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NIKOS KAZANTZAKIS L'ULTIMA TENTAZIONE

Prefazione La doppia essenza di Cristo sempre stata, per me, un mistero profondo e impenetrabile, come l'appassionato desiderio degli uomini, cos umano e cos sovrumano, di arrivare fino a Dio o con pi esattezza, di ritornare a Dio e di identificarsi con Lui. Questa nostalgia cos misteriosa e cos reale allo stesso tempo m'infliggeva profonde ferite. Fin dalla giovent la mia angoscia dominante, sorgente di tutte le mie gioie e di tutte le mie amarezze, stata appunto questa: la lotta spietata e incessante fra la carne e lo spirito. Dentro di me sentivo le forze tenebrose del Maligno, antiche, tanto vecchie o pi vecchie dell'uomo, e le forze luminose di Dio, antiche, vecchie, pi vecchie dell'uomo; la mia anima era il campo di battaglia sul quale questi due eserciti si affrontavano. Era un'angoscia pesante. Amavo il mio corpo e non volevo vederlo perdersi; amavo la mia anima e non volevo vederla avvilirsi. Lottavo per conciliare tali forze cosmiche contrarie per far sentir loro che non erano nemiche, che, anzi, erano unite sia per godere sia per farmi godere della loro armonia. Ogni uomo un uomo-dio, carne e spirito. Ecco perch il mistero di Cristo non solamente un mistero particolare, ma tocca tutti gli uomini. In ogni uomo si combatte la lotta fra Dio e l'uomo stesso, lotta inseparabile dal loro ansioso desiderio di riconciliazione. La maggior parte delle volte tale lotta incosciente e dura poco: un'anima debole non ha la forza di resistere per molto alla carne; si appesantisce, diventa essa stessa carne e la lotta finisce. Ma fra gli uomini responsabili, fra coloro che giorno e notte mantengono gli occhi fissi sul proprio dovere, questa lotta fra carne e spirito divampa senza merc e pu durare sino alla morte. Pi potenti sono l'anima e la carne, pi feconda la lotta e pi intensa l'armonia finale. Dio non ama le anime deboli n le carni senza consistenza. Lo spirito vuol poter lottare contro una carne potente, piena di resistenza. un uccello carnivoro che non smette mai d'aver fame, che divora la carne e che, assimilandola, la fa sparire. Lotta fra carne e spirito, ribellione e resistenza, riconciliazione e sottomissione e infine ci che la meta suprema di questa lotta, l'unione con Dio, ecco il cammino ascendente che ha preso Cristo e che ci invita, a nostra volta, a prendere, seguendo le tracce insanguinate dei suoi passi. Come arrivare noi pure a questa vetta suprema in cui, figlio maggiore della salvezza, arrivato Cristo? Per poterlo seguire bisogner avere una conoscenza profonda della sua lotta e vivere la sua angoscia: come egli ha superato le insidie terrene, come ha sacrificato le piccole e le grandi gioie dell'uomo e com' salito, di sacrificio in sacrificio, di prodezza in prodezza, fino alla vetta delle sue prove, la Croce. Non ho mai seguito con altrettanto terrore il cammino insanguinato verso il Golgota, non ho mai vissuto con simili intensit, comprensione e amore la Vita e la Passione di Cristo come durante i giorni e le notti durante i quali ho scritto L'ultima tentazione. Scrivendo questa confessione dell'angoscia e della grande speranza degli uomini, ero cos commosso che i miei occhi si riempivano di lacrime. Non avevo mai sentito con altrettanta dolcezza, con altrettanta sofferenza, il sangue di Cristo cadere, goccia a goccia, nel mio cuore. Cristo, infatti, per salire fino alla vetta del sacrificio, sulla croce, sulla vetta dell'immaterialit, fino a Dio, passato attraverso tutte le prove dell'uomo che lotta.

Ecco perch la sua sofferenza ci cos familiare, perch la dividiamo con lui e perch la sua vittoria finale ci appare come la nostra vittoria futura. Tutto ci che Cristo aveva di profondamente umano ci aiuta a capirlo, ad amarlo e a seguire la sua Passione come se fosse la nostra. Se in lui non ci fosse il calore di tale elemento umano, non potrebbe mai giungere ai nostri cuori con tanta sicurezza e tenerezza, n potrebbe diventare il modello della nostra vita. Lottiamo, lo vediamo lottare come noi e prendiamo coraggio. Vediamo che non siamo soli al mondo e che egli lotta al nostro fianco. Ogni istante della vita di Cristo una lotta e una vittoria. Ha trionfato sull'irresistibile incanto delle semplici gioie umane, ha trionfato sulla tentazione; trasformava in continuazione la carne in spirito e continuava la sua ascensione: arrivato sulla vetta del Golgota ed salito sulla Croce. Ma la battaglia non finita l: sulla Croce lo attendeva la Tentazione, l'Ultima Tentazione. In un rapido baleno, il Maligno ha spiegato davanti agli occhi spenti del Crocifisso la perfida visione di una vita pacifica e felice. Aveva preso, cos almeno gli era parso, il cammino piano e facile dell'uomo, si era sposato, aveva avuto dei bambini, gli uomini lo stimavano e l'amavano; e ora, da vecchio, era seduto davanti alla sua casa, ricordava le passioni della sua giovent e sorrideva, soddisfatto. Come aveva fatto bene! Che saggezza l'aver preso la strada dell'uomo e che follia era quella di voler salvare il mondo! Che gioia essere sfuggito alle tribolazioni, al martirio, alla Croce! Ecco quale fu l'ultima tentazione giunta, in un lampo, a turbare gli ultimi istanti del Salvatore. Ma, bruscamente, Ges ha scosso il capo, ha aperto gli occhi e ha visto. No, no, non aveva tradito, lodato sia Dio, non aveva disertato, aveva compiuto la missione confidatagli da Dio, non si era sposato, non era vissuto felice, era arrivato alla vetta del sacrificio, era inchiodato alla Croce. Chiuse gli occhi soddisfatto. Allora si ud il grido trionfale: "Tutto compiuto!" Ossia, ho compiuto il mio dovere, sono stato crocifisso, non ho ceduto alla tentazione. per offrire un supremo esempio all'uomo che lotta, per mostrargli che non deve temere la sofferenza, la tentazione e la morte, ed perch tutto ci pu essere vinto ed gi stato vinto che stato scritto questo libro. Cristo ha sofferto e da allora la sofferenza viene santificata; la Tentazione ha lottato fino all'ultimo istante per perderlo e la Tentazione stata vinta; Cristo stato crocifisso e da allora la morte stata vinta. Ogni ostacolo al suo cammino diventava occasione e misura di una vittoria. Abbiamo ora davanti a noi un esempio che ci apre la strada e ci infonde coraggio. Questo libro non una biografia, una confessione dell'uomo che lotta. Scrivendolo, ho fatto il mio dovere. Il dovere dell'uomo che ha combattuto molto, che ha sofferto molto durante la propria vita e che ha sperato molto. Sono sicuro che ogni uomo libero che legger questo libro pieno d'amore amer Cristo pi che mai, meglio che mai. N. KAZANTZAKIS 1 Si alz un leggero soffio divino; era fresco e fluido e se lo port via. Sopra la sua testa le stelle intrecciavano le loro orbite, facendo fiorire il cielo; a terra le pietre fumavano, ancora infuocate dall'ardore del giorno. Sulla terra e in cielo il silenzio era profondo, fatto delle voci eterne della notte, ancor pi misteriose del silenzio. Dappertutto la pace e la dolcezza: Dio aveva chiuso gli occhi, la luna e il sole, e si era addormentato. Era molto buio, doveva essere mezzanotte e mentre sognava in estasi - che Paradiso quello, che solitudine! all'improvviso l'aria si alter, si appesant; non era pi un leggero soffio divino, ma un alito greve e maleodorante, che sembrava agitarsi senza trovare pace. L'aria era diventata densa, carica d'angoscia; si coglievano zaffate tiepide che sapevano d'animali, d'uomini e di fantasmi villosi e insieme un odore pungente di pane appena sfornato, di acre sudore umano e d'olio di alloro con il quale le donne si spalmavano i capelli.

Si fiutava, si sentiva, ma non si vedeva nulla. A poco a poco gli occhi si abituavano: fra le palme folte e scure che s'innalzavano come spruzzi d'acqua si riusciva a distinguere un cipresso dal tronco dritto, austero, pi scuro della notte, e si intravedevano gli ulivi dalle foglie rade che, agitate dal vento, brillavano in quel buio come l'argento; su una collina verdeggiante, addossate le une sulle altre o anche isolate, si scorgevano delle miserabili baracche quadrate, fatte di tenebre, di fango e di mattoni imbrattati di calce. Sulle terrazze, coperti da bianche lenzuola o senza nulla addosso, si potevano indovinare dei corpi umani immersi nel sonno. Non c'era pi silenzio e la notte beata e solitaria si riemp d'angoscia. Si percepiva un groviglio di piedi e mani di uomini che non riuscivano a trovar sonno, si udivano sospiri e grida che lottavano disperate, ostinate, per unirsi nel muto abisso pieno della presenza divina. Ma la loro disperazione era vana, perch non riuscivano a trovare ci che volevano ardentemente gridare e si disgregavano, perdendosi in deliri incoerenti. Improvvisamente, proprio nel centro del villaggio, da un terrazzo pi alto, part un urlo acuto, straziante, come di viscere squarciate: "Dio d'Israele, Dio d'Israele, Adonai, fino a quando?" Non era un unico uomo, ma un intero villaggio che sognava e gridava. Dalle ossa dei morti alla radice degli alberi; era la terra d'Israele tutta intera, la terra d'Israele in doglie, che non poteva partorire e gridava. Ci fu una lunga pausa di silenzio e, all'improvviso, si ud nuovamente quel grido squarciare l'aria, dalla terra al cielo; ma ora non era altro che collera e disperazione. "Fino a quando? Fino a quando?" I cani del villaggio si svegliarono e si misero ad abbaiare; sulle terrazze le donne, in preda al terrore, si rannicchiarono fra le braccia degli uomini. Il giovane addormentato, che stava sognando, ud quell'urlo nel sonno; si agit e il sogno s'impaur e cominci a fuggire. La montagna svan e apparvero le sue viscere; non era pi fatta di pietra, ma di sonno e di vertigini e l'orda di colossi che si arrampicava su di essa, selvaggiamente, a passi da gigante, e che altro non era che baffi, barbe, sopracciglia e grosse mani, perse essa pure la propria materia. Le figure si allontanavano, perdendo i loro contorni e modellandosi in altre forme per poi nuovamente disfarsi, come nuvole disperse da un vento impetuoso; presto sarebbero scomparse dalla testa dell'uomo addormentato. Ma il suo spirito ebbe il tempo di diventare pi pesante, s'immerse nuovamente nel sonno, la montagna ridivenne compatta, tutta di pietra, le nuvole si addensarono, tornarono carne e ossa, e si udirono respiri affannosi. Poi dei passi veloci: l'uomo dai capelli rossi apparve di nuovo sulla cima della montagna, senza camicia, scalzo, infuocato e, dietro di lui, ancora sprofondata fra i ripidi dirupi, l'orda ansimante dalle mille teste. Al di sopra, la volta celeste si era riformata, proprio come un tetto ben costruito, con una sola stella che brillava a oriente, come un punto di fuoco. Il giorno stava spuntando. Il giovane, disteso sui trucioli, respirava profondamente. Il lavoro della giornata era stato pesante ed egli si riposava; le sue palpebre si socchiusero per un istante, come se la stella del mattino le avesse colpite con il suo bagliore, ma lui non si svegli, il sogno l'aveva di nuovo completamente pervaso. Sognava. L'uomo dai capelli rossi si era fermato, e il sudore gli colava dalla fronte solcata da rughe profonde, dalle ascelle, dalle gambe. Trasudava collera e stanchezza, stava per lanciare una bestemmia, ma si trattenne. "Fino a quando, Adonai, fino a quando?" mormor solamente, con disperazione, soffocando la bestemmia. Ma la rabbia era ancora in fermento e l'uomo si volt. Il lungo cammino gli apparve in un lampo davanti agli occhi: le montagne si abbassarono, il sogno scivol via, gli uomini sparirono e il dormiente vide spiegarsi sulla sua testa, sul basso soffitto di stoppia intrecciata, multicolore e piena di fronzoli come un ricamo fatto nell'aria, come una luce tremolante, la terra di Canahan. A sud, il deserto d'Idumea fremeva e ondeggiava come il dorso di un leopardo; pi lontano, il Mar Morto, compatto e velenoso, soffocava, assorbiva la luce; ancor pi in l, separata dal mondo dal fossato dei comandamenti di Geova, l'inumana Gerusalemme, sulle cui strade colava il sangue delle vittime di Dio, agnelli e profeti; pi lontana ancora, Samaria l'impura, l'idolatra nel mezzo della quale si vedevano un pozzo e una donna imbellettata che vi attingeva dell'acqua; in fondo,

all'estremo nord, soleggiata, modesta e verdeggiante, la Galilea. Da un estremo all'altro del sogno il Giordano, arteria regale di Dio che scorre e abbevera sia le sterili sabbie sia i giardini, sia Giovanni Battista sia gli eretici di Samaria, sia le prostitute sia i pescatori di Genezareth. Durante il sonno il giovane si inebri nel vedere le terre sante e le acque sacre e tese una mano per toccarle. Ma di colpo, nel bel mezzo dell'oscurit ovattata, nella rosea luce dell'aurora, la Terra Promessa, fatta di freschezza, di vento e d'antico desiderio umano, si mise a tremare e si spense. E nel momento in cui si stava spegnendo, egli ud delle voci ruggenti e delle bestemmie e vide sorgere nuovamente fra le rocce scoscese e i fichi d'India, trasformata, irriconoscibile, l'orda dalle mille teste. Come si erano intristiti e avvizziti quei colossi! Come si erano rattrappiti, sembrava che le loro barbe sfiorassero il terreno! Erano diventati dei nani, degli gnomi ansimanti e senza fiato; ognuno di essi aveva in mano strani strumenti di tortura, alcuni delle cinghie insanguinate con chiodi di ferro, altri coltelli e pungiglioni, altri ancora dei grossi chiodi con la capocchia appiattita. Tre nani dalle gambe corte portavano una croce pesantissima e l'ultimo, il pi disgraziato, il guercio, una corona di spine. L'uomo dai capelli rossi si chin, li guard e scosse con disprezzo la grande testa ossuta. L'uomo addormentato l'ud pensare: "Non hanno la fede, per questo che si sono rattrappiti; non hanno la fede, per questo che io sono al supplizio..." Si ud un mormorio: "Non vediamo nulla, capitano, solo la notte". "Nulla! Non avete la fede?" "L'abbiamo, capitano, l'abbiamo; appunto per questo che ti seguiamo, ma non vediamo nulla." "Guardate ancora!" La sua mano s'abbatt come una spada, squarci la nebbia e fece apparire la pianura; un lago azzurro brillava e sorrideva, sembrava destarsi allontanando la nebbia. In mezzo ai campi, sotto le palme, lungo le rive del lago coperte di ghiaia, simili a grandi nidi colmi di uova, i villaggi e le capanne scintillavano candidi. " laggi che si trova!" disse la guida mostrando un gran villaggio in mezzo al verde; tre mulini a vento, poco pi su, avevano aperto le loro ali di buon mattino e giravano. Sul viso dorato e assonnato del giovane si dipinse, di colpo, il terrore. Fece un gesto con la mano per scacciare il sogno che gli si era posato sulle palpebre e non voleva andarsene. Riun tutte le forze per svegliarsi, solo un sogno, pensava, bisogna che mi svegli, che me ne liberi. Ma gli gnomi lo circondavano con ostinazione, rifiutavano di andarsene; il Rosso dallo sguardo selvaggio stava adesso puntando un dito minaccioso in direzione del gran villaggio della pianura e parlava loro. " laggi che si trova! l dentro che vive, che si nasconde. Si veste di stracci, cammina scalzo, fa il falegname, finge di non esser lui per sfuggire. Ma l'occhio di Dio l'ha scorto: addosso, figlioli!" Alz un piede per prendere lo slancio, ma gli gnomi gli si appesero alle gambe e alle braccia; appoggi nuovamente il piede per terra. "Sono tanti gli straccioni e gli scalzi, capitano; sono molti anche i falegnami: abbiamo bisogno di un segno che ci dica chi , com', dov', per poterlo riconoscere. Altrimenti non ci muoviamo, che sia ben chiaro, capitano: non ci muoviamo, siamo troppo stanchi." "Lo abbraccer per dargli un bacio, ecco il segno. Avanti, adesso, andiamo; fate piano, non gridate. Sicuramente sta dormendo, non vorrei che si svegliasse e ci sfuggisse. In nome del Cielo, figlioli, scagliatevi su di lui!" "Scagliamoci su di lui, capitano", gridarono all'unisono i nani e si misero in marcia alzando i loro piedoni. Ma uno di loro, piccolo, guercio, magro e tutto storto, quello che portava la corona di spine, si afferr a un arbusto e gli tenne testa. "Io non vado in nessun posto!" grid. "Ne ho abbastanza. Da quante notti, ormai, lo stiamo braccando? Da quanti paesi e da quanti villaggi siamo passati? Provate a contarli: abbiamo visitato tutti i Monasteri degli Esseni nel deserto d'Idumea, abbiamo attraversato la Betania, uccidendo per nulla quel povero Lazzaro, siamo arrivati al Giordano, ma il Battista ci ha cacciati, pare che non sia

lui Colui che cerchiamo e ce ne siamo andati. Ci siamo diretti a Gerusalemme: l abbiamo frugato nel tempio, nei palazzi di Anna, di Caifa, nelle capanne degli Scribi e in quelle dei Farisei: nessuno! Non vi erano che farabutti, puttane, bugiardi, ladri, assassini e ce ne siamo andati. Abbiamo attraversato al galoppo Samaria la scomunicata, siamo arrivati in Galilea, abbiamo rastrellato Magdala, Cana, Cafarnao, Bethsaida. Abbiamo frugato capanna per capanna, barca per barca e quando trovavamo il pi virtuoso, il pi pio, gli gridavamo: 'Sei tu, perch ti nascondi? Alzati, per salvare Israele!' E quello, vedendo gli strumenti che portavamo con noi, era preso dal terrore e si metteva a correre e a urlare: 'Non sono io, non sono io!' e si gettava sul vino, sulle carte, sulle donne, si ubriacava, bestemmiava, si prostituiva, affinch vedessimo che era un peccatore, che non era Colui che cercavamo, per sfuggire... Perdonami, capitano, ma quello che succeder nuovamente. Noi lo cerchiamo invano, poich non lo troveremo: non ancora nato." "Incredulo Tommaso", disse l'uomo dai capelli rossi. Lo afferr per la nuca e lo sollev in aria, ridendo. "Incredulo Tommaso, mi piaci!" Si volt verso i suoi compagni: " lui il pungolo; noialtri siamo le bestie da soma. Lasciate che ci pungoli, che ci impedisca di adagiarci tranquilli". L'uomo imberbe lanci un grido acuto, aveva male. Il Rosso lo depose a terra. Si mise a ridere e percorse con lo sguardo quell'accozzaglia disparata. "Quanti siamo?" disse. "Dodici, uno per ciascuna trib d'Israele. Diavoli, angeli, nani, gnomi, tutti i figli e tutti gli aborti di Dio, scegliete e prendete!" Era di buonumore; i suoi occhi tondi da sparviero luccicavano. Tese la mano e uno alla volta li prendeva per le spalle, ora con collera, ora con tenerezza; li descriveva mentre li teneva sospesi in aria, ridendo. "Buongiorno a te, taccagno, lingua viperina, artiglio adunco, immortale figlio d'Abramo; e tu, fanfarone, gradasso, mangione; e tu, il devoto pauroso: non rubi, non vai a letto con la donna d'altri, non ammazzi, perch hai paura; tutte le tue virt son figlie della paura; e tu, asinello candido che ti lasci pestare a colpi di bastone e che li sopporti; sopporti la fame, la sete, il freddo e la frusta; bestia da soma, senza amor proprio, leccatore d'immondizia: tutte le tue virt son figlie della miseria; e tu, vecchia volpe, che rimani all'ingresso della grotta del leone, di Geova, senza mai entrarvi; e tu, ingenua pecorella che segui, belando, un Dio che ti divorer; e tu, ciarlatano, figlio di Levi, mercante di Dio e che lo vendi a peso; oste di Dio che vendi da bere agli uomini: si ubriacano e aprono la loro borsa e il loro cuore, scaltro maestro; e tu, fanatico asceta dalla testa dura che guardi te stesso e ti fabbrichi un Dio cattivo, dalla testa dura e che cadi in ginocchio e l'adori perch ti assomiglia; e tu, la cui anima una bottega di cambio: sei seduto sulla soglia, sprofondi la mano in una borsa, fai la carit al povero, presti a Dio, tieni un registro e scrivi: dati tanti soldi per elemosina a un tale, nel tal giorno e nella tal ora; e dai ordine che mettano il registro nella tua tomba per poterlo aprire al cospetto di Dio, per fare i conti con Lui e incassare i milioni dell'eternit; e tu, bugiardo, imbonitore, a cui poco importano tutti i comandamenti di Dio: rubi, dormi con la donna d'altri, assassini e poi scoppi a piangere, ti batti il petto, prendi la tua chitarra e componi una canzone sul tuo peccato; sai bene, vecchio astuto, che Iddio perdona tutto a colui che canta, perch Lui stesso va matto per le canzoni; e tu, pungiglione aguzzo nel nostro didietro, Tommaso; e io, io, testa matta che ho creduto che fosse successo, che ho abbandonato moglie e figli e che cerco il Messia! Tutti insieme, diavoli, angeli, nani, gnomi, siamo indispensabili alla nostra grande causa: lanciatevi su di lui, figlioli!" Si mise a ridere, si sput nelle mani, fece un passo avanti con i suoi grandi piedi. "Lanciatevi su di lui, figlioli!" grid ancora e si precipit, correndo, per la strada che portava a Nazareth. Gli uomini e le montagne erano fatte di fumo, sparirono, e le palpebre addormentate si riempirono di un'oscurit senza sogni. Nel sonno infinito altro non si udiva che il rumore di due piedi nudi, immensi e pesanti, che calpestavano il suolo della montagna e che scendevano.

Il cuore del giovane addormentato batteva con violenza. "Arrivano! Arrivano!" Ud un grido che lacer la sua carne: "Arrivano!" Si alz di scatto, almeno cos credette nel sogno, appoggi il suo bancone da lavoro contro la porta, come un puntello, e vi ammonticchi sopra tutti i suoi strumenti: pialle, lime, seghe, mazze, martelli, cacciaviti, e pure una pesante croce che stava costruendo. Si infil quindi nuovamente fra i trucioli e la segatura e attese. Una strana calma, inquietante, soffocante, spessa; non si poteva udire n il respiro del villaggio n quello di Dio; l'universo, persino il demonio che non dorme mai erano precipitati in un fosso nero e profondo. Era il sonno, la morte, l'immortalit, Iddio? Il giovane fu assalito dal terrore; vide il pericolo, radun le forze, si strinse fra le mani la testa che vaneggiava e si svegli. Era fradicio di sudore. Ricordava un'unica cosa del suo sogno, che qualcuno lo inseguiva, ma chi? Una sola persona? Una folla? Degli uomini? Dei demoni? Non ricordava pi. Tese l'orecchio, ascolt; si poteva udire, ora, nel silenzio della notte, il respiro molteplice delle anime e dei corpi. Di tanto in tanto un albero stormiva, un cane guaiva lugubremente, una madre, in fondo al villaggio, cullava lentamente il suo piccolo... La notte era piena di mormorii e di sospiri familiari e amati, la terra parlava, Dio parlava; il giovane si tranquillizz. Per un momento aveva avuto paura, si era creduto solo al mondo. Di fianco, nella casetta in cui dormivano i suoi genitori, ud il respiro affannoso del vecchio padre; l'infelice non poteva addormentarsi e cercava, storcendola, di aprire e chiudere la bocca, con enormi sforzi, per parlare. Da anni tentava di pronunciare una parola umana, ma rimaneva seduto sul suo letto, paralizzato, senza riuscire a muovere la lingua; sudava, soffriva, gli colava la saliva e ogni tanto, dopo una lotta tremenda, riusciva, sillaba dopo sillaba, ad articolare disperatamente una parola, una sola, sempre la stessa: A-d-o-n-a-i, Adonai, null'altro. Quando pronunciava quel nome per intero, si calmava per un'ora o due; poi lo riprendeva l'angoscia e ricominciava ad aprire e chiudere la bocca. " colpa mia... colpa mia..." mormor il giovane e i suoi occhi si riempirono di lacrime. " colpa mia..." Il figlio udiva nella notte silenziosa la lotta angosciata del padre e l'angoscia lo invase a sua volta; si mise pure lui, involontariamente, ad aprire e chiudere la bocca e a sudare. Chiuse gli occhi, ascolt ci che il vecchio padre faceva per farlo anche lui; sospirava, emetteva assieme a lui grida disperate e inarticolate, e a questo punto ricadde nel sonno. Nell'istante in cui si addormentava, la casa fu scossa, il bancone rovesciato, la croce e gli strumenti da lavoro rotolarono a terra, la porta si apr ed egli vide, ritto sulla soglia, immenso, beffardo, con le braccia spalancate, l'uomo dai capelli rossi. Il giovane grid e si svegli. 2 Si rizz, sedette sui trucioli, appoggi il dorso contro il muro; sulla sua testa pendeva una cinghia con due file di chiodi appuntiti: ogni sera, prima di addormentarsi, si frustava il corpo a sangue, affinch lo lasciasse tranquillo durante la notte e non si ribellasse. Un leggero tremito si era impadronito di lui. Non ricordava pi quali tentazioni gli fossero apparse durante il sonno, ma sentiva che era scampato a un grande pericolo. "Non ne posso pi, ne ho abbastanza..." mormor e alz gli occhi al cielo con un sospiro. La luce nuova, ancora incerta e pallida, s'infil fra le fessure della porta; le canne giallastre del soffitto rifletterono una dolcezza strana, brillante, preziosa come l'avorio. "Non posso, ne ho abbastanza..." mormor nuovamente. Serr i denti dall'esasperazione. Fiss lo sguardo nel vuoto: tutta la sua vita gli pass davanti agli occhi, il bastone di suo padre che era fiorito il giorno del fidanzamento con sua madre, poi il fulmine che aveva abbattuto e paralizzato il fidanzato, poi sua madre che lo guardava, lo guardava di continuo e non diceva niente. Lui sentiva, per, il suo muto lamento. Aveva ragione sua madre, i suoi peccati, giorno e notte, erano come altrettanti coltelli nel cuore, e aveva lottato invano, quegli ultimi anni, per vincere la paura:

rimaneva essa sola, tutti gli altri demoni li aveva vinti, la povert, il desiderio di una donna, la gioia di un focolare, la giovinezza, l'unica che restava era la paura e doveva vincerla, esserne capace... in fondo era anche lui un uomo, e l'ora era giunta... "Se mio padre rimane paralizzato, colpa mia... Se Maddalena diventata una prostituta, colpa mia... Se Israele geme ancora sotto il giogo, colpa mia..." Un gallo, certamente nella casa vicina di suo zio il rabbino, batt le ali sul tetto e cant con voce forte, incollerita; certamente ne aveva abbastanza della notte, era durata troppo e l'animale gridava al sole di apparire. Appoggiato al muro, il giovane lo ascoltava. La luce cominciava a illuminare le case, le porte si aprivano, le strade si animavano; dalla terra, dagli alberi, dalle porte delle case, saliva lentamente il mormorio del mattino: Nazareth si svegliava. Un profondo sospiro giunse dalla casetta vicina, immediatamente seguito dal grido selvaggio del rabbino che svegliava Iddio e gli ricordava la parola data a Israele. "Dio d'Israele", gridava, "Dio d'Israele, fino a quando?" Il giovane scosse il capo. "Prega", mormor, "si prosterna, chiama Iddio, adesso batter sul muro affinch io pure m'inchini." Corrug la fronte in segno di collera. "Come se Iddio da solo non bastasse, mi ci vogliono anche gli uomini!" disse, colpendo col pugno la parete divisoria per mostrare al feroce rabbino che era sveglio e che pregava. Si alz di colpo; la veste rattoppata gli scivol dalle spalle scoprendo il suo corpo, esile, abbronzato e coperto di chiazze rosse e blu; raccolse rapidamente la veste e ricopr la sua carne nuda, pieno di vergogna. Dalla finestrella, la pallida luce del mattino cadde su di lui e illumin delicatamente il suo viso: non era testardaggine, sofferenza, orgoglio. La peluria delle guance era divenuta una barba ricciuta, tutta nera; il naso arcuato, le labbra carnose, socchiuse, lasciavano intravedere lo splendore dei denti. Non era bello quel viso, ma aveva un fascino segreto, inquietante: era forse per le ciglia, folte, lunghe, che gettavano un'ombra azzurrina su tutto il viso? O era forse per gli occhi, neri come il carbone, pieni di luce e di notte, spaventati e dolci allo stesso tempo? Scintillavano come quelli del serpente, fissavano attraverso le lunghe ciglia procurando un senso di vertigine. Fece cadere i trucioli che gli erano rimasti appiccicati alle ascelle e alla barba; il suo orecchio aveva individuato dei passi pesanti che si avvicinavano e che egli riconobbe. " ancora lui, ritorna, ma che cosa vuole?" pens con furia avvicinandosi alla porta per udire meglio. Ma si ferm d'improvviso, spaventato; chi aveva spostato il bancone contro la porta, chi vi aveva ammucchiato la croce e gli strumenti da lavoro? Chi? Quando? La notte piena di spiriti maligni, piena di sogni; dormiamo ed essi trovano le porte aperte, entrano ed escono e mettono sottosopra la nostra casa e la nostra mente. "Qualcuno venuto stanotte nel mio sonno", mormor a bassa voce, come se temesse che fosse ancora l e che potesse udirlo. "Qualcuno venuto, sicuramente Dio, oppure il demonio; chi pu mai saperlo? I volti si sovrappongono; talvolta Dio diventa tenebre, talvolta il demonio a trasformarsi in luce e l'anima dell'uomo ne confusa." Rabbrivid; dove dirigersi? C'erano due strade, quale scegliere? I passi pesanti diventavano sempre pi vicini; il giovane gett uno sguardo angosciato attorno a s, quasi cercasse un posto in cui nascondersi, per sfuggire. Temeva quell'uomo; era, nel fondo della sua anima, una vecchia ferita che non poteva rimarginarsi. Quando erano ancora bambini l'altro, che aveva tre anni pi di lui, l'aveva gettato in terra e l'aveva picchiato. Lui si era rialzato, senza dire niente, ma non era pi andato a giocare con gli altri bambini, aveva vergogna, paura. Rannicchiato nel cortile della sua casa, da solo, meditava in che modo, un giorno, avrebbe potuto togliersi di dosso quella vergogna, mostrar loro che era pi forte di tutti, capace di vincerli tutti. Dopo tanti anni la ferita era ancora aperta e sanguinava. "Perch mi perseguita ancora?" mormor. "Che cosa vuole da me? Non gli aprir!" Un calcio fece tremare la porta; il giovane balz in piedi e, con tutte le sue forze, spost il bancone e apr. Sulla soglia c'era un colosso dalla barba rossa e ricciuta, molto agitato, scalzo e senza camicia. Aveva in mano una pannocchia di granoturco abbrustolita e la stava mangiando. I suoi

occhi frugarono il laboratorio e si posarono sulla croce appesa al muro. Con espressione accigliata l'uomo avanz ed entr, accovacciandosi poi in un angolo a sgranocchiare freneticamente la sua pannocchia, senza parlare. Il giovane, con la testa rivolta dall'altra parte, in piedi, guardava attraverso la porta aperta l'angusta stradicciola appena sveglia. Non si era ancora alzata la polvere e c'era un odore di terra bagnata; la luce e il fresco della notte s'erano fermati sulle foglie dell'ulivo proprio l davanti e tutto l'albero sorrideva. Il giovane, estasiato, respirava la vita del mattino. Ma il Rosso si volt urlando: "Chiudi la porta, devo parlarti!" Quella voce brutale! Il giovane ebbe un sussulto; chiuse la porta, si sedette sull'orlo del bancone e attese. "Eccomi", disse il Rosso, " tutto pronto." Tacque, gett via la pannocchia, alz gli occhi azzurri e freddi fissando lo sguardo sul giovane; il collo grosso e rugoso era teso: "E tu, sei pronto?" Ora la luce si era fatta pi intensa e il viso dell'uomo dai capelli rossi si distingueva chiaramente: tagliato con l'accetta, incoerente, non uno ma due. Quando una met rideva, l'altra terrorizzava, quando una met aveva un'espressione di dolore, l'altra rimaneva immobile, come pietrificata. E quando le due met, per un istante, si riconciliavano, si potevano sentire ancora, in quell'unione, Dio e il demonio, che, irriducibili, lottavano. Il giovane rimase muto. Il Rosso, rabbioso, lo inchiod con lo sguardo. Chiese ancora: "E tu, sei pronto?" Stava gi alzandosi per afferrarlo per un braccio, scuoterlo, svegliarlo, obbligarlo a rispondere; ma non ne ebbe il tempo. Si ud il suono di una tromba, degli uomini a cavallo invasero la stradicciola e, dietro di loro, si udirono, pesanti e regolari, i passi dei soldati romani; il Rosso strinse i pugni e, alzandoli verso il soffitto, grid: "Dio d'Israele, giunta l'ora. Oggi, non domani, oggi!" Si volt verso il giovane. "Sei pronto?" chiese ancora e, senza attendere la risposta, aggiunse: "No, no, non consegnerai loro la croce, te lo dico proprio io! Il popolo si riunito, Barabba stesso sceso dalle montagne con i suoi uomini, distruggeremo la prigione e libereremo lo Zelota e allora il miracolo, non scuotere il capo, il miracolo avverr. Domandalo a tuo zio il rabbino. Ci ha riuniti tutti, ieri, nella sinagoga. Tu perch non sei venuto? Si alzato e ci ha parlato: 'Il Messia non verr', gridava, 'non verr finch rimarremo a braccia conserte. Dio e il popolo devono combattere insieme affinch giunga il Messia!' Ecco che cosa ci ha detto, se vuoi saperlo. Dio non basta, il popolo non basta, ci vogliono tutti e due insieme, hai capito?" Lo prese per un braccio e cominci a scuoterlo. "Capisci? A che cosa pensi? Avresti dovuto essere l e ascoltare tuo zio per chiarirti le idee, disgraziato! Dice che lo Zelota che i Romani infedeli vogliono crocifiggere oggi, forse Colui che noi stiamo aspettando da generazioni e generazioni; se non lo aiutiamo, se non ci precipitiamo a salvarlo, sappilo, morir senza rivelare chi . Se ci precipitiamo a salvarlo, avverr il miracolo. Che miracolo? Butter via i suoi stracci e sul suo capo briller la corona reale di Davide. Siamo scoppiati tutti a piangere. Il vecchio rabbino ha alzato le braccia al cielo e ha gridato: 'Dio d'Israele, oggi, non domani, oggi!' Abbiamo tutti alzato le braccia, guardato il cielo, gridato, minacciato, singhiozzato: 'Oggi, non domani, oggi!' Capisci, figlio del falegname, o sto parlando inutilmente?" Il giovane, con gli occhi socchiusi, lo sguardo fisso sul muro di fronte a lui, dove era appesa la cinghia dai chiodi appuntiti, ascoltava attentamente; soffocati dalla voce aspra e minacciosa dell'uomo dai capelli rossi, si udivano dalla camera di fianco i suoni strozzati, rauchi, emessi dal vecchio padre che muoveva le labbra senza tregua e che lottava e si sforzava, invano, di parlare... Le due voci si mescolavano nel cuore del giovane, che improvvisamente cap quanto fosse vano e inutile lo sforzo degli uomini.

"Si pu sapere a che cosa stai pensando? Capisci che cosa dice il fratello di tuo padre, il vecchio Simeone?" "Il Messia non viene cos..." mormor il giovane; teneva gli occhi fissi sulla croce che aveva appena finito di costruire e sulla quale, dolce e rosata, cadeva la luce dell'aurora. "No, il Messia non viene cos, non rinnega mai i suoi stracci, non porta una corona da re, il popolo non si precipita a salvarlo. Non lo si salva. Muore con i suoi stracci. Tutti, anche i pi fedeli, l'abbandonano. Muore solo, sulla vetta di una montagna solitaria e porta sulla testa una corona di spine." Il Rosso si gir, lo guard con apprensione; met del viso brillava, l'altra met era tutta scura. "Come fai a saperlo? Chi te lo ha detto?" Ma il giovane non rispose; salt gi dal bancone. Ora era pieno giorno. Raccolse il martello e una manciata di chiodi e si avvicin alla croce. Ma il Rosso fu pi veloce: con un balzo arriv fino alla croce e incollerito si mise a darle dei pugni e a sputarvi sopra, come se fosse stata un essere umano. Si gir, i suoi baffi, la barba, le sopracciglia pungevano il viso del giovane. "Non hai vergogna?" grid. "Tutti i falegnami di Nazareth, di Cana, di Cafarnao, hanno rifiutato di fabbricare una croce per lo Zelota, e tu?... Non hai vergogna? Non hai paura? Se il Messia arriva e ti trova intento a fabbricare la sua croce? Perch non hai avuto il coraggio, anche tu, di rispondere al centurione: 'Non fabbrico croci per gli eroi d'Israele?'" Afferr nuovamente un braccio del falegname che era completamente assente, e gli chiese: "Perch non rispondi? Che cosa stai guardando?" Gli diede un colpo, lo spinse contro il muro. "Sei un vigliacco", aggiunse con voce sprezzante, "un vigliacco, ecco cosa sei! Non combinerai mai nulla nella vita." Una voce penetrante squarci l'aria. L'uomo dai capelli rossi moll il giovane, gir il capo verso la porta e prest ascolto. Si ud un gran tumulto; uomini, donne, una gran folla, delle grida: "Il banditore! Il banditore!" La voce penetrante si lev nuovamente: "Figli e figlie di Abramo, d'Isacco e di Giacobbe! Ordine dell'imperatore, aprite le orecchie e ascoltate: chiudete botteghe e taverne, non andate a lavorare nei campi. Madri, portate con voi i vostri bambini. Vecchi, prendete i vostri bastoni. Venite tutti, zoppi, sordi, paralitici, venite a vedere! Venite a vedere come si torturano coloro che si ribellano al nostro capo, l'imperatore. Che gli sia concessa lunga vita! Venite ad assistere alla morte dello Zelota ribelle e fuorilegge!" Il Rosso apr la porta e vide la folla che taceva, sconvolta; vide il banditore in piedi su un grande sasso, era un uomo esile, dal collo lungo e le lunghe gambe. "Sii maledetto, traditore", borbott, richiudendo rabbiosamente la porta. Si volt verso il giovane; la bile gli era salita fin negli occhi. "Mi congratulo con te per il figlio di tuo padre, Simone il traditore!" grid. "Non colpa sua, ma mia", disse il giovane preso dal rimorso. "Sono io..." E subito aggiunse: " per colpa mia che mia madre l'ha cacciato da casa, per colpa mia... e lui, adesso..." Met del viso del Rosso, illuminato per un istante dalla compassione, si addolc. Il giovane rimase a lungo in silenzio. Le sue labbra si muovevano, ma la lingua pareva annodata. Finalmente riusc a dire: "Con la mia vita, Giuda, fratello mio, con la mia vita... Non ho altro". L'uomo dai capelli rossi sussult; la luce ora entrava nella stanza attraverso le fessure della porta e dalla finestrella del soffitto. Gli occhi del giovane brillavano, grandi e neri, e la sua voce era colma d'amarezza e di paura. "Con la tua vita?" fece il Rosso e afferr il mento del giovane. "Non girare la testa, sei un uomo, vero? Guardami negli occhi; con la tua vita? Che cosa vuoi dire?" "Nulla." Abbass la testa, in silenzio. E di colpo grid: "Non mi chiedere nulla, non mi chiedere nulla, Giuda, fratello mio!" Giuda prese fra le mani il viso del giovane, lo alz e lo guard a lungo senza fiatare. Poi, dolcemente, lo lasci. Si diresse verso la porta. Il suo cuore era sconvolto.

Fuori i rumori erano diventati pi intensi; si poteva udire il fruscio di piedi nudi e di ciabatte strascicate e l'aria risuonava con il tintinnio dei braccialetti di rame delle donne e dei grossi anelli che portavano alle caviglie. In piedi sulla soglia, il Rosso osservava la folla che si riversava incessantemente dalle stradicciole e che diventava sempre pi massiccia. Saliva verso la collina maledetta dove ci sarebbe stato il supplizio. Gli uomini non parlavano. Bestemmiavano fra i denti, sbattevano i bastoni sui ciotoli; altri stringevano in seno, nascosto, un coltello. Le donne urlavano, molte avevano scoperto il capo, si erano sciolti i capelli e gi intonavano il canto funebre. Davanti, capo del gregge, camminava Simeone, il vecchio rabbino di Nazareth. Basso di statura, curvo per gli anni, rattrappito da una brutta tisi: una struttura di ossa rinsecchite tenute insieme da un'anima incrollabile che impediva loro di cedere. Le mani erano scheletriche e, simili agli artigli di un uccello, stringevano il bastone sacerdotale, con l'impugnatura decorata da due serpenti intrecciati. Quel morto vivente aveva l'odore di una citt che brucia: si sentiva, vedendo le fiamme nei suoi occhi, che quella vecchia carcassa, ossa, carne e peli, era tutta in fuoco e quando apriva la bocca per gridare: "Dio d'Israele!" del fumo saliva sopra la sua testa. Dietro di lui venivano in fila, appoggiandosi ai bastoni, gli anziani, dalle sopracciglia folte, la barba a due punte, l'ossatura solida; seguivano gli uomini, le donne e, per ultimi, i bambini, ognuno con in mano una pietra e qualcuno anche con una fionda, gettata sulle spalle. Avanzavano tutti assieme, e producevano un ruggito basso e sordo, come quello del mare. Appoggiato allo stipite della porta, Giuda osservava uomini e donne e il suo cuore traboccava; sono questi, pensava mentre il sangue gli saliva alla testa, coloro che compiranno il miracolo, assieme a Dio. Oggi, non domani, oggi. Una donna robusta si stacc dalla folla. Era imponente, aveva il petto scoperto e lo sguardo torvo; si chin, prese una pietra e la scagli con forza contro la porta del falegname, gridando: "Che tu sia maledetto, crocifissore!" In un baleno, da una parte e dall'altra della strada, risuonarono grida e bestemmie e i bambini afferrarono le fionde; il Rosso, con un colpo chiuse la porta. "Crocifissore! Crocifissore!" Il clamore giungeva da ogni parte e la porta rimbombava sotto i colpi delle sassate. Il giovane, inginocchiato davanti alla croce, piantava dei chiodi, picchiava violentemente con il martello, come per coprire il clamore e le bestemmie che giungevano dalla strada; si sentiva ardere il petto e gli occhi gli lampeggiavano. Freneticamente, picchiava e picchiava, e il sudore gli colava gi dalla fronte. Il Rosso s'inginocchi, lo prese per un braccio, con rabbia gli strapp il martello dalle mani; diede un calcio alla croce, che si schiant sul pavimento. "La porterai?" "S." "Non hai vergogna?" "No." "Non te lo permetter; la far in mille pezzi." Gett uno sguardo attorno e tese una mano per afferrare una mazza. "Giuda, Giuda, fratello mio", disse il giovane lentamente, come se stesse pregando. "Non intralciare il mio cammino." La sua voce era diventata, all'improvviso, profonda, tenebrosa, irriconoscibile. Il Rosso ne fu turbato. Chiese con dolcezza: "Che cammino?" e attese. Guardava il giovane con emozione. Tutta la luce ora gli cadeva sul viso e sull'esile torso; le labbra restavano serrate, come per sforzarsi di contenere un grido molto forte. Il Rosso lo vide fragile e pallido e, nonostante la rabbia, sent una stretta al cuore; gli sembrava che le guance del giovane diventassero ogni giorno pi incavate, come se qualcosa lo consumasse. Era stato via solo poco tempo, per il suo solito giro nei villaggi attorno a Genezareth; lavorava il ferro, fabbricava vanghe, vomeri, falci, e ferrava i cavalli. Si era affrettato a tornare a Nazareth perch aveva udito che si sarebbe crocifisso lo Zelota. In che stato l'aveva lasciato, il suo vecchio amico, e

in che stato lo ritrovava! Com'erano diventati grandi i suoi occhi, come s'erano strette le tempie e che cos'era quella tremenda amarezza che circondava la sua bocca? "Che cosa ti succede? Perch ti stai consumando? Che cosa ti affligge?" Il giovane sorrise debolmente. La risposta era "Dio", ma si trattenne. Era questo il grido che aveva dentro di s e non voleva lasciarsi sfuggire. "Lotto", rispose. "Con chi?" "Non lo so, ma lotto." Il Rosso fiss il giovane nel profondo degli occhi: li interrogava, li supplicava, li minacciava, ma quegli occhi di carbone, inconsolabili, pieni di terrore, non rispondevano. Di colpo l'anima di Giuda vacill: mentre si chinava su quegli occhi scuri e muti, vide, o almeno credette di vedere, alberi in fiore, acque azzurrine, una folla d'uomini e in mezzo, dietro agli alberi in fiore, le acque e gli uomini, una grande croce nera che occupava tutta la volta celeste. Spalanc gli occhi, si drizz di colpo e volle parlare, domandare: "Ma saresti tu... tu... ?" Ma le sue labbra rimasero mute; volle stringere a s il giovane, abbracciarlo, ma la sue braccia, sospese nell'aria, erano come pietrificate. Allora, quando il giovane lo vide con le braccia aperte, con i capelli rossi ritti, gli occhi spalancati, lanci un grido; il sogno terrificante della notte sorse dal fondo della sua anima, tutta quell'orda, i nani, gli strumenti per la crocifissione, le grida: "Scagliatevi su di lui, figlioli!" e il loro capo, l'uomo dai capelli rossi, ora lo riconosceva, era Giuda, il fabbro, che si gettava su di lui, beffardo. Le labbra del Rosso si mossero. Balbett: "Ma saresti tu... tu... ?" "Io? Chi?" Il Rosso non rispose. Si mordeva i baffi e lo guardava. Una met del viso era di nuovo splendente, l'altra immersa nelle tenebre. Nel suo spirito si mescolavano i segni e i prodigi che circondavano il giovane fin dal giorno della nascita e anche da prima... Il bastone di Giuseppe che, unico fra tutti i bastoni dei futuri sposi, era fiorito; il rabbino, che gli aveva dato la bella fra le belle, Maria, consacrata a Dio. Pi tardi, il fulmine caduto il giorno del matrimonio, che aveva paralizzato lo sposo prima che potesse toccare la sua donna. E pi tardi ancora, si disse che la sposa aveva annusato un giglio bianco e che il suo ventre aveva concepito un figlio... E il sogno che lei aveva avuto, pare, la notte in cui partor: aveva visto il cielo che si apriva e gli angeli che scendevano e si mettevano in fila proprio come gli uccellini sul bordo del tetto della sua umile casa; facevano il nido e cantavano, altri custodivano la soglia della sua dimora, altri entravano, accendevano il fuoco, scaldavano l'acqua per lavare il nascituro, altri ancora preparavano il brodo per la partoriente... L'uomo dai capelli rossi si avvicin lentamente, esitante, al giovane e si chin su di lui; la sua voce, ora, era piena d'emozione, di preghiera e di timore: "Saresti forse tu... tu... ?" chiese ancora una volta senza il coraggio di finire la frase. Il giovane sussult, impaurito. "Io? Io?" disse con una risata breve e sarcastica. "Ma non mi vedi? Non sono capace di parlare, non ho il coraggio di andare alla sinagoga, appena vedo delle persone fuggo, non rispetto, e senza vergogna, i comandamenti di Dio, lavoro il sabato..." Tir su la croce che era caduta, la rimise in piedi e afferr il martello. "E ora, guarda, fabbrico croci e crocifiggo!" disse e si sforz nuovamente di ridere. Il Rosso non disse nulla, era infuriato. Apr la porta, una nuova folla, agitata, avanz dal fondo della strada. Vecchie spettinate, vecchi invalidi, zoppi, ciechi, lebbrosi, tutta la feccia di Nazareth, salivano, ansimando, e si trascinavano verso il colle della crocifissione. L'ora prefissa si avvicinava. " tempo che me ne vada", si disse il Rosso, "che mi mescoli alla gente, che ci lanciamo tutti assieme per fermare lo Zelota, e allora vedremo bene se o non il Redentore!" Ma esitava; improvvisamente sent su di s un vento gelido, no, non sar neppure il crocifisso di oggi, Colui che la razza degli Ebrei attendeva da tanti secoli. "Domani! Domani! Da quanto ormai ce lo ripeti, Dio

d'Abramo! Domani! Domani! Domani! Ma quando dunque? Siamo degli uomini, siamo stanchi, ormai!" Era irritato. Fiss con occhi furenti il giovane che piantava dei chiodi, tutto appoggiato alla croce. "Ma sar questo?" pens rabbrividendo. "Sar dunque questo, proprio lui, il crocifissore? Le vie di Dio sono tortuose, oscure; sar forse questo?" Dietro alle vecchie e agli invalidi, indifferenti, silenziosi, avanzavano i soldati della pattuglia romana, con i loro scudi, le lance e gli elmi di bronzo. Spingevano davanti a loro quel gregge umano e guardavano gli Ebrei con disprezzo. Il Rosso li osservava con occhi selvaggi. Il suo sangue divamp; si gir verso il giovane, come se fosse stata colpa sua, strinse i pugni e gli grid: "Me ne vado, fai quello che vuoi, crocifissore; sei un vigliacco, uno scellerato, un traditore, tu, proprio come tuo fratello, il banditore pubblico! Ma Dio lancer le sue fiamme su di te, come ha fatto con tuo padre, e ti brucer. Ecco che cosa ti dico. Ricordatene". 3 Il giovane rimase solo. Si appoggi alla croce e si asciug il sudore dalla fronte; il suo respiro era affannoso e per un momento tutto gli gir attorno. Udiva la madre accendere il fuoco e cominciare a cucinare di buon mattino per avere il tempo di correre ad assistere alla crocifissione; tutte le sue vicine erano gi andate. Il padre continuava a borbottare e si sforzava di muovere la lingua, ma solo la sua gola pareva fosse viva ed emetteva versi rauchi e striduli. Fuori, la strada era rimasta nuovamente vuota. E mentre era in piedi, appoggiato alla croce, con gli occhi chiusi, senza pensare a nulla e ascoltando solo i battiti del cuore, sussult bruscamente per il dolore; sentiva di nuovo l'invisibile uccello da preda affondare profondamente gli artigli nel suo cranio. Mormor: " tornato... tornato..." e si mise a tremare. Sentiva che gli artigli facevano buchi profondi, spezzandogli le ossa e lacerandogli il cervello. Strinse i denti per non gridare. Si prese la testa fra le mani e si mise a stringerla come se avesse avuto paura che scappasse via. Mormor: " tornato... tornato..." Tremava. La prima volta aveva solo dodici anni, ed era seduto nella sinagoga, fra gli anziani; li ascoltava spiegare, sudanti e ansimanti, la parola di Dio. Aveva percepito una specie di formicolio proprio in cima alla testa, lento, leggero, dolce, come se qualcuno lo stesse carezzando. Aveva chiuso gli occhi, che dolcezza sconosciuta! Quell'ala lanuginosa che l'aveva sfiorato e l'aveva innalzato sino al settimo cielo doveva essere il Paradiso! Dalle palpebre abbassate, dalle labbra socchiuse per la felicit usc un sorriso infinito, profondo, che toccava febbrilmente anche la sua carne. Gli anziani, quando notarono quel sorriso mistico che divorava il bambino, capirono che Dio se l'era portato via e tacquero. Passarono gli anni. Aspettava, aspettava, ma la carezza non ritornava. Ed ecco che un giorno, era il giorno di Pasqua e la primavera meravigliosa, era andato a Cana, il paese di sua madre, per scegliersi una sposa. Aveva vent'anni, le sue guance erano coperte da una peluria spessa e ricciuta, il suo sangue ribolliva, di notte non riusciva pi a dormire; sua madre aveva approfittato della febbre della sua giovinezza ed era riuscita a portarlo a Cana, nel suo villaggio, affinch si scegliesse una moglie. Era in piedi, aveva una rosa rossa in mano e guardava le ragazze del villaggio ballare sotto un gran pioppo dalle foglioline novelle. E mentre le osservava indeciso, desiderandole tutte e non avendo il coraggio di scegliere, d'improvviso, ud dietro di s una risata cristallina come l'acqua fresca che sgorga dalle viscere della terra. Si gir e vide Maddalena, l'unica figlia del rabbino fratello di suo padre, dirigersi verso di lui, tutta in ghingheri, con anelli di bronzo alle caviglie, braccialetti, orecchini e sandali rossi, i capelli sciolti, ornata e ardita come un veliero spinto dal vento. Lo spirito del giovane ne fu colpito. " lei che voglio!" grid. " lei che voglio!" e protese la mano per donarle la rosa. Ma mentre tendeva la mano, dieci artigli si conficcarono nella sua testa, due ali batterono freneticamente su di lui e imprigionarono le sue tempie. Gett un urlo stridente e cadde in

terra, con la schiuma alla bocca. Quell'infelice di sua madre, allora, gli ricopr il viso con un fazzoletto, lo sollev fra le braccia e, piena di vergogna, lo port via. Da quel giorno fu perso, finito. Nelle notti di luna piena, quando gironzolava per i campi, oppure nel silenzio della notte di primavera, quando tutto in fiore e profuma, ogni volta che stava per sentirsi felice, che stava per godere delle pi semplici gioie dell'uomo, mangiare, dormire, ridere con gli amici, incontrare una ragazza per strada e pensare: "Mi piace", i dieci artigli si conficcavano in lui e il suo desiderio svaniva. Mai, tuttavia, quegli artigli si erano piantati in lui con tanta ferocia come quel mattino; si accovacci sotto il bancone con la testa fra le spalle e rimase a lungo cos. Il mondo gli crollava attorno, dentro di s non udiva che un brusio e, sopra la testa, un furioso battito d'ali. A poco a poco, gli artigli abbandonarono la presa, si schiusero, liberarono lentamente prima il suo cervello, poi il cranio, poi la pelle della testa. Di colpo prov un gran sollievo e una grande stanchezza. Scivol fuori dal suo nascondiglio sotto il bancone e si mise una mano sulla testa; si palp i capelli pensando di essere pieno di buchi, ma, anche cercando bene, non sent nessuna ferita sotto le sue dita e si calm. Eppure, togliendo la mano dalla testa, la vide in piena luce e rabbrivid: era coperta di sangue. "Dio si scatenato", mormor, "si scatenato... Il sangue comincia a colare." Alz gli occhi e si guard attorno, ma non vide nessuno. Eppure fiutava nell'aria un odore acre d'animale da preda. " ritornato... qui vicino a me, sotto i miei piedi, sulla mia testa..." pens con terrore. Abbass il capo e attese. L'aria era muta e immobile, e la luce giocava, pacifica e innocente, riflettendosi sul muro di fronte a lui e sul soffitto di canne. "Non aprir bocca, non dir neppure una parola", decise fra s e s. "Forse avr piet di me e se ne andr..." Ma, appena presa quella decisione, apr la bocca e parl. La sua voce era lamentosa: "Perch farmi sanguinare? Perch infuriarti? Fino a quando mi perseguiterai?" Al principio non accadde nulla, ma improvvisamente qualcuno sopra di lui si mise a parlare; tese l'orecchio, ascolt. Ascoltava e non smetteva di scuotere violentemente la testa come per dire: "No! No! No!" Infine a sua volta apr la bocca e la sua voce non tremava pi. "Non posso! Sono analfabeta, fannullone, pigro, amo il buon cibo, il vino, ridere, voglio sposarmi, avere dei bambini, lasciami in pace!" Tacque e tese l'orecchio: "Che cosa dici? Non capisco!" Appoggi le mani su ambedue le orecchie per attutire il suono della voce feroce che parlava sopra di lui. Con il viso contratto, trattenendo il respiro, ascoltava e rispondeva: "S, s, ho paura... Che mi alzi per parlare? Per dire che cosa? Per dirlo come? Sono analfabeta, ti dico che non posso! Che? Il regno dei cieli? Me ne infischio, io, del regno dei cieli; la terra che mi piace; voglio sposarmi, ti dico, sposare Maddalena, e peggio per me se una prostituta, colpa mia se lo diventata, sono io che la salver... No, non la terra, Maddalena che voglio salvare; mi basta!... Parla pi lentamente perch possa udirti!" Mise la mano davanti agli occhi perch il soave chiarore che entrava dalla finestrella l'accecava; aveva gli occhi fissi in alto, al soffitto, e aspettava. Tratteneva il respiro e prestava orecchio. Mentre ascoltava, il suo viso brillava, astuto, soddisfatto e la luce illuminava le labbra timide che luccicavano; di colpo scoppi a ridere. "S, s", mormor. "Hai capito perfettamente; s, apposta, lo faccio apposta; affinch tu mi detesti e vada a cercartene un altro, affinch io mi liberi di te!" Acquist fiducia: "S, s, apposta; e per tutta la vita costruir delle croci perch si crocifigga il Messia scelto da te!" Mentre pronunciava queste parole prese dal muro la cinghia con i chiodi e se ne cinse il corpo. Guard la finestrella; il sole, ora, era d'acciaio. Doveva fare in fretta, era proprio a mezzogiorno, quando fa pi caldo, che doveva aver luogo la crocifissione.

S'inginocchi, pass la spalla sotto la croce e la prese tra le braccia; sollev un ginocchio per far leva, ma la croce gli parve pesantissima, impossibile da sollevare; si trascin fino alla porta, traballando. Fece due o tre passi ansimando e quasi vi arriv, ma, improvvisamente, le sue ginocchia cedettero, la testa gli cominci a girare e cadde bocconi per terra, schiacciato dalla croce. La casetta fu scossa da cima a fondo; si ud un grido di donna, la porta interna si apr e apparve sua madre, slanciata, la pelle dorata e gli occhi grandi. La prima giovinezza era passata ed essa stava entrando nell'inquieta e dolce amarezza dell'autunno. I suoi occhi erano cerchiati di blu, la bocca era decisa e ben disegnata, come quella del figlio, ma il mento era pi forte. Aveva in capo un fazzoletto di lino viola e i suoi soli gioielli erano un paio di lunghi orecchini d'argento, che tintinnavano quando si muoveva. Dietro di lei, quando apr la porta, apparve il padre, seduto sul letto, a torso nudo, livido, gonfio, con gli occhi sbarrati. Sua moglie gli aveva appena dato da mangiare e stava ancora faticosamente ruminando pane, olive, cipolle; i peli bianchi e ricciuti del suo petto erano pieni di saliva e di briciole. Di fianco a lui, il fatidico bastone che era fiorito il giorno del fidanzamento; ora era solo legno secco. La madre entr, scorse il figlio per terra che si dibatteva sotto la croce e rimase a guardarlo senza precipitarsi a soccorrerlo. Ne aveva abbastanza di vederselo riportare a casa svenuto ogni momento, di vederlo errare nei campi e in luoghi deserti, passare giorni interi senza mangiare, rifiutare di lavorare e restare ore e ore con gli occhi fissi nel vuoto, inerte e come incantato. Era solo quando gli veniva ordinata una croce per crocifiggere degli uomini che si metteva al lavoro di tutta lena, giorno e notte, come un forsennato. Non frequentava pi la sinagoga, non voleva pi tornare a Cana, n andare a nessuna festa, e le notti di plenilunio la sua ragione vacillava e l'infelice madre lo udiva delirare e gridare come se combattesse con un demonio. Quante volte era andata a gettarsi ai piedi del fratello del marito, il vecchio rabbino, che aveva il potere di esorcizzare i demoni. Coloro che ne erano posseduti arrivavano da terre lontane ed egli li guariva. Ma quando ancora il giorno prima lei lo aveva implorato di salvarle il figlio, il vecchio aveva scosso il capo e le aveva detto: "Maria, non un demonio che tortura tuo figlio, Dio. E io non posso far nulla." "Ma perch lo tortura?" domand l'infelice madre. Il vecchio sospir. "Perch lo ama, Maria." La madre lo aveva guardato, terrorizzata; era stata sul punto di aprire la bocca per porgli delle domande, ma il rabbino l'aveva fermata: "Questa la legge di Dio. Non fare domande", aveva detto aggrottando le sopracciglia e facendole cenno di andarsene. Erano anni ormai che quel male durava. Maria, anche se era sua madre, ne aveva abbastanza; e ora che lo vedeva bocconi sulla soglia, con il sangue che gli colava dalla fronte, non fece un gesto. Gemette dal pi profondo del cuore, ma non per il figlio, bens per il proprio destino. Era stata molto infelice nella vita, con il marito, con il figlio, vedova prima di essere sposata, madre senza aver avuto figli. Invecchiava. Ogni giorno aveva qualche capello bianco in pi senza aver conosciuto la giovinezza, il calore di un uomo, la dolcezza e l'orgoglio della donna sposata, la dolcezza e l'orgoglio della madre. A forza di piangere i suoi occhi erano diventati asciutti, tutte le lacrime che Dio le aveva concesso le aveva gi versate e ora guardava il marito e il figlio senza potersi neppure disperare. E se talvolta piangeva ancora, lo faceva quand'era sola ed era primavera e guardava i campi lontani e sentiva il profumo degli alberi in fiore arrivare fino a lei; ma in quei momenti non piangeva n per il marito n per il figlio, ma per la propria vita perduta. Il giovane si era rialzato e stava asciugando il sangue con il bordo della veste. Si gir, vide la madre che l'osservava con aria severa e ne fu irritato. Lo conosceva quello sguardo che non gli perdonava nulla, le conosceva quelle labbra strette, amare, ma non ne poteva pi, ne aveva abbastanza anche lui di quella casa, di vecchi paralitici, di madri inconsolabili e di piccoli consigli quotidiani: "Mangia, lavora, sposati!"

La madre apr le labbra serrate: "Ges", disse in tono di rimprovero, "con chi ancora hai litigato stamattina presto?" Il figlio si morse le labbra dal timore che gli uscisse una parola dura; apr la porta, entr il sole e, con esso, un vento polveroso, ardente, che veniva dal deserto. Si asciug il sudore e il sangue dalla fronte, rimise la spalla sotto la croce e la sollev senza pronunciare nemmeno una parola. La madre raccolse nel fazzoletto i capelli che le si erano sciolti sulle spalle, e fece un passo per avvicinarsi al figlio. Ma quando lo vide in piena luce, sussult: il suo viso cambiava a ogni istante, come l'acqua di un fiume che scorre! Ogni giorno lo vedeva come per la prima volta, scoprendogli negli occhi una luce sconosciuta, un sorriso, a volte pieni di gioia, a volte di disperazione; quella luce vorace gli sfiorava la fronte, il mento, il collo e lo rodeva. Quel giorno, grandi fiamme nere ardevano nei suoi occhi. Per un istante fu sul punto di gridargli, spaventata: "Chi sei?", ma si trattenne. "Ragazzo mio", disse, ma le sue labbra tremavano. Tacque e attese, perch non sapeva pi se quell'uomo era suo figlio. Si sarebbe girato a guardarla, a parlarle? Ma lui non si gir; fece un movimento brusco per mettere a posto la croce sulla spalla e attraverso la soglia senza barcollare. La madre, appoggiata allo stipite, lo guardava avanzare d'un passo leggero sui ciottoli lungo la salita. Mio Dio, dove trovava tutta quella forza? Era come se al posto della croce ci fossero due ali che lo sollevavano. "Signore Iddio", mormor la madre sconvolta, "chi ? Di chi figlio? Non assomiglia a suo padre, non assomiglia a nessuno, cambia ogni giorno, non uno, molti; ne ho le vertigini." Si ricord di una sera in cui lo teneva contro di s, nel cortiletto, accanto al pozzo; era d'estate e sopra di lei la pergola era carica d'uva. Lo stava allattando e, di colpo, si addorment lasciandosi scivolare in un sogno infinito. Le sembr di vedere un angelo del cielo con in mano una stella, simile a una lanterna, con la quale illuminava la terra davanti a s; si sarebbe detto che ci fosse una strada nella notte, piena di luce, sinuosa, come un serpente di fuoco che si consumava e veniva a spegnersi ai suoi piedi... E mentre, affascinata, guardava quello spettacolo chiedendosi dove potesse avere origine quella strada e perch venisse a finire proprio ai suoi piedi, alz gli occhi e vide che la stella si era fermata proprio sulla sua testa e che all'inizio della strada erano apparsi tre cavalieri cinti da corone d'oro. Quando vide la stella fermarsi, diedero di sperone ai cavalli e balzarono in avanti. Maria, ora, distingueva benissimo i loro visi; quello al centro era un adolescente imberbe, dal colorito roseo e capelli biondi; alla sua destra c'era un uomo giallo, con la barba nera a punta e gli occhi a mandorla; alla sua sinistra un negro dai capelli bianchi e ricciuti, anelli di bronzo alle orecchie e denti splendenti. Prima che Maria avesse il tempo di osservarli a suo agio e di coprire gli occhi del figlio perch non fossero abbagliati dalla luce accecante, i tre cavalieri erano gi l, inginocchiati davanti a lei. Il piccolo aveva lasciato il seno e se ne stava ritto sulle ginocchia della madre. Il primo ad avvicinarsi fu il giovane biondo; si tolse la corona dal capo e la depose umilmente ai piedi del bimbo. Fu poi la volta del negro, che si inginocchi, estrasse dalla borsa una manciata di rubini e di smeraldi e li sparse con grande tenerezza sul capo del piccolo. E infine l'uomo giallo allung la mano e dispose ai piedi del bambino una manciata di grandi piume di pavone, perch vi giocasse... Ma quello li guardava tutti e tre sorridendo, senza tendere le manine per prendere i regali. Improvvisamente i tre cavalieri sparirono e si fece avanti un pastorello vestito con una pelle di pecora, con in mano una scodella di latte caldo; quando il piccolo lo vide si mise a saltellare sulle ginocchia della madre, chin la testolina sulla scodella e cominci a bere quel latte felice e insaziabile... Appoggiata allo stipite della porta, la madre rivedeva nella mente quel sogno infinito e sospir. Quante speranze le aveva dato quel figlio unico, quante predizioni avevano fatto coloro che dicevano la buona ventura, con che occhi lo guardava il rabbino stesso, come apriva le Scritture e leggeva i profeti sul capo del piccolo, come cercava sul suo petto, nei suoi occhi, sui suoi piedi per

trovare un segno! Ma, ahim! Con il passar del tempo le sue speranze erano svanite, il figlio aveva preso una cattiva strada, allontanandosi sempre pi dal cammino degli uomini... Strinse con forza il fazzoletto, sprang la porta e s'incammin lungo la salita per andare anche lei ad assistere alla crocifissione. 4 La madre camminava e camminava; aveva fretta di perdersi tra la folla. Udiva le donne gridare seguite dagli uomini, infuriati, sporchi, ansimanti; poi venivano i vecchi e, dietro ancora, gli zoppi, i ciechi, gli infermi. La terra, sotto i passi degli uomini, strepitava mentre si sollevavano nuvole di polvere, l'aria era fetida e il sole, alto nel cielo, cominciava a scottare. Una vecchia si gir, vide Maria e lanci una bestemmia; altre due distolsero lo sguardo e sputarono per scongiurare la mala sorte: e una giovane sposa rabbrividendo raccolse la sua veste, perch non fosse sfiorata dalla madre del crocifissore. Maria sospir e nascose il capo nel fazzoletto viola; camminava sola, inciampando nei sassi per la fretta di sparire e perdersi tra la folla. Sentiva il mormorio della gente attorno a lei, ma le sembrava che il suo cuore fosse diventato di pietra e avanzava. "Figlio mio, bambino mio caro", pensava, "figlio mio, fin dove sei giunto!" e mordeva un lembo del fazzoletto per non scoppiare in singhiozzi. Raggiunse il corteo nel punto in cui era pi compatto, oltrepass il gruppo degli uomini e si nascose fra le donne; si copr la bocca con una mano, lasciando vedere solo gli occhi. Nessuno avrebbe potuto riconoscerla e si calm. Improvvisamente ud un gran baccano dietro di s. Gli uomini spingevano da parte le donne per poter passare davanti; erano ormai vicini alla caserma in cui lo Zelota era tenuto prigioniero ed erano impazienti di gettar gi la porta e liberarlo. Maria si fece di lato, si nascose sotto l'arco di una porta e guard. Fra barbe unte, capelli grassi e bocche schiumanti, il vecchio rabbino, sulle spalle di un colosso dall'aria feroce, agitava le braccia al cielo, gridando. Che cosa diceva? Maria tese l'orecchio e ud: "Abbiate fiducia nel popolo d'Israele, figlioli: coraggio, avanti, tutti assieme; non abbiate paura; Roma non che fumo. Dio soffier e lo disperder! Ricordatevi dei Maccabei, ricordate come hanno cacciato e schernito i Greci, padroni dell'universo; e allo stesso modo noi pure cacceremo e scherniremo i Romani; non vi che un Signore delle Potenze ed il nostro Dio!" Posseduto da Dio, il vecchio rabbino saltava sulle spalle del colosso; non aveva pi la forza di correre, era invecchiato, consumato dai digiuni, le prosternazioni e le grandi speranze. L'enorme montanaro, tenendolo sulle spalle, lo mostrava alla folla, agitandolo in aria come una bandiera. "Ehi, Barabba", gridava la gente, "lo farai cadere!" Ma lui sballottava il vecchio con assoluta noncuranza, continuando per la sua strada. Tutti invocavano Dio a gran voce, il vento sulle loro teste s'infuoc, delle fiamme confusero cielo e terra e il cervello della gente vacill. Il mondo fatto di pietre, d'erba e di carne divenne evanescente e dietro apparve l'altro mondo, fatto di fiamme e di angeli. Giuda si scaten; allung le mani e strapp il vecchio rabbino dalle spalle di Barabba, se lo gett cavalcioni sulle sue e si mise a urlare: "Oggi, non domani, oggi!" Anche il rabbino s'infiamm e si mise a cantare, con voce flebile e morente, il salmo vittorioso; tutta la gente cant in coro: "Le nazioni mi hanno assediato; nel nome del mio Dio, le disperdo!" "Le nazioni mi hanno circondato; nel nome del mio Dio, le disperdo!" "Mi hanno circondato come uno sciame di vespe; nel nome del mio Dio, le disperdo!" Ma mentre cantavano e disperdevano le nazioni nel loro spirito, videro elevarsi davanti a loro, nel pieno cuore di Nazareth, la grossa costruzione quadrata, con i quattro angoli, le quattro torri, le quattro aquile gigantesche di bronzo: la fortezza del nemico, la caserma. Dentro, il demonio era dappertutto, in ogni angolo: in cima alle torri ornate dalle insegne gialle e nere di Roma, con le loro aquile; davanti alle mura, dove il centurione sanguinario di Nazareth,

Rufo, sostava con la sua armata; e ancora pi gi tra i cavalli, i cani, i cammelli, gli schiavi; e infine nel profondo fossato dove era tenuto lo Zelota, il ribelle, con i capelli lunghi, privato di vino e di donne. Questi, con solo un movimento della testa, avrebbe potuto far crollare tutto l'edificio maledetto sopra di lui, con gli uomini, gli schiavi, i cavalli e le torri; cos che Iddio colloca sempre la voce debole e disprezzata della giustizia alle basi del male. Questo Zelota era l'ultimo discendente della grande stirpe dei Maccabei: il Dio d'Israele aveva teso la sua mano su di lui, lo proteggeva e non lasciava sparire quella sacra fonte. Il vecchio re Erode, il dannato, aveva cosparso di pece quaranta ragazzi e li aveva fatti bruciare come torce, di notte, perch avevano distrutto l'aquila dorata che quel re di Giudea, il traditore, aveva collocato sul frontone del Tempio, che, fino ad allora, non era ancora mai stato profanato. I congiurati erano quarantuno; ne avevano presi quaranta, lasciandosi sfuggire il capo che era stato messo in salvo dal Dio d'Israele. Si trattava proprio di quello Zelota, ancora adolescente imberbe, discendente della stirpe dei Maccabei. Da allora, per lunghi anni, aveva vagato fra le montagne e combattuto per liberare la terra santa che Dio aveva donato a Israele. "Adonai il nostro solo maestro", proclamava, "non pagate le imposte ai principi del mondo, non lasciate che i loro idoli e le loro aquile insozzino il Tempio di Dio, non sgozzate buoi e pecore per sacrificarli al tiranno, all'imperatore. Non vi che un solo Dio, il nostro; che un solo popolo, il popolo d'Israele; che un frutto su ogni albero della terra, il Messia." Ma, improvvisamente, il Dio d'Israele aveva ritirato la mano dal suo capo e il centurione di Nazareth, Rufo, l'aveva fatto prigioniero. Alla notizia, contadini, operai, possidenti avevano lasciato i loro villaggi, e i pescatori accorrevano dal lago di Genezareth, mentre la voce andava di casa in casa, di barca in barca, raggiungendo anche i viaggiatori di passaggio per quelle contrade. "Si crocifigge lo Zelota, perduto!" si diceva, ma talvolta era il contrario: "Salve, o fratelli, arrivato il Redentore, prendete dei grandi rami di palme e recatevi, tutti assieme, a Nazareth, per dargli il benvenuto!" Il vecchio rabbino si sollev sulle spalle dell'uomo dai capelli rossi, tese le braccia verso la caserma e cominci a gridare: " l! l! Il Messia in piedi nel fosso e aspetta. Chi aspetta? Noialtri, il popolo d'Israele! Avanti, sfondate la porta, liberate il Salvatore, affinch egli ci liberi!" "In nome del Dio d'Israele!" Barabba url selvaggiamente e brand la sua accetta. Il popolo rugg, i coltelli fremettero nei petti in cui erano stati celati, i bambini preparano le loro fionde e tutti si lanciarono, Barabba in testa, contro il portone di ferro. Gli occhi erano accecati dalla grande luce di Dio e non videro aprirsi una bassa postierla e uscirne, con gli occhi pieni di lacrime e livida in volto, Maddalena. Il suo cuore aveva sentito piet per colui che stava per morire ed essa era scesa, di notte, nel fosso, per dargli l'ultima gioia, la pi dolce che questo mondo possa offrire. Ma il condannato apparteneva alla selvaggia trib degli Zeloti e aveva giurato che, fino a quando la terra d'Israele non fosse stata liberata, non si sarebbe tagliato i capelli, non avrebbe bevuto vino n dormito con una donna. Per tutta la notte Maddalena era rimasta seduta di fronte a lui, guardandolo; ma lui guardava oltre, molto lontano, al di l dei neri capelli della donna. Guardava Gerusalemme, non quella sottomessa e prostituita, bens la Gerusalemme futura, la Santa, con le sue sette porte trionfali da fortezza, i suoi sette angeli guardiani e i settantasette popoli della terra stesi ai suoi piedi con la faccia per terra. Il condannato toccava il fresco petto della Gerusalemme futura e la morte spariva, il mondo s'addolciva, si spianava, riempiva il palmo della sua mano; chiudeva gli occhi, aveva il petto di Gerusalemme nella sua mano e pensava a una sola cosa: a quel Dio, non rasato, privo di vino e di donne, il Dio d'Israele. Per tutta la notte lo Zelota, con Gerusalemme sulle sue ginocchia, costruiva dentro di s, come voleva lui, non fatto d'angeli di nuvole, bens d'uomini e di terre, tiepido d'inverno e fresco d'estate, il regno dei cieli. Il vecchio rabbino vide la sua infelice figliola uscire dalla caserma e distolse lo sguardo; era la grande vergogna della sua vita, com'era potuta uscire dalle sue viscere, da lui che era puro e timoroso di Dio? Quale demonio o quale angoscia inguaribile l'avevano fulminata e le avevano fatto

prendere il cammino della vergogna? Un giorno era tornata da una festa a Cana e s'era messa a singhiozzare, voleva uccidersi, poi era scoppiata a ridere come una matta; si imbellettava, si ornava di gioielli, passeggiava per le strade; poi abbandon la casa del padre e and a piantare la sua tenda a Magdala, all'incrocio, proprio dove passano le carovane... Aveva ancora il petto scoperto, avanzava nella folla senza vergogna, le labbra e le guance avevano perso il belletto, e gli occhi erano torbidi per le lacrime e per aver guardato quell'uomo per tutta la notte. Vide il padre voltare la testa, pieno di vergogna, ed ebbe un amaro sorriso; per lei la vergogna, il timore di Dio, l'amore del padre e l'opinione degli uomini non avevano pi alcun valore. La si accusava d'avere in corpo sette demoni; ma non erano demoni, erano sette coltelli conficcati nel cuore. Il vecchio rabbino si mise nuovamente a gridare affinch gli occhi della folla si volgessero a lui e non vedessero sua figlia; bastava che Dio l'avesse vista, sarebbe stato Lui a giudicarla. "Aprite gli occhi al vostro animo, guardate il cielo. Dio sopra di noi, il cielo si lacerato e gli eserciti degli angeli avanzano, l'aria piena d'ali rosse e azzurre." Il cielo era infuocato, la folla alz gli occhi e vide sopra di s Iddio armato, che scendeva. Barabba lev la sua accetta e grid: "Oggi, non domani, oggi!" e il popolo si gett sulla caserma, s'abbatt sul portone di ferro, armato di sbarre, scale e torce. Ma di colpo il portone si apr mostrando la figura di due cavalieri in un'armatura di bronzo; se ne stavano immobili, lo sguardo fisso, la pelle dorata dal sole, i muscoli tesi, sicuri di s. Speronarono i loro cavalli, levarono le lance e, in un attimo, le strade furono piene di gambe e di schiene che fuggivano, urlando, verso la collina della crocifissione. Era arida, pietrosa e coperta di spine, quella collina maledetta. Ogni pietra nascondeva gocce di sangue secco: ogni volta che gli Ebrei si ribellavano e chiedevano la libert, quella collina si copriva di croci e su quelle croci si ritorcevano e gemevano i ribelli. Di notte gli sciacalli venivano a mangiar loro i piedi e il mattino dopo arrivavano i corvi a cavargli gli occhi. Sotto la collina il popolo, ansimante, si ferm; altri cavalieri di bronzo s'abbatterono su di loro, volteggiarono, respinsero gli Ebrei e rimasero quindi immobili come una barriera. Era quasi mezzogiorno e la croce non era ancora arrivata; due fabbri che nessuno conosceva, sulla cima della collina, aspettavano con in mano i chiodi e il martello. C'erano, affamati, i cani del villaggio; le facce, girate verso la collina sotto il sole infuocato, bruciavano; occhi di carbone, nasi arcuati, guance scure, tempie ossute, sporche; e le donne, grasse, con le ascelle inzuppate, i capelli unti di sego, si scioglievano al sole emanando un cattivo odore. Un gruppo di pescatori, dal viso, il petto e le braccia seccati dal sole e dal vento, con grandi occhi da ragazzi meravigliati, erano venuti dal lago di Genezareth per assistere al miracolo: lo Zelota, nel momento in cui i miscredenti l'avrebbero portato alla croce, avrebbe gettato via i suoi stracci e si sarebbe trasformato in un angelo con una spada. Erano arrivati il giorno innanzi, di sera, con le loro ceste colme di pesci che avevano venduto a basso prezzo ed erano quindi finiti in una taverna dove avevano bevuto, s'erano ubriacati, avevano dimenticato perch erano venuti a Nazareth, s'erano ricordati delle donne e avevano cantato per loro, poi erano venuti alle mani e quindi si erano riconciliati; di buon mattino il Dio d'Israele era ritornato loro in mente, si erano lavati e messi in cammino, mezzo addormentati, per andare a vedere il miracolo. Aspettavano, aspettavano, ne avevano abbastanza; presero qualche bastonata sulla schiena e rimpiansero di essere venuti. "Io sono dell'idea di ritornare alle nostre barche, ragazzi", disse un pescatore vigoroso dalla barba grigia e ricciuta e la fronte come il guscio di un'ostrica. "Ricordate ci che vi dico; crocifiggeranno anche questo e il cielo non si aprir; la collera del cielo non ha fine, proprio come l'ingiustizia degli uomini. Che cosa ne dici, tu, figlio di Zebedeo?" "Ci che pure non ha fine la stoltezza di Pietro", rispose uno di loro, un pescatore dalla barba arruffata e lo sguardo selvaggio, che si mise a ridere. "Non per farti arrabbiare, Pietro, ti son venuti i capelli bianchi, ma non ti ancora venuto il cervello. In un secondo prendi fuoco e ti spegni, come la paglia. Non eri tu, alla fine, che sei venuto a chiamarci, correndo come un pazzo da una barca

all'altra, gridando: 'Venite, fratelli, non cosa di tutti i giorni assistere al miracolo; andiamo a Nazareth per vederlo!' E adesso bastano due colpi di bastone sulla schiena per confonderti e farti cambiare ritornello: 'Venite, figlioli, andiamocene!' Hanno proprio ragione a chiamarti 'la Girandola'!" Due o tre pescatori, udendolo, si misero a ridere; un pastore, che puzzava di capra, alz il suo bastone e disse: "Non sgridarlo, Giacomo, anche se una girandola. il migliore di tutti noi, ha un cuore d'oro". "Un cuore d'oro, hai ragione, Filippo", dissero tutti, e tesero le mani per adularlo e calmarlo. Ma Pietro, furioso, ansimava; accettava tutto ci che volevano, ma non sopportava di esser chiamato Girandola. Forse lo era, il pi leggero soffio di vento poteva portarselo via, ma non perch aveva paura, lo faceva bens perch aveva buon cuore. Giacomo vide che il viso di Pietro si rabbuiava e ne prov dolore; gli dispiacque di aver parlato cos aspramente al compagno pi anziano di lui e, per cambiar discorso, disse: "Dimmi, Pietro, che cosa ne di tuo fratello Andrea? Sempre nel deserto del Giordano?" "Sempre, sempre", rispose Pietro sospirando. "Si gi fatto battezzare, pare, e pure lui mangia cavallette e miele selvatico, come il suo maestro, e che Iddio mi dia del bugiardo se non lo vedremo presto correre nei villaggi gridando anche lui: 'Pentitevi, pentitevi! Il regno dei cieli qui!' Ma quale regno dei cieli? Ma non c' pi rispetto? Lo domando a voi." Giacomo scosse la testa, aggrott le sopracciglia scure e disse: "Credo che stia succedendo la stessa cosa a mio fratello Giovanni, quel furbacchione; anche lui andato nel Monastero, laggi nel deserto di Genezareth, per farsi monaco; pare che non sia fatto per essere pescatore e mi ha lasciato da solo con due vecchi e cinque barche a sbatter la testa contro il muro." "Ma che cosa gli mancava, a quello sciocco? Tutti i beni che il cielo poteva offrire, li aveva, che cosa gli saltato in mente, proprio nel fior fiore della giovinezza?" chiese Filippo il pastore, mentre segretamente si rallegrava nel constatare che anche i ricchi avevano un tarlo che li rodeva. "Di colpo si messo a farsi cattivo sangue", rispose Giacomo. "Tutta la notte si girava e rigirava nel letto, come un adolescente che abbia bisogno di una donna." "Eh, be', doveva sposarsi, allora! Di fidanzate ne aveva quante ne voleva!" "Diceva che non voleva una sposa." "E che cosa allora?" "Il regno dei cieli, anche lui, come Andrea." I pescatori scoppiarono a ridere. "Che bel piacere!" disse un vecchio pescatore, fregandosi le mani con aria cattiva. Pietro stava per aprire la bocca per parlare, ma non ne ebbe il tempo; si udirono grida roche: "Il crocifissore! Il crocifissore! Eccolo!" Le loro facce, sconvolte, si voltarono tutte assieme; in fondo alla strada apparve il figlio del falegname, che si arrampicava, inciampando, ansimando, con la croce sulle spalle. "Il crocifissore! Il crocifissore!" rugg il popolo. "Ecco il traditore!" I due fabbri videro dall'alto della collina la croce e si drizzarono di colpo, tutti allegri, bruciati dal sole. Si sputarono sulle mani, presero le vanghe e cominciarono a scavare una buca; di fianco, su una pietra, avevano appoggiato i grossi chiodi dalla testa appiattita, ne erano stati ordinati tre, ne avevano forgiati cinque. Uomini e donne avevano formato una catena, tenendosi per mano, affinch il crocifissore non potesse passare; Maddalena si stacc dalla folla e fiss lo sguardo sul figlio di Maria, che stava salendo. Il suo cuore traboccava di dolore. Ricordava i loro giochi, quando erano ancora bambini: lui aveva tre anni e lei quattro; che gioia profonda, indicibile, che gioia indescrivibile! Tutti e due sentivano per la prima volta, molto profondamente, oscuramente, che uno di loro era un uomo e l'altra una donna, due corpi, si sarebbe potuto dire, che un giorno erano stati un corpo solo. Un Dio impietoso li aveva separati e ora le due parti si erano ritrovate e volevano ricongiungersi, ridiventare un corpo solo. Mentre crescevano sentivano sempre pi chiaramente la meraviglia di essere lui un

uomo e lei una donna e si guardavano con muto terrore; aspettavano, come due belve, che il loro appetito si completasse, che la loro fame raggiungesse il massimo, che giungesse l'ora, per gettarsi l'uno sull'altra e per ricongiungere ci che Dio aveva separato. E una sera di festa, a Cana, nel momento in cui il suo amato tendeva la mano per darle il pegno del fidanzamento, la rosa, il Dio impietoso si era gettato su di loro li aveva separati di nuovo. E da allora... Gli occhi di Maddalena si riempirono di lacrime. Fece un passo; colui che portava la croce le stava passando davanti. "Crocifissore!" grid con voce rauca, strozzata. Tremava. Il giovane si gir. Per un istante solo fiss su di lei i suoi grandi occhi pieni di dolore; la bocca gli tremava convulsamente, ma abbass subito la testa e Maddalena non ebbe il tempo di distinguere se era sofferenza, terrore o un sorriso. Ancora china su di lui, ansimante, Maddalena gli parlava: "Ma non hai vergogna? Non ti ricordi? Dove sei arrivato?" E le parve di udire subito la sua voce che le rispondeva. "No, no", lei allora gli grid, "non Dio, disgraziato, non Dio, il demonio!" Intanto la folla premeva per impedirgli di passare; un vecchio alz il bastone e lo picchi, due bifolchi, che erano scesi dal monte Thabor per assistere loro pure al miracolo, lanciarono i loro uncini e lo inchiodarono sul posto e Barabba agitava minaccioso l'accetta fra le mani. Il vecchio rabbino vide suo nipote in pericolo, si lasci cader gi dalle spalle dell'uomo dai capelli rossi e corse a proteggerlo. "Basta, figlioli", grid, "non sbarrate la strada di Dio, un grande peccato! Non impedite che si faccia ci che scritto! Che la croce passi, Dio che la manda, che i fabbri preparino i chiodi, che colui che Adonai ha mandato salga sulla croce, non abbiate paura, abbiate fiducia. Questa la legge di Dio: bisogna che il coltello entri nella carne fino all'osso, altrimenti non avverr il miracolo! Ascoltate il vostro vecchio rabbino, figlioli, vi dico il vero: se l'uomo non arriva al bordo del precipizio, non gli cresceranno le ali sulla schiena." I bifolchi ritirarono i pungoli, i pugni lasciarono cadere le pietre che stringevano, e il popolo si scans per liberare la strada di Dio. Il figlio di Maria, barcollando, con la croce sulle spalle, pass. Lontano, fra gli ulivi, si ud il canto delle cicale mescolarsi al vento; un cane, affamato, abbai di gioia sulla cima della collina; e pi in l, in mezzo alla folla, una donna con un fazzoletto viola sul capo gett un grido e svenne. Pietro, ora, era in piedi, con la bocca aperta e gli occhi spalancati e guardava il figlio di Maria. Lo conosceva. La casa paterna di Maria, a Cana, era di fronte alla casa paterna di Pietro; i vecchi genitori di lei, Gioacchino e Anna, erano amici d'infanzia dei suoi. Erano sante persone, gli angeli frequentavano regolarmente la loro umile dimora e una volta i vicini videro Dio in persona, travestito da mendicante, varcare di notte la soglia della casa; avevano intuito che era Dio perch la casa di Gioacchino e Anna si era messa a vibrare come se ci fosse stato un terremoto. Nove mesi dopo avvenne il miracolo. La vecchia Anna, a sessant'anni, mise al mondo Maria. Pietro non doveva avere neppure cinque anni, ma ricordava che c'era stata una gran gioia e che tutto il villaggio era accorso, uomini e donne, a fare gli auguri; vi era chi portava latte o farina, chi datteri o miele, chi vesti per la neonata; tutti portavano regali, e la madre di Pietro aveva fatto da levatrice, faceva scaldare l'acqua, vi gettava dentro del sale e lavava la neonata che piangeva... E ora, ecco il figlio di Maria: passa davanti a lui portando la croce e la gente gli sputa addosso e gli getta delle pietre... Mentre lo guardava il suo cuore era sconvolto. Che infelice il destino di quell'uomo, figlio di Maria; senza piet, il Dio d'Israele l'aveva scelto per fabbricare croci, per crocifiggere i profeti! " onnipotente", pensava Pietro rabbrividendo, "avrebbe potuto scegliere me, ma l'ho scampata. Ha scelto il figlio di Maria." All'improvviso il cuore agitato di Pietro si tranquillizz; prov di colpo una riconoscenza profonda per il figlio di Maria, che aveva preso e caricato sulle sue spalle il peccato. E mentre Pietro rimuginava tutto ci, il figlio di Maria, ormai senza fiato, si ferm. "Sono sfinito", mormor, "sono sfinito", e si guard attorno per cercare una pietra cui appoggiarsi, o qualcuno che lo aiutasse, ma non vide che migliaia di occhi che lo guardavano con odio e dei pugni

alzati contro di lui. Gli parve di udire un battito d'ali nel cielo, alz gli occhi, ma non erano angeli, erano corvi. S'incoller e, con ostinazione, avanz risoluto per procedere, per salire sulla collina, ma i sassi smottavano sotto i suoi piedi. Barcoll e scivol in avanti; Pietro si precipit su di lui e lo sostenne, gli prese la croce e se la caric sulle spalle. "Aspetta, ti aiuter", gli disse, "sei stanco." Il figlio di Maria si volt, lo guard e non lo riconobbe; tutto quel cammino gli pareva un sogno, la sua schiena era stata improvvisamente sollevata e ora volava nell'aria, come si vola nei sogni. "Non doveva essere una croce", pens, "doveva essere un'ala!" Si asciug il sudore e il sangue dal viso e, con passo deciso, segu Pietro. L'aria era come un fuoco che lambiva le pietre. In un simile braciere si potevano udire le teste scoppiare e i cervelli bollire; in una simile fornace ogni confine fra le diverse cose si muoveva e si spostava: saggezza e follia, croci e ali, Dio e l'uomo. Qualche donna pietosa cerc di rianimare Maria che apr gli occhi e vide suo figlio, scalzo, scheletrico; stava per arrivare sulla cima e davanti a lui c'era un uomo che portava la croce. Sospir, gett uno sguardo attorno, come per cercare aiuto. Vide gli uomini del villaggio, i pescatori; stava per avvicinarsi a loro, appoggiarsi a loro, quando suon la tromba, dalla caserma, e giunsero nuovi cavalieri sollevando una nuvola di polvere. Il popolo si scans e, prima che Maria avesse avuto il tempo di salire su una pietra per guardare, i cavalieri avevano gi preso posto, con i loro elmi di bronzo, i mantelli rossi, i cavalli fieri e vigorosi che calpestavano la folla. Con le mani legate dietro la schiena, le vesti lacerate e macchiate di sangue, la lunga barba grigia arruffata e i lunghi capelli appiccicati alle spalle dal sudore e dal sangue, lo Zelota ribelle avanzava con gli occhi fissi davanti a s. Il popolo, alla sua vista, fu preso da terrore; era un uomo quello o, nascosto sotto gli stracci, un angelo o un demonio che celava fra le sue labbra strette un terribile e inconfessabile segreto? Il vecchio rabbino e il popolo si erano accordati per intonare tutti assieme a voce spiegata, all'apparire dello Zelota, il salmo guerriero: "Che i miei nemici siano dispersi!" per infondere coraggio al ribelle. Ma le gole erano chiuse; sentivano fin troppo che quell'uomo non aveva bisogno di coraggio, era al di sopra del coraggio, immobile, inattaccabile e teneva, fra le mani legate, la libert. Lo guardavano con terrore e tacevano. Il centurione, dalla pelle abbronzata dal sole dell'Oriente, precedeva il ribelle, legato con una fune alla sella del cavallo. Era ormai completamente disgustato dagli Ebrei. Erano dieci anni che vedeva croci e crocifissioni, dieci anni che chiudeva loro la bocca con terra e pietre per impedir loro di gridare, ma invano! Se ne crocifiggeva uno ed eccone migliaia a fare la coda, attendendo il loro turno, cantando sfacciatamente uno dei loro salmi su qualche loro re che non ha paura di morire. Avevano un loro Dio sanguinario che beve il sangue dei primogeniti e una loro legge, una bestia con dieci corna, mangiatrice d'uomini. Da dove prenderli? Come sconfiggerli? Non temevano la morte; e colui che non teme la morte, il centurione vi aveva sovente riflettuto, l in Oriente, colui che non teme la morte immortale. Tir le redini del cavallo e si ferm. Gett uno sguardo attorno su tutta quella massa di Ebrei, su quei visi incavati dagli occhi furbi e lucenti, le barbe unte, le zazzere grasse... Sput disgustato; partire, partire, tornare finalmente a Roma, con i suoi bagni, i teatri, gli anfiteatri, e le donne profumate. Si sent disgustato dall'Oriente, dai suoi odori, dalla sua sporcizia e dagli Ebrei. La croce era gi piantata sulla cima della collina, i fabbri si asciugavano il sudore e il figlio di Maria si era seduto su una pietra a guardare la croce, il popolo e il centurione, guardava, guardava e non vedeva che un mare di teste e, al di sopra, un cielo infuocato. Pietro gli si avvicin, si chin su di lui per parlargli e gli parl, ma nelle sue orecchie ruggiva un mare in tempesta e non l'ud. Il centurione fece un cenno con il capo e lo Zelota venne slegato; scroll le spalle e cominci a spogliarsi. Maddalena scivol fra i cavalli, apr le braccia e fu sul punto di avvicinarglisi, ma lui, con un gesto della mano, la respinse. Una vecchia donna altera, eretta, silenziosa, si fece strada fra

la folla e lo prese fra le braccia; egli si chin, le baci ambedue le mani, la tenne a lungo abbracciata, poi gir il capo. La vecchia rimase ancora un momento in piedi, senza parlare, senza piangere, limitandosi a guardarlo. "Ti benedico", mormor, e and ad appoggiarsi di fronte a lui, sulla roccia, con i cani dei fabbri che ansimavano, distesi nella poca ombra. Il centurione salt di nuovo in sella al cavallo, affinch tutti lo vedessero e l'udissero; alz la frusta in direzione della folla per far cessare il clamore e parl: "Ebrei, ascoltate le mie parole, Roma che parla, silenzio!" Segn con un dito lo Zelota che aveva gettato a terra i suoi stracci e stava in piedi, al sole, e aspettava. "Quest'uomo che ora in piedi e nudo davanti all'Impero Romano, ha voluto tener testa a Roma; ha demolito, durante la sua giovent, le aquile imperiali, ha raggiunto le montagne, ha cercato di convincere il popolo di raggiungere esso pure le montagne, di ribellarsi: giunta l'ora, pare, in cui dalle vostre viscere uscir il Messia che deve distruggere Roma! Tacete, non gridate: un ribelle, un assassino, un traditore, sono questi i suoi crimini. E ora, Ebrei, ascoltate, ve lo chiedo, giudicate voi stessi; che supplizio merita?" Tacque, gett uno sguardo sulla folla sotto di lui e attese. Il popolo, sconvolto, rumoreggiava; le persone si urtavano, cambiavano di posto, si avventavano verso il centurione, arrivavano fino alle zampe del cavallo e, all'improvviso, tornavano indietro terrorizzate; quindi, come una marea, ricominciavano. Il centurione si infuri: diede di sperone al suo cavallo e avanz fra la folla. "Io chiedo", tuon, "per un ribelle, un assassino, un traditore, qual il supplizio?" L'uomo dai capelli rossi balz su, infuriato, non ce la faceva pi a controllarsi, avrebbe voluto gridare: viva la libert! Stava per aprire la bocca, ma il suo amico Barabba ebbe il tempo di afferrarlo e di tappargliela. Per un bel po' non si ud che un rumore simile a quello del mare; nessuno osava parlare, ma tutti gemevano sordamente, ansimavano, sospiravano. E di colpo si ud una voce flebile e coraggiosa, che sovrast quel brusio confuso. Tutti si girarono, pieni di felicit e di terrore: il vecchio rabbino si era nuovamente issato sulle spalle dell'uomo dai capelli rossi, alzava le mani scheletriche come per una preghiera, come per una maledizione, e gridava: "Qual il supplizio? La corona reale!" Il popolo rumoreggi per coprire la sua voce, perch aveva piet di lui. Il centurione non ud, mise la mano all'orecchio e url: "Che cos'hai detto, vecchio rabbino?" "La corona reale!" ripet il rabbino con tutta la sua forza. Il suo viso era pieno di luce, ardeva mentre lui si agitava sulle spalle del fabbro, come se avesse voluto prendere il volo. "La corona reale!" grid nuovamente, felice di diventare la voce del suo popolo e del suo Dio e tese le braccia, come se lo stessero crocifiggendo nell'aria. Il centurione s'infuri; scese dal cavallo, stacc la frusta dall'arcione e avanz in direzione della folla. Camminava con passo pesante, smuoveva le pietre, avanzava in silenzio come un animale tarchiato, robusto, un bufalo o un cinghiale. Il popolo rimase quieto, trattenendo il respiro; non si udivano che le cicale negli uliveti lontani e i corvi impazienti. Fece due passi, poi un altro, e si ferm; la puzza delle bocche spalancate e dei corpi sudati, lo colp in pieno viso. Avanz ancora, arriv davanti al vecchio rabbino; questi guardava dall'alto delle spalle del fabbro il centurione e tutto il suo essere era raggiante di gioia. L'istante che aveva desiderato appassionatamente per tutta la vita era giunto, essere ucciso lui pure, come i profeti. Il centurione strizz gli occhi e l'inchiod con lo sguardo; fece un grande sforzo e trattenne il braccio che gi si era levato per sfracellare con un pugno la vecchia testa ribelle. Fren la sua ira. Roma non aveva interesse a che egli uccidesse il vecchio: quel popolo maledetto e indomabile si sarebbe sollevato e avrebbe ripreso la guerriglia e Roma non aveva interesse a metter di nuovo la

mano nel vespaio che erano gli Ebrei. Contenne il suo slancio, arrotol la frusta attorno al suo braccio e si gir verso il rabbino. Parl con voce roca: "La tua persona, vecchio, rispettabile solo perch io la rispetto; io, Roma, voglio accordarle un valore che essa non ha, ed per questo che non lever la mia frusta su di te. Ho udito il tuo giudizio e ora dar il mio". Si gir verso i due fabbri che erano in piedi ai lati della croce e aspettavano. "Crocifiggetelo!" grid. "Ho dato il mio giudizio", disse con voce pacata il rabbino, "e tu hai dato il tuo, centurione; ma c' ancora qualcuno, il pi grande, che deve dare il suo." "L'imperatore?" "No, Dio." Il centurione si mise a ridere: "A Nazareth sono io il portavoce dell'imperatore che, sulla terra intera, la voce di Dio; Dio, l'imperatore e Rufo hanno dato il loro giudizio". Cos disse, srotol la frusta dal braccio e and sulla cima della collina pestando per terra come un forsennato pietre e spini. "Dio te lo renda, maledetto, ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli!" mormor un vecchio, alzando le esili braccia al cielo. I cavalieri di bronzo avevano circondato la croce mentre la folla rumoreggiava nervosamente, si alzava sulla punta dei piedi per vedere e tremava d'angoscia: sarebbe avvenuto il miracolo? Molti scrutavano il cielo per vedere quando si sarebbe aperto, le donne avevano gi scorto, nell'aria, ali multicolori; il rabbino, sulle larghe spalle del fabbro, si sforzava di vedere, fra le zampe dei cavalli e i rossi mantelli dei cavalieri, ci che succedeva lass, attorno alla croce. Era volto verso la vetta della speranza, verso la vetta della disperazione, guardava e non parlava, aspettava. Lo conosceva il vecchio rabbino, lo conosceva bene il Dio d'Israele; era spietato, aveva le sue leggi, il suo decalogo. Dava la sua parola, questo era vero, e la manteneva, ma non aveva fretta. Aveva una sua misura e misurava il tempo, mentre le generazioni si succedevano le une alle altre; e quando finalmente la sua parola scendeva sulla terra, disgrazia, tre volte disgrazia per l'uomo che Egli sceglieva per confidargliela! Quante volte, dal principio alla fine delle Sacre Scritture, gli eletti di Dio si facevano uccidere senza che Dio avesse mosso una mano per salvarli! Perch? Perch? Non facevano essi la sua volont? Oppure la sua volont era quella che tutti i suoi eletti fossero uccisi? Il rabbino s'interrogava, ma non osava spingere oltre il suo pensiero. Dio un abisso, pensava, un abisso al quale non voglio avvicinarmi! Il figlio di Maria era ancora seduto in disparte, su una pietra, si abbracciava le ginocchia e guardava. I due fabbri avevano afferrato lo Zelota, delle guardie romane si erano avvicinate, lo tormentavano ridacchiando, bestemmiando e cercavano di appoggiarlo sulla croce. I cani videro quella lotta, capirono e balzarono in piedi. La vecchia donna altera abbandon la roccia alla quale era appoggiata; si fece avanti. "Coraggio, figlio mio", grid, "non gemere, non coprirti di vergogna!" " la madre dello Zelota", mormor il vecchio rabbino, "della nobile famiglia dei Maccabei." Avevano passato una grossa corda doppia sotto le braccia dello Zelota: vennero appoggiate delle scale sotto le braccia della croce e si cominci a issarlo lentamente. Era grande e pesante e la croce, per un istante, traball come se stesse per cadere; il centurione diede un calcio al figlio di Maria, che si alz titubante, afferr la mazza e and a fissare la croce con pietre e puntelli perch non cadesse. Maria, sua madre, non ce la fece pi. Ebbe vergogna di vedere suo figlio, il suo amato figlio, far tutt'uno con i crocifissori; con il cuore impietrito si fece strada a gomitate tra i pescatori di Genezareth che ebbero piet di lei e fecero finta di non vederla, e continu a camminare in direzione dei cavalieri, per strappare suo figlio da l e andarsene. Una vecchia vicina ebbe piet di lei, la prese per un braccio e la ferm. "Maria", le disse, "non fare cos, dove vai? Ti uccideranno!"

"Vado a tirar fuori mio figlio da l", rispose Maria e scoppi in singhiozzi. "Non piangere, Maria", le disse la vecchia. "Guarda l'altra madre che laggi, in piedi, immobile e che vede crocifiggere suo figlio; guardala e fatti coraggio!" "Non piango solo per mio figlio, vicina, piango anche per quella madre." Ma la vecchia, che aveva sofferto molto nella sua vita, scosse il capo dai radi capelli. " meglio essere la madre del crocifissore", mormor, "che quella del crocifisso." Maria non ud, era andata avanti per la salita, con gli occhi pieni di lacrime che cercavano il figlio dappertutto; ma il mondo attorno a lei si era appannato anch'esso, si era offuscato e la madre distingueva in una bruma densa i cavalli, le armature di bronzo e, immensa, dalla terra fino al cielo, una croce costruita di fresco. Un cavaliere si volt, la vide, alz la lancia e le fece cenno di andarsene; la madre si ferm, s'abbass e vide, al di sotto del ventre dei cavalli, il figlio inginocchiato che dava gran colpi con la mazza, per puntellare la croce con delle pietre. "Figlio mio", grid, "Ges!" La sua voce era cos penetrante da coprire ogni tumulto di uomini, cavalli e cani, che abbaiavano affamati. Il figlio si gir, vide la madre, il suo viso si offusc e ricominci a battere con ancor pi furore. I fabbri, arrampicati su scale di corda, avevano gi disteso lo Zelota sulla croce e lo mantenevano legato con delle corde perch non scivolasse; allora presero i chiodi per inchiodargli le mani. Grosse gocce di sangue, calde, schizzarono sul volto del figlio di Maria; fu preso dal panico, lasci cadere la mazza e si nascose dietro ai cavalli, ritrovandosi di fianco alla madre del condannato. Tremava, attendeva il rumore della carne lacerata. Tutto il suo sangue si riun nell'incavo delle palme delle mani, le vene si gonfiarono e batterono violentemente come se volessero scoppiare; gli sembrava di sentire in ogni palmo una goccia rotonda, come la capocchia di un chiodo, che gli faceva male. Si ud nuovamente il grido della madre: "Figlio mio, Ges!" Un gemito profondo e sordo rison sulla croce, una voce selvaggia, uscita non dalle viscere dell'uomo, ma dalle viscere della terra: "Adonai!" Il popolo l'intese e il suo cuore si spezz; era esso stesso che aveva gridato? La terra? O il crocifisso in cui veniva piantato il primo chiodo? Il tutto non era pi che una cosa sola, tutti venivano crocifissi, il popolo, la terra, lo Zelota; e ruggivano. Il sangue sgorg, schizz i cavalli, una grossa goccia cadde sulle labbra del figlio di Maria, calda, salata e il crocifissore vacill, ma la madre fece in tempo a prenderlo fra le sue braccia e non cadde. "Figlio mio", mormor ancora. "Ges!" Ora egli aveva gli occhi chiusi: provava nelle mani, nei piedi, nel cuore, dei dolori insopportabili. La vecchia madre, immobile, guardava il figlio torcersi sui due pezzi di legno in croce, si mordeva le labbra e taceva; ma quando ud alle sue spalle il figlio del falegname e sua madre, la collera s'impadron di lei e si volt. Eccolo l'ebreo apostata che aveva costruito la croce per suo figlio, ecco la madre che l'aveva messo al mondo. Fu assalita dalla disperazione; che simili figli, dei traditori, vivano e che il mio si divincoli e urli sulla croce! Tese le mani verso il figlio del falegname, si avvicin e si ferm di fronte a lui; egli alz gli occhi e la vide, livida, selvaggia, inesorabile. La vide e abbass il capo. Le labbra della donna si mossero: "Ti maledico", disse con voce selvaggia e roca, "ti maledico, figlio del falegname, e cos come hai crocifisso mio figlio, che un giorno tu pure lo sia!" Si gir verso la madre: "E il dolore che ho provato io, Maria, che possa pure tu provarlo!" Poi gir la testa e ricominci a fissare il figlio. Maddalena teneva abbracciata la parte bassa della croce, toccava i piedi dello Zelota e piangeva su di lui; i suoi capelli e le sue braccia erano ricoperti di sangue.

