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PRIME

LETTURE

IV.

GIL

BLAS

Digitized

by

;-

Digitized
by

S?
AVVENTURE
DI

GIL

BLAS

DI

SANTILLANA
PER

alaA^^.3R^v^LE

EDIZIONE
E

SAGE

ALL'ADOLESCENZA

DESTINATA
ILLUSTRATA

DA

50

VIGNETTE

MILANO
.

FRATELLI

TREVES,

EDITORI

1876.

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by

Harvard
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From

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rr

L.:xbnkrr

Bequest o:f

Tip. Treves

BLAS

GIL

Prima

della

mia

LETTORE.

AL

storia,

ascolta,

lettore,

caro

una

novelletta.
Due

studenti

Stanchi

manca.

fonte;

Lavatala

EL

capo

ameno

[1] Qui

"

Pietro

una

riposavano
incise

erano

tempo
a

dal

aU

piede

quella fontana.
in

parole

due

nelle

anima
che

rinchiusa

ALMA

lingua

pi"
!

qui

scolari,
grasse
dentro

composto

l'anima

del

LICENCIADO

[*]

sepolta!,,.
ha

DEL

GARCIAS.

dei

bellissima
Un*

nima,.,.

dal

queste

lessero

ENTERRADA

diede
"

quale

veniano

strupi

questa

pili giovine

stordito

Sala-

presso

bevuto,

aver

logorate

FEDRO

Il

sedettero

la

sopra

che

EST"

QUI

Pegnaflel

alquanto,

castigliana

di

dopo

alquanto

degli animali,

da

assetati,

pietra,

una

parole

cune

ed

mentre,

videro

'

camminavano

un

che
risa
"

Vorrei

dicendo
rinchiusa

Oh

: "

tanto

ridi^

tario]
[titolo universi-

Garcia.

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a-

il

conoscere

epitaffio

licenziato

vivace

era

colo.

cosi

in

"

continu"

Lasci"

andare

dunque
perder

il

tempo

si

viaggio.

Qui

"

ci

gatta

scalcinare

del

punta

altro

cova.

fatti

pei

compagno
mise

colla

pietra

la

intorno

il

pens":

sagacissimo,

invece,

senza

dire

"

suoi,

intorno
coltello

suo

e
,

trov"

vi

tomba,

cento

queste
tento

monete

erano

erede,

mio

Tu,

"

Lo

"

quale

iscrizione,

uso.

ripose
di

viaggio

il

prosegu"

delV

buon

pasqua,

una

come

parole

Salamanca

prendi

scolare,
la

luogo

suo

vano
sta-

quale

sulla

carta,

nella

mano

nella

pelle,

senso

vero

fanne

di

seguenti
il

comprendesti

che

le

la

cacciata

e.

una

latino

borsa

una

ducati

in

scritte

sollev"

la

che

fece

tanto

pietra,

anima

con

con-

del

dottore.

al

pi"

sia,

tu

Chiunque

giovane

di

mie

avventure

le

morali

che

lettore,

questi

vi

due

scolari

senza

si

dal

guardati

por

somigliare

perch"

mente

contengono

gerai
leg-

se

alle

trine
dot-

ricaverai

non
,

alcun

frutto

da

troverai
unito

al

questo

quello

libro
che

ma

Orazio

se

userai
chiam"

dilettevole.

Digitized

zione,
atten-

by

utile

L'altro

pens":

gatta

ci cova

[pag. VI].

Digitizedby

Digitized
by

AVVENTURE
DI

GIL

BLAS

CAPO
Nascita
Blas

Gil

di

I.

Blas

sua

di

Santillana,mio padre,
abbandon"
spagnuole, finalmente
e

si ritir" nella

citt" natale

educazione.

nelle milizie
veterano
il servigio militare,

dove

prese

borghigiana,

una

non

di matrimonio

mesi

molto
fui dato

giovane;

moglie

in

dieci

dopo

alla luce. Essi

vennero

andar
a
Oviedo, ove, dovendo
servire, mia
mio
madre
s' allog" come
cameriera
e
padre in
essi altro
avendo
non
qualit" di scudiere [1]; ma
che il loro salario,ben cattiva
stata la mia
sarebbe

poi

in

educazione

fortuna
nella stessa
per
zio canonico, chiamato

se

avessi
avuto
uno
fratello primogenito di mia
madre.
ritratto s' imagini un
presente il suo
un

-pure
Mi

metro
nelle

ricevette
svelto e

d"po

d'avermi

mezzo,

citt"
Gii

non

Perez,

vuol avere
alto nepuomo
colla
testa progrossissimo,
fondata

Chi

spalle.
domi
da fanciullo, e, vedenvivace, volle coltivare il mio ingegno;
insegnato i primi elementi, mi mand"
in

casa

sua

dal dottor Godinez, il miglior pedagogo d' Oviedo, ed


lezioni che in
io seppi trar tale prof"tto dalle sue

cinque o
gli autori greci
capo

anni

qualche

intendevo
i

poco
Mi
innanzi
portai

poeti latini.

perfettamente
logica, e tanto mi
ragionamento, che, per voglia di disputare, fer-

familiarizzai
nel

sei

[1] Scudiere
di accompagnar
Gii Blas.

colla

significa qui un
una
signora.

servo

di confidenza

incaricato
i

Digitizedby

BLAS.

GIL

li conoscessi

quanti passavano
per
Talora
argomenti.
proponeva
in persone
imbatteva
mi
desiderose, come
me, di
in
tal
tali
i
le
caso
:
erano
discutere
gesti, smanie,
mava

no

istrada

loro

le convulsioni
delle
schiuma

tale

diversi

dei nostri

il furore

bocche,

nostre

che

ci

occhi
avresti

la

presi

indemoniati.

per
per filosofi,
zio gongolava
io divenni famoso, e mio
Frattanto
da
pensando che in breve avrei potuto mantenermi
che
il
manifest"
domi:
dicenun
medesimo,
giorno
me
Su via. Gii Blas,il tempo della fanciullezza
"
" passato.Tu hai dici"ssett' anni ed hai cavato profitto
ad andar
nanzi.
indegli studi: bisogna dunque pensare
air universit" di Salamanca,
Io ti mander"
ti pu" mancare
coir ingegno che palesi non
dove
dar"
ti
ducato
buon
qualche
posto;
un
per fare il
lere
viaggio e vi aggiunger" la mia mula, che dee vadodici doppie [1]:la venderai
manca
Salaalmeno
a
denaro
mantenerti
finch"
a
impiegando il,
,
collocarti.
da
Mio
zio
trovato
"
avrai
non
potea
di
io
niente
moriva
di
glia
vomeglio,
perch"
propormi
di girare il mondo.
ma

non

salutato,andai
madre, i quali non

d'averlo

Dopo

ad abbracciare

mio
sciarmi
di lail Signore

mia
mancarono
i loro ricordi, esortandomi
a pregare
zio e a vivere da onest'uomo, a non
per mio
affari losc'ii,
in
e sopratutto a
non
impegnarmi
dere
prenla
altrui.
averi
dizione,
beneQuindi
m'impartirono
gli
montai
sulla mia mula
e io incontanente
e

padre

uscii di citt".
CAPO
Spavento

provato

ci"

da

gnaflor;
CITT"
E

CON

Eccomi

intanto

che

QUAL

Gil

II.
Blas

sulla

abbia

fatto

al

suo

UOMO

ABBIA

CENATO.

via

di

arrivo

Bein

di
fuori di Oviedo, sulla strada
di
alla campagna,
padrone
me,
di
buoni
e
ducati,
quaranta

Pegnaflor, in mezzo
di una
cattiva
mula
[1] La
20I delle

doppia
nostre

valeva
odierne.

10

lire,cio",

avuto

riguardo

ai

tempi,

CAPITOLO

I.

"

calcolare
alcuni
reali [11. Prima
di tutto abbandonai
la brigliasul collo della mula, lasciandola
andare
di
a modo
poi, cavata
suo, ossia di passo;
la borsa
nel
versatala
tasca
e
cappello,mi posi a
ricontare
contare
i miei cari ducati; e siccome
io
e
mai
tanto
veduto
avea
non
danaro, non
potea capire
saziarmi
in me
di rimirarli
stesso
n"
dall'allegrezza,
mani. Mentre
li
tra le mie
e di farli risuonare
forse per la ventesima
volta, la mula
numerava,
alz" la testa, rizz" le orecchie
si
ferm".
Pensando
e
io che avesse
di qualche cosa,
torno
guardai atpaura
vidi in terra
e
un
cappello rovesciato, con
entro
rosario di grosse
un
avemarie, e nello stesso
lamentevole
udii
con
voce
tempo
pronunziare
sta
queparole: " Passeggiero, abbiate piet",perTamor
di Dio, di un
storpio e gettate , vi prego ,
povero
soldo
in
der"
qualche
quel cappello, che Dio ve ne rend'onde
merito.
Volsi gli occhi dalla
"
parte,
veniva
la voce, e vidi, sotto a una
che
siepe, uno
soldato, il quale, appoggiata la estremit"
pareva

senza

d'uno
schioppo, che mi parve pi" lungo d'una picca,
mi prendeva
in mezzo
due bastoni
a
incrocicchiati,
di mira. A tal vista mi fermai
ad un tratto, nascosi
i miei ducati,e
cavando
fuori alcuni reali, m' avvicinai
al cappello preparato per ricevere
V elemosina
fedeli,e li buttai dentro Tun dopo
degl'impauriti
eh' io sapea
al soldato
usar
l'altro,per far vedere
nobilmente
soddisfatto
del mio
rimase
danaro.
Egli
della mia
altrettante benedizioni
mi
diede
generosit" e
quanti calci io diedi alla mula, per allontanarmi
bestia,beffandosi
presto da lui ; ma
quella maledetta
accelerava
della mia
impazienza, non
per niente il
avendo
perduto l'uso di trottare, a cagione
passo,
dall'abitudine che aveva
di portare mio zio al passo.
mi
del viagavventura
fece presagir male
Questa
gio.
manca'
SalaPensavo
che io era
discosto
da
ancora
e che avrebbe
qualche cosa
potuto accadermi
di peggio. " Mio
zio fu ben
imprudente, dicea fra
di
da un mulattiere " [2].
fatto
avermi
scortare
non
me,
,

fi] Moneta
volte

d'argento

di valore; vale
I mulattieri, in

che
25 centesimi.

spagnuola,
ora

[2]
Spagna, solevano
viaggiatori, incaricandosi di condurli

ha

mutato

prendere
al loro

parecchie
seco

destino.

Digitizedby

alcuni

BLAS.

GIL

dovuto
infatti egliavrebbe
pensando che avrebbe
ma,
E

prendere questa misura,

cedermi
meno
a
speso
razione,
dirittura
a
la sua
questa delibemula, aveva
preso
ai quali sarei andato
ai pericoli,
badare
senza
incontro
viaggiando solo: onde io,per rimediare
al suo
fallo,deliberai,purch" avessi la fortuna di
tosto la mula, di
giungere a Pegnaflor, di vendere
in Asterga da un mulattiere,e di l"
farmi condurre
nello stesso modo
partire per Salamanca.
fossi mai uscito d'Oviedo,non
io non
ravo
ignoSebbene
delle citt",
i nomi
passare.
per le quali dovevo

Montai

sulla

mia

mula

uscii

di citt",

[vedi

pag.

2J

essendomi
fatto somministrare
itinerario prima
un
della partenza.
Giunto felicemente
alla porta
a Pegnaflor, mi fermai
di un'osteria
di aspetto decente.
Appena smontato,
trovai Toste,che, accoltomi
molto urbanamente, sleg"
egli medesimo* la valigia,se la prese in dosso e mi
ordinato
men"
in una
buona
camera
dopo di aver
al servitore
in
la
mia
mula
istalla.
di condurre
Quelr oste, eh' era
chiacchierone
di tutte le
il pi" gran
i fatti propri
narrare
a
Asturie, tanto propenso
mi
quanto curioso di sapere gli altrui, disse subito

Digitized
by

CAPITOLO

il

che

li.

Andrea
Gorcuelo, che era stato
molto
tempo sergente nelle milizie reali,e che aveva
lasciato il servizio. Aggiunse ancora
un' infinit" di
suo

nome

era

altre

fatto a meno.
Ma,
cose, di cui avrei volontieri
di
tali
in
diritto
credendosi
dopo
confidenze,
saper
tutte le cose
chi io mi fossi,d'onde
mie, mi domand"
vetti
venissi,dove andassi; alle quali interrogazionido-

rispondere
ogni
mi

domanda

pregava

con

curiosit",che

non

una, perch" accompagnava


Riverenza
cosi
profonda e
la sua
si rispettosoa scusare
modo
avrei potuto dispensarmi dal contentarlo.

una

con

per

una

In

tal maniera, impegnatomi


in un
lungo
ebbi
d'intavolar
discorso,
l'argomento della
campo
mia
mula
di
di addurgli le ragioni eh' io aveva
e
mulattiere.
venderla
un
per proseguire il viaggio con

Egli approv" il mio divisamento


dopo lunghi preamboli,
denti,
nei quali mi rappresent" tutti i pericolosiacciche poteano avvenirmi
validava
lungo la strada, e conil suo
di molti casi
dire colla
narrazione
che
sinistri di diversi viandanti.
E
gi" io credeva
costui non
l'avrebbe
mai
quando Dio
pi" finita,
ma,
la
conchiuse
voleva
vendere
io
dicendo
che s'
volle,
mia

mula, egli l'avrebbe

mercante

conoscente.
in traccia
di quel
tutta fretta,e
con
suo

mandare
persona

da un onesto
Avendogli io risposto di
and"
sul fatto in
tale
torn"
dopo ripochi momenti

fatta comprare

a cui mi present",
uomo,
di cui mi lod"
tutti
la probit". Discesi
e
altamente
innanzi
e indietro
e tre noi
cortile,la mula, condotta
in faccia al mercante, fu esaminata
da capo
a
piedi
si
male
assai
E
non
veramente
e
poteva
giudicata.
del
molto lodarla ; ma,
anche
fosse stata la mula
se

accompagnato

da

un

colui
avrebbe
trovato
da
ridire. Insomma
papa
,
sciorin"
di difetti,
un
mondo
a
e
persuadermi maggiormente
citava la testimonianza
che
avea
dell'oste,
buone
contraddirlo.
Finalmente, a
ragioni per non
il mercante
me
: " Su
rivolto,
via, disse, quanto volete
di

cavare

questa bestiaccia?

"

Dietro

la

sua

tenza,
sen-

dietro la conferma
di messer
Corcuelo, che
giudicava sincero e buon intenditore, avrei dato
dissi al mercante
queir animale
per niente : per lo che
che la valutasse in coscienza, chMo, fidandomi
della sua
il
senz'altro
onoratezza, avrei accettato
e

io

Digitizedby

GIL

SUO

BLAS.

Allora, atteggiandosi a

prezzo.

onesto, mi

uomo

rispose che, appellandomi alla sua coscienza, io lo


debole:
in verit"
non
era
e
un
prendeva pel suo
forte, perch" invece di stimarla
prenderlo pel suo
l'aveva
stimata
mio
dieci o dodici doppie, come
zio,
si vergogn" di offrirmi tre ducati,che per altro
noa
accettai
in quel contratto
con
come
se
soddisfazione,
avessi fatto un
guadagno.
gran
cosi
utilmente^
della mia mula. Toste mi
Disbrigato
men"
da
un
mulattiere,che il giorno dopo dovea
partir per Astorga. Colui mi disse che volea porsi
avrebbe
in viaggio prima dell'alba,e che mi
gliato.
sveTrattammo
tanto del nolo di una
mula, quanto
tornai
della mia
fu
tutto
e
stabilito,
quando
spesa,
all'osteria con
Corcuelo, che, strada facendo, racla vita del mulattiere,riferendomi ci" che
contommi
diceva
ne
se
per la citt",e chi sa quanto a lungo
mi
avrebbe
assordato
le sue
con
ciarle, se per
buona

sorte

un

assai bella

di

uomo

costandosegli cortesemente,

li lasciai soli

ond'io

strada,
loro

immaginarmi

senza

di

esser

ac-

presenza,

terromperl
ad inseguitai la mia
il soggetto dei

fosse

non

venuto

discorsi.

Appena
essendo

entrato
giorno di

neirosteria,domandai
vigilia,mi prepararono

da

cena,

ed

tanza
pie-

una

mi
fu in pronto
uova.
Appena
sedetti soletto a tavola; ma, mangiato il primo boccone.
che
mato
ferlo aveva
entr" colla
Toste
persona
un
cavaliere,che portava al
per istrada. Era
circa
fianco
una
spadaccia, e che poteva avere
il quale premurosamente
trent' anni
avvicinatosi a
,
disse : " Signor studente, sento dire che voi siete
me,
il signor di Gii Blas di Santillana,l'ornamento
viedo
d'Odella filosofia: m' inganno io
siete
e il lume
o
voi quell'arca di scienza, quel miracolo
d'ingegno,
cui
la
fama
alta in questo paese? Voi
suona
non
di

la frittata

sapete, seguit"egli,voltandosi all'oste


non

sapete chi

la ottava
a

me

avete

meraviglia
e

gettandomi

disse, al mio
contenere
presenza.

in
del

casa:

entusiasmo:
la

questo

mondo!
le braccia

gioia

"

ed all'ostessa,
gentiluomo "

dosi
poi, rivolgennate,
collo," Perdo-

al
io non
posso
priamente
proche mi cagiona la vostra

"

Digitizedby

CAPITOLO

II.

Non
potei rispondergli subito,perch" mi teneva si
stretto da togliermi il respiro; ma
quanto
quando poteialsbarazzare
la testa dalle sue
braccia, "^Signor
che
io
credeva
a
cavaliere,risposi, non
Pegnaflor si conoscesse
ilmio nome.
?
Come, si conoscesse
collo
stesso calore : noi abbiamo
la nota di
replic"
tutti i personaggi distinti,
metri
chiloche stanno
cento
a
air intorno di noi ; ed io so che voi siete stimato
uh prodigio e giurerei che verr" un
tempo, in
cui la Spagna andr"
gloriosadi avervi dato alla luce,
la Grecia
come
di aver
i suoi saveduto
pienti.
nascere
"
Queste parole furono
accompagnate da un
nuovo
abbraccio, che dovetti tollerare,con
pericolo
di correr
la sorte di Anteo
bricciolo
di espeUn
[1].
rienza
mi avrebbe
alle
strazioni
dimobastato
sottrarmi
per
di colui, perch" avrei subito
e alle iperboli
che quelle adulazioni
manifestavano
uno
compreso
di quegli scrocconi,che si trovano
in ogni paese e che
si cacciano
dietro ad ogni forestiero per rimpinzarsi
a
sue
la mia giovinezza e la vanit" mi
spese ; ma
fecero giudicare diversamente
mi
adulatore
; il mio
"

parve

Blas

galantuomo, tanto che lo invitai sutit" a


con
me.
"
Oh, volontierissimo,disse, io

dico
beneGii
illustre
V
mi
f"' trovare
approfitter"di tanta fortuna
della
sua
compagnia. Non ho

la mia stella che


di Santillana, ed

godere

lungo
troppo appetito,soggiunse, nondimeno
e
per farvi compagnia
manger"

per

giare
man-

un

boccone.

sieder"

vola
ta-

cenza
compia-

per

"

mise a sedere
rimpetto
si
la
scagh"
gli portarono
posata,
me, e, appena
che parca non 'avesse
con
tanta avidit" sulla frittata,
sognava
mangiato da tre giorni.M'accorsi
dunque che biche
ordinare
seconda
una
frittata,cosa
feci
che
fu
air ordine
e
si
speditamente messa
,
,
in tavola
mentre
ancora
non
avevamo
comparve
minato
terancora
terminato, ossia mentre colui non aveva
di mangiare la prima. Egli seguitava intanto
interrotta rapidit",senza
con
non
perdere colpo di
Difatto il mio

panegiristasi

dente, a darmi
di

molto

la mia

[1] Gigante

che

lode

lode ,
sopra
vanit" ; e beveva

fu soffocato

da

cosa

che

gonfiava

spessissimoora

Ercole.

Digitizedby

GIL

alla mia

salute, ora

tanto
stesso

madre,

BLAS.

quella di

fortunati di

avere

mio
un

padre e di mia
me.
figliocome

la tazza per destarmi


l'emulazione, ed
corrispondeva ai suoi brindisi
mi
cortesia. In mezzo
a
con
quelle sue adulazioni,
trovai
senz' accorgermi , di si lieto umore
che,
,
,
la
d
dai
omanseconda
vedendo
mezza
sparita
frittata,
air oste se non
avesse
un
poco di pesce. Messer
con
Corcuelo, che probabilmente se la intendeva
una
squisitissima
risposeche avea
quello scroccone,
che
cone
bocmolto
costosa
non
e
ma
era
perci"
trota,
noi?
lora
" boccone
grid" alper
per noi. " Non
ci"
che
vi
adulatore
il mio
dite :
: non
sapete
di
niente
v'ha
abbastanza
che
dovreste
sito
squipensare
merita
Gii
Blas
di
Santillana
di
:
egli
pel signor
trattato da principe."
esser
egli
Rispondendo cosi alle ultime parole dell'oste,
subito
tomi
rivolm'aveva
perch"
io,offeso,
prevenuto,
la trota
" Portate
a Corcuelo, dissi bruscamente:
che
tro,
alvoleva
altro.
ad
e
non
" L'oste,
non
pensate
vola.
attimo
vi pose subito mano
in un
fu sulla tae
stando
manifeGli occhi
del parassita sfavillarono
di nuovo
la sua
buona
disposizione, e comnondimeno
fu
colle uova:
portossi col pesce come
timore
cautela
di
obbligato a procedere con
per
fino
alla
e
ssendo
gola.
qualche catastrofe,
gi" pieno
bevuto
d'avere
e
a
papancia,
cremangiato
Finalmente, dopo
levossi da tavola
per finii;la commedia
,
vi
tanto grato
Gii
io
dicendo : " Signor
Blas ,
sono
da voi ricevuto , che
dell' ottimo
non
trattamento
Nello

tempo mi empiva
io

avvertimento
lasciarvi senza
darvi un
tante,
imporche in
ed
di cui parmi che abbiate
"
bisogno,
diate
avvenire
stiate in guardia contro
le lodi e che diffidi tutti coloro
che
non
conoscete;
sempre
molti
di
i
al
troverete
ranno
cercheme
quali
perch"
par
di godersela a spese della vostra buona
fede,
di spingersipi" oltre : non
vi lasciate
fors' anche
e
cono
credete
niente quando vi didunque gabbare, e non
che siete l'ottava meraviglia del mondo.
" Poi
mi rise in faccia e scomparve.
di
Io fui pi" malcontento
di questa burla che non
tutte le disgrazieacbadutemi
dopo. Non potevo darmi
posso

pace

di essermi

lasciato cosi

goffamentecorbellare,

Digitized
by

Digitizedby

"

11

II.

CAPITOLO

perbia.
meglio di veder cosi umiliata la mia suil
birbone
si
lato
" bur"
Vedi, io diceva, come
chiacchierava
! Ora
di me
in
capisco perch"
tutti e due
d' accordo
disparte colPoste ! Ma gi" erano

o, per

dir

muori
Gii Blas ! e non
di vergogna
di
birbanti
che
dato
alla
divertirsi
a
questi
per aver
novella
bellissima
tue spalle? La
potr" giungere
molto
ti
far"
fino a Oviedo
e
onore
: i tuoi parenti
,
invano
tanti
si pentiranno di aver
dato
avvertimenti
di
esortarmi
ad uno
invece
gannar
intanto
a non
sciocco;
! Povero

piuttostoraccomandarmi
lasciarmi
di non
ingannare. " Agitato da questiamari
di
e
dispetto, mi chiusi in camera
pensieri,pieno
andai a letto,ma
non
non
e
avea
poteidormire;
per
chiuso occhio, quando il mulattiere batt" alla
anco
che si aspettava me
solo per partire.
porta,dicendomi
col conto
Corcuelo
Mentre
stava
vestendomi, capit"
dovevano

nessuno,

in cui
bastando
trota : e non
ebbi
anche
quattrino,
della

che

quel briccone

dimenticata
la
lo pagassi fino all'ultimo

che
la mortificazione

non

scherzi

CI"
DA

CHE

Scilla

fatti

di accorgermi
dimenticato la mia avventura.

aveva

CAPO
Brutti

certo

era

non

spesa,

dal

III.
mulattib^ie

segu", E

NE
in

COME

GiL

ai

tori;
viaggia-

BlAS

SIA

DUTO
CA-

Gariddi.

due giovinettidi Penostra


compagnia erano
musico
di Mondognedo,
che percorgnaflor , V uno
reva
Taltro giovine borghigiano d'Astorga,
il paese,
che tornava
con
a
casa
sua
una
sposata
ragazza
anzi
Subito
in
Verco.
entrammo
a
poc'
famigliarit",
cui
in
dell'altro
d'onde
per
poco tempo ognuno
seppe
veniva
andava.
e dove
Disgraziatamente il nostro
mulattiere
di
che si compiacciono
era
uno
quei tali,
di burlarsi della gente, e immagin"
di spaventarci
alle nostre
il giorno ravTutto
volse
per ridere
spalle.
la esein mente
cuzione
questo disegno,mandandone
all'ultima nottata, a Cacabelos, dove ci fece
locanda
smontare
situata in principio del
a
una
discreto
detta di lui,era
uomo
a
paese, di cui l'oste,
In

Digitizedby

12
e

BLAS.

GIL

maniere.

di buone

camera

appartata,
quando fummo
"
Ah, Dio!

Egli

ci

fece

in

una

tranquillamente;

cenammo

ove

condurre

furia grialle frutta,entr"


con
dando:
in una
io sono
derubato; avea
di pellecento
borsa
doppie , e debbo ricuperarle:
absubito
dal giudice del castello, che non
vado
bader"
certo a chiacchiere, e vi far" tutti mettere
alla tortura, finch"
il delitto e
abbiate confessato
i
restituito
denari. " Ci" detto,se n'and", e noi restammo
li impietritidallo spavento.
ma

che

ci"

finzione,
ci conoscevamo
Y un
V altro. Io giunsi
perch" non
anzi a sospettare che il colpo fosse partito dal musico,
ed egli ebbe
forse
lo stesso
di
me.
sospetto
tutti sempliciotti,
Inoltre noi eravamo
e
devamo
creperci"
bonariamente
che
ci avrebbero
posti alla
u
scimmo
tortura, sicch", spauriti,
impetuosamente
chi per la strada, chi pel giarda quella camera,
e
dino,
di salvarci colla fuga.
cercammo
tutti i fuggenti viaggiatori il pi" spaventato
Fra
la diedi a gambe
era
probabilmente io, che me
per
cino
vila campagna
saltando
torrentelli e siepi.Giunto

pens"

Nessuno

poteva

essere

una

fermai
coir intenzione
di nascondermi
adocchiato
e
un
gi" avevo
cespuglio,
,
quando due persone a cavallo mi si presentarono,
io, tra per il pagridando: chi va l"? Non avendo
nico,
a

bosco, mi

un

tra

di

esse

la sorpresa,

per

da
intim"
m'
scese

risposto prontamente, una


cavallo,m'appunt" una pistolaalla

chi fossi
di manifestare
d' onde
,
nulla.
col" capitato e di non
tacer
valesse
di interrogare,che mi parve
la tortura
minacciata
dal mulattiere, m'affrettai a
ch'io
narrare
era
un
a
giovane d'Oviedo, avviato
loro
della
la
storia
mia
raccontai
Salamanca,
fuga,
confessai
che
il timore
della tortura
mi
e
aveva
fatto fuggire. Questo racconto,
che
la
dimostrava
quisitori
infece
i
mia
miei
ridere
due
tanto
sciocchezza,

gola e
venissi,perch"
A questo modo

salvo ; e
dei
d'uno

si ofirirono di mettermi
difatti,salito,per loro invito, in groppa
che

in

cavalli,c'internammo
Intanto
essere

io andava

questi due,

Certamente

"

nel

bosco.

chi mai

almanaccando
che

dicevo

m'avevan
fra me

preso
"

son

potessero
proteggere.
buoni
galan-

Digitizedby

CAPITOLO

tuomini

13

III.

ladri no, che m'avrebbero


del paese
gliato,
spoMa
ben presto tutto mi fu svelato,
assassinato.
fatte alcune
giravolte nel pi" profondo siai
demmo
piedi d'una collina,ove scenenz"o,giungemmo
Noi abitiamo
da cavallo.
dissero
i
qui
cavalieri. Io aveva
bel guardare,
due
un
ma
non
l'ombra
di un' abitazione. Tuttavia
iscorgevo nemmen
uomini*
alzarono
due
botola
di
una
grande
quei
1' entrata
legno, coperta dai cespugli , che nascondeva
d'una
lunga discesa sotterranea,nella quale i
cavalli entrarono
da s" stessi,come
vi fossero
se
mi
vi fecero
avvezzi. I cavalieri
entrare; quindi,
la botola merc"
abbassata
gate
lecorde, che vi erano
tale
l'onesto
di
mio
zio
ecco
a
nipote
scopo,
Perez
un
come
topo in una
trappola.
preso
"

f)erch",

"

"

CAPO
Descrizione

del

sotterraneo

IV.

cose

vedutevi

da

Blas.

GiL

Compresi allora in quali mani fossi caduto,sicch"


che gi" aveva
la paura,
rore;
addosso, si cangi" in tercredetti che, insieme
ai ducati,sarei per perdere
anche
la vita. Cosi, tenendomi
tima
vitcome
una
che va
c
amminavo
che
all'altare,
pi" morto
vivo, fra i miei due conduttori, i quali, sentendomi
invano
temere.
non
a
tremare, mi esortavano
Dopo
d'aver fatto un
duecento
scendendo,
passi sempre
da due
stalla
in
rischiarata
vasta
una
piede
ponemmo
grande
lampade di ferro appese alla volta;oravi una
fieno
di
Sebbene
d' orzo.
d'una
e
capace
provvista
vi si
ventina di cavalli, pure in quel momento
non
che i due venuti con
noi. Un negro, vectrovavano
chio
Uscimmo
dalla
ma
robusto,li leg" alla greppia.
illuminati
attraversando
scuderia,
corridoi,
appena
tutto l'orrore,giungemmo
tanto da lasciarne vedere
in cucina, nella quale una
vecchia
stava ammannendo
la cena.
fornita
La cucina
e
era
dell'indispensabile,
nella
nel fondo
si scorgeva
una
quale
guardaroba,
seppi

conservate
ogni sorta di vivande. La
darvene
un'idea) poteva aver
(vogliopur
anni. I suoi capelli bigi dovevano
essere

eh'

vecchia
sessant'

erano

Digitized
by

14

GIL

BLAS.

volta biondi , giacch" qualche riflesso del


Aveva
la
loro antico colorito vi si vedeva
ancora.
e sporgente,
carnagione olivastra,il mento
aguzzo
rivolte air indietro,il naso
le labbra
aquilino,che le
di un
cascava
quasi in bocca, e i suoi occhi erano

stati

bel

una

rosso

purpureo.

Signora Lionarda, grid" uno dei cavalieri presentandomi


osservate
della
a
notte,
quel bell'angelo
'Poscia
il bel giovanotto,che vi abbiamo
condotto.
volgendosi a me, e vedendomi
pallidoe tremante:
servo
temere
non
: qui ci bisogna un
Su, giovinotto,
che aiuti la nostra
cuciniera; tu fai al caso. Prima
di te avevamo
qui un giovinotto,ma, essendo
cile,
grain
non
pot" resistere,onde
capo a quindicigiorni
"

"

"

mi dice che
airaltro mondo.
La
tua robustezza
morrai
si presto. Non
vedrai
non
pi" la faccia del
vita grassa
menerai
sole," vero; ma, in compenso,
d'ottimo cuore,
e tranquilla,
perch" Lionarda, donna
soddisfer" ad ogni tuo desiderio. Ti vo' poi mostrare
cerna
luE presa
che non
siamo spilorci
una
: vien
qua.
di botti
cantina
mi
in una
condusse
zeppa
ben
turate,piene di vino, a suo dire,prelibato.Poi

and"

"

in varie camere,
nelle quali erano
ste
dispopassammo
in bell'ordine
vano
stamercanzie
e
d'ogni genere
vati
custoditi molti oggetti d'oro e d'argento. Arrialtre
con
poi in una grande sala,che comunicava
rinnov"
mi
"illuminata
da tre lucerne di rame,
stanze,
le domande
sul mio stato e sulle intenzioni,che io
Gii
aveva;
e, quando lo ebbi soddisfatto: ""Ebbene,
solo
Blas, mi disse,poich" hai lasciato la patria
per
di
fortunato
chiamarti
buon
trovare
un
posto, puoi
l'abbondanza
nelcaduto
nelle
mani : qui nuoterai
nostre
esser
e
nell'oro;e vivrai sicuro, giacch",
volte
nel bosco
sien venuti
gli uffiziali
per quante
della Santa Hermandad
[1],non sospettarono mai che
noi avessimo
forse
qui il nostro asilo. Mi domanderai
abitanti
abbiamo
farla
che
come
senza
potuto
gli
che
dei contorni se ne
devi sapere
siano accorti,ma

questa

caverna

[1] Hermandad,
una

di

sorta
strade

di

non

" opera

confraternita.

milizia
orpranizzata
e gli altri malfattori.

nostra

ma

d^i Cristiani,

Hermandad
La Santa
contro
in Spagna

Digitizedby

era

i ladri

che

al

hai

veduto

15

IV.

CAPITOLO

done
volendeiroccupazione Moresca, non
nascondersi
in
a
sopportare il giogo, vennero
don Pelagio erasi ritirato.
questo paese dove il valoroso
Scacciati
dalla Spagna gl'infedeli,tutti rimpatriarono,
il nido
e i loro
nascondigli divennero
della gente del nostro mestiere.
Pur
stizia
troppo la giuha
restano
ne
ne
cora,
anscoperto pi" d'uno ; ma
anni
Dio sono
che
e grazie a
quindici
questo
il
luogo " da me
tranquillamente abitato. Io sono
Orlando
colui
della
che
compagnia, e
capitano
capo

tempo

con

me,

"

de'miei

uno

di

altri

molti

piacevole

loro

"

V.

CAPO
Arrivo

cavalieri.

ladroni

nella

caverna,

conversazione.

sei nuovi
quel punto capitarono nel salone
V
il
de'
uno
luogotenente. La
galantuomini,
quali era
carichi consisteva
in due sacchi
preda di cui erano
ed uva
di zucchero, cannella, pepe, fichi,mandorle
che
Il
narr"
al
avevano
luogotenente
capitano
passa.
alla
insieme
tolto tutte quelle cose
un
a
droghiere,
del
mula.
Terminata
la relazione, le derrate
sua
tutti
indi
furono
nel
fondaco,
droghiere
trasportate
si diedero all' allegria,e prepararono
una
grande
In

frattanto in
in mezzo
al salone, mandandomi
cucina
di
Lionarda.
a
disposizione madonna
il mio dolore,
Fatta di necessit"
virt" e soffocando
chio
mi diedi a servire quei galantuomini.In un batter d'ocbicchieri
d'argento, fiaschi,
tovagliae tovaglioli,
m' aveva
il
Orlando
che
di
vino,
capitano
quel
pieni
tingoli.
gP indecantato, furono al loro posto. Poi imbandii
Allora
i cavalieri si misero
a
minciarono
sedere, e co-

tavola

grande avidit",mentre
pire
io me
stava in piedidietro a loro,pronto a riemne
le tazze, che
colla rapidit" del
si vuotavano
lampo ; questo feci con tanto garbo, quantunque non
a

mangiare

con

fatto tal mestiere


meritarmi
non
da
,
Intanto
il
in
pochi applausi.
poche j)arole
capitano
che
assai i suoi
raccont"
la mia
ridere
fece
storia,
molti meriti;
compagni. Segui poi a dire eh' io aveva

avessi

mai

ma,

in

quanto

alle

lodi,io

era

stato

ammae-

Digitized
by

16

GlL

BLAS.

strato abbastanza, e per" difficilmente quellepoteano


Nondimeno
sedurmi.
tutti fecero
eco
agli elogidel
ch'io sembrava
loro capo, dicendo
nato
per fare il
loro coppiere e che valevo
cento
il
mio
volte
cessore
antesiccome
la
sua
morte
e
madonna
dopo
;
Tonore
di versare
Lionarda
il nettare a quegli
aveva
dei infernali,
cosi la privarono del glorioso uffizio

per

rivestirmene.

Divorati
a

un
gl'intingoli,
gran piattod'arrosto venne
dei malandrini, i quali, bevendo
che mangiavano, si riscaldarono
bile
territempo, e si misero a fare un rumore

saziare

la fame
in mano

di mano
in poco
alzando

chi

tutti in

narrare

una

una

volta la voce,

novella,chi

cominciando

ripetere qualche
gridare senza
pi"

cantare , chi a
a
finalmente
Orlando
mtendersi.
d' una
Stanco
scena,
alcun
dov' egli senza
frutto metteva
molto
del suo,
alz" la voce
che fece tacer tutti
per si fatto modo
altri.
diss'
tuono
in
"
tite
gli
Signori,
egli
imperioso, send'assordarci
la mia proposizione: in vece
bievolmente
scamcol parlar tutti in un fiato,non
sarebbe
uomini
di
?
discorrere
fanno
senno
come
gli
meglio
formato
la nostra
Ora io penso che dal di che abbiamo
mai
il
ci venne
desiderio di raccontarci
compagnia non
vicenda
la
la nostra
serie
a
e
origine,
degli
condotti ad abbracciare
la
accidenti,da cui fummo
mi
che
sembra
tali
nostra
professione; nondimeno
conosciute.
meriterebbero
d'essere
Mettiamoci
cose
dunque, cosi per divertimento, a narrarci con piena
Il luogotenente,e
avventure.
le nostre
confidenza
"
bellissime
avuto
gli altri seco lui, quasi avessero
da raccontare, con
cose
grande dimostrazione di giubilo
la proposizionedel capitano,il quale
accettarono
parl" pel primo nel seguente modo:
unico di un
"
Sappiate, signori,ch'io sono figliuolo
Il mio
fu
ricco cittadino di Madrid.
natalizio
giorno
festeggiatoin famiglia con allegrezzeindicibili. Mio
lazione
padre,che era gi" vecchio, prov" eccessiva consoliber"
demadre
nel vedersi nato un
mia
e
erede,
di volermi
ella stessa allattare. In quel tempo
il mio
viveva ancora
avo
materno, vecchio dabbene,
solo
che non
s' impicciava in nulla,e che attendeva
le sue
il rosario
ed a raccontare
a dire
imprese,

chi
proverbio,

Digitized
by

18

GIL

BLAS.

tutti i pedagoghi, finch" me


ne
capit"
baccelliere.
guratevi
Fidesiderava
ed
era
un
uno
,
di famiglia!
che buon
maestro
per un figlio
mani.
in migliori
Costui
Io non
potea al certo essere
che
il
colla
il
mio
animo
glifrutt"
dolcezza,
guadagn"
donarono
abbanV amore
bentosto
dei miei parenti,i quali mi
pienamente alla sua direzione. A forza di
m'insinu"
condurmi
ne' luoghi da lui prediletti,
seco
talmente
il buon
gusto, che, dal latino in fuori,io
mi

ne

sbrigai di
quale io

sapeva

di

pi" bisogno

tutto; e quando poi vide che


de' suoi

se
precetti,

n'and"

non

avevo

altrove

ad

offrire l' opera


sua.
in
Se nel tempo
della mia fanciullezza,vivendo
"
essi
fatto a modo
mio, pensate che faccasa, ho sempre
stesso!
di
divenni
affatto
me
quando
padrone
In casa
lenza
insodella
mia
date prove
avevo
lampanti
di mio
padre e di mia madre, i
," beffandomi
ciataggini
sfacmie
erano
sguaiate,pi" le trova; e pi" esse
in tutte le
vono
graziose. Intanto io m'immergeva
imaginabilidissolutezze con altri giovani dello stesso
mio
ci davano
i nostri genitorinon
gusto ; e siccome
che bastasse per continuare
ziosa,
denaro
vita si deliuna
cosi ognuno
rubava
in casa
pi" che poteva;
e
a rubar
ancor
quello essendo
poco, cominciammo
a
la notte, il che
non
questo ed a quello durante
di piccolo aiuto ; ma
tali
era
giunte sfortunatamente
di
farci
all'orecchio del corregidor [1],deliber"
cose
brutto disegno,
in prigione. Noi, informati' del suo
serrar
ci mettemmo
e
improvvisamente fuggimmo
a rubare
alla strada. Da
quel tempo in poi Dio mi
ha dato la grazia d' invecchiare
in questo mestiere,
malgrado i suoi pericoli."
Qui il capitano termin" l'interessante suo racconto,
allora cosi incominci":
il luogotenente
e
"
Signori,
educazione
del tutto diversa
da quella del signor
una
Orlando
ha prodotto in me
il medesimo
effetto.
Mio
di
padre era un macellaio
Toledo, uomo
cato
giudiil
non
bestiale
citt"
della
senza
: e
ragione
pi"

quali non

faceano

altro

che

ridere

delle

del magistrato, che ha r incarico


di giudicare
[i] " il nome
di invigilare alla sicurezza
cie
pubblica nelle citt" e Provindella Spagna.

Digitizedby

CAPITOLO

19

V.

mia

madre
doti.
non
gliera certo superiore in buone
io era fanciullo,l'uno e V altro gareggiavano
Quando
nel battermi,in modo
che in fin d' un
nivano
giorno mi vealmeno
mille sferzate. Ogni menomo
addosso
fallo era
coi
punito
pi" severi castighi,ed io avea
bel piangere, domandando
misericordia
un
e
stando
proted'essere
pentito de'miei trascorsi! Essi non
solamente
il pi" delle
di perdonarmeli, ma
negavano
volte mi maltrattavano
senza
ragione : e quando mio
non
se
ne
padre mi bastonava, mia madre, come
avessi
avuto
abbastanza, invece d' intercedere
per
la giunta alla derrata. Simili trattamenti
me, metteva
mi ispirarono tale odio alla casa
bandonai
paterna che l'abprima d'aver compiuto quattordicianni e,
prendendo la strada dell'Aragona, giunsi accattando
alcuni furfanti.
feci compagnia con
a Saragozza, dove
costoro
pio,
contraffare
il
lo storcieco
Da
e
imparai a
ed a coprire d' ulcere
posticcie le gambe. Ogni
mattina,a guisa degli attori che fanno le prove della
ciascun

commedia,

la
sera

poi

la notte

ci

sua

personaggio disponevasi a rappresentar


al
sito
si
metteva
suo
parte, e
; la

riunivamo

tutti

insieme

passavamo

nel
di quelli che
allegri a spese
colavuto
giorno avevan
compassione di noi. Ma
r andar
m'
annoiai
di
del tempo
stare con
quei pitocchi,
desiderando
di
vivere
con
gente pi" civile,
e,
segnarono
certi cavalieri
m'unii
con
d'industria,i quali m'inmaestrevolmente
a
barare; pi" tardi,
cuni
atto
sentendomi
pei colpi arditi,mi associai ad alamici coraggiosi,che mettevano
a contribuzione
mi piacque quella vita che non
i viaggiatori,e tanto
ben
che
Amici
contento
l'ho pi".abbandonata.
son
maltrattato:
m'abbiano
cosi
i miei
non
se
genitori
che
sarei
mentre
un
non
avessero
ora
beccaio,
fatto,
ho l'onore di essere
il vostro
invece
luogotenente. "
i casi loro, e
In seguito i sei ladri raccontarono
mi
strano
fui a cognizione, non
ne
quando
parve
stando

volando
discorso , intadi trovarli riuniti. Ci" fatto,mutaron
diversi progetti per la prossima spedizione:
e
una
determinazione, si alzarono
per andar
presa
il capitano,il quale,
dormire.
Io poi accompagnai
a
nell'atto

che

lo aiutavo

via. Gli Blas,

vedesti

mi
spogliarsi,

quaP"

il nostro

disse: " Or
modo
di vi~

Digitizedby

20

GIL

BLAS.

in allegria:qua non
gia
serpegsempre
mai
abbiamo
mai
n" odio n" invidia; non
suna
nesdi
di un convento
pi" concordi
disputa; siamo
frati. Vedi
dunque, figliuolomio, che vivrai qui
vere.

Noi

stiamo

allegramente.

"

CAPO
Tentativo

di

Gil

Blas

VI.
per

salvarsi,

sue

seguenze.
con-

della sua
degli assassini l'apologia
capo
professione, si cacci" sotto le coltri, ed io tornai
nel salone
a
sparecchiare;poi andai in cucina, dove
del vecchio
moro) e
Domingo (era questo il nome
Fatta

madonna

dal

Lionarda
voglia, mi

m'aspettavano

cena.

Tuttoch"

non
posi a tavola, e siccome
tevo
poli malinconico,
stavo
ne
mangiare ed a ragione me
quella degna coppia volle confortarmi,cosa che
vare
fecero in modo
pi" atto a disperarmi che non a solleil mio
vi affliggete,
dolore. " Perch"
figliuolo
sentite piacere d'essere
non
mio?, disse la vecchia:
venuto
zone,
qui?; giovine, e, da quel che pare, credenvi sareste
in breve
nel
mondo,
tempo perduto
dove
trovato
avreste
una
quantit" di libertini pronti
ad immergervi in ogni genere
mentre
di dissolutezze,
la
innocenza
in
curezza.
invece
vostra
si trova
qui
porto di siLionarda
Madonna
ha ragione,soggiunse
con
gravit" il vecchio
negro ; ben si pu" dire che il
di guai: e perci" ringraziate il
mondo
" un
mare
liberato cosi giovane dai
esservi
d'
Signore, amico,
della vita. "
pericoli,dagl'intrighie dalle calamit"
Sopportai tranquillamentequelleciancie perch" poco
mi avrebbe
giovato l'irritarmene : anzi,manifestando
dubbio
dato loro motivo
dere
di risdegno, avrei senza
mie. Finalmente
a
Domingo, dopo d'aver
spese
ben mangiato e bevuto, ritirossi nella sua
stalla, e
senza

"

nello

stesso tempo Lionarda,presa


una
lucerna, mi
condusse
in un
sotterraneo
di
cimitero
destinato
a
di morte
naturale
que' ladri che morivano
: quivi
trovai
letto mi
un
covile, che pi" che un
brava
sem-

sepoltura.^ Ecco, diss' ella accarezzandomi


il mento, la vostra
il
mio
bell'angiolo;
camera,
una

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CAPITOLO

21

VI.

di cui voi avete ora


la fortuna
ragazzo,
d'occupare
il posto, ha dormito
qui finch" visse,e dopo morto
fu pure
sul
qui seppellito:s'egliha voluto morire
siate voi tanto sciocco da imitarlo. "
fiore dell'et",
non
il lume
ritorn" in cucina; ed
Ci" detto, mi porse
e
io,posto il lume per terra, mi buttai nel covile,non
mente
interagi" per prender riposo,ma per abbandonarmi
in balia de' miei pensieri. " Oh
Dio ! dicevo
pu" darsi un destino pi" terribile del mio ? Mi tolgono
la vista del sole,e, quasi che non
bastasse Tessere
all'
vivo
di
diciott'
et"
anche
stretto
cosepolto
anni, sono
il giorno
a far il servitore
e a passare
de'ladri,
cogli assassini e la notte coi morti ! " Questi pensieri
mi tormentavano
che mi facevano
piangere
per modo
da
stolto il
amare
lagrime. Ma, pensando ch'era
in vani lamenti, mi
al
posi a pensare
prorompere
di procacciarmi lo scampo.
modo
Or
"
"
via, dunque
impossibile il cavarsi di qua? I ladri dormono, la
fra poco
lo stesso ; quando
faranno
cuoca
e il moro
tutti saranno
potr" con
addormentati, non
questo
trovar
la strada, per cui sono
disceso in quelume
st'orrido
" vero
abisso?
che mi torner"
difficileil
levare la botola che chiude l'ingresso;
ma
proviamo:
la disperazioneraddoppier" le mie
forze, e chi sa
che non
riuscire?
"
possa
Macchinato
questo grande disegno, mi levai nelche
sero,
dormisl'ora
Lionarda
credevo
e
Domingo
dalla
e, dato di piglio alla lucerna, sbucai
a tutti i santi del paradiso ;
grotta, raccomandandomi
istento
l'uscita nelle giratrovato
volte
e poich'ebbi con
mente
arrivai finaldi queir intricatissimo labirinto,
alla porta della stalla,dove
scoprii l'ultima
M'avanzo
la botola
che cercavo.
via
verso
pian
,

strada
pien d'allegrezza; ma ohim" ! a mezza
i cui cancelli erano
trovai una
maledetta inferriata,
che
cotanto
l'uno
fra
e l'altro poteva
spessi,
appena
Rimasi
alla vista di quel
di stucco
passar la mano.
allora
novello
essendo
ostacolo,di cui,nell'entrare,
accorto:
nondimeno
m'ero
non
aperta l'inferriata,

piano

la serrai cancelli ed esaminavo


tastanto
tura,
di sforzarla,allorquando
cercando
eziandio
air impensata mi sentii piombar sulla schiena cinque
o sei solenni
nervate, la qual cosa mi fece proromandavo

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22

BLAS.

GIL

rimbomb"
;
indietro a guardare, vidi il vecchio
negra
la lanterna
cieca
in camicia, che tenea in una
mano
mio
del
V
Ah
altra
istrumento
neir
e
ah,
supplizio."
furfantello! disse,tu volevi dunque fuggire? Eh, non
di potermela fare. Ho capito io : tu credevi
credere
? Tienti a
V inferriata
di trovar
" vero
aperta , non
mente, galantuomo, che da qui innanzi la troverai
chiusa:
quando teniamo
qui qualcuno suo
sempre
eh'
sia
pi" scaltro di te per
egli
malgrado bisogna
di mano.
"
poterciscappar
Intanto due o tre ladri, scossi delle mie
grida,

pere in un
rivoltomi

grido si acuto

che la

caverna

ne

saltano
mezzo
su
addormentati, ed immaginandosi
balzan dal letto,
d'essere assaliti dalla S. Hermandad,
in
i loro compagni, ed eccoli in un attimo
chiamano
piedi,che danno di piglio alle spade ed aglischioppi,
s'avanzano
il luogo dove io trovaseminudi
e
verso
vami
con
Domirigo ; ma
quando intesero la cagione
dello strepito,
la loro inquietudine cangiossi in una
risata. " Come
solenne
mai, Gii Blas ? mi disse uno
che giungesti da
di loro: non
sei ore
ancora
sono
noi, e vuoi gi" andartene?
Va, va a dormire:
per
le
ti
ha
volta
botte
che
mingo
Doti
dato
bastino
questa
ti lasci cogliereun' altra volta,per san
se
: ma
vivo. " Ci" detto, si
Bartolomeo!, ti scorticheremo
altri
anch'
tornarono
essi nelle loro camere,
e gli
ritir",
ridendo
del tentativo da me
nare
fatto per abbandoil
furtivamente
la loro compagnia.
Parimenti
vecchio
ritordel
contentissimo
suo
operato,
nero,
alla
io
al
ed
no"sene
stalla,
cimitero, dove passai
tutta la notte a sospirare e a piangere.
VII.

CAPO

Ci"

che

fece

Gil

Blas

non

potendo

far

meglio.

Nei primi di credetti di morire pel dolore, che mi


mia
rodeva.
La
vita era
continua
una
agonia, se
che mi venne
d
i
gendo
Finnon
dissimulare.
l'inspirazione
d'aver
il cuore
cominciai
in pace,
messo
a
ridere
altra
ed a
avessi
tutt'
ne
cantare, sebbene
che
Lionarda
bene
e
e
si
vogha,
seppi ingannarli
Domingo credettero
proprio che l'uccello si fosse

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Ecco,

diss'ella,la vostra

camera...

[pag. 20].

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26

sospirata,in

BLAS.

GIL

cui il

signor Orlando

disse a' suoi:


che
manteniamo
la promessa
Amici ; conviene
"
data a Gii Blas:
questo giovinetto noi vedo di mar occhio, e potrebbe riuscire a bene; insomma
mani
donoi a cogliereallori sulle
stesso egliverr" con
publiche strade; tocca a noi lanciarlo sul sentiero
del parere
del capitano,
della gloria ". Tutti furono
che da quel di ero
ventato
proprio die, per dimostrarmi
loro compagno
d'armi, mi dispensarono
Lionarda
in tutti i suoi andal servire,e rimisero
tichi uffici,
dopo di che mi fecero spogliare dei miei
cio"
d*una sdruscita camiciuola,
e mi vestirono
abiti,
coirabito d'un gentiluomo, svaligiatopochi di prima,
cosi mi decisi a ricomparire al mondo.
e
CAPO
GiL

Blas

esce

in

SULLA

PUBBLICA

Air

albeggiare

sbucai

dalla

Vili.

compagnia

dei

Sua

ladri.

impresa

STRADA.

d'

un

caverna

d'una
carabina, di un
d'uno
e
stile,montai

di
coi

del

mese

di

ladri ; armato

paio

di

settembre
com' essi

pistole,d'una

spada

tolto
buon
corsiero
sopra
a
quello stesso gentiluomo, di cui io indossavo le
in sulle
vesti. Per la lunga mia dimora
nell'oscurit",
prime i raggi del sqje nascente m'abbarbagliavano,
ma
vamente
nuodopo i miei occhi si accostumarono
poco
alla luce.
in vicinanza di Pontferrada, e' imboscammo
Passando
di Leon, in un luogo
alla strada maestra
presso
lasciarci scorgere,
donde
potevamo vedere, senza
che ci capitasse
tutti i passanti.Mentre
attendevamo
di far qualche buon
un
domenicano,
tiro,vedemmo
che cavalcava
cattivissima mula. Grazie al cielo,
una
esclam" ridendo il capitano,ecco
qui un trionfo per
Gii Blas. Vada
a
svaligiarequel frate,e stiamo ad
l'
alle sue
ammirare
prodezze. Tutti mi animarono
calorosamente,
Signori!,risposi,
impresa, ed io :
certosino
la
ora
e qui vi condurr"
spoglier"nudo quel
mula.
a
sua
No, no, disse Orlando, che abbiamo
fare di quello scheletro?
della borsa
Accontentiamoci
del frate,questa solo desideriamo
da te.
un

"

"

"

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CAPITOLO

27

Vili.

uscii dal bosco


m'incamminai
il
e
verso
frate,pregando Dio che mi perdonasse la mala azione,
che stavo
per fare. Il Cielo sa qual desiderio avessi
di scappare,
in quel momento
che
pensando
ma,
tutti i ladri avevano
cavalli miglioridel mio, e che
vedendomi
esitato un
istante a
fuggirenon avrebbero
scaricarmi
anche
addosso
le loro carabine, affrontai
di botto quel buon
padre, e, piantandoglial petto la
mia pistola
borsa
o la vita ! Fermossi
gridai: Ola
,
subito
cuno
almostrare
egli
e, guardandomi fiso, senza
disse :
" Si giovine,
e gi" dedito a
sbigottimento,
cosi brutto mestiere ?
Sia pur brutto quanto volete,
mi
duole
solo
essermici
dedicato
di non
risposiio,
Che cecit",soggiunse egli,mostrando
prima d'ora.
di dimenticare
eh' io
le mie prime parole, lasciate
vi mostri l'abisso....
io
Ah caro
cisamente,
repadre,interuppi
lasciate la morale, non
venuto
son
qua
Danari
esclam"
!
predica,ma per i danari.
per una
concetto
della
voi avete
ben cattivo
egli stupefatto,
noi abbiam
carit" degli Spagnuoli se
che
credete
Noi
di
bisogno
questiper viaggiare.
sapete ? Ovunque
andiamo
da
siamo lietamente accolti e tutti ci danno
mangiare, da bere e da dormire, al solo patto che
preghiamo per loro. E neppure quando ci mettiamo
nella
per istrada portiamo denari, pertjh"confidiamo
divina provvidenza.
Oh, no, no, ripigliai
io,voi non
sola provvidenza
che
v' affidate nella
tant' " vero
,
siete sempre
foderati
di doppie. Andiamo, padre ,
finiamola.
l" nel bosco, son
I miei colleghi,che son
vi
seccati d'aspettare
buttatemi
cotesta borsa
o
brucio
le cervella. "
cioso,
minacA queste parole, che
pronunciai in tuono
il religioso
cominci"
a tremare, onde
:
tate,
Aspetla ragion non
la forza
disse, contro
vale,
fuori
in questo dire cav"
una
v'appagher" :
grossa
borsa
di pelle,che tenea sotto la tonaca
e lasciolla
cadere
ai piedi del mio cavallo. Allora
gliaccennai
lo
che non
si
che poteva continuare
il suo
viaggio,
f"'dire due volte,dando
le calcagna nella pancia alla
mula, che, galoppando, si tolse in un attimo ai miei
dendola
ingannato creocchi, facendomi vedere eh' io m'era
zio. Sceso
da
della forza di quella di mio
cavallo
pigliatala borsa, che sentii pesante assai.
Allora

"

"

"

"

"

"

"

"

"

"

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28

GIL

BLAS.

in sella

corsi al bosco , dove impazienti


mi
rallegrarono della vittoria , e appena
di mettere
tutti
diedero
il tempo
in
terra , che
pie
mi vennero
abbracciarmi
addosso
esultanti.
per
Gii Blas! esclam"
Bravo
Orlando, hai fatto miracoli.
tolto V occhio
t'ho mai
di dosso
V asNon
durante
salto,
ti so dire che da quel eh' hai saputo fare si
e
Il luogotenente
pu" pronosticarelietamente del tuo avvenire.
i compagni
imamentesi mostrarono
unan
e
del parere
del capitano,
ed io promisi loro di
rimanere
al disotto dell'alta
far di tutto per
non
che
di
me
avevano
stima,
concepito.
meritavo,
Dopo tante esaltazioni,che invero non
da
al
fatto
bottino
si rivolsero tosto
me
; vediamo,
il
chiuso
ci"
che
tenea
frate
vediamo, dicevano,
nella sua
ben
borsa ; la dev' essere
fornita,perch"
buoni
da
padrinon viaggiono
pitocchi. Intanto
questi
V apri e ne
il capitano sleg" la borsa
cav"
due o
alcuni agnustre pugni di medagliette di rame
con
di questo
Alla
vista
dei
e qualche scapolare [2].
furto di nuova
specie,i ladri scoppiarono dalle risa.
il luogotenente,invero
dobbiamo
Vivaddio!, sclam"
Blas
che il
riconoscenti
del
bel
frutto
Gii
a
essere
suo
primo esperimento ha portato alla compagnia.
s" molte altre,
E questa arguzia s" ne tir" con
ch"
giacscellerati
mille
che
frizzi
dissero
non
quegli
dimostravano
chiaramente
e che
posso qui riferire,
costumi.
solo
Io
non
pessimi
rideva; a dir
1 loro
dendo
levato
la voglia rine
avevano
vero
gli altri me
tutti a mie spese.

rimessomi
i ladri si

"

"

"

"

["]

CAPO
Caso

terribile

Rimanemmo
vedere
senza
ci
finalmente
neir

antro,

avvenuto

IX.
dopo

il

precedente.

nel bosco

la maggior parte del giorno,


un'anima, che ce la pagasse pel frate :
ritornare
in cammmo
per
ponemmo
limitando le nostre escursioni a questa

gnello
o cera
benedetta, che rfidflgura l'asi
devozione.
porta
celeste,
per
nastri.
insieme
con
di stoffa benedetta, tenuto
[2] Pezzetto

[Il Agnus

Dei, pasta
e

cne

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CAPITOLO

ridicola
nostro

29

IX.

ancora
storiella,che formava
parlare; quando scoprimmo

soggetto del

da
lungi una
venivano
di gran

tirata da quattro mule, che


colla scorta
di tre uomini
a
cavallo, che mi
bene
armati
vamo
e
dispostia riceverci,se eraparvero
tanto arditi da insultarli. Allora
ferOrlando
colla sua
mossi insieme
squadra e tenne consiglio
sul modo
di contenersi
: tutti deliberarono
d'aggredire.
Per la qual cosa
ordin" egli le file nel modo, che pi"

carozza

trotto

gliparve

verso
proposito,e poi ci fece marciare
la carrozza
di battaglia.
in ordine
Ad onta degli applausi,
colmato
nel
de' qualiero stato
bosco, mi trovai
assalito da un grande tremore, e mi sentii scorrere
per
tutto il corpo
sudor
un
freddo, che non
presagiva
nulla di bene.
anche
Accadde
tuna
colpa della forper
eh' io fossi in fronte del battaglione,fra il capitano
ed il luogotenente, nel
sito
mi
avevano
qual
a

collocato a bella posta per avezzarmi


tratto alle zuffe. Orlando, che
in
vedea

tutto

quale

in

un

rale
natu-

abbattimento
io mi trovassi, guardandomi torvo,
mi disse : " Bada, bada
bruscamente
bene, Gii Blas,
al tuo dovere, altrimenti,
con
un
se indietreggi,
colpo
di pistolati spaccher" la testa. " Ed io mi persuasi
ceva
subito che avrebbe
quel che disaputo mantenere
le
d'ambe
di che temere
: onde
allora,avendo
la
parti, ad altro non
pensai che a raccomandar
mia
il cocchio
i cavalieri,
anima
Dio. Intanto
e
a
che
si avvicinavano, conoscendo
mento
andadal nostro
di gente si facea
loro dinanzi, e
qual razza
tutti ad
prevedendo il nostro disegno, si fermarono
al
anch'
tiro
Aveano
di
un
essi, par di noi,
schioppo.
le loro pistole,e, mentre
le loro carabine
si ape
parecchiava
fuori dalla caad affrontarci
salt"
rozza
,
un
stito,
vepersonaggio di bella figura,riccamente
il quale mont"
destriero
da
cavalcare,
sopra un
che
mise

de' suoi cavalieri


teneva
per la briglia, e si
altre armi
alla testa degli altri. Egli non
avea
sero
fosfuorch"
non
due pistolee la spada: e tuttoch"
essi che quattro contro nove, perch" il cocchiere
stava
s' avanzarono
saldo al suo
posto, nuUadimeno
che si raddoppi"
di noi con
tanta arditezza
contro
da capo
in me
tremassi
la paura. Ma, quantunque
mancai
di star attento per tirare
a
piedi,pure non
uno

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30

GIL

BLAS.

colpo: nondimeno, dir" la verit",nelFatto di


far fuoco colla mia carabina, chiusi gliocchi e voltai
ch'io
dal modo,
indietro la testa:
devo
tirai, non
aver
quel colpo sulla coscienza.
tenterei -ora
di ridire
le particolarit"di
Invano
sebbene
vedeva
presente, io non
quel fatto,perch",
conturbando
la mia
nulla ; e la paura,
imaginazione,
mi
lasciava
della scena,
non
distinguere l'orrore

il mio

in me
lo spavento. Quello eh' io posso
che destava
d' archidire si " che, dopo un
lunghissimo rumore
voce:
bugiate, intesi i miei colleghi gridare ad una
vittoria! ", pel quale lietissimo grido il
Vittoria!
"
i miei
sensi, svani, e vidi i
terrore, che occupava

quattro cavalieri

dei nostri
per terra morti, mentre
solo. Un altro de' nostri cavalieri
caduto
fu
n' era
un
colto da una
stro,
palla nella rotella del ginocchio deil luogotenente rimase
ferito in un
e
braccio;
che
la
ferita
fu
non
se
leggierissima,perch" la palla
sfiorato la
appena
il signor Orlando
Intanto

aveva

pelle.
balz"

salto alla tiera


pordella carozza,
dove
trov" una
tiquattro
signora di venostante
il misero
o
venticinque anni, che, non
in cui la vedeva, gli parve
stato
bellissima.
Neil' atto del combattimento
ella era
in un
caduta
Orlando
deliquio,che tuttavia durava; ma, mentre
d'un

del penguardandola, noi ci occupammo


siero
alla
demmo
cosa
bottino,
qual
principio
i cavalli degli uccisi,che, spaventati
col fermare
dello
strepito delle archibugiate, perdute le loro
alle mule,
allontanando.
guide, s' andavano
Quanto
stava

fiso
del

rimanevano
immobili , tuttoch"
nel corso
della
le avesse
abbandonate
darsi
zuffa il cocchiere
per
alla fuga : onde noi, scesi da cavallo,le distacammo,
caricandole
di valigie e bauli, che
stavano
legati
davanti
di dietro della carrozza.
E
fatto questo,
e
d' ordine
del capitano, prendemmo
la signora
che
esse

non

in

era

ancora

braccio

d'

un

rinvenuta, e la
ladro
de' pi"

montati; poscia,abbandonata
ed i cadaveri
menammo
spogliati,
le mule
i
cavalli.
e

a cavallo,
ponemmo
robusti
de'
e
meglio
sulla strada la carrozza
noi la donna,
con

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by

...

la borsa

la vita

[pag. 27j.

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34

GIL

BLAS.

i miei
rallegrarono indicibilmente
Fatta
compagni.
questa perquisizione,la
la cena,
cuoca
e
apparecchi" la tavola ed imbandi
noi tutti allora ci mettemmo
rere
discora
mangiare e
della guadagnata
Orlando
onde
a
me
vittoria,
di
rivolgendosidisse : " Confessa, Gii Blas, confessa
di doppie ,
interessati

ciie

lo nego
Non
sposi;
rivedrete
ma
che, quando sar" stato in altre
due o tre battaglie,diventer"
pi" coraggioso di un
tutta
la
la parte
paladino. " Qui
brigata sostenne
mia, dicendo clV io meritava
indulgenza, perch" la
zuffa era stata ardentissima,e perch", essendo
ancor
abituato
scontri
mi
era
non
giovinetto non
agli
tanto
malamente
il discorso
cadde
diportato.Parimente
i
le mule
dotto
cone
cavalli,che avevamo
sopra
nella caverna,
si
deliber"
il
di
e
partire giorno
sull'alba
andarli
vendere
a
a Mansilla,
appresso
per
dove
della
voce
corsa
probabilmente non era ancora
nostra
finimmo
Presa
impresa.
questa risoluzione,
di cenare;
indi, tornati alla cucina per rivedere la
nel medesimo
stato di
ancora
signora, la trovammo
di
si
che
eh'
ella
credeva
sarebbe
non
guisa
prima,
sopravissuta oltre la notte.
Lasciammo
nello
donna
dunque queirinfelicissima
che Orlando
stato in cui si trovava, se non
mand"
raccoriLionarda
d'averne
a
cura
e poi ognuno
tirossi nella sua
cato,
coricamera.
Quanto a me, appena
invece
d' addormentarmi
facevo che pennon
sare
,
alla sciagura di quellasignora,ch'io riguardava
di elevata
condizione
e
per donna
per tale motivo
aver

avuto

una

grande

paura.

