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Grillo il Leninista Beppe Grillo un maschilista? Sicuramente si, e non da ora.

. Basta chiedere alle colleghe giornaliste che avevano a che fare con lui quando faceva il comico e ricordarsi del modo che ha sempre avuto nellapostrofare le donne. Dunque anche lespressione sessista usata nei confronti della consigliera bolognese 5 Stelle Federica Salsi rientra in questa tradizione. Questo aspetto non deve per oscurare il lato politico della questione, cosa che invece sta accadendo, anche perch la lettura tutta personale dello scontro in questo momento funzionale alla frangia frazionista del M5S. La questione questa: analizzando lM5S si pu desumere abbastanza facilmente che la sua struttura organizzativa sia assolutamente leninista. Beppe Grillo il caro leader, Casaleggio lideologo del Partito. Il primo infiamma le piazze e il secondo tesse le strategie ed guardiano dellortodossia 5 Stelle. Lapplicazione del pi rigido leninismo alla nuova forma liquida di organizzazione politica basata sul pi (apparentemente) orizzontale strumento di comunicazione, il web, ha prodotto risultati eccellenti, addirittura incredibili e infatti i partiti tradizionali si trovano spiazzati e impotenti, senza la capacit reale di contrastare politicamente un fenomeno che li supera sia sotto il profilo organizzativo che dal punto di vista ideologico. Come in tutti i partiti leninisti, una volta usciti dal periodo germinale (piccole cellule sparse sul territorio) ed arrivati i primi successi e le prime conquiste di spazi di potere (consiglieri comunali, regionali, sindaci, etc) il partito comincia a fare i conti col frazionismo. Larea dei Giovani Comandanti, che negli anni si distinta come la pi spietata nellesecuzione del progetto 5Stelle, vero Scudo e Spada del partito, comincia a battere in testa. Intravede infatti allorizzonte profilarsi la fine. Il taglio della testa gi stabilito in partenza: due mandati e a casa. Cos i Giovani Comandanti cominciano a diventare nervosi: vogliono continuare a giocare un ruolo nel partito, ma sono cresciuti troppo, hanno gi creato delle loro aree di influenza sul territorio e una loro organizzazione parallela, di fedelissimi e di militanti. Hanno servito il Partito ma ora vorrebbero prendersi il loro spazio nel Partito. Ovviamente il Partito, ovvero Grillo e Casaleggio, non possono assolutamente accettare di dividere il potere con il ceto politico dei Giovani Comandanti, non vogliono creare correnti e leaderini, e debbono quindi contrastare con la massima violenza questo disegno. La democrazia interna una colossale balla, uno specchietto per le allodole con cui confondere o blandire i militanti. Quello che in corso uno scontro di potere. Se analizziamo il caso bolognese vediamo che i pi fanatici ed esagitati nel propagandare il pensiero di Grillo e del 5stelle, quelli sempre pronti a tutto, dalla denuncia di ogni misfatto altrui allattacco personale frontale, sono proprio i Giovani Comandanti. Larea Favia/Tavolazzi, ora con laggiunta della Salsi, ben pi estremista dellarea Piazza/Bugani, i cosiddetti lealisti. Succede che Favia, sapendo di essere vicino allepurazione rompe gli indugi e attacca con il fuorionda sparando ad alzo zero sul quartier generale. Favia non pu vincere, ma sa che cresciuto abbastanza per non esser messo fuori con un post come successo con Tavolazzi. Infatti il suo gesto lo isola ma lo cristallizza nel ruolo delloppositore interno. Grillo e Casaleggio non possono espellerlo perch certificherebbero la scissione dei frazionisti dando loro una visibilit troppo forte a ridosso delle elezioni politiche. Dunque lo scomunicano e lo mettono in quarantena: Favia un frazionista e un deviazionista e nessun membro leale al Partito deve avere pi rapporti con lui. Resta per formalmente dentro, fino a fine mandato. Con loperazione Sicilia e il successo elettorale, Grillo e Casaleggio mandano poi un messaggio a tutti i militanti e ai frazionisti emiliani: il Partito che crea i Comandanti, ed

