Sei sulla pagina 1di 17

IL LIBRO DELLA ARMONIA

"Non guardare questo mondo con timore o avversione fai fronte coraggiosamente a tutto ci che offrono gli dei". (Morihei Ueshiba)

AIKIDO
Sankaku ni irimi shite Entra come un triangolo Maru ni sabaite Muoviti come un cerchio Shikaku ni osaeru Concludi come un quadrato (Morihei Ueshiba)

AIKIDO ARTE DI VITA La pratica dellaikido, con tutte le tecniche con prese e attacchi con le mani e piedi, lesposizione della pratica dellarte (luso del tanto, bokken, jo sino alle tecniche di difesa da attacco da pi persone). LAikido non uno sport ma unarte. Aikido unarte del pericolo. "La proposta dellAikido non colpire o eliminare lavversario ma creare una situazione dove lattacco si ferma. Ogni tecnica crea una nuova situazione per cui importante sapere come creare una nuova situazione fino a che non ci sia pi attacco." I movimenti fondamentali nell'aikido: circolarit e penetrazione Gesti circolari e ampi che assorbono e rilanciano l'energia dell'avversario, ma anche entrate dirette, che penetrano nello spazio lasciato libero da chi attacca, caratterizzano l'azione dell'aikidoka. Circolarit e penetrazione nello spazio avversario sono due dei movimenti portanti dell'Aikido, convivono nell'azione svolta da tor (colui che esegue la tecnica) che unendosi all'atteggiamento fisico di uke (chi attacca e permette di provare la tecnica) producono l'esecuzione di una tecnica (Waza). Il contatto tra i due attori permette di sfruttare l'energia presente nell'attacco, collegandola attraverso leve e spostamenti tempestivi e naturali, alle posizioni delle articolazioni del corpo. Lo squilibrio dell'avversario spesso viene raggiunto grazie a movimenti basati su spirali di varia ampiezza che "avviluppano" e spostano la posizione del corpo dell'altro all'interno del proprio punto di equilibrio (Tan dem). Il controllo avviene attraverso leve che producono un sopportabile dolore ed proprio grazie alla naturale tendenza a rifuggire dal dolore, che l'attaccante assume le posizioni adatte alla conclusione della tecnica. L'esecuzione della tecnica viene completata tramite atterramenti, immobilizzazioni e proiezioni.

In Aikido la posizione di un mignolo, o l'orientamento di una mano di Tor determinano cambiamenti notevoli nella postura dell'attaccante mentre l'unione energetica esalta la posizione stabile di chi sta eseguendo la tecnica (Tor). Le gambe non hanno alcuna funzione di presa sull'avversario e non sono usate per colpirlo. Devono sempre rimanere a terra, ancorate intorno al punto immobile di quella che potremmo chiamare la "trottola" eneregetica di chi esegue. Solo cos saranno in grado di fornire solidit all'azione e di fare da fulcro alle anche, impegnate ad assecondare e restituire le energie percepite.

I TRE LIVELLI DELLAIKIDO LAIKIDO, quale forma di Budo, la derivazione delle antiche arti marziali giapponesi. Frutto dellilluminazione di Morihei Ueshiba, pu essere considerato una forma di meditazione dinamica. Il suo fine ultimo lIlluminazione, nel senso buddista del termine, ed il suo cammino passa attraverso uneducazione alle relazioni con gli altri. Tecnicamente pu essere distinta dalle altre arti marziali per i suoi movimenti essenzialmente rotondi, per il suo studio approfondito dellenergia interna e per la mancanza assoluta di competizioni. Per volont esplicita del suo fondatore, lAikido non doveva essere ritualizzato in sterili forme, ma avrebbe dovuto vivere al passo coi tempi, adattandosi di volta in volta alla variet delle situazioni, esprimendo in ogni caso i suoi principi ma modellandosi contingentemente come lacqua al suo contenitore. Buona idea, ma ora il problema era insegnarlo! Insegnarlo, cio, ad un popolo come il giapponese, in cui la ritualizzazione e la copia fedele sono le basi dell apprendimento. Allora il gran maestro, O Sensei, prov un metodo del tutto nuovo, rivoluzionario, potremmo dire. Egli non avrebbe insegnato alcuna tecnica precisa, nessun kata statico, ma, semplicemente, avrebbe insegnato solo i principi, lasciando unimmensa libert alle forme. Tutto ci che i suoi allievi avrebbero imparato il giorno prima, non sarebbe stato pi valido quello dopo, e cos via, finch una sola cosa sarebbe rimasta: il principio comune a tutte le tecniche, lo Spirito dellAiki, Aiki O Kami. LAikido si divide In questo modo, Morihei Ueshiba, riusc a fare dellAikido unarte, in cui ogni praticante si sarebbe modellato attraverso i principi ed espresso attraverso le forme. Sembrava unidea grandiosa, ma i problemi sorsero al momento della sua morte. Ogni suo allievo possedeva un Aikido differente, e, sebbene la cultura giapponese preveda in merito un unico successore, generalmente un discendente del fondatore, Kisshomaru Ueshiba, suo figlio, non fu accolto allunanimit quale guida tecnica e spirituale dell Aikido mondiale. Ogni maestro aveva dato maggiore rilevanza agli aspetti dellinsegnamento di O Sensei che pi lo avevano colpito, e, pur avendo avuto lo stesso maestro, i loro metodi erano talvolta in antitesi. Ognuno di loro, aveva cercato un metodo didattico pi immediato e sistematico, congeniale, forse, al loro modo di essere, in modo da ridurre i tempi di apprendimento e semplificare la vita a loro stessi ed ai loro allievi. Si arriv dunque allimmancabile scissione da cui derivarono le diverse scuole di Aikido che oggi si fanno battaglia, accusandosi lun laltra di aver tradito gli insegnamenti del fondatore e di professare, cos, un Aikido eretico. In realt un Aikido vero non esiste. Ogni uchideshi (allievo interno al dojo) di Morihei ha ragione a rivendicare la veridicit delle sue parole, perch le ha EFFETTIVAMENTE sentite da Lui; il problema che non diceva solo quelle. Bisognerebbe mettere insieme gli insegnamenti di ognuno di loro per farci una vaga idea dellAikido del Fondatore, e comunque non riusciremmo a comprenderlo perfettamente poich per SUA volont l Aikido muta col passare del tempo, adattandosi all esperienza del singolo ed alle necessit della comunit. Il maestro Bocca della Montagna Seigo Yamaguchi (in giapponese bocca della montagna) combatt nella Seconda Guerra Mondiale che era solo un ragazzo. Insieme ad altri come lui, la sua missione era quella di pilotare alcuni piccoli sottomarini per utilizzarli come siluri, era cio un Kamikaze della marina giapponese. Morire per la propria patria , nella cultura nipponica, un gesto da eroi, che consacra il tuo nome nella Storia della