"

"

meritare

che mai
compassione. Non,
di inorridire
potevo a meno
imaginandomi i cas
che
doveano
nefandi,
sopi^vvenire, e mi sentiva
cosi fervidamente
fossi stato
commuovere
come
se
lei
coi
vincoli
del sangue
cizia.
dell' amie
legato seco
d'aver
amaramente
Finalmente, dopo
pianto
sul suo
macchinando
varla
i modi
di saldestino,andavo
dai pericoli
onde
era
minacciata, e in pari
di
liberar
medesimo
da
me
gione.
tempo
spaventosa prile altre cose
che
il
Tra
mi venne
in mente
vecchio
si
dal
nero
non
letto,e
potea pi" muover
malattia
le chiavi dell' inferriata erano
dopo la sua
custodite dalla cuoca
; onde a questo pensieroriscal-

pareami

pi"

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by

CAPITOLO

So

X.

che concepiiun dis"gno, il


tanto la mia fantasia,
subito
mandare
a
"iuale,ben ponderato, cominciai
che segue.
ad
effetto nel modo
il che maFinsi d'essere assalito dai dolori colici,
nifestai
urli , in guisa che
sul principio con
i ladri
momento
mi
furono
attorno
si svegliarono e in un
che fosse. Risposi d'essere
tormentato
domandando
da crudeli dolori di ventre
e
;
per meglio darla loro
mi diedi a stringere i denti,a far brutte
ad intendere
in mille strane
e a dimenarmi
faccie,a contorcermi
Poscia
in un
mi acchetai, come
momento
maniere.
mi lasciassero
se i dolori
qualche poco di sosta ; ma
sul mio
istante dopo tornai a saltare di bel nuovo
un
colorire
la
che
i ladri,
covile
cosa
e tanto
seppi
,
,
gabbare,
quantunque maliziosissimi, si lasciarono
persuadendosi eh' io fossi in realt" lacerato da crude!
tarono
malattia,sicch" tutti i miei cari confratelli s' affretchi viene
darmi
aiuto. Ed
a
ecco
con
una
fa ingoiar la met",
ne
bottigliadi acquavite, e me
chi, contro mia voglia,mi mette un clistere d'olio di
dossi

mi pone un pannolino caldissimo


Intanto
io gridava: Misericordia!;
sul ventre.
ma
in vano, perch" essi credevano
provenir quelle grida
con
dagli interni dolori,e seguitavano a tormentarmi
mali reali,per voglia di sollevarmi
da quelli,che
non
aveva.
stretto
potendone pi", fui coFinalmente, non
dir loro che non
mi sentiva
a
pi" male, e
li
in riposo;
che
volermi
lasciare
a
per"
pregava
coi loro rimedi,
di tormentarmi
per lo che cessarono
nassero
feci pi" nessun
ed io non
moto, per paura che tordi bel nu"vo
soccorrermi.
a
dur"
faccenda
Questa
quasi tre ore, dopo di che i
sero
fosse lontana, miladri, supponendo che l'alba non
in assetto
Mansilla.
Ed
le cose
per partir per
io allora f"nsi di volermi
alzare
d' avere
e
grande
voglia d' accompagnarli, ond' essi, prestandomi fede,
lo impedirono, e primo di tutti il signor Orlando
me
mi disse : " No
no. Gii Blas, sta pur qui,figliuolmio,
ridestarsi: tu
abbiano
a
perch" i tuoi dolori non
noi un'altra
verrai
con
volta, che oggi non sei in
istato di muoverti.
Io
"
non
proferii altre parole,
s'arrendesche, a forza d'insistere,non
por timore
alle mie
feci altro che mosoro
non
e
domande,
mandorle

dolci,chi

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36

GIL

strarmi

umiliato

di

contenermi

seppi
galantuomi
quei
nel che

non

BLAS.

poter
con

essere

tanta

della

brigata :

naturalezza, che

uscirono
fuori dalla spelonca, senza
mente
il menomo
loro in
che passasse
sospetto del
loro
la
ch'io
mio
disegno. Dopo
partenza,
procurai
iV affrettar coi miei voti,mi dissi : " Ors", Gii Blas, "
della grande risoluzione:
armati
giunto il momento
tanto
che
hai
fortunatamente
di coraggio e compi ci",
di contrariarla
" in caso
cominciato.
Domingo non
ti pu" impedir d'eseguirla.
tua impresa, n" Lionarda
occasione
si bella
Cogli una
per fuggir via di qua,
che
" difficilissimo che possa
capitartene un'altra
la mia
"
Questi pensieri animarono
pi" favorevole.
speranza', onde balzai repente dal letto,pigliai la
spada e le pistole,e corsi diritto alla cucina; ma,
Lionarda ,
prima d' entrar dentro, sentendo
panare
la donna,
tesi le orecchie
e sentii ch'ella confortava
in
rinvenuta
s" stessa
la quale era
e, considerando

piangeva e singhiozzava,
caso,
della disperazione." Piangete,
agitata da tutte le smanie
diceale
la vecchia,piangete,figliuola
tate
ten; non
i sospiri,che ci" vi sar"
di sollievo :
di frenare
in un
voi eravate
deliquio,che mi facea temere
per
libero
la vostra
da che
date
sfogo alle
vita, ma
v' " pi" pericolo: il vostro
dolore
a
lagrime, non
viver
si
avvezzandovi
a
a
calmer",
qui
poco
poco
buoni
coi nostri padroni, i quali sono
galantuomini:
cendo
ossi vi tratteranno
meglio d'una regina, soddisfamente
continuatutti
i
dandovi
vostri
desideri
e
a
gliuola
Oh
sinceri pegni d'amore.
quante donne, fiin* luogo vostro ! "
essere
mia, vorrebbero
di
do tempo
Lionarda
Io non
a
proseguire: entro
furiosamente, le pianto una
dino
pistolaalla gola, e le ordi darmi
la chiave
dell'inferriata.
Trem", imtuttoch"
le
fosse
[)allidi,
decrepita, piaceva troppo
e,
la vita per aver
l'animo
di negarmi quel ch'io voleva.
il

suo

lagrimevole

Mi diede adunque la diiave, e, quando l'ebbi in mano,


rivolto alla desolata,le dissi: " Signore, il cielo vi
liberatore ; sorgete e seguitemi : vi con*
manda
un
alle
La
(]urr" dove
donna
fu sorda
vorrete.
"
non
mie
tanto T animo
parole, le quali scossero
suo, che,
lerichiamando
tutte le forze, che le rimanevano,
vossi
in un tratto a prostrarsia' miei piedi.
e
venne

Digitizedby

CAPITOLO

37

X.

salvarle
l'onore; ed io tosto la
che
rialzai e rassicurai
Ci"
poteva fidarsi di me.
ad alcune
fatto, diedi mano
corde, che vidi in un
della
V
aiuto
della donna
cucina, e con
legai
angolo
bene stretta Lionarda
al piede d'una
grande tavola,
minacciando
fatto udire il
se
avesse
d'ammazzarla,
minimo
che
grido. La vecchia
Lionarda, convinta
alle
avrei
mie
s'ella
saputo adempiere
promesse
m'avesse
non
obbedito, si adatt" a lasciarmi fare
candeta
colla
e andai
quel ch'io voleva; accesi una
dei
nella
mi
cacciai
camera
danari, dove
signora
nelle tasche tante di quelledoppie e tanti doppioni,
affine di persuader la
e
quanti ne poteano tenere:
l
e
eh' ella non
signora a fare altrettanto, dimostrai
che ripigliareil suo ; al che consenti
farebbe
senza
sufficenza
fummo
a
Quando
poi
provvisti,
scrupolo.
la stalla, nella quale entrai
solo
andammo
verso
colle pistolecaricate ; e siccome
m'immaginava die
dell'artrite e della podagra,
il nero,
ad onta
non
la sella e la briglia
mi lascierebbe
quetamente metter
la
di
deliberazione
al mio
cavallo, cosi presi
in
di
fosse
venuto
testa
gli
guarirlo come
va, se
fare il matto; ma
mente
fortuna
era
egli allora talper
sfinito dai mali passati e presenti,che trassi
fuori della stalla il cavallo
che colui facesse
senza
alla donna,
d'accorgersene. Poscia, riunitomi
segno
alla porta, imboccammo
che
m'attendeva
mente
prontausciva
il viale,pel quale si
dalla caverna,
nando,
l'aprimmo; poscia, cammi0, giunti all'inferriata,
alla botola di legno,che a stento
arrivammo
forse fatto,
avremmo
levare; lo che non
potemmo
ci avesse
di
che
la
avevamo
fuggire non
se
voglia
l'alba quando ci vele forze. Spuntava
accresciuto
demmo

scongiurandomi

fuori di queir abisso, e subito ci demmo


siero
penallontanarci.
Montato
a
cavallo, presi in
la donna
di galoppo il primo
battendo
e
groppa
,
,
fuori
sentiero
da noi trovato, in un
attimo
escimmo
da
del bosco, entrando
in una
pianura intersecata
varie strade : e avendone
fra tante,
una
presa a caso
io tremava
Mansilla
di paura
eh' ella conducesse
a
ne' suoi
ci portasse a dare
il viso in Orlando
o
e
accadere.
Ma
colleghi,cosa che poteva facilmente
attesoch"
timore
il mio
fu vano,
fortuna
per buona
di

Digitizedby

38

GIL

BLAS.

le due pomeridiane arrivammo


ad Asterga. L"
m' accorsi che molti mi guardavano con
tenzione,
atsomma
novit" il vedere
quasi fosse per loro una
dietro ad un
Noi per"
cavallo
donna
una
a
uomo.
alla prima osteria,dove immediatamente
smontammo
ordinai
air oste che mi
arrostire
facesse
una
nice
pered un
coniglio.Mentre si dava mano
all'opera,
si apparecchiava da desinare, accompagnai la signora
e
cominciammo
in una
dove
rere,
discora
camera,
il che non
avevamo
potuto far per istrada a
della
colla
fretta
cagione
viaggiato.
quale avevamo
Cominci"
ella a manifestarmi
Testrema
gratitudine,
siio vantaggio intrache
sentiva
presa,
a
per V opera mia
mi
disse
in
di
azione
e
un
che,
conseguenza
eh'
io
fossi uno
si generosa,
non
poteva persuadersi
del numero
di quegli assassini, dai quali T aveva
Hberata
la buona
opinione,
; laonde, per confermare
eh' ella aveva
di me
le
raccontai
la mia
concepito,
storia,impegnando per tal modo anche lei ad aprirmi
ad
delle suo
il suo
e
espormi il racconto
cuore,
che dir" nel seguente
sventure, il che fece nel modo
verso

(capitolo.
CAPO
Storia

di

donna

XI.

Mencia

di

Mosquera.

il mio
" donna
nome
mio padre, dopo
Mencia
di Mosquera. Don
Martino
stando
consumato
aver
quasi tutto il suo patrimonio,
al servizio
del re di Spagna, fu ucciso in Portogallo
alla testa del reggimento da lui comandato, di modo
che lasci" a me
un'eredit"
tanto meschina, che,
sebben
avrebbero
dovuto
ambir
figliaunica, pochi
le mie nozze.
Nondimeno, ad onta della mediocrit"
mi mancarono
della mia
fortuna, non
pretendenti,^
cavalieri
mandarono
e
spagnuoli mi doparecchi ragguardevoli
in isposa; ma
quello,che sopra tutti meritossi la mia
attenzione,fu don Alvaro de Mello, il
Io

nacqui

Yagliadolid

quale, a dir vero, superava


gli altri in bellezza ; ma
in lui pi" mi piacquero le altre virt" ben
pi" sode,
delle quali andava
cio" l'ingegno, la perspicacia,
fornito,
la bont", il valore: oltredich"
poteva dirsi

Digitizedby

ruomo
pi"
le socievoli

esser

39

XI.

CAPITOLO

gentile,

che

potesse

trovarsi

in

radunanze
doveasi
fare un
: se
mirabilmente
i suoi orsotto
dini;
festino,tutto andava
e
miravano
s'eglicompariva in un torneo
(1),tutti amNon
la sua
"
forza e la sua
destrezza.
dunque meraviglia eh' io V abbia a tutti preferito,ed
abbia
acconsentito
a
divenirglisposa.
Qualche giorno dopo il nostro
matrimonio, mio
marito
s'incontr" in don Andrea
di Baesa
(che era
tutte

de' suoi rivali) in una


strada
remota, dove
ai
ad
altercare, e dalle parole si venne
presero
d
i
fatti, modo
che, impegnatosi fra loro un duello,
don Andrea
E siccome
rest" morto.
era
egli nipote
del governatore di Yagliadolid,uomo
violento
mico
nee
de Mello, cosi don
Alvaro,
mortale
della casa
vietato
die
temendo
di
fosse
non
gli
quanto prima
stato

uscir

uno

di
un

Gara
"
rimedio:
sai
che

faceva
dare
bara casa,
corse
citt",
dove, mentre
cavallo, mi narr" il caso, e poi mi disse:
v'"
Mencia, bisogna che ci dividiamo, non
mocene.
fidiail corregidor e per" non
tu conosci
Egli mi perseguiter"fieramente, e siccome
sia la

grande

quanto

non
per me
del
parte
regno.

pi"
compreso
sopraffatta,che
e

v'"
"

ancora
non

autorit", cosi

sua

tu

vedi

in nessuna
dolore
dal
era
suo
e^li
da quello,da cui vedea
me
io gli
pot" dir di pi". Intanto

luogo di sicurezza
tanto

feci prendere buona


ad
di denaro, unitamente
somma
insieme
alcuni gioielli
le braccia, e
; poi mi stese
facemmo
abbracciati,non
quarto d'ora che
per un
confondere
sospiri e lagrime, quando ci avvertirono
dich'era apparecchiato il cavallo, ed egli da me
in uno
stato, che ora
stacossi,parti e lasciommi
,

di esprimere. Felice me
indarno
se l'estremo
in quel momento
uccisa!
m'avesse
Quante
morendo
avrei
e
miato!
risparquante sciagure non
pene
Alcune
che
Alvaro
don
era
ore
tito,
pardopo
il corregidor fu informato
della sua fuga, sicch"
Io fece inseguire dagli alguazili(2)di Vagliadolid,
e
tenterei

dolore

[l'INei tornei combattevano


Questi combattimenti
(lei tornei, molto
zione
di questa

\2] L'alguazil
del

contro
uomo.
la jiarte principale
ha luogo r ain cui

i cavalieri,
singolari formavano

alla moda
storia.
" l'usciere

nei

tempi

incaricato

di

uomo

eseguir

corregidor.

Digitizedby

gli

ordini

40

GIL

BLAS.

nelle mani.
Tuttutte le vie per poterlo aver
le persecuzioni del suo
tavolta mio marito
deluse
ir giudice,
nemico, e seppe porsi in sicuro, onde
alla
soddisfare
vedendo
sua
che, per
vendetta,altro
non
rimanevagli che toglierele sostanze di un uomo
voluto levare la vita,venne
al quale avrebbe
a quetutti i beni.
sfultima
risoluzione facendogliconfiscare
che
Allora
io caddi in condizione tanto miserabile
che
di che vivere, di maniera
mi restava
appena
tent"

i giorni solitaria,
tandomi
accontencondurre
di una
che mi
donna
servisse; e tutto il
la mia
faceva
che piangere, non
giorno io non
vert"
potananza
lonla
tollerar con
eh' io sapeva
pazienza, ma
del
del mio caro
quale non
consorte,
potevo
nella
alcuna
sebbene
dolorosa
nostra
nuova,
sapere
che avrebbe
cato
cerseparazione mi avesse
promesso
in
darmi
modo
qualunque
ragguaglio,
ogni
per
angolo della terra^la sua maligna stella lo avesse
E gi" erano
passatisett'anni elisio
potuto condurre.
inteso far parola di lui, e si lunga
mai
non
aveva
dubbiezza
mi cagionava profonda malinconia,quando
al fine mi fu annunziato
ch'egli, militando pel re
sul campo;
di Portogallo nel regno di Fez, era morto
nato
torci" raccolsi
che poc'anzi era
da un
e
uomo,
da^r Africa
conosciuto
il quale dicea
d' aver
cui avea
militato negU eserde Mello, con
d"n Alvaro
citi
taglia.
veduto
e d'averlo
perire nella batportoghesi;
che
mi
ci"
altre
vinsero
concircostanze
Aggiunse a
che
il
morto.
mio
era
pienamente
sposo
Tale
notizia ad altro non
giov" che a fortificare il
cominciava

mio

dolore, e

decidermi

non

rimaritarmi

pi".

Frattanto
venne
a
Vagliadolid don Ambrogio Gardi que'vecchi
Era
rillo marchese
della Guardia.
uno
che
cortesi
le
loro
e
con
gentilimaniere
signori,
sanno
riparare il guasto degli anni. Essendogli un
la storia
accidentalmente
jg"ornostata raccontata
che
alla
mia
della
fecero
di don Alvaro,
pittura,
gli
soddisfare
persona, s' invogli" di vedermi ; e , per
mia
durmi
alla sua
curiosit",impegn" una
parente a conattendermi.
"stava
di lei,dov' egli
in casa
ad
Infatti mi vide e gli piacqui,quantunque
portassi i
segni del dolore impressi sul volto. Ma die dico?

Anzi, " da credersi

che

non

sia stato

commosso

Digitized
by

se

Digitizedby

CAPITOLO

dal mio

non

mia

aspetto languido

buona
una
malinconia

opinione

gliavr"

43

XI.
e

cui concep"
la
sola
fedelt",e

mesto, per

della mia

inspiratol'amore,stantech"

ebbe
decidere

seconda
una
bisogno di vedermi
di sposarmi.
farmi
palese il suo disegno scelse

non

Per

volta
T

per

sizione
interpo-

varmi
trodella
mia
a
parente, ond' ella venne
che
ormai
mi fece considerare
essendo
e
,
fuor di dubbio
i suoi
terminato
che mio marito
avea
era
ragionevol cosa
giorni nel regno di Fez, non
seppellirmi pi" a lungo nella solitudine;che gi" io
col quale io non
aveva
un
pianto abbastanza
uomo,
dovevo
vissuto se non
aveva
e che
non
pochi istanti,
lasciarmi
dotta
sfuggire un* occasione,che mi avrebbe con,

Inoltre mi
la pi" felice delle donne.
esalt" la nobilt" del vecchio
marchese, le sue grandi
V
indole
entrate
e
egregia sua
per quanto abbia
; ma
le
la fortuna
e
saputo con
eloquenza descrivere
virt", di cui andava
egli fornito,non pot" ottenerer
della
il mio
l'incertezza
Non
" gi" che
assenso.
ad

essere

della sua
il timore
Alvaro
e
visa
improvla poca
mi
era
ma
tenesser
dubbiosa,
comparsa
ad uuieecondo
trimonio,
mainclinazione,anzi la repugnanza
poneva
dopo il cattivo esito del primo, che si frapNulla
alle insinuazioni
della mia
parente.
di don

morte

perdersi di coraggio,raddoppi"
don
Ambrogio, a segno tale che impegn"
famiglia a favore di quel vecchio
tiluomo.
gen-

ella, invece

meno

di zelo per
tutta la mia

di

i miei

Laonde

congiunti

cominciarono

venirmi

mia

carmi
attorno ed assediarmi, importunarmi e stanvano
accettare
quello che essi chiamaper farmi
"
utile ed onorevol
per" che la
partito. vero
buiva
di giorno in giorno, contrimiseria, crescendo
non

a
poco
fosse

rallentare

lamia

tavia,
resistenza;tut-

la dura
necessit",
loro
richieste.
alle
acconsentito
non
l'
In fine, non
parte n" dalpotendo pi" n" da una
altra difendermi, rimasi
vinta, e presi per marito
della Guardia, il quale, il giorno dopo
il marchese
castello
bellissimo
le nozze,
mi condusse
in un
suo
mai
ebbe
marito
a
per
Burgos. Nessun
presso
se

non

soppravvenuta

avrei

moglie

tanta

d'ammirazione

per

sua

rimasi
sollecitudine. Ne
piena
d'indole tanto amabile,
uomo
un

Digitizedby

44
e

GIL

mi

don

BLAS.

consolavo, in qualche
Alvaro
giacch" in fine io

della perdita di
modo
rendeva
felice un uomo

il marchese.
L'avrei
amato
perdutamente ad
della
onta
disparit"degh anni, se fossi stata in grado
molto
di provare
affetto per alcuno
dopo la morte
di don Alvaro.
la rimembranza
del mio
Ma
primo
consorte
facea tornar vani gliuff"zi che per piacermi
metteva
in opera
il secondo,
io non
e
poteva far
sincera gratitudine.
altro, che corrisponderglicon
d'animo
mi ritrovava, quando
In tale situazione
standomi
finestra delle
un
giorno,
per diportoad una
nel giardino certo
contadino
mie
stanze, ravvisai
che
che mi guardava
attentamente; ma, credendo
il
del
feci
alcun
fosse
ne
giardiniere,non
garzone
il
che
alla
se
non
giorno appresso, tornando
caso;
nel medesimo
finestra e vedendolo
luogo,che ancora
attentissimamente
mi contemplava , feci un
atto di
anch'
mi
io
Ma
e
a
meraviglia
posi guardarlo.
quando,
bene
d'averlo
mi
nere
discerosservato,
dopo
parve
di don
le sembianze
Alvaro, sentii destarsi
di me
indicibile turbamento, e gettai un alto
dentro
grido. Era allora meco, per mia buona fortuna, Inez,
dente,
confiquella che, ^a le mie donzelle , tenevo
per
alla quale manifestai
il sospetto, cne
agitava
il mio cuore;
ella non
fece che ridere, imagima
che gli occhi miei fossero stati ingannati da
nandosi
come

qualche leggiera rassomiglianza. " Rasserenatevi,


che
mai potete credere
signora mia, mi disse, come
il vostro
quegli possa essere
primo marito ? Sarebbe
di contadino?; e poi "
forse qua capitato in forma
da
Per
che
vivo?
vostra
credere
sia ancor
egli
quiete,soggiunse, vado a parlare con lui : vo' sapere
subitola cavarvi

da questo dubbio. "


nel
adunque scese
giardino,e un momento
dopo
stanze
la vidi rientrare
nelle mie
tutta commossa
"
e dirmi:
tezza:
cerSignora, il vostro sospetto " omai
" don Alvaro, " desso. Egli si pales" subito
e desidera
segretamente parlarvi."
Siccome
io poteva a queir ora
don Alvaro,
ricevere
il marchese
attesoch"
trova vasi a Burgos, cosi dissi
all' ancella
di condurlo
per la scala segreta del mio
chi

sia,

torno

Inez

gabinetto.Peniate
si trovasse

il mio

voi
cuore

in. quale terribile


1 Non

agitazione

potendo reggermi

Digitizedby

in

CAPITOLO

faccia

ad

diritto colmarmi
di
in deliquio,
lo vidi caddi
acerbi rimproveri, appena
mi fosse presentata la sua
ombra.
se
come
diatamente
Immeaiuto
e di rimedi,
eglied Inez, a forza di
mi fecero
Alvaro
intanto
diceami
don
e
rinvenire,
:
Donna
vi
"
Mencia, per piet", datevi animo , non
tanto
affannate
che
io non
per la mia
presenza,
coir idea di cagionarvi nessun
venni
dispiacere: non
crediate ch'io sia un marito furibondo, che vi domandi
della giurata fede e che vi apponga
conto
a delitto
il secondo
matrimonio
che avete contratto : so esser
della
vostra
questa opera
famiglia,e conosco
quante
persecuzioni ne avete sofferto ; mi " noto di pi" che
della mia
a
Vagliadolid si " sparsa la voce
morte,
tanto pi" ragione di crederlo,in quanto
e voi avevate
lettera da parte mia non
che nessuna
vi assicurava
ch'io fossi vivo : finalmente
in piena cognizione
sono
della vita che avete
tenuto
crudele
dopo la nostra
V amore,
la necessit"
ma
separazione, e so che non
vi ha gettata nelle braccia
Ah
del marchese.
signore ! interruppipiangendo, perch" tentate voi di
giustificarela vostra sposa ? No, no : ella " colpevole,
un

che

45

XI.

uomo,

avea.

"

Mia cara
vivete.
Mencia, rispose Don
di voce
che
tuono
con
esprimeva quanto
,
dalle
fosse commosso
mie
lagrime, non mi lagno di
rido,
voi, che anzi, invece di rimproverarmi lo stato flonel quale vi trovo, giuro che ne
rendo
grazie
alla Provvidenza.
Dal giorno funesto della mia partenza
mi
da Vagliadolid la fortuna
" sempre
stata
fu altro che
una
nemica, sicch" la mia vita non
anche
il
di gua" , per
colmo
catena
de* quali ebbe
mai
dolore
far
di non
tizia
nogiungere nessuna
potervi
di me.
Nondimeno, dop" sette anni di pene, non
di rivedervi,onde,
ardente
potei resistere alla brama
dacch"
Alvaro

voi

"

dopo lunga e durissima


spoglie, io giunsi

schiavit",sotto queste
a

Vagliadolid,

col

tite
men-

pericolo

anche
riconosciuto. Ivi,avendo
saputo ogni
dove
tosto verso
questo castello,
cosa, m' incamminai
del
trovato
in
ho
il
casa
dMntrodurmi
modo
giunto
dino.
giardiniere,che mi tenne seco per lavorar nel giardi
la via
ci" che ho fatto per trovar
Ecco
nirvi
veintenzione
senza
a
parlar segretamente; ma
d'

essere

di turbare

la vostra

quiete,anzi dopo questo

Digitizedby

nostro

46

colloquio me
infelicissima

No, don

"

BLAS.

GIL

n'andr"
vita,che

Alvaro,
vi

lontano

no

voi

voglio a
,

la mia
sola sacrificare.

consumare

queste parole proruppi:

ha

sar"
qui condotto invano; non
che voi una
seconda
volta mi abbandoniate:
voglio venir con voi,n" altro che la morte potr" mai
dividerci.
Ascoltatemi
egli
pi" da qui innanzi
,
don
venite
con
riprese, rimanete
Ambrogio : non
dividere
le mie
lasciate
eh' io
sventure
meco
a
:
solo ne
il
"
porti peso.
vedendomi
nella risoluzione
ferma
di seguirlo,
Ma
discorso
mut"
e
con
pi" ilare aspetto mi disse :
tanto
"
da anancor
Mencia, se dunque mi amate
alla prosperit" in cui vi
miseria
teporre la mia
andiamo
subito
abitare
ad
a
e
trovate, partiamo
in
al
fondo
ho
di
d
ove
Betancus,
Gallizia,
parecchiato
apregno
sicurissimo
asilo. Se le disgraziemi
un
lianno privato delle mie
mi
hanno
sostanze , non
amici
la
fatto
avuto
tutti
ho
:
perdere
gi"
perci"
gli
della fedelt" di alcuni, i quali mi hanno
posto
prova
il
in istato di potervimeco
dandomi
naro
dacondurre,
Zamora
e
carrozza
a
una
per far costruire
mule
cavalli : sono
scortato da tre
e
per comprare
valorosissimi Galliziani. Non
perdiamo T occasione
della lontananza
di don
Ambrogio; lasciate ch'io
fino alla porta del
vada
far condurre
la carrozza
a
castello e partiamo subito. " Io approvai tutto: don
Alvaro
vol" a Rodiglias, e poco
con
dopo venne
tre cavalieri
alle mie donne, le
a
rapirmi in mezzo
di
che
quali,non sapendo
questo ratto,spaventate
pensare

il cielo
mai vero

non

"

sola sapeva
tutto,ma ricus"
cameriere.
di un
fidanzata
don
Salii dunque in carrozza
Alvaro
non
con
,
che poche vesti e qualche pietra
portando altro meco
che
monio;
matripossedevo prima del secondo
preziosa,
volli appropriarmi nessuna
e ci" perch" non
al tempo, delle sue
di quelle, che il marchese
cosa
m'avea
Prendemmo
la via del regno
nozze
regalate.
di poter felicemente
rivare,
ardi Gallizia, coir incertezza
che
Don
Ambrogio
perch" avevamo
paura
al suo
da molta
ritorno c'inseguisseaccompagnato
di

fuggirono. Inez
seguirmi perch" era

gente
due

ci

giorni

Nulladimeno
viaggiammo
dietro nessuno
e
vederci
gi" ,
,

raggiungesse.
senza

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Donna

Mencia,

per

piet", datevi

animo

[pag. 45].

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50

GIL

BLAS.

l'accusa,^
e,

presunzione che la
complice, ci fece imprigionare
signora potesse pure essere
l'uno dall'altra disgiunti.
rato,
Appena fui carcelo vidi comparire coi suoi due alguazil,i quali,
mi perquisirono, e mi preordine
in seguito a suo
sero
fosse

evidente

colla

ch'ebbero
in dosso. Poscia
piuto
coml'uffizio loro, il corregidor mi fec^un
si bene
ramente
sinceinterrogatorio,al quale risposi raccontando
tutto ci" che mi
era
accaduto, ed eglifece
tutta
con
scrivere la deposizione , e poi se n'and"
la pagha.
nudo
la sua
gente, lasciandomi
sopra
che
io aveva
della
del
Invece
coniglio,
pernice e
fatto arrostire, mi portarono un
panetto ammuffato
il morso
rodere
ed un f"aschetto d'acqua, lasciandomi
stetti
nel mio camerotto, dove
quindicigiorni senza
eccetto
il
vedere
niva
un'anima,
carceriere, il quale vevivanda.
la meschina
a rinnovare
ogni mattina
di parlargli
occasione
lo vedevo, io cercava
Appena
secolui
discorso
di
tentavo
far
e
qualche
sar
per pasci"
colui
mai
la noia; ma
a
non
rispondeva

quanto

aveva

che

gli domandavo.
ho potuto cavargli

Per
una

quanto io abbia fatto,non


sola parola ; anzi, il pi" delle

volte
entrava
ed usciva
senza
guardarmi in viso.
Nel
sedicesimo
il corregidor, il
giorno comparve
solati,
quale mi disse: " Amico, ti porto buone nuove, conche il tuo processo
finito.
"
Ho fatto condurre
la
che
in
tua
a
era
Burgos
signora,
compagaia, e

dopo d'averla
risposte sono
purch"
Pegnaflor

fatta esaminare
ho trovato che le sue
bert",
tuo
in lifavore. Oggi sarai messo
a
il mulattiere,col quale sei venuto
da
tu raccontasti, confermi
Gacabelos, come

le tue asserzioni: l'ho mandato


a chiamare
dove
si trova; a momenti
sar" qui, e

ad

Astorga

il suo
terrogatori
inse
conforme
della
a
quello
signora,
ti lascier"
in libert". " Queste parole mi sollevarono
da morte
credendomi
a- vita
e
gi" fuori
,
,
il
lecita
soldella
retta
e
d'imbarazzo, ringraziai giudice
che mi faceva ; ma
ancor
giustizia,
non
avea
terminato
in
di dire, che
il mulattiere
comparve
il
due arcieri. Io subito lo riconobbi, ma
mezzo
a
la mia
dubbio
venduto
aveva
briccone, che senza
sar"
subito

valigia con
d'esser

tutto

costretto

v'era dentro, temendo


restituire i quattrini, che avea

quello che
a

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CAPITOLO

51

XII.

confessato
di conoscermi, sfacciatamente
di
ch'io
di
mi
avermi
neg"
fossi,e
saper
Ali
traditore!
veduto
"
fessa
gridai allora: congiammai.
la roba
mia, e non
piuttostod'aver venduto
uno
bene, io sono
oltraggiare la verit": Guardami
di quei giovani , ai quali facesti quella gran
paura
della tortura. "
nel borgo di Gacabelos, minacciandoli
freddamente
Il mulattiere
rispose ch'io gli parlava
d'una
sostenne
ch'egliignorava: e siccome
cosa,
ferita
di
fu diffino all'ultimo
cosi
non
punto
conoscermi,
la mia
ad altro tempo
liberazione. " Figliuolo
tiere
mio, mi disse il corregidor, vedi bene che il mulat-

ricavato,

se

avesse

affatto la tua deposizione,e per"


conferma
metterti
in libert",per quanta voglia io
posso
di nuova
abbia. " Dovetti munirmi
pazienza,digiu*
il taciturno custode.
ed acqua
e vedere
a
pane
non

non
ne
nare

CAPO
Per

qual
E

Gil

Blas

usci

di

gione
pri-

AND".

DOVE

le mie
cende
vitutta la citt" si seppero
nella
io
le
mia
narrate
posizione,
dee quali
aveva
molti
la
curiosit"
di
venendo
a
dermi,
veoncle,
arrivavano
l'un dopo l'altro ad affacciarsi ad
finestrella
luce alla mia
che dava
prigione,e

Frattanto
tali

una

finalmente

caso

XIII.

per

quando m'aveano
guardato un poco, se n'andavano
pe' fatti loro. Sul principio mi maravigliavo di tal
novit",perch" in tutto il tempo della mia prigionia
anima
viva a quella finestra,
cortile
altro non
la quale guardava
dove
gnava
reun
che orrore
tal modo
e silenzio. Per
dunque
che tutta la citt" parlava di me,
conobbi
non
ma
dovessi
trarne
buono
cattivo
se
o
sapevo
augurio.
vidi
Uno
che
il
fu
musico
di
de'primi
Mondognedo,
della
avuto
quello,che al pari di me, aveva
paura
l'avea
data a gambe. Io lo conobbi
tortura, e
subito,
ed egli egualmente diede segno
di riconoscer
me;
in un
saluti , entrammo
quindi , dopo vicendevoli
nuova
lungo discorso, nel quale dovetti fare una
narrazione
pietosi.
de'cas" miei: ci" lo fece ridere e lo imvenuti l" commesso
Tutti coloro,i quali erano
non

avevo

veduto

mai

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52

BLAS.

GlL

e mi
per curiosit",mi commiserarono
unirsi al musico, e di fare ogni sforzo

promisero

di
berare
per farmi liE
dal
veramente
la
mantennero
carcere.
parlarono al corregidor a favor mio in
promessa;
modo
potendo egli aver
pi" dubbio sulla
che, non
mia
innocenza
specialmente quando il musico
gli
,
ebbe
settimane
tre
raccontato
venne
ogni cosa,
dopo
nella
mia
io fossi
tana e mi disse: " Gii Blas, se
tenerti
un
giudice pi" rigoroso potrei ancora
qui;

Gii

Blas

in

prigione.

voglio tirar in lungo le cose


e per" puoi
andartene
dove
vuoi, che io ti lascio in libert". Ma
dimmi
nella foresta,
soggiunse : se ti facessi condurre
il
nido
de'
ladri
situato
"
dove
non
sapresti
tu discoprirlo?
trato
enNo, signore, risposi:essendo
ma

non

-"

ed

uscito di nottetempo, "

impossibilech'io

l'ingressodi quella caverna.


disse

che

m'aprisse

ordine
dar
andava
a
le porte: e di fatto

"

al
un

Allora

trovi
ri-

il giudice
carceriere
cne
momento
dopo

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CAPITOLO

il carceriere
fagotto di tela

viene

de'suoi seguaci portando


uno
tutti
burberi
modi ,
due con
e
,
senza
proferirparola , mi strapparono il saio e le
di panno
brache
bero
fino,quasi nuove, e posciach" m'ebrivestito d'una cenciosa
cacciarono
mi
casacca,
fuori a spintoni. Quanto
mi
ci" che
a
avevano
mi resero
nulla, giacch" le spese di giutolto,non
stizia
divorato
tutto.
avevano
La
che
si male
io aveva
di vedermi
vergogna
,
i
abbigliato,temperava la gioia,che sogliono avere
il
prigionieriquando riacquistano la libert"; perch"
la tentazione
venivami
di partir subito dalla citt"
togliermi cosi agli occhi del popolo, di cui io
per
la granon
titudine
poteva tollerare gli sguardi : nondimeno
andai
la
a
ziare
ringraperci"
super"
vergogna,
tomi,
il musico,
cui tanto doveva.
a
Appena vedunon
pot" trattenere le risa. " Ah, ah, ah! siete
sciuto
mi
vi aveva
voi?...
sulle prime riconodisse. Non
zioni
intensotto queste spoghe cosi eleganti.Che
un

53

XIII.

con
e

dissi,
la signora
d'andar
a
voglio vedere
Burgos, dove
che ho liberato
ella
mi dar"
s'
e
qualche doppia
manca,
mi
abito
un
e
comprer"
porter" a Salapoi
nuovo,
del mio latino:
dove
cercher"
di trar prof"tto
la questione capitale si "
a
che non
ancora
sono
tendo,
V'inche
"
istrada
Burgos e
bisogna mangiare.
per
io
la mia borsa: ella per
v'offro
replic" egli:
avete

? che

far

vorreste

ora

"

"

Penso,

"

voi ben
sapete che un
tanto, ma
pesa
fuori , e me
La
trasse
" un
non
vescovo.
"
si bel garbo, che non
^la porse con
potei dirglidi
lo ringraziai
la presi tale quale ell'era,
e
no, onde
sciai,
tesoro.
mi
dato un
come
se
avesse
Dopo ci" lo lain traccia degli
andar
e uscii di citt" senza
altri
che aveano
cooperato alla mia liberazione ,
,
accontentandomi
loro nel mio cuore
solo di augurar
mille e mille benedizioni.
esaltar la
Il musico
avuto
avea
ragione di non
sua
borsa, perch" di fatto non vi trovai dentro molti
che
mesi
contanti.
Gi"
due
fortunatamente
erano
mi era
abituato
ad un
vivere
frugalissimo,di modo
che aveva
arrivai al
alcuni
reali quando
ancora
castello di Ponte
de Mula, che non
" troppo distante
da Burgos
dove
mi fermai
per prendere informaverit"
musico

non

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54

BLAS.

GIL

zione

di donna

Mencia.

steria,
questo fine entrai in un'o-

padrona della quale era una donnicciuola


secca, sgarbata e stizzosa. Alla cattiva accoglienza,
subito che non
le andava
ch'ella mi fece, m'accorsi
a
genio il mio aspetto, il che le perdonai di buon
ad una
tavola, mi posi a mangiare
grado. Sedutomi
bere
tratto tratto qualche
a
e formaggio ed
pane
che
mi
di
fatto portare.
avea
sorso
pessimo vino,
Durante
questa refezione, che andava
perfettamente
d'accordo
co'miei abiti,
rivolsi il discorso all'ostessa,
la quale mi
col suo
fece conoscere
pigliosprezzante,
la

che

che fare con


il marchese
La
me.
pregai di dirmi se conosceva
del
della Guardia
il
lontano
castello
era
suo
; se
borgo ; e sopratuttose sapeva nulla dello stato della
che vomarchesa
lete
sua
moglie. " Oh le grandi cose
corrucciata.
Nondimeno
sapere! " risposemi
continu"
comech"
stello
a
dire,
sgarbatamente, che il canon

si

curava

molto

di

aver

di don Ambrogio non


distante che un paio
era
di miglia dal ponte de Mula.
che
Finito eh' ebbi di mangiare e bere , vedendo
mandai
bisogno d' andar a letto , doannottava, e sentendo
Una
camera
"
camera.
una
per voi , disse
d
andomi
un'occhiata
l'ostessa,
sprezzante : io non ho
la loro
fanno
con
un
camere
cena
per quelli che
boccon
di formaggio: tutti i letti sono
impegnati.
Ci"
che
concedervi
di met"
tervi
grazia
posso
per
nel fienile;
sar" questa
e
gi" credo che non
la prima volta che abbiate
dormito
sulla paglia."
il vero ; ed
diceva
che
Ella cosi disse,senza
sapere
salii sul paio non
replicaiparola, ma incontanente
gliaio,
fa chi da gran
ove
presi subito sonno, come
dalla fatica.
tempo trovasi oppresso
CAPO
Come
Gil
Mencia.

Nella

Blas

XIV.

viene

accolto

susseguente

mattina

andai

prima

di

far i conti

con

Burgos

mi alzai per
1' ostessa
eh' era

donna

da

tempo

in

piedi

strada

del

me.

Domandando

nel

borgo qual fosse

la

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CAPITOLO

castello

voleva

dove

55

XIV.

recarmi
sul

il

fece che mi
dell'oste
di Pegtaglio
contento
di rispondere alla mia
quale, non
mi
contezza
che
die'
don
Ambrogio era
,
morto
che
la
marchesa
da
tre
sua
e
gi"
settimane,
ritirata in un
di Burgos,
consorte
convento
si era
di cui mi disse anche
il nome.
volsi il piede
Tosto
di seguire la via del caverso
stello,
quella citt",in vece
com'era
la mia prima intenzione;e appena
in
traccia
del monastero, in cui trovacorsi
giunto
vasi donna
Mencia.
la portinaia, la
Ivi, chiamata
pregai a dire a quella signora che un giovine test"
uscito dalle prigionid'Astorga desiderava
parlarle.
La
soddisfece
la
mia
subito
e
richiesta,
portinaia
tornata
in parlatorio
un
po' dopo mi fece entrare
,
vidi
and"
che
dove
non
comparire alla grata,
guari
di don Ambrogio.
in abito di corrotto, la vedova
il benvenuto!, dissemi
Siate
"
graziosamente la
ormai
che
sono
signora : sappiate
quattro giorni che
scrissi ad una
venisse
persona d'Astorga,acciocch"
che
io desitrovarvi
da parte mia, e vi dicesse
derava
a
ardentemente
veniste da me,
che
appena
che
uscito dalla prigione,non
dubitando
punto
quanto
prima foste per essere
liberato,attesoch" le cose,
che ho dette al corregidor,doveano
bastare per vostra
voi
che
siccome
mi
fu
Ma
risposto
discolpa.
si saavevate
peva
gi" ricuperato la Ubert" e clie non
,

abboccassi
naflor, il
domanda

con

un

uomo

caso

che
di voi, cosi temeva
fosse avvenuto
di non
rivedervi
pi" e d'esser priva del piacere d"
manifestarvi
la mia
gratitudine,ci" che mi avrebbe
afflitta.State allegro,seguit" ella,accorgendosi della
di starle dinanzi
che io aveva
agli occhi
vergogna
ch'io
vi
addolorate
con
quell'abitodi accattone, non
vi vegga
nello stato in cui siete,perch", dopo il

quel

ho da voi ricevuto,sarei
la pi" ingrata di tutte le donne
facessi anche
se
non
stra
io qualche cosa
voi.
Voglio togliervidalla voper
misera
tanto
da
condizione, avendo
potere,
di
modo
il
facilmente
incomodarmi
trovare
senza
,
note le mie
adempiere al mio dovere. Gi" vi sono

grandissimo

benefizio che

continu"
ella
vicende
,
carcerati:
tutti e due
accaduto
dopo. Dovete

fummo
al giorno che
mi "
che
vi
dir"
ora
quello
dunque sapere che il correfino

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by

56

GIL

BLAS.

inteso dalla mia prodi Asterga, poich" ebbe


pria
della mia vita, mi fece
la descrizione
bocca
al castello di
condurre
a
Burgos, da dove m'avviai
attoniti al mio ritorno,
don Ambrogio. Tutti rimasero
attesoch"
mi dissero che io capitavatroppo tardi,
e

gidor

-"t:
._

Donna

Mencia.

il marchese, colpitocome
da un fulmine alla nuova
subito gravemente
della mia fuga , era
caduto
lato,
mastato dai medici
era
e peggiorando poi sempre
motivo
di
spedito.Questo incidente mi diede nuovo
sul
mio
nondimeno
destino:
amaramente
piangere

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by

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by

CAPITOLO

mandai

partecipargliil

59

XIV.

mio

trata
ritorno,e poscia,en-

corsi a gettarmi ginocchioni a


nella camera,
pie del letto col viso grondante di lagrime e col
nel pi" acerbo
immerso
dolore.
vi riconduce
cuore
" Chi
d'avermi
ora
riconosciuta:
qui? diss'egli,
dopo
forse venite a contemplare i frutti dell'opera
vostra?;
la vita,senzach"
vi basta il levarmi
veniate
non
a
col
saziare la vostra
far
si
che
i
vostri
allegrezza
occhi sieno testimoni
della mia
morte?
Signore,
risposi, Inez vi avr" fatto consapevole eh' io sono
il caso
fuggita col mio primo marito, e senza
fatale,
l'ha fatto perdere, non
che me
mi avreste
mai
pi"
riveduta. "
Poscia
glidissi che don Alvaro era stato
ucciso
dai malandrini
io condotta
in un
neo;
sotterrae
il
raccontai
tutto
come
gli
rimanente, che
pure
Lo
avvenuto.
che avendo
m'era
tenzione,
ategli udito con
mi stese la mano
dicendomi
amorosamente:
mi
altro
di
E di che
voi.
" Basta
vrei
dolagno
cosi,non
stro
giustamente rimproverarvi? Voi trovaste il voabbandonato
diletto,e se mi avete
sposo
per
io
dovr"
condotta?
biasimare
la vostra
lui,
No, no,
Mencia:
sarei ingiusto se mi lamentassi. Per
donna
ci" appunto
ho voluto farvi inseguire, rispetnon
tando
i sacri diritti del rapitore,e nello stesso tempo
che nutrivate
Se ho potuto nella
l'affetto,
per esso.
lontananza
di voi,
vostra
non
essere
ingiustoverso
col vostro ritorno avete ricuperato il mio amore.
ora
diletta
mi colma
di
Mencia, la vostra presenza
Si,
ne
ohim"!, io non
godr" troppo a lungo,
gioia; ma
momento, e voi
perch" sento avvicinarsi 1' estremo
sentire dalle
ridonata
siete a me
se
non
non
per
A queste commoventi
labbra l'estremo addio. "
mie
parole mi diedi pi" che mai a piangere dirottamente^
nima,
e
ruppi ogni freno al dol"re,che mi opprimeva l'adi modo
dire
che non
Alvaro
don
se
saprei
,
da me
tanto adorato
mi abbia
fatto
pi"
spargere
,
lagrime di don Ambrogio. In fatti egli pur troppo
ebbe
veridico
un
presentimento di prossima morte,
stantech"
spir" la mattina
seguente, lasciandomi
fatto
padrona di tutti quegli averi, de'qualim'avea
Vi
donazione
dir"
che lo aveva
al momento
sposato.
anche
che non
di
pi" rallegrarmi le cose
possono
che voglio finire i miei
" vero
: tanto
questo mondo
"

"

-"

"

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60

GIL

giorni in questo

BLAS.

al

convento
,

quab

ho

divisato di

lasciar tutto il mio. "


donna
In questa guisa favellava
Mencia, poscia
la pose in mano
dicendo :
tir" fuori una
borsa
me
e
"
Questi sono cento ducati, che vi do perch" li spendiate
in vestimenti; poscia tornate
a
trovarmi, e
di restringere a
si
ho
che
in mente
vedrete
non
voi. " Io
la mia
riconoscenza
piccola cosa
per
le
volte e
diedi parola di non
la ringraziaimille
salutarla.
tornar
escire da Burgos senza
a
Dopo
intendeva
di
andai
che
mantenere,
questa promessa,
un' osteria ed entrai nella prima che vidi ,
cercare
a
domandai
una
camera.
e
Indi,rivoltomi air oste,per
cepire
levarglila cattiva opinione, che potevano fargliconi miei abiti sdrusciti,
gli dissi che, tal quale
di pagare
Ci"
mi vedeva, io era
in caso
V alloggio.
V ostiere, che si chiamava
udendo
giatore
Majuelo, mottegdair alto al basso
addocchiandomi
per la vita,
spose
sogghignando, mi rifreddamente, e mahgnamente
simile
dichiarazione
canda,
loper persuaderlo eh' io avrei dato utile alla sua
al mio abito egliravvisava
attraverso
e che
in me
dubitava
non
gV indizi di nobilt",talmentech"
che io fossi qualche ricchissimo gentiluomo. Conobbi
mi derideva,e perci" per chiutosto che il briccone
i
contai
alla borsa
diedi mano
e
dergh la bocca
che

non

occorreva

una

ducati sulla tavola in faccia sua;


e
domi
accorgenvorevolmente
che il denaro
lo disponeva a giudicar pi" fadi me, gli dissi che desideravo
dasse
manchiamar
sarto. " Piuttosto un rigattiere,
a
un
mucchio
d'abiti
mi
disse, perch" vi porter"un
d'ogni sorta, dai quali potrete scegliere a vostro
piacere e vestirvi sul fatto. " Mi piacque il suo
subito porlo in pratica,
consiglio , e gi" volevo
siccome
era
ma,
quasi notte, pensai di aspettare il

miei

di
cena

intanto attendere
buona
fare una
e
a
rifarmi dei cattivi pastiavuti dopo la mia

vegnente,
per

uscita dalla

caverna.

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by

CAPITOLO

61

XV.

CAPO

XV.

Gil Blas. Nuovo


Come
si vest"
che
regalo
Doi^NA Mencia
e con
part" da
treno
qual

Deliberai

gli

fece

Burgos.

di comprare

la domane
abito da caun
valiere,
persuadendomi di poter facilmente con questa
divisa sollevarmi
ad un
posto onorato e lucroso. In
tale lusinghiera idea, stavo aspettando il giorno con
impazienza, ed appena cominciai a veder luce m'alzai
e
svegliai tutti coloro che dormivano, strepitando
i camerieri, i quali erano
per r osteria e chiamando
ancora
a letto,e mi
ledizioni.
marispondevano soltanto con
Ma
finalmente
costretti
furono
a
levarsi,
lor malgrado
e
andare
chiamarmi
a
un
rigattiere,
il quale indi a poco
se
ne
venne
seguito da due
de'
facchini,ognuno
quali portava un fascio di tela
verde.
salutato, mi
Dopo d'avermi
garbatamente
disse : " Signor cavaliere, " una
che
fortuna
i camerieri
dir"
siano venuti
nella
mia
bottega. Non
che
miei
i
anche
sieno
non
gi"
fratelli
congalantuomini
la riputazione
mi guardi dall' intaccare
: oh ! no, Dio
del prossimo ; ma, a dirla schietta tra noi,
n'ha
coscienza:
non
abbia
ve
fra loro, che
uno
duri
che
sia
tutti
sono
l'unico
e
eglino
cupidi:
veramente
io
onesto
sono
perch" mi limito ad
,
moderato
d' una
un
lira
guadagno, accontentandomi
per soldo.... voglio dire d'
Dio mi par di esercitare
a

un

soldo

per

onestamente

lira,e grazie
la mia

fessione.
pro-

"

Il rigattiere,
dopo questo preambolo, al quale io,
da semplicione, prestaiintera credenza, fece disfare
il fardello da' suoi facchini, e mi mostr"
abiti di diversi
colori ed alcuni
altri di panno
uniforme
nel
colore. Ma, io trovandoli
troppo modesti, li rifiutai
colui , me
il che vedendo
ne
prov"
che parca
fatto sul mio dosso, e che, quantunque
uno
un
usato, mi colpi la fantasia. Era un giubbone
poco
maniche
con
frastagliatee con 1' accompagnamento
dei calzoni
chino,
d' un
e
mantello, il tutto di velluto turcon

disprezzo ;

ricamato
lo contrattai:

d'oro. M'appigliai dunque


s'avvide
il rigattiere,che

questo

che

Digitizedby

mi

^2

GIL

BLAS.

squisitissimo.
piaceva, lod" il mio gusto dicendolo
che voi ve ne intendete:
In f"' di Dio, sclam", si vede
"
sappiate che quest'abito " stato fatto per uno
il quale non
lo ha
de' pi" grandi signori del regno,
il velluto e il ricamo,
portato pur tre volte : esaminate
e
poi dite se ne avete veduto uno pi" bello e meglio
lavorato.
Quanto, dissi,ne volete? Sessanta ducati,
ch'io
furfante se altra volta non
sia un
e
rispose;
"

era
gli ho ricusati. " L' alternativa
urgente, ond' io
gliene esibii ffuarantacinque,mentre
potea
appena
la met".
valer
"
Signor gentiluomo, rispose egli

io non
domando
freddamente
pi" di quello che
,
dete
sola parola. Prenvale, n" mai faccio pi" di una
di questi,continu", indicandomi
uno
gli abiti
li dar"
da me
a
ve
miglior prezzo. " Egli
rifiutati,
che aguzzarmi
la voglia di comci" non
faceva
con
prar
in contratto
quello,del quale eravamo
; ed io
che
diminuire
volesse
di
non
imaginandomi
nulla,gli
colui vide che io con
contai sessanta
ducati. Quando
facilit" glieli
tanta
dava, credo che, ad onta della sua
di
domandato
di non
avermi
dolesse
coscienza, gli
di
contento
and" coi
ne
la mancia.

l)i",sicch", abbastanza
lira per soldo, se
ima
mancai

non

di dare

aver

guadagnato

facchini,ai quali

mantello, un giubbone e un
al ripaio di calzoni pulitissimi,
bisognava pensare
dell' abito, della qual cosa
mi occupai tutta
manenfe
la mattina; comprai biancheria, cappello,calzette
di seta, scarpe
ed una
spada : poscia mi vestii. Qual
si elegantemente abbigliato! I miei
gusto vedermi
occhi non
potevano, per cosi dire,saziarsi del mio
ha mai
vagheggiato
abbigliamento: nessun
pavone
tanta
le sue
vanit"
con
piume. In quello stesso
feci
visita
donna
seconda
una
a
giorno
Mencia, che
mi fece assai cortese
accoglienza, ringraziandomi
di nuovo
del benefizio
da me
ricevuto; e dopoch"
Dopo

da

comprato

un

nie,
parte e dall'altra si fecero le debite cerimoaugurandomi
ogni bene, mi diede il buon giorno

una

si ritir" senza
darmi
niente altro cir" un
anello
del valore
di trenta doppie, pregandomi di conservarlo
memoria
lei.
di
per
avuto
altro
Rimasi
ben mortificato di non
aver
0

che

mentre
quell'anello,

io

m'aspettava un pi" grosso

Digitizedby

CAPITOLO

regalo ; onde, malcontento

generosit" della

della

fantasticando
tornai
fui vidi giungere dietro

che
in un
avvolto

63

XV.

tratto,sbarazzandosi

all' osteria, ed

gnora,
si-

entrato

il quale
uomo,
del mantello, in cui stava
a

me

un

il naso, lasci" vedere


sin sopra
un
grosso
che
sotto
il
che
braccio
e
portava
pareva
"acco,
occhi
sicch"
al
di
io
monete,
spalancai gli
pieno
pari di tutti gli astanti. E quando depose il fardello
i^ulla tavola mi disse : " Signor Gii Blas, ecco
cosa
Feci
la signora marchesa.
molte
renze
rivevi manda
"
al messaggero
lo colmai
dei pi" gentili
e
mi
ringraziamenti. Poich"
egli fu uscito dall'osteria,
siccome
il falcone
si getta sopra
gettai su quel sacco
la preda, e lo portai nella mia
dove,
camera,
cati.
slegatolo,senza
perder tempo, cavai fuori mille duterminar
Stava
di contarli,quando
parve
comper
il
le
avendo
sentito
parole del
Toste, quale,
ebbe
ci" che si nascondeva
voglia di sapere
messo,
Colui alla vista di tante
nel sacco.
privano
monete, che coOh
la tavola, rest"
diavolo,
stupefatto."
Allora
tanto denaro?
tai
"
gli racconla storia di donna
tamente
Mencia, che fu da lui attenformarlo
ascoltata. Da
questo discorso passai ad indello stato de' miei affari ; e poich" parea
m' aiutasse
s' affezionasse
che
a
me, gli chiesi che
mai

disse, come

co' suoi

consigli.Ed

egli

dopo

alquanto

aver

ditato,
me-

seriamente
mi
disse:
"
Signor Gii Blas, io
molta
sento
voi : e giacch" avete
inclinazione per
sicch"
mostrato
tanta
fiducia
di me
verso
posso
quello
parlarvi sinceramente, vi dir" schiettamente
cui vi credo
a
pi" idoneo. Voi mi parete fatto per
di appogvi consiglio di andarvi
la Corte, onde
e
giarvi
d'avviso
non
partiate per Madrid
bisogna che
; ma
anche
l"
si giudica,
senza
seguito,perch"
sarete
come
e voi non
dappertutto,dalle apparenze,
considerato
del personaggio che vi
se
non
a
norma
Perci"
vedranno
desimo
voglio darvi io merappresentare.
in
una
un
giovine cameriere, fedele, savio,
a

qualche personaggio.

Sono

adunque

che
andiate

parola,
per

uomo

modo

mio.

due

Comprate

mule,

voi, l'altra per lui,e partitepi" presto

possibile."
Questo consiglio

m'andava

tanto

che

sangue

Digitizedby

una

sia
che

64

GIL

BLAS.

il di dopo comprai
col cameriere
che
due belle mule
e feci l'accordo
di circa
mi era
stato proposto. Era quegli un
uomo
il
di
e
cera
quale mi
trentanni,
semplice
devota,
di Gallizia,e chiamarsi
del regno
disse d'essere
strana
Quello che mi parve
Ambrogio di Lamela.
di rassomigliare agli altri domestici,
si fu che, invece
molto
i quali per lo pi" sono
interessati, egli
badava
dere
non
punto al salario ; anzi, mi fece intendi
tutto
che si sarebbe
accontentato
quello che
la bont"
di dargli. Finalmente, dopa
avessi avuto
d'aver comprato un
paio di stivaletti ed una valigia
e il danaro, pagai Toste
per chiudere Ja biancheria
V alba per
il giorno dopo partiida Burgos avanti
e
Madrid.
andare
a

volli tosto abbracciarlo:

laonde

CAPO

QUAL
La

DEBBA

CONTO

XVI.
FARSI

dormimmo
arrivammo
a

notte

prima

DELLA

FORTUNA.

Duegnas

il

condo
se-

giorno
Vagliadolid,a quattr'ore
smontati
ad una
dopo mezzod", dove, poich" fummo
la migliore del paese, lasciai
che
il servo
le mule,
ed io salii nella
curasse
nella
feci
la
mia
valigia da
quale
portare
camera,
della
mi
sentivo
servo
un
un
locanda, e siccome
cavar
po' stanco, mi gettai sul letto senza
neppure
stivali
addormentai.
Era
ed a poco
m'
a
gh
poco
quasi notte quando apersi gli occhi, e, chiamato
che
allora nell'osteria,
ma
era
Ambrogio, che non
domandai
donde
venisse,,
giunse poco tempo dopo, gli
ed egli mi rispose,con
che veniva
un' aria contrita,
da una
stato
gnore
a
ringraziare il Sichiesa, dove era
di averci
da
sinistro
nel viaggio
ogni
preservati
la sua
da Burgos a Vagliadolid. Lodai
devozione,
arrostire
un
e
poscia gli ordinai che mi facesse

osteria,che

pollo per

mi

parve

cena.

in camera
io dava
Mentre
quest'ordine,
comparve
torcia in mano,
dama
l'oste con
scortando
una
una
pi" bella che giovane, splendidamente vestita,con
che
moro
vecchio
che le dava
un
braccio, ed un
le portava la coda.
Rimasi
maravigliata
un
poco

Digitizedby

"6

GIL

complimento mi
di Pegnaflor: e
signora fosse
mi

che

una

BLAS.

di
dello scroccone
sovvenire
fece
che
la
cominciavo
gi" a sospettare
da quello
scaltra avventuriera; ma

dopo, concepii una


prosegui ella, cugina
Mosquera, la quale

disse

migliore opinione.

di donna
germana
voi
si
a
Mencia
di
professa
ho
ricevuto
mattina
una
sua
tanto
Questa
obbligata.
andate
lettera, in cui mi scrive che ha saputo che
che foste per
Madrid, e perci" mi prega, nel caso
a
di qua, di fare tutto ci" che posso
per voi.
"

Io sono,

passare

informarmi
ad
subito corsi per tutte le locande
vi
che
:
dei forestieri
sono
alloggiatifinalmente, dopo
Io

candiere
vado
girando, al ritratto che questo loche
certo
ha fatto di voi, ho tenuto per
di mia
il liberatore
dovete
essere
cugina. Intanto
ad
voi mi farete il piacere di venire
albergare in
sai
ascasa
mia, dove potrete godere i vostri comodi
alla
adducendo
Volli
che
scusarmi,
qui. "
meglio

due

ore

che
mi

non
le avrei dato troppo incomodo
; ma
di resistere a' suoi
vi fu modo
replicatiinviti. Gi"
steria,
carrozza
una
era
apparecchiata alla porta dell'ola mia
di far metter
dov'ella si diede cura
fanti
valigia,perch" eranvi, a quanto diceva, molti furverificato.
il
che
si
" purtroppo
a
Vagliadolid,
vecchio
lei e col suo
In fine entrai nel cocchio
con
portar
trastal modo
cavaher
servente, lasciandomi
per
via dalla locanda
con
grande rammarico
deiroste, il quale si vide privo d" quel guadagno, su
lui.
calcolato se fossi rimasto
cui aveva
con
alcune
la
nostra
giravoltefermossi
carrozza,
Dopo
alla porta d'un palazzo, per le scale
smontammo
e
adbene
del quale salimmo
molto
in appartamento

signora

che

"lobbato, dove

erano

accese

venti

trenta

candele,

ai
venivano
parecchi servitori,
s'era
ancor
quali la signora domand"
giunto don
rivolta
di
ed
avendo
essi
verso
Raffaele;
risposto no,
di me
: "
Signor Gii Blas, disse,attendo questa sera
mio
nostro
stello
cache deve
ritornare
da
un
fratello,
lontano una
decina di chilometri:
quale gradita
cui
la
lui
trovar
a
un
qui
sorpresa
per
uomo,
Noa
! "
nostra
ricoaoseenza
tanta
famiglia deve
ella ancora
aveva
finito di dire,che. si senti remore
ci fu detto esser
e
appunto arrivato don Raffaele,
e

dove

andavano

Digitized
by

il

quale

67

XVI.

CAPITOLO

momento

Era
un
dopo comparve.
vine
giodi bella statura e di nobile
cui
a
portamento,
rivolta la signora: " Mi rallegro,disse, del vostro
bene
a
gliere
accoritorno, o fratello: voi mi aiuterete
il signor Gii Blas di Santillana, uomo
cui
a
la nostra
dimostrare
non
potremo mai abbastanza
gratitudine per tutto ci" ch'egliha operato a favore
di donna
Mencia, nostra
parente. Prendete, prosegui
ella porgendogli una
lettera, leggete quello che
mi ha scritto. " Don
Raffaele
essa
Tapri e lesse ad
alta voce
Camilla.
Il signor
queste parole : " Mia cara
Gii Blas di Santillana,che mi salv"
Tonore
e
alla Corte,
la vita, e che ora
viaggia per andare
dubbio
passer" senza
per Vagliadolid.Vi prego, per
la nostra parentela, e pi" ancora
per ramici zia che
tra noi, di tenerlo
stra
qualche tempo in casa vopassa
che
e di trattarlo
seconderete
asgenerosamente. Confido
i miei desiderii e che il mio
liberatore
ricever"
da voi e da don
Raffaele,mio cugino, ogni
Da
vostra
La
generosit" e cortesia.
Burgos.
un

"

affezionatissima
"

cugina

esclam"

"

Mencia.

donna

"

tera
Raffaele, dopo letta la letgina
questi " dunque quel cavaliere, a cui mia cu-

Come!
:

don

" debitrice dell'onore


della vita?
Sia lodato
e
il cielo di cotesto felicissimo
E cosi dicendo
incontro!
"
si avvicin", e, abbracciandomi
strettamente,
Oh
"
quanto sono
qui
contento, prosegui, di veder
il signor Gii Blas di Santillana
! Non
necessario
era
che la marchesa
mia cugina ci raccomandasse
di
mostrarvi
la nostra
solo che
gratitudine: bastava
notizie del vostro
ci desse
passaggio a Vagliadolid.
Mia
sorella Camilla ed io sappiamo benissimo
come
che ha fatto si grande
si debba trattare con
uomo
un
benefizio
della nostra
alla persona
glia.
famipi" cara
"

Io

risposi alla meglio

questi complimenti,

che furono
seguiti da molti altri dello stesso tenore,
conditi
mille carezze
con
e
dosi
; dopo di che, accorgenche io portava ancora
li fece
me
gli stivah,
dai suoi camerieri.
cavare
in un* altra stanza, dove
Fatto
questo, passammo
era
apparecchiata la tavola,a cui dalla signora e
dal cavaliere
fui invitato a sedere, ed essi pure sedettero
cento
cose
gentilidurante
meco, dicendomi
.

Digitizedby

68

la

GIL

Io

cena.

non

tenessero

BLAS.

che la
proferiva mai parola, senza
facevano
a gara
oracolo, mentre
offrirmi e nel farmi
assaggiare di

per un
l'altro neir
Tun
Don
qualunque manicaretto.
alla salute di donna
stesso. Mi arresi facilmente

Raffaele

beveva
sissimo
speslo
io
faceva
Mencia, e
alle sollecitazioni
che

Camilla.

mi
con

fecero,eglie

sua

di
sorella,

restare

alcuni^giorn"

loro.

Allora
di

propose

don

eh* io
Raffaele,vedendo
soggiornar qualche tempo in
di condurmi

seco

nel

suo

aveva
sua

accettato
casa, mi

del quale
castello,

Digitizedby

CAPITOLO

69

XVI.

mi fece la pi" magnifica descrizione,parlandomi


nello stesso
tempo dei passatempi che intendeva
di procacciarmi. " Noi andremo,
diceva, qualche
volta alla caccia, qualche volta
alla pesca, e
se
il passeggio, potrete divertirvi
amate
boschi
e
pei
pei nostri deliziosi giardini;oltracch" troverete buona

compagnia:

insomma

che
passerete le ore
spero
ch'ebbi
Accettato
liber"
rinvilo, si ded'andare
il di seguente a quel bellissimo
stello,
calietissimi di aver
e
formato
si dilettevole
un
ci
levammo
di
Raffaele
Don
tavola.
divisamente,
non
capiva in s" dalla gioia." Signor Gii Blas, mi
disse
mia
abbracciandomi, vi lascio con
sorella;
vado
dare i miei ordini e a far invitare tutti coa
loro
che debbono
della brigata." Ci" detto,
essere
colla
usci,dalla stanza; ed io restai conversando
la
ade
signora,
quale, prendendomi per la mano
il mio
docchiando
anello:
Voi
"
avete, disse, un
bellissimo diamante, ma
troppo piccolo: v'intendete
di gioielli
?" Le risposi
di no.
" Mi
dispiace,replic"
ella, perch" volea che mi diceste quanto questo
valere. " Ci" detto, mi mostr"
bino
ruun
possa
grosso
che aveva
in dito,e, mentre
io lo ammirava,
mi disse: " Uno
dei miei
che
fu governatore
zii,
nel possedimenti delle Isole Filippine,mi ha
lato
regadi Vagliadolid
questo rubino, che dai gioiellieri
fu stimato
trecento
lo credo, risposi,
doppie. " Ve
lo trovo di una
bellezza. "
perch" a dir vero
rara
Ed ella: " Giacch"
dunque vi piace, voglio fare un
cambio
voi. " E in un
con
tratto, pigliando il mio
anello,mi pose il suo nel dito mignolo." Dopo questo
il modo
cambio, che mi parve
pi" gentile di
fare un
notte
regalo,Camilla mi augur" la buona
si ritir".
e
Mi chiusi nella stanza
detto
da letto, dopo aver
al mio
servitore
di venirmi
di
buon
a
svegliare
mattino.
Invece
di dormire, me
stava
ne
giando
vaghegle fantasie piacevoli,
che m'inspiravano il mio
la mia
rubino
e
valigia posata sul tavolino. " Sia
senza

annoiarvi.

"

ringraziatoIddio,dissi,che, se fui disgraziato,ora


lo sono
non
pi". Con mille ducati da una
parte ed
anello
di
ho
un
trecento
quanto
doppie dell'altra,
basta
da
vivere
lungo tempo
per poter
gran
per

Digitizedby

70

GIL

signore. "

Io

BLAS.

gustava in anticipazionetutti i diletti

nella sua
terra.
il sonno
venne
imagini deliziose,
mi
sentii
da non
pupille;e poich"
andai
in
letto.
m
i
e
poter resistervi, spogliai
mattina
La
dendo
quando mi risvegliai,veappresso,
ch'era tardi, mi stupiva che il mio
servitore
eh'
l'ordine
da
avea
me
non
egli
comparisse dopo
ricevuto. " Ambrogio, dicea fra me
stesso, il mio
in chiesa, o bisogna
fedele Ambrogio, o " andato
dire che oggi sia molto
and"
non
poltrone." Ma
di lui per
guari ch'io perdettil'opinioneche aveva
molto
concepirne una
peggiore,attesoch",essendomi
vedendo
il
n"
levato,
pi" la mia valigia,mi nacque
la notte me
l'avesse rubata;
sospetto che colui durante
la
fatto
chiarirmi
del
e per
apersi
porta della
volte l'ipocrita.
varie
Alle mie
camera
e chiamai
chiamate
un
vecchio, il quale mi disse:
comparve
Che volete,signore ? Tutta la vostra comitiva
"
parti
dalla
avanti
mia
dalla
Come
vostra
"
"
casa.
giorno
di don Raffaele?
casa?
io in casa
"
son
gridai:non
chi sia costui,so che voi siete
Ed egli: " Io non
so
il padrone. Ieri,un'ora
locanda
in una
ch'io
e
sono
avanti
la vostra venuta, la signora che
cen"
con
voi venne
domandare
a
questo appartamento per
gnito,
diceva
un
signore,che,
ella, viaggiava incogran
mi ha anche
e
anticipatamente pagato. "
Indovinai
allora l'enigma, e, sapendo quel che

Raffaele
tante
In mezzo
a
le
mie
a
gravare
che

don

mi

apparecchiava

"

di Camilla
don
Raffaele, conobbi
e di
pensare
in piena coche il mio servo,
il quale era
gnizione
venduto
damici
a
quei
affari,mi aveva
mia
furfanti. Ma, invece
alla
goffaggine
d'imputape
che
mi
l'infausto accidente,e di pensare
non
rebbe
saavuto
accaduto
avessi
se
non
l'imprudenza
di confidar
tutto senza
a
ragione
Majuelo, accusai
la fortuna, che non
alcuna
ne
ledissi
aveva
colpa, e macento volte il mio avverso
destino. Il padrone
della locanda, a cui raccontai
la mia
disgrazia, la
quale forse gli era nota al pari di me, mostrava
al mio dolore
d'esser commosso
e mixompiangeva,
protestando d'esser desolatissimo che il fatto fosse
in casa
accaduto
io credo
ma
che, ad onta di
sua;
tali dimostrazioni,
minor
avesse
egli non
parte a

doveva

Digitized
by

CAPITOLO

questa furfanteria
ho

altro

deiroste

CAPO
Deliberazione
della

presa

da

di
T

attribuito

sempre

71

XVII.

Burgos, al quale per


dell' invenzione.

onore

XVII.
Gil

Blas

dopo

l'affare

locanda.

inutilmente
deplorata la mia disgrazia,
alla malinconia,
di cedere
pensai che, invece
la cattiva
mia
dovevo
piuttostofarmi forte contro
sorte; laonde mi feci coraggio e, nel vestirmi,per
mia
consolazione,diceva: " Sono anche abbastanza
mi abbiano
che cotesti bricconi
fortunato
non
mito
gherle vestimenta
ducato
che
altro
e
tengo
qualche
in tasca. " Fui
anzi
loro
riconoscente
questa
per
la generosit" di non
discrezione
tanto
pi" ch'ebbero
terzo
che diedi all'oste per un
togliermi gli stivali,
uscii dalla
di quello che m'erano
costati. Finalmente
locanda
senza
avere, la Dio merc", bisogno d'alcuno
che feci,
che mi portasse la valigia.La prima cosa
l'osteria,
alfu d'andar
fossero
vedere
ancora
le mule
a
se

Dopo

avere

dove
Io

il

giorno precedente

tati.
smon-

eravamo

gi" m'imaginava che Ambrogio

le

non

avesse

lasciate,e beato me, se avessi sempre


giudicatodi lui ! Mi dissero che

cosi giustamente
in quella sera
medesima
andato
era
a prenderle; per la qufllcosa,
gia,
la valiio loro dato un
insieme
avendo
addio
con
malinconicamente
n'andai
me
a
per
capo chino
al partito a
cui
le contrade, meditabondo
intorno
che tornassi
mi diceva
doveva
appigliarmi. Il cuore
cia;
Mendonna
di bel nuovo
a
sare
abusarebbe
stato un
che
considerando
ma,
in
animo
di quella signora, e che
del buon
donai
aggiunta dovevo comparire per un imbecille, abbandi
andava
io
ne
me
questo pensiero. Intanto

Burgos

per

ricorrere

quando in quando fissando


dono
e, pensando che era
dolore
dicea
e
di rubini,ma

fra
conosco

me

l'occhio
di

Camilla,'sospirava
Io

stesso:
"
benissimo
ch'io vada

" necessario
che sono
mi convinca
uno
volli accertarmi
Nondimeno
non

rubino,

sul mio
non

di

m'intendo

ch"
i barattieri,tantodal gioielliere
ch"
per-

stupido."
quanto

di

valeva

Digitizedby

il

72

mio

BLAS.

GIL

mostrarlo
ad
un
ielliere,
giotre
ducati; la quale stima,
strana, fece si che mandassi

andai

anello,e perci"

lo valut"
mi paresse
bench"
non
al diavolo
la nipote del governatore dell'Isole Filippine,
altro
feci
che
dire
rinnovarle
non
o
per meglio
l'augurio.Appena uscito dalla bottega,vidi passarmi
fianco un
a
guardandomi
giovanotto,che si ferm"
in mente
mi veniva
A bella prima non
attentamente.
bench"
il suo
perfettamente lo conoscessi,ed
nome,
gete
egli di ci" accorgendosi mi disse : " Gii Blas, finconoscermi?
voi di non
il
figliodel
oppure
barbiere
tal modo
si " per
cangiato che
Nugnez
di
Non
vi ricordate
non
possiate pi" ravvisarlo?
Fabrizio
vostro compatriota e vostro
condiscepolo? "
finito di parlare io gi" l'aveva
che avesse
Prima
riconosciuto
ambedue
colla
ci abbracciammo
; laonde
che

maggior
d'averti

cordialit".
incontrato!

del miocuore.