I fabbri si dividevano a coltellate le vesti del crocifisso; tirarono a sorte e si presero i suoi stracci. Rimaneva il fazzoletto che aveva portato in testa e che era macchiato da grosse gocce di sangue. "Diamolo al figlio del falegname", dissero. "Poveretto, anche lui ha fatto un buon lavoro." Lo trovarono rannicchiato, seduto al sole, che rabbrividiva; gli gettarono lo straccio insanguinato. " la tua parte, amico", gli disse uno di loro. "E alla prossima!" L'altro rise. "E arrivederci alla tua, di crocifissione!" disse, dandogli una pacca amichevole sulla schiena. 5 "Andiamocene, figlioli", grid il vecchio rabbino costernato e disperato, spalancando le braccia per radunare il suo gregge d'uomini e di donne. "Andiamocene! Devo rivelarvi un gran segreto, coraggio!" Si misero a correre per le anguste stradicciole; i cavalieri incalzavano alle spalle, si sarebbe sparso ancora del sangue; le donne urlavano e sprangavano le porte, e per ben due volte il vecchio rabbino cadde mentre correva. Si mise nuovamente a tossire e sput sangue. Giuda e Barabba lo presero in braccio e, ansimando come una muta di cani, giunsero alla sinagoga e l si rintanarono. Riempirono ogni stanza e persino il cortile; quando furono tutti al sicuro sprangarono la porta della strada. Appesi alle labbra del rabbino, aspettavano; fra tante delusioni, qual era il segreto che avrebbe svelato l'anziano per calmare il loro cuore? Erano anni ormai che venivano sballottati di disgrazia in disgrazia, di crocifissione in crocifissione. Gli inviati di Dio arrivavano da Gerusalemme, dal Giordano, dal deserto, dalle montagne, cenciosi incatenati, con la bava alla bocca, e tutti erano stati crocifissi. Si lev un mormorio di collera; i rami d'albero, le palme che decoravano i muri, le stelle a cinque punte e gli scritti sacri, sul tavolo, con le loro parole in lettere maiuscole, Popolo Eletto, Terra Promessa, Regno dei Cieli, Messia, non potevano pi consolarli. La speranza era durata troppo, cominciava a diventare disperazione. L'uomo ha fretta, Dio no e non potevano pi aspettarlo. Le immagini delle loro speranze, che coprivano i due muri della sinagoga, non riuscivano nemmeno pi ad aiutarli. Un giorno, il rabbino, mentre leggeva Ezechiele, era piombato in un'estasi divina, si era messo a gridare, a piangere, a ballare, senza riuscire a calmarsi; la morte del profeta era diventata la sua stessa carne; prese colori e pennelli, si barric nella sinagoga e, colto da sacro furore, cominci a stendere sui muri le sue visioni, per calmarsi: un deserto infinito, carni e ossa, montagne di ossa umane e, al di sopra, un cielo scarlatto come il fuoco. Una mano gigantesca saltava fuori dal mezzo di quel cielo e afferrava il profeta Ezechiele per il collo e lo manteneva sospeso nell'aria. Ma la visione continuava e il rabbino copr anche l'altra parete: Ezechiele, adesso, era in piedi, sprofondato fra le ossa fino alle ginocchia e dalla bocca verdastra, dalle labbra socchiuse gli usciva una striscia su cui, in lettere color porpora, era scritto: "Popolo d'Israele, Popolo d'Israele, il Messia arrivato!" Le ossa si mettevano in fila, i crani, pieni di denti e di fango, si sollevavano e quella mano terribile usciva dal cielo e teneva sul suo palmo, novella, risplendente, fatta interamente di smeraldi e rubini, la Gerusalemme Nuova. Il popolo guardava le pitture, scuoteva il capo e mormorava; il vecchio rabbino si era incollerito: "Perch mormorate?" grid loro. "Non credete al Dio dei nostri vecchi? Un altro ancora stato crocifisso, il Redentore si avvicinato di un altro passo; ecco che cosa vuol dire crocifissione, uomini di poca fede!" Prese un manoscritto dal tavolo e lo srotol con gesti febbrili. Il sole entrava dalla finestra aperta; una cicogna scese dal cielo e si pos su un tetto di fronte, come se essa pure avesse voluto ascoltare. Gioiosa, trionfale, la voce si lev da quel petto devastato: "Fate risuonare a Sion la tromba della vittoria! Proclamate a Gerusalemme il messaggio di gioia! Gridate: Geova giunto fra il suo popolo! In piedi, Gerusalemme, in alto i cuori! Guarda: dall'Oriente all'Occidente il Signore

sospinge i tuoi figli. Le montagne si sono appianate, le colline sono scomparse, tutti gli alberi emanano profumi. Gerusalemme, indossa la tua veste di gloria; gioia al popolo d'Israele per i secoli dei secoli!" "Quando? Quando?" chiese una voce fra la folla; tutti si girarono; un vecchietto rattrappito come una prugna secca si sollevava sulla punta dei piedi e gridava: "Quando, quando, ordunque, vecchio?" Il rabbino, in collera, ripieg il testo delle profezie. "Sei impaziente, Manasse", disse. "Hai fretta?" "S, ho fretta", rispose il vecchio mentre lacrime gli sgorgarono dagli occhi. "Non ho pi tempo, sto per morire." Il rabbino tese le braccia e gli mostr Ezechiele sprofondato fra le ossa. "Risusciterai, Manasse, guarda!" "Sono vecchio", ripet, "sono cieco, non ci vedo pi." Intervenne Pietro. Il giorno stava per finire e quella notte sarebbe dovuto tornare al lago di Genezareth; per la pesca. Aveva fretta anche lui. "Vecchio, ci hai promesso un segreto, per consolare il nostro cuore. Qual il segreto?" Tutti trattennero il fiato: si accalcavano contro il rabbino e quelli del cortile che riuscivano a entrare, entrarono. Il caldo era soffocante, e l'odore umano intenso; qualcuno vers resina di cedro nell'incensiere per purificare l'aria. Il vecchio rabbino sal su uno scanno, per non soffocare. "Figlioli", disse, asciugandosi il sudore. "Il nostro cuore si riempito di croci; la mia barba, da nera diventata grigia e da grigia diventata bianca, i miei denti sono caduti e ci che il vecchio Manasse gridava, l'ho gridato anch'io per anni: 'Fino a quando? O Signore, fino a quando? Morir dunque senza vedere il Messia?' "Domandavo, domandavo e una notte successo il miracolo: Dio mi ha risposto. No, non era quello il miracolo; ogni volta che lo interroghiamo, Dio risponde, ma spesso la carne greve e le orecchie non sentono. Eppure quella notte io udii, fu quello il miracolo." "Che cos'hai udito? Dicci tutto, vecchio!" grid di nuovo Pietro. Si fece strada a forza di gomiti e si ferm di fronte al rabbino. Il vecchio si chin, guard Pietro e sorrise: "Anche Dio un pescatore, Pietro, come te; esce di notte anche lui per pescare, quando la luna quasi piena. E quella notte, la luna, tutta tonda, avanzava splendente nel cielo, bianca come il latte, compiacente, complice. Non riuscivo a chiuder occhio, la casa intera mi pareva troppo piccola; mi inoltrai per i sentieri, mi allontanai da Nazareth, mi arrampicai molto in alto, mi distesi su una roccia con gli occhi fissi a sud, verso la santa Gerusalemme. La luna era china su di me e mi guardava come un essere umano e mi sorrideva; la guardavo anch'io, la sua bocca, le sue gote, le cavit dei suoi occhi, e sospiravo perch sentivo che lei mi parlava, mi parlava, nel silenzio della notte. E io non potevo udirla... Gi, sulla terra, non si muoveva neppure una foglia, la pianura in cui il grano non era ancora stato mietuto aveva profumo di pane e dai monti che mi circondavano, il Thabor, il Ghelboe e il Carmelo scendevano come dei ruscelli di latte. Io pensavo: 'Ecco la notte di Dio, questa luna piena dev'essere il viso notturno di Dio, ecco come saranno le notti nella Gerusalemme futura...' "L'avevo appena pensato quando i miei occhi si riempirono di lacrime; la disperazione, la paura s'impossessarono di me. 'Sono invecchiato', gridavo, 'dovr dunque morire senza che i miei occhi abbiano contemplato il Messia?' "Mi rialzai di botto; il furore divino era nuovamente entrato in me; slacciai la cinta, tolsi le vesti e rimasi al cospetto di Dio come mia madre m'aveva fatto, affinch vedesse che ero invecchiato, che mi ero rinsecchito e rattrappito come le foglie del fico in autunno, come l'uva che gli uccelli hanno becchettato e il cui grappolo secco si dondola nell'aria; affinch mi vedesse, che avesse piet di me e che facesse svelto! "E mentre stavo in piedi, nudo, davanti al Signore, sentivo la luce della luna attraversarmi la carne; ero diventato spirito per intero, mi ero unito a Dio e avevo udito la sua voce, non fuori di me, non

sopra di me, ma dentro di me, da dove ci giunge la vera voce di Dio. Udii: 'Simeone, Simeone, non ti lascer morire prima che tu abbia visto e toccato con le tue mani il Messia!' 'Ripetilo,o Signore!' 'Simeone, Simeone, non ti lascer morire prima che tu abbia visto e toccato con le tue mani il Messia!' Il mio spirito barcoll di gioia; mi misi a battere le mani, a pestare i piedi, a ballare tutto nudo sotto la luna. Quanto dur quella danza? Il tempo di un baleno? Mille anni? Ero sazio, soddisfatto; mi rivestii, mi rimisi la cintura e ridiscesi verso Nazareth. I galli appollaiati sui tetti delle case, vedendomi, si misero a cantare, il cielo rideva, gli uccelli si svegliavano, le porte s'aprivano, mi veniva augurato il buongiorno e la mia povera casa scintillava tutta di rubini: in alto e in basso, dalle porte e dalle finestre. Il legno, le pietre, gli uomini e gli uccelli attorno a me respiravano la presenza di Dio; e pure il centurione, il bevitore di sangue umano, si ferm stupito, e mi chiese: 'Che cosa ti succede, vecchio rabbino, sembri una torcia accesa; attento a non appiccare il fuoco a Nazareth!' Ma io non gli risposi, per paura di insozzare la mia voce. "Sono ormai anni che mantengo questo segreto nel pi profondo del cuore. Era la mia gioia e lo assaporavo gelosamente, con orgoglio, per me solo, e aspettavo; oggi, tuttavia, in questo giorno di lutto in cui una nuova croce stata piantata nel nostro cuore, non ce la faccio pi. Ho piet del popolo e voglio rivelare la felice novella: Egli arriva, non molto lontano, dev'essersi fermato a qualche pozzo per bere, a qualche forno per mangiare un pezzo di pane, ma non tarder ad apparire; poich Dio l'ha detto e ci che dice non lo rinnega: 'Non morirai, vecchio Simeone, prima di aver visto e toccato con le tue mani il Messia!' Ogni giorno sento che le mie forze se ne vanno sempre pi, e pi se ne vanno, pi s'avvicina il Messia; ho ottantacinque anni, non pu tardare ancora!" Un uomo storpio, guercio e glabro, con il muso magro e appuntito, si alz. "E se vivrai mille anni, vecchio? E se non morirai mai, vecchio? gi successo anche questo. Enoch ed Elia vivono ancora!" disse, muovendo gli occhietti loschi e cattivi. Il rabbino fece finta di non aver udito, ma le sibilanti parole del guercio erano altrettante pugnalate al cuore. Alz la mano con un gesto imperioso: "Voglio rimanere solo con Dio, andatevene!" La sinagoga si vuot, la gente si disperse, il vecchio rabbino rimase solo; sprang la porta della strada, s'appoggi contro il muro, dove il profeta Ezechiele era appeso in aria, e sprofond nelle sue riflessioni. " Dio", pensava. " onnipotente, fa ci che vuole; e se quel furbacchione di Tommaso avesse ragione? Disgraziato me se Dio decide che io viva mille anni! E se decide che io non muoia mai? Allora il Messia? ben vana la speranza della razza d'Israele! Da migliaia d'anni porta il verbo di Dio in seno e lo nutre come una madre nutre il germoglio di vita che essa porta. Ci hai roso fino al midollo, ci siamo consumati, non viviamo che per quel Figlio, il seme d'Abramo ormai giunto alle doglie, grida, liberalo, o Signore! Tu sei Dio, tu resisti; noi non ne possiamo pi, piet!" Percorreva avanti e indietro la sinagoga. Era quasi il tramonto, le pitture impallidivano, la sera aveva inghiottito Ezechiele. Il vecchio rabbino osservava attorno a s le ombre che scendevano, ripass nel suo spirito tutto ci che aveva visto, tutto ci che gli era successo durante la vita, quante volte e con che ardore era corso dalla Galilea a Gerusalemme, da Gerusalemme nel deserto, inseguendo il Messia. Ma vi era sempre una croce alla fine della sua speranza e tornava a Nazareth, pieno di vergogna. Eppure oggi... Si prese la testa fra le mani. "No, No", mormor con terrore, "no, no, non possibile!" Erano ormai giorni e notti che la sua testa stava per scoppiare; una nuova speranza era entrata in lui, pi grande della sua testa, una follia, un demonio che lo rodeva. Non era la prima volta; da anni quella follia piantava gli artigli nel suo cervello e se lui la scacciava, essa ritornava. Di giorno non osava avvicinarsi, ma arrivava di notte, nell'oscurit oppure nei sogni. Oggi, per, oggi a mezzogiorno... Se fosse stato lui? S'appoggi contro il muro, chiuse gli occhi; eccolo, passa di nuovo davanti a lui, ansimando, portando la croce e l'aria attorno a lui vibra; cos che essa deve vibrare attorno agli arcangeli... Alza gli occhi; mai il vecchio rabbino ha visto tanto cielo negli occhi di un uomo! "Sar lui? Signore, Signore, perch mi torturi? Perch non rispondi?".

Le profezie, come lampi, laceravano il suo spirito; di tanto in tanto la sua vecchia testa si riempiva di luce, di tanto in tanto, disperata, era sommersa dalle tenebre. Il suo ventre si apriva e ne uscivano i patriarchi; la sua razza riprendeva, in lui, la sua interminabile marcia; la razza dalla testa dura, dalle mille piaghe aperte con Mos, l'ariete con la testa dalle corna ricurve, la sua marcia dalla terra della schiavit fino alla terra di Cana e ora, dalla terra di Cana fino alla Gerusalemme futura. E in questa nuova marcia non era pi Mos che apriva il cammino, ma un altro, la testa del rabbino scoppiava, un altro, con una croce sulle spalle... Con un balzo raggiunse la porta della strada e l'apr; l'aria lo rinfresc, riprese fiato; il sole si era nascosto, gli uccelli tornavano al loro nido per dormire; le stradicciole si riempivano d'ombra, la terra diventava pi fresca. Chiuse la porta, si mise alla cinta la pesante chiave, esit per un momento, poi si decise e, ricurvo, si diresse verso la casa di Maria. Maria era seduta nel cortiletto della sua casa, su un grande sgabello, e filava. C'era ancora luce, era d'estate e la luce si ritirava piano dalla faccia della terra, non voleva andarsene. La gente e gli animali da soma tornavano dai campi; le donne accendevano il fuoco per preparare il pasto della sera; il crepuscolo sapeva di legno che brucia. Maria filava e il suo spirito andava e veniva con il fuso, i ricordi e l'immaginazione si confondevano, la sua vita era fatta met di verit e met di leggenda. L'umile lavoro quotidiano si susseguiva per anni e anni e, di colpo, come un pavone cangiante e inaspettato, ecco il miracolo che ricopre la sua vita di miseria con le sue lunghe ali dorate. "Portami dove vuoi, o Signore, fai di me ci che vuoi; sei tu che hai scelto il mio sposo, che m'hai concesso un figlio, che m'hai fatto soffrire. Tu mi dici: grida, e io grido; tu mi dici: taci, e io taccio. Che cosa sono? Una manciata d'argilla nelle tue mani e tu mi formi come vuoi. Fai ci che vuoi, ma ti rivolgo soltanto una preghiera: Signore, abbi piet di mio figlio!" Un piccione bianco vol via dal tetto vicino, sbatt le ali per un istante sul suo capo, poi si pos, facendo la ruota, sui sassolini del cortile e si mise a passeggiare e a girare attorno ai piedi di Maria; spiegava la coda, rovesciava il collo all'indietro, guardava Maria e i suoi occhietti tondi, nella luce del crepuscolo, scintillavano come rubini. La guardava, le parlava, doveva volerle rivelare un segreto; ah! se il vecchio rabbino fosse stato l, lui che conosceva il linguaggio degli uccelli, le avrebbe spiegato... Guard il piccione ed ebbe piet di lui; smise di filare, lo chiam con grande dolcezza e quello, pieno di gioia, le balz sulle ginocchia. E l, come se quella fosse stata la meta del suo desiderio, come se quello fosse tutto il segreto, si rannicchi, richiuse le ali e rimase immobile. Maria sent la sua leggerezza e sorrise. "Ah, se Dio potesse sempre scendere con questa leggerezza sull'uomo!" pens. E pensando a ci, si ricord del mattino in cui lei e Giuseppe ancora fidanzati si erano arrampicati fino alla vetta del monte Carmelo, la montagna carezzata dalle nuvole, per pregare l'ardente profeta Elia d'intercedere presso Dio affinch potessero avere un figlio che gli avrebbero consacrato. Dovevano sposarsi la sera stessa ed erano partiti prima dell'alba per ricevere la benedizione del profeta infuocato che trova, nel fulmine, la sua gioia. Il cielo era totalmente terso, l'autunno molto dolce, l'umano formicaio aveva raccolto la frutta, il mosto fermentava nelle giare, i fichi seccavano in collane appese alle travi; Maria aveva quindici anni, lo sposo aveva gi la barba grigia e teneva nella sua mano robusta il fatidico bastone fiorito. Raggiunsero la vetta santa a mezzogiorno; s'inginocchiarono e toccarono con la punta delle dita il granito aguzzo e macchiato di sangue. Tremavano. La roccia sprigion una scintilla che fer il dito di Maria. Giuseppe apr la bocca per gridare, per chiamare il selvaggio padrone della vetta, ma non ne ebbe il tempo. Dal cielo, nuvole cariche di collera e di grandine si scagliarono su di loro e volteggiarono, come una tromba d'acqua ruggente, sul granito aguzzo. E mentre Giuseppe si lanciava per afferrare la fidanzata, per andare a rannicchiarsi con lei in qualche grotta, Dio scagli un fulmine terribile, il cielo e la terra si confusero, Maria cadde all'indietro e svenne. Quando riprese i sensi e apr gli occhi per guardarsi attorno, vide Giuseppe, caduto con la faccia sul granito nero, paralizzato.

Maria tese una mano e carezz il piccione sulle sue ginocchia, delicatamente, per non spaventarlo. "Quel giorno Dio s' lanciato selvaggiamente su di noi", mormor, "e mi ha parlato selvaggiamente... Ma che cosa mi ha detto?" Il rabbino, sconvolto dai continui prodigi che la circondavano, glielo aveva chiesto molte volte. "Cerca di ricordarti, Maria, qualche volta cos, proprio con il fulmine, che Dio parla agli uomini; sforzati di ricordare affinch possiamo scoprire il destino di tuo figlio", le diceva. "Era il tuono, vecchio, piombava gi dal cielo come un carro di buoi." "E dietro al tuono, Maria?" "S, hai ragione, vecchio. Dietro al tuono Dio parlava, ma non sono riuscita a distinguere una parola chiara, scusami." Carezzava il piccione e si sforzava, dopo trent'anni, di ricordare il fulmine e di chiarire la parola nascosta... Chiuse gli occhi; nel cavo della mano sentiva il piccolo corpo caldo del piccione e il suo cuoricino che batteva. E improvvisamente, senza sapere come, senza capirne il perch, fulmine e piccione non erano pi che una cosa sola, il battito del cuore e il tuono, tutto era Dio. Maria lanci un grido e si alz di colpo, piena di spavento; per la prima volta, ora, udiva chiaramente la parola nascosta dietro al tuono, nel tubare del piccione. "Ti saluto, o Maria..." Certamente Dio aveva pronunciato quelle parole. "Ti saluto, o Maria..." Si gir, vide il marito, appoggiato al muro, aprire e chiudere la bocca; era gi sera ed egli lottava e sudava ancora... Gli pass davanti, non gli disse nulla e si ferm sulla soglia per vedere se suo figlio veniva; l'aveva visto cingersi il capo e i capelli con un fazzoletto insanguinato del crocifisso, quindi scendere verso valle... Dov'era andato? Perch tardava? Avrebbe passato di nuovo la notte nei campi? La madre rimase in piedi sulla soglia: vide giungere il vecchio rabbino che s'appoggiava pesantemente al bastone ansimando mentre la brezza della sera gli scompigliava i bianchi capelli. Maria si scans con rispetto, il rabbino entr, prese la mano del fratello e la carezz, senza parlare; che cosa mai avrebbe potuto dire? Il suo spirito era sommerso dall'oscurit; si gir verso Maria. "I tuoi occhi brillano, Maria", le disse. "Che cos'hai? venuto ancora il Signore?" "Ho trovato, vecchio", disse Maria, incapace di trattenersi. "Hai trovato? Ma che cosa, per grazia di Dio?" "Ci che diceva il fulmine." Il rabbino fece un balzo. "Il Dio d'Israele grande", grid alzando le braccia al cielo. " appunto per questo che son tornato, Maria, per domandarti ancora... che oggi hanno crocifisso una delle nostre speranze e il mio cuore..." "Ho trovato, vecchio", ripet Maria. "Stasera, mentre ero seduta e filavo e rivedevo nel mio spirito il fulmine, ho sentito in me, per la prima volta, il tuono che si calmava e poi ho udito una voce serena, limpida, la voce di Dio: 'Ti saluto, o Maria!'" Il rabbino si lasci cadere su un panchetto e, prendendosi la testa fra le mani, s'immerse nelle sue riflessioni; dopo un po', sollev di nuovo il capo. "Null'altro, Maria? Cerca di penetrare nel fondo del tuo animo, per udire; dalle parole che usciranno dalla tua bocca dipende forse il destino d'Israele." Maria si spavent nell'udire le parole del rabbino. Il suo spirito fu ripreso dal tuono, il petto le tremava. "No", mormor, infine, sfinita. "No, vecchio... Ha detto anche molte altre cose, molte altre cose, ma non riesco a udirle." Il rabbino pos la mano sul capo della donna dai grandi occhi. "Digiuna e prega, Maria", disse. "Non disperdere il tuo spirito nelle cose quotidiane; pu forse essere che la luce del fulmine ci illumini? Non riesco a vedere: il tuo viso si muove. Digiuna e prega e udirai...'Ti saluto, o Maria...', la parola di Dio comincia con bont, sforzati di udirne il seguito."

Per nascondere il suo turbamento, Maria si avvicin agli scaffali in cui si riponevano le brocche, stacc una coppa di bronzo, la riemp d'acqua fresca, prese una manciata di datteri e si chin per darli al vecchio. "Non ho n fame n sete, Maria, ti ringrazio; siedi, devo parlarti." Maria prese il panchetto pi basso, si sedette ai piedi del rabbino, gir la testa e attese. Il vecchio nel suo spirito pesava le parole una per una; ci che voleva dire era difficile, una speranza tenue come il filo di un ragno, e non riusciva a trovare parole abbastanza velate, abbastanza impalpabili per non dar loro troppo peso, farle diventare certezza. E non voleva neppure spaventare la madre. "Maria", disse infine, "in questa casa si aggira come un leone del deserto, un mistero... Non sei come le altre donne, Maria; non lo senti?" "No, non lo sento, vecchio", bisbigli Maria, "sono come tutte le donne, amo le preoccupazioni e le gioie di tutte le donne, mi piace lavare, far da mangiare, andare alla fonte, chiacchierare piacevolmente con le mie vicine e, di sera, restare seduta sulla mia porta a guardare i passanti. E il mio cuore, come quello di tutte le donne, vecchio, pieno di dolore." "Non sei come tutte le donne, Maria", ripet il rabbino con voce solenne, e sollev una mano come per impedire che rispondesse. "E tuo figlio..." Il rabbino si ferm; trovare le parole era difficile. Guard in alto nel cielo e prest orecchio; alcuni uccelli, fra gli alberi, si raggruppavano per andare a dormire, altri stavano svegliandosi, la ruota girava, il giorno scendeva per porre fine alle fatiche degli uomini. Il rabbino sospir; come fuggono i giorni, con che rabbia, come uno scaccia l'altro; il giorno si leva, cade la notte, il sole passa, le lune passano, i bambini diventano uomini, i capelli neri diventano bianchi, il Mar Rosso, la terra, le montagne si sbriciolano, e Colui che atteso ancora non appare! "Mio figlio", disse Maria con voce tremante. "Mio figlio, vecchio...?" "Non come gli altri figli, Maria", rispose deciso il rabbino. Soppes nuovamente le parole, poi aggiunse: "Talvolta la notte, quando solo e crede che nessuno lo veda, ha un alone attorno al viso, nell'oscurit. Io, che Dio mi perdoni, ho fatto un piccolo buco, in alto, sul muro; salgo su e da l lo vedo, e spio quello che fa. Perch, te lo dico, ne ho la testa confusa, la mia sapienza non serve a nulla, apro e richiudo le Scritture, non riesco a capire che cosa , chi ... Lo guardo di nascosto e, nell'oscurit, distinguo una luce, Maria, che gli sfiora, gli divora il viso. perci che ogni giorno diventa pi pallido e si consuma; non una malattia, non la preghiera n il digiuno; no, quella luce che lo divora". Maria sospir. "Disgraziata la madre che ha un figlio che non come gli altri..." pens, ma rimase in silenzio. Il vecchio si chin verso la donna, abbass la voce, le sue labbra bruciavano. "Ti saluto, o Maria", disse. "Dio onnipotente, i suoi disegni sono impenetrabili, tuo figlio, forse..." Ma l'infelice madre gett un grido: "Abbi piet di me, vecchio! Un profeta? No! No! Se Dio cos ha scritto, che lo cancelli! Voglio che sia un uomo come gli altri. Che pure lui fabbrichi, come un tempo suo padre, madie, culle, aratri, utensili per le case e non, come ora, delle croci per crocifiggere gli uomini. Che sposi una brava giovane di famiglia onorata, con una dote, che ami portare provviste nella sua casa, che abbia dei figli e che il sabato usciamo tutti insieme a passeggio, la nonna, i bambini, i nipotini e che la gente ci ammiri". Il rabbino si appoggi con fatica al bastone e si alz. "Maria", disse severamente, "se Dio ascoltasse le madri, ammuffiremmo nel benessere e nella sicurezza; pensa a tutto ci che abbiamo detto, ora che rimani sola." Si volt verso il fratello per augurargli la buona notte; e lui, con i suoi occhi azzurri diventati sereni, con la lingua fuori, fissava lo sguardo nel vuoto, sforzandosi di parlare. Maria scosse il capo. "Da stamattina lotta", disse, "e non ancora riuscito a liberarsi." Gli si avvicin e gli asciug la saliva che colava da quella bocca storta.

Nell'istante in cui il rabbino tendeva la mano per augurare la buonanotte a Maria, la porta si apr e il figlio apparve sulla soglia. La notte era fonda, non si vedevano i suoi piedi pieni di polvere, coperti di graffi, n le grosse lacrime che gli scavavano dei solchi sulle guance. Entr, si guard velocemente attorno, vide il rabbino e la madre e, vicino al muro, gli occhi vitrei del padre. Maria fece il gesto di accendere la lampada, ma il rabbino la ferm. "Aspetta", disse, "voglio parlargli." "Ges", disse teneramente a bassa voce, affinch la madre non udisse, "Ges, figlio mio, fino a quando Gli terrai testa?" Si ud allora un grido selvaggio e la casetta ne fu scossa: "Fino a quando morir!" E di colpo, come se tutta la sua forza fosse venuta a mancare, si accasci in terra; si appoggi contro il muro, ansimando, senza fiato. Il vecchio rabbino stava ancora per parlargli, si chin su di lui, ma di colpo fece un salto indietro: come se si fosse avvicinato a un gran fuoco, si era bruciato il viso. " Dio che lo circonda", pens, " Dio e non lascia che nessuno gli si avvicini; bisogna che me ne vada." Il rabbino se ne and, meditabondo, chiudendosi la porta dietro le spalle. Maria, come temendo una bestia feroce in agguato nell'ombra, non osava accendere la luce. In piedi al centro della stanza udiva il marito singhiozzare, perso, e il figlio, accasciato al suolo con il fiato mozzo, respirare ansimando di terrore come se soffocasse o venisse soffocato. Ma chi lo soffocava? L'infelice madre, le unghie conficcate nel viso, chiedeva, richiedeva, si lamentava con Dio. "Sono madre", gridava, "non hai piet di me?" Ma nessuno rispondeva. E mentre, immobile e silenziosa, Maria udiva il palpitare di tutte le vene del suo corpo, si ud un grido selvaggio e trionfale: la lingua del paralitico si era sciolta e, sillaba dopo sillaba, l'intera parola fin per uscire dalla bocca storta e la casa ne rimbomb tutta: A - DO - NA - I! Appena pronunciata, il vecchio piomb nel sonno come una pietra. Maria si arm di coraggio e accese la lampada; si avvicin al camino, s'inginocchi, alz il coperchio della pentola d'argilla che stava bollendo per vedere se c'era abbastanza acqua, se bisognava aggiungere sale... 6 Il cielo era diventato di un colore lattiginoso, Nazareth dormiva e sognava. Sopra la sua testa la stella del mattino vibrava intensamente, i limoni e i datteri erano avvolti da un'ombra bluastra e il silenzio era profondo: neppure il gallo nero aveva ancora cantato. Il figlio di Maria apr la porta, i suoi occhi erano segnati da occhiaie profonde, ma la sua mano non tremava. Apr la porta e, senza guardare indietro, senza vedere n la madre n il padre, senza richiudere la porta, abbandon per sempre la casa paterna. Fece due o tre passi e si ferm: gli era sembrato di udire dei passi pesanti dietro di s, si volt, ma non c'era nessuno. Strinse la sua cintura di cuoio con i chiodi, annod sui capelli il fazzoletto ancora macchiato di sangue e s'inoltr nelle stradicciole strette e tortuose. Un cane gli gua vicino, una civetta, sentendo l'avvicinarsi del giorno, svolazz spaventata sulla tua testa. Pass in fretta davanti alle porte chiuse e s'incammin verso i campi. I primi uccelli cominciavano gi a cinguettare, in un orto un vecchio, attaccato al braccio di un pozzo, girava. Il giorno cominciava. Non aveva n sacca, n bastone, n sandali e il suo cammino era lungo. Doveva attraversare Cana, Tiberiade, Magdala, Cafarnao, costeggiare il lago di Genezareth, arrivare fino al deserto... Aveva sentito dire che da quelle parti c'era un monastero di uomini semplici e virtuosi, vestiti di bianco. Non mangiavano carne, non bevevano vino, non toccavano donne; pregavano Dio, aiutavano i poveri di spirito e guarivano le malattie del corpo, conoscevano incantesimi mistici e cacciavano i demoni dall'anima. Quante volte suo zio rabbino, sospirando, gli aveva parlato di quel santo monastero! Era stato monaco laggi per undici anni, lodando Dio e guarendo gli uomini; ma, ahim, un giorno si era lasciato prendere dalla tentazione, anche quella era onnipotente, aveva visto una

donna, rinunciato alla vita casta e abbandonato l'abito talare. Si era sposato e aveva generato Maddalena. Dio aveva punito l'infedele come meritava. "E l che andr, l che mi riparer, sotto la sua ala..." mormor il figlio di Maria e affrett il passo. Che gioia! Da quanto tempo l'aveva desiderato, fin dai suoi dodici anni, abbandonare la casa e i genitori, farla finita con i consigli della madre, i borbottii del padre e le piccole preoccupazioni quotidiane che rosicchiano l'anima! Scuotersi dai piedi la polvere degli uomini e andarsene, rifugiarsi nel deserto. E finalmente si era scosso, lasciando tutto dietro di s, abbandonando il cammino degli uomini e lasciandosi trascinare in quello di Dio. Era finalmente libero! Il viso livido e sofferente s'illumin per un istante. Forse gli artigli di Dio l'avevano tormentato per tanti anni solo per condurlo l, dove si stava recando di sua volont, senza nessuna costrizione. La sua volont cominciava dunque a mescolarsi con quella di Dio? Non era quello il maggiore, il pi difficile dovere dell'uomo? Non era quella la gioia? Si sent il cuore leggero. Non v'erano pi artigli ormai, non v'erano pi lotte e grida. Dio era giunto di buon mattino, pieno di compassione, come un lieve soffio d'aria fresca e gli aveva detto: andiamo! Lui aveva aperto la porta e ora che pace, che felicit! "Non ne posso pi", disse, "alzer la testa e canter il salmo della liberazione: 'Tu, mio rifugio, mia protezione, Signore...'" Il suo cuore non era abbastanza grande per contenere la gioia, che traboccava. Camminava nella delicata luce dell'aurora, fra tutte le grazie di Dio, gli ulivi, i vigneti, i campi di grano. Il salmo della gioia usciva dal suo petto e saliva fino al cielo. Alz il capo, apr la bocca ma, di colpo, gli manc il fiato: aveva appena udito, in quell'istante e chiaramente, il rumore di due piedi nudi che correvano dietro di lui. I passi si avvicinavano, rallent, prest orecchio; i due piedi nudi rallentarono pure loro. Gli si piegarono le ginocchia, si ferm, i passi si fermarono. "So chi ", mormor mettendosi a tremare. "lo so..." Ma si fece forza, si gir bruscamente per avere il tempo di vedere: nessuno. Dalla parte in cui sorgeva il sole il cielo era diventato viola, non v'era neppure un alito di vento, le spighe erano mature, piegavano il capo e aspettavano la falce. Nessuno, n uomo, n animale. La pianura si estendeva all'infinito e lontano, in direzione di Nazareth, da una o due case cominciava a salire del fumo; le donne si svegliavano. Si rassicur un poco. "Bisogna che non perda tempo", pens, "bisogna che mi metta le gambe in spalla, che giri attorno alla collina l in basso, che mi allontani dalla sua vista..." e si mise a correre. Attorno a lui il grano era ad altezza d'uomo. Proprio l, in quella pianura di Galilea, erano nati il grano e la vite e qualche ceppo selvaggio ancora si arrampicava sui fianchi della collinetta. Si ud, in lontananza, il cigolio di un carro di buoi. Gli asinelli si drizzavano sulle zampe, annusavano l'aria, agitavano la coda e si mettevano a ragliare. Arrivarono le prime mietitrici, fra risate e chiacchiere; le falci, ben affilate, scintillavano; il sole vide le donne e si precipit sulle loro braccia, sulle schiene, sulle gambe. Videro da lontano il figlio di Maria che correva e scoppiarono a ridere. "Ehi, dietro a chi stai correndo?" gli gridarono. "C' qualcuno che ti segue?" Ma quando il giovane fu pi vicino e lo videro in viso, lo riconobbero. Tacquero tutte e si strinsero l'una all'altra. "Il crocifissore", mormorarono, "il crocifissore, disgrazia gli venga! L'ho visto ieri che crocifiggeva..." "Guarda il fazzoletto che ha sulla testa. macchiato di sangue!" " la sua parte delle vesti del crocifisso; il sangue dell'innocente ricade sulla sua testa!" Fuggirono, ma con un nodo in gola, senza pi ridere. Il figlio di Maria continu il suo cammino. Lasci dietro di s le mietitrici, oltrepass i campi di grano, arriv ai vigneti sul fianco della collinetta. Vide un fico e volle fermarsi per tagliarne una foglia e odorarla; l'odore delle foglie di fico gli piaceva, gli ricordava l'ascella dell'uomo. Quand'era bambino, chiudeva gli occhi, l'annusava e gli sembrava di essere rannicchiato in braccio alla madre, mentre poppava il latte. Ma quando si ferm e allung la mano per cogliere la foglia, fu inondato da

un sudore freddo: i due piedi che correvano dietro di lui s'erano anch'essi fermati di colpo. Fu preso dal terrore. Con il braccio ancora alzato gir lo sguardo tutt'attorno, ma non vide che solitudine, Dio, la terra bagnata e gocce d'acqua sulle foglie. Una farfalla, nell'incavo di una roccia, cercava di aprire le ali bagnate per volar via. "Grider", si disse, "grider per calmarmi." Quando rimaneva solo sulla montagna o, in pieno giorno, nella pianura deserta, era forse troppa la gioia dentro di s, troppa la tristezza o, pi di tutto, la paura? Sentiva che Dio l'assediava da tutte le parti, e allora lanciava un grido selvaggio, come se avesse voluto fare un salto disperato per fuggire. Talvolta cantava come un gallo, talvolta ululava come uno sciacallo affamato, e talvolta come un cane bastonato. Ma ora, nell'istante in cui apriva la bocca per gridare, vide la farfalla che cercava di schiudere le ali. Si chin, la prese delicatamente e la depose su una foglia del fico che il sole cominciava a carezzare. "Sorella mia..." mormor, "sorella mia..." e la guard con compassione. Lasci dietro di s la farfalla che stava riscaldandosi e riprese il cammino; ud subito, a qualche passo da lui, il rumore sordo dei piedi nudi sulla terra umida. All'inizio, venendo da Nazareth, il rumore dei passi pareva giungere da molto lontano, si percepiva appena, ma a poco a poco prendevano coraggio, si avvicinavano. "Fra un istante", pensava rabbrividendo il figlio di Maria, "mi raggiungeranno." Poi mormor: "Mio Dio, mio Dio, fammi arrivare presto al monastero, prima che essa abbia il tempo di gettarsi su di me!" Il sole ora dominava la pianura, picchiava forte sugli uccelli, gli animali, gli uomini. Un brusio confuso si lev dalle terre, le capre e le pecore si mossero verso il fianco della collina, il piccolo pastore si mise a suonare il flauto, tutto, intorno, divenne calmo. Presto, quando avrebbe raggiunto il gran pioppo sulla sua sinistra, avrebbe visto l'allegro villaggio che tanto amava, Cana. Quando era ancora un adolescente imberbe e Dio non aveva ancora piantato i suoi artigli su di lui, vi era venuto con la madre per partecipare a feste rumorose! Quante volte, anche lui, aveva ammirato le ragazze di tutti i villaggi vicini, che ballavano sotto quel gran pioppo dal fogliame folto, battendo allegramente i piedi sul suolo. Ma un giorno, quando aveva vent'anni, e stava in piedi, sotto al pioppo, con una rosa in mano... Rabbrivid. Improvvisamente gli comparve di nuovo davanti colei che aveva amato segretamente, amato mille volte; teneva, nascosti nel petto, a destra il sole e a sinistra la luna e il giorno e la notte gonfiavano e piegavano la sua tunica diafana... "Va' via! Va' via! Mi hanno consacrato a Dio e vado a parlare con Lui nel deserto!" grid. Scapp correndo. Oltrepass il pioppo, Cana si stese davanti ai suoi occhi, le case basse imbiancate con la calce, le terrazze quadrate, tutte dorate dai covoni di granoturco e le grosse zucche che seccavano al sole. Sedute con le gambe ciondoloni sul bordo delle terrazze, le ragazzine intrecciavano ghirlande di peperoni scarlatti, per decorare le case. Pass con gli occhi bassi davanti a quella trappola di Satana e si affrett, per non veder nessuno e da nessuno essere veduto. I piedi nudi adesso pestavano violentemente il suolo e s'affrettavano anch'essi. Il sole era alto nel cielo e si stendeva sul mondo intero: le mietitrici dondolavano le loro falci, cantavano e tagliavano il grano. Le manciate di spighe si trasformavano in un istante in bracciate, in ceste, in covoni che si rizzavano come torri, nelle aie. "Buon raccolto!" augurava frettolosamente il figlio di Maria ai padroni, continuando il suo cammino. Cana era scomparsa dietro gli ulivi, l'ombra si raccoglieva sotto gli alberi, era quasi mezzogiorno. E mentre il suo spirito era colmo di gioia nel guardare il mondo nutrirsi di Dio, gli giunse alle narici un gustoso profumo di pane appena uscito dal forno e di colpo si accorse di avere fame e, sentendola, tutto il suo corpo fremette. Da quanti anni non provava quella santa avidit di pane, e adesso.... Annusava l'aria con golosit, segu il profumo, attravers un fosso, pass per un'aia, entr nei vigneti e scopr, sotto un ulivo rattrappito dal tronco cavo, una piccola capanna dal cui tetto salivano volute di fumo. C'era una vecchia dal naso a punta e i gesti vivaci, che si agitava attorno al forno; di

fianco a lei un cane nero pezzato spalancava una grande bocca affamata, mostrando i denti. Quando ud i passi nel vigneto si gett sull'intruso, abbaiando. La vecchia, sorpresa, si volt e scorse il giovane; i suoi occhietti senza ciglia brillarono, sembrava contenta di vedere apparire un uomo nella sua solitudine e si ferm con la pala in mano. "Arrivi in tempo", disse. "Hai fame? Da dove giungi?" "Da Nazareth." "Hai fame?" chiese ancora la vecchia e si mise a ridere. "Le tue narici fremono come quelle di un cane da caccia." "Ho fame, nonna, scusami." "Perch ti scusi? Non cosa vergognosa la fame, ragazzo mio, e neppure la sete n l'amore; Dio che d tutto questo; avanti, avvicinati, non aver vergogna." Ridendo scopr un unico, prezioso dente. "Qui troverai il pane e l'acqua; l'amore, pi lontano, a Magdala." Prese una pagnotta che aveva appoggiato sulla panca del forno, fra le altre. "Tieni, questo il pane che teniamo da parte ogni volta che facciamo un'infornata. Lo chiamiamo il pane della cicala, per i viandanti, non mio, tuo, taglialo e mangialo." Il figlio di Maria si sedette sotto il vecchio ulivo e si mise a mangiare, quietamente. Com'era saporito quel pane, com'era fresca l'acqua e com'erano dolci le due olive che la vecchia gli aveva dato assieme al pane: polpose come mele e coi noccioli piccoli piccoli! Masticava tranquillamente, mangiava, sentiva corpo e anima fondersi dentro di lui e diventare in quello stesso istante una sola cosa, ricevendo contemporaneamente il pane, le olive e l'acqua. La vecchia, appoggiata al forno, l'osservava. "Avevi fame", gli disse ridendo. "Mangia, sei giovane, hai ancora una lunga strada davanti a te, e molti ostacoli da superare. Devi mangiare per prendere forze, per farcela." Gli tagli un'altra fetta di pane, gli dette altre olive; e poi si riannod frettolosamente il fazzoletto che le era scivolato dalla testa e che aveva lasciato intravedere il suo cranio pelato. "Dove vai, ragazzo?" chiese. "Nel deserto." "Dove? Parla pi forte!" "Nel deserto." La vecchia fece una smorfia con la bocca sdentata e il suo sguardo divenne cattivo. "Al monastero?" grid con una collera improvvisa. "Perch? Che cosa vai a cercare laggi? Non hai piet della tua giovent?" Il giovane rimaneva in silenzio. La vecchia scosse la testa pelata e sibil come un serpente: "Vai a cercare Dio?" chiese con tono sarcastico. "S." La vecchia dette un calcio al cane che stava fra le sue gambe e s'avvicin al giovane. "Infelice", grid, "Dio non nei monasteri, nelle case degli uomini! Dove ci sono un uomo e una donna, c' Dio, e anche dove ci sono bambini, preoccupazioni, litigi, riconciliazioni, anche l c' Dio. Non ascoltare ci che dicono gli impotenti, per loro l'uva troppo verde, allora certamente... il Dio di cui ti parlo, quello delle case, non quello dei monasteri, che il vero Dio, questo che bisogna adorare, l'altro per gli impotenti e i pigri!" La vecchia parlava e, pi parlava, pi s'infuocava. Parlava, gridava, scaric la sua bile e si calm. Mise la mano sulla spalla del giovane. "Scusami, ragazzo mio", disse, "ma avevo un figlio, solido come te. Un bel mattino gli ha dato di volta il cervello, ha aperto la porta e se n' andato. andato al monastero del deserto, dai guaritori, maledizione a loro, che non guariscano mai pi! E l'ho perso. E ora faccio il pane, lo sforno, per dare da mangiare a chi? Ai miei figli forse? Ai miei nipoti? Sono rimasta come un ramo secco." Tacque per un momento, si asciug gli occhi, quindi riprese: "Per anni ho supplicato Dio, gridavo: perch sono nata? Avevo un figlio, perch me l'hai preso? Gridavo e gridavo, ma non c'era verso che riuscissi a farmi sentire! Solo una volta, sul monte del

profeta Elia, a mezzanotte, ho visto aprirsi il cielo e ho udito una voce tonante che diceva: 'Grida pure, se ti fa piacere!' e il cielo si richiuso. Da allora non ho pi gridato". Il figlio di Maria si alz. Tese la mano per salutare la vecchia, ma quella ritir la sua. Poi si mise di nuovo a sibilare come un serpente: " il deserto, allora, il deserto che tenta anche te? Ma non hai occhi, ragazzo mio? Non vedi il sole, i vigneti, le donne? Vai a Magdala, te lo dico io, troverai ci che fa per te! Non hai mai letto le Scritture? Io non voglio, dice Dio, non voglio preghiere e digiuni, voglio della carne! E questo significa, voglio che mi facciate dei figli!" "Arrivederci, nonna", disse il giovane, "che Dio ti renda il pane che m'hai donato." "Che Dio renda a te pure, ragazzo mio", disse la vecchia, "che Dio renda a te pure il bene che m'hai fatto. Era ormai molto tempo che nessun uomo era passato dalla mia capanna; e, se ne passava qualcuno, era vecchio..." Egli riattravers il vigneto, salt oltre la siepe e si ritrov sulla strada maestra. "Non posso vedere della gente", mormor fra s e s, "non voglio; anche il pane che mi offrono fiele. Non c' che un cammino per arrivare a Dio ed quello che ho preso oggi; passa fra gli uomini senza toccarli e sbocca nel deserto. Ah! Ho fretta di arrivare!" Aveva ancora quelle parole sulle labbra quando, dietro di lui, scoppi una risata. Trasal e si gir, una risata senza bocca sconvolgeva l'aria, sibilante, astiosa, aggressiva. "Adonai!" Il grido usc dalla sua gola strozzata. "Adonai!" Con i capelli ritti in testa, guardava l'aria che ridacchiava; spaventato, si mise a correre e, subito, ud il calpestio di due piedi nudi che correvano dietro di lui. "Non ci metteranno molto a raggiungermi... Non ci metteranno molto a raggiungermi", mormorava mentre correva. Le donne stavano ancora mietendo, gli uomini portavano i covoni sull'aia e pi in l altri li mondavano. Soffiava una brezza calda che trascinava con s la pula, ricopriva la terra con una polvere d'oro e lasciava i pesanti chicchi di grano ammonticchiarsi sull'aia. I viandanti raccoglievano una manciata di grano, se la portavano alle labbra e auguravano ai padroni: "Che l'anno venturo sia altrettanto buono!" In lontananza, fra due colline, apparve Tiberiade; gloriosa, appena costruita, idolatra, piena di statue, di teatri e di donne imbellettate. Il figlio di Maria, scorgendola, s'impaur. Una volta, quand'era ancora un bambino, vi era andato con suo zio rabbino, che era stato chiamato per esorcizzare i demoni di una patrizia romana. Era il demonio del bagno che la possedeva, usciva tutta nuda nelle strade e rincorreva i passanti. Erano entrati nel suo palazzo; proprio in quel momento, la patrizia aveva avuto una crisi del suo male e correva, completamente nuda, verso la porta della strada, senza che gli schiavi riuscissero a trattenerla. Il rabbino aveva teso in avanti il suo bastone e l'aveva fermata. La donna, vedendo il ragazzo, gli si era gettata addosso e il figlio di Maria aveva lanciato un grido ed era svenuto. Da allora, al solo ricordo di quella impudica citt, il suo sangue si ghiacciava. " una citt maledetta, figliolo", gli diceva il rabbino. "Quando vi passerai, passaci svelto, guarda la terra ai tuoi piedi e pensa a Dio; e, credimi, quando andrai a Cafarnao, cerca di deviare da l." L'impudica rideva al sole, la gente entrava e usciva dalle porte, a piedi e a cavallo. Stendardi con le aquile a due teste sventolavano sulle torri, armature di bronzo scintillavano. Un giorno il figlio di Maria aveva visto, stesa su della melma verdastra, fuori dalle porte di Nazareth, la carogna gonfia di una giumenta; nel suo ventre aperto, pieno di visceri misti a spazzatura, andavano e venivano eserciti di scarabei stercorari e su di essa ronzava un nugolo di grosse mosche verdi e dorate e due corvi avevano conficcato il loro becco appuntito nei due grandi occhi dalle lunghe ciglia e bevevano... La carogna riluceva, quasi risuscitata da tutta quella vita che abitava in essa, sembrava si rotolasse nell'erba novella, felice, ebbra di gioia, con le sue quattro zampe ferrate tese verso il cielo.

"Come la carogna della giumenta cos Tiberiade", mormor il figlio di Maria e non riusciva a staccar gli occhi dalla citt; cos erano anche Sodoma e Gomorra e cos ancora, l'anima peccatrice dell'uomo... Un vecchio robusto pass da l in groppa al suo asino, lo vide e si ferm. "Perch resti qui con la bocca aperta, ragazzo?" disse. "Non la conosci? la nostra nuova principessa, Tiberiade la prostituta. I Greci, i Romani, i Beduini, i Caldei, i Boemi, gli Ebrei, le saltano addosso e non riescono a domarla. Puoi credere a quanto ti ho detto, non riescono a domarla come due pi due fa quattro!" Tir fuori dalla sua bisaccia delle noci e gliele offr. "Hai l'aria di un uomo bravo e povero", disse. "Prendile per sgranocchiarle per strada e augura cose buone al vecchio Zebedeo di Cafarnao." Aveva una barba bianca a due punte, grandi labbra sensuali, un forte collo taurino e occhi vivi e neri da rapace. Gli dovevano piacere molto le donne e il bere ed era ben lungi dall'esserne sazio! Un colosso con il petto e le gambe nudi, tutto peloso, che portava un bastone ricurvo da pastore, pass e, furibondo, senza salutare il vecchio, si volt verso il figlio di Maria. "Non sei per caso il figlio del falegname di Nazareth? Non sei tu che fabbrichi croci e ci crocifiggi?" Due anziane mietitrici, dal campo vicino, l'udirono e s'avvicinarono anch'esse. "Io", disse il figlio di Maria, "io..." e fece per andarsene. "Dove vai?" disse l'altro afferrandolo per un braccio. "Non te ne andrai cos! Crocifissore, traditore, ti spaccher il muso!" Ma il vecchio robusto afferr il bastone del pastore e glielo strapp di mano. "Filippo, aspetta, ascolta anche me, il vecchio. Dimmi, succede qualcosa a questo mondo, che non sia volont di Dio?" "No, vecchio Zebedeo, nulla." "Ebbene, allora volont di Dio che costui fabbrichi croci, per cui lascialo in pace. Non immischiamoci negli affari di Dio, un buon consiglio. Due pi due fa quattro." Nel frattempo il figlio di Maria si era liberato dalla presa del pastore e se l'era data a gambe, mentre le due vecchie gli gridavano dietro e brandivano minacciosamente le loro falci. "Vecchio Zebedeo", fece il colosso, "andiamo tutti e due a lavarci le mani che hanno toccato il crocifissore; andiamo a lavare le nostre labbra che gli hanno parlato." "Non complicarti la vita", disse il vecchio. "Andiamocene, mi farai compagnia, ho fretta. I miei due figlioli non sono in casa, uno andato, pare, a Nazareth a vedere la crocifissione e l'altro si recato nel deserto per diventare un santo. Cos io sono rimasto solo con le mie barche da pesca. Vieni con me a tirar su le reti che ormai saranno piene di pesci, te ne dar un po' da friggere." Si misero in cammino, il vecchio era di buonumore, e scoppi a ridere. "Ah", disse, "Dio non deve divertirsi sempre con noi! Ne deve vedere certo di tutti i colori. I pesci gridano: non ci accecare, o Signore, non farci cadere nelle reti! I pescatori gridano: acceca i pesci, o Signore, falli cadere nelle reti! A chi dei due dovr dar retta Dio? Dar retta una volta ai pesci e una ai pescatori, e cos va la vita!" Intanto il figlio di Maria aveva preso il sentiero delle capre, per non sporcarsi attraversando il villaggio maledetto di Magdala. Il villaggio si stendeva grazioso e sereno, fra i datteri, proprio al punto del ricco crocicchio in cui, giorno e notte, passavano le carovane: alcune andavano dall'Eufrate al deserto d'Arabia in direzione del mare, altre da Damasco e dalla Fenicia verso la valle sempre verde del Nilo. C'era un pozzo d'acqua fresca, all'entrata del villaggio e sul parapetto, sedeva una donna, con i seni nudi, imbellettata, che sorrideva ai mercanti... Doveva allontanarsi, cambiar strada, tagliar diritto verso il lago, entrare nel deserto! Laggi, vicino a una sorgente che s'era prosciugata, Dio l'aspettava. Si sovvenne di Dio, il suo cuore si rallegr e affrett il passo. Il sole ebbe infine piet delle ragazze che mietevano, si abbass verso ovest, divenne pi dolce; le mietitrici si distesero sulle macine per prender fiato, per lanciare una frase arguta, per rilassarsi. Tutta la giornata al sole, le spalle nude, di

fianco agli uomini che sudavano anch'essi, le ragazze si erano accaldate e ora, ridendo e scherzando, cercavano di riprender fiato. Il figlio di Maria udiva le loro risate e i loro scherzi, arrossiva e aveva fretta di non udire pi voci di esseri umani. Dirigeva il suo pensiero altrove, rimuginava le parole del pastore dal linguaggio astioso che poco prima gli aveva parlato e sospirava. "Non sanno come soffro", mormor fra s e s, "non sanno perch fabbrico le croci, non sanno con chi io lotto..." Davanti a una capanna due contadini scuotevano dalle barbe e dai capelli la pula di cui erano ricoperti e si lavavano; dovevano essere fratelli, la loro madre disponeva su una panca il pasto dei poveri, faceva abbrustolire sulla brace pannocchie di granoturco e l'aria era piena di quel profumo. I due contadini videro il figlio di Maria, sfinito, coperto di polvere ed ebbero compassione di lui. "Ehi, tu, dove stai correndo cos?" gridarono. "Hai l'aspetto di venire da lontano, non hai sacca, fermati a mangiare un boccone di pane con noi." "E una pannocchia", aggiunse la madre. "E beviti un sorso di vino, perch le guance ti si coloriscano un po'!" "Non ho fame, ma vi ringrazio!" rispose, e pass oltre... "Se sapessero chi sono", pens, "avrebbero vergogna di avermi toccato e di avermi parlato." "Fai come credi", gli grid uno dei fratelli. "Indubbiamente non andiamo abbastanza bene per te". "Sono il crocifissore", fu sul punto di rispondere, ma non ne ebbe il coraggio, abbass la testa e fil via. La sera s'abbatt come una spada: le colline non ebbero il tempo di diventar rosa, la terra si tinse di viola e fu subito nera, la luce, che s'era arrampicata sulla cima degli alberi, balz verso il cielo e spar. La notte trov il figlio di Maria sulla cima della collina: un vecchio cedro era riuscito a metter radici lass, battuto dai venti, tormentato, ma teneva duro e le sue radici divoravano le pietre. Dalla pianura saliva un odore di grano e di legno bruciato, dalle capanne disseminate qua e l saliva il fumo del pasto della sera. Il figlio di Maria aveva fame e sete, per lo spazio di un secondo invidi i braccianti che avevano finito il loro lavoro, che tornavano alle loro case stanchi e affamati e che vedevano fin da lontano il fuoco acceso, il fumo sul tetto e la loro donna che preparava il cibo. Sent all'improvviso di essere pi solo delle volpi e delle civette che, malgrado tutto, hanno il loro nido ed esseri caldi e amati ad aspettarli. Lui non aveva nessuno, neanche sua madre. Si rannicchi ai piedi del cedro, si raggomitol tremante. "Signore, ti ringrazio per tutto questo", disse, "per la solitudine, per il freddo, per la fame: non mi manca nient'altro." Appena pronunciate quelle parole, dovette sentire l'ingiustizia del male che subiva. Si guard attorno come una belva presa in trappola e le sue tempie ronzavano di collera e di paura. Si rizz sulle ginocchia, fiss lo sguardo sul sentiero scuro sul quale si udivano ancora i passi dei piedi nudi che salivano smuovendo le pietre: stavano arrivando alla cima. Un suono roco gli usc dalla gola, suo malgrado. Udendolo, fu preso lui stesso dal terrore. "Avvicinati, Signora, non nasconderti; la notte giunta, nessuno ti guarda, vieni fuori!" Trattenne il fiato, attese. Neppure un'anima rispose; solo le voci della notte salivano serene, dolci, eterne. C'erano i grilli, i saltamartini, gli uccelli della notte con i loro gemiti lamentosi e lontano, molto lontano, dei cani che vedevano di notte ci che gli uomini non potevano vedere e abbaiavano... Tese il collo, ne era sicuro, qualcuno stava in piedi sotto il cedro, davanti a lui; adesso egli mormorava a voce bassa, come una preghiera: "Signora... Signora..." per tentare l'invisibile, e aspettava. Non tremava pi, ma la fronte e le ascelle gli si erano ricoperte di sudore. Guardava, guardava, ascoltava. Di tanto in tanto gli pareva di udire un sogghigno, nell'oscurit, di tanto in tanto gli pareva di veder l'aria formare dei turbini sopra la sua testa e divenire compatta, prender la forma di un corpo, dileguarsi, sparire...

Il figlio di Maria si struggeva, si sforzava di dare una consistenza all'aria della notte. Non gridava pi, non supplicava, si consumava. In ginocchio, il collo teso, sotto il cedro, aspettava. Le sue ginocchia si erano sbucciate sulle pietre, si appoggi al tronco dell'albero, chiuse gli occhi. Allora, con calma, senza gridare, dietro alle sue palpebre, la vide. Non era venuta come lui l'aspettava: attendeva la madre tragica che avrebbe alzato le mani sulla sua testa e l'avrebbe maledetto! Lentamente, tremando, apr gli occhi: un corpo selvaggio di donna scintillava davanti a lui, ricoperto dalla testa ai piedi con un'armatura disparata, fatta di grosse scaglie di bronzo. Ma la sua testa non era umana, era la testa di un'aquila con gli occhi gialli e il becco ricurvo che stringeva un pezzo di carne; guardava tranquillamente, senza piet, il figlio di Maria. "Non sei venuta come t'aspettavo", egli mormor. "Non sei la Madre... per piet, parlami, chi sei?" Domandava, aspettava, domandava ancora; solo gli occhi gialli e rotondi brillavano nel buio. E, di colpo, il figlio di Maria comprese. "La maledizione!" grid e cadde con la faccia contro il suolo. 7 Sopra di lui il cielo scintillava e la terra, sotto di lui, lo feriva con le sue pietre e le sue spine. Aveva steso le braccia e si dimenava come se la terra intera fosse stata una croce ed egli, urlante, fosse stato crocifisso su di essa. La notte passava su di lui con il suo corteo glorioso e familiare, le stelle, gli uccelli notturni, i cani che abbaiavano nelle aie mentre facevano la guardia ai loro padroni. Faceva freddo, tremava. Talvolta si abbandonava per un istante al sonno, ritrovandosi subito altrove, fra paesaggi caldi e lontani, ma poi tornava in terra su quei sassi. Poco prima di mezzanotte ud un allegro suono di sonagli sulla collina e, dietro ai sonagli, la canzone lamentosa di un cammelliere. Ud qualcuno parlare, sospirare, e poi una voce di donna, chiara e fresca, sorse nella notte. Subito dopo il sentiero divenne nuovamente muto... A mezzanotte, su un cammello dalla sella d'oro, con il viso straziato dalle lacrime, con sulle guance belletti seccati e diventati fango, pass Maddalena. Dai quattro punti del mondo erano giunti dei ricchi mercanti e non avendola trovata n al pozzo, n nella sua baracca, avevano mandato un cammelliere con un cammello tutto bardato d'oro perch gliela portasse in fretta. Il loro cammino era stato molto lungo, pieno di ostacoli, ma avevano impresso nella mente il corpo di una donna di Magdala e si erano fatti coraggio. Non l'avevano trovata, avevano mandato il loro cammelliere a cercarla e adesso erano seduti, in fila, nel cortile, e aspettavano. A poco a poco i sonagli svanivano nella notte, s'addolcivano, e ora il figlio di Maria poteva udirli come un sorriso delicato, come un getto d'acqua in un fresco giardino che con il suo sciacquio pronunciava teneramente il suo nome; e cos, dolcemente, voluttuosamente, seguendo il tintinnio dei sonagli, il figlio di Maria scivol di nuovo nel sonno. Fece un sogno: il mondo gli apparve come una prateria verde e fiorita e Dio come un piccolo pastore bruno con due corna ricurve, tenere, appena spuntate. Stava seduto vicino a una fontana e suonava il flauto; il figlio di Maria non aveva mai sentito una musica cos dolce, cos accattivante. Dio, il giovane pastore, suonava. Zolla dopo zolla, la terra fremeva, si smuoveva, ondeggiava, prendeva vita e all'improvviso la prateria fu coperta da graziose cerbiatte ornate dalle loro corna. Dio si chin, guard l'acqua e la fontana si riemp di pesci; alz gli occhi verso gli alberi e le foglie si arrotolarono su se stesse; il suono del flauto divenne pi acuto e due insetti, grandi come uomini, uscirono dalla terra e cominciarono ad abbracciarsi sull'erba novella: rotolavano da un punto all'altro della prateria, si accoppiavano, si separavano, si accoppiavano di nuovo, ridevano senza pudore, prendevano in giro il pastore e fischiavano. Il pastore stacc il flauto dalle labbra. Guardava la coppia insolente e oscena e, di botto, non ce la fece pi: con un gesto deciso spezz il flauto sotto il suo piede e, in un sol colpo, cerbiatte, uccelli, alberi, acqua e la coppia aggrovigliata sparirono...

Il figlio di Maria lanci un urlo e si svegli, ma nello stesso istante in cui si svegli, ebbe il tempo di vedere due corpi uniti, un uomo e una donna, precipitare nel pi profondo di se stesso. Si alz di scatto, terrorizzato. "Ma c' dunque tanto fango, tanta sporcizia, in me?" Sciolse la sua cintura di cuoio con i chiodi, gett a terra i vestiti e si mise a frustare, senza piet, senza emettere un gemito, le cosce, la schiena e il viso. Sent il suo stesso sangue scorrere e si sent sollevato. Il giorno cominciava, le stelle si spegnevano, l'aria fredda del mattino gli penetrava fin nelle ossa. Sopra di lui il cedro si riemp di ali e di cinguettii. Si guard attorno: l'aria era vuota, alla luce del giorno la Maledizione di bronzo dalla testa d'aquila era diventata di nuovo invisibile. "Bisogna che me ne vada, che fugga", pens, "non devo entrare a Magdala, che sia maledetta! Andr dritto nel deserto e mi rintaner nel monastero: laggi ammazzer la carne e la far diventare spirito." Allung la mano, carezz il vecchio tronco del cedro e sent l'anima dell'albero risalire dalle radici e diffondersi fino nei rami pi alti e pi inaccessibili. "Addio, fratello", mormor, "mi son coperto di vergogna, questa notte sotto il tuo tetto; perdonami." Quindi, estenuato, la mente invasa da lugubri presentimenti, si mise a scendere per il sentiero. Raggiunse la strada principale; la pianura si stava svegliando, i primi raggi di sole cominciavano a scendere e coprivano d'oro le aie ricolme. "Bisogna che non passi da Magdala", mormor ancora, "ho paura..." Si ferm per pensare da dove poteva prendere la scorciatoia per arrivare al lago. Imbocc il primo sentierino che trov sulla sua destra. Sapeva che Magdala era a sinistra e il lago a destra, e prosegu con passo deciso. Camminava, camminava, il suo spirito navigava da Maddalena la prostituta a Dio, dalla croce al Paradiso, dal padre e dalla madre ai lontani oceani, alle terre lontane, alle migliaia di facce d'uomini bianchi, gialli, neri. Non era mai uscito da Israele, ma fin dall'infanzia, nella casetta del padre, soleva chiudere gli occhi e il suo spirito si lanciava, come sparviero addestrato alla caccia con i suoi sonagli, di citt in citt, di mare in mare e urlava di gioia. Non cacciava, il suo corpo giocava, si liberava dalla carne, saliva in cielo, non desiderava altro. Camminava, camminava; il sentiero faceva delle curve, girava e rigirava fra le vigne, arrivava negli oliveti e risaliva ancora. Il figlio di Maria lo seguiva, come si segue un filo d'acqua che cola o la canzone triste e monotona d'un cammelliere. Tutto quel viaggio gli pareva un sogno, il suo piede sfiorava appena il terreno, depositandovi leggero la sua impronta: le cinque dita, il tallone. Gli ulivi agitavano i rami pesanti di frutti e gli davano il benvenuto; i grappoli d'uva pendevano, toccavano la terra e i loro chicchi cominciavano a brillare; le ragazze che passavano, con i loro fazzoletti bianchi e i polpacci solidi, dorati dal sole, lo salutavano gentilmente. Talvolta, quando non c'era anima viva sul sentiero, udiva di nuovo dietro di s il rumore dei pesanti piedi nudi, un riflesso bronzeo scintillava e si spegneva nell'aria, quella risata cattiva scoppiava di nuovo sul suo capo; ma il figlio di Maria era paziente, s'avvicinava alla sua liberazione, presto avrebbe scorto di fronte a s il lago e, al di l delle acque azzurre, fra le rocce rosse, appeso come un nido d'aquile, il monastero... Mentre seguiva il sentiero e la sua mente vagava, all'improvviso si ferm impaurito: sotto di lui, racchiusa fra palme come in una nicchia ben protetta, si stendeva Magdala. Il suo spirito lottava, non voleva tornare indietro, ma le sue gambe sembravano condurlo verso il ritiro maledetto, pieno di profumi, di Maddalena. "Non voglio! Non voglio!" mormor spaventato, ma il suo corpo opponeva resistenza, restando immobile come un cane da presa. "Bisogna che me ne vada", decise ancora dentro di s, ma rimase inchiodato sul posto. Guardava il vecchio pozzo con la vera di marmo, le casette pulite, imbiancate a calce; i cani abbaiavano, le galline starnazzavano, le donne ridevano, dei cammelli carichi, in ginocchio attorno al pozzo, ruminavano... "Devo vederla, devo vederla", ud una flebile voce dentro di s, " indispensabile, devo vederla. Dio che guida i miei passi, Dio e non la mia mente, devo gettarmi ai suoi piedi e chiederle perdono... colpa mia! Prima di entrare nel monastero e rivestire la tunica bianca,

bisogna che le domandi perdono o non potr esser salvato... Signore, ti ringrazio di avermi condotto dove non volevo andare!" Si sent contento, strinse la sua cintura e si mise a scendere verso Magdala. Attorno ai pozzi, sdraiati sul ventre, una mandria di cammelli che avevano appena mangiato, ruminavano lentamente, pazientemente; erano ancora carichi, dovevano essere arrivati da paesi lontani, profumati, nell'aria vi era odore di spezie. Si ferm al pozzo. Una vecchia che stava attingendo dell'acqua gli tese la brocca ed egli bevve; stava per chiedere se Maria era a casa, ma ne ebbe vergogna. " Dio che mi ha spinto verso la sua casa; devo avere fiducia, sar certo qui", pens e prese il sentiero ombreggiato. Vi erano molti stranieri, alcuni indossavano tuniche bianche come quelle dei beduini, altri preziose vesti indiane. Si apr una porticina, e apparve una grassa matrona dall'immenso sedere e con dei baffi neri; lo vide e scoppi a ridere. "Ehi, benvenuto figliolo! Vuoi fare anche tu le tue devozioni?" grid e richiuse la porta sogghignando. Il figlio di Maria arross, ma ebbe pazienza. "Bisogna che io cada ai suoi piedi", si disse, "e che le chieda perdono." Affrett il passo, la casa era all'estremit opposta del villaggio, in mezzo a un giardinetto di melograni. Se ne ricordava bene: una porta verde a un solo battente, sulla quale uno dei suoi amanti, un beduino, aveva dipinto due serpenti intrecciati, uno bianco, l'altro nero; sopra la porta una grande lucertola gialla crocifissa. Perse la strada, percorse viottoli e stradine, aveva vergogna di chiedere; era quasi mezzogiorno e si ferm all'ombra di un ulivo per riprendere forza. Pass un ricco mercante con la barba nera e ricciuta, gli occhi a mandorla, le dita cariche di anelli, e un intenso odore di muschio. Il figlio di Maria lo segu. "Dev'essere un angelo di Dio", si disse mentre lo seguiva e ammirava l'eleganza del suo portamento e il tessuto prezioso, con ricami di uccelli e fiori delicati, che gli ricopriva le spalle. "Dev'essere un angelo di Dio, ed sceso per mostrarmi il cammino." Il giovane signore straniero percorreva con decisione le stradine tortuose e giunse velocemente alla porta verde con i due serpenti intrecciati. Una vecchietta vi era seduta davanti, su uno sgabello. Aveva acceso un fornello e faceva cuocere dei granchi; di fianco, su un gran piatto, c'erano delle polpettine calde di ceci ben pepati e semi di zucca arrostiti. Il giovane patrizio si chin, tese alla vecchia una moneta d'argento ed entr. Il figlio di Maria lo segu. In fila, nel cortile, quattro mercanti erano seduti in terra a gambe incrociate; due vecchi con le unghie e le ciglia tinte, due giovani dalle barbe e i baffi neri come l'ebano. Fissavano tutti lo sguardo sulla porticina chiusa, sulla camera di Maria. Di tanto in tanto, dall'interno, provenivano un grido, un singhiozzo, una risata, le tavole di legno che scricchiolavano; gli uomini in attesa, allora, interrompevano la conversazione appena iniziata e cambiavano nervosamente di posizione, turbati. Il beduino non la finiva pi, era entrato da molto e ci stava mettendo tanto tempo. Nel cortile giovani e vecchi avevano fretta. Il giovane signore indiano si sedette al suo posto nella fila e, dietro di lui, il figlio di Maria. C'era un grande melograno al centro del cortile, carico di frutti; ai due lati della porta due solidi cipressi, uno maschio, dritto come una spada, e l'altro femmina, con i rami stesi e spiegati; al melograno era appesa una gabbia di paglia con dentro una pernice dorata che svolazzava da sinistra a destra, beccando e schiamazzando. Gli uomini in attesa mangiavano dei datteri, mordicchiavano noci moscate per profumarsi la bocca e chiacchieravano fra loro per far passare il tempo. Si girarono, salutarono il giovane signore e guardarono con disprezzo il figlio di Maria, poveramente vestito. Il primo vecchio disse, sospirando: "Non esiste un martirio pi grande del mio: sono davanti al Paradiso e la porta chiusa". Un giovane, con anelli d'oro alle caviglie, si mise a ridere.

"Trasporto delle spezie dall'Eufrate e le porto fino al grande mare; vedete quella pernice davanti a voi con gli artigli rossi? Ebbene, io offrir un carico di cannella e di pepe per comprare Maria, metterla in una gabbia d'oro e portarmela via. Allora, fate presto ci che dovete fare, miei giovani amici, perch non ci sar una prossima volta." "Ti ringrazio, ragazzo mio", disse allora un altro vecchio che aveva la barba profumata, e le mani sottili e nobili. "Ti ringrazio, ci che hai appena detto render ancor pi saporito il gusto del suo amore." Il giovane signore aveva abbassato gli occhi dalle folte ciglia, dondolava lentamente il busto e muoveva le labbra come se stesse pregando; si era gi immerso, prima di entrare in Paradiso, nella beatitudine eterna. Udiva la pernice schiamazzare, le voci e gli scricchiolii dentro alla camera chiusa a chiave e la vecchia, sulla porta, che gettava sulla brace granchi vivi che saltavano... "Ecco il Paradiso", pensava agitato, "ecco il sonno pesante che chiamiamo vita, durante il quale sogniamo il Paradiso. Non esiste altro Paradiso. Posso, in questo stesso istante, alzarmi e andarmene, perch non ho bisogno di altra gioia..." Un uomo imponente, con un turbante verde in testa, seduto davanti a lui, gli tocc un ginocchio e si mise a ridere. "Mio giovane signore", gli disse. "Che cosa pensa il tuo Dio di tutto ci?" Il giovane spalanc gli occhi: "Come, di tutto ci?" "Ebbene, gli uomini, le donne, i granchi, l'amore..." "Che tutto un sogno, fratello." "Allora attenti, miei giovani amici", esclam il vecchio dalla barba bianca che in quel momento stava sgranando un rosario d'ambra, "attenti a non svegliarvi!" La porticina si apr e ne usc il beduino, con gesti lenti e gli occhi gonfi, leccandosi i baffi. Era il turno del vecchio che si alz di colpo, agile come un giovane di vent'anni. "Coraggio, entra, vecchio e, per l'amor di Dio, fai presto!" gridarono gli altri tre che venivano dopo di lui. Ma quello avanzava togliendosi la cintura, e si richiuse la porta alle spalle. Gli uomini, adesso, guardavano il beduino con gelosia, senza neppure osare parlare. Sentivano che navigava molto lontano, in acque profonde, e infatti non si gir neppure indietro a guardarli. Attravers il cortile con passi incerti, arriv alla porta della strada e fu sul punto di rovesciare il fornello, quindi si perse nelle stradine tortuose. Allora, per cercare di cambiare argomento, l'uomo dal turbante verde si mise a parlare di leoni, di mari caldi e di isole lontane, fatte di corallo... cos, senza capo n coda. Il tempo passava. Si udivano i grani d'ambra del rosario urtarsi dolcemente, soavemente, mentre gli occhi restavano fissi sulla porticina bassa; il vecchio tardava, tardava moltissimo a ricomparire... Il giovane signore indiano si alz, felice, e tutti si voltarono, sorpresi. Perch si era alzato? Non avrebbe atteso di stringerla fra le braccia? Sarebbe andato via? Il viso gli risplendeva, le guance sembravano pi sottili. Si strinse nel mantello, mise la mano sulle labbra e sul cuore, salut e come un'ombra attravers la porta. "Si risvegliato..." disse il giovane con gli anelli d'oro alle caviglie; stava per mettersi a ridere, ma tutti, improvvisamente, furono presi da uno strano senso di paura e si misero a parlare precipitosamente di mercati di schiavi ad Alessandria e a Damasco, di perdite e di guadagni... Ma, dopo poco, ripresero le loro chiacchiere sconce sulle donne e i ragazzi; tiravano fuori la lingua e si leccavano i baffi. "Signore, Signore!" mormor il figlio di Maria. "Dove mi hai condotto? In quale cortile? Per prendere il mio turno dopo quegli uomini? questa la pi grande vergogna, dammi la forza di sopportarla!" La fame vinse gli uomini e uno di loro chiam la vecchia che distribu il pane, i granchi e i ceci; port pure una gran brocca di vino di datteri. Sempre seduti con le gambe incrociate, posarono il cibo in mezzo a loro e si misero a lavorare di mascelle. Uno di essi ebbe voglia di scherzare e gett

un grosso guscio di granchio contro la porta, gridando: "Ehi, vecchio, fai in fretta!" Tutti scoppiarono a ridere. "Signore, Signore!" mormor ancora il figlio di Maria. "Dammi la forza di non andarmene fino a quando sar giunto il mio turno!" Il vecchio dalla barba profumata si volt verso di lui con aria di piet e gli disse: "Ehi, ragazzo, tu non hai fame, non hai sete? Avvicinati, mangia qualcosa per prender forza". "S, per prender forza, infelice", disse ridendo il colosso con il turbante verde. "Cos quando sar il tuo turno, non farai sentir vergogna a noialtri uomini!" Il figlio di Maria arross, abbass il capo e tacque. "Eccone un altro che sogna", disse il vecchio scuotendo la barba che si era riempita di mollica di pane e di pezzetti di granchio. "Sogna, per San Belzeb. Ricordate ci che vi dico, eccone un altro che si alzer e se ne andr!" Il figlio di Maria, preso dal terrore, si guard attorno. Aveva forse ragione l'Indiano a dire che tutto quello, i cortili, i melograni, i fornelli, le pernici, gli uomini, altro non erano che un sogno? Era forse ancora sotto il cedro a sognare? Si gir, come per cercare aiuto, e sulla porta della strada, in piedi, di fronte al cipresso maschio, vestita di bronzo, tutta armata, immobile, vide la sua compagna con la testa d'aquila e, per la prima volta, guardandola, si sent rassicurato e sollevato. Il vecchio, ansimando, usc e fu l'uomo dal turbante verde a entrare. Passarono ore e fu la volta del giovane con anelli d'oro alle caviglie, quindi quella del vecchio con il rosario d'ambra. Il figlio di Maria rimase solo, nel cortile, ad aspettare. Il sole tramontava e due nuvole, che passavano in alto nel cielo, si fermarono e si tinsero d'oro; una leggera nebbia dorata cadde sugli alberi, sui visi degli uomini e sulla terra. Il vecchio dal rosario d'ambra usc, si ferm un attimo sulla soglia, si asciug gli occhi, il naso e le labbra bagnate e si trascin, ricurvo, verso la porta. Il figlio di Maria si alz; si gir verso i cipressi, e la sua compagna si mosse pure lei per seguirlo. Stava per parlarle, per supplicarla: aspettami fuori, voglio restare solo, non fuggir, ma, lo sapeva, avrebbe parlato invano, e rimase muto. Strinse la cinghia in vita, alz gli occhi, vide il cielo, esit ma poi ud una voce roca e incollerita giungere dalla camera: "C' ancora qualcuno? Che entri!" Era Maddalena che chiamava. Radun tutte le sue forze e avanz; la porta era socchiusa, entr tremando. Maddalena, distesa sul letto, completamente nuda, in un bagno di sudore, i capelli sparsi sui cuscini, le braccia piegate sotto la testa, il viso girato verso il muro, sbadigliava. Era stanca d'aver lottato con gli uomini dall'alba; il suo corpo, i capelli e le unghie erano impregnati di profumi di tutti i paesi; la braccia, il petto e i seni erano coperti di morsi. Il figlio di Maria abbass gli occhi. Era rimasto in piedi in mezzo alla camera e non riusciva ad avanzare. Maddalena, il viso rivolto al muro, immobile, aspettava, ma non ud alle sue spalle nessun borbottare d'uomo che si sveste, nessun respiro ansimante. Ebbe paura, gir bruscamente la testa per guardare e gett un grido, afferr il lenzuolo e vi si avvolse dentro. "Tu! Tu!" grid e si copr con le mani occhi e bocca. "Maria", lui disse, "perdonami." Roca, stridula, come se tutte le fibre della sua gola si stessero rompendo, Maria scoppi in una risata. "Maria", ripet, "perdonami." Allora lei si rizz sulle ginocchia, strettamente avvolta nel lenzuolo e alz il pugno: " per questo che sei venuto, ragazzo mio? per questo che ti sei mescolato ai miei amanti, per prendermi in giro, per entrare nella mia casa? Per vedermi qui, fra le mie lenzuola ancora calde, spauracchio di Dio? Arrivi tardi, pi che tardi, ragazzo mio. E del tuo Dio me ne infischio, m'ha spezzato il cuore!" Parlava, gemeva, e il suo petto, nella collera, palpitava sotto il lenzuolo.

"M'ha spezzato il cuore!... M'ha spezzato il cuore..." gemette ancora, e due lacrime le sprizzarono dagli occhi restandole attaccate alle ciglia. "Non bestemmiare, Maria, la colpa mia, non di Dio. per questo che sono venuto, per chiederti di perdonarmi." Maddalena scoppi: "Il tuo Dio ha la tua brutta faccia, siete una cosa sola tutti e due, non vedo la differenza. Quando arriva, di notte, mentre penso a lui - maledetto quel momento! - guarda, proprio cos, con la tua faccia che viene su di me, nel buio. E se succede - maledetto quel momento! - che io t'incontri per strada, mi pare di vedere ancora Dio che si getta su di me". Tese il pugno. "Lascia stare Dio", grid, "vattene e che non ti veda pi. Non ho che un solo rifugio, una sola consolazione, il fango! Una sola sinagoga in cui entrare per pregare e per purificarmi, ed il fango!" "Maria, ascolta, lasciami parlare, non disperarti. E per questo che sono venuto, sorella mia, per tirarti fuori dal fango. I miei peccati sono numerosi e vado nel deserto per espiarli; i miei peccati sono numerosi, ma il pi pesante la tua infelicit, Maria." Maddalena, con rabbia, parve voler graffiare con le sue unghie appuntite il visitatore inatteso, quasi volesse lacerargli le guance. "Che infelicit?" grid. "La mia vita felice, molto felice, non ho bisogno che la tua santit mi compianga! Lotto da sola e non chiedo aiuto n agli uomini, n ai demoni, n a Dio. Lotto per liberarmi e mi liberer." "Liberarti da chi, da che cosa?" "Non dal fango, come tu credi, che esso sia benedetto! in esso che son riposte tutte le mie speranze, per me la strada della liberazione." "Il fango?" "Il fango, la vergogna, la sporcizia, questo letto che vedi, il corpo che vedi, morsicato, insozzato da tutte le salive, i sudori, le sporcizie del mondo! Non mi guardare cos, con i tuoi occhi da pecora affamata, non avvicinarti, vigliacco! Non voglio saperne di te, mi fai schifo, non toccarmi. Per dimenticare un uomo, per liberarmi, mi sono data a tutti gli uomini." Il figlio di Maria abbass il capo. " colpa mia", ripet con voce soffocata. Afferr la cinghia che gli serviva da cintura, ancora chiazzata di macchie di sangue. " colpa mia, perdonami, sorella, ma pagher il mio debito." Una risata selvaggia lacer nuovamente la gola della donna. "' colpa mia... colpa mia, sorella... sono io che ti salver...' Beli cos pietosamente, invece di levare il capo come un uomo e di confessare la verit. Brami il mio corpo, non osi dirlo e parli della mia anima; vuoi salvarla, come stai dicendo! Che anima, sventato? L'anima della donna la carne, lo sai, lo sai, ma non osi stringerla fra le mani, come un uomo, quest'anima, per baciarla! Per baciarla e per salvarla! Mi fai compassione e schifo!" "Sette demoni ti possiedono, impudica!" grid allora il giovane. Dalla vergogna era arrossito fino alla radice dei capelli. "Il tuo povero padre aveva ragione!" Maddalena sussult, raccolse i capelli con collera, li arrotol e li leg con un nastro di seta rossa. Rest in silenzio per un po'. Alla fine le sue labbra si mossero: "Non sono sette demoni, figlio di Maria, non sono sette demoni, sono sette piaghe; la donna una cerbiatta ferita che non ha altra gioia, disgraziata lei, che quella di leccarsi le ferite..." I suoi occhi si riempirono di lacrime. Se le asciug bruscamente, con il palmo della mano e si lasci andare. "Perch sei venuto qui e resti accanto al mio letto? Che cosa vuoi da me? Vattene!" Il giovane fece ancora un passo, si avvicin: "Maria, ricorda quand'eravamo ancora bambini..." "Non mi ricordo! Che specie di uomo sei? Fino a quando ti coler la bava, non hai vergogna? Non hai mai avuto il coraggio di startene in piedi, da solo, come un uomo, e di non aver bisogno di

nessuno; o ti appendi alle sottane di tua madre, o alle mie, o a quelle di Dio! Non puoi rimanere solo, perch hai paura, non osi guardare la tua anima in faccia, e neppure il tuo corpo, perch hai paura! Hai paura, hai paura, povero disgraziato. Mi fai schifo, mi fai piet e, quando penso a te, mi si spezza il cuore!" Non ne poteva pi e scoppi in singhiozzi. Si asciug gli occhi con rabbia, ma il suo belletto non smetteva di venir gi con le lacrime e di sporcare le lenzuola. Il cuore del giovane palpit. Ah! se non avesse avuto paura di Dio l'avrebbe presa fra le braccia, le avrebbe asciugato le lacrime e accarezzato i capelli per calmarla, e poi se ne sarebbe andato via con lei! Solo cos avrebbe potuto salvarla, non con preghiere e digiuni nei monasteri. Che cosa se ne sarebbe fatta lei, di quelli, come avrebbero potuto salvarla? Portarla via da quel letto, andarsene con lei, aprire una bottega in un villaggio lontano, vivere come marito e moglie, avere dei bambini, soffrire, essere felice, come tutti gli uomini... Ecco la strada della salvezza per la donna, la salvezza a fianco dell'uomo. Non ne esisteva altra! La notte scendeva. Si udirono dei colpi di tuono in lontananza, un lampo entr dalla fessura della porta e, per un istante, illumin il viso livido di Maria. Si ud nuovamente il tuono, pi vicino. Il cielo si abbassava sulla terra, carico d'angoscia. Il giovane prov, di colpo, una grande stanchezza, le ginocchia gli si piegarono e sedette in terra, con le gambe incrociate. Un odore nauseante lo colp in pieno viso, un odore di muschio, di sudore, di caprone, e si strinse la gola con la mano per non vomitare. Ud la voce di Maria, nell'oscurit: "Gira la testa, devo scendere per accendere la lampada e sono nuda". "Me ne vado", disse il giovane a bassa voce. Radun tutte le sue forze e si alz. Ma Maria fece finta di non aver inteso: "Guarda se c' ancora qualcuno nel cortile; digli di andar via". Il giovane apr la porta e mise fuori la testa. L'aria era diventata scura, grosse gocce di pioggia, rade, picchiettavano sulle foglie del melograno, il cielo pesava sulla terra come se stesse per cadere. La vecchia, con il fornello acceso, si era riparata contro il cipresso, mentre le gocce cadevano sempre pi fitte. "Nessuno", disse il giovane. Chiuse svelto la porta. Il temporale, adesso, era scoppiato in pieno. Maddalena, intanto, si era alzata dal letto e si era avvolta in un caldo scialle di lana ricamato con figure di leoni e cerbiatte. Gliel'aveva regalato, quel mattino, uno dei suoi amanti, un arabo. Le sue spalle e la schiena ricevettero con piacere il dolce calore dell'indumento. Si rizz sulla punta dei piedi e stacc la lampada dal muro. "Nessuno", ripet il giovane, con tono raddolcito. "E la vecchia?" " sotto il cipresso. scoppiato il temporale." Maria si precipit nel cortile, scorse il fornello acceso, si avvicin. "Vecchia Noemi", disse allungando la mano verso il catenaccio della porta, "prendi il tuo fornello e i tuoi granchi e vattene. Metto il catenaccio, stasera non ricevo pi nessuno!" "Hai il tuo amante dentro?" sibil la vecchia, furiosa di perdere i suoi clienti notturni. "S", rispose Maria, " dentro, vattene!" La vecchia si alz borbottando e radunando i suoi utensili. "Bella roba quel ragazzo! Uno straccione..." bisbigli in tono di scherno. Ma Maria la spinse via, aveva fretta; chiuse bene la porta che dava sulla strada. Il cielo si era aperto e si rovesciava per intero nel cortile. Grid di gioia, come quando era bambina e guardava le prime piogge; quando rientr, il suo scialle era inzuppato. Il giovane si ferm, indeciso, in mezzo alla camera. Andare via? Restare? La sua mente vaneggiava... "Ges, piove a catinelle; certamente tutto il giorno che non mangi; aiutami ad accendere il fuoco, prepareremo qualcosa..."

La sua voce era tenera e premurosa, come quella di una madre. "Me ne vado", disse il ragazzo, girandosi verso la porta. "Rimani a mangiare con me", disse Maddalena come impartendo un ordine. "Ti fa schifo? Hai paura di sporcarti a mangiare con una prostituta?" Il giovane si chin sul focolare, davanti agli alari; prese dei ceppi e delle fascine ammucchiati in un angolo e accese il fuoco. Maddalena sorrideva, si era ammansita. Vers dell'acqua in una marmitta e la pos sugli alari; prese da un sacco appeso al muro due grosse manciate di fave e le gett nell'acqua. Si inginocchi davanti al fuoco acceso e tese l'orecchio; fuori il cielo dava libero sfogo alle sue cateratte. "Ges", disse allora a voce bassa, "mi hai domandato se mi ricordavo di quando eravamo piccoli e giocavamo..." Ma il giovane, inginocchiato pure lui davanti al focolare, fissava il fuoco mentre il suo spirito vagava lontano. Come se avesse gi raggiunto il monastero del deserto e vestita la tunica immacolata, passeggiava per spazi solitari e il suo cuore, come un pesciolino d'oro radioso, nuotava nelle acque calme e profonde di Dio. Fuori c'era la fine del mondo, ma dentro lui la pace, la tenerezza, la sicurezza. "Ges", ud nuovamente la voce accanto a lui, "mi hai chiesto se mi ricordavo di quando eravamo piccoli e giocavamo insieme..." Il viso di Maddalena risplendeva come ferro rovente, alla luce delle fiamme. Ma il giovane, dall'abisso del deserto in cui era sprofondato, non ud. "Ges", riprese la donna. "Tu avevi tre anni e io un anno pi di te. C'erano tre scalini davanti alla porta di casa mia, io ero seduta su quello pi alto e ti guardavo faticare per delle ore, cadere e rialzarti, senza riuscire a salire nemmeno sul primo. E io non ti tendevo neppure la mano per aiutarti: volevo che mi raggiungessi, ma che prima soffrissi molto... Ti ricordi?" Un demone, uno dei sette demoni, la spronava a parlare per tentare l'uomo. "Dopo ore di sforzi riuscivi a issarti sul primo gradino e allora faticavi per raggiungere il secondo... poi il terzo, dove io ero seduta, immobile, ad aspettarti. Dopo..." Il giovane trasal, tese una mano. "Taci", grid, "non continuare!" Ma il viso della donna era raggiante, le fiamme le carezzavano le sopracciglia, le labbra, il mento, il petto scoperto. Prese un pugno di foglie d'alloro e le gett nel fuoco, sospirando. "Dopo, mi prendevi per mano, mi prendevi per mano, Ges. Entravamo e andavamo a distenderci sulla ghiaia del cortile, univamo da punta a punta le piante dei nostri piedi nudi, sentivamo il calore dei nostri due corpi mescolarsi, lo sentivamo salire dai piedi alle nostre cosce, dalle cosce alle reni, chiudevamo gli occhi..." "Taci", grid ancora il giovane. Allung una mano per chiuderle la bocca, ma si trattenne, perch ebbe paura di toccare le sue labbra. La donna abbass la voce e sospir. "Non ho mai provato in tutta la mia vita dolcezza pi grande", mormor, poi aggiunse: " questa dolcezza che cerco da allora, di uomo in uomo, questa dolcezza, Ges, e non la ritrovo..." Il giovane nascose il viso fra le ginocchia. "Adonai", mormor, "Adonai, vieni a soccorrermi!" Nella camera calda e tranquilla non si udiva che il fuoco che divorava il legno e fischiava e il cibo che stava cuocendo a fuoco lento e mandava un buon odore; fuori l'acqua scrosciante si riversava dal cielo con fracasso, la terra languida le offriva il suo seno. "Ges, a che cosa pensi?" chiese Maddalena. Ora non osava pi guardarlo in faccia. "A Dio", rispose lui con voce soffocata, "a Dio, ad Adonai..." Appena l'ebbe detto, si pent d'aver pronunciato il suo santo nome in quella casa. Maddalena si rialz di colpo, cominci ad andare avanti e indietro fra il focolare e la porta, il suo spirito si era scatenato. "Eccolo", pensava, "eccolo il grande nemico, lui che ci mette sempre i bastoni fra le ruote, cattivo, geloso, non ci concede di essere felici." Si ferm dietro alla porta e tese l'orecchio; il cielo

tuonava, l'uragano furoreggiava, i melograni del cortile sbattevano uno contro l'altro al punto da schiantarsi. "Non piove pi", disse. "Me ne vado", disse il giovane e si alz. "Mangia prima, per prender forza; dove vuoi andare a quest'ora? notte profonda, piove." Stacc dal muro una stuoia rotonda e la distese in terra. Prese la marmitta, apr un armadietto scavato nel muro, ne tir fuori un pezzo di pane d'orzo abbrustolito e due piatti di terracotta. "Ecco il pasto della prostituta", disse. "Se non ti ripugna, o uomo pio, mangia." Il giovane aveva fame, allung veloce una mano; la donna si mise a ridere. "Mangi cos, senza nemmeno dire una preghiera? Per ringraziare Dio che d il pane, le fave e le prostitute?" Il boccone quasi strozz il giovane. "Maria", disse. "Perch mi odi? Perch mi tenti? Guarda, stasera divido il pane con te, ci siamo riconciliati; ci che fatto fatto; perdonami. per questo che sono venuto." "Mangia, invece di piagnucolare. Prenditi il perdono con la forza, se non ti viene accordato, sei un uomo." Ella prese il pane, lo divise, e poi scoppi a ridere. "Benedetto", disse, "il nome di Colui che concede al mondo il pane, le fave e le prostitute. E i pii visitatori!" Inginocchiati l'uno di fronte all'altra, sotto la luce della lampada, non dissero pi nulla; avevano fame tutti e due, avevano combattuto molto tutti e due, mangiavano per riprender forza. Fuori la pioggia cominciava a calmarsi. Il cielo ora splendeva, la terra era sazia; non si udiva pi che il gorgoglio dei ruscelli che scorrevano allegramente sui ciottoli del villaggio. Finirono il loro pasto; nella piccola madia vi era ancora un sorso di vino, lo bevvero, e mangiarono pure dei datteri ben maturi. Rimasero a lungo in silenzio, guardando il fuoco che stava per spegnersi; la loro mente andava e veniva, danzava al ritmo delle ultime faville. Il giovane si alz, mise altri ceppi nel focolare, faceva freddo. Maddalena prese ancora una manciata di foglie di alloro, le gett nel fuoco, la stanza cominci a riempirsi di profumo. And alla porta e l'apr; si era alzato il vento, le nuvole si erano gi disperse e due grosse stelle risplendevano, limpide, sul cortile. "Piove sempre?" chiese il giovane. Era ancora in piedi, in mezzo alla stanza, indeciso. Maddalena non rispose. Srotol una stuoia, tir fuori dal suo cassone delle grosse coperte di lana e delle lenzuola, regali dei suoi amanti, e prepar il giaciglio davanti al fuoco. "Dormirai qui", disse. "Fa freddo, si alzato il vento ed quasi mezzanotte. Dove andrai? Gelerai; dormirai qui accanto al fuoco." Il giovane rabbrivid. "Hai paura? Non aver paura, mia bianca colomba, non attenter al tuo candore." Mise altra legna sul fuoco e abbass il lucignolo della lampada a olio. "Dormi tranquillo", disse. "Domani avremo tutti e due molto da fare; tu riprenderai la strada alla ricerca della tua liberazione e io prender un altro cammino, il mio, per cercare io pure la mia liberazione. A ciascuno il proprio cammino; mai pi ci incontreremo. Buona notte!" Si gett sul letto e nascose la testa fra i guanciali. Per tutta la notte morse le lenzuola per trattenersi dal gridare e dal piangere, con il timore che l'uomo che dormiva accanto al fuoco potesse udirla, avesse paura e se ne andasse. Lo ud respirare tranquillamente, con la serenit di un bimbo che ha appena poppato. Ma lei rimase sveglia, gemeva piano con lunghi singhiozzi teneri che provenivano dal profondo e lo cullava come una madre. Il mattino, all'alba, attraverso gli occhi socchiusi, lo vide alzarsi, stringersi in vita la cinta di cuoio, aprire la porta e improvvisamente fermarsi. Egli voleva partire, ma ora non lo voleva pi. Il giovane si volt, guard il letto, esitando fece un passo e si avvicin. Non c'era ancora molto chiarore nella camera; si chin come se avesse voluto vederla, toccarla. La mano sinistra era infilata nella cintura e con la destra si teneva il mento e la bocca.

La donna, distesa, immobile, con i capelli che nascondevano il petto nudo, lo osservava attraverso le ciglia, con il corpo che le tremava. Il giovane mosse appena le labbra: "Maria..." Nell'udire la propria voce, fu assalito dalla paura; in un balzo fu sulla soglia, attravers in fretta il cortile, apr il catenaccio della porta... Allora Maria Maddalena si alz bruscamente sul letto, gett le lenzuola di lato, e si mise a piangere. 8 Oltre il lago di Genezareth, nel deserto, appollaiato come un nido d'aquile fra rocce rosse e grigie e costruito con pietre rosse e grigie, si ergeva il monastero. Era mezzanotte. L'acqua veniva gi dal cielo pesante, compatta, come un diluvio; le iene, i lupi, gli sciacalli, pi in l una coppia di leoni, urlavano, terrorizzati dagli ininterrotti colpi di tuono. Il monastero, inghiottito da un'impenetrabile oscurit, era striato di tanto in tanto dai lampi; si sarebbe detto che il Dio del Sinai lo stesse frustando. I monaci, prostrati con il viso al suolo nelle loro celle, pregavano Adonai di non sommergere la terra per la seconda volta. Non aveva forse dato la sua parola al patriarca No? Non aveva forse steso, dalla terra al cielo, l'arcobaleno in segno di pace? Solo nella cella dell'igmeno era acceso il candelabro a sette braccia. Gioacchino, l'igmeno, era seduto sull'alto scanno di legno di cipresso, magro, ansimante, con la barba bianca che gli cadeva come una cascata sul petto, le braccia incrociate, gli occhi chiusi, e ascoltava. Ascoltava Giovanni, il giovane novizio, in piedi davanti a un leggio, che gli leggeva il profeta Daniele. "Una visione notturna mi piombata addosso; ho visto i quattro venti del cielo gettarsi sul Grande Mare e quattro grandi bestie, una differente dall'altra, ne sono uscite. La prima somigliava a un leone e aveva grandi ali d'aquila; l'ho guardata fino al momento in cui le hanno strappato le ali, l'hanno rizzata sulle zampe posteriori, come se fosse stata un uomo e le hanno conficcato in petto un cuore d'uomo. Ed ecco apparire una seconda bestia somigliante a un orso; qualcuno le ha gridato: 'Mangia carne a saziet!' Guardavo ed ecco una terza bestia che pareva un leopardo, con quattro ali sul dorso, come fosse stata un uccello; questa bestia aveva quattro teste e le fu dato il potere..." Il novizio si ferm, si gir inquieto e guard l'igmeno. Non l'udiva pi sospirare n conficcare le unghie nel legno dello scanno; non udiva pi neppure il suo respiro. Era forse morto? Erano giorni ormai, che rifiutava il cibo, era in collera con Dio e voleva morire, cos aveva dichiarato apertamente ai monaci, affinch la sua anima si scaricasse del peso del corpo e potesse salire in cielo, andare a trovare Dio. L'igmeno Gioacchino doveva lamentarsi con Dio, doveva vederlo, parlargli; ma il suo corpo era come piombo, gli impediva di salire, e solo abbandonandolo in terra lui, il vero Gioacchino, sarebbe riuscito a giungere in cielo e presentare le sue lamentele a Dio. Aveva un debito, non era egli uno dei Padri d'Israele? Il popolo ha bocca ma non ha voce, non pu levarsi di fronte a Dio e dirgli i suoi dolori; ma lui, Gioacchino, poteva e doveva farlo. Il novizio lo guardava; sotto il candelabro la testa dell'igmeno, scarna come un vecchio legno mangiato dai vermi, macchiata dal sole e dai digiuni, assomigliava agli antichi crani di animali feroci, lavati dalle piogge, quelli che a volte le carovane trovano nel deserto! Che visione aveva dunque avuto quella testa, quante volte il cielo si era spalancato davanti a essa e quante pure l'abisso degli Inferni! Il suo cervello era una scala di Giacobbe su cui salivano e scendevano tutte le speranze e tutte le angosce d'Israele! L'igmeno apr gli occhi. Vide il novizio, livido, davanti a s. Alla luce della lampada, la bionda peluria delle sue guance aveva un riflesso pallido, verginale, i suoi grandi occhi erano pieni di turbamento e di dolore. Il viso austero dell'igmeno si raddolc; amava molto quel giovane di nobile stirpe, l'aveva strappato al padre, il vecchio Zebedeo, l'aveva portato con s e consegnato a Dio. Amava la sottomissione di quel ribelle, le sue labbra silenziose e i suoi occhi insaziabili, la sua dolcezza e il suo calore. " lui",

pensava, "che un giorno parler con Dio; ci che non ho potuto fare io lo far lui e delle due piaghe che ho sulle spalle ne far delle ali; da vivo io non sono salito in cielo, lui vi salir." Un giorno era venuto al monastero con i suoi genitori, per festeggiare la Pasqua; l'igmeno era un lontano parente di Zebedeo, li aveva ricevuti con gioia, li aveva fatti sedere a tavola. Durante il pasto, Giovanni, che aveva appena sedici anni, sent, mentre era chino, lo sguardo dell'igmeno cadere sul suo capo, spalancarne le ossa e penetrare, attraverso le giunture del cranio, nel suo cervello. Ne fu terrorizzato, alz gli occhi e i due sguardi si incontrarono sopra la tavola pasquale... Da quel giorno, la sua barca da pesca, lo stesso lago di Genezareth, erano diventati troppo piccoli per lui, sospirava, deperiva finch il vecchio Zebedeo ne ebbe abbastanza. "Non hai l'indole del pescatore", gli grid, "se pensi a Dio, vai al monastero, allora! Avevo due figli, e Dio ha voluto dividerli con me. Va bene, dividiamoceli, e accontentiamolo!" L'igmeno vedeva il giovane restare in piedi davanti a lui, muto, voleva rimproverarlo ma, guardandolo, il suo viso si raddolc. "Perch ti sei fermato, figliolo?" gli domand. "Hai abbandonato la visione a met e non puoi farlo. un profeta, gli si deve rispetto." Il giovane arross, spieg il manoscritto di pelle sul leggio e riprese la lettura con voce monotona, salmodiando: "Quindi, nella mia visione notturna, ho visto un quarto animale, spaventoso, ripugnante e di una forza tremenda; aveva grossi denti di ferro, divorava, faceva a pezzi e gettava a terra tutto ci che rimaneva; non assomigliava a nessuna delle altre bestie e aveva dieci corna..." "Basta", disse l'igmeno, "basta cos." Il giovane si spavent udendo quella voce e il testo sacro rotol sulle lastre del pavimento. Lo raccolse, vi appoggi le labbra e and in un angolo con gli occhi fissi sul vegliardo. Questi, con le unghie conficcate nello scanno, gridava: "Tutte le tue profezie, Daniele, si sono avverate; le bestie sono passate tutte e quattro sopra di noi. passato il leone dalle ali d'oro e ci ha dilaniati; l'orso che si alimenta della carne degli Ebrei e ci ha divorati; il leopardo a quattro teste e ci ha addentato, a est e a ovest, a nord e a sud; la bestia infame dalle dieci corna, quella che in agguato sopra di noi, non passata ancora ma non neanche andata via. Tutte le ignominie e tutti gli spaventi che ci avevi promesso nelle tue profezie, Signore, ce le hai mandate, non vero? Ma hai predetto anche il bene, perch non lo mandi? Perch ne sei cos avaro? Ci hai dato disgrazie con munificenza, dacci dunque con munificenza anche le tue grazie! Dov' il Figlio dell'uomo che ci hai promesso? Leggi, Giovanni!" Il giovane abbandon l'angolo in cui si era ritirato e, con il manoscritto sul petto, s'avvicin al leggio e riprese a leggere. Ma la sua voce, ora, era diventata selvaggia, come quella del vecchio: "Stavo in contemplazione delle mie visioni notturne ed ecco, sopra le nuvole del cielo, arrivato qualcuno che somigliava a un Figlio d'uomo; avanz e fu fatto avvicinare al grande vecchio. Gli furono dati la potenza, il regno e la gloria, e tutti i popoli, tutte le nazioni e tutti gli uomini di tutte le lingue lo servivano. La sua potenza una potenza eterna che non avr mai fine e il suo regno indissolubile". L'igmeno non pot pi trattenersi; lasci lo scanno, fece un passo, un altro, raggiunse il leggio ed ebbe appena il tempo di appoggiare la mano sul manoscritto sacro che divenne pi sicuro. "Dov' il Figlio dell'uomo che ci hai promesso? L'hai detto, s o no? Non puoi negarlo; scritto qui!" Batteva con collera e giubilo sulla profezia. " scritto qui! Rileggi, Giovanni!" Ma il novizio non ne ebbe il tempo: l'igmeno aveva fretta, gli strapp il testo dalle mani, l'alz in alto, bene in luce, e senza neppure guardarlo si mise a urlare con voce trionfale: "Gli furono date la potenza, il regno e la gloria, e tutti i popoli, tutte le nazioni e tutti gli uomini di tutte le lingue lo servivano. La sua potenza una potenza eterna che non avr mai fine e il suo regno indissolubile..." Lasci il manoscritto aperto sul leggio e si diresse verso la finestra, per guardare la notte. "Dov' dunque il Figlio dell'uomo?" Contemplava la notte e gridava. "Non ti appartiene pi, nostro, poich ce lo hai promesso! Dov', affinch tu gli dia la potenza, il regno e la gloria, affinch

il tuo popolo, il popolo d'Israele, comandi l'universo? La nostra nuca intorpidita a furia di guardare il cielo e di aspettare che si spalanchi. Quando? Quando? Perch ce lo dici e ripeti con insistenza? Lo sappiamo, per te un istante come mille anni dei nostri, ma se tu sei giusto, o Signore, misura il tempo con la misura umana e non con la tua, questa giustizia!" Si appoggi alla finestra, tese il collo, guard. Le tenebre e i lampi si erano fatti pi radi, ma l'acqua continuava a cadere con grande frastuono sulle rocce ai fianchi del monastero. I fichi d'India, ogni volta che venivano colpiti dalla luce d'un lampo, sembravano contorcersi, subire una metamorfosi e diventare un esercito di storpi che alzavano verso il cielo i loro moncherini lebbrosi. L'igmeno irrigid la sua anima e il suo corpo e ascolt: ud nuovamente le belve del deserto ululare in lontananza, non avevano fame, avevano paura. E il ruggito di una copriva ogni altro suono, avvicinandosi nelle tenebre in un turbine di fuoco e di vento... E mentre l'igmeno ascoltava i rumori del deserto, sussult, si gir e guard; qualcuno, anche se invisibile, era appena entrato nella sua cella! Le sette fiammelle del candelabro oscillarono e furono sul punto di spegnersi e le nove corde dell'arpa, che era rimasta appoggiata in un angolo, vibrarono, come se una mano invisibile, furiosa, le avesse afferrate per spezzarle. L'igmeno cominci a tremare. "Giovanni", disse a bassa voce, guardandosi intorno, "Giovanni, vieni vicino a me." Il giovane balz fuori dal suo angolo e si avvicin. "Comanda, vecchio", disse, e mise un ginocchio in terra per prosternarsi. "Giovanni, vai a chiamare i monaci; bisogna che parli loro prima di andarmene." "Prima di andartene, vecchio?" disse il giovane rabbrividendo e scorse dietro al vegliardo due grandi ali nere sbattere. "Me ne vado", disse l'igmeno, con una voce che pareva giungere da lontano, "me ne vado! Non hai visto oscillare le sette fiamme, in procinto di abbandonare il lucignolo? Non hai sentito vibrare le nove corde dell'arpa, in procinto di rompersi? Me ne vado, Giovanni, va' a chiamare in fretta i monaci, voglio parlare loro, subito." Il giovane chin la testa e spar. L'igmeno rimase in piedi in mezzo alla cella, sotto il candelabro a sette braccia; ora era solo con Dio, poteva parlargli liberamente, nessun essere umano l'avrebbe udito. Rialz tranquillamente la testa, sapeva che Dio era davanti a lui. "Vengo", gli disse, "vengo. Perch entri nella mia cella e cerchi di spegnere la luce, di rompere l'arpa e di portarmi via? Vengo, non solo per la tua volont ma anche per la mia; vengo e ho nelle mani le tavolette sulle quali vi sono scritti i rimproveri del mio popolo; voglio vederti e parlarti. Lo so, non odi, fai finta di non udire, ma batter alla tua porta finch mi aprirai, e se non mi apri, nessuno qui ad ascoltarmi, butter gi la tua porta! Sei feroce, ami i feroci, solo loro li chiami figli. Finora ci prosternavamo, piangevamo, dicevamo: che sia fatta la tua volont! Ma non ce la facciamo pi, Signore, fino a quando dovremo aspettare? Sei feroce, ami i feroci, diventeremo feroci. Che sia fatta la nostra volont, per una volta!" L'igmeno parlava e tendeva l'orecchio nel vuoto per ascoltare. Ma la pioggia si era calmata e i tuoni si allontanavano. Sulla testa bianca del vecchio le sette fiamme splendevano immobili. L'igmeno tacque, attese: attese per un po' che le fiamme si movessero e che l'arpa vibrasse, ma non accadde nulla. Il vecchio scosse la testa. "Maledetto sia il corpo dell'uomo", mormor, " lui l'ostacolo che non permette all'anima di vedere e di udire l'Invisibile. Fammi morire, Signore, affinch io possa stare davanti a te, liberato dalla prigione della carne e tu mi parli e io ti ascolti!" Nel frattempo la porta della cella si era aperta silenziosamente e i monaci entravano in fila, non del tutto svegli, vestiti di bianco, come fantasmi. Si misero con la schiena contro il muro e attesero; avevano udito le ultime parole dell'igmeno e il loro sangue si era raggelato. "Parla con Dio, litiga con Lui, ora ci cadr addosso il fulmine!" pensavano fra s e s; e aspettavano, tremanti. L'igmeno guardava, ma il suo sguardo era altrove, non vedeva; il novizio gli si avvicin e si prostern. "Vecchio", disse a bassa voce per non turbarlo, "vecchio, sono qui."

L'igmeno ud la voce del suo discepolo, si gir e li vide. Abbandon il centro della cella, si mise a camminare lentamente, mantenendo il suo corpo moribondo pi eretto possibile, e raggiunse lo scanno; sal sul gradino pi basso e si ferm. Al suo braccio, l'amuleto che portava scritte le parole sacre si slacci. Il novizio si precipit e glielo leg di nuovo, ben stretto; non si era sporcato, toccando il suolo. L'igmeno, con un gesto lento, prese di fianco allo scanno il suo bastone sacerdotale dal manico d'avorio. Pareva avesse ritrovato le forze, raddrizz nervosamente la testa e osserv i monaci, in fila contro il muro. "Monaci", disse, "devo parlarvi, per l'ultima volta. Aprite le orecchie e chi ha sonno se ne vada! Ci che devo dire difficile, bisogna che tutte le vostre speranze e i vostri timori stiano all'erta, drizzino l'orecchio e rispondano." "Ascoltiamo, santo igmeno", disse il pi vecchio del gruppo, il padre Habacuc, avanzando di un passo e mettendosi la mano sul cuore. "Ecco le mie ultime parole, monaci; avete la testa dura e parler con parabole." "Ascoltiamo, o santo igmeno", ripet padre Habacuc. "Prima vi furono le ali, dopo venuto l'angelo!" disse. Si ferm, guard con gli occhi socchiusi, uno per uno, i monaci e scosse la testa. "Perch mi guardate con la bocca aperta, monaci? Tu hai risollevato la testa e le tue labbra si sono mosse, hai qualche obiezione, vecchio Habacuc?" Il monaco si mise una mano sul cuore e disse: "Tu hai detto: 'Prima vi furono le ali, dopo venuto l'angelo'. Questa parola non l'abbiamo mai vista nelle Scritture, o santo igmeno". "Come avreste potuto vederla, vecchio Habacuc? Il vostro cervello, ahim, ancora opaco! Aprite i libri dei profeti e i vostri occhi non possono vedere che delle lettere. Ma che cosa possono dire le lettere? Sono le nere sbarre della prigione in cui lo spirito soffoca e grida. Fra le lettere, fra le righe e tutto attorno, sulla carta bianca, circola liberamente lo spirito; io circolo con esso, e vi porto la grande notizia. Monaci, prima ci sono le ali, dopo venuto l'angelo!" Il vecchio Habacue parl di nuovo: "Il nostro spirito una lampada spenta, santo igmeno; accendila. Accendila, facci entrare nella parabola, aprici gli occhi". "Al principio, vecchio Habacuc, era la passione della libert, la libert non esisteva. Ma, improvvisamente, dal fondo della schiavit, un uomo ha agitato le braccia cariche di catene, vigorosamente, violentemente, come se fossero delle ali. Poi ve ne fu un altro, un altro ancora, poi fu il popolo intero." Voci gioiose sorsero per domandare: "Il popolo d'Israele?" "Il popolo d'Israele, monaci! Ed ecco il grande, terribile momento che attraversiamo; la passione per la libert si scatenata, le ali si sono messe a battere perdutamente, il liberatore arriva! Il liberatore arriva, monaci! Perch di che cosa credete che sia fatto questo angelo della libert? Della condiscendenza e della misericordia di Dio? Del suo amore? Della sua giustizia? No, fatto della pazienza, dell'ostinazione e della lotta dell'uomo!" " una pesante responsabilit, un insostenibile peso che affidi all'uomo, o santo igmeno", replic il vecchio Habacuc. "Hai dunque una cos grande fiducia in lui?" Ma l'igmeno ignor la replica, il suo spirito rimaneva fissato sul Messia. " uno dei nostri figli", grid, "ed per questo che le Scritture lo chiamano Figlio dell'uomo! Perch, a parer vostro, per generazioni e generazioni, migliaia di uomini e donne d'Israele si sono accoppiati? Per saziare il loro corpo, per far gioire il loro ventre? No! Quelle migliaia di uomini e quelle migliaia di donne si uniscono fino a quando nascer il Messia!" L'igmeno picchi violentemente per terra con il suo bastone. "Attenzione, monaci! Pu arrivare a mezzogiorno, pu arrivare nel bel mezzo della notte. State sempre pronti, lavati, a digiuno, svegli; disgrazia a voi se vi trover sporchi, sazi e addormentati!"

