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Un dominio disciplinare per la Tecnologia

di Marco Pedrelli (marco.pedrelli@gmail.com)

Introduzione
Esiste una disciplina di studio/ricerca che possiamo chiamare tecnologia? Ed esiste una disciplina di studio/ricerca che possiamo chiamare tecnica? Si tratta di due domande (o forse di una stessa domanda caratterizzata da una doppia declinazione) di non poca importanza. La presenza nel mondo dellistruzione e della formazione, sin dai primi ordini di insegnamento, di materie scolastiche riconducibili alla categoria della tecnica (o della tecnologia) e la loro crescente importanza sotto il profilo culturale nellodierna societ, ci sollecita a fare la massima chiarezza possibile - anche dal punto di vista epistemologico - su un settore del sapere tra i pi vasti, complessi ed eterogenei. Il problema non recente. Quasi trentanni fa, Roberto Maragliano si chiedeva1 perch operano ancora tanti pregiudizi nei confronti di un ingresso di questarea di formazione (la tecnologia, ndr) che avvenga attraverso il portone principale e non quello secondario della scuola? (...) Le ragioni sono molteplici e probabilmente portano tutte ad una conclusione: (...) la disciplina non ha ancora raggiunto una piena dignit n sul piano scientifico n su quello didattico. Con il presente lavoro ci proponiamo, se non di dimostrare almeno di fornire argomenti di una certa consistenza alla tesi secondo cui la Tecnologia si pu considerare a buon diritto una disciplina. Caratterizzata quindi da un proprio campo specifico o dominio, propri linguaggi, propri metodi, ecc. Tale tesi si accompagna con lanaloga tesi secondo cui anche la Tecnica si pu considerare a buon diritto una disciplina, anchessa dotata di un equivalente (ma distinto) corredo di saperi, linguaggi, metodi ecc.

Precedenti tentativi
Le ricerche sulla tecnologia e sul suo statuto disciplinare hanno coinvolto in tempi recenti molti studiosi provenienti per lo pi dal mondo della scuola anche per effetto della definitva e stabile collocazione della tecnologia tra le materie fondamentali del curricolo scolastico italiano, dalla scuola materna alla scuola secondaria. Inoltre tali ricerche di taglio epistemologico hanno ricevuto impulso dal progressivo diffondersi, tra le fila degli insegnanti di scuola secondaria, di profili e identit professionali caratterizzati da una preparazione di tipo accademico (ingegneri, architetti, ecc) quindi pi sensibili alle questioni epistemologiche e culturalmente meglio attrezzati2. Ha dato uno stimolo fondamentale a questa investigazione metodologica disciplinare sulla tecnologia un progetto pluriennale di ricerca - denominato Progetto ICARO - che, nel decennio a cavallo del 2000, ha visto il coinvolgimento di alcuni importanti IRSAEE regionali, tra cui quello dellEmilia Romagna. Il progetto ha visto la partecipazione (in seminari, convegni, gruppi di discussione, ecc) di alcune decine di studiosi, ricercatori e insegnanti, e ha dato luogo alla pubblicazione di diversi volumi di grande interesse.
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nellintroduzione al libro di Mario Fierli Guida alla tecnologia (1983)

La tecnologia una disciplina giovane. Che la tecnologia sia una disciplina fa parte delle convinzioni di chi scrive, e questo scritto si prefigge anche lobiettivo di dimostrare - almeno in parte - questa tesi. Quello che certo che la tecnologia sia una materia del sistema scolastico italiano, presente - come insegnamento fondamentale - dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado. La tecnologia come materia scolastica di insegnamento pu vantare una storia e una tradizione tra le pi brevi - e tormentate - del panorama scolastico italiano. Ancora pi recente linteresse per la sua consistenza e articolazione epistemologica, cio per linsieme di quelle propriet peculiari che consentono di considerare effettivamente scientifico - ammettendo quindi per esso lappellativo di scienza - un certo ambito di conoscenze. pag. 1

In una fase importante del progetto i ricercatori hanno potuto beneficiare dellapporto di un autorevole pedagogista - il prof. Franco Frabboni - il quale ha presentato loro uno strumento concettuale per lanalisi disciplinare da lui messo a punto nellambito delle sue ricerche sugli statuti disciplinari di Pedagogia e Didattica. Utilizzando tale strumento tabellare i ricercatori e i disciplinaristi hanno effettuato i primi tentativi di analisi disciplinare sulla base delle acquisizioni concettuali fino a quel momento disponibili: si deve alla prof.ssa Maria Famiglietti lestensione di un testo3 che documenta il primo tentativo organico e completo - sebbene necessariamente esplorativo - di una lettura disciplinare della tecnologia attraverso lo schema fornito da F. Frabboni. Questo primo tentativo a caldo, pur cogliendo molti aspetti importanti del sapere tecnologico e dando collocazione a molte delle categorie concettuali individuate dalle ricerche del progetto ICARO, perviene a dei risultati ancora parziali e provvisori.4 Pi precisamente ci pare che le ricerche e gli studi condotti fino a quel momento avessero portato ad una individuazione ancora imprecisa del dominio della tecnologia, in qualche misura confondendolo con quello della tecnica. Lutilizzo della griglia proposta dal prof. Frabboni ad un quadro concettuale ricco ma ancora non sufficientemente solido e stabilizzato non ha permesso di raggiungere lobiettivo auspicato.