Nazione. Anche se hai poco pi di 20 anni. Anche se nei tuoi sogni c una vita felice con la tua donna e con tuo figlio sulle gambe che gioca con la tua barba. No. Non ti pi concesso sognare. Quando sei un Vento Divino non sei pi un essere umano. Sei unarma. Sei propriet dell esercito e dalla vita puoi aspettarti solo lultima chiamata, quella che far di te un Eroe. Ma, scherzo del destino, quella chiamata per Seigo non arriv mai. Poco prima che arrivasse il suo turno, il Giappone firm il trattato e si arrese. Ormai rassegnato alla propria morte, per, Seigo aveva perso la capacit di sperare e non riusciva pi a sognare guardando quella Nazione a cui, in cuor suo, aveva gi regalato la propria vita. Decise dunque di partire, per imparare, di nuovo, ad aver fiducia nel futuro. Divenne funzionario del governo e la sua destinazione fu lEuropa. Poco prima di partire, un suo carissimo amico, futuro fondatore della macrobiotica, gli consigli di imparare un arte tradizionale giapponese da portare sempre con s, come una parte del proprio popolo. Fu cos che Seigo Yamaguchi, come da prassi, si procur due lettere di raccomandazione e si fece presentare a Morihei Ueshiba, fondatore dell Aikido. Fu il Destino a decidere quellincontro. Seigo, affascinato da quella persona cos particolare, rinunci allimpiego governativo e, quindi alla partenza, e divenne uchideshi di O Sensei. Egli sarebbe ben presto diventato la punta di diamante dell Hombu Dojo ( palestra centrale), ricevendo cos l appellativo di Genio dell Aikido. La sua immensa cultura ed il suo personalissimo stile, basato sulla ricerca della perfezione dell essere, hanno influenzato parecchi degli attuali Shihan, ed i suoi insegnamenti si perpetuano attraverso Maestri del calibro di Christian Tissier e Philippe Gouttard, che, da anni, diffondono la sua scuola in tutta Europa.

La scuola del Genio Il nostro Aikido diviso per livelli. Se ne possono contare tre, per lesattezza. essi si succedono per difficolt crescente, ma sono ugualmente importanti. Ci significa che bisogna padroneggiare il precedente per studiare il successivo, ma perch un allenamento sia completo necessario praticare tutti i livelli raggiunti. Ad unanalisi poco approfondita, i tre livelli si distinguono per proporzione di movimento tra Tori ed Uke durante una tecnica e, pi precisamente, potremmo affermare che al primo livello, il pi basso, tori esegue la totalit del movimento, mentre uke praticamente fermo; al secondo, la quantit di movimento ripartita in maniera equivalente, in modo che tori ed uke si muovano insieme, eseguendo il 50% dellazione per uno; il terzo livello molto difficile da raggiungere, ed una vita non abbastanza per studiarlo del tutto, qui tori non si muove quasi, riuscendo, con piccoli spostamenti del corpo, a controllare uke, che invece esegue la quasi

totalit del movimento durante una tecnica. Ma osservandoli pi specificamente, ci rendiamo conto che i tre livelli hanno in effetti scopi differenti, e sono nell insieme indispensabili alla formazione di un completo Aikidoka Il primo livello: sentire il corpo Come precedentemente affermato, il primo livello si caratterizza immediatamente per una mancanza pressoch totale di movimento da parte di uke, colui che riceve la tecnica. Esso rappresenta lo studio della base. Qui il nostro avversario il nostro stesso corpo che, attraversando questo stadio della pratica, sar forgiato ai movimenti dellAikido. Il nostro compagno eviter di metterci in difficolt, consentendoci, cos, di studiare il movimento di base pi corretto ed adatto alla situazione proposta. Le tecniche vengono studiate con estremo rigore e particolare enfasi viene posta sul principio degli ALLINEAMENTI. Esso riguarda essenzialmente la corretta postura, con il busto e la testa allineati sulla spina dorsale e le braccia e le gambe mosse in maniera coordinata, in modo che le mani, i gomiti e le spalle, si trovino posizionati in proiezione ortogonale rispettivamente sui piedi, sulle ginocchia e sulle anche. La posizione, inoltre deve conferire al corpo unattitudine aperta e distesa intorno ad un centro immaginario posizionato tra i fianchi (TANDEN). Esso corrisponde, praticamente, al nostro centro di gravit fisico e controllarlo equivale a controllare lintero sistema dequilibrio del nostro corpo.Se pensiamo che nelle arti marziali tutto, dal pugno alle tecniche pi complesse, basato su sottili giochi di equilibrio, possiamo renderci conto del vantaggio che pu costituire il controllo dei TANDEN. Perch lassetto sia corretto e perch sia possibile sfruttare il 100% della nostra forza, indispensabile che durante la pratica il nostro corpo resti eretto ed allineato. Ci reso possibile da potenti movimenti di anche, supportate da ginocchia molto flessibili, che andranno ad ammortizzare i continui affondi e rotazioni Siccome lAikido prevede attacchi da pi direzioni e senza limitazioni di bersagli, non viene utilizzata una guardia specifica come nel pugilato o nel karate, ma una posizione aperta che ci consenta di visualizzare chiaramente ed accettare piuttosto che rifiutare gli attacchi dei nostri uke. Uno sguardo profondo, attento ai movimenti del nostro compagno, sebbene non rapito da essi, sar la nostra sola guardia, ed unattenzione continua ci protegger su ogni lato. Il secondo livello: aprire la mente Il primo livello specificatamente riservato all apprendimento dei movimenti e delle posizioni di

