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Alessandro Floris

Islam e diritti umani

Copyright MMII, ARACNE EDITRICE S.r.l. 00173 Roma, via R. Garofalo, 133 tel. (06) 72672222 telefax 72672233 www.aracneeditrice.it info@aracneeditrice.it ISBN 8879993550

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. I edizione: novembre 2002

INTRODUZIONE 1. I diritti delluomo

Cosa rappresentano i diritti delluomo se non il tentativo di creare un sistema di norme il pi vicino possibile al concetto di giustizia? Proprio per rendere giustizia al di l dei conni, delle culture e delle legislazioni nazionali, sorta questa legge universale, che risponde a uno dei pi profondi desideri delluomo: quello di creare un sistema nel quale uningiustizia sia percepita come tale, e perseguita come delitto, in ogni pi remoto angolo del pianeta, allinterno dei pi disparati ordinamenti giuridici particolari. a) Il fondamento dei diritti umani

Per esaminare il concetto di diritti umani e formularne una denizione soddisfacente, sarebbe necessario possedere un concetto univoco di uomo come portatore di diritti e ci non affatto semplice n dal punto di vista losoco n antropologico. Si pu infatti fare riferimento ai diritti delluomo solo quando si accetta il principio delluguaglianza tra tutti gli uomini. Ora quando si dice eguaglianza si pensa subito, nel mondo moderno, alla Rivoluzione francese, ma le radici di questo concetto sono pi lontane. Alla Rivoluzione francese pensa anche Marx quando dice: un progresso della storia laver mutato le classi politiche in classi civili e aggiunge che soltanto la Rivoluzione francese port a termine questo processo. Lidea delleguaglianza dei diritti degli uomini, dicevo, ha per origini pi
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lontane: unidea cristiana e stoica (1). La nostra cultura occidentale, infatti, ha potuto formulare il concetto di diritti umani solo partendo da un sostrato losofico comune, ma soprattutto facendo proprio il principio cristiano della comune fratellanza e uguaglianza tra gli uomini in quanto gli dello stesso Dio. Tale principio di fede, per noi tanto connaturato da parere ovvio e indiscutibile, mai enunciato esplicitamente nelle moderne dichiarazioni sui diritti umani, non patrimonio di tutte le culture e di tutti i popoli come si potrebbe pensare, ma solo di quelle culture derivate dal cristianesimo. LIslam stesso, riconoscendo Ges Cristo come profeta e accogliendo il suo messaggio, ha mostrato di considerare la religione cristiana e quella musulmana come portatrici di valori comuni. Un pensatore laico, Norberto Bobbio, ha esemplicato cos le tre principali posizioni in merito al concetto di diritti umani: Vi sono tre modi per fondare i valori: il dedurli da un dato obbiettivo costante, per esempio la natura umana; il considerarli come verit di per se stesse evidenti; e inne lo scoprire che in un dato periodo storico sono generalmente acconsentiti (la prova appunto del consenso) . Sul fondamento dei diritti umani nella natura umana lo stesso autore a obiettare: Il primo modo ci offrirebbe la maggior garanzia della loro validit universale, se veramente esistesse la natura umana e, ammesso che esista come dato costante e immodicabile, ci fosse concesso conoscerla nella sua essenza: a giudicare dalla storia del giusnaturalismo la natura umana stata interpretata nei modi pi diversi, e lappello alla natura servito a giusticare anche sistemi opposti tra loro (2). Il secondo criterio, cio considerare i valori posti a fondamento del sistema come verit di per se stesse evidenti, cela delle insidie insuperabili: solo un ribaltamento dei termini del discorso, che consiste nel considerare
(1) Sofia Vanni Rovighi, Uomo e natura, Vita e Pensiero, Milano 1980, p. 21. (2) Norberto Bobbio, Let dei diritti, Einaudi, Torino 1990, pp. 5 ss.