I monaci si strinsero l'uno all'altro, senza neppure osare guardare in faccia l'igmeno: sentivano che, dalla sua testa, si scagliava su di loro una fiamma selvaggia. Il moribondo scese dallo scanno, avanz con passo deciso, si avvicin al gruppo dei padri terrorizzati e li tocc, uno per uno, con il suo bastone sacerdotale. "Fate attenzione, monaci!" grid. "Se la passione cede per un istante, le ali ridiventano catene! Vegliate, lottate, mantenete la torcia, la vostra anima, accesa giorno e notte! Battete l'aria con le vostre ali, martellatela. Io ho fretta, me ne vado, vado a parlare con Dio; me ne vado, ecco le mie ultime parole: battete l'aria con le vostre ali, martellatela!" Di colpo gli si mozz il respiro, il bastone sacerdotale gli cadde di mano; delicatamente, il vecchio si pieg in ginocchio e rotol, senza far rumore, sulle lastre del pavimento. Il novizio lanci un grido e corse per sostenerlo. I monaci si agitarono, si chinarono, lo distesero sulle lastre, tirarono gi il candelabro a sette braccia e lo deposero di fianco al viso livido e immobile. La sua barba scintillava, la sua tunica bianca si apr e mostr la veste ruvida coperta da chiodi di ferro aguzzi che ricopriva il petto e il dorso insanguinato del vecchio. Il vecchio Habacuc pos la mano sul cuore dell'igmeno. " morto", disse. " liberato", disse un altro. "Le due compagne si sono separate e sono tornate ognuna nel proprio regno, la carne nella terra, l'anima a Dio", mormor un altro. E mentre parlavano e si mettevano a scaldare dell'acqua per lavarlo, l'igmeno apr gli occhi. I monaci indietreggiarono terrorizzati e lo guardarono. Il suo viso era raggiante, le mani lunghe e sottili si mossero e i suoi occhi fissarono, in estasi, il vuoto. Il vecchio Habacuc s'inginocchi, pos ancora una volta la mano sul cuore dell'igmeno. "Batte", mormor, "non morto." Si gir verso il novizio che era caduto ai piedi del vecchio e li baciava. "Alzati, Giovanni", disse, "prendi il cammello pi veloce e corri a Nazareth, porta qui il vecchio Simeone, il rabbino. Lui lo guarir. Svelto, l'alba!" Spuntava il giorno, infatti. Le nuvole si erano disperse, la terra brillava, lavata di fresco e sazia e guardava il cielo con gratitudine; due sparvieri si lanciarono verso l'alto e si misero a girare in cerchio sopra il monastero, per asciugarsi le ali. Il novizio si pass la mano sugli occhi; scelse il cammello pi veloce, uno giovane, magro, con una stella bianca sulla fronte, lo fece inginocchiare, gli mont in groppa e con un fischio dolce gli diede il segnale. Il cammello si alz da terra, si drizz sulle zampe e si mise a correre a grandi falcate verso Nazareth. La luce del mattino illuminava il lago di Genezareth; l'acqua scintillava al sole, e vicino a riva sembrava meno limpida, per via della terra portata dalla pioggia della notte. Lontano era di un verde bluastro e pi lontano ancora era bianca come il latte. I barcaioli avevano steso le vele inzuppate per farle asciugare, altri erano gi al largo per andare a pesca. Uccelli marini, bianchi e rosa, ondeggiavano voluttuosamente sulle acque, mentre dei cormorani neri, sulle rocce, fissavano il lago con i loro occhi rotondi, aspettando che un pesce, in un momento di gioia, saltasse e venisse a giocare fra la schiuma. Sulla riva, Cafarnao, inzuppata anch'essa, si svegliava; i galli battevano le ali, si udivano gli asinelli ragliare e i vitellini muggire teneramente e, fra tutte quelle voci disparate, le parole degli uomini davano all'atmosfera una nota di sicurezza e di dolcezza. In un gruppo isolato una decina di pescatori, i piedi appoggiati saldamente sui sassi, tiravano lentamente e coscienziosamente le reti, cantando; li sovrastava il vecchio Zebedeo, il padrone, furbo e chiacchierone. Faceva finta di amarli tutti come figli e di commiserarli, invece non lasciava loro nemmeno tempo di tirare il fiato. Lavoravano per lui a giornata e l'avido vegliardo non permetteva che le loro braccia si riposassero neppure per un momento. Ci fu un tintinnio di campanelle, un gregge di capre e di pecore ruzzol fin sull'argine, dei cani abbaiarono, qualcuno fischi. I pescatori si girarono a guardare, il vecchio Zebedeo si alz in piedi.

" Filippo con la sua 'filippaglia'!" esclam innervosito. "Noialtri, occupiamoci delle nostre cose!" Prese lui stesso la corda in mano, facendo finta di aiutarli. I pescatori continuavano a uscire dal villaggio, con le reti sulla schiena, seguiti dalle donne che portavano in equilibrio sulla testa le provviste per la giornata. I ragazzi, abbronzati, avevano gi afferrato i remi e ogni due o tre colpi davano un morso al loro pezzo di pane secco. Filippo apparve su uno scoglio e fischi; aveva voglia di parlare, ma il vecchio Zebedeo, imbronciato, mise le mani a mo' d'imbuto e gli grid: "Abbiamo molto lavoro, Filippo; sii buono, vattene". Gli volt la schiena. "Laggi, appena pi in l, c' Giona che sta gettando le reti, che vada a chiacchierare con lui; noi qui, al lavoro, ragazzi!" Afferr nuovamente un nodo della corda e si mise ancora a tirare. I pescatori ripresero il canto triste e monotono del loro lavoro; avevano tutti gli occhi fissi sulle zucche rosse, le boe, che si stavano sempre pi avvicinando. Ma nel momento in cui stavano per tirare a riva la rete piena di pesci, si ud, in lontananza, un vasto brusio riempire la pianura, voci flebili come per un canto funebre; il vecchio Zebedeo drizz la sua orecchiaccia pelosa per ascoltare, mentre i pescatori approfittarono della sua distrazione per riposarsi. "Che cosa succede, ragazzi? Sembra un lamento, voci di donne che intonano un canto funebre", disse Zebedeo. "Qualcuno di potente morto, che Dio ti mantenga in vita, padrone", gli rispose un vecchio pescatore. Ma il vecchio Zebedeo si era gi arrampicato su uno scoglio e i suoi occhi d'aquila rastrellavano la pianura. Vide uomini e donne correre nei campi, cadere, rialzarsi, lamentarsi. Il villaggio cominciava a essere tutto sottosopra, le donne passavano strappandosi i capelli, seguite dagli uomini, con la testa china verso il suolo, silenziosi. "Che cosa succede, ragazzi?" grid il vecchio Zebedeo. "Dove andate? Perch le donne piangono?" Ma quelli proseguivano per la loro strada, raggiungevano in fretta le aie, senza rispondere. "Dove andate? Chi morto?" url Zebedeo agitando le braccia. "Chi morto?" Un ometto tozzo si ferm, ansimante. "Il grano!" rispose. "Non dire sciocchezze! Sono il vecchio Zebedeo, non mi piacciono gli scherzi, chi morto?" "Il grano, l'orzo, il pane!" delle grida gli risposero da tutte le parti. Il vecchio Zebedeo rimase a bocca aperta; di colpo si batt una manata su una coscia, aveva capito. "Il diluvio si portato via il raccolto nelle aie!" mormor. "A quei poveretti non rimangono pi che gli occhi per piangere!" Le grida, ora, coprivano la pianura intera; tutto il villaggio usciva dalle case, le donne si gettavano in terra nelle aie, si rotolavano nel fango, s'affrettavano a raccogliere nelle pozzanghere e nei rivoli d'acqua i pochi chicchi di grano e d'orzo rimasti. I pescatori avevano le braccia spezzate, non avevano pi forza per tirare a riva le reti; il vecchio Zebedeo s'infuri vedendo che essi pure, con le braccia ciondoloni, guardavano verso la pianura. "Al lavoro, noialtri, ragazzi!" grid, scendendo dal suo scoglio. "Issa!" Riprese la corda in mano e fece finta di tirare. "Noialtri siamo pescatori, ringraziando Iddio, non contadini; se venisse il diluvio, i pesci sanno nuotare, non annegheranno; due pi due fa quattro!" Filippo lasci il gregge e salt, di scoglio in scoglio; aveva voglia di chiacchierare e si avvicin. " un nuovo diluvio, ragazzi!" grid. "Fermatevi, in nome del cielo, per parlare un po'; la fine del mondo! Contate le catastrofi: l'altro ieri hanno crocifisso la nostra grande speranza, lo Zelota; ieri Dio ha spalancato le chiuse del cielo, proprio nel momento in cui le aie erano piene, togliendoci il pane; e non molto tempo fa una delle mie pecore ha partorito un agnello a due teste... la fine del mondo, ve lo dico io, interrompete il vostro lavoro, per l'amor di Dio, per parlare un po'." Il vecchio Zebedeo perse le staffe, il sangue gli sal alla testa. "Ma lasciaci in pace, Filippo, ti ripeto. Abbiamo un sacco di lavoro noi, siamo pescatori e tu un pastore, lascia che siano i contadini a piangere. Al lavoro, ragazzi!" grid.

"E non hai piet, vecchio Zebedeo, dei contadini che moriranno di fame?" rispose il pastore. "Sono Israeliti essi pure, no? Sono nostri fratelli, tutti formiamo un solo albero e i contadini, credimi, ne sono le radici; se esse si seccano, ci seccheremo tutti... Poi c' ancora questo, vecchio Zebedeo: se arriva il Messia e nel frattempo fossimo tutti morti, chi trover da salvare, dimmi?" Il vecchio Zebedeo ansimava dalla rabbia; se qualcuno gli avesse tappato il naso, sarebbe scoppiato. "Vattene, se credi in Dio, vattene dalla tua 'filippaglia', ne ho abbastanza di sentir parlare di Messia; ne arriva uno, lo si crocifigge, ne arriva un altro e lo si crocifigge anche lui. Non sai che cos'ha fatto dire Andrea a suo padre Giona? Ovunque tu vada, cos pare, ovunque ti fermi c' una croce e il fondo delle carceri pieno di Messia... Basta cos, adesso; ne facciamo benissimo a meno dei Messia, ci danno noia. Vai a prendermi un formaggio che ti dar del pesce in cambio. Chi d, riceve, questo il Messia!" Si mise a ridere e si volt verso i suoi uomini. "Svelti, ragazzi miei, accendiamo il fuoco e mettiamo a cuocere la zuppa di pesce, per mangiare; il sole si gi alzato di una tesa." Ma nel momento in cui Filippo stava per balzar su e raggiungere il suo gregge, si trattenne. Sullo stretto sentiero che costeggiava il lago era apparso un asinello carico da crepare e, dietro di lui, un colosso; il torso e i piedi nudi, rosso di capelli. Aveva in mano una forca e punzecchiava l'animale, aveva fretta. "To', credo proprio che sia Giuda Iscariota, quel rosso della malora!" si disse il pastore. Si ferm. "Ha ripreso a girare per i villaggi per fabbricare vanghe e ferrare muli. Andiamo a sentire che cosa racconta." "Maledizione!" esclam il vecchio Zebedeo. "Quel suo pelame proprio non mi piace. Pare che il suo avo Caino avesse una barba come la sua." " nato nel deserto d'Idumenea, poveretto, dove circolano ancora i leoni, non bisogna volergliene per questo", disse Filippo. Si mise due dita in bocca e cominci a fischiare nella sua direzione. "Giuda", grid, "che tu sia il benvenuto; passa da questa parte cos potremo vederti!" Il Rosso sput e bestemmi; non gli piacevano n Filippo il pastore n Zebedeo, fannullone e sfruttatore; ma era fabbro e aveva bisogno di lavorare, per cui si avvicin. "Che notizie ci porti dai villaggi in cui fai il tuo giro? Che cosa succede in pianura?" Il Rosso afferr il suo asino per la coda e lo fece fermare. "Tutto va a meraviglia, il Signore pieno di misericordia, ama il suo popolo, che Egli sia lodato!" rispose con una risatina secca. "A Nazareth crocifigge i profeti e nella pianura manda il diluvio e porta via il pane al suo popolo. Non udite il lamento funebre che s'innalza? Le donne piangono il grano come un figlio." "Ci che Dio fa ben fatto", rispose il vecchio Zebedeo furibondo nel vedere che tutte quelle chiacchiere gli mandavano al diavolo il lavoro della giornata. "Qualsiasi cosa Dio faccia, io ho fiducia in lui. Dio mi protegge quando tutti annegano e io sono il solo a salvarmi. Dio mi protegge anche quando tutti si salvano e sono solo io ad annegare. Ho fiducia, vi dico; due pi due fa quattro." Il Rosso, udendo le sue parole, dimentic che lavorava a giornata, che mangiava tutti i giorni e aveva bisogno di tutti loro; soffocava dalla rabbia e le sue parole furono chiare: "Hai fiducia, vecchio Zebedeo, perch l'Onnipotente fa andare bene i tuoi affaretti. Possiedi cinque barche, hai cinquanta pescatori come schiavi, dai loro da mangiare quel poco perch non crepino di fame, perch abbiano la forza di lavorare per te e tu non fai altro che riempire i tuoi forzieri, le tue cantine e la tua pancia. Allora alzi le braccia al cielo ed esclami: 'Dio giusto, ho fiducia! Il mondo fatto bene, guai se cambia!' Ma domanda allo Zelota che hanno crocifisso l'altro ieri, perch combatteva per liberarci, domanda ai contadini cui Dio ha portato via in una sola notte tutto il grano dell'anno, che si rotolano nel fango, che lo raccolgono chicco per chicco e piangono, domandalo a me, a me, che percorro i villaggi, che vedo e odo la sofferenza d'Israele! Fino a quando? Fino a quando? Non te lo sei mai chiesto nella tua vita, questo, vero, vecchio Zebedeo?"

"Per dirti il vero, io dei capelli rossi che non ho fiducia; sei della razza di Caino che ha ucciso suo fratello. Perci vattene, non ho voglia di discutere con te!" gli rispose il vecchio Zebedeo, e gli volt la schiena. Il Rosso diede una bastonata al suo asino che si impenn e part al galoppo. "Sta' tranquillo", mormor, "sta' tranquillo, vecchio sfruttatore, arriver il Messia e metter ordine." Aveva superato gli scogli, ma si volt ancora indietro. "Ne riparleremo, vecchio Zebedeo", grid. "Il Messia arriver pure uno di questi giorni, non vero? Arriver. E allora metter tutti i farabutti al loro posto. Anch'io ho fiducia. Alla prossima, padrone, arrivederci il giorno del giudizio!" "Che il diavolo ti porti, Rosso!" gli rispose Zebedeo. La rete gonfia infine apparve; era piena di orate e pagelli. Filippo non sapeva da che parte stare. Le parole di Giuda erano giuste, coraggiose. Succedeva spesso pure a lui di aver voglia di risputargli le sue parole in faccia e di ficcargli il naso nella sua stessa cacca, a quel vecchio mangione, ma non ne aveva il coraggio; quel miscredente era un proprietario piantato, era potente sulla terra e sull'acqua, tutti i prati in cui Filippo portava a pascolare le sue pecore e le sue capre gli appartenevano, come fare a mettersi contro di lui? Bisognava essere dei pazzi o degli eroi e Filippo non era n l'uno n l'altro, era chiacchierone, sboccato, ma prudente. Era quindi rimasto zitto mentre gli altri due litigavano, provando tuttavia un senso di vergogna. I pescatori avevano appena tirato su le reti, and ad aiutarli a riempire le ceste e il vecchio Zebedeo era nell'acqua fino alla vita, regnava sui pesci e sugli uomini. Ma mentre tutti si estasiavano davanti alle ceste traboccanti, dallo scoglio di fronte rison la voce rauca del Rosso: "Ehi, vecchio Zebedeo..." Questi fece finta di non aver udito, ma la voce rugg di nuovo. "Ehi, vecchio Zebedeo, un consiglio, va' a riprenderti tuo figlio Giacomo!" "Giacomo!" grid il vecchio sconvolto; gi aveva perso il figlio pi giovane, Giovanni, non voleva perdere anche Giacomo. Non aveva altri figli e aveva bisogno di lui per il lavoro. "Giacomo!" disse inquieto. "Che cosa sai di Giacomo, Rosso maledetto?" "L'ho incontrato sul mio cammino, mentre parlava e complottava con il crocifissore!" "Quale crocifissore, maledetto? Parla pi chiaramente." "Il figlio del falegname, quello che fabbrica croci a Nazareth e che crocifigge i profeti... Ecco qua, mio povero Zebedeo, hai perso anche l'altro; avevi due figli, uno te l'ha preso Dio, l'altro il diavolo!" Il vecchio rimase a bocca aperta; un pesce volante salt fuori dall'acqua, volteggi sulla sua testa, si rituff nel lago e disparve. "Cattivo presagio! Cattivo presagio!" mormor il vecchio, pieno di terrore. "Chiss se anche mio figlio se ne andr come quel pesce volante perdendosi nelle acque profonde?" Si gir verso Filippo. "Hai visto il pesce volante?" gli chiese. "Non succede mai niente a questo mondo senza un segno di Dio. Che cosa significher quel segno? Voialtri pastori..." "Se fosse una spalla d'agnello, te lo direi, vecchio Zebedeo; ma i pesci non sono il mio campo", rispose Filippo con asprezza. Era in collera perch non aveva il coraggio di parlare anche lui come Giuda, da uomo. "Vado dalle mie bestie", disse. Fece scivolare il bastone dietro alle spalle, salt di scoglio in scoglio e corse a raggiungere Giuda. "Aspetta, fratello", grid, "devo parlarti." "Fila via, vigliacco", rispose il Rosso senza nemmeno girarsi, "fila dalle tue pecore e non venire a mischiarti agli uomini. E non chiamarmi fratello, non sono tuo fratello!" "Aspetta, ti dico, devo parlarti, non ti arrabbiare." Giuda allora si ferm e lo guard con disprezzo.

"Perch non hai aperto anche tu la bocca per parlare? Perch hai paura di lui? Avrai sempre paura? Non ti sei ancora reso conto di quello che sta succedendo, non vedi chi viene, dove andiamo? giunto il momento, disgraziato, il re degli Ebrei arriva in tutta la sua gloria, disgrazia ai vigliacchi!" "Giuda", disse Filippo in tono di preghiera, "sgridami ancora, solleva il tuo bastone e picchiami, per rendermi il mio amor proprio, ne ho abbastanza anch'io di aver paura!" "Stai parlando dal fondo del cuore, Filippo", disse, "o dici delle parole qualsiasi, buttate l?" "Ne ho abbastanza, ti ripeto; oggi il mio cuore m'ha fatto provare vergogna. Cammina davanti a me, indicami la strada, Giuda, sono pronto." Il Rosso si guard attorno e abbass la voce. "Filippo, sei capace di uccidere?" "Un uomo?" "Certo, un uomo; che cosa credevi, delle pecore?" "Non ho mai ucciso, ma certo devo esserne capace. All'ultima luna ho buttato gi un toro e l'ho ammazzato, da solo." "Un uomo pi facile. Vieni con noi." Filippo sussult, capiva. "Anche tu sei di quella gente, gli... Zeloti?" chiese. Il terrore gli invase il viso. Aveva spesso sentito parlare di quella terribile confraternita, i "Santi Assassini", cos si facevano chiamare; seminavano terrore dal monte Hermon fino al Mar Morto e pi gi ancora, fino al mare di Idumenea. Giravano armati di spranghe di ferro, corde, coltellacci e proclamavano: "Non pagate tasse agli infedeli, abbiamo un solo Signore, Adonai; uccidete qualsiasi ebreo che non rispetti la Legge santa, che rida, parli o lavori con i nemici del nostro Dio, i Romani. Colpite, uccidete, aprite la strada affinch passi il Messia! Purificate il mondo, preparate il cammino, Egli arriva!" Entravano in pieno giorno nei villaggi e nelle citt, formulavano essi stessi il verdetto, uccidevano il traditore Sadduceo, il romano sanguinario. I proprietari, i preti, l'alto clero, tremavano davanti a essi e li maledicevano; erano loro a far scoppiare la rivolta che faceva apparire le truppe romane e, a ogni istante, la carneficina ricominciava e il sangue degli Ebrei colava come le acque d'un fiume. "Anche tu sei di quella gente... gli Zeloti?" domand ancora Filippo a bassa voce. "Hai paura, ragazzo mio?" disse il Rosso con una risata di disprezzo. "Non siamo degli assassini, non temere; combattiamo per la libert, perch il nostro Dio venga fuori dalla schiavit, Filippo. In piedi, giunta l'ora di mostrare se anche tu sei un uomo. Vieni con noi." Ma Filippo restava a testa bassa, si era gi pentito di essersi lasciato andare a parlare di quel genere di cose con Giuda. D'accordo parlare di prodezze, seduto a mangiare e a bere con un amico, d'accordo lanciarsi in grandi discussioni, dire far questo e far loro vedere quest'altro, ma, attenti, non bisogna andar oltre, per non prendere una brutta piega! Giuda, chino su di lui, gli stava parlando; come era mutata la sua voce e come la sua pesante mano gli teneva e gli carezzava teneramente una spalla! "Che cos' la vita di un uomo, Filippo?" gli diceva. "Che cosa vale se non libera? per la libert che combattiamo, te lo dico io. Vieni con noi." Filippo taceva. Se avesse potuto almeno andarsene! Ma Giuda lo tratteneva per la spalla. "Vieni con noi, sei un uomo, deciditi. Hai un coltello?" "S." "Tienilo sempre sul petto, potresti averne bisogno in ogni momento. Stiamo passando giorni difficili, fratello; odi dei passi leggeri che s'avvicinano? il Messia, e non deve trovare ostacoli sulla sua strada; il coltello pi utile che il pane, ecco, guardami!" Socchiuse la veste. Contro la pelle, sul petto nero, brillava la lama nuda di un piccolo pugnale da beduino, a doppio taglio. " colpa di quello sbadato di Giacomo, il figlio di Zebedeo, se oggi non l'ho piantato nel cuore di un traditore; ieri, prima di partire da Nazareth, la confraternita l'ha condannato a morte..." "Chi?" "... e la sorte ha designato che fossi io a ucciderlo."

"Chi?" chiese ancora Filippo che era diventato pallidissimo. "Fatti miei", rispose bruscamente il Rosso. "Non t'immischiare nei miei affari, non hai fiducia in me?" Il Rosso gett uno sguardo attorno, si chin e afferr Filippo per un braccio. "Ascolta bene ci che sto per dirti, Filippo, e non fiatare con nessuno se non vuoi essere perso. Adesso vado al monastero, nel deserto, i monaci m'hanno chiamato per aggiustare i loro arnesi. Fra qualche giorno, tre o quattro, passer nuovamente dalle tue parti; rifletti un po' su tutto quello che ci siamo detti, non parlarne, non rivelare il segreto a nessuno, deciditi da solo. E se sei un uomo, se prendi la decisione che devi, ti dir chi dovremo colpire." "Chi? Lo conosco?" "Non avere fretta, non sei ancora dei nostri." Gli tese la grande mano. "Addio, Filippo", disse. "Finora non eri nulla, il mondo non sapeva se vivevi o no. Ero cos anch'io, un nulla, fino al giorno in cui sono entrato nella confraternita. Da quel giorno sono diventato un altro uomo, sono diventato un uomo. Non sono pi Giuda il Rosso, il fabbro, che lavora come una bestia da soma e non ha che un'idea: come nutrire questi piedacci, questo ventre e questo brutto ceffo. Lavoro per una grande causa. E colui che lavora per una grande causa, anche il pi miserabile, diventa grande pure lui. Capisci? Basta cos, addio!" Pungol l'asinello e prese la strada del deserto a tutta lena. Filippo rimase solo. Appoggi il mento sul suo bastone da pastore e guard Giuda fino al momento in cui gir dietro gli scogli e spar. "Be', quello che il Rosso dice giusto", pens. "Giusto e santo; le sue sono parole gravi, sicuro, ma che cosa importa? Finch si resta alle parole va tutto bene, ma se si comincia ad agire? Attento, mio caro Filippo, pensa anche alle tue pecorelle. Meditaci un po' su, lascia perdere, vedremo il da farsi quando giunger il momento." Si gett il bastone sulle spalle, aveva udito le campanelle del gregge e si mise a correre, fischiando. Nel frattempo gli uomini di Zebedeo avevano acceso il fuoco e preparato la zuppa di pesce. L'acqua bolliva, vi gettarono dentro degli scorfani, dei ricci e una pietra ricoperta di alghe verdi, affinch la zuppa prendesse gusto di mare. Fra poco vi avrebbero gettato dentro orate e pagelli, gli scorfani e i ricci non avrebbero potuto certamente calmare la loro fame! Tutti i pescatori, rannicchiati attorno al fuoco, con gli occhi resi enormi dall'appetito, parlavano fra loro a bassa voce. Il vecchio pescatore si chin e disse sottovoce al suo vicino: "Non gli ha lesinato le parole, il fabbro. Pazienza, verr il giorno in cui i poveri saranno in alto e i ricchi scenderanno in basso: questa la giustizia". "Credi che potr veramente succedere, compagno?" rispose l'altro, roso dalla fame fin dall'infanzia. "Credi che potr veramente succedere questo nel mondo?" "Dio esiste?" rispose il vecchio. "Esiste. giusto? Pu Dio non essere giusto? Lo . E perci succeder cos. Basta avere pazienza, ragazzo mio, molta pazienza." "Ehi! Che cosa borbottate laggi?" fece il vecchio Zebedeo che aveva udito qualcosa e gli era saltata la mosca al naso. "Pensate al vostro lavoro, lasciate Dio tranquillo, sa che cosa fa. Ma guarda un po' che modi!" Tutti tacquero di colpo; il vecchio si alz, prese il cucchiaio di legno e rimescol la zuppa. 9 Mentre gli uomini di Zebedeo tiravano su le reti e il mattino, nuovo come se fosse appena uscito dalle mani di Dio, schiariva il lago, il figlio di Maria camminava con Giacomo, il figlio maggiore di Zebedeo. Si erano lasciati Magdala alle spalle e, di tanto in tanto, si fermavano a consolare le donne che si lamentavano nei campi di grano e nelle aie; quindi riprendevano la loro strada, chiacchierando. Anche Giacomo aveva trascorso la notte a Magdala, era stato colto dal temporale ed era andato a dormire da un amico; prima dell'alba s'era alzato e aveva ripreso la sua strada.

Camminava in quel chiarore azzurrino, sguazzava nel fango e allungava il passo per raggiungere il lago di Genezareth. L'amarezza per tutto ci che aveva visto a Nazareth cominciava a depositarsi, addolcita, sul fondo del suo animo e lo Zelota crocifisso era ormai un ricordo lontano. Le barche da pesca, gli uomini e le preoccupazioni quotidiane riempivano di nuovo il suo spirito. Superava i solchi scavati dalla pioggia mentre il cielo sopra di lui rideva, gli alberi gocciolavano fra pianti e risate, gli uccelli si risvegliavano, e tutto traboccava di gioia; ma quando cominci a far giorno, Giacomo scorse le aie saccheggiate dal diluvio e il raccolto di grano e d'orzo che scorreva per la strada assieme all'acqua. I primi contadini con le loro mogli si erano gi precipitati nei campi e avevano intonato i lamenti... Di colpo scorse, in un luogo devastato, chino su due vecchiette, il figlio di Maria. Strinse il bastone che aveva in pugno e bestemmi. La croce, il crocifissore, Nazareth, sorsero nuovamente nel suo spirito: e adesso era il crocifissore stesso che vedeva piangere il grano perduto con le donne! Giacomo era rozzo, rude, aveva preso il carattere del padre, era chiacchierone, avido, senza piet; non somigliava in nulla alla madre Salom, santa donna, n al fratello Giovanni, cos pieno di fascino. Strinse fra le mani il bastone e furibondo tagli in diagonale in direzione dell'aia. In quel momento il figlio di Maria si stava rialzando per riprendere la strada, con le lacrime che ancora gli colavano lungo le guance. Le due vecchie gli tenevano le mani, le baciavano e non lo lasciavano andar via. Chi mai avrebbe trovato, come questo sconosciuto passante, le parole adatte per consolarle? "Non piangete, donne, non piangete", diceva loro. "Torner", e cercava di liberare dolcemente le sue mani da quelle rugose delle vecchie. Giacomo si sent frenare e si ferm, stupefatto: gli occhi del crocifissore brillavano, pieni di lacrime, e guardavano in alto il cielo roseo e allegro, o ai suoi piedi la terra e gli uomini che si chinavano, frugavano nel fango e si lamentavano. " lui il crocifissore? proprio lui? Il suo viso brilla come quello del profeta Elia!" mormor Giacomo. Si fece da un lato, sconvolto. Il figlio di Maria aveva appena scavalcato il muretto dell'aia e vide Giacomo. Lo riconobbe, mise la mano sul cuore e lo salut. "Dove vai, figlio di Maria?" chiese il figlio di Zebedeo, cercando di addolcire la voce. E, senza attendere risposta: "Camminiamo insieme, la strada lunga, meglio essere in due". "La strada lunga ed meglio essere soli", pens il figlio di Maria; ma non lasci trasparire il suo pensiero. "Andiamo", disse. Presero entrambi la strada selciata che portava a Cafarnao. Rimasero a lungo in silenzio; da ogni aia saliva il lamento delle donne; i vecchi, appoggiati ai loro bastoni, guardavano il grano scivolar via con l'acqua; gli uomini, con il viso scuro, rimanevano immobili in mezzo al loro campo, mietuto e saccheggiato. Taluni tacevano, altri bestemmiavano. Il figlio di Maria sospir. "Ah!" mormor, "se un uomo avesse il potere di morire di fame affinch il popolo non muoia!" Giacomo lo fiss con uno sguardo sarcastico. "Se tu potessi diventare grano, affinch il popolo ti mangi per non morire di fame, lo faresti?" "Chi non lo farebbe?" disse il figlio di Maria. Gli occhi da sparviero di Giacomo espressero meraviglia e le sue labbra si mossero. "Io", rispose. Il figlio di Maria tacque. L'altro se ne sent offeso. "Perch dovrei morire?" url. " Dio che ha mandato il diluvio, qual la mia colpa?" Gett uno sguardo feroce verso il cielo. "Perch Dio ha fatto questo? Che male gli ha fatto il popolo? Non capisco. Capisci, tu, figlio di Maria?" "Non far domande, fratello, non si deve. Anch'io fino a ieri l'altro facevo domande, adesso ho capito. Ecco il serpente che ha sedotto le prime creature e che ha fatto s che Dio ci cacciasse dal Paradiso." "Che cosa, dunque?"

"Fare domande." "Non capisco", disse il figlio di Zebedeo. Allung il passo. La compagnia del crocifissore non gli piaceva pi: le sue parole lo opprimevano e il suo silenzio gli era ancora pi insopportabile. Erano giunti su una collinetta da cui videro scintillare in lontananza le acque del lago di Genezareth. Le barche erano gi al largo e avevano cominciato la pesca. Il sole saliva, tutto rosso sul deserto. Sulla riva una ricca borgata bianca splendeva nella luce. Giacomo scorse le sue barche e non pens pi che al suo pesce. Si volt verso il suo fastidioso compagno. "Dove vai, figlio di Maria?" domand. "Ecco Cafarnao." L'altro abbass il capo senza rispondere, aveva vergogna di dire che andava al monastero per santificarsi. Giacomo alz bruscamente la testa, fu colto all'improvviso da un cattivo pensiero. "Non vuoi dirlo", url, " un segreto?" Lo prese per il mento e gli sollev il viso: "Guardami in faccia, dimmi, chi ti manda?" Il figlio di Maria sospir. "Non lo so", mormor, "non lo so; forse Dio, pu anche..." Si ferm: la paura gli aveva inchiodato la lingua. Se veramente fosse stato il demonio a mandarlo... Giacomo scoppi in una risata secca, piena di disprezzo; ora lo teneva per un braccio e lo scuoteva. "Il centurione?" borbott a basse voce. "Il centurione, amico tuo? lui che ti manda?" S, era certo lui che lo mandava a spiare; nuovi Zeloti erano apparsi nelle montagne e nel deserto, scendevano nei villaggi, parlavano alla gente di vendetta e di libert, e il centurione sanguinario di Nazareth aveva mandato in tutti i villaggi degli Ebrei venduti, perch facessero la spia. Il crocifissore era certamente uno di loro. Aggrott le sopracciglia, abbass la voce e lo respinse, brutalmente, con un colpo, "Ascolta ci che sto per dirti, figlio del falegname; qui le nostre strade si separano. Tu non sai dove vai, io lo so. Vattene, ne riparleremo. Ovunque andrai, ti seguir, disgraziato, e, attenzione! tutto ci che ho da dirti, ma ricordati: dalla strada che hai preso, non uscirai vivo!" E senza tendergli la mano, si precipit gi per il sentiero a tutta velocit. I pescatori avevano tolto dal fuoco il calderone di rame e si erano seduti in circolo. Zebedeo, per primo, allung il cucchiaio di legno, scelse l'orata pi bella e cominci a mangiarla. Il pi vecchio del gruppo tese il braccio per fermarlo. "Padrone", disse, "abbiamo dimenticato la preghiera." Il vecchio Zebedeo, con la bocca piena, alz il cucchiaio di legno e senza smettere di masticare, si mise a ringraziare il Dio d'Israele che d i pesci, il grano, il vino e l'olio per alimentare generazioni di Ebrei e dar loro la possibilit di tenere duro fino al giorno dell'arrivo del Signore, perch siano dispersi i nemici e tutte le nazioni cadano ai piedi di Adonai e l'adorino. " per questo, o Signore, che mangiamo, per questo che ci sposiamo e che abbiamo dei figli, per questo che viviamo, per amarti!" Detto ci, ingoi la sua orata in un sol boccone. E mentre il padrone e gli uomini gioivano del frutto del loro lavoro e, con gli occhi fissi sul mare che li nutriva, mangiavano, ecco apparire Giacomo, coperto di fango e ansimante. I pescatori si strinsero per fargli posto e il vecchio Zebedeo gli grid di buonumore: "Benvenuto, figlio maggiore! Hai fortuna, siediti e mangia. Che notizie ci porti?" Il figlio non rispose; si inginocchi di fianco al padre ma non allung la mano verso il calderone fumante che emanava un buon profumino. Il vecchio Zebedeo gir timidamente la testa e lo guard; lo conosceva bene, quel figlio suscettibile e taciturno, e lo temeva. "Non hai fame?" gli chiese. "Ma che faccia fai! Contro chi te la sei presa, stavolta?" "Contro Dio, contro i demoni, contro gli uomini", rispose furioso. "Non ho fame."

"Ahi", pens il vecchio Zebedeo, " venuto ancora una volta a rovinarci la nostra zuppa di pesce..." ma cerc di essere gioviale, di cambiare discorso. Dette una pacca affettuosa sul ginocchio del figlio. "Ehi, furbone", disse strizzando un occhio, "con chi parlavi l sulla strada?" Giacomo trasal: "Da quando mi spii? Chi te l'ha detto? Non parlavo con nessuno!" Si alz, entr nell'acqua fino alle ginocchia e si lav. Ritorn in mezzo a loro, li osserv mangiare e ridere scioccamente e non si trattenne. "Mangiate e bevete che, nel frattempo, altri si fanno crocifiggere per voi, a Nazareth!" Non poteva pi sopportare la loro vista. Prese la strada del villaggio, brontolando. Il vecchio Zebedeo lo vide allontanarsi e scosse la testa. "I miei figli mi hanno lasciato con le pive nel sacco", disse. "Uno cresciuto troppo dolce, troppo pio; l'altro troppo litigioso, ovunque vada c' una rissa; son proprio rimasto con le pive nel sacco. Nessuno dei due un uomo completo, un po' dolce, un po' stizzoso, una volta buono, una volta cane arrabbiato, mezzo angelo, mezzo demonio, un uomo, insomma!" Sospir, e prese un'altra orata per farsi passare la tristezza. "Per fortuna ci sono le orate", disse, "il lago che fa le orate e Dio che fa i laghi." "Che cosa dovrebbe dire allora il vecchio Giona, padrone?" esclam il pi vecchio del gruppo. "Tutte le sere quel disgraziato si siede su uno scoglio, guarda verso Gerusalemme e piange per il figlio Andrea. Pure lui un illuminato; pare che abbia trovato un profeta e viaggi con lui; mangia miele e locuste, afferra le persone e le immerge nel Giordano, per lavarle, dice, dai loro peccati." "Abbiate figli, come si suol dire, e ve ne troverete contenti!" disse Zebedeo. "Portatemi la borraccia, ragazzi, c' ancora del vino; mi son fatto cattivo sangue!" Si udirono sulla ghiaia dei passi lenti e pesanti, dai movimenti tardi si sarebbe detto che stava avvicinandosi un animale incollerito. Zebedeo si volt e si alz, per ricevere il visitatore. "Benvenuto, Giona, l'uomo giusto!" grid, asciugandosi la barba, sporca di vino. "Ho appena avuto una spiegazione con i miei figli e con le orate; vieni anche tu a spiegarti con le orate e dacci notizie del tuo santo figlio, Andrea!" Il vecchio pescatore, basso e tozzo, i piedi nudi, cotto dal sole e con la testa immensa coperta da riccioli bianchi si avvicin. La sua pelle era diventata squamosa come quella dei pesci, i suoi occhi erano torbidi e stanchi. Si chin e li guard uno per uno. Cercava qualcuno. "Chi cerchi, vecchio Giona?" disse Zebedeo. "Ti stanca parlare?" Vedeva i suoi piedi, i capelli, la barba, nei quali si mischiavano spine di pesce e alghe; le sue grosse labbra screpolate si muovevano, come quelle dei pesci, senza parlare. Il vecchio Zebedeo stava per scoppiare a ridere quando il terrore l'afferr. Un dubbio delirante attravers il suo spirito: tese ambedue le mani come per impedire che il vecchio Giona si avvicinasse. "Ah, saresti forse tu Giona, il profeta?" grid. Balz in piedi. "Sei rimasto tanto con noi e ce lo nascondi? Ti scongiuro, nel nome di Adonai, parla! Un giorno udii il santo igmeno del monastero parlare dello squalo che aveva ingoiato il profeta Giona: pi tardi l'aveva rigettato e questi era uscito dalla pancia del pesce tutto intero, come prima. S, cielo santo, l'igmeno ce l'ha descritto proprio come sei tu in questo momento: pare che avesse delle alghe fra i capelli e che il suo petto e la sua barba fossero piene di granchiolini appena nati. Scommetto, senza offesa, vecchio Giona, che se frugassi nella tua barba troverei dei granchiolini." I pescatori scoppiarono a ridere. Gli occhi del vecchio Zebedeo guardavano il vecchio amico con terrore. "Parla, uomo di Dio", gli diceva. "Saresti tu dunque il profeta Giona?" Il vecchio scuoteva la testa; non ricordava d'esser stato ingoiato da nessun pesce, per poteva esser successo, erano cos tanti anni che lottava con i pesci da non riuscire a ricordarsene. " lui, lui", mormor il vecchio Zebedeo; i suoi occhi si guardavano attorno come se volesse scappare. Lo sapeva bene, lui: i profeti erano tutti degli originali, non bisognava dar loro fiducia.

Sparivano nel fuoco, nel mare, nell'aria, poi un bel giorno, senza dire neppure una parola, eccoteli di nuovo davanti! Elia non era salito in cielo cavalcando il fuoco? Eppure vive ancora sano e vegeto su qualche montagna e scalandola ce lo si ritrova davanti al naso! La stessa cosa vale per Enoch, immortale. Ed ecco, ora, il profeta Giona che fa l'innocente, che pretende d'esser pescatore e padre di Andrea e Pietro. Lo prender con dolcezza, questi profeti hanno un brutto carattere, caratteri impossibili, possono causare dei fastidi. "Vecchio Giona", disse con voce dolce, "vicino caro, cerchi qualcuno, forse Giacomo? tornato da Nazareth, ma stanco, pare, ed tornato al villaggio; e se vuoi notizie di tuo figlio Pietro, ti manda a dire che sta bene, molto bene e di non preoccuparti, arriver. Ti manda un saluto... Mi ascolti, vecchio Giona? Fammi un segno." Gli parlava con dolcezza, carezzava il cuoio rugoso delle sue spalle. Non si sa mai, tutto pu succedere, quest'essere met bestia da soma, met pesce, pu benissimo essere il profeta Giona, e allora attenti! Il vecchio Giona si chin, prese un piccolo scorfano nel calderone, lo inghiott tutto intero e si mise a masticarlo con le spine e tutto. "Me ne vado", mormor. Volt loro la schiena. Un gabbiano, passando in volo, gli sfior la testa, si ferm un istante battendo le ali, come se avesse scorto un granchio tra i capelli del vecchio pescatore, ma lanci un grido rauco, come spaventato, e vol via. "Attenti, ragazzi", disse il vecchio Zebedeo, " il profeta Giona, ci scommetto la testa; che due di voi vadano ad aiutarlo adesso che Pietro non c', cos non succederanno storie!" Due colossi, mezzo ridenti e mezzo impauriti, si alzarono. "Peggio per te", dissero, "sarai tu a pagare per tutti, vecchio Zebedeo; i profeti sono bestie feroci, senza dire n A n B spalancano le fauci e ti divorano fino all'ultimo ossicino. Addio!" Il vecchio Zebedeo si stir e sbadigli, soddisfatto; aveva avuto la sua con il profeta. S gir verso gli altri uomini. "Coraggio, ragazzi, facciamo in fretta! Mettete il pesce nelle ceste, setacciate i villaggi, ma fate attenzione: i contadini sono dei furbacchioni, non sono come noi, i figli di Dio, i pescatori. Date meno pesce possibile e prendete pi grano possibile, anche se dell'anno scorso, olio, vino, polli, conigli... capito? Due pi due fa quattro." I pescatori si alzarono e si misero a riempire i cesti. In lontananza, da dietro gli scogli, apparve un uomo in groppa a un cammello, che galoppava veloce. Il vecchio Zebedeo si mise la mano sopra gli occhi e guard. "Ehi, ragazzi! Guardate anche voi, non mio figlio Giovanni?" grid. L'uomo ora passava sulla sabbia fina e si stava avvicinando. " lui, lui!" gridarono i pescatori. "Benvenuto sia tuo figlio, padrone!" Il giovane stava passando davanti a loro e agit la mano in un cenno di saluto. "Giovanni!" grid il vecchio padre. "Perch hai tanta fretta? Dove vai? Fermati, almeno, che possa vederti!" "L'igmeno sta morendo, ecco perch ho fretta!" "Che cos'ha?" "Non vuol pi mangiare, vuole morire." "Perch? Perch?" Ma le parole di Giovanni si persero nell'aria. Il vecchio Zebedeo toss, riflett un istante, poi scosse la grossa testa. "Che Dio ci preservi dalla santit", disse. Il figlio di Maria vedeva Giacomo scendere a lunghi passi furibondi verso Cafarnao; si rannicchi per terra, con le gambe incrociate, e il suo cuore pieno di dolore. Lui, che desiderava con tanta passione amare ed essere amato, perch doveva risvegliare tanto odio nei cuori degli uomini? Era colpa sua, non di Dio, non degli uomini, solo sua. Perch agiva cos vigliaccamente, perch prendeva una strada senza avere il coraggio di percorrerla fino in fondo? Pauroso, pietoso, vigliacco.

Perch non osava sposare Maddalena, per salvarla dalla vergogna e dalla morte? E quando Dio gli piantava i suoi artigli addosso e gli ordinava: alzati!, perch si afferrava al suolo e non voleva alzarsi? E ora perch la paura l'aveva invaso, perch andava a sotterrarsi nel deserto? Credeva forse che l Dio non l'avrebbe trovato? Il sole era quasi a picco su di lui; i lamenti per il grano si erano calmati, quegli esseri straziati si erano gi abituati alla catastrofe, ricordandosi che i lamenti non avevano mai portato la guarigione. Da migliaia d'anni erano perseguitati, avevano fame, erano tormentati da forze visibili e invisibili eppure riuscivano a vivacchiare; e avevano imparato ad avere pazienza. Una lucertola verde apparve fra gli arbusti spinosi per scaldarsi al sole. Vide l'uomo, come belva terribile, sopra di s, ed ebbe paura; facendosi coraggio, si incoll contro una pietra calda, gir un occhio tondo e nero e guard con fiducia il figlio di Maria, come per augurargli il benvenuto, come per dirgli: ho visto che eri solo e sono venuta a tenerti compagnia. Il figlio di Maria se ne rallegr; trattenne il respiro per non spaventarla e, mentre la guardava e sentiva battere il suo cuore all'unisono con quello della lucertola, due farfalle si misero a svolazzare fra loro; volavano dall'uno all'altra e non se ne volevano andare. Farfalle nere, pelose, con delle macchie rosse. Volavano allegramente, giocavano nel sole e finalmente si poggiarono sul fazzoletto insanguinato dell'uomo, proprio sulle macchie rosse, come se volessero aspirare il sangue. Sent la loro lieve carezza sulla testa e si ramment degli artigli di Dio, gli parve che ali di farfalle e artigli di Dio gli portassero sempre lo stesso messaggio; ah! pens, se Dio potesse sempre scendere cos sugli uomini e non come un'aquila dagli artigli aguzzi, come il fulmine... Mentre nel suo spirito mescolava Dio e farfalle, sent un pizzicore sotto ai piedi, chin il capo e vide in fila, preoccupate, affrettate, grosse formiche rosse e nere che trasportavano in due o tre un chicco di grano nelle loro grosse mandibole. L'avevano rubato nei campi, strappato dalla bocca stessa degli uomini e lo trascinavano nel loro formicaio, ringraziando Dio, la Grande Formica, che si prende cura del suo popolo eletto, le formiche, e che scaglia il diluvio sui campi proprio nel momento giusto, quando il grano ammucchiato nelle aie. Il figlio di Maria sospir: anch'esse sono creature di Dio, pens, proprio come gli uomini, le lucertole, le cicale, che odo cantare fra gli ulivi, gli sciacalli che ululano di notte, i diluvi, la fame... Ud qualcuno ansimare alle sue spalle ed ebbe paura; l'aveva dimenticata per tutto quel tempo, ma lei non lo dimenticava. La sentiva, ora, seduta anche lei con le gambe incrociate dietro di lui, udiva il suo respiro. "Anche la Maledizione una creatura di Dio", mormor. Si sentiva attorniato da tutte le parti dalla presenza di Dio: a volte passava su di lui soave e benevolo, altre selvaggio e senza piet. La lucertola, le farfalle, le formiche, la Maledizione, tutto era Dio. Ud delle campanelle e delle grida sulla strada e si volt: c'era una lunga carovana di cammelli, carichi di mercanzie preziose e preceduti da un asinello, che apriva loro la strada. Dovevano venire dal deserto, dovevano essere partiti da pi lontano di Ninive o Babilonia, dalle terre grasse e fangose del patriarca Abramo; dovevano trasportare tessuti di seta, spezie e avorio, forse anche schiavi, ragazzi e ragazze e si dirigevano verso il Grande Mare pieno di imbarcazioni multicolori. Passavano, passavano, non finivano mai. Quante ricchezze in questo mondo, pens il figlio di Maria, quante meraviglie! In coda alla carovana, con i turbanti verdi, le djellaba bianche, le barbe nere e gli anelli d'oro alle orecchie, ondulando al ritmo dei cammelli, passavano i ricchi mercanti. Il figlio di Maria rabbrivid. "Si fermeranno a Magdala", pens improvvisamente, "si fermeranno a Magdala, la porta di Maddalena aperta, aperta giorno e notte, entreranno... Salvarla! Se potessi salvarla! Tu, non la trib d'Israele, quella non posso; tu, Maddalena! Non sono profeta, io; se apro la bocca non so che cosa dire. Dio non ha strofinato sulle mie labbra un carbone ardente, non ha lanciato dentro di me il fulmine per bruciarmi, affinch balzassi sulle strade e mi mettessi a urlare! Che le parole non siano mie, che siano sue, non me ne importa; io solo aprir la bocca e sar lui a parlare. Non sono profeta, sono un uomo semplice e pauroso, non posso tirarti fuori dal letto della vergogna e vado nel

deserto, al monastero, a pregare per te. Anche la preghiera onnipotente, anche nelle guerre: mentre Mos teneva le braccia alzate verso il cielo, i figli d'Israele trionfavano; se era stanco e abbassava le braccia, essi venivano sconfitti. Giorno e notte terr le mie braccia alzate verso il cielo, per te, Maddalena!" Guard in direzione del sole, e ne valut l'inclinazione. Voleva mettersi in cammino di notte, passare da Cafarnao senza essere visto, costeggiare il lago e dirigersi verso il deserto. Il desiderio di arrivare si stava trasformando in angoscia. "Ah! se potessi camminare sull'acqua e attraversare il lago!" mormor con un sospiro. La lucertola era ancora ferma sulla pietra e si riscaldava al sole, le farfalle erano volate in alto e si erano perse nella luce, le formiche continuavano a trasportare e deporre il raccolto nei loro granai. Il sole stava ormai per tramontare. A poco a poco le ombre si allungarono, i passanti divennero pi rari, finch la sera cadde sugli alberi e sulle terre ricoprendoli d'oro. Le acque del lago sembravano in delirio, diventando ora rosse, ora viola chiaro, ora completamente scure. Una stella, pi grande delle altre, brill nel cielo, a occidente. "Adesso scender la notte, la scura figlia di Dio con le sue carovane di stelle..." pensava il figlio di Maria e, prima ancora del cielo, fu la sua testa a riempirsi di stelle. Stava accingendosi ad alzarsi per riprendere il cammino quando ud alle sue spalle il suono di una tromba, e poi qualcuno che lo chiamava per nome. Si gir. Nella luce fioca del crepuscolo vide avvicinarsi un uomo che portava una grossa sacca e gli faceva dei segni. Chi sar? pensava. Cercava di distinguere i lineamenti del viandante, sembrandogli di aver gi visto da qualche parte quella faccia livida, quella barbetta brizzolata e quelle gambe storte. Di colpo lanci un grido: "Sei tu, Tommaso? Hai ripreso a girare per i villaggi?" Il venditore ambulante, strabico e astuto, era adesso di fronte a lui, ansimante; poggi a terra il suo carico, si asciug il sudore dalla fronte ossuta e dagli occhi. Nessuno avrebbe potuto dire se quello sguardo asimmetrico comunicasse allegria o se piuttosto si prendesse gioco di chi aveva davanti. Il figlio di Maria gli voleva bene; lo vedeva passare spesso davanti alla sua bottega, con la tromba alla cintola. Qualche volta si fermava, appoggiava il suo carico sul bancone e si metteva a parlare di tutto ci che aveva visto, scherzando, ridendo, prendendolo in giro. Non riponeva la sua fiducia n nel Dio d'Israele n negli altri dei, tutta una burla, diceva, e noi intanto gli sacrifichiamo i nostri agnelli, bruciamo il nostro incenso e ci sgoliamo a celebrare le loro virt... Il figlio di Maria l'ascoltava e si sentiva pi sereno, ammirando la genialit di quel cervello che, malgrado tutta la povert, la schiavit e la miseria della sua razza, trovava la forza, con il riso, di trionfare sulla povert, la schiavit e la miseria. Anche Tommaso, il venditore ambulante, amava il figlio di Maria; vedeva in lui un candido agnello sofferente, che cerca Dio e bela, tentando di raggiungerlo. "Sei un agnello", gli diceva spesso scoppiando a ridere, "sei un agnello, figlio di Maria, ma hai dentro di te un lupo e quel lupo ti divorer!" Allora estraeva dalla sacca una manciata di datteri, una melagrana oppure una mela che aveva rubato negli orti e glieli regalava. " fortuna che io t'abbia incontrato", disse, quando riprese fiato. "Dio deve volerti bene. Ma tu dove stai andando?" "Al monastero", rispose l'altro, indicando con la mano un posto lontano, oltre il lago. "Allora proprio fortuna che io t'abbia incontrato. Torna indietro!" "Perch? Dio..." Tommaso s'infuri. "Ti prego, non ricominciare con Dio, impossibile incontrarlo. Si cammina tutta la vita, si cammina tutta la morte per raggiungerlo, ma lui, beato, eterno. Allora lascialo stare, non mescolarlo alle nostre storie. Noi qui abbiamo a che fare con dei banditi, con uomini astuti, capisci! Stai bene attento a Giuda il Rosso! Prima di partire da Nazareth, l'ho visto complottare con la madre del crocifisso, poi con Barabba e con due o tre Zeloti sgozzatori e ho udito il tuo nome: fai attenzione, figlio di Maria, non andare al monastero!"

Ma l'altro chin il capo. "Tutti gli esseri viventi", disse, "sono nelle mani di Dio. Lui salva chi vuole e lascia morire chi vuole. Che resistenza possiamo opporgli? Andr al monastero e che Dio mi protegga!" "Vi andrai?" grid Tommaso furioso. "Ma lo sai che Giuda, mentre io sto qui a parlare con te, gi arrivato al monastero e ha un coltello nascosto nel petto? Hai un coltello, tu?" Il figlio di Maria rabbrivid. "No, a che cosa mi servirebbe?" Tommaso scoppi a ridere. "Agnello... agnello... agnello..." mormor. Si rimise in spalla la sacca. "Addio", disse. "Fai quello che vuoi. Io ti dico: non andare! Tu mi dici: vado! Va', allora, e poi ti strapperai i capelli!" E fischiettando cominci a scendere dalla collina. Era notte ormai, la terra divent scura, il lago spar, e a Cafarnao si accesero le prime luci. Gli uccelli del giorno avevano nascosto la testa sotto un'ala, per dormire, mentre gli uccelli della notte si svegliavano e si alzavano in volo per la caccia. Quest'ora bella e santa, pens il figlio di Maria; non mi vedr nessuno, andiamo. Gli tornarono alla mente le parole di Tommaso. "Succeder ci che Dio vorr", mormor. "Se Lui a spingermi verso il mio assassino, non mi rimane che andare a farmi uccidere senza aspettare oltre. Posso farlo e lo far." Si volt un'ultima volta. "Andiamocene", disse alla sua compagna invisibile, e si diresse verso il lago. La notte era dolce, calda, umida; soffiava un leggero vento da sud e Cafarnao odorava di pesci e gelsomini. Il vecchio Zebedeo stava seduto nel cortile della sua casa, sotto il grande mandorlo, con la moglie Salom. Avevano appena finito di mangiare e chiacchieravano. In casa, Giacomo, il loro figliolo, si rigirava nel letto: lo Zelota crocifisso, il figlio del falegname spione, la nuova ingiustizia di Dio che aveva portato via il grano agli uomini, si mescolavano nel suo spirito, riempivano d'angoscia il suo cuore, non lo lasciavano dormire. Anche i discorsi del vecchio padre lo eccitavano. Stava ribollendo. Si alz di colpo, usc nel cortile, varc la soglia. "Dove vai?" gli chiese la madre, inquieta. "Al lago, perch il vento mi fustighi!" grid. Scomparve nella notte. Il vecchio Zebedeo scosse il capo e sospir. "Il mondo pazzo, donna", disse. "Adesso i giovani non riescono a star fermi; non sono n uccelli n pesci, ma pesci volanti. Il mare troppo piccolo per loro, e allora volano in alto nell'aria, ma poi non sopportano l'aria e si rituffano in mare; e tutto ricomincia da capo! Hanno perso la testa; to', guarda il tuo caro figliolo Giovanni. Ti parla di monastero, di preghiere, di digiuno, di Dio, la sua barca gli sembra troppo piccola, non ci sta pi dentro. Ed ecco ora che l'altro, Giacomo, che credevo dotato di normale buonsenso, be', ricorda ci che ti dico, sono sicuro che ha preso pure lui quella rotta: l'hai visto stasera come s'infuocava, si eccitava? La casa gli sembrava troppo piccola. A me non importa, ma chi guider le mie barche da pesca e i miei uomini? E tutta la mia fatica, andr persa? Sono depresso, moglie, portami un po' di vino e qualche pezzetto di polipo da sgranocchiare, per rimettermi un po'." La vecchia Salom fece finta di non udire; suo marito aveva gi bevuto troppo quella sera, e bastava cos. Cerc di cambiar discorso. "Sono giovani", disse. "Non farti cattivo sangue, passer." "Forse hai ragione, donna", rispose Zebedeo. "Hai davvero un cervello da donna: a che cosa mi serve restare qui a tormentarmi? Sono giovani, passer. La giovent una malattia, e passa. Anche a me, quand'ero giovane, venivano degli accessi di febbre, mi giravo e rigiravo nel letto; credevo di cercare Dio e invece cercavo una donna, proprio te, vecchia Salom. Ti ho presa e mi sono calmato.

Per i nostri figli la stessa cosa; via i brutti pensieri, perci! Ecco, donna, adesso sono contento. Portami un po' di vino e un po' di polipo da sgranocchiare e berr alla tua salute, Salom!" Poco pi in l, in un quartiere vicino, il vecchio Giona, solo soletto nella sua casetta, aggiustava le reti al lume di una lampada. Aggiustava, aggiustava, ma il suo spirito e i suoi pensieri non andavano n alla sua povera moglie che era morta l'anno prima, proprio in quella stagione, n al figlio Andrea che sognava a occhi aperti, n a quel pazzo di Pietro che stava ancora gironzolando nelle taverne di Nazareth e che l'aveva lasciato solo, a lottare, vecchio com'era, con i pesci. Pensava invece alle parole di Zebedeo ed era molto preoccupato. Era davvero Giona, il profeta? Si guard le mani, i piedi, le cosce, ormai completamente ricoperte di squame. Anche il suo fiato e il suo sudore avevano odore di pesce. E quando il giorno prima aveva pianto sua moglie, anche le sue lacrime avevano il sapore del pesce... E quel furbone del vecchio Zebedeo aveva ragione, quando diceva che spesso trovava dei granchi nella sua barba... Era davvero il profeta Giona? Ah, allora era forse per quello che non aveva mai voglia di parlare, che le parole gli venivano fuori con il contagocce e che quando camminava inciampava sempre e vacillava; ma quando si tuffava nel lago, che gioia, che sollievo, sentire sulla pelle le carezze dell'acqua, il bisbigliare delle onde nelle orecchie. E lui, come i pesci, rispondeva senza parole e dalla bocca gli uscivano delle bolle! "Devo essere veramente il profeta Giona, sono risuscitato, lo squalo mi ha rigettato, ma sono diventato ragionevole; sono profeta, ma faccio il pescatore, non apro bocca, non voglio ricominciare ad avere delle storie..." Sorrise, soddisfatto della sua astuzia. "Ho fatto bene", pens, "nessuno vi aveva pi pensato da moltissimi anni, e io neppure. C' voluto quel dannato Zebedeo che, per fortuna, m'ha fatto aprire gli occhi..." Lasci cadere le reti, si freg le mani soddisfatto, tir fuori una borraccia, gett indietro il collo tozzo e squamoso e si mise a bere gorgogliando. A Cafarnao i due vecchi bevevano, contenti. Immerso nei suoi pensieri, il viaggiatore notturno camminava lungo la riva. Non era solo, udiva la sabbia stridere dietro di lui. Nel cortile di Maddalena i mercanti aspettavano il proprio turno seduti con le gambe incrociate, masticavano datteri e granchi abbrustoliti. Al monastero i monaci vegliavano l'igmeno nella sua cella; respirava ancora, aveva gli occhi sbarrati e guardava verso la porta aperta, il viso emaciato e teso, come se stesse ascoltando. "Sta aspettando l'arrivo del rabbino da Nazareth...." "Sta aspettando il battito delle ali nere dell'arcangelo..." "Sta aspettando di udire i passi del Messia che si avvicina..." I monaci parlavano fra di loro a bassa voce e lo guardavano; l'anima di ciascuno di loro era pronta, in quel momento, a ricevere il miracolo. Tendevano tutti l'orecchio, ma non udivano che il martello che batteva sull'incudine, dall'altro lato del cortile; Giuda aveva acceso la sua fucina e lavorava di notte. 10 Lontano da l, a Nazareth, Maria, la moglie di Giuseppe il falegname, aveva acceso la lampada e lasciata aperta la porta; stava dipanando la lana che aveva filato. Faceva in fretta. Aveva deciso di uscire e di fare il giro di tutti i villaggi per cercare suo figlio. Lavorava, ma il suo spirito era altrove; errava fra i campi, passava per Magdala, Cafarnao, si agitava, solo e disperato, lungo le rive del lago di Genezareth. Cercava suo figlio. " scappato di nuovo, Dio l'ha punzecchiato con il suo pungolo, non ha piet di lui, non ha piet di me, che cosa gli abbiamo fatto? Erano dunque queste le gioie e la gloria che ci aveva promesso? Perch hai fatto fiorire il bastone di Giuseppe? Perch m'hai fatto prendere per sposo un uomo vecchio? Perch hai lanciato il fulmine e fatto germogliare nel mio ventre quel figlio unico, illuminato? Ero un mandorlo in fiore quando lo tenevo fra le mie braccia; dalle radici alla cima, ero tutta fiorita. I vicini passavano, mi ammiravano e dicevano: 'Sii benedetta, fra tutte le donne, o Maria!' Le carovane passavano e si fermavano: 'Chi quel mandorlo

in fiore?' chiedevano i mercanti. Scendevano dai cammelli e riempivano il mio grembiule di regali. Di colpo soffiato il vento, sono rimasta come un albero spoglio... Incrocio le braccia sul mio petto inutile: Signore, la tua volont si compiuta, mi hai fatto fiorire, hai soffiato su di me, mi sono spogliata. Signore, non c' speranza che io rifiorisca?" "Non vi dunque speranza che il mio cuore si metta in pace?" si chiedeva il figlio, quando all'albeggiare, dopo aver costeggiato il lago, si trov di fronte al monastero, a picco sulle rocce rosse e verdi. "A mano a mano che mi avvicino al monastero, il mio cuore sempre pi sconvolto; perch? Non ho forse preso la strada che dovevo, Signore? Non verso questo santo ritiro che mi stai spingendo? Allora perch rifiuti di stendere un tuo braccio affinch il mio cuore si tranquillizzi?" Due monaci vestiti di bianco apparvero sulla gran porta del monastero; salirono su una roccia e scrutarono lontano, dalle parti di Cafarnao. "Niente... ancora niente..." disse uno dei due, un uomo dalle gambe corte, gobbo e mezzo idiota. "Non lo trover vivo", disse l'altro, un pezzo d'uomo dalla bocca enorme che pareva quella di uno squalo e che gli arrivava fino alle orecchie. "Senti, Geroboamo, io rimango qui a far da sentinella, per vedere l'arrivo del cammello." "E io vado a vederlo morire", disse allegramente il piccolo gobbo, balzando gi dalla roccia. Il figlio di Maria restava indeciso sulla porta del monastero. Entrare? Non entrare? Il suo cuore batteva all'impazzata. Il cortile era lastricato; non un solo albero verde, non un fiore, non un uccello, neppure un fico d'India... Quel cortile era un deserto circolare, inumano. Tutto attorno vi erano dei buchi scavati nelle rocce, come delle tombe: le celle. " questo il regno dei cieli?" si chiese. " qui che trova pace il cuore dell'uomo?" Guardava, guardava e non si decideva a varcare la soglia. Due cani pastore neri balzarono su dal loro angolino e si misero ad abbaiare. Il gobbetto vide il visitatore e fischi ai cani, che tacquero. Poi si volt e lo scrut dalla testa ai piedi, attento ai minimi dettagli. I suoi occhi gli parvero molto tristi e le vesti che indossava molto misere; i suoi piedi sanguinavano. Ebbe piet di lui. "Sii il benvenuto, fratello", gli disse. "Qual vento t'ha portato fin qui nel deserto?" "Dio!" rispose il figlio di Maria con una voce profonda, inattesa. Il monaco fu terrorizzato, non aveva mai inteso pronunciare il nome di Dio con tanto spavento da labbra di uomo. Incroci le braccia e rimase in silenzio. "Sono venuto a trovare l'igmeno", disse il visitatore dopo un po'. "Forse lo vedrai, ma lui non ti vedr. Che cosa vuoi da lui?" "Non lo so, ho fatto un sogno. Vengo da Nazareth." "Un sogno?" disse il monaco mezzo matto scoppiando a ridere. "Un sogno terribile, vecchio. Da allora il mio cuore non ha pi pace. L'igmeno santo, Dio gli ha insegnato il significato dei sogni e quello degli uccelli. E sono venuto." Non aveva mai avuto l'intenzione di venire in quel monastero per domandare all'igmeno il significato del sogno che aveva fatto la notte in cui stava fabbricando la croce: il tragico inseguimento nel sonno, il Rosso che correva e i nani che lo seguivano con gli strumenti di tortura. Ma l, all'improvviso, mentre era in piedi sulla soglia del monastero, indeciso, il sogno gli aveva lacerato lo spirito come un baleno. " per questo che sono venuto, Dio me lo ha mandato per mostrarmi il cammino e l'igmeno me lo spiegher." "L'igmeno sta morendo", disse il monaco, "arrivi troppo tardi, fratello, vattene." " Dio che me l'ha ordinato", disse il figlio di Maria. "Pu lui ingannare gli uomini?" Il monaco sogghign; ne aveva viste troppe, non aveva fiducia in Dio. "Lui Dio", disse, "e fa ci che gli passa per la testa. Sarebbe uno strano Onnipotente se non potesse commettere ingiustizie!" Batt sulla schiena del visitatore; voleva carezzarlo, ma la sua mano era pesante, e gli fece male. "Non preoccuparti", disse. "Entra. Sono io il padre che accoglie gli ospiti."

Entrarono nel cortile. Il vento si era alzato, sollevando turbini di sabbia. Attorno al sole apparve un alone fosco e l'aria divenne scura. In mezzo al cortile si apriva la gola di un pozzo ormai secco. Una volta doveva esserci dell'acqua, ma ora era pieno di sabbia. Ne uscirono due lucertole e vennero a prendere il sole sulla sua vera consumata. La cella dell'igmeno era aperta; il monaco afferr il visitatore per un braccio. "Aspetta qui", gli disse. "Vado a chiedere il permesso ai fratelli, non muoverti." Incroci le braccia sul petto ed entr. I cani si erano messi ognuno a un lato della porta; tendevano il collo, fiutavano e guaivano lamentosamente. L'igmeno era disteso in mezzo alla cella con i piedi rivolti alla porta. Attorno a lui, i monaci, sfiniti dalla notte di veglia, sonnecchiavano e aspettavano. Il moribondo, disteso sulla stuoia, aveva il viso teso e gli occhi aperti, fissi sulla porta spalancata. Il candelabro a sette braccia era ancora acceso di fianco alla sua testa e gli illuminava la fronte convessa e lucida, il naso aquilino, le labbra bluastre, la lunga barba bianca che ricopriva per intero il petto nudo e scheletrico. Sulla brace di un incensiere di terracotta era stato gettato dell'incenso impastato con essenza di rose; l'aria era profumata. Il monaco entr, si dimentic del giovane che aspettava nel cortile e si rannicchi sulla soglia, vicino ai cani. Il sole ora giungeva sino alla porta, voleva entrare e toccare i piedi dell'igmeno. Il figlio di Maria era fuori ad aspettare. Dappertutto, silenzio. Solo i due cani che mugolavano e, da lontano, il rumore lento e scandito del martello sull'incudine. Il visitatore attese molto a lungo; il sole era gi alto nel cielo, l'avevano dimenticato, l fuori, in piedi al sole del mattino. La notte era stata gelida e ora tutto il suo corpo riceveva con volutt il calore del sole. Di colpo, in mezzo a quel gran silenzio, si ud il grido del monaco che faceva la sentinella sulla roccia: "Arrivano! Arrivano!" I monaci sussultarono, si svegliarono e corsero fuori sulla collina, lasciando l'igmeno da solo. Il figlio di Maria prese coraggio, avanz timidamente di qualche passo e si ferm sulla porta. In quella cella c'era la pace della morte e dell'immortalit. I piedi sottili dell'igmeno, inondati dal sole, riflettevano una luce pallida; un'ape ronzava contro il soffitto, un insetto nero e peloso svolazzava voluttuosamente attorno alle sette fiamme, come se non sapesse scegliere su quale farsi arrostire. Improvvisamente l'igmeno si mosse, riun tutte le forze, sollev il capo e spalanc gli occhi. Dischiuse le labbra, mentre le narici gli fremevano e aspiravano l'aria. Il figlio di Maria si mise la mano sul cuore, sulle labbra, e sulla, fronte, e salut. L'igmeno mosse quasi impercettibilmente le labbra. "Sei venuto... sei, venuto... sei venuto..." mormor in un soffio, tanto che il figlio di Maria non l'ud. Ma su tutto il viso dell'igmeno, su quel viso severo e sofferente, si sparse un sorriso di muta estasi. Di colpo gli occhi si chiusero, le narici s'immobilizzarono, la sua bocca si sigill e le due braccia, che teneva incrociate sul petto, scivolarono ai lati del corpo, con le palme delle mani aperte e voltate all'ins. Nel frattempo i due cammelli, con il loro carico, erano entrati nel cortile; i monaci accorsero ad aiutare il rabbino a scendere, mentre il novizio domand con l'angoscia nel cuore: " ancora vivo?" "Respira ancora", rispose il vecchio Habacuc. "Vede tutto, ode tutto, ma non parla." Il rabbino entr per primo e dietro di lui il novizio, portando la preziosa bisaccia che racchiudeva gli unguenti, le piante e gli amuleti magici del guaritore. I due cani neri, con la coda tra le gambe, non girarono neppure la testa; con il muso appoggiato per terra gemevano lugubremente. Il rabbino li intese e scosse la testa. Arrivo troppo tard, pens, ma rimase in silenzio. S'inginocchi d fianco all'igmeno, si chin su di lui, gli appoggi la mano sul cuore e avvicin le labbra a quelle dell'igmeno. "Troppo tardi", mormor, "arrivo troppo tardi... Che Dio vi mantenga in vita, padri!"

I monaci si misero a gridare e si chinarono a baciare il morto, come il loro ordine prescriveva, ognuno a seconda del proprio rango: il vecchio Habacuc gli baci gli occhi, gli altri monaci la barba e il palmo aperto delle mani, i novizi i piedi. Uno di loro and a prendere il bastone sacerdotale sullo scanno vuoto e lo pos alla destra della santa spoglia. Il vecchio rabbino, in ginocchio, guardava l'igmeno; non poteva staccargli gli occhi di dosso, che cos'era quel sorriso trionfale? Che significato aveva quel chiarore mistico attorno agli occhi chiusi? Un sole era caduto su quel viso, un sole senza crepuscolo, che non lo abbandonava. Che sole? Si guard attorno: i monaci erano ancora in ginocchio e si prosternavano; Giovanni, con le labbra incollate ai piedi del morto, singhiozzava. Il vecchio rabbino pos il suo sguardo su tutti i monaci, uno dopo l'altro, come se si stesse domandando qualcosa. Improvvisamente, in un angolo, in fondo alla cella, scorse il figlio di Maria, in piedi, con le braccia incrociate, tranquillo. Ma sul suo viso vi era lo stesso sorriso del morto, trionfale e sereno. "Signore dei potenti, Adonai", mormor il vecchio rabbino con terrore. "Vuoi tentare il mio cuore ancora una volta? Aiuta il mio spirito a capire, a decidersi!" L'indomani, un sole rosso sangue, infuriato, circondato da un alone scuro, si lev dalle sabbie. Un vento infuocato sal dal deserto verso il sole, il mondo si oscur, i due cani neri del monastero vollero abbaiare, ma la loro bocca si riemp di sabbia e tacquero; i cammelli, appiattiti contro il suolo, chiudevano gli occhi e aspettavano. I monaci si tenevano per mano, formavano una catena, avanzavano lentamente, a tastoni, lottando per non cadere. Stretti l'uno all'altro come se fossero un grappolo, sorreggevano con le braccia, perch il vento non le portasse via, le spoglie dell'igmeno. Andavano a seppellirlo. Il deserto pareva ondeggiare, si alzava e si abbassava come il mare. " il vento del deserto, il soffio di Geova", mormor Giovanni, che camminava abbracciato al figlio di Maria. "Fa' seccare le foglie verdi, prosciuga le sorgenti, riempi la bocca di sabbia. Lasceremo la santa spoglia in un fosso e le onde di sabbia la copriranno." Per un istante, in mezzo alla tormenta, nel momento in cui oltrepassavano la soglia del monastero, videro drizzarsi davanti a loro e guardarli, immenso, nero, con il martello sulle spalle, il fabbro dai capelli rossi; ma subito la sabbia lo avvolse e spar. Il figlio di Zebedeo vide quel colosso in mezzo alla sabbia, ebbe paura e strinse il braccio del suo compagno. "Chi era?" domand a bassa voce. "L'hai visto?" Ma il figlio di Maria non rispose. "Dio aggiusta tutto come deve, secondo la sua volont", pens. "Ecco che ora, alla fine del mondo, nel deserto, mi riunisce con Giuda. Ebbene, che sia fatta la tua volont, Signore..." Avanzavano tutti assieme, chini, i piedi che affondavano nella sabbia infuocata. Proteggevano la bocca e il naso con il bordo della veste, ma la sabbia fine era gi scesa nelle gole e nei polmoni. Il vecchio Habacuc camminava davanti; il vento lo sollev e poi lo lasci cadere a terra. I monaci, accecati dalle nuvole di sabbia, non lo videro e lo calpestarono. Il deserto fischiava, le pietre risuonavano, il vecchio Habacuc cacci un urlo roco, ma nessuno l'intese. "Perch il soffio di Geova non il vento fresco che ci giunge dal Grande Mare?" pensava il figlio di Maria. Voleva dirlo al suo compagno, ma non poteva aprire la bocca. "Perch il vento di Geova non riempie d'acqua i pozzi asciutti del deserto? Perch non ama le foglie verdi, perch non prova piet per l'uomo? Ah, se si potesse trovare un uomo per avvicinarlo, per cadere ai suoi piedi e avere il tempo, prima di essere ridotto in cenere, di dirgli il dolore degli uomini, il dolore della terra e delle foglie verdi!" Giuda se ne rimaneva in disparte davanti alla cella che gli era stata data come officina. Osservava ridendo il corteo funebre che ora spariva ora riappariva tra nuvole di sabbia. Aveva scorto l'uomo che inseguiva e gli brillarono gli occhi. "Il Dio d'Israele grande", mormor soddisfatto, "sistema tutto alla perfezione; mi ha portato il traditore sulla punta del mio pugnale."

Tutto contento si lisci i baffi ed entr. La cella era buia, ma in un angolo, su un piccolo focolare, fiammeggiavano i carboni ardenti. Il monaco dalle gambe corte, mezzo santo e mezzo matto, teneva il mantice e attizzava il fuoco. "Ehi, padre Geroboamo", disse il fabbro di buonumore, " questo quello che chiamano vento di Dio? Mi piace. Anch'io, se fossi Dio, soffierei cos." Il monaco si mise a ridere. "Io non soffierei per niente, sono stanco..." disse. Moll il mantice per asciugarsi il sudore dalla fronte e dal collo. Giuda gli si avvicin. "Vuoi farmi un piacere, padre Geroboamo? Ieri venuto qui al monastero un visitatore, un giovane con una barbetta nera, i piedi nudi e mezzo matto come te. In testa ha un fazzoletto macchiato di sangue." "Sono io che l'ho visto per primo!" disse il monaco tutto contento. "Ma lui, fabbro, matto del tutto. Pare che abbia fatto un sogno ed venuto apposta da Nazareth per farselo spiegare dall'igmeno, che Dio lo perdoni!" "Ascoltami, allora! Non sei tu il monaco addetto agli ospiti? Quando arriva qualcuno, non sei tu che gli prepari la cella, il giaciglio, gli porti da mangiare?" "S, certo, sono io; dicono che non son capace di svolgere altri servizi, allora mi hanno messo ad accogliere gli ospiti. Lavo, scopo, do da mangiare ai visitatori." "Allora, stanotte, preparagli il giaciglio nella mia stessa cella. Non sono capace di addormentarmi senza avere qualcuno vicino, che cosa vuoi farci, Geroboamo? Faccio dei brutti sogni, Satana viene a tentarmi, ho paura di andare all'inferno. Quando sento vicino a me il respiro di un uomo mi calmo! Coraggio, ti dar un paio di forbici per tosare le pecore, affinch tu ti tagli la barba, rada i monaci e tosi i cammelli; cos non ti tratteranno pi da buono a nulla... Capisci quello che ti dico?" "Dammi le forbici." Il fabbro frug nella sua bisaccia e ne tir fuori un enorme paio di forbici arrugginite. Il monaco le afferr e le avvicin alla luce; le apriva, le chiudeva, non smetteva di ammirarle. "Sei grande, Signore, e le tue opere sono ammirevoli", mormor immerso in una contemplazione profonda. "Allora?" fece Giuda, scuotendolo per risvegliarlo. "Stasera l'avrai", rispose il monaco. Afferr le forbici e se ne and. I monaci erano gi di ritorno. Non erano potuti andare lontano, il vento di Geova li spingeva dappertutto, facendoli cadere. Avevano trovato una fossa e vi avevano deposto la salma. Poi avevano chiamato il vecchio Habacuc per dire la preghiera, ma non lo avevano trovato; fu il vecchio rabbino di Nazareth a chinarsi sulla fossa e a gridare alla carne vuota e senz'anima: "Sei polvere, torna alla polvere. L'anima ti ha lasciato e non servi pi a niente, il tuo ruolo finito, carne; hai aiutato l'anima a scendere nell'esilio della terra, a camminare giorni e notti sulla sabbia e sulle pietre, a soffrire, a desiderare appassionatamente la sua patria, il Cielo, e suo padre, Dio. Carne, l'igmeno non ha pi bisogno di te, disperditi!" Mentre il rabbino parlava, un sottile strato di sabbia si era gi posato sul corpo dell'igmeno, il viso, la barba e le mani ne erano gi coperti. Si levarono altre nuvole di sabbia e i monaci fuggirono. Mentre il padre addetto agli ospiti, mezzo matto, riceveva le forbici dal Rosso, i monaci rientravano nel monastero, gli occhi accecati, le labbra lacerate, le ascelle infuocate, trasportando il vecchio Habacuc che avevano trovato, al ritorno, mezzo seppellito nella sabbia. Il vecchio rabbino si asciug con un panno umido gli occhi, la bocca e il collo e s'inginocchi davanti allo stallo vuoto dell'igmeno. Udiva, attraverso la porta barricata, il soffio di Geova prosciugare e devastare il mondo. I profeti occupavano interamente il suo spirito e in quell'aria infuocata chiamavano Dio gridando: quelle fiamme sulle loro labbra e sui loro occhi stavano sicuramente a significare che il Signore delle Potenze era vicino. "Andiamo! Dio un vento ardente, il fulmine, lo so", mormor, "non un giardino fiorito. E il cuore dell'uomo non una verde foglia. Dio lo fa volteggiare e lo fa seccare. Che cosa fare? Come comportarci con lui affinch il suo viso si raddolcisca? Se gli sacrifichiamo gli agnelli lui grida: 'Non voglio carne, solo

i salmi potranno saziare la mia fame'. Se intoniamo i salmi lui grida: 'Non voglio parole, solo la carne dell'agnello, la carne del figlio, dell'unico figlio, potr calmare la mia fame!'" Il vecchio rabbino sospir. Era stanco di pensare a Dio e cerc un angolino per stendersi. Dopo una notte insonne i monaci si erano ritirati nelle loro celle per dormire e sognare dell'igmeno. Per quaranta giorni la sua anima avrebbe errato nel monastero, sarebbe entrata nelle celle per vedere che cosa facevano i monaci, per dar loro consigli o per rimproverarli. Il vecchio rabbino si guard attorno, ma non vide nessuno. C'erano solo i due cani neri; si stesero sul pavimento e fiutarono, guaendo, in direzione dello scanno vuoto. Fuori il vento picchiava alla porta con rabbia, per entrare anche lui. Mentre il rabbino si preparava a dormire a fianco dei cani, vide, in piedi in un angolo, immobile, il figlio di Maria che lo stava guardando. Il sonno abbandon immediatamente le sue stanche palpebre; si alz e si sedette, inquieto, e fece cenno al figlio di suo fratello d'avvicinarsi. L'altro, come se stesse aspettando d'essere chiamato, ebbe un sorriso amaro che gli fece vibrare le labbra e s'avvicin. "Ges", disse il rabbino, "siedi. Devo parlarti." "Ti ascolto", rispose il giovane. S'inginocchi di fronte a lui. "Bisogna che ti parli anch'io, zio Simeone." "Che cosa fai qui? Tua madre sta correndo da un villaggio all'altro e piange." "Lei mi cerca e io cerco Dio; non c'incontreremo mai" rispose il figlio. "Non hai cuore. Non hai mai amato, da uomo, tuo padre e tua madre." "Meglio. Il mio cuore un carbone ardente. Brucia coloro che tocca." "Che cos'hai? Come puoi parlare cos? Che cosa ti manca?" chiese il rabbino. Allung la testa per guardare meglio il giovane. "I tuoi occhi sono gonfi di lacrime, un dolore segreto ti divora, figlio mio. Confidami il tuo dolore, per rasserenarti. Un dolore profondo..." "Uno?" grid il giovane. Un sorriso amaro gli copr il viso. "Uno? Un'immensit!" Il rabbino s'impaur a udire quel grido straziante. Pos la mano sul ginocchio del giovane, per infondergli coraggio. "Ti ascolto, ragazzo mio", disse con tenerezza. "Parlami dei tuoi dolori, strappali dal fondo di te stesso; nel buio si esasperano, la luce li annienta. Non aver vergogna, non aver paura, parla!" Il figlio di Maria non sapeva pi che cosa dire, da dove cominciare, che cosa mantenere segreto nel suo cuore, che cosa rivelare per aver sollievo. Dio, Maddalena, i sette peccati, i crocifissi si confondevano dentro di lui lacerandogli le viscere... Il rabbino gli carezzava le ginocchia, lo guardava, lo supplicava in silenzio. "Non ci riesci, figliolo?" domand a bassa voce, ancor pi teneramente. "Non ci riesci?" "Non posso, zio Simeone." "Hai molte tentazioni?" domand piano, dolcemente. "Molte, molte", rispose il giovane con terrore. "Molte." "Anch'io", disse sospirando il vecchio rabbino, "anch'io, figliolo, quand'ero giovane, soffrivo molto... Dio perseguitava pure me, mi metteva alla prova, voleva vedere se resistevo, quanto resistevo... Anch'io avevo molte tentazioni. Certune brutali e queste non mi facevano paura. Altre pacifiche, piene di dolcezza: erano quelle che mi terrorizzavano e sono venuto, lo sai, in questo monastero, dove tu pure sei venuto, per trovare la pace. Ma stato proprio qui che Dio, che mi perseguitava, m'ha messo in trappola. Mi ha mandato una tentazione vestita da donna... io non ressi, ahim, alla tentazione e da allora - era forse questo che Dio voleva? Era per questo che mi perseguitava? - da allora mi sono calmato. Anche Dio si calmato e ci siamo riconciliati. nello stesso modo che tu, figliolo, ti riconcilierai con lui e guarirai." Il figlio di Maria scosse la testa. "Credo", mormor, "che non guarir cos facilmente." Tacque. Di fianco a lui anche il rabbino taceva. Ambedue respiravano affannosamente e ansimando. "Non so da dove cominciare", disse il giovane, accennando a rialzarsi. "Non comincer, ho vergogna."

Ma il rabbino gli strinse con forza le ginocchia. "Non alzarti", ordin, "non te ne andare. Anche la vergogna una tentazione: domala. Rimani. Sono io che ti porr delle domande, abbi pazienza, sono io che ti porr delle domande e tu risponderai. Perch sei venuto al monastero?" "Per liberarmi." "Per liberarti? Da che cosa? Da chi?" "Da Dio." "Da Dio!" esclam il rabbino sconvolto. "Mi perseguitava, piantava i suoi artigli nella mia testa, nel mio cuore, nella mia schiena, voleva spingermi per forza..." "Dove?" "Nel precipizio." "Quale precipizio?" "Il suo precipizio. Voleva che mi alzassi e che parlassi. Per dire che cosa? Non ho nulla da dire. Gli gridavo: lasciami! Ma lui non mi abbandonava. Ah, non vuoi lasciarmi? Ebbene, vedrai! Vedrai, ti far provare disgusto di me e mi abbandonerai. Allora sono caduto io pure in tutti i peccati." "In tutti i peccati!" grid il rabbino. Ma il giovane non lo sentiva nemmeno; era trasportato dal dolore e dalla collera. "Perch scegliere me? Non ha dunque scoperto il mio petto per guardare? Tutti i serpenti s'intrecciano in me e sibilano. Sibilano e danzano. Tutti i peccati. E pi di ogni altra cosa..." Gli si strinse la gola e goccioline di sudore apparvero alla radice dei capelli. Tacque. "E pi di ogni altra cosa?" chiese il rabbino a voce bassa. "Maddalena!" disse il giovane sollevando il capo. "Maddalena!" Il viso del vegliardo era diventato livido. " colpa mia, colpa mia, se ha preso la strada che ha preso. Sono io che, fin dall'infanzia, le ho mostrato la via del piacere. Lo confesso, ascolta, vecchio rabbino, fremerai. Dovevo avere circa tre anni, scivolavo in casa vostra quando eravate tutti fuori, prendevo Maddalena per mano, ci spogliavamo, ci distendevamo per terra e univamo le piante dei nostri piedi. Che gioia era quella! Che peccato! Da allora, Maddalena si perduta. Perduta; non ha pi potuto vivere senza un uomo, senza gli uomini..." Osserv il vecchio rabbino. Ma questi aveva appoggiato la testa sulle ginocchia e taceva. " colpa mia, mia, mia!" grid il figlio di Maria, battendosi il petto. Poi, dopo un istante, continu: "E come se non bastasse fin dall'infanzia nascondo in me, nell'intimo, non solo il demone della prostituzione, ma anche quello della presunzione, vecchio rabbino. Ero piccolissimo, a stento muovevo i primi passi e dovevo appoggiarmi ai muri per non cadere, ma dentro di me gridavo: 'Dio, fammi Dio! Mio Dio, fammi Dio! Mio Dio, fammi Dio!' Un giorno avevo in mano un grosso grappolo d'uva; una zingara che passava di l, si accovacci accanto a me e mi prese la mano. 'Dammi l'uva', disse e intanto mi guardava il palmo della mano. All'improvviso grid: 'Oh, vedo croci, croci e stelle...' Poi continu ridendo: 'Tu diventerai il re degli Ebrei', e se ne and. E io le credetti e da allora, zio Simeone, da allora ho perso la testa. "Non l'ho confessato a nessuno finora, tu sei il primo, zio Simeone, tu sei il primo cui lo dico; da allora ho perso la testa". Tacque ancora, poi riprese: "Io sono Lucifero! Io! Io!" Il rabbino sollev il capo dalle ginocchia e tese la mano verso le labbra del giovane. "Taci!" gli ordin. "Non tacer", rispose il giovane in preda a uno stato di eccitazione. "Adesso troppo tardi, non tacer! Sono bugiardo, ipocrita, pauroso; non dico mai la verit, non ne ho il coraggio. Vedo passare una donna e arrossisco, abbasso la testa, ma i miei occhi si riempiono d'impudicizia. Non faccio il gesto di prendere, di picchiare, d'ammazzare, non perch non voglio, ma perch ho paura.

Voglio ribellarmi a mia madre, al centurione, a Dio, ma ho paura; ho paura. Se aprissi il mio ventre, dentro vi vedresti, come una lepre che trema, la Paura. La Paura. Nient'altro. lei mia madre, mio padre e il mio Dio." Il vecchio rabbino gli prese le mani, le strinse fra le sue, per farlo calmare. Ma l'altro si agitava, si dibatteva. "Non impaurirti, figlio mio", gli diceva il rabbino per consolarlo. "Pi demoni abbiamo in noi, pi angeli ci saranno. L'angelo non che un demone pentito, abbi fiducia. Ma vorrei domandarti una cosa sola: Ges, hai mai conosciuto una donna?" "No", rispose il giovane a voce bassa. "Non vuoi conoscerne?" Il giovane arross... Non disse parola; ma il suo sangue gli batteva violentemente sulle tempie. "Non vuoi conoscerne?" chiese nuovamente il vecchio. "S..." rispose il giovane, con voce cos flebile che il rabbino lo intese appena. Ma subito sussult come se si fosse svegliato in quell'istante e lanci un grido: "No, non voglio, non voglio!" "Perch?" disse il rabbino, che non riusciva a trovare un altro rimedio ai tormenti del giovane. Lo sapeva per esperienza; lo sapeva per aver visto decine e decine di invasati, con la schiuma alla bocca, gridare, bestemmiare e lamentarsi perch per loro il mondo era troppo piccolo; poi avevano dei figli e si calmavano. "Non mi basta", disse il giovane con voce sicura. " troppo poco per me." "Non ti basta?" chiese il rabbino meravigliato. "Che cosa vuoi, dunque?" Lo spirito del giovane fu attraversato dalla visione di Maddalena, con quel suo camminare altero, flessuosa, le labbra, le guance e gli occhi imbellettati, il petto nudo; i suoi denti, quando rideva, splendevano al sole. Mentre passeggiava e ondeggiava nel suo spirito, cambi di corpo: il suo corpo s moltiplic, il figlio di Maria ora vedeva un lago, sicuramente il lago di Genezareth, attorno al quale scorgeva migliaia di uomini e donne, migliaia di Maddalene con la testa alta e il viso felice, e il sole cadeva su quei visi raggianti. Ma non era il sole. Era lui, il figlio di Maria, che si chinava su di essi facendoli traboccare di luce. Era gioia? Amore? Liberazione? Non riusciva a capirlo. Non vedeva che la luce. "A che cosa pensi?" chiese il rabbino. "Perch non rispondi?" "Credi ai sogni, zio Simeone?" domand il giovane di colpo. "Io ci credo, anzi, l'unica cosa in cui credo. Un giorno ho fatto un sogno. Nemici invisibili mi avevano legato a un cipresso secco e, dalla testa ai piedi, ero trafitto da lunghe frecce rosse. Il sangue colava. Qualcuno mi aveva posato una corona di spine sul capo e, tra le spine, risplendevano delle lettere di fuoco: 'Santo Bestemmiatore'. Quel Santo Bestemmiatore sono io, rabbino Simeone. Allora non farmi domande: mi metterei a bestemmiare!" "Mettiti pure a bestemmiare, figlio mio", disse tranquillamente il rabbino, stringendogli le mani. "Mettiti a bestemmiare, se vuoi sfogarti!" "Dentro di me c' un demone che grida: 'Non sei il figlio del falegname, sei il figlio di re Davide! Non sei un uomo, sei il figlio dell'uomo che Davide ha profetizzato'. E ancora: 'Il Figlio di Dio! Dio!'" Il rabbino l'ascoltava, curvo, e il suo vecchio corpo era scosso da brividi. Le labbra secche del giovane erano coperte di schiuma, la lingua gli si era incollata al palato e non poteva pi parlare. Che cos'altro poteva dire? Aveva detto tutto, sentiva che il suo cuore si era svuotato. Con un gesto brusco liber le mani da quelle del rabbino e si alz. Si volt verso il vecchio. "Hai altre domande da farmi?" chiese. "No", rispose il vecchio. Sent che gli mancavano le forze e che stava per svenire. Aveva tirato fuori molti demoni dalla bocca degli uomini durante la sua vita. Quelli che ne erano posseduti venivano da molto lontano e lui li guariva. I loro erano piccoli demoni, facili da scacciare: il demonio del bagno, della collera, della malattia. Ma qui... come lottare contro un simile demonio?

Fuori il vento di Geova batteva ancora alla porta per entrare. Non si udiva nessun'altra voce. Non un solo sciacallo sulla terra, non un corvo nell'aria; tutte le creature si erano nascoste, terrorizzate, e aspettavano che la collera del Signore si placasse. 11 Il figlio di Maria si appoggi al muro e chiuse gli occhi. In bocca aveva un sapore amaro come il fiele. Il rabbino aveva nuovamente nascosto la vecchia testa tra le ginocchia e pensava all'inferno, ai demoni e al cuore dell'uomo... no, i demoni e l'inferno non stanno in fondo agli abissi della terra, bens nel cuore dell'uomo - anche del pi virtuoso e del pi giusto. Dio un abisso, l'uomo pure un abisso e il vecchio rabbino non osava aprire il proprio cuore per vedere che cosa contenesse. Rimasero a lungo in silenzio, un silenzio profondo. Anche i cani si erano stancati di piangere il morto e si erano addormentati. Improvvisamente si ud un fischio lungo e penetrante proveniente dal cortile. Geroboamo, il mezzo matto, fu il primo a udirlo e usc di corsa. Ogni volta che il vento di Geova si alzava, si poteva udire quel dolce fischio proveniente dal cortile e il monaco faceva balzi di gioia. Il sole stava tramontando, ma il cortile era ancora pieno di luce e gli occhi del monaco scorsero un lungo serpente nero e giallo che avanzava sollevando la testa, dardeggiando con la lingua e sibilando. Geroboamo non aveva mai udito un suono di flauto che fosse altrettanto seducente della voce del serpente. Talvolta, d'estate, quando sognava di una donna, la vedeva cos, strisciare come un serpente sulla stuoia sulla quale egli dormiva, avvicinare la lingua al suo orecchio e sibilare... Trattenendo il respiro Geroboamo si avvicin al serpente che fischiava eccitato. Guardando l'animale, il monaco si eccit a sua volta e cominci a fischiare. Lentamente, dal pozzo prosciugato, dai fichi d'India, tutt'attorno al cortile, dalla sabbia, uscirono un serpente con la cresta azzurra, un altro verde con due corna e altri a chiazze gialle o tutti neri... Avanzando veloci, come rivoli d'acqua, raggiungevano il primo, quello che aveva lanciato il richiamo e si stringevano in un fascio. Il vecchio Geroboamo restava l, stupito, con l'acquolina in bocca. " cos l'amore, cos che l'uomo si unisce alla donna", pensava, "ed per questo che Dio ci ha cacciati dal Paradiso..." il suo corpo gobbo e senza amore si dondolava a destra e a sinistra come quello dei serpenti. Il vecchio rabbino ud l'invitante suono del flauto, alz il capo e tese l'orecchio. "I serpenti si accoppiano nel vento infuocato di Dio", pens. " Dio che soffia. Vuole bruciare il mondo e i serpenti si rizzano e fanno l'amore..." Per un istante lo spirito dell'anziano, sedotto, si lasci andare. Di colpo rabbrivid. "Tutto viene da Dio", riconobbe, "tutto ha un doppio senso, un senso visibile e uno nascosto. La gente comune non percepisce che il senso visibile, cio che si tratta di un serpente. Ma lo spirito abitato da Dio vede, dietro al serpente visibile, il significato nascosto. Oggi, dopo la confessione del figlio di Maria, i serpenti che stanno strisciando e sibilando davanti alla porta della cella hanno certamente un significato nascosto... Ma quale?" Si rannicchi per terra, le tempie gli battevano. Quale significato? Un freddo sudore gli bagn il viso abbronzato; fissava il giovane pallido accanto a lui e nello stesso tempo ascoltava i serpenti fuori nel cortile. Quale significato? Suo nonno, il grande esorcista Josafat, che era igmeno quando Simeone s'era fatto monaco in quel monastero, gli aveva insegnato il linguaggio degli uccelli e il vecchio rabbino sapeva quel che dicono le rondini, i piccioni, le aquile. Josafat gli aveva promesso di insegnargli anche il linguaggio dei serpenti, ma non ne ebbe il tempo. Era morto, portandosi il suo segreto con s... Di sicuro quella sera i serpenti portavano un messaggio, ma quale? Rimase a lungo disteso per terra, si girava e rigirava sospirando, lo spirito lacerato da una domanda: quale significato? Di colpo lanci un grido, si alz, prese il bastone sacerdotale e vi si appoggi! "Ges", chiese a voce bassa, "Ges, che cosa senti nel tuo cuore?" Il giovane non ud. Era immerso in una gioia silenziosa. Per la prima volta dopo tanti anni, proprio quella sera in cui aveva deciso di confessarsi, di parlare, aveva dato un nome a quei serpenti che sibilavano nel suo cuore e gli era sembrato che scivolassero fuori di lui.

"Ges", chiese ancora una volta il rabbino, "che cosa senti nel tuo cuore? Sollievo?" Si chin, lo prese per la mano e lo fece alzare. Insieme varcarono la soglia della cella. Fuori i serpenti, saldi, uniti gli uni agli altri, si erano rizzati in un unico fascio e danzavano nel turbinio di sabbia ardente, secondo il volere del vento di Dio. A volte invece s'immobilizzavano come se fossero diventati di pietra. "Guarda", disse dolcemente il rabbino, "se ne sono andati." "Se ne sono andati?" ripet il giovane, interdetto. "Se ne sono andati, ma dove?" "Non senti sollievo nel tuo cuore? dal tuo cuore che se ne sono andati." Il figlio di Maria spalanc gli occhi e si mise a guardare ora il rabbino che gli sorrideva, ora i serpenti che strisciavano, danzando, verso il pozzo prosciugato. Pos una mano sul cuore e lo sent battere rapidamente, con allegria. "Entriamo", disse il vecchio, riprendendolo per mano. Entrarono e il rabbino chiuse la porta. "Dio sia lodato", disse emozionato. Guard il figlio di Maria stranamente turbato. " un miracolo", pensava, "tutto un miracolo nella vita di questo giovane che ora qui, davanti a me..." Aveva voglia di tendere la mano su di lui per benedirlo e di abbassarsi per baciargli i piedi... Ma si trattenne. Quante volte Dio l'aveva gi imbrogliato? Quante volte, udendo i profeti che arrivavano dalle montagne o dal deserto, si era detto: "Ecco il Messia! lui!" Ma Dio si prendeva gioco di lui e ogni volta la delusione gli riempiva il cuore. Perci si trattenne. Voleva prima mettere il giovane alla prova. Ormai i serpenti che lo rodevano se n'erano andati, e forse si sarebbe alzato e avrebbe parlato agli uomini. Si apr la porta ed entr Geroboamo, il padre che accoglieva gli ospiti. Portava loro un misero pasto, pane d'orzo, olive e latte. Si gir verso il giovane: "Per questa notte ho messo la tua stuoia in un'altra cella, cos avrai compagnia". I due ospiti, per, avevano la mente altrove e non l'udirono. Dal fondo della cisterna asciutta giunse loro di nuovo il sibilo dei serpenti, ormai senza fiato. "Si sposano", disse il monaco con tono scherzoso. "Il vento di Dio soffia e quelli, che siano maledetti, non hanno paura e si sposano!" Guard il vecchio strizzando un occhio. Ma questi si era messo a inzuppare il suo pane nel latte e a masticarlo, per prendere forza, per trasformare pane, olive e latte in intelligenza, per essere capace di parlare con il figlio di Maria. Il gobbetto sbirciava ora l'uno ora l'altro; alla fine si stuf e se ne and. Ora stavano mangiando tutti e due, seduti a gambe incrociate uno di fronte all'altro, in silenzio. Gli scanni, lo stallo dell'igmeno, il leggio con il libro aperto del profeta Daniele, riflettevano un chiarore vellutato in quell'oscurit. L'aria della cella profumava ancora di incenso. Fuori il vento si stava calmando. "Il vento ha ceduto", disse il rabbino. "Dio passato." Il giovane non rispose. "Se ne sono andati, se ne sono andati via, via da me, i serpenti..." Era forse ci che Dio voleva? Era forse per quello che l'aveva condotto nel deserto, per farlo guarire? Aveva soffiato, i serpenti l'avevano udito, erano usciti dal suo cuore e se n'erano andati... Lodato sia Dio! Il rabbino fin il suo pasto, alz le mani al cielo e ringrazi Dio, poi si gir verso il compagno. "Ges", disse, "il tuo spirito qui? Sono il vecchio rabbino di Nazareth, mi ascolti?" "Ti ascolto, zio Simeone", disse il giovane e si scosse per uscire dal profondo abisso in cui era immerso. " giunta l'ora, figliolo mio, sei pronto?" "Pronto?" fece il giovane, rabbrividendo. "Pronto per che cosa?" "Lo sai benissimo, perch me lo chiedi? Devi alzarti e parlare." "A chi?" "Agli uomini." "E che cosa dir loro?" "Non preoccuparti, baster che tu apri la bocca, Dio non ti chiede altro. Ami gli uomini?"

"Non lo so. Li vedo e li compiango, ecco." " sufficiente, figliolo, sufficiente. Alzati e parla agli uomini. Il tuo dolore, forse, si moltiplicher, ma il loro diverr pi leggero. forse per questo che Dio ti ha mandato nel mondo. Vedremo!" " forse per questo che Dio mi ha mandato nel mondo? Come fai a saperlo, vecchio?" chiese il giovane. "Non lo so, nessuno me l'ha detto, ma possibile. Ho visto dei segni. Quand'eri piccolo, una volta hai plasmato un uccello con dell'argilla. E mentre lo carezzavi e gli parlavi, mi era parso che gli fossero spuntate le ali e che volasse via dalle tue mani... Quell'uccello d'argilla forse l'anima dell'uomo. Ges, figliolo mio, l'anima dell'uomo nelle tue mani." Il giovane si alz. Apr con precauzione la porta, mise la testa fuori e ascolt. I serpenti erano ormai in completo silenzio e ne fu felice. Si gir verso il vecchio rabbino. "Dammi la tua benedizione, vecchio", disse. "Non parlarmi pi, non posso pi ascoltare niente. Basta cos." Poi aggiunse: "Sono sfinito, zio Simeone. Vado a dormire. Talvolta di notte Dio viene, e spiega la giornata. Buona notte, zio Simeone!" Fuori, trov il padre che accoglieva gli ospiti ad aspettarlo. "Vieni", gli disse, "ti mostrer dove ti ho preparato il giaciglio. Come ti chiami, ragazzo?" "Figlio del falegname." "Io, Geroboamo. Mi chiamano anche il Mezzomatto, e il Gobbo; che dicano pure. Io il mio lavoro lo faccio. Sgranocchio la crosta di pane che Dio mi ha dato." "Quale crosta di pane?" "Non capisci, testone? La mia anima. Quando avr finito di mangiarla, ciao! La morte arriva e mangia me!" Si ferm e apr una porticina bassa. "Entra", disse. "Ecco, da quella parte, a sinistra, nell'angolo c' la tua stuoia!" Lo spinse sghignazzando e lo cacci dentro. "Fa' dei bei sogni, ragazzo mio! l'aria del monastero, vedrai delle donne nel sonno." Scoppi a ridere e chiuse rumorosamente la porta. Il figlio di Maria si ferm. Era buio. Al principio non riusc a distinguere niente, ma a poco a poco i muri tirati a calce cominciarono timidamente a rischiararsi e prima vide una brocca, posata in una nicchia, poi, in un angolo, due occhi che lo fissavano. Avanz piano, a tastoni, le mani tese in avanti. Col piede urt la stuoia e si ferm. I due occhi seguivano attenti ogni suo movimento. "Buonasera, compagno" disse il figlio di Maria, ma non ci fu nessuna risposta. Giuda, raggomitolato come una palla, il mento fra le ginocchia, il respiro pesante, era appoggiato con la schiena contro il muro e lo guardava. "Vieni... vieni... vieni..." mormorava guardando il figlio di Maria che avanzava verso di lui. "Vieni... vieni... vieni..." Ricordava che nel villaggio in cui era nato, a Kerioth, in Idumea, il fratello di sua madre, l'esorcista, attirava nel medesimo modo gli sciacalli, le lepri e le pernici che voleva ammazzare. Si distendeva per terra, inchiodava i suoi occhi di brace sull'animale e cominciava a fischiare. Un fischio che era nello stesso tempo desiderio, preghiera, comando: "Vieni... vieni... vieni..." La bestia aveva le vertigini; a testa bassa, ansimando, si trascinava verso la bocca che fischiava... Improvvisamente Giuda si mise pure lui a fischiare. All'inizio pianissimo, delicatamente, ma poi sempre pi forte, minaccioso e il figlio di Maria che si era disteso a dormire sussult, spaventato. Chi c'era al suo fianco? Chi fischiava? Sent un odore di animale eccitato e cap. "Giuda, fratello mio, sei tu?" domand a bassa voce. "Crocifissore!" url l'altro pestando il suolo con rabbia. "Giuda, fratello mio", ripet il giovane, "il crocifissore soffre pi del crocifisso." Con un movimento brusco il Rosso si gir su se stesso e si volse per intero verso il figlio di Maria.

"Ho giurato ai miei fratelli Zeloti, ho giurato alla madre del crocifisso di ucciderti e ti uccider; che tu sia il benvenuto, crocifissore, ho fischiato e sei venuto!" Si alz di scatto, chiuse la porta con il catenaccio e torn a raggomitolarsi nell'angolo, con il viso rivolto a Ges. "Hai capito che cos'ho detto? Non cominciare con i lamenti. Preparati." "Sono pronto." "Non divertirti a gridare. Svelto! Cos me ne andr mentre ancora notte." "Che tu sia il benvenuto, Giuda, fratello mio, sono pronto. Non sei tu, stato Dio che ha fischiato e sono venuto. La sua grazia ha stabilito ogni cosa, sei giunto al momento opportuno, Giuda, fratello mio. Stasera il mio cuore si purificato, alleviato, posso presentarmi davanti a Dio. Sono stanco di vivere e di lottare con lui. Ti porgo la mia gola, Giuda, sono pronto." Il fabbro borbott e aggrott le sopracciglia. Non gli piaceva affatto tutto ci, gli ripugnava toccare una gola che gli veniva offerta senza difesa, come il collo di un agnello. Avrebbe voluto che gli opponesse resistenza, avrebbe voluto mettersi a lottare corpo a corpo, che il loro sangue si scaldasse e che, infine, come dev'essere per gli uomini, che l'assassinio fosse l'ultima e giusta ricompensa della lotta. Il figlio di Maria aveva teso il collo e aspettava. Il fabbro, con la sua manaccia, lo respinse violentemente. "Perch non opponi resistenza?" grid. "Che uomo sei? Alzati e combatti!" "Ma non voglio, Giuda, fratello mio. Resistere? Perch? Ci che tu vuoi, lo voglio io pure e, di sicuro, ci che Dio vuole. per questo che ha disposto tutto cos bene. Hai visto? Mi sono diretto a questo monastero e tu sei partito nello stesso momento. Sono arrivato e il mio cuore si subito purificato, e sono pronto a farmi uccidere; tu hai preso il tuo pugnale, ti sei rintanato in quell'angolo e ti sei preparato a uccidere. La porta si aperta e io sono entrato... Hai bisogno di altri segni, Giuda, fratello mio?" Il Rosso si rosicchiava i baffi freneticamente e taceva; il sangue gli ribolliva, gli saliva alla testa, gli infuocava il cervello. "Perch fabbrichi le croci?" chiese infine con furia. Il giovane abbass il capo, era un suo segreto, come poteva rivelarlo? Avrebbe mai creduto, il fabbro, ai sogni inviatigli da Dio, alle voci che udiva quand'era solo, agli artigli che gli si conficcavano in testa e che volevano portarlo in cielo? E avrebbe mai capito che lui non voleva, che resisteva, che si attaccava al male per non abbandonare la terra? "Non posso spiegarlo, Giuda, fratello mio, perdonami", disse contrito. "Non posso..." Il Rosso si spost per poter meglio vedere nell'oscurit il viso del giovane. Lo guard avidamente, poi si ritrasse e si appoggi di nuovo contro il muro. "Proprio non capisco che uomo ", si disse. " un demone oppure un Dio, chi lo guida? E lo guida con mano sicura, maledizione... non opporre resistenza la resistenza maggiore. Io non posso sgozzare degli agnelli, posso sgozzare degli uomini, ma non degli agnelli." Sbott: "Sei un vigliacco, infelice, che il diavolo ti porti! Ti si d uno schiaffo su una guancia e subito tu tendi l'altra. Se vedi un pugnale, offri subito la gola. Ha schifo, un uomo, a toccarti!" "Dio non ha schifo", mormor tranquillamente il figlio di Maria. Il fabbro si rigirava il pugnale fra le mani, indeciso. Per un istante gli parve che un chiarore vibrasse attorno alla testa chinata del giovane. "Ho la testa dura", disse, "ma parla, capir. Chi sei? Da dove vieni? Che cosa vuoi? Che cosa sono le leggende che ti circondano? Il bastone fiorito, il fulmine, gli svenimenti che ti assalgono quando passeggi per strada, le voci che odi di notte? Qual il tuo segreto, dimmi?" "La piet, Giuda, fratello mio." "Per chi? Di chi hai piet? Della tua miseria, della tua povert? Oppure hai piet d'Israele? Parla, dunque! D'Israele? Dimmi questo, capisci, questo e nient'altro. la sofferenza d'Israele che ti divora?"