base. Ma per evitare di trasformare lAikido in una ginnastica necessario non perdere il contatto con la realt. E nella realt il nostro avversario si muove. Cos la caratteristica del secondo livello che il nostro uke ci attacca in movimento durante tutta la tecnica, senza mai rassegnarsi alla sconfitta ma, al contrario, provando in ogni istante a ribaltare la situazione. Due principi regolano le relazioni fra i praticanti, il primo, YOKU SOKU KEIKO, allenarsi con una promessa, ci obbliga alla scelta di un tema di allenamento in cui muoverci. SHOMENUCHI, per esempio, la promessa del nostro uke, IKKYO la nostra promessa verso di lui. Ci ci impedir, nel ruolo di uke, di fintare uno shomen e poi attaccare con un calcio, per esempio, e, nel ruolo di tori, di nascondere i nostri errori dietro pi o meno improvvisate variazioni. Il secondo principio quello di INTEGRITA. Esso ha diversi risvolti nella pratica quotidiana. Per integrit, innanzitutto, sintende integrit fisica di ogni praticante, sia nel ruolo di tori che di uke. Ogni insegnante dovrebbe mostrare delle tecniche che preservino lintegrit fisica di tori anche a lunga scadenza, ed ogni tori dovrebbe garantire lintegrit costante del proprio uke. Torsioni agli arti e sforzi con le vertebre non piacciono molto al nostro fisico e gli piaceranno ancora meno in et avanzata. In seconda battuta, quando parliamo di Integrit, ci riferiamo anche all integrit morale dei nostri compagni, specialmente i meno graduati, che molto spesso avrebbero bisogno di meno botte e pi spiegazioni. Il nostro uke non centra affatto coi nostri problemi. Non dobbiamo batterci con lui, ma col suo aiuto dobbiamo affrontare noi stessi. In questo stadio dell apprendimento, il secondo livello, importanza fondamentale la rivestono tutte le relazioni possibili che intercorrono tra noi ed il nostro compagno. Il continuo adattarsi alle posizioni dellaltro, relativamente alla distanza ed alla scelta di tempo ci riportano alla mente le parole del Fondatore: La difficolt dell Aikido sta nello studio delle leggi dell Universo. Ed il nostro Universo si fonda sulle relazioni in base allo Spazio, la distanza mutevole tre tori ed uke, e Tempo, il timing delle tecniche. Ecco che entra in gioco larmonia, AI, intesa come adattabilit alle varie situazioni di attacco e di difesa che di volta in volta si presentano, ma anche alle svariate situazioni ambientali. Spazio e Tempo, infatti, hanno significato non solo sul piano relazionale tra le persone, ma anche nelle relazioni con lambiente circostante. La gestione dello spazio intorno a noi, in modo da riuscire a completare una tecnica sia in un tatami semivuoto che al centro di una calca durante uno stage, un altro esempio di adattabilit. Spesso i grandi maestri consigliano di non limitare la pratica solo al dojo, ma di allenarsi allaperto, dove il terreno non uniforme e lo spazio non regolare, in modo da affinare la nostra percezione dellambiente circostante. Riuscire a praticare seriamente anche quando dentro di noi non il momento adatto, significa adattarsi al nostro tempo interno. Nella nostra scuola si insegna a non retrocedere mai. Questo significa che ad ogni azione del nostro partner ne consegue un nostro adattamento o, non potendo tornare indietro, la nostra resa. Un colpo solo, come falchi al catturare di una preda. Dovendo fare una similitudine, sceglierei senzaltro lacqua piuttosto che la roccia, per descrivere il concetto di forza in Aikido. Dal punto di vista tecnico, il secondo livello caratterizzato da un costante apertura fisica, simbolo di una ben pi difficile apertura mentale verso il nostro compagno. Lo studio parte innanzitutto dal TAI ATARI, lincontro dei corpi. Perch una tecnica di Aikido possa nascere indispensabile entrare nella sfera di azione del nostro uke per prenderne il centro. Pi ci avviciniamo alla sfera di intimit del nostro compagno, pi aumentano le resistenze da abbattere. Le braccia, specialmente, spesso rigidamente distese, rappresentano una molteplice barriera fra noi e laltro, poich, quasi a respingerlo, non ci consentono la chiusura della distanza. Dobbiamo, quindi, progressivamente vincere la resistenza del polso (KOTE GAESHI), poi quella del gomito (SHIHONAGE), e infine quella delle spalle (IRIMINAGE) per ottenere il TAI ATARI completo. Una volta raggiunta la posizione pi vantaggiosa durante una tecnica, necessario creare un asse di rotazione, o comunque di movimento, che faccia da perno alla nostra azione di squilibrio, che , in questo modo, verr a trovarsi quanto pi possibile su una linea verticale piuttosto che orizzontale. La tecnica che ne deriva, diretta secondo le linee dell attrazione gravitazionale e, cio, perpendicolarmente al suolo. Questo ci permetter di conservare un assetto stabile, come studiato al primo livello, restando allineati allinterno della nostra base dappoggio. necessario, daltra parte, che ogni tecnica di Aikido venga eseguita nel massimo rilassamento, pur mantenendo le sue caratteristiche di efficacia. Questo sar possibile servendosi dello squilibrio causato al nostro uke dal nostro lavoro di disallineamento allinterno della sua postura. DOVE ci troviamo importante al pari di COSA facciamo. Ladattamento agli altri al fine di creare una relazione certamente

linsegnamento pi profondo del secondo livello.

