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I 7 SPECCHI ESSENI Sul significato delle relazioni umane

1 Le azioni e gli atteggiamenti di coloro che ci stanno accanto rispecchiano quello che siamo 2 Se non ci riconosciamo negli altri vuol dire che stanno rispecchiando solo quello che giudichiamo 3 Le persone verso le quali ci sentiamo attratte hanno qualcosa che noi abbiamo perduto e ricercando queste parti mancanti possiamo ricomporre la nostra anima 4 I comportamenti che creano dipendenza ci allontanano dalle cose importanti della nostra vita 5 Il rapporto con i nostri genitori rispecchia le aspettative che nutriamo nei confronti delle cose per noi pi importanti 6 Ogni sfida, anche quando tutto sempre crollarci addosso, una grande opportunit di crescita 7 Noi siamo la meta e lunico punto di riferimento di ogni ricerca, non dobbiamo confrontarci con nessuno. Ogni esperienza della nostra vita, a prescindere dal risultato raggiunto, di per s perfetta e naturale.

Chi sono gli Esseni?

Chiamati anche nazareni Nazareth era un loro presidio molto importante il popolo da cui discende Ges Cristo e che si presume vivesse vicino a Masada. Gli esseni erano contadini, frutticoltori e profondi conoscitori delle propriet delle erbe, dei cristalli e del colore con i quali curavano tutti coloro che richiedevano il loro aiuto. Detenevano quindi unantica conoscenza, tramandata da Atlantide, portata in Palestina da Mos e dal suo popolo (gli esseni) e divulgata successivamente in Europa dagli egizi. Medici e guaritori, con leggi e tradizioni ortodosse, imponevano a chi desiderava entrare nella loro comunit delle iniziazioni che duravano fino a sette anni. La loro era una stirpe reale, proveniente da una razza e cultura diversa da quella dei rabbini e farisei del Tempio di Gerusalemme. Convinti vegetariani, non facevano sacrifici a Dio e dedicavano molto del proprio tempo a ringraziarlo, attraverso le preghiere che rivolgevano agli Angeli, a cui erano particolarmente devoti. Si dice che si alzassero allalba e andassero nei boschi a chiamare le energie angeliche, con le quali si intrattenevano in modo molto naturale. Abbandonate le vanit del mondo, si erano ritirati ad una vita semplice che consentiva di avvicinarsi allo spirito per viverlo nella materia come successivamente Ges il Cristo (cristhos = sapere) ci ha ampiamente raccomandato. Si dice che il loro nome abbia una radice ebraica hasidim (Pii); altri sostengono che esseni derivi dallaramaico asya (medico). Ci che di ufficiale si sa di loro ci viene tramandato dagli scritti di Plinio il Vecchio, Flavio Giuseppe, Filone Alessandrino e dai Rotoli di Qumran ritrovati a Qumran, vicino al mar Morto, intorno al 1947. Questi antichi rotoli, decodificati dallebraico antico

e dallaramaico, sono stati solo parzialmente divulgati. Perch non lo sono stati interamente? Cosa contenevano di cos pericoloso?