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qualcosa vero a priori senza dare alcuna dimostrazione di tale assoluta verit. La realt stessa dimostra come la frase dato a tutti vedere che quello che dico vero non quasi mai utilizzabile. forse la terza via la pi praticabile, anche se ha un grave difetto, quello di rendere i valori posti alla base dei diritti umani qualcosa di mutevole nel tempo, di caduco. Il consenso glio dei costumi dei tempi e la decadenza dei costumi trascinerebbe con s gli stessi diritti delluomo, cos come ha gi fatto con le norme degli ordinamenti nazionali. Da queste considerazioni emerge la difcolt principale nel dirimere per via losoca la questione e la necessit intellettuale di ripiegare su una denizione che sostanzialmente una convenzione mascherata da principio. I diritti umani sarebbero in n dei conti una convenzione come il sistema metrico decimale o la circolazione automobilistica sul lato sinistro in Gran Bretagna. Ma, se di convenzione si tratta, non si capisce pi perch i diritti umani cos come formulati dallOccidente debbano essere preferiti a quelli di altre culture che, ad esempio, sostengono una rigida divisione in caste dellumanit o lemarginazione delle donne. LOccidente stesso, che formulando la carta dei diritti delluomo ha accettato formalmente come ovvia la visione cristiana delluomo, non ha certamente attuato n socialmente n politicamente tali principi, anzi, a ben vedere le contraddizioni sono spesso clamorose. Un esempio di questi effetti deleteri la legge italiana sullaborto (l. 194/1978), che ipocritamente afferma (art. 1) di tutelare la vita sin dal suo inizio (che non si capisce perch dovrebbe cominciare non al momento del concepimento, ma dopo il terzo mese di gravidanza), ma poi declassa la vita dellembrione, tutelando il diritto alla salute (inteso in unaccezione larghissima) della madre, operando un ribaltamento del sistema dei valori che comunemente pone al primo posto proprio la tutela della vita. Va comunque detto che, a sostegno di questa normativa, vi sarebbe il principio per il quale si predilige la tutela della vita

gi completa (quella della madre) rispetto a quella del glio. Altro esempio, ancor pi clamoroso, di violazione del diritto alla vita, la pena di morte praticata negli Stati Uniti. Non dimentichiamo inoltre nel secolo XX, in Europa (!), lo sterminio degli Ebrei, rei di appartenere a una razza diversa, o quello dei Kulaki nemici del popolo per la loro diversit (proprietari di piccoli appezzamenti di terra spesso appena sufcienti per sfamare la famiglia). Lordinamento internazionale ha dimostrato di avere una ben misera capacit di coazione, lasciando in pratica alla buona volont degli Stati lapplicazione delle norme sui diritti umani. Ora chiaro che non possibile imporre con la forza laccettazione della visione occidentale sui diritti delluomo, oltretutto ci sarebbe in contrasto con i principi stessi. perci indispensabile che si ricerchi nel patrimonio comune dellumanit quel nucleo duro di valori presenti alla base delle diverse culture. Limposizione della morale occidentale non la giusta strada per ottenere da tutti il rispetto dei diritti delluomo. Solo tramite il confronto intellettuale e morale con gli altri popoli lOccidente, non dimenticando lorigine cristiana della propria cultura e della propria visione delluomo, potr tentare di far convergere a una comune accettazione del principio primo e inderogabile per ogni possibile denizione dei diritti umani, intendendo luomo come essere portatore di diritti in quanto uomo, indipendentemente dalla razza, dalla nazionalit, dal censo e dal credo religioso. b) Nascita dei diritti delluomo

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Senza disperderci nei meandri della storia, diciamo che il sistema al quale facciamo riferimento ha il suo muro portante nella Dichiarazione dei diritti umani dellONU, datata 1948. Come si giunse al testo denitivo? Il mondo e anche lONU al tempo erano divisi in due grandi blocchi contrapposti, che si