Il terzo livello: liberare lo spirito In Oriente, quando si inizia lapprendimento della via del te, per i primi 10 anni almeno si ancora principianti: la Vera Abilit, in cinese Kung Fu, ancora lontana. 10 anni dopo, lapprendista ha incamerato tutte le nozioni tecniche relative alla sua via, ora conosce tutti i segreti perch il suo te sia gustoso e raffinato, caldo al punto giusto, preparato nella maniera corretta, con una perfetta etichetta. Eppure manca ancora qualcosa, la Vera Abilit non si ancora mostrata. Devono passare molti anni perch laroma del suo te sia del tutto personale, con un gusto unico, che ha il sapore di colui che lha preparato. A questo punto, un vero intenditore pu riconoscere la mano del SADO, soltanto assaggiando un sorso di te, ma non solo, il suo retrogusto rivela finanche i pensieri e gli stati danimo del praticante: ora la tecnica stata superata ed i suoi gesti non sono pi il risultato di uneducazione e di un addestramento rigorosi, ma espressioni inevitabili dellintima essenza del SADO. Ora si pu scorgere la Vera Abilit, ora c KUNG FU. Questo discorso tranquillamente applicabile ad ogni forma darte, orientale o occidentale che sia, e descrive chiaramente le tappe obbligate del percorso dellartista. Imparare le basi, esercitarsi sulle tecniche, esprimersi attraverso le forme, un assioma valido per la pittura, come per lo SHIATSU, per la poesia come per gli origami e cos anche nelle arti marziali. E quindi nell Aikido. Questo il terzo livello, il superamento della tecnica stessa. I movimenti che prima erano minuziosamente curati in ogni dettaglio, fino a rendere la tecnica lunga e faticosa, ora si ripuliscono, lasciando spazio alla creativit del maestro. Si dice che lo scultore non crei le sue opere, ma semplicemente le aiuti a venire fuori dalla pietra ripulendole dal materiale soverchio. Ci valido anche nelle arti marziali. Il vero Budo in realt una spoliazione e non un arrichimento.

Cos come necessario spogliare la tecnica di tutti i movimenti superflui perch possa essere perfetta nella sua semplicit, allo stesso modo bisogna spogliare lessere dallEGO, maschera di preconcetti che lo avviluppa, per poterci aprire totalmente alla realt, vivendo sinceramente ci che siamo ed abbracciando in ogni attimo il nostro destino d impermanenza. Tecnicamente, il praticante che ha raggiunto il terzo livello, ormai Maestro, possiede un Aikido molto personale. Ogni movimento, generalmente molto breve e naturale, sebbene oltremodo efficace, rappresenta chiaramente il suo modo di essere, fino a diventare un linguaggio del corpo, attraverso il quale lanima stessa trova la sua

espressione. Nella nostra scuola, al terzo livello corrisponde una sintesi perfetta del lavoro a mani nude con quello con le armi. Le tecniche di base di spada e di bastone, fanno riferimento alla scuola di kenjutsu di KASHIMA SHINTO, le cui posizioni ed i cui movimenti circolari appaiono particolarmente affini a quelli dell Aikido. I TE SABAKI, movimenti delle braccia, sono per lo pi verticali, e si accomunano in ogni posizione ad un taglio col Ken. SHOMENUCHI, colpo diretto al centro della fronte, e KESA GIRI, taglio diagonale da una spalla al fianco opposto, sono i colpi di riferimento di base da ricercare in ogni immobilizzazione e in ogni proiezione, replicando, nel taijutsu, la stessa attitudine delladdestramento alle armi. Il continuo alternarsi di aperture e chiusure di anca, trovano forza nello SHIN KOKKYU, respirazione dell anima, di cui ricalcano fedelmente i movimenti. Ogni tecnica viene eseguita in ununica espirazione, conferendo cos, scioltezza e continuit al movimento. Un KOHAN dello ZEN dice Quando incontri il tuo Buddha, uccidilo!. In sintesi credo che risolvere questo enigma dello spirito in Aikido voglia dire aver raggiunto il Terzo Livello. Il lavoro di uke Al tempo di O Sensei, quando si entrava allHombu Dojo, per un periodo di alcuni mesi non era consentito provare le tecniche. Subirle era il solo allenamento. Nonostante ci, per, le cadute non venivano insegnate, sicch ognuno sviluppava un modo pi o meno corretto, di ricevere le proiezioni e rialzarsi grossomodo indenne. Non esisteva dunque uno studio sistematico del lavoro di uke, ma veniva lasciato allimprovvisazione dei praticanti sulla base delle loro esperienze e dei loro errori. Sono fermamente convinto che le tecniche di Aikido siano tecniche mortali. Portata con la massima energia, anche una sola tecnica pu bastare per uccidere un uomo. uno dei motivi che rendono impossibile la pratica di gare e combattimenti. Come fare, dunque, per praticare sinceramente e con la massima efficacia, salvaguardando allo stesso tempo, lintegrit dei nostri compagni? UKE colui che riceve una tecnica. Il suo costante allenamento lo mette in condizione di cadere e rialzarsi indenne anche dopo aver subito delle tecniche piuttosto energiche e pi la sua preparazione sar profonda, maggiori sar lefficacia delle nostre tecniche. Se uke colui che riceve, nell istante in cui il mio compagno mi attacca lui ad eseguire il movimento, mentre sono io a riceverlo, sono io uke. Ma per definizione, il terzo livello si ottiene quando il movimento di chi si difende tende ad annullarsi, sfruttando al cento per cento lenergia dellattacco, assorbendola e dirigendola a nostro vantaggio. In una simile condizione, in cui di fronte ad unaggressione non eseguo nessun movimento in maniera attiva, limitandomi solo a ricevere in maniera intelligente, io resto nella condizione di UKE. Al massimo livello,dunque tori ed uke si confondono, compenetrandosi vicendevolmente, in unalternanza di ruoli non bene identificabili ; questa la vera importanza di uke: imparare a ricevere attivamente!