"

Io
"

"

amico, quanto godo


tento
potrei esprimerti il conMa, continu" eglimostrando

Oh,

caro

non
"

Viva
Dio!
tu sei
stato ti vedo!
bella spada, calze
d'un principe: una
ricamato
di seta, abito di velluto
d'argento? Capperi
! bisogna che tu abbia
fatto fortuna. "
ganni,
T'in"
come
risposi:i miei interessi non prosperano
tu ti imagini. " Ed egli: " Parliamo
parliamo
d'altro,
d'altro! tu vuoi fare il prudente. Oh, oh!
e
questo
bel rubino, che avete
in dito,signor Gii Blas, dite
di grazia da qual parte se ne
viene ?"
L' ho
"

stupore, in quale
vestito al par

"

"

sfacciata barattiera.
avuto, risposi,da una
Pronunziai
queste parole si mestamente,

"

che Fabrizio
che
io
in
stato preso
era
qualche
capi
mi
sollecit"
i
miei
a
e
trappola, per"
narrargli
casi,
la sua
e io non
curiosit" ; ma,
indugiai ad appagare
siccome
fare un
dovevo
lungo racconto, ed oltre a
ci" noi non
volevamo
trammo
separarci tanto presto, enin una
bettola per conversare
l'agio.
bela nostro
subito

Quivi gli raccontai

dopo la m"a
gliparvero

partenza

ci" che
m'era
accaduto
da Oviedo.
Le mie avventure
assai strane, e, dopo d'avermi

veramente
dello stato deplorabile
protestato d'essere commosso
in cui io mi trovava, fini col dire : " Axnico,in nessuna
disgrazia della vita bisogna mai disperarsi:
se
un
uomo
deve
d'ingegno " nella miseria
aspet-

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74

GIL

anch'io

gli affari,e

forse

BLAS.

riuscir"

farmi
ricco. "
mio
brizio,
Fa"
caro
Queste sono
risposi,
speranze,
io per me
ne
e
me
non
congratulo teco, ma
mi diparto dal mio
primo disegno : anzi vado, senza
cambiare
contro
una
toga il mio
perder tempo, a
abito ricamato, poscia parto per Salamanca,
dove,
collocato
sotto
sar"
la
bandiera
mi
deiruniquando
versila, trover" un posto di precettore."
La
miseria che m'incalzava
e l'aria di contentezza
che spirava sul volto di Fabrizio, mi persuasero
ad
ascoltare
i suoi consigli,cio" di mettermi
servire.
a
fummo
dalla bettola,il mio
Intanto usciti che
patriota
comcosi mi disse: " Io voglio immediatamente
fcui ricorrono
condurti
da un
a
quasi tutti i
uomo,
servitori che sono
Siccome
sulla strada.
vi sono
cuni
alreferendarii
che l'informano
di tutto ci" che
nelle famighe, cosi egli sa
succede
dove
mancano
servi, e perci" tiene un'esatto
registro."
Mentre
parlavamo d'un' agenzia di indirizzi tanto
mi
dusse
conparticolare,il figlio del barbiere
Nugnez
in un
in
entrammo
una
sipola,
cavicolo,pel quale
sui cinquantanni,
dove
trovammo
uomo
un
che scriveva
al tavolino. Lo
salutammo
con
grande
sia
che
fosse
rozzo
rispetto;ma,
natura, sia
per
che non
fosse avvezzo
altri che postiglioni
vedere
a
moversi
dalla
e
lacch", ci accolse con riserbo senza
la
chinando
testa.
sua
e
leggermente
panca,
appena
ai
Vedendo
dalla
testa
mi
piedi,
ch'egli
squadrava
mi accorsi che si stupiva che un
giovine vestito di
a

belle

velluto ricamato

il capriccio di farsi lacch",


mandarglien
mentre
piuttostoch'io fossi venuto
pareva
per dogamente
Tutta volta non
uno.
pot" dubitar lundella mia
gli
intenzione,giacch" Fabrizio
disse : "" Signor don
de Londogna,
Arias
permettete
ch'io vi presenti uno
intimi
de' miei
pi"
amici, il
quale " figliodi famiglia,ridotto per le sue disgrazie
alla necessit" di servire : indicategliuna
buona
della
state
casa
certo
e
)" "
sua
Signori,
gratitudine.
freddamente
anche
voi
rispose
somigliate
Arias,
avesse

agli altri,che, prima d'essere

collocati

promettono

ottenuto
monti, e, quando hanno
quel che
benefizio.
del
la
memoria
"
desiderano, perdono
Come?
ch'ia
"
dir forse
replic" Fabrizio,vorreste
mari

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CAPITOLO

75

XVII.

Avreste
"
"
quello che conveniva?
di
Arias.
fare
cosa
pi" ", rispose
qualche
potuto
Allora
interruppi il dialogo,e dissi al signor Arias
che io non
avrei peccato d'ingratitudine,
che, per farglivedere
abbia

non

fatto

che la riconoscenza
volevo
precedesse
in
dire
cavai
di
tasca due
sua:
e
questo
l'opera
promettendogli che
ducati, che gli posi in mano,
fermato
sarei
cosi
mi
a
non
piccola cosa, se mi
buona
collocato
in una
avesse
famiglia.
del mio
modo
di trattare , e
Egli parve contento
disse che gli piaceva che
si facesse
lui.
cosi con
che sono
Indi seguit" " Ho
alcuni posti vacanti
cellenti;
ecli nominer"
ad uno
ad uno, e voi sceglierete
ve
quello, che pi" vi aggradir". " Ci" detto,
mise
un
registro,che
gli occhiali,e preso in mano
sul tavolino, volt" alcune
stava
minci"
pagine, e poi coha bisogno
a leggere : " Il capitano Torbellino
d' un
collerico,
famiglio. Questo signore " uomo
bestiale e fantastico,
stona
brontola
continuamente, e bain modo
vitori.
da storpiareil pi" delle volte i suoi serVoltate, risposiio a tal descrizione,questo
" "
" di mio genio. " La mia vivacit" fece
capitano non

sorridere
La

essa

non

seguente

Sandoval, vecchia
" presentemente senza
servo
e sofistica,
:
f"cilmente
difil
vuol
mai
ne
avere
pi" d'uno,
quale
lei :
intero
rimanere
con
un
pu"
giorno

vedova
brontolona
"

nel modo

Arias, il quale continu"


donna

Manuella

di

dieci anni che nella sua


abito serve
casa
un
i
che
sian
vestire tutti
v' entrano,
a
famigli
grandi,
sian piccoli; e ben si pu" dire
fanno
eh' essi non
che provarlo, perch" " ancora
nuovissimo, quantunque
Manca
un
l'abbiano portato ben due mila servi
Basta
cameriere
al celebre dottor Sangrado...."
"
Fabrizio
disse
a
cosi, messer
questo punto;
Arias,
noi accettiamo
l'ultimo
posto. Il dottor Sangrado "
amico
del mio
benissimo.
padrone, e io lo conosco
Gii Blas, prosegui egli,voltandosi
di me, non
verso
subito dal dottore,che ti
perdiamo tempo ; andiamo
io
mi far" mallevadore
medesimo
e
presenter"
per
te. " Cosi dicendo,ci congedammo
dal signor Arias;
il quale mi
fosse pi"
die' parola che, se mai
non
altro per
il posto, me
troverebbe
vacante
un
ne
nulla inferiore.
saranno

"

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76

BLAS.

GIL

XVIII.

CAPO

GiL
.

Blas

va

celebre

UN

VENTA

il

servire

Sangrado

dottor

di-

MEDICO.

Fabrizio
a presentarmi a quel
Pertanto, andai con
attentamente
famoso
medico, il quale, dopo avermi
considerato, mi disse : " Mi sembri un buon giovane,

sapessi leggere e scrivere,saresti a


se
non
" Signore, risposi,
proposito."
pretendete
altra cosa, io faccio per voi. " Ed egli: " Se ci" " vero,
tu sei quello,che cerco, e perci" vieni subito a casa
mia, dove starai volentieri,
perch" ti tratter" benone :
ti lascier" mancar
ti dar" salario,ma
non
non
niente,
di mantenerti
con
decoro,
perch" avr" tutta la cura
la
arte
di
grand'
e, quel ch'importa, t'insegner"
tu sarai
guarire tutte le malattie. In somma
tosto
piute

quindi,se

tu

"

mio

che
discepolo

servo.

"

Accettai l'offertadel dottore,colla


riuscire illustre nella medicina, sotto
medico
tanto dotto. Giunti che fummo
mi stabili subito neir impiego, cui m'
nello scrivere
il quale consisteva
il

speranza
la scuola
a

avea
nome

di
di

egli
destinato,

casa,
e

l'abitazione

chiamarlo
mandavano
a
A
mentre
questo oggetto
per la citt".
vecchia
in
cui
teneva
una
un
fantesca,
registro,
in casa, notava
ch'era
che avesse
la sola persona
di
ma
gl'indirizzi;
primieramente ella non
sapeva
scrivere
da
uno
con
avea
ortografia, e poi
zampa
gallina si che il pi" delle volte non potea diciferarsi
sola parola. Egli dunque
m'incaric"
di tener
una
che
buon
diritto
il
a
chiamarsi
libro,
quel
poteva
de' quali
registro dei morti,perch" quasi tutti quelli,
morivano.
i nomi,
io notava
Io scriveva
dunque il
coloro
di
che
voleano
l'altro
nome
do,
monpartireper
nella stessa guisa che lo scritturale di un banco
di vettura
ad uno
quelli
pubblica nota tutti ad uno
che accaparrano
siccome
allora
i posti.E
v'era
non
accreditato
del
in Vagliadolid nessun
medico
pi"

degli ammalati, che


egli era in visita

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CAPITOLO

77

XVIIl.

dottor Sangrado, cosi io doveva


starmene
sempre
colla penna
in mano.
Lo
specioso sermoneggiare,
che faceva
dottore
con
quel
imponente sussiego,
unitamente
a qualche sua
cura
fortunata,gli aveano
tasse.
meridi quanto non
procacciato assai pi" fama
Essendo
in esercizio, guadagnava
egli sempre
facea
non
molto; nondimeno
tavola,
troppo buona
anzi in casa
si viveva
colla massima
tesoch"
frugalit",atsi mangiava per lo pi" che i)iselli,
non
fave,
che
pomi cotti e formaggio. Andava
egli dicendo
cibi
confacenti
cili
allo stomaco, perch" faerano
questi
ad
a
essere
pi"
masticarsi,e in conseguenza
li credesse
presto digeriti.Non
ostante, comech"
facili alla digestione,non
che se
voleva
giasse
manne
nel
che
ma
se
aveva
molto,
ragione ;
proibiva
alla fantesca
pensa
di troppo riempirci,in ricoma
me
e
ci permetteva di bever
a volont"
: anzi,
acqua
tutt' altro che prescriver limiti alla bevanda, spesse
T acqua
volte diceva: " Bevete, figliuoli:
vente
sol" un
universale, che sciogliesino i calH: che se il
in
si rallentasse, T acqua
lo rimetterebbe
sangue

movimento;

se

fosse

troppo alterato,essa

ne

dererebbe
mo-

tanto
r impeto. " E il nostro
dottore
era
imbevuto
di tale opinione,che, sebbene
decrepito,
la
beveva
mai
altro
che
definiva
non
Egli
acqua.
vecchiezza
tisinaturale, che dissecca e consuma,
una
di tale sentenza
e a norma
compiangeva V ignoranza
di coloro,che dicono essere
il vino il latte dei vecchi,
anzi t"eneva per certo
che il vino li corrodesse
e li
diceva
molta
con
eloquenza che
quel funesto liquore " per loro e per tutti gli altri
uomini
traditore
amico
e un
un
vole.
piacere inganne-

distruggesse, e

Ad

di questi bellissimi ragionamenti, dopo


cominciai
stato otto giorni in casa
sua,
ad essere
di stomaco, che ebbi
dal male
tormentato
la temerit" di attribuire al dissolvente
universale
e
alle cattive vivande. Di ci" mi lagnai col padrone,
la sua
sperando che potesse abbandonare
spilorceria,
dandomi
qualche poco di vino a pranzo ed a cena
;
del liquore
fatalmente
ma
egli era troppo nemico
di Bacco.
ti disgusta,dicevami, T acqua
4c Se
pura,
onta

d'essere

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78

GIL

BLAS.

di alcuni soccorsi innocenti


far uso
tare
per sostenc"ntro
la insipidezzadelle bevande
lo stomaco
Per esenapio,la salvia e la veronica danno
acquose.
loro un
ancor
gratissimo gusto; e potrai renderle
fior
vi
frammischierai
di
pi" piacevoli,se
garofano,
di papavero
selvatico. "
di rosmarino
e
ben egli lodar T acqua
Poteva
quanto voleva, ed
il
secreto
di
squisitebevande,
insegnarmi
comporre
io nondimeno
tanta moderazione,
ne
usava
con
ma
che, di ci" accorgendosi, mi disse : " Aff", Gii Blas,
io non
mi meraviglio se non
godi perfetta salute,
tu
L' acqua
bevi
conviene.
bevuta
non
perch"
quanto
in piccola quantit" non
le
a sciogliere
giova se non
la loro attivit",
ad accrescere
mentre
e
parti biliose,
abbondevoli
in vece
bisogna reprimerle con
cquamenti.
annac
he
V
Non
t' indebolisca
temere, figliuolo,
acqua
raffreddi
lo stomaco:
scaccia
da
o
te la
che hai del bere copioso,che ti do parola
vana
paura
credi a me,
felice successo
d' un
credi a
; e se non
Celso [1],che te ne assicura.
Questo oracolo latino
fa un
meraviglioso elogio dell' acqua, dicendo positivamente
che coloro, i quali, per
bever
vino, si
col pretesto della debolezza
del loro stomaco,
scusano

puoi

fanno manifesta
ingiustiziaa questo viscere,velando
il
in tal modo
voluttuoso loro appetito."
che non
Vedendo
di buon
era
gusto il mostrarmi
carriera
nella
della'
indocile,trattandosi d'entrare

medicina, parvi

delle sue
fesser"
ragioni, e conpersuaso
d' esserlo stato in realt" ; per lo che
continuai
bever
sull'autorit" di G"lso, o,
a
acqua
la bile con
ad annacquare
per dir meglio, cominciai
bibite strabocchevoli
di
di quel liquore: e comecch"
in
mi
sentissi
giorno
giorno
pi" indebolito,
sempre
nondimeno
il pregiudiziola vinceva
suU' esperienza.
Nonostante
non
potei resistere
pi" a lungo alla
violenza
dei dolori, i quali s'aumentarono
tal
per
che finalmente
modo
donare
presi la risoluzione di abbanil dottor Sangrado. Ma
un
egli mi addoss"
c
he
mi
fece
di
"
uffizio,
cangiar
Ascolta,
parere.
mi
io
di
disse
un
sono
non
figliuolo,
giorno:
que'paanche

[1] Autore
raedicinft.

d' un

opera

latina,

molto

stimata,

intorno all^

CAPITOLO

duri ed

79

XVIII.

ingrati,che lasciano intrecchiare

i loro
dar ad essi antecedentemente
nessuna
contento
di te, ti
ricompensa de' loro servigi : sono
che
tu
abbia servito
aspettare
voglio bene, e senza
divisato
di
ho
la
fare
tua fortuna
pi" lungamente,
insegnandoti sul fatto l'oggetto dell'arte salutare,
che da tanti anni
fanno
professo.Gli altri medici
di essa
in mille difficilisla conoscenza
sime
consistere
scienze , ed io invece
pretendo d' abbreviarti
strada troppo lunga e risparmiarti la briga di
una
studiare
la f"sica,la farmacia, la botanica
e 1' anatomia.
Salassi e acqua
in
mio, ecco
calda, amico
l'
che sta il segreto per guarir tutti i mali. Si, arcano
maraviglioso, eh' io ti rivelo e che la natui:a,impenetrabile
ha
ai miei confratelli,
non
potuto celare
in questidue
alle mie osservazioni," tutto raccolto
ho altro da insegnarti
punti : salassi e acqua calda. Io non
: tu gi" sai la medicina
fondatamente, e, profittando
della mia
del frutto
lunga esperienza, sei
"ra ,
gi" divenuto perito nell' arte al pari di me.
prosegui egli,tu puoi sollevarmi dal peso, tenendo
alla mattina
il nostro
dando
anregistro, e dopo pranzo
fuori a visitare parte de' miei ammalati.
"
nato
addottriil
dottore
d'avermi
si
Ringraziai
prest"
di
da poter servirgli da sostituito,
e, per segno
riconoscenza
della bont"
che
m'avea
dimostrato,
gli promisi di seguire in tutta la vita le sue dottrine,
fossero
contrarie
a
quand' anche
quelle d' Ippo-

dreni
servi

senza

dire, non
questa asserzione, per vero
totalmente
sincera, perch" disapprovai la sua
opinione sull' acqua, e feci proponimento di bever
veder
malati. Smisi
vino
a
ogni giorno, andando
volta il mio abito ricamato, per
adunque la seconda

crate.

Ma

fu

del mio
padrone [1], e assumere
di medico
; dopo di che mi preparai ad
esercitare
la medicina
di chi si presena
spese
tasse.
Cominciai
ammalato
da un
alguazil,che era
salassi
di pleuritide,
ordinai che gli si facessero
e
"enza
misericordia,e che glisi desse acqua senza
misura.
In seguito entrai in casa
d'un
pasticciere,
indossarne

uno

r apparenza

II]

I medici

portavano

allora

un

abito

particolare.

Digitized
by

80

GIL

cui la gotta faceva

questo
calda,

BLAS.

strillare,ed
i
salassi
e V acqua
parimenti
risparmiai
che
gli ordinai di bere ad ogni momento.
continuamente

non

Il dottor

Sangrado.

Per le mie ordinazioni


ebbi dodici reali,il che
fece pigliartanto gusto alla professione, che
desideravo
pi" altro che piaghe e tumori.

Digitized
by

mi
non

82

GIL

BLAS.

gli auspici del dottor Sangrado. " Mi rallegro con


il
adottato
di aver
voi, rispos'egli cortesemente
dubito
che a
sistema
di quel grand' uomo;
e
non
tuttoch"
mi
siate perito neir arte
non
cfuest'ora
tanta
assai giovine. " E disse questo con
sembriate
sul
serio
naturalezza
ch'io non
se
parlasse
sapeva
ci"
fantasticando
mi burlasse, e perci" andavo
0 se
che dovessi
gliendo
rispondergh, quando il farmacista, coil momento
di parlare, ci disse: " Signori,
io sono
ch'entrambi
conosciate
mente
perfettapersuaso
la medicina; dunque siete pregati d' esaminare
mio
tutto ci" che
crederete
pi" a
figlioe ordinare
proposito per farlo guarire. " Allora quel medicuzzo
,

sull' ammalato, e
le sue
osservazioni
dicanti
tutti i sintomi infatto considerare
la natura
del male, mi
domand"
con
qual
io pensassi di curarlo.
"
Penso, risposi,che

cominci"

far

d' avermi

dopo

metodo
bene
vada
fargli cavar
ogni giorno, e dargli
sangue
continuamente.
calda
da bere
" A
queste parole
acqua
mi
il dottorello
maliziosamente
sorridendo
,
,
vargli
saldisse : " Credete
voi che questi rimedi
possano
mezza,
ferla vita ?
Non
con
ne
dubito, esclamai
essi devono
produrre questo effetto,perch"
"

datelo
ogni sorta di malattia : domanal dottor
ha
Sangrado. " Ed egli: " Gelso
dunque gran torto, ove assicura che per guarire pi"

specificicontro

sono

facilmente
un
idropico " buona cosa di farglipatire
la
la fame
sete.
e
Gelso, soggiunsi, non " il mio
oracolo
: eglis' inganna al par di ogni altro,e qualche
volta mi piace di andar
alle sue
contro
opinioni.
"

il sistema
Ai vostri discorsi,disse Guchillo, conosco
vuol
costante
dottor
il
che
e
Sangrado
prediletto,
insinuare
ai
giovani praticanti:il salasso e l'acqua
la sua
mi
medicina
sono
universale, e perci" non
"

stupisco se
scendiamo
l'avete

tanta gente perisce nelle sue mani...


Non
alle invettive, interruppi io bruscamante
;
col signor Sangrado, scriveteglicontro, che
"

sapr" rispondervi,e
tocchi
Dionisio

ho

becco
il

vedremo

Gorpo di san Giacomo


grid" egli furiosamente, voi non

il dottore

ancora

che

il ridere.

allora

ed

chi
e

"

Guchillo

?
che

unghie,
quale, ad onta della

sua

noi
san

conoscete

Sappiate, amico
non

di
di

caro
,

affatto Sangrado,
vanit" e della sua
temo

Digitizedby

CAPITOLO

altro

"

presunzione, non

03

XIX.

che

uno
stravagante. " Il
colla sua
collera,sicch"
gli risposi aspramente ; ci" che fece anch' egli dal
che si venne
ben presto alle
canto
suo, di maniera
E
di
menarci
3)rutte.
varii
avemmo
tempo
pugni
molte
ciocche
di
di
e
strapparci
capelliprima che
il farmacista
e il suo
congiunto potessero distaccarci.

mi

medicuzzo

fece

ridere

essendovi

Finalmente

riusciti
pagarono
il mio
avversario, che

visita, e

trattennero
in apparenza
dalla
Neir uscire

pi"

mi
cominci"

Invero,

non

torto: io

la

me

rono
giudica-

dotto.

del

farmacista, incontrai
presa,
guard" a lungo pieno di sor-

casa

Fabrizio, il quale
indi

ridere

a
aveva

sgangheratamente.
cava
mantello, che strasci-

un

giubbone e un paio di calzoni


quattro volte pi" larghi e lunghi del bisogno. Facevo
invero
lasciai
una
figura originale e grottesca. Lo
di
imitarlo
la
tentazione
senza
:
sfogarsi,non
provar
per

terra, con

un

feci forza per conservare


in strada
il mio
il mio
decontm.
eccitato
Se
aspetto ridicolo aveva
le risa di Fabrizio, la mia
seriet" le accrebbe
e
quando fu ben satollo : " Vivaddio, sclam". Gii Blas,
sei vestito ben originalmente.Chi mai ti ha travestito
ma

mi

cosi ?"

"

Adagio, mio caro, adagio

rispettaun

nuovo

Ippocrate ! Sappi che il celebre dottore Sangrado, il


mio
tuto.
padrone, mi ha creato suo allievo e suo sostiha
mi
fondamentalmente
la
Egli
insegnato
siccome
tutti
i
attendere
non
a
pu"
medicina; e,
malati

parte

che
".

Fabrizio

lo
Ti

io
i miei

chiamano,

faccio
ridendo, la tua
"

e, per dirla
volli essere

con

vado

vederne

una

complimenti
riprese
sembra
invidiabile,
,

sorte

Alessandro,

mi
se

non

fossi

Fabrizio,

Gii Blas. "


Per
al figliodel barbiere
mostrare
Nugnez che
lodava
torto la mia
a
egli non
presente condizione,
feci
vedere
i
reali
gli
delPalguazil, del pasticciere,
insieme
in
del farmacista, e poscia entrammo
e
bettola per berne
bicchiere.
Rimasi
a
una
un
lungo
che
bruniva,
imnell'osteria.
vedendo
Fabrizio
Poscia
con

ci separammo

dopo esserci reciprocamente

che Tindomani, nel pomeriggio,ci


ritrovati nello stesso
luogo.
del farmacista
Il disgusto avuto
in casa

promessi

saremmo

non

Digitizedby

mi

84

GIL

BLAS.

il giorno appresso
dall' ordinare
disanim"
salassi e
calda. L'indomani, incontrai nella contrada
una
acqua
domandandomi
che
s'avvicin"
mi
fossi
se
vecchia,
io
eh'
l'
avendole
ed
medico
era
: " Quando"
risposto
;
di venir
" cosi, dissemi, vi supplico umilmente
a

Baruffa

visitare mia
e

la

non

conoscere

vecchia,

che

medici

due

nipote,che

posso

in
entrare
donna
una

dei

"

quale

[pag. 83].

letto da
sia il suo

qualche giorno,
male.

mi

"

Seguii

mi

fece
condusse
a
casa
sua, e
dove
vidi
bene
una
camera
addobbata,
in letto. Approssimatomi per osservarla,

Digitizedby

CAPITOLO

85

XIX.

mi pareano
le sue
nuove
dola
sembianze, ed avenfissata alcuni istanti,
tardai a riconoscere,
non
timor d'ingannarmi, V avventuriera
senza
che sotto
il nome
di Camilla mi avea
cosi solennemente
lato.
burQuanto a lei,o fosse la gravit" del male
che
r opprimeva, o fosse il mio
abito da medico
che
,
lutto trasfiguravami agli occhi suoi, parve
che non
mi riconoscesse.
Avendole
pigliatoil braccio per
tastarle il polso,m' accorsi tosto eh* ella avea
in dito
il naio anello. Alla vista d' un
eh*
era
oggetto
mio,
arsi dalla bile e fui fortemente
tentato di riprendermelo
colla forza ; ma,
considerando
che le donne
si
sarebbero
poste a gridare , e che don Raffaele
o
alle loro grida,scacqualche altro poteva accorrere
ciai
da me
eh*
tentazione,
e
era
questa
meglio
pensai
dissimulare e prender consigliosopra ci" da Fabrizio.
io prendeva questa risoluzione,la vecchia
Mentre
mi esortava
dirle il male
di sua
a
nipote. Io non
fui tanto sciocco da confessare
la mia
ignoranza,
anzi volli fare il saccente, e, contraffacendo
il mio
che
il male
maestro, dissi gravemente
proveniva
da mancanza
di traspirazione,
e che per conseguenza
bisognava cavar
stituto
perch" il salasso " il sosangue,
naturale
della traspirazione;e in aggiunta,
deviare
dalle nostre
per non
regole,ordinai bibite
d* acqua
calda.
Sbrigata la mia visita pi" presto che poteicorsi
dal figlio
di Nugnez, ed avendolo
incontrato
sul punto
che usciva
di casa
andar
ad
missione,
eseguire una comper
di cui era stato incaricato dal suo
padrone,
fosse
se
gli raccontai tosto il caso, e gli domandai
ben fatto il far arrestare
Camilla
dagliagenti della
giustizia." Che dici? rispose Fabrizio, questo non
" il modo
lo farebbero
di ricuperare Fanello, che
vendere
le
del
Ricordati
processo.
per pagare
spese
della prigioned' Asterga. Piuttosto dobbiamo
valerci
della nostra
il tuo diamante;
industria per riavere
lascia fare a me, che trover" qualche stratagemma
T intento,
macchiner"
e
qualche cosa
per ottenere
andando
allo spedale,dove
dire due
debbo
parole
al provveditore da parte del mio
Tu
va
padrone.
intanto ad aspettarmi alla nostra
bettola,ed abbi
brevi
momenti.
di
un
"
p"*
pazienza,che sar" tuo fra
non

Digitized
by

80

OIL

BLAS.

dovetti aspettare tre ore


Malgrado la promessa,
finalmente
al luogo concertato:
egli capit". Sulle
lo
io
non
perch", oltre air essersi
conosceva,
prime
anche
mutato
s'era
taccato
atd'abito e aggiunto la coda
che gli nascondevano
la
certi baffi posticci,
la
cui
del volto, e portava al fianco una
met"
spada,
metro
di circonferenza.
elsa aveva
mezzo
per lo meno
scortato
folti baffi,
Veniva
da cinque uomini
con
con
Gii
Servitor
dis"
Blas,
lunghe spade.
suo, signor
avvicinandomisi
ella
in
vede
un
me
alguazil
s'egli,
;
di nuovo
conio; e questibravi, che mi accompagnano,
anch' essi arcieri di nuova
sono
tempra. Ella non
ha altro a fare se non
condurci
dalla donna, che
a
il
le
ha
le
do parola che
diamante, ed io
ghermito
brizia,
Farestituire. " Ci" udendo, abbracciai
glielofaremo
il quale mi fece conoscere
lo stratagemma,
valersi a mio favore, e gli attestai
di cui intendeva
che mi piaceva moltissimo
ventato;
inlo spediente da esso
poscia salutai i f"nti arcieri,i quali erano
tre servitori e due barbieri suoi intimi amici, da esso
impegnati in questa funzione. Intanto feci portar da
bere per rallegrar la brigata,e poi tutti d' accordo
suir imbrunire
andammo
alla casa, dove si trovava
Camilla. Vedendo
eh' era
la porta, picchiamserrata
mo,
tosto
vecchia
la
ad aprirci; e credendo
e
venne
eh' erano
che le persone
fossero i bracchi della
meco
giustizia,fu colpitadallo spavento.-" Rasserenatevi,
mia buona
madre, le disse Fabrizio,noi non veniamo
istante sar"
bagatella,che in un
qui che per una
innanzi ed entrammo
sbrigata." Ci" detto,andammo
nella camera
dell' ammalata, scortati dalla vecchia,
che camminava
la candela
dinanzi
noi con
cesa
aca
candeUere
un
d'argento. Avvicinatomi
sopra
in
al letto,
mano
presi
quel candeliere,e, facendo
le mie
sembianze
Camilla:
osservare
a
"
Perfida,
le dissi,riconosci
ora
di Gii
quel troppo credulo
che
tu
hai
t'
!
ho
Scellerata
colta
Blas,
ingannato.
alla fine! Il corregidor accett"
le mie
querele, e
ministro
mand"
ad arrestarti. Venite, signor
questo
dissi
a
capitano,
Fabrizio,fate l'uffizio vostro. "
A queste parole Camilla, sedendosi
sul letto e guardandomi
il
nei
con
quali stava dipinto terrore,
occhi,
colle mani
a
giunte, guisa di supplicantemi disse:

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by

CAPITOLO

87

XIX.

Piet",misericordia,
signor Gii Blas,vi scongiuro per
la donna, che vi fu madre, abbiate di me
compassione.
"

che non
sventurata
la mia
se ascolterete

colpevole: ne sarete
storia.
No, signorina
so
voglio ascoltarvi:
Camilla, sclamai, non
troppo
neir inventare
bene quanto siate maestra
romanzi.
volete permettermi
Ebbene, riprese,giacch" non
vi
il vostro anello,ma
di giustificarmi, render"
non
mi rovinate. " Cosi dicendo, cav"
dal dito il mio
lo porse. Ma le risposiche non
anello e me
bastava
la restituzione dei
il diamante, e eh' io volea anche
nella locanda.
mille ducati rubatimi
Oh ! i vostri
"
li domandate, perch" quel
ducati poi,signore,non
me
Raffaele
li port" via in quella
traditore di don
se
Eh, furfannotte,n" ebbi posciapi" notizia di lui.
avete
tella,disse allora Fabrizio, non
dunque altra
scusa
per cavarvi d'impaccio,fuorch" il dire che non
la vostra
Non
vi
avete avuto
parte della focaccia?
redimerete
che
si
buon
mercato
basta
solo
siate
a
:
stata complice di don
Raffaele, perch" dobbiate
conto
della vostra vita passata: voi avrete
render
d'
gi" pi" un peccato sulla coscienza;e perci"bisogna
che veniate. "
di tutto
Le
due donne, a questo discorso, faceano
a
compassione ed empivano la stanza
per muoverci
di grida,di lagrime e di lamenti. Da
una
parte la
vecchia
s' inginocchiava, ora
all'
dinanzi
alguazil,
l'
daldinanzi aglisgherri,implorando misericordia;
ora
dolci accenti
mi
a
con
altra, Camilla
pregava
della giustizia.Ed io, fingendo
salvarla dalle mani
di lasciarmi ammollire:
"
Signor ufifiziale,dissi al
mante,
di Nugnez, poich" ho ricuperatoil mio diafigliuolo
fa
al rimanente.
bado
non
No, rispos'egli,
d'uopo ch'io adempia al mio dovere ; mi " stato espressamente

Sono

pi"

convinto

"

"

"

"

d' arrestare
queste donne, colle
un
quali il giudice vuol dare al mondo
esempio.
ad
Ah, di grazia, ripigliaiio, piegatevi un
poco
istanza mia e mitigate alquanto il rigore del dover
il regalo, che
vi offrono
queste
vostro,mediante
donne.
questa
Oh, questa " un' altra cosa, diss'egli,
ben
rettorica
" veramente
una
applicata:
figura
milla
ors" vediamo, che cosa
vogliono darmi ? " Cui Cad'orecho
di
e
un
collana
Io
una
: "
paio
perle
ordinato

"

"

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88

GIL

valore.

BLAS.

Si ; ma, interruppebruscamente
Fabrizio,se queste vengono dalle isole Filippine
le voglio." Ed ella : " Voi poteteprenderle sulla
non
mia parola, che ve le garantisco per
"
sopraffine.
Nello stesso tempo fece portare dalla vecchia una
fuori la collana
da cui cav"
e gli orecchini,
scatoletta,
del signor alguazil,
li consegn" nelle mani
e
il quale, bench"
fosse niente pi" conoscitore
non
di me
in fatto di gioielli,
pure tenne per certo che
tanto gliorecchini quanto le perle fossero veramente
preziose.Dopo d'averle mirate e rimirate : " Queste
di buona
lega ; e se loro
perle,disse, mi sembrano
aggiungessi il candeliere d' argento, che ha in mano
il signor Gii Blas, forse,forse !...
Non credo, diss' io allora a Camilla, che per una bagatellavogliate
far cadere
accordo
tanto vantaggioso per voi. "
un
E in questo dire,staccai la candela, e la diedi alla
a
Fabrizio, il
vecchia,consegnando il candeliere
cosi
accontentandosi
quale
perch" non
(probabilmente
vedeva
nella camera
altro di buono), rivoltosi alle
disse
loro:
"
donne,
Addio, signore,vivete "i pace
che ora
vado
a
perorare per voi dinanzi al signor
corregidor,e gliprover" che siete pi" candide della

chini di gran

"

"

neve.

"

CAPO
Continuazione
GiL
soggiorno

di

XX.

dell'avventura
Blas

abbandona

dell'anello
la

medicina

perato.
ricued

il

Vagliadolid.

fu secondata
Tinvenz"one
in questa maniera
lieti
di Fabrizio, escimmo
dalla casa
di Camilla
la nostra aspetd' un
buon successo, che sorpassava
tativa,
attesoch"
altro di mira
avuto
non
avevamo
l'anello. Noi portavamo
via le altre cose
non
se
che
ninno
deve
farsi
liberamente, senza
pensare
avessimo
giustiziada s", e, quantunque non
preso
decimo
forse che un
di quello che Camilla e Raffaele
mi avevano
il menomo
rubato, noi non
avevamo
diritto di impossessarcene. Lungi dal rimproverarci

Poich"

questa impresa,
avere

eravamo

di
nella

stupidamente convinti

fatto un' azione meritoria. Quando

fummo

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by

CAPITOLO

91

XX.

contrada
: "
Signori,disse Fabrizio,io son di parer"
che torniamo
alla nostra
bettola a passarcela allegramente
tutta la notte : domani
il
poi venderemo
candeliere, gli orecchini e le perle, e ci divideremo
da buoni fratelli il denaro:
ci" fatto,ognuno
andr"
alla
casa
e si scuser"
sua
a
meglio col suo padrone. "
Il parere
del signor alguazil ci parve
savissimo, e
tutti alla bettola.
perci" corremmo
buona
Fatta apparecchiare una
a
cena, sedemmo
tavola pieni d'appetito e di buon
Il pasto
umore.
fu condito
di molte
lepidezze, e particolarmente
Fabrizio
che
il brio della conmanteneva
era
versazione
quello
mentre
e rallegrava assai la brigata.Ma
sul pi" bello deir allegria,la nostra
eravamo
condit"
giofu turbata
da un improvviso accidente. Nella
di bella
dove
cenavamo
uomo
un
camera,
comparve
da due o tre altri brutti cefif",
statura, accompagnato
ai quali tennero
dietro altri tre, e cosi a tre a tre ne
vedemmo
erano
a
capitar fino a dodici. Costoro
armati
il che ci diede
di carabine, di spade e di stili,
di cui
divedere
la pattugliadegli arcieri
a
essere
V
Sul
intenzione.
indovinar
V
difficile
non
era
cipio
princoloro
risoluti di far resistenza,ma
eravamo
ci attorniarono
in un
istante e ci tennero
a dovere
si col numero
che colle armi
fuoco.
da
"
Signori,
disse ironicamente
ho
il comandante,
saputo con
di mano
un
qual ingegnoso artifizio avete cavato
anello ad una
avventuriera.
certa
si pu" negare
Non
che r invenzione non
meriti
sia eccellente,
non
e che

pubblico premio ; e questo non


pu" in nessun
la
la quale vi destina
modo
giustizia,
mancarvi, perch"
mancher"
in casa
di
propria un alloggio,non
ricompensare una cosi bella levata d'ingegno." Tutti
quelli,ai quali era diretto questo discorso,restaron
confusi : cangiammo
di colore, e in quel punto sentimmo
noi pure il medesimo
batticuore,che avevamo
un

fatto provare

mech"

merita

Nondimeno
Fabrizio, codifenderci
dogli:
dicentent"
e
pallido sfigurato,
zione,
cattiva intenabbiamo
avuto
"
Signore, non
in conseguenza
e
questa piccolasoperchieria
! repHc" il coCome
d' essere
mandante
compatita.
a

Camilla.

"

questa una piccola


sdegnato, voi chiamate
delitto
soperchieria? Non
sapete che questo " un

Digitized
by

92

BLAS.

fortunati se
vi condannassero
soltanto a falciare il prato " [1].
che la cosa
era
ancor
Quando udimmo
pi" seria
di quello che avevamo
da prima pensato, ci gettammo
tutti a' suoi piedi,supplicandolo e scongiurandolo
le
la
nostra
nostre
a compatire
giovent" ; ma
e
rigett" anche
l'offerta,
preghiere furono inutili,
della collana, degli orecchini
che gli facemmo,
e
del candeliere, non
che dello stesso mio anello,e si
arciere
mi
inesorabile. Strada
facendo
mostr"
un
la
raccont"
che
Camilla,
vecchia, che stava con
che
noi
fossimo
avendo
veramente
non
sospettato
tenuto
dietro fino alla
ci avea
addetti alla giustizia,
i
verificati
suoi sospetti,
bettola,e che, essendosi
la pattugha per vendicarsi.
andata
ad avvertir
era
La
che fecero fu di frugarci da per
prima cosa
tutto e di toglierci la collana, gli orecchini
ed il
col rubino
candeliere.
V anello
A
arraffarono
me
trovarono
dell'isole Filippine,che sfortunatamente
ne'miei scarsellini ; n" mi lasciarono
tampoco i reali,
che m* erano
stati dati quel giorno per prezzo delle
mie ricette. Mentre
mi spogliavano de' miei gioielli
il capo
della pattuglia,ch'era
dermici
e
quattrini,
la nostra avventura
ai ministri
presente, raccontava
del saccheggio, la maggior parte de' qualitrovarono
il nostro misfatto, che
si grave
ci giudicarono meritevoli
della forca. Gli altri,
meno
severi,dicevano
che bastava
castigarcicon dugento frustate caduno
di galera. Aspettando dunque
e con
qualche anno
del signor corregidor ci rinchiusero
la sentenza
in
l
a
dove
sdraiammo
ci
sulla paglia, quale
un
camerotto,
ivi distesa come
stalla in cui siasi prein una
era
parato
il letto ai cavalli. In quel luogo noi avremmo
uscir di l" che
potuto rimaner
lungo tempo, e non
al remo,
il giorno seguente il signor
se
per passar
Emanuello
sentito parlare del nostro
Ordognez, avendo
mani
fosse
attorno
si
le
dato
non
caso,
per
Fabrizio
dalla prigione,il che non
fare
cavar
potea
lui. Era
liberar pure noi tutti con
senza
quegli un
in grande riputazioneper tutta la citt",e non
uomo
risparmi" sollecitazioni di qua e di l"; e, parte pel
da

GIL

capestro ? Vi terrei per

[1] Falciare

il

prato,

vale

fra gli spagnoli per

remar

sulle

galere.

byG"ogle

Digitized

CAPITOLO

SUO

credito, parte per

93

XX.

quello de'
la nostra

suoi

amici, ottenne

liberazione.

giorni
di noi torn"
al
Appena posti in libert",ognuno
propriopadrone. Il mio dottor Sangrado m'accolse
'mio Gii Blas, io
Povero
: "
benignamente dicendomi
la
mattina
solamente
tua
seppi
questa
disgrazia,ed
in procinto d' andar
attorno
ed interporrequalche
era
personaggio per te. Intanto consolati d'averla scappata

in capo

tre

bella, e sia questo accidente

vorarti
uno
sprone
per infernella
medicina.
" Risposi che
pi"
sempre
punto
apio la pensava
cosi anche
verit"
vi
mi
; e per
tutto
l'animo.
Invece
di scemare
il
applicai con
ci" che il mio
licemente
felavoro, accadde
padrone aveva
vi
sarebbe
in quelpronosticato,che cio"
di malattie. Il vainolo
r anno
abbondanza
le
febbri
e

nella
citt" e nei
a
maligne cominciavano
regnare
sobborghi, sicch" tutti i medici di Vagliadolid ebbero
noi
molto
da fare, ma
pi" di tutti. Non
passava
noi
che
di
visitasse otto o
ciascuno
due non
giorno
dieci ammalati,
dal che
si vede
sia
quant'acqua
stata bevuta
e
quanto
io non
indovinare
so

sia stato cavato.


Ma
l'indole delle malattie,

sangue
fosse
se

fosse il nostro
metodo
o se
per s" stesse incurabili,
curarle
di
vano.
moripur troppo tutti gli ammalati
; ma
volte abbiamo
fatto tre visite ad un
fermo,
inRare
ch'era
o ci dicevano
perch" gi" sulla seconda
lo trovavamo
all' agonia. Gh afflitti,
sepolto o almeno
de' quali dovevamo
sopportare i rimbrotti,qualche
mavano
sulle furie a tal segno
che ci chiavolta montavano
di ogni
ignoranti,assassini,e ci caricavano
la
sorta di villanie. Tanti
improperi mi destavano
che
il
fatto
il mio
avea
callo, li
bile; ma
padrone,
ascoltava

gi"

avrei

potuto anch'io
alle ingiurie, se
il cielo,
al par di lui avvezzarmi
di Vagliadolid
agli ammalati
per toglierefinalmente
fatto nascere
dei loro flagelli,
uno
non
un
avesse
mi
accidente, per cui
disgustai della medicina, da
esercitata
si poca
fortuna.
con
me
Voglio narrar
pacatamente.

il caso, anche
mie
spese il lettore.
di noi
Era vi in vicinanza
fedelmente

gli
giorni,e
dove

costo

un

di

giuoco

far
di

ridere

pallamaglio,

della citt" radunavansi


di que'bravi
trova vasi uno

tutti i

sfaccendati
dove

Digitizedby

di

pro-

94

GIL

fessione,che

testa

ragione o del
facevasi chiamare

Alla

due occhietti
sembravano
e

ordinaria, ma
fulminanti,che
minacciar

allargato

che

nei

trasti
con-

colui
don Rodrigo di
trent' anni
ed era

mostrava

cera

di statura

uomo

un

Avea

caporioni, e

della

biscagliese,e

Mondragon.

in

erigono

si

decidono
un

BLAS.

Era

torto.

secco

nervoso.

li ruotavano
nella
cui dava,
tutti quelli,
guarbaffi rossi,che
vano
sali-

due
si
a
parlare era
toccargli le tempie. Il suo
che
bastava
bocca
far
si
fiero
rozzo
e
aprisse
per
divenuto
il titremare.
ranno
era
Quel prode campione
del giuoco e
giudicava imperiosamente le
contese, che insorgevano fra i giuocatori; n" v' era
appello da' suoi giudizi,quando per altro T appellante
voluto risolversi a ricevere il di seguente
non
avesse
cartello di sfida. Qaa"e lo descrivo, la padrona
un
di sposarlo. Era
della bisca decise
donna
una
essa
di
sui quarant' anni, ricca, piena
cortesia e vedova
un

da
si

naso

al matrimonio,
si preparava
quindicimesi. Mentre
suo
lei, divenni
ammal", e io, fatalmente
per

malattia
fosse
non
una
avrebbero
stato
bamaligna, pure i miei rimedi
In
fatti
farla
diventare
in
pericolosa.
per
,
di lutto, e
capo a quattro giorni riempii la taverna
la padrona
n'and"
dov'io
tutti gli altri
mandava
se
ammalgiti, e i parenti s' impossessarono delle sue
medico.
febbre

Ancorch"

Don
sostanze.
matrimonio
un
di gettar fuoco

la

sua

Rodrigo, di?perato per la perdita di


si content"
per lui utilissimo, non

di me,
ma
giur" di
la sua
passarmi da parte a parte con
spada e di
farmi
mi
che
incontrasse.
brani
la prima volta
a
Un
di questo giuvicino
caritatevole
mi
avverti
ramento,
il carattere
bene
di Mondragon,
e io conoscendo
curare
lungi dal non
questo consiglio, ne
fui atterrito. Non
di casa
uscir
timore
osavo
per
di incontrare
mi
di
quel demonio, e
parca
sempre
veder
in casa
il biscagliesefuribondo, e da
entrare
tale imaginazione atterrito non
avere
potevo mai
affatto
di quiete.Questa cosa
mi
fece
momento
un
T
alla
amore
pensai pi" ad
medicina, e non
perdere
la
altro che a liberarmi
Per
da tanta inquietudine.
qual cosa
ripigliaiil mio abito di velluto,e, dato il
buon
giorno al mio padrone, che faceva di tutto per
e

fiamma

contro

Digitizedby

trattenermi

uscii di
seco, sul far dell'alba
timore
don
incontrar
d'
Rodrigo sulla

ancora

citt",non
mia

95

XX.

CAPITOLO

senza

strada.
CAPO

Quale

abbia

strada

VaGLIADOLID,

DA

XXI.

DA

CHI

nell'

Blas

Gil

preso

SIA

uscire

RAGGIUNTO

STATO

VIAGGIO.

PER

camminava
frettolosamente, e di quando in
quando mi guardavo dietro le spalle per vedere se
il terribile biscagliese seguiva i miei passi : e V idea
la mia imaginazione, che
di colui riempiva talmente
tutti gli alberi e le siepi, e
ad
prendevo per esso
il cuore
lo spaveato.
ogni istante mi balzava
per
Io

tre miglia,
per ben
lentamente
la
e seguitai pi"
strada
verso
Madrid, dove avea 'stabilito d'andare.
mi
Il lasciare
il soggiorno di Vagliadolid non
spiaceva
dieh' io
nulla : V unico
rincrescimento
per
di
da
mio
letto
diavessi era
Fabrizio,
quello
separarmi
avevo
Pilade, al quale non
potuto dare neppur
mi rincresceva
addio. N"
rinunziato alla
l'aver
un
medicina, che anzi domandavo
perdono a Dio d' aver
difficile senza
esercitato
tanto
noscerla.
couna
professione

Finalmente, dopo

camminato

aver

la paura,

scem"

Io

in tasca

aveva

una

discreta,circa

somma

ducati, e questo era tutto il mio tesoro, con


conto
di rimanere
cui facevo
a
non
Madrid, ove
utile
oltre
dubitavo
di trovare
ci"
:
qualche
impiego
in quella famosa
vivamente
di arrivare
desideravo
erami
e
h'
decantata
stata cotanto
quasi emporio
citt",
di tutte le meraviglie del mondo.

cento

riandavo

che
ne
pensiero tutto ci"
udito dire, e godevo in anticipazione i ceri
piadi quel soggiorno, udii la voce
che
d' un uomo,

Mentre
avevo

veniva
sul

verso

dorso

collo,ed

io era
subito

una

col

di me
cantando
sacchetta
di

spadone
rapidamente,
uno

Era
stato

Avea
chitarra
al

tutta

voce.

pelle, una

al fianco ; e siccome
batter d' occhio
in un

uno

de' due

in

prigione

scambievolmente

minava
eglicam-

mi

raggiunse.
cui

garzoni barbieri,
per l'affar dell' anello,onde
con

ci

riconoscemmo,

bench"

Digitizedby

ci

96

GIL

fossimo
trovarci

BLAS.

e
cangiati di vestiti,

di
stupefatti

restammo

insieme

cosi
all'impensata sulla strada
io
la mia
dimostrato
contentezza
reale; avendogli
di viaggio, mostr"
d'averlo
anche
egli
compagno
molto
d' aver
Poich"
piacere di rivedermi.
gli ebbi
abbandonato
detto il motivo, per cui io aveva
Vafarmi
un'
confidenza
mr
gliadolid,egli,per
egual
,

raccont"
che aveva
fatto baruffa
col suo
padrone,
che finalmente
si erano
dati entrambi
eterno
un
e
addio. " Se io avessi voluto, soggiunse, fermarmi
a
avrei
dieci
di
trovato
Vagliadolid,
botteghe migliori
dire
senza
quella; perch" oso
millanteria,che non
in tutta la Spagna che sappia sbarbare
v' " barbiere
a

al

pelo e contro-pelo
Ma
non
pari di me.
desiderio

ardente

cui sono
del mio
sar"

dieci anni

paese
domani
e

ed

arricciare
ho

paio di baffi
l'
potuto pi" resistere al-

di ritornare

alla citt"

nativa, da

voglio respirare V aria


rivedere i miei congiunti, coi quali
e
l' altro,stantech"
il luogo dov' essi dimorano,

che

che

un

manco

si chiama

Olmedo,

"

grosso

un

laggio
vil-

al di qua
di Segovia. "
il barbiere
Deliberai di accompagnare
a casa
sua
a
poi d'andar
qualche mezzo
Segovia a cercare

di andare
cominciammo
Madrid.
Intanto
a
di cose
seguitando il cammino
indifferenti,
un' ora
quel giovane faceto e piacevolemi

parlare

dopo

domand"

appetito; e avendogli rispostoche glielo


d^
avrei fatto vedere
alla prima osteria: " Prima
poso.
mi disse, possiamo prendere un
ari?lvarci,
po' di rise

sentisssi

Nella

mia

perch",

sacchetta
quando io

troveremo

da

far

zione,
cola-

viaggio,

procuro
sempre
mi carico
la mia
d' abiti,di
provvista: non
biancherie
n" d' altre cose
superflue,ma metto nella
valigia roba da mangiare, una
saponetta e i miei
la sua
rasoi. " Lodai
prudenza e accettai di buon
io
lui proposta; e siccome
la
refezione da
grado

di fare

buon
fare
un
a
fame, cosi mi preparavo
detto,me lo aspettavo.
pasto,e dopo quello che aveva
seduti
e
Deviatici
maestra
adunque dalla strada
pietanze, che
sull'erba,il barbiere distese le sue
aveva

consistevano
bocconi
tirato

in

di pane

fuori,come

cinque
e

sei

cipolleed

ci" che
formaggio ; ma
tesoro, dal sacco, fu un

Digitizedby

in

alcuni
fu da lui
otricello

Digitized
by

CAPITOLO

pieno, a quanto egli diceva, di


i cibi

99

XXI.

vino

ch"
prelibato.Ben-

tuttavia la
sapore,
ambedue, non ci die tempo di
fame, che ci pungeva
alla loro insipidezza;vuotammo
badare
altres" Toc
he
conteneva
forse
di vino,
due
boccali
tricello,
che non
tante
lodi. Ci" fatto,
meritava
veramente
ci levammo
e continuammo
allegramente la strada.
Il barbiere, a cui Fabrizio
detto che m' erano
avea
accadute
avventure
singolarissime,desider" sentirle
dalla mia
di non
dover
gare
nebocca, ed io, credendo
chi
alcuna
mi avea
cosa
a
si generosamente
tosto al suo
desiderio ; poscia
trattato , soddisfeci
alla mia
scendenza,
condigli dissi che, per contraccambiare
anch' egli la storia della
mi raccontasse
!
Oh
la
vita.
mia
sua
"
storia,diss' egli,non merita
contiene
d' esser
altro che fatti
sentita, perch" non
di meglio
semplici ; nondimeno, siccome non abbiamo
raccontarvela
ella
". " Allora
tal quale
da fare,voglio
fece il racconto, presso a poco nel modo
me
ne
non

avessero

gran

seguente.
CAPO
Storia

del

garzone

XXII.
barbiere.

avolo
Perez
Ferdinando
de la Fuente
mio
(io
lontano ) , dopo
da
stato
essere
prendo la cosa
in Olmedo,
mori
lasci"
e
cinquanf anni barbiere
fu
chiamato
I
l
Nicola, suo
quattro figli. primogenito,
nella bottega ; il secondo, che avea
nome
successore
alla
dedicatosi
divenne
eiaio,
merBertrando,
mercatura,
fece
che
il
il
maestro
era
e
Tommaso,
terzo,
di scuola ; il quarto poi, detto Pedro, sentendosi
cazione
voun
pezzettodi terra,
per le lettere,vendette
la
che
bilirsi
toccato
sua
gli era
parte, ed and" a staper
col suo
di farsi nome
Madrid
colla speranza
a
ingegno e col suo sapere. Gli altri tre suoi fratelli
si stabilirono ad Olmedo
si divisero,ma
e maritaronsi
Mio
alcune
con
figliedi agricoltori.
pad^e, m'inse-.
gn" per tempo a far la barba, e quando vide eh' io
arrivato
air et" di quindicianni, mi pose sulle
era
al fianco questo
"palle questa sacchetta,mi appese
spadone, e mi disse : " Diego, tu sei ora in istato di
"

Digitizedby

100

GIL

BLAS.

sendo
dunque pel mondo, espane
; vattene
che tu viaggi per dirozzarti e per
tornar
ridiventar
perfettonel tuo mestiere : parti e non
pi" a-Olmedo, se non hai fatto il giro di tutta
in questo frattempo non
la Spagna:
voglio sentir
di te. " Ci"
nuova
nessuna
dicendo, m'abbracci"
di Dio.
nel nome
amichevolmente, e mi mand"
mia
il
saluto
Tale
fu
datomi
da mio
"
padre; ma

guadagnarti il

necessario

di costumi
meno
duri, alquanto commossa
per la mia partenza, si lasci" cader qualche lagrima
anche
furtivamente
Uscito
mi diede
ducato.
un
e
la via di Segovia, ed apche fui da Olmedo, preso
pena
fatti cento
mi
mi
a
e
fermai,
posi slegare
passi
il mio
sacco
guardando ci" che vi era dentro
per
conoscere
precisamente le ricchezze,ch'io possedeva.
astuccio
di tutto trovai un
rasoi gi"
Prima
due
con
il
essi raso
tanto
logori che sarebbesi detto aver

madre,

dieci generazioni, e con


r"ggia
quelli v' era una codi
ed
di cuoio
palla sapone.
per affilarli, una
di
trovai
camicia
In secondo
una
nuova,
luogo
canapa
vecchie
di
di
mio
un
padre, e, quella
paio
scarpe
ventina di reali,
che pi" di tutto mi fece piacere,una
involti in un piccolissimocencio di tela. Ci" costituiva
tutto il mio
voi vedete
da
ci" che
e
pap"
avere,
si misero
Nicola, lasciandomi
partire con
bagaglio,
della mia
il posabilit". Nondimeno
facea gran
caso
sedere
venti
gliare
abbareali
ducato
bastava
e
un
per
mai avuto
aveva
un
un
giovinotto che non
che
credetti inesauribile
il
(fuattrino;di maniera
continuai
la
mio
ebbro
di
gioia,
tesoro, e perci",
mia
occhiando
Telsa del
ad
momento
ogni
strada,
mi urtava
ad ogni passo
mio spadone, di cui la lama
le polpe, e m* impediva di camminare
liberamente.
Sul far della sera
arrivai nel villaggiodi Ataqui"
fame
nes
con
tremenda, e andato
quasi
all'osteria,
fossi un gran signore,domandai
alteramente
da cena.
L' ostiere "mi fiss" qualche poco ; e, vedendo
subito
chi aveva
da fare, mi disse gentilmente : " Adagio,
con
voi sarete
servito e trattato da prineccelletiza,
cipe.
mi condusse
in una
meschina
Cosi dicendo
"
mi
un
port" un
quarto d'ora,
cameretta, dove, scorso
ch'io
di
credo
che
fosse
e
mangiai
intingolo
gatto
come
fosse stato di lepre o di coniglio:indi accomse

pelo

Digitizedby

CAPITOLO

101

XXII.

pagn" questo squisitointingolocon

vino, a

dire,si

suo

che il re non
beveva
di migliore.Nondimeno,
bench"
sentissi che quel vino era guasto, pure
al gatto ; indi,per finire di trattarmi
come
gli feci onore
da principe,colui mi costrinse a rannicchiarmi
in un misero letticciuolo fatto pi" per stornare il sonno
"5he non
stretto
per conciliarlo. Figurateviun giaciglio
sul
e
poteva stender le gambe,
corto,
quale io non
della piccolezza della mia persona,
che non
ad onta

eccellente

avea

stramazzo

n"

guanciale, ma

^liaricciodurissimo, coperto di
che dopo r ultimo bucato
aveva

un

solamente

un

palenzuolo
doppio,
servito
almeno
a
quel letto che vi

viandanti.
Non
ostante, su
lo stomaco
descrivo, con
pieno del delizioso intingolo
imbanditomi
dall'oste,grazie alla mia giovent" ed
air indole mia
profondo, e
felice,fui colto da sonno
soffrire di indigestione.
dormii
tutta la notte
senza
fino air ultimo
Il di dopo, fatta colazione
e pagato
"
centesimo
il conto di quel prezioso trattamento,
mi recai immantinente
rivato,
a
Segovia, dove appena araccolto in una
ebbi la buona
sorte di essere
del
lavoro
mio
il
in compenso
bottega, ricevendo
vi
r
le
restai
altre
ma
non
vitto, alloggio,e
spese ;
fatto
cui avevo
che sei mesi, perch" un garzone,
con
amicizia
che voleva
recarsi a Madrid, mi sedusse
e
mi
strascin"
in
e
come
a
seco
quella citt", ove,
in una
Segovia, trovai da collocarmi
bottega delle
pi" accreditate. La vicinanza della chiesa di Santa
Croce
del
del
Teatro
e
Principe le procacciava
molto
tal che il padrone, due
garzoni ed
concorso,
che venivano
io quasi non
bastavamoa
per coloro
farsi fare
venir
barba,
vedea
lo
la
gente d'ogni
attori
e
condizione,ma
poeti.Un giorno,
sopratutto
trovandosi
insieme
due personaggi di questa specie,e
postisia discorrere delle poesie e dei poetidel tempo
intesi pronunziare da loro il nome
di mio zio,il che
mi fece star attento
al loro discorso pi" che per lo
innanzi
avessi fatto. " Fedro
" un
de la Fuente
non
stimato
eccellente : non
mi stupisco che Bia
autore
in corte ed in citt",e che alcuni
grandi lo abbiano
cento

^stipendiato.
che gode
anno
"

niente

ed
in

Oh
si, soggiunse
di ricche
entrate:

accumula
casa

del

tutto,perch"
duca

di Medina

l'altro, " qualche

egli
ha

non

ispende

la tavola

Geli.

"

Digitizedby

loggio
l'al-

102

GIL

BLAS.

lasciai cadere parola di quello,che quei poeti


che fosse per me
dissero di mio zio, non
una
vit",
noOlmedo
mo
perch" alcuni che passarono
per
si
10 aveano
curava
egli
detto; ma, siccome
poco
di farci sapere
di s", e mostrava
d' essersi del tutto
di
alienato,cosi noi egualmente poco ci curavamo
diro
il
sentii
lui. Ma
" acqua;
non
e
poich"
sangue
eh* egliera
in buona
condizione, e seppi illuogo della
di andarlo
a
la tentazione
sua
dimora, mi venne
"

Non

Una
sola mi metteva
in pensiero, ed
cosa
i poeti lo avevano
nominato
don Fedro, ondo
questo don mi faceva titubare per timore che invece
zio non
di mio
altro poeta. Nondimeno
foss' egli un
timore
mi
fece
non
cangiar d'opinione; e
questo
credendo
che come
letterato egli poteva benissimo
divenuto
essere
nobile,deliberai di andarlo a trovare.
A tal fine,colla licenza
tina
matdel mio
padrone, una
quanto
m'acconciai
alla meglio e uscii di bottega, alche col
altero di esser
nipote di un uomo,

trovare.
"

che

aveva
acquistato tanta riputazione.E
i barbieri
la loro vanit",
hanno
anch'essi
cosi cominciai
a
concepire grande opinione di me
medesimo, e camminando
pettoruto mi feci indicare
il palazzo del duca
Geli. Ivi giunto, mi
di Medina
di parpresentai alla porta, dicendo che desiderava
lare
all'illustrissimo signore don Fedro
de la Fuente.
scaletta
11 portinaio allora mi mostr"
col dito una
in fondo
al cortile e mi disse:
Andate
su
per di

ingegno

suo

siccome

"

a
l", poi battete alla prima porta, che troverete
man
disse,
destra. " Ed io,avendo
fatto quanto mi
a!
ad aprirmi un giovinetto,
picchiai,e subito venne
il signor don Fedro
ivi abitasse
se
quale domandai
de la Fuente.
" posnon
". Si, rispose,ma
sibile
per ora
che
avrei
parlare con lui. " Ed avendogli detto
avuto
da dargli nuove
piacere di riverirlo e che avea
della sua
famiglia,l'altro soggiunse : " Quand'anche
del papa
v' introdurrei
aveste
ambasciate
non
e

nella
quando scrive
sua; fino a
Fotete
andar
r ora.
"
e
" Andai

adesso

perch" egli compone:


bisogna guardarsi di distrarlo dall'opera
vederlo.
" possibile
mezzogiorno non
a fare un
giro e poi ritornare a quelsua

camera,

passeggiai tutta

la mattina

per

Digitizedby

la

citt"^

CAPITOLO

103

XXII.

sarebbe
air accoglienza che
per
sempre
che
lo zio. Credo, diceva
farmi
fra me
avr"
stesso,
io
consolazione
vedermi
di
:
giudicava il suo
grande

pensando

dal mio, e mi
riconoscimento
cuore
aspettava un
commoventissimo.
lui precisa*
Tornai
da
dunque
semi
mente
air ora
stabilita. " Voi tornate
a
tempo, disil suo
momenti
il padrone esce
cameriere:
a
lasci"
avvisarlo.
ad
di casa
detto mi
: vado
" Ci"
neir anticamera
momento
e
un
dopo torn" e mi
,
nella camera
fece entrare
del suo
padrone, il cui
subito mi fece impressione per una
certa fisolo stesso
mi
di famiglia,dimodoch"
pareva
tatolo
mio
zio Tommaso
si rassomigliavano. Salu: tanto
di
riverentemente, gli dissi eh* io era figliuolo
Nicola
de la Fuente, barbiere
d' Olmedo, facendogli
eh' io esercitava
eh'
a
settimane
tre
erano
sapere
il mestiere
Madrid
di mio
zone,
padre in qualit" di garche avevo
e
disegnato di fare il giro di tutte
le Spagne, collo
di perfezionarmi neir arte.
scopo
che mio zio se ne stava
io parlava, osservai
Mentre
negarmi
rindubitando
probabilmente se dovesse
pensoso,
narmi
allontaabilmente
nipote, oppure
per suo
all'ultimo partito,
da s". Ed essendosi
appigliato
volto
nomia

cominci"
"

Ebbene,
sani?

sono

dal

simulare

amico,
come

tuo
vanno

una

ridente,dicendomi

cera

padre,

madre
affari?

tua

i loro

e
"

i tuoi

Gli

zii

risposi

dandogli ampi ragguagli,mi parve per verit" che si


ben poco
tosto al
di tutto
curasse
ci", e, venendo
suo
oggetto soggiunse : " Ascolta Diego, io sono per*che tu vada
allo scopo di perfeziosuaso
narti
pel mondo
fermarti pili
neir arte tua, e ti consiglioa non
a
coloso
lungo in Madrid, perch" questo soggiorno " peridi

pei giovani, e tu, figliomio, correresti rischio


rovinarti. Ti consiglio adunque
ad andare
per le

altre

tanto
citt" del regno, dove
i costumi non
sono
corrotti. Vattene
egli; e quando
intanto, continu"
che
ti
sarai prossimo alla partenza, torna
da
me
dar"
una
doppia per fare il viaggio." Nel dir queste
parole mi condusse
gentilmente fuor della camera
mand"
via.
e mi
fui si acuto
Allora
da accorgermi eh' egli
non
"

volea allontanarmi
; laonde, tornato alla mia
informai
il padrone della visita ch'io avea

bottega,

Digitizedby

fatto;

104

GIL

egli,che

BLAS.

niente meglio di me
V intenzione
comprese
don
mi
disse
Io
non
: "
sono
signor
Pedro,
del parere
di tuo zio, anzi invece
di consigliarti
ad
andare
piuttosto,
attorno,egli dovrebbe
per quanto
mi sembra, cercare
di trattenerti
in questa citt",
perch", conoscendo
egli tante persone
grandi, potrebbe
facilmente
collocarti in una
buona
casa, e
metterti in istato d'accumulare
a
un
a
poco
poco
buon
da questo discorso, che
capitale." Persuaso
mi riempi di lusinghiere speranze, andai due giorni
dopo a trovare mi zio e lo pregai di volere adoperarsi
col suo
credito per trovarmi
di
un
posto in casa
un
qualche gentiluomo di corte. Ma la mia domanda
che
punto non
gli garbava; perch" un uomo
vano,
andava
le case
liberamente
de' grandi, e che
per
mangiava ogni giorno con
loro,non era soddisfatto
mentre
stava
coi padroni,
a
mensa
che,
egli se ne
sno
nipote sedesse alla tavola dei servitori : Diego
avrebbe
fatto arrossire don Pedro. Egli adunque non
manc"
di mandarmi
pe' fatti miei, e, quel che " peggio,
birichino!
burberi
modi. " Ah!
mi disse fu
con
il tuo
mestiere?
riosamente, vorresti abbandonare
io
ti
abbandono
di
coloro
che
ti danno
in
mano
Va,
questi perniciosi consigli.Esci subito da queste
vi metter
piede mai pi", altrimenti ti
stanze, e non
far" castigare come
lo meriti. " Sbalordito da queste
dal tuono, con
cui mio zio avea
parole, e pi" ancora
la cosa, me
n' andai colle lagrime agliocchi,
preso
tutto commosso
di me.
usata verso
per la durezza
stato di naturale
sono
Nondimeno, siccome
sempre
fiero e vivace, cosi rasQiugai incontanente
il pianto,
e, passando dal dolore allo sdegno, deliberai di piantar
li r iniquo parente, del quale aveva
fatto di meno
non

del

fino

quel giorno.

"

CAPO
Incontro
d'un
in

11

una

fatto
che
uomo,
fontana,

signor Diego

parecchi

Gil

da

de

Blas

dal

bagnando

stava
e

XXIII.

discorsi

la

altri casi

croste
tenuti

Fuente

suo

mi

con

compagno
di

raccont"

accadutegli; ma,

Digitized
by

pane

esso.

mente
parisic-

106

GIL

BLAS.

duecento
passi distante dalla
boschetto di grossi alberi, che faceano
strada
un
sederci.
ombra
a
gradita al terreno, ivi andammo
sui
ventisette
vent'otto
uomo
o
un
Col" vedemmo
in una
croste
di pane
che
anni,
bagnava alcune
s" vicino un lungo spadone,
a
fontana, e che aveva
insieme
suir
con
fardello, del quale
un
steso
erba,
mal
erasi caricato le spalle.Egli era
vestito, ma
cortesemente
fatto e di beli' aspetto ; e avendolo
ben
ci
contraccambi":
salutato, anch'esso
dopo di che
ci domand"
croste
ci present" le sue
e
con
cera
volevamo
ridente se
partecipare al suo banchetto;
avendogli noi risposto di accettare, col patto per"
farlo pi" lauto vi
che
che egli acconsentisse
per
la nostra
di aggraunissimo
colazione, egli mostr"
dire:
fuori la nostra
laonde subito tirammo
gione,
provviche dest" grande giubiloneir incognito: " Oh !

petito
,

vedendo

quante imbandigioni, o signori,grid" egli: voi siete,


di grande
a
quel eh' io vedo, persone
previdenza.
tante precauzioni, perch" mi
con
in
della fortuna; ma
meno,
nondibraccio
sempre
malgrado lo stato in cui mi vedete, posso
dire senza
vanit" che faccio qualche volta luminosa
trattato da principe
figura, a segno che spesso sono
ho un
mi circondano.
di guardie, che
e
grrin numero
"
" Capisco, disse
Diego, voi volete dirci con
ci" che siete commediante.
Bene !,disse l'altro,
" "
indovinata:
voi l'avete
almeno
sarannno
quindici
anni che calco le scene,
ancora
gazzo
raperch" io era
recitava
che
gi" qualche picciola parte. "
Parlo
la
"
schietto,replic" il barbiere, crollando
i commedianti, e
testa, stento a crederlo. Conosco
che
so
fato
quei signorinon viaggiano a piedi,come
Io

non

viaggio

metto

voi, n"

fanno

Antonio
che
: io dubito
siate neppure
smoccolatore
delle candele.
non
" Cui
il comico:
Voi
ci" che volete;ma
"
potete pensare
" men
eh'
io
non
reciti le primo
vero
non
per questo
mi
parti." " Se ci" " vero, disse il mio compagno,
contentissimo
che il signor
voi, e sono
rallegro con
Gii Blas ed io abbiamo
l'onore
di far colazione
con
di
alto
si
un
"
grado.
personaggio
Cominciammo
le nostre
croste e
allora a rodere
le preziose reliquiedella lepre, dando
nello stesso

pasti

da

Sant'

Digitizedby

CAPITOLO

107

XXIIl.

tempo tali amplessi all'otre che


E

vuotato.

tanto

eravamo

tutti

rest"
e

in poco
tempo
zione
tre in si fatta fun-

occupati, che in tutto quel tempo non


rimmo
profeparola,ma, dopo aver
mangiato, ripigliammo
cosi la nostra conversazione.
" Mi
meraviglio,disse
al commediante, che voi siate cosi male
il barbiere
teatro
che per essere
vestito. Mi pare
da
eroe
un
abbiate
voi
: compatitemi
troppo meschina
apparenza
! ripigli"
vi parlo Uberamente
! " " Liberamente
se
r attore : voi non
Melchiorre
conoscete
Zapata. Grazie
Dio non
soffro tanto
il solletico,
ed ho piacere che
a
franchezza
mi parliate con
; perch" anch' io quel
ho sulla bocca.
che ho in cuore
steri
miVi dico senza
che non
ricco : guardate, prosegui facensono
doci vedere
che il suo
tutto foderato
vestimento
era
di affissi di commedie, questa " la tela,di cui soglie"
la curiosit"
servirmi
mai
aveste
per fodera ; e se
disfare
la mia
di vedere
pronto a sodguardaroba, io sono
il vostro
desiderio. " Nello stesso tempo tir"
bisaccia
fuori dalla sua
abito tutto coperto di
un

d'argento falso, un cappello a


vecchie piume, qualche paio
larghe falde con
di calze di seta, tutte piene di buchi, e di scarpe "i
marocchino
tutte logore. " Vedete, continu"
rosso,
vero
un
tempo fa
egli eh' io sono
pezzente. Poco
ho creduto
che la fortuna volesse cambiare, giacch"
vecchi

passamani

alcune

il permesso

di esordire sul teatro di


Vi esordii,ma
Madrid.
stato
ahim" ! vi sono
fischiato
in
modo
schernito
tremendo.
e
Pertanto, me ne torno
mia
a
moglie e coi
Zamora, dove mi riunir" con
miei compagni, i quali non
fanno
troppo bene i loroche
siamo
Dio
costretti a
non
voglia
interessi,e
questuare per metterci in istato di trasferirci in altra
ci " accaduto
volta. "
citt",come
pi" di una
In questo dire il principe drammatico
rizzossi in
schiena
il
sulla
rimise
piedi,
fagotto,pose la spada
al fianco,e poi con
gravit" ci disse nel lasciarti i
ottenuto

avevo

signori, add"o
Possa

voi

versare

i suoi

favori

Iddio.

che ci ebbe il tergo, il signor


recitare e a gestire camminando.