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fronteggiavano aspramente: il blocco occidentale lostatunitense e il blocco socialista. I Paesi del Terzo Mondo (cosiddetti Paesi in via di sviluppo) non avevano voce in capitolo per poter fare accogliere le loro istanze. I Paesi socialisti spinsero per dare unimpronta economica alla Dichiarazione, secondo la visione marxista. I Paesi economicamente sottosviluppati richiedevano un riconoscimento del diritto allo sviluppo, oltre a quello dellautodeterminazione dei popoli. Ma entrambe le aspettative rimasero frustrate: leconomia degli Stati occidentali era dominata da uno sfrenato liberismo, inoltre essi ritenevano conveniente mantenere dei possedimenti doltremare, e ancora oggi ci sono dei territori che possiamo denire coloniali. Nessuna reale concessione, dunque, alle diverse ideologie ed esigenze. La Dichiarazione nacque con limpronta dellOccidente ben impressa nella sua struttura. c) Il Tribunale Penale Internazionale

Pur con le sue manchevolezze (solo in parte colmate da numerose successive Dichiarazioni) e la sua visione parziale dei diritti delluomo, la Carta delle Nazioni Unite sarebbe stata maggiormente apprezzabile se si fosse trovato il modo di farla rispettare. Essa fu approvata allunanimit, con lastensione di due Stati importanti come Arabia Saudita e Sud Africa (lo Yemen non partecip alle votazioni); ma mancava la possibilit, per chi vedeva leso un proprio diritto enunciato nella Carta, di adire il tribunale per ottenerne immediata tutela. Si riteneva che gli Stati dovessero perseguire i crimini oggetto della Dichiarazione, di fronte ai tribunali nazionali. I Paesi pi deboli, come quelli africani, hanno accettato come condizione per ricevere gli aiuti dallOccidente il rispetto dei diritti umani nel loro ordinamento interno. LOccidente pu, in ogni momento, sospendere gli aiuti quando la condizione richiesta venga meno. Invece nessuno pu imporre alcuna condizione ai Paesi occidentali, i quali

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hanno dimostrato di poter agire impunemente in barba alle disposizioni dellONU. eloquente lesempio degli esperimenti nucleari effettuati dalla Francia a Mururoa. Cinquantanni dopo la Dichiarazione dei diritti umani, stato approvato lo statuto del Tribunale Penale Internazionale. Questorgano verr adito per gravissimi crimini come: genocidio, crimini di guerra, crimini contro lumanit e delitto di aggressione. Le caratteristiche del Tribunale Penale Internazionale sono: precostituzione per legge e complementariet. Il primo requisito sottolinea lesigenza di non sottoporre pi i vinti alla giustizia dei vincitori (vedi processo di Norimberga), mentre il secondo prevede che tale tribunale debba attivarsi solo quando nessunaltra corte si metta in moto per perseguire il delitto, quindi in ultima istanza. Dopo aver atteso a lungo, sembra che siamo in procinto di vedere nalmente al lavoro questa corte internazionale: le operazioni di ratica sono state quanto mai lente e inoltre sar necessario garantire leffettivit delle sanzioni, per evitare che, una volta emesse le sentenze, i colpevoli restino impuniti. Il punctum dolens che segna la nascita del Tribunale Penale Internazionale riguarda per uno dei reati che sarebbero perseguibili di fronte ad esso: il delitto di aggressione. Sulla perseguibilit di questo reato lONU ha incassato lopposizione della Francia e, soprattutto, quella irriducibile degli Stati Uniti, che rischiano di veder cos compromesso il loro ruolo di gendarmi internazionali. Si giunti a una soluzione: il reato di aggressione resta tra quelli perseguibili dalla Corte, ma la denizione precisa degli elementi della fattispecie stata rinviata al 30 giugno 2000. Cos la fattispecie normativa rimasta una scatola vuota. E lo tuttora. Le difcolt da superare sono ancora molte, dunque, e la lentezza con la quale lordinamento internazionale sta dando effettiva tutela ai diritti solennemente enunciati pi di cinquanta anni fa non sembra di buon auspicio per il futuro.