La spiritualit Essenza

Molti dei loro insegnanti spirituali sono presenti in numerose religioni. In particolare, laspetto esoterico dellinsegnamento esseno era rappresentato dallalbero della vita e dalle comunioni essene con gli angeli di cui troviamo traccia nel libro Il Vangelo Esseno della Pace dove gli angeli vengono chiamati energie elettromagnetiche della luce, dellaria, della terra, dellacqua e del s. Lesperienza essena si ritrova nello Zend Avesta di Zarathustra, negli insegnamenti dei Veda e nel buddismo, dove il sacro albero dellilluminazione non altro che lalbero della vita. In Occidente contribuirono alla ricerca spirituale dello gnosticismo, della Cabala e del Cristianesimo. Uno tra i principali argomenti di studio della comunit essena riguardava il tema della resurrezione del corpo che trovava il suo fondamento nella convinzione che ci sarebbe stato un tempo (il nostro) in cui il corpo sarebbe risorto a nuova vita; un tempo in cui luomo avrebbe sconfitto la morte e i figli della luce (come gli esseni si definivano) avrebbero vissuto nella Luce. Il pensiero esseno sosteneva anche che lessere umano, in accordo con il proprio Dio interiore, custodisce un progetto dellanima e che, aiutato dai propri angeli custodi, dalle guide e dai maestri, arriva sulla Terra per imparare ci che si prefisso, acquisendo integrit ed esperienza per crescere nella consapevolezza di essere di luce. Luomo ha quindi il suo destino di predestinazione e poco pu fare per cambiarlo; pu agevolarlo o ritardarlo, ma solo una questione di tempo. Concetti quali la vita dellanima e la coscienza dopo la morte fisica erano ampiamente insegnati nelle loro scuole di saggezza e nello studio dei simboli come lalbero della vita. Per meglio conoscere la grande esperienza spirituale tramandata dagli esseni, occorre risalire al tempo del faraone egizio Amhenotep IV o Akhenaton della XVIII dinastia, che impose il culto monoteistico del disco solare Aton. Venuto sulla Terra con il preciso compito di divulgare alcune conoscenze sullunico dio Aton, Akenathon si dedic alla preparazione di un popolo che successivamente avrebbe per primo prodotto un cambiamento nella coscienza, iscritto nel DNA delle generazioni successive e che si sarebbe risvegliato a tempo debito. Il popolo in questione erano gli esseni, portati successivamente in Palestina da Mos, che alcuni sostengono essere stato Akenaton stesso.

Leredit spirituale degli Esseni

Un bellissimo colloquio fra Carlos Castaneda e Don Juan suo maestro dice: Un improvviso colpo di vento mi colp, facendomi bruciare gli occhi. Guardai il punto in questione e vidi che tutto era normale. Non riesco a vedere niente dissi. Lhai appena sentito rispose lui Cosa? Il vento?. Non solo il vento, disse lui, Ti pu sembrare il vento, perch il vento la sola cosa che conosci.

Gregg Braden, famoso geologo e spiritualista americano, dice che noi siamo coloro che camminano tra i mondi, i pionieri, ovvero coloro che hanno un piede nella vecchia concezione del mondo e un altro nel nuovo risveglio che conduce a ricordare chi siamo veramente. Si sta ristabilendo il contatto con gli angeli, con quelle energie elettromagnetiche che sono perfettamente consapevoli e vive intorno a noi. Riflettete: che cosa sta succedendo? Quante sono le cose che non conosciamo? Le nostre convinzioni tradizionali e i nostri condizionamenti si stanno sgretolando per lasciar spazio a nuovi modi di essere e di pensare, ad emozioni capaci di risvegliare in noi quelle parti addormentate da molto tempo. A questo proposito gli esseni ci hanno tramandato una tecnologia che ci permette di velocizzare questo processo di trasformazione, rendendolo al tempo stesso pi armonioso e gentile. Si tratta di una tecnologia interiore, arrivata a noi grazie al prezioso lavoro di Gregg Braden, nota come I Sette Specchi Esseni dei rapporti umani e della compassione. Applicare questa tecnologia alla propria vita implica un cambiamento nelle emozioni e il raggiungimento della serenit e della quiete; tutto il mondo intorno a noi cambier, perch ci che noi siamo nel presente cambier. Luomo crea infatti la propria realt attraverso i pensieri e le emozioni; intervenire su pensieri ed emozioni pu quindi cambiare il mondo intero. Alcuni potrebbero obiettare che si tratta di un concetto semplicistico e incapace di modificare realt devastanti, quali la fame nel mondo e le guerre in atto in vari Paesi. Ma tutto inizia dal primo mattone; se il primo passo un atto di pace e di comprensione di ci che si nel presente, tutti i rapporti umani ne avranno un beneficio e chi sta di fronte cesser di essere il nemico. Di seguito riportiamo la tecnologia relativa ai Sette Specchi e alcuni passaggi tratti dalla videoconferenza Camminare tra i Mondi di Gregg Braden.

