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DIBATTITI http://www.chronospadova.it/edizionigb/principale/saggistica.htm Tipologia, schemi e procedure di dibattimento La forma privilegiata della retorica contemporanea il dibattito.

. Secondo la definizione dizionariale il dibattito una pubblica discussione su argomenti prestabiliti, a proposito dei quali sia concesso a ciascuno dei partecipanti di esprimere e motivare il proprio giudizio. Lo caratterizzano quindi un tema controverso, laddurre delle ragioni, la presenza di pi interlocutori anche quando si parla di dibattito interiore o di coscienza, abbiamo uno sdoppiamento dentro la stessa persona. Lestensione del termine comprende lesame sereno di una questione e la disputa pi infuocata. Nella nostra cultura, la metafora predominante associata al dibattito, anche il pi pacifico e il pi ragionevole, quella della lotta, della lotta dura. Parliamo infatti di vincere e perdere, di disfatta e vittoria, di minare una teoria, di strategia, di mirare al cuore di un argomento, sparare i propri colpi, colpire nel segno... (sullargomentazione intesa e metaforizzata come guerra, cfr. G. Lakoff e M. Johnson, 1982, pp. 97-102). Chi ha rilevato questo fatto ha segnalato anche che non si tratta di un uso metaforico casuale o accidentale, vale a dire che noi non parliamo semplicemente delle discussioni in termini di guerra, ma di fatto vinciamo o perdiamo nelle discussioni: vediamo la persona con cui stiamo discutendo come un nemico; attacchiamo le sue posizioni e difendiamo le nostre; guadagnamo o perdiamo terreno, facciamo piani e ci serviamo di strategie; se troviamo una posizione indifendibile, la abbandoniamo e scegliamo una nuova linea dattacco. Molte delle cose che noi facciamo durante una discussione sono in parte strutturate dal concetto di guerra. Sebbene non ci sia un combattimento fisico, c tuttavia un combattimento verbale, che si riflette nella struttura della discussione: attacco, difesa, contrattacco, ecc. In questo senso la metafora la discussione una guerra una di quelle metafore con cui viviamo in questa cultura. Essa struttura le azioni che noi compiamo quando discutiamo. (Lakoff e Johnson 1982, pp. 20-21). Teniamo presente che questo modo di concepire la discussione non assolutamente obbligato, perch la si potrebbe pensare alternativamente e utilmente anche come: La costruzione dun edificio. Si user quindi la terminologia edile del progettare, fondare, erigere, demolire una tesi... Un viaggio. Si parler di partire da una premessa, arrivare ad una conclusione, girare intorno al discorso, deviare, arenarsi... Una trattativa di compravendita, con le relative metafore mercantili asssociate: il peso degli argomenti, il prezzo della vittoria... Una competizione sportiva. La terminologia attinta dalla metaforica ludico-sportiva comprende: schermaglie, arroccarsi, affondare e parare i colpi, falsa partenza, ecc. Ma su tutte le possibili metafore prevale quella bellica, a testimonianza che sulla cooperazione prevale lantagonismo, anche nel cosiddetto processo razionale (caso tipico, la scienza), dove non pare esserci posto per trattative e intimidazioni, mosse che esulano dai canoni di prova.

Consideriamo un litigio domestico, tra padre e figlio. Ognuno vuole far accettare allaltro un punto di vista o indurlo a comportarsi in un dato modo, e cerca di ottenere il suo scopo in tutti i modi possibili e con tutti i mezzi a disposizione (mezzi verbali, fintantoch la discussione non degenera in scontro fisico): con intimidazioni, minacce, insulti, contestando lautorit, aggirando largomento, minimizzando, lusingando con blandizie o, in qualche caso, ricorrendo anche a ragioni logiche. Il guaio che tutte queste forme di persuasione possono essere e spesso sono date come ragioni in se stesse. Prendiamo il seguente scambio di battute: Figlio: Perch non posso parlare? Padre: Perch non capisci niente. In alternativa, attingendo da Lakoff & Johnson (1982, pp. 83-84) si possono ipotizzare le seguenti, non improbabili risposte: perch io ho pi anni di te (intimidazione); perch se non lo fai, allora (minaccia); perch qui comando io (appello allautorit); perch dici solo stupidaggini (insulto); perch tu non ne indovini una di giusta (mortificazione); perch se lo fai, io allora... (baratto); perch ti voglio bene (elusione); perch in questo tu sei molto pi bravo (lusinga). Sembrano tutte tattiche scorrette e irrazionali e in quanto tali vengono disapprovate. Nei settori importanti della vita sociale, quello accademico, legale, diplomatico, scientifico, giornalistico, si pretende che valgano altri, pi elevati standard di discussione e che queste mosse debbano essere tutte bandite. Nella cosiddetta discussione razionale le uniche mosse consentite sarebbero quelle con le quali si fissano delle premesse, si danno delle prove a loro sostegno e se ne ricavano delle conclusioni logiche. In realt tutte le discussioni, anche le pi razionali, includono e sono condotte secondo le deplorate tattiche di una discussione tra padre e figlio, o tra moglie e marito o tra rivali politici. In un qualunque saggio pi o meno scientifico, che si pretenda serio e argomentato, si trovano inevitabilmente espressioni quali: Non c chi non veda (blanda intimidazione); Sostenere ci significa porsi fuori (minaccia); Come ha dimostrato Kant (appello allautorit); Tale tesi di stampo idealistico (oggi un insulto pi che una definizione); I risultati non sono quantificabili (sminuire); Non offre nessuna teoria alternativa (elusione dellargomento); Egli, nel suo stimolante saggio, solleva interessanti problemi (blandizie). Un dibattito caratterizzato da almeno sette condizioni variabili e precisamente: 1. Le condizioni di partenza, che possono essere, ad esempio, di scontro o di cooperazione, di conflitto dopinioni o dinteressi, di parit o di disparit tra i partecipanti; 2. Gli obiettivi che ci si prefiggono (persuadere, provare o confutare, distruggere lavversario, chiarificare, acquisire nuovi dati, smuovere gli incerti, operare una scelta, mediare tra interessi diversi...); 3. La legittimazione o il disconoscimento dellinterlocutore;