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Nei Paesi islamici si calpestano i diritti umani. Questo il contenuto evidente di innumerevoli interventi e dichiarazioni di giuristi occidentali e di personalit pi o meno inuenti nella societ. Questa unaffermazione che riassume crudamente il pensiero della maggior parte della gente sul rispetto dei diritti fondamentali dellindividuo in tali Paesi. Ma questa unaffermazione che, in s, priva di ogni signicato. Infatti, allo stesso modo, potremmo affermare che in Italia, in Europa e negli Stati Uniti dAmerica si violano i diritti umani. Cosa signica infatti violazione dei diritti umani? Quando uno Stato pu dirsi responsabile di fronte alla Comunit Internazionale per aver compiuto o tollerato nel suo territorio queste violazioni? a) Violazione dei diritti umani

2. I diritti delluomo e i Paesi musulmani

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Bisogna distinguere tre diverse situazioni: ci sono Stati che contengono, nel proprio ordinamento, delle norme in contrasto con i diritti delluomo; ci sono Stati che, pur non adottando disposizioni formalmente contrarie al rispetto dei diritti umani, tuttavia tollerano che le violazioni avvengano nella prassi, senza perseguire i diretti responsabili o, addirittura, incentivando tali comportamenti; ci sono Stati che, prevedendo tali violazioni come reati nei loro ordinamenti interni, perseguono i loro autori di fronte ai tribunali nazionali. Nei primi due casi possiamo correttamente ritenere uno Stato colpevole per la violazione dei diritti delluomo che venga perpetrata nel suo territorio. Nella maggior parte dei casi, invece, le violazioni segnalate sono considerate come crimini anche dalla legislazione dello Stato allinterno del quale si compiono. A questo punto spesso molto difcile determinare se il com-

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portamento lesivo incentivato o tollerato dallo Stato oppure no. Lesempio pi chiaro quello dei maltrattamenti posti in essere dai poliziotti nei confronti di un individuo arrestato. Di questi episodi piena la cronaca dei Paesi europei e degli stessi Stati Uniti dAmerica. Tuttavia questo comportamento un reato per gli ordinamenti in questione e come tale pu essere portato di fronte a un tribunale per ottenere la condanna dellautore. Ora abbiamo affermato che la Dichiarazione dellONU sui diritti umani vincola i Paesi islamici. Essi, con la sola eccezione dellArabia Saudita, hanno approvato questa Dichiarazione. b) La legge islamica

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Stabilire che, tra le norme di uno Stato musulmano, ce ne sia una che non rispettosa dei diritti delluomo non sempre agevole. Il problema che alcune branche del diritto (per esempio il diritto di famiglia) sono regolate tuttora dalla legge islamica. Questa posta tra le fonti dellordinamento giuridico in tutti gli Stati islamici ed la Sharia, la via rivelata da Dio, una legge religiosa. Le fonti del diritto musulmano classico sono chiamate radici e sono: il Corano, la Sunna o tradizione del Profeta, ligma o consenso della comunit islamica e il qiyas o analogia. Oggi tuttavia il punto di riferimento la dottrina. Di queste fonti tradizionali quella che presenta un maggior grado di certezza senza dubbio il Corano, il libro sacro che contiene la Parola che Allah ha rivelato al profeta Muhammad. Questo libro composto da versetti suddivisi in sure o capitoli. N lordine dei versetti n quello delle sure del Corano strutturato per argomenti. Cos succede che si possano trovare delle disposizioni su una stessa materia molto lontane tra loro. Effettivamente le singole sure, estratte dal contesto e isolate dalle altre che trattano il medesimo argomento, non danno la giusta visione dellinsegnamento coranico, sembrano in contraddizione