Discipline
Dobbiamo agli studi di Marco Bert sulle discipline alcune osservazioni assai utili per la nostra indagine. In particolare Bert ci aiuta a definire quello che pu essere il nostro percorso di ricerca verso la definizione delloggetto disciplinare della tecnologia, e conseguentemente del suo dominio. Secondo Bert: il linguaggio specifico, loggetto, le procedure di indagine (come anche la comunit dei ricercatori e dei fruitori e il quadro istituzionale) sono generati da una attivit che si configura progressivamente come disciplinare. Questa connotata praticamente: una prassi, un fare delluomo. Da ci deriva che una disciplina, ogni disciplina, non una cosa - un insieme concluso e stabile di enunciati, al limite un manuale - ma unattivit umana in continuo divenire, di cui gli enunciati sono risultati provvisori, prodotti sempre rinnovantisi, e i manuali sistemazioni temporanee, bisognose di essere continuamente aggiornate e rifatte. Un oggetto disciplinare, quindi, non qualcosa di precostituito, di preesistente al soggetto e alla disciplina che lo indagano, ma nasce con essi. (Bert, 1997, p.73) Appare quindi abbastanza evidente che cosa si debba intendere per oggetto disciplinare. Scrive ancora M. Bert (ivi): Ogni forma di sapere dunque poietica, produce qualcosa, a cominciare dal proprio oggetto, dischiude un proprio mondo, rinnovandolo e trasformandolo incessantemente Queste considerazioni ci spingono allora ad effettuare una ricognizione sullattivit di indagine e di ricerca di quegli studiosi che hanno mostrato di condividere, pur nella eterogeneit dei propri curricoli di studio e di ricerca, analoghi interessi intorno agli artefatti e ai sistemi tecnologici. Se e nella misura in cui questa ricognizione metter in evidenza una sostanziale coerenza e unitariet tra le indagini dei vari studiosi cos come tra i vari oggetti posti sotto indagine si potr a buon diritto parlare secondo le indicazioni di Bert - di un autentico e ben individuato oggetto disciplinare. Cos come le
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Statuto disciplinare e competenze cognitive, in Progetto ICARO a cura di M. Famiglietti, Palermo 2000. Un testo quasi identico stato pubblicato sul numero 6/2000 di Innovazione Educativa - IRRE Emilia Romagna)
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Pensiamo che lo schema Frabboni possa davvero portare alla luce la carrozzeria epistemologica della tecnologia, ponendo le basi per una sua - da lungo tempo attesa e quantomai necessaria - legittimazione scientifica, che le consenta di passare definitivamente da una fase prescientifica (per usare una espressione di Khun#) ad una pienamente scientifica. Dopo il tentativo della prof.ssa Famiglietti, nonstante la ricerca e lanalisi epistemologica abbiano continuato ad esercitarsi nellambito disciplinare tecnologico, non si sono registrati ulteriori tentativi di impiego delllo schema Frabboni per lanalisi disciplinare della tecnologia. Con il presente contributo mi prefiggo di approfondire ed estendere il lavoro di analisi della disciplina giovandomi sia di alcune riflessioni pi recenti dello stesso Frabboni# sia di ulteriori osservazioni e riflessioni intervenute negli ultimi anni nellorizzonte culturale della tecnologia.

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pratiche e le attivit di ricerca di tale comunit di studiosi intorno a tale oggetto potranno a pieno titolo considerarsi una disciplina, la tecnologia appunto. Rivolgiamo quindi la nostra attenzione sui soggetti - i ricercatori e gli studiosi - che attraverso le proprie interrogazioni isolano settori dellesperienza e ne fanno problemi da risolvvere, li tematizzano e li sottopongono a indagine. Cerchiamo quindi di individuare alcuni tra gli studiosi che con maggiore impegno si sono interrogati sulla natura della tecnologia, sulle sue dinamiche di cambiamento e di innovazione, sulle interazioni con il contesto sociale, ecc. A partire dalle interrogazioni attraverso cui essi hanno tematizzato la loro esperienza sulla tecnologia tenteremo di verificare se e in che misura possano evienziarsi i tre momenti fondamentali di ogni attivit disciplinare (M. Bert, 1997): (a) formulazione di un problema; (b) costituzione di un oggetto; (c) definizione di un linguaggio. La schiera degli studiosi che si sono interessati alla tecnologia e alle sue molteplici sfaccettature veramente immensa, come immenso il numero degli studi e delle ricerche presenti in letteratura. Ci proponiamo quindi di selezionare, anche per i limiti che caratterizzano il nostro lavoro, alcuni contributi che siano per quanto possibile emblematici in quanto rappresentativi di aree di studio e linee di ricerca non secondarie. Non estranea alla nostra ricerca la volont di far emergere un fenomeno - quella della progressiva definizione di un oggetto disciplinare - ancora poco evidente ma di grande rilevanza culturale: giudicher il lettore quanto saremo riusciti a mantenere la necessaria obiettivit.