4. Il grado di fiducia a lui accordata; 5. Il rapporto simpatetico che si instaura tra gli interlocutori (ostilit, antagonismo, cortesia, cordialit, complicit); 6. I possibili esiti: rafforzamento di una delle due tesi rispetto allaltra, stallo epistemico, chiusura negoziata, abbandono, chiusura dautorit...; 7. Le metafore associate, vale a dire il modo di pensare, di vedere o di sentire la discussione: come scontro di due lottatori, come trattativa fra due uomini daffari, come scambio tra due soci, come unascensione in cordata, come un gioco di coppia... Sulla base dei sette criteri si possono distinguere utilmente cinque diversi tipi di dibattito. Lo schema un adattamento e un ampliamento duna proposta di Millet 1981, p. 25. Polemica: situazione iniziale: conflitto; scopo: annientare lavversario; legittimazione dellinterlocutore: disconoscimento totale; fiducia nellaltro: nulla; rapporto simpatetico: ostilit profonda; esito possibile: prevalenza di una tesi sullaltra; metafora associata: bellica. Contradditorio: situazione iniziale: contrasto; scopo: indebolire lavversario; legittimazione dellavversario: riconosciuta; fiducia nellaltro: scarsa; rapporto simpatetico: antagonismo, cortese o meno; esito possibile: valutazione comparata delle tesi; metaforica associata: mercantile. Confronto: situazione iniziale: problematicit; scopo: definire punti di accordo e di disaccordo; legittimazione: pienamente ammessa; fiducia nellaltro: parziale, ma effettiva; rapporto simpatetico: cortesia vera o simulata; esito possibile: comprensione delle posizioni; metaforica associata: ludico-sportiva. Scambio cooperativo: situazione iniziale: problematicit condivisa; scopo: definire le posizioni reciproche; legittimazione: piena; fiducia nellaltro: elevata; rapporto simpatetico: cordialit; esito possibile: risoluzione negoziata; metaforica associata: viaggio. Discussione consensuale:

situazione iniziale: intesa; scopo: valorizzare una tesi; legittimazione: totale, senza ostentazione; fiducia nellaltro: totale e discreta; rapporto simpatetico: connivenza; esito possibile: consolidamento della tesi; metaforica associata: edile.

Inganni, autoinganni e fallacie nella scienza La beffa dei cerchi nei campi di grano del Wiltshire e il mistero svelato del mostro di Lock Ness sono solo gli ultimi dei molti casi dinganno di cui sono stati vittime (o autori) gli scienziati. Per spiegare la genesi delle stranissime figure che comparivano nei campi inglesi si mobilitarono quipe di scienziati e furono elaborate sofisticatissime teorie, tra le quali rester memorabile quella del ricercatore giapponese Yoshi Hiko Ohtsuki, della Waseda University di Tokio, secondo il quale la causa del misterioso fenomeno era da attribuirsi a campi di microonde contenuti in formazioni di plasma, campi che provocavano anelli e cerchi simili sulla polvere delle gallerie della metropolitana di Tokio. La teoria sulla natura dei cerchi stava prendendo piede e cominciava a trovare credito anche presso le riviste pi attente, quando, tra divertimento di molti e comprensibile imbarazzo di alcuni, Dave Chorley e Doug Bower, due gentlemen burloni, decisero di rivelare che tutti quei disegni erano stati realizzati da loro usando una semplice pertica e una cordicella. E di questa loro confessione diedero prova attendibile riproducendo sul campo i cerchi prodotti con la tecnica del compasso e dellerpice. Alla scienza, alla scienza autentica, attribuito un potere di autocorrezione tale che nessuna frode in grado di radicarsi e di sopravvivere permanentemente, soprattutto nelle cosiddette scienze esatte. Anzi la possibilit di smascherare menzogne e falsi considerata un contrassegno di scientificit: quanto pi una scienza genuina, tanto pi facilmente e rapidamente linganno viene rivelato ed espunto; quanto pi pseudo-scienza tanto pi soggetta alle insidie di errori reconditi. Eppure falsi indotti e contraffazioni deliberate, appropriazioni e imbrogli, forzature e passi falsi costellano la storia della scienza. Sarebbe interessante elaborare una tipologia degli errori e delle frodi scientifiche e approfondire perch ci si inganna e perch si inganna anche nella scienza. Il materiale non manca: si va da Tolomeo, sospettato di avere alterato i dati astronomici per farli combaciare con i calcoli teorici fino allantropologa Margareth Mead, che, pregiudizialmente condizionata dal determinismo culturale del suo maestro Franz Boas, credette di trovare conferme alla teoria del suo ispiratore presso le adolescenti dellisola di Samoa. Si potrebbero citare molti altri casi di presunte scoperte determinate dalla fiducia nel valore della teoria pi che da osservazioni pure e semplici. Ebbene, molti casi di falsificazione dei risultati non paiono poter essere interpretati come semplici deformazioni compiute in mala fede, al fine di adattare i dati alle teorie. C un modo pi benevolo e forse pi rispondente alla realt effettiva di interpretare il fenomeno, vale a dire quello di vederlo come una deformazione in buona fede dei dati indotta della