"La sofferenza dell'uomo, Giuda, fratello mio." "Lascia stare gli uomini. Sono uomini anche i Greci, maledizione a loro!, che ci hanno sgozzato durante tanti anni. E anche i Romani, che continuano a sgozzarci e che insozzano il nostro Tempio e il nostro Dio. Perch ti preoccupi di loro? Pensa a Israele; se provi piet, che sia per Israele e che tutti gli altri siano maledetti!" "Io ho piet anche degli sciacalli e dei passerotti, Giuda, fratello mio, e dell'erba verde." "Ho piet! Ho piet!" lo canzon il Rosso. "E anche delle formiche hai piet?" "Anche delle formiche. Tutto viene da Dio. Mi chino sulle formiche e nei loro occhi, neri e lucidi, vedo il viso di Dio." "E se ti chini sul mio viso, figlio del falegname?" "Anche l vedrei, in fondo in fondo, il viso di Dio." "E non hai paura della morte?" "Perch averne paura, Giuda, fratello mio? La morte non una porta che si chiude, una porta che si apre. Si apre e si entra." "Dove si entra?" "Nel cuore di Dio." Giuda sospir furioso. "Non c' modo di metterlo con le spalle al muro", pens, "non offre appigli, perch non ha paura della morte..." Appoggi il mento sulla mano. Lo guardava, sforzandosi di prendere una decisione. "Se non ti ammazzo", disse infine, "che cos'hai intenzione di fare?" "Non lo so. Ci che Dio decider. Vorrei alzarmi in piedi e parlare agli uomini." "Per dir loro che cosa?" "Come vuoi che lo sappia, Giuda, fratello mio? Aprir la bocca e sar Dio a parlare." L'alone di luce attorno alla testa del giovane divenne pi intenso, il viso risplendette, emaciato, pieno di dolore e gli occhi, i grandi occhi neri, ammaliavano Giuda con indicibile dolcezza. Il Rosso abbass gli occhi, turbato. "Se sapessi che si metter a parlare e che risveglier i cuori d'Israele affinch si gettino sui Romani, non l'ucciderei." "Perch ti attardi, Giuda, o fratello?" domand il giovane. "O forse Dio non ti ha mandato per ammazzarmi? Il suo disegno forse differente e tu stesso non lo conosci e stai lottando per indovinare. Io sono pronto a morire, pronto a vivere. Decidilo tu." "Non aver fretta", rispose l'altro rudemente. "La notte lunga, abbiamo tempo." Poi, dopo un momento, grid fuori di s: "Non si pu parlare con te, non se ne viene fuori. Ti faccio una domanda e rispondi un'altra cosa, non ti lasci mettere le mani addosso. Il mio spirito era pi sicuro, il mio cuore pi deciso, prima di vederti e ascoltarti... Lasciami in pace, girati e dormi. Voglio restare da solo, per riflettere e decidere quello che devo fare." Si gir verso il muro borbottando. Il figlio di Maria si stese sulla stuoia e incroci le braccia, tranquillo. "Succeder ci che Dio vorr", pens. Chiuse gli occhi pieno di fiducia. Una civetta usc dal suo buco, nella roccia di fronte, vide che il ciclone di Dio era finito, svolazz qua e l e si mise a tubare teneramente e a chiamare il suo compagno. "Dio se ne andato", gli gridava. "Siamo di nuovo sicuri, vieni, amore mio!" In alto il lucernario della cella si riemp di stelle. Si muovevano lentamente, sparivano, apparivano, e intanto le ore passavano. Giuda si agitava sulla stuoia, soffocava, brontolava, talvolta si alzava, andava fino alla porta, tornava indietro. Il figlio di Maria l'osservava con gli occhi socchiusi e aspettava. "Succeder ci che Dio vorr", pensava. Aspettava. Le ore passavano. All'improvviso, nella notte ancora profonda, un gallo cant. Giuda si alz di scatto e con un balzo raggiunse la porta, l'apr violentemente e la richiuse. I suoi passi pesanti risuonarono sulle pietre.

Allora il figlio di Maria si gir. Vide nell'angolo opposto, al buio, in piedi, sveglia, la sua fedele compagna. "Perdonami, sorella", le disse, "non ancora giunta l'ora." 12 Quel giorno il lago di Genezareth era molto agitato, il vento era umido, caldo, l'autunno era gi arrivato e la terra aveva odore di vigna e di uva troppo matura. Di buon mattino uomini e donne si erano diretti tutti a Cafarnao; la vendemmia era matura e i grappoli, ricchi di succo, erano in terra ad aspettare. Le ragazze brillavano come i chicchi d'uva; avevano mangiato a saziet l'uva dei tini e le loro labbra ne erano tutte impiastricciate. I giovani, eccitati, gettavano occhiate furtive alle ragazze che vendemmiavano e ridevano. Da vigneto a vigneto non s'udivano che grida e scoppi di risa. Le ragazze prendevano coraggio, scherzavano con i ragazzi e questi s'infiammavano ancor di pi e gli si avvicinavano. Il demone malizioso della vendemmia correva qua e l con risate beffarde e stuzzicava le donne. La grande casa di campagna del vecchio Zebedeo, tutta aperta, risuonava di un allegro brusio. A sinistra, nel cortile troneggiava il tino per pigiare l'uva; i giovani portavano delle ceste traboccanti di grappoli e lo riempivano. Quattro colossi, Filippo, Giacomo, Pietro e Nataniele, il ciabattino del villaggio, grande, grosso e ingenuo, si stavano lavando i polpacci villosi e si preparavano a entrare nel tino per pigiare l'uva. Tutti i poveri di Cafarnao avevano la propria vigna, per piccola che fosse, ed essa dava loro il vino dell'anno. Ogni anno versavano il proprio raccolto in quel tino, lo pigiavano e si portavano via la propria parte di mosto. Il vecchio Zebedeo, l'accaparratore, si teneva come contributo una decima per l'uso del tino e riempiva la sue giare e i suoi barili per l'annata. Il vecchio Zebedeo era dunque seduto su uno scalino, aveva in mano un pezzo di legno e un coltello e segnava con delle tacche il numero di ceste di ognuno. Ogni padrone se lo incideva pure lui nella testa, affinch il giorno dopo quando si fosse suddiviso il mosto, nessuno si trovasse ad avere meno di quanto gli spettava. Zebedeo era un vecchio spilorcio e non ci si poteva fidare di lui, perci tutti tenevano gli occhi bene aperti. La finestra della casa che guardava sul cortile era aperta e la vecchia Salom, la padrona di casa, stesa su un divano, vedeva e udiva tutto ci che succedeva nel cortile; in tal modo dimenticava i dolori che le trafiggevano le ginocchia e le articolazioni. Doveva esser stata molto bella in giovent: aveva una ossatura fine, capelli scuri, pelle bianca, grandi occhi. Era di buona famiglia e tre villaggi se la contendevano: Cafarnao, Magdala e Bethsaida. Dal suo vecchio padre, il ricco armatore, si erano presentati tre pretendenti seguiti da un gran corteo d'amici e di cammelli e ceste ricolme di regali. Il vecchio furbacchione aveva soppesato con cura, fra s e s, il corpo, l'anima e la fortuna di ciascuno di loro e aveva scelto Zebedeo. Lui se l'era sposata e lei l'aveva reso felice; ma ora la bella fra le belle era invecchiata, il suo fascino era svanito e il suo vecchio marito, sempre vigoroso, passava le notti fuori casa. Quel giorno, per, il viso della vecchia Salom era raggiante. Il giorno prima era arrivato dal monastero Giovanni, il figlio preferito. Per la verit era debole e pallido, la preghiera e i digiuni l'avevano sfinito, ma ora l'avrebbe tenuto con s, non l'avrebbe lasciato ripartire, l'avrebbe fatto mangiare e bere in abbondanza affinch riacquistasse forza e le sue guance riprendessero colore. Dio buono, noi lo veneriamo, ma lui non deve voler bere il sangue dei nostri figli; il digiuno cosa buona, praticato con misura e anche la preghiera, ma sia Dio sia l'uomo ne devono trarre il proprio beneficio, senza esagerazione, pensava la vecchia Salom. Guardava la porta con impazienza, aspettando che apparisse Giovanni, il figlio minore, di ritorno dalle vigne dove vendemmiava con gli altri. Sotto il grande mandorlo, carico di frutti, in mezzo al cortile, chino e silenzioso, Giuda il Rosso picchiava con potenti colpi di martello i cerchi di ferro delle botti di vino. Se lo si guardava da destra, la sua faccia era imbronciata, piena di astio; se lo si guardava da sinistra, lo si vedeva inquieto e rattristato. Erano giorni e giorni che aveva lasciato il monastero come un ladro, che stava

facendo il giro dei villaggi e preparava le botti per il vino nuovo. Entrava nelle case, lavorava, ascoltava le conversazioni e fissava nella testa fatti e gesti di ognuno, per poi riferire alla confraternita. Ma chi mai avrebbe potuto riconoscere il Rosso di un tempo, lo spaccone, il rissoso? Era diventato irriconoscibile dal giorno in cui era partito dal monastero. "Ehi, Giuda Iscariota, parla, Rosso della malora!" gli aveva gridato Zebedeo. "A che cosa stai pensando? Due pi due fa quattro, non te ne sei ancora reso conto? Parla dunque, amico, di' qualcosa, tempo di vendemmia e non certo cosa da poco; in questo giorno hanno voglia di ridere anche gli agnelli a cinque zampe!" "Non l'indurre in tentazione, vecchio Zebedeo", esclam Filippo. "Pare che sia andato al monastero e che voglia farsi monaco. Non l'hai mai sentito dire? Il diavolo, invecchiando, si fa monaco!" Giuda si volt e lanci un'occhiata carica di veleno a Filippo, ma non disse nulla. Filippo gli faceva schifo, non era un uomo. Chiacchierone, fanfarone, era stato trattenuto dalla paura e non era voluto entrare a far parte della confraternita: "Ho degli agnelli, non posso abbandonarli". Il vecchio Zebedeo scoppi a ridere e si gir verso il Rosso. "Sta' attento, disgraziato", gli grid. "La malattia del convento contagiosa, attento a non prendertela! C' mancato un pelo che non se la prendesse anche mio figlio! Per fortuna la mia vecchia moglie si ammalata e il suo beneamato figlio l'ha saputo; aveva appreso a fondo le virt di antiche ricette con il vecchio igmeno ed venuto a curarla. Ma non metter pi il naso fuori di qui, ve lo dico io. Per andar dove? Non matto. Laggi nel deserto c' la fame, la sete, le devozioni e Dio. Qui c' da mangiare, da bere, donne e Dio. Dio dappertutto; allora perch dovrebbe andare a cercarlo nel deserto? Che cosa ne dici, tu, Giuda Iscariota?" Ma il Rosso batteva sempre le botti a gran colpi e non rispondeva. Che cosa dirgli? Ha una gran fortuna quel vecchiaccio, come pu capire l'angoscia degli altri? E Dio stesso che, per un nonnulla ha ridotto in briciole migliaia d'uomini, coccola e cura come la pupilla dei suoi occhi quel vecchio Zebedeo, quel farabutto, quell'ingordo, quell'avaraccio. D'inverno lo copre come una mantella di lana, e d'estate come una fresca veste di lino, ma perch? Che cosa trova in lui? Forse si rode di disperazione per Israele, quel vecchiaccio? Se ne infischia totalmente. Ama i Romani perch gli permettono di conservare i suoi beni. Dio li benedica, dice sempre, perch mantengono l'ordine, se se ne andassero, tutti i fuorilegge e i miserabili ci cadrebbero addosso e allora addio alla nostra fortuna... Ma non inquietarti, vecchiaccio della malora, verr il tuo momento. Ci che Dio dimentica o si astiene dal fare, se lo ricorderanno e lo faranno gli Zeloti, che siano benedetti... Pazienza, Giuda, non parlare, pazienza, il giorno del Sabbath arriver! Alz gli occhi color turchese, guard Zebedeo e lo vide galleggiare a testa in gi nel suo tino, ma questa volta pieno di sangue. Un grande sorriso gli rischiar il volto. Nel frattempo i quattro colossi si erano puliti bene i piedi ed erano balzati nel tino. Pigiavano, calpestavano l'uva, vi entravano fino alle ginocchia, si chinavano, ne prendevano grosse manciate e la mangiavano riempiendosi tutta la barba di graspi; a volte si prendevano per mano e danzavano, a volte ciascuno di loro scalpitava e urlava da solo. L'odore del mosto li aveva inebbriati. E non solo l'odore; dalla porta aperta vedevano in fondo alle vigne le vendemmiatrici chinarsi e mostrare le loro grazie ben pi in su delle ginocchia e i loro seni dondolare sulle vigne come grappoli. I quattro uomini le vedevano e ne erano turbati, non era un tino, non erano la terra e le sue vigne, quello era il Paradiso. E, seduto sullo scalino, c'era il vecchio Zebedeo che con un lungo pezzo di legno e un coltello segnava ci che era dovuto, quante ceste di uva ognuno di loro aveva portato e quante brocche di vino avrebbe dato loro. Quante brocche di vino, quante marmitte di cibo, quante donne! "Per la verit", disse Pietro, "se Dio venisse adesso e mi dicesse: 'Ehi, Pietro, mio piccolo Pietro, oggi sono di buon umore, chiedimi una grazia e te l'accorder, che cosa vuoi?' 'Pigiare l'uva, o mio Dio', risponderei, 'pigiare l'uva per l'eternit!'" "E non bere del vino, sciocco che sei?" gli chiese Zebedeo in tono rude. "No, dal profondo del cuore, pigiare l'uva!"

Non rideva. Il suo viso era serio, assorto. Si ferm un momento e si stir al sole. Era a torso nudo e mostrava, proprio sul cuore, il tatuaggio di un grosso pesce nero. Il disegno era stato fatto con tale abilit che si sarebbe detto che il pesce muoveva la coda e nuotava felice infilandosi fra i peli ricciuti del suo petto. Sopra al pesce c'era una croce a quattro braccia con degli ami. Filippo, invece, pensava ai suoi agnelli. A lui non importava nulla di scavare la terra, curare i vigneti e pigiare l'uva. Ridendo disse a Pietro: "Ah, che bel lavoro ti sei trovato: pigiare l'uva per l'eternit! Io avrei chiesto a Dio che la terra e il cielo diventassero una prateria verde, piena di capre e di pecore, per mungerle e lasciare colare gi il latte come un fiume dalla cima della montagna verso la pianura e che esso formasse dei laghi per farci bere i poveretti; e che tutte le sere ci riunissimo, noi pastori, con Dio, capo dei pastori, per accendere il fuoco, arrostire gli agnelli e raccontare delle storie. Questo il Paradiso!" "Vattene al diavolo, scemo!" mormor Giuda, lanciando a Filippo uno sguardo rabbioso. I giovani si avvicinavano al tino, nudi, villosi, un cencio colorato attorno ai fianchi; udivano quei discorsi senza capo n coda e ridevano. Avevano pure loro un Paradiso nel cuore, ma non lo confessavano; rovesciavano le loro ceste nel tino e con un balzo correvano di nuovo dalle vendemmiatrici. Il vecchio Zebedeo apr la bocca per dire anche lui la sua saggia parola, ma si blocc alla vista di uno strano visitatore che era apparso sulla porta e li stava guardando. Era scalzo, spettinato, coperto da una pelle di cervo annodata su una spalla e giallo come un pezzo di zolfo. I suoi occhi neri dardeggiavano. Tutti si fermarono e guardarono in direzione della porta. Chi era quel morto vivente l sulla soglia? Le risate cessarono improvvisamente e la vecchia Salom si affacci alla finestra per guardare. Di colpo lanci un urlo: "Andrea!" "Ma insomma, Andrea, ragazzo mio, che cos' questo abbigliamento? Vieni dall'Inferno o ci stai andando?" Pietro salt fuori dal tino e prese il fratello per la mano; lo guardava con tenerezza e terrore, senza dir parola. Mio Dio, era proprio quello Andrea, il ragazzo robusto, famoso per la sua bellezza, primo alla pesca e primo alle feste, fidanzato con la pi bella del villaggio, la bionda Ruth? Ella era annegata con il padre, una notte, nello stagno; Dio quella notte aveva fatto sollevare un vento terribile e l'aveva affogata. E Andrea pazzo di dolore era andato a offrirsi a Dio mani e piedi legati: se Ruth aveva raggiunto Dio, pensava, forse l'avrebbe raggiunta l. Non cercava Dio, ma la sua fidanzata. Pietro non smetteva di guardarlo con terrore. "In quale stato l'abbiamo dato a Dio e in quale stato lui ce lo rende!" "Ehi! Perch lo guardi e lo palpi cos a lungo?" grid Zebedeo a Pietro. "Lascialo entrare; entra, Andrea, figlio mio, chinati, prendi un grappolo d'uva, mangia. Abbiamo anche del pane, che Dio sia lodato, mangia per riprendere forze e non farti vedere in questo stato da Giona, il tuo povero padre affinch egli, dalla paura, non si tuffi di nuovo nel suo squalo!" Ma Andrea alz il braccio scheletrico e grid: "Non avete vergogna, non avete timore di Dio? La gente sta morendo e voi, qui, pigiate l'uva e ridete a gola spiegata?" "Ahi, ahi, ahi! Eccone un altro che viene a infastidirci!" mormor Zebedeo. Si gir verso Andrea, furioso: "Neanche tu ci lascerai in pace, vero? Ne abbiamo le scatole piene. questo che proclama Battista, il tuo profeta? Digli da parte mia di cambiar ritornello. giunta la fine del mondo, secondo quanto dice, le tombe si apriranno e i morti ne usciranno; Dio, pare, scender dal cielo. L'Ultimo Giudizio! Aprir i registri e, disgrazia a noi! Bugie! Bugie! Non ascoltate, ragazzi, al lavoro, pigiate l'uva!" "Pentitevi! Pentitevi!" tuon il figlio di Giona. Si strapp dalle braccia del fratello e si piant in mezzo al cortile. Si ferm davanti al vecchio Zebedeo, con un dito levato verso il cielo. "Un buon consiglio, Andrea", disse Zebedeo. "Siediti e mangia, bevi un po' di vino, per ritrovare il tuo buonsenso. La fame t'ha fatto impazzire, infelice!"

"La bella vita t'ha fatto impazzire, vecchio Zebedeo", rispose il figlio di Giona. "Ma la terra si aprir sotto ai tuoi piedi, e inghiottir il tuo tino, le tue barche e te stesso, vecchio maledetto!" Si era eccitato, girava lo sguardo attorno fissando ora l'uno ora l'altro e gridando: "Prima che questo mosto diventi vino, verr la fine del mondo! Indossate una camicia di canapa ruvida, spargete il vostro capo di cenere, battetevi il petto e gridate: ' colpa mia! colpa mia!' La terra un albero e quell'albero marcio. Il Messia sta giungendo con l'accetta!" Il vecchio Zebedeo non riusc pi a controllarsi. "Se credi in Dio, Pietro", grid, "prendilo con te e andatevene! Qui dobbiamo lavorare. Arriva!... Arriva! Una volta ha in mano il fuoco, un'altra i registri e adesso un'accetta, immaginate! Ma non ci lascerete tranquilli, dunque, sfruttatori del popolo? Il mondo solido, ben solido, ragazzi, allora pigiate l'uva e non abbiate paura!" Pietro carezzava teneramente le spalle del fratello, cercando di calmarlo. "Stai zitto", gli diceva a bassa voce, "taci, fratello mio, non gridare. Il viaggio ti ha stancato, andiamo a casa e ti riposerai. Il nostro vecchio padre ti vedr e il suo dolore si lenir." Lo prese per mano e lo guidava lentamente, con grande sollecitudine, come se fosse stato cieco. Presero la stretta stradina e sparirono. Il vecchio Zebedeo scoppi a ridere: "Eh, mio caro Giona, pescatore profeta, non vorrei essere nei tuoi panni!" Allora la vecchia Salom parl. "Zebedeo", disse scuotendo la testa bianca, "Zebedeo, vecchio diavolo, misura bene le parole, non ridere; sopra di noi v' un angelo che ha scritto: 'Ci di cui ti beffi succeder a te!'" "Mia madre ha ragione", disse Giacomo che non aveva ancora detto nulla. " mancato ben poco che non ti succedesse lo stesso con Giovanni, il tuo beneamato figlio. E mi sembra anche che la storia non sia del tutto finita. I ragazzi che portano le ceste mi dicono che egli non sta vendemmiando, ma che sta chiacchierando con le donne, su Dio, i digiuni e le anime immortali... Non vorrei essere neppure nella tua di pelle, padre!" Rise seccamente: non poteva sopportare il fratello viziato e fannullone. Si mise a calpestare l'uva con rabbia. Il sangue sal alla testa di Zebedeo; neppure lui poteva sopportare il figlio maggiore, gli somigliava troppo. Sarebbe nata una rissa se, proprio in quel momento, non fosse comparsa sulla porta, appoggiata al braccio di Giovanni, Maria, la moglie di Giuseppe di Nazareth. Aveva i piedi e le caviglie sottili coperti di polvere per il lungo cammino. Erano giorni e giorni che aveva abbandonato la propria casa, che andava di villaggio in villaggio cercando in lacrime il suo infelice figlio. "Dio l'ha fatto uscir di senno, non pi fra gli uomini", sospirava la madre e lo piangeva da vivo. Chiedeva, assillava la gente: "Forse qualcuno lo conosce, alto, magro, scalzo, ha una veste azzurra e una cinta di cuoio nero, forse l'avete visto?" Solo ora, grazie al figlio di Zebedeo, era sulle sue tracce. " al monastero, nel deserto, ha indossato una tunica bianca, prosternato con il viso sul suolo e prega..." Giovanni aveva avuto piet di lei e le aveva detto tutto. E ora, appoggiata al suo braccio, entrava nel cortile del vecchio Zebedeo per riposarsi un poco, prima di ripartire per il deserto. La vecchia Salom si alz in piedi. "Che tu sia la benvenuta, carissima Maria", disse. "Entra." Maria abbass lo scialle fino agli occhi, chin la testa, attravers il cortile a occhi bassi, afferr le mani della sua vecchia amica e scoppi a piangere. " un grave errore piangere, figliola", aggiunse la vecchia Salom, facendola sedere di fianco a lei. "Tuo figlio, adesso, sotto il tetto di Dio, al sicuro." "Il dolore di una madre terribile, Salom", rispose Maria sospirando. "Dio mi ha dato un unico figlio ed egli non ha la testa a posto." Il vecchio Zebedeo ud il suo lamento; non era cattivo, se non si andava contro i suoi interessi, e scese dal suo scalino per consolarla. " la giovent, Maria", le diceva. " la giovent, non tormentarti, passer. come il vino, fortunata; ma l'ubriacatura passa presto e poi ci si sottomette al giogo, senza troppo scalciare. A tuo

figlio passer l'ubriacatura, Maria. Guarda mio figlio, quello che con te, solo adesso gli sta passando l'ubriacatura, lodato sia Dio!" Giovanni arross, ma rimase in silenzio. Entr in casa per prendere dell'acqua fresca e dei fichi maturi da offrire alla visitatrice. Le due donne, sedute vicine, parlavano a voce bassa di quel figlio posseduto da Dio. Mormoravano appena, temendo che gli uomini le udissero, intervenissero e rovinassero la loro profonda intesa. "Egli prega, m'ha detto tuo figlio, Salom. Prega e le sue mani e le sue ginocchia sono piene di calli a forza di prosternarsi. Pare che non mangi, che si consumi, che si sia messo a vedere delle ali nell'aria; non vuole bere, neppure l'acqua, per vedere, cos sembra, gli angeli... Fin dove giunger questa malattia, Salom? Suo zio rabbino, che ne ha guariti tanti, non riesce a guarire mio figlio... Perch Dio mi ha maledetta, Salom, che cosa gli ho fatto?" Appoggi il capo sulle ginocchia della vecchia amica e si mise a piangere. Arriv Giovanni con l'acqua e cinque o sei fichi su una foglia. "Non piangere, donna", le disse, appoggiando i fichi in grembo. "Una luce santa splende attorno al viso di tuo figlio; non tutti la vedono, ma una notte l'ho vista lambire e rodere il suo viso e ne ho avuto paura. E il vecchio Habacuc vedeva tutte le notti, mentre dormiva, l'igmeno defunto. Teneva, cos pare, tuo figlio per mano, lo portava di cella in cella e lo indicava con il dito. Non parlava, lo indicava sorridendo. Il vecchio Habacuc aveva paura, balzava dal letto, andava a svegliare i monaci e tutti assieme si sgolavano per cercare di spiegarsi il sogno. Che cosa aveva voluto dir loro l'igmeno? Perch indicava loro il nuovo venuto sorridendo? E di colpo, l'altro ieri, il giorno in cui sono partito, hanno avuto un'illuminazione divina e hanno capito il senso del sogno: era lui che bisognava eleggere igmeno, era questo che il morto voleva, era lui che doveva diventare igmeno... Tutti i monaci sono andati subito a trovare tuo figlio; sono caduti ai suoi piedi, era la volont di Dio, gli gridavano, che diventasse igmeno del monastero. Ma tuo figlio ha rifiutato. 'No, no, non la mia strada, non ne sono degno, partir!' Al momento in cui ho abbandonato il monastero, doveva essere mezzogiorno, ho udito la sua voce che rifiutava. I monaci minacciavano di chiuderlo a chiave in una cella per impedirgli di andarsene." "Rallegrati, Maria", disse la vecchia Salom, il viso raggiante. "Madre felice! Dio ha soffiato nel tuo seno e non lo senti!" L'amata da Dio l'ascoltava e scuoteva il capo, inconsolabile. "Non voglio avere un santo per figlio", mormorava. "Voglio che sia un uomo come gli altri, che si sposi, che mi dia dei nipotini. questa la strada del Signore." "Questa la strada dell'uomo, donna", disse Giovanni a bassa voce, come se avesse vergogna di contraddirla. " l'altra, quella che segue tuo figlio, la strada del Signore, donna." Grida e risate arrivarono dalle vigne, due dei ragazzi che portavano le ceste entrarono nel cortile eccitatissimi. "Brutte notizie, padroni", gridarono scoppiando a ridere. "Pare che la gente di Magdala si sia rivoltata, che abbia preso delle pietre e che stia dando la caccia alla sua sirena per ammazzarla!" "Quale sirena?" gridarono quelli che pigiavano l'uva, interrompendo la loro danza. "Maddalena?" "Maddalena, sicuro! Con il nostro migliore augurio! Due mulattieri che passavano da l ce l'hanno detto. Sembra che ieri, sabato, sia arrivato da Nazareth a Magdala il capo della banda di Barabba seminando terrore..." "Eccone un altro, maledizione a lui!" url il vecchio Zebedeo, fuori di s. " Zelota, da quanto dice, arrivato con il suo muso da selvaggio per salvare Israele! Possa crepare, quel tipaccio!... E allora?" "Allora, di sera, passato davanti alla casa di Maddalena e ha trovato il cortile pieno di gente; lo scomunicato lavorava anche il giorno santo, il Sabbath! Avete mai visto qualcuno che ha visto Dio e che non ha paura? Barabba entrato nel cortile, ha tirato fuori il coltello, i mercanti hanno afferrato le spade, i vicini sono arrivati, insomma c' stato un gran tumulto. Due dei nostri sono stati feriti, i mercanti sono rimontati sui cammelli e se la sono squagliata. Barabba ha sfondato la porta per prendere la bella e sgozzarla. Solo che non c'era pi! L'uccello era volato via! Era uscita

dall'altra porta come se niente fosse! Tutto il villaggio si messo a inseguirla; ma era quasi notte e non c' stato mezzo di trovarla. Al mattino sono partiti in tutte le direzioni, hanno cercato, sono sulle sue tracce, pare che abbiano trovato le sue orme sulla sabbia, dalle parti di Cafarnao!" "Che sia la benvenuta fra noi, ragazzi!" disse Filippo leccandosi le grosse labbra da caprone. "Non mancava che lei in Paradiso; ce l'eravamo dimenticata: Eva, che sia la benvenuta!" "Il suo mulino lavora anche di sabato, che birbona!" disse il candido Nataniele e sorrise maliziosamente sotto i baffi. Si ricord che una sera, vigilia di un Sabbath, si era lavato, rasato e aveva indossato dei vestiti puliti; la "Tentazione del bagno" era arrivata, l'aveva preso per mano ed erano andati a Magdala. Erano andati a Magdala direttamente alla casa di Maddalena, che sia benedetta! Era d'inverno, gli affari del mulino andavano male e Nataniele era rimasto solo tutto il sabato a macinare... Nataniele sorrise di soddisfazione. Era un peccato grande, certo, s, era un peccato grosso, ma Dio in cui riponiamo la nostra fiducia, Dio perdona. Senza nessuna storia, povero, celibe, Nataniele passava tutta la vita seduto davanti a un banchetto da lavoro, all'angolo di una strada del suo villaggio, a fabbricare zoccoli per i contadini e per i pastori... Era vita, quella? Allora un giorno anche lui aveva fatto follie, un solo giorno, unico e prezioso nella vita, e aveva conosciuto la gioia, come uomo; poteva benissimo essere il giorno del Sabbath, Dio, l'hanno appena affermato, ma Dio capisce questo tipo di cose e perdona... Ma il vecchio Zebedeo fece una brutta faccia. "Ancora storie!" mormor. "Non potrebbero andare un po' pi in l a sgozzarsi? Ora sono profeti, ora puttane, ora pescatori che piangono, ora dei Barabba, ne ho abbastanza!" Si rivolse a quelli che pigiavano l'uva: "Voialtri al lavoro, ragazzi. Pigiate l'uva!" In casa, la vecchia Salom e Maria, la moglie di Giuseppe, avevano udito le notizie, si erano scambiate uno sguardo e avevano abbassato la testa, senza parlare. Giuda moll il martello, usc e si appoggi al montante della porta di strada. Aveva udito tutto, inciso tutto nella sua mente e, passando, gett uno sguardo feroce al vecchio Zebedeo. Si ferm sulla soglia e si mise ad ascoltare. Ud delle grida, vide sollevarsi della polvere, c'erano degli uomini che correvano e delle donne che urlavano: "Prendetela! Prendetela!" e prima ancora che i tre uomini avessero avuto il tempo di saltar gi dal tino e il vecchio accaparratore di scendere dal suo scalino, Maddalena, trafelata, in cenci, entr nel cortile gettandosi ai piedi della vecchia Salom. "Aiutami, donna, aiutami! Arrivano!" La vecchia Salom fu presa da piet nei confronti della peccatrice, si alz, chiuse la finestra e disse al figlio: "Sbarra la porta, figlio mio". Poi si rivolse a Maddalena: "Rannicchiati in terra, nasconditi". China, Maria, la moglie di Giuseppe, guardava con compassione mista a orrore quella traviata. Solo le donne oneste sanno quanto l'onore sia cosa amara e intollerabile; provava piet per lei, ma, nello stesso tempo, quel corpo peccatore le sembrava un mostro villoso, scuro, pericoloso. Era mancato poco, quando suo figlio aveva vent'anni, che quella belva glielo strappasse... sfuggito alla donna, pensava Maria, sospirando, ma a Dio... La vecchia Salom pos la mano sulla testa di Maddalena. "Perch piangi, figliola?" domand con compassione. "Non voglio morire", rispose Maddalena, "la vita bella, non voglio!" La moglie di Giuseppe allung pur'essa la mano. Maddalena non le faceva pi paura, non le faceva pi schifo, la tocc. "Non aver paura, Maria", le disse, "Dio ti protegge, non morirai." "Come fai a saperlo, zia Maria?" chiese Maddalena. I suoi occhi brillavano. "Dio ci d del tempo, del tempo per pentirci, Maddalena", disse la madre di Ges con sicurezza.

Mentre le tre donne parlavano, unite dal dolore, si udirono delle grida provenienti dalle vigne: "Arrivano! Arrivano! Eccoli!" Zebedeo ebbe giusto il tempo di scendere di nuovo dal suo scalino, quando dei colossi scatenati apparvero al portone sulla strada e Barabba, eccitato, ruggendo, oltrepass la soglia. "Ehi, vecchio Zebedeo", grid, "con o senza il tuo permesso, nel nome del Dio d'Israele, noi entreremo." E, prima che il vecchio padrone avesse il tempo di aprir bocca, Barabba con un colpo di spalla aveva scardinato la porta, si era gettato su Maddalena e l'aveva afferrata per i capelli. "Fuori di qui! Fuori di qui, puttana!" gridava, e la trascin nel cortile. Qui Maddalena fu circondata da una gran folla di contadini giunti da altri villaggi, che, fra schiamazzi e risate, la portarono via diretti verso il lago, e l giunti la gettarono dentro un fosso. Poi uomini e donne si dispersero per riempirsi di pietre i grembiuli. Allora la vecchia Salom salt gi dal letto e, malgrado i dolori che la torturavano, si trascin nel cortile e cominci a maltrattare il marito. "Ti sei coperto di vergogna, vecchio Zebedeo", gridava. "Hai permesso a quei fuorilegge di entrare in casa tua e di strapparti dalle mani una donna che implorava piet." Poi si rivolse al figlio Giacomo, che stava in piedi, in mezzo al cortile, indeciso: "E tu sei identico a tuo padre, non hai vergogna? Non vali pi di lui. Anche per te il denaro il tuo Dio? Corri a proteggere una donna che un intero villaggio, senza vergogna, vuole uccidere!" "Ci vado, madre, calmati", rispose il figlio che temeva sua madre pi di chiunque altro. Il terrore lo divorava ogni volta che lei gli si levava davanti, furibonda. Perch sentiva che quella voce selvaggia e severa non era la voce di lei, ma la voce primordiale della trib dalla testa dura, la trib d'Israele diventata rauca nel deserto. Giacomo si gir, fece un cenno ai suoi due compagni, Filippo e Nataniele, e disse: "Andiamo". Gett un'occhiata fra le botti per cercare Giuda, ma quello se n'era gi andato. "Vado anch'io", disse Zebedeo, fuori di s. Aveva paura di rimanere solo con la moglie. Si abbass, raccolse il randello e segu il figlio. Ferita, insanguinata, Maddalena si era rannicchiata in un angolo del fosso, aveva messo le braccia attorno alla testa per proteggersi e urlava. Attorno a lei gli uomini e le donne la guardavano e ridevano. Da tutti i vigneti dei dintorni, abbandonato il lavoro, arrivavano i portatori di ceste e le vendemmiatrici. I giovani morivano dalla voglia di vedere quel celebre corpo, mezzo nudo e insanguinato, mentre le ragazze trattenevano a stento l'odio e la gelosia per quella donna che si concedeva a tutti gli uomini e non ne lasciava loro nessuno. Barabba tese una mano per far cessare le grida, pronunciare la sentenza e dare il segnale per la lapidazione. In quel momento apparve Giacomo. Stava per dirigersi verso il capo della banda zelota, ma Filippo lo trattenne per un braccio. "Dove vai?" disse. "Dove andiamo? Siamo quattro soli contro un villaggio intero! Siamo perduti!" Ma Giacomo aveva ancora nelle orecchie il grido selvaggio della madre. "Ehi, Barabba, uomo col coltello", grid, "sei venuto qui nel vostro villaggio per ammazzare la gente? Lascia stare quella donna. La giudicheremo noi. Faremo venire gli anziani di Magdala e di Cafarnao perch la giudichino. Anche suo padre, il rabbino, verr da Nazareth. la Legge!" "Mio figlio ha ragione!" rugg allora il vecchio Zebedeo, che stava arrivando con il grosso randello. "Ha ragione, la Legge!" Barabba si rivolse bruscamente contro di loro, gridando: "Gli anziani sono dei venduti, Zebedeo un venduto, non ho fiducia, la Legge sono io! Se c' qualcuno fra voi che ne fa il coraggio, che venga a misurarsi con me!" Uomini e donne di Cafarnao e di Magdala si raggrupparono attorno a Barabba. Il delitto brillava nei loro occhi. Una banda di ragazzini arriv dal villaggio con le fionde. Filippo afferr Nataniele per un braccio e indietreggi. Poi disse a Giacomo: "Vacci da solo, se vuoi, figlio di Zebedia, noi non ti seguiremo, non siamo matti!" "Non avete vergogna, vigliacchi?"

"No, non abbiamo vergogna, vacci da solo." Giacomo si rivolse al padre, ma questi tossicchi. "Io sono vecchio", disse. "Allora?" grid Barabba con una gran risata. Comparve la vecchia Salom, appoggiata al braccio del figlio, minore. Li seguiva Maria, moglie di Giuseppe, con gli occhi offuscati dalle lacrime. Giacomo si gir, vide sua madre e fece un balzo. Davanti a lui c'erano l'uomo con il coltello, terribile, e l'orda dei contadini scatenati; dietro di lui, la madre, selvaggia, silenziosa. "Allora?" rugg nuovamente Barabba, arrotolandosi le maniche. "Non mi coprir di vergogna!" mormor il figlio di Zebedeo. Avanz. Subito, Barabba si diresse verso di lui. "Lo ammazzer!" disse il fratello minore. Si liber nervosamente per correre al suo fianco, ma la madre lo trattenne. "Tu stai zitto", gli disse. "Non immischiarti." E mentre i due avversari stavano per venire alle mani, un grido pieno di gioia proven dalle rive del lago: "Maran atha! Maran atha!" Un giovane, abbronzato dal sole, balz ansimante, davanti a loro, agitando le braccia e gridando: "Maran atha! Maran atha! Il Signore arriva!" "Chi arriva?" grid la folla che lo circondava. "Il Signore!" rispose il giovane mostrando, dietro di s, il deserto. "Il Signore! Eccolo!" Tutti si voltarono. Il sole stava per tramontare e la luce era pi dolce. Apparve, salendo dalla riva, un uomo vestito di bianco, come un monaco del monastero. Gli oleandri al bordo dell'acqua erano in fiore e l'uomo bianco allung una mano, colse un fiore rosso e se lo port alle labbra. Due gabbiani che stavano camminando sulla ghiaia, si fecero a un lato per lasciarlo passare. La vecchia Salom alz il capo bianco e fiut l'aria. "Figlio mio", disse al figlio, "che cosa succede? L'aria cambiata." "Il mio cuore batte a pi non posso, madre", rispose il figlio. "Credo che sia lui!" "Chi?" "Taci!" "E chi sono quelle persone dietro di lui? Oh, figliolo, c' un esercito che gli corre dietro!" "Sono i poveri, madre, che raccolgono ci che i vendemmiatori hanno lasciato. Non un esercito, non aver paura!" Ed era veramente un esercito quello che si vedeva alle sue spalle: bande di cenciosi, uomini, donne e bambini, con sacche, panieri che si sparpagliavano per i sentieri delle vigne in cui l'uva era gi stata raccolta per cercarne i resti. Ogni anno, per la mietitura, per la vendemmia, per la raccolta delle olive, quelle orde di affamati giravano per tutta la Galilea per raccogliere i resti che i padroni lasciavano per i poveri, come ordina la Legge d'Israele. Improvvisamente l'uomo bianco si ferm. Vide quella folla ed ebbe paura. "Voglio andarmene!" L'antico terrore lo riprese. "Voglio tornare nel deserto, l che Dio; qui ci sono gli uomini, voglio andarmene!" Il suo destino, ancora una volta, rest appeso a un filo mosso da Dio. Tornare indietro? Andare avanti? La folla attorno al fosso era rimasta immobile e lo guardava. Giacomo e Barabba erano ancora fermi, le maniche rimboccate, uno di fronte all'altro. Maddalena alz la testa e ascolt. Che cos'era quel silenzio, la vita, la morte? L'aria era cambiata. Di colpo si tir su, alz le braccia e lanci un grido: "Aiuto!" L'uomo bianco ud il grido, riconobbe la voce ed ebbe un sussulto. "Maddalena", mormor. "Maddalena! Devo salvarla!" Si diresse in fretta verso la folla. Aveva le braccia aperte e avanzava. A mano a mano che si avvicinava a quegli uomini e scorgeva le loro facce feroci, scure, tormentate e i loro occhi pieni di collera, il suo cuore si riempiva di compassione e di un amore profondo. "Ecco gli uomini", pensava, "sono tutti fratelli e non lo sanno; per questo che si perseguitano... Se lo sapessero, quante gioie, quanta unione, quanta felicit!"

Infine giunse, sal su una pietra, spalanc le braccia e pronunci una parola che usc trionfale e gioiosa dal profondo del suo animo: "Fratelli!" Gli uomini, stupiti, si guardarono. Nessuno rispose. Fu Barabba che, raccolto un grosso sasso, disse: "Non sei il benvenuto, crocifissore!" "Figlio mio!" Maria lanci un grido lacerante. Si precipit per abbracciare il figlio. Rideva, piangeva, lo accarezzava. Ma lui, senza dire una parola, si stacc dalle braccia della madre e si diresse verso Barabba. "Barabba, fratello", disse, "sono felice di rivederti. Sono un amico e porto una buona notizia, una grande allegria!" "Non avvicinarti!" rugg Barabba, piantandosi davanti a lui per nascondergli Maddalena. Ma lei aveva udito la voce amata e si rizz di colpo gridando: "Ges, aiutami!" D'un balz Ges fu sul bordo del fosso. Maddalena si attaccava mani e piedi alle rocce, e cercava di arrampicarsi. Ges si chin, le tese la mano, lei l'afferr e ansimando usc dal fosso, coperta di sangue, e s'accasci al suolo. Barabba si precipit e con il piede calpest la schiena della donna. " mia, l'ammazzer!" tuon e alz la pietra che aveva in mano. "Ha insozzato il giorno del Sabbath: a morte!" "A morte! A morte!" gridava la folla che ora aveva paura che la vittima le sfuggisse. "A morte!" gracchi Zebedeo che vedeva gli straccioni circondare il nuovo arrivato e farsi pi audaci. Disgrazia se si lascia che gli straccioni facciano quello che vogliono. "A morte!" grid ancora, battendo il suolo con il randello. "A morte!" Ges ferm il braccio alzato di Barabba. "Barabba", disse con voce calma e triste, "non hai mai violato, tu, nessun comandamento di Dio? Non hai mai rubato in vita tua, non hai mai ammazzato, non hai mai commesso adulterio, non hai mai detto bugie?" Si gir verso la folla che gridava. Li guard tutti, lentamente, uno per uno. "Chi fra voi senza peccato", disse, "scagli la prima pietra!" La folla cominci ad agitarsi. A uno a uno tutti indietreggiavano per evitare quello sguardo che frugava nelle loro viscere e nella loro memoria. Gli uomini ricordarono tutte le bugie che avevano detto durante la loro vita, le azioni scellerate che avevano commesso, le volte che avevano avvicinato la donna d'altri. Le donne abbassarono i loro fazzoletti e le pietre scivolarono loro di mano. Il vecchio Zebedeo, vedendo che gli straccioni avrebbero avuto la meglio, divenne pazzo dalla rabbia. Ges si gir nuovamente e li guard tutti ancora, uno per uno, nel fondo degli occhi. "Chi fra voi senza peccato, scagli la prima pietra!" "Io!" esclam Zebedeo. "Dammi la pietra che hai in mano, Barabba, un cielo senza nubi non teme il tuono! La getter io!" Barabba con gioia gli diede la pietra e si fece di lato. Zebedeo prese in pugno la pietra e si piazz proprio sopra Maddalena, per colpirla direttamente sulla testa. Lei era accovacciata ai piedi di Ges, calma. Sentiva che in quel momento non doveva temere la morte. Gli straccioni guardarono Zebedeo, esasperati. Uno fra loro, il pi scheletrito, gli grid: "Ehi, vecchio Zebedeo, c' un Dio. Il tuo braccio rimarr paralizzato, non hai paura? Cerca di ricordare: non hai mai mangiato in vita tua i beni dei poveri? Non hai mai fatto vendere all'asta la vigna dell'orfano? Non sei mai entrato, di notte, nella casa di una vedova?" Il vecchio demonio l'ascoltava, stava soppesando la pietra e trattenendosi. Di colpo lanci un grido: il suo braccio era diventato improvvisamente come morto e cadeva inerte al suo fianco. La grossa pietra gli rotol sul piede, schiacciandogli le dita. "Miracolo! Miracolo!" urlavano di gioia gli straccioni. "Maddalena innocente!"

Barabba impazz dalla rabbia. Il suo viso, segnato dal vaiolo, si congestion e divent tutto rosso. Si gett sul figlio di Maria, alz la mano e lo schiaffeggi. Ges, tranquillamente, gli porse l'altra guancia. "Colpisci anche l'altra guancia, Barabba, fratello mio", disse. La mano di Barabba s'intorpid, e lui spalanc gli occhi. "Chi quest'uomo? Che cos'? Uno spettro, un uomo, un demonio?" Indietreggi e lo guard stupefatto. Il figlio di Maria lo sollecit: "Colpisci anche l'altra guancia, Barabba, fratello mio". Allora, dall'ombra del fico dietro il quale era stato in disparte a guardare quella scena, apparve Giuda. Aveva visto tutto, senza dire parola. Che Maddalena fosse stata ammazzata o no, poco gli importava. Ma si rallegrava di udire Barabba e gli straccioni dire la verit a Zebedeo e ridiventare coraggiosi. E quando vide Ges apparire sulla riva con la sua nuova tunica bianca, il cuore si mise a battergli forte! "Adesso vedremo", mormor fra s e s, "chi , che cosa vuole e cos'ha da dire agli uomini." Apr bene le orecchie, ma gi la prima parola, "Fratelli!", non gli piacque. Il suo viso si scur. "Non ha ancora capito", mormor. "Noi, non siamo tutti fratelli, n gli Israeliti lo sono dei Romani, e neppure gli Israeliti fra loro. I Sadducei, venduti, non sono nostri fratelli; i capi della citt, tutti coloro che sono compari del tiranno... Cominci male, figlio del falegname, stai attento!" Ma quando vide Ges porgere l'altra guancia, senza collera, con una dolcezza fiera e sovrumana, ebbe paura. "Chi quest'uomo?" grid dentro di s. "Questo, d'offrire anche l'altra guancia, lo pu fare solo un angelo, un angelo o un cane..." Fece un salto, afferr il braccio di Barabba, nel momento in cui questi stava preparandosi a scagliarsi contro il figlio di Maria. "Non toccarlo!" gli disse una voce sorda. "Vattene!" Barabba guard Giuda, sbalordito. Facevano tutti e due parte della medesima confraternita, erano spesso entrati assieme nei villaggi e nelle citt per uccidere i traditori d'Israele. E adesso... "Giuda", mormor. "Tu? Tu?" "Io. Vattene." Barabba esitava; nella confraternita Giuda aveva un grado pi elevato del suo, quindi non poteva tenergli testa. Ma l'amor proprio gli impediva ancora di andarsene. "Vattene!" gli ordin di nuovo il Rosso. Il capo del gruppo abbass la testa e gett uno sguardo furibondo sul figlio di Maria. "Fin dove giungerai?" mormor, stringendo i pugni. "Ci ritroveremo!" Poi si rivolse ai suoi: "Andiamocene", borbott fra i denti. 13 Verso l'ora del tramonto, la calura infuocata del giorno diminu, il vento cess e il lago si tinse di riflessi azzurri e rosati. C'erano delle cicogne ritte su un piede solo sulle rocce, con gli occhi fissi sull'acqua, avevano ancora fame. I cenciosi avevano lo sguardo fisso sul figlio di Maria, aspettavano e non volevano andarsene. Che cosa aspettavano? Avevano dimenticato fame e miseria, avevano dimenticato la crudelt dei padroni che non volevano rassegnarsi a lasciare qualche chicco d'uva nelle loro vigne, dopo la vendemmia, per addolcire anche la bocca dei poveri. Per la mietitura era lo stesso. Andavano di campo in campo con le loro sacche vuote. Dal mattino si spostavano da una vigna all'altra e le loro ceste erano sempre vuote. E i loro figli li aspettavano ogni sera con la fame in corpo. Adesso, non sapevano spiegarsi il motivo, ma era come se all'improvviso le loro ceste si fossero colmate. Guardavano quell'uomo vestito di bianco davanti a loro e non avevano pi voglia di andarsene... Aspettavano. Che cosa? Non lo sapevano.

Il figlio di Maria li guardava e aspettava pure lui. Sentiva che tutte quelle anime si aggrappavano a lui. Che cosa volevano dalla sua persona? Che cosa si aspettavano da lui? Che cosa avrebbe potuto dar loro, lui che non possedeva nulla? Rimaneva fermo a guardarli; per un istante fu preso dal panico e fece un gesto come per andarsene, ma ne prov vergogna. Che cosa sarebbe accaduto a Maddalena che si era rannicchiata ai suoi piedi? E come avrebbe potuto lasciare in quella cupa disperazione tutti quegli occhi che lo guardavano con amore? Andarsene, ma per andare dove? Dio dovunque, ed egli non poteva sottrarsi alla grazia divina che segnava il suo destino. No, non era la sua grazia, ma la sua onnipotenza. Il figlio di Maria adesso sentiva che la sua casa era la terra, non c'erano altre case per lui, e il suo deserto erano gli uomini, non c'era altro deserto. Abbass la testa. "Signore, che sia fatta la tua volont", mormor. E si abbandon al volere di Dio. Dalla folla dei cenciosi venne avanti un vecchio e gli disse: "Figlio di Maria, abbiamo fame; non ci aspettiamo pane da te, tu sei povero come noi. Parla, dicci una parola di conforto e saremo saziati". Un giovane prese coraggio. "Figlio di Maria", disse, "la sfortuna ci perseguita, il nostro cuore non ne pu pi. Hai detto che ci portavi una parola di speranza. Diccela, dunque, portaci la liberazione!" Il figlio di Maria, guardava gli uomini, ascolt quel grido di libert e di fame e ne prov una gioia immensa. Era come se aspettasse quel momento da anni e adesso era arrivato; il popolo invocava il suo nome. Si gir verso di loro con le braccia spalancate. "Fratelli", disse, "andiamo!" E all'improvviso, il popolo, come se esso pure aspettasse da anni quel momento, come se udisse per la prima volta il suo nome, il suo vero nome, fu anch'esso colmo della medesima gioia: "Andiamocene", gridarono tutti insieme, "nel nome di Dio!" Il figlio di Maria si mise in testa al gruppo e si avviarono tutti quanti. Un colle tondeggiante, ancora verde malgrado l'estate torrida, s'innalzava sulla riva. Il sole vi aveva picchiato sopra tutto il giorno e ora, nella dolcezza del crepuscolo, profumava di timo e di salvia. Un tempo, in cima a esso, doveva esserci stato un tempio pagano; vi erano ancora resti di capitelli scolpiti e, di notte, ai pescatori pareva di scorgere, pescando nel lago, un bianco fantasma che veniva a sedersi su quei blocchi di marmo; una notte il vecchio Giona l'aveva anche sentito piangere. Camminavano, in estasi, verso quel colle; in testa il figlio di Maria e dietro di lui la massa dei poveri. La vecchia Salom si gir verso il figlio minore. "Figlio mio", disse, "dammi il braccio, andiamocene anche noi." Prese Maria per mano. "Maria, non piangere. Non hai visto un'aureola sopra la testa di tuo figlio?" "Non ho un figlio, non ho pi un figlio", rispose la madre e scoppi in singhiozzi. "Tutti quei pezzenti, ne hanno uno e io non ne ho..." Piangeva, si lamentava e camminava. Adesso ne era sicura: suo figlio l'aveva abbandonata per sempre. Quando era corsa per abbracciarlo, per riportarselo a casa, lui l'aveva guardata stupito, come se non la riconoscesse. E quando gli aveva detto: "Sono tua madre", aveva allungato una mano per respingerla. Il vecchio Zebedeo vide sua moglie salire con la folla; fece una smorfia, prese il randello, si volt verso il figlio Giacomo e i suoi due compagni, Filippo e Nataniele, e mostr loro la folla concitata. "Sono come lupi affamati, che siano maledetti! Andiamo a urlare anche noi con loro perch non ci credano degli agnelli e non ci mangino! Seguiamoli! E fate attenzione: qualsiasi cosa dica quella testa calda del figlio di Maria, noi ci faremo beffe di lui, capito? Non bisogna lasciargli prender piede. Avanti! Tutti assieme, e tenete gli occhi aperti!" Si mise a salire anche lui, passo dopo passo. In quel momento apparvero i due figli di Giona. Pietro teneva il fratello per mano e gli parlava con calma, teneramente, per non spaventarlo. Ma l'altro guardava emozionato la folla che saliva e l'uomo vestito di bianco che la guidava. "Chi sono? Dove vanno?" chiese Pietro a Giuda che era ancora l, sulla strada, indeciso. "Il figlio di Maria..." rispose il Rosso, cupo in volto.

"E la folla dietro a lui?" "Sono i poveri che raccolgono i resti dopo la vendemmia. Lo hanno visto e si sono aggrappati a lui; sembra che parler loro." "Per dirgli che cosa? Se non sa nemmeno contare fino a tre!" Giuda alz le spalle. "Vedremo!" borbott e si mise a salire pure lui. Due donne, grassocce e colorite, stavano tornando dalle vigne, sfinite dalla stanchezza, surriscaldate, portando in equilibrio sulla testa grandi ceste d'uva; la compagnia le tent. "Andiamoci anche noi" si dissero, "tanto per passare il tempo." E si unirono alla folla. Il vecchio Giona, con la sua rete da pesca sulla schiena, stava tornando alla sua casetta. Aveva fame e fretta. Vide i suoi due figli, la folla che saliva, e si ferm con la bocca spalancata, facendo girare qua e l i suoi grossi occhi da pesce. Non pensava a nulla, non si domandava chi fosse morto, chi si sposasse, dove andasse tutta quella gente. Non pensava a nulla, si limitava a guardare a bocca aperta. "Andiamo, Giona, profeta pescatore", gli grid Zebedeo, "vieni, festa. Pare che Maria Maddalena si sposi, vieni a divertirti!" Le grosse labbra di Giona si mossero, stava per parlare, ma cambi idea. Con un colpo di spalla si assicur bene la rete sulla schiena e prese, a passi pesanti, la strada di casa. Mentre arrivava alla capanna, mormor: "Vattene al diavolo, stolto di uno Zebedeo!" Quindi spinse la porta ed entr. Nel momento in cui il vecchio Zebedeo arrivava con i compagni sulla cima del colle, Ges era seduto su un capitello e non aveva ancora aperto bocca, come se li stesse aspettando. Davanti a lui, gli uomini seduti alla turca, le donne in piedi, lo guardavano. Il sole era tramontato ma, verso nord, il monte Hermon tratteneva ancora un po' di luce sulla sua vetta. Ges aveva incrociato le braccia sul petto e osservava la luce che lottava con l'ombra. Talvolta posava lentamente lo sguardo sui visi degli uomini che lo fissavano: visi sofferenti, rinsecchiti dalla fame. I loro occhi, fissi su di lui, lo guardavano come se fosse stata colpa sua, come se volessero rimproverarlo. Appena vide Zebedeo con il suo gruppo, si alz. "Siate benvenuti", disse. "Avvicinatevi tutti a me, la mia voce debole e voglio parlarvi." Zebedeo, l'anziano del villaggio, gli pass davanti e si sedette su una pietra. Alla sua destra c'erano i suoi due figli, Filippo e Nataniele e, a sinistra, Pietro e Andrea. Dietro, nel gruppo delle donne c'erano la vecchia Salom e Maria, la moglie di Giuseppe. L'altra Maria, Maddalena, era accasciata ai piedi di Ges, con il viso nascosto fra le mani. Un po' in disparte, sotto un pino contorto dal vento, Giuda attendeva. Fra gli aghi di pino, dardeggiava con gli occhi azzurri e freddi il figlio di Maria. Dentro di s questi tremava e lottava per prender coraggio. Il momento che da tanti anni temeva, ora era giunto. Dio aveva vinto, l'aveva trascinato con la forza dove Lui aveva voluto, davanti agli uomini, affinch parlasse loro. E ora, che cosa dire? Le rare gioie della sua vita, i molti dolori, la sua lotta con Dio, attraversavano la sua mente come lampi; poi tutto quello che aveva visto girovagando da solo: le montagne, i fiori, gli uccelli, i pastori che portano allegramente sulla schiena la loro pecora smarrita, i pescatori che lanciano la rete per prendere i pesci, i contadini che seminano, mietono, zappano e portano a casa il raccolto... Il cielo e la terra si aprivano e si richiudevano nella sua mente, con tutte le meraviglie di Dio, e non sapeva quale scegliere per cominciare; avrebbe voluto rivelare tutto, per consolare gli inconsolabili. Il mondo si stese davanti ai suoi occhi come una leggenda di Dio, come la leggenda piena di orchi e di figlie di re che gli raccontava la madre di sua madre per impedirgli di piangere. Adesso Dio si chinava dal cielo per raccontarla agli uomini. Spalanc le braccia e sorrise.

"Fratelli", disse con voce tremante, "fratelli, vi parler per mezzo di parabole, perdonate. Sono un uomo semplice, poco istruito, sono pure io povero e sprovveduto, il mio cuore ha molto da dire, ma la mia mente non capace di spiegarlo; apro la bocca e, senza che io lo voglia, le parole man mano prendono la forma di una leggenda. Fratelli, perdonate, vi parler per mezzo di parabole." "Ascoltiamo, figlio di Maria, ascoltiamo!" Ges riprese di nuovo a parlare: "Il seminatore usc per seminare il suo campo e, mentre seminava, un seme cadde sulla strada; vennero gli uccelli e lo mangiarono. Un altro cadde sulle pietre, non trov terra per alimentarsi e mor disseccato. Un altro cadde fra i rovi, i rovi lo schiacciarono e lo soffocarono. Un altro, infine, cadde sulla terra buona, mise radici, germogli una spiga, che diede il suo frutto, che aliment gli uomini. Colui fra voi, fratelli, che ha orecchie per intendere, intenda". Tutti tacquero. Si guardavano fra loro, stupiti. Ma il vecchio Zebedeo, che cercava un pretesto per litigare, disse: "Non capisco, scusami. Ho le orecchie, Dio sia lodato, ho le orecchie e odo, ma non capisco. Che cosa vuoi dire? Non puoi parlare pi chiaramente?" Rise sarcasticamente e carezz con fierezza la sua barba bianca. "Sei forse tu il seminatore?" "Sono io", rispose Ges con umilt. "Guarda che faccia tosta!" esclam l'anziano notabile, picchiando il randello sul suolo. "E noi allora siamo le pietre e i rovi e i campi in cui semini, vero?" "Siete voi", rispose con la stessa calma il figlio di Maria. Andrea tese l'orecchio e ascolt. Guardava Ges e il suo cuore batteva, turbato. Era cos che batteva quando aveva incontrato la prima volta, sulle rive del Giordano, Giovanni Battista bruciato dal sole, coperto dalla pelle di un animale fulvo. La preghiera, le veglie, la fame, l'avevano divorato e non rimanevano che due immensi occhi, due carboni ardenti e una gola che urlava: "Pentitevi! Pentitevi!" Egli gridava e delle onde si alzavano sul Giordano, le carovane si fermavano, i cammelli non potevano proseguire. Ma ora, davanti a lui, quell'uomo sorrideva, la sua voce era calma e incerta, come la voce di un uccellino che prova per la prima volta a cantare; i suoi occhi non ardevano, carezzavano. Il cuore di Andrea volava dall'uno all'altro, pieno di stupore. Lentamente, Giovanni si allontanava dal padre e si avvicinava a Ges; stava per arrivare ai suoi piedi, ma Zebedeo lo vide e il suo furore raddoppi. Ne aveva abbastanza di falsi profeti: ogni giorno ne saltava fuori uno nuovo e trascinava la gente alla perdizione. E tutti, come si fossero passati parola, inveivano contro i proprietari, i sacerdoti e i re. Tutto ci che questo mondo aveva di buono e solido, lo volevano eliminare. E guardate un po', adesso, quello straccione del figlio di Maria. Ah! Dovr tirargli il collo prima che diventi troppo potente. Si volt per vedere che cosa ne pensava la folla, per farsi coraggio. Vide il suo figlio maggiore, Giacomo, aggrottare la fronte, non sapeva se per l'angoscia o per la collera; vide sua moglie che si era avvicinata e che si asciugava gli occhi; gett lo sguardo sui cenciosi e si impaur guardandoli: tutti quegli affamati fissavano il figlio di Maria con la bocca aperta, come gli uccelli che aspettano l'imbeccata dalla madre. "Andate al diavolo, pezzenti!" mormor, rannicchiandosi di fianco al figlio. " meglio non parlare, mi creerei dei guai." Si ud una voce tranquilla e patetica. Qualcuno, seduto ai piedi di Ges, aveva parlato. Quelli che erano accoccolati dietro di lui, si alzarono per vedere. Era il figlio minore di Zebedeo che si era trascinato lentamente fino ai piedi di Ges, e con la testa protesa gli parlava. "Tu sei il seminatore", diceva. "Noi siamo le pietre, i rovi e la terra. Ma quale seme possiedi?" Il suo viso innocente, coperto da una leggera peluria, era in fiamme; i suoi occhi neri dal taglio allungato, guardavano Ges con ansia. Quel giovane corpo tremante era in tensione e aspettava. Dalla risposta che avrebbe ricevuto, lo sentiva, sarebbe dipesa tutta la sua vita. Questa e l'altra vita. Ges si era chinato per udirlo. Tacque per un bel po'. Ascoltava il suo cuore battere, si sforzava di trovare la parola semplice, quotidiana, immortale. La sua fronte era imperlata di sudore caldo. "Quale seme possiedi?" chiese di nuovo ansiosamente il figlio di Zebedeo.

Di colpo Ges si rizz, spalanc le braccia e si chin verso gli uomini. "Amatevi gli uni con gli altri!" L'esortazione part dal profondo del suo cuore. "Amatevi gli uni con gli altri!" Appena l'ebbe detto, sent che il suo cuore si era svuotato e si accasci sul capitello, sfinito. Si ud un mormorio, il popolo era stupito, molti scuotevano la testa, altri ridevano. "Che cosa ha detto?" chiese un vecchio che non aveva udito bene. "Che dobbiamo amarci gli uni con gli altri! Almeno sembra." "Non possibile!" fece il vecchio, furioso. "Colui che ha fame non pu amare colui che sazio. La vittima non pu amare il suo carnefice. Non possibile! Andiamocene!" Giuda, appoggiato al pino, si tocc irosamente con la mano la barba rossiccia. "Allora questo che sei venuto a dirci, figlio del falegname?" mormor. " questa la grande notizia che ci porti? Dobbiamo dunque amare anche i Romani? Offrire le nostre gole come tu hai teso la tua guancia e dire 'Fratello, sgozzami?'" Ges ud i mormorii, vide le facce rabbuiarsi. Cap. Il suo viso si copr di amarezza, radun tutte le sue forze e si alz. "Amatevi gli uni con gli altri! Amatevi gli uni con gli altri!" ripet. La sua voce era supplichevole e ostinata. "Dio amore! Una volta pensavo anch'io che fosse feroce, che toccasse le montagne e che esse si mettessero a sprizzar fuoco, che toccasse gli uomini per farli morire. Mi sono sepolto nel monastero per liberarmi dal suo incubo; cadevo con la faccia al suolo, aspettavo. Mi dicevo: 'Adesso verr, si abbatter su di me come il fulmine'. E un mattino venuto, ha soffiato su di me come una fresca brezza e mi ha detto: 'Alzati, ragazzo mio!' Mi sono alzato e sono venuto. Eccomi!" Incroci le braccia e chin il busto, come per salutare gli uomini. Il vecchio Zebedeo toss, sput e strinse il randello. "Dio, una brezza fresca?" borbott a bassa voce, indignato. "Non hai vergogna, sacrilego!?" Il figlio di Maria parlava ancora. Scese fra gli uomini, li guardava a uno a uno, li supplicava uno per uno, andava e veniva, alzava le braccia al cielo. " un padre", affermava. "Non lascia nessun dolore senza lenirlo, nessuna ferita senza curarla. Pi soffriamo, pi abbiamo fame su questa terra, pi saremo saziati, pi ci rallegreremo in cielo..." Si stanc, sal di nuovo sul capitello e si sedette. "Insomma non bisogna avere troppa fretta!" grid qualcuno. Scoppiarono delle risate. Ges, assente, non rispose. "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia..." gridava ora. "La giustizia non basta", esclam uno degli affamati, "la giustizia non basta; vogliamo anche del pane!" "E di pane", aggiunse Ges sospirando, "e di pane. Questi verranno saziati da Dio. Beati coloro che soffrono; Dio li consoler. Beati i poveri, gli umili, gli oppressi. per voi, poveri, umili, oppressi che Dio ha preparato il regno dei cieli." Le due donne che stavano in piedi con le loro ceste d'uva sulla testa, si scambiarono una rapida occhiata e, senza dire una parola, si misero, una a destra e l'altra a sinistra, a distribuire l'uva ai poveri. Maddalena, accasciata ai piedi di Ges, non osava ancora rialzare la testa e mostrare il suo viso agli uomini; ma, nascosta dai suoi stessi capelli, baciava i piedi del figlio di Maria. Giacomo, che non riusciva pi a trattenersi, si alz e se ne and. Andrea si liber dalle mani del fratello e, in preda all'eccitazione, and a porsi di fronte a Ges. "Io arrivo dal Giordano, in Giudea", gli grid, "dove un profeta proclama: 'Gli uomini sono dei fili di paglia e io sono il fuoco. Sono giunto per bruciare, per purificare la terra, sono giunto per bruciare, per purificare l'anima affinch il Messia vi entri!' E tu, figlio del falegname, predichi l'amore? Ma non guardi attorno a te? Sono tutti impostori, ladri, assassini, miserabili; tutti, ricchi e poveri, oppressori e oppressi, Scribi e Farisei, tutti! Tutti! Anch'io sono un impostore e un miserabile e lo sono anche mio fratello Pietro e Zebedeo, il vecchio con il ventre pieno, che ode

parole d'amore e pensa alle sue barche, ai suoi servitori e al mezzo di rubare quanto pi mosto possibile nel tino!" Udendolo, il vecchio Zebedeo perse le staffe. La sua nuca grassa divenne scarlatta, le vene del suo collo gli si gonfiarono. Si rizz di botto e sollev il randello per picchiare; ma la vecchia Salom fece in tempo ad afferrargli il braccio. "Non hai vergogna?" gli disse sottovoce. "Andiamocene!" "Gli straccioni e gli scalzi non detteranno legge nel mio villaggio!" profer a voce alta perch tutti potessero udirlo. Si sentiva soffocare. Si gir verso il figlio di Maria. "E tu, figlio del falegname, non vorrai far la parte del Messia anche tu? Perch guai a te, disgraziato! Crocifiggeranno anche te, per farti star buono. E non ho certo piet di te, fannullone, ho piet di tua madre che non ha altri figli che te." E cos dicendo, indicava Maria che, accasciata al suolo, si batteva la fronte sulle pietre. Ma la collera del vecchio non si placava. Continuava a battere il suolo con il suo randello, gridando: "E adesso si predica l'amore, la fratellanza! Andate dunque, cani, fate come se foste a casa vostra! Ma posso amare il mio nemico, io? Posso forse amare il delinquente che gironzola attorno alla mia casa e che vuole forzarne la porta per rubare? L'amore, ha detto lui; che cervello da gallina! Perbacco, meno male che ci sono i Romani, ecco che cosa vi dico; e anche se sono idolatri, loro almeno mantengono l'ordine!" Ci fu un tumulto, il gruppo dei poveri si scosse; Giuda si strapp violentemente dal suo pino. La vecchia Salom, spaventata, mise la mano sulla bocca del marito, per farlo tacere. Si gir verso la folla che si avvicinava ondeggiando, minacciosa. "Non dategli retta, ragazzi, in collera: dice il contrario di ci che pensa." Si volt verso il vecchio. "Andiamocene", ordin. Fece un cenno al suo beneamato figlio che era seduto, tranquillo e beato, ai piedi di Ges. "Andiamocene, figliolo", disse, "ormai notte." "Io resto qui, madre", rispose il giovane. Maria si sollev dalle pietre sulle quali si era gettata, si asciug gli occhi e, pure lei, titubando, si diresse verso il figlio per portarselo via. Anch'essa era spaventata, infelice, dell'amore che gli dimostravano i poveri e dalle minacce che aveva proferito il ricco e potente Zebedeo. "Vi scongiuro, in nome di Dio", diceva agli uni e agli altri mentre passava, "non l'ascoltate. malato... molto malato..." Timorosa, si avvicin al figlio che, in piedi, con le braccia incrociate, stava guardando lontano, verso il lago. "Vieni, figlio mio", gli disse con tenerezza. "Vieni, torniamo a casa." Egli ud la sua voce, si volt, la guard sorpreso, come se si stesse domandando chi fosse. "Vieni, figliolo", ripet Maria, prendendolo dalla vita: "perch mi guardi cos? Non mi riconosci? Sono tua madre. Vieni, i tuoi fratelli t'aspettano a Nazareth e il tuo vecchio padre..." Il figlio scosse la testa. "Quale madre?" disse tranquillamente, "quali fratelli? Mia madre e i miei fratelli, eccoli..." Tese una mano e mostr i cenciosi e le loro donne e, in piedi e silenzioso, davanti al pino, Giuda il Rosso che lo osservava con rabbia. "E mio padre", disse alzando lo sguardo al cielo, " Dio." Gli occhi della povera Maria, folgorata da Dio, cominciarono a versare lacrime. "Esiste al mondo madre pi infelice di me?" grid. "Avevo un figlio, uno solo, e adesso..." La vecchia Salom ud quella voce disperata, abbandon il marito e torn indietro. Prese Maria per la mano ma questa le oppose resistenza. Si gir ancora una volta verso il figlio. "Non vieni?" supplic. "Non vieni? Te lo chiedo per l'ultima volta, vieni!" Aspettava. Il figlio, muto, aveva girato nuovamente la testa verso il lago. "Non vieni?" La madre lanci un'implorazione lacerante, lev una mano. "Non temi la maledizione di tua madre?"

"Non temo nulla", rispose il figlio, senza voltarsi. "Nessuno mi fa paura, tranne Dio." Il viso di Maria assunse un'espressione indignata, alz il braccio con il pugno chiuso e stava aprendo la bocca per maledirlo, ma la vecchia Salom fece in tempo a metterle una mano sulle labbra. "No! No!" le disse. "No!" La prese per la vita e la trascin via con violenza. "Andiamo", le disse, "andiamo, Maria, figlia mia. Devo dirti una cosa." Le due donne presero il sentiero che scendeva verso Cafarnao. Il vecchio Zebedeo camminava davanti a loro, furibondo, e decapitava i cardi a colpi di bastone. La vecchia Salom parlava a Maria. "Perch piangi, Maria, figlia mia?" le diceva. "Non hai visto?" Maria la guard stupita e smise di lamentarsi. "Che cosa?" chiese. "Mentre lui parlava, non hai visto delle ali azzurre, migliaia di ali azzurre? Dietro di lui, Maria, te lo giuro, c'erano eserciti di angeli!" Maria, disperata, scuoteva la testa. "Non ho visto niente... non ho visto niente..." mormorava. "Niente!" Poi, dopo un attimo, disse: "Che cosa vuoi che me ne faccia degli angeli, Salom? Io vorrei che fosse seguito da bambini e da nipotini, non da angeli!" Gli occhi della vecchia Salom non vedevano che ali azzurre. Allung una mano, tocc il petto di Maria e le mormor sottovoce, come se le stesse confidando un segreto molto importante: "Tu sei benedetta e benedetto il frutto del ventre tuo, Maria". Ma l'altra scuoteva la testa, piangeva e, inconsolabile, continuava a camminare. Nel frattempo i poveri, al colmo dell'eccitazione, avevano circondato Ges; battevano la terra minacciando con i loro bastoni, e agitavano le ceste vuote. "Hai detto bene, figlio di Maria!" gridavano. "Morte ai ricchi!" "Precedici e andiamo a incendiare la casa del vecchio Zebedeo!" "No, incendiarla no", dicevano altri, "forziamola e ci divideremo il suo grano, il suo olio, il suo vino, le sue casse piene di indumenti preziosi... Morte ai ricchi!" Ges agitava disperatamente le braccia, gridando: "Non ho detto questo! Non ho detto questo! Fratelli, ho detto: amore!" Ma i poveri, esasperati dalla fame, non l'ascoltavano pi. "Andrea ha ragione", urlavano. "Prima il fuoco e l'ascia e poi l'amore!" Andrea, di fianco a Ges, ascoltava pensieroso con la testa bassa e taceva. Il suo maestro, laggi nel deserto, parlava e le sue parole si abbattevano sulle teste degli uomini come fossero pietre; quest'uomo, invece, elargisce le sue parole come fossero pane... Chi ha ragione? Quale delle due strade porta alla salvezza del mondo? La violenza o l'amore? E mentre rimuginava nella mente questi pensieri, sent due mani posarsi sulla sua testa. Erano quelle di Ges. Le sue dita, affusolate e sottili, avvolgevano tutto ci che toccavano e avevano coperto per intero la testa di Andrea. Questi non si mosse. Sentiva le giunte del suo cranio aprirsi, e una dolcezza indicibile, pesante come il miele, scendere nel suo cervello, giungere alla bocca, alla gola, al cuore, proseguire fino alle sue reni e ramificarsi fino alla pianta dei piedi. Ne provava una gioia profonda, in tutte le sue membra, in tutta l'anima, dalle radici del suo essere, come l'albero assetato quando viene innaffiato. Non parlava. Che cosa meravigliosa se quelle mani avessero potuto rimanere sempre sulla sua testa!... Dopo una lotta cos lunga, sentiva in s pace e sicurezza. Un po' pi in l, Nataniele e Filippo, i due inseparabili amici, discutevano animatamente. "Mi piace", diceva il gran demonio candido. "Le sue parole sono dolci come il miele. Non credermi, se non vuoi, ma mentre parlava provavo anch'io quella dolcezza." "Non mi piace", rispondeva il pastore, "no. Dice una cosa e ne fa un'altra. Grida 'amore, amore', poi fabbrica delle croci per crocifiggere!"

"Questo ormai finito, Filippo, te lo assicuro, finito. Doveva passare attraverso le croci e ci passato; adesso entrato nel cammino del Signore." "Voglio cose concrete!" insisteva Filippo. "Che venga prima a benedire i miei agnelli che hanno la scabbia; se guariscono, gli creder. Altrimenti, che se ne vada al diavolo con gli altri! Perch scuoti la testa? Se vuole salvare il mondo, cominci dai miei agnelli!" Cadeva la notte sul lago, sulle vigne e sui volti degli uomini. Il gran carro apparve in cielo; una stella, rossa come una goccia di vino, brillava a Oriente, proprio sopra al deserto. Ges si sent improvvisamente stanco; aveva fame e voleva rimanere solo. A poco a poco gli uomini si ricordavano della strada che restava loro da fare, della loro casa e dei bambini che stavano aspettandoli; tornarono le preoccupazioni: era stato come un lampo e si erano lasciati trascinare, ma il lampo era guizzato via e le preoccupazioni quotidiane tornavano ad assillarli. Furtivamente, come se stessero disertando, scivolavano via, uno o due alla volta e se ne andavano. Afflitto, Ges si stese sui vecchi blocchi di marmo. Nessuno gli tese la mano per dargli la buona sera, nessuno gli chiese se avesse fame, n se avesse un luogo dove dormire. Aveva il viso rivolto verso la terra che stava diventando scura e udiva i passi frettolosi che si allontanavano e svanivano. Di colpo il silenzio fu assoluto. Alz la testa: nessuno. Si guard attorno, era buio; gli uomini se ne erano andati. Sopra di lui solo le stelle e dentro solo la fame e la stanchezza. Dove andare? A che porta bussare? Si rannicchi di nuovo in terra e mormor tristemente: "Anche le volpi hanno una tana in cui dormire, e io non l'ho..." Chiuse gli occhi. Un freddo pungente era venuto gi con la notte; tremava. All'improvviso ud un sospiro e un leggero singhiozzo provenire da dietro i blocchi di marmo. Apr gli occhi. Scorse una donna che si trascinava a pancia in gi, avvicinandosi. Si sciolse i capelli e si mise ad asciugare con essi i piedi di Ges, coperti di ferite a causa delle pietre. Egli la riconobbe dal suo profumo. "Maddalena, sorella mia", disse, appoggiando la mano sulla sua testa calda e profumata, "Maddalena, sorella mia, torna nella tua casa e non peccare pi." "Ges, fratello mio", disse lei baciandogli i piedi, "lascia che io segua la tua ombra fino alla morte. Ora so, figlio mio, che cos' l'amore." "Torna nella tua casa", ripet Ges. "Quando sar il momento, ti chiamer." "Voglio morire per te, figlio mio", riprese la donna. "Quel momento giunger, Maddalena, non avere fretta; non ancora giunto. Allora ti chiamer; adesso vattene..." Ella stava per replicare, ma la voce, divenuta molto severa, ripet: "Vattene". Maddalena prese il sentiero che scendeva; i suoi passi leggeri risuonarono per pochi attimi, poi, a poco a poco, svanirono. Rimaneva nell'aria solo il profumo del suo corpo, ma la brezza notturna, soffiando, lo port via. Il figlio di Maria adesso era solo. Su di lui c'era Dio con il suo volto notturno, un volto tenebroso cosparso di stelle. Tese l'orecchio nell'oscurit stellata, come se tentasse di udire una voce. Attese, ma non ud nulla. Avrebbe voluto chiedere all'Invisibile: "Sei contento di me, Signore?", ma non osava. Avrebbe voluto dire un mucchio di cose all'Invisibile, ma non osava. Il silenzio che si era abbattuto di colpo su di lui lo spaventava. Sicuramente non deve essere contento, non deve essere contento di me, pens rabbrividendo. Ma non colpa mia, Signore, te lo dicevo. Quante volte te l'ho detto che non riesco a parlare! Ma tu mi spronavi sempre, sia per scherzo, sia per collera, e quel mattino, al monastero, mentre i monaci mi stavano cercando per farmi, indegno, igmeno, quando avevano sbarrato tutte le porte per impedire che me ne andassi, tu mi hai aperto una porta segreta, m'hai afferrato per i capelli e mi hai gettato qui, davanti a tanti uomini! "Parla, giunto il momento", mi hai ordinato. E io tacevo, tenevo la bocca chiusa. Tu gridavi, ma io tacevo. E non l'hai pi tollerato: ti sei gettato su di me, mi hai aperto la bocca - non sono io che l'ho aperta - sei tu che me l'hai aperta con la forza, tu hai toccato le mie labbra non con un carbone ardente, come sei solito fare con i tuoi profeti, ma con del miele! E ho parlato. Il mio cuore era in collera, avevo fretta

di gridare anch'io, come il tuo profeta Battista: "Dio il fuoco; Egli arriva! Dove andrete a nascondervi voi, uomini senza legge, senza giustizia e senza onore? Egli arriva!" Era questo che il mio cuore voleva gridare, ma tu, hai toccato le mie labbra con del miele e io ho gridato: "Amore! Amore!" Signore, Signore, non posso lottare con te; stasera mi arrendo. Che sia fatta la tua volont! Dicendo questo si sent sollevato. Chin la testa sul petto come un uccello assonnato, chiuse gli occhi e si addorment. Subito gli parve di tirar fuori dal seno una mela, di aprirla, di prenderne un seme e di piantarlo di fronte a lui, l in terra. E, appena piantato, il seme germogli; crebbe un tronco con rami e foglie, l'albero fior, diede dei frutti: era carico di mele rosse... All'improvviso le pietre si mossero, e il passo di un uomo lo riscosse dal sonno. Ges apr gli occhi. C'era un uomo in piedi davanti a lui. Non era pi solo e ne fu contento. Con calma, senza parlare, accolse quella confortevole presenza. Il visitatore notturno si avvicin e s'inginocchi. "Devi aver fame", disse. "Ti porto del pane, del pesce e del miele." "Chi sei, fratello?" "Il figlio di Giona. Andrea." "Tutti mi hanno abbandonato. Se ne sono andati. Ed vero, avevo fame. Come mai tu, fratello, ti sei ricordato di me e mi hai portato queste grazie del Signore: pane, pesce e miele? Non manca che una parola di conforto." "Ti porto anche quella", disse Andrea. L'oscurit gli infondeva coraggio. Ges non vedeva le due lacrime che scendevano sulle gote pallide del giovane e neppure le sue mani che tremavano. "Comincia da l, fratello", gli disse Ges e gli tese la mano sorridendo. "Rabbi... Maestro mio..." mormor il figlio di Giona. Si chin e gli baci i piedi. 14 Il tempo non un campo che si misuri a braccia; non un mare che si misuri a miglia; il battito di un cuore. Quanti giorni dur quel fidanzamento? Giorni? Mesi? Anni? Il figlio di Maria andava di villaggio in villaggio, di montagna in montagna o, talvolta, in barca, da una riva all'altra del lago, felice, comprensivo, con parole benevole sulle labbra, vestito di bianco come un fidanzato. Poggiava il suo piede sulla terra, lo sollevava, e questa si copriva di fiori. Una brezza propizia si alzava appena saliva su una barca. Gli uomini l'ascoltavano e l'argilla di cui erano fatti diventava un'ala. Per tutto il tempo che dur quel fidanzamento, sotto ogni pietra che si sollevava, c'era Dio. Si bussava a una porta ed era Dio che veniva ad aprire. Si guardavano gli occhi del proprio amico o del proprio nemico e in quelle pupille si vedeva Dio che rispondeva con un sorriso. I Farisei scuotevano la testa, esasperati: "Giovanni Battista digiuna, piange, minaccia e non ride. E tu, ovunque vi un matrimonio o una festa, arrivi sempre per primo. Bevi, mangi, ridi e, l'altro ieri, a una festa di nozze, a Cana, ti sei messo a ballare con le ragazze; non hai vergogna? Dove s' visto un profeta ridere e danzare?" Gli gettavano occhiate torve e lo rimproveravano. Egli sorrideva loro. "Non sono un profeta, Farisei, fratelli", rispondeva loro. "Non sono un profeta, sono un fidanzato." "Fidanzato?" urlavano i Farisei facendo cenno di strapparsi i vestiti. "Fidanzato, Farisei, fratelli. Come spiegarvelo in un altro modo? Non lo so proprio. Scusatemi." Si girava verso i suoi compagni: Giovanni, Andrea, Giuda, verso i contadini e i pescatori che, ammaliati dalla dolcezza del suo viso, pur di udirlo, abbandonavano campi e barche; verso le donne che correvano dietro di loro con i bambini in braccio. "Rallegratevi e gioite", diceva loro, "finch io sono con voi. Verranno giorni in cui sarete vedovi e orfani, ma riponete la vostra speranza nel Padre. Come fanno ad aver fiducia i fiori della terra e gli uccelli del cielo? Non seminano, non mietono e il Padre provvede loro. Non filano, non tessono, eppure, quale re ha mai potuto vestirsi con simile magnificenza? Non preoccupatevi del vostro

corpo, di ci che manger, di ci che berr, n di ci che indosser. Era polvere e polvere ridiventer. Pensate alla vostra anima che immortale e al regno dei cieli." Giuda l'ascoltava e aggrottava la fronte. Lui non si preoccupava del regno dei cieli. La sua grande preoccupazione era il regno della terra. E nemmeno della terra intera, bens solo della terra d'Israele. Questa fatta di pietre e di uomini e non di preghiere e di nuvole. Questa terra sottomessa ai Romani, barbari e idolatri; sono loro che bisogna cacciar via per primi, loro, e poi ci preoccuperemo del regno dei cieli. Ges vedeva la sua fronte aggrottata, leggeva, in quelle rughe che la tormentavano, i suoi pensieri segreti e gli sorrideva. "Giuda, fratello mio", gli diceva. "Il cielo e la terra sono una cosa sola, la pietra e la nuvola sono una cosa sola, il regno dei cieli non nell'aria, in noialtri, nel nostro cuore: allora il cielo e la terra si uniranno, Israeliti e Romani si uniranno, tutto diventer una cosa sola." Ma il Rosso covava la propria collera; era paziente, aspettava. "Non sa che cosa dice, quel sognatore", mormorava. "Non se ne rende conto; solo se il mondo cambia, che cambier il mio cuore. solo se spariscono i Romani dalla terra d'Israele, che io mi sentir sollevato!" Un giorno, il figlio minore di Zebedeo si volse verso Ges e gli disse: "Rabbi, a me non piace Giuda, scusami. Quando mi avvicino a lui, il suo corpo emana una forza oscura, come se migliaia di aghi finissimi mi ferissero. E l'altro ieri, al tramonto, ho visto un angelo nero chinarsi su di lui e mormorargli qualcosa all'orecchio. Che cosa avr voluto dirgli?" "Immagino ci che gli diceva", rispose Ges con un sospiro. "Che cosa, Rabbi, ho paura; che cosa gli diceva?" "Lo saprai quando sar giunto il momento, fratello mio. Io stesso non lo so ancora bene." "Perch te lo porti dietro? Perch permetti che ti segua giorno e notte? E quando gli parli, la tua voce pi dolce di quella che usi quando ti rivolgi a noi, perch?" "Bisogna che sia cos, Giovanni, fratello mio. Ha pi bisogno d'amore." Andrea seguiva il nuovo maestro e, per lui, giorno dopo giorno il mondo diventava sempre pi dolce. Non il mondo, il suo cuore. Mangiare e ridere non era pi un peccato, la terra sotto di lui era diventata pi stabile e il cielo si chinava su di essa come un padre. E il giorno del Signore non era pi un giorno di collera e d'incendio, non era la fine del mondo, ma la mietitura, le nozze, le danze. Era l'innocenza del mondo incessantemente rinnovata. Ogni nuovo giorno vedeva la terra rinascere e Dio le prometteva di tenerla nella sua mano santa. I giorni passavano, Andrea si tranquillizzava, si riconciliava con il sorriso e il cibo, le sue guance pallide ritrovavano il loro colore. E quando, a mezzogiorno o di sera, si stendevano sotto un albero, oppure quando in qualche casa li festeggiavano e Ges, secondo la sua abitudine, prendeva il pane, lo benediceva e lo divideva, nel ventre di Andrea questo si trasformava in amore e sorrisi. Solo talvolta egli pensava ai suoi e sospirava. "Che cosa ne sar del vecchio Giona e di Zebedeo?" disse un giorno e il suo sguardo si perse lontano. " come se quei due vecchi fossero dall'altra parte del mondo. E Giacomo? E Pietro? Dove si trovano? In che mondo si stanno dibattendo?" "Li ritroveremo tutti", rispose Ges sorridendo. "Ci ritroveranno tutti. Non preoccuparti, Andrea. Il Palazzo del Padre abbastanza vasto per contenerci tutti." Una sera Ges entr a Bethsaida. I bambini corsero a salutarlo e ad augurargli il benvenuto agitando rami d'olivo e di palme. Le porte si aprivano, le donne apparivano sulle soglie e, abbandonando i mestieri, lo seguivano per udire la buona novella. I figli portavano sulle spalle i parenti paralitici, i bimbi piccoli prendevano per mano i loro nonni ciechi, gli uomini robusti portavano con s i loro beni e gli correvano appresso affinch egli posasse la sua mano sulle loro teste e li guarisse. Quel giorno, Tommaso, il venditore ambulante, carico come un asino, passava per caso nel villaggio, suonando la tromba per attirare la gente e far s che comprasse la sua mercanzia: pettini, fili, orecchini d'argento, braccialetti di bronzo e belletti miracolosi per le donne. Ges lo vide e, di colpo, ai suoi occhi, la scena cambi. Quell'uomo non era pi Tommaso, il mercante guercio. Aveva in mano una livella, stava in piedi in un paese lontano, circondato da una

gran folla. Dei muratori costruivano, dei manovali portavano calce e pietre. C'erano un gran cantiere e dovunque colonne di marmo; s'innalzava un gran tempio e Tommaso, capomastro, correva da tutte le parti con la sua livella... Ges sbatt gli occhi; Tommaso pure chiuse gli occhi, li riapr, si ritrov davanti Ges che portava la sua merce e i suoi occhi strabici e maliziosi si agitavano e ridevano. Ges stese la mano su di lui. "Tommaso", gli disse, "vieni con me. Ti caricher con un altro tipo di merce; le spezie e i gioielli dell'anima, affinch tu giri per il mondo e le distribuisca agli uomini." "Lasciami vendere prima questa", disse il vecchio furbo con un sorriso sarcastico. "Dopo vedremo!" E senza aspettare, si mise a offrire a squarciagola i suoi pettini, i fili e i belletti. Un vecchio notabile, molto ricco, duro di cuore e iniquo, in piedi sulla soglia di casa con le braccia appoggiate agli stipiti della porta, osservava con curiosit la folla che si avvicinava. Davanti a essa correva un gruppo di bambini che agitava palme e rami d'olivo, batteva alle porte e gridava: "Arriva, arriva il figlio di Davide!" Un uomo vestito di bianco, con i capelli che gli cadevano sulle spalle, tranquillo, sorridente, li seguiva. Stendeva le braccia a destra e a sinistra per benedire le case. Dietro di lui, uomini e donne correvano e cercavano di toccarlo per riceverne forza e santit. Pi indietro venivano i ciechi e i paralitici; le porte continuavano ad aprirsi e a ogni istante la folla aumentava. "Chi l'uomo che sta arrivando?" chiese inquieto il vecchio notabile. Si teneva ben saldo agli stipiti della porta, per il caso in cui la folla volesse riversarsi nella sua casa per saccheggiarla. " il nuovo profeta, vecchio Anania", gli rispose qualcuno fermandosi. "Quell'uomo vestito di bianco che stai vedendo ha in una mano la vita e nell'altra la morte e le distribuisce come gli pare. Trattalo bene, te lo consiglio." Il vecchio Anania, udendolo, si spavent. Aveva molte angosce dentro di s e spesso, di notte, si svegliava di soprassalto e la paura gli incollava la lingua al palato. Faceva brutti sogni, si vedeva all'Inferno ad arrostire, avvolto nelle fiamme fino al collo. Quell'uomo forse avrebbe potuto salvarlo... Tutto magia nel mondo, quell'uomo un mago, offriamogli la nostra mensa e il nostro cibo, diamoci da fare, forse potr fare un miracolo... Si decise, and in mezzo alla strada, si mise una mano sul cuore e disse: "Figlio di Davide, sono il vecchio Anania, sono pescatore e tu sei santo. Ho saputo che hai acconsentito di venire nel nostro villaggio e ti ho preparato un festino; entra, se lo desideri. per il bene di noi pescatori che i santi vengono al mondo. La mia casa assetata di santit". Egli entr in quella ricca casa di campagna; arrivarono gli schiavi, prepararono le tavole nel cortile e portarono dei cuscini; Ges vi si stese sopra e al suo fianco si stesero Giovanni, Andrea, Giuda e anche l'astuto Tommaso, che era diventato discepolo per mangiare. Di fronte a loro si accomod il vecchio padrone di casa. Cercava nella mente il modo di far procedere la conversazione come desiderava, di parlare dei suoi incubi e di farli scacciare dall'esorcista. Arrivarono le prime portate e pure orci di vino; la gente, in piedi, li guardava mangiare e parlare del tempo, di Dio e delle vigne. Mangiavano e bevevano; gli schiavi portarono brocche e bacinelle, gli invitati si lavarono le mani ed erano sul punto di alzarsi, quando il vecchio Anania non ce la fece pi. Mi son dato da fare, pens, gli ho preparato la tavola, hanno mangiato e bevuto, lui e il suo seguito. Adesso giusto che paghi. "Maestro", disse. "Ho fatto dei brutti sogni; so che hai fama di grande esorcista. Ho fatto quanto potevo per te; vorrei che tu, che sei santo, facessi qualcosa per me. Abbi piet di me e scaccia quei sogni. Pare che tu parli e che esorcizzi per mezzo di parabole. Di' dunque una parabola, ne capir il significato recondito e guarir. Non tutto magia? Perci fai i tuoi sortilegi." Ges sorrise. Guard il vecchio negli occhi. Spesso, rabbrividendo, aveva visto le mascelle avide delle persone sazie, la loro nuca grassa, gli occhi in continua agitazione. Bevono, mangiano e ridono, tutto loro dovuto, rubano, danzano, fanno all'amore e non sentono il fuoco dell'Inferno. Solo talvolta, nel sonno, aprono gli occhi e vedono... Ges continuava a guardare il vecchio satollo, la sua carne, i suoi occhi, la sua paura... una volta ancora, in lui, la verit divenne leggenda. "Apri le orecchie, vecchio Anania", disse. "Apri il tuo cuore, ti parler."

"Ho aperto le mie orecchie, ho aperto il mio cuore, che il Cielo ti ispiri, ascolto." "C'era una volta, vecchio Anania, un uomo ricco, crudele e iniquo; mangiava e beveva, si vestiva di seta e porpora e non dava nemmeno un bicchiere d'acqua a Lazzaro, il suo vicino, che aveva fame e freddo. Lazzaro si trascinava sotto i tavoli per raccogliere le briciole di pane e rosicchiare le ossa. Ma gli schiavi lo gettavano fuori ed egli rimaneva seduto sulla soglia e i cani venivano a leccargli le ferite. Quindi arriv la loro ora e morirono tutti e due. Uno fin nel fuoco eterno e l'altro nel seno di Abramo. Un giorno il ricco alz gli occhi e vide il suo vicino, Lazzaro, che rideva ed era felice e contento nel seno d'Abramo. Lanci una supplica: "'Padre Abramo, Padre Abramo, di' a Lazzaro di inumidirsi la punta delle dita per rinfrescarmi la bocca; brucio!' Ma Abramo gli rispose: 'Ricordati di quando mangiavi e bevevi e godevi dei beni del mondo, mentre l'altro pativa la fame e la sete. Gli hai mai offerto, tu, un goccio d'acqua? Ebbene, ora la sua volta di godere e la tua di bruciare per l'eternit'." Ges sospir e tacque. Il vecchio Anania, con la bocca spalancata, attendeva il seguito; le sue labbra e la sua gola divennero secche. Guard Ges con espressione implorante. "Questo tutto?" chiese con voce tremante. "Tutto? Non c' nient'altro?" Giuda scoppi a ridere. "Ben per lui", disse. "Colui che mangia e beve troppo sulla terra, brucer nell'Inferno." Ma il figlio minore di Zebedeo si chin su Ges e gli disse sottovoce: "Rabbi, le tue parole non hanno tranquillizzato il mio cuore. Quante volte ci hai detto: perdona il tuo nemico, amalo. Anche se ti fa sette volte o settantasette volte il male rendigli settantasette volte il bene. Solo cos la malvagit potr essere estirpata dal mondo. E ora Dio non pu perdonare?" "Dio giusto!" esclam il Rosso, gettando uno sguardo beffardo al vecchio Anania. "Dio la bont in persona", replic Giovanni. "Allora non v' speranza?" balbett il vecchio proprietario. "La parabola finita?" Tommaso si alz, fece qualche passo in direzione della porta in strada e si ferm. "No, non finita, signore", disse, beffardo. "C' ancora qualcosa." "Parla, figliolo, che Dio ti benedica." "Il ricco si chiamava Anania", disse Tommaso. Poi prese la sua sacca di merce e usc. Si ferm in mezzo alla strada e si mise a ridere a crepapelle con i vicini. Il sangue sal alla grossa testa del vecchio notabile e gli occhi gli si iniettarono di sangue. Ges allung una mano e carezz la barba ricciuta del suo amato compagno. "Giovanni", disse, "tutti hanno orecchie, hanno udito; tutti hanno una mente, hanno giudicato. Dio giusto, hanno detto, e non sono andati oltre. Ma tu hai anche un cuore e hai detto: Dio giusto, ma ci non basta. la bont in persona. Non possibile, bisogna che questa parabola finisca in un altro modo." "Rabbi", disse il giovane. "Perdonami, ecco infatti ci che suggeriva il mio cuore: l'uomo perdona e Dio no? Non possibile, un'enorme bestemmia; bisogna che la parabola abbia un'altra fine." "E ha un'altra fine, mio amato Giovanni", disse Ges sorridendo. "Vecchio Anania, ascolta e il tuo cuore si rassicurer. Ascoltate anche voi tutti, qui nel cortile, e voi, vicini, che state sghignazzando in strada; Dio non solamente giusto, anche buono; e non solamente buono, anche Padre. Lazzaro ud le parole di Abramo e sospir. 'Mio Dio', disse fra s, 'come si pu essere felici in Paradiso quando si sa che c' un uomo, un'anima che brucia per l'eternit? Rinfrescalo, Signore, affinch io pure lo sia; liberalo, o Signore, affinch io pure sia liberato. Altrimenti mi metter anch'io a bruciare.' E Dio cap il suo pensiero e ne fu pieno di gioia. 'Lazzaro, figliolo amato, scendi e prendi per mano l'assetato; le mie sorgenti sono inesauribili, portalo affinch beva e si rinfreschi; affinch pure tu ti rinfreschi con lui.' 'Per l'eternit?' chiese Lazzaro. 'Per l'eternit', rispose Dio." Ges si alz e tacque. La notte era scesa, la gente si disperse mormorando, uomini e donne tornarono nelle loro povere capanne, con il cuore sollevato. La parola pu forse nutrire? Lo pu, quando buona, pensavano. Ges tese la mano per congedarsi dal vecchio Anania, ma questi cadde ai suoi piedi. "Rabbi, perdonami!" mormor; e scoppi in lacrime.

La notte seguente, sotto gli ulivi dove si erano distesi per dormire, Giuda and a visitare il figlio di Maria. Non riusciva a calmarsi; doveva vederlo, parlargli, doveva fare il punto su tante cose, dovevano parlare chiaramente. Quando, in casa del cattivo Anania, aveva goduto nel vedere il ricco bruciare all'Inferno e aveva battuto le mani gridando: "Gli sta bene!" Ges l'aveva fissato a lungo con disapprovazione e quello sguardo lo stava ancora trafiggendo. Dovevano avere una spiegazione; le insinuazioni e gli sguardi furtivi non gli piacevano. "Benvenuto", gli disse Ges. "Ti aspettavo." "Non sono come i tuoi seguaci, figlio di Maria", cominci subito il Rosso. "Non ho l'innocenza e il candore di Giovanni, il tuo preferito; non sono neppure un visionario e sventato come Andrea, che una girandola che gira con il vento. Io sono una belva dal carattere forte; mia madre m'ha partorito di nascosto e mi ha gettato nel deserto dove ho poppato il latte di una lupa. E sono diventato rude, tutto d'un pezzo, leale. Diventerei terra, affinch colui che amo possa calpestarmi, ma uccido colui che non amo." Parlando, la sua voce era diventata rauca. I suoi occhi sprizzavano scintille nell'oscurit. Ges pos la sua mano su quella testa minacciosa, per calmarla. Ma il Rosso, con una scossa, respinse la mano pacificatrice. "Io posso uccidere anche colui che amo", disse, soppesando una per una le parole, "se vedo che esce dalla retta via." "Qual la retta via, Giuda, fratello mio?" "La salvezza d'Israele." Ges chiuse gli occhi, non rispose. Le due fiamme che sprizzavano dall'oscurit lo bruciavano. Che cos' Israele? Perch solo Israele? Non siamo tutti fratelli? Il Rosso aspettava una risposta, ma il figlio di Maria taceva. Il Rosso lo prese per un braccio, lo scosse, come per svegliarlo. "Hai capito?" chiese. "Hai capito che cosa ti ho detto?" "Ho capito", disse l'altro aprendo gli occhi. "Te lo dico brutalmente, affinch tu sappia chi sono, ci che voglio e affinch tu mi risponda. Vuoi o non vuoi che venga con te? Voglio saperlo." "Lo voglio, Giuda, fratello mio." "E mi lascerai esprimere la mia opinione liberamente, contraddirti, dire di no, quando tu dirai di s? Perch, e voglio che tu lo sappia, tutti possono ascoltarti con la bocca spalancata, ma io non posso. Non sono uno schiavo, pensa ci che vuoi, io sono un uomo libero." "Quello che chiedo anch'io, Giuda, la libert." Il Rosso balz in piedi. Afferr Ges per una spalla. "Liberare Israele dai Romani?" grid. Il suo alito bruciava. "Liberare l'anima dal peccato." Giuda moll con gesto irato la spalla di Ges e batt il pugno sul tronco dell'ulivo. " qui che le nostre strade si separano", url, e guard Ges con odio. "Libera prima il nostro corpo dai Romani, poi libererai l'anima dal peccato. Ecco la strada. Sei capace di seguirla? Non si comincia a costruire una casa dal tetto. Si comincia dalle fondamenta." "Le fondamenta sono l'anima, Giuda." "Le fondamenta sono il corpo, figlio di Maria. da esso che devi cominciare. Te l'ho gi detto e te lo ripeto: stai attento, prendi la strada che io ti indico. per questo, sappilo, che vengo con te: per mostrarti la strada." Sotto l'ulivo vicino Andrea, nel sonno, ud la discussione e si svegli. Tese l'orecchio. Erano la voce del maestro e un'altra, rauca e collerica. Trasal. Era forse giunto qualcuno durante la notte per prendersela con il maestro? Lo sapeva: dove Ges passava, lasciava dietro a s molti giovani, donne e poveri che l'amavano; ma anche molti ricchi, potenti e vecchi, che lo odiavano e desideravano la sua fine. Quei criminali avevano forse mandato qualche tipo robusto a picchiarlo? Si trascin verso il luogo da cui provenivano quelle voci, al buio. Ma il Rosso ud un rumore e si raddrizz sulle ginocchia.

"Chi va l?" grid. "Sono io, Giuda", disse Andrea. "Vai a dormire, figlio di Giona, dobbiamo discutere fra di noi." "Vai a dormire, Andrea, figlio mio", disse pure Ges. Giuda abbass la voce. Ges sentiva il fiato pesante dell'uomo sul suo viso. "Al monastero, se ben ricordi, ti ho rivelato che la confraternita mi aveva mandato per ucciderti. All'ultimo momento ho cambiato idea. Ho riposto il pugnale nella guaina e me ne sono andato dal monastero di buon mattino, come un ladro." "Perch hai cambiato idea, Giuda, fratello mio? Io ero pronto." "Aspettavo." "Aspettavi che cosa?" Giuda tacque. E di colpo: "Di vedere se eri Colui che Israele attende". Ges rabbrivid. Si appoggi al tronco dell'ulivo; tremava. "Non voglio precipitarmi e uccidere il Salvatore, non voglio!" grid Giuda, asciugandosi la fronte che si era improvvisamente coperta di sudore. "Capisci? Non voglio!" grid come se lo stessero strangolando. Respir profondamente. "Forse lui stesso non lo sa, mi dicevo. Bisogna avere pazienza, lasciarlo ancora vivere. Che viva e vedremo bene che cosa dir e che cosa far. E se non Colui che noi aspettiamo, avr sempre il tempo di liquidarlo. Ecco che cosa ho pensato, ecco perch ti ho lasciato in vita." Rimase un momento senza fiato; grattava la terra con la punta del piede. Di colpo prese Ges per un braccio; la sua voce era rauca, disperata. "Non so come chiamarti: figlio di Maria, figlio del falegname, figlio di Davide? Non so ancora chi sei. Ma non lo sai neppure tu. Dobbiamo saperlo, per sentirci tutti e due sollevati, cos non pu pi durare. Non badare agli altri: ti seguono come agnelli che belano. Non badare alle donne che ti ammirano e che piangono; sono donne, hanno cuore, ma non hanno cervello, non abbiamo bisogno di loro. Bisogna che noi due sappiamo chi sei, che cos' quella fiamma che ti brucia, se il Dio d'Israele o il Demonio. Bisogna! Bisogna!" Ges tremava tutto. "Come fare, Giuda, fratello mio? Come venirlo a sapere? Aiutami." "C' un mezzo." "Quale?" "Andiamo a trovare Giovanni il Battista. Lui ce lo dir. Grida: 'Egli arriva! Egli arriva!' Appena ti vedr, capir se tu sei o non sei Colui che viene. Tu ne troverai sollievo e io sapr che cosa dovr fare." Ges si perse in fantasticherie. Quante volte era stato colto da una simile angoscia! Cadeva con la faccia sulla terra, si dibatteva, dalla bocca gli usciva della schiuma, la gente lo credeva in preda al demonio e correva via, spaventata. Ma lui era al settimo cielo, il suo spirito aveva abbandonato la prigione e saliva a bussare alla porta di Dio per chiedere: "Chi sono? Perch sono nato? Che cosa devo fare per salvare il mondo? Qual la strada pi breve? Forse la mia morte?" Sollev la testa e vide Giuda completamente chino su di lui. "Giuda, fratello mio", disse, "distenditi vicino a me e Dio, come il sonno, verr a prenderci. E domani, di buon mattino, partiremo per andare a trovare il profeta della Giudea. Succeder ci che Dio vorr. Sono pronto." "Anch'io sono pronto", disse Giuda. Si distesero uno accanto all'altro. Dovevano essere molto stanchi tutti e due; caddero immediatamente nel sonno e di buon mattino Andrea, che si era svegliato per primo, li trov tutti e due addormentati, l'uno nelle braccia dell'altro.

Il sole cominci a brillare sul lago e tutta la terra si illumin. Il Rosso camminava in testa e faceva strada; dietro di lui venivano Ges e i suoi due fedeli Giovanni e Andrea. Tommaso doveva ancora vendere della merce ed era rimasto un po' indietro, nel villaggio. bello ci che dice il figlio di Maria, meditava maliziosamente nella sua mente contorta, i poveri hanno da mangiare e da bere quanto vogliono nell'aldil. Ma, nel frattempo, che cosa sar di noi qui in terra? Fai attenzione, mio povero Tommaso, non farti mettere nel sacco! Per maggior sicurezza meglio che io tenga nella mia cesta due tipi di merce: sopra, e ben in vista, i pettini e i belletti; e sul fondo, nel retrobottega, per i clienti importanti, il regno dei cieli. Ridacchi, caric nuovamente la sua sacca sulla schiena, soffi nella trombetta e con un filo di voce acuta cominci, di buon mattino, a vantare la merce terrena nelle stradine di Bethsaida. A Cafarnao, Pietro e Giacomo si erano alzati all'alba e insieme stavano tirando su le reti. Apparvero i pesci che si dibattevano e scintillavano al sole. In altra occasione i due pescatori sarebbero stati felici di sentire la loro rete cos pesante, ma quel giorno avevano tutti e due la mente lontana da l e rimasero in silenzio. Tacevano, ma ognuno di loro, dentro di s, ce l'aveva sia con la sorte, che li teneva legati a quel lago ormai da generazioni, sia con la loro mente calcolatrice che non permetteva al cuore di prendere il volo. vita questa? gridavano in silenzio, gettar le reti, prendere il pesce, mangiare, dormire e ricominciare daccapo, ogni giorno che Dio ha fatto, lo stesso lavoro, lo stesso traffico, tutti i giorni, tutti gli anni, tutta la vita? Fino a quando? Fino a quando? Durer dunque fino alla nostra morte? Mai prima di allora avevano fatto simili riflessioni; il loro cuore era tranquillo, seguiva docilmente un cammino segnato da secoli, quello che avevano avuto in sorte i loro genitori, i loro avi, che avevano vissuto migliaia di anni sul bordo di quello stesso lago a combattere con i pesci. E un bel giorno incrociavano le loro mani irrigidite e morivano. E venivano i loro figli, i loro nipoti e prendevano lo stesso cammino, senza protestare... E loro due, Pietro e Giacomo, fino a quel momento avevano avuto una vita piacevole, non potevano lamentarsi; ma negli ultimi tempi, di colpo, il mondo sembrava loro pi piccolo, si sentivano soffocare. Guardavano lontano, oltre il lago; dove dunque? Non lo sapevano neppure loro, soffocavano. E, come se tale angoscia non fosse stata sufficiente, la gente che passava da l portava ogni giorno nuove testimonianze; pareva che dei paralitici si fossero messi a camminare, che dei ciechi avessero ricuperato la vista, che dei morti fossero risuscitati... "Chi quel nuovo profeta?" domandavano loro i passanti. "I vostri fratelli sono con lui... dovreste saperlo... pare che non sia il figlio del falegname di Nazareth, ma sia il figlio di Davide, vero?" Essi per alzavano le spalle e si chinavano nuovamente sulle loro reti; avevano voglia di scoppiare in lacrime, per alleviare il loro cuore. Talvolta, quando i passanti si allontanavano, Pietro si girava verso il compagno. "Tu ci credi a quei miracoli, Giacomo?" domandava. "Tira su la rete e taci", rispondeva il figlio di Zebedeo, il chiacchierone e, con un gesto brusco, tirava su la rete piena, tutta in una volta. E quel giorno, all'alba, una volta ancora, era passato un mulattiere. "Sembra che il nuovo profeta abbia mangiato in casa del vecchio Anania, l'avaraccio, a Bethsaida. E che, appena finito di mangiare, gli schiavi gli abbiano portato dell'acqua per lavarsi le mani e che lui si sia avvicinato al vecchio per dirgli qualcosa sottovoce. E che di colpo la testa del vecchio si sia confusa, ed egli sia scoppiato in lacrime e si sia messo a distribuire i beni ai poveri." "Che cosa gli ha detto?" chiese Pietro. Il suo sguardo si perse di nuovo lontano, al di l del lago. "Ah! Se lo sapessi!" esclam ridendo il mulattiere; "lo mormorerei all'orecchio di tutti i ricchi, affinch i poveri abbiano un po' di respiro... Arrivederci, buona pesca!" disse e prosegu per la sua strada. Pietro si gir per parlare con il suo compagno, ma subito cambi idea. Che cosa dirgli? Ancora parole? Come se non ne avesse abbastanza! Ebbe voglia di piantar l tutto e di andarsene senza nemmeno voltarsi indietro. Andarsene! La capanna di Giona era diventata troppo piccola per lui, e anche il lago di Genezareth era come una bacinella troppo piccola. "Non vita, no, non lo ", mormor, "bisogna andarsene."

