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Il dono nelle donazioni

Incontro informativo sulle donazioni anatomiche


Lautore
Mi chiamo Giovanni Spitale. Sono nato a Castelfranco Veneto il
3 dicembre 1987 e vivo a Solagna, in provincia di Vicenza.
Nel 2006, una volta terminati gli studi superiori al Liceo
Scientifico, ho deciso di dedicarmi allo studio della filosofia.
Nellestate del 2009 stavo accompagnando un gruppo di scout
lungo lalta via n1 delle Dolomiti, da Braies a Cortina. Una sera
i ragazzi hanno proposto un momento di riflessione sul senso
della vita: ciascuno di noi avrebbe dovuto stilare una lista delle
dieci cose che avrebbe assolutamente desiderato fare prima di
morire. Il primo punto della mia lista suonava pi o meno come
vorrei salvare la vita a qualcuno.
Una volta tornato a casa ho deciso che il sistema pi elegante
ed efficace per realizzare il mio desiderio sarebbe stato
diventare donatore di sangue, nonch rendermi disponibile in
quanto potenziale donatore di organi e di midollo osseo. Per
queste ragioni mi sono recato ad eseguire gli esami del sangue
necessari. Era un venerd.
Il luned successivo stavo entrando alluniversit quando ho ricevuto una telefonata di mia madre: il medico
aveva visionato il risultato dei miei esami e riteneva indispensabile che mi recassi immediatamente in
ospedale per approfondimenti ed accertamenti; le testuali parole di mia madre sono state pi o meno
dicono che non dovresti nemmeno essere in grado di camminare.
Quel giorno dellautunno 2009 la mia vita ha subito una svolta piuttosto violenta: non solo non avrei mai
potuto salvare la vita a qualcuno donando una parte di me, ma avrei avuto io stesso bisogno di una persona
che, spinta da un orizzonte morale simile al mio, decidesse di provare a salvarmi la vita. La sera stessa
ricevevo la mia prima trasfusione di sangue, due giorni dopo venivo iscritto nelle liste dattesa per trovare
un donatore di midollo osseo compatibile: il mio, per ragioni tuttora inspiegabili, era morto per il 98%, e
non stava producendo gli elementi del sangue necessari a mantenermi vivo.
La diagnosi aplasia midollare idiopatica, una malattia rara che comporta linvecchiamento precoce e
conseguentemente la morte del midollo osseo. Ci sono soluzioni tampone: in primo luogo, appunto, le
trasfusioni; secondariamente, la chemioterapia con biofarmaci di sintesi permette di spegnere il midollo
osseo e di farlo ripartire, sperando che riprenda a funzionare normalmente. Nel momento della diagnosi le
mie probabilit di sopravvivenza a sei mesi erano del 20%. Lunica soluzione definitiva sarebbe stata il
trapianto di midollo osseo, ovvero la sostituzione del mio, malato, con quello sano di un donatore: le
probabilit statistiche di trovarlo sono mediamente una su centomila.
Non ho trovato il donatore ed ho quindi intrapreso la terapia farmacologica: stando al medico che ha
realizzato la diagnosi, tale trattamento dovrebbe permettermi, qualora tutto andasse per il verso giusto, di
sopravvivere all'incirca dieci anni. Il giorno in cui ho ricevuto questa notizia di anni ne avevo ventuno.

Durante il lungo ricovero sono stato impegnato su tre fronti:

Proseguire la stesura della mia tesi di laurea triennale (tesi in filosofia della scienza, dedicata al
rapporto umano-macchina);

Tenere su il morale alle persone ricoverate con me ed al personale del reparto quando riuscivo ad
alzarmi dal letto con trucchi di magia e prestidigitazione;