teoria. Risultano pertinenti al proposito le riflessioni di Ludwik Fleck, un medico-biologo polacco, autore di un volume, Genesi e sviluppo di un fatto scientifico, scoperto postumo grazie ad una menzione fattane da Kuhn nel celeberrimo La struttura delle rivoluzioni scientifiche, un anno dopo la sua morte. Trattando del problematico rapporto tra concezioni teoriche e prove, Fleck osserva che Si notano, si descrivono e persino si inventano fatti che corrispondono alla concezione dominante, che cio ne costituiscono per cos dire la realizzazione. (Fleck 1983, p. 84). Si spiegano cos anche i ritocchi apportati da Ernst Heinrich Haeckel agli alberi genealogici e alle raffigurazioni incluse nella sua Storia naturale della creazione piena di illustrazioni tendenziose, fatte cio secondo la sua teoria. Si confronti, come esempio, la faccia intelligente dello scimpanz e del gorilla con i volti esageratamente orrendi dellaustraliano e del papuano. (Fleck 1983, p. 95). Quello di Fleck ci pare pertanto il giudizio pi equilibrato su Haeckel: n grandissimo biologo tedesco, n professor scimmia, ma romantico, baldanzoso e tendenzioso paladino duna verit per lui non presunta, ma certa. Dobbiamo convenire con Paul Valry, secondo cui la simulazione volontaria, intenzionale, poca cosa in confronto alla simulazione o identificazione inconscia (Valry, 1960). E questo fenomeno per cui si elaborano tendenziosamente idee e fatti in base alla propria teoria e per rafforzare la propria tesi non si verifica solo in ambiti, come la politica, in cui la menzogna consapevole una pratica corrente e relativamente tollerata. Si deve altres convenire con Jean-Francois Revel (pseudonimo di J.-F. Ricard, autore di un impietoso pamphlet contro le menzogne e le falsificazioni degli intellettuali) sul fatto che esistono una quantit di conoscenze che non vengono usate per motivi di censura o spesso di autocensura: La prima di tutte le forze che governano il mondo la menzogna, un nemico che si annida nel profondo delluomo stesso, come e pi dellignoranza (Revel 1989, pp. 7 e 21). Ma un nemico ancor pi insidioso costituito da certi moduli di ragionamento illusoriamente valido, che vanno sotto il nome di fallacie, le quali sono la testimonianza della nostra libert, e insieme dei vincoli posti a questa libert, di pensare e di dire.

Il comico dei ragionamenti fuorilegge Cera una volta la convinzione che fosse lecito trattare del vizio solo in maniera sufficientemente tragica da suscitarne la riprovazione, ma la gravit delle fallacie non le sottrae ad usi frivoli. Lilarit che pu suscitare una fallacia non un aspetto trascurabile; gi Aristotele afferma che la battuta, la facezia, lelemento comico ha un suo uso e una sua utilit nelle dispute, ... poich giustamente disse Gorgia che bisogna smantellare la seriet degli avversari col riso e il riso avversario con la seriet (Retorica, III, 18, 1419b 3). Ulteriore conforto a questa antica idea pagana fin che si vuole possiamo trovare in Cicerone: Quasi sempre dalla medesima fonte del riso, qualunque essa sia, si possono trarre anche pensieri seri (Cicerone, De Oratore, II, 248) e in Quintiliano: Uguale occasione [di facezie] offrono tutti i luoghi delle prove. (Quintiliano, Listituzione oratoria, VI, 3, 75).