KEN no KAMAE - tre posizioni - tre fondamenti Le tecniche, i movimenti e la tattica dell'Aikido derivano dai movimenti e tattica del Kenjutsu Al giorno d'oggi alcune scuole di Aikido praticano poco o non studiano affatto il Buki Waza (tecniche con le armi). Qualche scuola ha perfino bandito le armi dalla pratica in nome della non violenza, allontanandosi cos dalle radici. Altre, in contrapposizione, studiano le tecniche delle scuole di Kendo, Iaido, Jodo. Queste arti, seppur validissime, non sono completamente adeguate alle applicazioni nei movimenti e ai principi del Tai Jutsu dell'Aikido (tecniche di corpo a corpo) anzi, alcune vanno in direzioni opposte. Questo non significa che non devono essere praticate, ma devono essere considerate delle arti marziali, o sport derivanti da arti marziali, che con l'Aikido hanno poco a che fare.

La posizione di base per la pratica dell'Aikiken il Ken No Kamae, in particolare la forma Chudan. I criteri che governano questa posizione rappresentano la base dell' Hanmi. Quando parliamo di Ken no Kamae quindi parliamo anche di Hanmi. I Kamae, nell'Aikiken, sono tre, e sono i tre Kamae dei primi tre Suburi: 1 Suburi-Chudan no Kamae, 2 Suburi-Jodan no Kamae e 3 Suburi-Gedan no Kamae. Queste tre posizioni, strategicamente, erano quelle che si adottavano di pi nei combattimenti del Bushi. Ognuna di queste posizioni controllava l'altra. I passaggi da una posizione all'altra determinavano la tattica di attacco o difesa: Se il primo contendente assumeva la posizione Chudan, l'altro passava alla Jodan, e il primo rispondeva con Gedan. Nella altre arti di spada le posizioni di guardia solo molte di pi; ma sappiamo che, O Sensei, ha preso solo quello che, funzionalmente, serviva a mettere in luce il principio dell'Aikido nelle rispettive azioni. E, pi di tutto, ha selezionato ed ha "pulito" tutti i movimenti da ci che, potenzialmente, poteva allontanare la pratica da questi principi. Allora, oggi, ci ritroviamo a praticare tecniche di Aikido senza sgambetti, senza falciate, senza spazzate...tutti quei meccanismi che rendono efficaci le tecniche e riducono l'efficenza dell'aikidoka. O Sensei le ha pulite per dirci: "levatevi tutte le corazze e praticate con il minimo delle vostre potenzialit sfruttandole al massimo". Si intuisce che, egli, cercava di non armarci di tecniche, ma farci diventare "la tecnica". L'Aikido ci spoglia completamente e ci obbliga a combattere con la nostra sola intima natura. E' superfluo far notare quanto, nella tradizione guerriera, il controllo della posizione, dello spirito e dell'emotivit siano determinanti nelle situazioni di pericolo. Ken no Kamae e la stabilit Sia come persone, nella vita di tutti i giorni, che come aikidoka, nello studio e apprendimento delle caratteristiche marziali, il nostro equilibrio pu essere compromesso in tre punti. 1. Equilibrio fisico Il punto di controllo il baricentro del corpo umano, posizionato un paio di centimetri al di sotto dell'ombelico 2. Equilibrio emozionale Il punto di controllo il cuore-polmoni, organi che manifestano materialmente le ansie 3. Equilibrio psichico-mentale Il punto di controllo la nostra mente, il nostro centro di controllo La rottura dell'equilibrio di uno di questi tre punti si ripercuote anche sugli altri punti. Il controllo, la stabilit e l'allineamento continuo di questi tre punti agisce in modo determinante sul nostro stato e di conseguenza sulle nostre scelte e azioni.

Nello Zen la postura di primaria importanza per la meditazione. Si impiega pi di un anno per sedersi in modo corretto. Se i tre punti sono ben allineati allora i sensi, i pensieri, l'energia, fluiscono naturalmente senza blocchi e la lucidit e l'intuizione saranno totali.

O Sensi in meditazione Nell'Aikido ritroviano questa formula attraverso i tre fondamenti che O Sensei ha tracciato: Equilibrio fisico - Stabilit - Solidit - Terra - Quadrato Equilibrio Emotivo - Circolazione - Fluido - Acqua - Cerchio Equilibrio psichico - penetrazione - Aria - Fuoco - Triangolo

Nella tradizione filosofica orientale l'abbinamento con la struttura a pagoda molto radicato. Il quadrato viene rappresentato dagli arti inferiori, terra-ventre, il confine esattamente 3 cm sotto l'ombelico. Il cerchio comprende la zona ventre-cuore, il confine il cuore. Il triangolo comprende la zona cuore-mente, il confine il punto pi alto. Ken no Kamae e i tre fondamenti

La particolare posizione di Ken no Kamae di O Sensei La posizione Ken no Kamae allinea la mente il cuore e bacino: Bacino Stabilit, equilibrio fisico, tecnica efficace... La base stabile per l'esecuzione tecnica, punto di equilibrio e squilibrio fisico Cuore Emotivit, sensibilit... Il cuore prende la decisione finale, punto di equilibrio e squilibrio emozionale Mente Concettualizzazione, elaborazione, concentrazione... La base tattica e strategica dell'azione e della difesa, punto di equilibrio e squilibrio della psiche.

