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Semestrale di filosofia,

consulenza e
pratiche filosofiche
Anno III, numero 4 Aprile 200S

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Semestrale di filosofia,
consulenza e pratiche filosofiche
Anno III, numero 4, aprile 2005
Direiove: Umberto Galimberti, Neri Pollastri
Reaaiove: Luca Comino, Daide Miccione,
Massimiliano Zonza
Covitato .cievtifico: Lmmanuele Adami, Luca Bertolino,
labio Cecchinato, Andrea Poma,
Alessandro Volpone
Per covtatti e covtribvti .crirere a: riistaphronesis.ino
Reg. 1ribunale di lirenze n. 5282 del 23 giugno 2003
Lditore: Neri Pollastri, per conto di Pbrove.i., Associazione Italiana per la Con-
sulenza lilosoica, ia Luigi Colli 18, 1orino
Direttore responsabile: Umberto Galimberti
La riista telematica e posta all`URL: www.phronesis.ino,riista,
Serice proider: 1echnorail s.r.l, Piazza Garibaldi 8, 52010 Soci Bibbiena
,AR,. La riista cartacea e stampata in proprio
Pbrove.i., Associazione Italiana per la Consulenza lilosoica.
1utti i diritti riserati

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Indice
Lditoriale, di Neri Pollastri S
SAGGI
Philosophy for Children. Riferimenti teorici, curricolo 9
e applicabilit
di labio Mulas
Consulenza filosofica come filosofia speculativa 33
di Ran Laha
CONVLRSAZIONI
Intervista a Romano Mdera 47
di Luca Comino
RLPLR1ORIO
Neri Pollastri, Il pensiero e la vita ,di Vinicio Busacchi, 63
Gerd Achenbach, La consulenza filosofica 7S
,di Roberto Serra,
Kessels-Boers-Mostert, Iree Space. Philosophy 89
in organisation ,di Andrea Vitullo,
IILOSOIIA PLR LA PRA1ICA
Lppur ci tocca, di Silia Peronaci 99

4
LIBRI PLR LA PRA1ICA
Hans Georg Gadamer, Il dolore ,di Laura Darsi, J33
Christoph Horn, L'arte della vita nell'antichit. J43
Ielicit e morale da Socrate ai neoplatonici
,di lrancesco Dipalo,
Moreno Montanari, Il 1ao di Nietzsche JS3
,di Daide Miccione,
Martha Nussbaum, L'intelligenza delle emozioni JS9
,di Neri Pollastri,
CRONACHL J69
NO1IZIARIO J73

5
Lditoriale
di Neri Pollastri
Il nuoo numero della riista arria in un momento di particola-
re crescita di attenzione nei conronti della consulenza e delle al-
tre pratiche ilosoiche, douto all`eccellente successo delle uscite
della collana di Apogeo annunciate nel numero scorso. I tre o-
lumi - di due dei quali potete troare delle attente Analisi` - sono
inatti andati esauriti nella loro prima edizione in soli quattro me-
si, catturando anche l`attenzione delle Uniersita, alcune delle
quali hanno messo a punto progetti di Master, mentre altre stan-
no dedicando studi e pubblicazioni alla materia.
Cresce cosi anche l`importanza di questo periodico, da sempre
inteso ad essere uno strumento di laoro per tutti coloro che si
muoono attorno all`unierso delle Pratiche lilosoiche e che in
questo numero presenta tra i Saggi` un articolo introduttio alla
Pbito.ob, for Cbitarev - alla quale la riista non aea inora dedi-
cato l`attenzione che inece essa merita - e la trascrizione
dell`interento che Ran Laha ha tenuto al I Conegno Nazionale
dell`Associazione Pbrove.i.. In esso Laha accenna ad un progetto
di ritiro di ilosoia contemplatia`, che e poi andato in porto e
si terra in Spagna, piu o meno contemporaneamente all`uscita del
ascicolo: daremo notizia dei suoi esiti nei prossimi numeri. Nel
Repertorio`, accanto alle citate analisi di due dei libri di Apogeo,
compare la recensione di un importante testo di Pbito.ob, for Ma
vagevevt di uno dei piu importanti esponenti del settore, Jos Kes-
sels, mentre in lilosoia per la pratica` igura un`altrettanto ana-
litica ricerca su `oraive aet cvore di Roberta De Monticelli, un libro
recente e di enorme rilieo per le pratiche ilosoiche.
Di rilieo anche le recensioni presenti in libri per la pratica`,
una sezione preziosa e da guardare sempre con molto interesse,

6
perch porta alla nostra attenzione testi di ilosoia contenenti
suggestioni e temi di grande importanza per l`ambito pratico-
ilosoico, cioe testi che possono essere utili sia per comprendere
meglio il campo, sia per essere di rierimento al laoro concreto
che ci troiamo a solgere con non specialisti`. Inine, potete
troare in questo numero l`interista a Romano Madera, com`e
noto uno dei docenti uniersitari piu attenti a questo settore della
ilosoia e autore, con Luigi Vero 1arca, di a fito.ofia cove .tite ai
rita, gia segnalato alcuni numeri a.
Come sempre, al termine della riista sono presenti le consuete
inormazioni bibliograiche ,in uscita altri due olumi di Apogeo,
uno di Andrea Poma, l`altro di Achenbach, e di eenti che si
solgeranno quest`estate.
Nell`augurari buona lettura, mi a piacere dari appuntamento
quest`anno un po` in anticipo rispetto al consueto, dato che sono
molti i contributi che si e douto riniare e che cercheremo di
propori gia all`inizio dell`autunno.

Saggi

9
Philosophy for Children.
Riferimenti teorici, curricolo e applicabilit
di Iabio Mulas
Inquadramento teorico
Il curricolo della Pbito.ob, for Cbitarev ,P4C, rappresenta una
delle piu signiicatie esperienze pedagogiche contemporanee,
iniziata negli anni `0 da Matthew Lipman ,ondatore dell`v.titvte
for tbe .aravcevevt of Pbito.ob, for Cbitarev alla Montclair State
Uniersity negli Stati Uniti,.
Lipman, docente di logica alla Columbia Uniersity, nella sua
esperienza di insegnamento si era scontrato con numerose dii-
colta didattiche: alla maggior parte dei suoi alliei la logica risulta-
a oscura e complicata. Cio era determinato prealentemente da
un`assenza di capacita critiche e argomentatie: requisiti necessari
per intraprendere tanto lo studio della ilosoia a liello accademi-
co, quanto ogni processo di ormazione indiiduale. Lipman ei-
denzio come l`origine di questa carenza era da rintracciare
nell`assenza, all`interno del curricolo scolastico, di un esercizio
critico e rilessio del pensiero. A cio si aggiunge l`assenza dello
studio della ilosoia nelle istituzioni scolastiche statunitensi preu-
niersitarie. Da qui l`idea di elaborare un curricolo che consentis-
se il sorgere in dalla scuola dell`inanzia di comunita di ricerca`
ispirate al pensiero ilosoico.
La matrice teorica da cui parte Lipman e ortemente imperniata
nel pensiero di Dewey, eidente nella considerazione della logica
come strumento per la costruzione di una societa democratica e
del pensiero come indagine problematizzante sull`esperienza:

10
vetta cottocaiove teorica aet cvrricoto ai ivav occorre ivottre riterare
it aebito rer.o Peirce, er qvavto covcerve it covcetto ai creaeva e qvetto
ai covvvita ai ricerca. a creaeva e qvatco.a cbe ci aivta a rirere, ci
orievta; vov e vva covo.ceva cov vv ratore a..otvto, va vo .evre e.
.ere rietaborata e riai.cv..a. ^et covcetto ai covvvita ai ricerca .ovo
rivtracciabiti i fovaavevti .te..i aetta teoria eirceiava aetta covo.ceva,
.ecovao cvi ta .cieva vov vo cbe co.trvir.i att`ivtervo ai vva covvvita
cbe covairiae vv tivgvaggio e vv obiettiro
1
.
La ricerca implica dunque per Peirce un processo sociale, di
conseguenza, la conoscenza si presenta come un prodotto con-
enzionale e necessariamente sociale, emergente da problemi de-
terminati da speciiche condizioni storiche e culturali.
Cov it tervive community o inquiry Peirce .i riferi.ce aa vv grvo
iaeate ai .oggetti ivegvati vetto .ritvo ai vv vetoao ai ricerca .ciev
tifica avtocorrettiro, vet .ev.o cbe ta .va ratiaita e t`oggettirita aei .voi
roaotti o..ovo e..ere garavtiti vov aatt`ivairiavo va aatt`attirita e
aatta aetiberaiove aett`ivtera covvvita. ivav, ivrece, .ritva qve
.to covcetto iv cbiare eaagogica e ve ricara vv .ivgotare voaetto eavca
tiro. Parteciare aa vva comunita di ricerca .igvifica, co., . at
tribvire ratore regotatiro aa vva roceavra evri.tica vece..ariavevte
avtocorrettira, critica, aevocratica e raiovate, a..vvevaota cove
orievtavevto e.i.teviate e voaatita rico.trvttira aetta vo.tra e.eriev
a
2
.
In merito alla matrice deweyana della categoria del ev.iero ere-
ditata da Lipman, Antonio Cosentino sottolinea come questo e
inteso in rierimento a qualcosa che non e immediatamente pre-
sente ai sensi, nel duplice senso di favta.ia e rifte..iove, quest`ultima
accezione sta alla base del pensiero logico-scientiico e di quello
ilosoico. L`economia del pensiero porta alla elaborazione di so-

1
M. l. Cinus, C`era vva rotta ocrate, IRRL, Sardegna, 2002, p. 108.
2
Maura Striano, Pre.evtaiove a Matthew Lipman, tfie, Napoli, Liguori, 1999, pp. 12-
13.

11
luzioni standardizzate applicabili al maggior numero di casi possi-
bile. La cultura di cui ci impadroniamo nel corso della nostra
ormazione, a partire dal linguaggio, rappresenta un orizzonte di
soluzioni standardizzate delle quali la scuola tradizionale costitui-
sce il maggiore eicolo trasmissio. Ma accanto a questa naturale
inerzia` del pensiero, a tenuto in considerazione il suo aspetto
critico e creatio. Da questo punto di ista, ossera Cosentino, e
particolarmente urgente e necessario attiarsi per l`educazione del
pensiero creatio. Una didattica della creatiita non e una qualche
didattica speciale da aggiungere o aiancare in particolari casi alla
didattica ordinaria. Lssa e semplicemente la didattica che riolge
particolare attenzione e cura alla ormazione del pensiero e della
sua creatiita
3
.
Dewey identiica il pensiero come esperienza in siluppo`: iv
qvir,, ricerca, tensione esploratia e sperimentale, ma anche un-
zione creatia e immaginatia, procedura rilessia che attribuisce
signiicato alle esperienze ed alla ita. Nel curricolo della P4C il
pensiero accompagna le esperienze dei protagonisti dei racconti:
nella sua unzione evri.tica e stimolo al conronto con la proble-
maticita dell`esperienza, nella sua unzione creatira, ma anche a-
ettia ed emozionale, rappresenta una sorta di uscita di sicurez-
za` da situazioni di tensione o soerenza, nella sua unzione criti
co,rifte..ira e elemento di crescita e cambiamento, strumento per
orientarsi nell`esistenza. Da quanto detto deria la distinzione
deweyana tra ev.are ,nella sua accezione prospettica e problema-
tica, e .aere ,denotato da oggetti ordinati e razionalmente orga-
nizzati,
4
.
L lo stesso Lipman a chiarire alcuni aspetti del legame tra il suo

3
Antonio Cosentino, Lducare la creatiita del pensiero, in lilosoia e ormazione - 10
anni di Philosophy or children in Italia, Napoli, Liguori, 2002, p. 82.
4
Sugli aspetti euristico, creatio e critico,rilessio del pensiero, cr. Maura Striano,
Pre.evtaiove a Matthew Lipman, tfie, cit., p. 9.

12
pensiero e quello deweyano. Lgli ritiene che il modello della P4C
ada oltre Dewey`, nel senso che realizza lo spirito della ilosoia
di Dewey continuando a laorare in esso: la stessa elaborazione e
realizzazione del curricolo della P4C e per Lipman un esempio
del suo essere deweyano`. In particolare Lipman ha appreso da
Dewey l`idea che una sessione di laoro con gli alliei debba
prendere le mosse da qualcosa che ne solleciti l`interesse e li indu-
ca a rilettere sul signiicato della loro esperienza: puo trattarsi di
una poesia, un dipinto, ecc. Lipman ossera pero che cio di cui
Dewey non si era reso conto nel suo approccio pedagogico e che
proprio una disciplina come la ilosoia potesse essere utilizzata a
questo scopo: in questo senso la P4C rappresenta un modo
deweyano per andare oltre Dewey`
5
. Sulla sua concezione di
pensiero complesso`, Lipman sottolinea come egli intenda con
questa espressione un pensiero che pensa al proprio modo di
pensare mentre, allo stesso tempo, pensa ad altre cose: un impe-
gno a pensare il pensiero attraerso una modalita di ordine supe-
riore che si inquadra nell`istanza piu generale dell`educazione al
pensare`
6
. In questi termini, il contesto educatio dee are rie-
rimento a un ambito disciplinare trasersale. Per Lipman tale am-
bito si identiica con la ilosoia, in quanto unica disciplina che as-
sume il pensiero sia come covtevvto che come vetoao di ricerca.
L`ispirazione deweyana e eidente: Dewey aerma inatti che il
pensiero ilosoico ci consente di
riftettere .vtte e.igeve o.tvtate aa cio cbe e voto, .vtt`atteggiavevto re
.ov.iro cbe e..o ricbieae a voi. iaea ai cio cbe e o..ibite, vov regi
.traiove ai vv fatto covivto. Percio e iotetico, cove tvtto it ev.iero.
...egva qvatco.a aa fare, qvatco.a aa rorare. t .vo ratore vov ri.ieae

5
Sul rapporto tra Lipman e Dewey cr. Maura Striano, a fito.ofia cove eavcaiove at ev
.iero |va covrer.aiove eaagogica cov Mattber ivav, in lilosoia e ormazione, cit., pp.
62-63.
6
O. cit., p. 65

13
vet forvire .otviovi ;it cbe vo arrevire .oto vett`aiove) va vet aefivire
aifficotta e vet .vggerire vetoai er affrovtarte. i otrebbe qva.i affer
vare cbe ta fito.ofia e it ev.iero cov.aerote ai .e .te..o, it ev.iero cbe
ba geveratiato it .vo o.to, ta .va fvviove e it .vo ratore
vett`e.erieva

.
Piu olte Lipman ha deinito la P4C una esperienza di pensie-
ro-attraerso-il-linguaggio`: l`importanza attribuita da Lipman al
linguaggio e di eredita meadiana e ygotskiana, nel riconosci-
mento della sua unzione ormatia ed educatia sia sul piano
culturale che su quello cognitio. Con Dewey e Mead, Lipman ri-
conosce inoltre al linguaggio un ruolo euristico ed epistemico, in
quanto consente all`indiiduo di assumere il punto di ista
dell`altro, di orientarsi erso una prospettia di indagine che supe-
ra il solipsismo per aprirsi alla comunita di ricerca. Da questo
punto di ista il linguaggio dienta la condizione di possibilita di
un pensiero e di una ricerca comuni e condiisi.
In una conersazione con Marina Santi, Lipman chiarisce anche
la sua concezione di togica nell`ambito della P4C. Non si tratta in-
atti esclusiamente della logica classica, come disciplina ormale,
quanto piuttosto della logica inormale, argomentatia. Quella che
erra deinita togica aette bvove ragiovi, il cui alore iene stabilito
dalla comunita di ricerca nel suo aspetto di condiisione non
dogmatica e problematica. Sotto questo aspetto acquista impor-
tanza ondamentale anche il processo avatogico. Lipman ossera
come questo processo ondi sia i processi cognitii, nel traseri-
mento di conoscenze e scoperte in campi diersi ma analoghi, che
quelli etici
8
. Nell`importanza riolta alla categoria dell`avatogia, in
particolare nei suoi risolti etici, emergono le inluenze meadiane:
la capacita di a..vvere it vvto ai ri.ta aett`attro e considerata da

John Dewey, Devocraia e eavcaiove, lirenze, La Nuoa Italia, 1992, p. 386.


8
Sui concetti di logica e analogia cr. Marina Santi, Covrer.aiove cov M. ivav, in A.
Cosentino, ito.ofia e forvaiove, cit., pp. 56-5.

14
Mead uno degli elementi costitutii dell`indiiduo nel suo essere
sociale.
Cio che secondo l`intenzione di Lipman si siluppa nella P4C e
il aiatogo e la ai.cv..iove, non si tratta di conersazione, in quanto
quest`ultima tende all`accordo. Viceersa, la discussione ilosoica
che caratterizza le sessioni di P4C e promotrice di conlitto: da
origine a dissonanze cognitie stimolo per la problematizzazione.
In questo senso si puo considerare il dialogo della P4C come un
dialogo qva.i .ocratico. Antonio Cosentino ha messo in eidenza le
analogie e le dierenze tra la maieutica socratica e il ruolo del faci
titatore nelle sessioni di P4C
9
. Il ruolo socratico lascia pochi mar-
gini di autonomia all`interlocutore: la erita e un dato che dee es-
sere scoperto. Si tratta dell`impostazione propria della gnoseolo-
gia classica. Cosentino sottolinea gli aspetti ondamentali del dia-
logo socratico-platonico:
- obiettii ,dimostrazione della contradditorieta delle tesi
dell`interlocutore, con l`uso della dialettica,
- uditorio ,e uniersale, i dialoghi sono strutturati in modo
che possano essere intesi da tutti,
- regole dell`argomentazione ,legate alla logica tradizionale e
al principio di non contraddizione,
- strumenti argomentatii ,ironia e conutazione,
- ruoli ,Socrate si cononde con gli interlocutori, ma il suo
ruolo di conduttore del discorso non iene messo in discus-
sione,.
Questi aspetti engono conrontati con quelli che caratterizzano
il modello della P4C:
- acilitatore ,ha un ruolo di ascolto, alorizza le dierenze

9
Su questi temi cr. la relazione di A. Cosentino tenuta ad Acuto ,lrosinone, il
24,0,04 nell`ambito del 6 Corso Nazionale di Pbito.ob, for cbitarev, organizzato dal
C.R.I.l. ,Centro di Ricerca per l'Insegnamento lilosoico, e dal C.I.R.L.P. ,Centro In-
terdisciplinare di Ricerca Lducatia sul Pensiero,.

15
interne alla comunita,
- uditorio reale ,non e astrattamente uniersale, ma iene
considerato in tutte le sue componenti, comprese quelle
emotie,
- logica delle bvove ragiovi ,e di tipo inormale e condiide le
ragioni espresse dalla comunita, inluenzate dal contesto,
e si oppone all`autorita dogmatica,
- dialettica non socratica ,non usa l`ironia, ma il acilitatore
e autenticamente interessato all`argomentazione degli in-
terlocutori,
- radicalizzazione del domandare
Quest`ultimo aspetto appare di grande interesse nel raronto
con il dialogo socratico-platonico. Per esempio, nel Mevove So-
crate chiede se lo schiao conosce la lingua greca: si tratta di una
domanda decisia, conoscendo la lingua condiide un insieme di
regole ,in qualche modo non sa di sapere`,. Radicalizzare la do-
manda signiica appunto problematizzare schemi e griglie inter-
pretatie interiorizzate che spesso non si sa di sapere`. Cio non
signiica mettere in crisi le credenze, che secondo la prospettia
peirciana ci orientano nell`esistenza. Piuttosto si tratta di aere
una metacognizione degli schemi: indiiduarne l`origine e i moti-
i. Cio consente di alutarne l`utilita ed eentualmente di modii-
carli oe necessario.
Un altro elemento presente nel curricolo della P4C, di matrice
ygotskiana, e la ova ai .ritvo ro..ivate. Secondo questa impo-
stazione, ogni abilita di natura superiore passa attraerso abilita
mediate in maniera intersoggetia e successiamente interioriz-
zate in maniera intrasoggettia. L chiamata zona di siluppo ro.
.ivate in quanto tramite tra quella attuale e quella potenziale. Va
detto che la nozione igotskiana di ova ai .ritvo ro..ivate e stata
recuperata al dibattito pedagogico contemporaneo in quanto em-
blema della problematicita del rapporto tra apprendimento e si-

16
luppo. Vygotskij, anche sulla scorta di studi inerenti l`apprendi-
mento della scrittura, sottolinea come apprendimento e siluppo
siano due processi indipendenti ma proondamente legati da una
complessa rete di relazioni. Questa prospettia mette in luce
l`inadeguatezza dei test di apprendimento, che eidenziano esclu-
siamente lo siluppo attuale misconoscendo il grado di siluppo
potenziale. La zona di siluppo prossimale e eidenziabile dunque
in situazioni dierenti da quelle tradizionali: per esempio ponen-
do gli studenti di ronte a compiti destinati ad eta successie. La
zona di siluppo prossimale eidenzia le possibilita di apprendi-
mento signiicatio: quel tipo di apprendimento che, a dierenza
del semplice addestramento, si traduce in un guadagno per lo
siluppo. Secondo questa prospettia, la comunita di ricerca che
si delinea nel curricolo della P4C rappresenta un luogo che acilita
e stimola lo siluppo prossimale
10
.
Sugli aspetti della P4C intesa come pratica ilosoica sociale e
oriera dell`aicinamento ,o ri-aicinamento, della ilosoia ai
bambini esiste un interessante articolo di Antonio Cosentino
11
.
Secondo Derrida e durante la Riorma che la ilosoia comincia
ad essere considerata una disciplina superlua nella ormazione
dei bambini e dei gioani: con la supremazia dell`ideologia degli
aari engono priilegiate le discipline considerate piu consone
alla ormazione di uturi uomini d`aari e scienziati. Il modello di
razionalita strumentale esiliaa la ilosoia nelle accademie, strut-
turando anche i modelli didattici in unzione strumentale, un
esempio e il manuale, il libro di testo, cosi come e arriato ino ai
nostri giorni: uno strumento didattico che controlla lo studente in

10
Sulla zona di siluppo prossimale e i rapporti con la P4C cr. Antonio Cosentino,
ritvo e arevaivevto iv Piie a ova ai .ritvo ro..ivate, in A. Cosentino, ito.ofia e
forvaiove, cit., pp. 210-213.
11
Antonio Cosentino, Pratica fito.ofica e riforva aett`eavcaiove. a fito.ofia cov i bavbivi, in
A. Cosentino, ito.ofia e forvaiove, cit., pp. 11-2.

1
maniera aliena e rigida. Ma da cosa trae origine questa diidenza
nei conronti dello studio da parte dei bambini della ilosoia Co-
sentino risale ino a Platone e al suo atteggiamento erso l`inse-
gnamento della ilosoia ai gioani. Nei primi dialoghi Socrate
parla ai gioani come agli anziani. L nel Libro VII della Revbbtica
che si assiste a un capoolgimento: dopo aere esortato a ar stu-
diare i bambini con il gioco e non con la costrizione, Platone in-
ita a non esporre i bambini alla dialettica, in quanto potrebbero
prenderne gusto acendone cattio uso e rischierebbero di essere
contagiati da anarchia`. L`inito platonico a tenere bambini e
ilosoia separati sembraa dunque da un lato mirare a proteggere
i bambini dalla corruzione della dialettica, dall`altro a proteggere
la ilosoia in quanto se praticata dai bambini sarebbe potuta ap-
parire come cosa non degna degli adulti. L`autorita di Platone e
stata eocata da tutte quelle iniziatie pedagogiche che scoraggia-
ano l`accesso dello studio della ilosoia ai bambini. Ma Cosenti-
no approondisce la rilessione platonica, mettendo in eidenza
come cio che secondo Platone rendea pericolose retorica e dia-
lettica era la separazione della tecnica dalla coninzione. Il terre-
no di cultura dell`amoralita e la preparazione di tecnici i quali pre-
sumono che i ini siano dati ,o che non abbiano importanza,, co-
sicch la loro preoccupazione debba essere solo per i mezzi, la
tattica, la tecnica. Se ai bambini non iene data la possibilita di
soppesare e discutere sia i ini, sia i mezzi - ed anche la loro inter-
relazione - essi probabilmente dierranno cinici nei conronti di
tutto tranne il loro benessere, e gli adulti prontamente li condan-
neranno come piccoli relatiisti noncuranti`
12
. Cosentino sotto-
linea dunque come cio che enia condannato da Platone nella
Revbbtica non osse tanto la pratica della ilosoia da parte dai
bambini, quanto la riduzione della ilosoia a mera esercitazione
tecnica di dialettica o retorica. La tradizione che si oppone

12
O. cit., p. 14.

18
all`aicinamento dei bambini alla ilosoia appellandosi all`autori-
ta platonica appare dunque basata su un malinteso interpretatio.
Cio che Cosentino sottolinea e iceersa la straordinaria impor-
tanza sociale che rieste la pratica della ilosoia. Se si deplora il
comportamento della classe di goerno, non si puo dimenticare
che questa e rutto di un sistema educatio ancora improntato al
modello razionale di tipo strumentale. La contemporaneita, se-
condo Cosentino, assiste a una globale irragioneolezza della po-
polazione mondiale. Da questo punto di ista acquista importan-
za strategica l`appello ad un modello educatio che troi nella i-
losoia un`area di siluppo della ragioneolezza. Non sarebbe
realistico attendersi che un bambino cresciuto tra istituzioni in-
giuste si comportasse in modo giusto. |.| Non e ugualmente
realistico attendersi che un bambino cresciuto tra istituzioni irra-
zionali si comporti in modo razionale
13
. L`appello di Cosentino e
dunque quello di strutturare il percorso ormatio, a partire dalle
classi scolastiche ,ma, si puo aggiungere, ounque i siano gruppi
sociali,, con comunita di ricerca che perseerino nell`esplorazione
auto-correttia di questioni ritenute importanti e problematiche,
secondo istanze di tipo ilosoico. Da questo punto di ista la
P4C appare come un metodo proicuo e denso di potenzialita e
siluppi.
Il curricolo e la sua organizzazione
Il curricolo della P4C e stato elaborato da Lipman secondo una
successione di asi ben deinite. La P4C e una pratica ilosoica
che si realizza in comunita di ricerca, con gruppi possibilmente
non superiori ai 10 membri per la scuola dell`inanzia e non supe-
riore ai 15 per le scuole di grado superiore o per comunita di ri-
cerca costituite da adulti.

13
O. cit., p. 18.

19
L`organizzazione dello spazio dee rispondere all`istanza di de-
mocraticita della discussione: setting circolare ed equidistante
,analogo al rapporto paritetico tra i membri della comunita di ri-
cerca,, conorteole e inormale. La presenza di una laagna a o-
gli consentira al acilitatore di tenere traccia della discussione.
All`interno della comunita di ricerca e presente un acilitatore
,che nelle classi scolastiche puo essere l`insegnante,. La posizione
del acilitatore e paritetica: da e si a dare del tu`, alorizza ogni
membro del gruppo, alza la mano per chiedere la parola al pari
degli altri membri, attende il silenzio degli altri per parlare. La sua
unzione non e quella di trasmettere contenuti, quanto quella di
sollecitare il dialogo acilitando l`emergere di contenuti condiisi
dalla comunita. Nelle dinamiche di gruppo e possibile che si crei-
no meccanismi di conormismo, anche all`interno di una comu-
nita di ricerca che sta seguendo il curricolo della P4C questo puo
accadere: il acilitatore in questo caso puo interenire alorizzan-
do il contributo del singolo. Il acilitatore pone le basi per
l`autodisciplina del gruppo: nella maturazione della comunita, in-
atti, ogni membro puo dientare acilitatore. Il acilitatore dee
aere una salda competenza procedurale e speciiche competenze
ilosoiche. Nella sua unzione epistemica, il acilitatore garantisce
al dialogo direzionalita ,il dialogo dee muoere erso una dire-
zione, anche se non prestabilita, non puo essere caotico,, proon-
dita, luidita ,cercando di ar superare ridondanze pragmatiche o
dogmatismi,, rigore nelle procedure di indagine e autoregolazio-
ne. Nella sua unzione regolatia, il acilitatore garantisce la parte-
cipazione democratica al processo dialogico, pari opportunita di
argomentazione, il rispetto delle regole e dei rapporti interperso-
nali.
Le sessioni iniziano con la lettura di un testo,stimolo. Il curri-
colo della P4C preede testi scritti da Lipman e dalla sua colla-
boratrice Ann Margaret Sharp, dai quali estrapolare dei brani che

20
diano l`aio alla sessione. Come si edra oltre, e possibile tenere
sessioni di P4C anche con l`utilizzo di materiali dierenti dai rac-
conti di Lipman .
La lettura aiene a oce alta e a turno: ogni membro della co-
munita legge un passo del racconto, aprendosi a una dimensione
ermeneutica. La lettura circolare siluppa anche l`abitudine
all`ascolto e la capacita di rispettare democraticamente la parola e
il turno dell`altro.
La ase successia e costituita dalla stesura dell`agenda. Il acili-
tatore prende nota sulla laagna delle domande suscitate dalla
lettura del racconto. La orma interrogatia e preeribile rispetto a
quella assertia in quanto acilita l`apertura a una dimensione di
problematizzazione. Le domande possono essere strettamente at-
tinenti al racconto, oppure piu icine a problematiche emergenti
dal testo. Nonostante queste ultime siano piu utili alla deinizione
di un piano di discussione, il acilitatore non dee discriminare
nessuna domanda, registrandole tutte sulla laagna e indicando
accanto a ciascuna il nome della persona che l`ha ormulata.
Dall`agenda engono estrapolate le idee guida che staranno alla
base della discussione: il gruppo analizza le domande dell`agenda
indiiduando parole o temi ricorrenti e che dunque esprimono gi
interessi prealenti della comunita di ricerca. Le idee guida deo-
no aere delle connotazioni ilosoiche in quanto dotate di un
eleato grado di astrattezza, generalita e graide di signiicati. Dal
piano di discussione si passa alla discussione era e propria, du-
rante la quale il acilitatore dee aere una unzione direzionale e
non direttia: in particolare, il compito del acilitatore e quello di
mettere in rilieo i temi di maggiore interesse ilosoico e di
sbloccare possibili momenti di ridondanza pragmatica o di asser-
zioni dogmatiche. La alidita dei punti di ista alternatii iene
alutata di olta in olta da tutta la comunita di ricerca in base alle
argomentazioni e alle bvove ragiovi espresse. La discussione dee

21
aere connotazioni di tipo dialogico: si ocalizza su temi proble-
matici, e autoregolatia e autocorrettia, ha una struttura egualita-
ria, e guidata da un interesse comune.
La durata di una sessione di P4C non dorebbe superare i 60
minuti. Gli ultimi 10 minuti deono essere dedicati all`autoaluta-
zione. Nella prospettia di autocorrezione che ispira il curricolo,
questo momento acquista particolare rileanza. La comunita di ri-
cerca esprime un giudizio sul laoro solto durante la sessione se-
guendo in genere 5 criteri:
- ascolto ,la capacita di ascolto che ha caratterizzato la ses-
sione: ci siamo ascoltati o ci siamo parlati l`uno
sull`altro`,
- partecipazione ,qual e stato il liello di partecipazione dei
membri della comunita Durante la sessione qualcuno
non ha partecipato Perch,
- PSLR ,e il piano socio-emotio-relazionale: c`e stata una
sensazione di agio o di disagio durante la sessione,
- proondita ,i temi indiiduati e discussi erano caratteriz-
zati da una proondita ilosoica Sono stati approonditi
in maniera soddisacente,
- acilitatore ,la comunita di ricerca aluta alla ine di ogni
sessione anche il ruolo del acilitatore,.
Uno degli obiettii della P4C e quello di suscitare delle disso-
nanze cognitie in chi partecipa: e dunque requente che durante
il momento della alutazione emerga una sensazione di
insoddisazione` in quanto molti temi rimangono aperti. Questo
puo essere considerato uno dei antaggi dell`applicazione della
P4C: lo siluppo del pensiero problematico e non dogmatico.
Inoltre a tenuto presente che numerose questioni trattate du-
rante le sessioni di P4C sono irrisolibili.
Come si e detto, il curricolo e caratterizzato da 8 racconti scritti
da M. Lipman e A. Sharp. Ogni racconto e pensato per una speci-

22
ica ascia di eta, ma i singoli brani, in quanto pre-testi alla discus-
sione, engono utilizzati per sessioni di P4C trasersalmente in
base all`eta e al grado di istruzione. Ogni racconto e corredato da
un manuale per l`insegnante,acilitatore, in cui sono indicati i te-
mi e le idee guida che caratterizzano i singoli brani, nonch eser-
cizi utilizzabili come stimolo alla discussione. Sia i racconti che i
manuali sono pubblicati nella traduzione italiana da Liguori Ldi-
tore.
`o.eaate aette bavbote e il racconto per la scuola dell`inanzia.
Manu, la protagonista, ha 4 anni. Dee arontare la separazione
dalla sua bambola, portata all`ospedale` dopo un incidente. Que-
sto eento, issuto inizialmente come un trauma, consentira alla
protagonista di conquistare l`autonomia e di aprirsi ad una auten-
tica ita di relazione con un mondo e con persone reali.
tfie e pensato per i primi due anni delle scuole elementari. La
protagonista e una bambina di sei anni timida e insicura, ma il suo
porsi continue domande le consente di crescere e di acquistare
consapeolezza di s e del proprio orientamento nel mondo.
Kio c Cv., racconto per il II e III anno della scuola elementare,
erte intorno al rapporto tra esseri umani e ambiente. Il doman-
dare e uno degli elementi predominanti: tutti i protagonisti del
racconto ,bambini, adulti, animali, dientano compagni di riles-
sione di una comunita di ricerca in cui si conrontano e si condi-
idono le idee.
Piie, per la IV e V elementare, e una bambina loquace che rap-
presenta il lusso inarrestabile dell`oralita. Ma nel racconto emerge
anche il suo contrario: Bruno, un suo compagno, e il silenzio. In
questo rapporto dialettico tra parola e silenzio emerge nel rac-
conto l`esigenza da parte del pensiero di non rimanere chiuso in
una dimensione solipsistica ,rappresentata da Bruno,: il pensiero,
per crescere, ha l`esigenza di conrontarsi con altri punti di ista,
di argomentare e dialogare.

23
t ri.va aei ercbe e il racconto di Lipman riolto alla scuola me-
dia, e il racconto in cui emerge l`indagine sul pensiero. Ogni per-
sonaggio incarna una modalita del pensiero: rilessio, scientiico,
creatio, conormista, ecc.
Inine, Mar/, v/i e i.a ,questi ultimi due ancora in ase di tra-
duzione, sono i racconti per le scuole superiori, nei quali emergo-
no temi relatii ai rapporti sociali.
L importante sottolineare come nell`intento di Lipman questi
racconti e i loro protagonisti abbiano una alenza in qualche
modo uniersale: i temi trattati sono applicabili a realta dierse da
un punto di ista geograico e culturale.
o .foro aei bavbivi aere e..ere qvetto ai ricovo.cere aette qvatita vvi
rer.ati aei er.ovaggi e ta gravae geveratita aette robtevaticbe iv cvi
.ovo coivrotti. e vv bavbivo e ivav.trio.o, aa e.evio, qve.ta vov e
vva qvatita tocate, ci .ovo bavbivi ivav.trio.i orvvqve vet vovao; ci
.ovo bavbivi .cettici, bavbivi avatitici, bavbivi .erivevtati, bavbivi
ivtvitiri e co. ria, e .ovo aaertvtto. Co., iv vv .ev.o .i vo e .i aere
raggivvgere t`vvirer.atita e ta e.tevaibitita aet rogravva, cbe e ta .te.
.a aetta fito.ofia; iv vv attro .ev.o .i vo e .i aere arere avcbe qvet .ev
.o ai .ecificita e ai covcretea cbe .erre a vettere it rogravva iv re
taiove cov ta cvttvra e cov te .ivgote ivairiavatita
11
.
Nonostante i racconti di Lipman e i manuali a supporto rappre-
sentino una solida base per l`applicazione della P4C ,e quindi utili
soprattutto per acilitatori che deono ancora approondire la co-
noscenza del curricolo,, a detto che e possibile indiiduare anche
dierenti stimoli pre-testi alla discussione, purch questi rispon-
dano allo spirito del curricolo della P4C: non una trasmissione di
contenuti ma uno stimolo alla problematizzazione. Maura Striano,
che ha collaborato alla traduzione e agli adattamenti in italiano dei
racconti e dei manuali di Lipman, ossera come sia possibile uti-

14
1ratto da Marina Santi, Covrer.aiove cov M. ivav, in A. Cosentino ito.ofia e forva
iove, cit., p. 56.

24
lizzare per l`attiazione di una sessione di ricerca anche materiale
non strutturato ,come ilm, immagini, racconti,, purch:
- sia materiale che ponga problemi di natura ilosoica
- tocchi una pluralita di temi suggerendo una molteplicita di
idee guida
- sia di acile lettura e comprensione.
L dunque consigliabile eitare testi troppo lunghi e complicati,
nonch materiali esplicitamente costruiti a scopo didattico, in
quanto spesso gia intenzionalmente indirizzati ad uno speciico
obiettio cognitio. Possono iceersa essere utilizzati dei quadri
,per esempio e stato utilizzato `vrto di Munch,, brani tratti da
racconti o romanzi, e ancora ilm che trattino temi di natura ilo-
soica ,come la morte, l`esistenza di Dio, la comunicazione e
l`incomunicabilita, il luire del tempo, ecc.,. Lidentemente il a-
cilitatore dee conoscere proondamente il materiale che erra
utilizzato, al ine di indiiduare i temi e le idee guida intorno ai
quali si siluppera il piano di discussione e, quindi, il dialogo
15
.
Un tema aperto e quello relatio alla misurabilita` dei risultati
ottenuti dalla P4C. Sono state ormulate delle schede di ossera-
zione che consentono di monitorare lo siluppo delle sessioni e
che tengono in considerazione l`articolazione interna del curricolo
,setting, aio della sessione, agenda, piano di discussione, ecc.,.
Ma quando si tratta di applicare alla P4C dei criteri di alutazione
ad essa estrinseci, il rischio e quello di non coglierne le potenzia-
lita.
Marina Santi, docente di Pbito.ob, for cbitarev presso la acolta di
Scienze della lormazione all`Uniersita di Padoa, sottolinea co-
me quelli che potrebbero essere considerati limiti del curricolo
siano in eetti i suoi punti di orza. Per esempio: l`obiettio della
P4C non e esterno alla sua applicazione, ma consiste nella stessa

15
Su questi temi cr. le Schede metodologiche relatie all`uso del curricolo della Phi-
losophy or Children` a cura di Maura Striano.

