non fui capace di fare alcuna delle mie preghiere giornaliere, essendo stanca per la sofferenza; non ho perduto per la mia unione con Dio. Abbracciata al crocifisso dissi di cuore: - Mia croce, ti abbraccio con Ges, ti voglio, ti amo. Ges, sono la tua vittima. - Stringevo al petto l'immagine della cara Mammina e Le dicevo: - Sei stata Tu, Mammina, a portarmi questo regalo nel Tuo giorno [festa della Madonna di Lourdes]. Soccorrimi, confortami!... - Mio Ges, accetta

173

parte di queste sofferenze per le seguenti intenzioni (gliele nominai) ed accetta il rimanente da distribuire per il mondo. - Trascorsi 24 ore in questo dolore senza sfogarmi con nessuno. Interrogata, cercai di mascherare e non dissi nulla; tacqui fino a non poterne pi. Volevo piangere e non fui capace, cos la sofferenza fu pi grande. Il giorno 12 alzai un lembo del velo che copriva tanto dolore; mi confortarono e vollero persuadermi che quella sofferenza non aveva l'origine che io le attribuivo. Rimasi pi sollevata... Poi invece ricevetti il colpo: non era immaginazione la mia, ma realt. Ben lontana dal ribellarmi, lo ricevetti e lo abbracciai. Prego e soffro per chi mi ferisce: perdono come desidero che Ges perdoni le mie colpe. Non voglio offendere Ges n cessare di amarlo un solo momento. Se mi offrissero di scegliere l'amore di tutte le creature, gli onori e le lodi, e di farmi padrona del mondo intero, di non essere mai schernita, disprezzata, umiliata, a patto di non amare Ges per un solo momento, io direi: - No, no! Sempre no! Voglio amare sempre Ges, oppressa dal dolore e umiliata, sempre umiliata. - Non posso dire che la sofferenza non costi; ma anche vero che questa vita passa e l'amore di Ges dura eternamente. Voglio amarlo! Voglio amarlo! ... Ges mi parl cos: - ...Coraggio, posso dire del tuo caso ci che dissi [agli Apostoli] : le porte dell'inferno non prevarranno contro di Me, cio contro la mia Chiesa ; e ora dico la rabbia umana, che pare piuttosto infernale, non potr nulla contro la Mia divina causa . Fatti animo, sposa cara... - ... (diario, 14-2-1947). ... Aspetto un giorno, poi un altro, sempre in attesa che arrivi un sacerdote di cui possa fidarmi e a cui possa aprire la mia anima perch la guidi a Ges e la sostenga in questo cammino tanto doloroso e spinoso. Non appare nessuno! Sono sola in questa lotta costante. Voglio amare Ges e non Lo amo; n so come amarlo; non ho chi mi insegni. Mi rivolgo a San Giuseppe: Gli chiedo dal fondo dell'anima di essere il mio maestro, il mio direttore e che ami per me Ges, Mammina e la Trinit Santissima (diario, 21-21947). Mio buon padre [Umberto], chiedo perdono per la grande colpa di non avere ringraziato prima per la lettera che con grande carit mi ha scritto. Lo sa che Ges non mi lascia provare gioia, anzi, quando ricevo lettere dalle persone pi care rimango con paura fino a che le ho lette: temo tutti. Mi pare che tutto il mondo sia contro di me. Non posso per nasconderle che la sua lettera mi stata di appoggio e di guida: una roccia su cui mi sono consolidata. Ho visto che lei comprende chiaramente la mia anima e, poich la comprende bene, ha ricevuto uno schiaffo che assomiglia a quello preso dal mio primo padre spirituale, il santo p. Pinho. Mi vengono allontanati coloro che mi comprendono. Che lotta e che paura per confessarmi! Ci che provo precisamente quello che lei ha capito. Vorrei sparire. Ed ogni giorno nella Comunione dico a Ges: - Voglio essere Ostia pura, viva, Ostia in sangue, in ogni Ostia consacrata, in ogni Tabernacolo ove abiti sacramentato. Voglio sparire in Te, voglio apparire soltanto come appari Tu in ogni Ostia; in esse si vedono solo le specie del frumento, appaiono soltanto loro. Nascondimi, Ges, nascondimi! Riempimi di Te. - Io, mio buon padre, vorrei fuggire, nascondermi da ogni sguardo umano perch mi veda soltanto Ges, perch solo per Lui che io voglio vivere. Ma sono certa che se fosse possibile sparire agli occhi della terra, la mia anima non rimarrebbe soddisfatta; avrei ancora paura del mondo: solo il cielo, solo il possesso eterno del mio Dio pu colmarmi, pu saziare tutto in me. Sono stanca di tanto soffrire, di tanto bramare. Per, povera me, se tralasciassi di soffrire un solo momento! Non saprei vivere, morirei fatalmente... (lettera a d. Umberto, 20-31947).

174

O amare e soffrire, o morire I tormenti e i dolori non cessano di consumare la mia anima ed il mio corpo. Il mio crocifisso, Ges e Mammina sono la mia forza. Non mi conosco; non so perch n per chi vivo. Il mio fine, l'unico, Ges. Sar cos? Che vita amara, tanto piena di incertezze! ... Il mio cuore brama di amare per donarsi, di nascondersi in: Ges; brama sparire completamente al mondo perch Ges solo viva, perch Lui solo appaia... ... Sento che Uno dentro di me va incontro a tutti i malvagi che popolano il mondo intero. Con quale tenerezza e amore chiede loro di non ferirlo! Con che bont stende le braccia per abbracciare tutti, per prenderli in grembo come agnelli mansueti; con quale bont apre loro il cuore e li invita ad entrare perch vivano e muoiano in Esso! Finge di non sapere che Lo vogliono uccidere. Possedessi io tale amore! ... - Figlia mia,... ti invito ad entrare nel mio divin Cuore; vieni ad infiammarti, ad alimentarti, a consumarti in questo fuoco divino. Entra, prendivi dimora: ti voglio immersa nell'amore... Nutriti di questo alimento divino che d vita alla tua anima. Vivrai nel dolore e nell'amore, e nel dolore e nell'amore morirai: avrai amore in proporzione del dolore... Salirai, salirai... Sarai consumata nelle fiamme del mio amore divino; come farfalla sarai bruciata in queste fiamme: in esse darai la vita. Far s che il Mio amore traspaia in te: sar conosciuto, riflesso in tutto il tuo essere come in uno specchio, cristallino. Il mio divino amore sar in te cattivante; far che attraggano le tue parole, i tuoi sguardi, i tuoi sorrisi, tutto il tuo essere. Sei dolore, sei amore, sei salvezza per le anime... - ... (diario, 7-31947). ... Il mio crocifisso il compagno delle mie braccia; non posso separarmene. Ges e Mammina sono la forza del mio soffrire. Non mi accontento di rinnovare Loro frequentemente la mia offerta di vittima, di dire che Li amo, che appartengo a Loro; voglio di pi, molto di pi, sempre di pi; ed questo pi che non ho... Cado nella sfinitezza, muoio di fame e di sete. Voglio Ges e non Lo trovo; voglio avere per dare e nulla posseggo. Mio Dio, che dolore di morte!... Sento tutto il mondo in disordine, che si perde. Sento una grande necessit di purificarmi, di essere candida, di santificarmi per soccorrere il mondo, per salvarlo. E non aumento nella grazia n nella virt. Non faccio un passo per la mia santificazione. Non so vivere la vita del cielo. Non so seguire Ges. Non ho vista per camminare nelle Sue vie. Anche cos la mia anima ha pace e dico a Ges: - O amare e soffrire, o morire!(diario, 14-3-1947). Sento in me due vite (Momenti della Passione) Temo me stessa; ho paura di me stessa; ho paura a vivere nel mondo. Lo vedo tanto crudele verso di me. Tutti mi feriscono, tutti tentano di togliermi la vita: una rivolta universale; tutti contro uno, cio tutti contro di me; ci che sento i loro maltrattamenti, la crudelt mi feriscono tanto e riducono il mio corpo in una massa di sangue. Sento in me, non so se mi esprimo bene, due nature: una viva, l'altra morta. Quella morta questa massa di sangue e fu causata dalla crudelt del mondo; quella che vive immortale, resiste a tutto: una vita superiore; per quanta crudelt e cattiveria il mondo usi, non la sopprimer mai. Ma, Dio mio, che lotta dentro di me! Questa vita si oppone a tante cattiverie, non accetta questa morte tanto crudele del corpo e si prepara a chiederle conti rigorosi. Io guardo a questa morte, a questo corpo disfatto in lebbra, a questa massa di sangue e mi rivolto contro me stessa; non posso guardarmi. Sono stata io, solo io la causa di tanto male. Ges, sono la Tua vittima: sia per Tuo amore questa moltiplicit di sofferenze. Guarda tutto ci che avviene in me e dammi la Tua forza. Ho veduto due volte Ges camminare davanti a me con una grande croce sulle spalle. Andava curvo per

175

il peso ed era tanto sfigurato che quasi non pareva Ges. Si voltato verso di me, ma non ha detto nulla e io non Gli ho saputo dire nulla! Non ho saputo provargli il mio amore n consolarlo. Gli dissi solo: Sono la Tua vittima ma fu ben poco per chi tanto soffriva.... Quando sento pugnali e spade ritagliarmi il cuore, vorrei saper parlare a Ges, dirgli molte cose belle e non so. Stringo il crocifisso al mio petto, rinnovo la mia offerta di vittima, Gli dico che Lo amo, che voglio soffrire in Sua vece e resto nel dolore di non saperlo consolare mentre Egli soffre. Poche volte ho visto scendere su di me i raggi di amore del Suo divin Cuore; quando scendevano e penetravano in me, rimanevo pi forte e pi coraggiosa per un certo tempo. ... Nel pomeriggio di ieri sentivo contorcersi e spremersi la mia anima. Improvvisamente sentii che il mio cuore si diviso in due parti: una era il Cuore di Ges e l'altra quello di Mammina. Quello di Ges and verso l'Orto e quello di Mammina rimase disfatto dal dolore ed in lacrime: soltanto il Suo amore: accompagn Ges. Quanto ho sofferto nel vedere il dolore in cui rimase Mammina! Sempre camminando, restai unita a quel dolore; ed anche Ges rimase nella stessa unione di dolore. Nell'Orto ho sentito al collo grosse corde che mi stringevano in modo da affondare nelle carni; mediante queste corde fui buttata a terra e il viso rimase pestato e ferito. Di l vidi, lontano, un albero cui era appeso Giuda lo vidi cadere dall'albero al suolo e scoppiare spargendo sul terreno ci che il suo corpo conteneva. Sono stati la vendita, la consegna di Ges, il bacio traditore che lo indussero a quell'atto di disperazione... Oggi ho percorso il cammino del Calvario senza un minimo raggio di luce, rivestita di tutta la malvagit umana. Da ogni parte spuntavano rancori, anime senza compassione n piet di me: mi fissavano con odio e disprezzo. Era tale la sete di amore per ogni sofferenza che si formava come un canale d'amore aperto ad ogni dolore; cancellava tutta la malvagit. Sull'alto della croce questo canale di amore ha continuato ad accogliere tutto in s: pareva avere braccia per abbracciare... (diario, 21-3-1947). Viene la morte, arriva presto, ma una morte che mi lascia viva: muore solo il corpo; sono i peccati, il mondo intero a uccidermi, ma non pu uccidere tutto. La vita che sento non morire vita superiore, vita di trionfo, vita che fa vivere e governa ogni vita. Sento che essa in tutto il mondo come soffio di aria diffuso. Sento che a questa Vita appartengono tutto il cielo e tutta la terra. Sento un bisogno immenso di parlare di questa Vita, di farla conoscere e non so; mi limito a dire: Vita di grazia, Vita di amore. Ma che amore pazzo, che amore senza pari! Io vorrei ricambiare questa pazzia di amore con altrettanto amore. Ma quanto sono lontana! Sento che si lavora dentro di me. Tutti i mobili della mia casa, sono usciti. Ogni immondizia, tutta la polvere tolta, ma non in una sola volta: si deve sempre ritornare a pulire di nuovo. Il mio vuoto tanto grande: il Cielo soltanto lo pu riempire; soltanto Ges con tutto il Suo amore lo potr colmare. Non lo riempiono il mondo n milioni di mondi se esistessero... Vado come se fossi un soffio che vaga nell'aria. Voglio andare a Ges per riempire questo vuoto; ma Egli tanto lontano! Oh, la mia Patria! Quanto pi la bramo, tanto pi la vedo fuggire... Vorrei vedere tutta l'umanit vivere la vita intima col Signore; sono certa che il peccato sparirebbe dalla terra... (diario, 28-3-1947). Risurrezione gloriosa - Discesa agli inferi (Momenti della Passione) Venga a me l'aiuto del Cielo: senza la forza divina non potrei dire nulla; non posso muovere le labbra per parlare. Ad ogni movimento, ad ogni parola, sento come se mi strappassero il petto e il cuore. Confido: se Ges vuole, potr dire qualcosa di ci che mi avviene nell'anima. Il mio corpo disfatto per il dolore era un mucchio di putridume in

176

fermentazione: questo mucchio mi pareva che fosse l'umanit corrotta, in fermentazione tanto era putrida. La morte correva verso di me: la sentivo venire, mi sentivo, morire. Sentii come mi separassero l'anima dal corpo; ma questa morte non diede al corpo le ceneri per il cimitero Poco dopo la morte e la sepoltura, io lo vidi tutto bellezza, glorioso, trionfare della morte. Quanto cost al corpo separarsi dallo spirito! questi sal, vol verso l'alto; poi vidi che molto presto si riuniva a quel corpo che aveva lasciato freddo, pi freddo del ghiaccio, sfigurato, lacerato, quasi senza carne. Quale contrasto, che io non so spiegare! Lo spirito prevedeva che nuovamente si sarebbe unito al corpo, ma fino al momento della separazione, che universo di dolore, che mare di martirio! Questo corpo che moriva ed era glorioso, questo spirito che si elevava, erano in me, ma non erano miei: io ero soltanto quel mucchio di morte corrotta, nauseante, orribile, che causava la morte a quel corpo glorioso. Io non potevo sopportare tali cose: lo spirito puro che poteva elevarsi col suo corpo glorioso, introdotto, trasformato in questa morte immensa, nel mio corpo mondiale corrotto! Io volevo separare una cosa dall'altra, e non potevo; volevo allontanare il puro dall'immondo e non riuscivo; dovetti morire vedendo il corpo con lo spirito puro coperto del pi nero putridume. Sento il bisogno di voler dire molto su questo mio sentire, ma non posso, non so dire meglio. Sentii che dopo questa morte gloriosa scesi come ad un inferno, ma non ad un inferno di fuoco, di maledizioni e tormenti, bens ad un inferno di tremenda oscurit solamente, dove non entrava n luce n gioia: era un inferno di oscurit e di ansia. Sentii come se il Signore stesse in me, contento a braccia aperte, come chi si libra nell'aria in mezzo ad una moltitudine, come una colomba che sbatte le ali trasmettendo la sua stessa gioia e facendo s che tutta quella moltitudine volasse. Ma come, mio Dio! Vivo e non vivo; sono io e non sono io; sono nel mondo e ne sono partita. Scesi a quell'inferno e ne uscii nuovamente, guidando innumerevoli colombe bianche che volavano dietro di me; non dico bene: quegli esseri che non erano corpi, volavano dietro quel corpo glorioso. Sentii, vidi tutto, ma rimasi sempre immersa nel dolore, nella oscurit e nella morte. Ci che soffr il mio povero corpo in questi giorni, solo Ges lo sa; le torturanti agonie della mia anima, solo Egli le pu comprendere. Questo martirio dell'anima e del corpo mi imped di pregare e di meditare durante la Passione di Ges. Lo fissavo in croce e dicevo soltanto: - Quanto soffri Ges per mio amore; fino a morire per me. Avrei io il coraggio di negarti qualche sofferenza dell'anima o del corpo? Oh, no! mio Ges; con la Tua grazia io non Ti negher nulla. Sono la Tua vittima notte e giorno... - All'inizio del pomeriggio di ieri sentii come se la mia anima fosse imprigionata, insultata e maltrattata: era un non finire di martirii; negli altri gioved avevo sentito o una o un'altra sofferenza; ma ieri ne sentii molte, se non tutte... Oggi ho sentito Ges moribondo a cammino del Calvario: mi pareva che tutte le ferite del suo santissimo Corpo fossero nel mio... Ges dentro di me andava tanto bramoso verso la morte, come l'agnellino assetato corre verso un ruscello: voleva morire per dare la vita... Rimasi come se spirassi con Ges. Pass un po' di tempo in un silenzio mortale. Ges si risvegli e fece che io mi svegliassi: - Mia figlia, Io non sono morto, vieni a Me; vieni nel mio amore, nel mio fuoco divino: per te vita, fuoco che ti purifica, che d purezza, grazia e splendore alla tua anima... - Ges tacque ed io rimasi per un po' di tempo ad ardere in quelle fiamme; le sentivo, le vedevo... Stetti in silenzio non sapevo parlare a Ges. Non sentivo i dolori del corpo e l'anima in quelle fiamme si fortificava. Ges riprese: - Figlia mia, mia sposa cara, ora Mi riceverai Eucaristico per mezzo del tuo angelo custode... - ... Rimasi immersa nell'amore, nella intimit con Ges; mi pareva di essere inseparabile da Lui. - Figlia mia, Mi sono dato a te in alimento; sono la tua Vita...

177

Non potevo lasciarti senza il mio cibo dopo che hai consumato tante energie, dopo tante sofferenze. Ti ho promesso di non lasciarti senza Eucarestia al venerd: non sono venuto meno. Mi hai ricevuto come viatico, e in verit sei inferma; senza un miracolo non avresti resistito al dolore: eri moribonda ... - ... (diario, 4-4-1947, Venerd Santo). Morii e non risuscitai con Ges: rimasi nella stessa morte, rimasi in orribile sofferenza. Mi vergogno di me stessa perch parlo soltanto di dolore; ma esso non mi abbandona n di giorno n di notte. Posso soltanto ringraziare il Signore perch viene dalle Sue mani. In un lungo abbraccio al mio crocifisso, con grandi gemiti ma anche con grandi ansie di soffrire per Lui, Gli dissi: - Mio Ges, conta su di me come Tua vittima, non contare sul mio amore ma sul Tuo, perch con esso che Ti amo; non contare sulla mia generosit: la Tua forza che mi porta ad accettare gioiosamente ogni sofferenza. La mia anima vede le spine come fossero rose bellissime: voglio soffrire, voglio amarti... - (diario, 5-4-1947). O eternit che non arrivi mai! O eternit che passi tanto in fretta! O eternit che non arriva mai! Passa, vola e io volo con essa senza nulla a mani vuote per dare i conti a Ges. Non passa mai, non arriva mai la vera eternit che mi dar il Cielo. Chi potrebbe vivere in questo modo, mio Ges? Dammi la Tua grazia senza la quale la vita in questo esilio disperazione, morte. Voglio volare a Ges, voglio amarlo e non sono capace ad alzare il volo verso di Lui n di amarlo con quella intensit che il mio cuore esige. Voglio fuggire dal mondo, nascondermi a lui, sparirgli, e non lo ottengo mai. Un momento una eternit: un momento che non passa mai, che non ha mai fine. Arriva presto solo il momento di incontrarmi con Ges che mi chiede i conti e mi trova senza nulla, rivestita unicamente di miseria: tanto presto che non mi lascia il tempo di dirgli: Chi sei Tu, Signore e chi sono io! Aspetta un poco, dammi almeno tempo di coprirmi con il vestito altrui, sono spoglia di tutto . Mio Dio, che confusione, la mia: non ho tempo per nulla! Che ne ho fatto della mia vita? Come ho utilizzato il tempo che mi hai concesso? Che orrore, mio Ges! Ma sei Tu tutto il mio amore: solo per Te voglio soffrire; solo Te voglio amare; solo di Te voglio parlare, solo a Te voglio pensare; non voglio altra vita se non la Tua. Mi sento come se fossi un pozzo da cui neppure per un istante cessano di attingere acqua. Che movimento! Questa acqua attinta arriva fino alla cima del pozzo: ne beve chi vuole. Questo pozzo inesauribile, non secca mai, ha sempre la stessa acqua. in me e non mio; in mio potere e non mi appartiene. Ciononostante, sono ansiosissima di distribuirla per dissetare tutti: sento che acqua di salvezza. Oh, come vorrei darla! Dare ci che non mi appartiene senza sentirne scrupolo: rubare senza timore di essere castigata dal padrone. O mio Dio, o mio Ges, vorrei dare tutto, tutta quest'acqua, vorrei immergervi il mondo intero. Muoio, Ges; muoio di ansie!... ... Dimmi o Ges cosa vuoi che io faccia... cosa vuoi, Ges? Che cosa posso fare io? ... - Sono cos grandi i crimini ed tanta la malizia del peccato che soltanto con anime che si offrono vittime in ogni nazione il mondo pu essere salvo; ma vittime pure, tutte generosit ed amore. Ma non ne trovo... Ve ne sono molte che vogliono soffrire ed essere immolate finch non arrivano le sofferenze e non giunge l'ora della immolazione... Chiedi al Santo Padre - glielo chiede Ges - che si appelli ai sacerdoti, soprattutto degli Ordini religiosi, tra i quali molti Mi danno tanto, nonostante vi siano molte cose [che non vanno]: aumentino la purezza, il fervore e l'amore nella celebrazione del Santo Sacrificio della Messa. Con questa purezza, questo fervore e amore, in unione alle mie vittime generose, in unione con la mia vittima cui ho affidato l'umanit,... l'umanit pu essere

178

salva. E non questa, sposa cara, la tua ansia, lo scopo di tutta la tua sofferenza? - ... (diario, 2-5-1947). Alexandrina dei dolori (Momenti della Passione) ... Dall'Orto andai con Ges, mani legate, al carcere; e portai con me nuovamente lo stesso mondo che mi trascinava, mi schiacciava. Stamane non potevo respirare; presa da sgomento, non potevo vivere. Sentivo gli occhi incollati per il sangue che sgorgava dal grande elmo di spine lancinanti che mi cingeva il capo. In tale stato ho percorso le oscure e strette vie verso il Calvario... Come mi stato doloroso il viaggio! Quanto mi costato giungere alla cima! E quanto mi costato vedere belve spaventose ed in gran numero bere il Sangue che scorreva da Ges! Erano certamente belve solo in apparenza, perch Ges ha mormorato e lasciato stampato nella mia anima le seguenti parole: Meglio sarebbe stato per Me, non avrei sofferto tanto, se il mio divino Sangue fosse stato bevuto da vere belve: sono peggiori delle belve . Ho sentito che in molti cuori aumentava l'odio, l'avversione contro Ges, la brama di vederlo scomparire dai loro sguardi velenosi, in qualsiasi modo, a qualsiasi costo. Ges che vedeva e penetrava nell'intimo di tutti, con un aumento di sofferenza... Come uomo, non poteva pi vivere: era mortale; io Lo sentivo in me emettere gli ultimi rantoli. Ma come era soave e dolce l'agonia del Suo spirito!... Sono spirata con Lui. Ah! se con la stessa dolcezza, a Sua somiglianza, io spirassi alla mia morte: morte che mi dar la vita eterna! venuto Ges; ha dato luce a tutta la mia anima e mi ha detto: - Figlia mia, mia Alexandrina, Alexandrina dei dolori, consenti che aggiunga questo titolo di sposa: Alexandrina dei dolori. Abbi coraggio! Posso paragonare l'anima pura all'acqua trasparente in un vetro di fine cristallo, esposta ai raggi del sole per essere osservata. Quante cose appaiono e mettono in evidenza questi raggi di sole! L'anima sei tu; il sole, l'osservatore sono lo che tutto scopro in te: ai miei occhi divini tutto appare. Questo tutto che lo vedo e faccio che tu veda il mezzo di cui mi servo per purificare la tua anima, affinch tu, da questo calvario, da questo letto di dolori, possa passare al cielo. Faccio che tu veda in te tutte le macchie, affinch ti purifichi, mia colomba cara, e questa purezza traspaia in te e tu la possa comunicare alle anime. Sono tue le macchie che appaiono al sole della Mia purezza e grandezza, ma ascolta bene, figlia mia, non sono tue le iniquit, i crimini, quel mondo di orrori che senti e scopri in te. O meraviglie, cos poco conosciute e comprese! L'anima vittima si vede coperta e responsabile di tutti i delitti, ma allo stesso tempo possiede Dio con tutte le Sue grandezze. Quanto soffre nel dover sopportare e affrontare ci che immondo con ci che ha di pi puro e santo! Confida, figlia cara: sei vittima, ma non sono tuoi questi crimini. Ti ho consegnato il mondo, ma la sua malizia non tua. Soccorrilo, soccorrilo! - Mio Ges, io non posso soccorrerlo; non so cosa fare, non ho nulla da darti per salvarlo. Salvalo Tu... Io sento che la mia sofferenza non ha nessun valore. - Figlia mia, sei potente, con me hai tutto il potere... Dammi dolori, sposa dei dolori... - Mio Ges, accetta la mia sofferenza e quella del mondo intero come se io ne potessi disporre. Uniscile alle sofferenze e ai meriti della tua santa Passione, al Tuo amore, all'amore del Cielo e di Mammina: forma di tutto questo una difesa per fermare la giustizia divina... Misericordia! Misericordia, mio amore! Una goccia del Sangue preziosissimo di Ges caduta tra fiamme di fuoco nel mio cuore che subito si dilatato. Ma Ges non lo ha lasciato dilatare per molto tempo: venuto presto come medico, ne ha cicatrizzato l'apertura e ha detto: - Va', sposa mia amata, va' a soffrire, va' verso la croce, va' al dolore. Soffri immersa in queste fiamme, soffri incendiata in questo amore; va' a diffonderlo, va' ad accenderlo nella umanit. Va'