Se la posizione corretta il ventre stabile, il respiro (kokyu) si normalizza e il cuore batte calmo, non agita la mente che diviene concentrata ma libera e il ki fluisce. Se la posizione non corretta il ventre instabile, il respiro diviene ansia il cuore batte forte e agita la mente (stress) il Ki si blocca. La stabilit del corpo pu essere rotta provocando un forte squilibrio mentale. Agendo sulla mente Nell'etica dell'Aikido quanto sopra ci porta alla seguente constatazione Il corpo esegue il fendente la mente dirige il fendente il cuore decide tra vita e morte

Morihiro Saito Sensei in Ken no Kamae Ken no Kamae e la strategia del controllo

La spada puntata verso gli occhi dell'avversario ne controlla la mente: l'allineamento (a-c) indirizza la stabilit del proprio corpo, in linea retta, verso la mente dell'avversario il quale non riuscir a trovare il modo di penetrarne la guardia.

Questo un punto fondamentale per riuscire a catturare il Ki dell'aggressore, ed a questo punto che Tori pu aprire la propria guardia per canalizzare l'attacco di Uke.

KAMAE non solamente una posizione fisica, una guardia per il combattimento, ma uno stato fisicopsichico-emotivo, un collegamento tra mente corpo e spirito. Per questo motivo la posizione, in un combattimento reale, era di fondamentale importanza.

La verit che l'Aikido affronta il combattimento con una mente laterale. Come in psicologia, dove si tratta di non valutare la soluzione a partire dal problema dato, ma valutare il problema in modo da vederlo in maniera differente e trovare una soluzione per la quale esso non si ancora organizzato a dovere. Non una disciplina o una materia scolastica ma un vero e proprio modo di vedere la vita. L'Aikido, per esempio, fa un uso similare della questione "Equilibrio", che il fondamento di tutto il Budo nipponico e dell intera esistenza Laddove in genere si lotta per mantenere l'equilibrio quanto pi stabile possibile, nelle soluzioni classiche, l'Aikido sceglie di giocare tra stabilit ed instabilit, per servirsi al massimo della forza peso. Potremmo interpretare che passiamo da un equilibrio del singolo ad un equilibrio della coppia, giocando sulla mobilit per prenderne il controllo. Proprio la mobilit la chiave e nella famosa lingua "aiki giappana" quando si parla di mobilit ci si riferisce al Tai Sabaki. Secondo una traduzione romanzata di questo termine, lautore diceva che "Sabaki" significava "Tagliare", ed era utilizzato in sartoria nell'accezione di "Tagliare con precisione, senza dover modellare e senza sprecare pezzi di stoffa". Rapportando questo significato al corpo (Tai), l'idea diviene quella di muoversi senza aggiustarsi, in maniera semplice, precisa, chirurgica. Dunque, come si manifesta il Tai Sabaki quando saliamo su un tatami e cominciamo ad allenare le basi? In prima istanza il Tai Sabaki si riferisce alla possibilit di muovere la propria struttura nello spazio. Ci si sposta in relazione a ci che ci circonda, cio l'ambiente e l'attaccante. E' importante sapere Come? Tenkan, Irimitenkan, Ayumi-Okuri e Tsuki Ashi. E qualcuno ci mette anche Tenshin e Ushiro Tenkan. Niente poco di meno che ben 7 modi di muoversi sotto attacco. Il movimento totale, prevede ottimizzare risorse, respirazione, luso di tutte le parti del corpo, non solo le sequenze dei piedi con cui posso spostarmi dai 180 ai 45 gradi! "Tai" si riferisce al corpo. A tutto il corpo! Quando parliamo di Tai sabati ci riferiamo alla maniera di organizzare esattamente tutto il nostro corpo in un movimento, e non solo i piedi!

Quindi nella filosofia del "tutto preorganizzato" dovremmo sapere non solo come mettere gli appoggi, ma anche come allineare le braccia, la testa, le spalle, i gomiti, come posizionare il bacino e le ginocchia e come muovere le vertebre e le scapole. E tutto per OGNI movimento.....secondo cui muovere s stessi, in modo da farlo con "Semplicit e Naturalezza". Definito questo, per, abbiamo dato una nuova accezione al termine "Mobilit-Sabaki". Abbiamo specificato il secondo stadio: quello della mobilit INTERNA alla struttura. Se pensiamo al corpo come ad una sequenza di cerniere, comprendiamo facilmente che la mobilit della singola cerniera aumenta considerevolmente la disponibilit e le possibilit di adattamento dell'intera struttura. La domanda ora nasce spontanea: come si pu lavorare sulle cerniere in modo da ottimizzarne il movimento ed ottenere un corpo sbloccato? Ognuno ha i suoi metodi. Nella maggior parte delle volte si pu notare che nei confronti, invece di togliere ci che blocca il movimento (i muscoli antagonisti), gli allievi sono portati ad aumentare la forza di ci che effettua l'azione (i muscoli agonisti), ottenendo un Aikido che sa sempre pi di attivit sportiva e scordandosi di una piccola clausula chiamata "principio di economia dell'azione". Attraverso esercizi propiocettivi, stretching attivo e propedeutici con gli attrezzi e col compagno, si pu migliorare nelluso dei propri mezzi Vi siete mai posti la domanda di cos' la Libert ? In genere tutti siamo portati a vedere la libert in relazione a qualcosa che ci opprime. Un vincolo, un limite, un controllo....il capo, la moglie o il lavoro, per esempio. "Non ce la faccio pi, MI VOGLIO LIBERARE!" Che vuol dire liberarsi di qualcosa o di qualcuno? Sicuramente una grande soddisfazione momentanea, a volte un "vaffanculo" aiuta pi di una seduta dallo psicoterapeuta. Si, ma poi? Lasci la moglie e diventi schiavo della frivolezza, di una nuova donna o della solitudine. Lasci il lavoro e diventi schiavo della precariet, della cinghia stretta o semplicemente del tuo tempo libero. C' sempre un nuovo vincolo dietro l'angolo. C' sempre qualcuno a limitare il nostro perimetro, solo con la sua presenza... Dunque cosa la vera Libert? Sentirsi liberi da qualcosa che ci opprimeva Libert? Ok, cambiamo la domanda. Pu qualcuno o qualcosa dall'esterno privarci della Libert senza che noi lo vogliamo? Corresponsabilit la parola che spiega la condizione.