Temi e problemi
Iniziamo la nostra ricognizione da un importante lavoro, assai citato in letteratura, di Milan Zeleny. Ci interessa in modo particolare, pi che la sua definizione di tecnologia, la descrizione di ci che lui indica come rete di sostegno di una tecnologia. Ciascuna tecnologia (...) fa sempre parte di una complessa rete di relazioni fisiche, informazionali e socioeconomiche che fa da sostegno a un buon funzionamento della tecnologia in questione verso le sue mete e i suoi obiettivi. Chiameremo questa struttura la rete di sostegno di una determinata tecnologia. Secondo Zeleny ogni tecnologia, per poter svolgere in modo efficace le sue funzioni e perseguire i propri obiettivi, deve essere inserita in un tessuto di relazioni e di rapporti attraverso i quali avvengono scambi e trasferimenti di vario genere: di tipo materiale, di tipo informativo, di tipo energetico, ecc. Ci sembra che tale concetto illustri in modo sufficientemente chiaro ed efficace il modo in cui ogni tecnologia - qualunque sia il significato che si riterr opportuno attribuire a tale espressione - interagisca con il proprio contesto sociale. Prosegue M. Zeleny: La rete di sostegno di una tecnologia composta dalle strutture organizzative, amministrative e culturali che risultano necessarie: regole di lavoro, regole che selezionano gli obiettivi, contenuto del lavoro, accordi formali e informali, stili e culture di gestione, sistemi di norme e misure, strutture organizzative e cos via. I flussi di materia, di energia e di informazione connettono la tecnologia alla sua rete di sostegno in una maniera simbionica, quasi organica: cos appropriato parlare di un vero e proprio incastonamento (ivi) Alla luce delle osservazioni di M. Zeleny, che troviamo molto convincenti, ci sembra utile circoscrivere le nostre successive indagini a quelle interpretazioni della tecnologia che prendono in attenta considerazione il particolare nesso che unisce tecnologia e societ. Secondo questo tipo di approccio il significato di un artefatto o di un sistema tecnologico non pu essere ricercato solamente nella tecnica o tecnologia di appartenenza ma occorre indagare il formarsi delle tecnologie e il delinearsi dei loro significati nella complessit e eterogeneit delle interazioni sociali. Ha scritto Bijker, lo studioso che ha posto le basi della sociotecnologia: la societ non determinata dalla tecnologia, come la tecnologia non determinata dalla societ. Ambedue emergono come le due facce della medesima medaglia sociotecnologica, durante i processi di costruzione degli artefatti,
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dei fatti e dei gruppi sociali pertinenti (Bijker, 1998) Facendo nostra questa considerazione ci proponiamo allora di evitare le prospettive che isolano la tecnologia dal contesto sociale in cui essa inserita e la riducono alla sua dimensione pi strettamente tecnica.

Pratica tecnologica
Lenfasi sugli aspetti sia di tipo organizzativo che di tipo culturale che caratterizza la rete di interazioni a cui partecipa ogni tecnologia ricorre nelle riflessioni di molti studiosi e ricercatori. Particolarmente significativo ci pare il contributo di Pacey alla comprensione dela natura e del funzionamento della tecnologia, contributo presentato inizialmente in un suo importante lavoro del 1983. Si tratta del concetto di technology practice (pratica tecnologica). Riportiamo lillustrazione originale da lui impiegata nelledizione inglese del testo. Come si vede dallo schema, Pacey individua due significati del termine tecnologia: uno pi ristretto, confinato alla sola dimensione tecnica (technical aspect), e uno molto pi ampio e generale, che comprende il contesto sociale con il quale ogni tecnica si trova ad interagire. In particolare, Pacey ritiene di individuare ed enfatizzare - allinterno del contesto sociale di riferimento - sia una dimensione culturale (cultural aspect) sia una dimensione organizzativa (organizational aspect).