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tra loro, contengono frasi che avallano comportamenti contrari ai diritti umani. Questo conitto appare ancor pi insuperabile se si tiene in considerazione un altro elemento: il Corano considerato legge immutabile dalle popolazioni musulmane. improponibile una netta separazione tra diritto e religione. Esso si presta, per le caratteristiche che abbiamo delineato, ad interpretazioni diverse tra loro, alcune delle quali in aperto contrasto con i diritti delluomo. Ad aumentare la difcolt di interpretazione della legge islamica c la tradizione del profeta Muhammad, chiamata Sunna. Questa una raccolta di detti e aneddoti sulla vita del Profeta che concorrono a denire i comportamenti corretti che deve tenere il fedele musulmano. Ora, come si pu facilmente immaginare, tali brani sono innumerevoli, spesso tronchi e soggetti a contrastanti interpretazioni. Di alcuni molto dubbia la provenienza e si ritiene che non siano scaturiti direttamente da detti o fatti riguardanti Muhammad, ma dai primi capi della comunit islamica a lui successivi. In questa bagarre di versetti, i fondamentalisti possono giusticare il loro atteggiamento aggressivo nei confronti di chiunque si discosti dalla stretta osservanza di quella che loro ritengono essere la legge islamica, basando tali comportamenti intolleranti sulle Sacre Scritture. I giuristi arabi e le autorit religiose sono invece chiamati a un atteggiamento di grande responsabilit: trarre dai versetti coranici il messaggio dinsieme che emerge se si accostano i brani che riguardano uno stesso argomento e porre laccento sullinsegnamento di tolleranza che si delinea in alcuni di questi brani. La violenza diametralmente opposta alla vera spiritualit delluomo. (3)
(3) Lisa PalmieriBillig, I diritti umani e le religioni, in Emilio Baccarini, Lorenzo Fioramonti (a cura di), Diritti Umani 50 anni dopo, Aracne, Roma 1999, p. 77.

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Se per la nostra esposizione seguiremo la Dichiarazione dei diritti umani approntata dalle Nazioni Unite, in quanto senza dubbio tutti i Paesi islamici aderiscono a tale organizzazione e hanno approvato (tranne lArabia Saudita) la carta in questione, dobbiamo dire per che non sono mancati i tentativi di esprimere una diversa dichiarazione dei diritti umani per gli Stati arabi. La cultura araba rivendica la paternit dei diritti delluomo, sostenendo che il Corano la fonte principale e pi antica di tali diritti. A sostegno di questa tesi si pu affermare che il libro sacro rivelato a Muhammad contiene delle disposizioni che, se paragonate alle concezioni dellepoca nella quale stato scritto (600 d.C. circa), migliorano sensibilmente le condizioni di vita della popolazione. In particolar modo la condizione delle donne sembra aver beneciato di una migliore predisposizione nei loro confronti basata sullinsegnamento coranico. Linsofferenza mostrata verso la Dichiarazione dellONU nasce dalla concezione ideologica materialista alla quale la carta dei diritti delluomo sarebbe improntata. Delle sensibili differenze di posizione si sono delineate in sede di approvazione della Dichiarazione stessa, quando numerosi Stati arabi hanno espresso delle riserve in materia di diritto di famiglia. Le dichiarazioni moderne si suddividono in arabe e islamiche: le prime cercano un punto dincontro con le legislazioni occidentali, pur rivendicando le caratteristiche peculiari della cultura giuridica araba; le seconde, invece, si rifanno alla legge sciaraitica e presentano delle fratture formali difcilmente sanabili con il mondo occidentale. Le carte redatte nei Paesi arabi si possono distinguere a seconda della loro provenienza: alcune sono carte private, redatte da giuristi in nome proprio; altre sono messe a punto da istituzioni non governative; le pi importanti sono invece quelle emanate da organizzazioni internazionali, come la Lega Araba e lOrganizzazione della Conferenza Islamica (OCI).