Giacomo si volt. "Che cosa stai borbottando?" domand. "Taci". "Che il diavolo mi porti, niente!" rispose Pietro e si mise a tirare la rete con rabbia. E, proprio in quel momento, sulla cima della collina sulla quale Ges aveva parlato per la prima volta agli uomini, apparve per primo Giuda. Aveva in mano un bastone nuovo che aveva tagliato, cammin facendo, da una quercia verde; batteva il suolo e avanzava. Dietro a lui apparvero, ansimanti, i suoi tre compagni. Si fermarono un momento sulla cima per guardarsi attorno. Il lago brillava, gioioso; il sole lo carezzava ed esso risplendeva. Sulla sua superficie, come farfalle bianche e rosse, c'erano le barche da pesca e, alti sopra di esse, i pescatori alati, i gabbiani. In fondo s'intravedeva Cafarnao; il sole era alto in cielo, la giornata era splendida. "Ecco Pietro!" disse Andrea, indicando con un dito il fratello che, sulla riva, stava tirando su le reti. "E Giacomo!" disse a sua volta Giovanni, sospirando. "Non riescono ancora a staccarsi dalla terra..." Ges sorrise. "Non sospirare, amato compagno", gli disse. "Mettetevi qui a riposare; io vado a prenderli." Con passo agile e leggero imbocc il sentiero che scendeva. come un angelo, pens Giovanni con fierezza. Gli mancano solo le ali. Ges saltava di pietra in pietra e scendeva; quando arriv alla riva, rallent. Si ferm dietro ai due pescatori chini sulle reti. Rimase molto tempo, immobile, a guardarli. Li guardava e non pensava a nulla. Sentiva solo le forze abbandonarlo; si consumava. Il mondo si alleggeriva, galleggiava nell'aria, vagava come una nuvola sul lago. E con esso, si alleggerivano e galleggiavano i due pescatori e la loro rete subiva una metamorfosi: non era pi una rete, non erano pi pesci. Erano uomini, migliaia di uomini felici che danzavano. I due pescatori sentirono all'improvviso uno strano e dolce formicolio sulle loro teste e s'impaurirono. Si rizzarono. Ges era in piedi, immobile e silenzioso e li guardava. "Perdonaci, maestro!" grid Pietro, pieno di vergogna. "Perch, Pietro? Che cosa avete fatto perch io vi perdoni?" "Niente", mormor Pietro. E di colpo: "Questa non vita, ne ho abbastanza!" "Anch'io", disse Giacomo, gettando la sua rete a terra. "Venite", disse Ges tendendo loro una mano ciascuno. "Venite, vi far pescatori d'uomini." Li prese tutti e due per mano e si mise fra di loro. "Andiamo", disse. "Senza salutare il vecchio Giona?" fece Pietro, pensando al padre. "Non girare la testa, Pietro, non ne abbiamo il tempo; andiamo." "Dove?" chiese Giacomo esitante. "Perch domandarlo? Basta con le domande, Giacomo; andiamo." Nel frattempo, il vecchio Giona, piegato sul focolare, cucinava e aspettava il figlio Pietro per mangiare. Non gli restava pi che quel figlio, che Dio lo conservi! Pietro era un ragazzo come si deve, pieno di buon senso. Di Andrea, invece, era un bel po' che aveva rinunciato a farne qualcosa. Andava una volta con l'uno e una volta con l'altro e lasciava il vecchio padre solo a lottare con i venti e la vecchia barca, a rammendare le reti, a cucinare o a pulire la casa. Da quando sua moglie era morta, era lui a dover combattere con tutti quei demoni domestici. Ma Pietro, che Dio lo benedica, l'aiutava e gli infondeva coraggio. Assaggi la zuppa; era cotta a puntino. Guard il sole, doveva essere quasi mezzogiorno. "Ho fame", mormor, "ma aspetter, non manger." Incroci le braccia e attese. Pi in l, la casa del vecchio Zebedeo era aperta, il cortile era pieno di ceste e di brocche; l'alambicco era in un angolo. Era il momento in cui si vuotavano le caldaie e si preparava l'acquavite e tutta la casa odorava di vinaccia. Il vecchio Zebedeo era seduto con la moglie sotto la pergola spoglia, davanti a un tavolo basso; facevano colazione. Il vecchio masticava come poteva, con le gengive senza denti e parlava dei suoi affari. Da un bel po' teneva l'occhio sulla casetta del suo vicino. Il vecchio Nahum gli doveva del denaro e non poteva pagare; la settimana prossima, con l'aiuto di Dio, l'avrebbe messa all'asta. Gliel'avrebbe presa, erano anni che ne aveva voglia, avrebbe

abbattuto il muro di separazione e ingrandito il cortile. Era vero che aveva un tino per pigiare l'uva, ma voleva avere anche un frantoio per le olive, affinch il villaggio venisse con le olive e lui potesse tenersi una decima dell'olio. E dove metterlo il frantoio per l'olio? Bisognava ottenere a ogni costo la casa del vecchio Nahum... La vecchia Salom l'udiva e pensava al suo figlio minore, Giovanni, che amava tanto. "Dove sar? Che miele stilla dalle labbra del nuovo profeta? Come le sarebbe piaciuto rivederlo, udirlo ancora parlare e far scendere Dio nel cuore degli uomini! Mio figlio ha fatto bene, ha preso il cammino giusto, io lo benedico! Anch'io l'altro ieri ho fatto un sogno. Chiudevo bruscamente la porta dietro a me, abbandonavo la casa con le sue cantine piene e i suoi frantoi e me ne andavo dietro a lui; correvo a pieni nudi, affamata e, per la prima volta, io pure provavo una sensazione di felicit..." "Stai sentendo che cosa ti dico?" fece il vecchio Zebedeo, che aveva visto gli occhi della moglie per un istante in preda all'estasi. "Dove hai la testa?" "Ti sento", ella rispose e lo guard come se lo vedesse per la prima volta. In quel momento si udirono dalla strada delle voci familiari. Il vecchio alz lo sguardo. "Eccoli!" grid. Vide l'uomo vestito di bianco con al fianco i suoi due figli; si precipit sulla soglia con la bocca piena. "Ehi, ragazzi", grid, "dove siete diretti? in questo modo che si passa davanti a casa mia? Fermatevi!" "Abbiamo da fare, vecchio Zebedeo!" gli rispose Pietro; gli altri continuarono la loro strada. "Fare che cosa?" "Cose complicate!" rispose Pietro, scoppiando a ridere. "Anche tu, Giacomo, anche tu?" grid il vecchio spalancando gli occhi. Inghiott senza masticare e il cibo gli graffi la gola. Rientr, guard sua moglie; lei scosse la testa. "Puoi dire addio ai tuoi figli, vecchio Zebedeo", disse. "Egli ce li ha presi." "Anche Giacomo?" chiese il vecchio disperato. "Ma lui aveva la testa sulle spalle, non possibile!" La vecchia Salom tacque. Che cosa avrebbe potuto dirgli? Come avrebbe potuto capire? Si alz, non aveva pi fame; rimase in piedi sulla soglia a guardare il gruppo allegro che prendeva la strada principale che porta, seguendo il Giordano, a Gerusalemme. Alz la sua vecchia mano. "Che la mia benedizione vi accompagni", mormor a bassa voce, affinch il marito non potesse udirla. All'uscita del villaggio incontrarono Filippo, che faceva pascolare le sue pecore sul bordo del lago. Si era arrampicato su una roccia rossastra, si appoggiava sul suo bastone da pastore e guardava, chinato in avanti, l'acqua del lago ai suoi piedi. Contemplava la propria ombra nera, che si muoveva nell'acqua azzurra e verde. Ud un rumore di sassi, gi sulla strada, alz la testa e riconobbe i passanti. "Buongiorno", salut, "anche noi siamo qui. Dove andate?" "Nel regno dei cieli!" rispose Andrea. "Vieni anche tu?" "Ah, parla sul serio, Andrea. Se andate a Magdala per le nozze, vengo con voi. Nataniele ha invitato anche me; sposa il nipote." "E pi in l di Magdala non verresti?" gli chiese Giacomo. "Ho le mie pecore", rispose Filippo. "Non saprei a chi affidarle." "Alla grazia di Dio", disse Ges, senza voltarsi. "Il lupo me le manger!" esclam Filippo. "Che se le mangi!" ribatt Giovanni. Mi pare che siano diventati proprio matti, quelli, pens il pastore. Fischi per radunare le pecore. I compagni se ne andarono. Giuda sempre in testa, con il suo bastone storto; era lui che aveva pi fretta. Il loro cuore era pieno di gioia, fischiavano come merli, ridevano e camminavano. Pietro si avvicin a Giuda. Solo lui aveva ancora il viso scuro; non fischiava, n rideva; faceva strada e si affrettava. "Giuda, in verit possiamo domandarlo, dove andiamo?" gli chiese Pietro a bassa voce.

Una met del viso del Rosso rideva. "Nel regno dei cieli", rispose. "Lascia stare gli scherzi; in nome del cielo, dimmi dove andiamo. Io ho paura di domandarlo al maestro." "A Gerusalemme." "Oh!" esclam Pietro strappandosi i capelli grigi, "tre giorni di cammino! Se l'avessi saputo, avrei preso i sandali, un pezzo di pane, una borraccia di vino e il mio bastone." Giuda ora si mise a ridere apertamente. "Eh, mio povero Pietro", disse, "la corrente ci trascina, tutto finito! Saluta i tuoi sandali, il tuo pane, il tuo vino e il tuo bastone. Noi ce ne siamo andati, siamo partiti, Pietro, non l'hai capito? Abbiamo abbandonato il mondo; abbiamo abbandonato la terra e il mare, siamo nell'aria!" Si chin sull'orecchio di Pietro. "Sei ancora in tempo", gli disse. "Vattene." "Dove andare, ora, Giuda?" ribatt Pietro. Apr le braccia, voltandole con impazienza in tutte le direzioni. "Mi pare tutto cos scialbo, adesso!" disse, indicando il lago, le barche da pesca e le case di Cafarnao. Il Rosso scosse la testa. " proprio ci che dico", fece. "Allora non brontolare e cammina!" 15 I cani del villaggio furono i primi ad accorgersi della loro presenza e si misero ad abbaiare; poi fu la volta dei bambini, che corsero fino a Magdala per portare la notizia: "Arriva! Arriva!" "Chi, ragazzi?" Le porte si aprivano, le domande si diffondevano dovunque. "Il nuovo profeta!" Sulla soglia delle case donne e comari si raggruppavano; gli uomini abbandonavano il lavoro, gli ammalati fremevano e si trascinavano gi per andare a toccarlo. Adesso, aveva una notevole reputazione nei dintorni del lago Genezareth; i ciechi, i paralitici, gli epilettici che aveva guarito divulgavano di villaggio in villaggio i suoi doni e la sua potenza. "Ha toccato i miei occhi che erano sprofondati nella notte e ho visto la luce." "Mi ha ordinato: 'Getta le tue stampelle e cammina!' e mi sono messo a ballare!" "Avevo in me un esercito di demoni e lui ha alzato la mano e ha ordinato: 'Andatevene, andatevene dai porci!' E di colpo sono balzati fuori da me e sono entrati nei porci che passavano sulla riva e i porci sono diventati rabbiosi: si sono gettati nell'acqua, a cavalcioni uno sull'altro, e in poco tempo sono tutti annegati." Maddalena ud la buona notizia e usc di casa. Dal giorno in cui il figlio di Maria le aveva ordinato di tornarsene nella sua capanna e di non peccare pi, non era pi apparsa nemmeno sulla porta. Piangeva e lavava la sua anima con le lacrime. Si sforzava di cancellare la sua vita dalla mente, di dimenticare tutto: la vergogna, i piaceri e le voglie, per rinascere con un corpo vergine. I primi giorni sbatteva la testa contro i muri e si lamentava; col passare del tempo, si era calmata, i dolori si erano attutiti, i brutti sogni che l'assillavano erano spariti e ora, ogni sera, era Ges che le appariva nel sonno. Apriva la porta come se fosse stato il padrone di casa, si sedeva nel cortile sotto il melograno in fiore, stanco, sporco di polvere; veniva da molto lontano, gli uomini l'avevano reso triste e Maddalena, tutte le sere, scaldava l'acqua per lavare quei piedi santi; poi si scioglieva i capelli per asciugarglieli. E lui si rilassava, sorrideva e le parlava. Che cosa le diceva? Non se ne ricordava. Ma il mattino, quando si svegliava, saltava gi dal letto, leggera, allegra e gli ultimi giorni aveva pure cominciato a cantare come un usignolo, piano piano, affinch le vicine non l'udissero. Quando sent le grida dei ragazzi che annunciavano il suo arrivo, abbass lo scialle per nascondere il suo viso tante volte carezzato in cui apparivano solo due grandi occhi neri come il carbone, apr la porta e gli and incontro. Quella sera il villaggio era tutto sottosopra. Le ragazze si ornavano e preparavano le lanterne per recarsi alle nozze. Si sposava il nipote di Nataniele, un ragazzone dal viso tondo e con il naso come una melanzana, ciabattino come suo zio. La sposa aveva il viso coperto da un velo spesso, non si

scorgevano che i suoi occhi, che attraversavano il velo e grossi orecchini d'argento alle orecchie. Stava seduta su un alto sgabello, nel mezzo della casa, e aspettava che venissero gli invitati e le ragazze del villaggio con le loro lampade accese e che arrivasse il rabbino per aprire le Scritture e leggere la preghiera. Poi, che se ne andassero tutti e la lasciassero sola con il ragazzo dal naso a melanzana. Nataniele ud gridare i bambini: "Arriva! Arriva!" e corse a invitare i suoi amici alle nozze. Li trov seduti vicino al pozzo, all'entrata del villaggio; avevano sete e bevevano. Maddalena, inginocchiata davanti a Ges, gli aveva lavato i piedi e stava asciugandoglieli con i suoi capelli. "Se vi fa piacere, venite alle nozze di mio nipote che si sposa stasera", disse. "Berremo il vino fatto con l'uva che pigiavo quest'estate nel cortile del vecchio Zebedeo." Si volt verso Ges. "Si parla molto della tua santit, figlio di Maria", disse. "Fammi questo piacere, vieni a benedire la nuova coppia: che abbiano figli maschi, per la gloria d'Israele." Ges si alz. "Le gioie degli uomini ci piacciono", disse. "Andiamo, compagni miei." Prese Maddalena per mano e la fece alzare da terra. "Vieni con noi, Maddalena", disse. Contento, cammin davanti a loro. Gli piacevano le feste, i visi raggianti degli uomini, i giovani che si sposano e che non lasciano spegnere la fiamma del focolare. Le piante, gli insetti, gli uccelli, gli animali, gli uomini, tutto ci santo, pensava, andando alle nozze, sono tutte creature di Dio. Perch vivono, se non per rendere gloria a Dio? Che vivano in eterno, dunque! Le ragazze, vestite di bianco e agghindate, con le lampade in mano, erano gi in piedi davanti alla porta chiusa e riccamente decorata; esse cantavano vecchie canzoni nuziali, che lodavano la sposa, prendevano in giro lo sposo e chiamavano Dio affinch accettasse di partecipare anche lui; c'erano le nozze, un uomo d'Israele si sposava e forse dai corpi che quella sera si sarebbero uniti, sarebbe nato il Messia... Cantavano per far passare il tempo; il fidanzato tardava ad arrivare per forzare la porta e perch la funzione cominciasse. Proprio in quel momento ecco arrivare Ges con i suoi compagni. Le ragazze si girarono, videro Maddalena, la canzone si ferm di colpo, ed esse si allontanarono imbronciate. Che cosa veniva a fare quella donna corrotta fra le vergini? Dov'era l'anziano del villaggio per scacciarla? Le nozze venivano profanate! Le donne sposate si girarono a loro volta e le lanciarono sguardi feroci. I degni invitati, che attendevano anch'essi davanti alla porta chiusa, si agitarono, mormorando. Ma Maddalena splendeva come una torcia accesa e sentiva, in piedi al fianco di Ges, il suo animo pieno di una nuova innocenza e le sue labbra vergini da qualsiasi bacio. Improvvisamente la folla lasci passare l'anziano del villaggio, un vecchietto rinsecchito e velenoso, che si avvicin a Maddalena la tocc con la punta del suo bastone e le fece cenno d'andarsene. Ges sent sul viso, sul suo petto scoperto e sulle mani gli sguardi velenosi della folla. Il suo corpo bruciava, come se innumerevoli e invisibili spine lo stessero ferendo. Guard l'anziano, le donne oneste, gli uomini imbronciati, le vergini in effervescenza e sospir. Fino a quando gli occhi degli uomini rimarranno ciechi e saranno incapaci di vedere che siamo tutti fratelli? pensava. I mormorii si erano infittiti. Nell'oscurit si udivano gi le prime minacce. Nataniele si avvicin a Ges per parlargli, ma egli lo respinse con calma, si apr un varco e si avvicin alle vergini. Le lanterne si agitarono; lo lasciarono passare ed egli si ferm nel mezzo delle ragazze, alzando una mano. "Vergini, sorelle mie", disse, "Dio ha toccato le mie labbra e mi ha confidato una parola d'amore, affinch io ve la porga, in questa santa notte di nozze. Vergini, sorelle mie, aprite le vostre orecchie, aprite i vostri cuori. E voi, fratelli, tacete: devo parlare!" Tutti si voltarono, inquieti. Dalla sua voce, gli uomini indovinarono che egli era in collera, le donne che era afflitto. Tutti tacquero; nel cortile della casa si udirono i due musici ciechi che accordavano i loro oboe. Ges alz la mano.

"Cosa credete che sia il regno dei cieli, vergini, sorelle mie?" disse. "Sono delle nozze. Dio il fidanzato e la fidanzata l'anima dell'uomo. Vi sono nozze in cielo e tutti gli uomini vi sono invitati. Perdonate, fratelli, ma cos che Dio mi parla. Mi esprimer per mezzo di parabole. "C'erano delle nozze in un villaggio. Dieci vergini avevano preso le loro lampade ed erano andate incontro al fidanzato. Cinque di esse erano sagge e avevano portato seco un'ampolla piena d'olio; le altre cinque erano un po' stolte e non avevano portato olio supplementare. Si fermarono davanti alla casa del fidanzato. Aspettarono, aspettarono, il fidanzato non arrivava mai. Avevano sonno e si addormentarono. Ed ecco che verso mezzanotte si ud un grido: 'Arriva il fidanzato, corretegli incontro!' Le dieci vergini si precipitarono a riempire le lampade che stavano per spegnersi; ma le cinque stolte non avevano pi olio. "'Dateci un po' d'olio, sorelle', dissero alle vergini sagge, 'le nostre lampade si spengono.' "'Non ce ne resta, correte a prenderne.' "Ma, mentre le vergini stolte andarono a prendere l'olio, arriv il fidanzato, le vergini sagge erano entrate e la porta si era richiusa. "Ecco che dopo un po' arrivarono le vergini stolte con le loro lampade accese. Si misero a bussare alla porta. "'Aprite!' gridavano in tono di supplica. "Le vergini sagge, intanto, ridevano e dalla casa risposero loro: "Vi sta bene; adesso la porta chiusa, andatevene!' "Le altre pregavano e supplicavano: "'Aprite! Aprite!' "Allora..." Ges si ferm. Gett nuovamente uno sguardo attorno a s, sul vecchio, sugli invitati, sulle padrone di case onorate e sulle vergini con le lampade accese e sorrise. "Allora... ?" disse Nataniele che ascoltava con la bocca aperta e il cui spirito, lento e candido, era tutto in agitazione. "Allora, Rabbi, che cos' successo?" "Che cosa avresti fatto, tu, Nataniele, se fossi stato lo sposo?" gli chiese Ges, posando su di lui i suoi grandi occhi magnetici. Nataniele taceva. Non era ancora riuscito a capire bene, nella sua testa, che cosa avrebbe fatto. Ora propendeva per cacciarle, gi che la porta era chiusa; ora aveva piet di loro e proponeva per accoglierle... "Che cosa avresti fatto, tu, Nataniele, se fossi stato lo sposo?" chiese di nuovo Ges. I suoi occhi accarezzavano lentamente, ostinatamente, come una preghiera, il viso puro e senza malizia del ciabattino. "Avrei aperto..." rispose a bassa voce, perch l'anziano non udisse; non poteva pi resistere agli occhi del figlio di Maria. "Va bene, Nataniele, compagno mio", disse con gioia Ges, stendendo la mano verso di lui come per benedirlo. "In questo istante stai entrando, da vivo, in Paradiso. Lo sposo ha fatto lo stesso. Ha gridato ai servi: "'Aprite la porta; sono delle nozze: che tutti mangino, bevano e si rallegrino; che entrino le vergini stolte, lavate e rinfrescate i loro piedi perch hanno corso molto.'" Gli occhi di Maddalena, sotto le lunghe ciglia, si riempirono di lacrime. Ah! Se avesse potuto baciare le labbra che avevano pronunciato quelle parole! Anche l'innocente Nataniele era raggiante dalla testa ai piedi come se fosse veramente gi entrato in Paradiso. Ma l'anziano, lingua viperina, alz il suo bastone. "Vai contro la Legge, figlio di Maria", grugn. " la Legge che va contro il mio cuore", rispose Ges con calma. Mentre stava ancora parlando, apparve il fidanzato, lavato, profumato, con una corona verde sui capelli folti e ricciuti. Aveva bevuto, era di buon umore e il suo naso brillava. Con un gran colpo sfond la porta e gli invitati si precipitarono dietro di lui. Ges entr, con Maddalena per mano.

"Quali sono le vergini stolte, quali le sagge?" chiese Pietro a Giovanni, a bassa voce. "Che cosa hai capito, tu?" "Che Dio un padre", rispose il figlio di Zebedeo. Arriv il rabbino, le nozze furono celebrate. Il fidanzato e la fidanzata erano in piedi in mezzo alla casa; gli invitati sfilavano davanti a loro, li abbracciavano, auguravano loro di avere un figlio che avrebbe salvato Israele dalla schiavit. Poi gli oboe attaccarono a suonare, si bevve, si danz. Il tempo passava, la luna era ormai alta ed essi ripresero il loro cammino. Era gi autunno, ma i giorni erano ancora caldi ed era piacevole camminare nell'umida frescura della notte. Camminavano con il viso rivolto a Gerusalemme, avevano bevuto e il mondo si era trasformato, il loro corpo era diventato leggero come un'anima. Camminavano con passo alato; alla loro sinistra c'era il Giordano e alla loro destra la pianura pacifica e fertile di Zabulon. Essa riposava al chiaro di luna, stanca e felice; aveva compiuto anche quell'anno il compito che Dio le aveva assegnato migliaia di anni or sono; aveva fatto crescere le spighe ad altezza d'uomo, aveva caricato le vigne di grappoli e gli ulivi di frutti. E ora riposava, stanca e felice, come una donna che ha appena partorito. "Che gioia, fratelli", ripeteva incessantemente Pietro. Non riusciva a saziarsi di quella marcia notturna e della dolcezza della compagnia. "Ma questa la realt? un sogno? Ci hanno stregato? Ho voglia di cantare una canzone, per alleggerire il mio cuore." "Tutti insieme!" fece Ges. Si avvi per primo, respir profondamente e inton una canzone. La sua voce era debole, ma dolce e piena di passione. Le voci di Giovanni e di Andrea, al suo fianco, erano melodiose e piene di tenerezza. Per un bel po' quelle tre voci tenui cantarono sole, incerte e affascinanti. Il cuore restava sospeso, udendole; si sarebbe potuto dire: "Non ce la fanno pi, presto tutte e tre una dopo l'altra, si affievoliranno". Ma provenivano da una sorgente molto profonda, si rinforzavano di nuovo. E di colpo - con che gioia, con che forza - l'aria fu scossa dalle voci gravi, trionfali, virili di Pietro, Giacomo e Giuda. Tutti assieme, ciascuno secondo la propria intonazione e la propria forza, lanciarono in alto, in cielo, un salmo pieno di allegria, il salmo della marcia santa: Oh, non v' cosa migliore n pi dolce che dei fratelli che camminano assieme! come l'olio santo che cola dalla barba di Aronne, come la freschezza dell'Hermon che scende dalle montagne di Sion, l che Dio manda la benedizione e la vita per i secoli dei secoli. Passarono le ore, le stelle si offuscarono, il giorno si levava. Lasciarono indietro le terre rosse della Galilea ed entrarono nelle terre nere di Samaria. "Facciamo il giro", propose Giuda fermandosi. "Questa terra eretica e maledetta. Passiamo sul ponte del Giordano per raggiungere l'altra riva. un peccato toccare coloro che infrangono la Legge, il loro Dio si sporcato, la loro acqua e il loro pane anche. Un pezzo di pane samaritano un pezzo di carne di porco, mi diceva mia madre. Facciamo il giro!" Ges, per, prese tranquillamente Giuda per mano e continu il medesimo cammino. "Giuda, fratello mio", gli diceva, "ci che puro tocca ci che corrotto e lo purifica. Non opporre resistenza; per loro, per i peccatori che noi siamo venuti. Che bisogno hanno di noi i virtuosi? Qui, a Samaria, una buona parola pu salvare un'anima. Una buona parola, Giuda, un gesto di bont, un sorriso al samaritano che passa. Capisci?" Giuda gett uno sguardo furtivo attorno a s, per vedere se gli altri potevano udirlo e abbass la voce: "Non questo il cammino, no, non questo. Ma avr pazienza finch arriveremo dall'asceta selvaggio. Lui giudicher. Fino a l, vai dove vuoi e fai ci che vuoi, io non ti lascer". Si mise il bastone nodoso dietro alle spalle e and avanti, da solo. Gli altri camminavano, discutevano; Ges parlava loro del Padre, dell'amore, del regno dei cieli. Spiegava loro quali anime erano le vergini stolte, quali le sagge, ci che significavano le lampade e

l'olio e chi era il fidanzato. E non solo perch le vergini stolte erano entrate nella casa del fidanzato come le vergini sagge, ma anche perch i servi avevano lavato solo a loro i piedi stanchi. I quattro compagni l'ascoltavano, il loro spirito si apriva e il loro cuore acquistava forza. E il peccato apparve loro come una vergine stolta che aspetta pregando e piangendo in piedi con la sua lampada spenta, davanti alla porta del Signore... Camminavano, camminavano. Nel frattempo, sulle loro teste il cielo si caricava di nubi, la terra si oscurava, l'aria odorava di pioggia. Raggiunsero il primo villaggio, ai piedi del monte sacro dei loro avi, il Garizim. All'entrata del villaggio c'era l'antico pozzo di Giacobbe, circondato da palme e da arbusti. Era l che il patriarca Giacobbe veniva ad attingere l'acqua che beveva con le sue pecore. La sua vera di pietra era consumata dalla corda che sfregava contro di essa ormai da generazioni. Ges era stanco e i suoi piedi erano insanguinati dalle pietre. "Rimarr qui", disse. "Sono stanco. Voialtri entrate nel villaggio e bussate alle porte; troveremo pure un'anima buona che ci faccia l'elemosina di un tozzo di pane. Verr pure una donna al pozzo per attingere l'acqua e darci da bere. Abbiate fiducia in Dio e negli uomini." I cinque compagni partirono; durante il cammino Giuda cambi idea. "Io non entro in un villaggio corrotto", disse, "non mangio del pane insozzato. Mi fermo sotto questo fico e vi aspetter." Nel frattempo Ges si era disteso fra gli arbusti, all'ombra. Aveva sete, ma il pozzo era profondo e non poteva bere. Chin la testa e si abbandon ai sogni. Era un cammino difficile quello che aveva scelto; il suo corpo era debole, si stancava, cedeva, non aveva la forza di sostenere la sua anima. Cadeva, ma Dio soffiava subito su di lui come una brezza fresca e leggera e il suo corpo riacquistava forza, si alzava e ripartiva... Fino a quando? Fino alla morte? E oltre la morte? Mentre pensava a Dio, agli uomini e alla morte, gli arbusti si mossero e una giovane donna ornata con braccialetti e orecchini e con una brocca sulla testa si avvicin al pozzo. Appoggi la brocca sulla vera e Ges la vedeva fra gli arbusti srotolare la corda che aveva in mano, far scendere il secchio e prender l'acqua per riempire la sua brocca. La sua sete raddoppi. "Donna", disse, uscendo dagli arbusti, "dammi da bere." La donna, vedendoselo comparire di colpo davanti, prese paura. "Non temere", disse, "sono un brav'uomo; ho sete, dammi da bere." "Come mai", ella rispose, "tu, un Galileo, come posso dedurre dalle tue vesti, chiedi dell'acqua a una Samaritana?" "Se tu sapessi chi che ti dice 'donna dammi da bere', cadresti ai suoi piedi e saresti tu a chiedergli di darti da bere l'acqua immortale." La donna rimase interdetta. "Non hai n corda n secchio e il pozzo profondo. Come faresti ad attingere l'acqua per darmi da bere?" "Colui che berr l'acqua di questo pozzo avr ancora sete", rispose Ges. "Ma colui che berr l'acqua che io gli dar, non avr mai pi sete." "Signore", disse allora la donna, "dammi da bere quell'acqua, affinch io non abbia mai pi sete. Che non debba venire ogni giorno al pozzo." "Vai a chiamare tuo marito", le disse Ges. "Non ho marito, Signore." "Veramente? Ne avevi cinque finora e quello che hai ora non tuo marito." "Sei profeta, o Signore?" esclam la donna piena d'ammirazione. "Sai tutto?" Ges sorrise. "Hai una domanda da farmi? Parla a cuore aperto." "Ti chieder una cosa, Signore e ti prego di rispondermi. Fino a ora i nostri genitori adoravano Dio sul monte sacro, il Garizim. Ora voialtri dite che solo a Gerusalemme bisogna adorare Dio. Qual la verit? Dov' Dio? Spiegamelo."

Ges abbass la testa e tacque. Quella peccatrice, tormentata dall'inquietudine di Dio, lo turbava sino nel fondo del cuore. Cercava dentro di s parole adatte, parole per consolarla, per darle soddisfazione. All'improvviso sollev la testa e il suo viso era raggiante. "Tieni in fondo alla tua anima ci che ti dir, donna. Verr il giorno - ed gi giunto - in cui non sar pi n su quel monte, n a Gerusalemme, che gli uomini adoreranno Dio. Dio spirito e non che nello spirito che si adora lo spirito." La donna rest confusa; si chin e guard Ges con angoscia. "Sei tu", disse a voce bassa e tremante, "sei forse tu Colui che attendiamo?" "Chi attendete?" "Lo sai. Perch vuoi farmi dire il suo nome? Lo sai, le mie labbra sono peccatrici." Ges chin la testa sul petto, come per ascoltare il suo cuore. Come se dovesse esser lui a dare la risposta. La donna, china su di lui, aspettava, in ansia. Mentre rimanevano l, tutti e due turbati e in silenzio, si udirono grida di gioia e apparvero i discepoli con un pane in mano. Videro il maestro con una sconosciuta e si fermarono. Ges li vide e se ne rallegr: sfuggiva alla terribile domanda della donna. Fece cenno ai compagni di avvicinarsi. "Venite", grid, "Dio ci ha mandato questa donna affinch attinga l'acqua per darci da bere." I compagni si avvicinarono, solo Giuda rimase in disparte, per non contaminarsi bevendo l'acqua di Samaria. La samaritana chin la sua brocca e gli assetati bevvero. La riemp di nuovo, se la mise abilmente sulla testa e si diresse in silenzio e pensierosa verso il villaggio. "Rabbi, chi era quella donna?" chiese Pietro. "Parlavate come se vi conosceste da anni." " una mia sorella", rispose Ges. "Le ho chiesto dell'acqua perch avevo sete ed lei, ora, che non pi assetata." Pietro si gratt la testa dura. "Non capisco", disse. "Non importa", fece Ges, accarezzando la testa grigia dell'amico. "Capirai a poco a poco, una cosa dopo l'altra, non aver fretta. Adesso abbiamo fame, mangiamo!" Si sedettero sotto i palmizi e Andrea disse che erano entrati nel villaggio e avevano cominciato a chiedere l'elemosina. Avevano bussato a diverse porte ed erano stati cacciati, di casa in casa, e scherniti; infine, all'estremit del villaggio, una vecchia aveva socchiuso la porta, aveva guardato la strada da cima a fondo - non passava nessuno - aveva teso loro di nascosto una pagnotta e richiuso velocemente la porta. Avevano afferrato la pagnotta ed erano scappati a gambe levate. "Peccato", disse Pietro, "che non conosciamo il nome della vecchia per chiedere a Dio di ricordarsi di lei." Ges si mise a ridere. "Non preoccuparti, Pietro, Dio lo sa", disse. Ges prese il pane, lo bened, ringrazi Dio che aveva spinto la vecchia a darglielo; lo divise quindi in sei grandi pezzi, uno per ogni compagno. Ma Giuda respinse via la sua parte con la punta del bastone e gir la testa. "Non mangio pane di Samaria", disse, "non mangio porco." Ges non lo contraddisse. Sapeva che quel cuore era duro e che ci voleva del tempo per ammorbidirlo. Tempo, abilit e molto amore. "Noi", disse agli altri, "lo mangeremo. Il pane samaritano diventa galileo quando sono dei galilei che lo mangiano. La carne di porco diventa carne umana quando sono gli uomini a mangiarla. In nome del cielo!" I quattro compagni si misero a ridere e mangiarono di buon appetito. Il pane di Samaria era buono, come tutti i pani, e ne furono felici. Poi incrociarono le braccia; erano stanchi e si addormentarono. Solo Giuda, sveglio, batteva la terra con il bastone, come se volesse picchiarla. Meglio la fame che la vergogna, pensava per consolarsi. Le prime gocce di pioggia cominciarono a cadere sugli arbusti. I dormienti si svegliarono di soprassalto.

"Ecco le prime piogge", disse Giacomo, "la terra si disseter." Mentre riflettevano dove trovare una grotta per ripararsi, si era alzato il vento, un vento da nord che cacci via le nubi; il cielo si schiar ed essi ripresero il loro cammino. I fichi ancora sugli alberi brillavano nell'aria umida. I melograni erano carichi di frutti, i compagni ne coglievano e si rinfrescavano. Dei contadini alzavano la testa dal campo e li guardavano, stupefatti. Che cosa volevano dei Galilei sulle loro terre, perch si mescolavano ai samaritani, mangiavano il loro pane e coglievano i frutti dai loro alberi? Dovevano andarsene! Un vecchio non si controll pi e uscendo dal suo giardino, grid: "Ehi, Galilei; la vostra Legge ingiusta getta l'anatema su questa terra santa che state calpestando. Che cosa cercate nel nostro paese? Andatevene!" "Andiamo nella santa Gerusalemme per adorare", rispose Pietro. Si piant, gonfiando il torace, davanti al vecchio. " qui che bisogna adorare, apostati, su questa montagna abitata da Dio, il Garizim!" rugg il vecchio. "Avete letto le Scritture? qui, ai piedi del Garizim, sotto le querce, che Dio apparve ad Abramo. Gli ha mostrato da un estremo dell'orizzonte all'altro, le montagne e le pianure dal monte Hermon all'Idumenea e alla terra di Madiam. 'Ecco', disse, 'la Terra Promessa da cui sgorgano latte e miele. Ho promesso di dartela e te la dar.' Si son dati la mano e hanno suggellato un accordo. Capite, Galilei? questo che dicono le Scritture. E colui che vuole adorare qui, su questa terra santa, che deve adorare. E non a Gerusalemme, che ammazza i profeti!" "Ogni terra santa, vecchio", disse Ges con voce serena. "Dio ovunque e siamo tutti fratelli." Il vecchio, stupito, si gir verso di lui. "Anche i Samaritani e i Galilei?" "Anche i Samaritani e i Galilei, vecchio, e la gente della Giudea. Tutti." Il vecchio, toccandosi la barba, si mise a riflettere; squadrava Ges dalla testa ai piedi. "Anche Dio e il diavolo?" chiese infine, a bassa voce, per non essere udito dalle potenze invisibili. Ges ebbe paura. Non si era mai domandato se la grazia di Dio era tanto forte da poter perdonare, un giorno, anche Lucifero e da ricevere pure lui nel regno dei cieli. "Non lo so, vecchio", rispose, "non lo so. Sono un uomo, mi preoccupo degli uomini; al di l di questo tutto cosa di Dio." Il vecchio tacque. Si toccava ancora la barba, assorto in una profonda meditazione e guardava gli strani passanti, camminare a due a due e perdersi fra gli alberi... Cadde la sera. Si lev un vento freddo ed essi trovarono una grotta in cui ripararsi. Si strinsero l'uno contro l'altro per riscaldarsi; avevano ancora un pezzo di pane ciascuno e lo mangiarono. Il Rosso usc, raccolse dei pezzetti di legno e accese un fuoco; i compagni si scaldarono e si sedettero attorno al fuoco, guardando le fiamme in silenzio. Udivano soffiare il vento, ululare gli sciacalli e i sordi colpi di tuono non lontani dal monte Garizim. Dall'apertura della grotta vedevano in cielo una grossa stella che li consolava; ma presto arrivarono le nubi e la nascosero. I compagni chiusero gli occhi, appoggiarono la testa ognuno sulla spalla del proprio vicino, senza farsi scorgere, Giovanni gett il suo mantello di lana sulle spalle di Ges e tutti insieme, stretti gli uni agli altri, si addormentarono. L'indomani entrarono nella Giudea. A poco a poco vedevano cambiare la vegetazione. Sui bordi della strada ora si allineavano dei pioppi dalle foglie ingiallite, dei carrubi carichi di bacche e dei cedri millenari. La regione era arida, piena di pietre, senz'acqua, ingrata. Anche i contadini che apparivano sulle soglie delle loro porte basse e scure parevano, essi pure, fatti di silicio. Di tanto in tanto, fra quelle pietre spuntava un fiore selvatico, azzurro, modesto, grazioso. E talvolta in quel deserto muto, dal fondo di un crepaccio, si udiva il richiamo di una pernice. "Deve aver trovato un goccio d'acqua e la beve..." pensava Ges; sentiva nel palmo della mano il ventre caldo dell'uccello e ne era contento. Pi si avvicinavano a Gerusalemme, pi il paese diventava selvaggio. Dio? Dio pure cambiava, la terra qui non era pi ridente come in Galilea e Dio pure era fatto di silicio come gli uomini. E dal cielo che a Samaria per un istante aveva annunciato la pioggia, promettendo quindi di rinfrescare la terra, quel cielo, qui, era ferro rovente. Una fornace opprimente.

Camminavano ansimando. Scolpite nelle rocce, c'erano una quantit di tombe che si ergevano verso il cielo; migliaia di loro avi si erano trasformati in esse ed erano tornati a essere terra. La notte cadde ancora una volta. Si ripararono nelle tombe vuote, si distesero e si addormentarono presto per entrare ben riposati, l'indomani, nella citt santa. Solo Ges, quella sera, non dormiva. Gironzolava fra le tombe ascoltando la notte; il suo cuore era inquieto. Sentiva delle voci oscure, dei gemiti, come se racchiudesse in seno migliaia di uomini che soffrivano e gridavano... Verso mezzanotte il vento cess e la notte divenne muta. Allora in mezzo a quel silenzio si ud un urlo penetrante lacerare l'aria. Dapprima credette che fosse uno sciacallo affamato; poi, con terrore, sent che era il suo proprio cuore. "Mio Dio", mormor, "chi dunque sta gridando in me? Chi piange?" Era stanco, si sistem anche lui in una tomba, incroci le braccia e si abbandon nelle mani di Dio. All'alba fece un sogno: gli sembr di essere con Maria Maddalena e di volare con calma e senza rumore sopra una grande citt. Sfioravano leggermente i tetti, li rasentavano e avanzavano. In fondo al villaggio si apr l'ultima porta e apparve un vecchio gigantesco, con la barba lunga come un fiume e degli occhi azzurri che brillavano come stelle. Si era rimboccato le maniche e le mani e le braccia erano ricoperte di fango. Alz la testa e li vide volare. "Fermatevi", grid loro, "ho qualcosa da dirvi." Essi si fermarono e risposero: "Che cosa c' vecchio, ti ascoltiamo". "Il Messia colui che ama il mondo tutto intero. Il Messia colui che muore perch ama il mondo tutto intero", rispose il vecchio. " tutto?" chiese Maddalena. "Ci non ti basta?" grid il vecchio in collera. "Possiamo entrare nella tua bottega?" chiese ancora Maddalena. "No, non vedi che ho le mani piene di argilla? Sto fabbricando il Messia." Ges si svegli di soprassalto e il suo corpo era davvero leggero, come se stesse volando. Ormai era giorno. I suoi compagni erano gi svegli e i loro sguardi si posavano su tutte le rocce e sulle colline in direzione di Gerusalemme. Se ne andarono in fretta. Camminavano, camminavano, ma sembrava loro che le montagne si spostassero davanti a loro e si allontanassero; la strada non smetteva di allungarsi. "Credo, fratelli, che non arriveremo mai a Gerusalemme. Che cosa sta succedendo? Non vedete? Si allontana sempre di pi!" disse Pietro, disperato. "Si sta avvicinando sempre pi", gli rispose Ges, "coraggio, Pietro. Noi facciamo un passo verso di lei e lei uno verso di noi. Come il Messia." "Il Messia?" disse Giuda voltandosi bruscamente. "Il Messia arriva", disse Ges con voce grave, "il Messia arriva, lo sai bene Giuda, se noi gli andiamo incontro. Se facciamo una buona azione o un atto di coraggio, se pronunciamo una buona parola il Messia si affretta e arriva. Se non siamo leali, se siamo cattivi o vigliacchi, il Messia torna indietro. Si allontana. Il Messia una Gerusalemme che cammina, fratelli; ha fretta e pure noi abbiamo fretta. Sbrighiamoci ad andargli incontro! Abbiate fiducia in Dio e nell'anima dell'uomo che immortale." Ripresero coraggio, allungarono il passo e Giuda si mise felice alla testa del gruppo. "Ha parlato bene", camminava parlando da solo, "ha parlato bene, ha ragione il figlio di Maria. Il vecchio rabbino ci gridava la stessa cosa. da noi che dipende la liberazione; se tutti prendessimo le armi, conosceremmo la libert..." Giuda non smetteva di camminare, monologando. Di colpo si ferm, turbato. "Chi dunque il Messia?" mormor. "Chi? Sar forse tutto il popolo?" Il sudore imperl la fronte infuocata di Giuda. "Sar forse tutto il popolo?" Era la prima volta che rifletteva su questa idea e se ne sent turbato. "Il Messia sarebbe dunque tutto il popolo?" ripeteva fra s e s. "Ma allora che bisogno abbiamo di tutti quei profeti, di tutti quei falsi profeti, di guardarli con angoscia per scoprire se sono o no il Messia? Ma il Messia il popolo, tu, io, noi tutti, basta che prendiamo le armi!"

E mentre camminava allegro si trastullava con la nuova idea come con il suo bastone, di colpo lanci un grido: di fronte a lui risplendeva una montagna a due vette, tutta bianca, fiera, la santa Gerusalemme. Non chiam i compagni che lo seguivano. Voleva godersela da solo per tutto il tempo possibile. Nelle pupille dei suoi occhi azzurri brillavano i palazzi, le torri, le porte fortificate e, in mezzo, il Tempio di Dio, fatto interamente di oro, di cedro e di marmo. Giunsero i compagni ed essi pure lanciarono un grido. "Venite, cantiamo la bellezza della nostra regina", propose Pietro che cantava bene. "Coraggio, ragazzi, tutti insieme!" Tutti e cinque formarono un circolo attorno a Ges che rimase al centro, in piedi, immobile e intonarono l'inno santo. Che gioia ho provato quando mi stato detto: alzati, andiamo nella casa del Signore! I miei passi si sono fermati davanti al tuo palazzo, o Gerusalemme. Gerusalemme, fortezza ben costruita, pace alle tue torri potenti, gioia ai tuoi palazzi! Per i miei fratelli, per i miei cari, pace, pace a te, Gerusalemme! 16 Strade, terrazze, cortili, piazze, l'intera Gerusalemme era vestita di verde. Era la gran festa dell'autunno e con rami di ulivo, tralci di vite, foglie di palme, con rami di pino e di cedro, erano state costruite migliaia di capanne, come lo ordina il Dio d'Israele, in ricordo dei quarant'anni passati dagli avi sotto una tenda nel deserto. La mietitura e la vendemmia erano finite, l'anno era terminato, gli abitanti di Gerusalemme avevano appeso tutti i loro peccati a un caprone nero e ben nutrito che avevano cacciato, a pietrate, nel deserto. Ora provavano un gran sollievo, la loro anima si era purificata, cominciava un anno nuovo. Dio apriva un nuovo registro e, per otto giorni, in quelle capanne di rami verdi avrebbero bevuto, mangiato e glorificato il Dio d'Israele che aveva portato a termine mietitura e vendemmia e aveva mandato un caprone affinch si caricasse dei loro peccati. Pure lui era un Messia inviato da Dio, prendeva su di s tutti i peccati del popolo e se ne andava a morir di fame nel deserto e i loro peccati morivano con lui. I vasti cortili del tempio erano coperti di sangue, infatti ogni giorno venivano sgozzate in olocausto intere mandrie; la citt santa puzzava di carne arrostita, di concime, di grasso. L'aria sacra rimbombava per il suono degli oboe e delle trombe. La gente mangiava e beveva troppo, la loro anima si appesantiva. Il primo giorno erano salmi, preghiere, genuflessioni; Geova, invisibile, entrava allegramente nelle tende e festeggiava pure lui, mangiava e beveva con il suo popolo. Taluni illuminati l'avevano visto con i loro occhi far schioccare la lingua e asciugarsi la barba. Ma, a partire dal secondo o terzo giorno, quella quantit di carne e di vino montava alla testa della gente ed ecco che cominciavano gli scherzi volgari, le risate e le canzoni oscene. Uomini e donne facevano l'amore senza pudore in pieno giorno; prima nelle tende, poi nelle strade o sull'erba. Da ogni quartiere arrivavano le famose prostitute di Gerusalemme, truccate e imbellettate e cosparse di muschio. E i contadini e gli innocenti pescatori che erano venuti fin dall'estrema punta della terra di Cana per adorare il santo dei santi, cadevano in quelle braccia esperte e perdevano la testa; mai era passato loro per la mente che un amplesso potesse racchiudere tanta esperienza e tanto piacere. Ges camminava in fretta e pieno di furore per le strade; scavalcava uomini ubriachi, rotolati in terra e tratteneva il respiro. I profumi, il puzzo, le risate impudiche gli davano la nausea. Faceva premura ai compagni: "Camminiamo, camminiamo, svelti!" Procedeva dando il braccio a destra a Giovanni e a sinistra ad Andrea. Ma Pietro si fermava ogni momento; incontrava dei pellegrini giunti dalla Galilea che gli offrivano un bicchier di vino o qualcosa da sgranocchiare e si mettevano a chiacchierare. Pietro chiamava Giuda. Arrivava anche Giacomo e non volevano che nessun conoscente potesse rimanere offeso. I tre altri, per, camminavano davanti, si affrettavano, li chiamavano e riprendevano il loro cammino.

"Oh! Il Maestro potrebbe lasciarci tirare un po' il fiato come fanno tutti", mormorava Pietro, che era gi piuttosto eccitato. "Che noia!" "Non capisci, Pietro", gli diceva Giuda scuotendo la testa. "Credi che siamo venuti a una festa? Credi che andiamo a delle nozze?" Ma mentre correvano, udirono una voce rauca chiamare: "Ehi, Pietro, figlio di Giona, che specie di galileo sei che passi e quasi mi calpesti, senza nemmeno rendertene conto? Fermati a bere un bicchiere; ti aiuter ad aprire gli occhi e cos potrai vedermi!" Pietro riconobbe la voce e si ferm. "Ah! Come sono contento di vederti, Simone, diavolo di un Cireneo!" Si gir verso i compagni. "Ragazzi, qui non possiamo certo sgattaiolare via; ci fermiamo a bere un bicchiere. Simone un ubriacone famosissimo; ha una taverna molto conosciuta vicino alla porta di Davide. un vero avanzo di galera, ma un brav'uomo. Dobbiamo accettare il suo invito." Era vero, Simone era un brav'uomo. Da giovane era sbarcato a Cirene, aveva aperto una taverna e, ogni volta che Pietro andava a Gerusalemme, dormiva da lui. Mangiavano e bevevano insieme; discutevano, scherzavano, si mettevano a cantare e arrivavano persino a mollarsi qualche pugno; poi rifacevano la pace, bevevano ancora, quindi Pietro si arrotolava in una coperta, si stendeva su una panca e dormiva. Adesso Simone era seduto sotto una tenda fatta da tralci di vite intrecciati, aveva una brocca sotto al braccio, in mano un bicchiere di bronzo e beveva solo soletto. I due amici si abbracciarono. Mezzo ubriachi tutti e due, erano cos affezionati l'uno all'altro che, abbracciandosi, i loro occhi si velarono di lacrime. Dopo le grida, i primi abbracci e numerose libagioni, Simone si mise a ridere. "Mi faccio tagliar la tesat", disse, "se anche voi non andate a farvi battezzare. Avete ragione; avete la mia benedizione. Anch'io mi sono fatto battezzare l'altro ieri e non ne sono pentito. Ha un certo fascino." "E ne hai sentito un giovamento?" chiese Giuda che non beveva, si accontentava di mangiare ed era di pessimo umore. "Che cosa vuoi che ti dica, amico? Erano anni che non entravo nell'acqua. L'acqua e io siamo nemici. Io sono uomo da vino, l'acqua per le rane. Ma l'altro ieri mi sono detto: e se andassi a farmi battezzare? Ci vanno tutti, non possibile che fra gli iniziati non ci sia qualcuno che non beve vino, non possono essere tutti cos idioti; far delle conoscenze, andr alla pesca di clienti; alla porta di Davide tutti la conoscono la mia taverna! Be', in breve, ci sono andato. Il profeta un selvaggio, una bestia feroce, non so come spiegarvelo. Getta fiamme dal naso, mio Dio! Mi ha preso per il collo e mi ha tuffato in acqua fino alla barba e io ho gridato: Mi annega questo scellerato! Ma me la son cavata, ne son venuto fuori. Ed eccomi qui!" "E hai sentito un giovamento?" chiese di nuovo Giuda. "Te lo giuro sul vino: il bagno mi ha fatto del bene; molto bene; mi sono sentito alleviato. Il Battista afferma che mi sono alleggerito dei miei peccati; ma, sia detto fra di noi, io credo di essermi alleggerito dalla sporcizia. Infatti, quando sono uscito dal Giordano, c'era un dito di grasso che galleggiava sull'acqua." Scoppi a ridere, riemp il suo bicchiere e fece bere Pietro e Giacomo. Lo riemp di nuovo e si gir verso Giuda: "E tu, non bevi? vino, mio caro amico, non acqua!" "Non bevo mai", rispose il Rosso e respinse il bicchiere. Simone spalanc gli occhi: "Sei forse di quelli... ?" disse, abbassando la voce. "S, di quelli", rispose Giuda tagliando di netto la conversazione. Passarono due donne imbellettate, si fermarono un istante e guardarono con insistenza i quattro uomini. "Nemmeno donne?" chiese Simone stupefatto. "Nemmeno", rispose ancora seccamente il Rosso.

"Allora, te infelice, che cosa vuoi?" esclam Simone che non ne poteva pi. "Perch Dio ha creato il vino e le donne, dimmi? Per far passare il suo tempo o per farci passare il nostro?" In quel momento arriv correndo Andrea. "Sbrigatevi, il Maestro ha fretta." "Quale Maestro?" chiese il taverniere. "Quello tutto vestito di bianco e che cammina scalzo?" Ma i tre compagni si erano gi messi in marcia e Simone il Cireneo, davanti alla sua tenda, stupito, con ancora in mano il suo bicchiere vuoto e la brocca sotto al braccio, li guardava e scuoteva il suo testone: "Dev'essere un altro Battista, quello", mormor. "Un altro pazzo da legare. Accidenti, in questi ultimi tempi spuntano come funghi. Beviamo un sorso alla sua salute: che Dio lo renda ragionevole!" disse, riempendosi il bicchiere. Nel frattempo Ges e i suoi compagni arrivarono nel gran cortile del Tempio. Si fermarono, si lavarono mani, piedi e bocca, per entrare nel Tempio e prosternarsi. Gettarono attorno una rapida occhiata: un susseguirsi di terrazze piene di uomini e di animali, portici ombrosi, colonne di marmo bianco e azzurro, coperte da tralci e grappoli dorati. Ovunque capanne, tende, carri; cambisti, barbieri, vinai e macellai. L'aria riecheggiava di grida, litigi, risate; la casa del Signore puzzava di sudore e di sporcizia. Ges si mise la mano sul naso e sulla bocca. Si guard attorno, Dio non era in nessun posto. "Odio, disprezzo le vostre feste, il fetore dei vitelli grassi che sgozzate mi ripugna; non posso udire i vostri salmi e il suono dei vostri oboe..." Non era pi il profeta, non era pi Dio, era il cuore di Ges che aveva la nausea e che gridava. Ebbe una specie di svenimento, di colpo tutto spar, il cielo si spalanc e un angelo dalla capigliatura di fuoco balz all'improvviso nell'aria. Fumo e fiamme salivano dalla sua testa; si arrampic su una pietra nera, in mezzo al cortile e brand la spada verso il Tempio sontuoso e parato d'oro.... Ges barcoll, si attacc al braccio di Andrea, apr gli occhi, vide il Tempio, ud il brusio degli uomini; l'angelo si era nascosto nella luce. Ges tese le braccia verso i compagni e disse: "Perdonatemi, non ne posso pi, sento che sto per svenire. Andiamocene!" "Senza pregare?" chiese Giacomo scandalizzato. "Preghiamo dentro di noi, Giacomo", disse Ges. "Ogni corpo un Tempio." Se ne andarono. Non sopporta la sporcizia, il sangue e le grida, non il Messia... pensava Giuda, che camminava in testa, battendo il suolo con il bastone. Un fariseo, in preda a un attacco, si dibatteva a faccia in gi sull'ultimo scalino del Tempio, baciava il marmo e rantolava. Al collo e alle braccia aveva filze di grossi amuleti, pieni di minacciose parole delle Scritture. Le sue ginocchia erano diventate callose come quelle dei cammelli a furia di genuflessioni; il suo collo, il viso e il petto erano coperti da piaghe aperte che sanguinavano. Ogni volta che la furia di Dio lo gettava a terra, afferrava delle pietre aguzze e si lacerava la carne. Andrea e Giovanni si avvicinarono velocemente a Ges perch questi non lo vedesse. Pietro chinandosi verso Giacomo gli disse: "Lo conosci. Giacomo, il figlio maggiore di Giuseppe il falegname. Fa dei giri per vendere amuleti e ogni tanto il suo male torna, si rotola in terra e si ferisce tutto". " lui che il Maestro perseguita cos arrabbiato?" " lui. Dice che disonora la sua casa." Uscirono dalla porta d'oro del Tempio, attraversarono la valle di Cedron e si diressero verso il Mar Morto. Lasciarono sulla destra il giardino di Getsemani; il cielo, su di loro, era bianco e infuocato. Arrivarono sul Monte degli Ulivi; il mondo attorno a loro sembrava pi dolce, tutte le foglie scintillavano, stormi di corvi si abbattevano senza tregua su Gerusalemme. Andrea teneva Ges per un braccio e gli parlava del suo antico maestro, Giovanni Battista, e gli diceva che quando si avvicinava al suo antro, respirava, terrorizzato, odore di belva. " il profeta Elia in persona. sceso dal monte Carmelo per guarire ancora una volta l'anima dell'uomo con il fuoco. Una notte ho visto con i miei propri occhi il suo carro di fuoco volteggiare sulla sua testa; un'altra notte ho visto un corvo portargli, nel becco, un carbone ardente da mangiare... Un giorno mi son fatto coraggio e gli ho chiesto: 'Sei tu il Messia?' Ha fatto un balzo

indietro come se avesse pestato un serpente. 'No', mi ha risposto sospirando, 'no. Io sono il bove che lavora la terra; egli il seme.'" "Perch l'hai abbandonato, Andrea?" "Cercavo il seme." "L'hai trovato?" Andrea strinse sul suo cuore la mano di Ges e arross violentemente. "S", rispose, ma cos piano che Ges non l'ud. Stavano scendendo, ansimando, verso il Mar Morto. Il sole li copriva di fuoco e le loro teste quasi scoppiavano. Davanti a loro si elevavano, sempre pi alte, le montagne di Moab; dietro, bianche come la calce, le montagne della Giudea. Il sentiero, tutto a curve, era ripido come la parete di un crepaccio profondo; si respirava male. Tutti pensavano: stiamo scendendo all'Inferno... stiamo scendendo all'Inferno. Respiravano aria che sapeva di pece e di zolfo. La luce li accecava, avanzavano a tastoni; avevano i piedi coperti di ferite; i loro occhi bruciavano. Udirono delle campanelle e passarono due cammelli: non erano cammelli, erano spettri che svanirono nella fiamma del sole. "Ho paura..." mormor il figlio minore di Zebedeo. " l'Inferno." "Coraggio", gli rispose Andrea. " nel cuore stesso dell'inferno, tutti lo sanno, che c' il Paradiso." "Il Paradiso?" "Vedrai." Finalmente il sole stava tramontando: le montagne moabite avevano dei toni viola scuro e quelle della Giudea erano rosate. Le palpebre degli uomini cominciavano a ridiventare normali. E, di colpo, a una svolta i loro occhi si rinfrescarono; gli occhi e il corpo, come se fossero entrati nell'acqua fresca. Proprio davanti a loro, nella sabbia, cos'era dunque quel verde insperato, quelle acque che rumoreggiavano, quei melograni carichi di frutti e quelle casette bianche, al riparo dal sole? L'aria, improvvisamente, profumava di gelsomino e di rose. "Gerico!" grid Andrea, felice. "Non esistono al mondo datteri pi dolci n rose pi miracolose; anche se sono appassite, basta metterle nell'acqua perch rivivano." La notte scese improvvisa; le prime lanterne brillavano. "Viaggiare quando cade la notte, arrivare in un villaggio e vedere accendersi le prime lanterne, non aver nulla da mangiare n un tetto per dormire e rimettersi alla grazia di Dio e alla bont degli uomini , credo, una delle pi grandi e pi pure gioie che esistano al mondo", disse Ges e si ferm per assaporare quell'ora santa. I cani del villaggio fiutarono la presenza degli stranieri e si misero ad abbaiare; le porte si aprirono, comparvero le lanterne, scrutarono nel buio, quindi sparirono. I compagni andarono a bussare a tutte le porte e veniva dato loro di cuore sia un pezzo di pane sia una manciata di olive verdi o una melagrana. Misero insieme tutto quel ben di Dio e degli uomini, si sdraiarono nell'angolo di un giardino, mangiarono e si addormentarono subito. Tutta la notte, nel sonno, udirono il deserto ondeggiare e cullarli, come il mare. Solo Ges, nel sonno, ud delle trombe e il rumore delle mura di Gerico che crollavano. Era quasi mezzogiorno quando i compagni, lividi, estenuati, giunsero al Mar Morto, il mare maledetto. I pesci, trascinati dalla corrente del Giordano, vi morivano appena lo raggiungevano, degli arbusti radi, si rizzavano, come ossa, sulla riva. Le acque erano plumbee, immobili, compatte. Gli uomini pii che si chinavano su quelle acque, vedevano sul fondo tenebroso l'amplesso di due prostitute putrefatte, Sodoma e Gomorra. Ges sal su uno scoglio, guard lontano il deserto; la terra scottava, le montagne erano franate. Ges teneva Andrea per un braccio e gli chiedeva: "Dov' Giovanni Battista? Non vedo nessuno... nessuno..." "Laggi in fondo", rispondeva Andrea, "dietro agli arbusti, dove il fiume pi calmo, l'acqua forma una pozza dove il profeta battezza. Andiamo da lui, conosco la strada."

"Sei stanco, Andrea, rimani con gli altri. Vi andr da solo." " selvaggio, verr con te, Maestro." "Voglio andarvi da solo, Andrea, resta qui." Si diresse verso gli arbusti. Il suo cuore batteva con violenza; vi pos la mano per cercare di farlo calmare. Nuovi stormi di corvi apparvero dalla parte del deserto e volarono verso Gerusalemme. Improvvisamente ud dei passi dietro a lui; si gir e vide Giuda. "Ti sei dimenticato di chiamarmi", disse il Rosso con aria canzonatoria. " il momento pi difficile e voglio essere con te." "Vieni", disse Ges. Camminavano senza parlare, Ges davanti, Giuda dietro. Spostavano gli arbusti e i loro piedi affondavano nel fango tiepido del fiume. Un serpente nero si rizz, scivol verso una pietra, alz il collo e la testa con una met del corpo incollata alla pietra e l'altra met ritta: li guard sibilando con i suoi occhi neri e lucidi. Ges si ferm e agit la mano nella sua direzione con un gesto amichevole. Giuda sollev il suo randello, ma Ges, con un cenno, lo trattenne. "Non gli far male, Giuda, fratello mio", disse. "Anch'egli fa il suo dovere, mordendo." Il caldo aveva raggiunto il suo punto massimo e la terra era come una fornace; il vento che soffiava da sud, portava dal Mar Morto una forte puzza di carogna. Ora si poteva udire una voce rauca e selvaggia. Ogni tanto Ges riusciva a distinguere qualche parola: "Fuoco... accetta... albero sterile..." Poi, pi forte: "Pentitevi! Pentitevi!" e di colpo grida e singhiozzi di molta gente. Ges avanzava lentamente, a passi felpati, come se si stesse avvicinando alla tana di una belva; scostava gli arbusti e, man mano che Egli avanzava, il rumore diventava pi forte. Di colpo si morse le labbra per trattenersi dal gridare: su una roccia sopra le acque del Giordano, in piedi su delle gambe lunghissime, c'era un uomo che poteva sembrare sia una cavalletta, sia l'angelo della Fame o anche l'arcangelo della Vendetta. Ondate umane venivano incessantemente a infrangersi sulle rocce, ruggendo: Arabi con le ciglia e le unghie dipinte, Caldei con grossi anelli di bronzo al naso, Israeliti con lunghi riccioli di capelli luridi... L'uomo gridava e aveva schiuma alla bocca; il vento del sud lo scuoteva come se fosse stato una pianta. "Pentitevi! Pentitevi! Il giorno del Signore arrivato! Rotolatevi per terra, mangiate la polvere, urlate! Il Signore Onnipotente ha detto: 'Quel giorno ordiner al sole di tramontare a mezzogiorno, spezzer le corna della luna nuova, getter il cielo e la terra nell'oscurit. Trasformer le vostre risate in tenebre e tramuter le vostre canzoni in lamenti funebri. Soffier e le vostre mani, i piedi, le orecchie, i capelli, cadranno!'" D'un salto Giuda raggiunse Ges e lo afferr per un braccio. "Senti? Senti? Ecco come parla il Messia! lui, il Messia!" "No, Giuda, fratello mio", rispose Ges, "cos parla colui che ha in mano l'ascia e che prepara la strada al Messia, ma non il Messia." Si chin, strapp un trifoglio e se lo mise fra i denti. "Colui che apre il cammino il Messia", url il Rosso. Spinse Ges affinch non si nascondesse pi fra gli arbusti e si facesse vedere. Ges avanz nel sole, fece due o tre passi esitando, incespic e si ferm. Teneva gli occhi fissi sull'asceta; il suo sguardo conteneva tutta la sua anima, esplorava, saliva, scendeva dalle gambe alla testa infuocata e, sopra, oltre la testa, sino all'invisibile grandezza del profeta. Il Battista era girato di schiena; sent in tutte le sue membra quello sguardo violento che frugava in lui, s'incoller, si gir e strizz i suoi due occhi tondi da sparviero per vedere meglio. Chi era quel giovane, immobile, vestito di bianco, che lo guardava? L'aveva gi visto, un giorno, in qualche posto. Dove? Quando? Si sforzava angosciosamente di ricordarselo. Che l'avesse visto una notte in sogno? Vedeva spesso in sogno degli uomini come quello, vestiti di bianco. Non gli parlavano, lo guardavano, gli facevano un cenno di saluto agitando una mano, come per dirgli addio; quando il gallo che preannunciava l'alba cantava, quegli uomini diventavano luce e sparivano. Di colpo il Battista, a forza di guardare, gett un grido e si sovvenne. Una volta, verso mezzogiorno, si era disteso sulla riva di un fiume e aveva aperto il libro del profeta Isaia, scritto su una pelle di capra. E, all'improvviso, pietre, acqua, uomini, arbusti, fiume, tutto era svanito. L'aria si era

riempita di fuoco, di suoni di trombe e di ali. Le parole del profeta si erano aperte come delle porte e ne era uscito il Messia! Se ne ricord, era vestito tutto di bianco, era gracile, bruciato dal sole, scalzo, e aveva fra i denti, come quell'uomo, una foglia verde! Gli occhi dell'asceta si riempirono di gioia e di terrore. Scivol gi dalla roccia, si avvicin, tutto proteso, chiese: "Chi sei?" La sua voce minacciosa tremava. "Non mi riconosci?" disse Ges, avanzando ancora di un passo. Anche la sua voce tremava. Sapeva che il suo destino dipendeva dalla risposta del Battista. lui, lui, pensava il Battista. Il suo cuore batteva con violenza e non poteva, non osava decidersi. Protese di nuovo la testa in avanti. "Chi sei?" domand ancora una volta. "Non hai letto le Scritture?" gli rispose Ges, piano, come se lo rimproverasse, come se lo volesse sgridare. "Non hai letto i profeti? Che cosa dice Isaia? Precursore, non ricordi?" "Sei tu?" mormor l'asceta. Lo afferr per le spalle e lo scrut, fissandolo negli occhi. "Sono venuto..." disse Ges esitando, poi si ferm. Gli era mancato il respiro, non riusciva ad andare oltre. Gli pareva di mettere avanti un piede e di tastare per vedere se poteva o se non poteva fare quel passo senza cadere... Chino su di lui, il profeta selvaggio lo esaminava, silenzioso. Aveva udito la parola buona e terribile che era uscita dalla bocca di Ges? "Sono venuto..." ripet il figlio di Maria, cos piano che lo stesso Giuda che era in agguato dietro di loro con l'orecchio teso, non pot udirlo. Questa volta il profeta sussult: aveva udito. "Che cosa?" disse. I capelli gli si rizzarono in testa. Un corvo vol su di essi e lanci un grido roco, come quello di un uomo che annega e che ride o che schernisce... Il Battista s'incoller. Si chin per raccogliere una pietra e gettargliela. Il corvo era volato via, ma egli lo stava cercando nell'aria; era contento di sentire che il tempo passava e che cos il suo cuore, a poco a poco, si calmava. Si rialz. "Che tu sia il benvenuto", disse pacato e lo guard senza tenerezza. Il cuore di Ges fece un balzo. Le sue orecchie avevano sentito bene? Il profeta gli aveva detto veramente: "Che tu sia benvenuto?" Se era vero, che stupore, che gioia e che spavento! Il Battista gett uno sguardo attorno a s, sul Giordano, sugli arbusti, sugli uomini che, inginocchiati nel fango, confessavano in pubblico i loro peccati; abbracci con lo sguardo il suo regno per dirgli addio. Poi si gir verso Ges. "Adesso", egli disse, "io posso andarmene." La voce di Ges ora suon ferma e decisa. "Non ancora: prima battezzami, Precursore." "Io? Sei tu che dovresti battezzare me, Signore..." "Parla piano affinch non possano udirci; la mia ora non ancora giunta. Vieni!" Giuda tese l'orecchio per ascoltare; ma ud solo un mormorio, un mormorio allegro e gioioso, come quello di due ruscelli che si mescolano. La folla riunita sulla riva si fece da un lato. Chi era quel pellegrino? Si era tolto la tunica bianca e il sole, a picco su di lui, l'aveva ricoperto; e, senza confessare i suoi peccati, era entrato nell'acqua con nobilt e sicurezza. Il Battista lo precedeva ed entrarono tutti e due nell'acqua azzurrina; vi era uno scoglio a pelo d'acqua e il Battista vi mont sopra; al suo fianco Ges camminava sulla sabbia del fondale e l'acqua lo copriva fino al mento. Nell'istante in cui il Battista alzava la mano per versargli l'acqua sul viso e pronunciare la preghiera, il popolo gett un grido: la corrente del Giordano si era fermata bruscamente e l'acqua era immobile; banchi di pesci multicolori arrivarono da tutte le parti, circondarono Ges e, spiegando le loro pinne e facendo dondolare la loro coda, si misero a danzare. E uno spirito villoso, un anziano candido, vestito di alghe intrecciate sal dal fondo dell'acqua, si appoggi contro gli arbusti e a

bocca spalancata guardava ci che stava succedendo davanti a lui. I suoi occhi erano sbarrati dalla gioia e dal terrore. Il popolo, vedendo quei miracoli, ammutol. Molti caddero faccia a terra sulla riva per non vedere; altri, in quella fornace di sole, tremavano; qualcuno vide quel vecchio uscire dal fondo dell'acqua coperto di fango, gridare: "Il Giordano!" e svenire. Il Battista riemp d'acqua una conchiglia fonda e, con mano tremante, si mise a spargere l'acqua sul viso di Ges: "Battezzo il servo di Dio", cominci a dire e si ferm: non sapeva che nome pronunciare. Si gir verso Ges per chiederglielo e proprio nel momento in cui tutti, in punta di piedi, aspettavano il nome, si ud uno sbatter d'ali che scendevano dal cielo e un uccello bianco - un uccello o uno dei Serafini di Geova? - venne a posarsi sulla testa del battezzato. Vi rest un momento, immobile. Poi, improvvisamente, descrisse tre cerchi volando, tre corone di luce che brillarono nell'aria e si ud l'uccello emettere un grido: si sarebbe detto che gridasse un nome segreto, mai inteso prima, come se il cielo rispondesse alla muta domanda del Battista. Le orecchie degli uomini si misero a ronzare, la loro mente vacill. Erano parole e ali, il grido di Dio, il grido di un uccello, un miracolo strano, e Ges tese tutto il suo corpo per udire. Sent che era quello il suo vero nome, ma non riusc a percepirlo. Ud solo delle vaghe parole, importanti e amare. Alz gli occhi; l'uccello era gi volato via, su nel cielo, era diventato luce nella luce. Solo il Battista, che viveva ormai da anni nel deserto in inumana solitudine, aveva appreso il linguaggio di Dio. Comprese. "Io battezzo", mormor fra s, tremando, "battezzo il servo di Dio, il figlio di Dio, la Speranza dell'uomo!" Fece un cenno al Giordano: le sue acque potevano continuare a scorrere, il mistero era finito. 17 Il sole irruppe dal deserto come un leone. Buss a tutte le porte d'Israele e da tutte le case ebraiche s'innalz la selvaggia preghiera della mattina verso il Dio degli Ebrei, il Dio dalla testa dura. "Noi cantiamo Te e glorifichiamo Te, o nostro Dio, Dio dei nostri padri, Onnipotente e terribile, tu che ci aiuti e ci proteggi. Gloria a Te, Immortale, gloria a Te, difensore di Abramo. Chi pu essere pi potente di Te, o Re, che uccidi e risusciti e che porti la liberazione? Gloria a Te, Redentore d'Israele! Stermina, spezza e disperdi i nostri nemici, ma subito, mentre siamo ancora in vita!" Al levarsi del sole Ges e Giovanni Battista erano seduti nell'incavo di una roccia a strapiombo sul Giordano. Per tutta la notte avevano avuto il mondo nelle mani; lo tenevano una volta per uno e si interrogavano l'un l'altro, per sapere che cosa ne avrebbero fatto. Il viso dell'uno era severo e deciso, le sue mani si muovevano come se reggessero un'accetta e dessero dei gran colpi; il viso dell'altro era sereno ed esitante e gli occhi erano pieni di piet. "L'amore non basta?" chiese. "No, non basta", rispose il Battista con violenza. "L'albero marcio; Dio mi ha chiamato e mi ha consegnato l'ascia. L'ho presa e l'ho appoggiata ai piedi dell'albero. Io ho fatto il mio dovere ora fai tu il tuo. Prendi l'ascia e colpisci!" "Se fossi fuoco, brucerei: se fossi un legnaiolo, darei dei colpi d'ascia. Ma sono un cuore, io amo." "Io pure sono un cuore, per questo che non posso sopportare l'ingiustizia, l'impudicizia, l'infamia. Come fai tu ad amare gli ingiusti, gli infami, gli impudichi? Colpisci! Uno dei doveri dell'uomo, uno fra i pi grandi, la collera." "La collera?" disse Ges. Il suo cuore si rifiutava di ammetterlo: "Non siamo tutti fratelli?" "Fratelli?" esclam il Battista sarcastico. "Fratelli? L'amore? Tu credi che sia quella la strada del Signore? Guarda!" Tese la sua mano ossuta e pelosa e gli mostr lontano, puzzolente come una carogna, il Mar Morto.

"Ti sei chinato per vedere sul fondo le due prostitute, Sodoma e Gomorra? Dio si incollerito, ha scagliato il fuoco, ha pestato il suolo con i piedi, la terra diventata mare e ha inghiottito Sodoma e Gomorra. Ecco la strada di Dio, seguila. Che cosa dicono le profezie? Nel giorno del Signore, il legno verser sangue, le pietre acquisteranno vita, si leveranno dalle case in cui sono state usate e ne uccideranno gli abitanti! Il giorno del Signore in cammino, arriva; sono io che l'ho visto per primo, ho lanciato un appello, ho afferrato l'ascia di Dio e l'ho appoggiata ai piedi del mondo. Chiamavo, chiamavo, era te che chiamavo: sei arrivato e io me ne vado." Gli prese le mani come per appoggiarvi una grande e pesante ascia. Ges, spaventato, si scost. "Abbi ancora un po' di pazienza, te ne supplico", disse, "non affrettarti. Parler con Dio nel deserto. Laggi si ode la sua voce con maggiore chiarezza." "Pi chiaramente si ode anche la voce della tentazione. Fai attenzione, Satana ti spia, sta preparando il suo esercito; sa che per lui questione di vita o di morte. E si abbatter su di te con tutta la sua ferocia e tutta la sua tenerezza. Fai attenzione, il deserto pieno di voci di gioia e di voci di morte." "N la gioia n la morte possono ingannarmi, compagno. Abbi fiducia." "Ho fiducia; sarei un disgraziato se non ne avessi. Vai laggi. Parla con Satana, parla con Dio e prendi la tua decisione; Dio l'ha gi presa e non potrai sfuggirvi. Se tu non sei quello, che cosa importa, se ti perdi? Vai, subito, poi vedremo; non voglio lasciare il mondo da solo." "Che cosa ha detto la colomba selvatica che batteva le ali su di me nel momento in cui mi stavi battezzando?" "Non era una colomba selvatica; verr il giorno in cui udrai le parole che ha pronunciato. Fino ad allora esse saranno sospese sulla tua testa come tante spade." Ges si alz, gli tese la mano; la sua voce tremava. "Addio, o amato Precursore", disse. "Forse non ci incontreremo mai pi." Il Battista avvicin le sue labbra a quelle di Ges e ve le tenne accostate a lungo. La sua bocca era un carbone ardente e le labbra di Ges vi si bruciarono. " a te che dono la mia anima", disse, stringendo con forza la sua mano delicata. "Se sei Colui che attendevo, ascolta le mie ultime volont, poich credo che non ti rivedr pi su questa terra. Mai pi." "Ti ascolto", disse Ges rabbrividendo. "Modifica il tuo viso, rafforza le tue braccia, indurisci il tuo cuore. La tua vita sar terribile; vedo sangue e spine sulla tua fronte; sopportale, o mio grande fratello, coraggio! Due strade si aprono di fronte a te: la strada dell'uomo, che piana, e quella di Dio, che tutta una scarpata. Prendi la strada pi difficile. Addio! E non tormentarti per le separazioni, la tua missione non quella di piangere, ma quella di colpire. Colpisci! Che la tua mano non tremi, quello il tuo cammino. E non dimenticare questo: il Fuoco e l'Amore sono figli di Dio, ma il primogenito il Fuoco, l'Amore viene dopo. Cominciamo, dunque, dal Fuoco. Buona fortuna!" Il sole era gi alto; apparvero delle carovane provenienti dal deserto dell'Arabia; arrivarono nuovi pellegrini con turbanti multicolori sulle teste rapate. Certuni avevano attorno al collo amuleti a forma di mezzaluna fatti con denti di cinghiale; altri statuette di dee in bronzo opulente, e anche collane formate con i denti dei loro nemici. Erano belve orientali che venivano a farsi battezzare. Il Battista li vide, gett un urlo stridente e scese dalla sua roccia. I cammelli s'inginocchiarono nel fango del Giordano e la voce del deserto risuon, senza piet: "Pentitevi! Pentitevi! Il giorno del Signore arrivato". Ges ritrov i suoi compagni che lo aspettavano seduti, silenziosi e tristi, sulla riva del fiume. Erano tre giorni e tre notti che era scomparso; Giovanni Battista aveva abbandonato pure lui i suoi battesimi in quel lasso di tempo, per parlare con lui. Parlava, parlava, Ges chinava la testa e ascoltava. Che cosa gli diceva curvato su di lui come un uccello da preda? E perch uno di loro era cos feroce e l'altro cos triste? Giuda sbuffava dalla collera, andava e veniva e, al cader della notte, si avvicinava furtivamente alla roccia per ascoltare. I due uomini parlavano guancia a guancia; Giuda tendeva le orecchie ma non udiva che un mormorio, un mormorio rapido, come quello dell'acqua corrente; nient'altro. Uno dava, l'altro, il figlio di Maria, prendeva e si riempiva come una

giara inclinata contro una fontana. Il Rosso scendeva dalla roccia e si rimetteva a girare come una belva, furibondo: " una vergogna", mormorava, " una vergogna per me: discutono sulle sorti d'Israele e io non ci sono! Il Battista doveva confidare a me il suo segreto, a me doveva consegnare l'ascia. Io posso usarla, lui, no. Perch sono solo io ad aver piet d'Israele. L'altro, l'illuminato, proclama - e dovrebbe aver vergogna - che siamo tutti fratelli, i persecutori e i perseguitati, gli Israeliti, i Romani e i Greci, che siano maledetti!" Si distendeva sotto le rocce, lontano dagli altri compagni, non voleva saperne nulla. Si addormentava immediatamente e credeva di udire la voce del Battista pronunciare parole sparse e scompagnate: "Fuoco, Sodoma e Gomorra, colpisci!" Si svegliava di soprassalto e, una volta sveglio, non udiva pi niente. Null'altro che gli uccelli notturni, gli sciacalli e il mormorio del Giordano fra gli arbusti... Scendeva verso il fiume, immergeva nell'acqua la sua testa in fiamme per tentare di spegnerla. "Non scender dunque dalla sua roccia?" mormorava. "Prima o poi finir per scendere e allora, che egli lo voglia o no, sapr." Ed ecco che, vedendolo avvicinarsi, si alz di scatto. Gli altri compagni pure, pieni di gioia, si alzarono e gli andarono incontro. Gli toccavano le spalle, la schiena, lo carezzavano; gli occhi di Giovanni si riempirono di lacrime: una ruga profonda ora solcava la sua fronte. Pietro non ce la fece pi. "Maestro", disse, "perch il Battista ti ha parlato per giorni e notti? Che cosa ha detto per rattristarti? Il tuo viso cambiato." "Non ha pi che pochi giorni di vita", rispose Ges. "Rimanete con lui, fatevi battezzare, io me ne vado." "Dove vai, Maestro?" grid il figlio minore di Zebedeo afferrandolo per le vesti. "Verremo tutti con te." "Vado nel deserto, da solo. Nel deserto non c' bisogno di compagnia, vado a parlare con Dio." "Con Dio?" fece Pietro, nascondendo il suo viso. "Ma allora non tornerai mai pi!" "Ritorner", disse Ges, sospirando. "Bisogna che torni. Le sorti del mondo sono appese a un filo. Dio mi detter le sue volont, poi torner." "Quando? Quanti giorni starai via? Dove rimarremo?" Tutti gridavano e lo trattenevano per impedirgli di andarsene. Solo Giuda, in disparte, silenzioso, li ascoltava e li guardava con disprezzo... "Delle pecore... delle pecore..." mormorava. "Ringrazio il Dio d'Israele di essere un lupo." "Torner quando Dio lo vorr, fratelli. Addio. Restate qui e aspettatemi. A presto." Rimasero tutti immobili, come pietrificati; vedevano Ges che si dirigeva lentamente in direzione del deserto. Non camminava pi come prima, quando pareva sfiorasse appena la terra; il suo passo, ora, era pesante, deciso. Tagli un ramo per appoggiarvisi, sal sul ponte a dorso d'asino, si ferm lass a guard sotto di s. Dovunque nel fiume vide i pellegrini immersi nella corrente limacciosa. I loro visi abbronzati dal sole erano raggianti di gioia. Di fronte, sulla riva, altri si battevano ancora il petto e confessavano i loro peccati ad alta voce; guardavano il Battista con occhi brucianti, aspettando che egli facesse loro cenno di entrare a loro volta nell'acqua sacra. E l'asceta selvaggio, immerso fino alla vita nel Giordano, battezzava le greggi umane, le spingeva a riva senza alcuna dolcezza, con collera; altre greggi si susseguivano. La sua barba nera a punta, i capelli ricciuti, che non erano mai stati tagliati, brillavano al sole; e la sua bocca, eternamente aperta, gridava. Ges percorse con lo sguardo il fiume, gli uomini, il Mar Morto in lontananza, le montagne dell'Arabia, il deserto. Si chin e vide la sua ombra scivolare con l'acqua verso il Mar Morto. Che felicit sarebbe, pensava, essere seduti sul bordo del fiume, vedere l'acqua scorrere verso il mare e fluire con essa: scorrere con l'acqua in cui alberi, uccelli, nuvole, notti, stelle si riflettono, scorrere anch'io con essa! E non essere roso dalle angosce del mondo... Ma si riscosse, cacci la tentazione sorta in lui, si strapp dal ponte, scese con passo veloce e spar dietro le rocce.

Il Rosso era in piedi sulla riva e non distoglieva lo sguardo da lui. Lo vide sparire, ebbe paura che gli sfuggisse, si arrotol le maniche e lo segu. Lo raggiunse nel momento in cui Egli stava per entrare nell'immenso mare di sabbia. "Figlio di Davide", gli grid, "aspettami; come puoi lasciarmi?" Ges si volt. "Giuda, fratello mio", supplic, "non venire. Bisogna che rimanga solo." "Voglio sapere!" fece il Rosso e avanz. "Non affrettarti; saprai quando sar giunto il momento, non ti dico che questo: Giuda, fratello mio, sii contento, tutto va bene!" "Questo non mi basta. Il lupo non si sazia con delle parole. Tu non lo sai, ma io lo so." "Se mi ami, abbi pazienza. Guarda gli alberi: hanno forse fretta di far maturare i loro frutti?" "Non sono un albero, sono un uomo", rispose il Rosso, continuando ad avanzare. "Sono un uomo, ossia uno che ha fretta; ho delle leggi mie." "La legge di Dio la stessa per gli alberi e per gli uomini, Giuda." Il Rosso strinse i denti. "E come si chiama questa legge?" sibil. "Il tempo." Giuda si ferm e strinse i pugni. Non l'accettava, quella legge, procedeva troppo piano e lui aveva fretta. Nel profondo del suo essere aveva una legge propria, opposta al tempo. "Dio vive molto", grid, " immortale, allora pu avere pazienza e aspettare. Ma io sono un uomo, ti ripeto, uno che ha fretta. Non voglio morire prima di vederlo, e non solamente vederlo, ma anche toccarlo con queste mie mani; ecco che cosa ho in mente." "Lo vedrai", rispose Ges alzando la mano per rassicurarlo, "lo vedrai e lo toccherai. Giuda, fratello mio, abbi fiducia. Arrivederci. Dio mi aspetta nel deserto." "Verr con te." "Due uomini nel deserto sono troppi. Torna indietro." Come un cane da pastore di fronte agli ordini del padrone, il Rosso borbott e strinse i denti, per abbass la testa e torn indietro. Attravers il ponte cupo in volto, parlando da solo. Pensava ai tempi in cui girava con Barabba - ecco un vero uomo! - e gli altri ribelli per le montagne; che vento di passione selvaggia e di libert li frustava, che capitano di sgozzatori era il Dio d'Israele! Di un capo cos egli aveva bisogno; perch era corso dietro a quell'illuminato che aveva paura del sangue e che gridava: Amore! Amore! come una vergine disperata? Pazienza: si vedr ci che porter dal deserto! Ges era ormai entrato nel deserto e, pi avanzava, pi gli sembrava di essere entrato nella tana di un leone. Rabbrivid, non di paura, ma di una gioia oscura e inspiegabile. Perch fosse contento, non riusciva a capirlo... Improvvisamente si sovvenne. Migliaia di anni prima, quando era ancora un bambino e sapeva a malapena parlare, una notte aveva fatto un sogno, il primo sogno della sua vita di cui si ricordava. Si era inoltrato in una grotta profonda, in cui aveva trovato una leonessa che aveva appena partorito e che stava allattando i suoi piccoli; vedendola, aveva provato fame e sete, si era disteso con i cuccioli e si era messo a poppare con loro. Poi erano usciti dalla tana, erano andati tutti in una prateria e si erano messi a giocare al sole... Ma nel sogno, mentre giocavano, era apparsa Maria, sua madre, l'aveva visto con la leonessa e aveva lanciato un urlo. Si era svegliato, si era arrabbiato e si era girato verso la madre che dormiva al suo fianco. "Perch mi hai svegliato?" gridava. "Ero con mia madre e i miei fratelli!" Adesso capisco perch sono cos contento, pensava. Entro nella grotta di mia madre la leonessa, la solitudine... Udiva il sibilo inquietante dei serpenti e del vento infuocato che soffiava fra le pietre; e pure il sibilare degli spiriti invisibili del deserto. Ges si raccolse e parl alla sua anima: "Anima mia, qui che proverai se sei immortale".

Ud dei passi dietro di s e prest ascolto. La sabbia scricchiolava, qualcuno vi camminava sopra, con calma, lentamente e si avvicinava. L'avevo dimenticata, pens, ma lei non mi dimentica, lei viene con me, mia Madre. Lo sapeva bene che era la Maledizione, ma adesso da un bel po' la chiamava Madre... Si mise a correre, si sforz di pensare ad altro e si sovvenne della colomba selvatica. Gli pareva che un uccello selvaggio fosse imprigionato dentro di lui, un uccello o forse la sua anima che premeva per fuggire. Vi era riuscita? Era forse lei la colomba selvatica che faceva dei circoli volando su di lui e tubando, per tutto il tempo che era durato il battesimo? Non era n un uccello n un serafino; era la sua anima. Aveva capito e si tranquillizz. Riprese il cammino. Dietro di s udiva scricchiolare la sabbia, ma il suo cuore si era rinfrancato e ormai poteva subire con dignit ogni cosa. L'anima dell'uomo onnipossente, pensava, sceglie l'immagine che desidera; in quello stesso momento la sua era diventata un uccello e volava su di lui... E mentre camminava, tranquillo, all'improvviso si ferm gettando un grido. Quella colomba selvatica era forse... l'idea gli era appena passata per la testa, quella colomba selvatica forse era solo illusione dei miei occhi, ronzio delle mie orecchie, un turbine dell'aria? Perch, me lo ricordo, il mio corpo splendeva, leggero, onnipotente, come un'anima; e ci che volevo udire, lo udivo, ci che volevo vedere, lo vedevo; formavo e disfacevo l'aria a mio piacere... Mio Dio, mio Dio, ora che siamo soli tutti e due, dimmi la verit, non mi ingannare, non ne posso pi di udire delle voci nell'aria! Avanzava e il sole avanzava con lui, era arrivato in mezzo al cielo, sopra la sua testa. I suoi piedi bruciavano nella sabbia cocente, si guard attorno per cercare un angolo ombroso; mentre guardava, ud uno stormire d'ali sopra di s, uno stormo di corvi si precipitava verso un fossato in cui una cosa nera marciva e puzzava. Si tur il naso e si avvicin. I corvi si erano abbattuti sulla carogna, vi avevano piantato i loro artigli e mangiavano. Vedendo che un uomo si avvicinava, volarono via irritati, portando fra gli artigli un pezzo di carne ciascuno; si misero a volare in tondo nel cielo e gridarono all'intruso di andarsene. Ges si chin, vide il ventre aperto, il pelame nero mezzo strappato, piccole corna nodose e, sul collo in putrefazione, file e file di amuleti. "Il caprone", mormor, rabbrividendo, "il caprone sacro che ha preso su di s i peccati del popolo, che stato cacciato di villaggio in villaggio, di montagna in montagna, verso il deserto e ora morto..." Si chin, scav con le mani nella sabbia un buco pi profondo che pot e ricopr la carogna. "Fratello", disse, "tu eri puro e senza peccato come tutti gli animali; ma gli uomini, quei vigliacchi, hanno caricato su di te tutti i loro peccati e ti hanno ucciso. Dissolviti in pace e non serbar loro rancore. Gli uomini, povere creature senza forza, non hanno il coraggio di pagare loro stessi i loro peccati e li addossano a un innocente... Paga per loro; fratello mio, addio..." Riprese a camminare, poi, dopo poco, s volt, agit una mano e grid emozionato: "Ci ritroveremo!" I corvi si misero a seguirlo con rabbia; aveva portato loro via quella saporita carogna e adesso lo seguivano, aspettando che, a sua volta, cadesse, che offrisse loro il suo ventre aperto per dar loro da mangiare. Perch aveva fatto loro quel torto? Dio non li aveva creati per mangiare le carogne? Bisognava perci che egli pagasse! Venne la sera e si sent stanco; si rannicchi su una grossa pietra rotonda che pareva una pietra da macina. "Non andr pi lontano", mormor, "qui, su questa pietra, drizzer il mio campo e combatter." L'oscurit cadde all'improvviso dal cielo, sal dalla terra e copr il mondo. Con la notte venne il gelo. Batteva i denti. Si avvolse nella sua tunica bianca e chiuse gli occhi, ma, appena li ebbe chiusi, fu assalito dalla paura; gli vennero in mente i corvi; ora gli sciacalli affamati ululavano dappertutto; sent attorno a s il deserto che si muoveva, come una belva... Era terrorizzato; apr gli occhi; il cielo si era riempito di stelle e si consol. Ecco i Serafini, disse fra s, ecco le sei ali di luce che cantano attorno al trono di Dio. Ma sono troppo, troppo lontani, non riesco a udirli. Sono apparsi per farmi compagnia... La testa gli si riemp del rumore delle stelle e dimentic di aver fame e freddo. Era pure lui una cosa viva, una luce effimera nella notte e cantava le lodi del Signore. La

sua anima era un lumino, l'umile sorella, poveramente vestita, degli angeli... Riprese coraggio pensando alla sua origine celeste e vide la sua anima in piedi, di fianco agli angeli, attorno al trono di Dio. Allora, tranquillo e senza paure, chiuse gli occhi e si addorment. Si svegli, gir la testa verso oriente e vide il sole, torrido, alzarsi sopra le sabbie. Era il viso di Dio, pens, e si mise una mano davanti agli occhi per non esserne abbagliato. "Signore", mormor, "non sono che un granello di sabbia, riesci a vedermi nel deserto? Un granello di sabbia che parla, che respira e che ti ama. Ti ama e ti chiama Padre. Non ho altre armi che l'amore; con esso che sono partito per combattere. Vieni ad aiutarmi!" Si alz e, con il suo bastone, disegn un cerchio intorno alla pietra sulla quale aveva dormito. "Non mi allontaner da questa zona", disse a voce alta per farsi udire dalle potenze invisibili che lo stavano spiando, "non mi allontaner da questa zona se non udir la voce di Dio. Ma voglio udirla chiaramente, non come un brusio mutevole, com' sua abitudine, non come un canto d'uccello o un colpo di tuono; chiaramente. Che mi parli con parole umane e che mi dica quello che vuole da me, ci che posso e ci che devo fare. Solo allora mi alzer, mi allontaner da qui per tornare fra gli uomini, se ci che egli mi ordina; per morire, se questa la sua volont. Far quello che vorr, ma voglio saperlo. Nel nome di Dio!" S'inginocchi sulla pietra, con il viso rivolto a oriente, verso il grande deserto. Chiuse gli occhi, raccolse i suoi pensieri: quelli che aveva avuto a Nazareth, a Magdala, a Cafarnao, al pozzo di Giacobbe, al Giordano e si mise a schierarli per la battaglia. Andava in guerra. In tensione, con gli occhi chiusi, rimase assorto nei propri pensieri. Un mormorio d'acqua, un fruscio di foglie e arbusti, lamenti di uomini. Grida e spaventi arrivavano a ondate dal Giordano; insieme alle lontane speranze insanguinate. Le tre lunghe notti che aveva trascorso sulla roccia con l'asceta selvaggio gli vennero in mente per prime, armate da capo a piedi, e si lanciarono verso il deserto per guerreggiare al suo fianco. La prima notte gli balz addosso come un gigantesco saltamartino. Aveva occhi duri, gialli e grigi, ali gialle e grigie e strane lettere verdi tracciate sulla pancia; il suo odore era simile a quello del Mar Morto; si aggrapp a lui e le sue ali si misero a stridere con rabbia nell'aria. Ges gett un grido e si rigir: Giovanni Battista stava in piedi di fianco a lui; aveva steso il suo braccio scheletrico nella notte, in direzione di Gerusalemme. "Guarda, che cosa vedi?" "Niente." "Niente? Non vedi davanti a te la santa Gerusalemme, la puttana, non la vedi? Sta seduta sulle grosse ginocchia del Romano e ride come una matta. 'Non la voglio!' grida il Signore. ' questa la mia sposa? Non la voglio!' Come i cani, seguendo i passi del Signore, abbaio a mia volta: Non la voglio! Giro attorno alle forti mura e urlo: Puttana! Ha quattro grandi porte fortificate. Su di una vi seduta la Fame, su un'altra la Paura, sulla terza l'Ingiustizia e sull'ultima, a nord, l'Infamia. Entro, percorro le strade in ogni senso, mi avvicino, osservo i suoi abitanti. Guardo i loro visi: tre sono grassocci, ben pasciuti, e un popolo di tremila uomini muore di fame. Quando, dunque, perisce un mondo? Quando tre padroni mangiano troppo e un popolo di tremila uomini muore di fame. Guarda ancora una volta i loro visi: la Paura impera su tutti, le loro narici tremano, fiutano il giorno del Signore. Guarda le donne: la pi onesta adocchia il suo servo, si lecca i baffi e gli fa un cenno: vieni! Ho sollevato il tetto dei loro palazzi, guarda: il re tiene sulle ginocchia la moglie del fratello nuda e l'accarezza. Che cosa dicono le Sacre Scritture? 'Colui che posa lo sguardo sulle nudit della sposa del proprio Fratello, che sia condannato a morte!' Ci nonostante, non sar ammazzato lui, l'incestuoso, ma io, l'asceta, verr ammazzato. Perch? Perch il giorno del Signore giunto!" Per tutta quella prima notte, Ges, seduto ai piedi di Giovanni, aveva visto le porte di Gerusalemme aperte alla Fame, alla Paura, all'Ingiustizia e all'Infamia che entravano e uscivano. Sopra la santa puttana si addensavano le nubi, cariche di collera e di grandine. La seconda notte il Battista aveva teso di nuovo la sua mano magra come un ramo rinsecchito e, con un gesto brusco aveva aperto uno squarcio nel tempo e nello spazio. "Tendi l'orecchio, che cosa odi?" "Non odo nulla." "Nulla! Non odi l'iniquit, la cagna che ha perso ogni pudore, che salita in cielo e che abbaia alla porta del Signore? Non sei forse passato da

Gerusalemme e non hai inteso i sacerdoti, i gran sacerdoti e i Farisei che circondano il Tempio e che abbaiano? Dio, per, non sopporta pi l'impudenza della terra. Si alza, cammina sulle montagne e scende. Davanti a lui c' la Collera, dietro a lui le tre cagne del cielo: il Fuoco, la Lebbra e la Follia. Dov' il Tempio? Dove sono le colonne orgogliose, incrostate d'oro che lo sostenevano e che facevano esclamare: 'Viva in eterno! In eterno!' In eterno! Il Tempio in cenere, in cenere i sacerdoti e i gran sacerdoti, gli Scribi e i Farisei, in cenere i loro sacri amuleti, le loro dalmatiche di seta e i loro anelli d'oro. In cenere! In cenere! In cenere! Dov' Gerusalemme? Ho una lampada accesa, cerco fra le montagne, attraverso le tenebre del Signore e chiamo: 'Gerusalemme! Gerusalemme!' Il deserto, il deserto infinito; neppure un corvo risponde. I corvi hanno mangiato e se ne sono andati. Affondo fino alle ginocchia fra crani e ossa, mi si riempiono gli occhi di lacrime, ma io le scaccio, le scaccio e rido; mi chino e scelgo le ossa pi lunghe e ne faccio dei flauti e canto le lodi del Signore." Il Battista rideva durante quella seconda notte e contemplava, nelle tenebre di Dio, il Fuoco, la Lebbra e la Follia. Ges afferrava le ginocchia del profeta e domandava: "Non credi che, attraverso l'amore, la Redenzione possa scendere sul mondo? E, con l'amore, la gioia e la misericordia?" Il Battista, senza nemmeno voltarsi a guardarlo, gli rispondeva: "Non hai mai letto le Scritture? Il Salvatore spezza la schiena, rompe i denti, scaglia il fuoco e incendia i campi, per seminare. Strappa le spine, le erbacce e le ortiche. Come si possono far sparire dalla terra la menzogna, l'infamia e i bugiardi? Bisogna che la terra si purifichi - non aver piet di lei - bisogna che la terra si purifichi, affinch siano piantati i nuovi semi". La seconda notte era passata, Ges taceva, aspettava la terza; forse la voce del profeta si sarebbe addolcita. Durante la terza notte il Battista si rigirava senza tregua, inquieto, sulla roccia. Non rideva, non parlava, esaminava e tastava con angoscia le mani, le braccia, le spalle, le ginocchia di Ges, scuoteva la testa e taceva. Fiutava l'aria. Al chiarore delle stelle si vedevano i suoi occhi scintillare, a volte verdi, a volte gialli; dalla sua fronte abbronzata colavano, mescolati, rivoli di sudore e di sangue. Infine al mattino, quando la luce bianca dell'alba li aveva avviluppati, aveva preso le mani di Ges, l'aveva guardato negli occhi e aveva aggrottato la fronte. "La prima volta che ti ho visto", gli aveva detto, "quando stavi uscendo dal canneto del fiume e ti dirigevi diritto verso di me, il cuore mi era balzato in petto come quello di un giovane animale, come balzato il cuore di Samuele quando ha visto per la prima volta Davide, il giovane pastore imberbe, dai capelli rossi. cos che era balzato il mio. Ma esso carne, ama la carne, non ho fiducia in lui. Stasera, come se ti vedessi per la prima volta, ti esamino, ti fiuto e non riesco a esserne certo. Guardo le tue mani, non sono mani da falegname, non sono mani da Redentore; sono troppo delicate, troppo gentili, come potrebbero maneggiare un'accetta? Guardo i tuoi occhi, non sono occhi da Redentore, sono pieni di compassione." Si era alzato e aveva sospirato. "Signore, le tue vie sono tortuose e oscure", aveva mormorato. "Puoi mandare una bianca colomba per appiccare il fuoco e ridurre il mondo in cenere. Noi guardiamo il cielo, aspettiamo il fulmine, un'aquila, un corvo; e tu mandi una colomba bianca. Perch cercare? Perch resistere? Fai quello che vuoi." Aveva aperto le braccia, stretto al petto Ges, l'aveva baciato prima sulla spalla destra, poi sulla sinistra. "Se tu sei colui che attendevo", gli diceva, "non sei giunto come io immaginavo. Invano perci io ho portato l'ascia e l'ho deposta ai piedi dell'albero? Oppure l'amore pu anche reggere un'ascia?" Era immerso nelle sue riflessioni. "Non posso dare il mio giudizio", aveva infine mormorato. "Morir senza vedere. Poco importa; il mio destino; duro, ma mi piace." Aveva stretto la mano di Ges. "Buona fortuna, parla con Dio nel deserto, ma torna presto, affinch il mondo non resti solo." Ges apr gli occhi. Il Giordano, Giovanni Battista, i battezzati, i cammelli, i lamenti degli uomini che s'innalzavano nell'aria quindi scomparivano e il deserto, tutto si spieg di fronte a lui. Il sole era alto e scottava. Le pietre fumavano come pagnotte ed egli sent la fame attanagliargli lo stomaco. "Ho fame", mormor guardando le pietre, "ho fame!" Si ricord del pane che gli aveva dato la vecchia Samaritana; era saporito, dolce come il miele. Si ricord del miele che veniva dato loro nei

villaggi che attraversavano, delle olive, dei datteri, del pasto santo che avevano fatto, quando, inginocchiati sulla rive del lago di Genezareth, avevano tirato gi dagli alari la griglia sulla quale c'erano tutti quei pesci profumati. Poi gli vennero in mente, e se ne sent turbato, i fichi, le melagrane, l'uva... La sua gola era asciutta, arida, aveva sete. Con tutti i fiumi che scorrono nel mondo, con tutta l'acqua che balza di roccia in roccia e che bagna da un capo all'altro la terra d'Israele e si versa, si perde nel Mar Morto, egli non aveva neppure una sola goccia d'acqua da bere! Pens a tutta quell'acqua e la sua sete crebbe. La testa gli girava, i suoi occhi erano abbagliati; due demoni maligni, simili a due leprotti, uscirono dalla sabbia infuocata; si rizzarono sulle zampe posteriori, si misero a danzare, lo videro, urlarono di gioia, si misero a pestare le zampe e gli si avvicinarono. Gli montarono sulle ginocchia e gli saltarono sulle spalle. Uno di essi era fresco come l'acqua, l'altro tiepido e profumato come il pane e, quando Ges tese febbrilmente la mano per afferrarli, fecero un salto e sparirono nell'aria. Egli chiuse gli occhi. Concentr ancora i suoi pensieri dispersi dalla fame e dalla sete, pens a Dio e non prov pi n fame n sete. Pens alla redenzione del mondo. Ah! Se fosse possibile che il giorno del Signore giungesse attraverso l'amore! Dio non forse onnipotente? Perch non fa un miracolo, perch non tocca i cuori per farli fiorire? Ogni anno tuttavia a Pasqua, Egli tocca i ceppi, le erbacce e le spine e li fa fiorire. Se fosse possibile che un mattino gli uomini si svegliassero con il cuore in fiore! Sorrise. Il mondo, in lui, era fiorito: il re incestuoso si era fatto battezzare, la sua anima si era purificata, aveva cacciato la cognata Erodiade ed essa era tornata dal marito. I gran sacerdoti e i signori avevano aperto le loro cantine e i loro forzieri e avevano distribuito i loro beni ai poveri e i poveri tiravano il fiato; avevano cacciato dal loro cuore l'odio, la gelosia e la paura... Ges si guard le mani: l'accetta che gli aveva affidato il Precursore era fiorita; ora teneva fra le mani un ramo di mandorlo in fiore. La giornata era finita con quest'ultima gioia; si stese su una pietra e si addorment. Per tutta la notte, nel sonno, ud lo scrosciare di torrenti, vide dei leprotti danzare, poi sent uno strano fruscio, come se delle narici umide lo stessero annusando... Verso mezzanotte uno sciacallo affamato gli si avvicin e l'annus, per vedere se era gi morto; si ferm un istante, indeciso, e Ges ebbe piet di lui. Stava per squarciarsi il petto per saziarlo, ma si trattenne. Conserv la propria carne per gli uomini. Si svegli prima dell'alba. In cielo grosse stelle intrecciavano le loro orbite, l'aria era vellutata, azzurrina. Era in quel momento, pens, che si svegliano i galli e i villaggi e che gli uomini aprono gli occhi e guardano dalla finestrella l'apparire della luce. I bimbi piccoli pure si svegliano, si mettono a piangere e la madre si affretta a dar loro il seno... Il mondo si mosse per un istante sopra le sabbie, con i suoi uomini, i galli, i bimbi e le madri - un mondo fatto d'aria e di brina mattutina. E ora il sole sarebbe salito e li avrebbe divorati!... L'Eremita ebbe una stretta al cuore; se potessi, pens, rendere questa brina eterna! Ma il pensiero di Dio un abisso, il suo amore uno spaventoso precipizio. Pianta un mondo, lo schiaccia al momento in cui d i suoi frutti e ne pianta un altro. "Chi lo sa? Forse l'amore capace di tenere un'ascia..." Si ricord delle parole di Giovanni Battista e rabbrivid. Guard il deserto; era diventato selvaggio, scarlatto, si muoveva sotto il sole che, quel giorno, sembrava infuriato, cinto da un alone di tempesta. Il vento cominci a soffiare e un odore fetido di pece e di zolfo giunse al naso di Ges. Sent affiorare alla memoria Sodoma e Gomorra, sprofondate nella pece, con i loro palazzi, le taverne, i teatri, i lupanari. "Piet, Signore", gridava Abramo, "non bruciarle. Tu sei buono, abbi piet delle tue creature." "Sono giusto", aveva risposto Dio, "le brucer!" dunque questo il cammino di Dio. dunque una gran vergogna che il cuore, quel pugno di fragile fango, si rizzi e gli gridi: "Fermati!" Qual il nostro dovere? Guardare in terra, scoprire sul suolo le orme dei passi di Dio e seguirli. Guardo in terra, vedo chiaramente le orme dei passi di Dio su Sodoma e Gomorra. Quella traccia di Dio tutto il Mar Morto; ha appoggiato il suo piede e ha

inghiottito palazzi, teatri, taverne, lupanari, Sodoma e Gomorra! Lo appogger di nuovo e la terra sar inghiottita ancora una volta; re, gran sacerdoti, Farisei, Sadducei, tutto sprofonder! Senza rendersene conto, si era messo a gridare. Il suo spirito si era riempito di audacia, si era scatenato. Aveva dimenticato che le sue ginocchia non l'avrebbero retto, stava per alzarsi, camminare seguendo le orme dei passi di Dio, ma cadde in terra, senza fiato. "Non posso, non mi vedi?" grid, alzando gli occhi verso il cielo infuocato. "Non posso. Perch hai scelto me? Non ne posso pi!" Appena smise di gridare, vide davanti a s una massa nera: era il caprone, con le zampe all'aria, sventrato, l sulla sabbia. Si ricord che si era chinato sui suoi occhi torbidi e che vi aveva scorto il suo viso. "Sono io il caprone", mormor, "io. Dio l'ha messo sul mio cammino perch veda chi sono e verso quale destino sto andando..." Bruscamente, scoppi in singhiozzi. "Non voglio... non voglio..." mormor, "non voglio essere solo. Aiuto!" Allora, mentre era chinato e piangeva, soffi una dolce brezza, il puzzo di pece e di carogna sparirono, il mondo era tutto un profumo. Ud in lontananza un tintinnare di braccialetti, di risate e d'acqua diretti verso di lui. Le palpebre, le ascelle, la gola dell'Eremita si rinfrescarono. Alz gli occhi. Davanti a lui, un serpente con occhi e petto da donna lo guardava. L'Eremita indietreggi, spaventato. Era un serpente, una donna o uno spirito maligno del deserto? Era un serpente come quello che si era avvolto intorno all'albero proibito del Paradiso e che aveva sedotto il primo uomo e la prima donna; essi si erano uniti e avevano generato il peccato... Ud una risata e una voce di donna, dolce e suadente: "Ho avuto piet di te, figlio di Maria. Hai gridato: 'Non voglio rimanere da solo, aiuto!' Ho avuto piet di te e sono venuta. Che cosa desideri da me?" "Non voglio te, non ti ho chiamata. Chi sei?" "La tua anima." "La mia anima?" fece Ges, e si tapp gli occhi con orrore. "La tua anima. Hai paura di restare da solo; anche il tuo avo, Adamo, aveva paura. Anche lui ha gridato: 'Aiuto!' La sua carne e la sua anima si sono unite e dalla sua costola uscita la donna, per fargli compagnia..." "Non voglio! Non voglio! Ricordo la mela che hai dato ad Adamo e l'angelo con la spada!" "Te ne ricordi ed perci che soffri, gridi e non riesci a trovare il tuo cammino. Io te lo indicher. Dammi la mano, non guardare indietro, non ricordarti di nulla. Guarda il mio corpo che avanza: sono qui, o mio sposo. Esso conosce la strada e non si sbaglia." "Farai cadere pure me nel dolce peccato nell'Inferno. Non ti seguir. La mia strada un'altra." Si ud il suono di una risatina beffarda e apparvero i denti aguzzi e velenosi: "Vuoi seguire le tracce di Dio, le tracce dell'aquila, tu, verme di terra? Caricarti, tu, figlio del falegname, dei peccati di tutto il popolo? Non ti bastano i tuoi? Che impudenza quella di credere che hai il dovere di salvare il mondo!" Ha ragione... Ha ragione... pens l'Eremita tremando. Che impudenza quella di voler salvare il mondo! "Devo rivelarti un segreto, figlio dell'amata Maria..." Il serpente addolc la voce; i suoi occhi scintillavano. Scivol gi dalla pietra come fosse acqua e cominci ad avvicinarglisi e a ondeggiare con i suoi riflessi cangianti. Arriv fino ai piedi dell'Eremita, sal sulle sue ginocchia, vi si arrotol, prese lo slancio, strisci sulle sue cosce, sulla schiena, sul petto, poi gli si appoggi su una spalla. L'Eremita, malgrado tutto, si chin per ascoltarlo. Il serpente si mise a leccare l'orecchio di Ges ed egli ud la sua voce suadente molto lontana, come se giungesse dalla Galilea, dalle rive del lago di Genezareth. "Maddalena... Maddalena... Maddalena..." "Che cosa?" chiese Ges trasalendo. "Maddalena che cosa?" "... lei che devi salvare!" sibil il serpente, con tono improvvisamente imperioso. "Non la Terra, lasciala stare la Terra, lei, Maddalena che devi salvare!" Ges scosse nervosamente la testa cercando di cacciare il serpente, ma questo gli parlava allettandolo e agitando la lingua nel suo orecchio:

"Il suo corpo bello, dolce, abile. Tutte le nazioni sono passate su di esso, ma a te che Dio l'ha destinato, gi fin dalla tua infanzia, prendilo! Dio ha fatto l'uomo e la donna perch si adattino l'uno all'altra come la chiave alla serratura. Aprila. In essa vi sono i tuoi figli, intorpiditi, raggomitolati e aspettano che tu soffi su di essi per scongelarsi, alzarsi e uscire, camminare al sole... Capisci ci che ti sto dicendo? Alza gli occhi, fammi un segno. Fammi un segno, mio diletto, e ti porter all'istante la tua sposa su un bel letto fresco". "La mia sposa?" "La tua sposa. Come io, cos dice Dio, ho sposato la puttana Gerusalemme. Le nazioni sono passate su di essa; ma io l'ho sposata per salvarla. Come il profeta Oseo ha sposato la puttana Gomor, figlia di Diblaim. Dio che ti ordina di dormire con Maria Maddalena, di avere dei figli da lei che la tua sposa, per salvarla." Il serpente, ora, aveva appoggiato il suo petto, duro, fresco e tondo sul petto di Ges; strisciava lentamente, arrotolandosi, e lo cingeva. Ges impallid, chiuse gli occhi, vide il corpo sodo e flessuoso di Maddalena camminare e ondeggiare con noncuranza lungo la riva del lago di Genezareth, guardare lontano, in direzione del Giordano e sospirare. Essa tendeva le braccia; era lui che cercava. Il suo ventre era pieno di bimbi, i suoi; doveva solo strizzare un occhio, fare un cenno e, di colpo, che felicit! Come sarebbe cambiata, sarebbe stata pi dolce, pi umana la sua vita! Era quello il cammino, quello! Sarebbe tornato a Nazareth, nella casa di sua madre, si sarebbe riconciliato con i suoi fratelli, non era che una follia di giovent quella di voler salvare il mondo, di voler morire per gli uomini; per fortuna era venuta Maddalena. Era guarito, era nella sua bottega e aveva ripreso il suo mestiere tanto amato; fabbricava di nuovo culle, madie, aratri, aveva dei figli, era diventato un uomo come gli altri. Un uomo a posto. I contadini lo rispettano, si alzano al suo passaggio; lavora tutta la settimana e il sabato va alla sinagoga indossando vestiti puliti, vestiti di lino e di seta tessuti dalla sua sposa, Maddalena; con in testa il suo fazzoletto tessuto con filati preziosi, con l'anello d'oro delle nozze al dito; ha il suo scanno con gli anziani del villaggio, sta seduto ad ascoltare pacifico e indifferente gli Scribi e i Farisei, eccitati e mezzi matti, sudare sangue per spiegare le Sacre Scritture... e sorride sotto i baffi e li guarda con commiserazione: dove mai si perderanno, quegli eruditi! Lui, con calma e sicurezza, spiega le Sacre Scritture sposandosi, avendo dei figli e fabbricando culle, madie e aratri... Apr gli occhi e vide il deserto. Com'era passata la giornata? Il sole stava tramontando. Appiccicato a lui, petto contro petto, il serpente aspettava. Emetteva un sibilo calmo, maliardo, quasi un lamento; una ninna nanna tenera si diffondeva nell'aria del crepuscolo e il deserto, tutto il deserto, lo cullava e lo ninnava come una madre. "Sto aspettando... sto aspettando..." diceva il sibilo maliardo del serpente. "Ormai notte, ho freddo. Deciditi, fammi un segno e si aprir la porta, entrerai in Paradiso... Deciditi, mio diletto, Maddalena aspetta..." I muscoli dell'Eremita si paralizzarono. Sul punto di aprire la bocca e dire di s, sent qualcuno sopra di lui che lo guardava; alz la testa, spaventato. Nell'aria vide due occhi, solo due occhi nerissimi e delle sopracciglia bianche che gli facevano un cenno: "No! No! No!" Il cuore di Ges ebbe una stretta, guard ancora una volta, supplicando, come se avesse voluto gridare: "Lasciami fare, dammi il permesso, non andare in collera con me!" Ma gli occhi erano diventati feroci e le sopracciglia si aggrottavano, minacciose. "No! No! No!" url allora Ges e due grosse lacrime sgorgarono dai suoi occhi. Bruscamente, il serpente si stacc da lui, si contorse e scoppi con un rombo sordo e l'aria ne fu appestata. Ges cadde con la faccia sulla terra e le sue labbra, le narici, gli occhi si riempirono di sabbia. Non pensava a nulla, aveva dimenticato di avere fame e sete, piangeva. Piangeva come se la sua sposa e tutti i suoi figli fossero morti, come se tutta la sua vita fosse perduta. "Signore, Signore", mormorava mordendo la sabbia e le pietre, "Padre, non hai dunque piet? Che sia fatta la tua volont! Quante volte, fino a oggi, te l'ho detto, quante volte te lo dir ancora? Per tutta la vita mi dibatter e dir: 'Che sia fatta la tua volont'."