25
pratica
16
. Da questo punto di ista si assiste alla trasormazione
delle classi scolastiche in comunita di ricerca. Dunque le aluta-
zioni sul metodo non possono che essere a lungo termine ed es-
sere relatie piu a obiettii disciplinari che didattici. 1ra gli obiet-
tii ondamentali della P4C si possono indiiduare: l`educazione
all`atteggiamento democratico, lo siluppo del pensiero creatio e
critico, il potenziamento di capacita argomentatie, la promozio-
ne della rilessione metacognitia. L in troppo eidente la dii-
colta di quantiicare il raggiungimento di tali obiettii con test
alutatii. Una proposta per eidenziare i risultati ottenuti dopo
un ciclo di P4C alla ine dell`anno scolastico e atto da Berrie le-
esen relatiamente a un`esperienza olandese
1
: si tratta di un ten-
tatio di quantiicare non tanto risultati didattici, quanto lo si-
luppo di capacita argomentatie e di problematizzazione di ca-
rattere ilosoico. Va detto che lo stesso Lipman esprime proon-
do scetticismo relatiamente alla possibilita di quantiicare i risul-
tati raggiungibili con l`applicazione della P4C. Vale la pena ripor-
tare le sue parole:
ve io, ve gti attri cbe taroravo cov ve .vtta Pbito.ob, for cbitarev,
ivtevaiavo caaere vett`ittv.iove cbe it te.t .ia ta vi.vra reritiera aet ra
tore aet rogravva, avcbe .e fivora abbiavo ottevvto bvovi ri.vttati
cov i te.t. ;.) i.otare qve.ti ri.vttati aat covte.to e votto ericoto.o,
ercbe vo aire agti eavcatori aa vv tato troo e aatt`attro troo oco:
troo, ercbe it roceaere aet vo.tro rogravva vov e fvviovate
att`ivcrevevto ai qve.te abitita, orrero cio vov arrieve vece.
.ariavevte; troo oco, ercbe gti obiettiri aetta Pbito.ob, for Cbit
arev ravvo at ai ta aetta re.eva ai qve.ti ivcrevevti qvavtitatiri,

16
Su questi temi cr. la relazione di Marina Santi tenuta ad Acuto ,lrosinone, il
21,0,04 nell`ambito del 6 Corso Nazionale di Pbito.ob, for cbitarev, cit.
1
Cr. Berrie leesen, a ratvtaiove iv P1C. .tcvve avvotaiovi .vtta e.erieva otavae.e,
in A. Cosentino, ito.ofia e forvaiove, cit., pp. 263-26.

26
er abbracciare tvtta ta qvatita aett`arevaivevto e aett`eavcaiove
18
.
Prospettive e applicabilit
La P4C, nata come esperienza pedagogica, si inquadra nel asto
panorama delle pratiche ilosoiche contemporanee. La sua appli-
cabilita e andata oltre i conini didattici, dienendo una era e
propria rioluzione culturale che ha troato riscontro in ambiti
molto diersi da quelli scolastici. Lsiste una proonda trasersalita
della P4C:
- da un punto di ista culturale ,tutti possono partecipare a
sessioni di P4C, a prescindere dal atto che abbiano stu-
diato ilosoia,
- da un punto di ista geograico ,la P4C si e diusa dalla
ine degli anni `0 ad oggi negli Stati Uniti, Canada, Mes-
sico - soprattutto nella regione del Chiapas -, Argentina,
Brasile, Australia, Nuoa Zelanda, 1aiwan, Cina, Corea,
Zimbabwe, Russia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Islanda,
Polonia, linlandia, Danimarca, Italia, Spagna, Austria,
Olanda, Germania, Gran Bretagna, Belgio, Portogallo,
- da un punto di ista anagraico ,come si e detto, le sessio-
ni di P4C possono iniziare nella scuola dell`inanzia, per
essere realizzate ino all`uniersita della terza eta,.
In questa sede appare utile accennare ad alcune direzioni erso
le quali la P4C si e diretta e puo stimolare interessanti siluppi.
Come ossera Antonio Cosentino, la P4C si inquadra
nell`ambito dell`educazione permanente ed educazione degli
adulti
19
. I docenti, nel loro ruolo di acilitatori del dialogo ilosoi-
co, sono a loro olta coinolti nel processo ormatio. Cio rap-

18
1ratto da Marina Santi, Covrer.aiove cov M. ivav, in A. Cosentino, ito.ofia e for
vaiove, cit., p. 55.
19
Cr. Antonio Cosentino, Pre.evtaiove a ito.ofia e forvaiove, cit., pp. 2.

2
presenta una solta rispetto alle tradizionali pratiche di ormazio-
ne e aggiornamento, che si esauriscono prealentemente nella tra-
smissione di conoscenze. Con la P4C si assiste alla possibilita di
ri-concettualizzare la ormazione iniziale: il curricolo acquista rile-
anza sia nella ormazione degli alunni che degli insegnanti. Per
dirla con le parole di Lipman:
creao cbe gti iv.egvavti .coravo reravevte ta fito.ofia er ta riva
rotta qvavao covivciavo a fito.ofare cov i bavbivi; .ovo co.tretti a ri
ev.are atte rorie o.iiovi, a cio cbe arera riva .covtato; .corovo
cbe i bavbivi riroavcovo te toro .te..e rite e ve .ovo aarrero eccitati.
Qve.to e vvo aei vvti iv forti a farore aetta Philosophy or Chil-
dren: it .vo e..ere, at veae.ivo tevo, vva forva ai rofovaa eavca
iove aegti aavtti
20
.
L`applicabilita della P4C all`interno dell`istituzione scolastica
determina anche una proonda messa in discussione di
quest`ultima. Nonostante, in Italia, l`autonomia scolastica abbia
ornito maggiore margine di scelta per i dirigenti scolastici, iene
ancora trasmessa un`immagine della scuola come dispositio di
potere, tendente a perpetuare un ordine tradizionale.
L`introduzione della P4C puo rappresentare un`occasione di
contatto tra la scuola e le tendenze didattiche e ilosoiche rutto
del dibattito contemporaneo.
lrancesco Valentino siluppa un interessante discorso sul rap-
porto tra P4C e poesia
21
, partendo da considerazioni sul rapporto
tradizionale tra ilosoia e poesia. Valentino ossera come la ilo-
soia tradizionale abbia guardato con diidenza la poesia, consi-
derata rutto di pulsioni irrazionali lontane dalla erita` e dal
reale` oggetto della ilosoia. Si assiste al ribaltamento di questo
rapporto con Nietzsche, nella cui produzione cade l`antitesi tra

20
biaev.
21
Cr. lrancesco Valentino, Poe.ia e bito.ob, for cbitarev, in A. Cosentino, ito.ofia e
forvaiove, cit., pp. 235-239.

28
ilosoia e poesia. Vengono dunque messi in luce sia i ilosoi in-
clini a propensioni mitopoietiche ,oltre al gia citato Nietzsche,
anche leidegger, i Presocratici, ecc.,, che i poeti icini al pensiero
ilosoico ,da Lucrezio a Leopardi,. Secondo Valentino i legami
tra ilosoia e poesia emergono anche nella P4C, in quanto com-
prendente gli aspetti emotii e creatii del pensiero. Valentino
propone la sua esperienza didattica a riproa del nesso tra P4C e
poesia: a seguito di laboratori di P4C sono stati realizzati dei testi
poetici e la poesia e stata utilizzata come stimolo delle sessioni.
Come e stato ricordato, esistono numerose esperienze di P4C
con anziani, spesso inquadrate nell`ambito di processi di orma-
zione permanente transgenerazionale. Va detto che queste espe-
rienze non possono misconoscere l`ampio patrimonio del issuto
dell`anziano: al contrario questo dee dienire il punto di partenza
nell`elaborazione dei curricoli. Nello spirito della P4C, le sessioni
mirano a ar emergere le coninzioni personali portandole ad una
consapeolezza razionale che consenta l`abbandono di posizioni
dogmatiche e cristallizzate. In un ambito ancora poco esplorato
come quello della didattica della ilosoia per l`anziano, la P4C
puo dunque rappresentare un utile stimolo di rilessione
22
.
Di ronte a un enomeno requente come quello del bullismo, la
P4C ha dimostrato di poter ottenere risultati interessanti. Come
sottolineato da Sergio Bellagamba
23
emerge un sostanziale
analabetismo emozionale` di bambini e adolescenti: incapacita a
riconoscere in s e negli altri emozioni e sentimenti. L`insegna-
mento diretto di alori etici e ciici appare ineicace sul piano
pratico. Viceersa, la realizzazione di sessioni di P4C puo con-
sentire la percezione della problematicita di determinate situazio-

22
Su questi temi cr. Cristina Boracchi, a aiaattica aetta fito.ofia er aviavi, in A. Co-
sentino, ito.ofia e forvaiove, cit., pp. 258-262.
23
Cr. Sergio Bellagamba, Cove rivcere ta .fiaa at bvtti.vo. t covtribvto aetta P1C, in A. Co-
sentino, ito.ofia e forvaiove, cit., pp. 268-21.

29
ni, aorendo la ricerca di soluzioni attraerso processi sistematici
di pensiero. Inoltre, la logica delle buone ragioni` adottata dalla
comunita di ricerca, mette in crisi posizioni dogmatiche e autori-
tarie. In questo ambito appare di particolare interesse l`uso di
Mar/, il racconto di Lipman che prende le mosse da un atto di
andalismo nella scuola per siluppare successiamente ragiona-
menti problematici intorno a temi di socialita, liberta, legalita e
giustizia.
Si e gia ricordata la grande diusione della P4C in numerosi
paesi. Appare interessante notare come in alcuni di questi paesi il
curricolo sia stato considerato un`occasione di emancipazione e di
crescita politica e culturale. In particolare il programma ha preso
piede inizialmente con orza nella regione del Chiapas in Messico,
e in altre nazioni dell`America Latina, come esercizio del pensiero
critico, del dialogo democratico e dell`argomentazione. Il curri-
colo della P4C e molto diuso anche in Cina e Corea, nonostante
le eidenti dierenze culturali col mondo occidentale. In questa
direzione la P4C sembra dunque uscire dall`ambito prettamente
didattico per dienire occasione di promozione del pensiero de-
mocratico e dell`acquisizione della consapeolezza di condizioni
di sruttamento o di assenza di liberta ciili.
Analogamente, a ricordato che la P4C ha troato spazio anche
in situazioni di disagio indiiduale, come quello di abusi sulle
donne. In questa direzione il metodo ha consentito una progres-
sia astrazione dagli episodi subiti, e una riattribuzione di senso
razionale e problematico.
L lo stesso Lipman a eettuare alcune osserazioni tra la iloso-
ia e la politica contemporanea. Pur esprimendo il suo scetticismo
sulla possibilita che i ilosoi giochino un ruolo attio nella societa
democratica, l`autore considera possibile che i leader politici si
acciano aiancare da ilosoi come consulenti e consiglieri. Cio
che pero e maggiormente importante per Lipman e che la capa-

30
cita di giudizio sulla societa contemporanea non ricada nelle mani
di una lite di esperti, ma sia aperta a tutta la comunita. Da questo
punto di ista la P4C puo costituire un elemento di emancipazio-
ne e di crescita democratica
24
.
Maria Lupia sottolinea come la P4C risponda alla promozione
delle tife ./itt. indiiduate dall`ONU e dall`UNICLl come pre-
supposto di ogni contesto socio-culturale: acquisire pensiero
creatio e critico, comunicare in orma adeguata al destinatario,
imparare a prendere decisioni tenendo conto dei dati di realta, ri-
conoscere le proprie caratteristiche e siluppare le proprie capa-
cita autoalutatie, imparare a risolere problemi speciici.
Sempre la Lupia mette in eidenza come la P4C, coi processi di
problematizzazione che la accompagnano, consenta di acquisire
consapeolezza di ronte ai enomeni della globalizzazione, nei
suoi aspetti di integrazione globale e di esclusione delle risorse.
Appare dunque eidente la rileanza di un processo di consape-
olezza che parta in dalla scuola dell`inanzia
25
.
Per concludere, non si puo non citare il rapporto tra la P4C e le
altre pratiche ilosoiche, con particolare rierimento alla consu-
lenza ilosoica. Su questi aspetti si e soermato Alessandro Vol-
pone durante la relazione tenuta ad Acuto nel luglio 2004
26
, in cui
mettea in eidenza come la P4C, tra le pratiche ilosoiche, sia
l`unica a possedere un metodo codiicato e diuso.
Senz`altro P4C e consulenza ilosoica rientrano nel comune
ambito delle pratiche ilosoiche contemporanee. Piu problemati-
ca appare la possibilita di considerare la P4C come orma di con-

24
Su questi temi cr. Maura Striano, a fito.ofia cove eavcaiove at ev.iero |va covrer.a
iove eaagogica cov Mattber ivav, in A. Cosentino, ito.ofia e forvaiove, cit., p. 64.
25
Su questi temi cr. Maria Lupia, Ctobatiaiove: robtevi e ro.ettire, relazione tenuta
ad Acuto ,lrosinone, il 24,0,04 nell`ambito del 6 Corso Nazionale di Pbito.ob, for
cbitarev, cit.
26
Su questi temi cr. la relazione tenuta da Alessandro Volpone ad Acuto ,lrosinone,
il 21,0,04 nell`ambito del 6 Corso Nazionale di Pbito.ob, for cbitarev, cit.

31
sulenza ilosoica. Se la consulenza ilosoica prende le mosse da
condizioni di disagio esistenziale, la P4C sembrerebbe porsi in
una prospettia dierente. Ma se l`obiettio della consulenza ilo-
soica e anche quello di consentire una rielaborazione ilosoica e
una riattribuzione di senso dell`esistenza, e orse possibile consi-
derare anche la P4C come una orma di consulenza ilosoica di
gruppo. Peraltro non a dimenticato che la consulenza ilosoica
ha troato applicabilita anche in abito aziendale, direzione ancora
inesplorata dalla P4C.
Non si puo comunque misconoscere la proonda icinanza tra
P4C e consulenza ilosoica. Se pure consideriamo la consulenza
esclusiamente come rapporto di aiuto, non a dimenticato che il
consulente entra in contatto e condiide l`unierso ilosoico e
aloriale del consultante. In questo senso le sessioni di P4C pos-
sono essere considerate come una palestra` nella quale il consu-
lente si allena al conronto ilosoico con non specialisti`, che
rappresentano l`utenza tipica dei consultanti.

33
Consulenza filosofica
come filosofia speculativa
di Ran Lahav
,Interento al I Conegno Nazionale di Pbrove.i., Roma, 26 eb-
braio 2005. 1rascrizione e traduzione di Jon Clayt Graziano,
L molto piaceole e interessante per me essere qui, in Italia.
Come qualcuno che si sente a casa e si interroga sul perch. Io
credo il motio sia che circa 500 anni a, secondo la mia tradizio-
ne amiliare attorno al 1500, la mia stessa amiglia ha passato qui
dierse generazioni. lorse questa e la ragione per cui mi sento co-
si bene qui in Italia.
lin dalla sua nascita, il moimento della consulenza o pratica
ilosoica e stato caratterizzato da una questione centrale che ha
occupato tutti noi, ossia: Cosa esattamente e la ilosoia nella
consulenza ilosoica Co.a ci a qvi la ilosoia`
Se guardiamo a cosa anno o scriono i diersi ilosoi prati-
canti o consulenti, l`impressione e che le idee sulla consulenza i-
losoica siano come uno spazzolino da denti: ognuno usa soltanto
il proprio e mai quello degli altri.
Oggi orrei orire una classiicazione circolare di tre concezioni
- o isioni - sulla natura e sul ruolo della ilosoia nella pratica i-
losoica. Chiamero la prima concezione il robtev .otrivg della pra-
tica ilosoica, la seconda la deinirei come la concezione .ocratica e
la terza inece sara quella tatovica.
Il mio scopo non e tanto di presentare semplicemente una clas-
siicazione, quanto inece di proporre una delle tre isioni -
quella platonica - come la piu interessante, ispiratrice e proonda,
ma che sortunatamente e stata trascurata. L dunque quella la

34
concezione che qui mi piacerebbe esplorare.
Cominciando dalla prima concezione, quella del robtev .otrivg,
io credo che se guardassimo a cosa molti ilosoi praticanti - pro-
babilmente la maggior parte - anno o scriono, edremmo che
c`e un`idea comune, e cioe che il ruolo, il ine e il ascino della
pratica ilosoica sia quello di risolere problemi pratici. Per
esempio, aiutare John a occuparsi meglio di sua moglie o aiutare
Mary a superare i problemi col suo capo o a decidere sulla sua
carriera.
Questo tuttaia puo sembrare un po` strano, perch potremo
chiederci: cosa succede allora agli ideali della ilosoia, alla saggez-
za, e alla auto-comprensione. Cosa accade a quegli ideali cosi alti e
nobili
Io credo inero che questo tipo di concezione sia orse molto
bella se la si racconta alla gente. L meraiglioso! Qualcosa che a
dientare piu elici! Ma non e propriamente ilosoia, nel senso
della parola -: amore per la saggezza. Lssa e altresi
molto piu simile all`arte nell`arte-terapia. Alle composizioni musi-
cali nella musica-terapia. L`arte-terapeuta utilizza l`arte, ma cio che
a non necessariamente e arte. Anche se questo acilita qualcuno
ad occuparsi meglio della moglie.
Il musico-terapeuta usa la musica per aiutare, ma eettiamente
egli non sta acendo musica.
Se taluno usa la ilosoia per ar dientare le persone piu elici.
beh, e grandioso! Ma non credo che si possa considerare cio che
egli a come una reale orma di ilosoia.
Parlerei olentieri ancora di questa concezione della ilosoia,
ma penso che per noi questo possa essere suiciente.
Appare quindi che se c`e uno spazio, un posto per la pratica i-
losoica nel senso ilosoico, allora questo dee aere a che are
con la ricerca della saggezza.
Naturalmente si pone il quesito: che cosa e la saggezza Non so

35
se riusciro a rispondere a questa domanda, ma orrei comunque
are un`osserazione sulla natura della saggezza.
Pensiamo ad una persona saggia. Un uomo o una donna di
buon senso, qualcuno che conoscete o aete conosciuto. Imma-
ginate insomma uno che sia saggio. Non sto parlando di chi ha
molta cultura, perch qualcuno puo aere parecchia conoscenza
ma non essere una persona saggia. Mentre qualcuno, come un
contadino o un pescatore, puo essere saggio pur non aendo
molta cultura. Non intendo nemmeno chi e intelligente e abile in
inormatica o in matematica, per esempio. 1utti possono essere
d`accordo che un diciassettenne che usa il computer tutto il gior-
no sia intelligente, ma nessuno direbbe mai che persona saggia!`.
Sembra allora che la saggezza - l`essere saggi - non sia un aere
qualcosa, una parte di conoscenza o un talento, quanto piuttosto
vv voao ai e..ere.
Considerate quanto i sto per dire. Prendiamo, per esempio,
una persona meschina, molto occupata dalle sue piccole cose e
preoccupata solo delle sue ansie. Non importa quanto abile e in-
telligente essa sia, o quanta conoscenza abbia. Non diremmo mai
che e una persona saggia.
Pare dunque che essere-saggi` e essere-limitati-alle-proprie-
preoccupazioni`, al proprio piccolo mondo, si contraddicano. In
altre parole, la saggezza ha a che are con una qualche apertura
erso una realta assai complessa - la realta umana - un arco er-
so gli ininiti orizzonti della ita. L un comprendere che si soc-
chiude al di la del nostro piccolo mondo, centrato su di s.
Poste - molto agamente - in questo modo le direzioni della
saggezza, allora la questione e: come puo il ilosoare dischiuderci,
arricchire il nostro mondo, aprire ad una comprensione erso gli
aspetti della ita e i signiicati che sono al di la di noi Anzi, che
tipo di ilosoare puo arlo
Se guardate nella letteratura della consulenza ilosoica, edrete

36
che spesso Socrate iene usato come paradigma. L noto come
Socrate ci chiedesse di esaminare in modo critico il nostro mon-
do, le nostre idee e le nostre teorie. Non sto dicendo che osse
eramente cio che Socrate chiedea, ma questo e il modo che lui
spesso descriea. L`insegnamento e che noi doremmo guardare
a cio in cui crediamo ed esporre le nostre assunzioni e i nostri
presupposti, esaminarli e edere se stanno in piedi di ronte alla
ragione. L`idea e che tutte le nostre teorie e le nostre idee sareb-
bero argomentabili, sondabili dalla ragione e ondabili su di essa.
La conclusione di tutto cio e orse che il ruolo della ilosoia e
della pratica ilosoica sia are un esame critico delle nostre cre-
denze di base, dei nostri punti di ista ondamentali, eriicare cio
a cui crediamo, esporre supposizioni e sostenerle per edere se
sono ragioneoli. Questa e cio che possiamo deinire la isione .o
cratica della consulenza ilosoica.
Alcuni anni a credeo che questa osse una buona direzione, e
in tale direzione ho anche scritto. Ma adesso non la penso piu co-
si. Da circa sei o sette anni non ritengo piu che questa sia una
concezione promettente della consulenza ilosoica. Una ragione
di cio e che tale orientamento - l`esame socratico - e molto anali-
tico. Lsso analizza, guarda i particolari, ma non ci aiuta a silup-
pare nuoi approcci al mondo. Un altro problema e che esso e
molto critico, prende una teoria gia esistente e la esamina, ma non
da alle persone abbastanza ispirazione, o abbastanza risorse, per
andare al di la di cio che esse sono. Per andare erso nuoi modi
di essere.
Mi piacerebbe qui spendere due parole al riguardo di un mito
della ilosoia, che ha a che are con una certa concezione che e
comune nella ilosoia in generale e molto diusa nel mondo e
nella ilosoia anglo-americana. L quello che chiamiamo il vito
aetta ragiove a.tratta.
Secondo questo mito della ilosoia, cio che i ilosoi in generale

3
anno - molto di quello che anno - e esaminare in modo critico
dierenti teorie per dierenti topiche mentre il loro ruolo e pro-
are - orse proare` e una parola troppo orte - sostenere una
teoria e edere che le altre teorie non unzionano e troare in
questo modo risposte alle domande. Se guardate nella letteratura
ilosoica a partire dall`Illuminismo, specialmente nella ilosoia
anglo-americana, edrete un sacco di articoli in cui questi ilosoi
cercano di dimostrare che il kantismo nell`etica ha problemi e che
orse l`approccio utilitarista e migliore, e naturalmente i ilosoi
kantiani scriono articoli doe mostrano che la ilosoia kantiana
e preeribile giacch supera l`utilitarismo. L riguardo alla questio-
ne mente,corpo, ci sono i dualisti che dicono non si puo com-
prendere l`essere umano solamente in termini di corpo`: ci dee
essere un`anima`, e altri che dicono no, non c`e un`anima, c`e
solo un corpo`. Questo perch se guardiamo alle teorie e alle idee
ilosoiche nella storia, non credo che troeremo mai una singola
teoria che sia supportata unicamente dalla ragione, o esclusia-
mente dalla logica e dalle argomentazioni. Non solo da questo.
Non ho mai incontrato un ilosoo persuaso dalla logica sola, o
che la logica proa, o che la sola ragione proa che una teoria non
unziona, o che si dorebbe collaudarne un'altra. Non ho mai i-
sto nessuno che, solo in irtu della ragione, osse coninto che
una teoria e meglio di un`altra.
Certamente ho isto persone cambiare idea. Li ho isti abban-
donare questa o quella teoria. Ma non tanto perch la orza della
ragione aesse mostrato loro che quella teoria non era giusta,
quanto piuttosto perch la nuoa teoria ba artato loro, si a senso
in loro. Lssa mostra le cose da una prospettia che per loro e si-
gniicatia.
La nuoa teoria ha deciso di parlarmi. Non parla solo alla mia
ragione astratta, ma al mio intero essere, alla persona che io sono.
Parla a me, una persona con la sua propria storia, le sue esperien-

38
ze, e le sue tendenze emotie. Parla al mio essere umano.
Non sto dicendo che sia solo questione di scegliere questa o
scegliere quella. Poich, dopotutto, scegliere una teoria ilosoica
e una questione di comprensione. Possiamo discuterla, dire che
a bene, che qui c`e un problema, che questo implica quello, che e
poi connesso a quest`altro. L quindi una questione di intendi-
mento. Il mio punto e che l`accogliere una teoria ilosoica e lo
siluppo di una teoria ilosoica e una questione di comprensione
che non iene solo dalla pura ragione. L un comprendere
aatt`ivtero e..ere vvavo. Non solo da una sola acolta, dalla ragione.
L una comprensione che aiene attraerso l`intero essere.
Se noi applichiamo quanto appena detto alla consulenza iloso-
ica - poich inora abbiamo parlato della ilosoia in genere - al-
lora il dialogo con le idee non sara tanto un dialogo con una qual-
che ragione astratta - come nel dialogo socratico molto comune
nella pratica ilosoica, ma un dialogo con un intero essere ien-
te, in carne e ossa, con le proprie arie idee.
In erita, questo e il motio per cui la ilosoia puo arci cam-
biare. Perch essa parla al nostro intero essere e non solo ad una
nostra singola acolta.
Adesso sembra proprio che l`ideale che sta emergendo sia pre-
cisamente cio che Platone ci raccontaa nella metaora della ca-
erna.
Lasciatemi adesso ricordare i due punti chiae del ilosoare su
cui abbiamo appena insistito.
Il primo e che la saggezza, ossia il ilosoare, apre ad una com-
prensione che a al di la del proprio piccolo mondo, centrato su
di s. Il secondo inece e che la comprensione di cui abbiamo
parlato dee aenire attraerso il nostro intero essere. Possiamo
allora edere che nel mito della caerna di Platone i sono un
paio di punti che sono molto interessanti.
Come probabilmente rammenterete - so che tutti oi conoscete

39
il mito della caerna di Platone - l`idea e che molti di noi, anzi
orse tvtti noi siamo seduti in una caerna doe riusciamo a ede-
re solo un aspetto molto supericiale della realta. Vediamo sol-
tanto ombre. Molte delle nostre preoccupazioni, molte delle no-
stre speranze, molte delle nostre ansie e paure sono realmente li-
mitate ad un mondo molto supericiale. Oggi, ieri, e l`altro ieri,
pensiamo spesso a cose tipo: se la camicia a bene con i pantalo-
ni, se are oggi le pulizie o meno, oppure se olere un rigoriero
nuoo, perch quello che si ha sta dientando eramente ecchio.
Il piu delle olte queste sono le nostre preoccupazioni.
In questo primo punto della dottrina platonica, ediamo dun-
que come il ruolo della ilosoia non sia quello di issare il mondo
delle ombre. Platone ha detto che la ilosoia non mostra come
comprare un rigoriero migliore. Questo non e il ine della ilo-
soia. Questo semmai e lo scopo di quel primo tipo di consulenza
ilosoica di cui abbiamo parlato, quella del robtev .otrivg.
L`obiettio e inece quello di andare oltre quel grado di compren-
sione della realta, al di la del liello delle ombre. Questo e cio che
innanzitutto ci mostra il mito della caerna.
In secondo luogo, la metaora di Platone ribadisce che, ainch
ci si possa mettere in relazione a quel mondo piu proondo, alla
luce, a quel uoco dietro di noi, non dobbiamo parlare in astratto
della luce. Dobbiavo rottarci. Voltarci e guardare. La metaora incita
a edere, a rimanere colpiti, a e..ere toccati dalla piu alta - o dalla
piu proonda - erita del mondo. Questo e un punto su cui Pla-
tone enatizza molto.
Per oltarti erso la luce` - noi potremo dire erso una com-
prensione piu proonda - ti dei oltare con tutto il tuo intero
essere - Platone dice con la tua intera anima. 1i dei girare! Non
semplicemente dare un`occhiata. Dei alzarti con tutto il corpo e
uscire uori!`. Questo signiica una trasormazione totale. La ilo-
soia dee occuparsi del nostro intero essere, e non solo di una

40
sua piccola parte.
Nell`ultimo punto che qui orrei sottolineare, Platone insiste nel
dirci che per poter essere presi, atti oltare e spinti uori dalla ca-
erna e necessario un certo tipo di orza, una qualche potenza. La
domanda naturalmente e cosa oglia intendere Platone: qual e
questa potenza, questa orza che ci a muoere, che ci spinge
latemi suggerire un modo per capire.
Nel ivo.io - e quindi non nel mito della caerna - essa e l`ro.,
il desiderio, la brama di toccare qualcosa di piu proondo delle
ordinarie accende che di solito riempiono le nostre ite. Molti di
noi sanno di cosa sta parlando Platone. Noi tutti abbiamo questa
brama per qualcosa di iv. Se prendiamo seriamente questa meta-
ora allora la pratica ilosoica non e un talento o un`analisi critica.
La pratica ilosoica - il ilosoare - e connessa al nostro intero
essere. Lssa riseglia in noi quel desiderio di andare oltre, erso
un liello piu proondo delle nostre cose quotidiane. Verso un
qualche tipo di trasormazione che ci aprira ad un mondo piu
grande uori della caerna o, se preerite, alla luce. Lssa sarebbe
quindi la metaora generale di quella isione che possiamo deini-
re la concezione tatovica della consulenza ilosoica.
Come anno consulenti e consultanti a risegliare questo ro. e
andare oltre il liello supericiale delle solite preoccupazioni
Questa e una domanda noteole e non so se qui potro rispondere
in modo esaustio. Non ho vva risposta. Vorrei pero are alcuni
commenti al riguardo.
Mi sembra che ogni tipo di ilosoia che intenda andare in
quella direzione potrebbe essere chiamata - orse con una strana
espressione - una ilosoia di tipo contemplatio. Una ilosoia
covtevtatira. L contemplatia nel senso che impegna non una sola
nostra acolta. Lssa non parla alla ragione soltanto, ma puo essere
ascoltata con tutto il nostro essere. Possiamo aprirci erso di essa.
Ainch sia possibile rimanerne coinolti, noi dobbiamo ascol-

41
tarla daero, schiudere noi stessi ad una qualche comprensione
piu proonda di quella che siamo soliti aere. Percio essa e con-
templatia.
Generalmente nel mondo occidentale siamo brai a dare rispo-
ste: sappiamo argomentare, sappiamo come analizzare, sappiamo
cosa pensiamo, siamo molto eloci ad imporre le nostre idee e ci
mettiamo in relazione ad un liello piuttosto supericiale e razio-
nale con esse. Ma non siamo brai ad ascoltare da un punto di-
erso, a pensare dal cuore, ad ascoltare quello che ci racconta la
ita. La sida di una consulenza ilosoica di questo tipo e esplora-
re nuoi modi di correlarsi alle idee, partendo da un luogo di noi
stessi che e piu proondo - piu proondo` e una metaora - e che
coinolge l`intero essere. Non, come aiene di solito, una re-
azione immediata. Nella consulenza e acile edere come consu-
lenti e consultanti abbiano immediatamente idee e immediata-
mente diano risposte. Lssi sanno come analizzare. Sono sorpren-
denti! Ma doremmo troare nuoe ie per una comprensione da
un liello piu proondo.
1utto cio potrebbe sembrari molto strano. Di che cosa sta
parlando Cos`e questa comprensione da un liello piu proon-
do` Permettetemi allora di ariri due esempi, molto comuni
nella ita di tutti i giorni, per proare a ari dare un qualche sen-
so a cio che sostengo.
Un primo esempio e questo. A olte ci ritroiamo in una qual-
che situazione sociale non molto interessante. Parliamo e parlia-
mo. Il tempo passa e non succede niente. Qualcuno pero dice una
rase, una certa rase. L quella rase ci tocca proondamente, sen-
za sapere perch. Riusciamo a edere qualcosa. L come se l`intera
serata osse esistita solo per quella rase.
Lcco inece il secondo esempio di un tipo di comprensione piu
proonda nell`esperienza della ita di tutti i giorni. Abbiamo auto
quello t.vvavi nel sud est, non molto tempo a. Molti di noi han-

42
no reagito in questo modo: Oh, che cosa terribile! Doremmo
aiutarli! Immagina quanto dee essere terribile perdere la propria
casa e ogni cosa!` Ma un minuto dopo abbiamo auto incontri,
abbiamo atto aari. La nostra ita e continuata proprio come
prima. Abbiamo reagito ad un liello molto supericiale. Il resto
della nostra personalita e rimasto completamente immutato. 1al-
olta pero succede qualcosa di dierso. A olte stabilisco un rap-
porto con la situazione. Non e solo una reazione emotia. Io
comprendo in un modo che vi covvvore, in un certo senso non
sono piu la stessa persona per un dato periodo. Le mie occupa-
zioni, i miei pensieri, le mie motiazioni e le mie speranze assu-
mono tutte un dierente centro, e si concentrano, per esempio,
sulla mia apprensione di aiutare le ittime dello t.vvavi.
Questi due casi - quello della rase che all`improiso ci colpisce
ad un liello proondo e ci commuoe, e l`altro, il caso dello t.v
vavi, quando alcune olte la comprensione di una situazione co-
inolge il nostro intero essere - sono solamente dei piccoli esempi
di come sia possibile comprendere da un luogo piu proondo del
nostro essere. Non solo dalla nostra ragione.
Piu in generale, noi possiamo comprendere in diersi modi: piu
proondamente o piu supericialmente. Ainch tale isione pla-
tonica possa essere gestita, suggerisco di aere un nuoo dominio,
un nuoo mondo da inestigare. Un ilosoare che sia un fito.ofare
covtevtatiro nel senso che ci richieda di aprire i nostri cuori ad una
comprensione piu proonda, che ci commuoa o ci trasormi in
modo piu esteso e non solo nei pensieri.
Negli ultimi cinque o sei anni, ho proato ad esplorare questo
tipo di ilosoare e ci sono ari metodi e modi per incoraggiare il
cuore ad aprirsi erso un nuoo tipo di comprensione a cui non
siamo abituati nella ita quotidiana. Una cosa, che merita di essere
esplorata, e che ci sono tradizioni religiose e spirituali che hanno
una lunga consuetudine di comprensione proonda. Dimostra-

43
zione di cio e il mondo cattolico, doe c`e la ectio Diriva, che e
un tipo di lettura meditatia: Per aprire il tuo cuore ad una piu
proonda comprensione del testo, leggi il libro e le Scritture in un
dato modo`. L un esempio di come ci siano tradizioni nel mon-
do, soprattutto tradizioni spirituali, che hanno gia laorato su
questa covrev.iove iv rofovaa e il nostro ruolo e adesso di esplo-
rare le possibilita di una comprensione piu proonda nella consu-
lenza ilosoica.
In conclusione, i propongo adesso di aiare un nuoo pro-
getto. Il progetto di siluppare una ilosoia di tipo contemplati-
o. Come punto di partenza suggerisco - ne abbiamo parlato con
Neri Pollastri - di dare il ia ad una sorta di .vvver cav, cioe ra-
duni di una settimana o due, doe i ilosoi si troano insieme ed
esplorano le possibilita di un tipo contemplatio di ilosoia. Non
piu quindi una conerenza, ma un laboratorio di esperienza per la
ilosoia contemplatia.

45
Conversazioni

4
Consulenza, psicoterapie e biografia.
Un'intervista con Romano Mdera
di Luca Comino
Phronesis: Prof. Maaera, graie avitvtto er ta .va ai.ovibitita a qve.to
ivcovtro. Da arte ai Pbrove.i., vet .vggerire ta o..ibitita ai qve.ta ivter
ri.ta, .i e ritevvto ai corri.ovaere att`ivrito at aiatogo tra te airer.e vatvre
aetta ratica fito.ofica ;e orriavevte tra ta ratica fito.ofica e it tvtto
aetta fito.ofia) cbe tei .te..o vvore vet .vo tibro ai recevte vbbticaiove
,cr. Romano Madera e Luigi Vero 1arca, a fito.ofia cove .tite ai
rita, Mondadori, 2003,.
Madera: La eticatio tervivorvv e gia in se stessa un importante
esercizio biograico e ilosoico. Ci spinge a condiidere i nostri
issuti, ponendo quindi le basi per la comprensione, e non e
mai soltanto un mero raccogliere ed esporre dati, ma e gia un
mettere sotto esame la propria ita. L questo proprio in quanto
mettendo sotto esame e cercando creiamo unita tra i contenuti.
L nella misura in cui scopro, che scopro altre domande. Proprio
questo percorso mi porta a mettere al centro la nozione di in-
terdipendenza, e il signiicato che essa ha per me. Qui gioca,
appunto, la mia ormazione, e tutto cio che ancora deo, ad
esempio, a Marx. Si comincia con lo scoprire come sono inter-
dipendente nella mia costituzione materiale. Io consiglio anche
un esercizio spirituale a partire da questo, prendendo spunto da
una citazione pressoch letterale da t Caitate: l`onnilaterale di-
pendenza di tutto da tutto. Il rivvv quindi e la ricerca
dell`unita dell`esistenza in un contesto di interdipendenza. L
proprio questo marca una distanza dalla psicologia del proon-
do, quando e segnata ,come credo sia per lreud e Jung,, da una
orte orma di atomismo epistemologico, per cui c`e un sog-

48
getto che esce e si scontra con il mondo. Piuttosto, c`e una
qualche icinanza con certa psicanalisi relazionale. Quando
parlo di interdipendenza intendo soprattutto la risposta, o la ri-
cerca della risposta a domande come: cosa indossiamo Come
parliamo Che idee abbiamo Lccetera. Una interdipendenza
storica quindi, che costituisce la mia interdipendenza interna`,
psicologica. Naturalmente, questa erita` dell`interdipendenza
non e qualcosa che ada predicato, ad esempio nel contesto di
una consulenza: questa parola - interdipendenza`- possiamo
anche non pronunciarla mai, e poi troarla. Si tratta di edere se
partendo da quello che l`interlocutore porta, senza quindi inco-
minciare mettendo in discussione in suo supposto atomismo
epistemologico`, tramite un laoro maieutico si arria a edere
e sperimentare l`interdipendenza.
Per quanto riguarda poi il sincretismo, esso e anzitutto una ca-
ratteristica del percorso di cui sopra. Lsso esprime la possibilita
di comunicare all`interno di quadri teorici e di esperienze bio-
graiche anche molto dierenti. Si tratta pero comunque della
condiisione di un metodo, ad esempio proprio del metodo
biograico e delle sue regole di comunicazione biograico-
solidale. Quindi il metodo biograico di cui il sincretismo e una
caratteristica non e una posizione metaisica con la pretesa di
aermare cio che accomuna tutto: piuttosto e un oggetto di
scelta. Per questo non pretendo che il mio sincretismo sia una
sorta di insalata russa` che tiene insieme tutto il resto. Ma una
cosa e dire che non e qualcosa che tiene insieme tutto il resto, e
dire che non possa arlo. Per questo, anche quando si cerca di
tratteggiare, come a 1arca, una prospettia utopica nella quale
la comunicazione biograico-solidale e, per cosi dire, di tutti, cio
aiene sempre per il tramite di un libero accordo`.