179

fiduciosa: non ti inganni, Ges non ti lascia ingannare. Sei di Ges, va' in nome di Ges. Appartieni alle anime, sei vittima delle anime. Coraggio, coraggio! - Grazie, mio Ges. Accetto tutta la sofferenza e non chiedo se non il Tuo amore, la Tua grazia e forza: da sola non posso. Ho paura, mio Ges. - Che orrore sento nel dover dettare quanto mi dice Ges! Se non mi viene una grazia dal Cielo, desisto, non lo posso fare. Se mi ordinassero di non scrivere pi nulla, che sollievo grande sarebbe per la mia anima tribolata, che consolazione! Mi pare perfino che non soffrirei pi. Ma non voglio: sono vittima di Ges (diario, 9-5-1947). Sono in mezzo a due vite (Momenti della Passione) Voglio salire la scala dell'amore e non riesco: sento di essere discesa all'ultimo gradino. Ges non pu aspettarsi nulla da me: non so amarlo, non ho forze per amarlo. Voglio abbracciare la mia croce, la croce che Egli mi d e non posso: questo mio abbraccio mi fa cadere con lei, sfinita, senza potermi pi rialzare. Voglio fare tutto ci che buono e santo e povera come sono non faccio nulla. Voglio essere solo di Ges, di Mammina e delle anime e non sono di nessuno e per nessuno. Non sono io, non vivo, non esisto. Vive in me il mondo pieno di malizia, colmo di crimini, interamente rivoltato contro il Signore: una rivolta di morte. Lo sento crocifiggere Ges. Vive in me un'altra vita che affronta questo mondo. Con che dolore, con quale compassione gli va incontro e lo contempla! da lui forzata a castigarlo, ma non vuole. Si trattiene a stento, fa di tutto per non colpire, per non punire. lo, che non esisto, mi trovo in mezzo a queste due vite: la vita del mondo che voglio regolare, trasformare perch diventi un'altra; la vita di Dio con cui non faccio altro che implorare misericordia, aprire le braccia, alzare le mani, curvarmi davanti a quel Potere supremo per ricevere tutti i colpi, per essere schiacciata da tutta la Sua divina giustizia. Mio Dio, non vivo e sono l'umanit; non vivo e posseggo la Vita di Dio; non esisto e vivo per il mondo e vivo per Ges; non sono niente e devo sopportare su di me tutta la malvagit umana e tutto il potere, tutto l'amore, tutta la giustizia di Dio. O se io potessi descrivere questo dramma doloroso che ora sento ed ora vedo nell'anima mia!... (diario, 16-5-1947). Perch non faccio anch'io ci che hanno fatto i santi? la domanda che mi sono rivolta durante questo mese di Mammina. Quanto hanno fatto i santi! Ma io non so come abbiano fatto. Amarono certamente molto Ges e soffrirono tutto per Lui. Ma io non so amarlo; ignoro l'amore; non soffro perch non sono io che soffro, ma Ges in me. Che Gli dar, allora? Povera me! Non ho nulla se non il cumulo orribile, il cumulo vergognoso delle mie miserie e cattiverie... Ma ho una sete bruciante, insaziabile di amore per Ges. Mi sento come immersa in un mare in cui bevo continuamente, senza saziarmi mai, senza uscirne. Sono come il pesciolino: quanto pi nuota tanto pi vuole nuotare; quanto pi mi immergo tanto pi sento necessit di immergermi. Muoio di sete senza uscire dall'acqua, senza cessare di bere. Vorrei darmi a Ges, vorrei dargli anime, tutte le anime... Quando parlo di Ges, del Suo divino amore e delle Sue anime, non so che cosa provo: mi sento annientare. L'amore di Ges, che follia! Le nostre anime, quale valore! Non sopporto il pensiero che una sola si perda, che per qualcuna sia inutile il Sangue sparso da Ges... ... Continuo ad avere grande paura e orrore del demonio. Eppure continuo anche a sentirlo nel mio cuore... Orgoglioso come fosse padrone di se stesso. Mio Dio, che grande orrore! Il demonio dentro di me! Ma al tempo stesso sento in me Ges, ma fuori dal cuore; e l'anima Lo vede con il petto aperto a mostrare la piaga del Suo divino Cuore profonda e sanguinante. Egli addita il Suo Cuore divino; con sguardi

180

teneri e affettuosi, pieni di amore, invita il mio cuore ad entrare. Ges mi vuole interamente; dimentica il mio passato. Che invito commovente! Mi fa dolere tanto il cuore!... ... Io mi faccio insensibile, svio da Lui i miei sguardi, non faccio il pi piccolo sforzo per gettare fuori il demonio... Che quadro doloroso! Il demonio dentro e Ges fuori!... ... Nel pomeriggio di ieri sentii che al mio collo furono legate grosse corde e le mani di tutti gli uomini mi trascinavano fino all'Orto... Qui vidi Ges col Cuore aperto in atto di dissetare anime. Alcune Lo rifiutavano con segni di ripulsa: disprezzavano tutto; non volevano neppure toccare il Sangue di Ges. Altre Lo bevevano freddamente, con indifferenza, come cosa da poco. Altre venivano e bevevano con amore; altre con amore folle parevano non saziarsi mai di bere. Ne venne un'altra che pass fra tutte e con sete insaziabile beveva, beveva; entr nella piaga del Cuore di Ges, si perd in Lui, non ricomparve pi. Dopo, salii all'Orto, o sal Ges in me... Nella grande sala di Anna vidi la moltitudine che seguiva Ges: erano uomini, solo uomini armati di bastoni. Quando il malvagio diede lo schiaffo a Ges vi furono tante sghignazzate e battimani, come se avesse fatto l'atto pi bello... Con Ges sono stata coronata di spine, flagellata... con Lui ho percorso il Calvario... Mi ha parlato: - Figlia mia, cuore grande, cuore ardente, cuore di fuoco... Ti assicuro che sulla terra vi sono ancora cuori anche se pochi che Mi amano: il tuo uno di essi... Colloco il tuo amore delizioso nella tazza del tuo dolore. l'offerta incessante che Io presento all'Eterno Padre. Offrimi, figlia cara, tutto il tuo martirio; uniscilo al Mio Sangue divino e ai dolori della mia Madre benedetta; unita alla continua rinnovazione della mia Passione, riceverai dal Cielo tutta la forza, la Grazia e la capacit per soccorrere le anime. Salvamele: sono mie... - ... (diario, 23-5-1947). Mio buon padre [Pinho], ... Che cosa le dir della mia anima? Avrei tante cose! impossibile dirle per iscritto quanto soffro; ho la certezza che neppure a viva voce mi farei comprendere del tutto. Quando verr il giorno in cui il Signore mi conceder la grazia di confidarmi a lei di presenza, per spiegare, il meglio possibile, le grandi amarezze, tristezze e angustie in cui il Signore mi ha mantenuta in questi lunghi anni di cos penoso esilio e triste separazione? Nella luce di Dio, mi pare che non vi sia nel mondo chi goda di maggior gioia e felicit di me. Umanamente invece non ho disperato solo per la divina grazia di Ges. Mio buon padre, sempre parlando umanamente non vi per me un momento di gioia; mi d gioia solo la Volont del Signore: soffrire per Ges e per le anime. Soffro molto e nulla mio! Ogni dolore tutte le grazie di cui il Signore mi ha favorita, muoiono prima di nascere: come luce che si spegne prima di apparire. Voglio amare e non ho n conosco l'amore. Voglio soffrire e non sono io che soffro: il dolore non mi appartiene. Vivo cos a mani vuote, senza avere n vedere in me nulla, eccetto il cumulo delle pi vergognose e nauseanti miserie. quanto mi mostra e mi consente di vedere la tremenda oscurit del mio spirito: oscurit che io temo ed amo. Non so il motivo per cui mi sento obbligata ad immergermi in essa; voglio abbracciarla perch mi mostra ci che sono: miseria e nulla pi. Siccome non so dire nulla, termino con la fiducia illimitata in Ges e Mammina che presto mi sia restituito colui cui devo molto e che ha incamminato verso di Loro la mia anima. Sento la necessit di quella guida, di quella stessa luce perch siano pi soavi i miei sentieri e possa con maggior fortezza terminare la mia corsa sulla terra. Mi sento morire perch mi pare di non poter soffrire di pi. D. Umberto stato qui giorni fa: ci vuole veramente bene. Vennero a visitarmi molti sacerdoti e mi rimasero amici... (lettera a p. Pinho, 26-5-1947).

181

Vorrei andare a Roma dal Santo Padre ... Sento, non so che cosa, dentro di me che mi spinge a volere andare a Roma: non per vedere Sua Santit, n i luoghi santi e le tante meraviglie, anche se tutto ci sarebbe una gioia. La mia necessit non questa. Vorrei dal Santo Padre un qualcosa che nessuno mi pu dare. Vorrei lanciarmi ai suoi piedi, baciarli, bagnarli con le mie lacrime; sono convinta che ne avrebbe compassione e che la mia anima riceverebbe ci che brama e che io non conosco. O mio Ges, Tu sai che io non posso farlo; supplisci Tu, per misericordia, in altro modo alla mia impossibilit (diario, 23-5-1947) 21. ... Il mio spirito vola a Roma: non soltanto accompagna coloro che vi sono andati, ma gi presso il Santo Padre per implorare e ricevere da lui ci che non sa, ma che brama e che solo da lui potr venire. Povera me! Tutto anelo e nulla possiedo se non miseria... (diario, 13-6-1947). ... Il mio cuore unito, legato per cos dire al Santo Padre. Spera e confida che ha molto da ricevere da lui. Da persona molto cara mi stato dato il piacere di ascoltare per radio la canonizzazione di San Giovanni de Brito. Ho sentito parlare il Papa. Sentivo in lui molto viva la presenza del Signore: mi parve di udire in lui la voce stessa di Ges. Ho seguito la Santa Messa: non so dire la mia gioia. Da quasi sei anni non avevo questa fortuna. Ho chiesto a Ges tante cose: Gli ho chiesto Grazie per coloro che mi sono cari, per la mia famiglia, per tutti coloro che si raccomandano alle mie povere preghiere e infine per il mondo intero. Nell'udire quanto avveniva a Roma pensavo al Cielo... Ho accompagnato tutto con il sorriso sulle labbra, soddisfatta per quanto udivo, ma nel dolore pi profondo che si possa immaginare: il cuore era straziato; e l'anima, in pianto continuo, accompagnava il mio sorriso. Le lacrime dell'anima, il dolore del cuore erano immensamente maggiori della contentezza e del sorriso delle labbra. Contentezza e sorriso erano cose umane che, sebbene fossero in me, parevano non appartenermi. Ho lodato e benedetto la mia croce... (diario, 27-6-1947). Chi con Ges muore, con Ges risuscita (Momenti della Passione) Il tempo passa, soltanto io non cambio. Un giorno mi d un altro giorno, una settimana un'altra settimana, un mese un altro mese, un anno un altro anno ed io resto sempre la stessa, anzi ognor sempre pi ottenebrata, pi fredda, pi gelida. Si spenta del tutto la luce della mia speranza; speravo fiduciosa di progredire, con il trascorrere della vita, nello zelo, nella virt e nell'amore; di dare a Ges quanto Egli vuole, di essere quello che Egli desidera che io sia; ma invece di arricchirmi, ho perduto tutto, tutto morto in me. Si spenta la luce che mi illuminava il cammino; non posso andare verso Ges. Che oscurit! Non ho nessuno che mi guidi. Amo follemente la mia oscurit di spirito, perch questa la volont del mio Signore. Sono sulla croce; non posso n voglio separarmene; la amo con l'anima e con il cuore. Ges mi ha resa somigliante a S: sia benedetto; sono la Sua vittima, voglio salvargli le anime. Mi sento crocifissa e nello stesso tempo sento tutto il corpo disfatto dalla lebbra, ridotto in cenere. L'anima piange nel vederlo cos abbietto, colpevole e nauseante. S, piange continuamente, piange nell'intimo; non so come io possa avere il sorriso sulle labbra quando il cuore e l'anima singhiozzano senza tregua. O mio Dio, che lotta quella della mia vita, che mare tempestoso! Tutto vien distrutto, tutto va in rovina. Io sono caduta, sono rimasta distrutta; voglio rivivere, voglio rialzarmi e non posso. In questo sfinimento fisso Ges e la cara Mammina, chiedo Loro amore: voglio amarli, ma non sono capace... Ieri, al cadere della notte, vidi il terreno dell'Orto, il luogo che avrebbe dovuto essere irrigato con il mio sangue. In un impulso d'amore volevo baciare ed abbracciare quel terreno. Vedevo l'animazione e la diligenza con cui si preparava la Cena; nonostante fosse preparata quasi sotto i miei ordini, non

182

uscivo dalla mia triste amarezza. Vedevo che doveva essere la cena dell'amore, delle meraviglie, come nessun'altra, ma io non uscivo dal mio soffrire. Andai nell'Orto ed il sangue irrig la terra: vidi molti vermiciattoli berlo e nutrirsene; ne vidi molti altri che lo fuggivano per non toccarlo. L'agonia aument; il sangue riemp il calice e trabocc: fu allora che lo offersi al Padre. In quel momento una rugiada feconda di amore irrorava la terra: doveva essere, attraverso i tempi, rugiada di vita e di salvezza per le anime. Una nuova sofferenza mi tolse il conforto di questa visione: rimasi schiacciata fra l'Orto ed il Calvario come in una pressa; dovevo bere l'amarezza fino all'ultima stilla. Stamane mi sono sentita condotta, per mano da qualcuno, al terrazzo di Pilato: il capo pieno di spine, il volto coperto di sangue, tutto il corpo ferito e lacerato. Ho veduto e sentito la grande folla che, ad una sola voce, senza compassione di me, reclamava la mia crocifissione. Ho veduto la croce che poco dopo dovevo sentire sulle mie spalle. Il Cuore di Ges aveva tanto amore per tutti i carnefici che Lo maltrattavano durante la via dolorosa: pareva che Ges in cambio di tanti maltrattamenti baciasse e abbracciasse tutti quelli che Lo ferivano: questi, folli di rabbia, e Ges, folle d'amore. Quale esempio per il mio cuore impietrito!... In croce sentivo nel mio cuore quello di Ges... Dalla Sua piaga divina, aperta dall'amore, non ancora dalla lancia, usciva un sole brillante, una miriade di raggi dorati: era la vendetta di Ges verso il mondo... Mammina stava ai piedi della croce, con gli occhi lacrimosi fissi in Ges: come sospirava! Ho sentito come se Ges si gettasse nelle Sue santissime braccia per riceverne le carezze. Ben presto Ella Lo avrebbe ricevuto, ma gi senza vita... Ges spirato; poco dopo venuto: - Figlia mia, chi con Ges vive, con Ges muore. Chi con Lui muore, con Lui risuscita alla vera vita. Vieni a Me a godere del mio divino amore, a confortarti, a vivere. - Mi sono sentita nuotare in un mare immenso di amore e in un mare uguale di dolore; non sapevo come nuotare in questi due mari, allo stesso tempo. - Mio Ges, godo e soffro allo stesso tempo, non so vivere. Sii benedetto perch mi conservi in questa sofferenza. - Mia figlia, sposa fedelissima, sei il mio ritratto. Io ero sulla croce, soffrivo ed amavo; soffrivo i maltrattamenti, soffrivo per i crimini con cui ero offeso ed amavo coloro che Mi maltrattavano e tutti quelli che mi ferivano. Tu sei sulla croce: soffri a mia somiglianza e a mia somiglianza ami. Ama le anime! Ama il mio divin Cuore! Confida in Me!... - (diario, 4-7-1947). Povera umanit che si scava la fossa! (Momenti della Passione) ... Ho passato tre giorni senza ricevere il mio Ges: non posso dire la mia sfinitezza. Avevo fame di Lui; ho sentito molto la Sua mancanza... Lui la forza per tanto soffrire. Giunse il pomeriggio di gioved; cominci il mio Orto con la visione di Ges che piangeva su Gerusalemme: ... La mia anima piangeva con Ges; piangeva, come piange da tempo, senza pausa, perfino nelle cose che potrebbero darmi gioia... Vidi la scalinata che Ges sal dopo la flagellazione lasciando, sui gradini, i segni del suo Sangue divino. Mi cost immensamente il sentire e il vedere questo. Poco dopo giunsero coloro che erano andati a Roma: ricevetti doni; io sorridevo e l'anima piangeva. Mi parlarono di varie cose che, per grazia e misericordia di Dio, gi conoscevo. Soffrivo e ascoltavo; ma quando mi parlarono della scala salita da Ges e che io poco prima avevo veduta e sofferta, fu tale il mio dolore che mi parve scoppiasse il cuore e mi uscisse dal petto; mi manc il respiro e, senza volerlo, mi usc un gemito profondo. Cercai di cambiare argomento. Siccome la mia fame di Ges era molto grande, feci presente che non avevo ricevuta la Comunione. Un santo sacerdote che era presente and a prendere Ges

183

Eucaristico. Lo ricevetti e mi incendi di fuoco il cuore ed il petto; mi guar per qualche tempo le ferite dell'anima... (diario, 18-7-1947). ... tale il desiderio che ho di dare anime a Ges anche dopo la mia morte, che, non potendo frenarmi, ho scritto di mio pugno quanto segue: Ho passato la mia vita a soffrire e passer il mio cielo ad amare e a pregare per voi, o peccatori. Convertitevi e amate Ges! Amate Mammina! Venite! Andiamo tutti in cielo. Se provaste per qualche tempo i martirii che per voi ho sofferto, sono convinta che non pecchereste pi. Se conosceste l'amore di Ges, oh, allora, morireste di dolore per averlo offeso. Non peccate! Ci ha creato! Padre! . Questo vorrei fosse stampato attorno alla mia tomba per commuovere, per chiamare i peccatori a Ges. Che ansie incontenibili di dargli anime!... Ho chi si sforza tanto di sollevarmi, di consolarmi. Tutto questo che io ricevo come una attenzione del Cielo, muore prima che io lo assapori. Sia benedetta la volont di Ges! Il demonio se ne serve per tormentare orribilmente la mia anima; mi sussurra: Come pu Dio avere attenzioni per una vita tanto falsa e piena di cattiverie? Hai gi la ricompensa sulla terra; nell'altra vita sar l'inferno, la perdizione eterna! - Io vado scavando, scavando la mia sepoltura. Il terreno in cui scavo falso, nauseante, pieno di immondezze: terreno, sepoltura mondiale. Che orrore! Lavoro senza luce, scavo, e proprio io mi disfo in quella stessa polvere, in quella terra marcia e nauseante. Sento come se avessi qualcuno dentro di me in lacrime, che sospira ininterrottamente, in una tristezza senza pari... ... Ges mi disse: - Figlia mia, quella vita di miseria la vita del mondo. La terra che scavi, la sepoltura che apri rappresenta il mondo che da se stesso si seppellisce nella sua perdizione eterna. Ci che senti disfarti in te, sono le anime disfatte dalla lebbra del peccato. Figlia mia, le spiagge, i cinema, le case di gioco e di peccato, le vanit, le immodestie, le ambizioni e tutti i vizi sono quel marciume che scavi e cui apri la sepoltura. Povera umanit che si scava la fossa! Povere vittime che si immolano! Povere agli occhi del mondo, ma ricche, eternamente ricche per Me. - ... (diario, 25-71947). Un cuore squarciato dall'amore (Momenti della Passione) Invoco gli aiuti del Cielo, senza cui non potrei dettare... Quanto pi soffro, meno ho da dare... Quando sentivo che le mie sofferenze non arrivavano a Ges, e per il mio molto soffrire non Glielo offrivo come dovevo, Gli dicevo: - Guarda nel mio cuore, o Ges, vedi per chi soffro e chi amo o, meglio, chi desidero amare. Cos resto sicura che non Ti inganno, perch Tu sai la verit, che voglio avere sempre anche sulle mie labbra. - Tutto mi fugge, tutto si spegne. I giorni passano, le sofferenze aumentano e io mi sento sempre pi indegna di Ges... Ieri, gi al mattino, cominciai a sentire e a vedere la spugna accostata al mio cuore, quasi in forma di croce. La mia sete aument... Era gi quasi notte e continuavo ad ardere di quella sete... ... Mentre soffrivo in tanta amarezza [l'agonia dell'Orto], senza alcuna vita, senza alcun conforto, l'Orto si trasformato in un vago giardino attorniato da covoni di grano dorato. Che ricca e incantevole messe! In mezzo al giardino, posta in alto, una croce nel cui centro, non so con che cosa, vi era legato un cuore. Dall'alto scendevano raggi di fuoco che lo attraversavano da una parte all'altra e lo illuminavano completamente. Ai piedi della croce spuntavano robusti steli di gigli che sbocciavano bellissimi e crescevano fino all'altezza dei bracci della croce. Fu una visione: non avvenne in me, ma mi sentii colpita da quel fuoco, mi sentii un'altra, incendiata; con l'anima molto confortata, rimasi con pi vita. ... Sul Calvario, Ges mi ha detto: - La tua vita diventa giorno per giorno piena di luce, non solo per quelli che l'hanno studiata e quelli che la studiano, ma anche per chi la

184

studier. La stessa luce sar confusione e rimorso per alcuni di coloro che non la studiarono come dovevano: la vita di Cristo. La visione di ieri vuol significare che sono Io in te a salvare le anime: i fiori attorno alla croce sono le anime che per mezzo tuo vengono a Me, pure ed infuocate d'amore; la messe di grano dorato rappresenta le tue sofferenze. Tutto quanto semini messe per i peccatori... - (diario, 1-8-1947). ... - Ges, Ti chiamo, Ti cerco, non Ti trovo, non mi parli. Dove sei? Il mio petto squarciato da colpi continui. - Sento come se nelle mie mani avessi il cuore ridotto ad un grumo di sangue, per mostrarlo a chi lo ha ferito; lo mostro senza risultato: non hanno compassione di me. Nel cuore parla una voce addolorata: - Non v' dolore uguale al mio dolore! - ... Voglio nascondere la mia vita e non posso. Non vorrei che si sapesse quel che Ges nella Sua bont infinita opera nell'anima mia; non consentono che io lo occulti... Ieri mattina rimase impresso nella mia anima Ges con i suoi Apostoli. Egli vedeva avvicinarsi la morte e, sopportando a stento quella separazione, diceva: - giunta la mia ora: vado a morire. Parto, ma resto con voi! - Il suo Cuore ardeva di amore; passavano le ore, aumentava la sofferenza, ma cresceva pure l'amore. Io sentivo come se il mio petto fosse una fornace ed il mio cuore un recipiente in ebollizione: quanto pi bolliva, tanto pi traboccava, quanto pi traboccava, tanto pi si riempiva. Ges fissava Mammina; si voltava a guardare ancora gli apostoli e, in un dolore profondo, mormorava: - Devo lasciarvi, ma non posso separarmi da voi; vado, ma resto; a voi mi lega il mio amore! - Vincoli di amore avvincevano sempre pi Ges al Cuore santissimo di Mammina e a quello degli apostoli. Fui a cena. Tutta la sala, tutte le parole ed i sorrisi di Ges erano amore. Se io sapessi parlare di questo amore! Tutto era amore, amore, solo amore che affrontava la malvagit e l'ingratitudine... (diario, 8-8-1947). ... O mia croce, mia croce amata, quanto ti amo! Che vedo nella mia croce? Amore, ma un amore senza limiti, un amore senza pari; e vedo il dolore, ma un dolore che racchiude tutti i dolori: un insieme di dolori. Abbracciai la mia amata croce: e fu un abbraccio eterno. Sento che qualche volta mi scivola dalle spalle, ma perch mi pare di non poterne pi; sento di lasciarla cadere volontariamente: questo accade per la mia sfinitezza. Ma la voglio, e l'amo: il mio abbraccio eterno stato dato. Sento il mio cuore tanto legato ad essa che non pu separarsene: croce e cuore, cuore e croce: una cosa sola. Amore, dolore e croce sono miei, li voglio per Ges e per le anime... (diario, 15-8-1947). ... Mi pare di mostrare al mondo le mie piaghe aperte e dirgli: - Guarda come ti amo! Guarda quanto soffro per te! Vieni, il mio cuore ti vuole accogliere! - Ma il mondo cieco, non vede le mie ferite. sordo, non ascolta la mia voce: calca senza piet il mio povero cuore che, tutto sanguinante, un cencio per l'umanit intera; come polvere da calpestare. Il mondo che mi ferisce la causa del mio dolore. Ma vi in me un amore che ama e dimentica, un cuore che cerca e brama, un cuore pazzo che vuol dar la vita a tutta la umanit che morta... Questo amore non mio: ha preso possesso del mio corpo, ma non mi appartiene. venuto Ges: - Figlia mia, sposa mia, sposa di dolore e di amore,... il tuo dolore ed il tuo amore sono balsamo per il mio soffrire. ... Il mondo, povero mondo! Che sar di lui, che cosa lo aspetta!... Grida, chiama, di', figlia mia, che Ges lo invita alla penitenza, alla preghiera... - (diario, 22-8-1947) Quante conversioni in questa cameretta! (Momenti della Passione) Mio buon padre [Pinho],... la sua lettera mi ha confortato. Non dico che mi abbia rallegrata, perch non vi pi per me se non l'allegria di fare la volont di Dio. Ma mi ha confortata assai, soprattutto l dove mi diceva: "occupando ancora lo stesso posto, le invio questa lettera come sempre". S, mio buon padre, nonostante questi lunghi anni di

