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Considerazioni sul multiculturalismo

di Daniela Coli Il dibattito sul multiculturalismo e il problema dellidentit dellOccidente stato proposto su queste pagine da Sergio Belardinelli, il quale ha sottolineato come la parola multiculturalismo usata inizialmente per indicare lesistenza di diverse culture sia diventata unideologia e sinonimo di relativismo, come se ogni cultura, ogni stile di vita, ogni valore possano essere considerati sullo stesso piano. La parola multiculturalism apparsa negli Stati Uniti nei primi anni 80 nel contesto di una riforma universitaria alla cui base vi era lesigenza di adeguare i contenuti di insegnamenti come la storia, la letteratura, gli studi sociali, ai diversi background etnici degli studenti americani. Era sotto accusa il carattere eurocentrico della storia e della letteratura, discriminante sul piano etnico, per non dire razzista, nei confronti degli studenti americani non provenienti dalla tradizione occidentale europea, ma dallAfrica, dal Messico, dallAmerica Latina e dallAsia. Gli anni 80 erano stati preceduti dalle lotte per i diritti civili dei neri e dai movimenti femministi degli anni 60 e70, che denunciavano la scorrettezza politica delleducazione universitaria corrente. La fine degli imperi coloniali europei dopo il 1945 accentu lemigrazione di studenti africani e asiatici negli Stati Uniti e questo cambiamento demografico unito alle rivendicazioni dei neri e delle donne condusse allesigenza di modificare i contenuti delle facolt umanistiche e di studi sociali in senso multiculturale. In sostanza, a un corso su Shakespeare si dovevano aggiungere corsi su poeti e letterati africani sconosciuti negli States a causa dellegemonia della cultura bianca eurocentrica, colpevole nei secoli passati di avere abusato di altre etnie e distrutto le loro culture con il colonialismo. In questo periodo gli scienziati dimostrarono anche che in termini di Dna non ha alcun significato la parola razza e per questo il temine cultura rimpiazz il termine razza. La societ europea non era multietnica fino alla met dello scorso secolo, lemigrazione dalle excolonie in Gran Bretagna, Francia, Olanda inizi negli anni 50-60 e in Italia molto pi tardi. Da noi il termine multiculturalismo ha assunto dagli anni 80 il significato di necessit di costruire una societ multiculturale, collegando questa esigenza alla democrazia e alla globalizzazione. Da qui tutta una elaborazione accademica sulla necessit di costruire una cultura dellaccoglienza per gli emigrati, una democrazia multiculturale e dibattiti su problemi concreti come quello del crocifisso nelle scuole o del velo delle donne musulmane. La fine della Urss aveva lasciato in piedi la superpotenza americana, multietnica e multiculturale, lo specchio delluniverso in una sola grande nazione: allora si teorizz la fine della storia, la nascita di un mondo globalizzato, democratico, liberale, multiculturale, privo di conflitti, dove il libero mercato avrebbe portato la felicit. Il sogno durato poco, perch sono riapparse grandi potenze come la Cina, lIndia, la Russia, lIran, grandi nazioni con ambizioni militari e, anche se multietniche come la Russia, simili ai vecchi stati nazionali monoculturali. Come ha osservato Belardinelli, le dinamiche socioculturali seguono logiche paradossali: siamo al paradosso di una nazione multiculturale come gli Stati Uniti che ha esportato il proprio modello in tutto lOccidente che ora si trova sotto la sfida di civilt, che non hanno alcuna intenzione di assimilare il loro stile di vita a quello occidentale, n di diventare multiculturali e multireligiose, perch ritengono superiori le loro credenze e considerano p.e. decadenti i nostri comportamenti sessuali. Lo stesso termine civilt era considerato politicamente scorretto da noi