Il diagramma proposto da Pacey organizza in modo particolarmente efficace gli stessi concetti che concorrono alla definizione di rete di sostegno pocanzi presentata: da un lato gli scopi, i valori, i codici etici, la creativit, dallaltro lattivit economica e industriale, lattivit professionale, lutenza, i consumatori ecc. Pacey sembra quindi considerare la rete di sostegno di una tecnologia - secondo la definizione che ne dar Zeleny - non come un elemento esterno ma come uno dei suoi costituenti fondamentali e pi pregnanti. Del resto anche Zeleny parlava di simbiosi e di incastonamento, a sottolineare lintima connessione e integrazione tra le due dimensioni.

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Queste considerazioni ci consentono di comprendere meglio la semplice ed efficace distinzione lessicale tra il termine tecnologia e il termine tecnica proposta da Pacey. Scrive infatti (pag 21): Quando della tecnologia si parla nel senso ristretto, i valori culturali e i fattori organizzativi vengono considerati come qualcosa di esterno ad essa. Allora la tecnologia viene interamente identificata con i suoi aspetti tecnici, e spesso si potrebbe adottare in modo pi appropriato semplicemente la parola tecnica (technics or simply technique - nel testo originale). Viceversa, nel suo significato pi generale, la parola potrebbe esser considerata equivalente a pratica tecnologica, che non affatto indipendente dai valori n politicamente neutrale come alcuni pensano dovrebbe essere. Anche sotto questo profilo riteniamo particolarmente prezioso il contributo di Pacey. Nellambito del nostro discorso ci sembra infatti opportuno stabilire una distinzione tra tecnica e tecnologia sul piano della maggiore o minore interazione con gli aspetti sociali di contesto (valori culturali e fattori organizzativi). Parleremo quindi semplicemente di tecnica (e non, pi opportunamente, di tecnologia) in quei casi in cui vi sia lassenza o la scarsa rilevanza degli scambi e delle interazioni sociali intorno ad un qualche artefatto (o li si voglia ignorare per opportunit di studio o di ricerca). Si evita cos il rischio di una distinzione lessicale fondata sul grado di consapevolezza relativa ad un dato artefatto e alla intenzionalit razionale e scientifica che lo circonda. Le scelte relative agli artefatti tecnologici interessano molto spesso aspetti di tipo organizzativo o gestionale, cio inerenti alle infrastrutture a cui un dato artefatto o sistema tecnico si connette e con cui stabilisce rapporti di vario genere. Si pu trattare di scelte o decisioni circoscritte ad un ambito limitato (personale o familiare) e quindi con ripercussioni e conseguenze piuttosto ridotte oppure di scelte sufficientemente generali da determinare dei cambiamenti o delle trasformazioni nelle condizioni di contesto di una certa situazione problematica. Per chiarire la distinzione lessicale pocanzi menzionata si pensi (cfr. Pacey) al problema dellinquinamento di un fiume e a due possibili interventi: in un caso un particolare trattamento chimico dellacqua, in un altro un cambiamento a monte delle condizioni che possono consentire lo scarico nel fiume di materie inquinanti. La evidente differenza tra le due tipologie di intervento ci suggerisce di utilizzare, assecondando luso comune, i differenti termini di tecnica e di tecnologia: nel primo caso possiamo parlare di semplice intervento tecnico, mentre nel secondo possiamo parlare di intervento tecnologico. Lidea del rapporto simbionico, o incastonamento, tra tecnologia e rete di sostegno cos come le modalit di interazione tra artefatti tecnologici e pratiche sociali trovano significative corrispondenze con quanto scrive il grande studioso di organizzazioni James D. Thompson nel suo importante saggio Lazione organizzativa di, ISEDI (orig. 1967) In particolare Thompson sottolinea la contemporanea presenza di due livelli di razionalit in relazione gerarchica: razionalit tecnica e razionalit organizzativa: Quando le organizzazioni cercano di tradurre in azione quelle astrazioni chiamate tecnologie, esse incontrano immediatamente dei problemi per i quali i nuclei tecnologici non forniscono soluzioni. (...) Il nucleo di tutte le organizzazioni intenzionali dato da una o pi tecnologie. Ma questo nucleo tecnico pur sempre una rappresentazione incompleta di ci che lorganizzazione deve fare per raggiungere i risultati desiderati. La razionalit tecnica una componente necessaria ma da sola insufficiente a garantire una razionalit organizzativa. Questultima concerne il convogliamento degli input dati per scontati dalla tecnologia, nonch la distribuzione degli output, anchessi fuori dalla portata del nucleo tecnologco (p 89) Si vede come nel pensiero di Thompson entrambe le dimensioni, quella tecnica e quella organizzativa - ma, in continuit con il nostro ragionamento, potremmo tradurre in tecnologica - siano caratterizzate da una forma di razionalit, e come la prima sia in qualche modo inclusa e ricompresa nella seconda (lanalogia con lo schema di Pacey oltremodo evidente). Linterazione tra tecnologia e societ al centro delle riflessioni di uno studioso - Luciano Gallino - che alla tecnologia e al suo ruolo allinterno della moderna societ ha dedicato una porzione significativa della sua lunga attivit di ricerca. Egli ci offre, in un suo recente saggio (Tecnologia e democrazia, Einaudi, 2007), una definizione interessante della razionalit tecnologica: La ragione tecnologica (...) una profonda e complicata forma della ragione. E il dominio delle intenzioni, dei