185

assenza e di silenzio, l'ho ritenuta sempre come mio direttore, ed anche Ges [l'ha ritenuta tale]. Nel leggere che lei lo conferma e che disposto ad esserlo sempre, mi sono confortata molto: magnificat, magnificat! Avr saputo che la Miriam [sorella di p. Pinho] ha passato qui alcuni giorni. Quanto abbiamo apprezzato la sua visita! Vedevo in lei il mio buon padre. Ci che le ho fatto era come lo facessi a lei. Non mi dimentico, o meglio non la dimentichiamo, presso il Signore. Faccia altrettanto, per carit! Deolinda alquanto ammalata di polmoni e sempre tribolata nello stesso dolore e nella stessa attesa di un giorno felice`. Chiede la benedizione e invia rispettosi ossequi insieme a Sozinha; mia mamma, lo zio e le cugine si raccomandano anche loro; il medico, la sua sposa e i figli e i signori Sampaio le mandano rispettosi saluti. Il medico, d. Umberto sono stati due colonne salde che ci hanno sostenuto in tanta lotta. Essi, il signor Sampaio, il fratello di d. Alberto, il signor Pelicano e molti altri, quanto ci sono stati amici! Nonostante tutto, aumenta assai il numero degli amici, anche tra sacerdoti e medici. Benediciamo il Signore! Confidiamo in Lui... Se la causa Sua, e non vivo di illusioni, Egli veglier... (lettera a p. Pinho, 28-8-1947). ... - ... Mio Ges, io vorrei soltanto nascondermi e non comparire pi. Non so se farei bene o male; non so in quale forma Ti do maggior gloria: stando sola o ricevendo coloro che mi visitano... - ... Mia figlia, ... voglio che tu faccia il sacrificio di ricevere quanti verranno; ti tengo qui [sulla terra] per questo. Quante persone riceverai, altrettante riusciranno ad andare in cielo! Quante comprenderanno la tua vita di unione con Me e, comprendendola, impareranno e inizieranno a viverla! Coraggio! ... - ... (diario, 11-71947). ... Ges mi disse: - ... Sapessi quante trasformazioni, quante conversioni con sincera emenda di vita avvengono qui nella tua cameretta, in questo calvario in cui ti ho posta: calvario di dolore e di amore! Quante anime gi sono entrate qui con il demonio nel cuore e ne sono uscite portando Me, con un pentimento profondo e un fermo proposito di emendarsi! ... - ... (diario, 12-9-1947). Mio buon padre [Umberto], ... quante volte ho pensato di scriverle. Non trovo il modo di farlo con la premura che vorrei: che movimento in casa nostra! Dopo le ore di riposo di Deolinda parecchie volte abbiamo tentato di scrivere, ma il popolo non ce lo ha consentito. Che martirio! Sia benedetto il Signore! Ho paura a vivere quaggi. Quando Ges mi verr a prendere? Non immagina il mio sfinimento e le agonie dell'anima. La mia miseria orribile. Non faccio nessun bene o, se lo faccio, non sono io; mi fugge, non lo vedo. sempre pi grande la mia sete di Ges e delle anime; ma anche maggiore il peso delle iniquit e la oscurit che mi fa morire di sgomento. Ho bisogno di luce; ho bisogno di sostegno. Chi mi soccorre?... (lettera a d. Umberto, 19-10-1947). ... La mia anima piange e il mio cuore in ansia. Passai quattro giorni senza ricevere Ges Eucaristico: che fame indicibile, quali ansie insopportabili!... Quante volte volavo in spirito presso Ges Eucaristico e Gli dicevo: - Vieni, mio amore, muoio di fame, sono sfinita nell'anima e nel corpo; vieni da me, saziami ed opera in me come se Ti ricevessi sacramentato... Ieri, fin dal mattino, sentii, oltre le spine che quotidianamente mi cingono il capo, una nuova corona di spine: pareva che mi giungessero al cuore... Verso sera sentii alcuni brividi di freddo che mi fecero tremare e vidi Ges, molto triste, che pure tremava. Non vidi Ges quando usc dalla sala della Cena; non Lo vidi congedarsi da Mammina, ma vidi Lei in cima alla scala seguire i passi di Ges verso l'Orto. Attraverso Ges vidi i suoi sguardi addolorati quando gi non Lo vedeva pi e sentii come il suo Cuore Santissimo seguiva il Figlio intuendo ci che andava a patire.

186

Che unione di dolore e di amore tra quei due Cuori! Ges precedeva gli apostoli triste e silenzioso. Attraverso di Lui io vidi anche che gli apostoli non si preoccupavano n soffrivano per ci che doveva accadere; erano molto stanchi e, appena giunti nell'Orto, si addormentarono... All'aurora sono andata a cercarlo nella prigione: tremava dal freddo; aveva perso tanto Sangue! Era tanto sfinito! Mi sono associata al suo dolore e alla sua tristezza e come Lui sono rimasta sfinita. Sono uscita dalla prigione in questa santa unione: L'ho accompagnato seguendo i Suoi stessi passi... Vicini a Ges camminavano i due ladri con le loro croci: sono stati crocifissi a fianco di Ges. Io sentivo che le loro sofferenze, le loro croci pesavano su di me: sulla croce di Ges che era in me. Sentivo uscire dal Cuore divino di Ges lo stesso amore, le stesse grazie per ambedue: uno le accettava, l'altro le respingeva. Ges soffriva, agonizzava... (diario, 26-9-1947). O mio Dio, non pu essere avvelenato ci che divino, ci che Tuo; sono peggiore del serpente, sono un veleno pi pericoloso. Che orrore nel sentire tutta l'umanit bere, avvelenarsi, immergersi in me. Il cuore mi si lacera per il dolore. Cammino come un ladro che fugge: voglio nascondermi; ho paura di tutto, ho paura del Cielo, ho paura di Ges. Odo con i miei orecchi, sento con la mia anima il suono della tromba che mi chiama: Egli viene a chiedermi i conti. Che sar di me, mio Dio? Come potr comparire davanti a Te?... Quanto costa vivere cos!... L, sul Calvario, la croce e Ges si alzarono nel mio petto; la montagna [del Calvario] si alz assai, port via la croce e con essa Ges: tutto scomparve e sfum in cielo. Io rimasi sola, legata ai piedi di quella montagna. Si lev un mare di crimini, delle maggiori iniquit; le onde di quel mare si infrangevano contro di me che facevo parte di quella montagna, come si infrangono contro i moli del porto. Quanto pi le onde mi colpivano, tanto pi mi sentivo sola e nella oscurit. Priva di luce e di aiuto per sopportare un cos vasto mare di crimini, immensamente peggiore della pi tremenda tempesta, mi sentivo morire... venuto poi Ges: non mi ha portato subito la luce, ma mi ha dato vita e un fuoco che mi incendi il cuore: - Figlia mia, non sei sola: Io sono con te... Ti ho creata per le anime; non sei del mondo e vivi per il mondo, non sei in cielo e vivi di cielo. Dal primo istante della tua esistenza, da quando ti ho creata, ho sempre veduto in te la missione che ti ho affidata: la missione pi bella e nobile, la missione delle missioni, la missione delle anime. Ti ho creata per loro, sei vittima per loro e, a somiglianza Mia, vittima del calvario. Come prova che lo sei, ti ho legata ai piedi della montagna, e contro di te ho fatto infrangere il mare delle iniquit. La montagna si elevata, scomparsa la croce ed Io con essa sono andato in cielo, ma i crimini continuarono. Io non ho cessato di dar prova del mio amore spargendo sul mondo le mie grazie... E come prova di questo amore ho perpetuato l'opera della redenzione... stato necessario continuare questa opera attraverso alle mie vittime... - ... (diario, 17-10-1947). Tanta ingratitudine contro tanto amore (Momenti della Passione) Sento in me le piaghe talmente aperte, che, pur avendole in me, mi pare di attraversarle da una parte all'altra. Ma non sono io: il mondo intero - che le attraversa: ora passa attraverso questa, ora attraverso quell'altra. Sono porte spalancate per le quali tutti possono passare senza chiedere l'autorizzazione. Tutte queste piaghe sboccano in un unico cammino che porta alla piaga del cuore; da questa piaga tutti passano in un altro Cuore, che unito al mio. Con quali ansie questo Cuore riceve tutti coloro che vogliono andare a Lui: sembra avere braccia per abbracciare, occhi per fissare e attrarre, labbra per sorridere e per baciare. un Cuore che soltanto amore! Il mio, in confronto, molto piccolo e meschino, non niente. Non so neppure come essendo tanto piccolo possa

187

avere in s una piaga tanto grande da sembrare una piaga mondiale. Mi costa tanto sopportarla per il dolore immenso che mi causa... (diario, 31-10-1947). ... Nel pomeriggio di ieri, nel mare della mia sofferenza, mi pareva di essere venuta al mondo, ma di non essere del mondo: vivevo in lui non per trattare di me ma delle cose di Dio. Di tanto in tanto il mio cuore andava all'Orto... Sul calar della sera, per conchiudere l'opera, passai alla Cena. Che amarezza colma di amore e tenuta nascosta! Provai la consolazione sentita da Ges quando il discepolo amato Gli si accost delicatamente al petto; subito dopo fu grande il dolore del suo divin Cuore nel vedere le lacrime di Mammina... Seguii poi, passo per passo, le fasi dolorose e tristissime dell'Orto e dell'agonia di Ges. Sentivo in me di dover morire e volevo morire: senza la morte non avrei portato a termine l'opera per cui ero venuta sulla terra. Nel frattempo sentivo che Ges fissava il mondo ed il suo Cuore con tristezza profonda diceva: - Tanta ingratitudine contro tanto amore! - ... (diario, 14-11-1947). Non sapevate che mi devo occupare delle cose del Padre mio? (Lc 2,49). Padre, Ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuta l'opera che Mi hai affidato (Gv 17,4). ... - Scrivi: Santo Padre, Santo Padre, mio caro rappresentante sulla terra, ascolta la voce di Ges! Parla al mondo, parla al mondo, parla ai vescovi riuniti affinch parlino ai loro sacerdoti. Cos pochi sono luce del mondo e sale della terra! I sacerdoti secolari che adempiono il loro dovere sono rari come i petali che il vento ha sparpargliato uno qui e un altro assai pi in l... Santo Padre, parla al mondo, che la tua voce arrivi da un polo all'altro: si faccia orazione, si faccia penitenza: vita nuova, vita pura! Non indugino, si mettano all'opera; inizi chi deve iniziare; dall'alto venga l'esempio. Figlia mia, non ti sfugga nulla di quanto ti ho detto. Si accender luce di Spirito Santo per dissipare tutte le tue tenebre, affinch tu riconosca che in te tutto opera divina. - Cominciai a godere di una luce splendente: ho sperimentato il gaudio dell'amore di Ges immersa nella Sua pace. - Se fosse sempre cos, mio Ges, non avrei nulla da temere, non potrei dubitare di nulla. - ... (diario, 21-11-1947). Mandai la Mia croce in attesa della vittima ... Dentro di me ho una roccia mondiale: il mondo; sento che lo . Questa roccia attorniata da un mare infinitamente pi grande che la lambisce dolcemente con le sue onde carezzevoli e soavi: onde di invito ad entrare. Ma questa roccia non soltanto impermeabile, si pure coperta di putrido fango. Le onde lambiscono molto dolcemente quasi vogliano accarezzarla, lavare quella immondezza per rammollire poi ogni durezza; ma invano! In questa roccia vi il veleno di cui io sono portatrice; veleno nascosto, che si oppone come vipera, come leone furioso, affinch quella roccia non sia lavata n rammollita. Ges ne soffre tanto! Quanto ingrata l'umanit! ... Ges mi ha detto: Imparino da te le ragazze a conservare per Me il candore della loro purezza; imparino gli anziani e i giovani, i ricchi ed i poveri, i sapienti e gli ignoranti, imparino tutti ad amarmi nella sofferenza, a portare la loro croce... La conoscenza che ti ho dato del male non ha tolto alla tua anima lo splendore e la grazia: conoscerlo, non praticarlo. Soltanto cos potevi dare al mio divin Cuore la riparazione per tanti peccati delittuosi. Sei vittima, cui ho affidato la pi alta missione. Quale prova ascolta ci che ti dico, per darlo a conoscere: trascorso poco pi di un secolo da quando mandai a questa parrocchia privilegiata la croce come annuncio della tua crocifissione; non croce di rose perch avevo soltanto spine; neppure di oro, perch saresti stata tu ad adornarla con le tue preziose virt e il tuo eroismo; ma croce di terra, perch stata la terra stessa a prepararla. La croce era pronta e mancava la vittima che, nei piani divini, era gi scelta: eri tu. Il male aumentato, l'onda

188

delle colpe arrivata al suo culmine: doveva essere immolata una vittima; sei venuta e il mondo ti ha crocifissa... La malizia umana che ha preparato la mia croce ha preparato pure la tua; ma come sono grandi i disegni del Signore e ammirabili le Sue meraviglie! Nella mia divina sapienza, potevo renderti pi simile a Me? Da questa croce, da questa immolazione, ho avuto due vantaggi: l'amore alla Mia croce e una grande riparazione. Non soltanto la mia Alexandrina ad essere crocifissa, ma Cristo in lei e con lei... . ... (diario, 5-12-1947). 1948 Tutte le tue sofferenze prendono in Me un valore infinito (Momenti della Passione) ... In me, dentro il mio cuore, vi un libro enorme, che non so leggere n comprendere: scritto a tratti neri; non ne distinguo neppure una lettera. Questo libro mi fa tremare e mi impaurisce. Sento per in me una sapienza senza pari, che vede, legge questo libro e lo comprende. Questa sapienza Ges: legge e mi fissa con sguardi severi chiedendomi i conti. Devo rispondere per le gravi cose contenute in questo libro immenso che ai miei occhi pare non avere limiti. Che severit, quella di Ges! Che giustizia porta con s! Quanto mi sento schiacciata! Mi pare di non sopportarne la presenza. Vi fossero almeno montagne, cielo o anche inferno dove potessi nascondermi! Tremenda la presenza di Dio, cui devo dare i conti! Mio Ges, sono la Tua vittima: ma che conti Ti debbo dare, che soddisfazioni puoi ricevere da me? Tutto il mio corpo, cuore e anima sono lacerati, disfatti in sangue. Mi feriscono tante spine inflittemi da mani d'uomo. Ges e Mammina cari, fate che le sappia ricevere e sopportare in modo a Voi gradito. Nelle ultime ore dell'anno, insieme ai miei cari, feci la consacrazione a Ges e a Maria, ed ho recitato il Te Deum in ringraziamento di quanto ricevuto da Ges: sofferenze o gioie e tutto ci che volle mandarmi. Chiesi perdono e nuove grazie per me, per quanti sono cari al mio cuore, per quanti si raccomandano alle mie preghiere e per tutta l'umanit. Feci e chiesi quanto seppi; e nulla feci n seppi dire. Vennero le mie tenebre: non soltanto mi avvolsero completamente, ma mi tolsero perfino tutta la vita dell'anima e del corpo per la loro intensit. Mio buon Ges, tutto per Tuo amore... Ieri vennero le sofferenze dell'Orto: non ero io che le vivevo, ma Ges: io vi dovevo partecipare con Lui. Sentii che un bagno di sangue emanato da Ges veniva a lavare le mie iniquit, dava luce a tante tenebre che oscuravano il mondo, riconciliava la terra con il cielo. Ancora nell'Orto, sentii che sarei stata spogliata per essere flagellata: lo spogliamento di Ges rivestiva me, le Sue ferite venivano a guarire le mie. Mentre gli apostoli dormivano, Ges rimase un po' di tempo seduto presso di loro. Vorrei saper dire quanto Egli amava e, in s profondo silenzio, quanto la Sua Anima parlava! Con gli occhi al cielo, parlava al Suo Eterno Padre. Le stelle filtravano luce attraverso l'uliveto ed illuminavano l'Orto oscuro. Ma per Ges non brillavano, non davano luce: n gli rispondeva l'Eterno Padre. Tuttavia la Sua Anima divina aveva un linguaggio infinito ed infinito era l'amore del Suo Cuore divino. Quanto era grande Ges! Raggiungeva tutti! Amava infinitamente, infinitamente! Sfinito, con i vestiti inzuppati di sangue, in una tristezza profonda e quasi senza vita, aspett e vide approssimarsi la soldataglia con il traditore. ... Questa mattina sono stata con Lui ai tribunali; ho sentito la grande, indicibile superbia di coloro che si ritenevano sovrani: ho sentita l'umilt e la piccolezza di Ges. Sapessi assomigliarmi a Lui! Il Re di tutto, annichilirsi! Che grande lezione! Con Ges ho percorso il Calvario... Raggiunta la cima, sono rimasta in croce con Lui... venuto il momento di spirare e Ges, nella pi

189

estrema agonia, ha affidato lo Spirito al Padre: il Suo grido moribondo ha echeggiato nel mio cuore come se echeggiasse nel mondo intero... Sono rimasta come morta per un po' di tempo. Poi venuto Ges: - Figlia mia,... voglio incendiarti nel mio divino Amore, voglio vederti consumata in esso. Diffondilo nei cuori e nelle anime, incendia il mondo in una sola fiamma... Molte volte ti ho ripetuto che il mondo tuo, che te l'ho affidato; ma oggi vengo a rinnovarti la consegna, come feci la prima volta: il primo venerd dell'anno... Rendendoti simile a Me e tu essendo mia vittima, non vivendo tu, ma Io, tutte le tue sofferenze prendono in Me un valore infinito... (diario, 2-1-1948). ... Sono stata coperta da una grande quantit di miserie, malvagit, crimini vergognosi. Quanta vergogna e quanta responsabilit nel dover rendere conto a Dio!... Quanto pesa su di me la giustizia divina!... Se questi mondi di male gravano su di me fino all'impossibile, un altro mondo infinito, con altra vita infinita, superiore, infinitamente superiore, vive, bramando solo di attrarre a s e trasformare in s questo mondo di malizie. Io sono malizia e bont allo stesso tempo e sono anche vita e morte. Questa vita vuol dare vita alla morte; questa morte non accetta la vita. O Ges, come posso vincere? Mi sento arsa: ho sete del Tuo amore; ho sete di darti anime. Soffro, sento il dolore, ma non come mio... Ho ansie di amore puro, di amore pazzo, ma non sono io che amo; io non vivo, io non esisto; io sono un nulla. Quale dolore logorante! Quanto soffre questo cencio inutile! Quanto soffre questo cuore che vuole appartenere solo a Ges, quest'anima che solo in Lui vuole riposare! Soffro e non so come resistere... ...Oggi, assetata di dolore, ho preso la croce e con Ges ho camminato per le strade dell'amarezza: erano stipate da tutta l'umanit a cui Ges ed io con la croce, ci mescolavamo e che, come un rullo, ci schiacciava continuamente... Quasi sulla cima della montagna, Ges univa le sue lacrime alle copiose gocce del suo divin Sangue. Non avevo mai sentito n visto Ges piangere come in questo viaggio. Con rancore si preparavano a spogliarlo e a crocifiggerlo; ho visto uno dei carnefici, con sguardi infernali, alzare il martello e batterlo con tutta forza sul chiodo che fissava la Mano divina di Ges. Si ripercosso tutto nel mio cuore: le lacrime di Ges erano spremute da quella indicibile durezza e ingratitudine... (diario, 9-11948). Vorrei trasformarmi in pane, vestiti e conforto per quanti soffrono! ... Voglio praticare il bene; voglio che tutti i miei atti siano, imbevuti di bont e dolcezza. Mi opprime la conoscenza dei poveri che hanno fame e non hanno vestiti per coprirsi. Non sopporto che i miei simili vivano in afflizione, chiunque essi siano. Il mio povero cuore, bench cattivo, soffre, si sente mancare per non potere trasformarsi in pane, vestiti, conforto, gioia e balsamo per quanti soffrono. Ges, voglio bene a tutti; voglio consolare tutti per tuo amore... (diario, 16-1-1948). Mio Dio, cosa deve mai attraversare [l'anima mia] ! Da sola, senza nessuno, fra tenebre tanto dolorose, non vedr mai luce, non sentir sollievo od appoggio in nessuna guida... Povera anima, mantieniti salda in Ges, chiamalo, invocalo in questo viaggio tanto lungo. - Ges, se non vieni in mio aiuto, lo sgomento mi uccide. Ma, mio Ges quanto dolce soffrire e morire per Te! Tutto questo nulla, nulla per Chi ci ha amato tanto! Viene Qualcuno, non sono io, che, dentro di me, varie volte raccoglie, in un calice, il sangue che sgorga dalla piaga profonda del mio cuore, lo unisce alla amarezza della mia anima e lo alza verso il Padre... ... La morte si sta avvicinando sempre pi: viene verso di me e io cammino verso di lei, giorno per giorno, a grandi passi. Porta con s sofferenze inimmaginabili. Quanto pi si avvicina ed io ad essa, tanto pi chiaramente vedo il

190

martirio che mi porta. Ma non a me che viene a togliere la vita: sempre all'altra vita che vive in me... (diario, 23-1-1948). Sono tanto lontana da Ges, tanto lontana! Per quanto io cammini, non riesco a raggiungerlo. Corri, corri, anima mia, corri senza posa, va senza stancarti in cerca del tuo Signore. Corri fiduciosa che tuo e verr giorno in cui ti unirai a Lui per sempre in un amore senza fine. - O Ges, quando verr il giorno in cui potr dire: Ges mio, ora so che Ti amo e non cesser pi di amarti; non Ti fuggo mai pi: ora sei mio e io Tua, solo Tua, o Ges ? Sono affamata; muoio, muoio soltanto per perdermi in Te e consumarmi solo nel Tuo divino amore. - La mia croce, la mia amata croce! Io so che soffro, che sono crocifissa anche se non so comprendere il mio doloroso martirio. Anima mia, abbracciati a Ges, abbracciati alla croce e cammina sempre, segui il tuo Amato; non temere la notte, non temere le spine. Come dolce essere in croce, ferita per Suo amore! - Ges, la mia gioia sia la croce, la mia dolcezza il dolore: tutto in Te e per Te. Il mondo morte, morte orribile. Il mondo sono io, e la morte in me. O morte, come potr guardarti Ges? Come potr dargli conto di te, delle tue stragi? Che orrore, o mio divino Signore! Ahi, il mondo, la morte umana, tutta piena di brutture! Sto nuotando in un mare di ansie e di forti desideri di fare il bene: sono ansie di amare soltanto Ges e di beneficare il prossimo. O Ges, vinci nel mio cuore; altrimenti cado e non mi rialzo pi. Questo mare enorme, queste onde agitate tolgono al mio cuore ogni resistenza. Nuotare, nuotare; lottare, lottare, ma senza ottenere lo scopo di tanta lotta: l'amore di Ges... (diario, 30-1-1948). Il tuo dolore per le anime pi che il sole per la terra... Nel pomeriggio di ieri si innalz in me una torre: mi pareva una torre formata dal mondo intero: era molto, molto alta, ma tanto insidiosa. Un orribile serpente saliva in essa a spirale dal basso alla cima spargendo sulla terra tutto il suo veleno e non risparmiando nulla. Io rimasi fra la torre ed il serpente che tentava di avvelenare anche me. L'anima mia, opponendosi al serpente, si sforzava di togliere tutto il veleno dalla torre. Quella torre mi indic l'Orto. Alla mia corona di spine se ne aggiunse un'altra; alla lancia che sempre feriva il mio cuore se ne aggiunse una seconda con una spugna: rimasero accostate al petto quasi in forma di croce. In quel momento sentii sospiri molto dolorosi e profondi: erano di Ges. Mi causarono un grande dolore e squarciarono un Cuore dentro di me che non era mio: vedevo sgorgarne sangue in grande abbondanza... ... Udii Ges dirmi: - Figlia mia, ... lascia che Io depositi ancora nel tuo cuore il mio amore infinito e tutti i tesori racchiusi nel mio divin Cuore... - Incominciai a sentirmi grande, tanto grande che il mio cuore arrivava in cielo. Dissi a Ges: - Mio Ges, che avviene in me? Mi sento tanto forte e tanto grande... - ... Hai in te il Cielo stesso, figlia cara, e sai perch? Per soccorrere le anime e per avere forza a portare la tua croce. col tuo dolore che soccorri: confida che il tuo dolore per le anime pi che l'acqua per i pesci, pi che il sole per la terra. Soffri contenta: sei potente, la tua croce di salvezza... Io fui crocifisso per gli uomini e tu, a mia somiglianza, sei crocifissa per loro. Sono venuto al mondo per salvare i miei figli e ho inviato te al mondo perch continui a salvarli... Prima di te ho mandato la croce di terra come segno che sarebbe venuta la vittima per essere immolata in favore della terra stessa... (diario, 6-2-1948). ... Il carnevale fu per la mia anima un giorno di grande tormento: mi cost assai sopportare la nostalgia di alimentarmi. Sofferenza insopportabile! Con fatica nascosi le lacrime; volevo sfogarmi, sfogarmi molto: volevo dire che avrei dato una grande somma di denaro, se l'avessi avuta, per alimentarmi; che, se sapessero quanto soffro per questa