Lidea che tutte le facezie e gli scherzi siano, a ben vedere, imitazioni di operazioni serie viene ribadita da R. Whately : Le facezie sono fallacie...tanto palpabili da non poter ingannare nessuno ma aventi proprio quella somiglianza di argomento che richiesta per divertire per contrasto...Ci sono diverse specie di battute e lazzi che, come vedremo, corrispondono alle differenti specie di fallacie. (Elements of Logic, p. 204) Laustero Ludwig Wittgenstein ebbe a osservare che si potrebbe scrivere una seria e buona opera filosofica che consista interamente di battute, poich lo humor una concezione del mondo, non un semplice stato danimo. Non servono comunque testimonianze autorevoli per rendersi conto che le fallacie possono essere anche spassose. Gran parte dei giochi di parole, delle freddure e del comico nel discorso derivano da argomenti artatamente ingannevoli. Non so se esistano dei manuali ad uso degli ideatori di battute, ma esistono certo delle tecniche, le pi comuni delle quali sono appunto quelle basate sulla infrazione delle regole del corretto ragionare. Qualcuno ha detto giustamente che ci che fa disperare e piangere un logico puro fa ridere un logico naturale. Si pu lavorare, in primo luogo, sulle parole e sfruttarne la naturale ambiguit. Ad esempio: Se il cubo regolare lincubo irregolare? Lestetica lo studio del bello; lanestetica lo studio del brutto. lo stesso fenomeno che d origine alla fallacia formale dei quattro termini o a quella informale di ambiguit. Un altro metodo quello dellinversione o ribaltamento del nesso: Perch metti il tuo piede sotto il mio? detto a chi stato pestato. Si pu forzare fino allestremo un nesso causale. vero che le preoccupazioni fanno incanutire. Conosco uno cos apprensivo che gli diventata bianca persino la parrucca. cos negata per il giardinaggio che le si appassiscono anche i fiori di seta. Infine si possono costruire ragionamenti pseudo-logici, come il seguente in cui si realizza una combinazione di sensatezza e insensatezza, ottenuta associando una spiegazione finalistica plausibile con una definizione implausibile. Il deserto...si distende della sabbia per terra per evitare che il cammello, animale malfermo sulle gambe, cadendo si faccia altre gobbe. (A. Jarry, La chandelle verte, p. 372). Oppure: stato appurato che negli anziani prima viene meno la memoria e poi il desiderio sessuale. Se ne deve concludere che un ottantenne pu fare allamore, ma senza ricordare con chi lo sta facendo. Rifacendoci ad una classificazione didattico-operativa, vediamo come la si pu utilizzare quale schema per creare una barzelletta, contravvenendo al galateo del buon ragionamento. Fallacie formali Sono quelle fallacie che contengono un errore nella forma logica. Sembrano argomenti validi, ma in realt la catena consequenziale interrotta o incrinata. Tipici esempi ne sono laffermazione del conseguente e la negazione dellantecedente. Su un vizio di questo tipo si fonda la graziosa barzelletta del logico in erba che spiega allamico che cosa sia la logica derivando, nellordine, dal possesso di un acquario, lamore per i pesci, lamore per il mare, lamore per le donne spigliate e spogliate. Questultimo, preso da passione per il ragionamento consequenziale, comincia a dubitare delle abitudini

sessuali dun terzo amico che confessa di non possedere un acquario. Qui lumorismo nasce dalluso scorretto di una concatenazione sillogistica viziata per negazione dellantecedente. Fallacie informali linguistiche Il meccanismo generatore di questo tipo di comicit abbastanza semplice: si cerchi un termine che abbia pi dun significato e lo si tratti come se ne avesse uno solo. Esempi: Eccezionale prestazione dellatleta, che ha lanciato il giavellotto a 80 metri. Ha preso una medaglia. Eccezionale anche la mira! Arrestata linflazione. Si cercano i complici. chiaramente un ambizioso che intende andare lontano. Lo si pu aiutare, facendogli ottenere un trasferimento il pi lontano possibile. Altro esempio di fallacia di ambiguit associata ad una fallacia di composizione la scherzosa domanda e risposta: Perch mangiano di pi le pecore bianche che le pecore nere? Perch quelle bianche sono pi numerose. La risposta diverte perch, giocando sulla possibilit di riferirsi a tutte le pecore nel loro insieme anzich ad una sola, spiazza laspettativa di chi istintivamente la interpreta in questo secondo senso. Fallacie informali dovute a omissione di elementi rilevanti. In bocca al lupo, solo un modo di dire spiega mamma pecora allagnellino. Qui il dato rilevante compare solo alla fine. La tecnica usata quella detta del deragliamento: la frase scorre via liscia fino a che non entra in scena, inattesa, mamma pecora. Fallacie informali dovute a intrusione di elementi irrilevanti Qual la differenza tra lauto, la moto e la moglie? Lauto si pu mettere in moto, la moto non si pu mettere in auto. E la moglie? Sta bene, grazie. Fallacie informali dovute a presupposti non garantiti Lospite rivolgendosi al barone inglese, che gli ha appena confessato di aver giocato una sola volta a polo e essersi annoiato, daver visto un solo spettacolo teatrale e essersi annoiato:...Presumo, barone, che Lei abbia un figlio unico. un buon esempio di fallacia analogica e di freddura-frigidit britannica Un altro esempio di presenza di assunzioni fragili che inficiano la conclusione rendendo faceto il ragionamento implicito, il rimprovero rivolto ad un sottoposto che Gogol mette in bocca ad un suo personaggio, ma che avrebbe potuto essere pronunciato anche da qualche giudice di tangentopoli: Tu rubi troppo per un funzionario del tuo grado. Lerrore e la comicit risiede nellimproponibile parallelismo che si instaura fra gerarchia professionale e gerarchia dei reati. superfluo segnalare che un errore di ragionamento, uno sproposito, non basta da solo a creare effetti comici: 2+2=5 non fa ridere nessuno; pu invece far sorridere 0+0=8, quando si coglie gestalticamente la possibilit di combinare i due simboli dello 0 per formare l8. Un errore diventa umoristico solo se spiazzante, non piattamente comune, sorprendente la meraviglia la fonte della conoscenza e la sorpresa lessenza dellumorismo e, in secondo luogo, non censurabile o comunque innocuo. un dato acquisito che il ridere un contrassegno di umanit; il ridere in primo luogo un contrassegno di razionalit, in quanto reazione consequenziale ad una elaborazione logica

