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DOVE VA L'ANIMA DOPO LA MORTE

Cosa accade, come comportarsi, come accompagnare il morente

La paura della morte fa parte del naturale istinto di sopravvivenza delluomo, ma lOccidente non ha solo un comprensibile timore per un processo che non conosce: ossessionato dal mito delleterna giovinezza, vede la morte come la fine della vita, e dunque la tratta come un argomento tab. Eppure i grandi libri sapienziali di tutte le tradizioni e i grandi saggi di ogni epoca dicono esattamente lopposto, descrivendo una dimensione eterna della vita, che gi esisteva ben prima della nascita e che non finir con la nostra morte. Questo libro uno studio serio, profondo e comparato dei pi grandi testi sapienziali di tutte le tradizioni che ci descrivono, istante per istante, il viaggio dellanima dopo la morte, una ricerca condotta meticolosamente da uno dei pi brillanti tanatologi italiani. Cesare Boni ha confrontato i suoi studi con il professor Moody, la dottoressa Kbler-Ross e il dottor Melvin Morse ed i maggiori studiosi occidentali di questa fase dellesistenza umana; stato per anni docente alla scuola di specializzazione in Psicologia del ciclo della vita dellUniversit Statale Federico II di Napoli e dei corsi di perfezionamento in Tanatologia della stessa universit. Insegna nei corsi di formazione per medici e operatori sanitari in diversi ospedali e ASL italiane, presso numerose Scuole di Counselling accreditate dalla S.I.Co e nelle pi prestigiose Scuole di Psicologia in Italia.

Dal libro:
[...] Perch la gente ha tanta paura della morte? Perch la gente non ne vuole parlare, n sentir parlare? Persino i miei genitori, i miei professori, i sacerdoti che mi insegnavano le Scritture della mia tradizione non sapevano nulla del fenomeno chiamato morte e si sentivano a disagio quando ne parlavo. Perch? Seppi poi che non era una reazione tipica occidentale. Ho avuto infatti continue occasioni di vivere in Oriente ed essere in contatto con gli orientali e con le loro tradizioni. La morte temuta da tutti. LaKatha Upanishad, la scrittura del Vedanta completamente dedicata alla morte, inizia infatti con unaffermazione molto chiara (1,2,7): Molti non riescono neppure a udir parlare (del passaggio allaldil); molti, pur udendone parlare, non sanno intenderlo; una rarit un maestro capace che sappia spiegarlo; una rarit chi, istruito da un esperto, giunga a conoscerlo. Nel Mahabharata al saggio Yudhisthira fu chiesto: Di tutte le cose della vita, qual la pi stupefacente? Yudhisthira rispose: Che un uomo, vedendo gli altri morire intorno a lui, non pensi mai che anchegli morir. []

Il Corano incoraggia la gente a non temere la morte ma ad accettarla con pazienza e certezza perch la morte fa parte del processo della vita, e ad avere sempre in mente lidea serena che la morte non la fine della vita. Parlando dei morti dice: Non credete che i vostri amati abbiano cessato di esistere. I morti, e lo dico in verit, sono pi vivi di coloro che vivono (Corano, 3,169). []