191

nostalgia, non direbbero che non vero che non mangio. Ero tentata di dire ai miei cari: potessi mangiare come voi!. Fissai il Cuore di Ges con gli occhi pieni di lacrime. Mi ricordai che era giorno di tante offese contro di Lui e Gli offrii in riparazione il sacrificio di tacere e tutto il mio soffrire. O Ges, o Mammina, per Vostro amore e per le anime che io voglio nascondere ogni mio dolore. I miei sfoghi sono soltanto con Voi. Mio buon padre [Pinho], ... se vi fossero pi persone che conoscono la vita di Dio nelle anime e la necessit di luce che le guidi e le sostenga, non mi avrebbero tolto il mio padre: hanno consumato un vero furto. Ges li perdoni, dia loro il cielo: la mia vendetta. Desideravo ardentemente scriverle per il compleanno; non mi fu possibile. Sono tante le mie sofferenze: benedetto sia il Signore! Anche se non ho potuto dettare per lei neppure una parolina, non tralasciai di fare la Comunione, di soffrire e pregare affinch lei ricevesse dal Cielo ogni ricchezza, conforto e amore. Chiesi anche a persone amiche, fra cui alcune veramente sante, di pregare per le stesse intenzioni: furono i nostri auguri e i nostri doni. Grazie, mille grazie, per la letterina che ebbe la carit di scrivermi: fu luce per la mia anima e balsamo al dolore che notte e giorno mi consuma. Da molto tempo non avevo avuto cos grande sollievo. ... E che dirle di pi? Quanto pi ho da dire, meno posso e so parlare: vivo in fitte tenebre mentre voglio consumarmi in amore, nell'amore pi puro, perfetto, pi intenso che si possa dare a Ges; e non l'ho! Mi pare struggermi nel desiderio di fare del bene a tutti ma non faccio nulla. Non vivo, non soffro, non amo: sono un niente. Ma questo niente vuole tutto, vuole dare tutto a Ges; un niente che vive di ansiet, un niente che, pur avendo tanti amici e vedendo crescere il loro numero, si sente tanto solo, tanto solo, senza nessuno, immerso in sofferenze a non finire... Povera me se lascio di confidare in Ges, se abbandono le braccia di Mammina! Cosa sarebbe di questa poverella in tanto abbandono spirituale?... (lettera a p. Pinho, 18-2-1948). Mantenendomi sempre nella pace (Momenti della Passione) ... Ho in me una cosa sola che mi sostiene: la fiducia in Ges. Povera me, se questa mi mancasse, morrei di disperazione! Egli non si inganna n permette che io mi inganni... Il mio dolce Ges non pu permettere che io mi inganni, perch io non voglio ingannarmi... La mia ansia di manifestare il mio dolore non per mostrare ci che soffro: vorrei perfino potere e sapere nascondere tutto; ma poich non sono io a soffrire, e lo so che Ges, vorrei rivelare quanto Egli ha sofferto affinch le anime si commuovano e si decidano ad amarlo... ... La croce, lungo il Calvario, pesava, ma Ges non mi lasciava sola: mi accompagnava aiutandomi a portarla. Il viaggio fu tanto lungo! Non mi parso di ore, ma di anni, di molti anni. E la croce gravava su di me sempre; non ne potevo pi. Ges vi ha sottoposto le sue spalle. stato Lui il Cireneo del mio Calvario. In vicinanza della meta sono caduta sfinita e Ges con me. Fui crocifissa con Lui: Egli era nascosto in me. Il sangue dalle Sue piaghe passava alle mie; dal Suo capo santissimo passava al mio il Sangue colato dalle spine; tutto il mio corpo ferito sentiva le sofferenze del Corpo di Ges. Dal suo Cuore divino attraverso il mio, passava, per estendersi a tutto il Calvario, il Suo divino amore, come fuoco ardente. Dentro i miei occhi si alzavano al cielo gli occhi agonizzanti di Ges. Mi ha attraversato le orecchie il suo ultimo grido con cui affidava al Padre il suo Spirito... Sono spirata con il mio Ges... (diario, 5-3-1948). ... orribile il mio vivere. Se in mezzo a questo martirio mi mancasse la pace della coscienza, gi da molto mi sarei disperata... Quando, improvvisamente, sorge tormentosa la tempesta di dubbi o tentazioni contro la fede, quando l'anima giunge alla agitazione e alla saturazione piena di timore, viene da non so dove, una soave dolcezza ed eccola nella consueta tranquillit, nella stessa unione con Ges. Quale protezione del Cielo ho su di

192

me! Non so ringraziarne il Signore... Quando mi pare di essere in procinto di consegnarmi al demonio,... abbraccio, con l'anima e col cuore, Ges, Mammina e la croce; chiudo occhi e orecchie a tutto, sospiro molto, mantenendomi per sempre nella pace della mia coscienza, illimitatamente fiduciosa che sono e sar sempre, totalmente ed eternamente di Ges. In questo abbraccio intimo lascio passare gli orrori di tutta la tempesta: sia benedetto il Signore... (diario, 12-3-1948). ... O Ges benedetto, fa' che in mezzo a cos grande orrore la mia anima, che tua, non perda la serenit e la pace; grazie, Ges!... Nel pomeriggio di ieri non vi era in me se non dolore e croce. Io ero bambina e attorno a me vi erano croci in proporzioni alla mia et; infatti mi sentivo ancora bambina, ma grande di una sapienza che non era mia. Tutte le croci dovevano essere distribuite, eccetto quella destinata a me. Io vedevo l'Orto, ma, essendo bambina, mi pareva di distogliermene e di non soffrirne tutta la grave realt. Col passare delle ore, io crescevo in sapienza, in grazia ed in et: grazia e sapienza che non mi appartenevano. Crescevo, crescevo e in proporzione della crescita mi si presentavano sofferenze sempre pi grandi e spaventose. Si avvicinava l'Orto. Io mi occupavo delle cose del cielo come un fedele vassallo che si occupa delle cose del suo re. Il cuore ardeva d'amore come fuoco che non si spegne mai. Questo amore si diffondeva sopra tutte le sofferenze che l'Orto mi presentava: sudavo sangue e sentivo le mie labbra su duro terreno che mi toglieva il respiro. Il cuore, anche se schiacciato dalla giustizia divina, si elevava e si univa all'Eterno Padre. ... Oggi, nell'ultima parte del viaggio al Calvario, ho sentito che il cuore accoglieva Ges e Mammina Madre dei Dolori; nelle sue santissime braccia portava Ges non sofferente ma gi morto ed avvolto nel lenzuolo. Durante le tre ore di agonia io stavo sulla croce ed il mio petto continuava ad essere asilo per Mammina Addolorata con Ges morto... ... Ho udito Ges: - Figlia mia, figlia mia! Tu sei per le anime un angelo di pace: sapessi quante per mezzo tuo hanno ricevuto la pace! Sono migliaia, milioni che per te sono salve... li mondo persiste nella sua vita di perdizione: salvalo con il tuo dolore. Dammelo e dammi il tuo amore: sono il prezzo per le anime. Come meravigliosa la tua vita, tanto somigliante alla mia! per questo che ti faccio piccolina: per renderti a Me simile anche nella mia infanzia. Erano mie la sapienza e la grandezza che sentivi in te; erano mie le croci che ti attorniavano, erano croci che lo avevo per dare alle anime. Ho aggiunto alla mia Passione un po' della mia infanzia; sei passata attraverso tutto: la mia vita intera ha partecipato alla mia Passione e morte; aumentavano le sofferenze a mano a mano che crescevo in et. Io ho ascoltato Ges attentamente ed in quel momento ho compreso bene che la sua infanzia sempre stata legata alla Passione: ho compreso, ma non ho saputo dirgli nulla. Egli ha continuato: - Figlia mia, ti ho associato oggi pi che mai ai Dolori della Madre benedetta: fu per questo che hai percorso il Calvario con Lei... - All'improvviso, come scesi dal cielo, mi sono apparsi Mammina e San Giuseppe. Mammina era in bianco e azzurro; San Giuseppe teneva nella mano sinistra un grande giglio... Ges ha aggiunto: Eccomi piccolo fra i miei due genitori che tanto amo. - Tra Mammina e San Giuseppe apparso allora Ges; era bellissimo e mi ha detto: - Chiedimi, figlia mia, quanto desideri in nome di colui che sulla terra stato il Mio padre adottivo; chiedi e di' agli uomini che chiedano in suo nome... - Mammina si avvicinata, mi ha accarezzato; San Giuseppe si chinato verso di me e mi ha lasciato il bel giglio; poi sono scomparsi; rimasto solo Ges, ma non pi bambino... (diario, 19-3-1948). Partecipa ai dolori di Maria (Momenti della Passione)

193

Il ricordo del modo con cui ho passato questi giorni mi fa tremare... Ero ansiosa di amare, bramavo tutto ci che puro e del cielo... ma ero sempre a mani vuote: ero un nulla, un nulla che non mai esistito. Che giorni e notti dolorosi trascorsi! Chiedevo perdono a Ges e Mammina; chiedevo a San Giuseppe di amarli come lui Li ha amati. ... Stretta al crocifisso, baciavo tutte le piaghe di Ges, mi soffermavo con le labbra sulla piaga del suo divin Cuore come per riceverne conforto. Sovente mi perdevo tanto in quella Piaga divina che mi sembrava di aver lasciato il mondo. Nel baciarla supplicavo Ges di farmi entrare in Essa insieme a tutta l'umanit. Come soffro nel sapere che ne tanto offeso e che non la posso salvare! Sono vissuta sentendo sempre Mammina Addolorata con grandi pugnali nel Cuore e con Ges morto tra le braccia. Sentivo in me i suoi occhi chiusi, il suo capo, le braccia e le sue gambe fredde, pendenti dal grembo di Mammina. Con profondi sospiri, Lo copriva di lacrime e di carezze, Gli puliva il volto ed il corpo santissimo dalla polvere, dagli sputi e dal Sangue. Con quale tenerezza lo faceva! Lo sentii avvolto in un lenzuolo. Provai il dolore indicibile e senza pari di Mammina, cosciente che poco dopo sarebbe stata privata del suo Ges: n vivo, n morto!... Mi parve pi volte di morire sotto questa sofferenza insopportabile per avere Ges morto dentro di me! In questo dolore, fra Ges e Mammina, sentii, non poche volte, il giglio che San Giuseppe mi aveva dato: fu un balsamo al mio dolore nei momenti pi insopportabili... ... Sul Calvario venne l'oscurit: la terra si apri, tutti fuggirono; solo anime amiche rimasero a fare compagnia a Ges. Ho sentito come se la mia anima mi abbandonasse: poi sono morta. Rimasi cos per parecchio tempo. Quindi mi sentii rivivere; da lontano filtrava un chiarore che dava luce alla mia anima. Aspettavo Ges con ansiet. venuto e, per tre volte, mi disse: - Figlia mia! - Vi fu silenzio! Aumentando la luce dell'anima cresceva l'ansia di possedere Ges e di avere luce completa. Ripet nuovamente, per tre volte, figlia mia e segui lo stesso silenzio e la stessa ansia di maggior luce; luce che mi assicurasse di possederlo interamente. - Figlia mia, ci che avviene nella tua anima opera della mia scienza divina; opera delle mie meraviglie; un'altra prova ch'io ti rendo simile a Me. Il chiarore che hai veduto lontano la luce che la mia morte ha portato al Limbo; l'ansia era quella delle anime che l Mi attendevano per ricevere il premio e lo splendore eterno del Paradiso Sono stato Io a salvare il mondo; e tu, a mia somiglianza, col portar la tua croce, dando la tua vita, continui a salvarlo. Per completare questa somiglianza e per il bene dell'umanit ti ho fatto sentire il mio Corpo morto in grembo alla Mia Madre benedetta; ti ho associato ai Suoi dolori, come Ella si associata ai Miei. Ella ha aiutato Me nella salvezza del genere umano ed ora, con te, continua la stessa opera di salvezza. Come bello che la figlia assomigli al Padre, la vittima a Cristo Ges crocifisso! Figlia mia, in che stato si trova il mondo! Soccorrilo. Io non voglio che per te ci sia resurrezione voglio che la tua quaresima continui: il mondo in pericolo... Tutta la distruzione che hai visto accadr quando il bolscevismo, dopo aver tentato di installarsi nel mondo con mezzi subdoli ne diverr il padrone; esso avanza. La distruzione che hai visto un nulla in confronto a quella che ci sar. Si pecca come non mai, e il castigo sar come non fu mai. Soccorri le anime, figlia mia, Io sono Padre e castigo per richiamare, per non punire con la morte eterna. - (diario, 26-3-1948). Mi aggrappo fortemente a Mammina (Momenti della Passione) ... E' passato il vigesimoterzo anniversario di letto; non voglio pensarci. Triste giorno per me [questo anniversario] : non solo ho constatato che in tanti anni di sofferenza non ho amato Ges n Gli ho dato nulla, che non ho approfittato del grande mezzo concessomi per santificarmi, ma Lo ho anche ferito con il mio brutto temperamento e con cattiverie.

194

Povera me! Mi causa orrore tanta gente che viene a visitarmi: che cumulo di brutture viene a vedere! Fa', o Ges, che non la scandalizzi. Voglio fare del bene, molto bene a tutti, voglio consolare e confortare i poveri: in essi io vedo Ges. a Sua imitazione che voglio vestirli, sfamarli, voglio far loro del bene all'anima e al corpo; non posso sopportare di sapere il prossimo in necessit: devo soccorrerlo o soffrire quando non lo posso fare. Il mio cuore insoddisfatto: quanto faccio di bene nulla... (diario, 16-41948). Ogni minuto che passa, nella mia vita, una morte in pi per me, per la mia sofferenza, per tutto quanto faccio. Che tenebre, che morte, Dio mio! Il mondo non mi d luce: dove potrei trovarla se non in Te, mio Ges?... - Manda, o Ges, in questi miei sentieri cos oscuri un raggio della Tua luce; fa' che in questi abissi terrorizzanti di tenebre in cui vivo, mi sprofondi per Tuo amore e per le anime. Sovente, quando mi sento impaurita, li fuggo ma per andarmi a nascondere nel Tuo Cuore divino o per aggrapparmi fortemente al manto della cara Mammina: Salve Regina, Madre di misericordia! O Mammina, mostrami che sei Madre mia . L'uragano terrorizza, la tempesta tenta strapparmi dal rifugio di Mammina, ma io non lascio il Suo manto. Allora sento che Ella mi stringe al suo petto, mi tranquillizza; e la sua tenerezza addolcisce il mio dolore. Ho tanta paura. Sono sola; non ho amici; non ho nessuno. Sento che tutto il mondo mi toglie la vita in modo crudele, con tutte le barbarie. E io debbo rimanervi immersa; mi hanno legata a lui forti catene; neppure i maltrattamenti mi inducono a sottrarmi e ad abbandonarlo. Non so dire altro; ci che sento non posso n so descriverlo ...Oggi sul Calvario sentivo tutto il mio corpo coperto di piaghe. Allo stesso tempo sentivo che il Cuore divino di Ges che in me e con me camminava, si apriva da cima a fondo per accogliere tutta la terra colpevole. Gi sulla croce, Ges continuava ad accogliere tutto e tutti; perfino il Calvario con la sua crudelt e insensibilit ha avuto posto in Ges. Il suo Sangue, come pioggia, lavava tutte le iniquit; quanto pi Ges si addossava i crimini e la crudelt del mondo, tanto pi cresceva la sua agonia, perch responsabile davanti al Padre... Nel momento di spirare e di consegnare al Padre il suo spirito, sono usciti dal suo divin Cuore raggi dorati verso il Cuore Immacolato della Madre addolorata: era il suo congedo da Lei... (diario, 30-4-1948). Chi ama Ges non muore (Momenti della Passione) ... Oggi sono andata con Ges al Calvario: non vi stato un istante in cui non mi sia sentita con Lui schiacciata e sempre trascinata dalle corde. Tutto il mondo Lo feriva dentro di me. Ges era soltanto ossa, il suo Sangue era tutto sparso sulle pietre. Anche sulla croce Egli non era se non uno scheletro insanguinato. Essendo in me, sentivo che la crudelt del mondo mi apriva il petto e mi squarciava il cuore. Un peso schiacciante conficcava profondamente le spine nel capo santo di Ges; mi pareva che gli occhi e le orecchie mi si rompessero per le acute spine. Quanto ha sofferto Ges per noi! E quanto si degnato nell'associarmi al suo dolore!. venuto il momento di spirare; Ges morto. Il suo Corpo sfigurato e sanguinante scomparso per me. Sono trascorsi alcuni momenti in questa morte e separazione. Poi venuto Ges, rischiarando un pochino le mie tenebre, ma non con la luce di altre volte; per mi ha trasformato l'anima dandomi nuova vita. - Figlia mia, interrompi il tuo calvario: Io ti sostengo e ti accompagno. Figlia mia, avanza nelle tue tenebre: ti guido Io in questa oscurit... La tua sofferenza conduce a Me le anime le quali si rifugiano nel mio divin Cuore al sicuro come formiche nel formicaio. Confida! il tuo dolore che d loro la vita: le alimenta e le fa venire a Me. Sei la pastorella angelica del Re divino: pasci sempre in prato fertile le mie pecorelle...

195

Far in modo, figlia mia, sposa amata, che la tua vita arrivi ai confini del mondo come foglia che il vento trasporta... - O Ges, sarei pi contenta se mi sgridassi per le mie colpe; avrei molto bisogno di convertirmi una volta per sempre, di finirla con i miei difetti; ora basta, non voglio pi offenderti! - Non necessario rimproverarti pi volte, come desideri. Dal tuo pentimento e dalle tue ansie di perfezione traggo maggior vantaggio per le anime che con i rimproveri. L'anima piccola, semplice e umile, l'anima che ama, si avvicina assai pi a Me con il dolore che con il timore... - ... (diario, 7-51948). ... Voglio vivere non questa vita che morte, ma l'altra vita pi pura, pi amante e santa; non so viverla, non mia, ma in me: una vita tanto alta, perfetta, sublime. Voglio aggrapparmi a questa perfezione, facendo tutto in modo perfetto e non sono capace. Non so quello che voglio, non so dire quello che il mio cuore e l'anima bramano: so soltanto che bramano ci che del cielo. Non mi sento con forze per sopportare queste ansie... Ho affidato a Ges e a Mammina la mia vita incomprensibile: nella loro sapienza divina che tutto comprende, me la accettino. Il mio unico compito soffrire e seguirli ciecamente. Sia fatta in tutto la volont del Signore. ... Oggi dalla prigione sono andata al Calvario. Non comprendo: Ges sosteneva me e io Lui. Egli era il mio conforto; e io per Lui non so che cosa ero: una compagna di dolore, di martirio. Soffrivo in Lui e Lui in me: eravamo di sostegno l'uno all'altro... Sulla croce, con Lui, sentivo pugnali nel mio povero cuore in cui passavano i gemiti di Ges. Durante quei momenti di agonia Egli spirato... anch'io mi sono sentita morire. Dopo poco Ges mi ha parlato; la sua resurrezione e la sua divina voce non mi hanno portato luce, ma vita dolorosa. - Figlia mia, ... chi ama Ges non muore: vive sulla terra, vive nella eternit; chi ama Ges vive per la Grazia e con essa trionfa nel maggiore eroismo... ... (diario, 28-5-1948). Non il dolore che ti d la morte, ma l'amore Mio buon padre [Pinho], da due mesi ho ricevuto la sua lettera: arriv proprio il 30 marzo. Sia benedetto il Signore per questo regalo. Ho persino vergogna di avere tanto ritardato a dettare alcune parole per colui che Ges ha collocato al primo posto nel mio cuore; nonostante i sette anni circa di assenza e quasi di silenzio, sempre l; non vi nulla che lo separi da questa unione di anima, nulla che lo strappi dal mio povero cuore. Io non scambio l'amore di Ges con nulla di quanto esiste o potr esistere. Dopo Ges, la Trinit Santissima, la cara Mammina e san Giuseppe, lei, tra le creature, ad occupare il primo posto. Lo permise e lo permette Ges perch Lui che la conserva nel medesimo posto. Il mio silenzio, il mio ritardo non ha se non questa spiegazione: voglio e non posso. La mia sofferenza aumentata moltissimo: mi costa immensamente parlare. Se non fosse lo sforzo di volont, io non direi nulla: sono in un martirio di dolori. Quanto soffro e faccio, sparisce, muore prima di conoscere la vita; cos sente la mia anima. E costa tanto sentire avvicinarsi l'eternit e sentirsi un niente, senza niente. La mia vita una vita senza vita, un mondo senza luce. Quanto pi sono senza luce pi Ges si assenta e pi sfumano in me le Sue cose, la sua vita divina. Mi permetta anche questo sfogo: sento come se mai avessi conosciuto Ges, mai Lo avessi amato, mai avessi saputo ci che la sua vita nelle anime. Quante pi ansie ho di vivere la vita interiore, la vita di Dio in noi, meno la vivo, meno la conosco, meno la comprendo. Mio Dio, come sono ignorante! Nonostante questo, la mia anima si mantiene in pace. una grande grazia di Ges. Ho persin detto: ho pace, la pace della mia anima, a meno che io non comprenda ci che la pace di Dio. Ma credo che il Signore non permetter che la mia pace sia del demonio perch questa certamente non d gioia. Io invece, in mezzo a tante spine, sofferenze, e con una croce tanto pesante, sento la gioia dell'anima che sorride a quanto

196

viene dalla mano del Signore. Possa gemere, possono piangere gli occhi del mio corpo, ma quelli dell'anima sono gioiosi, disposti a ricevere ogni martirio che il Cielo mi invia. Non mi baster l'eternit per ringraziare Dio di tutto questo. Grazie di quanto mi ha promesso di fare in favore della mia anima nel mio compleanno; Ges e Mammina l'avranno certamente ricompensata assai. Il signor dottore [Azevedo], con la sposa e i figli, gradisce i suoi saluti e mi ha incaricata di ricambiarli; promette di scriverle tra poco... Aumenta sempre pi il numero dei miei amici; anche tra i sacerdoti. Monsignor Domingos della "Officina de S. Jos" di Guimares venne a visitarmi; mi rimasto amico pare che sia disposto a fare in mio favore quanto gli possibile... (lettera a p. Pinho, 26-1948). Continuo a non essere nulla e a non vivere. Tutto il mio corpo un poco di polvere disfatta dal dolore; dolore che vive in questa polvere senza appartenermi. L'anima soffre e unisce il suo dolore a quello di questa polvere disfatta. Ma questo dolore non mio n per me; questo dolore sempre muto non pu n sa dire ci che sente. dolore che si estende a tutta l'umanit; non so dire meglio, dolore, senza limiti, senza fine. Sento, comprendo, ma non riesco a esprimere, per incapacit, il peso e la grandezza di questo dolore. Mio Dio, soltanto con la Tua grazia una creatura umana lo pu sopportare. Sento come se il demonio mi calpesti e porti con s il mio povero cuore per darlo alle creature come strumento per gravissimi peccati. Il maledetto non vuol pi saperne di me; vorrebbe il mio cuore e nient'altro. Ah, come mi sento sua e come egli tormenta il mio spirito! Soffro molto nel dubbio se la pace che ho in me sia di Dio o del demonio. Quando il dolore raggiunge il suo apice, sento talvolta pi intensa questa pace dell'anima che fa abbassare il livello del dolore ma subito viene una nuova spina a ferirmi: e se io non mi conoscessi, se questa pace non venisse da Dio ma dal demonio? E subito, senza voler sapere n comprendere a chi questa pace appartenga, mi lancio in spirito nelle braccia di Ges e molto aggrappata a Lui Gli dico: - Ci che voglio amarti, mio Ges e, con la Tua grazia, vincere il mio dolore. Tu sai bene a chi appartiene la mia pace, e questo basta. - ... Ieri mi parve di nascere sull'Orto e sul Calvario. Sono nata e vissuta in essi per amare, lavorare e praticare il bene. Vita e bene realizzati nella pi grande dolcezza! Tutta l'umanit usufruiva di questo vivere. Ma non fui io a nascere n a vivere n a praticare tutto il bene. Chi nato, chi vissuto, chi l'ha praticato stata una vita superiore, sublime, potente e grande come grande la grandezza di Dio. Non riesco ad esprimermi meglio. La vita trascorreva ed io crescevo in sapienza e in tutto, sempre nell'Orto e sul Calvario; di momento in momento vedevo avvicinarsi sempre pi le sofferenze che essi mi presentavano... Mi parevano dolori infiniti... Questa mattina ho sentito come se venisse in me un cielo d'amore ed assorbisse in s tutte le sofferenze dell'amaro cammino del Calvario. Sapevo che soffrivo un dolore inimmaginabile, ma quell'amore mi faceva dimenticare le sofferenze: l'amore vinceva, sebbene mi sembrasse che trascinasse con me il mondo. Sul Calvario lo stesso amore continuava a coprire tutta la sofferenza... Ges mi ha detto: - Figlia mia, non il dolore che ti d la morte, deve essere l'amore che te la d: sarai da lui consumata; sar l'amore che ti d il Cielo: la Patria dopo l'esilio. Il dolore grande, ma superato dall'amore. Ama, ama, figlia mia, il mio divin Cuore e fa' che sia amato da tutti i cuori... Nel giorno a lui consacrato non posso tralasciare di consegnartelo con tutti i tesori ed il suo amore. Accettalo. In esso vi tutta l'umanit; rinnovo cos la consegna. Non permettere che si perda il mondo sviato: soccorrilo con la tua sofferenza, con la tua croce. - Mentre Ges me lo consegnava o, meglio, poneva nel mio il suo Cuore, tanto grande come la grandezza di Dio, mi sono