inferenziale e, in secondo luogo, in quanto comportamento che presuppone un atto di ricostruzione creativa. Infatti in tutti i casi di comicit riferiti perch scatti il riso occorre cogliere la fallacia insita nel ragionamento e questo pu avvenire solo grazie a unintegrazione creativa che nessuna macchina e nessun calcolo pu e potr mai compiere. Rovesciando il motto dapertura Penso, dunque rido potremmo parimenti e meglio dire: Rido, dunque penso. Perch studiare le fallacie? Solitamente chi tratta di fallacie chiarisce che lo fa con intenti didascalici; le si impara per non commetterle e per rintuzzarle quando sono commesse dagli altri: facciamo menzione di espedienti e trucchi non per ricorrervi, ma per evitarli ammoniva lonesto Quintiliano. Lo spirito con cui le si tratta quello moralistico e tragico di certi autori che giustificavano la messa in scena di diavolerie, di situazioni morbose o di sentimenti deplorevoli al solo scopo di censurare e fustigare, per suscitare e comunicare lorrore di ci che si rappresenta, per tenere lontane le anime pure da ci di cui si parla: Una volta lette queste Diaboliche esordiva il contorto Barbey dAureville non credo possa esistere qualcuno disposto a tradurle nuovamente in realt. Uno spirito diverso quello pessimistico-formativo del fare e far parere, del senza mentire, non dire tutte le verit, alla Baltasar Gracin. Si pensi ai trattati sulla dissimulazione onesta e sullacutezza e larte dellingegno. C chi sostiene che una volta precisate e apprese le regole del retto e sano ragionare non serve alcuna teoria delle fallacie, perch queste altro non sarebbero che violazioni di tali regole, e tutto quanto si pu dire lo si ritrova pari pari, col segno invertito, nella teoria positiva del ragionamento. Ma a smentire questa idea basta la considerazione che, ammesso pure che siano state individuate tutte le suddette regole, le modalit di infrazione sono per natura diverse e per quantit superiori a tutte le regole codificate per evitare di illudere se stessi e di ingannare chi ascolta. Dieci sono i comandamenti, mentre innumerevoli e sempre nuovi sono i modi di non osservarli: si veda lultimo catechismo, che contempla tra le offese alla morale nuove cattive azioni come la frode in commercio, il rialzo speculativo dei prezzi, la frode fiscale, labuso del denaro pubblico, luso di mezzi illeciti per conquistare il potere. naturale che la trattazione delle fallacie venga spesso giustificata come un tentativo di liberazione da esse: da Aristotele a Copi il loro studio preceduto da un motto programmatico allinsegna del cave fallaciam: un avvertimento ed un preallarme, volto a chiarire che se le si studia solo per imparare ad evitarle o a mettere in atto idonee misure difensive contro chi se ne serve. Una fallacia pu effettivamente essere considerata lequivalente teorico di un sopruso, avente lo scopo, o semplicemente leffetto, di confondere e indurre in errore, di averla vinta con ogni mezzo o ad ogni costo. Tuttavia ci si pu chiedere se dalla conoscenza delle fallacie simpari qualcosa anche riguardo alla natura, ai principi e ai metodi del ragionamento corretto, cos come lidentificazione di ogni nuova malattia corrisponde ad una migliore conoscenza di che cosa sia la salute. Dato che il mondo, quotidiano o accademico, politico o culturale che sia, si nutre di brillanti controversie, ama la vis polemica, si compiace delle scaltrezze dialettiche e di