c) Le dichiarazioni arabe e islamiche dei diritti delluomo

Questi sono i due documenti pi rilevanti espressi in materia dalla cultura giuridica moderna dei Paesi islamici. Le due carte principali sono: 1. la Dichiarazione dei diritti delluomo nellIslam, adottata alla XIX Conferenza dei Ministri degli Affari Esteri, in seno allOCI, tenutasi al Cairo nel 1990. Gi laggettivo islamica attribuito alla carta aiuta a comprendere come la posizione di questa organizzazione sia particolarmente conservatrice. Lorganizzazione stessa lunica al mondo ad esigere lappartenenza a una determinata religione come criterio per lammissione di uno Stato allinterno di essa. La Dichiarazione dellOCI non stata ancora approvata, perci il suo valore, allo stato attuale delle cose, programmatico; 2. la Carta araba dei diritti delluomo, adottata dal consiglio della Lega degli Stati Arabi nel 1994. un trattato aperto alla rma e ratica degli Stati musulmani. La Carta contiene un esplicito riferimento alle dichiarazioni dellONU e garantisce alcuni diritti in materia religiosa, come la libert di fede e di culto, e il diritto delle minoranze alla propria cultura. Essa, daltra parte, fa un riferimento alla Dichiarazione dellOCI, ma in modo puramente formale, differenziandosi profondamente dalla carta del Cairo per unimpronta non direttamente riferibile alla legge sciaraitica. Molte altre dichiarazioni sono state redatte: la Dichiarazione dellOCI del 90 stata preceduta da altre due, datate 1979 e 1981; il Consiglio Islamico dEuropa, una organizzazione non governativa con sede a Londra, ha preparato due dichiarazioni (1980 e 1981) e un modello costituzionale (1983); degli esperti giuristi arabi partecipanti a un congresso svoltosi a Siracusa, in Italia, nel 1986, hanno approntato la Carta dei giuristi arabi; negli anni Ottanta sono state emanate: la Carta Tunisina, la Carta Libica, la Carta Marocchina (1990); un progetto di costituzione islamica per lo Stato egiziano il Modello costituzionale dei Fratelli Musulmani del 1952, e dello stesso anno il Modello Costituzionale del Partito di Liberazione, gruppo

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formato da dissidenti palestinesi dei Fratelli Musulmani; un Progetto di Costituzione islamica stato messo a punto nella prestigiosa universit dellAzhar, al Cairo, nel 1978. Questi non sono che i pi rilevanti tentativi di una sistemazione dei diritti delluomo che sia pi confacente alla cultura araba e islamica. Questa cultura, come tale non buona o cattiva, n rispettosa o non rispettosa dei diritti delluomo. Sono le sue applicazioni decise dai singoli uomini che acquistano un connotato positivo o negativo a seconda dellatteggiamento personale degli uomini stessi. LIslam pu essere violento come lo stato in passato il cristianesimo, e tollerante e pacico come e pi di ogni altro sistema di vita: tutto dipende dalle intenzioni profonde degli uomini che agiscono in suo nome.

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I SINGOLI DIRITTI 1. Diritto alla libert

Dichiarazione dellONU (1948) art. 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignit e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. art. 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libert e alla sicurezza della propria persona. art. 4 Nessun individuo potr essere tenuto in stato di schiavit o di servit; la schiavit e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

La Dichiarazione universale dei diritti umani proibisce ogni forma di schiavit. Altri articoli dello stesso tenore si trovano nella Convenzione sulla Schiavit (Ginevra 25 settembre 1926) e nel Patto Civile agli articoli 8 e 16. I due termini utilizzati sono schiavit e servit. La schiavit denita: lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di propriet. Il termine servit comprende tutte le forme possibili di dominio delluomo sulluomo. Ora va sottolineato come in passato il dominio di una persona su un altro individuo, considerato alla stregua di una cosa di cui si poteva disporre in tutto e per tutto, era comunemente accettato dalle culture pi diverse.
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a) Il concetto di schiavit

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Secondo Aristotele tutti gli uomini dalla nascita sono marchiati dalla natura, alcuni per comandare, altri per obbedire. Tutte le antiche civilt, non ultima quella romana, prevedevano forme di schiavit, arrivando spesso ad attribuire al padrone il diritto di vita o di morte sullo schiavo. Questa testimonianza diretta del vescovo cattolico frate Bartolom de Las Casas o Causus descrive con abbondanza di dettagli la funesta pratica della riduzione in schiavit degli indigeni centroamericani perpetrata dai conquistadores spagnoli: Dalla costa di Paria (a ovest di Trinidad) no al golfo di Venezuela escluso [] gli spagnoli hanno operato grandi e notevoli distruzioni fra quelle genti, depredandoli e catturandone quanti pi potevano per venderli come schiavi, e molte volte li prendevano senza rischi in quanto gli spagnoli, dopo aver stipulato con loro trattati di amicizia, tradivano la parola data, e gli indiani, invece, li ricevevano nelle loro case, come fossero stati parenti o gli, offrendo loro quello che avevano. verit accertata che non vi nave carica di indiani, catturati o rapiti, da cui non vengano gettati a mare, morti, un terzo di quanti ne hanno stivati []. Il fatto che, per raggiungere il loro scopo, hanno bisogno di caricare molte persone, perch quanti di pi sono gli schiavi, tanti di pi i denari, e imbarcano poca acqua e poco cibo, perch i tiranni che si dicono armatori non vogliono spendere, e quel poco che c basta appena per gli spagnoli, cos quei poveretti restano dunque senza nulla, per cui muoiono di fame e di sete, e il rimedio buttarli a mare. []. Quando poi li sbarcano sullisola dove li hanno portati per venderli, uno spettacolo capace di spezzare il cuore di chiunque abbia un poco di piet vedere bambini e vecchi, uomini e donne, nudi, affamati, cadere a terra sniti. Poi, come un gregge di pecore, gli spagnoli separano i genitori dai gli, le donne dai mariti, e li dividono in gruppi di dieci o venti persone, e li tirano a sorte, cosicch abbiano la loro parte sia gli sciagurati armatori,