197

sentita portatrice di un amore infinito e di un mondo di miserie. Nel ricevere il Cuore di Ges ho anche avuta luce per vedere, comprendere e sentire tutto... (diario, 4-6-1948). ... Ieri in mattinata sentii dentro di me due mari immensi: uno di dolore, l'altro di amore. Quello d'amore era sul terreno dell'Orto e in esso si rovesciava ma senza che si esaurisse il mare del dolore; l'amore assorbiva tutto; le fiamme nascondevano tutto. In mezzo vi era Ges: era Lui stesso l'amore; era il mare che non si esauriva nell'inesauribile dolore e lo poteva contenere... (diario, 18-6-1948). Voglio essere un nulla per tuo amore! Ci che mi causa pi avversione e timore ricevere le visite e dover dettare ci che avviene nella mia anima. Io voglio, o mio Ges, se cos la tua volont, vivere senza inquietudine: scarico tutto su di Te, qualunque cosa avvenga... Voglio essere nelle tue divine braccia come la bimba nelle braccia della sua mamma. L'oscurit in cui vivo ha assorbito in s tutto: il futuro, il presente e perfino il passato. Nulla sar, nulla sono, nulla fui; nulla possieder, nulla possiedo, nulla possedetti. Ges, voglio essere questo nulla, perch sei Tu a volerlo: un nulla per tuo amore; e ti offro questo nulla in cui voglio vivere sino alla fine della vita, se cos Ti piace. Per Tua grazia fui, sono e sar sempre la tua vittima. Mi costa immensamente essere nulla e voler essere qualcosa per dare a Ges; costa di pi che volergli dare immensamente e non avere nulla da dare. Sono indicibili e, posso dire, talvolta insopportabili le ansie del mio cuore nel voler dare: oh, se questo amore salisse alle maggiori altezze, arrivasse al cielo! Ma, o mio Dio, come far a saziare queste ansie se mai avr, n ho, n ebbi nulla con cui realizzare i miei desideri? In questa angustia triturante il cuore piange lacrime di sangue. Che dolore, o mio dolce Ges! Il demonio non cessa di circuirmi lo spirito, tenta indurmi alla vanit, all'attaccamento per le cose del mondo e alla disperazione. Tenta di insinuare nel mio cuore il desiderio di vedere qui o l qualcosa. Ma per grande misericordia del Signore la mia anima si conserva in pace; se poi vero che io conosco la pace che viene da Dio. Sento di essere totalmente staccata da tutte le creature e da tutto ci che terreno. Tuttavia il maledetto vorrebbe attaccarmi a tutto, mostrarmi che vi sono gi attaccata e che il mio cuore appartiene a lui. No, sono di Ges; amo solo Lui; a Lui solo appartengo; sono Sua nel mio nulla, Lo amo, Lo amo... - Mia figlia, la tua piccolezza, il tuo nulla aumenta la gloria, la consolazione e l'amore per Me. Non preoccuparti: quanto pi ti senti nulla, tanto pi grande sei ai Miei occhi... - ... (diario, 2-7-1948). ... Che io lo senta o meno, ho fissato la mia dimora nel Cuore divino del mio Ges. Nei momenti di maggior disanimo mi sento l dentro come un uccellino nel nido. Questo sentimento conforta e risolleva per qualche tempo il mio povero cuore. Ho promesso a Ges di sforzarmi di vivere nella semplicit come una bimba e senza nessuna preoccupazione circa il mio futuro. Venga ci che vuole; mi curvo e accetto gioiosamente. Ho scaricato sul mio Ges il peso di tutte le mie preoccupazioni ed ho cercato di vivere in tale distacco. Quando lo sfinimento e la debolezza mi portano a non potere resistere e a dovermi preoccupare, lancio subito tutto in Ges e mi sforzo di sviare da me la preoccupazione come fosse un cattivo pensiero. Sono di Ges; Ges mio; Egli tutto vince in me. Costa assai vivere cos. necessaria molta forza, forza del Cielo per mantenere questo proposito... (diario, 9-7-1948). Devo camminare tanto sola, senza nessuno (Momenti della Passione) ... Sto per ricevere un secondo colpo nella mia vita spirituale. Lo sentir profondamente come il primo? Ges, si faccia la Tua divina volont: sono la Tua vittima. Quanto pi sento la ferita di questo colpo e l'abbandono completo di coloro che mi sono pi cari,

198

tanto pi sento che devo passare su tutto e cercare Ges, solo Ges. Ma costa tanto cercarlo e non incontrarlo e dover camminare cos, tanto sola, senza nessuno! O mio Dio, quanto piangono gli occhi dell'anima e quanto sanguina di dolore il mio povero e freddo cuore! Talvolta non posso contenere in me, perch non ci stanno pi, i desideri illimitati di consolare tutti e far del bene. Voglio rallegrare e sono triste io stessa; voglio confortare e dare e non conforto e non do. Sento di non far niente, di essere una vita inutile. ... Era gi notte ed io, senza sapere come, mi sentii attirata anima e corpo verso il duro suolo dell'Orto. Prostrata col, sentii forti contorcimenti; mi si lacerarono le vene, sudai sangue in tremenda agonia. Vidi subito una lunghissima strada coperta di robusti grovigli di spine: tutte quelle spine dovevano ferirmi. Il mio buon Ges fece comprendere e vedere alla mia anima con una luce molto chiara, che quelle spine dovevano ferire, attraverso i tempi sino alla fine del mondo, non me ma il suo Cuore divino. Mi piacerebbe sapere esprimere meglio l'illimitatezza di quella strada spinosa e il modo con cui Ges era ferito, ma non so; seppi soltanto vedere e comprendere. Rimasi in quel dolore angoscioso e spaventoso... Oggi sul Calvario, tutto era morte, morte che si estendeva al mondo intero. Tutto era tenebre; solo Ges poteva dar luce... Dal suo Cuore divino si riversavano sul mio cuore alcuni raggi luminosi che mi trafiggevano. Ges pareva in una nuvola bianca e io mi sentivo in paradiso: tutto era amore; il mio cuore si saziava in quei raggi: erano il suo alimento ed erano balsamo a tutto il dolore. Ho trascorso un po' di tempo immersa in quel dolce paradiso. - Figlia mia... senza il tuo dolore non si sarebbero salvate le anime... - Dietro Ges stava una strada piana di cui vedevo il termine molto luminoso e pieno di verde. - Figlia mia, questi raggi del mio amore sono per dare conforto e vita al tuo cuore e serviranno come balsamo al tuo soffrire. Vedi questa strada? la distanza che ti resta da percorrere: feconda e piena di luce. - Detto questo, uscirono dal mio cuore i raggi e cessai di vederli nel Cuore del mio amato Ges. Nelle sue divine mani apparvero grandi rami di spine; Ges mi avvolse con essi il corpo e aggiunse: - Fatti coraggio, figlia mia! Anche se i sentieri sono appianati, devi ancora essere ferita da queste spine: qui e l ti feriranno. Ma non temere: il cammino ormai breve.... Non ti ho abbandonata. Sono sempre stato in te e al tuo fianco. Confida, figlia mia; non dimenticare che Io sono rimedio per tutti i mali e non lascio mai l'anima sola, abbandonata a se stessa... ... (diario, 23-7-1948). ... O mio Dio, come sono sola! Dove sono andati l'appoggio ed il conforto che io sentivo da parte di coloro che hai unito a me tanto profondamente e hai collocato nel mio cuore? Sii benedetto per la croce che mi dai. O mio buon Ges, io voglio continuare a vivere senza preoccupazioni di ci che verr e dovr soffrire. Voglio continuare a scaricare su di Te il peso di tanti pensieri, vivendo sempre e soltanto di fiducia. Ma quanto sono fragile! Sopraggiungono momenti di inquietudine e mi preoccupo. Appena rientro in me, volgo a Te i miei sguardi e Ti affido la mia vita con tutto il suo soffrire... Ges, accetta, per la salvezza del mondo, il sacrificio che sto facendo nel dettare i sentimenti della mia anima... L'amore di Ges e la santa obbedienza vincono... (diario, 30-7-1948). Solo Tu il mio tutto ... Con i miei sguardi fissi nel Cuore di Ges o nel crocifisso vado mormorando: Ges! Solo Ges! e anche: Mammina, Mammina, mostrami che sei Madre; di' a Ges che sono soltanto sua, che voglio solo Lui, che sono la Sua vittima! . Quando dico cos grande, profondo, indicibile il martirio dell'anima mia. Ma pur non sapendo, penso che verr dal Cielo conforto e sollievo ad addolcire il mio dolore per rianimarmi a camminare con la croce lungo i sentieri oscuri e spinosi da cui non vedo uscite... (diario, 6-8-

199

1948). ... Non credo a me stessa. Mi pare tutto una bugia e per maggior sacrificio sento non esservi proprio nessuno al mondo che mi creda. Ho paura, una terribile paura, di restare sola, per l'abbandono e l'oscurit in cui mi trovo. O mio Ges, dove sono andati i miei amici? Che me ne hai fatto di loro? Sei Tu, o Ges, sei solo Tu dalla mia parte, come Ti ho chiesto? Grazie, sii benedetto. Io non immaginavo che mi costasse tanto l'essere Tu, solo Tu il mio tutto, il mio unico e nulla pi. Ma confido, con la Tua grazia, ch'io continuer sempre a dire: Ges, Tu e solo Tu , pur sentendo di non avere pi nessun altro come amico. ... Sono senza luce, senza guide; non so come potere camminare... (diario, 20-8-1948). ... Se quanti mi visitano vedessero in me quello che io vedo ne avrebbero paura e non verrebbero. Sono morte e miseria nauseante... ... Voglio volare da Ges e non posso, voglio vivere la vita di amore, di perfezione, di carit e non sono capace. In me tutto muore prima di vivere. Mi resta la fiducia. Confido e spero nel mio Ges, contro tutto... Non voglio la mia gioia, voglio quella di Ges; non voglio essere lodata dalle creature, ma voglio che esse, tutte unite, lodino il Signore per tutto e per sempre. Soltanto Lui lo merita... Sento che perdo tutto: i miei amici cari, la famiglia, tutto; mi sento sola. Non importa: voglio solo Ges... (diario, 27-8-'48). Una lettera testamento Mio buon padre [Umberto], fin da piccola mi sempre piaciuto essere fedele alle promesse, perfino nelle minime cose. Anche oggi lo faccio, ma non pi con la prontezza di altri tempi perch le mie forze non me lo consentono, e ci mi sovente causa di grande sofferenza. Siccome per sto al mondo non per fare la mia volont ma quella del mio Ges, eccomi a compiere ci che promisi un anno fa. Mi perdoni la colpa del tutto involontaria. certamente l'ultima lettera che le scrivo di mio pugno perch persino l'obbedienza sta cessando in me di fare miracoli. Sia fatta la volont di Dio e si compia in me sempre e in tutto. Dopo aver chiesto luce e forza al Cielo, voglio dirle, mio buon padre, che questa mia ha lo scopo di felicitare e salutare: colui che ha fatto tanto nelle ore pi tragiche della mia vita; cose che non dimenticher mai. Dopo averla felicitata con la anima e col cuore, prometto che il giorno primo settembre, suo compleanno, far la Comunione, soffrir e pregher perch Ges e la sua Madre benedetta le diano le migliori benedizioni e grazie e la facciano sempre pi santo colmandolo di amore per le anime. Mio buon padre, quando penso alla mia vita, al mio calvario, all'abbandono in cui mi trovo, e se, s o no, Ges mi vorr sola, proprio sola, senza avere presso di me un sacerdote che mi comprenda, il mio cuore si oscura e rimango come priva di speranza. A stento nascondo le lacrime e talvolta non ci riesco. Ci non vuol dire che non accetto con la gioia dell'anima anche questo colpo, il secondo colpo spirituale, se Ges con esso mi vuole ferire. Pu credere, mio buon padre, che questa mia lettera come un testamento: dopo il mio primo padre lei il secondo padre, ad avere posto nel mio cuore. Sono i due padri per i quali prego di pi, che sono pi uniti alla mia anima e mi comprendono meglio. Padre mio, io non sono degna di avere come guida della mia anima sacerdoti tanto sapienti e santi. Sar per questo che Ges consente che gli uomini li mandino tanto lontano? Non so! O povera me! Io non sono niente; non sono ci che dovrei essere; sono peggio del niente; vado oltre il niente, molto oltre! Mi piacerebbe, mio buon padre, sapere dire ci che sento, l'orrore che questo mi causa e come mi sento indegna di tutto e di tutti. Ma non ne sono capace, e non potr esserlo mai. Addio! Non dimenticher mai il grande bene, il grande appoggio dato alla mia anima. La ricordo sulla terra, la ricorder in cielo. Molte grazie. Deolinda invia saluti, auguri e promette preghiere... (lettera a d. Umberto, 30-8-1948).

200

Mio buon padre [Pinho], ... le mie sofferenze si sono aggravate tanto! Non so che cosa Ges potr ancora spremere. Ho il corpo tutto bendato, sento che le ossa si disfano. L'unica mia gioia: soffrire per Ges. Non mi importa che gi durante questa vita il mio corpo si dissolva, se questa la Sua divina volont. Ci che voglio amare soltanto Lui. Non voglio perdere un momento di sofferenza; voglio che sia utilizzata in favore delle anime: le anime che sono costate il Sangue preziosissimo di Ges... Se nel corpo soffro molto, non soffro meno nell'anima. Quali fasi sto attraversando, padre mio! Non sono io, non vivo io; non vi , n vi fu luce; non ho mai sofferto, non soffro, n soffrir; non ho mai dato, n dar nulla a Ges. Io sono un niente, un grande niente, un niente che mi spaventa. Sento questo, ma la ragione mi dice il contrario; per il peggio che questo stato dell'anima non ascolta la ragione. La mia oscurit non mi lascia vedere n comprendere nulla. Mi resta solo la fiducia in Ges... Voglio vivere senza preoccupazione e scaricare tutto su di Lui. Cerco di farlo. Mi abbandono nelle braccia della divina Provvidenza senza pensare quello che soffro o soffrir... Volont del mio Ges, io ti voglio, ti amo, non ti cambierei per nessuna cosa. Per quanto grandi siano i dolori del corpo e dell'anima, sento nel mio intimo una grande pace, la pace che viene da Dio... Sento di non avere nessuna creatura, tra coloro che mi sono pi care, che possa consolarmi. Ges, solo Ges! Gli ho detto tante volte che voglio solo Lui: sono stata esaudita... Dirlo non costa; ci che costa provarlo. Lui, solo Lui, deve essere soltanto Lui. Io non voglio altro. Se ho Ges, che altro mai posso desiderare? Mi pare di non averlo, n di appartenergli, ma la pace della mia anima mi dice il contrario. Mio buon padre, vuol sapere? Il reverendo d. Umberto chiamato in Italia. Ne sento gi la mancanza. Anche se non mi poteva confessare, mi consigliava e incoraggiava nel mio calvario. Mi comprendeva molto bene. Dopo il colpo ricevuto per lei, questo il colpo che mi ferisce di pi. Me ne resto con p. Alberto e il parroco. Poveretti, in nome del Signore mi perdonano i peccati. Come buono Ges che ha tanto da darmi. ... Preghi per me, per carit, mio buon padre, che sono tanto sola... stato qui in predicazione il reverendo Alvaro Dias del seminario di Braga, che faceva parte della commissione dei teologi. Mi visit tre volte. Mi pare che non sia rimasto male impressionato della mia sofferenza. Non so cosa risolveranno, se pure risolveranno qualcosa. Sono qui nelle braccia di Ges e di Mammina... (lettera a p. Pinho, 13-9-1948). Visita di congedo ... Ieri, in mattinata, soffrivo tanto senza saperne il perch. Sentivo come se il cuore e l'anima dessero sangue per lavare il mondo. Alcune ore dopo ricevetti il secondo colpo spirituale: mi congedai da colui che Ges ha messo al secondo posto nel mio cammino, quale guida e sostegno della mia anima. Ero senza Comunione; egli [d. Umberto] and a prendere il mio Ges perch avessi pi forza per il colpo che avrei ricevuto. Pochi minuti dopo lo vidi partire. Nel vedermi piangere tanto mi disse: - Sia fatta la volont di Dio! Risposi: - vero! Ma la volont di Dio non ci ruba il cuore. - Ed egli rispose: - Ma d forza. - Lo so che la d. Se in queste ore mancasse la forza di Ges, ci sarebbe da disperare. - Coraggio, Alexandrina! Pensi a Ges che ha nel cuore! - E' vero! Egli non resta malcontento di me per le mie lacrime. Le paghi Lui ci che ha fatto per me; io non so e non posso. - Sono state le mie ultime parole. Parlavano per le mie lacrime che ho offerto come atti d'amore per i tabernacoli. Sfogandomi poi con Ges Gli dicevo che si compisse la sua volont. Ma, o mio Dio, con che dolore dell'anima glielo dicevo! Mi sentivo tanto sola, in un abbandono totale. Senza volerlo, ricordavo il primo colpo ricevuto, la cui ferita non si ancora cicatrizzata. Sentivo cantare lontano; notavo tanta

201

allegria, mentre io avevo il cuore sanguinante; l'anima soltanto sorrideva alla croce; molto calma e serena, tra le lacrime, benedicevo il Signore. Non so come n donde, venne dall'alto verso il mio cuore un raggio dorato di luce che attraversandomi si divise in molti raggi splendenti: fu per il mio cuore alimento e vita. ... Oggi ho osato dire a Ges: - Tu mi dici di amarmi tanto e io non so amarti n soffrire per Te con perfezione. Ti hanno rattristato le mie lacrime di ieri? - No, figlia mia; le lacrime rassegnate sono lacrime di amore. Non piansi anch'Io sulla tomba di Lazzaro, su Gerusalemme e tante altre volte? Poteva esservi imperfezione in Me? Abbi coraggio. La tua vita tanto alta, misteriosa e sublime. Confida! Tutto entra nei miei piani divini: sono questi i sentieri degli eletti del Signore. Sia che gli uomini facciano o meno la mia volont, lo scrivo diritto su linee che non lo sono. Nella tua vita permetto tutto per maggiore splendore e grande gloria mia... - ... (diario, 24-9-1948). Sempre in croce con Me, sempre con Me nell'Eucarestia Parla, o Ges, con le mie labbra! Sii la forza del mio cuore! Non ho pi forze per proseguire: mi sento sfinita. Salgo la montagna del calvario ma impotente di arrivare lass. La vista di quella cima mi fa cadere a terra. Mi sento sola come non mai. Quanto doloroso, triste e amaro il mio abbandono! Ho dato a Ges tante lacrime: lacrime rassegnate, offerte a Ges come atti di amore. Spero con ci di non averlo rattristato perch non ne posso pi. Ciononostante bramo la sofferenza e sento che quanto pi Ges mi ferisce tanto pi, umilmente prostrata ai suoi piedi, far presso di Lui come fa il cagnolino che battuto dal suo padrone si stende a terra mansueto a leccargli i piedi. Prostrata davanti al mio Signore, voglio bagnarglieli di lacrime di pentimento e baciarglieli in segno di riconoscenza per avermi resa tanto somigliante a Lui e aiutata nel mio calvario. Anche se Ges fosse con me un carnefice, non cesserei di soffrire per Lui ed amarlo; anche se sapessi di essere la creatura meno amata da Ges o non amata affatto, io non mi rabbuierei, non per questo tralascerei di amarlo e di soffrire tutto per Lui. Egli il mio Signore, il mio creatore; morto per me. Voglio amarlo, voglio amarlo: soffrire e amare o morire. Quanto soffro per umiliazioni, dolori, sacrifici, un nulla che io Gli do, un nulla che Gli offro... ... - Io sono l'Artista divino e nel tuo nulla lo realizzo il capolavoro pi meraviglioso. Faccio in te quanto possibile fare in una creatura umana... nella tua piccolezza, nel tuo nulla che mi consolo, nel tuo nulla che opero meraviglie; con il tuo abbandono [a Me] che lo dimentico l'abbandono in cui gli uomini mi lasciano nella mia Eucarestia; con la tua oscurit che do luce alle anime. Dammi il tuo nulla, dammi il tuo dolore, figlia mia, e non temere... - Mio Ges, la volont pronta, ma la mia povera natura sente di non poterne pi. Ma se il mio nulla Ti gradito, accettalo subito insieme alla mia miseria. Mi vergogno di tale offerta, ma non ho altro. - ... (diario, 1-101948). ... Questa mattina nell'ansia di amare Ges molto e bene e di soffrire tutto per Lui, mi sono preparata a riceverlo nella Comunione... Ero immersa nel dolore e nella tristezza e sono rimasta cos un po' di tempo anche dopo averlo ricevuto. Ges ha indugiato a parlarmi, ma non me ne sono preoccupata. - Mio Ges, chiedo il tuo amore, la grazia di soffrire bene e di non peccare mai... - Mentre parlavo cos, ho cominciato a sentirmi un'altra: non ero io. Sono rimasta immersa in Ges, mi sentivo nella stessa Ostia con Lui. Ho udito la sua voce divina dirmi: - Figlia mia, sempre in croce con Me, sempre con Me nella Eucarestia. La croce redenzione, l'Eucarestia amore... Voglio, figlia cara, che tu parli della croce, dell'amore alla sofferenza perch di l che viene la salvezza. Parla dell'Eucarestia, prova dell'amore infinito: l'alimento delle anime. Di' alle anime che mi

202

amano che vivano unite a Me durante il loro lavoro; nelle loro case, sia di giorno che di notte, si inginocchino sovente in spirito e a capo chino dicano: Ges, Ti adoro in ogni luogo ove abiti sacramentato; Ti faccio compagnia per coloro che Ti disprezzano, Ti amo per quelli che non Ti amano; riparo per quelli che Ti offendono. Vieni al mio cuore . Questi saranno per Me momenti di grande gioia e consolazione. Quali crimini si commettono contro di Me nella Eucarestia! Sono orribilmente pi offeso in questo sacramento di amore da quelle anime che si dicono pie e dai sacerdoti che dai grandi peccatori: questi commettono grandi sacrilegi per la grande ignoranza, mentre gli altri con conoscenza del male che fanno. Ripara, figlia mia; vivi la vita della croce, vivi la vita dell'Eucarestia. - ... (diario, 2-10-1948). II conforto della solitudine ... Sento il mio corpo come uno scheletro immerso nelle onde del mare delle mie tenebre; avanza senza vita, inerte, nel mare tempestoso della oscurit. In me sento il mio nulla... Quanto costa vivere sola in tanto abbandono, in questa immensit di sofferenze!... Mi pare di avere il corpo avvolto da grovigli di spine, dalle quali non posso districarmi, come le pecorelle impigliate con la loro lana nelle spine. Mi sento anche legata da catene di ferro rovente: sono catene del demonio; sento nell'anima i loro effetti; sento contro di me il suo furore. O mio Dio, con quali forti tentazioni mi assale! Viene a me con enormi dubbi contro la fede... Quanto ho da lottare per non dargli ascolto e non offendere il mio Ges! Continuo ad avere grande ripugnanza per le visite, fastidio e, a volte, persino orrore. Quando sono sola col mio Ges tale il mio raccoglimento che l'anima ne trae un grande conforto... ... - Soffri con gioia. Ti prometto che non starai qui molto tempo; il cielo ti vicino. Non avrai pi sulla terra n consolazione n gioia. Con ci non voglio dire che non avrai pi motivi che ti possono dare gioia, ma il tuo stato d'animo non li accetter. E sai perch? L'anima che ha raggiunto le sfere pi alte ha sofferto da parte mia un taglio totale; le basto Io solo, solo per Me sospira, gioisce soltanto in Me e nelle mie cose. Tutto ci che avverr ti lascer indifferente... Sulle tue labbra avrai il Mio sorriso, nel tuo cuore il dolore del mio divin Cuore. Non potrai cessare di soffrire come non cesserai anche di amare. - O mio Ges, io so che con la tua Grazia potr vincere tutto. Non lasciarmela mancare, perch io possa soffrire tutto e sopportare il mio nulla. - La luce dello Spirito Santo ti illumina sempre e pi facilmente vedi ci che sei e tutta la tua miseria. Gioisci, figlia mia. Non vero che la vista umana, quanto pi forti e luminosi sono i raggi del sole e pi li fissa da vicino, non vede, non pu sopportarli? L'anima che sale, che sale fino ad avvicinarsi a Me, vede che non nulla, che non ha nulla, e che solo in Me pu riposare. Appggiati sul mio divino Cuore, ripsati un po' in Lui. - ... Voglio che la tua vita, il resto della tua vita sia, a mia imitazione, tutto amore e dolcezza. Voglio che tu faccia ci che farei Io se oggi camminassi per il mondo. Imitami, attrai a Me la folla di anime cui permetto di venire presso di te. Disimpegna la tua missione. Non puoi andare a cercarle tu, esse vengono incontro a te ... - ... (diario, 15-10-1948) Una lettera alla mia Deolinda Sono triste, molto triste, perch non ho nulla da offrirti in questo giorno del tuo compleanno. Per, come Ges si accontenta dei nostri buoni desideri, sono certa che tu, a Sua somiglianza, accetti la mia buona volont come un ricco dono. Non so perch ho sentito forti desideri di scriverti alcune righe. Non per dirti che ti voglio molto bene, perch tu lo sai che i nostri cuori si amano e si sono amati sempre; non per felicitarmi con te, perch l'ho gi fatto stamattina; non per dirti che ho fatto la Comunione, prego e soffro per te in questo giorno; lo sai che da molti anni lo faccio. Perch allora ti voglio