La paura della morte fa parte del naturale istinto di sopravvivenza delluomo, ma da noi in Occidente non vi solo timore per un processo che non si conosce, una paura dellignoto, vi una vera e propria ossessione. Credo che essa sia dovuta ad un errore fondamentale e cio al ritenere che la nostra esistenza si svolga nel seguente modo: si pensa che la vita cominci con la nascita, prosegua per un certo numero di anni, contati dal nostro destino, e termini con la morte. La nascita diventa cos linizio della vita, la morte diventa cos la fine della vita. In questa vita noi ci identifichiamo con ogni cosa che abbiamo, che siamo, che saremo. La morte diventa la fine di tutto, la separazione totale dal nostro corpo, dai nostri averi, dai nostri familiari, dai nostri sentimenti, e da questo nascono per estrapolazione tutti gli altri nostri problemi, le nostre paure, le nostre ansie, le nostre angosce. La morte diventata la nostra peggior nemica. cos che la vediamo perch cos che ci viene insegnata. Esattamente lopposto di quello che dicono i libri sapienziali di tutte le tradizioni ed i grandi saggi di ogni epoca: La morte non la fine della vita. invece un aspetto della vita. qualcosa che accade nel corso della vita. necessaria per la nostra evoluzione. La morte non lopposto della vita. solo una fase della vita. La vita continua a fluire senza sosta (Swami Sivananda); Perch gli uomini muoiono lamentandosi tanto? Come si insegna ai bambini la matematica, la scrittura e tutto ci che deve essere imparato bisogna insegnare loro anche la grande dignit della morte Noi non sappiamo vivere e per questo non sappiamo morire. Finch avremo paura della vita, avremo paura della morte (Sri Aurobindo); La nascita non arresta la morte. La morte non arresta la nascita (Dogen); Colui che sa che lanima saggezza, senza vecchiaia, eternamente giovane, non teme la morte, poich sar libero dai propri desideri; immortale, perch sapr di essere lunica cosa esistente, libero da ogni mancanza (Atharva Veda, 10,8,43-44).

Perch esiste la morte Nella sezione Mokshadharma del Mahabharata, il saggio Yudistira chiede a Bishma cosa sia la morte e perch esista. Bishma racconta che Dio, essendo creatore, assolve questo suo compito senza sosta in questo universo. Ma un tempo, non essendoci la morte, ogni cosa cresceva e si moltiplicava, nasceva, viveva ed invecchiava, ma non moriva. Dio cominci a preoccuparsi di una situazione che diveniva esasperata. Non potendo distruggere tutti per ristabilire un equilibrio, chiam Mrityu, lenergia che sostiene la vita, e diede ordine che questa energia svolgesse il suo compito solo per un certo numero di anni, in maniera differenziata per ogni specie e per ogni

individuo. Questo fu reso noto in tutto luniverso, cos che la morte non fosse considerata solo un evento individuale ma che tutti sapessero che chi viene al mondo attraverso un qualsiasi tipo di nascita, dovr necessariamente, scaduto il suo tempo, morire. Certa la morte per chi nato e certa la nascita per chi morto. Quando vi nascita, vi morte. Quando vi morte, vi rinascita (Bhagavad Gita, 2,27). Si nasce e si muore, si rinasce e si muore di nuovo. Si entra nel grembo di una madre numerose volte (Adi Shankaracharya. Carpatapanjarika Stotram). Oggi celebrano il cordoglio; domani sar il loro turno di essere oggetto di cordoglio (Proverbio cinese).

Possiamo prepararci a morire? Come possiamo fare amicizia con la nostra mente, per evitare che ci crei dei problemi in punto di morte? La Bhagavad Gita (8,5) rassicura tutti dicendo: Comunque, se al momento della morte esci dal tuo corpo, ricordando me soltanto, allora ti fonderai con me. Per poter pensare soltanto a Dio al momento della morte, la paura della morte deve aver trovato soluzione da tempo. Ci non avviene con una conoscenza teorica della morte, ma soltanto con una pratica costante di meditazione che ci permetta non solo di conoscere la via che porta allo stato trascendentale dellEssere, ma di avere con il nostro S assoluta familiarit. Ho visto il mio signore con gli occhi del mio cuore e gli ho chiesto: Chi sei?. Egli mi ha risposto: Te (Al-Hallaj). Espongo me stesso alla morte ogni giorno. [] Bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilit, e che questo mortale rivesta immortalit. E quando questo corruttibile sar vestito di incorruttibilit, e questo mortale di immortalit allora sar adempiuta la parola che scritta. La morte stata sommersa nella vittoria. Oh morte dove pi la tua vittoria? Oh morte dove il tuo dardo? (Paolo, 1 Corinzi, 15,31 e 53-55). Solo cos le paure, le ansie, le angosce, il dolore del distacco saranno da lungo tempo superate e la via luminosa che porta allincontro con il Divino trascendente si aprir di fronte a noi.