49
Phronesis: Proriavo ora a ev.are at raorto tra fito.ofia e .icotogie aet
rofovao, e iv articotare rigvarao atte .icoteraie e.i.teviati. .vcbe
vette .icoteraie e.i.teviati vva covceiove aett`vovo rieve affervata cove
voaetto a cvi t`attro aere e..ere vagari vov ricovaotto, va covvvqve
raortato qvatco.a cove vv tervive ai aragove. Ora, vov creao cbe
ta fito.ofia biografica ivtevaa vtitiare te fito.ofie: qvivai, ai vvoro iv
retaiove cov ta voiove ai .ivcreti.vo, cbe rvoto bavvo er te, iv.ovva
vetta tva ratica, te co.e cbe .ai aegti attri fito.ofi e aette toro fito.ofie.
Madera: Nella ilosoia biograica non ho il bisogno di conron-
tarmi con l`altro per il tramite di una ilosoia speciica cbe vov
.ia qve.ta. L questa pero in qualche modo e gia accettata`,
un`accettazione che accade con lo stesso suonare il campanel-
lo` da parte dell`altro, con il suo aer deciso di mettere sotto
esame s stesso, e di intraprendere questo esame di s a partire
dal suo materiale biograico ,e tutto il materiale per me e mate-
riale biograico,. Un eento semplice e complessissimo. Con
questo non oglio suggire a giuste obiezione quali la seguente:
va attora qve.ta vov e fito.ofia. No, inece questa e proprio ilo-
soia, tanto quanto un`altra, n migliore, n peggiore. Questo
pero ci aiuta a mettere in luce una dierenza qui presente con il
modo usuale di are psicoterapia analitica. Mi rierisco
all`opinione diusa tra gli analisti che la ilosoia non abbia nulla
a che are con quello che loro anno. L inece il rapporto e ine-
itabile non solo dal punto di ista del ilosoo ma anche da
quello del buon senso. Come si a a pensare che le idee della
psicologia e persino le tecniche` non abbiano dei presupposti
nella ilosoia Questo era ben chiaro a Jung, il quale sapea che
se non siamo coscienti dei presupposti epistemologici e meto-
dologici di quel che andiamo acendo, questo non signiica che
allora siamo piu neutrali, ma al contrario siamo meno neutrali
perch naturalmente acciamo passare come dato di atto quello

50
di cui non siamo consapeoli.
Phronesis: 1roro qve.te vttive rifte..iovi votto ivtere..avti, ercbe vi are
caricbivo ai .ev.o it covtivvare, aa arte aei cov.vtevti o a.iravti tati, a
.tvaiare ta fito.ofia vet tevtatiro ai cbiarire qvetto cbe toro .te..i ev.avo,
er vagari covrivcer.i ria ria ai iv ai qvetto cbe ev.avo. |va ricerca
er.ovate vo ortare a iaevtificar.i cov vv ev.iero fito.ofico aetervivato,
a .evtirto rorio, eccetera: va vov e vece..ario cbe aa qve.to roce..o ai
covrev.iove .catvri.ca vv atteggiavevto airettiro aa arte aet cov.v
tevte.
Madera: Certo, e questo perch iene ridotto l`elemento suggesti-
o. Ridurre l`aspetto suggestio e una questione tecnica ed etica.
1ecnica perch l`aspetto suggestio dura poco, etica ercbe rira
t`attro aetta roria tiberta.
Phronesis: .vcora vva battvta .vt raorto cov te .icotogie aet rofovao.
1v articoti it raorto iv ave voai covtevevtari vet tibro e
vett`articoto. ^et tibro .i arte aatta fito.ofia rivvorata er aire cbe bi.o
gva e..ere iv graao ai rirevaere tvtto cio cbe e riro vette .icotogie aet ro
fovao, vevtre vett`articoto .i arte aa ]vvg er aire cbe aore c`e vva vetafi
.ica ivgevva ;cove avvto .evbra accaaere iv ]vvg) bi.ogva rirevaere ta
ria aetta fito.ofia. a .ev.o er te aire cbe vvo aei ave ercor.i vo e..ere
iv agerote aa ivtrarevaere.
Madera: Questa e appunto una questione biograica. Io non arei
mai cominciare qualcuno dall`altra parte rispetto a quella della
sua ormazione e dei suoi interessi. Parto da cio che mi iene
presentato, e cerco di ageolare il dipanarsi del ilo rosso della
sua esistenza, la sua armonizzazione interna. Ciascuno di noi ha

51
una serie di risorse e una capacita di siluppare queste risorse, e
poi se ci si troa nel corso della ita in un momento di diicolta
quel determinato assetto di risorse non riesce a ornire la solu-
zione: questo impone la domanda, la quale tra l`altro e solo la
ormulazione un po` piu arida di quelle magniiche espressioni
sapienziali contenute in tante ilosoie. L a partire dalla soe-
renza della gente che nasce la domanda ilosoica. Pensa a Bud-
dha che esce a incontrare i malati: la storia e la stessa. Le risorse
e le capacita si scontrano, entrano in stallo. Da qui la soerenza,
da qui la domanda, da qui l`esame. L noi cosa dobbiamo are
Dobbiamo cercare di rispettare la domanda, di aiutare l`altro a
troare l`assetto migliore date le condizioni delle sue risorse e la
sua capacita di silupparle in rapporto agli elementi di blocco, di
scissione che sono emersi lungo il suo percorso.
Phronesis: Mvoriavoci ora rer.o qvetta arte aetta fito.ofia rivvorata cbe,
for.e, e ta cov.vteva. 1v .criri cbe covito rorio ai vva fito.ofia rati
ca rivvorata e it roce..o ai avtoreatiaiove e avtoeavcaiove aett`attro,
cbe, e rero, bi.ogva .evre cov.iaerare iv.ieve atte teraie aette .icoverro.i
iv vv covtivvvv aa vov tacerare. Ora, fivgiavo er vv attivo cbe tv qvi
.tia artavao aetta cov.vteva ;it cbe vov e): aato it covtivvvv, ri .arebbe
vv rorivv aetta cov.vteva, cioe it roce..o ai avtoreatiaiove e
avtoeavcaiove aett`attro. Datt`attra arte .evbra qvivai aebba e..erri vv
attro rorivv, qvetto aette .icoteraie. Qve.ta .itvaiove, avcbe .e vov
aefivi.ce aegti .teccati rofe..iovati iv.orvovtabiti, tvttaria .evbra forvire
vv .aggio cov.igtio ai covaotta. a via aovavaa ora e: qve.to cov.igtio ao
rrebbe .arevtare cotoro cbe, vet tevtatiro ai .egvire it ercor.o ai rivvora
vevto aetta fito.ofia, tevtavo ta cov.vteva, e .i troravo qvivai a covfrov
tar.i cov t`attro ev.avao cbe cio cbe vagari ri.cbia aarrero ai covtare e at
ai fvori aette toro coveteve e covo.ceve.

52
Madera: Qui siamo al nocciolo della questione che riguarda la
consulenza e, sempliicando, le psicoterapie. L in ondo e una
questione semplice, almeno secondo me: magari non nella pra-
tica, ma in teoria e semplice. Il rorivv` delle psicoterapie e la
psicopatologia. Lbbene, oggi ci troiamo in una situazione nella
quale le psicoterapie si sono allargate` molto - il che non signi-
ica immediatamente troppo`. Pero si, si sono allargate, e lo
hanno atto per cosi dire in un uoto`: il prete aea compe-
tenze piu ristrette, e cosi il ilosoo. Anche la politica intesa co-
me ormazione delle persone si e ritratta. Insomma ci sono tre
agenzie` che sempre di meno rispondono a motiazioni che
hanno a che are con la ricerca di senso. Una delle conseguenze
di tutto questo e che tutto si e psicologizzato. Ammesso che c`e
modo e modo di psicologizzare tutto`, ci sono psichiatri che,
se uno piange tre giorni per la morte della madre, diagnosticano
uno stato depressio psicopatologico. Ma questo non e un
modo sensato di arontare le questioni, perch in questo modo
quasi tutto dienta psicopatologico, e quasi tutto uol dire quasi
niente. Allora bisogna tornare a distinguere le psicopatologie e
le normali, medie diicolta di orientamento delle persone. 1ra
l`altro, potremmo tranquillamente indentiicare questa base
media` seguendo l`opinione di lreud, il quale, cosciente
dell`esistenza di un covtivvvv, nel distinguere le patologie dalla
normalita dicea che se qualcosa ti permette comunque di lao-
rare, di aere relazioni umane e amorose piu o meno agibili, al-
lora non e psicopatologia. C`e tanta gente, compresa la gente
che iene da me che non e aatto in quella situazione. Altri lo
sono. Si tratta, di nuoo, di distinguere.
Il problema in ondo pero e quello che ponei tu: l`aspirante
consulente rischia. Io rispondo che certo, rischia se non ha avcbe
una competenza psicologica. L qui c`e una grande dierenza tra
la pratica ilosoica in generale e la consulenza. Per quanto ri-

53
guarda la consulenza, il mio consiglio ,che pero se qualcuno
olesse ormarsi con me dienterebbe un obbligo, e di are
qualcosa che sia un laoro su s stessi. Oggi, isto che i consu-
lenti ilosoici sono pochi e, parlando sinceramente, di dubbia
competenza psicologica, la ia e la psicoterapia. Ma se domani
la situazione doesse, com`e auspicabile, cambiare, allora il con-
sulente andra benissimo. Secondo il modello della ecchia e an-
che attuale analisi didattica, per are qualcosa con un altro lo
dei prima aer sperimentato tu stesso. Cosi riprendiamo il di-
scorso precedente: piu io ho una consapeolezza di come un-
ziono, piu ho la possibilita di discernere cio che mi sta daanti,
qual e il problema, senza proiettare troppo ingenuamente la mia
malattia` sull`altro, o passando una isione del mondo bell`e
atta. Certo non ci si riesce mai del tutto, ma non e aatto que-
sto ad essere il problema. Sorolare su questa conoscenza di s
stessi come ia alla conoscenza degli altri signiicherebbe toglie-
re il nerbo della consulenza, togliere esattamente il punto dolo-
roso dal quale sorge la domanda. L un po` come dire che mi
sere una certa energia, ma che questa energia e tabu. No!
L`energia mi sere per are la domanda sulla ita, e poi mi sere
anche per andare a toccare la parte dolorosa: e se deo toccare
la parte dolorosa deo conoscerla dentro di me. Certo, la cono-
scero per quel tanto che riguarda me, ma questa e anche la con-
dizione per poter dierenziare cio che scorgo nell`altro. Voglio
dire: una preparazione, che sia oggi da uno psicanalista, psicote-
rapeuta, o consulente che sappia are, sere. 1ornando alla me-
taora del covtivvvv, e ero che dall`altra parte c`e uno .ecificvv -
psicopatogie, eccetera - e allora da questa parte dee esserci la
competenza non nel trattarlo ino in ondo, ma nell`accorgersi
di esso.

54
Phronesis: Qvivai vva caacita aiagvo.tica.
Madera: Certo. Naturalmente la diagnostica puo non essere ,e, ad
esempio, nella psicologia del proondo non e, qualcosa che si
realizza in un attimo. Quindi, ad essere necessaria non e nem-
meno tanto una diagnostica precisa, quanto una
prediagnostica`. Cosa si tratta di diagnosticare londamental-
mente questo: se quello che io ado proponendo all`altro puo
essere eettiamente utilizzato da lui con antaggio.
Phronesis: 1orrei rorare a ribattare qve.te cov.iaeraiovi, riortavaote
aa vv teva cbe bai gia toccato. Mi riferi.co att`iaea er cvi ta er.ova cbe
.vova at cavavetto, er cio .te..o iv vv certo .ev.o gia covairiae qvatco
.a cov cbi ri.ovae atta cbiavata. C`e vva ricbie.ta ai cvra. Ora, aata
ta .itvaiove aeva ae.critta ai gravae attargavevto aette .icoteraie,
vov ri e qvi vva .orta ai circoto iaeotogico. a er.ova cbe .vova at cav
avetto robabitvevte ba gia vva covrev.iove, for.e ivgevva, for.e vo, ai
.e .te..a cove verrotica: qvivai, vo e..ere cbe it .vggerivevto ortato
aatta reaiagvo.tica .ia qvetto ai, er co. aire, ae.icotogiare.
Madera: Bisogna de-psicologizzare` Assolutamente si. Per
quanto mi riguarda, lo accio spesso. L una delle cose che capi-
tano piu di requente, ino al limite del grottesco. Vi e un certo
delirio psicosomatico - beninteso, nulla contro la psicosomatica
- ma il delirio e dire che tutto e psicosomatico: se accio un in-
cidente in macchina e psicosomatico, e ia dicendo. Allora io,
un po` scherzando, un po` no, dico che un tempo esistea la
somatopsichica`: cioe, se prendo un`inluenza, il mio stato psi-
chico cambia, magari mi deprimo un po`. L in un caso come
questo bisogna andare dal medico, non dallo psicoterapeuta.
Lppure i sono altri enomeni che non sono psicosomatici e si

55
prestano meno alla battuta. Molte cose sono issute come
straordinari picchi nerotici quando inece si tratta di accettare
che magari il problema si cela proprio in quel picco` - di ac-
cettare insomma che il dolore esiste, che la morte esiste, che la
separazione esiste, e si sore. Il problema e che molte delle co-
se e degli eenti che animano dolorosamente il mondo di oggi,
proprio per il motio di cui parlaamo, non si riescono piu a
edere. Ma non si tratta di problemi psicopatologici.
Phronesis: .ttora tv covtivvere.ti a aire cbe it five aet raorto e ta cvra,
ovre ev.i cbe it five aet raorto e ta covrev.iove, ta qvate .i vo ra
gioverotvevte iotiare arere cove effetto vv rirerbero o.itiro
.vtt`avtoerceiove aett`attro.
Madera: Si, ma con questo torniamo alla stessa distinzione, su cui
ci eraamo gia soermati, nel covtivvvv: da una parte c`e la tera-
pia delle psicopatologie, dall`altra la comprensione, cbe ero e te
raia. Concordo con la tua deinizione, alla quale oglio aggiun-
gere una speciicazione che troo ondamentale: la compren-
sione rera e la terapia, il che signiica: se la comprensione e uno
spartirsi il carico`.
Phronesis: i vo .o.tevere cbe ta fito.ofia .ia cov.otatoria vatgraao ta re
rita. 1ogtio aire: ta fito.ofia tevae a ai.egvare .cevari cbe ai er .e .te..i
vov o..ovo air.i cov.otatori. Qvivai vva er.ova cbe .i rirotge..e aa vv
cov.vtevte otrebbe ivcovtrare vva .orta ai aetv.iove, vov ottevevao vva
.otviove qvavto vagari vva covte..ificaiove ;vet .ev.o vevtro ai
qve.to tervive).
Madera: Si, pero bisogna dire che questo chi abbia una certa pra-

56
tica di psicoterapia lo sa bene. Piuttosto, il problema e la
palliatiistica`. L pericolosissimo deprimere le risorse della
persona porgendo un piatto precotto, che non lo nutre real-
mente. Molto spesso pero questo accade. Di certo ognuno parte
dalle proprie risorse: non aidarsi a queste, cioe, ad esempio,
alle credenze della persona senza aerle prima comprese`, che
e la condizione per poterle accettare o riiutare, signiica sparge-
re sale sulle erite. Si puo pensare che per chi ha una ormazio-
ne ilosoica sia piu acile accedere all`idea che la era consola-
zione consiste nello stare nella erita di una situazione: insieme
a colui che e solo, acendolo quindi uscire dalla solitudine. Que-
sto puo aenire solo nella e tramite la erita, o la ricerca della
erita della sua situazione.
A questo punto mi preme issare qualche punto circa il modo in
cui io edo un`attiita di consulenza. Partendo sempre dall`idea
del covtivvvv, se per un erso puo risultare utile appropriarsi di
elementi propri dell`attiita psicoterapeutica, per l`altro bisogna
delineare meglio lo speciico della consulenza. Allora, su di un
primo punto ci siamo gia soermati: e la dierenza tra psico-
patologia e ricerca di senso. Quest`ultima si presenta come al-
ternatia non solo possibile, ma preeribile, in assenza di psico-
patologie conclamate, oppure, anche laddoe una psicopatolo-
gia ci sia ma possa, per cosi dire, supportare s stessa, e quindi
doe sia comunque possibile dirigersi nella direzione della ricer-
ca di senso. Una seconda modalita della consulenza, che appare
pero diicile, puo essere troata nella gia citata dierenza tra la
consulenza come la edo io e la psicopatologia, la quale pero,
per me, sta sempre piu dientando una dierenziazione da
molte delle teorie e tecniche psicoterapeutiche rispetto
all`interpretazione della nozione di aife.a. L qui mi spiego. Spes-
so l`idea dell`interpretazione delle diese e qualcosa come una
unzione ,anche se qui sto sempliicando, perch, come dicea

5
il mio Maestro, le diese siamo noi`,. Insomma molti hanno
l`idea che la diesa e una sorta di mascheratura di qualcosa che
sta dietro. Per cui in ondo la diesa sarebbe una sorta di
costruzione mascheratoria`. Potremmo anche dire: una co-
struzione con un minor grado di erita che non quello che go-
drebbe cio che giace dietro. Ma a questo schema della diesa
corrisponde una teoria dell`interpretazione, che e quella del
ado a edere cio che e nascosto`. Si tratta cioe di una inter-
pretazione sostitutia`. Io inece mi oriento sempre di piu
erso il pensare le diese come voai ariati e ariatvevte .ci..i
della persona con cui mi conronto. Che siano parziali, e oio,
che siano parzialmente scissi, no. Accade che l`altro mi dia di s
e del modo in cui aronta situazioni della ita una ricostruzione
per cosi dire scoordinata, complessiamente incoerente. lorse
non e nemmeno necessario parlare di contraddittorieta: pen-
siamo pure in termini di conlittualita e mancanza di coordina-
zione. Lcco allora che il punto non e tanto che dietro le diese
c`e qualcos`altro`. Il punto e che quello di arontare la ita
mettendo in gioco solo il 25 della tua personalita, perch que-
sta e costruita come una serie di blocchi giustapposti, che non
interagiscono. Il problema quindi e di tessitura e ricomposizio-
ne. Si tratta quindi di qualcosa per cui il termine diese` non e
piu del tutto calzante: parliamo di atteggiamenti parziali e scissi,
non-consapeolmente-conliggenti.
Corrispondentemente a tutto questo, il laoro dell`interpretazio-
ne non e piu sostitutio. 1u dici cosi ma in realta e cosa`. No:
tu dici cosi, e quindi e cosi. Pero tu dici anche qualcos`altro.
Oppure: da questo che dici, segue quest`altro. Ma meglio: si
potrebbe guardare da quest`altro punto di ista, e edere questo
e quest`altro che hai detto. Questa e la stessa regola che prima
utilizzao con i gruppi e che ora anche nel laoro indiiduale si
dimostra decisamente utile. Dal punto di ista dei rierimenti

58
ilosoici, come gia Jung aea riconosciuto, e come e stato pe-
raltro recepito da una certa psichiatria, si puo parlare di un at-
teggiamento enomenologico`. Ma ora orrei delineare un ter-
zo punto di speciicita della consulenza per come io la intendo.
Questo punto ha a che are con la questione dei tempi. Qui ci
sono grandi dierenze. Una psicoanalisi e una psicoterapia ad
un certo punto si deono concludere, con tanto di teoria circa la
negatiita degli incontri post-terapia. Io credo inece che la
consulenza non dorebbe aere di queste limitazioni: non c`e
un qualcosa che chiude un tragitto. Il tragitto si conclude quan-
do il soggetto si ritiene soddisatto e ritiene di non aere piu
molto da imparare con l`aiuto del consulente. 1eoricamente,
dorebbe essere a ita. Oppure, sempre teoricamente, il rap-
porto puo essere simile a quello che si ha con il proprio medico:
non e che ad un certo punto smetto di andare dal mio medico.
Un`altra questione, anche questa ondamentale, e l`aspetto tra
irgolette educatio` ,che, sia chiaro, non e assente da certe
psicoterapie illuminate`,. Insomma, anche qui ritroiamo il
covtivvvv. e, secondo me, anche qui ritroiamo una grande
inta`, che a il paio con quella del non siamo consapeoli
della ilosoia che utilizziamo`. In altre parole, piu siamo consa-
peoli del atto che e un rapporto educatio, piu possiamo stare
in guardia eicacemente. Su questo aspetto si innesta una speci-
icita della consulenza, che come tale non si situa tanto nel covti
vvvv quanto alla sua ine: la consulenza dee aere un aspetto
esplicito di insegnamento. O almeno questo e quanto perso-
nalmente ho auto modo di sperimentare.
Phronesis: Di cbe tio aorrebbero e..ere i covtevvti ai qve.to
iv.egvavevto.

59
Madera: Per cogliere questo punto e essenziale distinguere tra
educatio` e insegnamento`. L`insegnamento ha a che are
con l`aspetto teorico di qualcosa, diciamo con il suo aspetto
scolastico`. L`aspetto educatio`, inece, coglie il senso della
forvaiove. Una ormazione che e senz`altro maieutica, ma che
non dee priarci della consapeolezza dell`essere li, intenti in
una situazione a plasmare e plasmarci. Questo non e una bana-
lita. Qualsiasi rapporto tra uomini ha un aspetto educatio, e
quindi a maggior ragione ne sara dotata la consulenza: di conse-
guenza, e necessario tematizzarlo, per i motii sui quali ci siamo
soermati in precedenza. Insomma, si tratta di costruire insie-
me all`altro la sua ilosoia: questo, in una parola, e lo speciico
della consulenza, il suo proprio`.

61
Repertorio

63
Analisi
Neri Pollastri, Il pensiero e la vita. Guida alla con-
sulenza e alle pratiche filosofiche
(Apogeo, Milano, 2004)
di Vinicio Busacchi
ocrate ^ov faccio vievt`attro cbe
avaare iv giro a er.vaaerri, gioravi
e reccbi, a caire cbe ta ro.tra riva
e vaggiore reoccvaiove vov aere
rigvaraare it ro.tro coro o te ro.tre
riccbee va ta ro.tra aviva, iv
voao cbe .ia ta iv eccettevte o..i
bite.
Platone, .otogia
Qvat.ia.i covceiove aet fito.ofare vetta cov.vteva fito.ofica aere ivctv
aere vv`iaea bev .ritvata ai, rivo, cbe co.`e fito.ofare e, .ecovao, aet
voao iv cvi it fito.ofare ba riterava er ta rita. v attre arote, aere
.iegare cove it vovao vvavo covcreto e iv retaiove cov it vovao aette
iaee
1
.
Con queste parole Laha rende la dimensione del laoro teorico
che attende la consulenza ilosoica. L per lui un laoro serio che
richiede un modo di pensare radicalmente nuoo - o, orse, di-
ciamo noi, radicalmente ecchio! -, un compito gigantesco e ur-
gente.
A quanti sostengono che questo compito possa essere assolto
semplicemente smettendo di costruire teorie e dedicandosi alla

1
Ran Laha, Covrevaere ta rita. a cov.vteva fito.ofica cove ricerca aetta .aggea, Milano,
Apogeo, 2004, p. 162.

64
pratica ilosoica, al ero ilosoare, egli risponde che questo non
spiega che cosa inece doremmo are
2
.
Chi mai si iderebbe a salire su un`imbarcazione che traghetta
ite nel mare del pensiero ilosoico e della rilessione proceden-
do a ista` e contando sulla sola intuizione
3

Ma le questioni che attanagliano la consulenza ilosoica e che


da essa attendono una risposta sono innumereoli, e non tutte di-
rettamente connesse al problema teorico, che, comunque, e cer-
tamente uno dei problemi piu discussi - accanto a quello del
metodo` e della natura della prassi - oltre che uno dei piu com-
plessi ,anche se da alcuni non e aatto considerato tale, ma e i-
sto, piuttosto, come problema secondario o come cosa` di poco
conto rispetto alla pratica` o, addirittura, come non-problema,
come questione uori luogo`, uori dai conini ed attro dal iloso-
are ratico proprio della consulenza ilosoica, e dalle sue specii-
che problematiche,.
Cos`e la consulenza ilosoica L terapia L pratica di aiuto`
Quale e il suo .tatv. la una sua teoria Puo aerla L lecito o
non e lecito, e utile o inutile, e sensato oppure no che ce la abbia
Perch
L ancora, come opera Qual e la ratio della sua prassi L dotata
di un metodo o puo esserlo la senso che abbia un metodo, op-
pure no Perch
L poi, perch la consulenza ilosoica Perch la ilosoia Per-
ch il ilosoo
Queste sono solo alcune delle domande poste e continuamente
riposte alla consulenza ilosoica, sia dagli studiosi di ilosoia sia
dagli stessi proessionisti della consulenza sia, anche, spesso, da
chi, in ario modo ed a ario titolo, si e aicinato e si aicina a
questa disciplina. ,Disciplina,

2
O. cit., pp. 162-163. 1esto lieemente modiicato.
3
Cr. O. cit., p. 163.

65
Gettando uno sguardo panoramico sull`attuale stato delle prati-
che ilosoiche nel mondo si ha l`idea che siano una realta dis-
articolata e dis-integrata tendente in arie direzioni. Un caos, in-
somma. 1anta arieta puo non essere necessariamente un pro-
blema, ma certamente rende ancora piu pressante il laoro di ri-
cerca, in particolare l`indiiduazione e l`articolazione di idee e
concezioni comuni o prossime in ista dell`abbozzo di un disegno
concettuale generale - se possibile, se auspicabile.
Nell`ultimo decennio si e assistito alla crescita esponenziale
dell`interesse pratico per la ilosoia, per i suoi possibili usi, per le
sue applicazioni nelle amiglie, nelle scuole, nelle aziende, ecc.
Questo interesse, come e noto, si e diuso anche al di uori del
mondo ilosoico, inestendo discipline come la psicologia e la
medicina ,in ambiti come l`assistenza, la terapia e la clinica,. Lb-
bene, questi v.i della ilosoia a che titolo rientrano, se rientrano,
nell`orizzonte della consulenza ilosoica L se non rientrano, per
quale ragione La consulenza ilosoica e orse dotata di una sua
speciicita Se si, quale
Il libro di Neri Pollastri, t ev.iero e ta rita, e una gviaa atta cov.v
teva e atte raticbe fito.oficbe: cosi recita il sottotitolo. Nel numero de
La repubblica` dello scorso 15 dicembre Umberto Galimberti
l`ha deinita la guida piu completa, oggi esistente, alla consulenza
e alle pratiche ilosoiche
4
. L di atto e cosi: piu di un terzo del
libro e dedicato al ripercorrimento storico-teorico delle principali
tappe dalla nascita alla diusione delle pratiche ilosoiche` in
Luropa e nel mondo, attraerso i protagonisti che hanno realiz-
zato questa diusione ed attraerso le idee che l`hanno proocata,
sostenuta e alimentata, segue poi un aascinante iaggio alla ri-
scoperta delle radici della ilosoia e dell`originario senso
dell`interrogare e del rispondere ilosoico. quando il ricercare
ilosoico era voao ai rita, inine, un lungo passaggio attraerso le

4
Umberto Galimberti, e vv fito.ofo ti revae iv cvra, in La Repubblica`, 15. XII. 2004.

66
problematiche e le questioni piu salienti ed attuali della consulen-
za ilosoica ino all`abbozzo inale di una concezione, di una
sintesi rorri.oria di cosa e la consulenza. e oltre, erso una nuo-
a indeterminatezza, nella consapeolezza che ogni conclusione e
sempre anche un nuoo inizio.
L uori di dubbio che si tratti eettiamente di una guida ricca e
completa la cui lettura e caldamente consigliabile a tutti coloro
che si aacciano per la prima olta al mondo della consulenza i-
losoica - ma anche della ilosoia! - o, come ha scritto Galimber-
ti, a quanti sentono un bisogno di ilosoare` o si sono persuasi,
come ammonisce Platone, che una ita che non mette se stessa
alla proa, non e degna di essere issuta`
5
.
Ma questo libro e anche altro e molto piu di una guida. Scritta
da uno ra i pionieri` della consulenza ilosoica in Italia, esso ri-
lette tutta la ricchezza, complessita, serieta e diicolta del dibat-
tito italiano sulle pratiche ilosoiche. Ogni pagina rispecchia pale-
semente lo sorzo di sintesi di anni di dibattiti e rilessioni, mostra
il traaglio di idee abbracciate e poi abbandonate, la sicurezza -
ma anche l`insicurezza - di determinate posizioni, di determinate
scelte, di determinate costruzioni. Da questo punto di ista, t ev
.iero e ta rita e un come un libro dialogico. L un saggio scritto
nello spirito del dialogo socratico, doe l`autore si dichiara sempre
pronto ad abbandonare le proprie posizioni se messo di ronte ad
argomentazioni ragioneoli e conincenti, ma doe, anche, non
manca di esprimere chiaramente ed onestamente il proprio punto
di ista, le proprie perplessita, i propri dubbi e di esaminare con
rigore e attenzione ogni argomentazione, e doe, inine, egli ri-
nuncia ad ogni pretesa di sistematizzazione e ad ogni seduzione
teoretica` in senso orte.
Che l`autore sia mosso da questo spirito socratico, che sia
aperto al conronto ed alla ricerca e che sia principalmente inte-

5
biaev.

6
ressato alla fito.ofia iv ratica - senza pero disdegnare la rilessio-
ne piu propriamente teorica, anzi riconoscendole la giusta im-
portanza - lo si percepisce chiaramente in diersi luoghi del testo,
ma orse piu di altri in questo passo del capitolo conclusio:
Qvetta cbe abbiavo attrarer.ato, e atta five .oto ta mia personale
interpretazione aetta vateria vv`ivterretaiove fito.ofica, ercbe
covaotta esaminando cov rigore, riftettevao .vt .vo .igvificato e .vt .vo
senso. Dat cavto vio, o..o .oto a..icvrare cbe qvavto bo .critto e
sincero e .catvri.ce vov .oto aa vva er.ovate veaitaiove, va avcbe
aa rietvti e aa..iovati covfrovti cov votti attri fito.ofi e vov fito.ofi,
aei qvati bo vvavavevte cercato ai a.cottare e receire te criticbe e i cov
.igti, te roo.te e te tatrotta ivaigvate obieiovi.
.ae..o cbe .iavo arrirati atta conclusione, vov o..o cbe rietere av
cora vva rotta cbe vov abbiavo avcora iv vavo vievte ai certo, va
.oto i frvtti fattibiti e .evre ai vvoro aa .ottoorre a esame aet vo
.tro vvavavevte ariate ricercare e cbe, ertavto, avcbe qve.ta cov
ctv.iove e aet tvtto proisoria
6
.
La preoccupazione che sembra dominare questo libro e quella
di dare alla consulenza ilosoica un`identita fito.ofica deinita ri-
spetto alle rofe..iovi ai aivto ed alle .icoteraie. Pollastri sembra
proprio raccogliere la sida al serio laoro teoretico proposto da
Laha. L lo a sia cercando di tener ede a quel doppio imperati-
o espresso da Laha nel brano che abbiamo proposto in apertu-
ra, sia soprattutto, riconoscendo la necessita della determinazio-
ne di una geverate covceiove fito.ofica che accia da supporto al lao-
ro di consulenza

. Questo e l`eettio punto di partenza. Un


punto di partenza che a molti potrebbe sembrare non realistico,
inerosimile - dato il complesso interrelato di orme e modi di
pratiche ilosoiche - o scoraggiante - dato che la piu diusa e ac-
creditata concezione` teorica di ondo della consulenza non e

6
Neri Pollastri, t ev.iero e ta rita, cit., p. 229.

O. cit., pp. 126-12.



68
propriamente una concezione ma un vvcteo teorico, e, per di piu,
un nucleo gettato in un contesto di indeterminatezza.
Ma da questo nucleo l`autore parte coninto che cio che sere
alla consulenza non e una teoria ieva ,oero, ta teoria!, della con-
sulenza ilosoica, ma la costituzione e maggiore determinazione
di un vivivo covvv aevovivatore della ilosoia e delle pratiche ilo-
soiche.
t vov .aere cbe fovaa ta ricerca ive.av.ta aet .aere e covavce atta
.aggea
8
: ecco il minimo comun denominatore della ilosoia. L
allora Pollastri si impegna ad interpretare questa idea cercando di
inserirla in un quadro che, si, riconosce essere parziale e insui-
ciente, ma sicuramente piu determinato.
Nel capitolo terzo - il piu rileante e signiicatio dal punto di
ista teorico e ilosoico, .tricto .ev.v - l`autore, attraerso un ecvr
.v. su alcuni momenti della storia della ilosoia, inquadra la con-
sulenza ilosoica nel contesto della tradizione greca di pensiero,
agganciando ad essa la concezione originaria del ilosoare e della
bito.obia.
Lgli si soerma in modo particolare sulla igura di Socrate,
soente indicato nella letteratura quale antesignano, nume tutela-
re, persino modello` del moderno consulente ilosoico
9
, addi-
rittura Maestro
10
! Lgli prende le mosse dall`osserazione che
quasi nessuno ha esplicitato con chiarezza e nei dettagli le ragio-
ni di tali giudizi
11
. Inoltre, prende in considerazione le insidie
ermeneutiche
12
e, soprattutto, i dubbi circa la sua neutralita` ed il

8
O. cit., p. 128.
9
O. cit., p. 151.
10
Lmmanuele Adami, a .e.ta covfereva ivtervaiovate .vtte Praticbe ito.oficbe: vv vvirer.o
a covfrovto, in Kykion`, 8, 2002, p. 1.
11
Neri Pollastri, t ev.iero e ta rita, cit., p. 151.
12
La piu complessa e diusa delle quali e certamente quella di identiicare e distingue-
re un Socrate storico` da un Socrate ideale`, ma che Pollastri liquida come problema
degli storici e dei ilologi sottolineando che cio che in Socrate c`e di ilosoicamente ri-
leante non muta in alcun caso.

69
suo atteggiavevto di ignoranza ilosoica` - elementi da molti con-
siderati ondamentali nella pratica della consulenza, e general-
mente ricondotti proprio all`atteggiamento socratico. Ma nei dia-
loghi platonici, Socrate lo si edrebbe spesso all`opera in una
sorta di monologo, nel quale i suoi interlocutori apparirebbero
largamente sottomessi alle argomentazioni del maestro che, lungi
dal condurre una ricerca senza presupposti, sembrerebbe piutto-
sto sapere in troppo bene doe condurra la discussione
13
.
Pollastri, appoggiandosi all`interpretazione di Gregory Vlastos,
analizza la concezione socratica, prendendo anzitutto le mosse dal
non sapere` per poi soermarsi sul metodo` e sull`ironia, e per
giungere inine a superare il dubbio sopra riportato. L cosi scrie:
Qvetta ai ocrate .i e riretata ai vo.tri occbi vva ratica aetta fito.ofia
cbe ricbieae ta arteciaiove airetta ai vv aiatogavte, it qvate qvavao
vetta iv gioco sinceramente te rorie iaee e .e .te..o rieve ine-
stito della responsabilita ai ricercare iv rorio ta covo.ceva .vtte
co.e aet vovao ta .aggea ;.)
14
.
Socrate e dunque per l`autore, che cita Vlastos,
it fito.ofo aet qvotiaiavo, cove ve..vv ev.atore era .tato riva e co
ve ve..vvo .arebbe .tato aoo ai tvi
15
.
Oero, Socrate e il primo consulente ilosoico della storia!
Il dilemma, assai signiicatio, che segue a questa conclusione e
se la consulenza socratica` sia ilosoica o terapeutica
16
. In alcuni
luoghi platonici`, inatti, Socrate parlerebbe di malattia

13
O. cit., p. 151. Brano modiicato per adattarlo al testo.
14
O. cit., p. 161.
15
biaev.
16
Pollastri ha come esplicito rierimento dialettico` Pierre ladot che, come e noto,
nel ortunato olume .ercii .iritvati e fito.ofia avtica ,1orino, Linaudi, 1988, ed. orig.
ercice. .iritvet. et bito.obie avtiqve, Paris, Ltudes Augustiniennes, 198,, ha utilizzato
proprio l`atteggiamento socratico come base teorica e pratica per la veaitaiove attraer-
so esercizi spirituali` intenzionalmente mirati ad inluenzare e modiicare lo stato
d`animo.