intrallazzi argomentativi, non male conoscere gli stratagemmi pi usati e, alloccasione, ritorceli contro chi se ne serve. Come diceva un educatore eterodosso, ma integerrimo, don Milani, bisogna imparare la lingua dei padroni perch solo cos li si pu fronteggiare alla pari. Un grazioso aneddoto viene riferito da Perelman-Olbrecths Tyteca: la storia di un gendarme di provincia che nel momento in cui il pubblico del teatro si prepara a intonare la Marsigliese sale sul palcoscenico per intimare che vietato tutto ci che non previsto dal programma. E lei interrompe uno degli spettatori lei incluso nel programma?. La linea argomentativa la stessa (argomento di autofagia, dice Perelman): il poliziotto viola un principio che sta affermando, lo spettatore presuppone un principio che respinge. Anche chi aderisce al movimento della non-violenza logica pu trarre onesto profitto dalla conoscenza e dalla pratica delle fallacie, se le considera come un mezzo di autodifesa, una sorta di judo logico che serve a neutralizzare lavversario e ad usare a proprio vantaggio la sua forza superiore e le sue eventuali mosse scorrette. Un risultato del genere si ottiene ritorcendo platealmente contro lavversario largomento che ha avanzato, come nellesempio precedente; oppure si veda lesempio proposto da Schopenhauer(1991 p. 48): un bambino, bisogna pure concedergli qualcosa. Ritorsione da judoka: Proprio perch un bambino bisogna castigarlo, affinch non perseveri nelle sue cattive abitudini. Il medesimo risultato, ma in modo meno lecito, si ottiene scaricando lonere di una prova ulteriore sullavversario. Unoriginale tecnica basata sugli antichi principi del judo, ma applicata a situazioni di competizione non fisica, come le controversie verbali, stata elaborata da George J. Thompson e Michael J. Stroud, Verbal Judo. Redirecting Behavior with Words, Albuquerque, Communication Strategies, 1984. Logical Self-Defense pure il titolo di un diffuso manuale di logica applicata a cura di R.H. Johnson e J.A. Blair. Che cosa fa un demolitore per abbattere una costruzione? Se ledificio piccolo lo aggredisce con energici colpi di catapulta. Se invece un grosso complesso sfrutta lenergia latente nelle strutture e piazza poche cariche in pochi punti ben scelti, ottenendone uno spettacolare crollo controllato. Cos fa una critica demolitrice (da notare la significativa e coerente metafora edile per largomentazione, che come si costruisce cos si puntella o si demolisce). Ma c un altro motivo che rende le fallacie oggetto dinteresse non trascurabile. I fotografi sanno che molte foto, che dovrebbero essere malinconicamente cestinate se giudicate secondo i canoni di ripresa normali (foto bluastre, mosse, velate e cos via) possono essere recuperate in forza di una logica compositiva diversa, che pu essere s quella casuale dellerrore creativo, ma anche quella voluta delleffetto originale ricercato: per esprimere la dinamicit di uno scatto atletico un bel mosso preferibile ad una inquadratura netta e congelata; un ostacolo che si frappone tra lobiettivo e il soggetto chiarisce che si tratta di una foto carpita furtivamente; una testa decapitata nellistantanea giustificata dallintento di evidenziare altri aspetti della composizione. Intendiamo dire che vi sono molti errori accettabili, molte infrazioni di regole, che si trasformano in risultati qualitativamente elevati, che dicono pi di quanto direbbe listantanea tecnicamente perfetta. Si potrebbero anche citare casi di spiegazioni scientifiche dovute ad una felix culpa argomentativa.

Non trascurabile infine il fatto che spesso si preferisce sentire motivi che sentire ragioni. Ricordiamo la distinzione gi introdotta di motivi (psicologici) e ragioni (logiche) per credere. A questo proposito ci torna utile John Austin, la cui teoria, pur non trattando esplicitamente questo aspetto del discorso, si presta validamente a rendere ragione di come molti discorsi siano persuasivamente felici senza essere logicamente validi. Senza menzionarli, lo stesso Irving Copi, autore di un fortunato manuale di logica che dedica spazio al tema delle fallacie, riconosce che per evitare le fallacie occorre evitare di confondere unesortazione a accettare e approvare una conclusione, con un argomento tendente a provare che quella conclusione vera (Introduzione alla logica, Bologna 1964, p. 104). Il che come dire: ci che fa la differenza la dimensione performativa (o diciamo meglio, illocutoria e perlocutoria) di un atto linguistico. Diciamolo pi semplicemente: ogni discorso, ogni espressione, ogni parola possono diventare unatto di persuasione; anzi questa la loro condizione e funzione normale. Per lo pi si parla non per descrivere come stanno le cose, ma per convincere che le cose stanno come diciamo: lobiettivo perlocutorio prevalente rispetto alla funzione locutoria. Una frase come Eccolo, o anche il solo nome di battesimo, vengono usati ben di rado per informare, molto pi sovente per esprimere lo stato danimo suscitato dalla comparsa, in quella situazione, dellindividuo in questione (ad esempio, apprezzamento per la sua puntualit o disappunto per la sua importuna presenza). Ammesso questo fatto, perch escludere da un discorso che si vuole dimostrativo (un ragionamento complesso che mira a convincere della verit di una conclusione) ogni risvolto persuasivo od ogni spessore implicativo, come elementi impuri, illeciti o fallaci? Chi nutre una forte passione per il giusto, il buono e il vero e unaltrettanto forte convinzione di poter facilmente discernerli dallingiusto, dal cattivo e dal falso, pu considerare quanto segue non come unesercizio di cinismo, ma come unesercitazione da avvocato del diavolo, ruolo del tutto legittimo in un gioco dialettico, impersonato solo per il piacere e la soddisfazione cognitiva di sollevare obiezioni allo scopo di saggiare lineccepibilit di una argomentazione, avanzando una controargomentazione sulla cui verit non ci si impegna. Lottica in cui stata pensata la rassegna di ragionamenti presentati nella seconda parte del volume quella del simpara facendo. unottica un po machiavellica, ma sulla scia del migliore Machiavelli e delle sue regole di prudenza pratica e cognitiva, secondo cui chi sa predisporre una trappola riesce pi facilmente a evitarla. Ma unottica anche un po wittgensteiniana, almeno del Wittgenstein maturo, quello che si domandava: A che serve studiare filosofia se questo studio ti mette in grado solo di parlare con una certa plausibilit di qualche astrusa faccenda di logica ecc., e non migliora il tuo pensare sulle questioni importanti della vita quotidiana? (Norman Malcolm, Ludwig Wittgenstein. A Memoir, Oxford University Press 1962, p. 39). In breve, di vitale importanza, nella vita quotidiana e nelle discipline, come la filosofia, che vivono di soli ragionamenti, sapere se e quando si di fronte ad un ragionamento chiaramente inaccettabile e quando invece pu essere accettabile. Ci comporta naturalmente lindividuazione delle circostanze e dei fattori, a volte complessi e mutevoli, che ne determinano la correttezza. I gorilla si stanno estinguendo. Paco un gorilla. Paco si sta estinguendo.