Libero una questione di attitudine, una condizione di essere. Il punto non liberarsi del problema. Il punto Liberarsi nonostante il problema. Secondo Osho, per vivere una vita libera e sana, secondo criteri inapplicabili in una societ come la nostra, occorre lavorare sulla mente Occorre partire dal presupposto che nella vita qualcosa pu andare storto solo a chi cerca di mettere tutto in linea. Solo chi pianifica tutto viene spazzato via dagli imprevisti. A chi sa che nulla dritto, nulla di storto potr sorprenderlo. Pianificare ogni cosa, schematizzare ogni momento della nostra esistenza ci rende schiavi della nostra mente, della proiezione mentale di come la Vita dovrebbe essere. E questo ci toglie la Libert. Ci impedisce di esistere davvero, di assaporare i gusti che ogni momento si presentano spontaneamente al nostro palato. Buoni o cattivi che siano. Pu l'Aikido prepararci a questo? Possiamo, col nostro Keikogi e la nostra Hakama intraprendere un cammino verso la Libert? Forse... Ma dipende da come ci alleniamo. Se l'obiettivo chiaro, l'allenamento diventa mirato... Non possiamo pensare che il senso di tutta la pratica sia accumulare nozioni, memorizzare dettagli e recitare coreografie e al contempo credere di viaggiare verso la Libert. "Alleati a combattere cos come vorresti combattere!" Certo, bisogna partire da un apprendistato. Un periodo di studio delle basi, che ci dar gli strumenti per poterci esprimere... E probabilmente in questo periodo non ci sentiremo tanto liberi... Ma solo una fase preparatoria! Impariamo la base per liberarcene. Ce ne liberiamo mentre la impariamo. Essere Liberi vuol dire diventare consapevoli di s stessi, a partire dai gesti pi semplici, ed assumersi la responsabilit di ogni scelta, di ogni cambiamento. La Semplicit la chiave! Concentriamoci sulle cose semplici e tutto diventer pi chiaro. Cominciamo a sorridere, per esempio.... "Sei stato un po' troppo serio di recente, seriamente... tempo di lasciar perdere! Fatti una bella risata e metti da parte i tuoi bei piani. Davvero non ne hai bisogno. Ci che dovr accadere accadr e tu hai una scelta: andarci insieme o andarci contro." (OSHO)

ANTICA STORIA ZEN Un samurai abitava da solo, in una casa modesta e un giorno un topo, si infil in casa sua. Per quante scope potesse spezzare, il povero samurai non riusc a liberarsi del fetido sorcio. Prov a rincorrerlo in ogni maniera, bestemmiando ogni divinit, ma senza successo. Frustrato nell'orgoglio, decise di rivolgersi ai vicini perch gli prestassero un gatto per fare il lavoro sporco. Ognuno dei solerti dirimpettai si affann a tessere le lodi del proprio felino, vantandone di volta in volta l'assoluta infallibilit. Il primo gatto a provarci fu il Gatto Tigrato. Nonostante i rumori, il caos e la distruzione di svariate suppellettili, il gatto dovette arrendersi miseramente. Cos intervennero il gatto Fulvo, quello Nero e quello Peloso. Il topo non ebbe vita facile, un paio di volte fin pure con la schiena al muro....ma alla fine ebbe la meglio ed i tre cacciatori, malconci, stanchi ed affamati, non poterono che accasciarsi al suolo in segno di resa. Ormai sconfortato, il samurai si era rassegnato a cercare un nuovo alloggio, quando gli consigliarono di fare un'ultima prova. Un vecchio gatto che, assicuravano,aveva una tecnica infallibile. Il samurai non nutriva nessuna speranza nel vecchio e spelacchiato micione, che non poteva riuscire,oggettivamente, laddove i giovani e forti cacciatori del quartiere avevano fallito. Il vecchio gatto, nello stupore generale, entr dalla porta e si sedette. Il topo incuriosito, si avvicin per capire dove fosse il trucco e cosa mai potesse sperare di fare un vecchio felino arruffato. Appena fu a tiro, semplicemente, il gatto lo afferr. Senza rumore, senza zuffe, senza neanche guardarlo, gli appoggi una zampa addosso. Dopo i festeggiamenti, il samurai, a met tra l'eccitato, lo stanco ed lo squartato di sak , vide che i gatti si erano riuniti in assemblea e che ognuno di loro chiedeva consiglio all'anziano vincitore. Il tigrato disse: "Sono anni che mi alleno costruendo il mio corpo. I miei muscoli sono forti e scolpiti, prendo amminoacidi e mangio solo petto di pollo. Perch ho fallito??" Ed il vecchio rispose " Primo: smettila con gli steroidi, che si sgonfia il saccottino. Secondo: quanto vantaggio puoi trarre da un corpo forte se non sai come servirtene? I muscoli gonfi e la tartaruga sull'addome ti aiuteranno in spiaggia, ma se non prendi coscienza di cosa il tuo corpo pu effettivamente fare, di come pu muoversi e di quali sono le sue potenzialit, il tuo allenamento tempo sprecato!" Il Nero prese la parola: "Sono molti anni che ho compreso l'importanza della velocit d'azione. Essere pi rapido del tuo avversario ti permette di attaccarlo senza difese, in maniera imprevedibile e di coglierlo sempre di sorpresa! Oggi mi reputo il gatto pi veloce del quartiere. Posso correre chilometri senza perdere velocit e riesco a passare dal silenzio all'azione in meno di un istante. Eppure quel topo sembrava prevedere i miei movimenti, era sempre un passo avanti a me e precedeva i miei assalti senza affannare!" Il Vecchio lo guard. "E' vero. Essere pi veloce ti da un grosso vantaggio. Ma solo quando il combattimento viene incentrato sulla velocit. Occupato com'eri a battere il record dei 100 metri hai tralasciato la possibilit che l'avversario ti affrontasse entrando nel tuo ritmo e cadenzandolo secondo le sue esigenze. Quella pantegana la sapeva lunga e difronte a lei, la tua velocit contava molto poco!" Il Gatto Fulvo esplose: "Ed io allora? Sono anni che approfondisco ogni parametro delle tecniche, acquisendo ogni dettaglio e formandomi, nel tempo, un pacchetto di conoscenze infinito?? Conosco la forma Forte e quella Cedevole, conosco ogni variazione possibile di ogni tecnica esistente , sembro il Wikipedia delle arti marziali, eppure di fronte al sorcio ero un burattino!"