e quando apparve il celebre saggio di Huntington sullo scontro di civilt, fu molto criticato perch non aveva usato il temine cultura, pi democratico e privo di connotati conflittuali. Civilt e cultura sono considerati oggi sinonimi, ma non lo sono affatto, perch le due parole si riferiscono a tradizioni linguistiche e concettuali diverse. Senza soffermarci sulla distinzione tra Kultur e Zivilization, il termine cultura diventato, come osserva Belardinelli, un concetto omnicomprensivo, tendente a inglobare lintero universo della vita sociale. Il concetto cultura cos inteso diventa la notte hegeliana in cui tutte le vacche sono nere. Si arriva al paradosso di non riuscire a spiegarsi perch i mussulmani ritengano la loro religione diversa e non vogliano adottare il nostro stile di vita. Se noi consideriamo lusanza del velo contraria alla libert della donna, compresa quella sessuale, chiaro che anche noi non consideriamo la nostra cultura simile alla loro, ma pi raffinata, progressista, democratica. Ora, se da questa prospettiva legittimiamo la guerra per lesportazione della democrazia e del nostro stile di vita, vanifichiamo ogni pretesa di multiculturalismo in Occidente, perch saremo costretti a vietare alle mussulmane il velo a scuola, come p.e. accade in Francia. Paradossalmente, mentre riteniamo legittima la guerra per la democrazia per liberare le donne mussulmane dal velo e da una societ meno raffinata e democratica della nostra, viviamo in societ talmente secolarizzate e relativiste che molti di noi sono in crisi fronte a problemi come laborto, perch non lo consideriamo un semplice effetto collaterale del diritto alla libert sessuale. Senza inoltrarci nellanalisi delle nuove sfide bioetiche prodotte dalle nuove scoperte scientifiche, il problema reale da affrontare attualmente quello dellanarchia linguistica e concettuale in cui viviamo e per la quale la nostra identit occidentale diventa sempre pi evanescente. In questa crisi comprensibile il ritorno al cristianesimo per ritrovare una tavola di valori e un universalismo religioso aperto al dialogo e compassionevole. La religione scrisse Croce nel 1908 nasce dal bisogno di orientamento circa la realt e la vita, dal bisogno di un concetto della vita e della realt. Senza religione, ossia senza questo orientamento, non si vive, o si vive con animo diviso e lacerato, infelicemente. Certo, meglio quella religione che coincide con la verit filosofica, che una religione mitologica; ma meglio una qualsiasi religione mitologica che nessuna religione. La religione risolve il bisogno individuale di trovare una nuova tavola di valori e una comunit universale con cui condividerli, ma non risolve il problema per il quale il mondo attuale pieno di conflitti e di potenziali guerre, perch, appunto, la storia non finita, come si immaginava, e sono riapparse grandi nazioni come Cina, India, Persia. Queste nuove potenze sono civilt antiche, raffinate, complesse, con identit tuttaltro che deboli. Basta guardare la loro architettura e la loro arte. Sono mondi quasi sconosciuti per noi. Queste antiche civilt erano entrate in decadenza con lespansionismo europeo dei secoli scorsi. Poi si sono rivitalizzante e si sono modernizzate. La Cina di Mao ha usato il mito del comunismo per costruirsi unindustria pesante, un esercito potente, uno stato forte, come osservava Aron nellOppio degli intellettuali del 1955. La stessa rivoluzione di Khomeyni, che indisse le elezioni nel 1979 e trasform la monarchia persiana nella repubblica islamica, fu formalmente democratica: poche rivoluzioni hanno avuto una partecipazione elettorale e un consenso come quella di Khomeyni. Il problema dellOccidente secondo Aron era lillusione che i parlamenti di tipo britannico o francese fossero esportabili per tutto il pianeta come lenergia elettrica e le auto. Esportare il progresso tecnico e i nostri parlamenti in altre civilt non necessariamente avrebbe prodotto per Aron la nostra cultura, i nostri concetti di umanit e religione, perch queste civilt hanno unidentit simbolica di se stesse per la quale un mito occidentale illudersi sia possibile un ordine mondiale privo di conflitti. Non detto si viva nellepoca dello scontro civilt, ma finito il bilateralismo Usa-Urss da tempo: la storia non finita, siamo semplicemente entrati nellera del multilateralismo e non siamo attrezzati a pensare la politica in questi termini.

E in crisi la stessa figura dellintellettuale occidentale. Larte degli intellettuali britannici per Aron consiste nel ridurre a dispute tecniche alcuni conflitti che sono spesso ideologici; larte degli intellettuali americani consiste, invece, nel trasformare in questioni morali controversie che riguardano molto pi i mezzi che i fini; larte degli intellettuali francesi, infine, consiste nellignorare e assai spesso nellaggravare i problemi specifici della nazione, nellintento orgoglioso di pensare per lumanit intera. Purtroppo Aron non scrisse niente sugli intellettuali italiani e dobbiamo cavarcela da soli.
14 Ottobre 2007