I sette specchi Esseni

Gli antichi esseni identificarono, forse meglio di chiunque altro, il ruolo dei rapporti umani definendoli in sette categorie: sette misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe sperimentato nel corso della propria vita di relazione. Gli esseni hanno definito queste categorie specchi, ricordandoci che, in ogni momento della vita, la nostra realt interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano. Il primo Specchio Esseno riguarda la nostra presenza nel momento presente. Il mistero incentrato su cosa noi inviamo, nel presente, alle persone che ci stanno accanto. Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di comportamento in cui dominano la rabbia o la paura, lo specchio funziona in entrambi i sensi. Potrebbe invece trattarsi di gioia, estasi e felicit perch ci che vediamo nel primo specchio limmagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci. Il secondo Specchio Esseno ha una qualit simile alla precedente, ma un po pi sottile, anzich riflettere ci che siamo, ci rimanda ci che noi giudichiamo nel presente. Se siete circondati da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: Mi stanno mostrando me stesso nel presente?. Se potete onestamente rispondervi con un no, c una buona probabilit che vi stiano invece mostrando ci che voi giudicate nel momento presente. La rabbia, lastio o la gioia che voi state giudicando.

Il terzo Specchio Esseno uno degli specchi pi facili da riconoscere, perch percepibile ogni volta che ci troviamo alla presenza di unaltra persona, quando la guardiamo negli occhi e, in quel momento, sentiamo che accade qualcosa di magico. Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, la pelle doca sulla nuca o sulle braccia. Che cosa successo in quellattimo? Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilit che, nella nostra innocenza, rinunciamo a delle grosse parti di noi stessi per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Queste parti di noi possono venir perse pi o meno consapevolmente, o portate via da coloro che esercitano un potere su di noi. Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite lesigenza di passare del tempo con lui, ponetevi una domanda: che cosha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi stato portato via? La risposta potrebbe sorprendervi molto, perch in realt riconoscerete questa sensazione di familiarit quasi verso chiunque incontriate. Vedrete cio delle parti di voi stessi in tutti. Questo il terzo mistero dei rapporti umani. Il quarto Specchio Esseno una qualit un po diversa. Spesso nel corso degli anni ci accade di adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi e creano dipendenza. Il quarto mistero dei rapporti umani ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso esse rinunciamo lentamente proprio alle cose cui teniamo di pi, le cediamo, le lasciamo. Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano allalcol e alla nicotina. Ma ci sono altri modelli di comportamento pi sottili; si pensi allesercizio di controllo in ambito aziendale e in famiglia, alla dipendenza dal sesso e dal possedere o generare denaro e abbondanza. Quando una persona incarna un simile modello di comportamento, pu star certa che il modello, che pur bello di per s, si creato lentamente nel tempo. Se riorganizziamo le nostre vite per far posto al modello dellalcolismo o allabuso di sostanze, forse stiamo rinunciando a porzioni della nostra vita rappresentate dalle persone che amiamo, dalla famiglia, dal lavoro, dalla nostra stessa sopravvivenza. Il tratto positivo di questo modello che pu essere riconosciuto ad ogni stadio, senza dover arrivare agli estremi e perdendo tutto. Possiamo riconoscerlo, guarirlo e ritrovare la nostra interezza ad ogni step. Il quinto Specchio Esseno forse il pi potente in assoluto, perch ci permette di vedere meglio, e con maggiore profondit degli altri, la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori e linterazione che intratteniamo con loro. Attraverso esso ci viene chiesto di ammettere la possibilit che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le credenze e le aspettative che nutriamo nei confronti del rapporto pi sacro che ci sia dato di conoscere sulla Terra: il rapporto che intercorre fra noi, la nostra Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire con laspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo. La relazione con i nostri genitori pu quindi svelarci il nostro rapporto con il divino. Per esempio, se ci sentiamo continuamente giudicati o se viviamo in una condizione per cui non mai abbastanza, altamente probabile che il rapporto con i nostri genitori rifletta la seguente verit: siamo noi che, grazie alla percezione che abbiamo della nostra persona e del Creatore, crediamo di non essere allaltezza e che forse non abbiamo realizzato quello che da noi ci si aspettava. Il sesto Specchio Esseno ha un nome abbastanza infausto; gli antichi lo chiamarono infatti loscura notte dellanima. Ma attenzione, lo specchio in s non necessariamente sinistro come il nome che porta. Attraverso unoscura notte dellanima ci viene infatti ricordato che la vita e la natura tendono verso lequilibrio e che ci vuole un essere magistrale per bilanciare quellequilibrio. Nel momento in cui affrontiamo le pi grandi sfide della vita, possiamo star certi che esse divengono possibili solo dopo aver accumulato gli strumenti necessari per superarle con grazia e facilit; perch quello il solo modo per superarle. Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti, non ci troveremo mai nelle situazioni che ci richiedono di dimostrare determinati livelli di abilit. Quindi, da questa prospettiva, le sfide pi alte della vita, quelle che ci vengono imposte dai rapporti umani