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paradigmi, dei modelli del mondo, delle tecniche argomentative, dei giudizi di valore, dei criteri di scelta che orientano lazione teoretica e pratica di coloro i quali producono, diffondono, applicano tecnologia e - pi in generale - prendono decisioni in merito a essa. A ci adoperandosi nei ruoli pi diversi: di scienziati e di tecnici, di dirigenti e dingegneri, di amministratori pubblici e di insegnanti (Gallino,2007). Da notare come venga ancora sottolineata la dimensione teoretica, e non solamente pratica, di questa particolare forma della razionalit. La complessit del rapporto che la tecnologia stabilisce con il contesto sociale oggetto di interesse, sia teorico che pratico, anche da parte della psicologia culturale delle organizzazioni, protesa a comprendere il ruolo della tecnologia nelle attivit umane e delle attivit umane come base per il significato e la funzionalit della tecnologia. Secondo questa prospettiva di indagine la tecnologia assume un fondamentale ruolo di mediazione per i processi psicologici individuali e comunitari e ne vanno quindi analizzate le caratteristiche specifiche e gli effetti peculiari. Ci sembra importante, per una migliore comprensione di questa direzione di ricerca, il modo operativo in cui la cultura pu essere definita: linsieme degli strumenti di mediazione e degli artefatti disponibili (tra questi il linguaggio, i gesti, i concetti scientifici, larte, le tecnologie e molto altro). Tali artefatti, materiali e ideali insieme, sono sempre progetti umani incarnati e incorporano la storia delle interazioni che hanno gi mediato nel passato sia a livello culturale che a quello, pi specifico, delle comunit (Zucchermaglio, Alby, 2006, p.14) In uno studio successivo Cristina Zucchermaglio sottolinea limportanza delle pratiche sociali esistenti e di come esse si possano modificare in relazione alla presenza o allintroduzione di un determinato artefatto (o sistema) tecnologico: Le tecnologie non cadono mai in un vuoto sociale, ma al contrario interagiscono sempre con un sistema di pratiche sociali gi consolidato e presente, prima e indipendentemnete da esse. (...) Le tecnologie (cos come, in misura minore, anche altri strumenti di mediazione) non creano dal nulla nuove pratiche lavorative o comunicative: quello che i gruppi e le comunit lavorative fanno con le tecnologie che hanno a disposizione lesito (pi o meno felice) dellinterazione tra le potenzialit offerte dalla tecnologia, il sistema di pratiche sociali ad essa preesistente e linterpretazione del possibile ruolo di mediazione che la comunit di utilizzatori attribuir allo strumento. (Zucchermaglio, 2007, p.275-276) Viene qui analizzata e approfondita, attraverso gli strumenti concettuali propri della psicologia culturale delle organizzazioni, la dimensione culturale e creativa della pratica tecnologica, che gi A. Pacey aveva messo a fuoco con sorprendente lucidit: Questo processo sociale e distribuito tra i membri di una comunit rende conto di come ogni tecnologia venga reinventata e riprogettata diversamente allinterno delle varie comunit di pratiche, funzionando queste ultime come essenziali e peculiari mediatori tra i significati attribuiti alle tecnologie dai progettisti e il loro uso nelle pratiche quotidiane di quella comunit. Gli studi condotti allinterno di questa prospettiva mostrano infatti come gli artefatti tecnologici vengano creativamente utilizzati dai membri delle comunit lavorative per realizzare le loro specifiche attivit lavorative quotidiane (ivi, p.276) La dimensione valoriale della tecnologia (scopi, valori, codici etici, ecc) - oggetto di interesse e di indagine, come gi si visto, da parte di molti studiosi - stata approfondita anche da parte di un eminente storico della tecnologia, Thomas P. Hughes. Sulla base dei propri valori, della propria visione e dei propri desideri luomo chiamato a intervenire sullambiente per trasformarlo e modellarlo: Se ci rendiamo conto che la tecnologia intrisa di valori in maniera complessa e che possiamo inglobare i nostri valori nelle sue creazioni, saremo in grado di impiegare la tecnologia per modellare consapevolmente e in maniera determinata il nostro mondo ecotecnologico secondo i nostri desideri. (Hughes, 2006, p.156)