b) La schiavit nella societ occidentale

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i quali hanno contribuito col proprio denaro ad armare le due o tre navi, sia i tiranni furfanti, che li hanno cacciati e poi catturati nelle loro case (1). Quello che oggi considerato un diritto inalienabile di ogni uomo, il diritto di essere libero e padrone del proprio destino, ha acquistato il suo valore universale solo in epoca recentissima. Basta far riferimento alla tratta degli africani, deportati in America come schiavi per servire i conquistatori europei, per chiarire che queste pratiche oggi considerate disumane si sono protratte sino allet moderna. La stessa Guerra Civile americana (18621865) ha visto di fronte gli Stati del Nord, favorevoli allabolizione della schiavit, e gli Stati del Sud, fermamente contrari allaffrancamento dei neri e alla concessione ad essi del diritto di voto. Questo per comprendere come il diritto di ogni uomo di nascere e vivere libero abbia trovato la sua unanime consacrazione solo nel pensiero contemporaneo. Se la schiavit in senso tradizionale abolita, persistono anche e soprattutto in Occidente altre forme di servit: la vendita dei bambini, la prostituzione infantile, la pornograa infantile, lo sfruttamento della mano dopera infantile, la servit per debiti, il trafco di persone e la vendita di organi umani, lo sfruttamento della prostituzione. Queste forme neppure tanto mascherate o subdole di asservimento e sottomissione di esseri umani ad altri loro simili passano molto spesso sotto il silenzio degli organi di informazione e non si pu sempre dire che gli Stati europei e nordamericani si oppongano con ogni loro mezzo a queste pratiche. In tutte le societ le guerre sono state, in passato, il maggior serbatoio di schiavi. Il diritto musulmano classico permette las(1) Bartolom de Las Casas, Brevissima relazione della distruzione delle Indie, Edizioni Cultura della pace, San Domenico di Fiesole (Fi) 1991.

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c) La schiavit nel diritto islamico

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servimento delle donne e dei bambini catturati. I prigionieri non adatti a combattere erano scambiati con dei prigionieri musulmani. Un altro fenomeno era quello delle razzie, che consistevano nellappropriarsi di persone per venderle come schiave sui mercati. Le vittime principali erano le trib nere dellAfrica. Il Corano menziona gli schiavi con il termine abd (servitori) o prigionieri di guerra. Si accetta la schiavit come lordine normale delle cose stabilito da Dio (Corano 43:32). Il Corano chiede ai padroni di trattare bene gli schiavi e vieta di avviarli alla prostituzione. Gli scrittori moderni si chiedono come mai Allah abbia permesso la schiavit e non abbia stabilito la sua abolizione. vero che il Corano ha previsto laffrancamento degli schiavi come atto benevolo o espiatorio, ma non obbligatorio. La schiavit si mantenuta in vita nel mondo arabo malgrado i tentativi di abolirla. Sembra che persista in vari Paesi. I sauditi usavano le schiave come concubine, essendo il loro prezzo inferiore a quello delle mogli regolari. Mentre la moglie, dopo il divorzio, pu dover essere mantenuta, la concubina viene semplicemente rivenduta. Il Corano permette al padrone di servirsi della schiava sul piano sessuale, personalmente. Se ci scandalizza che un comportamento del genere sia tollerato dalla religione, non dobbiamo dimenticare come nellAntico Testamento siano frequenti i passi nei quali si parla dei rapporti di concubinato come leciti e comunemente accettati: lo stesso patriarca Abramo ebbe un glio dalla propria serva, ed proprio Ismaele che considerato il capostipite del popolo arabo. Comunque la schiavit stata espressamente abolita in Arabia Saudita con una dichiarazione ministeriale del 6 novembre 1962. Il giurista svizzero di origine palestinese Sami Aldeeb denuncia il persistere della schiavit in Mauritania nonostante sia interdetta dalla legge, e in Sudan. In questultimo Paese il fenomeno riemerso con la guerra tra le forze governative e gli insorti. Le famiglie, private di ogni cosa, vengono espulse dalle loro terre e devono vendere i loro bambini ai mercanti di schiavi