Lultimo pensiero ed emozione Essi sono di enorme impatto sul nostro immediato futuro dopo la soglia della morte. Questa la ragione veramente essenziale dellaccompagnamento del morente. Insieme a unopera umana e a un desiderio meraviglioso di esprimere compassione, lassistenza al morente dovrebbe servire per indirizzare la sua attenzione sulla vera natura della morte, cio la realizzazione del Divino. Dovremmo tutti morire con un pensiero soltanto: la certezza e la splendida aspettativa di unirci a Dio.

Lultimo pensiero al momento della morte ha un effetto causale di grande importanza sul nostro futuro (Sogyal Rinpoche, Il libro tibetano del vivere e del morire). [] Pensate a Dio al momento della morte e lo realizzerete (Anandamayi Ma). La nuova incarnazione determinata dai pensieri che il defunto ha al momento della sua morte(Narada-parivrajaka Up.). Lultimo pensiero di un uomo determina il suo futuro destino. Luomo desidera sempre morire in pace con la sua mente fissa in Dio. Per questa ragione si cantano al capezzale di un morente la Bhagavad Gita od i Vishnu Sahasranama [i mille nomi di Vishnu], per aiutare il morente a dimenticare i suoi attaccamenti e pensare a Dio. tuttavia difficile conservare la coscienza di Dio in quei momenti se non si disciplinata la mente con le pratiche nel periodo della vita. Non viene dalla pratica di un paio di giorni, o di una settimana o di un mese (Swami Sivananda, Bliss Divine).

Non avere pi attaccamenti Sintende lattaccamento che proviamo per propriet, amicizie, moglie, marito, figli, persone care, vita, eccetera. Non avere attaccamenti non significa non amare, ma essere profondamente certi che amore non significa possesso. Kahlil Gibran ci sollecita a farlo con due risposte; nella spiegazione del matrimonio dice: Amatevi lun laltra ma non fatene una prigione damore [] Riempitevi a vicenda le coppe, ma non bevete da una coppa sola. Datevi cibo a vicenda ma non mangiate dello stesso pane. Cantate e danzate insieme e siate giocondi, ma ognuno di voi sia solo, come sole sono le corde del liuto, sebbene vibrino di una musica uguale e quando parla dei figli dice: I vostri figli non sono i vostri figli []essi non vengono da voi ma attraverso di voi e non vi appartengono, bench viviate insieme(Kahlil Gibran, Il Profeta). Questo raggiungimento senzaltro molto difficile. In sanscrito chiamato vairagya e pu essere perseguito solo praticando costantemente la meditazione. La meditazione la forma pi alta di distacco, perch ci allontana dalla consapevolezza di essere il nostro corpo, di essere la nostra mente. Durante la meditazione la nostra vera identit con il S, e da quella prospettiva possiamo vedere il nostro corpo funzionare, la nostra mente pensare, diventando cos certi di non essere n le nostre azioni, n i nostri pensieri n i nostri desideri. Essi scorrono come un film sullo schermo della nostra mente mentre il S, che siamo noi, osserva, non coinvolto. Chi non si staccato dal peccato, o non tranquillo, equanime e focalizzato, non ha la mente serena e quindi non riesce a raggiungermi con piena conoscenza (Katha Up. 2,24).

Testamento molto chiaro ed equilibrato Discutetelo con i vostri figli in vita. Tutto sia accettato da tutti. Una delle ragioni di litigio pi ricorrenti tra i vari componenti di una famiglia il testamento del padre o della madre. Nella nostra tradizione il testamento non solo non viene discusso con gli eredi, ma viene tenuto segreto o depositato addirittura da un notaio. Spesso, in maniera espressa o subdola, motivo di ricatto morale. Lapertura del testamento sempre un momento di incertezza, di esaltazione o di delusione.