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La natura delle interazioni tra tecnologia, esseri viventi e societ stata indagata in modo approfondito da studiosi di formazione sociologica. Secondo L. Gallino sulla scena evolutiva umana si muovono tre entit fondamentali in reciproca interazione e condizionamento: Nell'evoluzione della nostra specie interagiscono dunque tre ordini di popolazioni: organismi umani, sistemi tecnologici e sistemi socioculturali. Il loro stato attuale il risultato di milioni di anni di evoluzione congiunta, durante la quale ogni tipo di popolazione ha condizionato, in un intricato circuito di retroazioni amplificatrici e riduttrici, e di proazioni (feedforwards), la morfologia, le strutture interne, il comportamento, la densit e la distribuzione degli altri due. (...) Le dinamiche dei tre ordini di popolazioni rimangono cos strettamente intrecciate, in un circuito coevolutivo che di per s non presenta punti di ingresso preferenziali, n un senso rotatorio predeterminato. (Gallino, 1984) La popolazione costituita dagli uomini (organismi umani) assume qui una maggiore evidenza rispetto alle tesi di altri studiosi. Daltra parte si sottolinea come lazione della popolazione degli organismi umani sia il risultato non tanto di un progetto o di una precisa intenzione quanto il risultato emergente di una grande quantit di scelte individuali. Gallino poi focalizza la sua attenzione su alcune tra le tante possibili interazioni tra le suddette popolazioni e pone laccento su come i sistemi tecnologici possano influenzare e condizionare levoluzione delle altre popolazioni sia ad un livello biologico che ad un livello socio culturale: di tale circuito interessa qui soltanto un particolare percorso, quello che vede le popolazioni umane, destreggiantisi per accrescere la propria idoneit e quella dei sistemi socioculturali che ne strutturano simbolicamente e praticamente la vita sociale, influire sull'idoneit, e perci sull'evoluzione, dei sistemi tecnologici, e attraverso questi sull'evoluzione biologica non meno che sull'evoluzione socioculturale. Il problema pu venire cos riformulato: organismi del primo ordine (esseri umani) utilizzano selettivamente organismi del secondo ordine (sistemi tecnologici) per riprodurre sia se stessi che organismi del terzo ordine (sistemi socioculturali) indispensabili alla loro esistenza quali informatori del comportamento individuale e collettivo; agendo in tal modo, accelerano l'evoluzione dei sistemi tecnologici, e la loro dipendenza da questi, con effetti a lungo termine sulla propria probabilit di sopravvivenza collettiva. (ivi) In definitiva sono le scelte tecnologiche individuali, effettuate quotidianamente in un numero enorme di situazioni e di circostanze, che danno luogo alle dinamiche di reciproca interazione pi sopra illustrate: Tale circuito non stato finora il prodotto di un disegno intenzionale, n sussistono segni che lo stia diventando; piuttosto il prodotto emergente di innumerevoli sequenze di scelte individuali. Attraverso le sue scelte tecnologiche, ciascun individuo concorre a determinare il futuro della sua specie. (ivi) Linteresse per la condizione umana e per i modi in cui essa sia condizionata e influenzata dalla tecnologia e dai sistemi tecnologici, che abbiamo trovato in Gallino, emerge in un altro studio di grande interesse. Si tratta del saggio di Massimo De Carolis dal titolo La vita nellepoca della sua riproducibilit tecnica (Bollati Boringhieri, 2004) De Carolis individua come un fatto di grande novit della nostra epoca linteresse da parte di molte discipline scientifiche e tecniche per le principali facolt che caratterizzano gli organismi umani. Con lespressione tecnoscienze umane lo studioso si riferisce a: una famiglia di discipline e programmi di ricerca che, pur mantenendo la stretta correlazione tra scienza e tecnica tipica delle scienze naturali (...) si rivolgono sistematicamente a un oggetto riservato un tempo alle sole scienze umane e che, anzi, di queste scienze costituiva in fondo la vera e propria base, e cio linsieme delle facolt specifiche che definiscono lumanit delluomo. (De Carolis, 2004) Ritorna quindi il tema, gi incontrato in L. Gallino, dellinterazione e della reciproca influenza tra organismi umani e sistemi tecnologici. Inoltre lo studioso delinea lazione contemporanea e combinata di due ampie e articolate famiglie disciplinari, di tipo ingegneristico, protese alla comprensione e alla successiva manipolazione tecnica di quelle facolt che consideriamo specificamente umane.
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Pur costituendo una pluralit di discipline autonome, le nuove scienze possono venir raccolte, almeno in linea di principio, intorno a due polarit di base, che rispecchiano la definizione tradizionale delluomo come animale razionale. Abbiamo cio da un lato una ingegneria biologica che ha per oggetto linsieme delle facolt delluomo in quanto animale (in quanto cio vivente della specie Homo sapiens); dallaltro una ingegneria cognitiva rivolta a tutte le articolazioni della razionalit, a cominciare dalle facolt del pensiero e del linguaggio5. (ivi) Le acute osservazioni di M. De Carolis danno conto delle svariate ricerche che indagano le innumerevoli interazioni tra la tecnologia (o tecnoscienza) e gli organismi umani, non solamente in quanto popolazioni o gruppi sociali (cfr. Gallino) ma anche in quanto singoli individui e membri di comunit.