0
dell`anima e di terapia ,Carmide,
1
.
Sia l`analisi che la conclusione cui giunge Neri Pollastri, qui, e
assai conincente: la sua consulenza e ilosoica in quanto
iv ocrate ta terapia e co.titvita aatt`esame .te..o, vet qvate .i ricer
cavo covtevoraveavevte .ia i voai er fvoriv.cire aatte diicolta cbe
ta rita ci fa ivcovtrare, .ia qvetti er rirere vva rita buona. Cio ba
ave ivortavti cov.egveve.
a riva e cbe .ocraticavevte vov e o..ibite ve diagnosticare ta
vatattia aetta psych, ve ai.iegare atcvv tio ai technai er cvrarta,
oicbe it ricercare re.vove t`atteggiavevto aet non sapere. Qvivai,
iv tervivi voaervi, qvetta ai ocrate non e terapia - vetta vi.vra iv
cvi vov re.vove atcvv voaetto ai vorvatita e .atvte o aetta .i
cbe, ve atcvv tio ai .trvvevto tecvico er ri.tabitire t`aaegvavevto a
tate voaetto va vv .evtice arer cvra aett`aviva, attrarer.o t`e.ave
aetta rita cbe e..a covavce.
a .ecovaa cov.egveva e cbe t`eticita aett`atteggiavevto, tvvgi
aatt`e..ere a..evte o ragvaticavevte accavtovato ;cove arrieve iv vva
teraia, ore rieve .vboraivato at ine aett`agire .trvvevtate, it cov.e
gvivevto aetta salute) e vov gia vv risultato, va aaairittvra vv pre-
supposto aett`e.ave .te..o
18
.
Questa discussione apre al tema dell`approccio medico` nella
ilosoia antica che guida l`indagine dell`autore sulla tradizione
delle ilosoie post-socratiche e delle scuole ellenistiche, solta
sempre nel modo del raronto dialettico con la moderna conce-
zione della consulenza - ma anche alla ricerca delle antiche basi di
questa concezione.
Al termine di questo passaggio - che breemente a rierimento
ad alcune igure del pensiero ilosoico moderno e contempora-
neo ,in particolare, legel,, ma che non trascura di accennare alla
tradizione sapienziale orientale ,in particolare, cinese, - cio che

1
Cr. Neri Pollastri, t ev.iero e ta rita, p 164 e sg.
18
O. cit., p. 168.

1
emerge e, anzitutto, il raorzamento della tesi di partenza, oe-
ro, l`idea che il minimo comune denominatore che lega in modo
stretto la consulenza alla ilosoia ,e di quest`ultima e la compo-
nente piu genuina!, e la ilosoia come vov .aere che fovaa ta ricerca
aet .aere stesso iv ri.ta aetta .aggea.
In secondo luogo, si delinea maggiormente il proilo teorico-
pratico della consulenza ilosoica.
`excursus effettvato .v atcvvi vovevti aetta .toria aetta fito.ofia ci
vette aae..o iv covaiiove ai .o.tevere cov vaggior .erieta ta te.i arav
ata iv receaeva: vv taroro ai cov.vteva covaotto .ecovao gevvivi
rivcii ilosoici .v robtevi qvat.irogtia, ai cvi .iavo ortatori
aovve e vovivi vetta toro e.i.teva, vov vo ba.ar.i cbe .vt rivciio
.ocratico aet non sapere, it qvate covferi.ce atta fito.ofia it carattere ai
tibera ricerca
1
.
Le conseguenze teoricbe e, soprattutto, raticbe, sia in termini di
metodo` o, per usare un`espressione meno orte, di voao o di at
teggiavevto, sia in termini, anche, di rofe..iove e di covaotta proes-
sionale, che conseguono gia solo da queste aermazioni sono in-
numereoli.
Pollastri spende i capitoli successii nell`abbozzo di una conce-
zione teorica della consulenza ilosoica ,Cap. 4, e nell`analisi
della pratica in pratica ,Cap. 5,, come scrie.
Nei paragrai centrali del quarto capitolo, egli ricorre a tre cate-
gorie ae.crittire del procedimento consulenziale: iviio, ro.iegvo, cov
ctv.iove. Volutamente ragbe, queste categorie non sono assoluta-
mente espressione di un metodo. Su questo punto la posizione di
Pollastri, prossima a quella del padre ondatore` Achenbach, e
estremamente chiara:
;.) ta cov.vteva e vr .evre ilosoia e, rorio er qve.to, vov
vo e..er irregivevtata o .cbevatiata. .i.tovo vetoai fito.ofici,
va vov vetoai er fare fito.ofia, ercbe cove afferva .cbevbacb

19
O. cit., p. 195.

2
gti .cieviati taroravo con i vetoai, i fito.ofi taroravo sui vetoai
20
.
Se doesse essere messa a punto vva teoria sistematica della
consulenza, con vva precisa ilosoia, e magari anche con una pre-
cisa metodologia ,ilosoica`,, ebbene lo speciico fito.ofico della
consulenza sarebbe perduto. La sida e piuttosto quella di portare
la luidita, la larghezza e la proondita del moimento del ilosoa-
re nella realta della ita quotidiana, di ronte alle questioni piu
brucianti, accompagnando questo gesto pratico e con una conti-
nua ricerca giv.tificatira e tegittivatira, e, ancora, con una continua
rilessione sulle implicazioni pratiche e teoriche, sulle modalita e
sul signiicato del proprio agire, e dell`agire fito.ofico in generale.
In consulenza ilosoica, scrie Neri Pollastri,
ta ricerca ai voaetti e vetoai, co. cove ta rete.a ai sapere prima co
.a aere e..er aetto durante e..a, e covtroroavcevte, .e vov iv.ev.ato, e
.i .iega .oto cov it er.ovate disagio aett`a.iravte cov.vtevte ai frovte
att`ivre.a cbe to attevae, orrero .reta ta .va aebotea, cov.i.tevte vet
vov arer, tvi er rivo, a..ivitato a .vfficieva to .irito aetta ricerca e
ta .aggea cbe aa e..o aere e..er tratta
21
.
Questa posizione dell`autore, su un punto cosi delicato e com-
plesso, sollea qualche perplessita. Da una parte, inatti, ci pare
non basti aatto una ilosoia viviva della consulenza, come
quella indiiduata in questo libro. Lssa certamente legittima e giu-
stiica la consulenza ilosoica agli occhi della tradizione, ma ri-
spetto al pensiero contemporaneo
22
e rispetto, anche, alle arie
orme ,pratiche, di interento` oggi diuse, lascia molto spazio
ad innumereoli obiezioni e dubbi.
D`altra parte, non e orse perseguibile, anche, lo siluppo - ad
esempio - di un complesso di strategie e di metodologie desunte

20
O. cit., p. 215. 1esto lieemente modiicato.
21
O. cit., p. 216.
22
Si pensi ad esempio alle problematiche dell`ivterretaiove siluppate nel solco
dell`ermeneutica metodologica e ilosoica o alle questioni epistemologiche solleate
dalla ilosoia analitica.

3
dalla ilosoia e la ormazione di una serie di competenze specii-
che e, perch no, anche tecniche Questo potrebbe daero dan-
neggiare la consulenza acendole perdere lo speciico ilosoico
Non puo orse mantenersi nel solco della saggezza anche una
ilosoia ,ed un ilosoare, che .a ricorrere, quando necessario, a
determinate strategie o a determinati metodi, che sa laorare tanto
cov i metodi quanto .vi metodi L orse questa una posizione in-
sostenibile Perch
La messa a punto di strumenti, abilita e competenze - accanto
alla personale emancipazione ilosoica - non puo orse impedire
che il fito.ofare del consulente non si riduca ad esser rutto
dell`estro del momento, della .va arte, del .vo stile, del .vo intuito
Certo, c`e sicuramente il rischio che cosi acendo la ilosoia si
troi ridotta a tecnica, ma c`e anche il rischio contrario che la-
sciando la pratica della consulenza nell`indeterminatezza, nella a-
ghezza, non la si possa poi distinguere dalle pratiche ciarlatane-
sche o non le si possa riconoscere lo .tatv. di disciplina autonoma
e di proessione.
Ma questo e parte del grande dibattito, dentro e uori la iloso-
ia, sulla teoria e la pratica della consulenza. Ld il libro di Neri
Pollastri oltre ad essere pienamente consapeole - come gia si e
ricordato - del poco` teorico raggiunto e del molto` teorico da
raggiungere, non si sottrae aatto al conronto. Signiicatia ed
interessante, a tal proposito, e la sua apertura alla psicologia ed
all`unierso delle pratiche psicoterapeutiche ed, in generale, delle
relazioni di assistenza e aiuto. 1utto il secondo capitolo - del
quale ino ad ora abbiamo taciuto, ma che rieste una grande im-
portanza - e dedicato all`esame delle dierse orme di pratiche te-
rapeutiche in relazione alla pratica della consulenza ilosoica.
Lbbene, cio che emerge e, si, una pronuncia netta circa la distan-
za di paradigma - oltre che di concezione - che separa questa da
altre orme di pratica psicologica e consulenziale`, ma emerge

4
anche una certa apertura al mondo della psicologia, in particolare
erso il patrimonio di conoscenza e di esperienza da essa accu-
mulato. L`autore giunge ad aermare che
t`v.o aetta covo.ceva .icotogica co.titvi.ce vv a.etto ivortavte aetta
cov.vteva, ercbe ci ervette ai covrevaere cove ta .icotogia .ia
tvtt`attro cbe aa bavaire aatt`ivterrevto fito.ofico e cbe ta aiffereva ai
qve.t`vttivo aatta .icoteraia .i .itva e..eviatvevte .vtt`a.etto tera-
peutico, vov .v qvetto .icotogico
23
.
Un ulteriore punto a aore di questo libro, dunque.
Come si e isto, t ev.iero e ta rita, oltre ad essere una guida alla
consulenza ed alle pratiche ilosoiche, e un libro che contiene
una proposta interpretatia chiara ed articolata circa la teoria e la
pratica della consulenza ilosoica, ed e, anche, ancora, un utile
strumento di laoro` in quanto presenta tutte le principali e sa-
lienti questioni legate a questa nascente antica disciplina, analiz-
zandole e problematizzandole, oltre che prendendo posizione ri-
spetto ad esse e proponendo delle soluzioni, e stabilendo dei con-
ini. Ld indicando delle direzioni.
Non e certo un caso che questo libro, ad appena una manciata
di mesi dall`uscita, sia gia alla sua seconda edizione!

23
O. cit., p. 101. Si eda anche quanto scrie a proposito del covv.etivg rogersiano ,pp.
118-124,.

5
Analisi
Gerd Achenbach, La consulenza filosofica. La filo-
sofia come opportunit per la vita
(Apogeo, Milano, 2004)
di Roberto Serra
Il bisogno della filosofia e il consulente filosofo
L`edizione italiana del olume di Achenbach Pbito.obi.cbe Prai.
,198, per i tipi della Apogeo con il titolo a cov.vteva fito.ofica,
trascorso oramai circa un entennio dalla sua prima pubblicazio-
ne, iene incontro all`esigenza diusa di una piu decisa rilessione
intorno ai ondamenti della consulenza ilosoica. Nonostante la
rammentarieta, che gli deria dall`essere composto per lo piu da
testi e conerenze presentate in dierse occasioni, il libro presenta,
in maniera coerente, una serie di temi tra i piu essenziali della
consulenza ilosoica, tali da ornire se non proprio una teoria al-
meno una concezione entro cui sono deiniti aspetti essenziali
delle speciicita che la caratterizzano. Si tratta di temi che attra-
ersano la relazione e la distanza con le dierse orme di psicote-
rapia, e doe la stessa ilosoia accademica e atta oggetto di im-
pegnatie rilessioni critiche.
I punti maggiormente problematici possono raisarsi da un
lato nell`indicazione del compito di disattendere il bisogno
espresso dal consultante erso l`aermazione di una piu radicale
considerazione della problematicita dell`esistenza nella sua inte-
rezza, e al contempo la necessita di eitare la riduzione della con-
sulenza ad un`opera di eangelizzazione ilosoica. L`altro aspetto
che sembra presentarsi con ulteriore problematicita, e la conside-
razione di una struttura razionale del sintomo e dunque l`esigenza

6
aertita di un altro concetto di razionalita che non eita la com-
promissione con un negatio che la lacera. L lungo questa pro-
blematiche che si siluppano ulteriori aspetti propri della consu-
lenza ilosoica, quali il riiuto della gerarchizzazione del dialogo e
l`assenza di un metodo in unzione del riconoscimento della sin-
golarita e irriducibile speciicita del caso`.
La domanda che i si puo porre, ad accompagnare una riles-
sione intorno al testo, e quanto lo stesso Achenbach sembra deli-
neare, e cioe in che senso una pratica di consulenza possa dirsi
ilosoica e in che senso la ilosoia, rideinita nelle orme del
dialogo proprio della consulenza, possa riattualizzarsi riguada-
gnando una unzione anche sociale. Achenbach denuncia innan-
zitutto quella situazione di autoreerenzialita a cui la ilosoia ac-
cademica sembra essersi ridotta, con la triste conseguenza di ae-
re perso il contatto con l`esistenza nella orma concreta di singoli
indiidui e dunque con i reali problemi che opprimono gli uomi-
ni. Di atto, sostiene Achenbach, la ilosoia accademica si esauri-
sce nella orma di un circolo in cui produttori e consumatori co-
incidono - in un atteggiamento di colta diesa dell`ambiente ,p.
50, l`espressione e mutuata da O. Marquard, e in cui gli standard
scientiici hanno il senso di una sorta di regole di igiene ,p. 58,.
Da qui la domanda se e possibile la consulenza ilosoica come
ritorno del ilosoo ,p. 34,, il cui ruolo si troerebbe rideinito
in un richiamo allo stile socratico e che richiede l`ulteriore do-
manda e decisione su chi e il ilosoo`. Proprio nella presa d`atto
di un tale problema, Achenbach situa il ondamento della consu-
lenza ilosoica ,p. 39,.
1ali considerazioni sottendono l`aermazione che solo nel ilo-
soo esiste ed ha senso l`attiita di consulenza, precisando dunque
la consulenza stessa non quale semplice applicazione della iloso-
ia, secondo la solita isione tecnico strumentale, ma come iloso-
ia essa stessa. Cio che la ilosoia ha per lo piu tralasciato della

propria storia e determinazione, sostiene Achenbach, sottoli-


neando con prudenza il per lo piu, e la consulenza a poterglielo
riconsegnare: in primo luogo per l`accentuazione di quella irridu-
cibilita del singolo colto nella concretezza esistenziale che nelle
dinamiche della consulenza riacquista piena legittimazione. Alla
luce di tali considerazioni la consulenza prende le orme di una
possibilita utura della ilosoia, anzi si deinisce come un
bisogno` della ilosoia, che non arretra dinanzi alla singolarita e
irripetibilita del caso` che nella consulenza si dispone.
La consulenza non una psicoterapia alternativa
Se la consulenza ilosoica realizza uno siluppo pratico e una
rispeciicazione della ilosoia e inece chiara la posizione di netta
alternatia in cui si pone nei conronti della psicoterapia, respin-
gendo la tradizionale diisione di ruoli ed entrando con questa in
un rapporto dialettico di conlitto, non come una psicoterapia
alternatia ma come una alternatia alla psicoterapia.
Cio che i e in gioco, analogamente a quanto osserato nei con-
ronti della ilosoia, e una diersa posizione nei conronti del
sintomo, che hegelianamente e contro la riduzione medica del di-
sagio non iene considerato ,p. 93, come un male da togliere ,la
pasqua senza il enerdi santo, secondo la nota indicazione della
evovevotogia aetto irito di legel, ma che esige di essere compre-
so nelle ragioni che lo strutturano. Proprio questa razionalita del
sintomo e, come edremo, l`apertura inedita e originaria della
consulenza, che Achembach siluppa e chiariica attraerso dier-
si momenti della rilessione contenuta nel libro.
Il primo punto che possiamo prendere in considerazione a que-
sto riguardo, tra le dierse prospettie suggerite da Achenbach, e
che
ta cov.vteva fito.ofica .vtta rita vov ai.ove in senso positio di

8
alcuna teoria, che sia solo applicabile ;.). Cio cbe e covvve .ev
a ecceiove ai covcetti .icotogici e .icoteraevtici, e ta airi.iove tra
teoria e vetateoria, rorio qve.to rieve .verato vetta cov.vteva fito
.ofica: e..a vov e vetateoricavevte covtrottata, vov rieve cioe riva
covceita e oi rifte..a, va vva vetateoria raticavte, .i co.trvi.ce cioe
.oto cove roce..o riftettevte e ratico ,p. 83,,
ciascuna olta nella singolarita del caso`. La ilosoia, dice an-
cora Achembach, laora sui metodi non con il metodo,
quest`ultimo e proprio delle scienze, non della ilosoia ,p. 13,. L
questo oiamente comporta che nella consulenza la ilosoia non
crea una teoria da applicare secondo un utilizzo strumentale, e
che nemmeno si trasmettono dottrine.
Ne deria in modo ancora piu incisio che nella consulenza i-
losoica il consulente e il consultante si troano totalmente priati
delle garanzie e delle sicurezze che le coninzioni e le opinioni
coneriscono: si da uno sbalordimento prodotto nel dialogo ,p.
83, che inaugura uno spazio inedito, uno spazio di dialogo to-
talmente libero entro il quale l`ospite ha la possibilita di rilettere
sulla propria ita nella sua interezza. La pratica della consulenza
non si deinisce in tal modo come l`oerta di un serizio proes-
sionale, ma come lo spazio entro cui il consultante troa la possi-
bilita di un luogo nel quale poter trattare i suoi problemi senza
enir trattato a sua olta ,p. 1,.
Non si tratta dunque della rovtive dell`applicazione, magari di
una teoria ilosoica, o di una tecnica consulenziale, che si appli-
cherebbe ai casi concreti, attraerso l`amministrazione e la som-
ministrazione di un sapere, in tal caso si arebbe che la singolarita
entro cui la consulenza si muoe, errebbe inscritta in una strut-
tura concettuale gia data secondo una gerarchizzazione tipica del
rapporto terapeutico, tra consulente e consultante, come un de-
tentore del sapere ,magari il sapere sull`anima o sulla ita, e un
detenuto dal sapere.

9
La consulenza, e eidente, produce un`altra cultura rispetto alla
pratica del trattamento` il quale implica una modalita di padro-
nanza sullo psichico ,pp. 63-65,, che assume le orme di un totale
annientamento del soggetto, secondo la migliore tradizione medi-
co-scientista. Sulla base di tale apparato critico la consulenza non
si presenta come una terapia, che dorebbe seguire ad una medi-
calizzazione del disagio, piuttosto, dice Achenbach, come azione
comunicatia`, esplorazione e organizzazione dialogica dei pro-
blemi, critica della comunicazione distorta e di ogni trattamento`
,p. 66,, in un libero dialogo` prio della gerarchizzazione tra un
presunto sapere e il atbo. aet robteva roo.to. L in questa pro-
spettia che la consulenza mette il pensiero in moimento ,p.
69,. Aidandosi ciascuna olta alla singolarita del caso, la consu-
lenza manca dunque necessariamente di una teoria rigorosa, e il
metodo risulta dal processo dialettico di rilessione entro la con-
sulenza stessa. In tal modo la consulenza ilosoica accoglie la
proocazione della concretezza della quotidianita presente, espo-
nendosi al rischio della singolarita e dell`inatteso, come dice
Achenbach: i problemi e la soerenza di quelli che gli si riolgo-
no, si coniccano nel corv. bito.obicvv, scoprendone come pro-
prio oggetto la quotidianita presente ,p. 2,.
La domanda e il fine della consulenza
Si dispiegano a questo punto le questioni relatie atte o..ibitita
della consulenza e alla problematicita delle sue procedure. Il pro-
blema iene posto da Achenbach in relazione ad un rischio di de-
pauperamento della ilosoia, nel momento in cui si accinge a di-
enire pubblica, ossia ad orire i suoi serizi ad un bisogno fat
tvate e in qualche modo a porsi nella posizione di soddisacimento
di un bisogno dichiarato ,pp. -8,.
Il problema che qui e possibile raisare e se la consulenza pos-

80
sa risolersi nelle orme di una relazione d`aiuto`. L chiaro che
ci troiamo ad uno snodo essenziale per la comprensione della
consulenza ilosoica, in cui e in gioco il rischio stesso di una sua
riduzione a pratica acquiescente, consolatoria nei conronti del bi-
sogno che la richiede:
ta fito.ofia .i trora cbiaravevte iv vva o.iiove aifferevte rer.o it bi.o
gvo cbe ta ricbieae, ri.etto a qvetta tiica aette .otite rofe..iovi. Detto
brerevevte: ivrece ai .errire .eva ri.erre i bi.ogvi cov i qvati rieve iv
covtatto, co. cove te .ovo .ottoo.ti, e giv.tavvto ta toro critica a
rofovaita. vrece ai a..vvere it bi.ogvo co. cov`e, e..a to accogtie er
.ritvarto vtteriorvevte. ;.) a fito.ofia e ta bovifica aei bi.ogvi,
vov ta toro .oaai.faiove. a fito.ofia e ta cvttvra aette aovavae, vov
aette .otviovi cbe o..ovo e..ere ivterrogate e aette covo.ceve cbe rev
govo ricbiavate att`occorreva ,p. 80,.
L eidente che una concezione di tal atta, libera la consulenza
da una immagine semplicemente consolatoria, quanto piuttosto la
accoglie come occasione di rischio estremo per il consultante e
assume il disagio come risorsa rispetto alla possibilita di una espo-
sizione alla radicalita del domandare ilosoico. Achenbach e an-
cora piu preciso in proposito, quando della consulenza dice: non
troiamo in essa uno sgraio da problemi, preoccupazioni, do-
mande, dubbi, tentazioni e conusioni ,p. 81,.
Assieme alla boniica indicata, si tratta comunque di eitare di
orgiare, sulla base del nostro interesse, una pretesa nella dire-
zione indicata: ossia: di illuminare doutamente gli altri e di ren-
derli elici in un senso ilosoicamente accettabile ,p. 82,. Litare
l`eangelizzazione e per Achenbach un chiaro principio della con-
sulenza ,biaev,.
1uttaia la ilosoia dee solgere un ruolo essenziale nella con-
sulenza e dunque le considerazioni solte non implicano che ci si
debba liberare del patrimonio proprio della tradizione ilosoica,
quanto inece considerare che nel dialogo, che si deinisce come

81
una spazio di totale liberta, e a nostra disposizione la totalita di
quanto la storia della ilosoia ha tramandato. Ma questo non ha
alidita in quanto pura obiettiita, ed e, per usare una ormula
hegeliana, solo in s ,p. 84,, si tratta di promuoere una ap-
propriazione che lo renda alido per noi. Allora, di ronte a que-
sto: c`e l`enorme pretesa del singolo: cio che dee alere come
erita, ale solo in quanto iene riconosciuta ed e era per me
solo nel momento in cui e la via erita ,p. 126,. In questa media-
zione Achenbach raisa il compito del consulente ilosoico ,pp.
126-12, e nell`appropriazione il punto dell`esperienza nel quale
la consulenza si trasorma in bisogno reale ,p. 12,.
In che misura il dialogo ilosoico della consulenza possa coni-
gurarsi come veaivv dell`aroriaiove ,p. 84,, rimane ancora
estremamente problematico e certo uno dei compiti essenziali
della consulenza. In sintesi propone Achenbach:
Cio cbe ivrece revae fito.ofica qve.ta cov.vteva .vtta rita e it .vo ri
ftettere .vtte covaiiovi aet roce..o cbe .i .ritva ivvavitvtto cove
aiatogo .ecovao vva aivavica ivcov.cia. a cov.vteva .vtta rita e fito
.ofica vetta vi.vra iv cvi vov aa cov.igti, va robtevatia rorio it
bi.ogvo ai cercare cov.igti ,pp. 84-85,.
L una notazione di estremo interesse, al ine di qualiicare il
senso e lo scopo` della consulenza, che, per quanto detto, non
promette guarigioni e dunque non assume carichi terapeutici, i si
deinisce inece una alenza ormatia che passa attraerso quella
che possiamo chiamare esposizione alle domande radicali della
ilosoia`. L in questa prospettia che Achenbach dice ancora che
i bisogni nella consulenza non soccombono semplicemente, bensi
revgovo .ritvati, aiffereviati, avtificati. Detto attrivevti ta cov
.vteva fito.ofica e vva aetv.iove virata, vv`irritaiove aett`a.ettatira,
e iv qve.to voao vv ivvt.o at roce..o aet ev.iero: vov vv taroro iv
tere..ato, va vv taroro .vgti ivtere..i, vov ev.ieri votirati, va it ev
.are .vt votiro iv .ev.o tetterate: rilessione ,p. 85,.

82
Si pongono a questo punto problematiche che inestono diret-
tamente il senso della consulenza con una ulteriore presa di di-
stanza dalle psicoterapie, con i correlati della salute, della guari-
gione, della relazione d`aiuto e che inestono il problema dell`eti-
ca. Verso quale ine dee essere orientato il dialogo della consu-
lenza Si tratterebbe qui di operare cautamente con concetti quali
quello di bene, di elicita, di godimento. La considerazione di
Achenbach a questo proposito e che tali questioni ondano il
moimento della consulenza stessa. L certo ero che non debbo
pormi in una posizione di indottrinamento o di eangelizzazione,
ma allora che cosa Non inglobo comunque nel mio are una pre-
comprensione ontologica, per usare una espressione heideggeria-
na, e non e orse anche questa che la consulenza dee poter met-
tere in questione Ma il problema dell`etica presenta ulteriori
complessita, ino a problematizzare soprattutto l`orientamento
della consulenza erso una presunta elicita del consultante:
ta feticita e t`arvovia aette fore ritati, e t`eqvitibrio aette fore ivterve.
er e.evio vv`eqvitibrata retaiove ai aaattavevto .eva covftitto
tra qve.t`e..ere vvavo e it .vo regvo aei fivi, cbe rocvrerebbe oi it re
.vo.to e ta .icvrea ai vva re.taiove a`aivto, cov ta qvate qve.ta
.arebbe vetter.i att`oera. ,p. 86,
Insomma, puo risultare acile subordinare le condizioni con-
crete dell`esistenza, con il carico di singolarita, unicita e proble-
maticita, ad un supposto regno dei ini, quale lorse quello del
consulente stesso O quello che dall`esterno e pur non condii-
dendolo possiamo supporre possa essere quello socialmente con-
diisibile o piu adatto alle condizioni di esistenza del consultante
Il concetto di aiuto e estremamente dubbioso e precario, prose-
gue Achenbach, soprattutto quando ancora non si possa dire con
certezza che cosa sia l`aiuto, e quando si e aiutata una persona:
sarebbe orse un aiuto indubitabile se l`indiiduo osse abbando-
nato da problemi, dubbi e preoccupazioni ,p. 8,.

83
Sottraendoci all`indottrinamento e alla relazione d`aiuto, si ri-
propone al contrario, nel moimento della consulenza, quel per-
corso di appropriazione` che puo prodursi nel libero dialogo in
cui il consulente stesso non e meno coinolto. L`esito della con-
sulenza per entrambi, nel percorso delineato, e un esito di illumi-
nazione: L`altro, l`ospite della consulenza ilosoica, ottiene cosi
la cbavce di raggiungere la chiariicazione di s con quella ilosoia
che chiariica se stessa, e di are .va l`esperienza di quest`ultima
,p. 111,. L`esperienza eocata e quella del limite e della caduta di-
nanzi al atbo. dell`esistenza concreta. L un altro aspetto della ra-
gione e della ragioneolezza che i si conigura come uno degli
aspetti piu complessi della proposta di Achenbach.
Le ragioni della consulenza
Lo siluppo delle radici ilosoiche della consulenza approda ad
una considerazione della ragione` che passa anche attraerso
una critica nei conronti della scuola del sospetto, oero di
quell`atteggiamento di sospetto che caratterizza la pratica psicote-
rapeutica. In eetti, cio che aiene ingenuamente nella psicote-
rapia e che una anticipazione categoriale si solidiica come sostan-
za della realta del issuto del soggetto. Accade cosi che l`indagine
intorno al atto` ,inconscio, predispone il tema giudiziario del
sospetto e della colpa, cardini questi ultimi del discorso psicotera-
peutico. Se dunque non si tratta tanto di ilosoare sul concreto,
ma di partire dal concreto ,p. 19,, ecco come Achenbach indica
quale debba essere l`intenzione del dialogo tra il consulente e il
consultante: ,., si tratta, in base al presupposto dell`a.ettatira
geverate ai ragioverotea di aecifrare la isionomia della ragiove artico
tare come orma realizzata e indiiduale: come itale` ,p. 20,
corsio mio,.
latta sala l`accentuazione della particolarita e unicita del

84
caso`, e eidente che la presa di posizione contro la scuola del
sospetto ,p. 21, esclude ortemente che il decirare` possa essere
inteso come ricerca di un motio o una causa ,e dunque di una
intenzione nell`esprimersi del bisogno di consulenza, che sia al-
troe rispetto a quanto enunciato dal consultante. Disattendere il
bisogno espresso, non implica cioe che la consulenza debba
orientarsi a motiazioni inconsce capaci di spiegare causalmente
le radici del problema proposto. Inatti Achenbach chiarisce che
l`atteggiamento del sospetto o, in generale, la critica dell`ideologia,
arebbe come eetto quello di una deitalizzazione del consul-
tante sulla base di un secondo discorso che starebbe sotto il pri-
mo, spiegandolo. Si tratta bensi di prendere cio che iene esposto
come la cosa stessa` ,pp. 21-22,, eocando un eros ermeneuti-
co che entra` nella cosa e le comunica l`impulso per la propria
esplicazione ,p. 22,.
Il richiamo alla cosa stessa` raccoglie certo risonanze enome-
nologico-ermeneutiche, doe e appunto questa esplicazione` che
illustra il senso del decirare la isionomia della ragione particola-
re` non a partire da un soggetto interpretante che non puo che
interpretare gerarchicamente secondo proprie categorie e alori,
ma aprendo lo spazio ainch nel dialogo della consulenza la
cosa stessa` si dica nella sua singolare speciicita. Non a caso,
sebbene non siano rari i luoghi in cui compare l`uso di categorie
tratte dall`unierso della psicanalisi - inconscio, rimosso, rimozio-
ne, ritorno del rimosso, sono espressioni che Achenbach impiega
per descriere e spiegare momenti importanti della consulenza - e
palese l`intenzione di una rielaborazione della nozione di sintomo
che pero non ha un ampio siluppo, se non per l`esigenza di ride-
inire un altro concetto di ragione.
Acquisendo il patrimonio della rilessione ilosoica, la pratica
della consulenza respinge concetti quali quello di causalita psichi-
ca che attraerso la procedura della medicalizzazione e della tera-

85
pia, perengono ad una concezione del sintomo come male da
togliere, come semplice negatio, ino a decretare che la singola-
rita stessa debba essere tolta nei termini di una riconduzione del
caso` alla regola. La consulenza ilosoica si dispone piuttosto a
raccogliere il carattere di e.re..iove del sintomo ,p. 94, secondo
quella ragione, hegeliana, che apprende ad essere presso di s in
cio che e altro da s ,pp. 90-91,. Allora il senso dell`aertvra che e
la consulenza si precisa secondo i seguenti termini: nella consu-
lenza ilosoica la ilosoia si unirebbe con il soggetto, in quanto
luogo del contrasto di cio che essa ha dimenticato ,p. 95,.
Nel contrasto richiamato, sembra di raisare una conlittualita
che attraersa la consulenza stessa quando questa assume e da
corpo a quel peso eccessio` della ilosoia ,p. 12,. 1ale contra-
sto troa una organica elaborazione nella rilettura del riso della
sera tracia che Achenbach siluppa seguendo l`interpretazione di
Blumemberg sulla caduta di 1alete come scena originaria della
ilosoia. Proprio orientandosi a raccogliere la concretezza
dell`esistenza, e cioe non piu disdegnando di calarsi nelle bassezze
di cio che e icino e tangibile, secondo una espressione dello stes-
so Blumemberg ,p. 43,, nella consulenza
rerrebbe ivcovtro ta reatta otevte ai cio cbe vva fito.ofia .erera ba aif
favato, ba er.o ai ri.ta e igvorato iv qvavto ivctivaiove, ivvt.o e
.evtice rotere, o iv qvavto vra oraivaria ritvttava aetta vatvra
iverte rira ai ogvi ragiove: cio cbe it covcetto fito.ofico ba rivo..o, tieve
ora qve.t`vttivo iv .vo otere.
L ancora: La ilosoia consegue l`esperienza della sua eettia
impotenza solo laddoe aronta il rischio della consulenza. Se es-
sa si risparmia questa comprensione, impedisce a se stessa una
matura chiariicazione di se stessa ,pp. 51-52,.
L a questo proposito che Achenbach rende ulteriormente espli-
cito il problema della ragione, ossia del suo impossibile, con il
quale una teoria della consulenza si troa a doer are i conti. L la

86
questione del ma`: Si, lo riconosco, so che e giusto, ma .. L
questo ma`, nella cui constatazione sembra che la ragione
astratta si troi ad essere del tutto esautorata, che dorebbe porsi
come interesse prioritario della ragione ,p. 52,. Allora data
l`impotenza che qui la ilosoia maniesta, la domanda che ritorna
e: come e possibile una consulenza che sia anche ilosoica
La risposta di Achenbach ha una intonazione hegeliana e ri-
chiama ancora il problema aanzato con la questione della dire-
zione dello sguardo di 1alete e della caduta, la doe si acea que-
stione del contrasto tra gli dei ctoni e le diinita olimpiche. Allude
ad un`altra orma della razionalita, come pure si e isto ,rispetto
ad una concezione prettamente illuministico e totalizzante,, e ne
deinisce hegelianamente il compito come un ritroarsi in cio
che e altro da se stessa`, diersamente - nota Achenbach, ed e
non meno essenziale - la iolenza e il terrorismo riequilibrerebbe-
ro cio che e sciolato ia alla ragione. Ma di piu, ancora rieren-
dosi alla ilosoia: se teme i pericoli - a cui certo soccombe, ma
nei quali solo puo giungere a se stessa - e persa ,p. 50,.
Si attraersano in queste indicazioni, in questo ma` in cui pre-
cipita la stessa ragioneolezza, che cosi e chiamata ad altri compi-
ti, che non sono quelli di amministrazione di teorie appunto, di
buoni consigli, di semplice trasmissione di sapere, o di sogni di
onnipotenza terapeutici, si attraersano, diceamo, le ragioni stes-
se della storia dell`occidente, quelle ragioni entro le quali, come
nota lo stesso Achenbach, si prepara il terreno di legittimazione
della psicologia, l`aento dell`bovo .icotogicv., propriamente
l`epoca della terapia ,p. 54,, ossia di ogni discorso sulla salezza,
sulla guarigione, rimandando ad una concezione della salute che
esige d`esser pria di negatio, di dolore. Dice Achenbach: siamo
dientati ittime di un eidente spostamento dei demoni, nella
orma di una loro interiorizzazione ,p. 54,. Questo determina la
nascita dell`epoca della terapia: l`essere umano e assalito inter-

8
namente da cio che un tempo la assalia dall`esterno e che poi
doette ar posto all`illuminismo e al disincanto. Incomincia cosi
il periodo dell`esorcismo iolento di cui il mondo ha atto espe-
rienza, il tempo dell`bovo .icotogicv., l`epoca della terapia ,p. 55,,
entro la quale ilosoia e psicologia si ritroerebbero solidali nella
considerazione di un negatio che dee essere semplicemente
tolto, la singolarita e la concretezza stessa dell`esistenza come un
male da cui arancarsi: la questione per la ragione di ritroarsi in
cio che e altro da s, signiica riconoscere se stessa come oppo-
sta a se stessa`: diersamente il rischio sarebbe ancora una atale
dottrina dei due regni all`interno della persona stessa e la lacera-
zione di cui soriamo sarebbe ancora scritta come teoria ,p. 53,.