Ancora oggi vi sono famiglie che non hanno pi nessun rapporto o addirittura sono ancora in completa rottura per il testamento di un bisnonno. I pronipoti probabilmente non conoscono nemmeno pi i motivi per i quali loro negato di avere rapporti. I Libri sapienziali e le esperienze di pre-morte (NDE) sono estremamente chiari in proposito. Dicono che, al di l della soglia della morte, per un periodo di tempo pi o meno lungo, il morto continua a vivere e a presenziare alle vicende della propria famiglia. Sar quindi presente certamente allapertura del testamento, specie se questo, di proposito, favorisce uno o pi membri a scapito di altri. Qualsiasi inadempienza al testamento, o qualsiasi rifiuto di accettazione, causer nel morto uno stato di agitazione e di reazione. Questi stati lo terranno ancor pi legato ad un piano di esistenza che egli invece dovrebbe lasciare in tutta serenit.

Atmosfera pi serena possibile Sintende che debba essere senza forti emozioni. Dovremmo cercare di mantenere latmosfera intorno al morente assai serena. Egli infatti non va distratto dallunico pensiero che a quel punto veramente importante: il pensiero di Dio. Qualsiasi argomento o emozione sar causa di distrazione dallunico obiettivo che va perseguito. Bisognerebbe permettere al morente di aprire se stesso allesperienza della sua natura trascendentale anche se egli non ne avesse mai percepita lesistenza, e questo potr essere fatto soltanto da unassistenza silenziosa, compassionevole ed amorevole. Lo stato mentale al momento della morte di cruciale importanza: In punto di morte di solito gli atteggiamenti con i quali si ha una lunga consuetudine prendono il sopravvento e dirigono la rinascita. Per lo stesso motivo si genera un forte attaccamento verso noi stessi, perch temiamo di entrare in uno stato di non esistenza. Questo attaccamento svolge una importante funzione al momento della morte e negli stadi successivi. Lo stato mentale al momento della morte quindi decisivo (Sogyal Rinpoche, Il libro tibetano del vivere e del morire). Quando il Profeta, a lui il saluto e la benedizione, usc con noi dalla moschea, incontrammo un uomo: O inviato di Dio, a quando lora ultima?. Il santo profeta gli rispose: Coshai preparato in vista di quellora?. Luomo disse: O inviato di Dio, in vista di quella, non ho detto molte preghiere, n molte ripetizioni del nome, ma ho amato Dio nel suo inviato. Maometto sorrise e rispose: Allora tu sarai con chi hai amato (Anas Ibn Malik).

Sistemare i problemi irrisolti Sarebbe indispensabile nella vita non avere mai contrasti con nessuno, ma ci veramente difficile, spesso impossibile, perch i contrasti fanno parte del nostro karma. Il karma il risultato di azioni compiute nel passato. In ogni caso dovremo cercare di risolvere queste difficolt di rapporto, sia chiedendo la collaborazione dellaltra persona, sia, se questa non accetta nessuna soluzione, avendo assolutamente chiarito allinterno di noi che ogni onda di reazione ad azioni passate scomparsa. A questo proposito vi voglio raccontare una storia che divertiva molto il mio guru. Una moglie si era accorta che il marito la tradiva e aveva reagito, come ben potete immaginare, con molta violenza. Il marito, pentito del tradimento, promise che non avrebbe continuato la relazione adulterina se la moglie lo avesse completamente perdonato e avesse dimenticato lepisodio. La moglie acconsent, ma, in ogni momento successivo di incomprensione, ricordava al marito la sua

debolezza. A un certo punto il marito reag e disse: Avevi detto che avresti dimenticato e invece persisti nel ricordare. No rispose la moglie, io ho completamente dimenticato, ma lo ricordo a te, perch sei tu che non devi dimenticarlo! Non ovviamente questo che intendo per risolvere i problemi aperti. Bisogna essere certi che in tutta innocenza i nostri problemi irrisolti abbiano, almeno per noi, trovato definitiva soluzione.