la guida del Partito che li dirige, loro devono uniformarsi alle scelte del Partito e non attentare allunit del Partito. Solo il Partito in grado di portare il movimento alla vittoria finale e alla presa del potere. Essere fuori dal Partito significa finire nella pattumiera della storia. Il capolavoro squisitamente leninista di Grillo (ma in realt di Casaleggio...) consiste per nella dettatura delle regole sulle candidature. Con un colpo di scena di cui solo i vecchi capi bolscevichi erano capaci, Grillo stralcia completamente dallagenda 5Stelle la retorica della democrazia diretta e dellelezione via internet di chiunque abbia i requisiti, dei cittadini e di uno vale uno. Chiude ogni apertura si proclama capo del Partito e blinda il Partito attorno alla vecchia guardia bolscevica. Saranno solo i militanti di provata fede, i combattenti della prima ora, a correre per la nomina alla candidatura parlamentare. Grande mossa, chapeau! In un sol colpo si sbarazza dei Giovani Comandanti (sia frazionisti che lealisti) e taglia le gambe a tutte le manovre entriste che gi aleggiavano attorno al Partito. Ma non tutto: dimostrando unintelligenza politica che non gli veniva accreditata da nessuno, completa la manovra a tenaglia sullIDV. Da un lato distrugge lItalia dei Valori come partito, travolto dalle inchieste e inquinato da un ceto politico corrotto, ma dallaltro accoglie il suo leader storico, Di Pietro, (il principale responsabile del disastro IDV) tra le braccia del Partito 5Stelle. Con questa mossa intende annettere quanto pi possibile lelettorato IDV e al tempo stesso colpire e sotrarre consenso al PD che stoltamente aveva pensato che bastasse isolare Di Pietro, mantenendo il solo Vendola di scorta, per poter cos convolare a giuste nozze con Casini. E il vecchio, decrepito, piano del Pd che pervicacemente porta avanti da trentanni senza risultati apprezzabili. Certo, parte della militanza Grillista non apprezza che il demagogo e incoerente Di Pietro si accasi nel loro Movimento. Ma stiano tranquilli: Di Pietro arriva da transfuga e accetta le condizioni di resa dettate da Grillo (lo scioglimento dellIDV) e si candida gi a essere la vittima della prossima epurazione. Viene tenuto in vita fino a che servir, quando non servir pi Grillo e Casaleggio gli staccheranno la spina. Veniamo in conclusione allepisodio di Ballar. Espressioni sessiste a parte cosa successo? E successo che la Salsi, evidentemente influenzata e in accordo con larea frazionista dei Giovani Comandanti, ha voluto battere un colpo sfidando Grillo e presentandosi in TV a rappresentare il Partito. Non ne ha fatto parola, n tantomeno ha concordato la cosa, a quanto risulta, coi suoi colleghi in Comune (i Lealisti) e si presa la seggiola che Floris aveva in prima istanza offerto ai 5Stelle siciliani, che essendo fedeli a Grillo avevano per rifiutato. La Salsi, secondo la visione rigidamente e coerentemente leninista che caratterizza il Partito 5Stelle si dunque posizionata coi frazionisti minando lunit del Partito e quindi , oggettivamente, contro il Partito. Grillo, che non intelligente come Casaleggio, e che rimane sostanzialmente vittima del suo gergo da trivio e della sua mentalit da guitto da palcoscenico, ha commesso un grosso errore. Invece che infliggere la condanna politica in perfetto stile leninista che avrebbe inchiodato la Salsi alla censura dei militanti, accusandola di aver preso per ambizioni politica la sedia in Tv che i suoi colleghi vincenti siciliani avevano rifiutato, ha buttato la cosa sul personale, con frasi offensive della dignit della Salsi, come donna e come persona. Questo ha permesso a Salsi e ai Giovani Comandanti di trovare una via duscita e di incamerare un momentaneo successo della loro strategia di sopravvivenza, consolidando (per il momento) la loro posizione nella ridotta bolognese assediata. Fino a quando per non si sa. Paolo Soglia