89
Analisi
Jos Kessels, Lrik Boers, Pieter Mostert, Iree Space.
Philosophy in organisations
(Boom, Amsterdam, 2004)
di Andrea Vitullo
Management is philosophy in action`: questa semplicissima
teoria ha guidato e ornito molti spunti negli anni a schiere di
ormatori e consulenti che operano nel mondo del business. No-
nostante cio e compito non acile scoare linee guida ispiratrici su
come rilessione` ed azione` possano aere un loro giusto
equilibrio all`interno del mondo organizzatio.
Partendo dalla dimensione praticata della ilosoia nell`antichita,
gli autori di ree .ace. Pbito.ob, iv orgavi.atiov., Kessels, Boers e
Mostert, esplorano la ricchezza applicatia e propongono occa-
sioni concrete in cui la ilosoia, al di uori di setting` stretta-
mente accademici ispira e migliora, all`interno delle board room`
di imprese ed organizzazioni, la qualita dei pensieri e della comu-
nicazione tra i manager.
La parola greca .cbote signiica free .ace ,p. 15,, oero uno
spazio doe praticare insieme ad altri una libera` rilessione, un
tempo senza obblighi precisi, libero da obiettii e risultati imme-
diati, libero da interessi` personali, uno spazio per coltiare idee
e pensieri e creare le condizioni per realizzare un autentico dialo-
go.
Lssere liberi cittadini della oti., per i Greci, signiicaa impe-
gnarsi in un libero dibattito con la comunita, in un dialogo utile
per siluppare le piu nobili qualita dell`essere umano, per cono-
scersi e dunque conoscere`, per esercitare la propria` liberta
nel mondo. La .cbote potea troarsi ounque sulla piazza del
mercato o nel g,vva.ivv, una palestra come luogo in senso lette-

90
rale, ma anche mentale`, doe abbandonare il pensiero razionale
e strumentale sempre alla ricerca di soluzioni e bramoso di eser-
citare il potere attraerso il controllo, una scuola per imparare ad
esercitare la liberta originale` di ciascuno, un luogo doe osare
con la rilessione per mostrarsi agli altri per quello che si e, per
mettere in piazza senza paure la propria erita sulle cose` della
ita.
Kessels deinisce the schooling all`interno della .cbote come
un gioco d`amore che sela al praticante la sua orma e contenuto
solo quando si lasciano andare tutte le preoccupazioni sul risul-
tato di cio che si dice e si a ,p. 164,.
Se dunque nell`antica Grecia la bito.obia giocaa un ruolo di
guida pratica per tutte le attiita legate alla ita politica e agli aa-
ri, la .cbote, il free .ace` era lo spazio adibito doe insegnare e
praticare le tre principali arti liberali ,1ririvv, per dienire liberi
cittadini della oti.. Delle sette arti liberali - grammatica, retorica,
dialettica, aritmetica, geometria, musica ed astronomia, oero le
discipline comprese nei programmi didattici dell`antichita e del
medioeo - 1ririvv e il nome dato alle prime tre: la gravvatica,
l`arte di scriere e di troare le parole giuste per riuscire a ermare
e dotare di impatto le idee, la retorica, l`arte della persuasione attra-
erso le parole ed il dibattito che precorre la moderna comunica-
zione, ed inine la aiatettica, come teoria e pratica del ragionare
insieme`, di are domande e di dialogare attraerso la logica ed il
linguaggio.
Per iere ilosoicamente`, per dar ita ad una pratica iloso-
ica attraerso le arti liberali, attraerso il dialogo con gli altri -
come gia 2500 anni a sostenea Socrate - non e possibile porsi
con l`atteggiamento di chi impara uno spartito musicale, con ap-
plicazione e controllo cosi come si arebbe per descriere
un`abilita tecnica o acquisire una competenza manageriale. L al
contrario necessario trascendere questo controllo. L necessario,

91
spiegano bene gli autori, sospendere giudizi su cose, atti e perso-
ne, imparare ad osserarsi e ad osserare le idee proprie e degli
altri dall`esterno senza identiicarsi con esse o rigettarle, praticare
una distanza tra il nostro giudizio e la reazione immediata`.
per ascoltare meglio, piu in proondita, per are spazio a nuoi
possibili pensieri, comportamenti, azioni. Sostare nel proprio
non so`, nell`incertezza come capacita da acquisire per aerrare
e comprendere meglio le intenzioni originali`, i alori e i motii
alla base di un problema, di un tema, dare un signiicato alla pa-
rola rilessione intesa come generazione di nuoi pensieri origi-
nali e non mera e semplice meccanica spiegazione e riproduzione
dei ecchi pensieri archiiati da ieri nella nostra memoria ,p. 31,.
Oggi - precisano gli autori - parlare di free .ace` all`interno del
mondo del laoro, del mondo cororate`, uol dire scontrarsi con
una ormazione manageriale ed un approccio da sempre orientato
alla ricerca del risultato immediato, ossessionato dall`applicazione
di strategie risolutie di problemi complessi e delicati. lermarsi
per rilettere prima di agire consapeolmente o non agire del tut-
to, non e contemplato dalle prassi manageriali della classe diri-
gente di oggi, spesso incapace di sospendere` il tempo
dell`azione per allargarne la qualita. L sicuramente piu acile
impegnare` il tempo con obiettii personali e di laoro, con lo
stress, con la ricerca di soluzioni, deinire il proprio` tempo co-
me uno spazio da occupare in ista di un compito da ultimare.
Gli spazi liberi da` e non controllati da logiche di eicienza so-
no sempre di meno e sempre piu diicili da diendere - perch
senza obiettio` - o comunque re-legati` a dimensioni stretta-
mente priate e personali - perch non eicientistiche` ed orga-
nizzatiamente parlando poco proitteoli`.
Gli autori sono consapeoli che l`esplorazione di un qualunque
tema, in azienda, per essere percepita come utile e necessaria - e
non generare ansie ed insoerenza - necessita di riconduzione

92
immediata ad un ine, dee precipitare erso un orzato` accor-
do, auspicare la deinizione di una soluzione.
Kessels, Boers e Mostert credono ortemente nelle energie per-
sonali e nelle possibilita di cambiamento che si generano - anche
in azienda - a partire dai cosiddetti free .ace`, spazi adibiti alla li-
bera rilessione su quello che si sta acendo per allargare` il pen-
siero, per arricchire il repertorio e la qualita delle domande che e
necessario porsi oggi per capire la complessita dei mercati, delle
nostre ite personali sia uori che sul laoro. Lssi esprimono le
possibilita di mettere concretamente la ilosoia al laoro` attra-
erso esempi concreti di comportamenti poco unzionali di sin-
goli o di teav di persone. I casi sono spiegati in modo molto sem-
plice e ci mostrano come la ilosoia ed il dialogo ilosoico pos-
sano aiutare i leader a comprendere alcune tipiche conersazioni
che si solgono dentro gli uici, a rilettere sull`urgenza di ripen-
sare il legami, i contratti tra le persone nel mondo del laoro per
ritroare un senso` indiiduale e collettio, a olte perduto.
Il laoro oggi si declina sempre di piu attraerso lo stress,
l`attaccamento al potere e alle proprie modalita e procedure, la
pressione di tempi, capi, mercati, l`esigenza dunque, di creare e
proteggere spazi dedicati alla rilessione` ,spazi liberi dai condi-
zionamenti interiori, dalle tante dipendenze` che il laoro crea,
dienta per gli autori di free .ace` piu che una necessita etica`
dell`organizzazione, una modalita pratica` con la quale i mana-
ger, gli attori organizzatii coinolti possono dare a s stessi e agli
altri la possibilita concreta di rigenerare il pensiero, di creare nuo-
e prospettie, rendere possibili nuoi comportamenti.
In azienda e sempre presente quello che Kessels deinisce come
il rischio di identiicarsi troppo con le proprie posizioni, sensa-
zioni, giudizi, idee pregresse, il oler conincere gli altri che pen-
sano in modo sbagliato, tutto un repertorio insomma di
identiicazioni` che porta alla costruzione di blocchi interiori

93
paralizzanti e pietriicanti`, peretti per arroccarsi su ecchie po-
sizioni e troare scuse per non ascoltare piu.
Per deprogrammare questi sotware` ed atteggiamenti mentali,
questi processi che producono pensieri iziati all`origine, ecco
l`uso del dialogo socratico, una pratica ilosoica che conduce un
gruppo determinato di partecipanti ad una rilessione organizzata
su di un tema speciico secondo precise regole del gioco, non per
rispondere subito a delle domande ma per raggiungere una con-
sapeolezza piu alta dei propri dubbi e pensieri, delle proprie sen-
sazioni. Il liello di pensiero e di analisi condiisa che e possibile
raggiungere con il dialogo puo essere molto alto e, la risposta a
domande primarie e la eriica di ipotesi condiise puo condurre i
partecipanti a riormulare principi o assunti di base, a siluppare
isioni del tema-problema piu ampie e condiise. Le regole del
gioco` del dialogo socratico, i consigli utili per applicarlo sia ai
casi` della ita che del laoro sono esempliicate nel capitolo i-
nale interamente dedicato alle applicazioni pratiche, a capire come
una disciplina della parola sia ondamentale per goernare gli spa-
zi adibiti alla rilessione.
.torare i vo.tri ivtere..i cov vv certo ai.ivtere..e.er reivterretarti,
er covfrovtare e ratiaare vvori e airer.i givaii, vvti ai ri.ta ea ar
govevtaiovi ;.) er covivciare a aare, attrarer.o it aiatogo, vva for
va iv aefivita atta vo.tra tiberta , p. 30,.
Pensare il nuoo, indossare nuoi occhi per guardare il mondo,
questi sono i temi della teaaer.bi, le tematiche calde dei leader che
engono chiamati a proocare delle rilessioni all`interno delle
aziende per richiamare` quelle che Kessels deinisce come
intenzioni originali` ,p. 39, oero quei principi sottostanti per
resettare` ed innoare il pensiero, prima ancora di pensare di
decidere`, di agire.

94
Alcune domande che si pongono gli autori e che anche noi
vogliamo porci
- Lsistono oggi leader disponibili` in grado di costruire una
era solidarieta` con i propri collaboratori, con il proprio
team, in grado di coniugare in una giusta chimica` discipli-
na e anima all`interno di una conersazione - in poche pa-
role: in grado di essere autentici
- Come incere le resistenze e come ampliare la rilessione
allontanandola dalla tentazioni di ricercare - un ine
- Lsistono scuole e traivivg per la teaaer.bi in grado di essere,
come sostenea Platone, delle scuole in Lros`, dei traivivg
per imparare ad amare
- Sono le organizzazioni cororate i luoghi oggi piu giusti per
portare aanti una ricerca di erita e di apertura` attraerso
dibattiti, oero: dialoghi ,p. 80,
- Non e orse ero che nel mondo del laoro la ricerca di
conersazioni autentiche e deliberatamente prie di un ine
ultimo e impossibile poich subordinata alle battaglie e agli
interessi personali - che si anno in nome del potere
- In questo mondo di retorica` organizzatia, questo mondo
a parte` che ie in parallelo alla era ita`, atto di erita
alide solo in quegli angusti spazi doe le decisioni non so-
no condiise ma anzi engono pre-conezionate dietro le
porte che contano, in questa arena goernata da interessi,
tobb,` e politiche interne, che spazi possono ricaarsi per
condurre delle conersazioni autentiche e promuoere un
dialogo senza un obiettio ed un ine etico - ilosoico ,p.
80,
v aievaa tvtti i ortatori ai ivtere..i, i co.iaaetti .ta/ebotaer. .ovo
t er rectavare qvatco.a; gti iviegati rogtiovo vv ricovo.civevto er i

95
toro .fori, i vavager rogtiovo .catare ta gerarcbia e cercavo votiraiovi
ecovovicbe e .ociati, i ctievti rogtiovo .errii e roaotti .evre iv aae
gvati er i toro bi.ogvi vevtre gti aiovi.ti .ovo totatvevte covcevtrati
.vtta ricerca ai rofitto ,p. 80,.
Kessels, Boers e Mostert proano a ornirci delle rassicurazioni
precisando come all`interno di organizzazioni e di comunita co-
stituite per il perseguimento di interessi, per loro natura diersi tra
di loro, dienti ondamentale acilitare il perseguimento di questa
diersita di obiettii da parte degli .ta/ebotaer.`: Un tratto on-
damentale della nostra esistenza e che iiamo in mezzo agli altri
,interesse, e lo sperimentiamo quando i nostri interessi collidono
con quelli degli altri`,p. 80,.
Goernare, quindi, le dinamiche dei gruppi portatori di interes-
se ricorrendo a metodi` per riormulare gli interessi di ciascuno
in modo chiaro e assertio ,parlando coraggiosamente e liberi da
condizionamenti,, ascoltandosi reciprocamente ed empaticamen-
te, aorendo nuoe domande e ascolto reciproco: tutto questo
dienta compito del leader, un compito per il quale il leader dee
essere allenato, aiutato. Poich la tecnica e la sensibilita alle politi-
che aziendali, come descrie Robert Quinn nei Paraaigvi aetta rita
orgaviatira, non sono piu determinanti ed essenziali per costruire
il leader, ecco arsi aanti il sistema morale del leader, la necessita
di una rinascita personale` del leader stesso ,p. 82,.
In conclusione, una autentica autoreolezza` o capacita di sa-
pere doe andare del leader, oggi, non e il risultato di conoscenze
tecniche, tradizioni, ruoli e potere. Una autoreolezza` autentica
si ottiene solo insieme ad una isione ,un ideale di cosa puo esse-
re il benessere collettio di un`azienda o di un teav,, siluppando
allo stesso tempo s stessi, consapeoli che un traivivg mentale e
spirituale alimenta le capacita di discernere cio che e importante
nella ita e sul laoro ,p. 145,.

96
A determinare il modo di pensare piu giusto` e spesso, come
ci ricorda Kessels, non solo qualcosa che ha a che are con il
mondo interiore di una persona, ma soprattutto e legato a quelle
che sono le attitudini personali, il pilota interiore ,aaivoviov`,
oero la guida spirituale, il segno del diino come deinito da
Socrate o begevovi/ov` oero il pilota interiore come deinito
dagli Stoici, ,p. 106,. Il pilota interiore non suggerisce cosa are o
dire, ma connota piuttosto it cove, il comportamento dell`indii-
duo, orgia la persona e ne delimita modi di edere, attitudini er-
so il mondo, dosi di saggezza, equilibrio e liberta. Ma.ter,` - the
art o the good lie - non uol dire are le cose piu giuste, per
quanto possano essere importanti, bensi ha a che are con
come` engono atte queste cose, con quale stile, interpretazio-
ne, guardando alla natura e alle qualita intrinseche di cio che si a
,p. 12,. Per siluppare queste qualita, questo modo di edere` e
necessario pausare, revaere tevo per la rilessione, aidando i te-
mi terreni e le conersazioni esteriori alla luce che guida` da
dentro, illuminando conersazioni interne`, diari, idee, azioni,
ita.
Costruire degli spazi liberi` doe alimentare e diendere` il
proprio iere ilosoico per connotare di qualita rilessie la pro-
pria ita, non come contemplazione o meditazione, bensi attiita
del pensiero e ricerca di parole precise, apertura a nuoe doman-
de che trasormino le nostre idee.
^vtrire aa aevtro it rorio aaivoviov er tiberare ta rita e
reatiar.i .vtta terra ..ecovao vv .egvo airivo.

9
Iilosofia per la pratica

99
Lppur ci tocca.
Riflessione attorno a L'ordine del cuore
di Silvia Peronaci
J. C' un bisogno primario: farsi carico delle esigenze poste
dalla realt, smetterla di ignorarle
Scriea \ittgenstein che quand`anche la scienza aesse rispo-
sto a tutte le domande i nostri problemi piu importanti sarebbero
rimasti senza risposta. Allora lasciamo la scienza agli scienziati e
cerchiamo di dare delle risposte a questi problemi piu importanti,
di prendercene cioe la responsabilita. La realta pone delle esigen-
ze e iere e risponder loro. La questione e di una icinanza im-
mediata, personale, inadente: gia mentre state leggendo questa
riista e tra le possibilita logiche che i capiti di essere raggiunti da
un argomento - un ariegato di idee ed emozioni - che non cerca-
ate aatto ,inire un laoro, slacciarsi le scarpe, are la spesa, te-
leonare alla zia, stare un po` coi igli, capire perch il marito tar-
da, spazzolare il cane,. L come una teleonata che, per prassi, si
ricee senza aertimento. Alle teleonate ere di solito sappiamo
rispondere ma ci sono inece queste altre chiamate che squillano
da giorni, mesi, anni e che ignoriamo nonostante ci inquietino. I
rumori di ondo della nostra testa aumentano e, inece di inter-
enire su di loro, acciamo in modo di dientare piu sordi. Molti
dicono che sia spirito di adattamento e quindi segno
d`intelligenza.
Ma rimane un dubbio pesante. Non sarebbe orse meglio ri-
spondere

100
2. La morale tanto poco una via facoltativa quanto lo
l'assunzione di questo bisogno
La questione morale comincia proprio da questo ociare di trilli
che qualcuno sospetta essere lamento iente e non cigolio di
macchina. Se il sospetto si aggraa, se sembra proprio qualcuno
che strilla dalla cantina e non la caldaia diettosa, allora l`urgenza
di interenire dienta una nitida certezza:
^ov c`e avbbio cbe oggi e .orattvtto ai qve.to cbe arrevvo bi.ogvo: ai
vv o` ai tvce .ora ta vo.tra fravvevtaria e.erieva vorate.
.si legge sulla quarta di copertina di `oraive aet cvore, autrice
Roberta De Monticelli, edito da Garzanti nel 2003.
Purtroppo la ame di silenzio, di spazi e tempi uoti - ame di
ame paradossalmente gia samata dall`oerta sul mercato di quel
surrogato di essenzialita che e la merce Zen, o Kosher, o Inuit,
ecc. - ostacola la ricezione di molti suoni: orremmo cosi tanto
non sentir piu niente che quasi non riusciamo ad ascoltare.
Ma sgraniamo inece bene gli occhi sulle parole di questo testo,
come se guardassimo quelle immagini in 3D che circolaano una
decina d`anni a. Si ricordera che, per un eetto ottico, queste
macchie cromatiche all`improiso assumeano il rilieo di igure
tridimensionali, lasciamo che la stessa magia si compia intorno
alle rasi di questo libro e sentiremo, bench solo` in presenza di
un ero e proprio testo ilosoico, i pizzichi sui ianchi e le erti-
gini delle ette montane.
Soermiamoci allora attentamente sul signiicato di bisogno`,
cosi come e presente nella riga di testo qui citata e, senza solleti-
care esplicitamente la pubblica pruderia, accia ognuno a mente le
sue libere associazioni. Lcco, adesso, qualcosa di piu preciso di
prima ci ha toccato e quella parola si capisce molto meglio.
La morale non e un problema che possiamo scegliere di non
porci perch, se smettiamo di ignorarne i richiami, e lei che ci si

101
impone e ci costringe a prendere posizione come quando siamo
obbligati a rispondere ad esigenze isiologiche. Quanto si dure-
rebbe senza ascoltarle Anche questo e oggi oggetto di studi e
stiamo proando a edere per quanto tempo dureremo con una
percentuale sempre piu bassa di ossigeno nell`aria. Nel rattempo
constatiamo che si ie peggio, ci si imbruttisce e ci si ammala.
1utta scienza. Peccato aer omesso la distinzione tra scienze sto-
riche e della natura basata sul diieto, per le prime, di mettere
l`uomo in laboratorio e ripetere su di lui gli esperimenti!
L daero per sete di conoscenza che ci siamo messi in cattii-
ta O non sara stata la disperata incapacita di darsi pace che ci ha
atto desiderare, in ine, di chiuderci in gabbia
Certo la morale non e esattamente quella soluzione di tutti i
problemi che ci si potrebbe aspettare dalla reclusione, perch non
dissole le domande nell`acido di una risposta ultimatia. Le sue
risposte consistono piuttosto in corrette impostazioni e giusti or-
dinamenti delle priorita di alore, che non danno pace eterna ma
almeno un minimo di serenita e sicurezza.
Si pensi al turbamento del sospettoso mai pago delle proe di
realta e cieco alla sua struttura che, dopo un ragioneole numero
di accertamenti, esige iducia. Ad un certo punto la iducia di-
enta regola e non piu giudizio soggettio di gusto. Se osse que-
sto, a costo di dientare antipatici, si potrebbe sempre dire Non
mi piace! ma nel caso della regola, inece, idarsi e douto, non
si puo sospettare in eterno che il prossimo battito non arrii.
3. La morale obbligo di fedelt esistenziale
Il risultato principale della morale consiste, interpreto cosi la li-
nea di ondo di questo saggio, nell`aermazione di un punto is-
so, di una risposta, che non e una teoria, n una acolta data a
priori ma una pratica che si struttura e ordina con l`esercizio e i-

102
e di esso come le piante di acqua: nel testo la si chiama regola e
cio eoca le regole degli ordini monastici di cui si dee certo ri-
petere la serieta e la coninzione, anche se qui l`ordine e quello
del cuore e la sua regola la edelta alla sua essenza. Lssa prescrie,
in due parti:
1. .ccogti ;vette ae.criiovi cbe aai, vei covcetti cbe v.i) ogvi co.a cove
e..a .i aa a covo.cere, orrero er qvetto cbe aare, e..eviatvevte ;o ti
icavevte).
2. a.ciati gviaare ottre te aareve aette co.e aatte aareve .te..e,
orrero .egvi it rofito va.co.to aetta co.a, qvate te to .vggeri.ce it rofito
aarevte.
Regola di ledelta, dunque, la morale. O la ita. 1evaeva a per-
seerare` nella ita
1
, prosecuzione ad oltranza, esatta e corregibi-
le, icina e insieme prospettica, di una relazione. Della relazione
alle esigenze che la realta continuamente pone. Impegno al ritor-
no ad esse attraerso quell`ordine del cuore che ce le a sentire,
che - il solo - ci a percepire l`irriducibile ariegatezza delle essen-
ze realmente esistenti.
Cio non implica aatto una chiusura intimistica, un`inersione
solipsistica
2
, un`aidita ossessia per l`immagine di s che illuso-
riamente si sostituisca all`incapacita incurabile di capire il signii-
cato del proprio nome battesimale.
L`esigenza di tornare al cuore, di non allontanarsene irrimedia-
bilmente e quindi di creare un campo d`esperienza che, per
quanto asto, abbia il cuore quale coordinata di rierimento e si
un`indicazione di ritorno all`io, ma ad un io non concettualmente
astratto quanto rutto d`esperienza, sentimento di esserci.
Siamo nell`epicentro di ogni questione: il senso di essere pre-
senti, attii, ii e la condizione di possibilita dell`esperienza in
generale. Una meta-esperienza indispensabile all`esperienza. Senza

1
Roberta De Monticelli, `oraive aet cvore, cit., p. 3.
2
Vedi l`etica di Guido Calogero.

103
di essa, niente mondo. Non basta essere ii ma bisogna sentir-
selo e, anche se gli altri possono aiutarci indicandoci l`eidenza
che ci siamo, questa eidenza di esserci dobbiamo proarla in
prima persona. Cosi come non possiamo chiedere ad un amico di
- per aore - morire al posto nostro, ma, al limite, di morire con
noi, allo stesso modo dobbiamo sentire in prima persona che ci
siamo ,il che non obbliga a arlo da soli perch autonomia non e
sinonimo di isolamento ma e anzi orza aggregante e cemento ci-
ile,.
4. Il fenomeno esistenza
3
Ma che uol dire sentirsi ii Una prospettia sulla questione
indirettamente oerta dal testo in esame, potrebbe essere quella
di accogliere il principio ispiratore del pensiero enomenologico
che, annunciato con gradeole brio aolistico ,solo una molto
discreta aura graica bianca,, recita:
^vtta aare ivravo ;Privciio .iratore)
Questo principio - ironicamente ribaltabile nella ormula:
Quando non appare nulla allora tutto e ano` - e raccolto da al-
tri due
Ogvi tio ai co.a ba vv voao .ecifico ai aar.i a covo.cere, orrero ai
aarire er qvetto cbe e, e..eviatvevte ;Privciio ai riaeva).
Questo modo speciico` e da intendersi come uno stile parti-
colare della cosa - si pensi, ad esempio, all`espressione: Lo stile
di una persona` - e siccome riguarda il lato conoscibile di essa co-
stituisce base epistemologica. Si tratta di accogliere l`essenza del
dato apparente nella corretta analisi e rispettosa conserazione
delle sue irriducibili tipicita.
L`altro e il principio enomenologico di realta per il quale ogni

3
Roberta De Monticelli, `oraive aet cvore, cit., p. 34-35.

104
cosa e onte di inormazioni ininite e pertanto bisogna prose-
guirne l`accoglienza date alle apparenza secondo le regole proprie
dell`oggetto. Questo signiica che, per proseguire il proilo tra-
scendente, inisibile, di una montagna, comprero ramponi e pic-
cozza ma, per approondire lo stile segreto di una sedia, seguiro
altre procedure.
Inoltre, siccome quest`attenzione all`inisibile del enomeno e
un riolgimento alla sua intera natura, il recupero di cio che ecce-
de l`eidenza, il completamento dell`essere, il principio che segue
e base ontologica.
Ogvi tio ai co.a ba vv voao .ecifico ai tra.cevaere ta .va aareva,
orrero ai e..ere reatvevte at ai ta ai qvavto ve aare ;Privciio ai
1ra.cevaeva).
Questi due principi, aiancati dalla Regola di ledelta gia men-
zionata, portano a compimento la prospettia enomenologica sul
mondo:
fevovevo e reatta, aareva ea e..ere ;.), eriaeva e tra.cevaeva .i
ivticavo recirocavevte
1ali inormazioni possono rispondere alla domanda iniziale di
questo paragrao se le si intende come prescrizioni circa il da ar-
si. Per sentirsi ii bisogna centrare l`essenza che, non essendo
solo cio che appare ma anche cio che gli sta oltre, non puo essere
esperita scorporando eidenza e trascendenza. Quindi non stac-
carle! Non aniicare le apparizioni, non ignorarle, non sottoa-
lutarle, ma presta loro attenzione critica, stimale non al pari di og-
getti, ma di luoghi in cui tu costituisci oggetti, luoghi attraerso i
quali ti senti io e senza i quali non puoi sentirtici. Queste appa-
rizioni di qualcos`altro non sono aggiunte disturbanti alla tua
identita ma il modo in cui il enomeno di essa reciprocamente si
mostra e si nasconde, si da a conoscere e trascende la sua appa-
renza.
Si potrebbe dire che l`eidenza del enomeno e la sua singolarita

105
e la sua trascendenza e la sua essenza, ermo restando che questa
,essenza, esemplarita, tipo, termine generale del linguaggio comu-
ne, eiao., idea, non ha ita separata dalla sua singola attispecie.
L`altro ,una persona, un animale, un`emozione, un sentimento, un
comportamento, un atteggiamento o una certa idea di se stessi,,
cioe l`oggetto a cui si rapporta un soggetto, ha sia natura mentale,
o soggettia, sia extra-mentale, o reale, ma queste due nature si
implicano reciprocamente in un unico enomeno ,in questo caso
il enomeno l`altro`, e se le si scorpora quel enomeno scompare
e se ne aniicano le apparenze.
Questo e il grande equioco del realismo a cui consentiamo di
equiocare molto piu di quanto riusciamo ad accorgercene co-
stringendoci al dogmatismo di schizorenie assurde, rotture eita-
bili, scorporazioni pantagrueliche che spesso misurano solo la no-
stra cronicizzata inedelta, la nostra impotenza adesia, l`incapa-
cita di aderire e di non pontiicare a uoto, - in ondo - una de-
bolezza mentale a are collegamenti diicili. Per questo traisa-
mento del realismo si sarebbe obbligati
a .o.tevere cbe te vatvre covvvi ;gti eide, .ovo evtita aotate ai e.i.tev
a .earata. Ma vatvratvevte ricovo.cere atte vatvre covvvi vva
realta extra mentem vov ivtica affatto ricovo.cere toro vv`e.i.teva
.earata, cioe attra e.i.teva cbe qvetta cbe e..e bavvo in rebus, rate a
aire vei toro e.evtari, vegti ivairiavi o iv iv geverate vette co.e cbe te
e.evtificavo. aet tvtto ivo..ibite reaere cbe co.a .ia vva monta-
gna, avcbe iv ivvagivaiove, .e vov e.evtificavaota iv o vevo
covtetavevte, cov una vovtagva
4
.
Per stare esattamente nel cuore della realta, per coglierne
l`essenza, le strutture permanenti e tipiche, gli uniersali
5
, per
ederla complessiamente e aerne un orizzonte piu asto biso-
gna esercitare le qvattro rirtv aet fevovevotogo, il protagonista delle

4
O. cit., p. 38
5
O. cit., p. 63.

106
icende di questo libro: ri.etto, fiavcia, vvitta e atteviove. Abbiamo
anche isto che una di queste, la iducia - la laica ede di chi prati-
ca la edelta - e una regola di condotta. In realta anche le altre lo
sono perch, in quanto sentimenti - disposizioni permanenti di
schemi di risposta, o azione, percettia, aettia, cognitia e
comportamentale - strutturano la risposta morale, orientano la
rotta di naigazione.
S. Il realismo anti-riduzionistico delle gerarchie dei valori
Prima di capire come, grazie a queste irtu, si perenga alla
realta - mai piu che solo inadeguatamente - e opportuno spiegare
l`importanza del realismo ,primo principio della conoscenza mo-
rale
6
, nella costruzione di una gerarchia dei alori che consenta di
mettere ordine nella rammentaria esperienza morale e quindi
nelle nostre rammentate ite. Non pero quel realismo dogmatico
che cononde la gerarchia con la orza ed impone ad una reticente
coninzione personale, le olonta nerborute di un indiiduo ma-
lamente assemblato. La gerarchia che sorge da questo realismo
proiene dalle alde proonde della realta personale massima-
mente integrata, la doe non c`e insincerita, discrepanza massic-
cia` tra opinioni di s` e priorita eettie che si maniestano nei
comportamenti e nelle scelte

, ma
caacita ai vobititare it va..ivo .foro critico o..ibite vei covfrovti
aetta roria o.iiove e it va..ivo .foro o..ibite ai covrev.iove aei
qvetta aett`attro
8
.
Una certa preenzione ideologica contro le gerarchie e stata alla
base della conusione del pluralismo con il relatiismo
9
: si e pen-

6
O. cit., p. 20

Cr. O. cit., p. 151


8
O. cit., p. 225.
9
O. cit., p. 215.

10
sato che, per non are aoritismi, osse giusto bendarsi gli occhi
perch, alla ista della realta, non si arebbe resistito alla tentazio-
ne di consentire o dissentire da essa. Ma pluralismo non e sposare
tutti, consentire con chiunque, quanto rispettare, ritrarsi, conce-
dere spazio ,.,, lasciare essere l`altro come tale, nella sua realta e
trascendenza proprie, e in particolare l`altro piu piccolo
10
.
Una gerarchia di alori non impedisce il pluralismo perch at-
tribuendo priorita ad uno dienterebbe un aoritismo ma, al
contrario, e la sua unica possibilita di realizzare la molteplicita del
reale partendo da un centro di osserazione gerarchicamente or-
dinato rispetto alla perieria.
L lo stesso realismo ha accusato duri colpi dal relatiismo che,
interpretando in modo del tutto deturpante la relatiita di Lin-
stein, ne ha atto lo slogan insensato del tutto e relatio e dun-
que possibile`. In realta se il giudizio di alore enisse priato
delle condizioni di erita, se cioe osse relatio all`aria ritta inece
che ad una condizione reale eriicabile tramite il conronto, per-
derebbe la possibilita di essere sbagliato, oltre che di essere giu-
sto
11
e quindi di essere signiicatio. I alori, i signiicati sono
riempiti dalla realta a cui si rieriscono e, senza di essa, sarebbero
uoti e senza senso
12
. Solo la realta ,e orse solo quella delle spe-
cie dotate di organi di senso, in quanto gia posizionata secondo
coordinate determinate, in quanto gia uori, distribuisce porzioni,
contenuti sensati, e orienta le possibilita ininite di discretizzare il
covtivvvv. O almeno
vv reati.vo voaerato, cbe vo travqvittavevte .o.evaere it givaiio ri
gvarao att`e.i.teva aei 1atoriiv.e: ta ettea, ta ^obitta eccetera.
Ci ba.ta avvettere cbe te co.e abbiavo reatvevte, o reravevte, aette
qvatita ai ratore o.itire o vegatire, cbe ve favvo aei bevi, o aei vati.

10
O. cit., p. 202.
11
Cr. o. cit., p. 205.
12
O. cit., pp. 38-41.

108
.a e.evio cbe vv`aiove cove qvetta ai .tvrare vv bavbivo .ia re
ravevte o reatvevte igvobite
13
.
Ognuno, anche uno stupratore ha di atto impliciti sistemi di ri-
erimento che gli consentono un pur minimo esercizio di coeren-
za, la possibilita di seguire un proprio ilo che lo collega alla real-
ta, un suo indispensabile campo di esercitazione in cui allenare e
controllare la propria coesione muscolare, la capacita di tenere in-
sieme il mondo e quindi i pezzi della sua identita.
L penso che nessuno possa priarsene completamente senza
compromettere qualcosa di realmente ondamentale per il suo es-
sere: questa prassi teleologica dell`attiarsi-erso un signiicato
,sensazione, emozione, disposizione sentimentale, idea, condotta,
atteggiamento,, anche solo sentendolo, che e, per me, una era e
propria esigenza ettoriale
14
, quella di arsi abitare da un ospite
erso cui poter riolgere la sedia
15
. O di disporre di un bordino
ontologico da poter mettere in ordine.
Questo potrebbe signiicare che, per seguire il proilo reale delle

13
O. cit., p. 50
14
L`espressione rettore a`aiove, che mi ha ispirato la dicitura suddetta, e usata in realta
a p.3 per rierire la componente tendenziale, reattia, dell`emozione della paura. La ita
aettia ,di cui la paura e uno dei tanti episodi, ha due dimensioni: quella del sentire e
quella del tendere ma, edremo piu aanti, si onda sulla prima. Pur riconoscendo
l`importanza rileantissima della distinzione tra sentire e tendere non sono riuscita ad
aidarmi a quella che nel testo si chiama Seconda tesi enomenologica che onda il
tendere sul sentire: mi sembra un`ingiustiicabile deroga ,la tesi, non la distinzione, al
principio enomenologico della reciproca implicazione di eidenza e trascendenza che,
nella correlazione di sentire e tendere, troano il corrispettio sul piano dell`ontologia
personale. Sarebbe come ondare il principio di trascendenza su quello di eidenza. L
orse ci si puo anche pensare ma solo se ondare non implica la proibitissima riduzione
essenziale. Allora bisognerebbe precisare il signiicato di ondazione`. Certo, il rap-
porto eidenza-trascendenza e sentire-tendere e molto raicinato, una telecronaca al
cardiopalma di un corpo in caduta libera, e la tentazione di dire, bloccando la cinepresa,
questo iene prima` e orte. L`analisi non riesce, non troa pace senza sintesi. Una
sintesi non ondazionale e antigerarchica, liberamente rierita a Boncinelli, e la mia otti-
ca sulla questione che breemente esporro piu aanti.
15
Si pensi alle eaie di Ionesco.

109
cose, si dee ammetterne una ricostruzione gerarchica nel senso
per cui qualcosa e prioritario rispetto ad altro. Prioritario e alme-
no cio che sta nel nostro raggio d`essere, oero e cio che sentia-
mo. O anche: Se esisto allora, gia solo per questo, aermo una
priorita e ho cosi una possibilita reale di are esperienze ere`.
Allora prioritario e cio che c`. Lcco che scatta il rischio del con-
ormismo, dell`appiattimento.
Ma e un rischio non una necessita: almeno un po` scegliere cosa
are entrare nel nostro raggio - quel che si dice - selezionare le
esperienze e in nostro potere. Cosi, consapeolmente o meno,
decidiamo noi la gerarchia. L la realta. A liello personale questo
e senz`altro ero: a seconda di doe, quando e con chi ado stabi-
lisco priorita e mi somministro issuti.
Il laoro di questo libro non consiste cosi nella creazione di un
sistema perch parte dal dato che quello c`e gia, e la gerarchia,
l`ordine assiologico, la disposizione scalare dei alori. O la stessa
necessita di ienti di costruirsi sistemi coerenti ad un ine. Ma
questo ine e giusto, e ponderato o meno Spesso non lo e e cio e
all`origine di esistenze sprecate e insoddisatte. L`opera daero
entusiasmente di questo saggio e quella di alutare i ini, di stabili-
re i criteri di ammissione ai posti di comando, di decidere le espe-
rienze che deono essere prioritarie e quelle che deono essere
marginalizzate, di assegnare i giusti posti al popolo degli aetti.
A questo punto e d`obbligo eitare l`errore piu grae della e-
nomenologia: il riduzionismo, quell`ammasso di indiidui in un
mucchio indistinto che contraiene alla seguente proibizione:
ovo roibite te riaviovi e..eviati, cbe bavvo iv geverate ta forva `
vov e attro cbe Y, aore te rariabiti .tavvo er tii ai co.e essenzial-
mente airer.e. .a e.evio: vva vevte vov e attro cbe vv cerretto,
t`etica vov e attro cbe vv`e.tetica, eccetera
16
.
Se non si rispetta l`istanza antiriduzionistica la realta iene per-

16
O. cit., p. 36.

110
cepita scorrettamente ino a sentirla disarticolata, tutta uguale,
come lo e per quelli che dicono: Mi e indierente! Un bambino
ale una pecora, una pecora ia, una morta` e ia perertendo.
Abbiamo dielto la segnaletica ontologica - o meglio, crediamo
nell`allucinazione di aer auto questo potere distruttio giacch,
per ortuna, ne abbiamo solo un po` - ed ora siamo del tutto diso-
rientati e ad ogni passo ci pestiamo la coda. L pur ero che
l`ordine e reale ma se ci ostiniamo a arci comandare dai capi sba-
gliati la struttura non tiene. L`ordine e reale proprio perch non
unziona sotto ogni condizione di riempimento ma solo sotto
quelle adeguate. Se non collochiamo gli aetti al giusto posto, se
sbagliamo inestimento libidico, un senso di caos, d`insicurezza,
ce lo segnala e dobbiamo ricominciare la alutazione dei titoli a-
ettii. Gerarchia e realta, ruolo e interprete, tendere e sentire, si
sostengono a icenda. Diicile dire se uno dei due regga
l`ediicio. Ma, con tutti quei candidati alla carica, il laoro non
manca. Bisogna ainare i criteri di assunzione delle priorita. A
questo sere l`approondita disanima delle irtu.
6. L'ordine assiologico e l'ordine del cuore: l'amore e
il rispetto
Un ordine e una gerarchia di alori oero l`asserzione di una
priorita che, come si e appena isto, dee essere realmente on-
data, dee realizzare un contatto eettio con lo stato delle cose a
garanzia della sua stessa sensatezza. Ma si e anche isto che que-
sto contatto e in un delicato equilibrio tra sentire e tendere, tra
conserazione e progresso, tra diagnosi e cura, sentimento e giu-
dizio. De Monticelli analizza questo rapporto distinguendo due
ordini e quindi due diersi modi di costruzione gerarchica: uno a.
.iotogico e l`altro aet cvore.
`oraive a..iotogico e il sistema di alori che scaturisce da quel lato

111
dell`aettiita che e il sentire, la sensibilita aettia. La tesi e che
in essa il dato sia immediatamente alore, preerenza indiiduale
di consenso o dissenso ontologico.
Il dato e cioe un assioma che aerma la sua logica per eidenza,
un modo della presenza dell`essere intellegibile alla sensibilita a-
ettia in orma binaria, come positio o negatio. A questo dato
non c`e altro modo di accesso che l`eidenza ed essa, come
l`amore, o c`e o non c`e, ed e insensibile alle costrizioni e alle mo-
tiazioni, non puo essere douto` uniersalmente
1
.
L`eidenza e un`intenzionalita indiiduale, non generalizzante
18
,
che intuisce e sente l`oggetto nella sua interezza e non come
composizione di pregi e dietti e pertanto non ha mezze misure e,
o lo apprezza, o lo disprezza. Siccome non c`e occorrenza neu-
trale, allora c`e gerarchia, priorita.
Ma essa pero, nonostante sia ondata ontologicamente, nono-
stante sia instaurata da una presa diretta della realta, e erratica, ar-
bitraria, spontanea perch la sua erita e il risultato di un parago-
ne tra stato reale e senso ,sensibilita, eettuato con criteri priati,
garantiti solo da se stessi, dal grado di sincerita ad ognuno con-
cesso dalla proondita della conoscenza che ha di s, conoscenza
a sua olta condizionata dal liello di maturazione personale. La
sua capacita di messa in rilieo delle priorita, di sentimento della
dierenza, non e suiciente ad erigere la conoscenza morale, per-
ch la sensibilita aettia resta esposta ad un soggettiismo non
uniersalmente obbligante e quindi potenzialmente iniquo. Inatti
il sentimento che la genera non e una irtu che indica il giusto ma
l`amore che, come sentimento dell`intero, e senza perch
19
, as-
siomatico, immotiato e immotiabile ma assolutamente onda-

1
O. cit., p. 296.
18
Cr. O. cit., p. 296.
19
O. cit., p. 195.

112
to
20
. L`amore che, nella piu completa ingiustiicabilita sapienziale
della sua intuizione, precisa, nella percezione originaria` di un
altro
21
, la certezza del suo stesso unico sentire.
`oraive aet cvore e anch`esso un sistema gerarchico di alori ma
qui la priorita non e soggettia, prescelta in base al sentimento
dell`amore, ma morale, selezionata in base al sentimento del do-
uto, cioe il rispetto. Oiamente questo doere morale non e
imposto da un`autorita esterna ma liberamente scelto, oero
sentito ed e appunto per questo che lo si dice sentimento. Questa
doerosita non e obbedienza cieca ma la massima intelligenza
della realta, la sua misura piu adeguata, un`attenzione obbeaievte,
anche nel senso etimologico di obavaire
22
.
Pero, a conronto dell`amore che e un sentimento, potremmo
dire, ontologico, fovaato sul sentire eettiamente la realta amata
,come un giudizio rilettente in cui sia dato il particolare,, il ri-
spetto e inece un sentimento logico-trascendentale`, non on-
dato ma forvato sul postulato di una realta da amare ,come un
giudizio determinante in cui sia dato il generale,:
ta tra.cevaeva ivairiavate orrero ;.) ta reatta iv qvavto aotata ai
ratore. iv qve.to .ev.o .i vo avcbe aire cbe it ri.etto e avcbe vva
rirtv ivtettettvate, e erfivo ai iv cbe vva rirtv .e e ta covaiiove ai
vva erceiove corretta aetta reatta cove tate
23
.
Inatti il rispetto
rerieve t`arbitrarieta aette refereve vette retaiovi cov gti attri e cov .e
.te..i
24
,

20
Questo legame tra amore e sensibilita aettia iene illustrato nelle bellissime pagi-
ne 163-16 doe si spiega, a ennesima sconerma dello schematismo contrastio cogni-
zione-emozione, il rapporto di causazione diretta dell`amore sullo siluppo
dell`intelligenza, di cui perspicacia e eggenza sono indubbiamente speciicazioni a pie-
no titolo.
21
O. cit., p. 165.
22
O. cit., p. 65.
23
O. cit., p. 200.
24
O. cit., p. 218.