Lautorizzazione a morire importante ricevere dai parenti lautorizzazione a morire e dare a noi stessi la stessa autorizzazione. Bisognerebbe cercare di arrivare al momento della morte avendo chiarito assai bene la sua ragione e i suoi aspetti positivi. Solo se questi saranno chiari saremo in grado di accettare la nostra morte e quella degli altri in qualunque modo e momento essa avvenga. Si attraversano molte fasi nellagonia, ma laugurio che facciamo ad ogni essere umano quello di arrivare a varcare la soglia tra questo e laltro mondo in assoluta accettazione, pace e armonia. Vi sono due tipi di accettazione: una passiva, e consiste nel vivere la morte come il peggiore dei mali, ma tuttavia inevitabile; vorremmo cercare in tutti i modi di evitare la morte, perch la riteniamo la nostra peggiore nemica, ma la natura reclama i suoi diritti e a questi dobbiamo piegarci. Moriremo quindi in unaccettazione dolorosa. Il secondo tipo di accettazione attivo: abbiamo ormai consolidato allinterno di noi le ragioni profonde dellesistenza della morte, e siamo assolutamente certi che essa sia una benedizione per luomo, cos come lo stata la nascita; il cammino evolutivo ha bisogno dellalternarsi di questi due momenti nel ciclo della vita. Saremo quindi contenti di essere nati, contenti di vivere, contenti di vivere a lungo, contenti di morire. Colui che sa che lanima saggezza, senza vecchiaia, eternamente giovane, non teme la morte, poich sar libero dai propri desideri, immortale, perch sapr di essere lunica cosa esistente, libero da ogni mancanza (Atharva Veda, 10,8,43-44). Morire non altro che cambiare vestito (Anandamayi Ma). Sperimentato lInfinito, siamo liberi dalla morte e la vita diviene un gioco della nostra esistenza terrena (Vivekananda). Dopo aver perduto suo figlio, Rabbi seguiva il feretro danzando. Alcuni Chassidim furono stupiti. Rabbi spieg: unanima pura che mi stata affidata. Questanima pura oggi rendo al Divino(Rabbi Levi Yitzchak).

La luce di Dio Spesso mi viene chiesto come sia questa luce. Santa Teresa dAvila, prendendo a prestito unaffermazione della Pistis Sophia (2.96.6), d la sola risposta possibile: Questa luce ha un unico termine di paragone: se stessa. [] Le Scritture dicono che sia la luce di mille soli: Ma quando il sole tramontato, quando tramontata la luna, Yajnavalkya, quando il sole si spento, quando la parola pi non sode, quale luce illumina luomo? []

L il sole non splende, n la luna d luce, n brucia alcun fuoco, per la luce della mia gloria presente simile a mille soli (ibid. 15,6). Lo splendore di mille soli, sorti insieme nel cielo, solo questo potrebbe somigliare allo splendore di questo stato (ibid. 11,12).

[Lautore ha avuto unesperienza di pre-morte] Per me questesperienza cominciata con la visione di una luce come di madreperla, meravigliosamente affascinante, verso la quale io viaggiavo, velocissimo, con un sempre maggiore senso di meraviglia. Il silenzio era perfetto, eppure vi era come unarmonia in quel silenzio. Non saprei dire che musica, che suono fosse, n quale strumento potesse suonarlo, ma era come se la luce stessa fosse musica. Il mio intero essere ne era profondamente affascinato. Lintensit della luce continuava a crescere. Tutto intorno a me, sopra, sotto, davanti, dietro non era che luce. Dentro di me non era che luce. Io ero quella stessa luce. La mia individualit, pur esistendo, era completamente persa in quella luce. Ero attirato irresistibilmente verso un punto, un punto di luce. Ma quel punto era contemporaneamente ogni cosa che esisteva. La mia gioia era immensa. Quando dico gioia mi esprimo in maniera imperfetta. Era una sensazione di assoluta completezza. Era entusiasmo, meraviglia, incredibile felicit, somma pienezza. Scoppiavo di gioia. Tutto il mio essere, che era solo quella luce, gridava di gioia: Mio Dio, mio Dio. Ero completamente fuso in essa. Non vi era pi desiderio alcuno, n pensiero, n immagine. Pienezza assoluta. Nulla era mancante, nulla era di troppo. Perfezione sublime.