Il Vecchio sput per terra. "Calmati, Rosso. Le azioni che credi di conoscere, con tutte le loro variazioni, sono le sbarre della gabbia che ti imprigiona. La tua mente cerca di schematizzare ogni momento del combattimento e ti affanni a cercare ad ogni situazione una carta del tuo mazzo di tecniche che possa rispondere a dovere. Questo ti rende macchinoso, lento e poco spontaneo. Sei disattento a come la vita cambia mentre cerchi affannosamente la giusta risposta, e mentre scegli tra una variante ed un'altra, l'avversario ha gi cambiato, ti ha gi attaccato ed gi andato a segno. La tecnica uno strumento per comprendere delle meccaniche. Quando queste sono chiare, essa deve essere dimenticata e deve lasciare spazio all'azione spontanea." Quando il tecnico usc sbattendo la porta,fra mille improperi, il Peloso chiese parola. "Ho formato il mio corpo nel tempo, l'ho reso forte e veloce. Ho imparato le sfumature della tecnica e le ho trascese,una dopo l'altra. Ho capito che il segreto del combattimento nel Ki, nell'energia che scaturisce dall'unione del corpo e della mente, quando la sensazione diventa azione e la volont assente. Eppure, il mio Ki non era sufficiente a fermare quel topo, che sembrava non accorgersi nemmeno della mia presenza!" Il Vecchio si alz in piedi. "Il Ki rappresenta uno stadio elevato della formazione ma non il massimo livello. Finch cerchi di servirtene in maniera consapevole, come se fosse un'arma al tuo servizio, esso sar solo uno specchio per il tuo Ego. Ti sentirai figo e superiore e guarderai gli altri come se fossero pi in basso di te. Ma finch non li percepirai come tutt'uno con te, il tuo Ki non fluir fuori spontaneamente e con potenza ed in maniera appropriata. Il Ki non si usa. Il Ki si esprime inconsciamente. Quando sono entrato nella stanza, sono semplicemente diventato parte della stanza. Non volevo mostrare i muscoli, non volevo dimostrare velocit o tecnica di alcun genere. Non avevo nessuna intenzione aggressiva. Probabilmente non avevo nessuna intenzione e basta. Il topo non ha sentito minacce: il mio corpo, la mia posizione ed il mio spirito, non hanno tradito alcuna volont d'attacco. Lui si avvicinato ed io l'ho fermato, punto. Nient'altro. Non c' stato combattimento, dunque, non ho rischiato di perdere. Dicono che io sia bravo, ma ho sentito parlare di un altro gatto, nel paese a fianco. Ho sentito dire che non fa assolutamente nulla. Ho sentito che gli basta entrare dalla porta perch i topi scappino via all'istante. Quello l'ultimo stadio e, chiss, forse un giorno anch'io ci arriver..."

KAITEN: Il movimento di kaiten consiste in un semplice cambio di posizione (che permette di girare lo sguardo di 180) eseguito rimanendo fermi sul posto e ruotando sul proprio asse verticale IRIMI: L'irim in effetti un'entrata, un passo di avvicinamento. E' utilissimo per entrare nel centro del nostro avversario e da l neutralizzare un attacco, sbilanciarlo o semplicemente evitare un colpo altrimenti devastante. E' molto usato nella formula completa di Irim Tenkan. TENKAN: Il tenkan uno spostamento circolare sul proprio centro; il piede che avanti rimane fermo, e alzando leggermente il tallone fa da perno su cui il corpo girer. Il piede che dietro si sposta velocemente oltre il "piede perno" ma dal lato inverso rispetto al movimento di irimi. USHIRO TENKAN: L'ushiro tenkan (tenkan all'indietro) uno spostamento molto efficace che permette di deviare le linee di forza di attacchi frontali e laterali. Consiste nello spostare il piede che si trova dietro lateralmente e, facendo perno su quel piede, eseguire quindi un tenkan fino a trovarci a 45 rispetto alla posizione iniziale Sayounara

Fonti:
Bujutsu clan Takeda Sezione "Tai sabaki"