Un ragionamento di questo tipo non inganna nessuno pare messo l per essere abbattuto come i birilli al bowling anche se la sua struttura formale quella del sillogismo canonico e funereo di Socrate uomo e quindi mortale. Ma non sempre facile cogliere il vizio insito in un ragionamento capzioso o errato. Tutti i leghisti contestavano lICI. Il tale non ha pagato lICI. Il tale un leghista. Si avverte che c qualcosa che non va, ma non altrettanto chiaramente se ne coglie il vizio preciso. Un sistema per evidenziare la natura fallace di questi ragionamenti quello di raffrontarli con un altro argomento che abbia esattamente la stessa forma, ma di cui sia certa la scorrettezza o linvalidit (metodo dellanalogia logica o del controesempio): Se c il vigile rischi molto. Stai rischiando molto. Quindi c il vigile. Premessa vera, conclusione falsa, ragionamento invalido. La pattuglia che ti ferma di poliziotti. In questo secondo caso, sappiamo che la conclusione falsa e che pertanto il ragionamento non regge. Per analogia, va respinto anche il primo che possiede la stessa forma logica. Una semplice rassegna di fallacie pu diventare un manuale di addestramento per sovversivi intellettuali, come recita il sottotitolo di The Book of the Fallacy di Madsen Pirie (London, 1985), un sottotitolo che accentua esplicitamente la finalit offensiva dello studio delle fallacie, la cui conoscenza pu trasformarsi in unarma per imporre le proprie idee, oltre che in uno scudo per proteggersi dallimposizione delle idee altrui; una specie di manuale ad uso di chi ama, per diletto o per salvare la faccia, sovvertire le regole del cosiddetto retto ragionamento, ad uso non dei cospiratori che lavorano nellombra, ma degli insubordinati palesi, dei sovvertitori dichiarati, dei ribelli conclamati che si espongono al fuoco nemico e mettono a confronto la potenza del loro fuoco con quello avversario. Lo studio delle fallacie va visto pertanto non solo come un approccio negativo al ragionamento, ma anche come un approccio costruttivo. Una teoria del discorso malformato pu diventare uno strumento per capire quali sono le condizioni del discorso ben formato almeno per tre buone ragioni, in quanto: 1 Conoscere i limiti della nostra capacit di ragionare e di cogliere i vizi insiti nel ragionamento la condizione per superarli; 2 Accertare che cosa renda difficoltosa la comprensione di un discorso consente di elaborare principi e tecniche atte a limitare i possibili errori; 3 Riconoscere le fallacie in cui normalmente si incorre senza volerlo serve a tracciare una distinzione tra regole logiche naturali e regole logiche controintuitive. Ricapitolando quanto si diceva pi sopra vi sono tre modi di considerare le fallacie: Un vizio e un conseguente pericolo; Un fenomeno innocuo e quindi marginale; Una chance e quindi unopportunit di cui approfittare. Di conseguenza vi sono almeno tre motivi per studiarle: Per scoprirle, evitarle e replicarvi quando sono ingannevoli; Per servirsene quando non sono fallaci; Per giocarci quando sono divertenti. Stratagemmi argomentativi

Bench non possa erigersi a norma, normale in situazioni di controversia servirsi di ogni mezzo a disposizione e fare appello a tutte le risorse offensive e difensive dellarsenale polemico, incluse armi non propriamente pulite. Pretendere di escludere ogni forma di emotivit, ogni espediente, ogni trucco una prescrizione di fatto impraticabile. Luomo onesto esperto nel parlare (il vir bonus dicendi peritus della tradizione retorica) una figura ideale, che concretamente si incarna pi spesso in persone oneste ma inesperte e in persone disoneste esperte nel parlare. E talvolta i discorsi di queste ultime si rivelano efficaci dal punto di vista pratico e interessanti dal punto di vista teorico. Molti degli argomenti qualificati tradizionalmente come fallacie rientrano nelle prove indirette e minori e si presentano in stadi diversi della discussione, che si dovrebbe articolare nelle seguenti fasi. a formulazione del problema; enunciazione del problema, precisazioni terminologiche, rilevanza della questione, b esposizione della propria tesi; c valutazione comparativa e critica delle tesi avverse, cronistoria del problema, esposizione delle soluzioni rivali, pregi della propria soluzione, d dimostrazione della propria tesi; prove logiche, prove fattuali, prove indirette, prove minori, e replica alle obiezioni e confutazione delle tesi avverse. Si badi bene che questo ordinamento, al pari degli schemi di gioco imposti da Arrigo Sacchi e spesso contestati dai giocatori e dai tifosi, non ha nulla di vincolante. Ai fini delleffetto persuasivo conveniente a volte ribaltarlo, anteponendo la critica o partendo con una teatrale confutazione dellavversario, se c motivo di credere che chi ascolta sia pi propenso ad accettare la tesi rivale. Vediamo alcune mosse normalmente utilizzate nelle varie fasi di unargomentazione, che ritroveremo nella successiva trattazione delle singole fallacie. Tutti o alcuni? Si evitino espressioni universalistiche, generalissime come Son tutte belle le mamme del mondo. Basta: Son belle le mamme del mondo: ogni madre si sentir gratificata, e non