E si addorment cos, mormorando e ingoiando sabbia. Appena gli occhi del suo corpo si chiusero, gli occhi della sua anima si aprirono. Vide lo spettro di un serpente, grosso come il corpo di un uomo, stendersi da un capo all'altro della notte; era disteso sulla sabbia e aveva spalancato, proprio vicino a Ges, una gran bocca scarlatta. E, davanti a quella bocca, fremeva una pernice screziata, tutta tremante, e si sforzava di aprire le ali per fuggire, ma non ci riusciva. Camminava barcollando, con tutte le penne arruffate dalla paura; emetteva delle strida acute e avanzava... Il serpente immobile, con la bocca aperta, aveva gli occhi fissi su di lei e non si affrettava; era sicuro di s. Titubante, inciampando, la pernice avanzava piano piano verso quella bocca. Ges, in piedi, guardava e tremava come la pernice... Era il mattino quando giunse davanti alla bocca spalancata; si dibatt un istante, si guard attorno come per chiedere aiuto e, bruscamente, allung il collo ed entr con la testa in avanti e le zampe unite: la bocca si richiuse. Ges la vedeva scendere gi verso lo stomaco del drago, lentamente, una pallottolina di carne e piume con zampette color rubino... Ges si svegli di soprassalto, spaventato. Il deserto color di rosa, ondeggiava. Era l'alba. " Dio", mormor tremando, " Dio... E la pernice..." La sua voce si spezz. Non aveva la forza di articolare il suo pensiero fino alla fine. Ma dentro di s, pens: "... l'anima dell'uomo, l'anima dell'uomo la pernice!" Si perse in questi pensieri per ore e ore. Il sole saliva, infuocava la sabbia, gli trafiggeva il cranio, entrava nella sua testa, gli seccava il cervello, la gola, il petto. I suoi visceri pendevano come i grappoli secchi che rimangono sulle viti, in autunno. La lingua gli si era incollata al palato, la pelle gli cadeva a brandelli, le sue ossa spuntavano fuori; la punta delle sue dita era diventata bluastra. Il tempo, in lui, era diventato brevissimo, come il battito del cuore e grande come la morte. Non aveva pi n fame n sete, non desiderava pi avere una sposa e dei figli, tutta la sua anima si era raccolta nei suoi occhi. Vedeva, ecco tutto, vedeva. Talvolta in pieno mezzogiorno i suoi occhi si annebbiavano, il mondo spariva e una bocca gigantesca gli si spalancava davanti; la mascella inferiore era la terra, quella superiore, il cielo; egli avanzava lentamente, strascicandosi, verso la bocca spalancata, tremava ed era tutto teso... Giorni e notti passavano come lampi bianchi e neri. Una volta, a mezzanotte, venne un leone davanti a lui e scosse la criniera con fierezza. Egli ud la sua voce come se fosse umana: " con gioia che saluto e che accolgo nel mio antro l'asceta vittorioso, colui che ha trionfato sulle piccole virt, sulle piccole gioie e sulla felicit! Noi non amiamo ci che facile e sicuro, ma tendiamo verso le cose difficili. Maddalena troppo poco perch sia la nostra sposa, noi vogliamo sposare la Terra. La giovane sposa ha sospirato, o Fidanzato, il cielo ha acceso i suoi lumi, gli invitati sono arrivati, andiamocene". "Chi sei?" "Tu. Il leone affamato in fondo al tuo cuore e alla tua schiena, che gira di notte attorno alle stalle, attorno ai regni del mondo e che esita a saltare dentro e a divorare. Balzo da Babilonia a Gerusalemme, da Gerusalemme ad Alessandria d'Egitto, da Alessandria a Roma e grido: 'Ho fame, tutto mi appartiene'. Viene il giorno e io penetro nel tuo petto, mi vi rannicchio e io, il leone terribile, divento un agnello. Fingo di essere un umile asceta che non desidera nulla, che pu vivere di un chicco di grano, di un sorso d'acqua e di un Dio puro e benevolo che Egli chiama Padre per rabbonirselo. Ma, in segreto, il mio cuore si scatena, umiliato e aspetta febbrilmente la notte per levarsi da dosso la pelle di pecora e per mettersi di nuovo a girare, a ruggire e a posare le sue quattro zampe su Babilonia, Gerusalemme, Alessandria e Roma." "Non ti conosco. Non ho mai desiderato i regni del mondo. Il regno del cielo mi basta." "Non ti basta; ti sbagli, amico mio, non ti basta. Ma non osi guardare dentro di te, nelle tue viscere e nel tuo cuore per vedermi... Perch mi guardi con occhio dubbioso, perch il tuo cuore pensa subito al male? Credi che io sia una tentazione mandata dal Maligno per perderti? Eremita scervellato, che forza pu avere una tentazione proveniente dall'esterno? La fortezza non pu essere conquistata che dall'interno. Sono la voce che viene dal pi profondo del tuo animo, sono il leone che in te e tu ti sei avvolto in una pelle di pecora affinch gli uomini prendano coraggio, ti si avvicinino e tu possa

mangiarli. Ricorda quando eri bambino e una strega caldea ti ha letto la mano e ti ha detto: "Vedo molte stelle, molte croci, diventerai re. Perch fingi di dimenticarlo? Te ne ricordi giorno e notte. Alzati, figlio di Davide, entra nel tuo regno!" Ges, a testa bassa, l'ascoltava. A poco a poco riconobbe la voce, si ricord che talvolta l'udiva in sogno: una volta che Giuda l'aveva picchiato, quando erano piccoli, e un'altra ancora, aveva abbandonato la sua casa, aveva girovagato giorni e notti fra i campi, la fame lo rodeva ed era tornato indietro, pieno di umiliazione; i suoi due fratelli, Simone lo zoppo e Giacomo il devoto, erano in piedi sulla soglia e l'avevano insultato. Quel giorno per davvero aveva inteso in s il leone che ruggiva... E anche recentemente, quando portava la croce per crocifiggere lo Zelota, passava attraverso la folla burrascosa e tutti lo guardavano con disprezzo e lo deridevano; una volta ancora il leone era balzato in lui, con tal forza da gettarlo in terra. E ora, in quella notte solitaria, ecco apparire e rizzarsi davanti a lui il leone interiore che lo sgridava. Gli si strusciava contro, spariva, appariva di nuovo, come se entrasse e uscisse dal fondo di lui stesso e gli desse dei colpetti di coda, per gioco... Ges sent il suo cuore irritarsi sempre di pi. " vero, il leone ha ragione. Ne ho abbastanza di aver fame e desideri, di recitare la parte dell'umile, di porgere l'altra guancia per farmi schiaffeggiare; ne ho abbastanza di adulare Dio, il divoratore di uomini, e di chiamarlo Padre per rabbonirlo a forza di moine, di farmi insultare dai miei fratelli, di vedere mia madre piangere, gli uomini ridere quando passo, di camminare scalzo, di attraversare il mercato e contemplare il miele, i datteri, il vino, le donne e di non poter comprare nulla. E di essere audace solo in sogno, di aspettare che il sonno mi porti tutto ci, di assaporare e di abbracciare il vuoto! Ne ho abbastanza. Mi lever, cinger la spada ereditata dai miei avi - non sono forse il figlio di Davide? - per entrare nel mio regno! Il leone ha ragione. Non so che cosa farmene di pensieri, di nuvole e di regni dei cieli: pietre, terra e carne, ecco il mio regno!" Si alz. Dove trov la forza di alzarsi e di fare lentamente il gesto di cingersi una spada invisibile, ruggendo come un leone? Se la cinse. Grid: "Andiamo!" Si gir: il leone era scomparso. Ud sopra di s una risata lacerante e una voce che esclamava: "Guarda!" Un lampo squarci la notte e rimase fisso in cielo. Sotto quella luce si potevano distinguere citt fortificate, case, strade, piazze, uomini; tutto intorno, pianure, montagne e il mare. A destra Babilonia, a sinistra Gerusalemme e Alessandria, al di l del mare, Roma. Ud nuovamente quel richiamo: "Guarda!" Alz gli occhi. Un angelo dalle ali gialle cadde dal cielo a testa in gi. Ges ud un lamento; nei quattro regni gli uomini alzavano le mani al cielo e le loro mani cadevano, rose dalla lebbra. Le strade si riempirono di mani, di nasi, di labbra. Mentre Ges tendeva le mani e stava per gridare a Dio: "Piet, risparmia gli uomini!" un secondo angelo che aveva le ali di tutti i colori e campanelle alle caviglie e al collo, cadde dal cielo a testa in gi. All'improvviso, su tutta la terra, esplosero risate sguaiate; i lebbrosi, colti da follia, correvano e ci che rimaneva del loro corpo scoppiava a ridere anch'esso. Ges si chiuse le orecchie per non udire; tremava. Allora un terzo angelo, con le ali rosse, cadde dal cielo come una meteora. S'innalzarono quattro fiammate, quattro colonne di fumo, le stelle s'appannarono. Soffi una leggera brezza e il fumo si disperse. Ges guard: i quattro regni erano solo quattro pugni di cenere. Ud nuovamente la voce: "Eccoli i regni della terra che vai a conquistare, o te infelice. Ecco i miei tre angeli diletti, la Lebbra, la Follia e il Fuoco. Il giorno del Signore arrivato, il mio giorno!" grid la voce e il lampo spar. All'alba, Ges era rotolato gi dalla sua pietra e teneva il viso sprofondato nella sabbia. Aveva dovuto certamente piangere molto nel corso della notte: i suoi occhi erano gonfi e gli bruciavano. Si guard attorno: quell'infinita distesa di sabbia era forse la sua anima? La sabbia ondeggiava, si animava. Udiva grida stridenti, risate beffarde, singhiozzi. Degli animaletti del bosco, simili a lepri, scoiattoli o faine saltellavano e gli si avvicinavano; avevano tutte gli occhi rossi come rubini. Arriva la Follia, pens, arriva per divorarmi... Gett un grido e gli animaletti sparirono. Un arcangelo, con

la mezza luna al collo e una stella festosa fra le sopracciglia, si rizz di fronte a lui e spieg le sue ali verdi. "Arcangelo", mormor Ges mettendosi la mano davanti agli occhi per non esserne abbagliato. L'arcangelo chiuse le ali e sorrise: "Non mi riconosci?" chiese. "Non ti ricordi di me?" "No! No! Chi sei? Allontanati, arcangelo, che mi abbagli." "Ricorda di quando eri ancora bambino e non sapevi camminare: ti afferravi alla porta della casa, alla veste di tua madre, per non cadere e, dentro di te, gridavi con tutte le tue forze: "'Mio Dio, fammi Dio! Mio Dio, fammi Dio! Mio Dio, fammi Dio!'" "Non farmi pensare a quell'impudente bestemmia; me ne ricordo." "Io sono quella tua voce; sono io che gridavo. Sono io che grido ancora, ma fai finta di non udire perch hai paura. Ma, che tu lo voglia o no, mi ascolterai perch giunta l'ora. Prima che tu nascessi, ho scelto te fra tutti gli uomini. Agisco e splendo in te, non permetto che ti abbandoni alle piccole virt, alle piccole gioie, alla felicit terrena. E ora, in questo deserto in cui ti ho portato, venuta la donna e l'ho cacciata; sono venuti i regni della terra e li ho cacciati. Sono io che li ho cacciati, io, non tu. Riservo per te un destino ben pi grande, ben pi difficile." "Pi grande? Pi difficile?" "Che cosa volevi che ti facessi gridare quando eri ancora bambino? Diventare Dio. ci che diventerai!" "Io? Io?" "Non lasciarti intimidire, non gemere, questo quello che diverrai. Lo sei gi diventato. Che parole credi che abbia pronunciato la colomba selvatica sopra di te, nel Giordano?" "Dimmelo! Dimmelo!" "'Sei mio figlio, il mio unico figlio!' Ecco la notizia che ti ha portato la colomba selvatica. Non era una colomba, era l'arcangelo Gabriele. Salve, o figlio, o unico figlio di Dio!" Due ali fremettero nel petto di Ges; sent una grossa stella del mattino, ribelle, bruciare fra le sue sopracciglia. In lui risuon una voce: "Non sono un uomo, non sono un angelo, non sono il tuo servo, sono tuo figlio, Adonai. Mi sieder sul tuo trono per giudicare i vivi e i morti e, nella mia mano destra regger, per giocarvi, una sfera: il mondo. Fammi posto, lasciami sedere!" Un violento scoppio di risa echeggi nell'aria. Ges sussult, l'angelo era sparito. Lanci un grido lacerante: "Lucifero!" e cadde riverso con la faccia nella sabbia. "A presto", disse una voce in tono canzonatorio, "un giorno ci incontreremo di nuovo: a presto!" "Giammai", rugg Ges, "giammai, Satana!" Manteneva il viso nascosto nella sabbia. "Ci ritroveremo!" ripet la voce, "a Pasqua, disgraziato!" Ges si mise a lamentarsi. Le sue lacrime colavano sulla sabbia come grosse gocce calde. Durante lunghissime ore il suo pianto lav e purific la sua anima. Verso il calare della sera soffi un venticello fresco, il sole era pi tenue, le montagne lontane avevano un tono rosato. Allora Ges ud una voce compassionevole e una mano invisibile gli tocc una spalla. "Alzati, il giorno del Signore arrivato. Corri a portare questa notizia agli uomini. Io arrivo!" 18 Come aveva fatto ad avere il tempo di attraversare il deserto, raggiungere il Mar Morto, tornare indietro, inoltrarsi di nuovo nei campi e nell'aria ispessita dal fiato degli uomini? Non era lui che camminava, non ne avrebbe avuto la forza. Due mani invisibili lo reggevano per le ascelle. La nuvola trasparente che era apparsa nel deserto adesso si era fatta pi densa, pi nera e aveva invaso tutto il cielo; si udirono dei colpi di tuono e le prime gocce caddero. La terra si scur e i sentieri disparvero. All'improvviso le cateratte del cielo si aprirono, Ges tese il palmo della mano che si riemp d'acqua e bevve. Si ferm, non sapeva che direzione seguire. I lampi squarciavano il cielo, la terra brillava per un istante, blu, gialla, livida e, di colpo, piombava di nuovo nelle tenebre. Da che parte era Gerusalemme? Da che parte stava Giovanni Battista? E i suoi compagni che l'aspettavano

fra gli arbusti e i canneti del fiume! "Mio Dio", mormor, "illuminami, lancia un fulmine, mostrami il cammino!" Aveva appena finito di parlare che un lampo squarci il cielo proprio davanti a lui; Dio gli aveva fatto un segno ed egli, sicuro di s, and nella direzione del fulmine. La pioggia era molto forte, le acque maschie del cielo scorrevano e si univano alle acque femminee della terra, ai laghi, ai fiumi. Terra, cielo e pioggia non erano pi che una cosa sola, lo perseguitavano, lo spingevano verso gli uomini. Sguazzava nel fango, inciampava in strani arbusti, scendeva nei fossi, risaliva. Al chiarore di un lampo vide sopra di s un melograno carico di frutti. Ne colse uno, la sua mano si riemp di rubini, la sua gola si rinfresc. Ne colse un altro, un altro ancora, mangi, benedisse la mano che aveva piantato il melograno, riprese forza e si rimise in cammino. Cammin e cammin. Era giorno o notte? Era buio. I suoi piedi erano appesantiti dal fango; camminando, gli pareva di sollevare la terra intera. Di colpo, alla luce dei lampi, scorse davanti a s sulla cima di una collina un piccolo villaggio. Le sue case, tutte bianche, si accendevano e si spegnevano con i lampi. Il suo cuore fece un balzo di gioia. Degli uomini, dei fratelli, abitavano in quelle case; aveva voglia di stringere la mano di un uomo, di respirarne l'odore, di mangiare del pane, di bere del vino, di parlare. Per quanti anni era stato assetato di solitudine! Girava fra i campi e le montagne, parlava con gli uccelli e gli animali selvatici, sfuggiva gli uomini; ora, invece, che gioia quella di stringere la mano di un uomo! Allung il passo e prese il sentiero lastricato; gli tornarono le forze, ora infatti sapeva dove andava, dove lo conduceva il cammino che Dio gli aveva mostrato. Man mano che saliva, le nuvole si facevano sempre pi rare e apparve un angolo di cielo e il sole fece capolino, proprio nel momento in cui tramontava. Ud cantare i galli del villaggio e abbaiare i cani; alcune donne chiacchieravano sulle terrazze; un fumo azzurrognolo si alzava sui tetti e sent un odore di legna bruciata. "Benedetta la razza degli uomini..." mormor Ges che stava passando davanti alle prime case e udiva gli uomini parlare. Le pietre, l'acqua, le case splendevano, o meglio ridevano, felici. La terra assetata aveva bevuto; il sole che era sparito era tornato. Era stato un vero diluvio, gli uomini e gli animali avevano avuto paura, ma le nuvole cominciavano a disperdersi e il cielo era ridiventato azzurro: tutti si sentivano pi tranquilli. Ges, inzuppato fino al midollo, allegro, camminava per le stradine strette in cui l'acqua formava dei piccoli rivoli. Apparve una ragazzina che trascinava una capra bianca con le mammelle gonfie di latte: la portava a pascolare. "Come si chiama il vostro villaggio?" le chiese Ges sorridendo. "Betania." "E a che porta potrei bussare per passarvi la notte? Non sono di qui." "Entra nella prima porta aperta!" rispose ridendo la ragazza. Alla prima porta aperta... questo villaggio ha buon cuore, ama gli stranieri, pens Ges. Cammin per trovare una porta aperta. Non erano pi stradine, ma fiumi; solo le pietre pi grosse emergevano dall'acqua. Ges saltava di pietra in pietra e andava avanti. Le porte erano chiuse, annerite dalla pioggia. Gir al primo angolo e vide una porticina a volta, dipinta d'azzurro, completamente spalancata. Una ragazza paffuta, dal mento grasso e le labbra grosse, stava l in piedi; dentro alla casa poco illuminata si intravedeva un'altra ragazza seduta al telaio, che tesseva canticchiando. Ges si avvicin, si ferm sulla soglia, si mise una mano sul cuore e salut. "Sono straniero", disse, "Galileo. Ho fame, non ho un posto in cui dormire e ho freddo. Sono un onest'uomo, permettetemi di dormire, per stanotte, in casa vostra. La porta era aperta e sono entrato, perdonate." La ragazza si volt con la mano ancora piena di becchime per le galline, lo guard tranquillamente dalla testa ai piedi e sorrise. "Che tu sia benvenuto", disse. L'altra ragazza si alz dal telaio e usc nel cortile. Era pallida, d'ossatura sottile, aveva delle trecce nere arrotolate sulla testa a mo' di doppia corona, grandi occhi vellutati e tristi e portava al collo una collanina di turchesi per cacciare il malocchio. Guard il visitatore e arross. "Siamo sole", disse, "Lazzaro, nostro fratello, assente. E andato al Giordano per farsi battezzare."

"E che cosa importa se siamo sole?" disse l'altra. "Non ci manger. Entra, amico, non stare ad ascoltarla, una paurosa. Inviteremo i paesani per tenerti compagnia e gli anziani verranno a domandarti chi sei, dove vai e che cosa ci porti. Entra dunque nella nostra povera dimora... Che cosa ti succede? Hai freddo?" "Ho freddo, fame e sonno", rispose Ges, oltrepassando la soglia. "Non preoccuparti, sistemeremo tutto", disse la ragazza. "E, perch tu lo sappia, io mi chiamo Marta e mia sorella Maria. E tu?" "Ges di Nazareth." "Un uomo per bene?" lo prese in giro Marta ridendo. "Un uomo per bene", egli rispose, serio. "Quanto mi possibile, Marta, sorella mia." Entr nella baracca. Maria accese il lume, lo appese in alto e la capanna s'illumin. I muri erano imbiancati a calce, puliti; contro il muro, c'era un lungo pancone di legno coperto di cuscini e coperte, due madie scolpite in legno di pino e qualche sgabello. In un angolo il telaio, in un altro due giare per le olive e l'olio; entrando, a destra, c'era la brocca dell'acqua fresca con a fianco un lungo asciugamano di lino appeso a un gancio di legno. La casa odorava di legno di cipresso e di melograno. In fondo vi era un gran camino senza fuoco e, appesi intorno, utensili da cucina. "Vado ad accendere il fuoco perch tu possa asciugarti, siediti." Marta gli mise uno sgabello davanti al camino, corse veloce nel cortile e ritorn con una bracciata di sterpi, di rami di alloro e due ceppi di olivo; si inginocchi, colloc i rametti sul camino e accese il fuoco. Ges, con la testa fra le mani, chino e appoggiato sulle ginocchia, guardava. Che cerimonia santa, pensava, quella di preparare la legna, di accendere il fuoco e nel freddo, farsi riscaldare dalla fiamma, come da una sorella piena di compassione! E anche quella di entrare in una casa estranea stanco e affamato ed essere consolato da due sorelle sconosciute. I suoi occhi si riempirono di lacrime. Marta si alz, scese in cantina e torn con del pane, delle olive, del miele e una brocca di vino, che appoggi ai piedi dello straniero. "Ecco qualcosa", disse, "per stuzzicarti l'appetito. Adesso metter la pentola sul fuoco affinch tu possa mangiare del cibo caldo per tirarti un po' su. A quanto pare, devi venire da molto lontano." "Dalla fine del mondo", rispose. Si chin febbrilmente sul pane, le olive, il miele. Che meraviglia, che gioia, con che generosit Dio offre tutto ci agli uomini. Mangiava, mangiava e benediva il Signore. Intanto Maria, in piedi di fianco alla lampada, guardava in silenzio sia il fuoco, sia il visitatore inaspettato, sia la sorella alla quale la gioia di avere un uomo per casa e di servirlo aveva messo le ali. Ges alz la brocca e guard le due ragazze. "Marta e Maria, sorelle mie!" esclam. "Avrete certamente sentito dire che quando ci fu il diluvio, ai tempi di No, tutti gli uomini erano peccatori e che annegarono tutti, tranne i pochi giusti che entrarono nell'Arca e che furono salvati. Maria e Marta, ve lo giuro: se dovesse venire un altro diluvio e se dipendesse da me, vi chiamerei, o sorelle, perch entriate nella nuova Arca. Questa sera, infatti, avete visto arrivare uno sconosciuto, malvestito e scalzo, gli avete acceso un fuoco ed egli si riscaldato, gli avete dato del pane ed egli si saziato, gli avete detto delle parole benevole e il regno dei cieli entrato nel suo cuore. Bevo alla vostra salute, sorelle; che il nostro incontro sia benedetto." Maria gli si avvicin e si sedette ai suoi piedi. "Non mi stanco di ascoltarti, straniero", disse, rossa in viso. "Parla ancora." Marta appoggi la pentola sul focolare, prepar la tavola e attinse dell'acqua fresca dal pozzo del cortile. Poi disse a un ragazzetto vicino di casa di andare a chiedere ai tre anziani del villaggio di farle la grazie di venire a casa loro perch era giunto un visitatore. "Parla ancora", ripet Maria, vedendo che Ges taceva. "Che cosa vuoi che ti dica, Maria?" disse Ges sfiorando le sue trecce nere. "Il silenzio cosa buona; dice tutto."

"Il silenzio non sufficiente per una donna", ribatt Maria. "L'infelice ha bisogno pure di una buona parola." "Neppure una buona parola sufficiente alla donna, non ascoltare!" esclam Marta che stava mettendo dell'olio nella lampada per farla durare pi a lungo quella sera, in cui sarebbero venuti gli anziani per discutere di argomenti molto seri. "Una buona parola non certo sufficiente ad accontentarla, povera infelice. Essa desidera un uomo che faccia rumore quando cammina, vuole un bambino da allattare per alleviare il suo seno... Vuole molte cose la donna, Ges di Galilea, ma voi uomini non potete certo saperlo!" Cerc di sorridere, ma non vi riusc. Aveva trent'anni e non era sposata. Tacquero. Ascoltavano il fuoco divorare i ceppi d'ulivo e lambire con le sue fiamme la marmitta di terracotta che bolliva. Tutti e tre avevano lo sguardo fisso sulle fiamme. Finalmente parl Maria: "Mentre la donna seduta a filare, non puoi immaginare tutto ci che le passa per la testa! Se lo potessi sapere, compatiresti quella donna, Ges di Nazareth!" "Lo so", disse Ges sorridendo. "Una volta, in un'altra vita, sono stato donna anch'io, e tessevo." "E a che cosa pensavi?" "A Dio. A nient'altro che a Dio, Maria. E tu?" Maria non rispose, ma il suo cuore era pesante. Marta udiva il dialogo, mormorava, sospirava, ma si tratteneva. Taceva, ma alla fine non resistette. "Maria e io", ella disse, e la voce le si era fatta roca, "Maria e io e tutte le donne del mondo che non hanno un marito pensano a Dio, stai pure tranquillo. Lo tengono sulle loro ginocchia come un uomo." Ges abbass la testa e ammutol. Marta tolse la marmitta dal fuoco, la cena era pronta. And a prendere in cantina le scodelle di terracotta per servire la minestra. "Voglio confessarti una cosa alla quale pensavo un giorno in cui stavo tessendo." Maria parlava a bassa voce, affinch la sorella, dalla cantina, non potesse udirla. "Anch'io pensavo a Dio, quel giorno, e gli ho detto: 'Mio Dio, se un giorno Tu accettassi di entrare nella nostra umile casa, Tu saresti il padrone e noi le visitatrici'. E poi..." Le venne un nodo alla gola e tacque. "E poi?" riprese Ges, chinandosi per udire. Comparve Marta con le scodelle. "Niente", mormor Maria, alzandosi. "Venite, andiamo a mangiare", disse Marta. "Gli anziani non tarderanno, non devono trovarci ancora a tavola." Si inginocchiarono tutti e tre, Ges prese il pane, lo alz in alto e recit la preghiera con tanto fervore e passione che le due sorelle, sorprese, si girarono e lo guardarono. E, vedendolo, ne furono spaventate. Il suo viso risplendeva e dietro alla sua testa l'aria era diventata di fuoco e vibrava. Maria fece un gesto con la mano. "Signore", disse "tu sei il padrone qui e noi le visitatrici. Ordina!" Ges abbass la testa per celare il suo turbamento. Era il primo richiamo, la prima anima che lo riconosceva. Stavano alzandosi da tavola quando, sulla porta, apparve un'ombra: un vecchio gigantesco stava ritto sulla soglia. Aveva una barba lunga quanto un fiume, un'ossatura potente, braccia solide, il petto villoso dai peli di ariete. Aveva un bastone ricurvo, pi alto di lui, che non gli serviva per appoggiarsi ma per picchiare e mettere gli uomini al passo. "Vecchio Melchisedech", dissero le due ragazze chinandosi, "che tu sia il benvenuto in casa nostra." L'uomo entr, liber la soglia e apparve un altro anziano, molto vecchio, magro, con una lunga testa cavallina, sdentato; ma i suoi occhietti lampeggiavano e non si riusciva a sostenere a lungo il suo sguardo. Si dice che il serpente nasconde il veleno dietro ai suoi occhi; lui, dietro ai suoi occhi, aveva il fuoco. E, dietro al fuoco, un cervello ritorto e perverso. Le ragazze s'inchinarono e gli dettero il benvenuto ed egli, a sua volta, entr. Dietro a lui apparve il terzo vecchio, cieco, piccolo, e grasso. Tendeva il suo bastone davanti a s, era il bastone che aveva gli occhi e che lo guidava senza sbagliarsi. Amava scherzare, era un brav'uomo. Quando giudicava i

contadini, non aveva l'animo di castigarli. "Non sono Dio", diceva, "colui che giudica sar giudicato. Riconciliatevi, figlioli, perch non voglio storie nell'altro mondo." Alcuni dicevano che era pazzo, altri che era santo; il vecchio Melchisedech non lo poteva soffrire, ma che cosa doveva fare? Era il fattore pi importante del villaggio, della razza dei sacerdoti di Aronne! "Marta", disse Melchisedech, "Marta, chi lo straniero che entrato nel nostro villaggio?" Ges si alz dal cantuccio del focolare dov'era tranquillamente seduto. "Tua signoria?" fece il vecchio esaminandolo dalla testa ai piedi. "Io", disse Ges. "Sono di Nazareth." "Galileo?" balbett il secondo vecchio, lingua di vipera. "Non pu venir fuori nulla di buono da Nazareth. Lo dicono le Scritture." "Non lo trattare male, vecchio Samuele", disse il cieco. "Per dire il vero i Galilei sono un po' sciocchi, chiacchieroni e sono portati a scherzi un po' pesanti; ma sono brava gente. Il nostro ospite, questa sera, un brav'uomo. Lo capisco dalla sua voce." Si gir verso Ges. "Che tu sia il benvenuto, figliolo", disse. "Sei un mercante?" chiese il vecchio Melchisedech. "Che cosa vendi?" Mentre gli anziani parlavano, entrarono i ricchi proprietari, i benestanti del villaggio. Avevano saputo che era arrivato uno straniero, si erano vestiti come per una festa ed erano giunti ad augurargli il benvenuto, a informarsi da dove veniva e ad ascoltare ci che raccontava, tanto per passare il tempo. Entrarono e si inginocchiarono in terra, dietro agli anziani. "Non vendo nulla", disse Ges. "Nel mio villaggio, ero falegname. Ma ho abbandonato il mio lavoro e la casa di mia madre e mi sono votato a Dio." "Hai fatto bene, figliolo", disse il cieco. "Sei fuggito dal mondo. Ma, attenzione, o infelice, ora avrai a che fare con un diavolo sacro: con Dio. Per sfuggirgli, a quello...!" Si mise a ridere. Udendolo, il vecchio Melchisedech fu sul punto di scoppiare di collera, ma rimase muto. "Monaco?" sibil il secondo vecchio, beffardo. "Anche tu sei la vita, o Zelota, o un falso profeta?" "No, no", rispose Ges, addolorato, "no, no." "Che cosa, allora?" Nel frattempo entrarono le donne, ben vestite, per vedere lo straniero e affinch lo straniero le vedesse. Era vecchio? Giovane? Bello? Che cosa vendeva? Avrebbe potuto essere un fidanzato per le due belle zitelle Marta e Maria? Era ormai tempo che un uomo le prendesse fra le braccia, pensavano, altrimenti diventeranno pazze, quelle poverine. Si erano preparate ed erano venute; si erano messe in fila, in piedi, dietro agli uomini. "E che cosa allora?" ripet il vecchio pieno di fiele. Ges tese i palmi delle mani in direzione del fuoco; di colpo si era messo a tremare; le sue vesti, ancora umide, emanavano vapore. Rimase in silenzio per un po'. Il momento propizio per parlare, pensava, per rivelare le parole che Dio mi ha confidato e per risvegliare in tutti questi uomini e queste donne che si perdono in vane inquietudini, il Dio che dorme in loro. Che cosa vendo? Risponder loro: "Il regno dei cieli, la salvezza dell'anima, la vita eterna". Che diano tutto ci che possiedono per comprare quest'immensa perla preziosa. Gett una rapida occhiata, guard al lume della lampada e al chiarore delle fiamme tutti quei visi che lo circondavano, avidi, furbi, inariditi dalle misere angosce che rodono gli uomini, inaspriti dalla paura. Ebbe piet di loro. Stava per alzarsi e parlare, ma era molto stanco, quella sera, erano notti che non dormiva sotto un tetto, che la sua testa non si appoggiava su di un cuscino. Aveva sonno; si appoggi contro il muro annerito del camino e chiuse gli occhi. " stanco", disse Maria e guard gli anziani con aria di supplica. " stanco, uomini, non tormentatelo..." " giusto!" url Melchisedech. Si appoggi al bastone e fece cenno di alzarsi per andarsene. "Hai ragione, Maria; gli stiamo parlando come se lo giudicassimo. Dimentichiamo", si volt verso il secondo anziano, "dimentichi, vecchio Samuele, che spesso gli angeli scendono sulla terra travestiti

da poveri, vestiti di stracci, scalzi, senza bastone n bisaccia, come costui. bene comportarci nei riguardi dello straniero come se fosse un angelo. il linguaggio della saggezza." "E anche il linguaggio della follia!" esclam il cieco, scoppiando a ridere. "Ed quanto dico anch'io. E non solamente lo straniero che dobbiamo prendere per un angelo, ma tutti gli uomini... anche il vecchio Samuele!" Samuele, lingua di vipera, divenne furente di collera: fu sul punto di aprir bocca, ma si trattenne. ricco, quello sporco cieco, pens, potrei aver bisogno di lui, uno di questi giorni. Facciamo finta di non aver sentito; la voce della saggezza. Il soave chiarore del fuoco cadeva sul viso stanco e sul petto scoperto di Ges e accendeva riflessi azzurrini sulla sua barba ricciuta, nera come l'ala di un corvo. "Anche se povero", mormoravano le donne, " un bel ragazzo. Hai visto i suoi occhi? Non ho mai visto occhi pi dolci in tutta la mia vita. Neppure quelli di mio marito quando mi tiene fra le braccia." "Non ne ho mai visti di pi selvaggi", disse un'altra. "Sono terrificanti. Si prova il desiderio di abbandonare tutto e di fuggire sulle montagne." "E hai visto come Marta se lo divorava con gli occhi? Diventer pazza, poverina." "Ma lui era Maria che guardava di nascosto", disse un'altra. "Le due sorelle litigheranno, ricordate ci che vi dico, noi siamo le loro vicine e udiremo le loro grida." "Andiamo!" ordin il vecchio Melchisedech. "Abbiamo fatto la fatica di venire qui invano, il visitatore ha sonno. Alzatevi, vecchi, andiamo!" Tese il bastone per aprirsi un varco fra gli uomini e le donne. Ma nel momento in cui arrivava sulla soglia, si udirono dei passi precipitosi nel cortile e apparve un uomo livido, senza fiato, che cadde davanti al focolare. Le due sorelle si chinarono su di lui, spaventate e lo presero fra le braccia. "Fratello", gridavano, "che cosa ti successo? Chi ti insegue?" Il primo anziano si ferm. Tocc con il bastone il nuovo arrivato. "Lazzaro", disse, "se porti brutte notizie, che le donne se ne vadano e che gli uomini rimangano qui per udirle." "Il re ha catturato Giovanni Battista e gli ha fatto tagliare la testa!" url Lazzaro. Si rialz; tremava. Aveva il viso terreo, livido, e i suoi occhi, di un verde slavato, brillavano davanti al fuoco come quelli di un gatto selvatico. "Non abbiamo perso la nostra giornata", disse il cieco, soddisfatto. "Da stamattina, quando ci siamo svegliati, fino a ora, quando andiamo a coricarci, successo qualcosa, malgrado tutto. Il mondo si mosso. Sediamoci su degli sgabelli per ascoltare. Mi piacciono le novit, anche se sono cattive." Si chin verso Lazzaro. "Parla, ragazzo mio, te ne prego. Quando, come e perch successa tale disgrazia? Racconta tutto, in ordine, non ti affrettare, ci farai passare il tempo. Riprendi fiato, che noi ti ascoltiamo." Ges era trasalito; guardava Lazzaro e le sue labbra tremavano. Era un nuovo segno che Dio gli mandava, il Precursore aveva abbandonato questo mondo, non era pi necessario, aveva preparato il cammino, compiuto il suo compito, e se n'era andato... giunta la mia ora... giunta la mia ora, pens Ges, rabbrividendo, ma taceva e manteneva il suo sguardo fisso sulle labbra livide di Lazzaro. "L'ha ammazzato?" rugg il vecchio Melchisedech, percuotendo violentemente il suolo con il suo bastone. "A quale punto siamo arrivati? L'incestuoso uccide il santo, il depravato l'asceta! La fine del mondo giunta!" Le donne furono prese dal panico e si misero a urlare. Il cieco ebbe piet di loro. "Esageri, vecchio Melchisedech", disse. "Il mondo solido, non abbiate paura, donne!" "La gola del mondo stata tagliata, la voce del deserto stata messa a tacere. Chi implorer Dio ora, per noi peccatori?" Lazzaro piangeva. "Il mondo orfano!" "Non devi ribellarti al potere", sibil il secondo anziano. "Qualsiasi cosa facciano i potenti, chiudi gli occhi, non cercare di vedere. Dio lo vede, non immischiartene; gli sta bene a Giovanni Battista!"

"Allora bisogna essere schiavi?" rugg Melchisedech. "Ma perch, dimmi, Dio ha dato all'uomo una testa? Per alzarla contro i tiranni. Ecco che cosa dico!" "Anziani, tacete, per ascoltare com' successa la disgrazia", disse il cieco, nervosamente. "Parla tu, Lazzaro, figliolo mio!" "Stavo andando a farmi battezzare anch'io, per vedere di ritrovare la salute", cominci Lazzaro. "In questi ultimi tempi non stavo molto bene, peggioravo, avevo le vertigini e i miei occhi erano gonfiati; i miei reni..." "Bene, bene, questo lo sappiamo", tagli corto il cieco. "E dopo?" "Arrivai al Giordano, sotto il ponte, dove la gente si raduna per il battesimo. Udii grida e singhiozzi e mi dissi che non era nulla, che gli uomini che dovevano confessare i loro peccati, piangevano. Avanzai e vidi uomini e donne riversi supini nel fango, che si lamentavano... 'Che cosa succede, fratelli, perch piangete?' domandai loro. 'Hanno ucciso il Profeta!' 'Chi?' 'Quel criminale senza fede n legge, Erode!' 'Come? Quando?' Era ubriaco; sua cognata Salom, l'impudica, ha danzato nuda davanti a lui, e la sua bellezza ha fatto girare la testa del vecchio licenzioso. 'Che cosa vuoi che ti dia?' le chiese, facendosela sedere sulle ginocchia. 'La met del mio regno?' 'No. ' 'Allora che cosa vuoi?' 'La testa di Giovanni Battista.' 'Prendila!' le rispose e venne a portargliela su un piatto d'argento." Lazzaro smise di parlare e si accasci nuovamente per terra. Tutti tacevano. La lampada crepit, vacill, stava per spegnersi. Marta si alz; la riemp d'olio e la fiamma riprese vita. "Ecco la fine del mondo"... ripet il vecchio Melchisedech accarezzandosi la barba, dopo un lungo silenzio durante il quale aveva soppesato dentro di s il mondo, aveva riflettuto sui crimini e sulle infamie; ogni giorno arrivavano notizie da Gerusalemme: gli idolatri insozzano il Tempio Santo, i sacerdoti sgozzano ogni mattino un toro e due agnelli per sacrificarli, non al Dio d'Israele, bens all'imperatore maledetto e ateo di Roma; i ricchi al mattino aprono le loro porte, vedono sulla soglia gli uomini morti di fame durante la notte, sollevano le loro vesti di seta, scavalcano i cadaveri e vanno a passeggiare sotto gli archi del Tempio... Il vecchio Melchisedech aveva meditato su tutto ci e pronunciato la sua sentenza: arrivata la fine del mondo. Si gir verso Ges. "E tu, che cosa ne dici?" domand. "Arrivo dal deserto", rispose Ges con voce fattasi improvvisamente grave, cos che tutti si voltarono a guardarlo, "arrivo dal deserto e ho visto: tre angeli sono gi scesi dal cielo per abbattersi sulla terra; li ho visti con i miei occhi, sono apparsi nel cielo, arrivano! Il primo la Lebbra, il secondo la Follia, il terzo, il pi caritatevole, il Fuoco. Udii un grido: 'Figlio del falegname, fabbrica un'Arca, facci entrare tutti i giusti che troverai, fai svelto; il giorno del Signore, il mio giorno, arrivato'. Arrivo." I tre anziani lanciarono un grido. Gli uomini si alzarono battendo i denti. Le donne, spaventate, si precipitarono tutte insieme verso la porta, per andarsene. Marta e Maria si piazzarono in piedi di fianco a Ges come per chiedergli la sua protezione; non aveva forse giurato di prenderle seco nell'Arca? L'ora era giunta. Il vecchio Melchisedech si asciug il sudore che gli colava dalle bianche tempie. "Ci che dice questo straniero la verit!" grid. "La verit! Fratelli, ascoltate questo miracolo: stamattina, quando mi sono alzato, ho aperto, secondo la mia abitudine, le Sacre Scritture e mi sono imbattuto sulle parole del Profeta Gioele: 'Fate suonare le trombe di Sion che ne risuoni tutta la Montagna Santa; tremate, tutti voi, che abitate la terra, perch il giorno del Signore arriva fra tenebre e nebbia. Davanti a lui c' il fuoco e dietro a lui, pure. Egli come cavalli che caricano al galoppo, come carri di guerra che rimbombano sulle pietre. E sopra vi sono montagne di fuoco che crepitano, come le fiamme che si precipitano sugli arbusti per divorarli... Ecco il giorno del Signore!' Lessi quella terribile notizia due o tre volte e mi misi a salmodiare, scalzo, nel cortile. Poi mi gettai con la faccia in terra e gridai: 'Se devi venire presto, o Signore, mandami un segno, affinch io mi prepari, che abbia piet dei poveri, che apra le mie cantine, che espii i miei peccati... Mandami un lampo, un uomo, che me lo annunci, affinch io abbia tempo!'" Si gir verso Ges.

"Tu sei il segno", disse. " Dio che ti manda. Avr il tempo? Quand' che il cielo si aprir, figliolo mio?" "Ogni istante che passa, vecchio", rispose Ges, " un cielo pronto ad aprirsi. A ogni istante la Lebbra, la Follia e il Fuoco fanno un passo e avanzano. Le loro ali sfiorano gi i miei capelli." Lazzaro aveva spalancato i suoi occhi verdi e slavati e guardava Ges. Fece un passo, titubante. "Sei tu Ges di Nazareth?" domand. "Si racconta che nel momento in cui il boia afferr l'ascia per tagliare la testa del Battista, il Profeta abbia teso la mano verso il deserto, gridando: 'Ges di Nazareth, abbandona il deserto, vieni dagli uomini. Vieni, affinch il mondo non rimanga solo!' Se tu sei Ges di Nazareth, benedetta sia la terra che calpesti; la mia casa stata santificata, sono stato battezzato, sono guarito. Mi prosterno ai tuoi piedi per adorarti." Si chin per baciare i piedi di Ges, ricoperti di ferite: Ma Samuele, il vecchio furbo, non tard a riprendersi dalla sorpresa. Per un attimo, la sua mente ne era rimasta turbata, ma aveva rapidamente ritrovato il suo equilibrio. Nei profeti si trova tutto ci che si vuole, pens. In una colonna, Dio si scatena contro il suo popolo, alza il pugno per schiacciarlo. Nella colonna di fronte, tutto zucchero e miele. A seconda dell'umore con cui ci svegliamo, troviamo la profezia che ci si addice. Allora non facciamoci cattivo sangue... Scosse la testa cavallina e rise, di nascosto, sotto la barba. Ma non apr la bocca per parlare. Lasciamo che il popolo abbia paura, pens, gli far solo bene; se non esistesse la paura, dato che i poveri sono pi numerosi e pi robusti di noi, per noi sarebbe la fine! Taceva e guardava con disprezzo Lazzaro che baciava i piedi del visitatore e che gli parlava. "Se i Galilei, almeno quelli che ho conosciuto al Giordano", gli diceva, "sono tuoi discepoli, Rabbi, mi hanno dato un messaggio nel caso ti avessi incontrato. Se ne andranno e ti aspetteranno a Gerusalemme, alla porta di Davide, nella taverna di Simone il Cireneo. L'assassinio del Profeta ha fatto loro paura e vanno a nascondersi. La persecuzione cominciata." Nel frattempo, le donne sollecitavano i propri mariti ad andarsene con loro. L'avevano ben capito: quello straniero aveva un occhio viperino; vi guarda e il vostro spirito si perde, vi parla e il mondo crolla. Il cieco ebbe nuovamente piet di quegli uomini. "Coraggio, ragazzi", esort, "odo delle cose gravi, ma non abbiate paura. Ancora una volta tutto si sistemer senza violenza, vedrete. Il mondo solido e ben saldo. Finch durer Dio, esso durer. Non ascoltate coloro che hanno gli occhi aperti, ascoltate me. Sono cieco, ecco perch vedo meglio di voi tutti. La Trib d'Israele immortale, ha concluso un accordo con Dio; Dio vi ha messo la sua firma, ci ha donato tutta la terra. Non abbiate paura, quasi mezzanotte, andiamo a dormire." Tese il suo bastone davanti a s e si diresse dritto verso la porta. I tre anziani andarono in testa, seguiti dagli uomini, quindi dalle donne; la casa rimase vuota. Le due sorelle prepararono il giaciglio del visitatore sulla pedana di legno; Maria tir fuori dal suo baule le lenzuola di lino e seta che teneva via per le sue nozze, Marta port il piumino di seta che da tanti anni conservava, senza toccarlo, nel baule, nell'attesa della tanto agognata notte in cui se ne sarebbe coperta con il marito; port pure delle erbe aromatiche, basilico e menta e ne riemp il guanciale di Ges. "Questa sera dormir come un fidanzato", disse Marta sospirando; anche Maria sospir ma tacque. Mio Dio, disse dentro di s, non mi ascoltare; il mondo ben fatto, anche se io sospiro. fatto bene, non ho paura che della solitudine, e questo visitatore mi piace molto. Le due sorelle entrarono nella stanzetta del fondo e si distesero sui loro sterili letti; i due uomini si stesero sulla pedana di legno, uno da ciascuna parte e i loro piedi si toccavano. Lazzaro era felice. C'era un'aria di santit, una beatitudine, in tutta la casa! Respirava con calma e profondamente; appoggiava lievemente i piedi contro i piedi sacri e sentiva salire e diffondersi per tutto il corpo una forza misteriosa, una certezza divina; la sua schiena non gli faceva pi male, il suo cuore batteva con un ritmo armonioso, il suo sangue scorreva tranquillo e felice dalla testa ai piedi e irrigava il suo corpo gonfio e sfinito.

questo il battesimo, pensava, questa sera sono stato battezzato. Anche la casa e le mie sorelle, sono state battezzate. Il Giordano venuto fino a casa mia. Le due sorelle non riuscivano a chiudere occhio. Erano anni che nessuno straniero dormiva a casa loro. Gli stranieri si fermavano sempre da un notabile; come avrebbero potuto giungere alla loro casa che era umile e isolata? Il loro fratello era malaticcio e strano, non amava la compagnia. E quella sera, che felicit inattesa! Le loro narici fremevano, fiutavano l'aria. Com'era cambiata, com'era profumata, non di basilico e di menta, no, ma di uomo. "Pare che Dio l'abbia mandato per costruire un'Arca e ci ha dato la sua parola di farci entrare... Senti che cosa ti dico, Maria, o stai dormendo?" "Non dormo", rispose Maria. Sosteneva con tutte e due le mani i seni che le dolevano. "Mio Dio", continu Marta, "che la fine del mondo arrivi in fretta, per entrare nell'Arca con lui. Io lo servir, non ne provo vergogna, e tu gli farai compagnia. L'Arca navigher sulle acque eterne; e io lo servir in eterno e tu sarai seduta ai suoi piedi e gli terrai compagnia. cos che io immagino il Paradiso. E tu, Maria?" "Anch'io", mormor Maria e chiuse gli occhi. Parlavano e sospiravano. Ges dormiva profondamente e gli pareva di essere in piedi; come se non fosse stato immerso nel sonno, come se fosse entrato con tutto il corpo e con tutta l'anima nel Giordano; si rinfrescava, il suo corpo si levava da dosso la sabbia del deserto, la sua anima si alleggeriva delle virt e dei vizi degli uomini, tornava a essere pura. Per un istante, nel sonno, gli parve di essere uscito dal Giordano, di aver preso un sentiero verde che nessuno aveva mai calpestato prima e che entrava in un giardino profondo, pieno di fiori e di frutta. E non era pi lui, Ges di Nazareth, il figlio di Maria, ma era Adamo, la prima creatura. Era appena uscito dalle mani di Dio, la sua carne era ancora fresca argilla; si era steso sull'erba in fiore, al sole, per asciugarsi, perch le sue ossa s'indurissero, il suo viso si colorisse, e perch le settantadue articolazioni del suo corpo si saldassero per bene affinch egli potesse alzarsi e camminare. E mentre era steso al sole e si completava la sua maturazione, degli uccelli svolazzavano sulla sua testa, andavano da un albero all'altro, camminavano nell'erbetta primaverile, si parlavano tra di loro cinguettando, guardavano, osservavano quella strana creatura nuova che riposava sull'erba; ognuno diceva la sua, poi volavano via. E Ges conosceva, almeno gli pareva, il linguaggio degli uccelli ed era felice di udirli. Il pavone faceva la ruota, fiero delle sue penne, camminava dappertutto, gettava sguardi obliqui e affettuosi su Adamo, disteso in terra e gli spiegava: "Ero una gallina, ho amato un angelo e sono diventato un pavone. Esiste forse al mondo un uccello pi bello di me? Non ne esistono". La tortora svolazzava di albero in albero, allungava il collo verso il cielo e cantava: "Amore! Amore! Amore!" Il tordo: "Solo fra tutti gli uccelli, nel freddo pi intenso, canto e mi riscaldo". La rondine: "Se non esistessi, gli alberi non fiorirebbero mai". Il gallo: "Se non esistessi, il sole non sorgerebbe mai". L'allodola: "Quando il mattino salgo in cielo a cantare, dico addio ai miei figli, perch non so se dopo aver cantato sar ancora viva". L'usignolo: "Non badare alla povert dei miei indumenti; anch'io avevo grandi ali splendenti, ma le ho tramutate in canto". E un merlo dal becco ricurvo venne a posarsi sulla spalla della prima creatura, si chin sul suo orecchio e gli parl a bassa voce, come per confidargli un segreto molto importante: "Le porte del Paradiso e dell'Inferno sono una di fianco all'altra; identiche tutte e due, verdi tutte e due, belle tutte e due. Fai attenzione, Adamo! Fai attenzione, Adamo! Fai attenzione, Adamo!" E, con il canto del merlo, all'alba, Ges si svegli. 19 Dio, e gli uomini assieme a lui, realizzano grandi cose. Senza l'uomo, Dio non avrebbe su questa terra uno spirito che rifletta in modo pi intelligibile le sue creature e che esplori con sfacciataggine e terrore la sua sapienza onnipotente; non vi sarebbe su questa terra un cuore che soffra per le angosce altrui e che si sforzi di inventare le virt e le angosce che Dio ha rifiutato, dimenticato o

temuto di creare. Ha tuttavia soffiato sull'uomo e gli ha dato l'audacia e la forza di continuare la creazione... E l'uomo, al contrario, senza Dio e disarmato come alla sua nascita, sarebbe stato distrutto dalla fame, dalla paura e dal freddo e, se si fosse salvato, si trascinerebbe come una limaccia a mezza strada fra il leone e la pulce. E se riuscisse, attraverso una lotta incessante, a reggersi sulle zampe posteriori, non potrebbe mai liberarsi dall'abbraccio caldo e tenero di sua madre, la scimmia..., pensava Ges, ed era la prima volta, quel giorno, che sentiva cos profondamente che Dio e l'uomo erano tutt'uno. All'alba aveva preso il cammino per Gerusalemme e si sentiva vicino a Dio, come se l'avesse di fianco a s; facevano la strada insieme e avevano entrambi la medesima preoccupazione: la terra aveva preso una strada diversa, invece di salire verso il cielo, scendeva verso l'inferno. Bisognava che tutti e due insieme, Dio e il Figlio di Dio, si sforzassero di farle riprendere al giusta strada. Era per questo che Ges aveva tanta fretta e divorava la strada a grandi passi, impaziente di ritrovare i suoi compagni e di cominciare la lotta. Il sole, che saliva dal Mar Morto, gli uccelli che, abbagliati dalla sua luce, cantavano, le foglie degli alberi che tremavano e la strada bianca che arrivava fino alle mura di Gerusalemme e che se lo portava con s, tutto ci gridava: "Fai svelto! Fai svelto! Stiamo affondando!" "Lo so, lo so", rispondeva Ges, "lo so, arrivo!" Di buon mattino anche i compagni scivolavano lungo i muri e nelle stradine ancora solitarie di Gerusalemme; non erano insieme, ma camminavano a due a due, Pietro con Andrea, Giacomo con Giovanni e Giuda, da solo, davanti. Avevano paura, gettavano sguardi furtivi dappertutto per vedere se erano seguiti; correvano. La porta di Davide si lev davanti a loro, presero la prima traversa a sinistra e sgusciarono come ladri nella taverna di Simone il Cireneo. L'oste, panciuto, con il suo nasone rosso e gonfio, gli occhi pure rossi e gonfi, si era appena alzato dal pagliericcio ed era assonnatissimo. Sbevacchiava fino a tardi, di notte, con gli ubriachi che frequentavano la sua osteria, cantava, litigava, ci metteva dei secoli per andare a dormire e il mattino, nauseato, di cattivo umore, puliva il banco dei resti della gozzoviglia. Era in piedi ma non era del tutto sveglio. Gli pareva di tenere in mano una spugna e di pulire il banco... e mentre si dibatteva fra la veglia e il sonno ud degli uomini che, ansimando, entravano nella sua taverna e si gir. Gli occhi gli bruciavano, aveva la bocca impastata e la barba piena di pezzetti di semi di zucca arrostiti. "Chi siete, banditi?" url con voce rauca. "Lasciatemi tranquillo, vi dico. Sbarcate qui per bere e mangiare di mattino presto, eh? Sono di cattivo umore, andatevene!" A furia di gridare, pian piano si stava svegliando e scorse il vecchio amico Pietro e i suoi compagni, i Galilei. Si avvicin, li guard da vicino e scoppi a ridere. "Ehi! Che facce avete! Tirate dentro le vostre lingue che non pendano in questo modo, tenetevi stretta la pancia con tutte e due le mani perch non scoppi dalla paura che avete! Potete essere fieri di voi, miei gagliardi Galilei!" "In nome del cielo, Simone, non far accorrere gente con le tue grida", gli rispose Pietro e allung una mano per tappargli la bocca. "Chiudi la porta. Il re ha ucciso il Profeta Giovanni Battista, non ne sei al corrente? Gli ha tagliato la testa e l'ha messa su un vassoio d'argento..." "Ha fatto bene. Gli aveva rotto le orecchie a forza di urlare che aveva preso la sposa di suo fratello! un re e fa quello che vuole. E poi, per non nascondervi niente, aveva rotto le orecchie pure a me." "'Pentitevi! Pentitevi!' Che vendetta!" "Pare che ammazzer tutti coloro che sono stati battezzati, che li passer a fil di spada. E noi siamo battezzati, capisci?" "E chi vi ha detto di andare a farvi battezzare, imbecilli? Vi sta bene!" "Ma anche tu ti sei fatto battezzare, specie di otre che non sei altro", gli disse crudamente Pietro, "non ce l'hai forse detto? Perch gridi tanto?" "Questa non la stessa cosa, sporco pescatore che sei, io non mi sono fatto battezzare; lo chiami un battesimo, quello? Mi sono tuffato nell'acqua e ho fatto un bagno. E tutto ci che mi ha detto il falso

profeta, l'ho lasciato entrare da un orecchio e uscire dall'altro. cos che fanno tutti quelli che hanno un po' di sale in zucca, ma voialtri con la vostra testolina senza cervello... Appena c' un falso profeta che promette mari e monti, siete sempre i primi. Vi si dice: tuffatevi in acqua, pluf, vi tuffate e vi buscate un malanno. Non ammazzate le vostri pulci di Sabbat, un grande peccato, allora voi non le ammazzate e sono loro ad ammazzare voi; non pagate la tassa sulla persona: voi non pagate e zac! vi tagliano la testa. Vi sta bene! E adesso sedetevi e beviamoci su, per rimetterci; e perch io mi svegli!" Due grosse botti formavano una macchia d'ombra nel fondo della taverna. Su di una v'era un gallo dipinto in rosso e sull'altra, in grigio chiaro, un maiale. L'oste riemp una brocca di vino dalla botte con il gallo, prese sei bicchieri, li gett in una bacinella d'acqua sporca per lavarli. L'odore del vino gli diede una sferzata e si svegli. Un cieco apparve sulla soglia della taverna e vi si ferm. Sostenne il suo bastone fra le gambe e cominci ad accordare un vecchio oboe, tossicchi e sput per schiarirsi la gola. Eliacin, in giovent, era stato cammelliere e un giorno, passando nel deserto, in una pozza d'acqua sotto un dattero, aveva visto una donna che si lavava. Invece di girare gli occhi, lo sfrontato aveva fissato il suo sguardo sulla bella beduina. La sfortuna fece s che il marito, rannicchiato dietro a una roccia, avesse appena acceso il fuoco per far da mangiare. Vide il cammelliere che si avvicinava sempre pi e che divorava con gli occhi il corpo nudo di sua moglie. Si era precipitato, aveva preso due carboni ardenti e li aveva spenti negli occhi del cammelliere... Da quel giorno, il povero Eliacin si era messo a cantare salmi e canzoni. Faceva il giro delle taverne e delle case di Gerusalemme con il suo oboe; a volte cantava la bont di Dio, a volte il corpo della donna. Gli si dava un pezzo di pane secco, una manciata di datteri, due olive, ed egli andava a cantare un po' pi in l. Accord l'oboe, si schiar la gola, gonfi il petto e si mise a vocalizzare sull'aria del suo salmo preferito: "Abbi piet di me, mio Dio, con la tua grande misericordia e con la tua grande compassione, cancella le mie iniquit..." In quel mentre stava arrivando l'oste con la brocca di vino e i bicchieri. Ud quel salmodiare e si incoller. "Basta! Basta cos!" grid. "Anche tu mi spacchi le orecchie: sempre la stessa solfa: 'Abbi piet di me... Abbi piet di me...' Vattene al diavolo, sono forse io il peccatore? Sono forse io che ho alzato gli occhi per guardare la donna altrui quando si lavava? Dio ci ha dato gli occhi per non guardare, non l'hai ancora capito? Ti sta bene. Sci, vattene!" Il cieco riprese il suo bastone, strinse l'oboe sotto il braccio e, senza dire neppure una parola, si allontan. "Abbi piet di me, mio Dio... Abbi piet di me, mio Dio..." inton l'oste, irritato. "Davide ha dato dolci occhi alla donna di un altro e questo cieco ha fatto gli occhi dolci a una donna altrui e viene a dar noia a noi... poveri amici miei..." Riemp i bicchieri e bevvero. Riemp di nuovo il suo e bevve ancora. "Adesso vi far una testa d'agnello al forno, una cosa prelibata... da leccarsi i baffi!" And nel cortile dove aveva costruito con le sue mani un piccolo forno, port degli sterpi e dei rametti, accese il fuoco e mise nel forno la teglia con la testa dell'agnello, quindi torn dai suoi amici. Impazziva per il vino e per le discussioni. Ma i compagni non erano dell'umore adatto. Stretti fianco a fianco davanti al fuoco, tenevano gli occhi fissi sulla porta; stavano sui carboni ardenti, volevano andarsene. Scambiavano due parole a fior di labbra, poi tacevano di nuovo. Giuda si alz e and fino alla porta. Era disgustato di vedere quei vigliacchi che avevano perso la testa, tanta era la loro paura. Come sapevano correre, a che velocit avevano divorato la strada dal Giordano a Gerusalemme, per arrivare, pi morti che vivi, a infilarsi in quella taverna isolata! E qui, con le orecchie tese, stanno tremando come lepri e si alzano sulla punta dei piedi pronti a fuggire... Che il diavolo vi porti, Galilei fanfaroni! Dio d'Israele, ti ringrazio di non avermi fatto come loro. Io sono nato nel deserto e non sono fatto di molle terriccio di Galilea, bens di granito arabo. E tutti voi, che lo curavate e lo coccolavate, che gli elargivate giuramenti e baci: adesso si salvi chi pu! Ma io, il selvaggio, il Rosso maledetto, lo sgozzatore, io non lo abbandono e aspetter qui che Egli torni dal deserto del Giordano per vedere che cosa ci

porta indietro. Solo allora mi decider. Perch io non mi preoccupo per la mia pelle. Solo una cosa m'importa: la sofferenza d'Israele. Ud discussioni a voce sommessa provenienti dalla taverna. Si volt. "Io sono del parere di ripartire per la Galilea, laggi saremo sicuri. Ricordatevi del nostro lago, compagni", diceva Pietro sospirando. Vide la sua barca verde dondolare sull'acqua azzurra e gli venne il magone; vide i sassolini, gli oleandri, le reti colme di pesci e i suoi occhi si riempirono di lacrime. "Andiamocene, ragazzi, andiamo via!" "Gli abbiamo dato la nostra parola di aspettarlo in questa taverna. L'onore ci obbliga a mantenerla", disse Giacomo. "Chiederemo al Cireneo", propose Pietro, "di sistemare ogni cosa, di dirgli, se viene..." "No! No!" replic Andrea, "non possiamo lasciarlo da solo in questa citt cos crudele. Lo aspetteremo qui." "Io sono del parere di tornare in Galilea", disse Pietro ostinato. "Fratelli", disse Giovanni, afferrando in gesto di supplica le mani e le braccia dei suoi compagni, "fratelli, pensate alle ultime parole del Battista. Ha steso le braccia sotto la spada del carnefice e ha gridato: 'Ges di Nazareth, abbandona il deserto; io me ne vado, vieni a riunirti con gli uomini, vieni, non lasciare il mondo da solo!' Queste parole hanno un significato profondo, amici. Che Dio mi perdoni se dir una bestemmia, ma..." La sua voce si spezz: Andrea lo prese per mano. "Parla, Giovanni. Qual l'atroce presentimento che non hai il coraggio di rivelare?" "... Ma se il nostro Maestro fosse... il..." e si mise a balbettare. "Chi?" La voce di Giovanni suon debole, ansimante, piena di timore: "... il Messia!" Tutti sussultarono. Il Messia! Che fossero rimasti tanto tempo con lui e che non fosse loro mai passato per la testa! All'inizio lo presero per un brav'uomo, un santo, che portava l'amore al mondo; poi l'avevano preso per un profeta, non selvaggio come quelli antichi, ma allegro e accattivante. Faceva scendere in terra il regno dei cieli, ossia il cammino pi facile e la giustizia. E il Dio d'Israele ha la testa dura; il Dio dei loro antenati, Geova, lui lo chiamava Padre e, appena l'aveva chiamato cos, ecco che Egli era diventato dolcissimo e che tutti gli uomini erano diventati figli suoi... E ora, qual la parola sfuggita dalle labbra di Giovanni... il Messia! Sarebbe come dire: la spada di Davide, l'onnipotenza d'Israele, la guerra! E loro, i discepoli, i primi a seguirlo, sarebbero diventati grandi signori, dei tetrarchi e dei patriarchi attorno al suo trono! Come, nel cielo, Dio ha attorno a s gli angeli e gli arcangeli, nello stesso modo essi sarebbero stati degli etnarchi e dei patriarchi regnanti sulla terra! I loro occhi scintillavano. "Ritiro ci che ho detto, ragazzi", disse Pietro che era diventato tutto rosso. "Non l'abbandoner mai!" "Neanch'io! Neanch'io! Neanch'io!" Giuda, irato, sput per terra e diede un pugno allo stipite della porta. "Ah! che coraggiosi!" grid loro. "Finch credevate che fosse un debole, non pensavate che a darvela a gambe. Adesso, invece, che avete fiutato cose meravigliose vi dite: 'Non l'abbandoner mai!' Ebbene, tutti l'abbandonerete un giorno e lo lascerete da solo, ricordatevi di ci che dico, e io, io solo, non lo tradir; Simone di Cirene, mi sei testimone!" L'oste che li stava a sentire e ridacchiava sotto i suoi lunghi baffi strizz l'occhio a Giuda. "Ci vuole un bel coraggio", disse, "a voler salvare il mondo con teste simili!" Il suo naso sent odore di bruciato. "La testa d'agnello che brucia!" grid e, con un balzo, and in cortile. I compagni si guardavano fra loro, sbalorditi. " per questo allora che il Battista, vedendolo, rimasto a bocca aperta!" disse Pietro battendosi la fronte. Erano eccitatissimi e la loro mente cercava di ricordare. "E avete visto una colomba sulla sua testa mentre si faceva battezzare?"

"Non era una colomba, era un fulmine." "No, no, era una colomba, tubava." "Non tubava, parlava. L'ho udita con le mie orecchie. Diceva: 'Santo! Santo! Santo!'" "Era lo Spirito Santo!" disse Pietro e i suoi occhi si riempirono di ali dorate. "Lo Spirito Santo sceso dal cielo e siamo rimasti tutti di sasso, ricordatevene! Io volevo muovere un piede per avvicinarmi, ma era come addormentato, non riuscivo a muovermi! Volevo gridare, ma le mie labbra non riuscivano a unirsi! Il vento era cessato, gli arbusti, il fiume, gli uomini, gli uccelli, tutto era paralizzato dallo spavento e si muoveva solo la mano del Battista, piano, e battezzava..." "Non ho visto n udito nulla!" disse Giuda, irritato. "I vostri occhi e le vostre orecchie erano ubriachi." "Non hai visto, Rosso, perch non hai voluto vedere!" gli rispose Pietro con rudezza. "E Vostra Signoria racconta delle storie; tu hai visto perch volevi vedere. Hai avuto voglia di vedere lo Spirito Santo e hai visto lo Spirito Santo. E il colmo che adesso tu lo faccia vedere a quegli sventati e li trascini nel tuo stesso errore!" Fino a quel momento Giacomo aveva ascoltato senza parlare. Si rosicchiava le unghie e taceva, ma non pot pi trattenersi. "Ascoltate, ragazzi", disse. "non prendiamo fuoco come la paglia, ma studiamo bene la questione. Innanzitutto, vero che il Battista ha pronunciato quelle parole prima che gli venisse tagliata la testa? Mi sembra difficile crederlo; poi, chi fra noi era l per udirlo? E inoltre: anche se il Battista avesse avuto quelle parole in testa, non le avrebbe pronunciate; perch il re ne sarebbe venuto a conoscenza e avrebbe mandato delle spie per sapere chi era quel Ges nel deserto, l'avrebbe catturato e avrebbe fatto tagliare la testa anche a lui. Due pi due fa quattro, come dice il mio vecchio padre. Allora non montiamoci la testa!" Ma Pietro si arrabbi. "E io affermo che due pi due fa quattordici e la ragione pu dire ci che vuole. Che il diavolo se la porti via! Servi da bere, Andrea, anneghiamo il cervello per poterci vedere chiaro!" Un colosso dalle guance rugose, scalzo, avvolto in un drappo bianco, con varie file di amuleti appesi al collo, entr precipitosamente nella taverna, si mise la mano sul petto e salut. "Vi saluto, fratelli, me ne vado. Vado a trovare Dio. Avete qualche messaggio da darmi per lui?" E, senza aspettare risposta, se ne and di corsa ed entr nella casa vicina. Nello stesso momento l'oste stava entrando con il vassoio e, nella taverna, si sparse un buon profumino. Fece in tempo a vedere quello strampalato colosso e gli grid: "Buon viaggio! Salutalo da parte nostra! Ancora uno!" e scoppi a ridere. "Accidenti, proprio vero che arrivata la fine del mondo, se il mondo pieno di pazzi. Quello l pare che l'altroieri notte, mentre stava pisciando, abbia visto Dio. Da quel momento non vuole pi vivere, n mangiare. Ha detto: 'Sono invitato in cielo ed lass che manger'. Allora si avvolto nel suo lenzuolo funebre. corre di porta in porta, prende i messaggi, saluta e se ne va... Ecco che cosa succede a chi frequenta troppo Dio. Attenti, ragazzi, un buon consiglio: non avvicinatelo troppo! Adoro la Sua Grazia, ma da lontano. Spostatevi!" Appoggi in mezzo alla tavola il vassoio con la testa d'agnello fumante. La sua bocca, gli occhi e le orecchie sprizzavano allegria. "Una testa freschissima!" grid, "quella di Giovanni Battista. Buon appetito!" Giovanni, colto da nausea, si allontan. Andrea, che stava per allungare la mano, si trattenne. La testa, posata sul vassoio, con degli occhi torbidi spalancati, immobili, li guardava uno per uno. "Simone miserabile," disse Pietro, "ci hai disgustato, non la toccheremo neppure. Come potrei fare adesso a mangiargli gli occhi che tanto mi piacciono. Mi sembrerebbe di mangiare gli occhi di Giovanni Battista." L'oste si contorceva dalle risate. "Non preoccuparti, Pietro", disse, "li manger io in vece tua. Ma prima manger la sua lingua che gridava - che il cielo la protegga - 'Pentitevi! Pentitevi! La fine del mondo arrivata!' Ma la tua fine, la tua, disgraziato, che arrivata per prima!"

Ci detto afferr il suo coltello, tagli la lingua e se la mangi in un boccone. Poi si bevve un bicchierone di vino e rimase in contemplazione delle sue botti. "Non fa niente, ragazzi, ho piet di voi! Cambier argomento per farvi dimenticare la testa di Giovanni Battista e permettervi di mangiare quella dell'agnello... Allora, sapreste indovinare chi ha dipinto quei capolavori che state ammirando sulle mie botti, il gallo e il maiale? Modestia a parte, sono stato io, con le mie mani, che cosa credete? E sapete perch un gallo e un maiale? Non c' pericolo, Galilei della malora! Ebbene, ve lo spiegher per illuminare il vostro minuscolo cervello!" Pietro continuava a guardare la testa d'agnello e si leccava i baffi, ma non aveva ancora il coraggio di allungare la mano per cavare gli occhi e mangiarseli. Pensava in continuazione al Battista. Quando vi guardava, spalancava gli occhi nello stesso modo. "Ascoltate", continu l'oste, "per chiarirvi un po' le idee. Quando Dio fin di fare il mondo - e mi chiedo che cosa gli venuto in mente di mettersi in storie simili - e si lav le mani piene di fango, chiam davanti a s tutte quelle creature nuove e domand loro, pieno di orgoglio: 'Allora, uccelli e animaletti, che cosa ne pensate di questo mondo che ho appena creato? Vi trovate qualche difetto?' Tutti si misero subito a muggire, a ruggire, a miagolare, a belare e a cinguettare: 'Nessuno! Nessuno! Nessuno!' 'Vi benedico', disse Dio, 'io neppure, in fede, gli trovo alcun difetto. Siano lodate le mie mani!' Ma vide il gallo e il maiale che abbassavano la testa e che non si pronunciavano. 'Ehi, maiale', grid Dio, 'e lei, Sua Eccellenza il Gallo, perch non dite niente? Manca forse qualcosa?' Ma quei due, muti! Il diavolo aveva detto loro, sussurrandoglielo in un orecchio: 'Ditegli che manca un ceppo basso, che dia l'uva. Si pigia, si mette in barili e si fa il vino'. 'Perch non parlate, animali?' grid ancora una volta Dio alzando la sua grande mano. Allora i due animali, ai quali il diavolo infondeva coraggio, rialzarono la testa. 'Che cosa vuoi che ti diciamo, Maestro Costruttore? Gloria alle tue mani, il tuo mondo perfetto! Ma gli manca un ceppo, basso, che dia l'uva. La si pigia, la si mette in barili e se ne fa il vino.' 'Ah, cos? Ebbene ve la far vedere io, furbacchioni!' disse Dio che era al colmo della collera. 'Volete vino, ubriacature, litigi e vomiti? Ebbene, che vigna sia!' Si rimbocc le maniche, prese del fango, fabbric un ceppo e lo piant. 'Lo maledico', disse, 'colui che berr troppo avr un cervello da gallo e un muso da maiale!'" I compagni scoppiarono a ridere, dimenticarono il Battista e fecero man bassa della testa arrosto, Giuda, per primo, che aveva tagliato il cranio in due e si era riempito le mani con il cervello dell'agnello. Quando l'oste vide che cosa ne era rimasto, si spavent e pens che non gliene avrebbero lasciato neppure una briciola. "Ehi, ragazzi", grid, " molto bello mangiare e bere, ma non dimenticate Giovanni Battista. Oh! la sua povera testa!" Rimasero tutti con il boccone in mano. Pietro che aveva gi masticato l'occhio e che si accingeva a ingoiarlo, sent un nodo in gola. Inghiottirlo gli ripugnava, sputarlo, gli dispiaceva; che cosa fare? Giuda era l'unico che non si preoccupava. L'oste riemp loro i bicchieri. "Che il suo ricordo sia eterno. Versiamo una lacrima sulla sua povera testa. E auguriamo lo stesso a voi tutti!" "Auguri anche a te, furbacchione!" disse Pietro e, in un sol boccone, inghiott l'occhio. "Non ti preoccupare, io non ho paura di niente", rispose l'oste. "Non m'immischio negli affari di Dio e me ne frego di salvare il mondo. Sono un oste, non sono un angelo o un arcangelo come le signorie vostre; l'ho scampata bella!" disse, afferrando ci che rimaneva della testa. Pietro apr la bocca, ma la sua voce si tronc di netto. Un colosso selvaggio, tutto butterato, si era fermato sulla soglia e guardava dentro. I compagni si scostarono e Pietro si nascose dietro alle larghe spalle di Giacomo. "Barabba!" grugn Giuda aggrottando le sopracciglia. "Entra." Barabba chin la sua grossa nuca e scorse i Discepoli nella penombra. Rise beffardamente. "Sono contento di trovarvi, agnellini", disse. "Ho smosso cielo e terra per scovarvi!" L'oste si alz borbottando e gli port un bicchiere. "Non mancavi che tu, capitano Barabba."

Ce l'aveva con lui perch ogni volta che veniva nella sua taverna si ubriacava, litigava con i soldati romani che passavano da l e gli procurava delle noie. "Non cominciare a litigare secondo la tua abitudine, maiale d'un gallo!" "Per questo, finch gli impuri calpesteranno la terra d'Israele, non abbasser certo la mia bandiera, levatelo dalla testa! E porta qualcosa da mangiare, pezzo di mascalzone!" L'oste spinse verso di lui il vassoio sul quale non rimanevano che ossa. "Mangia", disse, "hai dei denti da mastino e saprai sbriciolare le ossa." Barabba vuot il bicchiere in un solo fiato, si attorcigli i baffi e si gir verso i compagni. "E dove si trova dunque il buon pastore, agnellini miei?" chiese. I suoi occhi lanciavano fiamme. "Ho un vecchio conto da regolare con lui." "Sei sbronzo prima di aver bevuto", gli disse severamente Giuda. "Le tue smargiassate ci hanno gi procurato un bel po' di noie, basta!" Giovanni riprese coraggio: "Che cos'hai contro di lui? un uomo santo e, quando cammina, guarda per terra per vedere se non schiaccia nessuna formica". "Di', piuttosto, per vedere se una formica non lo schiaccer, di questo che ha paura. E chiamate questo un uomo?" "Ges ha strappato Maddalena dai tuoi artigli e non glielo puoi perdonare", os dire a sua volta Giacomo. "Mi ha offeso", rugg Barabba, i cui occhi s'incupirono. "Me la pagher!" Ma Giuda l'afferr per un braccio e lo spinse di lato. Gli parlava a voce bassa, precipitosamente, in collera. "Che cosa vieni a cercare qui? Perch hai abbandonato le montagne della Galilea? laggi che la confraternita ha fissato il tuo dominio. Qui a Gerusalemme sono altri che comandano." "Non dunque per la libert che combattiamo?" rispose Barabba, furioso. "Ebbene, io sono libero e faccio quello che voglio. Sono venuto per vedere anch'io chi era quel Battista che faceva tanti prodigi. Era forse Colui che aspettiamo? Doveva giungere finalmente, prendere il comando e cominciare il massacro. Ma sono arrivato troppo tardi: gli avevano gi tagliato la testa. Che cosa ne dici tu, Giuda, mio capo?" "Io sono del parere che tu ti alzi e te ne vada. Non immischiarti negli affari altrui." "Che me ne vada? Ma sai quello che dici? Sono venuto per il Battista e m'imbatto nel figlio di Maria. da tanto che lo inseguo! E adesso che Dio me lo mette proprio sotto il naso, devo lasciarmelo sfuggire?" "Vattene", ordin Giuda. "Questa storia affar mio, non tentare di immischiarti!" "Che cos'hai nel cervello? La confraternita, sappilo, vuole sbarazzarsi di lui. un emissario dei Romani che lo pagano per proclamare il regno dei cieli, per sconvolgere il popolo e impedirgli di pensare alla terra e alla schiavit. E tu, adesso... ma che cos'hai nel cervello?" "Niente, affar mio. Vattene!" Barabba si gir e gett un ultimo sguardo sui compagni che tendevano le orecchie per udire. "A presto, agnellini", grid loro con astio. "Non ci si libera cos facilmente di Barabba. Ne riparleremo!" Disparve subito dalla porta di Davide. L'oste strizz un occhio a Pietro. "Gli ha dato degli ordini", gli disse a bassa voce. "La confraternita, dice quello. Ammazzano un Romano e fanno ammazzare dieci Israeliti. Dieci e anche quindici. Aprite gli occhi, ragazzi!" Si chin e mormor all'orecchio di Pietro: "E poi, sta' a sentire: non fidatevi di Giuda Iscariota. I rossi, sai bene..." Ma tacque. Il Rosso si era seduto di nuovo sullo sgabello. Giovanni si alz, rattristato. And fino alla porta, si guard attorno a destra e a sinistra, nessuna traccia del Maestro.

Era ormai giorno e le strade erano piene di gente. Oltre la porta di Davide c'erano il deserto, dei sassi, della cenere, neppure una foglia verde. Solo delle pietre bianche, ritte, delle pietre tombali. L'aria puzzava di carogne di cani e cammelli. Tutta quella crudelt spavent Giovanni; tutto era di pietra l, anche i visi degli uomini, anche il loro cuore, anche il Dio che adoravano. Era ben lungi il Dio pietoso, il Padre, che il Rabbi aveva portato loro! Ah! quando sarebbe riapparso l'amato Maestro, per poter tornare in Galilea! "Fratelli, andiamocene!" esclam Pietro che non ne poteva pi, alzandosi. "Lui non verr!" "Sto sentendolo venire..." mormor timidamente Giovanni. "Come puoi sentirlo, illuminato?" chiese Giacomo che non amava i sogni del fratello e che aveva fretta, pure lui, di tornare al suo lago e alle sue barche. "Nel mio cuore", rispose il fratello minore. " lui che ode per primo, che vede per primo..." Giacomo e Pietro alzarono le spalle; ma l'oste intervenne. "Ha ragione", disse, "non alzate le spalle. Ho udito dire - ecco, che cosa credete che fosse ci che viene chiamato l'Arca di No? il cuore dell'uomo! Dentro c' Dio con tutte le sue creature: tutto il resto annega e affonda, e pare che solo il cuore galleggi con il suo carico. Sa tutto, non ridete, il cuore dell'uomo!" Suonarono delle trombe, la folla si fece da parte e si ud levarsi un rumore. I compagni, preoccupati, balzarono fin sulla porta. Dei begli adolescenti, robusti, portavano una lettiga ornata d'oro in cui era disteso un signore grasso e grosso, vestito di seta, con un viso lucido da gaudente e con tanti anelli, che si carezzava la barba. "Caifa!" disse l'oste. "Quel vecchio caprone, il gran sacerdote. Tappatevi il naso, ragazzi; il pesce marcio puzza dalla testa!" Si tapp il naso e sput. "Va, ancora una volta, nei suoi giardini, a mangiare, a bere, a giocare con le sue donne e i suoi ragazzi. Ah, brutto porco, se io fossi Dio! Il mondo appeso a un capello; ebbene, io, quel capello, lo taglierei, s, lo giuro sul vino, lo taglierei, e il mondo andrebbe al diavolo!" "Andiamocene", ripeteva Pietro. "Non stiamo bene qui! Anche il mio cuore ha occhi e orecchie; mi sta gridando: vattene, andatevene, disgraziati!" Aveva appena pronunciato quelle parole che, effettivamente, lo ud; si spavent, si alz di botto, prese un bastone gettato in un angolo. Si alzarono tutti nervosamente, videro il terrore di Pietro e a loro volta furono terrorizzati. "Se viene, Simone, tu lo conosci, digli che siamo ripartiti per la Galilea", raccomand Pietro all'oste. "E chi pagher?" chiese l'oste preoccupato. "La testa d'agnello, il vino..." "Credi nell'altra vita, Simone di Cirene?" domand Pietro. "Certo che ci credo." "Bene, ti do la mia parola, e, se vuoi, te la do anche per iscritto, che lass ti pagher." L'oste si gratt il suo testone. "Che cosa? Non credi nell'altra vita?" fece Pietro severamente. "Ci credo, Pietro, ci credo; ma non fino a questo punto..." 20 Mentre parlavano, sulla soglia apparve un'ombra bluastra e tutti fecero un balzo indietro. Ges era ritto nel vano della porta, con i piedi insanguinati, le vesti coperte di fango, il viso irriconoscibile. Chi era? Il dolce Maestro o il Battista selvaggio? I capelli gli cadevano sulle spalle, a torciglioni, aveva la pelle arida e rugosa, le guance incavate, i suoi occhi sembravano pi grandi e gli smangiavano il viso; stringeva con forza i pugni. Non si poteva sbagliare: erano i pugni di Giovanni Battista, i suoi capelli, le sue guance, i suoi occhi. I Discepoli, stupiti e ammutoliti, lo guardavano: si erano forse fusi uno con l'altro e ora erano uno solo?

lui che ha ucciso il Battista, pensava Giuda; si fece da un lato per lasciar passare l'inquietante visitatore. lui... lui... Osservava Ges oltrepassare la soglia, osservare severamente ognuno di loro, stringere le labbra... Gli ha preso tutto, ha saccheggiato il suo corpo. Ma la sua anima? Le sue parole selvagge? Ora parler e lo sapremo... Rimasero in silenzio per un bel po'. L'atmosfera della taverna era cambiata; l'oste si era rintanato in un angolo e guardava Ges con gli occhi spalancati. Ges avanzava lentamente, mordendosi le labbra; le vene del collo gli si erano gonfiate. Di colpo si ud la sua voce roca, selvaggia; i compagni rabbrividirono. Quella voce non era pi la sua, era quella del Profeta terribile, del Battista. "Stavate per andarvene?" Nessuno rispose; si erano stretti l'uno accanto all'altro. "Stavate per andarvene?" ripet in collera. "Parla, Pietro!" "Maestro", rispose questi con voce malsicura, "Maestro, Giovanni ha udito i tuoi passi nel suo cuore e ci siamo alzati per venirti incontro..." Ges aggrott la fronte. S sent invadere dalla collera e dall'amarezza, ma si trattenne. "Andiamo", disse, tornando in direzione della porta. Vide Giuda in piedi, in disparte, che lo guardava con i suoi occhi azzurri e duri. "Vieni con noi, Giuda?" chiese. "Sai benissimo che non ti abbandono. Fino alla morte." "Non abbastanza, cerca di capire; non abbastanza. Dovete seguirmi pi lontano, oltre la morte. Andiamo!" L'oste balz fuori da dietro ai barili, dove si era rintanato. "Buona fortuna, ragazzi", grid, "spero che ve la caviate bene! Buon viaggio, Galilei; e quando, come spero, entrerete in Paradiso, non dimenticatevi del vino che vi ho servito. E neppure della testa d'agnello!" "Ti do la mia parola", gli rispose Pietro; il suo viso era serio e colmo d'amarezza. Si sentiva invadere dalla vergogna di aver mentito; il Maestro l'aveva certamente capito, ecco perch la sua fronte si era corrugata per la collera. Pietro, vigliacco, bugiardo, traditore! si diceva dentro di s; quando dunque diventerai un uomo? Quando vincerai la paura? Quando smetterai di essere cos indeciso, cos banderuola? Erano in piedi davanti alla taverna e aspettavano per vedere dove si sarebbe diretto il Maestro. Ma lui, immobile, aveva teso l'orecchio e udiva, al di l della porta di Davide, un canto amaro e monotono di voci fesse e stridule. Erano i lebbrosi che, stesi nella polvere, tendevano i loro moncherini ai passanti, inneggiando allo splendore di Davide e alla misericordia di Dio che aveva inflitto loro la lebbra permettendo in tal modo che espiassero i loro peccati in questo mondo, affinch un domani, nella vita futura, il loro viso risplendesse per l'eternit, come un sole. Ges si sent pieno di tristezza. Gir il viso verso la citt. Le botteghe, i magazzini, le taverne erano aperte e le strade brulicavano di gente; come gridavano, come voci feravano! Come grondavano di sudore! C'era un enorme fragore: rumore di cavalli, di corni, di trombe; la citt santa gli sembr una belva terribile, una belva dalle viscere malate di follia, di lebbra e di morte. Le strade diventavano sempre pi rumorose, gli uomini correvano sempre pi veloci. Perch hanno tanta fretta? Perch corrono? si chiese Ges, dove vanno? Sospir: tutti, tutti corrono verso la morte! Si sent turbato. Forse il suo dovere avrebbe dovuto essere quello di rimanere l, in quella citt carnivora, di salire sul tetto del Tempio e gridare: "Pentitevi, il giorno del Signore giunto!" Quei disgraziati che vanno su e gi per le strade hanno bisogno di pentirsi e di essere consolati, ben pi che i pescatori e i lavoratori noncuranti della Galilea. qui che devo rimanere e cominciare a predicare la rovina della terra e la gloria del regno dei cieli! Andrea, che non riusciva pi a contenere il suo dolore, gli si avvicin. "Maestro", disse, "hanno catturato il Battista e l'hanno ucciso."

" un male", rispose calmo Ges, "ma ha avuto il tempo di compiere la sua missione; speriamo che sia cos anche per noi, Andrea." Vide gli occhi dell'antico discepolo del Precursore riempirsi di lacrime. "Non ti affliggere, Andrea", gli disse carezzandogli una spalla, "non morto. Muoiono solo quelli che non hanno avuto il tempo di diventare immortali. Lui, l'ha avuto: Dio gliel'ha accordato." Aveva appena pronunciato queste parole che il suo spirito fu illuminato; vero, tutto dipende dal tempo; esso che fa maturare ogni cosa; dentro di noi, si pu lavorare il fango umano e trasformarlo in spirito. Allora non si teme pi la morte. Se non c' tempo, si perduti... Mio Dio, supplic Ges dentro di s, mio Dio, dammi del tempo... Sentiva ancora in se stesso troppo fango, troppa materia umana. Montava ancora in collera, aveva paura, era geloso. E, quando pensava a Maddalena, il suo sguardo s'offuscava. Anche la sera prima, quando guardava di sfuggita Maria, la sorella di Lazzaro... Arross, ebbe vergogna e, bruscamente, prese la sua decisione. Bisogna lasciare questa citt, non ancora giunta l'ora che io sia ucciso, non sono ancora pronto... Mio Dio, supplic ancora una volta, dammi del tempo, del tempo, nient'altro... Fece un cenno ai compagni. "O miei compagni di lotta", disse, "torniamo in Galilea, nel nome del Signore!" Come cavalli affamati e stanchi che tornano nella scuderia tanto amata, i compagni correvano verso il lago di Genezareth. Giuda il Rosso, che apriva il cammino, fischiava. Erano anni che non si sentiva cos contento. Amava molto, adesso, il viso, la rudezza, la voce del Maestro, cos, com'erano ritornati dal deserto... "Ha ammazzato il Battista", ripeteva senza tregua, "l'ha preso con s, l'agnello e il leone sono divenuti una cosa sola. Come i mostri antichi il Messia sar contemporaneamente leone e agnello?" Camminava fischiettando e aspettava. "Non possibile, una di queste notti, prima di arrivare al lago, aprir pure la bocca, parler. Ci sveler il segreto, ci dir che cosa ha fatto nel deserto, se ha visto il Dio d'Israele e che cosa si sono detti. Solo allora lo giudicher." La prima notte pass. Ges, in silenzio, contemplava le stelle. Attorno a lui, i suoi compagni, stanchi, sonnecchiavano. Solo gli occhi azzurri di Giuda brillavano nell'oscurit... Entrambi vegliavano, uno di fronte all'altro, senza parlare. Ripresero la strada all'alba. Lasciarono indietro le pietre della Giudea ed entrarono nelle terre bianche di Samaria. Il pozzo di Giacobbe era deserto, nessuna donna attingeva l'acqua per dar loro da bere. Attraversarono velocemente quelle terre eretiche e apparvero le montagne amate, l'Hermon, coperto di neve, il grazioso Thabor, il santo Carmelo. Il sole stava calando ed essi si distesero sotto un cedro frondoso e lo videro tramontare. Giovanni pronunci la preghiera della sera: "Aprici la tua porta, o Signore. La luce si attenua, il sole tramonta, il sole sparisce. Siamo davanti alla tua porta, o Signore, aprici. O Eterno, ti supplichiamo, perdonaci. O Eterno, ti supplichiamo, abbi piet di noi. O Eterno, salvaci!" L'aria era di un azzurro profondo, il cielo aveva perso il sole e non aveva ancora trovato le stelle; si chinava sulla terra spoglio dei suoi ornamenti. In quell'incerta mezzaluce risaltavano candide le mani sottili e lunghe di Ges appoggiate sulla terra. La preghiera della sera risuonava ed era ancora viva in lui: udiva gli uomini bussare, disperati e tremanti, alla porta del Signore e la porta non si apriva. Gli uomini bussavano e gridavano. Che cosa gridavano? Chiuse gli occhi per udire pi chiaramente. Gli uccelli del giorno avevano raggiunto il proprio nido, quelli della notte non si erano ancora svegliati, i villaggi degli uomini erano ancora lontani, non si udiva alcun rumore umano n l'abbaiare dei cani. I compagni mormoravano la preghiera della sera, ma avevano sonno, le parole sacre entravano in essi, senza trovarne risposta. Ges udiva dentro di s gli uomini che bussavano alla porta del Signore, il suo cuore. Era al suo caldo cuore d'uomo che essi bussavano, gridando: "Aprici! Aprici! Salvaci!"

Ges si strinse il petto come se lui stesso stesse bussando e supplicava il suo cuore di aprire. E mentre lottava e si credeva solo, sent che qualcuno, dietro a lui, lo guardava. Si volt. Gelidi come il ghiaccio, gli occhi di Giuda lo fissavano. Ges rabbrivid. Il Rosso era una belva orgogliosa, indomabile. Di tutti i compagni, era lui che sentiva pi vicino a s e allo stesso tempo pi lontano. Pareva che non avesse da render conto dei suoi atti a nessun altro se non a se stesso. Ges gli tese la mano destra: "Giuda, fratello mio", disse, "guarda. Che cosa sto stringendo?" Nella penombra il Rosso allung il collo, per vedere bene. "Niente", rispose, "non vedo niente." "Lo vedrai presto", disse Ges sorridendo. "Il regno dei cieli", disse Andrea. "Il seme", disse Giovanni. "Ricordi, Maestro, ci che hai detto la prima volta che ci hai parlato, in riva al lago? 'Il seminatore uscito per seminare i suoi semi.'" "E tu, Pietro?" chiese Ges. "Che cosa vuoi che ti dica, Maestro? Se interrogo i miei occhi, nulla. Se interrogo il mio cuore, tutto. Il mio spirito oscilla nel mezzo." "Giacomo?" "Non stai stringendo niente, Maestro, perdonami." "Guardate!" fece Ges e alz violentemente il braccio. Vedendo che lo alzava bene in alto e lo riabbassava con forza, i compagni ebbero paura. Giuda divenne rosso dalla gioia, il suo viso era raggiante, afferr la mano di Ges e la baci. "Maestro", gli grid, "ho visto! Ho visto! Hai in mano l'ascia del Battista!" Ma, improvvisamente, ebbe vergogna. Era furente di non aver saputo contenere la sua gioia; and di nuovo in disparte e si appoggi al tronco del cedro. Si ud, calma e seria, la voce del Maestro: "Me l'ha portata e l'ha posata ai piedi dell'albero marcio. perci che egli nato, per portarmela. Non poteva andare pi lontano. Sono giunto, mi sono abbassato e ho afferrato l'ascia. per questo che sono nato. qui che comincia la mia missione, quella di abbattere l'albero marcio. Quando ero falegname credevo di essere un fidanzato e di avere in mano un ramo fiorito. Vi ricordate come passeggiavamo, come danzavamo, come proclamavamo, in Galilea: 'La terra si aprir per lasciarci entrare?' Compagni, era un sogno e ora ci siamo svegliati". "Il regno dei cieli dunque non esiste?" url Pietro, spaventato. "Esiste, Pietro, esiste, ma in noi. In noi vi il regno dei cieli, fuori di noi il regno del Maligno. I due regni sono in lotta. C' la guerra! C' la guerra! Il nostro primo dovere quello di abbattere Satana, con quest'ascia!" "Quale Satana?" "Il mondo che ci circonda. Coraggio, compagni; non vi ho invitato a una festa, ma a una guerra. Non lo sapevo, scusatemi. Ma colui che, fra voi, pensa alla sua sposa, ai figli, ai campi, alla felicit, se ne vada! Non una vergogna. Che si alzi, che ci saluti tranquillamente e che se ne vada in pace. ancora in tempo." Tacque. Gett uno sguardo sui compagni che aveva attorno. Nessuno si mosse. La stella della sera scintillava dietro ai rami neri del cedro, come una gocciolina d'acqua. Gli uccelli della notte scossero le loro ali nere e si svegliarono. Una brezza fresca calava dalle montagne. Di colpo, nella dolcezza della notte, Pietro si alz. "Maestro, ti seguir come un'ombra", esclam, "combatter al tuo fianco, fino alla morte." "Hai appena pronunciato una cosa molto grave, Pietro, e non mi piace. Prendiamo una strada difficile, Pietro, gli uomini ci faranno la guerra; chi vuole la propria salvezza? Chi ha mai visto un profeta alzarsi per salvare un popolo senza che questo lo lapidi? Pietro, dovrai trattenere la tua anima con tutte le tue forze, perch non ti scappi. La carne debole, non fidartene... Capisci, Pietro? a te che sto parlando..." Dagli occhi di Pietro sgorgarono delle lacrime. "Non hai fiducia in me, Maestro?" mormor. "Ma, cos come mi vedi, tu che non ti fidi di me, sappi che un giorno io morir per te."

Ges allung una mano e gli accarezz un ginocchio. " possibile... possibile..." mormor. "Scusami, mio diletto Pietro." Si volt verso gli altri. "Giovanni Battista battezzava con l'acqua", disse, "e l'hanno ucciso. Io battezzer con il fuoco, ve lo dico chiaramente questa sera, sappiatelo, e quando verranno le ore tragiche, non lamentatevene con me: prima di partire vi annuncio dove stiamo andando: verso la morte. E, dopo la morte, verso l'immortalit. Ecco il nostro cammino. Siete pronti?" I compagni rimasero di sasso. Quella voce era severa, non giocava pi, non scherzava pi. Chiamava alle armi. Per entrare nel regno dei cieli, bisognava quindi passare attraverso la morte? Non v'era forse altro cammino? Erano uomini semplici, poveri e ignoranti che vivevano giorno per giorno; il mondo era ricco e onnipotente, come si poteva misurarsi con lui? Se almeno scendessero degli angeli dal cielo per aiutarli! Ma mai nessuno di loro aveva visto angeli camminare sulla terra e soccorrere i poveri e gli oppressi. Perci tacevano: calcolavano e misuravano, in loro stessi, il pericolo. Giuda li osservava furtivamente e sorrideva con fierezza. Solo lui non calcolava. Entrava in guerra, disprezzando la morte, non si preoccupava n del suo corpo, n della sua anima. Aveva una sola grande passione e provava una gioia immensa all'idea di partire per compierla. Infine Pietro, per primo, parl. "Maestro, verranno degli angeli dal cielo per aiutarci?" chiese. "Noi siamo gli angeli di Dio sulla terra, Pietro", rispose Ges. "Non vi sono altri angeli." "Ma allora, perch venirne fuori vincitori da soli? Che cosa ne pensi, tu, Maestro?" chiese Giacomo. Ges si alz; le sue sopracciglia tremavano. "Andatevene", grid, "lasciatemi!" Giovanni lanci un grido. "Maestro, io non ti lascio solo. Sono con te fino alla morte!" "Io pure, Maestro", disse Andrea, abbracciando le ginocchia di Ges. Due grosse lacrime sgorgarono dagli occhi di Pietro, ma non parl. Giacomo abbass la testa, era coraggioso e provava vergogna. "E tu, Giuda, fratello mio?" chiese Ges vedendo il Rosso, muto, gettare sguardi feroci ai suoi compagni. "Io non parlo troppo", rispose brutalmente il Rosso, "e neppure piango come fa Pietro. Finch tu avrai in mano l'ascia, star con te. Se l'abbandonerai, io ti abbandoner. Io non sono te, lo sai, sono l'ascia." "Non hai vergogna di parlare in questo modo al Maestro?" disse Pietro. Ma Ges se ne rallegr. "Giuda ha ragione", disse, "anch'io sono l'ascia, compagni!" Si stesero tutti per terra, appoggiandosi al cedro. Le stelle stavano riempiendo il cielo. "A partire da ora", disse Ges, "spieghiamo lo stendardo di Dio, partiamo per la guerra. Ci sono una stella e una croce, ricamate sullo stendardo. Che Dio sia con noi!" Tutti tacevano. Avevano preso una decisione e si sentivano pi forti. "Parler ancora per mezzo di parabole", disse Ges ai suoi compagni che ora erano totalmente immersi nel buio. "La terra, sappiatelo, poggia su quattro colonne, queste colonne poggiano sull'acqua, l'acqua sulle nuvole, le nuvole sul vento, il vento sulla tempesta e la tempesta sul fulmine. E il fulmine poggiato sui piedi di Dio, come un'ascia." "Non capisco, Maestro", disse Giovanni, arrossendo. "Capirai quando sarai vecchio e andrai a vivere da asceta in un'isola, quando i cieli si apriranno sopra di te e quando la tua testa prender fuoco, Giovanni, figlio del Fulmine", rispose Ges accarezzando i capelli del suo diletto compagno. Tacque. Era la prima volta che vedeva cos chiaramente cos'era il fulmine di Dio: un'ascia infuocata ai piedi di Dio, alla quale erano appesi uno dietro l'altro, tempesta, vento, nuvole, acqua, la terra intera. Durante tanti anni aveva vissuto con gli uomini, durante tanti anni con le Sacre Scritture e nessuno gli aveva rivelato quel terribile segreto. Quale segreto? Che il fulmine il figlio di Dio, il Messia. lui che verr a purificare la terra.

"Compagni di lotta", egli disse, e per un istante Pietro vide nell'oscurit due fiamme balzare fuori dalla sua fronte, come delle corna, "compagni, sono andato nel deserto, lo sapete, per incontrarmi con Dio. Avevo fame, avevo sete, ardevo, ero rannicchiato su una pietra e gridavo a Dio di apparire. I demoni venivano a sbattere contro di me a ondate, come un mare, s'infrangevano, facevano schiuma e se ne tornavano da dove erano venuti. Prima i demoni del corpo, poi i demoni del cuore. Ma io tenevo Dio come uno scudo di bronzo e la sabbia attorno a me si riempita di pezzi d'artigli, di denti e di corna. Allora udii una voce possente al di sopra di me: 'Alzati e prendi l'ascia che ti ha portato il Precursore, batti!'" "Nessuno sar salvato?" grid Pietro, ma Ges non lo intese. "La mia mano divenne pesante come se qualcuno avesse messo un'ascia fra le mie dita. Mi alzai e, mentre mi alzavo, la voce si fece udire di nuovo: 'Figlio del falegname, sta per cadere un nuovo diluvio, non pi d'acqua, ma di fuoco. Fabbrica una nuova Arca, scegli gli uomini e fai entrare i santi nell'Arca!' La scelta cominciata, compagni, l'Arca pronta, la porta ancora aperta; entrate!" Si mossero tutti, si trascinarono e vennero a raggrupparsi attorno a Ges, come se egli fosse l'Arca, per entrarvi. "E ho udito di nuovo la voce: 'Figlio di Davide, quando le fiamme si calmeranno e l'Arca getter l'ancora davanti alla nuova Gerusalemme, salirai sul trono dei tuoi avi e governerai gli uomini! La vecchia terra sar scomparsa, il vecchio cielo pure. Un cielo nuovo si spiegher sopra la testa dei santi e le stelle brilleranno di una luce sette volte pi intensa. Sette volte pi intensamente brilleranno anche gli occhi degli uomini'." "Maestro", grid ancora Pietro, "bisogna che non moriamo prima di aver visto quel giorno e di esserci seduti, noi tutti che lottiamo con te, alla destra e alla sinistra del tuo trono!" Ma Ges non l'ud; immerso nella visione infuocata del deserto, continu: "E ho udito un'ultima volta quella voce sopra la mia testa: 'Figlio di Dio, ricevi la mia benedizione!'" "Figlio di Dio! Figlio di Dio!" gridarono tutti nel profondo del loro cuore, ma nessuno os aprir bocca. Le stelle apparvero tutte nel cielo e, quel giorno, si abbassarono di pi e rimasero sospese fra il cielo e gli uomini. "E adesso, Maestro", chiese Andrea, "quale sar la nostra prima battaglia?" "Dio", rispose Ges, "ha preso la terra di Nazareth per formare il mio corpo. Il mio dovere, quindi, di andare a combattere prima a Nazareth. laggi che il mio corpo deve cominciare a diventare spirito." "Poi a Cafarnao", disse Giacomo, "per salvare i nostri parenti." "Poi a Magdala", propose Andrea, "per prendere la povera Maddalena nell'Arca con noi." "Poi in tutto il mondo!" grid Giovanni, stendendo le braccia verso Oriente e verso Occidente. Pietro li ascolt e si mise a ridere. "Io penso al nostro stomaco", disse. "Che cosa mangeremo nell'Arca? Propongo di portare con noi solo degli animali commestibili. Che bisogno abbiamo, chiedo io, di leoni o zanzare?" Aveva fame e tutti i suoi pensieri erano rivolti al vettovagliamento; tutti scoppiarono a ridere. "Non pensi che a mangiare", gli disse brutalmente Giacomo. "Stiamo parlando della salvezza del mondo." "Anche voi, tanti quanti siete", rispose Pietro, " a questo che pensate, ma non ne convenite. Io dico ben chiaro tutto ci che mi passa per la testa, buono o cattivo che sia; il mio spirito vola e io volo con lui; ecco perch le cattive lingue mi chiamano banderuola. Non ho ragione, Maestro?" Il viso di Ges si raddolc, sorrise. Gli venne in mente un vecchio aneddoto. "C'era una volta un rabbino che voleva trovare qualcuno che sapesse suonare la tromba alla perfezione, affinch i fedeli la udissero e venissero alla sinagoga. Allora fece redigere un proclama: che si presentassero tutti i bravi suonatori di tromba, avrebbe fatto far loro una prova e avrebbe assunto il migliore. Ne vennero cinque, i migliori. Ognuno prese la tromba e suon. Quando ebbero finito, il rabbino li prese uno per uno e domand loro: 'A che cosa pensi, figliolo, quando suoni la

tromba?' Uno di essi, rispose: 'Io penso a Dio'. Un altro: 'Io alla salvezza d'Israele' e un altro: 'Io ai poveri che hanno fame...' 'io alle vedove e agli orfani...' Uno solo, il pi disperato, restava in un angolino senza parlare. 'E tu, figliolo mio, a che cosa pensi quando suoni la tromba?' gli chiese il rabbino. 'Vecchio', gli rispose quello arrossendo, 'sono povero e ignorante, ho quattro figlie e non posso dal loro una dote affinch si sposino come le altre ragazze, poverine; allora, quando suono la tromba, penso: Mio Dio, vedi che lavoro e mi affatico per te e Tu, da parte tua, mandami quattro fidanzati per le mie figliole!' 'Ricevi la mia benedizione', disse il rabbino, 'scelgo te!'" Ges si gir verso Pietro e, ridendo gli disse: "Ricevi la mia benedizione, Pietro, scelgo te. Pensi al cibo e parli di cibo; pensi a Dio e parli di Dio, con franchezza e lealt! Ecco perch ti chiamano banderuola e mulino a vento. Ma io scelgo te: sei il mulino a vento e macinerai il grano che diverr pane da dar da mangiare agli uomini". Avevano un pezzo di pane; Ges lo prese e lo divise. A ognuno tocc un solo boccone, ma il Maestro l'aveva benedetto e ne furono saziati. Quindi si distesero appoggiandosi uno sull'altro e si addormentarono. Di notte, tutto dorme, riposa, s'ingrandisce; le pietre, le acque, le anime. Al mattino, quando i compagni si svegliarono, la loro anima si era distesa, si era ingrandita e aveva invaso tutto il loro corpo. E l'aveva riempito di gioia e di sicurezza. Si misero in cammino prima ancora dell'alba; l'aria era fresca, vi erano delle nubi, il cielo divenne un cielo autunnale. Passarono lentamente delle gru, trascinando le rondini verso sud. I compagni camminavano con passo leggero e veloce, il cielo e la terra si erano uniti nel loro cuore; anche la pietra pi umile irradiava luce, piena di Dio. Ges camminava davanti, solo. Era preoccupato e sapeva che poteva contare solo sulla misericordia di Dio. Sapeva di aver bruciato i suoi vascelli e che non poteva indietreggiare; il suo destino camminava davanti a lui, egli lo seguiva e avrebbe portato a termine tutto ci che Dio avesse deciso. Il suo destino? All'improvviso ud nuovamente quei passi misteriosi che l'avevano seguito inesorabilmente per tanto tempo. Tese l'orecchio e ascolt. Quei passi erano veloci, pesanti, decisi; ma adesso non camminavano pi dietro a lui, gli camminavano davanti e lo guidavano... Meglio cos, pens, non posso pi perdermi, adesso... Se ne rallegr e allung il passo. Gli parve che i passi si affrettassero e si affrett a sua volta. Camminava, incespicando nelle pietre, saltando i fossi, correva: "Andiamo! Andiamo!" mormorava alla guida invisibile e avanzava. Di colpo lanci un grido. Sent dei dolori lancinanti alle mani e ai piedi, come se gli avessero conficcato dentro dei chiodi. Si accasci su una pietra, il sudore gli colava a gocce fredde dal viso... Per un istante il suo spirito vacill; la terra sprofond sotto di lui e un mare deserto, nero e selvaggio gli si spieg davanti; solo una piccola imbarcazione rossa navigava coraggiosamente su di esso, con le vele tese al massimo... Ges la guardava, la guardava e sorrideva: " il mio cuore..." il suo spirito si stava riprendendo, i dolori diminuirono e, quando arrivarono i discepoli, lo trovarono sorridente, seduto tranquillamente sulla pietra. "Camminiamo pi veloci, compagni!" disse alzandosi. 21 Il giorno del Sabbath, si dice, come un ragazzino ben pasciuto che si riposa sulle ginocchia di Dio. Di Sabbath le acque riposano, gli uccelli non costruiscono il nido, gli uomini non lavorano. Si vestono, si adornano e vanno alla Sinagoga a vedere il rabbino srotolare il volume sacro nel quale, in caratteri neri e rossi, scritta la Legge di Dio; cercano di decifrare quelle lettere e di trovare con grande impegno in ogni parola e in ogni sillaba la volont di Dio. Era un Sabbath e i fedeli d'Israele uscivano dalla sinagoga di Nazareth con gli occhi ancora pieni delle visioni che il vecchio rabbino Simeone aveva descritto loro. La luce era cos violenta che tutti, abbagliati, inciampavano, come se fossero ciechi; si disperdevano sulla piazza del villaggio e camminavano lentamente all'ombra delle palme, per riprender fiato.