e forse dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere concepite come delle grandi opportunit, che ci consentono di saggiare la nostra abilit, anzich come dei test da superare o fallire. E proprio attraverso lo specchio della notte oscura dellanima che vediamo noi stessi nudi, forse per la prima volta, senza lemozione, il sentimento ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno per proteggerci. Attraverso questo specchio possiamo anche provare a noi stessi che il processo vitale degno di fiducia e che tale fiducia pu essere accordata anche a noi, mentre stiamo vivendo la vita. La notte oscura dellanima rappresenta lopportunit di perdere tutto ci che ci sempre stato caro nella vita. Confrontandoci con la nudit di quel niente, mentre ci arrampichiamo fuori dallabisso di ci che abbiamo perso e percepiamo noi stessi in una nuova luce, possiamo per esprimere i nostri pi alti livelli di maestria. Il settimo Specchio Esseno dalla prospettiva degli antichi era il pi sottile e, per alcuni versi, anche il pi difficile. E quello che ci chiede di ammettere la possibilit che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, di per s perfetta e naturale. A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di nessun genere. Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce del successo o del fallimento quando misuriamo i nostri risultati facendo uso di un metro esterno. Ma a quel punto sorge la seguente domanda: A quale modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri risultati? Quale metro usiamo? Nella prospettiva di questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilit che ogni aspetto della nostra vita personale qualsiasi aspetto sia perfetto cos com. Dalla forma e peso del nostro corpo, ai risultati personali in ambito accademico, aziendale o sportivo. Ci renderemo conto insieme che, in effetti, questo vero e che un risultato pu essere sottoposto a giudizio solo quando viene paragonato ad un riferimento esterno. Il settimo specchio ci invita quindi a permetterci di essere il solo punto di riferimento per i risultati che raggiungiamo.

I Sette Specchi Esseni


Gli antichi Esseni forse identificarono meglio di chiunque altro il ruolo dei rapporti umani, riuscendo a dividerli in categorie. E da distinguere fra sette misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe esperimentato nel corso della sua vita di relazione. Gli Esseni li hanno definiti "specchi" e ci fanno ricordare che in ogni momento della nostra vita la nostra realt interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano.

Il PRIMO E IL SECONDO SPECCHIO ESSENO DEI RAPPORTI Il primo specchio dei rapporti quello della nostra presenza nel momento. Il mistero del Primo specchio incentrato su cosa noi inviamo nel momento presente, alle persone che

ci stanno accanto. Quando ci troviamo circondati da individui e modelli di rapporto di comportamento in cui domina laspetto della rabbia o della paura, lo specchio funziona in entrambi i sensi, potrebbe invece trattarsi di gioia, estasi e felicit, ci che vediamo nel primo specchio limmagine di quello che noi siamo nel presente. Chi ci vicino ce lo rimanda, rispecchiandoci. Il secondo specchio Esseno, dei rapporti umani, ha una qualit simile alla precedente ma un po pi sottile. Anzich riflettere ci che siamo, ci rimanda ci che noi giudichiamo nel momento presente. Se siete circondati da persone, i cui modelli di comportamento vi provocano frustrazione o scatenano la vostra rabbia o astio e se percepite che quei modelli non sono vostri in quel momento, allora chiedetevi: Mi stanno mostrando me stesso nel presente? Se potete onestamente rispondervi con un no c una buona probabilit che vi stiano invece mostrando ci che voi giudicate nel momento presente. La rabbia, lastio o la gioia che voi state giudicando.