saremo noi a disilluderla; ma ci manterremo aperta la possibilit di precisare il significato di quel le, restringendolo a quasi tutte, nel caso in cui una figlia ingrata impugni la tesi dellavvenenza ereditaria. Del resto anche la canzone precisa subito che le mamme son tutte belle quando un bambino si stringono al cuor. Il giusto mezzo Se gi ai tempi di Orazio si preferiva laurea via di mezzo, ai tempi di Flaiano, persino lo scienziato stanco dellinfinitamente piccolo e dellinfinitamente grande ha scelto di dedicarsi allinfinitamente medio. Oggi i teorici del cosiddetto post-moralismo sostengono che lintelligenza del giusto mezzo deve prevalere in ogni campo (economico, politico, etico). Meglio azioni interessate ma capaci di migliorare le sorti umane, che le buone intenzioni sincere ma impotenti (Gilles Lipovetski, Le crpuscule du devoir, Gallimard 1993)). Il compromesso in genere unopzione meglio difendibile degli estremi. Limportante collocare nel punto giusto lago della bilancia. Se il destinatario del nostro discorso colloca ad un estremo del bilanciere la razionalit di Piero Angela e allaltro lirrazionalit del sensitivo, si opti per la ragionevolezza. Se invece la controversia tra un logico e un illogico, si scelga la razionalit di Angela. Costanzo un buon mezzo tra Funari e Santoro, i quali, a loro volta, possono diventare buoni mezzi fra conduttori pi schierati, come Fede e Curzi. Il centrismo e il compromesso sono garanzia di stabilit per chi lo sceglie. La storia politica italiana insegna, almeno fino allintroduzione del sistema maggioritario. Termini e definizioni persuasive Si dice spesso che la parola unarma. E come unarma solitamente si usa carica. Buoni esempi si trovano negli autori di aforismi: credere vuol dire non sapere niente. Un termine si pu caricare anche in senso positivo. Chi il conservatore? Uno che realisticamente consapevole dei limiti umani. Presentazione di un nuovo hard discount: La nostra organizzazione ha scelto di concentrarsi sul fondamentale, con punti vendita che considerano poco pi dellessenziale in termini di funzionalit e di praticit per il nostro cliente e un assortimento di prodotti compatto. Traduzione, ad opera della concorrenza: La loro organizzazione simpernia su una struttura minimale e scarnificata, con punti vendita attrezzati spartanamente e un assortimento estremamente limitato di prodotti. Avvelenare la sorgente Un espediente per bloccare un potenziale avversario ancor prima che apra bocca quello di ricorrere ad un linguaggio fortemente connotato. Mi auguro che non ti sia fatto convincere anche tu da quelle strane (o via via crescendo: balorde, stupide, idiote) idee. Pi blandamente e astutamente: Le persone sensate reputano che.... Tutti, tranne i pi sprovveduti, sanno che chi pi spende meno spende A ben vedere si tratta di una variante dellargomento ad hominem, che esamineremo dettagliatamente nella seconda parte, in cui il bersaglio della denigrazione diventano tutti gli uomini che potrebbero farsi portavoce di una certa idea; ne una radicalizzazione

estrema nel senso che lantagonista presentato come un individuo cos inaffidabile che priva di credito qualunque cosa egli dica. Mezza verit Presentare solo una parte delle prove, ovviamente quella parte che convalida la propria tesi, sopprimendo ci che ci contraddice, come fornire una falsa notizia. Lo dice anche una sentenza della Corte di Cassazione in un decalogo relativo allesercizio del diritto di cronaca e di critica del 17 aprile 1984. Estrapolare un film di valore partendo da una originaria recensione che dice un film di valore nullo comporta una trasmutazione di senso di non poco conto. Tecnicismi Incutono timore reverenziale e pertanto si possono usare impunemente come copertura. Come faceva il misogino Karl Kraus quando, in un corsivo antifemminista, forniva la formula dellanima delle donne mediante una complessa equazione, fatta di numeri decimali, di radici quadrate e di incognite (Die Fackel, 11 ottobre 1909), il cui risultato era zero. Ma questo lo chiar due settimane dopo per assecondare le numerose richieste da parte di lettori e lettrici, non avvezzi ai calcoli con le x e le y. Combattere lavversario con le sue proprie armi Si racconta che il vescovo di Bergamo, monsignor Dolfin, di origine veneziane, ebbe a sostenere che sulle questioni di zoologia marina occorreva dare pi credito a chi, come lui, era nato sul mare che a studiosi (la polemica era con Buffon) nati a Parigi. Lorenzo Mascheroni replic che allora ancora pi affidabile sarebbe stata una qualsiasi creatura marina, come un gambero, che era nata nel mare. In questa stessa logica rientra la seguente strategia di difesa. Se una padrona di casa, superstiziosa, rimane turbata dalla rottura di uno specchio, temendo i fatidici sette anni di disgrazie, per tranquillizzarla, anzich tentare di spiegare linconsistenza della credenza, possiamo provare a rassicurarla in questo modo: Ma signora, non porta male uno specchio rotto se a romperlo un estraneo, ma solo se la rottura dovuta a chi abita nella casa!. unargomentazione compiuta partendo dalle premesse del nostro interlocutore che ci esime dal fare grandi e lunghi discorsi, e forse ci permette di chiudere rapidamente il discorso e lincidente.