203

scrivere? Lo sa Ges. In verit per ringraziarti per la tenerezza, le attenzioni, il sostegno, la compagnia che mi hai fatto nel mio tanto triste e doloroso calvario. Quanto abbiamo sofferto insieme! Quante lacrime, quanti sospiri soffocati, quante tristezze nascoste! Solo Ges le pu contare. Egli soltanto conosce i nostri desideri di soffrire per Lui e per le anime. E tu, sorellina cara, con che amore delicato hai circondato il mio letto durante questi lunghi anni di martirio! Mio Dio! Sei stata prigioniera con me, compagna instancabile di quasi tutti i giorni, di quasi tutta la mia vita di sofferenza. Perdonami le mie impertinenze; perdona tutte le mie colpe verso di te. A volte sono stata cattiva, ho mancato di pazienza. Ti ho afflitta tanto. Che Ges mi perdoni e tu perdonami. Questo mio desiderio di scriverti per lasciarti sulla carta il segno della mia profonda gratitudine, il grazie pi sincero per quanto hai fatto e farai ancora in mio favore sino alla fine della mia vita, che sento non essere lontana perch il male aumenta; per questo motivo non devo perdere tempo finch Ges, in forza della santa obbedienza, mi consente di scrivere: il che non sar per molto tempo. Ma non affliggerti perch dal cielo ti sar amica. Ti pagher come paga Ges: il cento per uno. Sta' certa che ti assister in tutto. Ho fiducia che Ges me lo lascer fare perch Gli piace tanto che noi siamo grati verso chi ci fa del bene E tu me ne hai fatto tanto! Quanto mi consolano questi ricordi. Piango senza volerlo. Porta con pazienza e amore la tua croce di ogni giorno per consolare e per riparare di pi e meglio Ges e Mammina. I loro Cuori soffrono tanto: abbine compassione! Sii sempre come lo sei stata, amica della mamma: le dobbiamo molto per la santa educazione che ci ha dato. Fa' quanto potrai per il padrino e le cugine Laura e Massimina e non dimenticare Gioacchino Sii sempre grata e amabile verso coloro che ci sono cari e cui dobbiamo tanto. Perdona tutti i nemici. E poi? Molto coraggio! Per la Grazia di Dio il cielo per noi. L ameremo molto Ges e Mammina (lettera a Deolinda, 21-101948). Una statuetta della Madonna ... Ieri mattina fu ritrovata e mi fu consegnata la piccola statuetta della cara Mammina che era scomparsa l'otto dicembre scorso. Le ero molto affezionata e soffrii tanto per la sua perdita. Quando la riebbi tra le mani la coprii di baci, la strinsi al petto: non so dire ci che provai; non ne sentii gioia ma apprezzai di vederla e di riaverla. I miei occhi non poterono indugiare a contemplarla per molto tempo; il cuore era angosciato dal dolore: in che stato era mai!. Alcuni momenti dopo sentii come se tutto l'inferno e tutti i demoni piombassero sulla mia anima; sentivo in essa i ruggiti e gli ululati dei maledetti e avevo la sensazione che me la dilaniassero insieme a tutto il corpo. Passai cos alcune ore; si svolse un combattimento, seguito tosto da altri tre. Furono orribili le parole e la malizia del maledetto: quanto spaventoso il peccato!... Venne Ges a separarmi dal demonio... - ... Coraggio, figlia mia, ... non Mi hai offeso, confida in Me ... Figlia mia, la tua vita muta e morta parla e d vite. La tua vita, il tuo amore alla croce, il tuo amore alla sofferenza parlano. La tua vita insegna di pi che i sacerdoti e i dottori della Chiesa; il tuo martirio converte pi anime che migliaia, milioni di sacerdoti. per questo che l'inferno ti odia. - ... Satana molto rabbioso contro di te in quanto si vede sfuggire le anime perch tu ripari ed esse non saranno condannate... Vorrebbe portarti alla disperazione; poich non ci riesce, si accanisce. Lo obbligai Io a restituirti la statuetta della Madre mia che da lui fu rubata nel giorno della Immacolata Concezione. Sai perch? Ti ricordi che durante la novena gli proibii i combattimenti con te? Irritato, tent di vendicarsi asportandola con i suoi denti. Non gli permisi di tenerla pi di un momento senza che la dovesse lasciare, tanto ne era scottato... I suoi ruggiti che hai udito erano segni della sua

204

rabbia; il dolore che hai provato nel vederla cos profanata il dolore del Cuore immacolato di Mia Madre per le bestemmie e le eresie contro di Lei e contro di Me ... - ... (diario, 22-10-1948). Sento ansie indincibili di amare e di soffrire (Momenti della Passione) Sento di essere il mondo in procinto di cadere in un abisso di perdizione senza fondo. Mi sostiene un filo sottilissimo. Mi sento stanca per lo sforzo di non cadere in questo abisso che contemplo: una forza insensata mi obbliga quasi a lanciarmi in esso e un'altra che viene da non so dove mi trattiene. Mi sento come se le mie braccia fossero alzate al cielo a servire da ostacolo per sostenerlo. Quanto pesante! Non grava solo sulle braccia ma schiaccia tutto il corpo che disfatto. Non mi posso guardare, n osservare questo mondo che sono io stessa: sento di essere di nausea perfino al Cielo. Ges non pu guardarmi. L'anima mia vede il suo Viso santissimo rivolto dal lato ove io non sono; Lo sento triste e piangente. Ges, mio dolce Ges, non puoi stare di fronte alla mia miseria, alla mia immondezza... Il demonio vuole vincermi e portarmi alla disperazione; mi pare di non appartenere se non a lui. Tutta la mia vita, tutto il mio soffrire stato inutile per me. Talvolta non riesco quasi a convincermi che sono sulla terra: mi pare un eccesso di pazzia vivere senza sentire vita. In tutto questo sento ansie indicibili di amare e di soffrire... (diario, 29-10-1948). ... Che ore, che giorni, che vita tanto angosciosa! Mi sento sola, abbandonata e senza volont di volere una guida, una luce che mi mostri il cammino. O no! Non voglio pi nulla. Sia viva o morta, forte o sfinita, sto nelle braccia di Ges e di Mammina: voglio solo la volont del mio Signore: questo tutto per me... Quando la mia anima sfinita, nei momenti pi tristi e dolorosi, sono sul punto di dire a Ges non ne posso pi ; ma, riflettendo a ci che sto per dire, non giungo a completare la frase; sgorga allora dal mio cuore un impulso fortissimo che mi obbliga subito a gridare: - Posso, posso, mio Ges! Posso tutto con la Tua grazia. Dammi ancor pi dolore, se Ti piace, e dammi insieme l'amore, la Tua grazia e la Tua forza. Spero in Te solo. Conto soltanto su di Te!... All'aurora di ieri mi sono vista e sentita camminare verso l'Orto, dall'Orto al Calvario; ma camminavo sola. Tutto era spine, pietre e inciampi nei miei sentieri. Che dolore indicibile! Fra le spine perdevo la carne e il sangue. Durante quasi tutto il giorno, mentre camminavo dolorosamente, cadendo ora qua ora l, si riversava sopra di me una grande quantit di sangue: fu come una pioggia che mi accompagn in tutto il viaggio. Questo sangue fu la mia forza, la mia vita. Da ultimo gi camminavo ginocchioni, camminavo con amore. Quanto pi salivo verso il Calvario, tante pi ansie e pi sete avevo di raggiungerlo. Il sangue cadeva sempre: era bagno salutare per la mia anima. Io non so, ma, per gli effetti che: sentivo, penso che fosse il Sangue di Ges... (diario, 5-11-1948)... Dio me li ha dati, Dio me li ha presi Mio buon padre [Umberto], ho ricevuto la sua lettera: ringrazio. Che l'abbia apprezzata assai lo deve immaginare, nonostante che io senta di non gustare n stimare nulla. Tutto ci che del mondo passa: ci di giovamento solo quello che di Ges. Ma io, purtroppo, non so= giovarmi n delle creature n di Ges. ci che sento. Se le creature, coloro che mi sono cari, sono lontani, molto pi lontano per la mia anima Ges. Mio buon padre, quanto sono sola, che abbandono il mio! Sono sola e bramo di essere sola; non voglio scegliere pi nulla: sono in mano del Cielo; faccia di me ci che vuole. Lei sente ancora nostalgia? Non mi meraviglio. Nonostante che a me paia di non averla, credo che lei l'abbia e anch'io. Sovente soffro perch mi pare di non averla. Io voglio Ges; solo Ges. Mi pare di correre pazza in cerca di Ges, senza ottenere mai di

205

raggiungerlo. Che follia nel mio cuore! folle di amore e non ama; vuole amare e non sa amare. Se potessi trovare in qualche parte del mondo un po' di amore per amare il mio Ges consentirei di lasciarmi trascinare per i capelli pur di possedere l'amore che io sospiro. Sento che non vivo e non posso vivere senza amare. Mio buon padre, non posso pensare alla grande distanza che mi separa da coloro che il Signore ha destinato a guidare la mia anima. Sia benedetto per la croce che mi ha dato. Dir con Giobbe: "Dio me li ha dati, Dio me li ha presi"... o lo ha permesso. Continua la mia croce e nella mia anima la sete di essa sempre maggiore. Vado facendo pi o meno quello che lei mi ha ordinato. Non le nascondo che a volte avrei voglia di sospendere tutto e starmene sola in Ges e Mammina. Mi manca lei per le pagelline e le immagini: il popolo continua a chiedermele. Quando mai il Signore mi porter in cielo? Sono satura del mondo. Soffro molto per Ges e Mammina perch sono tanto offesi i loro Cuori santissimi. Per quanto faccia, appartengo sempre al mondo dei peccatori. ... Sono quasi le ore 22 e noi, le due povere di Cristo, siamo qui a compiere il nostro dovere [diario] ... Vorrei dire molto, ma non posso, non sono capace. Il mio cuore si estende fino l come foglio di carta a parlare con lei... (lettera a d. Umberto, 8-11-1948). Eccoti il manto della Madre dei dolori ... La morte di Ges oscur il calvario della mia anima. Rimasi cos un po' di tempo. Egli venne poi con nuova luce e nuova vita. Nelle Sue divine mani portava un manto colore del cielo, ornato di oro e pietre preziose: - Figlia mia, eccoti il manto della Regina delle vergini, della Madre dei dolori, della Consolatrice degli afflitti e dei tribolati. il manto della Immacolata, della Madre Ausiliatrice, conforto di tutti i mali. Vengo in Suo nome. regina del cielo e della terra: desidera l'umanit intera all'ombra del Suo manto; vuole che tu, a Sua somiglianza, copra tutti i figli suoi e che, con la stessa premura, dolcezza, amore materno, li conduca al Mio Cuore divino. Prendine cura, d loro il tuo amore, il tuo dolore, la tua immolazione e il tuosacrificio. Fa' ci che Ella farebbe se vivesse ora sulla terra. - Rivestita con il manto che Ges aveva collocato sulle mie spalle mi sentivo umiliata e confusa. Uno stuolo di angeli parve scendere su di me: due di essi si avvicinarono a Ges e gli consegnarono una corona; Ges la pose sul mio capo: - la corona della Madre mia santissima. Rinnovo ci che gi stato, fatto da tempo. Sei regina dei dolori, regina delle vittime, regina dei peccatori: soccorrili, soccorrili! Che momenti, che tempi tanto gravi! Guai se il mondo non si converte presto, se non si affretta a venire a Me! - Dal manto e dalla corona venivano molti raggi dorati i quali, come frecce, mi penetravano nel cuore. L'amore, l'umiliazione e la confusione me lo facevano palpitare afflittivamente. Volevo nascondermi da Ges e perfino dagli angeli. - O Ges, ho tanta confusione e vergogna che non so cosa dirti: Tu ti servi di ci che vi di pi miserabile e pi insignificante. Mammina rimasta senza manto e senza corona? Portagliela, portagliela e dille che La amo e dalle per me il Tuo divino amore. - Ges sorrise dolcemente e disse: - Forse che Ella non pu avere il suo manto ed essere incoronata allo stesso tempo che lo sei tu? Se sapessi quanto consola il Cuore di Dio l'umilt e la semplicit della sua sposa! - ... Ges mi tolse il manto e la corona e scomparve... (diario, 26-11-1948). Ho sempre bisogno della forza del Cielo, per potere continuare a dire qualcosa di ci che avviene nella mia anima: dico qualcosa perch so dire poco di ci che mi avviene; non mi mancano solo le forze fisiche, ma anche la capacit. La mia anima sembra un bimbo che vuol dire tutto, ma non avendo l'et, non pu parlare; sembra un mondo che comprende tutto, ma che neppure a gesti pu, n sa esprimersi. Quanto brama di dire il suo dolore!

206

Vuole sfogarsi ma allo stesso tempo si sente soffocata; obbligata a tacere, a trattenere in s i suoi gemiti, a soffrire in silenzio. Benedetta croce, che solo Ges conosce! Solo Lui sa la follia dell'anima per la sofferenza... La sofferenza acuta e dolorosa del corpo mi porta a non poter pregare, a non potermi unire intimamente al mio Ges Eucaristico, alla mia Trinit adorabile, come tanto sospiro. Non posso fare il pi piccolo sforzo per attuare questa unione. Nella mia unione con Dio non vi nulla, come in un circuito chiuso ma privo di energia elettrica. A intervalli, quando rifletto su questa vita tanto inattiva, in me si accende un fuoco e sorgono ansie di amore e di unione con Ges che non riesco a sopportare. Hanno tale intensit rispetto alla mia mancanza di forze che finisco per cadere nello stesso stato di prima e per rimanere nella stessa indifferenza, vivendo soltanto unita mediante quel circuto elettrico senza corrente. vita senza vita, amore senza amore... (diario, 10-12-1948). Volont del mio Dio, come sei bella, quanto ti amo! Se potessi avere ancora sulla terra qualche gioia, cosa impossibile per quanto vedo e sento da tutto l'insieme, essa mi verrebbe da un ordine di non dettare pi nulla di ci che avviene nella mia anima. ... L'anima gioisce di tutto perch in tutto vuole e accetta la volont del Signore. Invece non so cosa siano i momenti di gioia: anche nelle pi piccole cose in cui potrei trovarla, non parlo gi delle grandi, Ges interviene a ferirmi con tagli profondi. Voglio soltanto la croce; solo questa io amo perch Ges me l'ha data. Tutto il resto morte, morte totale. Sia fatta la volont del Signore! ... Volont del mio Dio, come sei bella, quanto ti amo!... ... Il mio martirio dell'anima e del corpo continua e a tal punto da non lasciarmi unire intimamente alla mia Trinit adorabile, a Ges Eucaristico, come tanto desidero. Mi pare di vivere in questa unione per abitudine, non per amore... Solo quando mi vengono le forti ansie di amore a Ges, che mal posso sopportare, mi sento anche di vivere in questa unione con la maggiore perfezione e il pi puro amore. Ma passano questi momenti e torna a regnare la morte, lasciando vivere solo il dolore. Ieri sentii Ges sofferente in tutto l'Orto e il Calvario; ed io fuggitiva per una vita intera, senza approfittare delle sofferenze e dei meriti del mio Ges: non ascoltavo i Suoi inviti, i Suoi richiami; fuggivo da Lui, mi schivavo dal suo Divino Sangue. Oh, che dolore quello di Ges! Sentivo in me la ferita profonda del suo Cuore divino. Al calare della notte, una pioggia di sangue cadde su di me per alcune ore: era Sangue di Ges, non potevo sfuggirgli... (diario, 17-12-1948). Mi offersi vittima per l'ammalata ... Mi costa ricordare la scena dolorosa del giorno 20. Alle 13,30 entr nella mia camera un caro figliolo del mio medico con la notizia che la sua mamma si trovava in punto di morte. Non so come rimasi: volli farmi forte; desideravo confortarlo e non sapevo in che modo. Avendogli domandato se poteva attendere un po' e avutane risposta affermativa, chiesi di accendere lampada e candele: tutti i presenti si inginocchiarono. Offersi a Nostro Signore il mio corpo e la mia anima come, vittima per l'ammalata; misi in moto tutto il Cielo. Negli intervalli in cui rispondevano alle mie preghiere, io dicevo mentalmente al Signore: - O Ges, lasciala ancora qui, perch possa allevare i suoi figli. Dammi la prova del tuo amore! - - Tranquillizzati, figlia mia! Non muore. Confida in Me! Te lo affermo. Non ti nego ci che mi chiedi. Confida nell'amore misericordioso del mio Divin Cuore... Dammi prova della tua fiducia! - La mia anima fu illuminata da chiarissima luce; ogni volta che io insistevo, udivo la voce tenerissima di Ges che mi confermava: - Non muore. Te lo dice il tuo Ges. - Terminata la preghiera, dissi al ragazzo desolato che la mamma non sarebbe morta, che confortasse tutti.

207

Continuai a pregare. Passarono le ore; volevo dire le giaculatorie abituali ma non potevo. Ges mi ripeteva le parole che ho riportato sopra. Incominci la lotta con il demonio: egli mi mostrava la desolazione di quella casa e la ribellione di tutti contro di me; mi presentava alla immaginazione che il figlio giunto a casa aveva trovato la mamma morta, che tutte le mie preghiere erano state inutili. Il maledetto sghignazzava facendo smorfie. La mia anima si sentiva forte; perdurava in essa quella luce che Ges le aveva dato; questo dur soltanto per tutto il pomeriggio e parte della notte; poi rimasi nella pi grande desolazione ed oscurit (diario, 24-12-1948). Per coloro che si amano in Ges non vi sono distanze Mio buon padre [Pinho], mi hanno letto pochi minuti fa la sua lettera: grazie! Ges e Mammina la ricompensino. Se dicessi che ebbi grande gioia mentirei; quelle gioie non esistono per me. Ma molto intimamente mi ha resa forte un'altra gioia superiore a questa: l'anima si rallegrata, volando dall'abisso delle sue tenebre alla superficie a gustare un po' di luce. Quanto buono e misericordioso Ges con la pi povera e indegna delle sue figlie! Egli ha tanti mezzi per animare e confortare un'anima; ma con me ora ne usa raramente. Mio buon padre, non so come cos sola e senza vita possa salire il mio calvario tanto doloroso... Quando Ges mi parla, ripete molte volte: - Dammi dolore, sempre pi dolore... - E io voglio darglielo, ma non Gli do nulla... Ho sete di dare, di darmi, di abbandonarmi in Lui, perdermi in Lui. Non vorrei saper fare altro se non amare il mio Ges: Ges della Eucarestia, Ges crocifisso, il Cuore di Ges; io voglio amare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; e unire ad essi Mammina. O quanto voglio amarli e vivere in una unione inseparabile! Non voglio sapere nulla del mondo, non attaccarmi a nulla, n ad alcuna creatura. Ges mi ha accontentata: amo coloro che mi sono cari e non amo nessuno. Ges, solo Ges!... D. Umberto andato in Italia; mi ha scritto e mi dice che verso febbraio partir per il Brasile e che far il possibile per incontrarsi con lei. Gli mando l'indirizzo Se ne avr la forza, detter oggi stesso alcune parole per lui... (lettera a p. Pinho, 22-12-1948). Mio buon padre [Umberto], per mezzo di Suor Rina della Caparica [Lisbona] ho ricevuto la sua lettera; grazie, grazie! proprio vero che Ges ad un piacere unisce subito un dispiacere, e cos non posso gustare nessuna dolcezza. Sia benedetto mille volte! Quando ho saputo che lei sarebbe andata in Brasile, il mio cuore, gi tanto ferito e sanguinante, rest pi addolorato e pi sanguinante. Sia fatta la volont del Signore! Sia solo Lui il mio sostegno, la mia guida, la mia luce, il mio amore. Tutto mi fugge e sempre pi lontano. Mi abbandono al mio Ges e in Lui cammino; da sola non posso. Ma voglio che tutti obbediscano, anche se io dovr soffrire le conseguenze delle obbedienze di coloro che sono legati alla mia anima. L'appoggio umano fugge e quello divino sembra andare ancora pi lontano. Rimango sola in tanto dolore, in grandi tenebre; non so come si possa vincere... Si vince perch Ges la forza invisibile, l'amore che non abbandona i suoi figli, anche i pi piccoli e miserabili come me... Ho ricevuto una lettera da Baa [da p. Pinho] ; ho risposto oggi; dice che vuole mandarle un libro che ha pubblicato sul Cuore di Maria... Il dottore ha avuto la sposa moribonda: a Oporto in una clinica. Il Signore gliela lascia. Preghiamo tutti... Grazie per aver ricordato ai Salesiani di Oporto di inviarmi immagini... Deolinda ringrazia di cuore delle premure per la sua salute; poverina! Ha cos poco tempo per curarsi. un peccato che lei non sia qui a tenerla su di morale, non solo per qualche ora, ma per molti giorni e anni. E io? Continuo sempre nel mio doloroso calvario. Le sofferenze aumentano, ma, grazie a Dio, aumentano pure le ansie di soffrire di pi. la mia unica gioia sulla terra: soffrire

208

per Ges. Liete e sante feste alla sua famiglia e al suo parroco... ... A quanto pare non la rivedr se non in cielo, nevvero? Volont del mio Dio! Ma per coloro che si amano in Ges, non vi sono distanze... (lettera a d. Umberto, 22-12-1948). 1949 Fu il dolore ad unirmi di pi a Ges Fu il dolore, il mio amato dolore, posso affermarlo con sicurezza, ad unirmi di pi a Ges. Furono le lezioni della sofferenza a vincolarmi di pi al Signore; ancora adesso, tra i dolori pi forti dell'anima e del corpo, il dolore stesso che facendosi amare mi porta ad amare pazzamente il mio Ges. Il dolore accende nell'anima e nel cuore il fuoco pi ardente, che produce tale sete che solo in Ges pu essere saziata... Con Ges, anche nel maggiore martirio, passa dolcemente questa vita ridotta ad un soffio... Gioved, per tutto il giorno, sopra il cuore e l'anima in profondo dolore, sentii cadere come una rugiada per cui il dolore era pi alleviato e restava quasi come separato da me. Oggi al martirio del Calvario si un il dolore causatomi dal ricordo della data anniversaria di cui non mi ero ancora sovvenuta: sette anni dalla proibizione fatta al mio padre spirituale [Pinho] di venire qui. ... Ho sentito la dolcezza, l'amore con cui Ges ha dato la Sua vita. In questo stato d'animo ho desiderato morire io pure... Poco dopo, Ges, gi risuscitato, mi ha chiamato: - Figlia mia... vieni a Me per riposarti; vieni alla fonte del mio divin Cuore: soltanto in Esso ti puoi saziare; solo con questo amore puoi ricevere vita per soffrire di pi e addolcire il dolore che tanto profondamente ti ferisce. ... - O mio Ges, il tuo amore mi infuoca e gi non sento tanto dolore. Il colpo che sentivo ricordando la sofferenza di sette anni fa, mi pare ormai scomparso. - Non voglio che tu viva senza dolore, ma ho voluto alleviarlo per prepararti ad altro. Gli uomini non sempre fanno la mia divina volont. Ma fui Io a permettere che la tua vita diventasse pubblica affinch si diffondesse per il bene delle anime un po' della mia luce e qualcosa delle mie meraviglie operate in te. Fatti coraggio! Le tue lacrime di quel giorno, le vostre sofferenze salvarono molte anime... - (diario, 7-1-1949). Mio buon padre [Pinho], ... Sono passati sette anni dalla separazione: furono sette anni di doloroso martirio... Questa [sento che] l'ultima lettera che scrivo di mio pugno... voglio che sia il mio testamento. Andr in cielo, lo spero, e confido, tra non molto. Resta qui il mio ringraziamento sincero e profondo per il molto che ha fatto alla mia anima. Per grazia di Dio comprendo che assai grande il mio debito: sulla terra non lo potr pagare. So la perfezione che lei voleva da questa mia anima assetata di Ges e quanto la voleva incendiata del suo divino Amore. Gli uomini pensino ci che vogliono; il mondo dica ci che gli piace; io dir sempre che le devo molto, tutto; Ges e la cara Mammina la ricompensino. Ma io, l dal cielo, dalla mia cara patria, libera dai cattivi giudizi e dalle cattive interpretazioni, prometto di essere fedele, prometto di pagare tutto. Ges mi dar i mezzi con cui possa estinguere i miei debiti. Ah, mio buon padre, ah, il cielo ove ameremo eternamente Ges! Non Gli ho mai negato nulla e spero che anche Lui non mi negher nulla. Avr molto da mandare sulla terra... (lettera a p. Pinho, 10-1-1949). Dentro torri tanto alte, tristi e tenebrose ... Il mio corpo disfatto dal dolore non ha il valore del cencio pi immondo, perch non neppure cencio. Ma la mia anima, o Ges, non so dove ella vada. Pare che sia dentro torri tanto alte, tanto alte, ma tristi e tenebrose: non sono torri della terra, n torri del cielo; non so cosa siano. Ad ogni istante minacciano di cadere per il vento e la tempesta. L'anima