Voltato

mise

su

Zapata
Allora

Digitizedby

si
il

d08

BLAS.

GIL

io cominciammo

a fischiargli
dietro,per
ci
avea
rammemorargli
quanto
raccontato; per lo
egliferirsi le orecchie dai nostri fischi,
che, sentendo
di trovarsi
credette
a Madrid
; e, voltandosi indietro
che
la
noi
vece
vedendo
e
ce
a spese
godevamo
sue, indi offendersi di questo tiro buffonesco, entr"
anch' egli graziosamente nello scherzo
il
e continu"
di
risa.
suo
viaggio,rispondendoci con grandi scoppi
n'ebba
sulla
se
Quando
abbastanza, ci rimettemmo
strada
maestra, e proseguimmo la nostra strada.

barbiere

ed

CAPO
In

QUA.LE
PASSATEMPI
DI

TROV"

DiEGO

STATO

GODUTI

XXIV.

DA

LUI

SUA

LA
E

DA

FAMIGLIA,
GlL BlaS
PRIMA

SEPARARSI.

Quella

andammo

sera

Valpuesta

in

il

un

fra
di cui
piccolo villaggio,
a

dormire

Mojados
non

il

ricordo
circa

giorno seguente giungnemmo


nella pianura di Olmedo.
"
Signor
de'miei
Gii Blas, disse ilmio
il luogo
ecco
compagno,
natah : io non
rivederlo
senza
quella immensa
posso
commozione
di animo, che " prodotta dal naturale
la propria patria."
tutti sentono
che
amore
per
sembra
mi
"
Signor Diego, risposi,
che, quando si
manifesta
tanto
amore
pel proprio paese, si debba
di quello che voi avete
parlarne pi" favorevolmente
nome

sulle undici

ore

fatto. Olmedo
mi
pare
eh' era
almeno
villaggio:
borgata ". E il barbiere:

citt",e
dovevate
Io mi
"

voi m'avete
chiamarlo

disdico;ma

detto
grossa
vi dir"

che, dopo

d' aver
veduto
Madrid, Toledo, Saragozza
tutte
le
altre
stato facendo
e
grandi citt",dove sono
il giro delle Spagne, le piccolemi sembrano
soltanto
Di mano
che
in mano
"
c'inoltravamo
villaggi.
per
la pianura, ci parava
di veder
gran gente vicino ad
in situazione
di poter
Olmedo; e, quando fummo

di che pameglio discernere gli oggetti,trovammo


scere
i nostri sguardi.
Prima
di tutto vedemmo
tre padiglioni piantatia
vicino a quelli
e
qualche distanza l'uno dall'altro,
di cuochi
e
numero
guatteri che allestivano
gran
un

gran

banchetto.

Alcuni

di loro

apparecchiavano

Digitizedby

CAPITOLO

100

XXIV.

preparate sotto le tende,


le lunghe tavole,che erano
di vino, altri faceano
altri riempivano le brocche
bollire le pignatte,e altri in fine giravano glispiedi
quello,che soprainfilzati d' ogni sorta di carni. Ma

Bagnava

alcune

croste

di

pane

[pag. 106J.

guardai, fu un grande teatro,


tutto io attentamente
luogo costrutto, il quale
in quello stesso
che era
di cartone
dipinte a diversi
di scene
decorato
era
motti
scritti qua e l" vari
colori,e su cui erano
vedute quelle
greci e latini ; onde il barbiere,appena

Digitizedby

HO

GIL

BLAS.

mi
iscrizioni,

disse : " Tutte


queste sentenze
greciie
testa di mio
mi rammentano
la gran
zio Tommaso,
che egli vi ha messo
ed io scommetterei
le mani
,
uomini
del paese.
essendo
de' pi" dotti
uno
"
il mio collega ed io considerato
tutte
Dopo avere
da
le cose
la curiosit"
ci venne
me
accennate,
di sapere perch" si facessero
tali preparativi; mentre
che
stavamo
domandare
un
osservammo
uomo,
per
,
l'aria di essero.il capo della festa,in cui Diego
aveva
il signor Tommaso
ravvis"
lo ragde la Fuente:
giungemmo
il maestro
in un
batter d' occhio.
Ma
di scuola
sulle prime non
riconobbe
il giovine barbiere,
essendosi
in dieci anni di molto trasformato
:
tuttavia guardandolo bene, indovin"
chi era, e perci"
abbracciandolo
cordialmente
affettuosa gli
con
voce
disse: " Oh, ben venuto
mio
caro
Diego!
nipote, ti
ritornare
finalm"nte
nella tua
terra
natale:
veggo
tu vieni a rivederci
tuoi Dei penati, e il cielo ti
ridona
salvo
alla
tua famiglia! O giorno tre
sano
e
o
lapillo! [1]
quattro volte felice! Albo dies notanda
Troverai
grandi novit", figliuolmio, seguit" a dire :
tuo
zio don
tima
vit" caduto
Fedro, quel gran letterato,
mesi
eh'
tre
di Plutone
ormai
e
sono
egli "
,
viveva
sotterra. QuelV avaro,
avea
semche, mentre
che la terra
gli mancasse,
argenti poil)re paura
i grossi stiaccumulava
oltracch"
pendi
lebat amore,
[2]
passatigli da alcuni Grandi , non
ispendeva
mantenimento
air
dieci
suo
anno
doppie
pel
neppure
e

teneva

un

cameriere

cui

non

pi" insensato

dava

mai

da

giare.
man-

del greco

Questo pazzo,
Aristipche
in
Libia
della
fece
tutte
le
mezzo
gettare
p",
ricchezze
portate da' suoi schiavi, reputandole un
nel cammino,
che
teva
mettroppo gli incomodasse
peso
nello scrigno tutto V oro
V
che
e
argento
poteva
ammucchiare.
E per chi mai?
eredi
che
quegli
per
voleva
dinanzi
il
non
avere
agli occhi, dimodoch"
trentamila
che
di
ducati
fu
era
suo
tesoro,
ripartito
ed
noi
fra tuo padre, tuo zio Bertrando
e
ora
me,
in caso
di lasciare buon
siamo
patrimonio ai nostri
Gli
d'esser
Giorno
con
pietra bianca.
degno
segnato
fausti
i giorni
credevano
romani
o
che
segnavano
infausti con
o
nere.
pietre bianche
del danaro.
[2J Intisichiva
per V amor

[1]

antichi

Digitizedby

CAPITOLO

Ili

XXIV.

Mio
figliuoli.

fratello Nicola
ha
maritandola
con
Teresa,
due
giorni che
appunto

fatto sposa
tua
alcadi.
nostri
de'
uno
E sono
noi celebriamo
con
tanto
simi
apparato questo imeneo, formato sotto faustisinnalzare
fatto
questi tre
auspicii.Abbiamo
di
nella
eredi
don
i
tre
Fedro
pianura, e
padiglioni
Tun
hanno
il proprio, dove
fanno
ciascuno
dopo
r altro le spese
di una
sei
giornata. Oh perch".non
il
tu venuto
?
Avresti
veduto
prima
principio
poco
delle nostre
che
ier
fu il
solennit",perch"
l'altro,
nata,
giorno dello sposalizio,tuo padre fece la sua giornella quale diede lautissimo pranzo
cui
a
cedette
sucdell'anello. Ieri poi tuo zio merdail corso
iuolo diede banchetto,dopo di che
festa
fece fare una
alla foggia di pastori dieci radazzi
pastorale,vestendo
fanciulle
al
altrettante
belli e ben fatti,
con
,
quale oggetto fece uso di tutti i nastri e di tutte le
cordicelle della sua bottega,onde cosi adornata
quella
lieta giovent" fece diversi balli e cant" mille
zonette.
cansorella

"

ed

La
io

giornata d'oggi,pro"egui egli, "


sono
nell'impegno di far gustare

"r Olmedo

uno

eoronabit

opus

un

gi"

spettacolodi mia invenzione : Jlnis


[1] Per la qual cosa ho fatto erigere

teatro, sul quale, piacendo

di

Marocco

far" rappresentare
da me
posto,
comBudi Mulei

Dio,

da' miei discepoliun


dramma
che ha per titolo Divertimenti

f/entufre

tutta mia,
ai cittadini

questo sar" perfettamente

citare
rappresentato, perch" ho alcuni scolari,che nel reMadrid.
di
la cedono
comici
niente
ai
non
per

Sono
essi figlidi famiglia di Pegnafiel e di Segovia,
che io tengo a dozzina: oh i bravi
attori! " vero
niera
io,e che la loro maper altro che liho ammaestrati
di dire comparir" impressa del conio del maestro.
ti faccio parola, perch"
Del
dramma
poi non
tanto
lasciarti
il
voglio
piacere della novit": ti dir" solche deve esso
far meravigliare gli spettatori,
essendo
di quegli argomenti tragici che
movono
comuno
r animo
che
le imagini di morte
con
rano
raffigudi Aristotile , il
alla mente.
Io sono
del

parere

volea che
-fiuale
[1] La

si eccitasse

fine coroner"

il terrore.

Ah

V opera.

Digitizedby

se

io

112

avessi

GIL

BLAS.

sulla scena
pel teatro non avrei messo
crudelissimi
ed
eroi
giammai se non
principi
sini:
assasmi sarei sempre
di
nelle
e
bagnato
sangue,
mie tragedie avrei sempre
fatto morire, non
solo i
le
ed
ma
guardie medesime,
personaggi principali,
avrei anche
il suggeritore,non
avendo
io
scannato
altra inclinazione che pel terribile. "
Mentre
uscir
terminava
queste parole, vedemmo
dal villaggioed entrare
turba
nella pianura gran
di gente delPuno
Erano
e dell'altro sesso.
questi i
due sposi accompagnatidai loro parenti ed amici,
e

scritto

preceduti da dieci
che

suonavano

dodici suonatori

tutti
Andammo

di vari

menti
stru-

insieme, e facevano uno


incontro
ad
essi, e

strepitosoconcerto.
Diego si fece conoscere, udironsi all'improvviso
appena
di gioia nell'assemblea,
e
grandi esclamazioni
tutti
ebbe
da
sicch"
ad
incontro,
gli corse
ognuno
accogliere i segni di amicizia che glivollero dare.
Tutta la sua
famiglia e tutti quelli che si trovavano
lo
di
abbracciavano
da ogni parte. Dopo
presenti,
che suo
padre glidisse: ""0h sii il ben venuto, Diego !
troverai i tuoi parenti alquanto arricchiti: f"gliuol
ti dico di pi",fra poco ti dir" ogni cosa
mio, ora non
tutta quella gente procedeva
" Intanto
per minuto.
per la pianura, finch",giunta sotto le tende, si pose
a

sedere
intorno alle tavole che ivi erano
chiate.
apparecil mio comin quel momento
Non abbandonai
pagno,

alla tavola degli sposi


ma
pranzai con esso
novelli. Il pranzo
fu assai lungo, perch" il maestro
di scuola ebbe la vanit" di volerlo fare di tre portate
i
suoi
altri
non
fratelli,
quali
gli
per superare
fatto le cose
tanto splendidamente.
il
Dopo
banchetto, tutti i convitati mostra vanogrande impazienza di veder rappresentare il dramma
del signor Tommaso,
vano
essendovi
non
dubbio, diceessi
di si beli' ingegno
che il componimento
,
fosse per meritare
ci avnon
vicinammo
gli applausi: laonde
locati
colal teatro, avanti
al quale si erano
atto
in fila tutti i musici
fra un
suonare
per
silenzio
in gran
e l'altro;
ed ivi standosi
ognuno
mente
finalvidero
,il
si
sipario,
aspettando che si levasse
gli attori comparire sulla scena; e l'autore,
col poema
in mano
sedette tra le quinte, per
avevano

Digitized
by

114

BLAS.

GIL

uscire di mezzo
sembravano
diede fine air azione e chiuse lo spetalle fiamme,
tacolo
assai
dilettevole. Tutta la pianura
in modo
risonava
degli applausi che si fecero a
pel rumore
il buon
diede a conoscere
si bella tragedia, il che
che sapeva
gusto del poeta, e fece veder chiaramente

strida lamentevoli

che

scegliere i

ben

suoi

CAPO
Arrivo

Gil

PADRONE,

CHE

soggetti [1].
XXV.

Blas

Madrid,

LO

TOLSE

AL

SUO

fu

qual

il

primo

SERVIZIO.

del giovane
per qualche giorno in casa
mi
Olmedo.
Poscia
compagnai
acad
partii,e
di Segovia, il quale
mercante
con
un
aveva
trasportatole sue merci a Vagliadolid, d' ondo
Facemmo
ritornava
scariche.
con
quattro mule
insieme
ed
conoscenza
istrada,
egli mise in
per
affezione
tanta
che , arrivati
me
a
Segovia , volle
mi fermai
barbiere

Io

tutta forza che andassi


d'alloggioa casa sua, dove
trattenne
mi vide in
due giorni; e quando
per
di un
colla vettura
procinto di partire per Madrid
segnarla
mulattiere,mi diede una lettera,pregandomi di conzata;
indirizdi quello,cui era
in propria mano
zione.
raccomandalettera
di
dirmi
ch'era
senza
una
mancai
di portarla al signor
Di fatto io non
abitava
Melendez
di panni, che
mercante
Matteo
alla porta del Sole. Colui, appena
aperta la lettera
letto il contenuto, gentilmente disse: "Signor Gii
e
a

mi

Pedro
Palacio, mio corrispondente, mi scrive
tanto
favorevolmente
di voi che non
debbo
mancare
mi
di offrirvi l'ospitalit"
in casa
mia. Oltraci"
prega
di trovarvi
buon
ci"
che
di
fare
impiego,
procurer"
molto
mi
con
che non
piacere , essendo
persuaso
diff"cile
il
sar"
collocarvi
in ottimo
posto. "
Accettai
l'offerta di Melendez, ma
non
glifui troppo

Blas,

lungo

mi
suo

d" aggravio, perch" in capo


disse di avermi
raccomandato
ad
bisogno di
conoscente, che aveva

[1]

Non

Fautore

occorre

parla

dire che
ironicamente.

qui,

come

in

otto

a
un
un

molti

giorni

cavaliere

cameriere,
altri

luoghi,

CAPITOLO

115

XXV.

che, secondo
quella occasione
ogni apparenza,
non
poteva fuggirmi. E per verit" quel cavaliere
sicch" Melendez, a lui
capit" nello stesso momento,
Ecco
disse:
il giovine, di cui vi
"
additandomi, gli

di buoni
costumi
ed io fo
,
fossi io medesimo.
sicurt" per lui,come
Il cava"
liere,
fissato che m'ebbe
attentamente, disse che gli
la
mia
che m'accettava
fisonomia
al suo
e
piaceva
servizio. " Egli pu" seguirmi,soggiunse, ed io gl'ingur"
segner" quello che dovr" fare. " Detto questo, auil buon
mercatante
al
mi
men"
e
seco
giorno
alla chiesa di san
nella grande contrada
in faccia
in bellissima
Filippo.Ivi entrammo
casa, un'ala della
scala di
salita
una
abitata, e
quale era da esso
in una
camera
cinque o sei gradinate, m'introdusse
serrata
due salde porte, l'una delle quali avea
con
inferriata. Da
finestrella con
nel mezzo
una
quella
ed
in
cui
in
letto
era
stanza
un
altra,
passammo
ricchi.
altri arredi ben tenuti ma
non
voluto
bene
Se il mio
nuovo
padrone avea
per
dal canto
di Melendez, anch'io
squadrarmi in casa
lui con
molta attenzione. Era colui un
mio
esaminai

parlai: egli "

onorato

d' aspetto freddo


e
e pi" anni
,
lo
revolmente.
favodi
indole
serio.
dolce, e
giudicai
parve
intorno alla
Mi fece parecchie domande
sposte:
mia
famiglia, e, poich" fu soddisfatto delle mie riassai
Gii Blas, mi disse, ti credo
"
giovine
di
ho
al mio seraverti
vizio,
e
piacere
giudizioso,
preso
che
tuo sarai contento
dal canto
come
spero
reali
di me:
ti dar"
al
diqci
giorno, che dovranno
vestirti e per salario,
servirti per mangiare,
per
senza
per" pregiudicare ai piccoliguadagni, che
mia. D'altronde
" difficile
non
potrai fare in casa
servirmi
bene, tanto pi" che non faccio mai cucina,
fuori di casa.
avrai
Quando
perch" pranzo
sempre
spolverato alla mattina i miei abiti,sarai in libert"
di venir a casa
solamente
tutto il di. Procura
ogni
di buon'ora, e di aspettarmi alla porta: n" io
sera
esigo altro da te. " Poco
dopo uscimmo, ed egli
chiuse
la
le chiavi; poi
stanza
stesso
e port" seco
mi
disse: " Amico,
non
seguirmi: vattene dove ti
trovati su
piace, ma
quando ritorner" questa sera
dicendo
se
questa scala. " Cosi
n^and", lasciando
uomo

di
Mi

cinquanta

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116

GIL

ch'io facessi
mi

paresse
"

tu

In
non

di
a

me

BLAS.

medesimo

tutto

quello,che

pi"

proposito.

verit",Gii Blas, diss'io allora a me medesimo,


potevi trovar miglior padrone. Ve'! tu trovi

gare
suoi abiti e disbrialla mattina, ti d" dieci reali
camera
sua
al giorno, lasciandoti
la libert" di andare
a
spasso
scolaro
in
vacanza!
v'"
come
uno
Vivaddio!, non
impiego migliore del mio. Oh, adesso non mi stupisco
avuto
tanta
voglia di venire a Madrid :
pi" d' aver
dubbio
tuna,
era
un
cfuellosenza
presentimento della forche qui m'attendeva.
tutto il giorno
Passai
"
e
girando per le contrade
compiacendomi a guardare:
le cose
mi
il
che
tenne
nuove
erano
per me,
in
la
cenato
non
occupato;
quand'ebbi
poco
sera,
lontana
molto
da
casa
un'osteria, non
nostra, mi
dato
portai puntualmente dove il padrone mi avea
di trovarmi.
d'ora
l'ordine
tre
Egli capit"
quarti
dopo di me, e parve soddisfatto della mia puntualit".
assai
"
Benissimo, mi disse,questo mi piace : io amo
c
he
il
fanno
loro.
Ci"
dover
"
detto,
que'domestici,
usci
del
lirichiuso
suo
e
apri gli
poi
appartamento
fummo
eravamo
senza
entrati; e siccome
appena
lume , cosi die' di piglioair acciarino
una
e accese
e quandc^
candela; dopo di che l'aiutai a spogliarsi,
fu a letto accesi
ordine la lucerna, che era
per suo
sul camino, e portaila candela
nell'anticamera, ove
tina
mi coricai in un
cortine. La matletticciuolo senza
e le dieci,e,
seguente egli si alz" fra le nove
spazzolato che gli ebbi le vesti, mi cont" i dieci
il
licenzi"
reali assegnatimi, e mi
fino alla sera;
un

uomo,
la

che,

per

ispazzolare i

che fatto, usci, non


chiuso
con
senza
aver
grande
le porte: ed ;eccoci
cautela
divisi Tun
in tal modo
dall'altro per tutto il giorno.
il nostro
di vivere,per me
modo
assai
Questo era
tlilettevole : la pi" bella di tutte era
poi ch'io non
del
il
mio
che
lo sanome
peva
non
padrone e
sapeva
lo
stesso
il
non
nosceva
coMelendez,
quale
neppure
dava
quel cavaliere per altro se non perch" anqualche volta nella sua bottega, e perch" gli
vendeva
di quando in quando del panno;
e i nostri
vicini furono anch'essi nell'impossibilit"
di soddisfare
alla mia curiosit",
tutti
d'accordo che
assicurandomi

Digitizedby

CAPITOLO

chi fosse
abitasse
in

117

XXV.

padrone, sebbene
contrada.
Eglino m
quella
olissero
non
praticava alcuno del vicinato; e
"ilcuni,proclivia far temerari
giudizi,desumevano
fosse
da ci" che
quello un
personaggio di poco
odore:
che
buon
innanzi
tanto
spettarono
soanzi, andarono
che fosse qualche spia del re di Portogallo
mi
ammonirono
ond' io
caritatevolmente
e
,
ci" prendessi le mie
L'avverti menta
misure.
"opra
mi conturb", e mi figurava che, se la cosa
era
vera,
io avrei
rischio di visitare le prigioni di Madrid,
corso
ch'io non
mi figurava pi" piacevoli
delle altre.
In affare si delicato,andai
Mecon
a consultarmi
che consiglio darmi, perlendez, il quale non
ch",
seppe
mio
il
che
s'egli non
padrone
poteva credere
sapevano

non

anni
che

"(la due

spia, non

fosse una
affermare

poteva d'altra
parte neppure
il contrario.
Presi dun(fue il partitodi osservar

meglio
se

mi

il mio

lo
che

veracemente

ma

il mio

parve

domandassero
cominciai

padrone e di voltarglila schiena


scoprissiper inimico dello Stato;
la
di

prudenza
non

por

ed

il mio

piede

in

ben
sere
esLafallo. gnile

esplorare le sue azioni; e, per


lo spoghavo, una
sera,
scandagliarlo,mentre
si
debba
come
gli dissi : " Signore io non
so
pi"
vivere
dai morsi delle male
lingue.Oh
per salvarsi
alcuni vi-/
Noi abbiamo
"|uanto mahgno " il mondo!
Cini
Maledetti
che sono
storo
copeggiori -del demonio.
ad

bene

! Voi

in che modo
mai
indovinereste
lano
sparche
Gii
Blas, riprese egli,
Ma,
sono
posdicenza
malessi dire ?
la
Ah
soggiunsi,
veramente,
di che dire e la virt" stessa
trova
sempre
" il bersaglio delle sue
frecce. Il vicinato dice che
noi siamo
zione
l'attenpericolose,che meritiamo
persone
della corte, in una
spia del
parola,vi credono
di
i*e
Portogallo." Nel pronunciare queste parole
io osservava
il mio
padrone e adoperava tutta la
mia
l'effetto in lui
perspicacia per poter discernere
non

di voi.

"

"

prodotto dalla
mi

notizia,ch'io

rit"
dato; in vecerta
signore una

gli aveva

di scoprire nel mio


parve
che
concordava
agitazione,
perfettamente colle conghletture del vicinato;e quello poi, che mi fece
bene, fu il vederlo rimanere
pensoso
pensare
poco
turdal
rinvenuto
e
suo
senza
parole. Nondimeno,

Digitizedby

118

bamento,
Gii

"

BLAS.

GIL

poco

dopo

aspetto

con

disse:

mi

sereno

morino
i nostri vicini morstra
far dipendere la noquanto vogliono, senza
neiaffannarci
quiete dalle dicerie loro e senza
loro
diamo
non
di noi, mentre
che hanno

lasciam

Blas

che

pure

r opinione
male.
di pensar
motivo
Ci" detto si coric", ed

"

io feci lo stesso

pere
sa-

senza

Il
qual partito dovessi appigliarmi. giorno
timmo
sendi casa,
stavamo
per uscire
seguente, mentre
l'alloggio,
alla prima
porta delviolentemente
battere
dosi
il mio
e
padrone, aperta V altra e ponena
guardare per l'inferriata della finestrella,
vestito che
gli disse: ".Signor
ben
vide
uomo
un
il
dirvi che
a
alguazil e vengo
cavaliere, io sono
a

vuol
egli f
di parlarvi." " Che
l alguazil:
Noi
"
"
so, signore , rispose
trovarlo e sarete tosto inlormalo

corregidor desidera

padrone.

il

disse

andate

a'

servitore, ripiglioil
buon
suo
sono
di tutto. " "
lui. " In
che fare con
ho niente
mio
padrone, non
grande strepitola seconda porta ,
cosi dire serr" con
vedere
dia
dando
poscia eh' ebbe passeggiato su e gi"
e
molto
che le parole dell' alguazil glidavano
i miei dieci reali e mi
pensiero, mi pose in mano
Io

disse:

Gii

Caro

"

Blas,

tu

puoi andartene;

quanto

tina
tanto presto,e questa matho alcun
non
bisogno di te. " Con ci" egli mi
arrestato, e che
di essere
d'aver
fece credere
paura
in casa.
lo costringesse a rimanersene
tal timore
un
se
m'ingannava
lo lasciai,e, per vedere
Io dunque

me

nel
la
me

di

escir"

non

casa

donde

ter
posospetto, m'appiattai in luogo,
avuto
avrei
vedere
s'egli uscisse fuori; quivi
tutta la mattina, s'eglinon
pazienza di starmene
dopo
avesse
risparmiato la noia. Un' ora
ne
mio

andamento
con
lo vidi camminare
per la contrada
talmente
tranquillo,che sulle prime rimase confusa
di arrendermi
in vece
la mia accortezza
: nondimeno,
mi posi in diffidenza, tanto pm
a
queste
apparenze,

ch'io

la

che

pensai

lui

per

era

non

sua

giudice favorevole:

in

gioie,e
le

cose

casa

che
per

se

benissimo

poteva
tranquillit"

f"nta,e m'immaginai
non

per

anche

probabilmente se
mettersi

via tutto 1

n'andasse

in salvo

con

sere
es-

egli

esser

non

portar

laonde

oro

masto
ri-

preparare

pronta fuga.

Digitizedby

le

CAPITOLO

tanto

119

XXV.

io era
dalla

che in quel giorno egli fuggisse


persuaso
citt" per
salvarsi
dal pericolo, che lo
minacciava, che non
isperaidi pi" rivederlo,ed era
incerto se dovessi
andar
ad aspettarloalla
alla sera
sua
non
mancai, e quello che mi
porta. Tuttavia
il sostup", si fu che il mio padrone ritorn" come
lito
si
alz"
alla
mattina
coll'usata tranquillit".
e
di vestirsi,
fu battuto
terminato
aveva
egli
Appena
improvvisamente alla porta; e il mio padrone, guardando
Talguazil
per la piccola inferriata,riconobbe
del giorno antecedente, al quale avendo
domandato
che volesse : " Aprite, rispose il fante, " qui il signor
formidabile
mi si gel" il
corregidor. " A quel nome
nelle
io
ribile
teraveva
una
sangue
paura
vene, perch"
di quei signori,da che era
passato per le loro
sicch"
in quel momento
avrei bramato
di essere
mani,
cento
Madrid.
ilmio
lontano
Ma
da
miglia
drone,
padi
la
ed
accolse
meno
apri
porta
pauroso
me,
rispettosamenteil corregidor il quale glidisse : " Voi
"^ostra scortato
che non
vedete
in casa
da
vengo
surro
sustroppa gente, perch" voglio fare le cose senza
che si spargono
; e malgrado le voci sinistre,
sul vostro
meritiate
che
conto
la
credo
citt",
per
e
qualche riguardo. Ditemi intanto il vostro nome
ci" che fate a
Madrid.
Signore, rispose il mio
io
della
Nuova
sono
padrone,
Gastiglia e il mio
" don
di Castil Blazo. I miei' affari
nome
Bernardo
consistono
neir andare
nel frequentare
a spasso,
poi
tutti i giorni con
gli spettacolie nel ricrearmi
cola
pice
allegra brigata. " E il giudice : " Voi avrete
dunque ricca rendita? " " No, signore, interruppe
il mio
ho n" rendite
n" terre
n"
padrone : io non
di che vivete dunque ? " replic"il giudice.
case.
" " E
Di
ci"
che
vedrete
don Bernardo.
"
adesso, " ripigli"
E in cosi dire alz" una' tappezzeria,apri una
porta,
ch'io non
dietro
avea
a
osservato, e poi un'altra
"

quella,e fece entrare il giudice in un gabinetto,in


cui gli fece vedere
una
nete
grande cassa
piena di mod'oro. " Signore, gli disse,voi sapete che
gli
Spagnuoli odiano il lavoro; nondimeno, qualunque
sia la ripugnanza loro per la fatica,
mi vergognonon
di dire che io li supero
di gran
avendo
lunga tutti,
tal dose di pigriziache mi trovo
ad ogni cosa
inet-

Digitized
by

420

BLAS.

GlL

tissimo. Se volessi dar V aspetto di virt" ai miei vizi,


cliiamerei
la mia
e
filosofica,
poltroneriaindolenza
direi essere
emendato
da tutto
questa opera di uomo
si
che
avidamente
tanto
nel
mondo
quello
cerca; ma
che sono
confesso
tutta sincerit"
tura,
con
pigro per nae tanto
pigro che, se fossi costretto a lavorare
di fame.
mi
lascerei
piuttosto morire
per vivere,
all'indole
mia
vita conforme
Laonde, per menare
la briga di amministrare
aver
naturale, e per non
i miei averi, o sopratutto per far a meno
dente
di intenho convertito
in moneta
il mio patrisonante
monio,
che consisteva
in diverse
pingui eredit". In
questo scrigno ho cinquantamila ducati,che sono
pi"
di quello,che mi abbisogna pel rimanente
de' miei
giorni,quand'anche vivessi oltre un secolo,perch"
mille
ne
spendo appena
all'anno, e a quest'ora
lustro. "
ho gi" compiuto il decimo
Oh quanto siete felice !,glidisse allora il corregi"
siasi sospettato che
dor. Ora vedo quanto malamente
voi siate spia : aff" di Dio che questo titolo non
viene
conpari vostro. Continuate
pure,
per nulla ad un
don
ben

Bernardo, continuate

vivere

vivete,che,

come

la tranquilit"dei vostri
lungi dal disturbare
giorni,io mi dichiaro invece vostro difensore: anzi vi
vi
la vostra
domando
amicizia
ed in contraccambio
il mio paoffro 1^ mia.
Ah, signore, sclam"
drone,
mente
tocco
da quelle gentiliparole, accolgo lietae insieme
offerta,
rispettosamentela generosa
la vostra
che voi mi fate. Si, donandomi
amicizia,
alla
il colmo
voi aumentate
il mio tesoro e mettete
"

mia

felicit". "

Dopo
stando

si fatto dialogo,che 1'alguaziled io udimmo


miat"
alla porta del gabinetto, il giudice si accomstanza
da don
poteva abbaBernardo, il quale non
riconoscenza.
dimostrargli la sua
CAPO

GiL
IL

BlAS
CAPITANO

con

suo

XXVI.

GRANDE

Orlando,

STUPORE
il

quale

TROVA
gli

racconta

MADRID
molte

COSE.

Don

Bernardo
di Gastil Blazo
fino in strada, e poi torn"

il giudice
frettolosamente
a

accompagn"

Digitized
by

122

GIL

BLAS.

di raccapricciare.Egli pure subito mi


potei a meno
con
aspetto grave
riconobbe, e avvicinatosi a me

solito contegno di padronanza, mi


seguirlo.Obbedii tremando, e diceva fra
mela
farstesso : " Ahim"
me
!, questa volta egli vuole
Chi sa
mai
dovere.
dubbio
a
senza
pagare
?
Avvi
forse
mi
caverna
condurr"
che
andove
qualche
in questa citt" ? In verit" di Dio, se lo credessi,
che non
ho la gotta nei piedi."
vorrei farglivedere
simo
attentisdietro
Camminavo
a
lui, e stavo
adunque
al luogo in cui si voleva
fermare, deliberato a
darmela
spetto.
a
gambe per poco che il sito mi desse soconservando
comand"
di

il suo

in un
momento
la mia
Orlando
fece svanire
in una
coir entrare
magnifica taverna ; onde
paura
all' oste il miglior
lo seguii,e avendo
eglidomandato
vino
fatto apparecchiare da pranzo,
clie avesse,
e
Ivi il capitano,trovandosi
in una
stanza.
passammo
da solo a solo,mi fece questo discorso : " Tu
meco
Gii Blas, di trovar
devi stupirti,
mandante,
qui l'antico tuo coavrai
inteso
ancor
e
pi" quando
stupirai
raccontarti.
ci" che sono
Sappi dunque che il
per
nella
solo
grotta e che partii
giorno che ti lasciai
tutti i miei cavalieri per
andare
Mansilla
a
con
a
le mule
dente,
vendere
e i cavalli
predati la sera anteced
el
il figlio
incontrammo
corregidor di Leon,
uomini
benissimo
da
a cavallo
quattro
accompagnato
la sua
Noi
tosto
carrozza.
armati, che scortavano
la polvere a due di quei giovifacemmmo
mordere
alla fuga. Allora
il
notti e gli altri due si diedero
cocchiere,vedendola brutta pel suo padrone, rivolto
noi in atto
a
a
supplichevole, si mise
gridare:
V
di
Ah
Dio
amor
"
signori , per
risparmiate la
,
del
vita del figlio unico
"
corregidor di Leon.
commossero
Queste
parole non
punto n" poco i
miei cavalieri,anzi vie maggiormente
li infiammarono
che uno
di furore, a segno
di loro grid":" Compagni,
guardiamoci bene dal lasciare la vita al figlio
dei nostri pari,di cui il padre
mortale
nemico
d' un
fece morire
migliaia di coloro che fanno il nostro
ed immoliamo
mestiere.
Vendichiamoli
questa vittima
alle loro anime.
Gli altri miei cavalieri applaudi"
rono
il
mio
a
questi detti,e
luogotenente apparecMa

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CAPITOLO

chiavasi

123

XXVI.

fare da gran
in quel sagrifizio,
sacerdote
il braccio.
io gli trattenni
ma
"
Fermatevi,
dissi;
necessit" ? Contentiamoci
perch" volete sparger sangue senza
borsa
della
di questo giovine, e da
che
fa
resistenza
siamo
cosi
barbari
non
egli non
,
volerlo
oltracci"
da
dee renammazzare:
dere
egli non
delle azioni di suo
conto
suo
padre; e anche
il
debito
alla
forca
suo
quando condanna
padre fa
di
noi
facciamo
il
nostro
noi, come
qualcheduno
gliando
spoa

" viandanti.

"

Intercedetti
cosi pel figliodel governatore, e ad
fu nulla negato. Solamente
intercessore
non
un
dei due
gli togliemmo l danari e, pigliatii cavalU
uomini
uccisi
li vendemmo
insieme
agli altri a
la
Mansilla. Ci" fatto,tornammo
verso
grotta, dove
"

tanto

giorno appresso
poco prima del levar
del sole. E quivi fu grande il nostro
stupore nel
la botola spalancata,e maggiormente ancora
trovar
Lionarda
legata nella cucina.
stupimmo al veder
T accaduto, e facemmo
Colei in due parole ci raccont"
le meraviglie che tu avessi saputo farci la burla,
di inmai
ti avremmo
creduto
perch" non
capace
la
te
bel
colpo, e
.maginare ed eseguire un si
peridonammo
invenzione.
merito
dell'
Da
solamente
pel
le dissi che ci apparecchiasse
che fu slegata la cuoca,
stalla
nella
ben da mangiare, e intanto
andammo
i
nostri
il
vecchio
dove
a
cavalli,
moro,
governare
giungemmo

il

venti quattr*ore
di
sfinito. Subito pensammo

dopo

digiuno, era
per
a soccorrerlo, ma

il

debolezza

egli avea

disfatto che,
era
sentimento,
gi" perduto
costretti
volont", fummo
malgrado la nostra buona
diavolo fra la vita e la morte.
lasciare quel povero
a
di andar
facemmo
Tuttavia non
a
meno
a tavola, e
nelle
ci
ritirammo
buona
nostre
colazione
stanze,
dopo
ed

tanto

dove tutto il giorno dormimmo.


Svegliatiche fummo,
Lionarda
dirci che
a
era
venne
morto;
Domingo
tu devi
noi dunque
lo portammo
nell'antro, dove
fosse
ricordarti
di aver
se
dormito, e col", come
V esedei nostri confratelli,glicantammo
stato uno
quie.
che, volendo
Cinque o sei giorni dopo accadde
di
mattino
neir uscire
buon
noi fare una
scorreria,
tre squadre di arcieri
dalla boscaglia incontrammo
della

santa

"rmandad,

che

parevano

aspettarciper

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124

GlL

BLAS.

ci accorgemmo
che
tirarci addosso.
In principionon
di una
a ridere,bencii"
sola,e perci" ci mettemmo
fosse in numero
maggiore di noi, e l'assalimmo;
alle mani
con
eravamo
quella,le altre
ma, mentre
che
stavano
nascoste, piombarono ali' impensata
due,
di noi, di modo
il nostro
meno
che, venuto
sopra
nemici.
tanti
cedere
II luogoa
valore, dovemmo
tenente
de' nostri perirono in quel fatto
ed
e due
,
stretto
e
agli altri due, fui circondato
io,unitamente
le
si da vicino,che gliarcieri ci presero,
e mentre
la terza and" a
due squadre ci conducevano
a Leon,
il quale era stato
dare il guasto al nostro ricettacolo,
che ti dir". Un
contadino
di Luscoperto nel modo
il
bosco
ritornasene
traversando
casa
a
ceno,
per
,
casualmente
la
della
bocca
nostra
scopri
caverna,
avevi chiuso
che tu non
(era appunto il giorno chela
scappasti con
signora),e si mise in sospetto che
quivi fosse la nostra abitazione. Egli per" non ebbe
si content"
di osservare
il coraggio di entrare, ma
il
i dintorni,e, per meglio segnarne
luogo, scorz"
alberi
col
coltello
alcuni
ed
suo
leggermente
vicini,
di distanza
altri ancora
in distanza
fino all' uscire
Fatto
si
Leon
dal bosco.
lare
questo ,
port" a
per riveci" che aveva
il
al
corregidor, quale'
scoperto
tanto
n' ebbe
maggiore allegrezza che suo figlioera
stato spogliato da quella stessa
compagnia , onde
radun"
tosto tre squadre per farci legare e diede
loro il contadino
per guida.
arrivo nella citt" di Leon
fece gran
raviglia
ma" Il mio
alla gente, in guisa che, se
io fossi stato
un
generale portoghese pigliatoin battaglia,il popolo
affollato di pi" per vedermi.
si sarebbe
non
Ecco
"
capitano,
qua il famoso
qua, dicevano, ecco
! eglimeriterebbe
del nostro
contado
di esser
terrore
fatto in brani
coi suoi
a
colpi di tanaglia insieme
due colleghi." Intanto
fummo
condotti
dinanzi
al
dall' inveire contro
di
corregidor, il quale cominci"
dicendo:
" Finalmente, o scellerato,Iddio,stanco
me
ti abbandona
dei delitti da te commessi
alla mia
,
" vero,
giustizia. Signore, risposi,ho commesso,
un' infinit" di delitti,
ho suH' anima
la
ma
per" non
morte
del vostro figliounico ; e se io gliho salvato
la vita,
voi dovete sentirne una
"
qualche gratitudine.
"

Digitized
by

CAPITOLO

125

XXVI.

Ah, ribaldo !,grid" egli, forsech" con


gente
? E
dovrei
trattare
tua razza
generosamente

della

"

se

che
an-

uffizio noi
del mio
" Ci"
detto, ci fece
permetterebbe in verun
lasci"
nella
in oscura
chiudere
quale non
prigione,
in capo
li fece uscire
i miei compagni, ma
penare
il
salvarti,'

volessi

dovere
modo.

,JLI"1?'"P::JW^
Gli

tre

giorni

arcieri

li mand"

ci presero

sulla piazza maggiore. Ma


settimane
intere,credeva

[roff-126].

tragedia
rappresentare una
in
rimasto
io,
prigione tre

procrastinasse
giudizioso non per prepararlo maggiormente
di morte
sicch" m'aspettava un
terribile,
genere
del tutto nuovo
fece
invece
il giudice mi
; quando
che

non

si

il mio

ricondurre

dinanzi

s",

cosi

mi

disse

: "

Ascolta

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126

GIL

BLAS.

la tua sentenza.
sei libero,
Tu
di te
perch" senza
mio
sarebbe
stato
ucciso sulla pubblica strada.
figlio
Come
ho
voluto
padre
ricompensare la tua azione ;
e
come
giudice,non
potendo assolverti , ho scritto
alla Corte a favor tuo, e, chiesta la grazia
te,
per
la ho ottenuta. Vattene
ti
dove
dunque
piace ; ma ,
prosegui egli,approfittadi questo accidente fortunato,

rientra

in te stesso

abbandona
e
il mestiere
per sempre
deir assassino, "
"Fui commosso
da tali parole,e per" presi la strada
di Madrid, col fermo
vita
proponimento di cambiar
di viver in pace
e
in quella citt". Qui non
trovai pi"
vivi n" padre n" madre, ma
trovai le sostanze
in
di un
mano
mio
vecchio
ne
rese
congiunto,che me
conto
un
infedelissimo. Non
riscossi che tremila ducati,
il che pu" ascendere
alla quarta parte del mio
? Per
patrimonio. Ma che litigare
restar ozioso,
non
carica di alguazil,che esercito come
comperai una
avessi mai
se
non
fatto altro. I miei nuovi
colleghi
mi avrebbero
ricevuto
non
tra loro se fossero stati
in cognizione della mia
storia. Fortunatamente
non
sanno
nulla,o fingono di non sapere, che " lo stesso.
Ora, amico, continu" Orlando, voglioaprirtiil cuore,
che
V uffizio , che ho
e
perci" ti dico schiettamente
ho
mi va
a
e
abbracciato,non
voglia di
sangue
,
tornare
al mio primo mestiere.
Sono
gi" dispostoa
bel giorno
lasciare il mio posto e a partirmene un
il Tago, poich"
alle montagne, dove nasce
per andar
solitudine abitata da banda
ivi una
mi " noto
esser
volessi
venir
Se
noi andremmo
tu
numerosa.
meco,
di cotesti eroi: io sarei il
il numer"
ad accrescere
secondo
capitano della loro squadra ; e , per farti
da
loro con
accettare
di
gradimento, affermerei
averti veduto
dieci volte al mio
combattere
fianco
ed esalterei il tuo valore
sino
alle stelle,dicendo
te
che
bene
di
di
un
generale non decanti
quello
pi"
ufficiale che vuol promuovere
di grado. Mi asterr"
un
testi,
commetdella soperchieria,che
poi dal far cenno
farebbe
la
nascere
perch" questa
diffidenza;e
il
serber"
fosse nato
non
come
se
silenzio,
perci"
questo accidente. Su via dunque, soggiuns'egU, hai
hai intenzione
di seguirmi? Aspetto la tua
o
non

risposta."

Digitized
by

CAPITOLO

Ricusai.

"

Ognuno

127

XXVI.

ha le sue
le audaci

inclinazioni,aggiunsi:

siete nato
imprese ed io per una
per
dolce e pacifica." Malgrado il mio
rifiuto,sul
mi torn" a parlare della banda,
finir del desinare
di andare
deliberato
confess"
che
ad
mi
avea
e
altri
tentativi
ommettendo
unirsi con
per
essa, non
lo
vedendo
indurmi
stesso
a
Ma,
partito.
prendere
ceffo
che non
poteva persuadermi, mi guat" con
Giacch"
hai
feroce e mi disse aspramente : "
cuore
si vile da anteporre la tua
servile
condizione
l'
aldi far parte di una
mini,
onore
compagnia di valentuoalla bassezza
delle tue
io ti abbandono
nazioni
inclialle
che
bene
bada
sono
parole
; ma
per
nella
fa
ti
restino
bene
che
memoria.
e
scolpite
dirti,
affatto di avermi
veduto
Dimentica
mi
oggi, e non
anima
nominar
mai
con
vivente, perch" se sapr"
ne' tuoi discorsi... tu mi
che tu mi nomini
conosci :
V oste,
ti dico di pi". " Ci" pronunziato, chiam"
non
ci
di tavola per
levammo
pag" per ambedue, e poi
voi

vita

andarcene.
CAPO
GiL
E

Blas
CHE

lascia
cosa

don

xxvir.
Bernardo

di

Castil

Blazo,

divenne.

uscivamo
dalla bettola e ci davamo
V un
r altro il buon
il mio
giorno, pass" per la strada
mi
vide, ed io m' accorsi che dava
padrone, il quale
certe
occhiate
al capitano, per le quali m'imaginai
che si maravigliasse di trovarmi
con
un
di
uomo
quella fatta, giacch" il suo
aspetto non
parlava
favore
suoi
Era
de'
costumi.
a
alto di
uomo
troppo
viso lungo e naso
da
un
statura, con
pappagallo :
sebbene
cattive sembianze, avea
non
mostrasse
e
briccone.
per" l'aria di un vero
Io non
m'era
jngannato nelle mie congetture,
che
don
Bernardo
a
perch" alla sera conobbi
era
del capitano, ed egli
restata impressa la persona
sarebbe
tutte le belle
stato inclinatissimo
credere
a
che avrei potuto dirgli,se avessi osato
di parcose,
largliene.
Gii Blas, mi diss' egli,chi " mai
"
quella
che ho veduto
te ? " Risposi
figuraccia,
poco fa con
Mentre

Digitizedby

128

BLAS.

GIL

ch'era

mi

che, soddisfatto di
parve
dovesse
di pi" ; ma
cercare
mi
e^n mi fece molte altre domande:
e, siccome
mostrai
imbrogliato a motivo degli avvisi datimi da
Orlando, cosi il padrone tronc" improvvisamente il
"liscorso e and"
letto. Il giorno seguente, finito
a
ch'ebbi
di prestare il solito mio
servigio,mi cont"
sei ducati in vece
di sei reali,e mi disse: " Prendi,
vito
seramico, questue il regalo, che ti do per avermi
fino al di d' oggi : trovati un
altro padrone, non
di
che
abbia
potendo io soffrire di tener un servo
mi
tali amici. " Allora
in
di
venne
dirgli,
pensiero
mia
che
io
conosceva
discolpa,
queir alguazil
per
alcuni
rimedi
mentre
dato
a
avergli
Vagliadolid,
per
faceva
ilmedico.
il
mio padrone,
" Benissimo, rispose
la scusa
dovevi
" ingegnosa ! Tu
iersera
dirmelo
E io: " Signore, in verit" non
confonderti.
"
non
e
dirvelo
fu il motivo
osava
e questo solo
per rispetto,
confusione.
della mia
"
"
Veramente,
ripigli"egli,
colla
battendomi
la
mano
questo
spalla,
leggermente
t' avrei creduto
discreto : non
molto
si chiama
essere
compagni
che Dio t'acmai
tanto
malizioso.
Vattene, figliuolo,
tal sorla eli
giovane che pratica con
; un
alguazil; e
([uesta risposta,non
un

gente, non
In quel

fa per

me.

"

io

momento

aveva

la borsa

abbastanza

alla maggior parte del danaro


Oltre
fatto molte
guadagnato dal dottor Sangrado, aveva
economie
sul mio
salario,e ricevuto molti rogalida
di
che
don
era
generosissimo. Stanco
Bernardo,
decisi di viaggiare.
pel momento,
servire, almeno
ben

fornita.

desiderio

vivissimo

di veder
Toledo, ove
giunsi dopo tre giorni.Andai ad alloggiare in una
buona
osteria, dove fui preso per un cavaliere d'alto
affare, in grazia del mio abito da gentiluomo, di cui
mancai
di vestirmi.
osservato
non
Dopo di avere
allo
le rarit" di Toledo, partiiun
giorno
spuntare
di
dell'alba,e presi la strada di Cuenga desideroso
in
andare
giorno entrai
nell'Aragona. Nel secondo
ciava
cominsulla
trovai
osteria
che
un
strada, e mentre
Aveva

un

rifocillarmi,
cajDit"una compagnia
bevevano, fecero il ritratto
quali,mentre
a

che

vahere,

avevano

diceva

uno

di arcieri
di un giovane,

ordine
di arrestare.
ca" Questo
ha pi" di ventitr"i
di loro, non

Digitizedby

130

neri

GIL

BLAS.

bisogaa ch'io lo informi di


acfuilino:
tutto. " " Signore
gli dissi di grazia avete voi
vostro? " Il
qualche affare,in cui ci vada dell onor
mi
fiss" attentamente,
giovane, senza
rispondermi
della
attonito
mia
Io lo accertai
domanda.
parendo
che non
dette quelle
era
per curiosit" ch'io aveva
lo
convinsi
raccontai
tutto
parole, e ne
quando gli
e

il

naso

udito nell' osteria. " O generoso


cognito,
invi dissimuler"
che ho motivo
rispose,io non
di credere
che quegli arcieri vadano
realmente
in traccia di me,
laonde
batter" alla strada per
ora
scansarli. " " E^d io,dissi,sono
di parere
che piuttosto
cerchiamo
star
un
ed
sito, ove
sicuri, ove possiamo
metterci
al coperto dall'uragano, che vedo
aria e che sta per rovesciarcisi
In
addosso.
"
per
veduto
da
noi
viale
di
molto
alberi
un
questo dire,
densi, ci avviammo
minando,
per quello,lungo il'quale camgiungemmo alle falde della montagna dove
costrutto un
romitorio.
era
Era uria grotta vasta
dal tempo
e profonda,scavata
nel monte
dell'uomo
la
alla quale
mano
e davanti
di pietruzze e
formato
aveva
uno
aggiunto
sporto
zolle. I condi conchiglie,e tutto coperto di erbose
torni
c
he
mille
di
seminati
svariati
erano
fiori,
fumavano
provicino
alla
vedevasi
una
e
grotta
l'aria,
morando
piccola apertura nella montagna donde usciva morche
diramavasi
la
tutta
un
ruscello,
per
prateria.All'ingresso di quel solitario abituro stava
dalla vecchiaia :
consunto
un
romito, che sembrava
vasi
bastone
ad
mano
esso
e
con
una
un
appoggia
rosario di grosse avemarie, per
coU'altra teneva
un
in
lo meno
la testa nascosta
di venti decine. Aveva
berretta di lana nera
una
barba
a lunghe orecchie,e
tola.
pi" bianca della neve, che scendevagli sino alla cinAccostati
ad esso, gh dissi : " Padre,
che fummo
noi vi domandiamo
rifugio dalla procella, che ci
minaccia.
"
"
Venite, figliuoli,
rispose l'anacoreta
di
avermi
attentamente
mitorio
dopo
guardato: questo ro" aperto per voi, e qui potrete rimanervene
sin che vi piacer". Quanto
al vostro
cavallo,soggiunse
additandoci
lo sporto dell' abitazione , star"
ivi fece entrare
bene
il cavaliere
l" sotto. " Laonde
il suo
nella
il vecchio
cavallo, e noi seguimmo
ci"

che

avevo

grotta.

Digitized
by

CAPITOLO

Appena

XX

131

VII.

entrati,cominci"

cadere
a
pioggia
gran
orribili
Il
tuoni.
romito
lampi
""inginocchi"dinanzi ad una imagine di S. Pacomio,
attaccata
alla muraglia, e noi seguimmo
il suo
pio.
esemIntanto i tuoni cessarono,
in piedi;
e ci levammo
vedendo
che continuava
la pioggia e che prema,
cipitava
la notte, il vecchio
ci disse : " Figliuoli,
non
vi consigliodi mettervi in viaggio con
questo tempo,
isalvoch" abbiate qualche affare premuroso.
A cui
"
noi rispondemmo, che non
di
si presavevamo
ne
sante
che e' impedisse di fermarci
avesse
e che
,
i^imo creduto
di non
incomodarlo, lo avremmo
gato
predi lasciarci passar
la notte con
lui nel romitorio.
" Nessun
incomodo, replic"l'eremita: mi spiace
solo per voi,poich",oltrech" dormirete
male, io non
vi posso
dare ahe una
di
anacoreta.
"
cena
Ci" detto, il sant'uomo
ci fece sedere
ad una
pic"cola tavola,c'imband"
alcune
cipollinecon un pezzo
ili pane
di acqua,
brocca
una
e
soggiungenda:
i
miei
soliti
"
sono
Questi, figliuoli
miei,
pasti: ma
vostro
oggi per amor
voglio fare un banchetto. "
Disse, e and" a prendere un. po' di formaggio e due
il giomanate
di nocciuole,e le port" in tavola ; ma
vine
tramezzata

di

cavaliere,che
fece

troppo

onore

grande appetito, non


mita,
questi cibi. " Vedo, disse l'ere-

non
a

di

avea

che

voi siete avvezzo


della
a
migliori mense
che la gola ha guamia, o per dir meglio conosco
stato
la vostra
natura
ho vissuto nel mondo,
: anch'io
allora le vivande
delicate e i manicaretti
e
squisiti
la mia
bastavano
soddisfare
non
a
volutt"; ma, da
il mio gusto " ritornato
quando vivo nella solitudine,
alla sua
non
amo
pi"
purit", in guisa che adesso
non
se
l'erbe,le frutta,il latte: in una parola,tutto
ci" che serviva
di nutrimento
ai miei primi padri."
Mentre
egli cosi favellava,il giovane se ne stava
muto
del che accorgendosi l'eremita,gli
e pensoso,
disse : " Figliuolo
mio, voi avete l'animo conturbato :
potreiio sapere la cagione dei vostri mali? Apritemi
il cuore!
io sono
in et" da poter dare cons"gli e voi
forse siete nel caso
di averne
bisogno. " " Si,padre
il
ho
gno;
bisone
sospirando
si,
mio, rispose
cavaliere,
volentieri
onde
i vostri,poich" ne
accetter"
la bont"
di offrirmeh
avete
e
poich" credo di p",

Digitized
by

133

GIL

BLAS.

termi aprire senza


pericolo ad un uomo
quale sietevoi. " " No, figliuol
il
disse
avete
non
vecchio,
caro,
nulla
da temere;
tutto ci", che
potete confidarmi
volete. " Allora
il cavaliere
cosi incominci"
il suoracconto.
CAPO
Storia

"

Non

vi nasconder"

XXVIII.

di

don

alcuna

Alfonso.
cosa,

buon padre, come


ci ascolta, giacch"

a
questo cavaliere,che
la
generosit", che mi ha dimostrato, avrei
dopo
torto di diffidare di lui. Io sono
di Madrid, e ora
udrete la mia
desca,
origine. Un ufif"zialedella guardia tedetto il barone
di Steinbach,tornando
a casa
della
scala
involto
di
a
una
un
pie
sera, scopri
nicelli,
panlo prese
e lo
trasport" nelle stanze della
esservi
consorte , ove
conobbe
racchiuso
sua
un
bambino
in
bianca
avvolto
fascia
e
con
nato,
appena
sul quale era
un
scritto,che il bambina
viglietto,
d'alto
a
lignaggio, le quali a
apparteneva
persone
anche
fatte conoscere:
era
suo
tempo si sarebbero
il
detto essere
di
stato battezzato
e portar egli
nome
sventurato
Alfonso.
Io sono
e
non
fanciullo,
questo
dire di pi".
so
dalla mia
e sua
moglie furono commossi
" Il barone
deliberarono
non
avevano
figliuoli,
sorte, e siccome
di don Alfonso. A
sotto il nome
di educarmi
grado
si
che
si
sentivano
avanzavano
a
negli anni,
grado
bili
vie maggiormente a me
affezionati,e le mie affami
attraevano
ad ogni
e compiacenti maniere
in fatti posso dire di aver
le loro carezze;
momento
la fortuna
avuto
di farmi
rono
amare.
Eglino mi trovacazione
precettori d'ogni genere,
perch" la mia eduil loro unico
era
che
altro
e
tutj*
studio,
impazienza che si svelassero i miei
aspettare con
sembravano
che
desiderare
i miei natali
parenti,
restassero
ignoti.Quando il barone mi vide
sempre
in istato di portare le armi, mi arrol" nella milizia,
il grado di alfiere,
dopo di avermi fatto
e, ottenutomi
vie meglio a rintracciare
un
piccolo corredo, per animarmi
mi
fece
le occasioni di acquistar gloria,

neppure

Digitized
by

CAPITOLO

133

XXVUI.

deironore
credere che la carriera
era
aperta per tutti,
che io potea nella guerra
tanto
e
acquistare nome
pi" glorioso,in quanto che lavrei dovuto a me solo^
Nello
della mia nastesso tempo mi svel" l'arcano
scita
che sino allora mi avea
Siccome
nascosto.
a
tenuto
Madrid
io era
Tavevo
mente
reale
suo
figlio
per
creduto, cosi confesso che questa spiegazione
mi cagion" non
che anche
dolore, di maniera
poco
4idesso
pensandovi arrossisco; e quanto pi" il mio
la mia
mi dimostra
nobile origine,tanto pi"
animo
mi
conturbo
vedendomi
abbandonato
da quelli, ai
la
vita.
io
devo
quali
"Andai
dei Paesi
Bassi; ma,
dunque alla guerra
conchiusa
laonde me
la
fu
dopo,
tempo
pace;
poco
ne

"

una

ritornai a Madrid, dove dal barone


glie
moe da sua
benevolenza.
di
ricevetti nuovi
vera
segni
io
due
mesi
che
Erano
di ritorno,quando,
era
gi"
viuzza
solitaria, un
passando per una
sera,

Ignoto, prendendomi
mi

pel

insult"
chi

per qualche altro,


quindi,riconoscendomi

dubbio

sanguinosamente;

figliodel

Ignoro

senza

di Steinbach
(quanto a me,
colui",volle scusarsi. Ma Toltraggio

barone

fosse

era
troppo crudele, e voleva sangue ; onde gli dissi
le spade, e il
"li mettersi
in guardia. Sfoderammo
fu lungo: sia che egli combattesse
con
non
" lucilo
troppo ardore, sia che io fossi pi" agile di lui, lo
Vedendolo
collare
barferii subito con
un
colpo mortale.
e
pensai pi" che a salvarmi,
cadere, non
sul suo
cavallo
montai
laonde
e
pigliai la via di
barone
tornare
di Steinbach
osai
dal
Toledo. Non
sarebbe
gionargli:
])ensando all' afflizione che il caso
per cae
quando mi figurava tutto il pericolo,in
,

di non
"iui mi trovavo, io vedevo
poter allontanarmi
Madrid
tanto
"la
presto quanto era d'uopo.
tali
dolorosi
In
"
pensieri,viaggiai tutta
preda a
tutta la mattina
la notte
zogiorno,
e
seguente; ma, sul mezil cavallo
dovetti fermarmi
per rinfrescare
il
che
il
o
quale ora
caldo,
passasse
per aspettare
Insoffribile. Mi fermai
dun((ue in un
villaggio fino
del sole; dopo di che continuai la mia
al tramontare
marmi,
ferdi andare
diritto, senza
f^trada coli' intenzione
anzi
arrivato
Toledo. Era
a
Illescas,
a
gi"
di
mezzanotte
al
verso
un
quattro miglia
l", quando

Digitizedby

134'

GIL

temporale

simile

quello

BLAS.

ci'oggi

mi

vemie

dosso
ad-

la

in mezzo
della
avvicinai
ai muri

qual cosa
campagna,
per
vidi per
di un
che
giardino,
caso
qualche passo distante da me ; e non trovando
altro ricovero, mi adagiai col cavallo al fianco della
mit"
porta di qn gabinetto, il quale era situato all' estredel muro,
balcone.
la cui porta era
un
sopra
Appoggiatomi a quella porta, sentii ch'era aperta^
il che
credetti
effetto della
negligenza dei servi.
Smontai
termi
da cavallo, non
ma
per metper curiosit",*
al coperto della pioggia, che, sotto il balcone,,
entrai nel gabinetto tirando
m'incomodava,
per la
il cavallo.
brigliaanche
il luogo*
il temporale, tentai di osservare
" Durante
in cui mi trovava; e, sebbene
nulla potessi vedere
al
dei
conobbi
chiarore
se
non
lampi,
per" essere
doveva
che
una
non
quella
appartenere a persone
casa,
che la pioggia cessasse
volgari.Aspettavo sempre
lume
il cammino, ma
un
gran
per continuare
che si vedea
da lontano
mi fece cangiare risoluzione.
cavallo
Lasciai dunque il mio
nel gabinetto, del
di chiudere
la porta, e m' inoltrai'
quale ebbi cura
versi il lume, credendo
che in quella casa
ancora
mi

si

vegliasse; e perci" risoluto

di domandare
alloggioalcune
traversato
per quella notte. Dopo di avere
cui
di
trovai
stradicene,giunsi vicino ad un salone,
la porta aperta, e dove, entrato
vedutane
e
pure

tutta

la

magnificenza

cristallo illuminata
d'essere

in

marmo,

magnifico

casa

di

lampada di
candele, mi persuasi
grande. Il pavimento era di
soffitto pei fregi vagamente
maestramente
intagliatee

col mezzo
da alcune
un

il

di

una

indorati,per le cornici
per le pittureche mi parevano

di eccellenti pennelli;
che
attrasse
la mia
tutto
ci",
attenzione,
sopra
fu la schiera
infinita di busti di eroi spagnuoli, sostenuti
di marmo
da piedestalli
dipinto,i quali erano
intorno
al salone
mirabilmente
disposti.Ebbi tutto
ma

l'agio di

esaminare
queste cose, perch", per quanto
zitto
sentivasi un
stessi coir orecchie
attente, non
n" si vedea
viva.
comparire anima
Da
lato
del
salone
un
"
era
una
porta socchiusa, la
quale, da me
alquanto aperta, mi lasci" vedere una
fuga di stanze, l'ultima- delle quali soltanto era il-

Digitizedby

CAPITOLO

135

XXVill.

luminata.
Glie debbo
fare?
dissi allora fra me
"
medesimo
tornarmene
: dovr"
indietro,oppure dovr"
temeriamente
gi"
penetrare sino col"? " Pensavo
che il partitopi" savio fosse quello di retrocedere:
finalmente
MMnnoltrai
la curiosit"
la vinse.
ma
le camere,
dunque traversando
quella
e, giunto a
da
eh' era
illuminata
candela
ardente
una
sopra
ricca tavola di marmo
candeliere
entro
un
d'argento
da
che
la
camera
era
brunito, osservai
principio
di vaghi e
ornata
splendissimi addobbi; ma
poco
cortine
lo
l
e
ad
del
un
dopo, volgendo
sguardo
letto,
del caldo, vidi un
socchiuse
motivo
a
quale erano
oggetto che si attrasse tutta la mia attenzione. Era
il rumore
dei
una
giovine signora, che, malgrado
tuoni, che scoppiavano da ogni parte, dormiva
fondamente.
pro"

Imaginatevi il suo stupore


a
queir ora della notte

vedendo
un

uomo

nella sua
da lei
diede
un

mera
canosciuto.
sco-

al mio
alto
Atterrita
aspetto,
m'
lo
io
subito
ingegnai di
spavento, ed
per
rassicurarla, mettendomi
ginocchioni e dicendole :
Non
abbiate
di nulla, o signora: io non
"
paura
nuare,
contimale.
Io voleva
sono
"
qui per farvi alcun
che
mi
diede
si
ma
era
essa
non
spaventata
chiam"
ascolto,per la qual cosa
replicatamente le
femmine
sue
nessuna
rispondeva , cosi
; -e siccome
ella prese
vesticciuola
che
da
una
camera
era
a
nelle
pie del letto,balz" fuori delle lenzuola e corse
camere
di
passato, chiamando
per le quali io era
bel nuovo
le ancelle
unitamente
sorella miad una
nore,
che teneva
sotto la sua
direzione. Io gi" mi
di
vedermi
addosso
tutti i camerieri
ed
aspettavo
,
di
che
mi
le
mie
avevo
temere
dessero
ragion
senza
volermi
ascoltare ; ma, per fortuna, per
quanto si
che un vecchio
se
non
sfiatasse,non comparve
servo^
che le avrebbe
dato poco
nel caso
ch'ella
soccorso
avuto
avesse
da temere.
Nondimeno, fattasiun po' di
chi fossi, e
coraggio, mi domand"
sdegnosamente
la
temerit"
di
per qual parte e perch" avessi avuto
entrare
nella sua
Allora
io cominciai
casa.
a
stificarmi
giuio avevo
intese che
trovato
appena
; ma
ella repentemente
[" porta del giardino aperta
esclam":
Giusto
cielo!
"
quale sospetto mi turba
r animo
! "
strido

Digitizedby

430

GIL

BLAS.

la candela, che stava


V una
tutte le camere
sopra la tavola , percorse
la
trovando
n" le ancelle
n"
dopo l'altra,e, non
medesimamente
che
vi erano
non
sorella, osserv"
le
vedendo
masserizie, dimodoch",
pi"
troppo
pur
che i suoi sospetti erano
divenuti
certezza, a me
rivolta con
: " Perfido,
grande commozione
proruppe
la
al
tradimento!
la
finzione
non
aggiungere
no,
tua venuta
don
fu accidentale : tu appartieni
a
non
litto
deFernando
di Leyva, e sei compartecipe del suo
di
ti
non
lusingare
scapparmi, perch" ho
; ma
gnora,
tanta gente che basta
ancora
per arrestarti. " " Sicoi vostri
le dissi,non
istate a confondermi
don
Ferdinando
di
nemici : io non
conosco
Leyva n"
io un
disgraziato
tampoco so chi siate voi, essendo
d*a
affare
costretto
di
a
onore
Madrid;
fuggire
per
ha
che
vi
di
che se
tutto
vi
ci"
e
giuro, per
sacro,
sarei giamfossi stato colto dal temporale non
non
mai
entrato
nella vostra
casa.
Giudicate, vi prego,
invece
di credermi
di me,
e
pi" favorevolmente
complice del delitto che tanto vi offende,credetemi
".
Queste ultime
piuttostoprontissimo a vendicarvi
la quale le pronunziai, ammansarono
parole e l'enfasi,con
la signora, la quale mostr"
di non
pi"
la sua
svan"
se
riguardarmi per suo
nemico; ma
fu che per dar luogo al suo
acerbo
collera,ci" non
che
dirottamente
lo
si
mise
a
dolore, per
piangere
in guisa che le sue
a segno
lagrime mi commossero
di essere
al pari di lei addolorato, abbench"
non
afflizione.
il
della
"conoscessi
motivo
sua
ancora
"

Ci"

detto,vol"

prendere

essa,
ma, impaziente
da tanto
furore,
vendicarla,mi sentii accendere
voi
che sclamai:
avete
"
Signora, quale oltraggio

N"

mi

contentai

di

piangere

con

di

ricevuto?
offesa:
volete
Parlate:
mia
" la vostra
ch'io insegua tosto don Fernando
e
gli trafigga il
tutti coloro, che devono
"5uore? Nominatemi
essere
(trucidati : comandate,
che
e
dete
crequesto incognito,
coi vostri nemici, affronter" qualunque
d'accordo
che vada
pericolo e qualunque calamit"
gnata
accompaalla vostra
vendetta
".
dichiarazione
fece stupirela bella signora,
" Questa
ed arrest"
delle sue
la corrente
lagrime. " Ah siperdonate il mio sospettopensando
l^nore, disse
,

Digitizedby

138

GIL

che

antica inimicizia
di
Mia
sorella
dunque

per

assenso.

quindici anni, avr"


i consiglidelle mie
colPoro

BLAS.

don

da

famiglia gli neg"

il sua

ha
che
non
ancora
avuto
di ascoltare
la debolezza
dubbio
corrotte
fantesche,senza

Fernando;

cotesto

formato
cavaliere, in-

sole in questa casa


che eravamo
di campagna,
ha colto il momento
impadronirsi della
per
nasconderla
in
finch" possa
fanciulla e
convento
un
in qual luogo T abbia
sposarla.Vorrei almeno
sapere
nascosta, affinch" mio padre e mio fratello,i quali
da due mesi
sono
a
prendere le
Madrid, passano
In nome
misure.
di Dio, soggiunse, prendetevi
r assunto
di percorrere
tutti i dintorni di Toledo, e
fate una
diligentericerca di questo ratto, e la mia
avr"
motivo
di restarvi
famiglia
obbligata per questa
azione. "
ottima
allora che l'uffizio ch'ella
" La
signora non pensava
istava troppo bene ad un uomo,
che
mi affidava non
al
doveva
pi" tosto uscire
per la propria salvezza
ella
dalla Gastiglia.Ma
a questo porre*
come
poteva

loro

mente,
per

se

la sorte

io medesimo?
Lietissima
tornar
missione
utile,accettai la com-

vi pensava

non

di poterle
entusiasmo

con
e
promisi di eseguirlacon
zelo
che
fatti
In
non
diligenza.
pari
aspettaiil giorno
mente
subitama
promessa,
per volar a compiere la mia
lasciai Serafina, scongiurandola di perdonarmi

lo

dola
spavento, che le avevo
cagionato ed assicurandi darle
quanto prima qualche notizia. Uscii
entrato.
dunque per la stessa
parte per cui era
,

Cercai
per

giorni interi il rapitoredi


quante Investigazioniabbia fatto, non
per

due

Giulia ; ma,,
mi fu possibile
mortificato

traccia ; per lo che tutto


di non
colto alcun
frutto dalle mie
avere
ricerche,
ritornai da Serafina
ch'io mi figurava immersa
in
estrema
la trovai pi" tranquilla
disperazione; ma
di quello che avrei creduto.
Ella mi disse di essere
stata pi" fortunata
di me,
perch" gi" avea
inteso,
ci" che era
avendola
don
lo
stesso
nando
Feraccaduto,
avvertita
lettera di avere
con
una
sposato
sorella
secretamente
e
sua
poi di averla condotta
la
ormai
inviato
in un
di
Ho
Toledo.
convento
"
lettera a mio
padre, soggiunse Serafina, e spero che
trovarne

la

cosa

potr"

amichevolmente

terminarsi

Digitizedby

con

un

139

XXVIII.