Verso loggetto disciplinare


Eravamo partiti con lintenzione di analizzare, seppur attraverso una campionatura in qualche misura arbitraria, la sterminata letteratura sugli artefatti e sistemi tecnologici fiduciosi di poter rilevare in modo sufficientemente chiaro i tratti di un fenomeno emergente: lattivit di indagine intorno ad un nucleo relativamente stabile e ben definito di questioni e problemi tecnologici. Per prima cosa ci sembra che dal lavoro fin qui svolto si possano ricavare alcune considerazioni ti carattere generale. 1) Sono numerose e diversificate le angolazioni attraverso cui gli studiosi guardano al tema dei sistemi tecnologici e delle loro molteplici interazioni. Pur in tale variet di approcci e di linguaggi sembra per di poter riconoscere alcuni nuclei tematici che ricorrono in molte delle ricerche, talvolta fatti oggetto di una indagine approfondita talaltra solamente di una trattazione pi superficiale o di qualche fugace ma significativo accenno. La sostanziale coerenza ed unitariet dei temi e delle questioni che studiosi di appartenenze culturali cos diverse affrontano nelle loro ricerche emerge con una certa evidenza da un raffronto accurato tra i loro lavori, raffronto che non pu che avere come presupposto un approccio di tipo sovra-disciplinare6. 2) La formazione dei ricercatori e degli studiosi che si occupano di sistemi tecnologici molto variegata. Le discipline di provenienza sono le pi diverse: sociologia, antropologia, storia, filosofia, ingegneria, architettura, pedagogia, economia, ecc. Di conseguenza anche gli strumenti concettuali e il linguaggio utilizzati nelle diverse ricerche presentano significative differenze, tanto che spesso si incontrano difficolt nel riconoscere gli stessi temi se affrontati da studiosi di formazione diversa. Ad una sostanziale convergenza rispetto alle questioni tematizzate non corrsiponde quindi la medesima uniformit di linguaggio, fatto che rende difficile il reciproco apporto delle diverse discipline alla soluzione dei problemi via via posti. Di inestimabile valore risulterebbe un tentativo di progressiva unificazione dei sistemi concettuali e linguistici utilizzati nei diversi ambiti disciplinari, unificazione che darebbe vita a pratiche discorsive di tipo nuovo, ampiamente condivise e quindi pi efficaci nellaffrontare le questioni problematiche della tecnologia.

Prosegue De Carolis: Laspetto pi significativo delle due denominazioni sta nella scelta del termine ingegneria, che risponde a un principio metodologico centrale in queste discipline: che cio conoscere veramente qualcosa vuol dire essere in grado di riprodurla tecnicamente. (ivi)
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Si assiste ad una prevalenza di studi e di ricerche che, a partire da un dominio disciplinare strutturato e per cos dire sicuro, tentano incursioni originali nel dominio della tecnologia facendo uso dellarmamentario concettuale caratteristico del dominio di provenienza. In questi lavori si nota, ad esempio, un repertorio di fonti e un apparato bibliografico piuttosto circoscritti al campo di provenienza, con qualche sporadico riferimento a lavori o ricerche appartenenti a campi di indagine diversi. Sono invece pi rari gli studi che, pur partendo da uno specifico dominio disciplinare, coinvolgono e interessano dichiaratamente campi disciplinari contigui ma diversi con lintento di utilizzare tutti quei concetti che possono rivelarsi utili per lindagine in corso. pag. 8

Infine rimane da verificare se la ricognizione che abbiamo condotto consente di evidenziare la presenza di tre aspetti peculiari7, tutti necessari (cfr. Bert) per riconoscere di essere in presenza di un dominio disciplinare. Consideriamo ora singolarmente i tre aspetti:

Formulazione del problema della Tecnologia


Ci pare che il problema, cio quello che gli studiosi pongono come obiettivo generale della propria ricerca, risulti ben individuato e possa essere sintetizzato come: la natura dei sistemi tecnici, semplici e complessi, delle interazioni tra essi e il sistema sociale, sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista organizzativo, e delle interazioni tra essi e gli organismi umani, sia dal punto di vista biologico che dal punto di vista cognitivo. Il seguente schema riassume quanto indicato:

A B

artefatti e sistemi tecnologici interazione tra sistemi tecnologici e sistema sociale interazione tra sistemi tecnologici e organismi umani

- dimensione produttiva - dmensione progettuale - dimensione organizzativa (economia, istituzioni) - dimensione culturale (cultura, psicologia, comunicazione) - dimensione biologica (ingegneria biologica) - dimensione cognitiva (ingegneria cognitiva)