113
unziona da
fittro critico e aevratore vei covfrovti aetta roria .ovtaveita .evti
vevtate
25
e lascia aperta l`ininita esigenza di capire quella mescolanza
reale di eidenza e trascendenza, di realta e possibilita, di cui non
ha, come l`amore, il sentimento dell`intero
26
, ma di cui, essendo
in primo luogo il sentimento della realta - in quanto sempre vtte
riore rispetto al dato
2
, sente di doerlo sentire. Anche quando nel
dato non si sentisse piu l`intero ma solo caotica parcellizzazione,
anche quando l`accesso ontologico si ostruisse dironte a circo-
stanze dolorose che anno a pezzi e disintegrano
28
il sentimento
unitario che e poi la stessa isione d`insieme, il senso globale delle
cose, il radicamento alla realta complessia, anche se l`amore se-
nisse, il rispetto inece non perderebbe mai del tutto i sensi per-
ch e il sentimento dell`intero nascosto
29
, un sentimento a prio-
ri,
fovaatore aetta covo.ceva vorate e ;.) covaiiove aett`iv.tavrar.i
aette rirtv vorati. v attri tervivi, e vva matrice di risposte mo-
ralmente adeguate
30
.
Nella piu assoluta bonaccia del sentire, il rispetto apre le soglie
dell`etica`, indica la direzione corretta risultante dall`adeguazione
ad un criterio non piu priato e soggettio ma uniersalmente
obbligante quale e quello di doer prestare attenzione alla realta
perch per essenza portatrice di dignita e alore
31
.

25
O. cit., p. 224.
26
O. cit., p. 195.
2
O. cit., p. 203.
28
Cr o. cit., p. 98, sulla considerazione che il piacere diondendosi in tutto il corpo
gli conerisce un senso di interezza mentre il dolore, localizzandosi, ha il sapore
dell`angoscia..presagio di ai.ivtegraiove, o di morte.
29
O. cit., p. 203.
30
Ibidem.
31
Ibidem.

114
7. L'Attenzione
32
L`attenzione che prestiamo iendo aria secondo il grado di
proondita di cui disponiamo per accogliere dati o eenti. La pos-
sibilita di dare un`accoglienza appropriata al alore delle circo-
stanze - alla loro propria importanza assiologica - dipende, primo,
dalla maturita aettia indiiduale ,una sensibilita aettia pro-
onda, una personalita ricca o esattamente indiiduata, ha a dispo-
sizione una quantita maggiore di realta - sentimento delle die-
renze e delle priorita di alore - che, come un piu articolato si-
stema di rierimento, le consente di adeguatamente alutare situa-
zioni, e, secondo, dal attore di icinanza` dell`oggetto
dell`attenzione al mondo personale ,rilieo per la propria persona,
amiglia, comunita ecc,.
Si noti che la ai.ovibitita non ha qui un`accenzione moralisti-
ca appoggiata su una orza di olonta che non e ben chiaro da
doe si dorebbe attingere, quanto il signiicato di condizione
delle reali possibilita di solgimento dell`attenzione.
Condizioni ben poco diuse se si pensa al depauperamenteo
generalizzato dell`attenzione causa del non riuscire ,., a ar i-
ere` una parte piu proonda o piu intima di noi stessi perch
ci abitviavo graavatvevte a iveaire cbe it cvore .ia .fiorato aa
qvetto cbe otrebbe argli male. ^oi vettiavo iv oera atti ai
rivoiove, o ivtto.to ai neutralizzazione aettia
33
.
A lungo andare ci dientiamo estranei e acciamo iere ad
altri le nostre ite.
Come si puo avvevtare t`atteviove Con la precisione di un
manuale di meditazione o di esercizi spirituali questo libro orni-
sce istruzioni decisie: per aumentare l`attenzione si opponga

32
O. cit., pp. 25-285.
33
O. cit., p. 28.

115
all`eitamento l`accoglienza aettia, al distacco il collegamento,
alla miopia l`acume isio, alla chiusura l`apertura, all`istinto di u-
ga la curiosita.
Cio non comporta conormismo dei alori e repressione
dell`articolazione del giudizio, quanto, al contrario, l`unica possi-
bilita di approare o disapproare a ragion eduta - dopo aerne
atto esperienza - e raorzare, insieme con le gerarchie assiologi-
che, anche la propria personalita.
Il capitano di una nae puo sruttare le risorse di un clande-
stino, o contenerne l`oensiita, solo dopo aerne scoperto
l`esistenza a bordo. Se inece eita il censimento reale
dell`equipaggio, senza saperlo trasporta pesi morti o potenziali pi-
rati. Non sempre la uga e la strategia piu conseratia: ci sono
olpi che si amputano coi denti la zampa per sottrarsi alle trap-
pole umane e salarsi. La rimozione, o neutralizzazione aettia,
agisce analogamente, ma di rado cio e daero opportuno. Una
olta ospitato il dato - aperto l`uscio ontologico - bisogna idarsi
di quell`albergo ontologico che noi stessi siamo e lasciare, mini-
mizzando la disposizione olitia del tendere: che la sensibilita a-
ettia, nell`esercizio assiologico delle sue unzioni selettie, se lo
prenda in consegna e poi decida, secondo l`ordine morale del suo
cuore, se metterlo in cantina perch e un topo o nella .vite perch
e un principe.
Cosa signiica pero consegnare a se stessi il dato che inece
di essere rimosso e stato accolto Cosa uol dire esattamente la-
sciare che le conoscenze relatie |ad esso| entrino in igore` e
acciano il loro eetto A spiegarlo e un`altra distinzione tra due
modelli dell`attenzione, dello sguardo e del cuore.
L`atteviove aetto .gvarao si issa intenzionalmente sul dettaglio
e tende erso di esso inalisticamente, presupponendolo. Cosi
l`oggetto non e rispettato, non se ne sente eramente la trascen-
denza, il suo essere qualcosa di piu che una mera proiezione di

116
intenzioni. La conormazione enomenologica dell`esperienza
iene qui traisata perch, supericialmente, si a passare cio che
appare come osse tutta la realta mentre, per il principio di tra-
scendenza, ogni tipo di cosa ha un modo speciico di trascendere
la sua apparenza, oero di essere realmente al di la di quanto ne
appare
34
.
Ciononostante i maestri di meditazione buddista consigliano
ai principianti di cominciare a praticare da qui, concentrandosi su
un oggetto di penetrazione ,la bonta, l`aarizia, un mandala, il ca-
daere di un animale, ecc.,. Inatti questo modello dell`attenzione
non e uoriante di per s - che anzi resta una tappa dell`atten-
zione del cuore - ma solo se assunto come unico.
L`atteviove aet cvore e una specie di concentrazione diusa,
equamente distribuitia - come equidistanti dal centro sono tutti i
punti di una circonerenza. Se l`attenzione dello sguardo si rai-
gura l`oggetto come poligono di tiro, l`attenzione del cuore si tira
al centro del poligono e se lo raigura come la circonerenza tutta
intorno a s. Lo sguardo della prima resta uori dall`oggetto, quel-
lo della seconda ci entra dentro e si a sguardo-attraerso
35
, come
quello di un insetto incapsulato in una goccia d`ambra
36
.
Questo secondo tipo di attenzione, in quanto disposizione
ondamentale alla recezione della realta nella sua trascendenza in-
diiduale
3
, e analoga al rispetto, etimologica richiesta di stare a
guardare e sentire attraerso la redda materia del Mos miche-
langiolesco, la calda orma del suo cuore, dentro il cupo particola-
re, la luce del suo alore intero.
Se poi oggetto dell`attenzione e se stessi, piu eidente risalta la
dierenza tra i due modelli: nel primo ci si guarda da uori, nel

34
O. cit., p. 35.
35
Cr. Lmilio Garroni, .tetica |vo .gvarao attrarer.o, Milano, Garzanti, 1992.
36
L`immagine e tratta dalla Critica aet Civaiio di Kant.
3
O. cit., p. 65.

11
secondo da dentro. In questo caso, prima di guardare, un atto
preliminare e douto: collocarsi al centro di se stessi, nel centro
d`osserazione, oero costatare di esserci sempre stati.
Questa e precisamente la caratteristica reschezza` del rispetto,
aurora di giustizia: che sempre di nuoo, adesso e in ogni mo-
mento come osse la prima olta, io debba commisurare il mio
sentire alla presunzione di alore che nella distanza del rispetto e
intatta, e corrisponde all`intangibilita della persona, qualunque co-
sa quella particolare persona abbia atto di s stessa, e comunque
abbia col suo comportamento aetto, cioe erito oppure gratii-
cato il mio sentire. Questa natura caratteristicamente preliminare
e tuttaia costante, non dimettibile, della giustizia morale coincide
con l`apriorita` che Kant giustamente richiedea ai ondamenti
del giudizio morale, per erroneo che osse il suo modo di assicu-
rargliela. L questa apriorita della giustizia morale ,non una tantum
enunciata in una ormula, ma in ogni istante esatta, nel duplice
senso di richiesta` di puntuale`, e precisamente cio che ne a il
principio di buona ormazione del mio sentire e quindi del mio
alutare, e solo assicura la permanente e incessante riedibilita di
questi, oero la loro soggezione a quell`istanza sorapersonale
che e la irtu morale, in cuore alla persona giusta
38
.
8. La Ironesis
Il rispetto come sentimento del douto si sta ora chiarendo nel
senso che douto` sia innanzitutto esserci`, orire alla realta la
disponibilita della propria presenza piu sensibile, di una presenza
attiata nei suoi strati piu proondi, personali, essenziali, speciici,
indiidui.
Suona orzato sostenere che la sensibilita aettia debba ac-

38
O. cit., pp. 219-220.

118
consentire di essere aetta, eppure il sentimento di doersi dare
questa disponibilita e proprio cio che le apre l`accesso ad una
realta di alori piuttosto che di sensazioni, come e inece il caso
della sensibilita sensoriale. Per questa il dato tocca la sensorialita
proocando la sensazione, non un atto personale ma un attiarsi
cellulare, che e isiologico piuttosto che douto. Per la sensibilita
aettia, inece, il alore tocca l`aettiita proocando l`atto del
giudizio di alore, che e douto - intendi: liberamente deciso -
piuttosto che isiologicamente obbligato e automatico.
Questa necessita obbligante della presenza condiziona l`esattez-
za di ogni atto ,emozione, cognizione, condotta, tanto nella sua
possibilita di essere atto - richiesto, quanto in quella di essere at-
to bene - puntuale, eenienze, queste due, mai disgiungibili a cau-
sa di quella conormazione del sentire asserita nella prima tesi e-
nomenologica di questo libro, per cui esso e sempre sentire alo-
ri.
Ma una condizione e una pietra miliare, il punto di rierimento a
cui si riolge un elemento altro da essa. Solo nella possibilita di ri-
erirsi a qualcosa c`e quella di are emergere contenuti. Questa
emersione e il pensare, il giudicare, il alutare, il paragonare, ma
anche il .evtire. Si troa qui il ondamento ontologico che con-
sente di correggere il dualismo corpo,mente dell`errore di Carte-
sio`
39
: una mente suotata del corpo non ha rispetto, non ha mo-
tio di realta, non ha substrato, semplicemente non e. L in qui
De Monticelli prende esplicita posizione. Poi pero, secondo me,
non porta ino in ondo il passo, oero lo aonda del tutto solo
implicitamente, mentre esplicitamente lo lascia trattenuto dentro
la seconda tesi del sentire.
ecovaa te.i fevovevotogica: .evtire e tevaere
vvgi aat riavr.i att`eccitabitita, t`e.erieva affettira .i fovaa .vtta
.ev.ibitita, e t`eccitabitita tevae aa e..erve covaiiovata.

39
Antonio Damasio, `errore ai Carte.io, Adelphi 1995.

119
Qve.ta te.i aggivvge atta riva, cbe caratteria e..eviatvevte it .ev
tire, it ruolo ai qve.to vetta covte..ita aetta rita affettira. reci.a
vevte iv qvavto e fovaata .vt .evtire cbe ta rita affettira vov e ve opa-
ca ve irrazionale. t .evtire e it voao ai presenza aette qvatita ai
ratore aette co.e, e aette erevtvati esigenze cbe e..e ci ovgovo ;vva co
.a reio.a ra rotetta, vva er.ova vov ra trattata cove vva co.a, e
co. ria)
40
.
Andare ino in ondo alla correzione di Cartesio signiicherebbe
rinunciare alla decisione se il cominciamento ontologico spetti al
sentire o all`eccitabilita del tendere, se l`esperienza aettia si
ondi sulla sensibilita e se sia il sentire a arci decidere. Basterebbe
ermarsi alla constatazione che se realta e, questa, non essendo
che condizionata, e necessariamente orientata e ettoriale. In e-
etti, curiosamente, cio e gia aermato nella prima tesi, quando si
nota che il tipo di relazione alla realta sia l`intenzionalita: si tratta
di un erso, di un riguardo, di un rispetto, di un argomento, di un
contenuto imprescindibile allo stesso solgimento dell`attenzione
sensibile-aettia:
Priva te.i fevovevotogica: .evtire e ratori
t .evtire e e..eviatvevte erceiove ai qvatita ai ratore, o.itire o ve
gatire, aette co.e. Qve.ta o..iavo cbiavarta ta prima tesi enome-
nologica sulla ita aettia. t .evtire e it voao ai re.eva o aatita
aette iv .rariate qvatita a..iotogicbe, o ai ratore. Qve.ta aertvra atte
qvatita a..iotogicbe e t`intenzionalita ;cioe it tio ai retaiove atta
reatta) caratteri.tica ai tvtti i ri..vti aetta .fera affettira
41
Pensare una realta aettia senza direzione, come quella ipo-
tizzata in un sentire totalmente depurato da ogni appetito tenden-
ziale, e irrealistico anche per il piu radicale degli anacoreti
42
. Lo
sottolinea ripetutamente la stessa autrice:

40
O. cit., p. 1.
41
O. cit., p. 3.
42
O. cit., p. 4.

120
ta rita affettira vov e qva.i vai vra recettirita
43
.
it .evtire e vv gevere rorio e vttivo ai atti ;.) origivatvevte offe
revti
44
.
`e.erciio aet .evtire.. .ara avvqve ivo..ibite aore vov .i ai.ovga ai
caacita cogvitire
45
.
La distinzione tra sentire e tendere ha - si e gia isto e ancora lo
si edra - indubbio alore regolatio ma anche eccessio ardi-
mento epistemologico. O meglio e paradossale, perch la massi-
ma depurazione del sentire dorebbe coincidere con la cancella-
zione di ogni intenzione, con lo suotamento dell`insieme del
sentire, e cioe con il toglimento del corpo senziente. L cosi si ri-
cadrebbe di nuoo in braccio a Cartesio.
Ma ediamo gli siluppi impliciti di questo emendamento carte-
siano: il sentire giustamente - esatto, che, per la seconda tesi, do-
rebbe ondare il giusto tendere - morale
46
, quando e all`opera,
nell`attenzione, ad esempio, dee dialogare con quell`istanza criti-
ca del senso del doere, il rispetto, che iltra una spontaneita al-
trimenti cosi traolgente da restare amora.
Il sentire non sente niente se non attende, se non tende da un
principio di pianissimo, se non comincia da zero non come stato
in luogo ma solo come moto da luogo, se non dosa la contingen-
za. Viene in mente quel dire saggio che elenosa non e mai la co-
sa ma solo la sua oerdose, che non c`e tabu, interdizione assolu-
ta, ma solo relatia alla arieta delle esperienze. Senza la irtu
della frove.i., complesso di saggezza e prudenza, congegno di pen-
sare e sentire, tensione tra inizio e attesa, la ita e smisurata, sem-
pre troppa o troppo poca.
Ci ritroiamo ancora sul sentiero di crinale tra sentire e olere,

43
O. cit., p. 3.
44
O. cit., p. 69.
45
O. cit., p. 2.
46
Si tratta quindi di una ondazione della morale sull`estetica, oiamente come teoria
della percezione sensoriale.

121
tra precisione ed equita, giustezza e giustizia, priorita di alore e
priorita morale, aetto e giudizio, sentire e pensare, pertinenza e
soglia, ascolto e pronunciamento, emozione e azione, amore e ri-
spetto, ontologia e logica, ondamento e motiazione, liberta e
necessita, realta e doere, spontaneita e olonta, personalita del
sentire e uniersalita della norma.
Si richiamino le quattro irtu del enomenologo: se si pensa che
il rispetto e il sentimento del douto - e abbiamo isto che cio
che e douto non e altro che l`attenzione e cioe la recezione della
realta - se si considera che la edelta e la regola di attenersi, di
nuoo, alla realta e umile e colui che non si allontana dall`bvvv.,
allora al enomenologo e atto assoluto diieto di scartare da que-
sta dorsale.
Si puo aacciare da un ianco e gli parra che il repertorio delle
irtu costituisca la parte dinamica della costruzione teorica, inatti
il ettore di azione e il tendere e la irtu ,per quel tanto che non e,
come si e inece isto di soente, mescolata al sentimento, appe-
tisce il giusto e si muoe nella sua direzione. Si puo aacciare
dall`altro e scorgere il repertorio stratiicato della sensibilita aet-
tia come il lato statico del abbricato ilosoico. Ma esso, che sia
una nae o un ediicio, dee comunque naigare, che scenda lui
in mare o che il mare salga a lui con la orza dei enti e dei terre-
moti. ^arigare vece..e e.t, rirere vov e.t vece..e.
Sere discernere la statica dalla dinamica, il sentire dal tendere,
ma il atto che tutte le distinzioni che si elaborano in seno all`ap-
proccio enomenologico siano sempre estremi di una scala gra-
duata e quindi digitalizzazioni di un insieme continuo che ci ser-
ono a comunicare con esso, sollea il sospetto che la realta per-
sonale sia una questione di gradi
4
e aerma la prospettia eno-
menologica sulla morale: che essa sia aristotelicamente la misura
prudente e non categorica delle cose. Un`etica del iandante`,

4
Cr. o. cit., p. 96

122
come ha recentemente ricordato Umberto Galimberti dalle pagi-
ne della Revbbtica interenendo a proposito della clonazione
umana
48
.
Questo signiica concepire la morale come risposta strutturante
capace di ar dientare morali rapporti che prima non lo erano.
La morale prudente e attiita trasormatrice che sentendo alori
non resta in posizione ricettia ma si attia per realizzarli, senza
dimenticare pero che, l`aerli sentiti, costituisce gia buona parte
della loro realizzazione. L questa l`idea del rapporto tra buona
ormazione ,anche nel senso di educazione permanente e di it
avvg, e buona ondazione
49
, punto cruciale di ogni possibilita di
siluppo ciile, oero l`esigenza che, a monte di ondamenta og-
gettie, ce ne siano di soggettie, le quali diciamo appunto orme,
ormazioni e buoni esempi ormatii, buoni maestri.
Ci .iavo riferiti atta traaiiove ari.totetica ercbe qvi ta ri.o.ta e iv
aefivitira tavto cbiara qvavto, aata ta vo.tra voaervita o.t/avtiava,
.cioccavte: vi.vra aet giv.to ;.evtire, rotere, agire) e it giv.to ;e..ere). O,
iv favitiarvevte, vi.vra aet beve e t`vovo aabbeve, orrero it .aggio.
1ate e aire, avcora iv e.attavevte, cotvi cbe ai.ove aetta ronesis,
aetta prudentia, e ta e.ercita. cco ta riva e fovaavevtate aette rirtv
vorati aetta traaiiove .cota.tica, ta qvate aice qve.ta traaiiove .i
orta aietro tvtte te attre. Per oco cbe .erravo te etivotogie, .i vo rite
rare cbe it rerbo roneo vov ivaica iv aefivitira iv it ev.are cbe it
.evtire: e covare avi vet greco cta..ico qvavto iv qvetto veote.ta
vevtario iv qve.ta .ecovaa acceiove. Cbe traavca o vo feaetvevte ro-
nesis e prudentia, voi rooviavo giv.tea aet .evtire cove ae.i
gvaiove ai qvetta rirtvo.ita o rirtv at .ivgotare cbe e t`eccetteva
aet giv.to: e reci.avevte er qvett`a.etto aetta rirtv vorate cbe e it
.vo a.etto cogvitiro, reggevte. Civ.tea iv tvtte te .ve rateve ai
e.attea, reci.iove, intonazione, rooriove, vi.vra, aroriate

48
a Revbbtica, 12 agosto 2004
49
O. cit., pp. 220-222

123
a, aaegvatea, .evbra t`e.re..iove iv aaegvata a ae.igvare qvetta
qvatita o ivtto.to qvet modo aet .evtire cbe a ogvi .vo tiretto ;.ev.o
riate, ritate, er.ovate) to revae oraivato, appropriato cioe at ratore
ai cio cbe ve e t`oggetto, atta o.iiove ai qve.to ratore, atte circo.tave
aate. Ma, vet tegave cbe qve.ta arota, giv.tea, cov.erra cov
t`attra, giv.tiia, c`e qvavto ba.ta a farve ta ae.igvaiove aaegvata
ai vv a.etto aetta rirtv er avtovova.ia, t`eccetteva aet giv.to. `attro
a.etto e..evao qvetto orievtato att`aiove, qvetto tevaeviate er co. ai
re: qvetta eccellente disposizione del olere cbe roriavevte .i
cbiava giv.tiia ;iv qvavto rirtv vorate: cio ai cvi .ottavto qvi e iv
qve.tiove, vovo.tavte it vove ae.igvi avcbe vva qvatita cbe vov e aette
er.ove va ai attro: vva .ocieta, aa e.evio, e ogvi gevere ai retaiove,
trav.aiove, ai.tribviove cbe iv e..a oeri)
50
.
9. La teoria degli affetti
Prendiamo ora l`indice del libro che e diiso in quattro parti.
La prima e metodologica, contiene le ragioni per occuparsi della
ita aettia e descrie atteggiamento, metodi e nozioni che sa-
ranno usate. Il enomeno di cui trattera il saggio e quello stesso
che nell`eta di Cartesio e lungamente dopo di lui e stato designato
col termine amplissimo di passioni` rierito a cose disparatissi-
me. Nella ilosoia contemporanea di oggi e in oga la parola non
meno onnicomprensia di emozioni`. In entrambe i casi
l`adozione di un termine generale ha segnato l`adozione di una
teoria sbagliata che, riducendo ad uno solo enomeni diersi, er-
roneamente li caratterizza tutti in blocco come opposto della ra-
gione.
Le parti a seguire consistono nel laoro paziente di issione di
questo nucleo appesantito da indebite usioni di secoli di storia

50
O. cit., pp. 216-21.

124
della ilosoia in una sola grossolana molecola. La enomenologia
consiste del resto proprio in questo discernimento degli essenzia-
li, nella precisazione delle dierenze, nell`articolazione e raina-
mento dei proili tumeatti sotto cui distrattamente gurdiamo la
supericie della ita.
La seconda parte e la teoria degli aetti e conduce un`analisi
statica dell`ontologia personale. La terza e la teoria dei picchi e se-
gue le dinamiche del dienire umano. Verso un auspicabile cre-
scendo ediicante delle icissitudini dell`uomo porta la quarta
parte che in ondo prosegue la precedente e conclude l`opera.
Nella mia esposizione ho anteposto la terza e la quarta parte alla
seconda. Lettiamente, anche nel testo, e un po` un torto dire
statica la trattazione degli aetti che inece ininterrottamente pul-
sa di ribellione alla cattura concettuale. Ma distinguere non e
rompere e are delle soste non costringe aatto a rinunciare alla
etta quanto, semmai, ne consente la conquista.
La nostra etta in questo caso e la realta oero l`acquisto-
conoscenza ,traduco cosi acqvaivtavce
51
, che acciamo di essa. Di
questo enomeno l`autrice distingue tre modi:
1. la percezione o aezione sensoriale
2. la percezione o sensibilita aettia
3. la percezione psicologica o empatica.
Lssi corrispondono agli strati aettii dell`identita personale.
Qui di seguito:
1. Lo .trato .ev.oriate, del piaceole e dello spiaceole
52
, su di esso
si ie l`esterno del proprio essere e comprende:
- i sensi della distanza ,ista e udito, che sono priilegiati
nella sera cognitia e per questo sarebbero piu distaccati e

51
Cr o. cit., p. 42.
52
O. cit., p. 98. Il testo mette a uoco un`eidenza a tutti ben nota anche se solo im-
plicitamente: il piacere rinorza la percezione del proprio corpo come un tutto mentre
il dolore localizzato in qualche modo ci a a pezzi`.

125
impersonali ma che, per la loro stessa struttura, ageolano il
piacere disinteressato dell`esperienza estetica e sono quindi
proondamente personali, toccando strati dell`identita pre-
clusi alla sensorialita pura e semplice, in essi si e consapeoli
di un`attiita che il corpo esercita piu che, come nei sensi
del contatto, del corpo che la esercita,
- i sensi del contatto ,tatto, gusto e odorato, che rendono
consapeoli del corpo, piuttosto che, come i sensi della di-
stanza, di un`attiita che il corpo esercita.
2. Lo .trato aet .ev.o ritate, del benessere e del malessere. Da qui
inizia l`ordine assiologico del sentire alori. Vi si distinguono:
- una storia naturale del corpo data dalla successione di stati
di corpo` che scaturiscono in uno siluppo` isico. Lssi
rileano direttamente il corpo con la ame, la sete, il sonno
eccetera e si succedono in asi come quelle della crescita,
dello siluppo, della maturita e inecchiamento isici,
- una storia interiore della persona data dal succedersi di
stati d`animo` che determinano la maturazione` perso-
nale. Lssi sono gli umori che non ci dicono cbi .iavo, ma
solo cove .tiavo`. L molto importante tenere distinti gli
umori o i toni energetici dai sentimenti dello strato succes-
sio della personalita. L`umore sente la realta come alore -
il alore dell`umore di quel momento - ma, dato il grado di
indiidualita del suo sentire ancora al di sotto della soglia
personale, non puo sentire la realta come alore assoluto.
Questo impedimento risulta poi nell`impossibilita di perso-
nalizzare la risposta alla realta, di deliberarla, e costringe ad
attenersi a modi stereotipati di reazione quali appunto gli
umori e, perch no, le risposte psicosomatiche.
3. Lo .trato er.ovate
53
, del giusto e dell`ingiusto. L la personalita

53
O. cit., pp. 111-115.

126
indiiduale. Qui parte l`ordine del cuore. Il sentire a questo liello
si dice sentimento,
ai.o.iiove ai cvi vva er.ova e vorvatvevte capace, va cbe vov c`e
riva ai e..ere instaurata. Da qvavao c`e, ero, e reate avcbe vet .ev.o
ai eicace: votira iv o vevo avrerotvevte evoiovi, .cette, aeci.iovi
e covortavevti. ^ov e vva .evtice ri.o.ta, va vva risposta
strutturante, o matrice di risposte.
A conronto dell`umore il sentimento e un`interpretazione
molto piu personalizzata della realta. In esso si attiano gli strati
piu proondi e tipici della personalita che nell`occasione della ri-
sposta incontrano l`opportunita di emergere e censirsi. La risposta
del sentimento minimizza l`automatismo, la reazione di circostan-
za, e ottimizza la puntualita, l`esattezzza del cuore. Mentre aggiu-
sta la realta all`interno del suo ordine si troa a riaggiustare anche
l`ordine stesso per renderlo piu capiente, accogliente, recettio,
sensibile.
Nel secondo strato rispondere alla realta era semplicemente
sentire i alori negatii e positii delle cose mentre ora c`e un cov
.evtire e ai..evtire nei conronti di ,dati ordini di, questi alori
54
. Li
la realta si potea rarontare con un senso di benessere o malas-
sere ed il alore che ne scaturia non potea che essere o l`uno o
l`altro, qui brilla inece un senso nuoo a cui rierire la realta, il
sentimento del giusto, ed essa puo assumere un alore morale o
immorale.
Lo strato personale si riseglia al contatto di altre persone ,.,,
incontrando gli altri, incontriamo anche noi stessi ,.,. Amore e
odio sono rispettiamente la ia di accesso della persona a questo
strato dormiente della sua sensibilita, e la ia del suo ritrarsi da es-
so. Inatti piu ci si aicina al simile piu si deono ainare i cri-
teri di distinzione da esso e cosi, contestualmente, ci si raina
sempre piu. Se cammino nel bosco la mia speciicita di essere i-

54
O. cit., p. 114.

12
ente e diersa dalla speciicazione in cui incorro camminando tra
la gente. L ia proseguendo mano a mano che salgo nella deini-
zione del dominio a cui appartiene la mia personalita che diente-
ra sempre meno numeroso ino a dientare insieme ad elemento
unico, quello della mia identita personale.
1anto piu i raggruppamenti sono empatici, quanto piu ci si a-
icina alla solitudine, o purezza, del proprio insieme singolo.
1anto piu ci si accosta a chi si odia, quanto piu conuso resta an-
che il proprio insieme di apparteneza. L inatti l`odio e azioso e
assai poco circostanziato, e astratto e generico mentre l`empatia e
concreta, tangibile e mirata. L`odio, potremmo insinuare, e carte-
siano, perch ugge il corpo e si ostina a misurare la temperatura
dell`acqua senza immergerci il termometro.
L`odio si muoe in branco perch se si troa da solo di ronte
al lupo si trasorma in terrore. Ld allora, se non uole lasciarsi
disseccare da se stesso - e a quanti inece capita di restare mum-
miicati dall`odio - dee arsi matrice di altre risposte, strutturare
qualcosa, ad esempio l`arte rancescana di parlare con le iere.
J0. Sentire e tendere
Il delicato rapporto tra sentire e tendere puo essere paragonato
a quello tra esperienza e memoria: qualcosa mi si ore alla ricetti-
ita, all`ascolto, ma, se non interengo, anche solo prestando le
orecchie, la presenza non lascia traccia recuperabile. Se sistemati-
camente non ritroassi gli occhiali l`atto di togliermeli arebbe
daero mai luogo
Senza riornimento all`indietro ,feeabac/,, senza in qualche mi-
sura olere cio che e stato - una sorta di appropriazione del desti-
no, di paradossale libera scelta del necessario, di accordo di ne-
cessita e liberta - il mondo si riduplicherebbe di nuoo nel regno
delle essenze preconezionate da un lato e della realta tipo vave

128
qviv nudo da estire dall`altro.
Si dee per lo meno inumidire l`humus, arsi umili, orire cede-
olezza a cio che ci si presenta alla sensibilita anche senza aerlo
cercato ,o senza sapere di aerlo atto,. L cio che ci si presenta
puo essere inece anche cercato, un desiderio, una olonta ,si
pensi alle antasie allucinatorie dei deliri di dipendenza, o al pu-
gnale di Macbeth, e allora l`accoglienza che gli deo non e solo
contemplatia - come per gli aetti sentiti - ma sollecita - come
per gli aetti olitii - la alutazione dell`opportunita di realiz-
zarlo. Resta comunque il atto che per insediarsi nella realta o ar-
sene insinuare bisogna essere almeno un po` irtuosi.
Sentire e tendere, pur se distinguibili, sono inscorporabili e con-
giuntamente agiscono nell`esperienza. Si puo orse are chiarezza
sulla questione riportando le rilessioni sulla percezione del isico
Ldoardo Boncinelli:
v covctv.iove it vovao ai er .e vov e ootato ve ai .ev.aiovi ve
robabitvevte ai .tivoti. ovo gti orgavi ai .ev.o aette rarie .ecie, iv
ctv.a orriavevte ta vo.tra, cbe ivairiavavo aei oteviati .tivoti e ti
tra.forvavo iv .ev.aiovi. oortvvo o..errare cbe tate .eteiove vov
e .oto qvatitatira, rigvaraavte cioe cbe co.a cbieaere e cbe co.a vo, va
avcbe qvavtitatira, rigvaraavte qvavto ivtev.o aebba e..ere vvo .tivoto
er ri.vttare riteravte. 1otevao, o..iavo cbiavare pertinenza per-
cettia ta riva ai.crivivavte e rileanza percettia ta .ecovaa, va
vov .i tratta cbe ai vovi. e ta ratvtaiove ivticita ai ertiveva e vv
effetto airetto aett`e.i.teva, o aetta vavcata e.i.teva, ai orgavi ai .ev.o
e ai veccavi.vi verro.i .ecifici, ta vaggior arte aette ratvtaiovi ai
riterava .ovo vva cov.egveva aett`e.i.teva ai veccavi.vi biotogici a
.ogtia: cio cbe .vera vva certa .ogtia .icofi.ica a..a, cio cbe vov ta
.vera vov a..a e vov vo revire a..otvtavevte erceito ve regi.tra
to
55
.
Ritradotto per noi, acciamo corrispondere la selezione degli sti-

55
Ldoardo Boncinelli, o .ovo, tv .ei, Milano, Mondadori, 2004, pp. 84-5.

129
moli alla presa di realta, alla conoscenza aettia risultante da due
operazioni:
- il sentire: a seconda degli strati attiati ,nel testo di Bonci-
nelli gli organi di senso e i meccanismi nerosi, issa o er-
ma ,anche grazie alla ermezza come coraggio d`essere, cio
che e ertivevte, la qualita, il che cosa dell`esperienza,
- e il tendere che appetisce la pertinenza del sentire ma in ra-
gione di una quantita di soglia` o riterava ,anche grazie
alla temperanza come moderazione dell`appetito, sotto o
sopra la quale la qualiicazione dell`esperienza e impossibile.
La correttezza del sentire, la sua giustezza, condiziona l`adegua-
tezza delle risposte aettie. Ma la correttezza del sentire e gia di
per s una risposta aettia. Sentire alori e rispondere, giudicare,
reagire e quindi e senz`altro anche tendenza. Se si antepone il
sentire al tendere il riempimento intuitio non puo essere seg-
mentato, discretizzato, e nessuna percezione aere luogo. Sarebbe
come togliere la soglia alla pertinenza e arla scoppiare d`ininito.
A pag. 4 si legge che e il sentire che ci a decidere. A me sem-
bra che il sentire sia gia aer preso una decisione. L allora ci si
dee mettere a ragionare insieme, come coi igli, per capire se
l`aallo era daero un consenso, un`approazione, un riconosci-
mento. O se disarmonia inammissibile nell`ordine del cuore.
Ci uole una minima dose di coraggio per sentire alori, una
stima minima nelle proprie possibilita di capire, una alsariga
ininterrotta di senso della misura delle cose. Se la realta ci sorasta
come un caos schiacciante, ogni possibilita di giudicarla e quindi
metterla in ordine resta scoraggiata. Se la realta iene sentita col
alore di cosa globalmente dominante - il senso kakiano
dell`autorita - se non ci si riconosce un margine di liberta rispetto
ad essa, anche nel senso di piccole ariazioni personali del tema
generale, allora, in regime di mera deterministica esecuzione, non
si registra percezione di alore. Declina anche il alore assoluto

130
dell`unicita indiiduale e un uomo puo morire nel totale silenzio
del sentire.