209

trema sgomenta. Queste torri mi richiamano i grandi castelli antichi: oscuri, pieni di arcate; nessuno pu entrare n uscire senza una guida. Le entrate sono tante e situate molto in alto; ho paura di uscirne perch sono sola, senza luce, senza guida. Sono tante le mura attorno a me: mi causano tale spavento che non tralascerei di sentirlo anche se avessi luce e guida. La mia anima vuole sempre gridare al Cielo per chiedere soccorso: O mio Dio, che sar di me senza il Tuo sostegno? - Ebbi sette combattimenti con il demonio... Furono molto gravi e dolorosi... I giorni e pi ancora le notti sono un martirio dolorosissimo per tutto il mio corpo. Ho sempre tra le mie braccia il crocifisso e la statuetta della cara Mammina: sono la mia forza. Quanto pi soffro, tanto pi li stringo a me. Ges e Mammina, non si limitarono a questo, vollero confortarmi in un altro modo. Nella notte dal 12 al 13 mi apparve Ges; dietro di Lui una enorme croce, di fianco, Mammina Immacolata: era bella, circonfusa di luce, con le vesti splendenti. Anche Ges non era sofferente ma pieno di luce abbagliante. Erano attorniati da una moltitudine molto numerosa, composta non so da chi. N Ges n Mammina mi parlarono; non erano sorridenti, ma neppure mostravano tristezza profonda. Mi fissarono con sguardi teneri, pieni di bont. Dopo pochi istanti disparvero. Diedero vita alla mia anima; quella luce penetr molto nel mio intimo; rimasi pi forte. Ma questa forza ben presto si piega sotto il peso della sofferenza. oscurata dalle tenebre, ma sta vincendo. Furono Ges e Mammina a darmi forza: sono Loro a vincere in me... Lungo il Calvario,... ad ogni passo sembrava che il cuore mi scoppiasse ed il sangue mi salisse alle labbra: il viso era tutto ferito per i colpi contro i lastroni di pietra... Mi parso di morire con Ges; ma questa morte durata poco tempo. Egli risuscitato e mi ha fatto risuscitare: - Figlia mia, mia colomba bianca, bella e pura,... ti scelsi come mia sposa: accettasti, preferisti Me ad ogni altro sposo; ti scelsi per vittima: accettasti, e quale vittima sei stata!... Tutto accettasti senza rifiutarmi nessuna sofferenza... Ti ho fatta potente con il mio potere. Non pu forse il padre di famiglia assicurare i suoi beni presso uno dei suoi figli che, per la sua bont, giudica capace di utilizzarli a beneficio degli altri pi miserabili che sprecano tutto a danno della loro salvezza eterna? Ti ho resa potente. Ti ho consegnato i miei tesori. Sono come quel padre e tu sei quel figlio. Ti ho dato i miei beni e tu li stai utilizzando in favore dei miei figli, dei tuoi fratelli che altro non fanno se non azioni di perdizione. Dammi il tuo dolore figlia mia, soccorri il mondo che pecca tanto!... Io vigilo su di te e vigila la mia Madre benedetta. Nei momenti di grande dolore e sfinimento ti onoriamo con la nostra presenza visibile: la prova del nostro amore verso la nostra figlia pi cara. - O Ges, quella moltitudine che ti attorniava, erano forse anime amanti della croce? - No. Lo fossero in s grande numero! Erano le anime salvate dalle tue sofferenze. Alcune sono gi nella eternit, altre sul buon cammino e certe di salvarsi. Che grande raccolto! (diario, 14-1-1949). ... Mi trovo nelle stesse torri, ma, giorno per giorno, sempre pi nell'interno di esse, senza sentire vita. Quanto pi lavoro tanto pi vedo che vi da fare; o meglio: l'Artista che in me lavora non cessa di lavorare; trova sempre da ritoccare. Vede tutto ed io tutto vedo, anche nelle tenebre e nella oscurit mortale in cui mi trovo. Queste torri sono accerchiate, momento per momento, da nuove torri. Io rimango sempre pi nell'interno; non vedo via d'uscita; non so come liberarmene. Sono spaventose: si innalzano sempre pi ed io resto dentro di esse. L'anima mia vorrebbe dare un'idea pi chiara di che cosa sono queste torri, di ci che avviene dentro di esse, ma non so; sono tanto grandi, tanto spaziose ed io mi sento tanto compressa tra le loro pareti. Sono pareti

210

che sembrano avere l'antichit di sempre. O mio Dio, non so dire altro; l'affido a Te! Tutto mi causa sgomento: le visite, il giorno, la notte, la vita stessa. Il cuore e l'anima, molto doloranti, si lanciano serenamente tra tutta questa sofferenza alla ricerca di Dio, loro unico fine. Non Lo trovano; non riposano; continuano il loro viaggio nella speranza di trovarlo e possederlo per sempre. Che viaggio questo? Non lo so. Sono io e non sono io a vivere e a camminare. Voglio Ges, solo Ges! Il Cielo, il Cielo! Lo voglio, ne sento nostalgia. Il demonio lavora tanto; vi sono momenti in cui pare proponga al mio spirito tutto ci che vi di male e voglia tutto ci che di offesa a Dio. lui che lo vuole, ma la mia volont si mantiene ferma a volere l'inferno piuttosto che la pi lieve colpa volontaria... (diario, 21-1-1949). ... Sento che il mio corpo non se non un nulla: il dolore lo ha fatto sparire ed rimasto in me sempre a farmi soffrire fino all'estremo della sofferenza. E l'anima? Prova anch'essa un dolore grande, pi grande di molti mondi: infinito, giunge fino a Dio. Che cos' questo dolore? Soltanto Ges lo sa, solo Lui lo potrebbe spiegare. Io mi lancio o, meglio, l'anima si lancia volontariamente nel mare della sofferenza. Si lancia senza occhi, senza luce, senza sapere nuotare; irrompe tra le tenebre, vi si inoltra sempre pi; non ha una guida, non sa dove va, ma cerca e vuole solo Ges. In questo mare, avvolte nelle onde, sono le torri in cui l'anima prigioniera. In essa vi sono Artisti che lavorano. Nel sentirsi e vedersi in tali angustie la preoccupazione grande, grandi sono il martirio e lo sgomento. Chi sar la mia guida? Chi potr liberarmi da tutto questo? Solo Ges, ma soltanto attraverso la morte. Soltanto quando lascer il mondo, abbandoner queste torri, uscir da queste arcate che per adesso non hanno uscite; ci che sento. O mio Ges, mio Dio muoio per tuo amore... (diario 28-1-1949). Non posso sopportare che il mio buon Ges e la mia cara Mammina del cielo siano offesi: vorrei che ad ogni momento cadesse sopra il mio corpo ogni specie di sofferenza ma non vorrei che soffrissero Ges e Mammina. Ignoro la gravit con cui offeso Ges, ma sento che lo molto. Di tanto in tanto il mio corpo vittima delle pi atroci sofferenze. Sento come se lo trascinassero per terra per ricevere i maltrattamenti e le crudelt della umanit intera. un martirio orribilissimo: mi trascinano, mi schiacciano, mi configgono molti pugnali, mi coprono di sputi e di insulti. Povero corpo annientato da cos grande sofferenza! In alcune ore soffro in questo modo e in altre soffro non meno orribilmente, schiacciata dal Cielo: pare che il firmamento con nuvole nere scenda fino a me; mi opprime un peso infinito. In quelle nubi odo come lo schianto terrorizzante del tuono che rompe le nubi con lame di fuoco. Mi sento bruciare su legno verde: odo nel fuoco lo scoppiettio delle foglie verdi. Non so perch non rimango sotto questa oppressione. Una forza mi obbliga a porre il mio cuore a servire da sostegno per rialzare il cielo sceso fino a me e a sostenerlo con ci che vi dentro nel cuore: amore, ansie di amare senza limiti, ansie di riparare e di dare a Ges il mondo intero e non so che cosa di pi. Il cuore contiene una ricchezza che non mia e voglio offrire tutto questo al cielo per calmare la sua ira. A poco a poco le nubi salgono e ritorna la calma. Molto presto per la scena si ripete. Non so quasi nulla di quello che si dice contro Mammina; so solo che talvolta, specialmente quando odo qualche parola contro di Lei, il mio dolore tale da farmi sembrare che la sofferenza del cuore mi faccia scoppiare tutte le vene del corpo. Che ansie! Io vorrei custodirla insieme a Ges Sacramentato, ma in modo tale che nulla della malvagit e della sofferenza causata loro dal mondo Li potesse raggiungere. Vorrei essere vittima solo di dolore e di amore, ma vittima immolata in tutti i momenti.

211

Le mie torri, le torri in cui abito, si sono alzate tanto: mi pare che non possano salire di pi. Tutto il mio essere trema: quale paura che esse cadano! Mi pare di essere trasformata nelle pietre stesse o in ci di cui sono costituite, tanto si sono serrate contro di me... (diario, 4-2-1949). Io non sono della terra e non sono del Cielo ...Sono tanto fuori del mondo, tanto lontana dal Cielo e sempre pi sviata da Ges. Se mi domandassero ove passai il mio tempo risponderei: - Non so - Perch in verit non so dove va e dove vive la mia anima. Mi pare di essere un soffio che and a bloccarsi nelle nubi e vi rimase unito nella stessa lotta tempestosa a rompere e ad aprire fenditure, a lampeggiare, a tuonare rumorosamente. Io sono insieme a loro lo sgomento stesso e con loro, nera come loro, corro tanto da sparire; con tutto questo faccio paura e di tutto questo sento paura. O mio Dio, o mio Ges, che paura indicibile: il Cielo contro la terra! Io non sono della terra n sono del cielo... (diario, 11-2-1949). ... Continuo ad essere coinvolta nelle nubi, in quelle fenditure aperte dal lampeggiare e dal rimbombare dei tuoni. Ahi, Ges, quanto terribile il Cielo rivoltato contro la terra! Il cuore stanco di servire da sostegno al firmamento che viene a schiacciare la terra. Che sar mai, mio Dio, il giorno della Tua giustizia, il giorno del giudizio universale!? Le torri della mia abitazione, le torri di cui tutto il mio corpo e la mia anima fanno parte come fossero della stessa massa o della stessa pietra, non si innalzano pi; non possono salire di pi. Ignoro cosa io sono in esse e ci che vi soffro. La mia ragione, la mia mente non possono comprendere di pi: dolore, e non so dire altro... (diario, 18-2-1949). Un Agnello sull'altare del sacrificio (Momenti della Passione) Giorno per giorno aumenta la mia paura, il mio sgomento per la sofferenza e la vita. Il dover vivere e soffrire mi sbigottisce. Che sar di me, mio Dio? Abbi compassione della pi povera delle tue figlie e della sua nullit: non distogliere lo sguardo da me, vedi il mio abbandono e le mie miserie. Sento di essere il mondo e gli astri. Il primo si muove tutto scosso da terremoti, tra cose spaventose avvolgendo tutto in fuoco e terra. I secondi continuano ad aprirsi con fenditure di fuoco e rimbombi di tuoni. una rivolta; una giustizia vendicatrice: il Cielo contro la terra. Io sono una massa disfatta fra l'una e l'altro. Ci che io soffro, Ges solo lo sa... Ieri mattina sentii come se assumessi in me tutta la malvagit umana. Tutto entr in me: io ero il mondo. Mi caus tale tormento che non sapevo come resistere... Sentivo e vedevo con gli occhi dell'anima, nel mio petto, una pecora posta sulla terra, prigioniera di un groviglio di spine. Io camminavo verso l'Orto, portandola sempre in me... Sul terreno dell'Orto si alz un altare; un altare di dolore assediato da tutti i martirii. Su di esso vi era, non una pecora tra siepi di spine, ma un Agnello molto mite che riceveva tutto senza dar segni di vita, pur possedendo tutta la vita. Da quell'Agnello uscivano ogni bont e ardore di fiamme che incendiavano l'altare e tutto il suolo dell'Orto: era Ges; ho sentito che era Lui. Oh, quanto Egli amava, mentre riceveva tutta la cattiveria e la ingratitudine! In quel momento avvennero cose che aumentarono molto la mia sofferenza. Il demonio tentatore approfitt dell'occasione per tormentarmi. Senza volerlo, vedevo tutto sotto l'aspetto peggiore: la mia agonia fu grande. - Mio Dio, se possibile, allontana da me questa sofferenza. - Mi unii cos all'agonia di Ges. E aggiunsi subito: - Non la mia, ma la Tua volont. Non distogliere il Tuo volto da me. O mio Ges, non lasciarmi sola un solo istante: ci basterebbe per farmi disperare. - Passai tutta la notte in un mare di dolori. Subito al mattino, nel mio mondo si innalzato lo stesso altare di dolore attorniato da martirii, con sopra lo stesso Agnellino. E cos sono andata al Calvario. Ad ogni dolore questo Agnellino rispondeva con dolcezza

212

e amore. Ardeva in fiamme; tra le fiamme ed il candore della sua grazia, cadeva abbondante il suo Sangue ad irrigare la terra. Si avvicinava la cima della montagna e l'innocente Agnello, sempre sull'altare del patibolo, sapeva che andava a morire e bramava dare la vita. Che amore! Poteva essere soltanto l'amore di un Dio, l'amore di Ges! Sulla vetta del Calvario, invece della croce, continuava ad esserci lo stesso altare e lo stesso Agnello in fiamme a spargere Sangue. Avvicinandosi l'ora in cui Ges doveva spirare, quanto pi la crudelt si accaniva contro l'Agnello innocente, tanto pi le fiamme del suo Amore si stendevano su tanta cattiveria e ingratitudine. L'Agnello stava morendo e in quel momento passato dalla notte al giorno, dalla morte alla vita, abbracciando pi intimamente al suo Cuore tutta l'umanit. scomparso da me l'altare con l'Agnello e sono rimasta come se non vivessi. Poco dopo venuto Ges: - Figlia mia, saldo sostegno della giustizia di mio Padre, vittima della umanit... amami e fammi amare... per mezzo tuo che voglio essere amato... Riparami per tanti sacrilegi e crimini: il tuo dolore ha raggiunto il massimo, non perch il mio amore abbia limiti, ma perch ti amo come pu essere amata da un Dio una creatura umana... Mia figlia, ... fa' che lo sia amato, consolato e riparato nella mia Eucarestia. Di' in mio nome che a quanti si comunicheranno bene, con sincera umilt, fervore e amore per sei primi gioved consecutivi e passeranno un'ora di adorazione davanti al mio tabernacolo in intima unione con Me, prometto il cielo. Di' che onorino attraverso l'Eucarestia le mie sante piaghe... Chi al ricordo delle mie piaghe unir quello dei dolori della mia Madre benedetta e per loro ci chieder grazie spirituali o corporali ha la mia promessa [che saranno accordate], a meno che siano di danno alla loro anima. Nel momento della loro morte verr con Me la mia Madre santissima per difenderli... - (diario, 25-2-1949). II dolore della vittima deve assomigliare al dolore di Ges La mia vita e tutte le cose sono uno sgomento per me. Ma sgomento che consente all'anima di conservarsi nella unione e nella pace di Dio. Soffro, mio Ges, Tu lo sai bene, ma la sofferenza ha per me pi dolcezza del miele. Molte volte cado sfinita e anzi mi pare di non resistere, ma questa sofferenza resa soave dalle ansie ardenti di soffrire di pi per Ges, di dargli tutte le anime. Immersa in questi desideri ed ansie indicibili, tutte le sofferenze del mondo mi sembrano poche da offrire al mio Ges. Il cuore grida continuamente, addolorato, senza vita; grida senza avere nessuno, senza un rifugio ove posarsi, ma il suo grido sempre colmo di fiducia e molto ansioso di maggior martirio... La morte viene incontro al mio cuore; egli vuole lasciarla entrare. Le mie torri, le mie pietre, la mia massa continuano ad essere alla stessa altezza: non possono salire di pi. Io stessa, fusa in esse, mi sforzo di alzarle per salire in alto, pi verso Dio. Il mio sforzo nullo, o lo sento nullo; sono imprigionata e non posso uscirne. Vorrei voli per volare fino al cielo, ma la prigione tale che non mi lascia volare. Non ho vita, non ho esistenza per giungere al mio unico e vero fine: Dio, solo Dio. - Ges, Mammina, vedete che non ho pi nessuno. Porgetemi le Vostre mani benedette! ... Sento il mondo che mi maltratta con tutte le sue malvage invenzioni. Ogni momento muoio per loro causa e ogni momento vivo per riceverle. - O mio Ges, sono la Tua vittima!... Ges si avvicin all'Orto e io con Lui. Con Lui pregai e sudai sangue e con Lui dentro di me sentii il Cuore aperto come se fosse il mio: attraverso il cuore davo passaggio a tutta la umanit e con Ges dicevo a tutti: - Io sono il cammino, la verit e la vita. - Come era bello tutto ci tra tanto dolore! Ges divenuto strada per i viandanti ed la vita... (diario, 4-3-1949).

213

... Mi sfuggono gemiti e sospiri occulti; quando voglio soffocarli e nasconderli gi tardi. All'esterno tutto pare gioia; all'interno tutto dolore e lacrime: sono lacrime ansiose, ma di ansie che non so esprimere. Sono lacrime di dolore ma al tempo stesso di pace. Godo soffrendo cos... - Vieni, figlia mia,... vieni al tuo Ges che veglia su di te e ti sostiene; vieni, sono la tua guida... vieni a sollevarti dal tuo sfinimento, a riposare in Me e a prendere nuove forze. Coraggio! La mia frase dammi dolore ha un grande significato: tanto profonda, esce tanto dall'intimo del mio divin Cuore, che senza una mia grazia ti causerebbe pi terrore che la voce di Dio agli Israeliti; senza un mio miracolo Mi diresti, come loro a Mos: Ges, non posso udire la Tua voce. - Dammi dolore, mia figlia; ma questo dolore deve essere tanto profondo e doloroso quanto lo il mio. Il dolore della vittima deve assomigliare al dolore di Ges. Mia figlia, ti ferisco per non distruggere eternamente i peccatori. Quanto soffro per i crimini della umanit!... Di' presto al mio caro Pontefice che preavvisi il mondo della tremenda giustizia che lo aspetta... - (diario, 18-3-1949)... La mia stanchezza nel trattenere il mondo ... Il 30 marzo cominciai a sentire come se la mia vita stesse sulla superficie della pelle... Questa vita pone in me come una luce solamente verso l'esterno; nel mio intimo non vi vita n luce n nulla, neppure ceneri mortali: fu tutto consumato. Che nuovo martirio per me! Nulla di ci che appare fuori conforme con quanto avviene dentro. Continuo col martirio di trattenere il mondo molto a stento, mentre cammino verso la morte che corre verso di me con tutti i supplizi. ... Udii Ges dirmi: - Figlia mia, abbi coraggio, non voglio che tu dubiti un solo istante di ci che avviene in te, della mia vita divina in te ... - ... (diario, 1-4-1949). Oh, la mia stanchezza nel tenere stretto il mondo! Oh, il mio scoramento nel vederlo sfuggire! ... martirio da disperarsi senza la grazia del Cielo questa morte che io sento unita al soffio di un'altra vita che passa sulla superficie della mia pelle come una brezza che scorre sempre. Non posso resistere [tra] questa morte e questo soffio di vita. Io non sono degna che questo soffio passi in me: che vita, di quale grandezza! Ha occhi che vedono tutta la terra e tutto il cielo: non posso consentire che questi sguardi vedano il cumulo delle mie miserie, il mio nulla, la mia morte. Chi sono io perch tali sguardi passino attraverso a me? O mio Dio, sento necessit di dire tanto, di dire tutto di questi sguardi, di questa vita e non so dire nulla! Sono sempre nelle mie torri spaventose, sempre le stesse pietre, la stessa massa... ... Il mio corpo sembra un cencio insanguinato, disfatto dal dolore, che va di strada in strada, di citt in citt, attraverso tutta l'umanit a pulirla da tutte le macchie. Non so chi maneggia questo cencio che tutto sangue, ma sangue che pulisce e non sporca... ... Venne Ges, mi diede vita e disse: - Figlia mia,... mi tieni nel tuo cuore con tutta la mia vita reale, con tutta la mia vita divina. Vengo a comunicartela perch tu non dubiti della tua vita che solo mia. ... La tua vita, quanto avviene in te, una lezione per il mondo; la vita che pi assomiglia alla vita di Cristo. Cristo nei tuoi sguardi, sulle tue labbra, nei tuoi pensieri, nel tuo cuore e nella tua anima. Cristo che vive ed agisce in tutti i tuoi movimenti, in tutto il tuo vivere... perch l'opera redentrice, l'opera di salvezza continui. - ... Apparve a questo punto la Madre dei dolori, con un manto violaceo... - Mia figlia, vengo a confortarti in questo giorno anniversario per la liturgia della Santa Chiesa in cui il mio divin Figlio ha modificato in te la sua santa Passione, affinch tu la continuassi profondamente e misticamente nascosta; vi ha aggiunto il tuo digiuno come richiamo all'umanit per attirarla al suo divin Cuore con tale meraviglia.