Costituzione delloggetto della Tecnologia


Loggetto della Tecnologia, diversamente dal problema, appare ancora piuttosto sfocato, persistendo una variet di prospettive differenti (retaggio delle molteplici origini disciplinari) portate ad approcciare il medesimo problema mediante strategie di indagine difficilmente conciliabili e disponibili ad una integrazione. Con lintento di favorire la rapida emersione di un oggetto unitario per la tecnologia - fatto che consisterebbe nella definitiva messa a fuoco del problema disciplinare della tecnologia - ci sentiamo di proporre come oggetto il nucleo concettuale intitolato alla pratica tecnologica cos come viene presentato dal lavoro di A. Pacey. Tale scelta ci pare opportuna anche considerando lapproccio ai temi e ai problemi della tecnologia caratteristico degli studiosi che si occupano anche di educazione tecnologica. Leggiamo quanto scrive F. Riotta in un suo lavoro del 2004: Formare nel campo della Tecnologia, come si pi volte sottolineato, oltre a fornire competenze tecniche specifiche, contribuisce a formare la persona, il cittadino e il lavoratore, pertanto risulta sostanziale occuparsi, ogni qual volta possibile, della dipendenza reciproca tra pi elementi che costituiscono un sistema. Linterdipendenza acquista pienezza di significato quando ci si confronta sullinteresse comune: in natura, gli elementi che compongono un organismo vivente agiscono in modo integrato cercando linteresse comune che conservare lintegrit e la funzionalit del sistema di cui fanno parte, sia per il sistema immunitario che per il metabolismo o per la mobilit che assicura la difesa o il cibo. Per gli uomini, avere consapevolezza dello scopo comune, sottoscrivere spontaneamente e consapevolmente il patto sociale sia per gli aspetti umani che per gli aspetti economici o ambientali, porta a maturare un atteggiamento che fa ritrovare linteresse proprio anche nellinteresse collettivo, e rende consapevoli che perseguire lo sviluppo comune, rispettare le diversit, i beni altrui e gli interessi diversi dai propri non va fatto perch si deve fare, ma
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(a) formulazione di un problema; (b) costituzione di un oggetto; (c) definizione di un linguaggio.(Bert, 1997) pag. 9

perch mi conviene farlo. (Riotta, 2004) Ci sembra che il senso di questo sguardo complesso sulla tecnologia, nello stesso tempo tecnico e culturale, individuale e collettivo, strumentale e ideale, possa ben corrispondere al concetto di pratica tecnologica illustrato in precedenza. Scrive ancora Riotta: Limitare questa consapevolezza solo ai temi ambientali o generali, appare riduttivo e non spinge alla responsabilizzazione; infatti questi atteggiamenti assumono importanza quando ci riferiamo ai problemi per i quali siamo tutti coinvolti, come, ad esempio, nei luoghi di lavoro o di studio, il disinteresse, la poca attenzione alla sicurezza, la scarsa attenzione alla qualit del lavoro, ledono il vantaggio di chi sta vicino a noi, di chi appartiene allo stesso sistema, costituito, ad esempio, dalla possibilit comune di lavorare e trarre quel profitto economico che consente di vivere nella nostra societ, o dal pericolo di infortuni o disgrazie, o ancora dalla stabilit delloccupazione, sia che si abbia il ruolo di datore di lavoro che di dipendente. (ivi, p.168)

Definizione del linguaggio della Tecnologia


Bert ci ricorda che, in linea generale, ogni disciplina risulta da una ristrutturazione dellesperienza e che questa interagisce con la corrispondente ristrutturazione linguistica. Quindi, con la progressiva maturazione di una disciplina, si verifica un progressivo definirisi e precisarsi dei rispettivi strumenti linguistici attraverso il graduale superamento di inevitabili esitazioni concettuali e strutturali, tipiche delle prime fasi costitutive. La ricerca e lattivit disciplinare sono quindi accompagnate, sorrette e definitite da strutture linguistiche con cui interagiscono e che altro non sono che i linguaggi disciplinari. Tali linguaggi hanno - sottolinea ancora Bert, con notevole perspicacia - una natura e una orditura pubbliche, si intrecciano con realt istituzionali e organizzative, convivono con pratiche sociali e discorsive le pi diverse, nutrendosene, ordinandole e guidandole, e costituendo cos un tuttuno con i quadri concettuali, le esperienze, i mondi delle comunit scientifiche. La ricognizione che abbiamo condotto non ha fornito indicazioni forti per lindividuazione di uno o pi linguaggi disciplinari per la Tecnologia. Questo importante aspetto della nostra indagine rimane quindi ancora non risolto e potr essere oggetto di ulteriori, successivi, approfondimenti.

Bologna, 31/12/2012

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Riferimenti bibliografici

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