Infine convincere quante pi persone possibile a diventare donatori, per salvare la vita a me ed a
tante altre persone come me in attesa di trapianto di midollo osseo (in Italia poco meno di 1.500 nel solo
2009).
Nel gennaio 2010 sono uscito dallospedale ancora vivo, ed un passetto alla volta ho iniziato a riprendermi
la mia vita, seppur tra mille difficolt: ero a malapena in grado di camminare, non potevo frequentare
luoghi chiusi che non fossero stati accuratamente sterilizzati, allaperto dovevo indossare una ingombrante
maschera per filtrare ogni possibile agente patogeno. Ciononostante, ho proseguito e moltiplicato le mie
attivit volte ad aumentare il numero dei donatori, che gi mentre ero in ospedale avevano portato
centinaia di persone a decidere di esserlo: ho avviato il progetto qualcosa da donare, indirizzato alle
quinte superiori, che tuttora mi permette di incontrare circa 800 ragazzi allanno per parlare di donazioni;
subito dopo assieme al grande alpinista e scalatore Pietro dal Pr ho fondato Climb For Life, un progetto di
comunicazione sulle donazioni dedicato specificamente al mondo dellarrampicata e della montagna.
Luniversit in quel periodo era difficile: non potevo prendere il treno n seguire le lezioni per via del rischio
infettivo, ma amavo (ed amo tuttora) quello che studio, e con molta fatica sono riuscito a portare a termine
il percorso triennale, laureandomi nel 2011.
Ho proseguito il mio percorso di studi iscrivendomi alla magistrale in Scienze Filosofiche, con la precisa
intenzione di occuparmi in particolar modo di bioetica. Ciononostante, ho continuato ed ampliato le mie
attivit legate allorizzonte etico delle donazioni: ho potenziato il progetto di sensibilizzazione alla
donazione destinato alle scuole; ho realizzato alcune pubblicazioni per ADMO associazione Donatori
Midollo Osseo, nonch per FIDAS Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue; ho collaborato
con Erri de Luca per la realizzazione del libro e del film Il turno di notte lo fanno le stelle (Feltrinelli),
diretto da Edoardo Ponti e dedicato alla donazione degli organi, apparendo anche nel documentario
Conversazioni allaria aperta.
Ho terminato nel 2015 il mio percorso di laurea magistrale con una tesi dedicata alla bioetica del dono. Nel
mentre gli anni sono inesorabilmente passati, nel 2009 la mia aspettativa di vita era stimata in 10 anni, ora
siamo nel 2015. Ciononostante, ho delle idee da realizzare e dei sogni da perseguire, e pertanto preferisco
non pensare al ticchettio dellorologio, del quale mi curer solo quando sar il momento. Mi limito a
proseguire con attenzione le mie cure, ma ciononostante progetto il mio futuro professionale, affettivo e
personale cercando di non dimenticarmi mai del valore di ogni singolo giorno.

Il libro
Nel 1443 il Beato Angelico dipinge la Guarigione del Diacono
Giustiniano: una tempera su tavola attualmente conservata al
Museo Nazionale di San Marco a Firenze. Il soggetto un
bizzarro miracolo raccontato dalla Legenda Aurea: i fantasmi
dei santi Cosma e Damiano, due medici siriani morti nel III
secolo dopo Cristo, curano un diacono romano, colpito da non
meglio precisate ulcere ad una gamba; la terapia consiste nella
sostituzione dellarto malato con quello di un etiope morto da
poco. la prima volta che lidea del trapianto, seppur in forma
mitica, fa capolino nella cultura occidentale.
Il trapianto di organi, tessuti e cellule oggi rappresenta una
soluzione efficace per una vasta serie di patologie, dalle
insufficienze organiche alle malattie ematologiche. Si tratta
per di una pratica medica molto particolare, impossibile da
realizzare senza un donatore, una persona che offra una parte
di s a beneficio di qualcun altro.
proprio questo fatto, linevitabile necessit del dono, a rendere questo particolare campo della medicina
cos interessante da un punto di vista bioetico: ne sorgono questioni legate al modo in cui concepiamo noi
stessi, il nostro corpo, il morire, lidea di sacrificio connessa con le donazioni da vivente. Si tratta di uno
spettro di questioni straordinariamente variegato, che questo testo per la prima volta affronta con un
approccio multidisciplinare, valutandone gli aspetti medico-scientifici, storici, giuridici, etico-morali e
filosofici. Una finestra aperta sul mondo del dono, attraverso la quale chiunque, dal bioeticista
allappassionato, dallo studente al volontario, pu gettare uno sguardo ed iniziare a costruirsi una propria
idea.