CAPITOLO

solenne, il quale estinguer" Podio, che


tempo le nostre famiglie."
di quello
"
Appena la signora mi ebbe informato
che era
alla sorella, parl" della fatica che
accaduto
sofferta e del pericolo in cui ella
per lei io aveva
imprudentemente poteva avermi esposto,eccitandomi
ricordarsi
clVio
a
perseguitare un
rapitore senza
matrimonio
divide da

le

tanto

detto, che

avea

ramingo;
e
poich"

laonde
io

per un
mi chiese

affare
scusa

di

fuggiva

onore

gentiliparole ;

con

mi

condusse
nel
entrambi
ella una
Avea
veste
salone
sedemmo.
ove
da camera
di taffet" bianco
a
un
e
righe brune
di
in
della
stessa
ornato
testa
stoffa,
piume
cappellino
il
mi
che
fece
che
essere
giudicare
poteva
nere,
d'altra parte ella mi pareva
si giovane
vedova; ma
che

era

stanco

spossato,

poteva risolvermi

crederlo.
a
l'
curiosit"
di
"
avea
questo, ella dalsapere
chi io mi fossi:
altro canto
di conoscere
avea
ne
mi preg" di dirle il mio nome,
non
per la qual cosa
nobile
vostro
aspetto e pi"
dubitando, diceva, dal
sgrazia,
didalla
che
mostraste
ancora
piet",
per la mia
non

Se

io

apparteniate a qualche famiglia


distinta. Imbrogliato a questa domanda,
arrossii,mr
io
era
figlio
confusi,e vi confesser" che risposi eh'
desca.
del barone
di Steinbach, uff"ziale della
guardia teche

non

anche
Ditemi
soggiunse la signora , per
pazione
qual ragione siete partito da Madrid, che in anticiil povi offro r assistenza
darvi
che
pu"
tere
di' mio
don
di
mio
fratello
e
Gasparo
padre
di riconoscenza
essendo
questo il pi" lieve segno
eh' io possa
ha
dare
ad un
cavaliere, che per me
fino esposto la sua
vita.
Allora
le
"
tai
racconpropria
mistero tutte le circostanze
del mio duello,
senza
ed ella diede torto al cavaliere
da me
ucciso, e mi
il
il
favore
di tutto
casato.
suo
promise
soddisfatto
ebbi
alle
"
Quando
sue
richieste,la pregai
"

di soddisfare
essa
pure
"
libera o maritata.
"
mi
fece
padre
sposare

alle mie.Le

domandai

da tre anni,
don
Diego
vedova
mesi.
da
"
sono
ora
quindici
"In
interrotti da un
quel punto fummo
una
quale veniva a portare a Serafina
di
domandato
Polano.
Avendomi
ella
conte
era

mio

se

rispose,ciie
di

Lara,

corriere
lettera

il
del

permessa

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140
di

GIL

BLAS.

leggere, osservai che di quand' in quando impallidiva


che
finito
alz"
e tremava,
e
ebbe,
gli occhi
mento
cielo,trasse il pi" profondo sospiro,e in un moil suo
volto fu inondato
di lagrime. Al suo

al

mi

dolore

mi conturbai, e, come
avessi
se
il
che
stava
presentito colpo
per piombarmi addosso,
sentii
il
terrore
mio
tutto
agghiacciarsi.
per
sangue
voce
"
Signora, le dissi con
quasi moribonda, si potrebbe

commossi,

quali disgrazie apporti questo viglietSeGuardate, signore, rispose mestamente


il foglio:leggete quello che mi
rafina, porgendomi
scrive mio
padre. Sciagurata me! voi ci entrate pur
sapere

to?

"

"

troppo! "
A queste parole, che mi fecero
"
raccapricciare
la lettera,che cosi diceva:
Ieri
"
presi, tremando,
,

fratello don
viuzza
vostro
Gaspare si batt" in una
di Madrid.
deserta
Ricevette
una
ferita,per la quale
valiere,
oggi mori, drchiarando
prima di spirare che il cache lo uccise, " figliodel barone
di Steinuff"ziale
della
colmo
Per
tedesca.
di
bach,
guardia
eglisi salv"
sciagura l'assassino mi " fuggitodi mano:
in qualunque luogo lo,scellerato
colla fuga
si
ma
nulla
lascier"
S
ver"
criintentato
occulti,
per iscoprirlo.
subito a parecchi governatori, i quali comanderanno
che sia arrestato
se
passer" per le citt"
della loro giurisdizione,e inoltre scriver"
ad altre
intentato
di
lasciare
ogni mezzo
persone
per non
Polano.
"
di
chiudergli tutte le strade. Il Conte
,

in cui dovetti cadere


a
Figuratevi l'abbattimento,
di
lena
quella lettera. Io ^stavaimmobile, senza
ferire
proInstale
affacciava
la
mi
si
affanno
parola.
"

ci" che essa


di
avea
fatale
che cominciavo
a concepire,
dalle
laonde, improvvisamente agitato
angoscie della
disperazione,mi prostrai ai piedidi Serafina, e presentandole
la mia
gnora,
spada nuda, cosi le dissi: " SiPolano
tracciare
rinal
la
di
di
conte
cura
risparmiate
il
involarsi
al suo
un
quale potrebbe
uomo,
voi medesima
furore: vendicate
fratello: savostro
di propria mano
grificategli
l'omicida;ferite;e questo
che
ha
la
tolto
vita,distrugga anche quella
gli
ferro,
del suo
rafina
nemico
infelice. " " Signore, mi rispose Sealquanto intenerita a questo atto, io amava
morte

di don Gaspare,
per le speranze,

tutto

Digitizedby

CAPITOLO

don

141

XXVIII.

voi T abbiate
ucciso da
valoroso, e che siasi da per s" stesso tirato addosso
la sua
convinto
che io
disgrazia, dovete per" esser
entro
del
del
mio
risentimento
a
genitore.Si,
parte
don
nemica
vostra
di
e far" contro
Alfonso, io sono
voi tutto ci" che il sangue
da me
e l'amicizia
sono
posabuser"
della
cattiva
vostra
non
esigere; ma
vi presentialla mia
sorte, perch", quantunque essa
contro
d"
l'onore, che mi arma
vendetta, nondimeno
mi
vieta
vendicarmi
vilmente.
altres"
di
I diritti
voi,
della
debbono
essere
non
e
ospitalit"
inviolabili,
che io paghi con
sar" mai
l'assassinio il servero
vigio
da voi prestatomi. Partite tosto
celatevi , se
,
alle
al
ricerche
nostre
e
potete,
rigore delle leggi,
salvate
la vostra testa dal pericolo,che le sovrae
sta.

Gaspare,

quantunque

"

Mi allontanai,e montato
sul mio cavallo,mi portai
Toledo
stetti otto giorni e quindi come
a
ove
se
nulla avessi da temere, son
venuto
torio.
a
questo romilo
del
stato
mio
animo:
vi
"
Ecco, padre mio,
"

prego

d'aiutarmi

coi vostri

CAPO

Chi

fosse

ACCORSE

il

vecchio

DI

essere

consigli."

XXIX.

romito,
IN

GASA

e
DI

come

Gil

Blas

si

CONOSCENTI.

il tristo racconto
Alfonso
cominciava
romito
delle sue
a
sventure, il vecchio
soffrire con
don Alfonso
a
parlare per esortare
zienza
panel
romitorio
entrare
un
quando vedemmo
il
altro romito
carico di due
gonfie bisacce,
quale
stato a fare copiosa questua nella citt" di Cuenga.
era
Costui
sembrava
e
pi" giovine del suo
compagno
la barba
folta.
assai
avea
Ben
fra
"
rossa
e
venuto,
anacoreta
: quaH nuove
Antonio, gli disse il vecchio
dalla citt"? " " Cattive assai, rispose il frate
recate
dal pelo rosso, dandogli in mano
un
fogliopiegato
in forma
di lettera : questo viglietto
informer"
ve
ne
pienamente. " Il vecchio 1 aperse, e, poich" Tebbe
letto con
che meritava, proruppe :
tutta Tattenzione,
Sia lodato il Signore ! Giacch"
"
scoperto " il secreto.

Compiuto

che

ebbe

don

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142
non

GIL

ci resta

conviene.
il
un

uomo

altro

che

BLAS.

prendere il partito,che pi"


guit"
stile,signor don Alfonso, se-

Cangiamo
vecchio
volgendosi al cavaliere: voi vedete
al pari di voi in balia dei capricci della

mi hanno
fortuna:
scritto da Guenga, citt" distante
calunniato
due sole miglia da questo luogo, che sono
in faccia alla giustizia,
i suoi ministri
domani
e che
f5i metteranno
torio
in viaggio per venire
a
questo romie

per

impossessarsi

della mia
la
certamente
volta che
mi

persona;

ma

lepre al covo :
" questa la prima
trovato
non
sono
in simili imbrogli,e, grazie a Dio, me
gegnosamente
insono
ne
sotto
cavato
fuori. Ora mi vi mostrer"
altra forma, essendo
eremita
io tutt'altro che
e
un
vecchione.
un
"
In questo dire spogliossidella sua
lunga tonaca,
sotto alla quale si vide un
giubbone di saio nero
maniche
con
indi,levatasi la berretta,
frastagliate;
clie
teneva
attaccata la sua barba
un
sleg"
cordone,
di uomo
posticcia,e tutto ad un tratto prese l'aspetto
di vent'otto
trent'anni.
Fra
a
Antonio, ad esempio
via
cavossi
anch'
T-abito
da romito
e lev"
egli
suo,
allo stesso modo
del compagno
la sua barba, tirando
fuori da una
di legno fradicio certa casacca,
cassa
della quale vestissi. Ma
figuratevi il mio
stupore
nel vecchio
il signor
anacoreta
quando riconobbi
don
e
Raffaele,e in frate Antonio il mio carissimo
dio!
Vivadfedelissimo servo
Lamela!
de
"
Ambrogio
esclamai
subito; io sono
qui a quel che vedo
in casa
di conoscenti.
"
"
Verissimo, signor Gii
voi trovate
sorridendo:
Blas, mi disse don Raffaele
li aspettavate.
ve
qui due amici quando meno
" vero
che avete
di
qualche motivo di lamentarvi
dimentichiamo
il passato e ringraziamo il
noi, ma
ai
Signore, che ci riunisce. Ambrogio ed io siamo
vostri comandi; e non
la
" da
nostra
disprezzarsi
siamo
offerta, perch" noi non
malvagi, grassatori,
cerchiamo
assassini
alle
solamente
di vivere
ma
vita
menerete
spalle altrui;accompagnatevi a noi, e
vagabonda, la quale " assai dilettevole quando si
sappia prudentemente operare. Non dico io gi" che
sia tale
la concatenazione
delle cause
non
seconde
alcuna volta da produrre qualche sinistra avventura,
costoro

non

troveranno

Digitized
by

CAPITOLO

14;l

XXIX.

ci" a nulla monta:


noi badiamo
alle buone, o
siamo
abituati alle variet" dei tempi
nel rimanente
ed alle vicissitudini della fortuna. "
"
Cavaliere,prosegui il finto eremita rivolto a don
vi facciamo
Alfonso
la medesima
proposizione, e
fiutarla;
ridobbiate
credo
che, nello stato in cui siete,non
che
vi
della
causa,
giacch",senza
parlare
-costringea nascondervi,credo che non portiatecon
fonso,
voi gran
tesori. " " No
certamente, disse don Aldirvi la verit"
il mio
e a
questo accresce
affanno.
Su via dunque, continu"
don
"
"
Raffaele,
unitevi a noi, essendo
questo l'unico partito,che
vi mar}e
potete prendere;
pensate bene che non
le indagini
tornar
mai niente , e noi faremo
cher"
vane
della
dei vostri nemici, perch" siamo
pratici
sicch"
tutta
Spagna , avendola
sappiamo
girata
,
i boschi, le montagne
dove
gli
sono
e tutti i nascondiatti a servire di rifugio contro
le persecuzioni
brutali
li ringrazi"
della giustizia.
Don
Alfonso
"
della loro buona
volont", e senza
prometter nulla
Tav
disse
che
venire,
approfittava pel momento
per
ci" mi determinai,
della loro compagnia. Anch'io
a
volea
abbandonare
poich" non
quel giovine, pel
mi
sentiva
affezione.
molta
nascere
quale
Allora
discutemmo
dovevamo
se
mento
partire sul moo
se
prima doveasi
alquanto spillare un
otre [1] di vino eccellente che frate Antonio avea
sportato
trail di prima dalla citt" di Guenga; ma
faele,
Rafil quale era
di
tutti
ci
dimostr"
pi"
esperto ,
che bisognava prima d'ogni altra cosa
alla
pensare
da noi camdoversi
sicurezza, e che era di parere
minare
di piena notte
arrivare
al
folto
bosco
per
che trovavasi
fra Villardesa
nel qua!
e Almodabar,
sito ci fermeremmo,
ed ivi,sgombri da ogni timore,
tutto il di riposando. Questo bosco
staremmo
cino
" vialla frontiera del regno
di Valenza, paese ove
la giustiziadi Gastiglia,
che inseguiva don Alfonso,
ha nessun
non
fu pienamente
Il
suo
potere.
parere
romiti fecero due fardelli
approvato, e allora i filiti
mn

otre " una


pelle di cnpra
gli spagnuoli cpnserv'ano

[il L'
"iuale

nella
cucita
e preparata
,
vino
liordinariamente
o

Digitized
by

144

GIL

degli abiti

BLAS.

delle provvigioni,che aveano,


giarono
e li adasulle spalle del cavallo
ad uso
di soma
di
don
lontanammo
Alfonso; il che fatto con gran diligenza,ci aldal romitorio, lasciando
in preda alla
giustiziale due tonache da eremiti,la barba bianca
la barba rossa, due giacigli,
tavolino, una cassa
e
un
vecchie
sedie
di
due
paglia e l'imagine di
tarlata,
san

Pacomio.
Camminammo

sentirci molto

la
stanchi

tutta

notte, e gi" cominciavamo


quando ai primi albori
,

i nostri passi;e
il coraggio dei
lunga navigazione, anche noi
finalmente
alla
riacquistammo lena, e giungemmo
della nostra carriera prima del levare del sole.
meta
Penetrati
dove
pi" denso era il bosco, ci fermammo
in amenissimo
sito,ove trovavasi uno strato erboso
circondato
sieme
inda parecchie roveri, le quali co'rami
un'ombra
intrecciati formavano
impenetrabile
ai raggi solari. Scaricato il cavallo e cavatagli la
pascolare ; dopo di che, seduti
briglia,lo lasciammo
fuori dalla bisaccia
tonio
di frate Anper terra, tirammo
alcuni grossi pezzi di pane
molti pezzi di
con
mettemmo
i denti
l"
ci
lavorare
arrosto , e
far
a
Tuno
dell'altro. Nondimeno, per quanto grande
a gara
terrompevamo
si fosse il nostro
appetito,di quando di quando inil mangiare per dare
qualche spillata
cia
all'otre il quale passava
fra le braccontinuamente
di questo or di quello.
or
fonso:
Sul finire del pasto, don Raffaele disse a don Al"
Signor cavaliere, dopo ci" che mi avete
il raccontarvi
-confidentemente
narrato, " mio dovere
colla medesima
sincerit" la storia della mia
E
vita.
Mi farete piacere, rispose il giovane.
che
morire
mi
sento
sopratutto a me, soggiunsi io,
"lalla curiosit" di sapere
le vostre avventure, non
che non
dubitando
sieno degne di essere
udite. "
il bosco,
scorgemmo
la vista del
siccome
marinai
affaticati da

miravano
porto rianima

ove

,.

"

"

Digitized
by

146

GIL

BLAS.

di buon
stessa et". Mia madre
acconsenti
cominciai
seriamente
e da
a
quel momento
grado
occuparmi. Il giovane Legagnez era poco pi" dotto
mia

della

nato
certamente
Quel signorino non
parea
non
scienze,
conosceva
poich"
quasi veruna
per
da
lettera deir alfabato
quindici mesi
quantunque

di

me.

le

affidato ad un
maestro, per nulla pi" fortunato
lui a cimento
tutta
con
degli altri,i quali mettevano
la loro pazienza. " vero
per" che era ad essi proibito
di trattarlo rigorosamente, e che aveano
ordine
sicch" quest'ordine,
castighi,
precisod'istruirlo sanza
dello scolaro,faceva
unito alla cattiva inclinazione
si che le lezioni erano
quasi inutili.
il precettore imagin" un
beir espediente per
Ma
andare
contro
il giovine cavaliere
intimorire
senza
la risoluzione
di staffial divieto del padre: prese
lare
volta
che
il
meritava
me
ogni
piccolo Leg"gnez
luzione.
manc"
di eseguirne la risodi essere
n"
castigato;
io che mi garbasse questo
trovando
Ma
non
la
tarmi
diedi
ed andai
a lamena gambe
espediente,me
madre
mia
trattamento.
con
per tale barbaro
Nondimeno, per quanta affezione ella sentisse per
resistere alle mie lagrime, e, considerando
me, seppe
che era
di grande utilit" al suo
lo stare in
figliuolo
mi vi fece ricondel marchese
di Legagnez,
durre
casa
sull'istante. Eccomi
allora di bel nuovo
sotto
la sferza del precettore, il quale, avendo
osservato
che la sua
invenzione
avea
prodotto buon effetto,
continu"
staffilarmi
in luogo del signorino,e per
a
mi strigliava
fare maggiore impressione sull'animo
suo
energicamente. Ogni' giorno io ero certo di
pel giovane Legagnez, e possT^ dire che egli
pagare
ha
mai
lettera dell' abbici , che
non
imparato una
mi abbia
cento
staffilate : giudicostato almeno
non
cate
zione
adunque quanto mi sia costata la sua educafosse

La

cosa

mi

spiacque a
di avere
il suo

tal

punto che

un

giorno me

il modo
di trafugare
che
tare
danaro,
poteva ammoncento
a
e
cinquanta ducati. Questa fu la mia
vendetta
per le staffilate da colui cosi ingiustamente
feci questo giuoco di mano
menatemi; e a dir vero
molta
con
destrezza,quantunque fosse il primo mio
ne

fuggii,dopo

al maestro

tutto

trovato

Digitized
by

CAPITOLO

esparimento: oltracch"
alle indagini che

147

XXX.

fui anche
si scaltro di sfuggire
si fecaro per due giorni
di me

interi in Madrid.
allora tredici anni. Per
esser
pi" certo
di non
lasciato
venir riconosciuto
e arrestato, avevo
in casa
del marchese
i miei abiti ordinari, e preso
in cambio
del
che aveva
figliodel giardiniere,
quelli
camminato
a
un
dipresso la mia et". Dopo d' aver
che comperavo
di pane,
pi" di due giorni,vivendo
nelle cascine, e dormendo
allo scoperto, giunsi al
villaggiodi Galves, distante una decina di chilometri
Mi sentiva
sfinito dalla fatica; sedetti
da Toledo.
al piede d'un albero
posto sul margine della strada ;
quivi, per distrarmi, trassi fuori il mio sillabario,
die avevo
in tasca, e cominciai
a
leggere; quindi,
ricordandomi
mi
le frustate , che
aveva
ne
reso
,
i
incollerito
dicendo
maledetto
: " Ah,
strappai fogli,
mi farai pi" piangere. "
libro,non
Entrai
poscia nel villaggio,e mi fermai in un' osteria,tenuta danna
vedova, di circa quarant'anni,
i propri affari. Quella donna
far bene
e attissima
a
Le
andassi.
mi domand"
chi fossi e dove
risposi
mia
mio
davo
che, avendo
madre, anpadre e
perduto
da
servire. " Figliuol mio, sai tu
a
cercar
leggere ?" mi dissocila. L'assicurai che sapevo
gere
legFermati
dunscrivere
dottore. "
come
e
un
tu
disse
l'ostessa
mi
tenendo
:
ue
qui,
potraigiovare,
ti dar"
Non
lario,
saregistro del mio dare ed avere.
attesoch"
in
continu",
questa
sempre
vengono
si dimenticano
dei
osteria dei galantuomini, che non
servitori, e tu potraimetterti da parte le tue mancie
fare buon
e
guadagno. "
Accettai
il partito,riserbandomi, come
dere,
potete creil soggiorno
il diritto di cangiar aria appena
che
mi vidi serdi Galves
di piacermi. Da
vitore
cessasse
di quell'osteria,
mi sentii travagliarel'animo
da grande inquietudine.Io non
voleva
che nessuno
che io aveva
danari , e smaniavo
sconderli
sapesse
per nain luogo, dove
al sicuro dalle unfossero
ghie
bene
la
io
ancor
non
conosceva
altrui;perch"
acconci
dei siti,che mi paressero
casa
per fidarmi
imbarazzi
celarli.
Oh
a
sono
cagionatidalle
quanti
ricchezze ! Deliberai pertanto di riporre il mio sacIo

aveva

.T

Digitizedby

148

GIL

angolo del granaio, dove stava


pi" sicuri che
e, credendoli
paglia,

in

chetto
di

BLAS.

un

un

chio
muc-

altrove,

in pace.
il mio
di mettere
cuore
dire un
gazzone
ravale
Eravamo
tre in quella casa,
a
io.
e
che
da
faceva
serva
stalliere,una
di noi salassava pi" che poteva i viaggiatori,
Ognuno
cotesti
da
che
si fermavano.
Io buscava
sempre
signori qualche piccola moneta, quando portava loro

procurai

riscosso
un
Appena io avea
spesa.
il
mio
soldo, lo portava in granaio per ingrossare
tesoro, e pi" lo vedevo
pi" gongolava il
crescere,
io baciava
mio cuoricino,dimodoch"
qualche volta
le mie
monete
con
e le contemplava
quella volutt",
che
che non
intesa
dagli avari.
pu" essere
L' amore,
eh' io aveva
mio
pel
tesoro, mi obbligava
come
ad andarlo
visitare trenta volte al giorno ; e sica
il conto

della

le scale l'ostessa,
spesso
per
un
fu curiosa
diffidente
era
per natura
,
andassi a fare ogni
giorno di sapere che diamine
a
momento
vi ascese
sul granaio ; laonde
e si mise
da
che
forse nascondessi
frugare
per tutto,imaginandosi
nella sua
rubata
in quella soffitta qualche cosa
la
Ella
dimentic"
di mettere
non
casa.
sossopra
tolo
paglia che copriva il mio sacchetto, sicch", trovar aperse
scudi
che
conteneva
vedendo
e
; e
doppie,credette o finse di credere ch'io le avessi
rubato quel denaro.
lo pigli", e
A
buon
conto
se
dandomi
del
del
mand"
mariuolo
e
ladroncello,coposcia,
al mozzo
di stalla,
eh' era tutto dedito ai suoi
e
voleri, di regalarmi cinquanta buone
staffilate;
mi
cacci"
fatto strillare ben
bene,
dopo avermi
fuori della porta, dicendo
voleva
che in casa
non
sua
bricconi. Io voleva protestare e giurare di non
aver
rubato
alcuna
ella sempre
all' ostessa ; ma
cosa
steneva
soil contrario,e fu creduto
lei
che
a
piuttosto
Per tal modo
a me.
i danari del precettorepassarono
dalle mani
di un
ladro in quelle di una
ladra.
Mi rimisi tristamente
in strada
e giunsi a Toledo.
Appena fui nella piazza maggiore, un cavaliere ben
vestito,vicino al quale passai, mi ferm"
per un
braccio
venir"
tu
vuoi
mi
disse : " Garzoncello,
e
a
servirmi
? Mi piaci tanto che ti torrei volentieri per
mio
lacch". " " Ed io,risposi,vi accetter"
per paio incontrava

colei,clV

Digitizedby

CAPITOLO

149

XXX.

Quand' " cosi,soggiunse, ti prendo subito

drone.

"

andiamo.

altro lo seguitai.
senza
"
circa trent' anni, e chiacavaliere,che aveva
don Abele, alloggiava in una
locanda,dove

Quel
mavasi
aveva

Era

"

io

Ed

dir

pigione un bellissimo appartamento.


vamo
vivecome
giuocatore di professione,ed ecco
a

preso

insieme.
per fumarne
abiti e andava

mattina
cinque a sei
La

gli tritava il tabacco


pipe, gli spazzolava gli
io

il barbiere
chiamare
per raderlo
in giro
i baffi ; dopo di che egliandava
e pettinargli
non
casa
se
a
verso
per le bische, n" pi" tornava
di
uscire
di
la mezzanotte.
Egli ogni mattina prima
li dava
di tasca tre reali e me
casa
cavava
per la
a spasso
mia
la libert" di andare
spesa, lasciandomi
volendo
fino alle dieci ore
della sera, non
eglialtro,
del
ritorno.
eccettoch"
fossi alla locanda
suo
prima
a

Mi fece
anche
fare
brache
di livrea. Io

un
era

giubbettinoe
contento

dello

un

stato

paio

di

mio,

alcuno, che fosse

certamente
non
ne
poteva trovare
a'
miei
confacente
pi"
gusti.
vita cosi felice,
Era
che io menava
quasi un mese
io era
se
con"
quando il mio padrone mi domand"
lui
di
che
tento
non
potevo
; ed avendogli io risposto
esserlo
via dunque
di pi", e' soggiunse : " Or
noi
,
debbo
andare
partiremo domani
per Sivigha, dove
ti rincrescer"
pe' miei affari,e m' imagino che non
di vedere
dell'
Andalusia
ehi
non
:
questa capitale
ha veduto
il
dice
ha
veduto
non
proverbio,
Siviglia,
una
guitarlo
maraviglia. " Io gli dissi di essere
pronto a senello stesso
da per tutto;laonde
giorno il
di Sivigliavenne
corriere
alla locanda
a
prendere
serrate tutte le bagaglio
un
baule, in cui erano
gran
del mio padrone, e il di dopo partimmo
dalusia.
l'Anper

signor Abele era si fortunato al giuoco che non


perdeva quando voleva, il che V obbligava a cangiare
sovente
di luogo per evitare il risentimento dei truffati;
Il

questo

e
a

era

il motivo

nelle bische

di

nostro

viaggio.

rivati
Ar-

alloggioin

locanda
una
ricominciammo
la
Cordova, e
il padrone trov" qualche
Ma
e V altra di queste citt",
perch"

Siviglia,
prendemmo

vicina alla porta di


solita vita di Toledo.
differenza
fra V una

del

Sivigliaerano

parecchi giuocatori.

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150

GIL

BLAS.

fortuna
pari alla sua, onde tornava
quali avevano
tina,
matUna
a
casa
qualche volta assai malcontento.
turbato
essendo
egli ancora
per la perdita d"
cento doppie del di precedente, mi domand"
perch"
biancheria
la
da
una
avessi
non
portato
sporca
di lavarla
di profue
marla
donna, che facea il mestiere
n' era
dimenticato.
Detto
me
; gli risposiche
in
diede
collera
che
mi
talmente
fatto,egli and"
di schiaffi,
mi fece vedere
dozzina
e
mezza
pi" lumi
il tempio di Salomone.
che non
avesse
ne
" Eccoti,
disgraziato,mi disse,imparerai cosi ad attendere

starti sempre
io forse
dietro
doveri. Dovr"
la schiena
per avvertirti di ci" che hai da fare ? Se
nel servire ; se
sei lesto nel mangiare , siilo pure
mettiti
fare
sei un
a
vero
non
asino,
quel che mi
che te lo dica. " Ci" detto, usci dal
senza
occorre,
tutto mortificato
d"
suo
appartamento lasciandomi
ricevuto
tante ceffatte per si piccolo fallo,e
aver
air occorrenza.
vendicarmene
ben determinato
a
a' tuoi

accadde
bisca,
quale caso
poco dopo in una
riscaldato fuor
a
una
casa
ma
sera
eglitornossene
mi
ho
di misura.
"
Raffaele,
disse, risoluto di andare
imbarcarmi
in Italia,
e domani
nave
voglio
sopra una
Faccio
che ritornar a Genova.
questo viaggio pei
miei motivi, e credo
che tu vorrai
accompagnarmi
bella
occasione
si
vedere
il pi" ae
cogliere
per
che sia nel mondo.
meno
"
Risposi di si ; ma
paese
intanto mi prefiggeva di non
al
lasciarmi
trovare
momento
della partenza. Io imaginava di potermi
di lui con
vendicare
questo disegno,che sembravami
ingegnossimo, ed ero tanto contento, che non
potei
Non

so

dal comunicarlo
trattenermi
a un
birbo, che incontrai
la
Da
io
strada.
che
fatto
era
a
Siviglia avea
per
qualche cattiva amicizia, e principalmente quella di
colui. Gli raccontai
in qual maniera
e
perch" fossi
stato schiaffeggiato
di
che
zione,
gli dissi V inten; dopo
che avevo,
di voltare
la schiena
Abele
don
a
nell'atto che sarebbe
per imbarcarsi, e glidomandai

ci" che

della

mia

risoluzione.

Il birbone
la
incresp"
ciglia,e
punta dei
bafifie poscia, biasimando
il mio
gravemente
drone,
pami disse: " Mio
caro
ometto, tu saresti un
ti contentassi
della
se
ragazzo disonorato
per sempre
neir

pensasse

udirmi

le

rialz"

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CAPITOLO

frivola

che
vendetta
partiresoletto

151

XXX.

vai

meditando.

don

Abele, perch" questo

Non

basta

sciar
lanon

sarebbe
un
punirlo abbastanza ; bisogna proporzionare
il castigo all'oltraggio.Ascolta:
portiamogli
via le bagaglio e il danaro, e dividiamolo
da buoni
fratelli dopo la sua
partenza. "
io fossi naturalmente
inclinato a rubare,
Quantunque
la proposta di un
furto di questa importanza
Nondimeno
V arcibriccone,di cui io
mi fece paura.
era
zimbello,riusci a persuadermi, ed ecco
quale
fu il successo
della nostra
che
era
impresa. Colui,
il di dopo a trovarmi
uomo
grande e robusto, venne
alla locanda
sul far della sera, e io gli mostrai il
il mio
baule
dove
gi" serrato i suoi
padrone aveva
se
arnesi, e gli domandai
potesse egli solo portare
baule
cosi pesante. " Cosi pesante ? mi
disse :
un
che
si
di
la
roba
tratta
t"rre
d' altri
quando
sappi
di No". " Cosi dicendo
si avvicin"
io porterei I' arca
al baule, se lo mise
sulla schiena
fatica e
senza
discese
lesto lesto gi" per le scale. Io lo seguiidello
vicini alla porta della
stesso passo,
ed eravamo
dalla
sua
strada,quando don Abele , ivi condotto
buona
stella,ci comparve
improvvisamente davanti.
? ", mi disse. Ne rimasi
Dove
baule
vai
"
con
quel
confuso
che ammutolii
; intanto il briccone
,
,
vedendo
fallito il colpo gitt" a terra
il baule, e
vai con
le spiegazioni." Dove
fuggi per scansare
quel baule ? ", mi ripet"il mio padrone. Signore, gli
che vivo : " vado
a
portarlo sul
risposi,pi" morto
imbarcarvi
bastim"nto,sul quale dovete domani
per
r Italia. " " Come
io
sai tu, soggiunse,su qual nave
debba far questo viaggio?" " Noi so, signore,risposi;
si va
sarei informato
domandando
ma
e mi
a Roma,
T avrebbe
gnato.
insegiunto al porto, e qualcheduno me
in sospetto,
A questa risposta,che lo mise
"
mi lanci" un' occhiata cosi furibonda, eh' io credetti
che tornasse
di nuovo
Chi ti ha
"
a schiaffeggiarmi.
comandato, grid" egli,di far trasportare il mio baule
fuori di questa locanda ?" " Voi medesimo, glidissi :
il rimprovero che mi
mai
come
potete dimenticarvi
domi,
faceste tempo fa ? Non
mi diceste forse,maltrattani
vostri
ch'io
che volevate
comandi,
prevenissi
che
vi occorche
facessi
mia
di
testa
tutto
e
quello
tanto

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152

GIL

BLAS.

reva?
Ora
dunque per regolarmi in conseguenza
facevo
portare il vostro baule al vascello. " Allora
il giuocatore, osservando
eh' io avea
pi" spirilo
mi
dandomi
mente
freddanon
ch'egli
disse,
credesse,
il mio congedo : " Vattene, e il cielo ti benedica.
mi piace punto giuocare con
Non
gente che
talora ha una
di meno
di pi" e talora una
carta
Vammi
via dagli occhi, prosegui cangiando tuono ,
ti faccia cantare
ch'io non
e guardati bene
senza

solfeggio."
Gli

risparmiai il

dirmi due volte che


da lui sull'istante,
ne
me
andassi, e
di paura che non
mi facesse deporre
quasi morendo
il mio abito; ma
melo
fortunatamente
lasci". Me ne
andava
le
fantasticando
vare
dove
strade,
potessitroper
un
albergo coi due soli reali,ch'io possedeva.
Arrivai
lora
alalla porta dell'arcivescovado,
e siccome
allestivasi la cena
di monsignore, esalava
dalla
cucina
odore
sentire a un
cosi grato che
si facea
miglio all'intorno. " Capperi! dissi fra me
stesso,
oh quanto volentieri darei dentro ad uno
di quegl'inzupparvi
tingoliche mi pizzicano il naso, anche a costo d'inche ! non
Ma
le quattro dita ed il pollice.
ci sarebbe
il mezzo
di assaporare
di trovare
caso
di quellebuone vivande, di cui non
qualche boccone
che il fumo?
sento
E perch" no? ci" non
mi pare
impossibile." E cosi si riscaldava la mia fantasia,
mi venne
in testa una
e a forza di fantasticare
astuzia,
di cui feci uso
ebbe
che
felice
immediatamente, e
riuscita. Entrai dunque nella corte
del palazzo arcivescovile,
la cucina e gridando con
correndo
verso
tutte le mie
forze: Soccorso!
se
soccorso!, come
disturbo

di

m'allontanai

qualcheduno m'inseguisse per assassinarmi.


A queste replicategrida,mastro
l'arcivescovo
delDiego, cuoco
tre o quattro guatteriper
accorse
con
la cagione, e, non

altri che me,


vedendo
si
fortemente.
" Ah! signore,
perch" gridassi
risposi,f"ngendo di essere
spaventato: i)er l'amor
di san
Policarpo,salvatemi dal furore di uno spadaccino
che
vuole ammazzarmi.
"
Dov'
" "
questo
vedo
spadaccino? rispose Diego: tu sei solo,e non
un
gatto che ti tenga dietro. Vieni, vieni,
neppure
fatti
animo, sar" stato forse qualcheduno
ragazzo,
conoscerne

domand"

Digitized
by

154

GIL

BLAS.

in cucina
da mastro
Diego, vidi gli apparecchi
la
di
T
di
Ebbi
cena
onore
monsignore.
per
coi guatteri , e feci subito tanta
dormire
cenare
e
loro che la mattina
amicizia con
seguente, quando
mastro
andai
si gea
ringraziare
Diego di avermi
nerosamente
ricoverato, questi mi disse: " I nostri
del tuo umore
faceto,
garzoni di cucina, innamorati
che
simi
contentismi dissero tutti d'accordo
sarebbero
di averti per loro collega: saresti tu contento
di essere
loro compagno?
"
Risposi che, se fossi
mi sarebbe
tale fortuna,non
rimasto
pi"
per avere
niente da desiderare.
" cosi,soggiunse, figliuolo
" Se
al presente come
ufficiale
caro, 'tu puoi considerarti
dell'arcivescovo.
mi
men"
dal
e
" Disse,
domo,
maggioril quale, alla mia
ciera svegliata,mi giudic"
collocato
fra i guatteri.
degno di essere
Finii di dirozzarmi
di sua
in casa
magnificenza,
feci uno
scherzo
dove
cosi grazioso che se ne parla
in Siviglia.
I paggi ed alcuni altri famigliari
ancora
si misero
in testa di rappresentare una
commedia,
onde
celebrare
il
natalizio
di
giorno
monsignore, laper
scelsero
quella di Benav"les
[1]; e siccome
di
della
mia et" per far
un
aveano
bisogno
ragazzo
la parte del giovanetto re
di Leon
gittarono gli
,
occhi sopra
di me.
Il maggiordomo,
che si piccava
di saper
si
recitare,
assunse
l'impegno d'istruirmi,
avermi
d'
alcune
dato
lezioni , assicur" che
e, dopo
chi
sarei riuscito inferiore ad alcuno.
Siccome
non
si
le
nulla
della festa era
il padrone,
spese
pagava

condotto

risparmi"

magnificenza; e fu quindi
per farla con
costrutto un
teatro nella sala pi" grande del palazzo
da una
bellissime decorazioni, fra le quali era
con
letto
io
di
erbe
dovea
dove
fingermi
parte un
fiorite,
a slanciarsi
addormentato, quando i Mori verrebbero
di me
rono
Quando
gli attori fusopra
per incatenarmi.
in istato di rappresentare la commedia, l'arcivescovo
manc"
stabili il giorno della recita, e non
d'invitare i cavalieri e le dame
pi" illustri della citt".
venuto
che
fu
Ora,
degli attori
quel giorno, ognuno
che al proprio abbigliaad altra cosa
non
mento,
pensava
e

il mio

[1] Soggetto

fu

portato da

tolto dalla

storia

di

un

sarto, accompa-

Spagna.

Digitizedby

CAPITOLO

155

XXX.

dal nostro maggiordomo,


il quale, essendosi
di farmi
ripetere la mia parte, si
preso il disturbo
vestire. Il sarto adunque mi
compiaceva di vedermi
orn"
di ricco abito di velluto guarnito di galloni e
maniche
di bottoni d'oro, con
di
pendenti ornate
di profrange egualmente d'oro; e il maggiordomo
pria
m' incoron"
di cartone
con
mano
corona
una
,
di grande quantit" di perle fine,miste a qualche
sparsa
falso: e oltre a ci" mi posero
tura
cindiamante
una
fiori d'argento.Ogni volta
di seta color rosa
a
che
mi
fornivano
di qualche cosa,
che mi
pareva
un'ala
volare
mente
Finalattaccassero
andarmene.
e
per
cominci"
la commedia
sul far della sera, ed
niva
io apersi la scena
con
una
parlata in velasi,che fitrattive
col dire che, non
potendo pi" resistere alle atdel sonno
dormire.
Nel
andavo
a
tempo
,
mi ritirai fra le scene
stesso
mi
buttai sul letto
e

gnato

di

erba,

che

mi

era

addoi:mentarmi

mi
,

modo
da re

di andare

laonde,

stato

posi

preparato;

in

vece

di
al
abito

intorno

in istrada
sapendo che

ma

fantasticare
di fuggire col mio
v'era
dal

scaletta nascosta
teatro nella sala
certa

cui si scendeva
per
,
segno;
giudicai che fosse opportuna per eseguire il mio diimboccai
che ninno badava
a me,
e, vedendo
la scaletta,la quale mi condusse
nel salone, alla cui
,

porta giunsi gridando : Largo, larfjo,vado a mutarmi


(li abito. Ciascuno
si stringeva per lasciarmi
passare,
di modo
che
in meno
minuti
uscii impunedi due
mente

palazzo col favore della notte e mi portai


dell'amico
dal baule.
casa
Colui fu molto
vestito a
meravigliato vedendomi
io gli narrai
quella foggia; ma
tutto,e lo feci scoppiare
'dalle risa. Abbracciandomi
egli con
giubilo,
nella speranza
le spoglie del re di
di dividere
meco
riuscita
me
Leon, s" congratul" con
per la bella
della mia
invenzione,e mi disse che, se io seguitava
nel mondo
famoso
cosi, sarei divenuto
per la mia
dal

alla

intelligenza.
Dopo di esserci entrambi
rallegratie
d'esserci
il
dissi
al
furfante
: " Che
allargati cuore,
faremo

di questo ricco vestimento?


" " Non
sare
penonorato
a
un
ci",mi rispose,perch" io conosco
la minima
mostrare
riosit"
curigattiere,il quale, senza
tutti
de' fatti d'altri,
abiti
che
gli
gli
compra
noi

Digitizedby

156
si

GIL

portano

vendere,

BLAS,

purch"

vi

trovi bene

il

suo

te lo condurr"
a
:
giorno seguente il furfante usci di
qua. "
in cui mi lasci" in letto,
dalla sua
buon ora
camera,
col
torn"
due ore
e
dopo
rigattiere,che seco
tava
portela
di
"
un
gialla. Amico, mi
fagottinocoperto
disse, questi " il signor Ybagnez di Segovia, il quale,
malgrado i cattivi esempi de' suoi colleghi, vanta
lore
scrupolosissima integrit".Egli ti dir" il giusto vadeirabito,che desideri di vendere, talch" potrai
il suo
accettare
"
"
a
Oh,
questo
quanto
prezzo.
moso
fossi un fa: bisognerebbe che
si,disse il rigattiere
briccone
al di sotto
una
cosa
per apprezzare
del suo
valore. Di ci", la Dio merc", nessuno
pu"
di
al certo rimproverare Ybagnez
Segovia. Vediamo
intanto
la roba che avete
voglia di vendere, e vi
dir" in coscienza
quello che vale. " " Eccola, soggiunse
si pu" veil furfante, mostrandogliela: non
ramente
bene
veder nulla di pi" magnifico: osservate
di questivelluti di Genova
la bellezza
e la ricchezza
di queste guarniture. " Il rigattiere,dopo ch'ebbe
bene
T abito, rispose:
e
diligentemente esaminato
Ne
che debbo
incantato
talmente
confessare
"
sono
di non
veduto
aver
cosa
pi" bella. " " E che vi pare
delle perle che sono
intorno
a
questa corona?
giunse
sogil mio
amico. " " Se fossero
spose
pi" tonde, riinestimabili; nondimeno
Ybagnez, sarebbero
anche
mi paiono beUissime
e mi
cosi, come
sono,
delle
altre
Io
meno
ne
cose...
piaciono non
convengo
di buona
f
urbo
continu":
un
fede,
rigattiere
fingerebbe
di spregiare la mercanzia
buon
averla
a
cato,
merper
si vergognerebbe di esibire venti doppie;
e
non
che
ho
ma
io,
coscienza, ne dar" quaranta. "
Se
detto cento, non
sarebbe
avesse
Ybagnez
stato
i"ncora
giusto estimatore
perch" le perle
,
sole ne
valeano
il
mio
Ma
amico
che se
dugento.
,
la intendeva
mi
disse:
"
"
seco
Questo
lui,
quanto
si guadagna cadendo
di un galantuomo :
nelle mani
il signor Ybagnez
le cose
fosse
se
come
apprezza
" vero, disse il rigattiere,
in punto di morte.
"
"
e
cosi con
si ha mai n" da diminuire
n" da
me
non
soldo. Or via dunque, prosegui egli,siete
crescere
un
contento?
volete che vi conti la somma.
"
"
Aspetconto

domattina
Infatti il

andr"

chiamarlo

Digitizedby

CAPITOLO

157

XXX.

il furfante,bisogna prima che il mio


tate, risposegli
piccolo amico
provi V abito che vi ho fatto portar
qui per lui,e che, se non m'inganno, glideve andar

bene.

Allora ilrigattieredisfece

il suo
e mi
fagotto,
mostr"
calzoni
di
di
bel
un
e
un
giubboncino
paio
bottoni d'argento,il tutto
color di muschio
con
panno
Mi
alzai dal letto per provare
per" mezzo
logoro.

"

Che

"

faremo

noi

di questo

ricco

vestimento

[pag. 155].

queirabito,il quale,quantunque largo e lungo, parve


quei signorifatto a posta per
dieci doppie ; e, siccome
non
soldo,cosi fu d'uopo accettare.
a

dalla
veste

borsa
trenta
fece
di
che
dopo
corona
e della mia

sua

si

la qual
le distese

Per

altro

reale

lo stim"

poteva diminuire

doppie e
un

Ybagnez

me.

cosa

un

cav"

sulla vola;
tamia
della
fagotto
le port" via, feli-

Digitizedby

158

GIL

citandosi

senza

la
Partito il

dubbio

BLAS.

comincialo

d'aver

cemente
tarilo feli-

giornata.
rigattiere,il furfante mi disse: " Sono
di quel rivendugliolo.
contentissimo
" Aveva
ragione
di esserlo, giacch" sono
ciie cav" da lui alcerto
meno
contento
cento
doppie di senseria; pure, non
di queste, pigli"senza
delle
cerimonie
la met"
nete
moche

sua

erano

sulla

tavola

mi

cendomi:
lasci" V altra di-

"
Con
stano,
queste quindici doppie, che ti reti consiglio d'uscire immediatamente
di questa
citt",in cui vedi bene che ti cercheranno
per ordine
di monsignor arcivescovo, e io sarei disperato se,
dopo un'impresa, che sar" famosa nella tua istoria,
tu ti lasciassi incarcerare
minchione.
" Gli
un
come
viglia;
da Sirisposiche aveva
gi" risolto di allontanarmi
come
infatti,
dopo di essermi comprato alcune
liziosa
camicie e un
cappello,mi avviai per la vasta e dela quale in mezzo
a
vigne e ad
campagna,
oliveti conduce
all'antica citt" di Garmon, e tre giorni
arrivai
a Cordova.
dopo
della
Andai ad alloggiarein un'osteria sull'ingresso
Ivi
mi
piazza maggiore, dove abitano i mercatanti.
.mnunziai
un
come
figliodi famiglia di Toledo, che
tendere
viaggiava per divertimento,il che potevo dar ad inche
ci"
essendo
deceritemente
vestito ; ma
,
fini di farlo credere
che feci,
fu
all'oste, la mostra
come
accidente,di alcune doppie. Fors' anche
per
la mia freschissima
che io poet" gli fece pensare
tessi
che
andasse
un
essere
in^giro coi
discoletto,
danari
rubati ai genitori.Checch"
ne
sia, e' non si
di
mostr"
quello che
pi"
punto curioso di saperne
io gli diceva, probabilmente per paura
che la sua
mi facesse
curiosit" non
cangiare alloggio.Per sei
reali al giorno si stava
benissimo
in quellaosteria,
dove
solea intervenire
molta gente. Io contai la sera
fin dodici persone
il pi" bello
a
cena
a
tavola; ma
si era che ognuno
dire parola,salvo
mangiava senza
il
continuamente
diritto e a
a
quale, parlando
uno,
colle sue ciarle ilsilenzio degli
rovescio,compensava
altri. Egli la faceva
da dottorello
raccontando
velle,
nofacezie di rallegrare
colle sue
e sforzandosi
la brigata,che di quando in quando rideva, non
tanto
in vero
larlo.
per applaudireai suoi sali,quanto per bur-

Digitized
by

CAPITOLO

159

XXX.

badavo
si poco
alle parole di quel
chiaccherone
che mi sarei alzato da tavola senza
,
ridire un 'ette di quello clV egli aveva
detto,
saper
di
trovato
farmi
modo
entrare
ne'suoi
avesse
non
se
discorsi. " Signori, disse sul finire della cena,
per
bocca
vi ho
serbato
far buona
una
piacevolissima
istoria , vale a dire un
caso
occorso
negli scorsi
di
all'arcivescovo
puta
Siviglia; e questa la ho sagiorni
baccelliere
mio
amico
che ne
fu testimonio.
da un
mozione,
"
Queste parole mi destarono
qualche comche
il
dubitando
fosse
detto
non
caso
non
il mio: n" m'ingannai, perch" quel personaggio fece
il racconto
anche
fedele della cosa, e mi fece sapere
la
cio"
che
io
che
ci"
mia
dopo
quello
ignorava,
vi
nella
che
accaduto
era
conter".
racora
sala, e
partenza

Quanto

Subito

Tordine

me,

dopo la mia fuga, i Mori, i quah, secondo


commedia, che si rappresentava do-

della

sulla scena
coll'idea di
venirmi
a
sorprendere sul mio letto d'erba,dove mi
ciarsi
credevano
addormentato; ma, quando vollero slanstorditi di non
trovare
sul re di Leone, furono
fu interrotta.
la commedia
n" re, n" attore; laonde
Ecco
dunque tutti gli attori in iscompiglio: gli uni
mi
in traccia di me;
chiamano, gli altri mandano
al diavolo.
questi schiamazza
quegli mi manda
,
l'arcivescovo
s'avvide del disordine
e della
Quando
ch'erano
la
le
domand"
dietro
confusione,
scene, ne
Alla richiesta del prelato,certo
causa.
paggio, che
facea il Gracioso
nella commedia
accorse
e disse
reverendissime^:
sua
a
"
signoria
Monsignore, non
i
che
facciano
temete
Mori
prigionieroil re di
pi"
reale. "
Leon, perch" quegli fuggi col suo vestimento
ha
fatto
Lodato
sia Dio ! sclam"
"
l'arcivescovo,egli
della
nemici
benissimo
nostra
i
a
religione,
fuggire
dalle
che
coloro
e
a
avevano
gli
catene,
scappare
Leon
ritornato
dubbio
a
e' sar"
preparato. Senza
,
arrivi
del
Dio
senza
suo
capitale
vogliach'egli
regno :
ardisca di andargli dietro,perch"
disgrazie! Nessuno
mi
che sua
rincrescerebbe
maest"
per parte mia
ricevesse
qualche mortificazione. " Cosi parl" il prelato,
mia
la
comand"
che
si
e
parte,
poscia
leggesse
veano

rapirmi, comparvero

che

si continuasse

la commedia

sino

alla fine.

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160
A

GIL

Cordova,

mi

una

Lamela

BLAS.

altri
insegnarono di
Dopo averci
e

legaicon alcuni giovani,che m*


quantit" di scherzi; in seguito
cavalieri
d'industria,i quali me
migliori.

segnarono
incon
ne

"

le imprese della
cosi
raccontato
sua
giovinezza,Raffaele ci narr" particolareggiatamente
molte
dello stesso
di cui
avventure
genere,
il racconto
mi parve,
don
come
a
Alfonso, molto
lungo e noioso ; ma
gli dicemmo, per cortesia,che
molto
ci aveva
divertiti. Fini
raccontandoci
come
costretto
a
fuggir da
tempo prima, essendo
poco

Toledo

per

compagnato
sfuggire le ricerche della giustizia actorio.
da Lamela, era
giunto vicino al romi,

nelle montagne, aggiunse,


addentrati
in una
e, per sentieri noti a Lamela, giungemmo
romitorio.
In realt", era
grotta,che mi parve un
nel
venuti
ieri
a domandar
sera
quello,
quale siete
ricovero.
" Mentre
contemplavo i dintorni e i miei occhi si
"

Ci

eravamo

della deliziosa

pascevano

vista di
mi disse

quegli amenissimi

: " L' ultima volta


compagno
sei anni, in
per di qua, e saranno
questa grotta abitava un vecchio
eremita, il quale
caritatevolmente
mi accolse e mi fece parte delle
vivande. Mi sovviene eh' era colui un santo uomo
sue
che
mi
fece tali ragionamenti, pei quali poco
e
che non
manc"
mi risolvessi a voltare le spalle al
subito
? Vado
mondo
viva
che non
ancora
: chi sa

luoghi, il mio
che io passai

il curioso Ambrogio " ; quindi,smontato


quanto
aldove
nel
sua
romitorio,
mula, entr"
fermossi, e poi poco dopo, tornato fuori, mi
dicendo:
"
Venite, don Raffaele, venite a

vedere, disse
dalla

chiam"
vedere

Scesi
".
spettacolo assai commovente
le mule
immediatamente
di sella,e, legate ambedue
nella grotta,nella quale
agli alberi,e seguiiLamela
reta
anacovidi,steso sopra un letticciuolo,il vecchio
sima
foltisbianca
La
barba
e
moribondo.
pallido e
nelle sue mani
e aveva
gli copriva lo stomaco
giunte un grosso rosario intrecciato. Al rumore, che
facemmo
avvicinandoci
a
lui,egliriaperse gliocchi
istante
gi" semispenti,e dopo di averci fissato un
ci disse : " Chiunque voi siate,
o fratelli,
approfittate
uno

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162

Glt

BLAS.

ci tenne
consistendoil che non
a
lungo affacendati,
i suoi mobili in quel p"co che si era potuto osservar
Giovanni aveva
nella grotta. Fra
pochi niobili e una
in casa
trovammo
non
peggior guardaroba, giacch"
altro che poche nocciuole
e
sua
qualche crosta di
cui
le gengive del santo
durissimo,
pane di orzo
uomo

dico

probabilmentenon avevano
potutorosicchiare
le sue
che
avea
gengive perch" osservammo

perduto
occhi

ci",che ci si presentava agli


ci faceva considerare
quelquellasolitudine,

i denti. Tutto

in
Tanacoreta
Mentre

'

come

un

santo.

in testa
miamoci
una
capricciosa idea a Lamela, che mi disse : " Ferin questo romitorio, travestiamoci
da romiti
che
fra
voi
merete
assuavremo
e
Giovanni,
sepolto
il nome
di fra Anil suo
io
ed
sotto
tonio
nome,
andr"
alla questua per le citt" e pei vicini
Noi
al coperto delle
resteremo
certamente
villaggi.
della giustizia,
essendo
non
probabile
perquisizioni
venire
in traccia di noi in
che alcuno immagini di
questo luogo, e poi ho alcuni buoni amici a Cuenza
zarra
coi quali potremo far lega ". Approvai questa bizonde
fossa
trenta
scavammo
o
una
idea,
distante
dalla
dove
sepellimmo
quaranta passi
grotta,
il
vecchio
di averlo
senza
anacoreta,
dopo
pompa
tutti
suoi
di
i
spogliato
abiti,cio" di una
povera
annodata
tonaca
cintura.
vita con
a
mezza
una
Poscia gli tagliammo la barba
una
per farne a me

ragionavamosu queste cose,

venne

e finalmente,dopo questi funerali,prenposticcia,


demmo

possesso del romitorio.


Pel
dovuto

primo giorno la

f^icemmo
avendo
assai magra,
delle scarse
to
vivande
del defunla mattina
avanti T alba, Lamela
; ma
appresso,
n'and"
le due mule
vendere
se
a
a
Toralva, e la
torn"
carico di cibi e d'altre robe comprate,
sera
oltre a ci" che era
necessario
per travestirci. Egli
si fece una
di
tonaca
barbetta
rossa
bigia ed una
crine di cavallo,che si attacc" tanto artifiziosamente
alle orecchie, che si sarebbe
giurato esser
proprio
naturale.
di
dustrioso
cui non
v'" il pi" inQuesto giovane,
sulla terra, acconci"
bene anche
la barba
di fra Giovanni, e dopo di avermela
attaccata,compi
r opera
in capo
mettendomi
berretta
di lana
una

accontentarci

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by

CAPITOLO

163

XXX.

si poteva dire che non


onde
nulla
mancava
al nostro travestimento.
Ci trovammo
V
uno
adunque
r altro cosi leggiadramente adornati,che non
e
temmo
podal ridere, vedendoci
trattenerci
coperti di
abiti che veramente
ci stavano
non
troppo bene.
nel roErano
mitorio
gi" passati tre giorni che eravamo
veduto
anima
aver
senza
vivente, allorch"
nel quarto entrarono
nella grotta due
conladini, i
quali portarono pane, formaggio ed alquante cipolle
al defunto, che credevano
vivo. Appena
ve*
ancora
mi
fu difficile
mi stesi sul letticciuolo e non
dutili,
r ingannarli; perch", oltre a che non
ci si vedeva
le mie sembianze, imitai
abbastanza
per discernere
della voce
alla meglio il tuono
di fra Giovanni
di
,
udito le estreme
Essi
ebbero
cui avea
non
parole.
il menomo
di
: solamente
sospetto questa soperchieria
si mostrarono
altro
un
maravigliati d' ivi trovare
accortosi
La
del loro stupore, loro
eremita
mela,
; ma
telli,
disse con
grande ipocrisia:" Non vi stupite,o frain questa solitudine: io ho abbandonato
di vedermi
in Aragona
romitorio
un
per venir qui a far
nera

di Dio, fra Giovanni,


al venerabile servo
il quale, nella sua
estrema
vecchiezza, ha bisogno
di un
confratello
che possa prestargliassistenza
".
i contadini
Allora
la carit"
lodarono
infinitamente
di Ambrogio, e dimostrarono
di essere soddisfattissimi,
potendosi gloriare di possedere due santi nei
loro contorni.

compagnia

Lamela, postasisulle spalle una


che

si

non

per la
distante

prima

dimenticato

era

volta

appena

un

alla

cerca

paio

di

grande bisaccia,

and"
di comprare
,
nella citt" di Cuenza,
miglia dal romitorio.

Egli riempiva la sua bisaccia d' ogni sorta di provviste.


dei miei antichi assoMa
ciati,
questa mattina, uno
che
in
io aveva
che
dimora
quelle citt",e
ha
di
dato
star
gli
sull'avviso,
pregato
per me una
lettera,nella quale mi consiglia di fuggire,giacch"
la giustizia
tracce. E questo, signori,"
" sulle mie
mi ha p"rto in vostra
Lamela
il biglietto,
che
senza,
pree

lasciare

tanto
che ci ha
bruscamente
romitorio.
il nostro

costretti

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164

GIL

BLAS.

CAPO

Come

Gil

Blas

Raffaele,

DON

Quand' ebbimo

XXXL

Don
Alfonso
si
ci"
che
e
accadde

separarono

da

loro,

finito

di mangiare
ci stendemmo
Lae
tutti quattro suir erba, e ben presto Raffaele
Io
si
addormentarono
tuttavia
mela
profondamente.
chiuder
non
occhio; cosi pure don Alfonso,
poteva
dei nostri due compagni,
il quale,approfittandodel s"nno
disse : " Signor Gii Blas
mi
bisogna eh' io
,
il mio cuore.
Mi rimprovero di aver
avuto
v' apra
di venir
fin qui con
la condiscendenza
questi due
Un
deve
bricconi.
giovane onorato non
trovarsi,
della
anche
gente
tempra
per pochissimo tempo, con
che voglio sedi Raffaele e Lamela, vi confesser"
pararnlida loro per sempre. Credo che non disap-.

proverete questa deliberazione.


prendo il cielo a testimonio eh'
pi" voglia di voi, don Alfonso
cattiva

compagnia;

se

vi

"

io

"
non

No, gli risposi;


mi sento guari

di rimanere
in si
vi
piace,
accompagner";
,

da loro ". " Si,


-questa notte stessa ci allontaneremo
cheremo
disse don Alfonso; andiamo
a
Valenza, e c'imbarr
dove potremo entrar al servizio
Italia,
per
della repubblica di Venezia.
"
Approvai pienamente tale parere.
si svegliarono, il
e Lamela
Quando don Raffaele
al tramonto.
don
la notte, disse
Ecco
sole era
"
Alfonso prese allora
Raffaele,,incamminiamoci
". Don
che
disse loro cortesemente
tendosi
sennon
deliberato
di vita,aveva
atto al loro genere
fatto lo stesso
di lasciarli. Anch' io li avvisai di aver
di trattenerci con
vanamente
proposito.Cercarono
ci rallegrammo
loro. Quanto
d'esserci
separati da
loro quando ci fu detto
che, pochi mesi dopo, quei
miserabili erano
caduti nelle mani della giustizia
due
alle
mandati
e
galere !
berammo
a
noi, subito dopo la loro partenza, deliQuanto
la

parola,e

la notte nella foresta. e di riprender,


mattina^ la strada di Valenza, nel
ho gi" detto, don
Alfonso
non
temere
dalla giustiziadi Castiglia.

di passar

l'indomani
.

qual
aveva

regno,
nulla

come

da

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165

XXXI.

CAPITOLO

Ci stendemmo

sotto gli alberi, come


la notte
cedente,
preT"ormire.
Verso
il
della notte ,
mezzo
per
essendomi
svegliato, vidi fra gli alberi , j" qualche
distanza, un lume, che mi diede di che riflettere.
mandai
Svegliai don Alfonso. " Che vuol dir ci",? gli doforse
i
sarebbero
bracchi
della
giustiziadi
;
dei nostri due
Cuenza, i quali, messi sulle tracce
venuti qui per cercarli ?"
Non
"
bricconi,sarebbero

Vidi

credo,

sull'erba, seduti

don
risicose

quattro uomini

Alfonso

; penso

[pag. 166].

che siano
notte, siano

invece

viaggiatori,i quali,sopraggiunti dalla


entrati in questa selva
aspettare che venga
per
a vedere
giorno. Vado
qui,che
; intanto fermatevi
il lume,
verso
vado
e vengo.
" Ci" detto,m'avanzo
molto
che non
era
passo
lontano, e avvicinandomi
le
i
rami
e
foglie,
pian piano
passo, e rimovendo
che

mettean

inciampo

al mio

cammino,

guardavo

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166
con

GIL

BLAS.

quella attenzione,che

la
seduti

cosa

mi

sembrava

ritare.
me-

Vidi sull'erba,
intorno
ad una
dela,
canche ardeva
fitta sopra una
uomini,
zolla,quattro
i quali finivano di mangiare un
tare
pasticcioe di vuoche
V
V
altro
vano
mandaun
un
grand' otre,
dopo
in giro. Alcuni passi distanti da loro vidi una

cavaliere
calesse con

legatiagli alberi,e

pia
poco
riccamente
mule
date.
bardue
lontano un
uomini
seduti
A prima vista giudicai che
gli
dovevano
i
e
essere
discorsi,che udii
malandrini,
da loro, mi confermai*ono
nella
mia
conghiettur".
Tornai
da don Alfonso, e glinarrai tutto quello che
allora
don
veduto
udito. " Amico, sclam"
avea
e
Alfonso, potrebbe darsi che quella signora e quel
cavaliere,legati agli alberi dai ladroni siano onesti
tollerare che
viaggiatori,e perci" noi non dobbiamo
quanti
sieno vittime della barbarie
brutalit" di ale della
cotesti
addosso
assassini. Su
a
via, diamo
ribaldi e muoiano
sotto i nostri
Volontieri,
"
"
che
in
occasione
non
Oso
dire
"
gli risposi.
quella
mi sgoment" il pericolo,
e che
giammai verun
ladino
pasi mostr"
pi" pronto alla difesa della sua
tradire la verit",
senza
donna, ma
per dire le cose
il pericolo non
era
vato
ossergrande, perch" avendo
le armi
tutte in un
che
dei ladri erano
chio
mucdodici
da
dieci
o
a
loro, non
passi distanti
ci fu difficile r eseguire il nostro disegno.Legato or
dunque il nostro cavallo ad un albero, ci accostammo
cheti cheti al luogo, in cui erano
i malandrini, i
tale
facevano
calore
e
quali parlavano con
gran
pensata.
strepitoche ci giov" non poco per coglierliall' imMettemmo
presto le mani su le loro armi
cemmo
ci
primach"
scoprissero,e poscia posticia tiro fafuoco e li stendemmo
tutti per terra.
Nella
il lume
delle cose, si spense
confusione
e
noi restammo
all' oscuro.
Tuttavia
tralasciammo
non
di slegare l'uomo
mente
siffattai quali erano
e la donna,
loro sin la
compresi dal terrore, che manc"
donna

un

colpi.

lena

per

renderci

grazie

di ci" che

avevamo

fatto

non
per essi : quantunque a dir il vero
sapessero
tori
liberabene se dovevano
considerarci
come
ancora
li avrebbero
nuovi assassini,che non
o
come
certo
strappati ai primi coli' intenzione di meglio
,

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CAPITOLO

167

XXXI.

trattarli. Noi per" li confortavamo


li avremo
condotti
in una
vicina
avrebbero
potuto prendere tutte

per
i loro

dicendo

osteria
le

loro che
eh' essi

cautele
sarie
necesli chiamavano

portarsi senza
pericolo ove
tale
Dopo
affermazione, di cui parvero

affari.

assai

li rimettemmo
soddisfatti^

nel

li tirammo
fuori del bosco conducendo
le mule; dopo due ore
di cammino
un* osteria.

loro

calesse
e
per la briglia
ad
giungemmo

fortemente

alla porta perch" tutti dormivano,


V ostessa
si levarono
e Toste
e
prontamente,
lamentarsi
che si disturbassero
loro
sonni
senza
i
r
arrivo
di
che
sembrava
dover
una
compagnia,
per
fare auella notte pi" spesa
di quella che
fece : per"
l'
tutta
attimo fu illuminata.
osteria in un
Lasciando
ai servi la cura
dei cavalli e delle mule, porgemmo
la mano
al cavaliere
scendere
alla dama
e
per aiutarli a didal calesse,dopo di che facemmo
loro da
scudieri
sino alla camera
dair oste loro additata. Ivi
cominciarono
i complimenti , e
vicendevolmente
noi
fummo
ben meravigliati quando udimmo
aver
Battemmo

liberato
Non

si

il conte

di Polano
descrivere

potrebbe

lo

figlia Serafina.

sua

gnora,
stupore di quella si-

di don Alfonso, quando ehtrambi


come
pure
riconobbero.
si
il conte
Ma
se
non
n'accorse, giacch"
in
altre
a
era
gravi cose
egli
occupato; cominci"
raccontarci
i ladri Taveano
in qual maniera
lito,
assacome
e
avean
preso lui e la figliuola,dopo
d' aver
ammazzato
il postiglione, un
paggio e un
cameriere.
Termin"
col dirci che portava impresse
di noi,
nell'animo
le obbligazioni,che aveva
verso
andare
che, se volevamo
indi
si
a
un
mese
egli
sperimentato quanto fosse

ov'

trovarlo

Toledo

sarebbe

fissato,avremmo

capace
manc"

di

gratitudine.

di far ella puro


mando
felice liberazione,e, stiringraziamenti per la sua
io di far cosa
Alfonso
randogli
procugrata a don
da solo a
il modo
momento
di parlare un
di
il conte
sola colla giovane vedova, tenni a bada
La

figliuoladel

Polano.

Alfonso

obbliga

"

conte

mi
vivere

giacch"

don
sotto voce
mi
che
del
destino
pi"
,
dal civile conbandito
sorzio,
uomo
procurato la bella sorte di

Serafina, dissele

Amabile

lamento

: non
a

non

come

mi

ha

i68

GIL

contribuire
peso.

"

BLAS.

servizio,che
all'importante

Ohim"

rispose

vi " stato
ella sospirando : voi siete

mi salv" Tenore
A voi mio
e la vita?
padre e io siamo debitori di tanto ? Ah, don Alfonso,
perch" mi avete voi Ucciso il fratello? " Ella non
da
don Alfonso intese abbastanza
disse di pi" ma
cui
furono
dal
modo
con
proferite,
queste parole e
n' era
s' egli amava
che
perdutamente Serafina

quegli,che

"

egualmente riamato.
CAPO

Dopo

qual

TROVATO

disgustoso
colmo

al

GiL
IN

OTTIME

BlAS

XXXII.

accidente
DELLA
siasi

GIOIA,

don
E

Alfonso
PER

siasi

QUALE

VENTURA
AV-

TROVATO

improvvisamente

CONDIZIONI.

Il conte

nente
di Pelano, dopo d' aver
passato il rimadella notte a ringraziarci
che
e ad accertarci
sulla
contare
chiam"
sua
potevamo
riconoscenza,
intorno
al modo
l'oste per
consultarlo
di recarsi
senza
dare.
pericolo in una citt" vicina,dove voleva anLo
lasciammo
mentre
stava per prendere
le
all' uopo. Uscimmo
misure
in seguito dair osteria
,
don Alfonso
sul suo
cavallo,e io sopra quellod' uno
dei ladri; Toste ci compr" gli altri tre.
Camminammo

allegramente fino a Bunol, ove


ci
fu forza fermarci, perch" don
malgrado
Alfonso fu assalilo da gagliarda febbre, la quale si
rinnov"
tali accessi che mi fecero
temere
con
per
la sua vita. Fortunatamente
la cavai colla paura,
me
essendo
egli uscito in tre giorni fuori di pericolo,
finirono per risanarlo* Egli
dopo di che le mie cure
si mostr"
gratissimo a tutto ci" che feci per lui ;
e siccome
fatti T uno
veramente
eravamo
per T altro,
ci giurammo
eterna
amicizia.
il cammino
Quindici giorni dopo ripigliammo
colla
deliberata volont" di partire,dopo arrivati a Valenza,
alla
occasione
che fosse
sopraggiunta, per
r Italia ; ma
il cielo avea
disposto altrimenti. Alla
bel castello vedemmo
molti
contadini
porta di un
delT uno
in giro
e delT altro sesso, i qualiballavano
nostro

jprima

Digitized
by

170

GIL

siete,e

sarete
nel
condusse
perch", mentre

BLAS.

felice.

finalmente
dove
castello,

"

io pure

Disse, e
entrai

essi abbracciavansi

era

con

poi

lo

loro ;

sceso

ch'io
an-

bero.
cavallo, e avevo
legati i cavalli ad un alil
del
fu
castello
primo personaggio,
padrone
che incontrammo;
sui cinquantanni
era
un
uomo
di bel portamento. " Signore, gli disse il barone
e
di Steinbach
presentandogli don Alfonso,ecco vostro
A
"
queste parole don Cesare de Leyva (c"si
figlio.
il signore del castello)gett" le braccia
chiamavasi
al collo di don
Alfonso
e
piangente di gioia, gli
disse: " Mio
il tuo genit
u
caro
figlio, vedi in me
tore:
ti ho
lasciato per
tanto
se
tempo ignorare
la tua condizione, credimi, mi son
lenza;
fatto crudele vioho mille volte pianto e sospirato di dolore,
ho
ma
non
potuto fare altrimenti, perch" aveva
ed
ella era
di
sposato tua madre
per inclinazione
da
Il

nascita

inferiore

alla mia.

Siccome

io

sotto V autorit"
alla
ridotto
di cuore,
fui
un
padre duro
matrimonio
contratto
necessit" di tenere
segreto un
di Steinbach
di lui. Il solo barone
senza
consenso
ti raccolse. Ora
con
tutto,e, d' accordo
me,
sapeva
mio
che
tu
"
dichiarare
padre
morto, ed io posso
sei mio unico
erede:
n" questo basta, perch" io ti
mariter"
bella giovine,la cui nascita eguaglia
con
una
la mia. " " Signore, interruppedon Alfonso,di grazia
mi fate pagare
non
a
troppo caro
prezzo il bene,
che mi annunziate; non
che
io forse sapere
posso
ho r onore
di essere
vostro
conoscere
senza
figlio,
infelice?
nello stesso
farmi
tempo che voi volete
Ah ! signore, non
di vostro
siate pi" crudele
ancora
al vostro
ha acconsentito
padre, il quale, se non
almeno
vi ha costretto
glie.
non
a
prender moamore,
era

di

Figliuolomio, rispose don Cesare, io non


intendo tiranneggiare i tuoi desideri, ma
ti prego
solamente
di non
rifiutare di vedere
la donna, che
ho scelto per te : questo " tutto ci" che esigo dalla
"

tua

"

obbedienza;

molta

comecch"
ed

abbia

sia dessa
ricchissima

persona

di

dote, pure
ti prometto di non
obbligartia sposarla. Ella e gi"
in questo castello : seguimi e concorderai
nel
meco
dire che non
creatura.
"
pu" vedersi pi" amabile
Cosi dicendo,condusse
in un
don Alfonso
appartaavvenenza

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CAPITOL"

mento,

dove

io

entrai

171

XXXII.

dopo

di loro

col

barone

di

Steinbach.
di Polano
le sue
due figliuole^
con
de
e
Giulia,e don Ferdinando
Leyva suo
il quale era
nipote di don Cesare, unitamente
genero,
altri cavalieri. Don
ad
ad altre dame
e
Ferdinando,
fu detto, avea
come
e
casione
rapito Giulia, appunto air ocdi questo felice matrimonio, i contadini
dei
eransi
dintorni
radunati
que
per divertirsi. Poich" adunAlfonso
don
V
ebbe
e
suo
padre
comparve
sentato
prealla compagnia, il conte
di Polano
si alz"
ad abbracciarlo
e
corse
dicendogli: " Oii sia ben
il mio
liberatore ! Don
venuto
Alfonso,prosegui egli
il potere
adesso
indirizzandoglila parola, conoscete
della virt" sulle anime
voi avete
ciso
uc: se
generose
salvato
mio
a
vete
anche
la
vita a me;
figlio,
io
cancello
la
dal
mio
cuore
cosa
qual
ogni
per
risentimento, e vi concedo
quella medesima
Seraf"na,
V onore,
salvato
cui avete
pio
ademe in questo modo
a
di gratitudine verso
al mio
di voi. " Il
dovere
al
manc"
di manifestare
non
figliodi don Cesare
la sua riconoscenza
conte di Polano
per tanto favore,
che
dire
io non
di modo
abbia sentito pi"
se
saprei
della
la
rivelazione
sua
pere
nascita, o pel sagioia per
che era
Il
diventare
marito
di Serafina.
per
matrimonio
fu fatto pochi giorni dopo
realmente
,
tutti
i parenti dell'una
l'
di
con
e delgrande giubilo
altra parte.
del
dei liberatori
era
Siccome
uno
poi anch'io
di Polano, questo signore mi riconobbe, e mi
conte
avuto
di fare la mia fortuna ;
disse che avrebbe
cura
io lo ringraziaidella sua
ma
generosit",e non volli
abbandonare
don Alfonso, il quale mi fece suo
giordomo
magmi onor"
della sua
confidenza.
e
Ivi era
Seraf"na

il conte

CAPO
Come
CI"

di

Gil
che

Blas
lasci"
segu".
ne

XXXIII.
il

castello

di

Leyva,

l'amicizia
di don
Cercai di guadagnarmi
Cesare,
vi riuscii. Divenni suo
come
intendente,
pure quello
suo

Io regolava ogni
figlio.

cosa,

riscuoteva

Digitizedby

"

172

GIL

BLAS.

i
sopra
ferenza
limiti. Per
famigliariun'autorit" senza
altro, a difdi quello che sogliono fare i miei pari, io
abusava
non
del potere,giacch" non
menomamente
scacciavo
a
mi andavano
di casa
i servi
che non
danari

dagli affittaiuoli spendeva

avea

Soraf"no.

genio, n" tampoco esigevo daglialtri intera


Se
Cesare
invece

sione.
sommis-

don
a
eglino si rivolgevano direttamente
a
suo
figlioper chiedere qualche grazia,

le acque,
io parlava a
d' intorbidare
che
mi
Oltracci" i segni di affezione,

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loro favore.
davano

r
173

XXXII.