INDICE Prefazione, di Piero Scanziani Prefazione, di Mario Mastropaolo

Cap. I - La paura della morte Cap. I - La vita eterna Cap. I - La vita: un solo ininterrotto flusso di coscienza Cap. I - La veglia, il sogno, la morte Cap. I - Le sacre scritture: tante guide per il nostro viaggio

Cap. II - La creazione

Cap. III - Vivere il divino nella sua interezza

Cap. III - I sette stati di coscienza Cap. III - Il Purgatorio dei cattolici Otto pratiche di espansione della coscienza Cap. III Yoga NidraCap. III Il lato sottile delle cose Cap. III Cap. III Cap. III Cap. III Cap. III Attimi di silenzio nella giornata Punti di giunzione Attenzione sul presente Ogni cosa accade per il meglio Siate pieni di entusiasmo e di meravigliaIII Meditazione

Cap. IV - Il bardo del Morire La dissoluzione esterna Perch esiste la morte Possiamo sfuggire alla morte Possiamo prepararci a morire? Lultimo pensiero ed emozione Non avere pi attaccamenti Testamento molto chiaro ed equilibrato Atmosfera pi serena possibile Sistemare i problemi irrisolti Lautorizzazione a morire Lassistenza di un amico spirituale La musica spirituale Il pensiero costante del proprio Maestro

Cap. V - Laccompagnamento dei morenti Accompagnamento e assistenza La premessa fondamentale Laccompagnamento Le difficolt dellaccompagnamento Le fasi dellagonia Un aiuto concreto per i volontari che accompagnano o assistono i morenti Presa in carico di un malato La strategia dellaccompagnamento Aver cura della famiglia del malato e di se stessi Cure palliative Cosa fare dopo la morte

Cap. VI - I quattro dolori del morente Il dolore fisico Il dolore psicologico Dire Fare Baciare Lettera Testamento Il dolore sociale Il dolore spirituale

Cap. VII - La dissoluzione interna

Il concepimento Il prana I peccati capitali Petraloka Come aiutare chi nel Petraloka

Cap. VIII - La luce di Dio Il supremo riconoscimento La meditazione Lesperienza della luce Mondi celesti immanifesti Brahmaloka, o Satyaloka Siddhaloka Tapoloka Janaloka

Cap. IX - Figure celesti Gli angeli Gli intermediari angelici nella storia Gli ordini angelici nella tradizione cristiana Arcangeli e Angeli Il nostro rapporto con gli angeli Il Diavolo

Cap. X - Il bardo della Dharmata La visione della nostra vita

Cap. XI - Le Nouri I mondi manifesti dellaldil Svarloka Bhuvarloka

Cap. XII - Il bardo del Divenire La rinascita

Cap. XIII - La legge del karma Ci che semini raccogli Le forme del karma Tre tipi di karma Come agire sul sanchita karma Tapas, la disciplina ascetica Samadhi, la focalizzazione completa sul S, lo stato di trascendenza Sadhana, la vita spirituale Seva, il lavoro non egoistico il servizio disinteressato Satsang, la compagnia della verit Shakti, la Grazia Come agire sul prarabdha karma e non creare kriyamana karma Abhyasa, le pratiche Vairagya, il distacco o non attaccamento Viveka, il discernimento o discriminazione