Il rabbino, quel giorno, aveva aperto le Scritture a caso; era capitato sul profeta Nahum. Aveva posato il dito, anch'esso a caso, sulle seguenti parole sacre: "Ecco che hanno risuonato sulle montagne i passi del messaggero, portatore della buona novella!" Il vecchio rabbino le lesse, le rilesse, si appassion. " il Messia", gridava, "arriva. Guardate attorno a voi, guardate in voi: troverete ovunque segni del suo arrivo. A noi la collera, la vergogna, la speranza, a noi il grido: ne abbiamo abbastanza! E fuori, osservate: Satana seduto sul trono dell'Universo; su una delle sue ginocchia tiene e accarezza il corpo dell'uomo, che corrotto; sull'altra, la sua anima, che prostituita. Ecco arrivare il momento annunciato dai profeti che sono la voce di Dio. Aprite le Scritture; che cosa dicono? 'Quando Israele sar gettato gi dal trono e i barbari saccheggeranno la nostra terra santa, sar la fine del mondo!' Che cosa dicono ancora le Scritture? 'L'ultimo re sar corrotto, iniquo, ateo; i suoi figli saranno indegni e la corona cadr dalla testa d'Israele.' Il re corrotto e iniquo giunto, Erode, l'ho visto con i miei occhi quando mi ha chiamato a Gerico per guarirlo; conoscevo delle piante segrete, le ho portate con me e vi sono andato. Vi sono andato e, da allora, non ho pi potuto mangiare carne, perch avevo visto la sua carne putrefarsi; non ho pi potuto bere vino, perch ho visto il suo sangue pieno di insetti e il suo puzzo l'ho sempre presente, dopo pi di trent'anni... morto, finito. I suoi figli sono cresciuti indegni, dei delinquenti, dell'immondizia; la corona reale caduta dalla loro testa... "Le profezie si sono avverate, la fine del mondo giunta! Una voce risuonata sulle rive del Giordano: 'Arriva!' Un grido risuonato in noi: 'Egli arriva!' Ho aperto, oggi, le Scritture, le lettere si sono unite e hanno gridato: 'Egli arriva!' Sono invecchiato: i miei occhi non vedono pi molto chiaro, i miei denti cadono, le ginocchia si paralizzano; se sono contento! Sono contento perch Dio mi ha dato la sua parola: 'Simeone, non morirai prima di aver visto il Messia'. Pi si avvicina la mia morte, pi si avvicina il Messia. Coraggio, figlioli. La schiavit non esiste, Satana, i Romani, non esistono; esiste solo il Messia ed egli arriva! Uomini, prendete le vostre armi e andate in guerra! Donne, accendete le lampade che il fidanzato si avvicina! Non ne sappiamo n l'ora n il momento. Forse oggi, forse domani, rimanete all'erta! Odo sulle montagne vicine le pietre rotolare, sotto i suoi passi. Egli arriva; uscite, forse lo vedrete!" La gente usc e si disperse sotto i folti palmizi. Faceva fatica ad accettare le parole del vecchio rabbino e cercava di dimenticarle, per moderare tutto quel fervore, affinch la sua anima si immergesse nuovamente nelle preoccupazioni quotidiane... E mentre passeggiava e aspettava con impazienza mezzogiorno per tornare nelle proprie case e dimenticare, parlando, litigando, mangiando, le parole sacre, ecco apparire il figlio di Maria con le vesti stracciate, scalzo e con il viso che lanciava fiamme. Dietro a lui, intimiditi, stretti l'uno contro l'altro, i quattro discepoli e, per ultimo, con lo sguardo truce, Giuda il Rosso. I benestanti rimasero stupefatti: da dove venivano quegli straccioni e non era forse il figlio di Maria quello che camminava davanti a loro? "Guarda come cammina; stende e agita le braccia come se fossero delle ali. Dio gli ha gonfiato il cervello ed egli ora cerca di volare. Sale su una pietra, fa un cenno vuol parlare. Rideremo un po'." Ges, in effetti, era salito su una pietra in mezzo alla piazza. La folla si era radunata ridendo attorno a lui. Erano contenti che fosse arrivato quell'illuminato: cos non avrebbero pi pensato alle dure parole del rabbino: "In guerra, restate all'erta, sta arrivando!" Erano anni e anni che faceva risuonare quel ritornello nelle loro orecchie, ne avevano abbastanza. Adesso, sia lodato Dio, il figlio di Maria li avrebbe fatti divertire. Ges agitava le braccia e faceva segno che tutti si radunassero attorno a lui. Lo spazio si riemp di barbe, di mantelli rigati, di berretti imbottiti. Alcuni masticavano datteri per ingannare la fame, altri semi di girasole, i pi vecchi e i pi pii sgranavano lunghi rosari fatti di piccoli nodi di tela azzurra contenente ciascuno una parola delle Sacre Scritture. Gli occhi di Ges lanciavano lampi e il suo cuore, di fronte a una folla cos grande, non provava alcun timore.

"Fratelli!" grid. "Aprite le vostre orecchie, aprite i vostri cuori, udite ci che sto per dirvi. Isaia grida: 'Lo spirito del Signore sceso su di me, mi ha scelto per portare la buona novella ai poveri, ha mandato me per annunciare la libert agli schiavi e la luce ai ciechi!' Quel giorno profetizzato giunto, fratelli, sono io che il Dio d'Israele ha mandato per portarvi la buona novella. Ho ricevuto l'unzione lontano da qui, nel deserto d'Idumenea, da l che arrivo! Dio mi ha confidato il grande segreto; l'ho raccolto, ho attraversato pianure e montagne - non avete udito i miei passi sulle montagne? - e sono corso qui, nel mio villaggio natale per proclamare la buona novella. Quale buona novella? Il regno dei cieli arrivato!" Un vecchio con una doppia gobba, come i cammelli, alz il suo rosario e ridacchi. "Parole a vanvera quelle che ci dici, figlio del falegname, parole a vanvera. Regno dei cieli, giustizia, libert e, finitela, cani quali siete, ne abbiamo abbastanza! Miracoli! Miracoli! qui che ti voglio vedere; fai dei miracoli, se vuoi che crediamo in te; altrimenti chiudi la bocca!" "Tutto miracolo, vecchio", rispose Ges, "perch ne chiedi ancora? Abbassa gli occhi: il pi infimo filo d'erba ha il proprio angelo custode che l'assiste e che l'aiuta a crescere. Alza gli occhi molto in alto: che miracolo il cielo stellato! E, se chiudi gli occhi, vecchio, che miracolo che il mondo sia in noi e che il nostro cuore sia un cielo pieno di stelle!" Ascoltavano stupiti e si guardavano l'un l'altro. "Non il figlio di Maria? Come fa a parlare con tale autorit? un demonio che parla dalla sua bocca. Dove sono i suoi fratelli perch lo leghino per impedirgli di mordere? Ha aperto ancora una volta la bocca, tacete!" "Il giorno del Signore si avvicina, siete pronti? Non vi rimangono che poche ore, chiamate i poveri, dividete i vostri beni. Perch vi preoccupate dei beni della terra? Arriva il fuoco che li brucer! Prima del regno dei cieli verr il regno del fuoco. Nel giorno del Signore, le pietre con cui sono costruite le case dei ricchi crolleranno per schiacciare i loro padroni. Le monete d'oro nei forzieri trasuderanno e su di esse si vedr colare il sudore e il sangue dei poveri! I cieli si apriranno, vi sar un diluvio di fuoco e la nuova Arca navigher sulle fiamme. Sono io che ho le chiavi che aprono l'Arca e sono io che scelgo. Nazareni, fratelli miei, da voi che comincio, siete i primi invitati, venite, entrate. Le fiamme di Dio stanno gi scendendo su di noi!" "Che se ne vada! Che se ne vada! Ecco che il figlio di Maria viene a salvarci!" Il popolo si mise a deriderlo, e a schernirlo. Alcuni si chinarono, raccolsero delle pietre e aspettarono. Dalla parte opposta della piazza arriv di corsa Filippo, il pastore. Aveva udito che i suoi amici erano arrivati ed era venuto correndo. I suoi occhi erano gonfi e tutti rossi, come se avesse pianto molto, le guance erano incavate. Il giorno in cui aveva salutato Ges e i suoi compagni, in riva al lago, quando aveva gridato loro ridendo: "Non posso venire, ho le mie pecore, come fare a lasciarle?", dei banditi, arrivati dal Libano, gliele avevano rubate. Non gli rimaneva pi che il bastone da pastore. Lo teneva sempre e, come un re senza trono, andava di villaggio in villaggio, di montagna in montagna a cercare ancora le sue pecore. Bestemmiava e minacciava, affilava un lungo pugnale e diceva che sarebbe partito per il Libano. Ma da solo, di notte, piangeva. Adesso correva per ritrovare i suoi vecchi amici, per raccontar loro le sue disgrazie e per partire tutti insieme per il Libano. Ud le risate e gli schiamazzi. "Che cosa succede qui?" mormor. "Perch ridono?" Si avvicin; Ges ora era scatenato. "Perch ridete?" gridava. "Perch raccogliete pietre per lapidare il Figlio dell'uomo? Perch vi sentite orgogliosi delle vostre case, dei vostri uliveti, delle vostre vigne? Sono solo cenere! Cenere! E i vostri figli e le vostre figlie pure, solo cenere! E le fiamme, banditi potenti, si abbatteranno gi dalle montagne per portarvi via le vostre pecore!" "Quali banditi, quali pecore, che cosa sono questi fuochi che egli ci predice?" mormor Filippo che ascoltava, con il mento appoggiato al bastone. Ges parlava e il popolino arrivava incessantemente dai quartieri pi miseri. Avevano sentito dire che un nuovo Profeta era giunto per i poveri ed erano accorsi. Egli aveva in una mano - pareva - il fuoco del cielo per bruciare i ricchi e nell'altra una bilancia per distribuire i loro beni ai poveri. Era

un nuovo Mos che portava una Legge nuova, pi giusta. Ora stavano l in piedi, come stregati, e l'ascoltavano. Era arrivato, era arrivato il regno dei poveri! E mentre Ges apriva di nuovo la bocca per parlare, quattro braccia gli piombarono addosso, l'afferrarono, lo tirarono gi dalla pietra e lo legarono velocemente con una grossa corda. Ges si gir; erano i suoi fratelli, i figli di Giuseppe, Simone lo zoppo e Giacomo il pio. "A casa! A casa! Ossesso!" gli gridavano, trascinandolo con rabbia. "Non ho casa, lasciatemi. Ecco la mia casa, ecco i miei fratelli!" gridava Ges indicando la folla. "A casa! A casa!" gridavano a loro volta i ricchi deridendolo. Uno di essi alz la mano e lanci la pietra che aveva raccolto; colp la fronte di Ges e si vide la prima goccia di sangue. Il vecchio gobbo si mise a gridare: "A morte! A morte! uno stregone, fa dei malefici. Grida al fuoco di venire a bruciarci e il fuoco verr!" "A morte! A morte!" Le grida sorsero dovunque. Pietro intervenne. " una vergogna", url, "che cosa vi ha fatto? innocente!" Un omone robusto si lanci su di lui. "E anche tu stai con lui, se non mi sbaglio, eh?" grid, afferrandolo per il collo. "No!. No!" url Pietro. "No, non sto con lui!" Si sforzava di togliere quella mano che gli stringeva il collo. I tre altri compagni di Ges non sapevano pi che cosa fare. Giacomo e Andrea calcolavano la loro forza, gli occhi di Giovanni erano pieni di lacrime. Giuda, a forza di gomiti, si apr un varco nella folla, liber il Maestro dalle mani dei due fratelli scatenati e lo sleg. "Andatevene!" grid. "Altrimenti avrete a che fare con me!" "Vai al tuo paese a dare ordini!" url Simone lo zoppo. "Ovunque le mie braccia arrivino, do degli ordini, zoppo!" Si volt verso i quattro discepoli. "Non avete vergogna?" grid loro. "L'avete gi rinnegato. Avanti, stiamogli attorno affinch nessuno lo possa toccare!" I quattro discepoli ebbero paura e anche i poveri e gli straccioni intervennero a loro volta. "Anche noi siamo con voi, fratelli!" gridarono. "Li prenderemo!" "Anch'io sono con voi!" esclam una voce eccitata: era Filippo, che faceva ruotare il suo bastone e allontanava la folla per passare. "Vengo anch'io!" "Benvenuto, Filippo!" gli rispose il Rosso. "Vieni con noi! Poveri e oppressi, restiamo uniti!" I benestanti, vedendo i poveri del loro villaggio rialzare la testa, s'infuriarono. "Il figlio di Maria venuto a montar la testa ai poveri e a rovesciare l'ordine del mondo. Pare che porti una nuova legge. A morte! A morte!" Si scaldarono e si gettarono su di lui, alcuni con bastoni, altri con coltelli, altri con delle pietre. I vecchi rimanevano indietro e urlavano per incoraggiarli. Gli amici di Ges si ripararono dietro i platani che contornavano la piazza. Ges avanzava, tendeva le braccia e gridava: "Fratelli! Fratelli!" ma nessuno l'ascoltava. Le pietre ora volavano con rabbia e i primi feriti gemevano. Una donna usc precipitosamente da una stradina. Il suo viso era avvolto in un fazzoletto viola; non si scorgeva che met della sua bocca e i grandi occhi neri, pieni di lacrime. "In nome del cielo", invoc con voce flebile, "non lo uccidete!" "Maria", gridarono delle voci, "sua madre!" Ma i vecchi avevano altro per la testa che compiangere la madre. Erano furenti. "A morte! A morte!" ruggivano. " venuto per sollevare il popolo, per fomentare una rivoluzione, per distribuire i nostri beni agli straccioni e agli scalzi. A morte!" Gli uomini ormai lottavano corpo a corpo. I due figli di Giuseppe si rotolavano per terra e urlavano. Giuda aveva estratto il pugnale e, in piedi davanti a Ges, impediva che qualcuno gli si avvicinasse. Filippo pensava alle sue pecore, il suo sguardo si era incupito e menava colpi di bastone sulle teste, come se fosse stato sordo. "In nome del cielo", ripeteva Maria, " malato! La sua testa non ragiona, abbiate piet di lui!"

Ma la sua voce si sperdeva in tutto quel clamore. Giuda aveva afferrato l'uomo pi robusto che c'era e gli puntava il pugnale alla gola; ma Ges ebbe il tempo di trattenere il suo braccio: "Giuda, fratello mio," grid, "niente sangue, niente sangue!" "Che cosa allora? Dell'acqua?" fece il Rosso, furioso. "Hai l'ascia in mano, l'hai dimenticato? giunta l'ora!" Pietro stesso, furibondo per il colpo ricevuto, prese una grossa pietra e si lanci contro i vecchi. Maria entr nel bel mezzo della rissa e si avvicin al figlio. "Figlio mio", disse, "che cosa ti succede? Come mai sei arrivato a questo punto? Vieni a casa a lavarti, a cambiarti, a metterti i sandali: sei tutto sporco, figlio mio!" "Non ho casa", disse Ges. "Non ho madre. Chi sei?" La madre scoppi in singhiozzi, si ficc le unghie nel viso e non disse pi nulla. Pietro lanci la sua grossa pietra che cadde sul vecchio e lo schiacci; questi, urlando dal dolore, si trascin incespicando per le stradine, dirigendosi alla casa del rabbino. In quel mentre questi apparve, ansimando. Aveva udito il tumulto e si era strappato precipitosamente dalle Sacre Scritture nelle quali era immerso fino al collo, cercando di interpretare la volont di Dio attraverso lettere e sillabe. Appena udito il rumore della lotta aveva preso il bastone sacerdotale ed era corso per vedere che cosa stava succedendo. Per la strada aveva incontrato dei feriti e aveva saputo tutto. Scost la gente e arriv vicino al figlio di Maria. "Che cosa significa tutto questo, Ges?" gli disse severamente. "Sei tu che porti l'amore? questo l'amore che porti? Non hai vergogna?" Si gir verso il popolo. "Tornate a casa, figlioli", disse. " mio nipote, ammalato, l'infelice, malato da anni. Non gli serbate rancore per ci che ha detto, perdonatelo. Non lui che parla, un altro che parla attraverso la sua bocca!" "Dio!" esclam Ges. "Taci", disse il rabbino, toccandolo con il suo bastone sacerdotale. Si gir di nuovo verso il popolo. "Lasciatelo stare, figlioli, non serbategli rancore, non sa quel che dice. Tutti, poveri o ricchi, siamo il seme di Adamo, non litigate. mezzogiorno, tornate a casa e questo, l'infelice, lo curer io." Si gir verso Maria. "Maria, torna a casa, ti raggiungeremo presto anche noi." La madre gett un ultimo sguardo angosciato verso il figlio come se gli dicesse addio per sempre. Sospir, strinse fra i denti i lembi del suo fazzoletto e spar nelle stradine strette. Mentre gli uomini si ammazzavano fra loro, le nuvole avevano coperto il cielo: stava per cadere la pioggia a rinfrescare la terra. Si alz il vento; le ultime foglie dei platani e dei fichi si staccavano e cadevano a terra. La piazza era rimasta vuota. Ges si gir verso Filippo e gli tese la mano. "Filippo, fratello mio, che tu sia il benvenuto." "Sono felice di averti ritrovato, Maestro", gli rispose l'altro stringendogli la mano. Gli consegn il bastone. "Prendilo per appoggiarti." "Compagni di lotta, andiamocene", disse Ges. "Scuotete la polvere dai vostri piedi. Addio, Nazareth." "Vi accompagner fino alle porte del villaggio", disse il vecchio rabbino, "perch nessuno vi faccia del male." Prese Ges per mano e tutti e due si misero in testa e aprirono il cammino. Il vecchio rabbino sentiva nella sua la mano bruciante di Ges. "Ragazzo mio", disse, "non ti occupare delle pene degli altri, ti divoreranno." "Non ho preoccupazioni mie, vecchio; gli altri possono pure divorarmi!" gli rispose Ges. Arrivarono alle porte di Nazareth e apparvero i giardini e pi oltre, i campi. Dietro di loro, i discepoli si fermarono un attimo per lavare le loro ferite a una sorgente. Con essi veniva un gran numero di straccioni, d'infermi, di ciechi. Aspettavano che il nuovo Profeta facesse un miracolo. Parlavano tutti insieme eccitati e allegri, come se tornassero da una gran battaglia.

I quattro discepoli, per, camminavano silenziosi e inquieti. Avevano premura di raggiungere il Maestro perch li consolasse. Nazareth, la sua patria, li aveva scacciati e derisi; la grande spedizione era cominciata male! E se ci scacciano da Cana, pensavano, da Cafarnao e da tutto il lago di Genezareth, che cosa diverremo? Dove andremo? A chi proclameremo il verbo di Dio? Se il popolo d'Israele ci rifiuta e ci scaccia, verso chi ci dirigeremo? Verso gli infedeli? Guardavano il Maestro, ma nessuno apriva bocca per parlare. Ges vide la paura nei loro occhi e afferr Pietro per la mano. "Pietro, uomo di poca fede", disse, "una bestia nera, col pelo ritto, si nasconde nella pupilla dei tuoi occhi; la Paura. Hai avuto paura?" "Quando sono lontano da te, Maestro, ho paura: ecco perch mi sono avvicinato, ecco perch tutti ci siamo avvicinati a te. Parlaci, per dar forza al nostro cuore." Ges sorrise. "Non esistono parole per descrivervi quello che c' in fondo alla mia anima", disse. "Ancora una volta cercher di spiegarmi con un racconto. "Un uomo ricco sposava suo figlio e ordin che fosse preparato un pranzo sontuoso nel suo palazzo. Una volta uccisi i tori e preparate le tavole, mand i servi ad annunciare agli ospiti: 'Tutto pronto, venite alle nozze, se volete'. Ma gli invitati trovarono tutti un pretesto per non andarvi. "'Ho comprato un terreno e devo andare a vederlo', disse uno. 'Mi sono appena sposato', disse un altro, 'e non posso venire.' 'Ho comprato cinque coppie di buoi', disse un terzo, 'e devo provarli...' I servi tornarono e riferirono al padrone: 'Nessun invitato pu venire. Dicono di essere occupati'. Il signore s'incoller. 'Correte subito nelle piazze e agli angoli delle strade, riunite i poveri, gli zoppi, i ciechi, gli storpi e conduceteli qui. Ho invitato i miei amici ed essi si rifiutano di venire. Riempir la mia casa di coloro che non sono invitati, affinch mangino, bevano e si rallegrino per le nozze di mio figlio.'" Ges tacque; aveva cominciato in tono pacato, ma, a mano a mano che parlava, pensava ai Nazareni e agli Ebrei e i suoi occhi si riempivano di collera. "Chi sono gli invitati? E di chi sono le nozze? Non capiamo, perdonaci, Maestro", disse Pietro, grattandosi la grossa testa. "Capirete", disse Ges, "quando chiamer gli invitati affinch entrino nell'Arca ed essi rifiuteranno di venire perch avranno delle vigne, delle donne e perch i loro occhi, le loro orecchie, le loro labbra, le loro narici, le loro mani sono come cinque paia di buoi che lavorano. Che cosa lavorano? L'Inferno!" Sospir. Guard i compagni e sent che era completamente solo al mondo. "Io parlo", mormor, "ma a chi? Parlo all'aria e sono il solo a udire. Quando il deserto avr orecchie per udirmi?" "Perdonaci, Maestro", disse ancora Pietro, "il nostro cervello un pezzetto di fango. Abbi pazienza, fiorir." Ges si volt e guard il vecchio rabbino; ma questi teneva gli occhi fissi al suolo, aveva indovinato il terribile significato nascosto e i suoi occhi senza ciglia si erano riempiti di lacrime. All'uscita di Nazareth, davanti a una baracca di legno, c'era il pubblicano che riceveva le tasse; si chiamava Matteo. Per tutte le merci che entravano o uscivano bisognava pagare delle tasse ai Romani. Matteo era piccoletto, grassottello, di colorito giallastro; aveva mani molli, dita sporche d'inchiostro, grosse orecchie pelose e una vocina acuta, come quella di un eunuco. Il villaggio intero lo detestava e ce l'aveva con lui, nessuno gli tendeva la mano e, quando si passava davanti alla sua baracca, si girava la testa. Le Scritture non dicevano forse: " solo a Dio che dobbiamo pagare le tasse e non agli uomini"? E quell'uomo era un esattore agli ordini del tiranno, non rispettava la legge, viveva nell'illegalit; per sette leghe attorno a lui, l'aria ne era insozzata. "Affrettiamoci, compagni", disse Pietro. "Trattenete il fiato; girate la testa." Ma Ges si ferm. Davanti alla sua baracca, Matteo teneva in mano la cannuccia per scrivere, ansimava, non sapeva che cosa fare; non osava rimanere l, ma non voleva neppure rientrare nella baracca. Da tanto tempo aspettava di vedere da vicino il nuovo Profeta che proclamava che tutti

erano fratelli. Non era lui che aveva detto un giorno: "Dio ama di pi il peccatore pentito che l'uomo che non ha mai peccato"? E un'altra volta non aveva forse detto: "Non sono venuto al mondo per i virtuosi, sono venuto per i peccatori. con essi che amo parlare e mangiare"? E un altro giorno gli avevano domandato: "Maestro, qual il nome del vero Dio?" ed egli aveva risposto: "Amore". Per molti giorni e molte notti, Matteo aveva rimuginato quelle parole fra s e s; diceva sospirando: "Quando dunque lo potr vedere per cadere ai suoi piedi?" E adesso, che era davanti a lui, non osava alzare gli occhi per guardarlo, restava in piedi, a testa bassa, immobile e aspettava. Che cosa aspettava? Adesso se ne sarebbe andato e sarebbe svanito per sempre. Ges fece un passo e gli si avvicin. "Matteo", disse a bassa voce, con tale dolcezza che il pubblicano sent il cuore sciogliersi. Alz gli occhi; Ges era davanti a lui e lo guardava. Quello sguardo dolce, onnipotente, scendeva fin nelle viscere, mentre il cuore si calmava, la mente si schiariva, il fondo del suo essere tremava e finalmente il sole si rifletteva su di lui e lo scaldava. Che gioia, che certezza, che riconciliazione! Il mondo era dunque cos semplice, la salvezza cos facile? Matteo chiuse i registri, prese un quaderno bianco, infil il calamaio di bronzo nella cintura e la cannuccia dietro all'orecchio; poi chiuse a chiave la porta della baracca e si avvicin a Ges. Le ginocchia gli tremavano, si ferm. Doveva avanzare? Non avanzare? Il Maestro gli avrebbe dato la mano? Alz gli occhi, guard Ges, come per gridargli: "Abbi piet di me". Ges gli sorrise e gli tese la mano. "Benvenuto a te, Matteo", disse, "vieni con noi." I discepoli furono turbati, si fecero da un lato. Il vechio rabbino si chin all'orecchio di Ges e gli disse: "Ragazzo mio, un pubblicano! un grande errore; devi ubbidire alla Legge!" "Vecchio", disse Ges, "io obbedisco al mio cuore." Erano usciti da Nazareth, oltrepassarono i giardini e giunsero nei campi. Soffiava un vento freddo; lontano, il monte Hermon risplendeva, coperto dalle prime nevi. Il rabbino afferr di nuovo la mano di Ges, non voleva che si separassero senza aver parlato... Ma che cosa dirgli? Da dove cominciare? Nel deserto d'Idumea, Dio - almeno cos gli pareva - gli aveva affidato in una mano il fuoco, nell'altra i semi; sar forse lui a bruciare il mondo e a costruirne uno nuovo?... Il rabbino guardava furtivamente Ges. Bisognava credervi? Le Scritture non dicono che l'eletto di Dio simile a un albero gracile, cresciuto fra le pietre, disprezzato, abbandonato dagli uomini? Forse... forse... pu essere questo, pensava il vegliardo. Si appoggi a lui. "Chi sei?" gli chiese a bassa voce per non essere udito dagli altri. " tanto tempo, da quando sono nato, zio Simeone, che vivi vicino a me e non mi hai ancora riconosciuto?" Il vecchio rabbino rimase senza fiato. " troppo per il mio spirito", mormor, " pi di quanto il mio spirito possa intendere..." "E il tuo cuore, zio Simeone?" "Lui non lo ascolto; porta l'uomo nell'abisso." "Nell'abisso di Dio, alla salvezza", disse Ges guardando il rabbino con compassione. Poi, dopo un momento: "Non ricordi, vecchio, il sogno della trib d'Israele che una notte ha visto a Babilonia il profeta Daniele? Il Vecchio dei Giorni era seduto sul suo trono; le sue vesti erano candide come la neve e i suoi capelli erano come il pelo di un ariete bianco. Il suo trono era fatto di fiamme e un fiume di fuoco scorreva ai suoi piedi. Alla sua destra e alla sua sinistra si sono seduti i giudici. Allora i cieli si aprirono e sulle nuvole chi scese? Te ne ricordi, vecchio?" "Il Figlio dell'uomo", rispose il vecchio rabbino che da anni si pasceva di quel sogno. E talvolta la notte, nel sonno, aveva visto anche lui. "E chi quel Figlio dell'uomo, vecchio?" Le ginocchia del vecchio rabbino si piegarono. Guard il giovane con spavento. "Chi?" mormor, pendendo dalle labbra di Ges. "Chi?" "Io", rispose pacatamente Ges e pos la mano sulla testa del vecchio, come per benedirlo.

Il vecchio rabbino cerc di parlare, ma le sue labbra non riuscivano a schiudersi. "Addio, vecchio", disse Ges tendendogli la mano. "Sii felice di esser stato considerato degno di vedere, prima di morire, ci che tutta la vita hai desiderato ardentemente di vedere. Dio non ha mancato alla sua parola, vecchio Simeone!" Il rabbino rimase immobile, spalanc gli occhi e lo guard... Chi era quella gente che lo circondava? I troni, le ali, i fulmini bianchi, le nuvole che scendevano, il Figlio dell'uomo sulle nuvole? Stava forse sognando? Era forse il profeta Daniele? Le porte del futuro si erano spalancate davanti a lui e lui vedeva? Non erano terre quelle, erano nuvole. E quel giovane che gli aveva teso la mano e che gli sorrideva, non era il figlio di Maria, era il Figlio dell'uomo! Fu colto da vertigini. Piant il suo bastone sacerdotale nel suolo, vi si appoggi per non cadere e guard. Guardava Ges passare con il suo bastone da pastore sotto gli alberi autunnali. Il cielo si era abbassato, la pioggia non poteva pi trattenersi nel cielo e cadeva. Le vesti del vecchio rabbino erano inzuppate, si incollavano al suo corpo, l'acqua gli scendeva dai capelli, egli tremava. Ma rimaneva in mezzo al cammino, immobile, mentre Ges, seguito dai compagni, era scomparso fra gli alberi. Il vecchio rabbino, nella pioggia e nel vento, li vedeva ancora cenciosi, scalzi, camminare, salire... dove andavano? In che direzione? Erano quegli ignoranti, quei cenciosi, quegli scalzi che avrebbero incendiato il mondo? I disegni di Dio sono un abisso... "Adonai", mormor, "Adonai..." e grosse lacrime gli rigarono il volto. 22 Roma troneggia sulle nazioni, con le sue braccia onnipotenti e insaziabili: riceve i vascelli, le carovane, gli dei e i raccolti di tutta la terra e di tutto il mare. Non crede in nessun dio e riceve senza timore, con ironica condiscendenza, tutti gli dei alla sua corte: dalla lontana Persia, adoratrice del fuoco, il figlio di Ahoura Mazda, Mitra, il cui viso un sole che monta sul toro sacro che sar sgozzato; dal paese del Nilo dalle feconde mammelle, Isis che, in primavera, cerca sui campi fioriti i quattordici pezzi di Osiris, suo fratello e sposo, squartato dai Tifoni; dalla Siria, fra strazianti lamenti, il meraviglioso Adone; dalla Frigia, steso su un sudario, ricoperto da violette appassite, Atis; dall'impudica Fenicia, Astarte dai mille sposi, tutti gli dei e demoni dell'Asia e dell'Africa; e dalla Grecia, l'Olimpo dalla cima innevata e il nero Hades. Essa riceve tutti gli dei, ha aperto la strada, ha ripulito il mare dai pirati e la terra dai briganti; ha portato al mondo l'ordine e la pace. Sopra di essa non vi nessuno, neppure Dio; sotto di essa tutti; dei e uomini, cittadini e schiavi romani. Il Tempo si avvolto nelle sue mani come un manoscritto preziosamente miniato. Il Tempo e anche lo Spazio: "Io sono eterna", dice essa fieramente accarezzando l'aquila a due teste che ha ripiegato le sue ali insanguinate e riposa ai piedi della sua padrona. "Che splendore, che gioia inalterabile, quella di essere onnipotente e immortale!" pensa Roma. E un grande sorriso si allarga sul suo viso carnoso e imbellettato. Essa sorride soddisfatta e non le passa neppure per la testa di chiedersi per chi ha aperto le vie della terra e del mare, per chi ha faticato, per tanti secoli, per portare al mondo pace e sicurezza. Trionfava, compilava leggi, si arricchiva, si espandeva su tutta la terra, per chi? Per chi? Per lo scalzo che sta salendo in questo momento la strada deserta che da Nazareth va a Cana, seguito da una folla di cenciosi. Non ha un tetto sotto cui dormire, non ha nulla con cui vestirsi, nulla da mangiare. Le sue cantine, i suoi cavalli e le sue fastose vesti di seta sono in cielo. Cominciano a scendere, per. Cammina fra polvere e pietre, i suoi piedi sono insanguinati, tiene in mano il suo umile bastone da pastore e, di tanto in tanto, si ferma, vi si appoggia e, in silenzio, percorre con lo sguardo le montagne che lo attorniano e, sopra a esse, una luce. Dio che, da lass, guarda gli uomini. Solleva il bastone, lo saluta e riprende la sua strada.

Arrivarono a Cana. Al pozzo, all'entrata del villaggio, una giovane donna, incinta, pallida, felice, stava attingendo dell'acqua e riempiva la sua brocca. La riconobbero; era al suo matrimonio che erano andati, durante l'estate, e le avevano augurato di avere un figlio. "Il nostro augurio stato esaudito", disse Ges sorridendo. La donna arross e chiese loro se avevano sete; non avevano sete; ella si pos la brocca sulla testa, entr nel villaggio e spar. Pietro avanz per primo e si mise a bussare a tutte le porte. Correva di casa in casa; una misteriosa ebbrezza si era impossessata di lui, ballava e gridava: "Aprite! Aprite!" Le porte si aprivano, apparivano delle donne; calava la sera e i contadini rientravano dai campi e domandavano, interdetti: "Che cosa succede, ragazzi? Perch bussate alle porte?" "Il giorno del Signore giunto", rispondeva Pietro, "un diluvio, ragazzi; noi portiamo la nuova Arca, voi fedeli entrate tutti dentro; il Maestro ha la chiave, fate presto!" Le donne si spaventarono, gli uomini si avvicinarono a Ges. Adesso stava seduto su una pietra e, con il bastone, disegnava delle croci e delle stelle sulla terra. I malati e gli infermi del villaggio, essi pure, si riunirono. "Maestro, toccaci affinch possiamo guarire. Dicci una buona parola, per farci dimenticare che siamo lebbrosi, ciechi e storpi." Una vecchia donna, altera, dal corpo slanciato, tutta vestita di nero grid: "Avevo un figlio solo e l'hanno crocifisso. Risuscitalo!" Chi era quella vecchia donna? I contadini si voltarono stupiti. Nessun uomo del loro villaggio era stato crocifisso. Guardarono da dove veniva quel grido, ma la vecchia era sparita fra le ombre del crepuscolo. Ges, chinato verso il suolo, disegnava croci e stelle e ascoltava il suono di una tromba da guerra che scendeva dalla montagna di fronte. Risuon un calpestio pesante e ritmico e, nella luce della sera, luccicarono scudi ed elmi di bronzo. I contadini si girarono e il loro viso si incup. "Il maledetto torna dalla caccia. partito ancora una volta alla cattura di ribelli." "Ci ha portato qui nel villaggio sua figlia, che paralitica, affinch guarisca in quest'aria pura. Ma il Dio d'Israele sa fare i conti, annota e non dimentica. La terra di Cana la divorer." "Non gridate, disgraziati, eccolo che arriva!" Tre cavalieri marciavano in testa; nel mezzo vi era Rufo, il centurione di Nazareth. Spron il suo cavallo e si avvicin alla folla di contadini. Alz la frusta. "Perch vi siete riuniti?" grid. "Disperdetevi!" Il suo viso era triste; in pochi mesi era invecchiato, i suoi capelli si erano fatti grigi. Il dolore di scoprire un mattino nel letto la sua unica figlia paralizzata gli aveva spezzato il cuore. Mentre caracollava con il cavallo, disperdendo i contadini, vide Ges, seduto in disparte sulla pietra. Per un attimo il suo viso s'illumin; spron il cavallo e gli si avvicin. "Figlio del falegname", disse, "che tu sia il benvenuto al tuo ritorno dalla Giudea. Cercavo proprio te." Si gir verso i contadini. "Devo parlare con lui, andatevene!" Vide i discepoli e gli straccioni che l'avevano seguito da Nazareth, ne riconobbe alcuni e aggrott la fronte. "Figlio del falegname", disse, "tu che hai crocifisso, fai attenzione di non essere crocifisso pure tu. Non immischiarti con il popolo, non montargli la testa. Ho la mano pesante e Roma immortale." Ges sorrise. Sapeva che Roma non era immortale, ma tacque. I contadini si dispersero mormorando e si fermarono a osservare i tre ribelli che i legionari avevano catturato e che trascinavano carichi di catene; un colosso dalla barba a due punte e i suoi due figli. Con la testa alta, guardavano tutti e tre al di sopra degli elmi romani e non vedevano nulla: solo, ritto nell'aria, il Dio d'Israele in collera.

Giuda li riconobbe, erano vecchi compagni di lotta; fece loro un segno, ma essi, accecati dalla luce di Dio, non lo videro. "Figlio del falegname", disse il centurione chinandosi dal cavallo, "vi sono dei che ci odiano e che ci ammazzano, altri che non si degnano di chinarsi per vederci, altri ancora benevoli, pieni di compassione che guariscono gli i infelici mortali dalle loro infermit. Figlio del falegname, di che tipo il tuo Dio?" "Non vi che un solo Dio", rispose Ges, "non bestemmiare, centurione!" Rufo scosse la testa. "Non voglio mettermi a discutere con te su questioni religiose", disse. "Non posso soffrire gli Ebrei e, scusami, borbottate tutto il tempo le vostre storie di Dio! Io volevo domandarti solo una cosa: pu il tuo Dio..." Si ferm. Aveva vergogna di chiedere una grazia a un ebreo. Ci nonostante vide apparire davanti ai suoi occhi un lettino da vergine con sopra, steso immobile, il corpicino pallido di una ragazza con due grandi occhi verdi che lo fissavano, lo guardavano, lo supplicavano... Si rimangi la vergogna e si chin ancor di pi dalla sella del cavallo. "Pu il tuo Dio, figlio del falegname, guarire gli ammalati?" Guard Ges con angoscia. "Lo pu?" chiese ancora una volta, vedendo che Ges taceva. "I genitori commettono degli sbagli e sono i figli che pagano. Questa la legge del mio Dio." " ingiusta!" grid il centurione rabbrividendo. " giusta!" rispose Ges. "Il padre e il figlio appartengono allo stesso ceppo; salgono insieme in Cielo e scendono insieme all'Inferno. Se se ne picchia uno, entrambi saranno feriti. Tu ci tendi agguati e ci uccidi, centurione, e il Dio d'Israele colpisce e paralizza tua figlia." "Ci che stai dicendo terribile, figlio del falegname. Un giorno, a Nazareth ti ho sentito parlare e le tue parole mi erano sembrate pi dolci di quanto un romano abbisogna, ma ora..." "Allora era il regno dei cieli che parlava, adesso la fine del mondo. Dal giorno in cui mi hai udito, centurione, il Giudice si seduto sul suo trono, ha aperto i registri e ha chiamato la giustizia che venuta di fianco a lui, con la spada in mano." "Neppure il tuo Dio va oltre la giustizia?" grid il centurione esasperato. "Si fermato l? Che cos'era dunque quel nuovo messaggio che predicavi quest'estate in Galilea: Amore, Amore? Mia figlia non ha bisogno della giustizia di Dio; ha bisogno del suo amore. Cerco un Dio che oltrepassi la giustizia e che possa guarire mia figlia. Ecco perch avevo inviato tutti a cercarti. L'Amore, capisci? Cerco l'Amore e non la giustizia." "Centurione romano, spietato e senza amore, chi mette dunque queste parole nella tua bocca feroce?" "L'amore per mia figlia, la sofferenza. Cerco un Dio che la guarisca, per credere in lui." "Felici coloro che credono in Dio, senza miracoli." "Felici, s. Ma io sono un uomo duro e scettico. Ho visto molti dei a Roma, ne abbiamo a migliaia nelle nostre edicole, ne ho fin sopra alla testa." "Dov' tua figlia?" "Qui, sopra al villaggio, in un giardino." Il centurione scese da cavallo e si mise a camminare, davanti a Ges. Dietro di loro, distanti, venivano i discepoli, pi indietro ancora, la folla di contadini. In quel momento, Tommaso, tutto contento, usc dalla coda della colonna di soldati. Li seguiva e vendeva loro, a buon prezzo, le sue cianfrusaglie. "Ehi, Tommaso", gli gridarono i discepoli, "non vieni ancora con noi? Adesso vedrai un miracolo e crederai!" "Voglio prima vedere", rispose Tommaso, "vedere e toccare." "Toccare che cosa, vecchio brigante?" "La verit." "Come se la verit avesse un corpo! Che cosa stai dicendo, scervellato?"

"Se non ha corpo, che cosa vuoi che me ne faccia?" disse Tommaso ridendo. "Io ho bisogno di toccare. Non mi fido n dei miei occhi n delle mie orecchie. Mi fido delle mie mani." Arrivarono sopra il villaggio dove c'era un'allegra casetta imbiancata a calce. Una giovinetta di dodici anni era stesa su un lettino bianco e spalancava i suoi occhioni verdi; vide il padre e il suo viso s'illumin. Il suo spirito lott con violenza per far alzare il suo corpo paralizzato, ma non vi riusc e la gioia spar dal suo viso. Ges si chin a prese la mano della ragazza. Tutta la sua forza si concentr nella mano della giovane; tutta la sua forza, tutto il suo amore e la sua piet. Non parlava. Fissava quei due occhi verdi e sentiva la sua anima scorrere impetuosamente fino alla punta delle sue dita ed entrare nel corpo della giovane. Essa lo guardava appassionatamente e gli sorrideva. I discepoli entrarono nella stanza in punta di piedi. Tommaso davanti, con la sua sacca di merce sulla schiena e la tromba appesa alla vita. Tutto attorno, nel giardino e nella stradina stretta, si erano sparpagliati i contadini. Tutti trattenevano il respiro e aspettavano. Il centurione, con la schiena appoggiata al muro, guardava la figlia e cercava di dissimulare il proprio turbamento. A poco a poco le guance della ragazza ripresero colore, il suo petto si sollev, un dolce formicolio la percorse dalla mano fino al cuore e dal cuore fino alla pianta dei piedi. Le sue viscere fremevano come le foglie del pioppo quando si alza una leggera brezza. Ges sentiva la mano della ragazza battere come un cuore, rivivere nella sua mano. Allora apr la bocca e parl. "Figliola", le ordin con tenerezza, "alzati!" La ragazza si mosse piano, come se, intorpidita, stesse stirandosi come quando ci si sveglia; le sue mani si appoggiarono sul letto, sollevarono il corpo e, con un balzo, si trov fra le braccia del padre. Tommaso spalanc gli occhi strabici, allung una mano e la tocc, come per assicurarsi che essa fosse vera. I discepoli rimasero interdetti e spaventati. Il popolo che si era riunito tutto attorno rumoreggi per un istante e subito tacque, anch'esso spaventato. Non si udiva che il gaio ridere della figlia che abbracciava e baciava il padre. Giuda si avvicin al Maestro; il suo viso era furibondo e cattivo. "Sprechi il tuo potere per degli infedeli; fai del bene ai nostri nemici. forse questa la fine del mondo che ci porti? Sono queste le fiamme?" Ges, tuttavia, immerso in quel mistero, non lo ud. Era lui che si era spaventato pi di tutti vedendo la giovinetta saltar gi dal letto. I discepoli lo circondarono e si misero a danzare, non potevano trattenere la loro gioia; avevano avuto ragione di abbandonare tutto per seguirlo; non era un impostore, faceva dei miracoli. Tommaso, nella sua mente, aveva una bilancia e soppesava il fatto. Su un piatto aveva posato la sua merce e nell'altro il regno dei cieli; i piatti oscillarono per un momento e finirono per fermarsi. Il regno dei cieli era pi pesante, era un buon affare, molto conveniente, ho dato cinque e posso guadagnare mille, allora avanti, in nome del cielo! Si avvicin al Maestro. "Rabbi", disse, " per farti piacere che distribuir la mia merce ai poveri. Non dimenticarlo, te ne prego, domani, quando verr il regno dei cieli. Sacrifico tutto e vengo con te. Oggi ho visto e ho toccato la verit." Ma Ges era ancora lontano; aveva udito ma non rispondeva. "Non terr che la tromba", disse il vecchio mercante, "per suonare e radunare la gente. Vendiamo nuova mercanzia, immortale, e non chiediamo nulla in cambio!" Il centurione, con la figlia in braccio, si avvicin a Ges. "Uomo di Dio, hai risuscitato mia figlia; che cosa posso fare per te?" "Ho liberato tua figlia dalle catene di Satana", rispose Ges, "tu, centurione, libera i tre ribelli dalle catene di Roma." Rufo abbass la testa e sospir. "Non posso", mormor con sincero dolore, "non posso proprio. Ho fatto un giuramento all'imperatore romano, come tu stesso ne hai fatto uno all'imperatore che adori. giusto non mantenere il giuramento? Chiedimi qualsiasi altra cosa. Parto dopodomani per Gerusalemme e vorrei farti questo piacere prima di partire."

"Centurione", disse Ges. "Un giorno ci ritroveremo in momenti difficili, nella santa Gerusalemme. Allora ti chieder qualcosa. Abbi pazienza fino ad allora." Pos la mano sui capelli biondi della ragazza, a lungo; chiuse gli occhi e sent il calore della testa, la morbidezza dei capelli, la dolcezza della donna. "Figliola mia", disse, aprendo gli occhi, "non dimenticare quanto ti dir. Prendi tuo padre per mano e portalo sul cammino giusto." "Qual il cammino giusto, uomo di Dio?" domand la ragazza. "L'Amore." Il centurione diede degli ordini e fu portato da mangiare e da bere; si prepararono le tavole. "Vi invito", disse a Ges e ai discepoli, "questa sera mangerete e berrete in questa casa. Voglio festeggiare la resurrezione della mia bambina. Erano anni che non provavo pi la gioia: questa sera il mio cuore ne trabocca. Siate i benvenuti!" Si chin verso Ges. "Devo grande riconoscenza al Dio che adori", disse. "Dammelo, lo mander a Roma con gli altri dei." "Vi andr da solo", rispose Ges e usc nel giardino per respirare. Calava la notte. Le stelle cominciavano ad accendersi in cielo, e sotto, nel piccolo villaggio, si accesero anche le lampade e fecero brillare gli occhi degli uomini. Quella sera si parlava di cose di tutti i giorni; gli uomini sentivano che Dio, come un benevolo leone, era entrato nel loro villaggio. Le tavole erano pronte; Ges sedette in mezzo ai suoi discepoli e spezz il pane, senza parlare. La sua anima, inquieta, sbatteva ancora le ali, come se fosse appena sfuggita a un grave pericolo o come se avesse vinto una battaglia inaspettata. Attorno a lui i discepoli tacevano, ma il cuore batteva di gioia nel loro petto. Tutto ci, fine del mondo e regno del cielo, non erano dunque sogni o esaltazione, erano la verit. E il giovane bruno, scalzo, che era al loro fianco, che mangiava, parlava, rideva e dormiva come tutti gli uomini, era veramente un inviato di Dio! Appena terminata la cena, quando tutti andarono a dormire, Matteo si inginocchi sotto la lampada, tir fuori dalla camicia un quaderno nuovo, prese la cannuccia da dietro l'orecchio e rimase pensieroso per un bel po'. Come, da dove cominciare? Dio l'aveva collocato di fianco a quell'uomo santo affinch scrivesse fedelmente le parole che egli pronunciava e i miracoli che faceva, perch non si perdessero, affinch le generazioni future li imparassero ed esse pure seguissero il cammino della redenzione. Era certo questa la missione che Dio gli aveva affidato. Era istruito, perci aveva una grande responsabilit. Tutto ci che si sarebbe perso, egli doveva raccoglierlo con la cannuccia e riportarlo sulla carta, per renderlo immortale. I discepoli potevano pure odiarlo e non rivolgergli la parola, perch un tempo era stato pubblicano; era lui che ora avrebbe mostrato loro che un peccatore pentito vale pi che un uomo che non ha mai peccato. Intinse la cannuccia nel calamaio di bronzo; ud un fruscio di ali alla sua destra, come se un angelo si fosse avvicinato al suo orecchio per dettargli e cominci a scrivere con mano veloce e sicura: "Libro della genealogia di Ges Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo gener..." Scrisse, scrisse finch a Oriente apparve un chiarore rosato e si ud il canto del primo gallo. Se ne andarono. Tommaso in testa con la tromba; vi soffiava dentro e svegliava il villaggio gridando: "Arrivederci, ci ritroveremo nel regno dei cieli". Dietro di lui venivano Ges e i suoi discepoli con il gruppo di cenciosi e di storpi che li seguivano sempre sia da Nazareth sia da Cana e che aspettavano. Non possibile, essi pensavano, arriver il giorno benedetto in cui si girer verso di noi e ci liberer della fame e della malattia. Giuda, quel giorno, era rimasto indietro. Aveva trovato una grande bisaccia, si fermava alle porte, chiamava le donne di casa e parlava loro, pregando e minacciando al tempo stesso: "Noi lavoriamo per voi, affinch siate salvate, disgraziate. Voi, da parte vostra, aiutateci a non morire di fame. I santi hanno pure loro bisogno di mangiare e di prendere forze per salvare gli

uomini. Un pezzo di pane, una manciata di olive, dell'uva secca, dei datteri, qualsiasi cosa: Dio ne prende nota e ve lo render nell'altro mondo. Voi date un'oliva e lui vi render un oliveto". E se una donna nicchiava e non voleva aprire la sua cantina, le gridava: "Perch lesini il cibo? Domani, dopodomani, forse questa sera, il cielo si aprir, il fuoco cadr sui tuoi beni e non ti rimarr che ci che hai donato. E se ti salverai, lo dovrai al pezzo di pane, alle olive, alla bottiglia d'olio che mi hai dato, o infelice!" Le donne si spaventavano, aprivano le cantine e, prima che Giuda giungesse alle porte del villaggio, la sua sacca traboccava. L'inverno era cominciato e la terra tremava. Molti alberi erano spogli, avevano freddo; altri, benedetti da Dio, come l'ulivo e la palma, conservavano intatta, estate e inverno, la loro veste. E gli uomini, quando erano poveri, avevano freddo come gli alberi spogli. Giovanni aveva gettato il suo mantello di lana sulle spalle di Ges e ora tremava e aveva fretta di arrivare a Cafarnao per aprire i bauli della madre. La vecchia Salom aveva tessuto moltissimo durante la sua vita; era molto generosa e donava sempre a tutti ci che faceva. Avrebbe distribuito delle vesti calde ai compagni; quel vecchio avaraccio di Zebedeo aveva un bel mormorare, era lei che, con la sua tenacia e la sua dolcezza, dirigeva la casa. Anche Filippo aveva fretta. Pensava a Cafarnao, al suo grande amico Nataniele, chino tutto il giorno a cucire e ad aggiustare sandali e babbucce; la sua vita si sprecava in questo modo e non trovava tempo per innalzare i suoi pensieri fino a Dio, di appoggiare lui pure la scala di Giacobbe in cielo e di salirvi! Non vedo l'ora di arrivare, pensava Filippo, per rivelare anche a lui il gran segreto affinch pure lui, poveretto, si salvi! Imboccarono un sentiero e lasciarono sulla destra Tiberiade, la citt odiata da Dio, con il dannato tetrarca che aveva ucciso il Battista. Matteo si avvicin a Pietro per domandargli che cosa si ricordasse del Giordano e del Battesimo, per trascriverlo dettagliatamente, ma Pietro si tir indietro e gir la testa, per non respirare il fiato del pubblicano. Matteo ne fu addolorato; strinse sotto il braccio il quaderno che aveva cominciato e rimase indietro. Incontr due mulattieri che venivano sovente a Tiberiade e domand loro, per trascriverlo sul quaderno, come si era svolto l'assassinio impietoso. Era vero che il tetrarca si era ubriacato e che la nuora Salom aveva ballato nuda davanti a lui?... Matteo voleva saperlo fin nei minimi particolari per immortalarli attraverso la scrittura. Arrivarono al grande pozzo alle porte di Magdala. Il sole era velato, la faccia della terra si copr di bruma, i fili scuri della pioggia erano sospesi nell'aria e unirono il cielo con la terra. Maddalena alz il viso verso la finestrella e vide che il cielo diventava buio. " arrivato l'inverno", mormor, "bisogna far svelto!" Fece girare rapidamente il fuso e vi mise frettolosamente la bella lana che aveva trovato per tessere una veste calda per il suo amato e proteggerlo dal freddo. Di tanto in tanto contemplava il grande melograno carico di frutti, nel cortile. Maddalena li guardava senza coglierli, li teneva tutti per Ges. Dio benevolo, essa pensava, un giorno il suo diletto sarebbe passato di nuovo per quella stradina; allora avrebbe riempito le sue braccia di melagrane e le avrebbe deposte ai suoi piedi. Lui si sarebbe abbassato, ne avrebbe presa una per rinfrescarsi la gola. Filava, contemplava il melograno e rivedeva nella mente tutta la sua vita. Cominciava e finiva con Ges, il figlio di Maria; quante amarezze, quante gioie! Perch l'aveva abbandonata? L'ultima notte aveva aperto la porta come un ladro e se n'era andato. Dov'era andato? Si sarebbe messo a combattere ancora una volta contro le ombre, invece di zappare, di lavorare il legno o di pescare e di avere una sposa - anch'essa una creatura di Dio - per dormire con lei. Ah! Se un giorno avesse potuto passare ancora da Magdala, lei sarebbe accorsa con il grembiule pieno di melagrane per rinfrescarlo! Mentre pensava a tutto ci e faceva girare il fuso con mani abili e veloci, nella strada risuonarono dei passi e delle grida, suon una tromba... non era forse quella di Tommaso il guercio, il venditore ambulante? E si ud una voce acuta: "Aprite, aprite le vostre porte: il regno dei cieli arrivato!" Maddalena si alz bruscamente, il respiro affannoso. arrivato! arrivato! Tutto il suo corpo era percorso da brividi caldi e freddi. Si precipit senza lo scialle, con i capelli sciolti sulle spalle,

attravers il cortile, arriv fin sulla soglia e vide il Signore. Lanci un grido di gioia e cadde ai suoi piedi: "Maestro, Maestro", sussurrava, "che tu sia il benvenuto!" Aveva dimenticato le melagrane e la sua promessa, abbracciava quelle ginocchia sacre e i suoi capelli neri dai riflessi azzurrini erano sparsi per terra. Era ancora impregnata di antichi profumi, di profumi maledetti. "Maestro, Maestro, sei il benvenuto", sussurrava, e lo trascinava teneramente verso la sua casa. Ges si chin, la prese per mano e la fece alzare. La teneva, meravigliato e timido, come un fidanzato inesperto tiene la sua promessa sposa. Non era Maddalena che egli aveva risollevato da terra, era l'anima dell'uomo ed egli era il suo fidanzato. E Maddalena tremava, arrossiva e spargeva i suoi capelli sul petto, per nasconderlo. Tutti la guardavano, stupiti. Come si era consumata, com'era diventata pallida; occhiaie scure le cerchiavano gli occhi e la sua bocca carnosa si era sciupata, come un fiore che si smesso di annaffiare. Mentre camminavano cos, tutti e due, dandosi la mano, pareva loro che fosse un sogno; avevano la sensazione di non camminare pi sulla terra, ma di avanzare planando nell'aria. Erano nozze e quegli straccioni che riempivano la strada e li seguivano erano il corteo? E il melograno che apparve in cortile, carico di frutti, era forse uno spirito benevolo, una divinit della casa oppure una donna felice che ha partorito figli e figlie e che ora rimane ritta nel cortile ad ammirarli? "Maddalena", disse con dolcezza Ges, "tutti i tuoi peccati sono perdonati, perch hai amato molto." Essa si volt piena di gioia: avrebbe voluto esclamare: "Sono vergine!" Ma, dalla gioia, non riusciva ad aprir bocca. Correva, saccheggiava il melograno, si riempiva il grembiule dei suoi frutti e li ammucchiava, freschi e rossi, ai piedi del suo Diletto. E successe esattamente ci che essa aveva desiderato, dentro di s: Ges si abbass, prese un frutto, riemp la mano di chicchi e si rinfresc la gola; fu poi la volta dei discepoli, ciascuno raccolse un frutto e si rinfresc. "Maddalena", chiese Ges, "perch mi guardi con tanta inquietudine? come se mi dicessi addio." "Ti accolgo e ti dico addio, ogni istante della mia vita, da quando sono nata, o mio Diletto!" rispose Maddalena cos piano che solo Ges e Giovanni, che le erano vicini, l'udirono. Ella tacque, poi dopo un attimo, disse: "Sei tu che devo guardare, poich dall'uomo che nata la donna ed essa non pu ancora staccare il proprio corpo da quello di lui. Ma tu devi guardare il cielo perch sei un uomo, e l'uomo stato creato da Dio. Lascia perci che ti guardi, figlio mio". Pronunci quella grande parola: "Figlio mio" cos a bassa voce che neppure Ges l'ud. Ma il petto di Maddalena si gonfi e palpit, come se stesse allattando un figlio. Un mormorio si lev dal popolo; arrivavano nuovi malati e il cortile si riemp. "Maestro", disse Pietro, "il popolo mormora; ha fretta." "Che cosa vuole?" "Una buona parola, un miracolo; guardali." Ges si gir. In quel vento violento che annunciava la tempesta, scorse una moltitudine d'occhi che lo guardavano con angoscia e delle bocche socchiuse, piene di passione. Un anziano si fece avanti. Gli erano cadute le ciglia e i suoi occhi erano come due piaghe; al suo collo scheletrico erano appesi dieci amuleti, ognuno con un comandamento del Decalogo. Si ferm sulla soglia e si appoggi al suo bastone. "Maestro", disse, e la sua voce era lamentosa e piena di collera, "Maestro, ho cent'anni, ho sempre sotto agli occhi, appesi al collo, i dieci comandamenti di Dio; non ne ho violato nessuno. Ogni anno vado a Gerusalemme, sacrifico un caprone al vecchio Sabaoth, accendo dei ceri, brucio dell'incenso. Di notte non dormo, canto dei salmi. Guardo ora le stelle, ora le montagne e aspetto - non voglio altre ricompense - aspetto che Dio scenda per vederlo... L'ho fatto durante anni e anni, invano. Ho gi un piede nella fossa e non l'ho ancora visto. Perch? Perch? Ho molte lamentele da fargli, Maestro. Quando dunque vedr il Signore? Quando star in pace?"

Man mano che parlava, s'incolleriva sempre pi, picchiava in terra con il bastone e alzava la voce. Ges sorrise. "Vecchio", rispose, "c'era una volta, alla porta orientale di una potente citt, un trono di marmo. Su quel trono erano saliti mille re ciechi dell'occhio destro, mille re ciechi dell'occhio sinistro e mille re che vedevano con tutti e due gli occhi, e tutti gridavano a Dio d'apparire, perch volevano vederlo. Ma sono tutti morti senza averlo visto. Una volta andati via i re, un pover'uomo, scalzo e affamato, arriv e si sedette sul trono: 'Mio Dio', esclam, 'gli occhi dell'uomo non possono guardare il sole di fronte, ne sono accecati. Come potrebbero dunque guardare in faccia te, l'Onnipotente? Signore, abbi piet di me, rendi pi dolce la tua potenza, riduci il tuo scintillio, affinch io, il povero, il sofferente, riesca a vederti!' Allora ascoltami, vecchio! Dio diventato un pezzo di pane, un bicchiere d'acqua fresca, una veste calda, una capanna; e una donna davanti alla capanna, che sta allattando un bimbo. E quel poveretto ha spalancato le braccia, ha sorriso di felicit e ha mormorato: "'Ti ringrazio, Signore. Ti sei abbassato per me, sei diventato pane, acqua, una veste calda, la mia sposa e mio figlio, perch io ti vedessi. E ti ho visto. Mi prosterno ai tuoi piedi e adoro il tuo amato viso'." Tutti tacquero. Il vecchio soffi come un bufalo, si fece strada con il suo bastone e spar fra la folla. Un giovane, appena sposato, alz il pugno e si mise a gridare: "Tu possiedi, pare, il fuoco per bruciare il mondo; per bruciare le nostre spose e i nostri figli. questo dunque l'amore che vuoi portarci? forse questa la giustizia? il fuoco?" Gli occhi di Ges si gonfiarono di lacrime; ebbe piet del giovane sposo. Era dunque questa la giustizia che egli portava, era il fuoco? Non c'era un altro cammino che portasse alla redenzione? "Spiegati con chiarezza: che cosa dobbiamo fare per essere salvati?" grid un uomo ricco, facendosi strada a gomiti in quella folla, per avvicinarsi e udire la risposta; era duro d'orecchio e non udiva molto bene. "Aprite i vostri occhi, aprite le vostre cantine, distribuite i vostri beni ai poveri!" tuon Ges. "Il giorno del Signore arrivato! Colui che lesina e che conserva per i suoi ultimi giorni un pane, una giara d'olio, un pezzo di terra, ebbene, quel pane, quella giara e quella terra rimarranno appesi al suo collo e lo faranno sprofondare nell'Inferno!" "Le mie orecchie sentono un brusio e ho le vertigini", disse l'uomo ricco. "Perdonami, ma sono costretto ad andarmene." Furioso, si diresse verso la sua sontuosa casa. " il colmo, dividere i nostri averi con degli straccioni! questa la giustizia? Che il diavolo se lo porti!" Parlava da solo, bestemmiava e camminava... Ges lo guard allontanarsi e mormor: "La porta dell'Inferno grande, la strada che vi conduce larga e piena di fiori. La porta del regno di Dio stretta e la strada in salita. Finch viviamo possiamo scegliere; vivere significa essere liberi. Quando la morte arriva, ci che fatto fatto; non c' pi salvezza..." "Se vuoi che ti creda", grid un uomo con le stampelle, "fai un miracolo, fammi guarire. Entrer zoppo nel regno dei cieli?" "E io, lebbroso?" "E io, senza una mano?" "E io, cieco?" Gli storpi si gettarono tutti assieme, minacciosi, davanti a Ges. Divennero audaci e si misero a gridare. Un vecchio cieco alz il suo bastone: "O ci fai guarire", url, "o questa sera non uscirai vivo dal nostro villaggio!" Pietro strapp il bastone dalle mani del vecchio. "Con un'anima simile", gli grid, "non vedrai mai la luce, lurido guercio!" Gli storpi si misero in agitazione e si scatenarono. I discepoli si misero ai lati di Ges. Maddalena, terrorizzata, fece cenno di chiudere la porta della sua casa, ma Ges la trattenne.

"Maddalena, sorella mia", disse, "quella gente infelice, non che carne. Le abitudini, la pinguedine, i peccati, soffocano la loro anima e io non riesco a trovarla. Ah! Solo il fuoco, credo, pu guarirli!" Si gir verso la folla; i suoi occhi, ora, erano duri, senza piet. "Come bruciamo i campi prima della semina affinch i semi buoni possano germogliare e crescere, cos Dio brucer la terra. Non prova compassione per le spine, la zizzania e la serpentaria. Questa la giustizia. Addio!" Si gir verso Tommaso: "Suona la tromba, Tommaso, ce ne andiamo!" Allung il suo bastone; il popolo, pi calmo, si fece da parte e lo lasci passare. Maddalena afferr il suo scialle, abbandon la lana mezzo filata, la marmitta di terracotta sul fuoco, le galline del cortile senza becchime, gett la chiave della porta in mezzo alla strada e, senza voltarsi indietro, si mise a seguire, in silenzio, strettamente avvolta nello scialle, il figlio di Maria. 23 Si stava appena facendo notte quando giunsero a Cafarnao. Il temporale era passato sopra le loro teste, il vento del nord s'era messo a soffiare spingendolo a meridione. "Andiamo a dormire a casa nostra", dissero i due figli di Zebedeo. " grande, c' posto per tutti. Sar il nostro rifugio." "E il vecchio Zebedeo?" disse Pietro ridendo. "Sono sicuro che non darebbe neppure un bicchiere d'acqua al suo angelo custode." Giovanni arross. "Abbi fede nel Maestro", disse, "il suo soffio gli far bene, vedrai." Ges camminava avanti, senza ascoltare quei discorsi. I suoi occhi erano pieni di immagini di ciechi, di lebbrosi, di storpi... Ah, poter soffiare sull'anima di ognuno e gridare: Svegliati! E allora, svegliandosi, il corpo diventerebbe anima e guarirebbe... Entrati nel villaggio, Tommaso lev la tromba per lanciare il suo richiamo, ma Ges lo ferm con un gesto. "No", disse, "sono stanco..." Il suo volto era livido, solcato da profonde occhiaie. Maddalena buss alla prima porta, chiese un bicchiere d'acqua, Ges lo bevve e ritrov le forze. "Ti sono debitore d'un bicchiere d'acqua fresca, Maddalena", le disse sorridendo. Gli venne in mente quello che aveva detto all'altra donna, la samaritana, davanti al pozzo di Giacobbe. Aggiunse: "In cambio ti dar un bicchiere d'acqua immortale". "Me l'hai gi dato, Maestro, tanto tempo fa", rispose Maddalena, avvampando. Passarono davanti alla casupola di Nataniele. La porta era aperta; in cortile, il padrone della casa, una roncola in pugno, era occupato a sfrondare il fico dai rami secchi. Filippo si stacc di corsa dal gruppo ed entr. "Nataniele", disse, "devo parlarti. Fermati." Entr in casa. Nataniele accese la lampada. "Lascia le tue lampade, i fichi, la casa", gli disse Filippo, "partiamo." "E per dove?" "Per dove? Ma non hai capito ancora? la fine del mondo. Da un momento all'altro si apriranno i cieli, la terra finir in cenere. Sbrigati a entrare nell'Arca se vuoi metterti in salvo." "Che Arca?" "Tra le braccia del nostro Maestro, il figlio di Maria, il figlio di Davide di Nazareth. appena tornato dal deserto: e l ha incontrato Dio, hanno parlato, hanno deciso la distruzione e la salvezza del mondo. Dio ha messo la mano sui capelli del nostro Maestro e gli ha detto: 'Va' e scegli coloro che saranno salvati. Sei tu il novello No. Prendi, la chiave dell'Arca, per aprirla e per chiuderla', e gli ha dato una chiave, d'oro. La porta al collo, ma l'occhio dell'uomo non pu vederla." "Spiegami, Filippo, non ci arrivo. Quando sarebbero successe queste meraviglie?"

"L, ti dico, oggi stesso, nel deserto del Giordano. Hanno ucciso il Battista e la sua anima entrata nel corpo del nostro Maestro. Quando lo vedrai non lo riconoscerai. cambiato, diventato terribile, le sue mani mandano scintille. E poco fa, a Cana, ha toccato la figlia del centurione di Nazareth, quella che era paralitica, e lei d'un tratto balzata in piedi e s' messa a danzare. Devi credermi, sulla nostra amicizia! Non perdiamo tempo, partiamo." Nataniele sospir. "Ascolta, Filippo, le cose mi vanno bene, ho un sacco di ordinazioni. Guarda tutti quei sandali e quei calzari che devo fare. Gli affari mi vanno bene, e ora..." Fece correre a lungo lo sguardo attorno a s, sui suoi amati strumenti, lo sgabello su cui sedeva per risolare, i trincetti e le lesine, lo spago impeciato, i perni di legno... Sospir ancora e mormor: "Come faccio a lasciare tutto?" "Lass troverai strumenti d'oro, non farti cattivo sangue. Risolerai i sandali d'oro degli angeli, le ordinazioni saranno eterne, innumerevoli. Cucirai, scucirai, il lavoro non ti mancher mai. Ma fa' presto. Vieni dal Maestro e digli: 'Sono con te!' Nient'altro: 'Sono con te e ti seguir dovunque andrai, fino alla morte!' il giuramento che abbiamo fatto tutti." "Fino alla morte!" disse il ciabattino. Rabbrivid. Il suo corpo era enorme, ma il cuore piccolo e timoroso. Il pastore lo rassicur: " un modo di dire, di! Tutti noi abbiamo fatto lo stesso giuramento, ma non ti preoccupare, non andiamo alla morte, andiamo verso la luce. Questo Ges, caro mio, non un uomo, no, il Figlio dell'uomo!" "E be', non lo stesso?" "Lo stesso? Non ti vergogni di dire una cosa del genere? Non hai mai sentito le parole del profeta Daniele? Figlio dell'uomo significa Messia, e cio re! Presto sieder sul trono dell'Universo e tutti noi, che abbiamo avuto l'intelligenza di andare con lui, spartiremo onori e ricchezze. E tu non andrai pi a piedi nudi, ma porterai sandali d'oro, e gli angeli si chineranno ad allacciarteli. Ti dico che un affare, Nataniele, non fartelo scappare. Ti dico solo che Tommaso si unito a noi. Ha annusato l'affare, il furbacchione, ha distribuito ai poveri tutti i suoi averi ed corso da noi. Corri anche tu, Ges in questo momento si trova in casa del vecchio Zebedeo. Partiamo!" Ma Nataniele era ancora indeciso. "La responsabilit tua, Filippo", disse alla fine. "Ma se vedo che le cose vanno male, ti avverto, me la filo. Tutto quello che vuoi, ma non ho intenzione di farmi crocifiggere." "Va bene, va bene", disse Filippo, "ce la batteremo insieme. Che ti credi? Non sono mica matto. D'accordo, partiamo." "Allora, come Dio vuole!" Chiuse la porta, si infil la chiave nella veste e partirono assieme, sottobraccio, verso la casa del vecchio Zebedeo. Ges e i suoi discepoli erano seduti davanti al camino del vecchio Zebedeo a riscaldarsi. La vecchia Salom andava avanti e indietro, raggiante. Tutti i suoi malanni erano scomparsi, apparecchiava la tavola e non si stancava di ammirare i suoi figli e di servire l'uomo santo che avrebbe portato il regno dei cieli. Giovanni si chin all'orecchio della madre, parl a bassa voce indicando con lo sguardo i discepoli che tremavano, ancora vestiti delle tuniche estive di lino. La madre sorrise, and in un'altra stanza, apr i cassoni, ne tolse degli abiti di lana e svelta, prima del ritorno del marito, li distribu ai compagni. E il mantello pi pesante, di lana bianca, lo depose teneramente sulle spalle di Ges. Lui si volse e sorrise: "Che tu sia benedetta", le disse, " cosa buona e giusta prendersi cura del corpo. il cammello su cui monta l'anima per attraversare il deserto. Prendiamocene cura, quindi, perch possa resistere." Il vecchio Zebedeo entr, guard gli inattesi visitatori, salut con un mormorio e sedette in un angolo. Quei partigiani come li chiamava lui, non gli piacevano affatto. Ma chi li aveva invitati a installarsi in casa sua? Ed ecco , che sua moglie, mani bucate come sempre, gi aveva preparato per loro un banchetto da re! Maledetto il momenti, in cui era comparso quel nuovo illuminato. Non solo si era preso i suoi due figli, ma era anche causa di continui litigi con quella stupida di sua moglie.

Lei prendeva sempre le parti dei figli: hanno ragione, diceva, quello un vero profeta, diventer re, caccer i Romani e sieder sul trono di Israele. E allora alla sua destra ci sar Giovanni e alla sua sinistra Giacomo, che saranno diventati gran signori. Non pescatori o barcaioli, ma signori grandi e potenti. Dovevano ammuffire l nell'acqua tutta la vita? Questo e tante altre cose ancora quella sciocca gli andava predicando dalla mattina alla sera, strillando e pestando i piedi. E lui o imprecava e spaccava quello che gli capitava sotto mano, oppure se ne andava con l'anima gonfia, a camminare come un pazzo lungo le rive del lago. E negli ultimi tempi s'era messo a bere. Ed ecco che stasera tutti quei congiurati si erano piazzati a casa sua. Nove stomaci da giganti, accompagnati da quella damigella dai mille amanti. Si erano installati attorno alla tavola senza degnarlo della minima attenzione, lui, il padrone di casa, senza neppure chiedergli se era d'accordo. A questo punto si era arrivati! Ecco per chi avevano lavorato per tanti anni lui e i suoi padri, per degli approfittatori! Lo prese la collera, balz in piedi. "Dite un po', giovanotti", grid, "questa casa di chi , vostra o mia? Due pi due fa quattro. Rispondete!" " di Dio" rispose Pietro, che di bicchieri ne aveva vuotati un bel po' ed era piuttosto euforico. " di Dio, vecchio Zebedeo. Non la sai la notizia? Niente pi tuo, niente pi mio, tutto di Dio!" "La Legge di Mos..." cominci Zebedeo, ma Pietro blocc il suo impeto: "Che cosa sento? La Legge di Mos? Non esiste pi, vecchio Zebedeo, l'abbiamo mandata a spasso. Ora noi seguiamo la legge del Figlio dell'uomo, hai capito? Siamo tutti fratelli! Il nostro cuore s' fatto pi grande, e la legge s' fatta pi grande con lui. Ora abbraccia tutti gli uomini. Tutta la terra Terra Promessa! Niente pi frontiere! Io stesso, come mi vedi, andr a proclamare la parola di Dio ai popoli. Arriver a Roma, s, non c' niente da ridere, afferrer l'imperatore per il collo, lo butter a terra e mi sieder sul suo trono. Che ti credi? stato il Maestro a dirmelo, non siamo pi pescatori che prendono pesci, come tua signoria, siamo pescatori d'uomini. E se vuoi un consiglio, trattaci bene, portaci da bere e da mangiare. Perch un giorno diventeremo dei gran signori. E tra non molto. Tu ci dai un tozzo di pane e ben presto ne riceverai un'infornata piena. E che pane! Un pane immortale. Potrai mangiarne e mangiarne, senza vederne mai la fine". "Ti vedo gi crocifisso a testa in gi, disgraziato", ringhi Zebedeo, un po' intimorito dalle parole di Pietro. Torn ad accucciarsi nel suo angolo. "Lasciamo perdere", pens, "non si sa mai quello che pu succedere, il mondo una palla che gira; pu essere che un giorno o l'altro questi imbecilli... Teniamo aperta una via d'uscita. Non facciamo sciocchezze!" I discepoli ridevano sotto i baffi. Sapevano che Pietro era un po' allegro e scherzava, ma dentro di loro, in segreto, si agitavano gli stessi pensieri, solo che loro non erano abbastanza sbronzi per esprimerli. Titoli nobiliari, onori, abiti di seta, anelli d'oro, banchetti sontuosi, ecco il regno dei cieli. E sentire il mondo sotto il tacco ebraico. Il vecchio Zebedeo bevve un altro bicchiere e riprese coraggio. "E tu, Maestro", disse, "tu non apri bocca, non dici niente? Prima appicchi l'incendio e poi, tua signoria, te ne vai a rinfrescarti nell'acqua fresca. Ma dico io, in nome del cielo, pu essere mai che devo vedere disperdere i miei beni senza protestare?" "Vecchio Zebedeo", rispose Ges, "c'era un tempo un uomo ricchissimo; fatta la messe, la vendemmia e la raccolta delle olive, riempite le giare, si distese nell'aia e disse: 'Anima mia, hai beni in gran quantit, mangia, bevi, godi!' Aveva appena detto queste parole che sent una voce tuonare dall'alto dei cieli: 'Dissennato, dissennato, questa la sera che tu renderai l'anima agli inferi: dei beni che hai ammucchiato, che te ne farai?' Vecchio Zebedeo, tu hai orecchie per sentire quel che dico, hai cervello per comprendere quel che intendo. Che quella voce del cielo resti su di te giorno e notte, vecchio Zebedeo." Il vecchio chin la testa e non parl pi. In quel momento si apr la porta e apparve Filippo, seguito dal colosso Nataniele. Il suo cuore non era pi in lotta, aveva preso la sua decisione. Si accost a Ges, si prostr e gli baci i piedi. "Maestro", disse, "sono con te fino alla morte." Ges pos la mano sulla sua testa bovina e riccioluta.

"Tu sei il benvenuto, Nataniele", disse, "tu che fai i calzari per gli altri e cammini scalzo. Amo questo. Vieni da me." Fece sedere Nataniele alla sua destra e gli diede un pezzo di pane e un bicchiere di vino. "Mangia questo pane", disse, "bevi questo vino e sarai mio." Nataniele mangi il pane, bevve il vino e subito sent ossa e anima farsi pi forti. Il vino mont dentro di lui e color i suoi pensieri. Il vino, il pane, l'anima, tutto divenne una sola cosa. Era sui carboni ardenti. Avrebbe voluto parlare, ma era intimidito. "Parla, Nataniele", gli disse il Maestro, "apri il tuo cuore, lascia che si sgravi." "Maestro", rispose l'altro, "volevo dirti, perch tu lo sappia, io sono sempre stato povero, vivo del mio lavoro, alla giornata. Non ho mai avuto il tempo di studiare la Legge. Sono cieco, Maestro, devi perdonarmi. Ora che l'ho detto mi sento pi leggero." Con un gesto delicato, Ges carezz le larghe spalle del nuovo iniziato. Rise. "Nataniele", disse, "non crucciarti. Sono due i sentieri che conducono in seno a Dio. Uno il sentiero dello spirito, l'altro quello del cuore. Ascolta la storia che vi narrer. "C'erano, un tempo, un povero, un ricco e un gaudente che morirono nello stesso giorno, alla stessa ora, e si presentarono davanti al tribunale di Dio. Dio aggrott la fronte e chiese al povero: "'Perch durante la vita non hai studiato la Legge?' "'Signore', rispose quello, 'ero povero, avevo fame e lavoravo notte e giorno per nutrire la mia donna e i miei figli. Non ho avuto il tempo.' "'Eri tu forse pi povero del mio fedele servitore Hilel?' disse Dio adirato. 'Non aveva di che pagare per entrare nella sinagoga e sentire la spiegazione della Legge. Allora si arrampic sul tetto e, ventre a terra, ascolt attraverso il lucernario. Si mise a nevicare, ma lui non se ne accorse, assorto com'era in quello che sentiva. L'indomani mattina, quando il rabbino entr nella sinagoga, la trov immersa nell'oscurit. Alz gli occhi e vide, sdraiato sopra il lucernario, il corpo di un uomo. Si arrampic sul tetto, scav nella neve, raccolse il corpo di Hilel; lo prese tra le braccia, lo cal gi, accese un fuoco e lo rianim. Gli permise di entrare liberamente per ascoltare. E Hilel diventato un rabbino celebre, noto in ogni dove. Che hai da rispondere a questo?' "'Niente, Signore', mormor il povero, e si mise a piangere. Dio si volse al ricco. "'E tua signoria? Perch non hai studiato la Legge durante la vita?' "'Io ero troppo ricco, avevo tanti giardini, tanti servi, tante preoccupazioni. Dove trovare il tempo?' "Dio l'interruppe: "'Eri tu forse pi ricco di Eleazaro, figlio di Arsonne, a cui il padre lasci mille villaggi e mille battelli? E che abbandon tutto per andare ovunque sapesse che c'era un saggio che spiegava la Legge? Che hai da rispondere a questo?' "'Niente, Signore', mormor a sua volta il ricco, e anche lui scoppi a piangere. "Dio si volse al gaudente: "'E tu, bel giovane, perch non hai studiato la Legge?' "'Io ero bellissimo, le donne mi si buttavano addosso a nugoli, ero a tutte le feste, dove trovare il tempo per studiare anche la Legge?' "'Eri tu forse pi bello di Giuseppe, che am la moglie di Putifarre e che era cos bello che diceva al sole: Splendi, sole, perch io splenda? E che, tutte le volte che svolgeva il testo della Legge, vedeva le lettere aprirsi come porte e mostrargli il senso dei simboli, vestiti di luce e di fuoco? Che hai da rispondere a questo?' "'Niente, Signore', mormor a sua volta il gaudente, e si mise a piangere. "Dio batt le mani, chiam nel Paradiso Hilel, Eleazaro e Giuseppe. Essi giunsero. Dio disse: "'Giudicate questi uomini che, a causa della loro povert, della loro ricchezza e della loro bellezza non hanno studiato la Legge. Parla, Hilel; giudica il povero!' "'Signore', rispose Hilel, 'come potrei giudicarlo? Io so cos' la povert, so cos' la fame. Sia perdonato!' "'E tu, Eleazaro? disse Dio. 'Ecco il ricco, lo affido a te.'

"'Signore', rispose Eleazaro, 'come potrei giudicarlo? So che vuol dire essere ricco. la morte. Sia perdonato!' "'Tocca a te, Giuseppe. Giudica il bello.' "'Signore, come potrei giudicarlo? So che lotta, che supplizio terribile vincere la bellezza del proprio corpo. Sia perdonato!'" Ges tacque: sorrise e guard Nataniele. Questo gli domand, ansioso: "E allora? Che fece Dio?" "Quello che avresti fatto tu stesso", rispose Ges, e rise. Il candido ciabattino rise anche lui. "Allora sono salvo!" Prese le mani del Maestro e le strinse forte: "Maestro", esclam, "ho capito. Tu hai detto che due sentieri conducono in seno a Dio, il sentiero dello spirito e quello del cuore. Io ho preso il sentiero del cuore e l'ho trovato!" Ges si alz, si avvicin alla porta. Si era levato un forte vento, il lago era agitato. Le stelle, altissime nel cielo, erano una spiaggia sterminata di fine sabbia. Gli venne in mente il deserto e rabbrivid. Chiuse la porta. "Che gran dono di Dio la notte. la madre dell'uomo. S'accosta dolcemente, teneramente, e lo protegge. Poggia la sua fresca mano sulla fronte e scaccia dall'anima e dal corpo le inquietudini della giornata. tempo, fratelli, di abbandonarci nelle sue braccia." La vecchia Salom l'intese, si alz. Maddalena si lev anch'essa dall'angolo del focolare dove, felice, ascoltava la voce dell'Amato. Le due donne distesero i giacigli e portarono le coperte. Giacomo usc nel cortile, e riport dentro una bracciata di legno d'olivo ponendola nel camino. Ritto in mezzo alla stanza, il viso volto verso Gerusalemme, Ges alz le braccia e, con voce grave, recit la preghiera della notte: "Aprici, o Signore, la tua porta. Il giorno va scemando, il sole scompare. Arriviamo davanti alla tua porta, o Eterno, ti supplichiamo, perdonaci; ti supplichiamo, abbi piet di noi. Salvaci!" "E mandaci dei bei sogni, Signore", disse Pietro. "Fa' ch'io veda nel sonno la mia vecchia barca verde, d'improvviso tutta nuova, con una vela rossa!" Aveva bevuto, era felice. Ges si coric nel mezzo, con attorno a lui tutti i discepoli; occuparono cos tutta la casa. Dato che non c'era pi spazio, il vecchio Zebedeo e la moglie andarono in una dipendenza; Maddalena li accompagn. Il vecchio continuava a brontolare, gli avevano tolto le sue comodit; si volse, corrucciato, alla moglie, e disse ad alta voce, che Maddalena lo sentisse: "Che facce toste! Togliti di l che mi ci metto io! Come siamo ridotti!" Ma la vecchia si gir verso il muro senza rispondergli. Anche quella notte Matteo rimase sveglio. Si accoccol sotto la lampada da notte, tir fuori dalla veste il libricino che aveva iniziato e si mise a riportare sulla carta come Ges era entrato a Cafarnao, come Maddalena era venuta con loro e come il Maestro aveva detto la parabola: C'era un tempo un uomo ricchissimo... Fin di scrivere, spense il lume e si coric anche lui per dormire. Un po' in disparte, per, perch i discepoli non si erano ancora abituati al suo odore. Pietro non ebbe neppure il tempo di chiudere gli occhi che dormiva gi. Subito un angelo discese dal cielo, gli apr piano piano le tempie e una specie di sogno si rivers dentro di lui. Gli parve di vedere una moltitudine sulla riva del lago; il Maestro era tra loro e contemplava una barca verde con la vela rossa, nuovissima, che dondolava sull'acqua. Di dietro, dipinto sulla poppa, risplendeva un gran pesce, uguale a quello che Pietro aveva tatuato sul petto. Ges chiese: "Di chi questa bella barca?" " mia", rispose orgoglioso Pietro. "Va', Pietro, porta con te gli altri compagni, prendete il largo, cos che io possa ammirare il vostro coraggio!" "Con gioia, Maestro", disse Pietro. Sciolse gli ormeggi, gli altri discepoli saltarono a bordo, una bella brezza si mise a soffiare, gonfi la vela, e raggiunsero il largo cantando. Ma ecco che si lev una burrasca; la barca turbin, la chiglia scricchiol e fu sul punto di spezzarsi, prese a far acqua da tutte le parti, ad affondare. I discepoli, addossati al ponte, si misero a gemere.

Pietro si era abbrancato all'albero e gridava: "Maestro, Maestro, aiuto!" Allora, nel mezzo delle fitte tenebre, vide il Maestro, vestito di bianco, che camminava sulle acque avvicinandosi. I discepoli alzarono la testa, lo videro e si misero a gridare, terrorizzati: "Un fantasma! Un fantasma!" "Non abbiate timore", grid loro Ges, "sono io!" E Pietro gli rispose: "Signore, se vero che sei tu, ordinami di camminare anch'io sulle onde e di venirti incontro". "Vieni!" ordin Ges. Pietro salt sull'acqua e prese a camminare. Ma vide il lago scatenato, la paura gli tagli le gambe, cominci ad affondare. Grid: "Signore, salvami, annego!" Ges gli tese la mano e lo sollev. "Uomo di poca fede, perch hai paura? Non credi dunque pi in me? Guarda!" Tese la mano sopra i flutti e disse: "Calmatevi!" Immediatamente il vento cal, le acque si placarono e Pietro scoppi in singhiozzi. Ancora una volta la sua anima era stata messa alla prova e s'era coperta di vergogna. Si svegli gridando. Aveva la barba inondata di lacrime, si mise a sedere sul giaciglio, appoggi la schiena al muro e sospir. Matteo, che non aveva ancora trovato sonno, lo sent. Gli chiese: "Perch sospiri, Pietro?" Per un attimo, Pietro decise di fare il sordo e di non rispondere. Non gli andava di discutere con un pubblicano. Ma il sogno lo opprimeva, aveva bisogno di liberarsene per sollevarsi. Si trascin dunque accanto a Matteo e inizi a raccontare, e pi andava avanti, pi abbelliva il racconto. Matteo l'ascoltava con avidit, se lo scriveva parola per parola nella testa. L'indomani, di giorno, l'avrebbe ricopiato nel suo libro. Pietro termin il racconto, ma il suo cuore era ancora agitato nel petto come la barca nel sogno. A un tratto trasal, spaventato. "Pu mai essere che il Maestro sia venuto davvero nella notte a cercarmi e che ci abbia fatto prendere il largo per mettermi alla prova? Per la mia vita, non ho mai visto un mare pi vivo, una barca pi reale, non ho mai provato una paura pi palpabile. Forse che non era un sogno? Tu che ne dici, Matteo?" "Certo che non era un sogno. Questo miracolo avvenuto sicuramente", rispose Matteo, e si mise a spremersi le meningi per trovare un modo di raccontarlo l'indomani sulle sue carte. Era difficilissimo, perch non era affatto sicuro che fosse un sogno, e non era neppure sicuro che fosse la realt. Era tutt'e due le cose assieme. Il miracolo era avvenuto, ma non sulla terra, n sul mare. Altrove. S, ma dove? Chiuse gli occhi per riflettere e trovare una risposta. Ma il sonno s'impadron di lui: si addorment. L'indomani ci fu una forte tempesta che dur per tutto il giorno. I pescatori non presero il largo; chiusi nelle loro capanne, sistemavano le lenze discutendo dello strano visitatore che era venuto ad alloggiare presso il vecchio Zebedeo. "Sembra Giovanni Battista risuscitato. Non appena il carnefice gli ha staccato la testa, lui s' chinato, l'ha raccolta, se l' riattaccata al collo e se n' fuggito a gambe levate. Ma per non farsi riprendere da Erode e non farsi tagliare di nuovo la testa, andato a mettersi nel corpo del figlio del falegname di Nazareth e sono diventati una sola persona, a quanto sembra. Bisogna vederlo; c' da perdere la testa. uno? Sono due? Lo spirito si confonde. Se lo guardi in faccia, un uomo buono e ti sorride; se ti sposti un po', uno degli occhi diventa feroce e sembra volerti divorare, mentre l'altro t'incoraggia ad avvicinarti. Uno si avvicina, la testa gli gira, non sa pi che cosa sta facendo, abbandona casa e figli e lo segue." Un vecchio pescatore che lo ascoltava scosse la testa. "Ecco che cosa succede a quelli che non si sposano e che vogliono salvare il mondo a tutti i costi. Il seme gli monta alla testa e gli attacca il cervello. Sposatevi, buon sangue, passate la forza a vostra moglie, e vi calmerete!" Da quando, la sera prima, aveva avuto la notizia, il vecchio Giona aspettava nella sua piccola casa. Non possibile, pensava, i miei figli verranno a vedere se sono ancora in vita. Attese tutta la notte, poi, quando vide che non arrivavano, infil gli alti stivali da capitano, quelli che si era fatto fare al tempo del suo matrimonio e che portava nelle grandi occasioni, si avvolse in un telo incerato e part sotto la pioggia verso la casa dell'amico Zebedeo. Trov la porta aperta ed entr.

Il fuoco era acceso nel camino, una decina di persone erano sedute davanti, a gambe incrociate, in compagnia di due donne. Una la riconobbe, era la vecchia Salom. L'altra era giovane, l'aveva vista da qualche parte, ma non ricordava dove. La casa era in penombra. Alla luce della fiamma, riconobbe i suoi due figli, Pietro e Andrea, quando volsero per un attimo la testa e la luce li illumin. Ma nessuno l'aveva sentito entrare, nessuno si gir verso di lui. Collo proteso, bocca aperta, tutti ascoltavano un uomo che, col viso inclinato da una parte, parlava. Che diceva? Il vecchio Giona tese l'orecchio per ascoltare meglio. Ogni tanto coglieva una parola: Giustizia, Dio, regno dei cieli. Sempre la stessa cosa, ne aveva abbastanza ormai! Invece di parlare del modo di prendere i pesci, di riparare la vela, di calafatare la barca, o dei modi per non sentire la fame o il freddo, eccoli l a discutere del cielo. Ve lo dico io, fareste meglio a parlare un po' anche della terra e del mare. Il vecchio Giona si stizz. Toss per richiamare l'attenzione. Nessuno si volt. Alz un piede e diede un colpo col suo stivale da capitano, ma inutilmente. Pendevano tutti dalle labbra dell'uomo pallido che parlava. Solo la vecchia Salom si gir, lo guard, ma senza vederlo. Allora il vecchio Giona si accost, arriv presso il camino e si accovacci dietro i suoi figli. Tocc con la sua manona la spalla di Pietro, lo scosse. Pietro si gir, vide il padre, pos un dito sulle labbra, gli fece segno di non parlare e gir di nuovo il viso verso il giovane pallido. Come se lui non fosse Giona, suo padre, come se non fossero stati per mesi senza vedersi. Lo prese la tristezza poi la rabbia, si tolse le calzature, che cominciavano a fargli male, per gettarle contro il Maestro, perch tacesse, perch potesse finalmente anche lui parlare ai suoi figli! Aveva gi sollevato le scarpe prendendo lo slancio, quando una mano dietro di lui lo trattenne. Si gir e vide Zebedeo. "Alzati, vecchio Giona", gli bisbigli l'altro all'orecchio, "vieni qua. Mettiamoci da parte, povero infelice, ho qualcosa da dirti." Il vecchio pescatore si mise gli stivali sotto il braccio e segu Zebedeo. Entrarono in una dipendenza e sedettero fianco a fianco su un cassone. "Vecchio Giona", cominci Zebedeo farfugliando per il troppo vino bevuto per annegare la rabbia, "vecchio Giona, mio povero infelice, tu avevi due figli, dimenticali. Anch'io avevo due figli, e li ho dimenticati. A quanto pare il loro padre Dio, e allora chi ce lo fa fare di immischiarci? Ci guardano con l'aria di dire: E tu chi saresti, vecchio? La fine del mondo, mio povero Giona! "Sulle prime me la prendevo anch'io. Mi veniva voglia di afferrare la fiocina e tirargliela dietro. Ma poi ho visto che non c'era pi speranza, e allora me ne sono rientrato nel mio guscio, ho dato le chiavi a loro, mia moglie d'accordo anche lei, rimbambita, poveretta, e allora acqua in bocca, vecchio Zebedeo, acqua in bocca, vecchio Giona, ecco che cosa ti volevo dire. A che serve illudersi? Due pi due fa quattro, non c' scampo!" Il vecchio Giona si rimise gli stivali, si avvolse nella tela cerata, guard Zebedeo per vedere se avesse altro da dirgli. Nient'altro. Apr la porta, scrut il cielo, esamin la terra. Sopra c'era la notte nera, la pioggia, il freddo. Mormor: "Siamo fregati, siamo fregati..." e part sguazzando nel fango verso la sua catapecchia. Il vecchio Giona avanzava a fatica. Il figlio di Maria, le mani tese verso il fuoco, sembrava implorare lo spirito di Dio nascosto nelle fiamme, che riscalda gli uomini. Tendeva le mani, il suo cuore s'era disteso, illuminato, parlava. Diceva loro: "Non crediate ch'io sia venuto ad abolire le leggi e i profeti. Non sono qui per abolire i vecchi comandamenti, sono qui per spingerli pi avanti. Voi avete visto inciso sulle tavole di Mos: 'Non uccidere!' E io vi dico: Colui che si scaglia contro suo fratello e leva la mano su di lui o gli lancia contro una sola parola dura, anch'egli sar precipitato nelle fiamme dell'Inferno. Voi avete visto inciso sulle tavole di Mos: 'Non commettere adulterio!' E io vi dico: Colui che guarda una donna e la desidera ha gi commesso adulterio nel suo cuore. Lo sguardo impuro precipita il debosciato nell'Inferno... 'Onora il padre e la madre!' ordina la vecchia Legge. E io: Non imprigionare il cuore nella casa di tuo padre e di tua madre, lascia che ne esca, che entri in tutte le case, che penetri in tutta la terra d'Israele dal monte Hermon fino al deserto di Idumea e pi lontano ancora, a Oriente e

a Occidente, in tutto l'Universo. Nostro padre Dio, nostra madre la Terra, noi siamo fatti met di terra e met di cielo. Onora tuo padre e tua madre significa: onora il Cielo e la Terra". La vecchia Salom sospir: "La tua parola dura, mio Maestro, dura per una madre". "La parola di Dio sempre dura, Salom", rispose Ges. "Prenditi anche i miei due figli", mormor la vecchia madre, un le mani. "Prendili, sono tuoi." Ges sent le parole della madre privata dei suoi figli e sent sul collo il peso di tutti i figli e di tutte le figlie del mondo. Si ricord ancora del caprone nero che aveva visto nel deserto e che portava al collo, tra gli amuleti di turchese, tutte le colpe del popolo d'Israele. Si chin in silenzio davanti alla vecchia Salom che gli dava i suoi due figli, come per dirle: ecco il mio collo, appendici i tuoi figli. Gett nel fuoco una bracciata di tralci. Si volse di nuovo ai suoi compagni: "Colui che ama suo padre e sua madre pi di quanto ama me, non degno di venire con me. Colui che ama suo figlio o sua figlia pi di quanto ama me, non degno di venire con me. Gli antichi comandamenti sono troppo stretti per noi, e anche gli antichi legami". Poi aggiunse: "L'uomo una frontiera: il punto in cui finisce la terra e inizia il cielo. Ma questa frontiera si sposta incessantemente e avanza verso il cielo. E con lei si spostano e avanzano i comandamenti di Dio. Io tolgo i comandamenti di Dio dalle tavole di Mos e li porto pi avanti". " mutevole, allora, la volont di Dio, Maestro?" domand Giovanni, colpito. "No, mio amato Giovanni. Ma il cuore dell'uomo s'allarga e pu contenere sempre pi volont." "Ebbene, andiamo! Andiamo a proclamare al mondo i nuovi comandamenti!" grid Pietro levandosi di scatto. "Che stiamo a fare qui?" "Aspetta che smetta di piovere, infelice, non vorremo mica inzupparci tutti!" lo burl Tommaso. Giuda scosse la testa, agitato: "Prima dobbiamo scacciare i Romani", disse, "prima dobbiamo liberare i corpi. Le anime dopo. Ogni cosa a suo tempo. Non si comincia a costruire dal tetto. Cominciamo dalle fondamenta". "Ma le fondamenta sono l'anima, Giuda." "No, il corpo, ti dico!" "Se non cambia l'anima che in noi, Giuda, il mondo fuori di noi non cambier mai. Il nemico dentro di noi. dentro di noi che sono i Romani. dall'interno che comincia la salvezza!" Giuda si lev, nervoso, fremeva. Da tanto tempo conteneva il suo cuore per impedirgli di gridare: ascoltava, ascoltava, accumulava tutto dentro, non ne poteva pi. "Dobbiamo prima scacciare i Romani", grid di nuovo con voce strozzata. "Prima i Romani!" "Ma come facciamo?" fece Nataniele, che cominciava a sentirsi a disagio e a lanciare occhiate alla porta. "Ce lo dici, Iscariota?" "Con una rivolta!" grid l'altro. "Ricordatevi dei Maccabei, loro hanno cacciato via i Greci. Ora la nostra ora di cacciar via i Romani, noi siamo i nuovi Maccabei. E poi, una volta che saremo rimasti tra noi, ricchi e poveri, persecutori e perseguitati, sapremo come sistemarli." Tutti tacquero. Non sapevano, delle due, quale strada prendere. Guardavano il Maestro e attendevano. E lui guardava le fiamme assorto. Ma quando gli uomini avrebbero compreso che nel mondo visibile e invisibile non c' che una sola cosa, l'anima? Pietro si alz. "Perdonatemi", disse, "ma io non capisco i discorsi complicati. Quali sono le fondamenta lo vedremo nell'azione. Ce lo dir l'esperienza. Maestro, dacci il potere di andare a portare da soli la buona novella agli uomini. E al ritorno ne riparleremo." Ges alz la testa, fece scorrere lo sguardo sui discepoli, fece un cenno a Pietro, a Giovanni e a Giacomo di avvicinarsi. Pose le mani con forza sulle teste dei tre e disse: "Partite, la mia benedizione vi accompagna, andate a proclamare la buona novella tra gli uomini. Non abbiate paura: Dio vi protegge con la sua mano e non permetter che vi perdiate. Neppure un passero cade dal cielo senza che lui lo voglia. E voi ne valete tanti di passeri. Che Dio sia con voi! Tornate presto, con migliaia di anime sospese al vostro collo. Voi siete i miei apostoli".

I tre apostoli ricevettero la benedizione, aprirono la porta e se ne andarono in mezzo alla tormenta. Ognuno di loro prese una direzione diversa. Passarono i giorni. Il cortile del vecchio Zebedeo si riempiva di gente al mattino e si vuotava la sera. Dappertutto arrivavano malati, indemoniati, invalidi, e piangevano; altri, infuriati, urlavano: che il Figlio dell'uomo facesse il suo miracolo e li guarisse, Dio non l'aveva forse mandato per questo? Che si mostrasse nel cortile! Ges provava pena a sentirli, usciva nella corte, toccava, benediceva ognuno di loro. Diceva: "Ci sono due generi di miracoli, fratelli miei, i miracoli del corpo e i miracoli dell'anima. Abbiate fede solo nei miracoli dell'anima. Pentitevi, purificate la vostra anima e anche la carne sar purificata. L'anima l'albero. La malattia, la salute, il Paradiso, l'Inferno, sono i frutti". Molti malati avevano fede in lui e subito sentivano il sangue purificarsi e invadere i loro corpi esangui, gettavano via le stampelle e si mettevano a danzare. Altri, nell'attimo in cui Ges poneva la mano sui loro occhi spenti, sentivano una luce sgorgare dalla punta delle sue dita. Dischiudevano le palpebre, emettevano un grido di gioia: vedevano il mondo! Matteo, la cannuccia per scrivere in mano, occhi e orecchi ben aperti, non si lasciava sfuggire una sillaba: raccoglieva fino all'ultima parola che cadeva e la depositava sulla carta. In questo modo, a poco a poco, giorno per giorno, prendeva forma in lui la buona novella, il Vangelo. Metteva radici, buttava fuori i rami, diventava un albero, pronto a dar frutti, a nutrire gli uomini, quelli che erano nati e quelli che non erano nati ancora. Matteo, che conosceva a memoria le Scritture, vedeva che tutto ci che faceva e diceva il Maestro era, parola per parola, ci che avevano annunciato i profeti dei secoli passati. E se a volte i profeti non concordavano, ci dipendeva evidentemente dal fatto che il cervello degli uomini aveva compreso malamente il senso segreto che il testo sacro nascondeva. Sette stadi di significato ha la parola di Dio, e Matteo si arrovellava per trovare a quale stadio poteva corrispondere quello che non concordava. Pazienza se a volte forzava un po' le cose, Dio avrebbe perdonato. E non solo perdonato, ma anzi era proprio quello che voleva. Forse che non veniva un angelo, ogni volta che prendeva in mano il suo calamo, e chinatosi al suo orecchio gli suggeriva quello che doveva scrivere? Quel giorno per la prima volta Matteo aveva compreso con chiarezza da dove cominciare e come intraprendere il racconto della vita di Ges: fin dall'inizio, da dove nato, chi sono i suoi genitori, i suoi antenati di quattordici generazioni. nato a Nazareth, da genitori poveri, Giuseppe il falegname e Maria figlia di Gioacchino e di Anna. Matteo prese il calamo, invoc Dio dentro di s perch gli illuminasse lo spirito e gli desse la forza. Ma nell'attimo in cui cominci a tracciare le prime parole sulla carta, la sua mano si pietrific. L'angelo l'aveva presa, e Matteo sent le ali battere l'aria, furiosamente. Sent una voce squillare nell'orecchio: "Non figlio di Giuseppe! Che dice il profeta Isaia? 'Ed ecco che la vergine concepir e partorir un figlio!' Scrivi: Maria era vergine. L'arcangelo Gabriele disceso nella sua casa prima che uomo la toccasse e le ha detto: 'Ave, Maria, piena di grazia, il Signore con te!' e subito il suo seno port il frutto. Capisci? questo che devi scrivere! E non a Nazareth, non nato a Nazareth. Ricordati del profeta Michea: 'E tu, Betlemme, minima tra le migliaia di figlie di Giuda, da te che germiner Colui che regner su Israele e la cui matrice dura dall'eternit'. quindi a Betlemme che nato Ges, e in una stalla. Che dice il salmo che sbaglia? 'Egli lo prese dalla stalla dove poppano gli agnelli per farne il pastore delle greggi di Giacobbe.' Perch ti fermi? Ti ho lasciato la mano, scrivi!" Ma Matteo era irritato: si volse all'ala invisibile, alla sua destra, e mormor a bassa voce, per non essere udito dai discepoli che dormivano: "Non vero, non voglio, non lo scrivo". Una risata beffarda risuon nell'aria, e una voce: "Come potresti comprendere, tu, polvere, qual la verit? La verit ha sette stadi. Nello stadio pi elevato troneggia la verit di Dio, che non assomiglia in niente alla verit degli uomini. questa, Matteo Evangelista, la verit che io soffio nel tuo orecchio. Scrivi: 'E tre magi sono arrivati seguendo una grande stella, per adorare il bambino...'" Un torrente di sudore colava dalla fronte di Matteo. "Non scrivo! Non scrivo!" gridava. La mano corse a scrivere.