COMPRENDERE LA TECNOLOGIA INTERIORE DELLE EMOZIONI PARTE SECONDA Il TERZO E IL QUARTO SPECCHIO ESSENO Il terzo specchio Esseno dei rapporti umani uno degli specchi pi facili da riconoscere, perch lo percepiamo ogni volta che ci troviamo alla presenza di unaltra persona, quando la guardiamo negli occhi, e in quel momento accade qualcosa di magico. Alla presenza di questa persona, che forse non conosciamo nemmeno, sentiamo come una scossa elettrica, forse anche la pelle doca sulla nuca o sulle braccia. Che cosa appena successo, in quellattimo? Attraverso la saggezza del terzo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilit che, nella nostra innocenza, noi rinunciamo a delle grosse parti di noi stesi, per poter sopravvivere alle esperienze della vita. Possono venir perse, senza che noi ce ne rendiamo conto, o forse le perdiamo consapevolmente o ancora ci vengono portate via da coloro che hanno un potere su di noi. Talvolta quando ci troviamo in presenza di un individuo che incarna proprio le cose che abbiamo perduto e che stiamo cercando, per poter ritrovare la nostra interezza, i nostri corpi esprimono una risposta fisiologica per mezzo della quale realizziamo di nutrire unattrazione magnetica verso quella persona. Se vi trovate in presenza di qualcuno e, per qualche motivo inspiegabile, sentite lesigenza di passare del tempo con quella persona, ponetevi una domanda: che cosha questa persona che io ho perduto, ho ceduto, o mi stato portato via? La risposta potrebbe sorprendervi molto perch in realt riconoscerete questa sensazione di familiarit, quasi verso chiunque incontriate. Cio vedrete delle parti di voi stessi in tutti. Questo il terzo mistero dei rapporti umani. Il quarto specchio Esseno dei rapporti umani una qualit un po diversa. Spesso nel corso degli anni ci accade di adottare dei modelli di comportamento che poi diventano tanto importanti da farci riorganizzare il resto della nostra vita per accoglierli. Sovente tali comportamenti sono compulsivi, creano dipendenza. Il Quarto mistero dei rapporti umani, ci permette di osservare noi stessi in uno stato di dipendenza e compulsione. Attraverso la dipendenza e la compulsione, noi rinunciamo lentamente proprio alle cose a cui teniamo di pi. Cio mentre le cediamo, poco a poco vediamo noi stessi lasciare le cose che pi

amiamo. Ad esempio, quando parliamo di dipendenza e compulsione, molte persone pensano allalcol e alla nicotina che sono certamente capaci di creare tali stati. Ma ci sono altri modelli di comportamento pi sottili come lesercizio di controllo in ambiente aziendale o in famiglia o come la dipendenza dal sesso, dal possedere o generare denaro e abbondanza, anche questi sono esempi di compulsione e dipendenza.

IL QUINTO SPECCHIO ESSENO Nella mia opinione questo modello di rapporti umani, il 5 specchio Esseno, forse il pi potente in assoluto, perch credo ci permetta di vedere meglio e pi profondamente degli altri la ragione per cui abbiamo vissuto la nostra vita in un dato modo. Esso rappresenta lo specchio che ci mostra i nostri genitori nel corso della nostra interazione con loro. Attraverso questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilit che le azioni dei nostri genitori verso di noi riflettano le nostre credenze e aspettative nei confronti di quello che potrebbe configurarsi come il pi sacro rapporto che ci sia dato di conoscere sulla Terra e cio il rapporto fra noi e la nostra Madre e il nostro Padre Celeste, vale a dire con laspetto maschile e femminile del nostro creatore, in qualunque modo lo concepiamo. E attraverso il rapporto con i nostri genitori, che essi ci mostrano le nostre aspettative e credenze verso il rapporto divino. Per esempio se ci troviamo a vivere un rapporto con genitori da cui ci sentiamo continuamente giudicati o per i quali anche fare del nostro meglio non mai abbastanza, altamente probabile che quel rapporto rifletta la seguente verit: siamo noi che crediamo, dentro di noi, di non essere allaltezza e che forse non abbiamo realizzato quello che ci si aspettava da noi attraverso la nostra percezione di noi stessi fino al Creatore.