CAPITOLO

ogni

i miei
momento
padroni, m'inspiravano uno
zelo sincero pel loro servizio,
avea
tanto che io non
mai
altro in vista che il loro interesse, n" facevo
una

gherminella nella mia

Don

amministrazione:

era

Alfonso.

di

quegli agenti dei quali al giorno


d'oggi non se ne veggon
pi".
mia
la
buona
condizione non
Disgraziatamente,
dur" che cinque anni. In capo a questo tempo, la
di Seraf"na, di nome
Lorenza, di
prima cameriera
mai
cui il carattere
aveva
non
potuto accordarsi
insomma

uno

Digitized
by

.174

GlL

BLAS.

col mio, mi prese talmente


in avversione
che giur"
di farmi mandar
via.
io era
don Alfonso,vidi
Una
con
mattina, mentre
che questogiovane cavaliere
vasi
melanconico
sta
e
domandato
mente
rispettosapensieroso ; laonde, avendogli
la
Sono
fosse
nico,
malinco"
ne
cagione.
quale
che
Serafina
giusta
" debole,inmi
rispose,vedendo
e
ingrata.Vi dester" maraviglia, soggiunse
che io V ascoltava
egli osservando
alquanto attonito,
la
Non
verissima.
"
ma
cosa
so
qual motivo
pure
abbiate
di odiarvi, ma
vi posso
dato alla Lorenza
che le siete divenuto tar"to antipaticoche
assicurare
uscite
non
se
prestamente da questo castello, ella
dice che la sua
morte
dovete dubitare
" sicura : non
che Serafina,alla quale siete tanto caro, non
siasi
da principioopposta contro
cui
ella
non
un
odio,a
potea soddisfare senza
ingiustiziae senza
tudine;
ingratifinalmente
anche
ella
Serafina " donna:
ma
affettuosamente
che
Tha
allevata
ama
e
Lorenza,
che stima
siccome
la qual cosa
madre
una
per
,
di aversi
crederebbe
essa
a
rimproverar la sua
di soddisfarla.
debolezza
la
non
avesse
morte, se
che
Quanto a me, qualunque sia T amore
porto a
avr"
la vile condiscendenza
mai
di
Serafina,non
aderire
alla sua
volont"
su
e
questo proposito; possono
all'orco
tutte le cameriere
andare
spagnuole
dare
commiato
ad un
a
prima ch'io acconsenta
che
fratello
che
come
giovane,
riguardo piuttosto
non

come

Cosi

servo.

"

don

parl"
Alfonso,
maniera:
"
Signore, io sono

cui

io

risposiin questa

bello
zimper essere
della fortuna : io tenea
serebbe
per certo che ella cesdi perseguitarmi al fianco vostro, ove
tutto

mi

nato

e felici; ma
prometteva giorni tranquilli

per quanta
che ora mi risolva
figlio
no, grid" il generoso
di don Cesare
faccia intendere
: lasciate eh' io
gione
ramai
che si dica
Serafina:
sar"
a
non
vero
voi
sacrificato
ai
d'una
essere
riera,
capricci
pazza camela
ha
anche
si
"
quale
rispetto.
troppo
per
che inasprir
"
farete
Signore, risposi,voi non
donna
alla sua
Serafina
resistere
volont":
volendo
io amo
e
piuttostoritirarmi,che, colla mia perma-

soddisfazione
vi
di allontanarmi.

trovi,fa
"
"
No,

d' uopo

Digitized
by

CAPITOLO

175

XXXIII.

la divisione

due
sposi,che
una
sono
perfezione: questa sarebbe
disgrazia, della quale io non
potrei pi" consolarmi
in tutta la vita. "
Don
Alfonso
mi viet" di prendere questo partito
nermi,
cosi forte nella sua risoluzione di sostee si mostr"
avrebbe
avuto
Lorenza
la
che indubitatamente
"negativas'io avessi voluto stare b1 mio posto. Ma
ristabilire colla
stimai che doveva
io. in coscienza
la
n
el
mia
tranquillit"
castello,il che feci
partenza
la mattina
giorno senza
prendere
seguente avanti
congedo dai miei due padroni, per timore che non
si opponessero
alla mia
partenza, attesa l'amicizia,
che aveano
per me. Volli tuttavia lasciare nella mia
conto
esatto
un
camera
una
carta, che conteneva
della mia amministrazione!
Io cavalcava
bel cavallo,ch'era mio, e avevo
un
nella
dunque
valigia duecento
doppie. Possedevo
temere
lasciava
disturbi
mi
che
una
non
somma,
nenza,

far nascere
di
modello

fra

per
che
in

quella confidenza,
l'avvenire, oltracch" avevo
nel!' et"
nel proprio merito
ha sempre
ognuno
mi
cui io mi trovava.
Toledo
D'altronde,
tava
presendubitavo
che
dilettevole asilo
non
poich"
,

il conte
de' suoi

di

Polano

liberatori,e

sarebbe
di ben

lieto

di

rivedere

uno

accoglierlonella

sua

"5asa.

fu
Toledo. La mia prima cura
a
il conte
di Polano, dal
abitasse
dove
mi avrebbe
sciato
laquale mi recai, certissimo che non
che
Ma
feci
in casa
sua.
alloggiare aHrove
il conto
trovai
che
il
non
senza
l'oste,perch"
tinaio
pordel palazzo, il quale mi disse,che il suo
drone
pa-

Mi

recai

dunque

di informarmi

era

partito il giorno prima

per

un

breve

viaggio.
mi aspettavo la partenza del conte, la quale
di essere
la gioia che avevo
a
Toledo,
formai
un'altro
vandomi
cui
cagione per
disegno. Trotanto
vicino a Madrid, deliberai di andarvi,
che
considerando
avrei potuto spingermi alla corte,
mi
da
stato
era
lutamente
assoera
dove,
detto, non
quanto
Non

diminui
fu la
e

necessario
fare

strada.

aver

Pertanto, l'indomani

capitale della

Spagna,

dove

superiore per
partiiper cotesta

ingegno

la fortuna

mi conduceva

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by

176

GIL

BLAS.

darmi
partisuperioria
fatto fare.
m'avea

quelle,che

per

CAPO
GiL Blas

Madrid;

Fabrizio.

AMICO

XXXIV.

alla

incontra

corte

Grande

"

fin allora

gioia

il

dalle

suo

due

caro

parti.

Ai)pena fui a Madrid, presi alloggio in una casa


mobigliata.Io soleva passeggiare molto per la citt";
presi anche l'abitudine di andar tutte le mattine dal
re, dove

due
passavo
signori,che entravano

l"

con

adornati.
Mentre

otre
e

ore

intiere

uscivano,

guardando
non

quellamagnificenza,di cui

sono

vano
comparialtrove

alla
stavo
colle mani
ne
giorno me
camminavo
e gi" pegli appartamenti,
su
cintola,
facendo, c"me tanti altri,assai sciocca figura, vidi
lasciato a Vagliadolid al servigio
Fabrizio, da me
di un
dello Spedale.Ci",che mi fece
amministratore
maravigliare, si fu di averlo veduto discorrere fachese
migliarmente col duca di Medina Sidonia e col marlo
di Santa
ascoltavano
i
con
Croce,
quali
Si
mente,
nobilci"
vestito
a
era
ch'egli
aggiunga
piacere.
un

quanto

un
gentiluomo.
gran
diss'io fra me
stesso:

" quegli
non
M'inganno?
il figliodel barbiere
sia
Nugnez? Chi sa che non
qualche giovane cortigianoche gli somigli? " Ma non
darono,
istett" pi" lungamente nel dubbio:
i signorise n'anio m'accostai
e
a
Fabrizio, il quale, subito
riconoscendomi, mi pigli"per mano, e, poich" m'ebbe
fatto trapassare la folla per uscire
dagli appartamenti,
Gii Blas,
Mio
disse abbracciandomi:
caro
"
di rivederti:
io non
stesso per l'allegrezza
capisco in me
che fai a Madrid?
al servigio
sei tu ancora
di qualcheduno? hai forse una
carica in Corte? Come
"

le cose
ti " accaduto

vanno

tue?

Rendimi

la tua
Oh! tu mi

dopo

conto

che
precipitosada
in
cose
gran

di tutto

ci"

partenza
domandi
Vagliadolid." "
contare
" luogo da racuna
volta, gli risposi; e f[uinon
Hai ragione,soggiunse egli:
avventure.
"
"
remo
andiamo, che voglio condurti a casa
mia, dove staalbene
meglio. Abito qui vicino,sono
libero,

Digitized
by

i78

GIL

BLAS.

vise
fatto quattro, diamico
industre
avea
di cui il mio
di abete. La prima serviva di anticamera
da tramezze
nella
terza
alla seconda, dov'eglidormiva;
la cucina. La camera
il
suo
studiolo,e neirultima
avea
di carte geoaddobbate
erano
e l'anticamera
grafiche,
altri
mobili
erano
di tesi di filosof"a,
e gli
letto
con
dello stesso gusto. Vi era
un
coperta
gran
vecchie
sedie di
di broccato
logora assai, alcune
color giallo,guarnite con
frange di seta di Granata
tavola con
perta
dello stesso colore, una
piedi dorati,cofosse stato rosso
di certo cuoio, che
pareva
dal tempo
annerito
trina
falso
orlato con
d' oro
e
Nel
di ebano
rozzamente
armadio
e un
intagliato.
iscrittoio un tavolino, e la sua
gabinetto avea
per
libreria era
composta di alcuni libri e di parecchi
fasci di carte dispostiper ordine sulle tavole lungo
il muro.
parire
Finalmente, la cucina, che non facea scomdi vasi,pentole e
il rimanente, era
decorata
arnesi.
di altri necessari
lasciato tutto V agio di
mj ebbe
Poich"
Fabrizio
il
considerare
suo
appartamento, mi disse : " Che ti
addobbi ? non
ne
pare del mio alloggio e de' miei
sei tu incantato?
"
"
ridendo:
Si, in fede mia, risposi sorche
tu
dire
la
male
te
non
bisogna
passi
ben
fornito:
essendo
cosi
dubbio
senza
a
Madrid,
tu hai qualche impiegp. " " Dio me
ne
guardi !,soggiunse:
la mia
condizion"^- " migliore di tutti gl'impieghi.
eh'
il
"
Un
distinto,
personaggio
padrone di
di cui ho
questo palazzo, mi ha dato una
camera,
vedi:
mi ocformato
non
cupo
quattro mobigliate come
mai
che mi vanno
fuorch"
di cose,
a
genio,
mi manca
niente. " " Parlami
e
non
pi" chiaro, lo
che
ho di saper
stuzzichi
la
curiosit"
tu
interruppi;
tarti,
quello che fai. " " Suvvia, disse, voglio accontendivenuto
sono
dedicato alle
autore; mi sono
belle lettere;scrivo
in prosa
ed in versi, e sono
da tutto. " " Tu un favorito di Apollo ! sclamai
uomo
ridendo. Questa non
l' avrei creduta.
Del resto , tu
sei un
i
tuoi compod'
giovane pieno
ingegno e
nimenti
devono
io sono
in
non
esser
cattivi; ma
mai
ti sia venuta
la
come
voglia di sapere
gran
smania
di scriver poesie; ci" mi
sembra
degno
della mia
curiosit". " " Hai ben
ragione di ma,

Digitized
by

CAPITOLO

ravigliarti,soggiunse Nugnez.
starmene

con

i79

XXXIV.

si

Ero

Emmanuello
di meglio;

messer

contento

Ordognez,

di
che

desiderava
niente
il mio ingegno,
ma
sollevandosi
a poco
come
a poco
quellodi Plauto [1]
al di sopra
del suo
stato servile,
media,
composi una comdai commedianti
di Vagliae la feci recitare
""olid. Tuttoch"
ella non
valesse uno
zero, fu grandemente
laonde
da
ci"
essere
giudicai
applaudita,
il pubblico una
buona
da latte che si lascia
vacca
il furor di
facilmente.
riflessione
e
Questa
mungere
allontanarono
mi
dall'ospedale:Tamor
-comporre
della poesia mi tolse quello delle ricchezze, sicch"
deliberai di portarmi a Madrid, come
de'bea centro
mandai
gusto. Dogli ingegni, per ivi acquistare il buon
il quale
dunque congedo dall'amministratore,
la
lo
rincrescimento
con
me
grande
diede, ma
per
mi
me.
disse,
affezione,che aveva
Fabrizio,
per
avresti per caso
qualche motivo di malcontento?
No, signore, gli risposi:voi siete il migliore di
ho che da ringraziarvidella
tutti i padroni,e io non
voi sapete che bisogna sevostra
guire
benevolenza; ma
talare
la propria stella: io mi sento nato per immordel mio ingegno.
il mio
colle opere
nome
cittadino:
che
Oh!
pazzia!, soggiunse qviel buon
air
tu hai gi" preso
radice
ospedale , e sei di quel
legno, di cui si fanno gli economi, e qualche volta
anche
gli amministratori; e ora vuoi abbandonare
il sodo per correre
dietro a queste sciocchezze?
ah,
che
L'amministratore
vedendo
ragazzo!
povero
gettava le parole al vento, mi pag" il mio salario, o
dei
poi mi regal" cinquanta ducati per riconoscenza
che
miei servigi , di modo
giunto a Madrid , potei
Ho
fatto ottima
fare decente
riuscita;
comparsa.
i
nelle
vado
miei
dei
a
case
leggere
componimenti
ottimamente.
Finalmente,
grandi, dove mi ricevono
amato
da parecchi signori,e vivo quasi sempre
"ono
vivea
col duca
Orazio
di Medina
come
Sidonia,
che sai, prosegui Fabrizio, in
Mecenate.
Ora
"5on
io fui trasformato
in autore, altro non
qual modo
non

"

"

-^

"

[Il Noto
"dicesi,

d'un

autore
star con

mulino

comico
un

da

latino, il qua^e

mugnaio

era

lavorare

stato

costretto,

girando

grano.

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by

la

cina
ma-

180

GIL

ho da narrarti
Je tue

adesso

imprese.

Allora

BLAS.

tocca

te,Gii Blas,di

contar

"

incominciai

parlare, e, lasciando fuor"


ogni particolarit"
insignificante,
glifeci la narrazione
Poi si parl" di pranzare:
da lui domandatami.
egli
a

armadio

di ebano
alcuni tovaglioli
strato
parecchi panetti, un pezzo di spalla di ca,
ci
arrostito,un fiasco di vino squisito,
temmo
mete
tavola colla giovialit"
di due amici, che si
a
rivedono
dopo lunga separazione.
di casa,
finito il desinare,
Stavamo
per uscire
Sidonia
quando un gentiluomo del duca di Medina
ad
venne
interromperlo dicendogli:" Signor don
avvertirvi
che T eccellentissimo
Fabrizio,vi cercavo
per
desidera
di parlarvie vi aspetta a casa
duca
il
che non
si pu" mai
"
sua.
quale sapeva
Nugnez,
lesti abbastanza
a
esser
compiacere un grande che
abbando'nommi
desideri qualche cosa,
sull'istante e
il suo
trovare
io
and"
ed
rimasi
a
meMecenate;
dendolo
ravigliatissimoavendo udito dargli del don, e vetal
diventato
modo
nobile
a
dispettodi
per
Grisostomo
maestro
suo
barbiere,
padre.
cav"

fuori

dal

suo

CAPO
Fabrizio

Gil

colloca

XXXV.
Blas

presso

il conte

Galiani,

siciliano.

gentiluomo

vogliadi riveder Fabrizio,che un'ora


mi pareva
mille, e perci" il giorno dopo andai da
mattino
nell'entrare
lui di buon
e
gli dissi : " Buon
o per meglio
giorno al signor don Fabrizio, al fiore,
della
nobilt" asturiana. " A queste parole
dire,al fungo
hai
Tu
que
dunsi mise
:
a
"
ridere,rispondendomi
Io

aveva

tanta

col don?
trattarono
"
"
Si, mio'
mi
di
che
dirvi
gentiluomo,soggiunsi,e
permetterete
la vostra metamorfosi, avete dimenticato
ieri,raccontandomi
"
il meglio. " E Fabrizio:
ti
ma
"
vero,
che
ho
fu
titolo
se
d'onore, non
questo
giuro
preso
disfare
tanto per compiacere la mia vanit",quanto per sodessi
all'altrui. Tu conosci gliSpagnuoli :
non
la
i
hanno
galantuomini se
disgrazia
apprezzano
d'essere
privi di beni di fortuna e di nobilt".
notato

che

mi

Digitized
by

CAPITOLO

"Ma

cangiamo

181

XXXV.

discorso,soggiunse

Fabrizio:
ieri
di Medina
Sidonia,

dal duca
cena
a
sera, trovandosi
fra gli altri convitati il conte
Galiani, gran
la tua storia. Il conte
siciliano,io raccontai

dopo

di avermi

alle

quali puoi
conveniva, mi

".Che

fatte molte
ben
credere
ha detto che

del

ti pare

mio

domande
ho
che

signore

Galiani,

intorno

te
,

risposto

ti conducessi

da

come

lui, e

aUoggio... [pag. "7"].

di te per condurviti.
Mi " sembrato
ch'eglivoglia proporti d'entrare nel
cettare
de' suoi segretari, ed io ti consiglio di acnumero
il partito perch" il conte
" ricco e vive a

ora

venivo

appunto

in traccia

Si dice ch'egli
Madrid
con
isfoggioda ambasciatore.
col
duca di Lerma
sia venuto
alla Corte per conferire
zione
intorno
ai beni
reali,che questo ministro ha intendi alienare in Sicilia. Finalmente,il conte Ga-

Digitizedby

182

BLAS.

GIL

pieno di lealt" e di franchezza^


sicch" tu non
potrestifar meglio che appoggiartia
cotesto signore."
Io aveva
"
deliberato,risposia Nugnez, di fare un
po' il vagabondo e darmi buon tempo prima di tornar
tu mi parli del conte
siciliano in maniera
a
servire,ma
che
vorrei
fai
mutare
mi
che
a segno
consiglio,
al
servizio.
Se
"
essere
suo
non
"
m'inganno,
gi"
dunque
soggiunse, tu ci sarai fra poco. " Uscimmo
abitava
nel
dal
insieme
e andammo
conte, il quale
palazzo di don Sancio d'Aviia suo amico, che allora
liani mi par generoso,

trovavasi

in

villa.
una
sua
nel
cortile
Vedemmo
non
so quantipaggi e lacch"
ricca ed elegante divisa,e nell'anticamera
vestiti con
tutti
parecchi scudieri,gentiluominied altri ufifiziali,
io
visi
che
deva
cresi brutti
in magnifici abiti,ma
con
di scimie vetorma
stite
di esser
ad una
in mezzo
certi
alla spagnuola. Bisogna dire che vi sono
affatto
uomini
certe
(k)nne
e
pei quali l' arte "
,

inutile.
Andarono
andai

dire che v'era


dopo egli fu introdotto
dietro. Era
il conte
in
a

"luto

sopra
salutammo

sof",
coi segni
un

don

Fabrizio,e

nella camera,

un
e

mento
mo-

io

gli

seveste da camera
,
il cioccolatte. Lo
e prendeva
del pi" profondo rispetto,ai

"|ualirispose con un inchino


da sguardi cosi graziosi che

di testa,accompagnato
io mi sentii subito rubare
r anima
ordinario ^
mirabile
e tuttavia
: enetto
revole
che in noi produce il favoprodotto da quel senso
accoglimento dei grandi. Bisogna dire che
ci ricevano
m"lto
male
quando partiamo da loro
,

malcontenti.
Poich'ebbe

preso

scherzando
al
a

tutta
nessuna

con

suo
un

fianco, e che

quanto
cioccolatte,si diverti alneva
scimiotto, che tegrosso
era

pido.
Cuda lui chiamato
di questo
dato il nome
fosse perch" ne avea

perch" avesse
quellabestia,quando non
la malizia; nel rimanente
non
rassomiglianza.Comunque
Io

dio

suo

il

non

so

si

poteva avere
nimale
fosse, quell'a-

formava
le delizie del suo
padrone, il quale
talmente
neva
era
invaghito delle sue grazie, che lo teed
fra
le
braccia.
continuamente
io,
Nugnez
bench"
ci dessero
noia
che
scampi"
piacere gli

Digitizedby

CAPITOLO

183

XXXV.

cantati,
indi esserne
moltissimo
al
Siciliano,il
piacque
quale sospese il piacere di tal passatempo per dirmi:
de'miei segretari,
"
Amico, dipende da voi Tessere uno
vi dar" duecento
volete accettare
e se
doppie
mi
airanno:
che don Fabrizio
basta
vi proponga
e

b"etti di

quello scimiotto, fingemmo


lo che

sia
non

mallevadore.
"
di avermi
temo

"

Si signore, rispose
mai
verun
a meritar

Nugnez:

vero.
rimpro-

"

il poeta delle Asturie


la sua
cortese
arditezza; poscia mi rivolsi al
per
delt".
padrone, e lo assicurai del mio zelo e della mia fevide
la
Laonde
che
questo signore, appena

Ringraziai con

una

riverenza

con
proposizione era da me
piacere accettata,
mand"
pel suo agente a cui parl" sottovoce, dopo
di che mi disse : " Gii Blas, or ora
vi dir" in che io
intendo
intanto
vi condurr"
andate
dove
impiegarvi :
il mio
sari
agente, il quale ha ricevuto gli ordini necessua

per

voi.

"

Ubbidii

Cupido.
L'agente, ch'era

lasciando

Fabrizio

col conte

con

mi men"
de'pi" fini,
nel suo
colmandomi
di cortesie,
e subito
appartamento
mand"
pel sarto di casa, e gli ordin" di farmi
prestamente un abito della stessa magnificenza di
sura
quelli de'primarii ufficiali [1].Il sarto prese la mie

se

n'and"

Vi dar"
"
una
fatto colazione?

un

Messinese

via. Allora
il Messinese
che vi piacer"
camera

mi disse:
Eh

! avete

prosegui egli." No, risposi." " Ah!


nite,
Vedite niente?
soggiunse, e non
povero
ragazzo,
in un luogo, dove, grazie a Dio,
voglio condurvi
basta

Disse,
il

domandare
e mi fece

maggiordomo,

"

si ha tutto quello che si vuole. "


scendere
nel tinello,
dove trovammo
il quale era
un
Napoletano, che
e

la cedeva
onde si potea
per niente al Messinelfe,
di lui e delTagente che fra tutti e due faceano
bel paio. Quell'onorato mastro
un
di casa
stava con
cinque o sei amici, i quali mangiavano a crepapelle
non

dire

ed altre vivande
prosciutto,lingue di manzo
salate,
li obbligavano continuamente
il bicchiere.
vuotare
a
Ci unimmo
a quei galantuomini, e li aiutammo
trincare dei migliori vini del signor conte. Intanto
a
che

[1] IWcloU

qui significa i servi principali nelle grandi

case.

184

GIL

che

cosi

le

correano

BLAS.

in tinello
perch" il cuoco
cose

si dormiva

non

in cucina ,
dava
ben da
mangiare a tre o quattro cittadini suoi amici,i quali
niente
del vino, e si
erano
non
pi" di noi economi
torte
la
di
di
pancia
empivano
coniglioe di pernici.
In somma
tutti,
persino i guatteri,gozzovigliavano
tanto
allegramente con quelloche potevano truffare,
che mi credetti in una
abbandonata
al
casa
cheggio.
sactutte queste cose
Ma
un
erano
nulla,e io
che
vedeva
non
di quello che
bagatelle in paragone
vedeva.
non
nemmeno

CAPO
Impieghi

dati

XXXVl.

Gil Blas

dal

conte

Gali

ani

nella

CASA.

SUA

andare
a
prendere le mie bagaglio, e
mia
farle portare nella
abitazione.
nuova
Quando
il
sedeva
conte
a
con
mensa
ritornai,
parecchi gentiluomini
tura
disinvolil quale con
e col poeta Nugnez,
si facea servire, e si frammischiava
nella conversazione
io
ed
dicea
notai
mai
non
ch'egli
;
parola
che non
piacesse alla brigata. Benedetto
l'ingegno!
ha
chi
ne
pu" rappresentare a maraviglia ogni
sorta di personaggio.
Pranzai
i quali ad un bel circa furono
cogliufficiali,
il padrone. Dopo il pranzo
trattati come
mi ritirai
,
nella mia
mi posi a meditare
dove
camera
sopra
il mio
stato. " Or via,dicevo tra me
stesso.Gii Blas,
conosci
tu sei con
un
conte
sicihano, di cui non
T animo, e, se si dee giudicare dalle
ancor
renze,
appail pesce
qua
nell'actu starai in casa
come
sua
non
llisogna^confidaremai in alcuna cosa,
; ma
hai
della
temere
tua stella, di cui non
e tu devi
che troppo spesso
provata la malignit".Oltracci",
il tuo
uffizio : e s' egli ha i suoi
tu ignori ancora
segretari e il suo agente, che intende egli di farti
fare? "
io faceva
lacch"
Mentre
un
queste considerazioni,
che tutti i cavalieri,i quali aveano
dirmi
venne
a

Uscii per

pranzato in palazzo ,
che

il

signor

conte

mi

erano

partitiper

chiamava;

casa

laonde

loro, e

discesi nel

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CAPITOLO

dove

187

XXXVI.

sdraiato
stava
sul sof", apparecchiatoa fare la siesta col suo
sciche posavagli al fianco. " Appressatevi, Gii
miotto
mi
sedia e ascoltatemi ".
disse : prendete una
Blas,
Feci quello che mi comandava;
ed egli allora mi
parl" in questo tenore: " Don Fabrizio mi ha detto
che tra le altre belle virt" avete quella di affeziozionarvi
ai vostri padroni e che
siete integerrimo
mi hanno
determinato
a
giovane: queste due cose
proporvi di entrare al mio servizio, perch" io ho
medesimi
bisogno di un domestico
affezionato, il quale s'imnei miei interessi e vegli attentamente
alla
delle
mie
conservazione
verit"
sostanze.
Per
sono
di
la
molto
trata,
l'eneccede
ma
anno
ogni
ricco,
spesa
la ragione " che mi rubano, mi sacchege
giano,
io sono
nella mia
in un
sco
boonde
come
casa
ladri.
Ho
di
mio
che
il
agente e
pieno
sospetto
di casa
il mio mastro
la intendano
se
insieme,e se
non
m'inganno ne' miei sospetti,questo basta per
rovinarmi
da capo
fondo. Mi direte che se licredo
a
varne
trofurfanti poco ci vuole
cacciarli
via ; ma
dove
a
altri che siano impastati'di miglior creta?
Mi contenter"
adunque di far loro tenere gli occhi
che
addosso
debba
da
uomo
un
vigilaresui loro
andamenti
; e voi siete appunto quello che ho scelto
a
questo ufl^zio. Se farete bene il
per adempiere
vostro dovere, potete essere
certo che non
servirete
un
ingrato,perch" mi dar" il pensiero di stabilire
in Sicilia la vostra
fortuna
".
che poteva andarmene
Detto questo, mi accenn"
la sera
davanti
stessa
tutti i famigliarifui proe
a
clamato
del
Il
Messinese
e
soprintendente
palazzo.
il Napoletano sul principionon
male
la intesero
,
loro giovinottodi buona
attesoch" io sembrava
sta
pacui
faceano
conto
di
la
torta
dividere
con
e
,
burlati
del loro trotto ; ma
andarsene
si trovarono
il giorno dopo, quando dichiarai loro di essere
uomo
mandai
Domalversazione.
inaccessibile
ad ogni sorta di
di casa
il conto delle provdunque al mastro
vigioni,
andai ad esaminare
la cantina, volli vedere
nella credenza, cio" biancherie
tutto ci" che v'era
conto
ed argenti,dopo di che li esortai tutti a tenere
della roba
nella
del padrone
ad
economia
usare

suo

appartamento,

egli

se

ne

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188

BLAS.

GIL

la mia
esortazione
conchiusi
protestando
loro che avrei avvisato il conte di tutti gliscialacqui
che
vedessi in casa
sua.
volli avere
N" mi limitai a ci", ma
una
spia per
fra
s'intendessero
la
loro, per
iscoprire se
qual cosa

spesa

gettai rocchio
dalle

mie

sopra

promesse,

succedeva

Tagente
dalle

mi
che

lui per sapere


in palazzo ; che il mastro

rivolgermi meglio
che

guattero, il quale, allettato


disse non
poter io ad altri

un

tutto quello
di casa
e
la candela

d'accordo
abbruciavano
e
vande
due parti,che
stornavano
ogni giorno le vila
vano
mandache
le
famiglia , e
comprate per
erano

ogni giorno

coi quali erano


cordo;
d'actrattori,
che il cuoco,
tanto
proprio, faceva altretper conto
che
ai
favori
concessi
e
grazie
agli altri,
essi
dei
vini
della
con
cantina; finalmente,
disponeva
che
la cagione della enorme
quei tre servi erano
che si faceva
in casa
del signor conte.
" Se
spesa,
di quanto vi dico
dubitate
il
guattero
soggiunse
il
le
disturbo
di
venire
domattina
verso
prendetevi
sette vicino al collegiodi San
drete
Tomaso, dove mi ve,

da

con
una
sporta, che canger" il vostro dubbio
in certezza.
"
"
Ah, ah! tu sei dunque, gli dissi,il messaggiero
di questi provveditori?"
Io porto
"
rispose egli
,
di
invii
del
maestro
mio
gli
collega porta
casa, e un
,

quelle deir

intendente
".
La
mi parve
verificata. La
cosa
degna d'essere
trasferirmi
mattina
mi
la
curiosit"
di
venne
dopo
all'ora indicata vicino al collegio di San Tommaso
dove
non
aspettai a lungo il mio spione, perch" lo
vidi arrivare
con
una
grande sporta piena.di carni
di pollame e di selvaggiume. Allora
feci la numerazione
di tutto ; e, fatta una
nel mio taccuino
nota
andai a mostrarla
al mio
padrone, dopo di avere
detto al fregapentole che poteva, conforme
al solito,
le
commissioni.
sue
eseguire
di naturale
Il Siciliano
ch'era
focoso, nel suo
cacciar
via
il Napoletano ed
primo impeto voleva
il Messinese
di
averci
pensato sopra, si
; ma, dopo
content"
di congedare il secondo, mettendo
me
a
di soJa mia carica
suo
printendente
luogo: per la qual cosa
fu soppressa

poco

tempo

dopo la

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sua

CAPITOLO

189

xxxvi.

n'ebbi
creazione, e a dire la verit" io non
rincrescimento,poich" questo non era,

il

nomo
me-

lare
parche un
vole
impiego onoresenso, se non
alcuna
di spia,uffizio che non
avea
stabilit",
il signor intendente, mi vedea
mentre
diventando
drone
padello scrigno, e ci" " quel che importa. L'mil primo luogo nelle case
dei
tendente tiene sempre
grandi, perch" esistono tanti piccoli
proventi annessi
alla sua
anche
amministrazione, che si arricchisce,
nel

vero

cessando
d'essere
galantuomo.
Il mio caro
aveva
ancora
Napoletano, che non
che
la sua
io aveva
consumato
uno
malizia,notando
io voleva
zelo bestiale,e che ogni mattina
vedere
tutte le vivande, che egli*comprava
e tenerne
gistro,
re,
cess" dallo stornarle,ma
continuava
a prenderne
i
tutti
la medesima
Con
tale
giorni.
quantit"
il guadagno che ricavava dagli
astuzia,aumentando
in grado
avanzi della tavola,ai qualiavea
era
diritto,
di vendere
al trattore la carne
cotta,se non poteva pi"
cruda. Cosi quel diavolo non
perdette
farglielaavere
bench"
il
la
conte guadagn" poco,
avesse
niente,e
fenice degli agenti.L' abbondanza
smisurata, eh' io
vedeva
allora nei pasti,mi fece indovinare
questo
vi
buon
misi
nuovo
artifizio,
ordine,
onde, poco dopo,
si
che
dava
ciascun
il
a
vitore,
serrestringendo
superfluo,
tanta prudenza che
il che per altro feci con
vi
si vedeva
non
nessuna
parsimonia, anzi si sarebbe
la medesima
detto che v' era
profusione,
sempre
io abbia fatto scemare
sebbene
con
questa economia
considerabilmente
chiedeva
ci" che rila spesa. Questo era
il padrone, il quale volea risparmiare senza
apparir meno
splendido,perch" la sua avarizia era
alla sua
subordinata
ostentazione.
Eravi
da riformare,cio" quello
altro abuso
ancora
del vino, che scemava
se v' erano,
a dismisura, onde
a
cagione d'esempio, dodici cavalieri a tavola col
conte, si beveano
cinquanta e qualche volta sino a
bitando
dusessanta
di che rimasi stordito ; e, non
bottiglie,
che non
vi fosse in ci" qualche furfanteria,
consultai
tale proposito il mio caro
su
guattero, con
che
mi riferiva
cui spesso
tenea
segreto colloquio,e
fedelmente
quello che si diceva e si faceva in cucina,
dove eglinon
dava sospettoad alcuno. Costui dunque
non

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490

mi

GIL

BLAS.

rivel"

che lo scialacquo, di cui io mi lagnava,


lega fatta tra il mastro di casa,
procedeva da nuova
il cuoco
i servi che davano
da bere, perch" coe
storo
mezze
portavano indietro le bottiglieancor
alleati.
che
fra
si
dividevano
Allora
piene,
gli
lai
parai servi, li minacciai
li avessi
di cacciarli
se
farli rientrovati in dolo, lo che bast" per
trare
ancora
nel dovere. Il mio padrone, a cui io non
cava
mandi render
delle minime
conto
coserelle,che
a
a
suo
vantaggio, lodavami
cielo, e di
operava
in
l'affetto
e io
giorno
giorno cresceagli
per
me;
dair altro canto
feci che il guattero diventasse
tante
aiudi cucina
in ricompensa dei servigi, che mi
avea

reso.

il Napoletano d' incontrarmi


da per tutto,
e
pi" aspraqiente lo travagliava, si erano
le contraddizioni,ch'egli dovea
sopportare ogni
qualvolta mi presentava i suoi conti: giacch", per
meglio tagliarglile unghie, mi prendevo V incomodo
di andare
del prezzo delle
ai mercati
e m' informavo
derrate
venire. Credo
da me
prima eh' egli dovesse
eh' egli mi
all' inferno
cento
benissimo
mandasse
volte al giorno,ma
il motivo
delle sue
imprecauzioni
mi lasciava
temere
che
fossero
esaudite.
non
Non
colui potesse resistere alle mie persecuzioni
so come
abbandonare
il servizio del conte
senza
siciliano;
ci" vuol dire che malgrado tutto eglivi trovava
ma
il suo
conto. Tuttavia,oso dire che in quattro
ancora
colla
mia
mesi,
economia, feci risparmiare al mio
tremila
ducati.
padrone almeno

Rodevasi
ci" che

XXXVII.

CAPO
Accidente

accaduto

LIANI, E
Malattia

dolore

In capo

di

CHE

Gil

Blas

fu

per

altro

QUESTO

EBBE
e

questo tempo,

che regnava
tranquillit",
la quale non
sembrer"
me.

N'

sua

un

Ga-

conte

scimiotto.del

allo

GENTILUOMO.

conseguenza.

caso

strano

turb"

la

in palazzo, e questa cosa,


tore,
che una
bagatella al let-

seriissima

pei domestici

per

male
Cupido, quello scimiotto di cui parlai,queir anial padrone, volendo
tanto caro
un
giorno sal-

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CAPITOLO

finestra

air altra,prese
si male le sue
misure che precipit"nel cortile e si slog" una
gamba.
Appena il conte seppe questa disgrazia, si mise a
del suo
una
donna, e, neir eccesso
gridare come
lare

da

191

XXXVII.

una

dolore, prendendosela

indistintamente

quanti

ci cacciasse
fuori
limit"
Ci"
il
furore
non
casa.
a
suo
ostante,
la nostra negligenza,ed a strapazzarequesto
misurar
sule
quello senza
parole : poscia mand"
r istante per tutti quei chirurghi di Madrid, i quali
le rotture e gli
erano
pi" esperti nelP accomodare
Essi esaminarono
la gamba
slogamenti delle ossa.
del paziente,glielaracconciarono, e la fasciarono;
bench"
tutti d' accordo
assicurassero
ma
essere
un
male
da nulla,tuttavia il padrone volle che uno
di
loro rimanesse
l'animale
fino
ad assistere
alla sua

eravamo,
tutti di
maledire

poco

manc"

che

con

non

perfettaguarigione.
debbo
vagli,
ei trasotto silenzio le pene
passare
che
il signore siciliano
ebbe
in tutto quel
Durante
il giorno, egli
tempo. Chi lo crederebbe?
abbandonava
mai il suo
caro
non
Cupido, stava presente
quando lo si medicava, ed alzavasi due o tre
che
volte alla notte per vederlo.
Il peggio si era
tutti i famigliari, io principalmente
dovevamo
,
stare
in piedi e lesti a correre
dove si credesse
sempre
dello
di
mandarci
benesseris
a
pel
proposito
scimiotto. In una
alcun
avemmo
non
riposo
parola,
in palazzo finch" la maledetta
bestia,guarita affatto
dalla sua
ritorn"
fare i suoi salti ed
non
a
caduta,
i soliti capitomboli.Dopo ci",chi negher" pi" fede a
che Caligola amava
tanto
Svetonio, quando ci narra
cavallo
il suo
da
riccamente
una
casa
dobbata
addargli
molti uffiziali che lo servissero,e che
con
Il mio
oltracci" volea farlo console?
padrone era
al pari di lui innamorato
del suo
scimiotto,e volontieri lo avrebbe
fatto corregidor.
La
stato
maggior disgrazia per me si fu di essere
assiduo
di
la
corte
al
tutti
i
servi
fare
a
pi"
conte,
di essermi
tanto affaticato per
e
quel Cupido che
mi ammalai.
Fui assalito da gagliarda febbre, e il
che mi
lev" il
mio
male
si accrebbe
per tal modo
mi ricordo pi" di quello
sentimento ; di guisa che non
che sia stato di me
di quindicigiorni,
nel corso
nei
Non

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492

GIL

BLAS.

solamente
so
che la mia giovent" lott" si vigorosamente contro
la febbre
che
ricuperai alla fine i miei sensi. Il
ch'io
sere
ne
feci,fu di accorgermi di non esprimo uso,
il
nella mia camera,
e volendo
perch",
saperne
vecchia
che mi
lo domandai
ad una
yegliava; ma
che
ella mi rispose che non
io parlassi,
bisognava
lo avea
perch" il medico
espressamente proibito.
adattai
Mi
dunque e mi tacqui, ad onta della
di parlare colla mia
grande voglia che io aveva

quali stetti

infermiera.

l" fra la vita

la morte;

per" alcune riflessioni su questa


Mi
erltr" il medico.
si accost",

Faceva

proposito,allorch"
il viso e, riconoscendo
mi tast" il polso,mi osserv"
i segni certi di prossima guarigione, prese un'aria di
fosse merito del suo^ sapere,
se la cosa
trionf",come

fuori di pericolo,e che 'eglipodisse che io era


fatto una
bellissima cura.
tevjBivantarsi di aver
Partito il medico, rassicurato
di quello che avea
mia
infermeria
il
alla
dissi
silenzio,e
detto,ruppi
ch'io voleva
assolutamente
qualche cosa del
sapere
di eccila vecchia
tare
mio padrone.Allora
temendo
acconsentiva
in me
un'agitazionepericolosase
alla mia
a tacere
domanda, o forse ostinandosi
per
io la stimolai
irritare il mio
non
male, titubava;ma
che alla fine cosi mi
ad obbedirmi,
si fortemente
avete
pi" altro
rispose; " Signor cavaliere, voi non
padrone fuorch" voi stesso, perch" il conte Galiani
in Sicilia. "
" ritornato
alle mie orecchie, ma
Non
potevo credere
troppo
purben
Il gentiluomo, nel secondo
era
vero.
che
io non
giorno della mia malattia , per timore
di farmi
la bont"
avuto
morissi in casa
sua, aveva
ai miei pochi arnesi,in una
trasportare,unitamente
abbandonato
aveami
in
dove
camera
affitto,
presa
alla provvidenza e alla custodia di una
in braccio
ricevette orvecchia infermiera. In questo mentre
dine
in Sicilia,per
la
dalla sua
di tornare
Corte

senza
nemmeno
qual cosa parti con gran precipizio,
morto
mi
credesse
sia che
sognarsi di me
a
che i grandi vadano
soggetti tali dimenticanze.
,

La
fece

pel

sia
,

raccont"
queste cose, e mi
ella andata
e
esser
pel medico
loro
la
io
affinch"
morissi
senza
non
farmacista,
infermiera
consapevole di
mia

mi

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CAPITOLO

assistenza. Quelle belle

XXX

i95

VII.

m'immersero
in profonda
meditazione.
il mio
In tal guisa svani
stalo
le mie pi" belle
felice in Sicilia ! cosi sfumarono
vi accadr"
tura,
qualche grande svensperanze ! Quando
diceva
bene
la
vostra coun
scienza,
papa, esaminate
voi
in
e troverete
qualche colpa ;
sempre
buona
di quel santo
con
so
ma
padre, non
pace
abbia
in
occasione
io
t"lla
come
quella
cooperato
mia
sventura.
Allorch" vidi sparire le dolci chimere, delle quali
aveva
piena la testa,la prima cosa che mi conturb",
laonde me
fu la mia valigia;
la feci portare sul letto,
mi posi a sospirare vedendo
ch'essa era
ma
aperta.
Ohim"!
"
gridai, mia diletta valigia, mia unica
che sei stata
consolazione
! vedo
in balia di mani
straniere. " " No, no, signor Gii Blas, mi disse allora
state tranquillo,che niuno ha rubato
la vecchia:
la vostra valigia come
il mio
niente : ho conservato
onore.

nuove

"

che
Trovai dunque l'abito,
al servizio del conte, ma
non

io aveya

quando entrai
nese
quello,che il Messi11
mio
o
fare,perch"
padrone

fatto
bene
di lasciarmelo , ovvero
creduto
aveva
non
l'era
appropriato.V'era per" tutta
qualcheduno se
l'altra mia roba ed anche
una
grande borsa di pelle
miei
i
danari , che
contai due
la quale conteneva
sulle
credere
nessero
non
volte,
potendo
prime che rimasolamente
cinquanta doppie delle duecento
vi
che
dentro
sessanta
erano
e
prima della mia
buona
malattia. " Che vuol dire , mia
donna , dissi
le
monete
che
mie
alla vecchia
infermiera,
sono
le ha toccate
tante diminuite ?"
"
Eppure nessuno
eccetto me, rispose la vecchia, ho risparmiato pi"
le malattie
che ho potuto; ma
costano, e bisogna
borsa.
alla
aver
Guardate,soggiunse
sempre la mano
dalle sue
cavando
la buona
tasche
economa
un
fascctto di carte, questa " la nota della spesa, giusta
cui
che
da
conoscerete
ho
come
non
l'oro,
soldo malamente.
"
un
speso
al suo
Allora diedi un'occhiata
registro,che era
di quindicio venti pagine. Misericordia ! quanto pollame
di
fuori
io era
sentimento!
fu comprato mentre
i
abbiano
che
soli
costato
brodi
credere
Bisogna
mi

aveva

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by

196

BLAS.

GIL

almeno

dodici

di questo,
abbia speso

doppie. Gli
s'

nessuno

in

legna

altri articoli

fratelli

ella
in acqua,
scope,
ella avesse
piuto
emdi trenta
appena

imaginerebbe quanto

in candele
,

et coeiera. Nondimeno,
per quanto
il registro,
il conto intero era

doppie, e

erano

ancora
ne
mancavano
conseguenza
feci vedere
la vecduecento
chia
e trenta. Le
tutto,ma
chiamare
aria
cominci"
in
a
con
ingenua,
tutti i santi del paradiso che nella borsa
testimonio
vi erano
che ottanta doppie, quando il mastro
non
del conte
di casa
le aveva
ligia.
consegnata la mia vaChe
"
donna, interruppiio predite, buona
cipitosamente:
il
di casa
fu dunque
maestro
quegli
che vi consegn" la mia roba? " " Certamente,
rispose
nel darmela
ella , fu appunto lui che
mi
disse
:
Blas
Gii
buona
il
" Prendete,
signor
madre, quando
onoratelo
sar" fritto come
con
un
un
pesciolino
,
che
bel funerale; in questa valigia troverete
con
farne le spese. "
Ah
maledetto
"
Napoletano! gridaiallora: adesso
che mi manca!
dove
andato il denaro
n'"
se
capisco
rhai preso per compensarti di una
tu me
parte delle
ruberie
che ti ho impedito di fare. " Dopo quest'apostrofe,
il
mi
che
furfante
Dio
non
avesse
ringraziai
portatovia anche il rimanente. Con tutto che per"
avessi motivo
di
il maestro
di casa
di accusare
10
avermi
rubato, non
sare
per questo mi astenni dal penche anche
mia
infermiera
la
poteva benissimo
fatto il suo
or
aver
colpo. I miei sospetticadevano

per

sull'uno,or

tutera
sempre
alla
e
meno
nemvecchia,
dunque
contrastai
sugli articoli del suo bel registro,
perch" non avrei guadagnato nulla. Limitai il mio
risentimento
a
pagarla, ed a mandarla pei fatti suoi

t'uno.

tre

Non

ma
sull'altra,

per

me

dissi niente

giorni dopo.

M'imagino che, uscita da casa


dal farmacista,e gli abbia
da me
battere
momento

mia, ella siasi portata

detto di essere
stata
tanto
bene
che
io
da
stava
e
poter
licenziata,
il tacco senza
far conti con
lui,giacch" un
dopo lo vidi capitare tutto ansante e presentarmi
ben rotonda. Gli
la sua
nota , che trovai

diedi,con

gran

dispiacere,qualche doppia,e

and".

Digitized
by

se

ne

CAPITOLO

Indi

il medico;
lo rimandai

venne

197

XXXVIl.

gli pagai le

sue

ch'erano
visite,

Poscia
contento.
di qualche
il prezzo
fatto. Dopo tante evacuazioni

molte, e
chirurgo a domandarmi
che

mi

borsa

aveva

in

il

venne

salasso,
la mia

pessimo

stato.
ridotto
il
perdere
coraggio, vedendomi
in miserabile
stata,giacch" in casa degli ultimi miei
padroni mi era troppo affezionato agli agi della vita.
confesser"
di aver
Nondimeno
torto a cedere
avuto
tante volte proalla malinconia, perch" dopo avere
vato
atterratomi
mi rialzava,
che la fortuna
appena
lo stato infelice,
avrei dovuto
considerare
in cui
non
occasione
mi trovavo, se non
come
prossima di prosperit".
era

Cominciai

CAPO

GiL

Bla.s

trova

un

XXXVIII.

impiego,
DEL

PRESENTATO
FRA

AL

DUCA

CONTE
DI

LeRMA,

GaLIANI.
IL

l'ingratitudine
del-

consola

lo

che

QUALE

ViENE
LO

POI

RICEVE

SEGRETARI.

I SUOI

mai udito
tanto meravigliato di non
avere
parlare di Nugnez in tutto quel tempo, che giudicai
dovesse
in campagna.
essere
Appena
dunque fui in
istato di camminare,
andai da lui,e seppi realmente
in Andalusia
col
ch'egli era da pi" di tre settimane
duca
di Medina
Sidonia.
seppe
Una
mattina, svegliandomi, pensai a un certo Giustretto amicizia
Navarro, col quale aveva
Io

era

del conte
siciliano. Questo
al servizio
di casa
d'un gran signore per nome
Navarro, mastro
don
Baltazar
del conte
mi era
di Zuniga
amico
,
,
sembrato
a
un
galantuomo. Andai
trovarlo,ed egli
mi ricevette benissimo.
vava,
Gli comunicai
esitare lo stato in cui mi trosenza

quando

mio

era

il che
di bene

ogni giorno

appena

disse : " Sar" pensier


intanto ricordatevi di venire

udito, mi

impiegarvi :
tavola

glio
medove
mangerete
meco,
allettava
L' offerta
che alla vostra
osteria.
"
convalescente
di quattrinie avvezzo
scarso
troppo un
ai buoni
essere
rifiutata;
bocconi, n" dovea
a

Digitizedby

198
per

BLAS.

GIL

lo che

Taccettai

rifeci molto

mi

bene

in

quella

casa.

Io

era

amico

gi" perfettamente
Giuseppe, vedendomi

quando il mio
giorno giungere al

risanato

un

de Zuniga per pranzare,


il mio
secondo
f"alazzo
lieta
ciera:
mi
disse
mi
incontro,
ito,
so-

venne

con

prete
"
Signor Gii Blas, ho un buon impiego per voi: sache il duca
di Lerma,
primo ministro del re
zione
d" Spagna
intieramente
air amministraper darsi
del
affari
si
degli
riposa sopra due persone,
regno,
che lo sollevano
dall'imbarazzo
de'suoi: egli
di raccoghere
le sue
entrate
a
diede l'incombenza
stica
domedell'economia
don Diego di Monteser
e la cura
,

don
esercitano
a

il loro

Questi due confidenti


autorit" assoluta, e

diCalderon.

Rodrigo

impiego

con

dall'altro: don
Diego ha per
solito sotto a s" due agenti,che fanno le riscossioni;
che ne
aveva
cialo
scace
poich" seppi questa mattina
il suo
di casa
domandare
andai
uno
a
posto
senza

dipendere

l'uno

mi
che
e
conosce
per voi. 11 signor di Monteser,
cui
di
benevolenza
della
vantarmi, acconsenti
posso
da
buon
testimonianza
in
alla
me
grado,
seguito
ch"
fatta dei vostri costumi
della vostra
e
capacit";sicandremo
da lui dopo il pranzo.
"
io fui
Non
di andarvi
ed
mancammo
adunque
,
acccolto
molta
cortesia
stabilito nell' impiego
con
e
dell' agente, eh' era
stato congedato ; il quale impiego
nel visitare le vaste possessioni,nel far
consisteva
i
fare
i danari
dagli affittaristauri,nel riscuotere
iuoli ; in una
parola, io avevo
ingerenza sui beni

campestri,

a
i miei conti mese
per mese
don Diego, il quale li esaminava
molto attentamente,
il che era
bene
voleva; giacch" sebappunto ci" ch'io
la mia
rettitudine fosse stata
si mal
sata
compendall'ultimo
fatto
mio
io
avevo
padrone, pure
proponimento di conservarla
sempre.
Un
giorno ci fu detto che il fuoco si era
cato
appicin
di Lerma
al castello
ridotto
ne
aveva
e

cenere

rendeva

nare
pi" della met" : corsi subito col" per esamimato
i danni, e, poich" mi fui diligentemente inforcostanziato
cirdelle particolarit"dell'incendio,
scrissi un
al
Monteser
che
mostr"
ragguaglio
di Lerma.
Il ministro, malgrado il dispiacere
'

duca

Digitizedby

CAPITOLO

199

XXXVIII.

apportatoglida si cattiva nuova, si pose alla lettura


di detto ragguaglio, e invogliossidi sapere
chi ne
fosse
stato l'autore. Don
di
si content"
Diego non
di
tanto
me
"favorevolmente
gli parl"
dirglielo,ma
sei
mesi
sua
avendo
Eccellenza,
che,
perduto
dopo,
dei suoi
don
uno
segretari particolari di nome
mi
scelse
Valerio,
per sostituirlo.
mi
Monteser
fu quegli che
si buona
annunzi"
mi dolga
Gii Blas,bench"
nuova, e mi disse : " Caro
,

vi
il perdervi, nondimeno
che
V amore
per
a
porto, debbo rallegrarmi che possiate succedere
felice purch" mettiate
in
don Valerio.
Voi
sarete
pratica due consigli,che sto per darvi : il primo "
di mostrarvi
talmente
affezionato
Eccellenza,
a
sua
le siate
che non
che
mettere
in dubbio
non
possa
la
bene
del tutto dedicato; il secondo
che facciate
neggia
corte a don Rodrigo de Galderon, perch" costui mal'animo
molle
del suo
come
cera
padrone.
nevolenza
di cattivarvi la beSe voi dunque avete la fortuna
molto

di

questo segretariofavorito,camminerete

innanzi
che oso
don
a

in pochissimo tempo:
" questa una
cosa,
arditamente
promettervi ". " Signore, dissi
Diego dopo d' averlo ringraziato de' suoi buoni
drigo
consigli,ditemi di grazia di qual indole sia don Roho udito pi" volte parlare dalla gente
: io ne
di casa, ma
lo hanno
me
dipintoper uomo
pessimo ;
io non
nondimeno
credo
alle ciance che fa la plebe
i personaggi impiegati alla Corte, bench"
il
sopra
temi^
divolgo qualche volta giudichi rettamente; laonde
ve
ne
quel che voi pensate del signor
prego,
Galderon.
licato,
Voi mi toccate
in un
"
"
punto assai demalizioso
il sopraintendente con
riso
sorrispose
esitare
tutt'
altri
che
voi
a
a
rispondereisenza
;
esser
quegli onoratissimo
gentiluomo, e di lui non
voi voglio
con
potersi mai dire bene abbastanza
; ma
credo giovi
"parlareschietto,perch" primieramente
vane
dotato di molta
secondo
in
luogo
e
prudenza ,
mi sembra
di don
di dovervi
mistero
parlare senza
avendovi
dovete
golarvi
reRodrigo,
gi" consigliatocome
utile che
vi sarei
con
lui, altrimenti non
per met"... Sappiate adunque, prosegui egli,che di

semplice famigliare,eh' egli era


quando

questa

avea

solamente

di sua
il nome

Eccellenza,
di don

Digitizedby

Fran-

200

BLAS.

GIL

Sandoval, colui arriv" grado a grado sino


vi " uomo
al posto di primo segretario.Non
sopra
la terra
pi" orgoglioso di lui,giacch" si considera
bra
semqual collega del ducaci Lerma; e veramente
Cesco

de

dividere
lui T autorit" di primo ministro,
con
perch" fa dare gli uffizi e i governi a chi pi" gli
il pi" delle volte mormora,
e piace. Il mondo
pare
lui poco
ma
a
importa. Ora avete capito,soggiunse
cosi
don
dovete
regolarvicon un uomo
Diego, come
fare
lasciate
dissi:
a
superbo. " " Oh!, si,gli
me,
da lui.
sar" mio
e
danno
non
se
sapr" farmi amare
cui si voglia
di uno,
si conosce
il debole
Quando
riebalordo
ben
piacere, bisogna essere
per non
scirvi. " " Quand' " cosi,rispose Monteser, andiamo
subito dal duca
di Lerma.
"
Giunti al palazzo di detto ministro, lo trovammo
in una
grande sala, occupato nel dare udienza. Vi
Se il duca
si trovava
di postulanti.
moltitudine
una
i loro
riceveva
non
appagava i loro desideri,almeno
spondeva
molto
memoi"i"ili con
cera
affabile, e vidi che ricon

grande

gentilezza a

quelli che

gli

parlavano.
Con
pazienza si aspett" che il ministro si fosse
sbrigato di tutti quei supplicanti,e allora don Diego
gli disse: " Monsignore, eccovi qui Gii Blas di
Santillana, quel giovane che fu scelto da vostra
rio.
ValeV impiego di don
mi
lo sguardo,
rivolse
io, ci" meritato
pei
benignamente aver
nel
servigi,che aveva
prestato; indi mi condusse
da solo a solo,o,
suo
gabinetto per ragionare meco
a
meglio dire , per giudicare del mio ingegno dal
que
adunmodo, con cui gli avrei risposto.Mi domand"
chi io mi fossi,e la vita,che io aveva
menato
sino a quel tempo : anzi, comandommi
di fargliuna
sincera
eziandio
narrazione
delle pi" piccolecose.
Quindi mi disse : " Amico
Santillana, pensa che ora
appartieni al re, e che fra poco sarai impiegato in
sistere
servigio suo: seguimi, e ti dir" in che sia per conin
Mi
altro
condusse
adunque
quest'impiego."
locati
colpiccolo gabinetto congiunto al suo, dove erano

Eccellenza
Ci"
"
dicendomi

alcuni scaffali circa


foglio assai grossi.

sopra
in

per
occupare
il duca
udendo

una

ventina

Digitized
by

di

gistri
re-

202

dare

BLAS.

GIL

grazie

alla

Corte,

in

sola

una

occhiata

vedo

esattamente
quello
sapere
che mi
che fanno, ho da per tutto gente stipendiata,
di scritti segreti;ma
siccome
ragguaglia col mezzo
tali scritti sono
diffusi e pieni di voci proprie dei
differenti dialetti delle provincie, fa d'uopo compilarli
la
e purgare
dizione, perch" il re si fa leggere
stile
talvolta questi registri.
Siffatto lavoro esige uno
sin
netto e conciso,e per" voglioimpiegarti in esso

s'essi le meritano.

da

Per

questo momento.
Cosi

dicendo,

Avevo

"

fuori
scritto

da

un

grande

astuccio

lo diede in mano;
beramente
fare lisuo
gabinetto per lasciarmi
la prima prova
della mia capacit".Lessi
lo scritto,il quale mi parve
pieno di voci
tradurlo in belle frasi castia
e cominciai

pieno di carte
poscia usci dal
adunque
barbare,
gliane.

cav"

uno

gi" scritto quattro

me

cinque pagine, quando

torn"
il duca, impaziente di saper
vi riuscissi,ricome
che
ci"
dicendomi:
"
Santillana, mostrami
Nello
hai fatto: sono
di vedere.
stesso
curioso
"
tempo gittando rocchio
sull'opera mia, ne lesse il
disfazione
tale sodprincipio attentamente, e poscia manifest"
che
mi
mi
fece stupire." Quantunque,
che
disse,io mi aspettassi molto da te, ti confesso
hai
aspettazione perch" tu non
superato la mia
,

la nettezza
e
precisione
stile facile
tuo
trovo
eziandio
il
desiderava, ma
fatto scelta
contentissimo
di avere
e
ameno:
sono
della perdita del
tu mi
della tua penna,
consoli
e
il mio
chiuso
tuo
avrebbe
predecessore. " N" qui
fosse
suo
elogio,se il conte di Lemos
nipote,non
lo abbracci"
venuto
ad interromperlo.Sua Eccellenza
che mi fece
pi" e pi" volte,e lo ricevette in modo
lo amasse.
conoscere
Eglino
quanto affettuosamente
entrambi
si rinchiusero
in
segreto.
per parlare
il mezMentre
discorrevano
fra loro,udii suonare
zod",
siccome
aiutanti
che
i
e
segretarie gli
sapevo

iscrivi
che io

soltanto

con

tutta

quell'ora uscivano
dove
pi" ad
pranzo

a
dai loro
uffizi e andavano
essi piaceva, interruppi il mio
lavoro
da Monteser, il quale
non
capo
per andare
mi
aveva
gi" pagato il salario,e da cui avevo
preso
che
abitasse
dal
rinomato
ma
trattore,
congedo,
pi"

Digitizedby

CAPITOLO

nel

203

xxxix.

quartiere della Corte.

Un'osteria
volgare a me
conveniva
non
che
adesso
pi". " Pensa
appartieni
al re. " Queste parole dettemi
dal duca
semi
erano
di ambizione, clie germogliavano
in
di momento
momento
entro
il mio
animo.
CAPO
GiL

BlAS

che

conosce

il

spiiffE. Inquietudine
E

QUAL

XLIX.
suo

IMPIEGO

cagionatagli

CONDOTTA

NON
da

GL'

ESSA

tal

"

SENZA
zione,
cogni-

IMPONE.

diedi grande premura,


pere
nell'entrare,di far saeh' io era
al trattore
un
segretario del primo
ministro; e, in tal qualit", non
qual cosa
sapevo
dovessi
mio
desinare.
Io
aveva
comandargli
pel
di
chieder
che
di
odor
cosa
avesse
qualche
paura
avarizia,e perci" gli dissi che portasse ci",che pi"
fui ben trattato,e mi vidi servito
gli piacesse. Laonde
tali segni di considerazione
che
li gustai
con
il movenne
mento
pi" che le delicate vivande. Quando
di pagare,
buttai sulla tavola
una
doppia, il
lo
che
della
doveva
essermi
quale per
quarto
meno,
ai camerieri, e podato indietro,lasciai per mancia
scia
uscii di l", saltando
a
guisa di giovinotto, cui
che tutto il mondo
sia suo.
pare
circa
distante
di l" era
Venti
una
grande
passi
i
solito
forestieri;
locanda, dove
alloggiavano
per
ivi presi in aff"tto un
appartamento di cinque o sei
che
sembrava
io
bene
stanze
addobbate, talch"
ducati di entrata.
oramai
due o tremila
gai
Paavessi
anticipatamente.Ci" fatto,
persino il primo mese
mio
tornai al
scrittoio,seguitando dopo il pranzo
cominciato
la mattina.
che
In un
aveva
quello
binetto
gavicino al mio
due altri segretari, ma
erano
che copiare le carte
che portava
faceano
essi non
amicizia
feci
loro il duca
personalmente :
dunque
medesima
nell' atto della parloro quella sera
con
tenza,
V
animo
ancor
loro,
guadagnarmi
pi"
e, per
dal mio
li condussi
trattore,al quale ordinai di portare
ai
i cibi migliori per la stagione, unitamente
Mi

vini

pi" delicati

Seduti

che

fummo

apprezzati in Spagna.
a

tavola

cominciammo
,

Digitizedby

ra-

204

GIL

assai

BLAS.

che

spirito:perch",
il
dir"
miei
che
i
suo,
per
di esser
debitori delP impiego
convitati
tutt' altro
gegno.
che al loro inche occupavano,
a
dir
il
belle
Eglino s' intendevano, a
vero, di
la menoma
lettere tonde e corsive,ma
non
avevano
di quelle, che
tintura
s'insegnano nelle universit".
finissimi
in tutti i loro
In compenso
per" erano
di
interessi e non
tanto compresi dell'onore
erano
gionare

con

pi" allegria

dare
ad
ognuno
mi dimostrarono

stare

del
fianco
loro. "
stato
a

dello
che noi
un

sono

primo ministro da
" da cinque mesi,

lavoriarpo

centesimo,
talmente

sia

nostre

spese:

non

lagnarsi

diceva
V uno,
ci d" mai
non

e, quel che " peggio, i nostri stipendi


mal
regolati che non sappiamo quale
a
diceva
guadagno. " " Quanto
me,

il nostro
vorrei avere
l'altro,
che mi si
e

ventina
di staffilate,
per salario una
lasciasse
la libert" di cercare
medesimo
oserei
non
altrove; perch" da me
pane
il
domandare
n"
mio
allontanarmi,
congedo dopo le

che

scritto. Potrei ben andare


a vedere
la torre di Segovia o il castello di Alicante [1]."
dissi loro,perch" al
Come
fate dunque a vivere?
"
vedervi
sembra
che siate ricchi. " " Anzi
poveri ,
siamo
fortunatamente
ma
alloggialiin
risposero,
di una
buona
";asa
vedova, che ci fa credenza, e ci
d" da mangiare con
cento
doppie all'anno caduno. "
Tutti questi discorsi,dei quali non
perdettiparola,
cose

mi

scerete

fecero

subito

che

rispetto

non

ho

che
dovevo

me

per
non

la cresta, immaginandomi
avuto
dubbio
senza
pi"

abbassare
si avrebbe
per
essere

gli altri; che

seguenza
conper
tanto
del
innamorato
sohdo di quanto avessi
io non
avrei
bastanza
abmai
borsa.
Queste riflessioni
di spendere, a segno
che

posto, il quale era meno


creduto; e che finalmente
ristretto la mia
mi guarirono dalla smania
cominciai
a
pentirmi di avere
mio

quei segretari, e a desiderare


cena:
e
quando mi fu portato
padrone sullo scotto.
A mezzanotte
avendo
io voluto
[1] Prigioni

di

fatto il generoso
con
che finisse presto la
il conto
discussi
col

separai dai
spingerlia bere
mi

Stato

di

Spagna.

miei
di

colleghi, non
pi": essi adunque

CAPITOLO

andarono

205

XXXIX.

dalla loro vedova,

lo mi

scontento
magnifico appartamento,
in
col
e
affitto,
proponimento
preso
fine del
la notte

mese.

pi"

tre

ritirai nel mio


allora di averlo

di lasciarlo alla
onde passai tutta
di non
lavorare

il sonno,
pensando intorno ai modi
trovando
gratis pel re; ma, non
miglior consiglio
di quello datomi
zione
da Monteser, mi alzai colla risoludi andar
don
tosto ad inchinare
Rodrigo di
Galderon.
in quelladisposizione
Io era
di animo, che
conveniva
per comparire dinanzi ad un personaggio
cosi orgoglioso: sentendomi
gretario
bisogno di questo semi recai dunque da lui senza
indugio.
Il suo
palazzo era congiunto a quello del duca
di Lerma
di maniera
e lo eguagliava in magnificenza
,
,
che era
difficile dal mobiglio, distinguereil
dal
il succes-"
Feci
dire che io era
servo.
padrone
di don Valerio , e ci" non
mi si fece
ostante
sore
un'
nell'anticamera.
Finalmente
ora
entrai,
aspettare
lo salutai col pi" profondo rispetto,
e gli domandai
la sua
protezione.Mi rispose con benevolenza, e mi
si sarebbe
aria abbastanza
disse con
cortese che non
lasciato sfuggireoccasione
alcuna
vigio.
serper rendermi
dove compii
Ci" fatto,tornai al mio gabinetto,
Il duca
r opera
che mi era
stata prescritta.
non
di venire in quella mattina,e, contento
manc"
mente
egualdel
stato
lavoro
del fine del mio
come
era
scrivi ora
glio
meprincipio,mi disse: " Va benissimo:
che puoi questa istoria compendiata sul registro
di Catalogna, e poscia piglianel foglioun'altra cartella
modo.
di compilarla nello stesso
"
e procura
Eccellenza
continu"
stare
Sua
sando
convermeco,
dopo a
cantavano.
maniere
si dolci e famigliariche mi incon
fra il duca
e Rodrigo !
Qual differenza
il
bianco
differenti
Veramente
e il nero.
come
erano
dove si
in un'osteria,
Quel giorno andai a pranzo
deliberai
di
mangiava a prezzo fisso,e dove
portarmi
finch"
vedessi
ogni giorno incognito,
quale effetto
producessero le mie adulazioni e la mia compiacenza.
tutto al
tanto denaro
che poteva bastarmi
Io aveva
Non

mesi,

venne

perci" mi prefissiquel tempo


lavorare a spalledi chi doveva
compensarmi,
per
le
le
brevi
pi"
pazzie sono
proponendomi, poich"
d'abbandonare
dopo di ci" la Corte e le sue
migliori,
per

Digitized
by

206

GIL

vanit", se

non

mi

BLAS.

si desse

verun

Fatto
stipendio.

risparmiai cura, pel corso


disegno, non
di Calderon,
di guadagnarmi V animo
ci" che io faceva, che
si poco
ma
egli apprezzava
tai
voldisperai di ottenere T intento: per la qual cosa
gnore,
di corteggiare quel sicessando
bandiera
e
che a trarre
ad altro pi" non
pensai se non
nei
quah il duca si fermava
partitodei momenti,

cosi il mio
di due mesi

con

me.