214

Ti copro con il mio manto di tristezza, di dolore, affinch con questa testimonianza, attraverso i tempi tu possa essere invocata per tutti i dolori dell'anima e del corpo. Quando sarai in cielo ti invocheranno come martire dei dolori per conforto e balsamo dei dolori umani. - ... (diario, 8-4-1949). ... Come stato tremendo il dolore di questi giorni! Mi pareva di impazzire. Avevo in me ogni tormento ed amarezza, senza nessuno con cui sfogarmi, senza una guida per mia luce e conforto. I miei sguardi rivolti a Ges e a Mammina dicevano Loro tutto il mio patire... ... Sentii come se avessi sulle mie spalle il manto di Mammina. Quel manto tristissimo rivest tutto il mio essere di ogni tristezza e mi un profondamente al dolore della cara Mammina: mi sentivo una cosa sola con Lei e volevo soltanto consolarla con ansie fervorose. Le mie torri molto antiche ed invecchiate sono come coperte di muschio nero. Tutto mi porta al nascondimento, alla oscurit, alla morte... Tutto mi porta a morire di sgomento. Mio Dio, volere amare e darmi a Colui che mi ha amato tanto e mi ha dato tutto e non avere nulla se non miseria! O mio Dio, mio Ges, abbi compassione di me! Ieri, gioved [14 aprile], fu il vigesimo quarto anniversario del giorno in cui Ges mi ha legata a questo letto di dolore. Lo ricordai tanto. Sentii di non avere dato nulla a Ges dopo tanti anni di martirio... Sul Calvario udii Ges: - Mia figlia, scuola di tutta l'umanit! Quanto essa deve imparare qui: scuola della vita di Cristo, scuola della scienza dell'Altissimo. Qui imparano i piccoli, i grandi, gli ignoranti ed i sapienti. in questa scuola che si impara a soffrire e ad amare. Io sono il Maestro che insegna nel tuo cuore. La tua vita una lezione di tutta la mia vita, della mia vita di Passione. Voglio, figlia mia, che in te non termini questa quaresima; voglio il tuo martirio continuo. E sai perch? Per soccorrere le anime, per aiutare il mondo bruciato dalle passioni... - (diario, 15-4-1949). Come in una culla di morte In questo santo tempo di Pasqua ho sofferto molto profondamente, immensamente. Non so esprimermi. Ho avuto delle ansie quasi insopportabili, una fame, ma fame dell'anima: una fame che sento non essere mia. Volevo mangiare la Pasqua con tutta l'umanit, volevo possedere tutti e che tutti mi possedessero e si trasformassero in me. Parlo di me, ma non di me perch sento che n questa fame n questi sentimenti mi appartengono. Non la mia vita che ha queste esigenze, ma bens quella vita, quel soffio che scorre attraverso di me. una vita tanto grande, infinitamente grande: vita del cielo e della terra. O mio Dio, io non sono degna. Io non posso contenere tanta grandezza, tanti e cos intimi desideri pieni di ansie. O Ges, sii la mia forza, la forza del mio soffrire!... (diario, 22-4-1949). Lasciami volare al cielo, lasciami volare a Te, mio Ges! Fu in un profondo dolore che, spontaneamente, mi sfugg dal cuore questa invocazione. Io non voglio chiedere il cielo perch ho promesso a Ges di accettarlo quando vorr darmelo. Ma l'annientamento tanto, il martirio talmente doloroso che, senza il consenso dello spirito, il cuore, quasi volendosi staccare dal corpo e volare a Dio, erompe talvolta in questo grido. Nel mondo non si trova bene, non pu pi abitare qui; la sua aspirazione Ges, soltanto Ges. Non so ci che dico, perch non sento vita; non vedo il cammino che batto perch in me tutto tenebre, spaventose tenebre. Sento che sono dondolata in una culla di morte, sulla morte fangosa di tutta l'umanit. Questa morte di corruzione causa tanto dolore al mio cuore; tale il rancore, e la crudelt con cui trattato che pare mi sia strappato dal petto insieme a tutte le vene che daranno una pioggia per bagnare il mondo. Mio Dio, quale tormento per il mio corpo e la mia anima! Come mi sento annientata sotto il peso di questa

215

sofferenza!... ... Venne Ges, mi diede vita, ma vita dolorosa e mi disse: - Figlia mia, nel pantano del mondo non pu regnare altro che la morte: la culla nella quale ti senti dondolata. Sono stati il peccato, le iniquit a causare questa morte. Ove morte, dolore; ove morte non vi luce. Sei vittima, figlia mia: la vittima fedele e veramente immolata non pu avere altro vivere. Vieni al mio divin Cuore a prendere conforto e vita, a riposare come il contadino che a notte si riposa per le sue fatiche; questi non riposa molto tempo per ritornare subito al suo lavoro faticoso; e sempre cos fino a che veda il frutto del suo lavoro. A te per, figlia mia, non avviene qui sulla terra come al contadino: il frutto della tua vigna ti attende nella eternit; soltanto l lo vedrai con chiarezza, alla luce splendente di Dio. Riposa, riposa, mia sposa! Prendi conforto per il tuo dolore in questi momenti celesti. - ... (diario, 29-4-1949). ... Continuo ad essere dondolata nella culla morta sul mondo morto. La culla si muove con difficolt, tanto corrosa. E il mondo morto si spacca in crepacci, in abissi putrefatti nei quali ad ogni momento corre il pericolo di sprofondare. Culla e mondo immersi nella medesima corruzione. Mi pare che il mio corpo si decomponga: ho nausea di me, non posso guardarmi. O mio Dio, che morte! Sono morta! morto il giorno, morto il sole, morto tutto ci che aveva vita. Il cielo si chiuso, si coperto con forti chiudende: si separato dalla terra. Non pu avere con essa legami: non pu diventare putridume in cui si trasformato. O mio Dio, non so dire n dimostrare ci che l'anima vede, ci che sente succedere tra il Cielo e la terra: che contrasto, che rivolta contro Dio! Il mio Ges ed il Suo Eterno Padre non sopportano di vedere ci che avviene qui! Quanto soffrono Ges e Mammina! Come si sforzano per sostenere la giustizia divina! Mi prendono con s per formarne puntelli. Non ne posso pi perch Ges non ne pu pi. Che posso io senza di Lui? Io sono un niente e senza Ges non posso niente... ... - Abbi coraggio, la morte che senti la morte del mondo: sono i peccatori, con le loro anime morte, che si precipiteranno e affonderanno nell'abisso della morte eterna. ... Continuerai a darmi lo stesso martirio doloroso per amor Mio e per il povero mondo tanto criminoso e tanto in pericolo? - Mio Ges, non so se soffro molto o se mi pare solamente di soffrire; ho i miei dubbi. Tuttavia, se continui a darmi le tue grazie, Ti prometto di soffrire ci che Tu vuoi. - Non rattristarmi, figlia mia, non dubitare di Me n di alcuna delle mie parole. Il tuo dolore grande tanto quanto una offesa fatta a Me ... - ... (diario, 6-5-1949). Ricevo tutti per amore di Ges Mio buon Padre [Umberto], le sembrer che mi sia dimenticata di lei, ma non vero. Giammai! Sarei ingrata se lo facessi; le prometto di ricordarla sempre: sulla terra e in cielo. Il motivo del nostro ritardo la nostra vita: le mie sofferenze sono moltissime; le visite sono sempre la mia, la nostra croce, il mio tormento. Padre buono, se non fosse per amore di Ges, della cara Mammina e delle anime, non so cosa avrei gi fatto: mi nasconderei ove non potessi pi essere veduta. Non so dirle lo stato della mia anima: dolorosissimo. Ansie, sete insaziabile di amore, ma senza amare; una morte completa, totale di tutte le cose. Sento l'abbandono di tutti, anche se non vero. Cammino in questa oscurit mortale senza appoggio, senza guida. Vado fidente nelle braccia di Ges e di Mammina senza sentire che mi portano. La mia speranza questa: non posso essere abbandonata dal Cielo, perch confido solo nel Cielo. Accetto tutto ci che il Signore mi d, a qualsiasi prezzo, con l'unico fine di compiere con perfezione la Sua volont; ma non so dove sia questa perfezione che bramo tanto. Mi sento la pi imperfetta che si possa immaginare. Preghi per me, padre mio; io faccio

216

altrettanto per lei. Deolinda ed io non possiamo dimenticare le ore che pass qui con noi. Ore tanto amare, ma che lei ha cercato di addolcire. Andr in Brasile, verr in Portogallo, rimarr cost? Vi sono tanti che la desiderano qui. Mio Dio, cosa mai il mondo! Tutti la salutano, specialmente Deolinda. Ella sempre la brontolona dei tempi ormai passati... (lettera a d. Umberto, 6-5-1949). tale il rigore della giustizia di Dio, tale il suo peso che mi schiaccia, da spremermi dagli occhi e da tutti i sensi il veleno nauseante e vergognoso che avvelena tutta l'umanit. da me che esce: un veleno che racchiude tutte le malizie ed su di me che piomba il castigo di tutte le iniquit... La culla mortale che mi serve da letto dondola di tanto in tanto. La terra morta su cui si trova aperta da vulcani dai quali pare escano fuoco e tormenti infernali. Presso la bocca di quei vulcani si odono gemiti di anime, ruggiti di demoni che pare mi strappino il cuore [per portarlo] l. O mio Dio, in che pericolo mi trovo! Il mio corpo morte e nello stesso tempo un inferno. Quanto spaventosa la giustizia divina, e io non posso sfuggirle! ... In mattinata ho camminato verso il Calvario in un silenzio indicibile. Nel mio cuore le labbra di Ges erano serrate... Il silenzio di Ges diceva tutto: parlava il suo Cuore pieno di amore; era come un libro che quanto pi si sfoglia tanto pi vi si trova da leggere. Era un libro d'amore: solo in cielo, alla luce divina potr essere letto e compreso. Sulla cima del Calvario ho continuato ad accompagnare spiritualmente i riti di Fatima anche senza volerlo: volevo con tutta la volont soffrire con il mio Ges... ... Nel pomeriggio di oggi sono stata sorpresa nell'apprendere che la mia mamma molto ammalata. venuto il medico; dopo averla visitata, egli mi ha ordinato di chiedere al Signore di migliorarla in salute almeno fino a domani perch io potessi dettare e mia sorella scrivere ci che Ges mi aveva detto. Mi costato assai: l'ho fatto per obbedienza... Ho detto a Ges: - Io Ti dico tutto quello che il medico mi ha ordinato. Lo faccio per obbedire. Fa' ci che Ti dar maggiore onore e gloria, qualsiasi cosa mi costi. - Grazie al Signore, il giorno dopo mia madre stava gi molto meglio. Sia benedetto! Ma soltanto oggi, marted, possiamo terminare lo scritto. Questo sacrificio sia per amore di Ges e di Mammina e tutto in favore delle anime... (diario, 13-5-1949). Mio buon padre [Pinho], ...ogni giorno pensavo di darle notizie, ma la mia croce tanto grande che non posso disporre di me per niente. Il Signore va sempre contro i miei desideri. Per consolarlo mi sottometto a tutto. Mi piacerebbe star sola e in silenzio, ma mi impossibile per la maggior parte del tempo: moltissima la gente che viene a trovarmi e le mie sofferenze sono enormi. Ecco il motivo del mio ritardo... Io non voglio sfuggire alla croce, diversamente mi nasconderei in un buco per vivere sola con Ges; so che Egli vuole questa sofferenza e, fiduciosa nelle sue promesse circa la salvezza delle anime, con il sorriso sulle labbra ed il cuore sanguinante, ricevo e consiglio, secondo la mia ignoranza, tutti quelli che vengono a me. Non sto qui per soddisfare i miei desideri ma quelli di Ges. Cerco di non perdere la mia unione con Lui nella Eucarestia e con i miei tre Amori: il Padre, Figlio e Spirito Santo... ... Il 17 maggio ci fu la visita pastorale in parrocchia. Mentre l'arcivescovo somministrava la Cresima, l'arciprete di Pvoa che l'accompagnava venne a visitarmi Parlammo lungamente. Nel congedarsi mi domand cosa poteva fare per me. Ignorando cosa intendesse, gli domandai se per l'anima o per il corpo. Egli mi rispose: - Per il corpo. - Gli aggiunsi che non mi manca nulla ecc. - E per l'anima vuole qualcosa? - Vorrei il mio direttore. - Quale? - Padre Pinho. -

217

- E ne ha bisogno, ne ha bisogno! Il Signore glielo dar. - Gli chiesi di baciare per me la mano dell'arcivescovo. Mi ha scritto di aver trasmesso le mie richieste. Ma quelli di Braga ritardano tanto. martirio per noi tutti, nevvero, caro padre? Speriamo fiduciosi... (lettera a p. Pinho, 24-5-1949). L'anima mia triste fino a morirne (Momenti della Passione) ... Mi pare che il Cuore di Ges sia nel mio e dal Suo si riversi al mio l'immensit del suo dolore, il suo martirio infinito. Posso sopportare a stento il raro ma tanto pesante dondolio di quella culla morta: pare che scuota il mondo. un segnale per risvegliarlo, ma esso non si sveglia, non si alza dal sonno, dalla morte del peccato. Ogni scossa come tromba per avvisarlo. Potessi almeno bussare alla porta di tutti i cuori, gridare a tutte le anime di risuscitare alla Grazia e all'amore di Ges! Ma chi sono io? Sono niente, non posso fare niente. Devo soffrire questo martirio, felice se lo sapr sopportare. Devo soffrire questo fuoco divoratore nell'interno delle mie torri e l'oppressione di essere una cosa sola con quella massa, quelle pietre, quel fuoco... Ieri, giorno dell'Ascensione, questa vita che passa attraverso di me come soffio soave visse maggiormente del Cielo, unendosi a tutte le lodi di gloria, tutta immersa in un solo amore: quello di Dio. Ma io mi mantenni nella stessa morte, non mi mossi verso l'alto; sapevo che quel soffio di vita che mi compenetrava ed era mio si trovava con tutta la corte celeste immersa nello stesso amore celeste: un gaudio infinito, un mare infinito. Non fui capace di seguire quella vita, di uscire dalla mia morte... (diario, 27-5-1949). ... Nel pomeriggio di ieri mi pareva di avere due cuori: uno sentiva le ingratitudini usate contro Ges; l'altro quelle usate verso di me; le mie mi facevano sentire di pi quelle di Ges: quanto pi sentivo le mie, tanto pi a fondo comprendevo la ingratitudine che soffriva il Cuore di Ges traboccante di bont. Mi appariva come un grande libro; per quanto mi affannassi a sfogliarlo, non giungevo alla fine delle sue pagine. Pi tardi sentii i maltrattamenti contro il Cuore e tutto il Corpo santissimo di Ges: il Cuore era tagliato da spade, il Corpo calpestato da piedi malvagi e immondi. Rimasi nell'Orto; si avvicin Giuda con i soldati e per baciare Ges, per catturarlo. Ges stette muto durante tutto il triste tragitto. Ma il suo divin Cuore parl sempre: era un libro eterno, il libro dell'amore. Io non lo leggevo ma lo comprendevo. Il mio divin Maestro in quel momento mi fece comprendere tutto, tutta la grandezza del Suo infinito amore. Stamattina ho fatto subito compagnia a Ges, ma una compagnia morta: non ho potuto parlargli n provargli che Lo amavo. Come morta, ho percorso con Lui il cammino del Calvario. Ma la sua lezione di amore, la comprensione che mi ha data, mi ha servito lungo questo viaggio. Mi pareva che il suo divin Sangue scorresse per tutta la terra e in ogni luogo lasciasse scritta la parola Amore . Vorrei che Mammina, che gli angeli parlassero per me e mostrassero la grandezza di questo amore. S, stato l'amore che si esteso da un polo all'altro del mondo. stato l'amore che ha obbligato Ges a prendere la croce, a salire al Calvario sotto una scarica di battiture con tutte le carni lacerate... (diario, 17-6-1949). I miei giorni sono terribili. Quante volte sono ricorsa al Cielo! Quante volte, abbracciata al mio crocifisso, ho invocato il dolce nome di Ges, della cara Mammina! Che settimana di lotta! Non so come si possa soffrire tanto. Dico di non sapere, ma so: Ges che continua a soffrire in me la sua Vita, la sua Passione santa. Non lo dubito. La mia tristezza era molto dolorosa, profonda. Non erano le mie labbra che parlavano; non so chi parlava nel mio cuore ripetendo l'anima mia triste fino a morirne . Quando udivo questo, non ero io a dirlo, sentivo veramente la tristezza, ma tristezza

218

mortale. Mi richiamava la tristezza di Ges, ci che ha sofferto e soffre e Gli dicevo: Accetta, mio Ges, la mia tristezza per allietarti; accetta il mio dolore per addolcire il Tuo. - Sento di avere un letto di spine per il mio corpo e un altro uguale per il cuore; n l'uno n l'altro si possono liberare dalle spine. Sono spine che mi servono da letto e spine che mi coprono. Sono tanto ferita e tanto impigliata in esse; sono come inchiodata sulla croce, senza possibilit del minimo movimento. Mi trovo come un uccello che volava e glielo hanno impedito: tra queste spine, non posso volare neppure verso Ges. Tutto il mondo tenebre, e tenebre sono fuori del mondo. Che terribile abisso! Le onde agitatissime di un mare immenso di tenebre cadono su di me con la furia della pi terrificante tempesta. Queste onde vengono verso le mie torri, si scagliano con violenza, sia dentro che all'esterno di esse, da una parte e dall'altra, minacciano distruzione. Sono onde, ma non spengono il fuoco in cui ardono... Ieri, a misura che le ore passavano, la stessa voce degli altri giorni ripeteva, sempre dentro di me: l'anima mia triste fino a morirne ... L'anima piangeva assai, ma bramava la morte: solo morendo avrebbe dato la vita a tutta l'umanit. ... - Figlia mia, mia cara figlia,... alla superficie del tuo cuore vivi tu, nell'intimo vivo Io. Il mio Cuore fuso con il tuo. Io vivo la vita divina, la vita di amore; ma la ferita, il dolore causatomi dai peccatori l nell'intimo e traspare nell'amore. Per questo tu senti la grandezza del mio amore divino, la gravit delle offese, le ansie e le tenerezze del mio amore infinito; provi nausea per tante miserie e allo stesso tempo senti di essere la miseria stessa, il veleno di tutto. Sei vittima; possiedi il mio divin Cuore; senti ci che Esso sente; senti la tua miseria e la miseria umana. E perch abbia questi sentimenti e tale martirio, ho fuso nel tuo il Mio Cuore. Non meravigliarti di non saper vivere: questa vita non tua; non ti ho scelto se non per necessit urgente della umanit... (diario, 24-6-1949). Metti la mano nella piaga del mio Cuore Il mio letto, il mio letto di spine stato anche letto di fuoco. Queste spine penetrano, feriscono e bruciano al tempo stesso... Che spine, che fuoco questo, mio Ges? Oh, che sofferenza! E' il tuo divino amore che trionfa, lui che mi obbliga a cercare nella croce la mia delizia: solo soffrendo sto bene... Talvolta sono indicibili, insopportabili le ansie di amore, le nostalgie per il Cielo... Vorrei veder tutto il mondo ardere in vive fiamme di amore che arrivassero sino al cielo... ... - Mi consoli con le tue ansie. ... Ricevi, figlia mia, il tuo alimento, la goccia del mio Sangue divino,... Fiore eucaristico, bianca colomba, compagna dei miei sacrifici, confida... Fortunata l'anima che accetta la croce e l'abbraccia; ... fortunata la vittima scelta per accogliere il Sangue del suo Signore; fosti scelta da Me perch Lo custodissi in te, perch attraverso a te fosse dato alle anime... (diario, 15-7-1949). ... Il letto delle mie spine arde sempre: il fuoco penetra fin dove esse arrivano. Mi sento tutta ferita... Non vi nulla del mio essere che non sia consumato dal fuoco... Tutti i miei sensi continuano ad essere il veleno della umanit... Le mie torri continuano ad essere incendiate da fuoco distruggitore; solo di tanto in tanto mi fanno sentire il loro vigore; esse sono come un corpo che va perdendo la vita di momento in momento... - Figlia mia, sai chi ti chiama e perch? il tuo Ges che ti invita a mettere la mano nella piaga del suo Cuore divino. Vieni e contempla le mie divine piaghe. - Forzata, non so come, fui obbligata a mettere la mia destra nel costato di Ges e di l nella piaga profonda del suo divin Cuore. Vidi che era grande, immensamente grande: era proprio un mondo. Questo invito di Ges mi intimor e Gli dissi: - Tu mi inviti a mettere la mano nel Tuo divin Cuore come hai fatto con l'apostolo Tommaso? Questo mi rattrista: forse perch

219

dubito di Te?... Ma io credo, credo che sei il mio Ges, credo anche nelle tenebre e nel dolore; non permettere che io dubiti; non voglio darti dispiacere. - Mi soffermai con la mano in quella piaga mondiale; da essa usciva verso il mio petto un sole dai raggi dorati; dalle piaghedei piedi salivano e da quelle delle mani scendevano verso di me altri raggi uguali, ma meno numerosi. Al di sopra di Ges vi era una colomba bianca, con le ali distese che lasciava cadere su di noi una pioggia di raggi di luce. Cos io potevo vedere meglio le piaghe del mio Ges. Era tanto bello! Su Ges e su di me pareva vi fosse il cielo; ma Ges era il Cielo stesso: tutto luce, tutto amore. - Non ti deve rattristare, figlia mia, il mio invito a mettere la tua mano nel mio divin Cuore: perch tu veda che in questa piaga immensa vi posto per tutta l'umanit. Voglio che tu faccia entrare qui tutte le anime... Sei signora di questa piaga, di questo Cuore, con tutte le sue ricchezze: distribuiscile, arricchisci le anime; le amo tanto! Questo amore tanto intenso cos poco corrisposto! Consolami, vittima e sposa mia. - Io volevo consolarlo e non sapevo come: il mio dolore era profondo; Glielo offersi... (diario, 22-7-1949). ... Non cerco di comprendere la mia vita, ma, mio Dio, cerco e voglio fare solo in tutto la tua volont. Mi sento trascinata e calpestata da tutta l'umanit; sento la giustizia del Signore su di me; sento il mio letto di spine che brucia, tra fiamme di cui non vedo la fine. Tutto il mio essere compenetrato da questo fuoco e, nonostante sia cos bruciata, i miei sensi hanno sempre tanto veleno che non contagia solo l'umanit intera ma, se esistessero, potrebbe avvelenare milioni di mondi. Che veleno, mio Dio! Che veleno di morte eterna! Le mie torri sono l diritte, ardono nel fuoco che nulla risparmia; hanno perduto ogni vigore; esistono, ma pare diano segno della loro esistenza soltanto di secolo in secolo. Mio Ges, non so dire altro, tanto grandi sono la mia oscurit ed ignoranza... ... Passai all'Orto, ma un orto mondiale. Dovetti associarmi a Mammina: attirava a S il mio cuore. Questo intuiva e sentiva il Suo dolore, come Ella intuiva e sentiva tutto il dolore del Suo Ges. Il Suo Cuore mormorava tra profondi sospiri: - Figlio mio caro, quanto soffri! - Lacrime copiose scendevano sulle Sue guance santissime. Ges soffriva in grande agonia per le sofferenze che lo attendevano e per quelle di Mammina. Cuori tanto uniti! Dolori in un solo dolore!... (diario, 29-7-1949). Quanto belle tu fai molte anime! ... Sono piena di paure: sono i visitatori che mi causano questo martirio; mi si avvicinano come se venissero da tutto il mondo. La mia natura non li pu sopportare. Devo riceverli: voglio compiere la volont del Signore. A Sua imitazione voglio amarli, consolarli; vorrei perfino abbracciarli e accoglierli nel mio cuore. Ma non posso, mi nauseano. Ciononostante, li voglio, li amo tanto come se fossero miei... Sono ben lontana dall'essere perfetta, dall'usare con tutti la carit di Ges. Aiutami, o Signore, convertimi, fa' che assomigli al Tuo divin Cuore! Bramo di amarti e di amare il mio prossimo... - Mio Ges, sei certamente triste per me: ho tanti e grandi difetti. Non leggi nel mio cuore? Senza volerlo aborrisco le visite e al tempo stesso le amo. Vorrei chiederti il permesso di non dettare pi nulla: sono satura di tanti scritti. - Confida! Tutto questo vita mia in te. Per causa del peccato dovrei aborrire le anime; ma no, le voglio per Me; voglio salvarle. Ti ho messa sui miei sentieri perch le conduca a Me. Scrivi ancora per qualche tempo. Non chiedere; aspetta odini. Tutto nella tua vita mezzo di salvezza... (diario, 5-81949). ... Io soffro molto ed ancor pi per non poter soffrire maggiormente. Ci che soffro non mi basta; non mi soddisfa... Mio Dio, come riparare la tua Giustizia divina? Accetta i meriti infiniti di Ges, la Sua Passione e Morte uniti ai dolori e alle lacrime

220

della cara Mammina... io non ho nulla da darti: soffro e non soffro nulla. Vorrei avere sofferenze infinite per riparare un Dio infinito. Guarda, o Ges che tutto comprendi, il dolore e l'agonia della mia anima... Ieri pomeriggio... ho sentito come se l'anima piangesse nella massima tristezza ed amarezza, non solo su una citt, ma sul mondo intero. Mentre l'anima piangeva, le lacrime tentarono uscire dagli occhi del corpo e scendermi sulle gote; mio Dio, che dolore! Mi sono vinta, ho nascosto le lacrime e non ho pianto. La mia agonia non era soltanto sul terreno dell'Orto: agonizzavo in tutta l'umanit. Durante la notte mi unii il pi possibile a Ges; in questa unione ho percorso il cammino del Calvario... - Figlia mia, per un mondo di dolore un mondo di amore; il tuo dolore mondiale, si estende a tutta l'umanit. Per essa soffri ma per mezzo tuo il povero e ingrato mondo riceve il mio amore: attraverso a te che glielo do. Ti do amore per le anime; pace, conforto e luce per il tuo cuore. Dovrei cessare di essere Dio, mia sposa cara, se non ti dessi la mia grazia, la mia forza, tutte le mie ricchezze, tutto il mio amore per il tuo cos grande martirio... Coraggio!... Quanto bella la tua anima e quanto belle tu fai molte anime! - O mio Ges, vedi come sono piccola, vedi il mio dolore; vedi che io sono niente e Tu sei tutto... Io vorrei piangere ai Tuoi piedi le mie miserie e colpe. Perdonami, Ges, e perdona al mondo! - Vi motivo per le lacrime: tu sei vittima; l'ora grave. Le famiglie, le spiagge, i casin, i cinema sono nella febbre di crimini innominabili. Le mie chiese sono vuote, le anime fuggono da Me; non si avvicinano ai miei tabernacoli e, tra quelle che lo fanno, poche ci vanno con le debite disposizioni, poche Mi amano. Dammi dolore, dammi riparazione... - ... (diario. 26-8-1949). ... Passai il giorno 7 [settembre] senza Comunione: sentii con molta sofferenza la mancanza di Ges. Giunse il giorno 8, festa della Nativit di Mammina: da dodici giorni Le preparavo un mazzo spirituale di piccole cose, mortificando me stessa e i miei desideri. Pensavo di presentarglielo per mezzo di Ges, perch soltanto Lui sa e pu darle cosa degna di Lei. Mentre facevo questi piccoli sacrifici fissavo il Cuore di Ges dicendogli: - Te li consegno. - Ero certa che Egli, con la Sua sapienza e con il suo valore infinito, Le avrebbe preparato un mazzo molto bello. Fin dal mattino L'ho cercata e Le ho fatto gli auguri; mi sono consacrata a Lei e Le ho detto: - Mammina, mostra che mi sei Madre. Non lasciarmi senza Comunione in questa tua festa. - Umanamente, nulla mi r