IL SESTO SPECCHIO ESSENO Il sesto specchio Esseno dei rapporti umani ha un nome abbastanza infausto, infatti gli antichi lo chiamarono: lOscura notte dellanima. Ma lo specchio in s non necessariamente altrettanto sinistro del suo nome. Attraverso unoscura notte dellanima, ci viene ricordato che la vita tende verso lequilibrio, che la natura tende verso lequilibrio e che ci vuole un essere estremamente magistrale per bilanciare quellequilibrio. Nel momento in cui affrontiamo le pi grandi sfide della vita possiamo star certi che esse divengono possibili solo dopo che abbiamo accumulato tutti gli strumenti che ci servono per superarle con grazia e con facilit, perch quello il solo modo per superarle. Fino a che non abbiamo fatto nostri quegli strumenti non ci troveremo mai nelle situazioni che ci richiedono di dimostrare determinati livelli di abilit. Quindi, da questa prospettiva, le sfide pi alte della vita, quelle imposteci dai rapporti umani e forse anche dalla nostra stessa sopravvivenza, possono essere percepite come delle grandi opportunit a nostra disposizione, per saggiare la nostra abilit, anzich come dei test da superare o fallire.

E proprio attraverso lo specchio della notte oscura dellanima che vediamo noi stessi nudi, forse per la prima volta, senza lemozione, il sentimento, ed il pensiero, senza tutte le architetture che ci siamo creati intorno per proteggerci. Attraverso questo specchio possiamo anche provare a noi stessi che il processo vitale degno di fiducia ed anche che possiamo aver fiducia in noi stessi mentre viviamo. La notte oscura dellanima rappresenta per noi lopportunit di perdere tutto ci che ci sempre stato caro nella vita e di vedere noi stessi alla presenza e nella nudit di quel niente. E proprio mentre ci arrampichiamo fuori dallabisso di ci che abbiamo perso e percepiamo noi stessi in una nuova luce, che esprimiamo i nostri pi alti livelli di maestria.

IL SETTIMO SPECCHIO ESSENO Dalla prospettiva degli antichi, il settimo mistero dei rapporti umani o settimo specchio Esseno era il pi sottile e, per alcuni versi, anche il pi difficile. E lo specchio che ci chiede di ammettere la possibilit che ciascuna esperienza di vita, a prescindere dai suoi risultati, di per s perfetta e naturale. A parte il fatto che si riesca o meno a raggiungere gli alti traguardi che sono stati stabiliti per noi da altri, siamo invitati a guardare i nostri successi nella vita senza paragonarli a niente. Senza usare riferimenti esterni di nessun genere. Il solo modo in cui riusciamo a vederci sotto la luce del successo o del fallimento quando misuriamo i nostri risultati, facendo uso di un metro esterno. A quel punto sorge la seguente domanda: "A quale modello ci stiamo rifacendo per misurare i nostri risultati? Quale metro usiamo?" Nella prospettiva di questo specchio ci viene chiesto di ammettere la possibilit che ogni aspetto della nostra vita personale qualsiasi aspetto - sia perfetto cos com. Dalla forma e peso del nostro corpo ai nostri risultati in ambito accademico, aziendale o sportivo. Ci renderemo conto insieme che, in effetti, questo vero e che un risultato pu essere sottoposto a giudizio solo quando viene paragonato ad un riferimento esterno. Siamo quindi invitati a permettere a noi stessi di essere il solo punto di riferimento per i risultati che raggiungiamo.

Nel passare attraverso gli specchi, noi procediamo attraverso la nostra vita, forse senza nemmeno renderci conto del perch facciamo queste cose. Sarebbe bello se ogni mattina si accendesse una bella luce al neon che ci dicesse: "Oggi, dopo aver fatto colazione, dopo che i tuoi familiari sono usciti, puoi cominciare il tuo lavoro sulloscura notte dellanima."

La vita non funziona cos. Siamo invitati a conoscere noi stessi in presenza di altri, attraverso i nostri rapporti umani e quando quei rapporti sono sanati, noi diventiamo il beneficio di quella guarigione e lo portiamo in noi nel sogno ad occhi aperti della vita, camminando fra i due mondi del cielo e della terra.