131
Libri per la pratica

133
Analisi
Hans Georg Gadamer, Il dolore
(Apeiron, Sant'Oreste - Roma, 2004)
di Laura Darsi
Co. vet aotore bvovo e rerace e cio cbe rire. Ascoltando attenta-
mente il canto di questo erso di Georg 1rakl ci rendiamo imme-
diatamente conto che in essi risuona l`eco di qualcosa che stride.
Proiamo a riascoltarli:
Co. vet aotore bvovo e rerace e cio cbe rire.
Se ci soermiamo sulle singole parole di questo erso, ci accor-
giamo che in essi e presente qualcosa che non ci conince. A
creare questa perplessita e innanzitutto il atto che il termine
dolore` sia accostato all`aggettio buono`. Un dolore buono`
non e orse una contraddizione in termini Come puo, inatti,
qualcosa che addolora, e dunque che a male`, essere conside-
rato buono`
Non solo, ma come e possibile che questo dolore buono` sia
anche connotato di eracita` e in quanto tale, in esso sia ,e,
contenuta la possibilita di cio che ie` Signiica orse che noi
uomini esistiamo perch soriamo, che cio per cui soriamo e
buono e erace` e dunque, doremmo esserne contenti
Il senso di questa proocazione ci conduce direttamente alla
complessa questione relatia al rapporto ra dolore ed esistenza
arontata da lans Georg Gadamer nel testo t aotore ,Apeiron,
Sant`Oreste - Roma, 2004,.
Un aiuto consistente all`elaborazione di quanto espresso giunge
inatti dal pensiero del ilosoo tedesco che, prima di poter ap-
prodare a una deinizione del senso del dolore`, si appresta ad
analizzare la complessa relazione ra scienza e ita, interento
medico e ruolo passio del soggetto, dominio della tecnica e sper-

134
sonalizzazione dell`indiiduo, eccessia iducia nella terapia ar-
macologica e conseguente alterazione della dimensione dell`ascol-
to da parte del soggetto nei conronti della propria corporeita.
L`occasione per arontare questi argomenti si ore grazie a un
congresso tenuto l`11 Noembre 2000 presso la Clinica Ortope-
dica dell`Uniersita di leidelberg sul tema: L`approccio al dolore
in ortopedia`. Il simposio era stato pensato per i medici e gli psi-
cologi operanti nelle strutture ospedaliere che intendessero ap-
proondire i ondamenti della terapia analgesica relatia al mal di
schiena arontando al riguardo, anche il tema dei problemi relati-
i al rapporto ra medico e paziente.
L in questo contesto che l`ortopedico Marcus Schiltenwol,
dopo aer letto la biograia di Gadamer scritta da Jean Grondin
in cui si racconta che il ilosoo non aea potuto partecipare a
un conegno per motii di salute perch soerente di sciatica`,
decide di initarlo, coninto che i ragguagli sui dolori alla schie-
na non ossero compito esclusio della ricerca biologica e medi-
ca` ma anche di un ilosoo come Gadamer.
La motiazione di questo inito e data dal atto che il ilosoo
tedesco, dopo essersi occupato per moltissimi anni di rilessioni
sulla natura umana ed essendo oltretutto, direttamente toccato
dall`argomento del mal di schiena`, arebbe potuto sicuramente
ornire un commento piu distaccato sulla pratica medica. Quella
di Schiltenwol si rielera poi essere una elice intuizione, dal
momento che Gadamer parlera a partire non certo dalle astratte
considerazioni di un maestro della chiacchera`, bensi dalla me-
moria delle sue soerenze patite. Appare gia chiaro a questo pri-
mo liello di analisi, come la dimensione esistenziale propria
all`esperienza diretta del mal di schiena` accia aertire tutto il
suo peso. Si edra poi come, ad un liello piu approondito di in-
dagine, la priorita della dimensione esperienziale non riguardi
soltanto le motiazioni e i contenuti dell`interento di Gadamer

135
ma anche la sua orma, il suo metodo.
L`approccio del pensatore tedesco al conegno, il suo modo di
riolgersi all`uditorio, puo essere inatti considerato un esempio di
pratica ilosoica, dal momento che i ondamenti del suo pensiero
ilosoico si rilettono in maniera del tutto coerente sulla meto-
dologia con cui, nella prassi, egli conduce il suo interento. In al-
tre parole, si assiste ad una messa in pratica` del suo pensiero.
Vediamo in che modo.
Analizzando breemente alcune tappe del suo percorso, gia
nell`opera 1erita e vetoao il pensatore tedesco aea recuperato la
dimensione platonica del dialogo`, quel modo cioe di intendere la
costituzione dialettica della erita come una costruzione dialogica.
Il togo. che opera all`interno della struttura dialogica io-tu` non
appartiene a nessuno dei due dialoganti ma li attraersa, li sora-
sta a tal punto che cio di cui essi discutono non e oggetto di una
contesa ra un io e un tu ma e la cosa` stessa che accomuna i
due interlocutori. Dialogare non signiica usare parole nominando
semplicemente degli oggetti ma, in questa prospettia dialettica, il
dialogo ha un compito eminentemente rielatio e eritatio. Una
erita, questa, che non puo essere considerata come assoluta,
propria cioe di quel modo di procedere astratto e rigoroso tipico
della metaisica tradizionale, ma al contrario, in quanto apparte-
nente all`esperienza del dialogo, essa non e mai deinitia.
Nell`esperienza dialogica l`interlocutore rimane aperto al con-
ronto a partire da un non-sapere. In questo spazio di interlocu-
zione, la domanda e la risposta sono eenti che cambiano di olta
in olta, il rapporto ra le due persone. Cio aiene semplice-
mente perch l`ascolto dell`altro e tale in irtu di un`appartenenza
reciproca. La condizione di possibilita di questa appartenenza e
data dal togo. che, attraerso il dialogare, raccoglie, comprende e
interpreta le dierse posizioni.
Il dialogo, inteso cosi nella sua alenza ermeneutica come

136
espressione di una usione d`orizzonti`, costituisce precisamente
cio che Gadamer mette in pratica nella modalita d`approccio del
pensiero ilosoico con la medicina e la psicoanalisi. Non e un ca-
so che lo stesso olumetto sia strutturato in tre parti: la preazio-
ne dell`ortopedico Schiltenwol, la parte centrale di Gadamer se-
guita da un dibattito con l`uditorio e la parte inale dello psicoa-
nalista lermann Lang, quasi a testimonianza del atto che tutte e
tre le discipline possano dialogare su un terreno di reciproca ap-
partenenza la cui condizione di possibilita del dialogo e tale in
irtu di un togo. che le attraersa e le rideinisce illuminandole di
un senso nuoo. L`emergere della erita all`interno di questa di-
mensione di comune consapeolezza riunisce le dierse posizioni,
le restituisce alle loro dierenze delimitandole all`interno di una
comunanza d`intenti.
Gadamer si riolge all`uditorio aermando che il dialogo e pre-
zioso perch ci rende consapeoli dei nostri limiti. Dialogare sul
dolore signiica esserne consapeoli e saperlo ascoltare e com-
prendere come compito da assolere nella nostra dimensione esi-
stenziale.
Deinendo il dolore come compito` Gadamer da oce a una
grande proocazione aermando che il dolore non e un proble-
ma di pertinenza esclusia della mera scienza medica ma dee es-
sere arontato da quanti ne sono stati colpiti. Non bisogna dun-
que utilizzare le risorse della medicina, ma imparare ad
assolere a quel compito`. Il protagonista della guarigione e il
soggetto colpito dal dolore.
Quest`ultima asserzione si riela di ondamentale importanza
poich, se da un lato riposiziona il soggetto nel suo ruolo attio,
dall`altro consente a Gadamer di assegnare ai medici e ai terapeuti
una nuoa posizione: non al di sopra del paziente ma accanto a
lui. Il medico non dee quindi solgere solo il ruolo di consulente
sanitario ma la sua unzione dee essere soprattutto maieutica. Il

13
medico ideale dora imparare a dialogare con il paziente, aiutarlo
a renderlo consapeole del proprio ruolo nel dolore. In tal senso,
il paziente non dora essere considerato un oggetto inanimato
ma restare il soggetto attio di una crescita - una crescita che
prenda slancio dal dolore che lo ha colpito. Lssere soggetto atti-
o, signiica sapere il proprio dolore, dialogare con esso e impara-
re ad ascoltarlo. Un ascolto questo, che sia il paziente, sia il tera-
peuta deono mettere in atto come soggetti alla pari attraerso il
dialogo.
Cosi come il paziente non e un oggetto, allo stesso modo nem-
meno il suo dolore puo essere considerato nella sua mera oggetti-
ita come qualcosa da combattere, una sorta di entita esterna ri-
spetto all`essere del soggetto, un nemico erso il quale andare
contro` ,gegev,. A mio aiso, il termine tedesco gegev ben ci sug-
gerisce la dinamica tipica del sapere metaisico, o piu precisa-
mente dell`epoca della tecnica. Si tratta di un sapere rappresenta-
tio che indaga l`oggetto come cio che sta di ronte ;gegev,, secon-
do le certezze logico-deduttie nei termini della scienza. Lcco
perch sapere il dolore` per la medicina contemporanea signiica
rappresentarselo come oggetto d`indagine trattato scientiica-
mente nella sua oggettiita. In tal senso la lotta al dolore` di-
enta un aspetto problematico del trattamento medico: i armaci
dientano armi` per sconiggerlo tentando di stordirlo. L il caso
di dire che qui lo stordimento chiude deinitiamente ogni canale
di comunicazione con l`ascolto del proprio dolore.
Ad alimentare questo atteggiamento e poi lo stesso paziente
che, ormai condizionato dai mezzi di comunicazione di massa, i-
ducioso nell`inormatica e abituato a digerire passiamente ore
intere di teleisione, abbandona quasi totalmente la dimensione
del dialogo. Questa progressia spersonalizzazione impedisce
all`uomo di ascoltare e di dialogare con il proprio dolore. In tal
caso, ci comportiamo come se la soerenza non acesse parte di

138
noi: semplicemente, non ne ogliamo sapere, puo addirittura ac-
cadere che il paziente esiga a sua olta, di essere curato con i ar-
maci anche nel caso in cui il sanitario arebbe buoni motii per
non aalersene.
Contrario a questa isione e naturalmente il pensiero di Gada-
mer che al proposito aerma: appartiene palesemente all`equili-
brio dell`esistenza umana attraersare periodi nei quali il dolore si
acuisce e altri in cui si mitiga senza che di solito sia necessario ri-
correre all`aiuto di un medico. Si pensi per esempio all`indolen-
zimento muscolare che e l`oia conseguenza di uno sorzo isi-
co: non e aatto una malattia.
Su questo concetto, ossia quello per cui il maggior contributo
alla cura dei propri dolori possa enire dalle energie possedute
dall`essere umano, Gadamer insiste durante tutto il corso del suo
interento. Il pericolo piu grande in un`epoca dominata dalla tec-
nologia sta nel atto che quelle energie siano sottoalutate e di
conseguenza le nostre capacita non arriino a silupparsi piena-
mente. Pur coninto degli indiscutibili progressi armacologici
della ricerca scientiica, egli procede socraticamente nel dibattito
con i suoi scettici interlocutori rimanendo tuttaia ancorato al
pensiero di un`estrema iducia nelle risorse dell`uomo. Si riela
calzante al proposito una citazione di Seneca: I buoni conorti si
trasormano in medicine, e qualunque cosa sollea l`anima, gioa
anche al corpo.
Di grande eicacia poi, risulta il racconto dell`esperienza diretta
di Gadamer che a entidue anni rimase contagiato dal irus della
polio. La malattia lo costrinse a stare coricato per settimane con
orti dolori alla spina dorsale. Preso dall`ansia per il atto di doe-
re coniere con un dolore, a quel tempo incurabile, egli decise di
riprendere in quella circostanza gli studi di ilosoia. Quell`espe-
rienza gli permise di arontare il dolore attendendo che si atte-
nuasse e di scoprire che la possibilita di inluire sul dolore nel

139
momento in cui, diendendoci dalla sua aggressione ci dedichia-
mo a un`attiita che ci assorbira completamente, e un atto che
riempie di soddisazione:
^vtta revae iv .oortabite it aotore ai qvatco.a cbe .i ra cbiarevao
cbe rieve atta vevte. Ci .ovo tavte qve.tiovi riva.te iv .o.e.o cbe ae.i
aeravo e..ere ri.otte, e it aotore co.titvi.ce iv tat .ev.o vva gro..a o
ortvvita for.e ta vaggiore oortvvita, er revire fivatvevte a cao ai
cio cbe ci e .tato ivo.to.
Considerare il dolore come opportunita`, per assolere al no-
stro compito` di esseri umani signiica inalmente ermarci ad
ascoltarlo e consentirgli di parlare.
Si puo allora aermare che il dolore parla Sul dialogo con il
proprio dolore si inserisce l`interento dello psicoanalista ler-
mann Lang che, partendo dall`aermazione di Sartre per il quale
la salute e il silenzio degli organi`, deinisce, al contrario, il dolo-
re come un attore di disturbo che, imponendo la sua presenza,
costringe l`uomo a ricordarsi di s, parlando attraerso la sua cor-
poreita. Si puo ben dire, pararasando Lacan, che il corpo parla
laddoe la parola manca. Il linguaggio del corpo puo dunque di-
enire comprensibile attraerso la parola emessa dal soggetto.
L`elaborazione linguistica della soerenza porta il soggetto alla
consapeolezza aiutandolo a ocalizzare le ragioni del proprio
sintomo. Durante questo percorso, perenire al senso del proprio
dolore, contribuisce a ar concentrare l`attenzione del paziente
sulle proprie risorse interiori, su una ricerca intima del proprio s,
risegliando in tal modo, la dimensione del desiderio.
Il desiderio, una olta portato alla luce, dienta l`unica ancora di
salezza del soggetto che, nel canalizzare le proprie energie in una
direzione di soddisazione, riesce ad accettare meglio e a superare
il dolore iendone il suo senso autentico. L proprio questo il si-
gniicato del tedesco rerrivaev ,incere,, che Gadamer ci uole
trasmettere quando decide, colpito dal irus della polio di

140
incere` e superare meglio il dolore grazie al senso di piacere e
di soddisazione risegliato dal desiderio per la ilosoia.
Quanto aermato inora consente una considerazione impor-
tante relatia alla modalita con cui solitamente si arontano
quelle malattie che hanno un`origine posicosomatica. In questi ca-
si, un interento immediato di tipo armacologico potrebbe ar
perdere deinitiamente la possibilita ad un paziente di raccoglier-
si intorno all`ascolto del suo sintomo` cercando di risolere quei
problemi psichici che, olontariamente eitati e rimossi, sono
stati traseriti nella sera organica.
La grande scoperta della psicoanalisi mostra qui come i sintomi
isici e psichici possano aere un senso` poich nell`esistenza
dell`indiiduo essi deono essere interpretati alla stregua di eenti
signiicatii che da quel momento hanno condizionato e indiriz-
zato la ita dell`indiiduo in una certa direzione.
Lrmeneutica ilosoica e psicoanalisi troano qui un punto di
incontro: interpretare il dolore signiica ascoltare il suo senso,
ascoltarne il senso signiica spostare la propria attenzione non sul
dolore come oggetto` ma sul suo essere` inteso come essenza
,!e.ev, del dolore. Se l`essenza del dolore non iene ascoltata, il
dolore non e tollerabile. In tal caso esso si trasorma in angoscia,
in qualcosa che e stato rimosso e che ritorna appunto sotto altra
orma: o psichica o isica. Quel dolore insopportabile e per il sog-
getto intollerabile: cio di cui egli preerisce non sapere.
Al contrario, tollerare il dolore, signiica decidere di ermarsi su
di esso, ascoltarne il suo senso allo scopo di sapere qualcosa di
piu attorno al proprio s. Ld e a questo punto che non si puo piu
are a meno di citare il pensiero di lreud: bisogna riuscire a sma-
scherare quel meccanismo di conersione` che traserisce
l`insopportabilita di un atto psichico a spese di un male isico. A
tale proposito iene citato da Lang, il caso di una paziente di
lreud, Llisabeth on R. che, essendosi sottratta allo stato psichi-

141
co insopportabile di essersi innamorata del marito della sorella,
aea cercato, per una serie di coninzioni morali, di negare il
proprio desiderio. Una olta deceduta la sorella, si scatena in lei
un orte conlitto: l`idea di aer desiderato quell`uomo, sia durante
la ita che dopo la morte della sorella, diiene talmente inaccetta-
bile da impedirle di camminare. Sulla paralisi di Llisabeth, lreud
riesce ad interenire solo quando dienta possibile analizzare il
retroscena che aea causato quei dolori. Al proposito Gadamer
aerma: il discorso intercorso tra lreud e la paziente aea di-
spiegato eetti terapeutici grazie all`aspetto prodigioso del lin-
guaggio.
Questa aermazione consente a mio aiso deinire il regno del
linguaggio come luogo ontologico di interazione ra ilosoia e
psicoanalisi. Pararasando leidegger, e il caso di dire che entram-
be le discipline dimorano nella casa del Linguaggio`. lra esse c`e
una coappartenenza d`essere testimoniata dal senso del dolore
inteso nella sua essenza ,!e.ev, quando quest`ultima iene a pa-
rola nel dialogo. Sapere il dolore` per la ilosoia e per la psico-
analisi, signiica porsi in ascolto del suo essere, lasciando parlare
attraerso il dialogo il togo., l`Altro, la erita del soggetto.
Ascoltare il proprio dolore signiica rilettere sul senso di una
appartenenza essenziale dell`essere della soerenza all`essere della
propria ita. Durante il corso della propria esistenza, a partire
dall`urlo del neonato per giungere agli acciacchi della ecchiaia, il
dolore appartiene all`essere come essenza ,!e.ev, dell`uomo. L in
tal senso che dal dolore l`uomo non puo separarsi. L`alternatia e
quella di imparare a conierci consentendosi un`esistenza tolle-
rabile.
L dunque questa tolleranza` a permetterci, in ultima analisi, di
risolere la questione posta all`inizio, ossia quella relatia alla pos-
sibilita di un dolore buono e erace` come cio che e inesorabil-
mente legato alla nostra esistenza. Alla luce della nostra indagine

142
si puo ben aermare che un dolore buono e erace` e tale solo
in unzione di un senso riscoperto del dolore attraerso il suo
ascolto. Sapere il dolore` e saperlo pensare come appartenente
all`essenza del soggetto e quanto, attraerso il dialogo, la medici-
na, la ilosoia e la psicoanalisi possono are per trasormare un
dolore non saputo` in un dolore buono e erace`.
Riascoltiamo per un attimo il canto di 1rakl: Co. vet aotore bvovo
e rerace e cio cbe rire. Commentato da leidegger, questo erso suo-
na cosi Il dolore e erace dolore solo quando sere alla iamma
dello spirito`.

143
Analisi
Christoph Horn, L'arte della vita nell'antichit. Ie-
licit e morale da Socrate ai neoplatonici,
(Carocci, Roma, 2004)
di Irancesco Dipalo
A sei anni di distanza dalla pubblicazione in Germania ,1998,, il
laoro di Christoph lorn, che insegna Pra/ti.cbe Pbito.obie e Pbi
to.obie aer .vti/e all`Uniersita di Bonn, e uscito nel nostro paese
grazie ad una edizione curata ed introdotta da Lmidio Spinelli,
docente all`Uniersita di Roma La Sapienza`.
Il taglio del libro - e bene precisarlo subito - e indubbiamente
storico-ilosoico. L`autore passa in rassegna le principali dottrine
etiche dell`antichita dai Presocratici sino ad Agostino, esaminan-
dole intorno ad alcuni snodi concettuali ondamentali, dalla que-
stione del signiicato dell`etica in s ,cap. 1,, all`idea di elicita e di
irtu ,cap. 2 e 3,, agli ostacoli ad una condotta di ita razionale
,cap. 4,, per giungere al paragone attualizzante tra etiche antiche e
moralita moderna ,cap. 5, attraerso l`indiiduazione delle princi-
pali tappe storiche di eoluzione del modello di arte della ita`
,cap. 6,. Il linguaggio e accessibile ad un pubblico piu asto ri-
spetto a quello degli addetti ai laori. Per questo, pur non preten-
dendo di essere esaustio n sistematico, il libro di lorn puo es-
sere consigliato a quei lettori che intendano riaicinarsi al pen-
siero antico per coglierne una isione d`insieme scientiicamente
accurata e nel contempo scorreole e stimolante.
Ma al di la del rilieo storico-ilosoico - che gli specialisti della
materia aranno senz`altro modo di alutare in prima persona - ci
interessa qui coglierne l`utilita in ista della pratica.
Il solco ermeneutico ripercorso, approondito - ma anche op-
portunamente criticato - da lorn e quello tracciato a partire dagli

144
anni `90 dal rancese ladot
1
. La ilosoia antica si conigura es-
senzialmente come un insieme di togoi collegati strettamente ad
altrettante orme di bio.. I testi che la tradizione occidentale con-
segna all`attenzione del pubblico moderno, ancorch possano es-
sere intesi come monumenti della speculazione teoretica, sono in
primo luogo tracce concrete e storicamente determinabili di prati-
che di ita olte al bene-essere e incentrate sul soggetto pratican-
te. L`evaaivovia di socratica memoria non e questione astratta, ri-
serata al palato ine del biblioilo, dello studioso paludato noeti-
camente trincerato nelle torri d`aorio di qualche accademia. Al
contrario, tocca il nero scoperto dell`uomo reale, ineste la sua
quotidianita, aonda il coltello nella problematicita della ita is-
suta. Lo sollecita sia in quanto indiiduo, esistenzialmente ed eti-
camente determinato, sia in quanto otiti/ov oov alle prese con la
comunita di cui e parte. Mira al ripensamento critico e consape-
ole della propria isione del mondo, in ista di un eettio mu-
tamento di stile di ita, olto a superare le concrete aoriai che de-
riano dal suo essere-al-mondo. Come dire, il togo. ilosoico
scorga dalla eettiita del iere, un`eettiita emozionale, pas-
sionale, spesso dolente, e al bio. ritorna attraerso una presa di co-
scienza chiariicatrice ed ordinatrice che dee condurre l`indii-
duo ilosoante ad un agire etico eicace, miglioratio, terapeuti-
co. Il che traspare inequiocabilmente dalle testimonianze - tanto
per citarne alcune - di Platone ed Aristotele, le cui parole, a sa-
perle ben intendere, lacerano il elo plurisecolare che smorzaa
ed obnubilaa il cuore pulsante dell`attiita ilosoica trasorman-
dolo in speculazione meramente epistemica e sapienziale, cibo di-
geribile solo da cultori della materia. Ascoltiamoli:
Ma la questione a esaminata ancora meglio. Non si tratta di
una cosa senza importanza, ma della norma di ita che occorre
adottare ,Platone, Revbbtica, 352d,.

1
Si eda ad esempio Pierre ladot, Cbe co.`e ta fito.ofia avtica, Linaudi, 1orino, 1998.

145
Siccome la presente trattazione non si propone la pura cono-
scenza, come le altre ,inatti non stiamo indagando per sapere
cos`e la irtu, ma per dientare buoni, perch altrimenti non i sa-
rebbe nulla di utile in questa trattazione,, allora e necessario esa-
minare il campo delle azioni, come le si debba compiere, dato che
sono esse a determinare la qualita del carattere, come abbiamo gia
detto ,Aristotele, tica ^icovacbea, 1103 b 26-31,.
L`etica antica - come dimostra lorn - e incentrata sul soggetto
agente, in termini prettamente eudaimonistici. Ossia, il destinata-
rio del togo. ilosoico dee poterne trarre eettio gioamento in
ista di una elicita che, per quanto umana`, e quindi necessa-
riamente limitata, inita, proisoria, nondimeno e reputata rag-
giungibile e praticabile. L il destinatario, si badi bene, non e lo
spirito eletto, la testa d`angelo` romita e ascetica di certa tradi-
zione medieale, bensi l`uomo in carne ed ossa, che dee are i
conti con le temperie del mondo, con la seduzione e la prearica-
zione del potere politico, con le beghe di amiglia, con la gestione
dei denari e del patrimonio. Un uomo il quale piu che inormato
a ormato`, perch il giusto abito, la giusta disposizione
d`animo, come mostra Aristotele nell`tica ^icovacbea, si acquisi-
sce attraerso la pratica, per mezzo di un corretto orientamento
paideutico. Il saper essere iene prima di ogni conoscenza pura-
mente concettuale o nozionistica: per riprendere una elicissima
citazione contenuta nell`introduzione di Spinelli, la ita e un me-
stiere che si impara a bottega
2
.
Che l`aspetto io e itale del testimoniare` - che noi moderni
siamo portati ad associare esclusiamente al Cristianesimo - o del
rapporto personale maestro-discepolo` sia presente alla riles-
sione antica, anzi in certo qual modo la ondi, e documentato, per
esempio, da Diogene Laerzio, VII 2-3: Sali ad Atene ,aea gia
l`eta di trent`anni, e sedette nella bottega di un libraio. Costui leg-

2
lrancesco Abate, |ttiva ai caviovato, Nuoro, Il Maestrale, 2004, p. 30.

146
gea il secondo libro dei Covvevtari di Senoonte, e Zenone pro-
o tanta gioia, da domandare doe mai si potessero troare uo-
mini come Socrate. In quel momento appunto passaa Cratete e
il libraio glielo addito dicendo: segui quest`uomo`. Da allora di-
enne discepolo di Cratete: il suo spirito u estremamente teso
alla ilosoia.
Superluo, credo, ar notare l`assonanza di questo passo con il
linguaggio dell`Langelo: L andando un po` aanti ide Giaco-
mo, iglio di Zebedeo, e Gioanni suo ratello anch`essi nella bar-
ca intenti a rassettare le reti. Subito li chiamo, ed essi lasciando
Zebedeo, loro padre, nella barca coi garzoni, lo seguirono ,Mc.
1, 19-20,.
Il rierimento non e casuale. L`aento del Cristianesimo ha
proocato, nel progressio solgersi dei secoli, quella scissione
artiiciale del binomio togo. ilosoico,bio. che l`unica, era religio-
ne andaa aocando a s, col coninare inesorabilmente la iloso-
ia pagana nelle uniersita medieali, riducendola a mero esercizio
logico-dialettico propedeutico alla teologia.
Da qui la graduale trasormazione della ilosoia in ei.teve, sino
alla nascita della scienza moderna con il suo approccio morale
deontologico, non piu centrato praticamente` sulla ormazione e
la cura del s e destinato al miglioramento della qualita di ita di
questo o quell`indiiduo concretamente dato, bensi condotto vore
geovetrico alla deinizione dei principi puri, e dunque astratti,
dell`etica in quanto tale ,si pensi, ad esempio, all`imperatio cate-
gorico kantiano,. Il togo. ilosoico prendea deinitiamente le di-
stanze dal bio., si auto-relegaa nelle accademie, assumendo i
connotati proessorali` che l`hanno contraddistinto sino ad oggi.
L in questo oblio dell`antica arte del iere` ,ebev./vv.t, e nel
conseguente triono della heideggeriana ciilta della tecbve, e pos-
sibile rintracciare le radici di quella schizorenia` che aligge il
mondo della ilosoia all`inizio del terzo millennio. Ridurre la or-

14
bice tra teoria e prassi, come sappiamo, e compito precipuo del
cosiddetto moimento delle pratiche ilosoiche`, tra cui la Con-
sulenza ilosoica d`ispirazione achenbachiana.
1rattando della ripresa in eta contemporanea dell`etica antica,
nell`ultimo capitolo del suo libro lorn aerma:
^egti vttivi ave aecevvi .i e .ritvato vv gravae e aiffv.o ivtere..e er
ta covceiove avtica aett`arte ai rirere. Qve.to ivtere..e e aorvto atta
cre.cevte arrer.iove er ta bavatita e ta vavcava ai rifte..iove cbe ivre
.te te attvati ri.iovi aet vovao e er le aspettatie rigidamente pre-
issate di giocare nella ita questo o qvet rvoto; it voaetto avtico,
ivrece, rieve a..ociato cov t`iaeate ai vv avtovovo v.o aetta ragiove e ai
vva tibera avtoaetervivaiove. . tate roo.ito, vv bvov ivaiio ci e
offerto aat vorivevto er vva fito.ofia aetta ra..i, ta cvi offerta ai
ai.cv..iove cerca ai caratteriar.i iv oo.iiove tavto at voaetto tera
evtico aetta .icotogia, qvavto a qvetto ai cvra aett`aviva ivcarvato
aatta traaiiove eccte.ia.tica; iv qve.to, it aibattito fito.ofico .evbra are
re aatta .va arte it ravtaggio ai oter forvire vva cbiarificaiove vov
aogvatica e fevovevica aei rivciati qve.iti e.i.teviati. .ccavto a cio,
vetta aiaattica aetta fito.ofia, vetta fito.ofia er bavbivi, vei fori ai
ai.cv..iove fito.ofica e vette riri.te rirotte at vbbtico, ri e vva tevaeva
a rivvorare e a cvrare it ai.cor.o .ocratico, rate a aire vva forva
aerta ai .ritvo aette qve.tiovi ai .ev.o e ai rita. vfive, .i e .tabitita
vva tetteratvra fito.ofica ootare targavevte aiffv.a, vetta qvate ci .i
riattaccia rotevtieri atte avticbe fito.ofie vorati, .ebbeve qve.te, a rotte,
.evbrivo e..ere riaotte a .evtici .aggee ai rita ,pp. 218-219,.
Il riconoscimento della unzione attualizzante` rispetto al pen-
siero antico solta da quanti si occupano, a ario titolo, di
ilosoia della prassi`, non potea essere piu esplicito, quantun-
que lo studioso tedesco non si addentri nell`esame delle speciicita
dei ari approcci pratico-ilosoici. Ma risulta ad ogni modo chia-
ro che la ilosoia, attingendo alle onti classiche, ha la possibilita
di ritagliarsi uno spazio sociale e proessionale autonomo accanto

148
alle orme piu diuse e popolari delle psicoterapie da un lato e
dell`assistenza spirituale dall`altro. Certo, bisogna guardarsi dal
banalizzare o dal cedere alla acile tentazione della popolarita`,
assicurando alla Pbito.obi.cbe Prai. un sostrato scientiico accu-
rato e condiiso.
La questione, a nostro aiso, si pone in questi termini. Messa
da parte ogni sterile polemica con un certo ineterato modo di
intendere il laoro accademico, ritagliandosi spazi associatii, or-
ganizzatii e ormatii a tatere e in contatto diretto con la societa
ciile ,Pbrove.i. docet,, occorre dialogare costruttiamente con
quanti nelle uniersita, muoendosi sulle orme di studiosi del ca-
libro di ladot e di lorn, sono impegnati nella riscoperta della
ilosoia antica ,e moderna, in termini pratici, ossia si sorzano di
riportare alla luce le modalita stesse del ilosoare e il loro legame
.ivbiotico con gli uomini in carne ed ossa. Che priilegino, insom-
ma, lo studio della ilosoia in termini di attiita`, di
moimento`, piuttosto che di un insieme cristallizzato e quindi
sterile di dottrine storicamente stratiicate, concettualizzate e
nozioniicate`. La riappropriazione della ilosoia intesa come
arte del iere`, intorno a cui ruota il libro di lorn, non puo che
passare attraerso il aglio ilologicamente attento e scientiica-
mente preciso della ricerca storico-ilosoica. Partendo da questo
assunto, spettera poi a quanti si occupano di pratiche ilosoiche
riprodurre ed attualizzare i modi del ilosoare, aprendo un con-
ronto attio e stimolante con la societa ciile, alla luce delle espe-
rienze maturate nell`ultimo entennio in Luropa e negli altri paesi
occidentali ,senza tralasciare, eidentemente, di mettere nella giu-
sta luce le istanze ecumeniche` proposte dall`attuale processo di
globalizzazione,.
Il rierimento alla Consulenza ilosoica di Achenbach - ma an-
che all`attiita seminariale di Madera e 1arca, alla diusione dei
Cafe Pbito sul modello realizzato da Sautet, alla Pbito.ob, for Cbit

149
arev di Lipman o alla Pbito.ob, of Mavagevevt - a da s. Un setto-
re che andrebbe maggiormente alorizzato, a questo proposito, e
quello delle nuoe tendenze presenti nella didattica della ilosoia,
che quotidianamente, e spesso oscuramente`, engono praticate
nei luoghi da sempre deputati alla diusione del sapere ilosoico,
almeno in Italia, oero i licei. Da anni un team di studiosi che
ruota intorno alla Societa lilosoica Italiana si occupa attia-
mente di mettere a punto strumenti innoatii atti a diondere la
cultura del con-ilosoare` ,De Pasquale, sui banchi di scuola. La
centralita e la medieta` della galassia liceale rispetto al tessuto i-
o della societa non suggira a nessuno.
Un altro aspetto dell`etica antica che ci preme sottolineare, cosi
come emerge chiaramente dalla lettura del nostro, e quello della
sua unzione terapeutica`. Nell`indiiduare la speciicita del Pbi
to.obicat Covv.etivg ci si imbatte spesso nella questione della sua
eentuale unzione terapeutica`. Sullo sondo, eidentemente,
soggiace la preoccupazione di distinguere accuratamente il conte-
nuto ilosoico del Counseling, in termini di abilita e competenze
speciiche messe in campo dal Consulente, dalla piu asta e diu-
sa area degli interenti psicoterapeutici, che spaziano dal classico
approccio psicanalitico reudiano o junghiano sino al Counseling
rogersiano.
Per inquadrarlo nella giusta luce, orse, il problema a aron-
tato in chiae ilologico-semantica. L anche in questo caso, lo
studio delle onti antiche puo esserci d`aiuto.
Se terapia` nel linguaggio attuale eoca immediatamente un
approccio medicalizzato, e in particolare psicoterapia` rimanda
ad una qualche malattia o disturbo della psiche, intesa piuttosto in
termini corporali` e meccanicistici`, trasormata in una sorta di
inisibile re. etev.a cartesiana`, ebbene, per gli antichi, la distin-
zione sanita-malattia o piacere-soerenza si pone piuttosto in
termini di conoscenza-ignoranza e mira alla saggezza`, come

150
arte del prendersi cura di s`. In altre parole, l`acquisizione della
saggezza e di per s terapeutica`.
Ma anche qui, ale la pena lasciare la parola agli antichi ed eser-
citare la piu antica delle pratiche ilosoiche: la meditazione.
Secondo Democrito, la medicina inatti e l`arte che cura le
malattie del corpo, la ilosoia quella che sottrae l`animo al domi-
nio delle passioni ,Democrito, DK 68B31,.
a fito.ofia vov e gia vv`arte atta a rocacciar.i it farore aet ooto e ai
cvi .i o..a fare o.tevtaiove: e..a vov cov.i.te vette arote, va vette
aiovi. . ta fito.ofia forva e foggia t`avivo, regota ta rita, gorerva te
aiovi, iv.egva cio cbe .i aere fare e cio cbe .i aere eritare, .ta at tivove
e airige it cor.o aette vari iv batia aette ovae attrarer.o i ericoti. eva
qve.ta ve..vvo vo rirere tibero aa tivori e travqvitto; a ogvi i.tavte
accaaovo ivvvvereroti fatti, i qvati e.igovo cov.igti cbe .oto e..a vo aa
re ,Seneca, ettere a vcitio, 16,3,.
In una prospettia innoatia ma al contempo edele al signii-
cato antico del ilosoare, si muoe, ad esempio, il consulente
israeliano Ran Laha, quando parla del Counseling in termini di
ricerca della saggezza
3
o di arte del contemplare platonica-
mente intesa
4
.
La era sida per il uturo delle Pratiche ilosoiche in chiae
proessionale consiste nel riuscire a mediare questo genere di
contenuti ad un pubblico sempre piu asto. Un`impresa ardua e
stimolante al tempo stesso, come compete a coloro che si in-
camminano in una prospettia pionieristica. L`esempio degli anti-
chi, tuttaia, puo essere molto di piu di un semplice, astratto con-

3
Ran Laha, Covrevaere ta rita, Apogeo, Milano, 2004.
4
Mi rierisco all`interento dello stesso Laha tenuto al Conegno romano di Pbrove.i.
in occasione dell`Assemblea nazionale dei soci il 26 e 2 ebbraio 2005.

151
orto. L il libro di lorn sta a testimoniare che non si tratta di me-
ra retorica.