CAPO.
GiL

Blas

grazia

la

acquista

XL.
del

duca

di

Lerma.

facesse per cosi


Eccellenza
sua
non
Quantunque
dire che
comparire e sparire tutti i giorni ai miei
che
tanto
rendermelo
caro
occhi, seppi nondimeno
mi disse: " Ascolta, Gii Blas:
di dopo pranzo,
molto mi piace l'indole delPanimo
tuo, e nutro grande
molto
Tu
sei giovane
zelante,fedele,
affezione per te.
che
talch"
di
di
e
spero
giudizio
prudenza,
pieno
"
confidenza.
sar" contento d'aver ripostoin te la mia
Mi prostraia'suoi piedi udendo
queste parole,e, baun

ciatagh rispettosamente la mano, ch'ei mi stendeva


mai vostra
per rialzarmi, cosi gli risposi:" Come
di tanto favore?
Eccellenza pu" degnarsi di onorarmi
nevolenza!
Quanti nemici
segretimi risveglier"la vostra beTodio,
solo " quello,di cui temo
Ma
un
" don Rodrigo de Calderon. "
ombra
Rispose il duca: " Tu non devi aver veruna
zionato
di lui: conosco
Calderon, perch" egli mi si " affeil
suo
dirti che
fin da
e
fanciullo,,
posso
tutto
lui
che
a
al mio
piace
" si conforme
animo
ci" che io amo, e odia tutto quello che mi dispiace.
Invece
ch'egliabbia avversione
adunque di temere
per
don

cizia.
amisulla sua
te, tu devi anzi fare fondamento
il
signor
Da
"
queste parole compresi che
gnoreggiav
da
tempo sigran
ilodrigo era un volpone che
l'animo

doveva
"Per

essere

pi"

di
che

Eccellenza,e che io

non

lui.
circospetto con
adunque, prosegui il duca,

cominciare

metterti in possesso
rivelarti un
disegno

sua

confidenza
della mia
che ho meditato , del

Digitized
by

,'voglio
quale

CAPITOLO

207

XL.

necessario
che tu sia ben istrutto per bene seguire
intendo
le commissioni, che in avvenire
di darti. "
da gran
tempo che veggo la mia autorit" generalmente
miei
ordini
i
cecamente
rispettata,
eseguiti,
e che
dispongo a mio talento delle cariche,degPimpieghi,dei governi, delle dignit",dei vicereami, dei
benef"zi,a segno che io regno, se oso dirlo,in Ispapotreisollevare pi" in alto la mia potenza;
gna, e non
ciano
vorrei
ma
preservarla dalle tempeste , che comina
minacciarla, e a questo effetto t'incaricher"
a
suo
segreta. Voglio da
tempo, d'una commissione
mente
fino
a
quel tempo darti ostensibilquesto giorno
favore
affinch" tutti li
tutti i segni del mio
confidente
mio
e favorito,
e il personaggio
sappiano
importante col quale dovrai allora conferire,capisca
allora che tu gli parlida parte mia. Si tratta di affare
raccomandarti
tanto delicato,che non
a
potrei
iscritto. "
a
voce
o per
quella persona
come
Dopo questa confidenza, che io considerai
Oh!
ebbi altre inquietudini.
"
"denaro contante, non
sotto la grondaia; or ora
finalmente, dissi,sono
cadr" sopra di me
una
pioggia d*oro. " impossibile
che il confidente di un
personaggio,che governa la
chezze.
monarchia
spagnuola,non nuoti fra poco nelle ricdolce
io
vedeva
di
si
Pieno
"
con
speranza,
borsa
accostarsi
occhio
indifferente la mia povera
al suo
fine.

CAPO

GiL

Blas

"

ricolmo

di

XLI.

gioia,

di

onore

di

miseria.

da tutti l'affezione che il


aveva
Egli stesso la dimostr" pubblicamente
per me.
col consegnarmi le carte,che soleva portare
di propria mano
al consiglio.
quando andava
un
Questa
novit", facendomi
riguardare siccome
stuzzic"
fu
i
desideri
di
e
molti,
cagione
favorito,
cini
che io ricevessi l'incenso di Corte, sicch" i miei viloro
le
farmi
ultimi
furono
a
gli
segretari non

In poco
ministro

tempo

si riconobbe

mia
in casa

congratulazioni sulla
m'invitarono

cena

prossima esaltazione, e
della vedova;

non

Digitized
by

tanto

208

GlL

BLAS.

contraccambiare
dato ad
a
quella,che io aveva
mira
colla
a
d'impegnarmi
prestare
essi,quanto
loro servigio coll'andar del tempo. Da tutte le parti
anche
mi si facevano
e persino il superbo
carezze,
don Rodrigo divent" meco
colmava
e mi
pi" gentile,
di cortesie,specialmente quando credeva
che il suo
al
cielo
osservarlo.
Ma
ch'egli
giuro
padrone potesse
per

traccambiava
minchione, perch" io conle sue
tanta cortesia
con
gentilezze,
nutriva
di lui.
contro
che
era
l'odio,
quanto gratide
vecchio' cortigiano non
avrebbe
Un
lare
saputo simudi
dissimulare
e
me.
meglio
Io accompagnava
parimenti il duca mio signore
tre
quando si portava dal re, dove soleva andare
la mattina
volte al gi"rno.Egli entrava
in camera
di Sua Maest"
s'era svegliata,mettevasi
appena
gial capezzale del letto,le parlava delle
nocchione
del giorno, scriveva
fare nel corso
che doveva
cose
da dire, e poi partiva.Subito dopo
quelle che aveva
il pranzo, tornava, non
per parlare di affari ma
per
discorrere di cose
tutti
e
raccontargli
liete, per
gli
avvenimenti
a Madrid
piacevoli che succedevano
il primo ad esser
de'qualiera sempre
ragguagliato
non

aveva

fare

con

un

alla sera
da persone
pagate air uopo ; finalmente
modo
visitava il re, e gli rendeva
conto
a
di
suo
in
che
fatto
e
aveva
gli
giorno,
quel
ci",
domandava,
suoi ordini pel giorno dopo.
i
come
usanza
per
,
Mentre
eglistava col re, io rimaneva
nell'anticamera,
molti grandi personaggi, avidi di favore,
dove vedevo
in discorso
circuirmi
ed entrare
e rallegrarsi
meco
loro qualche parola.Dopo tutto ci",come
io dava
se
io crederilii uomo
di grande importanza ?
doveva
non
Io so che alla Corte si trovano
non
pochi, i quali,
anche
minore
con
fondamento, hanno
questa opinione
di s" medesimi.
Un
giorno fra gli altri ebbi assai bella occasione
di lusingare la mia vanit". Il re, a cui il duca aveva
del mio modo
di scrivere,
parlato assai favorevolmente
fu curioso di sentire qualche cosa, per lo che
Sua Eccellenza mi fece prendere il registrodi Catalogna
davanti al monarca,
condusse
dicendomi
e mi
che leggessila carta
che avevo
compilato. Se da
princ"piola presenza del principem'intimor",fui ben
,

Digitized
by

Digitized
by

presto animato
della

quella del ministro, e

da

mia

211

XLI.

CAPITOLO

feci la lettura
Maest"
V a-

in modo
che Sua
scolto con
di essere
contento
di
piacere, dimostr"
al
raccomand"
di
tenermi
ministro
ancora
suo
me, e
Ci" non
fece che accrescere
che
a
cuore.
l'orgoglio,
mi bolliva neir animo, e fini di empirmi la testa di
sogni ambiziosi.
Entrando
ogni giorno pi" nella grazia del primo
ministro, e pascendomi di grandi speranze,
quanto
mia
sarei stato felice se la
ambizione
avesse
potuto
dalla
fame!
mesi
Erano
che io
di
due
preservarmi
pi"
lasciato il mio magnifico appartamento,- e che
aveva
in affitto una
modestissima
aveva
cameretta;
preso
sebbene
lo tollerava
ci" mi mortificasse, nondimeno
ma
in pace, poich" uscivo
di casa
tino
matdi buon
che la notte
Io me
tornavo
dormire.
e non
a
tutto
stava
sul
dire
mio
ne
a
giorno
teatro, voglio
fianco del duca, facendo
la parte di gran
signore;
ma
quando ero rintanato nel mio covile, il signore
Gii Blas
restava
spariva, e non
pi" che il povero
opera

danaro,

senza

"

quel che

peggio,

senza

trovar

di farne. Oltracch"
superbia non
per la mia
svelato
ad alcuno
le mie
scevo
cononecessit", non
varro
Nache
fuorch"
alcuno,
potesse soccorrermi,
io lo aveva
dopo ilmio
troppo trascurato
; ma
di rivolgermi a lui. Io
ingresso alla Corte per osare
ad
venduto
tutti i miei oggetti,
ad uno
aveva
uno
laonde
abbandonato
eziandio l'osteria per non
avevo
mi
il pranzo.
si dir",
come
Dunque,
pagare
saper
io
vivere?
ci
come
poteva
portavano
Ogni mattina
nel nostro scrittoio per colazione un
panetto e mezza
tutto quello che
ci facea
tazza di vino (questo era
il
il
dare
giorno mangiavo
ministro),n" in tutto
io
la
mire
doril
delle
volte
andava
a
sera
altro, e
pi"
modo
avrei

cena.

senza

In

tanto

tale stato

trova

vasi

un

che
uomo,
destare

alla Corte, e che doveva


che invidia. Finalmente

alla miseria, deliberai

non

di farlo
Lerma, quando mi
Per buona
opportuna occasione.
air Escuriale, dove
andarono
il re e Terede
della corona.

al duca

di

distinguevasi

pi" compassione
resistere
potendo

sapere accortamente
si

fosse
sorte

alcuni

presentata
fri
questa si of-

giorni dopa

Digitizedby

212

GIL

GAPO
Come

Gil
DI

DUCA

Blas

fece

LERMA,

BLAS.

XLII.
la

conoscere
e

come

LO

sua

TRATT"

miseria

QUESTO

al
NISTRO.
MI-

il re era
air Escuriale
le spese
facea
Mentre
a
io
Dio
sentiva
tutta la Corte, e
non
allora,la
merc",
miseria.
Siccome
la mia
io dormiva
in un
roba
guardache questo
vicino alla camera
del duca, avvenne
mattina , alzatosi dal letto , come
era
ministro, una
del
allo
cune
mi
fece
spuntare
solito,
sole,
prendere alcalamaio
disse: " Andiamo
carte ed un
e mi
nei giardinidel palazzo. " Ci mettemmo
dunque a
mi
locare
al piede di alcuni
sedere
dove
fece colalberi,
il cappello in modo
che parca
dovesse
virmi
serin
da tavolino
da
scrivere , ed
egli teneva
s
ul
di
facea
sembiante
un
mano
leggere.
foglio, quale
veduti da lontano
avrebbe
detto che
Chi ci avesse
intenti a gravissimi affari,e tuttavia non
eravamo
parlavamo che di bagatelle.
lenza
Era
pi" di un'ora che io faceva ridere Sua Eccelmi
tutti i frizzi che il mio
buon
con
umore
due
alberi
suggeriva, quando
posaronsi sugli
gazze
che ci coprivano colla loro ombra, ed ivi cominciarono
si grande
a cinguettare con
squittio,che ci
loro
attenzione.
la nostra
fecero rivolgerea
"
Questi
io
il
sarei
disse
sembrano
e
uccelli,
litigarsi,
duca,
gnore
la cagione della lite. " " Monsicurioso di sapere
in
venir
gli dissi la vostra curiosit" mi fa
,

favola indiana, che ho letto in Pilpay,o


so
non
qual altro scyttore-di favole. " Il ministro
mi dimand"
quale fosse questa favola, ondUo gliela
nel modo
raccontai
seguente:
in Persia
volta regnava
Una
"
re
un
dabbene, il
avendo
ingegno sufficiente per goverquale, non
nare
lasciava
al suo
la cura
i suoi Stati, ne
grantato
dovisir. Questo ministro,chiamato, Atalmuc, era
mente

una

di animo
senza
elevatissimo, sicch" sosteneva
manteneva
lo
fatica il peso di quel vasto
impero e
l'arte di rendere
in profonda pace. Oltracci",avea
V autorit" reale
amabile
facendola
rispettare, ed i

Digitizedby

padre affezionato e un
fra i
suo
aveva
principe. Atalmuc
detto Zeangir,
segretari un giovinedel Gascemir

sudditi trovavano
visir fedele al
suoi

che

213

XLII

CAPITOLO

in lui

un

il suo
Godendo
di conversare
beniamino.
dava
alla caccia e gli conficon
seco
lui, lo conduceva
Un
i suoi pi" segreti pensieri.
giorno, mentre
insieme
in un
alla caccia
dendo
erano
bosco, il visir,vedue corvi, che gracidavano sopra
un
albero,
disse al suo
che
vorrei
Io
"
ci",
segretario:
sapere
si dicono
quegli uccelli nel loro linguaggio." Cui il
cascemiriano
sfare
soddi: "
Vossignoria pu" facilmente
al suo
desiderio. " " Eh! tu mi burli," rispose
Atalmuc.
Fatto
"
sta, soggiunse Zeangir, che un
dervis cabalista,mi ha insegnato la lingua degliuccelli
voi
lo
ascolter"
vi
se
e
corvi,
volete,
questi
e,
ripeter"parola per parola tutto ci", che avr" udito
loro. " " Fa " disse
da
il visir. In quell'istanteil
cascemiriano, accostandosi
alquanto ai corvi,pareva
tarli,
che se ne stesse con
ad ascolTorecchio
teso intento
di
disse
al
tornando
:
suo
dopo
che,
padrone gli
Lo
? essi parlano di noi. " " Oh ! come
credereste
"
mai? esclam"
il ministro
persiano: che dicono essi? "
era

diceva
uno, il granvisir Atalmuc, Taquila
ali la Persia , quasi
che
colle sue
copre
,
alla sua
fosse suo
nido, e che veglia continuamente
vori
conservazione, ora per ricrearsi da' suoi penosi lafedele
col
bosco
alla
in
caccia
va
sruo
questo
vendo
Zeangir. Oh! quanto " felice quel segretario, ser"
che
di
benevolenza
un
pieno
padrone
per
lui. " " Piano, interruppe T altro corvo, piano, non
si spedito nel lodare
la fortuna
di quel caessere
scemiriano:
lui
famibensi ch'egliparla con
" vero
della sua
"
onorato
che
gliarmente,
confidenza, e
tosto o tardi gli dar" senza
dubbio
considerevole
un
impiego, ma
prima che giunga quel tempo, Zeangir
morr"
di fame.
diavolo
" alloggiatoin
Quel povero
di tutte
cameretta
una
a
pigione, ove manca
presa
le cose
in una
pi" necessarie:
parola, egli conduce
vita
che
infelicissima
alla Corte nessuno
una
senza
curi : e lo stesso granvisir non
mai ad
se
ne
pensa
di nutrire
informarsi dello stato suo, accontentandosi
lui
grande affezione,e lasciandolo
struggersi
per
nella indigenza."
"

Guarda,

tutelare

Digitizedby

214

GIL

BL"S.

Qui tacqui per udire ci"


Lerma, il quale mi domand"
muc:

del

se
suo

che

if duca

diceva

di
pressione
im-

sorridendo
quale
di Atalfatto sull'animo
l'apologoavesse
offeso
dell'arditezza
fosse
stato
quel granvisir

segretario.

"

No, monsignore, risposial-

dalla sua
domanda:
confuso
anzi la favola
auanto
di benefizi.
Felice lui,disse
dice che fu colmato
volto serio,perch" vi sono
il duca
certi ministri,^
con
si
i quali non
amerebbero
che alcuno
permettesse
di dar loro delle lezioni... Ma, soggiunse troncando
il discorso
tarder"
in piedi,il re non
a
e levandosi
lui.
il
che
vuole
da
vada
"
svegliarsi; mio dovere
camminare
E in cosi dire si mise
a
a
passi
gran
il palazzo senza
mostrandosi
altro
e
verso
dirmi,
,
malcontento
della favola indiana.
di
Gli andai
dietro fino alla porta della camera
in
Sua
Maest", e poscia portai le carte, che avevo
in
cui
Entrato
in
nel
un
erano
luogo
prima.
mano,
vano
dove
i
nostri
due
gabinetto,
segretari copistiscrive"

della comitiva), al primo


erano
pure
lana?
dissero: " Che
avete, signor di Santilsiete molto turbato: vi " forse accaduta
qualche

(essi
vedermi, mi
disgrazia? "
Io

^
'

talmente

travagliato pel

cattivo
successo
del mio apologo, che avrei tentato invano
di nascondere
loro
ad essi il mio affanno, laonde
raccontai
le cose
da me
dette al duca, ed eglino mostrarono
di condolersi
della mia afflizione. " Voi avete
m"co
ben ragione di affannarvi,mi diceva
di loro, e
uno
Dio voglia che non
vi tocchi la sorte di un
tario
segredel cardinale
Espinosa [1].Quel segretario
di non
soldo
stanco
un
poter aver
dopo quindici
mesi
che si affaticava per Sua Eminenza, un giorno
mandandogl
si fece coraggio, e gli manifest"
i suoi bisogni, di"
vere
dovivere.
qualche moneta
per
di giustizia,
il
disse
gli
ministro,che siate pagato:
prendete, prosegui il medesimo,
porgendogli
ordine di mille ducati, andate
un
farvi contare
a
dal tesoriere,ma
ricordatevi che non
questa somma
mi occorre
avrebbe
Il segretario non
altro da voi.
era

"

"

[1]

Il cardinale
Espinosa
del
il ministro

lungo tempo

morto
re

nel

Filippo

1752
II.

era

Digitized
by

stato

per

CAPITOLO

pianto pel

215

XLII.

in iscarmesso
congedo se avesse
sella i mille ducati, e gli fosse
stato permesso
di
neir atto che
usciva
cercare
impiego altrove ; ma
dal palazzo del cardiuale,fu assalito da un
alguazil
nella
di Segovia, dove fu tenuto
torre
e condotto
lungamente in catene. "
Questo fatto storico raddoppi" il mio
spavento,
sicch" mi credetti perduto, e, non
potendo in verun
modo
la mia
pazienza,
immaledire
a
confortarmi, cominciai
fossi
stanza.
abbacome
se
non
stato paziente
Ohim"!
andava
io dicendo, qual demonio
"
mi ha istigatoa raccontare
favola
quella maledetta
che ha disgustato il ministro?
Chi
sa
ch'egli non
miseria?
fosse sul punto di cavarmi
dalla mia
e
pu" anche darsi che mi avesse
apparecchiato una
stordire
di quelle improvvise fortune, che
fanno
! Oh ! quante ricchezze
tutto il mondo
e quanti onori
svanirono
per la mia balordaggine! Io doveva
sare
penalcuni fra i grandi,che non
che ci sono
amano
abbiano
che
si
che loro si dimandi, ma
vogliono
per
atto di grazia spontanea sino le pi" minute
cose,
nuare
che sono
obbligatia dare. Era ben meglio contial duca, e perfarne menzione
la dieta senza
sino
morire

suo

d'inedia per lasciare

lui tutto il torto. "


filo
un
ancora

avessi
Quando
potuto conservare
il mio
di speranza,
me
padrone nel dopo pranzo
la fece perdere interamente.
Egli teneva
tate
aggrotserio
il suo
le cigliacontro
e
solito,e stava
in
la
mi
rimanente
il
tutto
cosa
muto,
qual
cagion"
del giorno affanni mortali; peggio ancora
passai la
il
le mie
sfumate
di
vedere
dolore
notte, perch"
di accrescere
il numero
dolci chimere
e la paura
mi
continuamente
dei prigionieridi Stato
tennero
nell'afflizione e nei sospiri.
immerso
Il giorno seguente fu quello della crisi,
poich" il
mand"
di buon
duca
mattino, ed io entrai
per me
reo
nella sua
stanza
tutto tremante
a
guisa di un
ad udire la sua
che vada
sentenza.
"
Santillana,mi
in mano,
carta
che aveva
una
disse, mostrandomi
mi
mandato
Alla parola
"
prendi questo mandato.
medesimo
i capelli,
:
e dissi fra me
si arricciarono
Oh Dio! ecco
"
qui un altro cardinale E spinosa!La
mi
vettura
per Segovia mi aspetta! " Il terrore,che

Digitizedby

216
corse

GIL

per Tossa

in

il ministro

BLAS.

quel momento,
mi

ai
prostrai

fatale

ruppi
che inter-

suoi

piedi piangendo
Monsignore, io

dirottamente
e dicendogli: "
Eccellenza
vostra
umilissimamente
supplico

donare
perla mia
arditezza,perch" la sola necessit"
la mia
miseria. "
fu quella che costrinse a svelarvi
le risa al vedermi
-"i^Il duca
non
pot" contenere
da tale confusione.
"
Consolati, Gii Blas,
compreso
il palesarmi i tuoi bimi rispose,e ascolta. Bench"
sogni
sia stato un
rimproverarmi di averteli fatti
l'ebbi per male, anzi il torto
nondimeno
non
soffrire,
" mio di non
vivevi. Ora,
averti domandato
come
un
per riparare a questa trascuratezza, ti consegno
mandato
di mille e cinquecento ducati,che riceverai
suiristante dal tesoriere reale : n" questo basta,perch"
Ed
te ne
prometto altrettanti ogni semestre.
io approfitter"di tutte le occasioni, sia per
farti
da
Sua
accordare
delle gratificazioni
Maest", sia
prese.
nelle grandi iminteresse
un
per farti accordare
"

queste parole,baciai i piedi


avendomi
comandato
di alzarmi,
il
ministro, quale,
continu"
a
parlare meco
famigliarmente. Io
la mia giovialit",
allora tentai di richiamare
non
ma
dal
dolore
air
cosi
potei
allegrezza,
presto passare
sicch"
stordito a guisa di un condannato
rimasi
che
ode gridar grazia nel punto che crede
di andar
a
Il
collo
al
carnefice.
mio
tribu"
atil
presentare
padrone
tutto
il mio
al solo timore
turbamento
di
averlo
la
di
una
gione
pridisgustato,quantunque
paura
la
minor
avuto
non
ne
avesse
perpetua
parte.
freddato
raffinto di essersi meco
Egli mi confess" che avea
tale
zione,
mutami
vedere
se
affliggessi
per
per
dair
accaduto
e che
quanto fosse
giudicava
il suo
di lui,lo che aumentava
fetto
afl'ossequioverso
Divenuto

estatico per

del

per

me.

Digitized
by

Digitized
by

CAPITOLO

CAPO

Come

Gil

fortuna,

Il re,

Blas
e

quasi

in

fece
suo

avesse

grande

219

XLIII.

XLIII.
breve

una

fasto,

voluto

che

secondare

considerevole
ne

fu

la

GUENZA,
conse-

mia

pazienza,
im-

Io
ritorn" il giorno seguente
Madrid.
a
merata
dunque volai al tesoro reale, dove mi fu subito nu" raro che
la somma
contenuta
nel mandato.
un
pezzente, passando dalla miseria alla ricchezza,
non
perda la testa. Allora io non pensai pi" che a
bandonai
soddisfare
alla mia ambizione
e alla mia
vanit"; abla mia
meschina
a
camera
quei segretari
che non
la
ancora
celli,
ucdegli
lingua
sapeano
affitto
in
la
mio
volta
il
seconda
e presi
per
il
vava
si trosorte
quale per buona
beirappartamento,
chiamare
ancora
disponibile; indi mandai
a
che
famoso
vestiva quasi tutti i damerini ;
un
sarto,
mi
le
condusse
da un mercante,
misure,
egli,prese
dove
che
cessarie,
neerano
pigli"dieci braccia di panno,
braccia
abito. Dieci
diceva, per fare un
alla
Giustissimo
fare
abito
cielo!...
un
spagnuola!
per
lasciamo
ma
questo discorso : i sarti pi" accreditati
ne
pi" degli altri. Comprai inoltre
prendono sempre
di
cui
molta
aveva
biancheria,
che
grande bisogno; qualcalze
castoro
di
di
di
e
un
seta,
cappello
paio
orlato di pizzo di Spagna.
ceva
fala sua
mi
Il ministro
manteneva
promessa;

accordare
incessantemente
nuove
gratificazioni,
'col suo
credito, ottenni di partecipare a
e, inoltre,
mente.
considerevoldiverse
intraprese,che mi fruttarono
buone
mi vidi provveduto di tante
Quando
rendite, presi al mio servizio molti domestici, ebbi
abile cuoco.
tina
una
carrozza
e
un
Riempii la mia candi squisitissimi
altre
infinite
vini,e, dopo
visioni,
prov-

cominciai

ricevere.
Venivano
a
a
pranzo
tutti
i
alcuni
con
me
impiegati
giorni
.principali
all'uffizio del ministro. Io dava
loro da mangiare
bene
a
senza
casa
misura, e li mandava
sempre
tali
Io guardava
chi
abbeverati.
dissipazionicogli ocil
il
danno
vedeva
di un
non
giovanotto, quale

Digitizedby

220

GIL

BLAS.

V onore
che
non
le
di
me
ne
doppie
giorno in
m' imaginai di avere
finalmente
giorno crescevano,
piantato un chiodo nella ruota della fortuna.
Altro pi" non
alla mia
felicit" se non
mancava
che Fabrizio
della mia vita fastosa,
fosse testimonio
ch'ei non
dubitava
io non
fosse tornato
e, siccome
del
dall'Andalusia,per godere
piacere di sorprenderlo
in
ceva
scrissi
cui
un
gli
vigliettoanonimo,
gli dicavaliere siciliano suo
che un
amico
lo attendeva
il
Tor"
ed il luogo
a
giorno.
cena, indicandogli
in casa
da trovarsi. L'appuntamento era
dove aveva
sbalordito
che
udendo
mia, sicch" capit",e rimase
io era
che
lo
tato
inviil gentiluomo forestiero,
aveva
io
il padrone
a
sono
cena.
"
Si, amico, glidissi,
di questo palazzo. Ho grande equipaggio, sontuosa
tavola,e, quello che importa assai pi",uno scrigno
ricolmo.
mai !, diss'eglicon
Come
vivacit" :
"
"
tu in tanta
opulenza! "
si rallegrassequanto volle
Io lasciai che Fabrizio
di avermi
al servigio del conte
messo
Galiani,ma,

che

gli facevano
derivava.

vedevo
; non
Vedendo
che

se

"

che
dopo, per temperare l'allegrezza
poco
provava
rai
procurato si buon impiego, gli annoveper avermi
della riconoscenza
minutamente
le prove
con
cui quel signore aveva
ricompensato i servigi,che
io gli aveva
che il mio poeta,
prestato. Ma, vedendo
io gli dava
mentre
la
queste informazioni,cantava
palinodia dentro di s", cosi gli dissi: " Io perdono
al Siciliano la sua
ingratitudine,
anzi, a dirtela,ho
che
di
di
lodarmene
motivo
lagnarmi, perpi"
ch"
mi
T
avrei
il conte
avesse
non
se
maltrattato,
seguito in Sicilia,dove lo servirei ancora colla speranza
incerta ; in una
di una
fortuna
rei
parola non sadel duca
di Lerma.
il confidente
"
talmente
Queste ultime parole stordirono
Nugnez
ch'ei per qualche momento
ammutol", poscia, tutto
il
silenzio:
ad un
Ho
io male
"
tratto,rompendo
inteso? mi disse. E che?
voi confidente
del primo
Lo
lo " il signor Roministro?
drigo
"
"
sono, come
di Galderon; secondo
io
tutte le apparenze,
andr"
! soggiunse
molto avanti. "
Bacco
" Oh, per
havvi
Fabrizio,voi siete un uomo
prodigioso: non
al
di
siate
sostener
che
non
impiego
mondo,
capace
"

"

Digitizedby

CAPITOLO

221

XLIII,

da
si,l'ingegno " immenso, e siete uomo
cantato
inio
sono
davvero, signor mio, seguit",
della prosperit" di vostra
signoria." " Oh
che diavolo ! interruppi io : signor Nugnez, lasciamo
stare
il signore e la signoria,diamo
bando
a questi
continuiamo
trattarci famigl"armente. "
a
e
titoli,
Hai ragione, rispose,quantunque
tu sia divenuto
"
medesimo
io
debbo
col
chio:
ocricco,
guardarti
sempre
hai
ti confesso
mi
la mia
debolezza, quando
la tua
annunziato
fortuna, rimasi abbagliato, ma
il
mio
vedo
ora
cessa
stupore, e non
pi" in te che
onore:

con

tutto. E

il mio

amico

buon

Gii Blas.
CAPO

GiL

Blas

continua

PROPOSTA

IN

MATRIMONIO

"

XLIV.

spaccarla

da
UNA

Gli

grande.

GIOVANE

"

RICCA

EREDITIERA.

si seppe
ch'io era
dal duca
veduto
ben
tine
di Lerma, ebbi ben presto una
corte. Tutte le matdine
moltitusi radunava
nella mia
anticamera
una
di persone,
darmi;
domanda
che avevano
alcunch"
io non
fossero a
voleva
che le domande
ma
l'uso della Corte, o piuttostoper
e, secondo
voce;
darmi
deirimportanza, dicevo ai postulanti:" Datemi
memoriale.
Mi ero
talmente
abituato
"
un
a
queste
al panello stesso modo
parole,che un giorno risposi
drone
darmi
ricordel mio
palazzo, il quale era venuto a
che io gli doveva
di affitto. Quanto
mese
un
al prestinaio,essi mi
al beccaio
e
risparmiavano il
disturbo di domandar
loro i memoriali, giacch" erano

Quando

esattissimi

presentarmeli ogni

mese.

Erano
gi" tre anni che io godeva del favore del
duca
di Lerma, quando mi
di
confid" quell'affare,
cui mi aveva
tissima.
delicadi natura
parlato,e che era
Il duca
mendo
molti
nemici
aveva
a
Corte, e, teche la morte
del re
in salute,
allora male
di
lo esponesse
deliberato
alla loro vendetta, avea
tenersi
niero.
aperta la strada per ritirarsi in paese straA questo scopo
collo
m'incaric"
di trattare
ambasciatore
del Portogallo.La cosa
doveva
esser
condotta col pi" profondo mistero, e io non
andava
dall'ambasciatore che di notte e trasvestito.

Digitizedby

222

GIL

BLAS.

circa al
da un
anno
Verso
quel tempo, io aveva
mio
servizio un
gretario,
cameriere, che mi serviva da seun
esso
di nome
giovane
Scipione; era
me
a
divotissimo,
pieno di attivit" e d'intelligenza,
mi
disse
Una
che
molto.
io
sera
: " Signore,
e
amava
voglio darle moglie. " " E chi sar"? " gli risposi
circa
ridendo.
La
orafo; avr" un
"
figlia d' un
bel capo
d'ori'
" un
ducati di dote. Non
centomila
cati,
ducentomila
Allorch"
f"ceria? "
udii nominare
dissi al mio
segretario:" Acconsento; quando
farai tu avere
questa dote? " " Piano, signore,
rispose: ci vuole un po' di pazienza, perch" prima
la cosa
al padre e che lo
bisogna che io comunichi
Oh
bella ! sogV
induca
"
a
"
assenso.
prestare
giunsi
di
sei
risa:
io dando
in uno
ancora
scoppio
" un
nio
matrimoveramente
"a questo punto? Questo
Assai
E
bene
incamminato!
"
pi"
Scipione: "
sola con
che non
crediate : mi basta parlare un'ora
del suo
mi faccio
mallevadore
senso.
cone
quell'orefice,
state
Domani
comincier"
e
a trattare la cosa,
becille.
imche
io
un
sono
non
o
pur certo che riuscir",
mi

"

Infatti,due giorni dopo mi disse: " Ho parlatoal


Saler"
signor Gabriele
l'orefice),
(cosi si chiamava
ho
il vostro
esaltato
il
vostro
credito
tanto
e
gli

merito, ch'egliha

dato ascolto alla mia proposizione,


ed " pronto ad accettarvi
per lo che vi
per genero;
ciate
dar"
centomila
sua
figliacon
ducati,purch" glifacche
toccare
con
mano
godete la grazia del
pione,
vuol altro,risposia Sciprimo ministro. " " Se non
sar" ben presto ammogliato. "
Ma
ci" non
"
Scipione: il signor
basta, continu"
Gabriele
noi siamo
v'invita questa sera
e
a
cena,
in lesi che voi non
di
nio.
matrimogli dobbiate parlare
A questa cena
invitati parecchi mercanti
saranno
suoi amici, fra i quali voi non
comparirete
che come
semplice convitato,e nella stessa maniera
da
egli verr" a cena
capire
voi, dal che dovete
costui uomo,
che vuol conoscervi
bene prima
essere
di andar
oltre. "
l'orefice,
dalTutto si esegui a puntino. Mi feci condurre
il quale mi ricevette famigliarmente, come
ci fossimo
se
un
esso
veduti parecchie volte. Era

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CAPITOLO

galantuomo
Eugenia, sua

cortesissimo.

moglie, e

223

XLIV.

present" la signora
glia,
giovine Gabriella,sua fiMi

la
che mi parve
ben educala
e amabile.
Gran
bella casa
del
signor Gabriele! Credo
quella
che nelle miniere
del Per"
si trovi meno
argento
di quanto ve n'era l" dentro,giacch" questo metallo
si presentava alla vista sotto mille forme
diverse
in ogni stanza, e specialmente quella in cui
vamo
eraseduti a tavola, potea dirsi un
tesoro.
Quale
di
occhi
Il
un
spettacolo per gli
genero!
suocero,
fare
al
invitato
onore
que
cinavea
pi"
banchetto,
per
sei mercatanti, uomini
o
gravi e noiosi,i quali
che
di
non
parlavano
commercio, talch" si pu" dire
che la loro conversazione
renza
confeera
piuttostouna
di negozianti che
di amici
trattenimento
un
che cenano
insieme.
Dal canto
mio diedi banchetto
all'orefice la sera
dopo, e, non
potendo abbagliarlo con le argenterie,
quanti
alfeci uso
di altra illusione. Invitai dunque
a cena
amici, i quali primeggiavano in Corte, ed
che non
da me
conosciuti
erano
per tanto ambiziosi
mettevano

fecero
e

mai

limite alle loro

brame.
e dei

Costoro

non

didi
grandezze
posti splenparlare
lucrativi,ai quali essi aspiravano, e questa
che

di

fece mirabile
briele,
Gadi modo
che il buon
effetto,
di tutte
sbalordito
dalle grandi idee, ad onta
che
si senti
le sue
di essere
ricchezze,altro non
in
di
mortale
un
quei signori.
povero
paragone
simulando
che
Quanto a me,
moderazione, dicevo
mi sarei accontentato
di mediocre
fortuna, per edi
di
ventimila
ducati
entrata, sulla qual cosa
sempio
e di ricchezze
quegli affamati di onore
protestarono
che, con tanto favore del primo ministro, io non
11 suocero
accontentarmi
doveva
di simili miserie.
lasci" cadere
di queste parole,onde mi
non
veruna
di accorgermi ch'egliparti da casa
mia
sai
asparve
soddisfatto.
La
guente,
seprima cosa, che fece Scipione la mattina
fu quella di andargli a chiedere
fosse
se
Io
di me.
rimasto
soddisfatto
sono
"
incantato, gli
" padrone
a
quest'ora
rispose Gabriele,quel giovane
del mio
cuore
; andate, amico, e assicuratelo che gli
dar"
che glie la darei anche
mia
se
non
e
figliuola,
godesse la grazia del primo ministro. "
cosa

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224

GIL

BLAS.

Appena il mio segretario mi ebbe riferito questo


revole
colloquio,volai a ringraziareSaler" della sua favofestato
di me.
disposizioneverso
gi" maniEgli aveva
le
alla moglie ed alla figlia,
volont"
la sua
quali,dal modo con cui mi accolsero,mi diedero a

Scipione.

divedere

di essersi

sottomesse
alcuna 'ripusenza
gnanza;
il
condussi
dal
cosa
suocero
qual
per
duca
di Lerma, da me
gi" avvertito il di prima, e
Sua
lo vide, lo accolse
Eccellenza
con
ziose
graappena
maniere
lui di aver
eletto
e si rallegr" seco

la

Digitized
by

Digitized
by

CAPITOLO
a

proprio

molta

genero

un

227

XLIV.

uomo,

cui

per

egli

nutriva

affezione, e che

intendeva
di promuovere
a
maggiori cariche. Quindi si dilung" sulle mie buono
tanto
bene
di me,
che
il
doti, e disse finalmente
buon
gliuola
fiGabriele credette di aver
trovato
sua
per
nella mia
signoria il miglior partito che vi
nelle
la sua
fosse
era
Spagne. Tanta
gioia,che ne
le lagrime agli occhi,e, quando ci separammo,
aveva
mi strinse fortemente
fra le sue
braccia,dicendomi:
"

Figliuolo mio,

tanto

sono

di Gabriella,che
marito
voi lo diverrete.
"

DE

qual

caso

LeYVA,

Lascer"

da

matrimonio.

Gil

Blas

pi"

si

CH'

servizio

parte per
L'ordine

di vedervi
fra otto giorni

tardi

XLV.

CAPO
Per

impaziente

al

ricord"
EGLI

qualche

della

di

RESE

Alfonso

don

QUESTO

il mio

momento

narrazione

lo

GNORE.
SI-

richiede,

vuole
io racconti
il servigio da
me
prestato a
don Alfonso
de
Leyva, mio antico padrone ch'io
interamente
aveva
dimenticato, e che mi ritorn" alla
memoria
nell'occasione
che dir".
della citt"
In quel tempo
il governo
rest" vacante
in
di Valenza, e nell'udire questa nuova
mi venne
don
Alfonso
che
mente
considerai
de Leyva, laonde
quell'impiego fosse fatto apposta per lui, e risolsi
rivolsi dunque
al duca
di procacciarglielo.Mi
di
io era
di
Lerma
stato
don
e gli dissi che
agente
de Leyva e di suo
tutti
Cesare
e
figlio,
che, avendo
di lodarmi
di loro, io osava
i motivi
supplicarlo di
concedere
all'altro
il
della citl"
all'uno
o
o
governo
di Valenza. Il ministro
mi rispose:" Volontierissimo,
Gii Blas: godo che tu sia riconoscente
e
generoso;
inoltre mi parli per una
che
stimo, perch"
famiglia,
i Leyva
buoni
servitori del re, e meritano
sono
ramente
vee

quel posto:
talento,e
nozze.

puoi dunque disporne a


questo " il regalo che ti do per le

tuo
tue

"

Giubilante
senza

tu

di

avere

perdere tempo,

il mio
ottenuto
intento,andai,
da Galderon
fargli scriper

Digitizedby

228

GIL

la

vere

gran
colla

BLAS.

col"
Alfonso, ed essendovi
le quali stavano
di persone,
mute
e
don
bassa aspettando che
nisse
Rodrigo ve-

patente per don

numero

testa
loro udienza, traversai
la folla e mi
dar
a
mi fu aperta;
alla
del
che
gabinetto,
presentai
porta
tori
so
quanti cavalieri,commendaentrato, trovai non
tava
ascoled altri distinti personaggi,che Calderon
ad uno
di
veramente
ad uno.
Era
nota
degna
la maniera
cui egli li riceveva, attesoch"
diversa, con
la testa, ad altri faceva l'onore
ad alcuni inchinava
di una
li
alla
conduceva
fino
riverenza
e
porta
del gabinetto,facendo, dir" cosi, spiccare le gradazioni
della sua
che
ostentava.
stima dalla cortesia
Da
osservai
alcuni
cavalieri
un'altra
che,
parte
dalla
ch'ei
mostrava
loro,
punti
trascuranza,
per
maledicevano
la necessit", che li costringeva
in cuore
di
ai
strisciarsi
a
quel tanghero. AlFoppiedi
che
vidi
dentro di
altri,
ridevano
ne
posto
parecchi
loro
della sua
aria sciocca
e superba.
accidente
rivolto lo sguardo
Avendo
don Rodrigo per
lasci" bruscamente
un
gentiluomo, che
sopra di me
tali
ad abbracciarmi
con
parlava con lui,e venne
dimostrazioni
che
mi
fecero maravigliare.
di affetto
Ah!
mio caro
"
collega, esclam", per qual affare
ho il piacere di vedervi ? ditemi, in che vi
posso
servire?
Allora
"
gli narrai il motivo, per cui era
andato
da lui,ed egli assicurommi
con
gentilissime
sarebbe
alla stessa
ora
parole che il di appresso
limit"
n"
a
spedito tutto quello che io domandava;
sino
condusse
mi
la
sua
quel punto
cortesia,perch"
alla porta della sua
ceva
condunon
anticamera, dove
altro che i grandi signori,ed ivi mi abbracci"
nuovamente.
"

Che

significano tutte queste cortesie

? dicevo

fra

che
debbo
andavo:
ne
sticare?
pronomacchina
mia
la
Calderon
vina,
rosa
se
amiha voglia di cattivarsi la mia cizia?
ovvero
se
della sua
fortuna,
O, prevedendo il decadere
coiridea di pregarmi
di farmisi amico
cercherebbe
me

nell'atto che

me

Chi

lui presso
il nostro
padrone? "
a
gliarmi.
quale di queste congetture appisapeva
il giorno dopo, quando tornai da
Parimente
di catratt" con
belle maniere, e mi colm"

di intercedere
Io

non

lui,mi

per

Digitizedby

CAPITOLO
rezze

229

XLV.

di cortesie. " vero


per"
in cui ricevette
col modo

ch'eglise
quelli,che

ne

pens"
com-

si presentarono
lui,attesoch", trattando
per parlare con
il serio cogli altri,
fece
aspramente gli uni, facendo
si che disgust" tutti;ma
essi furono
pienamente
sotto
vendicati
da un
devo
passare
caso, ch'io non
ai
al
nistri
avviso
di
silenzio,perch" servir"
lettore, mied ai segretari che lo leggeranno.
Un
vestito alla buona, e che
non
uomo
pareva
mai
si
Galderon
avvicin"
e
a
quello che era,
gli
nomin"
di
che
certo
diceva
avere
memoriale,
egli
Don
Rodrigo, senza
presentato al duca di Lerma.
nemmeno
guardarlo, gli disse: " Amico, chi siete
voi? " " Quando
Franfanciullo mi chiamavano
era
il cavaliere,dopo di che
cillo,rispose schiettamente
fui chiamato
don
Francillo
de Zuniga [1], ed ora
mi
chiamo
dito
il conte di Pedrosa.
"
Galderon, sbalorda fare
che aveva
da queste parole, e vedendo
con
un
personaggio di prima sfera,voleva scusarsi,
lo
che
disse al conte:
"
Signore, abbiatemi
per
per
Non
conoscendovi....
"
glio
vo"
se
non
io,
compatito,
delle lue scuse, interruppe alteramente
saperne
Francillo;le disprezzoal pari della tua mala creanza:
vere
impara che un segretario di un ministro deve ricehai
cortesemente
e
se
ogni sorla di persone;
la vanit" di considerarti
del
tuo paquale sostituito
drone,
che
sei
che
dimenticarti
tu
suo
non
non
per"
"

servo.

Il

"

superbo

don

Rodrigo rest"

da

grandemente

tificalo
mor-

divenne
Alfonso
mandai

pi"
questo accidente,
era
ragionevole. Poich" la patente di don
preparata, la portai meco, e poscia la
per
corriere
straordinario
un
a quel giovane
gentiluomo
lettera del duca di Lerma, colla quale Sua
con
una
ma

non

ne

Eccellenza

lo avvisava
che il re lo aveva
nominato
feci
il
di
non
Valenza; ma
governatore
gli
sapere
in questa nomina, n"
volli
merito, che io aveva
il piacere di dirglielo
tampoco scrivergli,riserbandomi
di
a
bocca, e
quando
fargli grata sorpresa
verrebbe
alla Corte a prestare il giuramento per la
carica.
sua

ri] Zuniga " il nome


famiglie castigliane.

di una

delle

pi" illustri

pi"

antiche

DigitizedbyVjOOQIC

230

BLAS.

GIL

CAPO
Preparativi
grande

Torniamo

fatti

pel

avvenimento

XLVI.

matrimonio
che

li

fece

di

Gil

tornare

Blas,

inutili.

alla bella

Gabriella,ch*io dovevo
sare
spol'altra
giorni,e per cui da una parte e dalsi apparecchiavano le nozze.
Saler" fece fare
ricchfssimi abiti per la sposa, ed io accaparrai per
lei una
vecchio
diero.
scucameriera, un lacch" ed un
entro

otto

vigiliadi quel giorno tanto desiderato, cenai


del suocero,
casa
cogli zii,colle zie, coi cugini
mostrai
T oe colle cugine. Mi
compitissimo verso
refice e sua
moglie; feci lo spasimante al fianco di
tavo
Gabriella, e accarezzai tutta la famiglia,di cui ascoli
le
triviali
ed
chiacchiere
gionamenti;
rapazientemente
cosicch" in premio della mia
pazienza
ebbi la sorte di piacere a tutto il parentado, di cui
fuvvi un
lietissimo
si mostrasse
non
solo,che non
di divenire
mio
congiunto.
Finita la cena, la brigata pass" in un salone,dove
fu dato un
concerto
vocale e istrumentale,che non
fece
cattivo
fosse
non
effetto,tuttocch"
eseguito
dai migliori cantori e suonatori
Le
di Madrid.
stre
nosolleticate
da
furono
orecchie
piacevolmente
legria,
parecchie ariette vivaci,e ci mise in si grande alLa

in

che cominciammo
Poich"
ci fummo
a ballare.
benissimo
fu
che
tutti
sollazzati, d'uopo
pensassero
di andarsene
loro : io dunque feci scialacquo
a
casa
ciandomi,
di riverenze
e di abbracciamenti, e
Saler", abbractina
domatdisse: " Addio, mio
caro
genero,
d'oro. "
monete
verr"
a portarvila dote in tante
vedr"
cero.
" Vi
volentieri, io risposi,mio diletto suomiglia,
fala
di
dando
notte
alla
buona
"
che,
Dopo
nella mia carrozza, che mi aspettava
montai
alla porta, e mi avviai verso
il mio palazzo.
Ero appena
giunto a dugento passi dalla casa del

signor Saler", quando, quindici o venti uomini, gli


di spade
uni a piedi,gli altri a cavallo,tutti armati
la
rono
fermala
di
attorniarono
e
e
carabine,
carrozza,
gridando : Da parte del re ! Mi fecero scendere

Digitized
by

CAPITOLO

231

XLVI.
^

precipitosamente, e

mi gittarono in un
calesse, in
cui mont"
il capo
di quei cavalieri,
il quale
con
me
ordin"
al cocchiere
di spingere i cavalli verso
govia,
Selo
mi
al
che
accorsi
di
fianco
avere
un
per
il
alguazil.Volevo
interrogarloper sapere
motivo,,
colui mi rispose
cosi arrestato,ma
per cui mi aveva
brutalmente
che non
simili conti;
rendermi
doveva
e avendogli detto
ch'egliforse mi prendeva in fallo :
"
sicuro del fatto mio:
No, no, soggiunse: io sono
voi siete il signor di Santillana,e voi
siete quegli
ch'io ho Tordine
di condurre
verrete.
dove
"
ora
Non
avendo
niente da rispondere a queste parole^
il
tutta
presi
partitodi tacere, per lo che corremmo
la notte lungo il Manzanares
in profondo silenzio.
fummo
sicch"
Quando
a
Golmenar, cangiammo cavalli,
sul
della
fare
dove
sera
a Segovia,
giungemmo
fui rinchiuso
nella torre.
CAPO
Come

fu

trattato
IN

E
SUO

DEL

QUAL

Gil
MANIERA

XLVII.

Blas

nella
EGLI

di

torre
SEPPE

LA

via,
Sego-

CAGIONE

IMPRIGIONAMENTO.

sciandomi
dal mettermi
cominci"
in una
segreta, lasulla paglia come
ritevole
un
delinquente medell'ultimo supplizio.
Ivi passai tutta la notte,,

Si

tutto il
sentivo
ancora
desolarmi, perch" non
nella mente
a rintracciare
male, ma
quale fosse
Io gi" tenea
stata la cagione di cotal malanno.
per
tuttoch"
di
Galderon
certo questa essere
ma
;
opera
renze
io sospettassich'egliavesse
scoperto le mie confenon

mio

notturne

'

coll'ambasciatore

del

Portogallo,non

avesse
concepire come
potuto indurre il duca
sapea
di Lerma
trattarmi
si crudelmente; sicch" talora
a
che
mi
fatto imprigionare senza
avesse
m'imaginava
che il
saputa di Sua Eccellenza, e talvolta pensava
duca
medesimo
(gualche ragione di Stato mi
per
i ministri sofatto
in
mettere
avesse
gliono
ferri,come
fare alcuna
volta coi favoriti.
fieramente
Io era
agitato da tanti diversi pensieri^
l'inluce
del
la
giorno, passando attraverso
quando

ferriata

di

una

mi
piccolissimafinestra,

fece vedere.

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232

GIL

BLAS.

la orridezza
del luogo, in cui mi trovavo.
lora
Alalla mia
lasciai libero il freno
afflizione,e i
fonte di lagrime, cui la
miei occhi divennero
una
rimembranza
della passata prosperit"rendeva
pre
semil
mio
abbondanti.
cosi
io
Mentre
sfogava
pi"
nella mia
stanza
un
dolore, venne
guardiano a portutta

Gil

Blas

in

carcere.

tarmi
mezzina
tozzo di pane
di acqua
un
una
e
pel
mio desinare. Mi guard", e, osservando
il mio volto
tutto bagnato di pianto,
abbench"
fosse
carceriere,
disse: " Signor prigiosenti compassione e mi
ne
niero,
datevi
animo:
non
bisogna affliggersitanto
sato
per le disgrazie della vita: voi siete giovane, e, pasun
altro; intanto
questo tempo, ne succeder"
mangiate di buona
voglia il pane del re ".

Digitizedby

234

BLAS.

GIL

che non
nel vostro
perch", metten*
carcere,
dovi sulla finestra,vedrete
le rive fiorite deirErema,
tagne,
e
quella valle deliziosa,che, dalle falde delle monsi
sino
stende
che separano
le due Gastiglie,
lievo
Coca.
che sul principiovi dar"
So bene
a
poco solquando il tempo avr"
questa bella vista, ma
air intensit"
fatto succedere
dolce
malinconia
una
del vostro
dolore, girerete con
piacere lo sguardo
oggetti cosi aggradevoli. Oltracci" siate certo
sopra
delle
che non
vi mancheranno
n" pannilini,
n" veruna
la pulialtre cose
chi ama
che sono
necessarie
a
tezza:
tavola e quanti
avrete
buon
un
letto, buona
libri vorrete:
in una
parola, godrete dei migliori
comodi
che pu" ottenere
un
prigioniero."
mi fecero respirare,,
Queste offerte cosi generose
sicch" mi diedi animo, e ringraziaimille volte V amico
castellano
dicendogli ch'ei mi dava la vita col

meglio

suo

desiderava
che io altro non
che di ritornare
in istato di fargliconoscere
ficile,
Oh!
gratitudine."
questo io noi veggo dif-

procedere,

umano

se

non

la mia

mi rispose: credete
voi di aver
perduto per
curarvi
assila libert"? siete in inganno; anzi oso
sempre
sarete
di
che dopo qualche mese
prigionia
sclamai:
liberato. " " Che
Andrea?
don
dite,signor
zia.
disgrapare che voi sappiate la cagione della mia
la
"
" Si,
so, soggiunse, perch" Talguazil che
vi ha menato
questo segreto
qui, mi ha confidato
che posso
nuto
mantedi aver
rivelarvi. Siete accusato
niera;
una
intelligenzesegrete con
potenza strasciatore
si dice persino che siete la spia deir ambai segreti
del Portogallo, e che gli vendete
dello Stato: cose
pire,
potete ben catutte,che io,come
non

credo

vere.

"

vedendo
che le
che se
io avessi
apparenze
detto di aver
di
ordine
del
duca
agito per
Lerma,
solo nessuno
che
avrebbe
voluto credermi, ma
non
avrei altres" messo
la mia
vita in pericolo," Si ,
io
tanto
sono
certamente, risposi,
incapace di un
delitto. Mai
ho tradito i segreti delle Stato. Ma
non
chi dunque mi ha accusato?
lo so ,
non
" " Questo
1'ha
V
non
me
rispose Tordesillas,giacch"
alguazil
A

queste

potuto dire.

parole impallidii,ben
mi erano
contrarie, e

"

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CAPITOLO

Mentre
a

due
de'

noi cosi
portare la

tazze,

due

235

XLVII.

ragionavamo insieme, i servi


cena

misero

bottiglie
intingolodi
e

tre

in tavola

nero
ven-

il pane

grandi piatti,in
lepre condito con

una

polle
cinell'altro
un'olla
zafferano;
con
olio, e con
nel
terzo
un
pollo d'India con la salsa
podrida [1] e
di berengena
vamo
[2].Allorch" Tordesillas vide che aveai
servi che
disse
tutto quello che occorreva,
volendo
che fossero
se
ne
presenti
andassero, non
la porta ed
chiuse
ai nostri discorsi; dopo di che
in faccia dell'altro:
Tuno
entrambi
sedemmo
a tavola
disse
da
Cominciamo
"
quel che pi" preme
,
,
aver
appetito,dopo due giorni d"
giacch" dovete
digiuno. " Cosi dicendo empi il mio piattodi vivande,
imaginandosi di dar da mangiare ad un affamato ,
che
ed aveva
veramente
vano
poteragione di pensare
assai ben satollarmi quegl'intingoli
; nondimeno
avessi
sit"
grande necess'ingann",perch", quantunque

quali

era

un

di mangiare, non
un
boccone,,
potevo inghiottire
il
mi straziava
sorte
tanto la mia
cuore.
Frattanto^
dal
mio
le
allontanare
spirito
imagini crudeli
per
castellano
esaltava
cellenza
l'ecche m'affliggevano, l'amico
del suo
a bere; ma
s'egli
vino, eccitandomi
mi
dato
in
anche
nettare
avesse
quel momento^
sembrato
di
mi sarebbe
ci"
egli avvedendosi,
acqua;
altra strada, e si mise a raccontarmi
mille
tent" un
storielle.
l'
Ma
anche
ci" e' pestava
con
gaie
acqua
si poco
nel mortaio, perch" io badava
al suo
conto,
racavrei
che, quando l'ebbe finito , non
saputo
Allora eglicapi che
narrato.
dire ci" che mi aveva
di*
in quella sera
perdeva e tempo e fatica volendo
dai miei travagli,per lo che, finita la cena,^
strarmi
si lev" da tavola e mi disse : " Signor di Santillana,
voglio lasciarvi riposare, o per dir meglio sfogare
dolore: ma
il vostro
vj torno a ripetere
liberamente
che la vostra
durer"
sciagura non
lungamente. Il
" buono, e quando gli sar"
re
passata
per natura
allo stato deplorabile in cui
la collera
e penser"
,
,
crede
che vi troviate,dir" che siete abbastanza
pu-

" un
L'olla
podrida
di carni.
di pomidoro.
[2] Sorta

[1]

intingolo

composto

di

molte

Digitizedby

lit"
qua-

236

BLAS.

GIL

nito. " Detto questo, il signor castellano scese


e fece
venire di sopra i suoi servi a sparecchiare;e quando
coricai
ebbero
i candelieri, mi
portato via anche
al
muro.
al fosco lume
di una
lampada attaccata
XLVIII.

CAPO
Riflessioni

fatte

strepito

da
da

Gil
cui

Blas
fu

prima

di

tarsi
addormen-

risvegliato.

ci" che
meditare
Passai
due ore
a
per lo meno
Tordesillas
mi aveva
detto. " Dunque son
qui,diceva
di
Lerma
fra me
conte
al
un
reso
stesso, per aver
avuto
servigio che non
potevo rifiutargli!Avranno
ha
la prova
che l'ambasciatore
del Portogallo
perto
scoStato
di
; supponqualche importante segreto
gono
che io sia colpevole di questa infedelt",perch"
da lui di notte , o
avranno
scoperto che io andava
il duca
di Lerma, affinch"
si sospettinole sue
non
al mio
stino!
infelice detrattative segrete, mi abbandona
in
morire
Chi sa se
mi
lascer"
forse
non
questa prigione? Ecco il frutto del suo favore! Ecco
la prova
della sua
amicizia!
"
E sempre
io andava
ritornava
su
e
questo pensiero;
la spina per me
che
ma
dolorosa,
quella
pi"
mi metteva
alla disperazionee che mi stava
damente
profonil timore
f"tta nel petto , era
della perdita
di tutte le mie sostanze.
O mio
dava
caro
"
scrigno, anio gridando, miei
diletti tesori, dove
siete
adesso?
in quali mani
io vi
caduti? Ohim"!
sarete
ho perduti in assai minor
tempo di quello che vi
ho acquistati
veva
! " Mi immaginava lo scompiglio che domi
in
nella mia
venivano
e
regnare
casa,
mille idee,una
mente
peggiore delPaltra. Finalmente
la confusione
di tanti e si diversi affanni produsse
in me
tale languore che
giov" a conciliarmi
quel
che la notte
antecedente
era
fuggito dalle
sonno,
mie palpebre. La morbidezza
ferta,
del letto,la fatica sofche i vapori delle vivande
non
e del
vino,
contribuirono
addormentare
di molto
farmi
a
fondamente.
proSul far del giorno,mi alzai,
e aperta la
finestra, diedi aria alla camera;
dopo di che gittai
che
rocchio
di cui mi sovveniva
sulla campagna,

Digitized
by

CAPITOLO

il

signor
ma

ch'egli mi
per

lo

meno

237

XLVIII.

fatto si bella descrizione;


di quelle bellezze,
veruna
che io credeva
aveva
dipinto.L' Erema
,
mi
sembr"
al
che
non
Tago,
eguale

castellano
mi
trovai
non

Dovete

aver

aveva

appetito...[pag. 235].

ruscello: solamente
il cardo e l'ortica germogliavano
sulle rive fiorite,e la valle deliziosa
non
sentavano
preal mio
sguardo che terre per la maggior
parte incolte. Apparentemente io non godeva ancora
farmi vedere
di quella dolce malinconia, che doveva

un

Digitizedby

238

le

GIL

occhio

BLAS.

diverso

da quello sotto cui allora


innanzi.
presentavano
dunque a vestirmi, ed era gi" mezzo
Tordesillas
vecchia
con
una
coperto quando venne
mi
la
alcune
camicie
e paquale
portava
fantesca,
recchi
" Signor Gii Blas, mi
disse, eccovi
tovagliuoli.
della biancheria; non
fate economia,
perch" avr"
dobbiate
che
cura
non
mancare.
"
ne
il
castellano
mi venne
cortese
Alcuni
giorni dopo,
dire: " Signor Gii Blas, poco
a
fa un
giovane presentossi alla porta di questa prigione,e mi domand"
voi eravate
rinchiuso
se
qui dentro, ed avendogli
detto che non
di questo, movolea rendergli conto
strossi molto
mortificato:
castellano,mi
"Egregio
disse colle lagrime agliocchi,non
rigettate di grazia
la umile
ramente
preghiera, che vi faccio di dirmi se veio sono
sia qui il signore di Santillana:
il principale suo
azione
tevole
caritavoi
fareste
e
servo,
permettendomi di andarlo a visitare. Voi siete
in Segovia
tenuto
e
gentiluomo umanissimo,
per
mi
di
dire
perci" spero che non
negherete la grazia
eh'
"
assai
due parole al mio
caro
men
padrone ,
Finalmente, continu"
colpevole che disgraziato.
don
tanto
Andrea, questo giovane ha manifestato
desiderio
di parlare con
voi che gli promisi questa
di accontentarlo.
sera
"
Dissi a Tordesillas che non
potea farmi maggior
di
di
condurmi
piacere
quello
quel giovine, il quale
che
da dirmi
probabilmente aveva
qualche cosa
cose

con

mi si
Cominciai

"

forse

m'importava assai di sapere. Aspettai dunque


in cui doveva
con
impazienza il momento,
godere
della vista del mio
fedele Scipione giacch" io non
dubitava
di fatto non
essere
egliquel desso, come
,

nella
fu introdotto
m'ingannai. Sul far della sera
mi
la
sua
torre, e, quando
allegrezzacon
vide,sfog"
tale espansione che io solo poteva sentire l'eguale:
"

che neirestasi ch'io provava


vero
vedendolo,
le
stesi
ed
liberamente
serr" fra
mi
gli
braccia,
egli
le sue, sicch" ilpadrone e il segretario,
per la grande
contentezza
di rivedersi,si confusero
braccio.
in quel abtanto

Staccati

che

Scipione

circa

ci fummo
le stato

l'uno dall' altro,interrogai


del mio
palazzo. " Voi non

Digitizedby

c.\piTOLO

239

XLviir.

avete pi" palazzo, mi rispose,anzi,per risparmiarvi


la fatica di farmi domande
domande, vi dir"
sopra
in due
ci"
che
"
avvenuto
in casa
vostra.
parole

Sappiate dunque che tutto " stato saccheggiato,


parte dagli arcieri,e parte dai vostri famigli,i quali,
considerandovi
intieramente
perduto, si pigliarono
conto
del loro salario tutto quello che
a
poterono
portar via. Fortunatamente

la destrezza
per voi io avuto
di salvare dalle loro unghie due grandi sacchi
di doppie, che tirai fuori del vostro
scrigno , e che
in luogo di sicurezza
vi saranno
sono
ora
e che
,
resi quando sarete
uscito da questa torre. "
Conobbi
allora la circostanza
del mio imprigionamento.
mi aveva
Gilderon
fatto spiare; essendosi
che io andava
accertato
di notte dall' ambasciatore
dal credere
di Portogallo,e, ben lontano
che il duca
incaricato di andarvi, mi aveva
di Lerma
mi avesse
accusato
alla poliziadi vendere
a quel
segretamente
ordine
del
i segreti di Stato ; la polizia,
ministro
per
immediatamente
fatto arrestare.
Mi
aveva
re, mi
affari
che
i
miei
accorsi
da ci"
non
erano
a troppo
di
che
il
la
duca
Lerma
che
mal
era
partito, e
,
di salvarmi.
cercato
della mia disgrazia, avrebbe
causa
dello zelo e deirintegrit"di
contento
Scipione che volli mostrargli la mia gratitudine,e
servato
preperci" gli offrii la met" del denaro, che aveva
rifiut"
dal saccheggio, ma
accettarlo.
di
egli
mi
da
altro segno
noscenza.
di ricoun
voi,
disse,
"
Aspetto
dal
che
suo
"
meno
discorso, non
Stupito
dal suo
rifiuto,gli domandai
quello che potessifare
ci separiamo mai pi",mi rispose,
per lui. " Che non
eh'
io congiunga la mia sorte
colla
soffriate
e che
voi
che
sento
non
quell'amicizia,
vostra, perch"
per
sentito per alcuno
de' miei
ho mai
padroni. " " Ed
assicurarti che non
posso
io,gli risposi,figliuolo,
l'alleanza che mi
volentieri
Accetto
ami
un
ingrato.
il
proponi, e, per ben cominciarla, voglio pregare
signor castellano a chiuderti con me in questa torre. "
sono
ne
contentissimo,esclam": voi mi avete
" Oh!
io stava
tolto le parole di bocca, mentre
per isconpagnia
giurarvi a chiedergliquesta grazia. La vostra comuscir"
della
libert":
solamente
mi " pi" cara
Io

era

tanto

Digitizedby

240

GIL

BLAS.

che
sentire
Madrid
a
a
qualche volta per andare
vento
nasca
se
spiri al ministero, e per vedere
esservi
alla Corte, che possa
qualche avvenimento
favorevole.
"
Trattenni
adunque Scipione con me, col permesso
volle negarmi
del cortese
castellano,il quale non
dolce
si
consolazione.
XLIX.

CAPO
Primo

viaggio
IL

STATO

Blas

Scipione

di

motivo

conseguenze

IL

Madrid;

SUCCESSO;
di

quale

MALATTIA

ne

DI

sia

GlL

essa.

dire che i nostri pi" grandi nemici


i servi, dobbiamo
anche
dire che questi talora
i nostri miglioriamici, quando si trovano
fezionati
afsono
conobbi
lo zelo di Scipione,
e fedeli. Poich"
lui
che
altro
vedere
in
non'
me
un
poteva
stesso, e
Gii
il suo
subordinazione
Blas
fra
e
quindi non
pi"
segretario,non
pi" cerimonie fra loro: essi vissero
letto
in una
sola camera,
ebbero pi" che un
e non
Se

sogliamo

sono

ed

una

mensa.

ne' suoi discorsi, in


faceto
sempre
guisa che si avrebbe
minarlo
potuto giustamente soprannooltracci"
aveva
il giovane di buon
umore;
de'suoi
molto contento
buona
testa, e io mi trovava
mi
dissi
brerebbe
semun
consigli." Amico, gli
giorno, non
di Lerma;
mal
al duca
fatto di scrivere
che te ne
ci" non
dovrebbe
danno:
recarmi
alcun
si diversi
i grandi sono
pare? " " No, rispose; ma
da loro stessi da un
momento
all'altro,ch'io non
la vostra
lettera potrebbe essere
saprei dirvi come
accolla; tuttavia sono
d'opinione che sia sempre
meglio lo scrivergli; perch", quantunque il ministro
amicizia
la
vi ami, non
bisogna lasciare alla sua
di
farlo
di
di voi: questa sorta
sovvenire
cura
tettori
pro-

Scipione

era

dimentica

facilmente

le persone

quando

non

pi" parlare."
rissimo,
"
quanto dici,Scipione, sia pur troppo vemio
ho
del
signore,
miglior opinione
pure
ed ho esperimentato talmente
benevolenza
la sua
che sono
ch'eglisente compassione delle
persuaso
ne

sente
Bench"

Digitizedby

242

GIL

BLAS.

di
mezzo
suo
per
disse
Scipione preparlare al duca.
sentando
tori,
de' vostri pi" fedeli servila lettera,uno
della
sulla paglia in un
steso
tetro carcere
di
di Segovia, vi supplica umilissimamente
torre
pietoso gli
leggere questo foglio,che un carceriere
tera
Il ministro
di scrivere.
ha permesso
"
apri la letmio

cameriere

amico, ottenne
"
Eccellenza,

la scorse
colVocchio; ma
quella
quantunque
d'intenerire
di
fosse
un
cuore
marmo,
pittura
capace
alz" la voce, e
egli,invece di mostrarsi
commosso,
al corriere alla presenza
di molti,
; disse furiosamente
Santillana
che
che potevano udirlo: " Amico, di' a
'
di rivolgersi a
temerit"
" una
me
dopo Tindegiia
si
che ha fatto,e per cui "
azione
giustamente puI nito;quel miserabile
dee
la mia
non
pi" sperare
allo sdegno del re. "
protezione: l'ho abbandonato
malgrado
Scipione turbossi a questo discorso ; tuttavia,
la sua
tent"
d'intercedere
ancora
confusione,
e

"

'

per

me.

"

Monsignore, soggiunse, quel povero prigioniero


di dolore quando sapr" la risposta
Il duca
Eccellenza.
"
non
rispose al mio

morr"
di vostra
intercessore
di
ministro

che

con

un'occhiata

spalle.In questa foggia

bieca
mi

trattava

tata
vol-

questo

nascondere
la parte eh' egli
nelle
avuto
cui
i
n
m'aveva
aveva
trattative,
rato,
adopedevono
e questo " quello che
aspettarsitutti
i piccoliagenti, dei quali si servono
i grandi negli
per

meglio

oscuri e pericolosiloro raggiri.


il mio segretario fu di ritorno
Allorch"
e
*

una

mi

raccont"

il

successo

della
abisso

sua

Segovia

missione, ri-

vato
troin cui mi era
piombai nello spaventevole
il primo giorno della
mia
tanto
prigionia; e
mi
in
infelice,
pi"
reputai
quanto che aveva
duto
peril patrocinio del duca
A quel punto
di Lerma.
mancommi
sia stato
fatto per
l'animo, e, checch"
ridonarmelo, rimasi in preda a si grave
cordoglio,
che mi cagion" insensibilmente
una
pericolosissima

malattia.
da
le cure
di due
medici, fatti venire
visibilmente
a
Tordesillas, io camminava
grandi
passi per l'altra vita. Gi" don Andrea, disperando
frate
della mia guarigione, aveva
fatto venire
un
francescano
paper dispormi alla morte, ed il buon
Mediante

Digitizedby

CAPITOLO

243

XLIX.

si
"]re,poich" s'ebbe sbrigato di questa faccenda
era
ritirato,onde, credendomi
prossimo all'estremo
feci cenno
a
Scipione di accostarsi al mio
momento,
letto. " Caro
voce
moribonda,
amico, gli dissi con
di sangue
mi avevano
le medicine
e le cavate
di quei sacchi, che sono
indebolito,io ti lascio uno
in casa
di Gabriele, ti scongiuro di portare T altro
madre.
Cosi
nelle Asturie
mio padre e a mia
"
a
di
ed egli la bagnava
dicendo, gli stesi una
mano,
tanto

lacrime, senza
poter rispondermi parola a cagione
del cordoglio,che soffriva per la mia perdita;il che
erede
che i pianti di un
sono
non
sempre
prova
risa
10

celate sotto la maschera.


mi attendeva
dunque la

nullameno
ristabilii a

morte;

fu

la mia aspettazione. Mi
poco
ed
quillit"
tranmia
una
a
fortuna,
piena
grande
per
poco
lora
malattia. Ald'animo
fu il frutto della mia
ebbi pi" bisogno di essere
quistai
non
consolato, acquel disprezzo,
per glionori e per le ricchezze
mi avea
morte
di
che la persuasione
una
prossima
a
me
fatto concepire, e, poich" fui ridonato
stesso,
benedissi la mia sciagura e ne ringraziaiil Signore
liberando
di una
come
grazia speciale da lui impartitami, dealla
di non
tornare
fermamente
Corte,
pi"
marmi:
richiavoluto
di
il
duca
Lerma
avesse
quand'anche
anzi feci un
proponimento, se mai fossi ucasuccia
di
di
scito
una
e di
comprarmi
prigione,
vivere
da filosofo.
andarmene
a
finalmente
cominciavano
ad
Tuttavia, a Madrid
delle
mie.
accertati
che
Essendosi
cose
occuparsi
air ambasciatore
noto
nessun
segreto di Stato era
fossero
riv"lte
che
dei Portogallo,domandarono
a
a
le mie visite notturne
questo personaggio. Ci" io
di
non
parlare del duca
poteva rispondere senza
il che mi guardai bene
dal fare.
Lerma,
le
di Lerma
Nel frattempo il duca
cambiato
avea
trattative col
alle sue
sue
batterie,e, rinunziando
cardinale, ci" che
Portogallo,si era fatto nominar
di
in
caso
gli assicurava,
disgrazia,la protezione
della Chiesa.
con
gioia,sperando che
Seppi questo avvenimento

ingannata

egli

mi

11 mio

fatto liberare.
confidente, dividendo

avrebbe

questa speranza,

Digitizedby

mi

244

GIL

BLAS.

che , per affrettarne il compimento , avea


deliberato di ritornare
Madrid
a
a
procacciarmi la
mi
in mente, soggiunse^
viene
mia libert". " Ora
la quale potr" giovarvi,
che conosco
una
persona,
disse

del principe:
" la fantesca
favorita della nutrice
veramente
Voglio
svegliata ed intelligente.
ragazza
vostro
che ella si adoperi a favor
fare in modo
presso
la sua
Vado
far
tentativo
a
varvi
caogni
padrona.
per
fuori da questa torre, la quale, per
quanto
siate bene
" sempre
una
prigione." " Dici
trattato,
ed

bene, risposi:vanne,
va

amico, senza
questo affare ; non

cominciare
nel nostro

futuro

ritiro!

CAPO
GiL

"

Blas
IN

UNA

rimesso
VIA

in
DI

perdere tempo,
vedo

Tor"

sere
d'es-

"

L.

libert".

Madrid,

Qual
che

tra
incon-

uomo

cosa

ne

segu".