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per circa 70 dollari luno. In teoria i genitori possono riaverli per il doppio del prezzo, ma impossibile ritrovarli, poich passano di mano in mano in breve tempo. In Pakistan la schiavit persisteva sotto forma di servit per debito: lavorare al servizio di un padrone per pagare debiti non estinti. La legge ha abolito questa forma di risarcimento nel 1992. Nei Paesi arabi del Golfo la schiavit si manifesta in una forma particolare: attraverso lasservimento di domestici, soprattutto di sesso femminile. Possedere i domestici un modo per affermare la propria ricchezza. Queste moderne schiave sono reclutate da agenzie straniere (2). La maggior parte di queste serve non capisce larabo. A volte non hanno alcuna retribuzione. Restano chiuse nelle case dove lavorano, e quando non sono rinchiuse i loro passaporti sono conscati. Sono trattate in modo disumano. Dopo la Guerra del Golfo le ambasciate del Kuwait erano piene di schiave e schiavi fuggiti dai loro padroni (3). d) Trovare un accordo

Linterdizione della schiavit prevista nelle tre dichiarazioni dellOCI e nella II Dichiarazione del Consiglio Islamico (art. 2), oltre che nellart. 3 della Carta della Lega Araba.

III Dichiarazione dellOCI (1990) art. 11 a) Lindividuo libero; nessuno ha diritto di umiliarlo, di opprimerlo o di sfruttarlo. Egli non pu essere sottomesso che a Dio onnipotente.

(2) Cfr. Sami A. Aldeeb AbuSahalieh, Les Musulmans face aux droits de lhomme, Verlag Dr. Dieter Winkler, Bochum 1994, p. 271. (3) Cfr. Newsweek, 4 maggio 1992, pp. 821.

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Carta della Lega Araba (1994) art. 5 Tutti gli individui hanno diritto alla vita, alla libert, e alla sicurezza della propria persona. Questi diritti sono protetti dalla legge. evidente come anche nelle dichiarazioni arabe e islamiche sia sancito il diritto di ogni individuo alla libert. Nel Corano c un passo molto signicativo che indica come azione meritoria laffrancamento degli schiavi. Alla luce di questo, riteniamo che non ci sia nessun ostacolo formale per labolizione completa della schiavit anche in quei Paesi che restano maggiormente vincolati al diritto sciaraitico. Uno Stato non pu che tendere al bene comune degli individui che ne fanno parte, ed proprio il Corano che indica la via da seguire. evidente infatti come il libro sacro dellIslam sia stato scritto in unepoca nella quale la schiavit faceva parte dei costumi sociali, e ha cercato di regolamentarla, ma questa viene tollerata e non comandata dal Corano. Considerata la presa di coscienza della nostra epoca, assume un valore ancora maggiore linvito di Allah a liberare gli schiavi, un invito in perfetta sintonia con i dettami cristiani e con il comune sentire del nostro tempo: Se qualcuno dei vostri schiavi desidera ricuperare la libert per mezzo di un contratto scritto, rmate pure tale contratto se in essi riconoscete qualche bene. E non dimenticate di regalare loro le vostre sostanze, che il Dio ha regalato a voi (Corano 24:33).

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