153
Analisi
Moreno Montanari, Il 1ao di Nietzsche
(Mimesis, Milano, 2004)
di Davide Miccione
Possiamo pensare ad una ilosoia del quotidiano, a una .tttag
.bito.obie, come la chiama Ruschmann, in guisa di citta oramai in
estrema roina. Ogni tanto qualche alente archeologo` ,Pierre
ladot, ad esempio, ci mostra il luogo in cui doette sorgere una
ontana o ci aiuta ad indoinare, da poche pietre, un ponte o un
palazzo. Se nessuno ci aerte nulla di piu acile, pero, che passa-
re accanto a queste roine e non ederi altro che sassi. 1roppo
lunga e l`epoca che ci separa da una ilosoia che u esercizio del
iere, troppo possente la gelata medieale che trasormo l`agora
in conento. Se pure qualcosa sopraisse, probabilmente u
musealizzato` nel grandioso ediicio dell`uniersita moderna.
Piu semplice raisare in Oriente i tratti di una meditazione in-
teressata al iere, piu acile, se si e a lungo requentato il pensie-
ro di quelle terre, scorgere con meraiglia, tornando con lo sguar-
do alla nostra ciilta, la distante indierenza che inece i e tra il
nostro Pensiero ,la ilosoia occidentale, e quelli, spiccioli, che
corrono nelle menti delle persone. lorse e questo il motio per
cui, sbirciando le biograie di quei consulenti ilosoici che si sono
interessati tra i primi di Pratica ilosoica, non e insolito imbattersi
in seri studi di orientalistica. Penso alla spagnola Monica Caall
che ha tenuto seminari alla Covtvtev.e sul pensiero indiano, a
Ruschmann, che ha nel suo cvrricvtvv di studi un dottorato sulle
|avi.baa o al saggio di Laha Pbito.obicat covv.ettivg ava 1aoi.v.
La ilosoia orientale sere spesso a mostrare una tradizione
altra` doe questa attenzione per la saggezza, per il singolo, non
sono enute meno: se poi questa tradizione presenti pericoli o

154
tranelli per la consulenza ilosoica e un`altra questione, e su di es-
sa sarebbe assai interessante rilettere.
Mi sorprende poco, dunque, scoprire in Moreno Montanari, che
si occupa da tempo di consulenza ilosoica, l`autore di una mo-
nograia sui rapporti tra Nietzsche e il pensiero orientale: t 1ao ai
^iet.cbe.
Il libro sembra aere sin dal titolo un rapporto di parentela`
con il 1ao aetta fito.ofia di Giangiorgio Pasqualotto, per il modo as-
sai simile di intendere la possibilita di una ilosoia comparata. Pa-
squalotto la considera, inatti, non come una disciplina speciica
della ilosoia o della storia della ilosoia, ma come voao ai fare fi
to.ofia. La comparazione, ,..., costruisce l`identita stessa dei termini
comparati ,Giangiorgio Pasqualotto, t 1ao aetta fito.ofia, Saggiato-
re, Milano 1995, p. 13,. Montanari a oltre, non cercando sezioni
del pensiero orientale da associare con aspetti di ilosoi occiden-
tali, ma piu ambiziosamente, sottoponendo la igura e il pensiero
di Nietzsche a una piu generale comparazione con il pensiero
orientale isto nel suo complesso.
Il testo non rappresenta quindi un`analisi dei reali` prestiti del
taoismo a Nietzsche. Innanzitutto, Montanari non si occupa solo
di 1aoismo ma estende l`indagine a cio che a noi, cosi distanti,
sembra omogeneo: l`insieme del pensiero orientale, quindi anche
lo Zen e il buddismo. t 1ao ai ^iet.cbe non e un saggio sulla pre-
parazione culturale di Nietzsche sul pensiero orientale o sui pregi
e dietti della lettura nicciana del buddhismo. Si, tutto cio in qual-
che modo emerge, giacch Montanari, pur subendone palese-
mente il ascino, non a sconti a Nietzsche, mettendone in ei-
denza i limiti interpretatii ,sebbene spesso gli errori siano di
Schopenhauer, poi inconsapeolmente assunti, e conoscitii:
Nietzsche non conoscea se non supericialmente proprio quei
testi a lui piu icini ,quelli taoisti e quelli del buddismo Mahayana,
n arebbe potuto conoscere quelli zen che ennero tradotti e

155
diusi in Luropa solo dopo la prima guerra mondiale ,t 1ao ai
^iet.cbe, da ora in poi 1. ^., p. 12 nota 15,. Alla ine della lettura
conosciamo il peso esplicito dell`oriente negli scritti nicciani. Per
arlo, pero, abbiamo douto piu che altro ricorrere ad accenni e
alle ricchissime note del testo, perch le intenzioni di Montanari
sono ben altre.
Montanari insegue non una ricostruzione ilologica dell`orienta-
lismo di Nietzsche quanto una lettura teoretica comparata del suo
percorso ilosoico, che ne rintracci ainita, somiglianze, ere e
proprie identita con le tendenze del pensiero indiano, cinese,
giapponese. L`esperimento e assai interessante: il caotico e solita-
rio Nietzsche, dienta protagonista della piu classica delle agni-
zioni, scoprendo di olta in olta, nel taoismo o nel buddismo, i
ratelli ignoti.
Impressionanti a olte le analogie che penetrano in dentro la
scelta delle igure simboliche ,1. ^., p. 11, nota 11,: da quella del
iandante, sempre presente in Nietzsche, alla centralita della igu-
ra del anciullo nello Zaratbv.tra e in Lao-1zu, utilizzato nel me-
desimo senso: are da simbolo-esempio della saggezza di ita.
Nel olume queste possibili ainita con gli snodi del pensiero
orientale engono analizzate e illustrate da piu angolazioni. Mon-
tanari non si arresta neanche di ronte al triste epilogo della ita di
Nietzsche, cercando di riconnettere gli aspetti della ollia al di-
scorso portato aanti in li. t 1ao ai ^iet.cbe e comunque un libro
che mantiene cio che promette. lorse si puo rimproerare al te-
sto di non aer messo in luce anche le dierenze oltre alle aini-
ta. Il lettore estraneo al pensiero orientale ,cioe quasi tutti gli stu-
diosi di ilosoia occidentale, chiudera il olume troandosi con
un Nietzsche taoista, senza alcuna caratteristica propria, senza al-
cun legame con l`Occidente, e con un pensiero orientale che gli
apparira del tutto prio di interne distinzioni e in cui buddismo,
taoismo e zen sembrano non aere alcuna ragione di mantenere

156
un`esistenza singola, giacch del tutto identici tra loro. Lo stesso
Induismo, assai dierso, iene si descritto come tale, ma in una
noticina a pagina 112. Ma orse questa piu che una mancanza e
una necessaria conseguenza dello spirito, anche coraggioso, che
inorma il laoro di Montanari.
t 1ao ai ^iet.cbe ci mostra, pagina dopo pagina, come il pro-
spettiismo, l`accettazione della realta come mutamento senza
nucleo o sostrato stabile, la necessita di passare dal teoretico
all`esperienziale, il superamento dell`Io, il riiuto dei sistemi onni-
comprensii e della scissione tra realta era` e apparenza, in-
somma, come tutte le posizioni che siamo abituati ad attribuire a
Nietzsche troino precise corrispondenze nell`anti-teoreticismo
tipico dei maestri orientali.
Lettiamente Nietzsche applaudirebbe la massima di Chuang-
1zu chi parla del 1ao, ma non i si conorma, non ha colto il
1ao ,1. ^., p. 84,. L se ci troassimo a doer deinire l`uomo
che Nietzsche cerca di incarnare piu che a un modello di ilosoo
lo si potrebbe apparentare a un liberato`, cioe nel buddhismo
colui che, decostruita ogni rappresentazione concettuale della
realta, non si produce piu in nuoe rappresentazioni, ma, tiberato.i
da ecchi condizionamenti, entra nella corrente` delle cose ,1.
^., p. 83,.
Cosi accompagnato`, Nietzsche non e piu solo nella disperata
lotta alla metaisica superstizione nel alore ontologico dalla lo-
gica degli opposti ,1. ^., p. 2, o nell`abbandonare il sentiero
del linguaggio della logica duale, per il quale non si puo negare
l`esistenza della erita senza aermarne al contempo una ,1. ^.,
p. 4,. Centrale, dunque, il diicile rapporto tra linguaggio logico
e realta, in particolare il rierimento al principio di non-contrad-
dizione e il riiuto conseguente del modello socratico. A questo
proposito, sarebbe interessante edere la coppia Vlastos-Pollastri
con il loro Socrate, luido e orientale`, alle prese con quello, ra-

15
zionalista, direttio e negatore, di Nietzsche-Montanari.
Nietzsche si staglia nelle pagine di questo libro come uno dei
pochi occidentali che propongono-iono l`accettazione piena del
polimorismo della realta, che puntano a coglierlo in tutte le sue
maniestazioni - per quanto stridenti e terriicanti possano essere-
senza costringerle a conormarsi ad un ordine superiore o a speci-
ici parametri regolatii - come inece accade con le leggi apolli-
nee dell`armonia e con quelle socratiche della razionalita ,1. ^.,
p. 26,. Lgli si ricolloca, sottolinea Montanari, in posizione di-
orme rispetto alla ilosoia post-socratica, ma in singolare con-
ormita con quella rilessione contemporanea intenta a costruire
un modello di realta come interazione di orze polari ,,iv e ,avg,
mai diise e sempre compresenti. Insomma, una rilessione come
esigenza di superamento della razionalita classica, simile a quello,
dinamico e interattio, messo in atto da Capra, Morin o Bate-
son.
L`antiteoreticismo, era chiae interpretatia del olume, entre-
rebbe sin dentro le scelte espressie di Nietzsche, intento di con-
seguenza alla decostruzione del linguaggio logocentrico stilisti-
camente aidata alla orma aoristica che meglio si cona allo
spirito alato` di chi ha atto della conoscenza il proprio cammi-
no ,1. ^., p. 6,. Nietzsche creerebbe con i suoi aorismi dei eri
Koav, i quesiti attraerso cui i maestri zen rileano e innescano
l`illuminazione nei discepoli. La stessa idea dell`eterno ritorno sa-
rebbe un Koav e come tale non risolibile oggettiamente e intel-
lettualisticamente.
Un libro che scuote, aascina e da da pensare, questo di Mon-
tanari. Anche se e diicile non chiedersi se non ci troeremo, tra
qualche anno, a cercare ancora l`Agora di cui parlaamo all`inizio.
Staolta mascherata da pagoda.

159
Analisi
Martha Nussbaum, L'intelligenza delle emozioni
(Il Mulino, Bologna, 2004)
di Neri Pollastri
Martha Nussbaum e oggi, a liello internazionale, una delle per-
sonalita ilosoiche piu inluenti nel campo dell`etica, con parti-
colare riguardo alla ondazione dell`etica politica. I suoi laori, in
genere di asta ,e talolta orse anche eccessia, ampiezza, sono
tradotti con regolarita in italiano e citati con requenza nelle ri-
lessioni politiche ,ad esempio, a spesso rierimento al suo Di
revtare er.ove lo storico Paul Ginsborg, padre` del cosiddetto
moimento dei proessori`, nel recente t tevo ai cavbiare, 1ori-
no, Linaudi, 2004,. Ma Nussbaum e anche ben nota a coloro che
si occupano con attenzione di pratiche ilosoiche, grazie al suo
ondamentale studio sulle ilosoie ellenistiche e sull`uso che in
esse era atto del paradigma medico` - 1eraia aet ae.iaerio. 1eoria
e ratica vett`etica ettevi.tica ,Vita e Pensiero, Milano, 1998,. Questo
recente laoro ,l`edizione originale, |bearat. of 1bovgbt. 1be vtetti
gevce of votiov., Cambridge, Cambridge Uniersity Press, e del
2001, non e tuttaia meno ondamentale per l`unierso delle pra-
tiche ilosoiche, e in particolare per la consulenza: qui l`autrice si
propone inatti di elaborare una teoria dell`emozione propria-
mente ilosoica, oero rigorosamente argomentata ,pp. 11-12,
- cosa molto importante per chi, come i consulenti, e solito lao-
rare ilosoicamente con gli indiidui e, per questo, si imbatte co-
stantemente nel rapporto tra i loro pensieri e la loro sera emo-
zionale.
Oiamente, nel libro Nussbaum non a alcun rierimento alla
consulenza o alle pratiche ilosoiche, ma - come e per lei con-
sueto - muoe dall`esigenza di deinire una teoria politica su basi

160
etiche, che tenga pero conto, a dierenza di quanto spesso elabo-
rato in questo settore, della complessita dell`uomo e dei suoi
aspetti emozionali. Il laoro ha un respiro molto ampio e un im-
pianto multidisciplinare, con rierimenti ai piu recenti studi della
neurologia, alla psicologia, agli studi etologici sul comportamento
animale, alla letteratura e alla musica. Un tale allargamento di
orizzonte e motiato dall`autrice dalla necessita di ricondurre la
ilosoia dal piano dell`astratto vvirer.ate a quello del particolare iv
airiavate, dato che a suo parere ogni adeguata teoria delle emo-
zioni dorebbe addentrarsi nel contenuto speciico delle emo-
zioni particolari, in mancanza di questo, e diicile dire qualcosa di
interessante ,p. 25,.
L interessante osserare che, edele a questo presupposto e con
spirito espressamente .ocratico, l`autrice aia la ricerca da una var
raiove, la quale iene utilizzata come analisi introspettia del si-
gniicato che le esperienze emozionali hanno nella ita pensata`
di ciascun uomo. La narrazione e particolarmente toccante, in
quanto personale, intima ,e percio tale da superare il limite costi-
tutio che secondo Achenbach hanno gran parte dei laori iloso-
ici, l`asetticita, che tiene uori dal prodotto di pensiero`
l`esperienza esistenziale propria dello scriente,: descrie l`espe-
rienza dell`autrice alla morte della madre, aenuta alcuni anni
prima. L`attento riesame e l`interpretazione di quella personale
esperienza permette a Nussbaum di mettere in luce come le emo-
zioni siano orme particolari di givaii ai ratore, poich implicano
sempre il pensiero di un oggetto, associato a quello della rileanza
o importanza dell`oggetto stesso, esse implicano quindi sempre
stima o alutazione ,p. 41, e presuppongono tanto un oggetto
intenzionale, quanto un sistema di credenze entro il quale questo
iene contestualizzato. Citando Aristotele, l`autrice aerma che
per aere paura ,., deo credere che incombano eenti negati-
i, che essi siano seriamente, non banalmente negatii, e che io

161
non sia del tutto in grado di eitarli ,p. 48,. Cio eidenzia che il
alore conerito agli oggetti e unzione del ruolo giocato nella
ita della persona, inatti, tra tutte le madri la cui ita era minac-
ciata, e la roria quella che le produce l`emozione ,p. 52,. Proprio
per questo, Nussbaum deinisce le emozioni evaaivovi.ticbe, speci-
icando pero che il termine evaaivovia dee essere usato alla ma-
niera antica, come realizzazione di una ita piena e completa e
percio includente tutto cio che per il soggetto ha ratore, non solo
la mera sua soddisazione`. In questo senso, il termine non
equiale a elicita`, con il quale iene spesso tradotto.
L`autrice ossera anche che sono stati molti i ilosoi che hanno
deinito le emozioni in termini di credenze ,p. 55,, ma che tale
deinizione e tuttaia ricca di diicolta, sicch sembra che le per-
sone cambino talolta opinione sulle credenze che stanno alla ba-
se delle loro emozioni, continuando tuttaia a proare le emozio-
ni in questione ,p. 56,. Per spiegare il enomeno, Nussbaum
ipotizza che la mente si strutturi su una complessa archeologia,
nella quale le alse credenze, specie in materia di alutazione, so-
no diicili da scuotere ,p. 5,. In generale, secondo la studiosa
le emozioni sono perlopiu un legame a cose che consideriamo
importanti per il nostro benessere, ma che non controlliamo pie-
namente. L`emozione registra questo senso di ulnerabilita e di
non completo controllo ,p. 65,, si produce cioe quando
l`esperienza conligge con la realizzazione del progetto attraerso
il quale aiavo .ev.o at vovao, indipendentemente dalla erita o al-
sita dei dati esperienziali, essendo essa unzione di una credenza.
1roiamo qui un punto di grande interesse per chi si occupi di
consulenza e pratiche ilosoiche, dato che deinire in tal modo la
relazione tra emozione e unierso cognitio apre la porta alla
concreta possibilita di modiicare lo stato emotio non solo attra-
erso un cambiamento dell`esperienza, ma anche tramite la tra-
sormazione dei presupposti cognitii, ale a dire delle credenze

162
stesse. Inoltre, riconoscere alle emozioni il alore di espressioni
corporee di un contenuto etico, permette di spostare l`attenzione
della rilessione sull`indiiduo ,e aett`indiiduo, dal piano psicolo-
gico a quello concettuale-argomentatio: la soerenza, ad esem-
pio, non iene piu presa in considerazione per il suo aspetto psi-
cologico ,come stato di disagio`,, bensi per la relazione che essa
ha con l`unierso dei alori e, piu in generale, con il progetto di
senso esistenziale che l`indiiduo soerente reca con s. In tal
senso, il conlitto emotio si riela essere nient`altro che una
disputa tra riconoscimento e diniego dell`importanza della per-
dita aenuta ,p. 113,, oero una ,complessa, lotta della ragio-
ne con se stessa, la cui posta non e nulla di meno di come imma-
ginare la ita ,p. 114,.
1utto cio ha una grande importanza chiariicatrice per la com-
prensione di quanto accade ,vo accaaere, nel corso di una consu-
lenza ilosoica, oe di solito non si ricercano risposte operatie
per risolere` il problema del consultante agendo sulla realta, ma
si studia analiticamente il modo in cui il problema stesso iene
pensato e si eettua una decostruzione,ricostruzione del quadro
concettuale che a da sondo e ondamento alla credenza dalla
quale scaturisce l`emozione ,il disagio` che motia il consultante
a recarsi da un consulente,. Sebbene Nussbaum stessa dichiari
con nettezza che il processo di chiariicazione non possa mai
aspirare alla linearita ,la geograia del mondo dal punto di ista
delle emozioni ha due tratti ondamentali: moti incontrollati, e di-
slielli di altezza e proondita, p. 115,, la sua teoria neostoica`
delle emozioni ,che recupera la considerazione che gli Stoici ae-
ano delle emozioni, abbandonandone pero il carattere vorvatiro
che essi assegnaano alla ragione, e suiciente ad aprire la possi-
bilita di un mutamento dello stato emozionale attraerso la modi-
icazione della concezione del mondo.
Che la linearita non sia un`aspirazione ragioneole, l`autrice lo

163
ribadisce allorch aerma che le persone amano e apprezzano
cose che non reputano realmente buone ,...,. Spesso amano una
persona, o una casa, o un paese, solo perch sono i loro ,...,, li
hanno a cuore. L i pensieri sul bene possono dimostrarsi meno
potenti, nel ormare il concetto di cio che per me e importante,
dell`abitudine e del tempo. ,..., Amiamo quelli che amiamo, quali
che siano i dietti che hanno e maniestano ,p. 4,. Cio mette in
luce un altro tratto ondamentale del rapporto tra emozioni e
concezione del mondo: le emozioni contengono un ineliminabile
rierimento a ve, al atto che si tratta del vio complesso di scopi e
progetti. Lsse edono il mondo dal mio punto di ista. ,..., In
bree, le alutazioni associate alle emozioni sono alutazioni dalla
via prospettia, non da qualche punto di ista imparziale, con-
tengono un ineliminabile rierimento al S ,pp. 4-5,.
Le emozioni sono dunque per Nussbaum espressioni del pro-
prio personale ordine di alori ed in quanto tali deono essere
alutate per il loro signiicato intenzionale ,e in questo si mostra
signiicatiamente icina a quanto aermato a piu riprese da Ran
Laha,. Lssa sembra pero qui mostrare modesta radicalita: seb-
bene aidi inatti alle emozioni un`importante unzione
nell`apprendimento dei principi della morale ,senza emozioni la
moralita non potrebbe arriare ad esistere, p. 25, e riconosca la
possibilita di emozioni che insegnano moralita sbagliate`, essa di
atto inisce quasi sempre per legittimare le emozioni maggior-
mente condiise ed i alori loro connessi, sottraendo entrambi ad
una serrata critica ilosoica. Un esempio per tutti: Nussbaum
sembra non ritenere neppure o..ibite che la morte di una persona
cara non proochi una soerenza proonda ,pp. 61-62,, esclu-
dendo cosi di atto la possibilita che l`indiiduo possa essere reat
vevte portatore di alori che traalicano lo spazio dei propri con-
giunti. Una posizione discutibile, se non inquietante, dato che
conduce direttamente alla negazione della realta stessa dell`etica,

164
caratterizzata proprio dall`vvirer.atiabitita dei alori e percio
connessa al progressio abbandono della loro proprieta`.
Nonostante questi limiti, la teoria neostoica` elaborata da
Nussbaum ha l`indiscutibile merito di spiegarci la ragione dell`ur-
genza e dell`intensita delle emozioni: esse riguardano inatti i no-
stri piu importanti scopi e progetti, le nostre piu importanti inter-
azioni con il mondo. ,., Nell`emozione riconosciamo la nostra
passiita di ronte agli eenti ingoernati della ita ,pp. 103-4,.
1ale teoria spiega inoltre come le emozioni engano modiicate
da nuoe credenze: poich la credenza e gia interna alle emo-
zioni, altre credenze possono quindi modiicarne il contenuto
cognitio. A cio si aggiunge il atto che gli esseri umani sono
cosi gli unici esseri emotii che ogliono essere non-emotii ,p.
13, e che elaborano esplicite teorie del mondo che inluenzano
la loro ita emotia, ornendo un paradigma interpretatio entro
il quale operera il pensiero causale e temporale. Paradigma che
plasmera le emozioni ,p. 186,. Attraerso questo processo di
pensiero, le emozioni engono inluenzate dalla consapeolezza
del proprio S, dal modo in cui esso e strutturato, dai alori e dai
signiicati che lo sostanziano, cosi che il atto stesso del linguag-
gio cambia l`emozione ,p. 189,. 1utti aspetti, questi ultimi, che
sostanziano un laoro ilosoico consulenziale e lo legittimano,
diendendolo dalle critiche psicologistiche, che orrebbero la se-
ra emozionale radicalmente separata da quella del pensiero.
Come detto, il laoro di Nussbaum e pero asto e multidiscipli-
nare. Lo studio delle ricerche etologiche, ad esempio, le sere per
mostrare non solo la prossimita tra uomo e specie non umane
,nonch la possibilita che l`immaginazione simpatetica possa at-
traersare la barriera della specie, p. 159,, ma anche per eiden-
ziare la complessita intrinseca alla riconduzione delle emozioni
alla sera dei alori. L`analisi antropologico-culturale delle die-
renze di alutazione sociale delle emozioni in culture dierse le e

165
utile per rimarcare l`insuperabile diicolta nello stilare una rigida
tassonomia delle emozioni ,il paradigma interpretatio creato
dalle religioni e dalle ilosoie plasmera le emozioni, dieren-
ziandole signiicatiamente al mutare dei tempi e delle aree geo-
graiche, p. 186,, ma anche per prendere le distanze dalla eccessi-
a sempliicazione che a questi temi ha condotto la psicoanalisi
,p. 182,. Il conronto con la psicologia eolutia le sere per dei-
nire meglio la gia citata archeologia` delle emozioni, proonda-
mente radicate nella biograia personale dell`indiiduo ,il conte-
nuto cognitio delle emozioni e incapsulato in una complessa sto-
ria narratia, p. 225,, la cui complessita concorre a rendere non
lineare qualsioglia comprensione ilosoica dell`unierso emo-
zional-cognitio. Assai interessante, su questo punto, il rilieo
dato da Nussbaum ,sulla base di considerazioni psicologico-
eolutie, all`accettazione dell`imperezione e alla rinuncia a un
certo tipo di sicurezza ,p. 21, per la creazione nel bambino
dell`amore ,., per l`umano in s e negli altri - qualcosa di
molto simile a cio che i principali consulenti ilosoici intendono
come saggezza`, da costruire lentamente nel corso delle relazioni
di consulenza.
Piu discutibile - sia nei contenuti, sia nell`uso teoretico che ne
iene atto - l`excursus eettuato sulla musica. La tesi di Nus-
sbaum ,in realta argomentata con rierimento esclusio alla musi-
ca classica, segno di una marcata polarizzazione culturale, ma an-
che di una orte limitazione della base analitica, isto che la musi-
ca classica e un prodotto colto` che copre una parte esigua della
ariegata esperienza musicale umana, e che la musica sia capace di
suscitare emozioni almeno in certa parte uniersali` ed a pre-
scindere da qualsioglia rierimento esplicatio a programmi` o
testi` di accompagnamento. 1uttaia, paradossalmente, per di-
mostrare questa tesi l`autrice sceglie giustappunto due opere di
Gusta Mahler, una basata su programma ,la ecovaa ivfovia,,

166
l`altra includente brani poetici cantati ,i Rvc/ert ieaer,, e la sua
interpretazione di tali opere si appoggia poi proprio sui testi per
spiegare le emozioni suscitate dalla musica. Conseguentemente,
tutta la sua concezione appare ben poco coerente e conincente,
ed anzi sembra necessitare di una piu approondita rilessione ge-
nerale sull`estetica musicale.
La seconda e la terza parte del libro ,per complessie cinque-
cento pagine circa,, sebbene in certa misura unzionali alle tesi
espresse nella prima parte, sono di atto meno interessanti e co-
munque meno direttamente connesse agli interessi pratico-
ilosoici. Le due parti sono rispettiamente dedicate ad esplorare
due emozioni ondamentali come la compassione ,parte seconda,
e l`amore ,parte terza,, ma e il modo in cui iene condotta
l`esplorazione che rende aticosa ed un po` conusa la lettura. La
compassione iene inatti studiata alla luce del suo ruolo politico,
con la conseguenza che iene persa almeno in parte la sua rela-
zione all`unierso etico indiiduale - si ritorna, in altri termini, un
po` troppo sul piano della rilessione ilosoica astratta ed unier-
sale. L`amore, inece, iene addirittura analizzato attraerso mate-
riali letterari ed artistici. Per questo, il procedere argomentatio
non e sempre coerente e, talolta, appare perino marcatamente
arbitrario. 1uttaia la tesi di ondo e, ancora una olta, molto in-
teressante e, sebbene sarebbe stato auspicabile troarla espressa
in orme meno dispersie e maggiormente cogenti, sara opportu-
no arne menzione.
Ripercorrendo storiche interpretazioni dell`amore ,da quella di
Platone nel Covririo, ino a quella di James Joyce nell`|ti..e, pas-
sando per Agostino, Dante, Bront, Mahler e \hitman, Nus-
sbaum ritiene di indiiduare un progressio recupero del eno-
meno umano` ed indiiduale dell`emozione, con tutti i suoi
aspetti concreti, corporei, limitati e perturbanti` il rigore e la
sicurezza` della ragione. In altri termini, sarebbe a suo parere in

16
atto nel pensiero occidentale una lenta discesa` da quell`astratta
ascesi` che l`umanita aea tentato a partire da Platone e che -
come essa mette ben in eidenza - aea inito per minare di atto
la concreta esistenza dell`amore stesso. Dopo aer tentato a lungo
di inerpicarsi sulla scala` dell`ascesi, la scala capoolta dell`|ti..e
ci ricorda quell`imperezione, che e proprio cio che dobbiamo
aspettarci dai nostri ideali umani, e dagli esseri umani. Ci iene
chiesto di salire la scala e tuttaia, a olte, di capoolgerla, guar-
dando alla persona reale, nel letto o sul aso da notte ,p. 833,.
La suggestione e eidente: Nussbaum uol mostrare l`urgenza di
un ritorno della ilosoia alla considerazione e allo studio degli iv
airiavi, con tutto il loro portato di particolarita irriducibili
all`vvirer.ate che la ilosoia, da Platone in poi, ha olutamente po-
sto uori dal proprio orizzonte, con il risultato pero di indiiduare
essenze` che non corrispondeano alla realta. Si tratta esatta-
mente di cio che motia il moimento` delle pratiche ilosoiche
e che Nussbaum sostiene sulla base del atto che le emozioni so-
no enomeni indiiduali ed assumono in ciascun uomo una orma
propria, irriducibile a orme uniersali: sono la maniestazione sul
piano del corpo della orma in cui gli vvirer.ati - i concetti con i
quali ciascuno costruisce il proprio unierso cognitio - si incon-
trano e organizzano in modo unico e personale in ciascun singolo
essere umano. Se la studiosa americana assegna alla ilosoia il
compito di analizzare, chiariicare e rideinire questo unierso co-
gnitio-emozionale, dal canto suo la consulenza ilosoica gia se
ne e assunta l`onere, poich al suo centro si troa sempre un indi-
iduo - il consultante - che narra la propria ita, i propri, partico-
lari stati d`animo, i propri limiti, le proprie debolezze. Il
capoolgimento della scala` che Nussbaum teorizza, il ilosoo
consulente lo ha gia realizzato, laorando cov e .v vvirer.ati - paro-
le, concetti, teorie - ma ciononostante scendendo` dalle altezze
dell`astrazione uniersale, erso la comprensione di quelle imper-

168
ezioni che rendono ciascun indiiduo un unico irriducibile. Pro-
prio per questo, l`attenta ruminazione di un olume complesso e
ricco come quello in esame non puo che essere di grande aiuto
per i consulenti ilosoici, e al tempo stesso le esperienze di questi
ultimi possono orire ulteriore materiale di laoro e di approon-
dimento per quei temi che sono al centro della ricerca della stessa
Nussbaum.

169
Cronache

11
Iilosofia in pratica. La Consulenza
Giornata di studi presso l'Universit di scienze della
formazione di Catania, 22 aprile 200S
A due anni di distanza
dalla precedente giornata di
studi sulle pratiche ilosoi-
che, tenutasi nella stessa sede
ed includente anche una ses-
sione dedicata alla Pbito.ob,
for Cbitarev, ,cr. la cronaca
su Phronesis`, 1, 2003, pp.
13 e sg.,, l`Uniersita di
Scienze della lormazione di
Catania ha tenuto un`analoga
giornata dedicata intera-
mente alla consulenza iloso-
ica. L`eento ha isto la
partecipazione di studiosi e
consulenti altamente rappre-
sentatii del dibattito italiano
e internazionale, tra i quali
spiccaa il nome di Lckart
Ruschmann, consulente ilo-
soico tedesco e autore del
olume Pbito.obi.cbe era
tvvg, recentemente tradotto
in italiano con il titolo Cov
.vteva fito.ofica ,Messina,
Armando Siciliano, 2004,.
1ra gli altri relatori, i proes-
sori Andrea Poma dell`Uni-
ersita di 1orino, Carmelo
Vigna dell`Uniersita di Ve-
nezia e Lnrico Berti della
Uniersita di Padoa, e i
consulenti ilosoici Neri
Pollastri e Paola Grassi.
Dell`interessante e iace
solgimento della giornata
erra dato ampio resoconto
nel prossimo numero della
riista.

12
Pratiche filosofiche e cura di se.
Convegno di studio, Venezia, 3-4 giugno 200S
Organizzato dalle Unier-
sita di Venezia Ca` loscari e
Milano Bicocca, si e solto a
Venezia, presso l`Auditorium
S. Margherita il conegno di
studio dedicato alle pratiche
ilosoiche ed alla loro rela-
zione con la cura di s.
Nella prima giornata il
conegno ha esplorato la
dimensione delle pratiche
ilosoiche` nel pensiero di
alcuni grandi personalita
della ilosoia antica e mo-
derna - da Sesto Lmpirico
,relazione di Lmidio Spinelli,
a Montaigne ,relazione di
Sandro Mancini,, ino a
\ittgenstein ,relazione di
Luigi Perissinotto, e alla ilo-
soia orientale ,relazione di
Giangiorgio Pasqualotto, -
senza trascurare il loro rap-
porto con il pensiero religio-
so ,Jeannie Carlier, e con al-
cuni temi ricorrenti nella sto-
ria del pensiero ,le relazioni
di Salatore Natoli e Mauro
Nobile,.
La seconda giornata e stata
dedicata in apertura a mo-
derne esperienze di pratica
ilosoica ,Luigi Vero 1arca,,
anche in rierimento alla psi-
coanalisi ,Romano Madera,,
ed e poi proseguita con un
interento di Gerd Achen-
bach - ondatore della Pbito
.obi.cbe Prai. - ed una ta-
ola rotonda tra studiosi e
praticanti italiani delle dier-
se discipline che compongo-
no l`unierso delle pratiche
ilosoiche: Roberto lrega,
Michelantonio Lo Russo,
Marina Santi, Neri Pollastri e
Alessandro Volpone.
Una piu dettagliata cronaca
del conegno sara pubblicata
nel prossimo numero.

13
Notiziario

15
III Convegno interna-
zionale di Philosophy
of Management
Dal 6 al 10 luglio 2005 si
terra ad Oxord, presso il St.
Anne`s College, il III Con-
egno internazionale di Pbi
to.ob, of Mavagevevt, di par-
ticolare interesse per ilosoi,
ricercatori e docenti di ma-
nagement, consulenti e ma-
nager. Le sessioni include-
ranno un workshop inor-
male d`incontro, nel quale
erranno esplorati temi e
approcci alla scrittura e
all`insegnamento della iloso-
ia del management. Per in-
ormazioni:
www.managementphilosoph
ers.com
V Convegno interna-
zionale di Dialogo So-
cratico
Dal 25 al 29 luglio si sol-
gera a Berlino il V Conegno
internazionale di Dialogo
Socratico, dal titolo 1he
Challenge o Dialogue. So-
cratic Dialogue and Other
lorms o Dialogue in Die-
rent Political Systems and
Cultures - a global perspecti-
e `.
Organizzato dalla Philo-
sophical-Political Academy
,PPA-Germany,, dalla So-
ciety o Socratic lacilitators
,GSP-Germany,, dalla So-
ciety or the lurtherance o
the Critical Philosophy
,SlCP-UK, e dalla lederal
Agency or Ciic Lducation
,Bundeszentrale r politi-
sche Bildung - Germany,, il
conegno si propone di
esplorare le dierse orme di
dialogo praticate nelle die-
renti culture. Per inorma-
zioni: www.philosophisch-
politische-akademie.de

1
Libri in uscita
Andrea Poma, Parole vane. Pazienza, giustizia,
saggezza: una lettura del libro di Giobbe
(Apogeo, Milano, 200S)
Perch il commento a un
libro della Bibbia in una col-
lana di pratiche ilosoiche
Perch la ilosoia non cono-
sce conini. L come Platone
attinge a pensieri dal mito,
cosi la ilosoia occidentale,
che ha le sue radici nel pen-
siero greco e nella tradizione
giudaico-cristiana, non di ra-
do si e riolta alla Bibbia per
accogliere rilessioni sul sen-
so dell`uomo e sul senso di
Dio. Nella narrazione sim-
bolico-metaorica si dibatto-
no temi che poi, la ilosoia
ara propri, discutendone
non solo con l`attenzione ri-
olta alla correttezza dell`ar-
gomentazione, ma anche alla
qualita del sentimento che ha
generato il problema. Ne e
un esempio il concetto di
causa`, in greco aita, che
signiica anche colpa`. L
come la colpa genera un
sentimento che chiede la
pena`, cosi la causa esige
un seguito che si chiama
eetto`. La correlazione di
causa ed eetto, che la isica
ara propria, nasce dunque
da un sentimento morale che
di ronte a una colpa esige
una pena.
L nel caso di Giobbe Qui
ci troiamo di ronte a una
pena senza colpa. Condizio-
ne che ricorre di requente
nelle icende umane e che
esige una rilessione ilosoi-
ca per poter capire quali altri
sensi e quali altri nessi ac-
compagnano le interrogazio-
ni dell`uomo al di la dei rap-
porti di causalita.
Andrea Poma ore queste
rilessioni, da cui emerge che
l`azione giusta non attende
compenso, perch la mora-

18
lita e un alore in s e non
ha bisogno, per la sua legit-
timazione, di un ipotetico o
reale risarcimento.
.varea Pova e aocevte ai ito
.ofia Morate att`|virer.ita ai
1orivo. 1ra te .ve vbbticaiovi:
La ilosoia dialogica di
Martin Buber ;Ro.evberg c
ettier, 1orivo, 11), Il mito
nella ilosoia delle orme
simboliche di Lrnst Cassirer
;aiiovi ai ito.ofia, 1orivo,
11), La ilosoia critica di
lermann Cohen ;Mvr.ia,
Mitavo, 1), Impossibilita e
necessita della teodicea. Gli
Lssais` di Leibniz ;Mvr.ia,
Mitavo, 1:). ^et 200 e
.tato tra i fovaatori ai Pbrove.i.
...ociaiove tatiava er ta
Cov.vteva ito.ofica, ai cvi e
.tato Pre.iaevte.

19
Gerd Achenbach, Il libro della quiete interiore
(Apogeo, Milano, 200S)
Si puo raggiungere la
quiete interiore, in mezzo
alla conusione, al moi-
mento e al rumore del mon-
do moderno Una quiete che
non sia scossa dalle aersita
del quotidiano e permetta di
troare sempre un proprio
equilibrio, conorto e pace
Non esiste una risposta che
alga per tutti e ounque, ma
la tradizione ilosoica ha
sempre dedicato molto spa-
zio a questi temi, e Gerd
Achenbach ci presenta le
istituzioni, i suggerimenti per
troare la propria strada er-
so la serenita. Lo a pren-
dendo spunto da una scelta
di testi i cui autori anno da
Seneca e Marco Aurelio a
Plutarco, Montaigne e Pa-
scal, Schopenhauer e Nietz-
sche. 1esti ricchi di ispira-
zione, proondi, ma spesso
anche non prii di bvvovr,
che mostrano come sia pos-
sibile ermarsi, ribellarsi alla
supericialita del mondo e
prendere coscienza della pe-
santezza e della leggerezza
del iere. Seguendo l`idea
che era gia degli stoici anti-
chi, questo parlare di quiete
interiore non e una proposta
di intimismo, ma ricerca di
un atteggiamento che porta a
prenderci cura con attenzio-
ne, compassione e delicatez-
za, di noi stessi e degli altri
esseri umani: perch solo chi
e attio conosce la era
quiete.
.

180
Questo numero e stato concluso il 15 maggio 2005