Ges intese nel sonno la lotta di Matteo; apr gli occhi. Vide che si affannava sotto la lampada; il suo calamo correva con rabbia sopra la carta e cigolava come se dovesse spezzarsi. "Matteo, fratello", gli disse piano, "perch borbotti? Chi c' sopra di te?" "Maestro", rispose l'altro, mentre la cannuccia continuava a correre, "non chiedermi niente, sono occupato. Dormi." "Dev'esserci Dio su di lui", pens Ges. Chiuse gli occhi per non turbare la santa possessione. 24 I giorni e le notti passarono. Una luna venne e pass, poi un'altra. Pioggia, vento, fuoco nel focolare; veglie sante nella casa della vecchia Salom. Tutte le sere, dopo una giornata di lavoro, venivano i poveri e gli afflitti di Cafarnao per ascoltare il novello consolatore, arrivavano poveri e inconsolabili e ripartivano per i loro miserabili tuguri ricchi e consolati. Lui spost le loro vigne, le barche, le gioie terrene verso il cielo, spieg loro come il cielo pi sicuro della terra e il cuore degli infelici si riempiva di pazienza e di speranza. Anche il cuore del vecchio Zebedeo, quel cuore selvatico, cominci ad addomesticarsi: a poco a poco le parole di Ges penetrarono in lui inebriando dolcemente il suo spirito, un mondo nuovo venne a librarsi sopra la sua testa, un mondo fatto di eternit e delle ricchezze pi imperiture. E in questo nuovo e strano mondo Zebedeo, i suoi figli e la vecchia Salom, e perfino le sue cinque barche e le sue madie piene, sarebbero vissuti in eterno. Non c'era allora pi bisogno di lamentarsi vedendo ospiti non invitati passare i giorni e le notti in casa sua e sistemarsi comodamente attorno alla sua tavola. Sarebbe arrivato il giorno d'essere ripagato. Nel mezzo dell'inverno giunsero i giorni alcioni pieni di sole; il sole si mise a splendere, l'ossatura della terra prese calore, e il mandorlo del cortile di Zebedeo s'ingann: credette arrivata la primavera e cominci a ingemmarsi. Erano quei giorni di tregua che anche il martin pescatore aspetta, per affidare le sue uova agli scogli. Tutti gli uccelli del cielo depongono in primavera, il martin pescatore in pieno inverno. Dio ha avuto piet di lui e gli ha promesso di lasciare che il sole riscaldi l'inverno per qualche ora, per lui. E ora, questo gioiello del mare ubriaco di gioia, vola cantando sopra le acque e le scogliere del lago di Genezareth e ringrazia Dio di aver mantenuto anche quest'anno la sua promessa. Con le belle giornate i discepoli si dispersero nei villaggi vicini e nelle barche da pesca per provare anch'essi le loro ali. Filippo e Nataniele partirono verso la terra, per parlare con i loro amici contadini e pastori e predicare loro la parola di Dio; Andrea e Tommaso verso il lago, per rivolgersi ai pescatori. Giuda part, solo, verso la montagna, per lasciare che la collera si depositasse. In quello che faceva il Maestro c'era molto che gli piaceva, ma c'erano anche cose che non sopportava. Ora il Battista selvaggio lanciava tuoni dalla bocca, ora il figlio del falegname belava: Amore! Amore! Come sarebbe, allora, l'amore, illuminato? Amare chi? Il mondo in cancrena, occorre il coltello. Questo dico io! Soltanto Matteo rimase in casa. Non volle allontanarsi dal Maestro, se parlava, bisognava che il vento non portasse via le sue parole, se faceva un miracolo, occorreva che Matteo lo vedesse con i suoi occhi per raccontarlo. E poi, dove doveva andare, a chi parlare? Nessuno gli si avvicinava, perch nei tempi andati era stato un impuro pubblicano. E cos rest in casa, in un angolo, e guardava di sottecchi Ges che, seduto in cortile sotto il mandorlo coperto di gemme, parlava con Maddalena, seduta ai suoi piedi. Le parlava a bassa voce, Matteo tendeva l'orecchio per tentare di cogliere una parola, ma invano. Non vedeva altro che la mano del Maestro sfiorare di tanto in tanto i capelli di Maddalena, e il suo volto severo e triste. Di buon mattino, quel giorno, giorno di Sabbath, erano arrivati dei pellegrini da villaggi lontani, coloni della Tiberiade, pescatori del Genezareth, pastori delle montagne, per sentire il nuovo Profeta parlare dell'Inferno e del Paradiso, degli uomini sventurati e della misericordia di Dio. L'avrebbero portato con loro, c'era sole quel giorno, l'avrebbero fatto salire sulla montagna verdeggiante, si

sarebbero distesi sul prato tiepido per ascoltarlo e forse, piano piano, sull'erba novella, si sarebbero addormentati di un sonno leggero. Si radunarono dunque nella via, la porta era chiusa, gridarono al Maestro di farsi vedere. "Maddalena, sorella", disse Ges, "ascolta. Gli uomini vengono a cercarmi." Ma Maddalena, perduta negli occhi del Maestro, non sentiva. Di tutto quanto aveva detto lui in tanto tempo, lei non aveva inteso nulla; bastava a inebriarla la sua voce, la sua voce le diceva tutto. Lei non era un uomo, non aveva bisogno di parole. Un giorno gli aveva detto: "Perch mi parli di vite future, Maestro? Io non sono un uomo, non ho bisogno di altre vite, eterne; io sono donna, un istante con l'uomo che amo un Paradiso eterno, un istante lontano dall'uomo che amo un eterno Inferno. Noi donne l'eternit la viviamo su questa terra!" "Maddalena, sorella", ripet Ges, "gli uomini vengono a cercarmi, devo andare." Si alz, apr la porta. La via era piena di occhi accesi dalla passione, di bocche che gridavano, di malati che si lamentavano e tendevano le braccia... Maddalena apparve e si mise la mano davanti alla bocca per non gridare. "Il popolo una belva, una belva sanguinaria, me lo sbraner..." mormor mentre lo guardava prendere con calma la testa del corteo, seguito dalla folla che mugghiava... A grandi passi tranquilli, Ges andava verso la montagna che domina il lago, dove un giorno aveva aperto le braccia alla folla e aveva gridato: Amore! Amore! Ma poi il suo spirito s'era infuocato, il deserto gli aveva indurito il cuore e sentiva ancora le labbra del Battista sulle sue labbra, come due carboni ardenti. Le profezie si accendevano e si smorzavano in lui, le urla inumane di Dio riprendevano e vedeva le tre figlie di Dio, Lebbra, Follia e Fiamma squarciare il cielo e scendere sulla terra. Quando arriv sulla sommit della collina e apr la bocca per parlare, l'antico profeta sorse dal fondo del suo essere e si mise a gridare: "Ecco che arriva il terribile esercito, arriva ruggendo dai confini della terra, arriva, terribile e rapido. Nessuno dei suoi guerrieri vinto dalla stanchezza, nessuno sente il sonno o dorme; non un cinturone sganciato, non una correggia di calzare spezzata. Le frecce sono acute, gli archi tesi. Gli zoccoli dei cavalli sono dura pietra, le ruote dei carri sono uragano. Ruggisce come un leone minaccioso. Quelli che afferra, li serra tra i denti e nessuno pu salvarsi!" "Ma quale esercito questo?" grid un vecchio cui si erano rizzati i capelli, bianchi. "Quale esercito questo? E lo chiedete, uomini sordi, ciechi e senza senno?" Ges alz la mano verso il cielo. " l'esercito di Dio, sventurati! Visti da lontano i guerrieri di Dio sembrano angeli, da vicino sono fiamme. Anch'io l'estate scorsa li ho presi per angeli, su questa stessa pietra dove sono adesso, li ho presi per angeli, ho gridato: Amore! Amore! Ora il Dio del deserto mi ha aperto gli occhi e ho visto: sono fiamme! Non vi tollero pi, grida Dio, scendo tra voi! Un lamento si levato a Gerusalemme e a Roma, un lamento che passato sopra montagne e tombe: la terra piange i suoi figli. I miei angeli discendono sulla terra bruciata, cercano con le lanterne dove pu essere stata Roma, Gerusalemme. Sfregano la cenere tra le dita e l'annusano. Questa, dicono, doveva essere Roma, questa Gerusalemme, e la disperdono nel vento." "Non c' salvezza?" grid una giovane madre stringendosi il figlio al petto. "Non parlo per me, parlo per il mio bambino." "Una ce n'", le rispose Ges. "A ogni diluvio Dio costruisce un'Arca e le affida il lievito del mondo futuro. Sono io quello che tiene la chiave dell'Arca!" "Chi sar salvato per essere il lievito? Chi salverai? Abbiamo ancora tempo?" grid un altro vecchio. Il mento gli tremava. "L'Universo passa davanti a me e io faccio la cernita: da una parte quelli che hanno mangiato troppo, bevuto troppo, goduto troppo; dall'altra gli affamati, gli oppressi, quelli che scelgo. Sono loro le pietre con cui edificher la Nuova Gerusalemme." "La Nuova Gerusalemme?" grid la folla, con gli occhi brillanti.

"S, la Nuova Gerusalemme. Neppure io lo sapevo, Dio mi ha confidato il segreto nel deserto. Solo dopo le fiamme viene l'Amore. Questo mondo prima si far cenere, e poi Dio pianter la sua nuova vigna. Non c' miglior concime della cenere." "Non c' miglior concime della cenere!" ripet, come un'eco, una voce roca e gioiosa. Ges si volse, sorpreso; gli era parsa la sua stessa voce, ma pi grave, e pi gioiosa. Vide Giuda dietro di s e sbigott: il suo viso lanciava bagliori, come se le fiamme future gi cadessero su di lui facendolo risplendere. Si precipit da Ges e gli prese la mano. "Maestro", mormor con una tenerezza insolita, "mio Maestro..." Mai in tutta la sua vita Giuda aveva parlato con tanta tenerezza a un uomo. Si vergogn. Si chin e fece finta di cercare qualcosa, non sapeva neppure lui che cosa. Trov un piccolo anemone precoce e lo strapp. La sera, al suo ritorno, Ges, ripreso il suo posto sullo sgabello davanti al focolare e fissato lo sguardo sul fuoco, sent d'un tratto che Dio dentro di lui diventava impaziente, non poteva pi aspettare. L'angoscia, l'esasperazione s'impadronirono di lui, e anche la vergogna. Aveva parlato ancora una volta, aveva agitato fiamme sopra la testa degli uomini e i pescatori e i contadini, sprovveduti, s'erano spaventati per un momento, ma subito si erano rassicurati: tutte quelle minacce erano apparse come una favola, e qualcuno si era addormentato sull'erba tiepida, cullato dalla voce di lui. Contemplava il fuoco, inquieto, senza parlare. Maddalena, in piedi in un angolo, lo guardava e avrebbe voluto parlargli, ma non aveva il coraggio. A volte le parole di una donna portano pace all'uomo, a volte lo irritano. Maddalena lo sapeva e taceva. Silenzio. La casa odorava di pesce e di rosmarino. La finestra sul cortile era aperta, dovevano esserci non lontano dei nespoli in fiore, e il loro profumo arrivava portato dalla brezza notturna, dolce e pungente. Ges si alz e chiuse la finestra. Tutti quegli odori primaverili erano l'alito della tentazione, non era quella l'aria che chiedeva la sua anima. Era tempo di mettersi in cammino, di entrare nell'aria che gli si addiceva. Dio urgeva. La porta si apr, entr Guida. Volse d'attorno il suo sguardo azzurro e vide il Maestro, gli occhi fissi sulla fiamma, la bella Maddalena, Zebedeo che s'era addormentato e russava e, sotto la lampada, lo scribacchino che sgorbiava e scarabocchiava la sua carta... Scosse la testa. Questa era dunque la loro grande spedizione? cos che si parte per conquistare il mondo? Un illuminato, uno scriba, un ambulante, rimasti tutti a far niente a Cafarnao? Si raggomitol in un angolo. La vecchia Salom aveva gi preparato la tavola. "Non ho fame", brontol, "ho sonno", e chiuse gli occhi per non vedere pi. Gli altri si misero a tavola. Una falena entr dalla porta, svolazz attorno alla fiamma della lampada, and per un attimo a volteggiare tra i capelli di Ges, poi si mise a curiosare per la casa. "Un ospite in arrivo", disse la vecchia Salom. "Sia il benvenuto." Ges benedisse il pane, lo distribu, cominciarono a mangiare. Nessuno parlava; il vecchio Zebedeo non sopportava un silenzio cos greve, sentiva stringersi il cuore. "Parlate, figli", disse, picchiando il pugno sulla tavola. "Che c'? Abbiamo un morto in casa? Quando tre o quattro persone sedute assieme a mangiare non parlano di Dio, come se fosse un banchetto funebre, non ve l'hanno mai detto? A me un giorno lo ha detto il vecchio rabbino di Nazareth, il sant'uomo, e me ne ricordo ancora. Parla, dunque, figlio di Maria. Riporta Dio in casa mia. Perdonami, ti chiamo sempre figlio di Maria perch non so ancora come chiamarti; chi ti chiama figlio del falegname, chi figlio di Davide, figlio di Dio, Figlio dell'uomo, non sanno pi dove sono. A quanto pare il mondo non si ancora deciso." "Vecchio Zebedeo", rispose Ges, "sterminati eserciti d'angeli battono le ali attorno al trono di Dio. Hanno voci d'oro, d'argento, di acqua chiara, e lodano il Signore, ma da lontano; nessuno osa avvicinarsi troppo. Uno solo osa." "Chi?" disse Zebedeo sgranando gli occhi rossi per il vino.

"L'angelo del silenzio", rispose Ges e tacque di nuovo. Il vecchio padrone di casa toss, si riemp il bicchiere di vino e lo vuot d'un fiato. " uno che gela, quest'ospite", pens. " come stare a tavola con un leone." Ci riflett; d'un tratto lo prese la paura e si alz. "Vado a trovare il vecchio Giona, a fare due chiacchiere con lui, tra esseri umani", disse dirigendosi verso la porta. Ma in quel momento dei passi leggeri risuonarono nel cortile. "Ecco il visitatore", disse la vecchia Salom alzandosi. Tutti si volsero verso la porta; sulla soglia apparve il vecchio rabbino di Nazareth. Era invecchiato, si era consumato. Non gli rimaneva che qualche osso rivestito di pelle raggrinzita, quel tanto perch l'anima non se ne volasse via. Negli ultimi tempi il rabbino non riusciva pi a dormire; e se a volte, all'alba, lo prendeva il sonno, faceva uno strano sogno, sempre lo stesso: angeli e fiamme, e Gerusalemme, come una belva ferita, arrampicata sul monte di Sion, ululava. Giorni prima, all'alba, aveva fatto lo stesso sogno. Non aveva resistito, era saltato gi dal letto, uscito di casa, raggiunto i campi, attraversato la piana di Esdrelon; e il monte Carmelo, abitato da Dio, s'era levato davanti a lui. Il profeta Elia certamente doveva essere sulla cima, era lui che lo trascinava, che gli dava la forza di salire. Il sole tramont nel momento in cui il vecchio rabbino raggiunse la vetta del monte. Sapeva che tre grandi pietre si levavano sulla sacra sommit: un altare, e tutt'attorno giacevano ossa e corna delle vittime dei sacrifici... Ma quando il vecchio rabbino si fu avvicinato ed ebbe alzato gli occhi, lanci un grido: non c'erano pi pietre, ma tre uomini giganteschi, vestiti di un bianco abbagliante come la neve, e il loro viso era di luce. Nel mezzo si trovava Ges, il figlio di Maria; alla sua sinistra il profeta Elia, che aveva tra le mani dei carboni ardenti; alla destra Mos, dalle corna ricurve, con due tavole di pietra con su scolpiti i comandamenti in lettere di fuoco... Il rabbino era caduto in ginocchio, col viso a terra. "Adonai! Adonai!" mormorava tremando. Sapeva che Elia e Mos non erano morti e che sarebbero riapparsi sulla terra nel giorno terribile, il giorno del Signore. Era un segno che la fine del mondo era vicina. Erano apparsi, erano l, il rabbino tremava. Aveva alzato gli occhi per vedere: nel crepuscolo brillavano, illuminate dagli ultimi raggi del sole, le tre pietre gigantesche. Dopo tanti anni il rabbino riapr le Scritture, respir l'odore di Jahv, impar a scoprire, dietro le cose visibili e invisibili, il senso celato che dava loro Dio. E allora comprese. Aveva raccolto il suo bastone, dove aveva la sua vecchia carcassa trovato tanta forza? Era partito in direzione di Nazareth, Cana, Magdala, Cafarnao, cercando disperatamente il figlio di Maria. Sapeva che era tornato dal deserto di Gerusalemme e ora seguiva le sue tracce in Galilea e vedeva i pescatori e i contadini coltivare il mito del nuovo Profeta - i miracoli che aveva fatto, le parole che aveva pronunciato, su quale pietra era salito per parlare, e la pietra si era coperta di fiori... Trov un vecchio sulla sua strada e l'interrog: l'altro lev le braccia al cielo: "Ero cieco, egli ha toccato le mie palpebre e m'ha reso la vista. Mi ha raccomandato di non dirlo a nessuno, ma io invece faccio il giro dei villaggi e lo racconto". "E ora dov', vecchio, me lo puoi dire?" "L'ho lasciato nella casa del vecchio Zebedeo, a Cafarnao. Se fai in fretta lo trovi prima che se ne salga in cielo." Il rabbino s'era rimesso in cammino a grandi passi, la notte lo aveva sorpreso, aveva trovato nel buio la casa del vecchio Zebedeo. Era entrato. La vecchia Salom s'era precipitata a dargli il benvenuto. "Salom", disse il rabbino varcando la soglia, "la pace sia sopra questa casa; che i beni di Abramo e di Isacco tocchino ai suoi padroni!" Si gir, vide Ges e spalanc gli occhi. "Tanti uccelli passano sulla mia testa e mi recano notizie di te", disse. "Il cammino che hai iniziato aspro e molto lungo, figlio mio. Che Dio sia con te!" "Amen!" rispose Ges con voce grave. Il vecchio Zebedeo pos la mano sul cuore per salutare il rabbino: "Qual buon vento ti porta in casa nostra, vecchio?" Forse il rabbino non sent, e non rispose. Sedette accanto al fuoco, era stanco, infreddolito, affamato, ma non voleva mangiare. Due o tre strade si aprivano davanti a lui e non sapeva quale

prendere... Perch era venuto? Per raccontare della sua visione a Ges? E se non veniva da Dio? Il vecchio rabbino sapeva bene che la Tentazione pu prendere il volto di Dio per sedurre gli uomini. Se avesse rivelato a Ges quel che aveva visto, il demone della vanit poteva impadronirsi della sua anima e allora sarebbe stato perduto, e per colpa del rabbino. Bisognava seguirlo ovunque andasse senza rivelargli il segreto? Ma era giusto che lui, il vecchio rabbino di Nazareth, seguisse il pi audace dei rivoluzionari, che si vantava di portare una nuova Legge? Venendo l non aveva trovato Cana sottosopra a causa di una parola contraria alla Legge da lui pronunciata? Era andato nel giorno sacro del Sabbath nei campi e aveva visto un uomo che lavorava, scavava canali e innaffiava il giardino. "Tu", gli aveva detto, "se ti rendi conto di quello che stai facendo, che la gioia sia su di te." Sentendo ci, il vecchio rabbino era rimasto attonito; questo ribelle pericoloso, pens, stai attento, vecchio Simeone, non andarti a dannare, alla tua et. Ges and a sedersi accanto a lui. Giuda, sdraiato a terra, aveva chiuso gli occhi, e Matteo aveva ripreso il suo posto sotto la lampada e aspettava, il calamo in mano. Ma Ges non parlava. Guardava il fuoco divorare la legna e sentiva accanto a s il vecchio rabbino ansimare come se fosse ancora in marcia. Nel frattempo, la vecchia Salom preparava il letto al rabbino; era vecchio, gli occorreva un letto morbido e un cuscino; mise anche accanto al giaciglio una piccola brocca d'acqua nel caso gli venisse sete durante la notte. Il vecchio Zebedeo, visto che il nuovo ospite non era venuto per lui, prese il bastone e se ne and a trovare il vecchio Giona, per respirare un'aria umana; la sua casa si era riempita di leoni. Maddalena si ritir con Salom nelle stanze del fondo, per lasciare soli Ges e il rabbino; sentivano che i due avevano cose importanti da dirsi. Ma i due uomini non parlavano. Sapevano bene entrambi che le parole non possono mai alleggerire il cuore dell'uomo e placarlo. Solo il silenzio ha questo potere, e tacquero. Passarono le ore, Matteo si addorment, con la cannuccia in mano. Zebedeo, sazio di parole, torn e si coric di fianco alla vecchia moglie. A mezzanotte, sazio di silenzio, il rabbino si alz. "Questa sera abbiamo detto molto, Ges", mormor. "Domani riprenderemo!" E si diresse verso il letto, con le ginocchia che gli dolevano. Il sole si lev, sal nel cielo: era quasi mezzogiorno e il rabbino non aveva ancora aperto gli occhi. Ges era andato sulla riva del lago e parlava con i pescatori; sal sulla barca di Giona per dargli un mano con la pesca. Giuda vagava da solo come un cane da pastore. La vecchia Salom si chin sul rabbino per vedere se respirava ancora; respirava. "Sia lodato Iddio", mormor, " ancora vivo." Stava per allontanarsi, ma il vecchio rabbino apr gli occhi, la vide china su di lui, comprese e sorrise. "Non posso ancora morire, Salom", la rassicur il rabbino. "Il Dio d'Israele mi ha dato la sua parola: Tu non morirai, Simeone, prima di aver visto il Messia!" Ma aveva appena pronunciato queste parole che gli occhi gli si offuscarono: che l'avesse gi visto, il Messia? Che fosse Ges? La visione del monte Carmelo era dunque una visione venuta da Dio? Ma allora era giunta per lui l'ora di morire! Si sent inondare da un sudore freddo. Non sapeva se gioire o intonare un lamento. La sua anima gioiva; il Messia arrivato! Ma la sua vecchia carcassa non voleva morire... Si alz, ansimante, si trascin fino alla soglia, sedette al sole e s'immerse nella meditazione. Verso sera Ges rientr, rotto dalla stanchezza. Tutto il giorno aveva pescato con il vecchio Giona, la barca era stracarica di pesce; Giona, fuori di s, aveva aperto la bocca per parlare, poi ci aveva ripensato. Era entrato fino alle ginocchia tra i pesci che guizzavano, guardava Ges e rideva. La stessa sera i discepoli tornarono dal loro giro nei villaggi vicini. Si affollarono attorno a Ges e si misero a raccontare tutto quello che avevano visto e fatto; avevano proclamato ai contadini e ai pescatori che il giorno del Signore era vicino, facendo la voce grossa per spaventarli; quelli li ascoltavano tranquilli, rappezzando le reti, curando l'orto, e di tanto in tanto scuotevano la testa: "Vedremo... Vedremo..." Poi cambiavano discorso. Mentre parlavano, ecco che arrivarono i tre apostoli. Vedendoli, Giuda, seduto in disparte, muto, non pot far a meno di ridere.

"Eccoli l, gli apostoli!" esclam. "Ve le hanno date, eh, poveri disgraziati!" Effettivamente, l'occhio destro di Pietro era gonfio e lacrimava, il viso di Giovanni era tutto graffiato e Giacomo zoppicava. "Maestro", disse Pietro sospirando, "la parola di Dio attira guai, grossi guai!" Tutti risero, ma Ges li guard, assorto. "Ci hanno suonato come tamburi", seguit Pietro, che aveva fretta di raccontare tutto. "All'inizio avevamo deciso di prendere ognuno una strada. Ma poi ci siamo impauriti, da soli. Ci siamo riuniti e abbiamo cominciato a predicare. Io mi arrampicavo su una pietra o su un albero nella piazza del paese, battevo le mani o mi mettevo le dita in bocca e fischiavo, la gente si radunava. Quando c'erano molte donne era Giovanni a prendere la parola, e per questo ha le guance piene di graffi; quando c'erano molti uomini parlava Giacomo, con la sua voce sonora, e quando si arrochiva continuavo io. Che cosa dicevamo? Quello che dici tu. Ma noi ci hanno accolti a pomodori, ci hanno fischiato, perch, dicevano, portavamo la fine del mondo, e ci sono saltati addosso, le donne con le unghie, gli uomini a pugni, ed eccoci qua!" Giuda scoppi ancora a ridere, ma Ges si gir, lo guard severo e gli chiuse quella bocca sfrontata. "Sapevo", disse, "che vi mandavo come agnelli tra i lupi. Vi insulteranno, vi lapideranno, vi tratteranno da immorali perch fate la guerra all'immoralit, vi calunnieranno dicendo che volete distruggere la fede, la famiglia e la patria, perch la nostra fede pi pura, la nostra casa pi vasta e la nostra patria il mondo intero! Stringetevi bene addosso le vostre armature, compagni, dite addio al pane, alla gioia e alla tranquillit. Partiamo per la guerra!" Nataniele si gir, guard Filippo con ansia; ma l'altro gli fece un cenno, come a dirgli: "Non aver paura, dice cos, ma per metterci alla prova..." Il rabbino si era di nuovo steso sul letto, spossato dalla stanchezza, ma manteneva sveglio lo spirito, vedeva e sentiva tutto. Aveva preso la sua decisione, era tranquillo. Una voce si era levata dentro di lui - la sua? quella di Dio? - e gli aveva ordinato: "Simeone, ovunque vada, seguilo!" Pietro fece per aprire bocca, aveva altro da raccontare, ma Ges tese la mano. "Basta!" disse. Si alz. Gerusalemme apparve davanti ai suoi occhi, selvaggia, coperta di sangue, al culmine della disperazione: l dove ha inizio la speranza. Cafarnao scomparve, con i candidi pescatori e i contadini, il lago di Genezareth sprofond nel fondo del suo cuore. La casa del vecchio Zebedeo si ritrasse, le quattro mura gli si strinsero addosso, lo toccarono, si sent soffocare. And verso la porta e l'apr. Che restava a fare l, a mangiare e a bere, a farsi accendere il fuoco nel camino, mettere il coperto in tavola mezzogiorno e sera e a perdersi in fantasie? cos che salvava il mondo? Non si vergognava? Usc nel cortile. Un vento caldo agitava il fogliame degli alberi. Le stelle intrecciavano ghirlande attorno al collo e alle braccia della notte. E sotto i piedi, la terra brulicava, come se innumerevoli bocche la succhiassero. Volse il capo a sud, verso la santa Gerusalemme. Pareva ascoltasse. Sembrava volesse distinguere nell'oscurit il suo volto duro, fatto tutto di pietre del colore del sangue. E mentre il suo spirito seguiva ardentemente, disperatamente, il corso del fiume, passava le montagne e le pianure e stava per raggiungere la citt santa, d'un tratto, fu come se vedesse muoversi (cos gli parve) una grande ombra nel cortile, sotto il mandorlo coperto di gemme; e bruscamente vide levarsi nelle tenebre, pi nera ancora della notte, e per questo pot distinguerla, la sua gigantesca compagna di strada. Sent nettamente, nel silenzio della notte, il suo profondo respiro. Non ebbe paura, da tanto ormai s'era abituato alla sua presenza; attese. E, lenta, imperiosa, ud sotto il mandorlo una voce tranquilla: "Partiamo!" Sulla soglia era apparso, inquieto, Giovanni. Gli pareva di aver sentito una voce nella notte. "Maestro", mormor, "con chi stai parlando?" Ma Ges gi rientrava in casa. Prese da un angolo il suo bastone da pastore.

"Compagni", disse, "partiamo!" Si diresse verso la porta, senza neppure girarsi per vedere se qualcuno lo seguiva. Il vecchio rabbino salt in piedi dal suo letto, si cinse e prese il suo bastone. "Vengo con te, figlio mio", disse, e raggiunse per primo la porta. La vecchia Salom, che filava, si alz, depose la conocchia su una cassa e disse: "Vengo anch'io. Zebedeo, ti lascio le chiavi, addio!" Si sciolse le chiavi dalla cintura e le porse al marito. Si leg stretto il fazzoletto sotto il mento, percorse la casa con lo sguardo, scosse la testa e le disse addio. D'un tratto il suo cuore aveva di nuovo vent'anni. Maddalena, in silenzio, felice, si alz. I discepoli si levarono, si guardarono l'un l'altro, agitati. "Dove andiamo?" domand Tommaso appendendosi la tromba alla cintola. "A quest'ora? Perch questa fretta? Non si poteva aspettare domani?" disse Nataniele, e guard Filippo contrariato. Ma Ges aveva gi attraversato il cortile a grandi passi e si dirigeva a sud. 25 Le fondamenta del mondo hanno vacillato perch il cuore dell'uomo stato scrollato. Giaceva sotto il peso di queste pietre che chiamano Gerusalemme, delle profezie, dei Giudizi Finali, delle maledizioni, dei Farisei, dei Sadducei, dei ricchi sazi e dei poveri affamati e del Dio Jahv la cui barba e i cui baffi lasciavano sgocciolare nell'abisso, nei secoli dei secoli, il sangue degli uomini. Da qualsiasi lato lo si prendesse, ruggiva; se gli si diceva una buona parola, alzava il pugno; voglio carne, gridava. E se uno gli offriva in sacrificio un agnello o il suo proprio figlio primogenito, non voglio carne, gridava, non strappatevi le vesti, strappatevi il cuore, trasformate la carne in spirito, lo spirito in preghiera e disperdetelo nel vento! Giaceva il cuore sotto il peso dei seicentotredici comandamenti scritti della Legge ebraica, sotto i mille comandamenti non scritti, e non poteva muoversi; sotto le Genesi, i Levitici, i Numeri, i Giudici e i Re, e non poteva muoversi. E all'improvviso, nel momento pi inatteso, soffi un vento leggero, venuto non dal cielo ma da terra, e tutte le fibre del cuore dell'uomo ebbero un fremito. Subito si videro incrinarsi, scuotere e cominciare a crollare, prima nel cuore, poi nello spirito, poi sulla terra, le pietre che chiamano Gerusalemme, le profezie, le maledizioni, i Farisei, i Sadducei, i Giudici e i Re e l'orgoglioso Jahv cinse di nuovo il grembiale di cuoio di Maestro Muratore, riprese la livella e il metro, discese sulla terra e si mise a sua volta a distruggere il passato e a costruire, assieme agli uomini, il futuro. Cominci dal Tempio degli Ebrei a Gerusalemme. Ogni giorno Ges, ritto sulle pietre del colore del sangue, guardava questo Tempio sovraccarico e sentiva il suo cuore picchiarvi sopra con forza raddoppiata per distruggerlo. Si ergeva ancora, brillante nel sole, come un toro incoronato, dalle corna dorate. Le mura erano, dal basso fino in cima, ricoperte di lastre di marmo bianco venato di blu, sembrava che il Tempio navigasse su un mare in tempesta. Tre terrazze si aprivano una nell'altra ai suoi piedi; quella in basso, la pi ampia, per gli idolatri, quella di mezzo per il popolo d'Israele, e la pi alta per ventimila leviti che lavavano, levigavano, accendevano, spegnevano, pulivano il Tempio... Giorno e notte bruciavano sette qualit di incenso che davano un fumo cos denso che i caproni ne starnutivano per un raggio di sette leghe. L'umile Arca che i loro antenati nomadi trasportavano nel deserto e che conteneva la Legge aveva gettato l'ancora sulla sommit di questa collina di Sion, vi aveva messo radici, aveva germogliato, s'era rivestita di legno di cipresso, d'oro e di marmo ed era diventata un Tempio. Il Dio selvatico del deserto dapprima non si degnava di entrare, di abitare in una casa; ma l'odore del legno di cipresso e delle resine, e l'aroma delle bestie sgozzate gli piacevano tanto che un giorno aveva fatto il passo ed era entrato.

Due lune erano trascorse dal giorno in cui Ges era arrivato a Cafarnao. Tutti i giorni si fermava davanti al Tempio a fissarlo, tutti i giorni gli pareva di vederlo per la prima volta; si aspettava tutte le mattine di trovarlo distrutto, di camminare, di passarci sopra; non lo voleva n lo temeva pi: era gi costruito nel suo cuore. Un giorno che il vecchio rabbino gli chiese perch non entrasse come tutti per adorare, Ges scosse la testa e gli rispose: "Per anni ho girato attorno al Tempio, ora il Tempio che gira attorno a me". " grave la parola che hai detto, Ges", replic il rabbino stringendosi la vecchia testa tra le spalle, "non hai paura?" "Quando dico 'io'", rispose Ges, "non questo corpo che parla, lui non altro che polvere; non il figlio di Maria, che anche lui non altro che polvere con una piccola scintilla di fuoco. 'Io', sulle mie labbra, vecchio rabbino, vuol dire questo: Dio." " una bestemmia ancora pi spaventosa!" url il rabbino coprendosi il volto. "Io sono il Santo Bestemmiatore, non dimenticarlo", rispose Ges ridendo. Un altro giorno vide i discepoli, a bocca aperta, estasiarsi davanti all'altero edificio e s'incoller. "Ammirate il Tempio?" disse in tono di scherno. "Quanti anni sono occorsi per costruirlo? Venti anni, diecimila uomini? Io in tre giorni lo abbatter. Guardatelo bene per l'ultima volta, ditegli addio: non ne rester pietra su pietra." I discepoli indietreggiarono, spaventati: lo spirito del Maestro era turbato? Era divenuto, negli ultimi tempi, strano, corrosivo e testardo. Venti bizzarri e incostanti soffiavano su di lui; a volte il suo viso brillava come il sole che sorge e sembrava farsi giorno su tutto ci che lo circondava; a volte il suo viso era tenebroso e gli occhi pieni di disperazione. "Maestro", azzard Pietro, "non hai piet di lui?" "Di chi?" "Del Tempio. Perch vuoi distruggerlo?" "Per costruirne uno nuovo. In tre giorni ne costruir uno nuovo. Ma prima bisogna che questo mi lasci libero il posto." Batteva le lastre di pietra col bastone da pastore che gli aveva dato Filippo. Ora soffiava su di lui il vento della collera. Guardava i Farisei che passavano incespicando e sbattevano contro le mura, come se lo slancio di Dio, troppo forte, li avesse accecati. "Ipocriti", gridava contro di loro, "se Dio prender il coltello e vi strapper il cuore, ne usciranno serpenti e scorpioni e immondezza!" I Farisei lo sentivano e si infuriavano. E dentro di loro pensavano che avrebbero chiuso con la terra quella bocca temeraria. Il vecchio rabbino mise la mano sulla bocca di Ges per impedirgli di gridare. "Insegui la morte?" gli grid un giorno con gli occhi pieni di lacrime. "Gli Scribi e i Farisei vanno continuamente da Pilato a chiedere la tua testa, non lo sai?" "Lo so, vecchio", rispose Ges, "lo so. Ma so anche altre cose, molte altre cose..." Ordinava a Tommaso di soffiare nella tromba, saliva sulla scalinata che aveva adottato, nel portico di Salomone, e si metteva a proclamare: "Arriva, arriva il giorno del Signore!" Gridava tutti i giorni dalla mattina fino al tramonto del sole, per costringere il cielo ad aprirsi e a lanciare le sue fiamme. Poich ben sapeva, lui, che la voce dell'uomo un sortilegio potentissimo; si grida al fuoco e alla frescura, all'Inferno e al Paradiso: "Vieni! Vieni!" e loro vengono. cos che chiamava il Fuoco: sar lui a purificare il mondo e ad aprire la porta attraverso cui verr l'Amore. I piedi dell'Amore godono sempre a calpestare la cenere... "Maestro", gli disse un giorno Andrea, "perch non ridi pi, perch non sei pi allegro come una volta? Perch sei sempre in collera?" Ma lui non rispose. Che poteva dirgli, e come poteva comprendere il cuore candido di Andrea? Questo mondo, pensava, va sterminato fino alla radice, occorre piantarne un altro, distruggere la vecchia Legge, e sar io a distruggerla. Una nuova Legge sar incisa sulle tavole del cuore e sar io a inciderla. Elargir la legge perch possa abbracciare amici e nemici, Ebrei e idolatri, e perch i dieci Comandamenti fioriscano! Per questo sono venuto a Gerusalemme. qui che i cieli si apriranno. Chi discender dal cielo? Il gran miracolo o la morte? Quel che Dio vorr. Io sono pronto a salire al cielo o ad annientarmi presso i morti. Signore, decidi.

Era vicina la Pasqua. Un'inattesa dolcezza primaverile aveva ricoperto la dura faccia della Giudea. Le vie di terra e di mare s'erano aperte e arrivavano pellegrini dai quattro angoli del mondo ebraico. Le terrazze del Tempio muggivano, diffondevano l'odore delle bestie che andavano al sacrificio, del letame, degli uomini. Davanti al portico di Salomone si era raccolta una folla di straccioni e di storpi dai volti pallidi e affamati, dagli occhi febbricitanti. Scrutavano i Sadducei ben nutriti, i ricchi benestanti dall'aria distesa e le loro donne coperte di pesanti ornamenti d'oro. "Fino a quando continuerete a ridere?" mormor qualcuno. "Non manca molto al giorno in cui li sgozzeremo. Il Maestro ha detto: i poveri uccideranno i ricchi e si spartiranno i loro beni." "Hai capito male, Manasse", ribatt un uomo pallido con capigliatura e occhi da montone. "Non ci saranno pi n poveri n ricchi saranno tutti uguali. questo che vuol dire il regno dei cieli!" "Regno dei cieli vuol dire", esclam un omone, "che i Romani se ne vadano. Un regno dei cieli con i Romani non possibile." "Non hai capito niente, Aronne, di quello che ha detto il Maestro", disse un vecchio col labbro leporino, scuotendo la testa calva. "Non ci sono n Israeliti n Romani, n Greci n Caldei, n Beduini. Siamo tutti fratelli!" "Tutti cenere siamo!" grid un altro. " questo che ho capito io, l'ho sentito con le mie orecchie. Il Maestro ha detto: i cieli si apriranno, il primo diluvio era d'acqua, questo sar di fuoco; tutti, poveri e ricchi, Israeliti e Romani, tutti in cenere!" "'L'olivo verr bacchiato; ma rimarranno due o tre olive sulla cima e tre o quattro sugli ultimi rami', ha detto il profeta Isaia. Coraggio, figli, saremo noi le olive che resteranno. Ci baster tenere il Maestro presso di noi, perch non ci sfugga!" disse un uomo nero come un paiolo, con due occhi sporgenti, fissando la via bianca e polverosa di Betania. "Oggi in ritardo", mormor, " in ritardo... fate attenzione, figli, che non ci sfugga!" "Dove andr?" disse il vecchio col labbro leporino. " a Gerusalemme che Dio gli ha detto di combattere; qui che combatter!" Il sole occupava il centro del cielo, le pietre fumavano, con la canicola il puzzo raggiungeva il culmine. Giacomo il Fariseo pass, con le braccia cariche di amuleti, vantando i benefici di ciascuno di essi, quelli servono per il vaiolo, la gotta, l'erisipela; questi allontanano i demoni: il pi potente, il pi caro, i vostri nemici... Vide gli straccioni e gli storpi e li riconobbe; la sua bocca di fiele li schern perfidamente: "Andate al diavolo!" e sput tre volte in aria. Mentre gli straccioni discutevano e ognuno di loro forzava la parola del Maestro nella direzione dei suoi desideri, un vecchio altissimo e venerabile, con un lungo bastone, comparve davanti a loro, coperto di sudore e di polvere; il suo viso ampio, non ancora segnato dalle rughe, risplendeva. "Melchisedech!" esclam l'uomo dal labbro leporino. "Quali nuove da Betania? Il tuo volto raggiante!" "Rallegratevi, figli!" grid il vecchio e si diede ad abbracciare tutti, e a piangere. "Un morto risuscitato, l'ho visto con i miei occhi, s' alzato dalla tomba e ha camminato! Gli hanno dato dell'acqua e lui ha bevuto, gli hanno dato del pane e lui ha mangiato; ha parlato!" "Chi? Chi risuscitato? Chi stato risuscitato?" Si precipitarono tutti sul vecchio e l'interrogarono. Lo avevano sentito dai portici vicini, uomini e donne accorsero, qualche Levita e qualche Fariseo si avvicin; pass anche Barabba, sent un vociare e si un all'assembramento. Melchisedech fu felice di vedere tanta gente che pendeva dalle sue labbra: si appoggi al bastone e cominci a parlare con fierezza. "Lazzaro, il figlio di Eliacino, qualcuno lo conosce? morto qualche giorno fa e l'abbiamo sepolto. passato un giorno, due, tre, l'abbiamo dimenticato. Il quarto giorno sentiamo delle grida sulla strada, esco precipitosamente, vedo Ges, il figlio di Maria di Nazareth, e le due sorelle di Lazzaro ai suoi piedi, che glieli baciano e piangono il fratello: 'Maestro, se tu fossi stato con lui, non sarebbe morto...' gridavano strappandosi i capelli. 'Fallo tornare dai morti, Maestro, richiamalo e lui verr!' Ges le ha prese per mano e le ha fatte alzare. "'Andiamo', ha detto.

"Noi siamo corsi tutti dietro di loro, siamo arrivati al sepolcro. Ges si fermato, il sangue gli salito alla testa, gli occhi rovesciati all'indietro, scomparsi, non si vedeva che il bianco. Allora ha cacciato un muggito, come se avesse un toro dentro di s, noi eravamo tutti terrorizzati. E all'improvviso, mentre era cos e tremava con tutte le membra, ha lanciato un grido selvaggio, un grido che non avevo mai sentito, come venuto da un altro mondo. Cos devono gridare gli arcangeli quando sono in collera: 'Lazzaro, sorgi!' E subito si sentito dentro il sepolcro la terra agitarsi e spaccarsi, la pietra tombale ha cominciato a oscillare e a poco a poco si sollevata. Noi eravamo verdi dalla paura. Mai in vita mia avevo temuto la morte quanto davanti a questa resurrezione. Giuro che se mi avessero chiesto: preferiresti vedere un leone o una resurrezione? avrei risposto: un leone." "Dio mio! Dio mio!" gridava la gente piangendo. "Racconta, racconta, vecchio Melchisedech!" "Le donne urlavano, molti uomini sono andati a nascondersi dietro le pietre, e noi che siamo rimasti tremavamo. La pietra tombale si sollev piano piano. E abbiamo visto due braccia giallastre, poi una testa gi verde, incrinata, coperta di terra, poi il corpo scheletrico avvolto nel sudario... Ha mosso un piede, poi l'altro, uscito. Era Lazzaro." Il vecchio si ferm. Si asciug con l'ampia manica il sudore che lo inondava. Attorno a lui la folla urlava; chi piangeva, chi ballava. Barabba alz la sua grossa mano pelosa. "Menzogna! Menzogna." grid. " un emissario dei Romani. Aveva combinato tutto con Lazzaro, abbasso i traditori!" "Taci!" grid una voce imperiosa dietro di lui. "Come sarebbe, i Romani?" Tutti si girarono e indietreggiarono. Il centurione Rufo si dirigeva dritto su Barabba, il frustino alzato. Una giovane bionda, pallida, lo teneva per il braccio. Era rimasta tutto il tempo in piedi ad ascoltare il vecchio Melchisedech, e i grandi occhi verdi le si erano riempiti di lacrime. Barabba si infil tra la folla e scomparve. Dietro di lui correva Giacomo il Fariseo con i suoi amuleti; lo raggiunse dietro una colonna. L, sottovoce, si misero a confabulare assieme. Il bandito e il Fariseo divennero fratelli, ma fu Barabba a parlare per primo. "Credi che sia vero?" domand inquieto. "Che cosa?" "Che quel morto sia risuscitato..." "Stammi bene a sentire. Io sono Fariseo, tu sei Zelota. Finora io pensavo che Israele poteva salvarsi solo con la preghiera, il digiuno e la santa Legge. Ma adesso..." "Adesso?" disse lo Zelota con occhi che mandano lampi. "Adesso comincio a vederla come te. Preghiera e digiuno non bastano pi; qui ci vuole il lavoro del coltello. Capisci?" Barabba rise. "A me lo dici? Non c' miglior preghiera del coltello. Allora?" "Cominciamo da quello." "Da chi? Parla chiaro." "Lazzaro. indispensabile che lo facciamo tornare sotto terra. Se la gente lo vede adesso dir: era morto e il figlio di Maria l'ha risuscitato. E la gloria del falso profeta aumenter... Hai ragione tu, Barabba, un emissario dei Romani che l'hanno mandato a gridare: non vi curate del regno di questa terra, pensate al cielo! Allora, finch continueremo a perdere tempo a pensare al cielo, i Romani rimarranno seduti sulle nostre spalle, capisci?" "E allora? Bisogner liquidare anche lui, anche se tuo fratello?" "Non mio fratello, non voglio saper niente di lui!" esclam il Fariseo facendo il gesto di strapparsi le vesti. "Te lo lascio!" Detto ci, si stacc dalla colonna e torn a vantare i suoi amuleti. Aveva eccitato Barabba, era contento. La folla dei pezzenti davanti al portico di Salomone, perdute le speranze di vedere Ges, cominci a disperdersi. Il vecchio Melchisedech comper due colombe bianche per offrirle in sacrificio e

ringraziare il Dio di Israele che aveva finalmente provato piet per il suo popolo e gli aveva mandato, dopo tanti anni, un nuovo profeta. Le pietre erano roventi, i volti degli uomini, nella luce abbagliante, scomparivano. D'un tratto una nuvola di polvere si lev sulla via di Betania, si sentirono delle grida di gioia, tutto il villaggio si era messo in movimento e arrivava. Dapprima si videro i bambini, che portavano rami di palma e di alloro, dietro i rami veniva Ges, col viso illuminato, dietro ancora i discepoli, eccitatissimi, come se ognuno di loro avesse risuscitato un morto; infine, rochi per il tanto gridare, gli abitanti di Betania. Si precipitarono tutti verso il Tempio. Ges sal i gradini due alla volta, attravers la prima terrazza, raggiunse la seconda. Il viso e le mani avevano una luce selvaggia, tanto che nessuno gli si poteva avvicinare. Per un momento il vecchio rabbino, che correva ansimando dietro di lui, tent di entrare nell'alone invisibile che circondava il Maestro, ma subito indietreggi, come se avesse toccato il fuoco. Era appena uscito dalla fornace di Dio e il suo sangue ribolliva ancora. Non poteva, non voleva ancora crederci; cos grande era dunque la forza dell'anima! Poteva dire alle montagne: Venite! e farle venire? Squarciare la terra e farne uscire i morti? Distruggere il Tempio in tre giorni e in tre giorni ricostruirlo? Ma se la forza dell'anima ha una tale onnipotenza, tutto il peso della perdizione o della salvezza posa allora sulle spalle dell'uomo? I confini tra Dio e l'uomo vacillano... Era un pensiero terrificante, pericoloso e le tempie di Ges pulsavano. Aveva lasciato Lazzaro nel suo sudario, ritto sul sepolcro, ed era partito con una strana fretta verso il Tempio di Gerusalemme. Aveva, per la prima volta tanto invincibile, la sensazione che bisognasse finalmente raggiungere questo mondo, che dovesse sorgere da quella tomba una nuova Gerusalemme. Il momento era venuto. Era quello il segno che aspettava: il mondo marcio fino alla radice era un Lazzaro, era tempo di gridargli: "Mondo, alzati e cammina!" Aveva una missione, e la cosa pi terribile, ora lo sentiva, era che ne aveva anche il potere. Non poteva pi trovare scappatoie dicendo: Non posso! Poteva, e se il mondo non veniva salvato, la colpa sarebbe ricaduta interamente su di lui. Il sangue gli afflu alla testa. Vide attorno a s gli straccioni e gli oppressi che lo guardavano, caricandolo di tutte le loro speranze. Cacci un urlo selvaggio e salt sullo scalone; la gente gli si radun attorno, i ricchi e i sazi si fermarono anche loro, ridacchiando, per sentirlo. Ges si gir, li vide e alz il pugno. "Ascoltate, ricchi", grid, "ascoltate, signori di questo mondo: l'ingiustizia non pu pi durare, n l'infamia, n la fame! Dio ha strofinato le mie labbra con un carbone ardente e io grido: Fino a quando rimarrete sdraiati sui vostri letti d'avorio, sui vostri molli cuscini? Fino a quando mangerete la carne dei poveri e ne berrete il sudore, il sangue e le lacrime? Non vi tollero pi! Grida il mio Dio. Il fuoco divampa, i morti risuscitano, la fine del mondo arrivata!" Due mendicanti giganteschi lo presero e lo sollevarono sulle braccia. Il popolo si raggrupp, agitando i rami. Sulla testa in fiamme del profeta si levava del fumo. "Io non sono venuto per portare al mondo la pace ma la carneficina. Io porter la discordia nelle case, il figlio alzer la mano sul padre, la figlia sulla madre, la giovane sposa sulla suocera, per me. Colui che mi segue abbandona tutto. Colui che per me perde la vita sulla terra, la guadagna per l'eternit." "Che cosa dice la Legge, ribelle?" grid una voce inferocita. "Che cosa dicono le Sacre Scritture, Lucifero?" "Che cosa dicono i grandi profeti, Geremia, Ezechiele?" rispose Ges, con gli occhi in fiamme. "Io abolir la Legge che incisa sulle tavole di Mos e ne incider una nuova nel cuore dell'uomo. Strapper il cuore di pietra dal petto degli uomini e dar loro un cuore di carne. E in questo cuore seminer una speranza nuova! Sono io che incido nei nuovi cuori la nuova Legge, sono io la nuova Speranza! Io elargisco amore. Io apro le quattro grandi porte di Dio, l'Oriente, l'Occidente, il Nord e il Sud, per far entrare tutte le nazioni. Il seno di Dio non un ghetto, esso abbraccia il mondo intero. Dio non Israelita. spirito immortale." Il vecchio rabbino si nascose il viso tra le mani; avrebbe voluto gridare: "Ges, taci. una grande bestemmia!" ma non ne ebbe il tempo. Si levarono grida selvagge di trionfo, i poveri urlavano di

gioia, i Leviti lo fischiavano, Giacomo il Fariseo si strappava le vesti e sputava in aria. Il rabbino se ne and, la morte nell'anima: " perduto", mormor, camminando e piangendo, " perduto. Quale demonio, quale Dio entrato in lui e grida?" Camminava incespicando dalla stanchezza; in tutti quei giorni, in tutte quelle settimane che aveva seguito Ges sforzandosi di comprendere chi fosse, la sua vecchia carcassa si era completamente consumata, di lui non restavano che ossa avvolte nella pelle grinzosa; l'anima vi si era attaccata e aspettava. Era quell'uomo il Messia che Dio gli aveva promesso? I miracoli che faceva lui, avrebbe potuto farli anche Satana, e non bastavano al rabbino per dare un giudizio. Neppure le profezie bastavano. Satana un arcangelo potentissimo e astutissimo, pu far concordare perfettamente le sue parole e i suoi atti con le sante profezie, per ingannare gli uomini. Per questo il rabbino non poteva dormire la notte e supplicava Dio di avere piet di lui e di dargli un segno sicuro... Che segno? Il rabbino lo sapeva bene: la morte, la sua propria morte. Pens a questo segno e rabbrivid. Correva nella polvere con passo incerto. Sulla cima della collina apparve, divorata dal sole, Betania. Il rabbino prese a salire, ansimando. La casa di Lazzaro era aperta e i contadini continuavano a entrare per vedere e toccare il risuscitato, per sentire se respirava, se parlava, per vedere se era davvero vivo o se non fosse un fantasma. Era seduto nell'angolo pi appartato della casa, perch non sopportava la luce, era stanco e parlava poco. I piedi, le braccia, il ventre erano gonfi, verdastri, come quelli di un morto di quattro giorni. Il viso tumido era segnato di crepe, da cui colava un liquido giallo e biancastro che macchiava il sudario bianco che ancora portava; gli si era incollato alla pelle e non si riusciva a levarglielo. All'inizio puzzava moltissimo, e quelli che gli si accostavano si turavano il naso; ma a poco a poco il tanfo era diminuito, e ora odorava solo di terra e d'incenso. Di tanto in tanto alzava la mano e si toglieva un filo d'erba rimasto tra i peli della barba o tra i capelli. Le sue due sorelle, Marta e Maria, lo ripulivano della terra e dei piccoli vermi che gli erano rimasti addosso. Una vicina compassionevole gli aveva portato un pollo e ora la vecchia Salom, china davanti al focolare, lo faceva bollire per dar da bere del brodo al risuscitato e fargli riprendere le forze. I contadini venivano a sedersi per un po', l'osservavano attentamente e gli parlavano. Lui rispondeva con aria annoiata, s, no, qualche parola, poi arrivavano altri dal villaggio e dai villaggi vicini. Quel giorno il notabile cieco era venuto anche lui, aveva teso avidamente la mano, l'aveva tastato e aveva riso. "Ti sei divertito dai morti?" gli domand. "Bravo, Lazzaro, ora tu conosci tutti i segreti del mondo sotterraneo, ma non rivelarli, disgraziato, faresti perdere la testa alla gente..." Si chin all'orecchio di Lazzaro. "Vermiciattoli, eh. Nient'altro che vermiciattoli, eh?" gli domand, mezzo scherzando mezzo tremando. Attese a lungo, ma Lazzaro non rispose. Il cieco s'infuri, prese il bastone e ripart. Maddalena, ritta sulla soglia, guard in fondo alla strada per Gerusalemme. Il suo cuore piangeva. Nelle ultime notti aveva fatto brutti sogni, vedeva Ges che si sposava, presagio di morte, e la notte prima l'aveva visto sotto l'orma di pesce volante: aveva spiegato le ali, era saltato fuori dall'acqua ed era ricaduto sulla terra. Si dibatteva sui ciottoli della riva, si sforzava di aprire di nuovo le ali e non ci riusciva, soffocava. I suoi occhi avevano cominciato ad appannarsi, si era girato e l'aveva guardata: lei si era precipitata per prenderlo e rimetterlo nell'acqua, ma quando s'era chinata e l'aveva preso in mano era gi morto. Ma mentre lo teneva in mano e piangeva, lasciando che le lacrime cadessero su di lui, lo vedeva farsi grande, riempirle le braccia, diventare un morto... "Non lo lascer andare a Gerusalemme... Non lo lascer andare..." sospirava guardando la strada bianca, ansiosa di vederlo arrivare. Ma al posto di Ges apparve sulla strada di Gerusalemme, curvo, titubante, il vecchio padre, il rabbino. "Povero vecchio", pens Maddalena, come fa, nello stato in cui si trova, a seguire il nostro Maestro dovunque vada, come un vecchio cane fedele! Lo sento alzarsi di notte, uscire nel cortile, prosternarsi, gridare a Dio: Aiutami, mandami un segno! Ma Dio lo lascia tormentarsi, lo tortura, sembra, perch lo ama, cos si consola l'infelice..." Ora lo vedeva salire, appoggiato al bastone, e fermarsi ogni momento a guardare indietro verso Gerusalemme, aprire le braccia, riprendere fiato... Quegli ultimi giorni a Betania, dove si trovavano

riuniti, padre e figlia avevano dimenticato il passato, si parlavano; il vecchio aveva visto che la figlia aveva abbandonato la cattiva strada e l'aveva perdonata: tutte le colpe si lavano con le lacrime, il vecchio rabbino lo sapeva, e Maddalena aveva pianto tanto. Il vecchio arriv senza fiato, Maddalena si scost dalla porta per lasciarlo passare, ma lui si ferm e le prese le mani, supplicando: "Maddalena, piccola mia, tu sei donna, le tue lacrime hanno una grande potenza, le tue carezze anche, buttati ai suoi piedi, scongiuralo di non tornare a Gerusalemme. Oggi gli Scribi e i Farisei si sono scatenati ancora di pi, li ho visti io, parlavano di nascosto tra loro, le loro labbra stillavano veleno, complottano la sua morte". "La sua morte!" disse Maddalena, col petto ansante. "La sua morte! Ma lui, padre, pu morire?" Il vecchio rabbino guard la figlia con un sorriso amaro. " quello che diciamo di tutti gli uomini che amiamo", mormor, poi tacque. "Ma il Maestro non un uomo come noi, no", disse Maddalena disperata. "No! No!" ripet per vincere la paura. "Come lo sai?" disse il vecchio. Il suo cuore palpitava: si fidava dell'istinto della donna. "Lo so", rispose Maddalena, "non domandarmi come, non saprei dirlo. Non temere, padre. Chi oser toccarlo, ora che ha risuscitato Lazzaro?" "Ora che ha risuscitato Lazzaro sono ancora pi furiosi. Prima lo sentivano predicare e alzavano le spalle; ma ora che la notizia del miracolo si diffusa, il popolo ha preso coraggio e grida: il Messia, risuscita i morti, riceve la sua potenza da Dio, andiamo con lui! Oggi uomini e donne hanno preso dei rami e corrono dietro di lui, gli infermi levano le loro grucce minacciosi, i poveri alzano la testa... Gli Scribi e i Farisei vedono tutto questo e fremono di rabbia. Dicono: se lo lasciamo fare ancora un po', siamo perduti, e vanno continuamente da Anna a Caifa, da Caifa a Pilato, gli scavano la fossa... Maddalena, piccola mia, buttati alle sue ginocchia, non farlo pi rientrare a Gerusalemme, torniamo in Galilea." Si ricord di un viso triste, butterato dal vaiolo: il suo viso era triste come quello della Morte. "Quando ha sentito i miei passi si nascosto tra i cespugli. Brutto segno!" Il suo corpo senza forze croll. Maddalena gli mise un braccio attorno alla vita e lo fece entrare, gli port uno sgabello, e lo fece sedere. Lei gli si inginocchi accanto. "Dov' adesso?" domand. "Dove l'hai lasciato, padre?" "Al Tempio. Grida, i suoi occhi fiammeggiano, vuole bruciare il sacro edificio! E che parole, mio Dio, che bestemmie! Dice: Abolir la Legge di Mos, ne porter una nuova. Non incontrer Dio sulla cima del Sinai, lo incontrer nel mio cuore!" Il vecchio abbass la voce. "A volte, piccola mia", disse tremando, "a volte temo che la sua testa sia turbata. Oppure pu essere Lucifero..." "Taci!" disse Maddalena posando tutt'e due le mani sulle labbra del vecchio. Parlavano ancora quando apparvero sulla soglia i discepoli, l'uno dopo l'altro. Maddalena si alz di scatto, guard, Ges non era tra loro. "E il Maestro?" disse con voce spezzata. "Dov' il Maestro?" "Non temere", rispose Pietro con un'aria affranta, "non temere. Arriva." Anche Maria, inginocchiata ai piedi del rabbino, si alz di scatto e si accost, ansiosa, ai discepoli. I loro visi erano tristi, scossi, il loro sguardo torpido. Si appoggi al muro. "Il Maestro?" mormor, angosciata. "Adesso viene, Maria, adesso viene..." rispose Giovanni. "Se gli fosse capitato qualcosa, pensi che l'avremmo abbandonato?" I discepoli si dispersero per la casa, accigliati, discosti l'uno dall'altro. Matteo cav i suoi fogli dall'abito e si dispose a scrivere. "Parla, Matteo", disse il vecchio rabbino, "parla, che la mia benedizione ti accompagni." "Vecchio", rispose Matteo, "mentre tornavamo tutti assieme, alla porta di Gerusalemme il centurione Rufo ci ha raggiunti. 'Fermatevi!' ci ha gridato, 'ho degli ordini!' Noi siamo sbiancati

dalla paura, ma il Maestro gli ha teso con calma la mano: 'Sia benvenuto l'amico', gli ha detto, 'che cosa vuoi?' 'Non io', ha risposto Rufo, ' Pilato che ti vuole. Te ne prego, vieni con me.' 'Vengo', ha detto pacatamente Ges e ha rivolto il viso verso Gerusalemme. Ma noi ci siamo precipitati su di lui, gridando: 'Dove vai, Maestro? Noi non ti lasceremo andare.' Il centurione intervenuto: 'Non abbiate timore', ha detto, 'non gli si vuole far del male, vi do la mia parola!' 'Andate!' ci ha ordinato il Maestro, 'non abbiate paura: l'ora non ancora giunta.' Ma Giuda scattato e ha gridato: 'Io vengo con te, Maestro, io non ti lascio'. E si sono incamminati verso Gerusalemme, Ges e il centurione davanti e Giuda dietro, come il cane del pastore." Mentre Matteo parlava, i discepoli si avvicinavano e sedevano a terra, in silenzio. "I vostri visi sono turbati", disse il rabbino, "ci nascondete qualcosa." "Sono altre preoccupazioni, vecchio", rispose Pietro, "altre preoccupazioni..." e tacque di nuovo. Era vero, dei demoni oscuri erano entrati nel loro petto sulla via del ritorno. I morti cominciavano a risuscitare, il giorno del Signore si avvicinava, il Maestro stava per salire al trono, stava arrivando il momento in cui si sarebbero spartiti gli onori. Allora, per la spartizione, i discepoli si erano messi a discutere. "Io sieder alla sua destra", diceva uno, "sono io il preferito." "No, sono io! Sono io!" "Sono io!" "Sono io!" gridavano tutti. "Sono io che per primo l'ho chiamato Maestro!" disse Andrea. "Sono io che lo vedo pi spesso nei miei sogni!" replic Pietro. "Sono io che lo chiamo mio amato...." disse Giovanni. "Anch'io!" "Anch'io!" gridavano altre voci. Il sangue di Pietro si scald: "Andatevene tutti!" grid. "Non ha detto a me l'altroieri: 'Pietro, tu sei pietra e su questa pietra costruir la nuova Gerusalemme?'" "Non ha detto la nuova Gerusalemme! Le ho annotate qui le sue parole", disse Matteo picchiando sul suo quaderno, contro il petto. "Che mi ha detto allora, imbrattacarte? Io questo ho sentito!" disse Pietro in collera. "Ha detto: 'Tu sei Pietro e su questa pietra costruir la mia Chiesa'. La mia Chiesa, non Gerusalemme; c' una bella differenza!" "E che altro mi ha promesso?" grid Pietro. "Perch ti sei fermato? Non ti conviene andare avanti? Le chiavi... dillo, dillo!" Matteo, senza fretta, prese il suo quaderno, lo apr e lesse: "E ti dar le chiavi del regno dei cieli..." "Avanti! Avanti!" grid Pietro, trionfalmente. Matteo ingoi la saliva, si chin di nuovo sui fogli: "'Quel che tu legherai sulla terra sar legato in cielo, e quello che scioglierai sulla terra sar sciolto nei cieli...' Ecco, questo tutto!" "E ti sembra niente? Sono io, l'avete sentito tutti, che tengo le chiavi; sono io che apro e chiudo il Paradiso. Se voglio vi faccio entrare, se no, no!" Allora i discepoli si erano scatenati: sarebbero certamente venuti alle mani se non si fossero trovati vicini a Betania. Si vergognarono dei contadini e frenarono la rabbia, ma i loro visi erano ancora scuri. 26 Intanto Ges e il centurione camminavano, seguiti da Giuda. Entrarono nei vicoli tortuosi di Gerusalemme e si diressero verso la torre, accanto al Tempio, che fungeva da palazzo a Ponzio Pilato. Il centurione apr bocca per primo, era commosso. "Rabbi", disse, "mia figlia raggiante di salute e non smette mai di pensare a te; ogni volta che sa che parli al popolo, lei esce di casa di nascosto e corre ad ascoltarti. E oggi, la tenevo per mano, ti abbiamo sentito parlare tutti e due nel Tempio e lei voleva correre a baciarti i piedi." "Perch non l'hai lasciata fare?" disse Ges. "Basta un attimo per salvare l'anima dell'uomo. Perch hai lasciato passare quell'attimo, perch l'hai sciupato?" "Una Romana che bacia i piedi a un Ebreo!" pens Rufo pieno di vergogna, ma tacque. Teneva in mano un corto scudiscio, con cui allontanava la folla brulicante. Faceva un caldo torrido, i corpi erano stremati, c'erano nuvole di mosche; il centurione respirava nauseato l'aria ebraica; dopo tanti anni passati in Palestina, non si era ancora assuefatto. Attraversarono il mercato, coperto di stuoie di paglia; faceva pi fresco, rallentarono l'andatura. "Come fai a parlare a questo branco di cani?" disse il centurione. Ges arross.

"Non sono cani", disse. "Sono anime, scintille di Dio. Dio un incendio, centurione, ogni anima una scintilla, devi rispettarla." "Io sono Romano", rispose Rufo, "anche il mio Dio Romano. Lui apre strade, costruisce caserme, porta l'acqua alle citt, si arma di bronzo e parte per la guerra. Cammina davanti a noi e noi lo seguiamo. E l'anima di cui tu parli da noi fa tutt'uno con il corpo, e su di loro apposto il sigillo di Roma. Quando noi moriamo, l'anima e il corpo muoiono insieme e sono i nostri figli a rimanere. questo, per noi, l'immortalit. E, perdonaci, quello che dici dei regni dei cieli ci sembra una favola." Tacque, poi dopo un momento aggiunse: "Noi siamo fatti per governare gli uomini; e gli uomini non si governano con l'amore". "L'amore non disarmato", disse Ges. Guard gli occhi azzurri e freddi del centurione, le sue guance rasate di fresco, le mani grosse e tozze. "Anche l'amore parte per la guerra e va all'assalto." "Allora non amore", disse il centurione. Ges chin il capo. "Occorre che io trovi nuovi otri in cui versare il vino nuovo", pens, "parole nuove." Finalmente arrivarono. Palazzo e fortezza insieme, davanti a loro si lev la torre che proteggeva tra le sue mura il governatore romano, l'arrogante Ponzio Pilato. La razza ebraica gli dava la nausea, teneva un fazzoletto profumato sotto il naso ogni volta che andava per le stradine di Gerusalemme, o che si trovava costretto a parlare con Ebrei. Non credeva n negli dei n negli uomini. Neppure in Ponzio Pilato: in niente. Portava sempre, a una catenina d'oro appesa al collo, un piccolo rasoio affilato, per aprirsi le vene il giorno che ne avesse avuto abbastanza di mangiare, di bere, di governare, oppure il giorno che l'imperatore l'avesse mandato in esilio. Sentiva spesso gli Ebrei che si sgolavano per chiamare il Messia, per chiedergli di venire a liberarli, e rideva. Mostrava il rasoio affilato a sua moglie e diceva: "Eccolo, il mio Messia, sar lui a liberarmi". Ma la donna voltava la testa e non gli rispondeva. Davanti alla grande porta della torre Ges si ferm. "Centurione", disse, "tu mi devi un favore, ricordi? venuto il momento di chiedertelo." "Tutta la gioia della mia vita la do a te, Ges di Nazareth", rispose Rufo. "Parla, tutto quanto in mio potere lo far." "Se mi catturano, se mi imprigionano, se mi uccidono, non fare niente per salvarmi. Me lo prometti?" Erano arrivati alla porta della torre; le sentinelle levarono la mano a salutare il centurione. "Lo chiami un favore?" disse Rufo, perplesso. "Non li capisco, gli Ebrei." Due negri giganteschi montavano la guardia davanti alla porta di Ponzio Pilato. " un favore, centurione", disse Ges. "Mi dai la tua parola?" Rufo fece segno ai negri di aprire la porta. Asciutto, rasato, la fronte stretta, gli occhi grigi e duri, le labbra sottili, come una ferita, Pilato alz la testa e guard Ges che s'era fermato davanti a lui. Era seduto su un alto trono, decorato di aquile rozzamente scolpite e leggeva. "Sei tu, Ges di Nazareth, re dei Giudei?" sibil beffardo. Poi si mise il fazzoletto profumato sotto le narici. "Non sono re", rispose Ges. "Come? Non sei il Messia? Non il Messia quello che i tuoi compatrioti, la razza eletta, attendono da tante generazioni perch li liberi e segga sul trono di Israele? E perch cacci noi Romani? E allora perch dici: non sono re?" "Il mio regno non sulla terra." "E dov' allora? Sull'acqua? In aria?" rise Pilato. "Nel cielo", rispose pacatamente Ges. "Perfetto", disse Pilato, "il cielo te lo regalo. Ma non toccare la terra!" Si tolse dal dito il pesante anello, lo lev in alto alla luce e guard la pietra rossa, su cui era incisa una testa di morto contornata dall'iscrizione: Mangia, bevi, godi, ecco che cosa sarai domani.

"Gli Ebrei mi fanno schifo", disse, "non si lavano e hanno un Dio fatto a loro immagine: sporco, con i capelli lunghi, avido, fanfarone e vendicativo come un cammello." "Sappi che quel Dio ha gi alzato il suo pugno sopra Roma", disse ancora tranquillamente Ges. "Roma immortale", rispose Pilato, poi sbadigli. "Roma la statua della visione del profeta Daniele?" "La statua? Che statua? Quello che desiderate da svegli, voi Ebrei, poi lo vedete in sogno. Vivete e morite con le visioni." " in questo modo, con delle visioni, che l'uomo parte in guerra. E a poco a poco l'ombra prende corpo e si fa solida, lo spirito si riveste di carne e scende sulla terra. Il profeta Daniele ha avuto la sua visione, e poich l'ha avuta, essa prender un corpo di carne, scender sulla terra e distrugger Roma." "Ammiro, Ges di Nazareth, la tua audacia o la tua idiozia. A quanto pare non hai paura di morire, per questo che parli con tanta libert. Mi piaci. Raccontami la visione di Daniele." "Daniele il profeta ha visto una notte una statua immensa. La sua testa era d'oro, il petto e le braccia d'argento, il ventre e le cosce di bronzo, i polpacci di ferro, ma i piedi d'argilla. A un tratto, lanciato da una mano invisibile, un sasso andato a colpire i piedi d'argilla e li ha sbriciolati. In un sol colpo tutt'intera la statua - l'oro, l'argento, il bronzo, il ferro - crollata a terra... La mano invisibile, Ponzio Pilato, il Dio d'Israele, io sono il sasso, e la statua Roma." Pilato sbadigli di nuovo. "Ho capito", disse annoiato, "capisco il tuo gioco, Ges di Nazareth, re dei Giudei! Tu insulti Roma per provocare la mia collera, per farti crocifiggere e diventare anche tu un eroe. Hai preparato tutto molto abilmente. So che hai gi cominciato a risuscitare i morti, ti prepari la strada. E cos i discepoli proclameranno poi che non sei morto, che sei risorto e sei salito al cielo... Ma arrivi tardi, caro il mio furbo. Il trucco scoperto, trovane un altro. Non ho intenzione di ucciderti, non ho intenzione di fare di te un eroe, non diverrai Dio come gli altri, togliti quest'idea dalla testa." Ges rimase in silenzio. Dalla finestra vedeva scintillare al sole, immenso, il Tempio di Jahv, simile a una belva invisibile, mangiatrice d'uomini, e accorrere da ogni luogo, come greggi multiformi, per precipitarsi nella gola nera e spalancata, gli uomini. Pilato giocherellava con la catenina d'oro e taceva. Gli ripugnava domandare un favore a un Ebreo, ma l'aveva promesso alla moglie, doveva farlo. " tutto?" disse Ges, e si gir verso la porta. Pilato si alz. "Non andartene", disse. "Devo dirti una cosa, per questo che t'ho fatto chiamare. La mia donna dice che ti vede tutte le notti in sogno, non appena chiude le palpebre tu appari. Dice che tu ti lagni con lei che cercano di ucciderti e che tutte le sere la supplichi di parlarmi perch io impedisca ai tuoi compatrioti, Anna e Caifa, di metterti a morte. Ieri sera mia moglie ha levato un grido, si svegliata di soprassalto e si sciolta in lacrime. Ha piet di te, dice, non so bene perch, non m'immischio nelle balordaggini delle donne. Mi si buttata ai piedi, mi ha supplicato di mandarti a chiamare e di dirti di andar via se vuoi salvarti. Ges di Nazareth, l'aria di Gerusalemme non troppo salubre per te: torna in Galilea!" "La vita una guerra!" rispose Ges con la stessa voce calma e decisa. " una guerra e tu lo sai, perch sei soldato e sei Romano. Ma quello che non sai questo: Dio il comandante e noi siamo i soldati. Nell'istante in cui l'uomo viene al mondo, Dio gli mostra la terra, e sulla terra una citt, un villaggio, una montagna, il mare, o anche il deserto, e gli dice: ' qui che combatterai!' Governatore di Giudea, una notte Dio mi ha afferrato per i capelli, mi ha sollevato da terra e mi ha portato a Gerusalemme; mi ha deposto davanti al Tempio e mi ha detto: ' qui che combatterai!' Non posso disertare, Governatore di Giudea, ed qui che combatter!" Pilato si strinse nelle spalle. Si era gi pentito di aver chiesto quel favore e di aver rivelato a un Ebreo un suo segreto familiare. Fece il gesto, che gli era abituale, di lavarsi le mani. "Fai pure di testa tua, io me ne lavo le mani. Vattene!" Ges alz la mano e salut. Nel momento in cui varc la soglia, Pilato gli grid beffardo: "Ehi, Messia, qual questa terribile novella che, a quanto dicono, porti al mondo?"

"Il Fuoco", rispose Ges con la calma di sempre. "Il Fuoco che ripulir la terra." "Dai Romani?" "No, dagli empi. Dagli iniqui, dagli infami, dai sazi." "E poi?" "Poi, sulla terra bruciata, purificata, si edificher la nuova Gerusalemme." "E chi la costruir questa Nuova Gerusalemme?" "Io." Pilato scoppi a ridere. "Avevo ragione", disse, "di dire a mia moglie: sei completamente pazza. Vieni a trovarmi qualche volta, mi far passare il tempo. Adesso vattene, ti ho visto abbastanza." Batt le mani, i due giganti neri entrarono e misero Ges alla porta. Giuda, agitato, aspettava davanti alla torre. Un verme misterioso rodeva in quegli ultimi tempi il Maestro. Il suo viso era ogni giorno pi segnato, pi selvaggio, le sue parole pi tristi e minacciose; spesso saliva da solo, rimanendoci per delle ore, su un colle alle porte di Gerusalemme, il Golgota, dove i Romani crocifiggevano i ribelli. E pi vedeva attorno a s sacerdoti e grandi sacerdoti scatenarsi e tendergli trappole, pi li attaccava e li chiamava "vipere velenose, bugiardi, ipocriti, che tremate dalla paura di ingoiare una zanzara e che ingoiate un cammello". Tutto il giorno, tutti i giorni, si metteva davanti al Tempio e lanciava parole violente, come se volesse morire. Poco prima, quando Giuda gli aveva chiesto quando finalmente avrebbe gettato dalle spalle la pelle dell'agnello per far apparire il leone in tutta la sua gloria, Ges aveva scosso la testa e mai Giuda aveva visto un sorriso pi amaro su labbra d'uomo. Da allora non lo lasciava pi; e quando lo vedeva salire sul Golgota, lo seguiva di nascosto, per paura che un nemico celato potesse levare la mano su di lui. Ora Giuda camminava avanti e indietro sulla strada, davanti alla torre maledetta, e guardava furtivamente le guardie romane, immobili, con l'armatura in bronzo, le facce gravi di contadini, e dietro di loro, svettante in cima a lunghe aste, lo stendardo empio con le sue aquile. Che cosa poteva volere Pilato, si chiedeva, perch l'aveva chiamato? Giuda sapeva, lo aveva saputo dagli Zeloti di Gerusalemme, che Anna e Caifa venivano continuamente in quella torre ad accusare Ges di fomentare la rivolta per scacciare i Romani e farsi re. Ma Pilato si rifiutava di ascoltarli. Diceva: matto da legare, non si immischia negli affari dei Romani; un giorno ho mandato apposta qualcuno per chiedergli: "Il Dio d'Israele vuole che paghiamo le imposte ai Romani? Che ne pensi?" E Ges, molto giustamente, molto intelligentemente, ha risposto: "Date a Cesare quel che di Cesare e a Dio quel che di Dio!" Pilato aveva riso; non diabolicamente folle, aveva detto, folle di Dio. Se trasgredisce la vostra religione, punitelo, io me ne lavo le mani; ma lui Roma non la tocca. Questo gli ha detto, e li ha mandati via. Ma che adesso abbia cambiato idea? Giuda si ferm, si appoggi contro il muro di fronte; stringeva e apriva i pugni, teso. D'un tratto sussult. S'era sentito uno squillo di tromba, la folla s'era aperta; quattro Leviti arrivarono e deposero cautamente davanti alla porta della torre una portantina dorata. Le cortine di seta si scostarono e si vide scendere lentamente, grasso, bianco, con le borse sotto gli occhi, vestito di una tunica gialla, Caifa. I due pesanti battenti della porta si aprirono. Nello stesso istante Ges ne usc; i due uomini si incrociarono sulla soglia, faccia a faccia, Ges, scalzo, col suo abito bianco tutto rattoppato, si ferm e guard dritto negli occhi, immobile, il sommo sacerdote. Questi sollev le palpebre pesanti, lo riconobbe e lo scrut rapidamente dalla testa ai piedi. "Che cerchi qui, ribelle?" Ges, immobile, gli tenne inchiodati addosso gli occhi grandi, severi e tristi. "Non ti temo, sommo sacerdote di Satana", rispose. "Buttatelo fuori", grid Caifa ai quattro portantini, e avanz nel cortile con il suo corpo obeso e le gambe storte. I quattro Leviti si precipitarono per afferrare Ges, ma Giuda scatt. "Gi le zampe!" rugg. Li respinse, prese Ges per un braccio.

"Andiamo via", disse. Giuda scansava cammelli, uomini, pecore, faceva largo a Ges perch potesse passare. Superarono la porta fortificata, discesero nella valle del Cedron, risalirono dall'altro versante, presero la via di Betania. "Che cosa voleva?" disse Giuda, stringendo con ansia il braccio del Maestro. "Giuda", rispose Ges dopo un profondo silenzio, "ti confider un segreto terribile." Giuda chin la criniera rossa e attese, le labbra socchiuse. "Tu sei pi forte degli altri compagni; solo tu, credo, sei in grado di sopportarlo. Agli altri non ho detto niente e niente dir; a loro manca la resistenza." Giuda arross di piacere. "Ti ringrazio, Maestro", disse, "della fiducia che mi dai. Parla. Vedrai, non ti vergognerai di me." "Giuda, tu sai perch ho lasciato l'amata Galilea per venire a Gerusalemme?" "S", rispose Giuda, "perch tutto quello che deve farsi, si far qui." "S, da qui che partir la fiamma del Signore. Non riesco pi a dormire. Mi sveglio di soprassalto in piena notte e guardo il cielo, non s' ancora aperto? Le fiamme non hanno ancora cominciato a riversarsi?... Veniva il giorno, correvo al Tempio, parlavo, minacciavo, indicavo il cielo, ordinavo, supplicavo, scongiuravo il fuoco di scendere. La mia voce si perdeva. Il cielo era chiuso, muto, sereno sopra di me. E a un tratto un giorno..." La sua voce si ruppe. Giuda si chin su di lui per udire. Ma non sentiva che un respiro soffocato e i denti di Ges che battevano. "Allora? Allora?" domandava Giuda ansimando. Ges riprese fiato, si rimise a parlare. "Un giorno, mentre ero sdraiato da solo sulla cima del Golgota, il profeta Isaia s' levato nel mio spirito. No, non nel mio spirito. L'ho visto in carne e ossa davanti a me, sulle pietre del Golgota, e aveva una pelle di caprone uguale al caprone nero che avevo incontrato nel deserto. E questa pelle era coperta di lettere. "'Leggi'! mi ordin, e distese nell'aria davanti a me la pelle del caprone. Avevo appena udito la voce che profeta e caprone erano scomparsi; restavano solo nell'aria le lettere nere con le maiuscole rosse." Ges fiss gli occhi nella luce, era impallidito. Strinse il braccio di Giuda e si serr a lui. "Eccole!" mormor terrorizzato. "Hanno riempito l'aria!" "Leggi!" disse Giuda, anche lui impallidito. Ges, con voce rauca, affannata, cominci a decifrare. Le lettere sembravano belve vive, lui le inseguiva e loro resistevano. Decifrava sillaba per sillaba e continuava ad asciugarsi il sudore che lo inondava: "Si accollato le nostre colpe, stato ferito dai nostri peccati, le nostre iniquit lo hanno spezzato. E lui, afflitto, non ha aperto bocca. Abbandonato, disprezzato da tutti, ha camminato, senza resistere, come l'agnello che si conduce al macello e che si sgozza". Ges tacque. Si era fatto livido. "Non capisco", disse Giuda. Si ferm e si mise a spostare i sassi col piede. "Non capisco. Chi l'agnello che portano al macello? Chi deve morire?" "Giuda", rispose Ges lentamente, "Giuda, fratello mio, sono io." "Tu? Tu?" disse Giuda indietreggiando. "Non sei il Messia allora?" "S." "Non capisco!" esclam ancora Giuda. I piedi gli presero a sanguinare per i sassi. " quella la strada, Giuda, non gridare. Perch il mondo si salvi occorre che io, di mia volont, muoia. Nemmeno io lo sapevo. Invano Dio mi mandava dei segni. Erano visioni nell'aria, sogni in sonno, un caprone nel deserto con al collo tutte le colpe degli uomini. E, dal giorno che ho lasciato la casa di mia madre, un'ombra mi segue come un cane e a volte mi corre davanti e mi mostra il cammino. Che cammino? La Croce."

Ges si guard a lungo attorno. Dietro di loro Gerusalemme, come una montagna di teschi tutti bianchi, davanti a loro pietre, qualche ulivo dalle foglie d'argento, qualche cedro nero. Il sole tramontava immerso nel sangue. Giuda si strapp dei peli dalla barba. Era un altro il Messia che lui aspettava, uno armato di spada. Emise un grido e nella valle di Giosafat si ersero dalle loro tombe tutte le generazioni degli Ebrei morti, e si mescolarono ai vivi; con loro risuscitarono i cavalli e i cammelli degli Ebrei, e tutti, fanti e cavalieri, si scagliavano a sgozzare i Romani. E il Messia sedeva sul trono di Davide con sotto il piede, per cuscino, l'Universo. Cos, cos era il Messia atteso da Giuda Iscariota, e ora...! Lanci uno sguardo furtivo a Ges e si morse il labbro perch non gli sfuggisse neppure una parola dura. E riprese a muovere i sassi. Ges lo vide e prov piet di lui. "Coraggio, Giuda, fratello", gli disse addolcendo la voce. "Anch'io mi sono fatto coraggio. Non c' niente da fare. La strada quella." "E poi?" disse Giuda, con lo sguardo fisso sulle pietre. "E poi?" "Torner in tutta la mia gloria a giudicare i vivi e i morti." "Quando?" "Molti uomini di questa generazione non moriranno senza avermi visto." "Andiamo", disse Giuda, e affrett il passo. Dietro di lui Ges camminava, ansante, affaticandosi per raggiungerlo. Il sole stava per essere inghiottito dietro le montagne della Giudea. Si sentivano i primi sciacalli che si svegliavano, lontano, verso il Mar Morto. Giuda affrontava la salita fremente; la terra tremava nel fondo del suo essere, tutto crollava. Non aveva fiducia nella morte. Gli pareva la peggiore delle vie, e Lazzaro risuscitato gli rivoltava lo stomaco. Gli sembrava pi morto di tutti i morti, e pi infetto. E il Messia, lui, come sarebbe uscito dallo scontro con la morte? No, no, non aveva fiducia nella morte. Si gir per contraddire Ges, per lanciare la parola violenta che gli bruciava sulla lingua, che Ges cambi idea e non passi per la morte? Ma appena si volse lanci un grido di terrore. Un'ombra gigantesca si staccava dal corpo di Ges, ma non era un'ombra, era un'enorme croce. Prese Ges per un braccio. "Guarda!" disse mostrandogli l'ombra. Ges rabbrivid. "Taci", disse sommessamente, "taci, Giuda, fratello." Cos, tenendosi per le braccia, attaccarono il dolce pendio che saliva verso Betania. Le ginocchia di Ges cedevano, Giuda lo sosteneva. Tacevano. A un certo punto Ges si chin, raccolse da terra una pietra calda, la tenne a lungo stretta in mano. Era una pietra o la mano di un essere amato? Si guard attorno. Come le terre, che in inverno erano morte, si erano tutte coperte di erba, come erano fiorite! "Giuda, fratello", disse Ges, "non perderti d'animo. Guarda, il grano penetra nella terra. Dio manda la pioggia e la terra si gonfia e dal suolo leggero la spiga di grano cresce a nutrire gli uomini. Se il seme non muore, potr mai risorgere la spiga? Lo stesso per il Figlio dell'uomo." Ma Giuda era inconsolabile; taceva e saliva. Il sole scivol dietro i monti, la notte sal dalla terra; gi le prime lampade oscillavano sulla cima della collina. "Ricordati di Lazzaro", disse ancora Ges. Ma Giuda fu preso dalla nausea e fugg sputando. Marta accese la lampada e Lazzaro si mise la mano sugli occhi; la luce lo feriva ancora. Pietro aveva preso Matteo per un braccio e si erano seduti tutti e due sotto la lampada. La vecchia Salom aveva trovato una matassa di lana nera, filava e pensava ai suoi due figli. Dio, come tardava a venire il giorno in cui li avrebbe visti tutti sorridenti, un nastro d'oro tra i capelli. Il giorno in cui tutto quanto il lago di Genezareth sarebbe stato loro... Maddalena s'era avviata gi per il sentiero, il Maestro tardava, la sua pena era grande, la casa troppo stretta per lei, e s'era messa in cammino nella speranza di incontrare l'amato. I discepoli, raccolti nel cortile, fissavano la porta e non dicevano una parola; la collera ribolliva ancora dentro di loro. Tutta la casa era calma, non si sentiva un soffio, il momento era favorevole; da tempo Pietro moriva dalla voglia di vedere che cosa il pubblicano scrivesse sul suo quaderno tutte le sere. Quella sera, dopo la

lite con gli altri, non si tenne pi, doveva sapere che cosa diceva di lui; questi Scribi sono una brutta razza. Bisognava stare attenti che non lo mettesse in ridicolo presso le generazioni future. Se aveva l'audacia di fargli un tiro simile, gli avrebbe buttato carte e penna, quella sera stessa, nel fuoco. Lo prese per un braccio con delle moine e si accoccolarono assieme sotto la lampada. "Leggimi, Matteo, ti prego", gli chiese, "voglio sapere che cosa scrivi del Maestro." Matteo fu felicissimo di quella richiesta. Tir fuori delicatamente dalla veste il quaderno che aveva avvolto in un fazzoletto ricamato, regalo di Maria, la sorella di Lazzaro; lo svolse con precauzione, come se ci fosse una creatura ferita, lo apr, si mise a dondolare avanti e indietro, prese lo slancio e, mezzo parlando mezzo salmodiando, cominci a leggere: "Libro della generazione di Ges Cristo, figliolo di Davide, figliolo di Abramo. Abramo gener Isacco, Isacco gener Giacobbe, Giacobbe gener Giuda e i suoi fratelli, Giuda gener Fares e Zara..." Pietro ascoltava, a occhi chiusi. Le generazioni degli Ebrei sfilavano davanti a lui: da Abramo a Davide quattordici generazioni; da Davide alla cattivit di Babilonia quattordici generazioni; dalla cattivit di Babilonia al Cristo quattordici generazioni... Quanta gente, che esercito sterminato, immortale! Che gioia, che fierezza essere uno di quegli Ebrei! Pietro alz la testa e l'appoggi al muro, ascolt. Le generazioni erano passate, ora venivano gli anni di Ges. Che miracoli si erano verificati, e lui non se n'era neppure accorto! E cos Ges era nato a Betlemme e suo padre non era Giuseppe il falegname ma lo Spirito Santo. E tre magi erano venuti per adorarlo. E quali erano quelle parole che la colomba aveva lanciato dall'alto del cielo durante il Battesimo? Pietro non le aveva sentite. E chi le aveva riportate allora a Matteo che non era neppure presente al Battesimo? A poco a poco Pietro non sent pi le parole, ma solo una musica che lo cullava, monotona, triste, e piano piano si addorment. E l, dal sonno, la musica e le parole arrivavano con grande chiarezza. Ma ogni parola gli sembrava come una melagrana, una di quelle che aveva mangiato l'anno prima a Gerico; scoppiava nell'aria ed ecco che ne venivano fiamme, angeli e ali e trombe... D'un tratto, nel mezzo della profonda dolcezza del sonno, sent un tumulto, delle grida gioiose, si svegli di soprassalto. Vide davanti a s Matteo, il libretto sulle ginocchia, che continuava a leggere, gli torn alla memoria, si vergogn di essersi addormentato, gli si gett tra le braccia e lo baci sulla bocca: "Perdonami, Matteo, fratello, ma mentre ti ascoltavo sono entrato in Paradiso". Ges era apparso sulla porta, e dietro di lui Maddalena raggiante di gioia; i suoi occhi, le sue labbra, la sua gola nuda erano in fiamme. Ges vide Pietro stringere il pubblicano tra le braccia e baciarlo, il viso gli si addolc. Indic i suoi discepoli abbracciati e disse: "Ecco il regno dei cieli!" Si avvicin a Lazzaro. Lui avrebbe voluto alzarsi ma le reni gemettero: ebbe paura che gli si rompessero e rimase seduto. Tese il braccio e tocc con la punta delle dita la mano di Ges. Ges rabbrivid. La mano di Lazzaro era gelida e nera; odorava di terra. Ges usc nel cortile per respirare. Il risorto si dibatteva ancora tra la vita e la morte, Dio non riusciva ancora a vincere il marciume dentro di lui. Mai la morte aveva mostrato cos bene la sua potenza. Il terrore s'impadron di Ges, il terrore e una grande tristezza. La vecchia Salom, la conocchia sotto il braccio, gli si avvicin e si alz in punta di piedi per parlargli all'orecchio. "Maestro", disse, e Ges si chin per ascoltare. "Parla, Salom..." "Maestro, quando salirai al trono, ti chiedo una grazia. Vedi quello che abbiamo fatto per te..." "Parla, Salom..." Il cuore di Ges si strinse. Pens: Quando dunque gli uomini comprenderanno che una buona azione rifiuta ogni ricompensa? "Ora che sali al trono, figlio mio, metti Giovanni alla tua destra e a sinistra Giacomo, i miei figli..." Ges si morse le labbra per non parlare e fiss gli occhi a terra. "Hai sentito, figlio mio? Giovanni..."

D'impeto Ges rientr in casa. Si ferm accanto alla lampada, vide Matteo che aveva ancora il quaderno aperto sulle ginocchia. Aveva chiuso gli occhi ed era immerso nel ricordo di tutto quello che aveva appena letto. Matteo si alz, felice, tese i suoi scritti. "Maestro", disse, " qui che racconto, per coloro che verranno, la tua vita e le tue opere." Ges s'inginocchi sotto la lampada e si mise a leggere. Gi alle prime parole sobbalz. Si mise a girare le pagine con violenza, le leggeva avidamente, il suo viso s'infiammava e diventava furioso. Vedendolo Matteo si addoss a un angolo, terrorizzato, e attese. Ges continuava a girare le pagine; d'un tratto non ce la fece pi, si alz, gett l'Evangelo di Matteo a terra, esasperato. "Che cos' questo?" grid. "Menzogne! Menzogne! Menzogne! Il Messia non ha bisogno di miracoli, lui stesso il miracolo, non gliene servono altri. Io sono nato a Nazareth, non a Betlemme, a Betlemme non ho mai messo piede, non mi ricordo di nessun re magio, non sono mai andato in Egitto, e quello che scrivi, le parole che avrebbe pronunciato la colomba nel momento del mio Battesimo: 'Questo il mio diletto figliuolo', chi te le ha rivelate? Io non le ho sentite affatto. Tu che non c'eri, da dove le hai tirate fuori?" "L'angelo me le ha rivelate", rispose Matteo tremando. "L'angelo? Quale angelo?" "Quello che viene tutte le sere quando prendo in mano il mio calamo. Si china all'orecchio, mi detta e io scrivo." "Un angelo?" disse Ges, turbato. "Un angelo ti detta quello che scrivi?" Matteo riprese coraggio. "S, un angelo. A volte riesco anche a vederlo, ma lo sento sempre. Le sue labbra mi sfiorano l'orecchio destro e sento le ali che mi avvolgono. Sono infagottato nelle ali dell'angelo come un bimbo in fasce e scrivo, no, non scrivo, trascrivo quello che lui mi dice. Che cosa credi? Come avrei mai potuto scrivere tutte quelle meraviglie?" "Un angelo?" mormor di nuovo Ges, e s'immerse in profonda meditazione. Betlemme, i re magi, l'Egitto, tu sei il mio diletto figliuolo... E se tutto quello fosse la verit pi vera? Se fosse lo stadio pi alto della verit dove solo Dio abita? Se tutto quello che noi chiamiamo verit Dio lo chiamasse menzogna? Tacque. Raccolse con cura gli scritti che aveva gettato a terra e li rese a Matteo. Matteo li avvolse di nuovo nel fazzoletto ricamato e se li nascose sotto l'abito. "Scrivi tutto quello che ti detta l'angelo", disse Ges. "Io, ormai..." Ma non complet la frase. Nel frattempo i discepoli nel cortile avevano circondato Giuda e gli domandavano che cosa volesse Pilato dal Maestro e perch l'avesse fatto chiamare. Ma Giuda non li degn neppure di uno sguardo, usc e rimase sulla porta della strada. Non ce la faceva pi a guardarli n a sentirli. Ormai non poteva parlare pi che con il Maestro, un terribile segreto li univa e li separava dagli altri... Giuda guard la notte che aveva inghiottito il mondo. E su di lui, come minuscole lampade da notte, le prime stelle cominciavano ad accendersi. "Dio d'Israele", disse dentro di s, "fa' che il mio spirito non vacilli." Maddalena, agitata, gli si avvicin. Lui fece per andarsene, ma Maddalena lo trattenne per il lembo della tunica. "Giuda", disse, "a me puoi rivelarlo senza paura il tuo segreto. Tu mi conosci." "Che segreto? Pilato l'ha chiamato per dirgli di stare sull'avviso. Caifa..." "No, non questo segreto, l'altro." "Che altro? Hai di nuovo preso fuoco, Maddalena. I tuoi occhi sono due carboni ardenti." Fece una risata, ma senza allegria. "Piangi", disse, "piangi che li spegni." Ma Maddalena addent il fazzoletto, lo strapp con i denti. Mormor: "Perch ha scelto proprio te, Giuda Iscariota?" Il Rosso s'infuri. Afferr Maddalena per un braccio.

"Chi volevi che scegliesse, Maria di Magdala? Pietro la banderuola? O quella rapa di Giovanni? O magari volevi che scegliesse te, una donna? Io sono una selce del deserto e reggo i colpi, per questo mi ha scelto." Gli occhi di Maddalena si riempirono di lacrime. Mormor: "Hai ragione, io sono una donna, un essere gracile e ferito..." Rientr in casa e and a raggomitolarsi presso il camino. Marta aveva preparato la tavola per la cena. I discepoli si riunirono nel cortile, sedettero. Lazzaro aveva bevuto del brodo di pollo, che gli aveva dato un po' di forze, si sentiva rinfrancato. A poco a poco l'aria, la luce, il nutrimento, aiutavano il suo corpo sbriciolato a consolidarsi, a rafforzarsi. Una porta interna si apr e apparve il vecchio rabbino, pallido, etereo, un fantasma. Si appoggiava con tutto il peso al bastone, poich le ginocchia rifiutavano ormai di sostenerlo. Vide Ges, gli fece cenno che voleva parlargli e Ges si alz, lo prese per il braccio e lo fece sedere accanto a Lazzaro. "Vecchio", gli disse, "anch'io voglio parlarti." "Devo farti un rimprovero, oggi, figlio mio", disse il vecchio rabbino, e lo guard con severit e tenerezza. "Lo dico forte davanti a tutti. Che uomini e donne ci sentano, e anche Lazzaro che risorto dal sepolcro e che conosce tanti segreti. Che ci sentano tutti e giudichino." "Che cosa possono sapere gli uomini?" rispose Ges. "Potete domandare a Matteo, un angelo vola in questa casa e ascolta. Sia lui a giudicare. Qual questo rimprovero, vecchio?" "Perch vuoi distruggere la santa Legge? Finora la rispettavi, come il figlio deve rispetto al vecchio padre. Oggi, davanti al Tempio, hai issato il tuo stendardo. Fin dove giunger dunque la rivolta del tuo cuore?" "Fino all'amore, vecchio, fino ai piedi di Dio. l che pogger a riposare." "Non puoi arrivare fin l con la santa Legge. Non lo sai cosa dicono le nostre Sacre Scritture? Novecentoquattordici generazioni prima che Dio costruisse il mondo, la Legge era gi scritta. Non su pergamena, non esistevano ancora le bestie che dessero la loro pelle, n su legno, non esistevano ancora gli alberi, n sulla pietra, la pietra non esisteva ancora. Era scritta con fiamme nere su un fondo di fuoco bianco, alla sinistra del Signore. E fu secondo questa santa Legge che Dio cre il mondo." "No! No!" grid Ges, incapace di controllarsi. "No!" il vecchio rabbino gli prese la mano teneramente. "Perch gridi cos, figlio mio?" Ges arross, prov vergogna. Aveva allentato le redini e non padroneggiava pi l'anima. Si sentiva come coperto di ferite dai piedi alla testa. Ovunque lo toccassero, pur con ogni delicatezza, gridava dal dolore. Aveva gridato e si sentiva pi calmo. Prese la mano del vecchio rabbino, abbass la voce. "Le Sacre Scritture sono le foglie del mio cuore. Le altre foglie le ho strappate tutte." Ma appena detto ci, si pent. "No, non sono io... non sono io..." mormor. " Dio che mi ha mandato." Seduto accanto a Ges, cos vicino che le loro ginocchia si toccavano, il vecchio rabbino sent una forza bruciante, insostenibile, emanare dal corpo di Ges, e ora che il vento, che s'era messo all'improvviso a soffiare dalla finestra aperta, aveva spento la lampada, il vecchio rabbino vide nell'oscurit il figlio di Maria raggiante di luce, in piedi in mezzo alla casa, simile a una colonna di fuoco. Guard da ogni lato per vedere se scorgesse ancora Mos ed Elia. Non vide nessuno. Ges era solo nel suo fulgore; la sua testa toccava il soffitto di canna e lo bruciava. Nell'attimo in cui il vecchio rabbino apr la bocca per gridare, Ges distese le braccia. Era diventato una croce e le fiamme lo lambivano. Marta si alz, accese la lampada. Tutto rientr immediatamente nell'ordine; Ges era sempre seduto, la testa china, pensava. Il rabbino lanci un'occhiata attorno, nessuno aveva visto niente nel buio, si erano tutti messi attorno alla tavola e si preparavano tranquillamente a cenare. Pens: "Dio mi tiene in mano sua e scherza. La verit ha sette stadi. Mi mena di stadio in stadio e io ho le vertigini".

Ges non aveva fame, non sedette a tavola; il vecchio rabbino neppure. Rimasero entrambi accanto a Lazzaro che aveva chiuso gli occhi e pareva assopito. Ma non dormiva, stava pensando. Com'era quel sogno che aveva fatto? Gli sembrava di essere morto. L'avevano messo sottoterra e a un tratto aveva sentito una voce terribile che gli gridava: Lazzaro, sorgi! Lui s'era alzato nel suo sudario, era uscito, si era svegliato. Si era ritrovato in un sudario uguale a quello che aveva visto nel sogno. O forse non era stato un sogno? Era davvero disceso tra i morti? "Perch l'hai ripreso dal sepolcro, figlio mio?" "Io non volevo", rispose in un bisbiglio Ges, "io non volevo, vecchio. Quando l'ho visto che sollevava la lastra di pietra mi sono spaventato. Volevo fuggire, ma mi vergognavo. Sono rimasto, tremando di paura." "Io posso sopportare tutto", disse il rabbino, "tutto tranne la puzza di un corpo in putrefazione. Ho visto un altro corpo, atroce, che viveva ancora, mangiava, parlava, sospirava... e si decomponeva. Era il re Erode. Una grande anima dannata. Ha ucciso la donna che amava, la bella Marianna, ha ucciso i suoi amici, i suoi generali, i suoi figli. Ha conquistato regni, eretto torri, palazzi, citt, e il santo Tempio di Gerusalemme l'ha fatto pi sontuoso dell'antico Tempio di Salomone. Ha inciso il suo nome nelle pietre, nel bronzo, nell'oro. Aveva sete d'immortalit. E a un tratto, al culmine della sua gloria, il dito di Dio l'ha toccato alla gola e d'un solo colpo si messo a marcire. Aveva fame, mangiava senza sosta e non era mai sazio. I suoi intestini non erano pi che una lunga piaga purulenta e aveva tanta fame che di notte gli sciacalli sentivano i suoi ululati e tremavano. Il ventre, i piedi, le ascelle, avevano cominciato a gonfiarglisi. Dal sesso gli uscivano dei vermi. stato questo a marcire per primo. E tale era il fetore che nessun essere umano poteva avvicinarglisi. I servi scomparvero. Lo portarono alle fonti termali di Calliroe, presso il Giordano, ma il suo stato peggior. Io allora avevo fama di guarire ed esorcizzare le malattie: arriv la notizia al re, che mi fece chiamare. L'avevano portato a Gerico, nei giardini. La sua puzza si spandeva da Gerusalemme al Giordano. Quando lo avvicinai per la prima volta svenni. Preparavo per lui degli unguenti e glieli applicavo. Nascondevo la testa e vomitavo. Pensavo: questo un re, ecco che cos' l'uomo, lordura e fetore, dov' dunque l'anima per mettere ordine?" Il rabbino parlava pianissimo, gli altri non dovevano sentire discorsi del genere mentre mangiavano. Ges, curvo, disperato, ascoltava. Era proprio questa la grazia che voleva chiedere quella sera al rabbino: parlargli della morte. Per prendere coraggio. Doveva ormai avere la morte davanti, per abituarvisi. Ma ora... Avrebbe voluto fare un gesto, interrompere il vecchio rabbino, gridargli: Basta! Ma il rabbino non poteva pi contenersi. Aveva ansia di esprimere tutto quel lordume perch gli uscisse dalla memoria e se ne mondasse. "Inutilmente spalmavo i miei unguenti, i vermi li mangiavano come il resto. Ma un demone regnava ancora in mezzo a quel lordume e dava ordini. Comand a tutti i ricchi e a tutti i potenti di Israele di riunirsi e li radun nel suo cortile. Al momento di morire grid a sua cognata Salom: 'Quando render l'anima, uccidili tutti perch non gioiscano della mia morte'. Ed crepato. crepato, Erode il Grande, l'ultimo re di Giuda. E io mi sono nascosto tra gli alberi e mi sono messo a ballare. L'ultimo re di Giuda era crepato, era arrivata l'ora benedetta che Mos aveva profetizzato nel suo Testamento: 'Verr infine un re corrotto e debosciato, i suoi figli saranno indegni; un re ed eserciti barbari verranno da occidente a occupare la Terra Santa. E allora la fine del mondo sar giunta'. "Ecco che cosa disse il profeta Mos, tutto si avverato, la fine del mondo vicina." Ges sobbalz. Era la prima volta che sentiva questa profezia. Esclam: "Dov' scritto? Quale profeta l'ha detto? la prima volta che ne sento parlare". "Qualche anno fa hanno trovato una vecchia pergamena in un orcio di terracotta, in una grotta del deserto della Giudea. Un monaco l'ha trovata, l'ha srotolata e ha visto scritto, in alto, in lettere rosse: 'Testamento di Mos'. Prima di morire il grande patriarca aveva chiamato il suo successore, Giosu, figlio di Nun, e gli aveva dettato tutto quello che sarebbe avvenuto. Ed ecco che siamo arrivati agli anni che ha profetizzato. Il re corrotto era Erode, gli eserciti barbari quelli dei Romani, e la fine del mondo, se alzi la testa, la vedi entrare da quella porta!"

Ges si alz, la casa era troppo piccola per lui. Pass in mezzo ai suoi compagni che mangiavano, spensierati, usc nel cortile, alz la testa. Grande, accorata, la luna saliva in quel momento nel cielo, oltre i monti di Moab. Presto sarebbe stata tutta tonda, la luna piena che porta la Pasqua. Come se la vedesse per la prima volta, Ges la fiss, interdetto. Che cos'era questa cosa che si levava sopra le montagne, che spaventava i cani e li faceva abbaiare, con la coda tra le zampe? E lei sale, silenziosa, nella terrificante solitudine, e distilla fiele. Il cuore dell'uomo diventa una fossa che si riempie di fiele. Sulle guance e sul collo, Ges sent una lingua velenosa leccarlo avvolgendone il corpo e il viso nella luce bianca, come in un bianco sudario. Giovanni intu la sofferenza del maestro, usc in cortile. Lo vide tutto immerso nella luce della luna. "Maestro", disse a bassa voce per non spaventarlo, e si avvicin in punta di piedi. Ges si gir, lo guard. L'adolescente tenero e imberbe scomparve; nel mezzo del cortile c'era un vecchio centenario, sotto la luna, e teneva un libro in una mano e nell'altra un clamo lungo come una lancia di rame. La barba, tutta bianca, gli arrivava alle ginocchia. "Figlio del Fulmine", gli grid Ges, preso dall'estasi, "scrivi: Io sono l'Alfa e l'Omega, colui che era, che e che sar, il Signore delle Potenze. Non senti una voce potente come una tromba?" Giovanni ebbe paura: lo spirito del Maestro vacillava! Sapeva che la luna inebria e per questo era uscito nel cortile, per riportarlo, per farlo rientrare in casa. Ma, ahim, era arrivato troppo tardi. "Maestro", disse, "taci. Sono io, Giovanni, che tu ami. Rientriamo. Siamo in casa di Lazzaro." "Scrivi!" ordin di nuovo la voce di Ges. "Scrivi: Ci sono sette angeli attorno al trono di Dio, e ogni angelo porta alla bocca una tromba. Li vedi, Figlio del Fulmine? Scrivi: Il primo angelo caduto sulla terra, tutto grandine e fiamme miste a sangue. Un terzo della terra bruciato, un terzo degli alberi e un terzo dell'erba verde. Il secondo angelo ha suonato la tromba: una montagna di fuoco caduta nel mare e un terzo del mare si mutato in sangue, un terzo dei pesci morto, un terzo del naviglio affondato. Il terzo angelo ha suonato la tromba: una grande stella caduta dal cielo e un terzo dei fiumi, dei laghi e delle sorgenti stato avvelenato. Il quarto ha suonato la tromba: un terzo della terra stato privato del sole, un altro terzo della luna, un altro terzo delle stelle. Il quinto ha suonato: un'altra stella si precipitata dall'alto del cielo, l'Abisso si aperto, ne uscita una nuvola di fumo e in questo fumo le cavallette si sono gettate non sulle piante, non sugli alberi ma sugli uomini, e i loro capelli erano lunghi come capelli di donna e i loro denti erano come denti di leone; portavano armature di ferro e le loro ali cigolavano come gli attacchi dei carri di battaglia. Il sesto angelo ha suonato..." Ma Giovanni non ce la fece pi. Scoppi in singhiozzi e cadde ai piedi di Ges. "Maestro", grid, "taci... taci..." Ges sent i singhiozzi, trasal. Si chin, vide ai suoi piedi l'amato discepolo. "Giovanni", disse, "mio diletto, perch piangi?" Giovanni si vergognava di ammettere che per un attimo, sotto la luna, lo spirito del Maestro aveva vacillato. "Maestro", disse, "rientriamo. Il vecchio chiede di te e i discepoli vogliono vederti." "Ed per questo che piangi, Giovanni mio diletto? Rientriamo." Rientr, sedette di nuovo accanto al vecchio rabbino. Si sentiva stanchissimo, aveva le mani coperte di sudore. Batteva i denti e bruciava al tempo stesso. Il vecchio lo guard, preoccupato. "Non guardare la luna, figlio mio", gli disse prendendogli la mano madida, "dicono che sia il seno della grande amante di Satana, la Notte, che versa..." Ma lo spirito di Ges era fisso sulla morte. "Vecchio", disse, "credo che tu abbia parlato male della morte. La morte non ha il viso di Erode. No, la morte un gran signore, che tiene le chiavi di Dio e apre la porta. Vecchio, ricordati di altri morti e consolami." I discepoli avevano finito di mangiare, interruppero le loro chiacchiere; Marta sparecchi la tavola, le due Marie si erano accoccolate ai piedi del Maestro e ogni tanto una delle due guardava

furtivamente le braccia, il petto, gli occhi, la bocca, i capelli dell'altra e si domandava inquieta quale delle due era pi bella. "Hai ragione, figlio mio", disse il vecchio. "Ho parlato male dell'Arcangelo nero di Dio. Prende sempre il viso del morente. Se muore Erode, diventa Erode, ma se un santo a morire, il suo viso risplende come sette soli. un gran signore che viene sul suo carro, solleva il santo dalla terra e lo solleva fino al cielo. Uomo, se vuoi conoscere il tuo viso eterno, guarda come ti compare davanti nella tua ultima ora la morte." Tutti ascoltavano, a bocca aperta, e ciascuno nel proprio spirito soppesava, inquieto, la sua anima. In un lungo momento il silenzio li avvolse tutti, come se ognuno si sforzasse di vedere il viso della sua morte. Infine Ges parl. "Vecchio", disse, "un giorno, quando avevo dodici anni, ti ho sentito nella sinagoga raccontare al popolo di Nazareth il martirio e il supplizio del profeta Isaia. Ma sono passati anni da allora, e ho dimenticato. E stasera desidero fortemente risentire il racconto della sua morte, per mettermi in pace l'anima e riconciliarla con la morte. Perch tu l'hai resa molto brutta parlandomi di Erode, vecchio." "Perch stasera vuoi che parliamo sempre di morte? questa la grazia che volevi chiedermi?" "S. Non ce n' di pi grandi." Si volse ai discepoli. "Non abbiate paura della morte, compagni miei; che sia benedetta! Se non esistesse, come potremmo ricongiungerci per sempre a Dio? Quello che vi dico vero, la morte che tiene le chiavi e apre la porta." Il vecchio rabbino lo guard, stupefatto. "Ges, come puoi parlare della morte con tanto amore e sicurezza? Era tanto che non sentivo una simile dolcezza nella tua voce." "Parlaci, vecchio, della morte del profeta Isaia e vedrai che ho ragione." Il vecchio rabbino si spost per non toccare Lazzaro. "L'ingiusto re Manasse aveva dimenticato gli ordini di suo padre, il pio Ezechia. Satana entr in lui e ne prese possesso. Manasse non poteva pi sentire la voce di Dio, Isaia. Perci ha mandato degli assassini in tutta la Giudea perch lo trovassero, gli tagliassero la gola, gli impedissero di gridare ancora. Ma Isaia si era nascosto a Betlemme nel tronco di un cedro gigante. Digiunava e pregava che Dio s'impietosisse e salvasse Israele. Un giorno un samaritano eretico passato di l. La mano del profeta in preghiera usciva dall'albero. Il samaritano l'ha vista ed corso subito dal re per denunciarlo. Hanno preso il profeta, l'hanno portato dal re. 'Portate la sega con cui si segano gli alberi, segatelo!' ha ordinato il malvagio. Hanno steso il profeta a terra, due uomini hanno preso ciascuno un'estremit della sega e si sono messi a segare. "'Ritratta le tue profezie', gli grid il re, 'e avrai salva la vita!' "Ma Isaia era gi entrato in Paradiso, non sentiva pi le voci della terra. "'Rinnega Dio', grid ancora il re, 'e io ordiner al mio popolo di prostrarsi davanti a te e di adorarti.' "'Tu non hai altro potere', gli rispose il profeta, 'che di uccidere il mio corpo. Non puoi toccare la mia anima. N soffocare la mia voce. Esse sono immortali, tutt'e due. L'una sale a Dio, l'altra, la voce, rester in eterno sulla terra per gridare.' "Ed ecco che la morte arriv in un carro di fuoco, una corona di cedro dorata sui capelli, e lo port via." Ges si alz, gli occhi gli brillavano. Un carro di fuoco si era fermato sopra di lui. "Compagni", disse, guardando uno dopo l'altro i discepoli, "compagni di strada diletti, ascoltate, per l'amore che mi portate, quello che vi dir questa sera: Siate sempre in armi, sempre pronti. Chi ha i sandali, con i sandali, chi ha un bastone, col bastone, pronti per il grande viaggio. Che cos' il corpo? La tenda dell'anima. Bisogna che possiate dire in ogni momento: 'Leviamo la tenda, partiamo!' Partiamo, torniamo alla nostra patria. Quale patria? Il cielo!

"Compagni, c' ancora una cosa che volevo dirvi stasera: Quando vi troverete davanti alla tomba di un essere amato, non scioglietevi in lacrime. Tenete sempre pronta per lo spirito questa grande consolazione: La morte la porta dell'eternit. Non esistono altre porte. L'esser