In
Madrid.
Scipione parti dunque di nuovo
per
otto giorni vidi tornare
a
Tamico, il quale mi
capo
disse che il re mi rendeva
la mia
libert",lo che mi
fu confermato
nel di stesso
dal signor castellano,
che venne
a dirmi
con
espansione di vera allegrezza:
Sia lode a Dio, mio
Gii Blas, voi siete libero :
"
caro
le
vi
io
due
a
aprir"
porte di questa prigione; ma
vi spiaceranno, e che
condizioni, che forse molto
con

Sua

"mio rincrescimento
Maest"

Corte,
un

mese.

sono

costretto

manifestarvi.

vi

alla
proibisce di lasciarvi vedere
v'intima di uscire dalle due Gastiglieentro
Quel che mi duole, si " che vi sia chiusa

la Corte. " " E questo " quel che mi piace, risposi:


io non
aspettava dal re che una
grazia, ed egli me
fa due. "
ne
Assicurato
essere
pi" prigioniero,
dunque di non
le quali Scifeci prendere a nolo due mule, sopra
pione
il giorno seguente, dopo di
ed io montammo
fatto mille
aver
ringraziamenti a Tordesillas
per
di amicizia, che io aveva
da
tutte le dimostrazioni
lui ricevuto.
Prendemmo
allegramente la strada di
Madrid
a
ricuperare i nostri due sacchi,
per andar
ciascuno
dei quali conteneva
cinquecento doppioni.
disse:
mi
Se
Strada
associato
"
facendo, il mio

Digitizedby

CAPITOLO

noi

siamo

non

ricchi da

tanto

podere magnifico, potremo


Quand'anche

245

L.

poter, comprare

averne

almeno

un

screto.
di-

uno

avessimo
che una
panna,
cadella mia
gli risposi,sarei contento
sorte,
io
sia
sebbene
del
a
mezzo
mino
camperch",
appena
della vita,sono
del
nauseato
per"
mondo, e
"

"

non

stesso.
d'ora innanzi voglio vivere solamente
per me
che
ti
dir"
mi
Oltre a questo,
dei piaformato
sono
ceri
nella vita campestre un' idea si seducente
che
li rende
anticipatamente pi" cari. E gi" mi pare di

dei prati, di udire


il canto
lo smalto
degli
momorio
il
dei
talora
ed
credo
ruscelli;
usignuoli
talora alla pesca. Immadi divertirmi
alla caccia
ginati,
e
caro
amico, tutti i differenti piaceri, che si
vedere

nella

trovano

di

me.

solitudine,e

ne

sarai

allettato al pari

"

Giunti
ad

fummo

Madrid, andammo
a
dove
Scipione era
piccola locanda,

che
una

restituire le nostre
dimostr"

libero.

"

Vi
mi

stato

la prima cosa, che


viaggi;
portarci da Saler" per farci
coglienza,
doppie. Questi ci fece grata ac-

alloggiare nei suoi


facemmo, fu quella di

ad

tare
smon-

grande

rivedermi
che la v"stra
mi
che

nel

contentezza

protesto, ei soggiunse,
ha

talmente
commosso
fece perdere la voglia di entrare
in alcuna
tela
parenche
i loro averi
coi cortigiani.
Vedendo
sono
ho
mia
maritato
Gabriella
con
figlia
troppo incerti,
fatto benissimo
ricco negoziante. " " Avete
un
", gli

disgrazia

risposi.
discorso
cosi
e venendo,
Poscia, cambiando
per
dire, al fatto: " Signor Gabriele, soggiunsi, fate la
"

di darci le duemila
doppie che... " " Il vostro
" pronto ", interruppe l'orefice ; ed avendoci
danaro
nel suo
fatti passare
chi,
gabinetto, ci addit" i due sacsui quali in due
soprascritte leggevasi queste

grazia

parole: Questi
GiL

Blas

di

quale mi
Ringraziai
Trasportammo
tal

mettemmo

Pi"
in istato di

esatto.

sacchi

di

doppioni

sono

del

signor

Santillana.
" Eccovi, disse,il deposito
fu affidato. "
Saler"
del piacere che mi aveva
fatte.
i sacchi
alla nostra
locanda, dove ci
trovossi
i doppioni. Il conto
contare

non

pensammo

partire per

altro che
l'Aragona. Il mio
ad

metterci

segretario

Digitizedby

246

si

GIL

la
io di

assunse

mule,

andava

cura

di comprare

per
il barone

le

vie,

due
calesse
e
biancheria. Mentre

un

provvedere abiti

tornava

BLAS.

facendo

le

mie

pre,
com-

Steinbach, cio" quelFufdel quale era


guardia tedesca, in casa

incontrai

di

f"ziale della
allevato
don Alfonso.
Salutai il cavaliere
tedesco, il quale, avendomi
mi
abbracci".
a
me
e
riconosciuto, accostossi
pure
Mi
di
rivedere
signoria
vos"
rallegroinfinitamente,
glidissi,
in cosi buona
che
mi
e
salute,
porgiate la
don
occasione
di sapere
stiano don Cesare
e
come
di Leyva. " " Posso
soddisfarvi
Alfonso
mente,
compiutami rispose,poich" tutti e due in questo punto
si trovano
in casa
a
alloggiati
Madrid, e inoltre sono
mia. Saranno
arrivati in
quasi tre mesi che sono
citt"
cevuto
ridel benef"cio
questa
per ringraziare il re
da don Alfonso
in ricompensa dei servigi,
allo Stato:
che i suoi antenati
nanno
reso
egli fu

stato

fatto

domanda
avanzato
aver
governatore senza
domandarlo
questo posto, n" pregato alcuno a

la

esso:

vedere

per
per

fu totalmente
spontanea, lo che fa
il nostro
Monarca
sare
goda di ricompen-

grazia

quanto
la virt".

"

io sapessi meglio di Steinbach


quello
che se ne
doveva
tuttavia
di
mostrai
non
pensare,
il minimo
sentore
di quanto egli mi
avere
tava,
racconma
palesaisi grande impazienza di salutare
i miei
antichi padroni che, per
compiacermi, mi

Quantunque

condusse
subito a casa
Io era
rioso
sua.
sopratutto cuglienza,
di metter
alle prove
don Alfonso, e dall'acconutrisse
mi
che
cora
anfarebbe, giudicare se
in
trovai
Lo
affezione
una
me.
qualche
per
di
sala,dove giuocava agli scacchi colla baronessa
lasci" il giuoco ed
mi scorse,
Steinbach, e, appena
correndo
indi
con
verso
alzossi;
giubilo
me, e premendomi
mi
disse
la testa fra le sue
con
braccia,
di vera
mente
sembiante
allegrezza: " Santillana, finalho
vi
di
io
ebbro
gioia !
riacquistato!Io sono
Ah
ci
mai
da
saremmo
se
non
avesse
dipeso
me,
separati,e voi dovete ben ricordarvi ch'io vi avea
pregato di non
partire dal castello di Leyva; ma
voi non
tro
badato
alle mie
avete
preghiere.Io per alnon

ve

l'appongo

delitto,anzi

debbo

Digitizedby

esservi

CAPITOLO

grato considerando

il motivo

d'allora
Ma
vostra
nuova.

avreste

Dopo

in

poi

247

L.

delia vostra
darmi
dovuto

partenza.
qualche

"

questo piccolo rimprovero, prosegui:

che

cosa

fate

Madrid.
Avete
che mi sta pi" che

"

temi
Di-

piego?
qualche im-

mai a cuore
persuadetevi
il bene
vostro.
"
"
Signore, gli risposi,
quattromesi
fa occupava
alla Corte
un
posto ragguardevole^
di essere
avendo
ronore
segretario e confidente del
duca
di Lerma.
don Alfonso
Possibile? esclam"
" "
estremo
Come
voi
siete
mai!
stato
con
stupore.
sposi:
dunque il confidente del primo ministro? " " Si, riho
io avea
V
acquistato la sua grazia e
duta.
pernarrai
mia
la
tutta
" Allora
e
gli
storia, finii
il racconto
colla deliberazione
col tedi comprare
nue
delle
mie
ricchezze
un
avanzo
passate
piccolo
glio
abituro per ivi andar
vita
a
solinga. Il fipassare
di don
ascoltato
con
Cesare, dopo d' avermi
Gii
mi
Blas,
grande attenzione,
replic": " Mio caro
ho
vi
che
non
voglio
sapete
amato, e perci"
sempre
berarvi
pi"'che siate il zimbello della fortuna; intendo li-

dal

suo

potere, facendovi

padrone

di

un

bene
siete

torvi giammai; e poich" vi


in campagna,
vi assegno
un
a vivere
vicino ,a Lirias,a dieci
piccolo podere, che abbiamo
che
da
E questo un preconoscete.
miglia
Valenza,
sente,
comodo.
inalcun
che la famiglia potr" farvi senza
si
Ardisco
assicurarvi
che mio
padre non
opporr", e che Serafina ne avr" infinito piacere. "
Mi gettaiai piedi di don Alfonso, il quale subito

ch'ella non
determinato

potr"

mi rialz": gli baciai la mano,


e, pi" rapito del suo
gnore,
che
del
buon
non
cuore
beneficio,gli dissi: " Siil dono^
le vostre
mi
maniere
commovono;
in quanto che ha preche mi fate," tanto pi" caro
ceduto
ho
la cognizione di un
vi
che
reso,^
servigio
debitore
alla vostra
e io godo
pi" di essere
rosit"
geneche non
alla vostra
riconoscenza.
" Il buon
governatore stup" alquanto di queste parole, e non
di domandarmi
manc"
di qual servigio io parlassi^
doppi"
al che risposi facendogli un
ragguaglio, che radil suo
stupore. Egli era ben lontano dal pensare,
cosi pure il barone
Steinbach,che il governo
citt" di Valenza
gli fosse stato conferito per
e

della

Digitized
by

248

GIL

BLAS.

tare
di meno
non
potendone pi" dubi: " Gii Blas, mi
disse,poich" a voi debbo il mio
intendo
limitarmi alla terra di Lirias,ma
posto, non
una
con
questa vi do ancora
pensione di duemila
ducati. " " Ol", signor don
Alfonso, interruppi io a
le ricchezze
avarizia:
ridestate la mia
questo punto, non
non
giovano che a guastare il mio cuore,
Accetter"
ho
fatto pur
ed io ne
troppo la prova.
bens"
volentieri la vostra
terra di Lirias per vivervi
col poco, che d'altra parte posseggo,
comodamente
di
ma
questo mi basta; e tutt'altro che desiderare
di
il
acconsentirei
superfluo
pi",
piuttostoa perdere
nella
ci" che posseggo.
Le ricchezze
sono
un
peso
si desidera
che la
nella solitudine,
dove
altro non
del
cuore.
"
pace
Mentre
ragionavamo in questo modo, capit" don
Cesare, il quale manifest" eguale allegrezzache suo
l'obbligazio
delfiglionel rivedermi; e, quando fu informato
mi
che la sua
famiglia aveva
meco,
la pensione, ch'io nondimQno
sollecit" ad accettare
rifiutai nuovamente.
Alla fine il padre ed il figlio
cui fecero
mi
notaio
da un
condussero
davanti
a
stendere
la donaziene, e poi la sottoscrissero
trambi
enmezzo

mio;

non

maggiore

con
un

fu terminato
che essi non
e ch'io

contratto
me

piacere che se avessero


a loro vantaggio. Quando

lo posero
pi" i

fra le

mani,

toscritto
sot-

l'atto

dicendomi
di Lirias,
terra

padroni della
a
poteva andarne
prendere il possesso
mi
quando meglio
piacesse. Dopo di che tornarono
di Steinbach, ed io volai alla nostra
dal barone
canda,
lodove
il mio
feci trasecolare
segretario colterra
noi
nel
avevamo
gi" una
l'annunziargliche
col farlo consapevole del modo
di Valenza
e
regno
cui ne
fatto l'acquisto." Quanto
con
aveva
potr"
valere
quecento
questo piccolo feudo? " egli mi disse. " Cinducati di rendita,gli risposi;e posso
sicurarti
asche " una
deliziosissima solitudine,
perch"
gnori
io rho veduta
pi" volte, quand'era agente dei sisulle
di Leyva. " una
situata
piccola casa
rive del Guadala viar in un
borghetto di cinque o
sei fuochi,ed in paese deliziosissimo.
"
mio
" Presto, presto,padron
fuggiamo dal
caro,
mondo

erano

ripariamoci nel

nostro

romitorio.

Digitizedby

"

"

Ne

^
r

Digitizedby

CAPITOLO

ho
che

251

L.

pi" voglia di te, gli risposi;ma

prima bisogna
padre e mia
nella miseria, e perci" voglio andare
condurli
Lirias a passare
a
in pace gli
e
a
trovarli,
la Provvidenza
ultimi loro giorni.Forse
mi ha fatto
trovare
cassi
quest'asiloper loro, e mi punirebbe se manal mio dovere.
infinitamente
" Scipione lod"
il mio
eccit"
mi
subito in ometterlo
a
e
disegno,
prato
perdiamo tempo, mi disse : ho gi" compera. " Non
il calesse; compriamo
dunque subito le mule
la strada
di Oviedo.
e prendiamo
sposi:
"
" Si, amico, ripartiamo al pi" presto che sia possibile.Io
mi sento
dovere
trascinato
da un
indispensabile a
io faccia
madre
vivono

dividere
Fra

appena
mia

casa

gita alle Asturie.

una

le dolcezze

della solitudine coi miei genitori.


dove
noi
nella
nostra
saremo
viletta,
poco
arrivato
voglio scrivere sulla porta della
versi latini a lettere d'oro:
due
questi
Inveni
Sat

portum.
me

Spes et Fortuna,
lusistis; ludite nunc

CAPO
GiL
LA

Mio

Blas
SUA

parte

per

famiglia.

Partimmo
poco
tirato da due
di cui avea

Oviedo.
MoRTK

valete.
alios. [ij

LI.
In
DI

SUO

trova

stato

quale
PADRE.

per le Asturie , in
buone
mule, guidate da
creduto
bene
aumentare

dopo

un
un

lesse
ca-

zone,
garil mio

seguito.
Andammo
fare
in nove
giorni a Oviedo, senza
cattivo incontro , malgrado il
per la strada nessun
tano
da lonproverbio il quale dice che i ladri sentono
il danaro
dei viaggiatori.
Avrebbero
potuto far
buon
bottino,e due soli abitatori di un sotterraneo
ci avrebbero
tolto senza
fatica i nostri
doppioni,
alla
io
corte
non
perch"
aveva
imparato a diventar
mio
de midas
e
mo3:o
Bertrando,
coraggioso,
[2]^
la
difendere
viso da farsi ammazzare
non
aveva
per
[1] Trovai
mi

il porto. Addio

speranza

fortuna.

Abbastanza

gli altri.
aj?itato: agitate ora
mule
delle
ha
che
cura
; mulattiere.
[2] Quegli
avete

Digitizedby

252

GIL

borsa

del

BLAS.

Scipione solo

padrone:

suo

era

un

poco

spadaccino.
ad aldi notte in citt", e andammo
Arrivammo
loggiare
del caalla casa
in un' osteria vicinissimo
nonico
d'informarmi
Gii Perez, mio zio. Io desiderava
dello stato dermici parentiprima di presentarmi davanti

loro, e, per saperlo, non


potea far meglio
verna,
che rivolgermi all'ostiere o all'ostessa di quella taa

conoscendoli

io per persone,
che non
poteano
ignorare i fatti dei loro vicini. Da principio V oste
mi fiss" attentamente, e, quando mi ebbe riconosciuto,
Ve'!
il
sclam":
sant'Antonio
da
Padova!
Per
"
dello scudiero Blas di Santillana. " " Si certamente,
figliuolo

"
" desso, soggiunse la ostessa:
egli non
nello
quasi niente affatto mutato : vedilo , egli " quel modi Gii Blas, che aveva
anima
che
pi"
corpo:
mi pare ancor
il
venire
vino
di vederlo
a
prendere
le dissi,voi
di suo
zio. " " Madonna,
per la cena
avete
buona
memoria
prima di tutto,ditemi di
; ma,
della mia
famiglia: mio padre
grazia qualche cosa
forse in cattivo stalo? " " Pur
son"
e mia'madre
possiate figurarvi,
troppo, rispose, per quanta miseria
mai
che
non
potrete immaginarvi
persone
meritino
pi" compassione di loro. Il buon vecchio
Gii Perez
" diventato mezzo
e da
quanto
paralitico,
che
da poco
durer"
non
molto; vostro padre,
pare
di petto, o, per
sta col canonico, " assalito da mal
dir meglio, combatte
tra la vita e la morte;
ora
or
madre
di salute," obbHvostra
poi, bench" grama
ad
Taltro.
assistere
l'uno e
"
gata
A questo ragguaglio, che mi fece sentire di essere
col mio equipaggio all'osteria,
lasciai Bertrando
figlio,
voluto
e
io, col mio segretario, il quale non
aveva
lasciarmi
recai
in
mio
mi
zio.
andar
di
casa
solo,
Appena mi affacciai a mia madre, ella senti certo
nel cuore,
moto
la mia presenza,
che le annunzi"
che
occhi
anche
i suoi
ravvisato le
avessero
prima
sembianze.
mie
mio
mi
aria
disse
" Figliuolo
con
,

malinconica

dopo

d' avermi

veder

morire

tempo

commuoverti
Disse, e mi men"

"

Blas

per

di

tuo

vieni

abbraccialo

padre;
a

in

tu

giungi

pur

troppo in

vista.
stanza dove il misero
un
letto,che indicava

questa dolorosissima
una

Santillana,steso sopra

Digitizedby

CAPITOLO

253

LI.

la povert" di un
misero
scudiere, stava aspettando
*dalle
r estremo
circondato
Bench"
momento.
suo
tenebre
della morte, non
timenti.
avea
perduto affatto i sen" Marito
mio, gli disse mia madre, vedete
Gii Blas , vostro
il quale vi chiede
perdono
figlio
,
domanda
dei dispiaceri,che vi ha
vi
e
cagionato,
la vostra
benedizione.
mio padre
" A questo discorso
cominciavano
a serrarsi
aperse gli occhi, che gi"

Morte

del

padre

di Gii Blas.

li fiss" in me, e, malgrado lo sfinimento,


per sempre,
in cui si trovava, osservando
che io era
afflittissimo
la
rest"
mio
dal
dolore.
intenerito
sua
perdita,
per
Volle parlare, ma
la lena; laonde io gli
gli manc"
di pianto
la bagnava
mano
e , mentre
presi una
,
sillaba
senza
poter proferire
spir" , quasi avesse
,
Tultimo
atteso il mio arrivo per rendere
sospiro.
Mia
madre
era
preparata a questa morte, sicch"
fu smoderata, ed io forse sentii
la sua
afflizione non

Digitizedby

254

BLAS.

GIL

mio
padre in sua vita non
Per pianindizio d'amore.
mi avesse
dato il minimo
gerlo
Poco
che fossi suo
bastava
dopo andai
figlio.
altro letticmio
trovare
a
zio, il quale era
sopra
di

pi" dolore

lei,sebbene

ciuolo in istato compassionevole; ne fui nuovamente


il sangue
afflittissimo. Quand'anche
e la riconoscenza
zio a cui
forzato a piangere uno
mi avessero
non
tanto
doveva, non avrei potuto trattenere le lagrime,
in uno
vedendolo
stato si degno di compassione.
Intanto

profondo silenzio,e,

Scipione serbava

tecipando
par-

amicizia

del mio
dolore , confondeva
per
che
i suoi sospirico' miei ; ma
io pensava
siccome
mia
voglia di
madre, dopo si lunga assenza, avesse
di un
a lei
conferire
la presenza
uomo
e che
meco,
sconosciuto
in soggezione, cosi lo
potesse metterla
tene
trassi in disparte e gli disse: " Vattene, amico, vata
riposare all' osteria , e lasciami qui con mia
loquio,
madre, che ella ti crederebbe
superfluoin un colstiche.
domeche deve
soltanto
su
cose
versare
barci
"
Scipione dunque se n'and" per non distured

madre
dur" tutta la notte, avendoci
ci" che
sincerit" raccontato

io allora

che
con

tenni

mia

con

un

namento
ragio-

volmente
scambieall'una e
di Oviedo.

all'altro era
accaduto
dopo la mia partenza
Ella mi fece un
dei disgustisofferti
lungo racconto
nella famiglia, dove
donna
di governo,
stata
era
mi disse inoltre un'infinit" di cose, che non
avrei
e
avuto
gretario,
piacere che fossero state udite dal mio sebench"
avessi
di
niente
nascosto
non
per
lui. Con
tutto il rispetto che io devo
alla memoria
di mia

madre, dir" che la buona donna


prolissa ne'suoi racconti; talch" avrebbe
di tre

quarti

inutili circostanze.
fini il suo
Essa
con

queste

la

breviar
potuto ab-

storia, lasciandone

sua

le

io feci il mio, che terminai


nella
chiuso
fui
"quando

racconto,

parole:

alquanto

era

di

Segovia per ordine del re, caddi pericolosamente


fu
malattia
ammalato, e questa fortunata
vi
la
malattia
che
!
restitu"
Ah
vostro
quella
figlio. si
la prigione hanno
i
fatto ripigliarealla natura
e
suoi diritti,
hanno
fatto per
e mi
fuggire
sempre
la
dine,
solituvivo pi" che per
dalla Corte. Ora
io non
torre

non

sono

venuto

nelle

Asturie

se

Digitizedby

non

che

CAPITOLO

pregarvi

255

LI.

di venire

le dolcezze
a
godere meco
alla mia preSe acconsentite
ghiera,
vi condurr"
in una
clieMio nel regno
terra
ili Valenza
ed ivi vivremo
comodamente.
Potete
ben credere
che aveva
deciso di condurre
col" anche
mio
padre; ma
poich" Dio ha disposto altrimenti,
fate almeno
che io abbia la consolazione
d'avere in
la
mia
Ti
madre.
casa
"
cara
"
ringrazio,figliuolo,
della tua buona
intenzione,rispose allora mia madre,
esitare se non
vi fosse qualche
e verrei
teco senza
tuo
e tra le altre
difficolt";
quella di abbandonare
mio
in
stato.
cui
si
nello
oltracch"
fratello,
zio,
trova;
per

(Iella vita campestre.

questo paese, che non


saprei
allontanarmene.
le dissi,poich"
"
" Gara
madre,
mio zio ha bisogno della vostra
asisistenza,io non
sono

vi

tanto

avvezza

solleciter"

siccome
ad accompagnarmi;
ma
molto
ultimo
lontano
sembra
dal suo
egli non
fine,
cosi promettete di venirmi a trovare
mia
terra
nella
Non
spose
sar"
morto.
ti
"
"
prometto questo, riappena
mia
il resto
madre
perch" voglio passare
de' miei giorni nelle Asturie
in perfetta indipene
denza.
voi forse, soggiunsi,di non
"
essere
" Temete
padrona assoluta nel mio castello? " Ed ella: "Chi
sa! tu ti ammoglierai; tua mog"ie'sar" mia
nuora,
contente.
maldue
e io sar"
tutte
sua
e
e
suocera
saremo
,
"
"
Voi, le dissi, prevedete i mali troppo
da lontano,perch" primieramente, io non
ho veruna
intenzione di prender moglie, ma
quand'anche me
venisse il capriccio,vi prometto di obbligare mia
ne
ai vostri voleri. "
ciecamente
moglie a sottomettersi
mia madre,
"
"
Questa risposta imprudente, ripigli"
della
chi si facesse
ed io vorrei avere
mallevadore
Non
tua
che, nelle
giurerei nemmeno
promessa.
saresti per prendere la parte
nostre
non
dissensioni,
"
di tua moglie, qualunque torto ella potesse avere.
Parlate
"
benissimo, madonna, disse allora il segretario
voi
intromettendosi
io credo
nel discorso:
con
che le nuore
docili siano rarissime; nondimeno, per
voi asio penso
d' accordo
mettervi
solutamente
che , volendo
,
nelle Asturie ed eglinel regno
dimorare

pi"

"li Valenza, " dovere


di cento
doppie , che
tal modo
e per
anno;

di lui il darvi
una
pensione
in
io vi porter" qui di anno
vivranno
ed il figlio
la madre

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256

GIL

BLAS.

felici a cinquecento miglia di distanza


V uno
dalTaltra. "
Le due parti interessate
la convenzione
approvarono
patamente,
anticiproposta, dopo di che io pagai Tanno
e

uscii

da

Oviedo.

CAPO
GiL

s'avvia

Blas
A

COME

IVI

LiRiAs.
fosse

verso

LII.
Valenza

Descrizione
accolto

e
del

QUAL

arriva
suo
GENTE

mente
final-

castello;
VI

ABBIA

trovato.

indi quella di Padi Leone


,
il nostro
lencia, e continuando
viaggio a piccole
della
decima
alla
giugnemmo
giornate, sul finire
ci
citt" di Segorba, d'onde la mattina
dopo
portammo
alla mia
che era lontana sette miglia.Di mano
terra
in mano
che ci avvicinavamo, io mi avvedeva
che
il mio
molta
attenzione
con
segretario osservava
tutti i castelli,che
destra
e
a
a sinistra
scorgeva
alcuno
di bella
mirava
nella campagna,
e quando ne
lo
dicendomi:
mostrava
a
me
" Io
dito,
apparenza,
ritiro. " " Non
vorrei che fosse quello il nostro
so,
amico
n"io, gli dissi, quale idea tu ti sia formato
della nostra
T imagini che l" sia
se
abitazione;ma
da gran
ganni
e magnifico palazzo e terra
signori V indavvero.
debbo
non
" " Dunque
aspettarmi
che un
di vedere
tugurio? " grid" Scipione." Non "
ricordati
un
tugurio , ma
soggiunsi , che te ne ho
,
fatto una
modestissima
descrizione; e in
sempre
questo punto tu stesso giudicheraise la mia pittura
del Guasia stata fedele. Gira gli occhi dalla banda
dalaviar, e guarda sulle rive,al di l" di quel borche ha
dieci fuochi, quella casa
o
ghetto di nove
mio
il
castello."
quattro piccolipadiglioni:quello "
sclam"
allora il mio
"
segretario,
Corpo di Bacco!
" un
ammirativo:
in tuono
vero
gioiello.
quella casa
che
i
suoi
danno
Air aria di nobilt",
padiglioni,si
condata
costrutta
ben
ben
che
"
vede
e cirancora
situata,
da paesi pi" ridenti dei dintorni medesimi
di Siviglia,detti per eccellenza il paradiso terrestre.
Oh, vi assicuro che quand'anche questo soggiorno
Prendemmo

la via

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258

BLAS.

GIL

ivi il signor di Santillana, il


Scipione disse essere
del suo
castello.
quale veniva a prendere possesso
che lo udirono
si rispettatoda coloro
A questo nome
il
calesse
fu
mio
lasciato entrare
pronunziare,
in un
magnifico cortile,dove io smontai; poscia,
dola
Scipione e facenappoggiandomi gravemente
sopra
in
in
cui
da grande, entrai
una
app"na
sala,
i quali
od
sette
otto
famigliari,
arrivato, comparvero
che venivano
mi dissero
a
prestarmi i loro omaggi
fonso
don Alnuovo
e
come
a
signore, e che don Cesare
destinati a servirmi,uno
de Leyva
li avevano
Taltro da aiutante di cucina, un
altro da
da cuoco,
guattero, questo da portinaio, e quello da lacch",
,

dendo
tutti di ricevere
salario, e intenverun
tutte le
a
que' due gentiluomini di sottostare
chino,
Gioamastro
di famiglia.Il cuoco,
chiamato
spese
il capo
di quei servi e parlava per tutti.
era
mi
disse
di
fatto provvisione dei vini
avere
Egli
mi
di Spagna, e, quanto alla mensa,
pi" rinomati

vietando

stato
giovinepari suo, il quale era
di Valenza,
di monsignor arcivescovo
sei anni cuoco
stuzzicarmi
di
salse
da
saprebbe comporre
quantit"
bene
Tra
"
:
l'appetito
poco,
proseguiegli, potrete
fare uno
sperimento della mia capacit"; e mentre
vi apparecchio il pranzo
a
giare,
passegpotrete andar
minando
visitare il vostro castello,esao signore, e a

assicur", che

se

un

sia tale da

poter

essere

abitato

da

signoria.
vos-

"

Lascio

al

pensare

lettore

se

questa visita;e Scipione, ancor


mi

conduceva
da
stanza
la
dall'alto al
tutta
casa
io
credo, il minimo
gito,

di fare
trascurai
pi" curioso di me,
Esaminammo
sia
senzacch"

stanza.

basso,
angolo

sfug;

ai nostri curiosi
rare
di ammisguardi; e da per tutto ebbi occasione
la benevolenza, che
don
Cesare
suo
figlio
e
l'occhio
nelFra
diedero
mi
le altre cose
avevano
per me.
due appartamenti
bene addobbati, sebbene
senza

sfarzo,

quali cose
fatte
regno
erano

sin

dei

uno

quali ammiravasi

una

pezzeria
tap-

di Fiandra
letto e sedie di velluto , le
con
lavorate in bella foggia,quantunque
erano
dal

il
in cui i Mori
occupavano
Gli arredi dell'altro appartamento

tempo,

di Valenza.
fabbricati sullo stesso

gusto, poich" vedeansi

CAPITOLO

259

Lll.

alcuni vecchi
arazzi di damasco
giallodi Genova^
letlo e sedie della stessa stoffa,
con
guarnite di frango
di seta
che in
turchina. Tutte queste suppellettili,

inventario

stimate
a
poco prezzo,
in quel luogo parevano
di grande valore.
tutte queste cose,
Dopo d'avere bene considerate
tornai col mio
nella
era
segretario
sala, dove
parecchiata
aptavola con
due posate, alla quale
una
sedutici
liziosa
olla podrida si deci fu subito portata un
,
che compiangemmo
Valenza
l'arcivescovo
di
di avere
che
Taveva
Noi
il
cucinata.
perduto
cuoco,
provvistidi molto appetito,il che
per altro eravamo
la fece trovare
certamente
non
ce
peggiore. Ad ogni
boccone
che
mangiavamo, i miei lacch" di nuova
data mi presentavano
grandi bicchieri , ripienifino
airorlo di vino squisitissimo
della Mancia.
Scipione,
ternamente
osando
il
non
in
faccia
loro
sfogare
contento, che inlo dava
con
sue
a divedere
sentiva,me
occhiate
collo
conoscere
parlanti, ed io gli faceva
mie di essere
soddisfatto
al pari di lui. Un
piatto
che
di arrosto
consistente
in due
quaglie,
grasse

un

sarebbero

leprottodi odore soavissimo, ci


podrida, e fini di rifocillarci.
due lupi,e bevuto
mangiato come
da tavola per andare
eguale misura, ci levammo

fiancheggiavano
fece

abbandonare
Allorch"
s' ebbe
con

state

un

Volla

ir/

in
voluttuosamente
giardino a sdraiarci
qualche luogo fresco e gradito.
Se il mio
segretario fosse stato giubilante per

quello che avea


veduto, lo fu vie maggiormente
quando osserv" il giardino. Lo trov" paragonabile
a
quello dell'E scuriale. Fatto sta che don Cesare, il
lettava
quale veniva di quando in quando a Lirias, si diniti
di farlo coltivare e abbellire di viali ben forV
di sabbia
un
e
era
fiancheggiati di aranci.
bacino
al
in
di
mezzo
marmo
qualcun
bianco,
gran
leone di bronzo
in
vomitava
e la
copia;
gran
acqua
bellezza
dei fiori , la diversit"
tutti
dei frutti erano
ei
fu
che
oggetti,
rapivano Scipione : ma
sopratutto
incantato
al vedere
un
lungo stradone, il quale era
frondosi
di folti alberi, e che procoperto di rami
lungandosi,
del fattore. Ora^
alla casa
conduceva
cielo un
lodando
a
luogo fatto per difendere dalFarci mettemmo
dore del sole
ci fermammo
a
see
,

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by

260

GIL

dere a
fatica

BLAS.

pie d'un

elmetto, dove
cogliere due giovani

si ben

avevano

Due

il sonno
sani e

non

dur"

robusti, che

pranzato.

dopo ci svegliammo di soprassalto al


di parecchie archibugiate,le quali si fecero
talmente
vicine a noi, che ne fummo
ventati;
sparemmo
e, levatici in piedi, precipitosamentecor-

ore

rumore

sentire

del fatto.
del fattore per informarci
tutti abitatori
otto o dieci contadini,
ricavano
i
radunatisi
insieme, scaborghetto, quali,
brare
e dirugginivano i loro
schioppi per cele-

alla casa
Ivi incontrammo

di

quel

stati avvertiti.
il mio
arrivo, di cui erano
veduto
tutti
mi
avendomi
pi"
Questi
conoscevano,
d'una
volta nel castello quando esercitavo T ufficio
di agente; laonde, appena
mi furono
vicini, gridarono
ad una
il
nostro
Viva
nuovo
voce:
signore:
"
ricarono
sia egK il benvenuto
Lirias. " Dopo di che ricaa
nuova
i loro archibugi e mi onorarono
con
scarica. Io feci ad essi la pi" graziosa accoglienza
che ini fu possibile;ma
tuttavia con
gravit",non
loro.
credendo
conveniente
il familiarizzarmi
con
Li assicurai del mio patrocinio,
tina
vendiedi loro una
ad essi
di doppie,e questa al certo fu la cosa
pi" gradita. Indi li lasciai in libert" di gittareun
po'di polvere al vento , e mi ritirai col mio segretario
nel bosco, dove
fino
notte
.a
passeggiammo
di vedere
stancarci
senza
allDeri: tanto il possesso
di un
bene
nuovamente
cipio
acquistato riesce da prin-

dilettevole

caro.

il cuoco, Taiutante
di cucina
e il guattero
si affaccendavano
colle mani
alla cintola, ma
lauta
a
cena
pi" del
prepararci una
restammo
maravigliati,
pranzo;
per la qual cosa
nella
sala
dove
entrati
avevamo
quando, appena
desinato, vede^nmo
portare in tavola un piattocon
Intanto

non

istavano

quattropernici arrostite,un
in
in

salsa,

altro
Portarono

altro

con

un

coniglio

con
un
cappone
grasso
fra
e
un
poi
piatto V altro ,
orecchie di porco,
con
pollastrimarinati e crema
sorsi
vino
cioccolate. Frattanto
bevemmo
a
grandi
di Malaga ed altri squisitissimi
e
quando sentimmo
;
di non
poter pi" bere senza
pericolo della salute,
di andarcene
a letto. Allora i miei lacch".
pensammo

umido.

un

ancora

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CAPITOLO

di

dato

261

Lll.

piglioai lumi, mi guidarono neirappartamento

si affrettarono
cavarmi
a
gli abiti;
pi" bello, ove
il
ma
e
quando ricevetti la mia veste da camera
mio
loro con
da notte, li licenziai,
berretto
dicendo

Celebravano

aria
mi

da
occorre

padrone:
altro

il mio

"

da

arrivo

Andatevene,
voi.

[pag- 260].

galantuomini,

non

"

Li

feci dunque uscire tutti,


Scipione
e, trattenendo
discorrere
domandai
: " Che
con
lui,
gli
alquanto
per
ti sembra
cui mi fanno
trattare i si-^
del modo
con

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262

GIL

di Ley
fare di
lunga durata.
" di mio
non

BLAS.

" In fede
mia, rispose,non
vano
poteche
ci"
bramo
sia
solamente
pi":
per
lo bramo, soggiunsi,perch"
" " Io non
decoro
tori
il tollerare che i miei benefatsi
:
me
largamente per
questo sarebbe
spendano
della loro generosit".Oltracci"
abusare
non
voglio
servitori
salariati da altri,non
venuto
son
avere
che
E
servi ?
fasto.
fare
di
tanti
tanto
far
poi,
qui per
A noi
basta , oltre a Bertrando
un
guattero , un
,
lacch". " Il mio segretarionon
sarebbe
e
un
cuoco,
alle spalle del goverdi vivere
stato malcontento
natore
di Valenza; tuttavia
la mia
condann"
non
delicatezza
su
questo argomento, e, conformandosi
al mio
pstrere, approv" la riforma, ch'io divisava di
fare. Ci" stabilito,
usci dal mio
appartamento e -si
ritir" nel suo.

gnori

va

?"

CAPO
GiL

Blas

SIGNORI

parte
DE

Finii di
voglia di

Valenza,

per

LeYVA.

LUI.

RaGIoNAMENTO

spogliarmi
mi

mi

va

trovare

TENUTO

coricai;ma,

CON

non

LORO.

avendo

far mille

dormire,
considerazioni,
posi
cui i signori
specialmente suir amorevolezza, con
di Ley va ricompensavano l'affetto,
mostrato
dich'io aveva
dai
vivamente
trassegni
concommosso
per loro; e
che me
ne
davano, presi la risoluzione di
il giorno seguente per soddisfare
andarli a trovare
che
di ringraziarli.
avevo
all'impazienza
Soprattutto
io sentiva
il
di
rivedere
anticipatamente
piacere
Seraf"na.
Finalmente, stanco da tutti questi diversi
pensieri,mi addormentai, e non mi risvegliaise
non
dopo levato il sole.
Mi alzai subito
intento al viaggio che
e, tutto
a

meditavo

mi

vestivo
in fretta , e mentre
finivo di
il mio
abbigliarmi,entr" nella camera
segretario,
cui dissi: " Scipione,voglio partire per Valenza,
a
salutare
i sidi andar
gnori,
a
non
potendo far a meno
cui devo
la mia
fortuna:
onesta
a
mento
ogni movere
che passa senza
ch'io eseguisca questo dosembra
accusarmi
d' ingratitudine.
Quanto a
,
ti
te, amico,
dispenso dall'accompagnarmi: fermati
,

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by

CAPITOLO

qui

nel

263

LUI.

della mia lontananza,e fra otto giorni


ci rivedremo.
Andate
"
"
signore , rispose: siate
,
don
Alfonso
suo
e con
pure gentilecon
padre, poich"
di aggradire lo zelo, che
avete
mostrano
per essi,
e palesano tanta
riconoscenza
pei servigi,che avete
loro resi: sono
si rari i nobili di questa fatta,che
si possono
mai
Feci
abbastanza
non
"
apprezzare.
avvertire
di stare
Bertrando
pronto alla partenza ,
allestiva
le
e mentre
egli
mule, presi il cioccolatte,
alla
dopo di che montai nel calesse,raccomandando
mia gente di servire il mio segretariocome
altro
un
me
di
ordini
sero
fosse
e
come
gli
stesso,
eseguirne
miei.
In meno
di quattro ore
giunsi a Valenza, e andai'
dirittura a smontare
alla scuderia del governatore,
a
dove , lasciato il mio equipaggio , mi feci condurre
nel suo
appartamento, in cui egli allora trova vasi
in compagnia
la
di suo
padre. Apersi francamente
dissi:
avvicinandomi
ad
porta, entrai, e,
entrambi,
I servitori non
anticamera
coi loro padroni,
fanno
"
che viene a prevostro
antico servo
e questo " un
starvi
narmi
inchivolevo
i suoi omaggi. " Cosi
dicendo
ciarono
abbraclo impedirono e mi
essi me
ma
,
le
dimostrazioni
r uno
r altro con
tutte
e
di verace
affetto. " Or
Santillana,
bene, mio caro
dissemi
don
Alfonso, siete voi stato a Lirias a
gnore,
del vo"tro
prendere possesso
podere? " " Si, sigli risposi,e vi prego a non avervi per male
ch'io ve
lo restituisca. " " E perch" dunque?
plic":
reche vi disgusta?
forse qualche cosa
avete
trovato
innamorato
di
" " No, soggiunsi,anzi, sono
il
"
veder
si
che
mi
ci"
quella terra; ma
dispiace,
cuochi
da arcivescovi, e tre volte pi" servitori di
quello che io abbisogni, e che non
giovano se non
inutile."
fare una
altrettanto
a
spesa quanto grande
Se aveste, disse don Cesare, accettato la pensione
"
dei duemila
ducati,che vi abbiamo offerto a Madrid,
ci saremmo
contentati di darvi il castello mobigliato
biamo
si trova; ma
siccome
la rifiutaste,cosi abcome
fare
di
di
dover
in
cambio
questo,
creduto,
quello che avete veduto. " " Questo " troppo, risposi:
la vostra bont" deve limitarsi al dono di quellaterra,
i miei
desideri. Lasoddisfare
la quale ha di che

tempo

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264

GIL

BLAS.

da
mento
parte quello che vi costa il mantenidi tanta gente, vi protesto che tante persone
in una
m'incomodano
e m'infastidiscono:
parola, o
vostro
il
signori,o ripigliatevi
podere, o degnatevi
mio
di lasciarmelo
" Pronunziai
a
.talento.
godere
tale vivacit" queste ultime parole, che il padre
con
intendevano
i quali non
e il figlio,
punto di farmi
cosa
discara, mi permisero finalmente di fare quell'uso,
del
mi
che pi"
mio castello.
piacesse,
Li ringraziaidi avermi
tal libert",senza
concessa
di cui io non
fonso
felice. Quindi don Alpoteva essere
Gii
Mio
caro
Blas,
m'interruppe dicendo: "
"ad
esulter"
vedervi:
che
in riuna
voglio presentarvi
dama,
mi
"
e in cosi dire
e mi
per mano
prese
la
condusse
di
nell'appartamento
quale
Seraf"na,
gitt"tosto un grido di gioia.
il governatore, credo
che non
" Signora, le disse
che
del
sia meno
voi
l'arrivo
a
me
aggradevole a
nostro
Valenza.
amico
Santillana
"
a
essere
" Di questo, risposeessa, ei deve
persuasissimo:
mi ha fatto perdere la memoil tempo non
ria
conoscenza
del servigio che eglimi ha reso, ed alla mia ri-

sciando

cui anche

aggiungo quella eh' io devo ad


voi siete tanto
obbligato."

uomo

un

alla
anche

Dissi

signora governatrice eh' io era


compensato
ratori,
del
incontrato
troppo
pericolo
cogli altri suoi libeesponendo la mia vita per lei;e dopo mille
don Alfonso
complimenti da una
parte e dall'altra,
mi condusse
fuori dell'appartamento di Seraf"na,e
don
a
quinci ci riunimmo
Cesare, il quale era in
sala con
ch'erano
una
parecchi personaggi distinti,
venuti
in
a
quella famiglia.
pranzo
molto
Tutti quei signori mi salutarono con
garbo,
mi
dimostrarono
e
ancora
maggiore riguardo,quando
don
dei prindisse loro che io era stato uno
Cesare
cipali
Pu" anche essere
io col
di
loro
aver
maggior parte
sapessero
mio
credito fatto ottenere
don Alfonso il governo
a
ch"
Checdi Valenza, giacch" si sa tutto a questo mondo.
si
fummo
non
ne
a
tavola,
parl"che
sia,quando
del nuovo
cardinale,facendone gliuni o sinceramente
o
elogi, e gli altri non
per affettazione i massimi
lodandolo,per cosi dire,che a fior di labbra. Da ci"

segretari del duca di Lerma.

"che la

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266

GIL

BLAS.

dendo

sazioni
converdegli spettacoli,
balli,
concerti,festini,
colle signore, cose
tutte che mi furono
cacciate
prodal signor governatore
e dalla
signora gocui fui talmente
vernatrice, con
grazioso che con
rincrescimento
mi
videro
grande
partireper Lirias.

avessi
lasciato
avrebbero
io non
andare
se
volta
loro di dimorare
essi e taltalvolta con
promesso
fu stabilito
nella mia
sohtudine; per la qual cosa
eh' io passassi V inverno
Valenza
e V estate
a
nel mio
fattori
castello. Dopo questo accordo, i miei beneandar
mi diedero la libert" di allontanarmi
per
a
godere dei loro benef"zi. Ripresi adunque la strada
di Lirias,soddisfatto del mio
viaggio.
torno
che
Scipione
aspettava con impazienza il mio rinon
capiva in se stesso per V allegrezza d"
N"

mi

rivedermi,e io raddoppiai la sua gioia col ragguaglio


fedele,che gli feci del mio viaggio;dopo di che gli
dissi: " E tu, amico, come
passastiqui i giornidella
ti sei ben divertito? " Ed egli:"Quanto
mia assenza?
divertirsi
cui nulla " tanto caro
un
servo
pu"
quanto
la presenza
del suo
padrone. Passeggiai per lungo
e
per largo nei nostri piccolidomini, contemplando
la bellezza
delle sue
come
sono
pure
acque , che
suonare
fa ridella
mormorio
fontana
il
cui
e
quelle
sacra,
la vasta foresta d'Albunea; talora, disteso
di
un
albero, ascoltavo il canto delle capinere
appi"
stato alla caccia, alla
anche
e degli usignuoli.Sono
pesca e quello,che m'ha recato pi" piacere di tutti

questi divertimenti,fu la lettura di parecchi libri ad


un
tempo utili e dilettevoli. "
Allora interruppi precipitosamente il mio segre
siffatti
tario per
trovato
domandargli dove aveva
libri. " Li ho trovati, mi
" in questo castello,
e che
Gioachino.
E in qual
"
"

questa
visitato
"

libreria

tutta

la
noi

casa

Scipione:
che

che

non

"

disse, in

libreria che

una

luogo

soggiunsi pu"
abbiamo

tu

parve

che

vedemmo

sere
es-

dici ? Non
il giorno del

Cosi

da mastro

mi fu additata

nostro

voi,
tre

ma

noi

vo?
arrivengavi
sov-

padiglioni
,

Cesare,
piede
parte del
quando veniva a Lirias,passava una
tempo nel leggere, ed era ivi la libreria ripiena di
rimedio
ottimi libri,
che vi furono
lasciati come
un
e

che

non

mettemmo

nel

quarto. Ivi don

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CAPITOLO

sicuro

267

LIV.

la noia nella stagione in cui i nostri


giardini spogliatidi fiori e i nostri boschi
spogliati
di foglie non
potranno pi" ricrearvi. I signori di
le cose
fanno
Leyva non
sato
per met"; essi hanno penal nutrimento
dello spirito,del pari che
a
quello del corpo. "
mi riempi di vera
Questa nuova
allegrezza,a segno
che mi feci condurre
nel quarto padiglione, dove
camera
godetti della piacevolissima vista di una
,
che nel punto
scelsi per mia
stesso
stanza
come
,
don Cesare
Ivi
V aveva
destinala
per s" medesimo.
il letto del primo signore con
tutti gli
era
ancora
di
vale
abbellita
dire
a
con
una
arredi,
tappezzeria
delle Sabine
il ratto
figure, che rappresentavano
fatto dai Romani.
Dalla camera
netto
passai in un gabibassi
armadi
di
tutto contornato
internamente
di
sui
libri,
pieni
dipintii ritratti di tutti
quali erano
i nostri re; inoltre,vicino
ad una
finestra, da cui
si scorgeva
era
uno
ampia e ridente campagna,
scrittoio d'ebano
davanti ad un
canap" coperto
gran
di marocchino
io presi ad osservare
Ma
nero.
cipalmente
prinsofi
la libreria,
la quale era
composta di filocontro

di
romanzi
Cesare

di
di un
numero
gran
che argomentai che don
done
amasse
questa ultima sorta di opere, avenConfesser"
si
collezione.
egli fatta
copiosa
per
mia
io
che
tanto
avverso
era
a
nonqueste
vergogna
produzioni, malgrado le stravaganze, delle quali sono
allora un
lettore tanto
era
piene,sia perch" io non
sia perch" le cose
diff"cile,
gli
maravigliose rendono
dir" a mia
Spagnuoli sempre
indulgenti.Nondimeno
che
mi
dilettavano
giustificazione
maggiormente i
,
libri di morale.
la
"
Amico, dissi a Scipione,poich'ebbiosservato
i
rimedi
libreria,qui troveremo
deiranimo, ma presentemente
la
glia.
famiriformare
dobbiamo
a
pensare
tesoch"
" " A
questa cosa
penser" io, mi rispose,atnel
ho studiato benissimo
tempo
questa gente
della vostra
che
li
ardisco
conosco
dire
e
assenza,
fondo. Cominciando
da mastro
a
Gioachino, vi dir"
lo
che
dubito
credo
ladro di prima forza, e non
un
via dall'arcivescovado
che costui sia stato cacciato
nei conti delle spese.
per errori aritmetici commessi
,

poeti, di storici, e
cavallereschi;dal

Digitized
by

268

BLAS.

GIL

cucina, prosegui egli, " un


ubbriacone, e
portinaio un
animale, di cui non
del
abbianno bisogno; come
possiamo far a meno
vedrete
cacciatore,poich" io far" le sue veci,come
n"
n"
mancando
domani, non
qui
schioppi, polvere,
n" pallini.
uno
Quanto ai lacch", dirovvi esservene
che " aragonese,
il quale mi pare un buon ragazzo,
lo
lo
fanti,
che
tanti furma
terremo;
gli altri sono
per
che non
vi consigliereia conservare
quando
airaiulanle

Quanto

di

il

anche

vi

Dopo

occorresse

centinaio

un

deliberato

maturamente
di tenere
via in santa

avere

di servitori.

"

questa

su

teria,
ma-

risolvemmo

il guattero e Taragonese,
di mandare
e
tutti glialtri: il che
pace
fu eseguito lo slesso giorno mediante
alcune doppie,
stribu"
che Scipione tir" fuori dal nostro scrigno e che difra loro
mettemmo

regola

una

ad ogni
vivere
a

assegnate
a

GiL

Blas

FIGLIA

parte mia.

da

domanda
D2L

servo

la

SUO

Fatta

questa riforma,

nel castello,
cui
con
le sue
funzioni, e

nostre

spese.

CAPO

LV.

mano

della

furono

ciammo
comin-

Antonietta,

bella

CASTALDO.

Liritorno da
Valenza
a
di
rias, Tagricoltore Basilio, mio castaido, venne
buon
mattino
di
domandarmi
il
a
tarmi
presenpermesso
Antonietta
la
sua
figlia, quale bramava, a detta
di lui,di avere
nuovo
l'onore di salutare il suo
drone,
pan'avrei
avuto
e
avendogli io risposto che
bella Antonietta.
piacere,parti e torn" subito colla sua
Credo
di poter dare
questo epiteto ad una
tata
fanciulla di sedici o diciotto anni, la quale era dodi fattezze regolari,di una
bellissima
gione
carnadi due occhi, ch'erano
e
una
maraviglia.Era
vestita d'un abito semplice, ma
la bella statura, il
vano
si tronon
e quei vezzi, che
portamento maestoso
Due

giorni dopo il mio

congiunti colla giovinezza, faceano

sempre

spiccare

la

sulla testa
erano

semplicit"de' suoi
verun

ornamento,

solamente

vestiti. Ella
i suoi
ma

annodati

con

un

non

aveva

lunghi

mazzetto

fiori.

Digitizedby

pelli
ca-

di

CAPITOLO

Allorch" la vidi entrare


solo abbagliato dalla
non

269

LV.

nella m"a

stanza, rimasi

tato
incansua
bellezza, ma
altres" della sua
cezza.
espressione d'innocenza e dolmi
che
fu
disse
Quando
era
partita,Scipione
che
e savia
riputata per altrettanto buona
bella,e
che si diceva
nel paese
che felice sarebbe
colui,il
marito.
Amico
divenisse
"
quale ne
mio, glirisposi^
sar" io suo
lo
essa
marito, purch",
voglia,e il suo
altro.
sia di un
mi sarei aspetNon
cuore
non
"
tato,
vedervi
di
pentinamente
rispose Scipione,
prendere tanto rela deliberazione
di ammogliarvi. Tuttavia,
il vostro
non
v'immaginate che io condanni
cerchi
che
stornarvi
dal vostro
e
amore
disegno:
la figliuola
del vostro
castaido merita
Tonore, a cui
volete innalzarla,quando per" ella possa
darvi un
cuore
ancora
libero,il quale aggradisca la vostra
e
pere
affezione; questo " appunto ci" che voglio sache avr" con
dentr'oggi,con un abboccamento
suo
padre, e forse anche con lei. "
Il mio confidente,ch'era uomo
di parola,and" segretamente
la
nella
venne
sera
e
a trovar
Basilio,
mia
sta
stanza, dove io lo aspettava con impazienza mividi
lo
a
cera
con
ilare,protimore; e poich"
nosticai
bene
Se do fede al tuo volto
e gh dissi: "
al
ridente,tu sei per dirmi che io sar" fra poco
colmo
de' miei
desideri. " " Si, mio
caro
padrone,
mi rispose,tutto vi arride: ho parlato con
Basilio
tenzioni.
inmanifestato
le vostre
e con
sua
e ho loro
figlia,
Il padre " fuori di s" per
V allegrezza di
assicurarvi
diventare vostro
anche
e posso
genero;
che
cielo ! interruppi
Oh
"
"
piacete ad Antonietta.
io tutto in giubilo dunque sono
si fortunato
,
di piacere a questa amabilissima
Siate
creatura?
""
innamorata.
n' " ormai
certo, soggiunse, ch'ella
ho
udito questo dalla sua
Io, per vero
dire, non
bocca , ma
V ho
desunto
dall' allegrezza , che dimostr"
nel punto che fu consapevole del vostro
segno.
di"

"

il mio

zelante segretario mi
avesse
detto d'essersi accorto
che Antonietta
godeva nel
l'affetto del- suo
gnore,
siinterno di avere
suo
meritato
tuttavia mi pareva
talmente
todi non
dover
fidarmi
io
temendo
ch'ei
del suo
si
fosse
avviso,

Quantunque

Digitizedby

270

GIL

BLAS.

false apparenze.
Per
lasciato illudere da
esserne
stesso
bella
di
deliberai
io
colla
sicuro
parlare
pi"
fermai
giovane. Mi portai dunque da Basilio, a cui conil
ambasciatore
mio
avea
detto; e
quanto
il buon

agricoltore, uomo
franchezza, dopo d'avermi
la

somma
sua

semplice
ascoltato,

mi

pieno

di

manifest"

nel concesoddisfazione, ch'egliprovava


dermi
crediate
non
" Ma,
figliuola.
prosegui,

titolo di signore del


villaggio,perch", quand'anche foste ancora
l'agente
vi
di
di don Cesare
don
e
Alfonso, anteporrei a tutti
domandassero
mia
i pretendenti che
mi
figliuola:
io ho
inclinazione
avuto
e
quel
voi,
per
sempre
mi
si
che
bia
abche
Antonietta
rincresce
"
non
,
ricca dote
da
potervi portare. " " Non
voglio
anelo ad altro bene
dote da lei,gli dissi,e non
aver
umilissimo!
che a quello di possederla. " " Servo
io non
la intendo
esclam":
sono
cosi, perch" non
tanto
niera.
pitocco da maritare m"a figliain questa maDio
Basilio di Buenotrigo, la
merc", " in iche
ella
vi dia da cena,
di
io
stato
dotarla,e
voglio

ch'io

sia allettato dal

vostro

In una
le date da pranzo.
stello
parola questo cadi rendita,e
ha che cinquecento ducati
non
la
in
di
far" ascendere
grazia
io,
questo matrimonio,

voi

se

mille.

"

Basilio,
volete,mio caro
noi
vi
teressi:
non
saranno
soggiunsi, e tra
dispute per insiamo tutti e due d'accordo, n" si tratta pi"
di vostra
d'altro che di avere
il consenso
"
figlia.
il
basti.
avete
"
"
Quando
mio, disse, mi pare che
"
m'"
il
Non
necessario
suo
"
mente
egualvero, risposi:
che il vostro. " Ed egli:" Il suo dipende dal
Aio: oh! vorrei davvero
ch'ella ardisse
vanti
fiatare daio
me!
sommessa
"
a
"
Antonietta, soggiunsi,
all' autorit" paterna
dubbio
ad
sar" pronta senza
,
ubbidirvi
in quest'occaso
non
se
ciecamente; ma
sione
ella lo far" senza
ripugnanza; e per poca
darmi
di essere
che ne abbia, non
mai
potrei
pace
mi basta
non
cagione della sua infelicit". Insomma
anche
che
ottenere
da voi la sua
bisogna
mano;
il suo
sia malcontento.
" " Capperi! disse
non
cuore
tutta questa filosofia : parlate
intendo
Basilio, io non
voi solo ad Antonietta,e vedrete,se non
m'inganno,
"

Far"

tutto

quello che

Digitizedby

CAPITOLO

ch'ella

271

LV.

desidera
altro che di essere
vostra
glie.
modicendo
lasci"
chiam"
mi
" Cosi
sua
e
figlia
lei.
con
qualche minuto
Per approfittaredi tempo
tanto
prezioso, entrai
francamente
in materia.
Bella Antonietta,le dissi,
"
della mia
il
decidete
io abbia
sorte:
quantunque
di
che
vostro
consenso
glia
vov'imaginate
padre, non
al
vostro
violenza
fare
cuore
prevalermene per
;
ottenere
la
di
mia
brama
sia
grande
quanto
'e, per
la vostra mano,
voi mi
rinuncio
a
se
questa felicit",
dienza.
ubbidite che
alla vostra
la do\rei
non
non
se
Vi dir" ingenuamente,
mi
"
"
rispose, che
la vostra
domanda, tutt'altro che spiacermi, " cara
al mio
padre
cuore, ed io deggio ringraziare mio
in vece
scelta.... Non
di lagnarmi della sua
tinu"
so, conparlandovi in
ella,se io faccia bene o male
non

questa guisa;

ma

mi

non

se

piaceste

di confessarvelo
sinceramente;
dirvi schiettamente
il contrario?

finiva queste

Mentre

dire

senza

sarei

perch"

capace

potrei

non

"

potei uentr" Basilio. Impaziente


e rimprovesua
rarla
figlia,

parole, che

esserne

io

non

commosso,
la rispostadi
avversione
la minima
dimostrato
se
avesse
per
Antonietta?
di
mi
disse:
contento
siete
"
Or
"
via,
me,
Lo
che vado
subito a mettere
"
sono
talmente, risposi,
tutto in ordine
lasciai
" Dissi, e
per le nozze.
il padre e la figlia per andarmi
consultare
su
a
col mio
segretario.
questo argomento
di sapere

CAPO

Nozze
qual
vi

di

Gil

Blas

maniera

si

assistettero.

Quantunque

non

LVI.

della

celebrarono,
flne.
avessi

Antonietta.

be.lla
b

quali

I^

persone

bisogno del permesso

signori di Leyva
ed io pensammo
loro comunicassi

dei

Scipione
ammogliarmi, pure
per
ch'io
voleva
che la buona
creanza
gliuola
la fiil mio
disegno di sposare
sia,
di Basilio,e di domandare, anche
per cortela loro approvazione.
Andai
dunque subito a trovarli. Don Cesare e suo
il mio
di approvare
si accontentarono
figlionon

.Digitized
by

272

GIL

Tornate,
pi" finch" non
"

vi movete
di noi: non
fate
non

di volerne

anche

dichiararono

matrimonio, ma
tutte le spese.

BLAS.

mi

dissero, a Lirias, e
abbiate qualche nuova

apparecchio

verun

fare

per

le vostre

Antonietta.

nozze,

lasciale a
alla loro

noi

questo pensiero. "

Per

con^

volont", ritornai

al mio
castello
zioni
sua
e
figlia delle intene feci consapevole Basilio
colla
dei nostri protettori,
possibile
aspettando
loro.
di
notizia
Per
otto
giorni
pazienza qualche

formarmi

"

Digitizedby

274

GIL

BLAS.

il matrimonio
si celebrerebbe
del
per opera
di
Valenza,
vicario
Puntualmente
don
Cesare,
gran
Alfonso
si trasferirono
don
al mio
e Serafina
rtello
ca-

giorno

queirecclesiastico,tutti quattro in una


tirata
da sei cavalli,davanti
alla quale ne
carrozza
un'altra tirata da quattro,
si trovavano
ove
correva
le donzelle
di Serafina,e dietro venivano
le guardie
con

del

governatore.

La governatrice,appena
pose piede nel castello,
di vedere
mostrossi
desiderosissima
Antonietta, la
tostoch"
rafina,
l'arrivo di Sequale, dal canto suo,
seppe
lo
e baciarle la mano,
accorse
per salutarla
che fece con
tanta
grazia che tutta la comitiva ne
rimase
maravigliata. " Ors"; nuora
mia, disse don
teva
PoCesare
a
Serafina,che vi pare di Antonietta?
Santillana fare scelta migliore? " " No, rispose
entrambi
delP altro,
degni Tuno
Serafina; essi sono
loro
unione
sar"
che
ma.
felicissidubito
la
e
non
infine profuse mille
" Ognuno
elogi alla mia
tante lodi sotto
le semfutura moglie; e, se merit"
plici
costanti
cir1'
ammirazione
dei
ella
attrasse
sue
vesti,
bigliamento
con
pi" magnifico abquando comparve
Avresti
detto che ella non
avesse
ne
nobile
il
tanto
mai
e
suo
portato altri,
aspetto era
il suo
portamento. Arrivato il momento,
in cui io doveva
unirmi a lei con
dolcissimo nodo, don
mi prese per mano
mi
Alfonso
condusse
e
all'altare,
alla fidanzata; laonde
Serafina fece lo stesso onoree
ci recammo
in questa foggia nella capentrambi
pella
ci
del comune,
il gran
vicario
dove
aspettava
cerimonia
la
in
matrimonio,
qual
per congiungerci

leggiadro

alle acclamazioni
fu fatta in mezzo
degli abitatori
i
di Lirias e di tutti
ricchi agricoltoridei
dintorni,
di Antonietta.
che Basilio avea
invitato alle nozze
di
ornate
tutte
Essi avevano
le loro figliuole,
seco
la
Finita
nastri e di fiori e con
tamburelli in mano.
di
al castello,dove, per
cura
funzione, tornammo
tre tavole
della festa, trovammo
sone
apparecchiate,l'una pei signori,V altra per le perdel loro seguito,e la terza,ch'era la maggiore,
per tutti gli invitati.
La
terza
tavola fu sbrigata prima di tutte le altre,
i
perch"
giovani contadini si alzarono per comporre

Scipione, direttore

Digitizedby

CAPITOLO

275

LV.

^^ '" Persone
VvoTeii'vSf"^Hn^"*J,"^
^"S^"""" 'l 'oro
fi ^ *"."'
dunm^-.
'"*** i^ """""" GH
.i",^-^
del lovernatoro
uffiziali
'-^^^^ .danzare colle
cameriere deXcrovernofrto "tessi si fram-

delle allre
esempio. Ecco

"

^^^'\^,f""" ''"""^ ""a


balwPnl
^^'^""^*'
^^"
i'
Seraflnn
"^on
"

mischiarono

ai

rabanda

^"'^"''"""

con

Antonietta

case, ma

si

Sinu"T"

Cesare

/. f

un'altra

sacon

loro
l^'i-aronone/"e

'^^^^ ""'"
delUoro
al^
irassegni
'a
^*'"^ P^'- A"'""'"
t"'^^^'"P'"^
afl?ziorVf".Te
"^""^"'^ crescendo.
"'

""^"-

"""

Scipione "
Sono
vita
colmo
due
vecchi

sem^/nT

om"1T^"

P?*^ ""^

""

^ei""

amico,

"^'''iovivo
'"''"'""'
deliS"con^^ni'/^"''
Per
**""'"
?
d?SoianrPol^^""^
^'"
degnato di concedermi
una

""^

f'k^
fiffliuflf

"

^'

"are.

^^'

Sni^^^'""^

*I""" occuper"

i miei

PINE.

Digitizedby

Digitized
by

INDICE

Cap"tolo

Pag.
Gii Blas

al lettore

I.

Nascita

II.

Spavento provato
gnaflor; ci" che
citt" e con
qual

III.

Gii Blas

di

; ci"

caduto
IV.

del

al suo

abbia

uomo

Gii

Blas

sia

vedutevi

da

Cariddi

in

11

sotterraneo

e cose

loro

piacevole
VI.

Tentativo

VII.

Ci"

che

VIII.

Gii

Blas

IX.

Caso

X.

Del

XI.

Storia

XII.

In

di

nella

altri ladroni

molti

Gii

...

di

in

tori
viaggia-

ai

come

Pe-

arrivo

Blas

Arrivo

di

cenato

mulattiere
e

....

via

sulla

fatto

abbia

segu",

ne

Scilla

Descrizione
Gii

V.

che

da

sua

Gii Blas

da

fatti dal

scherzi

Brutti

educazione

caverna,

conversazione
Blas

15

salvarsi,

per

13

sue

seguenze
con-

20

fece

Gii Blas
in

esce

sulla

grande

quale
Mencia

donna

tale

ladri.

Sua

presa
im26

dopo

ideato

il

da

precedente.

Gii

Blas

33

di Mosquera
modo

28

seguenza
con-

disegno

Mencia

spiacevole
vennero

dei

22

strada

avvenuto

disegno
di

di

potendo

non

compagnia

pubblica

terribile

far meglio.

Gii

Blas

3S

donna

disturbati

49

Digitizedby

278

INDICE

Pag.

Capitolo
XIII.

Per

qual
e

XIV.

Gii

Come

finalmente

caso

dove

and"

Blas

viene

di

usci

Gii Blas

gione
pri51

accolto

na
don-

Burgos

da

regalo

che

51

Mencia
XV.

si vest"

Come

fece

Mencia

XVI.
XVII.

Deliberazione
della

XIX.

Gii

farsi

debba

fortuna

della

da

presa

da

Gii Blas

6l

....

V affare

dopo

71

servire

va

un

celebre

Blas

con

successo

Sangrado

il dottor

7d

esercitare

ad

Gii

Blas

medicina

la

tura
capacit". Avven-

pari alla sua


ricuperato

S4

perato.
ricu-

dell' anello

dell* avventura

Continuazione

venta
di-

medico

continua

dell'anello
XX.

qual

con

gli

parti

treno

locanda

Blas

Gii

Nuovo

61

Burgos
Qual conto

XVIII.

Gii Blas.

donna

il

ed

la medicina

abbandona

di Vagliadolid

XXI.

soggiorno
abbia
Quale strada
da Vagliadolid,
per viaggio

XXII.

Storia

XXIII.

Incontro
d'

del

pane

chi

da

sia

stato

raggiunto
95^

Gii

da

69

Blas

uomo,

che

in

fontana,

una

nell' uscire

Blas

barbiere

garzone

fatto

un

preso
e

88
Gii

stava

dal

suo

compagno

bagnando
discorsi

di

croste
tenuti

con

10 1

esso

XXIV.

XXV.

In

di

Arrivo

Gii Blas
che

padrone,
XXVI.

trov"

quale stato Diego


goduti
passatempi
di separarsi

Gii

Blas

Gii Blas

XXVIII.

Storia

XXIX.

Chi

XXX.

Storia

XXXI.

Come

cosa

di don

fosse

don

di
Gii

Madrid,

Don

prima

al

qual fu

il

primo

servizio.

suo

trova

drid
Ma-

gli

conta
rac-

di

Bernardo

don

Castil

Blazo,

divenne

127

Alfonso

132

romito,
in

essere

come

di

casa

si

Gii Blas

conoscenti

Raffaele

Blas

Raffaele,

Don
e

ili

120

cose

il vecchio
di

accorse

Gii Blas

suo

lascia

che

da

108

lo tolse

molte
XXVII.

lui

famiglia

grande
stupore
il quale
capitano Orlando,

con

il

da

la sua

ci"

ili
1 15

Alfonso
che

si separarono

accadde

loro

Digitizedby

da
...

161

279

INDICE

Capitolo
XXXII.

Pag.

Dopo

disgustoso

qual

siasi

trovato

Gii Blas

avventura
in
XXXIII.

ci"
XXXIV.

XXXV.

Gii

ottime

Gii

Come

lasci"

Madrid

caro

amico

due

parti

Fabrizio

sua

XXXVII.

quale

per

improvvisamente

vato
tro168

il castello

alla

corte

Fabrizio.

di

Leyva

Grande

"

il

incontra

suo

dalle

gioia

176

colloca

dati

Impieghi

gioia,

171

Gii

Blas

Gii Blas

presso

il conte

Ga-

Galiani

nella

siciliano

liani, gentiluomo
XXXVI.

siasi

Alfonso

don

segu"

ne
a

della

condizioni

Blas

che

Blas

accidente

al colmo

dal

180

conte

181

casa

accaduto

Accidente

Galiani,

allo

dolore

n' ebbe

che

Malattia

scimiotto

di

.Gii

del

conte

luomo.
genti-

questo

Blas

sua

guenza
conse-

190

XXXVIII.

Gli

Blas

trova

impiego,

un

del

ingratitudine
al

presentato

conte

duca

fra i suoi

lo

consola

Galiani.
il

Lerma,

l'
del-

Viene

poi
ceve
lo ri-

quale

segretari
che

Gii Blas

di

che

197

il suo

" senza

XL.

conosce
impiego non
da tal
spine. Inquietudine cagionatagli
e
essa
g"' impone
qual condotta
del
duca
di Lerma
Blas
la
Gii
grazia
acquista

XLI.

Gii

XXXIX.

" ricolmo

Blas

di

gioia, di

onore

gnizione,
co.

203
206

seria
di mi-

207

XLII.

Blas

Gii

Come

di

al duca

fece

la

conoscere

Lerma,

miseria

sua

tratt"

io

come

questo

ministro
XLIII.

212

Gii

Come

fece

Blas

fortuna,

in breve

grande

suo

considerevole

una

fasto,

che

fu

ne

seguenza
con-

219
XLIV.

Gii
"

Blas

proposta

ricca
XLV.

Per

continua

qual

questo

caso

Gli

giovane

una

Gii

Leyva,

221

Blas
e

si ricord"
servizio

di

don

ch'egli

fonso
Al-

rese

signore

Preparativi
grande

spaccarla

matrimonio

Grande.

ereditiera

de

XLVI.

in

da

227

fatti pel matrimonio

avvenimento

che

li fece

di

Gii

tornare

Blas,

tili
inu230

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280

INDICE

Capitolo

Pag.
fu

nella

XLVII.

Come

XLVIII.

la cagione
egli seppe
qual maniera
suo
imprigionamento
Riflessioni
fatte a Gii Blas prima di addormentarsi
cui fu risvegliato
e strepito da
Primo
di
viaggio
Scipione a Madrid
; quale ne
e

Gii Blas

trattato

torre

di

via,
Sego-

in

del

231

236

...

XLIX.

sia

stato

Gii

Blas

L.

Gii

Blas

LI.

Gii

Blas

il motivo
e

LII.

Gii

di

via

s'avvia
a

come

di

; malattia

240

che

Madrid,

Oviedo.

In
di

Morte

accolto

cosa

ne

quale
padre

suo

del

Lirias. Descrizione

ivi forse

tra
incon-

uomo

stato

Valenza

verso

di

essa

in libert". Qual

parte per
famiglia.

Blas

il successo

conseguenze

" rimesso

in una

la sua

251

....

arriva

mente
final-

castello

suo

qual gente

241

segui
trova

vi

abbia

trovato
LUI.

Gii Blas

signori

256

parte per
di Leyva.

Valenza

va

trovare

tenuto

Ragionamento

con

loro
LIV.

Gii Blas

262
torna

al

Scipione gli d"


fecero
LV.

Gii

Blas

dei

loro

domanda

figliadel

suo

castello

di

gradite novelle.

Lirias

Riforma

dove
che

servitori
la
suo

mano

265
della

bella

castaido

Digitizedby

nietta,
Anto268