COMPASSIONE Questa storia parla di Ges di Nazareth e della guarigione. La storia racconta di una donna di cui Ges si occup e di come Egli scelse di rispondere alle sue richieste. Quando leggiamo questi testi interessante scoprire che non tutti coloro che richiesero laiuto di Ges furono guariti. Egli poneva loro due domande e, a seconda delle risposte che davano, le persone potevano beneficiare o meno della guarigione. La prima domanda era: "Credi in me? Credi in mio Padre?" Pensate a quel punto della Sua vita Egli non faceva distinzioni tra S stesso e il Padre Celeste. Pensateci! Nessuna distinzione. Nel nostro linguaggio, basato sulla separazione, quando furono fatte le traduzioni, qual la preghiera pi potente che ci stata data in Occidente? Certo, notate la risposta che stata data: la chiamiamo la preghiera del Signore. Il Signore di chi? Le tradizioni Essene la chiamano la preghiera del Padre nostro. Qual la prima frase completa di quella preghiera? "Che sei nei Cieli" esatto. Qual la traduzione occidentale?: "Padre nostro che sei nei cieli": ecco la separazione: nostro Padre in cielo, noi siamo quaggi. Questa non la versione originale in aramaico che dice: Padre nostro che sei ovunque, Padre nostro che sei ovunque! Quindi il nostro linguaggio ha un ruolo potente e per questo che vi invito ad esplorare molti sentieri quando rivolgete la vostra attenzione verso le lingue. La storia in cui Ges dice : "Credi in me e credi in mio Padre?" lho letta in quella lingua perch Ges a quel punto vedeva solo la possibilit di ununione tra loro. La persona rispondeva "si" o "no". Poi Ges faceva la seconda domanda: "Coshai imparato attraverso la tua malattia?" "Cosa hai imparato dalla malattia?" Perch la gente di solito chiedeva di venir guarita da malattie.

BENEDIZIONE

Uno dei pi grandi doni che ci siano stati tramandati dalla tradizione degli antichi Esseni un codice verbale che ci d lopportunit di affrontare con grazia le esperienze di vita che ci feriscono pi profondamente. Questo codice relativamente oscuro nei tempi antichi e spesso discusso forse senza essere compreso nei tempi moderni conosciuto come il DONO DELLA BENEDIZIONE. Attraverso il dono della benedizione ci viene chiesto di ammettere la possibilit che ogni evento che si svolge nel nostro mondo nelle nostre vite e alla nostra presenza abbia preso origine senza eccezioni, da una singola fonte di tutto ci che esiste. Ci viene chiesto di ammettere la possibilit che esista una fonte di tutto ci che conoscibile durante lesistenza umana e che, in quella prospettiva, qualunque evento accada, sia esso gioioso o doloroso, deve essere visto come parte dellUno, come parte del tutto di quella Fonte di tutto ci che esiste. Nel momento in cui benediciamo un evento che ha ferito, o una persona che ci ha causato dolore o sofferenza affermiamo la natura divina o sacra di ci che accaduto, che divina e sacra proprio perch esiste in virt dellUno e come parte di esso. La benedizione forse in assoluto uno dei pi potenti codici vibratori che ci siano stati tramandati e raramente ci stato mostrato come applicarlo. Il dono della Benedizione rappresenta per noi lopportunit di sbarazzarci delle cariche contenute nei nostri organismi e di procedere con le nostre vite. La Benedizione pu essere definita come una qualit di pensiero, sentimento ed emozione. Ci permette di riconoscere la natura santa, sacra e divina di qualunque evento sia occorso e non indica accettazione, consenso o condono di una qualunque azione, semplicemente riconosce la natura divina dellevento e vi permette di procedere in avanti con la vita. Se c una fonte di tutto ci che esiste, allora, senza eccezioni, tutto ci di cui noi siamo testimoni nella vita deve appartenere a quella fonte, deve avere una natura sacra e divina. Quando benediciamo quello che ci ha fatto molto soffrire, affermiamo la sua natura santa e sacra, nientaltro. C qualcosa di magico che accade quando lo facciamo. Tratto dalla trascrizione della videoconferenza "Camminare tra i mondi", di Gregg Braden. dal sito: www.stazioneceleste.it/